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Virgilio Ilari

The Hannibal's Cenotaphe


(September 2011)

Il Tondo Severiano di Djemila (Egitto), probabilmente del 199 d. C. (G. M. A. Hanfmann, Roman Art, 1964, pl. XLVIII), che raffigura l'Imperatore Settimio Severo, la seconda moglie Giulia Domna e i figli Geta (cancellato dopo l'assassinio) e Antonino Caracalla (Wikicommons)

IL CENOTAFIO DI ANNIBALE (Per "Risk", settembre 2011) di Virgilio Ilari Ci furono un tempo Telekabul e i cortei pacifisti immortalati da Forattini su Repubblica. Allora la parola d'ordine era "gi le mani da ...", perch le guerre le facevano i cattivi contro i buoni; oggi che le fanno i buoni contro i cattivi, siamo tutti pi maturi e abbiamo finalmente capito che non celano interessi economici, perch "il petrolio si compra". In Europa l'intervento umanitario in Libia stato perci sostenuto da unanime consenso e da un deferente black out dell'informazione. Negli Stati Uniti la terza guerra neo-trotzkista dopo Iraq e Afghanistan ha suscitato invece il dissenso dei realisti e della lobby filo-israeliana, ben riassunto da George Friedman che ha criticato su Stratfor l'"immaculate intervention" aerea imputando alla corte penale internazionale dell'Aia la prolungata resistenza dei lealisti, messi con le spalle al muro e costretti perci a non defezionare e a vender cara la pelle. Non ha quindi avuto molta eco la nomination di Qaddafi a "New Hitler" proposta ai primi di luglio dal senatore repubblicano Lindsey Olin Graham, un consulente giuridico dell'USAF di umili origini, noto per posizioni conformiste, interventiste e "atlantiste". A voler essere pignoli, l'epiteto iperbolico di "Nuovo Hitler" fu coniato nella prima fase della guerra fredda, quando la destra maccartista tent di affibbiarlo a Stalin. E' stato per solo dopo la conclusione (1989) del ciclo storico delle guerre mondiali e la nascita della Santa Alleanza delle Democrazie contro l'Islamo-fascismo e i Rogue States che l'epiteto entrato nella panoplia ideologica dell'Occidente, attribuito di volta in volta a Saddam Hussein, Slobodan Milosevich, Usama bin Ladin, Mahmud Ahmadi-Nejad [e in pectore a Putin]. Infatti l'icona del Male assoluto non si pu applicare a veri antagonisti globali (l'ultimo dei quali stata l'Unione Sovietica) che sono pares in bello e godono quindi del diritto internazionale, ma solo a nemici fittizi e mediatici, soggetti al diritto penale e alla legge del pi forte, la cui identit politica sfuggente e senza presa, e pu quindi essere sovrascritta in modo sufficientemente credibile. Destoricizzato e decontestualizzato, l'epiteto consente perci di perpetuare di puntata in puntata, come il fumetto di Superman, la lotta del Bene contro il Male Assoluto, matrice identitaria ed etica dell'Occidente, che in forme Kelseniane, pu prolungare sine die lo "stato d'eccezione", rendendo tacito omaggio quotidiano a Carl Schmitt. "From Plato to NATO": come David Gress ha appunto sovra-titolato un suo saggio sull'identit dell'Occidente [From Plato to NATO: The idea of West and Its Opponents, Free Press, Simon & Schuster, New York, 1998].

Prima di Hitler il nemico del genere umano era stato Napoleone. Ma, a differenza di Hitler, la condanna del "mostro" Corso non fu unanime n duratura: in seguito la Francia lo proclam suo massimo eroe, l'Italia e la Polonia l'annetterono alle proprie epopee nazionali e la sua soap-opera piacque pure in Russia, Spagna, Austria, Germania e Gran Bretagna. Inoltre col Secondo Impero la tragedia si replic in chiave di farsa e nemmeno i mostri sopravvivono al ridicolo. Nel 1934, Liddell Hart poteva ancora imputare i massacri della grande guerra allo Spettro di Napoleone; ma gi nel 1941 una vignetta sovietica lo raffigurava corrucciato maestro di Hitler e Mussolini, mocciosi scolaretti bacchettati per non aver saputo entrare a Mosca. Proiettando la sua teoria dell'approccio indiretto sulla diversione in Spagna operata da Scipione durante la seconda guerra punica, Liddell Hart l'aveva proclamato "a greater than Napoleon". In tal modo aveva implicitamente paragonato il Nemico di Albione al Nemico di Roma, rovesciando il giudizio di Polibio, che anteponeva Annibale. Ne ho letto con gusto l'avvincente autobiografia immaginata da Giovanni Brizzi (Bompiani, 2003), e con invidia la geniale trovata di Paolo Rumiz per farsi finanziare una mega vacanza (Annibale. Un viaggio, Feltrinelli, 2008). Poi, attraverso Luca Canali (Annibale e la fobia romana di Freud, Carocci, Roma, 2008), scopersi in vergognoso ritardo il grande Sebastiano Timpanaro (La fobia romana e altri scritti su Freud e Maringer, ETS, Pisa, 1992) e il passo dell'Interpretazione dei Sogni dove Freud analizza la sua ammirazione ginnasiale per Annibale, eroe non solo antiromano [per cui era ammirato pure dai suoi compagni di scuola ariani e pi tardi dallo stesso Hitler], ma soprattutto semita, "simbolo del contrasto tra la tenacia dell'ebraismo e la forza organizzativa della Chiesa cattolica". Interpretato in due trucidi kolossal papisti da Camillo Pilotto (1937) e da Victor Mature (1959), dal 1996 Annibale ha avuto un improvviso exploit in Gran Bretagna e Stati Uniti, con almeno otto romanzi e otto documentari o film-TV (cinque inglesi e tre americani), senza contare un romanzo francese (1999), l'effigie sulla banconota tunisina da 5 dinari (1993) e il canale privato tunisino Hannibal TV (2005). N, ovviamente, Hannibal Lecter, il cannibale lituano protagonista del romanzo/film di Thomas Harris che avrebbe certo ingolosito Freud. Certo meno inquietante di Lecter Hannibal Muammar Qaddafi (1977), quarto dei sette figli maschi del rais e capitano di mercantili, noto alle questure europee solo per risse, percosse, resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato d'ebbrezza. Ignoro la ragione per cui il padre l'ha voluto chiamare cos, e non mi risulta che gli abbia fatto giurare da piccolo odio eterno contro gli Stati Uniti. In attesa di saperne di pi sul posto di Annibale nell'immaginario del rais, comunque suggestivo ricordare che l'omaggio formale infine tributato dall'Impero romano alla memoria del suo peggior Nemico ebbe origine proprio nell'antica Tripolitania.

Qui, a Leptis Magna, era nato infatti nel 146 d. C. Settimio Severo, imperatore dal 193 al 211, che tra le sue imprese militari annovera la campagna contro i Garamantes a Sud-Est del Limes Tripolitanus e che eresse un cenotafio di marmo bianco ad Annibale, quattro secoli dopo il suicidio del condottiero cartaginese. Questo era avvenuto per veleno, nel 183 o 182 a. C., per sfuggire all'estradizione chiesta da Tito Quinzio Flaminino al re di Bitinia (Prusia I) di cui Annibale, esule e braccato da dodici anni, era ospite e consigliere militare. Gli era stato predetto che "una zolla libica (libyssa)" avrebbe ricoperto le sue ossa, e comprese la profezia quando seppe che la residenza assegnatagli da Prusia si trovava a Libyssa (odierna Gebze, 60 km ad Est di Istanbul, sulla costa orientale del Mar di Marmara). Diversamente da Obama con Osama, Flaminino si accontent della morte, tollerando la sepoltura a Libyssa sotto una semplice lapide ("qui giace Annibale"). N risulta (ma non si pu neppure escludere) che la tomba sia stata poi violata o distrutta quando, nel 74 a. C., la Bitinia divenne provincia romana. Livio, ideologo di un'epoca di "fine-storia" come quella augustea e come la nostra, rinchiod la bara, mettendo in bocca all'imminente suicida una melensa professione di stoica amarezza: "Liberiamo il popolo romano dalla sua angustia, se esso trova che duri troppo l'attesa della morte di un vecchio. N grande n gloriosa la vittoria che riporter Flaminino su un uomo inerme e tradito. Baster questo giorno a dimostrare quanto sia mutata l'indole dei Romani. I loro avi misero sull'avviso il re Pirro, loro nemico insediato con un esercito in Italia, che si guardasse dal veleno. Questi di oggi, invece, istigano... a uccidere a tradimento un ospite". Poi, "dopo avere imprecato contro la vita... e invocato gli dei ospitali a testimoni della fiducia violata dal re, vuot la tazza". Non possiamo escludere, per, che Annibale abbia considerato invece il suicidio come un'estrema prosecuzione della guerra con altri mezzi. In ogni modo la guerra antiromana che il condottiero cartaginese aveva invano tentato di riaccendere tra gli eredi di Alessandro, fu realmente ripresa, un secolo dopo la sua morte, da Mitridate. Adrienne Mayor, che nel 2010 ha dedicato al "Re Veleno" una buona biografia edita in Italia da Einaudi, ricorda le definizioni di Mitridate come "il pi grande dopo Alessandro Magno" (Cicerone, Flacco 60; Acad. pr. 1, 3) e l'"Annibale d'Oriente" (Velleio Patercolo, Hist. rom., II, 18; un tema approfondito nel 1998 da Holger Sonnabend). Malgrado l'eccidio proditorio di 80.000 negotiatores italici perpetrato nell'aprile dell'88 a. C., i romani ricordarono Mitridate, lui pure finito poi suicida, con un misto di esecrazione e di ammirazione; proprio gli stessi sentimenti gi suscitati da Annibale. Il suo nome, certo, veniva evocato come spauracchio per bambini e senatori (Hannibal ante portas! Cicerone, De finibus IV 9; Livio, XXIII, 16). Eppure Novus Hannibal era un complimento per indicare un'impresa degna di Annibale, come aver valicato in armi le Alpi; solo Cicerone lo us come epiteto ostile (cos bollando Antonio nelle Filippiche). Polibio e Livio ne ammiravano il genio militare e il coraggio personale, pur accusandolo di inhumana crudelitas, perfidia plus quam Punica ed empiet (Livio, XXI, 4, 9). Un'ambiguit che si prolunga nel giudizio

oscillante di Machiavelli (Robert Fredona, 2008) e in quelli contrapposti da Alberico Gentili nel De Armis Romanis (David Lupher, 2011). Ma il relativo apprezzamento poteva spingersi fino a tributare alla memoria del condottiero cartaginese un omaggio pubblico e formale? Plinio il Vecchio attesta che all'epoca sua (I secolo d. C.) si trovavano in tre diversi punti di Roma statue di Annibale, "unico nemico ad aver scagliato il suo giavellotto all'interno delle mura" (Naturalis Historia XXXIV, 32). Difficile per interpretarle come omaggi cavallereschi al massimo nemico: piuttosto la loro funzione sar stata di commemorare il pericolo corso e la vittoria finale. In fin dei conti, per quanto ci siano in Inghilterra associazioni filonapoleoniche, il centro della capitale si chiama ancora Trafalgar Square e non Gare d'Austerlitz. Il cenotafio annibalico di Settimio Severo aveva dunque un'enorme valenza politica. La notizia, non registrata dall'epitome di Dione Cassio, ci pervenuta unicamente tramite Giovanni Tzetzes, un grammatico e poeta georgiano del XII secolo (Chiliades, I, 803-05), il quale non manca di sottolineare l'origine africana dell'autocrate (ek gnous hon tou Libikou). Settimio per non era soltanto africano, ma proprio di sangue cartaginese. Inoltre era profondamente influenzato dall'amata seconda moglie, la siriaca Giulia Domna (170-217), figlia e nipote di sacerdoti del dio solare El-Gabal, e seguace di Apollonio di Tiana, l'asceta neopitagorico contemporaneo di Ges, che gli fu contrapposto e che ebbe contatti con la religione indiana. La rivalutazione di Annibale era dunque parte di un grandioso quanto estremo disegno di rifondazione "orientale" dell'Impero vacillante, che passava pure per la celebrazione del saeculum augusteo (110 anni), per il sincretismo religioso e per la sanguinosa estirpazione del cristianesimo dall'Africa, dall'Egitto e dalle province asiatiche. Il disegno fu proseguito e accentuato da Antonino Caracalla (188217), l'imperatore fratricida e sanguinario che concesse la cittadinanza romana ai sudditi e decim la classe senatoria. Caracalla, che vestiva da barbaro e si considerava un incrocio tra la Gallia, l'Africa e la Siria, si cred la reincarnazione di Alessandro: semin Roma di Erme che recavano su una faccia il proprio ritratto e sull'altra quello del condottiero, e cre una falange di 16.000 macedoni armata all'antica. Inoltre eresse statue ad Annibale e riedific il sepolcro di Sulla (Epitome di Dione Cassio, LXXVII, 6 e 13; Elio Erodiano, IV, 8, 6). Come ben documenta Maria Teresa Schettino (in Marta Sordi, L'opposizione nel mondo antico, Vita e Pensiero, Milano, 2000, pp. 261-280) pure la rivalutazione di Sulla, gi iniziata nel 193 da Settimio Severo accostandolo ad Augusto, rovesciava un consolidato giudizio negativo. La valenza politica era probabilmente di suggerire l'analogia tra le campagne di Settimio contro i suoi rivali e le guerre civili della tarda repubblica (Herod., III, 7, 8) e di richiamare la continuit costituzionale con Commodo (l'imperatore assassinato nel 192, che nel 185 aveva assunto il titolo sullano di Felix). Inoltre l'autobiografia di Sulla, col racconto della sua giovanile campagna Numida, incontrava il gusto arcaizzante degli intellettuali africani riuniti nella corte severiana. Ma Caracalla vedeva probabilmente in Silla il condottiero invitto che aveva fatto pace con Mitridate per poter tornare a Roma e sterminare i suoi nemici.

Caracalla fu assassinato a Carre l'8 aprile 217, durante la campagna contro i Parti, dal prefetto del pretorio Opellio Macrino, nato a Cesarea nell'odierna Algeria e che regn quattordici mesi prima del dissoluto Eliogabalo. L'Augusta Giulia Domna, devastata dal cancro al seno, si lasci morire di fame ad Antiochia, senz'aver potuto leggere la vita di Apollonio di Tiana che aveva commissionato al navigato e longevo Lucio Flavio Filostrato, un greco di Lemno. Ctesifonte, la capitale mesopotamica dei Parti, fu conquistata tre volte dai Romani nel II secolo e altre due nel III. Ma la resistenza dei Parti contribu al fallimento della rifondazione sillano-annibalica dell'Impero tentata dai Severi e due imperatori (Valeriano nel 260 e Giuliano nel 363) furono umiliati e infine uccisi dai Sassanidi, successori dei Parti. Nel novembre del 2006, durante la fase pi dura della resistenza iraqena, Abu Ayyub-al-Masri, leader di al-Qaeda nella regione mesopotamica, giur che il jihad avrebbe distrutto "Rumieh" (Mayor, p. xxxii, nt. 20). Tzetzes non precisa la localit in cui fu eretto il monumento severiano ad Annibale. Inoltre lo chiama taphos, il che a rigore dovrebbe escludere che contenesse i resti, sia pure presunti, del condottiero. In ogni modo non ne restano tracce, n il luogo della sepoltura a Gebze stato identificato con certezza, nonostante gli scavi effettuati nel 1906 dall'archeologo tedesco Theodor Wiegand. Tuttavia nel 1934 Kemal Atatrk volle adornare il luogo con un piccolo monumento in memoria del "grande generale", visitato nell'agosto 2007 da Paolo Rumiz, "gonfio di ammirazione" (inconsapevolmente liviana) per lo stoico suicidio ma in filigrana un po' deluso dalla noiosa trasferta in taxi alla polverosa e desolata collina dei cipressi. Io, 'gni volta ch'attraverso Ponte Testaccio, me ricordo de Accattone quando disse "mo' sto bene", mentre er Balilla se faceva il segno della croce nonostante li schiavettoni. E de Cartagine, che gi faceva piagne Roma e la voleva pure accor levandose le scarpe, stravaccato sul marciapiede innanzi ar Mattatoio.