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LIBRI TUMULTI -SCENE DAL NUOVO DISORDINE DI ILLUMINATI E RISPOLI

BASTA CON LA VECCHIA POLITICA


di Laurie Penny *
La democrazia sta diventando a buon mercato. Giusto in tempo per i saldi, il partito responsabile dell'introduzione delle tasse universitarie ha deciso che vuole saltare sul carro della contestazione giovanile. Iscrivetevi al partito per un penny, e noi saremo la vostra voce, ha scritto tempo fa Ed Miliband (attuale leader del Labour Party inglese) in un messaggio piuttosto disperato rivolto agli under 25. Il Partito Laburista, tuttavia, sta facendo un errore fondamentale nel ritenere che questi giovani che hanno manifestato nelle strade di Londra vogliano o abbiano bisogno di qualcuno che sia la loro voce. La politica parlamentare ha svenduto i giovani, e qualunque etichetta da affarone a prezzi stracciati i partiti tradizionali appiccichino sulla loro appartenenza, i giovani non sono pi disposti a comprarla. I giovani della Gran Bretagna non hanno bisogno di leader, e la nuova ondata di attivisti non ha alcun interesse per la burocrazia ideologica della vecchia sinistra. La loro energia e creativit diffusa attraverso reti piuttosto che dalle organizzazioni, e molti giovani non hanno n tempo n voglia di aspettare un qualunque partito politico per decidere quale direzione prendere. I Liberal Democratici hanno rappresentato l'ultima speranza che la democrazia parlamentare avesse qualcosa da offrire ai giovani, e quella speranza stata vivamente tradita non c' da meravigliarsi, quindi, che i nuovi movimenti abbiano risposto con un netto rifiuto del vecchio ordine. Ci cui stiamo assistendo niente meno che la radicale reimmaginazione della sinistra britannica: una completa rielaborazione che rifiuta le vecchie strutture supine nei confronti dei sindacati e le interminabili lotte intestine tra fazioni, a favore di qualcosa di molto pi inclusivo e in rapido movimento. I nuovi gruppi hanno i loro princpi e sono ben versati nella teoria, ma non si compiacciono nel narcisismo delle piccole differenze che ha pi volte distrutto anche i pi ben intenzionati movimenti di sinistra. Alle riunioni studentesche a cui ho partecipato nelle ultime settimane, i battibecchi ideologici sono stati messi da parte a favore di una pianificazione pratica. Anarchici e socialdemocratici sono obbligati a lavorare insieme a fianco degli studenti delle scuole ai quali non interessa sotto quale bandiera si sfili, fintantoch quella che mette le persone prima del profitto. Quando il leader di Unite (un sindacato dei trasporti), Len McLuskey, ha scritto incoraggiando i membri della sua struttura a dare il loro sostegno al magnifico movimento studentesco, ha colto nel segno - rispettando l'energia di queste

Il potere destituente
Altre Pentesilee sono possibili, testimoni della differenza intesa come costruzione impossibile, del tumulto che inventa una novit istituzionale e di una soggettivazione che prende su di s un tratto guerriero irriducibile allo stigma dellesclusione, della vittimizzazione e della chiusura identitaria della diversit.Pentesilea non sola, nel mezzo di una muta di sorelle attive
RIBELLARSI GIUSTO. E SPESSO DI VINCE. DA TUNISI AL CAIRO DA MADRID A...
di Augusto Illuminati e Tania Rispoli*
I tumulti - come li chiamava Machiavelli hanno segnato il mondo precedente allinstaurarsi del regime della sovranit, del monopolio statale del potere e della produzione giuridica, e tornano a manifestarsi oggi, nellepoca del declino della sovranit: sono la risposta al potere della governance, non un pallido surrogato di quelle rivoluzioni che si opponevano simmetricamente alla sovranit e con essa hanno fatto il loro tempo. Nella sua debolezza il tumulto segue altre strade dalla progettualit riformistica o rivoluzionaria inerente al modello sovrano. Egemonizza o ci prova offrendosi in qualit di imitabile e fugace esempio, non legiferando o per implementazione disciplinare (non ne ha i mezzi tecnici) e neppure proponendo una ripetibilit stretta (non ne ha voglia). Indica solo che possibile e giusto ribellarsi e che a volte la ribellione ha successo. Le situazioni di partenza sono inconfrontabili per molti aspetti, non esiste diversamente da una certa tradizione rivoluzionaria un meccanismo stadiale predeterminato e diretto a scopi uniformi. (...) La leggendaria volatilit dei movimenti testimonia la loro presa diretta sulla contingenza dellincontro quanto linaffidabilit del suo far presa e perci sollecita linvenzione di campi inediti di continuit organizzativa. Lievi e pervicaci quei moti, meritano di meglio che un ennesimo partitino. Non vogliono essere modelli positivi o negativi piuttosto concentrati intensivi di esperienze, che si propagano per contagio senza la pretesa di applicare tutti i connotati delloriginale, attestazioni di una possibilit. Il loro aspetto destituente non gesto muto e sospeso estraneo alla dialettica fra potere costituente e costituito. Si appoggiano su reti preesistenti che si attivano al momento opportuno. Hanno una propria loquace e strutturata temporalit che non si scarica nellesplosione iniziale, ma ricominciano dopo ogni successo, filtrano sotto terra, riappaiono, stringono e disfano compromessi, producono istituzioni sui generis e le modificano senza tregua. (...) Nel tumulto si realizza la contemporaneit della lotta contro lo sfruttamento, del conflitto che mette in crisi la decisione politica (e le sue istituzioni) e della lotta contro i modi di governo della vita. Esso coinvolge dunque anche la differenza di genere. Figura tumultuaria di essa ben pi di Antigone su cui tanto si scritto Pentesilea. Ella inserita nella problematica che connette la differenza sessuale alla guerra. La guerra esterna mossa nei confronti del nemico e la guerra interna che procede per esclusioni binarie, come nel caso della coppia vittima-predatore praticata nei confronti dellestraneo. Lunica forma di conflitto pensabile per il mondo greco e per quello moderno, fino al punto che se ne pu dire (come ha fatto Christa Wolf in Cassandra, riferendosi alla partecipazione della regina delle Amazzoni alla guerra di Troia) che un caso esemplare di come loriginaria violenza maschile venga fatta propria dal femminile. Ma sono possibili altre Pentesilee, altre testimoni della differenza intesa come costruzione impossibile, del tumulto che inventa una novit istituzionale e di una soggettivazione che prende su di s un tratto guerriero irriducibile allo stigma dellesclusione, della vittimizzazione e della chiusura identitaria della diversit. Diversamente da Antigone e Ifigenia, Pentesilea non resta sola, sta nel mezzo di una muta di sorelle attive. Contrariamente alla tradizione, nella tragedia omonima di Kleist Pentesilea a uccidere Achille, di cui innamorata, ricambiata. Ma non lo uccide soltanto: lo sbrana. Secondo la loro legge, le Amazzoni non possono scegliersi luomo che vogliono, ma devono avere colui che sconfiggeranno in battaglia. Pentesilea, che desidera Achille, fraintende il comportamento delleroe che vuole farsi battere e le offre la rivincita: pazza ormai, lo affronta con un seguito apocalittico, cani, elefanti, carri falcati, lo colpisce con una freccia e lo sbrana, insieme alle sue cagne, cagna lei stessa. In seguito, in stato confusionale, non si ricorder di averlo fatto e saranno le compagne a dirglielo, a malincuore. Deleuze-Guattari (e poi Carmelo Bene) evocano in Millepiani Pentesilea per chiarire cosa sia un regime di segni la proposizione ti amo tra Pentesilea e Achille controsignificante ovvero presa nel rapporto polemico e di forza tra i due; questa specifica enunciazione si distingue da qualsiasi altro ti amo , per definire la differenza secondo la logica del divenire e mostrare la funzione della macchina da guerra nomade rispetto allapparato di cattura dello Stato. Il secondo e terzo uso della figura di Pentesilea chiariscono la relazione tra differenza/divenire, tumulto e istituzione: lespressione macchina da guerra non lequivalente del conflitto tra popoli o tra Stati, ma sta per insubordinazione, rivolta e sottrazione, agta da un insieme di molteplicit tra loro connesse. Pentesilea infrange la legge della muta, muta di donne, muta di cagne, quando sceglie Achille come nemico preferito. E tuttavia attraverso questa scelta anomala che ognuno entra nel suo divenire-animale, divenire-cagna di Pentesilea, divenire-balena del capitano Achab. Pentesilea differenza nel senso del divenire. Mentre la storia naturale concepisce la differenza secondo la serie, per filiazione, o secondo la struttura, per proporzione, la differenza/divenire non mima, non identifica, non sta per altro e non produce filiazioni. (...) La differenza di Pentesilea ha invece a che fare con una muta, una banda e una molteplicit: che divenga animale non riguarda la trasformazione reale della donna in animale ma, nietscheanamente, la scoperta dellesteriorit e della moltitudine che abitano ogni divenire. Quando Pentesilea diviene-animale, produce un concatenamento con termini che sono eterogenei, inconcepibili nella logica della filiazione e della proporzione: Le bande, umane e animali, proliferano con i contagi, le epidemie, i campi di battaglia e le catastrofi. LAmazzone per un capo banda, un individuo eccezionale, unanomalia. Per Deleuze-Guattari non c contraddizione tra banda e posizione di eccezionalit, perch la posizione periferica delloutsider o di colui che si colloca sulla frontiera permette continuamente di deterritorializzare la muta e di istituire un rapporto di alleanza, secondo patto tra le singolarit, che si muove ai margini delle istituzioni centrali e costituite. La politica delle Amazzoni delle mute, dei divenire-animale rischia sempre di essere catturata dagli Stati e ridotta a rapporti di corrispondenza totemica o simbolica, alla filiazione e alla proporzione. Ma non esiste un solo caso di divenire (divenire-bambino, vegetale, donna, animale) e il divenire riguarda le intensit, per questo tutti i divenire sono gi molecolari si tratta di un processo di desiderio che riguarda la velocit o la lentezza delle particelle. Tutti i divenire, inoltre, passano per il divenire-donna: a partire da questa nuova prospettiva sul divenire come differenziazione, trasformazione di una micro-molteplicit, Deleuze-Guattari rileggono la questione della differenza sessuale. La donna, se guardata rispetto agli organi, alle funzioni e alla forma, in un rapporto di distinzione binaria rispetto a un uomo, unentit molare. In politica sar allora necessaria sia una capacit molare delle donne per porsi come soggetto di enunciazione, sia un processo politico molecolare: la donna come entit molare deve divenire-donna, perch a sua volta luomo lo divenga e possa divenirlo. Achille e Pentesilea si amano: costruiscono unalleanza nel mezzo dei loro rispettivi divenire, un patto a partire dalla loro differenza. Le Amazzoni sono per una macchina da guerra, anteriore, esteriore, altrove rispetto allo Stato, in cui la giustizia, la religione, gli amori sono organizzati in modo esclusivamente guerriero. Seppure la cattura statuale sia sempre un rischio per le Amazzoni, che appaiono come la folgore, tra i due Stati, greco e troiano, il movimento nomadico, veloce, segreto della macchina da guerra della differenza come divenire e agencement tumultuario non si oppone in modo massivo, frontale, rivoluzionario, piuttosto percorre le linee dei bordi, del confine, provando continuamente a spostare il rischio dellassorbimento nelle istituzioni costituite. * Da Tumulti-Scene dal nuovo disordine planetario di A.Illuminati e T.Rispoli

2) ALIAS N. 25 - 25 GIUGNO 2011

nuove reti di resistenza senza cercare di dirottarle. I sindacati hanno cominciato a realizzare ci che il partito laburista ancora troppo arrogante da prendere in considerazione - che la natura della lotta contro il bigottismo e l'avidit si evoluta al di l delle gerarchie tradizionali della sinistra. molto significativo che una delle prime cose che questo movimento giovanile, che somiglia a un'idra dalle molte teste, si prefisso di raggiungere sia la decapitazione della propria leadership ufficiale. Quando Aaron Porter dell'Unione nazionale degli studenti apparso vacillante sull'opportunit o meno di sostenere le proteste, si sono levati inviti immediati alle sue dimissioni - e nelle settimane successive l'Unione stessa si rivelata una forza organizzativa irrilevante per le manifestazioni. Naturalmente, la vecchia sinistra non in procinto di scomparire completamente. molto probabile che persino dopo un attacco nucleare, le uniche forme di vita ancora presenti siano scarafaggi e venditori del Socialist Worker dalla faccia arcigna. Incredibilmente, il foglio viene ancora spacciato a ogni manifestazione a giovani cyber-attivisti per i quali il concetto stesso di giornale superato quasi come la nozione di unit ideologica come base per l'azione. Per i giovani manifestanti, la faziosit strategica della vecchia sinistra irrilevante. Sono creativi, coraggiosi e ispirati da pratiche situazioniste e di guerriglia comunicativa (...). Per esempio, organizzare una flash mob in costume da Topshop (una catena di abbigliamento inglese) per protestare contro l'elusione fiscale delle aziende pu sembrare frivolo, ma questo movimento ha il coraggio di fare ci che nessun sindacato o partito politico aveva ancora immaginato: sfidare direttamente le banche e i padroni delle imprese che hanno prodotto questa crisi. I giovani della Gran Bretagna non sono pi disposti a prendere ordini, ed improbabile che paghino anche solo un centesimo per un partito vacillante, e filo-affarista, per essere la loro voce. Non abbiamo una sola voce. Parliamo con centinaia di migliaia di voci - voci che si fanno sentire in tutta Europa, non all'unisono ma in armonia. La scritta sul muro del ministero del Tesoro potrebbe ancora rivelarsi profetica: questo solo l'inizio. * da The Guardian del 24/12/2010

INCURSIONE NEL CUORE DELLE LUCI ARABE


di Serge Quadruppani
Allinizio, negli ultimi dieci giorni del 2010, era una certezza a farsi strada: stavamo vivendo il contro-11 settembre. Mentre nellultra-gauche francese si discuteva se fosse una rivoluzione politica con unanima sociale o il contrario, i consueti dietrologi e altri archeo-imperialisti sostenevano che quei movimenti erano manipolati dagli Stati Uniti e/o da Israele e gli ayatollah dellintegralismo laico non vi vedevano altro che il pericolo islamista. Ma la Santa Alleanza dei dirigenti cinesi, israeliani e sauditi iniziava a preoccuparsi, Aung San Suu Kyi si rallegrava, in Sudan si scendeva in strada e in tutta lAfrica ci si commuoveva. Era chiaro che lo scricchiolio fosse planetario e che ci cui stavamo assistendo mettesse in discussione lordine del mondo ratificato dall11 settembre e dal golpe di Bush nellimpero. Guardavamo quel gigantesco particolare: contrariamente a ci che avevano vaticinato tanti esperti ed editorialisti occidentali, le moltitudini in movimento non esprimevano alcun desiderio di sharia. Certamente non era un caso, pensavamo, se l11 settembre si era consumato attraverso la contemplazione da parte di miliardi di persone di uno schermo televisivo che trasmetteva in loop ununica immagine, un solo univoco messaggio, mentre il gennaio 2011 rester come il momento in cui, sulla sponda Sud del Mediterraneo come nel resto del mondo, si cercato una coscienza attraverso migliaia di immagini e di messaggi autogestiti in rete. Dal Maghreb al Machrek, stava per levarsi il sole che disegna con un unico tratto la forma del nuovo mondo. In cerca di coloro che hanno spedito questi messaggi, di ci che hanno raccontato, abbiamo fatto un viaggio da Gafsa a Foussana passando da Kasserine, Thala e Sidi Bouzid, verso quello che ci parso il cuore dellilluminismo arabo, di quellilluminazione che ha cambiato lintera prospettiva del secolo a venire. in questo Ovest tunisino, sorta di Terzo mondo interno al paese, che si accesa la rivolta ed qui che essa ha pagato il maggior pegno di sangue. Abbiamo ascoltato dei poeti rivoluzionari, una famiglia di contadini che resiste ai fosfati di Gafsa collezionando decine di anni di reclusione, dei militanti marxisti-leninisti e social-democratici, un giovane facebooker che, prima di lanciarsi nella rivoluzione, ha cominciato col difendere il diritto del muezzin ad alzare il volume dellaltoparlante contro lintenzione di una deputata di farlo abbassare, dei giovani pieni di ambizione che mettono la memoria dei martiri al servizio dello sviluppo della regione e dei loro progetti dimpresa; abbiamo ascoltato la rabbia dei genitori dei giovani manifestanti assassinati dalle pallottole della polizia e che vivono il loro dolore nel generale abbandono, mentre degli altri o forse sempre gli stessi parlavano di economia da ricostruire, spontaneit popolare, orgoglio patriottico; senza fiatare abbiamo prestato orecchio a un rivoluzionario da sempre per il quale adesso tutto un macello e i bloqueurs e gli altri sitineurs ( cos che si dice) sono tutti manipolati, manipolati per forza; abbiamo avvertito questa paranoia quasi universale della manipolazione e anche langoscia di tutti quelli che temono il ritorno del bastone e poi la tranquilla certezza di quel militante senza partito che promette una nuova sollevazione popolare entro un paio danni, se vengono traditi i

Panoramica di Patio Maravillas (Madrid); scontri a Londra (foto Verso); un manifestante in Tunisia sottolinea il ruolo di Facebook

valori della rivoluzione; abbiamo percepito le faville dellintelligenza dei militanti dellAccademia di belle arti che, tra due viaggi a Roma per una conferenza alla Sapienza, citano Foucault sui muri e Deleuze o Negri nei testi; sbigottiti, abbiamo ascoltato due cyber-attivisti, straordinariamente simpatici e coraggiosi, sostenitori del commercio equo e di uno sviluppo eco-sostenibile, esprimere la loro simpatia per Sarkozy: uno che fa quel che dice. Abbiamo persino sentito bad trip un uomo daffari italiano fare lelogio dellesercito che, con un sapiente dosaggio di pressione militare e promesse, ha messo fine agli scioperi nel suo cantiere. Oggi la Tunisia in mezzo al guado. Da un lato, gli uomini e la maggior parte delle reti del vecchio regime sono sempre al potere, bench con molta discrezione; la polizia continua a praticare i vecchi metodi e gli assassini di bambini, spesso identificati, non vengono perseguiti (alcuni di loro hanno avuto persino una promozione); in vista delle elezioni, a fronte degli ottanta partiti di recente creazione, il vecchio RCD e lEnnahdha, il partito religioso, rimangono le forze meglio organizzate. Dallaltro, la parola si liberata in un modo che ricorda gli anni del 68 in Europa, quando chiunque poteva rivolgersi a chiunque per discutere dei cambiamenti sociali. In tutte le imprese, in tutte le amministrazioni, continuano gli scioperi, le richieste di dimissione dei dirigenti (dgage!), i sit-in e i blocchi. Molti padroni temono ancora di poter subire un destino simile a quello del direttore generale di unimportante fabbrica di scarpe da lavoro (4500 dipendenti) che, in occasione di uno sciopero che aveva creduto di poter stroncare con una serrata, il 24 marzo stato sequestrato per sei ore dai militanti di un sindacato di base armati di coltelli e bastoni. Che migliaia di giovani ne abbiano approfittato per provare a cercare un lavoro da unaltra parte passando per Lampedusa non significa che fuggano (la grande maggioranza ha intenzione di tornare), ma al contrario che sono impazienti di trovare una soluzione alla situazione di estrema povert nella quale si trovano. Se una parte consistente delle classi medie, quella che aveva un lavoro garantito e il cui reddito non era stato eccessivamente intaccato dalla crisi precedente la caduta di Ben Ali, aspira a un ritorno allordine, continua comunque a esprimersi lesigenza di profondi cambiamenti, ovunque,

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Roberto Silvestri Francesco Adinolfi (Ultrasuoni), Federico De Melis, Roberto Andreotti (Talpalibri) Con Massimo De Feo, Roberto Peciola, Silvana Silvestri
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dalle campagne pi remote ai caff di Tunisi. La Tunisia un paese piccolo mi diceva un cyber-attivista con una popolazione inferiore a quella della regione parigina, ma il suo popolo ha messo in pratica questa radicale novit: una rivoluzione senza capo. il popolo nella molteplicit delle sue forze e dei suoi strati sociali a essersi impadronito della sovranit. Il nostro paese potrebbe essere il laboratorio di una nuova forma di autogoverno. Coloro che nelle rivoluzioni arabe vedono solo laspirazione a raggiungere un modello occidentale di democrazia proiettano molta ignoranza e ingenuit sui disoccupati diplomati, sugli operai e sui commercianti, sui bloggers e sui facebooker, come del resto sui contadini di quei paesi. Di ignoranza e ingenuit ne abbiamo incontrate, ma comunque meno che su questa sponda del Mediterraneo e, soprattutto, in quegli ambienti tunisini affascinati dai discorsi manageriali intesi come lunica modernit possibile. La maggior parte dei nostri interlocutori sapevano che, bench ne abbiano conosciute forme particolarmente violente, il nepotismo, le mostruose differenze di reddito, la dominazione oligarchica, la brutalizzazione delle relazioni sociali non sono stati un loro privilegio. Levento tunisino ancora in cerca di un proprio senso. Milioni di persone si stanno chiedendo che modo di vivere insieme possano costruire. Avremmo tutto da guadagnare nel porci la stessa domanda. Anzich cercare di dare un senso allevento a qualunque costo, potremmo fare nostro questo programma urgente: dare vita a un evento cos forte, cos inedito, da produrre il suo stesso senso. Traduzione dal francese di Cecilia Savi

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In copertina: Chi paga la crisi economica? Secondo la polizia gli indignati. Madrid, piazza del municipio, 11 giugno 2011. Foto Reuters/Sergio Perez

ALIAS N. 25 - 25 GIUGNO 2011 (3

SPAGNA. 15M, LA MOLTITUDINE SI MASCHERA


di Ral Snchez Cedillo *
Pi di un mese dopo l'irruzione del 15 maggio la realt straripante di un movimento rivoluzionario inedito e imprevedibile non smette di suscitare stupore ed entusiasmo in chi si dedichi, anche solo per qualche minuto, a riflettere su quello che sta succedendo nel regno di Spagna. E paura, molta paura, perch il movimento afferma e ribadisce dopo ogni incursione che: Non abbiamo paura. Effettivamente il 15M riattualizza il classico terrere, nisi paveant: alla polizia, al sistema dei partiti, agli opinion makers sempre pi patetici, disprezzabili e impotenti. Questo movimento non una jacquerie contro le politiche di austerit, ma non nemmeno un movimento per i diritti civili e la disobbedienza collocabile nel quadro di un schema liberale classico. N, ovviamente, lo si pu interpretare come una variante spagnola dell'antipolitica italiana. divampato presentandosi come un movimento di democratizzazione radicale e allo stesso tempo di radicalizzazione democratica: Non siamo merce nelle mani dei banchieri e dei politici. Democrazia reale, subito!. Il movimento nelle sue critiche e proposte di riforma radicale del sistema rappresentativo dei partiti, ma anche nelle suoi modi di discutere e deliberare nelle assemblee e nelle commissioni, esprime intensamente la forza e i problemi delle istanze di democrazia diretta delle masse. Nei suoi modi e repertori di azione collettiva, quelli della disobbedienza pacifica compatta e non di semplice testimonianza, quelli della resistenza e della protezione reciproca dei corpi contro la violenza della polizia e quelli della sfida e dell'assedio ai parlamenti, un movimento di radicalizzazione democratica, il pi potente e misconosciuto della storia costituzionale spagnola. Il solo sentimento di indignazione non sufficiente a dare conto dell'estensione, dell'intensit e della persistenza del 15M, anche se spiega il carattere tumultuoso del suo apparire. A mio modo di vedere gli aspetti pi interessanti (e felicemente inquietanti) del movimento hanno a che vedere col fatto che questo si venuto costituendo come una rete di reti di singolarit che opera su vari piani di realt (dalle piazze ai social network, passando per i media mainstream) e che capace di autoregolarsi in ogni sequenza del suo dispiegamento e del suo antagonismo. Questa capacit sta riuscendo a tradurre in comportamenti politici la velocit assoluta del sentimento di indignazione che, ricorsivamente, vive nella rete. stato gi sottolineato come in questo senso il movimento del 15M sia un'espressione uguale e contraria, potente e liberatoria, di quei sistemi di trasmissione mimetica della paura e della speranza di salvezza solo per pochi, sistemi necessari alla creazione del consenso intorno alle politiche di austerit. come se il 15M fosse pienamente cosciente del fatto che non c' un al di fuori praticabile rispetto al sistema di regolazione costituzionale degli antagonismi (e della sua logica soggiacente amico-nemico) e quindi sapesse di avere bisogno di maschere per diffrangere ogni tentativo di identificazione e divisione cos come le luci dei riflettori della polizia e dei mezzi di comunicazione. C' una dislocazione di intelligenza e saggezza che funziona nelle dimensioni variabili di un fully connected network e che, per composizione di prospettive, piani, opinioni e applicazione ricorsiva e modificazione in tempo reale di procedimenti (nella rete e nelle assemblee), arriva sorprendentemente a comportarsi come una sola mente (Spinoza). davvero straordinario il modo in cui il movimento stato capace di organizzare in rete la sua irruzione del 15 maggio, come sia riuscito a tramutarsi, senza strappi e in tempo utile, in accampamenti e assemblee nelle piazze, quindi in assemblee di quartiere nelle grandi citt, come sia stato in grado di organizzare azioni diffuse e del tutto impreviste contro l'esecuzione degli sfratti per il mancato pagamento dei mutui, e mentre scrivo queste righe si sta preparando per tornare a inondare le strade il 19 giugno contro il Patto dell'euro. E ancora straordinario come finora abbia convertito in motivo di legittimazione e nuova indignazione tutti i tentativi di neutralizzazione e criminalizzazione, senza perdere in complessit, molteplicit e radicalit e, soprattutto, senza perdere l'unitariet dell'impegno collettivo in assen-

LA RIVOLTA DEL SAPERE VIVO


di Francesco Raparelli
Londra 10 novembre 2010, il palazzo dei Tories occupato da migliaia di studenti medi e universitari, le vetrine dell'entrata vanno in pezzi, sorrisi, euforia, urla contro la polizia, goffa. Roma 14 dicembre 2010, il fumo sale, piazza del Popolo teatro di scontri tra decine di migliaia di studenti e di precari e le forze dell'ordine, chiamate a difendere l'indifendibile, la compravendita dei voti in Parlamento. Queste sono le due immagini che condensano una stagione, un passaggio, una nuova epoca. Ma cosa successo? Cameron ha deciso di triplicare le tasse universitarie, Gelmini e Berlusconi di farla finita con l'universit pubblica e di trasformare in riforma i tagli delle Legge finanziaria del 2008 (la tristemente famosa Legge 133). Intanto a Parigi e in Francia, da giorni i sindacati procedono con lo sciopero generale contro i tagli alle pensioni, alle proteste si aggregano gli studenti, soprattutto gli studenti medi, al picchetto operaio si accompagna il picchetto precario e metropolitano, proliferano gli scontri nelle banlieue. Allora, cosa successo? successo che la crisi dei mutui subprime (2007), contenuta attraverso l'iniezione di liquidit della Federal Reserve e della Bce e l'innalzamento senza pari della spesa pubblica, si trasforma in attacco al welfare europeo. Gli hedge fund (Paulson, Soros e altri) si incontrano a met febbraio (2010) e decidono di ringraziare il Pubblico per l'aiuto fin qui ricevuto. Come? Affogando gli Stati sovrani nel dissesto del debito (vedi in particolare il caso Greco). Di pi e meglio: destabilizzare l'euro; annientare lo stile di vita europeo, esito delle lotte operaie e studentesche degli anni '60 e '70. Dunque niente finanziamenti pubblici per universit e ricerca, demolizione dei diritti del lavoro. successo anche, per, che la generazione pi povera di quella che l'ha preceduta, la generazione dei diplomati o dei laureati senza futuro, la generazione precaria, ha deciso di dire basta, ha sostituito l'indignazione all'indifferenza, la generosit al ripiegamento individualistico, la gioia collettiva alla piccola grande balla dell'interiorit e della malinconia. Decine di migliaia di studenti in strada, a Londra Roma Parigi, migliaia di scuole e universit occupate, i palazzi della politica assediati. Tumulti. Ecco la novit emersa nell'autunno trascorso e poi nella lunga primavera araba: la forma-tumulto il battito dell'indignazione studentesca e precaria, la forma politica della rottura costituente, dentro la crisi senza sviluppo e senza riformismo. Il tumulto non mai separabile dalla dimensione istituzionale, dalla produzione di nuove norme. Alla coppia rivoluzione/ presa del potere si sostituisce quella tumulto/nuove istituzioni, laddove l'invenzione costituzionale sempre mescolata con la difesa e la riappropriazione democratica delle istituzione del welfare, vero bersaglio dei mercati finanziari. Come leggere diversamente i fatti che hanno cambiato il vento nella berlusconissima penisola italica? Il fumo che sale da piazza del Popolo, infatti, non disgiungibile dalla grande manifestazione romana del 22 dicembre, fuori dalla zona rossa, e dall'incontro degli studenti con Napolitano. Ancora, nell'autunno della Fiom (16 ottobre) e del movimento studentesco comincia il crollo di Berlusconi, della sua maggioranza e in generale della sua egemonia. E la faglia si allarga fino alla sorpresa delle elezioni amministrative e dello straordinario risultato referendario, una svolta antiliberista nel cuore del continente dell'euro. Chi non vuole cogliere questa genealogia tumultuaria del passaggio elettorale e referendario semplicemente vive in un altro paese o ha intenzione di cancellare la potenza costituente sprigionata dalle rivolte degli ultimi mesi. I tumulti studenteschi e precari, su entrambe le sponde del Mediterraneo, ci parlano di una nuova figura soggettiva, eterogenea e molteplice, estranea al patto sociale fordista in dismissione, stretta in un processo di declassamento senza precedenti: forza-lavoro qualificata, condannata ad una precariet infinita, ad una povert di nuova natura. In cosa consiste la povert di questa figura soggettiva? Nella paralisi della sua capacit produttiva. Sembra assurdo, ma non lo , il capitalismo pu governare il general intellect, il cervello sociale messo al lavoro, soltanto attraverso la violenza della precariet e il blocco della mobilit sociale. Per questo quando oggi diciamo capitalismo non diciamo pi democrazia, meglio, il rapporto tra i due termini conflittuale, se non disgiuntivo. Se democrazia, allora, tumulti, conflitto costituente irriducibile alla rappresentanza politica, mai costituzionalizzabile una volta per tutte. Viene da sorridere pensando alla breve intervista televisiva autunnale che ritraeva uno studente armato di casco e libro-scudo dirigersi verso Montecitorio e dichiarare: S, io sono un democratico. Un sorriso, per, che con seriet fa i conti con la novit della scena contemporanea: democrazia immediatamente dispositivo tumultuario, espansivo, ostile alla governance finanziaria e politica. Nulla sar pi come prima. Occorre proprio ribadirlo, laddove il tumulto degli studenti europei, tunisini, egiziani, ha cominciato a ridisegnare la percezione sociale, il rapporto tra prassi e felicit. Il tumulto, infatti, effettua una sorta di potenza di muta, un divenire che trascina altrove. Chi era in piazza durante la burrasca autunnale sa di cosa sto parlando. Tutto il resto noia.

TUMULTI, IL LIBRO
in libreria dal 29 giugno Tumulti - Scene dal nuovo disordine planetario (ne abbiamo anticipato un estretto a pagina 2) di Augusto Illuminati e Tania Rispoli (collana Fuori Fuoco di DeriveApprodi) su insurrezioni, moti, cortei, sedizioni, barricate... parole ricorrenti nellattualit politica (dai moti studenteschi europei alla resistenza operaia, passando per il risveglio arabo) indicano tanto lo sconvolgimento dellordine esistente quanto lemergere di pratiche liberate dallortodossia rivoluzionaria del 900. Come se le categorie di Stato e Rivoluzione non riuscissero pi a guidare i processi in corso, inadatte a capire unepoca in cui la politica assume la forma dellimprevedibilit degli incontri e degli esiti, e dellesodo dai partiti. Perch la forma politica del tumulto significa disconoscimento della controparte del potere come Uno (da decapitare e sostituire), tenere fermi al proprio interno conflitto e pluralit; rifiutare la rappresentanza ma anche darsi nuove istituzioni flessibili, costituenti.

4) ALIAS N. 25 - 25 GIUGNO 2011

za di un comando centralizzato. Nel movimento sono coinvolti soggetti diversi, dai piccoli imprenditori autonomi agli studenti precari, dai migranti alle casalinghe, da chi stato rovinato dai mutui al movimento gay e lesbico. Nuovo il modo in cui questi soggetti fanno proprio ed esprimono il movimento, e la composizione centrale del movimento contribuisce a spiegare questa capacit: tanto nelle assemblee quanto tra gli attivisti della rete troviamo una centralit del lavoro cognitivo e relazionale precarizzato, con gradi differenti di intensit, di produttivit e identit lavorativa. Ma dobbiamo evitare le chiavi di lettura banalmente sociologiche: piuttosto che cemento di identit e interessi questa composizione sta funzionando come una rete di sintetizzatori del disagio e come un coefficiente di trasversalizzazione e arricchimento delle gamme di espressione dentro il processo del movimento. Probabilmente la cosa pi straordinaria che il movimento 15M sta facendo tutto questo senza avere alle spalle nessuna struttura politica e sindacale preesistente. Mantenute scrupolosamente ai margini queste sono invitate a partecipare dissolvendosi e metamorfizzandosi nel movimento. A mio parere proprio questa naturalezza del sistema-rete aperto di tipo autopoietico, policentrico e variabile, a costituire la chiave del carattere costituente del 15M. Il problema dell'autogoverno di una moltitudine - ovvero della coniugazione non dialettica tra il dispiegamento delle singolarit e la capacit di unirsi nell'esercizio puntuale della forza, nell'opzione per una sorta di consenso emergente, nella capacit di prendere decisioni nella sovrabbondanza di sfumature e opinioni - fa di questo movimento una formidabile e persistente minaccia. Oggi comincia a maturare il progetto di un concerto polifonico di istituzioni analogiche e digitali in grado di produrre il comune nei termini dei grandi aggregati sociali e metropolitani e di una partecipazione delle masse capace di dettare all'autorit pubblica l'apertura e la chiusura di nessi, sedi, flussi finanziari, spazi urbani, entit private parassitarie ecc., laddove questo sistema aperto di contropoteri funzioni come un rizoma di istituzioni del comune. La presa del potere epistemologicamente inintelligibile per questo movimento. Il principale attrattore di processualit costituente del 15M, a fronte delle ricorrenti tentazioni di soluzione politica elettorale o no, passa a mio avviso per questa enfasi sulla produzione di istituzioni materialmente capaci di riappropriarsi della gestione-trasformazione del capitale fisso umano e macchinico delle metropoli. Inutile aggiungere, per concludere, che, come succede in Grecia o in Tunisia, in Marocco o in Egitto, il 15M difficilmente si manterr in vita n riuscir a sottrarsi a un destino tragico se non trover intercessori, staffette e alleati in altre aree e metropoli euromediterranee. L'intelligenza indignata diffusa si trova nelle condizioni migliori per identificare gli avversari principali e secondari, e per evitare le scorciatoie del volontarismo e della disperazione.

TUNISIA, UNA RIVOLUZIONE INTERMINABILE


di Omeyya Seddik
La Tunisia un paese in cui il 70% della popolazione costituito da giovani con meno di ventinove anni. Nella dinamica conflittuale dellinsurrezione che ha portato alla caduta del regime di Ben Al, lelemento pi evidente che tutti i giovani che si ribellano sono privi di un ruolo stabilito allinterno del sistema del lavoro. Chi non porta lo stipendio a casa sia un soggetto pi libero dai vincoli familiari e comunitari e la cui mancanza non costituirebbe una perdita insopportabile sia colui che pu accedere e aspirare a una posizione migliore. Anche sotto la dittatura di Ben Al, quando la situazione di oppressione era insopportabile, chi si opponeva o si scontrava con il potere costituito non era chi aveva una funzione di pilastro della famiglia e della comunit. Spingendo oltre questo ragionamento, qualcosa di analogo riscontrabile anche in altre societ: i kamikaze hanno lo stesso profilo sociale. Si tratta di soggetti dai quali la comunit si pu separare, senza che tutta la comunit sia messa in pericolo. Cos, anche nella situazione tumultuaria tunisina, lopposizione stata espressa da chi era privo di una sua utilit specifica dentro il meccanismo della comunit. Fino alla morte di Mohamed Bouazizi, che incarna il simbolo e il motore della protesta in Tunisia, per tutti la scelta era tra bruciare o bruciarsi. Tutte le condizioni che hanno portato alla rivoluzione erano presenti anche prima, ma quella morte volontaria ha costituito un vero e proprio casus belli. Nella cultura arabo-islamica il problema del suicidio non ha niente a che vedere con il martirio, cos come viene concepito dalle culture cristiane. La parola araba per dire morte volontaria shahid, termine che impropriamente viene tradotto con martire, ma che etimologicamente significa testimone. Lestrema forma della testimonianza si fa offrendo la vita. Il fatto che la comunit acconsenta alla perdita di un pezzo di s perch sia possibile stabilire una verit non una mera questione filosofica, ma un problema vissuto direttamente dalla popolazione. Non un caso che la morte volontaria del giovane fruttivendolo che, vessato dalla polizia, ricorso a un gesto estremo sia avvenuta a Sidi Bouzid, dove i lega-

Traduzione di Nicolas Martino


Da sinistra: Sassi (Tunisia) di M.Elorbany; Orso e Sofisti (Spagna) di Sventine Eye; Plaza de Gaelx (Spagna), Esercito egiziano di Khaled Desouki; Manifestazione (Italia) di Martina Cirese

mi tribali e comunitari sono molto forti. Per la comunit levento della morte di Mohamed non ha rappresentato il gesto di un individuo separato, ma stato immediatamente percepito come una questione che riguardava tutti. La rivolta che lanno precedente era scoppiata intorno al bacino minerario di Gasfa era durata quasi un anno ed era politicamente e socialmente molto pi forte dellinsurrezione del dicembre 2010; eppure non ha fatto presa sul resto della Tunisia, anche a causa della dura repressione e dellassedio della regione. Da Sidi Bouzid, invece, la rivoluzione ha contagiato tutto il paese, arrivando in poche settimane fino al litorale, a Sousse. In questo contesto ha giocato un ruolo determinate Al Jazeera, che si messa al servizio della rivoluzione, diventando una voce organica del movimento. Lopinione pubblica, ma soprattutto la popolazione che si ribellava ha immediatamente chiamato rivoluzione questa insurrezione. Il termine assume, quindi, un valore prescrittivo, perch stato subito utilizzato da quella stessa gente che ha dato vita al movimento di rivolta. Il rapido crollo del regime dopo il 14 gennaio stato chiaramente causato dallinsurrezione, ma anche dallabbandono della borghesia tunisina, dei poteri economici e del sostegno americano. Il potere di Ben Al era articolato su diversi pilastri: lenorme apparato di sicurezza; il partito, che contava tra gli aderenti pi della met della popolazione attiva (ovviamente per ragioni strumentali); lamministrazione centrale, regionale, locale dove i posti di responsabilit erano occupati da chi era disponibile a farsi cooptare dal partito. Infine, oltre al potere economico, un ruolo particolare era svolto dal-

lesercito. Da questo punto di vista, la Tunisia sempre stata uneccezione: lossessione di Ben Ali per i golpe militari sfociata nel fatto che lesercito sempre stato un apparato molto debole, controllato e assimilato alla gestione della sicurezza interna. Ma una volta destituito il vertice di Ben Al la Famiglia, il Palazzo , rimane irrisolto il problema degli altri apparati. Il potere, se pure indebolito e frammentato, ancora nelle loro mani. Per questo il processo rivoluzionario ancora non concluso e prosegue nel processo costituente della nuova Tunisia: la nuova forma democratica dipender direttamente dalla capacit popolare di determinare gli esiti di questa costituente. La composizione di chi ha agito la rivoluzione varia: moltissimi giovani, sindacalisti, societ civile. Tra questi, in primo piano, ci sono stati gli avvocati, che in Tunisia sono una categoria particolare, dal momento che la facolt di legge tra gli anni 80 e 90 si configurata come un vero e proprio spazio autonomo, luogo di incontro di tutti gli oppositori e gli attivisti. Ed per questo che nel corso degli anni linsegnamento del diritto, in quel luogo, stato fortemente degradato. La dequalificazione sempre connessa al controllo degli spazi di libert e per questo la richiesta di dignit nelle lotte tunisine assume un significato specifico: quello di poter essere riconosciuti nelle proprie capacit, nella propria autonomia e nella propria intelligenza. Ma il processo rivoluzionario non prosegue solo con le decisioni prese rispetto alle elezioni della nuova costituente, ma anche con lo spostamento di centinaia di persone verso nuovi paesi. La prima ondata di migrazioni che sbarcata a Lampedusa dopo la caduta del regime ha trasmesso non la disperazione della fuga, ma la gioia di una situazione nuova. La migrazione percepita come un diretto proseguimento della Rivoluzione. La frenesia di scendere in strada, di denunciare, di trasformare, di portare avanti lo scontro fino alla caduta della dittatura trova uno sbocco naturale nel desiderio di partenza verso altri luoghi. Rivoluzione significa per i tunisini battersi contro lingiustizia e per la libert. E libert in questo caso anche quella di andare e venire, di spostarsi, cos come ingiustizia la differenziazione tra il viaggio di un italiano e quello di un tunisino. Si reclama un diritto alla mobilit, allo spostamento, indipendentemente dalle ragioni per cui ci si muove. La migrazione clandestina diventata una forma di resistenza rispetto a una situazione in cui tutte le vie legali sono prive di sbocco. Ma lo

Nulla sar pi come prima. Occorre ribadirlo, laddove il tumulto degli studenti tunisini, egiziani e europei ha ridisegnato la percezione sociale, il rapporto tra prassi e felicit. Il tumulto, infatti, effettua una sorta di potenza di muta, un divenire che trascina altrove

spazio che si aperto ancora simbolico e non fattuale. La battaglia sulla circolazione non finita. Solo le politiche di controllo della migrazione hanno determinato il problema dellimmigrazione come lo assumiamo adesso. Prima del 1986 non cera alcun visto, bastava comprare un biglietto aereo e non si parlava n di invasioni n di problemi sociali posti dalla migrazione. Consentire la mobilit non significa originare una partenza definitiva della popolazione dal paese di origine, significa al contrario dare a tutti la possibilit di andare e venire, ma anche la possibilit di non andare e di non venire. Infine, la questione della mobilit decisiva dal punto di vista strutturale ed economico. Un giovane o una giovane tunisina che accettano di lavorare per soli 200 dinari per una fabbrica tessile italiana delocalizzata in Tunisia non sono disposti ad accettare cos facilmente il ricatto, se andando in Italia possono prendere il doppio o il triplo. La migrazione svela il nesso costitutivo tra divisione internazionale del lavoro e produzione. E non un caso che la rivoluzione che ha reclamato la democrazia in Tunisia si sia connessa anche se in modo non lineare e definito con le lotte sul salario e sulle condizioni lavorative. Un principio di lotta di classe che rende interminabile la rivoluzione appena iniziata. * testo ricavato dalla videointervista a cura di Unicommon Roma

LECOGRAFIA DEL NASCITURO VA SU FACEBOOK E YOUTUBE Ma c, o ci deve essere un limite al narcisismo di noi facebokkini? Sicuramente non c negli Stati Uniti se vero quello che scriveva due settimane fa il Washington Post. Il nuovo trend infatti pare essere la pubblicazione sulla propria bacheca delle foto dei figli non ancora nati. Ecografie dettagliate, magari mese dopo mese, fino a quella arrivata qualche tempo fa su Fb, addirittura in 3D, dove il nascituro gi pareva sorridere allobiettivo, pronto a venire alla luce dopo pochi giorni. Il 30% delle quasi mamme americane fa cos, spiegava larticolo, citando uno studio del 2010 condotto attraverso il software Avg. Aggiungendo che del resto basta cliccare Pregnancy ultrasound su You Tube per vedere apparire la bellezza di 5230 ecografie. E ovviamente le percentuali diventano da capogiro dopo il parto, visto che il 92% dei piccoli tra 0 e due anni finisce in rete, su Fb o su Twitter e You tube. Non sempre per per il piacere degli amici e delle amiche, come racconta con disagio Katherine Mullen. Ventottenne, neolaureata in Womens and gender studies, dopo aver subito linvasione delle ecografie delle sue coetanee, ha deciso di dedicare allargomento uno dei suoi paper universitari. Per ora per non ha trovato granch materiale e quindi ha deciso di sollevare il tema direttamente l dove nato, ovvero in rete. Chiedendosi per lappunto, come dice il titolo del suo articolo per Feministing.com, Dove porre il limite?. Non solo per problemi di rispetto della privacy. Il problema infatti per Katherine, che ha persino rotto per questo con alcune amiche di Fb, la distorsione che a suo parere questo nuovo trend provoca nellimmagine della futura madre. Se il feto diventa una persona, un bambino, prima del tempo e persino pubblicamente, si chiede la giovane femminista, non c il rischio che la madre si trasformi in un puro contenitore? Con un salto nel passato, quando, nel medioevo ma ancora poi per secoli e secoli, la gestante era per lappunto solo questo. La questione non di lana caprina, soprattutto in un paese dove laborto s legale, grazie alla famosa sentenza della Corte suprema del 1973, ma non mai stato veramente accettato socialmente. Oggi chi contrario supera il numero di chi pensa che debba essere la donna a decidere. E il Movimento per la vita americano, o se per questo anche quello italiano, ha fatto della personalit del feto la sua bandiera. Innalzando gigantografie di bambini non nati a ogni manifestazione, soprattutto davanti alle, poche, cliniche degli Stati Uniti dove si pu abortire. In realt, nei commenti al suo articolo, poche paiono preoccupate quanto Katherine Mullen. Anzi, c chi, come Krista, madre di tre figli, racconta come sia del tutto normale dare una personalit a ci che si muove nella tua pancia. Lo fanno tutte le mamme e non si vede perch dovrebbe fare scandalo quando, come adesso, il tutto finisce anche in rete. Per sentire per rispondere da Beth, che bisognerebbe avere un po' di sensibilit per chi magari ha appena abortito, o pi semplicemente vorrebbe ma non pu diventare madre. Peccato che loro, i fotogenici non nati non possano dire la loro.

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