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CONSIDERAZIONI DEL TUTTO PERSONALI SU OMOSESSUALITA' Le seguenti considerazioni sono fatte da un omosessuale, sereno con se stesso, dichiarato a tutti.

Che ha vissuto lunghe storie d'amore, armoniche. Per cui non non sono dettate da alcuna omofobia, n sono provocazioni. E non sono neanche idee depresse o disperate, perch nascono in una persona socievole, integrata, tendente all'ottimismo e all'amore per la vita. Ma questa persona diventata cos attraverso un percorso, che gli ha permesso di capire molte cose. Sono peraltro considerazioni che moltissimi gay condividono, ma che non trovano troppo spazio da nessuna parte, pena l'accusa di pregiudizi. Lo ribadisco con chiarezza: si pu essere gay felici e sereni, magari fedelmente in coppia, integrati in societ, psicologicamente ed esistenzialmente equilibrati. Ma, per una lunga serie di ragioni, questa condizione, che definiremmo "di persona risolta", o non clinicamente rilevante sul piano psicopatologico, riguarda una minoranza di omosessuali. La presenza di disarmonia, nell'aspetto, nell'abbigliamento, nella motricit e soprattutto nei comportamenti e nel modo di rapportarsi alle persone e di percepire il mondo, sono quasi una regola nei gay. Spesso sono evidenti espressioni di una personalit nevrotica. Comportamenti tipici sono: l' amore per la maldicenza, un'ironia martellante sessualizzata e cinica, il rifugio insomma in un'identit outsider, vistosa e preventivamente controcorrente, dichiaratamente disincantata o blas, in una finzione di superiorit, sulle basi di una pretesa sensibilit estetica e introspettiva fuori dal comune. Come insegnava gia Freud, l'artista una sorta di nevrotico mancato, che ha sublimato i suoi conflitti nella creativit. Inutile ricordare l'attaccamento al mondo dell'arte e dello spettacolo da parte degli omosessuali. Tratti narcisistici tendenti all'egomaniacalit si fanno evidenti nelle relazioni amicali di moltissimi gay: Un'attenzione maniacale per l'aspetto fisico e l'abbigliamento (vistoso), ma anche amicizie superficiali e altalenanti, con litigi all'insegna del ferimento pesante reciproco anche per futili motivi, in un contesto di umore ballerino e di autostime piuttosto precarie. Difficilmente ho conosciuto un giovane gay sicuro di se tra la gente, che (banalizzando) guidi un'automobile con padronanza, che assuma un'atteggiamento di leadership in un gruppo eterosessuale. Spesso il gay in un gruppo etero, quando non rimane invisibile ed impacciato nell'angolo, timoroso del giudizio altrui, si fa notare per il comportamento opposto: del tutto eccentrico e eccessivo, non crea quasi mai affetto ed amicizia, ma al pi un divertimento negli etero, che diventano spettatori di uno spettacolo clownesco. Creando nell'etero la percezione netta di uno-diverso-da-me. E' infatti difficile trovare un omosessuale che leghi in modo intimo e significativo (alla pari) con amici maschi eterosessuali. E cosi si abituati ai gay con tante migliori amiche, e si tratta di rapporti di amicizia all'insegna di

gesti fisici e di intimit/affetto tipiche dell'universo femminile, al contrario della fisicit e della goliardia che contraddistingue le amicizie maschili. PERCHE'? Perch l'omosessuale ha potenzialmente queste maggiori tendenze al disturbo psicologico-esistenziale? Cio PERCHE' un omosessuale troppo spesso non psicologicamente armonico e sereno? La risposta pi giusta secondo me di tipo psicoanalitico. Oltre a quella, ben nota e ribadita ovunque, di carattere sociale (omofobia della societ). Semplificando, io penso che la scelta oggettuale omosessuale avvenga per ragioni inconsce, moleplici e diverse tra loro, ma quasi sempre in un clima evolutivo disturbato, problematico, ostile, ecc. Sintetizzando: mai conosciuto un omosessuale che abbia avuto un passato sereno, insomma un'infanzia/pubert caratterizzata da integrazione col gruppo dei pari (gli amici). Esiste un numero enorme di gay ex bambini o adolescenti grassi, per esempio. Bambini e ragazzini particolarmente soli, emarginati, ridicolizzati, che hanno generato giovani uomini dall'autostima bassa, che hanno problemi evidenti nel relazionarsi paritariamente con altri maschi. Ovviamente, come si preannunciava, si aggiunge a questo il peso del pregiudizio omofobo, nella vita del giovanissimo gay, che si abitua a reprimere e nascondere la sua identit, sperimentando, alla fin fine, la vergogna di se stesso (del vero se stesso). Perch si nasconde soltanto ci di cui ci si vergogna, al di l della favola (che una razionalizzazione) del la mia vita privata non la sbandiero. Tornando all'infanzia, la psicoanalisi, anche corroborata da evidenze scientifico-statistiche, ha dimostrato come un rapporto difettoso col padre sia alla base, spessissimo, di questo orientamento sessuale. In questa ottica sono d'accordo, genericamente, con molti argomenti psicoanalitici (non solo freudiani), ripresi dai cosiddetti teorici della riparazione, come il celebre Nicolosi. Non sono per nulla d'accordo con la loro conclusione, la loro idea di invertire la tendenza, guarire l'omosessualit. La mia personale opinione che l'omosessuale debba fare un percorso, forse tardivo rispetto ai coetanei etero, per risolvere delle mancanze psicologiche che ha avuto nel passato, per trovare autostima, equilibrio, integrazione. E questo non passa per il tornare etero, ma per diventare un maschio orgogliosamente gay, forte, sicuro di se, non problematico. Tutto questo possibile, e tutti infatti conosciamo omosessuali stimati, sereni, felici. Ma richiede un percorso, spesso non facile. Un percorso che riguarda parallelamente anche e NECESSARIAMENTE il coming out. E' impossibile essere sereni, felici e in pace col mondo mentre si nasconde alle persone vicine la pripria identit. Ma per dichiararsi al mondo l'omosessuale deve aver risolto i problemi di cui sopra, essere diventato una persona psicologicamente strutturata, forte e con una buona autostima.

Personalmente ritengo che sia proficuo e sperabile che nell'adolescenza dell'omosessuale non si perdano i contatti significativi con la propria comitiva etero, anzi che si cresca con loro. Vedo tutto questo come un momento terapeutico. Comitiva in cui rivelare pian piano la propria omosessualit, inserire amicizie gay, ricevendone (si spera) una risposta affettuosa, positiva, normalizzante. E in questo processo per me c' il segreto di una buona autostima futura, perch permette al gay di accettare e di rivendicare orgogliosamente, senza segreti e ansie, il proprio modo di essere. Quando un etero fa un complimento guascone a una donna, davanti a TUTTI, sta affermando se stesso orgogliosamente. In psicologia si parla di autodeterminazione, ovvero Io sono orgogliosamente questo... Ed il motto interiore di ogni persona psicologicamente risolta, che si voglia bene e che ottiene ascolto e rispetto PER QUELLO CHE E' dal mondo circostante.