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STATO GENERALE: PRECARIO!

Napoli 12 settembre 2011

In Campania il 66% dei giornalisti si divide tra abusivi, collaboratori a progetto e stagisti mentre il 23% non ha unoccupazione. La media delle retribuzioni si aggira tra i 300 e i 500 euro mensili, con un 37% che guadagna da 0 a 550 euro mentre il 36% non ha remunerazione alcuna. In un anno e mezzo di attivit, con il contributo ormai di circa 200 iscritti, il Coordinamento dei giornalisti precari della Campania riuscito a portare al centro del dibattito sulla professione il tema del precariato. Prima di noi il nulla. Gli organismi di categoria hanno assistito allo smantellamento progressivo di diritti e garanzie, arroccandosi nella difesa esclusiva di un contratto nazionale collettivo che rappresenta una percentuale sempre pi marginale di colleghi ben pagati e tutelati. I colleghi precari guadagnano molto meno non perch siano meno bravi. Anzi svolgono un lavoro decisivo. Da uno screening fatto sulle principali testate cittadine risulta che il loro contributo alla realizzazione dei giornali incide per pi del 50 per cento, e il dato di gran lunga maggiore per realt editoriali pi piccole. Quando non sono "abusivi" per nulla retribuiti li chiamano free lance, pi che per libero professionista un sinonimo edulcorato di "sfruttato", costretti al

regime di partita iva con un guadagno massimo di 500 euro mensili, svolgendo a tutti gli effetti un lavoro subordinato. Non si pu pretendere che siano i singoli a esporsi. Si pu biasimare chi non denuncia nel timore di mettere a rischio il pur misero guadagno mensile? Il coordinamento ha scelto di trasformare il lamento sotto voce in un insieme di rivendicazioni collettive. Lo ha fatto realizzando dossier-inchiesta sulla professione e a partire da questi avanzando una serie di proposte concrete. ACCESSO ALLA PROFESSIONE Una delle cause dell'altissimo livello di disoccupazione che si registra nel settore giornalistico rappresentato dall'accesso alla professione. Risuona nelle mente di tutti i precari la frase pronunciata dal collega pi esperto e contrattualizzato: In questo mestiere si fa la gavetta gratis. Un'evidente ingiustizia che, per, fino all'inizio degli anni '90 ha in qualche modo funzionato. Dopo anni di questa gavetta, era un passo quasi certo l'assorbimento nell'organigramma della testata. Oggi, con la crisi dell'editoria, questo sistema ha dimostrato di non funzionare. Gavetta oggi significa lavoro abusivo a tempo indeterminato. Invece di assorbire i propri collaboratori, gli editori preferiscono rivolgersi sempre a nuovi aspiranti giornalisti, che in cambio dell'agognato tesserino lavorano gratis per anni. Una situazione resa ancora pi critica dalle scuole di giornalismo. In Italia ce ne sono una per regione, tranne in Campania, dove ne esistono due. L'intervento del CGPC ha contribuito ad impedire che fosse istituito un master in giornalismo enogastronomico, equiparabile a un anno di praticantato, e che fosse aperta una terza scuola di giornalismo ad Avellino, all'indomani della

morte di Biagio Agnes. Uno studio del CGPC presentato nel dicembre del 2010 ha dimostrato che i professionisti creati dai due master di giornalismo campani (Napoli e Salerno) non sono assorbiti dal mercato. Solo l'1,3 per cento dei partecipanti ai master da noi intervistati dichiara di avere un contratto a tempo indeterminato. Il 25 per cento disoccupato, mentre quasi il 60 per cento dichiara di lavorare in condizioni di precariato. Di contro, il 75 per cento di queste persone, ha ammesso che durante i periodi di stage previsti dai master, ha svolto mansioni da redattore. Quindi, i master in giornalismo rappresentano l'occasione per gli editori di poter contare su unit lavorative a tutti gli effetti senza alcuna certezza di occupazione per i lavoratori. Ci chiediamo come l'Ordine, sia a livello nazionale che locale, sia potuto essere cos miope, da sottoscrivere la nascita di cos tante scuole. Ci chiediamo anche come Assostampa Campania possa credere che l'accordo sull'apprendistato possa rappresentare un'azione di contrasto alla disoccupazione. Ancora una volta, saranno gli editori a beneficiarne, perch potranno incassare 5mila euro per ogni apprendista. Sar soltanto un modo dare una forma di legalit ai tanti esempi di abusivimo all'interno delle redazioni giornalistiche, anche questa volta senza alcuna assicurazione di impiego per il lavoratore. Inoltre, esiste un'enorme platea di giornalisti pubblicisti che, pur lavorando quotidianamente, non riesce a ottenere il praticantato. Le istituzioni giornalistiche dovrebbero trovare un modo per permettere a queste persone che del giornalismo hanno fatto il loro lavoro, di poter

avanzare professionalmente e di non restare alla merc di editori che promettono praticantati. Parliamo dell'universo dei collaboratori esterni che, come dimostrato da un'altra nostra ricerca, scrive ben oltre la met degli articoli sui nostri quotidiani. E la situazione ancora pi grave e incerta nelle televisioni e nel Web. Per le prime l'aggravante lo scarso controllo sui contributi a pioggia elargiti ogni anno dal Corecom Campania, per i secondi invece scarso, pressoch inesistente, il controllo di Ordine, sindacato e Inpgi: l'istituto di previdenza, pronto a sanzionare i colleghi che non pagano la gestione separata, terrorizzandoli con cartelle esattoriali, si guarda bene dal punire gli editori-predoni. Il CGPC invita a una riflessione sull'ultima ruota del caro delle aziende editoriali: gli aspiranti giornalisti. Vittime di un vuoto normativo, perch giornalisti di fatto eppure non riconosciuti dalle istituzioni di settore sono coloro che maggiormente subiscono illeciti e ricatti. Ci sono giunte decine di segnalazioni di ragazzi che dopo aver collaborato per anni con una testata non hanno visto nemmeno riconoscersi gli articoli scritti, senza potersi, quindi, neanche iscrivere all'ordine. Inutile dire che, nella quasi totalit dei casi gli aspiranti giornalisti non sono pagati, neanche con un rimborso spese. Questo sistema permette agli editori di avere il coltello dalla parte del manico di ricorrere sempre a nuovi aspiranti giornalisti nel momento in cui quelli abusivamente in organico accampino seppure piccole e ragionevoli pretese. Per contrastare questo malcostume, il CGPC propone l'istituzione di un registro dei collaboratori esterni, con il controllo incrociato di Inpgi, Assostampa e Ordine. In questo modo, potr sempre

essere monitorata la posizione professionale e fiscale del soggetto. Crediamo che questo sia un modo anche per regolamentare il mercato del lavoro in quanto gli editori, costretti a investire sui collaboratori esterni, non saranno pi portati a vendere illusioni a chi, purtroppo, rester sempre ai margini del settore. RAPPRESENTANZA I Comitati di redazione delle testate giornalistiche regionali, pur apprezzando pubblicamente il lavoro svolto dal CGPC non hanno mai risposto ai nostri inviti, n per quanto riguarda una forma di rappresentanza per i collaboratori esterni, n per quanto riguarda la proposta di sciopero da indire a difesa dei diritti dei giornalisti precari. Il CGPC chiede che allinterno dei CdR di ogni redazione siano presenti rappresentanti dei giornalisti precari e dei collaboratori esterni, in numero proporzionale alla presenza di precari ed esterni che lavorano per le singole testate. CORSI DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO Premessa la necessit per tutte le categorie professionali di avere la possibilit di una formazione qualificante e continua per meglio svolgere il proprio lavoro ed quindi meglio assolvere al proprio dovere nei confronti della collettivit, sarebbe opportuno istituire dei cicli di formazione e aggiornamento anche per i giornalisti campani, anzitutto i free lance, categoria meno tutelata nellambito della professione e dunque maggiormente esposta al rischio di esclusione dai processi produttivi. In questo modo, oltre che dare un impulso importante alla qualit dellinformazione, si andrebbe a colmare il gap culturale con i colleghi delle altre regioni italiane che invece possono

gi usufruire di queste possibilit. Lobbiettivo quindi uniformare lofferta formativa sullintero territorio nazionale. Ancora una volta la regione di riferimento la Lombardia, dove sono stati attivate decine di corsi: freelance 2.0 "Digital video Web e Mobile"; work shop sul giornalismo dinchiesta televisiva; video impaginazione Quark Xpress; corsi base e avanzato di Internet e Multimedialit; Videogiornalismo per la rete; work shop in ambito deontologico; work shop di giornalismo scientifico. RETRIBUZIONE Secondo unindagine condotta dal CGPC, lincidenza dei collaboratori esterni nei quotidiani regionali supera il 50 per cento, a fronte di una retribuzione inadeguata e mortificante. Infatti il pagamento varia dai 5 euro lordi per un lancio di agenzia ai 20 per un articolo sulla carta stampata. Ancora pi grave la situazione di giornali e redazioni on line dove diffusa in maniera generalizzata lassenza di un compenso per pezzo e foto, anche per le grandi testate. Una situazione ancor pi grave nelle televisioni e nelle radio. Lemittenza locale, soprattutto quella che percepisce i finanziamenti regionali del Corecom, spesso protagonista di evidenti violazioni contrattuali. Alcune radio e tv sfruttano redattori e collaboratori con paghe da fame e, in alcune casi denunciati in maniera anonima, anche attraverso prestazioni gratuite. Questo quadro stato denunciato da noi non ieri, ma gi nel febbraio 2010. Nel corso della prima iniziativa pubblica del Coordinamento abbiamo fornito i dati di unindagine conoscitiva sullo stato della professione in Campania: il 66% dei giornalisti si divide tra abusivi, collaboratori a progetto e stagisti mentre il 23% non ha unoccupazione. La media delle retribuzioni si

aggira tra i 300 e i 500 euro mensili, con un 37% che guadagna da 0 a 550 euro mentre il 36% non ha remunerazione alcuna. Si tratta di numeri che denotano una precariet nella precariet se si vanno a guardare le cifre dei colleghi con contratto co.co.co in Veneto: circa 8mila euro di reddito allanno. Da Nord a Sud, invece, si definisce con le diverse proporzioni territoriali un quadro di sfruttamento ormai insostenibile che mette a rischio la stessa qualit del lavoro e la libert dinformazione. Per questo motivo, il CGPC chiede listituzione di un tavolo Sindacato-Editori per stilare minimi tariffari sostenibili per gli editori e, al tempo stesso, dignitosi per i giornalisti precari. Questa proposta arrivata sul tavolo di Assostampa Campania il 28 giugno del 2010 nellunico incontro con il sindacato avvenuto dopo nostra richiesta. Nonostante lassenza di una risposte concreta crediamo che questo tavolo sia urgente con il coinvolgimento dei Comitati di redazione. A tutto ci va ricostruito un sistema di controllo reale da parte degli organismi professionali preposti SERVIZI E TRASPARENZA, TUTELA LEGALE La mancanza di servizi uno dei principali problemi in Campania per i giornalisti. A differenza della stragrande maggioranza delle Assostampa italiane, quella campana non offre convenzioni degne di questo nome. Vista la tendenza oramai consolidata di un certo mondo politico e imprenditoriale di intraprendere la strada della querela per intimidire il cronista, riteniamo che Assostampa e Ordine, in virt di quella libert di stampa che dovrebbero tutelare, avrebbero dovuto da tempo mettere in campo un pool

di civilisti e penalisti per supportare i colleghi in difficolt, in molti casi freelance lasciati assolutamente soli dagli editori. Altra questione la tutela contabile e contribuitiva: i giornalisti campani non hanno uno straccio di convenzione coi commercialisti (eppure molte testate obbligano all'apertura di partita iva) e mai l'Inpgi in Campania ha effettuato seminari di aggiornamento su norme e tutele per i colleghi. Infine, la trasparenza: lo statuto di Assostampa Campania non pubblicato sul sito internet, n si conoscono le attivit avviate dal sindacato campano nel corso di questi anni. C' da chiedersi come mai Assostampa Campania abbia archiviato la funzione di controllo e di denuncia pubblica propria di ogni organizzazione sindacale e come mai l'Ordine dei giornalisti della Campania sia ormai da tempo totalmente supino alle volont delle scuole di giornalismo e poco attento alle necessit dei professionisti e dei pubblicisti. Se solo la tessera e il conseguente voto al momento del rinnovo degli organismi di categoria che contano, dichiariamo chiusa questa fase degna della peggior politica: il Coordinamento giornalisti precari continuer a tenere accesi i suoi riflettori all'insegna della trasparenza e della lotta allo sfruttamento.

NON BASTERA' UN CONVEGNO PER CANCELLARE ANNI DI DISINTERESSE. NESSUNA PACCA SULLE SPALLE DEI PRECARI FARA' DIMENTICARE INDIFFERENZA ED EGOSIMI.