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8 settembre 2007 Milano Finanza

BUFERA FINANZIARIA/2 Per l'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, il debito degli italiani sostenibile ma bisogna accelerare la crescita attraverso interventi strutturali e di lungo periodo. Oltre a premiare fiscalmente chi investe.

Mutui? Qui non c' allarme


La crisi dei mutui nel nostro paese non rappresenta un problema strutturale. Il commento, rassicurante, dell'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che, ai microfoni di Class Cnbc, ieri a Cernobbio ha fatto il punto sullo stato di salute dell'economia italiana alla luce delle recenti turbolenze scatenate dalle vicende dei subprime americani. Un problema, quello dei mutui, che secondo Passera riguarda solo in minima parte l'Italia, considerato che il livello di indebitamento delle famiglie si trova ancora a livelli ragionevoli e che le banche sono sempre pi disponibili ad allungare la scadenza dei mutui. L'emergenza vera, secondo Passera, un'altra: Bisogna iniziare a premiare fiscalmente e in maniera inequivocabile gli investimenti delle aziende. Domanda. Dottor Passera, davvero non tocca l'Italia il problema dei subprime? Risposta. I mutui nel nostro paese non rappresentano un problema strutturale. Non esito a dire che siamo assolutamente in grado di affrontare questa crisi. D. In che senso? R. Le famiglie italiane sono decisamente meno indebitate di quelle di qualsiasi altro paese sviluppato. Da noi il debito della famiglia rappresenta poco pi del 40% del suo reddito. Cifra doppia in Europa e tripla negli Stati Uniti e Gran Bretagna. Inoltre, da noi il rapporto tra il patrimonio finanziario delle famiglie e il debito finanziario sei volte; in paesi come Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Germania la met. Ci significa che le famiglie italiane sono indebitate ancora in maniera razionale e sostenibile. D. Ci sono altri dati che lo dimostrano? R. Le sofferenze, ovvero i debiti in difficolt nei confronti del sistema bancario da parte delle famiglie. Sono stabili e basse, pari a circa l'1,5% dei mutui totali. Per quanto riguarda i prestiti immobiliari, il rapporto tra costo della rata e reddito delle famiglie pari a un terzo, livello assolutamente fisiologico. La regola di Intesa Sanpaolo non dare

mutui che implichino un costo per la famiglia superiore a un terzo. Solo a volte si arriva al 40%. D. C' per chi vede il rischio di uno sgonfiamento della bolla immobiliare? R. In Italia il mercato immobiliare non inflazionato o a rischio bolla. Basti pensare che negli ultimi dieci anni, fatto 100 il valore iniziale di un immobile, in Italia siamo arrivati a 180, mentre altri paesi sono ben oltre 200. Per noi il rapporto tra valore degli attivi e mutui del 50%. Ci significa che il valore sottostante degli immobili rispetto ai mutui circa il doppio. D. Quindi possiamo definire solida la situazione? R. Fisiologicamente s. Ovvio che, se scendiamo di livello, troviamo singoli casi nei quali l'aumento della rata, dovuto all'incremento dei tassi di mercato negli ultimi due anni, porta, per esempio per un mutuo da 100 mila euro, un incremento da circa 600 euro a poco pi di 700 tra la fine del 2005 e la fine del 2007. Ci significa un aumento mensile della rata di 100-120 euro. D. L'aumento dei saggi ha determinato un boom dei mutui a tasso fisso? R. Storicamente Intesa aveva oltre il 40% dei mutui a tasso fisso, percentuale salita all'80% nell'ultimo anno. Inoltre, a una parte dei nostri clienti diamo la possibilit di passare dal tasso variabile al fisso senza costi e allungando la durata del mutuo. Ristrutturiamo i mutui in modo da non gravare sulle famiglie. D. Che impatto sta avendo la crisi subprime sulla crescita dell'economia? R. Il problema sicuramente importante a livello globale. La crisi avr un impatto soprattutto negli Stati Uniti. Ma l'economia mondiale reale solida e robusta. S, Ci sar un effetto diminutivo sulla crescita, anche in Italia. D. Quali sono le priorit per il nostro paese? R. Cercare ancora pi di mantenere una crescita sostenibile. Bisogna cercare di favorire un processo strutturale, non bastano incentivi una tantum che aiutano solamente una ripresa di breve termine. D. Come fare? R. Bisogna investire di pi. Ci vuol dire favorire fiscalmente, in maniera netta, gli investimenti delle aziende. In particolare in dimensione, tecnologia, internazionalizzazione, infrastrutture e competitivit.

D. Nel dettaglio? R. Innanzitutto bisogna trovare i soldi e per farlo necessaria una maggiore qualit della spesa pubblica. Servono investimenti su programmi di lungo periodo: per esempio se si investe sulla ricerca bisogna farlo per dieci anni non per due. Le aziende negli ultimi anni hanno fatto un ottimo lavoro, ma non ancora sufficiente. D. Come potremmo definire l'attuale situazione? Di emergenza? R. C' un'emergenza, vero. Ed quella di premiare fiscalmente gli investimenti delle aziende e accelerare quelli nelle infrastrutture. Come ha osservato il ministro dell'economia, Tommaso Padoa Schioppa, serve una migliore destinazione della spesa pubblica. Siamo il paese che cresce di meno in Europa. D. A suo avviso, cambiata la propensione al rischio? R. S, c' stato un fortissimo cambio di propensione al rischio da parte degli operatori di mercato. Sono aumentati gli spread dei finanziamenti ma non la disponibilit a finanziarie iniziative imprenditoriali. D. Qual il ruolo delle banche in questo contesto? R. Come banche dobbiamo fare di tutto per selezionare e promuovere iniziative imprenditoriali. Nei primi mesi di quest'anno Intesa ha aumentato di 30 miliardi i crediti all'economia reale. Il problema che prima c'era un eccesso di disponibilit al rischio. Oggi la tendenza opposta. D. Qual la conseguenza? R. La situazione potrebbe portare a una seria mancanza di liquidit anche per finanziarie iniziative imprenditoriali valide. (riproduzione riservata)