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L integrazione scolastica del bambino autistico:aspetti metodologici e didattici

Vivere in relazione con i coetanei normodotati costituisce un occasione unica non solo per ricercare apprendimenti funzionali,ma anche per comprendere meglio il mondo con le sue regole,a volte cos oscure ed illogiche per una persona autistica.le esperienze di ogni giorno documentano quanto sia complesso promuovere forme di integrazione scolastica,anche parziale,per il bambino autistico.Malgrado le oggettive difficolt , un principio di fondo va sempre ribadito:l integrazione va perseguita nella scuola di tutti anche se l allievo presente rilevanti problematiche cognitive,relazionali e comportamentali.Ogni altra soluzione che lasciasse prefigurare prefigurare un possibile ritorno a situazioni di emarginazione ed isolamento sarebbe inaccettabile e non rispettosa della dignit della persona e del suo diritto di vedere accettata e valorizzata la diversit.A tal proposito molto interessante il contributo del prof Cottini che si soffermato soprattutto sui seguenti aspetti: -il ruolo delle strategie specifiche di intervento in ambito scolastico -le metodologie avanzate per l integrazione del bambino autistico

STRATEGIE SPECIFICHE DI INTERVENTO IN AMBITO SCOLASTICO Osservare le abilit del bambino autistico a scuola Valutare le abilit e le difficolt di un bambino autistico richiede un approccio differente rispetto a quello che si adotta con allievi normodotati:gli schemi interpretativi devono tenere conto del modo significativamente diverso di utilizzare i sistemi percettivi,motori,mnestici,intellettivi,comunicativi,affettivo-emozionali e relazionali;nel concreto il problema che si pone di verificare i punti di forza e i punti di debolezza del bimbo autistico per poter programmare piani di intervento adeguati. a)La valutazione delle abilit del bambino autistico Fra le varie metodologie di valutazione il PEP-R,elaborato da Schopler si presta particolarmente bene in quanto permette una valutazione ecologica ovvero condotta nell ambiente del bambino,indica le aree di sviluppo pi importanti all interno delle quali prevedere gli obiettivi da inserire nel piano educativo individualizzato. b)Osservazione e interpretazione del comportamento problematico I bambini autistici presentano sistematicamente una serie di comportamenti strani e problematici che vanno da stereotipie a manierismi vari,da grida ad altre manifestazioni di rifiuto,da forme di aggressivit rivolta verso altri ,a situazioni di autolesione.ad un analisi superficiale ed intuitiva,tali comportamenti risultano difficilmente comprensibili in relazione al contesto nel quale si presentano.E necessaria quindi una metodologia osservativa ben strutturata e delle chiavi

interpretative che derivano dalla conoscenza delle manifestazioni connesse all autismo infantile.Secondo l orientamento di Lovas , l osservazione sistematica dei comportamenti problematici si articola su una descrizione obiettiva(senza ricorrere ad etichette) e sulla definizione dei principali parametri quantitativi:frequenza,durata,intensit.E necessario anche cercare di capirne le motivazioni:Perch il bambino si comporta cos?,Cosa cerca di comunicare?.Va inoltre tenuta in considerazione anche la storia e l evoluzione di tali atteggiamenti,considerando sempre la specifica diversit degli allievi.

Linee per l intervento educativo Programma TEACCH I principi dell insegnamento strutturato previsti dal programma TEACCH costituiscono un contributo metodologico di grande importanza fornito da Schopler e basato soprattutto sull adattamento dell ambiente e delle attivit alle esigenze del bambino che consente di costruire un quadro temporo-spaziale molto strutturato nel quale i punti di riferimento diventano visibili,concreti e prevedibili.Ad esempio potrebbe essere delimitato con del nastro adesivo uno spazio dove viene collocato il banco dell allievo con vicino un armadietto e degli scaffali dove possa reperire i materiali necessari all attivit didattica.Gli spazi utilizzati per attivit particolari dovrebbero essere chiaramente indicati in modo che il bimbo possa familiarizzare con una disposizione che assume contorni meno caotici e di conseguenza pi rassicuranti.Gli schemi visivi indicano al bambino le attivit da effettuare e la sequenza delle stesse aiutando ad anticipare e a prevedere i vari compiti.I sistemi di lavoro e la precisa organizzazione dei compiti e del materiale forniscono agli allievi le informazioni sulla tipologia di compito da portare a termine e sulle modalit d esecuzione. Comunicazione facilitata Pu essere sicuramente proposto anche a livello scolastico l utilizzo di facilitazioni comunicative attraverso vari strumenti(tastiere in carta con disegni di lettere o parole,macchine da scrivere o supporti informatici).

METODOLOGIE AVANZATE PER L INTEGRAZIONE DEL BAMBINO AUTISTICO

Alcune metodologie di lavoro che possono risultare estremamente utili ai fini della promozione di una reale integrazione scolastica.In particolare ci soffermiamo su: -gli obiettivi individualizzati e gli obiettivi della classe -la risorsa compagni

Obiettivi individualizzati e di classe: la possibilit di trascorrere parte del tempo in classe risulta facilitata s esi riescono ad adattare gli obiettivi individualizzati e quelli curricolari.Questa operazione assai complessa e,di fatto,applicabile solo ai primi livelli di scolarizzazione e su alcune competenze che fanno riferimento ai punti di forza dei bambini autistici(isole di abilit).Il riferimento alle prospettive di lavoro comune su obiettivi di tipo visuo-spaziale o visuo-motorio(copia,incastri,collage),sulle abilit di calcolo,sulle competenze di memoria meccanica ecc per il bambino autistico ,comunque,il semplice stare in classe pu rappresentare di per s un importante obiettivo relazionale,anche se le abilit che la classe mette in atto non sono adatte all allievo,pu essere utile per alcuni periodi farlo partecipare alla cultura del compito,cio metterlo nelle condizioni di cogliere almeno alcuni elementi per apprezzare l argomento che si sta trattando. La risorsa compagni: Una delle principali chiavi di successo del processo di integrazione scolastica risieda nello stimolare rapporti di amicizia e aiuto da parte dei compagni.I rapporti di amicizia e di sostegno sono estremamente individuali,tuttavia,questo non significa che essi non possano essere facilitati e sostenuti da azioni messe in atto da genitori e insegnanti e da un clima favorevole all interno della classe.le caratteristiche comportamentali e cognitive del bambino autistico rendono molto complesso l instaurarsi di rapporti interattivi di spessore significativo,si possono comunque individuare una serie di accorgimenti per facilitare forme di aiuto e sostegno da parte dei compagni:in sostanza indispensabile coinvolgere i compagni informandoli,con parole adatte alla loro capacit di comprensione,sui problemi del bambino autistico e chiedendo loro collaborazione attiva per superarli.bisogna spiegare loro che quel bambino non aggressivo perch cattivo o perch intende far loro del male,ma perch non conosce ancora altri modi per comunicare.Bisogna invitarli a non reagire in maniera aggressiva a non escluderlo,a non attendere passivamente che sia lui a chiedere di giocare,ma nello stesso tempo a non insistere troppo se non vuole unirsi al gioco o infastidirsi se preferisce restare a guardare. Concludiamo quest analisi prendendo in considerazione due ulteriori aspetti considerati di notevole significato: -la possibilit di avvalersi di nuove tecnologie -il ruolo della famiglia Anche per l allievo autistico lo strumento informatico pu costituire un opportunit interessante,che pu avvicinarlo alle attivit svolte dal resto della classe.si nota molto spesso che gli allievi sono motivati all interazione con il computer,il quale permette di focalizzare l attenzione per tempi prolungati su dei compiti e facilita la gestione di esercitazioni in maniera autonoma.E sicuramente necessario far riferimento a software particolari in relazione agli specifici obiettivi che vengono perseguiti.

La famiglia:come nel progetto terapeutico ,cos anche in quello di integrazione molto importante il ruolo della famiglia ed necessario che ci si prenda carico anche di quest ultima oltre che del bambino affinch possa essere utileai fini degli obiettivi preposti.Tuttavia l intervento sulla famiglia non deve ridursi ad un generico sostegno psicologico n tantomeno ad un mero addestramento.Affermare la centralit della famiglia significa riconoscere ad essa il significato di uno spazio privilegiato dove il bambino possa interagire e partecipare,ci comporta che i genitori vengano adeguatamente informati,guidati e sostenuti per attivare le loro naturali risorse e supportare in modo adeguato i figli.