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Il liberale secondo Popper

Il liberale secondo Popper un fallibilista, un razionalista critico, un uomo che non crede che la verit sia manifesta o che solo pochi abbiano occhi per vederla. Il liberale anticostruttivista perch sa che solo una minoranza delle istituzioni sociali sono volutamente progettate, mentre la gran maggioranza di esse sono venute su, cresciute come risultato non premeditato di azioni umane, con buona pace del florilegio di teorie cospirazioniste che, mai come in questo momento storico, appaiono coessenziali a totalitarismi realizzati o ad una lettura delle dinamiche sociali che incline a produrre totalitarismi. Ma oltre che anticostruttivista, il liberale anche antistoricista, antiperfettista e antiutopista. Egli, infatti, non ritiene di avere in tasca litinerario della Storia, n di essere riuscito a sbirciare le carte della Provvidenza. Anzi, egli convinto che non esistano leggi storiche. Per il liberale il futuro aperto. Esso non predeterminato Per Popper, perfettismo e utopismo sono due pericolose trappole del pensiero. Lutopismo, infatti, implica sempre la violenza e propone, alle fin fine, come ideale una societ chiusa. Le proposte dellutopista in quanto presuppongono che sia possibile conseguire una volta per tutte istituzioni sociali perfette, non abbisognano anzi non ammettono critiche e cambiamenti. Il liberale, secondo Popper, non si pone mai linterrogativo Chi deve comandare?, interrogativo che invece si sono posti tutti i totalitari, da Platone a Marx, rispondendo ad esso, di volta in volta, in modo diverso: i filosofi-re, il proletariato, una razza, i tecnici ecc. La domanda che gli sta a cuore tuttaltra: Come controllare chi comanda?. Per lui tutti i problemi politici sono problemi di struttura legale piuttosto che di persone e le istituzioni migliori sono quelle che consentono di controllare loperato dei governanti. Il liberale non uno statalista (lo Stato un male necessario. I suoi poteri non dovrebbero essere accresciuti oltre il necessario), ma non neppure un anarchico (Lanarchismo unesagerazione dellidea di libert). Il liberale ama la tolleranza, che egli considera la necessaria conseguenza della convinzione di essere uomini fallibili. Tuttavia, egli tollerante con i tolleranti, ma intollerante con gli intolleranti. Ed in un passaggio di questo concetto che scopriamo una lezione di grande attualit, la critica del relativismo morale che oggi piaga le nostre societ occidentali, segnatamente quelle europee: Se estendiamo lillimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una societ tollerante contro lattacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. Il liberale ama la libert ben pi delleguaglianza: Il tentativo di attuare luguaglianza di pregiudizio alla libert. E () se va perduta la libert, tra non liberi non c nemmeno uguaglianza. Tuttavia, il liberale non ama la libert perch essa, ad esempio, se applicata alleconomia consente alla societ di essere pi ricca, pi prospera, pi opulenta. La ama per motivi sovraeconomici, cio per motivi etici e non materiali. Essa, infatti, rende possibile lunica forma di convivenza degna delluomo, in quanto lunica forma in cui possiamo essere pienamente responsabili di noi stessi. E la libert, che il pi importante dei valori politici, va difesa con attenta assiduit, perch non unacquisizione permanente, in quanto pu essere sempre perduta (magari per effetto dellipertrofia del settore pubblico, ndPhastidio).Il liberale, inoltre, un liberista, ritiene cio che libert politica e libert economica non siano separabili. Precetto su cui, a nostro sommesso avviso, dovrebbero oggi riflettere soprattutto i radicali rosapugnanti. Il liberale ama la tradizione, ma non n un tradizionalista n un conservatore. Egli non vuole imbalsamare il presente nel passato. Il liberale entra con la tradizione in rapporto critico, sa che essa assolve a importanti funzioni (non ultima quella di mantenimento della coesione sociale), sa che non possiamo mai liberarci completamente da essa, ma nonostante ci non mai disposto ad accettarla passivamente. Come scrisse un grande amico di Popper, Friedrich H. Von Hayek, il conservatorismo vero e proprio un atteggiamento legittimo, probabilmente necessario e, certo molto diffuso, di

opposizione a drastici cambiamenti. Ma la caratteristica principale del liberalismo che esso vuole muoversi, non stare fermo. (Nostri commenti ed annotazioni su testo originale di Massimo Baldini)