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Corso di antincendio boschivo

Si ringraziano Associazione volontari di Protezione Civile Don Nicola Canzona di Castelpetroso PER DETTAGLI E INFORMAZIONi

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Programma

Il fuoco , il bosco Gli incendi boschivi Il triangolo del fuoco Fattori che influenzano Il comportamento del fuoco Fasi dellincendio Tipi e classificazione degli incendi
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Il Bosco Il Fuoco
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LIncendio Boschivo

La Definizione di Bosco secondo la Legge della Regione Molise


Qualunque superficie ricoperta da specie legnose forestali a portamento arboreo od arbustivo, di origine naturale od artificiale, in qualunque stadio di sviluppo. Conservano qualit di bosco le superfici private, per qualsiasi causa, della copertura forestale (articolo 5, Legge Regionale 18/1/2000 n. 6). Si considerano, altres, come bosco: 1. i castagneti da frutto; 2. i popolamenti ripari e rupestri; 3. la vegetazione dunale litoranea; 4. qualsiasi radura purch la superficie sia inferiore a mq 2000; 5. qualsiasi radura che sviluppandosi secondo una direzione prevalente e di qualsiasi superficie, abbia una larghezza inferiore a m 20; 6. impianti arborei di specie autoctone, realizzati secondo una normativa o autorizzazione regionale, statale o comunitaria che prevede un vincolo di destinazione del soprassuolo a bosco.
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Non sono da considerarsi bosco: 1. le aree che, pur avendo i requisiti di cui al primo comma, hanno una superficie inferiore a mq 2000, purch ubicate ad una distanza non inferiore a m 70 da altre superfici boscate; 2. i pioppeti artificiali; 3. i noccioleti ed i noceti da frutto; 4. le colture di specie legnose a rapido accrescimento o per la produzione di legname pregiato e gli impianti arborei realizzati secondo una normativa o autorizzazione regionale, statale o comunitaria che prevede let o turno per lutilizzazione definitiva per limpianto; 5. i filari e le fasce di piante, purch la loro larghezza non sia superiore a m 20; 6. i terreni abbandonati e cespugliati, i pascoli ed i prati, sui quali linsediamento della copertura di interesse forestale, intesa come proiezione al suolo delle chiome, non superi il 25% dellarea; 11 7. i giardini ed i parchi urbani; 8. qualsiasi popolamento arbustivo o arboreo insediatosi sui tratturi.

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Il Fuoco
Il fuoco un fenomeno termico e luminoso dovuto alla combustione di varie sostanze, con una rapidissima reazione di ossidazione con liberazione di energia e consumo di ossigeno
La combustione d come risultato il fuoco (che fornisce grandi quantit d'energia sotto forma di calore ad elevata temperatura con emissione di luce) ed una serie di prodotti secondari che, nella combustione dei pi comuni materiali infiammabili, risultano essere :
ANIDRIDE CARBONICA ( CO2 ) Per combustione completa ( abbondanza di ossigeno per la combustione OSSIDO DI CARBONIO (CO ) Per effetto di combustione incompleta ( carenza di ossigeno ) VAPORE ACQUEO ( H2O ) CENERI Costituite da prodotti vari mescolati in genere con materiali incombusti; una parte si disperde nell'aria sotto forma di aerosol con effetti a volte visibili e configurati come fumo www.molisealberi.com

DEFINIZIONE DI INCENDIO BOSCHIVO


Per incendio boschivo si intende un fuoco con suscettivit ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste allinterno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree (articolo 2 Legge 21/11/2000 n. 353). Definizione tipologica degli incendi Incendio di bosco: si intende quellincendio che interessa le superfici di cui alla definizione della legge 353/2000.

Incendio di interfaccia con lurbano: si intende quellincendio di bosco in prossimit di centri urbanizzati o industriali.

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Il numero annuo di incendi in Italia passato da 6.000 negli anni '60, a 12.000 negli anni'80 e a 15.000 oggi corrispondenti a 42 incendi al giorno, quasi 2 all'ora. Gli incendi boschivi sono divenuti una vera calamit e una emergenza ambientale e un danno contro lumanit E compito di ogni istituzione ente, struttura, ente locale, promuovere una migliore diffusione dei sistemi di prevenzione, formulando proposte ed elaborando progetti per affrontare il problema in maniera pi consapevole ed efficace

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La legge quadro nazionale dellanno 2000 sugli incendi boschivi attribuisce alle Regioni la maggior parte dei compiti finalizzati alla conservazione ed alla difesa del patrimonio boschivo nazionale, considerato bene insostituibile per la qualit della vita, da tale rilevante fattore di pressione.

In Italia gli incendi boschivi hanno coinvolto oltre 500.000 ha di bosco compromettendo, oltre al valore economico della massa legnosa andata persa, anche le fondamentali funzioni ecologiche, socioeconomiche e ricreative co nnesse alle formazioni forestali interessate da tali eventi.
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La valutazione economica dei danni da incendio boschivo


In generale, una corretta prassi estimativa configura due componenti principali del danno economico connesso agli incendi boschivi: il costo legato al diminuito valore del bene danneggiato (ovvero dei mancati prodotti e servizi da questo erogati); il costo legato agli interventi di estinzione effettuati da soggetti pubblici e privati per spengere lincendio
costi di spegnimento, relativi alle macchine, attrezzature e al personale impiegato nellazione di lotta attiva agli incendi; danno ambientale, relativo al venir meno di una serie di prodotti e servizi con mercato e senza mercato; danni esterni straordinari alle persone e alle infrastrutture direttamente e indirettamente coinvolte negli interventi di lotta agli incendi e nellazione di ripristino.

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Le funzioni del bosco


Per meglio comprendere i concetti sopra esposti, opportuno, anche se in breve, fare riferimento a quelle che oggi sono considerate le numerose e insostituibili funzioni svolte dal bosco: 1)FUNZIONE PRODUTTIVA O ECONOMICA Costituzione ex novo di masse legnose da utilizzare, frutti del sottobosco e di prodotti secondari come funghi, tartufi, resine, terriccio, etc. 2)FUNZIONE IDROGEOLOGICA Limitazione dell'erosione del suolo, azione regimante del deflusso idrico, approvvigionamento e conservazione delle falde acquifere e di regimazione delle sorgenti. 3)FUNZIONE SOCIALE Fonte di lavoro e quindi di reddito e benessere per i lavoratori addetti al settore legno. 4 )FUNZIONE TURISTICO,RICREATIVA Utilizzazione per scopi ricreativi, delle sue qualit` paesaggistiche, bont` del microclima e capacit` rilassante; fonte di lavoro e di reddito per gli addetti al comparto turistico. 5) DIFESA E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO GENETICO E DELLA SUA VARIABILITA' Conservazione e protezione dei peculiari popolamenti animali e vegetali. (biodiversit) 6) PUNTO DI PARTENZA DI MOLTE CATENE TROFICHE Biocenosi tipiche delle foreste delle diverse aree geografiche ed ecologiche. 7) HABITAT SPECIALIZZATO PER PARTICOLARI BIOCENOSI DI ANIMALI E PIANTE. Ambiente di conservazione per le cenosi animali e vegetali peculiari dei diversi tipi di foreste. 8)CONSERVAZIONE DI ULTIMI RESIDUI LEMBI DI NATURALITA' Mantenimento degli ultimi ecosistemi forestali tipici delle pi disparate aree fitoclimatiche. 9)FUNZIONE IGIENICO SANITARIA O AMBIENTALE Comprende: a)la regolazione dell'equilibrio O2/CO2, e soprattutto la funzione di-ritenzione esplicata dal legno, dalla lettiera e dal terreno; b) filtro e abbattimento degli inquinanti gassosi e/o particolati anche da parte di materiale vegetale morto; c) depurazione biologica con emissione di sostanze battericide o fungicide. d) assorbimento e diminuzione della radioattivit`; e) abbattimento dell'inquinamento acustico f) depurazione delle acque. 1O)FUNZIONE DI MONITORAGGIO AMBIENTALE O DI BIOINDICAZIONE DELLA QUALITA' DELL'AMBIENTE Per le sue qualit di filtro degli inquinanti atmosferici il bosco evidenzia,meglio di qualsiasi parametro chimico-fisico, le soglie di pericolosit` ed i sinergismi dei vari polluenti. Sono tutte funzioni che dimostrano come l'ecosistema bosco sia uno dei pilastri ecologici su cui poggia il Pianeta Terra e che rapidi sconvolgimenti delle condizioni ambientali e gli stress continui a cui attualmente sono sottoposto, possono provocare una diminuzione del potenziale di autoregolazione del sistema. Questo fenomeno pu,a lungo andare, anche sfociare in una destabilizzazione definitiva o in una modifica irreversibile dell'ecosistema.

Gli incendi boschivi dipendono da una grande quantit di fattori predisponenti e determinanti, sia fissi sia variabili. Proprio per questa variabilit si presentano notevoli difficolt sia per prevedere sia per fronteggiare gli eventi che si verificano, ossia si hanno grandi problemi sia nella fase di pianificazione che in quella di intervento e di recupero. Con la pianificazione si devono distribuire sul territorio interventi di prevenzione e di preparazione alla lotta, affrontando il problema n e l lo ro c o m p le s s o .
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Il fuoco e il triangolo del fuoco


E' opportuno conoscere cio' che determina lorigine di un fuoco, cio' che lo fa sviluppare, e cio' che aumenta la rapidita' di diffusione e la direzione di diffusione. Quando sufficiente calore e' fornito ad un combustibile, si sviluppa il fuoco , il quale e' il risultato di una rapida combinazione di

combustibile, calore ossigeno (comburente)


Il calore e' necessario per iniziare la reazione; una volta iniziato, il fuoco produce calore da solo; gli incendi forestali iniziano con sorgenti di calore come scintille, o mozziconi di sigarette, ceneri, tubi di scappamento di automobili, camion o trattori e fulmini. Le sorgenti di calore possono anche essere di natura molto varia specialmente quando purtroppo si verifica il caso di incendi dolosi. Il fuoco non puo' esistere in assenza di calore, combustibile o aria; il principio base di soppressione dellincendio e' di rimuovere il calore od il combustibile o lossigeno nella maniera piu' rapida ed efficace. Il materiale combustibile si puo' incendiare, anche se non e' attaccato direttamente dalla fiamma, per radiazione o per convezione di calore.

Combustibile

Calore

Ossigeno
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Durante un incendio, oltre a fiamme e calore, si sviluppa tanto VAPORE e FUMO e quest'ultimo non assolutamente da sottovalutare, perch la maggior parte delle vittime degli incendi non provocata dalle fiamme, ma dalle sostanze tossiche contenute nei fumi, che dipendono dalle caratteristiche del materiale combusto
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Il fuoco

Forma dellincendio
Fronte del fuoco

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La ra d ia zio n e e la c o n v e n zio n e

I materiale combustibile si puo' incendiare, l anche se non e' attaccato direttamente dalla fiamma, per radiazione o per convezione di calore. radiazione la radiazione e la trasmissione di calore nellaria attraverso raggi. Il calore si puo' irradiare in tutte le direzioni, proprio come il calore che fuoriesce da una stufa. Il materiale nellimmediata vicinanza di questo calore intenso si puo' incendiare anche se non e' toccato dalle fiamme. convezione la convezione e' la trasmissione di calore per mezzo di correnti daria. Le correnti di convezione riscaldano il materiale che si trova nello spazio intorno allincendio o al di la' della linea e lo rendono piu' combustibile. Se il materiale e' molto vicino a queste correnti puo' addirittura essere incendiato dal solo calore.

C i s ono parecchie caus e che determinano il comportamento del fuoco, ma i fattori principali che influenzano la s ua diffus ione s ono: combus tibile condizioni del tempo (il clima) in particolare il vento pendenza (morfolog ia del terreno)

IL COMBUSTIBILE
Il combustibile la sostanza in grado di bruciare. In condizioni normali di ambiente esso pu essere allo stato Solido (carta, legna, carbone, ecc.). Liquido (alcol, benzina, gasolio, ecc..) o Gassoso ( propano, metano, idrogeno, ecc..).Perch la reazione chimica avvenga, di norma il combustibile deve trovarsi allo stato gassoso. Il legno, per esempio, distilla per effetto del calore della sua fiamma stessa, tutti i suoi prodotti volatili lasciando da ultimo solo il carbone che arde come brace senza fiamma trattandosi di combustione diretta di un solido. COMBURENTE (ossigeno*) l comburente la sostanza che permette al combustibile di bruciare. Generalmente si tratta di ossigeno contenuto nell'aria allo stato di gas. TEMPERATURA D'INFIAMMABILIT' La temperatura di infiammabilit , per tutti i combustibili che partecipano alla reazione come emettitori di gas, la minima temperatura alla quale il combustibile emette vapori in quantit tale da formare con il comburente una miscela incendiabile. Tale temperatura si individua al corrispondente livello in cui la superficie del combustibile in grado di interagire con l'ossigeno dell'aria.

A) I combustibili naturali sono comunemente divisi in due grandi gruppi: a) materiali che bruciano rapidamente (combustibili rapidi) quali erba secca, foglie secche, aghi, arbusti e piccoli alberi. Alcuni combustibili verdi, come aghi di conifere, determinati arbusti ed altri tipi di copertura hanno un elevato contenuto di olii e bruciano rapidamente, allorch non sono nel periodo di vegetazione. Combustibili generalmente leggeri b) Combustibili lenti: sono costituiti da ceppaie, tronchi, ramaglia e humus grezzo. Lhumus grezzo e' la parte superiore del suolo costituita da aghi o foglie parzialmente decomposti che si trovano sotto densi soprassuoli di alberi od arbusti. Combustibili generalmente pesanti

La combustione dei materiali vegetali ( cellulosa, lignina, resine, oli, ecc.) Pu essere divisa in tre fasi: preriscaldamento, combustione gassosa e combustione solida. Preriscaldamento: il calore viene assorbito dal combustibile che si essicca espellendo acqua sotto forma di vapore. Combustione gassosa: superati i 200 C (la temperatura di innesco del fuoco pu essere anche pi bassa) dal materiale vegetale cominciano a liberarsi gas combustibili ( ossido di carbonio, metano, metanolo, idrogeno, formaldeide, acido formico, acido acetico, ecc.) Che, a contatto con lossigeno, bruciano producendo fiamme con una reazione che cede calore. Durante questa fase, il processo di combustione produce anidride carbonica, ancora vapore acqueo, ossido di carbonio, ossidi di azoto, gas o sostanze volatili incombuste. Il calore emesso pu innalzare la temperatura fino ai 400 C. Combustione solida: esaurita lemissione e la combustione dei gas, brucia il carbone rimasto e le braci incandescenti raggiungono temperature superiori agli 800 C, senza pi fiamme (non serve intervenire)

Quando per lo spegnimento si usa lacqua si interviene soprattutto sullelemento calore, con il raffreddamento del combustibile fino allinterruzione della combustione. Lacqua infatti, ha una grandissima capacit di assorbire calore e per farla evaporare servono ben 539 calorie per ogni grammo, pi 70 - 80 cal/g per innalzarne la temperatura da quella ambientale a quella di ebollizione. Lacqua assorbe meglio il calore se viene nebulizzata, inoltre agisce anche sul comburente (ossigeno) sostituendolo con il vapore acqueo (soffocamento: effetto secondario dellacqua). Quando si getta sabbia o terra sul fuoco si agisce sul comburente sottraendolo alla combustione. Questa, assieme alleffetto secondario dellacqua, lunica vera azione di soffocamento che si applica durante lo spegnimento di un incendio boschivo.

Quando si batte sulle fiamme con un flabello quando si usa il potente getto daria di un soffiatore a zaino, si agisce sul combustibile gassoso allontanandolo violentemente dal punto di origine, interrompendo la combustione, mentre si rivela pericolosamente controproducente sulla terza fase (sulle braci). Anche un violento getto dacqua ha questa azione sul combustibile gassoso; questo uno dei motivi per cui nello spegnimento degli incendi boschivi si preferiscono pompe capaci di elevate pressioni e basse portate. Per semplicit, si parla di azione di soffocamento, anche nel caso dellazione sul combustibile gassoso. Sul combustibile solido, naturalmente, si pu agire preventivamente asportandolo prima che bruci, con decespugliatori, motoseghe, roncole, ecc. In ogni caso sempre meglio agire precedentemente o durante la prima e la seconda fase della combustione; difficile ed assolutamente inefficiente lazione sulla terza fase, per lenorme calore emanato

Tipologia di copertura vegetazionale interessata dal fuoco

Il Combustibile

La seguente suddivisione di coperture vegetazionali molto schematica, lo scopo quello di descrivere le differenti caratteristiche che pu presentare un incendio in relazione al tipo di vegetazione interessata. - Boschi cedui e fustaie di latifoglie I fronti di fuoco sono prevalentemente radenti. Lintensit di questi fronti pu diventare notevole e costituire pericolo per il personale in caso di folto sottobosco, elevata pendenza del versante, presenza di vento. - Boschi di latifoglie sempreverdi o a foglia semipersistente I fronti di fuoco sono prevalentemente radenti di debole o media intensit (scarsi carichi di incendio nel sottobosco) ma che in particolari condizioni (pendenza o vento forte) possono trasformarsi in fronti di chioma costituendo elevato pericolo per il personale. - Boschi di resinose sempreverdi (in particolare pinete) I fronti di fuoco sono inizialmente radenti ma possono facilmente trasformarsi in fronti di chioma molto violenti, di veloce propagazione a volte del tutto incontrollabili. Il pericolo per il personale estremamente elevato. - Macchia mediterranea I fronti di fuoco sono prevalentemente radenti ma di elevata intensit e velocit di propagazione a causa dellalto carico di incendio (vegetazione fitta) e del contenuto di oli essenziali nelle foglie e nei ramuli fogliari di parecchie specie tipiche presenti nella macchia mediterranea. Il pericolo per il personale molto alto anche in considerazione del fatto che la fitta vegetazione spinescente ostacola i movimenti degli operatori.

La vegetazione
I diversi tipi di uso del suolo determinano il comportamento del fuoco e lintensit del fronte di fiamma. Dalle caratteristiche della vegetazione dipendono sia la quantit sia le dimensioni del combustibile vegetale. La vegetazione deve essere esaminata soprattutto sulla base della distribuzione del materiale pi fine e della parte secca che si riscontra alla periferia dei vegetali, poich sono queste le caratteristiche del combustibile maggiormente implicate con la comparsa e la propagazione del fuoco. Quantit di combustibile - Come si pu immaginare la quantit di combustibile un fattore di primaria importanza negli incendi, sia per quanto riguarda la loro intensit, che la loro durata. , fra laltro, un fattore che varia molto con la fisionomia della vegetazione. Grandezza e forma - La dimensione misurata come rapporto fra superficie totale e volume del campione. Questo fattore influenza la capacit del combustibile di scambiare calore ed umidit con lesterno, raggiungendo prima la temperatura di accensione. Compattezza - la percentuale di volume di un materiale non vuota. Minore la compattezza di un combustibile, pi facilmente potr essiccarsi grazie ad un maggiore flusso daria al suo interno. Contenuto di sostanze chimiche - Certi combustibili contengono sostanze chimiche volatili legate alla cellulosa come oli, resine e cere, che permettono al combustibile di bruciare anche quando non ci sarebbero le condizioni. Umidit - Il contenuto di umidit forse il parametro pi importante nella valutazione del combustibile poich influenza sia la probabilit che un incendio si origini sia il suo successivo comportamento.

clima (come determinante dominante delle condizioni meteorologiche


-elementi e fattori climatici il vento e lumidit dellaria in particolare),
Il clima svolge nei confronti del fenomeno degli incendi boschivi una duplice azione: influenza direttamente il tipo e la quantit di vegetazione, determina lumidit dellaria e conseguentemente anche quella del combustibile. La probabilit di ignizione direttamente correlata a due parametri fondamentali del clima: temperatura e umidit. Il comportamento del fuoco nel corso di un incendio boschivo strettamente rapportato allumidit del combustibile. Com noto, le zone pi colpite dal fuoco sono quelle caratterizzate da lunghi periodi di siccit. Il clima determinato dallinsieme dei fenomeni meteorologici che si verificano pi frequentemente e pi costantemente durante levolversi delle stagioni, tra questi quelli che pi direttamente agiscono sul fenomeno degli incendi boschivi sono di seguito elencate. Precipitazioni atmosferiche - La pioggia influenza direttamente il tenore idrico dei combustibili, sia vivi che morti. Oltre alla quantit totale di precipitazioni, assume particolare importanza anche la sua distribuzione temporale. Umidit dellaria - Unumidit relativa dellaria elevata impedisce ai combustibili leggeri, che tendono rapidamente a portarsi in equilibrio con lambiente, di essiccarsi e quindi di rappresentare dei potenziali punti dinnesco di focolai. Vento - un fattore cruciale per gli incendi, da molti punti di vista. Oltre ad influire sullumidit dellaria, e quindi su quella dei combustibili, il vento ha un ruolo fondamentale nella fase di sviluppo dellincendio, permettendo al fronte di fiamma di propagarsi a maggior velocit. Temperatura dellaria - Lazione della temperatura dellaria nei confronti di un incendio pu essere diretta e indiretta: agisce direttamente riscaldando il combustibile (ma questa azione di scarso rilievo poich il riscaldamento diretto sempre limitato); influisce sullumidit ambientale e su quella del terreno. Inoltre, la temperatura influenza direttamente i processi di evapotraspirazione, quindi modifica il contenuto idrico del suolo e della vegetazione viva.

Le condizioni climatiche che favoriscono gli incendi sono il 1 Vento 2 Umidit 3 Temeperatura
1)Piu forte e' il vento, piu' rapida e' la diffusione del fuoco; questo accade in quanto il vento arreca una provvista addizionale di ossigeno al fuoco, dirige il calore verso il combustibile che si trova accanto e causa nuovi focolai di incendi facendo volare scintille e tizzoni al di la' del fuoco principale e dentro nuovo combustibile. Il fuoco di per se' determina correnti daria locali che si aggiungono alleffetto dei venti prevalenti nella diffusione del fuoco. Laria sopra le fiamme si riscalda e sale . Quindi aria fresca sopravviene dai lati e aiuta a bruciare; in genere i venti sono piu' deboli dalle 4 alle 7 di mattina. Allorch il calore del sole riscalda il terreno, laria in prossimita' del terreno si riscalda a sua volta e sale; cosi' correnti daria risalgono nelle valli e lungo le pendici durante il giorno, mentre verso sera e durante la notte il terreno si raffredda e correnti daria invertono la loro direzione e discendono le valli e le pendici. Percio' la direzione del vento in valli e pendici deve essere ricordata allorch si progetta un attacco allincendio.

Aria in eccesso. Come tutti i combustibili, il legno ha bisogno di una certa quantit di aria (circa 5mc di aria per kg) per bruciare completamente. Poich per il legno un combustibile solido e si miscela con difficolt con l'aria, necessario fornire una quantit di aria in eccesso (fino ad un totale di 8mc per kg) per essere certi che la combustione avvenga regolarmente. Tale aria in eccesso, naturalmente, non viene in realt bruciata, Questo uno dei motivi per cui il rendimento del legno come combustibile inferiore a quello di combustibili gassosi, come il metano, o vaporizzabili, come il gasolio, che miscelandosi intimamente con l'aria, hanno meno bisogno di averne in eccesso. Soltanto in stufe molto sofisticate, come le gi descritte stufe a palline, si riesce ad ottenere la gasificazione della legna, ed un rendimento altissimo.

ll vento apporta grandi quantit di aria e quindi di ossigeno per la combustione, essicca i materiali vegetali facendo evaporare lacqua, trasporta i tizzoni ed impone la direzione e la velocit di avanzamento dellincendio. E stato calcolato che tale velocit sia approssimativamente proporzionale alla radice quadrata della velocit del vento in una lettiera compatta. Nella macchia mediterranea la velocit proporzionale al quadrato della velocit del vento. IL FUOCO VARIABILE IN FUNZIONE DEL VENTO: a. Assenza di vento e terreno pianeggiante: il fuoco tende ad espandersi in tutte direzioni in forma circolare. b. Vento costante in una direzione: lincendio una caratteristica forma allungata ellittico - ovale. c. Vento variabile: si alternano diverse direzioni preferenziali del fuoco.

a) Assenza di vento e terreno pianeggiante: il fuoco tende ad espandersi in tutte direzioni in forma circolare.

) Vento costante in una direzione: lincendio una caratteristica forma allungata ellittico ovale.

2) L umidita' sotto forma di vapore acqueo e' sempre presente nellaria ed agisce

sulla quantita' di umidita' che si trova nel combustibile. Il contenuto di umidita' nel combustibile e' importante, in quanto i combustibili umidi ed in genere quindi i combustibili verdi non bruceranno facilmente. Inoltre laria e' generalmente piu' asciutta durante il giorno che durante la notte. I fuochi quindi bruciano piu' lentamente durante la notte in condizioni normali, perch lumidita dellaria notturna viene assorbita dai combustibili. Lassorbimento di umidita' da parte del combustibile, i venti discendenti e le temperature pi basse, in genere aiutano gli uomini nel corso della notte. Questa e' la ragione per cui e' possibile perdere il controllo dellincendio nel pomeriggio e riprenderlo durante la notte e soprattutto quando si hanno a disposizione gruppi elettrogeni od altre fonti di luce. Ogni sforzo deve essere fatto per circondare completamente e permanentemente il fuoco, prima che si ricreino condizioni sfavorevoli durante il giorno successivo.

L'umidit evapora dal legno per azione del fuoco circostante. Qualunque legno contiene una certa percentuale di umidit. Poich parte del calore prodotto dal fuoco impiegata nella sua evaporazione , Il legno stagionato (max 20% di umidit) la legna verde (50% o pi di umidit). Questa fase completa quando il legno raggiunge la temperatura di 100C (Punto di ebollizione dell'acqua).

3 ) La temperatura dellaria agisce sulle condizioni di lotta contro il fuoco. Combustibili preriscaldati dal sole bruciano piu rapidamente che non combustibili freddi La temperatura del terreno agisce inoltre sui movimenti dellaria,

condizioni topografiche - morfologia del terreno (pendenza, esposizione,altitudine ecc..).


La morfolgia ha influenza sul comportamento del fuoco. Masse di terra o grandi corpi idrici influiscono sul clima generale di una regione, ed a causa della morfologia del terreno si determinano, nellambito di uno stesso comprensorio, La morfologia lunica costante dei tre fattori principali che agiscono sul comportamento del fuoco, perci pi facile prevedere linfluenza che avr rispetto a quella dovuta ai combustibili e alle condizioni atmosferiche. I dati topografici che pi direttamente intervengono sul comportamento del fuoco sono: pendenza, esposizione ed altitudine. Pendenza - La pendenza un fattore che influenza la velocit di propagazione del fuoco, soprattutto nelle fasi iniziali (durante i primi 30 minuti, per un fuoco di una certa intensit). In una pendice che presenta uninclinazione compresa tra 10 e 15 la velocit di propagazione doppia rispetto ad una superficie piana, ed quadrupla se linclinazione di 25. Leffetto della pendenza si deve allinfluenza, che questa esercita sul processo di preriscaldamento e sullo sviluppo della colonna di convezione, che a sua volta facilita il propagarsi delle fiamme alle chiome. Inoltre, le correnti di vento ascendenti e la maggiore acclivit facilitano lo spostamento del fronte di fuoco. Laumento della pendenza causa anche di conseguenze negative nelle fasi di spegnimento del fuoco: i tizzoni possono rotolare ed appiccare nuovi focolai, gli spostamenti del personale adibito allo spegnimento sono meno rapidi. Esposizione - Lesposizione di un terreno influenza la quantit di radiazione solare che viene recepita localmente e quindi lumidit e la temperatura dellaria e del suolo. I versanti esposti al sole hanno temperature pi elevate e unumidit relativa pi bassa. Alle nostre latitudini le esposizioni sud sono quelle pi sottoposte alle radiazioni solari e perci a pi alto grado di rischio. Altitudine - Laltitudine il fattore topografico generalmente considerato meno importante nel determinare il rischio dincendio soprattutto quando vengono indagati territori relativamente poco estesi, a causa della sua stretta correlazione con il clima e il tipo di vegetazione.. Nebbie e lunghi periodi di innevamento precludono qualsiasi possibilit di incendio.

La pendenza agisce fortemente sulla diffusione del fuoco in due


maniere: riscaldando preventivamente e determinando un tiraggio. Un fuoco si sviluppera' piu' rapidamente in salita che in discesa, se il vento non e' sufficientemente forte da influenzare altrimenti la diffusione. In salita le fiamme sono piu' vicine al combustibile. Questo causa un preriscaldamento e quindi una accensione piu' rapida. Il calore che sale lungo la pendice causa una corrente che aumenta ulteriormente la rapidita' di diffusione. Inoltre in pendici ripide, frammenti di legno che bruciano possono rotolare lungo il pendio dando inizio a nuovi fuochi.

Pendenza del terreno: esalta il preriscaldamento per lapporto di calore esterno, i materiali vengono gradualmente riscaldati ed essiccati, scompare lacqua, la temperatura raggiunge i 100 gradi e facilit lavanzata dellincendio verso le zone pi alte. sul crinale il fuoco ha un andamento quasi verticale, con la convezione (il calore viene asportato da gas o liquidi in movimento, le differenze di densit dovute alle temperature producono dei moti) si ha un richiamo di aria in senso opposto all'altro versante. . Lesposizione: determina l'irraggiamento solare e quindi influisce sulla temperatura e sullumidit; lesposizione a sud - ovest la pi calda e quindi la pi pericolosa. 1. La pendenza: facilita lavanzamento del fuoco verso le zone pi alte preriscaldando con la convezione dellaria calda i combustibili sovrastanti (osserviamo per esempio che un fiammifero si accende pi facilmente con la capocchia rivolta verso il basso). Quando il fuoco raggiunge il crinale assume un andamento quasi verticale e richiama aria in senso opposto dallaltro versante, spesso impedendo che le fiamme lo percorrano in discesa. Conseguenza della pendenza il rotolio di materiali vegetali infiammati, per esempio ricci che possono riaccendere eventuali nuovi focolai. 2. Quando vi sono burroni, crepacci o strettoie, il fuoco avanza con la massima rapidit per lintensit del tiraggio dellaria calda, paragonabile ad un camino.

Fattori che determinano gli incendi boschivi


In relazione a quanto illustrato, precedenemte i maggiori fattori predisponenti agli incendi boschivi fanno riferimento a tre grandi categorie:

(il combustibile la vegetazione), clima (come determinante delle condizioni meteorologiche, radiazione solare temperatura piogge (umidit) e il vento in particolare), condizioni topografiche - morfologia del terreno (pendenza, esposizione,altitudine ecc..).

Fasi evolutive dellincendio


Fase iniziale: Accensione incontrollata, si ha una accelerazione contenuta (initial build-up). Si identifica con laccensione incontrollata e le prime fasi del principio dincendio. La bassa intensit del fronte, pur automantenendo la fiamma, non ancora in grado di fornire una sufficiente energia per il preriscaldamento di una grande quantit di combustibile e pertanto laccelerazione risulta contenuta. La velocit evolutiva molto variabile e dipende da molti fattori che influiscono sulla fiamma stessa, in funzione soprattutto delle caratteristiche del combustibile. Tale fase pi veloce nelle zone aperte a vegetazione erbacea, piuttosto che sotto la copertura di quelle boscate. Pochi sono gli esempi di incendi con tale fase molto celere mentre al contrario molti sono quelli con una lunga durata. Molti principi di incendio vengono infatti bloccati in tale fase evolutiva, spesso anche con necessit di esigue forze dintervento. .
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Fase di transizione: aumento delle dimensioni delle fiamme e accelerazione elevata (transition stage). Lintensit del fronte decisamente incrementata e si individuano un aumento della larghezza del fronte di fiamma, nonch unemanazione termica sufficiente ad un rapido preriscaldamento del combustibile antistante, con linclinazione della fiamma ancora protesa verso la zona incombusta. In questa fase inoltre iniziano a verificarsi moti convettivi e a rinforzare le correnti verso lincendio a livello del suolo

Fase finale: formazione di colonne convettive (incendio indipendente dai fenomeni esterni). Nella fase finale lintensit del focolaio ormai giunta ai vertici della propria possibilit evolutiva, dato che il fuoco e il microclima connesso allincendio hanno acquistato una propria individualit ed interdipendenza. Caratteristici di questa fase sono alcuni comportamenti del fuoco evidenziabili in formazione di colonna convettiva organizzata, dotata di una propria individualit ed associata al verificarsi di fenomeni di vortici (spotting). Spesso lincendio in questi casi assume un comportamento proprio, per certi versi indipendente da fattori esterni che in condizioni normali influenzano levolversi delle fiamme. In tale fase, le forze dintervento sovente non sono in grado di fronteggiare lavanzamento del fuoco In tali condizioni il fuoco mantiene costantemente liniziativa, percorrendo in poche ore estensioni anche di migliaia di ettari e causando danni di estrema gravit, data la violenza del fronte avanzante.

Fase di decadimento: fase di decelerazione delle fiamme Pu essere considerata inversa rispetto a quelle sopra descritte. Lintensit del fronte decresce in relazione alla diminuzione di influenza dei fattori meteorologici, topografici o alla variazione del carico dincendio. Tale fase pu essere sia graduale che improvvisa, ma in qualsiasi caso porta ad una regressione dellincendio da fenomeno tridimensionale a fenomeno a due dimensioni e soprattutto a fasi di propagazione del fronte a minore intensit, per cui la lotta al fuoco risulta decisamente pi facile. Esempi di tale fase sono facilmente riscontrabili durante la tarda serata e nelle ore notturne, oppure con la cessazione di periodi a forte ventosit e con variazioni della direzione del vento. In funzione dei fattori topografici tale fase si verifica nel momento in cui il fronte raggiunge la cresta o lo spartiacque quindi costretto a proseguire il suo avanzamento in contropendenza. Altro caso caratteristico quello in cui le fiamme, incontrando zone non boscate, popolate da specie vegetali meno infiammabili o con differente stratificazione o disposizione orizzontale del combustibile, subiscono drastiche riduzioni sia nei loro parametri morfologici che di propagazione.

Classificazione in base combustibile interessato


distinguono quattro tipi Vecchia classificazione

al
dal

tipo
fuoco.

di
Si

a) INCENDI SOTTERRANEI Gli incendi sotterranei bruciano lentamente le sostanze vegetali sotto il livello del suolo: il muschio, la torba, lhumus indecomposto. In questo caso la combustione lenta, ma si spegne con difficolt. Nei nostri ambienti possibile quando bruciano le ceppaie creando pericoli per la ripresa e la diffusione del fuoco. b) INCENDI DI SUPERFICIE Gli incendi di superficie sono i pi frequenti: bruciano la vegetazione al livello del suolo. Quasi tutti gli incendi cominciano in questo modi Sono gli incendi pi comuni nei nostri boschi, bruciano la lettiera, lerba, le foglie e i rami morti (vegetazione di superficie). Il fuoco rapido ma non intenso. c) INCENDI DI CHIOMA Gli incendi di chioma ( o di corona), sono preoccupanti per il forte sviluppo di calore e la possibilit del salto di faville a distanza. Sono gli incendi pi pericolosi perch le fiamme si estendono alle chiome degli alberi. Interessano in particolare i rimboschimenti di conifere allo stato di perticaia ad elevata densit. Un mezzo mezzo di difesa la soppressione del combustibile effettuando una barriera naturale o artificiale o mettendo in pratica la tecnica del controfuoco .

Classificazione degli incendi base al tipo di combustibile e al comportamento del fronte fiamma Incendio sotterraneo (Gruond fire): In generale un tipo di incendio, che si sviluppa nel suolo, caratterizzato dallassenza di fiamma viva che avanza lentamente nella materia organica in decomposizione o lungo gli apparati radicali della vegetazione. Lintensit dei focolai risulta minima e la modalit di propagazione diversa a seconda del tipo di combustibili presente nel suolo e del suo grado di porosit e di umidit 1. SUPERFICIALE: se il combustibile rappresentato dalla parte profonda della lettiera. 2. PROFONDO: se il combustibile rappresentato da apparati radicali o strati torbosi. La velocit di propagazione di questi focolai estremamente bassa, tanto che spesso il fuoco per percorre pochi metri impiega diversi giorni. Incendio radente di superfice (Surface fire) In questi incendi sono interessati i combustibili al suolo, sia di superficie (che consistono principalmente nella lettiera e nello strato erbaceo), sia di transizione tra questi e quelli aerei (cespugli e arbusti pi bassi che sono ancora a diretto contatto con il terreno). E una tipologia estremamente frequente negli incendi boschivi. A seconda del tipo di vegetazione che interessano e delle caratteristiche comportamentali del fuoco, si individuano nelle seguenti tre tipologie principali

Incendio di lettiera: il fronte di fiamma si propaga nella parte superficiale e meno compatta della lettiera, rappresentata da foglie morte, strobili, frammenti di corteccia, rami morti di piccole e medie dimensioni giacenti sul suolo. In generale sono le foglie quelle che per prime si accendono e per ci risultano essere alla base della propagazione veloce. Anche il legno di piccole dimensioni pu contribuire ad una propagazione pi rapida, in quanto gli accumuli dei ramuli creano focolai violenti, dando origine a vortici con sollevamento di materiale in combustione e cos generare focolai secondari avanzati. Laltezza della fiamma generalmente contenuta entro il metro anche se ci dipende dalle caratteristiche intrinseche del combustibile, dalle condizioni di propagazione e soprattutto dal carico dincendio presente. Anche la larghezza del fronte in generale ridotta, ma ci comunque variabile in quanto in relazione alla velocit di avanzamento del fuoco. In effetti con lettiere asfittiche o molto compatte il fuoco risulta poco violento, mentre negli accumuli creati dal vento e dove scarsa la compattezza della lettiera, la lunghezza della fiamma pu superare i due metri e lintensit incrementata. La velocit di propagazione dei fronti radenti di lettiera in genere contenuta ma in situazioni di forte vento e in popolamenti di latifoglie nel periodo invernale, o con pendenza accentuata, si possono riscontrare valori superiori (20-30 m/min). Lavanzamento abbastanza regolare lungo tutto il fronte (tipico il caso dei cedui di Castagno). Le interruzioni del combustibile possono tuttavia spezzare la continuit del fronte con generazione di lingue ed isole irregolari.

Incendi di s uperficie

Incendio di strato erbaceo: il fuoco si propaga nello strato erbaceo con combustione parziale o totale delle parti epigee delle specie erbacee presenti, caratterizzati da un brevissimo tempo di preriscaldamento e quindi combustibili rapidi per eccellenza. Ci da ascrivere, come per gli incendi di lettiera ad un elevato rapporto superficie/volume, tipico degli strati erbacei. In genere, comunque, presentano una velocit di propagazione pi veloce rispetto ai fronti di lettiera. In condizioni di media pendenza, velocit del vento e umidit, la velocit si aggira intorno ai 5-10 m/min. Quando si considerano combustibili erbacei molto importante il loro stadio vegetativo che determina il contenuto di acqua e quindi la potenzialit di combustione. Come regola generale, si pu affermare che tanto maggiore il tenore idrico delle piante erbacee, tanto minore sar lintensit del fronte. La lunghezza della fiamma si aggira in media tra uno e due metri, anche se in casi di carichi di incendi elevati e in condizioni di disidratazione eccessiva, si possono raggiungere lunghezze di 3-4

Incendi di superficie

fino 9 metri (Autori Americani ed Aus traliani).

Incendio di sottobosco arbustivo, macchia e cespuglieto: il fuoco si propaga tra i cespugli che compongono lo strato arbustivo interessando la loro parte fogliare ed i rami di minore diametro. Gli arbusti si possono trovare in un differente stato vegetativo ed in base a questo, possono essere pi o meno predisposti a bruciare. In generale questi incendi si presentano nel periodo invernale, quando i cespugliati (roveti, rosai, pruneti) sono in riposo vegetativo e mantengono ancora parte del loro fogliame secco ed appassito e le specie sempreverdi ( ad esempio Juniperus spp.) risultano pi disidratate e quindi pi predisposte a bruciare. Situazioni simili si verificano in estate quando il tasso di idratazione, a causa del forte deficit idrico, scende al disotto dei valori di guardia. In genere la lunghezza della fiamma non supera il doppio dellaltezza dello stato di combustione. Lintensit non supera quella dei fronti radenti di lettiera. Per i fronti di sottobosco arbustivo sono importanti le potenzialit di evoluzione in fronte di chioma. Le caratteristiche del combustibile rappresentato dagli arbusti xerotermici della macchia, ricchi di oli essenziali hanno un potere calorico pari a pi del doppio rispetto a quello della cellulosa, e quindi sviluppano fronti di fiamma ad intensit molto elevata. La macchia si presenta, sotto differenti aspetti: bassa macchia (tipo gariga), formata da cespugli bassi inferiori a 1,5-2 metri, pi o meno continui; alta macchia, macchiaforesta, nella quale laltezza dei vegetali raggiunge anche i 5-6 metri e pi e notevole la commistione con specie arboree pi o meno sviluppate. Nel caso di incendio di alta macchia generalmente si ha levoluzione in incendio di chioma. La velocit di propagazione pu raggiungere in media 70 m/min e fiamme di 12 m.

Incendio di chioma: Il fuoco interessa le chiome delle specie arboree, sia singolarmente che gruppi di alberi contemporaneamente. La propagazione avviene direttamente da un albero allaltro in base alle modalit di avanzamento del fronte se ne distinguono tre tipi. Tra i fattori condizionanti levoluzione in chioma del fuoco sono fondamentali il contenuto di sostanze ad elevato potere calorico, come le resine e gli oli essenziali, nonch il contenuto in acqua della parte fogliare dei combustibili aerei e di superficie. Non un tipo di incendio molto frequente, si verifica principalmente nelle pinete ed caratterizzato dalla combustione delle parti aeree degli alberi. La continuit del combustibile in senso verticale ed orizzontale un elemento determinante per il propagarsi di un incendio di chioma. Si definisce incendio di chioma attivo quando il fuoco in grado si propagarsi da chioma a chioma interessando notevoli estensioni di bosco, procedendo ad altissima velocit. Si definisce invece incendio di chioma passivo quando bruciano le chiome di singoli alberi o piccoli gruppi di alberi, dopo di che lincendio torna a propagarsi come incendio radente. Spesso lincendio di chioma passivo evolve naturalmente in incendio di chioma attivo. Gli incendi di chioma, soprattutto quelli attivi, presentano velocit di propagazione anche di 100 metri al minuto con intensit fino a 50000 kW al metro lineare di fronte. Ovviamente questo tipo di incendio costituisce situazione di elevato pericolo per il personale, da osservare tuttavia che gli incendi di chioma in atto sono di per se molto evidenti rendendo pertanto la situazione di pericolo facilmente individuabile e valutabile. Viceversa la situazione pi pericolosa si presenta quando lincendio di chioma non ancora divampato ma ormai imminente, linnesco rapido e improvviso di un fuoco di chioma estremamente pericoloso per il personale, fondamentale quindi saperne riconoscere in tempo gli indizi evoluti

Classificazione dei tipi di incendio boschivo


Non semplice classificare tipologicamente un incendio in modo univoco in quanto esistono situazioni intermedie che difficilmente possono essere ricondotte con sicurezza ad un caso piuttosto che a un altro. Inoltre da considerare che possono essere utilizzati diverse metodologie di classificazione:

In base alla destinazione dUso del suolo


Modelli di combustibile Parametri fisico chimici della vegetazione che influenzano il comportamento dellincendio

Uso del suolo - Modelli di combustibile Parametri fisico chimici della vegetazione che influenzano il comportamento dellincendio (Piano AIB della Regione Molise)
Mod. 1: Il pascolo, quasi completamente secco, presenta struttura fine, con altezza generalmente inferiore al ginocchio. La vegetazione essenzialmente erbacea, annuale o perenne, con presenza di scarso cespugliame. La propagazione del fuoco determinata dal combustibile erbaceo fine, secco o quasi secco. La continuit orizzontale uniforme. Anche i campi a stoppie possono essere inclusi in questo modello. Quantit di combustibile 1 - 2 t/ha. Mod. 2: Pascolo in genere con cespugliame disperso o sotto copertura arborea rada. Da 1/3 a 2/3 della superficie possono essere occupati dalla vegetazione arborea o arbustiva. Al pascolo come combustibile si associa il fogliame dello strato superiore. Il combustibile erbaceo secco rappresenta per lelemento propagatore del fuoco. Quantit di combustibile 5 - 10 t/ha

Mod. 3: Pascolo a struttura grossolana, laltezza dellerba supera il ginocchio (circa 1 metro) anche se possono verificarsi notevoli variazioni nelle dimensioni dello strato erbaceo. Circa 1/3 del combustibile considerato morto. Possono assimilarsi a questo modello anche coltivazioni di cereali non mietuti e praterie ed erbe alte o felci. Gli incendi che si verificano in questo modello sono i pi violenti del gruppo pascoli. Quantit di combustibile 4 - 6 t/ha.

Mod. 4: ArbustetiCespugliame o giovani piantagioni molto dense di circa 2 metri di altezza con notevole carico di combustibile morto. Alla base pu trovarsi uno spesso strato di fogliame e residui con altezza fino ad 1 metro. Il fuoco si propaga attraverso le chiome dei cespugli che formano uno strato pressoch continuo consumando materiale fino vivo e morto. Pu essere presente anche uno spesso strato di fogliame secco che rende difficili le operazioni di estinzione. Quantit di combustibile 25 - 35 t/ha.

Mod. 5: Cespuglieti giovani di altezza non superiore a 1 m. Il materiale combustibile costituito per lo pi da materiale verde caratterizzato da scarsa presenza di composti volatili. La continuit orizzontale pressoch uniforme. Arbusteti dinvasione o macchie residuali possono essere esempi di questo modello. Quantit di combustibile 5 - 8 t/ha.

Mod. 6: Il modello rappresentativo di aree cespugliate con caratteristiche intermedie per carico, altezza e natura del combustibile, di quelle descritte per i modelli 4 e 5. I combustibili vivi sono assenti o dispersi: laltezza media dei cespugli compresa tra 0,6 e 1,2 metri. Possono essere inclusi in questo modello praterie aperte con cespugli od anche i residui delle utilizzazioni dei boschi di latifogli con fogliame secco al suolo. Quantit di combustibile 10 - 15 t/ha.

Mod. 8: Il combustibile formato da lettiera indecomposta di conifere a foglia corta (fino a 5 cm) o di latifoglie compattate. Abbondante presenza di rametti frammisti alla lettiera, i cespugli sono pressoch assenti. Sono rappresentati in questo modello i boschi densi di conifere (abeti, pini a foglia corta, douglasia) o di latifoglie come il faggio. Il fuoco, che si propaga attraverso la lettiera, generalmente superficiale con fiamme basse, soltanto dove trova accumuli di combustibile pu dare luogo ad alte fiammate. Quantit di combustibile 10 - 12 t/ha.

Mod. 9: Il combustibile rappresentato da fogliame di latifoglie a foglia caduca scarsamente compattato o da aghi di pino. Tipici di questo modello sono i cedui di castagno e le pinete di pini mediterranei. Lincendio si propaga attraverso il fogliame superficiale pi velocemente che nel modello 8, con maggiore lunghezza di fiamme. Accumuli di materiale morto possono dar luogo ad incendi di chioma od alla creazione di focolai secondari. Quantit di combustibile 7 - 9 t/ha.

Mod. 10: Boschi con grande quantit di combustibile morto al suolo, in seguito ad attacchi parassitari o ad eventi meteorici. Esempi concreti di questo modello sono dati da boschi oggetto di schianto da vento o da neve, dai boschi stramaturi o da quelli in cui si sono eseguiti tagli a scelta o diradamenti leggeri con notevole rilascio di materiale di risulta. Il combustibile per lo pi grossolano ben distribuito sulla superficie. Localmente pu essere presente materiale erbaceo verde. Laltezza media dello strato combustibile di circa 0,6 metri. Quantit di combustibile 30 - 35 t/ha. Residui di utilizzazioni forestali

Mod. 12: Residui distribuiti uniformemente in modo continuo sulla superficie. Fattore di carico molto elevato, maggiore di 80 tonnellate ad ettaro. Locale presenza di piccole aree non coperte dal combustibile. altezza media dei residui di circa 0,6 metri. Il fogliame, ancora verde, attaccato ai rametti. Esempi di questo modello sono dati dalle tagliate a raso su medie superfici, in boschi di conifere ed in cedui semplici. Quantit di combustibile 50 - 80 t/ha.

Distribuzione geografica dei modelli di combustibile La carta dei modelli di combustibile mostra la distribuzione dei probabili comportamenti del fronte di fiamma e della probabile evoluzione del fuoco. La definizione di questi aspetti si basata essenzialmente sulla valutazione del tipo di copertura del suolo e a questa stata associata una tipologia di modello di combustibile che ne descrive i probabili scenari in caso di incendio.

Carta del rischio e vulnerabilit di incendio Sulla base della definizione dei modelli di combustibile stata estrapolata la carta della Vulnerabilit, che descrive la risposta della vegetazione al passaggio del fuoco in termini di eventuali danni che lincendio pu provocare. La distribuzione dei gradi di vulnerabilit ricalca quelli dei modelli di combustibile, differenziati per secondo i dati estrapolati delle differenti caratteristiche della vegetazione in termini di presenza di combustibile vivo, necromassa, struttura ecc.

Patalecchia

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