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I NUOVI SCENARI DEL TERRORISMO INTERNAZIONALE DI MATRICE JIHADISTA

PARTE PRIMA LO SCENARIO E LE CAUSE DEL TERRORISMO INTERNAZIONALE DI MATRICE JIHADISTA

1. Alle radici del terrorismo internazionale di matrice jihadista: multidimensionalit, variabilit e complessit del fenomeno A quasi nove anni di distanza dall11 settembre 2001, si rende necessario procedere ad una significativa ridefinizione dei modelli di analisi e di interpretazione del terrorismo internazionale di matrice jihadista. Al Qaeda (la Base) ha assunto i contorni cangianti di un prisma multiforme e variabile e tale struttura poliedrica irregolare si riflette sensibilmente sul modello organizzativo e sulla capacit di pianificazione e di organizzazione degli attacchi jihadisti in ogni parte del mondo. Il quadro di analisi si fatto molto pi complesso e ci impone agli analisti di trattare la materia in maniera olistica, secondo un approccio di sistema, respingendo una semplificazione delle dinamiche interpretative e intensificando i processi di conoscenza delle diverse realt geografiche, culturali e religiose (a tutti i livelli, continentali, sub-continentali e regionali) che fanno da sfondo alla proliferazione del fenomeno terroristico jihadista. La stessa evoluzione di Al Qaeda, la sua camaleontica capacit di trasformazione, il suo rapido adattarsi a situazioni di sconfitta militare e politica, la diffusione territoriale che la contraddistingue, la leggerezza delle sue reti di informazione e di comunicazione richiedono un approccio teorico-applicativo profondamente flessibile e articolato, caratterizzato da una significativa adattabilit degli strumenti di analisi strategica e di risposta operativa agli attacchi terroristici, portati non solo nel cuore dellOccidente ma in numerose aree del pianeta di eccezionale valenza geostrategica. In merito allevoluzione organizzativa, occorre ricordare che Al Qaeda si imposta sin dallinizio come Al Qaeda globale, una struttura centralizzata sul piano ideologico, logistico e organizzativo in grado di pianificare azioni contro il Nemico lontano: lattentato alle Torri Gemelle diventato il simbolo pi significativo di una siffatta impostazione strategica ed operativa. Alla base del manifesto ideologico di Osama Bin Laden e di Ayman al Zawahiri vi il jihad1, obbligo personale del credente che ha come obiettivo primario la cessazione dellaggressione occidentale e la cacciata
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Occorre specificare, preliminarmente, che Jihad una parola araba che letteralmente indica lesercizio del massimo sforzo e che la bellicosit non lessenza del Jihad medesimo. Il termine abbraccia un ampio spettro di significati che vanno dal conflitto interiore, per raggiungere la perfezione spirituale - Jihad maggiore - al concetto di guerra santa, Jihad minore (peraltro soltanto in questa seconda interpretazione che il termine assume genere femminile, mentre pi corretta la declinazione maschile propria del termine arabo sforzo). Il Jihad maggiore, come chiarisce il Profeta Maometto, innanzitutto rivolto allinteriorit della persona: indica limpegno di ogni musulmano, uomo o donna, a diventare un essere umano migliore, a sforzarsi per migliorare se stesso. Perseguendo questo scopo il seguace del Jihad pu anche essere utile alla sua comunit. Inoltre, il Jihad per ogni musulmano un banco di prova dellobbedienza a Dio e della fermezza nel realizzare la Sua volont sulla terra. E anche vero che lIslam prevede la ribellione a un governante ingiusto, che sia o no musulmano, ed il Jihad pu diventare il mezzo per mobilitare i seguaci a quello scontro politico e sociale. Questa la jihad minore. Cosi, i musulmani venerano la vita del Profeta Maometto perch un esempio del Jihad maggiore ma anche di quella minore: il Profeta si batt per tutta la vita per migliorare se stesso come musulmano, sia per dare un esempio a quelli che gli stavano attorno sia per dimostrare la propria dedizione assoluta a Dio. Ma combatt anche contro la societ araba corrotta. Visse e us ogni mezzo compresi quelli militanti, ma non solo quelli per trasformarla. Ma largomento che veramente rompe ogni indugio riguarda il principio teologico, unanimemente riconosciuto nellislam, che lassociazione fra jihad e guerra, in particolare nella sua versione offensiva, richieda di essere autorizzata da un rappresentante legittimo della comunit musulmana, tradizionalmente identificato con il Califfo (Kemal Atatrk ha abolito il Califfato nel 1924, interrompendo definitivamente la lunga successione di sultani ottomani inaugurata nel 1517). Di conseguenza, il fatto che la jihad venga dichiarata da figure autocratiche appartenenti alla costellazione dellislamismo radicale palesemente in contrasto con i principi e la tradizione della regione musulmana,

degli infedeli dai territori islamici. Sin dalla sua nascita, Al Qaeda dichiara di voler colpire gli interessi degli americani e dei loro alleati ovunque e con qualunque mezzo, sancendo in tal modo il passaggio dal radicalismo islamico alla dimensione globale del conflitto con lOccidente. Lobiettivo finale di Al Qaeda la restaurazione del Califfato universale2 e, in questa accezione, Osama Bin Laden, attraverso una personale ricombinazione dei principali caratteri della religione, della cultura e della tradizione islamica, si propone come lerede di Maometto. Un primo profondo cambiamento strutturale di Al Qaeda si era gi avuto dopo gli attentati di Madrid (11 marzo 2004) e Londra (7 luglio 2005) in Europa, quando si era trasformata in una struttura reticolare, con un marchio, Al Qaeda appunto, che forniva una sorta di copyright ideologico ai gruppi jihadisti disseminati in tutto il mondo. Da allora, sul piano strettamente funzionale ed operativo, le cellule qaediste sembrano non avere pi la necessit di coordinarsi nella programmazione degli obiettivi terroristici, in quanto, condividendo strategie e principi ideologici unificanti, risultano accomunate da una unitaria rappresentazione del Nemico esterno e interno, ossia crociati, sionisti e regimi musulmani empi loro alleati. Nellattuale fase storico-politica, siamo forse di fronte ad una ulteriore trasformazione di struttura. Al Qaeda centrale (ossia il nucleo rimasto attorno a Bin Laden e al Zawahiri, ridotta nel numero dei combattenti e concentrata prevalentemente nellarea tribale pakistana e nei centri abitati del paese) sottoposta ad enorme pressione ed ha visto ridursi progressivamente il proprio spazio operativo e militare. Lorganizzazione starebbe entrando, probabilmente secondo le intenzioni dei suoi stessi ideologi, in una fase di spontaneismo armato e di diffusione molecolare del terrorismo e la chiamata alla jihad sembra obbedire ad una logica di decentralizzazione funzionale e di dispersione spaziale, ossia trasferendo in periferia quasi tutti i compiti operativi, logistici e finanziari, e lasciando al centro soltanto le funzioni propagandistiche dellideologia del salafismo jihadista3. Questo non significa che Al Qaeda 2010 abbia rinunciato alla propria vocazione strategico-operativa e ideologica a livello centrale, quanto piuttosto che la base jihadista sta attualmente concentrando le proprie energie progettuali e la maggior parte delle azioni terroristiche allinterno di specifici contesti regionali di particolare significato geopolitico. La propensione ad attaccare di Al Qaeda, sia a livello individuale che di gruppo, permane molto elevata e le azioni terroristiche, che presentano spesso tratti di forte casualit, si accompagnano agli sforzi dei gruppi jihadisti di inquadrare gli attacchi allinterno di un disegno strategico globale.
ad ulteriore riprova delluso del tutto strumentale che ne viene fatto. Gli odierni movimenti della Jihad globale, dai Talebani dellAfghanistan ad Al Qaeda di Osama bin Laden, al Movimento islamico dellUzbekistan (Miu), ignorano il Jihad maggiore propugnato dal Profeta e adottano la Jihad minore come una filosofia politica e sociale in s completa. Ma mai, negli scritti e nella tradizione musulmana, lautentica idea di Jihad consente luccisione di uomini, donne e bambini innocenti, siano essi musulmani o non musulmani, in base allappartenenza a unetnia, a una setta o a una fede. E questa perversione della jihad presa a giustificazione del massacro di innocenti ci che definisce in parte lestremismo degli attuali movimenti jihadisti. 2 Il Califfo o Khalifa il vicario e il successore del Profeta, nonch il capo politico e spirituale della comunit musulmana. Il primo Califfo stato Abu Bakr, genero di Maometto. Maometto non ha lasciato nulla di scritto e di codificato circa la successione califfale. Veniva inizialmente considerata come unattribuzione spettante di diritto ai soli membri della trib di Maometto, i Kuraysh. 3 Il Salafismo, movimento riformista musulmano, nato in funzione anticoloniale, traeva la sua forza dai sentimenti anticolonialisti che permeavano la maggioranza dei popoli dellAfrica settentrionale. Fu fondato dalliraniano Jamal al Din al Afghani (1838-1897) e continuato da un suo allievo, legiziano Mohamed Abduh (1849-1905) per un ritorno alla purezza originaria dellIslam; ripreso e sviluppato in senso pi nazionalista nel Maghreb dal libanese Rashid Rida (18651935). Il Wahhabismo (cfr. anche la successiva nota 7) dottrina di Mohamed Abd al Wahab (1703-1792) fu un punto di riferimento per Abduh e Rida. Questultimo, sulla scia del salafismo di Abduh, rifiut il sufismo e fu molto vicino alla dottrina wahhabita. Sar un discepolo di Rida, Hassan al Banna, il futuro fondatore dei Fratelli Musulmani (per un approfondimento, cfr. la successiva nota 16). In sintesi il salafismo incarna la corrente reazionaria attivista, puritana e populista dellIslam. Contrario al nazionalismo, al socialismo ed alla democrazia, propugna una Umma linsieme della comunit dei credenti, la nazione musulmana condotta da un Califfo come ai tempi del Profeta. Contrario a qualsiasi innovazione religiosa non islamica, odia lesoterismo degli Sciiti ed il misticismo dei Sufi, considerati eretici. Rifiuta il concetto di partito alloccidentale.

Le modalit di esecuzione degli attentati sembrano ruotare attorno ai binomi opportunit-casualit e programmazione-improvvisazione e, in futuro, qualora lo spontaneismo jihadista e lestrema casualit degli attentati diventassero caratteri predominanti, risulterebbe ancora pi difficile lazione di prevenzione e di contrasto del fenomeno terroristico, nonostante lelevato grado di artigianalit e di imperizia evidenziate nella pianificazione ed attuazione degli ultimi attacchi (come quello relativo al volo Amsterdam-Detroit ad opera del nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, nel dicembre del 2009 o lautobomba di Times Square scoperta l1 maggio del 2010). Se, nellimmediato futuro, il nuovo modus operandi di Al Qaeda dovesse accentuare le proprie caratteristiche, si rafforzerebbe di molto la natura asimmetrica del conflitto in corso e ci imporrebbe di rafforzare la capacit di osservazione degli scenari continentali, regionali e nazionali teatro degli attacchi jihadisti, rilevando con particolare cura e caso per caso, le modalit di pianificazione e di esecuzione, le forme di reclutamento e le fonti di finanziamento degli attentati, nonch le interrelazioni temporali e spaziali con altri eventi analoghi. Tale approccio metodologico consentir di tracciare levoluzione del terrorismo jihadista nel tempo e nello spazio, di mapparlo in profondit, determinandone di volta in volta le differenze ideologiche ed operative, dando conto del suo stato attuale di salute e del suo grado di vulnerabilit. Lobiettivo della presente analisi di rappresentare il carattere multidimensionale, variabile e complesso della minaccia terroristica di matrice jihadista. Multidimensionalit, variabilit e complessit che possiamo rinvenire gi a partire dalle interpretazioni circa le cause di stampo religioso della lotta jihadista. In generale, possibile affermare che lobiettivo primario dei movimenti fondamentalisti islamici di reislamizzare lIslam e di ridisegnare la natura del legame sociale, purificandolo dagli stili di vita influenzati dallOccidente e ritenuti estranei alletica religiosa, nel progettare una forma-stato diversa dai modelli di origine occidentale, dittature laiche o democrazie che siano4. In questa accezione, sempre stato sotto tiro soprattutto il concetto di democrazia, rifiutato con forza dalla teoria politica islamista5 in quanto non solo contempla la sostituzione del potere umano a quello divino, ma anche perch enfatizza il ruolo dellindividuo a scapito di quello, solistico, della comunit, con effetti ritenuti negativi per la coesione sociale. Le caratteristiche ossessivamente individualiste delle societ occidentali sono, infatti, causa di conflitto,
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Sul tema della reislamizzazione dellIslam da parte dei movimenti fondamentalisti islamici, vedi Renzo Guolo, Limmagine dellOccidente nel fondamentalismo islamico, in Oltre lOrientalismo e lOccidentalismo (a cura di GrittiBruno e Laurano), Guerini e Associati, 2009. 5 LIslamismo designa, a partire dagli anni 70, le correnti pi radicali dellIslam che vedono nella religione una ideologia politica e considerano che lislamizzazione passa attraverso linstaurazione della Sharia in uno stato islamico. La Sharia la Legge islamica decorrente dalla tradizione e dalla giurisprudenza, direttamente ispirata dal Corano, dalla pratica e dai commenti del Profeta. Costituisce linsieme delle prescrizioni normative che regolano il culto, la vita familiare, il codice penale, civile, bancario e amministrativo della comunit islamica. NellIslam sunnita codificata in quattro diverse scuole giuridico-teologiche: hanafita, malikita, shaafita e hanbalita. In sintesi, la shaafita la scuola musulmana piu diffusa in Indonesia, Siria ed Africa Orientale, lhanafita particolarmente seguita in Turchia, Giordania, Afghanistan, Pakistan, India e Bangladesh, la malikita quella prevalente in tutto il Nordafrica e lhanbalita nella penisola Arabica. Ibn Hanbal, fondatore della scuola hanbalita, non lasci trattati di scienza giuridica, ma numerose professioni di fede e una raccolta di tradizioni o hadith, il Musnad, e rester a testimoniare la fedelt ai pii antichi. Lhanbalismo, un tempo molto diffuso in Iraq, riprese vigore nel XVIII secolo, grazie alla riforma wahhabita del Nagd. Oggi la scuola giuridica ufficiale del regno saudita. Questultima scuola attualmente lespressione pi tradizionalista, fondamentalista e rigorosa dellIslam sunnita, la malikita ne rappresenta una versione tradizionalista meno estremista, la shaafita occupa una posizione intermedia tra le prime due, lhanafita, infine, ne risulta la corrente pi liberale. Queste quattro scuole, diverse nello spirito, sono tutte accettate dallIslam sunnita e sono attualmente le sole. Sono e restano creatrici di mentalit che si riflettono nella pratica dei riti e delle relazioni sociali; sul piano dottrinale trovano una corrispondenza nelle scuole teologiche. Esse pongono le riflessioni e gli argomenti razionali al servizio della difesa della fede. Gli hanbaliti difenderanno la fedelt rigorosa alla religione pura degli antichi, accettando solo il consenso dei compagni del Profeta, in una forma che per non in contraddizione con una certa libert di ricerca, nel caso in cui non vi sia alcun testo che possa essere daiuto al giudizio. Una delle caratteristiche dellhanbalismo fu un pietismo rigorista, che gli permise di godere spesso dellappoggio del fervore popolare. Gli hanbaliti rifiutano la scienza del Kalam in s ossia la scienza della parola (di Dio o che riguarda Dio) e rispondono ai problemi che essa pone con una metodologia diversa. Si rifiuta con severit qualunque uso dialettico della ragione nella difesa della fede. Ibn Taymyya e il suo discepolo Ibn Qayyim al Gawziya - due hanbaliti, celebri fra tutti - sono talvolta molto severi verso i giochi dialettici della scienza del Kalam ed i meandri delle instancabili discussioni scolastiche.

vissuto come fattore negativo, anzich come elemento capace di produrre mutamento sociale. Nella visione del mondo islamista, pertanto, lOccidente sotto accusa anche perch ha provocato intenzionalmente la divisione della umma in costruzioni artificiali come lo stato-nazione, () una scelta fatta per sedimentare la divisione tra credenti in base a criteri non religiosi. Una volta costituiti gli stati-nazione, lOccidente avrebbe, infatti, perpetuato il suo dominio sul mondo islamico attraverso la sua penetrazione economica e culturale6. Determinata questa matrice interpretativo-causale, condivisa dalla gran parte degli analisti, occorre rilevare che esistono delle profonde differenziazioni circa le cause del terrorismo jihadista, che variano a seconda della prospettiva di analisi e dellenfasi posta su questo o quellaltro aspetto del fenomeno. Nella ricerca delle cause religiose del terrorismo jihadista, uno degli approcci pi significativi evidenzia la centralit dei due scismi che hanno prodotto alla fine del secolo XX due fenomeni peraltro confliggenti- di terrorismo, lo scisma wahhabita salafita7 del XVIII secolo e quello operato dallayatollah Khomeini nella seconda met del XX secolo. Secondo questa visione, elemento comune e determinante limminenza apocalittica che motiva ideologia, azioni e culto di questi scismi. Imminenza apocalittica assolutamente evidente e rivendicata dallayatollah Khomeini e dallattuale presidente iraniano Mohammed Ahamadinejad (attesa del ritorno imminente del dodicesimo Imam8).
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Cfr. ancora Renzo Guolo, idem supra. Nel XVIII secolo, il movimento ardentemente fondamentalista fu promosso da Mohammad Ibn Abdel Wahhab (1703-1792), fervente hanbalita ispirato da Ibn Taymiyya (1263-1328). Nato in Arabia, studi a Medina e visse successivamente in Iraq ed in Iran prima di ritornare al luogo di origine, Unayna. Fu poi espulso e si rifugi, sempre in Arabia, a Dariyya, convertendo alla dottrina il capo Ibn Saud. Ibn Saud e suo figlio Abd al Aziz saranno il braccio secolare di Ibn Abdel Wahhab, cui resteranno fedeli fino alla morte. Dopo le lotte sanguinose contro il potere ottomano ed una breve occupazione della Mecca nel 1803, i sauditi fondarono nel Nagd uno dei regni che, insieme a quello denominato Hijaz ed agli emirati di Asir, Najran ed Al Hasa, costituisce lattuale Arabia Saudita un regno di obbedienza wahhabita. Il Wahhabismo, dottrina di ispirazione hanbalita, tende al rigetto di tutte le innovazioni, specie dei filosofi, delle confraternite e del culto dei Santi, per un ritorno alle sorgenti vere della tradizione. Linsegnamento di Wahab inserito nel particolare momento che lIslam attraversa nel XVIII secolo: lImpero ottomano d i primi segni di crisi, mentre in Persia si rafforza come non mai lo sciismo, diventato religione di stato con gli sci safavidi. Wahhab lavora quindi a costruire unalternativa: un forte stato arabo sunnita, basato su una rigida ortodossia (il suo riferimento Ibn Taymyya) che costituisca unalternativa militante allo sciismo e alla crisi ottomana. Prima del Wahhabismo, il teologo siriano Ibn Taymyya, in un momento di grave pericolo per il mondo musulmano invasioni dei Mongoli, sacco di Baghdad, fine del Califfato si pose quale custode radicale della purezza dellinterpretazione letterale del testo sacro nei confronti delle contaminazioni provenienti in particolare dalla filosofia greca attraverso il sufismo, cio la mistica musulmana. Con Ibn Hanbal e Ibn Taymiyya vennero fissati i precedenti che portarono alla predicazione nella penisola arabica di Mohamed Ibn Abdel Wahhab che, intrecciandosi con l'espansione della trib dei Saud volta al controllo dell'intera penisola arabica contro le trib concorrenti, in particolare quella dei Rashid, fece di questa ideologia purista il mito fondatore dell'Arabia Saudita sino alla sua effettiva realizzazione avvenuta nel 1932. Il fondamentalismo wahhabita influ su numerose correnti riformiste, anche a grande distanza dalle frontiere della Penisola. Nel XIX secolo si propag in India, nella sua forma rigida e guerriera, ad opera di Sayyd Ahmad Brelwi. E la dottrina pi esportata nel mondo musulmano dagli anni 70 del secolo scorso. Il Wahhabismo saudita, influenzando non solo la penisola arabica ma anche l'intera comunit musulmana, raggiunger il Pakistan e attraverso la componente tribale pashtun giunger in Afghanistan alimentando lideologia talebana nella sua applicazione integrale della sharia, la legge coranica, nella totale negazione del ruolo della donna quale protagonista sociale, nella sua opposizione alla coesistenza tollerante con altre religioni e gruppi etnici intrattenuta sino al 1924 dal mondo califfale osmanlide. Un fondamentalismo puritano estremo che segna la frattura con la civilt islamica nelle sue dimensioni creatrici, nei suoi valori tradizionali e statuali sino a minacciare le societ e gli Stati musulmani. L'Afghanistan, stremato dallinvasione sovietica e dalle contrapposizioni islamiste former la conchiglia vuota lasciata da uno Stato afghano totalmente destrutturato che verr poi riempita dallideologia talebana promossa dagli interessi pakistani e dalla rete terroristica di Al Qaeda. 8 I Si crede che la vita del dodicesimo Imam sia stata miracolosamente prolungata e che egli torner al momento opportuno a riportare la giustizia nel mondo. Gli sciiti duodecimani credono nella serie di dodici imam a partire da Al, cugino e genero del Profeta Maometto, per finire a Muhammad el Mahdi (il 12 Imam occultatosi per sottrarsi alle persecuzioni dei sunniti, mai morto, che alla fine dei tempi ritornera a manifestarsi). In questa attesa, nessun potere politico pienamente legittimo. La Rivoluzione Islamica del 1979 in Iran ha in parte modificato questo atteggiamento, stabilendo il potere del giurisperito (velya e faqih ) che, pur non esente da difetti ed errori, cerca di creare e gestire una societ islamica quanto pi giusta possibile e preparare le condizioni per il ritorno dellImam Atteso.

Lo scisma khomeinista sulla base delle teorie di Al Shariati9- ha trasformato levenienza del martirio (comune a tutte le religioni) in un precetto individuale, in una brama, in una ricerca assoluta che deve coinvolgere tutti i musulmani, uno per uno10. Uno scisma radicale, che ha fatto breccia rapidamente anche nel mondo sunnita e che ha trovato una sua geniale anche se atroce- e inconfutabile sintesi nel documento degli attentatori della stazione di Atocha, a Madrid, nel 2005: Voi amate la vita, noi amiamo la morte. Secondo questo approccio di analisi, la motivazione religiosa determinante nella ideologia, nelle strategie, negli obiettivi e nei modus operandi dei terroristi di Al Qaeda, di Hamas e in genere nel movimento degli shaid o kamikaze (termine assolutamente impreciso ma ormai invalso), cos come in tutto il movimento dei martiri di ispirazione sciita contemporanea. Questo non vuole assolutamente dire ovviamente che tutte quelle che vengono comunemente definite cause del terrorismo stesso questione nazionale, resistenza allinvasore esterno, reazione al sottosviluppo, lotta antimperialista, conflitti etnici e religiosi e persino (una prospettiva teorica abbastanza diffusa in Francia) frustrazioni vuoi sociali vuoi individuali, non agiscano come substrato. Questa scismatica religione di morte, rafforzata dalla convinzione individuale che lApocalisse (inserita nel preambolo della Costituzione Islamica iraniana quale fondamento di fede) sia imminente lelemento determinante che motiva il terrorismo jihadista. Lelemento religioso, scismatico e apocalittico, si ormai dimostrato capace di intervenire ovunque si crei nelle societ musulmane una qualche contraddizione, assorbendola, imponendole la sua logica jihadista, votandola cos al prevalere di una logica di scontro permanente che ne impedisce o ostacola la ricomposizione11. Per gli analisti che privilegiano questa impostazione diventato impellente, nellattuale fase storicopolitica, rimarcare la centralit del ruolo iraniano e la rilevanza dei progetti nucleari del regime di Teheran. Secondo la logica dellimminenza apocalittica i progetti nucleari iraniani sarebbero essenzialmente motivati dalla volont di rafforzare e sviluppare legemonia regionale. Elemento sicuramente presente e agente nella tradizione di un paese che da 2700 anni dominante nellarea. Tale egemonia regionale, secondo tutto il gruppo dirigente iraniano, non consiste solo nellesercizio dei poteri dello Stato e nella cura dei suoi

Sociologo iraniano (1933-1977), considerato uno dei pi influenti leader filosofici della pre-rivoluzione iraniana. Le opere di Shariati sono state molto influenzate dal marxismo e dal terzomondismo che ha incontrato come studente a Parigi e, nella sua opera di costruzione dei simboli culturali dello sciismo iraniano, credeva che gli sciiti non avrebbero dovuto attendere semplicemente il ritorno del 12 Imam, ma avrebbero dovuto lavorare attivamente per affrettare il suo ritorno mediante la lotta per la giustizia sociale, fino al punto di abbracciare il martirio. 10 Il martirio il cuore della storia; nello stesso modo in cui il cuore irrora di sangue il corpo, cos il martire irrora la storia. Ogni rivoluzione ha due volti: il primo il sangue, il secondo il messaggio: il martirio testimone di ambedue. Chi sceglie questa morte-rossa mostra il proprio amore per la verit. Una verit conculcata, che lunica arma per il jihad. Il martirio emana una solarit unica, crea luce e calore nel mondo e nel cuore freddo e buio, nei pensieri, nei voleri paralizzati, immersi nella stagnazione e nelloscurit immemore, crea movimento, visione speranza e crea volere, missione e dedizione. Il pensiero niente pu essere fatto si cambia in qualcosa pu essere fatto o addirittura qualcosa deve essere fatto. La morte del martire ha come conseguenza la morte del nemico perpetuata da coloro che sono stati educati dal sangue di uno shahid. Versando il proprio sangue egli non causa la morte del nemico. Vuole umiliare il nemico e ottiene la sua umiliazione. Il martirio una scelta, il proprio sacrificio sulla soglia della libert e dellamore, ed vittorioso. Il martirio una scelta consapevole. () Il destino della fede, il destino della libert delluomo che finito in condizioni peggiori di quelle dellera dellidolatria e dellignoranza, della jahiliyya (ignoranza della verit salvifica), attende questa azione. LImam Hussein prende il sangue che zampilla dalla gola di suo figlio Alsghar, lo prende nelle sue mani e lo lancia verso il cielo dicendo: Guarda! Accetta questo sacrificio da me! Sii mio testimone mio Dio! (..) Il martirio rendersi testimoni davanti a chi vuole rimanere nascosto nei meandri della storia. 11 A dimostrazione che il terrorismo ha lobiettivo di destabilizzare in profondit le societ musulmane vi il dato incontrovertibile che pi del 90% degli obbiettivi e delle vittime del terrorismo jihadista dal 2001 a oggi costituito da musulmani, da concittadini degli attentatori (ma seguaci di un falso islam): ammontano ormai a migliaia in Iraq, Pakistan e Bangladesh i musulmani vittime di attentatori allinterno di moschee o luoghi di preghiera. Anche il recentissimo attacco a Lahore in Pakistan (28 maggio 2010), contro la minoranza Ahmadi, che ha causato 80 morti, si inserisce in questo quadro. Gli Ahmadi sono considerati eretici sia dai sunniti che dagli sciiti e da tempo erano nel mirino degli estremisti pakistani. Al cuore del culto Ahmadi c lidea che Maometto non sia lultimo dei profeti, ma sia stato seguito da altri: fra loro Ges Cristo che non sarebbe morto sulla croce ma avrebbe predicato a lungo tra il Medio Oriente e lAsia, fino a morire in Kashmir, dove gli Ahmadi venerano la sua tomba.

interessi, ma si incarna essenzialmente nello sviluppo e nella esportazione della rivoluzione iraniana di marca e scisma khomeinisti12. La visione messianica della storia e della strategia del regime di Teheran (peraltro chiarissima nella recente decisione delle autorit giudiziarie iraniane di impiccare quali Mohareb, nemici di Allah, gli oppositori dellOnda Verde) punta alla costruzione di un regime di deterrenza nucleare finalizzato non gi alla distruzione immediata di Israele ma proprio alla copertura della espansione rivoluzionaria islamica13. Espansione che da quando questa strategia iraniana stata applicata, con la prima elezione di Ahmadinejad nel 2005, si gi consolidata in due straordinari successi con la presa di controllo integrale di Gaza tramite Hamas e il controllo esclusivo di Hezbollah sul Sud Libano e quindi il controllo di fatto sullo stesso governo libanese. Nellanalisi delle cause religiose del terrorismo jihadista, vi sono altre impostazioni interpretative che, pur considerando la rilevanza degli scismi avvenuti nel mondo islamico, compreso quello khomeinista, tendono a ridimensionarne la portata apocalittica e ad enfatizzare pragmaticamente sia le molteplici differenze esistenti allinterno del mondo islamico (per esempio tra sciiti e sunniti14), sia la diversit dei precetti e dei dettami impartiti nelle diverse scuole coraniche (in termini di struttura gerarchica, riti e uffici religiosi), nonch a sottolineare, di volta in volta, linterazione di meccanismi causali di carattere geopolitico, militare, sociale, che impattano pi o meno significativamente a seconda dellarea geografica di riferimento del fenomeno terroristico. Un siffatto schema interpretativo si pone, tra gli altri, lobiettivo di individuare i principali punti di contatto e i sincretismi tra radicalismo islamico e altre confessioni religiose (come il sufismo, per esempio), al fine di verificarne il possibile impatto sulla genesi dello jihadismo. In questa ultima accezione, nella presente analisi, merita un approfondimento il ruolo svolto da alcune confraternite sufiste (turuq)15. Alloccorrenza le turuq hanno svolto importanti funzioni politiche e militari: ne 12 Non va mai dimenticato infatti il nesso centrale che determina tutte le tradizioni apocalittiche tra conversione
dellumanit alla vera fede e momento in cui riappare il Messia dando inizio appunto al Giudizio Finale. Uno schema che comporta il dato per noi occidentali quasi inafferrabile ormai, ma per gli sciiti alla Ahmadinejad assolutamente acquisito- che non appena la rivoluzione iraniana riuscir ad imporsi, inizier il conto alla rovescia dellUltimo Giorno (numerose sono le dichiarazioni formali e pubbliche del presidente iraniano su questo tema). 13 In questo schema di contrapposizione che vede lIran proseguire nello sviluppo dei propri programmi nucleari, il regime di Teheran, per affermare le proprie ragioni, sottolinea che la bomba islamica lha costruita per primo il Pakistan non tanto per assicurarsi una fonte di approvvigionamento energetico alternativo al petrolio, quanto per acquisire uno status di potenza regionale nei confronti di India e Cina (dotate di armi nucleari) e per dare un punto di forza alla nazione islamica nei confronti dellarsenale nucleare israeliano. 14 In questa ottica interpretativa, oltre alle differenze religiose, si rimarca che, sul piano demografico, la componente sciita costituisce comunque una espressione fortemente minoritaria rispetto a quella sunnita. 15 Il Sufismo la corrente dellIslam mistico originata in Asia centrale e in Persia (Sufi, in arabo, significa lana e il nome deriva dagli ispidi mantelli di lana indossati dagli antichi fratelli sufi). I sufi costruiscono la loro fede sulla preghiera, la contemplazione, le danze, la musica e sessioni di movimento corporeo (scuotimenti, piroette) volte alla continua ricerca della verit. In seguito alla predicazione di un fondatore, i sufi si organizzarono in Ordini sufi denominati anche confraternite tariqah (plurale turuq) di seguaci che rappresentarono una reazione medievale contro lautorit, lintellettualismo, la legge e i mullah, per cui esercitarono un fascino enorme sui poveri privi di potere. Allinizio il sufismo il primo nemico dei movimenti laici di indipendenza e poi degli islamisti che vedevano nelle sue pratiche poco ortodosse uninaccettabile inquinamento dellIslam. Il sufismo un movimento orizzontale rispetto a sunnismo e sciismo. Il sufi un musulmano (sunnita o sciita) che cerca unesperienza di intimit personale con Dio, distaccandosi dalle cose del mondo. Cerimonia significativa, in tal senso, il Dhikr (rituale mistico, come ad esempio le danze dervisci), attraverso la quale i fedeli cercano di intensificare la consapevolezza della presenza in se stessi di Dio. Secondo alcuni teorizzatori del panislamismo, il sufismo, con la sua mistica, ha contaminato la religiosit popolare, contribuendo allallontanamento dalla razionalit dellIslam originario ed , quindi, tra le cause del ritardo storico del mondo musulmano. In ogni caso, nel corso della storia, le confraternite sufi sono state un efficace veicolo di diffusione della religione e, quindi, dellinfluenza musulmana nel mondo, esprimendo talvolta anche un rilevante peso politico e sociale. Le confraternite sufi, sostenitrici di una visione quietista dell'Islam, verso la fine del 700 e primi dell800 furono risvegliate dal colonialismo ed assunsero carattere sempre pi militaresco sino ai primi del 900 quando militarmente sconfitte si ritirarono di nuovo nella pratica religiosa, l'insegnamento, la meditazione. Spesso le confraternite si sono rinchiuse in se stesse, ma hanno continuato a fornire uomini e istituzioni agli islamisti e tale passaggio, con frequenza rilevante, non preclude ai leader provenienti dal sufismo di rientrare in quest ultimo.

sono un esempio le due principali turuq in Afghanistan - la Naqshbandiyah e la Qaderiyah - protagoniste di un ruolo importante nel compattare la resistenza antisovietica in quanto costituivano una rete, di associazioni e alleanze, esterna ai partiti dei mujaheddin ed ai gruppi etnici. Peraltro, non c incompatibilit tra le confraternite sufi dedite soprattutto alla meditazione ed alla preghiera- ed i movimenti del radicalismo islamico: basti pensare ad Al Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani16 e membro della confraternita Hasafiyah Shadhiliyah. Molti leader dei movimenti islamisti palestinesi sono stati (e molti tuttora sono) anche membri di turuq. La saldatura tra riformismo islamico, reduci dei movimenti islamisti e confraternite sufi ha generato altre rilevanti conseguenze. In Pakistan, per esempio, la guerra del Golfo ha unito le tre principali fazioni del Paese, sino ad allora separate: la Jiamaat-i Islami che il partito islamico pi potente, i Deobandi 17, governati da ulema riformisti ed i Barelvi, confraternita sufi. Questa unione ha comportato modificazioni organizzative e intellettuali coagulando i movimenti. Basti pensare alla Tablighi Jama'at, fondata da Maulana Iliyas nel 1926, oggi una delle pi potenti confraternite. Tra le turuq pi significative emerge la Naqshbandiyah che la pi segreta e militarizzata delle turuq sufi, assai sviluppata in Asia Centrale, Turchia, Bosnia e regione del Caucaso, in Irak, nel territorio di residenza dei Curdi e nel sub-continente indiano. Ha rivestito un ruolo rilevante nella resistenza musulmana in Bosnia ed in Cecenia, ha una potente ed efficiente organizzazione finanziaria ed ben consolidata nella comunit islamica cinese18. Proseguendo nellanalisi, opportuno sottolineare che il carattere multidimensionale, variabile e complesso del terrorismo jihadista dovuto non solo a fattori preminentemente religiosi, ma anche ad altre significative variabili causali, di tipo geopolitico. Tra queste, le aspirazioni siro-iraniane ad estendere la propria influenza in tutta larea medio-orientale per sfruttarne anche le risorse energetiche, le strategie espansionistiche wahhabite per ostacolare tale progetto, nonch le velleit pakistane di potenza regionale. Su tali variabili, si sono innestati gli irrisolti contenziosi di tipo territoriale o di stampo nazionalista (la questione israelo-palestinese, per esempio), gli sviluppi storico-politici connessi alla fine della dominazione coloniale (in questultima accezione ricordiamo la costituzione, in molti paesi arabi, di modelli
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Movimento di ispirazione salafita fondato nel 1928 da Hassan al Banna, vecchio allievo di Mohamed Abduh. Ha per obiettivo lislamizzazione della societ, una riforma morale e religiosa di ogni credente. Il movimento, radicalizzatosi negli anni 50, stato ferocemente combattuto da Nasser negli anni 60. 17 Il movimento Deobandi nacque nel 1851 nell'India sottoposta al dominio britannico nella citt di Deoband, oggi situata nello Stato federato dell Uttar Pradesh, per iniziativa di due ulema, Muhammad Qasim Nanotawi (18331877) e Rashid Ahmad Gangohi (1829-1905), con lo scopo di risvegliare e di unificare la comunit musulmana indiana sottoposta al suddetto dominio. Dopo che nel 1857 la rivolta dei Sepoy termine con cui si designava in senso generale qualunque militare indigeno dell'India sotto il governo britannico venne soffocata nel sangue, ed i musulmani indiani sottoposti dai colonizzatori ad una punizione collettiva attraverso la loro totale esclusione dalla vita pubblica, la comunit musulmana visse un periodo di ripiegamento che vide l'affermazione di due speculari strategie. I modernisti, sotto la guida di Sir Sayyad Ahmad Khan, fondarono la scuola di Aligarh (citt dell'India nello Stato federato dell'Uttar Pradesh) allineandosi sui valori delloccidentalizzazione e della fedelt alla Gran Bretagna. Il movimento ortodosso Deobandi scelse la via opposta fondando a Deoband nel 1867 una madrasa (scuola religiosa superiore) che intendeva inculcare nei giovani musulmani indiani i valori dell'Islam spiegando i fondamenti filosofici e spirituali di tale religione. Il corso degli studi, che poteva durare sino a dieci anni, comprendeva la teologia, il commentario del Corano, il diritto coranico secondo la scuola giuridica hanafita che, praticata anche in Afghanistan, era delle quattro la pi tollerante in quanto basata su pratiche abituali, gli hadith (tradizioni del Profeta), la grammatica araba e persiana, la letteratura, la filosofia greco-araba, l'astronomia, la geometria, la medicina e la logica. La scuola di Deoband divenuta la seconda universit del mondo musulmano dopo la cairota Al Azhar produceva i dottori della legge islamica, gli ulema, e faceva una netta distinzione fra le conoscenze sacre "rivelate" e le conoscenze umane escludendo ogni apprendimento che non avesse carattere sacrale. Tale scuola, quindi, nel rifiuto allinnovazione aderiva al Taqlid, cio allimitazione basata sullaccettazione delle antiche interpretazioni giurisprudenziali della legge coranica. Altra caratteristica della scuola di Deoband, che si ritrover in una sua espressione estremizzata nel movimento talebano, era una visione restrittiva del ruolo sociale delle donne, l'opposizione ad ogni forma di gerarchia religiosa nella comunit musulmana e il rifiuto dello sciismo c h e in Afghanistan si tradurr nella persecuzione degli Hazara Sciiti (popolazione sciita caratterizzata da tratti somatici mongoli, dalle incerte origini). Inoltre, il sufismo, la via mistica interiore alla religione, venne accettato in contrasto con la feroce opposizione che gli venne riservata dal Wahhabismo. A tali principi si aggiunse un militantismo anti-britannico e panislamico. 18 Al riguardo molti volontari ed una notevole parte del materiale di supporto tecnico e di sussistenza per i combattenti giunto in Bosnia, durante la guerra nella ex Jugoslavia, attraverso il network transnazionale delle turuq.

di governo autoritari che hanno alimentato, almeno fino a tutti gli anni 70, nelle popolazioni locali speranze di emancipazione economica e sociale presto disattese) nonch la proliferazione di fenomeni diresistenza contro linvasore (come avvenuto in Irak e Afghanistan dopo il 2001). Rispetto a questi ultimi aspetti, va considerato il meccanismo di solidariet islamica transnazionale e antimperialista scattato allindomani dellinvasione sovietica dellAfghanistan e che port migliaia di giovani provenienti da diversi paesi islamici a lottare contro il materialismo ateo di stampo marxista. Lattivismo dei mujaheddin non esaurir la propria spinta propulsiva in terra Afghana ma alimenter in epoca successiva le fila dei combattenti anche nei Balcani, nel Caucaso e nelle Filippine, mentre altri miliziani, sulla base di una forte convinzione ideologica, andranno a rafforzare le varie jihad nazionali e locali. Al Qaeda rinviene molti dei suoi presupposti ideologici e argomentazioni strategico-operative, nonch lorigine dei primi nuclei di mujaheddin, anche in queste forme attive di reducismo formatesi nei teatri di guerra degli anni 80 e 90. La combinazione dei fattori causali di cui sopra spiega anche la progressiva proliferazione di forme diffuse di terrorismo ibrido (soprattutto in epoca recente come accaduto nel teatro Afghano-Pakistano, nello Yemen, in Somalia oppure nella fascia sahelo-sahariana) che mescola agende locali, rivendicazioni di stampo nazionalistico, propositi di resistenza allinvasore e obiettivi globali. Dal canto loro, vi sono importanti teatri di impiego delle cellule qaediste, come quello europeo, che sperimentano altre cause di possibile incubazione delle istanze terroristiche. In questo caso, assume un ruolo determinante il forte disagio antropologico e socioeconomico vissuto soprattutto dai figli di immigrati, musulmani di seconda e terza generazione, che, scontando sentimenti di spaesamento, di sradicamento rispetto alle origini e alle tradizioni, nonch di rivalsa nei confronti dellOccidente tutto, spesso, nel processo di maturazione e di ricerca della propria identit, possono diventare facile preda di quanti si occupano del reclutamento di avanguardie jihadiste in Europa. Il processo di reclutamento e di partecipazione attiva allideologia jihadista vissuto, dai potenziali miliziani come un iter formativo volto a recuperare lidentit smarrita, quella degli antenati, e a ritrovare le proprie origini e le proprie tradizioni nei campi di addestramento in territorio musulmano, sviluppando e via via consolidando una spinta motivazionale alla jihad. Lapplicazione di schemi interpretativi basati sullinterrelazione delle diverse cause del terrorismo jihadista (religiose, storico-politiche, geostrategiche, sociali ed economiche) presenta lindubbio vantaggio di chiarire in maniera efficace la comprensione di alcuni recenti e positivi accadimenti come la marginalizzazione del fenomeno qaedista in Afghanistan oppure la tendenza allarretramento, si spera definitivo, di Al Qaeda in Irak o ancora le difficolt incontrate da AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) ad imporsi in Nordafrica19. Un tale approccio di analisi indica che il terrorismo di matrice jihadista, nonostante il suo crescente grado di pericolosit ed imprevedibilit, pu essere sconfitto, soprattutto attraverso il concorso delle forze
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In Afghanistan, la presenza dei Talebani e di Al Qaeda non ha attecchito perch i principi religiosi di Al Qaeda non sono stati accettati dalle confessioni e dalla tradizione religiose afgane. Le differenze fra Wahhabismo e Deobandismo sono notevoli e possono spiegare perch il Wahhabismo, nonostante la pressione saudita, abbia sempre avuto poco successo in Afghanistan. In realt il Wahhabismo, a differenza del Deobandismo, non aderisce alla regola hanafita cui si riferisce la grande maggioranza del popolo afghano, non riconosce la via interiore alla religione e quindi alle confraternite sufi cui si ispira, invece, la religiosit afghana, n ammette l'omaggio ai luoghi di culto, ai mausolei delle reliquie, considerati dal Wahhabismo come pratica idolatrica pre-islamica. Per chi avesse voluto controllare l'Afghanistan attraverso il Wahhabismo la strada era quindi preclusa. Un compromesso, invece, con gli insegnamenti del Deobandismo avrebbe portato diritto nel cuore dell'Afghanistan pashtun. Chi avesse voluto controllare l'Afghanistan dall'esterno e non vi fosse riuscito per altra via avrebbe potuto trovare negli studenti pashtun delle scuole deobandi il modo per penetrare nel cuore delle valli e delle montagne dell'Afghanistan. Sar questa la via prescelta dal Pakistan di Benazir Buttho nel 1993, dopo l'evidente fallimento della via di penetrazione rappresentata dal partito islamista pashtun Hezb-i Islami di Gulbuddin Hekmatyar (Partito di tendenza sunnita islamista termine che vuole indicare la costituzione di un nuovo sistema politico mai esistito in nessun paese di tradizione sunnita rispetto a quello di tendenza fondamentalista che indica, invece, solo la volont di introdurre il rispetto della Sharia). In Irak, oltre che per laffermarsi dellazione militare e delle forze di polizia della coalizione internazionale, lavvio alla normalizzazione e alla ricostruzione del Paese stato reso possibile anche dallavversione degli sciiti irakeni per Al Qaeda in campo istituzionale che ha lasciato pi ristretti spazi ai miliziani qaedisti. Infine, le difficolt di AQMI in Nordafrica sono principalmente attribuibili ai successi delle autorit governative e delle forze di polizia nel contrasto del terrorismo, specie in Algeria.

moderate, interne ed esterne al mondo arabo-musulmano, ridimensionando in tal modo la portata apocalittica, lineluttabilit storica ed il determinismo di alcuni modelli interpretativi alquanto pessimisti in merito allevoluzione di alcuni recenti avvenimenti storico-politici e geostrategici (come per esempio, la questione nucleare iraniana e le dinamiche interne al regime di Teheran). 2. Evoluzione della minaccia terroristica prima dell11 settembre 2001 Con la fine del colonialismo, il gioco delle due superpotenze, Usa e Urss nello scacchiere geostrategico dei paesi a cultura e tradizioni islamiche ha caratterizzato buona parte della seconda met del XX secolo, almeno fino al 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, intrecciando elementi geo-politici (riconducibili sostanzialmente al progressivo instaurarsi di regimi autoritari nella Penisola araba e nel Maghreb nonch allinasprirsi del conflitto israelo-palestinese) ed elementi politico-militari correlati alla logica di forte contrapposizione tra i due blocchi. La base ideologica del terrorismo a matrice jihadista rappresentata, come osservato in precedenza, dal Salafismo, una ideologia che propugna il ritorno ad una societ ispirata allIslam puro, non contaminato. Questo richiamo ideologico non entrato in conflitto, inizialmente, con i regimi autoritari al potere nei paesi arabi, che, in vario modo, interagivano con le due ideologie laiche contrapposte, quella delle democrazie occidentali, da un lato, e del marxismo, dallaltro. In verit il conflitto esistito, in particolare in Egitto, ma la combinazione di azioni repressive (basti pensare alla politica repressiva messa in atto da Nasser nei confronti dei Fratelli Musulmani) e della utilizzazione ad uso interno del problema israelo-palestinese riuscita a gestire il contenzioso in maniera efficace. Naturalmente, come sempre la storia insegna, la repressione riesce a contenere i fenomeni ma contestualmente contribuisce a svilupparne le forme pi estreme: appunto contestualmente alla repressione di Nasser che acquista maggior presa allinterno dei Fratelli musulmani, un gruppo estremista, ispirato al pensiero di Sayyd Qutb 20, che, preso atto del fallimento delle due ideologie laiche , indicava nellIslam la soluzione di tutti i problemi e individuava nella sovversione dei regimi autoritari al potere il mezzo per realizzare quellideale di societ. Nonostante la maggior parte dei Fratelli Musulmani non fosse daccordo con il qutbismo e nonostante le concessioni politiche fatte da Sadat nei confronti dei Fratelli Musulmani, questo gruppo radicale, che assunse il nome di Jihad, continu a svilupparsi: esso stato responsabile dellattentato a Sadat e di esso, nel 1979, entrato a far parte Ayman al Zawahiri21. Lassassinio di Sadat decreta la fine del panarabismo e di tutte le istanze laiche. Il 1979 rappresenta uno spartiacque anche per un altro avvenimento: la fuga dello sci e la presa del potere di Khomeyni di ritorno da un lungo esilio durato 16 anni, e la contestuale instaurazione di una Repubblica islamica in Iran. Khomeyni divenne la guida spirituale (anche in virt della sua riconosciuta qualifica di marja al-taqld , ossia esempio buono e giusto da imitare da parte dei dotti mullah) e, di fatto, il totale autocrate del Paese.
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Sayyid Qutb (1906-1966), sunnita, il fondatore del giornale Il pensiero nuovo, specchio della sua crescente ideologia nazionalista, in polemica col persistere dell'influenza britannica nel suo paese, terminata ufficialmente con la nazionalizzazione del canale di Suez nel 1956. Entrato a far parte del movimento dei Fratelli Musulmani ne diventer presto uno dei massimi esponenti e ideologi. E con Sayyid Qutb principale riferimento ideologico di tutti i movimenti islamisti sunniti successivi che termini come Jihad (guerra santa), Jahiliya (stato di barbarie, politeismo e degrado morale che caratterizzava lArabia preislamica) e Hakimiyya (sovranit esclusiva di Dio in nome della quale il popolo ha il diritto-dovere di rovesciare il governo empio) entrano nel linguaggio comune dei movimenti islamisti. Nel 1954, dopo l'attentato a Nasser, il movimento dei Fratelli Musulmani sar sciolto d'autorit e alcuni dei suoi membri, tra i quali Qutb stesso, verranno incarcerati. Durante gli anni di prigionia egli scrive due opere molto significative: All'ombra del Corano, un commentario coranico alla luce della sua ideologia e Pietre miliari, base teorico-ideologica per il moderno Islam politico di orientamento fondamentalista. Qutb viene rilasciato nel 1964, ma la sua libert durer appena otto mesi. Infatti viene nuovamente arrestato nell'agosto del 1965, accusato di progettare un nuovo colpo di stato. Accusa fatta scaturire dalla pubblicazione delle Pietre miliari, opera in cui egli accusa apertamente tutte le societ dell'epoca, anche quelle che si dichiarano islamiche, di essere "preislamiche", ovvero appartenenti alla cosiddetta Jhiliyya. Questo concetto, applicato a una societ islamica come l'Egitto dell'epoca, implica necessariamente l'accusa di apostasia rivolta direttamente al capo della societ stessa, l dove il reato di apostasia, secondo il diritto islamico, punito senza eccezioni con la pena di morte. Le accuse mosse a Qutb culminano in un processo dalla vastissima ripercussione mediatica. Condannato a morte assieme ad altri sei membri dei Fratelli Musulmani, verr giustiziato il 29 agosto 1966 tramite impiccagione. 21 Medico egiziano, numero 2 di Al Qaeda.

In questo contesto temporale, si colloca anche laltro avvenimento che ha pesantemente contribuito alla nascita del terrorismo di matrice jihadista: la invasione sovietica dellAfghanistan. Gli avvenimenti sono ampiamente noti cos come la partita giocata dalle due superpotenze in tale occasione. Quello che preme in questa sede sottolineare leffetto finale: un paese consegnato ad un regime integralista, quello dei Talebani; una generazione di miliziani ben addestrati, fortemente ideologizzati, prevalentemente autoctoni e provenienti in parte dalle aree tribali al confine tra Pakistan e Afghanistan22, formati nelle madrase e supportati da una figura carismatica, Osama bin Laden. Osama aveva finanziato e diretto il reclutamento e laddestramento dei Mujiaeddin, imponendosi alla loro attenzione e venerazione, aiutandoli e indirizzandoli anche dopo la fine della esperienza afghana e facendo di loro il nucleo originale di una nuova sigla terroristica, Al Qaeda. Preme qui sottolineare che, sino alla met degli anni 90, il terrorismo di matrice jihadista, e segnatamente quello del GIA algerino che in quegli anni teneva la scena, continuava ad avere una caratterizzazione sostanzialmente nazionale. Solo nella seconda met degli anni 90 ha incominciato a prendere corpo il tentativo di Al Qaeda di porre le basi per un coordinamento delle varie sigle. E in questo periodo che il terrorismo jihadista si sviluppato e che Al Qaeda ha posto solide basi organizzative al suo funzionamento. Occorre, inoltre, considerare che in questo periodo Osama bin Laden non disponeva ancora di un safe haven, era stato espulso dallArabia Saudita, dove era tornato alla fine della esperienza Afghana e aveva svolto attivit anti governative, si era rifugiato in Sudan, da dove, per, era stato espulso nel 1994. Nel 1996 Osama bin Laden trova ospitalit nellAfghanistan dei Talebani ed a partire da questo momento che Al Qaeda subisce il suo pi significativo sviluppo organizzativo, culminato nel 1998, con la dichiarazione di guerra nei confronti dei crociati e degli ebrei, che segna una definitiva svolta delle istanze terroristiche di matrice jihadista. Il terrorismo islamico assume una configurazione globale, soprattutto attraverso la chiamata a raccolta di tutto il mondo musulmano e lindicazione precisa del nemico comune, lOccidente cristiano e Israele, colpevoli o di occupare territori islamici, o di spalleggiare regimi autoritari in paesi islamici, corrompendoli e facendoli deviare dallideale di vita dettato dalla religione islamica, attraverso lintroduzione di modelli di vita occidentale. Sino a quel momento non esistevano, peraltro, consolidate evidenze di un successo nello sviluppo della attivit di coordinamento da parte di Al Qaeda: esistevano, comunque, elementi informativi che indicavano la presenza di forme di coordinamento gi operanti fra terroristi presenti in differenti paesi (non necessariamente appartenenti a sigle differenti), in termini di mutuo supporto logistico. La cosa pi significativa era, per, che Al Qaeda, nonostante tutto, non era ancora percepita in tutta la sua pericolosit: tale sottovalutazione si fortemente attenuata dopo gli attentati alle ambasciate USA in Tanzania e in Kenya
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L'Afghanistan e la provincia del Nord-Ovest occuparono un ruolo importante per gli ulema di Deoband che creeranno una serie di madrasa lungo la frontiera afgano-pakistana ove si former il corpo degli ulema Afghani. Dopo l'indipendenza del Pakistan nel 1947, il centro di formazione degli studenti afghani di teologia si spost dall'India al Pakistan dove importanti rappresentanti della scuola di Deoband aprirono una serie di madrasa a Lahore, Karachi e Akora Khattak nella Provincia di frontiera pashtun del Nord-Ovest (NWFP). In seguito tali scuole si moltiplicarono allo scopo di formare gli studenti afghani. II movimento Deobandi, che non aveva incontrato un sostegno veramente popolare in Afghanistan, anche per la netta opposizione opposta dellamir Habibullah (1908-1919), desideroso di mantenere buoni rapporti con il vicino britannico e del suo successore riformista Amanullah Khan (1919-1929) si estese rapidamente nel nuovo Pakistan dando vita ad un partito politico, il Jamiat-e-Ulema Islam (JUI). Nel 1967, al momento del primo centenario della fondazione della scuola di Deoband, si calcolava in novemila unit il numero delle madrasa deobandi esistenti nell'Asia del sud-est. Negli anni '7 0 si assisteva ad un flusso continuo di studenti afghani che viaggiavano fra l'Afghanistan e il Pakistan per ricevervi una educazione religiosa. I principali centri di formazione erano quelli di Peshawar, Lahore, Karachi, oltre a centri minori sparsi fra la NWFP e il Beluchistan. Con l'invasione sovietica dell'Afghanistan e la politica di islamizzazione del paese proposta dal generale pakistano Zia Ul-Haq (1977-1988), il numero di scuole deobandi esistenti in Pakistan aument enormemente sino a raggiungere diverse migliaia di unit (stimate in ottomila ufficiali e venticinquemila non ufficiali, con oltre mezzo milione di studenti). In tali scuole, grazie al supporto del JUI, i bimbi dei numerosi campi profughi afghani sulla frontiera o provenienti dagli strati pi poveri della popolazione pakistana trovavano cibo, alloggio, formazione gratuita e preparazione militare. Con questa moltiplicazione improvvisa, le madrasa deobandi avevano perduto il livello originario, erano spesso dominio di mullah (cultore delle scienze religiose musulmane, in Afghanistan, comunemente, il religioso del villaggio) quasi illetterati che conoscevano ben poco dei fondamenti originali del deobandismo. L'appoggio finanziario saudita costituiva poi un vincolo condizionante che spingeva il contenuto dell'insegnamento verso i principi del Wahhabismo, nonostante le profonde differenze originali. Inoltre, l'interpretazione della sharia era pesantemente influenzata dal codice tribale pashtun, il pashtunwali.

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nel 1998, ma soprattutto dopo lattentato alla USS Cole nel porto di Aden nel 2000 ed il devastante attentato alle Twin Towers nel 2001. 3. Levoluzione della minaccia terroristica dopo linvasione dellAfghanistan e la guerra in Irak Lattacco USA nei confronti dellAfghanistan (novembre 2001) e la successiva invasione dellIrak (2003) hanno contribuito a modificare radicalmente lo scenario esistente al momento dellattentato alle Twin Towers. Tali modificazioni possono essere schematicamente riassunte come segue: Al Qaeda ha subito un duro contraccolpo organizzativo e militare, sicuramente non ancora assorbito, anche per i concomitanti effetti prodotti dallintelligence e dalle forze di sicurezza multinazionali contro obiettivi mirati, le cui dimensioni e i cui risultati non sono noti23; i rapporti fra Talebani e Al Qaeda non si sono interrotti, anzi, se possibile si sono rafforzati e complicati, contribuendo allingenerarsi di una situazione in cui possibile che sia vero tutto e il contrario di tutto, per lintersecarsi di attivit terroristiche che, nellimmaginario collettivo, vengono globalmente attribuite, in modo diretto o come ispiratrice, ad Al Qaeda: la globalizzazione del terrorismo di matrice jihadista un fatto compiuto, perlomeno in termini virtuali ; gli attacchi terroristici si sono concentrati soprattutto in Afghanistan24, in Irak e successivamente in Pakistan: le loro dimensioni, la loro frequenza ed intensit, limpossibilit di definirne la matrice, la consolidata idea che, in qualche modo, Al Qaeda metta lo zampino dappertutto sono tutti fattori che hanno fatto da cassa di risonanza. Essi contribuiscono a suggerire allopinione pubblica ( in particolare a quella araba) unimmagine di forza e di imbattibilit, che, se non contrastata, pu costituire il naturale humus per lintensificazione del reclutamento: il successo sempre molto attrattivo. In termini di risultato, quindi, Al Qaeda ha raggiunto il suo massimo fulgore nel momento in cui la sua organizzazione al minimo della sua efficacia; si registrato anche un complessivo incremento di attentati terroristici in diversi paesi islamici o a maggioranza islamica (attacchi spesso diretti contro obiettivi politici specifici e con gran parte delle vittime tra i musulmani), con una geografia sempre pi estesa e in continua espansione: si tratta di attentati nei quali Al Qaeda sembra operare come una compagnia di franchising, una immagine che si avvicina molto alleffettiva realt. A questo proliferare di attentati ha corrisposto un proliferare di sigle riconducibili ad Al Qaeda: nato AQMI (Al Qaeda nel magreb islamico, che una mutazione della sigla terroristica Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), ADAO (Al Qaeda in Africa orientale ), AQI (Al Qaeda in Irak), AQAP (Al Qaeda nella penisola arabica ).


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Le stime pi pessimistiche dellintelligence sul campo contano tra 7.000 e 11. 000 le unit ribelli talebane, mentre Al Qaeda stimato fra 1.200 e 2.500 uomini. Le stime dellintelligence sui talebani concordano con la media di quelle riportate dalle fonti aperte. Esse vanno da circa 10.000 combattenti di cui meno di 3000 sarebbero a tempo pieno (secondo il Council on Foreign Relations, cfr. Greg Bruno, The Taliban in Afghanistan, 3.8.2009) ad un numero compreso tra i 10.000 e i 15000 combattenti citato dal Ministro degli Interni afgano Mohammad Hanif Atmar e riportato da Time (An Afghanistan exit strategy: buying off the taliban? 14.8.2009). Le stime su Al Qaeda riguardano anche i sospetti simpatizzanti. Quelle reali sarebbero ancora pi imbarazzanti. Secondo ABC News del 2.12.2009 lintelligence statunitense avrebbe riferito al presidente Obama che in Afghanistan non esistono pi di 100 membri affiliati ad al Qaeda (President Obamas secret: only 100 al Qaeda now in Afghanistan). 24 Nel periodo 2001-2004, in Afghanistan i gruppi terroristici avevano, tutto sommato, mantenuto un basso profilo. Dal 2005, gli attentati hanno subito un sensibile incremento anche attraverso lutilizzo di attentatori suicidi, una modalit mutuata dal conflitto iracheno unitamente alle tecniche dellattentato con esplosivi. Inoltre, gli attentati si sono trasferiti dalle zone rurali e periferiche ai centri urbani importanti, in primis Kabul, al fine di massimizzare la visibilit mediatica vista la grande abilit di questi gruppi nellutilizzo di Internet. Sul piano operativo, i terroristi spesso fanno arrivare in citt gruppi di attentatori suicidi, li rendono dormienti, riuscendo a fare attentati anche nella stagione invernale, quando gli spostamenti territoriali sono impossibili. Laltro fenomeno abbastanza recente che le modalit di attuazione dellattentato suicida si basano su una combinazione strutturata di azione e movimento (come nel caso dellomicidio dellagente dellAISE, Antonio Colazzo o nellattentato occorso ai militari italiani a bordo del blindato Lince nel novembre del 2009).

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In conclusione ci troviamo di fronte ad un terrorismo che ha acquisito una credibilit ed una rilevanza mediatica forse superiori, in termini di consolidamento a quella registrata nel post 11 settembre 2001, che si sta espandendo a macchia dolio (e in direzioni precedentemente non esplorate): se da un lato tale espansione diluisce la sua specifica potenzialit, dallaltro rende possibile alimentare un conflitto permanente, di logoramento, ovunque e comunque, di difficile contrasto. 4. Levoluzione dello scenario globale e nazionale nel periodo 2009-2010 4.1. Lo scenario internazionale Il fenomeno del terrorismo jihadista ha interessato sin dal suo apparire la regione del Golfo Persico cos come la regione caucasica e larea balcanica, e si fortemente caratterizzato per una estrema variabilit geografica che rende praticamente impossibile una sua rappresentazione unitaria ed una semplificazione delle dinamiche causali che determinano lazione dei gruppi terroristici. Nellultimo biennio, in ambito internazionale, i gruppi estremisti, che combattono sia contro i governi locali ritenuti apostati sia contro linvasore occidentale, hanno proseguito la propria campagna offensiva nelle tradizionali aree di crisi. Tale minaccia, supportata dalla spinta motivazionale che accomuna le varie realt insurrezionali, rappresentata dal desiderio di contrastare i valori occidentali per costituire una nuova societ fondata sui dettami della sharia. Articolando lanalisi per regione, possibile rilevare come la zona afghano/pakistana, stante lalto livello di instabilit sul piano politico oltre che della sicurezza: ha guadagnato una posizione di primazia tra i vari fronti di battaglia jihadisti, soprattutto a seguito dellavvio, il 30 giugno 2009, del programmato ritiro delle forze statunitensi dallIrak 25; si conferma tuttora, nonostante alcune tendenze evolutive, destinazione privilegiata dai volontari mujahidin che, partendo sia dai Paesi musulmani che da quelli occidentali, raggiungono quel teatro di crisi al fine di ricevere addestramento specifico alla jihad26; territorio di ripetuti attacchi da parte della guerriglia Taliban contro i contingenti militari internazionali impiegati in area nellambito della missione ISAF, NATO, compreso quello italiano, e obiettivi occidentali in generale27; in particolare, ha sperimentato una significativa intensificazione del numero e della gravit degli attentati in Pakistan, rispetto al quale la politica statunitense ha maturato lorientamento a considerare Afghanistan e Pakistan come un unico teatro di operazioni28 Di contro, il fronte irakeno ha registrato un minor afflusso di miliziani stranieri, ma rimasto, comunque, un importante punto di riferimento e una primaria fonte di ispirazione on line per le reclute in Occidente (tra cui giovani musulmani homegrown e convertiti), grazie allininterrotta attivit terroristica (anche in chiave anti-sciita) e di propaganda del ramo locale di Al Qaeda, lo Stato Islamico Irakeno, e della formazione alleata Ansar al-Islam.
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In seguito allapprovazione, il 27 novembre 2008, dello Status of Forces Agreement (Sofa), da parte del Parlamento irakeno, iniziato il graduale ritiro delle forze di sicurezza statunitensi dal teatro di crisi che dovrebbe concludersi il 31 dicembre 2011. 26 In particolare le reclute svolgerebbero tuttora cicli addestrativi dedicati al confezionamento e allimpiego di ordigni esplosivi artigianali, nonch allimpiego di tecniche di comunicazione, dirette ad avviare una campagna di propaganda ed attivit di proselitismo tra le fasce pi giovani ed influenzabili della popolazione. 27 Come lattacco a Kabul del 26 febbraio 2010 contro un'area frequentata da stranieri che ospita diversi hotel, tra cui il Safi Landmark ed il centro commerciale Kabul City Center. Nel corso dellattacco, come gi rilevato in precedenza, basato su una combinazione strutturata di azione e movimento, rimasto ucciso anche lagente dellAISE, Antonio Colazzo, cliente del Park Hotel, insieme con altre 17 persone. 28 La Casa Bianca ha nominato un comune rappresentante sia per lAfghanistan che per il Pakistan. Secondo Washington, i pakistani potrebbero essere portati a considerare la definitiva stabilizzazione dellAfghanistan come una minaccia ai propri interessi nazionali e al proprio ruolo di potenza regionale nellarea. Infatti, i pakistani hanno sempre considerato lAfghanistan come un proprio retroterra in caso di confronto con lIndia. Lampliamento dellambasciata Usa in Pakistan, la presenza delle compagnie militari private in quel Paese e lincremento degli attacchi in Beluchistan rapresenterebbero tutti elementi del nuovo approccio statunitense relativo allarea AfPak e quindi un mezzo teso al coinvolgimento del Pakistan nella stabilizzazione dellAfghanistan.

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Nello scenario maghrebino, lorganizzazione di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) ha ribadito la propria operativit in Algeria ed in tutta la regione nordafricana, assumendo crescente rilievo soprattutto nella fascia sahelo-sahariana, particolarmente in Mauritania e Mali, dove, insieme con i traffici criminali che garantiscono finanziamenti allorganizzazione, sono proseguiti gli attacchi contro obiettivi militari ed i sequestri di turisti e lavoratori occidentali. Tra questi si rammenta il rapimento al confine tra Mauritania e Mali, il 18 dicembre 2009, dei due coniugi italiani, Sergio Cicala e Philomene Kabouree, successivamente rilasciati in data 17 aprile 2010. Il sequestro di persona stato rivendicato dallorganizzazione29 come una risposta ai crimini compiuti dal Governo Berlusconi contro lIslam ed i musulmani in Afghanistan e in Irak30. Il continente africano rappresenta un ulteriore area di riposizionamento di miliziani e terreno in cui Al Qaeda tenta di guadagnare allopzione internazionalista le varie espressioni islamiste locali (in questo senso vanno interpretati i tentativi di AQMI di mantenere la tensione elevata in Algeria, di darsi una dimensione ultraregionale ed il processo di mauritanizzazione). Tuttavia, nello stesso tempo, si registrano anche significative difficolt di Al Qaeda ad imporsi come federazione qaedista in Nordafrica. Nonostante gli scontri intestini registrati nella compagine antigovernativa tra i gruppi al-Shabaab ed Hizb-ul-Islam, la Somalia si sempre pi affermata come teatro di jihad e safe-haven per laddestramento jihadista, in grado di attirare volontari provenienti anche dallOccidente31. Segnali di un ulteriore rilancio delliniziativa jihadista a partire da Paesi arabi, si sono poi manifestati con la costituzione ufficiale in Yemen, nel gennaio 2009, dellorganizzazione di Al Qaeda nella Penisola Arabica - AQAP32, seguita da alcune azioni dirette soprattutto contro target occidentali, come testimoniato dal fallito attentato sul volo di linea Amsterdam-Detroit del 25 dicembre 2009, da parte di un giovane nigeriano addestratosi tra le file della stessa formazione terroristica, la quale ne ha poi rivendicato lazione sul Web 33. Analoghe situazioni di pericolo possono ravvisarsi in India, al centro di mai sopite conflittualit politiche ed etnico-religiose interne e con il Pakistan34, ed in Bangladesh, che rischia di diventare un paradiso sicuro per le numerose organizzazioni terroristiche che vi operano da pi di dieci anni con il comune obiettivo di costituire uno Stato islamico.
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Inizialmente il 27 dicembre attraverso un messaggio-audio inviato allemittente satellitare al-Jazeera ed, in seguito, il 31 dicembre, in un comunicato pubblicato sui web forum jihadisti, diffuso da al-Fajr e confezionato da al-Andalus, la nuova casa di produzione televisiva dellEmirato qaedista maghrebino. 30 Si rammentano nelloccasione anche: il sequestro rivendicato da AQIM nel gennaio 2009 di quattro turisti europei - due svizzeri, un tedesco e un britannico - al confine tra Mali e Niger. Uno svizzero ed il tedesco sono stati liberati in aprile, il britannico stato ucciso alla fine di maggio, mentre il secondo svizzero stato liberato, a luglio, a seguito del pagamento di un riscatto; il rapimento, il 25 novembre, in Mali, di un botanico francese, che si trovava nel Paese per studiare il possibile uso di piante locali per la cura della malaria; il sequestro il 29 novembre, in Mauritania, di tre cittadini spagnoli appartenenti ad unorganizzazione nongovernativa. 31 Nel Corno dAfrica si registrata una persistente situazione di grave destabilizzazione dovuta al ruolo dei movimenti radicali islamici Al Shabaab e Hizb Al Islam che si contrappongono al Governo Federale di Transizione (GFT) e al suo alleato il movimento filogovernativo Al Sunnah wal Jamah di orientamento moderato. Al Shabaab in particolare punta ad ottenere il riconoscimento di avamposto regionale di Al Qaeda, da tempo alla ricerca di una nuova zona franca per lallargamento della propria piattaforma territoriale. Inoltre, in tale quadrante, va registrata la presenza di cellule esogene tra i miliziani, nelle cui file si ritrovano volontari provenienti dallEuropa e potenzialmente utilizzabili per la progettazione di attacchi terroristici nello scenario europeo. In prospettiva, lattivismo jihadista pu trovare anche possibilit di espansione nella endemica crisi politica e socioeconomica del Sudan caratterizzato da uno stato di particolare fragilit. 32 Presentatasi con la diffusione di un comunicato dal titolo Da qui iniziamo e alla moschea di al Aqsa ci incontreremo, apparso sui siti Internet jihadisti nel gennaio 2009. 33 Lattentato del giovane nigeriano Abdulmutallab, incriminato per aver tentato di far saltare in aria il volo Delta 253 alla fine del 2009, ha rilanciato lallarme per la presenza di una cellula dormiente di Al Qaeda in Nigeria, un Paese che a causa della presenza di un grande numero di poveri, diseredati e giovani devotamente musulmani, potrebbe rappresentare un terreno di coltura ideale per lestremismo violento antioccidentale. Anche se numerosi analisti restano scettici su qualsiasi collegamento tra musulmani nigeriani radicali e jihadisti globali, vi sono stati in passato diversi warnings, anche da parte degli Usa, in merito a potenziali attacchi contro le infrastrutture petrolifere del paese. 34 Si rammenta che, in relazione agli attacchi di Mumbai del 26-28 novembre 2008 (dalle cui indagini emersa una pista che ricondurrebbe allItalia una parte della pianificazione logistica), rimase ucciso anche un cittadino italiano.

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Nellarea libano35-palestinese - attesa la perdurante centralit della questione mediorientale nella retorica islamista - si intensificato lattivismo di gruppi salafiti-jihadisti36 ed il connesso afflusso di miliziani da altri territori, incrementando cos sia la minaccia nei confronti del contingente UNIFIL ivi dispiegato sia il pericolo di proiezioni esterne di gruppi terroristici finora impegnati solo in quel quadrante. Zone marcatamente sensibili, infine, rimangono: - la regione del Golfo Persico, dove lIran - gi indicato, in passato, quale rifugio per alcuni esponenti di Al Qaeda - ha continuato negli ultimi anni ad emergere allattenzione in quanto snodo di transito per volontari mujahidin, che, partiti dallEuropa, aspirano a raggiungere il teatro afghano-pakistano, nonch quale base logistica per elementi intranei a network estremisti (composti da soggetti di etnia curda), coinvolti nel supporto di formazioni estremiste attive nella guerriglia irakena (nello specifico Ansar al-Islam), con collegamenti anche in territorio europeo; - il Caucaso, dove lEmirato Islamico del Caucaso37 ha moltiplicato gli attacchi contro interessi russi ed obbiettivi istituzionali locali, con diversi sequestri di funzionari civili e di elementi delle Forze dellordine, incitando, attraverso una fiorente e martellante propaganda jihadista diffusa su Internet, i mujahidin ad attuare azioni terroristiche anche al di fuori della regione. Nellultimo anno lEmirato del Caucaso ha rivendicato almeno cinque attentati importanti: a) un attacco contro il presidente dellInguscezia Yunus-bek Yevkurov e la sua scorta; b) lesplosione avvenuta nella diga siberiana di Sayano-Shushenska, che mise fuori uso le turbine e provoc 74 vittime; c) lassassinio di un prete ortodosso a Mosca nel novembre 2009; d) lesplosione del treno Nevsky Express, in cui sono rimaste uccise 30 persone; e) lattentato suicida del 29 marzo 2010 nella metropolitana di Mosca, quando due donne si fecero saltare in aria provocando 40 vittime. - la fascia balcanica, dove lItalia partecipa a diverse missioni internazionali NATO e UE, per la presenza di ex-mujahidin veterani della guerra nella ex Yugoslavia dei primi anni 90; il complesso e spesso conflittuale intreccio di istanze nazionalistiche, etniche e religiose; i traffici di armi, merci di contrabbando e stupefacenti, in cui sono spesso coinvolti elementi delle comunit dellEst Europa stanziati nel nostro Paese (provenienti da Ucraina, Moldavia e Turkmenistan), alcuni attestati su posizioni estremiste; - la fascia nord-occidentale della Cina (regione dello Xinjang), dove l'esistenza dello jihadismo in versione uigura, testimoniato dalla presenza di militanti di quell'etnia, legati ai Talebani e a Al Qaeda, in Afghanistan e Pakistan, e persino a Guantanamo, oltre che dagli attentati del 2008, in occasione delle Olimpiadi cinesi, a Kashgar e nello Yunnan38;
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Dove lItalia tuttora partecipa con un proprio contingente alla missione UNIFIL 2. Lattivismo di tali gruppi estremisti, presenti principalmente nel campo profughi di Ayn el-Helwe (Sidone, 40km a sud/sud ovest della Capitale) dimostrato dai numerosi arresti compiuti nei mesi scorsi dalle Forze di sicurezza libanesi. Si ricorda, a titolo di esempio, loperazione del 21 luglio 2009, che ha portato allarresto di dieci membri di una cellula legata a Fatah al-Islam, organizzazione militante che, nel 2007, ha combattuto per 15 settimane contro i militari libanesi nel campo profughi palestinese di Nahr el-Bared, e che progettava una serie di attacchi contro i militari di Beirut e i soldati dellUnifil. 37 LEmirato del Caucaso stato creato ed tuttora guidato da Doku Umarov, un veterano della prima e della seconda guerra cecena. Nellottobre del 2007, Umarov annunci la fondazione dellEmirato del Caucaso (erede della Repubblica Cecena di Ichkeria, di cui nel 2006 Umarov si era proclamato presidente, entit statale mai riconosciuta dal governo ceceno) e si autoproclamato emiro rifiutandosi di accettare leggi e confini russi e annunciando ladozione della sharia. Il nuovo Emirato comprende non solo la Cecenia, ma anche Daghestan, Inguscezia, Ossezia settentrionale e altre aree musulmane pi a Nord. Allora Umarov dichiar che la costituzione dellEmirato avrebbe richiesto luso della forza, e chiam a raccolta gli Islamici per cacciare fuori i Russi dai territori musulmani. Pi volte le autorit russe e cecene hanno annunciato la sua morte, ma Umarov continua a rivendicare in video gli attentati contro obiettivi russi. Nellaprile del 2009, Umarov ha rilasciato unaltra dichiarazione in cui difendeva gli attacchi contro i civili e invitava a lanciare attacchi in territorio russo. 38 In Cina i musulmani sarebbero 30 milioni residenti in numerosi punti nevralgici sul piano economico del Paese asiatico. Gli Hui sono una delle minoranze pi numerose con una popolazione di circa 20 milioni. La combinazione tra immigrati islamici e cinesi Han ha comportato una singolare sinizzazione: luso del mandarino, la moda e anche lo stile architettonico delle moschee che si ispira alle pagode cinesi. Sebbene comunit Hui si possono rinvenire un po dappertutto in Cina, i restanti 10 milioni di musulmani sono divisi in un gruppo indoeuropeo ed in otto gruppi di origine turca stanziati prevalentemente nelle regioni nordoccidentali in particolare nello Xinjang. Il pi importante e numeroso quello degli Uiguri. A differenza degli Hui questi gruppi preferiscono evitare elementi dellIslam cinese per seguire un

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larea del Sud-est asiatico (con particolare riferimento a Indonesia, Filippine e Malesia), nonostante i successi conseguiti dalle forze di polizia indonesiane, a partire dal 2005 in poi, contro Jamaah Islamiyah e nonostante il 17 settembre del 2009, le forze di sicurezza indonesiane abbiano ucciso Noordin Mohammad Top ritenuto uno dei responsabili della pianificazione dei principali attentati verificatisi in Indonesia a partire dal 2002, sia nell'isola di Bali (ottobre 2002 e ottobre 2005) sia a Jakarta (Hotel Marriott, nell'agosto 2003, ed Ambasciata australiana nel settembre 2004)39.


modello pi vicino alle correnti islamiche del resto del mondo. Secondo Renzo Guolo (cfr. articolo Il terrorismo islamico in Cina risvegliato dalle Olimpiadi, in la Repubblica, del 12 agosto 2008) dopo l' implosione dellUrss, Pechino ha cercato di contenere le aspirazioni a uno stato uiguro riemerse nell'area anche attraverso il Gruppo di Shanghai, l'organizzazione formata da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, che ha ufficialmente tra i suoi obiettivi anche quello di contenere la minaccia islamista nella regione. Dopo l11 settembre, lo scudo della guerra al terrore ha consentito alla Cina di contrastare, senza troppi problemi, il nascente radicalismo transfrontaliero, favorito dagli oltre cinque mila chilometri di frontiera dello Xinjang: un Paese nel Paese che confina con il tormentato Pakistan delle province del Nordovest, con l' Afghanistan, con Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan. Uno scudo che ha permesso di intensificare anche la repressione delle istanze autonomiste dello Xinjang, divenute in blocco, indistintamente, sinonimo di terrorismo separatista. L'esistenza dello jihadismo in versione uigura, testimoniato dalla presenza di militanti di quell' etnia, legati ai Taliban e a Al Qaeda, in Afghanistan e Pakistan, e persino a Guantanamo, oltre che dagli attentati a Kashgar e nello Yunnan (nel 2008, in occasione delle Olimpiadi cinesi, ndr), realt difficile da negare. Ma Pechino nega a sua volta che l' assimilazione forzata e la dura repressione imposta nella regione, qui come in Tibet, alimentino una forte reazione identitaria. Reazione evidente non solo nella recente introduzione di simboli e pratiche religiose, estranei alla tradizione locale, come le scure coperte avvolgenti indossate dalle donne al posto degli introvabili e sospettabili niqab o burqa (). Dottrine e ideologie di matrice jihadista animano il Movimento Islamico del Turkestan Orientale (Etim), e altre vengono veicolate da formazioni panislamiste come il transnazionale l' Hizb-e-Thair, che invoca uno Stato islamico dellAsia Centrale che comprenda anche lo Sharqi Turkestan. Gi alle prese con la complicata questione tibetana, il Governo cinese sperava che la questione dello Xinjang rimanesse sottotraccia. La Cina, proprio per conferire un sugnificativo impulso al contrasto delle istanze separatiste nella fascia nord-occidentale del Paese, tra i membri pi attivi del Gruppo di Shangai, un patto di carattere militare economico e di sicurezza, convocato per la prima volta nel 1996 e costituito da Cina, Russia, Tagikistan, Kazakistan, Kirghizistan e lUzbekistan. I sei Stati membri coprono unarea geografica di oltre 30 milioni di Km quadrati con una popolazione di oltre un miliardo e mezzo di persone, circa un quarto della popolazione mondiale. Partecipano agli incontri dell'organizzazione anche altri quattro paesi con lo status di osservatore: India, Iran, Mongolia, Pakistan. Dopo l'intervento degli Usa in Afghanistan, nel 2001, il gruppo dei Sei di Shanghai ha ribadito il suo impegno a combattere il terrorismo jihadista, l'estremismo religioso e il separatismo etnico. In particolare, i membri dell'Organizzazione di Shanghai cercano di contrastare l'indipendentismo della Cecenia e della Cina nordoccidentale e il Movimento islamico dell'Uzbekistan (Miu). E hanno deciso di creare un centro antiterroristico a Bishkek, nel Kirghizistan. Ma ben poco stato fatto in realt per combattere organizzazioni fondamentaliste quali il Miu o un partito estremista ben pi organizzato come l'Hizb al Tahrir. Sul piano politico-religioso, i membri del gruppo di Shanghai si sono impegnati a rafforzare il controllo delle attivit religiose, registrando le organizzazioni che le gestiscono, impedendo la loro ingerenza nella vita politica, consentendo la preghiera solo nelle moschee e confinando l'educazione religiosa nelle scuole autorizzate. Altre misure raccomandate comprendevano la revisione dei libri di testo, la messa al bando dei gruppi clandestini che diffondono il fondamentalismo, il divieto ai preti stranieri di svolgere un'attivit missionaria non autorizzata nonch l'intensificazione delle operazioni antiterroristiche. Tutte queste attivit militari e burocratiche non possono tuttavia nascondere il fatto che Pechino non si aspettava una cos massiccia dimostrazione di forza militare da parte degli americani in Afghanistan e Irak. E secondo gli osservatori militari cinesi, la Cina ha difficolt a comprendere, e tanto pi a mettersi al passo con un esercito altamente tecnicizzato come quello americano. Dal punto di vista geopolitico, la Cina ha visto andare in fumo anni di lavoro impiegati a tessere un'alleanza guidata da Pechino in Asia centrale, per colpa di quella stessa organizzazione che ha distrutto il World Trade Center. Dopo l'11 settembre, in meno di tre mesi la Cina ha assistito al proliferare di basi aeree americane nel suo cortile di casa, in Afghanistan, nel Kirghizistan e in Uzbekistan, registrando inoltre un miglioramento senza precedenti dei rapporti fra Washington e il Pakistan, che gravitava da decenni nella sua orbita, e un riavvicinamento fra gli Usa e i due pi grandi suoi vicini: India e Russia. E sebbene la riunificazione con Taiwan e l'interesse per il Mar Cinese Meridionale restino presumibilmente tra le priorit geostrategiche di Pechino, l'equilibrio di forze si molto modificato a suo sfavore. La scelta fra la lotta contro il terrorismo o lo scontro con gli Stati Uniti nel Pacifico un difficile dilemma che continuer a tormentare la Cina nei prossimi anni. 39 Immediatamente, allindomani degli attacchi terroristici dell'11 settembre, diverse fonti di intelligence rivelarono esplicitamente che molti componenti il commando terrorista avevano avuto contatti con esponenti di gruppi estremisti attivi nelle Filippine, in Malesia (utilizzata in passato come base di appoggio per una serie di attentati terroristici anti-

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4.2. Gruppi terroristici di matrice jihadista su scala mondiale, attentati e vittime Di seguito, una mappa delle principali sigle terroristiche di matrice jihadista operanti a livello mondiale40.


americani in Africa e in Medio Oriente) e soprattutto in Indonesia. L'Indonesia lo Stato con la pi alta percentuale di fedeli islamici che rappresentano circa l88% di una popolazione che ha superato i 245 milioni di abitanti. La stabilit del Paese era stata seriamente minacciata da movimenti estremisti collegati al terrorismo internazionale, in particolare tra il 2002 e il 2005, quando erano stati organizzati i sanguinosi attentati a Bali e a Jacarta. Queste azioni erano state attribuite alla Jamaah Islamiyah, un movimento estremista affiliato ad Al Qaeda. Tra il 2005 e il 2007, lazione dello stato riusciva a ridurre significativamente la capacit diniziativa dei movimenti terroristici di matrice jihadista. Questa azione repressiva culminava alla fine del 2007 nellesecuzione di tre degli autori dellattentato di Bali del 2002. In Indonesia, le componenti jihadiste sono duramente contrastate dalla rete dellIslam liberale che sostiene un Islam aperto e tollerante. Ci sono teologi musulmani che proclamano il pluralismo religioso: i dipartimenti di religione delle grandi universit islamiche statali (IAIN, UIN) sono luoghi in cui si insegna un Islam aperto al dialogo, mentre i veri fondamentalisti si trovano tra gli studenti, e soprattutto quelli di scienze esatte e tecniche, nelle grandi universit statali laiche. 40 Per una pi completa descrizione delle principali organizzazioni terroristiche si rimanda allallegato 1 di pag.

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La tabella 1 evidenzia il numero dei morti causati da attentati con pi di 15 vittime, a livello planetario, nel periodo 1993-2010. Lanalisi disaggregata dei dati per anno, mostra che, per quanto riguarda questa tipologia di attentati (pi di 15 vittime), il periodo compreso tra l11 settembre 2006 ed il 10 settembre 2007 a far registrare il maggior numero di morti (5.570).
Tabella 1 Numero di morti causati da attentati terroristici con pi di 15 vittime a livello planetario (periodo 1993-2010) - Punto 0 = 11 settembre 2001

Fonte: elaborazioni ICSA su dati del Center for Systemic Peace (www.systemicpeace.org)

Disaggregando il dato e facendo riferimento al periodo compreso tra l11 settembre 2008 ed il 10 settembre 2009, i Paesi dove si registrato il maggior numero di vittime sono nellordine Irak, Pakistan, Afghanistan e India (tabella 2). Alcune fonti indicano che il numero degli attacchi terroristici su scala globale nel triennio 2007-2009 ha registrato una significativa flessione41. Come spiegare quindi che il numero delle vittime registrate nello stesso periodo permane piuttosto elevato (3.061 nel periodo 11.09.2007-10.09.2008, 2.582 nel periodo 11.09.2008-10.09.2009)? Il dato probabilmente interpretabile soprattutto con laffinamento delle tecniche di esecuzione dellattentato terroristico: si registrano, infatti, sempre pi attentati con esplosivo comandati a distanza (a controllo remoto). Inoltre, a partire dal 2003 in Irak, si fortemente sviluppato il fenomeno degli attentatori suicidi, che, attraverso una combinazione strutturata di azione e movimento, condotta da pi kamikaze che si fanno esplodere nel medesimo posto ma in momenti diversi, procurando un numero di vittime sempre pi elevato42.
Tabella 2 Numero di morti causati da attentati con pi di 15 vittime, per Paese (11.09.2008-10. 09.2009)
Paese Irak Pakistan Afghanistan India Somalia Sri Lanka Iran Russia Siria Yemen Totale Fonte: elaborazioni ICSA su dati del Center for Systemic Peace (www.systemicpeace.org) Numero vittime 1.451 607 175 112 76 72 31 25 17 16 2.582


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Cfr. su questo punto, il Database of Worldwide Terrorism Incidents (RDWTI), della RAND Corporation, http://smapp.rand.org/rwtid/terms.php. 42 Per esempio, dopo la prima detonazione causata da un primo attentatore suicida, si lascia che soccorritori e curiosi si avvicinino al luogo dellesplosione, dove un secondo kamikaze entra successivamente in azione e, attraverso un mix strutturato di fuoco pi movimento (in cui possono essere impegnati altri terroristi), si lascia esplodere tra la folla. Tutto questo comporta anche una eccellente strategia mediatica in grado di veicolare in tutto il mondo ed in tempo reale, attraverso il web, gli effetti devastanti dellattentato.

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Approfondendo ulteriormente lanalisi e considerando il periodo compreso tra l11 settembre 2009 ed il 7 giugno 2010 (tabella 3), sempre in riferimento al numero dei morti causati da attentati con pi di 15 vittime, possibile osservare una particolare recrudescenza del fenomeno terroristico, soprattutto per quanto riguarda il Pakistan (1.129 vittime), lIrak (1.032), lIndia (238) e lAfghanistan (226). Come possibile osservare, il totale delle vittime (2.817), per questa tipologia di attentati, ha gi ampiamente superato quello riferibile al periodo 11.09.2008-10. 09.2009.
Tabella 3 Numero di morti causati da attentati con pi di 15 vittime, per Paese (11.09.2009-07.06.2010) Paese Numero vittime Pakistan 1.129 Irak 1.032 India 238 Afghanistan 226 Somalia 81 Russia 68 Iran 43 Totale 2.817 Fonte: elaborazioni ICSA su dati Center for Systemic Peace (www.systemicpeace.org), BBC News, Reuters, ITARTASS, Sky News

4.3. La situazione in Europa: evoluzione recente La minaccia del jihadismo investe pesantemente lEuropa al centro di una martellante propaganda estremista istigatoria on line contro la presenza dei contingenti militari nelle aree di crisi e latteggiamento verso i musulmani, ritenuto persecutorio o discriminante, come testimoniato, in particolare, dal comunicato audio di Bin Laden del 25 settembre 2009, espressamente diretto ai popoli europei, nel quale viene richiesto il ritiro dei contigenti militari dallAfghanistan. Dalle molteplici operazioni di controterrorismo effettuate in vari paesi europei sembrano emergere, a fattor comune, i seguenti trend: la consolidata tendenza a considerare il territorio europeo non pi solo un riparo ed una retrovia logistica, ma anche un teatro operativo e una base per pianificare offensive da consumare altrove, come il citato fallito attentato del 25 dicembre 2009 sul volo Delta Amsterdam-Detroit da parte di un giovane nigeriano; il costante sviluppo del fenomeno dei terroristi homegrown, favorito sia da fattori catalizzatori esterni, quali i riflessi di congiunture internazionali e leco degli scontri in atto tra musulmani e invasori nei vari teatri di crisi, sia dallinnesto del pensiero jihadista su problematiche socio-economiche tipiche delle comunit di immigrati stanziate e sedentarizzate in territorio europeo; laccresciuto coinvolgimento nel cyberjihad dei convertiti, per lo pi in veste di predicatori e radicalizzatori, con il conseguente aumento della propaganda estremista in varie lingue occidentali 43 allinterno di appositi web-forum destinati a giovani musulmani, attraverso cui sono correntemente diffusi testi dottrinali, comunicati e direttive dei vertici qaedisti e manuali per il c.d. terrorismo fai da te, che illustrano, tra laltro, metodi per la fabbricazione di esplosivi. La diffusione di tali documenti rappresenta un concreto pericolo per alcuni soggetti che potrebbero ispirarsi a tali siti, come gi accaduto in diversi Paesi europei, Italia compresa, per elaborare progettualit terroristiche; la montante influenza della filiera islamista afghano-pakistana, accanto a quelle tradizionali nordafricane, particolarmente nellEuropa Centrale; la progressiva diffusione dellideologia jihadista nellEuropa dellEst, agevolata dalla propagazione on line di messaggi istigatori in idiomi locali, potenzialmente foriera sia di un innalzamento
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Particolarmente elevata la propaganda jihadista istigatoria in lingua tedesca contro la Germania, durante lultima campagna elettorale. Il 18, il 20 e il 25 settembre 2009, sono stati diffusi sui principali forum jihadisti tre video in cui il militante jihadista tedesco di origine marocchina Bekkay Harrach alias Al Hafidh Abu Talha Al Almani minaccia azioni terroristiche in Germania qualora lesito dellelezioni avesse confermato la coalizione di governo uscente, accusata di aver approvato la missione militare in Afghanistan.

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dellesposizione ad atti ostili del personale delle missioni internazionali ivi operanti sia di una maggiore presenza di cittadini originari di tale area in network estremisti transnazionali; il reclutamento alla causa jihadista di soggetti gi inseriti negli ambienti della delinquenza comune, specie allinterno delle carceri; la quasi sistematica commistione tra circuiti dellestremismo islamista e segmenti della criminalit transnazionale dediti soprattutto alla falsificazione e allimmigrazione clandestina.

In tale quadro, specifici warnings - rimasti al momento privi di seguito - hanno riguardato presunte progettualit terroristiche da realizzarsi in Europa ad opera di cittadini di origine libano-palestinese, affiliati a formazioni estremiste filo-qaediste operanti nei campi profughi palestinesi in Libano. Tutti questi fattori fanno ritenere che la minaccia terroristica di matrice jihadista continua ad essere attuale, nonostante significative indagini portate felicemente a termine in diversi Paesi europei. Da tali indagini, incentrate su soggetti provenienti dalle aree tribali afghano-pakistane, emerso che i campi di addestramento ivi presenti sarebbero frequentati da jihadisti provenienti anche da Paesi europei, in particolare Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca. Secondo notizie di intelligence, poi, nei campi sarebbe previsto un diverso tipo di addestramento differenziato in base allorigine ed al curriculum dei frequentatori. Gli occidentali, in particolare, non verrebbero addestrati alle tecniche di guerriglia, ma solo al confezionamento degli esplosivi, alla produzione di documenti falsi ed alla contro-informazione. I pakistani provenienti dai Paesi europei verrebbero reclutati anche mentre si trovano in visita alle loro famiglie dorigine. Altro importante elemento che contraddistingue lo scenario europeo, lo stretto legame che unisce i destini degli Stati europei con larea nord-africana. A tal proposito, va ricordato che, a seguito di una vasta operazione condotta dalle forze di sicurezza tunisine, tra la fine del 2006 e linizio del 2007, nei confronti di diversi gruppi armati riconducibili a formazione estremiste maghrebine, si apprese della presenza tra i terroristi di stranieri che in passato avevano risieduto in Italia. Alcuni di questi, peraltro, erano stati destinatari di provvedimenti di cattura emessi nel contesto di specifiche attivit di contrasto al terrorismo di matrice qaedista condotte in Lombardia a cavallo tra la fine dello scorso decennio ed i primi anni di quello attuale. Tra questi, due tunisini che avevano risieduto per anni nel nord Italia, sono deceduti nel corso dei conflitti a fuoco avuti con gli apparati di sicurezza. In prospettiva si teme che Al Qaeda possa ricevere dai sostenitori presenti in Europa, oltre allappoggio logistico-finanziario, un pi significativo contributo in termini di reclutamento per laddestramento nei campi dellAfrica subsahariana. Tale fenomeno, con il ritorno nelle nazioni europee di elementi dotati di uno specifico know-how operativo, potrebbe quindi tradursi in una minaccia diretta contro interessi occidentali nel continente europeo. Non vanno poi sottovalutate alcune situazioni legate a fattori contingenti di carattere nazionale. Nei Paesi Bassi, la recente decisione di ritirare le forze militari presenti in Afghanistan provoca una inaspettata crisi politica con possibili ripercussioni anche in altri Paesi, mentre non da escludere che in qualche prossimo messaggio il noto Al Zawahiri possa rivendicare al merito dellorganizzazione tale decisione. Ed inoltre le rivolte nelle banlieu parigine del dicembre 2005, seguite anche di recente da ricorrenti disordini di minore ma non meno pericoloso spessore, condotte in gran parte da immigrati magrebini di seconda e terza generazione, sono anche originate oltre che dal disagio socioeconomico (abbinato ad un forte senso di spaesamento e di smarrimento identitario vissuto da questa specifica componente immigrata), anche da motivazioni ideologiche anti-occidentali, proprie del radicalismo jihadista, come avremo modo di approfondire in seguito. In definitiva, si registra in Europa, pi che la presenza di gruppi collegati alla casa madre di Al Qaeda o alle sue filiazioni regionali, lattivismo di micronuclei autoradicalizzati che si formano nella societ ospite per gemmazione spontanea, al di fuori di qualsiasi vincolo associativo, e rispondono al richiamo della jihad seguendo dettami ideologici ed indicazioni tecnico-operative quasi sempre desunte da internet. 4.4. Tendenze e novit dellassociazionismo islamico in Italia: la necessit di un approccio conoscitivo Di seguito, verranno descritte le principali realt e forme dellassociazionismo islamico in Italia, al fine di incrementare un quadro di conoscenze e di informazioni indispensabili per una pi efficace comprensione delle dinamiche del proselitismo estremista, naturalmente portato ad inquinare luoghi socio spaziali sensibili e ad agganciare individui fragili, soprattutto sul piano psicologico e socioeconomico. 19

4.4.1. I principali sodalizi in Italia di orientamento sunnita e sciita Le comunit islamiche presenti in Italia operano con lintento di favorire la diffusione della religione musulmana, lo sviluppo socio-economico ed il conseguente inserimento dei loro membri nel tessuto sociale. Tuttavia esse si presentano sempre divise sia a causa della altalenante conflittualit fra la componente religiosa moderata e quella pi rigorosa, sia in ragione delle diverse aree geografiche di provenienza dei loro appartenenti, con conseguenti lotte interne e rivalit. Allo stato le associazioni di orientamento sunnita pi rappresentative sono le seguenti: - La Lega Musulmana, con sede a Roma, fa parte dellomonima organizzazione internazionale non governativa, fondata in Arabia Saudita nel 1962, con sede a La Mecca. La sezione italiana opera da circa un ventennio con la finalit di diffondere il corretto messaggio dellIslam, considerato religione di pace, tolleranza e fratellanza, nonch per contrastare le ideologie e le correnti politiche che possono danneggiare limmagine dellIslam in Occidente. - LUnione delle Comunit ed Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOI), con sede ad Ancona, rappresenta lorganismo pi diffuso in Italia. Lideologia di riferimento si avvicina alle posizioni neotradizionaliste dei Fratelli Musulmani. Al suo interno convivono differenti posizioni: da quelle pi radicali, che hanno come obiettivo lislamizzazione della societ, ad altre pi moderate, che mirano allintegrazione dei musulmani, salvaguardandone lidentit religiosa ed assicurando il rispetto del sistema giuridico italiano. AllUCOI sono collegate lAssociazione Donne Musulmane Italiane ed i Giovani Musulmani dItalia, con cui negli ultimi tempi sono sorti contrasti in merito allapproccio da seguire nelle relazioni con le istituzioni italiane. - I Giovani Musulmani dItalia, collegata, come detto, allUCOI, una associazione di promozione giovanile nata di recente, che ha come obiettivo quello di dare risposte ai problemi che i giovani incontrano nella loro vita quotidiana in famiglia, a scuola e nel tempo libero. Lassociazione, quindi, cerca di fornire ai giovani gli strumenti adatti a formare unidentit islamica italiana ed in questottica si impegna a combattere ogni forma di terrorismo, ingiustizia ed intolleranza. LAssociazione si fonda sulle strutture locali, ossia gruppi che a livello provinciale o cittadino organizzano attivit di tipo sportivo ed educativo, con programmi settimanali o mensili. Ogni anno, inoltre, prepara manifestazioni ed eventi in coincidenza con le principali ricorrenze islamiche. - LUnione dei Musulmani in Italia, con sede a Torino, fu costituita nel 2006 su iniziativa di alcuni elementi di spicco della comunit marocchina dItalia, con lobiettivo di diffondere un Islam moderato, alternativo a quello concepito dallUnione delle Comunit Islamiche dItalia (UCOI), attraverso la gestione diretta dei fedeli di cittadinanza marocchina che rappresentano una cospicua percentuale degli immigrati in Italia. LAssociazione vuole, quindi, offrire allopinione pubblica occidentale unimmagine positiva, costruttiva ed affidabile, che stemperi eventuali sentimenti di islamofobia alimentati anche dalle azioni criminali dei gruppi fondamentalisti. Sembra che le Autorit marocchine abbiano visto con favore la nascita di questa nuova associazione quale futura voce autorevole del mondo islamico, con la costituzione di centri culturali a maggioranza marocchina, onde poter competere a livello nazionale con le altre associazioni islamiche sulla base di una pi ampia piattaforma di consensi. Va sottolineato al riguardo come lobiettivo del Governo marocchino sia essenzialmente quello di contenere allestero il proselitismo del movimento Giustizia e Carit, di cui si dir dopo, che si porrebbe come antagonista del progetto. LUMI, infatti, intenderebbe promuovere corsi di formazione di imam per monitorare e quindi isolare elementi estremisti onde togliere legittimit a predicatori impreparati ed attestati su posizioni considerate vicine al radicalismo islamico. Tale programma di formazione si collocherebbe allinterno di un ampio progetto di riqualificazione nel campo religioso, avviato da tempo oltre che in Marocco anche in Francia ed in altri Paesi europei, volto a favorire lo studio di un diritto islamico europeo, destinato ai musulmani che vivono in occidente. - Il Centro Islamico Culturale dItalia sorge allinterno della Moschea di Monte Antenne a Roma e ne gestisce le attivit. Nel 2007 il Centro present un progetto di cooperazione tra le associazioni presenti in Italia allo scopo di diventare un referente unico nei rapporti con le Istituzioni italiane, acquisendo un mandato di rappresentanza. A quanto risulta il progetto ha trovato lopposizione della suddetta Unione dei Musulmani in Italia, con la quale sarebbero sorti dissidi in ordine alla 20

primazia da assumere agli occhi del Governo marocchino, ampiamente disponibile a finanziare quei sodalizi la cui attivit viene ritenuta conforme ai dettami politici e religiosi fissati a Rabat. La Comunit Religiosa Islamica (Co.Re.Is.), sodalizio costituito da intellettuali musulmani italiani al fine di svolgere unazione di testimonianza e di informazione sulla tradizione islamica e rappresentare quindi gli interessi religiosi dei musulmani sia in Italia che nel resto dEuropa. Vi aderiscono molti italiani convertiti. Il sodalizio molto presente nel nord Italia e si distingue nellattivit di formazione di imam. Nel panorama dellassociazionismo musulmano in Italia non pu non essere menzionato il movimento marocchino Al Adl wal Ihsane (Giustizia e Carit), di orientamento sunnita, emanazione dellomonimo movimento sorto in Marocco nel 1950 nella regione di Berkan, che ha sviluppato negli ultimi anni una forte azione tesa alla propaganda ed al proselitismo anche al di fuori dei confini del Marocco, al fine di creare nuclei di adepti destinati ad agire il giorno in cui si realizzer la cosidetta qawm, ossia linsurrezione di massa del popolo islamico. Per pubblicizzare le proprie iniziative e gli obiettivi, il sodalizio si propone di realizzare un network televisivo ed un giornale telematico. Una ventina di compagini associative (luoghi di culto, ecc.), presenti soprattutto nel nord-Italia, sono collegate al movimento, ovunque fortemente contrastato dal Governo marocchino. Per quanto concerne i sodalizi di orientamento sciita, i pi rappresentativi sono lImam Al Mahdi di Roma e lAhl al Bayt di Napoli, composti soprattutto da cittadini italiani convertiti. Entrambi hanno stretti contatti con ambienti diplomatici iraniani. Loro rappresentanti effettuano frequenti viaggi in Iran, intrattenendo rapporti diretti con figure religiose anche di alto livello. A questi due sodalizi si aggiunge lAssociazione Rasule Akram (il Nobile Messaggero), costituita a Milano qualche anno fa allo scopo di avviare il progetto di un coordinamento sciita nazionale, auspicato dalle autorit di Teheran contrarie a contrapposizioni tra i sodalizi di orientamento sciita allestero, ma finora resi impossibili a causa dei forti dissidi tra i vertici dellAl Mahdi e dellAhl al Bayt. 4.4.2. I predicatori itineranti e le confraternite turuq

Un ruolo sempre maggiore assumono in Italia ed altrove i cosiddetti predicatori itineranti Jamaat Tabligh Wa ad-DaWa (Gruppo della Predicazione e Propaganda). Carattere essenziale degli appartenenti al movimento la specifica formazione culturale e religiosa: si tratta essenzialmente di persone dotate di una buona scolarizzazione e di una elevata conoscenza dei dettami della sharia. Nei Paesi occidentali, considerati periferie dellIslam, il loro impegno diretto ad assicurare un ritorno alla religione come fermento di ordine, di regolarit, di lotta alla criminalit ed alla diffusione della droga. Questo ruolo renderebbe i Tabligh interlocutori credibili delle comunit di immigrati in Europa e favorirebbe la loro integrazione in un contesto di forte emigrazione islamica. Secondo la loro ideologia quando tutti i popoli islamici avranno raggiunto la perfezione spirituale, sar il mondo non musulmano a riconoscere la superiorit dellIslam e ad avvicinarsi ad esso spontaneamente. Il movimento sorto in India negli anni 20 del secolo scorso ed ha i suoi principali centri organizzativi in Pakistan, nel Bangladesh e appunto in India. Asseritamente apolitico e contrario alla violenza, ha lobiettivo di attuare una nuova islamizzazione delle minoranze islamiche in occidente, con una strategia tesa al recupero dei musulmani che subiscono una costante influenza, ritenuta fortemente negativa, degli usi e costumi propri della civilt e della cultura occidentali. La nuova islamizzazione riguarda anche e soprattutto la seconda generazione di immigrati, molti dei quali avrebbero gi colpevolmente assimilato i costumi e la cultura occidentali, avvicinandosi talvolta al mondo dellalcoolismo, della droga e della delinquenza in genere. Si pu sostenere che il movimento dei Tabligh rappresenta la saldatura tra riformismo islamico, reduci degli appartenenti ai movimenti islamisti e confraternite sufi (denominate turuq). Di questa fusione di intenti tra sufi, riformatori ed islamisti stato testimone lo scrittore Tiziano Terzani, il quale, stupito dalla devozione e dalla massiccia affluenza di Tabligh alle cerimonie in Pakistan, commenta: i Tabligh sostengono di essere per la non violenza, di non voler fare politica e non vanno per questo confusi con i fondamentalisti dei partiti islamici estremisti che manifestano contro il governo ed appoggiano apertamente Osama Bin Laden ed i talebani. Eppure, passando ore ed ore in quella immensa, disciplinata congrega di uomini, tutti col loro berretto bianco a snocciolare i loro rosari, mi parso ovvio che nonostante tutte le apparenti differenze c tra i Tabligh, Osama ed i talebani una obiettiva coincidenza di interessi ed una implicita solidariet. 21

E difficile disporre di dati precisi sulla consistenza delle confraternite denominate turuq in quanto nessuno deve farsi vanto di essere un sufi e, di fatto, il numero degli aderenti segreto 44. Le turuq sufi, in particolare, costituiscono il mezzo privilegiato per le conversioni. Infatti sono popolarissime tra le comunit degli immigrati in Europa e secondo alcuni esperti dominano lambiente degli immigrati turchi in Germania. E non da escludere una loro presenza in Italia, tenuto conto del terreno fertile rappresentato dalle fasce deboli dellimmigrazione e del precariato. La maggior parte dei predicatori itineranti entra in Italia con un regolare visto di ingresso45. Non sembra, finora, che il movimento disponga di una propria sede nazionale in grado di organizzare le diverse attivit. Tuttavia gli aderenti svolgono una intensa attivit di interscambio del pensiero tabligh attraverso la predicazione itinerante e con lutilizzo di siti internet dedicati. La cittadinanza maggiormente rappresentata quella marocchina con circa il 60% dei predicatori attivi in Italia, seguita da quella tunisina con il 25%, pakistana con l8%, algerina 3%. Molti aderenti al movimento che hanno maturato gli anni necessari per lacquisizione della cittadinanza italiana, avrebbero presentato istanza per lottenimento di tale beneficio. Tra i motivi che potrebbero aver indotto gli stessi a chiedere tale concessione, v la possibilit che una volta acquisito il beneficio richiesto i predicatori possono effettuare la loro missione in piena libert, sia in Europa che nei paesi di provenienza, praticando in tal modo uno dei principi fondamentali della filosofia Tabligh, ossia la predicazione itinerante. Il movimento Tabligh, come gi detto, si dichiara contrario ad ogni estremismo. Tuttavia appare opportuno soffermarsi sulle modalit della propria attivit di propaganda: innanzitutto i predicatori, con la diffusione dei loro messaggi religiosi, appaiono agli occhi dei fedeli come dotati di capacit e preparazione superiori alla media, cos da essere in grado di esercitare grande influenza ed attrazione su di essi, tant che questa lessenza della loro missione. Inoltre lelasticit dellorganizzazione e le modalit di selezione dei suoi aderenti ne fanno un polo privilegiato per la maggior parte dei movimenti islamici, i quali troverebbero in esso una fonte di reclutamento di giovani anche con problemi di identit. Bisogna poi aggiungere che lindottrinamento e la formazione avvengono in luoghi ed ambienti come le madrase pakistane molto impermeabili, e che nel tempo si sono formate reti internazionali di contatti tra gli affiliati al movimento, come moschee e luoghi di culto, circoli, associazioni, ecc., che potrebbero essere facilmente infiltrate da gruppi con finalit diverse da quelle religiose. Ad una analisi attenta, i problemi legati al disagio giovanile e lassenza di prospettive sociali e politiche accentuano il rischio di una radicalizzazione di alcuni elementi, i quali, non ritenendo pi sufficienti le prospettive religiose, potrebbero indirizzarsi verso correnti pi radicali o avvicinarsi ad organizzazioni che li condurranno ad impegnarsi nellattivismo estremista. Sembra che talvolta alcuni predicatori pi radicali portino al seguito dei veri e propri procacciatori, incaricati di individuare fra i frequentatori delle moschee e dei luoghi di culto visitati soggetti motivati sotto il profilo ideologico e religioso; in altri casi alcuni imam responsabili delle moschee visitate segnalerebbero preventivamente i fedeli disposti a frequentare corsi di indottrinamento religioso. 4.4.3. Le moschee ed i luoghi di culto Nei luoghi di origine le moschee sono collegate ad uno specifico gruppo etnico o ad un determinato rito, allappartenenza ad una famiglia o ad un clan, ad un determinato territorio, ad un quartiere. Tutti questi fattori in Italia vengono meno: il denominatore comune tra i frequentatori delle moschee , a prescindere dalla provenienza e dalla nazionalit, lappartenenza alla fede islamica. E nella moschea che il venerd alle dodici si svolge la preghiera canonica congregazionale, obbligatoria per gli uomini e facoltativa per le donne. La
44 Come osservato in precedenza, una delle pi rilevanti turuq la Naqshbandiyah, la pi segreta e militarizzata delle turuq sufi, assai attiva in Asia Centrale, Turchia, Bosnia e regione del Caucaso, in Iraq, nel territorio di residenza dei curdi e nel sub-continente indiano. Naqshbandiyah ha rappresentato la spina dorsale della resistenza musulmana in Bosnia (diverso materiale di supporto tecnico e di sussistenza per i combattenti giunto in Bosnia attraverso il network delle turuq) ed in Cecenia ha una potente ed efficiente organizzazione finanziaria ed ben consolidata nella comunit islamica cinese. 45 Non si esclude che la criminalit organizzata possa avere un ruolo nella falsificazione e nel rilascio di alcuni di questi visti di ingresso.

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salat, ossia la preghiera quotidiana, uno dei cinque pilastri dellislam, pu essere recitata in qualsiasi altro posto. In Italia le uniche moschee che rispondono ai canoni architettonici islamici sono a Roma, Grande Moschea di Monte Antenne, ed a Milano-Segrate, Al Raham. Le altre sono costituite da immobili adibiti a sale di preghiera, per lo pi garage, capannoni (alcuni dei quali sottoposti a sequestro per linadeguatezza delle norme di sicurezza e le destinazioni duso) ed appartamenti, siano essi pertinenze di sedi associative o di abitazioni private. A maggio del 2010, secondo la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, risultano censite (nella accezione pi ampia del termine) 164 moschee, mentre 222 sono i luoghi di culto. Ad essi vanno aggiunti 120 centri culturali e 275 associazioni: il totale dei centri culturali islamici e della associazioni islamiche cui si potrebbe ragionevolmente ricondurre una sala di preghierasono 395. Si tratta di censimento soggetto a frequenti variazioni numeriche e ad altrettante variazioni duso, registrandosi sovrapposizioni di finalit religiose e culturali ( ad esempio indottrinamento coranico, scuola di lingua, ecc.). Pressoch uniforme sul territorio nazionale, la dislocazione conosce picchi di concentrazione maggiore nei capoluoghi di provincia. Le ragioni del costante proliferare (e variare) sono da un lato legate alle accresciute esigenze di accoglienza nelle comunit islamiche, dallaltro alla costante opera di proselitismo e di islamizzazione svolta dai religiosi pi attivi verso immigrati provenienti da Paesi musulmani allo scopo di allargare il numero di aderenti a fini religiosi e politici. Sotto questo aspetto vengono di frequente avviate dalle comunit islamiche numerose iniziative tese a realizzare nuove moschee, talvolta di ragguardevoli dimensioni, con la inevitabile richiesta alle amministrazioni comunali della disponibilit di aree pubbliche. Ma ci avviene anche ogni qualvolta le autorit locali dispongono la chiusura delle strutture per vari motivi, fra cui il pi frequente per inagibilit sotto gli aspetti della sicurezza strutturale o della salute. Da questo momento si avviano le trattative fra le parti per trovare soluzioni che contemperino le esigenze confessionali degli stranieri con quelle delle comunit locali ed in particolare degli abitanti residenti nei luoghi di volta in volta prescelti per la costruzione o linsediamento di nuove moschee o centri religiosi e culturali, con inevitabili divergenze e momenti di tensione. Alle divergenze ed ai momenti di tensione sopra indicati sono da collegare gli episodi di vandalismo e di danneggiamento contro sedi di associazioni e luoghi di culto islamici. Gli atti vandalici, dapprima manifestatisi con scritte murali inneggianti allodio razziale e minacce nei confronti dei musulmani, hanno spesso fatto registrare un salto di qualit soprattutto in provincia di Milano, dove sono stati compiuti numerosi attentati dinamitardi ed incendiari. 4.4.4. Gli Imam Allinterno dei luoghi di culto di riferimento delle varie associazioni islamiche, la figura ed il ruolo degli imam meritano una riflessione particolare. Intanto doveroso chiarire che per il mondo sunnita (per il quale non esiste alcuna forma di clero o di intermediazione religiosa tra Dio e gli uomini), limam solo colui che guida la preghiera collettiva e svolge il sermone in occasione della preghiera di mezzogiorno del venerd in virt di una asserita conoscenza del sapere religioso. Diverso il ruolo che agli imam assegnano gli sciiti: per i cosidetti seguaci di Al, infatti, limam un successore di Maometto, ultimo dei messaggeri di Dio. Con il passar del tempo limam sunnita ha assunto un ruolo sempre crescente nelle societ occidentali, ponendosi quale naturale punto di riferimento per i membri delle comunit di immigrati. Ne derivata la possibilit, sempre pi frequente, di vedere imam impegnati quali mediatori culturali, interlocutori delle istituzioni locali o visitatori di immigrati detenuti a vario titolo nei circuiti penitenziari. La centralit strategica del ruolo dellimam nelle comunit musulmane testimoniata dallattenzione loro riservata dalle diverse associazioni che alla formazione di questa figura hanno dedicato specifiche iniziative. In questottica si collocano i diversi corsi di formazione di imam organizzati da varie associazioni alla luce, ovviamente, dellordinamento dottrinale di riferimento. Ci si riferisce, ad esempio, ai corsi svolti in questi ultimi anni dallUnione dei Musulmani in Italia (U.M.I.) a Torino ed a Salsomaggiore, dallUnione delle Comunit Islamiche dItalia (U.CO.I.) a Brescia, ed altre. 23

In linea con il dato relativo alla presenza degli immigrati nel nostro Paese, la nazionalit degli imam maggiormente rappresentata quella marocchina (57%), seguita da quella tunisina (11%) e da quella algerina (5%). Tra le fasce conosciute di et la pi frequente quella tra i 40 ed i 50 anni (43%), seguita da quella tra i 30 ed i 40 (33%), e da quella tra i 50 ed i 60 (13%). Un esame comparato tra i mesi di agosto 2008 ed agosto 2009, compiuto dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, permette di rilevare una variazione positiva del 7% degli imam presenti nei luoghi di culto, passati da 150 a 161, e una diminuzione del 7% di quelli attivi nelle moschee, scesi da 118 a 110. Luoghi di culto e moschee, opportuno sottolinearlo, svolgono anche la funzione di punti di incontro e di iniziativa culturale per i seguaci musulmani che li frequentano. Problema comune ai responsabili delle associazioni islamiche e, soprattutto, alle autorit nazionali di tutti i Paesi europei quello della affidabilit degli imam. Molto spesso ci si trova di fronte ad imam improvvisati, privi di idonea formazione religiosa, che interpretano il loro ruolo in maniera difforme dai corretti canoni della religione islamica. Alcuni di essi privilegiano un credo fondamentalista, talvolta antioccidentale, forti di capacit comunicative che affascinano gli elementi pi giovani che vivono situazioni di disagio e sono facilmente suggestionabili. Questi sono i fattori principali che determinano i processi di radicalizzazione ed esaltano i sentimenti di rivalsa verso la collettivit. In questo quadro, nellattivit di prevenzione e contrasto, occorre rilevare che, tra il 2003 ed il 2009, si sono registrati 10 provvedimenti di espulsione di imam dal territorio nazionale. Nella prevenzione del fenomeno del radicalismo molto possono fare le comunit islamiche moderate e le autorit nazionali con gli strumenti del dialogo, della formazione e della preparazione. Grandi sono le aspettative della rinnovata Consulta Islamica, costituita presso il Ministero dellInterno, che dovr porsi obiettivi precisi in questo delicato ambito. 4.4.5. Il bacino di potenziale reclutamento Una disamina approfondita dellimmigrazione islamica, in particolare in Italia, svela che al suo interno esistono profonde differenze, che non vanno ricondotte solo allo Stato di origine, ma vanno ricercate anche nel livello economico, nel grado di cultura e nellet di immigrazione. Secondo una corrente che si pu definire tradizionale, questi tre fattori concorrono a configurare il processo di integrazione, che non va disgiunto dallesistenza di due condizioni: la coscienza da parte di un gruppo della propria identit, e la presenza di una base organizzata capace di esprimere una elite politicamente preparata per portare avanti le rivendicazioni del gruppo nel suo insieme. Sul territorio nazionale si potrebbe riscontrare il proliferare di tale corrente tradizionale allinterno delle organizzazioni islamiche pi consistenti e meglio strutturate: queste infatti sono in genere capeggiate da esponenti con un altissimo livello di istruzione e svolgono una proficua attivit di proselitismo allinterno della comunit in cui sono inserite. Non raro, infatti, che le associazioni islamiche in questione siano collegate a moschee, centri culturali, onlus. Lidentit comunitaria gravita attorno allesistenza di bisogni materiali condivisi che trovano soddisfazione allinterno della struttura assistenziale dellorganizzazione islamica. Si crea quindi un circolo virtuoso, in cui il primo nucleo aggregativo in grado di esprimere una forma di rappresentanza si rinsalda e si espande attraverso la creazione di strutture per la fornitura di servizi. Al contrario, la corrente che si pu definire rivoluzionaria non prevede lutilizzo di strumenti politici, ma mira semplicemente alla disgregazione dellapparato statale non conforme alla legge coranica. Essa, infatti, non vede convivere la visione dualistica base-elite, ma riconosce solo alcune avanguardie intellettuali come elite, e vede aderire, in gran parte, credenti tra i 20 ed i 35 anni che spesso sono stati avvicinati mentre nel loro Paese di origine frequentavano scuole secondarie o universit, in un quadro sociale frustrante e disagevole che non lasciava spazio alliniziativa politica consueta. In questo contesto lattivit di proselitismo pu portare, a causa dellassenza di una gerarchia definita, alla creazione di cellule che sorgono quasi indipendentemente luna dallaltra. Per quanto riguarda le suddette avanguardie intellettuali di riferimento, queste potrebbero essere prevalentemente ritrovate nei personaggi pi famosi della rete integralista che esprimono il loro pensiero attraverso i canali mediatici, oppure nelle figure di taluni imam, compresi quelli itineranti, che visitano le varie comunit diffondendo il loro pensiero, spesso portatori di ideologie radicali, con unampia cultura religiosa acquisita nei Paesi di provenienza.

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Viene cos fornito un generale messaggio estremista, senza nessuna forma di sollecitazione, direttiva o incarico, che ha per in s la potenzialit di produrre adepti e costituire il preludio per un futuro reclutamento per diventare membro di una cellula terroristica o per lassegnazione di un incarico. Lattivit investigativa condotta in Italia negli ultimi anni ha dimostrato come gli ambienti dove vengono diffusi messaggi propagandistici estremisti e dai toni fortemente antioccidentali quasi sempre hanno svolto un ruolo essenziale nel reclutamento di volontari, a volte assai giovani, da avviare alla jihad in zone teatro di conflitto interetnico e religioso. Abbiamo inoltre gi visto come nei processi di radicalizzazione incidono fortemente, anche se non esclusivamente, i pi comuni fattori di disagio sociale che si vanno a saldare con la necessit, sempre pi spesso evocata dai predicatori, di ritrovare unidentit comune da contrapporre a condizioni personali di emarginazione sociale. Se quindi nella prevenzione della diffusione dellestremismo giocano un ruolo essenziale tanto le comunit islamiche moderate quanto la capacit delle diverse autorit di dialogare con esse, le attivit di contrasto si devono incentrare su quei luoghi, quali, ad esempio, alcuni ben individuati centri di cultura islamica e le prigioni ed in misura minore le scuole ed altri luoghi di aggregazione giovanile- che sembrano essere i centri allinterno dei quali, in via delezione, si avviano o si concretizzano i processi di radicalizzazione islamista. Le prigioni possono essere un terreno fertile per la radicalizzazione e successivo possibile reclutamento dei detenuti, a motivo della mancanza di contatti con i familiari, un generale senso di incertezza, lambiente straniero, la predisposizione alla violenza ed al crimine. Le autorit di molti Paesi sostengono che il fenomeno in espansione e che vi difficolt ad affrontare questi problemi allinterno delle strutture penitenziarie.
Tabella 3 Arrestati, condannati, espulsi per reati di terrorismo internazionale Anno Arrestati Condannati Espulsi 2000 16 2001 28 2002 29 1 2003 36 8 2004 15 1 3 2005 22 2 14 2006 11 9 20 2007 12 12 6 2008 14 22 4 2009 17 1 3 2010 11 3 Totale 200 47 62 Fonte: Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione Servizio Centrale Antiterrorismo di cui Imam espulsi 2 2 2 1 3 10

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PARTE SECONDA EVOLUZIONE E TRASFORMAZIONE DEL TERRORISMO JIHADISTA E MINACCIA QAEDISTA NEL 2010 1. La decentralizzazione funzional-spaziale della jihad e la dispersione sul territorio: linee di tendenza Il fenomeno del terrorismo salafita jihadista legato ad Al Qaeda ha conosciuto negli ultimi anni una rapida evoluzione. Prima dell11 settembre Al Qaeda era unorganizzazione perlopi nota solo agli addetti ai lavori, venendo allattenzione in occasione di gravi eventi, quali gli attentati commessi contro le ambasciate americane in Kenia ed in Tanzania, o contro lincrociatore americano Cole nello Yemen. Dallattentato contro le torri gemelle, Al Qaeda percepita come la pi grande minaccia contro lOccidente e la lotta al terrorismo jihadista ormai da diversi anni tra le priorit poste a livello internazionale. Ma la minaccia rappresentata da Al Qaeda si modificata in breve tempo anche in termini qualitativi, sviluppandosi con caratteristiche del tutto differenti. E necessario, quindi, comprendere e se possibile anticipare levoluzione di Al Qaeda e del terrorismo che si ispira alla sua ideologia, per sviluppare unefficace strategia di prevenzione e di contrasto. Al Qaeda nata sul finire degli anni ottanta come organizzazione gerarchica, e, dopo il primo attacco alle torri gemelle del febbraio 1993, si progressivamente evoluta dapprima in rete globale di individui e gruppi che ideologicamente, ma anche operativamente, seguivano le indicazioni della leadership dellorganizzazione in Afghanistan, poi in una sorta di movimento autoctono che tende a crescere sempre pi. E come aver risposto ad un appello alla jihad, aver recepito linvito o lobbligo legato ad una fatwa, e quanto maggiore sar lefficacia dellappello o della fatwa, tante pi cellule si formeranno in risposta a tale invito. Questo movimento quindi costituito da individui che da soli o pi frequentemente in piccoli gruppi, senza avere alcun collegamento operativo con Al Qaeda o con altre organizzazioni terroristiche affiliate, intraprendono in maniera spontanea ed autonoma un percorso di radicalizzazione, sulla spinta dellimpulso rappresentato dallideologia qaedista diffusa soprattutto in internet. In questo processo vengono interiorizzati gli elementi di tale ideologia qaedista che gradualmente portano questi individui ad assumere posizioni sempre pi estremistiche, fino alla decisione di aderire alla jihad. Dalle indagini compiute in Italia dalla fine degli anni novanta, non si era avuta che una tenue percezione di questa evoluzione che invece apparsa in maniera chiarissima sulla scena con il recente attentato compiuto dal libico Mohamed Game contro una caserma dellesercito a Milano. Vero che in Italia la trasformazione stata pi lenta a motivo dei fattori sociali propri del nostro territorio, come unimmigrazione pi recente e lassenza di una massa rilevante di immigrati di seconda o terza generazione, che hanno sicuramente influito nel differire lapparizione di questa nuova fase. Tuttavia, bench il terrorismo homegrown sia associato di solito proprio ai figli di immigrati nati e cresciuti in occidente, come ad esempio nel Regno Unito, tale termine denota quelle manifestazioni autoctone del terrorismo jihadista non importate, e quindi anche quelle degli immigrati di prima generazione, come appunto Mohamed Game, il cui processo di radicalizzazione che li conduce alla jihad avviene del tutto o prevalentemente in occidente. Quanto fin qui esposto induce a valutare con pi attenzione lefficacia degli strumenti per la lotta al terrorismo jihadista, al di l dei risultati pi che soddisfacenti conseguiti in Italia, come in altri Paesi occidentali. Uno dei principali strateghi di Al Qaeda, Abu Musab Al Suri, dopo gli attentati di Londra del 2005, diffuse in rete uno scritto in cui esaltava detti attentati, considerandoli come il primo frutto dei suoi sforzi, molto pi degli eclatanti attentati dell11 settembre. Al Suri, infatti, considerava fallimentari le organizzazioni jihadiste strutturate gerarchicamente, perch troppo vulnerabili alle operazioni di repressione da parte delle forze di sicurezza, in quanto dallarresto di un qualsiasi membro dellorganizzazione si risale agevolmente al vertice, dal quale poi discendere individuando tutti i membri. Egli proponeva quindi di strutturare il movimento in piccole cellule di non pi di dieci membri, che non solo non hanno un collegamento tra di loro, ma che non hanno neppure un vertice, operando in maniera del tutto autonoma. In questo modo, larresto di una singola cellula non metterebbe in pericolo le altre, mentre il gruppo neutralizzato potrebbe venire facilmente rimpiazzato dalle altre cellule generatesi spontaneamente. Il modello proposto da Al Suri quello di un movimento spontaneista, simile allintifada palestinese, che risponda allappello alla jihad secondo un principio di decentralizzazione, ossia spostare in periferia i 26

compiti operativi, compresi quelli logistici e finanziari, lasciando al centro solo quelle funzioni che non possono essere svolte efficacemente a livello periferico, come ad esempio diffondere un messaggio o dare voce allideologia del salafismo jihadista. Unulteriore conseguenza della trasformazione di Al Qaeda secondo il principio della decentralizzazione, quello che si pu definire della dispersione sul territorio. Parallelamente alla sua decentralizzazione funzionale, Al Qaeda ha subito un analogo processo di decentralizzazione spaziale: quando essa era unorganizzazione gerarchica, la sua struttura era localizzata perlopi in Afghanistan. Una volta trasformata, ha espanso la sua influenza a tutte le aree in cui erano attive le organizzazioni con cui aveva stipulato alleanze pi o meno strette. In Europa, in particolare, questa espansione geografica si realizzata attraverso le reti formate da elementi che, presumibilmente, dopo un periodo di addestramento nei campi di Al Qaeda, nelle aree tribali al confine tra Afghanistan e Pakistan, avevano continuato a mantenere contatti operativi con il centro dellorganizzazione. Ci detto, pi facile che gruppi di homegrown si formino in grossi centri, perch in essi vi una maggiore presenza di immigrati musulmani e di loro discendenti, ma nulla pu far escludere che cellule homegrown si costituiscano in piccoli paesi; al contrario, forse poich i piccoli centri sono oggetto di minore attenzione da parte delle forze di sicurezza, vi sono segnali di una progressiva provincializzazione della jihad. 2. I luoghi socio-spaziali sensibili Le reti terroristiche legate ad Al Qaeda prima della trasformazione di cui si detto, erano considerate chiuse, per lesigenza di mantenere clandestine le loro attivit. Ladesione di nuovi membri era perci subordinata ad un processo di selezione, attuato da un reclutatore che individuava, ad esempio in una moschea o in una scuola coranica o in una associazione, i soggetti pi promettenti, verificava la genuinit del convincimento ad intraprendere la jihad, ed infine consentiva loro laccesso al gruppo. I gruppi spontanei del movimento jihadista, cos come venuto ad evolversi, invece, hanno una configurazione molto pi aperta, soprattutto nella fase di radicalizzazione, in quanto, costituendosi dal basso ad opera di individui che progressivamente abbracciano lideologia salafita jihadista, mancano di una struttura formale e di unarticolazione interna e quindi anche della figura di un vero e proprio selezionatore. In questo modo le nuove adesioni al gruppo, o allideologia, avvengono per autoreclutamento, ovvero attraverso unadesione spontanea da parte del nuovo adepto, che, manifestando la condivisione della medesima ideologia estremistica, viene progressivamente accettato dagli altri membri e fatto partecipe delle loro attivit. Solo nella fase in cui il gruppo assume la decisione di passare allazione vengono adottati sistemi di isolamento che chiudono il gruppo rispetto a nuove adesioni e cautele comportamentali. I processi di autoreclutamento generano inquietudine non solo per la diffusione ma anche per le modalit e le cause che li producono. Nella strage alla stazione di Madrid le indagini misero in risalto un reticolo relazionale costituito da elementi di origine marocchina da tempo inseriti nellambito della comunit urbana, pi vicini al crimine che allestremismo radicale. Negli attentati alla metropolitana di Londra emerse che le azioni furono organizzate in brevissimo tempo da un soggetto militarmente addestrato che, con estrema facilit, pot avvalersi della complicit di giovani da tempo residenti in Gran Bretagna, avviatisi solo poco tempo prima verso un percorso di radicalizzazione. Anche il libico Mohamed Game, autore dellattentato alla caserma di Milano, pur residente da molti anni in Italia, solo di recente aveva subito un percorso di radicalizzazione tanto breve quanto intenso. In Olanda, nel caso del gruppo Hofstad, uno dei membri manifestava le proprie idee radicali e violente nella moschea che frequentava, mentre un altro membro pi volte aveva aggredito nel suo college altri musulmani che bevevano alcol. In Germania, un tedesco convertito legato al gruppo Unione della Jihad Islamica si allontan dalla sua famiglia affermando di non sentirsi pi tedesco e di ritenere i suoi congiunti infedeli. I gravi incidenti che attraversarono le banlieu della periferia parigina nel dicembre del 2005, provocati soprattutto da giovani di origine nordafricana, evidenziarono le particolari difficolt socio-economiche di quanti, provenienti dalle zone pi degradate, hanno scarsa istruzione, poche prospettive di lavoro ed anche storie di piccola criminalit alle spalle. Costoro, sentendosi privati dei loro diritti e percependo come estranea la societ che li ospita, restano pi vulnerabili al messaggio radicale predicato in certe moschee o associazioni. Frequenti, infine, in tanti paesi europei i casi accertati da indagini di polizia circa lattivit di estremisti islamici che facilitano la radicalizzazione di giovani pi suggestionabili con corsi di religione o di pratiche sportive, che fungono da copertura per la diffusione di messaggi antioccidentali o corsi di addestramento paramilitare e luso di armi o esplosivi. 27

Le carceri sono considerate aree molto sensibili per lespansione dei processi di radicalizzazione collegata allincremento dei detenuti di religione islamica. Le autorit hanno consapevolezza del fenomeno, che viene periodicamente affrontato anche nelle sedi internazionali per condividere le misure pi idonee da intraprendere per arginarlo. Emerge tuttavia la necessit di sviluppare procedure rigorose di monitoraggio dei detenuti da parte di personale dotato di adeguata formazione specialistica, incrementando la collaborazione con le forze dellordine e gli apparati sociali, attraverso lo scambio di informazioni ritenute utili. Il fenomeno della radicalizzazione interessa, in conclusione, tutti i luoghi fisici che offrono supporto ideologico, come le moschee, le sale di preghiera, le associazioni islamiche, le scuole coraniche, le librerie islamiche. Ma anche i luoghi che offrono supporto logistico, come le imprese commerciali, fra cui internetpoint, call center e agenzie di money-transfer, spesso gestite da soggetti che hanno abbracciato la causa estremista jihadista, possono considerarsi aree fortemente permeabili ai processi di radicalizzazione. 3. I rapporti tra estremismo jihadista ed immigrazione illegale Tra gli esperti trova conferma lesistenza di collusioni tra estremismo jihadista ed immigrazione illegale per la presenza di soggetti coinvolti in attivit eversive ed in fuga dalla pressione delle forze di polizia dei paesi dorigine- tra i flussi di clandestini giunti in Italia dallarea medio-orientale e dal Maghreb, dove gli estremismi ideologico-religiosi trovano terreno fertile. Nel 2009 sono stati espulsi dal territorio nazionale due clandestini tunisini che avevano presentato richiesta di protezione internazionale, ricercati dalle autorit del loro Paese per pregressa militanza in organizzazioni salafite-jihadiste. Inoltre stato arrestato un estremista tunisino gi coinvolto in unindagine antiterrorismo negli anni scorsi, rientrato clandestinamente nel nostro territorio. In entrambi i casi si trattato di soggetti che si erano inseriti tra i flussi di clandestini provenienti dalla Libia e diretti a Lampedusa. Il maggior rischio al riguardo che le organizzazioni terroristiche, a cominciare da Al Qaeda nel Maghreb Islamico(AQIM), possano in prospettiva sfruttare tale canale per inviare elementi in grado di compiere azioni terroristiche; il nostro Paese pu quindi essere utilizzato come punto di approdo o di transito per tali finalit. Al fine di delineare pi approfonditamente il fenomeno, secondo alcune autorevoli fonti di analisi, si pu procedere ad una distinzione di ipotesi: - quella che potrebbe vedere elementi fondamentalisti adoperarsi per costituire una struttura, interna a quella pi propriamente terroristica, diretta a favorire il traffico di clandestini, con finalit di autofinanziamento o per favorire larrivo o il transito di combattenti; - quella in cui i tradizionali canali dellimmigrazione illegale sarebbero esclusivamente serventi allarrivo di estremisti, i quali finirebbero con lessere lunico incidentale punto di contatto tra lorganizzazione terroristica e quella dedita al traffico di esseri umani. Da unanalisi dellattivit investigativa condotta in Italia in passato in direzione degli ambienti fondamentalisti, si pu osservare come entrambe le ipotesi, seppure con contorni sfumati, siano emerse allattenzione degli investigatori. Per quanto attiene laspetto dellutilizzo da parte dei terroristi dei canali seguiti dai trafficanti di esseri umani, significativa lindagine compiuta nel settembre del 2008, allorch fu arrestato un trentacinquenne algerino, precedentemente segnalato insieme ad un connazionale dalle autorit algerine come attiguo alla suddetta organizzazione terroristica di matrice jihadista Al Qaeda nel Maghreb Islamico, partito nel giugno del 2007 insieme ad un gruppo di clandestini diretti in Sardegna. Lo straniero era infatti giunto in Italia nel giugno del 2007 insieme ad altri 5 algerini sbarcati con un natante di fortuna sulle coste della Sardegna e da qui trasferiti in un Centro di Identificazione in Calabria, da dove nel luglio successivo avevano fatto perdere le loro tracce. Peraltro, larrivo in Italia del soggetto andava a riscontrare alcune evidenze dintelligence che avevano segnalato la rotta della costa occidentale della Sardegna quale possibile punto dapprodo di elementi gravitanti nei gruppi terroristici nord africani in fuga dalla regione. In questo caso stato possibile rilevare come la criminalit organizzata comune si sia trovata a prestare una forma di servizio nei confronti di una indistinta utenza, nella quale possono essere stati ricompresi soggetti vicini a formazioni terroristiche. Pi recentemente, un ulteriore e significativo indice della connessione tra terrorismo internazionale ed immigrazione clandestina, emerso in maniera evidente dagli esiti di unattivit investigativa che ha riscontrato gli stretti legami esistenti tra gli esponenti di vertice di una struttura terroristica avente il proprio 28

epicentro in Belgio, sospettata di perseguire progettualit offensive in Europa, e due cittadini francesi tratti in arresto in Italia, a Bari, nel novembre del 2008. Questi ultimi, infatti, furono fermati mentre tentavano di agevolare lingresso di clandestini in territorio europeo. In termini di analisi e di comprensione del fenomeno da evidenziare il dato significativo che una considerevole parte degli stranieri coinvolti nelle indagini condotte in Italia sullestremismo islamico, a partire dallinizio degli anni 90, ha fatto ingresso illegalmente in territorio nazionale e, successivamente ha tentato di regolarizzare in qualche modo la propria posizione di soggiorno attraverso diversi strumenti, compreso la richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato. In relazione a questultima circostanza, si sottolinea come di recente siano stati avviati in diverse strutture periferiche procedimenti per il riconoscimento dello status di rifugiato politico nei confronti di stranieri provenienti dallAfghanistan o dal Pakistan, i quali, al momento della formalizzazione dellistanza, nellesporre le proprie vicende personali, hanno riferito episodi concernenti le formazioni terroristiche talebane stanziate nelle aree tribali presenti al confine fra quegli stati asiatici. Laspetto inconsueto che nonostante i richiedenti asilo siano stati ascoltati in province del territorio nazionale anche molto distanti tra loro, sono state rilevate diverse analogie nei racconti riferiti da ciascuno, in ordine a passate militanze nelle fila dei talebani, con partecipazioni ad azioni di guerra contro militari occidentali, periodi di permanenza in carceri afghane e modalit e circostanze di fuga dal Paese. Ci ha portato a sospettare che dietro tali apparenti coincidenze possa in realt celarsi una raffinata metodologia di immigrazione illegale che preveda listruzione specifica del clandestino, da parte delle organizzazioni criminali, sulla storia da raccontare come propria, al fine di ottenere i benefici previsti per gli asilanti. Ed evidentemente non pu escludersi che questa tecnica possa essere sfruttata anche da militanti jihadisti per raggiungere scenari operativi. Ad oggi, quindi, sulla base dellesperienza italiana si pu ritenere che i contatti tra immigrazione clandestina ed organizzazioni terroristiche attive in Italia abbiano un carattere di occasionalit e sporadicit connesso alleventuale facilitazione dellingresso e della permanenza sul territorio nazionale di soggetti coinvolti nellattivit di gruppi eversivi. 4. La minaccia proveniente dai circuiti nordafricani, della Somalia e dello Yemen: un trend in crescita La Relazione sulla Politica dellInformazione per la Sicurezza del 2009 afferma che il continente africano rappresenta una rilevante area di riposizionamento di militanti e terreno in cui Al Qaeda tenta di guadagnare allopzione internazionalista le varie espressioni jihadiste locali. Nellultimo anno la regione nordafricana ha evidenziato una sostanziale stabilit del quadro politico-istituzionale dei singoli Paesi. Si tuttavia registrato, sul piano socio-economico, un incremento del malcontento popolare, cui si sono associati segnali di una crescente radicalizzazione religiosa e focolai di tensione alimentati da ambienti dellestremismo jihadista. Tali sviluppi, unitamente alle loro correlate ripercussioni in termini di sicurezza interna e ordine pubblico, hanno interessato in primo luogo lAlgeria, ma anche il Marocco, la Tunisia, e, in misura minore, la Libia. Nel contempo, con riguardo agli equilibri politico-strategici regionali, la sensibilit dei rapporti tra Marocco ed Algeria si ulteriormente palesata in relazione alle immutate distanze tra i due Paesi circa le aspirazioni indipendentiste del Fronte Polisario (espressione della popolazione saharawi, nel sud del Marocco), contrastate da Rabat e sostenute da Algeri. Il tema ha condizionato, nellultima parte dellanno, anche le relazioni tra Rabat e Tripoli, in ragione del riconoscimento di fatto accordato dalle Autorit libiche al citato Fronte Polisario, in occasione delle cerimonie per il quarantennale della rivoluzione libica. E altres emerso linteresse di Tripoli e di Algeri ad esercitare un ruolo di rilievo nelle dinamiche politiche e di sicurezza che interessano la regione del Sahel ed in particolare il Mali ed il Niger, entrambi esposte allazione disgregante dellirredentismo tuareg e dellestremismo jihadista. Al Qaeda nel Maghreb Islamico continua ad essere molto attiva nellarea, nonostante importanti operazioni antiterrorismo condotte in Algeria, che hanno impedito leffettuazione di attentati di rilievo specie nel nord del Paese, arrestando o spingendo alla resa numerosi terroristi. Gli organici di AQMI sono stati prontamente ripianati con lafflusso di volontari mauritani (i pi numerosi), libici, maliani, marocchini, tunisini, nigeriani e burkinab. Unaltra aliquota significativa rappresentata dai libici, una parte dei quali avrebbe costituito una cellula semiautonoma con lobiettivo di effettuare attentati sia in Libia sia nellarea sahelo-sahariana. 29

Lespansione di AQMI in tale area legata ad esigenze diversificate, quali il reclutamento e laddestramento di nuovi combattenti, lapprovvigionamento di armi ed esplosivi, la gestione di traffici illeciti, nonch la pianificazione di rapimenti di cittadini stranieri, ritenuti particolarmente remunerativi sotto il duplice profilo mediatico e finanziario. La mauritanizzazione e, pi in generale, lambizione di AQMI di darsi una dimensione extraregionale si rintracciano anche sul piano mediatico. Risale allottobre 2009 il comunicato, apparso su vari fori jihadisti, ove si annuncia la costituzione di un nuovo organo mediatico, denominato Al Andalus (lAndalusia), indicato da AQMI come lunica voce dellorganizzazione, che rappresenta nel nome evocante loccupazione della Spagna da parte dellIslam- un appello ad estendere la jihad al fine di recuperare fino allultimo pezzo di terra dellIslam invaso per applicarvi la sharia. Liniziativa propagandistica concorre a rilanciare nellintero quadrante il significativo rischio per gli interessi occidentali, ivi compresi quelli nazionali. Le difficolt incontrate da AQMI ad imporsi in Nordafrica disegnano un quadro destinato ad accentuare la dipendenza della formazione algerina dalle falangi desertiche e possibilmente ad accelerarne una deriva criminale. Del pari, limpasse generata nel jihadismo libico dalla revisione dottrinaria operata dai vertici storici del Gruppo Islamico Combattente Libico (GICL) si pone come possibile innesco per accelerazioni terroristiche intese a ribadire la vitalit e la credibilit delle espressioni armate. Nel complesso si valuta che nei rispettivi ambiti interni le dirigenze dellarea nordafricana manterranno gli attuali orientamenti, incrementando al tempo stesso le iniziative volte a contenere il diffondersi della tensione sociale. In ambito regionale non si attendono mutamenti sostanziali nelle attuali linee guida della politica estera e di sicurezza dei singoli Paesi. Nel Corno dAfrica si registrata una persistente situazione di grave destabilizzazione dovuta alle attivit dei movimenti radicali islamici Al Shabaab e Hizb Al Islam che si contrappongono al Governo Federale di Transizione ed al suo alleato, il movimento filogovernativo Al Sunnah wal-Jamah, di orientamento moderato. E alla particolare attenzione in questo contesto la deriva internazionalista di Al Shabaab, che da tempo mostra lambizione di ottenere il riconoscimento quale avamposto regionale di Al Qaeda. La presenza di cellule esogene tra i combattenti, nelle cui fila si ritrovano volontari provenienti dallEuropa potenzialmente utilizzabili anche per pianificazioni terroristiche in Occidente, peraltro funzionale alle strategie di Al Qaeda, da tempo alla ricerca di una nuova zona franca per la realizzazione dei propri programmi e per lallargamento della sua base territoriale. Il 22 febbraio 2009 Al Zawahiri ha presentato il video Da Kabul a Mogadiscio, mentre lo stesso Osama Bin Laden, il 19 marzo successivo, apparso in un video intitolato Continuate a combattere, campioni della Somalia. A tale proiezione corrisponde, daltro canto, il percorso intrapreso da Al Shabaab verso laffiliazione ad Al Qaeda, sancito da un video diffuso a Mogadiscio in settembre, nel quale i combattenti dellorganizzazione somala giurano fedelt ad Osama Bin Laden. Le sinergie tra Al Qaeda ed Al Shabaab sono funzionali ad instaurare in Somalia un governo islamico radicale, e, di conseguenza, un ambiente favorevole per lo sviluppo delle linee strategiche di entrambi i gruppi. Esse, inoltre, appaiono suscettibili di proiezioni sul piano internazionale. La crisi somala potrebbe in particolare avere concrete ripercussioni sulla sicurezza del Kenya e degli interessi occidentali presenti a Nairobi, considerate la permeabilit dei confini e le minacce pi volte indirizzate da Al Shabaab e da Hizb Al Islam alle autorit keniote per indurle a non intervenire militarmente a favore del Governo Federale di Transizione. La crisi, inoltre, pare destinata ad affiancare le altre cause celebri del jihadismo fungendo da richiamo per volontari reclutati nella diaspora, inclusa quella in Italia, nonch da innesco per attivazioni offensive in Occidente. Unesposizione a rischi per il nostro Paese appare poi correlabile al ruolo di alto profilo assunto dal Governo italiano a sostegno del Governo Federale di Transizione. Un ulteriore elemento di criticit per la sicurezza regionale ed internazionale rappresentato dal fenomeno della pirateria, manifestatosi con particolare intensit soprattutto nelle acque del vastissimo bacino somalo dellOceano Indiano. In questarea i pirati hanno dimostrato di saper operare a distanze che sfiorano le 1000 miglia nautiche dalla Somalia, oltre le isole Seychelles, spingendosi a sud fino al largo delle coste della Tanzania. Nello Yemen si verificato un sensibile deterioramento della cornice di sicurezza, collegato allattivismo di formazioni qaediste sostenute dal massiccio afflusso di combattenti sauditi. Focolai di tensione nello Yemen si sono proposti in diverse aree del Paese. Particolarmente complessi sono stati gli sviluppi nel governatorato di Sada (Yemen settentrionale), dove ripresa la campagna insurrezionale da parte delle milizie separatiste zaydite (sciite), intenzionate a ricostituirvi uno Stato islamico (imamato). Ci ha 30

comportato il riacutizzarsi degli scontri tra le predette milizie e le forze di sicurezza di Sanaa ed il conseguente repentino deterioramento della situazione umanitaria nelle zone interessate dai combattimenti, con un sensibile aumento del numero dei profughi. Tumulti hanno continuato ad interessare lo Yemen meridionale, ove si evidenziato il dinamismo di personalit sud-yemenite intenzionate a canalizzare il malcontento popolare per rivitalizzare listanza indipendentista dellex Yemen del Sud. In prospettiva, una degenerazione del quadro generale rischia di compromettere sia i delicati equilibri interni sia gli sforzi di Sanaa di accreditarsi quale riferimento per la lotta al terrorismo jihadista e per il contrasto al fenomeno della pirateria. Si ritiene probabile unintensificazione dellopera del Governo intesa a ricercare sostegni in ambito regionale ed internazionale, anche facendo leva sui rischi incombenti per gli interessi occidentali connessi con una eventuale destabilizzazione del Paese e con un crescente attivismo qaedista. La saldatura tra il gruppo saudita e quello yemenita di Al Qaeda ha gettato le fondamenta per la nascita, annunciata a gennaio del 2009 della componente regionale di Al Qaeda nota come Al Qaeda nella Penisola araba (AQAP). Ci ha segnato unevoluzione nelle strategie della galassia jihadista, rilanciando il territorio yemenita sia quale base operativa avanzata per portare attacchi contro lArabia Saudita (come prova il fallito attentato suicida del 27 agosto 2009 al Vice Ministro dellInterno saudita) sia quale area di addestramento per elementi destinati ad agire in chiave antioccidentale anche al di fuori della regione (come sembrano dimostrare le risultanze sullesistenza di una sponda yemenita per la sventata azione di Natale sul volo Amsterdam-Detroit). 5. Al Qaeda 2010: caratteristiche e tipologie 5.1. La casa madre, gli affiliati, gli ispirati, i lupi solitari LOperazione Northwest, con il fallito attacco al jet statunitense a Detroit, il tentato omicidio di un vignettista danese da parte di un estremista somalo, la tensione cronica nella penisola arabica come nel teatro afghano-pakistano, il fallito tentato con auto-bomba in Times Square del 1 maggio 2010 da parte di un cittadino americano di origine pakistana46, hanno rilanciato le analisi sullo status di Al Qaeda e dei suoi affiliati. Come ormai accade da un paio di anni, le valutazioni non sono convergenti. O per lo meno lo sono in parte. Continua ad esserci una corrente di pensiero specie negli Usa che ritiene il qaedismo ancora molto pericoloso, anche se ha perso gran parte delle sue capacit strategiche. Altri esperti tendono a ridimensionare la minaccia globale riconoscendo per la possibilit di una serie di attacchi minori. Di certo la vocazione ad attaccare, sia a livello individuale che di gruppo, resta altissima. La spinta, per, trova solo applicazioni ridotte, nel senso che laspirazione non si traduce in un attentato, oppure lattacco rimane racchiuso negli scenari regionali. Pur continuando ad inseguire, a livello teorico, i loro obiettivi, i terroristi che si riconoscono nel messaggio di Osama Bin Laden agiscono in base alle loro possibilit o occasioni. Poi, a livello propagandistico e con il decisivo contributo di Internet, cercano di presentare le varie azioni, compresi i semplici tentativi, come qualcosa allinterno di un disegno pi ampio. In modo schematico la Al Qaeda 2010 si pu rappresentare in questo modo:

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La casa madre: i fedelissimi rimasti con Osama Bin Laden ed Al Zawahiri nel teatro afghanopakistano. Gli affiliati: formazioni areali che si richiamano allAl Qaeda tradizionale ma con legami variabili: ideologici, attraverso terzi, con contatti sporadici. Una evoluzione della categoria rappresentata dagli


Lamericano di origine pakistana Shahzad Faisal ed stato fermato dalla polizia mentre cercava di imbarcarsi su un aereo al J.F. Kennedy Airport, forse per andare a Dubai. Secondo le prime informazioni, luomo viveva nello Stato del Connecticut, ha circa 30 anni, ed il proprietario del veicolo trovato con il motore acceso e pieno di esplosivi. Lattacco fallito grazie alla prontezza di alcuni negozianti ambulanti vicini allauto sportiva, un Suv, che hanno subito chiamato gli artificieri. Fonti della polizia affermano che luomo tornato di recente da un viaggio in Pakistan e tre settimane prima dellattentato aveva comprato lauto, pagando in contanti e senza documenti di passaggio di propriet.

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ibridi, di cui parleremo dopo, fazioni che mescolano agenda locale a obiettivi internazionali. Lesempio pi evidente quello dei qaedisti yemeniti e dei separatisti di Lashkar-e-Taiba, forse oggi la formazione pi pericolosa per capacit e diramazioni. Gli ispirati: cellule o individui che agiscono basandosi sulla semplice ispirazione del messaggio di Bin Laden. A volte hanno una preparazione militare sommaria, molto pi spesso evidenziano scarse conoscenze di natura eversiva ma una forte determinazione. Alcuni hanno avuto anche possibilit di recarsi nelle aree tribali al confine tra Afghanistan e Pakistan per cercare un aggancio e seguire un breve addestramento alluso di esplosivi. I lupi solitari: sono, per certi aspetti, una sottoclasse degli ispirati. Fanno tutto da soli, dallindottrinamento allazione.

Quella che consideriamo la casa madre, ossia Al Qaeda centrale, il nucleo rimasto attorno a Bin Laden e Al Zawahiri, ha visto ridursi il suo spazio. Concentrata nellarea tribale Pakistana e nei centri abitati del paese, tenuta sotto pressione. Da una parte c lazione dei droni e probabilmente di forze speciali americane: una caccia che non elimina il problema ma in alcune situazioni costringe i capi in clandestinit e ad assumere un atteggiamento particolarmente prudente. Dallaltra c una pressione, a corrente alterna e ambigua, delle autorit del Pakistan47. Non decisiva, ma sufficiente a creare problemi ed a indurre i terroristi alla prudenza. Al Qaeda centrale ridotta probabilmente anche nel numero. Una parte operano in autonomia, altri si sono fusi con gruppi locali o regionali non proprio omogenei. Per citarne alcuni: gli uzbeki, i turchi, i kashmiri e ovviamente i Pakistani. Una scelta quasi obbligata. Vivono nella stessa area, sfruttano i loro network, sperano di poterli convincere a lanciare operazioni a lungo raggio. I legami emersi, in passato, tra estremisti tedeschi e quelli uzbeki rappresentano un segnale allarmante perch questi rapporti sono probabilmente continuati ricevendo una ulteriore intensificazione. Su questo risvolto si possono evidenziare le segnalazioni su un numero crescente di cittadini tedeschi di origine turca presenti nellarea tribale o nello stesso Afghanistan (due di essi hanno partecipato ad azioni suicide), e la presenza di elementi, specie in Germania, in rapporto con i militanti uzbeki residenti nellarea tribale, che possono essere impiegati per azioni in Europa (indagini del passato hanno gi dato prova di diversi tentativi in questo senso). V in proposito molta propaganda internet di videomessaggi abbastanza articolati e testi con protagonisti cittadini tedeschi, documentazione che ha suscitato lattenzione anche di militanti fai-date in Europa, come verosimilmente il libico Mohammed Game, responsabile del recente fallito attacco di Milano. Bisogna pure dire che il filone tedesco rappresenta per certi aspetti una contro-tendenza, dal momento che taluni servizi di sicurezza europei hanno registrato, nellautunno 2009, un calo nel flusso di volontari verso lAsia Centromeridionale.


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Per lungo tempo, il Pakistan ha tollerato la presenza di gruppi talebani locali nelle aree al confine con lAfghanistan, consentendo loro di insediarsi al fine di esercitare, attraverso di loro, uninfluenza in Afghanistan (occorre sottolineare che, allepoca della presa del potere di Kabul, il Pakistan, insieme ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi, fu lunico stato a riconoscere il governo talebano). I vertici politico-militari pakistani hanno sempre considerato conveniente, per propri fini, la politica del vivi e lascia vivere: ai Talebani le loro basi in cambio del mantenimento di un equilibrio precario ma rassicurante. In seguito allintervento Usa nellarea, il Pakistan, pur mantenendo una posizione ambigua, dovuto scendere a compromessi con gli americani. Le operazioni militari di Islamabad si sono per sempre circoscritte a rappresaglie, ad incursioni contro i miliziani che assumevano liniziativa, attaccando per primi le truppe pakistane. Si sono, in sostanza, lasciati in pace quei gruppi guerriglieri che, allinterno del Pakistan, si limitavano ad esercitare il loro potere territoriale o a progettare attacchi in Afghanistan. Nella fase odierna, i comandi militari pakistani starebbero invece maturando lidea di assumere liniziativa e attaccare le roccaforti talebane, in particolare nel Waziristan del Nord. Il cambiamento di paradigma allinterno dellesercito pakistano attribuibile a due fattori. Da un lato, i rapporti con lAmministrazione Usa si stanno notevolmente rafforzando e i due eserciti, con linizio dellera Obama, hanno cominciato a cooperare pi strettamente. Dallaltro, nelle aree al confine con lAfghanistan, larticolata galassia di gruppi, sigle ed etnie locali, da sempre resistenti ad accettare il potere centrale (i talebani, afgani e pakistani, unitamente ai miliziani forestieri di Al Qaeda) si stanno saldando insieme in una fitta rete di collaborazione militare, secondo una trama che inquieta le autorit pakistane.

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Al Qaeda continua a mantenere rapporti anche con elementi britannici di origine Pakistana, bengalese o indiana residenti nel Regno Unito: questa colonia variegata e frammentata rappresenta un potenziale serbatoio di mujaheddin. Ulteriore serbatoio di mujaheddin quello degli emiri dagli occhi blu, ossia persone con cittadinanza e passaporto non sospetti, cui affidare una missione, reclutati direttamente o con intermediari in Africa, Europa o in Usa, con trasferimento in Asia per laddestramento e ritorno al paese dorigine; oppure utilizzati per fare da sponda ad un adepto, o ad un terrorista fai-da-te che cerca un contatto a distanza. Un movimento, si pu dire, dal basso verso lalto, come i casi di uomini e donne convertiti allIslam, poi diventati aspiranti terroristi con un processo di radicalizzazione repentino, dove sempre internet ad avere un peso significativo. Ricordiamo le donne americane, con esperienze familiari problematiche e difficili, che sono entrate in contatto con elementi mediorientali residenti da tempo in Europa, ed hanno aderito ad un gruppo intenzionato ad uccidere un vignettista svedese: realt che hanno un legame puramente ideologico con Al Qaeda, ma che comunque ambiscono a fare qualcosa in base alle loro possibilit. Linsieme di queste figure, dei qaedisti tradizionali, degli elementi alleati a fazioni locali, dei volontari che raggiungono lo scacchiere asiatico, porta in ogni caso a considerare larea tribale e lo stesso Pakistan come luogo dattesa o come piattaforma per future azioni. 5.2. Opportunit e casualit: i nomadi della jihad e gli ibridi Per il professor Bruce Hoffman 48, tra i pi convinti della pericolosit di Al Qaeda, il movimento sta inseguendo la strategia dei mille tagli. Non un grande colpo, ma tante ferite, ossia una serie di attacchi minori al posto di unazione spettacolare come quella dell11 settembre. Gli obiettivi dellorganizzazione restano intatti: creare distrazione ed allungare le linee del controterrorismo, quindi cercare di organizzare operazioni dove possibile; sfruttare la crisi economica in Occidente; far pagare un alto prezzo in termini di sicurezza; spingere per la destabilizzazione in quelle regioni dove agiscono gli affiliati: Yemen, Arabia Saudita, Somalia, Sahel; tentare di dividere lOccidente, specie in Afghanistan. Lo provano le forti polemiche in Gran Bretagna sulla continuazione della missione e la recente caduta del governo olandese proprio sullimpegno a Kabul. Nella propaganda jihadista quello che viene definito il sentiero spagnolo: minacce, attacchi minori, quindi un grande colpo la strage di Madrid che ha inciso sulla mancata rielezione di Aznar. Se non sono in grado di incidere militarmente in Europa si adattano ad attaccare i contingenti in Afghanistan ed eventuali simboli. In questi mesi si a lungo dibattuto se Al Qaeda abbia bisogno di un rifugio ben costruito, un safe haven. Due le interpretazioni: la prima tende a sminuire limportanza dei nascondigli afghano-Pakistani e, a sostegno della propria tesi, ricorda come gli ultimi grandi attentati siano stati concepiti essenzialmente in Occidente, aggiungendo che oggi Al Qaeda, non disponendo pi di una vera organizzazione, punta sugli individui, neppure troppo preparati: quelli che vengono definiti i nomadi della jihad, che sono ovunque e da nessuna parte, si mantengono in contatto con i network sociali, agiscono come possono. La seconda interpretazione, invece, ritiene che senza lAfghanistan, e larea tribale, quel che resta di Al Qaeda non potrebbe sopravvivere. I leader in questa regione avrebbero una certa libert di movimento impensabile in altri teatri ed inoltre godono di ospitalit ed appoggi difficili da trovare altrove. La lunga permanenza ha permesso loro di stabilire rapporti personali ed anche familiari o tribali, per esempio attraverso matrimoni con esponenti locali. Una ripetizione, su scala pi ampia, di quanto avvenne in Bosnia durante il conflitto: molti mujaheddin sono rimasti nella regione grazie allunione con donne bosniache. La geografia e la composizione sociale sono ottime alleate: le montagne sono un ostacolo per chi impegnato nella caccia ai terroristi. Alcuni centri urbani, tra cui Quetta e Karachi, equivalgono ai rifugi in montagna; la maggior parte dei leader estremisti sono stati catturati proprio nelle citt. Il caso Northwest, di cui si detto, la crisi somala, il perdurare della conflittualit in Algeria, la tensione nella regione sub sahariana con il fenomeno del terrore mescolato al banditismo, gli attentati in India e la stessa situazione nellarea tribale hanno fatto e fanno da sfondo al diffondersi dei gruppi ibridi. Le formazioni ibride hanno come dato saliente la tendenza a conferire alla loro agenda una proiezione internazionale. Si richiamano, anche nel nome, ad Al Qaeda nel tentativo di rappresentarsi come una costola attiva del movimento pi grande; uniscono il carattere rivoluzionario del rovesciamento del regime locale con
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Bruce Hoffman docente alla Georgetown Universitys Edmund A. Walsh School of Foreign Service a Washington. Gi Presidente della RAND Corporation, centro privato di ricerche in materia di strategia e dorganizzazione militare.

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la jihad globale. I loro obiettivi sono il nemico vicino (regime, autorit, militari, simboli locali) e quello lontano (lAmerica e gli occidentali in genere), obiettivi che tentano di colpire dove possono: con loperazione Northwest hanno cercato di compiere unazione spettacolare nei cieli Usa, oppure attaccano bersagli stranieri nel paese dove operano, come ambasciate e turisti. Non sono caratterizzati da grandi numeri: qualunque cifra da considerare con molta cautela. A giudizio di diversi esperti le gerarchie in questi gruppi sono meno certe, le fazioni appaiono eterogenee, spesso soffrono di forti attriti. Una situazione dovuta ad una debolezza intrinseca, ad una difficolt a reclutare elementi validi, ad una organizzazione di fondo piuttosto limitata. E ancora lindividuo a sostenere lo sforzo finale: il nigeriano Faruk Abdulmutallab del caso Northwest ed il somalo che ha assalito il vignettista in Danimarca sono esempi abbastanza chiari. La realt ibrida presenta vantaggi e svantaggi per i terroristi. Circa i vantaggi, sicuramente ne traggono benefici sul piano propagandistico perch si presentano capaci di sfidare i servizi di intelligence e necessitano di minore capacit organizzativa. Infatti, affidandosi al singolo o comunque ad un numero ridotto di uomini non bisogna pensare troppo alla logistica. Una situazione che spesso una scelta obbligata: se non hanno un santuario sicuro, devono trovare alternative. E quindi facile preparare un giovane nigeriano, ben pi complicato creare un campo daddestramento. Per le stesse ragioni possono provare ad agganciare qualcuno che gi vive in Occidente. Un contatto che pu avvenire con una terza persona. La presenza di facilitatori a Londra o Bruxelles sufficiente a creare il canale. Poi si decide cosa fare. Per i servizi anti-terrorismo pi arduo distinguere la minaccia: il caso Northwest ha colto in parte di sorpresa; il focus, per mesi, stato, a ragione, il Pakistan, ma lattacco giunto dalla penisola arabica per mano di un giovane nigeriano. Illuminante, al riguardo, anche il fallito attentato in Times Square del 1 maggio 2010. Per quanto concerne gli svantaggi, c da dire che i terroristi moltiplicano i nemici, agevolando talvolta gli apparati antiterrorismo nel fornire una risposta pi coordinata. E vero che tra governi locali e Stati Uniti le differenze e le diffidenze restano ampie, per almeno sul piano tattico producono risposte congiunte. Alcuni esempi: i raid yemeniti sostenuti dagli Usa, le incursioni delle forze speciali Usa in Somalia, i colpi di maglio inferti dai droni nellarea tribale al confine tra Pakistan e Afghanistan, il sostegno ai governi africani da parte del Pentagono. Gli estremisti, inoltre, possono avere obiettivi confusi o ambigui. Manca, a volte, una linea strategica chiara e ci aiuta la nascita di dissensi e vere fratture. Lo vediamo, ad esempio, con Al Qaeda nella terra del Maghreb, afflitta da contrasti interni, dopo la scelta dellemiro Droukdel 49 di fondersi con Al Qaeda e usare gli attacchi kamikaze. Sono emersi, infine, dissidi anche nella gestione dei sequestri di persona: il gap territoriale ed una certa autonomia dei responsabili portano a scelte variabili. Ed ancora, la contiguit con ambienti criminali nel Sahel toglie purezza alla lotta: evidente che in questarea ci sono personaggi che agiscono secondo la regola dei due turbanti: il primo qaedista, il secondo da predone del deserto. Il caso Zazi La vicenda personale e giudiziaria di Najibullah Zazi, cittadino americano di origini afghane, aiuta a comprendere il modus operandi qaedista e i rischi di infiltrazione nei paesi occidentali. Zazi nasce nel 1985 nella provincia afghana di Paktya, allet di sette anni si trasferisce negli Stati Uniti (area di New York) al seguito della famiglia; studia in America, ha una vita in apparenza normale, come quella di tanti coetanei. E religioso ma non integralista, o perlomeno non rivela idee radicali. Non termina gli studi e fa il venditore ambulante di caff nella zona di Wall Street. Nel 2006 si sposa con una cugina che vive in Pakistan e quando rientra negli Usa inizia un processo di re-islamizzazione radicale. Si veste allorientale, si fa crescere la barba, i suoi comportamenti, secondo testimoni, sono pi bruschi. Sembra che Zazi compia almeno altri due viaggi in Pakistan (2006 e 2007) per visitare la moglie dalla quale ha avuto due figli. E possibile che in questi soggiorni abbia contatti con 49 Abdelmalek Droukdel, alias Abu Mossaab Abdelouadoud il leader di Al Qaeda per il Maghreb Islamico (AQMI) che
ha rivendicato una serie di attentati suicidi in Algeria. AQMI ambisce ad unificare sotto la propria egida i movimenti islamici del Maghreb e del Sahel e lemiro algerino Droukdel, ha introdotto nellorganizzazione lattentato suicida ispirandosi al giordano Al Zarqawi ucciso in Irak dallesercito americano.

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ambienti estremisti. Zazi negli Usa frequenta una moschea che dopo l11 settembre 2001 ha subito una frattura interna, la corrente moderata messa da parte da una pi estrema. Un amico ricorda che dopo lattacco alle Twin Towers, lafghano mostra sorpresa per lazione kamikaze e dice: Non potrei mai fare una cosa simile. Il terrorista avrebbe seguito su Youtube i sermoni e gli appelli alla lotta di Zakir Naik, un predicatore indiano noto per le posizioni estreme. Inoltre Zazi visita spesso il sito del gruppo estremista deobandi Tanzim-e-Islami. Nel 2008, insieme a due complici, Zazi esprime il desiderio di combattere al fianco dei talebani in Afghanistan. E nellagosto di quellanno i tre raggiungono il Pakistan. In una confessione resa allautorit statunitense conferma che era sua intenzione unirsi ai ribelli. Ma quando arriva a Peshawar viene reclutato da Al Qaeda che lo porta in un campo di addestramento nel Waziristan. I suoi referenti gli illustrano il piano: i tre, una volta preparati, dovranno rientrare in America e prepararsi ad unazione di martirio. Durante questa fase riceve ulteriori istruzioni tecniche, formule su come preparare ordigni con materiale reperibile sul mercato civile, indicazioni sugli obiettivi da attaccare a New York. Si parla di ponti, impianti sportivi e metr. A febbraio 2010 non era stato ancora chiarito chi fossero i referenti di Al Qaeda. Fonti giornalistiche hanno prima indicato Mustafa Abu Yazid, egiziano, ritenuto uno dei responsabili operativi e finanziari del movimento. Una tesi poi smentita. E a questo punto interessante notare il rapido percorso temporale dellafghano verso una possibile azione. Dicembre 2008: mentre ancora in Pakistan, manda al suo indirizzo di posta elettronica delle immagini o file pdf che mostrano note scritte a mano su come fabbricare bombe. 15 gennaio 2009: Zazi fa rientro negli Stati Uniti e pochi giorni dopo si muove da New York a Denver (Colorado). Giugno 2009: trasferisce le istruzioni sugli ordigni dalle-mail al suo computer portatile 25 luglio 2009: usando carte di credito rubate acquista in un negozio di prodotti di bellezza una prima partita di materiale: acetone, tinture per i capelli. Insomma prodotti per realizzare la madre di Satana, sostanza esplosiva usata da molti terroristi fai da te. Conduce anche ricerche su come impiegare acceleratori naturali (prodotti alimentari) per favorire lesplosione. 28 agosto 2009: nuovi acquisti di materiale. Quindi si sistema in un motel dove mixa le sostanze, conduce dei test. La sua stanza dotata di una piccola cucina, indispensabile per condurre gli esperimenti. 6/7 settembre 2009: scambi di e-mail con un altro individuo: si tratta di messaggi legati alle formule per preparare gli ordigni e a problemi incontrati nella messa a punto. 8 settembre 2009: noleggia una vettura e guida fino a New York. Il 19 settembre viene arrestato. Zazi nega tutto. Ma nel febbraio 2010 si dichiara colpevole e ammette il suo piano di attentati. LFBI avrebbe iniziato a seguirlo fin dal suo rientro dal Pakistan, forse segnalato da qualcuno che ha iniziato a collaborare con le autorit federali. La pericolosit di Zazi sta nella sua normalit, non solleva sospetti, quasi banale nella sua vita. Inoltre un cittadino americano, cresciuto negli Usa. Ha un lavoro, pur modesto. Lafghano non si discosta molto dagli attentatori di Londra del 2005. In appena nove mesi passa da un semplice supporto per gli islamisti ad una fase attiva, pronto a colpire. Nel caso Zazi emerge in modo chiaro come opera, oggi, Al Qaeda: unorganizzazione ridotta al minimo; una missione affidata ad un uomo solo ed a due complici; un legame stabilito da un breve training e dagli ordini impartiti; assenza di finanziamento; ricorso ad esplosivi artigianali, che non si sa se avrebbero funzionato. Il caso Headley Il caso di David Coleman Headley presenta una nuova figura: quella di un terrorista che si muove ed agisce tra Occidente ed Oriente come un agente segreto. Non un lupo solitario anche se gran parte dellattivit la svolge in modo individuale, ben connesso con una realt eversiva Pakistana radicata nel Waziristan. Nato 49 anni fa in Pakistan, il padre un diplomatico Pakistano e la madre cittadina americana. Studia in un college militare locale ed allet di 16 anni si trasferisce negli Usa, dove vive in diverse localit, ma cresce a Chicago. Nel 1996 accusato di traffico di stupefacenti. Nel 2006 cambia il nome da Davoud Gilani in David Coleman Headley, per gli investigatori si tratta di una decisione per favorire la sua azione di estremista infiltrato. 35

Dopo lunghe indagini viene incriminato il 14 gennaio 2010 dalle autorit Usa insieme ad un complice, un canadese di origine Pakistana, Tawahur Hussain Rana. La coppia, attraverso lex maggiore Pakistano Abdur Rahman Hussain Syed, detto Pasha, entra in contatto con Ilyas Kashmiri, membro del Harkat Ul Jihad Al Islami e con il gruppo Lashkar e Taiba. Ci sono inoltre 4 membri del Lashkar non identificati in contatto con Headley. E stato accertato che Pasha non solo garantisce i rapporti ma assicura anche i finanziamenti: Headley, tra il 2006 e il 2008, riceve oltre 30 mila dollari. E evidente il ruolo di facilitatore di Pasha Headley e Rana diventano strumenti di due complotti: il primo quello di Mumbai (attacco agli hotel nel novembre 2008), il secondo riguarda un piano di attacco contro un giornale danese che ha pubblicato le famose vignette blasfeme. Headley frequenta campi di addestramento del Lashkar nel periodo 2002-2003, quindi molto tempo prima di passare allazione e di cambiare nome. E un chiaro investimento da parte del gruppo separatista. Dal settembre 2006 al marzo 2009 Headley compie numerosi viaggi di ricognizione in India. Si tratta di vere missioni: raccoglie dati, usa una videocamera e un apparato Gps fornitogli dai suoi referenti, soggiorna in hotel poi attaccati, si finge ebreo, stabilisce relazioni personali con figure del cinema indiano. Di nuovo, risulta evidente il suo carattere di infiltrato. Identico comportamento nel periodo ottobre 2008-ottobre 2009 nella preparazione di un possibile attacco in Danimarca. Usa coperture per recarsi a visitare il giornale, filma, prende note. Quindi riporta tutto ai suoi referenti. Sia nel primo caso che nel secondo dopo ogni ricognizione Headley non teme di recarsi in Pakistan per incontrare Kashmiri, dal quale riceve ordini e consigli. E ad esempio Kashmiri a consigliare luso di un camion bomba per colpire il giornale, ancora lui a promettere che ci sar un suo uomo in Europa a fornire denaro e assistenza a Headley. Nel luglio del 2009, Syed viene fermato in Pakistan e Headley chiede cosa deve fare, Kashmiri gli dice di proseguire. Risvolto gi osservato in altre inchieste (esempio in Germania con una cellula legata agli uzbeki): la cattura di un elemento non ferma il piano. Cos Headley compie altre ricognizioni in Danimarca in vista dellattacco. Il 3 ottobre arrestato negli Stati Uniti mentre sta per lasciare il paese diretto, probabilmente, in Pakistan. Dalla vicenda Headley emergono i seguenti punti: innanzitutto la conferma di come nellarea tribale esistono personaggi in grado di pilotare operazioni vicine (India), ma anche lontane (Danimarca); poi la presenza di micro cellule di due o tre elementi inserite in realt pi ampie, e lestrema adattabilit di figure come Headley, che vive negli Usa, ma capace di operare in Europa ed in India, di partecipare ad un attacco o raccogliere informazioni per un complotto articolato come quello di Mumbai. Emerge, inoltre, il ruolo di fazioni, come Lashkar e Taiba, quali cinghie di trasmissione per far muovere un piano: possiamo dire che hanno sostituito Al Qaeda centrale, alla quale sono comunque legati ideologicamente e, per alcuni aspetti, anche operativamente. E il carattere ibrido di alcune fazioni, molto sensibili a condurre una campagna contro lavversario tradizionale, come lIndia, ma pronte ad allargare il fronte su scala globale.

Il reclutamento di Headley si inserisce in un fenomeno pi ampio registrato negli Stati Uniti dove sono state arrestate dozzine di persone con laccusa di terrorismo. In numerosi casi bene sottolinearlo si tratta di persone intrappolate da un agente provocatore che li ha istigati a delinquere e ne ha poi favorito larresto prima che potessero nuocere. In queste figure non manca una nota amatoriale, anche se non va sminuita la volont di battersi. E curioso rilevare, a questo proposito, come non sono mancate situazioni dove il volontario una volta arrivato nellarea tribale Pakistana sia stato respinto dai militanti nel timore che si trattasse di una spia. Da ci si pu evincere come i qaedisti, anche se non hanno una grande scelta, agiscono in modo cauto. Nel contempo, per, non sappiamo quante operazioni di infiltrazione siano state coronate da successo.

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I casi Zazi e Headley costituiscono un esempio di quali possano essere le sorprese in un paese occidentale: se il primo stato fermato in tempo, il secondo ha potuto dare un contributo decisivo allo spettacolare e sanguinario attacco allarea degli hotel a Mumbai. 5.3. Altre tipologie di estremismo jihadista: gli homegrown e i convertiti Altro fenomeno di rilievo da evidenziare in questo contesto quello dei cosiddetti homegrown, di cui si gi fatto cenno. Con questo termine ci si riferisce ai figli di immigrati nati e cresciuti in occidente, che si radicalizzano prevalentemente in seguito ai condizionamenti di correligionari attestati su posizioni estremiste. Si tratta generalmente di soggetti resi vulnerabili da situazioni di disagio sociale, o economico, o ambientale, che scelgono lopzione violenta. Ma a detto termine vengono associate anche tutte quelle manifestazioni autoctone del terrorismo jihadista non importate, e quindi anche quelle degli immigrati di prima generazione, come il richiamato libico Mohammed Game, il cui processo di radicalizzazione avvenuto del tutto o prevalentemente in Occidente. La formazione degli homegrown, quindi endogena ed avviene per effetto della propaganda di Al Qaeda, in grado di raggiungere attraverso il web tutti i musulmani nel mondo. Alleffetto di questa propaganda, si aggiungono cause locali, come i luoghi di culto in cui vengono diffuse concezioni radicali dellIslam, o come i conflitti tra comunit locali e comunit musulmane. Allo stesso modo si evidenziano quei convertiti, che hanno abbracciato la fede musulmana e condividono le posizioni estremistiche proprie dei mujaheddin e che svolgono una funzione non irrilevante nella strategia propagandistica di Al Qaeda, che tende a sfruttare come riportato nella Relazione sulla Politica dellInformazione per la Sicurezza del 2009- limmagine per dimostrare come la societ miscredente, a causa della corruzione dilagante dei suoi valori, sia ormai sempre pi rifiutata non solo dalle nuove generazioni di musulmani, nati o cresciuti in terre dimmigrazione, ma anche dai suoi stessi figli naturali. In vari Paesi europei si assistito negli ultimi anni ad un aumento delle conversioni allIslam, che se interessa individui fragili rischia di avvicinarli a posizioni estremiste. Queste persone, infatti, potrebbero volersi inserire, essere accettate e comunque essere pronte a fare qualsiasi cosa per mettersi alla prova. Cercando nellIslam una tregua da un passato inquieto, potrebbero essere spinte a credere che alcune azioni, come ad esempio la partecipazione ad un attentato suicida, possa offrire unopportunit per la propria salvezza e perdono. Molte conversioni avvengono mediante il contatto con islamici nelle carceri. Lattentatore scoperto con lesplosivo nelle scarpe nel Regno Unito, Richard Reid, si convert allIslam in carcere. Le carceri che accolgono molti estremisti possono diventare delle scuole dove militanti estremisti islamici trasmettono o impongono agli altri la loro violenta ideologia. Molti detenuti abbracciano lIslam per ragioni di sopravvivenza: laccettazione nella comunit di individui che sono gi musulmani immediata e la partecipazione alle attivit islamiche aiuta a consolidare il senso di identit tra i convertiti. Molte conversioni sono dovute alla propaganda dei predicatori itineranti, come i Tabligh, di cui si gi parlato. Costoro spesso riescono ad inviare i convertiti a studiare in paesi quali il Pakistan, dove entrano in contatto con estremisti. Per essi lIslam diventata la religione degli oppressi e quindi un mezzo ideale per esprimere il malcontento verso la societ e loccidente in generale. Il numero delle conversioni in Europa notevole, specialmente in Francia, Germania e Regno Unito50. Sia gli homegrown che i convertiti sono coinvolti nelloffensiva mediatica in rete e nella proliferazione di web-forum ove sono diffusi testi dottrinali, comunicati dei vertici qaedisti e manuali per il cosiddetto terrorismo fai-da-te. 6. Al Qaeda 2010: il martirio 6.1. Il martirio e le motivazioni religiose, il suicidio nellaccezione sunnita ed in quella sciita Il martirio come sacrificio di s per una causa sacra si ritrova nella maggior parte delle religioni. Si associa, nel Cristianesimo come nellIslam, alla nozione di testimonianza, idea a sua volta collegata alla lotta contro lingiustizia e loppressione. Oltre che nellIslam, lassociazione molto forte anche nella religione
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Secondo le statistiche, l8% dei jihadisti arrestati in Europa convertito. I Paesi pi a rischio sono Gran Bretagna e Germania. In Germania, ci sono 4mila convertiti allislam allanno.

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Sikh51. Il legame risiede nellidea che lingiustizia ha origine nella negazione di Dio e che loppressore un eretico. La lotta contro leresia e contro lempiet pu essere quindi allorigine del martirio, del combattere fino alla morte coloro che snaturano la religione e va di pari passo con la denuncia dei tiranni e degli oppressori. Nelle modalit dellazione, si identificano due tipi di martirio. Il primo un martirio difensivo: non si tratta di lottare con violenza contro leretico o loppressore, ma di testimoniare fino alla morte la ragionevolezza della propria causa opponendo un atteggiamento di sfida non violenta. E il caso del martire cristiano, che respinge lazione violenta, ma rifiuta anche di obbedire allordine del governatore che vorrebbe obbligarlo a seguire la religione ufficiale. Il Cristianesimo non lunica religione a spronare al martirio difensivo: il Buddismo vi fa parimenti ricorso, come testimoniano gli autodaf dei monaci buddisti in Vietnam negli anni sessanta, per protesta contro il governo militare. Il secondo tipo di martirio di tipo offensivo: implica la lotta attiva, se necessario violenta, ma consacrata religiosamente, contro coloro che ladepto considera come oppressori ed eretici. Il sacrificio di s implica la volont di annientare il nemico in una lotta in cui v un solo vincitore. Se tutti e due i tipi di martirio sono animati dallidea del sacrificio di s, ognuno mantiene la propria specificit nelle forme di azione, e questo li rende sostanzialmente differenti. I martiri sono quasi sempre presentati come pazzi di Allah, spinti da motivazioni che traggono origine dalla follia o da un allontanamento dal tipo di vita occidentale. Avrebbero problemi di personalit o pi semplicemente non riuscirebbero ad integrarsi nella nostra societ, non sarebbero moderni ed in grado di comportarsi da individui autonomi e responsabili. Peraltro sarebbero degli emarginati, degli esclusi che reagiscono a questa situazione di rifiuto sociale ed economico insorgendo contro la societ. Questo pu essere vero, in parte, per i giovani delle periferie francesi o dei quartieri poveri inglesi. In questi luoghi si pu trovare una minoranza di martiri simili a quelli di Al Qaeda, ma la maggior parte dei membri di questa rete non pu essere inclusa in questa categoria. La loro soggettivit non quella di individui emarginati, esclusi o rifiutati dalla societ. Provengono spesso dal ceto medio e medio-alto e non hanno grandi problemi di integrazione. Hanno accesso ad un livello di vita pi alto della media dei loro concittadini. Lattivista islamico che pu diventare un terrorista transnazionale sul modello di Al Qaeda molto pi complesso di quanto si pensi. Ci contrasta con le definizioni attuali, secondo le quali i terroristi sarebbero i rappresentanti di arcaismi o, pi semplicemente, persone ingenue, rese fragili dalla loro incapacit di inserirsi nella complessit della societ contemporanea e manipolati da qualche caid. Anche se queste constatazioni sono in parte vere, non ne colgono laspetto essenziale. Al contrario sono in un certo senso i prodotti del nostro mondo e si pongono come ideale la formazione di una nuova umma transnazionale. La diversit delle forme di martirio islamico porta a considerare attentamente la figura del martire nelle societ musulmane, considerato una figura intermedia tra leroe ed il santo. Nella pratica corrente, sia nella versione sciita, sia in quella sunnita, esiste una figura di santo ben definita, Eppure, lortodossia sunnita la esclude: non devono esservi intermediari tra Allah e le sue creature ed anche il Profeta non altro che un essere umano. Sono le pratiche locali, le confraternite, la zavia52 ed il marabuttismo53 che introducono surrettiziamente la nozione di santit, a partire dalla baraka54, la capacit di moltiplicare i beni, di prevenire e di guarire le malattie o, pi generalmente, di allietare la vita esaudendo i desideri dei fedeli.
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Il sikhismo una religione nata in India settentrionale nel XV secolo e si svilupp all'interno del conflitto tra la dottrina dell'induismo e dell'islamismo. Il Sikhismo conta oltre 23 milioni di fedeli, chiamati sikh. In India vivono 19 milioni di fedeli, di cui la maggior parte nello Stato del Punjab. Tale Stato includeva anche una parte oggi appartenente al Pakistan, ma la maggior parte della popolazione sikh che l viveva emigr nella parte indiana, in seguito alla divisione dell'India britannica nel 1947 e al fine di evitare le persecuzioni religiose. 52 Complesso e centro per lesercizio del culto e linsegnamento religioso musulmano, costituito di norma da una moschea, dalla tomba di un santo, e da altri edifici o ambienti destinati ad alloggio e alla didattica, talvolta anche al commercio, caratteristico dellAfrica settentrionale. 53 Il marabuttismo, fenomeno a volte erroneamente connesso con il sufismo, rimasto molto vivo fra le popolazioni arabo-berbere del Maghreb. I marabutti sono personaggi, viventi o morti, resisi celebri per la loro ascesi, ritenuti capaci, dai fedeli, di operare cose meravigliose in forza della loro intercessione. E' un vero culto dei santi, a dispetto della religione musulmana, che lo ha in orrore, considerando ogni tramite tra uomo e Dio un possibile veicolo dell'idolatria. 54 un termine che indica la presenza divina ma anche il carisma, la saggezza, e/o la benedizione trasmessi dal maestro allallievo. Si pu anche intendere come respiro, o respiro della vita; baraka energia spirituale conferita per grazia.

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NellIslam sciita si percepisce la presenza di figure equivalenti ai santi cattolici nelle persone dei dodici imam. Sono mediatori tra gli uomini e Dio grazie alla loro filiazione con il Profeta, di cui sono i discendenti indiretti, e per grazia di Al, suo genero e cugino. Il martire non un santo, ma una volta che andato incontro alla morte sacra, pu equipararsi alle figure dei santi e diventare loro compagno in paradiso. I suoi atti sono eroici, ma il suo eroismo non di natura profana, perch si messo in gioco per una causa nobile e religiosa e per ottenere meriti nellaltro mondo. Il martire sunnita colui che muore seguendo Dio, prendendo parte alla jihad. Nella versione sciita il martire ha i tratti di quella santit perdente che si ritrova, per ragioni storiche simili, nellEuropa del sudest: le comunit sciite si ritengono spesso perseguitate da parte dei sunniti. Proprio come nei Balcani, i martiri sciiti sono tradizionalmente oggetto di un culto del dolore. Per converso, la fabbrica dei martiri nel senso della moltiplicazione dei candidati alla morte sacra, unattivit che si sviluppa in epoca moderna, contrariamente alle teorie di secolarizzazione classica che ne predicavano la fine, con la modernizzazione della societ. La comparsa di questi nuovi martiri non dovuta alla riproduzione di strutture tradizionali nelle societ musulmane ed ancor meno alla volont di certe comunit di opporsi alla modernizzazione. I nuovi martiri sono le nuove figure dellaffrancamento dalla tradizione: essi adottano forme di legittimit che si rifanno ufficialmente a questa tradizione, per poi porla ai margini nei fatti. Siamo di fronte al paradosso di una nuova religiosit che introduce una frattura rispetto alle forme tradizionali della vita comunitaria e la occulta nel nome di una versione pi autentica di un Islam delle origini. Gran parte della novit di questo fenomeno, definito islamico risiede nellutilizzo ambiguo del repertorio della tradizione religiosa con lobiettivo di minarla. 6.2. Lattentatore suicida: evoluzione della figura del kamikaze Sotto il profilo politico, la violenza dellattentatore suicida si inscrive in un contesto di rivendicazioni, portate avanti da una comunit o da un gruppo che si sente usurpato o della propria autonomia o, nel peggiore dei casi, dello stesso diritto di esistere. Sotto il profilo storico, invece, lelemento su cui pare attecchire maggiormente la spinta violenta la percezione del mancato compimento o delleccessivo rallentamento del processo identitario. Ne sono esempio i movimenti di liberazione nazionale post-coloniali ed i vari movimenti di protesta, sorti come conseguenza di situazioni che mal si conciliano con le esigenze dei vari gruppi sociali: emblematico il caso delle rivolte nelle banlieu francesi. Nel caso specifico del terrorismo jihadista, alle motivazioni sopra esposte si affiancano le convinzioni che lazione violenta costituisca il solo mezzo utile al raggiungimento dello scopo politico prefisso, e che il sacrificio della propria vita costituisca un ritorno ad un modello originario teo-teleologico verso il quale tendere, in cui la violenza parte integrante dellinterpretazione religiosa. Il concetto di jihad diventa il solo garante dellordine e lunica barriera contro uninterpretazione eccessivamente liberale dei principi fondamentali del pensiero religioso. Per tale motivo, nelle societ musulmane post-coloniali non si sviluppato il concetto di rivoluzione cos come inteso nella politologia occidentale, ma, appunto, quello di jihad, termine pi utilizzato anche dai movimenti laicisti e nazionalisti arabi. Il ricorso agli attentati suicidi resta la firma ed il modus operandi preferito dei qaedisti, sia che si tratti di operazioni lanciate da gruppi che da singoli. Il fallito attacco alla caserma di Milano dellottobre 2009 illuminante, con il libico Mohammed Game che pur senza esperienza si documenta sui kamikaze, sulle tecniche e persino sul rituale. Lazione suicida una costante in Irak, nello Yemen, in Somalia, in Afghanistan e in Pakistan. Si pu per sostenere che gli attentatori suicidi non sono tutti eguali: il kamikaze che definiamo semplice utilizza ordigni molto artigianali, meno preparato, si fa saltare tra la folla; il kamikaze speciale utilizza esplosivo
Nel Sufismo (o Taswwuf), baraka la forma di ricerca mistica tipica della cultura islamica, la forza impalpabile che si dice possiedano solo i grandi Maestri Sufi e che pu essere trasmessa a persone, luoghi, situazioni e oggetti per un motivo specifico. Con la parola baraka i musulmani indicano la grazia divina e la benedizione che viene da Allah e che si concentra nel santo o nella persona che ha qualit trascendentali. Quando questa persona muore, la baraka impregna la sua tomba. Il pellegrinaggio alla tomba di un santo locale viene fatto per impregnarsi di questa forza santa, per chiedere che vengano esauditi alcuni desideri e chiedere la protezione divina.

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di tipo militare, agisce in congiunzione con militanti armati ed altri attentatori a bordo di veicoli-bomba, ben addestrato, i suoi obiettivi sono scelti: ambasciate, luoghi protetti, hotel, sedi di servizi di sicurezza e compound di caserme militari. In Afghanistan spesso un attentatore straniero, in Pakistan pu essere un arabo o un elemento dellarea tribale. In alternativa alla pura azione kamikaze, i terroristi, a latitudini diverse, ricorrono con maggiore frequenza a quelle che gli occidentali definiscono missioni sacrificali o di non ritorno. Latto suicida non immediato, ma viene conseguito con raid armati che quasi sempre non lasciano scampo al protagonista. Un chiaro esempio lassalto agli hotel di Mumbai dellautunno 2008, dove sopravvissuto un solo terrorista. Altri episodi che hanno una matrice comune con la strage indiana sono avvenuti in Pakistan. In precedenza erano stati i palestinesi, negli anni 70 e poi nella seconda intifada, a farvi ricorso. Negli ultimi due anni stata la tattica adottata da militanti kashmiri, in particolare il gruppo Lashkar a Taiba, contro obiettivi indiani ed allinterno dello stesso Pakistan. Le caratteristiche di tali missioni sacrificali sono ben definite. I nuclei di fuoco sono composti da due a dieci elementi, addestrati alla guerriglia urbana e supportati da una buona capacit logistica e da una rilevante preparazione di intelligence, dotati di mezzi di comunicazione e strumenti di navigazione (telefonini, schede europee, gps, apparati radio). Hanno la capacit di lanciare attacchi dal mare e di combinare attacchi kamikaze e scontri a fuoco, con impiego di cinture esplosive, granate, fucili dassalto. E possibile la presenza di un coordinatore che dirige dallesterno, magari da un altro paese, le operazioni finali, che possono prevedere anche prese di ostaggi per prolungare leffetto sfida e cercare una copertura mediatica, specie dalle tv e da Internet (dove viene evidenziata una capacit pressoch immediata di veicolazione dellazione terroristica), come avvenuto a Mumbai. In alternativa a tutto questo sono possibili azioni non cos sofisticate; il commando si limita ad aprire il fuoco in base ad un piano generico. Nella categoria delle missioni sacrificali pu rientrare anche la figura jihadista dello sparatore solitario. La strage compiuta nella caserma di Fort Hood in Texas il 5 novembre 2009 dal maggiore Nidal Hasan rappresenta il punto di congiunzione tra lo sparatore solitario e il gesto di jihad individuale predicata da Abu Musab Al Suri, di cui abbiamo gi parlato, vero ideologo di questo tipo di lotta. Non v dubbio che lufficiale, di origine araba ma di nazionalit Usa, si comportato come un mujahed: ne ha seguito i riti, si nutrito di fondamentalismo seguendo i dettami di un imam estremista (lo stesso del nigeriano del volo Northwest), ha venduto tutto, ed ha colpito i suoi colleghi. Nel caso del maggiore Hasan vanno evidenziati alcuni aspetti che non si esclude possano ripetersi e non solo negli Stati Uniti: la presenza di motivazioni religiose e politiche; senso di isolamento e di frustrazione; risentimento personale e difficolt interiori; suggestioni esterne (soprattutto da internet); per offendere ha usato quello che aveva a disposizione (due pistole). A ben guardare non esistono grandi differenze con il comportamento e le motivazioni del libico Mohammed Game a Milano. Del resto, se si guardano le biografie di tanti kamikaze palestinesi, si noter che le due spinte, quella personale e quella politica procedono quasi parallele. Una influenza laltra, trasformando una persona in un attentatore. 6.3. Lattentatrice suicida La partecipazione delle donne alle forme di lotta terroristica non un fenomeno nuovo. LEuropa, ed anche il nostro Paese, hanno conosciuto negli anni passati donne che hanno militato nei pi disparati gruppi terroristici, rivestendo i ruoli pi diversi, non ultimo quello di partecipare direttamente ai gruppi di fuoco. Nel 1970, periodo in cui si verificarono svariati dirottamenti aerei, una donna, Leila Khaled, fu arrestata proprio durante un tentativo di dirottamento di un aereo della compagnia israeliana El Al. Nellaprile del 1985, la diciassettenne Saana Muhaidily, cristiana-ortodossa, fu la prima donna kamikaze in assoluto. Si fece saltare in aria lanciandosi con la sua Peugeot bianca contro un posto di blocco israeliano a Batr Shaouf, uccidendo due soldati e ferendone altri due. Prima di morire la ragazza registr un videomessaggio in cui si dichiarava pronta a morire per cacciare gli Israeliani dal Libano. Dopo quasi venti anni Israele fu colpita nuovamente da unattentatrice suicida; infatti nel gennaio 2003 Wafa Idris si faceva esplodere nel centro di Gerusalemme. Il coinvolgimento delle donne nellattivit estremista appare come una forma paradossale della loro emancipazione. E stato osservato come le donne partecipino sempre pi attivamente non solo alla vita politica, ma anche alla violenza politica; di ci i vertici delle organizzazioni terroristiche si avvantaggiano per sorprendere i soggetti destinatari di tali azioni, in quanto i terroristi sono generalmente caratterizzati da essere sempre giovani, maschi, musulmani e soprattutto con un livello di istruzione superiore alla media. 40

Queste nuove formazioni terroristiche sono multiformi, possiedono spiccate capacit di adattamento e flessibilit, soprattutto imparano fortemente le une dalle altre, grazie anche agli attuali mezzi di comunicazione istantanei e globali, che permettono limmediata diffusione delle informazioni. Se si osserva nel suo evolversi la storia del terrorismo e dei gruppi terroristici, si pu notare come sia caratterizzata da continue innovazioni, che hanno anche portato a colpire obiettivi un tempo considerati inattingibili e luoghi ove la violenza era inaspettata. Gli stessi attacchi suicidi, specialmente nel conflitto arabo-israeliano e nello Sri Lanka costituiscono un esempio di adattamento tattico, con cambiamenti importanti e drammatici nella scelta degli obiettivi, in cui si osservano civili diventare combattenti ed uccidere deliberatamente altri civili. Limpiego delle donne perci potrebbe essere visto come la naturale evoluzione di una mutazione delle modalit di attacco, al fine di essere pi efficaci contro il nemico e contestualmente raddoppiare il serbatoio dei soggetti a disposizione delle organizzazioni terroristiche. Il loro reclutamento procura diversi vantaggi, per la natura generalmente non minacciosa delle donne e per il maggior pudore e sensibilit nel controllarle e perquisirle. Si spesso pensato che le donne fossero attori periferici nelle organizzazioni terroristiche di matrice jihadista, anche a causa del ruolo subalterno che esse rivestono in alcuni Paesi di religione islamica e che quindi si riteneva fossero destinate a ricoprire un ruolo di logistica ed in qualche misura ad operazioni di intelligence di supporto alle azioni terroristiche compiute dai maschi. Quindi la loro invisibilit sia politica che sociale ha facilitato il loro muoversi silenziosamente, ma efficacemente, allinterno dei gruppi terroristici, senza destare sospetti in chi deve contrastarli. Secondo Renzo Guolo le nuove regine della jihad sono spesso donne occidentali convertite o donne musulmane che vivono o hanno vissuto in occidente; in un contesto come quello europeo o nordamericano, dove lIslam minoranza e non si impone per evidenza o pressione sociale, la scelta di come viverlo spesso frutto di individualizzazione. E lindividualizzazione ha come potenziali sbocchi anche la politicizzazione della soggettivit femminile, tanto pi se questa ha memoria di altre esperienze militanti55. Se sinora lala pi tradizionalista di Al Qaeda non ha voluto coinvolgere le donne, oggi si assiste ad un cambiamento di approccio e di certo ci sono sempre pi donne che si stanno radicalizzando, mettendo a disposizione della lotta jihadista competenze e conoscenze professionali, soprattutto attraverso lefficace utilizzo delle nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione. Esistono opinioni diverse su cosa spinga una donna a scegliere di diventare una attentatrice suicida. E parere diffuso che alla base della scelta vi siano spesso motivazioni personali, quali un legame sentimentale con un membro del gruppo terroristico, la morte di una persona cara che apparteneva a tale gruppo, essere state vittime di uno stupro o aver avuto una tragedia familiare. In Cecenia vi sono state molte donne che si sono fatte esplodere; alcune di esse erano motivate dalla perdita del loro uomo nel conflitto: sono le cosiddette vedove nere. In Israele e nei Territori Occupati sia Hamas che la Jihad palestinese hanno utilizzato donne kamikaze. Nello Sri Lanka una delle principali ragioni che motivano le donne ad unirsi ai gruppi terroristici ( le Tigri Tamil LTTE) il fatto di essere state vittime di uno stupro. Lo stupro rappresenta uno stigma sociale, una vergogna ed un disonore personale e collettivo, che vieta loro pubblicamente di unirsi in matrimonio ed avere figli. Cos il sacrificio di s rappresenta unoccasione di riscatto dal disonore subito: lautoimmolazione simboleggia unestensione della maternit per quelle donne che non potranno mai essere madri e diviene unofferta socialmente accettabile ed incoraggiata dalle loro stesse famiglie. A differenza dei maschi, dove lonore correlato al successo sociale ed allimmagine di s proiettata allesterno, nelle donne musulmane lonore correlato allintimit, alla modestia, ai comportamenti gentili: se la donna fallisce in una di queste categorie lonore perduto per sempre e lunica forma di riscatto offerta loro sembrerebbe essere quella di diventare una attentatrice suicida. E quindi fondamentale tener conto che accanto a fattori pi strettamente personali, interagiscono fortemente i modelli culturali ed educativi; in particolare lattentatrice suicida sembra essere correlata ad un senso dellonore individuale e collettivo da difendere di fronte a Dio ed agli uomini. La sua drammatica decisione particolarmente favorita da una cultura che esalta ed idealizza il sacrificio ed il martirio. Queste donne ritengono che la jihad abbia un carattere difensivo a cui tutti i musulmani, senza distinzioni di sesso, hanno il dovere di partecipare. Se questo convincimento dovesse diffondersi ulteriormente, lutilizzo delle donne potrebbe essere visto come una strategia legittima da praticare in tutti i luoghi, inclusa lEuropa.


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Cfr. Renzo Guolo, Le Regine di Al Qaeda. Se la Guerra Santa si modernizza, la Repubblica, 24 marzo 2010.

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Tabella 4 Terrorismo jihadista: tipologie individuali e di gruppo Tipologie Caratteristiche I seguaci della Ricomprende i fedelissimi rimasti con Osama Bin Laden ed Al Zawahiri nel teatro afghanoCasa Madre pakistano Gli ibridi Evoluzione della categoria degli affiliati, comprende fazioni che mescolano agende locali e obiettivi globali (qaedisti yemeniti, separatisti di lashkar-e-Taiba, ecc.). I loro obiettivi sono il nemico vicino (regime, autorit, militari, simboli locali) e quello lontano (lAmerica e gli occidentali in genere). Gli affiliati Formazioni areali e regionali che si richiamano allAl Qaeda tradizionale ma con legami variabili: ideologici, attraverso terzi, con contatti sporadici. Gli ispirati Cellule o individui che agiscono basandosi sulla semplice ispirazione del messaggio di Bin Laden. A volte hanno una preparazione militare sommaria, molto pi spesso evidenziano scarse conoscenze di natura eversiva ma una forte determinazione. I lupi solitari Sottoclasse degli ispirati per diversi aspetti. Fanno tutto da soli, dallindottrinamento allazione. Gli emiri dagli Persone con cittadinanza e passaporto non sospetti, cui affidare una missione, reclutati occhi blu direttamente o con intermediari in Africa, Europa o in Usa, con trasferimento in Asia per laddestramento e ritorno al paese dorigine; oppure sono utilizzati per fare da sponda ad un adepto, o ad un terrorista fai-da-te che cerca un contatto a distanza. I nomadi della Sono ovunque e da nessuna parte, si mantengono in contatto con i network sociali, agiscono come jihad possono. Sui nomadi della jihad punta Al Qaeda che, non disponendo pi di una vera organizzazione, punta sugli individui, neppure troppo preparati. Gli homegrown Figli di immigrati nati e cresciuti in Occidente, che si radicalizzano prevalentemente in seguito ai condizionamenti di correligionari attestati su posizioni estremiste. Si tratta generalmente di soggetti resi vulnerabili da situazioni di disagio sociale, o economico, o ambientale, che scelgono lopzione dellestremismo violento. A detto termine vengono associate anche le manifestazioni del terrorismo jihadista espresse degli immigrati di prima generazione, come il libico Mohammed Game, il cui processo di radicalizzazione avvenuto del tutto o prevalentemente in Occidente. I convertiti Giovani che cancellano tradizioni e cultura occidentali per abbracciare la fede musulmana e condividere le posizioni estremistiche proprie dei mujaheddin. Molte conversioni avvengono mediante il contatto con islamici nelle carceri (vedi il caso dellattentatore scoperto con lesplosivo nelle scarpe nel Regno Unito, Richard Reid). Molte conversioni sono dovute alla propaganda dei predicatori itineranti, come i Tabligh. Lo sparatore Il prototipo dello categoria il maggiore Nidal Hasan, autore della strage compiuta nella caserma solitario di Fort Hood in Texas il 5 novembre 2009, attentato che rappresenta il punto di congiunzione tra lo sparatore solitario e il gesto di jihad individuale. Lufficiale, di origine araba ma di nazionalit Usa, si comportato come un mujahed: ne ha seguito i riti, si nutrito di fondamentalismo seguendo i dettami di un imam estremista (lo stesso del nigeriano del volo Northwest), ha venduto tutto, ed ha colpito i suoi colleghi. Lattentatore La categoria ricomprende due categorie: il kamikaze semplice che utilizza ordigni molto suicida artigianali, meno preparato, si fa saltare tra la folla; il kamikaze speciale che utilizza esplosivo di tipo militare, agisce in congiunzione con militanti armati ed altri attentatori a bordo di veicoli-bomba, ben addestrato, i suoi obiettivi sono scelti (ambasciate, luoghi protetti, hotel, sedi di servizi di sicurezza e compound di caserme militari). In Afghanistan spesso un attentatore straniero, in Pakistan pu essere un arabo o un elemento dellarea tribale. Le jihadiste Alla base della scelta suicida delle attentarici jihadiste, vi sono spesso motivazioni personali, quali un legame sentimentale con un membro del gruppo terroristico, la morte di una persona cara che apparteneva a tale gruppo, o aver avuto una tragedia familiare. In Cecenia vi sono state molte donne che si sono fatte esplodere; alcune di esse erano motivate dalla perdita del loro uomo nel conflitto: sono le cosiddette vedove nere. Nello Sri Lanka una delle principali ragioni che motivano le donne ad unirsi ai gruppi terroristici ( le Tigri Tamil LTTE) il fatto di essere state vittime di uno stupro. In Israele e nei Territori Occupati sia Hamas che la Jihad palestinese hanno utilizzato donne kamikaze. Le nuove regine della jihad sono spesso donne occidentali convertite o donne musulmane che vivono o hanno vissuto in occidente; in un contesto come quello europeo o nordamericano, che mettono a disposizione conoscenze e competenze professionali, utilizzando in maniera efficace le nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione. Fonte: ICSA

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7. La strategia mediatica di Al Qaeda, la messaggistica ed il ruolo del web Per comprendere levoluzione della strategia mediatica di Al Qaeda, bisogna tener conto dei passaggi salienti della propaganda attuata negli ultimi tempi dai vertici dellorganizzazione, tesa a diffondere comunicati per trasmettere limpressione che la rete terroristica intenda proporsi sempre di pi come soggetto politico, oltre che come punto di riferimento ideologico e strategico. Osama Bin Laden e soprattutto il numero due dellorganizzazione, Ayman Al Zawahiri, non hanno esitato ad intervenire sistematicamente sul piano mediatico con lunghe riflessioni di stampo programmatico o, pi semplicemente, soffermandosi su eventi congiunturali di particolare risonanza. Dalla lettura complessiva dei messaggi emergono degli elementi comuni e delle peculiarit che ne caratterizzano linsieme: - la carica aggressiva e lasprezza dei toni; - il ricorso sistematico alla dissimulazione ed al paradosso per rafforzare quanto affermato; - la costante manipolazione di eventi e circostanze, tendente ad alterarne leffettivo sviluppo; - la particolare tendenziosit delle analisi elaborate a sostegno degli argomenti trattati e delle tesi sostenute; - la categoricit delle minacce rivolte allOccidente infedele ed ai Governi arabi apostati. Occorre sottolineare che gli interventi mediatici dei principali esponenti di Al Qaeda non sono mai casuali, ma finalizzati, il pi delle volte, ad indicare le linee strategiche ed a sollecitare nuove offensive, legittimandole sul piano militare, ideologico e religioso. Allo stesso tempo essi cercano di fornire chiavi di lettura della realt contingente, del tutto antitetiche alle interpretazioni di stampo occidentale, in modo da esaltare le diversit, a livello sociale, culturale e politico, nel tentativo di attirare consensi anche tra le componenti islamiche moderate. Emblematico al riguardo quanto accaduto nel 2005, in seguito alla pubblicazione da parte di un quotidiano danese e di un settimanale norvegese di una serie di vignette caricaturali, raffiguranti Maometto, allorch venne avviata una vera e propria campagna mediatica, dai toni violenti e sarcastici, contro Roma e contro il Papa. La vicenda, infatti, avrebbe potuto verosimilmente rimanere circoscritta a manifestazioni di protesta di tenore locale, se non fosse stata manipolata artificiosamente a livello mediatico da taluni ambienti estremisti, con lobiettivo di acuire la contrapposizione tra mondo occidentale ed universo islamico. Il particolare impatto emotivo delle caricature e la loro strumentalizzazione sul piano comunicativo, costituirono una sorta di miscela esplosiva per dar luogo a manifestazioni violente, atti intimidatori e gesti emulativi. Sulla stessa linea si posto gi da tempo il proliferare nei siti estremisti di sigle estemporanee, di prevalente valore emulativo e simbolico, come quella di Rakan Ben Williams, nome di fantasia, attraverso cui veniva prefigurata uninedita tipologia di militante jihadista, nato in Europa e del tutto inserito nel contesto sociale e completamente assimilato allo stile di vita occidentale. Altrettanto significativa fu la diffusione in rete di una sorta di notiziario settimanale, La Voce del Califfato, destinato nelle intenzioni ad assumere gradualmente la configurazione di un canale televisivo che tentava di emulare i network mediatici occidentali. Limportanza assunta dalla promozione mediatica delle strategie e degli obiettivi dellorganizzazione, viene confermata dalla creazione, da parte di Al Qaeda, di As Sahab (As Sahab Foundation for Islamic media publication). La struttura di produzione mediatica concorre alla diffusione, con carattere di univocit, della messaggistica audio-video che la dirigenza di Al Qaeda ritiene opportuno divulgare, oltre che alla propaganda jihadista attraverso le immagini di attacchi contro obiettivi militari occidentali. Lorganizzazione in grado di produrre moderni video e audio, prevalentemente in lingua araba, spesso sottotitolati in inglese o altre lingue. E fondamentale, quindi, per la propaganda di Al Qaeda e dei gruppi ad essa affiliati diffondere con sistematicit il messaggio estremista, non solo nel tessuto connettivo dei Paesi arabi moderati, ma anche tra gli insediamenti musulmani stabilitisi in Europa: si tratta di un azione costante finalizzata al reclutamento di futuri combattenti e di aspiranti jihadisti da inviare nei teatri di crisi, in specie in Irak ed in Afghanistan. Negli interventi mediatici pi recenti vengono sottolineati e ribaditi altri aspetti salienti della strategia della rete internazionale, fra cui il sollecitare alla rivolta contro lOccidente non solo le masse islamiche ma anche tutti gli oppressi ed i diseredati sparsi nel mondo, e conseguentemente lavvio di una vera e propria guerra jihadista popolare, in grado di liberare tutte le terre occupate dagli infedeli. Vengono inoltre richiamati tutti i musulmani affinch si uniscano alla lotta dei loro fratelli in Libano ed in Palestina, e viene ribadita limportanza del territorio irakeno ed afghano quale epicentro della guerra contro lAlleanza occidentale. 43

Nel medio periodo le linee evolutive della progettualit qaedista dovrebbero prevedere lapertura di nuovi fronti di crisi, con lobiettivo di estendere il conflitto dai teatri di crisi Afghano ed irakeno ad altre aree limitrofe, fra cui Arabia Saudita ed Egitto, nonch ad alcune regioni del Continente africano, fra cui il Sudan. Al Qaeda, su questo piano, mirer ad incidere negativamente sui futuri assetti regionali, tentando con la propria attivit destabilizzante di alterarne i delicati equilibri politici, con particolare riguardo ai Paesi del Golfo, allo scopo di innescare tensioni e contrasti, potenzialmente in grado di provocare riflessi anche a livello degli approvvigionamenti energetici dellOccidente. Sulla scorta di quanto sottolineato nei pi recenti comunicati, inoltre, gli Stati Uniti e la stessa Europa continueranno ad essere considerati potenziali obiettivi di nuovi attacchi, considerando anche il loro forte impegno militare in Afghanistan. Pi in generale, nel lungo periodo la rete jihadista punter ad esasperare la contrapposizione tra universo islamico e mondo occidentale, tentando di alimentare lestremismo tra le comunit musulmane in Europa, nella prospettiva di tracciare un solco incolmabile tra credenti e miscredenti, tra chi si riconosce nel messaggio jihadista e gli altri: si concepisce il confronto solo nei termini di uno scontro di civilt, e si ritiene che al di fuori della conversione allIslam non vi sia possibilit di salvezza. La propaganda mediatica quindi uno strumento di primaria rilevanza nella strategia di Al Qaeda e dei gruppi che ad essa fanno riferimento, con lobiettivo prioritario di dare slancio e visibilit alla causa jihadista, nella prospettiva di conseguire ampie adesioni e di reclutare nuovi militanti. Ma soprattutto rappresenter un irrinunciabile veicolo per il terrorismo psicologico, destinato a non consentire allOccidente di abbassare la guardia, nel costante timore di attacchi imminenti. 8. Fonti e modalit del finanziamento jihadista Il contrasto al finanziamento del terrorismo stato perseguito sia a livello nazionale sia internazionale. Dopo l11 settembre, stata posta una grande enfasi sulla necessit di tagliare le fonti finanziarie di Al Qaeda, sulla base del presupposto che, come tutte le attivit umane, anche il terrorismo ha un costo economico. Alcune risoluzioni dellONU prevedono che i nomi degli individui e delle organizzazioni affiliati ad Al Qaeda siano iscritti in una lista e che i loro beni siano congelati. In realt, dopo anni, si ha limpressione che questa lotta non abbia prodotto i risultati attesi e che il terrorismo jihadista continui ad essere finanziato. Lidea di partenza, cio, che tagliando le fonti finanziarie, Al Qaeda sarebbe stata danneggiata in maniera rilevante, se non addirittura sconfitta, scaturiva dallimmagine che nel 2001 si aveva, quella di unorganizzazione gerarchica. Questa immagine era in effetti corretta, perch Al Qaeda aveva al suo interno un proprio comitato finanziario che si occupava di reperire fondi (che potevano provenire dal patrimonio personale di Osama Bin Laden, o da investimenti legali od illegali, oppure da donazioni di ricchi sostenitori) e di distribuirli. Trattandosi di una sezione specializzata, detto comitato riusciva a raccogliere enormi quantit di danaro, anche attraverso attivit finanziarie complesse ed attivit commerciali. Solo una piccola parte di tale danaro era destinata al compimento di attacchi terroristici, o per attivit comunque collegate al terrorismo, come lacquisto di armi e di attrezzature militari, ed il mantenimento dei campi di addestramento; la maggior parte era per impiegata per il normale funzionamento dellorganizzazione. Ad esempio, secondo notizie di intelligence, tutti i membri di Al Qaeda ai quali, in virt dellalta specializzazione necessaria, veniva richiesto un impiego a tempo pieno nel gruppo, ricevevano una somma pari ad alcune centinaia di dollari al mese, a seconda dellincarico. Sono state accertate, da molteplici indagini, svariate forme di autofinanziamento delle cellule jihadiste, sia con proventi di attivit illecite, sia lecite. Si va dallemissione di falsa documentazione fiscale con la finalit di evadere il pagamento delle imposte, alla costituzione di vere e proprie imprese commerciali nel settore manifatturiero. Il cespite pi ricorrente rimane comunque il narcotraffico, seguito dallo smercio di documenti di identit, falsi a stranieri irregolari, oltrech a propri militanti. Per Al Qaeda nella prima fase, cos come per qualsiasi organizzazione strutturata allo stesso modo, la garanzia di un costante flusso finanziario era vitale, ma la lotta al finanziamento ha fortemente ridimensionato le attivit di Al Qaeda quale organizzazione gerarchica. Come per abbiamo avuto modo di vedere nei precedenti capitoli, Al Qaeda aveva subito notevoli trasformazioni, decentralizzando le sue funzioni, compresa quella del finanziamento delle proprie attivit, rendendo indipendenti le diverse cellule che cos non devono ricevere i fondi dalla struttura centrale, che anzi talvolta viene alimentata dalle strutture periferiche. Mentre nel caso delle organizzazioni gerarchiche, inibendo le capacit della struttura finanziaria di reperire fondi si colpisce lintera organizzazione, con la avvenuta trasformazione si pu al massimo impedire che una 44

cellula reperisca i finanziamenti per la propria attivit ed eventualmente per altre cellule o per la struttura centrale. La dispersione della struttura di finanziamento fa s che non esista pi un consistente flusso di denaro che dal centro alimenta lintera struttura, piuttosto una miriade di piccoli rivoli che, finanziando le singole cellule, mantiene in vita lintera struttura. Bloccare uno dei rivoli pu provocare qualche danno localmente, ma non alla rete nel suo complesso. Oltretutto, mentre era relativamente semplice, utilizzando i tradizionali strumenti di intelligence finanziaria, localizzare i grossi flussi di danaro che Al Qaeda gestiva, molto pi complesso individuare la miriade di piccoli canali che alimentano finanziariamente una rete. Inoltre, mentre lo smantellamento di una struttura finanziaria centrale, che ha un livello di complessit piuttosto alto, dovendo raccogliere somme ingenti per mantenere in vita unorganizzazione gerarchica con funzioni estremamente specializzate, fa s che non possa ricostituirsi in breve tempo, le cellule, oltre ad essere strutture molto pi economiche, sono anche pi flessibili e non hanno in genere molte difficolt a reperire nuove forme di sostentamento. Nei decorsi anni numerose sono state le inchieste giudiziarie in Italia che hanno portato allindividuazione, in numerose citt, di filiere di raccolte di danaro, gran parte del quale veniva inoltrato, con lanonimo sistema extrabancario dellhawala e con i circuiti dei money transfer, in Somalia, dove, secondo notizie di intelligence, operava lorganizzazione estremista Al Ittiad, considerata molto vicina ad Al Qaeda. La lotta al finanziamento del terrorismo attuata a livello internazionale pu attualmente mirare ad impedire che le organizzazioni terroristiche gerarchizzate rinforzino o ricostituiscano le proprie strutture di finanziamento dedicate, ma molto difficilmente potr incidere in maniera significativa sul finanziamento delle piccole cellule che continueranno ad usufruire di piccoli flussi di danaro difficilmente individuabili e facilmente rimpiazzabili. 9. Finanza e terrorismo jihadista: la tutela dei sistemi e le nuove forme di minaccia Nei Paesi avanzati, la finanza non solo produce servizi, ma assicura, nel contempo, le precondizioni per lesercizio di ogni attivit industriale. Essa, infatti, trasforma il risparmio in investimento, consente ordinate prospettive di crescita economica, agevola la circolazione dei capitali. Con laffermarsi delle privatizzazioni, le banche hanno accresciuto il loro peso nelleconomia, divenendo sempre pi imprese, mentre gli strumenti telematici hanno assunto un ruolo primario per il funzionamento del sistema-Paese. La virtualizzazione ha fornito risposte sempre pi adeguate alle crescenti necessit di internazionalizzazione, velocit e certezza operativa delle transazioni ed ha consentito ai suddetti strumenti di raggiungere rapidamente dimensioni significative nella gestione dei flussi finanziari. Il web, quindi, ha annullato le distanze ed ha semplificato le complessit, agevolando a livello globale la circolazione delle informazioni e dei capitali. Ma lapertura della finanza ad internet, ossia ad una rete non centralizzata e non controllabile, avvenuta a vantaggio di tutti, anche dei portatori di interessi illegali, moltiplicando lo sviluppo di nuove forme di criminalit, quali gli atti di pirateria informatica. Tra questi spiccano per pericolosit quelli realizzabili dai terroristi jihadisti, che come abbiamo gi visto diffondono agevolmente propri protocolli di tipo ideologico. V dunque la possibilit che gli obiettivi tipici del terrorismo internazionale, e di quello jihadista in primo luogo, quali la destabilizzazione dellordine sociale ed economico-finanziario dei Paesi occidentali, unitamente alla diffusione di sentimenti di panico e sfiducia, vengano perseguiti anche tramite attacchi informatici ai danni della finanza-infrastruttura e dei suoi processi economici ed operativi. La guerra informatica potrebbe identificare una nuova e crescente fenomenologia del terrorismo jihadista in cui i militanti non offrono il sacrificio della vita, ma potrebbero utilizzare il web per muovere, da qualsiasi parte del mondo, attacchi contro obiettivi strategici (borse, circuiti di pagamento, assicurazioni, reti di telecomunicazioni), ossia quegli obiettivi definiti infrastrutture critiche: militanti tecnicamente preparati, reclutabili in gran parte anche nel continente asiatico. Gli attacchi dell11 settembre hanno causato un enorme numero di vittime, ma anche danni gravissimi tanto a strutture fisiche quanto a quelle finanziarie, determinando il blocco delle comunicazioni, oltre a quello delle contrattazioni. Gli attentati di Madrid (11 marzo 2004) e di Londra (7 luglio 2005) hanno egualmente avuto effetti devastanti anche per i danni alle infrastrutture di trasporto, determinando il calo degli indicatori di fiducia di imprese e famiglie, con perdite di centinaia di miliardi di euro e con tempi di recupero molto lunghi. 45

In conseguenza di ci, i Paesi interessati, ma soprattutto la Gran Bretagna, hanno promosso organiche iniziative con lutilizzo di moderne tecnologie e di strumenti organizzativi volti ad assicurare assoluta tempestivit nello scambio di informazioni e nel coordinamento tra Autorit pubbliche ed operatori privati, nonch la valenza di una corretta gestione delle problematiche di tipo comunicativo e di una informazione istituzionale adeguata. Alla luce di quanto esposto, la natura dei rischi segnalati denuncia lesigenza di cogliere nel funzionamento complessivo del mercato finanziario un bene da difendere e rende evidente come la preoccupazione fondamentale sia quella di garantire lintegrit del sistema, considerando prioritari non i singoli componenti ma il tutto. Spazi per nuove iniziative potrebbero, quindi, riguardare ipotesi ingegneristiche per la progettazione di modelli previsionali statistici, capaci di stimare, nellambito di ciascun Paese, gli effetti finanziari di uno shock terroristico realizzato anche per via incruenta, e di dispositivi accentrati di difesa informatica, affidati alla gestione ed al controllo di organismi pubblici. 10. Il tema della non proliferazione e lo spettro della bomba sporca Nella lotta al terrorismo jihadista la non proliferazione destinata ad occupare un posto centrale ed a imporre, pi di ogni altra forma di sicurezza, una forte cooperazione internazionale. In questo campo, lItalia potrebbe assumere una funzione di impulso non marginale. Si tratterebbe del resto di dar seguito alla Dichiarazione adottata al vertice dellAquila del luglio 2009, che impone di creare le condizioni per un mondo libero da armi nucleari ed indica per la sua realizzazione la concertazione tra i Governi come cornice ineludibile, al fine di accrescere nella societ civile dei Paesi a rischio la consapevolezza della posta in gioco, per la propria sicurezza e per quella altrui. Ci rafforzando e migliorando gli strumenti multilaterali, quali la universalizzazione del protocollo aggiuntivo dellAIEA, lentrata in vigore del trattato contro gli esperimenti nucleari e lavvio del negoziato per la produzione del materiale fissile. Giovano in modo particolare le nuove priorit dellAmministrazione americana, concretatasi da ultimo nella settimana nucleare, che ha visto la formulazione di una nuova dottrina strategica, la firma degli start 2 e la Conferenza sulla sicurezza di Washington. Proprio in questultima occasione il Presidente Obama ha lanciato un progetto di lunga durata, agitando lo spettro di una bomba di Al Qaeda meno remota di quanto si pensasse fino ad oggi. Il pericolo maggiore infatti non tanto nelluso dellarma assoluta ad opera di uno Stato, quale potrebbe essere lIran, nonostante le minacce ad Israele. Agirebbero in questo caso da dissuasione sia la certezza di una rappresaglia israeliana, sia la presenza di tanti musulmani nellarea sotto il controllo del Governo di Israele. Anche i Paesi pi poveri o pi ideologizzati tendono a piegarsi alla logica della dissuasione e nella certezza di una risposta devastante per citt ed infrastrutture esiterebbero a colpire per primi. N forse il rischio pi impellente sarebbe la proliferazione atomica per imitazione negli Stati contigui allIran. La volont di dotarsi di nucleare civile, anche per la sempre incombente crisi energetica, comporterebbe invece un largo spargimento di tecnologie e di materiali fissili, di know how nucleare proprio allorch da tempo il terrorismo jihadista alla ricerca di strumenti di fabbricazione di bombe sporche che possano essere nascoste e trasportate con relativa facilit. Nessuno potrebbe colpire ci che il terrorismo non ha, cio infrastrutture, una capitale o addirittura un Paese di appartenenza. Niente pu in questo caso garantire la pace sociale: la fuga di materiali radioattivi non costituisce uno scenario remoto. Alla Conferenza di Washington, anche il Presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, ha rivelato che la proliferazione selvaggia degli armamenti atomici non soltanto un rischio, ma gi una realt, aggiungendo testualmente che il nostro Ministero dellInterno ha sventato negli ultimi dieci anni otto tentativi di traffico illegale di uranio arricchito, e confermando quello che aveva gi detto il Primo Ministro tedesco, Angela Merkel, circa il pericolo che le bombe sporche possano finire in mano ai terroristi. Inoltre, il responsabile dellunit antiterrorismo dellONU, Alex Schmid, avrebbe scritto in un recente rapporto che negli ultimi cinque anni il contrabbando di materiale nucleare raddoppiato e che sono molti ormai quelli capaci di mettere insieme unatomica rudimentale, ossia una bomba sporca. Sempre nel corso di detta Conferenza, il Presidente Obama ha detto che il terrorismo nucleare costituisce la pi immediata ed estrema minaccia per la sicurezza globale; da questo vertice mi aspetto azioni specifiche e concrete per rendere il mondo pi sicuro. I Paesi partecipanti hanno promesso di proteggere i 46

depositi di uranio e di plutonio diffusi nel mondo; alcuni hanno dichiarato di volersi disfare delle loro scorie di uranio arricchito. Il Presidente Obama ha ottenuto un impegno solenne ad alzare la guardia per impedire che attori non statali possano ottenere tecnologia ed informazioni utili. Chi usa energia nucleare deve farsi carico della massima sicurezza dei combustibili radioattivi sul proprio territorio, anche aggiornando la normativa nazionale sulla lotta al traffico criminale. Lanalisi del fattore terrorismo di matrice jihadista non esclude leventualit di attacchi non convenzionali, contro popolazioni civili. In relazione a questo tipo di attacchi, limpiego della bomba sporca56 sarebbe caratterizzato da maggiori probabilit di accadimento: scorie radioattive, associate ad esplosivo convenzionale, possono diventare unarma di distruzione di massa se impiegati in ambiente urbano. E comunque, anche laddove le conseguenze di un tale evento causassero una bassa mortalit, gli effetti economici, sociali e psicologici, come, per esempio, levacuazione di vaste aree urbane per un lungo periodo di tempo, avrebbero effetti catastrofici. C poi la questione relativa a centrali nucleari, industrie e centri di stoccaggio per materiale radiologico. In Italia almeno una dozzina di siti di deposito temporaneo di materiale radioattivo presenta un inventario radiologico altamente significativo57. Questi siti, i materiali stoccati e le catene dei trasporti di tali sostanze sono vulnerabili ad attacchi terroristici e perci richiedono una messa in sicurezza non solo da incidenti tecnici e naturali (safety), ma anche da attacchi (security). La situazione italiana inoltre caratterizzata dalla vicinanza a centrali nucleari attive in paesi confinanti e paesi vicini. Da tale contesto e dalle conseguenti principali lezioni apprese58 emerge lesigenza di valorizzare il coordinamento e linterscambio tra sistemi militari, civili e sanitari ove la componente militare giochi un ruolo pieno nella gestione delle minacce con armi non convenzionali gi in fase di pianificazione. Pi in generale, la lacuna da colmare prioritariamente il coordinamento tra le Amministrazioni - anche locali - e tra queste ed il governo.
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Pi correttamente denominata arma radiologica. In sostanza materiale radioattivo non fissile che quindi non pu esplodere trattato per renderlo molto volatile, associato ad una carica esplosiva convenzionale, di potenza modesta, con la funzione di disperdere il materiale radioattivo nellambiente, contaminando cose e persone. Scopo di questo ordigno non quello di fare gravi danni a cose e persone la potenza esplosiva piccola e la quantit di materiale radioattivo rilasciato in genere modesta ma di creare allarme e panico nella popolazione, sottoposta ad una potenziale, invisibile minaccia radioattiva, nonostante in molti casi il reale pericolo radioattivo di questi ordigni risulti essere molto basso. Come si pu facilmente immaginare, una bomba sporca sarebbe larma ideale per terroristi: pu essere preparata con materiale radioattivo non pregiato e quindi molto pi facilmente reperibile del plutonio o delluranio arricchito e soprattutto non richiede particolari conoscenze scientifiche, ma solo quelle molto diffuse per fabbricare un ordigno convenzionale. 57 Secondo dati forniti alla Commissione ambiente della Camera, () in Italia ci sono circa 60.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di seconda e terza categoria, ai quali vanno aggiunte 298,5 tonnellate di combustibile irraggiato. Le centrali nucleari italiane chiuse dopo il referendum del 1987 hanno prodotto 55mila metri cubi di scorie. Ma la verit che pi che chiuse le centrali sono in stato di custodia protetta passiva, dunque continuano a produrre ogni anno una certa quantit di materiali radioattivi. A questi vanno aggiunti altri 2mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di origine medica e sanitaria prodotti durante le attivit di ricerca o simili e poi rottami metallici, vecchi quadranti luminescenti, parafulmini. E inoltre bene ricordare che ospedali e aziende producono ogni anno 500 tonnellate di nuove scorie. Cfr. per un approfondimento, la mappa degli attuali depositi temporanei di materiale radioattivo in Italia sul sito http://www.zonanucleare.com/questione-scorie-italia/mappa-attuali-depositi/B-considerazioni-e-cartina-geografica.htm. 58 La principale lezione appresa durante le numerose emergenze NBCR (nucleare, biologico, chimico, radiologico) la necessit di pianificazione preventiva a tutti i livelli, secondo il motto del gestore del rischio: aspetta il peggio, pianifica per il peggio, spera per il meglio. In particolare, occorre organizzare: il coordinamento tra le diverse organizzazioni preposte alla gestione dellemergenza; lapprontamento di strutture di comando, controllo e comunicazioni congiunte; lelaborazione di scenari di emergenza e relativi piani di contrasto; la predisposizione di strumenti legislativi innovativi e flessibili; lindividuazione precisa dei responsabili della comunicazione e lallestimento di appositi piani comunicativi (comunicare, comunicare, comunicare); laddestramento del personale; la logistica (scorte di vaccini e medicinali, equipaggiamenti protettivi, sistemi di allarme precoce, etc.). Occorrono, altres, una pianificazione accurata per far fronte allemergenza senza perder tempo ed esercitazioni periodiche per verificare lo stato di prontezza operativa.

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Gli arsenali nucleari nel Mondo sono dunque a rischio di incursioni terroristiche o di fughe verso il mercato nero; ci sono testate nucleari tutelate da militari la cui sicurezza non garantita. C poi luranio usato per scopi non militari e soggetto a sorveglianza meno stretta. Lultima crisi energetica ha dato il via ad una nuova corsa verso le centrali nucleari. Un piano di azione e formazione che coinvolga Governi, istituti di ricerca, centri accademici, apparati di intelligence, potrebbe essere uno dei contributi pi originali alla cooperazione internazionale contro il terrorismo jihadista: darebbe ad esso una nuova dimensione ed una nuova intensit. Nel corso della Conferenza di Washington il Presidente Berlusconi ha anticipato la costituzione in Italia di una agenzia per la sicurezza nucleare, in particolare per la sicurezza fisica degli impianti. Nonch di una scuola di addestramento per la formazione del personale che operer nei Paesi emergenti, sia per offrire un contributo originale alla prevenzione del traffico illegale, sia per aumentare la garanzia degli impianti civili nel mondo. E un progetto per ora solo annunciato e che sar meglio definito in un prossimo futuro. Listanza responsabile sarebbe il Centro internazionale di fisica teorica, con sede a Trieste. Si vuole dotare cos i Governi non solo di una nuova cultura della non proliferazione, ma anche di strumenti concreti e finora non utilizzati in un settore delicato come la formazione di coloro che agiscono nei vari Paesi a stretto contatto con materiali e tecnologie potenzialmente sensibili, al fine di creare un clima di reciproca fiducia. Un progetto come quello annunciato dallItalia a Washington andrebbe valorizzato perch trovi il pi ampio sostegno nelle nostre forze parlamentari e nella societ civile.

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PARTE TERZA MODELLI, STRATEGIE E STRUMENTI DI PREVENZIONE E CONTRASTO DEL TERRORISMO DI MATRICE JIHADISTA 1. Strategie di prevenzione e contrasto tra tradizione e innovazione 1.1. Lefficacia degli strumenti per la lotta al terrorismo jihadista: criteri di valutazione Levoluzione di Al Qaeda, o meglio, del movimento della jihad globale che si riconosce nellideologia qaedista, ha delle conseguenze profonde per le strategie di contrasto. La disintegrazione dei network qaedisti e lavvento del movimento autoctono della jihad globale, costituito da piccoli gruppi che si formano dal basso, non collegati tra loro, la cui unitariet rappresentata dallobiettivo comune di realizzare il programma della jihad globale, ha un effetto non tanto sullindagine vera e propria, ma anche e soprattutto sulla fase preliminare di ricerca e di individuazione dellobiettivo dellindagine. Infatti, dalla fine degli anni 90 sino ad oggi, per scoprire nuovi gruppi terroristici e avviare nuove indagini si partiti soprattutto o da notizie provenienti dai servizi di intelligence che indicavano un certo individuo come legato ad Al Qaeda, oppure dai risultati dellanalisi dei collegamenti con soggetti arrestati in precedenti indagini. La straordinaria efficacia di queste due fonti di attivazione di nuove indagini in Italia, oltre che dalla notevole capacit di sfruttarle al meglio, derivava fondamentalmente da una circostanza del tutto unica in Europa: lesistenza di un vasto network di sostegno allestremismo islamico, anche di stampo terroristico, gravitante attorno allIstituto Culturale Islamico di Milano (ICI), costituitosi allinizio degli anni 90. Molti dei membri fondatori di questa rete erano entrati in contatto fra di loro o nei Paesi di origine, dove gi appartenevano ad organizzazioni terroristiche e da cui erano fuggiti per sottrarsi allarresto, o partecipando al conflitto bosniaco, o, infine, frequentando i campi di addestramento delle aree tribali Afghano-pakistane nella seconda met degli anni 90. Successivamente, per, lICI divenuto un polo di riferimento del nascente movimento della jihad globale ed un luogo di reclutamento di soggetti, anche da tempo residenti in Italia, che venivano selezionati, radicalizzati ed integrati in questo network. Questo comune retroterra ha rappresentato il presupposto per il costituirsi di una fitta rete di relazioni personali tra i vari componenti di tale network milanese, che gli investigatori hanno saputo ricostruire, smantellando in varie fasi i diversi segmenti di questa struttura, infliggendo danni che le pur notevoli capacit di rigenerazione non hanno potuto riparare. Se questa rete milanese stata quasi del tutto distrutta, sorge linterrogativo se lapproccio utilizzato sino ad ora in Italia potr essere efficace anche in una realt in cui la minaccia rappresentata non pi da un solo grande network terroristico con collegamenti con altre organizzazioni terroristiche allestero, ma piuttosto da una miriade di piccoli gruppi, formati anche da solo due o tre persone che nulla hanno avuto mai a che fare con terroristi noti o con gruppi allestero. Cosicch, posto che lanalisi dei collegamenti personali tra gli individui gi emersi in precedenti indagini non potr consentire di individuare questi gruppi autonomi e che neppure si potr sperare di ricevere notizie da organi esteri, attesa lassenza di collegamenti internazionali e lambito esclusivamente locale in cui queste cellule si sviluppano, nasce lesigenza di individuare una strategia da adottare per contrastare questa forma di terrorismo decentralizzato. Gli attentati compiuti negli Stati Uniti, Spagna e Regno Unito, impongono lesigenza di una valutazione dellefficacia degli strumenti di contrasto, ed naturale che tale esame si incentri sulla considerazione dei possibili difetti del sistema, che potrebbero non aver consentito di impedire il verificarsi dellattentato. Va da s che il solo approccio percorribile quello di considerare in astratto le potenzialit di prevenire e neutralizzare minacce terroristiche prima che avvengano, ma per far ci necessario definire la natura delle minacce che il sistema deve affrontare e considerarne le possibili 49

evoluzioni, cos da poter adattare gli strumenti di contrasto, rendendoli idonei a fronteggiarle ancor prima che possano presentarsi. Comprendere cosa sia il terrorismo jihadista un presupposto necessario per combatterlo efficacemente. Allo stesso modo necessario seguirne le trasformazioni, perch il successo dei metodi di contrasto applicati in passato potrebbe indurre al convincimento, falso, che essi possano essere validi anche in futuro, con il rischio che il verificarsi di un sanguinoso attentato ne vanifichi le potenzialit. Del resto, bene tenere a mente che il nemico da fronteggiare, Al Qaeda, ha presente limportanza di studiare il nemico, evidenziandone le debolezze ed adeguando la propria strategia per poterle sfruttare. 1.2. La prima fase del terrorismo jihadista in Italia: la sconfitta del network di Al Qaeda Levoluzione del fenomeno del terrorismo jihadista in Italia, pur con specifiche caratteristiche locali, segue le linee pi generali del fenomeno a livello europeo. Ad una prima fase che vede la fondazione di basi logistiche dei gruppi impegnati nella jihad locale nei rispettivi Paesi, segue una progressiva conversione di questi gruppi ai principi della jihad globale. La guerra civile jugoslava offre a questi nuclei un primo obiettivo comune, e proprio in Bosnia vengono stretti i contatti che costituiranno liniziale scheletro della futura rete jihadista in Europa. I centri nei quali vengono reclutati i volontari per la Bosnia, tra cui lICI di Milano, dopo gli Accordi di Dayton 59 iniziano la loro attivit di sostegno a coloro che intendono raggiungere le aree tribali al confine tra Afghanistan e Pakistan per frequentare i campi di addestramento di Al Qaeda. Proprio in tali aree si consolidano quelle relazioni personali che rappresentano la struttura portante della rete di Al Qaeda in Europa, costituita anche con il sostegno del centro dellorganizzazione che invia in Italia ed in Europa propri rappresentanti per consolidare le basi logistiche. Questa rete si disintegra quando perde i contatti con la leadership dellorganizzazione dellarea tribale afghanopakistana, nel 2002, e con le altre cellule europee, progressivamente smantellate dalle operazioni di polizia. Gli individui sottrattisi a queste operazioni tentano di ricostruire la rete locale; ciascuno comincia autonomamente a ricercare un obiettivo verso il quale indirizzare la propria azione, nel quadro della strategia della jihad globale delineata da Al Qaeda, ma ormai in maniera operativamente indipendente. La rete di Milano, rispetto alle altre presenti in Europa, dimostra grandi capacit di rigenerazione, che le permetteranno di continuare la propria funzione di elemento di coagulo della jihad per molti anni ancora. Dopo i colpi decisivi inferti alle reti costituite in Italia e in particolare a quella milanese, si passa gradualmente alla nuova fase del terrorismo jihadista globale, in cui protagonisti sono piccoli gruppi che autonomamente accolgono lappello alla jihad globale lanciato dai vertici di Al Qaeda attraverso internet ed iniziano un processo di radicalizzazione che si conclude spesso, ma non sempre, con la decisione di intraprendere la jihad in Italia ed allestero. La nuova fase del terrorismo si presenta in Italia in ritardo rispetto ai Paesi dellEuropa settentrionale e centrale, in virt di fattori sociali che ne hanno tardata lapparizione, fra cui unimmigrazione pi recente, lassenza di una massa critica di immigrati di seconda generazione ed un minor richiamo dellIslam che ha contenuto il fenomeno dei convertiti. Questa evoluzione non ha un valore solo storico, ma rappresenta una sfida anche per gli organi di polizia e dintelligence. In particolare un aspetto va evidenziato. La rete riconducibile ad Al Qaeda in Italia era una struttura unica, pur essendo organizzata in diverse articolazioni, Questa strutturazione le attribuiva un alto grado di operativit in termini di capacit nella pianificazione di attentati, di adozione di misure di sicurezza appropriate per impedire il pericolo di essere infiltrata e 59 L'Accordo di Dayton, o pi precisamente il General Framework Agreement for Peace (GFAP), fu stipulato il 21
novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, Ohio (USA). Con tale trattato venne messa la parola fine alla guerra civile jugoslava. L'accordo prevede il passaggio, o meglio il ritorno, della Slavonia Orientale alla Croazia, appartenente fino alla fine della guerra alla Serbia. Viene riconosciuta ufficialmente la presenza in Bosnia Erzegovina di due entit ben definite: la Federazione croato-musulmana che detiene il 51% del Territorio bosniaco e la Repubblica Srpska (49%). Altra voce importante di questo accordo la possibilit dei profughi di fare ritorno presso i propri paesi di origine.

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di mantenimento e sviluppo dei collegamenti internazionali con le reti di instradamento dei volontari per i fronti della jihad. In questo modo, oltre poter circoscrivere la cellula oggetto della singola operazione, stato possibile anche trarre lo spunto per iniziare nuove indagini dai collegamenti tra i soggetti arrestati, conseguendo il positivo risultato dello smantellamento della rete stessa negli ultimi dieci anni. La struttura era stata costituita da elementi collegati ad Al Qaeda prima del 2001 ed ha poi saputo rigenerarsi sostituendo i nodi eliminati, cio gli arrestati, con elementi sfuggiti alle operazioni di polizia o con nuove reclute. La costituzione della rete europea ed italiana era stata garantita dallesistenza dei campi di addestramento dellorganizzazione, distrutti nel 2002, e di quelli Pakistani smantellati in gran parte negli anni successivi. Attualmente sembra che ci siano delle difficolt di ricostruire una rete simile a quella descritta. Lorganizzazione ha mutato strategia, trasformandosi in ideologia del movimento jihadista globale, la cui propagazione garantisce la continua genesi di nuovi gruppi che si costituiscono autonomamente e spontaneamente, rispondendo allappello della jihad, senza collegamenti strutturati con altri gruppi analoghi se non nel momento in cui decidono di connettersi ad essi o per combattere nei diversi fronti della jihad, oppure per addestrarsi alluso di armi ed esplosivi per compiere attentati nei rispettivi Paesi. E quindi necessario riconsiderare il metodo di analisi dei collegamenti nelle attivit di indagine, perch forse diventato insufficiente o non pi adeguato. 1.3. Leffetto dellevoluzione di Al Qaeda sulle strategie di contrasto del terrorismo jihadista Al fine di rimodulare le strategie di contrasto del terrorismo jihadista, occorre naturalmente evidenziare quali elementi dellevoluzione di Al Qaeda possano risultare rilevanti. Le indagini compiute in Italia che hanno portato agli eccellenti risultati che conosciamo, hanno utilizzato metodi consolidati, fra i quali in larga misura lanalisi dei collegamenti tra terroristi gi individuati ed altri elementi, e la cooperazione internazionale con organi di polizia e di intelligence. Pi marginale stato luso di notizie di intelligence provenienti da fonti a contatto con il gruppo terroristico sotto indagine. Si tratta quindi di considerare leffetto che levoluzione di Al Qaeda potr avere sullefficacia di questi metodi e quindi il peso relativo che ciascuno di essi rivestir nel contrasto al terrorismo jihadista. La trasformazione di Al Qaeda nel tempo ha seguito la linea dettata da una sempre maggiore decentralizzazione, che ha comportato un trasferimento di funzioni dal centro alla periferia, attraverso la disgregazione della struttura e lo sviluppo dal basso. Dalla sua prima fase in cui si era costituita come organizzazione gerarchica, Al Qaeda diventata una rete, anzi una Rete di reti collegate fra loro. La maggior parte delle indagini in Italia stata generata prendendo come obiettivo una porzione della rete, e, dopo averla neutralizzata, sono opportunamente proseguite sulle altre diramazioni della rete stessa: stata cio applicata una tecnica di analisi dei collegamenti non solo interni ai membri del gruppo investigato, ma anche di quelli esterni. Perch questo metodo possa essere applicato in maniera autonoma per necessario che lorganizzazione da fronteggiare sia costituita da entit tra loro collegate. Ma poich Al Qaeda si trasformata da rete a movimento spontaneo e considerato che un tale movimento costituito da entit generalmente non collegate fra loro, se non dalla comune ideologia, da ci consegue che il metodo di analisi dei collegamenti non sufficiente da solo allindividuazione dei gruppi jihadisti. Per quanto riguarda laltra concausa della trasformazione di Al Qaeda, ossia lo sviluppo dal basso, abbiamo gi visto nella parte seconda come la formazione dei gruppi cosiddetti homegrown endogena, ossia avviene prevalentemente per effetto della propaganda, in grado di raggiungere attraverso il web tutti i musulmani del mondo. Costoro non possono venire scoperti attraverso lanalisi dei collegamenti con altri individui o gruppi allestero finch non raggiungono uno stadio tale in cui essi entrano in contatto con altre entit. In precedenza era possibile che venisse segnalato larrivo in Italia di un elemento appartenente ad Al Qaeda o ad altre organizzazioni jihadiste, oppure che dallanalisi del materiale rinvenuto allestero fossero trovati elementi utili alle indagini. Dal momento per in cui le reti jihadiste venivano sostituite dai gruppi spontanei autoctoni, il metodo di individuazione fondato sulla cooperazione internazionale ha perso parte della sua efficacia. Formandosi il gruppo su base locale ed autoctona, esso non potr essere individuato sulla base di collegamenti che non ha- con individui, reti od organizzazioni allestero. Comunque, opportuno 51

ribadire che il qaedista, pur nella sua ampia autonomia, opera nellambito di una strategia globale ed etero diretta. E vero che questi gruppi nella loro evoluzione dal basso mirano generalmente a ricercare contatti in alto, soprattutto con organizzazioni presenti nei teatri della jihad, per ricevere addestramento oppure per inquadrare la loro azione in quella di formazioni mediaticamente riconoscibili. Quando ci si realizza, il gruppo diviene vulnerabile a causa dei collegamenti che stabilisce a livello internazionale e quindi possibile che da organi di polizia e di intelligence esteri giungano notizie che consentano la sua individuazione. Vero che tali gruppi non sempre intendono o riescono a stabilire legami con le organizzazioni jihadiste allestero; oltretutto, quando hanno successo, ci avviene normalmente dopo che il gruppo ha superato la fase della radicalizzazione e si quindi gi jihadizzato, con il conseguente rischio che la sua individuazione avvenga quando ormai troppo tardi, mancando poco tempo al momento del passaggio allazione. Ad esempio, il gruppo homegrown tedesco entrato in contatto con lorganizzazione Unione della Jihad Islamica , subito dopo che alcuni suoi membri avevano ricevuto laddestramento nelle aree tribali tra lAfghanistan dellorganizzazione, aveva gi iniziato a pianificare un attacco, acquistando il perossido didrogeno necessario per la fabbricazione di esplosivo artigianale. Considerata la dimensione globale del fenomeno jihadista, quindi, gli strumenti della cooperazione internazionale continueranno ad avere per il futuro una funzione importantissima ed insostituibile; tuttavia la progressiva disgregazione della struttura della rete di Al Qaeda e la maggiore localizzazione dei gruppi jihadisti incideranno inevitabilmente sulla loro efficacia. Si pu infatti osservare come da indagini anche eclatanti compiute in Europa sui gruppi di nuova generazione non siano mai emersi collegamenti significativi con altri Paesi europei, come nel caso degli attentati di Londra del 7 e 21 luglio 2005, dellHofstadt Group olandese, o della formazione di convertiti tedeschi affiliati allUnione della Jihad Islamica. Gli strumenti per individuare nuovi gruppi terroristici basati sulle analisi delle relazioni e sulla cooperazione internazionale, che sfruttano lesistenza di collegamenti tra entit terroristiche note ed altre non note, dovranno essere implementati con altri metodi, tra i quali quello basato su notizie di intelligence provenienti da fonti a contatto con il gruppo da individuare. Levoluzione dei gruppi terroristici fa presagire che il peso relativo di questultimo metodo tender a crescere, in rapporto a quello degli altri metodi, anche perch i gruppi sono pi vulnerabili per la minore adozione di cautele assunte per proteggere le attivit del gruppo stesso. Come infatti gi rilevato, la differenza sostanziale tra i gruppi della fase dei network di Al Qaeda in Europa e quelli della fase del movimento jihadista globale sta nel fatto che i primi erano formati da individui che avevano frequentato i campi di addestramento in Afghanistan o in Pakistan, o avevano avuto una precedente esperienza jihadista, per esempio in Bosnia. Si trattava, cio, di individui che erano gi terroristi ancor prima di costituire il proprio gruppo in Europa ed erano coscienti, quindi, di dover nascondere la loro attivit ai servizi di intelligence ed alle forze di polizia dei Paesi in cui si erano insediati. Dunque, non solo adottavano particolari precauzioni al fine di mantenere occulte le proprie attivit illegali, ma evitavano anche di manifestare pubblicamente la propria adesione allideologia salafita qaedista, immaginando che determinati comportamenti avrebbero attirato lattenzione delle forze dellordine Di converso, i gruppi spontanei del movimento jihadista globale che si radicalizzano con laffermazione della propria identit musulmana non hanno nessuna ragione per nascondere la propria ideologia, perch non compiono, in una prima fase, attivit illegali e quindi non temono di attirare lattenzione. E il caso, come abbiamo pi volte visto, del libico Mohammed Game, di Milano, cos come del principale membro dellHofstad Group olandese, Jason Walters, che manifestava le proprie idee radicali nella moschea che frequentava, e come il convertito tedesco Eric Breininger che si era allontanato dalla sua famiglia affermando di non sentirsi pi tedesco e di ritenere i suoi congiunti infedeli. Allorquando tali gruppi spontanei decidono di passare allazione, vengono adottati sistemi di isolamento e cautele comportamentali per evitare che venga attirata lattenzione delle forze di polizia e dei servizi di intelligence. Sino a che ci non si verifica, i gruppi spontanei del movimento jihadista sono piuttosto vulnerabili ad una strategia di ricerca basata su fonti informative, sia perch lanciano evidenti segnali della propria radicalizzazione, sia in quanto non adottano efficaci meccanismi difensivi per evitare eventuali infiltrazioni. 52

2. La cooperazione internazionale per la tutela degli interessi vitali nazionali 2.1. La cooperazione nellarea mediterranea Gli attentati del settembre 2001 hanno costituito lesasperazione pi spettacolare del terrorismo di matrice jihadista, dimostrando come la sua diffusione coinvolga ormai indiscriminatamente tutti gli Stati. Ne consegue forse la sopravvenuta possibilit di una azione internazionale di contrasto pi articolata e coordinata, in rete. Per effetto di sollecitazioni diversificate, ben oltre loriginario impulso post-bellico legato allautodeterminazione dei popoli colonizzati o altrimenti sottomessi, il jihadismo, come evidenziato in precedenza, si frammentato. Le spore di Al Qaeda si sono diffuse contaminando le stesse societ dei paesi emergenti afflitte da problemi demografici che, in una fase di accresciuta competizione internazionale, le rendono ancor pi vulnerabili. Il brodo di coltura dellestremismo e delle sue ramificazioni terroristiche, pertanto, non pi soltanto nel fondamentalismo religioso, politico o ideologico, dagli effetti internazionali, ma anche nelle crescenti tensioni demografiche ed economico-sociali interne a Stati fragilizzati. La Risoluzione del 1904 precisa che il terrorismo pu essere sconfitto soltanto da un approccio sostenuto e complessivo, che comprenda la partecipazione e collaborazione attiva di tutti gli Stati () a scopo preventivo, in aggiunta allapplicazione del diritto penale. Da allora annualmente una ulteriore Risoluzione ne ha ribadito e precisato i termini, consentendo listituzione di un apposito Comitato Anti-terrorismo, di una Lista di individui e gruppi sospetti nei confronti dei quali bloccare i conti bancari, impedire i movimenti personali e la fornitura di armi ed altro materiale potenzialmente nocivo. LUnione europea ed il G8 hanno disposto proprie parallele analoghe liste e procedure, oltre a disporre misure contro la radicalizzazione e il reclutamento, nellopportuna distinzione fra fondamentalismo religioso e terrorismo. Si dovrebbe ritenere che levoluzione del ben pi eterogeneo G20, con le sue ambizioni di governabilit globale, possa concorrere allelaborazione di un pi sostanzioso comune denominatore, concettuale ed operativo, anche nei confronti delle varie manifestazioni del terrorismo internazionale. Ne dovrebbero risultare dei parametri e delle formule condivise per la comune identificazione, analisi e valutazione della pericolosit delle varie configurazioni estremiste, la griglia indispensabile per quel coordinamento funzionale che rappresenta la premessa per la collaborazione nellopera di contrasto preventivo (e spesso presuntivo) che le specifiche circostanze potranno di volta in volta richiedere. Dal punto di vista operativo, particolarmente complessa, e bisognosa pertanto di un pi consistente anche se diversificato coordinamento internazionale, si rivela lazione nei confronti di Stati (cosidetti falliti) che non sappiano o possano ostacolare il terrorismo internazionale, fungendo anche passivamente da santuari e a maggior ragione di quelli che ne sostengono loperato, riottosi a regole di comportamento internazionali. Particolarmente rilevante per lItalia, e conseguentemente per lUnione, la situazione nel Mediterraneo. Oltre allarco di crisi mediorientale e alla situazione tuttora precaria nei Balcani (in Bosnia e Kosovo), che rispondono ad altri pi complessi parametri conflittuali, la collaborazione fra gli Stati del bacino mediterraneo occidentale ancora menomata da alcune incongruenze che giustificano una pi specifica attenzione ad opera dellUnione del Mediterraneo, lennesima iniziativa europea dalla perdurante difficile gestazione. Opera da alcuni anni uno specifico interscambio dei Ministri dellInterno dei principali Paesi del Mediterraneo, che dovrebbe ormai ricevere un pi deciso impulso politico pan-mediterraneo. Nonostante le buone intenzioni ricorrentemente reiterate, il rigore con cui i partner mediterranei dellUnione difendono le loro sovranit nazionali, anche fra di loro (per non parlare dellaperto contenzioso fra Algeria e Marocco), impediscono uno scambio di informazioni pi efficace e la collaborazione operativa sub-regionale, anche nei confronti dei flussi di immigrazione clandestina, traffici illeciti e criminalit. Le loro nuove esigenze di ordine interno, e le specifiche minacce salafite loro rivolte con intensit crescente dalla fascia del Sahel, dovrebbero ormai indurli a perseguire pi concrete forme di coordinamento informativo e di collaborazione operativa con i Paesi europei rivieraschi. A monte, una maggiore collaborazione politica ed economica fra i paesi di ambo le rive del Mediterraneo dovr poter contribuire a quella comune opera di riforme economico-sociali ed istituzionali, premessa di ogni ulteriore azione di contrasto al terrorismo di matrice ideologica internazionale o di pi circoscritto tenore politico interno. 53

Le conseguenze sarebbero piuttosto significative per il nostro Paese. Infatti, la collaborazione tra le due sponde del Bacino mediterraneo, se ben implementata, pu esaltare la vocazione regionale dei Servizi di intelligence italiani, che finirebbero con il costituire, nel corso degli anni, un prezioso patrimonio informativo relativo allarea in questione senza eguali al mondo, una rilevantissima dotazione di informazioni che potrebbero essere scambiate, in maniera proficua e vantaggiosa per lItalia, con informazioni altrettanto preziose provenienti dai Servizi di intelligence dei Paesi dellarea extra-mediterranea. 2.2. Un possibile modello di cooperazione internazionale: loperazione Friends of Yemen Negli ultimi due anni lo Yemen stato posto dallItalia al centro dellattenzione internazionale per la sua posizione strategica, che ne fa un luogo di grande valenza per la stabilit dellarea (Corno dAfrica e Golfo di Aden) e per la sicurezza dei mari di competenza, ed un ambito politico di rilevante interesse per la lotta al terrorismo. Infatti, la stabilit e la sicurezza del Medio Oriente e della Penisola Arabica non passano solo attraverso i tradizionali scenari di crisi, quali Palestina, Iran, Pakistan, Afghanistan, ma anche per lo Yemen. Questultimo non uno Stato fallito, n ricovero di terroristi, come stato ipotizzato in seguito al fallito attentato al volo della Delta Air Lines alla vigilia del Natale 2009 da parte del nigeriano Mohammed Muthallab, che ivi si era addestrato, quanto piuttosto uno Stato fragile. Il suo attuale stato di fragilit dovuto alla debolezza delle istituzioni ed alla scarsa capacit di governo, ma anche alla diffusa corruzione ed ai conflitti interni, oltre che ad una carenza di controllo del territorio. Ma lo Yemen subisce anche le criticit dovute alla vicinanza della Somalia, con tutto ci che ne consegue in termini di flussi incontrollati di immigrati, di traffici illegali e criminalit organizzata, di pirateria e di facilit di penetrazione da parte di gruppi terroristici provenienti da altri Paesi. Si tratta di fattori in grado di compromettere gravemente la stabilit dellarea, di incidere sugli interessi generali della comunit internazionale e di favorire, in definitiva, lo sviluppo di attivit terroristiche. Nello Yemen si ha ancora la possibilit di intervenire a sostegno del Paese per prevenire ogni ulteriore degrado, piuttosto che doverlo fare successivamente con pi alti costi umani e finanziari, come successo in altre situazioni allinsorgere di crisi aperte, ed perci necessario che la comunit internazionale si faccia carico di aiutare il Paese, nel pieno rispetto della sua sovranit. Numerose sono le iniziative intraprese dallItalia a favore dello Yemen, a cominciare da un preciso programma di rafforzamento della sicurezza costiera, tema sensibile e prioritario a causa dellesposizione geografica del Paese. Il programma consiste nella fornitura alla Guardia Costiera Yemenita di apparecchiature tecnologiche per la sicurezza delle coste ed in piani per la formazione in Italia e nello Yemen di ufficiali e personale della Guardia Costiera Yemenita, basato su intese con il Corpo delle Capitanerie di Porto italiane e con il contributo dello Stato Maggiore della Marina, grazie al quale cadetti del Corpo yemenita vengono formati come ufficiali di guardia costiera presso lAccademia Navale di Livorno. E inoltre prevista la presenza a Sanaa di un ufficiale italiano delle Capitanerie di Porto che coordiner tutte le attivit di cooperazione costiera italo-yemenita e far da osservatore italiano dei fenomeni di competenza navale che si sviluppino nellarea. Altri Paesi offrono attivit formative alla Guardia Costiera Yemenita, ma lItalia il solo Paese che abbia stabilito un vero e proprio programma integrato, entro il quale i segmenti della formazione, della fornitura di equipaggiamenti, della presenza sul terreno, dellalta formazione di ufficiali presso il nostro sistema marittimo concorrono tutti alla sinergica costruzione di capacit globali presso il competente corpo yemenita. La strategia di intervento dellItalia a favore dello Yemen ancora pi ampia. Infatti, il diffondersi della pirateria e lo sviluppo di un programma per contrastarla comporter presto ladozione di sistemi di controllo integrati per tutta larea, essendo insufficienti le azioni di pattugliamento navale: serviranno perci centri di controllo, reti radar a terra e in mare, forse anche sistemi di monitoraggio satellitare. La sfida che lItalia, grazie al vantaggio di posizione industriale ed istituzionale possa essere al centro di tali programmi di sviluppo, continuare a proporre proprie forniture industriali ed ad essere presente in unarea altamente strategica. Nel 2009 il G8 svoltosi a LAquila sotto la Presidenza italiana, adott lo Yemen come tema internazionalmente rilevante, accogliendo di fatto lapproccio italiano, ossia la necessit di contribuire allo sviluppo delle attivit gestionali, fra cui la prevenzione dei conflitti, la giustizia, la sicurezza, il controllo del territorio. Il rilevante ruolo dellItalia in tale contesto stato riconosciuto in occasione della recente Conferenza sullo Yemen del gennaio 2010, allorch fu accolta la proposta del Ministro degli Esteri italiano 54

Frattini di istituire il gruppo Amici dello Yemen, che rappresenta il principale risultato della Conferenza stessa. Oltre alle suddette iniziative tese al rafforzamento della Guardia Costiera Yemenita, il gruppo Friends of Yemen si propone di intensificare la cooperazione italiana con lo Yemen anche attraverso la fornitura di un moderno sistema di anagrafe per lidentificazione di cittadini ed immigrati, lelaborazione di programmi di cooperazione in materia di diritto e di giustizia60, e il sostegno al patrimonio culturale dello Yemen 61. Spicca, nellassunzione di tali impegni, il senso di approccio sinergico e coordinato: se si rafforza la Guardia Costiera, si consente di soccorrere in mare pi immigrati e di arrestare pi criminali; una volta a terra, tutti dovranno essere identificati, mentre i criminali dovranno essere affidati ad una giustizia efficiente. Lidentificazione anagrafica, inoltre, conferisce dignit a cittadini, immigrati e rifugiati, rendendoli pi certi soggetti di diritti e fruitori di servizi, sostenendone la coesione sociale e nazionale e favorendo la prevenzione dei conflitti. Il sostegno al patrimonio culturale, infine, rafforza il senso di identit del popolo yemenita e contribuisce ad evitare che gli individui pi fragili e pi suggestionabili siano coinvolti in quei processi di radicalizzazione che potrebbero portarli ad intraprendere le strade del fondamentalismo, del terrorismo, della jihad, del crimine In questo ampio contesto, si configura non solo una responsabilit internazionale di efficace partecipazione allesercizio del gruppo Friends of Yemen, ma anche una brillante opportunit di valorizzazione allestero di risorse ed eccellenze nazionali in ordine ad un tema di grande interesse internazionale e di sostegno di prospettive nazionali. Si tratta di impegnare innanzitutto le risorse dellAise e dellAisi in stretta correlazione con il Ministero degli Affari Esteri e con il Ministero dellInterno, anche per corrispondere ad una precisa richiesta europea ed internazionale, basata sullapprezzamento delle nostre istituzioni rilevanti per la sicurezza e finalizzata ad ottenere la collaborazione per lattivazione di progetti ricadenti nei programmi dellUnione Europea. Altre risorse nazionali sono suscettibili di coinvolgimento, come il Ministero della Giustizia, il Ministero della Difesa, il Ministero dei Beni Culturali e tutti gli enti ad essi collegati; altre indicazioni verranno, poi, dagli sviluppi dellesercizio Friends of Yemen. In definitiva, il ruolo che lItalia dovr esercitare si articola in tre aspetti fondamentali: - continuazione, anche in prospettiva futura e pi ampia, del nostro posizionamento strategico nelle linee sopra indicate; - raccordo politico con altri attori internazionali (altri Paesi del gruppo Friends of Yemen, agenzie internazionali, Unione Europea, G8); - coinvolgimento, coordinamento e proiezione estera degli attori nazionali sopra indicati, quali Ministeri, Amministrazioni, Enti, Aziende, ecc. e di rilevanti organizzazioni internazionali che possano contribuire allo sviluppo delle aree di intervento programmate. 3. Potenziamento delle strategie di contrasto: centralit HUMINT(Human Intelligence) e ruolo SIGINT (Signal Intelligence) 3.1. La questione del reclutamento del personale e la formazione linguistica e culturale degli operatori di intelligence e degli apparati di sicurezza Lobiettivo primario di Al Qaeda il ritorno ad un Califfato e ad una Umma universale. necessario pertanto riappropriarsi dei Paesi musulmani corrotti riportandoli ai dettami della Sharia, anche facendo ricorso alluso di armi non convenzionali. Affinch tali obiettivi possano essere contrastati, occorre implementare una intelligence strategica comprensiva di tutte le espressioni umane e tecniche da mettere
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Uno di questi programmi prevede larmonizzazione delle diverse fonti del diritto.

Un obiettivo da raggiungere, per esempio, anche attraverso lattuazione di uno studio sulla gestione urbanistica della

citt vecchia di Sanaa, il completamento di un preesistente progetto di restauro e studio di antichi manoscritti, lelaborazione di un programma di sostegno del corso di lingua italiana presso lUniversit di Sanaa e di un programma di traduzione di autori yemeniti.

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simultaneamente e organicamente in campo. Nellattuale conflitto asimmetrico il contrasto al terrorismo jihadista cos come nel tempo venuto a delinearsi nelle sue caratteristiche di imprevedibilit, sfuggevolezza e di difficile identificazione richiede la preminenza del fattore umano (HUMINT), sostenuto, senza soluzione di continuit, dalla componente tecnologica, in particolare della SIGINT. Questultima, per funzionare in maniera efficace necessita di integrazioni tecniche e operative. Per esempio, i data base contenenti nomi vanno benissimo, ma per ottenere una maggiore efficacia operativa, sarebbe opportuno incrociarli con altri archivi (contenenti materiali fotografici e le impronte digitali dei sospettati di terrorismo). Per i successivi riscontri, il fattore umano (HUMINT) quindi indispensabile. Alla luce dellattuale evoluzione, assume notevole importanza lattivit informativa, sostenuta da una cultura pi approfondita dello specifico fenomeno. Questo richiede il coinvolgimento di altre figure oltre agli operatori di polizia, che contribuiscano allindividuazione di tutti i possibili segnali del processo di radicalizzazione che, una volta completato, potrebbe evolversi in attivit terroristiche. Sinteticamente, tra le strutture e le figure maggiormente idonee vi potrebbero essere le seguenti: a) la polizia locale, quale recettore di segnali che possono provenire dalle fonti pi disparate e che possono costituire indicatori di fenomeni di radicalizzazione e di attivit preparatorie di attentati terroristici; b) i soggetti che quotidianamente entrano in contatto con le comunit islamiche: medici di base, docenti, addetti ad uffici che si occupano di erogazione di servizi agli immigrati, etc.. In questa prospettiva, diventa centrale laspetto di reclutamento del personale di intelligence, in relazione soprattutto a bacini e procedure di selezione, qualit relazionali e psicologiche, abilit, competenze e conoscenze. Risultati efficaci si possono conseguire attraverso il potenziamento dei rapporti con il sistema universitario in modo che si possa pervenire alla selezione delle risorse migliori sul piano della motivazione e della competenza richieste (in ambito economico-finanziario, ingegneristico-informatico, chimico-biologico, antropologico-culturale, socio-psicologico, storico-politico e linguistico), attingendo non solo nella sfera della pubblica amministrazione, ma allargando gli ambiti di reclutamento anche al settore privato. In particolare, il kit dellanalista di intelligence va adattato anche allevoluzione dei rischi di tenuta che corrono, nellattuale fase storico-politica, i sistemi nazionali e gli interessi vitali del Paese, soprattutto in ambito economico, per cui uno degli assi privilegiati di sviluppo della preparazione dei Servizi di informazione dovr sicuramente riguardare lintelligence economico-finanziaria. Altrettanto essenziale sar la formazione linguistica e culturale degli operatori di intelligence e degli apparati di sicurezza. In questa accezione, occorre tenere presente che da pi di trenta anni le missioni militari e civili italiane allestero si svolgono in paesi di ambito culturale islamico o fortemente caratterizzate dalla cultura islamica. A partire dalloperazione in Libano dei primi anni 80 e poi soprattutto dopo l11 settembre 2001, queste missioni si sono dovute confrontare con una tematica predominante non pi solo di crisi tra Stati, ma soprattutto di crisi interne, di conflitti interconfessionali ed interetnici, contrassegnate da tutte le complesse vicende e fratture interne alla cultura islamica contemporanea. Le stesse missioni nei Balcani hanno avuto e hanno ancora queste caratteristiche di fondo. A fronte di questa realt, i quadri militari e civili delle forze armate, nonch i servizi di informazione, gli apparati di sicurezza e le forze di polizia, hanno spesso riscontrato di avere ricevuto nella loro formazione e nei loro successivi aggiornamenti una preparazione culturale non adeguata alla complessit dei propri ambiti di impiego sia allestero che in territorio nazionale. dunque utile e auspicabile lavvio di una specifica attivit di formazione del personale militare e civile che si trover ad operare in contesto islamico allestero in grado di permettere ai singoli di avere gli strumenti generali per approfondire nei vari scenari di impiego in cui si troveranno, a contatto con la cultura viva, la padronanza delle differenze, dei punti di contatto, dei ponti concettuali che sar loro indispensabile ma anche nei contesti territoriali nazionali dove sar necessario confrontarsi, nella ordinaria e quotidiana attivit operativa, con avversari appartenenti alla cultura ed alla tradizione islamica. In generale, i punti fondamentali del percorso formativo devono prevedere, tra gli altri, la conoscenza della concezione politica islamica, dei principi religiosi e del diritto dellIslam, della storia degli scismi e dei concetti di jihad e di apostasia nellIslam contemporaneo. Una conoscenza che va comunque adattata e declinata in rapporto alla storia degli avvenimenti nei vari teatri regionali (da quello egiziano a quello libanese e siriano, da quello curdo-irakeno a quello indiano, pakistano e Afghano, e cos via). 56

Inoltre, sar importante poter contare sempre pi anche su competenze in grado di analizzare in maniera efficace i testi dei documenti, le comunicazioni e le immagini web, in una attivit complessa diretta alla scoperta preventiva dei processi di radicalizzazione e di diffusione delle idee dellestremismo jihadista. Lapplicazione di un tale modello formativo presuppone la necessit di approfondire i peculiari aspetti connessi al reclutamento delle risorse umane allinterno della componente immigrata, con specifico riferimento al contrasto del terrorismo internazionale. Si pone anche un problema importante di affidabilit delle risorse selezionate: si ricordi, al riguardo, l'attentato alla fine del dicembre del 2009, nella provincia di Khost in Afghanistan con sette agenti CIA morti, tra cui una donna e due contractors, per opera di un kamikaze entrato nel compound statunistense in qualit di informatore. Il problema dellaffidabilit riguarda non solo gli scenari extranazionali, ma anche il territorio nazionale dove occorrer tenere in massima considerazione il principio di cautela nellimpiego di stranieri immigrati in qualit di interpreti e di informatori. Nella selezione delle risorse umane occorre infine anche tenere presente il ruolo della componente femminile nella lotta dei gruppi radicali islamici contro lOccidente, cresciuto negli ultimi anni dopo che, a lungo, lala pi tradizionalista di Al Qaeda (quella che fa riferimento a Bin Laden e al Mullah Omar) non aveva mai accettato il coinvolgimento delle donne nella progettazione ed esecuzione di attacchi terroristici. Nel quadro di tale processo evolutivo, sarebbe opportuno prevedere un incremento della componente femminile nelle forze di polizia, di intelligence e nelle forze armate, con finalit dimpiego nel contrasto al terrorismo. 3.2. Le fonti informative nei vari scenari Il modello di un gruppo terroristico si pu strutturare su tre livelli: apicale (o della ideazione e della decisione politico-strategica); della pianificazione operativa e organizzativa; della esecuzione materiale degli attacchi. Ovviamente, tra i tre livelli considerati non esistono mai nella realt delle nette linee di demarcazione. Al livello che abbiamo definito apicale dellorganizzazione, vi sono ovviamente i grandi latitanti, oppure i capi delle trib socio-politiche di riferimento. I latitanti sono accessibili solo da parte di chi li protegge e quindi anche da chi li pu tradire. Partecipano attivamente alle dispute politiche dei Paesi ostili direttamente o tramite intermediari. Sono sensibili al richiamo ideologico ed alladulazione riferita allintelligenza, avendo adulatori e finanziatori. Difficilmente rintracciabili, usano mezzi di comunicazione sofisticati ed hanno un alto tenore personale e culturale. Un fattore di grande vulnerabilit in questo livello rappresentato dalla massa di faccendieri, collaboratori o personale ausiliario, tenendo presente che occorre trovare sia coloro disposti a fornire notizie, sia coloro che le notizie le danno in maniera inconsapevole. Al livello intermedio, quello operativo, sono compresi gli individui pragmatici che sanno molto di tecnica degli attentati, di comunicazioni e di questioni logistiche e che si muovono generalmente con identit multiple. Spesso spariscono dalla circolazione per lunghi periodi durante i quali non danno notizie a parenti o amici. Sono coloro che preparano gli attacchi e quindi hanno esigenza di denaro, di materiali sofisticati e di comunicazioni tecnologiche o personali. Soprattutto il reperimento del denaro, attraverso i vari sistemi di rimesse e di trasferimento, allarga di molto la cerchia di controllo, ma anche i materiali sono importanti, in special modo i veicoli, le armi individuali, gli esplosivi e le comunicazioni. Infine, nellultimo livello troviamo gli esecutori materiali degli attacchi, come descritti nelle varie tipologie nella seconda parte di questo elaborato. Sono coloro che fortemente motivati non desistono dalla loro decisione. Un elemento importante da tenere sempre in considerazione la criminalit, intesa come attivit e come organizzazione. Un attacco terroristico pu danneggiare sempre le attivit criminali e la sua preparazione spesso si intuisce dalla stranezza di certi episodi criminali (come il furto di uniformi o di badge di accesso ad aree sensibili62). Le organizzazioni criminali raramente aiutano i terroristi, ma spesso forniscono dei servizi a pagamento per furti, rifornimenti di droga, ricatti. Nella lotta al terrorismo essenziale acquisire una pluralit di informazioni, in particolare con limpiego di fonti umane e facendo ricorso, per quanto possibile, alla penetrazione dei tre livelli dellorganizzazione terroristica.
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Ricordiamo in tal senso che nel sequestro Moro (1978) i brigatisti indossarono uniformi da pilota dellAlitalia.

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A ciascun livello le informazioni migliori possono essere ottenute soprattutto con una penetrazione nellorganizzazione da contrastare, ma il tipo di penetrazione differisce in funzione del livello organizzativo e delle priorit informative. Sar compito degli analisti incrociare le varie informazioni e trarre gli elementi utili per il contrasto o la controinformazione. Per quanto riguarda il primo livello (apicale o della decisione politico-strategica) si ritiene che le priorit di prevenzione e contrasto debbano essere rivolte alla ricerca di informazioni sulle reti sociopolitiche ed economiche di influenza e di sostegno del terrorismo, sugli eventuali avvicendamenti al vertice dellorganizzazione, attraverso lindividuazione dei possibili successori, e sul possesso ed il procacciamento di armi da parte dei terroristi. Le fonti degli altri livelli tendono prioritariamente ad acquisire informazioni sulle operazioni e sulle possibilit di prevenzione, nonch ad individuare gli esecutori materiali degli attacchi (nuclei di fuoco) per neutralizzarli. Per selezionare le fonti pi idonee a penetrare in ciascun livello, occorre individuare le caratteristiche del livello stesso e sfruttarne le vulnerabilit. La diversit culturale un ostacolo alla penetrazione e anche la diversit etnica e razziale certamente un elemento limitativo. Infatti, grazie alla diffusione religiosa ed ideologica il sistema islamico multietnico e, spesso, pu presentare tratti di multiculturalit (anche se in funzione strumentale), per cui non vi sono particolari preclusioni nei confronti di gruppi etnici tra cui individuare potenziali agenti da infiltrare. Lestremismo jihadista tende a fare proseliti ed meglio se sono occidentali: un jihadista occidentale vale mille autoctoni in termini di propaganda. 3.3. La condivisione delle informazioni tra forze di polizia e apparati di intelligence e linterazione operativa Gli organismi dellUnione Europea, in tutti i fori che si occupano di sicurezza, indicano una serie di misure e di raccomandazioni per migliorarne lefficacia. Fra queste, lo scambio di informazioni fra i Paesi membri da sempre la misura pi ricorrente, ma anche quella considerata prioritaria, perch alla base dellattivit di cooperazione, tenendo comunque presenti le peculiarit dei servizi di intelligence e le specificit operative degli organi di polizia. I gruppi criminali sono sempre pi complessi e caratterizzati da grande mobilit; perci indispensabile incrociare le notizie di cui si dispone con quelle di cui si viene a conoscenza per delinearne lo spessore ed individuarne i progetti. Ma per ottenere risultati soddisfacenti nel campo della prevenzione e del contrasto della criminalit e del terrorismo, le informazioni scambiate dovranno essere altres condivise da tutti gli attori, che potranno cos mettere a fattor comune le conoscenze ed operare al meglio. In questo senso, il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (C.A.S.A.) sorto nel 2003 nellambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza allindomani dellattacco terroristico contro i militari italiani a Nassirija un appropriato esempio di circolazione e condivisione delle segnalazioni di minaccia per la sicurezza nazionale e delle informazioni di rilevanza internazionale suscettibili di ripercussioni per gli interessi italiani sul territorio nazionale ed allestero. Il Comitato composto da alti rappresentanti delle tre forze di polizia, dei servizi di intelligence e sicurezza e dellamministrazione penitenziaria e svolge compiti di analisi e di valutazione delle informazioni di particolare rilievo, attinenti al terrorismo interno ed internazionale, allo scopo di pianificare e coordinare ogni idonea attivit finalizzata a prevenire eventi di natura terroristica. Il C.A.S.A. opera anche in funzione di supporto allUnit di Crisi, prevista dal Piano Nazionale per la gestione di eventi di natura terroristica (DL 6 maggio 2002 n. 83) e convocata dal Ministro dellInterno in casi di particolari necessit o per gestire lemergenza determinata da un evento di natura terroristica. Si tratta quindi di unattivit di cooperazione che deve costantemente essere perseguita ed incoraggiata, favorendo ogni iniziativa anche sul piano delloperativit e delle indagini. In particolare, auspicabile il potenziamento dellarea dellintelligence economico-finanziaria con specifico riguardo ai fenomeni del riciclaggio, dellinsider trading, della speculazione finanziaria e della tracciabilit dei flussi monetari destinati alle organizzazioni terroristiche. Come gi detto, la complessit, la mobilit e la sfuggente presenza delle cellule terroristiche necessitano di forze sinergiche per il loro contrasto: molteplici sono gli aspetti da approfondire nelle indagini antiterrorismo, dallindividuazione dei terroristi, dei loro complici e dei loro favoreggiatori, allosservazione 58

del loro modus operandi, al reperimento e confezionamento degli ordigni, al finanziamento delle loro attivit. Se le indagini, per carenza di informazioni specifiche o per negligente trascuratezza di alcuni degli aspetti sopra indicati, risultano incomplete, naturale che i risultati di contrasto saranno insoddisfacenti e si sar perduta loccasione preziosa di una indagine a 360 gradi. Per una maggiore efficacia, lo scambio delle informazioni e la loro condivisione dovranno naturalmente essere accompagnati da costante attivit di consultazione e raccordo tra tutti gli Enti interessati (forze di polizia e servizi di intelligence e sicurezza) per proporre tempestivamente le occorrenti misure di prevenzione e contrasto e instaurare un clima di reciproca fiducia e comprensione. Preziosa ed insostituibile in tale contesto la collaborazione internazionale, ma occorre evitare inutili sovrapposizioni e ridondanze di nomi e di situazioni che risultano sempre dannosi per gli operatori in termini di sostanza e di tempo. Ogni strumento operativo deve essere studiato e calibrato in relazione al risultato che si vuole raggiungere: ci significa sperimentare nella pratica quotidiana il funzionamento di ogni strumento, responsabilizzando gli operatori e fornendo loro le istruzioni necessarie. Inoltre, in caso di attacco terroristico e di gestione delle situazioni di emergenza (sequestro di persona, presa di ostaggi, attacchi con armi non convenzionali), auspicabile il potenziamento dei modelli, delle tecniche e degli strumenti di interazione operativa tra le forze di polizia, i servizi di intelligence e gli apparati di sicurezza, interna ed esterna, comprese le autorit locali e la componente difesa. Un ruolo importante, in chiave soprattutto di supporto tecnico, affidato alla componente Difesa in particolare allUnit NBC. Linterazione operativa dovr riguardare anche il miglioramento delle procedure amministrative di gestione delle situazioni di crisi e dellemergenza, soprattutto in relazione ai delicati aspetti di negoziazione e di trattativa (per esempio, in caso di presa di ostaggi da parte dei terroristi, diventa importante per gli operatori della sicurezza unadeguata formazione preliminare attraverso la partecipazione a corsi di negoziazione). Sul piano strettamente operativo, inoltre, sempre importante migliorare gli standard qualitativi dellintervento, incrementando il numero delle esercitazioni interforze tra GIS63 e NOCS64 per le operazioni e gli interventi ad alto rischio sul territorio nazionale, anche alla luce delle esercitazioni gi svolte, in ambito europeo ed extraeuropeo, con altre corrispondenti forze nazionali. Cos come ai fini del perseguimento della massima operativit nei teatri extranazionali (in Afghanistan e nel contrasto della pirateria somala), va riposta una particolare attenzione alle esercitazioni interforze che vedono coinvolti Col Moschin65, Comsubin66, GIS, Incursori dellAeronautica e Forze per le Operazioni Speciali.


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Gruppo di Intervento Speciale dellArma dei Carabinieri. Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza della Polizia di Stato. 65 9 Reggimento Paracadutisti dAssalto dellEsercito. 66 Comando Subacquei e Incursori della Marina Militare.

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Linee guida per la prevenzione ed il contrasto del terrorismo internazionale di matrice jihadista La prevenzione ed il contrasto del terrorismo di matrice jihadista fanno riferimento ad alcune linee di indirizzo strategico e operativo, che non rappresentano la soluzione al problema, ma intendono proporre spunti di riflessione e di approfondimento. In generale, si tratta di analizzare il terrorismo internazionale di matrice jihadista con un approccio multidimensionale, variabile e complesso, potenziando la capacit di osservazione degli scenari continentali, regionali e nazionali, teatro degli attacchi jihadisti, e rilevando con particolare cura e caso per caso, le modalit di pianificazione e di esecuzione, le forme di reclutamento e le fonti di finanziamento degli attentati, nonch le interrelazioni temporali e spaziali con altri eventi analoghi. Nello specifico, sarebbe opportuno: Sul piano antropologico-culturale e ideologico approfondire la conoscenza dei processi antropologici e culturali dei terroristi jihadisti, ricercandone le spinte motivazionali e identitarie pi profonde, con lobiettivo di individuare i meccanismi sociopsicologici del potenziale terrorista. In questa accezione, importante losservazione e lanalisi della complessit del fenomeno terroristico jihadista che non delimitabile ad unarea socio-spaziale specifica ma sembra ricombinare in modo originale e contraddittorio aspetti regressivi della cultura occidentale (individualismo, protagonismo sociale, ecc.) e modelli culturali jihadisti, deviati rispetto alla tradizione, alla cultura e alla religione musulmana (vocazione al martirio, non valore della vita e assenza del fattore tempo, ecc.); conferire una particolare centralit di analisi al forte disagio antropologico e socioeconomico vissuto soprattutto dai figli di immigrati, musulmani di seconda e terza generazione in Europa, che, scontando sentimenti di spaesamento, di sradicamento rispetto alle origini e alle tradizioni, nonch di rivalsa nei confronti dellOccidente tutto, spesso, nel processo di maturazione e di ricerca della propria identit, possono diventare facile preda di quanti si occupano del reclutamento di avanguardie jihadiste;

Sul piano geostrategico evitare di fornire al terrorismo nuove risorse e vantaggi competitivi, che potrebbero, per esempio, derivare da un Afghanistan abbandonato troppo in fretta (e possibile preda, di nuovo, dei talebani), da un Irak politicamente debole (accartocciato attorno ai suoi problemi etnico-religiosi), da una Somalia abbandonata ai sempre pi palesi appetiti di Al Qaeda, facilitati dalla attivit anti Governo federale di transizione che svolgono le due sigle terroristiche locali di matrice jihadista (Al Shabaab e Hizb Al Islam ), dalla progressiva fragilit di quei Paesi in cui presente Al Qaeda, come il Mali. In particolare, una Somalia in mano al radicalismo islamico potrebbe fornire un nuovo safe heaven ad Al Qaeda e costituire la base di partenza per una ulteriore penetrazione nei paesi dellAfrica Orientale; favorire un clima di dialogo tra stati e ricercare, agevolandole, soluzioni negoziali tese allavvio e allo sviluppo di politiche di equilibrio regionale nellarea asiatica centro-meridionale.

Sul piano diplomatico e della cooperazione internazionale implementare la collaborazione tra i Paesi del Bacino mediterraneo, esaltando la vocazione regionale dei Servizi di intelligence italiani, in una prospettiva internazionale; realizzare, ai fini della non proliferazione, lagenzia per la sicurezza nucleare, come proposto dal Presidente del Consiglio, in particolare per la sicurezza fisica degli impianti e una scuola di

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addestramento per la formazione del personale, sia per offrire un contributo originale alla prevenzione del traffico illegale di armi e materiali non convenzionali, sia per aumentare la garanzia degli impianti civili nel mondo. Sul piano della condivisione delle informazioni e dellinterazione operativa tra servizi di intelligence e apparati di sicurezza perfezionare i modelli, le tecniche e gli strumenti di interazione operativa e di gestione dellemergenza terroristica tra le forze di polizia, i servizi di intelligence e gli apparati di sicurezza, interna ed esterna, compresa la componente difesa; il tutto, senza la costituzione di nuovi organismi tecnico-burocratici di coordinamento che parcellizzerebbero il patrimonio informativo e la capacit di valutazione organica del fenomeno e penalizzerebbero la tempestivit di decisione e di intervento; ai fini della prevenzione di attacchi terroristici con armi non convenzionali, valorizzare il coordinamento e linterscambio tra sistemi militari, civili e sanitari. Pi in generale, la lacuna da colmare prioritariamente il coordinamento tra le Amministrazioni - anche locali - e tra queste ed il Governo; migliorare gli standard qualitativi degli interventi operativi attraverso le esercitazioni interforze per le operazioni e gli interventi ad alto rischio sul territorio nazionale ed extranazionale;

Sul piano della prevenzione e del contrasto delle nuove forme di terrorismo monitorare costantemente stante la tendenza a considerare il territorio europeo non pi solo un riparo ed una retrovia logistica, ma anche un teatro operativo e una base per pianificare offensive da consumare altrove il costante sviluppo del fenomeno dei terroristi homegrown, favorito sia da fattori catalizzatori esterni, quali i riflessi di congiunture internazionali e leco degli scontri in atto tra musulmani e invasori nei vari teatri di crisi, sia dallinnesto del pensiero jihadista su problematiche socioeconomiche tipiche delle comunit di immigrati stanziate e sedentarizzate in territorio europeo; monitorare la possibile costituzione di cellule homegrown nei piccoli centri dove attualmente si colgono segnali di una progressiva provincializzazione della jihad; tenere sotto osservazione laccresciuto coinvolgimento nel cyberjihad dei convertiti, per lo pi in veste di predicatori e radicalizzatori, con il conseguente aumento della propaganda estremista in varie lingue occidentali allinterno di appositi web-forum destinati a giovani musulmani (attraverso cui sono correntemente diffusi testi dottrinali, comunicati e direttive dei vertici qaedisti e manuali per il c.d. terrorismo fai da te, che illustrano, tra laltro, metodi per la fabbricazione di esplosivi); sviluppare procedure rigorose di monitoraggio dei detenuti jihadisti (o sospettati di terrorismo jihadista) da parte di personale dotato di adeguata formazione specialistica, incrementando la collaborazione con le forze dellordine e gli apparati sociali, attraverso lo scambio di informazioni ritenute utili; osservare, altres, la crescente influenza della filiera islamista afghano-pakistana, accanto a quelle tradizionali nordafricane, particolarmente nellEuropa Centrale;

Sul piano della formazione degli apparati di intelligence e della sicurezza conferire centralit e, ove possibile, incrementarla alla HUMINT, che in ogni caso va sostenuta, senza soluzione di continuit, dalla componente tecnologica, in particolare della SIGINT; puntare ad una maggiore complementariet pubblico-privato e pervenire alla selezione delle risorse migliori sul piano della motivazione e della competenza richieste, attingendo non solo nella sfera della pubblica amministrazione, ma allargando gli ambiti di reclutamento anche al settore privato, ed

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in particolare alleconomia, nonch potenziando i rapporti con il sistema universitario. Gli assi di intervento dovrebbero riguardare, in maniera significativa, il potenziamento della HUMINT e dellintelligence economico-finanziaria, dellintelligence tecnologica e informatica per il contrasto della cyberwar e per la protezione delle Infrastrutture Critiche, e della conoscenza delle lingue. Sul piano dellinnovazione tecnologica e della tutela dei sistemi promuovere la progettazione di modelli previsionali statistici, in grado di stimare, nellambito di ciascun Paese, gli effetti finanziari di uno shock terroristico realizzato anche per via incruenta, e di dispositivi accentrati di difesa informatica, affidati alla gestione ed al controllo di organismi pubblici; promuovere organiche iniziative con lutilizzo di moderne tecnologie e di strumenti organizzativi volti ad assicurare assoluta tempestivit nello scambio di informazioni e nel coordinamento tra Autorit pubbliche ed operatori privati, nonch la valenza di una corretta gestione delle problematiche di tipo comunicativo e di una informazione istituzionale adeguata;

Sul piano normativo e istituzionale sviluppare la sinergia tra tutte le componenti del potere nazionale: apparati di sicurezza e leggi dello stato dirette al mantenimento dellordine pubblico, diplomazia, intelligence, politica economica, cooperazione internazionale, difesa nazionale; prevedere la creazione un referente unico per la sicurezza nazionale il Consigliere per la sicurezza nazionale, una figura in grado di operare un coordinamento interistituzionale tra gli apparati della sicurezza nazionale, interna ed esterna, e quelle dei servizi di intelligence, che, a competenze invariate per quanto riguarda i poteri dei vari ministri, abbia capacit di decidere e di intervenire operativamente nellinteresse generale del Paese, soprattutto in situazioni di emergenza nazionale. Si rimanda al legislatore il compito di connotare in termini tecnici e/o politici ruolo, funzioni, e contenuti operativi di tale figura.

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ALLEGATI

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ALLEGATO 1 LE PRINCIPALI ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE DI MATRICE JIHADISTA

Al Qaeda nei paesi del Maghreb Islamico (AQIM) La sigla compare in Algeria quando il 23 gennaio 2007 Abdelmalek Droukdel alias Abu Moussab Abdelwahab, emiro del Gruppo Salafita per la Predicazione ed il Combattimento/GSPC, formalizz definitivamente il passaggio dellorganizzazione terroristica da lui guidata nellorbita di Al Qaeda con lannuncio del cambio di denominazione in Al Qaeda nei Paesi del Maghreb Islamico. Laspirazione del gruppo terroristico peraltro quella di federare gli altri movimenti estremisti presenti nellarea maghrebina o di porli sotto la sua sfera dinfluenza. Dal 2007, in ogni caso, si assistito in Algeria ad un incremento degli attentati terroristici che hanno prodotto altissimi costi in vite umane. Tra questi, per la loro rilevanza, si ricordano quelli: dell11 aprile 2007, ad Algeri, contro un Commissariato di Polizia e una sede governativa che provoc 33 morti e 222 feriti; dell11 dicembre 2007, ad Algeri, contro la sede del Consiglio Costituzionale e gli uffici dellUNHCR, lAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Anche un cittadino italiano, il tecnico specializzato friulano Elvio Del Fabbro, rimase gravemente ferito a seguito di un attentato suicida compiuto il 21 settembre 2007 contro un convoglio di automezzi che trasportava tecnici di una ditta francese e di una Cooperativa italiana (la C.M.C. di Ravenna) impegnati nella costruzione della diga di Koudiat-Acerdoune, a circa 150 km a sud di Algeri. Sempre a partire dal 2007 si constatato lallargamento della sfera operativa dellorganizzazione anche in regioni come quella saheliana (in particolare nel Mali e in Mauritania) tradizionalmente estranei allinfluenza dellintegralismo islamico. Latto terroristico pi eclatante in quella regione si avuto il 10 agosto 2009, a Nouakchott, in Mauritania, dove un attentatore suicida si fatto esplodere nei pressi dellAmbasciata francese. stata la prima volta che nel Paese africano lorganizzazione terroristica ha fatto ricorso alla tecnica dellattentatore suicida (identificato nel cittadino mauritano Abou Oubeida Moussa Al-Basri, di circa 25 anni) che ha utilizzato una cintura esplosiva azionata manualmente. Lattentato, nel quale sono rimaste ferite tre persone (due militari di vigilanza alla sede diplomatica e una donna), stato realizzato tre giorni dopo che il Presidente Mohamed Ould Abdel Aziz aveva assunto formalmente tale incarico, avendo gi di fatto assunto il potere con il colpo di stato del 2009. Il gesto stato rivendicato il successivo 15 agosto da AQIM. Nel comunicato si legge che lobiettivo dellattacco suicida era quello di dare una risposta alle aggressioni dei crociati soprattutto alla Francia e dei loro collaboratori apostati contro lIslam e il suo popolo. Inoltre, esso un messaggio al tiranno fantoccio Ibn Abdulaziz sostenuto dai suoi padroni crociati.. Al Qaeda nella Penisola arabica Organizzazione sorta in Arabia Saudita nel 2002 come branca saudita di Al Qaeda di cui condivide gli obiettivi, vale a dire rimuovere la presenza Occidentale nel Paese, abbattere la monarchia saudita e, in prospettiva, restaurare il califfato sulle popolazioni islamiche. Si ritiene che almeno fino al 2003 lorganizzazione sia stata sotto la diretta dipendenza di Osama Bin Laden. Successivamente lorganizzazione ha assunto una maggiore autonomia anche in considerazione del fatto che tra il 2003 e il 2006 le forze di sicurezza saudite hanno ucciso tutti i responsabili della formazione in contatto diretto con la dirigenza qaedista. Al Qaeda Nella Penisola Arabica tra il 2002 e il 2006 ha rivendicato numerosi attentati tutti realizzati nel Regno saudita e quasi sempre diretti contro obiettivi istituzionali o delle forze di sicurezza o contro cittadini occidentali presenti in quel Paese. Dopo un periodo di profonda crisi, lorganizzazione di recente ha assunto nuova vitalit dopo la fusione nel gennaio 2009 con elementi qaedisti yemeniti divenuti prevalenti su quelli sauditi, tanto che gli analisti le attribuiscono la definizione di Al Qaeda Yemenita Nella Penisola Arabica. Dati di intelligence indicano che le priorit a breve termine della nuova organizzazione saranno quelli di attaccare obiettivi occidentali nello Yemen, principalmente statunitensi, e militari yemeniti. 65

Inoltre, si ritiene che Al Qaeda Nella Penisola Arabica per consolidare la propria presenza nello Yemen stia cercando di avvicinarsi verso popolazioni tribali filo-secessioniste del sud tra le quali reclutare nuovi militanti. Il 27 dicembre 2009 lorganizzazione terroristica ha rivendicato il fallito attentato compiuto dal nigeriano Umar Farouk Abdul Mutallab due giorni prima sulla linea aerea Amsterdam-Detroit. Jaish e Mohammed-Larmata di Mohammed (JeM) Il gruppo, di ispirazione Deobandi, stato fondato in Pakistan alla fine degli anni 90 dello scorso secolo da Maulana Masood Azhar aut Mohd Azhar che ancora lo dirige. Il fondatore e attuale leader del JeM si forgiato come combattente in Afghanistan nel conflitto contro i i sovietici che avevano occupato il Paese. Successivamente avrebbe operato, nel 1993, in Somalia. Arrestato nel febbraio 1994 in India per le sue attivit terroristiche nella zona del Jammu & Kashmir, nel dicembre 1999 stato liberato in cambio del rilascio di ostaggi sequestrati a bordo di un aereo della Indian Airlines dirottato in Afghanistan nel dicembre 1999. Il principale obiettivo dellorganizzazione la liberazione del Kashmir dallIndia e lannessione al Pakistan. Nel 2000 il gruppo terroristico ha mutato la denominazione in quello di Khuddam-Ul Islam (Kui) ma continua ad essere comunemente appellato con la denominazione originaria. Le Autorit indiane ritengono lorganizzazione responsabile, insieme allaltro principale gruppo terroristico pakistano dei Lashkar-e-Tayyba, dellattacco sferrato contro il Parlamento indiano nel dicembre 2001. Per questo episodio Maulana Masood Azhar stato indagato in Pakistan e posto agli arresti domiciliari, ma rilasciato nel dicembre 2002 su decisione dellAutorit giudiziaria pakistana. Lorganizzazione viene ritenuta coinvolta anche nel sequestro e omicidio del giornalista statunitense Daniel Pearl, avvenuto agli inizi del 2002 verosimilmente su commissione della dirigenza di Al Qaeda. Lashkar-e-Taiba-(Esercito dei Puri, LeT) la fazione armata, sorta nel 1990, dellorganizzazione religiosa pakistana Markaz-ud-Dawa-walIrshad (MDI). Probabilmente il gruppo pi importante dellarea kashmira, grazie anche al supporto ricevuto negli anni dai servizi informativi pakistani. Il leader del movimento Hafiz Mohammed Saeed (che nel 1987 aveva creato insieme allideologo jihadista Abdullah Azzam la suddetta organizzazione religiosa Markaz-udDawa-wal-Irshad) anche se il medesimo nelle pubbliche dichiarazioni ha sempre smentito di avere collegamenti con il LeT. Hafiz Mohammed Saeed, ex professore universitario di ingegneria, nel dicembre 2001 ha fondato lorganizzazione islamica caritatevole Jamat-ud-Dawa-al Qurani che, in realt, viene considerata linterfaccia politica dei Lashkar-e-Taiba e la mera continuazione sotto altra denominazione dellorganizzazione Markaz-ud-Dawa-wal-Irshad. Inizialmente impegnato solo nellarea del Jammu & Kashmir rivendicata dal Pakistan allinizio di questo decennio, il LeT transitato nella sfera di influenza di Al Qaida che, si ritiene, gli abbia sub-appaltato le attivit di reclutamento e addestramento nei campi paramilitari siti in Pakistan. Ha una visione dellIslam affine a quella dei Taliban, basata sul fondamentalismo islamico ed il totalitarismo, volta al recupero dei tratti culturali, sociali, giuridici ed economici dellIslam wahhabita, finalizzato alla realizzazione di uno Stato basato sulla Sharia. Dichiarata illegale dalle Autorit indiane nellottobre del 2001 e da quelle pakistane nel gennaio del 2002, questa formazione stata quindi inserita nelle liste dei gruppi terroristici di Stati Uniti (dicembre 2001), del Canada (2003) e dellONU (maggio 2005 liste Comitato Sanzioni Al Qaida e Taliban). La formazione pakistana ritenuta responsabile, tra le altre cose, dellideazione ed esecuzione degli attacchi terroristici del novembre 2008 a Mumbai (India). Unione Islamica per il Jihad (Iju) L'organizzazione "Unione Islamica per il Jihad" (Islamic Jihad Union/IJU), nota anche come "Gruppo Islamico per il Jihad/IJG", stata costituita nel marzo del 2002 da ex membri del Movimento Islamico dellUzbekistan (IMU)67 dopo le spaccature creatisi nel 2001 allinterno del gruppo al comando.
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LIMU stato fondato nel 1997 da Tohir Yuldashev e Juma Namangani. Fino al 2001, lIMU si principalmente concentrato su interventi periodici in Asia Centrale, compresi gli attentati come quello avvenuto a Tashkent nel febbraio 1999, in cui furono uccise 13 persone e gli attacchi stile-guerriglia compiuti sempre nello stesso anno nelle regioni del Kyrgyzstan, Tajikistan e Uzbekistan. Sempre nel 1999 lIMU allacci stretti legami con i Talebani e con Al Qaida, e

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Inizialmente, la leadership della nuova organizzazione ha concentrato la sua operativit in Asia Centrale con lintenzione di destituire il presidente uzbeko Islam Karimov e insediare al suo posto un regime islamico. Poi, dopo aver cooptato una pluralit di piccole formazioni estremiste attive nellAsia centrale, lIJU emersa all'attenzione internazionale nell'aprile del 2004 per aver rivendicato su taluni siti internet la responsabilit degli attentati che colpirono l'Uzbekistan, tra il 28 marzo ed il 2 aprile del 2004, causando decine di vittime nelle localit di Tashkent e Bukhara. Da una lettera indirizzata al defunto Abu Musab AlZarqawi (all'epoca leader dell'organizzazione militare di Al Qaeda per l'Irak) nel maggio del 2005, si evince che la dirigenza dell'IJU ha aderito al programma di "Jihad Globale" della rete jihadista transnazionale, dichiarandosi pronta a fornire sostegno operativo tanto in Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Caucaso, quanto in Irak, Afghanistan, Arabia Saudita, Cecenia, nonch in Europa e Nord-Africa. Nel periodo compreso tra l'agosto e l'ottobre del 2006, la dirigenza della predetta organizzazione avrebbe trasferito alcuni affiliati in vari paesi dell'Asia centrale, tra questi il Tagikistan ed il Kazakistan, ma anche in Turchia ed in Germania, con la finalit di attuare azioni terroristiche. Potrebbe trattarsi del ritorno, nei paesi d'origine, di volontari addestrati in basi pakistane, l affluiti dal maggio del 2005, al fine di paretecipare alla "jihad globale". Nel settembre 2007 un importante piano terroristico dellIJU stato sventato dalle autorit tedesche. Nella circostanza sono stati arrestati 4 individui, due tedeschi convertiti, un turco e un libanese, trovati in possesso di circa 730 kg. di perossido di idrogeno, che sarebbe servito a fabbricare ordigni esplosivi rudimentali da usare contro obiettivi in Germania. Verosimilmente tra i bersagli erano contemplati interessi USA e Uzbeki. Nella stessa indagine furono indagati in stato di libert altri 20 soggetti, tra i quali il convertito tedesco Eric Breininger balzato agli onori della cronaca nellaprile del 2008 dopo la pubblicazione sul web di un video in cui il giovane incoraggia i musulmani residenti in Germania a intraprendere la jihad. AllIJU, inoltre, va ascritta la responsabilit dellattentato suicida compiuto il 3 marzo 2008 in Afghanistan dal cittadino turco Cueneyt Ciftci, nato in Germania da una famiglia di immigrati turchi, immolatosi guidando un pick-up imbottito di esplosivo contro una postazione di soldati statunitensi. Al Ittihad al Islamia Lunit Islamica (AIAI) Organizzazione federata ad Al Qaeda, fondata nei primi anni 90 dopo la caduta del regime di Said Barr e strutturata come forza militare e politica. Si prefigge linstaurazione di una stato islamico in Somalia. La sua influenza si estende comunque negli altri Paesi del Corno dAfrica e anche in Kenya. Militanti dellAIAI sono sospettati di essere coinvolti in una serie di attentati compiuti nel periodo 2003-2004 contro religiosi cristiani e volontari di organizzazioni umanitarie occidentali operanti nella Somalia settentrionale. Tra questi si ricordano lassassinio di due insegnanti inglesi, di una suora italiana e di un volontario tedesco. LAIAI, inoltre, sospettata di aver fornito ausilio ad Al Qaeda per la realizzazione degli attentati compiuti a Mombasa (Kenya) contro turisti israeliani nel novembre del 2002. Al-Shabaab (La Giovent) Dopo la (parziale) sconfitta dellUnione delle Corti Islamiche da parte delle forze militari etiopiche che appoggiavano il Governo Federale di Transizione somalo, da una costola di Al Ittihad Al Islamia (AIAI) nel gennaio del 2007 nata la propaggine ultraradicale Al-Shabaab (La Giovent). Al-Shabaab nota anche come Hizbul Shabaab e Islamic Youth of Horn of Africa - impegnata perlopi a combattere le forze del governo federale somalo, i loro alleati etiopici e le forze dellAfrican Union Mission to Somalia. Dal 2008 ad oggi ritenuta responsabile delluccisione di 42 cooperanti impegnati in aiuti umanitari in Somalia. Dalla sua fondazione, lorganizzazione stata guidata da Aden Hashi Ayrow, rimasto ucciso il 1 maggio 2008 in uno scontro con forze militari statunitensi. Al suo posto subentrato, almeno in qualit di portavoce del gruppo, lo sceicco somalo Mukhtar Robow Abu Mansur. Dal 2009 il leader del gruppo
lAfghanistan divent una base importante per le sue operazioni. Durante loperativit della Coalizione in Afghanistan nel periodo 2001-2002 (Enduring Freedom), lIMU ha combattuto a fianco dei Talebani, riportando pesanti perdite sul piano umano e organizzativo, ivi inclusa la morte di Namangani. Ci che rimase dellorganizzazione si disperse e alcuni suoi membri si attestarono nelle zone di confine tra Pakistan e Afghanistan.

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indicato in Moktar Ali Zubeyr alias Muktar Abdirahman Godane. Recenti evidenze informative provenienti da pi fonti dintelligence indicano che numerosi giovani provenienti da Europa e Stati Uniti, la maggior parte dei quali di origine somala, starebbero attualmente ricevendo in quella regione addestramento in seno alle fila di Al-Shabaab. Al Jamaah al Islamiyyah Aut Jemaah Islamiyah Organizzazione affiliate ad Al Qaida sorta in Indonesia e con piccoli nuclei presenti nelle Filippine e in Malesia. Il suo obiettivo stabilire il califfato nel Sudest Asiatico, incorporando oltre allIndonesia, la Malaysia, Singapore, Brunei, la zona meridonale della Thailandia e le isole meridionali delle Filippine. La JEMAAH ISLAMIYAH nel corso degli ultimi anni ha subito significative perdite a causa dellazione delle forze di sicurezza indonesiane che hanno disarticolato la sua leadership. Ci si riferisce, in particolare, allarresto, nel giugno del 2007, del comandante militare dellorganizzazione, Abu Dujanah, e del suo ex emiro, Mohammad Naim alias Sahroni. Nel febbraio del 2008 stato arrestato il vice emiro Abdul Rohim Thoyib e il dirigente Agus Purmantoro. Il 17 settembre 2009 le forze di sicurezza indonesiane hanno ucciso Noordin Mohammad Top ritenuto uno dei responsabili della pianificazione dei principali attentati verificatisi in Indonesia a partire dal 2002, sia nell'isola di Bali (ottobre 2002 e ottobre 2005) sia a Giakarta (hotel Marriott, nell'agosto 2003, ed Ambasciata australiana nel settembre 2004). Peraltro, acquisizioni dintelligence indicavano che nel 2006 il Noordin, di origine malesiana, aveva deciso di fuoriuscire dalla JI per costituire un nuovo gruppo jihadista denominato Tandzim Qaedatul (aut Qudatul) Jihad (Organizzazione per la Base della Jihad), attestato su posizioni ancor pi radicali ed intenzionato a perseguire lesecuzione di attentati di tipo stragista, che la JI non intendeva pi condurre alla luce di un nuovo indirizzo strategico contrario a colpire indiscriminatamente sia cittadini stranieri sia elementi indonesiani di religione musulmana. Si ricorda, al riguardo, che i soli attentati di Bali del 2002 e 2005 e quello allhotel Marriot di Giakarta del 2003 hanno provocato complessivamente 236 morti e quasi 500 feriti, in gran parte turisti. Il 17 luglio 2009 lo stesso hotel Marriot di Giakarta, gi colpito nel 2003, ha subito un ulteriore attentato suicida (nel quale sono decedute 9 persone) attributo dalle Autorit indonesiane al JI ovvero alla sua fazione capeggiata dallo scissionista Noordin Mohammad Top, ucciso, come detto, esattamente due mesi dopo. Emirato del Caucaso Lorganizzazione stata creata nellottobre 2007 dal separatista e islamista ceceno Doku (aut Dokka) Umarov - ex presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria68 - e dal suo consigliere Movladi Udugov. Lobiettivo dellorganizzazione , oltre allindipendenza della Cecenia dalla Russia, quello di creare un califatto che comprenda le diverse Repubbliche del Caucaso settentrionale. La campagna di attentati terroristici suicidi ed esecuzioni lanciata nel 2009 in Cecenia, in Daghestan, e Inguscezia, confermerebbe il passaggio dellorganizzazione dalla lotta per lindipendenza cecena ad una guerriglia jihadista con lobiettivo di creare uno stato islamico. Il recente incremento della violenza terroristica nella zona caucasica va, comuqnue, letto anche alla luce dei fallimenti dei colloqui intercorsi nel 2009 tra il governo ufficiale ceceno, sostenuto dalla Russia, e i leader separatisti della Repubblica Cecena di Ichkeria. Sempre in questo contesto va inserito lattentato al treno Nievki Espress in Russia che il 27 novembre 2008 ha causato 26 morti e 90 feriti tra i passeggeri (tra i feriti vi anche un imprenditore italiano), rivendicato il 2 dicembre successivo dall EMIRATO DEL CAUCASO. Un attentato analogo, peraltro, contro il treno Nevsky Express era stato compiuto il 13 agosto 2007 provocando 16 feriti. Lattentato contro il treno russo del 2008 e altri attachi terroristici minori perpetrati in Daghestan fanno ritenere che la tattica dei separatisiti caucasici si stia spostando dallutilizzo di strutture paramilitari impegnate prevalentemente in territorio ceceno, allutilizzo di piccole cellule (probabilmente composte anche
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Governo secessionista ceceno fondato alla fine del 1991 da ceceni separatisti in esilio a Londra, non riconosciuto dalla comunit internazionale se non dallAfghanistan sotto il regime talebano nel 2000.

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da russi convertiti) per colpire le strutture del potere nel cuore della Russia e in ogni caso al di fuori della regione del Caucaso settentrionale.

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ALLEGATO 2 ATTACCHI AI DANNI DI MILITARI E CIVILI ITALIANI IN AFGHANISTAN NEL BIENNIO 2008-2010 13/02/2008 Nella valle di Uzeebin, a circa 60 km dalla capitale Kabul, nei pressi della localit di Rudbar, nel corso di un conflitto a fuoco rimaneva ucciso il maresciallo Giovanni Pezzullo, di 45 anni, del CIMIC GROUP SOUTH di Motta di Livenza, e rimaneva ferito in modo lieve un altro militare. I due militari italiani facevano parte della Task Force Surobi e si trovavano nella valle di Uzeebin per effettuare unattivit di distribuzione di viveri e di vestiario alla popolazione dellarea, attivit di cooperazione civile e militare e sostegno sanitario alla popolazione. Zabihullah Mujahed, esponente locale della guerriglia talebana rivendicava, con una telefonata alla locale redazione della France Press, la morte del militare italiano Giovanni Pezzulo ed il ferimento del suo commilitone Enrico Mercuri. Nella zona di Mushai, un ordigno comandato a distanza veniva fatto deflagrare al passaggio di un mezzo del contingente militare italiano. I cinque militari dellequipaggio rimanevano feriti. Un ordigno artigianale (IED) occultato sul ciglio della strada, esplodeva al passaggio di un VTLM Lince, mezzo dellEsercito italiano impegnato nel pattugliamento dellarea adiacente laeroporto di Herat. La deflagrazione provocava il ferimento di due militari italiani. Afghanistan un attentatore suicida provocava unesplosione al passaggio di un convoglio del contingente italiano a Herat, senza causare feriti tra i militari. Nell'Ovest del Paese, a 40 chilometri da Farah, durante un servizio di perlustrazione condotto dai militari afghani con lappoggio di una squadra di soldati italiani, veniva intercettato un gruppo di Talebani. Nel conflitto a fuoco che ne scaturiva, restava lievemente ferito un militare italiano. Un attentatore suicida a bordo di unautobomba si faceva esplodere al passaggio di un convoglio militare italiano in transito nei pressi dellaeroporto di Herat, nellAfghanistan occidentale. La deflagrazione provocava il ferimento di cinque militari italiani. Una colonna di autoblindo dellOttavo Reggimento Alpini di Cividale del Friuli, in spostamento assieme ad alcuni soldati del contingente spagnolo verso lavamposto di Bala Moghrab, veniva attaccata da un gruppo di uomini armati. Nel conflitto a fuoco conseguente non rimaneva ferito alcun militare dei due contingenti. Due razzi, lanciati con tubi artigianali, colpivano la base di Camp Warehouse, quartier generale del comando regionale di Kabul della Forza Internazionale di Assistenza alla Sicurezza (ISAF) della NATO. I razzi colpivano il compound francese, al cui interno si trovavano una ventina di militari italiani di stanza a Kabul, nessuno dei quali rimaneva ferito. Un elicottero della marina militare italiana, in volo verso Herat, veniva raggiunto da colpi di arma da fuoco. Lazione non provocava vittime e feriti.

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Un convoglio militare italiano veniva fatto oggetto di colpi darma da fuoco, nessun militare rimaneva ferito. Una pattuglia dei paracadutisti della FOLGORE veniva attaccata nella provincia di Badghis a nord di Herat, a due chilometri dalla Base Italiana Bala Murghab. Lattacco, che non provocava vittime, causava lievi danni agli automezzi. Una pattuglia di paracadutisti della FOLGORE veniva attaccata nel villaggio di Akazai, a circa 5 km da Bala Murgab, provincia di Badghis a Nord di Herat. Nello scontro un paracadutista rimaneva lievemente ferito. A conclusione di un assalto, avvenuto in localit Bala Murgab, nella regione ovest del Paese, tre paracadutisti italiani della FOLGORE rimanevano lievemente feriti. Alcuni insorti esplodevano un razzo controcarro, tipo RPG, che provocava la morte di tre militari dellesercito afghano, ed il ferimento di quattro persone, fra cui i tre connazionali. A Kabul, un dispositivo composto da due veicoli leggeri LINCE veniva colpito con armi da fuoco e tre razzi RPG. Cinque militari italiani rimanevano leggermente feriti. Una pattuglia motorizzata del 186 reggimento Paracadutisti della Folgore, che stava conducendo unattivit di controllo del territorio, veniva attaccata da un gruppo di ribelli con armi leggere e colpi di RPG, nei pressi della base italiana dislocata nella valle di Musahi, circa 30 km a sud della capitale. I paracadutisti neutralizzavano la minaccia senza provocare vittime o feriti. Con tre distinti attacchi venivano danneggiati due elicotteri MANGUSTA nel contesto i militari italiani rispondevano allattacco. Non venivano registrati feriti ma soltanto danni ai mezzi. Tre paracadutisti italiani rimanevano feriti a seguito di un attacco nei pressi di Farah. I militari erano impegnati in una pattuglia congiunta con lesercito afghano. Un rudimentale ordigno esploso al passaggio di un mezzo dellesercito italiano provocava il danneggiamento di un blindato dellottavo reggimento genio guastatori paracadutisti Folgore che stava effettuando un attivit di controllo e bonifica degli itinerari nel distretto di Chahar Asiab, a circa 20 km a sud della capitale afghana. Un contingente italiano veniva attaccato nella valle di Bala Murgab, provincia di Badghis 200 Km nord di Herat, nel corso di unoperazione congiunta delle forze di sicurezza afghane e ISAF. Nello scontro condotto con armi portatili e razzi contro carro RPG, rimaneva lievemente ferito uno paracadutista del 183 reggimento Nembo. A Farah, nella zona occidentale del Paese, lesplosione provocata da un attentatore suicida al passaggio di un blindato militare italiano del tipo Lince, causava il ferimento di due militari italiani. Una pattuglia di paracadutisti italiani della Folgore e del 1 Reggimento Bersaglieri, a bordo di un convoglio militare, veniva investita dallesplosione di un ordigno posizionato lungo il ciglio di strada, a circa 50 chilometri a nord-est di Farah, nella zona occidentale del Paese. Nellesplosione, che ha coinvolto il primo mezzo, rimaneva ucciso il Caporal Maggiore Alessandro di Lisio, mentre altri tre paracadutisti rimanevano feriti.

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25/07/2009

In localit Adraskan, a circa 60 km da Herat, un ordigno posizionato su una moto parcheggiata al margine della strada esplodeva al passaggio di un mezzo blindato Lince in servizio di pattuglia. Due militari italiani, che si trovavano a bordo del mezzo, rimanevano lievemente contusi. Nella provincia di Farah, nellovest dellAfghanistan, militari afghani ed italiani, impegnati in unoperazione congiunta, mirata al controllo del territorio, venivano attaccati dai talebani. Nel corso dello scontro nessuno dei militari italiani, n delle forze afghane, rimaneva ferito. A circa 30 chilometri a nord di Farah, un ordigno esplodeva al passaggio di un blindato del tipo Lince in servizio di pattugliamento. La deflagrazione non provocava vittime o feriti. Nei pressi di Shiwan, una pattuglia di paracadutisti italiani impegnata in unoperazione di pattugliamento congiunto con lesercito afgano, veniva colpita dallesplosione di un ordigno. A seguito della deflagrazione, alcuni uomini armati aprivano il fuoco e lanciavano razzi, senza causare vittime o feriti. Lungo la strada di Massud, in un incrocio sul quale transitano i collegamenti tra il locale aeroporto, il comando NATO ISAF e lambasciata USA, un automezzo riusciva ad inserirsi tra due mezzi del tipo Lince del 186/mo reggimento della Brigata Folgore. Lattentatore suicida provocava una potente deflagrazione causando la morte di sei militari italiani del 186/mo Reggimento della Folgore ed il ferimento di ulteriori quattro. Si trattava di: Tenente Antonio Fortunato, 35 anni; Sergente Maggiore Roberto Valente, 37 anni; Primo Caporal Maggiore Massimiliano Randino, 32 anni; Primo Caporal Maggiore Matteo Mureddu, 26 anni; Primo Caporal Maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni; Primo Caporal maggiore Giandomenico Pistonami, 26 anni. I quattro feriti venivano ricoverati presso lospedale da campo francese Role 2: nessuno era in pericolo di vita. Lattentato veniva rivendicato dell Emirato Islamico dellAfghanistan, Taleban, mediante un comunicato in lingua araba dal titolo 17.09.2009: Attacco suicida nella capitale Kabul colpisce dieci soldati crociati. Nel testo, il leader dei Talebani Dhabeeh Allah Mujahi, annunciava che i mujaheddin riferiscono di aver compiuto un attentato suicida alle ore 12:30 causando la morte di dieci soldati crociati in sacrificio alleroe dellemirato islamico Hyat Allah. Nellarea di Shindand avveniva uno scontro a fuoco tra talebani armati e militari italiani in servizio di pattuglia. Nellattacco, un paracadutista italiano rimaneva ferito. Alle ore 07.06 (03.36 in Italia), lungo la strada nellarea della Zeerko Valley a circa 20 km a sud di Shindand, un blindato Lince in ricognizione operativa veniva investito dalla deflagrazione di un ordigno. Lesplosione provocava il ferimento di quattro militari. Nella notte ignoti lanciavano due razzi allindirizzo della base Camp Arena, che ospita il Regional Command West dellIsaf.Il Ministero della Difesa Italiano riferiva che non vi erano stati feriti ma solo lievi danni materiali.

04/08/2009

24/08/2009

24/08/2009

17/09/2009

23/09/2009 05/11/2009

01/02/2010

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03/02/2010

Un Lince italiano che trasportava cinque Bersaglieri del 1 Reggimento di Cosenza, veniva investito dallesplosione di mina occultata sul ciglio della strada, mentre rientravano alla Base Operativa Avanzata, nel distretto di Sheend Dand. A seguito della deflagrazione, un militare riportava un lieve trauma cranico, mentre altri quattro leggere contusioni. Nella cittadina di Lashkar-gah, tre volontari italiani di Emergency: Marco GARATTI, chirurgo di 51 anni, nato a Brescia dal 2009 ricopre il ruolo di coordinatore di progetto; Matteo DellAira, 41 anni, infermiere, responsabile medico del centro di Lashkar-gha e Matteo Pagani, di 29 anni responsabile logistico amministrativo venivano arrestati insieme ad altri sei dipendenti afgani della fondazione, dopo che in un magazzino dellospedale venivano rinvenute cinture esplosive, granate e pistole. In Afghanistan venivano liberati Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani Guazzugli Bonaiuti, detenuti in una struttura dei servizi di sicurezza afgani.

10/04/2010

18/04/2010

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