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Carmine Miccoli

Scrivo a voi...
Testimonianza di un'esperienza pastorale

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Premessa
La racccolta di testi che segue riunisce insieme le lettere pastorali che, a intervallo regolare, era mia abitudine inviare, in forma aperta, alla comunit parrocchiale di Tollo (CH), prima e unica esperienza parrocchiale che ho vissuto, in maniera intensa e drammatica, sofferta e piena di grazia. Le lettere coprono l'arco di cinque anni, e sono accompagnate dai disegni con cui mi piaceva arricchire il testo, sorta di catechesi visiva effica e immediata; disegni che, nati dalla matita di Maximino Cerezo Barreto, illustratore (e religioso...) ispano-brasiliano vissuto nel clima fecondo dei movimenti di liberazione in America Latina, sono ora patrimonio comune di tanti credenti nella vita e nella parola di Ges di Nazareth. Offro questi testi a tutti gli uomini e donne che vogliono sostare un attimo, nella memoria e nella riflessione, guardando alle esigenze radicali del Vangelo; in particolare, a coloro che ieri hanno ascoltato e accolto questi brevi messaggi, perch ancor oggi siano rafforzati nelle scelte liete e coraggiose della loro vita di fede.

C. M.

Due di loro erano in cammino...


A tutti voi, cari fratelli e sorelle nel Signore, pace!

Queste prime e povere parole sono il mio saluto alla comunit che mi ha accolto e che ho ricevuto con timore ed affetto... Queste parole sono laugurio che desidero rivolgere a tutti: coloro che credono e coloro che pensano di non credere, coloro che gi conosco e coloro che attendo di riconoscere, coloro che mi cercano e coloro che non cercandomi sono ricercati dal Signore... La frase che sta in alto tratta dal racconto dei due discepoli che camminavano, il giorno di Pasqua, verso Emmaus: il loro cammino era stanco e sconsolato, ma l, in silenzio, quasi in punta di piedi, si fa compagno di strada lo stesso Ges... E i loro occhi, prima incapaci di riconoscerlo, lo vedranno al loro fianco, mentre cammina come loro, per poi spezzare il pane e donare loro il coraggio di camminare ancora, anche nella notte... la nostra storia, mia e vostra: ognuno di noi in cammino, per il semplice motivo che vivere camminare, anche se a volte non si sa perch, o non si sa dove... Ognuno cammina in compagnia, anche quando si sente solo, o quando vorrebbe fare tutto per s... E tanti portano dentro un desiderio di felicit, anche se ora pi forte lo sconforto, o semplicemente si sente solo il vuoto, il niente... Allora il Signore si mette affianco, e cammina... cos come ora sono affianco a voi, a camminare insieme! Non so quanto sar lungo il percorso, n cosa succeder; ma il mio passo con voi, ragazzi, giovani, famiglie, anziani, malati... sempre lieto e desideroso di accompagnarvi verso la Casa dove la porta sempre aperta e
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ognuno si sente accolto e amato... Spezzeremo, per strada, il pane buono della Parola e dellAmore di Dio, e ognuno ritrover il coraggio di vivere ogni giorno come se fosse il pi bello! Accogliete cos queste parole: come un invito a riconoscere che le nostre strade, la mia e le vostre, finora cos diverse, sono accompagnate dallo stesso amico, quel Signore che non verrebbe a cercarci, se non ci avesse gi trovati... Vi saluto fraternamente, vostro Carmine, parroco (settembre-dicembre 2000)

"Tanti auguri scomodi..."


Tanti auguri scomodi, miei cari fratelli!

Ges che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finch non avrete dato ospitalit a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finch la vostra coscienza ipocrita accetter che lo sterco degli uomini, o il bidone della spazzatura, o l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillit incapace di vedere che, poco pi lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.
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I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurit e la citt dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge" e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi l'unico modo per morire da ricchi. Buon Natale! Sul vostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.
(tratto da: Antonio Bello, Alla finestra la speranza, Milano 1991)

Un augurio scomodo, carissimi: e vi chiedo scusa soltanto perch non ho usato parole mie, ma le ho prese in prestito da un caro fratello vescovo che vive gi la gioia del Regno di Dio... il mio augurio per il Natale: che il Dio che nasce bambino e povero vi arricchisca della sua povert e della fiducia dei bambini nel Padre, e vi inviti a spogliarvi di tutto ci che non Vangelo e gioia di fede e di vita. Che questo Natale, nel corso dellultimo scorcio di Giubileo, sia davvero il canto di gioia di chi annuncia al mondo la pace vera: quella dei cuori che amano la Vita... Fraternamente, vostro Carmine, parroco (dicembre 2000-febbraio 2001)

Dammi, Signore, unala di riserva...


A tutti voi, carissimi, un saluto di pace!

Ormai prossimi alla Pasqua del Signore, in questa primavera cos nuova, torno a scrivere poche righe per tenere su il nostro legame di affetto e di fede. Voglio farlo anche con le parole che ho meditato, come preghiera, e che vi trascrivo... Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con unala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia unala soltanto. Laltra la tieni nascosta: forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me. Per questo mi hai dato la vita: perch io fossi tuo compagno di volo. Insegnami, allora, a librarmi con te. Perch vivere non trascinare la vita, non strappare la vita, non rosicchiare la vita. Vivere abbandonarsi, come un gabbiano, allebbrezza del vento. Vivere assaporare lavventura della libert. Vivere stendere lala, lunica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come te! Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita [...]. Ma ti chiedo perdono, Signore, anche per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Per i voli che non ho saputo incoraggiare. Per lindifferenza con cui ho lasciato razzolare nel cortile, con lala penzolante, il fratello infelice che avevi destinato a navigare nel cielo [...]. Aiutami a capire che antipasqua ogni ac9

coglienza mancata. Antipasqua lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico della vita, dove si tira a campare, dove si vegeta da solo. Antipasqua passare indifferenti vicino al fratello che rimasto con lala, lunica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine. E si ormai persuaso di non essere pi degno di volare con te. Soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, unala di riserva.
(tratto da: Antonio Bello, Alla finestra la speranza, Milano 1991)

Le parole che continuo a porgere a voi, carissimi, accompagnino ancora il nostro camminare insieme verso la Pasqua: non quella fatta di abitudini polverose, n di festeggiamenti edulcorati; non quella che quando viene, viene, n quella che il giorno dopo lo stesso... ma verso il passaggio della nostra vita dallisolamento allincontro, dallegoismo allapertura agli altri, dal grigiore alla Luce. Perch solo con la Luce si pu camminare, e solo camminando ci si pu alzare in volo, verso quel Cielo che, sappiamo, segno di un Dio grande, che ci ama. Insieme. Vi giunga il mio grazie, in attesa che venga tra voi, nelle vostre case, per invocare insieme la benedizione del Signore... e tenendovi sempre aperta la porta della mia casa, del mio cuore... Fraternamente, vostro Carmine, parroco (marzo-maggio 2001)

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Quando viene il tempo...


Carissimi, il Signore vi dia pace!

passato del tempo, dal nostro ultimo breve contatto, fatto di poche e semplici righe, tra le date e le opere dei giorni che, dalla Pasqua, ci hanno portato lungo una lunga e calda estate, piena delle nostre feste, degli impegni di sempre e del riposo (anchesso dono del Signore, non momento ozioso di rifugio!). Il tempo che ora viviamo quello che ci riporta laria pi comune (non solo quella del mosto dei nostri vini...): la quotidiana fatica gioiosa di vivere, e di imparare a credere, ogni giorno, nel Dio della Vita (ricordate le parole del messaggio pasquale?). passato del tempo anche dal mio ingresso in questa comunit: un anno di cammino insieme, che vive ancora di tante incertezze, per le mie povert, per le nostre difficolt piccole e grandi sulla via dellEvangelo; un anno di primizie, dolci, ma ancora nascoste e troppo minute per poter sembrare sufficienti per la nostra fame di bene... Un anno di grazia, che ci invita a continuare sulla Via che ci porta a riscoprire sempre pi ci che davvero il centro della vita, il motivo della salvezza: la nostra fede (cf. 1Gv 5, 4). Un anno di misericordia, che il Signore, Padre materno, ricco di grazia e instancabilmente in cerca di chi freddo e ribelle al suo amore, usa verso tutti: basta chiedere a Lui... passato del tempo, e mi auguro che non sia passato inutilmente: tanti sono i segni, sul nostro cammino recente, che indicano come il Signore non abbandona coloro che in lui confidano, anche nei momenti per noi pi difficili (e qui ricordo, assieme a tutte le rispettive famiglie, tutti i fratelli e le sorelle che non sono pi in mezzo a noi, perch la morte li ha riportati nel Regno che Dio ha preparato per coloro che lo amano, cf. Mt 25, 34). Tanti sono i segni: la gioia
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degli sposi, la vita che nasce e ogni giorno vince sulla morte, i figli e le figlie di Dio che tornano a sorridere, e operano tutti i giorni per portare il lieto annuncio a chi ne ha bisogno (e forse non lo sa...). Tanti sono gli avvenimenti: tra cui le celebrazioni giubilari delle nostre sorelle sr. Benedetta e sr. Luciana, segno della fedelt a Dio che chiama ad amare sempre, oltre il limite dellumano, e ci invita a invocare ancora al Signore la grazia della vocazione, perch ogni giovane possa abbandonare il volto della tristezza (cf. Mt 19, 21-22) e sorridere con il cuore pieno di gioia. Oggi il tempo favorevole: per continuare a lottare, soffrire, donare, amare... per imparare a sperare ancora, con labbandono fiducioso nelle mani di Dio, che conduce la nostra storia, guidati dal nostro pastore, animati ognuno dallo spirito di carit che ci spinge a fare bene il nostro lavoro quotidiano, finch Dio vorr... Oggi: perch Dio sempre in mezzo a noi! E mi auguro di essere anchio segno della sua presenza, per voi... Buon cammino! Fraternamente, Carmine, parroco (settembre-dicembre 2001)

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Per loro non cera posto...


Carissimi Giuseppe e Maria, (...)toglietemi una curiosit: ma quella del Natale ve la ricordate come la notte pi bella o la notte pi amara della vostra vita? Vero che, con tutti quegli angeli che inondarono di luce e di canti la capanna di Betlem, la cosa and a finire bene; ma ho l'impressione che ancora oggi, quando pensate a quell'avvenimento, un ombra di mestizia attenui la vostra beatitudine del Paradiso. S, perch accanto alla "notte santa", c' stata una lunghissima "notte empia", che voi avete vissuto nella paura e nel pianto, tenendovi per mano. Quanti rifiuti, quante porte in faccia, quanto strozzinaggio! (...) Come si ripete la storia! Ora capisco perch l'evangelista Luca, che ha descritto con tanti particolari la "notte santa", abbia usato una sola frase per dipingere la "notte empia": "...lo deposero in una mangiatoia perch per loro non c'era posto". Una mangiatoia: che clinica di lusso per il figlio di Dio! Chiudo perch mi hanno chiamato ad inaugurare un presepe (...), ma ho paura che stasera, l, in quel presepe, voi non ci sarete. E neppure il bambino Ges... Ma, prima di lasciarvi, voglio implorare da voi per me e per tutti una enorme benedizione. Fateci riscoprire la gioia di donare. Metteteci nell'anima una grande speranza. Cambiateci questo vecchio, avido cuore. Se ci date una mano, saremo ancora capaci di accoglienze generose. E allora, nell'immensa "sala travaglio" del mondo, echegger il vagito di un bambino che sopravvanzer l'urlo convulso della terra partoriente. E sul volto contratto di questa nostra antica giovanissima madre, puerpera dolce e disperata, splendida e violenta, un sorriso di indicibile tenerezza saluter la nascita dell'uomo nuovo, fatto davvero a immagine del vostro Ges".
(da: Antonio Bello, Fiori tra le rocce, Molfetta (BA) 1994, passim)

Prendo ancora a prestito, questanno, le parole di un vescovo che ha trascorso gli anni della sua vita e del suo servizio nella continua ricerca del Signore... nel posto dove non lo avrebbe cercato nessuno, in questo nostro mondo stanco, eppure frenetico e distratto da tante chiacchiere colorate, ma senza luce. E la ricerca che anche noi siamo invitati a fare, ci porti a trovare il Signore dove forse non pensiamo che sia: non solo in chiesa, ma anche nella nostra casa, perch la nostra famiglia (e quella delle persone che amiamo... e che non amiamo abbastanza) sia sempre pi simile a quella di Nazareth, povera di cose, e unita attorno a ci che essenziale; e soprattutto nel volto dei pi poveri (a partire dal vicino, prossimo agli occhi, non sempre al cuore...), perch dal suo
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sguardo spaventato impariamo, oggi, a consolare il Signore che ancora cerca qualcuno che gli dia il posto dovuto. Auguri! Carmine, parroco (dicembre 2001- febbraio 2002)

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La pietra rotolata
Pasqua la festa dei macigni rotolati. la festa del terremoto. La mattina di Pasqua le donne, giunte nellorto, videro il macigno rimosso dal sepolcro. Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa allimboccatura dellanima, che non lascia filtrare lossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con laltro. il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, della disperazione, del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuna con il suo sigillo di morte. Pasqua, allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, linizio della luce, la primavera di rapporti nuovi. E se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adoperer per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeter finalmente il miracolo che contrassegn la risurrezione di Cristo".
(da: Antonio Bello, Pietre di scarto, Molfetta (BA) 1994)

Se nel nostro mondo fatto di ricorrenze il Natale occupa sempre un posto di tenerezza, la Pasqua si trova sempre in una posizione secondaria, scalzata (ed una situazione ben strana!) anche dalla devozione popolare alla Passione del Signore. Mi sono sempre chiesto se ci non fosse dovuto alla nostra maniera, troppo umana, di guardare anche le cose di Dio come se fossero ben misera cosa di fronte al nostro modo di guardare le nostre preoccupazioni, le nostre paure. In fondo, per ciascuno di noi la vita comincia con una culla e termina con una bara: esempio della chiusura che ci rende difficile immaginare, e ancor pi credere, che siamo fatti per camminare in piedi, non per essere trascinati a braccia. Sar anche per questo motivo che ci rifiutiamo, poi, nei nostri giorni, nelle nostre cose, di farci guidare da qualcuno, preferendo i nostri errori testardi
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alle occasioni coraggiose che Dio ci pone innanzi, nella semplice strada che ci viene messa davanti, e che attraversa la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro paese, partendo dal mio cuore per giungere al cuore del mio vicino. Rifiutamo una presenza che ci stia accanto, perch, in fondo, ognuno da s fa meglio, e di pi. Rifiutiamo un aiuto, perch siamo sempre convinti che quella pietra, in fondo alla porta di casa nostra, rester ben chiusa, e in fondo inutile sperare in un po di luce... Quel mattino, tre donne erano prese, pressa poco, dalle nostre stesse paure: eppure trovarono la pietra rotolata via. Ed ebbero il coraggio di entrare... per poi uscire fuori, non soltanto da un sepolcro vuoto, ma dal loro piccolo mondo che non osava pi sperare. Auguri! Carmine, parroco (febbraio-maggio 2002)

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Dal Calvario alla luce


Se Ges non fosse risorto, sarebbe vana la nostra fede. Se Ges fosse rimasto nel sepolcro, il cristianesimo non avrebbe pi significato. la risurrezione il punto centrale, nodale di tutta la nostra vita cristiana, di tutta la nostra vita redenta. difficile accettare la risurrezione. Ci sono tanti galantuomini che di Ges hanno accettato tutto: la legge, limpegno morale... Ma la risurrezione, no. [...] Eppure, [dal Calvario al sepolcro], sono venti metri appena. Un percorso brevissimo. Per il pi lungo per chi deve fare un itinerario di fede. Chiediamo al Signore che possiamo veramente abbandonarci a Lui e, soprattutto, possiamo inebriarci dei raggi di luce della risurrezione".
(A. Bello, Da mezzogiorno alle tre, Molfetta 1993)

Carissimi, pace! Tanto passato, dal nostro ultimo contatto, per il mezzo lieve e povero di questa pagina... La diaspora dei giorni e degli incontri conduce a volte dove non si vorrebbe: ma ogni volto rimane esperienza unica, in cui contemplare il volto di Dio. E, ancor pi, momento per un raggio di luce che da senso alle cose, anche le pi banali. O le pi difficili... Il dono del Risorto ci traccia un cammino comune, e ci dona la forza per nuovi percorsi condivisi. Sia il senso dei tanti impegni gi passati, e qui annotati, segno di quanto il bene allopera, silenzioso e concreto. Sia, soprattutto, il motivo di ci che ci attende, perch i nostri giorni, dono del Padre, siano ancor pi portatori di luce, portatori di gioia. Auguro ai pi giovani un tempo di sollievo, dopo gli ultimi doveri dello studio; a coloro che vivono sofferenza e fatica la grazia di poter ancora crescere nella speranza e nella fiducia; a tutti, un tempo di serena e rinnovata fraternit. A presto! Carmine, parroco (febbraio-giugno 2003)

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Natale: un cammino di pace


Buon Natale, amico mio: non avere paura. La speranza stata seminata in te. Un giorno fiorir. Anzi, uno stelo gi fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, spuntato un ramoscello turgido di attese. E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte. Non avere paura, amico mio. Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. Coraggio, verr un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regner nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verr a passeggiare con te.
(A. Bello, Oltre il futuro, Molfetta (BA), 1995)

Limmagine di un Dio che passeggia affianco alla sua creatura, immagine di lui amata e divisa, il pi bel segno che un vescovo proponeva, ventanni or sono, iniziando il suo servizio tra la sua gente, da audace profeta di pace nel Mezzogiorno stanco e incapace di attendere parole nuove che riaprissero il corso alla vita. A noi, che accogliamo il nostro pastore e la sua parola che ci conferma nella fede e nella speranza di un mondo nuovo, in questultimo Natale di guerre e di violenza, resta difficile, ancor pi di ieri, uscire dalla vuotezza del nostro Natale opulento, per imparare a cogliere in questo pane, spezzato sullaltare, tavolo dei poveri che in ogni chiesa ricorda la mangiatoia di Betlemme e la mensa fraterna di quellultima Pasqua -, la sua presenza, silenziosa e mite, che da duemila anni d forza al cammino degli umili, e giudica le strade dei potenti di questa terra, rovesciandoli a terra con la violenza dellamore. A chi pensa di sapere tutto, e di potere tutto il resto, queste parole e questo pane diranno poca cosa: forse, perch in quel tutto non c Dio. A tutti agli altri, il Natale riaprir il sentiero nuovo che, dopo la notte, annuncia col primo sole il giorno lieto del perdono e della pace. Auguri! Carmine, parroco (settembre-dicembre 2003)

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Dalla testa ai piedi...


Cenere in testa e acqua sui piedi. Tra questi due riti, si snoda la strada della Quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verit, molto pi lunga e faticosa. Perch si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal Mercoled delle Ceneri al Gioved Santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala. Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e allacqua, pi che alle parole [] La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne lardore, mettiamoci alla ricerca dellacqua da versare sui piedi degli altri. Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa. Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
(da A. Bello, Dalla testa ai piedi, Molfetta (BA), 2004, pp. 9-11)

A volte, nei momenti di confidenza, sono solito pensare che, se riti come quello delle ceneri o quello della lavanda dei piedi sono cos lontani non solo dal nostro sentire, ma anche dalla nostra pratica di fede in parrocchia (soprattutto il secondo...), ci non semplicemente perch tempi nuovi chiedono un rinnovamento anche delle forme esteriori e della proposta cristiana. Forse, pi semplicemente, perch la cenere e lacqua, e con essa la carica di novit che il Vangelo di Ges porta, non sono mai penetrati oltre la superficie della pelle di ciascuno, oltre la soglia delle nostre case, oltre il velo di comportamenti e scelte sociali, politiche, culturali del nostro paese. Oltre a questo pensiero temerario, per, sono solito anche dire che Dio arriva sempre un quarto dora pi tardi: lo fa perch, nella nostra, malaugurata
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ipotesi di aver perso, o aver mancato, loccasione della vita che giudicavamo importante, o decisiva, vi sia un altro luogo, un altro tempo adatto per incontrarLo e... ricominciare, come se tutto fosse davvero nuovo. A voi dirmi quale pensiero possa meglio farmi compagnia verso questa Pasqua. E, di cuore... auguri! Carmine, parroco (febbraio-aprile 2004)

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Da una notte di solitudine...

[...] Testimoniare la speranza che nasce il 25 dicembre, ben pi luminosa del Sole invitto o delle luci della Santa Claus Corporation, non pu essere soltanto sommessa preghiera individuale e festa di famiglia, ma anche incessante progetto e costruzione di comunit. E infine deve essere l'assunzione, come linea guida della propria testimonianza, la certezza che il Cristo Signore della storia; e che, come diceva Ernst Bloch, le tenebre che talvolta sembrano avvolgerci d'angoscia possono essere il buio che regna ai piedi dei fari. Mentre rileggevo, tra il turbine degli avvenimenti e la fatica delle incombenze quotidiane, o dei miei poveri errori, queste righe di Ettore Masina, giornalista coraggioso e testimone credente in questo tempo di sofferenza, pensavo a tutto ci che, dal nostro ultimo, fragile contatto di carta, ha tracciato nella nostra vita personale e sociale segni e ferite che ci riportano alla brutalit di questo tempo, in cui siamo tutti, se non impoveriti di beni e di risorse, almeno svuotati di serenit e speranza. Tempi cos simili a quelli in cui lumilt di Dio si fatta prossima alla nostra storia, per assumerne la signoria mite di chi compagno di viaggio e ospite nella tenda del riposo e della festa. Tempi cos nuovi, perch, ora come non mai in passato, tutti e tutte - nessuno si senta escluso - possono finalmente rialzare la testa per vedere, oltre il buio, il faro di luce che ci indica un cammino, quel tanto che basta per fare almeno un passo, e farlo insieme. E' la stessa luce della fraternit solidale che i pastori esprimono con i loro doni; una luce che, con gioiosa meraviglia. ci capita di trovare talvolta in noi se invece di guardare alle nostre apprensioni e alle nostre incertezze ci lasciamo andare alla voce che ci chiama a smuoverci dal nostro pessimismo e a guardare ai segni positivi dei tempi, con
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quellottimismo di cui parlava Dietrich Bonhoeffer poco prima di offrire la sua vita per la pace in un lager, sessantanni fa: Lessenza dellottimismo non soltanto guardare al di l della situazione presente, ma una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica per s . Vi auguro che diventino per ciascuno vere le parole di un altro grande testimone, David Maria Turoldo, che diceva di quella notte santa: Questo Dio viene di notte e in solitudine. Ma forse nella storia degli uomini sempre solo; e ognuno sempre solo. Possono essere gi questi i primi segni dellincarnazione di Cristo: rompere la nostra notte e riempire la nostra solitudine. Carmine, parroco (settembre 2004-gennaio 2005)

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Il coraggio di cambiare
[...] Gli azzimi sono i pani non lievitati che, nel richiamo di San Paolo, vogliono indicare due cose: la novit di vita e la rapidit con cui vanno prese certe decisioni. Chi sono, allora, gli interlocutori di questo mio messaggio pasquale? Per un verso, tutti coloro che non hanno il coraggio di cambiare. Che non sanno staccarsi dal modulo. I prigionieri dello schema. I nostalgici del passato. I cultori della ripetizione. I refrattari al fascino della novit. I professionisti dello status quo. Per un altro verso, coloro che sono lenti nelle scelte. Gli specialisti della perplessit. I contabili pedanti dei pro e dei contro. I calcolatori guardinghi fino allo spasimo prima di muoversi. Gli irresoluti fino alla paranoia prima di prendere una decisione. Gli ossessionati dal dubbio, perennemente incerti se mettersi in cammino. Questo riferimento, tratto da unomelia del caro Tonino Bello, vescovo della convivialit delle differenze, mi risuonava nella memoria come un invito pressante a non lasciar morire lennesima Pasqua in una, fosse pur devota, celebrazione eucaristica solenne, ma distante da quellurgenza di rinascita che la stessa celebrazione porta iscritta nel suo intimo. E mi piace proseguire, raccomandando, a me e a voi, ci che lo stesso vescovo diceva, in un tempo e un contesto cos diversi e cos vicini al nostro: [...] Ce l'ho con te, Chiesa che ho l'onore di servire, ma che fai tanta fatica a consegnarti al vento dello Spirito, cos desideroso di rinnovare la faccia della terra. C' ancora molta prudenza nelle tue scelte pastorali. Fai eccessivo affidamento sui tuoi vecchi repertori. Ti lasci troppo irretire dalla paura del cambio. E dai l'impressione di non esserti del tutto liberata dalla cautela di ricorrere ai fermenti mondani del potere e della gloria. Ce l'ho con voi, uomini della politica, che, a dispetto delle vostre declinazioni di principi, vi tramandate da una legislatura all'altra moduli arcaici di gestione, al punto che non sapete rin23

novare neppure una lista di nomi. Non saranno n le riforme istituzionali, n la metamorfosi degli stemmi di partito a garantire quelle svolte di cui parlate da secoli. [...] E ce l'ho anche con me, che non mi son liberato del vecchio lievito di lamentarmi perfino nel giorno di Pasqua. E fosse solo questa la fune che mi lega agli ormeggi del mio passato di peccatore! Sia pure in extremis, per, voglio recuperare tutta la speranza che irrompe da quella "creazione nuova" che il Corpo risuscitato di Ges, e dirvi con gioia: coraggio, non temete! Non c' scetticismo che possa attenuare l'esplosione dell'annuncio: "le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate di nuove". Pasqua, festa che ci riscatta dal nostro pesante passato. Non per nulla noi la celebriamo spezzando quel pane azzimo, che vuole essere per tutti simbolo e fermento" di novit. Ed attorno a questa mensa, in cui quel Pane azzimo ci chiama a una comunione autentica nella fede e una condivisione coraggiosa della nostra vita, che vi attendo per ritrovare, ancora, la forza di cambiare. Auguri! Carmine, parroco (febbraio-giugno 2005)

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Pace a voi!
Pace a voi! (cf. Gv 20, 19). il saluto del Risorto, mentre appare alla sua comunit, nel chiuso della loro casa e nella paura che precede la gioia; il saluto con cui Ges, il Cristo, ritorna presente, e per sempre, e nello stesso tempo si congeda da loro, lasciando il dono del Consolatore. questo saluto con cui voglio anchio rendermi presente a voi, con le parole, anche se non con la voce e il volto, in questa domenica di Pentecoste, per congedarmi dalla comunit parrocchiale che - come ogni primo amore che si rispetti! - ha sempre un posto particolare nella mia vita di prete. questo il mio saluto, ora che lascio questa parrocchia, in piena comunione dintenti e di volont con il nostro pastore, il vescovo Carlo Ghidelli, e con il suo presbiterio, mentre ho davanti il tempo della mia cura e della ricerca di nuovi equilibri; lascio la comunit e il servizio ministeriale, per attendere ad altri incarichi, e soprattutto al progetto di vita che il Signore va rivelando di mano in mano nella mia vita e nella nostra Chiesa locale, a servizio del mondo in ricerca di quella pace vera che frutto della fede; lascio la comunit per servire ancora la Chiesa, per rendere testimonianza, agli uomini e alle donne di questo tempo, che Dio li ama, cos come ho provato a vivere questo con voi in questi anni. Riprendendo il saluto con cui ho iniziato, voglio lasciarvi anchio delle consegne, perch possiate essere sereni come anchio sono sereno, pur nella sofferenza del distacco personale: vi assicuro che sono in pace, vi auguro di restare in pace, vi invito a costruire la pace. Sono in pace con il Signore, Dio dellimpossibile, che mi ha chiamato a seguirlo e lo fa ancora, nella prova e nel conforto; sono in pace con voi, grato per i tanti esempi di fede ricevuti, e anche per le incomprensioni subite e le offese patite: vi ho sempre amato e compreso, vi ho sempre perdonato e lasciato andare per i vostri cammini. Sono in pace con voi, perch so che anche per i miei molti errori e le mie tante mancanze avete parole e gesti di affetto e di perdono. Vi auguro di restare in pace, fondati nella fede che ci rende credenti, nellamore che ci rende credibili, alla speranza che ci fa essere creduti. Vi auguro che il cammino che questa comunit porta avanti, cos come lho ricevuto dal caro don Celestino cinque anni fa, possa proseguire con la guida del vostro nuo25

vo parroco, don Valry, entrambi cari amici, entrambi doni di Dio per lutilit comune. Vi invito a costruire la pace: tra voi, innanzitutto, perch nella Chiesa non vi sia pi distanza tra le persone e le esperienze, tra le generazioni e i progetti, ma il desiderio di camminare insieme, di aiutare i pi fragili e di lasciar andare avanti i pi coraggiosi; vi auguro che vi sia la pace, oltre le mura di questa chiesa, perch divisioni e difficolt tra persone e tra famiglie lascino il posto al desiderio di riconoscersi vicini, importanti gli uni per la vita degli altri; vi auguro di costruire la pace con tutti coloro che avranno bisogno di voi, soprattutto quando solo la parola della fede che pu rispondere alle loro attese, che pu riempire le loro gioie. Da ultimo, affido a voi, dalle mani del nostro pastore, il vostro nuovo parroco, don Valry, perch possa sempre contare su ciascuno, per le cose pi ordinarie, come per quelle pi elevate, perch ogni sacerdote, che chiamato padre da tutti, anche sempre figlio della Chiesa, e di ciascuno; che possa vantarsi della sua comunit come ci si vanta della propria famiglia, in cui anche i difetti e i litigi sono un dono per crescere. A don Valry lascio questa consegna che ho sempre sentito come un programma di vita pastorale - con i versi di p. Turoldo: Tu sei la possibilit di una viva solitudine, e il tuo sacerdozio unoasi dove essi hanno il diritto dapprodare dalle loro fatiche Ci incontreremo ogni volta che la preghiera ci render solidali, e che in particolare lEucaristia ci far fare viva memoria del Risorto, che cammina nei miei, nei vostri sentieri... Vi abbraccio! Carmine, prete (14 maggio 2005)

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Indice
Premessa Due di loro erano in cammino... Tanti auguri scomodi... Dammi, Signore, un'ala di riserva... Quando viene il tempo... Per loro non c'era posto... La pietra rotolata Dal Calvario alla luce Natale: un cammino di pace Dalla testa ai piedi... Da una notte di solitudine... Il coraggio di cambiare Pace a voi! Indice 3 5 7 9 11 13 15 17 18 19 21 23 25 27

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L'autore della presente opera a disposizione per continuare ogni segnalazione che si rendesse necessaria, e soprattutto per continuare insieme il dialogo cui invitano queste parole. Per ogni contatto, rivolgersi a: Carmine Miccoli via verso Tollo, 204 66010 Canosa Sannita (CH) Italia e-mail: carmine.miccoli@gmail.com

Prima edizione elettronica: 9 ottobre 2006 www.lulu.com 28