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Nei primissimi mesi di vita i bimbi si relazionano quasi esclusivamente con adulti in un ambiente molto ristretto. In seguito iniziano a interessarsi alla presenza di altri bimbi, ed soprattutto con lingresso nel gruppo dei coetanei, in genere alla scuola materna, che iniziano a maturare molte nuove abilit di socializzazione. Mentre nei confronti degli adulti il piccolo continua a trovarsi per molto tempo in posizione di dipendenza, allinterno del gruppo di eguali, trovandosi alla pari con gli altri, egli avr loccasione di sviluppare poco per volta la sua autonomia, il senso della solidariet, della giustizia e della reciprocit, e dovr imparare una gran quantit di nuove regole e di nozioni che sono indispensabili alla collaborazione tra pari. Osservando i gruppi di bambini di et tra i tre e i sette anni circa, si pu notare che essi tendono ad avvicinarsi gli uni agli altri, ma non hanno la capacit di cooperare tra loro. In questo periodo si distinguono due stadi. Allinizio, verso i tre anni, i bambini tendono a concentrarsi ciascuno sul proprio gioco, anche in presenza dei compagni: parlano commentando ci che stanno facendo, oppure, al massimo, imitano qualche vicino, ma sempre essenzialmente senza la volont di interagire. Ognuno ha bisogno di farsi sentire, ma il chiacchierio collettivo provocato dalla presenza degli altri non ha la funzione di scambiare informazioni. Ognuno gioca per proprio conto e parla da solo. Poi, a partire dai 4 o 5 anni, inizia una seconda fase in cui i piccoli iniziano a interagire gli uni con gli altri, prima a due a due, poi in gruppi pi numerosi. Leducatore potr intervenire solo in piccola parte per favorire questo processo, magari mostrando ai bambini come riunirsi in un girotondo, o in altre attivit comuni. Saranno soprattutto le interazioni spontanee, e in particolar modo i conflitti, che indurranno i bimbi a rendersi conto della presenza dei compagni, i quali magari impongono un proprio gioco, oppure si impossessano di un giocattolo ambito, e cos via. Si tenga conto che a questa et dal punto di vista delle abilit cognitive (di pensiero) il bambino si trova ancora in una fase di egocentrismo, in cui difficilmente riesce a percepire che gli altri hanno punti di vista o bisogni diversi dai propri. Attraverso i piccoli scontri con gli altri, il bambino si accorger poco a poco che gli altri bambini esistono e non si possono maneggiare a piacimento come giocattoli. Imparer a tenere conto della personalit e dei desideri altrui, e i conflitti apriranno la strada ai riavvicinamenti. Daltronde, entrando nella scuola materna, il bambino tende a trasferire sulle maestre i sentimenti e gli atteggiamenti che in famiglia sono riservati ai genitori: cercher lattenzione e la protezione degli adulti, che ammira e dai quali dipende, e ogni altro bambino apparir come un rivale. Allinizio il bisogno di dipendenza molto forte e ogni spartizione pu apparire intollerabile, cos come pu avvenire a casa tra i fratellini. Ciascuno avr desiderio

di emergere, di ottenere lattenzione su di s, di appropriarsi di oggetti e giocattoli che vede maneggiare dagli altri. Lintensit e le modalit di tali reazioni possono variare a seconda della qualit delle relazioni che il bambino sperimenta in famiglia, ma momenti di ostilit verso i coetanei sono normali, e devono preoccupare solo quando laggressivit persistente o eccessiva. Come nascer dunque la capacit di entrare in relazione nel gruppo? Inizialmente, come detto, vi saranno brevi comunicazioni due a due e, molto spesso, sar proprio lostilit verso un terzo a creare la coesione. I bimbi piccoli provano sentimenti di amore e di ostilit verso la stessa persona o oggetto allo stesso tempo o in rapida successione, e questa ambivalenza allinizio difficile da integrare. Capiter che due bimbi condividano la stessa emozione di ostilit verso un terzo: potr essere un primo sentimento di solidariet, che ben presto lascer spazio a fini pi costruttivi. I bimbi scopriranno il piacere di stare o fare qualcosa insieme e la reciproca simpatia sostituir lostilit verso lescluso. Una volta scoperto il piacere di agire insieme, i comportamenti amichevoli prenderanno rapidamente il sopravvento su quelli ostili e i bambini inizieranno a desiderare la compagnia degli altri durante i giochi. Ad ogni modo, ci vorr ancora qualche anno perch gruppi di coetanei siano in grado di interagire spontaneamente rispettando delle regole di gioco e comprendendone il significato. La capacit di una vera e propria cooperazione nel gruppo si presenta solamente a partire dai 7 anni circa in poi, e matura entro i 10, 11 anni. Al di sotto di queste et i piccoli giocando insieme si trovano ad applicare le regole ciascuno a modo proprio, non hanno la preoccupazione di sorvegliarsi a vicenda, n di competere, vincere o perdere. Il piacere che traggono dal gioco essenzialmente motorio (lanciare la palla, saltare, ecc.) e non ha un fine sociale. Questo accade semplicemente perch i bimbi entro i 6 anni non hanno ancora la capacit mentale per comprendere il senso delle regole e dei giochi sociali. Si potr osservare ad esempio che essi non rispettano i turni di gioco: semplici giochi come la settimana, che prevede di cedere il posto al compagno quando si sbaglia, sono difficilissimi perch i bimbi faticano ad abbandonare il campo al momento dovuto. Ma non si tratta di egoismo o cattiveria, piuttosto una reale impossibilit di comprensione: la successione dei turni implica unoperazione mentale logica, la seriazione, di cui essi non sono ancora capaci, per cui non riescono a rappresentarsi che se giocano per primi dopo toccher ad un secondo e poi a un terzo, e poi nuovamente a loro, cos come molto difficile posticipare una gratificazione perch ancora non completamente padroneggiato il concetto stesso del tempo, ed difficilissimo quantificare la durata di unazione e/o dellattesa. Dunque la percezione delle regole di interazione sociale e, di conseguenza, il senso morale si modificano nel tempo seguendo la crescita intellettiva del bambino. Allinizio il parametro di riferimento per stabilire se un comportamento buono o cattivo la norma imposta dai genitori, dato il prestigio di cui godono gli adulti. Paradossalmente i bimbi pi piccoli considerano importantissime e indiscutibili le regole, anche se non ne afferrano n il senso n la necessit e anche quando di fatto le trasgrediscono (talvolta senza rendersene conto).

Tornando allesempio delle regole di un gioco, i pi piccoli, interrogati al riguardo, immaginano che esse siano state inventate da un qualche grande personaggio e che per questo siano inviolabili (riferimento allautorit adulta). A 10 anni la situazione completamente cambiata: lapplicazione della regola che inviolabile, non il suo contenuto in quanto tale, poich essa stata inventata a seguito di un accordo tra i bambini che pu essere modificato se tutti i giocatori lo concordano. Un altro esempio si pu avere osservando come i bambini valutano la condotta altrui. Anche se per quel che riguarda se stessi a partire dai 3, 4 anni iniziano a distinguere ci che hanno fatto apposta da ci che gli accaduto di fare per sbaglio, prima dei 6 anni essi non riescono a tenere in considerazione lintenzionalit o meno dei comportamenti degli altri e valutano la gravit delle azioni altrui in base alle conseguenze oggettive. pi grave rompere per sbaglio un vaso prezioso che non fracassare volontariamente un bicchiere. E ancora: una bugia pi riprovevole se il contenuto si discosta molto dalla realt (non si considera il fine o il motivo per cui laltro ha mentito), oppure se la si racconta a un adulto anzich a un altro bambino, oppure ancora di pi se viene scoperta. Anche riguardo a questi aspetti, la situazione si modificher radicalmente con la crescita: dai sette, otto anni in avanti i progressi decisivi dellintelligenza del bambino finiranno col modificare radicalmente anche il suo comportamento sociale.

http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/sviluppo_sociale.htm

Sviluppo sociale Il processo di socializzazione inizia fin dalla primissima infanzia, dopo la nascita, e progredisce durante l'infanzia e l'adolescenza tramite i complessi processi di apprendimento che conducono l'individuo ad assumere modelli di comportamento simili a quelli degli altri individui che formano il suo gruppo di appartenenza. La definizione di socializzazione di Brim quella classica: la socializzazione quel processo mediante il quale gli individui acquistano le conoscenze, le abilit, i sentimenti e i comportamenti che li mettono in grado di partecipare, quali membri pi o meno efficienti, alla vita sociale. Il divenire sociale viene fatto coincidere con l'adattamento dell'individuo alla societ e con l'assunzione di ruoli sociali, adattamento che si realizza mediante processi di apprendimento sociale. Gli orientamenti teorici nell'analisi del processo di socializzazione sono la teoria dell'apprendimento sociale, l'approccio psicobiologico e la teoria dell'attaccamento.

La teoria dell'apprendimento sociale (che si rif al paradigma di Skinner S-R, soprattutto per quanto concerne il concetto di rinforzo), considera il neonato come dotato di bisogni fisiologici fondamentali, che vengono soddisfatti dall'adulto che si prende cura di lui: la fame e la sete vengono soddisfatte con cibi e bevande. Il bambino associa tali rinforzi alla presenza della madre che diventa cos un rinforzo secondario e acquista valore di ricompensa (inizialmente la ricompensa sar solo il suono e il modo di abbracciare, di seguito il vero rinforzo diventer la madre come persona specifica). Secondo Sears, quando verso la fine del primo anno di vita il bambino avr stabilito un rapporto di dipendenza dall'adulto (sempre secondo il paradigma SR), quest'ultimo comincer a fare tutto per creare l'indipendenza nel bambino, diminuendo l'interazione con lui; la frustrazione che ne segue porter il bambino a riprodurre i comportamenti materni che sono stati maggiormente gratificanti, imitandoli; attraverso l'imitazione e le identificazioni si realizza il progressivo inserimento del piccolo nel mondo sociale. Secondo l'approccio psicobiologico, invece, l'organizzazione dello sviluppo quasi esclusivamente mediata da fattori biologici innati. Il nucleo della nuova teoria degli istinti (Moltz) il concetto di modello di azione predeterminata: i modelli di azione predeterminata (MAP) sono unit che compongono l'istinto e si presume che vengano codificati nel patrimonio genetico dell'organismo, e vengono definiti da Moltz stereotipati, spontanei, indipendenti sia dal controllo esterno che dall'apprendimento individuale. I MAP sono gli elementi base su cui si costruisce l'apprendimento, che consiste nel combinare unit di base in modelli diversi tra loro e d'ordine pi elevato; le unit di comportamento, codificate geneticamente, non variano e non sono soggette a modifiche ambientali. Lo sviluppo del comportamento sociale (all'inizio, il rapporto tra madre e bambino) viene spiegato in termini di comportamento istintivo che in determinati periodi critici ha pi possibilit di affermarsi. Nash sostiene che esistono due periodi critici nello sviluppo del comportamento sociale dell'uomo: il primo riguarda il periodo dalle sei settimane ai sei mesi (imprinting), il secondo dura fino ai tre anni ed il periodo in cui si creano legami affettivi e sociali pi vasti. La teoria dell'attaccamento (Bowlby) sostiene che la ricerca della vicinanza con un altro essere della propria specie viene considerata come una predisposizione innata da cui dipende lo sviluppo sociale. Prendendo spunto dalla teoria Darwiniana, Bowlby spiega il primo sviluppo sociale come un passaggio da sistemi semplici a sistemi sempre pi elaborati; il modo attraverso il quale questi modelli vengono elaborati dal bambino sono il risultato dell'interazione fra l'ambiente specifico e il grado di sviluppo generale del bambino. Per quanto

riguarda i comportamenti di attaccamento, Bowlby li distingue in due classi: quelli di segnalazione (sorriso, pianto etc) e quelli di accostamento (aggrapparsi, seguire); entrambe le classi svolgono la funzione assicurare contatto fisico e vicinanza con la madre, la cui funzione biologica non il nutrimento ma la protezione (e asserendo questo, l'Autore si rif agli esperimenti di Harlow sulle scimmie allevati con surrogati della madre). La Ainsworth contribuisce alla teoria di Bowlby analizzando il comportamento esplorativo del bambino, che sembrerebbe in contrasto con il suo bisogno di protezione materna: il fatto che il bambino esplori con tranquillit e che "usi" la madre come base per l'esplorazione viene assunto come un criterio di attaccamento scuro. L'identificazione rappresenta un aspetto fondamentale del processo di socializzazione, e si attua quando il bambino dopo aver formato un legame profondo con determinate persone, desidera attenersi alle loro modalit di comportamento ed evitare la loro disapprovazione per una sua eventuale condotta impropria. Il bambino tende via via ad incorporare le loro modalit di comportamento, identificandosi con esse. Il compito della socializzazione risiede all'inizio nella famiglia: l'influenza dei familiari si manifesta nella tendenza del bambino ad imitare i loro modi di comportarsi; l'intero processo che porta il bambino a pensare, sentire ed agire come se le caratteristiche di un'altra persona fossero le proprie si chiama appunto identificazione, e si definisce modello la persona con la quale il bambino tende ad identificarsi. Un insieme di ricerche che fanno capo al lavoro di Bandura e Walters procede dall'ipotesi che i termini identificazione e imitazione si riferiscano allo stesso insieme di fenomeni del comportamento e allo stesso processo di apprendimento, e che non sia utile distinguerli. Entrambi i termini, secondo gli Autori, si riferiscono al modo in cui vengono acquisiti i modelli del comportamento sociale, tramite un processo che pu essere definito apprendimento osservativo; hanno dimostrato infatti che tramite la sola esposizione ad un modello e la possibilit di osservarlo compiere determinate attivit i bambini acquisiscono nuove risposte che eguagliano quelle del modello e che possono essere riprodotte non solo in quel preciso momento ma anche essere replicate in un momento successivo. Una componente importane del processo di sviluppo sociale l'apprendimento dell'identit del genere sessuale; l'identit di genere si riferisce al significato precoce riferito al corpo del proprio Io come maschio o come femmina. L'importanza dell'identit del genere venne chiaramente riconosciuta da Freud, che assegn grande significato alla scoperta da parte del bambino delle differenze morfologiche dei genitali esterni dei maschi e delle femmine, dimenticando per che l'identit di genere qualcosa che esiste gi per l'ambiente sociale, molto prima di esistere per il bambino singolo (le madri

hanno un trattamento diverso per i maschi e per le femmine, indipendentemente dal riconoscimento in seguito della propria identit di genere da parte dell'individuo). Una spiegazione alternativa dell'identit di genere viene dallo studio di Kohlberg, il quale afferma che il concetto del ruolo sessuale nel bambino si sviluppa attraverso stadi specifici, paragonabili a quelli di altre aree dello sviluppo cognitivo (Piaget): il bambino arriva a identificare la categoria del genere nello stesso modo in cui arriva ad identificare altre categorie concettuali mediante un processo di sviluppo intellettuale che dipende dalla maturazione e dall'interazione con l'ambiente. La famiglia, che ha la funzione di soddisfacimento dei bisogni espressivo-emotivi per tutti i componenti, la sede di una particolare dinamica di rapporti interpersonali. Lo studio delle dinamiche familiari stato affrontato da parecchi autori: particolarmente significative in questo ambito sono la teoria di Ackerman e quella di Boszormenji-Nagy. Ackerman propone un modello in cui la famiglia appare come oggetto unitario di analisi: lo studio della "psicodinamica della vita familiare" si articola secondo l'autore attorno a tre principali aree problematiche: la dinamica di gruppo della famiglia, i processi dinamici dell'integrazione dell'individuo nel suo ruolo familiare, l'organizzazione interna della personalit individuale e il suo sviluppo nel tempo. Boszormenji-Nagy analizza i meccanismi attraverso cui dalla dinamica interna del gruppo nel suo insieme possono scaturire modalit di rapporto basate sullo scambio e la reciprocit contrapposte a quella della "irrelatezza".La socializzazione, infine, non un processo che coinvolge solo due individui, l'adulto e il bambino, ma intervengono di solito altre persone, quali l'altro genitore, i nonni, i fratelli (che costituiscono l'uno per l'altro un livello di confronto, che determina il modo in cui ciascuno valuta le richieste e le ricompense provenienti dai genitori). Anche il gruppo dei coetanei contribuisce al processo di socializzazione dell'individuo, ed importante soprattutto nell'adolescenza: pu convalidare, tramite il consenso comune e il senso di intimit l'identit personale dell'adolescente alla ricerca di un pi stabile ruolo sociale; assolve dunque alla funzione di essere uno schema di riferimento preciso nella fase di transizione dell'individuo verso ruoli adulti. La scuola, infine, facilita il passaggio dalla imitazione di modelli personali a quella di modelli di posizione sociale (l'insegnante, che quanto pi avr un atteggiamento distaccato, tanto pi contribuir ad accelerare questo processo).

Nella scuola l'individuo, in particolare se proviene da una cultura differente dalla classe media, si trova per la prima volta ad essere costretto a scegliere tra i valori sociali della propria classe e quelli della classe media che si riconosce nel sistema scolastico. Questo pu disturbare la comunicazione tra famiglia e scuola, e all'interno della famiglia, tra l'individuo e la famiglia stessa. Ci pu ostacolare il processo di socializzazione del ragazzo. Se tale scontro insanabile, il processo di socializzazione avr maggiori difficolt e ci potrebbe portare verso forme di devianza pi o meno pronunciate.