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La comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale

Introduzione al lavoro di ricerca


In questo lavoro di ricerca che andr ad argomentare e a presentare, analizzer e approfondir un tema di psicologia comportamentale concernente ogni umano e ogni animale e individuabile in ogni sua azione, dalla pi semplice alla pi complessa, dalla pi frequente alla pi rara: parler della comunicazione non verbale (CNV). In breve, la CNV comprende tutti quegli insiemi di gesti, di azioni, di movimenti (di una parte del corpo o del corpo intero), di posture e di occupazioni dello spazio, di segnali provenienti dal tono di voce, dallo sguardo, da alcune contrazioni dei muscoli facciali e molto altro ancora, che ognuno di noi, ogni giorno, esegue senza la consapevolezza di farlo e senza volere, tramite questi, trasmettere un segnale. Questo non signica per che tale segnale non esista. Si chiama comunicazione non verbale appunto perch tutti questi nostri atteggiamenti inconsapevoli e incontrollati, trasmettono alle persone che ci stanno intorno dei messaggi ben precisi riguardanti le nostre emozioni e i nostri stati danimo; questi messaggi non vengono per interpretati dagli altri consciamente, bens inconsciamente. Una persona che ci sta accanto pu quindi inconsciamente pervenire alcune nostre situazioni dincredibile disagio, come dimbarazzo, di gioia, di attrazione sica, di rabbia, di sottomissione, di paura nei suoi confronti e di tante altre emozioni e stati danimo. La suddetta persona, consciamente o inconsciamente, potr assumere nei nostri confronti atteggiamenti e/o giudizi differenti secondo il messaggio che, involontariamente, attraverso il nostro corpo, le trasmettiamo. Questo tipo di reazione e' chiamata dagli psicologi "feedback". Le cosiddette prime impressioni che una persona pu avere nei confronti di un'altra, sono causate nel 90% dei casi da ci che il corpo, a primo impatto, le segnala inconsciamente.

Gherardo Puglisi

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Ho scelto questargomento, pi che per interesse ne a se stesso, per il fatto che una sua buona conoscenza permette a chi lacquisisce di capire e interpretare al meglio tutto ci che una persona non comunica esprimendosi a parole o per iscritto, come permette anche di essere pi facilmente consci delle proprie emozioni e dei propri stati danimo. Riuscendo, infatti, a riconoscere un nostro stato di stress in una determinata situazione, possiamo evitare questultimo e stare pi in pace. La conoscenza della CNV oltre che a essere utile per noi stessi e nei rapporti interpersonali di qualsiasi persona, importante anche in moltissime professioni. Cito in seguito alcuni esempi: - Psicologi e psichiatri, conoscendo bene la CNV, possono comprendere senza necessit di questionari, test o altri strumenti chi gli sta di fronte e quali problemi ha. Anche il medico pu avvantaggiarsi di queste conoscenze: a volte i pazienti esitano a esternare particolari riguardanti le proprie malattie come anche episodi imbarazzanti ma essenziali per una diagnosi corretta. - Ogni libero professionista, dal venditore di generi alimentari al manager, ha tutti i giorni a che fare con le persone; capire il cliente, essere in grado di cogliere le sue esigenze e saper valutare se davvero interessato al prodotto proposto, indispensabile per pianicare le proprie mosse. - Interpretare i segnali del corpo utile anche a un insegnante; capire se uno studente interessato o distratto, saper vedere se molto nervoso durante uninterrogazione o se semplicemente non ha studiato ed essere a conoscenza se gli studenti sono motivati o no dal suo insegnamento, pu costituire un vantaggio enorme sia per lui sia per gli allievi. - La CNV molto importante anche per le forze dellordine e per i servizi segreti; per esempio, attraverso la conoscenza del linguaggio del corpo si possono individuare le menzogne che una persona dice, e durante un interrogatorio (come anche nel campo dello spionaggio), questa capacit essenziale. Inne, il linguaggio del corpo si rivela importantissimo anche del rapporto di coppia: nel corteggiamento, il linguaggio del corpo gioca per il 55%, e si rivela importantissimo anche nel rapporto quotidiano con il partner; il saper individuare le sue incertezze, il suo benessere o malessere e le reali emozioni che prova aiuta molto muoversi in maniera tale da mantenere un rapporto stabile e felice. Gli studi legati al linguaggio del corpo e gli studi della comunicazione vera e propria, in altre parole la comunicazione ltrata dal linguaggio del corpo, sono molto recenti. Da molto tempo si credeva che il corpo "parlasse", ma vennero fatti solo studi superciali e molte ipotesi divergenti. Nel 1972, lo studioso Albert Mehrabian dimostr nalmente con un'indagine molto approfondita (quasi scientica) che il modo in cui viene percepito un messaggio vocale pu essere inuenzato da: movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali) (55%), aspetto vocale (volume, tono, ritmo) (38%) e aspetto verbale (parole e sintassi) (7%).

Gherardo Puglisi

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Molti altri psicologi, sociologi e antropologi hanno approfondito questi studi analizzando gli atteggiamenti e le reazioni a determinate situazioni di uomini e animali in tutto il mondo, hanno studiato i comportamenti delle masse e hanno collegato le conoscenze e il modo di funzionare del sistema emotivo umano al linguaggio del corpo. Tra i pi grandi studiosi di comunicazione non verbale troviamo Wallace Friesen e Paul Ekman. Lo studio del linguaggio corporeo sempre pi diffuso ed insegnato in ogni settore professionale, con i relativi approfondimenti. Sono state anche studiate le basi neurologiche e biologiche della CNV, di cui parler tra non molto. Le scoperte e le conoscenze in tale ambito si dimostrano sempre pi numerose, tanto che tuttoggi la CNV studiata da unenorme quantit di specialisti. In questo lavoro di ricerca, approfondir quanto detto nora. Prima di iniziare, voglio precisare che il signicato di ogni comportamento che andr' ad analizzare non sempre e' assoluto; esso deve essere interpretato e inserito nel contesto dell'intero comportamento di una persona.

Le basi biologiche della CNV


Neurofisiologia della CNV Quando si parla di linguaggio del corpo, una gran parte delle persone obietta scetticamente il reale significato dei gesti e delle azioni involontarie sostenendo che, per esempio, quando ci si mette a braccia incrociate o quando si accavallano le gambe non altro che per comodit. Questa gente ha ragione, ma solo in parte. Queste sensazioni sono real ma in molte circostanze vi sono dei motivi legati alle emozioni e agli stati d'animo per i quali il nostro cervello ce le fa provare. Vediamo un piccolo esempio concreto; ogni volta che vediamo, sentiamo o percepiamo qualcosa ci piace, che sia una bella ragazza o che sia un esercizio di matematica, involontariamente strofiniamo in maniera moderata la lingua sulle labbra. Inumidirsi le labbra un'azione legata all'eccitazione sessuale primordiale; quando siamo coinvolti sul piano sessuale le labbra si seccano e diventano un punto erogeno sensibile; leccarle diventa cos una sorta di soddisfazione autoerotica. Risulta per difficile, per una persona psicologicamente equilibrata, eccitarsi sessualmente davanti ad un esercizio di matematica, eppure essa reagisce con lo stesso gesto corporeo che si manifesta quando si trova davanti ad una bella donna. Questo avviene per un processo chiamato generalizzazione della risposta: estendiamo quel tipo di reazione a tutte le stimolazioni che ci procurano eccitazione, che sia sessuale o mentale. Di questo processo responsabile una struttura del cervello chiamata amigdala, situata sopra il tronco cerebrale.
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L'amigdala ha lo scopo di preservare l' organismo dal pericolo con prontezza. Si tratta di una sorta di archivio dei comportamenti "stimolo-risposta immediata"; ogni volta che uno stimolo esterno giunge (per vie visive, orali, olfattive, tattili e gustative) a questa struttura, essa sa subito riconoscere se questo stato vissuto in precedenza o se assomiglia ad uno gi vissuto, e valuta quale reazione a questo stimolo sia la pi appropriata ai fini della sopravvivenza. Cos, l'amigdala scatena in una frazione di secondo un'emozione collegata ad una reazione fisica. Potremmo fare l'esempio di quando una persona riceve un pugno in pancia, che subito si piega per proteggere gli organi vitali e subito urla. Come detto, le interpretazioni degli stimoli da parte dell'amigdala sono generalizzate. Un'interpretazione cos sommaria porta spesso ad una risposta sproporzionata o inappropriata alla reale circostanza. Detto altrimenti, "secondo" l'amigdala, la reazione all'aggressione da parte di una belva feroce la stessa di quella all'aggressione verbale del capo ufficio. Pero', subito dopo, la reazione viene soffocata dalla seconda area che riceve il messaggio dello stimolo esterno, ovvero la corteccia prefrontale. Essa un'area pi evoluta del cervello, che usiamo quando dobbiamo prendere decisioni stabilendo quali sono i pro e i contro di quest'ultime. La risposta dell'amigdala pero' non puo' essere completamente inibita, ma solamente moderata ed adattata a quella che e' la vera circostanza, da parte della corteccia prefrontale. Cos, se limpulso iniziale era la fuga, ma lo stimolo semplicemente un colloquio di lavoro stressante, potremmo per esempio semplicemente lanciare lo sguardo pi volte alluscita. Se l'attivazione emotiva da parte dell'amigdala riguarda lo stress, si innesca anche una parte del Sistema nervoso autonomo (il sistema di nervi che parte dal midollo spinale e che innerva ghiandole, cuore, polmoni e visceri) chiamato Sistema Simpatico. Esso mette lorganismo in condizione di fronteggiare uno stress; cos, il cuore batte pi veloce, la respirazione accelera, il sangue viene ritirato da pelle, visceri e sistema digestivo e portato a muscoli e cervello. Le conseguenze possono essere, ad esempio, un raffreddamento della temperatura delle mani in quanto il sangue si trasferisce ai muscoli delle gambe pronte per scappare, un aumento del battito cardiaco o della frequenza dello sbattimento delle palpebre.

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Unaltra parte del cervello che coinvolta nelle reazioni non verbali lIpotalamo, ovvero quella parte del cervello situata nella zona centrale interna tra i due emisferi cerebrali. Da qui vengono regolati i comportamenti sessuali e quelli alimentari. Una struttura dell'Ipotalamo chiamata nucleo accumbens, intensamente coinvolta nei comportamenti detti di piacere e gradimento (sporgere le labbra, orientare il corpo verso l'interlocutore, sollevare un piede e molti altri). Le sensazioni di piacere sono regolate da un neurotrasmettitore detto dopamina; piu' esso e' presente tra le sinapsi del nucleo accumbens, piu' proviamo la sensazione di piacere e di benessere. La dopamina e' inoltre responsabile di quel sentimento comunemente definito "desiderio"; accompagna il piacere sessuale, il senso di appetito e induce la ricerca della "dose" in chi fa uso di stupefacenti. Dunque, un atto di gradimento (come lo sporgere del busto in avanti, il dilatamento delle pupille, il sorriso, ecc) scatta in seguito ad una sensazione di piacere data dal rilascio di questo neurotrasmettitore. Quelle appena descritte sono le piu' importanti scoperte effettuate riguardo la neurologia della CNV. Molte altre sono ancora solamente ipotesi o sono ancora in fase di studio, quindi concludo qui questo sottocapitolo.

Le emozioni e i comportamenti istintivi per sopravvivere Parlando di linguaggio del corpo, si parla principalmente di emozioni e di stati d'animo, elementi a cui esso e' collegato principalmente. Approfondiro' quindi brevemente questi due argomenti in questo sottocapitolo, in quanto ritengo che per affrontare il discorso del linguaggio del corpo sia importante conoscere anche superficialmente il funzionamento delle emozioni e degli stati d'animo. Preciso subito che, emozione e stato d'animo non sono la stessa cosa. L'emozione e' una sensazione che puo' invadere il nostro cervello (sia la parte conscia che quella inconscia) per anche solo pochi secondi, molto in fretta ed intensamente, fino ad un massimo di qualche ora. Essa puo' modificare la nostra fisiologia (la rabbia aumenta il battito cardiaco, la paura porta il sangue alle gambe pronte alla fuga, ecc) a breve termine. Lo stato d'animo e' invece una sorta di emozione molto meno intensa ma che dura per molto tempo, magari per giorni, che nasce lentamente nella nostra mente e non va ad influenzare la nostra fisiologia. Il funzionamento delle emozioni a livello psicologico e' molto semplice; quando l'emozione viene innescata, prima ancora che ce ne possiamo accorgere, alcuni muscoli del nostro volto si contraggono assumendo un'espressione specifica all'emozione, in modo che altri nostri simili possano accorgersene ed aiutarci in caso di pericolo. Dopodiche' proviamo le sensazioni che la riguardano e la nostra fisiologia viene modificata.

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Inoltre spariscono dalla nostra mente tutti gli indizi che potrebbero frenare l'emozione ma ci appaiono estremamente evidenti tutti quelli che permettono all'emozione di prolungarsi nel tempo e di diventare sempre piu' intensa. Per esempio, quando siamo tristi per un avvenimento tendiamo ad eliminare dalla nostra mente ogni elemento che puo' rendere quell'avvenimento positivo, ogni ricordo positivo e diamo sempre piu' peso negativo a quell'avvenimento, irrazionalmente. Questo accade perche' il nostro cervello, per esempio in caso di pericolo, non possa assolutamente pensare di essersi confuso e continui a mantenere uno stato vigile, garantendo la sopravvivenza dell'individuo. Fin dalla nascita possediamo un'area del cervello chiamata Sistema Limbico che si occupa di regolare le nostre emozioni. Nasciamo conoscendo tre emozioni di base: la paura, l'amore o il benessere, e l'ira. Entro i primi cinque anni di vita si sviluppano invece i sentimenti di vergogna, ansia, gelosia e invidia. Dopo il sesto anno d'eta' sappiamo mascherare le emozioni manifestando solo quelle che sappiamo gli altri vogliano da noi. A questo punto impariamo, nel limite del possibile, impariamo a controllare le emozioni. Dico nel limite del possibile perch' alcune emozioni, molto intense, sono impossibili da controllare; sono le emozioni che si innescano con il fine di aiutarci a sopravvivere. Queste emozioni, che possono essere paura molto intensa, rabbia molto forte, e via dicendo, si impadroniscono della nostra mente sia conscia che inconscia, e, senza che ce ne rendiamo conto, ci muovono come marionette ad azioni immediate mirate alla nostra sopravvivenza. Un classico esempio, e' quello della persona in automobile che sta ascoltando la radio e sta parlando con un amico li vicino. Ad un certo punto, da un secondo all'altro, si trova davanti un'automobile che sta per venirgli contro; senza neanche accorgersene, interrompe la conversazione con l'amico e l'ascolto della radio, che per lui non esistono piu', e sterza a piu' non posso evitando la macchina. Solo dopo averla evitata, quando l'emozione sara' stata "riassorbita", si rendera' conto di cio' che ha fatto. Oppure possiamo pensare alla persona che riceve un pugno in pancia e subito dopo, senza accorgersi, si piega e se la copre con le mani per proteggere gli organi vitali da altre eventuali aggressioni. Molti nostri comportamenti o atteggiamenti, dunque, sono frutto di un nostro Io manipolato senza controllo da parte delle emozioni, causa di un'innato sistema di auto-protezione. Se quando avessimo paura il sangue non si trasferisse automaticamente alle gambe pronte alla fuga, come detto prima, non riusciremmo a correre abbastanza veloce per scappare dal pericolo, e non avremmo tempo di metterci a fare riscaldamento muscolare. Esattamente come siamo programmati per l'auto-protezione, lo siamo anche per la protezione della prole o dei nostri simili. Infatti, non possiamo controllare nemmeno le espressioni del viso sopraccitate che compaiono diversamente a seconda dell'emozione che si prova. Sempre in caso di pericolo, quindi, assumeremo, anche se non lo vorremmo, un espressione facciale che verra' riconosciuta dai nostri simili come paura.

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Di conseguenza manterranno anch'essi uno stato d'allerta alla ricerca di possibili pericoli.

La comunicazione chimica Fin dalla nostra nascita, oltre ad aver presente nel nostro cervello le funzioni emozionali di cui ho appena parlato, possediamo il piu' antico ed efficace mezzo di comunicazione animale; il sistema di comunicazione chimico, ovvero quell'insieme di molecole chiamate comunemente "feromoni", che un individuo e' in grado di produrre, trasmettere e codificare. Essi sono di varia natura chimica (aldeidi, chetoni, alcoli, acidi, ecc) diversamente solubili o volatili. Sono recepiti tramite l'olfatto o il gusto, e una volta che il cervello li ha ricevuti attraverso dei recettori posti nella cavit nasale ed elaborati decodifica automaticamente il messaggio grazie ad un meccanismo innato, che conosce gia' ogni tipo di feromone e sa decodificare ogni messaggio senza il bisogno di apprendimento. Hanno un forte potere adattivo che aiuta la specie a sopravvivere in ambienti diversi. Questo mezzo per comunicare e' utilizzato da sempre da qualsiasi specie animale. E' incontrollabile, invisibile ed il suo funzionamento e' inconscio. I segnali chimici vengono infatti inviati inconsciamente da un individuo ad un altro (che a sua volta li interpreta inconsciamente) e contengono messaggi ben precisi collegati alle emozioni e agli stati d'animo del "mittente". Essi si propagano attraverso l'aria, l'acqua o il terreno e sono stati "studiati" dalla natura apposta per poter comunicare eventuali pericoli, messaggi di seduzione, di possessivita', di appartenenza, di sfida e molte altre informazioni di vario genere. Infatti questi segnali hanno la capacita' di perdurare nel tempo, in modo che un animale possa impossessarsi di un territorio lasciandovi il suo odore facendo si che tale territorio rimanga di sua proprieta' per un tempo prolungato. Inoltre essi, insieme ai messaggi uditivi (che pero' non sono sempre cosi' precisi) sono gli unici in grado di essere recepiti nell'oscurita' e di attraversare gli ostacoli fisici. Vediamo ora nel dettaglio che cosa queste molecole possono comunicare, basandoci su degli studi effettuati sugli insetti. Possiamo distinguere sei principali specie di feromoni:
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- i feromoni sessuali: hanno la proprieta' di attirare il partner e di dare informazioni sullo stato riproduttivo. Questi messaggi generano nel ricevente modifiche comportamentali ed emotive come la fuga, la sottomissione, l'allontanamento oppure l'appagamento e la tranquillita'. Questa varieta' di reazioni si verifica solitamente nella femmina, e dipende dallo stato riproduttivo del maschio: per esempio, se questo permette la generazione di una prole sana che possa mandare avanti l'esistenza della specie, allora la femmina provera' piu' probabilmente tranquillita' e appagamento e sara' piu' accondiscendete riguardo l'accoppiamento. Uno studio dimostra che nelle lacrime umane femminili generate da tristezza, e' presente un feromone in grado di diminuire il desiderio sessuale di uomo e di placare sue eventuali azioni violente. L'immagine seguente mostra una boccetta contenente un gas a base di feromoni sessuali, usato come afrodisiaco una volta liberato in una stanza:

- i feromoni gregari: mantengono la coesione all'interno di un branco animale, determinando i rapporti gerarchici e permettendo di riconoscere membri appartenenti allo stesso Clan. E' quindi vero che, anche tra gli umani, "leader si nasce, non si diventa"; un individuo che produce dalla nascita feromoni "dominanti", sara' piu' facilmente riconosciuto come leader. Questi feromoni permettono anche alle madri di molte specie animali di riconoscere i propri figli. Uno studio del 1983 effettuato da Robert Wilson dimostra che negli umani, le donne preferiscono gli uomini nel quali i feromoni gerarchici inviano loro il messaggio di compatibilita' di sistema immunitario e sanguigno. Questi ferormoni fungono quindi da vere e proprie "firme olfattive". - i feromoni di pista: permettono di seguire un percorso creato da feromoni di pista altrui; e' il mezzo usato dai cani da tartufo. - i feromoni di spazio: delimitano un territorio. Per molti animali, compresi i mammiferi, essi si trovano nell'urina. Per molti altri, compresi gli umani, essi vengono rilasciati semplicemente dalla pelle. Approfondiro' il tema dell'occupazione del territorio in seguito. - i feromoni di allarme: vengono rilasciati in situazione di pericolo e inducono nel ricevente stati di allerta.

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Gli ormoni sessuali e quelli di allarme appartengono ad un gruppo di ferormoni detti "incitatori" (o releasers), ovvero tutti quei feromoni in grado di attuare immediate modifiche comportamentali e fisiologiche nel destinatario. Per esempio, un uomo che sente l'odore dell'organo genitale femminile si eccita immediatamente, producendo molti ormoni sessuali e aumentando la pressione arteriosa. L'altro gruppo invece costituito dai feromoni modificatori (o primers), ed hanno la particolarit di eseguire modifiche lente ma a lungo termine nel corpo e nel comportamento del destinatario. Per esempio, alcuni feromoni vengono inviati dalla donna all'uomo effettuando all'interno di esso delle regolazioni dell'apparato riproduttivo permettendo la generazione di una prole piu' sana e quindi la sopravvivenza della specie.

La comunicazione tattile Insieme alla comunicazione chimica, quella tattile costituisce una forma molto primitiva di comunicazione. E' quella che intercorre tra il neonato e la madre che lo culla e lo accarezza dolcemente. Imparare a toccare, a riconoscere gli oggetti con le mani, e' una tappa basilare nel processo di crescita di un bambino, Se la sensazione tattile e' piacevole la prolunghiamo, altrimenti ritiriamo la mano, cosi' come da adulti ci ritraiamo da una persona o da una situazione. Quando vediamo un oggetto, ne percepiamo le dimensioni e il colore, ma solo toccandolo abbiamo un'idea precisa delle sue reali caratteristiche fisiche, del suo peso, del suo calore e della sua morbidezza. Il contatto fisico con altre persone, a seconda di come viene eseguito, puo' esprimere tantissime emozioni; una carezza dolce puo' esprimere amore, una spinta indica aggressivita', una stretta di mano forte segnala sicurezza e superiorita' mentre una debole e sudata dimostra insicurezza e nervosismo. Dunque, anche un breve contatto con un'altra persona puo' determinare una prima impressione che andra' a saldarsi nel cervello di chi la elabora per sempre. Inoltre il contatto fisico, a causa delle leggi di territorio di cui parlero' dopo, pu scatenare reazioni violente in persone che si sentono aggredite nel loro spazio personale.

L'evoluzione del comportamento umano


Le azioni L'uomo, malgrado la sua continua evoluzione tecnica, ha pure lui comunque bisogno di effettuare azioni; nuotare anche se esistono le barche, sorridere anche se conosce le parole per esprimere la felicita', gesticolare per sottolineare i discorsi anche se sa disegnare cio' anche dice e magari anche trasformarlo in grafici e tabelle. Il nostro bisogno naturale di compiere azioni, di ogni genere, e' e rimane quindi sempre molto forte. Con il termine
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"azioni" parlero' di ogni movimento, espressione, comportamento ed atteggiamento dell'uomo che determina la sua comunicazione non verbale. Le azioni innate, ovvero le azioni che non dobbiamo apprendere Per "azioni innate" si intende quello quell'insieme di comportamenti che nessuno ci ha mai insegnato, ma che possediamo pre-programmate nel cervello fin dalla nascita. Agli inizi del 1900 si pensava che l'uomo nascesse con un cervello "vuoto", e che quest'ultimo venisse riempito con la crescita e l'apprendimento, e che quindi non esistesse nulla di innato. Piu' tardi, molti antropologi ed etologi effettuarono ricerche su popolazioni Amazzoni mai state a contatto con televisioni, mass-media e uomini bianchi e scoprirono molte azioni comuni alle nostre; anch'esse, per esempio, alzavano brevemente le sopracciglia per salutare un amico, o assumevano le stesse nostre espressioni facciali in occasione di avvenimenti simulati apposta dai ricercatori. Questi esperimenti iniziarono a smentire le precedenti credenze. In seguito vennero effettuate ricerche sui neonati.

I bambini, di solito si comportano come gli viene insegnato dalla madre; si sono dovuti analizzare dunque bambini ciechi. Si noto' che essi sorridevano esattamente quando e come lo facevano gli altri dotati di vista normale. In base agli studi effettuati sui bambini sordi, invece, si scopri' che anche il pianto e' un'azione innata; essi piangevano proprio come qualunque bambino pur non potendosi sentire. Oltretutto, i sostenitori dell'ormai superata teoria, non seppero spiegare l'azione automatica dei bambini di afferrare e succhiare il seno della mamma senza che nessuno abbia spiegato loro che in quel modo potessero nutrirsi. Gli ultimi approfondimenti riguardo gli studi delle espressioni facciali da parte del famoso psicologo comportamentista Paul Ekman, dimostrarono che qualunque uomo, donna o bambino di qualsiasi regione del mondo, reagisce a determinate situazioni con le stesse espressioni del viso; si puo' essere dunque sicuri che anch'esse fan parte di un bagaglio di informazioni gia' pronto nel nostro cervello fin dalla nascita. Tenersi lontani dal fuoco, aver paura di animali come ragni e serpenti, temere le grandi altezze e la maggior parte delle altre fobie dell'uomo, sono tutte azioni che nessuno ci ha mai insegnato ma che conosciamo dalla nascita, e sono forse frutto di millenni di evoluzione ed esperienza umana. Possiamo quindi concludere dicendo che ogni espressione del volto, ogni reazione a elementi naturali pericolosi ed ognuna delle azioni naturali primordiali (impulso sessuale, impulsi di caccia, ricerca del cibo, ecc) e' impressa nel nostro cervello e la conosciamo da sempre.

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Le azioni scoperte, ovvero le azioni che scopriamo da soli Dal titolo, l'argomento in questione e' abbastanza ovvio. Inizio quindi a citare alcune importantissime constatazioni di Desmond Morris, noto etologo che ha studiato il comportamento dell'essere umano come un biologo studia quello di una scimmia, ovvero che alla base dell'apprendimento delle azioni sta il fatto che ogni uomo (salvo le persone affette da handicap fisici) nasce con gli stessi arti, gli stessi numeri e tipi di muscoli e in generale lo stesso apparato motorio. In questo modo, l'uomo, e' in grado di imitare fin dalla nascita qualsiasi azione di ogni altro uomo. Questo processo avviene automaticamente, e soprattutto inconsciamente. Prima di tutto imitiamo i movimenti e le azioni dei genitori, poi delle altre persone che ci stanno intorno e che vivono nel nostro stesso ambiente. Per esempio, se da neonati vediamo che nostra mamma ogni volta che si arrabbia con noi si mette le mani tra i capelli, una volta abbastanza grandi da avere piena coscienza delle nostre mani e dei nostri capelli, in prenda alla rabbia ripeteremo lo stesso gesto. Molti studiosi si sono pero' chiesti chi, per primo, ha inventato le azioni che noi imitiamo. Una risposta certa non esiste, si pensa pero' che molte si siano create nel tempo, imitate da azioni innate.

Per fare un esempio concreto, pensiamo ad una persona che ne osserva un'altra, la quale e' arrabbiata e impaurita e si richiude letteralmente in se stessa abbassandosi e abbracciandosi da sola per autorassicurarsi, incrociando le braccia. Questa e' un azione innata che l'amigdala ci fa compiere per proteggerci da un pericolo esterno, ma verra' inconsciamente imitata dall'osservatore per ogni altra situazione di "chiusura", che sia chiusura psicologica rispetto ad un dialogo o rispetto ad un altra persona: ecco che in quest'ultime circostanze quest'uomo incrocer le braccia, inviando il messaggio non verbale "non voglio avere a che fare con questa cosa, mi irrita, non mi piace". Le azioni scoperte vengono spesso confuse con le azioni innate perche' possiamo notarle in tantissime persone. Vediamo infatti molto spesso gente con le braccia incrociate, gente che alza le mani in cielo quando esulta, gente che si porta le mani in faccia quando piange o quando si sente sciocca. Le azioni scoperte sono dunque la maggiorparte di quelle azioni che fanno tutti, in tutto il mondo, in ogni cultura: incrociare le braccia, indicare qualcosa, portarsi le mani sulla faccia o tra i capelli, mettere le mani sui fianchi, portare le mani sulla pancia mentre si ride, e via dicendo. Una variante delle azioni scoperte, sono le azioni assimilate. Anch'esse vengono copiate da altre persone inconsciamente, ma a differenza di quelle scoperte variano molto da gruppo a gruppo, da nazione a nazione e da cultura a cultura. Queste azioni possono essere il modo in cui camminiamo, il modo in cui stiamo in piedi, il modo in cui parliamo e gesticoliamo e tutte le altre azioni che determinano la nostra immagine, che appunto tendiamo a modificare a seconda del gruppo sociale a cui apparteniamo per farci accettare; questa non e' un'ipotesi quanto una legge. Si sa infatti che l'essere umano e' un animale da branco, ed e' dunque
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ovvio che egli debba per via naturale farsi accettare all'interno di esso. Desmond Morris ha affermato che secondo alcune sue osservazioni nei gruppi di omosessuali, quest'ultimi, se appena "arrivati", tendono ad imitare il comportamento degli altri membri del gruppo assumendo atteggiamenti tipici femminili, come sporgere di piu' le labbra, tenere il polso rigido e muovere la lingua in maniera piu' evidente quando parlano. Lo stesso vale per le loro posture ed il loro modo di gesticolare. Alcuni scienziati hanno constatato che questo fenomeno si presenta anche, in maniera un po' piu' ridotta, in alcune comunit' di scimmie. Le azioni apprese, ovvero le azioni che ci devono essere insegnate Le azioni apprese sono quelle consciamente acquisite mediante l'insegnamento, oppure con l'osservazione auto-analitica e la pratica. Da un lato estremo abbiamo azioni come i salti mortali o altre acrobazie studiate per mettere in mostra se stessi, dall'altro lato abbiamo il linguaggio del corpo quotidiano che va dallo stringere la mano per salutare, al sorridere per cortesia, allo strizzare l'occhio fino allo schioccare le dita.

Si pensava che un gesto cosi' comune come lo stringere la mano facesse parte dei gesti appresi, ma si noto' che i bambini provavano disagio a stringere la mano, e gli doveva essere appreso con calma. Molti altri atti banali di tutti i giorni rientrano in questa categoria.

Analisi della comunicazione non verbale Il territorio


Ogni persona ha un proprio spazio personale, ovvero un territorio circolare intorno a se per cui prova inconsciamente un senso di possessivita' e prova disagio quando un altro individuo cerca di invaderglielo, ovvero di spostare il suo corpo o i suoi oggetti personali al suo interno. Questo senso di territorio e' comune in tutti gli animali; e' infatti noto che i cani urinano su certi spazi per impossessarsene, soprattutto quando vi sono odori di altri simili. Questo discorso si ricollega al tema della comunicazione chimica, per cui ogni uomo o animale si fa riconoscere in parte attraverso il suo odore. Quando qualcuno invade il nostro territorio, la zona primordiale del nostro cervello ci fa infatti reagire con irrigidimento, disagio ed allerta in quanto percepisce questa invasione come un "attacco" fisico aggressivo da parte di un nostro simile; tutto questo avviene sempre inconsciamente. L'ampiezza di questo spazio personale si aggira intorno al cerchio formato da un raggio di lunghezza equivalente al proprio braccio, ma dipende molto anche dalla razza a cui l'individuo appartiene, dall'ambiente in cui e' vissuto e dalla classe sociale di appartenenza. Per esempio, i giapponesi hanno imparato a vivere in spazi ristretti per molte generazioni a causa della
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sovrappopolazione delle loro citta', quindi hanno un territorio personale molto piu' ristretto degli occidentali i quali hanno uno spazio vitale molto piu' ampio e per esempio mantengono sempre una certa distanza l'uno dall'altro durante le conversazioni. Quando due persone di nazionalita' diverse si incontrano, possono infatti nascere facilmente malintesi o situazioni sgradevoli. Solitamente, la persona che si sente invasa si sposta riguadagnando il suo spazio personale, oppure si irrigidisce e diventa verbalmente piu' aggressiva. Tutto questo non avviene pero' sempre e allo stesso modo; l'uomo, utilizza lo spazio intorno a se e reagisce alle sue invasioni in modi diversi, comunicando vari messaggi in linguaggio del corpo. La scienza che studia questi comportamenti si chiama prossemica, ed e' stata inventata dall'antropologo americano Edward Hall. Egli ha scoperto che lo spazio personale non e' vuoto ma diviso in quattro aree. Questa scienza studia lo spazio personale basandosi su una semplice legge; piu' aumenta l'intimita', piu' diminuisce la superficie della zona occupata. Quattro sono le aree in cui, normalmente, possiamo agire: una zona intima: si estende all'incirca da 20 a 50 centimetri, distanza fino alla quale possiamo arrivare con le mani se si tengono i gomiti vicino al corpo, E' la distanza che si mantiene con le persone con le quali si e' in confidenza, con gli amici piu' cari o con i nostri famigliari. Si possono avvertire gli odori dell'altra persona, le emozioni espresse sul viso, le variazioni del respiro e del colore della pelle; la comunicazione e' quindi molto intensa e appunto, intima. Analizzo ora le varie reazioni riguardanti l'invasione delle zone intime nei diversi sessi. Quando un uomo si avvicina troppo ad una donna, questa potrebbe sentirsi a disagio, in quanto si sa che le donne siano molto piu' pudiche degli uomini. Per un uomo, invece, l'invasione della zona intima da parte di una donna viene inconsciamente percepita come un atto di seduzione. Per quanto riguarda invece l'invasione della zona intima di un uomo da parte di un altro individuo dello stesso sesso, la reazione e' solitamente vicina all'aggressivita' verbale e all'estremo disagio, amenoche' non si tratti di una coppia omosessuale. Ci sono persone, che avendo di base per loro natura grande insicurezza e bisogno di affetto, cercano sempre e con chiunque di spostare il rapporto nel loro spazio intimo, venendo spesso rifiutate o fraintese. Si puo' distinguere un bacio formale da un bacio che indica un legame affettivo; se i fianchi dei due individui si toccano si tratta del primo caso, altrimenti del secondo.

Gherardo Puglisi

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una personale: si estende da 50 fino a 120 cm, cioe' lo spazio corrispondente al nostro braccio disteso. Quando due conoscenti si incontrano per strada e si fermano a parlare, di solito tengono questa distanza. Facciamo entrare in questa zona, senza provare disagio, persone che conosciamo con cui scambiamo due chiacchiere. A questa distanza le espressioni del viso assumono molta importanza in quanto cio' che abbiamo davanti e' un primo piano completo del volto dell'altra persona. In questa zona non si avvertono piu' gli odori dell'altra persona. una sociale: ha una distanza doppia della precedente. Stiamo a questa distanza dalle persone che non conosciamo bene, come un negoziante quando compriamo qualcosa o il meccanico che ci aggiusta l'auto. Questa e' la zona della neutralita' affettiva ed emozionale e genericamente dei rapporti di lavoro. I gesti e le espressioni sono piu' evidenti e costituiscono il mezzo di comunicazione privilegiato. Lo sguardo ha molta importanza, in quanto il contatto e' solamente di natura visiva; distogliere lo sguardo dalla persona con la quale si sta parlando equivale ad escluderla dalla conversazione. una pubblica: questo spazio si estende fino agli otto metri circa intorno a noi. Oltre questa distanza non esiste piu' alcun rapporto con le persone. In questa zona si colloca chi decide di parlare ad un gruppo; il professore che parla agli studenti, l'attore rivolto al pubblico o il politico che tiene un discorso. La comunicazione non verbale, a questa distanza dove ne odori ne variazioni fisiologiche sono visibili, assume un importanza fondamentale. Per questo motivo politici, manager e tutte le altre persone che hanno spesso a che fare con gruppi di persone, studiano a fondo il linguaggio del corpo per comunicare in maniera efficace.

Come ci comportiamo, in generale, quando percepiamo un invasione di un territorio che abbiamo delimitato e "preso in possesso"? Per esempio, quando due persone siedono allo stesso tavolo il nostro subconscio "animalesco" interpreta una condivisione di territorio. Dunque, soprattutto se si trovano uno di fronte all'altro, esso stabilisce delle regole di condivisione e divide il tavolo in due parti, delimitando il nostro territorio. Quando la persona che sta accanto a noi si sporge verso di noi invadendo il nostro spazio o sposta suoi oggetti personali nello stesso, il nostro corpo avverte l'invasione, mentre noi spesso non ci accorgiamo del messaggio che esso ci lancia. Le tipiche reazioni che si hanno quando qualcuno invade il nostro territorio delimitato, sono le seguenti:
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a livello fisiologico il nostro corpo aumenta i battiti del cuore, nel sangue viene immessa adrenalina e i muscoli si contraggono preparandosi ad un possibile attacco; a questo punto iniziamo a trasmettere una serie di segnali preliminari per indicare il nostro disagio, quali dondolare una gamba o muoversi sulla sedia, come se questa fosse improvvisamente divenuta scomoda; subito dopo il nostro corpo assume una posizione di chiusura nei confronti dell'intruso e allora abbassiamo il mento, piegando avanti le spalle o addirittura chiudiamo gli occhi, per cercare di non vedere cosa sta accadendo; se tutti questi segnali del corpo non vengono riconosciuti e l'invasione altrui, con il conseguente nostro fastidio, continua, allora ci allontaniamo dal luogo in cui ci troviamo e cambiamo posto. Molto spesso, se le due persone stanno parlando, senza apparenti motivi il tono di voce diventera' piu' aggressivo e si percepira' un senso di sfida. Potremo osservare questi comportamenti nella parte pratica a fine lavoro.

Quando viene invaso il territorio personale di persone particolarmente reattive ed aggressive, la reazione puo' addirittura provocare scoppi di violenza fisica.

La propriet Il nostro corpo segnala sempre se un oggetto o una persona accanto a noi ci appartiene. Lo fa con un gesto molto semplice, ovvero quello di toccare, o tenere la mano fissa a contatto con quest'oggetto o persona. Pensiamo per esempio a quando apriamo la porta ad un ospite e lo invitiamo ad entrare tenendo la mano appoggiata sullo stipite della porta. Il messaggio e' chiaro; l'ospite e' il benvenuto ma deve rendersi conto di trovarsi nella nostra dimora, di cui siamo gelosi.

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Come si sta seduti Secondo la psicologa comportamentista italiana Anna Guglielmi, il modo in cui ci si siede su una sedia viene anch'esso "deciso" dal nostro stato d'animo ed emotivo, dunque, sedendosi in una maniera piuttosto che in un altra, il corpo vuole inviare un certo messaggio. Una posizione che notiamo spesso in persone frettolose, nervose o che si sentono a disagio con noi o con cio' di cui stiamo parlando durante una conversazione su una panchina o in ufficio, deriva da un istinto di fuga dalla situazione di disagio, lanciato dall'amigdala e frenato dalla corteccia celebrale, espresso con una postura ripiegata in avanti, con i glutei appoggiati al bordo della sedia, la testa molto sporgente e le mani appoggiate sulle ginocchia. Esprimiamo lo stesso messaggio di disagio facendo un gesto per alzarci e risederci velocemente, comportamento che indica sempre un istinto di fuga represso. Se il nostro interlocutore invece si sente a suo agio ed e' rilassato, appoggia la schiena allo schienale con il busto inclinato all'indietro, rilassa le gambe e se si crede superiore a noi, inclina all'indietro anche la testa e non mantiene un contatto visivo. Se invece mantiene i suoi glutei completamente appoggiati sulla sedia ma sporge in avanti il busto mantenendo un saldo contatto visivo, interessato o meno all'argomento di discussione, non vuole perdersi neanche una parola e vuole capire tutto cio' che gli viene detto, in quanto si sente un po' inferiore a noi e ritiene i nostri discorsi sempre importanti. Quando l'interlocutore e' invece seduto diritto, con la schiena completamente appoggiata allo schienale, la testa eretta e le gambe rigide, dimostra un interesse particolarmente grande riguardo la conversazione in corso. Quando due persone, sedute su un divano, accavalcano le gambe in modo da formare un triangolo che ha come angolo i loro piedi (come nella figura seguente), creano inconsciamente una sorta di circuito chiuso dove la principale comunicazione avviene solo tra loro due, ed un eventuale terza persona nel mezzo viene automaticamente esclusa.

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In generale, quando ci sentiamo minacciati cerchiamo di proteggerci dietro a un oggetto o a una persona. Pensiamo a quando eravamo piccoli, che ci nascondevamo dietro alla mamma. Crescendo capiamo che questo atteggiamento non e' piu' praticabile, dunque creiamo un nostro rifugio, come accennato precedentemente, incrociando le braccia. Incrociando le braccia il nostro corpo ci fa proteggere il cuore. Questo gesto pero' e' molto evidente e puo' sembrare inadeguato; viene quindi sostituito, quando siamo seduti, dall'accavallamento delle gambe. Questo gesto protegge i genitali. Il gesto di accavallare le gambe indica quindi un moto di chiusura, di difesa, infatti una persona totalmente a proprio agio, come detto prima, tiene le gambe piu' sciolte. Oltretutto, come abbiamo visto, accavallare le gambe puo' escludere o includere altre persone in un'eventuale conversazione. Una variante piu' aggressiva dell'accavallamento delle gambe e' appoggiare la caviglia sul ginocchio dell'altra gamba nel modo illustrato nell'immagine. La persona cosi' seduta disapprova quanto sta succedendo, ma resta per il momento in silenzio; e' pronta ad attaccare e lo fara' al piu' presto, uscendo dalla posizione di difesa. Ancora piu' aggressiva e' la stessa postura ma con una mano che tiene la caviglia, come per impedire alla gamba di sferrare un calcio. Teniamo le caviglie incrociate solitamente quando siamo nervosi, stressati o impauriti. Di solito questo gesto e' accompagnato da morsi al labbro inferiore, rigidit' del corpo e serramento dei pugni. Come ci sediamo davanti ad un uomo o una donna che vogliamo sedurre? L'uomo, per indicare il suo interesse nei confronti di una donna divarica le gambe per mettere inconsciamente in mostra i genitali (a livello naturale, punto di forza maschile), mentre la donna accavalla le gambe nel particolare modo mostrato nella figura a sinistra: una gamba sovrasta l'altra in modo che il polpaccio premuto contro il ginocchio sottostante conferisca alla gamba un aspetto piu' turgido; una mano finge di controllare il bordo della gonna mentre l'altra sottolinea la rotondit' dei fianchi. In piu', la donna puo' far dondolare il piede dentro e fuori dalla scarpa. Il piede e' infatti da sempre considerato dall'uomo una parte anatomica dotata di forte erotismo. Un ultimo e fondamentale aspetto delle posture che si assumono da seduti, e' quello dell'imitazione. Quando vediamo individui che assumono molte delle posizioni analizzate finora, prima di cercar di interpretare il loro stato d'animo, dobbiamo fare attenzione se si trova o meno insieme ad un altra persona, e in caso questa ci sia, dobbiamo osservare la sua postura.
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Infatti, quando siamo in compagnia di persone con un certo carisma o una certa leadership, che hanno un certo effetto di attrazione nei nostri confronti oppure con le quali ci sentiamo molto in sintonia comunicativa, tendiamo ad imitare le loro posizioni e i loro gesti. Quindi, se stiamo discutendo con nostro padre, verso il quale proviamo una forte stima, e questi incrocia le braccia, tenderemo a farlo anche noi pur non provando alcun senso di chiusura.

I gesti delle braccia I gesti, i movimenti compiuti con la parte superiore del corpo, costituiscono la parte piu' rilevante della comunicazione tra essere umani. Con essi, fin dalla nascita siamo abituati ad esprimere ogni emozione e a sottolineare ogni discorso. Esistono i cosiddetti "gesti-azione", ovvero i gesti compiuti volontariamente per comunicare un'intenzione, un'emozione e quant'altro. Dipendono dalle culture, dalle razze e dall'ambiente sociale. Ma i gesti che andro' ad analizzare saranno i "gesti-atteggiamento", ovvero i gesti compiuti in modo inconscio che rivelano contenuti che spesso verbalmente non esprimiamo; come disse Freud, "Nessuna persona puo' mantenere un segreto: se le sue labbra restano mute, parlano le sue dita". Secondo alcuni studi americani, piu' aumenta il potere, la posizione sociale e piu' aumenta l'eta', meno i gesti sono frequenti. Probabilmente e' dovuto al fatto che piu' si invecchia, piu' si aumenta il rango sociale e piu' il vocabolario e' ricco; dunque la frequenza dei gesti che servirebbero per sottolineare un discorso o far capire cio' che si sta dicendo, diminuisce. Un gesto delle braccia molto comune e' quello di porsi a braccia conserte, o incrociate. Viene eseguito spesso quando si e' da soli in mezzo ad estranei, nel caso in cui ci si vuole chiudere in noi stessi, quando ci si vuole difendere o quando non siamo d'accordo riguardo una cosa e vogliamo prenderne le distanze. Se un nostro ipotetico interlocutore incrocia le braccia mentre gli stiamo parlando, possiamo essere sicuri che non sta ascoltando e approvando tutto cio' che gli stiamo dicendo; si e' chiuso a noi, all'argomento e vuole magari evitarlo. Oltretutto, secondo gli esperti di psicologia dell'apprendimento, ascoltare una persona tenendo le braccia incrociate diminuisce del 30% la capacita' di memorizzare quanto viene detto. Stare in piedi a braccia conserte afferrando i gomiti con le mani, rivela una sensazione di disagio e chiusura ancora piu' intensa e sicura del normale, spesso dettata da emozioni come frustrazione e rabbia. Incrociare le braccia e' pero' anche un atteggiamento di riflessione; quando una persona e' presa da una lungo dialogo interno riflessivo, cerca di risolvere dubbi o trovare soluzioni, solitamente incrocia le braccia per rimanere concentrato in se stesso e non avere contatti con il mondo esterno che potrebbe distrarlo.

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Inoltre, venerdi' 20 maggio 2011, l'University College London ha pubblicato sulla rivista medica "Pain" un'importante scoperta riguardo questo gesto; pare che incrociare le braccia diminuisca l'intensita' di un qualsiasi dolore. Le ragioni non sono ancora certe. La succitata psicologa comportamentista Anna Guglielmi, definisce "barriere parziali" tutti quei gesti, effettuati con arti oppure oggetti, che nascono da un tentativo di nascondere il gesto di incrociare le braccia, magari per convenzioni sociali. Per esempio, aggiustare continuamente il polsino della camicia o la chiusura dell'orologio con il braccio opposto, crea una barriera simbolica tra noi ed il mondo esterno, che ci rassicura e calma un eventuale nervosismo. Si crea una barriera anche reggendo davanti a se un giornale o un fascicolo; gli uomini pero', tendono a porre questo oggetto di fronte ai genitali, con l'istinto di proteggerli. Se non si ha niente in mano, si puo' cercare un po' di conforto per esempio afferrandosi le mani e strofinandosi le dita, o giocando con l'anello, oppure, nel caso delle donne, accarezzarsi i capelli o le orecchie. Questo comportamento di auto-rassicurazione deriva da una regressione ai tempi dell'infanzia, quando ci sentivamo protetti dalla mamma che ci accarezzava e ci coccolava. Camminare con le braccia dietro la schiena, invece, indica rilassamento mentale e fisico, sicurezza di se stessi e coscienza della propria autorita'. Questo pero' solo se si afferrano le mani. Quando invece si afferra il polso, si sta trattenendo molta rabbia; e' come se il braccio volesse sferrare un pugno nascosto ma la mano lo trattenesse. Parlare tenendo le braccia aperte, un braccio distante dall'altro, dimostra che siamo rilassati, a nostro agio e siamo disponibili per ascoltare e comunicare. Possiamo dire che si tratta del gesto di significato contrario a quello appena visto. Il petto cosi' scoperto segnala che non abbiamo nulla da nascondere, siamo onesti e vogliamo che le altre persone ci credano. Questo segnale e' ancora piu forte se anche i nostri palmi sono girati verso l'alto. A molti oratori e politici viene insegnato a parlare in pubblico mostrando le braccia in questo modo, in modo da essere piu' convincenti su cio' di cui si sta parlando. Quando una persona vuole solamente sembrare onesta, sincera e aperta, compie lo stesso gesto di apertura delle braccia con la differenza che tiene i palmi rivolti verso di se, come se avesse qualcosa da nascondere. Quando i palmi rivolti verso se stessi, invece, si muovono avanti e indietro come per dire "guardatemi!", chi compie il gesto vuole attirare tutta l'attenzione su di se. Un altro gesto delle braccia che notiamo spesso quando una persona parla, e soprattutto quando vuole far valere una sua opinione, e' quello di portare entrambi gli avambracci dall'alto verso il basso, spesso sbattendo le mani sul tavolo. Questo gesto viene consciamente interpretato come un normale modo di gesticolare per dare enfasi al discorso, ma in realta' cela un desiderio di colui che parla di sottomettere l'ascoltatore e di prevaricare.

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Esattamente come un animale rizza il pelo per sembrare pi grosso o come un uccellino si gonfia, noi, per comunicare una sfida, un'imposizione fisica o verbale o per mostrare la nostra superiorita', ci piazziamo a gambe divaricate, con pancia in dentro e petto in fuori e le mani appoggiate sui fianchi, allargando i gomiti. Appoggiando le mani sui fianchi, puntiamo con le mani i nostri genitali, mettendoli in mostra e prevalendo su altre persone. I gomiti allargati ci consentono di aumentare le dimensioni.

La mano e i suoi gesti Le mani sono strettamente collegate al cervello, tanto che Aristotele diceva che ne sono una diramazione. Con le mani realizziamo cio' che immaginiamo, trasformiamo in gesti e disegni le nostre immagini mentali, raffiguriamo quello che con le parole non riusciamo ad esprimere bene. Come con le braccia, con le mani aperte (ovvero con il palmo rivolto verso l'alto) si comunica onesta', disponibilit' e sottomissione. Le popolazioni antiche e quelle nomadi quando si incontravano esponevano i palmi delle mani per mostrare che non avevano armi e che dunque si avvicinavano in pace. Il bambino che mente, invece, nasconde le mani dietro la schiena. Le mani rappresentano quindi simbolicamente una zona dove viene messa in vista ogni cosa che accade nella nostra mente; dunque, se non vogliamo che questi contenuti vengano visti da altre persone nascondiamo le mani, in caso contrario le mostriamo. Parlare tenendo le mani come nell'immagine a sinistra, a cuneo, esprime molta auto-sicurezza e desiderio di mostrare agli altri la propria superiorita'. Se la punta del cuneo e' viene girata in avanti questo gesto assume piu' aggressivita' di quanta ne abbia e chi lo esegue vorra' aver ragione a tutti i costi.

Quando le mani sono invece strette a pugno, la persona che le stringe prova forte rabbia e ostilita'. Quando una persona ci abbraccia nascondendo dietro la nostra schiena un pugno chiuso, sicuramente ce l'ha con noi. Questa persona magari e' anche offesa, ed e' pronta ad uno scontro verbale. Se si trova da sola, e' probabile che stia rivivendo una grossa frustrazione subita in passato. Tenere le mani intrecciate e' anch'esso un segno di chiusura. La frustrazione e il malumore diminuiscono se le mani si spostano dall'altezza della testa all'altezza della pancia. Se le dita sono erette, questo gesti diventa un segno di difesa.

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Un altro gesto comune e' lo sfregamento delle mani, che come e' noto, indica soddisfazione e gioia. Le tecniche di vendita affermano che sfregandosi le mani davanti ad un possibile cliente, gli comunichiamo che stiamo per fare entrambi un affare; di conseguenza esso andra' piu' probabilmente a buon termine. Tamburellare le dita su un tavolo, e' un gesto il cui significato viene spesso confuso con il nervosismo, ma in realta' rivela impazienza. Chi lo compie non vede l'ora che il discorso sia concluso, o che gli venga concesso spazio per parlare. Alzare una mano o entrambe le mano con il palmo aperto in maniera molto veloce, indica un segnale pari allo "STOP". La persona non vuole sentir parlare di cio' che state dicendo o ritiene impossibile per lui eseguire un dato ordine.

Un altro gesto, tipicamente femminile, e' quello di esporre il polso, reggendo una sigaretta o aggiustandosi i capelli. Questo avviene in segno di arrendevolezza e disponibilita'. Quando una donna vuole dimostrare o ricambiare l'interesse che una persona dimostra nei suoi confronti, tende ad esporre il polso. Ma il comportamento piu' importante eseguiti con con le mani, e' senz'altro il gesticolare. Molti di noi, parlando, disegniamo nell'aria le immagini di cio' che stiamo dicendo, per sottolineare il discorso come per farsi capire meglio. Molto spesso lo facciamo senza rendercene conto, perche', come detto prima, le mani interagiscono direttamente e subito con il cervello. Il dito indice, e' il dito del potere e del comando; lo si espone infatti per impartire degli ordini. Lo usiamo per sottolineare, indicare e ammonire. Quando si impartisce un ordine ad una persona, possiamo indicarlo con l'indice o con il palmo girato verso l'alto, o verso il basso. Quando e' girato verso l'alto, con la mano girata nel senso della sottomissione, chi deve eseguirlo non vivra' il comando come una prevaricazione ma lo eseguira' tranquillamente. Viceversa se il palmo e' girato verso il basso. Quando una persona e' molto tesa e ha bisogno di essere rassicurata, si mette le dita in bocca. Questo gesto e' una regressione alla fase psicosessuale orale postulata da Freud, e riporta anche ai tempo di quando era neonata e veniva rassicurata e calmata con un ciuccio o con un biberon.

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Quando le dita, o l'intera mano, vengono portate davanti alla bocca, e' un segno chiaro che chi compie il gesto avrebbe qualcosa da dire ma l'uscita di tali parole viene bloccata dal cervello attraverso le mani, per un qualsiasi motivo, magari riguardante le convenzioni sociali. Immediatamente dopo, questo movimento si trasforma e allora la mano inizia a sfiorare le labbra o a grattare il mento. Oppure, copre un finto colpetto di tosse o finisce per strofinare il naso. Quando le dita vanno a strofinare gli occhi, puo' essere un segnale di menzogna; chi mente non vuole guardare la realta' che sta distorcendo, e nemmeno vuole guardare la vittima negli occhi per senso di colpa o per paura di essere scoperto. Il gesto automatico inviato dal cervello e' quello di coprirsi gli occhi con le mani, e viene subito trasformato in un semplice strofinio. Chi si strofina un orecchio, invece, maschera il gesto di tapparsi le orecchie per non sentire qualcosa di sgradevole, come per esempio un fatto a cui non crede. Se un nostro interlocutore quindi si strofina un orecchio, non vuole ascoltare cio' che gli stiamo dicendo oppure non crede a una parola. Immaginiamo di essere in piena discussione con un ipotetico interlocutore. Se egli sta ascoltando e valutando con interesse quanto gli stiamo dicendo, portera' la mano chiusa contro la guancia, con l'indice puntato verso la tempia come nell'immagine a sinistra. Se l'argomento perde improvvisamente di interesse e l'interlocutore si sta annoiando, la sua mano verra' usata per sostenere la testa. Quando egli invece dovra' giudicare, valutare o decidere una vostra proposta o una vostra opinione, porter il pollice sotto il mento tenendo l'indice di fianco all'orecchio, come la figura a destra.

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Comunicare con la testa Parlando di testa, mi riferisco al volto, agli occhi, alla bocca e a tutti gli organi in essa presenti. La testa, come tutti gli altri arti, ha un suo linguaggio non verbale. La differenza e' che se le mani, le braccia ecc. possiamo in qualche modo controllarle, la testa, e sopratutto le espressioni del volto, non possono essere controllate se non in minima parte. Le espressioni facciali, sono impossibili da controllare in quanto il nostro volto sia composto da oltre 10'000 muscoli di cui la maggior parte agiscono in maniera involontaria, senza possibilit' di controllo da parte nostra. Non mi soffermero' sul tema delle espressioni facciali in quanto Patrick Bonzi vi ha dedicato l'intero lavoro di ricerca. Vediamo ora come interpretare i segnali della testa e degli organi del volto. Chi mantiene la testa eretta, presta la massima attenzione a cio' che accade intorno a lui; e' vigile, presente, cosciente a se stesso e partecipa attivamente. Chi piega la testa in avanti, invece, prova ostilita' ed il suo stato d'animo (o l'emozione che sta provando) e' negativo. E' plausibile che questo gesto accompagni delle braccia e/o gambe conserte. E' interessante parlare di cosa sta succedendo quando l'uomo tiene la testa piegata all'indietro: gli animali da preda attaccano i nemici azzannando la gola, il cucciolo si dichiara inerme e arrendevole mostrandola. La gola quindi e' un punto debole che va protetto. Quando l'uomo mostra la gola piegando la testa all'indietro, lancia un messaggio arrogante di superiorita' e di sfida; fa vedere il collo, ovvero la sua parte debole in quanto non teme l'avversario e quindi non ha paura di essere (metaforicamente) azzannato. La bocca e' una delle parti piu' importanti da osservare in un volto, in quanto un suo movimento puo' condizionare l'intera espressione. Quando un uomo ascolta o e' fermo da solo con la bocca aperta, e' disposto a ricevere, ad ascoltare, a "mangiare" quanto viene detto. Mantenendo la bocca aperta si e' piu' ricettivi emozionalmente, ma meno a livello mentale. Dunque, finche' non chiude la bocca, sara' difficile comunicare razionalmente con lui. Quando le labbra sono serrate, invece, il significato e' quello opposto; la persona non vuole sentire e accettare quanto gli viene detto, prova anche un po di rabbia se le labbra sono fortemente serrate, ed e' pronto a smontare ogni argomentazione che sente. Quando una persona si tormenta il labbro inferiore, lo tira in fuori, lo morde e via dicendo, significa che sta provando un disagio causato da un sesso opposto; egli vorrebbe baciarlo, ma si deve contenere e deve controllare anche le labbra.

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La voce Tramite la voce siamo in grado di esprimere i nostri pensieri, reali, inventati o dissimulati tramite le parole, le quali siamo in grado controllare a seconda di cosa, quando e come vogliamo esprimere. Ma la voce non comunica solo questo, e non puo' essere totalmente controllata. Infatti, il tono di voce, il volume, il tono e il respiro che utilizziamo mentre parliamo possono rivelare, a nostra insaputa, ogni piu' piccola emozione e sensazione. Per esempio, se una persona afferma di essere felice con un tono di voce grave, possiamo essere certi che non e' per niente felice. La voce e' uno dei piu' ricchi mezzi di comunicazione dell'uomo. Il volume Quando si parla, la voce deve alzarsi e abbassarsi per esprimere le emozioni che si stanno comunicando. Oppure per far capire la connotazione della frase; nel caso si stia ponendo una domanda, il volume si alza insieme al gesto che stiamo compiendo con la mano. Quando invece impartiamo un ordine, il volume va verso il basso. Un volume di voce troppo alto puo' essere percepito come un'invasione di territorio e puo' quindi generare delle reazioni di difesa. Il tono Una voce fredda e monotona, senza alti e bassi, e' tipica di una persona che ha negato le sue emozioni e fa fatica a provarle. Infatti, come descrivero' tra poco, dal tono della voce si puo' capire l'emozione che la persona che parla sta provando in quel momento. Quando si dice una bugia, la voce deve controllare l'emozione che si provoca mentendo, che puo' essere paura di essere scoperti, felicita' di ingannare l'altro o tristezza provocata dal senso di colpa. Ogni volta che si blocca un'emozione, la voce ne viene inuenzata. Diagnosi della voce Secondo la medicina orientale, a regolare il tono di voce e la sua modulazione sono i reni, mentre la sua velocita' e' regolata dal cuore. Vediamo ora i vari tipi di voce modulata che usiamo provando dati stati d'animo o date emozioni, oppure quando ci troviamo in un certo stato di salute. Voce acuta: ricca e risonante, rivela la debolezza dei reni di una persona e, soprattutto in presenza di vistose occhiaie, e' molto triste intimamente. Rivela un forte stress e nervosismo, possibilmente anche rabbia. Voce grave: potrebbe rivelare disturbi ai polmoni e all'intestino. L'emozione che esprime e' la paura, la forte tristezza o il senso di colpa. Oppure, si abbassa il tono di voce quando si mente perche' il cervello vuole impedirci di dire troppo forte una cosa non vera. Voce nasale: questo tono vocale rivela ansia e parecchi conitti emotivi bloccati nel corpo. E' probabile che anche le spalle siano bloccate e che il torace non ricevi abbastanza ossigeno nel corpo.

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Il respiro Anche il respiro, come ogni nostro movimento, puo' inuenzare il nostro prossimo. In situazioni di particolare emotivita', il ritmo del respiro cambia; una persona ansiosa, infatti, respirera' piu' velocemente rendendo ansiosi anche i presenti, una semplicemente agitata e in conitto tra due situazioni inaccettabili respirera' affannosamente stressando chi lo guarda, mentre un oratore che respira lentamente aumentera' il sonno e la noia degli ascoltatori. Vi sono tre fasi del respiro di cui tenere conto: l'ispirazione, la pausa e l'espirazione. Nella prima, il corpo acquisisce forza e vitalita'. Quando una persona ispira alzando molto il torace, e' pronto a far qualcosa, a compiere un'azione, in quanto prima di far qualsiasi cosa si deve introdurre ossigeno nel corpo. Durante la pausa il ato viene trattenuto, ci si concentra e si prende tempo. Chi, mentre parla si zittisce per pensare alle prossime parole da dire, sta sicuramente trattenendo il ato. In seguito viene l'espirazione, dove si butta fuori l'aria viziata subendo un calo di vitalita' e ci si trova in uno stato passivo e rassegnato. Una persona depressa tende a ispirare brevemente e il meno possibile, per poi dedicare molto tempo a lunghe e lente espirazioni o sospiri.

Il linguaggio visivo

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