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RELAZIONI INTERNAZIONALI:

Le relazioni internazionali sono una disciplina accademica nata come ramo della scienza politica, riguardano lo studio della politica internazionale nella sua dimensione teoretica e, empiricamente, dei rapporti fra i principali attori del sistema internazionale (Stati, organizzazioni inter-governative, organizzazioni non governative, imprese multinazionali). Il loro campo di studio attiene quindi alla Scienza politica, ma a ben vedere interessa anche il dibattito pubblico (ad esempio per le ripercussioni che possono avere sui popoli le azioni diplomatiche/militari dei loro governi, o la competizione commerciale fra alcune multinazionali). Le R.I., inoltre, sono imparentate con altre discipline accademiche come l'economia, la storia, il diritto, la filosofia, la geografia, la sociologia, l'antropologia, la psicologia e gli studi culturali. Da 4 secoli la distinzione tra sistema politico interno e sistema politico internazionale basata sul PRINCIPIO ORGANIZZATIVO; Il sistema politico interno ordinato, con il monopolio della forza legittima, perch esiste un governo che detta gli ordini. Il sistema politico internazionale privo di governo, no monopolio forza legittima e anarchico. La mancanza do governo il primo fondamentale contrassegno del sistema politico internazionale. Questa condizione per la quale, in mancanza di un governo mondiale, ogni soggetto sarebbe costretto ad avere cura di se stesso viene definito come Anarchia Internazionale Il sistema politico internazionale privo di governo, ma non per questo disordinato: il principale problema delle Relazioni Internazionali, appunto capire come in un sistema anarchico ottenere lordine. Ma cosa comporta trovarsi in un ambiente privo di governo? Secondo lo STATO DI NATURA di T. Hobbes. Sostiene che condannando tutti i soggetti allautodifesa, la mancanza di unautorit a cui rivolgersi per tutelare i propri diritti condanna ciascuno a preoccuparsi delle intenzioni degli altri. La mancanza di un organo in grado di garantire il soddisfacimento delle promesse fa in modo che le azioni degli altri possano apparire sempre sospette o addirittura possano essere fraintese. Lanarchia dunque piega sul quella condizione chiamata DILEMMA DELLA SICUREZZA. Anche quando nessuno tra gli altri stati ha intenzione di attaccare gli altri, essi possono continuare a temere che le rispettive intenzioni non siano destinate a rimanere pacifiche e possono dunque sentirsi costretti ad accumulare in anticipo potenza per difendersi. In sostanza le conseguenze dellanarchia possono essere riassunte in: Condanna generalizzata allautodifesa; tutti i soggetti sono obbligati a procurarsi risorse quali armi e questa condizione patologica nel sistema internazionale. Si arma chiunque abbia qualcosa da difendere ma la condanna allautodifesa riguarda anche linteresse ad ottenere qualcosa in pi, come il potere, per giungere il proprio obiettivo che la sicurezza. ( se sono strapotente sono pi sicuro) Condanna allautodifesa non significa autarchia ( cio non ti difendi da solo) ; infatti in un contesto internazionale si formano alleanze per diminuire la propria insicurezza e unire le proprie forze. ( lItalia ad es. si sempre legata al carro del paese pi forte come nel caso della Triplice alleanza)

1.

2. Incertezza continua sulle intenzioni altrui; poich manca un garante esterno a cui ci si pu rivolgere in caso di controversie, c una maggior propensione alla diffidenza. In un contesto anarchico si tenta sempre di tradurre i segnali con il rischi di vedere intenzioni aggressive anche dove non ci sono. A scatenare una competizione interna sufficiente che un paese tema laltro; non tanto una paura legata al rischio immediato ma il problema sono le intenzioni future del mio avversario.

3. Rischio di innescare competizioni; le due parti rischiano di innescare competizioni senza volerlo solo per la paura reciproca: il cosiddetto Dilemma della Sicurezza quella relazione, quel meccanismo che nasce quando un soggetto che teme laltro decide di prepararsi in anticipo e accumulare risorse ( armi e alleati) ma a sua volta laltro soggetto temendo un aggressione risponde aumentando le risorse.

Esempi: guerra fredda/ corsa nucleare India Pakistan / proliferazione armi di massa che porta tutti gli altri soggetti a fare lo stesso. La relazione tra Iran Israele Paesi arabi ( i primi due con la turchia non sono paesi arabi); lIran il soggetto svantaggiato che teme unaggressione; pertanto si procura armi e risorse per difendersi. Ma nel momento in cui si procura tali risorse, Israele teme una minaccia alla propria sicurezza e risponde procurandosi risorse. Conseguenza che anche i paesi arabi temendo la competizione vicina si rinforzano.

Difficolt nella cooperazione internazionale; lanarchia crea degli ostacoli alla competizione perch si ha paura dellinganno e perch si teme che laltro soggetto ci ha fatto una promessa che non manterr. Il timore dellinganno influenza anche le relazioni tra amici. Gli ostacoli alla competizione sono anche legati al fatto che noi cooperiamo se guadagniamo; nel sistema politico internazionale anarchico lincentivo alla cooperazione si sposta perch non sufficiente sapere quanto guadagniamo ma quanto guadagniamo rispetto agli altri VANTAGGI RELATIVI. ( anche i paesi europei vogliono sapere quanto guadagnano rispetto agli altri; lItalia teme che i partner guadagnino di pi).

4.

Forma di Competizione: qualsiasi sistema politico competitivo ma i sistemi politici interni risolvono le questioni in via istituzionale senza ricorrere alluso della violenza mentre i sistemi politici internazionali prevedono lutilizzo alla violenza o alla guerra. La guerra non onni presente ma la possibilit della guerra non pu essere esclusa dal sistema politico internazionale; la guerra non la forma specifica di competizione della politica internazionale poich ce ne sono delle altre come la competizione ideologica. Le relazioni internazionali si svolgono allombra della guerra come ultima istanza.

5.

Il contesto anarchico offre contemporaneamente alla violenza, una condizione permissiva che ha dato spunto a 3 grandi tradizioni di pensiero: quella HOBBESIANA, quella GROZIANA e quella KANTIANA. La prima fondata sullanalogia tra anarchia internazionale e qualunque altro tipo di anarchia. Ogni qualvolta che manca unagenzia per promuovere i propri diritti, ciascuno potr fare assegnamento sulle proprie forza e sulla propria capacit di premunirsi contro gli altri. La seconda tradizione ha definito come obiettivi fondamentali di qualunque convivenza la limitazione della violenza, il mantenimento delle promesse e la nascita di un sistema di istituzioni necessarie per poter mantenere lordine. La visione kantiana, invece, si basa sul progetto per la pace perpetua.

In realt lanalogia tra lanarchia internazionale e lo stato di natura hobbesiano solo apparente. La prima differenza riguarda la dimensione del potere. Nel contesto internazionale, per es, nessuno pu aspirare ad invadere o a distruggere gli Usa. Ma al di sotto delle diseguaglianza tra stati forti e deboli, esiste una differenza ancora pi marcata: se gli stati hanno potuto essere considerati come protagonisti della politica internazionale perch hanno concentrato su di s la maggior parte delle risorse di potenza. Unultima differenza con la riflessione hobbesiana, che prevede rapporti occasionali con gli stati, il sistema internazionale prevede unintensa densit di relazioni.

Il sistema politico internazionale moderno un sistema politico privo di governo ( e in questo senso anarchico): la mancanza di unagenzia dotata di monopolio delluso della forza legittima fa s che tutti gli attori siano condannati allautodifesa e per questo rende ineliminabile la possibilit di guerra.

La guerra che funzioni svolge in un contesto anarchico:

1. E utilizzata come sanzione alla violazione dei propri diritti o diritti altrui: AUTODIFESA. Attraverso la guerra si
riescono a tutelare i propri diritti in un contesto internazionale. Esempi: dopo il 2001 con lattacco allafghanistan poich Usa colpiti nel proprio territorio conservatrice oppure guerra come difesa collettiva nel caso della guerra del golfo. funzione

2. Funzione di Mutamento

La guerra serve per ottenere mutamenti incrementali cio non la difesa ma il cambiamento dei diritti; se non posso ottenere pacificamente me lo prendo con forza.

3. La guerra serve anche a trasformare in toto il sistema internazionale cio ad ottenere un vero mutamento rivoluzionario;
esempio Guerre Napoleoniche la posta in gioco era il dominio del sistema e chi vinceva si prendeva tutto, ovviamente dettando le condizioni, il contenuto politico, economico e ideologico del sistema internazionale.

La possibilit che si verifichi una guerra cambia completamente le relazioni tra nemici e se io sono pi debole, laltro pu alzare il livello della competizione alzandola a livello militare ( es. Ultimatum). La guerra vale anche per paesi amici poich si ha la possibilit di avere protezione da uno stato forte. La possibilit della guerra e la superiorit militare svolgono un ruolo importante nei rapporti tra amici e alleati. Esempio: LEuropa dipende militarmente e sotto il punto di vista della sicurezza dagli USA e ci significa che la protezione ha un prezzo missione Afghanistan o Iraq.

I SOGGETTI del sistema politico internazionale: statuali e non, organizzazioni governative e non, violente e non. Gli stati non sono gli unici attori del sistema politico internazionale ma restano i soggetti pi rilevanti perch sono comunque prestatori di ultima istanza in caso di crisi internazionali . La corsa allo stato non ancora finita, tutti i popoli cercano lindipendenza attraverso la statualit come avvenuto per tutto il 900 ( Kosovo- Georgia- Questione Palestinese). Anche se esistono le organizzazioni internazionali, queste restano tuttoggi dominate dagli stati che rimangono quindi i protagonisti principali anche delle relazioni di pace e di guerra.

Una societ transnazionale fatta di scambi commerciali, migrazioni di individui e gruppi, credenze comuni, istituzioni indifferenti ai confini e composta oltre che dagli stati, da uninfinit di soggetti. Inoltre emerge allinterno di un sistema internazionale moderno, un equilibrio tra relazioni interstatali e relazioni internazionali non-statali. Addirittura le relazioni commerciali ed economiche sono cresciute tanto da creare tra gli stati uninterdipendenza complessa sempre pi fitta e fra attori sempre pi vari: stati, organizzazioni internazionali intergovernative, organizzazioni internazionali non-governative, imprese multinazionali e singoli. Ci ha portato alla crisi del sistema interstatale.

1. ANARCHIA: il principio organizzativo del sistema internazionale attuale; non esiste nessun soggetto che viene
riconosciuto da tutti come il titolare ultimo della legittimit.

2. UGUAGLIANZA FUNZIONALE E FORMALE DEGLI ATTORI; la politica internazionale un gioco in cui gli
stati sono simili tra loro perch cercano di svolgere le stesse funzioni, a differenza di un sistema interno dove le funzioni sono tutte diverse. Nel sistema internazionale gli stati si riconoscono come uguali formalmente; tutti gli stati sono uguali e sovrani e hanno formalmente gli stessi diritti; questo non mai accaduto nel corso della storia perch solitamente i soggetti forti reclamavano maggiori diritti. Es. Europa Moderna cerano citt stato, imperi,papato e numerosi soggetti non simili tra di loro.

3. SPAZIO COM ORGANIZZATO : spazi omogenei che sono gli stati e cesure cio confini. Ciascun stato il titolare
esclusivo della giurisdizione del proprio territorio e tra una giurisdizione e laltra c una linea di confine. Nel corso della storia non c mai stato un legame pi univoco, non ci sono mai stati i confini. Ci sono poteri che hanno la presa su certi spazi ma non c un confine. Il confine segna la fine di una giurisdizione e linizio dellaltra che ha i miei stessi diritti; nel confine segnato questo principio di reciprocit. Dove non c confine non c distinzione tra ordinamento interno e internazionale e quando un confine muta, finch non si ricrea uno nuovo, un problema. Esempio: frammentazione jugoslavia, la guerra civile o internazionale? Ci che ha reso il problema irrisolto il fatto che non cerano ancora confini stabiliti.

4. GLOBALIT: altro elemento di eccezionalit; un prodotto storico reversibile e prima di questo prodotto cerano
diversi pezzi di politica internazionale.

FASI STORICHE DELLA GLOBALIT:

a) Fino al 500 il globo rappresentato come un insieme di sistemi internazionali preglobali. Ciascun sistema preglobale ha i propri attori diversi dagli altri, ha propri principi organizzativi ( signoriali, anarchici, imperiali) e proprie regole e norme per regolare i rapporti con soggetti che non facevano parte del sistema. La stessa Europa era un sub sistema di stati e con la Guerra dei 30 anni tutti i sistemi vengono fusi nella stessa guerra e nello stesso sistema internazionale.
b) Espansione la seconda fase che va dal 1500 alla seconda met del 900; processo di progressiva globalizzazione delle relazioni internazionali che avviene attraverso un inglobamento delle altre parti del mondo nelle dinamiche europee; prima inglobamento del continente Americano, poi Filippine ( no Cina e Giappone) e infine subcontinente indiano che verr inglobato con la caduta dellimpero Mogul. La fase decisiva tra il 1850 e le due guerre mondiali; si compie la globalizzazione eurocentrica, crollano i baluardi, lIndia e Cina sono sottomesse e i paesi Sconfigge europei penetrano nel continente africano. In quegli anni si comincia ad la Cina nel 1895, poi includere nel diritto internazionale lImpero Ottomano e il Giappone che la Russia nel 1904, viene ammesso alla Conferenza di pace di Versailles (1919) e gli Stati Uniti poi Germania nella 1 guerra mondiale che erano occidentali ma anti europei. Le due guerre mondiali hanno un rapporto reciproco con la globalizzazione in quanto vettori di essa, perch uomini da tutti i continenti provano la stessa esperienza di lutto e di guerra. d) Superamento Eurocentrismo: lEuropa non + il centro di radiazioni ma resta il teatro di scontro pi importante ( guerra fredda) c)

Il sistema politico internazionale eccezionale: anomalo. La disciplina delle relazioni internazionali ha carattere determinato; a. la disciplina contemporanea, nasce come scienza sociale con listituzione della prima cattedra ( International Politics) nel 1919 anche se c sempre stata una riflessione sulle esperienze e sulle relazioni internazionali precedenti ( Tucidide cerca di spiegare la Guerra del Peloponneso).

b. 2 carattere di determinatezza di questa disciplina che presuppone alcune cose del moderno. ( Kennet Waltz definisce la politica internazionale come quella moderna). Ci significa che guarda lesperienza moderna come proprio orizzonte storico.
c. Questa disciplina si occupata delle relazioni dal 45 ad oggi.

La teoria delle relazioni internazionali adotta una prospettiva geopolitica che parte dagli USA; infatti tutti i principali autori lavorano nei centri di ricerca americani, quindi inseriscono alcune riflessioni e eliminano delle altre. Stanley Hoffman ad es. ha definito le relazioni internazionali una scienza americana. Questo ha portato delle conseguenze: Al centro ci sono i problemi posti dallopinione pubblica e dalla comunit scientifica americana quindi oggi il principale problema se gli Usa resteranno ancora i leader o no. Privilegiando gli USA, certe vicende sono state rimosse dalla teoria contemporanea delle relazioni internazionali, ad esempio il problema della fine della centralit europea che ha connotato le relazioni internazionali per 3000anni. A differenza degli studiosi americani, gli studiosi inglesi hanno posto al centro questo problema perch i rapporti tra Europa e mondo si sono congelati.

Questa disciplina costituisce una visione prospettica diversa dalla vita reale perch inglobata dal punto di vista americano che costituisce uneccezione. dal fatto che gli Usa sono eccezionalmente forti e quindi le relazioni internazionali viste da un debole e da un forte sono diverse perch sono viste dal paese pi forte di tutti. Gli Usa di eccezionale hanno anche un rapporto diverso con la vulnerabilit ( Francia, Germania e Russia sono pi vulnerabili perch hanno pagato delle guerre sul proprio territorio). Dopo l 11 Settembre gli Usa hanno scoperto che il loro territorio uguale agli altri e perci vivono la vulnerabilit come una cosa mai successa nella storia. APPROCCI DIVERSI: Il 1 approccio l IDEALISMO, alla cui base c lesperienza delle prima guerra mondiale; questo trauma storico cambia la politica giuridica dellEuropa e cambia il rapporto politico e giuridico rispetto alla guerra che prima era considerata una prassi, unopzione a disposizione delle politiche estere. Alla base di questo approccio c una vocazione razionalistica della guerra che prima era uno strumento razionale, unattivit vista come lintelligenza politica dello stato. Queste interpretazioni vengono fatte a pezzi dopo la 1 guerra mondiale. Lidealismo figlio di questa guerra: nasce lidea che la storia della politica internazionale abbia subito un salto e quello che accaduto non deve pi accadere. Il problema dellIdealismo come evitare e come cancellare la guerra; nasce pertanto un programma rivoluzionario perch lidealismo sostiene che non possiamo abituarci alla guerra. Le soluzioni proposte dallidealismo riguardano il tentativo di vietare la guerra attraverso listituzione della Societ delle Nazioni Unite; se gli stati non riescono a concepire la propria sicurezza se non attraverso un concetto egoistico, necessaria listituzione delle nazioni unite come modello da concepire in base al quale la sicurezza di ciascuno e un pezzo degli altri. Lidealismo tratta la guerra come una malattia sociale che pu essere combattuta ricercando la radice del male; la causa della guerra la POLITICA. Lidealismo propone come possibile soluzione un aumento dellinterdipendenza economica per evitare la guerra; con la crescita del commercio la guerra pu essere evitata ( xke dovrei sacrificare uomini e fare guerra ad un paese dove ho investimenti?) . La radice della guerra per non la politica come tale ( infatti i sistemi politici interni si nutrono di conflitto ma non sfocia in guerra), ma come non organizzata la politica internazionale. La radice lanarchia e la soluzione il superamento dellanarchia attraverso un governo mondiale che porti la pace. La radice non n nella politica, n nella sicurezza ma nella natura politica degli stati, soprattutto quelli non democratici. Il discorso idealista si fonda sulla possibilit di cambiare la politica internazionale. Il 2 approccio il REALISMO ( Tucidide, Macchiavelli), che compare nel 2 grande trauma del 900 ovvero lo scoppio della seconda guerra mondiale e della guerra fredda, che mettono a nudo le utopie dellidealismo fallite. Lidealismo fallisce ma malgrado tutto la seconda guerra mondiale viene combattuta con il linguaggio dellidealismo. La guerra fredda dimostra limpossibilit di costruire un governo mondiale. Secondo il realismo il problema non pi come ottenere la pace ma come vincere le guerre dato che la guerra un male inestirpabile. Il problema del realismo, posto che la guerra necessaria e utile, quello di evitare guerre non necessarie. Le soluzioni proposte dal realismo ribaltano i rapporti tra relazioni economiche e politiche; se lidealismo sosteneva la superiorit delle relazioni economiche contro la bellicosit delle relazioni politiche, per il realismo le relazioni politiche sono le pi importanti, soprattutto quelle politiche-militari, come ultima istanza se si vuole avere ordine. Altra soluzione proposta il recupero della sicurezza nazionale perch la sicurezza collettiva non ha fermato hitler, n fermerebbe lUnione Sovietica. La sicurezza collettiva funziona con i pi deboli e non con i pi forti perch essi detengono i meccanismi della sicurezza collettiva. Per poter vincere le guerre necessarie necessario evitare le altre; la soluzione quella di dire che la guerra uno strumento INELIMINABILE ed ESTREMO al servizio della sicurezza nazionale, e se cos non , meglio evitarle per non perdere risorse. Nel discorso realista non ci sono salti, rimane tutto uguale ; la politica internazionale immutabile e pertanto rimane il regno della ricorrenza e della ripetizione. Il realismo si sviluppa durante la guerra fredda perch era la lingua giusta, in quanto trattava gli stessi problemi politici che caratterizzavano quel contesto bipolare. Allepoca del bipolarismo aveva la giusta risposta al problema della cooperazione ; non viene esclusa ma ci che conta quello che avviene dentro le alleanze. Il Realismo inizia ad essere sfidato con laffermarsi di nuovi approcci ovvero Le TEORIE NEOMARXISTE e RADICALI, che si diffondono tra gli anni 60 e gli anni 70, con linizio della decolonizzazione e la nascita di nuovi stati indipendenti. Questi approcci non nascono tanto per il successo della decolonizzazione, ma per il disincanto che arriv dopo perch nulla era cambiato e la dipendenza con i paesi dominanti era ancora pi salda. Cerano infatti, alla base solidi rapporti economici e sociali che non potevano essere sradicati. Il problema delle scienze marxiste come spezzare questa dipendenza. le scienze marxiste devono portare a una rispalizzazione della politica internazionale ora il conflitto che conta Nord/ Sud e non pi est/ovest. Riprendendo lidea idealista, le scienze marxiste considerano importanti le relazioni economiche ma in maniera diversa perch per loro le relazioni economiche e linterdipendenza non risolvono il conflitto; se io voglio comprendere una realt sociale devo andare a vedere dov il conflitto. Le soluzioni proposte da queste teorie sono: la rivoluzione internazionale e lo sganciamento; poich linterdipendenza riproduce sempre le disuguaglianze necessario sganciarsi dal sistema capitalistico mondiale.

Come gli idealisti anche i radicali-marxisti considerano la discontinuit della politica internazionale: c la possibilit che cambi e che ci sia un salto. 1 APPORTO: complicazione spazio politico internazionale; 2 APPORTO: teorie marxiste reintroducono la dimensione del lungo periodo; non c solo il 900 ma per comprenderlo necessario immergersi nel passato. 3 APPORTO: queste teorie pongono un rapporto continuo tra conflitti interni e internazionali (es. teoria della Dependencia studia le ragioni di dipendenza tra Usa e America Latina, non solo la struttura istituzionale ma quella interna; es. Afghanistan- Usa- Arabia Saudita: bisogna colpire la gerarchia internazionale per indebolire la loro elit dirigenziale interna. Queste teorie sono scomparse sia con il crollo dellUnione Sovietica dove queste scienze si collocavano, sia perch non rispondono ai problemi ma ne pongono degli altri. Il successo delle tigri asiatiche che avevano adottato teorie economiche opposte alla teoria della Path Dependencia a partire dagli anni 80, e lindipendenza della Cina sono un chiaro esempio della scarsa credibilit di queste teorie. Il 4 approccio LISTITUZIONALISMO LIBERALE che non nasce da uno shock ma da una convinzione che si diffonde a partire dagli anni 70-80. Si diffonde lidea che tra i paesi pi forti ( Europa, Usa e Giappone) le relazioni non siano pi di carattere politico militare ma siano gi diventate relazioni economiche; comincia pertanto ad apparire improbabile un conflitto tra questi paesi. Lo shock petrolifero dimostra infatti quanto siano importanti le interdipendenze economiche. Le prime ragioni dunque di comparsa di questo approccio sono economiche e commerciali. Laltra ragione legata alla nascita di questo approccio il declino americano; con il crollo di Bretton Woods, la sconfitta in Vietnam, lo scandalo Watergate e linvasione russa in Afghanistan appare sempre pi evidente la possibilit di un declino dellegemonia americana. Ma se davvero c un declino cosa succede alle interdipendenze economiche? Le interdipendenze economiche si ribaltano perch sono un prodotto dellegemonia americana. La soluzione istituzionalista pone al centro il ruolo delle ISTITUZIONI; linvenzione delle istituzioni come la Banca Mondiale, il FMI, sono un prodotto dellegemonia americana ma gli istituzionalisti pensano che una volta consolidate le istituzioni possono vivere anche senza egemonia. Anche se gli Usa entreranno in declino le istituzioni riusciranno a mantenere stabile leconomia. Cambiano inoltre anche il discorso anarchico: 1)Se in un sistema anarchico si introducono delle istituzioni consolidate le cose cambiano perch le istituzioni abbassano i costi di transizione quindi pi facile maturare accordi. 2) le istituzioni diminuiscono lincertezza e la paura reciproca perch c un continuo scambio di informazioni istituzionalizzate. 3) le istituzioni consolidate diminuiscono la propensione allinganno perch se inganno qualcuno possibile che io ritrovi la stessa persona in un altro negoziato e quindi se io baro posso avere delle ripercussioni in altre trattative. Gli istituzionalisti rifiutano lidea liberale della politica internazionale fissa cos come lidea realista della politica internazionale come grande salto. Il dibattito tra neoliberalismo e liberalismo centrale nello studio delle relazioni internazionali; se per i realisti la dimensione pi importante quella politico militare per i neo liberali non pi cos. Se per i realisti le istituzioni internazionali non cambiano nulla, per i liberali non cos perch avendo le istituzioni ci si preoccupa di pi dei guadagni assoluti e non pi relativi. Se per i realisti le istituzioni funzionano perch non si mettono contro il paese pi forte, per i neoliberali le istituzioni non sono una maschera del paese pi forte ma funzionano perch sono consolidate e pertanto regolano il potere. Cose in comune realisti- neo liberali: a) gli stati sono gli attori fondamentali del sistema internazionale, b) gli stati sono per entrambi egoisti e razionali, c) lidentit degli stati definita, sono incapaci di apprendere perch il loro problema cosa ottenere e quanto ottenere. Da qui parte il 5 approccio, il COSTRUTTIVISMO che mette in dubbio questi 3 assunti; si afferma dagli anni 70 a partire da uno shock, ovvero la fine della guerra fredda che porta a una decostruzione di identit, di stati, di regioni e di spazi. Gli stati non sono pi gli attori fondamentali. Il problema che si pongono i costruttivisti come ricostruire lordine (come inventare un nuovo ordine e su che cosa?). La soluzione proposta molto simile a quella liberale, ovvero le istituzioni gi emergenti e consolidate; comprendere le istituzioni significa superare la dimensione stato- centrica perch nelle istituzioni mature ci sono soggetti diversi dallo stato ( societ civile, organizzazioni non governative). Rispetto ai liberali tuttavia, i costruttivisti si aspettano molto di pi dalle istituzioni che devono secondo loro, rappresentare pi soggetti. Le istituzioni devono cambiare il concetto di sicurezza e riplasmare le identit degli attori per cambiare lanarchia; sta ai soggetti nazionali la possibilit di non vivere pi la sicurezza come una minaccia. Limmagine del tempo per i costruttivisti una frattura assoluta; per cambiare lanarchia necessario un salto nuovo. In sostanza: Realismo (Hans Morgenthau, Edward Carr, Reinhold Niebuhr) e Neorealismo (Kenneth Waltz, Robert Gilpin). Lo Stato considerato l'attore principale delle relazioni internazionali e il conflitto, specie (ma non solo) nella sua declinazione bellica, come il carattere predominante della realt internazionale. I rapporti fra i vari attori del sistema internazionale si baserebbero soprattutto sul potere. L'alto livello di bellicosit riscontrabile in tali rapporti sarebbe dovuto al fatto che gli attori, essenzialmente mossi per un verso dalla lotta per il predominio, per l'altro dal dilemma della sicurezza generato

dalla condizione anarchica della politica internazionale, si trovano in una condizione analoga allo stato di natura hobbesiano. Idealismo (Immanuel Kant, Woodrow Wilson, Alfred Zimmern) e Neoliberalismo (Robert Keohane, Stephen D. Krasner). Viene posto l'essere umano al centro delle relazioni internazionali e si considera la pace perpetua come un fine possibile (ad esempio attraverso la creazione di regimi internazionali, o grazie all'interdipendenza economica fra le nazioni). Secondo il punto di vista di idealisti e neoliberali, il conflitto non un dato immutabile, giacch fra gli attori del sistema internazionale riscontrabile una sostanziale comunanza di interessi. Marxismo (Lenin, Teorie della dipendenza) e Neomarxismo (Immanuel Wallerstein). Il sistema internazionale considerato come diviso tra Stati che hanno (capitale e conoscenza) e Stati che non ne hanno e che vengono sfruttati. Tre sono stati i contributi fondamentali di questa teoria:1) Riorientamento dall'asse Est/Ovest all'asse Nord/Sud delle relazioni internazionali 2) Riscoperta del lungo periodo nello studio delle radici dell'economia-mondo capitalista 3) Riannodare le relazioni tra conflitti interni e conflitti internazionali Postmodernismo, Teoria critica, Costruttivismo. Questi tre approcci non formulano teorie per la lettura del sistema internazionale, ma muovono una critica radicale ai precedenti approcci: in particolare il Postmodernismo critica le metodologie positivistiche di Realismo, Liberalismo e Marxismo; la Teoria critica afferma che qualsiasi teoria sia viziata da un pregiudizio ideologico; il Costruttivismo ritiene che la realt sia essenzialmente una costruzione sociale (e quindi non un "qualcosa di dato", come affermato dalle altre teorie).

EQUILIBRIO DI POTENZA ( a balance of power)


Nelluso corrente per equilibrio di potenza si riferisce a qualsiasi distribuzione di potenza, sia essa equilibrata o meno. In realt la migliore definizione si riferisce ad una situazione nella quale NESSUN ATTORE, da solo o tramite alleanza, pu dominare tutti gli altri.

necessario che la distribuzione di potenza sia diffusa, ma che non sia in grado di sconfiggere tutti gli altri attori insieme, perch in tal caso la situazione sarebbe squilibrata. Una diffusione di potenza non sufficiente a garantire lequilibrio.

Inoltre lultima condizione riguarda il comportamento degli attori, che devono far prevalere una tendenza alla politica di bilanciamento. Piuttosto che alla politica di sbilanciamento. ( gli attori devono allearsi con il pi debole contro il pi forte (balncing) e non viceversa (bandwagoing)) EFFETTI DELLEQUILIBRIO: 1. il sistema internazionale rimane plurale in quanto non riescono ad emergere egemonie cos forti da dominare lintero sistema. gli attori piccoli e poco potenti tendono a sopravvivere ci sarebbero meno guerre. In quanto se nessuno pu dominare sugli altri, si generer una situazione di muta deterrenza.

2. 3.

Lequilibrio di potenza influenzato dalla tradizione realista. Ci sono per dune punti diversi sul funzionamento dellequilibrio. C chi ritiene che lequilibrio emerga VOLONTARIAMENTE come frutto di esplicite scelte da parte delle principali potenze. Altri (REALISMO STRUTTURALE) sostengono che lequilibrio venga a verificarsi SPONTANEAMENTE. Un esempio emblematico della teoria volontaristico quella di Kaplan che afferma come siano necessarie delle regole per il funzionamento di un meccanismo di equilibrio: gli stati dovrebbero opporsi a qualsiasi stato o coalizione ce cerchi di assumere una posizione di dominio sul sistema. Inoltre prevede ce gli stati in guerra dovrebbero fermarsi prima della distruzione del paese vinto, e dargli l possibilit di reintegrarsi nel sistema, in modo tale da poter sfruttare poi coalizioni future con gli stati vinti. Per la scuola inglese enfatizza la possibilit da parte degli stati di condividere regole di governo. Tali regole internazionali consentirebbero il mantenimento dellordine internazionale e il perseguimento di alcuni obiettivi primari: mantenimento dellindipendenza degli stati e della societ internazionale. Lequilibrio di potenza non sarebbe dunque solo espressione della politica estera di uno o pi stati, ma una norma generalizzata di condotta propria della societ degli stati, i quali conformandosi ai suoi precetti garantirebbero la stabilit internazionale.

La versione attualmente pi influente sulla teoria dellequilibrio di potenza quella sistematica, secondo il quale lequilibrio emerge spontaneamente. Il principio del self-help induce infatti gli stati a schierarsi con il pi debole contro il pi forte. Se si astenessero dallallinearsi contro il pi forte, si troverebbero prima o poi alla merc dello stato che ha maggiori capacit di minacciare la sicurezza o addirittura la sopravvivenza. In secondo luogo, se gli stati si alleassero con il pi forte, forse otterrebbero dei vantaggi maggiori nel breve periodo ma poi sarebbero costretti ad affrontare uno stato espansionista e rafforzato dalle ultime conquiste. Se il sistema anarchico lequilibrio si verifica sempre e comunque, qualsiasi sia il livello di sviluppo, il regime politico o preferenze ideologiche. La politica internazionale avrebbe caratteristiche OMEOSTATICHE, nel senso ce una potenziale fonte di instabilit genera spontaneamente controforze contrarie. Tanto pi forte lo shock esogeno che minaccia lequilibrio, tanto pi forti saranno gli incentivi a contrastarlo. Secondo la TEORIA DEL DOMINIO ( Bandwagoninig) prevede che anche un piccolo spostamento nella distribuzione di potenza di potenza scateni ulteriori cambiamenti dello stesso segno. La teoria del domino fu una teoria geopolitica statunitense, avanzata sia dai democratici che dai repubblicani, durante la Guerra Fredda. La teoria asseriva che se una nazione chiave in una determinata area fosse stata presa dai comunisti, le nazioni vicine sarebbero cadute come pezzi di un domino, diventando anch'esse comuniste una dopo l'altra.

Mentre nella teoria dellequilibrio prevale una tendenza alla stabilit e alla naturale compensazione di cambiamenti , nella teoria del dominio linstabilit frequente. FLESSIBILITA NEGLI ALLINEAMENTI: In entrambe le versioni volontaristiche o spontanee, la teoria sulequilibrio sottintende che gli stati si alleino in base a condizioni esterne come la distribuzione di potenza e non in base alle preferenze ideologiche. Le alleanze di equilibrio infatti, non sono mai PER qualcuno ma sono sempre CONTRO qualcuno. Esso definito non per la sua specifica identit ma in termini della potenza n quel momento disponibile. Il pi stretto degli alleati potrebbe diventare , se il suo potere crescesse eccessivamente, la pi mortale delle minacce mentre il peggiore dei nemici potrebbe diventare, se il potere diminuisse, il migliore degli alleati. Sembra dunque che le considerazioni ideologiche passino in secondo piano quando le esigenze di equilibrio lo richiedano in modo impellente. ( vedi Unione sovietica e Usa 2 guerra mondiale) TIPI E FORME DI EQUILIBRIO: Un dibattito ha percorso la disciplina sulla relativa propensione allequilibrio di vari sistemi internazionali in base al numero di grandi potenze. Il realismo classico ha sostenuto la preferenza per le configurazioni MULTIPOLARI ( con pi di 2 grandi potenze) sottolineando il legame tra il meccanismo dellequilibrio di potenza e un elevato numero di attori. Se le risorse nazionali sono suddivise tra un numero di stati maggiori di due, allora sar possibile mobilitare contro qualunque stato che intraprenda un espansionismo eccessivo, una quantit maggiore di risorse rispetto allaggressore. Dunque se uno stato ha molteplici controparti, disperder tra esse la sua attenzione e pertanto sar pi difficile che entri in una competizione mortale con un altro stato in particolare. Invece di rincorrersi lun laltro, gli stati possono quindi ricorrere ad alleanze che ne garantiscono la sicurezza e che compensino le accresciute capacit di un potenziale avversario. Il realismo strutturale sostiene invece il BIPOLARISMO. Questa teoria presuppone 2 singole potenze. esattamente lopposto, lindeterminatezza al minimo e le amicizie e le inimicizie sono dettate dal sistema internazionale. Ciascuna delle 2 potenze conosce il proprio nemico e sa che le minacce provengono solo da esso. Ci porta ad una minore dispersione di risorse da parte degli stati, ma anche la conseguenza che devono rispondere agli attacchi in prima persona. In un mondo bipolare, unazione di una superpotenza provocher immediatamente una risposta. Esempio: gli Usa sanno che il loro nemico lURSS quindi la politica di sicurezza americana sa cosa fare, qual lobiettivo e qual il problema. Se nei sistemi multipolari parte della sicurezza di uno stato dipende dai propri alleati, ci potrebbe essere una pericolosa tendenza a s0stenerli a qualsiasi costo nel timore di perderli, e questo potrebbe allargare un conflitto agli stati minori coinvolgendo tutti gli alleati. Al contrario, in un sistema bipolare le superpotenze possono o debbono contare esclusivamente sulle proprie forze. Mentre il multipolarismo garantisce flessibilit degli allineamenti, ma rigidit nelle strategie ( sottostare alla necessit degli alleati), nei sistemi bipolari la rigidit degli allineamenti offre agli stati una spiccata flessibilit nelle strategie. Se da un lato gli stati temono di essere abbandonati dai propri alleati nel momento del bisogno, temono altres di venire intrappolati dai propri

partner a perseguire obiettivi altrui solo per poter mantenere lalleanza in vita. necessario a spiegare la persistenza dellequilibrio che le grandi potenze, con la loro diplomazia e politica estera vogliano mantenerlo. EQUILIBRIO DI MINACCIA: Un altro interessante dibattito riguarda la natura delle variabili che influenzano il comportamento di bilanciamento e quindi lequilibrio di potenza. Una teoria pi complessa sullequilibrio basata sulla MINACCIA e non sulla potenza. Gli stati non creerebbero delle alleanze contro lo stato pi potente ma contro quello pi minaccioso. La minaccia dipende da 4 variabili: potenza aggregata (capacit a disposizione di uno stato) tecnologia militare (grado in cui le capacit sono in grado di essere trasformate in potere offensivo) geografia ( il potere tanto pi minaccioso quanto pi vicino) intenzioni ( uno stato pi aggressivo sar ritenuto pi minaccioso di quello che non ha nessuna ambizione espansionistica) EQUILIBRIO DI POTENZA E PREFERENZE DEGLI STATI: Lultima questione , collegata a quella delle intenzioni offensive degli stati costituita dal rapporto tra balance of power e preferenze originate dalla natura interna degli stati, nel senso delle spinte ideologiche e dei meccanismi istituzionali che determinano la politica estera. Le relazioni internazionali, a questo proposito, fanno una distinzione tra potenze conservatrici e potenze revisioniste, ovvero interessate al cambio anche violento dellordine. Secondo i meccanismi di bilanciamento si innescano contro quelle potenze che sono revisioniste. Da questo approccio discende una classificazione dei vari sistemi internazionali a seconda che siano omogenei o eterogenei. I sistemi di primo tipo sono caratterizzate da visioni ideologiche di tipo conservatore ( possono esserci conflitti ma solo relativi ad assetti istituzionali), mentre gli eterogenei sono quelli che hanno una visione della politica radicalmente differente da quella comune. Questi sistemi sono intrinsecamente pi instabili in quanto, oltre ai normali obiettivi di politica estera, le potenze hanno anche unagenda rivoluzionaria che mira a modificare gli assetti di politica interna degli stati. I conflitti saranno dunque pi sanguinosi. Secondo il REALISMO DIFENSIVO o neoclassico, il meccanismo dellequilibrio di potenza tende ad essere un sufficiente deterrente per la maggior parte degli stati perch questi cercano sicurezza e si accontentano quando ne raggiungono un ragionevole livello. Solo pochi stati non si accontentano nel cercare sicurezza, ma vogliono anche massimizzare il proprio potere fino al raggiungimento di una posizione egemonica e non sono quindi facilmente contenuti nella prospettiva di una coalizione contro di loro. In questi casi lequilibrio fallisce perch unefficace deterrenza contro questi stati davvero difficile. Schweller considera importanti le intenzioni degli stati per il funzionamento dellequilibrio di potenza, dal momento che stati revisionisti difficilmente si alleerebbero contro stati conservatori. Schweller individua 4 tipi di stati differenti: 1. quelli estremamente orientati alla difesa dello status quo ( leoni, Gran Bretagna) 2. quelli interessati allo status quo ( agnelli, Europa Orientale) 3. quelli interessati al revisionismo ( lupi, Germania nazista) 4. quelli che si adoperano a guadagnare vantaggi opportunistici da un cambiamento degli assetti internazionali. (sciacalli, Italia fascista) La stabilit non dipende solo dalla logica dellequilibrio, ma anche dal bilanciamento di queste forze ( leoni e agnelli contro lupi e sciacalli). Egli sostiene inoltre che uno stato per poter contrastare una minaccia deve poter essere in grado di mobilitare le risorse a sua disposizione. La strategia migliore per uno stato dipender anche dal consenso fra le sue elit. Riassumendo: REALISMO STRUTTURALE / OFFENSIVO: sufficiente che stati in una condizione anarchica vogliano sopravvivere perch si manifestino politiche sistematiche di bilanciamento. REALISTI CLASSICI: la sola struttura non in grado di spiegare la persistenza dellequilibrio, ed necessario a spiegare la persistenza dellequilibrio ed necessario che le grandi potenze, con la loro diplomazia e politica estera vogliano mantenerlo. REALISMO ETERODOSSO: introduce oltre allabilit diplomatica, una dimensione ideologica per la quale alcuni stati producono maggiore instabilit con le loro finalit rivoluzionarie. REALISTI DIFENSIVI: capacit e volont di mantenere lequilibrio dipendono dalla politica interna. RISCONTRI STORICI DELLEQUILIBRIO DI POTENZA: Il ragionamento di fondo dellequilibrio di potenza sottolinea che una distribuzione equilibrata della potenza la migliore condizione per lefficace funzionamento dei meccanismi della reciproca deterrenza e quindi, per trattenere gli attori dal conflitto aperto. Nei rapporti diadici se la potenza di un attore eguaglia quella di un altro attore, allora entrambi sanno che la guerra fra di loro avr un esito molto incerto e produrr costi elevati: di conseguenza essi s asterranno dal conflitto. In una situazione di potenza diffusa implica lesistenza di pi grandi potenze di peso simile che si possono coalizzare fra di loro per sventare un attacco di qualsiasi attore, che sar dunque dissuaso dal tentarlo.

La letteratura ha cercato di individuare risorse che rendono potenti gli stati, mettendoli in grado di minacciare o difendersi dai propri avversari: COW PROJECT: ha prodotto un indice di potenza che aggrega diverse dimensioni delle capacit degli stati: peso demografico peso economico peso militare

il computo delle risorse non risolve il problema della ricerca empirica sullequilibrio di potenza, cos stato costituito un ulteriore indice che studia i livelli di concentrazione. E dunque un indicatore che calcola la capacit dei singoli stati e come sono diversamente dotati di risorse. In questo modo si pu individuare gli stati che hanno una potenza concentrata, ovvero diffusa. IPOTESI MASSIMALISTA: Una distribuzione equilibrata di potenza porta ad una riduzione della guerra in generale. (guerra di per s) IPOTESI MINIMALISTA: Una distribuzione equilibrata di potenza porta ad un aumento della stabilit del sistema internazionale. Sottolinea in realt che la guerra uno degli strumenti con cui gli stati hanno tradizionalmente conservato lequilibrio. Lipotesi si riferisce a quelle guerre che eliminano dal sistema i. alcuni dei suoi membri rilevanti. La guerra che vede combattere le grandi potenze del sistema ha come posta in gioco la difesa dello stesso attore o coalizione di attori che vuole conquistare il controllo. Questa teoria prevede che lequilibrio di potenza impedisca che la politica espansionistica di un qualunque attore possa esplicarsi fino al raggiungimento di una situazione egemonica e mettere a rischio lindipendenza di tutti gli attori. dire che un sistema politico internazionale STABILE significa 2 cose: primo che esso resta anarchico, 2 che nessuna variazione ha luogo nel numero delle parti principali costituenti il sistema. Diversi elementi testimoniano a favore delle aspettative empiriche dellequilibrio di potenza nella loro versione minima. Tuttavia queste evidenze sembrano riguardare solo periodi circoscritti della storia internazionale. Ci sono autori infatti che sostengono che la parit di potenza fra gli stati sarebbe proprio la condizione che rende pi probabile la guerra, poich quando la potenza distribuita in modo equilibrato fra 2 attori uno di loro pu sperare di vincere la guerra; e che la guerra sar meno frequente quando la potenza distribuita in modo squilibrato, ovvero quando concentrata. MANSFIELD suggerisce il rapporto tra distribuzione delle capacit degli attori nel sistema internazionale e loccorrenza della guerra non sarebbe monofonico ma curvi lineare, nella forma di una U invertita. Quando la potenza diffusa, la probabilit di guerra sarebbe bassa, al crescere della concentrazione la guerra scoppierebbe pi frequentemente ma, superata una certa soglia, la probabilit del conflitto tornerebbe bassa.

EQUILIBRIO DI POTENZA E POLITICHE DI BILANCIAMENTO: Il bilanciamento laspettativa empirica che riguarda il comportamento degli attori del sistema internazionale. In base a questa aspettativa la tradizione dellequilibrio di potenza prevede che, quando un particolare attore cerca di massimizzare la propria potenza e di conquistare una posizione egemonica nel sistema internazionale, la risposta degli altri attori sar di opporre allaspirante egemone una quantit di potenza sufficiente a equilibrare i rapporti di forza, cos da sventrare lattacco. Gli stati della variabile dipendente che confermano lequilibrio di potenza possono assumere forme diverse: 1. autorestrizione dellaspirante egemone che anticipa le politiche di bilanciamento diplomatico di fronte alla concentrazione di potere nel sistema politiche di bilanciamento diplomatico di fronte alla concentrazione della potenza in capo a un attore del sistema. la formazione di uno schieramento di bilanciamento in una guerra che contrappone le grandi potenze del sistema allaspirante egemone.

2. 3.

La ricerca empirica si concentrata sulle ultime 2 forme. La letteratura sottolinea, infatti, come i tentativi di conquista del sistema internazionale che si sono storicamente verificati sono stati costantemente accompagnati dalla formazione di coalizioni antiegemone e dei suoi alleati, portando alla periodica riorganizzazione politica dellintero sistema. Anche laspettativa empirica circa il comportamento degli attori ha trovato critiche significative. Infatti le grandi potenze tengono comportamenti diversi dal bilanciamento : questultimo non pu dunque essere considerato un comportamento che ci si deve aspettare ma solo una delle possibili risposte. Schroeder infatti sostiene che nel periodo tra 1684 e 1945, il periodo rispetto a cui vi alto consenso circa la validit del paradigma realista, gli attori internazionali hanno seguito strategie differenti di

bilanciamento. Per esempio fu adottato lhiding (nascondersi dalla minaccia, sottrarsi dal conflitto o rimanere neutrali) il transcending (risolvere il conflitto attraverso accorgimenti istituzionali basati sul consenso internazionale o su atti formali). Oppure il bandwagoning. A queste strategie sono ricorsi sia stati grandi che piccoli, rendendo il bilanciamento una strategia rara e spesso di ultima istanza. EQUILIBRIO DI POTENZA E IL SISTEMA INTERNAZIONALE CONTEMPORANEO: COBDEN sostiene infatti che lequilibrio sa una pura illusione, un concetto privo di un significato concreto. Inoltre, questa teoria, non offre strumenti precisi per definire la potenza degli stati n tantomeno strumenti per limitare o annullare leffetto di aumento di potenza. Derivante da mezzi pacifici quali il commercio o la produzione. La critica pi radicale sostiene che lequilibrio di potenza poteva essere frequente fino alla fine del XIX secolo , ma che alcune trasformazioni della politica interna lo hanno reso obsoleto nel sistema contemporaneo. Massificazione della politica: avvenuta negli ultimi 100 anni ha indotto gli stati a dover giustificare le proprie scelte al pubblico. Queste ultime hanno prodotto politiche estere pi ideologiche che legittimano la scelta in base ai principi ideali. Inoltre le democrazie tendono ad allearsi tra loro a prescindere dalle variabili di potenza. Accelerato ritmo di innovazione tecnologica che rende sempre pi difficile calcolare limpatto delle risorse sugli stati.

Rapporto con la guerra: sebbene lequilibrio, secondo i suoi sostenitori, ridurre lincidenza o lintensit dei conflitti armati, sicuramente non li elimina completamente. Anzi, la guerra a volte necessaria per ristabilire lequilibrio. Ikenberry segnala che vi sono 3 possibili tipi di ordine nella politica internazionale: quello dellequilibrio (spontaneo), quello costituzionale (negoziato) e quello egemonico (imposto). Linsoddisfazione verso il primo tipo, ha indotto a spostare lattenzione sugli altri 2. Da un lato, in seguito alla Prima guerra mondiale che era stata attribuita almeno in parte il fallimento del sistema di alleanze basato sullequilibrio di potenza, stato introdotto il concetto di sicurezza collettiva. Si tratta di una soluzione istituzionale, alternativa allequilibrio, che ha ispirato la costituzione della Societ delle Nazioni e, dopo il 1945 delle Nazioni Unite. Dal momento che i meccanismi di balancing erano inaffidabili, la sicurezza collettiva mira ad introdurre un meccanismo pi certo, istituendo un OBBLIGO legale a sostenere le vittime di un attacco e promettendo protezione allintero sistema internazionale. Le organizzazioni di sicurezza non abbiano avuto risultati decisivi, ma solo parziali. Altri hanno ipotizzato un mantenimento della stabilit internazionale che poggia non tanto su un equilibrio quanto su una chiara gerarchia di potenza, con un attore dotato di una forza preponderante sugli altri.1

EGEMONIA cap.3
Il termine egemonia definisce la supremazia di uno stato che, sulla base di risorse di varia natura, ha una preminenza sulle altre unit statuali. Stati dominanti che esercitano autorit parziale sopra multipli subordinati sono stati tradizionalmente considerati egemoni e lordine sociale che creano legemonia. Legemonia designa linfluenza che una grande potenza stabilisce sopra gli altri stati del sistema, e che pu variare dalla leadership al dominio. Lestensione dellegemonia pu riguardare lintero sistema politico internazionale, oppure essere limitata a un sottoinsieme regionale. In termini generali possibile descrivere la politica internazionale come una successione di ordini che vengono imposti al mondo della potenza egemone di turno, per cui levoluzione di qualsiasi sistema stata caratterizzata dal successivo emergere di stati potenti che hanno governato il sistema stabilendo i modelli delle interazioni internazionali e le regole del sistema affermando il proprio ruolo attraverso guerre di ampia portata. (egemonia americana dopo il 45). possibile suddividere le teorie dellegemonia tra TEORIE OLISTICHE, che hanno come unit danalisi il sistema internazionale e le TEORIE RIDUZIONISTE, che hanno come unit di analisi lo stato e le relazioni tra stati.

Le teorie sullequilibrio poggiano su un principio opposto a quelle dellegemonia. Le prime infatti presuppongono che la stabilit internazionale richieda una simmetria nella distribuzione di potenza, che produce mutua deterrenza. La crescita asimmetrica porta allinstabilit. Al contrario, le politiche egemoniche si reggono sul presupposto che solo una chiara gerarchia delle capacit pu portare alla stabilit, che tende a diminuire in caso di declino della potenza predominante.

Tutte le teorie sullegemonia sono accumunate da unidea di fondo: che la stabilit del sistema internazionale dipenda da una concentrazione di potenza, cio da una distribuzione diseguale della potenza allinterno del sistema stesso. Tanto pi evidente la disparit nella distribuzione di potenza tra egemone e sfidanti, tanto meno probabile sar il ricorso alla guerra. I teorici dellegemonia accettano l premessa realista della natura anarchica dellarea internazionale, ma ritengono che lordine derivi dalla concentrazione di potere e che quando lordine assente, il disordine contraddistingue la politica. La fonte massima di instabilit legata al declino della potenza dominante che concede spazio alle aspirazioni degli sfidanti di rimpiazzare legemone attraverso una guerra costituente. Lipotesi di fondo che lordine internazionale sia nel corso del tempo stabilito dallesito di una grande guerra costituente che allorigine di una nuova epoca. Di solito, nel momento in cui legemonia si delinea, lordine tende verso la stabilit. Quando invece lordine precedente messo in crisi da una nuova distribuzione e articolazione del potere, cio quando la supremazia dellegemone vacilla e incomincia a declinare, allora possibile che il sistema sia soggetto ad instabilit. La stabilit/ instabilit dellegemone dipende anche: Risorse possedute dallegemone (militari, economiche ecc) Impegni a cui deve e vuole rispondere Configurazione del territorio in cui opera Tipo di egemonia ( coercitiva, benevola o costituzionale) Attitudine comportamentale degli altri attori EGEMONIA TRA IMPERO E LEADERSHIP: secondo la teoria egemonica, ipotizzare che il sistema intero sia anarchico una semplificazione errata. Esistono, infatti, relazioni di carattere autoritario. Altrettanto semplicistico immaginare un sistema internazionale dominato esclusivamente da rapporti di forza. In realt le fonti dellautorit sono molteplici e vanno dalla religione allideologia, fino al commercio. Possiamo dunque distinguere due varianti di egemonia: LEADERSHIP BENEVOLENTE e LEADERSHIP COERCITIVA. Nel primo caso esclusivamente il leader che fornisce il bene collettivo della sicurezza e dellimplementazione dei regimi internazionali, lasciando gli altri stati liberi dallonere di contribuire. Nel secondo caso legemone impone la partecipazione allordine economico e ai regimi internazionali e costringe gli altri attori a condividere i costi del bene collettivo attraverso tassazioni. Per un egemone coercitivo la possibilit di sfruttare gli altri sono normalmente circoscritte; in caso contrario aumenteranno le probabilit di sfide e il costo complessivo dellegemonia.2 Nella pace egemonica, lassenza di guerre dipende dalla superiorit incontestabile di una delle unit, ma tuttavia, lo stato egemonico non cerca di assorbire le unit ridotte allimpotenza. Per gli stati pi potenti, laspirazione allegemonia ha unattrattiva, ma questa non la rende priva di costi. IKENBERRY individua tre tipi ideali di ordine internazionale: 1. 2. 3. equilibrio di potenza egemonia costituzionalismo

In questa prospettiva legemonia non altro che una modalit di realizzazione dellordine. Se gli stati-guida e quelli secondari sono disposti a realizzare un ordine basato su istituzioni vincolanti, lordine assumer caratteristiche costituzionali. Le istituzioni, che legemone stesso crea, giocano un ruolo determinante per la stabilit. Esse mentre tutelano i pi deboli, consentono allo stato-guida di esercitare la propria egemonia risparmiando il potere politico-militare. Le istituzioni si assumono il compito di tutelare lordine e la collaborazione. IL TEMA DEL CAMBIAMENTO E IL RUOLO DEL CONFLITTO: Definisco egemonia vera la direzione temporanea da parte di uno stato su di uno o pi altri stati che diventano seguaci per effetto di una sottomissione pi o meno volontaria. Definisco impero un sistema istituzionale, in cui la classe politica ha ottenuto ed esercita stabilmente potere sulla classe politica di uno o pi sintesi politiche precedentemente sovrane, senza per dissolvere o assorbire queste ultime.
2

Robert Gilpin analizza il concetto di cambiamenti nel campo delle relazioni tra stati articolandolo su 3 livelli: il mutamento dei sistemi che riguardano la natura degli attori o dei diversi enti che compongono un sistema internazionale ( es. da impero a stati) mutamento sistemico: un cambiamento nella forma di controllo o governo di un sistema internazionale

mutamento di interazione: un cambiamento che risulta da regolari interazioni o processi tra entit del sistema internazionale. Si ha mutamento sistematico quando si produce una frattura tra il sistema sociale esistente e la redistribuzione del potere nei confronti di quegli attori che trarrebbero pi vantaggio da un cambiamento di sistema. Solo la presenza di un egemone pu garantire una duratura stabilit al sistema, ma questultima resa difficile da una serie di fattori come una diseguale distribuzione del progresso tecnologico ed economico. Gilpin riassume gli effetti di un cambiamento sistematico: 1. 2. 3. un sistema internazionale stabile se nessuno stato ritiene vantaggioso un mutamento del sistema uno stato tenter di mutare il sistema internazionale se i benefici attesi superano i costi uno stato cercher di cambiare lassetto internazionale attraverso lespansione territoriale, politica ed economica fino a quando i costi marginali non eguagliano i benefici una volta raggiunto lequilibrio tra costi e benefici relativi a ulteriori cambiamenti, i costi economici del mantenimento dello status quo tendono a crescere pi rapidamente della capacit economica di sostenere lo status quo se non si risolve lo squilibrio del sistema internazionale, il sistema verr modificato e si stabilir un nuovo equilibrio che rifletter le redistribuzione del potere.

4.

5.

Secondo la TEORIA DELLA TRANSIZIONE DI POTERE, associa direttamente lesplodere di un conflitto di grandi dimensioni al mutamento nella struttura di potere allinterno del sistema politico internazionale. Quanto pi la distribuzione delle capacit politiche ed economiche e militari tra gli stati membri del sistema internazionale si distribuisce equamente, tanto pi cresce la possibilit di guerra. Mentre la pace di fatto meglio tutelata da uno squilibrio tra nazioni avvantaggiate e svantaggiate. La pace il risultato di una distribuzione diseguale del potere, che quanto pi marcata, tanto pi scoraggia la tentazione di eventuali sfidanti di ottenere un cambiamento della propria posizione, allinterno del sistema. LE RISORSE DELLEGEMONIA: Molto ampio lo spettro di quelle che vengono considerate le risorse dellegemonia. Le principali sono la supremazia militare (soprattutto navale), la leadership economica (in particolare commercio) e linfluenza intellettuale. SUPREMAZIA MILITARE: Nessuna teoria considera la forza militare pura e semplice una fonte sufficiente di egemonia, ma quasi tutte insistono nella necessaria presenza di una supremazia militare. Unimportanza cruciale rivestita dal potere marittimo. Le teorie cicliche forniscono la rappresentazione dellordine internazionale come il succedersi di egemonie esercitate dagli stati leader in termini di commercio a lungo raggio e potenza navale. Egemonia la capacit di proiettare la forza militare su scala globale che gli consente di acquistare una posizione dominante nelleconomia mondiale. il dominio dei mari che permette allegemone di creare un sistema di transazioni commerciali a vasto raggio e di trarne profitto. Un aspetto fondamentale sottolineare la relazione tra egemone e sfidante maggiore. se il ruolo della potenza mondiale cruciale, non detto che essa incida su tutte le transazioni che avvengono a livello regionale. Questo fa si che le guerre globali portino a nuovi sfidanti, attraverso la frattura che si sperimenta nella coalizione vincitrice. LEADERSHIP ECONOMICA: Wallerstein sostiene nelle teoria delleconomia- mondo che: leconomia-mondo capitalista ha proceduto attraverso fasi di espansione e di concentrazione, cos come sostiene che il grado di concentrazione del potere passa attraverso cicli con periodi di concentrazione che cedono il passo a periodi di multipolarit. La relazione tra cicli economici e cicli di potere sta nel diseguale e ingiusto sviluppo delleconomia-mondo capitalista, che consente lemergere periodico di una potenza egemone, con una posizione economica superiore rispetto agli altri. Secondo W. possibile parlare di egemonia solo nelle situazioni in cui una grande potenza ha unefficienza economica in termini produttivi, commerciali e

finanziari. Legemone acquisisce la propria posizione grazie ai vantaggi che riesce a realizzare in termini di produttivit agricola ed industriale. Questo consente di praticare prezzi pi competitivi. Lapertura dei mercati pu essere imposta con la guerra. importante sottolineare che nonostante lo sviluppo diseguale abbia prodotto un ciclo ricorrente dellegemonia, non c certezza che un nuovo egemone emerger, infatti ci sono lunghi periodi nei quali nessun egemone evidente. Secondo W. Le differenza nella distribuzione del potere sono dovute alle differenze in termini di dimensioni e tassi di crescita dei singoli stati che compongono il sistema i. un ulteriore elemento importante sicuramente laspetto del progresso tecnologico. Con la modernit, potere economico e ricchezza tendono a coincidere, diventando elementi decisivi nella distribuzione internazionale di ricchezza e potere nella lotta per legemonia. Le dimensioni del paese e il punto di partenza contano nel determinare la capacit di disturbare lequilibrio del sistema, almeno tanto quanto la velocit con cui avviene la modernizzazione. INFLUENZA INTELLETTUALE: Per conseguire ad esercitare una vera e propria egemonia, non bastano le risorse materiali, cha danno vita all HARD POWER ( potere militare ed economico) ma necessario possedere anche il SOFT POWER ovvero la capacit di attrarre e sedurre: ovvero nellindurre gli altri a fare ci che desideri tu. Affinch legemone sia in grado di raggiungere i suoi scopi in politica internazionale, necessario che gli altri paesi che ammirano i suoi valori. Legemonia dunque nasce dalla combinazione di tutti i tipi di potere: di coercizione, condizionamento e persuasione fondati sostanzialmente su leadership militare, supremazia economica e sullinfluenza intellettuale. Legemonia non solamente un portato della superiorit militare,delle conquiste territoriali, della capacit di controllare commerci e scambi, ma anche della superiorit culturale, espressione di un primato culturale e scientifico. LIMITI E ALTERNATIVE ALLEGEMONIA: Tutte le teorie sullegemonia concordano su un punto: ogni egemonia per definizione temporanea. Tutte le egemonie sono transitorie perch i costi crescono pi rapidamente delle risorse necessarie al loro mantenimento. dunque impossibile conservare nel lungo periodo il monopolio delle capacit tecnologiche ed economiche allorigine del proprio successo. Una combinazione di fattori interni ed esterni determina una seri crisi fiscale per legemone che non ha molte alternative per venirne fuori. Pu cercare di capovolgere il trend interno o attaccare leventuale sfidante per ridurre il gap di potere. Oppure pu ridurre il livello del proprio impegno internazionale e promuovere alleanze strategiche con altri stati. Una delle ragioni per cui, nel lungo periodo, i costi di mantenimento dellordine nel sistema arrivano a superare i vantaggi consiste nelliperestensione o overstretching. Per evitare il rischio di un possibile overstretching, legemone pu inizaiare a ritirarsi, cio a ridurre la propria azione in aree e settori che siano vitali per il proprio interesse nazionale. Ma questo genera instabilit nellequilibrio del sistema e pu indurre eventuali sfidanti a tentare la via del conflitto. La crisi dellegemone segue quindi il percorso contrario rispetto a quello che aveva permesso la sua ascesa: dispersione dei vantaggi tecnologici, crescita del costo del lavoro, declino commerciale e infine una minore efficienza finanziaria con una conseguente fuga di capitali. EGEMONIA E COOPERAZIONE: Kindelberg affermava la necessit di uno stabilizzatore, affinch il sistema si mantenesse stabile. Lesistenza di un egemone non sufficiente ad assicurare la stabilit, un bene pubblico, fornito dallegemone ma di cui possono godere anche gli altri stati. La stabilit pu essere assicurata dunque solo quando legemone decide di sopportare i costi necessari per fornire il bene collettivo e riesce a ottenere il sostegno da parte degli altri stati. Individua inoltre 5 responsabilit che legemone si deve assumere affinch il sistema rimanga stabile: 1. 2. 3. 4. 5. mantenere un mercato relativamente aperto per le scorte in caso di difficolt provvedere alla fornitura di prestiti a lungo termine sostenere il credito durante la crisi gestire la struttura dei tassi di cambio assicurare un certo grado di coordinamento delle politiche monetarie nazionali.

Tali funzioni possono essere sintetizzate nel concetto di infrastruttura economica internazionale. La presenza di un attore egemone dovrebbe essere la condizione necessaria affinch le norme e le istituzioni che garantiscono la stabilit del sistema possano essere create, mantenute e applicate. Legemone dovrebbe assicurare la stabilit e imporre i costi ai beneficiari oltre che svolgere funzioni di polizia. Lincentivo alla cooperazione da parte degli altri attori coinvolti deriva dallinteresse egoistico di essi.

Secondo Keohane, legemonia facilita la cooperazione mentre il declino rende pi difficile la cooperazione, mettendo a rischio i regimi egemonici e dunque lordine e la stabilit internazionale.

ISTITUZIONI INTERNAZIONALI: Le istituzioni internazionali offrono un quadro di principi e regole che pongono freni allarbitrio degli stati nei loro comportamenti reciproci. Inoltre esse consentirebbero ai governi di affrontare problemi sentiti da tutti, di natura economica, ambientale e sociale. Le istituzioni internazionali sono anche spesso oggetto di scetticismo. Occorre fare una distinzione tra organizzazione ed istituzione come concetti fondamentali. Unorganizzazione un gruppo di individui dotato di una struttura formale e orientato verso un obiettivo comune. Unistituzione un insieme di regole che sfruttano linterazione tra individui e gruppi definendo i comportamenti permissibili e non permissibili. Le istituzioni internazionali sono sistemi di regole accettati dai vari stati che stabiliscono come essi devono o non devono comportarsi gli uni nei confronti degli altri. Le organizzazioni internazionali sono invece entit materiali composte da persone di vario tipo che usano risorse per perseguire obiettivi stabiliti collettivamente dagli stati che li hanno creati. Lo studio delle istituzioni internazionali precede di molto laffermazione delle Relazioni Internazionali come disciplina accademica della prima met del XX secolo. I teorici dello jus gentium del XVII e XVIII secolo miravano a definire le regole di condotta di stati sovrani, ma ritenevano ogni limitazione del loro potere dovesse provenire dai sovrani stessi piuttosto che da accordi internazionali. Gli autori 700 invece elaboravano piani per la creazione di assemblee di sovrani, assemblee popolari e corti internazionali che avrebbero dovuto formare la struttura organizzativa per un diritto internazionale vincolante. La nascita della moderna disciplina di Relazioni internazionali allindomani della 1 guerra mondiale era motivata in primo luogo dalla volont di approfondire la conoscenza delle condizioni che favoriscono la cooperazione pacifica tra gli stati e il ruolo che le istituzioni internazionali possono avere nel promuovere la cooperazione. ISTITUZIONALISMO REALISTA: Lapproccio relativo alle relazioni internazionali, fondate sulla cooperazione tra stati, ha portato a due correnti differenti di pensiero: quella degli idealisti e quella dei realisti (scettici). La prima visione, ossia quella istituzionalista realsita, vede come le istituzioni internazionali possano avere uninfluenza determinante sulle relazioni internazionali e come esse possano ridurre il conflitto economico, politico e militare tra gli stati. La visione realista ha una posizione un po pi scettica. Listituzionalismo razionalista emerse a partire dei primi anni 80 in risposta critiche mosse contro di essi, tra i precursori istituzionalisti ritroviamo il funzionalismo3 e il neofunzionalismo. Listituzionalismo realista nasce come tentativo di mostrare che legemonia non una condizione necessaria per assicurare la cooperazione in condizioni di anarchia. Keohane dimostra come la cooperazione sia possibile anche in assenza di un egemone e che le istituzioni internazionali hanno un ruolo essenziale nel promuovere la cooperazione e specifica che i seguenti assunti sono compatibili con elevati livelli di cooperazione interstatale e che le istituzioni contribuiscono a realizzare questa cooperazione. 1. 2. la centralit degli stati nelle relazioni internazionali gli stati agiscono secondo i dettami della razionalit strumentale, ossia scelgono la possibilit di azione che produce maggior utilit. gli stati badano solo ai propri interessi gli stati operano in un mondo anarchico, privo cio di governo mondiale capace di far rispettare gli accordi, prevenire o punire comportamenti aggressivi.

3. 4.

Luso della teoria dei giochi, inoltre, stato un elemento importantissimo nella ricerca istituzionalista. Esso offre una serie di preposizioni sul legame tra preferenze individuali, vincoli strategici e le probabilit di esiti cooperativi. Il punto di partenza della teoria istituzionalista sono le preferenza degli altri stati. Listituzionalismo razionalista tratta le preferenze come esogene rispetto alla teoria stessa, cio le prende come date senza chiedersi come siano nate. La teoria si presenta dunque come parziale, in quanto risulta necessario spiegare quello che gli stati vogliono quando agiscono sulla scena internazionale.
3 Funzionalisti: lo stato come organizzazione sociale aveva dimostrato di essere incapace di soddisfare i bisogni fondamentali degli individui e per qst doveva essere affiancato da nuove forme di autorit. Lintegrazione sarebbe stata promossa attraverso la nascita di agenzie funzionali che avrebbero risolto concretamente i problemi.

Il meccanismo causale tra gli interessi e le istituzioni la razionalit strumentale, cio una forma di razionalit che si interroga sui mezzi migliori per ottenere un obiettivo e non sulla razionalit dellobiettivo stesso. Proprio per questo motivo, listituzionalismo si applica a quella gamma di istituzioni in cui gli interessi sono parzialmente compatibili e parzialmente conflittuali. La teoria dimostra come le istituzioni possano aiutare gli interessi comuni a prevalere su quelli conflittuali. In conclusione:

Da Morgenthau in poi, il realismo affronta le questioni chiave delle Relazioni Internazionali: quali sono le cause del conflitto e della guerra tra le nazioni? E quali sono le condizioni perch tra queste ultime vi siano cooperazione e pace? Elementi centrali della teoria realista internazionale:

1) gli attori della politica internazionale: la centralit dello Stato-nazione quando giunge il momento critico,
gli Stati cambiano le regole che consentono agli attori di operare (Waltz)

2) il contesto dazione: lassunto anarchico tra Stati formalmente uguali fra loro nessuno ha il diritto di
comandare e nessuno ha il dovere di obbedire (Waltz); due implicazioni: le relazioni internazionali si svolgono allombra della guerra (Aron) e lautodifesa il principio necessario dellazione in un ordine anarchico (Waltz) 3) gli attori: gli Stati come attori razionali, autonomi e unitari - razionali: hanno degli obiettivi che ordinano in modo logico e coerente, ed escogitano strategie razionali per raggiungerli - autonomi dalle loro societ nazionali: per riconoscere e perseguire gli interessi della nazione nel suo complesso e non solo di gruppi particolarmente potenti - unitari: gli Stati sono relativamente indipendenti dal carattere delle istituzioni nazionali o dalle preferenze di segmenti particolari della societ Ikenberry: il governo americano formul i propri obiettivi e concep una politica volta alla liberalizzazione dei prezzi del petrolio non in risposta ad interessi interni, ma come parte dei negoziati condotti con gli altri paesi industrializzati. Proposizioni: il fatto che gli Stati riconoscano che la forza potrebbe essere utilizzata contro di loro, li rende particolarmente attenti al problema della sicurezza; solo se la sopravvivenza assicurata possono cercare di raggiungere altri obiettivi come la tranquillit, il profitto e il potere; oltre a sostenere che gli Stati riconoscono che la loro sicurezza dipende dai loro stessi sforzi, questi teorici affermano anche che gli Stati tendono a preoccuparsi della loro forza relativa, poich proprio questultima che determina se si in grado di fare fronte a minacce attuali o potenziali provenienti da altri Stati; lanarchia induce gli Stati ad essere posizionalisti difensivi, ovvero preoccupati del loro potere relativo; gli Stati cercano di essere liberi di scegliere le strategie che pi probabilmente promuoveranno la loro sicurezza e di intraprendere quelle azioni che pi verosimilmente saranno in grado di garantire il mantenimento della loro posizione di potere relativo e di contribuire dunque ad assicurare la loro sicurezza. Balancing: Stati sfidati dallaumento di potenza di un altro Stato rispondono a tale sfida unendosi contro la potenza in ascesa; non adotteranno un comportamento di bandwagoning, ovvero schierarsi dalla parte del pi forte nella speranza di ricavarne i migliori accordi possibili e di sfruttare gli Stati che costituiscono lobiettivo della parte in crescita Walt: gli stati si schierano contro quelli che rappresentano per loro la minaccia principale, nei confronti di una minaccia il balancing ha prevalso sul bandwagoning nel Medio Oriente e nellAsia Sud Occidentale a partire dalla seconda guerra mondiale. Waltz: i sistemi multipolari sono pi soggetti allinstabilit e probabilmente anche a duri conflitti militari rispetto a quelli bipolari, nei quali vi meno interdipendenza economica (definita come vulnerabilit reciproca). I realisti hanno identificato almeno 3 impedimenti di natura sistemica che condizionano la volont degli Stati di cooperare anche quando condividano interessi comuni: 1) la possibilit di essere ingannati 2) gli Stati, in quanto costretti a provvedere da s alla propria sicurezza, preferiscono essere in grado di svolgere quante pi funzioni possibili, soprattutto quelle che incidono sulla loro sicurezza e autonomia; preferiscono mantenere un basso livello di differenziazione funzionale tra loro e gli altri, che limiter la cooperazione se questultima comporta un grado significativo di specializzazione delle funzioni. Nellambito economico, ad esempio, i vantaggi della liberalizzazione del commercio sono massimizzati se questa permette una specializzazione sulla base del vantaggio comparato: ma, secondo i realisti, proprio a questa specializzazione nelle funzioni che gli Stati cercando di resistere 3) i guadagni relativi: gli Stati evitano la cooperazione se ritengono che cooperando i loro partner otterranno guadagni sproporzionalmente pi grandi

Le condizioni per la cooperazione:

1) gli Stati cooperano attraverso alleanze per controbilanciare sfidanti esterni 2) IPE, la teoria della leadership egemonica: Gilpin e Krasner, sulla base della teoria dei beni collettivi,
sostengono che una condizione necessaria per la formazione e il mantenimento di uneconomia internazionale liberale che vi sia un singolo Stato (gli USA nel XX secolo) in grado e disposto ad investire le risorse e a farsi carico degli oneri legati allavvio e al mantenimento di un simile ordine economico liberale. Le critiche alla teoria realista:

non riconosce e non pu spiegare il cambiamento internazionale realisti: le continuit nella politica internazionale sono pi importanti dei cambiamenti (tra laltro spesso osservati) non prende in considerazione limpatto che i fattori interni (quali i processi politici, economici e sociali) esercitano sul comportamento estero degli Stati realisti: ne teniamo conto e inoltre sono le strutture interne ad essere modellate dalle dinamiche del sistema internazionale Problemi per il realismo:

ridimensiona notevolmente limportanza delle istituzioni internazionali quali oggetto della politica statale o quali attori autonomi della politica internazionale (Mearsheimer) perch i paesi dellUE hanno cercato di sviluppare in modo significativo le istituzioni europee? Perch la costituzione di istituzioni internazionali pu essere una strategia razionale per gli Stati? realista Morgenthau: gli Stati relativamente pi deboli possono scegliere di cooperare attraverso unistituzione al fine di ottenere una voice opportunity, ovvero lopportunit di farsi sentire nei confronti dei loro partner pi forti perch i partner pi forti accettano e si fanno persino promotori dellistituzionalizzazione? realisti: listituzionalizzazione consente allo Stato pi forte di esercitare la propria egemonia in modo efficiente e sotto una copertura di uguaglianza tale per cui vi meno resistenza alle sue preferenze e alle sue proposte; lUE potrebbe essere un veicolo attraverso il quale la Germania in grado di esercitare la propria influenza in modo discreto e legittimo e dominare cos i propri vicini lanarchia conduce gli Stati normali a massimizzare la sicurezza o il potere? Se i realisti ritengono che gli Stati considerano il potere pi importante della sicurezza, allora devono ipotizzare che gli Stati ricorrano al bandwagoning invece che allequilibrio nei casi in cui il primo produce maggior potere del secondo (Schweller) e devono sostenere che gli Stati cercano non di evitare differenziali nei guadagni che favoriscono i partner, ma piuttosto di massimizzare tali divari a loro favore.

La teoria realista potrebbe evitare di cadere nella trappola del dualismo massimizzazione del potere vs massimizzazione della sicurezza gli Stati sono preoccupati soprattutto per la propria sopravvivenza e per la propria sicurezza, e cercano di assicurarsele entrambe, non massimizzando il potere a loro vantaggio, ma minimizzando i divari di potere che possono favorire rivali o avversari. I realisti e i loro critici sembrano essere daccordo sul fatto che il realismo sposa lidea che gli Stati cercheranno invariabilmente lequilibrio contro una potenza nascente invece di ricorrere al bandwagoning con lei; che gli Stati, inoltre, invariabilmente non riusciranno a cooperare se si profila il problema dei guadagni relativi e che, infine, gli Stati si opporranno alla specializzazione invece di abbracciarla di fronte al rischio della dipendenza. Ipotesi delle conseguenze avverse di Feaver: pi probabile che Stati che falliscono nellattuare lequilibrio quando le condizioni sistemiche lo richiederebbero ricevano un danno rispetto a quegli Stati che praticano il balancing quando le circostanze lo richiedono.
COLLABRAZIONE E COORDINAMENTO: Tra i vari tipi di situazione caratterizzati da preferenze miste, lattenzione degli istituzionalisti si concentrata su due gruppi particolarmente importanti: I GIOCHI DI COLLABORAZIONE e i GIOCHI DI COORDINAMENTO.

Nei giochi di collaborazione gli stati traggono vantaggi maggiori da un esito in cui tutti operano rispetto ad un esito in cui nessuno coopera ( defezionano). In realt, un interesse comune alla cooperazione non sufficiente a garantire un esito cooperativo. In molte situazioni, infatti, uno stato pu trarre vantaggio dalla cooperazione reciproca, ma un vantaggio ancora pi grande se tutti cooperano mentre esso stesso defeziona. Linteresse individuale a defezionare di regola prevale sullinteresse comune a cooperare. ( dilemma del prigioniero negoziati bilaterali agli armamenti: entrambi gli stati possono preferire una limitazione dellarsenale nucleare dellavversario, ma una riduzione delle testate nucleari dellavversario senza una propria corrispondente limitazione, pu essere u esito ancora pi desiderabile).

Giochi di coordinamento: gli stati hanno solitamente un interesse comune nel raggiungere un accordo, ma un conflitto di interessi rispetto ai termini dellaccordo stesso. La cooperazione preferita alla mancanza di cooperazione, ma diverse forme di cooperazione sono possibili e i partecipanti non preferiscono tutti la stessa soluzione. I giochi di coordinamento richiedono generalmente un processo negoziale attraverso il quale gli stati identificano una soluzione di compromesso. Ma anche in questo caso linteresse individuale a raggiungere laccordo preferito, prevale sullinteresse comune a raggiungere un accordo qualsiasi. Questo accade perch allo scopo di ottenere una distribuzione dei benefici che sia pi vantaggiosa possibile, i negoziatori usano tattiche che aumentano il rischio che il negoziato fallisca. ( bluff). Sia i giochi di collaborazione che quelli di coordinamento, combinano incentivi a cooperare con incentivi a scegliere comportamenti non cooperativi. Una differenza sostanziale tra i 2 tipi di giochi che, una volta stabiliti i termini dellaccordo, nei giochi di coordinamento i partecipanti non hanno un interesse nel violare i termini dellaccordo, mentre nei giochi di collaborazione i partecipanti trarrebbero vantaggio dalla defezione unilaterale. Secondo gli istituzionalisti, alla base di questi problemi si trova spesso un deficit di informazione. Se gli stati in situazioni di coordinamento possedessero uninformazione perfetta sul rischio di defezione, potrebbero sviluppare meccanismi di deterrenza e sanzioni sufficienti a consentire un alto livello di cooperazione. Le istituzioni internazionali possono facilitare la cooperazione tra stati precisamente perch aumentano la quantit e la qualit dellinformazione disponibile. Linformazione dunque per gli istituzionalisti, una variabile che pu essere modificata grazie alla creazione di istituzioni internazionali. La forma delle istituzioni deve riflettere le funzioni che deve svolgere: Offrire un contesto in cui possibile tenere negoziati efficienti e trasparenti Regole istituzionali dovrebbero dare una struttura al processo di contrattazione Dovrebbe garantire la presenza di un mediatore imparziale che suggerisce una soluzione equa per entrambe le parti Dovrebbe facilitare il raggiungimento di un accordo, escludendo accordi incompatibili ecc..

Istituzioni dedicate ai giochi di coordinamento non devono curarsi troppo dellattuazione degli accordi raggiunti, in quanto gli attori non hanno nessun incentivo nel violare i termini dellaccordo. Differentemente accade per i giochi di collaborazione. In questo caso le istituzioni internazionali impongono alle parti regole che: 1) diminuiscono lambiguit degli obblighi dei partecipanti 2) impongono obblighi di trasparenza e giustificazione 3) delegano agli agenti imparziali di verificare il rispetto degli accordi.4) strutturano sanzioni in caso di violazione. Generalmente le istituzioni non vengono chiamate a punire eventuali violazioni direttamente, perch ci rimane prerogativa degli stati. Le istituzioni piuttosto aumentano la trasparenza dei rapporti interstatali e in questo modo prevengono le violazioni.

LA CRITICA DEL REALISMO: Gli autori di tendenza realista delle Relazioni internazionali sono da sempre scettici nei confronti delle capacit delle istituzioni di mettere dei freni allazione degli stati. Secondo i realisti, le situazioni in cui gli interessi tra i vari attori sono incompatibili, sono pi comuni. Gli istituzionalisti non trovano necessariamente pi cooperazione nel mondo di quanto facciano i realisti. Se per gli istituzionalisti la maggior parte dei casi di mancata cooperazione dovuta alla mancata informazione, per i realisti sono spiegati dalla mancanza di interessi in comune. Il conflitto deriva quindi da interessi incompatibili, mentre per gli istituzionalisti gli interessi possono essere compatibili ma il loro perseguimento pu essere ostacolato da problemi di coordinamento e collaborazione. Questa differenza si traduce in valutazioni divergenti sul ruolo potenziale delle istituzioni internazionali. I realisti riconoscono che in molte occasioni 2 stati potrebbero entrambi trarre vantaggio da una decisione di cooperare. Ma il punto decisivo che gli stati non sono interessati unicamente ai propri guadagni, ma anche ai guadagni degli altri stati. In un sistema internazionale anarchico gli stati sono estremamente attenti allentit della loro potenza ecnomica e militare rispetto a quella degli altri stati, perch gli altri stati potrebbero rappresentare una minaccia alla propria autonomia e sopravvivenza. Se la cooperazione produce guadagno per la controparte maggiore del proprio, questo pu indurre uno stato a non cooperare perch il guadagno relativo pu essere altrettanto importante del guadagno che ne otterrebbe in termini assoluti. Quanto pi uno stato ha il timore che le risorse della controparte potrebbero un giorno essere usate contro di esso, tanto meno sar

disposto ad accettare la cooperazione, a dispetto dei vantaggi che questa potrebbe portare. I realisti in questo senso criticano gli istituzionalisti: perch essi considerano solo i guadagni assoluti e non relativi. ISTITUZIONALISMO COSTRUTTIVISTA: Secondo la logica dellistituzionalismo costruttivista le istituzioni strutturano non solo gli incentivi esterni ma anche gli obiettivi fondamentali e talvolta le stesse identit degli attori. Le istituzioni non influiscono solo su ci che gli attori possono fare, ma anche su ci che vogliono fare e su chi sono. In altre parole, la sovranit degli stati non pu essere indipendente dalle istituzioni che forniscono un quadro normativo per la loro azione. Wendt identifica 3 livelli di internazionalizzazione delle norme internazionali: nel primo livello, gli attori sanno quale la norma ma obbediscono solo quando sono costretti a farlo(realismo) nel secondo livello gli attori scelgono di obbedire alla norma perch ritengono che farlo sia nel loro interesse (istituzionalismo realista), nel terzo livello, secondo una logica costruttivista, gli attori obbediscono alla norma perch la considerano legittima. La teoria costruttivista mostra inoltre come molte caratteristiche dello stato contemporaneo derivino da modelli culturali generati e diffusi da processi di portata globale, tra cui spicca lattivit delle organizzazioni internazionali. Questi modelli culturali globali definiscono cosa sia uno stato e quali funzioni deve assolvere. Viene sottolineato lelevato grado di consenso transnazionale circa la natura e il valore di questioni come i diritti umani e dei cittadini, lo sviluppo socio economico e listruzione. Le organizzazioni internazionali sono spesso un vettore centrale per la diffusione di modelli culturali. Per listituzionalismo costruttivista limpatto delle istituzioni sugli stati avviene in larga misura attraverso processi di socializzazione. La socializzazione un processo attraverso il quale linterazione sociale porta i nuovi stati ad interiorizzare le norme e i modi di vedere di una societ. Nel caso dellinfluenza sociale, la conformit con norme risulta da benefici e sanzioni di tipo sciale e non materiale. Tra i benefici spicca un senso di benessere psicologico, un senso di appartenenza a un gruppo sociale e il godimento del rispetto degli altri membri del gruppo. Le sanzioni possono essere la disapprovazione o di esclusione dal gruppo. Lipotesi costruttivista che questi fattori esercitino uninfluenza importante sugli stati in quanto membri di istituzioni ed organizzazioni internazionali. Un altro meccanismo importante la persuasione: un insieme di atti comunicativi che generano una convergenza di preferenze e opinioni in assenza di sanzioni materiali o psicologiche. Gli istituzionalisti di scuola costruttivista si aspettano che linfluenza sociale e la persuasione avvengano con pi facilit allinterno di organizzazioni internazionali che in interazioni non istituzionalizzate. Le organizzazioni internazionali forniscono un ambiente particolarmente favorevole alla diffusione e penetrazione di nuove norme e nuovi metodi di interpretare la realt.

INTERDIPENDENZA ECONOMICA E POLITICA INTERNAZIONALE cap.5


Le teorie relative allequilibrio di potenza ed egemonia, sono teorie compatibili con la tradizione realista. La principale teoria che si occupa degli effetti dellinterdipendenza economica sulla politica internazionale invece ascrivibile allaltra grande tradizione di pensiero internazionalista: quella liberale. Lo stato non visto come lunico attore rilevante sulla scena internazionale. Partendo da unenfasi etica sullemancipazione dellindividuo e da unattenzione metodologica che tende a non escludere fenomeni della politica interna, lo stato visto cime uno dei vari livelli ai quali possibile aggregare le preferenze individuali. Esistono pertanto altri soggetti di cui tenere conto: Istituzioni internazionali Compagnie multinazionali o grandi chiese (livello transnazionale) necessario prendere in considerazione le variabili di politica interna ed estera ( livello subnazionale)

Trova quindi spazio vari tipi di configurazione dei RAPPORTI TRA SOCIET E STATO. Per i realisti qualsiasi tipo di stato tende a comportarsi nello stesso modo, a prescindere dalle sue caratteristiche particolari, con una pi netta separazione tra politica interna e politica estera. Limmagine liberale della politica internazionale quindi pi complessa in quanto non vi sono solo gli stati che interagiscono tra di loro, ma nella quale entit internazionali, transnazionali e subnazionali stabiliscono una fitta rete di relazioni che influiscono sugli esiti politici. In secondo luogo, lambiente in cui operano questi diversificati attori, non

sempre un ambiente dominato dallanarchia. Le caratteristiche interne degli stati sono viste come rilevanti, anche i rapporti tra uno stato ed un altro saranno influenzate da queste caratteristiche. Lanarchia internazionale, intesa come assenza di governo mondiale, non sar omogenea nel tempo e nello spazio come nellanalisi realista, e potr essere pi o meno vincolante con effetti conflittuali a seconda delle circostanze. Le relazioni tra democrazie, o tra stati che commerciano intensamente, saranno quindi diverse dalle relazioni tra stati che hanno regimi politici differenti, o che non commerciano tra loro. In terzo luogo, almeno nei casi in cui lanarchia sia meno severa e i rapporti meno conflittuali, le relazioni tra stati non sono necessariamente dominate solo da considerazioni che riguardano la sicurezza. Al contrario di un mondo realista, la coopera zone possibile, permettendo agli attori di concentrarsi sui loro obiettivi. Le questioni economiche assumono preminenza nellanalisi liberale, mentre i realisti considerano questi argomenti come comunque subordinati alla necessit della sopravvivenza di fronte allincertezza dellanarchia. Le prime versioni del liberismo internazionalista contemporaneo emersero dopo le devastazioni della Prima Guerra Mondiale. Essi adottavano una visione idealista, dove immaginavano possibile basare lintero sistema internazionale su unarmonia degli interessi e una pacifica interdipendenza tra stati. Le delusioni culminate nello scoppio della Seconda guerra Mondiale, hanno portato alla nascita di una nuova scuola, quella neoliberale. Questa adottava una visione pi articolata e di interdipendenza complessa, secondo la quale nello stesso sistema internazionale potevano convivere sia relazioni conflittuali tra avversari che relazioni pi cooperative tra stati che non percepivano un conflitto cos imminente. Mentre i realisti sono scettici sulla possibilit di un sostanziale cambiamento che consenta di ridurre i sospetti reciproci tra stati e la possibilit di conflitto armato, i liberali credono nella possibilit del progresso e di un percorso storico di incrementale miglioramento capace di trasformare le relazioni internazionali e di allontanare lo spettro della guerra. Oltretutto i liberali credono in una direzione progressiva nellevoluzione storica da una condizione passata di instabilit a una futura pace, non pi intesa semplicemente come tregua tra un conflitto e laltro, ma come una condizione di autentica stabilit e fiducia che renda obsoleto luso della violenza. Secondo il liberismo sono 3 i principali possibili percorsi verso la riduzione della guerra come fenomeno della politica internazionale: le istituzioni internazionali, il commercio internazionale e la democratizzazione. IL LIBERALISMO COMMERCIALE: Il liberismo commerciale identifica il progresso nelle relazioni internazionali con la diffusione delle moderne economie industriali di mercato a partire dalla fine de 700. Lincremento della produzione economica mondiale, dovuto allefficienza allocativa del mercato internazionale e ai progresso, ha comportato un aumento costante della ricchezza. Ci avrebbe portato a delle ripercussioni inedite sulle relazioni internazionali, inducendo un crescente numero di paesi a concentrarsi sul benessere economico piuttosto che sul proprio successo militare. Lottimismo del liberalismo commerciale basato sulla visione di Adam Smith sui benefici del libero commercio che, se liberato dalle interferenze statali, porta ad un aumento del benessere per tutti, individui e stati. Secondo la teoria del vantaggio comparato, se ciascuno si specializza nellattivit che gli pi congeniale, questo porta sia alla massimizzazione delle potenzialit di ciascuno, sia ad una maggiore efficienza complessiva. La ricchezza dei vicini favoriva infatti il proprio sviluppo economico in quanto facilitava laccesso a tecnologie pi avanzate e mercati pi facoltosi, in grado di assorbire maggiormente le proprie esportazioni. La solidit dellapparato teorico del liberalismo e il successo empirico delle economie liberali hanno fatto s che un sempre crescente numero di paesi abbia adottato una postura commerciale aperta, e che la rete di relazioni economiche internazionali si sia progressivamente estesa e infittita, fino allattuale fase di globalizzazione.

INTERDIPENDENZA ECONOMICA E POLITICA INTERNA: La scelta di uno stato di aprire la propria economia per anche influenzata dalla dinamica di interessi economici dei vari settori produttivi, e come essi interagiscono nella politica interna. Mentre gli aspetti diplomatici e militari dipendono dal controllo del governo, i processi economici dipendono in larga misura da attori privati e sociali che possono essere influenzati dallo stato solo in maniera indiretta. Questo gruppo di attori sono chiamati gruppi di interesse. Anche se il libero commercio porta ad una maggiore efficienza complessiva e a l miglioramento del benessew individuale, questo benessere non distribuito uniformemente. Il capitale e il lavoro investiti nei settori competitivi godono di un beneficio immediato allapertura delleconomia, mentre il capitale e il lavoro nei settori che soffrono la competizione internazionale devono essere reinvestiti, passando da una fase temporanea di riconversione che pu precedere la riduzione o la cessazione delle attivit. Unulteriore distorsione pu emergere dal fatto che i vari gruppi dinteresse possono allearsi, al fine di controllare meglio le decisioni pubbliche.

CRITICHE NEOMARXISTE: Lottimismo liberale sul ruolo del libero commercio viene aspramente criticato dalla scuola marxista, per la quale i fattori economici sono importanti almeno quanto per la scuola liberale, ma che trovano un netto disaccordo riguardo gli effetti dellinterdipendenza. Per i neomarxisti il mercato non porta ad una maggiore ricchezza complessiva, ma allinevitabile sfruttamento delle classi meno privilegiate, che basano il loro sostentamento sul proprio lavoro, da parte delle classi che detengono il capitale. Lungi dal migliorare le condizioni sociali complessive, la modernizzazione crea solo nuove occasioni di oppressione dei pochi sui molti, e prima o poi questa situazione diventa insostenibile. Ne segue un conflitto, la lotta di classe, che pu essere risolto solo con una rivoluzione che collettivizzi i mezzi di produzione e alteri il corso della storia. Anche a livello internazionale lapertura del commercio comporta lestrazione di risorse dalleconomia meno ricca da parte di quella pi avanzata aumentando la disuguaglianza globale. Si creerebbe cos un particolare tipo di sottosviluppo, per il quale gli stati pi arretrati nel contesto delleconomia capitalista globale rimangono poveri perch interagiscono con quelli pi ricchi, che li conducono a specializzarsi in settori poco redditizi. Altri teorici neomarxisti disegnano un sistema globale naturalmente piramidale nel quale chi detiene le leve economiche domina gli altri,sia politicamente che economicamente. Wallerstein descrive un modello di sistema-mondo strettamente integrato alla divisione internazionale e suddiviso in 3 aree poste in un ordine gerarchico: il centro avanzato ed industrializzato, la semiperiferia in via di sviluppo e la periferia arretrata e sfruttata dalle altre 2 zone. I paesi che di volta in volta a appartengono a queste categorie possono cambiare, ma non il fatto che esistano questi 3 livelli. Viene quindi spiegata la perdurante e crescente diseguaglianza a livello globale. LE CONSEGUENZE DELLINTERDIPENDENZA SULLA POLITICA INTERNAZIONALE: La pi rilevante aspettativa del liberalismo commerciale riguardo alla politica internazionale concerne gli effetti dellinterdipendenza economica sui rapporti tra stati. Secondo i principi del liberalismo, unintensificazione delle relazioni tra soggetti porta una loro pi stretta collaborazione, e la conseguenza di una maggiore interdipendenza economica pertanto una maggiore propensione a cooperare e ad evitare il conflitto. A meno che non ci si trovi in uneccezionale condizione di conflitto o di guerra sarebbe possibile per gli stati, in assenza di una rigida gerarchia degli argomenti e in presenza di un ambiente pi permissivo, concentrarsi sui propri obiettivi economici a prescindere dalle immediate conseguenze militari che esso comporta. La scoperta dellefficienza del libero scambio nel creare ricchezza dunque alla base del primato delleconomia che caratterizza il liberalismo del XVIII secolo. Lapogeo della pace commerciale stato poi raggiunto dalla scuola di Manchester che dice che la pace pi probabile quando interessi commerciali interdipendenti rendono il conflitto non economico. Tre sono gli effetti principali del commercio a favore della pace e della stabilit. In primo luogo, il commercio modifica gli incentivi degli stati nellarena internazionale. Da un lato, il libero commercio permette agli stati di ottenere i prodotti di cui hanno bisogno senza dover correre dei rischi, e i costi di una guerra di conquista. Secondo Rosecrance lincentivo ad intraprendere una guerra assente dal momento che gli stati commerciali riconoscono che possono fare meglio tramite lo sviluppo economico interno, sostenuto dai mercati globali per i loro prodotti, piuttosto che cercando di conquistare ed assimilare larghe porzioni di territorio. La guerra poteva ancora essere profittevole nellera pre-industriale, quando la produzione economica, legata al territorio, era meno fragile e le armi meno distruttive, ma non avevano pi lo stesso valore in uneconomia industriale basata sulle specializzazione e sullincremento della produttivit. I benefici economici di una maggiore interdipendenza diventano un incentivo a mantenere la pace in quanto la competizione politica e la guerra interromperebbero i flussi economici e la maggiore efficienza ad essi connessi. Volendo assecondare il desiderio dei propri cittadini a conseguire da politiche aggressive che possono mettere a repentaglio i frutti di uneconomia aperta. Da un lato, linterdipendenza pu essere intesa come sensibilit, nel senso che gli stati diventano sensibili a eventi che avvengono presso i loro partner economici. Dallaltro lato, linterdipendenza pu anche essere intesa come vulnerabilit, dal momento che uneventuale interruzione dei flussi economici comporterebbe un costo che inciderebbe sul benessere del paese. In terzo luogo, vi sono effetti sociologici di uneconomia internazionale capitalista. Le frequenti relazioni che intercorrono tra gli stati interdipendenti riducono i pregiudizi reciproci e, secondo il liberismo sociologico, enfatizzano le comunanze, piuttosto che le differenze, tra popoli e nazioni. La frequenza della guerra nel periodo pre- capitalistico poteva quindi venire spiegata dalla prevalenza di ceti sociali guerrieri ovvero dallignoranza rispetto alla razionalit e allefficienza delleconomia liberale.

LE CRITICHE REALISTE ALLA PROSPETTIVA LIBERALE: Il realismo non condivide lenfasi posta dai liberali sui fattori economici e, in particolare, ritiene che i vantaggi provenienti da una politica economica aperta, siano insufficienti a prevalere sulle considerazioni riguardo alla sicurezza. I realisti sono convinti che gli stati non si possano permettere il lusso del libero commercio, se non in condizioni particolari. I pensatori del XVIII e XIX secolo, suggerivano quindi di rinunciare ai benefici dellapertura del commercio per mantenere una capacit economica indipendente che potesse garantire la sicurezza dello stato. Uno stato reso insicuro dellanarchia internazionale semplicemente non poteva permettersi di porsi alla merc di altri stati. Lo sviluppo di un intenso scambio commerciale, non creerebbe una reciproca interdipendenza volta allaumento del benessere complessivo, ma un rapporto di competizione e di controllo. Gli stati sarebbero pi vulnerabili. Temendo che i prodotti necessari per la propria economia possano venire negati nel momento del bisogno, gli stati potrebbero cercare di ottenerli con la forza.. in queste circostanze, una stretta interdipendenza potrebbe essere lei stessa fonte di sospetto o persino di guerra. Waltz afferma che sati lontani, senza nessun rapporto, non avrebbero neanche occasione di competere, mentre uninterdipendenza stretta aumenterebbe le possibilit di conflitto, cos some mostrano le guerre . Secondo una visione strutturalista, solo chi forte e sicuro, oppure chi si trova in un ambiente gi pacifico, pu permettersi di intraprendere un commercio libero da condizionamenti politici o strategici. Lapertura commerciale, che si progressivamente affermata negli ultimi 2 secoli non sarebbe quindi frutto di un mutuo interesse da parte degli stati, ma delle capacit di una potenza dominante di determinare questa situazione, secondo la teoria egemonica. Secondo i mercantilisti, non solo la competizione politica potrebbe inibire la cooperazione economica, ma le interferenze provenienti dallarena economica potrebbero essere addirittura rischiose e controproducenti per la stabilit. Rousseau sosteneva infatti che linterdipendenza portasse non tanto allarmonia, quanto al reciproco sospetto e proponeva agli stati un benigno isolamento. INTERDIPENDENZA E PACE NELLA STORIA: Lipotesi liberale sulle relazioni tra pace e scambi commerciali sostiene che livelli pi alti di commercio sono associati ad una minore incidenza della guerra. Leffetto pacificatore dellinterdipendenza economica sarebbe poi particolarmente sviluppato nelle relazioni tra stati di regime politico liberale, facendo intendere che i 2 fattori, commercio e democrazia, si rafforzino a vicenda. I realisti invece sostengono una relazione positiva tra interdipendenza e conflitto. Sebbene sembra esserci un supporto empirico per la tesi liberale, il rapporto tra interdipendenza economica e politica internazionale quanto meno complessa e non lineare. Unulteriore complicazione deriva dal fatto che difficile stabilire se sia la cooperazione economica a ridurre il conflitto politico, oppure se la riduzione del conflitto politico permette lemergere di una fruttuosa cooperazione economica. Secondo questultima interpretazione, ci potrebbe essere una correlazione tra interdipendenza e pace in quanto a sviluppare intense relazioni commerciali sarebbero soprattutto stati tra i quali le probabilit di conflitto sono percepite come ridotte. Linterdipendenza potrebbe quindi essere considerata come un effetto, piuttosto che come causa della pace. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, nel 1913, per la Germania il commercio estero nel suo complesso rappresentava il 38% del PIL, mentre per Gran Bretagna era addirittura il 52% e per la Francia il 54$%. Ci fu insufficiente a mantenere la pace tra le grandi potenze e 4 lunghi anni di guerra portarono a devastazioni mai viste. Dopo la crisi del 29, gli stati avevano intrapreso politiche commerciali protezionistiche se non autarchiche. Cos come la Prima guerra m. indebolisce le argomentazioni liberali, allo stesso modo la teoria realista viene indebolita dalla situazione appena citata. Se infatti linterdipendenza portasse gli stati a competere, una relativa autonomia e da autosufficienza avrebbe dovuto portare gli stati ad una competizione meno intensa invece che a una guerra. quindi evidente come gli effetti politici dellinterdipendenza siano complessi e non semplici e lineari, e che il commercio internazionale interagisce con la diplomazia in modo complesso. Dopo la seconda guerra m. gli stati del blocco occidentale hanno intrapreso la strada dellapertura economica. La pacificazione in occidente e lintenso sviluppo di legami commerciali, che in Europa ha portato il decollo del processo di integrazione, ha portato uninedita stabilit almeno in una parte del mondo. Questo forte aumento dellinterdipendenza ha messo in luce interessanti fenomeni: il periodo della guerra fredda ha messo in evidenza la preferenza degli stati a commerciare soprattutto con i propri alleati, al fine di rafforzare i rapporti di collaborazione. In secondo luogo, la guerra fredda ha anche messo in luce lutilit, in termini di competizione militare, di detenere maggiori risorse economiche, frutto di una stretta interdipendenza. POLITICA INTERNA E PACE DEMOCRATICA: Per studiare le Relazioni internazionali, risulta necessario studiare come i singoli governi agiscono e quindi bisogna tenere in conto della sua politica estera, ed interna. Gli stati, infatti, non possono essere considerati come attori compatti, ma sono dei costrutti mentali che rimandano alla realt di aggregati complessi di persone, organizzazione, elementi materiali..Si dunque

sostenuto che necessario capire come gli stati ( insieme di apparati) attuino la politica estera, come funzionano e come prendano decisioni. Questa la strada percorsa dai teorici della politica burocratica o della politica governativa. La semplificazione dellidea che lo stato sia un attore unitario, trascura di considerare il ruolo della burocrazia. Secondo questa prospettiva, la politica estera di no stato deriva dallinterazione fra diversi apparati politici e burocratici che, contano sulle risorse che hanno singolarmente a loro disposizione e agendo secondo peculiari culture e regole organizzative lottano per raggiungere degli obiettivi. Il modello della politica burocratica, mette chiaramente in dubbio gli assunti stato centrici dellunitariet e della razionalit degli stati: la politica estera non formulata in modo centralizzato e non consiste tantomeno di decisioni prese in modo razionale, ma da compromessi fra posizioni divergenti. Il modello della politica burocratica stato prevalentemente applicato allo studio di situazioni di crisi e dei fattori che le innestano ( apparati militari). LA POLITICA ESTERA FRA GRUPPI DI PRESSIONE E COMUNITA EPISTEMATICHE: Innanzitutto bisogna considerare che gli apparati e i decisori pubblici non si limitano a negoziare le scelte di politica estera che maggiormente realizzano i propri interessi, ma devono considerare anche le richieste che provengono dallinterno. Il modo in cui uno stato persegue i propri interessi esterni, produce numerose conseguenze interne. ( es. la decisione di abbassare i dazi doganali, o abbassarli solo per alcuni prodott, porter vantaggi ad alcuni settori economici e ad altri meno). Ma se le scelte di politica estera, toccano questioni che coinvolgono gli attori economici e sociali domestici, i decisori pubblici, politici o burocratici, avranno preferenze e assumeranno posizioni su quelle questioni che risentono degli attori domestici e, in particolare, dei gruppi organizzati: questi ultimi, infatti, detengono risorse consistenti, hanno un peso consistente nel processo decisionale pubblico. I GRUPPI DI PRESSIONE domestici, possono avere dunque un forte impatto sulla politica estera, e mettono ancora pi in crisi il modello stato centrico. Si argomenta che linfluenza degli attori domestici sulla scelta dei comportamenti esterni di uno stato fa cadere lassunto dellautonomia del governo: se le decisioni di politica estera non rispondono principalmente alle sfide del sistema internazionale ma anche alle esigenze domestiche, queste ultime, a seconda della loro forza, potranno ora determinare la scelta di una certa politica estera fra le diverse possibili per realizzare linteresse nazionale. Mentre nel modello stato centrico si assume che il governo persegua razionalmente linteresse nazionale, per questa via si pu arrivare a considerare il governo come attore che interagisce con alcuni gruppi interni per perseguire politiche estere che realizzano gli interessi di quella coalizione specifica. I governi cercano di massimizzare la propria capacit di soddisfare le pressioni domestiche e, di minimizzare le conseguenze negative degli sviluppi internazionali. Il governo dunque sottoposto anche allinfluenza di altri gruppi domestici come le comunit epistemiche. Queste comunit sono intese come reticoli formali e informali che diffondono in modo autorevole informazioni e conoscenze circa le questioni internazionali. Essi possono esercitare uninfluenza sul processo decisionale statale che rinvia sia alla conoscenza come forma di potere, sia al ruolo delle idee in politica estera. Ci avviene in particolare quando la scelta dei comportamenti internazionali degli stati avviene in condizioni di grande incertezza, quando i problemi in gioco hanno un elevato contenuto tecnico e/o sono poco politicizzati, richiedendo cos delle competenze specifiche per essere affrontati. LA POLITICA ESTERA TRA OPINIONE PUBBLICA E MEZZI DI COMUNICAZIONE: La politica estera stata tradizionalmente considerata un settore decisionale isolato dal dibattito pubblico e sottratto al controllo della popolazione. A sostegno di questa posizione si sono invocati fattori di natura funzionale: connessi ai requisiti del buon svolgimento della politica estera, come lesigenza di condurre con riservatezza le trattative internazionali; la necessit di perseguire interessi di lungo periodo, e quindi di evitare cambi di linea indotti dallemotivit. A questi fattori si associata lidea che la popolazione sia disattenta, disinformata e incompetente sulle questioni di politica internazionale e finisca per diventare un fattore di disturbo in decisioni che dovrebbero essere razionali. Si dunque argomentato quanto pi la popolazione presenta questi tratti, tanto pi stringenti divengono questi requisiti funzionali. Questo ragionamento non sembra confermato dalla ricerca empirica pi recente che, pur mostrando che il pubblico tendenzialmente poco informato sui problemi internazionali si preoccupa dei valori fondamentali. Non tutti i casi e per necessit si pu assumere che il processo decisionale avvenga indipendentemente dagli orientamenti della popolazione, anzi, esiste una corposa letteratura che ne sostiene il ruolo attivo, nella forma delle costrizioni poste alla politica estera dallopinione pubblica. Le preferenze della popolazione in politica estera si comportano in modo percepibile tramite sondaggi, elezioni politiche, referendum, manifestazioni o eventi di protesta, esse esprimono lorientamento dellopinione pubblica su certi temi, e questultima pu contribuire a influenzare la politica estera. La ricerca segnala che nelle democrazie liberali vi una significativa relazione fra le scelte di politica estera e le preferenze dellopinione pubblica. A questeffetto si associa il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa. I mass media entrano nel processo decisionale pubblico in almeno 2 modi: producono e diffondono info

r conoscenze circa le questioni internazionali, danno importanza a certi temi piuttosto che ad altri, influenzando lagenda politica e delle sue priorit. POLITICA INTERNA E POLITICA INTERNAZIONALE: si pu rilevare che lattivit della politica estera contemporanea molto diversa dalla politica del gabinetto che ha caratterizzato i secoli del sistema degli stati europeo: una politica decisa da poche figure e condotta bilateralmente grazie ai negoziati confidenziali tenuti da ambasciatori residenti allestero. A questa pratica politica ben si adattava la concezione realista della politica estera quale attivit di un certo politico coeso e sostanzialmente isolato dalle influenze provenienti dallinterno. A modificare questi quadro hanno contribuito vari fattori che hanno acquisito un ruolo decisivo soprattutto nel corso del 900: da un lato lingresso sulla scena mondiale della politica di massa e della guerra generale, con i connessi procedimenti di liberalizzazione e democratizzazione; dallaltro lato, la crescita dellinterdipendenza economica e della velocit dei mezzi di comunicazione fisica e simbolica. La crescita delle interconnessioni economiche e sociali fra gli stati e lespansione delle sfere soggette alla regolazione pubblica hanno cambiato i tratti di fondo della politica internazionale che, secondo alcuni, diventata una politica intermestica, a indicare linestricabile intreccio di elementi internazionali e domestici che la caratterizza. Di conseguenza, le questioni tenute in conto nellelaborazione della politica estera si sono ampliate. In secondo luogo, gli attori coinvolti nella politica estera sono aumentati per numero e per tipo, sono aumentati gli spazi di intervento dei gruppi domestici e aperto quelli per la popolazione. In terzo luogo, la riservatezza della diplomazia bilaterale, ha lasciato il posto, in certa misura, a una politica estera pi trasparente. A seguito di queste trasformazioni, larena decisionale della politica estera si allargata ed divenuto pi complessa, e maggiormente interconnessa con quella interna. LA POLITICA ESTERA TRA GUERRA E ISTITUZIONI POLITICHE: LA TEORIA DELLA PACE DEMOCRATICA: Gli stati si presentano come una grande variet di strutture politiche e questa diversit pu contare nellinfluenzare la politica estera. Questa notazione sta alla base della TEORIA DELLA PACE DEMOCRATICA o della pace separata: una teoria liberale che instaura un nesso tra la natura del regime politico degli stati e i loro comportamenti internazionali; in particolare tra natura democratica del regime e la guerra. Nella riflessione sul rapporto tra democrazia e guerra ricorre lidea che le democrazie si comportino diversamente dagli altri regimi politici nel sistema internazionale per via della loro natura pacifica. ( Kant per la pace perpetua). In realt non possibile sostenere che le democrazie siano pi pacifiche degli altri regimi politici poich esse combattono meno frequentemente la guerra. Al contrario, le democrazie fanno la guerra tanto quanto la fanno le non- democrazie. Vi tuttavia un aspetto importante: le democrazie sono pi pacifiche nei rapporti reciproci, cio non si fanno guerra tra di loro. I DATI DELLA PACE DEMOCRATICA: Il tema della pace democratica si imposto come centrale nelle Relazioni Internazionali a partire dalla prima met degli anni 80, a seguito di un contributo di Doyle. Egli incrocia i dati disponibili sulle guerre combattute dal 1800 con la classificazione dei paesi coinvolti in quei conflitti a seconda del loro regime politico. Egli individua le democrazie secondo i rispettivi principi: 1) regime politico che dura da almeno 3 anni, 2) si distinguono per un economia fondata sul libero scambio, per la propriet privata, sovranit esterna, tutela dei diritti dei cittadini, potere legislativo scelto tramite elezioni, suffragio femminile. Doyle dimostra come nelle 118 guerre considerate in 200 anni, i paesi in cui le libert sono assicurate costituzionalmente non si sono ancora fatti guerra. Mostrando anche come le democrazie tendono a non combattere guerre preventive, ovvero a non attaccare per primi i nemici che si fanno minacciosi. Mentre i regimi non democratici ricorrono con regolarit a questo strumento per impedire gli avversari di avere la meglio, le democrazie sperimentano strade alternative in base al regime che fronteggiano: se si tratta di un paese democratico tendono a cercare una soluzione pacifica, se si tratta di un paese non democratico, tendono a costituire alleanze difensive. Naturalmente la correlazione empirica che fonda la teoria della pace democratica, non priva di eccezioni. LE CAUSE DELLA PACE DEMOCRATICA: Nelle teorie moderne esistono 3 tipi di cause della pace democratica: le cause istituzionali, normative ed economiche.

1. Le cause istituzionali della pace democratica riguardano gli assetti istituzionali e meccanismi decisionali delle
democrazie. Le democrazie sono sistemi politici in cui il governo dipende dalla capacit di conquistare e mantenere il consenso dei cittadini tramite le elezioni libere e periodiche. Le democrazie hanno un governo limitato in quanto

prevedono contrappesi e meccanismi di controllo che sottopongono il potere esecutivo al controllo degli altri poteri. Questi due elementi istituzionali basilari sono molto rilevanti perch producono 3 costrizioni alla scelta di guerreggiare in democrazia: 1) costi finanziari e umani di una guerra ricadono sui cittadini. ( il loro consenso necessario per acquistare e mantenere il governo) 2) divisione dei poteri, trasparenza e pubblicit degli atti delle istituzioni democratiche prevengono decisioni affrettate e ostacolano una politica estera aggressiva. 2. Le cause normative: le democrazie sono stati di diritto in cui le dispute vengono risolte con strumenti giuridici e non con la forza. Questi regimi coltivano dunque al loro interno valori della risoluzione pacifica dei conflitti e delle controversie. Sono valori che influenzano la politica internazionale. Essi agiscono sulla base di un insieme condiviso di norme e principi che finisce con il rendere molto improbabili, in quanto ritenuto illegittimo, il ricorso alla violenta e, pi facile il ricorso a pratiche di gestione pacifica dei conflitti e al compromesso. le cause economiche: le democrazie producono un sistema economico di libero mercato che facilita lo sviluppo delle relazioni commerciali con lesterno e lintegrazione in un sistema internazionale di libero scambio. Lalta dipendenza economica pu aumentare i costi della guerra e ridurne i benefici, rendendola cos una scelta poco conveniente.

3.

Per completare la spiegazione della pace democratica, la letteratura ha invocato anche altri fattori che hanno a che vedere con il grado in cui gli stati riescono a comunicare in modo serio alle controparte le loro intenzioni. C lidea che le democrazie siano pi credibili degli altri regimi politici nella negoziazione e implementazione degli accordi. A differenza di quello che accade negli altri regimi, i governanti delle democrazie che affrontano le dispute internazionali sono sottoposti a giudizio degli elettori , che ne possono valutare loperato, data la pubblicit e la trasparenza dei loro atti. Le democrazie sono pi affidabili di altri regimi politici per via del loro pluralismo istituzionale, che coinvolge nel processo decisionale pi attori con poteri di veto e di conseguenza , quando una democrazia ratifica, molto pi difficile che lo rinneghi. Esse inoltre non fondano la loro legittimit sui leader che lo governano e quindi gli impegni che essi prendono non mutano meccanicamente con il mutare dei governanti. Infine, essi decidono i propri impegni in modo aperto nel sistema internazionale, e ci aumenta le opportunit dei loro alleati di intervenire se queste li vogliono mutare. IL DIBATTITO SULLA PCAE DEMOCRATICA: Ci sono state diverse critiche alla pace democratica, in quanto essa, lungo la storia, ha portato a delle eccezioni. ( es. Gran Bretagna e Francia vs Germania nella1 GM o nella 2GM). Per spiegare queste eccezioni, la letteratura ha invocato il non completo possesso dei requisiti delle democrazie. In questa direzione si avviato chi sostiene che i problemi della pace democratica derivino dallavere trascurato un fattore esplicativo rilevante: il rapporto tra democrazia e la guerra non sarebbe influenzato solo dalla natura democratica dei regimi politici, ma anche, dal loro grado di liberalismo e cio dalla misura in cui lideologia liberale, con suoi valori individualistici e universalistici, informa le pratiche di governo e la cultura politica di un paese. Per questa via si distingue le democrazie fra di loro almeno per un elemento: che siano liberali o illiberali, come capita di frequente nelle democrazie non consolidate e in quelle dei paesi extraeuropei. Tale distinzione importante perch alla base delle scelte di politica estera dei governi e sta il modo in cui essi si percepiscono reciprocamente: che una democrazia sia governata da una classe politica illiberale, allora pu essere ragione sufficiente per ritenerla minacciosa ed essere disposti a combatterla. Lintroduzione del criterio dellideologia liberale al fianco di quelli relativi alle regole democratiche riduce il campo dei regimi coinvolti nella pace democratica, restringendolo ai soli paesi occidentali e alla comunit di sicurezza che nata dai loro rapporti reciproci: in questi paesi che troviamo la coincidenza di democrazia e alto grado di liberalismo. Anche in questo caso vengono sollevate delle obiezioni soprattutto di stampo realista: la pace, per loro, sarebbe causata da fattori alternativi a quelli precedenti: mentre lassenza di guerra fra democrazie fino allinizio del XX secolo potrebbe spiegarsi notando il basso numero di regimi democratici con confini comuni; dopo il 1945, la pace democratica si spiegherebbe come esito dellesistenza di un sistema bipolare in cui paesi democratici erano strettamente alleati in un blocco egemonizzato dagli USA. La pace quindi sarebbe stata possibile perch riguardava un insieme di stati che si difendevano insieme contro un nemico comune. Alla sua base dunque non ci sarebbero fattori di natura democratica, ma sistematico-strutturali. Si rivela limportanza e la credibilit negoziale della democrazia, pi che della variabile realista dei comuni interessi di sicurezza, concludendo di conseguenza per la maggiore capacit esplicativa della teoria della pace democratica rispetto alle teorie sistemico-strutturali. LA PACE DEMOCRATICA E IL SISTEMA INTERNAZIONALE CONTEMPORANEO: Il crollo del muro di Berlino ha modificato molti attributi fondamentali del sistema internazionale. Di conseguenza, dopo il 1989 mancato il fattore che ha prodotto la pace democratica secondo la prospettiva realista. Va dunque sottolineato che la

recente transizione sistematica non ha coinciso con il venir meno della comunit di sicurezza del bipolarismo, anzi, oltre a sperimentare dei processi di democratizzazione, anche le grandi potenze non occidentali sono state attratte nellorbita delle istituzioni che hanno dato veste formale alla comunit di sicurezza occidentale, come lavvicinamento della Russia alla Nato, al G7/G8 e allorganizzazione mondiale del commercio; e con lingresso formale della Cina in quest ultima. In secondo luogo, negli ultimi decenni il volume degli scambi commerciali ulteriormente cresciuto per quantit e per paesi coinvolti, aumentando i legami tra le potenze democratiche e quelle non democratiche. Tuttavia va anche segnalata la frequenza con cui delle democrazie hanno iniziato o sono intervenute in conflitti gi in corso contro regimi che non le avevano attaccate: Iraq 1991, ex Jugoslavia 1995, Kosovo 1999, Afghanistan 2001 e Iraq 2003. risulta cos difficile sostenere la natura pacifica delle democrazie, visti i conflitti aperti che esse hanno iniziato. Ci si pu allora interrogare su quali politiche siano pi adatte a farla progredire, visto che lespansione della democrazia, anche con il ricorso della forza, divenuto un obiettivo prioritario di alcuni paesi occidentali. Occorre segnalare come le democrazie in via di consolidamento tendano ad iniziare la guerra prima degli altri regimi ( dal 1815 in poi) Le democrazie consolidate tendono a fare guerra pi degli altri regimi quando i loro nemici sono piccoli regimi non democratici La stessa espansione della democrazia potrebbe dunque aumentare le tensioni internazionali: ci accadrebbe se le proliferazioni di democrazie immature portasse ad aumentare la conflittualit del sistema e se le democrazie mature intervenissero con facilit nelle aree a crescente conflittualit cos da eliminare i paesi non democratici fintanto che sono deboli.

Esportare le democrazie: le guerre combattute per rendere democratici i regimi considerati ostili sono di dubbio esito, richiedono ingenti risorse e raramente hanno successo. Ancora pi difficile esportare le procedure della democrazia ovvero quelle regole che stanno alla base di essa. Se la diffusione della democrazia un processo che allarga lo spazio internazionale, esso non privo di complessit e la scelta di fare la guerra per esportare la democrazia potrebbe inceppare il meccanismo che ne alla base.

SICUREZZA cap. 7
Gli individui vivono in societ. Ci troviamo di fronte ad una pluralit di attori che, se vogliono perseguire i propri obiettivi, hanno bisogno della collaborazione degli altri. Ogni attore possiede una quantit di risorse in una certa quantit che pu non essere soddisfacente, per questo motivo diventa possibile, o addirittura necessario lo scambio tra attori. Le interazioni tra questi attori possono essere di tipo diverso che va dalla contrattazione al conflitto. Da queste relazioni tra stati possibile addirittura lo scoppio della violenza. La riduzione dellincertezza e dellinsicurezza4 diventa dunque lo scopo dellazione politica. La sicurezza pu essere intesa in senso soggettivo o oggettivo: la sicurezza in senso oggettivo misura lassenza di minacce nei confronti dei valori acquisiti, in senso soggettivo lassenza di paura circa il fatto di venire attaccati. Se la componente soggettiva lelemento variabile dello stato e del sistema politico internazionale a sistema politico internazionale, la componente oggettiva lelemento costante, lobiettivo che accomuna tutti gli stati e implica il mantenimento, attraverso la potenza, della propria indipendenze e autonomia, ovvero della propria identit politica e delle proprie istituzioni. La sicurezza ben chiaro che non coincide con la potenza, cio linsieme delle capacit relative di uno stato rispetto agli altri, anche se la potenza gioca un ruolo decisivo nel determinare la sicurezza di ciascuno stato. Infatti, accumulando risorse di potenza non necessariamente si migliora la sicurezza di ciascuno stato poich se una nazione guadagna significativamente potenza, il miglioramento della sua posizione relativamente alle altre nazioni le minaccia e le induce a ribaltare il guadagno attraverso la guerra. IL DILEMMA DELLA SICUREZZA: Lunico modo per garantirsi la sicurezza in unarena anarchica nella quale le aspettative di violenza non possono mai essere dismesse, e dove ogni altro attore non pu mai essere certo circa le intenzioni dellaltro, cercare di massimizzare le proprie risorse di potenza. Tali risorse vanno definite in termini militari. Aumentare le proprie risorse di potenza consente infatti Incertezza si intende che ogni attore pu rendere mutevoli o imprevedibili le ragioni di scambio tra le risorse che possiede e quelle degli altri. Insicurezza: ogni attore pu infliggere o minacciare di infliggere danni alla sopravvivenza fisica degli altri attori o delle loro risorse.
4

di minimizzare le conseguenze della potenza altrui nei propri confronti. In realt, ci porta a pensare che lincremento della potenza di ogni singolo stato sia minaccioso, cos anche tutti gli altri stati aumenteranno la propria potenza allo scopo di tenere alto il livello di sicurezza. Il risultato finale la messa in moto di un meccanismo conosciuto come dilemma della sicurezza. I tentativi degli stati di far da s nel provvedere alle proprie esigenze di sicurezza, tendono a prescindere dalle intenzioni, a produrre una crescente insicurezza per gli altri, giacch ognuno interpreta le proprie misure come difensive e le misure degli altri come minacciose. Per quanto gli stati siano consapevoli che la corsa agli armamenti rappresenti un enorme sciupo di risorse per accumulare armi che non verranno mai utilizzate, essi non possono che percorrere questo sentiero. Si tratta di un percorso estremamente pericoloso, perch il rischio del conflitto sempre presente. ( caso emblematico Prima guerra mondiale). Particolarmente rilevanti sono gli studi sugli errori di percezione. Esistono 3 tipi: 1. non cogliere limportanza che gli avversari assegnano al raggiungimento di dati obiettivi (errore: sovrastimare il nostro grado di comprensione dellambiente) errata convinzione che gli stati abbiano a disposizione un numero maggiore di alternative ( errore: tendenza ad assimilare le nuove info ai nostri preesistenti schemi)

2.

3. nella convinzione che il proprio comportamento sia pi trasparente per gli altri di quanto esso sia in realt. (errore:
conduce a rifiutare di percepire e comprendere gli stimoli particolarmente minacciosi).

IL REALISMO OFFENSIVO: La struttura anarchica del sistema, limpossibilit di prevedere con ragionevole certezza le intenzioni o comportamenti altrui e il fatto che gli stati hanno sempre qualche capacit militare offensiva sono alla radice dellimportanza che la sicurezza ha per le dottrine realiste. Il realismo classico si concentrava sugli stati e assegnava al loro animus dominandi, espressione della volont di potenza insita nelluomo, il ruolo di forza trainante della politica internazionale. Il realismo strutturale: non presuppone uninsita aggressivit delle grandi potenze. In virt di esso stato definito come realismo difensivo. in realt sono consapevoli degli effetti destabilizzanti del dilemma della sicurezza, notando che il tentativo da parte di una grande potenza di acquisire un potere eccessivo pu rilevarsi controproducente, e favorire il sorgere di coalizioni antiegemoniche che ridurrebbero quella stessa grande potenza in una condizione di insicurezza. Il realismo offensivo: definisce: le grandi potenze si comportano aggressivamente non perch vogliano farlo, ma perch sono costrette a cercare pi potere se vogliono massimizzare la probabilit di sopravvivenza. Il sistema internazionale spinge con forza a cercare occasioni per guadagnare potere a spese dei rivali, e ad approfittare di tali occasioni per guadagnare potere e spese dei rivali e ad approfittare di tali occasioni quando i benefici superano i costi. Secondo questa prospettiva, il fine ultimo di un stato di diventare lunico egemone, e questo il miglior modo per garantirsi la sicurezza, eliminando ogni possibilit di sfida da parte di unaltra grande potenza.

3. COOPERAZIONE PER LA SICUREZZA: Proprio dalla storia recente provengono notevoli evoluzioni che sembrano in grado di smentire o rettificare sostanzialmente alcuni degli assunti di base del realismo. Non tutti gli attori statali sono o si comportano come se fossero grandi potenze, dotate di significative capacit militari offensive. da aggiungere che proprio dallEuropa occidentale, la struttura anarchica del sistema appare, se non superata o in via di superamento, quantomeno ridimensionata. Detto questo occorre valutare se e sotto quali condizioni la sicurezza non possa essere meglio concettualizzata come un bene che possa derivare dalla collaborazione invece che dalla competizione. LA SICUREZZA COLLETTIVA E I PEACE RESEARCH STUDIES: Proprio nella direzione della sicurezza come esito cooperativo si colloca lidea di sicurezza collettiva, che ha dato il via a numerose teorie e alla nascita dei peace research studies. Per sicurezza collettiva si intende quando la protezione dei diritti degli stati, la reazione contro la violazione della legge assume il carattere di unazione messa in pratica collettivamente. Lordine, la sicurezza e il pluralismo possono affermarsi solo se c limpegno attivo da parte degli stati nell arginare gli atteggiamenti aggressivi propri e altrui. La sicurezza collettiva

rappresenta quindi la codificazione dei principi di gestione del potere che devono essere seguiti se si vuole che il sistema e gli stati sopravvivano a lungo. Il principio di base sul quale la sicurezza collettiva si fonda prevede che un attacco a qualunque stato sar considerato come attacco a tutti gli altri stati. I sostenitori di questo approccio proponevano una combinazione del principio di universalit e di deterrenza. La pace pu essere preservata se un attore potenziale capisce che non ci sar nulla da guadagnare dal ricorso alla forza; la minaccia delluso della forza pu essere che incontri unimmediata formazione di una vastissima contro coalizione che agisce in difesa dellaggredito, e che possieda un livello di potenza tale da condannare laggressore a una sicura sconfitta. Tra i principi della sicurezza collettiva vi la convinzione che i governi, o le persone che possono influenzarli, siano sensibili a un richiamo morale contro labuso della forza, deve esserci una lealt politica verso la comunit mondiale e quindi la subordinazione dellinteresse nazionale a quelli della sicurezza collettiva, e non ultimo ci deve essere una chiara comprensione del valore della pace mondiale, e un impegno positivo che gli stati devono metterci per perseguirla. Secondo i critici di questo approccio esiste per una netta divergenza tra lidea e la realt della sicurezza collettiva. Se lidea configura un solido principio di reazione allaggressione in nome della difesa della libert e dellindipendenza dei singoli popoli, la realt dell applicazione di un tale principio genera una pericolosa tendenza al coinvolgimento di tutti gli stati del sistema internazionale in tutte le controversie, aprendo in ogni occasione la strada a un conflitto generale. Laspirazione cosmopolitica e solidari sta sopravviver alla crisi delle concezioni giuridiche o sociologiche della sicurezza collettiva dando vita alla scuola del peace research. Nata negli anni Sessanta, ambisce a realizzare la pace attraverso linfluenza delle istituzioni globali. La nozione fondamentale di questa scuola quella di pace e non di sicurezza. LE ISTITUZIONI E LA SICUREZZA INTERNAZIONALE; Lassunto di base che le istituzioni possono fornire informazioni, ridurre i costi di transizione e rendere pi credibile limpegno, stabilire i punti focali per il coordinamento e, in generale, facilitare le operazioni di reciprocit; cos facendo esse riducono linfluenza della condizione strutturale di anarchia del sistema internazionale. In questo senso, almeno per certe aree del mondo, saremmo in presenza di una trasformazione sostanziale dei rapporti tra stati. Secondo questa prospettiva, anche nel campo della sicurezza, possono nascere dei REGIMI INTERNAZIONALI. La rilevanza dei regimi internazionali, tuttavia, emerge pi chiaramente se si accoglie una definizione di sicurezza che non si limita esclusivamente ad enfatizzare gli aspetti militari, ma anche in quelle situazioni dove emerge una minaccia di degradazione della qualit della vita e dello stato. La sicurezza non dunque un concetto immutabile, e i rapporti con gli altri stati per tutelarla, cominciano a sfaldare il concetto di anarchia internazionale. Appare per ancora prematuro parlare di sicurezza globale: non regna ancora il minimo accordo sui principi, le norme e i valori ai quali bisognerebbe conformarsi. Poich la sicurezza un valore, per lanalisi politica si pone il problema della sua apprezzabilit rispetto ad altri valori. Si possono distinguere 3 approcci: 1. prime value approach: stabilisce il primato della sicurezza in quanto prerequisito per raggiungere gli altri scopi

2. core value approach: il primato della sicurezza deve essere giustificato, dato che la maggiore rilevanza intrinseca di certi
valori non permette lallocazione di risorse su altri valori considerati meno importanti 3. marginal value approach: il valore della sicurezza non assoluto ma relativo e tende a seguire la legge dellutilit marginale decrescente. La scelta tra sicurezza e altri valori dipender dalla differenza nel guadagno marginale.

Dopo la fine della guerra fredda la prospettiva istituzionalista si interessata maggiormente a risolvere le problematiche della sicurezza. Lo sviluppo dellistituzionalizzazione dipende da 2 variabili: e precisamente dal criterio di partecipazione e la situazione che gli stati devono affrontare (minaccia o rischio). Incrociando tali variabili si ottiene le coordinate ideali in base alle quali possono essere definite le istituzioni di sicurezza.

ISTIITUZIONI E COMUNITA DI SICUREZZA: Storicamente le alleanze hanno rappresentato uno degli strumenti pi utilizzati dagli stati per procacciarsi risorse esterne con le quali incrementare la propria sicurezza. La scuola istituzionalista applica anche alle relazioni di sicurezza la teoria delle istituzioni internazionali elaborata dal neoliberismo. Essa si muove verso la prospettiva di ridurre lanarchia, non solo tenendo in considerazione le alleanze tradizionali ma estendendo il concetto di alleanza anche alle istituzioni di security management, cio a quelle istituzioni di sicurezza che sono designate per proteggere lintegrit territoriale degli stati dalluso ostile della forza militare, per tutelare lautonomia degli stati contro gli effetti politici della minaccia delluso della forza.

Questa teoria prevede oltretutto che i problemi di sicurezza si manifestano in unampia variet di forme: quella pi semplice la forma delle minacce, che in genere vengono rivolte da uno stato ad un altro o ad un gruppo di stati.quando hanno la capacit di limitare la sicurezza di un altro stato. Ma non tutti i problemi di sicurezza sorgono in questo modo: la sicurezza pu essere minacciata da uno stato che instabile, oppure da no stato il cui futuro incerti e problematico. Inoltre nella societ globale, nuove sfide alla sicurezza si manifestano con la proliferazione di armi di distruzione di massa, con la privazione di risorse vitali o con la diffusione di ideologie estremiste. Fin dagli anni 50 esiste un approccio al tema delle alleanze simile a quello istituzionalista, ma che per certi versi presenta caratteri pi radicali. Si tratta di una concezione che non solo si limita alla possibilit di collaborare in termini di sicurezza, ma prevede anche una cooperazione tra stati sovrani ( comunit di sicurezza). Ammette dunque la possibilit di instaurarsi un legame politico positivo tra le unit del sistema internazionale che comprende elementi di integrazione e di solidariet. Viene dunque cos definita la comunit di sicurezza: un gruppo che diventato integrato, dove lintegrazione definita come il raggiungimento di un senso di comunit, accompagnato da istituzioni formali o da pratiche sufficientemente forti da assicurare il cambiamento pacifico tra i membri di un gruppo. Seconod Deutsch, il problema fondamentale delle relazioni internazionali quello di creare le condizioni grazie alle quali siano possibili dei rapporti stabili e pacifici tra gli stati. Secondo Deutsch, fanno parte della comunit di sicurezza anche la popolazione e il territorio, cio la societ nella sua forma concreta. Lipotesi di Deutsch stata ripresa dal costruttivismo soprattutto per quanto riguarda la formazione di identit transnazionali. SICUREZZA SOCIETARIA, SICUREZZA UMANA E SICUREZZA GLOBALE: Loggetto della sicurezza stato sicuramente ampliato nellintroduzione del concetto di sicurezza societaria, capace di spiegare le dinamiche e i fenomeni che regolano lagire dei gruppi sociali non-statali. ( religioni, minoranze etniche)quando vengono posti davanti al problema della sopravvivenza. In questo quadro lidentit collettiva che rappresenta il valore fondamentale sottoposto a minaccia, e lattenzione quindi si sposta da risorse materiali a culturali, da stato a esseri umani. Il concetto di identit societaria ha infatti il compito di coprire le carenze della concezione stato centrica, riconoscendo un senso e unautonomia agli esseri umani e ai gruppi sociali di livello sub statale come possibili oggetti referenti delle dinamiche di sicurezza. Secondo alcuni studiosi questo allargamento di issues di sicurezza non sarebbe ancora sufficiente. Pi soddisfacente appare il concetto di sicurezza umana, utilizzato soprattutto dai nuovi attori della politica mondiale (Onu, Ong ecc..). qui il focus rivolto agli individui come membri dellumanit, nella difesa dei valori come la dignit e la qualit della vita, i diritti umani, lo sviluppo, rispetto a minacce., oppure dalla rottura dellequilibrio ecologico del pianeta. Il tema della sicurezza ecologica costituirebbe una variante, radicale, della sicurezza umana. A fronte di queste teorie, si notato come nel Terzo Mondo, proprio la debolezza degli stati a generare quellinstabilit radicale causa di molti pericoli rivolti ai diritti e al benessere degli esseri umani. Accanto ai pericoli dovuti alluso diretto della forza, della violenza, la sicurezza umana pone diverse forme di violenza strutturale, che pu riguardare la violazione dei diritti umani , oppressione delle minoranza, sfruttamento da parte dei paesi capitalistici nei confronti dei paesi del terzo mondo, minacce naturali come malattie A partire dagli anni 90, soprattutto a causa della crescita di complessit che si realizza nei campi della sicurezza societaria e umana, emerge una prospettiva universalista. Lo stesso spazio politico di riferimento della sicurezza umana ( dimensione globale e cosmopolitica) diventa soggetto ed oggetto di questioni di sicurezza. La sicurezza globale fa riferimento ad una dimensione spaziale che copre lintero pianeta e si riferisce allinsieme di forme, dei soggetti e degli oggetti che entrano a far parte delle relazioni di sicurezza in questo nuovo spazio. Comprendendo minacce militari provenienti dagli stati e da attori nostatali; le minacce economiche; le minacce allidentit sociale; le minacce ambientali; le minacce alla salute degli individui; le minacce provenienti da possibili disastri naturali; le minacce dovute a possibili incidenti o conseguenze non volute di processi tecnologici; e le minacce provenienti dalla criminalit organizzata. Anche in questo caso, la visione appare troppo generalizzata e non possibile. DILEMMI DELLA SICUREZZA DEGLI STATI: Nel corso degli anni 90, quando pure il legame tra stato e politica era messo in crisi dalla sfida alla globalizzazione poneva alla territorialit e la dimensione della sicurezza appariva quella in cui il legame potesse ritrovarsi e risfaldarsi. Il fatto che il processo di globalizzazione fosse accompagnato e contrassegnato da una clamorosa ripresa della frammentazione politica, faceva ritenere solo che la diffusione di statualit solide avrebbe potuto garantire le aspettative di sicurezza di individui e societ. Di fronte a guerre civili, a conflitti etnico-religiosi sembrava che la risposta fosse quella indicata da hobbes: solo lo stato sia pur riconfigurato rispetto alle esigenze di uneconomia e di un sistema di comunicazioni globali, avrebbe potuto continuare a garantire la sicurezza degli individui sia nei confronti della societ, sia nei confronti delle pretese e pressioni arrivanti dallesterno. Se la dimensione interno/esterno risultava essere sempre pi fragile di fronte alle spinte provenienti dal mercato globale e dai suoi attori

indifferenti o ostili, essa per sembra mantenere o recuperare problematiche pi classiche della sicurezza, soprattutto nella sua declinazione militare. Si poteva immaginare che il diffondersi di stati forti avrebbe consentito lampliamento di quelle aree di anarchia matura. Nelle anarchie mature, gli stati riconoscono la pericolosit di continuare a perseguire la propria sicurezza senza tener conto degli interessi dei proprio vicini, e interiorizzano la comprensione ce le sicurezze nazionali sono interdipendenti. Le anarchie mature sono caratteristiche di sistemi internazionali basati su stati forti, cio dotati di un alto grado di coesione nel rapporto stato-societ e in grado di monopolizzare la violenza legittima in condizioni di anarchia matura, gli stati tendono a non considerare luso della violenza o della coercizione come pratica legittima grazie alla quale risolvere i conflitti. Nei sistemi anarchici poco strutturati, a basso grado di maturit, la prospettiva del conflitto sempre presente. Questi sistemi sono caratterizzati dalla presenza di stati deboli, in cui la scarsa coesione tra societ e istituzione politica consente che la sicurezza possa essere minacciata anche dallinterno. La loro caratteristica principale lalto livello di coinvolgimento rispetto alle minacce di origine interna alla stabilit del governo. LIMPOSSIBILE RICERCA DELLA SICUREZZA ASSOLUTA: Negli anni successivi alla guerra fredda si sono moltiplicate minacce di tipo nuovo che hanno messo a dura prova tanto gli approcci fondati su una visione cooperativa della sicurezza quanto quelli pi tradizionalmente ancorati ad una visione competitiva. Si tratta spesso di minacce asimmetriche relativamente alla loro percezione o al giudizio sulla loro gravit, ma anche asimmetriche per quanto riguarda le caratteristiche di chi le porta o di chi le subisce, il che li rende poco sensibili allimpiego della forza e dellazione unilaterale. In tal senso significativa la dottrina della guerra preventiva proclamata dagli Usa dopo l11 settembre. Essa si fonda sulla convinzione che i regimi autoritari, anche se deboli o sullorlo del collasso, possono alimentare i terroristi capaci di attaccare gli Usa, ragione per cui lAmerica non pu rispettare la sovranit di alcuno stato che d rifugio ai terroristi. Sicuramente la guerra preventiva troppo ambiziosa e rischia con lisolare la potenza egemone, moltiplicandone i nemici e cos, costringendola a ricorrere la forza: sempre pi ma con minor successo. Una delle minacce sulle quali la comunit internazionale appare in peggior difficolt a elaborare adeguate strategie di sicurezza costituita dalla proliferazione delle armi nucleari. La proliferazione di armi nucleari non certo un fenomeno nuovo: ha avuto inizio con la fine del monopolio degli USA. Nel 1949 lUrss effettu il primo test nucleare nellatmosfera, portando la fine del monopolio americano e il sistema bipolare della guerra fredda prese forma. La stabilit del sistema bipolare era fondata sullequilibrio del terrore: aveva le sue fondamenta nella prospettiva della distruzione reciproca assicurata. La strategia della Mutual Assured Distruction era in realt una dottrina dissuasiva del non uso della forza, perch rendeva manifesto che chi avesse lanciato per primo un attacco decisivo e distruttivo nei confronti dellavversario non sarebbe vissuto abbastanza per gustare i frutti della vittoria. Nessuna terza potenza, seppur dotata di armi nucleari, poteva indebolire il sistema bipolare. In un secondo tempo, quando la proliferazione ha riguardato anche altri 3 membri dellOnu ( Francia, Gran Bretagna e Cina) port al tramonto del sistema bipolare. Dotarsi di armi nucleari diventa al contempo pi allettante e pi pericoloso ( dilemma di sicurezza). Accanto al terrorismo e alla proliferazione nucleare, si aggiungono altri tipi di minaccia come il moltiplicarsi di stati falliti o in via di fallimento, cio cos deboli da non riuscire a garantire alla comunit internazionale che il proprio territorio non si trasformi in piattaforma da cui gruppi terroristici o gruppi armati possono agire indisturbati ( Asia, America latina, Corno dAfrica, Bosnia). Laumento di questi stati ravvisabile con maggiore facilit dopo la fine della guerra fredda.

GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA E SOCIALE cap.8


Uno dei primi studiosi a usare il termine globalizzazione stato George Modelski, che agli inizi degli anni 70 la definiva come il processo attraverso il quale diverse societ nella storia del mondo vengono incorporate in un sistema globale. Esistono diverse definizioni di globalizzazione, c chi si concentra sui legami economici e chi culturali. Noi consideriamo la globalizzazione come lintensificazione ed espansione delle interazioni sociali e dei flussi transcontinentali di beni, capitali, persine, forze militari, informazioni, modelli culturali.

Molti studiosi si interessano del fenomeno della globalizzazione per via del suo impatto sul carattere e lesercizio delle funzioni di governo. La discussione pi generale dellimpatto della globalizzazione sulla polity 5 riguarda le dimensioni territoriali Polity: identit dello stato e le caratteristiche del suo regime politico, quali dittatura o democrazia, presidenzialismo o parlamentarismo, federalismo o centralismo)
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degli stati. Alcuni autori sostengono che la competizione economica globale crei incentivi per gli stati di formare blocchi regionali per sfruttare economie di scala e che questi blocchi possano raggiungere un grado di integrazione tale da mettere in discussione la sovranit degli stati membri Secondo altri autori, la crescita dellinterdipendenza globale in vari settori dellattivit umana produrrebbe una spinta verso una forma organizzativa sovranazionale che meriterebbe il nome di stato mondiale. In questo senso il declino del protezionismo economico renderebbe superflua lesistenza di mercati nazionali e quindi favorirebbe tendenze di integrazione globale promuovendo cos la frammentazione piuttosto che lintegrazione politica. Un altro dibattito sulleffetto della globalizzazione riguarda le prospettive per la democratizzazione di stati nondemocratici. Alcuni ritengono che possa avere un effetto negativo mentre la maggioranza sostiene il contrario. Lapertura di un paese ai flussi economici internazionali ne favorirebbe la democratizzazione. si ritiene infatti che la globalizzazione porti ad una serie di fattori come la prosperit economica, lapertura intellettuale e la modernizzazione culturale nonch la riduzione delle tensioni internazionali.

Secondo alcuni autori la globalizzazione economica accresce la diseguaglianza dei redditi, almeno nei paesi industrializzati: laccresciuta mobilit del capitale, porterebbe i privati a scegliere dove investire il proprio capitale. Si scatenerebbe unaccresciuta competizione tra stati nellattrarre capitali, che sfocerebbe in una corsa al ribasso nel campodellepolitichefiscali,salariali,socialiedambientali. Durante gli anni 90 molte pubblicazioni sottolineavano la gravit di questi processi proclamano il DECLINO DELLO STATO di fronte allassalto di forze economiche globali. Le forze impersonali dei mercati mondiali hanno oggi un potere maggiore degli stati, ai quali noi siamo soliti attribuire la massima autorit politica sulla societ e sulleconomia. In realt questa teoria molto criticata. RISCONTRI EMPIRICI: In realt non possibile riscontrare se e quanto la globalizzazione abbia condizionato la governante infranazionale solo su basi di considerazioni teoriche. I dati sulle disuguaglianza e sulla tassazione non permettono di asserire che la globalizzazione abbia promosso una trasformazione fondamentale della politics nei paesi industrializzati. GLOBALIZZAZIONE E GOVERNANCE INTERNAZIONALE: Una quantit ragguardevole di studi si propone di dimostrare che lesercizio di funzioni di governance non limitato allazione dei governi che esercitano poteri sovrani nellambito delle loro giurisdizioni, ma si svolge anche a livelli sovranazionali e transnazionali. Pi specificamente si intende mostrare che lassenza di un governo mondiale non implica che la governance scompaia quando passiamo dal livello nazionale a quello internazionale. Problemi come la riduzione dellozono stratosferico o il rischio di crisi finanziarie globali sono gestite da strutture di governante che non si conformano al modello gerarchico di formazione e attuazione delle norme proprie degli stati. Due forme di relazione sono pi comuni:

1. la reazione: che si ha quando forme di governo vengono create allo scopo di ridurre gli effetti deleteri della
globalizzazione protocollo Montreal hanno creato una governante con lo scopo di limitare uno degli effetti deleteri della globalizzazione ambientale

2. la promozione: forme di governante vengono create allo scopo di facilitare o rimuovere ostacoli a una o a pi dimensioni
della globalizzazione. organizzazione mondiale del commercio ha la funzione primaria di facilitare la rimozione di barriere nazionali al commercio. In entrambi i casi sussiste una dinamica simile che mostra la volont di evitare gli aspetti negativi della globalizzazione o la volont di produrre quelli positivi, creando cos un incentivo ad estendere ed intensificare la cooperazione internazionale, ovvero a creare governance internazionale. Molto schematicamente si possono situare varie interpretazioni della governante a livello internazionale secondo 2 opinioni contrapposte: una che identifica una trasformazione fondamentale della governance e laltra che ne sottolinea la continuit. Secondo la prima posizione, funzioni di governance vengono prese dai governi e ridistribuite a un vasto numero di attori. La seconda posizione mantiene il monopolio della governance e tanto la cooperazione interstatale quanto gli attori nonstatali hanno un ruolo marginale. Buona parte degli studi che affrontano questa questione si collocano in una posizione pi moderata rispetto a quelle 2 sopra elencate. Il ruolo centrale degli stati nel sistema internazionale non viene messo in discussione, ma viene rifiutata lidea che gli stati siano sempre e comunque gli attori pi importanti della governance.

Per quanto riguarda le forme di governance al di l dello stato nazione, se ne possono identificare 3 modelli generali: intergovernativismo, sovra nazionalismo, transnazionalismo. Questi modelli si differenziano in base a due criteri fondamentali: la natura pubblica oppure privata degli attori che creano e sostengono la governance e il grado di potere con cui i poteri legislativi, esecutivi o giudiziari vengono delegati ad agenti autonomi. Intergovernativismo e sovra nazionalismo sono due modelli prevalentemente pubblici che incorporano un livello di delega rispettivamente basso e alto, mentre il transnazionalismo una forma di governance essenzialmente privata. Intergovernatisvismo si riferisce a un sistema di governance internazionale incentrato sulla cooperazione volontaria e consensuale tra governi nazionali. Le forme intergovernative sono loggetto principale delle tesorie sulle istituzioni internazionali. 1.Lintergovernativismo stato descritto come il club model della cooperazione internazionale, perch i governi gestiscono gli affari di rilevanza transnazionale con scarsa partecipazione e controllo da parte degli altri attori. In realt negli ultimi decenni si ha avuto un aumento esponenziale nella partecipazione delle organizzazioni non governative al processo politico globale, in aree pi disparate. Si dunque osservato che anche attori no profit possano influenzare la politica mondiale. Bisogna anche ricordare che la presenza non implica necessariamente linfluenza. (unesco, fao) non bisogna nemmeno dimenticare che i funzionari di organizzazioni internazionali non hanno un ruolo passivo, ma un ruolo attivo: danno vita ad alleanze strategiche, promuovono attivit, raccolgono info ecc.. 2. Forme di goernance sovranazionali, al contrario, comportano una riduzione di sovranit degli stati che decidono di farne parte. Si tratta della creazione di istituzioni internazionali con un significativo grado di autonomia della volont dei singoli membri. Laspetto centrale delle forme di governance sovranazionali la delega sostanziale di poteri ad agenzie sovranazionali, che possono svolgere funzioni legislative esecutive e giudiziarie. A livello globale i casi pi notevoli di delega si hanno nelambito della risoluzione delle dispute. Esistono una serie di corti internazionali che interpretano norme internazionali e le applicano ai casi specifici. ( corte penale di giustizia) leffetto primario dello sviluppo di queste istituzioni la limitazione della sovranit degli stati. La maggior parte delle regole internazionali vincola soglo gli stati che danno il proprio consenso ad essere vincolati e generalmente lautorit di agenzie sovranazionali strettamente limitata. Intergovernativismo e sovra nazionalismo sono forme di governance prevalentemente pubbliche: create da stati per stati. 3. Il transnazionalismo si basa sullattivit di due variegate categorie di partecipanti. Da un lato vi sono le imprese, cio organizzazioni che svolgono attivit economiche con lo scopo di generare profitti. Dallaltro lato vi sono organizzazioni senza scopo di lucro, che promuovono specifici interessi, la protezione degli interessi di gruppi vulnerabili le forme e le attivit delle strutture transnazionali sono di varia natura, ma si possono classificare secondo una serie di funzioni primarie: in primis essi hanno una funzione di rappresentanza e promozione degli interessi. Es. organizzazioni come la camera internazionale del commercio ha come scopo primario quello di rappresentare gli interessi delle imprese. In secondo luogo, i rapporti transnazionali possono essere istituzionalizzati al fine di coordinare i comportamenti di organizzazioni operanti nello stesso settore: es. case farmaceutiche. Una terza funzione quella di risolvere le dispute. Lultima funzione svolta da attori non statali la certificazione. Le imprese si limitano a produrre un codice di condotta e ad attenersi ad esso. In sintesi, la letteratura internazionalistica mostra che la gestione degli affari globali non il dominio esclusivo dei governi, ma coinvolge una gamma pi ampia di attori. Ovviamente i gruppi sociali hanno sempre esercitato uninfluenza pi o meno forte sulle politiche estere dei loro stati, e quindi alla cooperazione internazionale. Quello che si vuole sottolineare anche che le imprese e le organizzazioni non-governative, non son solo i destinatari passivi di regole negoziate dai governi, ma partecipano in vario modo alla formulazione di queste regole attraverso la collaborazione tra il settore pubblico e privato, o persino creando regimi puramente privati per la promozione di interessi comuni. Lesame di questi processi mostra anche che gli attori privati sono sempre pi coinvolti in negoziati intergovernativi, mentre il controllo pubblico sulla governance transnazionale spesso notevole e crescente. IDENTITA. TRA MULTICULTURALISMO E SCONTRO DI CIVILTA: Multiculturalismo non esprime altro che la realt incontrovertibile della pluralit culturale, la quale ha sempre permeato societ come quella europea e americana, ma resa ancora pi pervasiva dallimmigrazione europea e nella rapida trasformazione della composizione etnica e culturale dellAmerica che, tende irresistibilmente a rafforzare il peso demografico della componente non europea della popolazione. Il multiculturalismo non esprime pi la realt pura e semplice della convivenza, ma un profondo mutamento nel modo di concepirla. SISTEMA INTERNAZIONALE OMOGENEO ED ETEROGENEO: Nei sistemi internazionali omogenei gli attori si percepiscono come simili perch hanno assetti istituzionali simili in quanto rispondono a un principio di legittimit comune. Es. sistema omogeneo: lEuropa del 700 era un contesto internazionale omogeneo perch cerano gli stati che sapevano di avere una civilt comune.

Nei sistemi internazionali eterogenei, la percezione della somiglianza reciproca non c ancora o venuta meno; tra i protagonisti c qualcuno che non si riconosce somigliante. Es. sistema eterogeneo: la Francia durante la rivoluzione francese ha una visione del bene comune diversa dalle monarchie; oppure nel 1974 lIran viola una prassi, sequestrando i diplomatici americani in base sempre al criterio di eterogeneit in quanto non accettavano le regole internazionali. Cosa cambia nei sistemi internazionali omogenei ed eterogenei:

1. La capacit di intuire le aspettative altrui; nei sistemi internazionali omogenei possibile intuire le aspettative altrui o
almeno provare ad immaginarle in quanto presuppongo la somiglianza. Nei sistemi internazionali eterogenei non possibile immaginare i comportamenti degli attori poich gli altri si muovono in un modo diverso da come lo faremmo noi.

2. Il timore dellinganno sia degli avversari sia dei partner varia; nei sistemi internazionali omogenei il timore dellinganno
non viene meno, ma linganno si paga ad un prezzo pi alto in termini reputazionali. In questo sistema inoltre pi facile comunicare perch non necessaria la traduzione culturale, se parlo di democrazia so cosa intendono. Nei sistemi internazionali eterogenei molto pi facile ingannare un soggetto con cui non si ha niente in comune. La comunicazione intralciata da un problema di traduzione. Negli anni 70 ad es. cera chi riteneva la vera democrazia quella liberale e chi quella popolare.

3. Come varia la competizione; nei sistemi internazionali omogenei si possono inventare regole ed istituzioni comuni e
sottrarle alla logica della competizione. Inoltre possibile tenere ferma la distinzione tra politica interna e politica internazionale e tra guerra civile e guerra esterna. Nei sistemi internazionali eterogenei le istanze neutrali rischiano di cadere nella competizione. Inoltre non possibile tenere ferma la distinzione tra politica interna e politica internazionale e tra guerra civile e guerra esterna: c il timore del tradimento da parte di un nemico interno ( lincubo Usa il terrorismo che nasce in casa).

4. Diverso ruolo degli interlocutori in pace e in guerra; nei sistemi internazionali omogenei nasce la disponibilit a
riconoscersi come interlocutori legittimi sia in pace, sia in guerra. Gli stati non smettono di considerarsi stati o interlocutori legittimi. Nei sistemi internazionali eterogenei questa disponibilit a riconoscersi come interlocutori egualmente legittimi viene meno. Questa mancanza o presenza di disponibilit a riconoscere gli interlocutori cambia la pace e la guerra. Nei sistemi omogenei c la massima flessibilit a stringere alleanze in periodi di pace; nei sistemi eterogenei questa flessibilit ad allearsi ridotta e lo si fa solo quando sorge un nemico ancora pi assoluto. Ci sono comunque dei soggetti con cui non si pu avere a che fare per non mettere in gioco la propria identit; nei sistemi eterogenei infatti si giudicano gli altri attori non per quello che fanno ma per quello che sono: se sono diversi non vengono perdonati. Per quanto riguarda la guerra, nei sistemi omogenei guerra limitata, possibile separare la pace e la guerra ed possibile re immettere nel gioco il nemico sconfitto che viene recuperato perch utile allequilibrio (es. Europa nel 700).Nei sistemi eterogenei la guerra illimitata ed estesa ideologicamente; non c distinzione tra pace e guerra e saltano le buone regole poich si fa al nemico tutto ci che possibile e si uccidono i civili. La guerra del 900 in Europa terroristica e combattuta da tutte le parti contro i civili facendo saltare il principio di immunit degli inermi. Non possibile reintegrare il nemico, inconcepibile; la guerra guerra di annientamento politico.

5. Stabilit dei diversi contesti internazionali: i sistemi internazionali omogenei sono i pi stabili. Lomogeneit culturale ed
ideologica rende pi stabile lordine internazionale. Se non siamo in grado di dire quale sistema sia migliore tra il multipolarismo e il bipolarismo, sicuramente si pu dire che i sistemi omogenei sono i pi stabili. I sistemi eterogenei non sono stabili perch tutto si complica. Per quanto riguarda la stabilit, alcuni sostengono che i sistemi multipolari siano i pi stabili mentre per altri come Waltz, i sistemi pi stabili sono quelli bipolari. Il sistema multipolare eterogeneo o omogeneo? Il sistema multipolare del 700 era omogeneo; nell800 rimane il sistema multipolare ma il grado di omogeneit diminuito e questa differenza Waltz non la inserisce perch considera solo il potere. Il nostro contesto internazionale sempre pi multiculturale e molto complesso perch ha tratti omogenei ma differenze culturali molto evidenti. La differenza tra sistemi omogenei ed eterogenei consente di periodizzare la storia delle relazioni; se usiamo solo il criterio del potere si mette in evidenza solo dal 1945 (nascita bipolarismo) al 1990 (collasso sistema bipolare) ma non si tengono in conto altri avvenimenti. La dimensione culturale permette una lettura pi accurata delle relazioni. COSA SIGNIFICA OMOGENEITA NELLAGIRE SOCIALE? Non uguaglianza, ci sono delle differenze ma c una base comune

Si riconosce la diversit ma non assoluta; per percepire che c una base comune bisogna avvertire che c un altro pi diverso. Esempi: francesi e tedeschi si sentono diversi ma non si sentono cos diversi se entra in gioco la Turchia; Sparta e Atene sono diverse ma quando penetra lImpero Persiano riconoscono la base comune. Omogeneit di cosa: 1)omogeneit ideologica ( Aron): lappartenenza ideologica reversibile, una scelta arbitraria perch frutto di una scelta e questa scelta potrei rivederla. 2)omogeneit culturale (Huntigton): appartenere a una cultura non tanto reversibile come quella ideologica perch solitamente si nasce appartenendo a una cultura e anche se, la conversione riesce non si esce mai del tutto dalla propria cultura. La differenza tra lomogeneit culturale e ideologica che la conversione culturale pi complicata di quella ideologica. Messico, Russia e Turchia hanno cercato di staccarsi dalla propria civilt per entrare in unaltra. Ma il passaggio da una civilt allaltra necessita di alcune condizioni come un elit dirigenziale diversa (in Turchia ad es. non c), masse popolari passive che non combattono lelit in nome dellidentit tradita e la volont degli altri paesi ad accogliere un nuovo stato nella propria civilt ( che non c nellUE). 3) la memoria: il prodotto delle differenze culturali e delle esperienze storiche diverse vissute dagli individui. Ogni civilt ha una memoria propria. Ad es. la memoria del colonialismo ha un diverso peso se si parla dei paesi occidentali stata rimossa, mentre nei paesi non occidentali centrale e su questa memoria si prendono delle decisioni. ( ad es. lIndia non invia truppe in Iraq xke attuerebbe una politica che hanno fatto a loro). Pertanto avere una memoria comune e una memoria diversa cambia: la questione tra Israele e la Palestina vista in maniera diversa a seconda della memoria. Per i primi un pezzo della memoria universale dellantisemitismo, per i palestinesi invece un pezzo del colonialismo. Entrambi hanno memorie diverse ma legittime. 4)si nasce appartenendo o si sceglie di appartenere? a. percorso etnico o orientale della Nazione: la nazione esiste perch c una nazione culturale; c unappartenenza etnica su simboli e identit comuni e questa identit si politicizza fino a diventare nazione. b. percorso civico o occidentale: la Nazione un insieme di diritti e doveri. Tutti coloro che decidono di sottostare a certi diritti e doveri vi possono appartenere. una sorta di patto dove tutti vi possono accedere ( es. modello americano o francese). 5) criterio ISTITUZIONALE/ la Dimensione Istituzionale pi complessa Istituzione = le istituzioni internazionali sono un insieme di principi di norme e di regole sulle quali convergono le aspettative degli attori in un dato settore internazionale. Nella politica internazionale si trovano le istituzioni in un contesto anarchico che noi abbiamo considerato come un prodotto dello stato; vi dunque il problema della compatibilit tra istituzioni e anarchia. Lanarchia priva di istituzioni e le istituzioni pongono fine allanarchia; questo un pensiero comune, formulato anche dal realismo ortodosso di Waltz ( ci sono le istituzioni ma non servono a nulla, funzionano grazie al potere) . Lincompatibilit tra anarchia e istituzioni sostenuta anche dallidealismo secondo il quale se si vogliono avere istituzioni efficaci bisogna superare lanarchia. Secondo invece le riflessioni di Carl Smith e di Bull (scuola inglese), lanarchia e le istituzioni non sono incompatibili anzi lanarchia non produce per forza disordine poich sempre stata un tessuto di istituzioni. Queste due riflessioni non rientrano n nellidealismo, n nel realismo, n nel costruttivismo. Smith, giurista, sostiene che la storia delle relazioni stata storia di istituzioni che si succedono con continuit ( Nomos della Terra- razionalizzare e umanizzare la violenza perch il 1elemento dellanarchia; non si pu cancellare ma si pu trovare un modo per evitare che la violenza distrugga tutto) ; le istituzioni non sono il prodotto del 900, tutte la storia delle relazioni internazionali ha avuto istituzioni, per es. la diplomazia sempre esistita; le istituzioni sono un modo per trasformare lanarchia internazionale in societ internazionale. Bull proviene dalla scuola inglese e mette al centro due riflessioni: loccidente e il mondo da una parte (proprio la Gran Bretagna ha scoperto nel 56 che la sua funzione finita) e la natura della convivenza internazionale moderna dallaltra; ( per quanto riguarda la scuola inglese, questa ha un orientamento realista ma si discosta dal realismo americano perch il contesto culturale e la dimensione normativa per gli inglesi sono importanti). Cos come Waltz, anche per i due studiosi inglesi la politica internazionale sistema, una rete di interdipendenze strategiche ma non si fermano qui perch essi sostengono che a volte solo un sistema, ma altre volte il sistema matura in una societ internazionale dove c una consapevolezza di avere interessi e valori comuni. Rapporto tra sistema e societ internazionale:

1. Non ci pu essere una societ internazionale dove non c un sistema; pi il sistema consolidato e pi si vuole dare
sicurezza creando una societ. Si hanno norme e istituzioni comuni dove c interdipendenza. (nellanarchia di Hobs non ci sono regole n rapporti continui tra gli attori; pi il rapporto obbligato e pi cresce linteresse a creare regole comuni). (smith dice: ci che ha convinto i paesi europei a stabilire regole comuni laver scoperto che tutti gli stati erano confinati nello stesso recinto chiuso).

2. Ci pu essere sistema internazionale senza societ. 3. I confini del sistema e della societ internazionale non sempre coincidono; gli attori che fanno parte di un sistema possono non fare parte della societ. ( es. oggi Turchia; c tensione tra sistema e societ perch i confini della societ non includono la Turchia; oppure si parla di stati canaglia per definire Iraq, Iran, Sudan, Corea del Nord che sono riconosciuti ossessivamente attori del sistema dagli Usa e dallEuropa ma non fanno parte della comunit internazionale; oppure es. societ ellenica greca, non complessa ma solo il sistema delle polis greche crea una societ. Tuttavia bench la persia non possa essere esclusa dal sistema egeo di quel tempo, non fa parte della societ poich vi sono istituzioni pan-elleniche).