Sei sulla pagina 1di 28

OSSERVAZIONI

Dott.ssa Beatrice Bardelli (Rete NoElettrosmog Italia)


Breve CV in campo elettrosmog: nel 2000 ho partecipato come Conacem alla stesura delle Osservazioni della Legge quadro nazionale approvata nel 2001 con il n. 36; nel 2001 il mio dossier I poteri delle Pubbliche Amministrazioni fu citato e portato ad esempio dal Sole 24 Ore; nel 2002 partecipai alle audizioni in Regione Toscana in merito ai contenuti della futura Delibera del Consiglio Regionale n. 12/2002 che, un anno dopo, fu annullata dal TAR con sentenza del 16/01/2003; sono stata consulente per il Comune di Follonica per la stesura del Regolamento comunale; ho partecipato, a fianco di numerosi comitati di cittadini, ai percorsi partecipativi organizzati da vari Comuni (Viareggio, Lucca, S.Maria a Monte ecc.); ho curato la stesura di numerosi Regolamenti comunali, a livello nazionale, che non sono stati mai impugnati dai gestori di telefonia mobile.

PROPOSTA DI LEGGE REGIONE TOSCANA n. 70/2011 Sono essenzialmente 4 (quattro) i punti rilevanti dell'attuale Proposta di Legge che non rispettano quanto previsto dalle leggi vigenti: 1) Si escludono, inspiegabilmente, dal Campo di applicazione della presente Proposta di Legge i microimpianti ovvero gli impianti di radiocomunicazione con potenza irradiata superiore a 5 W e gli impianti, diversi dai ponti radio, con potenza EIRP superiore ai 100 W;

2) Non si parla di Piani ovvero di Pianificazione degli impianti sul territorio da parte del Comune ma soltanto di programmi (leggasi: richieste dei gestori) e di criteri di localizzazione. La Pianificazione, invece, lunico strumento a disposizione del Comune non solo per scegliere i migliori siti su cui fare installare il minor numero di impianti necessari a offrire la copertura del servizio di telefonia mobile ma anche per garantire la minimizzazione dellesposizione dei cittadini allinquinamento elettromagnetico; 3) Si d allARPAT un potere (direi uno strapotere) sovracomunale che per legge non ha. Con questa Proposta di Legge lARPAT andrebbe a svolgere, infatti, il compito di consulente tecnico (suggerir soluzioni per risolvere le criticit e dar parere tecnico favorevole sui Piani comunali in quanto membro del Comitato Tecnico per gli impianti) e di controllore (per legge deve svolgere attivit di verifica e controllo). Ma siccome pu anche fornire supporto, secondo tariffario, ai Comuni per i monitoraggi e svolgere attivit (sempre secondo tariffario) a favore di enti privati tra cui le compagnie di telefonia mobile, lARPAT si troverebbe a svolgere in esclusiva il ruolo di consulente sia dei Comuni che dei gestori e di controllore di quanto stato deciso in base alla sua consulenza. Non previsto alcun articolo relativo al processo partecipativo da parte dei cittadini nelle scelte per la localizzazione degli impianti contrariamente a quanto previsto dalla legge. 1

4)

PREAMBOLO Visto larticolo 117, terzo comma, della Costituzione; visto larticolo 4, comma 1, lettere c) e l) dello Statuto; vista la legge 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici); visto il decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche); visto il decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici; considerato quanto segue 1. La disciplina regionale in materia di tutela dallinquinamento elettromagnetico prodotto da impianti di radiocomunicazione risale, per la Toscana, alla legge regionale 6 aprile 2000, n. 54 (Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione), che viene abrogata con la presente legge; 2. negli anni successivi allentrata in vigore della l.r. 54/2000 radicalmente mutato il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento: oltre alla riforma del Titolo V della Costituzione, sono entrate in vigore nuove norme statali e numerose pronunce sia di legittimit costituzionale che dei giudici amministrativi hanno contribuito a delineare il quadro dei principi entro cui si pu esplicare la potest normativa regionale; 3. in particolare la legge 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici) riserva allo Stato la definizione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit intesi come valori di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, mentre alle Regioni demandata, tra laltro, lindividuazione degli obiettivi di qualit, intesi come criteri localizzativi, standard urbanistici, prescrizioni e incentivazioni per l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili [Nota: Si fa riferimento alla Legge quadro, art. 8 (Competenze delle regioni, delle province e dei comuni) e si sottolineano giustamente le competenze della Regione mentre si tralascia di sottolineare che anche i Comuni hanno competenze in quanto (comma 6 dello stesso articolo 8) : I Comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Da questa dimenticanza deriva limpostazione generale della presente Proposta di legge che incentra lattenzione NON sui POTERI DI PIANIFICAZIONE DEI COMUNI ma sui PROGRAMMI DEI GESTORI]; 4. il d.lgs. 259/2003 ha definito dettagliatamente le procedure per il rilascio dei titoli abilitativi relativi alle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici; 5. il d.lgs. 259/2003 ha inoltre provveduto a dare attuazione ai principi di derivazione comunitaria di liberalizzazione e semplificazione delle procedure per il rilascio dei titoli abilitativi, al fine di assicurare una concorrenza leale ed effettiva ed stato pienamente legittimato dalla Corte costituzionale (sentenza 336 del 2005); 6. ulteriori pronunce della Corte Costituzionale hanno chiarito che per le Regioni rappresentano limiti insuperabili il rispetto delle esigenze della pianificazione nazionale degli impianti e di copertura del servizio sul territorio; [Nota: nessuna sentenza della Corte Costituzionale afferma che per le Regioni rappresentano limiti insuperabili il rispetto delle esigenze della pianificazione nazionale degli impianti. Le varie sentenze della Consulta non parlano mai di una pianificazione nazionale degli impianti dal momento che il potere di pianificazione urbanistica, per quanto riguarda gli impianti di telefonia mobile, non compete certo ai gestori ma soltanto alle Regioni ed ai Comuni come ha ribadito la Legge quadro (n.36 del 2001). Rispettivamente, per le Regioni, (art. 3, comma 1, lettera d, numero 1: criteri localizzativi, standard urbanistici) e per i Comuni (art. 8, comma 6: corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti). E come, del resto, ha ribadito la sentenza della Corte Costituzionale n. 307 del 2003 (punto 6, pag. 23, del Considerato in diritto): la logica della legge (Legge quadro, n. 36 2

del 2001) quella di affidare alle Regioni la disciplina dell'uso del territorio in funzione della localizzazione degli impianti, cio le ulteriori misure e prescrizioni dirette a ridurre il pi possibile l'impatto negativo degli impianti sul territorio : ci, in coerenza con il ruolo riconosciuto alle Regioni per quanto attiene al governo e all'uso del loro territorio. E come hanno ribadito anche varie sentenze del Consiglio di Stato tra cui vale la pena citare la n. 1612 del 2004 che ribadisce: lintervenuta assimilazione delle opere per stazioni radio base alle opere di urbanizzazione primaria (ad opera del comma 3 dellart. 86 del D. Lgs. n. 259/2003) non preclude al Comune, nellesercizio del potere di pianificazione urbanistica, la localizzabilit di dette opere in determinati ambiti del territorio, sempre che sia in tal modo assicurato linteresse di rilievo nazionale ad una capillare distribuzione del servizio. Le varie sentenze della Consulta e del Consiglio di Stato parlano esclusivamente di assicurare ai gestori la copertura del servizio di telefonia mobile (NON il traffico telefonico) sul territorio. La stessa sentenza della C. Cost. n. 336 del 2005, che ha bocciato il ricorso della Regione Toscana contro il Codice delle Comunicazioni elettroniche (d.lgs n. 259 del 2003), afferma (punto 2, pag. 5) che il decreto legislativo impugnato non sottrae alcuna competenza alle Regioni, alle quali si indirizza come normativa di principio, n limita le attribuzioni comunali e regionali in materia di PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO giacch interviene solo sulle fasi procedimentali relative al rilascio delle autorizzazioni al fine di semplificare lazione amministrativa. Ed al punto 2, pag. 7, afferma che lart. 86 del Codice delle comunicazioni elettroniche che ha assimilato le infrastrutture alle opere di urbanizzazione primaria - ha il limitato scopo di uniformare la natura di queste reti su tutto il territorio nazionale, SENZA LEDERE ALCUNA COMPETENZA LOCALE. E, si precisa poco dopo, senza escludere la competenza delle leggi regionali in ordine alla LOCALIZZAZIONE e ALLATTRIBUZIONE DEI SITI;

7. si posta dunque la necessit di procedere alla revisione della normativa regionale in materia di impianti di radiocomunicazione; 8. la materia interessa vari ambiti di competenza: anzitutto la tutela dellambiente, di competenza esclusiva statale, e ambiti appartenenti alla competenza concorrente delle regioni: la tutela della salute, il governo del territorio e lordinamento della comunicazione; 9. con la presente legge la Regione intende dare attuazione alla l. 36/2001 e, nel rispetto del principio di precauzione del trattato istitutivo dell'Unione Europea e delle competenze dello Stato, perseguire finalit di tutela della salute umana e di ordinato sviluppo del territorio mediante la corretta localizzazione, il corretto esercizio degli impianti di radiocomunicazione e il risanamento quando necessario; 10. lambito di applicazione della presente legge limitato agli impianti fissi per telecomunicazione e radiotelevisivi operanti nellintervallo di frequenza compresa tra 100 KHz e 300 GHz, in quanto la disciplina degli elettrodotti, che operano con frequenza inferiore a 100 KHz (50 Hz), contenuta in altre normative regionali di settore; 11. sempre sullambito di applicazione si ritenuto opportuno operare alcune esclusioni per assoggettare ad un regime semplificato alcune categorie di impianti, utilizzando come criterio la potenza in antenna e la potenza EIRP irradiata; [Nota: Non rientra nei poteri di una Regione modificare le norme delle leggi nazionali che regolamentano gli impianti di telefonia mobile. Tutte le leggi di riferimento si riferiscono solo ed esclusivamente alle FREQUENZE, quelle comprese tra 100 KHz e 300 GHz per gli impianti di telefonia mobile, e non esiste legge nazionale che utilizzi come criterio la potenza in antenna e la potenza EIRP irradiata. Se vero che tale esclusione era ed presente nella Legge Regionale n. 54 del 2000, non va dimenticato che tale Legge regionale, come le altre leggi regionali, derivano dalla legge madre, il D.M. 381 del 1998 (VIGENTE) che regolamentava i Sistemi fissi delle telecomunicazioni operanti nellintervallo di frequenza compresa tra 100 KHz e 300 3

GHz attribuendo, appunto, alle Regioni (art. 4, comma 3) il compito di disciplinare linstallazione degli impianti garantendo il non superamento dei limiti di esposizione della popolazione attraverso apposite leggi regionali. La stessa Legge quadro, n. 36 del 2001, fa riferimento unicamente agli impianti.con FREQUENZE comprese tra 0 Hz e 300 GHz (art. 2, comma 1) in quanto disciplina anche gli elettrodotti che operano con frequenze inferiori ai 100 KHz. Anche il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell 8 luglio 2003 parla solo di FREQUENZE: Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz. Ed infine il Codice delle Comunicazioni elettroniche (d.lgs n. 259 dell1 agosto 2003) che dedica il Capitolo V (artt. 86 95) al settore delle reti e impianti di telefonia mobile, allart. 120 cita il PIANO NAZIONALE DELLE FREQUENZE (non certo delle potenze!) approvato nel 2002 e ribadisce il concetto che Lutilizzazione delle FREQUENZE deve conformarsi al Piano nazionale di ripartizione delle frequenze. Lo stesso Codice, nel semplificare liter autorizzativo degli impianti con potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 Watt sufficiente la denuncia di inizio attivit ribadisce fermo restando il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit fissati dalla legge. La stessa sentenza del Consiglio di Stato, n. 3171 del 6 giugno 2003, ribadisce che il Comune pu individuare la zona dove installare impianti di telefonia cellulare, DI QUALSIASI TIPO ESSI SIANO. Che non si possano escludere dalla disciplina delle leggi nazionali alcuni tipi di impianti in base, non alle loro frequenze, ma alla loro potenza in antenna, anche se molto bassa, lo chiarisce molto bene la sentenza della Corte di Cassazione (n. 33735 del 16 settembre 2005), Sezione terza penale, che ha ribadito due concetti fondamentali:

1) che occorre la verifica della compatibilit urbanistico-edilizia di tutti gli impianti, anche

quelli con potenza uguale od inferiore a 20 watt;


2) che in mancanza di questa verifica si applicano le sanzioni penali previste dallarticolo 44 del T.U. sulledilizia (D.P.R. 380/2001), specifiche per le opere sottoposte a permesso di costruire. E questo logico e comprensibile perch escludendo illegittimamente dalla regolamentazione della Legge regionale impianti di una determinata potenza, bassa, questi sarebbero esclusi dalla pianificazione urbanistica e quindi dalla puntuale verifica dellesposizione della popolazione per cui non potrebbe essere perseguito lobiettivo della minimizzazione della esposizione dei cittadini di cui parla la Legge quadro. 12. al fine di assicurare la disponibilit di un quadro conoscitivo completo, aggiornato ed affidabile, il catasto regionale degli impianti deve essere gestito in accordo con la normativa nazionale e regionale in materia di sistemi informativi e societ dellinformazione, secondo criteri che assicurino linteroperabilit con il catasto nazionale di cui allarticolo 7 della l. 36/2001; 13 rispondono a criteri di semplificazione amministrativa le novit sugli adempimenti posti a carico dei gestori nonch listituzione allinterno del catasto unapposita sezione, denominata inventario dei microimpianti e degli impianti radioamatoriali, in cui sono raccolti i dati relativi ad impianti che hanno un minor impatto sulle emissioni elettromagnetiche;

14. in attuazione di quanto previsto dalla l. 36/2001, si proceduto allindividuazione di criteri di localizzazioni idonei a contemperare le contrapposte esigenze di minimizzare limpatto delle emissioni elettromagnetiche e di garantire la funzionalit della rete e la copertura del servizio; [Nota: E necessario fissare criteri localizzativi ma, per una corretta e funzionale pianificazione degli impianti occorre che questa venga supportata da una metodologia tecnica, di un esperto, che dimostri, calcoli e dati alla mano, che si proceduto alla minimizzazione delle emissioni elettromagnetiche (a tutela della popolazione) ed alla copertura della rete di telefonia mobile (a tutela dei gestori). Un Comune pu agevolmente rivolgersi ad un esperto di pianificazione degli impianti senza rovinarsi. Un piano delle antenne costa mediamente quanto uno, o poco pi, canone di affitto di un impianto. Anche per questo motivo gli impianti devono essere localizzati solo su aree di propriet pubblica]. 15. nel rispetto dei principi di sussidiariet e differenziazione, si conferma lattribuzione delle competenze ai comuni delle funzioni amministrative concernenti il rilascio dei titoli abilitativi allinstallazione e alla modifica degli impianti, i controlli (per l'artico e le azioni di risanamento; 16. per quanto riguarda la disciplina delle procedure per il rilascio dei titoli abilitativi stato effettuato un richiamo ai pertinenti articoli del d.lgs. 259 in osservanza della citata giurisprudenza costituzionale; 17. la previsione del programma comunale degli impianti, oltre a fornire ai comuni uno strumento di programmazione strategico per garantire un uso razionale del territorio e di ridurre il pi possibile limpatto negativo degli impianti, risulta coerente con lesigenza pi volte affermata dalla Corte costituzionale di garantire procedure di rilascio dei titoli abilitativi tempestive, non discriminatorie e trasparenti. Esso infatti garantisce la rapida conclusione del procedimento per il rilascio dei titoli abilitativi perch essi verranno richiesti in ragione di parametri predefiniti; 18. il risanamento degli impianti, in attuazione della legge 36/2001, essenziale ad assicurare il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit stabiliti e quindi a questo scopo sono previste sia le azioni di risanamento che la possibilit di procedere anche tramite la delocalizzazione delle infrastrutture; 19. il piano di risanamento elaborato ed attuato dalla Regione per ragioni di opportunit inerenti ladeguatezza del livello regionale di governo; lapprovazione regionale non esclude che esso sia definito mediante un accordo coi soggetti gestori, nel rispetto della normativa vigente; 20. infine, si posta la necessit di introdurre disposizioni transitorie per cadenzare gli adempimenti previsti per la piena operativit della legge e volte a: a) stabilire i termini entro i quali i soggetti obbligati devono porre in essere gli adempimenti previsti dalla presente legge; b) disciplinare la fase di prima applicazione della legge relativamente alla presentazione, da parte dei gestori, dei programmi di sviluppo della rete e allelaborazione dei programmi comunale degli impianti; c) stabilire il termine entro il quale gli impianti gi esistenti, privi di titolo abilitativo, devono ottenerne il rilascio dal comune per linstallazione o la modifica dei medesimi; si tratta di quegli impianti privi di autorizzazione in quanto non stata adottata la disciplina regionale delle relative modalit prevista dalla lettera a), comma 2 dellart. 4 della l.r. 54/2000. La disciplina delle modalit di rilascio del titolo abilitativo comunale, successivamente alla l.r. 54/2000, stata assunta dal livello statale e precisamente dal d.lgs. 259/2003 che infatti questa legge si limita a richiamare per ci che concerne tutte le relative formalit. Si fa presente che anche dopo il d.lgs. 259/2003, la sanzione per mancata autorizzazione prevista dalla l.r. 54/2000 non era concretamente irrogabile per il difetto della disciplina regionale delle formalit sopra richiamate.

si approva la seguente legge

Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione Sezione I Oggetto e principi Art. 1 Finalit 1. La presente legge disciplina la localizzazione, linstallazione, la modifica, il controllo ed il risanamento degli impianti di radiocomunicazione in attuazione della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici). 2. La Regione pone il rispetto del principio di precauzione sancito dal trattato istitutivo dellUnione Europea come principio fondamentale di esercizio delle proprie competenze in materia di impianti di radiocomunicazione. 3. La Regione assicura che l'esercizio degli impianti muniti di titolo abilitativo si svolga nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit di cui allarticolo 3, al fine di garantire: a) la tutela della salute umana e la salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio, con valutazione delle condizioni espositive della popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici; b) l'ordinato sviluppo e la corretta localizzazione degli impianti, anche mediante l'accorpamento degli impianti di emissione su un unico traliccio; c) il contenimento dell'inquinamento ambientale derivante dalle emissioni elettromagnetiche degli impianti, ed il conseguimento, nell'esercizio degli stessi, degli obiettivi di qualit di cui allarticolo 3. 4. Nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit di cui allarticolo 3, la realizzazione degli impianti e l'adeguamento di quelli preesistenti avvengono in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico pi bassi possibile, al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione. Art. 2 Ambito oggettivo 1. La presente legge si applica agli impianti fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi disciplinati dalla legge 36/2001, operanti nell'intervallo di frequenza tra 100 KHz e 300 GHz, di seguito denominati "impianti". [Nota:questa premessa, corretta, viene contraddetta dal comma successivo che, singolarmente ed unilateralmente da parte della Regione Toscana, ESCLUDE dallambito di applicazione della presente legge, i cosiddetti microimpianti ovvero gli impianti fissi per l'accesso radio del pubblico a servizi di radiocomunicazione e Internet con potenza massima irradiata inferiore o uguale a 5 W, il cui corrispondente EIRP sia comunque non superiore a 100 W]; 2. Sono esclusi dall'ambito di applicazione della presente legge: a) i ponti radio con potenza massima irradiata inferiore o uguale a 5 W; b) fatto salvo quanto previsto ai commi 3 e 4, gli impianti fissi operanti con potenza massima irradiata inferiore o uguale a 5 W, il cui corrispondente EIRP sia comunque non superiore a 100 W; per EIRP si intende il livello di potenza equivalente che deve essere associato ad una sorgente isotropica per fornire la stessa densit di potenza emessa dall'antenna considerata nella direzione di massimo irraggiamento. [Nota: Non si capisce come mai si insiste a ripetere lo stesso vecchio errore presente nella L.R. 54/2000 escludendo dalla disciplina della presente legge e quindi dallobbligo del titolo abilitativo che i Comuni devono rilasciare - gli impianti con potenza inferiore o uguale a 5 W (Watt). Nessuna legge che tratti di campi 6

elettromagnetici prevede lesclusione dei cosiddetti microimpianti n la Legge quadro n. 36 del 2001 n tantomeno il Codice delle Comunicazioni elettroniche. Cosa comporterebbe, in concreto, questa esclusione?

Che i gestori potrebbero installare tutti i microimpianti che vogliono (wi-fi, access point, hot spot ecc. in numero indefinito) sul territorio di un comune con lunico obbligo vedi articolo 6 della presente legge di comunicarne il numero (incluso il rispetto dei limiti di esposizione della popolazione previsti dalla legge nazionale) alla Regione. Scavalcando di fatto i Comuni, ovvero senza passare al vaglio del Comune che ha il compito di governare il proprio territorio attraverso i criteri localizzativi e gli standard urbanistici che gli riconosce la legge anche in funzione della MINIMIZZAZIONE DELLA ESPOSIZIONE della popolazione ai campi elettromagnetici previsti per legge. Infatti, in assenza di una ben precisa pianificazione comunale, questi MICROIMPIANTI potrebbero essere installati dai gestori su strutture gi esistenti andando a sommare le proprie emissioni con quelle di altre sorgenti attive, con il risultato di aumentare considerevolmente il contributo di emissioni elettromagnetiche che ricadrebbero inevitabilmente sulla popolazione residente nelle vicinanze. In barba al principio della minimizzazione della esposizione della popolazione raccomandato sia dal DM 381 del 1998 che dalla Legge quadro n. 36 del 2001. Non bisogna cadere nellerrore che, trattandosi di MICROIMPIANTI, questi siano innocui. Infatti, se vero che la loro potenza bassa altrettanto vero che le loro frequenze sono altissime (si parla di Gigaherz come quelle di un forno a microonde) e talvolta emettono campi elettromagnetici anche al di sopra dei 6 Volt per metro che, in Italia, il limite insuperabile per legge. Data, quindi, la loro specifica natura, anche la localizzazione dei MICROIMPIANTI deve essere autorizzata dal Comune. 3. Ai seguenti impianti si applicano soltanto le disposizioni di cui agli articoli 6, 13, 14 e 15: a) microimpianti di cui allarticolo 3, comma 1, lettera f); b) impianti fissi ad uso radioamatoriale di cui all'articolo 3, comma 1, lettera g), operanti con potenza massima irradiata superiore a 5 W o con potenza EIRP superiore a 100 W. [Nota: la Regione, quindi, ha deciso unilateralmente di escludere i microimpianti di cui sopra, al punto 2, dallobbligo di acquisire dal Comune il titolo abilitativo che, invece, necessario, per legge, per TUTTI gli impianti, nessuno escluso, al di l della loro potenza. Questa singolare esclusione non prevista da nessuna legge italiana che tratti di inquinamento elettromagnetico, neppure dal tanto contestato Codice delle Comunicazioni elettroniche che, al massimo, considera sufficiente per i gestori di ricorrere alla denuncia di inizio attivit, CONFORME AI MODELLI PREDISPOSTI DAGLI ENTI LOCALI, per gli impianti di potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 watt (art. 87, comma 3). Occorre ricordare di nuovo che TUTTI GLI IMPIANTI devono essere sottoposti a verifica della loro compatibilit urbanisticoedilizia. Anche quelli per cos dire agevolati dal Codice, con potenza uguale od inferiore a 20 watt. In mancanza di questa verifica, infatti, si incorre nel PENALE. Ovvero, si applicano le sanzioni penali previste dallarticolo 44 del T.U. sulledilizia (D.P.R. 380/2001), specifiche per le opere sottoposte a permesso di costruire (ovvero gli interventi di nuova costruzione tra cui linstallazione di torri e tralicci per impianti radioricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione, art. 3 comma 1, lettera e.4). Larticolo 44 del T.U. delledilizia prevede ammende fino ad oltre 50.000 euro e perfino larresto fino a due anni. 7

Lo ha ribadito la terza Sezione penale della Corte di Cassazione nella celebre sentenza n. 33735 del 16 settembre 2005 (vedi nota al punto 11 del preambolo). Per quanto riguarda gli IMPIANTI AD USO RADIOAMATORIALE (di cui all'articolo 3, comma 1, lettera g della presente legge) va ricordato che questi sono gi disciplinati, a livello nazionale, dal Codice delle comunicazioni elettroniche (Cap. VII, RADIOAMATORI, artt.134 145 e dallallegato 26). Lunico compito che spetta per legge alla Regione, nei confronti degli impianti radioamatoriali al pari di tutti gli altri impianti che emettono campi elettromagnetici, quello di realizzare un CATASTO REGIONALE.

4. Agli impianti di cui ai commi 2 e 3 si applicano comunque i limiti, i valori e gli obiettivi di qualit previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 36/2001 5. Sono fatte salve le competenze statali nonch quelle attribuite all'Autorit per le garanzie nelle comunicazioni di cui alla legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorit per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo). Art. 3 Definizioni 1. Agli effetti della presente legge si intendono per: a) impianti fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi: uno o pi trasmettitori, ovvero un insieme di trasmettitori e ricevitori, incluse le apparecchiature accessorie, necessari ad assicurare un servizio di radiocomunicazione in una data postazione fissa o stazionante in un determinato luogo; b) esercizio degli impianti fissi: l'attivit di trasmissione di segnali elettromagnetici a radiofrequenza per radiodiffusione e telecomunicazione; c) obiettivi di qualit: 1) i criteri localizzativi, gli standard urbanistici, le prescrizioni e le incentivazioni per l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili; 2) i valori di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, definiti dalla normativa statale vigente, ai fini della progressiva minimizzazione dell'esposizione ai campi medesimi; d) limite di esposizione: il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico di cui allarticolo 3, comma 1, lettera b) della l. 36/2001; e) valore di attenzione: il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico di cui allarticolo 3, comma 1, lettera c) della l. 36/2001; f) microimpianti: gli impianti fissi per l'accesso radio del pubblico a servizi di radiocomunicazione e Internet con potenza massima irradiata inferiore o uguale a 5 W, il cui corrispondente EIRP sia comunque non superiore a 100 W; g) impianti fissi ad uso radioamatoriale: gli impianti fissi utilizzati per lo svolgimento delle attivit di cui allarticolo 134 del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche). Sezione II Funzioni e criteri localizzativi Art. 4 Funzioni della Giunta regionale 1. In attuazione della presente legge, la Giunta regionale stabilisce: a) i criteri tecnici per: 1) la gestione del catasto regionale in modo da assicurare linteroperabilit con il catasto nazionale di cui allarticolo 7 della legge 36/2001 e in accordo con la legge regionale 5 ottobre 2009, n. 54 (Istituzione del sistema informativo e del sistema 8

statistico regionale. Misure per il coordinamento delle infrastrutture e dei servizi per lo sviluppo della societ dell'informazione e della conoscenza); 2) la gestione dellinventario dei microimpianti in modo da assicurare linteroperabilit con il catasto nazionale di cui allarticolo 7 della legge 36/2001 e in accordo con la l.r. 54/2009; 3) la definizione e l'attuazione del piano di risanamento di cui all'articolo 16 e delle azioni di risanamento di cui all'articolo 12, anche con riferimento ai tempi ed alle modalit di effettuazione delle stesse azioni da parte dei gestori degli impianti; b) le modalit tecniche e procedurali, in accordo ove necessario con la l.r. 54/2009, per: 1) la presentazione delle dichiarazioni inerenti gli impianti installati, e dei relativi programmi di sviluppo; 1) lo svolgimento dei controlli; 2) la presentazione delle dichiarazioni da parte dei gestori dei microimpianti; 3) la presentazione delle dichiarazioni da parte dei radioamatori. 2. I criteri e le modalit di cui al comma 1: a) si attengono a principi di semplicit e tengono conto, quando vigente, della normativa statale sugli adempimenti per il catasto nazionale nonch di quanto inserito nel catasto regionale ai sensi della legge regionale 6 aprile 2000, n. 54 (Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione) al fine di semplificare gli adempimenti a carico dei gestori; b) si adeguano alle regole tecniche adottate ai sensi del comma 4 dellarticolo 37 della legge regionale 23 luglio 2009, n. 40 (Legge di semplificazione e riordino normativo 2009). 3. La Giunta regionale periodicamente approva e trasmette al Consiglio un rapporto che contiene: a) la valutazione dei livelli di campo elettromagnetico dislocati sul territorio regionale, con riferimento alle caratteristiche di sviluppo della rete di impianti; b)la valutazione dellimpatto sanitario, con riferimento alle condizioni di esposizione della popolazione; c) dichiarazione redatta ai sensi dellarticolo 4 comma 1, lettera b), numero1); la dichiarazione: 1) presentata entro il 31 ottobre di ogni anno e aggiornata, ove necessario, entro un termine fissato dalla Giunta regionale; 2) contiene, tra altro, la specificazione delle caratteristiche radioelettriche e geometriche degli impianti, e delle loro localizzazioni; 3) inviata in forma telematica. 4) il programma di sviluppo della rete. c) un resoconto dellattivit del comitato di cui allarticolo 7. 4. Il rapporto di cui al comma 3 redatto sulla base dei dati e delle informazioni del catasto regionale, avvalendosi dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPAT) e dei Dipartimenti di prevenzione delle Aziende sanitarie. 5. La Giunta regionale approva ed attua il piano di risanamento di cui allarticolo 16. Art. 5 Catasto regionale degli impianti 1. istituito il catasto regionale degli impianti presso l'ARPAT al fine di stimare i livelli dei campi elettromagnetici nel territorio, con riferimento alle condizioni di esposizione della popolazione. 2. Il catasto regionale: a) contiene la mappa degli impianti in esercizio presenti sul territorio regionale, i dati tecnici ed anagrafici degli impianti, nonch quelli topografici riferiti ad apposite cartografie; b) costituisce una sezione del Sistema informativo regionale ambientale (SIRA) ed parte integrante del sistema informativo regionale di cui alla l.r. 54/2009.

[Nota:Dal momento che la Legge quadro nazionale (n. 36/2001) d ai Comuni, ed alle Province, il compito di esercitare le funzioni di controllo e di vigilanza sanitaria ed ambientale utilizzando le rispettive ARPA regionali (art. 14 Controlli,comma 1 :

Le amministrazioni provinciali e comunali, al fine di esercitare le funzioni di controllo e di vigilanza sanitaria e ambientale per lattuazione della presente legge, utilizzano le strutture delle Agenzie regionali per la protezione dellambiente, di cui al decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61. Restano ferme le competenze in materia di vigilanza nei luoghi di lavoro attribuite dalle disposizioni vigenti.

E evidente che spetta ai Comuni il ruolo di controllo del proprio territorio relativamente alla presenza e/o alla richiesta di nuovi impianti di telecomunicazione da parte dei gestori. Spetter quindi ai Comuni trasmettere i dati relativi agli impianti di telecomunicazione presenti sul proprio territorio ed ai programmi di sviluppo degli operatori allARPAT che li immetter nel catasto regionale degli impianti. Per i suddetti motivi si suggerisce di modificare il comma successivo, n. 3, ed il comma 2 dellart. 6, scrivendo che i gestori devono riferirsi direttamente ai COMUNI (e non ad ARPAT o alla Regione Toscana) ai quali spetta di informare ARPAT e non viceversa.

3. Ai fini della formazione e gestione del catasto regionale, i gestori presentano [Nota 1: aggiungere: AI COMUNI] [Nota 2: inutile: contestualmente]: a) dichiarazione redatta ai sensi dellarticolo 4 comma 1, lettera b), numero1); la dichiarazione: 1) presentata entro il 31 ottobre di ogni anno e aggiornata, ove necessario, entro un termine fissato dalla Giunta regionale; 2) contiene, tra altro, la specificazione delle caratteristiche radioelettriche e geometriche degli impianti, e delle loro localizzazioni; 3) inviata in forma telematica. b) il programma di sviluppo della rete. 4. I dati inseriti nel catasto sono resi immediatamente disponibili allo sportello unico delle attivit produttive (SUAP) e ai comuni interessati al rilascio dei titoli abilitativi ed alle funzioni di vigilanza e controllo ai sensi, rispettivamente, degli articoli 10 e 13. [Nota : comma inutile alla luce di quanto modificato al comma 3]. 5. Ai fini dello svolgimento ottimale delle rispettive competenze, i comuni e la Regione collaborano alla formazione ed all'aggiornamento del catasto, provvedendo reciprocamente allo scambio ed alla trasmissione dei relativi dati ed informazioni in via telematica, con particolare riferimento a quanto disposto dall'articolo 13, comma 2. Art. 6 Inventario dei microimpianti e degli impianti radioamatoriali 1. Presso il catasto regionale degli impianti istituito linventario dei microimpianti e degli impianti radioamatoriali di cui allarticolo 3, comma 1, rispettivamente, lettere f) e g), parte integrante del catasto regionale. Ai fini della formazione e gestione dellinventario, i gestori presentano AI COMUNI [non alla Regione, vedi Nota allart.5, comma 2 e 3] apposita dichiarazione redatta secondo le modalit dettate ai sensi dellarticolo 4, comma 1, lettera b), numeri 3 e 4), che contiene in ogni caso: a) le generalit dei gestori; b) la specificazione della localizzazione degli impianti in esercizio; c) tipologia dimpianto o servizio del microimpianto. 10

3. La dichiarazione di cui al comma 2 presentata in via telematica ed aggiornata entro il 31 ottobre di ogni anno. 4.L ARPAT informa i comuni delle dichiarazioni dei microimpianti e degli impianti radioamatoriali entro trenta giorni dal ricevimento [Nota: comma inutile se si adotta la modifica che i gestori debbano presentare le dichiarazioni di tutti i propri impianti, anche micro, ai COMUNI. Se cos non fosse si verrebbe a creare lassurda ed illegittima situazione per cui i Comuni verrebbero informati solo in un secondo momento dei programmi dei gestori senza potere esercitare la facolt, prevista dalla legge, di decidere in merito alla localizzazione degli impianti]. Art. 7 (articolo inutile) Comitato tecnico per gli impianti 1. istituito il Comitato tecnico per gli impianti al fine di monitorare la situazione dei siti degli impianti e ogni eventuale problematica di tipo ambientale ad essi connessa e con funzioni di: a) consulenza tecnica nellambito delle procedure sostitutive di cui allarticolo 12, comma 6; b) formulazione di pareri tecnici su questioni attinenti allapprovazione del programma comunale degli impianti di cui allarticolo 9. 2. Il Comitato nominato dal Presidente della Giunta regionale ai sensi della legge regionale 8 febbraio 2008, n. 5 (Norme in materia di nomine e designazioni e di rinnovo degli organi amministrativi di competenza della Regione) ed composto da sei membri di cui: a) due funzionari della Regione competenti in materia tra i quali il Presidente della Regione indica il presidente; b) due designati da ARPAT; c) due membri scelti tra quattro di entrambi i generi designati dal Consiglio delle Autonomie locali. 3. In relazione alloggetto dei lavori: a) la convocazione del Comitato pu essere chiesta dal comune interessato e sono invitati i relativi rappresentanti; b) sono invitati i rappresentanti delle associazioni di categoria dei gestori degli impianti e un rappresentante del ministero competente e del Comitato regionale delle Comunicazioni (CORECOM). 4. Le modalit di funzionamento e partecipazione ai lavori del Comitato sono stabilite con deliberazione della Giunta regionale. 5. La partecipazione al Comitato a titolo gratuito. [Nota: Articolo inutile: se i Comuni disciplinano linstallazione degli impianti sul proprio territorio attraverso lo strumento, previsto dalla legge, della pianificazione, non ha senso la istituzione di un tale Comitato. Al contrario avrebbe senso se la Regione Toscana decidesse di sottrarre illegittimamente - ai Comuni la facolt di decidere localizzazioni, delocalizzazioni e riconfigurazioni degli impianti, scegliendo lo strumento tecnico ad essi pi favorevole. Inoltre lARPAT, allinterno del Comitato tecnico per gli impianti, andrebbe a svolgere il ruolo di: a) consulenza tecnica nellambito delle procedure sostitutive di cui allarticolo 12, comma 6; che nessuna legge, n nazionale, n regionale gli riconosce. Con evidente posizione di conflitto di interesse. Infatti, gi ad oggi lARPAT viene pagata dai gestori per lanalisi radioelettrica dei progetti di richiesta di nuovi impianti (la cosiddetta pratica sanitaria) su cui d parere, o favorevole oppure sfavorevole. Svolgendo di fatto attivit di consulenza per i gestori. 11

Con questo articolo lARPAT svolgerebbe attivit di consulenza per i Comuni sulla validit o meno della pratica sanitaria. Diventando cos lunico soggetto a fare da consulente di tutte le parti in gioco: gestori e Comuni. Inoltre, lARPAT svolge, per legge, la funzione di vigilanza e controllo. Su quali impianti? Sugli stessi per cui sarebbe consulente per i gestori e per i Comuni[Vedi ALLEGATO 1 ARPAT: STRAPOTERE a pag. 20]. Art. 8 Funzioni comunali 1. I comuni provvedono: a) all'elaborazione ed approvazione del programma comunale degli impianti di cui allarticolo 9, curandone la trasmissione al SUAP [Nota: da sostituire con : a) ad adottare un Piano delle antenne di telefonia mobile per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. La Legge Regionale n.1 del 2005 prevede, infatti, allart. 38, che la realizzazione di impiantidestinati alle telecomunicazioni consentita solo nel rispetto delle previsioni contenute negli strumenti della pianificazione territoriale e negli atti di governo del territorio dei comuni. [Vedi ALLEGATO 2 POTERI DEI COMUNI IN MATERIA URBANISTICA ED EDILIZIA a pag. 23]. b) al rilascio, anche in assenza del programma di cui alla lettera a), del titolo abilitativo di cui allarticolo 10; c) alle azioni di risanamento ai sensi dellarticolo 12; d) all'esercizio della funzione di vigilanza e di controllo secondo quanto previsto dall'articolo 13); e) allo svolgimento dei compiti di educazione ambientale e di informazione delle popolazioni interessate, con riferimento alle tematiche ed agli scopi di tutela disciplinati dalla presente legge; f) alladeguamento dei regolamenti urbanistici ai criteri di localizzazione di cui allarticolo 11, comma 1. 2. Al fine dell'ottenimento di una progressiva riduzione dell'esposizione ai campi elettromagnetici, i comuni provvedono altres a delimitare le aree intensamente frequentate [Nota: Non si possono delimitare le aree intensamente frequentate n fissare distanze di sicurezza pena limmediata impugnazione da parte dei gestori di telefonia mobile. Si devono invece fissare criteri localizzativi per pianificare la presenza sul territorio di un numero congruo di impianti utili ad assicurare il servizio di telefonia mobile e la minimizzazione della esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Inoltre, si possono fissare criteri di localizzazione in negativo ossia divieti di installazione degli impianti sulle cosiddette aree sensibili ovvero, come recita il DPCM 8 luglio 2003, art. 4 (Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz), su specifiche superfici edificate ovvero attrezzate permanentemente per il soddisfacimento di bisogni sociali, sanitari e ricreativi]. 3..Per lo svolgimento delle funzioni inerenti il rilascio del titolo abilitativo nonch di controllo e vigilanza, i comuni si avvalgono dell'ARPAT 12

[Nota: LARPAT non svolge funzioni inerenti il rilascio del titolo abilitativo ma SOLO i controlli, necessari per legge, relativi ai valori di campo elettromagnetico emessi dagli impianti. Va, quindi, meglio specificato che il Comune a rilasciare il titolo autorizzativo, cos come previsto dalla normativa nazionale vigente, dopo avere avuto il parere ambientale favorevole da parte di Arpat ed il parere sanitario favorevole da parte della Azienda sanitaria locale. Lart. 87 del Codice delle Comunicazioni elettroniche (Procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici) recita, infatti, al comma 1: 1. L'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie, l'installazione di torri, di tralicci, di impianti radiotrasmittenti, di ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche mobili GSM/UMTS ecc. ecc., viene autorizzata dagli Enti locali, previo accertamento, da parte dellOrganismo competente ad effettuare i controlli, di cui allarticolo 14 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, della compatibilit del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualit, stabiliti uniformemente a livello nazionale in relazione al disposto della citata legge 22 febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione]. Art. 9 Programma [Nota: aggiungere e Piano] comunale degli impianti 1. Entro il 31 ottobre di ogni anno, i gestori presentano al comune ove risultano ubicati gli impianti in via telematica, un programma di sviluppo della rete nonch gli eventuali aggiornamenti del programma dellanno precedente. 2. Il programma comunale degli impianti definisce la localizzazione delle strutture per linstallazione degli impianti [Nota: un programma degli impianti non pu definire la loro localizzazione. Occorre sostituire programma con piano perch solo attraverso una pianificazione urbanistica degli impianti possibile definire una loro precisa localizzazione] sulla base dei programmi di cui al comma 1 e tenuto altres conto: a) degli obiettivi di qualit di cui allarticolo 3, comma 1, lettera c), numero 1), e in particolare dei criteri di localizzazione di cui allarticolo 11, comma 1; b) delle aree individuate come idonee dal regolamento urbanistico sulla base dei criteri di localizzazione di cui allarticolo 11, comma 1; c) delle esigenze della pianificazione nazionale degli impianti [Nota: da cancellare. Non esiste in giurisprudenza questo concetto. Vedi nota al punto 6 del Preambolo] e di copertura del servizio sul territorio; d) delle localizzazioni previste negli accordi di cui allarticolo 86, comma 2 del d.lgs. 259/2003 gi sottoscritti alla data di entrata in vigore della presente legge se conformi agli obiettivi di qualit di cui alla lettera a). 3. I comuni approvano e aggiornano, previa acquisizione del parere tecnico dellARPAT [Nota: lARPAT svolge il ruolo di verifica e controllo post non ante. Quindi, non pu essere lARPAT a fare da consulente al Comune per individuare i migliori siti sul territorio atti sia a garantire il servizio di telefonia mobile che la minimizzazione della esposizione dei cittadini, ma un tecnico esterno esperto in pianificazioni degli impianti di telefonia mobile], il programma [Nota: sostituire con il Piano] comunale degli impianti mediante procedure che assicurano: a) la concertazione con i gestori anche ai fini degli eventuali accordi di cui allarticolo 86, comma 2, del d.lgs. 259/2003 conformi agli obiettivi di qualit di cui alla lettera a) del comma 2; b) trasparenza, informazione e partecipazione dei soggetti pubblici e privati interessati [Vedi ALLEGATO 3 PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI a pag. 26]; 13

c) la consultazione con i comuni confinanti, al fine di garantire la corretta localizzazione degli impianti in considerazione di presenti o future destinazioni duso del territorio, nonch favorire laccorpamento di impianti su supporti comuni ai sensi dellarticolo 11, comma 1, lettera d). 4. Il programma comunale degli impianti ha durata triennale ed [Nota: cancellare lespressione ha durata triennale ed in quanto numerose sentenze hanno ribadito che un programma pu essere modificato ogni qualvolta subentrino esigente di copertura o di modifica tecnologica] aggiornato qualora necessario in relazione alle esigenze di aggiornamento dei programmi di sviluppo di cui al comma 1. Art. 10 Disciplina per il rilascio del titolo abilitativo all'installazione od alla modifica degli impianti 1. Il titolo abilitativo per l'installazione o la modifica, anche solo radioelettrica, degli impianti rilasciato dal comune tramite il SUAP ai sensi dellarticolo 38 del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 , convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel rispetto: a) dei limiti di esposizione e dei valori di attenzione di cui all'articolo 3 e degli obiettivi di qualit di cui all'articolo 3, comma 1, lettera c), numero 2); b) degli obiettivi di qualit di cui allarticolo 11; c) del programma comunale degli impianti di cui allarticolo 9, fatto salvo quanto stabilito al comma 4. 2. Il titolo abilitativo rilasciato nellambito di un procedimento: a) in cui verificata la compatibilit edilizia, urbanistica e paesaggistico ambientale, ai sensi degli articoli 86 e seguenti del d.lgs. 259/2003 e mediante luso della modulistica allegata al medesimo decreto legislativo; b) che si svolge in via telematica quando coinvolto il SUAP, secondo le modalit di cui alla legge regionale 23 luglio 2009, n. 40 (Legge di semplificazione e riordino normativo 2009). 3. I gestori contestualmente alla documentazione di cui allarticolo 5, comma 3 trasmettono ai comuni la parte del programma di sviluppo relativa al territorio di competenza secondo quanto previsto all'articolo 9, comma 1. 4. Il comune tramite il SUAP pu rilasciare il titolo abilitativo per impianti non inseriti nel programma comunale degli impianti soltanto in caso di motivate ragioni di urgenza e indifferibilit rispetto alle esigenze di funzionalit della rete. 5. Entro novanta giorni dalla installazione i gestori provvedono all'applicazione dell'etichetta informativa di cui all'articolo 9, comma 7 della l. 36/2001 posizionata in luogo accessibile e ben visibile al pubblico; letichetta contiene almeno i dati identificativi del gestore e gli estremi del titolo abilitativo. Art. 11 Obiettivi di qualit 1. Nella definizione del programma [Nota: sostituire programma con Piano] comunale degli impianti e nel rilascio del titolo abilitativo, il comune osserva i seguenti criteri localizzativi: a) gli impianti di radiodiffusione radiotelevisivi sono posti prevalentemente in zone non edificate; b) gli altri tipi di impianti sono posti prioritariamente su edifici o in aree di propriet pubblica; c) nelle aree di interesse storico, monumentale, architettonico, paesaggistico e ambientale, cos come definite dalla normativa nazionale e regionale, linstallazione degli impianti consentita con soluzioni tecnologiche tali da mitigare limpatto visivo; d) favorito laccorpamento degli impianti su strutture di supporto comuni o quantomeno allinterno di siti comuni, ottimizzando lutilizzo delle aree che ospitano gli impianti stessi e definendo al contempo le necessarie misure idonee alla limitazione degli accessi [Nota: 14

aggiungere solo nel caso in cui sia garantito il rispetto del criterio di minimizzazione delle esposizioni della popolazione]; e) vietata linstallazione di impianti di radiodiffusione radiotelevisivi e per telefonia mobile su ospedali, case di cura e di riposo, scuole di ogni ordine e grado, asili nido, carceri e relative pertinenze fatto salvo quanto previsto al comma 2 [Nota: togliere fatto salvo quanto previsto al comma 2]. 2. Nei casi cui alla lettera e) del comma 1, linstallazione di impianti fissi per telefonia cellulare consentita solo quando risulta la migliore localizzazione in termini di esposizione complessiva della popolazione alle onde elettromagnetiche tra le possibili localizzazioni alternative proposte dai gestori, debitamente motivate, necessarie ad assicurare la funzionalit del servizio [Nota: eliminare il comma 2. O il Comune definisce le aree ovvero gli edifici sensibili dove vietare linstallazione degli impianti o non li definisce. Se un edificio considerato sensibile, su quelledificio non pu esservi installato un impianto. Ripeto ancora una volta che, per garantire la funzionalit del servizio di telefonia mobile, occorre ricorrere ad un tecnico esperto in radiofrequenze che garantisca al Comune una pianificazione ottimale che rispetti i criteri localizzativi anche in negativo, come i divieti di installazione degli impianti su aree sensibili e garantisca la copertura del servizio. La Corte Costituzionale (sentenza n. 307 del 2003, punto 20) ha, infatti, ribadito: Il divieto in questione, riferito a specifici edifici, non eccede l'ambito di un "criterio di localizzazione", in negativo, degli impianti, e dunque l'ambito degli "obiettivi di qualit" consistenti in criteri localizzativi, la cui definizione rimessa alle Regioni dall'art. 3, comma 1, lettera d, e dall'art. 8, comma 1, lettera e, della legge quadro; n di per s suscettibile di pregiudicare la realizzazione delle reti .].

3. L'osservanza dei criteri localizzativi di cui al comma 1 non pu pregiudicare la funzionalit delle reti di radiocomunicazione [Nota: se il Piano degli impianti di telefonia mobile fatto da un vero esperto del settore il Comune non correr mai questo rischio]. 4. Il comune pu disporre la diminuzione dei termini di cui allarticolo 87, comma 9, del d.lgs. 259/2003 e ulteriori forme di semplificazione amministrativa nel caso in cui il gestore utilizza le migliori tecnologie disponibili al fine del contenimento dell'inquinamento elettromagnetico. [Nota: non scherziamo! Di quanti giorni ha necessit un Comune, ovvero gli uffici comunali, per autorizzare un impianto? Il Codice delle comunicazioni elettroniche d il termine di 90 giorni entro il quale le istanze di autorizzazione e le denunce di attivit.si intendono accolte qualora, entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda,.non sia stato comunicato un provvedimento di diniego (art. 87, comma 9). Successivamente, con Legge n. 73 del 2010, stato aggiunto larticolo 87-bis (Procedure semplificate per determinate tipologie di impianti) che, relativamente agli impianti UMTS, riduce a 30 giorni la possibilit di un Comune a comunicare al gestore un provvedimento di diniego. Dal momento che la maggior parte dei nuovi impianti proprio del tipo UMTS cosa si propone, di ridurre ulteriormente il gi risicato periodo di 30 giorni? Tanto vale, allora, che il Comune rinunzi ai suoi poteri e lasci carta bianca ai gestori]. Art. 12 Azioni di risanamento 1. Fatto salvo quanto previsto dallarticolo 16, il comune ordina le azioni di risanamento necessarie nel rispetto dei criteri di riduzione a conformit stabiliti dal D.P.C.M. di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 36/2001 in caso di superamento dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit di cui all'articolo 3. 15

2. Le azioni di risanamento: a) sono disposte dal comune non oltre un anno dallaccertamento del superamento dei limiti, valori e obiettivi di qualit, stabilendo tempi e modalit di attuazione nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), numero 3); b) sono attuate a cura e spese dei titolari. 3. In ogni caso assicurata l'immediata riconduzione dei livelli di esposizione entro i limiti normativamente fissati. 4. Qualora le azioni di risanamento non possono garantire il rispetto dei limiti, dei valori e degli obiettivi di qualit, il comune provvede alla delocalizzazione degli impianti. 5. Qualora si renda necessario procedere alla delocalizzazione in un comune diverso dall'attuale, si provvede in tal senso d'intesa tra i comuni interessati. 6. Nel casi di cui al comma 3 qualora il comune non provveda, e al comma 5 qualora l'intesa non sia raggiunta, la Regione procede nelle forme e con le modalit previste a tal fine dell'articolo 6, comma 2, della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88 (Attribuzione agli Enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell'ambiente, tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilit e trasporti conferite alla Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112). 7. Per gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva si applica larticolo 28, comma 7 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici). Sezione III Controllo e sanzioni Art. 13 Funzioni di vigilanza e controllo 1. I comuni svolgono la funzione di vigilanza e controllo avvalendosi dellARPAT ai sensi dallarticolo 14, comma 1, della legge 36/2001, nelle forme e con le modalit previste dalla legge regionale 22 giugno 2009, n. 30 (Nuova disciplina dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ARPAT). 2. I controlli garantiscono: a) il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit, di cui all'articolo 3; b) l'attuazione, da parte dei soggetti obbligati, delle azioni di risanamento di cui allarticolo 12; c) il mantenimento dei parametri tecnici dell'impianto dichiarati dal gestore ai sensi dell'articolo 5, comma 3. 3. Per quanto non espressamente previsto dal presente articolo, si osservano le disposizioni e modalit tecniche di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 2), anche con riferimento ad eventuali e periodiche verifiche generali inerenti la conformit degli impianti e delle reti alle prescrizioni stabilite in sede di rilascio del titolo abilitativo. 4. Il personale incaricato dei controlli pu accedere agli impianti e richiedere i dati, le informazioni ed i documenti necessari per l'espletamento delle proprie funzioni. 5. I costi ed il numero dei controlli, di norma con cadenza biennale, sono stabiliti dalla carta dei servizi e delle attivit prevista dalla l.r. 30/2009. Art. 14 Sanzioni amministrative 1. Chiunque installi, esercisca o modifichi un impianto, in assenza del titolo abilitativo di cui all'articolo 10, soggetto alla sanzione amministrativa da euro 10 mila a euro 40 mila; in tal caso, 16

l'Amministrazione comunale competente ordina altres la cessazione immediata dell'esercizio dell'impianto. 2. L'inosservanza delle prescrizioni contenute nel titolo abilitativo di cui allarticolo 10 soggetta alla sanzione prevista dallarticolo 15, comma 4, della l. 36/2001. 3. La mancata presentazione, da parte dei soggetti obbligati, delle dichiarazioni di cui agli articoli 5, comma 3, e 6, comma 2, soggetta alla sanzione amministrativa da euro 10 mila a euro 40 mila per ogni impianto; la sanzione complessiva non pu comunque superare euro 300 mila. In tali casi, la Regione, contestualmente alla sanzione, ordina al soggetto inadempiente la produzione della documentazione prescritta entro un termine perentorio, pena la cessazione dell'attivit dell'impianto di cui si tratti. 4. La sanzione di cui al comma 3 ridotta: a) ad un decimo in caso di mancata presentazione delle dichiarazioni relative agli impianti radioamatoriali e a quelli dedicati alle emergenze sanitarie ed alla protezione civile. b) ad un quinto nel caso in cui le dichiarazioni siano presentate entro trenta giorni dalla scadenza dei termini di cui agli articoli 5, comma 3 e 6, comma 3. 5. La mancata attuazione delle azioni di risanamento di cui allarticolo 12, da parte dei titolari degli impianti, cos come del rispetto dei relativi tempi e modalit stabiliti dal comune, soggetta alla sanzione amministrativa da euro 20 mila a euro 100 mila. 6. Il superamento dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit di cui all'articolo 3 soggetto alla sanzione amministrativa di cui all'articolo 15, comma 1, della l. 36/2001. In tal caso l'Amministrazione comunale competente, contestualmente alla comminazione della sanzione, ordina le eventuali azioni di risanamento necessarie, secondo quanto previsto allarticolo 12. 7. L'inosservanza di quanto previsto all'articolo 10, comma 5, comporta l'irrogazione, da parte del comune competente, di una sanzione amministrativa da euro 2.000 a euro 4.000 per ogni impianto. 8. Per quanto non espressamente previsto dal presente articolo, si applicano: a) la legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche del sistema penale); b) la legge regionale 28 dicembre 2000 n. 81 (Disposizioni in materia di sanzioni amministrative). Sezione IV Disposizioni finali Art. 15 Disposizioni attuative 1. Entro centoventi giorni dallentrata in vigore della presente legge la Giunta regionale approva gli atti inerenti: a) i criteri tecnici inerenti la gestione dellinventario dei microimpianti di cui allarticolo 4, comma 1, lettera a), numero 2); b) i criteri tecnici per lattuazione delle azioni di risanamento di cui allarticolo 4, comma 1, lettera a), numero 3); c) le modalit tecniche e procedurali per lo svolgimento dei controlli di cui allarticolo 4, comma 1, lettera b), numero 2); d) le modalit relative alla presentazione delle dichiarazioni per linventario dei microimpianti di cui allarticolo 4, comma 1, lettera b), numero 3). 2. Entro un anno dallentrata in vigore della presente legge la Giunta regionale approva gli atti di cui allarticolo 4, comma 1, lettera a), numero 1. 3. Le dichiarazioni dei gestori dei microimpianti di cui al comma 2 dellarticolo 6, sono presentate alla Regione entro novanta giorni dalla pubblicazione sul BURT degli atti della Giunta regionale di cui allarticolo 4, comma 1, lettera b), numero 3). 4. Entro sessanta giorni dallentrata in vigore della presente legge i gestori degli impianti presentano alla Regione e trasmettono ai comuni, per la parte di competenza, il programma di sviluppo della rete di cui allarticolo 9, comma 1. 17

5. Entro novanta giorni dallentrata in vigore della presente legge i gestori degli impianti muniti di titolo abilitativo appongono letichetta di cui al comma 5 dellarticolo 10. 6. Entro novanta giorni dalla scadenza dei termini per la presentazione dei programmi di sviluppo dei gestori di cui al comma 4, i comuni approvano il programma comunale degli impianti nel rispetto di quanto previsto allarticolo 9. [Nota: Mancano la definizione dei criteri tecnici per la redazione del Piano comunale degli impianti, del relativo procedimento amministrativo per l'adozione del Piano, il metodo per l'effettuazione della valutazione di assoggettabilit a VAS]. Art. 16 Piano di risanamento 1. La Giunta regionale approva un piano di risanamento per adeguare gli impianti esistenti ai limiti, valori ed obiettivi di qualit di cui all'articolo 3 ed ai criteri di localizzazione di cui all'articolo 11, comma 1. 2. Il piano di risanamento: a) approvato su proposta dei soggetti gestori ovvero autonomamente e con oneri a carico dei gestori medesimi in difetto della proposta, sentiti i comuni interessati; b) dopo lapprovazione trasmesso ai comuni interessati entro ulteriori novanta giorni dalla pubblicazione sul BURT dellatto di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), numero 3), ovvero, in assenza della proposta dei soggetti gestori, entro i novanta giorni decorrenti da tale scadenza; c) attuato dalla Giunta regionale mediante prescrizioni ai gestori per la riduzione a conformit indicata dal D.P.C.M. di cui all'articolo 4, comma 2 della legge 36/2001. 3. Il piano pu prevedere la delocalizzazione degli impianti nelle aree individuate dal regolamento urbanistico comunale qualora: a) la riduzione a conformit non consenta il mantenimento della funzionalit del servizio fornito dagli impianti; b) sia accertata lincompatibilit degli impianti con i criteri localizzativi di cui all'articolo 11, comma 1. 4. Le azioni del piano di risanamento sono attuate a cura e spese dei titolari e sono effettuate nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), numero 3). 5. Per gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva si applica larticolo 28, comma 7 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici). Art. 17 Disposizioni transitorie 1. Fino allapprovazione degli atti sui criteri tecnici per la gestione del catasto regionale e sulle modalit per la presentazione delle relative dichiarazioni, di cui, rispettivamente, allarticolo 4, comma 1, lettera a), numero 1) e alla lettera b), numero 1) e numero 4), sono fatti salvi, in quanto compatibili con la presente legge, i provvedimenti adottati in attuazione della l.r. 54/2000. 2. Fino alladeguamento dei regolamenti urbanistici comunali, il programma di sviluppo della rete elaborato nel rispetto dei criteri di localizzazione di cui allarticolo 11, comma 1. 3. I titolari degli impianti privi di titolo abilitativo rilasciato dal comune ai sensi degli articoli 86 e seguenti del d.lgs. 259/2003 e che non abbiano procedimenti abilitativi pendenti ai sensi dei medesimi articoli, presentano domanda di rilascio del titolo abilitativo di cui allarticolo 10 con la seguente cadenza temporale dall'entrata in vigore della presente legge: a) stazioni radio base per la telefonia cellulare e impianti a loro servizio entro novanta giorni; b) impianti per la radiodiffusione televisiva analogica e digitale e relativi ponti radio entro centoventi giorni; c) impianti per la radiodiffusione radiofonica e relativi ponti radio entro centocinquanta giorni; d) altri impianti di radiocomunicazione e per servizi internet entro centoottanta giorni. 18

4. Nel caso di cui al comma 3 il rilascio del titolo abilitativo prescinde dal rispetto dei criteri localizzativi di cui al comma 1 dellarticolo 11, fermo restando il rispetto della lettera a) del comma 1 dellarticolo 10 nonch quanto previsto dallarticolo 16. 5. Se nel periodo in cui pendente il termine previsto dalla lettera b) del comma 3 si verifica la scadenza per la conversione del segnale televisivo da analogico a digitale, il termine inizia a decorrere dalla data di detta scadenza di conversione del segnale. 6. Fino allapprovazione del programma comunale degli impianti, il titolo abilitativo di cui allarticolo 10 rilasciato nel rispetto: a) dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualit di cui allarticolo 10, comma 1, lettere a) e b); b) dei programmi di sviluppo di cui allarticolo 9, comma 1; c) delle esigenze della pianificazione nazionale degli impianti e di copertura del servizio sul territorio. 7. Per segnale televisivo da analogico a digitale stabilite dal decreto ministeriale previsto dall'articolo 8 nonies, comma 5 del decreto legge 8 aprile 2008, n. 59 (Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunit europee), convertito dalla legge 6 giugno 2008, n. 101: a) si applica larticolo 10; b)il titolo abilitativo rilasciato a seguito di istanza da presentare entro centoventi giorni dalla scadenza prevista per la conversione del segnale; c) nel caso di impianti le cui modifiche non comportino un aumento dei livelli di campo elettromagnetico, per il rilascio del titolo abilitativo sufficiente allegare soltanto la documentazione sullaggiornamento dei dati radioelettrici modificati dell'impianto; ai fini della valutazione dell'aumento dei livelli di campo si considerano tutti i punti del territorio circostante l'impianto ad una distanza non superiore a 300 metri per impianti fino a 5 kW EIRP e non superiore a 500 metri per impianti di EIRP superiore. 8. Fino al rilascio del titolo abilitativo, gli impianti di cui ai commi 3 e 7 possono continuare a trasmettere. 9. Entro dodici mesi dallentrata in vigore della presente legge, le strutture regionali, gli enti e i soggetti interessati attivano le modalit telematiche di comunicazione e trasmissione. Art. 18 Abrogazione 1. La l.r. 54/2000 abrogata. Art. 19 Norma Finanziaria 1. Agli oneri relativi allistituzione dellinventario di cui allart. 6, stimati in euro 100.000,00 per il 2011 ed euro 50.000,00 rispettivamente per ciascuna delle annualit 2012 e 2013, si fa fronte, senza ulteriori oneri finanziari a carico del bilancio regionale, con le risorse attualmente stanziate per le politiche ambientali del bilancio pluriennale a legislazione vigente 2011 2013, a valere sulla UPB 431 Azioni di sistema per la tutela dellambiente Spese di investimento per euro 70.000,00 nel 2011 e sulla UPB 432 Azioni di sistema per la tutela dellambiente Spese correnti per euro 30.000,00 nel 2011, euro 50.000,00 nel 2012 ed euro 50.000,00 nel 2013. 2. Agli oneri per gli esercizi successivi si fa fronte con legge di bilancio.

19

ALLEGATO 1 ARPAT : STRAPOTERE

La presente Proposta di Legge conferisce allARPAT un POTERE che NON HA PER LEGGE. Allart. 7 Comitato tecnico per gli impianti si prevede la presenza di 2 membri di ARPAT. Al comma 1 si specifica che i compiti del Comitato tecnico per gli impianti sono quelli di: consulenza tecnica e quella di formulazione di pareri tecnici per lapprovazione del Programma comunale degli impianti. Inoltre, allart. 9 comma 3 si prescrive che i Comuni, PRIMA di approvare ed aggiornare un programma comunale, DEVONO ACQUISIRE IL PARERE TECNICO DELLARPAT (I comuni approvano e aggiornano, previa acquisizione del parere tecnico dellARPAT, il programma comunale degli impianti ecc.). La Legge quadro n. 36/2001 definisce allart.14 comma 1 che le Agenzie regionali per la protezione dellambiente hanno SOLO funzioni di controllo e vigilanza. Articolo 14. (Controlli) 1. Le amministrazioni provinciali e comunali, al fine di esercitare le funzioni di controllo e di vigilanza sanitaria e ambientale per lattuazione della presente legge, utilizzano le strutture delle Agenzie regionali per la protezione dellambiente, di cui al decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61. Restano ferme le competenze in materia di vigilanza nei luoghi di lavoro attribuite dalle disposizioni vigenti. INVECE: In questa proposta di Legge Regionale lARPAT verrebbe ad accumulare una serie di ruoli: come consulente tecnico (parere tecnico favorevole sui programmi comunali in quanto membro del Comitato Tecnico per gli impianti); e come controllore (deve svolgere per legge attivit di controllo e vigilanza) Inoltre ARPAT pu fornire supporto ai Comuni, secondo tariffario, per attivit di monitoraggio. Ma ARPAT, secondo il suo Regolamento, pu svolgere attivit, sempre secondo tariffario, non solo per enti pubblici MA ANCHE per enti privati, tra cui anche le compagnie di telefonia mobile per le quali prima esegue le misure di fondo dei campi elettromagnetici a supporto della pratica dei gestori per la richiesta ad ARPAT dei necessari pareri sanitari e poi ARPAT valuta la pratica stessa. Con questa Proposta di legge ARPAT svolgerebbe IN ESCLUSIVA sia il ruolo di consulente di tutte le parti (Comuni e compagnie private) che quello di controllore con evidente rilevanza di illegittimit per CONFLITTO DI INTERESSE. E concorrenza sleale. Infatti, nel 2003: l'ARPAT stata DIFFIDATA dalla Corte di Appello di Firenze per concorrenza sleale nei confronti della societ privata AMBIENTE Scrl di Massa. 20

E nel 2004: Il 24 settembre 2004, ARPAT e la Societ Ambiente S.c.r.l. di Massa hanno sottoscritto un importante accordo di conciliazione per l'individuazione delle attivit istituzionali di accertamento tecnico e di controllo, di verifica, di istruttoria e di assistenza tecnico-scientifica che l'Agenzia chiamata rendere nel settore della bonifica dei siti inquinati a favore degli enti pubblici territoriali, in forma singola o associata o degli enti pubblici comunque titolari di funzioni amministrative in campo ambientale, per lesercizio dei loro compiti di istituto. Tali attivit sono state distinte, in modo chiaro, da ulteriori attivit che ARPAT, dalla data di sottoscrizione dell'accordo, si impegna a non erogare, in quanto attivit che, se rivolte a favore di soggetti privati o di soggetti pubblici diversi dai precedenti, potrebbero interferire con i principi di tutela della concorrenza e con le attivit commerciali di operatori privati presenti nel mercato delle consulenze tecnico-ambientali. L'accordo, recepito con Decreto del Direttore generale ARPAT n. 630 del 27.09.04, costituisce transazione bonaria del giudizio che la Societ Ambiente aveva instaurato presso la Corte d'appello di Firenze, a carico dell'Agenzia, lamentando la violazione della normativa a tutela della concorrenza, tuttavia, per i suoi rilevanti contenuti, l'accordo impegna l'Agenzia su tutto il territorio regionale. L'intento, infatti, stato quello di intervenire in concreto per eliminare qualsivoglia rischio e/o effetto distorsivo della concorrenza derivante dalle attivit dell'Agenzia, in attesa dell'intervento legislativo della Regione Toscana, per la riforma della LR 66/95 istitutiva dellARPAT, il cui iter formativo attualmente in corso (Nota: siamo nel 2004, la nuova Legge regionale su ARPAT sar approvata nel 2009) e che dovrebbe intervenire in via preventiva per evitare, relativamente a determinate attivit, il rischio di lesione dei principi di libera concorrenza. Un intervento normativo regionale che peraltro era stato richiesto anche dallAutorit Garante della Concorrenza e del Mercato con la segnalazione del 2 maggio 2002 rivolta alle Regioni ed alle rispettive Agenzie regionali per la protezione ambientale, che aveva rilevato il rischio di una limitazione dei principi di libera concorrenza proprio a partire dall'esame delle leggi regionali istitutive delle ARPA.Per ogni ulteriore informazione relativa all'accordo di conciliazione si prega di contattare la Dott.ssa Gianna Tonelli - Area Progetti comunitari, SUAP e procedure integrate della Direzione generale (g.tonelli@arpat.toscana.it) o la Dott.ssa Rossella Francalanci - Area della Direzione tecnica. Fonti: [http://www.arpat.toscana.it/suolo_bonifiche/sr_bon_accordo_conciliazione.html] [http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2003/11/06/LC1PO_LC102.html]

A seguito di quanto premesso, la Regione Toscana ha riformato la legge istitutiva dellARPAT (n. 66 del 1995) che allart. 8 (comma 1, lettera b) attribuiva allAgenzia anche attivit di consulenza.
21

Questa attivit di consulenza non pi attribuita ad ARPAT dalla nuova Legge n. 30 del 2009.
Legge n. 30 del 2009: punto 20 del Preambolo: 20. Poich il ruolo dellARPAT si sostanzia nello svolgimento di attivit a supporto degli enti pubblici competenti in materia di tutela ambientale e della salute, e in considerazione della necessit, evidenziata dallAutorit garante della concorrenza e del mercato (decisione del 4 novembre 2002) di individuare correttivi idonei ad eliminare leffetto distorsivo derivante dalla commistione tra attivit pubblicistica di controllo e attivit privatistica di consulenza, le attivit rese ai soggetti privati si devono limitare ai soli casi in cui la normativa vigente imponga a questi ultimi di avvalersi necessariamente ed esclusivamente dellARPAT; Infatti, all art. 5 (Attivit istituzionali dellARPAT) la parola consulenza sparita: 1. Le attivit istituzionali sono quelle attivit tecnicoscientifiche svolte da ARPAT a favore della Regione, delle province, dei comuni, delle comunit montane e degli enti parco regionali nellinteresse della collettivit e consistenti in: a) attivit di controllo ambientale, come definite allarticolo 7; b) attivit di supporto tecnico-scientifico, come definite allarticolo 8; c) attivit di elaborazione dati, di informazione e conoscenza ambientale, come definite allarticolo 9. Cos lart. 8 (Attivit di supporto tecnico-scientifico) parla solo di formulazione di pareri e valutazioni tecniche: 1. Le attivit di cui allarticolo 5, comma 1, lettera b), consistono nellassistenza tecnicoscientifica fornita agli enti di cui allarticolo 5 nellesercizio delle loro funzioni amministrative in materia ambientale con particolare riferimento alla formulazione di pareri e valutazioni tecniche.

22

ALLEGATO 2
POTERI DEI COMUNI IN MATERIA URBANISTICA ED EDILIZIA Premessa Vale la pena ricordare che: 1) le stazioni radio base (SRB) sono impianti di tecnologia industriale che emettono radiazioni non ionizzanti; 2) questi impianti e le loro infrastrutture non sono opere pubbliche ma opere private di pubblica utilit, secondo la storica definizione del Consiglio di Stato (sentenza n. 4847 del 6 giugno 2003), e come tali sono sottoposte al rispetto di tutte le leggi previste dallo Stato e dalle Regioni. Osservazioni Nessuna sentenza ha mai negato il potere dei Comuni di pianificare gli impianti a radiofrequenza attraverso il proprio strumento urbanistico. Il Cons. Stato, Sez. IV, ordinanza 6 aprile 2004 n. 1612, ha riaffermato i poteri comunali di pianificazione degli impianti anche dopo lentrata in vigore del Codice delle comunicazioni elettroniche:

Ritenuto che lintervenuta assimilazione delle opere per stazioni radio base alle opere di urbanizzazione primaria (ad opera del comma 3 dellart. 86 del D. Lgs. n. 259/2003) non preclude al Comune, nellesercizio del potere di pianificazione urbanistica, la localizzabilit di dette opere in determinati ambiti del territorio, sempre che sia in tal modo assicurato linteresse di rilievo nazionale ad una capillare distribuzione del servizio(interesse che non risulta fattispecie posto in discussione o in pericolo); Il Cons. Stato, Sez. VI, decisione 19 ottobre 2004 n. 6779, ha riaffermato che: il Comune - quale titolare del potere di pianificazione urbanistica ben pu determinare ci che consentito e ci che vietato nellambito del territorio comunale, sulla base di valutazioni che tengano conto delle complessive esigenze di programmazione delle modifiche del territorio, di rispetto delle aree aventi particolari pregi e dei valori ambientali (cfr. Sez. IV, 25 settembre 2002, n.4907; Sez. V, 20 dicembre 2001, n.6327; Sez. IV, 14 giugno 2001, n. 3146), di salvaguardia della salute, della sanit e delligiene (cfr. Sez. VI, 26 settembre 2003, n. 5502); tali principi si applicano anche in relazione agli impianti di telefonia cellulare, di qualsiasi tipo essi siano (cfr. Sez. VI, 20 giugno 2003, n. 3680; Sez. VI, 6 giugno 2003, n.3171) anche perch la loro realizzazione non libera, ma subordinata al titolo di natura abilitativa, previsto dal legislatore (cfr. ord. Sez. VI, 22 ottobre 2002, n. 4571; Sez. VI, 5 ottobre 2001, n. 5253; Sez. V, 6 aprile 1998, n. 415). Anche lo stesso Codice delle comunicazioni elettroniche del 2003 allart. 5 (Regioni ed Enti locali), comma 2, lettera a) ribadisce la necessit di ricorrere agli strumenti della PIANIFICAZIONE:

In coerenza con i principi di tutela dellunit economica, di tutela della concorrenza e di sussidiariet, nellambito dei principi fondamentali di cui al Codice [], le Regioni e gli Enti locali, nellambito delle rispettive competenze e nel rispetto dei principi di cui al primo comma dellarticolo 117 della Costituzione, dettano disposizioni in materia di: 23

a) individuazione di livelli avanzati di reti e servizi di comunicazione elettronica a larga banda, da offrire in aree locali predeterminate nellambito degli strumenti di pianificazione e di sviluppo, anche al fine di evitare fenomeni di urbanizzazione forzata ovvero di delocalizzazione di imprese; Gi prima del 2003 la legge italiana riconosceva ai Comuni competenza in materia di urbanistica ed edilizia per quanto riguarda la pianificazione e la regolamentazione delle installazioni degli impianti di telefonia mobile: anche ai fini della tutela dellambiente, del paesaggio nonch della tutela della salute (art. 2, comma 1-bis della Legge n. 66/2001); per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare lesposizione della popolazione ai campi elettromagnetici (Legge Quadro n. 36/2001, art. 8 Competenze delle regioni, delle province e dei comuni, comma 6). In Toscana, la Legge Regionale n.1 del 2005 prevede espressamente, allart. 38, che la realizzazione di impiantidestinati alle telecomunicazioni consentita solo nel rispetto delle previsioni contenute negli strumenti della pianificazione territoriale e negli atti di governo del territorio dei comuni. Gi nel 2003 la Corte Costituzionale (sentenza n.307/2003, punto 8) aveva chiarito in modo definitivo che i piani di assegnazione delle frequenze da parte dellAutorit per le garanzie nelle comunicazioni comportano la necessit di prevedere in via generale lubicazione degli impianti sul territorio, ma non esauriscono le decisioni di concreta localizzazione degli stessi, che restano nella sfera della competenza regionale e locale. E persino la sentenza salva Codice della Corte Costituzionale (n. 336/2005) ha riconosciuto alle Regioni e quindi ai Comuni il potere di disciplinare luso del proprio territorio in funzione della localizzazione degli impianti. Un Comune deve dotarsi di un Piano Comunale degli impianti nel quale vengono definiti i siti che garantiscano: 1) la minimizzazione della esposizione dei cittadini 2) la funzionalit della rete e la copertura del servizio. E' ormai unanimemente consolidato il concetto che un Piano comunale degli impianti, se non supportato da una metodologia tecnica, non potr mai ottemperare ai 2 punti precedenti (minimizzazione e copertura del servizio). Pianificare significa: 1) individuare le aree dove gli impianti possono essere installati (criterio di Localizzazione) al fine di tutelare la salute dei cittadini e garantire la copertura del servizio; 2) individuare le aree sensibili dove vietare linstallazione degli impianti (criterio di Localizzazione in negativo); 3) esercitare il criterio di funzionalit ovvero prevedere il numero minimo di impianti che garantiscano la copertura del servizio e delle reti di telefonia cellulare. Nel rispetto delle seguenti Leggi vigenti: 1) Decreto Ministeriale n. 381 del 10 settembre 1998 (Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana) 24

2) Linee Guida ministeriali per lapplicazione del D.M. 381/98 (Ministero dellAmbiente Ministero delle Comunicazioni Ministero della Sanit, luglio-settembre 1999); 3) Legge 20 marzo 2001, n. 66 (legge di conversione del Decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5) "Disposizioni urgenti per il differimento di termini in materia di trasmissioni radiotelevisive analogiche e digitali, nonche' per il risanamento di impianti radiotelevisivi). Importante l'articolo 2 comma 1 bis: Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano indicano i siti di cui al comma 1, sentiti i comuni competenti, ferme restando le competenze attribuite ai comuni medesimi in materia di urbanistica ed edilizia per quanto riguarda l'installazione degli impianti di telefonia mobile anche ai fini della tutela dell'ambiente, del paesaggio nonche' della tutela della salute. 4) Decreto Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001 (T.U. delledilizia) entrato in vigore il 1 luglio 2003. Importanti: l'art. 3, comma 1, lettera e.4 che specifica quali sono gli interventi edilizi sottoposti a "permesso di costruire": e.4) linstallazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione;

(oggi il permesso di costruire non pi un documento a parte ma rientra nella autorizzazione comunale unica che deve tuttavia basarsi sulla verifica della compatibilit urbanistico-edilizia dellimpianto) e l'art. 44 "Sanzioni penali", comma 1, che si applica quando un impianto non stato sottoposto a verifica della compatibilit urbanistico-edilizia:

Art. 44 (L) - Sanzioni penali (Legge 28 febbraio 1985, n. 47, artt. 19 e 20; d.l. 23 aprile 1985, n. 146, art. 3, convertito, con modificazioni, in legge 21 giugno 1985, n.298) 1. Salvo che il fatto costituisca pi grave reato e ferme le sanzioni amministrative, si applica: a) l'ammenda fino a 10.329 euro per l'inosservanza delle norme, prescrizioni e modalit esecutive previste dal presente titolo, in quanto applicabili, nonch dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire; b) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 5.164 a 51.645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformit o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l'ordine di sospensione; c) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 15.493 a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, come previsto dal primo comma dell'articolo 30. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformit o in assenza del permesso. Tanto che la Corte di Cassazione (Sezione terza penale ) con la sentenza n. 33735 del 16 settembre 2005 ha ribadito: 1) che occorre la verifica della compatibilit urbanistico-edilizia di tutti gli impianti, anche quelli con potenza uguale od inferiore a 20 watt; 2) che in mancanza di questa verifica si applicano le sanzioni penali previste dallarticolo 44 del T.U. sulledilizia (D.P.R. 380/2001), specifiche per le opere sottoposte a permesso di costruire. 25

ALLEGATO 3
PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI [Nella presente Proposta di legge manca un articolo dedicato allargomento] La Direttiva CE/42/2001 sulla VAS prescrive che sui piani e programmi elaborati per i settori [] delle telecomunicazioni [] previsto il diritto di accesso agli atti e la

partecipazione a tutto liter procedurale.

La Legge Regionale n. 10 del 12 febbraio 2010 modificata dalla Legge Regionale n. 69 del 30 dicembre 2010 che recepisce la Direttiva CEE n.42 (27 giugno 2001): Norme in materia di valutazione ambientale strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione di incidenza garantisce la Partecipazione del pubblico (una o pi persone fisiche o giuridiche nonch, ai sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone, art. 4 comma 1, lettera o) ai Piani e Programmi elaborati per i settori.delle telecomunicazioni (art.5, comma 2, lettera a). La Risoluzione sui Pericoli potenziali dei campi elettromagnetici e i loro effetti sulluomo dellAssemblea Parlamentare del Consiglio dEuropa (pubblicata il 27 maggio 2011) ha richiamato tutti i Paesi membri ad adottare buone pratiche di governo del territorio per limitare il rischio di esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione e li ha invitati a:

Realizzare una pianificazione territoriale dei sistemi di telecomunicazione sostenibile e soprattutto partecipata (Aarhus Convention) che permetta di determinare i siti di ogni nuovo impianto non solo in base agli interessi degli operatori, ma di accordo con gli enti locali e regionali, i cittadini e le associazioni e comitati di cittadini interessati. Lo stesso Codice dellAmbiente aggiornato (d.lgs 4/2008), allart. 3-sexies (Diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione a scopo collaborativo) definisce, al comma 1, chi pu accedere alle informazioni e partecipare alle consultazioni: In attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, e delle previsioni della Convenzione di Aarhus, ratificata dallItalia con la legge 16 marzo 2001, n. 108, e ai sensi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, chiunque, senza essere tenuto a dimostrare la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante, pu accedere alle informazioni relative allo stato dellambiente e del paesaggio nel territorio nazionale E allart. 5 (Definizioni), lettera t) definisce cosa si intende per consultazione: t) consultazione: l'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella

valutazione dei piani, programmi e progetti;

Ma gi in precedenza la Partecipazione dei cittadini alle scelte degli Enti locali era garantita dalla legge: 1) Legge 7 agosto 1990, n. 241 Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi (artt. 7, 8, 9, 10). 26

Capo III - Partecipazione al procedimento amministrativo Art. 7 1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerit del procedimento, l'avvio del procedimento stesso comunicato, con le modalit previste dall'articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l'amministrazione tenuta a fornire loro, con le stesse modalit, notizia dell'inizio del procedimento. 2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facolt dell'amministrazione di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari. Art. 8 1. L'amministrazione provvede a dare notizia dell'avvio del procedimento mediante comunicazione personale. 2. Nella comunicazione debbono essere indicati: a) l'amministrazione competente; b) l'oggetto del procedimento promosso; c) l'ufficio e la persona responsabile del procedimento; d) l'ufficio in cui si pu prendere visione degli atti. 3. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicit idonee di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima. 4. L'omissione di taluna delle comunicazioni prescritte pu esser fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione prevista. Art. 9 1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonch i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facolt di intervenire nel procedimento. Art. 10 1. I soggetti di cui all'articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell'articolo 9 hanno diritto: a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall'articolo 24; b) di presentare memorie scritte e documenti, che l'amministrazione ha l'obbligo di valutare ove siano pertinenti all'oggetto del procedimento.

2) Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2000 Articolo 8 : Partecipazione popolare 1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all'amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto. 2. Nel procedimento relativo, all'adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalita' stabilite dallo statuto, nell'osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241. 27

3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonche' procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi', determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altres, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini. 4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali. 5.Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell'Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.

Dott.ssa Beatrice Bardelli Rete NoElettrosmog Italia Via Ugo Rindi n. 13, 56123 Pisa Tel. ab. studio 050 564080 Cell. 335 - 5614083

28