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CINQUANTA ANNI DOPO LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE CINA E GIAPPONE RITORNANO IN CONTRASTO A CAUSA DELLA LORO

POLITICA ESTERA IN ASIA.


Di P. Moscuzza Cinquanta anni dopo il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki che segno` la fine delle ostilita` sul fronte del Pacifico, Cina e Giappone ritornano in contrasto per motivi di leadership politica in Asia dellest e per dispute territoriali in parte legate a fattori geo-politici ed economici, il tutto accade nonostante i due paesi siano legati da un intensa relazione commerciale. Il nazionalismo e` sempre stato causa di guerre e rivalita` tra nazioni, le due guerre mondiali sono state in parte fomentate da fattori nazionalistici, cosi` come la guerra dei Balcani e molti dei conflitti in Africa. Ancora oggi il sentimento nazionalista continua a creare tensioni a livello internazionale. Circa due mesi fa si e` assistito ad una massiccia dimostrazione in varie citta` della Cina con contorni chiaramente nazionalistici ed antinipponici. Il tutto, a dire dei dimostranti, e` stato causato da un nuovo testo di storia pubblicato in Giappone per le scuole medie, il quale conteneva una versione revisionista del secondo conflitto mondiale e secondo i manifestanti ometteva le colpe del Giappone aggressore. Nonostante il governo centrale cinese non gradisca manifestazioni di protesta che possano sfociare in un altra Tienanmen, in molti pensano che lodio verso il Giappone sia fomentato dallalto. I motivi del contrasto sono chiari a molti e piu` che il passato riguardano il futuro dei due paesi allinterno del continente, rispetto la supremazia economica, politica e militare. Il primo oggetto dello scontro e` stata la riforma delle Nazioni Unite. Da diversi anni esiste la proposta di rinnovare la struttura del Consiglio di Sicurezza dell ONU, tra le proposte, visti i cambiamenti nella scena internazionale, vi e` quella di ampliare i seggi permamenti finora occupati solo da USA, Russia (ex URSS), Francia, Inghilterra e Cina. La proposta di riforma prevede linclusione di Germania, India e Giappone come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e la Cina si e` dimostra contraria allinclusione del Giappone in quanto darebbe troppo prestigio ad una nazione che da cinquantanni domina leconomia asiatica. In ricambio i Giapponesi stanno tentando in ogni modo di ostacolare lingresso della Cina nella Banca di Sviluppo Inter-Americana (Inter-American Development Bank), in quanto preoccupati dal rapido tasso di crescita dell economia cinese, sin da quando nel 2001 sono entrati a far parte dell Organizazzione Mondiale per il Commercio (World Trade Organisation). Altro nodo nelle relazioni internazionali tra i due paesi e` lapproviggionamento delle risorse energetiche, principalmente gas e petrolio, presenti nel mar della Cina dellest, tra l arcipelago delle Ryukyu (territorio Giapponese) e Shangai. I due paesi si contendono lo sfruttamento delle risorse naturali anche con metodi poco ortodossi. Recentemente, i Giapponesi hanno annunciato che autorizzeranno la trivellazione del fondo marino in questione ed i Cinesi hanno replicato dicendo che la dichiarazione rappresenta una pura provocazione in quanto lede i loro interessi.

A tutto cio` si aggiunge l annosa questione dellindipendenza di Taiwan. L isola inizialmente parte dellimpero cinese venne ceduta ai giapponesi nel 1895 e per cinquanta anni divento` una colonia giapponese, sino al 1945, anno della resa dellimpero nipponico. Dopo la resa giapponese Taiwan venne restituita alla Cina, secondo l accordo firmato tra USA, Cina e Regno Unito nel 1943 conosciuto come il Manifesto del Cairo e poi riconfermato nel 1945 dal Proclama di Postdam. Dopo la caduta del regime Guomindang, capitanato da Chiang Kai-Shek, e lascesa al potere del PCC (Partito Comunista Cinese) di Mao Tse Tung, Taiwan divento` rifugio per il decaduto leader nazionalista cinese e con il supporto degli USA ha mantenuto uno status dindipendenza de facto. Sin dallora Taiwan vanta sentimenti indipendentisti dal governo centrale cinese, a favore dell indipendenza di Taiwan ed a fianco degli Stati Uniti si e` schierato il governo giapponese del premier Koizumi, il quale ha emesso una dichiarazione dintenti congiuntamente al governo statunitense dove si dichiara che la situazione corrente di indipendenza de facto di Taiwan e` un obiettivo strategico comune. In risposta il Parlamento cinese ha approvato una legge in cui si dichiara pronta ad intervenire militarmente ed invadere Taiwan in caso di secessione. Come se non bastasse, il Giappone e gli Stati Uniti hanno continuato a buttare benzina sul fuoco opponendosi al sollevamento da parte dell EU dellembargo verso la Repubblica Popolare Cinese (RPC) sul commercio d armi. Il paradosso di tutta questa situazione e` che sia il Giappone come la Cina non possono fare piu` a meno luno dellaltro, in quanto ormai legati da unintensissima relazione commerciale e finanziaria per un valore superiore ai 200 miliardi di dollari annui. Sicuramente lesistenza di questo fattore aiutera` a sviluppare una migliore atmosfera nella regione e probabilmente anche ad aiutare la crescita della democrazia, sopratutto nella Repubblica Popolare Cinese la quale e` ancora governata da un Politburo molto forte ed antidemocratico e che si rende protagonista giornalmente di gravi violazioni dei diritti umani. Quello che piu` preoccupa a questo punto non sono solo le relazioni sinonipponiche ma e` anche la posizione degli USA nei confronti della RPC. Gli USA hanno capito che nel prossimo futuro lo scenario degli equilibri di potere mutera` in favore della Cina, sia a livello militare che economico, e questo non piace per nulla ai falchi ed ai conservaori dellestablishment statunitense.