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ISTITUTO TUMORI GIOVANNI PAOLO II

DIPARTIMENTO DI ONCOLOGIA CHIRURGICA


DIRETTORE DIPARTIMENTALE DR. L. GRAMMATICA
COORDINATRICE DIPARTIMENTALE SIG.RA lO RUSSO

UNITA’ OPERATIVA: OTORINOLARINGOIATRIA


Primario: DOTT. GRAMMATICA
UNITA’ OPERATIVA: CHIRURGIA APPARATO DIGERENTE
Primario: DOTT. MONTEMURRO

Il ruolo dell’infermiere nel dipartimento di chirurgia oncologica


L’applicazione delle Diagnosi Infermieristiche

Inf. Rosa Pacifico


Dott. Alessandra Vernacchia
Riassunto:

Il Piano di Assistenza infermieristica all’interno di un Centro specialistico di


Chirurgia oncologica, dedicato alla diagnosi e cura di Tumori relativi al
distretto testa-collo e al completo Apparato Digerente, compreso tumori del
Fegato, Milza e Pancreas, è strutturato per fasi e comprende almeno due
fondamentali momenti:
1. l’analisi
2. la pianificazione

La scheda Infermieristica elaborata ed in uso, con le relative diagnosi


infermieristiche (in fase di codifica), ci permette di effettuare in modo
rapido, la raccolta sistematica dei dati, lo sviluppo delle notizie,
l’elaborazione degli obiettivi con la loro valutazione finale.

• Problema: dallo studio dei testi clinici ed assistenziali, abbiamo


estrapolato i problemi relativi alla specifica attività di vita del cliente,
dal momento in cui si rivolge alla struttura per accertamenti, fino
all’intervento chirurgico, alla fase critica post-intervento e conseguente
convalescenza.
• Diagnosi infermieristica: in base ai problemi identificati, si è passati
alla formulazione delle diagnosi infermieristiche (NANDA
Associazione Nord Americana di Diagnosi Infermieristiche)
• Obiettivi: sono stati formulati tenendo in considerazione la possibile
efficacia degli interventi identificati sulle condizioni generali del
soggetto affetto da patologia neoplastica.
• Interventi infermieristici: sono stati identificati gli interventi più efficaci
o frequenti adatti alla soluzione dei problemi, correlandoli al consumo
delle risorse standard.
• Valutazione: l’esecuzione del piano di cura, prevede la verifica degli
interventi che si erogano e la valutazione finale dell’assistenza profusa.

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La necessità di Istituire dei Poli specializzati per la prevenzione, trattamento
e cura delle patologie Neoplastiche, si rende necessario per rispondere in
maniera più adeguata, completa e razionale al “paziente-cliente” affetto da
tale patologia.
Ne consegue che la specializzazione comporta:
• L’individuazione precoce della patologia effettuata con la prevenzione
• La diminuzione dei tempi di guarigione
• Aumentare la qualità delle prestazioni mediche ed infermieristiche
erogate.
Il centro si costituisce di un team di professionisti, individuati per titoli e
competenze, in grado di garantire una completa attività diagnostica e
terapeutica, con una molteplice gamma di prestazioni multidisciplinare e
specialistiche.
Questo tipo di organizzazione collaborativa, permette di sommare il lavoro
garantito dai singoli operatori, al fine di ottimizzare cooperazione e rapporto
costo/beneficio per il raggiungimento degli obiettivi, finalizzati alla massima
soddisfazione delle necessità del cliente-paziente.
Nell’ambito del team, il ruolo degli operatori sanitari non medici assume
una significativa rilevanza, nel contesto di un progetto assistenziale
finalizzato.
Al primo accesso, il cliente-paziente è accolto dall’equipe
medico/infermieristica, che dopo la valutazione globale e l’elaborazione
della diagnosi, procede alla programmazione del processo assistenziale
personalizzato ed integrato.

IL MEDICO
Effettua la visita e, in base alla diagnosi elaborata:
• Stabilisce con l’infermiere ed il cliente l’iter procedurale del piano
assistenziale
1. richiede tutti gli esami pre-operatori,
2. richiede le consulenze specialistiche in caso di patologie correlate,
3. programma il ricovero finalizzato all’intervento,
4. predispone l’auto-donazione di sangue.

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L’INFERMIERE

• partecipa alla visita medica,


• raccoglie dal paziente e/o famigliare i dati generali nella scheda
infermieristica,
• elabora la diagnosi infermieristica,
• partecipa alla stesura del piano assistenziale:
1. organizza le consulenze specialistiche richieste,
2. organizza l’auto donazione di sangue,
3. organizza il ricovero dell’utente presso l’Unità Operativa di
riferimento,
• consegna al cliente un opuscolo illustrativo dei servizi offerti dal
Centro, nel quale sono riportate i nomi dei professionisti di
riferimento
• consegna una scheda che consenta un giudizio sulla qualità
percepita dal servizio ed eventuali suggerimenti per la valutazione
della qualità delle prestazione ricevute.

Questo tipo di organizzazione è orientato al soddisfacimento dei


bisogni della persona assistita ed al diritto di ricevere un intervento
sanitario globale ed individualizzato, permette alle diverse figure
professionali di perseguire un’autonomia operativa concreta, non
sovrapponibile e decisamente integrata e complementare.
Il perno principale sul quale ruotano gli aspetti collaborativi di questa
relazione (medico-infermiere), è rappresentato dal ruolo della
professione infermieristica e medica nel contesto sanitario attuale.

L’infermiere è il professionista che garantisce un’assistenza ottimale,


deve possedere le conoscenze specifiche tecnico-operative, sviluppare
una capacità relazionale che acquisisce in base all’empatia, il rispetto e
la comprensione dell’altro, interiorizzare un comportamento etico e
deontologico.
Dall’altra parte il medico è un professionista che giunge alla diagnosi
medica attraverso il sintomo, interviene chirurgicamente, prescrive la
terapia e provvede in modo più specifico alla cura del malato.
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L’elaborazione di un progetto assistenziale finalizzato, ci offre lo
spunto per riflettere su come sta certamente cambiando il ruolo
dell’infermiere.
Da un attività che aveva come quadro di riferimento le scienze
mediche ed era incentrata sulle tecniche e sulle terapie prescritte da
altri, ecco che si apre un campo d’azione con un ottica diversa ed un
approccio verso il paziente tale da realizzare il piano assistenziale,
dove confluiscono e sono utilizzate in modo autonomo, le
conoscenze, il metodo, gli strumenti e le tecniche della professione.
Pur consapevoli di aver fatto importanti passi avanti, bisogna
considerare che, se da un lato esiste un riconoscimento giuridico di
autonomia con le relative responsabilità, all’atto pratico non si è
ancora raggiunti quella maturità manageriale che permetta di gestire in
modo autonomo ed appropriato i processi organizzativi del lavoro.
Ulteriore ostacolo è rappresentato dalla mancanza delle figure
ausiliarie, istituite già nell’ordinamento sanitario, ma non ancora
presenti nelle varie realtà operative.
Il nuovo modello organizzativo professionale prevede prima di
progettare, e dopo di applicare, all’interno del servizio assistenziale
degli strumenti quali: “piani di lavoro”, “schede infermieristiche”,
“procedure” “protocolli” che, oltre ad organizzare e registrare i dati
tecnici, forniscano all’infermiere un valido modello di comportamento
e di linee guida d’intervento.
Tale modello organizzativo, messo in pratica, può contribuire
sensibilmente ad innalzare il grado di soddisfazione dell’utenza e degli
operatori stessi.
Strutturato per fasi, il nostro piano di assistenza infermieristica
comprende almeno due momenti fondamentali:
• l’analisi, cioè l’insieme delle operazioni logiche finalizzate
all’identificazione dei problemi e dei bisogni del cliente e delle
risorse presenti (umane, tecniche e strutturali)
• la pianificazione, cioè l’insieme delle operazioni dedicate alla
scelta e alla realizzazione degli interventi che si ritiene possano
condurre in modo efficace ed efficiente alla soluzione dei
problemi posti.

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Al fine di formulare idonei piani assistenziali, risulta innegabile la
necessità di poter disporre di uno strumento che consenta in
maniera completa, veloce e sistematica la raccolta dei dati, lo
sviluppo delle notizie e l’elaborazione degli obiettivi con la loro
valutazione.
Muovendoci secondo quest’ottica sono stati sviluppate le diagnosi
infermieristiche relative al dipartimento chirurgico, classificando i
principali aspetti dell’assistenza infermieristica.

Problema: dallo studio dei testi clinici ed assistenziali e con la


collaborazione dei medici, sono state estrapolate i problemi relativi
alla specifica attività di vita presa in esame, più facilmente
riscontrabile nella tipologia dei clienti trattati nel dipartimento.

Diagnosi infermieristiche: in base al problema identificato, si passa


alla formulazione delle diagnosi infermieristiche, seguendo i criteri,
metodi e classificazione della NANDA (Associazione Nord
Americana di Diagnosi Infermieristiche).

Obiettivi: sono stati formulati tenendo in considerazione la


possibile efficacia degli interventi identificati, sulle condizioni di un
soggetto affetto da patologia oncologica;

Interventi infermieristici: alla fine di questo percorso logico, sono


stati identificati gli interventi più efficaci o frequenti adatti alla
soluzione dei problemi, correlandoli al consumo di risorse standard
in termini di personale, materiale e strumenti;

Valutazione: l’esecuzione del piano di cura prevede la verifica degli


interventi che si erogano e la valutazione finale dell’assistenza
profusa.

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PROCESSO DI ACCOGLIENZA

Se volessimo definire il termine “accoglienza “ da un punto di vista


professionale, potremmo parlare di una modalità relazionale con
l’utente finalizzata a facilitare il suo orientamento sia nella struttura
che nei suoi rapporti con gli operatori sanitari.
Questa fase, senza ombra di dubbio, costituisce il momento più
delicato e complesso della relazione tra colui che eroga il servizio e
l’utente; quest’ultimo deve sentirsi accolto e percepire che ha
trovato il luogo giusto dove esprimere il proprio problema.
Ma il bisogno dell’utente non è solo quello di essere ascoltato ma
anche quello di sentire che il professionista che si sta prendendo
cura di lui è la persona con la massima competenza, cioè è la
persona giusta. Da ciò si deduce che condurre il primo colloquio
sapendo comunicare, quindi utilizzando ascolto attivo,
comprensione, tecniche comunicative di counseling, è un
indicatore di professionalità orientata all’aiuto ed al paziente.
L’importanza del processo di Accoglienza ospedaliera non è
un’acquisizione diffusa, esso infatti, fino a poco tempo fa coincideva
semplicisticamente con l’accettazione burocratica.
Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad una rivalutazione
dell’assistenza infermieristica, ad una pianificazione assistenziale
avente al centro del suo universo il paziente ed incentrata non più
sui bisogni, ma sugli obiettivi.
In questo contesto, il processo dell’accoglienza, in virtù delle sue
caratteristiche peculiari è diventato uno dei più importanti
indicatori della customer-satisfation e come tale, oggetto di
particolare attenzione da parte della dirigenza manageriale che
potrà non solo monitorare la qualità dei servizi resi, ma anche
orientare le proprie scelte strategiche, secondo le regole di una
competitività concorrenziale per raggiungere il suo obiettivo
prioritario, riducendo al minimo il rapporto qualità-costi.
Da qui la necessità di educare tutto il personale del comparto alla
“politica dell’accoglienza” standardizzando la sua procedura per
permettere a tutti gli operatori delle due unità operative, di adottare
procedure e comportamenti comuni e condivisi.

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Attualmente nel nostro Dipartimento è in uso una procedura
standardizzata che permette una personalizzazione degli interventi
infermieristici, anche se tale procedura attuata è spesso limitata
dalle gravi difficoltà a cui il personale infermieristico fa fronte, sia in
termini di qualità sia in termini di quantità.
Abbiamo già considerato che il protagonista di questo processo è
l’infermiere il cui numero è cronicamente carente, e questo è un
dato che mal si coniuga con quelle che sono le esigenze della nuova
figura e le aspettative aziendali.
A ciò si deve aggiungere la carenza di risorse, di spazi idonei ed
un’inadeguata modalità organizzativa.

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA NEL DIPARTIMENTO


DI CHIRURGIA ONCOLOGICA

OBIETTIVO

ACCOGLIERE IL PAZIENTE ED I SUOI FAMILIARI RIDUCENDO


AL MINIMO I DISAGI DELLA OSPEDALIZZAZIONE E FAVORIRE
IL SUO ORIENTAMENTO NELLA STRUTTURA

RICONOSCIMENTO DA PARTE DEL PAZIENTE E DEI SUOI


FAMILIARI DELLE VARIE FIGURE PROFESSIONALI CON CUI
INTERAGISCONO E STABILIRE CON LORO UN RAPPORTO
EMPATICO

ACQUISIZIONE DELLE REGOLE DA RISPETTARE NELLA UNITA’


OPERATIVA

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RISORSE

UMANE PERSONALE INFERMIERISTICO CHE ABBIA SEGUITO


PERCORSI FORMATIVI SUL COUNSELING E SULLE TECNICHE
DI COMUNICAZIONE

MATERIALI CARTA DI ACCOGLIENZA DEL DIPARTIMENTO E


CARTELLA INFERMIERISTICA

AMBIENTALI AMBIENTI IDONEI CHE RISPETTINO LA


PRIVACY

PROCEDURA

All’inizio del turno viene individuato l’infermiere che dovrà


prendere in carico il paziente

Il pz-utente viene salutato ed accolto dall’infermiere che si presenta


con nome e cognome, possibilmente entro dieci minuti dal suo
arrivo nella U.O.

Inizia la fase di raccolta dati indispensabile per la formulazione


della diagnosi infermieristica e della pianificazione assistenziale
personalizzata

L’infermiere accompagna il paziente nella stanza che gli è stata


destinata, lo presenta all’altro paziente e gli mostra gli accessori.

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L’infermiere spiega la necessità della visita medica, del colloquio ed
il significato della richiesta dei dati anagrafici e di ulteriori notizie.

L’infermiere consegna al paziente ed ai suoi familiari la Carta di


accoglienza e ne illustra i contenuti essenziali.

SCHEDA INFERMIERISTICA

Problema:
La prima fase, di accertamento, consiste nella raccolta dei dati che
avviene attraverso l’intervista, l’osservazione e l’esame fisico.
Le informazioni ottenute riguardanti i dati anagrafici, le abitudini di
vita, i problemi sanitari pregressi, i sintomi oggettivi e i dati obiettivi.

# La necessità dell’utente di essere informato è prioritaria, al fini di


curare anche l’insicurezza, durante il periodo di malattia.
L’informazione deve essere chiara precisa e corretta, limitata agli
aspetti principali, essere adeguata alla necessità di sapere ed adattata
alle condizioni sociali ed alla cultura.

# Riuscire a sviluppare una buona capacità di ascolto, oltre a porre


in una situazione ottimale per la raccolta di notizie, diventa
un’azione che crea i migliori presupposti per una buona
comunicazione ed un intervento dalla chiara valenza terapeutica di
sostegno.

DIAGNOSI INFERMIERISTICA

L’analisi e l’organizzazione dei dati raccolti consente di compiere il


passo successivo: l’individuazione dei problemi assistenziali (stima)
con la formulazione delle diagnosi infermieristiche attivate
automaticamente dall’infermiere, e i problemi collaborativi che
esprimono l’interazione con il medico.

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La diagnosi infermieristica è un giudizio clinico riguardante le
risposte della persona, della famiglia o della comunità a problemi di
salute, processi vitali attuali o potenziali: identifica i bisogni di
assistenza la cui gestione e responsabilità rientra nella sfera di
competenza dell’infermiere.
Esso ha sostituito nel piano curativo l’elenco delle stime,
attribuendo ogni paziente ad una o più categorie comprese nei
modelli che ne riassumevano i problemi-bisogni.
L’uso di modelli, permette il raggruppamento in alcuni di essi, per
questo così come per le diagnosi mediche, i pazienti presentano
una serie di problemi-bisogni appartenenti ad una categoria che si
uniformano all’interno delle diagnosi infermieristiche.
La diagnosi è reale quando gli indizi sono chiari e presenti nella
situazione, per cui appaiono direttamente ai sensi dell’infermiere,
mentre la diagnosi potenziale è prevedibile solo grazie alle
conoscenze ed alle esperienze accumulate dall’infermiere.

PIANIFICAZIONI

La fase del processo di Nursing, secondo quanto stabilito dal


Profilo Professionale dell’Infermiere, si sviluppa mediante la
pianificazione, ovvero la necessità di definire gli interventi
assistenziali da fornire ai bisogni di assistenza specifici per ogni
paziente, rivolti anche alla prevenzione dei problemi potenziali.
Nella scheda sono presi in considerazione due punti fondamentali:
gli obiettivi e gli interventi infermieristici autonomi ed integrati.
L’identificazione degli obiettivi consiste nell’esplicitazione di scopi e
di finalità misurabili dell’attività assistenziale; gli interventi sono
invece, le azioni poste in atto dall’infermiere allo scopo di realizzare
gli obiettivi, in riferimento al bisogno di salute del cliente e allo
svolgimento delle sue attività di vita.
La pianificazione è composta dall’identificazione della diagnosi
infermieristica (problema), dalla formulazione dell’obiettivo e
dall’intervento infermieristico, volto a risolvere il problema della
persona assistita, con relativa valutazione.
L’accertamento infermieristico, di norma, deve avvenire nelle
prime 24 ore dal ricovero, quando l’infermiere ha a disposizione
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tutte le informazioni necessarie per identificare i problemi della
persona assistita. La pianificazione è la fase successiva del processo
di nursing, che tiene conto delle osservazioni e delle variazioni
quotidiane dei bisogni.

VALUTAZIONE

La valutazione è la fase cruciale del processo assistenziale e consiste


nel determinare il grado di realizzazione degli obiettivi.
Se il problema della persona assistita si risolve, si chiude la diagnosi
infermieristica. Tuttavia occorre documentare la realizzazione degli
interventi assistenziali ma occorre anche trascrivere la valutazione
dei problemi del paziente e le relative modificazioni.
La realizzazione dei trattamenti diagnostici (in particolare
terapeutici) deve essere documentata sia con riferimento alla
prescrizione che all’intervento terapeutico.
Fondamentale è anche una valutazione finale, che precede la
dimissione o il trasferimento ad altra unità di cura e rappresenta la
fine del processo assistenziale del Dipartimento.
E’ lo strumento che permette di realizzare la continuità assistenziale
integrata con la famiglia ed il territorio.

DIMISSIONE

Alla dimissione occorre confrontare quanto definito con l’obiettivo


e la situazione presentata dal paziente, compilando la parte dedicata
alla valutazione complessiva e all’esito della risoluzione dei
problemi della persona assistita.
Nella Dimissione Infermieristica saranno riportati i dati del
processo assistenziale (quali obiettivi sono stati individuati? Quali
sono i risultati raggiunti? Quali sono gli interventi attuati?).

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CONCLUSIONI

La scheda infermieristica rappresenta lo strumento indispensabile


per l’ottimale funzionamento del Centro specialistico per la cura
dei tumori.
I risultati, le verifiche e gli indicatori di risultato, che ci riserviamo
di illustrare dopo un sufficiente periodo di sperimentazione,
potranno confermare il nostro assunto, così da porci nella
condizione ottimale per estendere il suo utilizzo ad altre unità
operative.

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Diagnosis: Definition and classification, 1999-2000, Philadelphia
1999.

Guida del Servizio Infermieristico: Il processo pedagogico per


l’apprendimento e l’insegnamento delle diagnosi infermieristiche,
Policlinico di Modena, Azienda Ospedaliera.

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Medico n. 679 2000.

Bolognese L. Assistenza riabilitativa: sperimentazione di un nuovo


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Motta P.C. Il contributo della disciplina infermieristica allo


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