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ESTATE, SOLE, IMPRESSIONI

Ho spalancato le imposte stamane e lalba mi ha trafitto. Dun tratto mi

sembrato di essere sbalzata nel celebre quadro di Monet Impressione: il sole che sorge e vedevo lestate battuta dai raggi di sole cos come la colsero gli impressionisti, con le loro pennellate precise, distinte e al contempo creando una miscela di colori vividi e variegati. Questi tocchi pastosi che modellano paesaggi e scene della borghesia francese, richiamano lo stordimento della canicola che zittisce, scandita solo dal monotono frinire delle insistenti cicale, la volont di abbandonarsi ai raggi roventi senza altri pensieri, ma anche quel sottile senso di solitudine e riflessione che coglie e inquieta dinanzi ai prati, le colline di luglio che si vanno desertificando, lasfalto che pare fondersi e gioca strane illusioni. Lentamente si scivola in questo stato di torpida attesa, la pelle che pizzica sotto i raggi e da lungi si insinua la melodia della meravigliosa Summertime di Gershwin.

Summertime G. Gershwin
Lestate mi ricorda quando, da fanciulli e adolescenti, rappresentava un

momento di passaggio. Tanta attesa di finire la scuola, iniziare lavventura dei mesi di vacanza, magari si andava pure in villeggiatura in un posto nuovo o in quello di sempre. E la vacanza assumeva i contorni di una fantastica avventura, nuove persone da conoscere, esperienza da affrontare, luoghi da ammirare che prendevano contorni romanzeschi. Poi si rientrava a scuola un po pi grandi e con mille cose da raccontare agli amici. Per questo ho scelto un passo di Proust, ove descrive la prima estate del protagonista al mare, a Balbec, mondo di incanto tutto da scoprire, ma anche piccolo teatrino di

tipi sociali che colgono loccasione della vacanza per mascherarsi e mettere in mostra la propria boria.

Marcel Proust, Allombra della fanciulle in fiore, ed. Grandi Tascabili Economici Newton (estratti dalla pt. II, pagg. 185-187).

Bjork, Big time sensuality La stagione estiva da sempre associata alla giovinezza, quegli anni durante i
quali si cammina per le strade certi di poter sfidare il mondo, qualunque avversit, con in tasca un pugno di polvere di sogni: damore, di speranza, di trovare noi stessi, con per anche i primi timori di non farcela, ma lattesa del futuro lorizzonte verso il quale si cammina, si tende, vincendo ogni incertezza. Cos il Bandini di Fante in Chiedi alla polvere, suo romanzo pi celebre, che per le strade di Los Angeles, mette in gioco se stesso e le proprie illusioni, lungo le vie in salita e in discesa che diventano metafora della sua ricerca assetata, nervosa di cogliere e assaporare il midollo stesso dellesistenza; il suo desiderio di gloria la ricerca dellimmortalit.

John Fante, Chiedi alla polvere, ed. Einaudi Stile Libero (estratti dal cap. 2, pagg. 13-17).

Led Zeppelin, Babe Im gonna leave you

Grecia ai tempi classici: rocce friabili e bianche, mare cobalto che si stende

allorizzonte, boschi e pascoli abbarbicati sui pendii. Laggi nacque la cultura occidentale, il sostrato di noi stessi. E si parl per la prima volta dellestate come fusione panica col tutto, con lo spirito divino universale, nonch quale recupero della mitica et delloro, allorch le fatiche non erano parte delle giornate delluomo. Cos se ne accenna, ad esempio in alcuni versi della poesia giovanile di Rimbaud Sole e Carne, ove lestate appunto coincide con lattesa della liberazione delluomo moderno dallindustria, dalle macchine, dalla schiavit del tempo e delle brutture della modernit.

Il Sole, focolare di tenerezza e di vita, versa l'amore ardente sulla terra rapita, e, quando si distesi nella valle, si sente che la terra vergine e trabocca di sangue; che il suo immenso seno, sollevato da un'anima, amore come Dio, di carne come la Donna, e che racchiude, gonfio di linfa e di raggi, il grande brulicho di tutti gli embrioni! [] Se solo tornassero i tempi, i tempi ormai perduti! - Perch l'Uomo finito! L'Uomo ha recitato ogni ruolo! Nel gran giorno, stanco di distruggere idoli risorger, libero da tutti i suoi dei, e, poich appartiene ai cieli, scruter i cieli! L'Ideale, l'invincibile pensiero, eterno, dio che vive nella sua carnale argilla, salir, salir, arder nella sua mente!

Sentimenti diversi in Montale, in Meriggiare pallido e assorto (che fa parte

della raccolta Ossi di Seppia, 1916).

Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d'orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. Nelle crepe del suolo o su la veccia spiar le file di rosse formiche ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano a sommo di minuscole biche. Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi. E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia com' tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia

Il mondo dellet mitica ma pure di quella classica irrimediabilmente perduto.


Si percepisce quasi tattilmente la dicotomia insanabile tra speranza, loltre agognato e la limitatezza delluomo, del mondo che lo circonda cos pesante e doloroso. Il calore inaridisce, il silenzio una cappa di afa insostenibile. Eppure laggi il mare c: lontano, ma si intravede. Forse la speranza non morta. Sta a noi recuperarla, trovando il pertugio nel muro, riuscendo a superare anche i cocci di bottiglia. Perch
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la speranza qui la ricerca del senso dellesistenza, e questa ricerca non va mai in vacanza.

Covenant, Rising sun


Cosa si prova a rivedere lantico luogo di villeggiatura dopo anni? Unondata

fresca di ricordi ed emozioni sopite nella memoria, ma anche il senso del tempo che trascorre inesorabile. Di quanto siamo cambiati, del fatto che, nel bene e nel male, non si pu pi tornare indietro. Ci si chiede se il nostro affanno lungo tutto lanno ad arrancare nel ferreo tempo del lavoro e dei doveri, del divertimento obbligato, non sia identico anche in ferie, quando logoriamo le ore nellansia di viverle. Lasciandoci invece sfuggire quello che c di pi prezioso, lo stupore della natura e della vita stessa, che, per, per essere colti, vanno contemplati in silenzio. Esprime questa sorta di nostalgia, ma ancor pi consapevolezza ed accettazione del cambiamento, delle scelte fatte, il seguante passo de La luna e i fal di Pavese (1950).

Cesare Pavese , La luna e i fal, ed. Einaudi (estratti dal cap. V, pagg. 22, cap. VI, pag. 27, cap. XXVI pagg. 103-105).

Noir Dsir, Le vent nous portera Allora, lultima frontiera cercare forse un nuovo universo, dominato da leggi
ignote e un nuovo sole, per ritrovare la meraviglia del vivere e dellabbacinamento dei raggi dei corpi celesti? Riemerge laltrove sconosciuto, che ora lesplorazione dello spazio.
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Celeberrimo romanzo di Clarke (1968), anche per ladattamento cinematografico di Kubrick: abbiamo bisogno di guardare un sole alieno per ritrovare davvero noi stessi e il senso fanciullesco della meraviglia?

Arthur Clarke, 2001: Odissea nello spazio, ed. Nord Biblioteca Cosmo (estratti pt. VI, pagg. 231-232, 235, 237-239). Fiss il cielo dinanzi a s, cercando di scorgere la mta verso la quale stava andando... forse un pianeta che girava intorno al grande sole. Ma non si vedeva alcunch che mostrasse un disco percettibile o una luminosit eccezionale; se esistevano pianeti, laggi, non li distingueva dallo sfondo stellato. Poi not che qualcosa di strano stava accadendo sull'orlo stesso del disco cremisi del Sole. Un bagliore bianco vi era apparso e la sua luminosit andava aumentando rapidamente; si domand se stesse assistendo a una di quelle improvvise eruzioni, o brillamenti, che sconvolgono di quando in quando quasi tutte le stelle. La luce divenne pi vivida e pi azzurra; incominci a diffondersi lungo l'orlo del Sole, le cui sfumature rosso sangue impallidirono ben presto al confronto. Sembrava quasi, si disse Bowman, sorridendo dell'assurdit di quella riflessione, di assistere al levar del sole... su un sole.

Adesso esisteva soltanto il rosso sole che colmava il cielo da un'estremit all'altra. Cos vicino che la sua superficie non era pi fermata nell'immobilit dalla pura scala delle proporzioni. Si vedevano noduli luminosi spostarsi avanti e indietro, cicloni di gas ascendenti e discendenti, prominenze che lentamente si proiettavano verso il cielo. Lentamente? Dovevano sollevarsi a milioni di chilometri l'ora perch i loro movimenti gli riuscissero percettibili...

L'orizzonte stava diventando pi luminoso, il suo colore passava dal rosso scuro al giallo, al blu, e a un viola acceso. La Nana Bianca stava salendo all'orizzonte e
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trascinava dietro di s l'onda di marea formata di sostanza solare. Bowman si fece schermo agli occhi per ripararli dal bagliore intollerabile del piccolo sole e osserv la sconvolta superficie della stella che il campo gravitazionale della Nana Bianca stava risucchiando verso il cielo. Una volta aveva visto una tromba marina spostarsi sulla superficie del Mar dei Caraibi; questa torre di fiamma aveva press'a poco la stessa forma. Soltanto che le proporzioni erano leggermente diverse in quanto, alla sua base, la colonna era probabilmente pi larga del pianeta Terra. E poi, immediatamente sotto di s, Bowman not qualcosa che era senza dubbio nuovo, in quanto difficilmente avrebbe potuto non scorgerlo se fosse gi stato l. In movimento sull'oceano di gas luminoso v'erano miriadi di perle lucenti; splendevano di una luce madreperlacea che aumentava e svaniva in un periodo di pochi secondi. E andavano tutte nella stessa direzione, come salmoni che risalgano un fiume; a volte si spostavano avanti e indietro, in modo da intersecare le loro traiettorie, ma senza toccarsi mai. Ve n'erano a migliaia, e quanto pi a lungo Bowman le fissava, tanto pi si persuadeva che i loro movimenti dovevano essere intenzionali. Si trovavano troppo lontane da lui per consentirgli di scorgere un particolare qualsiasi della loro struttura; il fatto che riuscisse anche soltanto a scorgerle in quel panorama colossale significava che dovevano avere un diametro di decine e forse di centinaia di chilometri. Se si trattava di entit organizzate, erano invero leviatani, creati sulla stessa scala del mondo che abitavano. Forse potevano essere soltanto nubi di plasma, aventi una stabilit temporanea grazie a qualche combinazione bizzarra di forze naturali... come le sfere a breve durata del fulmine globulare, che ancora lasciava interdetti gli scienziati terrestri. Era questa una spiegazione semplice, e forse tranquillizzante; ma Bowman, contemplando quel fluire di dimensioni stellari, non riusc a credervi realmente. Gli splendenti noduli di luce sapevano dove stavano andando; volutamente convergevano verso il pilastro di fuoco sollevato dalla Nana Bianca in orbita sopra di loro. Bowman fiss ancora una volta quella colonna ascendente, che ora marciava lungo l'orizzonte, sotto la minuscola e massiccia stella dalla quale era comandata. Poteva mai essere pura immaginazione... oppure v'erano davvero chiazze di pi vivida luminosit che si inerpicavano su per quell'immenso
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geyser di gas, come se miriadi di scintille splendenti si fossero unite formando interi continenti di fosforescenza? L'idea era quasi di l dalla fantasia, ma forse egli stava assistendo, nientemeno, a una migrazione da stella a stella, attraverso un ponte di fuoco. Probabilmente, non avrebbe mai potuto sapere se si trattasse di un movimento di bestie cosmiche prive di intelligenza, guidate nello spazio da qualche cieco impulso simile a quello dei topi artici, o di una vasta riunione di entit intelligenti. Si stava muovendo in un nuovo ordine della creazione, che pochi uomini avevano mai sognato. Di l dai regni del mare e della terra, dell'aria e dello spazio, si stendevano i regni del fuoco, e a lui solo era toccato il privilegio di intravederli. Sarebbe stato troppo aspettarsi che potesse anche capirli.

David Bowie, Space Oddity


Come ricorderemo questestate, noi? Mesi che trascorrono nella nostra

indifferenza. Oppure un momento di cambiamento, di passaggio, come da bambini. Nuove esperienze da affrontare. Amori che nascono, si sfaldano. Oppure amori non vissuti. Sotto il sole non voglio dimenticare me stessa, ma pensare che quel disco rovente gli egizi lo chiamavano Ra, locchio di Horus, il dio che ora splende ma dopo essere passato attraverso la morte. Voglio abbandonare i sensi ad emozioni a fior di pelle, come una celebrazione pagana dei tempi arcani, ma non per ottenebrare la mente, per ricordare che al di l, anche se nascosto o poco visibile, c il mare, il nuovo orizzonte verso cui veleggiare. E non lasciarmi incantare dallapparenza che la luce mette in risalto. Voglio saper scrutare anche le ombre, ci che nascondo, ci che insegnano, nel loro sfuggire ed allungarsi misteriose nelle diverse ore della giornata.

Lisa Germano, In the maybe world