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Queste spiegazioni e tutte le conversazioni che ne derivarono presero molto tempo poich ritornavamo quasi ogni volta sulle

idee fondamentali della 'meccanicit' dell'uomo, della sua assenza di unit, della sua impossibilit di scelta, incapacit di fare e cos via. Naturalmente impossibile ricostruire tutte queste conversazioni esattamente come si svolsero. Per tale ragione ho suddiviso tutto il materiale cosmologico in due serie distinte di conferenze. A questo proposito, deve essere notato che le idee non ci furono date nella forma nella quale sono esposte nelle mie "Conferenze". G. rivelava le idee a poco a poco, come se le difendesse o le proteggesse da noi. Quando toccava dei nuovi temi, la prima volta dava soltanto i principi generali, non rivelando il pi essenziale. Talvolta egli stesso indicava le apparenti contraddizioni nelle idee da lui esposte, contraddizioni dovute precisamente a queste sue riserve ed omissioni. La volta dopo, riprendendo lo stesso soggetto, possibilmente sotto un diverso punto di vista, risolveva qualcosa di pi e pi ancora la volta successiva. Quando si tratt l'argomento delle funzioni dei centri, la prima volta parl soltanto di tre centri: intellettuale, emozionale, motore, e cerc di farci distinguere queste funzioni, trovare degli esempi, e cos via. Solo in seguito aggiunse il centro istintivo, parlandone come di una macchina indipendente ed autosufficiente, poi il centro sessuale. Ricordo che alcune sue osservazioni richiamarono particolarmente la mia attenzione. Per esempio, parlando del centro sessuale, diceva che esso praticamente non lavora mai in modo autonomo, ma sempre asservito ad altri centri: intellettuale, emozionale, istintivo e motore. Parlando dell'energia dei centri, ritornava sovente su ci che chiamava il loro cattivo lavoro e sulla parte che ha il centro sessuale in questo lavoro. Parlava molto di come tutti i centri rubano energia al centro sessuale, producendo con essa un pessimo lavoro, fatto di inutili eccitamenti e come il centro sessuale riceva a sua volta un'energia inutilizzabile, con la quale incapace di lavorare. Ricordo queste parole: " una grande cosa quando il centro sessuale lavora con l'energia sua propria, ma questo accade molto raramente". Mi ricordo anche di una sua precisazione che pi tardi mi permise di individuare la causa di un gran numero di falsi ragionamenti e di erronee conclusioni. Diceva che i tre centri inferiori, istintivo, motore e sessuale, lavorano uno in rapporto all'altro come tre forze. E che il centro sessuale, normalmente, ha la funzione di forza neutralizzante in rapporto ai centri istintivo e motore che agiscono come forza attiva e passiva. Il metodo di esposizione di cui sto parlando e le restrizioni di G. nelle sue prime spiegazioni, diedero luogo a molteplici malintesi, soprat-

Capitolo III

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tutto nei gruppi che vennero dopo il mio, con i quali io non lavoravo. Parecchie persone trovavano delle contraddizioni tra la prima esposizione di una certa idea e le spiegazioni che seguivano; talvolta la ricerca di attenersi il pi possibile alla prima esposizione, li conduceva ad elaborare teorie fantastiche senza relazione con ci che G. aveva detto. Cos l'idea dei tre centri era accettata da certi gruppi con i quali, lo ripeto, non avevo alcuna relazione. E questa idea era collegata in qualche modo a quella delle tre forze, con la quale in realt non ha rapporto, soprattutto perch non vi sono tre centri nell'uomo ordinario, ma cinque. Questo accoppiamento di due nozioni d'ordine, scala e significato diverso, dava origine a molti altri malintesi e falsava completamente, per quelli che pensavano in tal modo, tutto il sistema. possibile che l'idea dei tre centri (intellettuale, emozionale e motore) quale espressione delle tre forze, sia nata dalle osservazioni di G. sulla natura delle relazioni dei tre centri del piano inferiore, erroneamente comprese e riferite. Durante le prime conversazioni sui centri, G. aggiungeva qualcosa di nuovo quasi ad ogni riunione. Come ho gi detto, egli parl prima di tre centri, in seguito di quattro, di cinque ed infine di sette centri. Delle suddivisioni dei centri non si parlava quasi mai. G. diceva che i centri erano suddivisi in due parti, una positiva ed una negativa, non specificando che tale divisione non identica per tutti i centri. Diceva che ciascun centro diviso in tre parti o tre piani a loro volta divisi in tre; ma non dava degli esempi e neppure metteva in rilievo come lo studio dell'attenzione renda possibile distinguere il lavoro delle diverse parti dei centri. Tutto questo e molte altre cose dovevano essere stabilite pi tardi. Per esempio, bench egli avesse incontestabilmente posto i principi fondamentali per lo studio delle emozioni negative e del loro ruolo e significato, e avesse fornito i metodi per lottare contro di esse, metodi che si riferiscono alla nonidentificazione, alla non-considerazione ed alla non-espressione di queste emozioni, non svilupp queste teorie, e neppure spieg che le emozioni negative sono del tutto superflue e che non esiste per esse alcun centro normale. Cercher di riferire tutto ci che stato detto nei gruppi di Pietro-burgo e in quelli successivi, cos come lo ricordo, evitando di ripetere quanto stato gi esposto nell'Evoluzione inferiore dell'uomo. Tuttavia, impossibile in certi casi evitare le ripetizioni e d'altra parte una esposizione fedele delle idee dell'insegnamento come G. le trasmetteva, presenta secondo me un grande interesse.

. Soltanto un'analisi dettagliata delle qualit particolari dei centri di un uomo pu mostrare perch la perdita di una qualit ha provocato l'apparizione di un'altra. Questo non vuol dire che la perdita della distrazione debba necessariamente dare origine all'irritabilit. Anche una caratteristica senza alcuna relazione con la distrazione sarebbe potuta apparire, ad esempio la meschinit, l'invidia o qualche altra cosa. "Per questo, quando un uomo lavora su di s in modo giusto, deve considerare i cambiamenti compensatori che possono intervenire e tenerne conto in anticipo. Soltanto in questo modo potr evitare i cambiamenti indesiderabili, o l'apparizione di qualit interamente opposte al fine e alla direzione del suo lavoro. "Ma nel piano generale del lavoro e del funzionamento della macchina umana vi sono certi punti in cui si pu apportare un cambiamento senza dare origine ad alcun risultato parassitario. " necessario sapere quali sono questi punti e come avvicinarli, perch senza cominciare da questi punti non si otterr alcun risultato che non sia cattivo o indesiderabile, "Avendo fissato nella sua mente la differenza tra funzioni intellettuali, emozionali, e motrici, un uomo, quando osserva se stesso, deve mettere immediatamente in relazione le sue impressioni a questa o quella categoria e per cominciare, deve annotare nella sua mente soltanto le constatazioni sulle quali non ha alcun dubbio, cio quelle di cui riconosce subito la categoria. Deve tralasciare tutti i casi vaghi o dubbiosi e ricordarsi soltanto quelli che sono incontestabili. Se questo lavoro fatto in modo corretto, il numero delle constatazioni indubitabili aumenter rapidamente. E ci che gli sembrava dubbioso all'inizio, gli apparir presto chiaramente derivante dal primo, dal secondo o dal terzo centro. "Ogni centro ha la sua propria memoria, le sue proprie associazioni e il suo proprio pensiero. Infatti, ogni centro comprende tre parti: pensante, emotiva e motrice. Noi non sappiamo quasi nulla su questo lato della nostra natura. Non conosciamo che una parte di ciascuno dei nostri centri. Ma l'osservazione di s ci mostrer molto rapidamente che la vita dei nostri centri molto pi ricca, o, in ogni caso, che contiene possibilit molto maggiori di quanto pensiamo. "Allo stesso tempo, osservando i centri, potremo constatare accanto al loro lavoro corretto il loro lavoro scorretto, cio quello che un centro fa al posto di un altro: i tentativi di sentimento del centro intellettuale, o le sue pretese di sentimento, i tentativi di pensiero del centro emozionale, i tentativi di pensiero e di sentimento del centro motore sostituzione, diventando abituale, diventa al tempo stesso nocivo perch comincia ad interferire con il lavoro corretto, permettendo gradatamente a ciascun centro di trascurare i propri compiti immediati e di fare non ci che tenuto a fare, ma ci che pi gli piace al momento. In un uomo normale, fisicamente sano, ogni centro fa il proprio lavoro, cio il lavoro al quale specialmente destinato e che

qualificato a compiere nel modo migliore. Vi sono nella vita delle situazioni nelle quali non possiamo cavarcela se non con l'aiuto del pensiero, e soltanto di esso. Se, in un momento del genere, il centro emozionale comincia a funzionare al posto del centro intellettuale, ne risulter una confusione generale e le conseguenze di un tale intervento saranno delle pi incresciose. In un uomo non equilibrato, la sostituzione continua di un centro ad un altro precisamente ci che si definisce 'squilibrio' o 'ne-vrosi'. Ogni centro cerca in qualche modo di passare il suo lavoro ad un altro e, al tempo stesso, cerca di fare il lavoro di un altro centro, lavoro per il quale esso non fatto. "Il centro emozionale, quando lavora per il centro intellettuale, introduce un nervosismo, una febbre ed una fretta inutili nelle situazioni in cui occorrerebbe invece della calma nel giudizio e nella deliberazione. Il centro intellettuale, da parte sua, quando lavora per il centro emozionale, si mette a deliberare in situazioni che esigono decisioni rapide e rende impossibile distinguere le particolarit e i punti delicati della situazione. Il pensiero troppo lento. Esso elabora un certo piano di azione e continua a seguirlo anche quando le circostanze sono cambiate e si rende necessario agire in tutt'altro modo. In certi casi, d'altra parte, l'intervento del centro intellettuale fa nascere delle reazioni del tutto false, perch il centro intellettuale semplicemente incapace di comprendere le sfumature e le sottigliezze di numerosi avvenimenti. Situazioni del tutto diverse per il centro motore e per il centro emozionale, gli appaiono identiche. Le sue decisioni sono troppo generali e non corrispondono a quelle che avrebbe preso il centro emozionale. Ci diventa perfettamente chiaro quando ci rappresentiamo l'intervento del pensiero, cio dello spirito teorico, nell'ambito del sentimento, o della sensazione o del movimento; in ciascuno di questi tre casi l'intervento del pensiero porta a risultati del tutto indesiderabili. "Il pensiero non pu comprendere le sfumature del sentimento. Afferreremo perfettamente questo concetto se immaginiamo un uomo che ragioni sulle emozioni di un altro. Poich egli stesso non prova nulla, ci che l'altro prova non esiste per lui. Un uomo sazio non comprende un uomo che ha fame. Ma per quest'ultimo, la sua fame ben reale. E le decisioni del primo, che sono quelle dell'intelletto non possono in nessun caso soddisfarlo. "Nello stesso modo, il pensiero non pu apprezzare le sensazioni. Esse sono per lui delle cose morte. Quanto ai movimenti, il pensiero non capace di controllarli pi di quanto non avvenga con le sensazioni. In questo campo, facilissimo trovare degli esempi. Qualunque lavoro un uomo stia facendo, sar sufficiente per lui provare a compiere ciascun gesto deliberatamente, con il suo pensiero, seguendo cia-scun movimento, per vedere che la qualit del suo lavoro cambier immediatamente. Se scrive a macchina, le sue dita, comandate dal suo centro motore, trovano da sole le lettere necessarie, ma se cerca di domandarsi prima di ogni lettera: "Dov' la C? Dov' la virgola? Come si sillaba questa parola?", egli fa subito degli errori o si mette a scrivere molto lentamente. Se un uomo guida un'auto con il suo centro intellettuale, certamente non gli converr passare in seconda. Il pensiero non pu seguire il ritmo di tutti i movimenti necessari a una andatura rapida. Guidare in fretta, specialmente nelle strade di una grande citt, con il centro intellettuale, assolutamente impossibile per un uomo comune. "Il centro motore, quando esegue il lavoro del centro intellettuale, produce come risultato la lettura meccanica o l'ascolto meccanico, quello di un lettore o di un ascoltatore che percepisce solo delle parole e rimane interamente incosciente di ci che legge o ascolta. Questo succede generalmente quando l'attenzione, cio la direzione dell'attivit del centro intellettuale, occupata da qualche altra cosa, e quando il centro motore tenta di supplire al centro intellettuale assente; ma questo diventa molto facilmente un'abitudine, perch il centro intellettuale generalmente distratto non da un lavoro utile, pensiero o contemplazione, ma semplicemente dal sogno o dall'immaginazione".