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Biografia da anteporre allintervista Alessandro Tofanelli nato a Viareggio il 10 aprile 1959. Si diplomato all'Istituto d'Arte di Lucca.

a. Dal 1977 al 1980 ha soggiornato a Milano, frequentando l'Accademia di Brera. Dal 1977 inizia a collaborare all'illustrazione di vari riviste edite da Rizzoli e Mondadori. Nel 1975 vince il primo premio "La Resistenza" (il dipinto si trova nella Galleria d Arte Moderna di Lucca) e il primo premio "Concorso INA-Touring" a Palazzo Strozzi di Firenze. Nel 1984 vince il premio "Giotto d'oro"; nel 1987 vince il premio "Under 35" a Bologna, il premio "Onda Verde"a Firenze e il premio internazionale "Ibla Mediterraneo".

Tofanelli ha da sempre abbinato all'attivit pittorica quella di fotografo e videodocumentarista professionista. Numerosi sono infatti i suoi lavori video trasmessi dalle reti RAI (in programmi a sfondo naturalisticoscientifico come Onda Verde, Geo, ecc.), cosi come i suoi servizi fotografici sono stati ospitati spesso da pubblicazioni specializzate. Le sue opere pittoriche fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, nazionali e internazionali. Nel 2005 uscito il suo primo lungometraggio come regista, Contronatura, che ha vinto il Premio speciale della giuria al Festival di Viareggio Europacinema nel 2005 e il festival Nice di New York e San Francisco nel 2005-2006.

Alessandro Tofanelli - 08.09.10 Mi parli della sua formazione come pittore. Come si avvicinato a questa arte? La pittura in casa mia c sempre stata. Ho avuto la fortuna di avere un bravissimo zio scultore, Bruno Fili, che abitava a Pietrasanta ed era pi conosciuto nel mondo che nella nostra zona. Lui stato quello che fin da piccolino ha risvegliato in me certe curiosit, certe attenzioni. Gi allet di cinque anni mia madre mi portava nella sua bella casa, una delle prime case con disegno in stile americano, tutta a un piano, di legno, con una concezione molto allavanguardia. Vedendolo lavorare alle sue sculture capitava di venire a contatto con tanti artisti provenienti da varie parti del mondo. Oltre allinfluenza che questo ambiente cos culturalmente vivo pu avere esercitato su di me, mi sono reso conto fin da piccolissimo di avere uno spiccato senso del disegno e una propensione naturale per la prospettiva. Avevo uno zio che mi portava in giro per far vedere come ero bravo a fare le automobili, che disegnavo a partire da un fanale. Alle elementari gli insegnanti si erano accorti che cera qualcosa e hanno sempre cercato di mettermi nella condizione di poter disegnare. Ci fu un momento che mi segn : in seconda elementare vinsi un concorso di disegno . Nel prosieguo dei suoi studi ha scelto un indirizzo legato alle arti visive? Non stata una scelta immediata, in quanto nella mia vita anche la musica sempre stata importante. Da ragazzo ho suonato in un complessino e in seguito la musica ha sempre rappresentato uno strumento di concentrazione irrinunciabile per il mio lavoro.

Infatti sono arrivato alla pittura un po sdoppiato : fino alla fine delle medie ero indeciso se fare listituto darte o il conservatorio, fino al punto che lanciai la monetina e venne fuori listituto darte, nella fattispecie quello di Lucca. Qui, sia il professore di disegno dal vero che il professore di disegno professionale mi dissero che se volevo andare avanti con il disegno dovevo andarmene. E allora andai a Milano allAccademia di Brera. Visto che mia madre era vedova decisi che per potermi permettere gli studi avrei dovuto trovarmi un lavoro e mi misi a cercare qualcosa che fosse legato al disegno. Cominciai a fare il giro delle redazioni dei mensili, arrivando alla Rizzoli e alla Mondadori per collaborare come illustratore a due riviste di salute, Salve e Star bene. Era un lavoro che mi permetteva di restare a Milano e mi dava la possibilit di fare quello che volevo. Dalle riviste poi passai in maniera molto naturale alla pubblicit, visto che venni cercato da chi aveva visto i miei lavori di illustrazione. Come si sono realizzate le condizioni che la portarono a utilizzare in maniera pi autonoma le sue doti creative? Il salto di qualit avvenne con la scoperta dellaerografo, uno strumento del quale rimasi affascinato dopo avere visto una mostra sugli iperrealisti americani, artisti che lavoravano sia olio che acrilico e portavano avanti una tecnica e dei materiali nuovi che in Italia non si erano mai visti. Con i soldi guadagnati facendo il bibitaio mi comprai il primo compressore e la prima aeropenna, studiando tutta unestate per imparare a usarla. Preparai qualche lavoro e alla fine dellestate avevo un portfolio gi abbastanza ricco,con i lavori per leditoria e i lavori fatti con laerografo. Naturalmente non usavo solo laerografo, lo consideravo uno strumento che doveva servire a raggiungere degli effetti , da integrare con il resto del lavoro che era a pennello. Diventai quello che usava laerografo in Italia, vennero scritti anche degli articoli. Da l finalmente riuscii a tornare in Toscana e a portarmi il lavoro a casa. Fin da piccolo avevo sempre sognato di vivere in una casa nella macchia, capit questa occasione e fu cos che mi trovai nel mio habitat pi congeniale. Non ero pi obbligato a stare a Milano, che per uno come me era come stare in galera e allora inizi una nuova vita. Un nuovo modo di lavorare e di vivere. Avevo anche un altro sogno : quello di lavorare come pittore per conto mio. Lavorare nella pubblicit non era quello che volevo io, avevo bisogno della mia autonomia, di fare quello che sentivo io, senza dover per forza parlare bene di un prodotto. Inoltre sentivo che la pubblicit come la intendevo io non sarebbe durata a lungo perch cominciava ad arrivare il computer, che poi ha distrutto o peggiorato tanti aspetti qualitativi : infatti, mentre a certi livelli di rappresentazione come la cinematografia il computer ha fatto passi da gigante, nella pubblicit i tentativi di emulare il disegno o la pittura producono risultati molto discutibili. Fu in quella particolare situazione che il bisogno sempre impellente di dipingere e la presenza costante della pittura dentro di me emersero pi prepotenti che mai. Fu cos che cominciai a lavorare pensando alla pittura come ad un lavoro a tempo pieno e mi impegnai per trovare una galleria di riferimento con la quale lavorare e produrre delle cose. Questo avvenne e da l cominci lavventura della pittura.

Come si chiamava la galleria per la quale ha iniziato a lavorare come pittore? Era la Galleria Blue Chips di Lucca, che ora non c pi, presieduta da Omero Biagioni, un vero amante dellarte,colto, preparato, come non ce sono pi. Cominciai con lui. Per me fu un grande colpo di fortuna, anche se in questo caso alla fortuna non ci credo perch se uno le cose le fa in un certo modo e le cerca, poi piano piano arrivano. Senza dubbio fu unoccasione importante . Ero molto giovane e lui fece su di me un lavoro non solo di gallerista ma anche di comunicazione, permettendomi di andare alle fiere importanti, che erano ancora luoghi di incontro e non solo di vendita come adesso, dove si comunicava con gli altri galleristi,dove le mostre dei vari artisti facevano il giro delle varie gallerie. Si lavorava bene e si lavorava in tutta Italia. Le gallerie di qualit non erano tantissime, ma se uno aveva i numeri ci arrivava. Omero mi ha portato fino ad un certo punto e poi le nostre strade si sono divise : a unet avanzata come quella che cominciava ad avere Omero limpegno, la passione, il tempo e la forza, indispensabili per un gallerista,stavano diventando ancora pi onerosi. Questo la dice lunga sul fatto che non bastano i soldi per fare lavori come il gallerista o il produttore, dura poco in questo modo.

Che cosa ha scelto di rappresentare nelle sue opere e quali sono le scelte espressive che stanno alla base della sua produzione artistica? Da sempre racconto quello che conosco : nei quadri, nei documentari e anche nel film che ho fatto ho raccontato una storia nostra, una storia mia soprattutto, ma che riguarda un territorio e che racconta qualcosa che in tanti conosciamo. Nel mio lavoro c sempre stato il bisogno di raccontare e naturalmente a seconda di quello che utilizzo pittura, documentario o film - racconto in modi diversi. La pittura, nella sua essenzialit, mi costringe a fare un racconto che si limita allo spazio dove faccio il lavoro, che pu essere la tela o la tavola. Tuttavia, la pittura, a differenza della fotografia, che spesso nello spazio, come la musica : pi nel tempo, un divenire. Un dipinto si realizza nel tempo, non ha listantaneit della fotografia, che rappresenta una cosa che si vede, che c. La pittura va oltre, per quanto riguarda me interpretazione, racconto. Quando inizio a dipingere una tela quello che faccio mi si muove anche mentre lo faccio, non detto che quello che ho pensato inizialmente poi alla fine sia veramente quello che verr fuori a conclusione. E vero che chi lo vede lo vede nella sua conclusione , ma per me cambia proprio il modo e lapproccio nellesecuzione. Questo conferma anche la mia scelta stilistica di non essere un paesaggista : i miei paesaggi non esistono, mi sar capitato una volta o due di rappresentare un paesaggio reale. Io rappresento quello che il mio territorio : la Pineta, le case, il Parco, il Lago. Tuttavia non rappresento nulla di quello che esiste veramente, tutto ruminato, trasformato, ricostruito, perch io ho bisogno di pensare a quello che sto rappresentando, non posso limitarmi a ripeterlo altrimenti faccio una fotografia. Con la pittura voglio raccontare quello che il mio sogno ed esprimere la magia e il mistero che sono insiti in essa, cercando sempre di metterci attenzione, ricerca e dedizione totali.

Non a caso nelle ultime opere sono diventato ancora pi metafisico, andando ad esasperare la memoria e ad interpretare il sogno, andando a toccare quelle corde che possono creare nello spettatore delle sensazioni.

Che significato ha avuto per lei esporre i suoi quadri nel Magazzino dei Cereali a Migliarino,nel 2007, in un luogo cos particolare e cos immerso nei luoghi della sua produzione pittorica? Lo spazio dei Magazzini dei Cereali non un luogo deputato per le mostre. Tuttavia, penso che esistano altri spazi oltre a quelli istituzionalmente dedicati alle mostre, oltre ai musei: lo spazio diventa tale quando ci mettiamo dentro delle cose , siamo noi che lo facciamo diventare lo spazio per le cose. Il Magazzino dei Cereali un granaio,molto interessante dal punto di vista architettonico e rimasto inutilizzato da tempo. I proprietari hanno maturato lintenzione di utilizzarlo per eventi culturali di un certo tipo e io sono rimasto affascinato da questa idea. Spesso per in questo tipo di societ viviamo in una sorta di egoismo intellettuale, dove una volta che si risolto il nostro, ce ne freghiamo di tutto il resto Avere uno spazio dove si possono scambiare idee e vedere i lavori degli altri artisti per me invece stato importante. Per me era importante fare la mostra ma anche vedere cosa avrebbe portato, cosa sarebbe arrivato dopo in termini di attenzioni e di sperimentazioni. A parte la mostra sul Bosco del mito del 2006, che era una collettiva, dove ho esposto con un quadro, la prima vera mostra personale, quella del 2007, stata la mia. Per me stato importante farla, era importante farla l, perch a volte si lavora in tutto il mondo ma le persone che vedi tutti giorni non sanno nemmeno cosa fai. Ogni tanto diventa importante essere presenti nel proprio territorio. In conclusione sono state queste le due cose che mi hanno stuzzicato : mi sembrato positivo fare una cosa qui perch io sono qui e le cose che porto in giro per il mondo nascono qui e poi si trattava di uno spazio che poteva diventare interessante, per tutto quello che poteva arrivare, per gli stimoli. Il fermento culturale nato in seno ai Magazzini dei Cereali si evoluto solo parzialmente. Quali sono secondo lei le ragioni? Se tutti gli stimoli che erano in premessa non sono stati coltivati dipende dal fatto che questa iniziativa era una cosa molto privata, dove le due sfere, quella privata e quella istituzionale, erano separate. Per fare delle cose buone bisognerebbe arrivare al punto che le due sfere si incontrassero. Inoltre ci vogliono persone illuminate, soprattutto nellamministrazione. Lassessorato alla cultura dovrebbe essere il fiore allocchiello di ogni comune, se invece diventa latitante le cose si fanno ma come se non fossero state fatte. In ogni comune ci sono tante cose importanti, ma alla cultura bisognerebbe trovare veramente la persona giusta, appassionata,preparata, colta. Dare un assessorato alla cultura in mano a persone che non hanno grande dimestichezza con un certo tipo di gestione grave.

Qual il suo rapporto con la Natura, come fonte di ispirazione per i suoi quadri e i suoi documentari? Da piccolo mio padre mi portava nella macchia, insieme alla mia biciclettina con le ruotine. A quel tempo bastava entrare e dopo cento metri si trovavano subito i funghi, era una cosa incredibile. A Torre del Lago, mia madre aveva messo una tovaglia nella macchia e mio padre si accorse di essersi messo a sedere su dei porcini. Mio padre morto quando avevo dieci anni e di lui ho dei bellissimi ricordi. Era cacciatore e pescatore di lago e aveva un rapporto fortissimo con il lago e con il padule. Ho avuto la fortuna di incontrare una persona che mi ha fatto un po da padre, che ha colmato quella cosa che mi mancava, era un pescatore che aveva un retone sul lago e con lui ci ho passato tanto tempo, mi ha insegnato a mandare il barchino, in piedi, remando con un remo solo. Mi ha insegnato un sacco di cose. Piano piano ho messo insieme tutte queste cose e le ho elaborate. Bertold Brecht lautore di una frase condivisa anche da Silvano Ambrogi : Se vuoi essere universale parla del tuo paese . Anche a me venuto automatico pensare che se dovevo raccontare qualcosa dovevo raccontare quello che conoscevo. Ricordo che in occasione di un concorso mondiale tra tutte le scuole darte del mondo organizzato dal Touring Club e da Ina Assicurazioni, per il quale vinsi il primo premio, per la prima volta rappresentai bene il lago, come lo vedevo io, strutturato in un certo modo; anche in quel caso era un lago sognato, dove cerano le baracche per le barche e le cose abbandonate sui tetti e dove rappresentai i cacciatori mentre richiamavano gli uccelli. Si sentiva e si vedeva gi questo senso di abbandono e mi sempre piaciuto fare questo tipo di racconto. La stessa cosa avvenuta con i documentari. La prima cinepresa professionale lho presa da ragazzo, cominciando a girare cose sempre legate alla natura. Da l mi sono specializzato sui documentari naturalistici, che tra tutti i tipi di lavori, sono quelli che mi hanno dato pi soddisfazione, non come risultato del lavoro ma per il fatto stesso di realizzarli : mi d soddisfazione stare nellacqua , andare a cercare gli animali, vivere a contatto stretto con la natura.

Silvano Ambrogi nel 1991 scriveva su di lei : Si capisce che certi paesaggi nascono da giornate lunghe e solitarie , da frequentazioni assidue e partecipi, da amore violento ed esclusivo per i suoi luoghi. Lamore di Tofanelli per la Natura non la passione artefatta , il tributo cittadino a una moda che sta diventando orribilmente snob, ma ladesione piena allesistenza, allumanit. Per questo sarebbe sbagliato scambiarlo per un realista o un paesaggista, sia pure raffinato; certe composizioni geometricamente strutturate, richiamano con straordinaria tensione entit sublimi e astratte, misteriose e rasseneranti nello stesso tempo: il Silenzio e la Lontananza. Perch non si tratta soltanto di una Natura osservata e conservata dentro con ostinazione, intuendo lavvento truce dei massacratori. Lo vediamo, lo sappiamo bene: Tofanelli allude di continuo a un paradiso perduto o disperatamente sognato. Nella citazione lo scrittore migliarinese alludeva ai suoi quadri ; tuttavia, il riferimento ai massacratori e al paradiso perduto richiama alla mente il ritratto del territorio che emerge dai suoi documentari, ovvero quello di uno scrigno che sottoposto a minacce continue da parte delluomo. Il territorio pu essere predato : noi viviamo in un ambiente continuamente a rischio, il lago ormai un lago morto se lo confrontiamo con la variet che cera prima.

Io ho vissuto lultima parte buona del lago. Noi abbiamo ambienti bellissimi ma che hanno bisogno di interventi. Anche nei documentari che ho fatto, racconto che siamo di fronte a un ambiente artificiale, nel quale preesisteva una selva malarica. Con lintervento umano abbiamo fatto s che questo posto diventasse un posto eccezionale. Basti pensare che alle Lame in San Rossore c lacqua dolce a pochi metri dal mare, quando di solito salmastra. Non sappiamo quanto potr durare e se non vengono fatti interventi precisi si rischia di perderle. Per non parlare dellerosione e delle infiltrazioni. Il lago abbandonato da tempo e necessita di interventi. Prima gli interventi li facevano i cacciatori, ora ce ne sono pochi e possono far poco per via dei divieti che scoraggiano chiunque. Ma qualcuno lo deve fare. E impensabile che se devo filmare degli animali per Quark o per Geo io debba andare dai cacciatori, vuol dire che c qualcosa che non funziona. I cacciatori fanno bene, ma la parte pi sostanziosa che il Parco, dov? Non c. Non basta rinnovare le passerelle sopra il lago, bisogna intervenire dentro il Lago. Secondo me quello che conta il flusso di visitatori, pi gente viene meglio . Ho la sensazione che ci sia troppa ignoranza e che molti giochino su questa ignoranza : la gente arriva l e vede lacqua, nessuno dice niente e nessuno si immagina che unacqua morta senza nemmeno pi unanguilla. E lo stesso discorso che facevo prima per la cultura, se in certi ambiti ci sono degli amministratori che poi non sanno intervenire, i risultati sono questi. Anche due comuni politicamente diversi come Vecchiano e Viareggio dovrebbero fare in modo che ruoli chiave anche nel settore ambientale fossero affidati a persone adeguate e preparate. Se non ci sono tecnici nellamministrazione del parco il risultato poi quello che sotto gli occhi di tutti. Al posto delle sole posizioni politiche, sarebbe bene che ogni tanto venisse scelto qualcuno esperto nel suo settore, senza stare a vedere la sua appartenenza politica.

Con il documentario I giorni della paura stato testimone in presa diretta dellalluvione che ha colpito Nodica e Migliarino lo scorso Dicembre. Come ha vissuto questa esperienza, lesperienza di filmare una tragedia che si compie sotto i propri occhi? E partita per caso, quella mattina stavo andando allo studio a lavorare e al semaforo ho visto che avevano chiuso il ponte, mi sono affacciato e ho visto che il fiume stava per venire fuori. E stato automatico : sono tornato a casa, ho preso la videocamera e ho cominciato a filmare. In quel momento lurgenza era di voler registrare quello che stava succedendo, non cera ancora lidea di tirarci fuori un lavoro. Quando mi capita una cosa particolare la filmo e poi la metto in archivio, sapendo che mi servir. E normalmente mi serve, perch se arrivo al punto di filmarla vuol dire che ha gi qualcosa di forte. Mentre ero l ho assistito al momento in cui il Serchio calato di colpo e sembrava che tornasse indietro. E stato il momento che uscito. Il primo giorno stato un giorno molto lungo, mi sono spostato, sono andato sullautostrada e sul mare, ho raccolto tanto materiale. Nell82 cero gi passato, il Serchio ruppe proprio davanti a casa mia, rimanemmo allagati, ma eravamo pochi e ci rimisero solo i poveri tacchini dellallevamento Salviati. Levento ebbe poca risonanza, cerano solo i curiosi che venivano a vedere dove allagava lacqua. Questa volta invece stato tremendo. Ho cercato di avvicinarmi il secondo giorno, ma era fisicamente difficile avvicinarsi e non ti facevano avvicinare.

Ma pi trovavo intoppi e pi mi caricavo e allora nata lesigenza di tirarci fuori un lavoro. A differenza del film e dei quadri, dove sono io che decido le cose, nel documentario invece sono solo quello che registra le cose, raccogliendo e mettendo insieme i materiali. E venuto fuori questo lavoro,un lavoro difficile, che mi ha anche stancato molto e dove mi sono trovato molto solo. In verit si trattava di un lavoro che dovevi fare anche un po da solo, se ci fosse stata una troupe sarebbe stato tutto pi difficile e invece da solo riuscivo a infilarmi e a passare, se cera un vigile che non mi faceva passare allungavo passando da unaltra parte e riuscivo a lavorare comunque. Il lavoro che venuto fuori alla fine lunico documento che c, perch quelli dei telegiornali durano poco o sono stati fatti tutti nel solito posto, dove cera il punto di ritrovo o sullargine. Mancava una struttura che collegasse tutto e quindi filmare questo evento diventato una necessit. Ho intervistato le persone, dando spazio a tutti, era importante che parlassero proprio le persone che hanno subito i danni, da quello che aveva perso tutto a quello che aveva perso la baracca degli attrezzi . Ho intervistato anche gli operai delle fabbriche coinvolte e ho parlato con i proprietari. Ho dato spazio anche al Sindaco di Vecchiano, al consorzio di Bonifica e alle forze dellordine. Alcune cose sono incredibilmente belle, nonostante si parli di una tragedia. Quando sono entrato con la barca nelle pioppete , dove cerano tre metri dacqua e ho filmato il grande uliveto che si vede dalla Traversagna, sembrava di essere in Thailandia, in un altro posto. Era una magia un po sinistra,quella magia che ti prende e ti tira a s: girare intorno a queste case allagate, in questo enorme lago che si era formato - era il doppio del lago di Massaciuccoli - vedere le montagne come se ci fossero sempre state, la neve, il sole che rare volte appariva

Dopo il film Contronatura ha in serbo altri progetti cinematografici? Dopo Contronatura ho scritto altre cose per poi sono ritornato ad un progetto che sto finendo ora e che vorrei realizzare. Contronatura mi ha aperto una porta, uno spazio dove io sono entrato e che potrei esplorare in molti modi. Contronatura aveva una sua struttura ed era una storia precisa, con laggiunta di quegli elementi fantastici che sono legati intimamente alla natura. La natura, da personaggio attivo quale era nel mio primo film, in questo nuovo lavoro diventa un personaggio forte che si muove insieme ai protagonisti, affiancata dallelemento fantastico come elemento portante. E una storia dove c questo ritorno fortissimo alla natura e soprattutto al nostro territorio. Io continuerei a raccontare il nostro territorio, ma in un altro modo : pi rigoroso, ancora con meno concessioni, senza sbavature. E un lavoro che vorrei realizzare perch lo sento necessario, a differenza di altre cose che ho scritto e che devono sedimentare.

In base alla sua esperienza decennale di artista come giudica il panorama culturale italiano? La mostra di Migliarino ha dimostrato che a differenza di cose che puoi fare in giro per il mondo e che realizzi in breve tempo fare la stessa cosa qui diventa pi complicato. Diventa tutto pi difficile, forse per il detto Nemo propheta in patria.

Mi rendo conto che se faccio una cosa a Madrid, a San Francisco o a Londra molto pi semplice che farla qui , come a Viareggio o a Pisa. E questo preoccupante, perch non riguarda solo me, non che se non ci sono io c qualcun altro. Non c proprio niente. Vengono riproposte solo mostre di artisti del passato, come Chagall e Mir a Pisa, per fare un esempio. E giusto che chi non li conosce li veda, ma sono convinto che parallelamente dovrebbero esistere manifestazioni legate ad artisti viventi. Nella nostra societ si ormai consolidata la tendenza ad organizzare mostre di grandi autori non pi viventi, quando invece la storia dellarte andata avanti con grandi mostre di autori vivi. Basti pensare agli impressionisti, ai macchiaioli, allespressionismo : tutti i movimenti artistici europei e le grandi mostre erano fatte di artisti viventi. Ora una grande mostra si fa su Caravaggio, che va benissimo, ma sembra quasi che per arrivare ad avere unattenzione di un certo tipo bisogna esser morti. E questo un po triste. La pittura spesso viene bistrattata perch chi fa pittura oggi sembra una mosca bianca. Per esempio Fazio nella sua trasmissione della sera in tv non ha mai invitato un pittore o uno scultore, facendo quasi sembrare che la categoria non esista. In un mondo dove la televisione comanda tutto e dove si invitano solo giornalisti cantanti, musicisti, attori, scrittori e non viene mai invitato un artista,chiunque sia, vuol dire che c qualcosa che non funziona. Anche se lo fanno per pubblicit. E strano che in queste trasmissioni che vanno avanti per tutto lanno non ci sia mai una puntata dedicata a rappresentanti del mondo dellarte. Anni fa cerano trasmissioni dedicate a De Chirico, Vespignani, Guttuso, dove gli artisti venivano ripresi mentre dipingevano e si raccontavano. Questo non esiste pi ed un segnale pericoloso. E in base alla sua esperienza come regista quale immagine le ha restituito di s il cinema italiano? Anche nel cinema la situazione non diversa da quella che ho descritto pocanzi. Purtroppo fare un film oggi diventato difficilissimo perch bisogna trovare un sacco di soldi per girarlo. E un periodo che certe storie fanno fatica d essere accettate da chi ha in mano il potere di decisione, c un decadimento fortissimo, perch si predilige la realizzazione di storie di un certo tipo. C sempre stato il film di botteghino, di cassetta, ma dallaltra parte cera anche loccasione di sperimentare di pi. Se si pensa ai film che venivano prodotti vent anni fa e quelli che vengono prodotti ora siamo alla decima parte. Ora andare da una produzione di un certo tipo e presentare un certo tipo di lavoro difficile. Da noi si parla spesso del cinema americano, che ha ottenuto molti premi nellambito delle produzioni indipendenti, mentre da noi non ci riusciamo. E un problema italiano, non riusciamo a creare uno spazio di cinema indipendente, siamo tutti insieme , ma il primo che trova il modo di fare il suo film, manda tutti gli altri a spigare Le persone si fanno comprare facilmente. Questo vale un po per tutto. Esempre pi difficile portare avanti delle storie di un certo tipo; chiaro che se io domani presentassi un film del filone Moccia, avrei pi possibilit. Ma non nelle mie corde e credo che non mi riuscirebbe neanche. Sto sempre cercando di fare un percorso inverso e finch mi riesce cercher di portarlo avanti. Anche per il film che vorrei fare dovr arrivare al punto di mettere su una produzione mia e di farlo con i mezzi che ho. E far cos.

Ci sono degli attori con i quali ho parlato e che sarebbero disponibili a partecipare, limportante trovare questa forma di collaborazione per cui la produzione ci creda, accompagni e protegga il film. In Italia ci sono tre o quattro produttori nelle cui mani si accentrano gran parte dei progetti. Bisogna trovare altre soluzioni. Credo che questa nuova tecnologia ci dar una mano e questo vale anche per uno come me che sempre stato legato alla pellicola. Con lausilio di nuovi mezzi tecnologici, ci sar un abbattimento dei costi e allora forse ci sar la possibilit di produrre senza sottostare alle regole di quelle tre o quattro case produttrici. Unaltra nota dolente del nostro cinema la mancanza della distribuzione. Silvano Agosti, un regista ora inattivo, disse in unintervista che per risolvere il problema della droga bisognava farla distribuire alla Italnoleggio, societ pubblica di distribuzione italiana nota per le sue numerose operazioni fallimentari . Tanti lavori realizzati con i soldi del Ministero, quindi con i nostri soldi, rimangono in un cassetto. Spesso ci sono cose di eccelsa qualit che non vedremo mai. Abbiamo uno spazio ma non abbiamo niente da metterci dentro. Ne siamo sicuri? Se selezionamo bene, possiamo scoprire delle cose di qualit. Purtroppo stiamo andando sempre di pi verso un punto dove tutto si pu comprare Cos si arriva poco lontano.. a parte Visconti che ha distrutto un patrimonio per fare i suoi film e menomale lo ha fatto - nella maggior parte dei casi si tratta di gente piena di soldi che investe in operazioni fallimentari e brucia un sacco di soldi per niente. Anche nella pittura chiunque ha disponibilit di soldi si compra le cose, se vuole apparire in una rivista darte si compra la pagina. Prima invece cera una selezione, alcuni potevano, altri non venivano ammessi. I critici si rifiutavano di presentare alcuni pseudo -artisti. Ora qualsiasi critico, se pagato, scrive bene Andiamo a vedere nel mondo del cinema attuale Ci sono i soliti registi con i soliti produttori che fanno le solite cose e che si danno i premi tra loro Chi vuol proporre delle cose diverse viene giudicato privo di interesse e questo molto pericoloso perch ti mette in uno stato di regime, per cui c chi decide e dice Te s, te no! Lunica via di salvezza quella delliniziativa personale, finalizzata allinserimento in un gruppo di persone che cerca di proporre cose diverse e che cominciano a muoversi, sfruttando traiettorie diverse e canali alternativi ed inventandone di nuovi se necessario. Lattenzione azzerata. Se io, o altre persone come me, faccio una cosa dedicata al mio paese, a Vecchiano, e ci dedico la vita , il sudore e il sangue,sono sicuro che quando la rappresento ci sono quattro gatti. Sono cose che non vengono supportate, non si pu dare solo colpa alla gente. E vero che la gente ignora queste cose o per ignoranza o perch le sottovaluta in quanto legate ad artisti vicini al loro territorio. Tuttavia manca proprio lattenzione, il supporto della comunicazione e la diffusione nelle scuole : inutile pretendere di cambiare il cervello di una persona gi matura, se si fa un lavoro dal basso si pu invece sperare di cambiare le cose.

Quali sono le attivit che sta svolgendo attualmente? Collaboro con una galleria di Londra e sto preparando una mostra, ne ho gi fatta una a febbraio. Sono diversi anni che lavoro anche a San Francisco. Ho un nuovo contatto di lavoro con Madrid e una mostra in preparazione anche l. Ho in serbo anche un grosso progetto che sto preparando : si tratta di uninstallazione video affiancata da immagini pittoriche dove si racconta la vita del Martin Pescatore attraverso la descrizione delle sue abitudini come il volo, la caccia, la costruzione del nido.

Oltre allaspetto documentaristico, dove racconto per immagini la vita del Martin Pescatore , in un altro spazio c linterpretazione pittorica, con una quindicina di dipinti, tutti di un metro per un metro dove rappresento questo uccello in diverse forme e dove sono libero di interpretarlo come voglio, senza darmi regole. Lunica regola che mi sono dato di rappresentarlo sotto lacqua, che lelemento che deforma il Martin Pescatore e che mi permette di entrare nel percorso fantastico, in tutta quella parte che dentro di me, che non ha niente a che fare con gli elementi tecnici delle realizzazione pratica e che riguarda solo laspetto creativo. La parte scientifica verrebbe curata dal Dipartimento di Etologia dellUniversit di Pisa, in modo che tutti gli apporti e le esperienze sul campo andrebbero a formare un testo-libro, diviso in parte scientifica e parte artistica. Lopera sarebbe accompagnata da un percorso didattico e si presenterebbe come progetto itinerante. Lidea di mettere insieme i cinque comuni della Comunit del Parco, le due provincie di Lucca e di Pisa e il Parco Naturale e di far viaggiare il progetto in comuni come Pisa, Vecchiano, Viareggio, Torre del Lago, Massarosa e San Giuliano, in modo da farlo arrivare alle persone e agli studenti. Sarebbe opportuno riuscire a trovare anche uno sponsor. A Torre del Lago mi piacerebbe farlo sullacqua, collocando dei grandi schermi sul lago e vedendo leffetto riflesso nellacqua, dovrebbe derivarne una suggestione assoluta fatta di suoni e rumori. Lo spazio sottostante al teatro mi permetterebbe anche di allestire la parte espositiva. Questo tipo di realizzazione pi difficile e richiede unorganizzazione pi complessa. Una soluzione secondaria potrebbe consistere nella scelta di San Rossore, per un allestimento da realizzare nei prati della pineta dalla primavera in poi.

Silvano Ambrogi : uno scrittore nato a Roma e cresciuto a Migliarino e che ha saputo comunicare lamore per questo paese attraverso il suo romanzo Le Svedesi . Quale ricordo conserva di questa importante figura della cultura italiana contemporanea? Io ho un ricordo vivo di Silvano perch abbiamo fatto diverse cose insieme e insieme abbiamo scritto la sceneggiatura de Le Svedesi per tirarci fuori un film. Quando sono venuto ad abitare a Migliarino non conoscevo ancora questo romanzo, me lo avevano sempre rammentato ma non lo avevo mai letto. Alla fine riuscii a trovare una copia fotocopiata lo lessi e in una notte ebbi questa illuminazione : Ma questo un film, ma questo fantastico! Contattai subito Silvano e andai da lui a Roma, gli parlai e venne fuori questa collaborazione. Estato un lavoro travagliato perch se io vado a parlare con una persona che non pronta o che non si vuol sentir raccontare certe cose, finita. Parlando del progetto con un dirigente Rai questi mi disse che cerano gi due illustri precedenti : Sapore di Mare 1 e Sapore di Mare 2. A quel punto capii che sarebbe stato difficile andare avanti, perch si trattava di film che non avevano niente a che fare con Le Svedesi. Questo romanzo era un vero e proprio esperimento culturale : vero che si parla di un paese, di un gruppo di vitelloni toscani che aspettano queste mitiche svedesi che non arrivano mai, ma anche uno spaccato di uno spazio senza tempo Io lo avevo ribattezzato Il deserto del Tartari a Migliarino Pisano. Con Silvano abbiamo fatto tante altre cose, per esempio ho curato la regia di una bellissima edizione dell Histoire du Soldat di Stravinskij, con lorchestra dei solisti del Bolshoi e Giancarlo Giannini come narratore;

Silvano fece la traduzione in un dialetto nostro della costa, una via di mezzo tra un versiliese e un vecchianese-migliarinese. Fu unesperienza fantastica, le riviste specializzate ne parlarono benissimo, fu considerato uno dei migliori lavori del periodo. Silvano riusciva a passare da tutta una serie di situazioni in modo geniale, era una fucina continua di idee. Era un grande personaggio e ha avuto il merito di avere scoperto Benigni, facendolo debuttare in teatro con I Burosauri, la commedia scritta da Silvano e portata al successo da Ernesto Calindri. Grandi personaggi dello spettacolo con la s maiuscola come Poli, Gassman e Salines hanno lavorato con lui. Era una persona molto umile, non era entrante, non era furbo : Silvano era Silvano. In un mondo dove tutto gestito da gente che spesso vende quello che non e quello che non ha, Silvano era una figura fuori dal tempo ma fantastico per quello. Soprattutto in un mondo come il nostro dove le capacit, la bravura, la genialit arrivano sempre dopo una serie di furbizie, ammanicamenti, appartenenze, tessere. Io ho letto diversi testi suoi. Flaiano diceva che per imparare a scrivere bisognava leggere anche Ambrogi. Aveva tutta una serie di elementi che facevano di lui una figura importante. Io lo ricordo ancora molto bene, non una di quelle persone che si dimentichiamo nel giro di poco tempo. Silvano una di quelle figure che quando chiudo gli occhi lo vedo ancora,vedo il sorriso, risento anche la tonalit della voce. E una di quelle persone di cui sento ancora la mancanza e di cui avverto sempre la presenza.