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E.T.A.

Hoffmann LUOMO DELLA SABBIA E ALTRI RACCONTI MONDADORI L'UOMO DELLA SABBIA Nataniele a Lotario Voi tutti sarete certo molto inquieti perch da tanto, tanto tempo non vi scrivo. La mamma sar in collera con me, e forse Clara creder che io stia spassandomela allegramente e abbia persino dimenticato limmagine soave del mio angelo, che cos profondamente radicata nel mio cuore e nella mia mente. Ma non cos: ogni giorno, ogni ora, penso a voi tutti e nei sogni mi appare sempre la gentile figura della dolce Claretta che mi sorride con quei suoi limpidi occhi, con quella grazia, proprio come quando venivo da voi. Ma come era possibile scrivervi, quando il mio animo straziato sconvolgeva ogni mio pensiero? Nella mia vita entrato qualcosa di terribile! Presentimenti oscuri di un orribile destino che mi sovrasta si agitano sopra di me come nere ombre di nubi impenetrabili a ogni benefico raggio di sole. Ma ora devo dirti cosa mi accaduto. necessario che te lo dica, lo capisco, ma al solo pensiero mi sembra di esplodere in una risata folle. O mio carissimo Lotario, non so come cominciare per farti sentire, anche vagamente, come ci che mi accaduto alcuni giorni or sono abbia potuto veramente distruggere in modo cos vigliacco la mia vita! Se tu fossi qui, potresti personalmente rendertene conto; invece ora mi prenderai per uno stravagante visionario. In poche parole: la cosa terribile che mi capitata, e la cui mortale impressione invano tento di eliminare, consiste semplicemente nel fatto che alcuni giorni or sono, il 30 ottobre, proprio a mezzogiorno, un venditore di barometri entr nella mia stanza e mi offr la sua merce. Io non comperai nulla e minacciai di buttarlo gi dalle scale: dopo di che egli se ne and. Tu certo capirai che soltanto precisi fatti, intimamente legati alla mia vita, possono conferire significato a questo avvenimento e che la persona di quello sciagurato mercantucolo pu avere su di me influenze deleterie. Cos infatti. Ora voglio raccogliere tutte le mie forze per narrarti con calma e pazienza quel tanto della mia giovinezza che possa presentarti le cose in modo chiaro e vivido. Ma mentre sto per cominciare mi sembra di sentirti ridere e udire Clara che dice: Ma tutte queste sono fole da bambini. Ridete, vi prego, ridete pure di me, di tutto cuore! Ma, Dio del cielo, i capelli mi si rizzano sul capo ed come se vi implorassi di deridermi, preso da folle disperazione, come Franz Moor implora Daniele. Ma veniamo ai fatti.

Durante tutta la giornata, allinfuori del pranzo, io e mia sorella vedevamo molto di rado nostro padre. Doveva essere molto occupato nel suo lavoro. Dopo cena, che secondo una vecchia abitudine si consumava gi alle sette, noi tutti con la mamma andavamo nel suo studio e ci sedevamo intorno a un tavolo rotondo. Il babbo fumava e beveva un grosso bicchiere di birra. Spesso ci raccontava storie meravigliose e vi si entusiasmava talmente da lasciar spegnere la pipa, e io dovevo riaccendergliela con un pezzo di carta a cui avevo dato fuoco: il che era per me un vero divertimento. Spesso invece ci metteva dinanzi dei libri illustrati, sedeva muto e pensieroso nella sua poltrona e soffiava attorno a s dense nuvole di fumo, tanto che ci sembrava di nuotare nella nebbia. In quelle sere la mamma era molto triste e appena battevano le nove ci diceva: Su, ragazzi, a letto, a letto! Viene luomo della sabbia, gi mi pare di vederlo!. E io ogni volta sentivo veramente un passo lento e pesante che saliva su per le scale: doveva essere luomo della sabbia. Una volta quel camminare cupo e rintronante mi fece venire i brividi e alla mamma che ci conduceva via chiesi: Mamma, chi mai quel cattivo uomo della sabbia che ci allontana sempre dal babbo? Che aspetto ha?. Non esiste nessun uomo della sabbia, figliolo mio rispose la mamma quando io vi dico che viene luomo della sabbia, voglio solo dire che voi siete assonnati e che non potete tenere pi aperti gli occhi, come se vi avessero gettato della sabbia. La risposta della mamma non mi soddisfece; anzi, nella mia mente infantile sempre pi chiaro si fece il pensiero che la mamma volesse negare lesistenza delluomo della sabbia solo perch noi non dovessimo averne paura, tanto vero che lo sentivo sempre salire le scale. Desideroso di voler vedere pi da vicino questo uomo della sabbia e di sapere quali erano i suoi rapporti con i bambini, chiesi infine alla vecchia cui era affidata la mia sorellina minore chi mai esso fosse. Oh, Niele rispose costei non lo sai ancora? un uomo cattivo, che viene dai bambini che non vogliono andare a letto e butta loro negli occhi manciate di sabbia sino a farglieli schizzare sanguinanti fuori dal capo; poi li prende, li mette in un sacco e li porta sulla luna in pasto ai suoi figlioletti; questi stanno lass in un nido e hanno il becco ricurvo come le civette e con questo beccano gli occhi dei bambini cattivi. Lorribile immagine di quelluomo crudele si impresse cos nella mia mente, e quando alla sera io lo sentivo salire le scale, tremavo dallangoscia e dal terrore. Mia madre riusciva solo a cavarmi dalla bocca questo grido balbettato tra le lacrime: Luomo della sabbia! Luomo della sabbia!. Correvo quindi nella camera da letto e tutta la notte ero torturato dalla paurosa visione delluomo della sabbia. Quando fui abbastanza grande per comprendere che tutto ci che mi era stato raccontato dalla governante delluomo della sabbia e della sua nidiata di figlioli sulla luna non aveva nessun fondamento, luomo della sabbia per me continuava a essere un fantasma pauroso ed ero sempre preso da vero terrore quando lo sentivo non solo salire le scale ma anche aprire la porta dello studio di mio padre ed entrarvi. Qualche volta non si faceva vivo per molto tempo, ma poi veniva pi volte di seguito. La cosa dur parecchi anni, e io non riuscivo ad abituarmi allidea di quel fantasma la cui immagine odiosa non riusc a impallidire nella mia mente. I suoi rapporti con mio padre finirono con lossessionare la mia fantasia. Avrei voluto interrogare mio padre, ma un terrore invincibile me lo impediva. Io stesso, io solo, dovevo indagare nel mistero, dovevo vedere il favoloso uomo della sabbia: questo fu il mio pi vivo desiderio che col passare degli anni sempre pi si radic in me. Luomo della sabbia mi aveva messo sulla strada dellavventura, del meraviglioso, che cos facilmente si annida nellanimo dei fanciulli. Niente mi attirava di pi che ascoltare o leggere le paurose storie di folletti, di streghe, di gnomi, ma in cima a tutti stava sempre luomo della sabbia, che io andavo ovunque, con il

gesso o con il carbone, disegnando nei pi strani e orribili atteggiamenti su tavoli, su armadi e pareti. Quando ebbi dieci anni, mia madre mi fece passare dalla camera dei fanciulli in una piccola stanza che si apriva sul corridoio vicino a quella di mio padre. Come sempre quando battevano le nove e si sentiva lo sconosciuto in casa nostra, noi dovevamo in tutta fretta allontanarci. Dalla mia cameretta lo sentivo entrare dal babbo e subito dopo mi sembrava che per la casa si diffondesse un vapore dallodore strano. Con la curiosit, sempre pi cresceva in me il coraggio di fare in qualche modo la conoscenza delluomo della sabbia. Spesso, appena la mamma era gi passata oltre, dalla mia cameretta sgusciavo nel corridoio, ma non riuscivo a vedere nulla perch luomo della sabbia, quando raggiungevo il punto da dove avrei potuto vedere, era gi entrato nella camera del babbo. Alla fine, spinto da un impulso irresistibile, decisi di nascondermi proprio nella camera del babbo per aspettarvi luomo della sabbia. Una sera, dal silenzio del babbo e dalla tristezza della mamma, compresi che luomo della sabbia sarebbe venuto. Con la scusa che ero molto stanco, lasciai prima delle nove la stanza e mi nascosi in un nascondiglio vicino alla porta. Il portone di casa cigol: dal vestibolo, su, verso la scala, rintronarono i passi lenti e pesanti. La mamma mi pass dinanzi con la sorellina. Piano piano aprii la porta della stanza del babbo. Egli come al solito se ne stava seduto muto e rigido, volgendo le spalle alla porta e non si accorse di me. Fui subito dentro e mi cacciai dietro la tendina, che era tesa su un armadio aperto, vicino alla porta, dove il babbo teneva i suoi abiti. Sempre pi vicino... sempre pi vicino risuonavano i passi... ecco!... di fuori un tossire, uno scalpicciare, un borbottio strano. Nellattesa angosciosa il cuore mi tremava. Ecco, proprio vicino alla porta un passo serrato... un colpo violento sulla maniglia... la porta si spalanca con rumore! Facendomi animo, con cautela sporgo la testa. Luomo della sabbia sta nel mezzo della stanza, davanti a mio padre: la luce chiara delle candele gli illumina il viso! Luomo della sabbia, il tanto temuto uomo della sabbia, il vecchio avvocato Coppelius, che qualche volta a mezzogiorno viene a mangiare da noi. Ma nessuna figura pi mostruosa avrebbe potuto atterrirmi come quella di Coppelius. Immaginati un uomo alto, dalle spalle larghe, con una grossa testa informe, il viso terreo, le sopracciglia grigie e cespugliose, sotto le quali lampeggiano due occhi da gatto verdastri e pungenti e un naso grande e grosso cadente sopra il labbro superiore. La sua bocca si torce spesso in un sorriso malvagio; si vedono allora sulle guance due macchie scarlatte e uno strano sibilo gli passa attraverso i denti stretti. Coppelius compariva sempre con una giacca color cenere di taglio antiquato, il panciotto e i calzoni dello stesso colore, ma portava calze nere e le scarpe con piccole fibbie ornate di pietre. La piccola parrucca gli copriva a stento il cocuzzolo, i cernecchi gli stavano appiccicati sopra le grandi orecchie rosse e una larga reticella per i capelli saltava fuori dalla nuca, lasciando vedere il fermaglio dargento che teneva fissata la cravatta pieghettata. Tutto il suo aspetto era stomachevole e odioso; ma soprattutto a noi bambini facevano senso le sue mani pelose e nodose tanto che rifiutavamo tutto ci che toccava. Egli se ne era accorto e si divertiva a toccare con un pretesto qualsiasi ora un pezzo di torta, ora un frutto dolce che la nostra buona mamma ci aveva messo sul piatto, cosicch, piangendo per lo schifo e per il ribrezzo, rinunciavamo a quelle ghiottonerie che dovevano darci gioia. La stessa cosa faceva nei giorni di festa, quando il babbo ci mesceva un bicchierino di vino dolce: allora egli subito vi posava la mano oppure si portava addirittura il bicchiere alle labbra e rideva diabolicamente quando non riuscivamo a manifestare la nostra rabbia se non attraverso sommessi singhiozzi. Era abituato a chiamarci bestiole. Lui presente, non dovevamo dire neppure una parola e non potevamo fare altro che maledire quel cattivo, odioso uomo che ci rovinava apposta anche il piacere pi innocente. Anche la mamma sembrava che odiasse quel ripugnante Coppelius appena infatti egli appariva, tutta la sua

serenit, la sua natura gaia e semplice si mutava in una cupa tristezza. Mio padre invece di fronte a lui si comportava come davanti a un essere superiore di cui si devono sopportare le scortesie e che occorre mantenere a ogni costo di buonumore. Bastava che quello vi accennasse perch subito si preparassero cibi prelibati e si servissero vini scelti. Quando dunque vidi Coppelius, provai orrore e raccapriccio, perch solo lui poteva essere luomo della sabbia. Ma luomo della sabbia per me non era certo lo spauracchio delle fole della governante, quello che veniva a prendersi in pasto gli occhi dei bambini per le civette sulla luna, no, certo: era un mostro orribile che, dove arrivava, portava con s dolori e miserie, momentanei o perpetui. Ero come affascinato. Con il pericolo di essere scoperto e quindi severamente punito, rimasi dove ero, e origliavo sporgendo la testa dalla tendina. Mio padre accolse Coppelius con molto rispetto. Su, al lavoro fece questi, con voce stridula, deponendo la giubba. Il babbo cupo e silenzioso si tolse la veste da camera, ed entrambi indossarono lunghe tuniche nere. Dove le avessero prese non riuscii a vedere. Mio padre apr le ante di un armadio a muro; ma vidi che quello che per tanto tempo avevo creduto un armadio era una caverna nera in cui stava un piccolo focolare. Coppelius si avvicin e vi accese una fiamma azzurra e scoppiettante. Attorno vi stavano vari e strani oggetti. Dio mio! come era mutato mio padre mentre si chinava sul fuoco! Si sarebbe detto che un dolore tremendo e lancinante avesse trasfigurato i suoi lineamenti dolci e nobili in quelli di un demonio brutto e riluttante. Ora assomigliava a Coppelius. Questi con tenaglie arroventate toglieva dal denso fumo materiali sfavillanti che poi con grande energia martellava. Mi sembrava di vedere tutto attorno visi umani, ma senza occhi, e al posto di questi impressionanti cavit nere. Qua gli occhi, qua gli occhi gridava Coppelius con voce cupa e tonante. Preso da una paura selvaggia, mandai un grido e saltai fuori dal mio nascondiglio. Coppelius mi afferr: Bestiola, bestiola! bel digrignando i denti... Mi sollev, mi butt nel fuoco e la fiamma cominci a bruciarmi i capelli. Ora abbiamo gli occhi, gli occhi... un bel paio di occhi di fanciullo. Cos sussurrava Coppelius e con le mani prese dalla fiamma alcuni granelli incandescenti che voleva buttarmi negli occhi. Mio padre implorando alz le mani e grid: Maestro, maestro, lascia gli occhi al mio piccolo Nataniele, lasciaglieli. Coppelius rise in modo stridulo e disse: Li tenga pure gli occhi il ragazzo per frignare nel mondo; ma ora osserviamo un po il meccanismo delle mani e dei piedi. E mi afferr con violenza, le giunture scricchiolarono, mi svit mani e piedi che andava poi rimettendo a posto: Non tutti vanno bene, era meglio prima! Il vecchio aveva capito bene! cos sibilava e bisbigliava Coppelius, ma intorno a me vi erano le tenebre: una specie di spasmo mi attravers i nervi e le ossa e non sentii pi nulla. Un dolce alito caldo mi accarezz il viso. Mi ripresi come da un sonno mortale, la mamma stava china su di me. ancora qui luomo della sabbia? balbettai. No, figliolo caro: ormai se ne andato, non pu pi farti del male cos diceva la mamma accarezzando e baciando il suo caro figliolo ritrovato. Ma perch annoiarti oltre, mio carissimo Lotario? Perch raccontarti cos estesamente ogni particolare, quando mi rimane ancora tanto da dire? Basta. Fui scoperto a origliare e maltrattato da Coppelius. La paura e langoscia mi fecero venire un febbrone per cui me ne stetti a letto qualche settimana. Luomo della sabbia ancora qui? Queste furono le mie prime parole sensate, e furono il segno della mia guarigione, della mia salvezza.

Ma devo ancora raccontarti il momento pi spaventoso della mia giovinezza: poi tu stesso comprenderai che se per me oggi tutte le cose non hanno pi colore, ci non dovuto alla debolezza dei miei occhi, bens a un oscuro destino che ha steso sulla mia vita un velo opaco di nubi che forse solo morendo squarcer. Coppelius non si fece pi vedere: aveva lasciato la citt. Era passato circa un anno e noi una sera, secondo limmutabile vecchia consuetudine, sedevamo attorno al tavolo rotondo. Mio padre era sereno e raccontava molti episodi divertenti dei viaggi che aveva fatto in giovent. Improvvisamente, al battere delle nove, udimmo il portone di casa cigolare sui cardini e dal vestibolo, su verso le scale, risuonarono lenti passi pesanti. Coppelius disse mia madre impallidendo. Gi, Coppelius ribatt mio padre con voce stanca e tremante. Le lacrime scesero dagli occhi di mia madre: Babbo, babbo grid essa ma sar sempre cos?. Per lultima volta egli rispose per lultima volta viene da noi. Te lo prometto. Va, va con i ragazzi. Andate, andate a letto. Buona notte. Avevo limpressione di essere premuto tra pietre fredde, il respiro mi mancava. Siccome non riuscivo a muovermi, la mamma mi prese per un braccio: Vieni, vieni, Nataniele, su, vieni. Mi lasciai condurre via ed entrai nella mia camera. Sta calmo, sta calmo, mettiti a letto, dormi, dormi... diceva mia madre; ma io, tormentato da unindescrivibile angoscia, non potei chiudere occhio. Lodiato e nauseante Coppelius stava davanti a me con occhi sfavillanti e rideva beffardamente: invano cercavo di allontanarne limmagine. Poteva essere mezzanotte, quando si ud uno scoppio tremendo, come se avessero sparato un colpo di cannone. Tutta quanta la casa rintron: dinanzi alla mia porta era un gran tramestio. Il portone di casa si chiuse con fracasso. Coppelius gridai atterrito e balzai dal letto. In quella si ud un pianto disperato, mi precipitai nella stanza del babbo... La porta era aperta, un vapore soffocante mi sommerse, la fantesca gridava: Oh, il padrone, il padrone!. Davanti al focolaio fumante, per terra, giaceva mio padre morto, con il viso nero, bruciato, orribilmente stravolto e attorno a lui gemevano e piangevano le mie sorelle, e la mamma, accanto, era svenuta. Coppelius, Coppelius, Satana infame, hai ucciso mio padre! cos gridai e svenni. Due giorni dopo, quando mio padre fu messo nella bara, i lineamenti del suo viso erano ritornati ancora dolci e miti, come da vivo. Mi consolai al pensiero che il legame con il diabolico Coppelius non aveva potuto precipitarlo nella dannazione eterna. Lesplosione aveva svegliato i vicini, la notizia dellavvenimento giunse sino alle autorit che vollero fare un processo a Coppelius. Ma questi era sparito senza lasciare tracce. Se ti dicessi, caro amico, che quel venditore di barometri era proprio il maledetto Coppelius, non ti meraviglieresti certo che io consideri quellapparizione come presagio di gravi sciagure. vero che era

vestito diversamente, ma la figura e i lineamenti del viso di Coppelius sono cos profondamente impressi in me che non posso sbagliarmi. Coppelius non ha neppure cambiato nome. Qui si fa passare per un meccanico piemontese di nome Giuseppe Coppola. Sono deciso a liquidare i conti con lui e a vendicare la morte di mio padre, qualunque cosa accada. Non dire nulla alla mamma dellapparizione di quel mostro odioso. Saluta la mia dolce Clara: le scriver quando il mio animo sar pi tranquillo. Sta bene. Clara a Nataniele vero che non mi hai scritto da lungo tempo, ma sono sicura che mi porti nel cuore e nei pensieri. E certo pensavi intensamente a me se nellultima lettera che volevi inviare a mio fratello Lotario mettesti il mio indirizzo invece del suo. Laprii con gioia e mi accorsi dellerrore soltanto alle parole: Mio carissimo Lotario. Non avrei dovuto continuare a leggere, bens consegnare la lettera a mio fratello. Bench talvolta nei nostri piccoli litigi fanciulleschi tu mi abbia rimproverato di avere unanima cos tranquilla e cos giudiziosa per cui, come quella tal donna, di fronte al crollo della casa, prima di fuggire lascerei rapidamente una piega mal fatta alla tendina della finestra, posso assicurarti che linizio della tua lettera mi ha profondamente scossa. Rimasi senza fiato: era come se avessi avuto dei bagliori dinanzi agli occhi. Oh, mio caro Nataniele, come ha potuto una cosa tanto terribile entrare nella tua vita? Separarmi da te, non pi rivederti, questo pensiero mi attravers il petto come una pugnalata arroventata. Lessi e rilessi. La tua descrizione del nauseante Coppelius terribile. Solo ora ho saputo di quale violenta e terribile morte sia morto il tuo vecchio, buon padre. Mio fratello Lotario, a cui consegnai ci che era suo, cerc di consolarmi, ma non vi riusc bene. Il maledetto mercante di barometri, Giuseppe Coppola, mi seguiva a ogni passo e quasi mi vergogno di riconoscere che egli sia riuscito persino a turbare con strani e fantastici sogni il mio sonno di solito cos sereno e tranquillo. Ben presto per, il giorno seguente, tutto aveva preso un aspetto differente. Non volermene, mio adorato, se Lotario dovesse dirti che, nonostante il tuo strano presentimento che cio Coppelius debba farti del male, io come sempre sono calma e serena. Anzitutto vorrei persuaderti che, secondo me, tutto ci che vi di terribile e di pauroso in quello che dici ha origine nel tuo intimo: il mondo esterno vi ha ben poca parte Nauseante certo deve essere stato il vecchio Coppelius, ma il fatto che egli odiasse i fanciulli origin in voi un vero ribrezzo nei suoi riguardi. Ora, nel tuo animo infantile il pauroso uomo della sabbia, tratto dalle fole della balia, si colleg con il vecchio Coppelius, il quale, anche se tu non credevi alluomo della sabbia, per te rimase il mostro fantastico, pericoloso soprattutto per i fanciulli. Quella attivit notturna con tuo padre dipendeva semplicemente dal fatto che ambedue in segreto facevano esperimenti di alchimia, e tua madre non poteva certo esserne contenta perch si sprecavano danari e inoltre, come sempre avviene con gente che fa tali esperimenti, lanimo di tuo padre, pieno di desiderio ingannevole di penetrare dentro la saggezza eterna, si sar allontanato dalla famiglia. Tuo padre avr certo trovato la morte a causa di una imprudenza e Coppelius non ne ha affatto colpa. Proprio ieri poi ho chiesto al bravo farmacista che abita vicino a noi se in esperimenti chimici possibile unesplosione cos improvvisa e mortale. Egli mi rispose: Senza dubbio e mi descrisse alla sua maniera diffusa e pignola come ci possa avvenire e

fece tanti nomi strani che non mi fu possibile ricordare. Ora tu sarai indignato con la tua Clara e dirai: In quellanima fredda non penetra nessun raggio di quel mistero che spesso stringe gli uomini con braccia invisibili; essa riesce solo a vedere la variopinta superficie del mondo e si accontenta come una bambinetta ingenua di vedere il frutto dorato, nel cui intimo nascosto un veleno mortale. Ma, mio adorato Nataniele, non credi tu allora che anche nelle anime serene, limpide e ingenue possa albergare il presentimento di una oscura potenza che ostilmente cerca di rovinarci nel nostro pi profondo io? Perdonami se da quella ragazza semplice che sono faccio il tentativo di spiegare in qualche modo cosa io pensi di una tale intima lotta. Alla fine pu darsi che io non trovi le parole adatte e che tu rida di me non gi perch dico delle cose sciocche, ma perch mi mostro cos poco abile nellesporle. Se vi un potere oscuro e ostile che a tradimento trapianta un filo nel nostro intimo con il quale ci lega a s e ci trascina per una via pericolosa e fatale che altrimenti non avremmo mai battuto, se esiste una simile possibilit, essa deve prendere dentro di noi la nostra stessa forma, anzi deve diventare il nostro stesso io. Soltanto cos noi crediamo a esso e gli cediamo quello spazio di cui esso ha bisogno per portare a termine la sua opera segreta. Se abbiamo una mente abbastanza salda, rafforzata da una vita serena, per potere costantemente riconoscere gli influssi ostili come tali e per seguire con passo tranquillo la via a cui inclinazione e vocazione ci hanno indirizzato, allora quel sinistro potere naufraga nel vano tentativo di prendere quella forma che dovrebbe essere la nostra immagine rispecchiata. anche certo aggiunge Lotario che loscuro potere dellanima, quando a esso ci abbandoniamo, spesso fa entrare in noi forme estranee che il mondo ci mette tra i piedi, cosicch noi stessi finiamo con leccitare il nostro spirito, che, come a noi sembra per una meravigliosa illusione, parla da quella forma. il fantasma di quel nostro vero io la cui profonda affinit e profonda influenza sul nostro spirito ci precipitano nellinferno o ci rapiscono in cielo. Vedi dunque, mio carissimo Nataniele, come noi due, io e mio fratello Lotario, abbiamo discorso a lungo sopra questo argomento delle forze oscure: argomento che, dopo averne descritto non senza fatica i principali concetti, mi sembra abbastanza profondo. Le ultime parole di Lotario non le capisco completamente; intuisco solo ci che vuol dire, ma mi sembra che sia molto vero. Ti prego, togliti dalla mente lodioso avvocato Coppelius e il venditore Giuseppe Coppola. Sii persuaso che queste due figure estranee non possono nulla su di te; soltanto la fede nella loro potenza ostile pu renderli veramente ostili. Se in ogni riga della tua lettera non esprimessi il profondo turbamento del tuo spirito, se il tuo stato danimo non mi addolorasse sin nel profondo, sarei veramente capace di scherzare sullavvocato della sabbia e su Coppelius, luomo del barometri. Sii sereno! Sii sereno! Mi sono proposta di apparirti come il tuo angelo custode e di cacciar via con una grande risata lodioso Coppelius, nel caso volesse azzardarsi a turbare i tuoi sogni. Non ho assolutamente paura di lui n delle sue brutte minacce. Egli certo non deve rovinare le mie ghiottonerie come avvocato e gli occhi come uomo della sabbia. Per sempre, mio adorato Nataniele.

Nataniele a Lotario Mi dispiace molto che Clara ultimamente abbia per errore aperto e letto la lettera che avevo diretto a

te, anche se ci dovuto alla mia distrazione. Mi ha scritto una lettera piena di profonda filosofia dove dimostra che Coppelius e Coppola esistono solo nel mio intimo e che sono fantasmi del mio Io, che subito svanirebbero appena li riconoscessi per tali. Non si crederebbe infatti che lo spirito di quella fanciulla, che dai suoi chiari e ridenti occhi spesso emana luce come un dolce sogno soave, sappia fare delle distinzioni cos intelligenti, degne di un professore. Essa fa appello a te. Voi avete parlato di me. Tu certo le tieni dei corsi di logica, perch essa riesca a vagliare perfettamente e accuratamente ogni cosa. Ma lascia correre! certo che il venditore di barometri Giuseppe Coppola non il vecchio avvocato Coppelius. Ora seguo le lezioni del professore di fisica da poco arrivato, che ha lo stesso nome del famoso naturalista Spallanzani ed di origine italiana. Questi conosce Coppola gi da parecchi anni e inoltre si capisce dalla pronuncia di questultimo che veramente piemontese. Coppelius era un tedesco e, da quel che mi sembra, non era una persona onesta. Ora sono assolutamente tranquillo. Consideratemi pure, tu e Clara, un cupo sognatore, ma non posso liberarmi dallimpressione che il viso di Coppelius fa su di me. Sono felice che sia lontano dalla citt, come dice Spallanzani. Questo professore un bel tipo. un piccolo uomo rotondetto, il viso dai forti zigomi, naso sottile, labbra grosse, occhi piccoli e pungenti. Meglio di qualsiasi altra descrizione ti servir il ritratto di Cagliostro che Chodowiecki ha messo in non so quale calendario berlinese. Cos veramente Spallanzani. Ultimamente, salendo le scale, noto che la tendina, di solito tirata su una porta a vetri, lascia libera una fessura. Non so neppure io come arrivai a gettarvi dentro unocchiata curiosa. Nella stanza sedeva dinanzi a un tavolino, su cui appoggiava le braccia, le mani giunte, una donna alta, snella, molto ben fatta e magnificamente vestita. Essa sedeva di fronte alla porta, cosicch potevo vedere perfettamente il suo viso angelico. Sembrava che non si fosse accorta di me e i suoi occhi avevano qualcosa di rigido, potrei anzi dire che non vedesse: era come se dormisse con gli occhi aperti. La cosa mi fece paura e scivolai subito nellAuditorium, l vicino. Seppi poi che quella strana creatura era la figlia di Spallanzani, Olimpia, che egli certo in modo malvagio tiene segregata perch nessuno possa avvicinarla. Certo c sotto qualcosa di misterioso o forse deficiente o pressappoco. Perch ti scrivo questo? Potrei riferirtelo meglio direttamente. Sappi che tra quindici giorni sar da voi. Devo rivedere la mia Clara, il mio angelo cos dolce. Svanir allora il mio malumore che, devo riconoscere, stava per dominarmi dopo quella mia lettera piena di fatalismo. Perci neppure oggi le scrivo. Tanti saluti.

Non si potrebbe inventare nulla di pi stravagante di quello che capit al mio povero amico, il giovane studente Nataniele, e che, benevolo lettore, mi accingo a narrarti. Non ti mai capitato, carissimo lettore, che qualcosa si impossessasse completamente del tuo animo, della tua mente e dei tuoi pensieri, cos che tutto il resto ne venisse scacciato? Cera in te come un fermento, un fervore che ti avvampava e il sangue cocente ti scorreva nelle vene e le tue guance ardevano. Il tuo sguardo era cos strano come se volesse afferrare in uno spazio vuoto figure invisibili ad altro occhio e le tue parole si dissolvevano in cupi sospiri. E gli amici ti chiedevano: Che cosa le succede, caro amico? Che cosa ha mai. E tu allora volevi esprimere le immagini interiori con i colori pi accesi e con le ombre e le luci e ti preoccupavi di trovare le parole che ti permettessero almeno di incominciare. E credevi di poter riportare perfettamente subito, sin dalle prime parole, tutto ci che di meraviglioso, di stupendo e di terribile e di allegro e raccapricciante ti fosse accaduto, in modo da colpire tutti come con una scarica elettrica. Ma ogni tua parola, ogni tuo modo di esprimerti, ti appariva incolore e freddo. Tu cerchi, cerchi e balbetti e infine le domande degli amici ti colpiscono come soffi di vento gelato, dentro, nel

tuo fervore infocato, sin quasi a spegnerlo. Ma se tu riesci da ardito pittore a tracciare con poche linee temerarie i contorni della tua immagine interiore, allora con poca fatica e con ardore sempre crescente vi stendi i colori, e il vivo tumulto delle molteplici figure trascina gli amici, i quali, come te, si vedono vivi dentro limmagine espressa del tuo spirito. Veramente devo riconoscere, benevolo lettore, che nessuno mi ha chiesto la storia del giovane Nataniele ma tu sai che io appartengo a quella razza di scrittori i quali, quando portano dentro di s qualcosa come quella che ti ho descritto, hanno limpressione che chiunque gli passi vicino, anzi tutto quanto il mondo, debba chiedergli: Che cosa mai ci? Racconta, carissimo. Cos fu pi forte di me parlarti della vita sventurata di Nataniele. Il meraviglioso, lo strano si impossess di tutto il mio animo, ma appunto perch io, o lettore, volevo renderti capace di sopportare il meraviglioso, che non poca cosa, mi sono preoccupato di cominciare la storia di Nataniele in modo significativo, originale, attraente. Cera una volta... in genere questo il miglior inizio, ma freddo. Nella piccola citt di provincia di S. viveva..., un po meglio certo, si entra almeno nellatmosfera. O subitomedias in res : Vada al diavolo! esclam con gli occhi ardenti di collera e di terrore lo studente Nataniele quando il mercante di barometri Giuseppe Coppola.... Veramente questo lo avevo gi scritto, quando nello sguardo selvaggio dello studente Nataniele mi parve di vedere qualcosa di buffo, ma la storia non certo allegra. Non mi venne in mente nessuna frase che anche vagamente potesse rispecchiare lo splendore dei colori della mia intima immagine poetica. Decisi perci di non incominciare. Prendi perci, benevolo lettore, le tre lettere che lamico Lotario gentilmente mi fece avere come contorni del quadro che attraverso la mia narrazione far di tutto per colorire. Forse mi riuscir di presentarti, come pu fare un buon pittore, qualche figura che tu troverai somigliante anche se non conosci loriginale, anzi forse ti sembrer di averla gi vista con i tuoi occhi. Forse, caro lettore, allora penserai che non vi nulla di pi meraviglioso e di pi folle della vita reale e che il poeta solo questo pu fare: afferrarla come un pallido riflesso di uno specchio opaco. Affinch si sappia ci che necessario sapere sin da principio, bisogna aggiungere al contenuto di quelle lettere che, poco dopo la morte del padre di Nataniele, Clara e Lotario, figli di un lontano parente, che pure era morto lasciandoli orfani, erano stati accolti in casa dalla mamma di Nataniele. Nataniele e Clara furono legati da una forte, reciproca simpatia e nessuno al mondo aveva certo da dire qualcosa in contrario. Si fidanzarono quando Nataniele lasci la citt per continuare i suoi studi a G. L appunto lo troviamo nella sua ultima lettera, dove frequenta le lezioni del famoso professore di fisica, Spallanzani. Ora potrei senza pi alcuna preoccupazione continuare il mio racconto; ma proprio in questo momento limmagine di Clara mi sta cos viva dinanzi agli occhi da non poterli distogliere da lei, come mi capitava sempre quando mi guardava con quel suo dolce sorriso. Non si poteva dire che Clara fosse bella; questo lo riconoscevano tutti coloro che per professione si intendono di bellezza. Ma gli architetti lodavano le belle proporzioni della sua statura, i pittori trovavano fin troppo caste le forme delle sue spalle, del collo e del busto, ma quasi tutti erano innamorati dei magnifici capelli alla Maddalena e fantasticavano sul colorito degno di Batoni. Uno di loro, un individuo veramente tutto fantasia, paragon in modo veramente originale gli occhi di Clara a un lago di Ruisdael, nel quale si specchia lazzurro limpido di un cielo senza nubi, la ricchezza dei fiori e del boschi, la vita serena della ricca campagna tutta colori. Poeti e pittori andavano oltre e dicevano: Ma che lago, ma che specchi! Possiamo forse guardare questa fanciulla senza che dal suo sguardo si sprigionino canti celesti che penetrano nel profondo del nostro animo cosicch tutto in noi si risveglia e diventa vivo? E se non riusciamo a cantare nulla di veramente bello, segno che dentro di noi non c veramente nulla e

questo lo possiamo leggere chiaramente nellironico sorriso che fluttua sulle labbra di Clara quando tentiamo di cinguettarle qualcosa che vorrebbe essere un canto, ma che in verit solo un confuso saltellare di suoni isolati. Ed era veramente cos. Clara possedeva la vivace fantasia della fanciulla serena, semplice, ingenua, unanima veramente femminile, unintelligenza limpida e acuta. Le persone complicate e confusionarie non avevano buon gioco con lei, perch pur parlando poco (Clara in genere era silenziosa per natura), per lei parlava quel suo sguardo limpido e quel suo ironico sorriso che sembrava dire: Amici cari, come potete aspettarvi che io prenda queste vostre immagini inconsistenti per reali figure dotate di vita e di movimento?. Perci da molti Clara era considerata un tipo freddo, senza sentimenti, prosaica; altri invece, che avevano sentito la vita in tutta la sua profondit, adoravano questa fanciulla semplice, intelligente, piena di spirito, ma nessuno certo come Nataniele la cui vita si svolgeva serenamente nella scienza e nellarte. Clara si attacc con tutta lanima allamato; le prime nubi nella loro vita sorsero quando egli si separ da lei. Con quale rapimento perci essa vol nelle sue braccia, quando egli, come aveva detto nella sua ultima lettera a Lotario, ritorn veramente a casa e fece il suo ingresso nella stanza della madre! Avvenne come Nataniele aveva pensato: nel momento in cui vide Clara, non pens pi n allavvocato Coppelius n allacuta lettera di Clara, e ogni cattivo umore svan. Per Nataniele aveva ragione quando scriveva al suo amico Lotario che la persona odiosa del venditore di barometri Coppola era entrata nella sua vita in modo veramente ostile. Tutti lo notarono, giacch Nataniele sin dai primi giorni apparve completamente mutato. Si immerse in tetre fantasticherie e si comport in modo cos strano come mai lo si era visto. Ogni cosa, tutta quanta la vita, gli era diventata sogno e presentimento; e continuava a dire che ogni uomo si illude di essere libero, ma che in verit legato al feroce gioco dei poteri oscuri contro i quali vano ribellarsi, anzi bisogna essere umili e rassegnarsi al proprio destino. Arriv persino ad affermare che era da stolti credere che nellarte e nella scienza si crei secondo un libero arbitrio; giacch anche quellentusiasmo che necessario per la creazione non ha origine nel nostro io, ma sarebbe lazione di un indefinito principio superiore che sta fuori di noi. Alla chiara intelligenza di Clara tutta questa esaltazione mistica non andava assolutamente a genio, ma sarebbe stato inutile tentare di confutarla. Solo quando Nataniele afferm che Coppelius era il principio cattivo che lo aveva afferrato nel momento in cui spiava dietro la tenda e che quel demonio odioso avrebbe finito per distruggere in qualche spaventoso modo la loro felicit, allora Clara divent molto seria e disse: S, Nataniele, hai ragione. Coppelius veramente un principio maligno e pu veramente agire in modo deleterio come una potenza diabolica che entrata tangibilmente nella vita, ma solo se tu non la scacci dalla tua anima e dai tuoi pensieri. Sino a che tu credi, egli esiste veramente e agisce: solo la tua fede la sua potenza. Nataniele, veramente irritato che Clara ponesse lesistenza del demonio soltanto dentro il suo io, volle esporre tutta quanta la dottrina mistica dei diavoli e delle forze oscure, ma Clara, seccata, lo interruppe portandosi su argomenti futili, con gran dispetto di Nataniele. Egli pensava che per i temperamenti freddi e irriducibili simili profondi misteri rimangono sempre tali e in tal modo non si rendeva conto che finiva con il porre Clara tra le nature subordinate, per cui non tralasciava ogni tentativo di iniziarla a quei misteri. La mattina presto, quando Clara aiutava a preparare la colazione, egli le stava vicino e le leggeva vari libri mistici, finch Clara lo preg: Caro Nataniele, e se cominciassi a pensare che sei tu il principio del male che agisce ostilmente sul mio caff? Se infatti, come tu desideri, piantassi qui ogni cosa per

guardarti negli occhi mentre leggi, il caff traboccherebbe e voi tutti rimarreste senza colazione. Nataniele sbatt il libro e corse arrabbiatissimo a chiudersi nella sua camera. Normalmente nei vivaci racconti che egli scriveva, e che Clara seguiva con grande piacere, dimostrava veramente un notevole vigore; ora invece le sue poesie erano oscure, incomprensibili, informi; cos egli si accorgeva quanto poco la toccassero, anche se Clara per delicatezza non glielo diceva. Per Clara non vi era nulla di pi mortale della noia; dallo sguardo e dalle parole traspariva allora la sua invincibile sonnolenza spirituale e le poesie di Nataniele erano certo molto noiose. Il dispetto di Nataniele per lanima fredda e prosaica di Clara aument sempre pi, Clara daltra parte non riusciva a vincere il suo malumore per le noiose, oscure astruserie mistiche di Nataniele, e cos senza accorgersene si allontanavano sempre pi luno dallaltra. La figura dellodioso Coppelius, come lo stesso Nataniele doveva riconoscere, si era infiacchita nella sua fantasia, e gli costava perci una certa fatica colorirla in modo vivace in quella poesia dove doveva apparire come lorrendo spauracchio del destino. Infine decise di prendere come soggetto quelloscuro presentimento per cui Coppelius avrebbe distrutto la loro felicit. Egli immaginava se stesso e Clara uniti fedelmente nellamore, ma di tanto in tanto, tra loro, si insinuava una mano nera che strappava loro ogni gioia. Ed ecco apparire, quando gi sono dinanzi allaltare, lodioso Coppelius e toccare i dolci occhi di Clara; questi balzano dentro nel petto di Nataniele, bruciando e ardendo come scintille di fuoco. Coppelius lo afferra e lo scaglia entro un cerchio di fiamme che gira con la velocit della bufera e fischiando e mugghiando lo trascina via. uno strepito come quando luragano rabbioso frusta i marosi spumeggianti che si impennano in una furiosa lotta come neri giganti incoronati di bianco. Ma in quel clamore selvaggio si ode la voce di Clara: Perch non vuoi guardarmi? Coppelius ti ha ingannato. Non erano i miei occhi che bruciavano dentro il tuo petto, erano gocce ardenti del tuo sangue. Io li ho, i miei occhi: guardami, guardami dunque!. Nataniele pensa: Costei Clara e io sono suo per sempre. Ecco, ora come se il pensiero violentemente entrasse nel cerchio di fiamme che si arresta e tutto il fragore svanisce in un oscuro abisso. Nataniele guarda gli occhi di Clara; ma quella che lo fissa amorevolmente con gli occhi di Clara la Morte. Mentre Nataniele cos poetava, era molto calmo e sereno, correggeva e limava ogni riga e siccome si era assoggettato alle esigenze metriche, non si dava pace finch ogni verso non fosse scorrevole e pulito. Ma quando ebbe finito e si mise a leggere per suo conto a voce alta la poesia, fu preso da un terrore folle ed esclam: Di chi questa voce spaventosa?. Poco dopo per tutta quanta la poesia gli parve ben riuscita e pens che lanima fredda di Clara ne potesse essere riscaldata, bench non capisse bene a che scopo dovesse essere riscaldata, n perch langustiasse con le orribili descrizioni di quello spaventoso destino che avrebbe distrutto il loro amore. Tutti e due, Nataniele e Clara, erano seduti nel piccolo giardino della madre. Clara era molto serena, perch Nataniele, gi da tre giorni, durante i quali scriveva il suo poema, non laveva angustiata con i suoi sogni e presentimenti. Anche Nataniele parlava con vivacit di cose allegre, come una volta, sicch Clara disse: Ecco che finalmente ti ho ritrovato: vedi anche tu che abbiamo scacciato lodioso Coppelius. Allora Nataniele si ricord di avere in tasca la poesia che voleva leggerle. Subito tir fuori i fogli e cominci. Clara, che si aspettava come al solito qualcosa di noioso, gi rassegnata, incominci calma calma a fare la calza. Ma proprio quando la cupa nuvolaglia sempre pi tenebrosa saliva, lasci cadere il lavoro e guard fisso negli occhi di Nataniele. Questi era irresistibilmente trasportato dalla sua poesia: le sue guance arrossate rivelavano il tumulto interiore, lacrime gli scorrevano dagli occhi... alla fine, esausto, emise un gemito, prese la mano di Clara sospirando e quasi dissolvendosi in un dolore

sconsolato: Ah, Clara, Clara!. Clara lo strinse dolcemente al seno e sottovoce, lentamente, ma severa disse: Nataniele, mio adorato Nataniele, getta nel fuoco questa pazza fiaba che non ha alcun senso. Nataniele balz in piedi indignato allontanando da s Clara e grid: Tu, automa maledetto e senza vita!. E fugg via, mentre Clara, profondamente offesa, versava amare lacrime. Oh, non mi ha mai amato, perch non mi comprende singhiozzava. Lotario entr nella pergola; Clara dovette raccontargli laccaduto. Egli amava la sorella con tutta lanima: quelle parole di accusa entrarono come scintille nel cuore, sicch lo sdegno che da lungo tempo portava nellanimo contro quel sognatore di Nataniele divamp in unira selvaggia. Corse da Nataniele, gli rinfacci con aspre parole il suo insensato comportamento verso lamata sorella. Nataniele replic infuriato. Luno diceva: bellimbusto, trasognato, pazzo. Laltro rispondeva: volgare, miserabile. Il duello era inevitabile. Stabilirono di battersi il giorno seguente dietro il giardino, con fioretti acuminati e taglienti, secondo le consuetudini accademiche di allora. Si aggiravano attorno muti e cupi. Clara, che era venuta a sapere della lite e aveva visto il maestro darmi che al crepuscolo portava i fioretti cap quello che stava per accadere. Portatisi sul luogo del duello, Lotario e Nataniele si erano gi tolti la giacca in silenzio, negli occhi la brama del duello allultimo sangue, e stavano per scagliarsi luno contro laltro, quando essa arriv di corsa attraverso il giardino. Singhiozzando grid: Sciagurati, uccidete me, prima di battervi tra voi! Come potrei vivere se lamato assassinasse il fratello, o il fratello lamato?. Lotario lasci cadere larma e guard fisso a terra, in silenzio, mentre nel cuore di Nataniele rinasceva con dolore straziante tutto lamore per Clara, che aveva provato nei pi bei giorni della sua radiosa giovinezza. Larma mortale gli cadde di mano, si butt ai piedi di Clara: Perdonami, ti prego, perdonami, tu, mia unica, mia adorata Clara. Potrai tu mai perdonarmi, o mio carissimo fratello Lotario?. Lotario si commosse al dolore profondo dellamico: tutti e tre si abbracciarono tra le lacrime e giurarono di non lasciarsi mai, uniti in amore e fedelt. Nataniele ebbe limpressione di essersi liberato da un peso che lo opprimeva, anzi di aver salvato tutta quanta la sua esistenza minacciata da rovina, resistendo a una forza oscura che laveva imprigionato. Trascorse ancora tre giorni felici tra i suoi cari, poi ritorn a G. dove sarebbe rimasto ancora un anno e quindi sarebbe tornato per sempre a casa sua. Tutto ci che riguardava Coppelius fu taciuto alla madre: sapevano che essa non avrebbe potuto pensare a lui senza terrore, perch, al pari di Nataniele, dava a lui la colpa della morte del marito.

Quale fu la meraviglia di Nataniele quando, arrivato dinanzi alla sua abitazione, trov la casa completamente bruciata: le sole nude pareti emergevano dal mucchio di rovine. Bench lincendio fosse scoppiato nel laboratorio del farmacista, che abitava al piano di sotto, per cui la casa era bruciata dal sotto in su, i bravi e coraggiosi amici riuscirono a entrare giusto in tempo nella camera di Nataniele posta al piano di sopra e a salvare cos libri, manoscritti e strumenti. Essi avevano portato tutto il

materiale intatto in unaltra casa e avevano prenotato una camera che Nataniele affitt subito. Non fece caso al fatto che il professore Spallanzani abitasse proprio di fronte, n gli parve strano che dalla sua finestra potesse vedere direttamente nella camera dove Olimpia se ne stava sola; poteva chiaramente vederne la persona ma non i lineamenti. Not infine che Olimpia stava per lunghe ore nella stessa posizione in cui laveva vista la prima volta attraverso la porta a vetri, e sedeva l, al piccolo tavolo, senza occuparsi di nulla, guardando con occhi fissi verso di lui. Dovette riconoscere di non aver mai visto una creatura pi bella, ma siccome aveva Clara nel cuore, quella dura e rigida Olimpia gli era assolutamente indifferente. Solo qualche volta, sollevando lo sguardo dai libri, guardava di sfuggita quella bella statua: questo era tutto. Stava scrivendo a Clara quando fu bussato sommessamente; al suo invito la porta si apr e apparve il viso odioso di Coppola. Nataniele fu percorso da un brivido, ma ricordando ci che Spallanzani gli aveva detto del suo conterraneo Coppola, nonch le solenni promesse che aveva fatto alla fidanzata a proposito delluomo della sabbia Coppelius, si vergogn del suo terrore infantile, si fece coraggio e con la maggior calma possibile disse: Non compro barometri, caro amico: andate pure. Ma Coppola entr definitivamente nella stanza e disse con tono rauco, torcendo il muso in una odiosa risata, mentre gli occhietti lampeggiavano sotto le lunghe e grigie ciglia: No niente barometri, niente barometri! Ho anche degli occhi belli... begli occhi. Atterrito Nataniele grid: Pazzo, come puoi tu avere degli occhi?... occhi?.... In quellistante Coppola, messi da parte i suoi barometri, prese dalla larga tasca del soprabito occhiali e occhialini e li pose sul tavolo: Ecco, ecco... occhiali... occhiali... da mettere sul naso... questi sono i miei occhi... occhi belli!. E traeva fuori continuamente occhiali, cosicch tutto il tavolo cominci stranamente a sfavillare e a lampeggiare. Mille occhi guardavano e occhieggiavano convulsi e fissavano Nataniele che non riusciva a distogliere lo sguardo dal tavolo, e sempre di nuovo Coppola vi metteva altri occhiali, mentre sempre pi sfrenatamente quegli sguardi fiammeggianti si intrecciavano, scoccando nel petto di Nataniele i loro raggi sanguigni. Sopraffatto da un terrore folle grid: Basta, basta, sciagurato!. E afferr Coppola per un braccio mentre questi stava ancora infilando le mani nella tasca per trarne altri occhiali, nonostante il tavolo ne fosse tutto coperto. Coppola si liber dolcemente con una risata rauca dicendo: Ah! niente per voi?... ma qui c un bel cannocchiale. Aveva raccolto tutti quanti gli occhiali e se li era messi in tasca; dalla tasca interna del soprabito tir fuori una grande quantit di piccoli e grandi cannocchiali. Scomparsi gli occhiali, Nataniele divenne completamente calmo e pensando a Clara cap che lodioso incantesimo era sorto solo nella sua mente e che certamente Coppola era un onesto meccanico e ottico e non gi il sosia maledetto di Coppelius. Inoltre tutti i cannocchiali di Coppola non avevano nulla di speciale e tanto meno di spettrale come gli occhiali. Per mettere le cose a posto Nataniele decise di acquistare qualcosa da Coppola. Egli prese un piccolo cannocchiale tascabile finemente lavorato e per provarlo guard dalla finestra. Mai in vita gli era capitato un cannocchiale che avvicinasse come quello gli oggetti con tanta chiarezza e precisione. Involontariamente guard dentro nella stanza di Spallanzani; come sempre Olimpia sedeva dinanzi al piccolo tavolo sul quale appoggiava le braccia e le mani giunte. Solo ora Nataniele vide il viso meraviglioso di Olimpia. Gli occhi solamente gli parvero stranamente morti e fissi. Ma aguzzando lo sguardo attraverso il cannocchiale, gli parve che gli occhi di Olimpia si illuminassero di umidi raggi di luna. Sembrava che per la prima volta avessero la capacit di vedere; e gli sguardi fiammeggiavano sempre pi vivi. Come incantato, Nataniele se ne stava alla finestra a contemplare la bellezza celestiale di Olimpia. Un raschiare di gola, uno scalpicciare di piedi lo risvegliarono come da un sonno profondo. Coppola gli stava alle spalle: Tre zecchini... tre ducati.... Nataniele aveva completamente dimenticato lottico e subito gli pag il dovuto.

Bello, non vero, il cannocchiale? domand Coppola con la sua voce rauca e antipatica. S, s rispose Nataniele infastidito addio, caro amico. Coppola lasci la camera non senza aver lanciato di traverso strani sguardi. Nataniele lo ud ridere forte sulle scale: Certo pens Nataniele egli ride di me perch ho pagato troppo caro questo piccolo cannocchiale, troppo caro. Mentre diceva queste parole sottovoce, gli sembr di sentire risuonare nella stanza un mortale, raccapricciante sospiro: per il terrore gli si mozz il fiato. Ma era stato lui stesso a sospirare, ora lo aveva capito. Clara disse a se stesso ha ragione quando mi prende per uno strambo visionario, ma strano, anzi pi che strano, che mi angusti cos lo stupido pensiero di aver pagato troppo caro a Coppola il cannocchiale: non riesco a comprenderne il motivo. Poi si sedette per terminare la lettera a Clara, ma uno sguardo attraverso la finestra lo convinse che Olimpia sedeva ancora l e subito, come spinto da una forza incoercibile, balz in piedi, afferr il cannocchiale di Coppola e non avrebbe pi staccato lo sguardo dalla seducente vista di Olimpia se non fosse venuto il suo amico e fratello Sigismondo a prelevarlo per portarlo dal professor Spallanzani. La tendina davanti alla camera misteriosa era completamente tirata, sicch egli non pot vedere allora e neppure i giorni seguenti Olimpia, per quanto raramente abbandonasse la finestra e vi guardasse sempre con il cannocchiale di Coppola. Al terzo giorno si chiusero anche le finestre. Disperato, tormentato dalla nostalgia e dal desiderio bruciante egli usc dalla citt. La figura di Olimpia si muoveva sempre nellaria attorno a lui, sbucava dai cespugli, lo guardava con grandi occhi luminosi dalle chiare sorgenti. Limmagine di Clara gli era uscita del tutto di mente, egli non pensava che a Olimpia e andava lamentandosi: Oh tu, mio stupendo astro, sei forse sorto solo per eclissarti subito e abbandonarmi nella oscura notte senza speranza?. Rientrando a casa not nellabitazione di Spallanzani un rumoroso affaccendamento. Le porte erano aperte, vi si portava dentro roba di ogni specie, i vetri del primo piano erano stati tolti, indaffarate fantesche spazzavano e spolveravano muovendosi qua e l con grandi ramazze e nellinterno era un gran battere e martellare di tappezzieri e di falegnami. Nataniele si ferm stupefatto in mezzo alla strada. In quella arriv ridendo Sigismondo: Beh, che cosa ne dici del nostro vecchio Spallanzani?. Nataniele assicur che egli non poteva dire nulla perch non sapeva assolutamente nulla del professore e si meravigliava che in quella oscura, silenziosa casa si fosse scatenato tutto quel gran daffare. Seppe da Sigismondo che Spallanzani il giorno dopo avrebbe dato una grande festa, un concerto e un ballo e che mezza universit era stata invitata. Si sparse poi la voce che la figlia di Spallanzani, Olimpia, che era stata per cos lungo tempo ostinatamente nascosta a ogni sguardo, sarebbe stata presentata per la prima volta in societ. Nataniele trov un biglietto dinvito e con un gran batticuore and dal professore allora stabilita, quando gi arrivavano le carrozze e le luci splendevano nelle sale addobbate. Numerosi erano gli invitati e la compagnia era brillante. Olimpia apparve in un abito molto ricco e di buon gusto. Certo non si poteva non ammirare il suo bel viso e la sua statura. La schiena stranamente incavata e la sottigliezza della vita erano senza dubbio da attribuirsi al busto troppo stretto. Nei suoi atteggiamenti e nel suo incedere vi era qualcosa di rigido e di misurato che a molti dispiaceva; lo si attribuiva alla soggezione che la compagnia le imponeva. Il concerto cominci. Olimpia suon il pianoforte con molta abilit e cant anche un pezzo di bravura con voce chiara e tagliente come quella di una campana di vetro. Nataniele era estasiato, si trovava nellultima fila e nellabbagliante luce delle candele non poteva distinguere bene i lineamenti di Olimpia. Di nascosto estrasse perci il

cannocchiale di Coppola e guard la bella Olimpia. Ah! allora si accorse come essa lo guardasse con passione e ogni nota scaturiva di sicuro da quello sguardo amoroso che bruciante gli penetrava nel cuore. I gorgheggi da vera artista parvero a Nataniele grida divine dellanima trasfigurata nellamore, e quando alla fine, dopo la cadenza, squill nella sala il lungo trillo, come stretto tra braccia ardenti non riusc a contenersi e grid con dolore ed entusiasmo: Olimpia!. Tutti guardarono verso di lui, parecchi risero. Lorganista del duomo fece il viso scuro e si limit a dire: Via, via. Il concerto era alla fine e cominci il ballo. Ballare con lei, con lei! Questo era lo scopo ultimo di tutti i desideri di Nataniele; ma come trovare il coraggio di invitare lei, la reginetta della festa? Bene... egli stesso non seppe come avvenne, ma, quando la danza ebbe inizio, si trov proprio accanto a Olimpia che non era ancora stata invitata; le strinse la mano riuscendo appena a pronunciare qualche parola. Gelida era la mano di Olimpia. Si sent scosso da un brivido mortale, fiss Olimpia negli occhi che lo guardavano pieni damore e di desiderio e gli parve che in quel momento, in quelle fredde mani incominciassero a pulsare le vene e a scorrervi vive correnti di sangue. Anche nel cuore di Nataniele sempre pi avvamp il desiderio damore e stringendo la bella Olimpia si lanci nella danza. Egli aveva sempre creduto di tenere il ritmo, ma dinanzi alla rigidit meccanica con cui Olimpia danzava portandolo spesso fuori tempo pens invece che esso gli mancasse. Ma non voleva danzare con nessunaltra e avrebbe commesso un delitto se qualcuno si fosse avvicinato a Olimpia per chiederle un ballo. Ci avvenne due volte: ma con sua grande meraviglia Olimpia rimase a sedere ed egli non manc di invitarla ogni volta. Se Nataniele, oltre la bella Olimpia, fosse stato in grado di osservare qualcosa daltro, sarebbe certo sorto qualche litigio inevitabile; giacch le sommesse risate a stento represse che si levavano tra i giovanotti qua e l nella sala erano evidentemente dirette a Olimpia che essi seguivano con strane occhiate, non si sa perch. Eccitato dalla danza e dallabbondante vino, Nataniele aveva messo da parte la sua solita timidezza. Sedette presso Olimpia, la mano nella mano, e le parlava estasiato del suo amore con parole che nessuno capiva, n lui n Olimpia. Questultima forse s; giacch lo guardava negli occhi continuamente sospirando Ah, ah, ah, e subito Nataniele esclamava: Donna sublime e divina, raggio della terra promessa dellamore, tu, anima profonda in cui si specchia tutto il mio essere... e altre cose simili, ma Olimpia semplicemente e continuamente sospirava: Ah, ah. Il professor Spallanzani pass alcune volte davanti ai due fortunati e sorrise loro, stranamente soddisfatto. A Nataniele pareva, per quanto si muovesse in un altro mondo, che l, dal professor Spallanzani, si facesse buio; guard attorno a s e non senza spavento not che le due ultime candele finivano di consumarsi e stavano per spegnersi. Da lungo tempo ormai le danze e la musica erano cessate. Lasciarsi, lasciarsi grid disperato; baci la mano di Olimpia, si chin sulla sua bocca e le sue labbra ardenti incontrarono le gelide labbra di lei. Come quando aveva toccato la fredda mano di Olimpia, cos ora fu preso da un brivido di terrore e la leggenda della sposa morta gli attravers di colpo la mente: ma Olimpia lo aveva stretto a s e le labbra parvero riscaldarsi a nuova vita. Il professor Spallanzani attravers lentamente la sala vuota, i suoi passi rimbombarono, la sua figura, presa nel gioco di vacillanti battiti dombre, aveva i paurosi tratti spettrali. Mi ami, Olimpia, mi ami... solo questa parola... mi ami? cos sussurrava Nataniele mentre Olimpia sospirava soltanto: Ah, ah....

S, s, mio soave astro damore disse Nataniele tu sei sorta per me e tu mi illuminerai, trasfigurerai sempre la mia anima. Ah... ah... replicava continuamente Olimpia, mentre si avviava. Nataniele la segu e si trovarono dinanzi al professore. Si trattenuto molto volentieri con mia figlia disse questi ridendo. Bene, bene, caro signor Nataniele, se ci trova gusto a parlare con questa sciocca ragazza, ogni sua visita sar sempre bene accetta. Con tutto un raggiante firmamento di stelle nel petto, Nataniele prese congedo. Nei giorni successivi, la festa di Spallanzani fu oggetto di tutti i discorsi. Nonostante Spallanzani avesse fatto di tutto per apparire splendido, le teste allegre riuscivano a raccontare ogni sorta di sconvenienze e di stravaganze che avevano notato e soprattutto ebbero modo di criticare quella mummia di Olimpia, alla quale, malgrado la bellezza esteriore, attribuivano una stupidit totale, e proprio questa sarebbe stata la ragione per cui Spallanzani laveva cos a lungo celata. Nataniele ascoltava queste cose non senza crucciarsi, ma taceva e pensava: Vale forse la pena di mostrare a questi giovanotti che proprio la loro stupidit che gli impedisce di comprendere la profonda e stupenda anima di Olimpia?. Fammi il piacere, fratello disse un giorno Sigismondo. Fammi il piacere, ma dimmi un po come possibile che un tipo cos in gamba come te si sia perduto dietro a un simile viso di cera, a una pupattola di legno! Nataniele trasportato dallira stava per scattare, ma subito si contenne e disse: Dimmi un po, Sigismondo, come potuto sfuggire al tuo sguardo che sa vedere le cose belle, alla tua mente cos aperta, il fascino celestiale di Olimpia? Ma stando cos le cose, grazie al cielo, non ho in te un rivale: altrimenti uno di noi due dovrebbe soccombere. Sigismondo, considerando a che punto stavano ormai le cose, abilmente cambi rotta e, dopo aver detto che in amore non bisogna mai discutere, aggiunse: Per curioso che molti di noi abbiano espresso gli stessi giudizi su Olimpia. Non prendertela, fratello, ma a noi apparsa stranamente rigida e priva di vita. Certo, la statura regolare come pure il viso. E potrebbe anche passare per bella se il suo sguardo non fosse come inanimato, oserei dire, senza capacit visiva. Il suo incedere troppo misurato, ogni suo gesto sembra regolato da una carica di orologeria. Quando suona, quando canta, segue proprio il ritmo spiacevole privo di anima, di una macchina, altrettanto si dica quando danza. Questa Olimpia ci ha fatto paura. Non volevamo avere niente a che fare con lei; ci sembrava che essa cercasse di comportarsi come una creatura viva, ma che sotto ci fosse qualche mistero. Nataniele non si lasci prendere da quellamarezza che gli potevano arrecare le parole di Sigismondo, si padroneggi e rispose quindi solamente: Certo, a voi gente fredda e prosaica pu essere che Olimpia faccia paura. Solo allanima poetica pu schiudersi lanima gemella. Io solo colsi il suo sguardo amoroso che mi illumin anima e pensieri, solo nellamore di Olimpia ritrovo il mio vero io. A voi non sembrer giusto che essa, come le altre anime superficiali, si effonda in una piatta conversazione. Essa parla poco, vero; ma queste poche parole appaiono come lessenziale geroglifico del suo mondo interiore, pieno damore e di grande comprensione della vita spirituale nellintuizione dellaldil. Ma per tutto questo voi non avete nessuna comprensione, sono parole perdute, per voi. Dio ti protegga, amico e fratello disse Sigismondo molto dolcemente, quasi dolorosamente ma mi

sembra che tu sia su una cattiva strada. Puoi contare su di me nel caso che tutto... ma non voglio dire altro. Improvvisamente Nataniele ebbe limpressione che il freddo e prosaico Sigismondo gli fosse molto fedele e perci strinse calorosamente la mano che lamico gli aveva offerto. Nataniele aveva del tutto dimenticato che nel mondo ci fosse una Clara che egli aveva amato; la mamma, Lotario, tutto era svanito dalla sua memoria, egli viveva solo per Olimpia, presso la quale ogni giorno per ore intere sedeva, fantasticando del suo amore, dellardente e viva simpatia dellaffinit elettiva, tutte cose che Olimpia ascoltava con grande devozione. Dal fondo di una scrivania Nataniele tir fuori tutto quello che aveva scritto. Poesie, fantasie, visioni, romanzi, racconti, a cui bisogna aggiungere sonetti quotidianamente improvvisati, stanze e canzoni che egli per ore e ore leggeva a Olimpia senza stancarsi. E veramente non aveva mai avuto una simile ascoltatrice. Essa non ricamava, non faceva la calza, non guardava dalla finestra non dava da mangiare alluccellino, non giocava con il cagnolino in grembo, non aveva il suo gatto preferito, non rigirava nelle mani pezzetti di carta o altro, non doveva scacciare lo sbadiglio con una tossettina appena forzata, in breve, per lunghe ore rimaneva rigida con gli sguardi fissi negli occhi dellamato, senza voltarsi, senza muoversi, e quello sguardo diventava sempre pi vivo, sempre pi ardente. Solo quando alla fine Nataniele si alzava e le baciava la mano e anche le labbra essa diceva: Ah! Ah! o anche Buona notte, mio caro. Anima splendida e profonda esclamava Nataniele, quando era nella sua camera solo tu, solo tu mi comprendi veramente. Egli tremava rapito, quando pensava a quella meravigliosa armonia che ogni giorno di pi si manifestava tra la sua anima e quella di Olimpia, perch gli sembrava che Olimpia avesse parlato dal profondo dellanimo di lui su quelle opere, sulle sue facolt poetiche, anzi che la voce stessa fosse uscita dal proprio cuore. E doveva certo essere cos; giacch Olimpia non diceva mai pi di quello che ho riferito. Se poi Nataniele in certi momenti lucidi, per esempio alla mattina, subito dopo la sveglia, si ricordava della assoluta passivit di Olimpia e della sua taciturnit, allora esclamava: Che cosa sono mai le parole? Lo sguardo dei suoi occhi divini dice molto pi di ogni discorso. Pu forse una creatura del cielo depositarsi entro la cerchia ristretta che i quotidiani bisogni terreni hanno tracciato?. Il professor Spallanzani sembr oltremodo felice dei rapporti di sua figlia con Nataniele, al quale del resto dava molte prove di benevolenza, e quando Nataniele, alla fine, trov il coraggio di alludere a un possibile matrimonio, il viso gli si illumin e disse che lasciava pienamente libera sua figlia di scegliere. Incoraggiato da queste parole, ardente di desiderio, Nataniele decise di implorare gi il giorno seguente Olimpia, perch francamente e chiaramente essa gli dicesse ci che gi da lungo tempo il suo sguardo amoroso aveva detto, che essa cio desiderava essere sua per sempre. Cerc lanello donatogli dalla madre al momento del commiato, per donarlo a Olimpia, quale simbolo della sua devozione, della propria vita rigermogliata in lei. Gli capitarono fra le mani le lettere di Clara e di Lotario: indifferentemente le mise da parte, trov lanello, se lo mise in tasca e corse da Olimpia. Ma gi sulle scale, dal vestibolo, ud uno strano fracasso; pareva che venisse dallo studio di Spallanzani. Un pestare... un urtare... un tintinnare... colpi contro la porta e bestemmie e maledizioni. Lascia andare... lascia andare... infame... maledetto... per questo ci avevo messo anima e corpo!... ah, ah, ah, ah... non avevamo scommesso cos... io, io ho fatto gli occhi... io lorologeria... al diavolo con la

tua orologeria... maledetto cane dun orologiaio... via da me... Satana... ferma... maledetto burattinaio... bestia infernale... ferma... via... lascia andare! Erano le voci di Spallanzani e dellodioso Coppelius che si intrecciavano furibonde. Nataniele si precipit dentro, preso da unindicibile angoscia. Il professore aveva afferrato per le spalle una figura femminile, litaliano Coppola per i piedi e la tiravano e la stiracchiavano qua e l lottando furiosamente per il possesso. Come vi riconobbe Olimpia Nataniele diede un balzo allindietro; avvampando di collera fece per strappare la donna amata a quei due pazzi, ma in quel momento Coppola con tutte le sue forze strapp la figura femminile dalle mani del professore e con essa gli men un colpo tremendo facendolo barcollare e cadere allindietro sul tavolo, dove stavano fiale, storte, bottiglie e tubi di vetro: tutto questo materiale and in frantumi. Coppola caric la figura sulle spalle e corse via, gi, per le scale con una risata orribile, mentre i piedi penzolanti della figura sbatacchiavano e rintronavano sui gradini della scala con rumore di legno. Nataniele rimase impietrito... aveva visto troppo bene che il volto di cera di Olimpia, pallido come la morte, non aveva occhi: al loro posto caverne buie. Era una bambola senza vita. Spallanzani si dimenava per terra, schegge di vetro gli avevano tagliuzzato il capo, il petto e le braccia e il sangue gli scorreva fuori come da una polla dacqua. Ma raccolte tutte le sue forze grid: Corrigli dietro... corrigli dietro cosa aspetti?... Coppelius... Coppelius mi ha rubato il mio miglior automa... ci ho lavorato ventanni... ci ho messo anima e corpo... lorologeria... la parola... i passi... mio, tutto mio... gli occhi... gli occhi rubati a te... dannato... maledetto, corrigli dietro... va a prendergli Olimpia... prenditi i tuoi occhi. E Nataniele vide un paio di occhi sanguinanti sul pavimento che lo fissavano; Spallanzani li afferr con la mano illesa e glieli scagli contro colpendolo sul petto. La follia allora lo attanagli con artigli roventi e gli penetr profondamente nellanima, dilaniandogli la mente e il pensiero. Hu, hu, hu... cerchio di fuoco... cerchio di fuoco... gira, cerchio di fuoco... allegro... allegro... bambola di legno, hu, bella bambola di legno, gira... E si scagli contro il professore e lo strinse alla gola. Lo avrebbe strangolato se tutto quel fracasso non avesse richiamato molta gente che afferr limpazzito Nataniele, sottraendogli il professore che fu subito medicato. Sigismondo per quanto forte non riusciva a tener fermo il forsennato che continuava a gridare con voce orribile: Bambola di legno, gira, gira e roteava i pugni. Infine, unite tutte le forze, riuscirono a sopraffarlo e, gettatolo a terra, a legarlo. Le sue parole si trasformarono in mugolii bestiali. E cos pazzo furioso fu portato al manicomio. Prima che io, benevolo lettore, continui a narrare cosa avvenne in seguito dellinfelice Nataniele, nel caso tu voglia sapere qualcosa dellabile meccanico e fabbricatore di automi Spallanzani, posso assicurarti che guar perfettamente dalle sue ferite. Egli dovette per lasciare luniversit, perch la storia di Nataniele aveva suscitato un vero scalpore e tutti considerarono un trucco illecito quello di aver barattato presso i circoli intellettuali, che Olimpia aveva frequentato con molta fortuna, una persona viva con una bambola di legno. I giuristi vi trovarono una truffa sottile e tanto pi condannabile in quanto diretta contro il pubblico e organizzata con tanta furberia che nessuno (eccettuato qualche studente intelligente) se nera accorto, bench ora tutti facessero i saccenti e si

richiamassero a molti fatti che a loro erano sembrati sospetti. Ma questi particolari non mettevano in chiaro nulla di decisivo. Come infatti poteva destare sospetto il fatto che, secondo laffermazione di un elegante frequentatore di quei t, Olimpia aveva pi spesso starnutito che sbadigliato? Lo starnuto, opinava lelegantone, era stato semplicemente la carica automatica del meccanismo nascosto; la si era sentita stridere ecc. Il professore di poesia e di eloquenza annus una presa di tabacco, chiuse la tabacchiera, si schiar la gola e parl solennemente: Molto rispettabili signore e signori, non vedete dunque dove sta il busillis? Tutto quanto una allegoria, una metafora tirata un po in lungo! Voi mi capite!Sapienti sat . Ma molti signori rispettabili non si fermarono a questo, la storia dellautoma aveva messo profonde radici nel loro cuore e infatti in loro si insinu una paurosa diffidenza verso tutte le figure umane. Per essere completamente persuasi che lamata non fosse una bambola di legno, si pretese da parte di molti innamorati che essa cantasse, suonasse qualcosa non a tempo e che durante le letture ricamasse, facesse la maglia, giocasse con il cagnolino ecc., ma che soprattutto non stesse soltanto ad ascoltare, bens qualche volta parlasse in modo per che il loro discorso desse prova di intelligenza e di sensibilit. Per molti il legame di amore divenne pi saldo e pi piacevole, per altri invece lentamente si dissolse. Veramente difficile garantire... diceva questo o quello. Durante i t si sbadigliava incredibilmente e mai si starnutiva per non destare sospetti. Come abbiamo detto, Spallanzani and via al fine di evitare un processo per aver introdotto con truffa un automa nella societ umana. Anche Coppola scomparve. Nataniele si dest da un sonno grave e pauroso, apr gli occhi e si sent scorrere dentro unindescrivibile sensazione di dolcezza e un tepore dolce e paradisiaco. Era a letto nella propria camera della casa paterna, Clara era china su di lui e vicino cerano la mamma e Lotario. Finalmente, finalmente, mio caro Nataniele, ora sei guarito da una grave malattia, ora sei nuovamente mio! disse Clara dal profondo dellanima stringendo Nataniele nelle sue braccia. E dagli occhi di lui sgorgarono lacrime ardenti di malinconia e di gioia mentre sospirava: Mia... mia Clara!. Entr Sigismondo, che era stato fedelmente vicino allamico nella sventura, e Nataniele gli porse la mano dicendo: Tu, fedele fratello, non mi hai dunque abbandonato. Ogni segno di pazzia era dunque svanito e ben presto Nataniele con le affettuose cure della madre, dellamata e dellamico riprese le forze. Intanto la fortuna era rientrata in casa; un vecchio zio spilorcio dal quale non si era mai sperato nulla era morto e aveva lasciato alla mamma un patrimonio non indifferente e un piccolo podere in una localit amena nei pressi della citt. L dovevano trasferirsi la madre, Nataniele con la sua Clara che ora avrebbe sposato, e anche Lotario. Nataniele era diventato pi dolce, come un bambino, e solo ora aveva potuto conoscere lanima pura, buona, celestiale di Clara. Nessuno pi gli ricordava il passato, neanche attraverso il pi lieve accenno. Solamente quando Sigismondo prese congedo, Nataniele gli disse: Sul serio, fratello, ero veramente sulla cattiva strada, ma un angelo seppe guidarmi a tempo sul sentiero della luce. stata Clara. Sigismondo non lo lasci continuare, preoccupato che risorgessero in lui troppo vividi i ricordi che potevano fargli del male. Venne il tempo in cui i quattro felici esseri dovevano trasferirsi nel piccolo podere. A mezzogiorno stavano attraversando la citt. Avevano fatto molti acquisti, lalta torre del municipio gettava la sua ombra gigantesca sopra la piazza del mercato. Oh disse Clara saliamo ancora una volta lass, a vedere i monti lontani. Detto e fatto, Nataniele e Clara salirono sulla torre, la mamma and a casa con la domestica, e Lotario, che non si sentiva di

salire tanti gradini, aspett gi. Ed ecco i due innamorati a braccetto sul pi alto ballatoio della torre, guardare verso le foreste profumate, dietro le quali si elevavano come una citt di giganti le montagne azzurrine. Guarda, guarda quel piccolo strano cespuglio grigio che sembra camminare verso di noi disse Clara. Nataniele infil meccanicamente una mano in tasca; vi trov il cannocchiale di Coppola e guard... Clara era davanti al cannocchiale. I suoi polsi e le sue vene ebbero un moto convulso, pallido come la morte fiss Clara, ma allimprovviso torrenti di fuoco divamparono e ribollirono attraverso i suoi occhi, mugghi paurosamente come una bestia inseguita; si mise poi a saltare e fra orribili risate gridava con voce tagliente: Bambola di legno, gira... gira, bambola di legno... gira, gira.... E afferr con forza tremenda Clara per buttarla gi, ma essa si avvinghi in una disperata angoscia mortale alla ringhiera. Lotario ud il pazzo strepitare, ud il grido dangoscia di Clara, ebbe terribili presentimenti, corse su, la porta del secondo piano era sprangata... Sempre pi disperate risuonavano le grida di Clara. Pazzo di rabbia e di terrore si scagli contro la porta che finalmente cedette. La voce di Clara diventava ora sempre pi fievole: Aiuto... salvatemi... salvatemi... e la sua voce moriva nellaria. Ormai perduta... assassinata da quel pazzo di Nataniele cos gridava Lotario. Anche la porta del ballatoio era chiusa. La disperazione gli diede una forza gigantesca e riusc a scardinare la porta. Dio del cielo! Clara stretta da quel pazzo di Nataniele era sospesa nellaria oltre la ringhiera. Solo ancora con una mano si teneva avvinghiata. Rapido come il baleno Lotario afferr la sorella, la tir dentro e nello stesso tempo colp con un pugno in viso quel pazzo furioso che cadendo allindietro lasci andare la preda. Lotario corse gi con la sorella svenuta fra le braccia. Era salva. Ora Nataniele correva su e gi per il ballatoio e spiccava alti salti gridando: Cerchio di fuoco, gira... gira... cerchio di fuoco.... Parecchie persone accorsero a quelle grida selvagge: tra loro emergeva il gigantesco avvocato Coppelius, che da poco era venuto in citt e si era direttamente recato in piazza. Volevano salire per prendere quel pazzo, ma Coppelius ridendo disse: Ah, ah, aspettate pure che venga gi da solo! e guard, come gli altri, per aria. Nataniele improvvisamente rimase come paralizzato, si sporse in fuori, vide Coppelius e con un acuto grido Oh, gli occhi belli... gli occhi belli salt oltre il parapetto. Quando Nataniele giacque sul selciato con la testa sfracellata Coppelius era gi sparito nella confusione della calca. Si racconta che dopo parecchi anni Clara sia stata vista in una lontana localit, seduta davanti alla porta di una bella casa di campagna con le mani tra quelle di un uomo simpatico mentre davanti a lei giocavano due vispi bambini. Si dovrebbe concludere che Clara riusc ancora a trovare quella tranquilla felicit domestica che era proprio laspirazione del suo animo sereno e vivace e che a lei Nataniele, straziato nellanima, non avrebbe mai potuto offrire. LE AVVENTURE DELLA NOTTE DI S. SILVESTRO Lamante

Avevo la morte, la gelida morte nel cuore, anzi dal pi profondo del cuore sembrava che appuntiti ghiaccioli si conficcassero nei nervi percorsi da correnti di fuoco. Come un disperato, dimenticando cappello e mantello, mi precipitai fuori nelle tenebre della notte tempestosa. Le banderuole delle torri cigolavano, era come se il tempo muovesse sensibilmente il suo eterno e pauroso ingranaggio e subito il vecchio anno precipitasse nel tenebroso abisso, come un grave e oscuro peso. Tu sai che queste giornate di Natale e Capodanno, che per voi tutti sorgono nella pi limpida gioia, mi tolgono dalla pacifica clausura, per scagliarmi in un mare agitato e fragoroso. Natale! Questa una festa che vedo risplendere da lontano di luce amica: sono ansioso che arrivi, divento pi buono, pi semplice di quello che sono durante tutto lanno, il mio cuore aperto alle gioie celestiali non accoglie in s alcun pensiero oscuro e cattivo, sono come un ragazzo che manda grida di gioia. Dagli intarsi colorati e dorati delle vetrine illuminate mi sorridono dolci visi dangelo e attraverso la folla rumorosa, per le strade, come se venissero da molto lontano, passano note dorgano che sembrano dire un bimbo nato. Ma dopo la festa tutto dilegua, nella torbida oscurit i bagliori si spengono. Ogni anno, sempre pi numerosi cadono fiori appassiti; il loro germe si estingue per sempre, nessun sole primaverile accende una nuova vita sui rami secchi. Questo io lo so, ma la potenza nemica, quando lanno volge alla fine, me lo mette continuamente dinanzi agli occhi con gioia maligna. Guarda mi sento sussurrare allorecchio guarda quante gioie questanno se ne sono andate da te, gioie che non ritorneranno mai pi, ma in compenso sei diventato pi saggio e non sei pi tanto attaccato alla vile allegria, diventi un uomo sempre pi saggio... del tutto senza gioie. Per la sera di S. Silvestro, poi, il diavolo mi prepara sempre una festa veramente speciale. Proprio al momento buono, lui sa, con terribile scherno, penetrare dentro il mio cuore con acuti artigli e si pasce del sangue che ne stilla. E trova sempre chi lo aiuta. Proprio ieri il consigliere di giustizia gli ha dato bravamente una mano. Nella casa di questi (intendo il consigliere) la sera di S. Silvestro si radunano sempre numerosi invitati e per ciascuno egli prepara una sorpresa, ma combina le cose in modo cos poco abile, che ogni scherzo ideato con tanta fatica naufraga sempre in una pietosa desolazione. Appena entrai nellanticamera, il consigliere di giustizia mi venne incontro in tutta fretta per impedirmi di entrare nel santuario, da cui emanavano il vapore del t e sottili profumi. Aveva unaria furba e compiaciuta e ridendo in modo strano mi disse: Amico mio, in quella stanza vi aspetta qualcosa di speciale... una sorpresa straordinaria in questa notte di S. Silvestro... solo non spaventatevi!. Queste parole mi caddero pesantemente nel cuore, oscuri presagi affiorarono e fui pieno di timore e di angoscia. Si aprirono le porte, rapido avanzai, entrai dentro, ed ecco, sul sof in mezzo alle signore mi colp la radiosa figura di lei. Era lei, proprio lei che da anni non avevo pi visto e gli istanti pi felici della mia vita si riaccesero nella mia anima in un unico fascio luminoso. Non pi la perdita definitiva, distrutto il pensiero della separazione! Per quale meraviglioso caso fosse venuta l, quale avvenimento

lavesse portata tra gli invitati del consigliere di giustizia, che ignoravo lavesse mai conosciuta... A tutto questo non pensavo: lessenziale era averla ritrovata. Quasi vittima di un incantesimo, dovevo essere rimasto l, immobile. Il consigliere di giustizia mi tocc leggermente: E allora, amico, amico mio?. Meccanicamente avanzai, ma vedevo solo lei e dal cuore angosciato faticosamente affiorarono queste parole: Mio Dio, mio Dio, Giulia, qui?. Ero accanto alla tavola da t quando Giulia si rese conto della mia presenza. Si alz e in tono quasi assente: Sono felice di vederla qui disse la trovo molto bene. Detto questo sedette di nuovo e chiese alla signora che le stava accanto: La prossima settimana ci sar qualcosa di bello a teatro?. Tu ti avvicini al fiore meraviglioso che ti illumina con il suo dolce, familiare profumo, ma appena ti chini per vedere pi da vicino il suo delizioso volto, ecco che dai suoi petali luminosi scatta fuori il freddo e liscio basilisco che ti vuole uccidere con i suoi sguardi ostili. Proprio questo era successo a me. Goffamente feci un inchino alle signore e per aggiungere al veleno anche il ridicolo, urtai, nel ritrarmi, il consigliere che stava dietro di me e cos la tazza fumante di t dalla mano gli si rivers sullo sparato elegantemente pieghettato. Tutti risero per lincidente del consigliere, ma ancor pi per la mia balordaggine. Era loccasione buona per fare una pazzia, ma mi chiusi in una specie di rassegnata disperazione. Giulia non aveva riso e il mio sguardo perso la incontr e fu come se un raggio di luce mi venisse dal passato radioso, da una vita piena di amore e di poesia. In quel momento nella stanza vicina qualcuno incominci a suonare il pianoforte; tutti gli invitati si mossero. Si diceva che fosse un grande virtuoso, di nome Berger, che suonava divinamente e che perci bisognava assolutamente ascoltarlo. Mina, non sbattere in quel modo i cucchiaini esclam il consigliere e con cortese gesto di mano indic la porta, poi, con un delicatoeh bien , preg le signore di avvicinarsi al pianista. Anche Giulia si era alzata e lentamente si dirigeva verso la stanza. Tutta la sua figura aveva qualcosa di strano: mi sembr pi grande, pi formosa, pi bella del solito. Il particolare taglio del suo ricco abito bianco che le copriva per met il seno, le spalle e il collo, e le cui ampie maniche a sbuffo arrivavano sino al gomito, i capelli divisi sulla fronte e raccolti sulla nuca in numerose trecce legate insieme le conferivano un non so che di antico: sembrava una di quelle giovani donne ritratte da Mieris e tuttavia avevo limpressione di aver gi visto altrove la persona in cui Giulia si era trasformata. Si era tolta i guanti; non mancavano neppure attorno ai polsi gli artistici braccialetti per rendere perfetta lidentit con limmagine della mia memoria e quindi sempre pi vivido e colorito quel vago ricordo. Prima di passare nella stanza vicina Giulia si volt verso di me e mi parve che quel viso angelico, graziosamente giovanile, fosse atteggiato a scherno: fu per me una sensazione terribile, come se un brivido mi percorresse i nervi. Suona divinamente sussurr una signorina entusiasmata dal t dolce, e non so come, me la trovai a braccetto e la condussi, o meglio fui condotto da lei, nella stanza. Proprio allora Berger si abbandonava a un vero uragano di note: come tonanti marosi sinnalzavano e sinabissavano i potenti accordi e ci mi faceva bene. A un tratto Giulia mi si avvicin, e mi parl con voce pi che mai dolce e soave: Vorrei che tu sedessi al pianoforte e cantassi con dolcezza di speranze e piaceri passati. Il nemico si era allontanato e in quel solo nome, Giulia, avrei voluto esprimere tutta la beatitudine celestiale che era entrata in me. Ma altre persone si intromisero e la allontanarono da me. Ora essa evidentemente mi evitava, ma io riuscivo a volte a toccarle labito, a volte stretto vicino a lei a respirare

il suo alito. E cos per me rinasceva lantica primavera con tutti i suoi mille colori rilucenti. Berger aveva lasciato che luragano di note si placasse, il cielo era di nuovo limpido, dolci melodie, come piccole mattutine nubi dorate, si levavano e si smorzavano nel pianissimo. Meritatamente il virtuoso ricevette i suoi applausi, gli invitati si confusero tra loro e fu cos che, allimprovviso, mi trovai accanto a Giulia. Il coraggio crebbe in me, volevo trattenerla per stringerla nel mio folle e sofferente amore ma il viso odioso di un cameriere indaffarato si intromise fra noi due e porgendo un grande vassoio con voce stridula disse: Desiderano?. In mezzo a bicchieri pieni di un punch fumante cera una coppa graziosamente sfaccettata, colma, sembrava, della stessa bevanda. Come sia capitata tra quei bicchieri, lo sa soprattutto colui che sto imparando a conoscere; egli fa come Clemente nellOttavianoche mentre cammina disegna con un piede ghirigori piacevoli a vedersi e soprattutto ama le mantelline e le piume rosse. Giulia prese questa coppa sfaccettata che mandava strane iridescenze e me la offr dicendo: Accetti ancora cos volentieri come una volta la coppa dalle mie mani?. Giulia, Giulia sospirai. Nel prendere la coppa le toccai le dita delicate, scintille elettriche guizzarono attraverso i miei polsi e le mie vene... Bevvi e bevvi, e mi sembr che piccole fiammelle azzurre crepitassero alitando intorno alla coppa e sulle labbra. La coppa era vuota e io, non so come, mi trovai seduto su una ottomana del salottino illuminato da ununica lampada di alabastro. Giulia... Giulia era accanto a me e mi guardava come una volta, buona e semplice. Berger era di nuovo al pianoforte, suonava landante della sublime sinfonia di Mozart in mi bemolle maggiore e sulle ali di cigno del canto si risvegli tutto lamore e il desiderio della mia vita pi eletta. S, era Giulia, proprio Giulia, dolce e angelica... erano i nostri discorsi, il nostalgico canto damore, pi sguardi che parole, e la sua mano riposava nella mia. Ora non ti lascio pi, il tuo amore la scintilla che arde in me, accendendo una forma pi alta di vita, fatta di arte e di poesia. Senza dl te... senza il tuo amore, ogni cosa morta e fredda, ma tu non sei forse venuta per rimanere per sempre con me? In quel momento entr barcollando una figura goffa, dalle gambe di ragno, con gli occhi sporgenti di rana, e gracchiando e ridendo in modo stupido disse: Dove diavolo andata a finire mia moglie?. Giulia si alz e con voce assente disse: Torniamo tra gli invitati? Mio marito mi cerca. Siete stato veramente piacevole, mio caro; sempre in vena, come una volta: soltanto sorvegliatevi nel bere.... E quel bel tomo dalle gambe di ragno la prese per mano. Essa lo segu ridendo in sala. Perduta per sempre gridai io. Certo, certo, bello mio bel un bestione che giocava ahombre. Fuori... fuori, mi precipitai nella notte tempestosa. I compagni di birreria Passeggiare su e gi per la Unter den Linden pu anche essere piacevole, ma non nella notte di S. Silvestro, con quel freddo pungente e sotto un uragano di neve. Me ne accorsi io che ero senza cappello e senza mantello, quando gelidi brividi di febbre mi assalirono. Attraversai il ponte dellOpera, passai dinanzi al castello, piegai, attraversai il ponte delle Chiuse allaltezza della Zecca. Mi trovavo ora nella Jagerstrasse proprio vicino al negozio di Thiermann. Qui luci invitanti erano accese; stavo per entrare, perch avevo un gran freddo e desideravo sorbirmi un sorso di qualche bevanda forte, quando ne usc fuori unallegra compagnia. Parlavano di ostriche squisite e dellottimo vino dellundici. Aveva ben ragione quel tale disse uno di loro che alla luce di un fanale mi parve un ufficiale degli ulani aveva

ben ragione quel tale, che lanno scorso a Magonza insultava quei dannati che nellanno 1794 non vollero assolutamente tirare fuori il vino dellundici. Tutti si misero a ridere a piena gola. Intanto io, involontariamente, fatti alcuni passi, mi trovai dinanzi a una birreria dalla quale trapelava un filo di luce. LEnrico shakespeariano non si trov forse anche lui una volta tanto spossato e demoralizzato da ricorrere a una povera birra leggera? A me successe la stessa cosa. La mia gola desiderava avidamente una bottiglia di buona birra inglese. Entrai in fretta. Il signore desidera? mi venne incontro loste togliendosi gentilmente il berretto. Ordinai una bottiglia di birra inglese e poi una pipa di buon tabacco e mi trovai subito in un tale stato di euforia filistea, a cui neppure il diavolo manc di rispetto e mi lasci stare. O consigliere di giustizia, se tu mi avessi visto passare dai tuoi saloni illuminati a quella fumosa birreria, avresti certo con orgoglioso disprezzo volto altrove la tua bella faccia e mormorato: C forse da meravigliarsi che un simile individuo rovini gli sparati pi belli?. Senza cappello e senza mantello dovevo avere un aspetto piuttosto strano. E gi loste era sul punto di farmi una domanda, quando qualcuno buss alla finestra e una voce dallesterno grid: Aprite, aprite! Sono io!. Loste corse fuori e torn subito di nuovo, tenendo alzate due candele accese, accompagnato da un uomo alto e slanciato. Dimenticando di piegarsi, questi batt piuttosto in malo modo la testa contro larcata della porta molto bassa; ma il berretto nero che portava gli imped di farsi male. Con un modo tutto suo, si spost lungo le pareti e si sedette di fronte a me, mentre le candele venivano posate sul tavolo. Si sarebbe potuto dire che era una persona distinta, ma inquieta. Con aria seccata ordin birra e tabacco e con poche boccate sollev un tale fumo che presto ci sembr di nuotare in una nuvola. Aveva per un viso cos espressivo e attraente che mi fu subito simpatico, nonostante quellaria truce. Gli abbondanti capelli neri erano divisi nel mezzo e ricadevano ai due lati del capo in una cascata di riccioli, rendendolo simile a un personaggio di Rubens. Toltosi il mantello, vidi che portava unakurtka nera con molti alamari, ma quello che mi meravigli fu che sopra gli stivali si era infilato un paio di graziose pantofole: lo notai nel momento in cui puliva la pipa che si era fumato in cinque minuti. La nostra conversazione non fu certo facile, perch lo straniero sembrava molto occupato a esaminare tutto compiaciuto varie specie di piante rare che aveva tolto da una scatoletta. Gli espressi la mia meraviglia per quelle belle piante e chiesi, poich sembravano colte recentemente, se era stato allOrto Botanico o da Boucher. Egli sorrise in modo piuttosto strano e rispose: La botanica non sembra essere la vostra specialit, altrimenti non mi avreste fatto una domanda simile.... Sinterruppe e io, mogio mogio, sussurrai: ... sciocca. Proprio continu egli cordialmente. Avreste dovuto capire alla prima occhiata che si tratta di piante alpine, e precisamente di quelle che crescono sul Chimborazo. Pronunci queste ultime parole a voce bassa come parlando a se stesso, e puoi ben immaginare la mia meraviglia. Ogni altra domanda mi mor sulle labbra; ma sempre pi in me crebbe la sensazione, non solo di avere visto gi altre volte quello straniero, ma di avervi anche pensato. Di nuovo si sent battere alla finestra, loste and ad aprire e si ud una voce esclamare: Per favore, coprite lo specchio. Ah fece loste il generale Suvarov arriva ancora in ritardo! Loste copr lo specchio ed ecco entrare dentro, con velocit goffa, svelto, direi, nonostante la pesantezza del movimenti, un ometto magro avvolto in un mantello di uno strano marrone, che, mentre egli saltellava qua e l, gli si agitava intorno in mille pighe, in modo tale che alla luce delle candele sembrava che pi persone si unissero e si separassero, come nelle fantasmagorie di Enslen. Poi si fregava le mani nascoste nelle ampie maniche e diceva: Che freddo, che freddo! In Italia tuttaltra cosa!. Alla fine sedette tra me e lo spilungone dicendo: Che fumo terribile... tabacco per tabacco, vorrei averne anchio una presa.

Portavo con me la tabacchiera dacciaio lucido, quella che tu un giorno mi regalasti: la trassi fuori e feci per offrirla allometto. Appena egli la vide vi mise sopra tutte e due le mani e la respinse esclamando: Via, via, quellorrendo specchio!. La sua voce aveva qualcosa di spaventoso e vidi meravigliato che era diventato un altro uomo. Era entrato con un viso giovanile e piacente, ma ora mi guardava fisso, pallido come la morte, con il volto avvizzito di un vecchio dagli occhi infossati. Atterrito mi rivolsi allaltro: In nome del cielo, guardi dunque! ero sul punto di dire, ma questi non vi fece caso, immerso come era nelle sue piante del Chimborazo, e in quel momento il piccolo ordin quasi leziosamente: Vino del Nord. A poco a poco la conversazione riprese. Lometto mi dava unimpressione poco rassicurante, quello alto, invece, sapeva dire cose profonde e piacevoli su argomenti apparentemente meschini, per quanto sembrasse in difficolt nellesprimersi e talvolta vi cacciasse dentro delle parole improprie; il che per dava alla cosa una certa buffa originalit, sicch egli, familiarizzandosi sempre pi con me, finiva con lattenuare limpressione cattiva che avevo dellometto. Questi sembrava mosso da molle, non stava un momento fermo sulla sedia, gesticolava con tutte e due le mani e quando mi resi chiaramente conto che guardava con due diversi volti, mi sentii scorrere un brivido di freddo attraverso i capelli, gi per la schiena. Generalmente egli guardava luomo alto, la cui calma contrastava con lo stato di agitazione dellometto, con il suo volto da vecchio; non certo per nel modo spaventevole con cui aveva guardato me. Nella mascherata della vita terrena il nostro spirito, proprio come attraverso una maschera, spesso guarda con occhi acuti, e riconosce ci che gli affine e perci pu darsi benissimo che noi tre, estranei fino a un momento prima, in quella birreria ci fossimo guardati e riconosciuti. La nostra conversazione prese quel tono sarcastico che caratterizza soltanto gli animi feriti a morte. Anche questo ha i suoi uncini disse luomo alto. Dio mio intervenni io quanti uncini ha per noi preparato il diavolo, dappertutto, sotto le pergole, tra le siepi delle rose, tra le quattro mura di una stanza, a cui noi passando vicino lasciamo sempre appeso qualcosa del nostro prezioso Io! Sembra, cari signori, che anche noi abbiamo smarrito in questo modo qualcosa, per quanto questa notte io senta soprattutto la mancanza del mantello e del cappello che, come sapete, sono appesi a un uncino nellanticamera del consigliere di giustizia. I due furono visibilmente colpiti come se avessero ricevuto una botta inaspettata. Lometto mi guard in modo veramente urtante con il suo viso avvizzito, balz subito su una sedia e sistem ben bene il panno sopra lo specchio, mentre laltro, con cura, smoccolava le candele. La conversazione si rianim a fatica; si accenn a un giovane e bravo pittore, di nome Filippo, e al quadro di una principessa che egli aveva portato a termine con quello spirito damore e quella aspirazione verso il sublime che quella donna devota aveva acceso in lui. somigliantissimo, eppure non un ritratto, ma unimmagine reale osserv luomo alto. cos reale dissi io che lo si direbbe unimmagine tolta via dallo specchio. Allora lometto salt su furioso e fissandomi con il suo viso da vecchio, con occhi fiammeggianti grid: Scemenze, pazzie! Chi pu mai rubare le immagini dallo specchio? Chi pu farlo? Il diavolo forse? Oh, fratello, quello rompe il cristallo con il pesante artiglio e le fini e bianche mani della figura femminile si feriscono e sanguinano. Questa una scemenza! Mostrami, se puoi, limmagine riflessa, limmagine rubata e io, malinconico giovanotto, ti faccio un salto magistrale di mille tese.

Luomo alto si alz, si avvicin allometto e disse: Non dite sciocchezze, amico mio! Altrimenti finirete gi per le scale e allora la vostra immagine riflessa sar piuttosto penosa!. Ah, ah, ah sghignazz lometto con scherno ah, ah, ah, tu credi? lo credi veramente? Ma io ce lho, la mia ombra disgraziato, ce lho, la mia ombra! Poi scapp via e ludimmo ridere fuori e belare: Io ce lho, la mia ombra. Luomo alto, come annientato, pallido come la morte era piombato sulla sedia e, la testa fra le mani, respirando a fatica, gemeva dal profondo del petto. Che cosa vi succede? gli chiesi premuroso. Oh, signore! rispose quellessere malvagio che ci apparso sotto un aspetto cos ostile, che mi corso dietro fin qui dove normalmente me ne sto solo, o dove al massimo uno spirito della terra sbuca di sotto la tavola per prendere le briciole di pane, quelluomo mi ha ricacciato nella mia sconfinata miseria. Ah, perduto, sono perduto irrimediabilmente, per sempre... Addio! Si alz e attraversando la stanza si avvi alla porta. Attorno a lui tutto rimase chiaro: non gettava ombra. Incantato gli corsi dietro: Peter Schlemihl, Peter Schlemihl1gridai ma quello aveva gettato via le pantofole. Lo vidi passare oltre la torre dei gendarmi e scomparire nella notte. Quando feci per rientrare nella bettola loste mi sbatt luscio in faccia dicendo: Da simili clienti mi guardi il buon Dio.... Apparizioni Il signor Mathieu mio buon amico e il suo portiere una persona molto vigile. Mi apr subito quando suonai allAquila dOro. Spiegai come mi fossi allontanato, da una cerchia di invitati, senza cappello e senza mantello in una tasca del quale cera la chiave di casa e come mi fosse impossibile chiamare la mia domestica perch era sorda. Luomo (intendo il portiere) cortesemente mi apr una camera, vi pose le candele e mi augur la buona notte. Cera un largo specchio coperto da un panno che io non so perch tolsi via, ponendo le due candele sul ripiano sottostante. Guardandomi nello specchio, mi vidi cos pallido e sfatto da non riconoscermi. Mi sembrava che dalla profondit dello specchio si staccasse, muovendosi, unoscura figura; e quanto pi vi concentravo lo sguardo tanto pi vedevo concretizzarsi, in uno strano chiarore magico, i lineamenti distinti di una splendida donna: riconobbi Giulia. Preso da unardente nostalgia sospirai: Giulia, Giulia!. Allora dietro le cortine di un letto, nellangolo opposto della stanza, si lev un gemito. Mi misi in ascolto. Sempre pi doloroso e angoscioso si faceva quel gemito. Limmagine di Giulia era svanita; presi con decisione una candela, tirai di colpo la cortina e guardai dentro. Come posso descrivervi la sensazione che provai quando vidi lometto che aveva ora il suo volto giovanile, anche se dolorosamente contratto, e nel sonno si lamentava penosamente dicendo: Giulietta! Giulietta!. Questo nome penetr bruciando nel mio animo: lorrore era svanito e io afferrai e scrollai duramente lomino dicendo: Ehi, amico caro, come siete entrato nella mia camera? Svegliatevi e favorite andare allinferno. Lomino apr gli occhi e mi rivolse uno sguardo opaco: Era un brutto sogno disse. Grazie, grazie davermi svegliato. Le sue parole suonavano come lievi sospiri. Non so come, ma lometto mi sembrava ora un altro individuo; anzi la sofferenza di cui era preda penetr nel profondo

del mio animo e la mia irritazione divenne malinconia. Poche parole furono sufficienti a farmi sapere che il portiere mi aveva aperto la stessa camera che era stata assegnata a lui, sicch ero io lintruso e avevo disturbato il sonno dellometto. Signore disse in birreria forse vi sar sembrato pazzo scatenato; vogliate per attribuire tale mio comportamento al fatto che, non lo nego, di tanto in tanto strani fantasmi mi fanno passare tutti i limiti della norma. Non avete mai provato una cosa simile? Dio mio, s risposi quasi sottomesso anche stasera quando ho visto Giulia. Giulia? gemette lomino con voce stridula e sul viso diventato improvvisamente vecchio guizz un lampo. Lasciatemi stare... ricoprite quello specchio, per favore disse guardando stancamente i guanciali. Signore dissi il nome del mio amore perduto per sempre sembra risvegliare in voi certi ricordi e vedo che mutate viso. Spero per di trascorrere con voi una notte tranquilla ora coprir lo specchio e mi metter a letto. Lometto si tir su, mi guard con lo sguardo dolce e buono del suo viso giovanile, mi prese una mano e stringendola delicatamente mi disse: Dormite tranquillo, signore, vedo che siamo uniti nella sventura. Anche voi forse... Giulia... Giulietta... E sia, voi esercitate su di me un influsso irresistibile... bisogna che vi sveli il mio pi intimo segreto: poi odiatemi, disprezzatemi pure. A queste parole si alz in piedi, si avvolse in unampia veste da camera bianca, e lentamente, proprio come un fantasma, si port vicino allo specchio, mettendovisi dinanzi. Ahim, lo specchio rifletteva chiaramente e limpidamente le due candele, gli oggetti della stanza, me stesso, ma della sua immagine, del suo viso proteso non vi appariva traccia. Si volse verso di me con la disperazione nel viso, mi strinse la mano: Ora conoscete la mia sconfinata miseria disse. Schlemihl, la buona anima di Schlemihl da invidiare in confronto a me. Con leggerezza egli vendette la sua ombra, ma io... io... ho dato la mia immagine riflessa a lei... a lei... oh!... oh!... oh!... Cos gemendo e coprendosi gli occhi con le mani si mosse verso il letto su cui si butt. Rimasi allibito: sospetto, orrore, disprezzo, simpatia, compassione, non so nemmeno io che cosa si agitasse nel mio petto nei riguardi di quellometto. Egli cominci presto a russare in modo cos melodioso e delicato che non potei resistere al potere narcotico di quei suoni. Coprii subito lo specchio, spensi la luce, mi buttai anchio sul letto e caddi in un sonno profondo. Era gi lalba quando un chiarore abbagliante mi dest... Aprii gli occhi e vidi lomino che in veste da camera, con il berretto da notte sul capo, sedeva, voltandomi le spalle, al tavolino e scriveva con grande impegno: le due candele erano accese. Era una scena spettrale: fui preso dallorrore. Ma il sonno mi riprese riportandomi nella casa del consigliere di giustizia, dove io sedevo sullottomana accanto a Giulia. Allimprovviso mi parve che lintera compagnia fosse come quelle divertenti vetrine natalizie di Fuchs, di Weide, Schoch ecc.: e che il consigliere di giustizia fosse una graziosa figurina di gomma con lo sparato di carta da lettere. Le piante e i cespugli di rose crescevano sempre pi. Giulia si alzava e mi porgeva la coppa di cristallo, dalla quale alitavano fiamme azzurrine. In quella mi sentivo tirare per un braccio: era lomino che con il suo viso da vecchio mi bisbigliava: Non bere! non bere!... guardala dunque bene! Non lhai gi vista nei quadri premonitori di Breughel, di Callot o di Rembrandt?.

Ebbi paura di Giulia, perch con quella sua veste tutta a pieghe, maniche a sbuffo, lelaborata pettinatura, assomigliava veramente a una di quelle giovani seducenti circondate da mostri infernali ritratte da quei maestri. Che cosa temi? diceva Giulia. Io ti tengo ancora, te e la tua immagine riflessa. Afferravo la coppa, ma lomino saltava come uno scoiattolo sulla mie spalle e agitava la fiamma con la coda squittendo e strillando: Non bere, non bere!. In quel momento per tutte le figure di zucchero dellesposizione si animavano e agitavano comicamente le manine e i piedini. Il consigliere di gomma sgambettava verso di me e diceva con la sua vocettina: Perch tutto questo rumore, amico caro? Rimettete da bravo i piedi a terra perch da un pezzo mi sono accorto che camminate nellaria al di sopra delle sedie e dei tavoli. Lometto era sparito, Giulia non aveva pi la coppa in mano. Perch non volevi pi bere? diceva. Non era dunque, la bella e pura fiamma che scaturiva dal calice, il bacio che ricevesti una volta da me? Volevo stringermi Giulia al petto, ma Schlemihl si interponeva dicendo: Costei Mina, che ha sposato quel Raskal e mont su alcune figure di zucchero che emisero dei gemiti. Ma subito queste si moltiplicarono a centinaia, a migliaia e mi sgambettarono attorno e mi si arrampicarono addosso in un variopinto, raccapricciante brulichio e mi ronzarono attorno come uno sciame di api. Il consigliere di gomma era salito fino alla mia cravatta che si era messo a stringere sempre pi: Maledetto consigliere di gomma urlai e mi svegliai. Era ormai giorno pieno: le undici di mattina. Tutta quanta la faccenda dellometto deve essere stata un sogno pensavo, quando il cameriere entrando con la colazione mi disse che il signore straniero che aveva dormito nella mia stessa camera era partito al mattino presto lasciandomi i suoi saluti. Sopra il tavolo, al quale lomino si era seduto come uno spettro, trovai un foglio scritto da poco: te ne comunico il contenuto, perch certamente la meravigliosa storia dellometto. La storia dellimmagine perduta Finalmente arriv il momento in cui Erasmo Spikher pot esaudire il desiderio che aveva nutrito in cuore per tutta la vita. Con umore allegro e la borsa piena mont sulla carrozza per lasciare la sua patria e recarsi verso le calde terre del Sud. La devota moglie si sciolse in lacrime, sollev il piccolo Rasmo dopo avergli pulito accuratamente naso e bocca, perch il padre prima della partenza gli desse ancora qualche bacetto... Addio, mio caro Erasmo Spikher disse la donna singhiozzando ti terr la casa in ordine, pensa spesso a me, siimi fedele e non perdere il bel berretto da viaggio, se, come spesso ti succede addormentandoti, sporgi il capo della carrozza. Erasmo Spikher promise. Nella bella Firenze, Erasmo trov alcuni compaesani che se la spassavano con quellardore e con quel desiderio di vita proprio dei giovani. Quel magnifico paese poi offriva in abbondanza tutti i piaceri possibili. Egli seppe mostrarsi un buon compagno di festini e divertimenti di ogni sorta, a cui il suo spirito particolarmente allegro e il suo carattere che univa un certo buonsenso alla pi pazza sfrenatezza sapevano dare uno slancio tutto particolare. Cos avvenne che quei giovani (Erasmo con i suoi ventisette anni era certamente tale) prepararono una notte una bella festa tra i boschetti illuminati di un magnifico giardino. Ognuno, eccettuato Erasmo, aveva con s una gentile donna. Gli uomini vestivano graziosamente con antichi abiti tedeschi, le donne portavano vesti chiare dai colori variopinti, ognuna

diversa dallaltra, cosicch sembravano splendidi fiori graziosi semoventi. Dopo che alcune accompagnandosi con il mormorio dei mandolini ebbero cantato una canzone damore italiana, gli uomini, tra lallegro tintinnare dei bicchieri colmi di vino siracusano, intonarono un forte coro tedesco. Non forse lItalia il paese dellamore? La brezza notturna sussurrava come un nostalgico sospiro; i dolci profumi degli aranci e dei gelsomini ondeggiavano fra i cespugli come parole damore, mescolandosi nel gioco libero e scherzoso che quelle belle donne avevano iniziato, attingendo a tutte quelle piccole, graziose invenzioni che solo le donne italiane sanno trovare. Sempre pi animato e rumoroso si faceva il divertimento. Federico, il pi ardente di tutti, si alz, cinse con un braccio la sua donna e levando il bicchiere colmo di spumeggiante vino siracusano esclam: Dove potremmo trovare la beatitudine celeste se non presso di voi, o soavi e stupende donne italiane? Voi siete lamore stesso. Ma tu, Erasmo continu rivolgendosi a Spikher sembra che tu non te ne accorga, perch non solo contro tutte le disposizioni e le abitudini non hai invitato alla nostra festa nessuna donna, ma te ne stai cos preoccupato e concentrato in te stesso che se non avessi bevuto e cantato anche tu, direi che sei diventato un noioso malinconico. Devo confessarti rispose Erasmo che io in questo modo non posso divertirmi. A casa c la mia cara e buona moglie che amo profondamente e certo la tradirei se mi scegliessi una donna anche soltanto per una sera. Con voi scapoli tuttaltra cosa; ma io sono padre di famiglia. I giovani risero a pi non posso perch Erasmo alla parola padre dl famiglia cercava di assumere unespressione seria, ottenendo invece un effetto assai buffo. La donna di Federico si fece tradurre in italiano ci che Erasmo aveva detto in tedesco; si volse allora con uno sguardo severo verso Federico e alzando un dito disse in segno di lieve minaccia: Tu, gelido tedesco che sei, bada bene! Non hai ancora visto Giulietta. In quellistante allingresso del boschetto si ud un fruscio e alla luce delle candele dalla notte profonda emerse una donna meravigliosa. La bianca veste che le copriva soltanto a met il seno, le spalle e il collo con le maniche a sbuffo sino ai gomiti, le ricadeva gi in ampie pieghe; i capelli divisi sulla fronte erano uniti dietro in un nodo di trecce. Catenine doro al collo, ricchi braccialetti attorno ai polsi completavano labbigliamento allantica della giovane donna che sembrava un personaggio di Rubens o del delicato Mieris. Giulietta! esclamarono le fanciulle estatiche. Giulietta, che nella sua bellezza angelica superava tutte, disse con voce melodiosa: Lasciatemi prendere dunque parte alla vostra bella festa, giovani tedeschi. Voglio mettermi vicino a quello laggi che tra di voi sembra lunico senza gioia e senza amore. E si diresse con tutta la sua grazia verso Erasmo; si accomod sulla sedia rimasta vuota accanto a lui giacch non si era portato alcuna dama. Le fanciulle parlottavano fra loro: Guardate come bella Giulietta anche oggi!. E i giovani dicevano: Guarda un po che cosa ci ha combinato Erasmo, si scelta la pi bella e ci ha preso per il naso. Il primo sguardo rivolto a Giulietta aveva scosso Erasmo fin nel profondo. Come essa gli si avvicin, lo afferr una forza strana opprimendogli il petto al punto di fargli mancare il fiato. Gli occhi fissi su Giulietta, le labbra rigide stava immobile e muto, mentre i giovani a voce alta facevano i loro apprezzamenti sulla grazia e la bellezza di Giulietta. Costei prese un coppa colma, si alz e la porse gentilmente a Erasmo, il quale la prese toccando lievemente le delicate dita di lei. Egli bevve e un torrente di fuoco gli percorse le vene. Allora Giulietta chiese scherzosa: Devo essere io la vostra donna?.

Ma Erasmo come impazzito le si gett ai piedi, strinse le mani di lei al proprio petto ed esclam: S, s, tu lo sei, te, te, io ho sempre amato, o angelo del cielo! Te ho sempre visto nei miei sogni. Tu mia felicit, anima mia, mia sublime esistenza. Tutti credettero che il vino gli fosse andato alla testa, perch mai lavevano visto cos: sembrava un altro. S, tu, tu sei la mia vita, tu ardi in me e mi divori con il tuo fuoco: lasciami morire... solo in te, solo te voglio essere. Cos gridava Erasmo mentre Giulietta lo abbracciava teneramente, poi, calmatosi, sedette al suo fianco e la compagnia riprese, con giochi e canti, le schermaglie amorose che Giulietta ed Erasmo avevano interrotto. Quando Giulietta cantava sembrava che dal profondo del suo petto uscissero suoni celestiali suscitando in tutti un piacere fino allora soltanto immaginato. La sua meravigliosa voce cristallina aveva in s un ardore misterioso che imprigionava lanimo di ognuno. Ogni giovane allora stringeva a s pi forte la propria donna e gli occhi si scambiavano lampi ardenti. Gi un roseo chiarore annunciava linizio dellalba allorch Giulietta propose di porre fine alla festa. E cos fu fatto. Erasmo voleva accompagnare Giulietta, ma ella rifiut ed indic la casa dove avrebbe potuto trovarla. Mentre i giovani intonavano un canto a conclusione della festa, Giulietta scomparve dal boschetto. Qualcuno vide che si allontanava lungo un viale, preceduta da due valletti che reggevano le fiaccole. Erasmo non os seguirla. I giovani pertanto presero a braccetto ciascuno la propria donna e si allontanarono tutti allegri. Profondamente turbato e in preda alle pene damore, alla fine Erasmo li segu, preceduto dal suo servitorello che gli faceva luce. Lasciati gli amici camminava per una strada fuori mano che conduceva alla sua abitazione. Laurora aveva ormai rischiarato il cielo, il servitore spense la fiaccola contro il selciato, quando tra le scintille sfavillanti sorse improvvisamente davanti a Erasmo una strana figura, un uomo lungo e magro con un naso da falco, gli occhi scintillanti, la bocca ironicamente atteggiata a scherno, vestito di una giubba rosso fuoco con lucenti bottoni dacciaio. Questi rise e disse con voce stridula e sgradevole: Oh, oh, voi siete certo uscito da un vecchio libro illustrato con questo vostro mantello, il farsetto con lo spacco e questo berretto piumato! Siete veramente buffo, signor Erasmo, volete proprio diventare lo zimbello della gente che passa per la strada? Rientrate, dunque, buono buono nel vostro volume di pergamena. Che vi importa del mio modo di vestire? disse Erasmo seccato, e spingendo da una parte limportuno fece per proseguire sulla sua strada, ma quello gli grid dietro: Su, su, non affrettatevi cos, tanto non potete andare subito da Giulietta. Erasmo si volt di scatto: Che cosa avete da dire di Giulietta? disse con voce rabbiosa, afferrando per il petto luomo vestito di rosso. Questi per si volt pi rapido di una freccia e prima che Erasmo se ne accorgesse scomparve. Erasmo rimase sbalordito con in mano un bottone dacciaio che aveva strappato alluomo in rosso. Era quel ciarlatano del dottor Dappertutto, che cosa voleva da voi? chiese il servitore mentre Erasmo, preso da una strana paura, si affrettava verso casa. Giulietta accolse Erasmo con quella straordinaria grazia e gentilezza che le erano proprie. Alla folle passione di Erasmo oppose un atteggiamento calmo e sereno. Solo di tanto in tanto i suoi occhi lampeggiavano vividi, ed Erasmo, incontrando uno di quegli strani sguardi, si sentiva scosso da un leggero tremito. Mai gli diceva di amarlo, ma tutto quanto il suo comportamento glielo faceva capire chiaramente e cos avvenne che egli si sent avvinto a lei da legami sempre pi forti. Gli si dischiuse una vita di sogno; vedeva ormai raramente gli amici, perch Giulietta lo aveva introdotto in unaltra compagnia.

Una volta incontr Federico, che lo ferm, e poich Erasmo si era commosso ai vari ricordi della sua patria e della sua casa, gli disse: Lo sai, Spikher, di essere entrato in una cerchia di persone molto pericolose? Avrai certo notato che la bella Giulietta una delle pi furbe cortigiane che mai si conoscano. Di lei si raccontano molte strane e misteriose storie che la mostrano sotto una luce assai singolare. Che Giulietta, se vuole, sappia esercitare sugli uomini un influsso irresistibile e che riesca a legarseli con vincoli indissolubili, lo vedo da ci che avvenuto di te: sei completamente cambiato; irretito dalle seduzioni di Giulietta, non pensi pi alla tua cara e devota moglie. Erasmo port le mani al viso e piangendo invoc il nome di sua moglie. Ben si accorse Federico del conflitto in cui si dibatteva Erasmo. Spikher disse partiamo subito. S, Federico disse Erasmo con forza hai ragione, non so come, ma mi prendono allimprovviso certi terribili presentimenti!... Io devo assolutamente partire, oggi stesso. I due amici si affrettarono, ma in quel momento il signor Dappertutto attravers loro la strada e ridendo in faccia a Erasmo esclam: Suvvia, affrettatevi, correte! Giulietta vi aspetta con il cuore pieno di nostalgia e il viso in lacrime... Su, presto, affrettatevi. Erasmo fu colpito come dalla folgore. Questo individuo disse Federico questo ciarlatano, mi sta veramente sullo stomaco; va e viene da Giulietta e le vende le sue essenze miracolose. Cosa? fece Erasmo questo stomachevole individuo da Giulietta... da Giulietta...? Perch ci mettete tanto tempo? Tutti vi aspettano. Non avete dunque pensato a me? cos si espresse una dolce voce da un balcone. Era Giulietta: senza accorgersene, i due amici si erano fermati proprio davanti a casa sua. Con un balzo Erasmo fu dentro. Non c pi nulla da fare ormai: perduto disse Federico sottovoce e si allontan per la sua strada. Giulietta non era mai stata cos deliziosa: portava lo stesso abito che aveva quella sera nel giardino, ed era raggiante in tutto lo splendore e la grazia della giovinezza. Erasmo aveva ormai dimenticato tutto quello che aveva detto a Federico e pi che mai si sentiva trasportato dalla volutt in uno stato di estasi suprema. Giulietta stessa del resto non gli aveva mai mostrato cos senza alcun riserbo come allora la profondit dei suoi sentimenti. Sembrava che guardasse solo lui, che esistesse solo per lui. In una villa, che Giulietta aveva affittato per lestate, si doveva dare una festa. E tutti vi si recarono. Tra gli invitati cera un giovane italiano daspetto molto brutto e peggio ancora di modi. Costui incominci a corteggiare intensamente Giulietta suscitando la gelosia di Erasmo, che, corrucciato, si allontan dagli altri in un viale laterale del giardino. Giulietta lo cerc e gli disse: Che cosa ti succede? Non sei forse tutto mio?. E abbracciandolo teneramente lo baci sulle labbra. Lingue di fuoco guizzarono attraverso il suo corpo e nellesaltazione amorosa strinse Giulietta a s dicendo: No, io non ti lascio, dovessi morire nella rovina e nella vergogna. A queste parole Giulietta ebbe uno strano sorriso e gli scocc uno di quegli sguardi che lo facevano rabbrividire.

Ritornarono tra gli altri. Lantipatico giovane italiano fece ora la parte di Erasmo: spinto dalla gelosia lanciava frasi pungenti e offensive contro i tedeschi e in particolare contro Spikher. A un certo momento questi non ne pot pi e decisamente si mosse contro litaliano: Basta disse con la vostra sprezzante ironia contro i tedeschi e contro di me altrimenti vi butt in quello stagno dove potreste cimentarvi nel nuoto. In quel momento un coltello balen nelle mani dellitaliano; furibondo allora Erasmo lo afferr per la gola e lo butt a terra dandogli un calcio alla nuca. Litaliano, rantolando, spir. Tutti si scagliarono su Erasmo, che non riusciva pi a dominarsi... si sent afferrare e trascinare via. Quando si riebbe, come da un profondo stordimento si trov in un piccolo salottino ai piedi di Giulietta che io teneva fra le braccia, la testa china su di lui. Cattivo, cattivo tedesco diceva essa con dolcezza infinita che paura mi hai fatto. Ti ho salvato da un pericolo immediato, ma tu ora non sei pi sicuro in Firenze e neppure in Italia. Devi andare via, devi lasciare colei che ti ama tanto. Il pensiero della separazione strazi Erasmo con un dolore senza nome. Fammi rimanere grid. Piuttosto meglio morire; vivere senza di te non significa morire? Gli sembr allora che una voce lontana e sommessa lo chiamasse dolorosamente per nome. Era la voce della devota moglie. Erasmo ammutol e Giulietta in uno strano modo gli chiese: Pensi forse a tua moglie? Ah, Erasmo, tu mi dimenticherai subito. Possa io essere tuo per sempre, per sempre! disse Erasmo. Essi stavano proprio di fronte a un grande specchio molto bello. Stava appeso alla parete del salottino e ai due lati ardevano chiare candele. Giulietta pi forte, con maggiore tenerezza, strinse Erasmo a s, mentre dolcemente sussurrava: Lasciami la tua immagine riflessa, amore mio, essa deve stare sempre con me, mia deve essere. Giulietta disse Erasmo meravigliato che cosa vuoi dire? La mia immagine riflessa? E guard nello specchio che rifletteva lui e Giulietta uniti in un dolce abbraccio damore. Come puoi trattenere la mia immagine continu se essa dovunque viene con me e da ogni chiara acqua, da ogni superficie tersa, mi viene incontro? Tu disse Giulietta tu che volevi essere mio, anima e corpo, non vuoi neppure concedermi questo sogno del tuo io che balena dallo specchio? Presso di me non dovr rimanere neppure la tua fugace immagine ad accompagnarmi attraverso la misera vita che, quando te ne sarai fuggito, rimarr senza gioia e senza amore? Calde lacrime spuntarono dai begli occhi scuri di Giulietta. Allora Erasmo, folle di amore e di dolore mortale, disse: Devo proprio andarmene da te? Certo lo devo, ma allora la mia immagine riflessa appartenga per sempre a te. Nessuna forza, neppure il diavolo potr strappartela fino a che tu avrai me anima e corpo. Dopo che cos ebbe parlato, i baci di Giulietta sulla sua bocca bruciavano come fuoco sino a che essa

si stacc da lui e protese avidamente le braccia verso lo specchio. Erasmo vide la propria immagine, indipendentemente dai propri movimenti, uscire dallo specchio e passare nelle braccia di Giulietta, e scomparire poi in una strana foschia. Voci orribili incominciarono a belare e a ridere diabolicamente; in preda a un terrore mortale, Erasmo cadde inanimato; ma langoscia stessa e lorrore lo strapparono al suo stordimento, e come immerso nelle tenebre arriv barcollando fino alla porta e scese le scale. Davanti alla casa qualcuno lo afferr, lo trascin nella carrozza che si allontan velocemente. A quanto sembra siete un po cambiato disse in tedesco un uomo che gli si era seduto vicino. Siete un po cambiato, ma ora tutto andr per il giusto verso se vi affiderete completamente a me. La piccola Giulia mi ha gi fatto le sue raccomandazioni. Voi certo siete un giovane molto caro e siete straordinariamente incline ai divertimenti garbati proprio come piacciono a noi due, a me e a Giulietta. Quel calcio alla nuca stato un vero calcio alla tedesca. Come sporgeva la lingua paonazza di quellinnamorato!... Era veramente buffo a vedersi, e come gracchiava e miagolava prima di schiattare... Ah, ah, ah... La voce di quelluomo suonava cos sarcastica, il suo ciarlare era cos odioso che quelle parole entrarono nel petto di Erasmo come pugnalate. Chiunque voi siate disse Erasmo tacete, tacete, non parlate di quel delitto di cui mi pento! Pentirsi, pentirsi! rispose luomo. Allora vi pentite anche di avere conosciuto Giulietta e di averne conquistato il dolce amore? Ah, Giulietta, Giulietta sospir Erasmo. Gi continu luomo siete veramente un bambino. Voi desiderate e volete, ma tutto deve andare nel migliore dei modi. spiacevole certo che voi abbiate dovuto abbandonare Giulietta, ma se voleste rimanere qui io potrei senza dubbio sottrarvi a tutti i pugnali dei vostri persecutori e anche alla cara giustizia. Il pensiero di restare presso Giulietta conquist subito Erasmo. Come sarebbe possibile? chiese. Conosco un mezzo simpatetico continu luomo che pu colpire con la cecit i vostri persecutori; insomma un mezzo che agisce in modo che voi appariate sempre con un nuovo viso, cos che essi non vi riconoscano. Appena sar giorno abbiate la compiacenza di guardarvi in uno specchio a lungo e attentamente; io poi, senza portarvi alcun danno, con la vostra immagine riflessa combiner certe operazioni e voi sarete sicuro e potrete vivere senza pericolo con Giulietta In piena felicit. spaventoso, spaventoso grid Erasmo. Che cosa c di spaventoso, caro amico? chiese sarcastico luomo. Ah, io ho... io... ho incominci Erasmo. ... Lasciata la vostra immagine riflessa lo interruppe subito luomo presso Giulietta... Ah, ah, ah! Benissimo, mio caro! Ora potete correre per i campi e per i boschi, per le citt e per i villaggi sino a che avrete ritrovato vostra moglie insieme al piccolo Rasmo e sarete di nuovo un padre di famiglia, ma senza immagine riflessa: al che vostra moglie certo non far caso poich vi avr in carne e ossa mentre Giulietta possieder per sempre limmagine impalpabile del

vostro io. Taci, uomo spaventoso grid Erasmo. In quel mentre si avvicinava unallegra brigata di gente che cantava; la luce delle fiaccole illumin linterno della carrozza. Erasmo pot vedere in viso il compagno e riconobbe in lui lodioso dottor Dappertutto. Con un salto balz fuori dalla carrozza e corse verso la brigata perch da lontano aveva riconosciuto la potente voce di basso di Federico. Erano gli amici che ritornavano da una cena in campagna. In gran fretta Erasmo inform Federico di tutto quanto era successo, ma tacque la perdita della propria immagine. Si affrettarono insieme verso la citt e tutto fu preparato in cos breve tempo che allalba Erasmo, su un veloce cavallo, era gi lontano da Firenze. Spikher rifer poi alcuni episodi accaduti durante il viaggio. Il pi importante fu quello che gli fece sentire per la prima volta la perdita della sua immagine riflessa. Per far riposare il cavallo si era fermato in una grande citt e tranquillamente si era seduto alla tavola affollata di una locanda, non facendo caso al fatto che proprio di fronte a lui, sulla parete, stava appeso un bellissimo specchio. Un disgraziato di cameriere che stava dietro la sua sedia si accorse che nello specchio la sedia rimaneva vuota e che nulla della persona seduta vi appariva. Richiam lattenzione del vicino di Erasmo, questi a sua volta del proprio vicino, e lungo tutta la tavolata si diffuse un mormorio, un bisbiglio, mentre tutti guardavano prima Erasmo e poi lo specchio. Erasmo non si era ancora accorto che si parlava di lui, quando un tipo molto serio si alz dalla tavola e lo port davanti allo specchio, vi guard e rivolto ai commensali esclam: Non c dubbio: non possiede limmagine riflessa. Non ha immagine riflessa, non ha immagine riflessa! tutti si misero a gridare. Unmauvais sujet , unhomo nefas , buttatelo fuori dalla porta. Furibondo e pieno di vergogna Erasmo corse nella sua camera; ma era appena arrivato quando la polizia gli fece sapere che entro unora o si presentava alle autorit nella sua completa e perfettamente somigliante immagine riflessa, oppure doveva abbandonare la citt. Egli fugg inseguito dalla plebaglia oziosa e dalla ragazzaglia che gli gridava dietro: Ecco che scappa quello che ha venduto la sua immagine riflessa al diavolo, eccolo che scappa!. Finalmente si trov in aperta campagna. Da quel momento, in qualunque posto andasse, con il pretesto di un innato orrore per le immagini riflesse egli faceva coprire gli specchi. Cos venne soprannominato il generale Suvarov, che aveva questa stessa fissazione. Raggiunta la sua citt natale e la sua casa, fu accolto con gioia dalla cara moglie e dal piccolo Rasmo. Ben presto nella tranquillit e nel conforto delle mura domestiche si sent compensato della perdita dellimmagine riflessa. Un giorno Spikher, che aveva completamente dimenticato la bella Giulietta, giocava con il piccolo Rasmo questi aveva le mani sporche di caligine e le pass sul viso del padre: Ah, pap, pap, come ti ho sporcato la faccia di nero! Guarda qui. Cos dicendo, il piccolo, prima che Spikher potesse impedirglielo, prese uno specchio, lo pose davanti al padre e vi guard dentro. Ma subito piangendo lasci cadere lo specchio e corse fuori dalla stanza. Poco dopo entr la moglie, lo stupore e lo spavento dipinti sul viso. Che cosa mi ha raccontato Rasmo? domand. Che io non avrei limmagine riflessa, non vero, cara? disse Spikher con un sorriso forzato e cerc di dimostrare che era da pazzi credere che si potesse perdere la propria immagine riflessa e che in ogni caso non sarebbe stata una grande perdita giacch ogni immagine riflessa solo una illusione, induce

alla vanit e costringe lindividuo a dividersi tra realt e sogno. Mentre cos parlava la moglie aveva tolto rapidamente il panno che copriva lo specchio del soggiorno. Vi guard dentro e come colpita dal fulmine cadde a terra. Spikher la sollev, ma appena quella torn in s lo allontan con orrore esclamando: Lasciami, lasciami, uomo spaventoso. Tu non sei, no, non sei mio marito... sei uno spirito infernale tu, che vuole dannarmi, vuole perdermi. Vattene, lasciami, non hai nessun potere su di me, maledetto. Le sue grida risuonarono per le stanze; la gente di casa accorse ed Erasmo si precipit fuori di casa disperato e imbestialito. Come impazzito si aggirava per i solitari viali del parco nei pressi della citt. Improvvisamente la figura di Giulietta sorse davanti a lui in tutta la sua angelica bellezza, ed egli grid: Cos ti vendichi, Giulietta, perch ti ho abbandonato e perch invece del mio vero Io ti ho dato soltanto la mia immagine? Oh, Giulietta, voglio essere tuo, corpo e anima... lei a cui ti ho sacrificato, lei mi ha scacciato. Giulietta, Giulietta, voglio essere tuo con il corpo, con lanima, con tutta la vita. Lei pu senzaltro esserlo, mio caro disse il signor Dappertutto che allimprovviso apparve vicino a lui nella sua giacca scarlatta con i lucenti bottoni dacciaio. Per linfelice Erasmo quelle parole erano una vera consolazione, per cui non fece neppure caso al viso odioso e malvagio di Dappertutto. Si ferm e chiese in tono lamentoso: Come potr ritrovarla se per me per sempre perduta?. Affatto rispose Dappertutto. Giulietta non lontana da qui e ha un gran desiderio della sua preziosa persona, signore, perch, in fin dei conti, unimmagine rispecchiata non che una semplice illusione. Del resto appena Giulietta possieder con sicurezza la sua preziosa persona in corpo e anima, le restituir illesa la sua cara immagine riflessa. Portami da lei, portami da lei disse Erasmo. Dov? Bisogna prima fare ancora qualcosa, una inezia disse Dappertutto prima che possa vedere Giulietta e darsi tutto a lei in cambio della restituzione dellimmagine. Lei, caro signore, non pu disporre completamente della sua preziosa persona perch ancora legata con certi vincoli che devono essere anzitutto sciolti: la sua cara moglie con il figlioletto che promette tanto... Che centra questo? scatt a dire Erasmo. Un eccezionale scioglimento di questi legami continu Dappertutto lo si pu ottenere in un modo molto semplice. Lei sa gi, sin dallepoca di Firenze, che io sono abilissimo nel preparare medicine portentose: ora avrei sottomano un piccolo rimedio familiare. Bastano poche gocce per coloro che ostacolano lei e Giulietta ed essi senza neppure accorgersene cadranno inanimati. Questo lo si chiama morire, e la morte certo una cosa amara; ma non forse piacevole il sapore delle mandorle amare? E la morte racchiusa in questa fiala possiede solo questa amarezza. Non appena la cara famiglia sar serenamente trapassata, un piacevole odore di mandorle amare si diffonder dovunque... Prenda, prenda, signore! e allung a Erasmo una piccola fiala. Uomo spaventoso! grid questi dovrei avvelenare mia moglie e mio figlio? E chi parla di veleno? linterruppe luomo vestito di rosso. Nella fiala contenuto soltanto un rimedio familiare di gusto gradevole; avrei a disposizione altri rimedi che potrebbero procurarle la libert, ma io vorrei agire completamente attraverso di lei, cos, in modo molto semplice: questa una

mia mania. Prenda, mio caro, con assoluta tranquillit! Senza accorgersi Erasmo si trov la fiala in mano. E come un incosciente corse a casa nella sua camera. Sua moglie aveva passato tutta la notte in mille angustie e tormenti e continuava a dire che colui che era ritornato non era suo marito, bens uno spirito infernale che aveva preso la forma di suo marito. Come Spikher fu di nuovo in casa, tutti fuggirono atterriti; solo il piccolo Rasmo os avvicinarlo e chiedergli ingenuamente perch non aveva portato con s la propria immagine riflessa e disse che la mamma ne sarebbe morta di dolore. Erasmo fiss il piccolo selvaggiamente, aveva ancora la fiala di Dappertutto in mano. Il piccolo portava sul braccio la sua colomba preferita e cos avvenne che lanimale avvicinandosi alla fiala ne beccasse il tappo; subito lasci cadere il capino: era morto. Atterrito Erasmo url: Traditore, tu non mi persuaderai mai a tale diabolica azione. Butt la fiala dalla finestra aperta, cos che and in mille schegge sul lastrico del cortile. Si diffuse su fino alle stanze un grato odore di mandorle amare. Il piccolo Rasmo era fuggito spaventato. Spikher pass tutto il giorno in mille tormenti finch sopraggiunse la notte. Limmagine di Giulietta nel suo cuore si faceva sempre pi viva. Una volta in presenza di lui le si era rotta una collana di quelle piccole bacche rosse che le donne portano come perle. Nel raccoglierla, egli ne aveva nascosta una perch era stata a contatto con il collo di Giulietta e laveva fedelmente conservata. Ora la trasse fuori e guardandola fissamente rivolse i suoi pensieri e la sua anima allamante perduta. Sembrava che dalla perla si diffondesse un profumo magico, quel magico profumo che lo avvolgeva quando era vicino a Giulietta. Oh, Giulietta, vederti ancora una volta e poi scomparire nella rovina e nella vergogna. Non aveva ancora pronunciato queste parole che, sul corridoio, proprio davanti alla porta si ud un fruscio e uno stropiccio. Egli sent un rumore di passi... qualcuno buss alla porta. La speranza e langoscia gli mozzarono il fiato. Giulietta entr tutta radiosa. Pazzo di amore e di desiderio la serr fra le braccia. Ora sono qui, mio adorato disse lei dolcemente a bassa voce guarda come ho conservato fedelmente la tua immagine! E, tolto il panno dallo specchio, Erasmo pot vedere incantato la propria immagine accanto a quella di Giulietta; ma, indipendente da lui, essa non rispecchiava i suoi movimenti. Erasmo fu preso dal terrore: Giulietta disse devo proprio impazzire per amor tuo? Dammi limmagine riflessa e prendimi tutto, vita, corpo, anima. C ancora qualcosa tra noi, caro Erasmo disse Giulietta tu lo sai: non te lha detto forse Dappertutto? In nome di Dio, Giulietta interruppe Erasmo se soltanto a questo patto posso diventare tuo, preferisco morire. Certo disse Giulietta Dappertutto non pu spingerti in nessun modo a questa azione. Per brutto che un voto e la benedizione di un prete abbiano tanta forza, ma tu devi sciogliere il legame che ti avvince, altrimenti non potrai mai essere completamente mio e per questo c un rimedio migliore anche di quello che Dappertutto ha proposto.

Quale ? chiese subito Erasmo. Giulietta gli mise un braccio attorno al collo e appoggiando il suo capo al petto di lui sussurr lentamente: Tu scrivi su un piccolo foglio di carta il tuo nome, Erasmo Spikher, sotto queste poche parole: io do al mio buon amico Dappertutto ogni potere su mia moglie e su mio figlio perch ne faccia quel che vuole, e sciolga il legame che mi avvince, perch dora innanzi voglio appartenere con la mia carne e con la mia anima immortale a Giulietta che eleggo a mia compagna e che lego a me con un voto particolare per leternit. Tutti i nervi di Erasmo vibrarono violentemente. Baci di fuoco bruciarono le sue labbra, egli aveva il foglietto che Giulietta gli aveva dato. Improvvisamente dietro Giulietta sorse gigantesco Dappertutto che gli allung una penna di metallo. In quellattimo sulla mano sinistra di Erasmo si ruppe una piccola vena e ne sprizz del sangue. Intingi, intingi... scrivi, scrivi! gracchi il rosso individuo. Scrivi, scrivi, mio per sempre, mio unico amore! sussurrava Giulietta. Gi egli aveva intinto la penna nel sangue, e stava per firmare, quando la porta si apr ed entr una bianca figura che fissando Erasmo con occhi spettrali disse con cupo dolore: Erasmo, Erasmo, che cosa fai? In nome del Redentore, non commettere questa spaventosa azione!. Erasmo, riconoscendo sua moglie in quella figura ammonitrice, butt carta e penna lontano da s. Lampi ardenti sprizzarono dagli occhi di Giulietta, odiosamente contratto era il suo viso, tutto il suo corpo pareva ardesse. Vattene, rifiuto infernale, nulla devi avere della mia anima. In nome del Redentore, togliti di mezzo, serpente... linferno ribolle in te! grid Erasmo e respinse violentemente Giulietta che ancora lo teneva abbracciato. Si ud allora un urlio assordante e un agitarsi di nere ali di corvo in tutta la stanza. Giulietta e Dappertutto scomparvero entro un fumo denso e puzzolente, che usciva dalle pareti, spegnendo i lumi. Infine il chiarore dallalba entr dalle finestre. Erasmo si rec subito dalla moglie e la trov dolce e mansueta. Nel letto di lei il piccolo Rasmo era gi sveglio. Porse la mano al marito stremato dicendo: Ora conosco tutto il male che ti successo in Italia e ti compiango di tutto cuore. Grande il potere del nemico e poich egli conosce tutti i vizi, sa fare anche il ladro e non ha saputo resistere neppure al desiderio di portarti via in modo cos malvagio la tua bella e somigliante immagine riflessa. Guardati dunque in quello specchio, mio caro! Spikher guard tutto tremante e con aria miserevole. Limpido e chiaro rimase lo specchio: Erasmo Spikher non vi appariva. Questa volta continu la moglie bene che lo specchio non rimandi la tua immagine, perch hai unespressione molto stupida, caro Erasmo. Daltra parte non ti sar difficile capire che, senza immagine riflessa, sarai il ludibrio della gente e quindi non potrai essere un bravo e perfetto padre di famiglia che imponga rispetto alla moglie e ai figli. Il piccolo Rasmo vuole gi farsi beffe di te e ha intenzione di dipingerti in viso con il carbone un paio di mustacchi: tanto tu non te ne puoi accorgere.

Va dunque ancora per il mondo per un certo tempo e cerca di farti restituire dal diavolo la tua immagine riflessa. Quando la ritroverai, allora di tutto cuore sarai il benvenuto. Dammi un bacio Spikher glielo diede ed ora... buon viaggio! Ricordati di mandare qualche volta un paio di nuovi calzoncini a Rasmo: ne ha bisogno perch abituato a trascinarsi sulle ginocchia. E se vai a Norimberga, acquista, da buon padre, un ussaro colorato e un dolce di pan pepato. Addio, caro Erasmo! La moglie si volt sul fianco e si addorment. Spikher sollev il piccolo Rasmo e se lo strinse al petto; ma questi si mise a gridare. Spikher allora lo mise gi e part per il vasto mondo. Una volta si incontr con Peter Schlemihl, che aveva venduto la propria ombra. Deliberarono di farsi compagnia, cosicch mentre Erasmo Spikher gettava la necessaria ombra, Peter Schlemihl rifletteva la dovuta immagine. Ma non se ne fece nulla. IL CONSIGLIERE KRESPEL Il consigliere Krespel fu certo uno dei pi strani individui che abbia mai incontrato in vita mia. Quando mi recai a H. per rimanervi qualche tempo, tutta la citt parlava di lui perch proprio allora egli stava combinando uno dei suoi tiri pi matti. Krespel era noto come abile, erudito giurista e valente diplomatico. Un principe allora regnante in Germania, non certo dei pi importanti, si era rivolto a lui perch gli preparasse un memoriale attraverso il quale potesse far valere le sue giuste pretese su un certo territorio. Questo memoriale, che fu presentato allimperatore, ebbe esito favorevolissimo. Siccome Krespel si era una volta lamentato di non riuscire a trovare unabitazione di suo gradimento, il principe, per compensarlo del memoriale, si assunse le spese di una casa che egli poteva far costruire a suo piacimento. Il principe inoltre voleva acquistare il terreno che Krespel avrebbe preferito; ma questi non accett, stabilendo invece che la casa venisse costruita in un giardino di sua propriet, fuori porta, in bellissima posizione. Egli dunque acquist tutto il materiale necessario e lo fece portare sul luogo; poi lo si vide per vari giorni (vestito con un abito strano che si era fatto fare secondo criteri tutti suoi), spegnere la calce, setacciare la sabbia, ammucchiare le pietre in cumuli regolari ecc. Non aveva parlato con alcun architetto, non aveva tracciato alcuna pianta. Un bel giorno per and da un bravo capomastro di H. e lo preg di trovarsi lindomani allalba nel giardino, con operai, garzoni, manovali ecc. per costruire la casa. Naturalmente il capomastro chiese la pianta della costruzione e si meravigli non poco quando Krespel rispose che non ve nera bisogno e che tutto sarebbe andato a posto come doveva andare. Il mattino dopo il capomastro, recatosi sul posto con tutto il personale, trov un fossato quadrangolare regolarmente tracciato, e Krespel disse: Qui siano poste le fondamenta della mia casa e io vi prego di innalzare le mura sino a quando vi dir di smettere. Senza finestre, senza porte, senza muri divisori? fece il capomastro preso dal timore di avere a che fare con un pazzo. Certo, proprio come vi dico, mio caro rispose molto calmo Krespel. Tutto il resto verr da s. Soltanto la promessa di una ricca ricompensa pot indurre il capomastro a iniziare quella balorda

costruzione. Mai lavoro fu condotto in modo pi allegro: infatti tra le continue risate degli operai, i quali non abbandonavano il posto di lavoro perch cera sempre da bere e da mangiare in abbondanza, le quattro mura sorsero in un modo incredibilmente veloce, sino a che un giorno Krespel disse: Alt. Cazzuole e martelli tacquero, gli operai scesero dalle impalcature e, mentre si disponevano attorno a Krespel, i loro visi sorridenti sembravano chiedere: E ora che facciamo?. Largo disse Krespel e and di corsa a unestremit del giardino; poi lentamente ritorn verso il perimetro della casa, vicino al muro scosse il capo insoddisfatto, poi di nuovo corse allaltra estremit del giardino, ritorn ancora una volta verso il perimetro della casa e fece come prima. Ripet il gioco parecchie volte finch, battendo il naso appuntito contro il muro, grid: Qua, qua, voi, venite qua, aprite una porta; apritela qui, in questo punto. Indic esattamente laltezza e la larghezza in piedi e in pollici e fu fatto come egli aveva ordinato. Krespel allora, entrato nella casa, sorrise compiaciuto quando il capomastro not che le mura avevano giusto laltezza di una casa a due piani. Pensieroso cominci a muoversi su e gi nellinterno e dietro a lui i muratori con i martelli e i picconi. E appena egli diceva: Qui una finestra alta sei piedi e larga quattro, l una finestrella alta tre piedi e larga due, si eseguiva al volo. Io arrivai a H. proprio durante questi lavori, ed era veramente divertente vedere centinaia di persone assiepate attorno al giardino lanciare grida di gioia quando le pietre volavano fuori e una nuova finestra si apriva proprio l dove nessuno se laspettava. Nello stesso modo Krespel si comport per tutto il resto della costruzione e degli altri lavori necessari: questi cio venivano compiuti secondo le sue improvvise disposizioni. Loriginalit di tutta limpresa, la sicura persuasione che alla fine tutto si sarebbe concluso nel migliore dei modi, soprattutto la generosit di Krespel, che non gli costava nulla, mantennero tutti di buonumore. Cos quelle difficolt che per forza dovevano presentarsi in quello strano modo di costruire furono superate e in breve tempo la casa fu compiuta perfettamente anche se dallesterno era molto strana a vedersi perch non cera una finestra uguale a unaltra. Dentro per larredamento dava proprio limpressione di una grande comodit. Lo assicuravano del resto tutti coloro che vi erano stati e io stesso dovetti notarlo, quando Krespel, del quale feci la conoscenza, mi ci condusse. Sino allora non avevo potuto parlare con quello strano individuo: era talmente occupato nella costruzione della casa che non si faceva pi neppure vedere a pranzo il marted dal professor M., dove era solito recarsi; anzi, a un invito particolare, egli fece dire che prima della solenne inaugurazione della sua casa non si sarebbe mosso di un passo. Tutti gli amici e i conoscenti erano ansiosi nellattesa di un grande banchetto; ma Krespel non invit nessuno allinfuori dei muratori, dei garzoni, dei manovali che avevano costruito la casa. E li serv con i cibi pi scelti: i muratori senza ritegno divorarono pasticci di pernice, i falegnami con grande gioia piallarono fagiani arrosto e gli affamati manovali si riempirono il piatto con le porzioni pi prelibate di fricassea di tartufi. La sera poi vennero le mogli e le figlie e si diede inizio a un grande ballo. Krespel danz un poco con le mogli dei muratori, ma poi, unitosi ai musicanti e preso il violino, diresse la musica da ballo sino allalba. Il marted successivo a quella festa che fece conoscere il consigliere Krespel come amico del popolo, lo trovai finalmente con mia grande gioia dal professor M. Non possibile immaginare un modo pi strano di comportarsi di quello di Krespel. Rigido e goffo nei movimenti, sembrava che a ogni momento egli stesse per urtare contro qualcosa e fare qualche malanno; ma che questo non accadesse lo

si sapeva gi dal fatto che la padrona di casa non impallidiva minimamente quando egli a grandi passi si muoveva attorno alla tavola apparecchiata con le pi eleganti tazzine oppure quando manovrava verso lo specchio che arrivava sino al pavimento, o quando afferrava un vaso di fiori di porcellana dipinta e lo agitava per aria come se volesse farne brillare i colori. In genere Krespel prima di mettersi a tavola osservava meticolosamente tutto ci che cera nella camera del professore; montando su una sedia imbottita arriv persino a staccare un quadro dalla parete per riappenderlo poi di nuovo. Intanto parlava continuamente; saltava da un argomento allaltro (e questo avveniva soprattutto quando era a tavola), oppure non riusciva ad abbandonare un determinato argomento e sempre rifacendosi ad esso si perdeva in mille labirinti e non riusciva pi a ritrovarsi sino a quando non veniva afferrato da qualcosa daltro. Il suo tono di voce ora era aspro e stridulo, ora si stendeva lievemente cantilenante, mai per in armonia con quello che diceva. Si parl di musica e si lod un certo nuovo compositore. Krespel sorrise e disse col suo tono cantilenante: Vorrei che il neropiumato Satana cacciasse quel pazzo guastasuoni gi nellabisso infernale a diecimila milioni di piedi di profondit. Poi allimprovviso infuriato scatt: Essa un angelo del cielo, tutta suoni puri e divini, un astro luminoso del canto! e non poteva trattenere le lacrime. Fu necessario ricordarci che unora prima si era parlato di una celebre cantante. Si mangi un arrosto di lepre e io notai che, sul suo piatto, Krespel staccava accuratamente la carne dalle ossa e alla sua richiesta dove fossero le zampe della lepre, la piccola del professore, cha aveva cinque anni, gliele porse con un sorriso amichevole. I fanciulli, che durante tutto il pranzo avevano guardato il consigliere sorridendogli amichevolmente, ora si alzarono e gli si fecero vicini, rimanendo tuttavia in atteggiamento rispettoso e timido a tre passi di distanza. Che cosa succeder ora? mi chiedevo. Fu servito il dessert; il consigliere trasse allora dalla tasca una cassettina dove vi era un piccolo tornio di acciaio che egli avvit fortemente al tavolo e con incredibile abilit e velocit si mise a tornire le ossa della lepre ricavandone delle minuscole scatolette e palline di ogni genere che i bambini accolsero con gioia. Nel momento in cui ci alzammo da tavola, la nipote del professore chiese: Che cosa fa la nostra cara Antonia, caro consigliere?. Krespel fece una smorfia come di uno che mordesse unarancia amara, ma che vuol dare a intendere di gustare una cosa dolce; subito quellespressione si mut in una maschera paurosa dalla quale usc fuori unamara, rabbiosa, anzi, mi parve, diabolica e beffarda risata: La nostra, la nostra cara Antonia? domand egli con quel suo stirato, sgradevole tono cantilenante. Il professore si avvicin subito, e dallo sguardo pieno di rimproveri che lanci alla nipote compresi che essa aveva toccato una corda molto sensibile al cuore di Krespel. Come va con i violini? chiese il professore in tono allegro, mentre gli stringeva le mani. Il viso di Krespel si rischiar e rispose a voce alta: Benissimo, professore proprio oggi quelleccellente violino di cui recentemente vi dissi per quale fortunato caso mi capit tra le mani, proprio oggi lho aperto. Spero che Antonia abbia ormai scomposto per benino il resto. Antonia una buona figliola fece il professore. Certo che lo quasi grid il consigliere e, voltatosi rapidamente dopo aver preso con un rapido gesto bastone e cappello, infil di gran carriera la porta. Attraverso lo specchio vidi che aveva le lacrime agli occhi. Appena il consigliere fu uscito insistetti presso il professore perch mi dicesse subito che cosa era quella storia dei violini, ma soprattutto di Antonia.

Oh fece il professore strano come , il consigliere si occupa della costruzione dei violini in un modo assai buffo. Fabbrica violini? chiesi meravigliato. Certo continu il professore e secondo il giudizio degli intenditori, Krespel costruisce i pi bei violini che si possano trovare di questi tempi. Una volta, se un violino gli riusciva particolarmente bene, vi faceva suonare altre persone; ora questo per non avviene pi da parecchio tempo. Appena costruisce un violino egli stesso vi suona per due o tre volte con la massima energia, con una espressione che veramente rapisce, ma poi lo appende vicino agli altri n lui pi lo tocca e non lascia che neppure gli altri lo tocchino. Appena riesce a scovare un violino antico, opera di un buon maestro, lo compera subito qualunque sia il prezzo che gli chiedono. Poi, come per gli altri suoi violini, vi suona una volta sola, quindi lo scompone per studiarvi lintima struttura e se non vi trova ci che la sua fantasia vi cercava, allora, di malumore, butta i pezzi in un grande cassone ormai pieno di frammenti di violini. Ma, e Antonia? feci io subito, quasi con impeto. una cosa questa continu il professore una cosa che potrebbe farmi odiare il consigliere se non fossi persuaso che, dato il suo carattere veramente buono sino alla tenerezza, egli deve avere le sue buone ragioni per agire come agisce. Quando alcuni anni fa il consigliere venne a H., viveva come un eremita con una vecchia governante in una casa nella via X... Per le sue stranezze mise subito in allarme i vicini tanto che egli, accortosene, cerc e fece delle conoscenze. E, come in casa mia, tutti si abituarono a lui tanto che divenne indispensabile. Nonostante il suo aspetto ruvido persino i fanciulli gli volevano bene n lo molestavano perch, nonostante la confidenza, gli portavano sempre un rispetto timoroso che lo preservava da ogni gesto indiscreto. Del resto lei stesso ha visto oggi come egli sappia accattivarsi i bambini con metodi ingegnosi. Noi tutti lo credevamo scapolo ed egli non lo negava. Dopo essersi trattenuto qui un po di tempo, part, nessuno seppe per dove; ritorn per alcuni mesi dopo. La sera dopo il suo ritorno le finestre di Krespel erano insolitamente illuminate e ci richiam lattenzione del vicini. Ben presto si ud una meravigliosa voce di donna accompagnata al pianoforte; poi si svegliarono le note di un violino in viva, ardente gara con quella voce. Si cap subito che era il consigliere che suonava. Io stesso mi mescolai alla folla che quel meraviglioso concerto aveva radunato dinanzi alla casa del consigliere, e devo confessare che nei confronti di quella voce, nei confronti di quel particolare modo di cantare della sconosciuta che sapeva commuovere profondamente, mi parve che il canto delle pi celebri cantanti che avevo udito fosse piatto e senza espressione. Mai avevo immaginato simili note, cos a lungo tenute, quei gorgheggi da usignolo, quei crescendo e diminuendo, quel salire su fino a raggiungere la potenza di un organo, per poi discendere al pi sommesso respiro. Nessuno poteva sottrarsi al fascino di quel canto e appena la cantante tacque, nel profondo silenzio solo lievi sospiri si levarono. Poteva essere mezzanotte quando si ud il consigliere parlare in modo eccitato, mentre unaltra voce,

maschile a giudicare dal tono, lo redarguiva: tra questi due, una fanciulla che si lamentava con parole rotte. In modo sempre pi violento gridava il consigliere, sino a che alla fine arriv a prendere quel tono stirato e cantilenante che lei conosce. Un acuto grido della fanciulla lo interruppe poi fu silenzio totale finch qualcuno strepitando scese dalle scale; un giovane singhiozzando si precipit fuori della porta e, salito sulla diligenza postale che era l vicino, scomparve. Il giorno dopo il consigliere parve molto sereno e nessuno ebbe il coraggio di chiedergli cosa fosse accaduto la notte precedente. La governante, per, interrogata disse che il consigliere era ritornato assieme a una bellissima e giovanissima fanciulla che si chiamava Antonia, proprio quella che aveva cantato cos bene. Con loro era arrivato anche un giovane il quale si mostrava molto affettuoso con Antonia e doveva esserne il fidanzato. Costui per cos aveva voluto il consigliere, fu costretto a ripartirsene alla svelta. Quali siano i rapporti che uniscono il consigliere ad Antonia, sino a oggi un mistero; ma certissimo che egli tiranneggia quella povera fanciulla in modo odioso. La custodisce come il dottor Bartolo custodisce nel Barbiere di Siviglia la sua pupilla; essa non pu quasi neppure affacciarsi alla finestra. Quando, poi, alle insistenze di lei, qualche volta la porta in societ, la perseguita con i suoi occhi di Argo e non sopporta che essa faccia sentire neppure una nota musicale, tanto meno quindi che canti. Del resto non la lasciano neppure cantare in casa. Il canto di Antonia divenuto perci tra la gente della citt la leggenda di un miracolo capace di eccitare le fantasie e gli animi, e anche quelli che non lhanno udita dinanzi ai tentativi di qualche cantante spesso dicono: Che maniera mai questa di canticchiare? Solo Antonia sa cantare. Voi sapete che io ho un debole per queste cose fantastiche e potete ben comprendere come trovassi necessario fare la conoscenza di Antonia. Avevo pi volte ascoltato le opinioni del pubblico sul suo canto, ma non immaginavo che quella divina fanciulla fosse proprio l in balia di quel matto di Krespel come di un tirannico incantatore. Fu naturale quindi che di notte, nel sonno, udissi il meraviglioso canto di Antonia e poich in unadagio magnifico (avevo limpressione, anche se ci era ridicolo, di averlo composto io stesso) mi scongiurava nel modo pi commovente di salvarla, allora subito mi decisi, quale novello Astolfo, di entrare nella casa di Krespel come nel castello fatato di Alcina, per liberare la regina del canto dalla obbrobriosa prigionia. Ma tutto and diversamente da come avevo creduto. Infatti io, che avevo visto solo due o tre volte il consigliere e con lui avevo parlato delle migliori marche di violini, fui da lui stesso invitato a fargli visita. Dunque andai ed egli mi mostr il suo ricco patrimonio di violini. In una piccolissima stanza ve nerano appesi trenta e tra questi uno si distingueva per i segni di una notevole et (una testa leonina intagliata ecc.) ed era appeso pi in alto inghirlandato di fiori come un re che comandasse gli altri. Questo violino disse Krespel a una mia domanda questo violino un notevole pezzo, molto bello, di un maestro sconosciuto, probabilmente del tempo di Tartini. Sono assolutamente persuaso che nella sua struttura pi profonda ci sia dentro qualcosa di speciale e che se io lo scomponessi, vi scoprirei un segreto che da tempo vado ricercando; ma (rida pure se vuole) questa morta cosa, a cui io solo posso dare vita e suono, a volte mi parla in un modo meraviglioso e io ebbi limpressione, la prima volta che vi suonai, di essere soltanto un magnetizzatore in grado di destare un sonnambulo che pu in tal modo annunciare per proprio conto le proprie verit. Non creda che io sia cos sciocco da attaccarmi anche minimamente a simili fantasticherie, ma per me pur strano il fatto che io non mi sia mai deciso ad aprire questa stupida cosa morta. Preferisco per

cos, giacch da quando Antonia qui, le suono ogni tanto qualcosa su questo violino... E Antonia ascolta volentieri, molto volentieri. Queste parole furono pronunciate dal consigliere con visibile commozione, cos mi decisi a dirgli: Mio ottimo consigliere, potreste suonare in mia presenza?. Krespel fece una smorfia agrodolce e mi disse con quel suo tono stiracchiato e cantilenante: No, mio ottimo signor studente. E la cosa fin l. Dovetti poi andare a vedere con lui ogni sorta di rarit, in parte puerili. Alla fine egli prese una cassetta e ne tolse una carta ripiegata che mi pose in mano dicendo in modo solenne: Lei amico dellarte, prenda questo regalo, come ricordo che le dovr essere per sempre caro, sopra ogni cosa. E con questo mi spinse dolcemente per le spalle verso la porta, abbracciandomi poi sulla soglia. Evidentemente, anche se in modo simbolico, venivo buttato fuori. Aperto il foglio di carta vi trovai dentro un pezzetto di corda di unmi con queste parole: Dal cantino che il defunto Stamitz aveva sul violino quando diede il suo ultimo concerto. Il congedo sgarbato, appena accennai ad Antonia, mi sembrava indicare che non lavrei mai pi vista. Ma non fu cos; quando infatti andai per la seconda volta a far visita al consigliere, trovai Antonia nella sua camera che lo aiutava a rimettere insieme un violino. A prima vista Antonia non mi fece molta impressione, ma dopo un poco non era pi possibile staccarsi da quegli occhi azzurri, dalle dolci labbra rosate di quella delicata e soave figura, veramente fuori del comune. Essa era molto pallida, ma se si diceva qualcosa di intelligente e spiritoso, il rosso incarnato delle guance si trasfondeva in un dolce sorriso; per sfumare poi rapidamente in un rosa pallido. Con la massima disinvoltura parlavo con Antonia e non notavo affatto quegli sguardi che, secondo il professore, Krespel avrebbe dovuto lanciarle; anzi egli rimaneva nei normali binari e sembrava che approvasse la mia conversazione con Antonia. Cos feci spesso visita al consigliere e i nostri reciproci contatti diedero alla nostra piccola cerchia una confortevolezza cos perfetta da rallegrarci profondamente. Il consigliere con le sue straordinarie bizzarrie fu sempre molto divertente, ma era pur sempre Antonia che mi attirava con il suo fascino irresistibile, e mi faceva sopportare molte cose che io, impaziente come ero allora, avrei dovuto evitare. E veramente le stranezze del consigliere erano insieme noiose e di cattivo gusto; particolarmente mi dava fastidio che egli appena si parlava di musica e specialmente di canto intervenisse con quel suo diabolico sorriso e con quel tono cantilenante portando il discorso su argomenti eterogenei e spesso volgari. Dalla profonda inquietudine che allora traspariva dagli occhi di Antonia capivo benissimo che Krespel faceva cos per impedirmi di invitarla a cantare. Ma non cedevo. Il mio coraggio cresceva quanto pi il consigliere mi opponeva degli ostacoli; dovevo assolutamente ascoltare il canto di Antonia, affinch non mi limitassi solo a sognarlo e a immaginarlo. Una sera Krespel era particolarmente di buonumore, aveva scomposto un vecchio violino cremonese e aveva scoperto che lanima era posta secondo una linea pi obliqua del normale. Esperienza certo importante questa, che arricchiva la sua pratica. Riuscii allora a infervorarlo sul vero modo di suonare il violino. Lo stile degli antichi maestri che, come diceva Krespel, imitavano i cantanti veramente grandi, mi port alla osservazione che ora si faceva proprio il contrario; il canto cio veniva rovinato perch si voleva seguire gli strumenti nelle loro artificiose acrobazie. Che cosa c di pi insensato esclamai, balzando dalla sedia e correndo al pianoforte che cosa c di pi insensato di queste contorte maniere, le quali, invece di essere musica, assomigliano al rumore dei piselli che cadono sul pavimento? E mi misi a cantare certi motivi moderni che vanno, vengono, frullano come una trottola, accompagnandomi con alcuni accordi stonati. Krespel si mise a ridere come

un matto ed esclam: Ah! Mi sembra di ascoltare i nostri tedeschi italiani o i nostri italiani tedeschi, quando tentano di cantare unaria di Pucitta o di Portogallo, o di qualche altro maestro di cappella, o schiavo di un primo uomo. Questo il momento buono pensai. Non vero dissi rivolgendomi ad Antonia che Antonia non conosce nulla di tutta questa brutta roba? e subito intonai un canto stupendamente ispirato del vecchio Leonardo Leo. Le guance di Antonia si accesero, uno splendore di cielo balen dal suoi occhi rianimati... corse verso il pianoforte... apr le labbra... ma nello stesso tempo Krespel la respinse mi afferr per le spalle e grid con una stridula voce tenorile: Figlio mio, figlio mio e subito prendendomi una mano e cantando sottovoce e inchinandosi molto cortesemente disse: Mio molto rispettabile signor studente, sarebbe certamente contro ogni abitudine e contro ogni buon costume se io a voce alta manifestassi il desiderio che qui, proprio qui Satana infernale con gli artigli roventi le torcesse dolcemente il collo e la spedisse, per cos dire, direttamente allinferno; ma a parte questo, lei deve capire, mio carissimo, che fa gi piuttosto buio, e siccome nessun fanale acceso, anche se non la buttassi gi dalle scale, lei potrebbe subire dei danni alle sue care ossa. Vada a casa e si ricordi del suo amico sincero, se per caso non dovesse mai pi capisce? mai pi trovarlo in casa. Detto questo mi abbracci e tenendomi stretto mi accompagn lentamente fino alla porta, cosicch non potei neppure lanciare uno sguardo ad Antonia. Voi comprendete che nella mia situazione non mi era possibile bastonare il consigliere come avrei dovuto fare. Il professore rise di me e mi assicur che ormai mi ero completamente guastato con il consigliere. Antonia mi era troppo cara e, direi, sacra perch io facessi linnamorato avventuriero. Profondamente straziato, abbandonai H., ma, come di solito avviene, i forti toni della fantasia impallidirono e Antonia, anzi persino il canto di Antonia, che io non avevo mai udito, brillava spesso nel profondo del mio animo come una dolce, confortante luce color di rosa. Due anni dopo ero sistemato a B. quando intrapresi un viaggio nella Germania del Sud. Le torri della citt di H. si elevavano nel nebbioso tramonto: a mano a mano che mi avvicinavo, mi afferrava un indescrivibile senso di angoscia e di pena, era come se un gran peso mi gravasse sul petto, impedendomi di respirare. Dovetti scendere dalla carrozza. Ma loppressione aument fino a diventare un dolore fisico. E improvvisamente mi sembr che per laria si librassero gli accordi di un corale solenne, poi i suoni si fecero pi chiari, distinsi voci di uomini che cantavano un corale sacro. Che cos... che cos? esclamai mentre mi sentivo attraversare il cuore da un pugnale rovente. Non vede rispose accanto a me il postiglione non vede? L, dallaltra parte, al cimitero, seppelliscono qualcuno. Ci trovavamo infatti presso il cimitero e vidi una cerchia di persone vestite di nero attorno a una fossa non ancora ricoperta. Le lacrime mi sgorgarono dagli occhi; era come se l venisse sepolto ogni desiderio, ogni gioia di vita. Sceso rapidamente dallaltura dove mi trovavo, non mi fu pi possibile guardare dentro il cimitero: il

coro tacque e io notai, non lontano dal cancello, uomini in nero che tornavano dal funerale. Il professore con la nipote al braccio, ambedue in profondo lutto, mi passarono dinanzi senza vedermi. La nipote si premeva il fazzoletto sugli occhi e singhiozzava violentemente. Mi era assolutamente impossibile entrare in citt; mandai il mio servitore con la carrozza al solito albergo e uscii fuori verso la campagna a me ben nota per liberarmi da uno stato danimo che pensavo avesse solo origini fisiche, dovute a un riscaldo durante il viaggio, o qualcosa di simile. Quando giunsi al viale che porta verso i giardini della citt, mi trovai dinanzi uno spettacolo molto singolare. Il consigliere era accompagnato da due dolenti ai quali egli sembrava volere sfuggire con strane mosse saltellanti. Come al solito, vestiva la sua strana giacca grigia confezionata da s; solamente dal piccolo cappello a tre punte che egli aveva, con aria marziale, calcato su un orecchio, pendeva un lungo, sottile nastro nero, che svolazzava nellaria. Attorno alla vita si era allacciato un cinturone nero, ma invece della spada vi aveva infilato un archetto di violino. Un brivido gelato mi percorse le membra: Costui impazzito pensai mentre lo seguivo lentamente. Gli uomini accompagnarono il consigliere fino a casa sua, dove egli li abbracci con una grande risata. Quando lo ebbero lasciato, il suo sguardo cadde su di me che gli stavo accanto. Egli mi guard fisso, rigido, a lungo, poi esclam cupamente: Benvenuto, signor studente... Certo lei comprender... e afferratomi per un braccio mi trascin su per la scala, dentro casa, nella stanza dove pendevano i violini. Tutti quanti erano avvolti di crespo nero. Mancava il violino del vecchio maestro e al suo posto pendeva una corona di rami di cipresso. Compresi quello che era avvenuto. Oh, Antonia! oh, Antonia! gridai in un lamento sconsolato. Il consigliere era come irrigidito vicino a me con le braccia conserte. Indicai la corona. Quando essa mor disse il consigliere cupo e solenne quando essa mor lanima di quel violino si spezz con uno schianto fragoroso e la cassa armonica si spacc in due. La poveretta poteva solo vivere con esso e in esso: ora il violino giace con lei nella bara. Labbiamo sepolto con lei. Profondamente commosso caddi su una sedia, ma il consigliere cominci a cantare con tono aspro una canzone allegra, ed era pauroso vederlo saltellare su un piede mentre il nastro (egli aveva ancora il cappello in testa) ondeggiava nella stanza contro i violini appesi. Non potei trattenere un violento grido quando quel nastro, in una improvvisa giravolta del consigliere, mi lamb: era come se esso volesse avvolgermi e trascinarmi nelloscuro, terribile abisso della follia. Improvvisamente il consigliere si acquiet e con quel suo tono cantilenante mi disse: Figlio mio... figlio mio, perch gridi cos? Hai forse visto lAngelo della morte? Questo precede sempre la cerimonia. Si port in mezzo alla stanza, cav larchetto dal cinturone, lo tenne con le mani sopra il capo e lo ruppe mandandolo in mille schegge. Ridendo forte esclam: Ora la bacchetta sopra di me spezzata, non vero, figlio mio?... No, assolutamente no, ora sono libero... libero... evviva... Ora non costruisco pi violini... Non pi violini... evviva... non pi violini....

Il consigliere cantava su una melodia paurosamente allegra mentre ballava su un solo piede. Pazzo di terrore stavo per precipitarmi fuori dalla porta, ma il consigliere mi trattenne e ormai rilassato mi diceva: Rimanga qui, signor studente, non consideri questi schianti di dolore che mi straziano con torture mortali come pazzie; questo succede solo perch qualche tempo fa mi sono fatto una veste da camera dentro la quale volevo apparire come se fossi il Destino o Dio. Il consigliere continuava ad accavallare parole folli finch cadde a terra esaurito; alle mie grida accorse la vecchia governante e fui lieto di trovarmi nuovamente libero allaperto. Non dubitai che Krespel fosse diventato pazzo, ma il professore affermava il contrario. Vi sono uomini egli cominci ai quali la natura o un particolare destino hanno tolto la coperta sotto cui lasciamo svolgere nascostamente la nostra pazza natura. Essi assomigliano a insetti dalla pelle sottile, che sembrano deformi nel visibile e vivace gioco dei muscoli, per quanto poi alla fine prendano la forma dovuta. Ci che in noi rimane solo pensiero, in Krespel diventa azione. Quellamara ironia che lo spirito umano rinchiuso in questa agitata attivit terrena sa spesso sfruttare, Krespel la manifesta attraverso folli gesti e abili sgambetti. Ma questo il suo parafulmine. Ci che viene su dalla terra, egli sa ridarlo alla terra, ma conserva ci che vi di divino in lui; cos egli perfettamente a posto con la sua coscienza, malgrado la prorompente esteriore pazzia. La improvvisa morte di Antonia fu certamente dolorosa, ma scommetto che gi domani il consigliere continuer il suo solito trotto sui binari consueti. Pressappoco infatti accadde come il professore aveva predetto. Il consigliere lindomani parve quello di prima, soltanto diceva che non voleva pi costruire n suonare violini. E questa promessa, come seppi pi tardi, la mantenne. Le allusioni del professore rafforzarono la mia intima convinzione che la stretta e con tanta cura taciuta relazione tra Antonia e il consigliere e persino la stessa morte di Antonia dovessero essere una grave colpa che egli non poteva espiare. Non volli abbandonare H. prima di avergli rinfacciato il delitto che io immaginavo: volevo scuoterlo fin nel profondo e cos strappargli la confessione dellazione orribile. Quanto pi ci pensavo, tanto pi mi diventava chiaro che Krespel dovesse essere uno scellerato e tanto pi ardente e penetrante diventava il discorso che si andava trasformando, quasi per virt proprie, in un vero capolavoro di retorica. Cos armato e soprattutto eccitato, corsi dal consigliere. Lo trovai calmo e sorridente che torniva dei giocattoli. Come possibile lo investii come possibile che nella sua anima vi sia solo un attimo di pace se il pensiero della sua delittuosa azione deve tormentarla con i morsi del serpente? Il consigliere mi guard meravigliato e deponendo lo scalpello disse: Che cosa c, mio caro? Abbia la bont di sedersi su questa sedia. Ma sempre pi infervorato ed eccitato continuai a parlare fino ad accusarlo di avere ucciso Antonia e gli minacciai la vendetta del potere eterno. Anzi quale giurisperito appena uscito dagli studi, tutto pieno

della mia missione, arrivai sino ad assicurare che io stesso avrei fatto di tutto per mettere in luce la faccenda e per affidarlo gi, quaggi, al giudice. Rimasi un po deluso quando, dopo la conclusione del mio violento e un po troppo retorico discorso, il consigliere, senza ribattere, mi guard calmo, in attesa che continuassi. E infatti tentai, ma a un tratto tutto mi apparve cos fuori posto, cos sciocco, che subito tacqui. Krespel se la godeva del mio imbarazzo, mentre un cattivo, ironico sorriso gli aleggiava sul viso; ma poi egli divenne serio e mi parl in tono solenne: Giovanotto, pu darsi che tu mi prenda per pazzo, per insensato, ma io ti perdono giacch siamo entrambi chiusi nello stesso manicomio e tu, perch ti consideri Dio figlio, mi rimproveri perch io immagino di essere Dio padre. Ma come puoi permetterti di penetrare dentro una vita, prenderne in mano le fila pi nascoste, giacch questa vita ti rimasta e doveva rimanerti estranea?... Essa se ne andata e il mistero risolto. Krespel tacque, si alz e si mosse su e gi per la stanza. Mi feci animo a chiedergli dei chiarimenti; mi guard fisso, mi prese per mano e mi condusse alla finestra, aprendone le imposte. Appoggiandosi sulle braccia si sporse in fuori e, mentre lasciava errare lo sguardo nel giardino, mi raccont la storia della sua vita. Come ebbe finito, commosso e vergognoso lo lasciai. La vicenda di Antonia in breve si era svolta cos. Ventanni prima la mania di acquistare i migliori violini dei vecchi maestri era diventata una vera passione e aveva spinto il consigliere verso lItalia. Allora egli non costruiva violini n si dedicava a scomporre quelli vecchi. A Venezia ud la celebre cantante Angela X che allora brillava nei ruoli di primo piano al Teatro S. Benedetto. Il suo entusiasmo non riguardava soltanto larte che la signora Angela certo in modo meraviglioso esercitava, ma anche la sua bellezza angelica. Il consigliere cerc di fare la conoscenza di Angela e nonostante la sua ruvidezza vi riusc soprattutto con il suo modo ardito e molto espressivo di suonare il violino. La loro relazione si concluse in poche settimane con il matrimonio, che venne per tenuto nascosto perch Angela non voleva separarsi dal teatro e neppure dal suo nome di celebre cantante, n ci teneva ad aggiungervi quello sgradevole di Krespel. Con la pi rabbiosa ironia Krespel descrisse il modo strano con cui la signora Angela, appena divenne sua moglie, si mise a torturarlo. Tutti i capricci, tutte le ostinazioni di tutte le prime donne erano, come diceva Krespel, racchiuse nella piccola persona di Angela. Se egli voleva qualche volta mettersi sulle difensive, Angela allora gli mandava contro tutto un esercito di abati, di maestri, di accademici, i quali, non conoscendo i loro veri rapporti, gli rimproveravano di essere lamante pi insopportabile, pi maleducato, che non sapeva adattarsi allumore capriccioso della signora. Dopo una violenta scenata Krespel era fuggito in campagna nella villa di Angela e, messosi a suonare su un violino cremonese, dimentic le sofferenze della giornata. Ma non pot durare a lungo, perch la signora, che aveva seguito rapidamente il consigliere, fece il suo ingresso nella sala. Essa era in vena di tenerezze, abbracci il consigliere, gli pos la testolina sulle spalle con dolci e languidi sguardi. Ma il consigliere, che era rapito nel mondo dei suoi accordi, continu a suonare sino a far rintronare le pareti, e gli avvenne di toccare con il braccio e con larco in modo non del tutto delicato la signora. Questa balz indietro come una furia: Bestia tedesca grid e strappandogli il violino dalle mani lo sbatt

contro il tavolo di marmo mandandolo in mille pezzi. Il consigliere rimase impietrito come una statua, ma poi, svegliandosi come da un sogno, afferr la signora e con una forza da gigante la butt fuori dalla finestra della villa, poi, senza preoccuparsi daltro, fugg a Venezia e di qui in Germania. Solo dopo un po di tempo si rese conto chiaramente di quello che aveva fatto. Per quanto sapesse che laltezza della finestra dal suolo non era pi di cinque piedi, e pur riconoscendo che in quelle circostanze era assolutamente necessario buttare la signora dalla finestra, provava tuttavia una penosa inquietudine tanto pi che la signora abbastanza chiaramente gli aveva fatto capire di essere in stato interessante. Egli non osava chiedere informazioni e non poco si meravigli quando, dopo circa otto mesi, ricevette una lettera molto affettuosa della sua amata consorte, dove essa non accennava minimamente a ci che era accaduto nella villa, ma gli comunicava di aver messo al mondo una graziosissima figlioletta, aggiungendo la cordiale preghiera che il marito amato e padre felicissimo ritornasse subito a Venezia. Ma Krespel non fece questo. Informatosi presso un amico fidato dei particolari, venne a sapere che la signora Angela, in quella occasione, lieve come un uccello era caduta nella morbida erba e che la caduta non aveva avuto altro che conseguenze psichiche. La signora infatti, dopo leroico gesto di Krespel, si era come trasformata; in lei non era rimasto pi segno di capricci, di bizzarrie, di manie di tormentare gli altri, tanto che il maestro che aveva composto le musiche per il carnevale seguente, era diventato luomo pi felice sotto il sole, perch la signora era disposta a cantare le sue arie senza pi quelle modifiche che altrimenti egli avrebbe dovuto accettare. Del resto, pensava lamico, ci sono tutte le ragioni per tenere nascosti questi metodi curativi, perch altrimenti ogni giorno le cantanti volerebbero fuori dalla finestra. Il consigliere fu non poco commosso. Ordin i cavalli e sal in carrozza. Alt disse a un tratto. Come posso escludere mormor che appena mi faccia vedere, il cattivo spirito riacquisti la sua potenza sopra Angela? E in tal caso cosa mi rimarrebbe da fare, avendola gi buttata fuori dalla finestra? Smont dalla carrozza, scrisse alla moglie risanata unaffettuosa lettera nella quale accennava quanto essa fosse stata gentile ad annunciargli che la piccola, proprio come lui, aveva dietro lorecchio un piccolo neo, e... rimase in Germania. Lo scambio di lettere continu vivacemente. Assicurazione di amore... inviti... lamenti per lassenza dellamato... desideri mancati... speranze, ecc. andavano e venivano tra Venezia e H. e tra H. e Venezia. Alla fine Angela venne in Germania e brill, come noto, come prima donna nel grande teatro di F. Per quanto non pi giovanissima, essa rapiva tutti con lirresistibile magia del suo canto. La sua voce non aveva perduto nulla della sua bellezza. Antonia intanto era cresciuta, e la madre non finiva mai di descrivere al padre come Antonia stesse per diventare una cantante di primo rango. E questo fu confermato dagli amici di Krespel che insistevano perch si recasse almeno una volta a F. per ammirare lapparizione rara di due cantanti veramente sublimi. Essi non sapevano quale stretta relazione unisse il consigliere alle due donne. Krespel desiderava senza dubbio vedere la figlia che giustamente era radicata nel suo animo e che spesso gli appariva nei sogni, ma quando pensava alla moglie, era subito preso da un certo malessere e rimaneva a casa tra i suoi violini scomposti. Avrete sentito parlare del compositore B. a F., giovane dalle belle speranze che scomparve improvvisamente, non si seppe come (o forse lavete personalmente conosciuto?). Costui si innamor talmente di Antonia, che, poich la giovane lo ricambiava di cuore, preg la madre di acconsentire

subito a ununione che larte stessa avrebbe consacrato. Angela non aveva nulla in contrario e il consigliere acconsent, tanto pi volentieri in quanto le composizioni del giovane maestro avevano avuto lapprovazione del suo severo giudizio. Krespel gi pensava di ricevere la notizia del matrimonio avvenuto, quando invece gli fu recapitata una lettera suggellata in nero, scritta da mano ignota. Il dottor R. annunciava al consigliere che Angela, in seguito a un raffreddore contratto in teatro, si era gravemente ammalata e proprio la notte precedente il giorno in cui Antonia avrebbe dovuto sposarsi era morta. A lui, il dottore, Angela aveva rivelato di essere moglie di Krespel e che Antonia era sua figlia: doveva pertanto affrettarsi a venire a prendere lorfana. Il consigliere, per quanto scosso dalla morte di Angela, ebbe subito limpressione che un principio maligno e disturbatore si fosse staccato dalla sua vita e che egli soltanto ora poteva liberamente respirare. Pertanto lo stesso giorno part per F. Non potete immaginare con quale strazio il consigliere mi descrisse il momento in cui vide Antonia. Persino le bizzarrie della sua descrizione avevano una straordinaria forza di rappresentazione a cui non posso neppure accennare. Tutta la grazia, tutte le gentilezze di Angela aveva ereditato Antonia, ma le mancava il rovescio della medaglia: non cera puzza di zolfo che si sprigionasse di tanto in tanto. Il giovane fidanzato si present e Antonia con molto tatto, comprendendo sino in fondo il suo strano genitore cant uno di quei motivetti del vecchio padre Martini che, come essa sapeva, Angela aveva dovuto cantare, senza mai stancarsi, al consigliere, nel periodo pi fiorente del loro amore. Il consigliere vers torrenti di lacrime; nemmeno lui aveva sentito mai Angela cantare in quel modo. Il timbro della voce di Antonia era assolutamente singolare e lo si poteva paragonare al sospiro dellarpa o al gorgheggio degli usignoli. Quelle note sembravano non potere essere contenute in petto umano. Antonia, ardente di gioia e di amore, cant e cant le sue pi belle canzoni, mentre B. laccompagnava come solo pu fare lentusiasmo ebbro di gioia. Krespel dapprima ne fu rapito, poi divenne pensoso, silenzioso, assorto. Infine balz in piedi, strinse Antonia al petto e la preg a voce bassa e cupa: Non cantare pi, se mi vuoi bene... mi si stringe il cuore... langoscia... langoscia... non cantare pi. No, no disse il consigliere il giorno dopo al dottor R. ... quando durante il canto il suo rossore si raccolse in due macchie scarlatte sulle pallide guance, allora compresi che questo non era pi una stupida caratteristica di famiglia, era ci che avevo temuto. Il dottore, che sin dallinizio del colloquio aveva mostrato di essere profondamente turbato, rispose: Sia perch sforzatasi troppo presto a cantare, sia che lo abbia per natura, certo Antonia soffre di un difetto organico al petto che proprio ci che dona alla sua voce quella meravigliosa e rara potenza e direi quel timbro insolito fuori della sfera del canto umano. Ma la conseguenza sar una morte prematura, e se essa continuer a cantare, al massimo le do sei mesi di vita. Il consigliere si sent straziare il cuore come da cento lame. Gli sembrava che per la prima volta un bellalbero avesse messo meravigliosi fiori, ma che fosse necessario tagliarlo alle radici affinch non fiorisse pi o mettesse foglie. La decisione era presa. Egli disse tutto ad Antonia e la preg di scegliere: o seguire il fidanzato e cedere alle sue lusinghe e a quelle del mondo, ma morire presto, oppure procurare al padre nei suoi ultimi giorni quella gioia e quella calma che non aveva mai provato, e vivere cos a lungo. Antonia singhiozzando cadde nelle braccia del padre che, sentendo lo strazio dei momenti che stavano per seguire, non volle avere una risposta pi precisa. Egli parl con il fidanzato, ma per quanto questi

assicurasse che mai una nota sarebbe uscita dalle labbra di Antonia, il consigliere cap benissimo che lo stesso B. non avrebbe potuto resistere alla tentazione di udire il canto di Antonia, se non altro le arie da lui stesso composte. Anche il mondo, il pubblico, se fosse stato informato delle sofferenze di Antonia, non avrebbe certo rinunciato alle proprie pretese, poich il popolo, quando si tratta di godere, egoista e feroce. Il consigliere spar da F. con Antonia e and a H. Disperato B. venne a sapere della loro partenza. Ne segu le tracce, raggiunse il consigliere e arriv insieme con lui a H. Vederlo ancora una volta e poi morire implorava Antonia. Morire, morire? grid il consigliere in un accesso di ira, scosso nel profondo da un freddo terrore. Sua figlia, lunico essere nel vasto mondo che avesse acceso in lui gioie sconosciute, la sola che lo riconciliava con la vita, si allontanava violentemente dal suo cuore ed egli volle che lirreparabile avvenisse. B. dovette mettersi al pianoforte, Antonia cant, Krespel allegramente suon il violino sino a che quelle rosse macchie apparvero sulle guance della figlia. Allora Krespel ordin di sospendere; ma nel momento in cui B. si congedava da Antonia, essa cadde improvvisamente con un alto grido. Credetti (cos mi raccont Krespel) credetti che, come avevo previsto, essa fosse veramente morta e, poich ero stato io a voler portare le cose alle loro estreme conseguenze, me ne stavo tranquillo e rassegnato. Afferrai per le spalle B., che nel suo irrigidimento dava limpressione di uno sciocco pecorone, e gli dissi (il consigliere cadde nel suo tono cantilenante): Poich, rispettabilissimo maestro, come voi proprio avete voluto e desiderato, avete ucciso la vostra cara fidanzata, potete ora andarvene tranquillamente, a meno che non vogliate rimanervene qui sino a quando non vi abbia ficcato un lucido coltellaccio nel cuore, affinch mia figlia, che, come voi vedete, piuttosto palliduccia, possa ricevere un po di colore dal vostro sangue... Andate via subito, sparite, perch potrei tirarvi nella schiena uno svelto coltellino. Devo avere avuto a queste parole un aspetto pauroso, perch quello con un grido di profondo terrore balz via attraverso la porta, gi per le scale. Quando poi il consigliere, dopo che B. se ne fu andato, volle sollevare Antonia che giaceva a terra svenuta, essa apr sospirando gli occhi che per subito parvero chiudersi di nuovo nella morte. Krespel scoppi in alti, disperati lamenti. Il dottore fatto venire dalla governante disse che Antonia si trovava in uno stato di eccitazione, ma che non vi era il minimo pericolo, e infatti ella si riprese pi rapidamente di quanto il consigliere avesse osato sperare. Essa in seguito gli si attacc con il pi profondo affetto filiale; gli fu vicina nelle sue pi care occupazioni, come nei suoi capricci e nelle stramberie pi pazze. Lo aiutava a scomporre i vecchi violini e a costruirne di nuovi. Non voglio pi cantare, ma vivere per te diceva spesso sorridendo al padre quando qualcuno la invitava ed essa rifiutava. Il consigliere cercava poi di risparmiarle il pi possibile simili occasioni e per questo malvolentieri andava con lei in societ cercando di evitare ogni occasione musicale. Sapeva certo quanto doloroso dovesse essere per Antonia rinunciare completamente allarte che aveva

esercitato con tanta dedizione. Quando poi il consigliere si accinse a scomporre quel meraviglioso violino che aveva acquistato e che poi fu sepolto con Antonia, questa lo guard con tristezza e sottovoce, quasi supplice, disse: Anche questo?. Il consigliere non sapeva neppure lui quale ignota forza lo costringesse a lasciare il violino intatto per suonarvi. Appena toccava le prime note Antonia esclamava allegra: Ah, ecco! sono io... cos riprendo a cantare. Veramente le chiare, argentine note dello strumento avevano qualcosa di meraviglioso, pareva uscissero da un petto umano. Krespel ne fu toccato profondamente e suonava molto meglio del solito e ogniqualvolta larchetto saliva e scendeva con grande forza e con profonda espressione, Antonia batteva le mani rapita ed esclamava: Oh! come ho cantato bene! come ho cantato bene!. Da quel momento una grande calma e serenit penetr nella sua vita. Spesso diceva al consigliere: Desidererei cantare un poco!. Allora Krespel staccava il violino dalla parete e cantava le migliori canzoni per Antonia ed era veramente felice nel cuore. Poco prima del mio arrivo il consigliere credette di udire, una notte, nella stanza vicina, qualcuno che suonasse il pianoforte e subito distinse chiaramente che era B. mentre preludiava alla sua maniera. Egli tent di alzarsi ma come se un pesante fardello lo opprimesse e lo tenesse legato con catene di ferro, non gli riusc assolutamente di muoversi. In quella Antonia inton un canto sommesso e sospiroso che and sempre crescendo e crescendo sino a raggiungere il fortissimo pi squillante, sino a comporre quella meravigliosa canzone che una volta B. aveva fatto per Antonia secondo lo stile devoto degli antichi maestri. Krespel disse di essersi trovato in una situazione incomprensibile, perch in lui un dolore insopportabile era congiunto a una ebbrezza mai sentita. Improvvisamente lo circond una luce abbagliante in cui egli vide Antonia e B. che si tenevano abbracciati guardandosi in un rapimento felice. Le note della canzone e del pianoforte che laccompagnava continuarono senza che si vedesse Antonia cantare o B. toccare i tasti. Il consigliere cadde in una specie di sorda impotenza in cui la visione scomparve insieme con il suono. Quando rinvenne, gli era ancora rimasta la terribile angoscia vissuta nel sogno. Corse nella stanza di Antonia. Essa giaceva con gli occhi chiusi sul divano, il viso soavemente sorridente, le mani giunte come se dormisse e sognasse gioie e volutt paradisiache. Ma era morta. LA SFIDA DEI CANTORI Allepoca in cui linverno trapassa nella primavera, nella notte dellequinozio, un uomo sedeva solitario in una stanza e teneva aperto dinanzi a s il libro di Johann Christoph Wagenseil sullarte sublime dei maestri cantori. Fuori, la tempesta mugghiando e strepitando spazzava la campagna: grosse gocce di pioggia battevano contro le finestre cigolanti e linfuriato inverno gridava i suoi addii attraverso i camini della casa, mentre i raggi della luna piena, come pallidi fantasmi, combinavano strani giochi sulle pareti. A queste cose luomo non badava. Chiuse di colpo il libro e guard dinanzi a s meditabondo, tutto rapito dalle immagini incantate di unet da lungo ormai trascorsa e che a lui si ripresentavano nelle

fiamme crepitanti del camino. Era come se uninvisibile realt stendesse un velo dietro laltro sul suo capo, sicch tutto attorno a lui si confondeva in una nebbia sempre pi densa. Il selvaggio mugghiare della tempesta, il crepitare del fuoco si trasformarono allora in un dolce mormorio e in un armonioso sussurro, e una voce interiore gli diceva: Questo il Sogno, le cui ali frusciano cos lievemente quando, come un fanciullo celeste, si posa sul petto delluomo e dolcemente baciandolo risveglia la visione interiore che gli permette di contemplare le vivide immagini di una vita pi alta, tutta splendore e magnificenza. Una luce abbagliante guizz come una folgore, lindividuo avvolto nei veli apr gli occhi; ma pi nessun velo, pi nessuna nebbia coprivano il suo sguardo. Egli si trovava, nella notte albeggiante, in una prateria fiorita, in un bel bosco fitto. Le sorgenti mormoravano, i cespugli stormivano come in un misterioso colloquio damore, mentre lusignolo si lamentava dolcemente. Il vento del mattino si lev e, spingendo dinanzi a s la nuvolaglia, apr la strada agli amorosi raggi del sole. Subito la luce fece scintillare il verde delle foglie e risvegli gli addormentati uccelletti che in un giocondo trillio volavano e saltellavano di ramo in ramo. Improvvisamente risuon lontano lallegro suono dei corni; la foresta frusciando si scosse dal suo torpore; caprioli e cervi, con occhi intelligenti e curiosi, spiavano dai cespugli colui che stava disteso sullerba, ritraendosi per subito impauriti nel folto del bosco. I corni tacquero, ma ora si sentivano risuonare arpe e voci meravigliosamente intonate come una musica celeste. Sempre pi vicino si faceva laffascinante canto, e i cacciatori con in mano gli spiedi e i lucidi corni a tracolla sbucarono dal profondo della foresta. Li seguiva, su un bel destriero dal mantello dorato, un imponente personaggio vestito di un manto principesco, secondo lantico costume tedesco; al suo fianco cavalcava su un palafreno una dama di splendida bellezza sfarzosamente vestita. Poi seguivano sei uomini su cavalli di diversi colori, i cui costumi e le espressioni del volto indicavano che essi appartenevano a unet da lungo trascorsa. Deposte le redini sul collo dei cavalli suonavano il liuto e larpa e cantavano con bellissime voci cristalline, mentre i loro cavalli ammaestrati, guidati dallincanto della dolce musica, danzavano graziosamente a piccoli passi, lungo il sentiero, seguendo la coppia principesca. Quando poi il canto si interrompeva per qualche istante, i cacciatori davano fiato ai corni e il nitrito dei cavalli risuonava in un giubilo di dirompente vitalit. Paggi e servitori riccamente vestiti chiudevano il solenne corteo che spar nel folto della foresta. Luomo che era immerso nella strana e meravigliosa visione balz su dal prato ed esclam pieno di entusiasmo: O Signore del cielo, lantica e magnifica et dunque risorta dai suoi sepolcri? Chi erano quelle nobili persone?. Allora dietro di lui una voce cos parl: Caro signore, voi, proprio voi che li portate dentro nellanima e nei pensieri non siete in grado di riconoscere costoro?. Egli si guard attorno e not un personaggio imponente con unampia parrucca nera e ricciuta, vestito tutto di nero come si usava attorno al 1680. Riconobbe subito il vecchio e dotto professor Johann Christoph Wagenseil, il quale continu cos a parlare: Avreste dovuto capire che limponente signore in mantello principesco altri non era che il buon langravio Ermanno di Turingia. Vicino a lui cavalcava la regina della corte, la nobile contessa Matilde, giovanissima vedova del conte Kuno von Falkenstein, morto in tarda et. I sei uomini che seguivano cantando sul liuto e sulle arpe erano i sei grandi maestri cantori che il nobile langravio, appassionato cultore della sublime arte del canto, ha radunato alla sua

corte. Ora ha luogo una lieta battuta di caccia, ma poi i maestri si riuniranno in una radura nel mezzo della foresta e inizieranno la gara di canto. Avviamoci anche noi affinch si possa essere l quando la caccia sar finita. Ed essi si mossero mentre la foresta e i lontani burroni risuonavano del suono dei corni, dellabbaiare dei cani, degli incitamenti dei cacciatori. Avvenne come il professor Wagenseil aveva pensato: erano appena arrivati nel luminoso pianoro verde-dorato, quando videro avvicinarsi lentamente da lontano il langravio, la contessa e i sei uomini. Desidero cominci Wagenseil desidero mostrarvi a uno a uno i vari maestri con i loro nomi. Vedete quel personaggio che si guarda attorno con unaria cos lieta e che, abbandonate le redini, lascia caracollare cos liberamente il suo cavallo baio?... Ecco, guardate, il langravio ora gli fa dei cenni ed egli scoppia in unaperta risata. lallegro Walter von der Vogelweid... Quellaltro dalle larghe spalle con la folta barba ricciuta e le armi da cavaliere che cavalca con il passo maestoso di una tigre, Reinhard von Zwekhstein... E quello laggi che con il suo cavallo pezzato invece di avanzare torna verso la foresta e fissa meditabondo lo sguardo dinanzi a s come se dalla terra di fronte a lui scaturissero delle belle immagini? il professor Heinrich Schreiber, un tipo veramente distratto; non si accorge neppure della pianura fiorita, n pensa alla gara di canto. Vedete dunque, mio caro signore, come entra nello stretto viottolo della foresta lasciandosi colpire sulla fronte dai rami. Vicino a lui galoppa Johannes Bitterolff. Lo vedete in quella persona imponente con la barba rossa su quel cavallo lionato. Sta chiamando il professore, il quale sembra destarsi da un sogno. Ecco, ora tornano tutti e due indietro... Che cosa quello strepito laggi in quel fitto boschetto?... Passano cos basse le bufere nelle foreste?... Ah, ecco... un cavaliere scatenato che incita il suo cavallo sino a farlo impennare con la bava alla bocca... Guardate ora quel pallido e bel giovanetto, come i suoi occhi fiammeggiano, come tutti i muscoli del suo viso vibrano per la sofferenza! Sembra torturato da un essere invisibile sorto alle sue spalle. Heinrich von Ofterdingen. Che cosa gli pu essere successo? Eppure sino a poco tempo fa era cos sereno e cantava cos meravigliosamente bene insieme agli altri maestri!... Guardate, guardate ora quel bellissimo cavaliere che monta un cavallo arabo bianco come la neve; guardate come scende svelto da cavallo e con quale cavalleria, intrecciate le redini attorno al braccio, offre la mano alla contessa Matilde per aiutarla a scendere dal proprio palafreno! Con quale grazia egli le sta vicino folgorando la bella dama con i suoi occhi azzurri! Wolfframb von Eschinbach... Ma ora siedono: sta per cominciare la gara di canto. I maestri, uno dopo laltro, cantarono una magnifica canzone. Era evidente che ognuno si adoperava per superare chi laveva preceduto. Siccome per era ugualmente chiaro che nessuno vi riusciva pienamente, non si pot decidere quale dei maestri avesse cantato meglio: allora la contessa Matilde si mosse verso Wolfframb von Eschinbach con in mano la corona per il vincitore. Salt su allora Heinrich von Ofterdingen: un fuoco selvaggio sprizz dai suoi occhi cupi e mentre egli rapido si portava nel mezzo del prato, un colpo di vento gli rap il berretto e i capelli gli si sollevarono sopra la fronte mortalmente pallida. Fermatevi grid fermatevi, il premio non ancora vinto! C ancora la mia canzone, la mia canzone! E poi il langravio decider a chi dovr appartenere la corona del vincitore. Allora apparve nella sua mano, non si sa come e in qual modo, un liuto meravigliosamente costruito, che poteva assomigliare a un agghiacciante e misterioso animale. Cominci a suonare in un modo cos potente che la lontana foresta ne rintron: ed egli inton un canto a voce spiegata. La canzone lodava il

re straniero, come il pi potente di tutti gli altri principi e a cui i maestri dovevano umilmente rendere omaggio, se non volevano cadere in disgrazia. Di tanto in tanto, per, alcuni suoni striduli si interponevano nel suo canto come per scherno. Il langravio guard adirato il fiero cantante. Allora tutti gli altri maestri si alzarono e cantarono insieme. La canzone di Ofterdingen avrebbe dovuto smorzarsi, invece egli pizzic sempre pi forte le corde, sino a che queste saltarono con un gemito di dolore. Al posto del liuto che Ofterdingen teneva sul braccio sorse improvvisamente davanti a lui una figura tenebrosa e terribile che lo sostenne mentre stava per cadere a terra e lo sollev alto nellaria. Il canto dei maestri si perse nelleco lontana: oscure nebbie si addensarono sul bosco e sulla radura e coprirono tutto come in unoscura notte. Allora dalla profondit di quelle tenebre, in una luce chiara come il latte, si lev una meravigliosa stella e si mosse per le vie del firmamento, e su nubi risplendenti i maestri la seguirono cantando e suonando i loro strumenti. Una luce scintillante trem attraverso la campagna, le voci della foresta si risvegliarono dal loro profondo torpore e amorosamente risuonando si confusero con le voci dei maestri. Ti sarai reso conto, carissimo lettore, che colui al quale fu dato di sognare tutto ci ha intenzione di portarti tra i maestri che egli ebbe modo di conoscere tramite il professor Johann Christoph Wagenseil. Avviene talvolta che vedendo in lontananza alla luce del crepuscolo strane figure lanima freme per la curiosit di sapere chi siano e che cosa vogliano fare. Sempre pi si avvicinano e ne vediamo i colori degli abiti e i visi: ascoltiamo i loro discorsi e le parole riecheggiano nellaria. Ma poi spariscono dietro le azzurre nebbie di un avvallamento profondo. Dobbiamo quindi aspettare un poco per vederle risalire nuovamente e trovarle vicino a noi affinch possiamo afferrare quello che dicono e parlare con loro. Cos, potremo sapere che mentre in lontananza avevano laria di essere fantastiche, vicino a noi hanno una loro forma e una loro concretezza. Possa il sogno narrato, carissimo lettore, suscitare in te eguali sensazioni. Possa tu concedere al narratore il piacere di condurti subito alla corte del langravio Ermanno di Turingia, alla splendida Wartburg. I maestri cantori alla Wartburg Si era nel 1208, quando il nobile langravio di Turingia, appassionato cultore e grande mecenate della leggiadra arte del canto, radun alla sua corte sei grandi maestri cantori: Wolfframb von Eschinbach, Walter von der Vogelweid, Reinhard von Zweikhstein, Heinrich Schreiber, Johannes Bitterolff, tutti dellordine cavalleresco, e Heinrich von Ofterdingen, cittadino di Eisenach. Quasi fossero sacerdoti di una chiesa, vivevano una pia vita in perfetta concordia e la loro unica aspirazione era quella di onorare soprattutto il canto, il pi bel dono con cui Dio abbia benedetto gli uomini. Ognuno naturalmente aveva un suo particolare modo di cantare, ma poich le varie tonalit di un accordo pur essendo differenti dovevano armonicamente accordarsi tra loro, era necessario che le differenti voci dei maestri si intonassero reciprocamente come raggi di una amorosa stella. Di conseguenza nessuno pensava che la propria voce fosse la migliore, anzi apprezzava molto di pi le altre e riconosceva che il proprio canto non avrebbe potuto manifestarsi cos bene senza lapporto degli altri; cos come un suono pu elevarsi ed espandersi pienamente solo quando il suono affine si sveglia e amabilmente lo saluta.

Se le canzoni di Walter von der Vogelweid erano nobili e leggiadre e piene di audace passione, quelle di Reinhard von Zwekhstein erano vigorose e cavalleresche, dalle espressioni gravi. Se Heinrich Schreiber si mostrava riflessivo ed erudito, Johannes Bitterolff era brillante ed eclettico. Le canzoni di Heinrich von Ofterdingen penetravano nel profondo dellanima: in preda a una pena struggente, egli sapeva accendere in ogni petto una profonda mestizia. Ma spesso suoni stridenti interrompevano il suo canto: suoni che non potevano venire se non da unanima intimamente ferita in cui si annidasse, come un insetto velenoso, il pi bieco e corrosivo scherno. Nessuno sapeva che cosa gli fosse accaduto. Wolfframb von Eschinbach era nato in Svizzera. Le sue canzoni piene di grazia e limpide come il cielo sereno della sua patria, le sue melodie richiamavano il suono di campane e zampogne, ma anche lo scrosciare delle cascate e il brontolio del tuono attraverso le gole montane. Quando egli cantava, ognuno si sentiva come trasportato con lui sullonda splendente di un fiume, ora scivolandovi sopra dolcemente, ora in lotta con i burrascosi flutti, ora, superato il pericolo, dirigendo lietamente verso il sicuro porto. Nonostante la giovane et, Wolfframb von Eschinbach poteva essere considerato uno dei pi esperti tra i maestri radunati a corte. Sin dalla pi tenera infanzia egli si era dato completamente allarte del canto e quando fu adolescente viaggi attraverso vari paesi sino a che simbatt nel grande maestro Friedebrand. Questi lo istru fedelmente nellarte e gli trasmise i testi di molte poesie dei maestri che gli illuminarono talmente lanimo da fargli comprendere e riconoscere ci che fino a quel momento gli era apparso oscuro e indistinto. In particolare a Siegebrnnen in Scozia Friedebrand gli diede alcuni libri da cui egli prese quei racconti che trasport poi nelle composizioni tedesche: soprattutto quella di Gamuret e di suo figlio Parcivall, quella del margravio Wilhelm von Narben e del forte Rennewart, poesie che poi un altro maestro cantore Ulrich von Turkheimb, dietro preghiera di molta gente che non poteva comprendere bene le canzoni di Eschinbach, raccolse in un grosso volume e volgarizz in rime tedesche. E cos avvenne che la fama di questa sua meravigliosa arte si diffondesse ovunque ed egli pot godere del favore di principi e di signori. Visit parecchie corti e per la sua maestria ricevette molti onori, sino a che lilluminato langravio Ermanno di Turingia, che continuamente sentiva parlare di lui, lo chiam alla sua corte. Non soltanto la grande arte di Wolfframb, ma anche la sua dolcezza e la sua grazia conquistarono in breve il favore e la benevolenza del langravio, sicch Heinrich von Ofterdingen, che gi godeva dei pi ampi favori del principe, fu messo un poco in ombra. Cionondimeno nessuno del grandi maestri am profondamente Wolfframb quanto Heinrich. Questi contraccambiava di tutto cuore ed entrambi furono legati nel pi sincero affetto, mentre gli altri maestri facevano ad essi luminosa corona. Il segreto di Heinrich von Ofterdingen La personalit di Ofterdingen si mostrava ogni giorno pi irrequieta e tormentata. Il suo sguardo diventava fosco e agitato, il suo viso sempre pi pallido. Mentre gli altri maestri cantavano nobili argomenti tratti dalla Sacra Scrittura, e le loro voci gioiose si levavano in lode delle dame e del loro valoroso signore, le canzoni di Ofterdingen cantavano invece solo lincommensurabile tormento dellumana esistenza e potevano paragonarsi al canto doloroso di chi mortalmente ferito e che invano spera nella liberazione della morte.

Tutti credevano che egli fosse vittima di un amore sconsolato; ma vano rimase ogni tentativo di svelare il mistero. Lo stesso langravio, che aveva il giovanetto nel cuore, tent, in un intimo colloquio, di interrogarlo sulle cause della profonda sofferenza e gli diede la sua parola di principe che gli avrebbe messo a disposizione tutto il suo potente aiuto per allontanare da lui qualsiasi minaccia; oppure, esaudendogli qualunque desiderio apparentemente irrealizzabile, avrebbe mutato la sua sofferenza in gioiosa speranza. Bastava che gli aprisse tutto il suo animo. Oh, mio signore disse Ofterdingen, mentre chiare lacrime gli scorrevano dagli occhi oh, mio signore, non so neppure io quale diabolica potenza mi abbia afferrato con i suoi ardenti artigli e mi tenga sospeso tra quel cielo e quella terra alla quale io pi neppure appartengo e invano anelo verso la felicit! Gli antichi poeti pagani parlano di ombre di morti che non possono vivere n nei Campi Elisi n allOrco. Esse si agitano qua e l sulle rive dellAcheronte e la tenebrosa atmosfera, nella quale mai brilla la stella della speranza, risuona dei loro sospiri dolorosi, delle loro voci tormentate, della loro sofferenza senza nome. Suppliche e lamenti sono vani: inesorabile lantico battelliere le rimanda indietro se esse tentano di entrare nella fatale barca. Io pure mi trovo in questo stato spaventoso di dannazione. Poco tempo dopo questo colloquio con il langravio, Heinrich von Ofterdingen, colpito da una vera malattia fisica, lasci Wartburg e si rec ad Eisenach. I maestri si dolsero che un cos bel fiore, quasi fosse stato lambito da vapori venefici, fosse destinato ad appassire anzitempo lontano dalla sua corona. Wolfframb non perse tutte le speranze; anzi pensava che ora la malattia di Heinrich da spirituale si era trasformata in fisica e fosse prossima la guarigione. Pu avvenire che lanimo si ammali nel presentimento di una malattia fisica e questo era forse avvenuto con Ofterdingen che egli volle fedelmente curare e consolare. Wolfframb si rec subito ad Eisenach. Trov Ofterdingen mortalmente debole disteso su un lettuccio con gli occhi socchiusi. Il liuto pendeva tutto impolverato alla parete con le corde in parte spezzate. Come si accorse dellamico, si sollev un poco e con un sorriso doloroso gli porse la mano. Wolfframb sedette presso di lui, gli port il saluto affettuoso del langravio e dei maestri e gli rivolse parole amichevoli. Heinrich con voce stanca e flebile cominci a parlare: Mi accaduto qualcosa di veramente strano! Forse mi sono comportato come un pazzo e forse voi tutti crederete che io nasconda nel mio petto il mistero che in modo cos micidiale mi dilania. Ah! questa mia situazione sconsolata per me stesso un mistero. Un dolore senza requie mi lacera il petto, ma anche per me le cause sono insondabili. Ogni mia azione mi sembra misera e senza alcuna importanza; le canzoni che gi tanto apprezzavo mi suonano false, deboli, indegne del peggiore allievo. E io, sedotto da una vana pazzia, anelavo di superare te e tutti gli altri maestri! Una felicit ignota, la suprema delizia del cielo stava sopra di me; era come un aureo astro sfolgorante verso il quale dovevo proiettarmi oppure morire sconsolato. Miravo verso lalto, protendevo le braccia piene di nostalgia, e allora una presenza gelida aleggiava attorno a me e diceva: A che cosa aneli? che cosa speri? Forse che il tuo occhio non accecato e la tua forza spezzata giacch non puoi pi sopportare la luce della tua speranza e abbracciare la felicit celeste.... Ecco... ora il mistero svelato anche a me. In me c la morte, ma nella morte la suprema beatitudine celeste... Incurabile nella mia infermit giacevo nel letto. Una notte il delirio febbrile che mi aveva tormentato senza requie cess. Mi sentii tranquillo. Un dolce calore mi invase. Mi sembrava di nuotare nellampio spazio celeste sopra nubi scure. Allora attraverso le tenebre guizz un lampo luminoso e io gridai: Matilde!.... Mi svegliai, il sogno era svanito. Il mio cuore trem di una strana dolce angoscia, di

unindescrivibile delizia. Sapevo di aver pronunciato a voce alta Matilde e impaurito pensai che la campagna e le foreste, tutti i monti e gli abissi ripetessero il suo dolce nome; che migliaia di voci dovessero riferire che io lamavo perdutamente di un amore inesprimibile: che essa... essa fosse lastro lucente che, illuminandomi lanima, avesse risvegliato il dolore divorante di una inconsolabile nostalgia; e ora le fiamme damore divampavano e la mia anima assetata spasimava per la sua bellezza e la sua grazia. Wolfframb, tu conosci ora il mio segreto e devi seppellirlo nel tuo petto. Tu vedi che sono tranquillo e tassicuro che preferisco morire, piuttosto che rendermi spregevole dinanzi ai vostri occhi agendo come un pazzo. A te, proprio a te, che ami Matilde, a te, cui lamore ricambiato, devo dire tutto, tutto confidare. Appena sar guarito, con la mia mortale ferita nel cuore sanguinante, me ne andr lontano in un paese straniero. Ascoltami, quando io non sar pi, devi dire a Matilde che io... Il giovanetto non pot continuare, cadde riverso sui cuscini e volse il viso verso il muro. I violenti singhiozzi tradivano il suo dramma interiore. Wolfframb von Eschinbach rimase non poco turbato a questa rivelazione. Sedeva con gli occhi bassi, meditando in qual modo salvare lamico da quella folle passione che certo lo avrebbe perduto. Tent di confortarlo con le parole, anzi cerc di persuaderlo di ritornare alla Wartburg perch con il cuore pieno di speranza si facesse animo e riprendesse il posto m quellatmosfera luminosa che la nobile figura di Matilde diffondeva attorno a s. Poich Wolfframb sapeva di avere conquistato i favori di Matilde con nessun altro mezzo se non con le proprie canzoni, pensava che Ofterdingen avrebbe potuto fare altrettanto. Il povero Heinrich lo guard con occhi velati e disse: Mai pi mi rivedrete a Wartburg. proprio necessario che io mi butti nelle fiamme?... Non muoio dunque lontano da lei di nostalgia, di questa dolce e bella morte?. Wolfframb se ne and e Ofterdingen rimase ad Eisenach. Cosa avvenne in seguito di Heinrich von Ofterdingen Pu succedere che il mal damore, che minaccia di lacerare il nostro animo, diventi una cosa tanto nostra che noi lo coltiviamo e lo custodiamo. Allora i lamenti convulsi, espressione di un tormento senza nome, diventano voci melodiose di una dolce pena che risuonano nel nostro animo come una lontana eco e si posano come farmaci che leniscono la nostra sanguinante ferita. Cos avvenne per Heinrich von Ofterdingen. Egli visse in un cocente e nostalgico amore; ma ormai non aveva pi dinanzi a s un cupo abisso senza speranza, bens volgeva lo sguardo verso lalto, su, verso le scintillanti nubi primaverili. Sembrava che la persona amata lo guardasse da una vertiginosa altezza con i suoi occhi luminosi e accendesse nel suo petto le pi belle canzoni che egli avesse mai cantato. Stacc il liuto dalla parete. Vi mise nuove corde, e si incammin verso la bella primavera da poco cominciata. E decisamente si port nei dintorni di Wartburg. E quando da lontano vide gli splendenti pinnacoli del castello e pens che mai pi avrebbe rivisto Matilde e che il suo amore sarebbe rimasto solo unaspirazione senza soluzione e che Wolfframb si sarebbe conquistato la splendida dama con la forza del suo canto, allora tutte le belle immagini piene di speranza precipitarono in una cupa notte e i tormenti della gelosia e la disperazione gli trapassarono lanima. Come perseguitato da cattivi fantasmi, fece ritorno nella solitudine della sua dimora, dove poteva cantare canzoni che lo riportavano nei suoi sogni e con essi vicino alla persona amata. Era riuscito per lungo tempo a evitare le vicinanze della Wartburg, quando un giorno si trov, non seppe neppure lui come, nella foresta a essa antistante e da cui si poteva vedere spiccare il castello.

Arriv in un posto della foresta dove tra fitti cespugli, rovi e sterpaglie si elevava una roccia coperta di muschi variopinti. A fatica si arrampic fin verso la met e attraverso una spaccatura vide ergersi in lontananza le cime della Wartburg. Allora sedette e combattendo contro tutti i cattivi pensieri si abbandon a dolci sogni di speranza. Gi da tempo il sole era tramontato; dalle fosche nebbie che si erano stese sopra le montagne si lev il disco della luna di un rosso acceso. Attraverso gli alti alberi il vento della notte fischiava e i cespugli colpiti dal suo soffio glaciale erano scossi come da un brivido di febbre. Gli uccelli notturni si levavano stridendo dalla roccia e cominciavano il loro volo errante. Pi forte si sentivano mormorare i ruscelli nella foresta e scrosciare le lontane fonti. Ma quando la luna brill pi luminosa attraverso la foresta, egli sent vibrare nellaria le note di un canto lontano. Heinrich diede un balzo. Pens che alla Wartburg i maestri stavano intonando le loro belle canzoni notturne: vide Matilde che accomiatandosi volgeva ancora gli occhi allamato Wolfframb e in questo sguardo vi era tutto lamore e la beatitudine che dovevano risvegliare nellanima dellamato lincanto dei sogni pi dolci. Heinrich, il cui cuore sembrava dovesse spezzarsi di desiderio e di nostalgia, afferr il liuto e cominci a cantare una canzone come forse mai prima aveva cantato. Il vento notturno si calm: nel bosco tutto tacque. Nel profondo silenzio della notte le note del canto di Heinrich luminosamente vibrarono come se si intrecciassero con i raggi della luna. La sua canzone gi stava per morire in un angoscioso sospiro damore, quando improvvisamente scoppi dietro di lui una stridente risata. Atterrito si volt e vide una grande e cupa figura, che, prima ancora che egli se ne rendesse conto, cominci a parlare con un odioso tono di scherno: Ehi, ho dovuto cercare un bel po prima di trovare colui che nella notte cantava una cos nobile canzone. Allora siete voi Heinrich von Ofterdingen... avrei dovuto saperlo, perch siete il peggiore di tutti i cosiddetti maestri di Wartburg: solo dalla vostra bocca poteva uscire una canzone cos sciocca, senza contenuto e senza armonia!. Combattuto tra la paura e lira Heinrich disse: Chi siete voi che dite di conoscermi e credete di potermi beffeggiare con le vostre sprezzanti parole? e diede mano alla spada. Ma lindividuo scoppi ancora a ridere e in quel momento sul suo volto pallido come la morte pass un raggio di luna che permise a Ofterdingen di vederne gli occhi selvaggi, le guance cadenti, la rossa barba a punta, la bocca atteggiata a un riso sarcastico, il ricco abito nero e il nero berretto piumato. Ehi, amico, volete dunque ricorrere a unarma mortale, solo perch io biasimo il vostro canto? Certamente voi cantori non potete sopportare questo: anzi pretendete che tutto quello che fatto da gente famosa come voi debba essere sempre lodato, anche se brutta roba. Ma lasciamo andare queste cose a cui non bado: vi parlo francamente e vi dico che dovete considerarvi non un grandissimo maestro, ma appena un mediocre scolaro della nobile arte del canto; anzi dovreste riconoscere che io sono per voi un vero amico e che vi do dei buoni consigli. Come potete voi disse Ofterdingen scosso da uno strano brivido come potete dire di essermi amico e di potermi dare dei buoni consigli, se non ricordo di avervi mai visto? Senza rispondere lo sconosciuto continu: Bellissimo questo posto, soprattutto di notte. Con questa magnifica luna, mi sieder vicino a voi e, siccome per il momento non ritornate ad Eisenach, faremo ancora quattro chiacchiere. Ascoltate le mie parole, possono essere istruttive.

Detto questo lo sconosciuto si sedette sulla grande roccia coperta di muschio proprio vicino a Ofterdingen che era in preda alle pi strane sensazioni. Pur non provando una vera paura, non poteva tuttavia sottrarsi, nella solitudine di quella notte e in quel luogo sinistro, alloppressione che risvegliavano in lui la voce e i tratti di quelluomo. Ebbe per un attimo listinto di gettarlo gi nel fiume che ribolliva in fondo al precipizio, ma subito si sent come paralizzato in tutte le membra. Lo sconosciuto gli si fece pi vicino e parl lentamente quasi sussurrandogli nelle orecchie: Io vengo dalla Wartburg dove ho ascoltato quelle brutte composizioni da principianti dei cos detti maestri... Senza dubbio donna Matilde veramente leggiadra e graziosa come forse nessuna altra donna al mondo. Matilde! esclam Ofterdingen con un tono di straziante dolore. Oh, oh rise lo sconosciuto. Oh, oh, giovanotto, vi interessa forse? Ma lasciatemi parlare di cose molto pi serie e importanti, intendo la nobile arte del canto. Pu essere benissimo che voi lass facciate del vostro meglio perch il vostro canto sia spontaneo, naturale, ma della vera e profonda arte dei cantori voi non avete proprio idea alcuna. Voglio dirvi qualcosa su cui poi potrete meditare, perch comprendiate che la strada che battete non potr mai farvi raggiungere lo scopo che vi siete prefisso. Luomo vestito di nero, esprimendosi in modo stranamente musicale, cominci a lodare la vera arte del canto; e mentre lo sconosciuto parlava, nellanimo di Heinrich sorgevano immagini che subito si dileguavano come spazzate via dalla tempesta. Era come se gli si schiudesse un nuovo mondo pieno di meravigliose figure. Ogni parola dello sconosciuto accendeva lampi che subito divampavano e subito si spegnevano. Ora la luna era alta sopra il bosco. Sedevano entrambi in piena luce e Heinrich not che il viso dello sconosciuto non era cos terribile come gli era apparso al primo momento. Dai suoi occhi emanava una luce insolita, ma ora Heinrich vedeva la sua bocca atteggiarsi a un sorriso gentile mentre il grande naso aquilino e lampia fronte gli donavano espressione di grande forza. Io non so disse Ofterdingen quando laltro fece una pausa io non so quali straordinarie sensazioni risveglino in me le vostre parole. come se solo ora sorgesse in me lidea del canto mentre tutto ci che finora ho ritenuto tale in realt dozzinale e scadente. Certo voi siete un grande maestro del canto: vogliate accogliermi, vi prego di tutto cuore, come vostro diligente discepolo che desidera ardentemente imparare. Lo sconosciuto esplose di nuovo in una odiosa risata: si alz, si pose dinanzi a Heinrich con quellespressione selvaggia che gi lo aveva spaventato la prima volta. E parl con voce cos potente che ogni fenditura della montagna ne rimandava leco. Voi pensate che io sia un grande maestro del canto? Certo posso esserlo di tanto in tanto; ma non posso mettermi a dar lezioni. Posso aiutare con un buon consiglio persone che, come voi, vogliono imparare... Avete mai sentito parlare di Klingsohr, maestro cantore versato in ogni scienza? La gente dice che un grande negromante e che ha rapporti con quel tale individuo che in genere meglio non vedere. Ma non date retta alla gente perch ci che essa non comprende e non vede direttamente sempre qualcosa di sovrumano che appartiene o al cielo o alla terra. Ad ogni modo il maestro Klingsohr vi mostrer la via che dovr portarvi alla meta. Abita a Siebenbrgen, recatevi da lui. L

vedrete come la scienza e larte elargiscano al grande maestro tutto ci che vi di bello su questa terra: onori, ricchezze, favori delle donne... S, giovanotto! Scommettiamo che se Klingsohr fosse qui porterebbe via la bella contessa Matilde al delicato Wolfframb von Eschinbach, il languido pastore svizzero? Perch fate il suo nome? disse irritato Heinrich. Lasciatemi! La vostra presenza mi mette i brividi. Oh, oh rise lo sconosciuto non arrabbiatevi, piccolo amico! Solo la fredda notte colpevole dei brividi che vi percorrono il corpo, e anche la vostra sottile giubba, non io! Non vi ha forse fatto piacere che standovi cos accanto vi abbia riscaldato?... Che brividi, che freddo! Con vita e averi posso servirvi: la contessa Matilde!... dunque, volevo dire che i favori delle donne si conquistano con il canto, quel canto che il maestro Klingsohr vi metter in grado di esercitare. Poco fa ho disprezzato le vostre canzoni perch vi rendiate conto che sono delle vere e proprie strimpellature, ma poich quando vi parlai dellarte autentica avete intuito il vero, ci prova in voi una sufficiente disposizione. Forse siete destinato a seguire le orme del maestro Klingsohr: in tal caso potrete felicemente aspirare ai favori di Matilde. Ors, incamminatevi, recatevi a Siebenbrgen... ma aspettate, voglio offrirvi (se non potete subito andare a Siebenbrgen) un piccolo libretto scritto dal maestro Klingsohr e che contiene non solo le regole del vero canto, ma anche alcune bellissime canzoni del maestro. Studiatelo diligentemente. E lo sconosciuto trasse fuori un libretto la cui copertina rosso-sangue scintillava alla luce della luna e lo porse a Ofterdingen. Appena questi lo ebbe preso, lo sconosciuto fece un passo indietro e scomparve nel folto della foresta. Heinrich cadde in un profondo sonno. Quando si svegli il sole era gi alto. Se non fosse stato per il libro rosso che giaceva sulle sue ginocchia, avrebbe pensato che tutta la vicenda con lo sconosciuto fosse stata solo un vivido sogno. La contessa Matilde. Avvenimenti di Wartburg Certo, carissimo lettore, avrai avuto tu pure occasione di trovarti in una cerchia di belle donne e di uomini colti, una di quelle belle riunioni che potresti benissimo paragonare a una corona intrecciata dei fiori pi differenti che si superano lun laltro nel profumo e nello splendore dei colori. Come la dolce armonia della musica permea ogni cosa risvegliando negli animi gioia e letizia, cos la leggiadria di una donna incomparabile si irradia ovunque creando la meravigliosa atmosfera in cui tutto si muove. Anche le altre donne allora muovendosi entro la luminosit della sua bellezza e intonandosi alla musicalit delle sue parole sembrano pi belle e pi graziose del solito; gli uomini daltra parte sentono dilatarsi i loro petti e possono cos manifestare in canti e in parole, secondo le regole che il loro ordine permette, quellentusiasmo che altrimenti sarebbe stato sepolto in loro. Cos, pi la regina si preoccupa con gesti semplici e delicati di distribuire in egual modo a ognuno i suoi favori, tanto pi si nota allora come il suo sguardo celestiale si posi su quel giovanetto che sta di fronte a lei silenzioso e i cui occhi brillanti di lacrime per la commozione annunciano la beatitudine dellamore a lui dischiusosi. Qualcuno potrebbe invidiare colui che il preferito; ma non lo odia, anzi chi gi legato a lui da amicizia, proprio a causa del suo amore lo ama di pi. Cos era nella corte del langravio Ermanno di Turingia: nella bella corona di dame e di poeti la contessa Matilde, vedova del conte Kuno von Falkenstein, appariva veramente come il pi bel fiore che irradia su tutti la sua fragranza e il suo splendore.

Wolfframb von Eschinbach, profondamente toccato dalla sua grazia e dalla sua bellezza, fu preso da un bruciante amore al primo sguardo. Gli altri maestri, pure entusiasmati dalla leggiadria della contessa, lodavano nelle loro armoniose canzoni la sua bellezza e la sua dolcezza. Reinhard von Zwekhstein la considerava la donna dei suoi pensieri ed era sempre tra i primi in lizza; Walter von der Vogelweid si lasciava infiammare dalle ardite espressioni del suo amore cavalleresco, mentre Heinrich Schreiber e Johannes Bitterolff si preoccupavano di esaltare donna Matilde con sublimi allegorie. Pertanto le canzoni di Wolfframb, simili ad ardenti, appuntiti dardi damore, partivano dal profondo del suo cuore innamorato e colpivano il cuore di Matilde. Gli altri maestri si erano accorti di questo; ma a essi sembrava che la felicit di Wolfframb li illuminasse come luce solare, e ne traevano una grazia e una forza particolari per le loro canzoni. La prima cupa ombra nella vita luminosa di Wolfframb fu il tragico segreto di Ofterdingen. Quando egli pensava quanto era amato dagli altri maestri (la bellezza di Matilde era egualmente aperta a tutti) e come invece nellanimo di Ofterdingen si fosse annidato con lamore un astio tale che lo aveva spinto in una arida solitudine, non poteva fare a meno di essere profondamente amareggiato. Spesso gli sembrava che Ofterdingen fosse solo preda di una follia che si sarebbe poi esaurita; daltra parte sentiva con certezza che egli stesso non avrebbe potuto sopportare il fatto di dover lottare senza speranze per i favori di Matilde. E diceva tra s: Quale forza ha potuto dare un maggior diritto alla mia pretesa? Sono forse io degno di preferenze?... Sono io migliore, pi intelligente, pi degno di essere amato di lui? Qual la distanza che ci separa?... Allora solo un destino ostile, che avrebbe potuto benissimo colpire anche me, ha messo a terra Heinrich e io, il fedele amico continuo la mia strada senza preoccupazioni, senza offrirgli una mano. Tali considerazioni lo indussero a partire per Eisenach e far di tutto per persuadere Ofterdingen a ritornare alla Wartburg. Ma quando giunse a Eisenach, Heinrich von Ofterdingen era scomparso e nessuno sapeva dove fosse andato. Wolfframb ritorn tristemente alla Wartburg e annunci al langravio e agli altri maestri la scomparsa di Ofterdingen. Solo allora fu evidente come essi lo amassero malgrado il suo carattere tetro e tormentato sino al sarcasmo pi amaro. Lo si pianse per morto e per lungo tempo il lutto si pos come un denso velo sui canti dei maestri togliendo loro ogni splendore; finch limmagine dello scomparso, impallidendo, svan in lontananza. La primavera era arrivata e con essa la gioia e la serenit della vita rinnovata. I maestri cantori si erano dati convegno, nel giardino del castello, in una ridente radura racchiusa da begli alberi; si erano disposti attorno a un nuovo pergolato per salutare con gioiose canzoni i fiori e le gemme appena spuntati. Il langravio, la contessa Matilde e le altre dame si erano seduti in cerchio e Wolfframb von Eschinbach stava per cominciare una sua canzone, quando un giovane con il liuto in mano sbuc dal bosco. Con gioioso stupore tutti riconobbero in lui Heinrich von Ofterdingen che si credeva morto. I maestri gli mossero incontro salutandolo calorosamente. Senza farci molto caso, Heinrich si avvicin al langravio e quindi alla contessa Matilde e si inchin rispettosamente. Egli era, disse, ormai completamente guarito da una brutta malattia, e pregava, per suoi particolari motivi, che non lo riammettessero nel numero dei maestri; gli permettessero per di cantare le proprie canzoni come a tutti gli altri. Il langravio osserv che la sua assenza non gli toglieva il diritto di far parte del circolo dei maestri e non capiva perch Heinrich volesse estraniarsi dalla bella riunione l convenuta. Quindi il langravio lo abbracci e gli assegn il posto che aveva sempre occupato tra Walter von der Vogelweid e Wolfframb von Eschinbach. Subito si not che laspetto di Ofterdingen era completamente mutato. Invece di camminare come al solito con il capo piegato e lo sguardo abbassato verso terra, egli ora avanzava con passo deciso, a testa alta. Il suo viso era pallido come una volta, ma il suo sguardo, che prima vagava

come smarrito, ora sembrava trafiggere ogni cosa. Invece della profonda malinconia ora aleggiava sulla sua fronte unorgogliosa gravit e uno strano gioco di muscoli attorno alla bocca e alle guance esprimeva talvolta uno scherno inquietante. Non degn i maestri neppure di una parola, ma sedette silenzioso al suo posto. Mentre gli altri cantavano, egli guardava le nubi, si dondolava qua e l, contava sulle dita, sbadigliava: in breve mostrava in tutti i modi possibili la sua noia e il suo malumore. Wolfframb von Eschinbach, dopo aver cantato una canzone in lode del langravio, riport largomento sul ritorno dellamico che si credeva perduto, e si espresse con animo cos commosso che tutti si sentirono profondamente toccati. Heinrich von Ofterdingen corrug la fronte e, volgendo le spalle a Wolfframb, prese il liuto e inton alcuni meravigliosi accordi. Si pose nel mezzo del cerchio e incominci una canzone cos differente da quelle degli altri, cos assolutamente nuova da suscitare non solo la pi grande ammirazione ma anche un enorme stupore. Era come se con i suoi potenti accordi bussasse alle porte oscure di un regno sconosciuto e misterioso, evocando i segreti dellignota potenza che vi risiedeva. Poi invoc le stelle e mentre le sue note bisbigliavano sommesse ognuno credeva di percepire la danza argentina delle sfere celesti. Ora gli accordi risuonavano pi forti e profumi ardenti fluttuavano nellaria e immagini di una voluttuosa felicit fiammeggiavano in quellormai svelato paradiso dei piaceri. Ognuno si sentiva scosso da brividi indefinibili. Come Ofterdingen ebbe finito ogni cosa ammutol, poi uno scrosciante applauso. Donna Matilde si alz, rapida avanz verso Ofterdingen e gli pose sulla fronte la corona che teneva in mano, come premio del canto. Un vivo rossore si diffuse sul viso di Ofterdingen che si lasci cadere sulle ginocchia e strinse con ardore al petto le mani della bella donna. Come si alz, il suo sguardo pungente e fiammeggiante colp il fedele amico Wolfframb von Eschinbach che stava avvicinandosi a lui, e che come folgorato da una potenza ostile retrocesse. Uno solo non partecip allentusiastico applauso generale, e fu il langravio, il quale, dopo che Ofterdingen ebbe cantato, rimase pensieroso e grave e a fatica riusc a esprimere qualche parola in lode della meravigliosa canzone. Ofterdingen ne fu visibilmente sdegnato. Wolfframb von Eschinbach, a tarda sera, quando il crepuscolo era gi sceso, dopo averlo cercato ovunque invano, riusc a incontrare il diletto amico in un viale del giardino. Si affrett verso di lui, lo strinse al petto e disse: Dunque, mio amato fratello, sei diventato il primo maestro cantore della terra! Come hai potuto raggiungere ci che n noi n tu stesso presagivi? Quale spirito era a tua disposizione per mostrarti le meravigliose melodie di un altro mondo? Oh tu, sublime maestro, lascia che io ancora una volta ti abbracci. bene disse Heinrich von Ofterdingen evitando labbraccio di Wolfframb bene che tu riconosca di quanto io mi sia portato al di sopra dei cosiddetti maestri e tanto pi che io sia approdato, come nella mia vera patria, l, verso cui invano tendete voi che siete su una via errata. Pertanto non devi farmene una colpa se trovo sciocche e noiose le vostre meschine composizioni. Cos rispose Wolfframb tu che gi ci hai tenuto in grande onore, proprio tu ci disprezzi e pensi che tra noi non ci sia pi nulla in comune... Lamicizia, lamore se ne andato dal tuo animo, solo perch sei un maestro pi grande di noi... ma anche me, anche me non stimi pi degno del tuo amore, forse solo perch io non sono in grado di elevarmi come te nelle mie canzoni?... Oh, oh, Heinrich, se ti dicessi cosa passava nel mio cuore quando tu cantavi!... Parla pure disse Heinrich von Ofterdingen con un sorriso di scherno parla pure: pu essere Istruttivo per me.

Heinrich cominci Wolfframb in tono serio e deciso Heinrich, vero che la tua canzone conteneva in s una meravigliosa, inaudita armonia, e che i pensieri si elevavano su, fino alle sfere celesti; ma il mio animo mi diceva che una simile canzone non poteva semplicemente scaturire da un animo umano, bens dovesse essere il prodotto di una forza estranea, proprio come il negromante che concima con svariati mezzi magici la sua terra pu far nascere le piante dei paesi pi strani... Heinrich, tu sei diventato certo un grande maestro del canto e potrai fare grandi cose, ma, dimmi, sei ancora in grado, quando vaghi attraverso le profonde ombre della foresta, di sentire il dolce saluto della brezza serale? Si commuove ancora il tuo cuore quando sente stormire gli alberi e mormorare il fiume? Ti guardano ancora i fiori con i loro puri e semplici occhi? Quando lusignolo canta ti senti ancora morire di male damore?... Ah, Heinrich, cera qualcosa nella tua canzone che mi dava un brivido inquietante; io pensavo a quella tua terribile descrizione delle ombre dei morti vaganti sulle rive dellAcheronte che una volta facesti al langravio quando egli ti chiese i motivi della tua mestizia. E allora pensai che tu avessi rinunciato a ogni amore e in compenso rimanesse solo il tesoro sconsolato del viandante sperduto nel deserto. Mi sembra, bisogna che te lo dica, mi sembra che tu abbia barattato con la tua maestria quelle gioie della vita a cui si pu partecipare solo se si ha lanimo semplice e puro. C in me un oscuro presagio. Sto pensando a che cosa ti ha allontanato dalla Wartburg e a come vi sei ritornato. Pu accadere che tu abbia successo, come pu darsi che la bella stella della speranza cui finora ho sempre mirato sia ormai per me tramontata... e tuttavia, Heinrich, qua, stringi la mia mano; nessun rancore nei tuoi confronti trover mai spazio nel mio animo. Se, nonostante la felicit che ti inonda, dovessi trovarti un giorno sullorlo di un abisso senza fondo, e, preso nel vortice della vertigine, tu stessi per precipitarvi senza possibilit di salvezza, io sarei con animo saldo dietro di te, per trattenerti con la forza delle mie braccia. Heinrich von Ofterdingen ascolt in profondo silenzio le parole di Wolfframb von Eschinbach, poi si copr il viso con il mantello e scomparve velocemente nel fitto bosco. Wolfframb sent che si allontanava singhiozzando e sospirando. La guerra di Wartburg Dapprima gli altri maestri avevano molto apprezzato e ammirato le canzoni dellorgoglioso Heinrich von Ofterdingen; ma in seguito presero a sostenere che esse avevano uno stile falso, un fasto vuoto, che anzi contenevano qualcosa di empio. Solo donna Matilde si era volta con tutta la sua anima verso di lui che lodava la sua bellezza e la sua grazia in un modo ritenuto da tutti i maestri (eccettuato Wolfframb von Eschinbach che non si permetteva alcun giudizio) pagano ed esecrabile. Non pass lungo tempo che donna Matilde apparve assolutamente mutata in tutta la sua personalit. Essa guardava con alterigia dallalto in basso gli altri maestri e priv dei suoi favori il povero Wolfframb. Si arriv al punto in cui Heinrich von Ofterdingen istru la contessa Matilde nellarte del canto, cos che essa stessa componeva le canzoni cantandole nello stile di lui. Da questo momento per ogni grazia e ogni leggiadria scomparvero dalla donna che era stata circuita. Trascurando tutte le qualit che sono ornamento delle donne elette, rinunciando a ogni tratto femminile, divent un essere ibrido, odiata dalle donne e derisa dagli uomini. Il langravio, temendo che la pazzia della contessa afferrasse come una brutta malattia anche le altre dame di corte, emise una severa disposizione per cui nessuna dama, pena lesilio, poetasse; di questo gli uomini, terrorizzati dal destino di Matilde, lo ringraziarono calorosamente.

La contessa Matilde abbandon la Wartburg e prese in affitto un castello non lontano da Eisenach dove Heinrich von Ofterdingen lavrebbe seguita se il langravio non gli avesse ordinato di portare a termine la sfida che gli altri maestri gli avevano lanciato. Voi disse il langravio Ermanno allo spavaldo cantore con il vostro strano comportamento avete turbato in maniera odiosa questa bella compagnia che avevo qui riunito. In quanto a me non riuscirete a circuirmi, giacch sin dal primo momento avevo compreso che le vostre canzoni non potevano provenire da un animo limpido, che erano il frutto dellinsegnamento di un falso maestro. A che vi servono sfarzo e splendore se sono destinati unicamente ad avvolgere un cadavere? Voi parlate di cose elevate, dei misteri della natura, ma non in quanto sgorgano dal cuore delluomo come dolci presagi di una vita pi elevata, bens come li vede lastrologo che li afferra e li misura con metro e compasso. Vergognatevi, Heinrich von Ofterdingen, di avere piegato il vostro spirito gagliardo alla disciplina di un maestro indegno. Io non so rispose Heinrich io non so, mio signore, fin dove possiate arrivare con il vostro rancore e con i vostri rimproveri. Forse cambierete opinione quando saprete quale maestro mi ha aperto quel regno che la vera patria del canto. Avevo lasciato il vostro castello in grande mestizia e pu darsi che quel dolore che voleva annientarmi sia stato il vero stimolo al manifestarsi di quel bel fiore che, rinchiuso nel mio animo, anelava verso il soffio fecondo di una vita pi alta. Per un caso strano mi capit nelle mani un piccolo libretto dove il pi grande dei maestri cantori di questa terra, con grande erudizione, spiegava le regole dellarte e inoltre vi aveva aggiunto alcune canzoni. Quanto pi leggevo quel piccolo libretto tanto pi mi persuadevo che era cosa ben misera per un cantore limitarsi a tradurre in parole ci che crede di sentire nel cuore. E non basta... Mi sentivo sempre pi legato a forze ignote che spesso cantavano attraverso di me, bench fossi e rimanessi io il cantore. Il mio desiderio di vedere direttamente il maestro e di sentirgli esporre la vera dottrina divent in me un istinto irresistibile. Cos mi misi in viaggio per Siebenbrgen. Perch, mio signore, era proprio il maestro Klingsohr che cercavo e a cui devo lardito slancio sovrumano delle mie canzoni. Ora potrete pi favorevolmente giudicare le mie aspirazioni. Il duca dAustria disse il langravio mi ha detto e scritto molte cose in lode del vostro maestro. Klingsohr un uomo molto esperto nelle scienze occulte. Egli calcola il movimento degli astri e sa riconoscerne i misteriosi legami con il corso della nostra vita. Metalli, piante, minerali non hanno segreti per lui, e poich anche esperto nella politica degli uomini, cos sempre vicino al duca con lazione e con il consiglio. Non so come tutto questo per possa avere a che fare con la vera sensibilit del cantante e credo anzi che le canzoni del maestro Klingsohr, per quanto ben fatte ed elaborate, non riescano assolutamente a toccare la mia anima. Ora... Heinrich von Ofterdingen, i miei maestri sdegnati per il tuo altezzoso modo di comportarti desiderano misurarsi con te in una gara di canto che durer alcuni giorni: che ci avvenga. La sfida dei maestri ebbe inizio. Forse perch lanimo di Heinrich fuorviato dai falsi insegnamenti non era pi in grado di esprimersi nellatmosfera limpida di una sincera sensibilit, o forse perch un particolare entusiasmo aveva raddoppiato le forze degli altri maestri... in breve: ognuno, cantando con Ofterdingen, lo super ottenendo quel premio per il quale invano egli si era battuto. Ofterdingen si corrucci di questa ignominia e nelle sue canzoni cominci da una parte a indirizzare allusioni sarcastiche al langravio, dallaltra a celebrare le lodi di Leopoldo VII, duca dAustria, che egli definiva lastro radioso, lunico e vero cultore dellarte. Poich arriv al punto di offendere con volgari parole le dame di corte e di lodare in modo empio e pagano la bellezza e la leggiadria di donna Matilde, fu inevitabile che tutti i maestri, compreso il mite Wolfframb von Eschinbach, presi da legittima ira,

cancellassero senza riguardi la sua maestria con le canzoni pi violente. Heinrich Schreiber e Johannes Bitterolff, smascherando lartificioso fasto delle composizioni di Ofterdingen, dimostrarono linconsistenza e la miseria delle sue creazioni artistiche; ma Walter von der Vogelweid e Reinhard von Zwekhstein andarono oltre, e affermando che il comportamento volgare di Ofterdingen esigeva una dura vendetta, si mossero verso di lui impugnando la spada. Cos Heinrich von Ofterdingen vide calpestata la propria superiorit e minacciata la vita stessa. Pieno di ira e di disperazione Heinrich fece appello alla nobilt danimo del langravio per la protezione della sua vita, e che fosse anzi il pi famoso cantore del tempo, il maestro Klingsohr, a decidere chi fosse il vincitore della gara di canto. I vostri rapporti con i maestri disse il langravio sono arrivati ormai a un punto tale, per cui vi qualcosa di ben pi importante da decidere che la supremazia nel canto. Nelle vostre folli canzoni avete gravemente offeso me e le nobili dame della mia corte. Quindi la vostra disputa riguarda non solo la supremazia nel canto, ma anche il mio onore e quello delle dame. Ciononostante tutto va risolto nella gara di canto e io vi concedo che sia il vostro maestro Klingsohr a decidere. Uno dei miei maestri che la sorte designer si porr di fronte a voi e insieme deciderete sul tema del canto... Ma il carnefice sar alle vostre spalle con la spada sguainata e colui che perder verr giustiziato allistante... Andate... procurate che il maestro Klingsohr venga qui alla Wartburg entro il termine di un anno e che sia lui il giudice di questa disputa per la vita e per la morte. Heinrich von Ofterdingen part e cos per un po di tempo la calma ritorn alla Wartburg. Le canzoni che cantano il dissidio tra i maestri e Heinrich ebbero allora per titolo:La guerra di Wartburg . Il maestro Klingsohr si reca ad Eisenach Era trascorso quasi un anno quando alla Wartburg giunse la notizia che il maestro Klingsohr era veramente arrivato ad Eisenach ed era andato ad abitare di fronte alla porta S. Giorgio presso un cittadino di nome Helgrefe. I maestri si rallegrarono non poco perch ora poteva essere risolto il grave dissidio con Heinrich von Ofterdingen; ma nessuno pi di Wolfframb era impaziente di vedere in faccia un uomo tanto famoso. Pu essere disse a se stesso pu essere, come la gente dice, che Klingsohr con le sue arti oscure si sia messo al servizio di forze occulte e che queste lo abbiano aiutato a impossessarsi di ogni ramo del sapere; ma anche il pi nobile vino non cresce forse sulla lava ardente? Che cosa importa allassetato viandante che i grappoli a cui egli si ristora siano germogliati anche dallinferno stesso? Perci voglio godere della profonda scienza e dellinsegnamento del maestro, senza indagare e senza trattenere pi di quanto sia lecito a un animo puro e devoto. Wolfframb si mise subito in cammino per Eisenach. Come egli fu davanti alla casa di Helgrefe, vi trov riunita una grande quantit di gente, che guardava su, come in attesa, verso il balcone. Vi riconobbe molti allievi di canto, i quali non smettevano mai di dire una cosa o laltra del famoso maestro. Luno aveva scritto le parole che Klingsohr aveva detto quando era entrato da Helgrefe, laltro esattamente che cosa il maestro avesse mangiato a mezzogiorno, un terzo ci teneva a sottolineare che il maestro lo aveva guardato e aveva sorriso perch lo aveva riconosciuto dal berretto da cantore che egli

portava proprio come Klingsohr, un quarto infine cominci una canzone composta secondo lui nello stile di Klingsohr: insomma cera un gran viavai. Wolfframb von Eschinbach riusc infine ad attraversare la calca ed entr in casa. Helgrefe gli diede amichevolmente il benvenuto e corse su per annunciarlo al maestro secondo il suo desiderio. Ma gli fu detto che il maestro era occupato nei suoi studi e in quel momento non poteva ricevere nessuno: ripassasse quindi dopo due ore. Wolfframb dovette rassegnarsi. Ritornato dopo due ore e avendo atteso ancora unora, fu accompagnato su da Helgrefe. Uno strano servitore vestito in seta variopinta lo introdusse in una camera. Vide un grande e imponente personaggio vestito di un lungo abito talare di velluto rosso cupo, con larghe maniche, guarnito di zibellino; questi si muoveva su e gi per la stanza con passi solenni. Il suo viso ricordava le immagini pagane del sommo Giove, tale era la gravit imperiosa della fronte e la fiamma minacciosa dei grandi occhi. Una nera barba accuratamente arricciata gli copriva mento e guance e sul capo portava uno strano berretto, che poteva essere anche un panno attorcigliato. Il maestro aveva incrociato le braccia sul petto, e, mentre andava avanti e indietro, pronunciava con voce squillante parole che Wolfframb non pot assolutamente capire. Guardandosi attorno nella camera che era piena di libri e dei pi strani oggetti, Wolfframb vide in un angolo un pallido ometto piuttosto anziano, alto non pi di tre piedi, che sedeva su una grande sedia davanti a un leggio e sembrava scrivere con una penna dargento su un foglio di pergamena tutto ci che il maestro Klingsohr diceva. Trascorse un po di tempo prima che lo sguardo del maestro cadesse su Wolfframb von Eschinbach: allora, interrompendosi, si ferm in mezzo alla stanza. Wolfframb lo salut con versi delicati nel tono nero: disse che era venuto per istruirsi alla grande arte di Klingsohr e lo pregava di rispondergli in versi per poter subito ascoltare la sua arte. Allora il maestro con occhi adirati lo squadr dalla testa ai piedi e disse: Ehi, chi siete voi, giovanotto, che osate con i vostri sciocchi versi irrompere in questa stanza e sfidarmi come se si trattasse di una gara di canto?... Ah, voi siete proprio Wolfframb von Eschinbach, il pi inetto e il meno istruito fra coloro che laggi alla Wartburg Sl definiscono maestri cantori?!... No, mio caro ragazzo, dovete crescere ancora un poco prima di pretendere di misurarvi con me. Wolfframb von Eschinbach non si aspettava certo una simile accoglienza. Alle offensive parole di Klingsohr il sangue gli riboll e mai cos viva sent in s quella forza che il cielo gli aveva dato. Grave e deciso guard negli occhi lorgoglioso maestro e disse: Sbagliate, maestro Klingsohr, a usare un tono cos aspro invece di rispondermi gentilmente e amichevolmente come io vi ho salutato. So che voi mi siete molto superiore in ogni scienza e anche naturalmente nellarte del canto, ma ci non vi autorizza a questa vana millanteria che dovreste invece disprezzare come cosa indegna di voi. Maestro Klingsohr, io vi dico che ora pi che mai credo a ci che il mondo afferma di voi. la potenza dellinferno che vi guida, con gli spiriti del male che avete commercio con la pratica delle scienze occulte. La vostra maestria deriva proprio dal fatto che voi potete evocare dalle oscure profondit gli spiriti maligni, di fronte ai quali lanimo umano assalito dal terrore. Ed questo terrore che vi procura la vittoria, non lamoroso struggimento che scaturisce invece dallanimo puro dei cantori per riversarsi nel cuore sensibile che, imprigionato da dolci catene, ne diventa il suddito. Per questo voi siete cos orgoglioso come nessun cantore che sia rimasto puro di cuore potr mai essere. Oh, oh rispose il maestro Klingsohr oh, oh, giovanotto, non salite troppo!... Per quello che riguarda i miei rapporti con le forze occulte, fate silenzio, perch non capite. Che io poi debba essere grato a

queste forze per la mia superiorit nel canto, questo uno sciocco prodotto della vostra fanciullesca scempiaggine. Ma ditemi un po: da dove avete appreso la vostra arte del canto? Credete che io non sappia come il maestro Friedebrand a Siegebrnnen in Scozia vi abbia prestato alcuni libri che voi, ingrato, non gli avete pi restituiti, ma che ve li siete tenuti traendone le vostre canzoni? Io sar stato aiutato dal diavolo, ma voi siete stato aiutato dal vostro cuore ingrato. Wolfframb fu quasi spaventato da questa accusa odiosa. Pose la mano sul petto e disse: Che Dio mi aiuti! Lo spirito della menzogna molto forte in voi, maestro Klingsohr: come avrei mai potuto defraudare Friedebrand delle sue magnifiche opere? Sappiate, maestro Klingsohr, che io questi scritti me li sono tenuti per tutto il tempo che Friedebrand ha voluto lasciarmeli: poi glieli ho restituiti. Non vi siete anche voi istruito sulle opere di altri maestri?. Pu darsi continu Klingsohr senza fare molto caso alle parole di Wolfframb pu darsi benissimo, ma da dove voi avete preso la vostra arte? Che cosa vi autorizza a paragonarvi a me? Non sapete quali profondi studi ho compiuto a Roma, a Parigi, a Cracovia e quali viaggi ho intrapreso nei pi lontani paesi dellOriente indagando nei misteri dei saggi arabi, come io sia stato sempre il migliore in tutte le scuole di canto, come abbia sempre riportato la palma contro tutti quelli che volevano misurarsi con me, infine come sia diventato maestro nelle sette arti liberali?... Ma voi, voi che siete estraneo a ogni scienza e arte, voi che abitate nella squallida Svizzera, che siete un profano inesperto, come potreste arrivare allarte del vero canto? Lira di Wolfframb si era del tutto calmata, perch aveva potuto constatare che quanto pi Klingsohr faceva lo spaccone, tanto pi dal suo animo scaturivano luminosi e chiari i pi preziosi tesori del canto, proprio come i raggi del sole brillano pi belli quando vittoriosi riescono a rompere le nubi che un vento tempestoso ha accumulato. Un dolce e mite sorriso si era posato sul suo viso ed egli parl alladirato maestro Klingsohr in tono calmo e misurato. Mio caro maestro, potrei rispondervi che certo non ho studiato n a Roma n a Parigi, e che pure non ho fatto visita ai saggi arabi nel loro paese, ma sono stato molto vicino al mio grande maestro Friedebrand che sono andato a scovare nel profondo della Scozia, e ho ascoltato molti grandi cantori i cui insegnamenti mi furono molto utili e, proprio come voi, riportai la palma del canto in parecchie corti di principi tedeschi; ma io credo che tutti gli insegnamenti e tutta lintelligenza dei pi grandi maestri non mi avrebbero aiutato affatto se limmortale potenza celeste non avesse posto nel mio animo quella scintilla che ha acceso la meravigliosa stella del canto, se con animo devoto non mi fossi tenuto lontano da tutto ci che falso e bugiardo, se non mi impegnassi, con puro entusiasmo, a esprimere nel canto solo i dolci e teneri aneliti che mi riempiono il cuore. E, senza rendersene conto, cominci a cantare una magnifica canzone che aveva composto di recente. Klingsohr, in preda alla collera, camminava su e gi per la camera; poi si ferm dinanzi a Wolfframb, lo sguardo fisso come volesse trapassarlo con i suoi occhi sfavillanti. Come Wolfframb ebbe finito gli pos le mani sulle spalle e gli parl dolcemente e con calma: Ora, Wolfframb, perch proprio voi lo volete, cantiamo pure a gara nelle pi svariate tonalit le pi differenti melodie. Ma andiamo in qualche altro posto, perch certo questa stanza non adatta e poi dovreste bere con me un buon bicchiere di vino. In quel momento lometto che scriveva balz gi dalla sedia e nel cadere sul pavimento emise un forte lamento. Klingsohr si volt rapidamente e lo spinse con i piedi dentro un armadio che si trovava sotto il

leggio, e che richiuse. Wolfframb sent lometto singhiozzare. Poi Klingsohr chiuse i libri che stavano aperti un po dovunque e ogni volta che una copertina battendo si richiudeva, si sentiva attraverso la stanza uno strano suono, impressionante come un profondo sospiro di morte. Klingsohr prese quindi in mano delle stranissime radici simili a misteriose creature che sembravano agitare i filamenti e le nocchie come se fossero braccia e gambe, sembrava anzi che ne guizzasse fuori un ghignante e distorto volto in miniatura. A questo punto ci fu un grande agitarsi negli armadi e un uccello dalle dorate ali splendenti sibil nella camera in un volo scomposto. Il crepuscolo aveva ormai invaso ogni cosa. Wolfframb si sent percorrere il corpo da un profondo brivido. In quel momento Klingsohr trasse fuori da una scatoletta una pietra che subito diffuse in tutta quanta la stanza una chiara luce solare. Poi tutto torn tranquillo e Wolfframb non vide e non ud pi nulla di ci che gli aveva fatto tanta paura. Due servitori, abbigliati, come il domestico che aveva aperto la porta della stanza, con uninconsueta veste di seta variopinta, entrarono portando sontuosi abiti che fecero indossare al maestro Klingsohr. Quindi Klingsohr e Wolfframb si recarono insieme alla cantina municipale. Riconciliatisi, bevvero da buoni amici e poi, luno di fronte allaltro, cantarono negli stili pi svariati. Nessun altro maestro era presente per poter giudicare chi dei due fosse il vincitore. Nessuno comunque avrebbe scelto Klingsohr, perch, nonostante impiegasse tutte le sue arti e la sua intelligenza, non riusc minimamente a eguagliare la potenza e il fascino delle semplici composizioni di Wolfframb. Questi aveva appena finito una meravigliosa canzone quando Klingsohr appoggiandosi indietro sulla poltrona e abbassando lo sguardo disse con tono smorzato e cupo: Poco fa voi, maestro Wolfframb, mi avete chiamato petulante e spaccone, ma sbagliate se credete che il mio sguardo accecato da una sciocca vanit non sia in grado di riconoscere la vera arte del canto in qualunque luogo mi capiti di incontrarla: in mezzo a una selva o in un consesso di maestri, sia esso una contrada selvaggia o una sala da concerto. Nessuno qui a giudicarci, ma io vi dico, maestro Wolfframb, che voi mi avete superato e da questo mio riconoscimento potete constatare che anche la mia autentica arte. Mio caro maestro rispose Wolfframb von Eschinbach pu darsi che una felice ispirazione mi abbia oggi consentito di cantare meglio del solito, ma lontano da me il pensiero di pormi sopra di voi. Forse oggi il vostro animo chiuso. Pu succedere che talvolta qualcuno sia oppresso da un peso, come un luminoso prato da una densa nebbia, per cui i fiori non sono pi in grado di sollevare le loro splendenti corolle. Ma anche se oggi vi considerate vinto, io tuttavia ho sentito qualcosa di sublime nelle vostre belle canzoni e pu darsi che domani siate voi a vincere. Klingsohr disse: A che pro tutta questa vostra modestia?. E, alzatosi di scatto, and a mettersi, voltando le spalle a Wolfframb, sotto la grande finestra e in silenzio si mise a guardare i pallidi raggi della luna che piovevano dallalto. Passati alcuni minuti egli si volt e avanzando verso Wolfframb disse con un forte tono di voce, mentre lira gli accendeva lo sguardo: Voi avete ragione, Wolfframb von Eschinbach! La mia scienza, che domina le forze occulte, separa la profonda diversit dei nostri due esseri. Voi mi avete superato, ma la prossima notte vi mander un individuo che si chiama Nasias. Iniziate con costui una gara di canto e attenzione che egli non vi superi. Detto questo Klingsohr si precipit fuori dalla cantina municipale.

Nasias arriva di notte da Wolfframb von Eschinbach Ad Eisenach Wolfframb abitava presso un cittadino di nome Gottschalk, di fronte alla panetteria. Costui era una brava persona che teneva il suo ospite in grande considerazione. Bench Klingsohr ed Eschinbach pensassero di essere soli l nella cantina municipale e non spiati da nessuno, tuttavia qualcuno, probabilmente un giovane allievo cantore, che seguiva sempre, passo passo, il famoso maestro o che era riuscito ad afferrare qualche parola uscita dalle sue labbra, aveva trovato il mezzo di seguire la gara di canto. In tutta la citt si era diffusa la voce che Wolfframb von Eschinbach aveva battuto nel canto il grande maestro Klingsohr e cos anche Gottschalk lo aveva saputo. Felicissimo corse su dal suo ospite e chiese come mai era accaduto che lorgoglioso maestro si fosse lasciato superare nella gara di canto. Wolfframb gli raccont fedelmente come erano andate le cose e non gli tacque il fatto che Klingsohr gli avrebbe mandato un tale chiamato Nasias con il quale egli avrebbe dovuto sostenere una gara di canto. Gottschalk impallid per la paura, congiunse le mani e disse con voce mesta: Santo cielo, non sapete, caro signore che il maestro Klingsohr traffica con gli spiriti maligni di cui dispone a suo piacimento? Helgrefe, presso il quale Klingsohr ha preso dimora, ha raccontato ai suoi vicini di casa le cose pi strabilianti. Sembra che di notte si radunino da lui molte persone, bench nessuno le abbia mai viste entrare, che si mettono a cantare e a far baccano, mentre una luce abbagliante esce dalle finestre. Dio mio, forse questo Nasias, da cui siete minacciato, il Nemico stesso che vuole portarvi alla rovina!... Fuggite, caro signore, non state qui ad aspettare una simile visita. Fuggite, ve ne scongiuro!. Ehi rispose Wolfframb von Eschinbach ehi, mio caro signor affittacamere, non rientra nelle abitudini dei maestri cantori rifiutare lofferta di una gara di canto! Che sia o non sia Nasias uno spirito maligno, io lo aspetto tranquillamente qui. Forse mi assorder con le sue infernali canzoni, ma invano tenter di intaccare la mia fede e di nuocere alla mia anima immortale. Lo so, lo so disse Gottschalk voi siete un uomo coraggioso che non teme neppure il diavolo; se proprio volete rimanere qui permettetemi almeno di mettermi accanto la prossima notte il mio servo Jonas che un bravuomo, di spalle larghe e assolutamente insensibile al canto. Se di fronte alle chiacchiere del diavolo doveste sentirvi indebolire e venir meno e se Nasias volesse nuocervi, Jonas lancerebbe un grido e noi accorreremmo con lacqua e le candele benedette. Il diavolo non tollera neppure lodore del muschio che un cappuccino ha portato addosso in un sacchetto. Voglio tenerne pronta una scorta, in modo che, se Jonas grider, io possa affumicare il maestro Nasias fino a togliergli il fiato per cantare. Wolfframb von Eschinbach sorrise per le bonarie preoccupazioni del suo affittacamere e si dichiar deciso a tutto, anche ad affrontare Nasias. Jonas, il bravuomo dalle larghe spalle e refrattario al canto, poteva benissimo stargli vicino. Venne la notte fatale. Tutto era ancora silenzio. I contrappesi dellorologio della chiesa si mossero sibilando. Batterono le dodici. Un colpo di vento mugghi attraverso la casa, voci sinistre echeggiarono, si udirono dei gemiti come di uccelli notturni messi in fuga. Wolfframb von Eschinbach era tutto concentrato nella sua bella e pura poesia e aveva quasi del tutto dimenticato il sinistro appuntamento.

Ma improvvisamente brividi di terrore gli attraversarono il petto, allora raccolse tutte le sue forze e si port nel mezzo della camera. Un colpo sordo rintron per tutta la casa. La porta si spalanc e dinanzi a lui apparve una grande figura che avvolta in una luce infuocata lo guardava con occhi roventi. Davanti a una simile apparizione molti avrebbero perso ogni ardire, anzi sarebbero crollati a terra in preda al terrore. Wolfframb si mantenne saldo e domand in tono fermo: Che cosa venite a cercare qui?. Quello rispose con odiosa voce stridula: Io sono Nasias e sono venuto qui per misurarmi con voi nella gara di canto. Nasias apr il mantello e Wolfframb vide che aveva sotto il braccio una quantit di libri. Lasciatili cadere sul tavolo che gli stava a fianco, Nasias inton una magnifica canzone che parlava dei sette pianeti e della musica delle sfere celesti come descritta nelSonno di Scipione usando le tonalit pi artistiche. Wolfframb si era seduto nella sua grande poltrona e con gli occhi fissi a terra ascoltava tutto ci che Nasias produceva. Appena questultimo ebbe terminato, Eschinbach incominci a cantare una bella e pia melodia di soggetto spirituale. Allora Nasias fece dei balzi qua e l e stava per fare versacci e scagliare contro il cantore i pesanti libri che aveva con s, ma mentre la melodia di Wolfframb si faceva sempre pi limpida e potente, il bagliore infuocato di Nasias impallidiva e la sua figura sempre pi si raggrinziva finch si ridusse a due piedi di altezza; e gridava e miagolava e si arrampicava su e gi per gli armadi. Wolfframb quando ebbe finito di cantare fece per afferrarlo, ma quello improvvisamente riprese la forma di prima e sibil fuori fiamme e fuoco. Ehi, ehi esclam Nasias con una voce paurosa e cupa non farti beffe di me amico... Puoi essere un buon teologo e intenderti di tutte le sottigliezze e le teorie dei vostri libroni, ma tu non sei affatto un cantante che possa misurarsi con me o con il mio maestro. Cantiamo una bella canzone damore e vedremo che ne della tua maestria. Nasias incominci una canzone sulla bella Elena e sulle smisurate gioie del monte di Venere. In verit la canzone era seducente ed era come se le fiamme che Nasias schizzava intorno a s si trasformassero in alitanti effluvi di ardente desiderio, in mezzo ai quali le dolci note fluttuavano come giocosi amorini. Wolfframb ascolt serenamente anche questa canzone con lo sguardo fisso a terra ma a un tratto gli sembr di muoversi negli ombrosi viali di un bel giardino, e che le soavi note di una musica sublime guizzassero sopra unaiuola fiorita penetrando come unaurora fiammeggiante attraverso il cupo fogliame, mentre la canzone dellEmpio sprofondava nella notte come il sinistro uccello notturno precipita gracchiando nellabisso dinanzi al giorno vittorioso. E quanto pi le note chiare si diffondevano tanto pi il suo petto era scosso da dolci presentimenti e da uninesprimibile nostalgia. Ed ecco che lei, la sua unica vita, sbucava da un fitto boschetto nello splendore di tutta la sua bellezza e di tutta la sua grazia, e le foglie e le lucide fonti mormoravano e sussurravano salutando la bella con sospiri damore. Essa era portata sulle ali del canto come sulle ali di un bel cigno e, appena il suo sguardo celeste lo colp, si accese nel suo cuore tutta la beatitudine dellamore pi puro e divino Invano egli tentava di esprimersi con le parole e con i suoni. Appena fu scomparsa egli si gett estasiato sul prato fiorito affidando allaria il nome di lei. Nel suo ardente desiderio abbracciava i superbi gigli, baciava le rose con bocca ardente e tutti i fiori compresero la sua felicit e il vento del mattino, le sorgenti, i boschi parlavano con lui della gioia indicibile di un amore eccelso. ... Cos pensava Wolfframb mentre Nasias continuava nelle sue vane canzoni damore, e nel momento in cui egli vedeva donna Matilde nel giardino della Wartburg essa gli stava veramente dinanzi come una volta in tutta la sua grazia e leggiadria e come una volta lo guardava amorevole e casta. Wolfframb non aveva percepito nulla dei canti dellEmpio: come questi tacque egli incominci una canzone in cui lodava con accenti magnifici e potenti la beatitudine celeste dellamore puro. LEmpio divent sempre pi inquieto sino a che incominci con modi volgari a belare facendo balzi

qua e l nella stanza e commettendo ogni sorta di eccessi. Allora Wolfframb si alz dalla sua poltrona e gli comand nel santo nome di Cristo di andarsene. Nasias sprizzando attorno a s violente fiamme arraff i suoi libri ed esclam con una risata piena di scherno: Schnib, schnab, non sei che un rozzo profano, perci riconosci a Klingsohr il primato! e fugg fuori dalla stanza come una tempesta lasciandovi un soffocante odore di zolfo. Wolfframb apr la finestra, la fresca aria mattutina inond la stanza e cancell ogni traccia del Malvagio. Jonas si svegli dal sonno profondo in cui era caduto e si meravigli non poco che tutto fosse gi passato. Chiam il suo padrone a cui Wolfframb raccont come erano andate le cose, e se Gottschalk prima teneva in grande onore il nobile Wolfframb, ora lo considerava come un santo che aveva vinto la potenza malefica dellinferno. Come Gottschalk rivolse per caso lo sguardo verso lalto, si accorse con sgomento che sopra la porta erano scritte a caratteri di fuoco le parole: Schnib, schnab, non sei che un rozzo profano, perci riconosci a Klingsohr il primato. Cos il Malvagio prima di sparire aveva lasciato scritto le ultime parole che aveva pronunciato come uneterna sfida. Non potr pi essere tranquillo disse Gottschalk non potr pi essere tranquillo nella mia casa, sino a quando quella scritta diabolica che deride il mio caro signor Wolfframb arde su quella parete. Egli corse difilato in cerca di muratori perch imbiancassero la scritta, ma fu vana fatica. Ogni volta che tentavano di passarvi un dito di densa calce, la scritta riappariva, anzi, appena si cerc di raschiare via lintonaco, le parole appar vero ancora pi evidenti sul rosso del mattone. Gottschalk emise degli alti lamenti e preg il signor Wolfframb, se gli era possibile, di costringere Nasias, con una canzone adatta, a cancellare le ossessionanti parole. Wolfframb ridendo disse che questo non era in suo potere: si calmasse Gottschalk perch forse, quando egli avrebbe lasciato Eisenach, la scritta sarebbe scomparsa per suo conto. Era passato mezzogiorno, quando Wolfframb von Eschinbach con animo lieto e lentusiasmo di chi stia andando incontro alla pi fulgida speranza, lasci Eisenach. Poco lontano dalla citt incontr il conte Meinhard von Mhlberg e il coppiere Walter von Vargel con un folto seguito: erano riccamente vestiti e montavano cavalcature bardate. Wolfframb von Eschinbach li salut e gli fu detto che essi erano stati mandati dal langravio Ermanno ad Eisenach per accompagnare solennemente il maestro Klingsohr alla Wartburg. Durante la notte Klingsohr era salito in una loggia della casa di Helgrefe per interrogare le stelle. Mentre eseguiva dei calcoli astrologici, alcuni allievi, che si trovavano presso di lui, notarono, dal suo strano sguardo e da tutto quanto il suo modo di fare, che egli aveva tratto dalle stelle un importante segreto. E non si peritarono a interrogarlo. Klingsohr allora si alz da dove era seduto e solennemente disse: Questa notte al re di Ungheria, Andrea II, nata una bambina. Essa si chiamer Elisabetta e per la sua devozione e la sua virt sar fatta in seguito santa da papa Gregorio IX. Sar scelta come moglie di Ludovico, figlio del vostro signore, il langravio Ermanno. Questa profezia fu subito portata al langravio che ne fu profondamente commosso. Mut anche il suo modo di pensare nei riguardi del famoso maestro, la cui scienza occulta gli aveva aperto una speranza cos bella, e decise di farlo accompagnare alla Wartburg con tutto il fasto che si conveniva a un principe e a un grande signore.

Wolfframb pens allora che la sfida dei cantori per la vita e per la morte non avrebbe potuto aver luogo, anche perch Heinrich von Ofterdingen non si era presentato. Invece i cavalieri assicurarono che il langravio aveva gi ricevuto notizie dellarrivo di Heinrich. Il cortile interno del castello veniva allestito per lincontro e il carnefice Stempel di Eisenach era gi partito per Wartburg. Klingsohr lascia la Wartburg. Esito della sfida In una bella e grande stanza della Wartburg il langravio Ermanno e il maestro Klingsohr erano riuniti a cordiale colloquio. Klingsohr assicur ancora una volta che la costellazione della notte precedente, sotto il cui segno Elisabetta era nata, non ammetteva dubbi e consigli il langravio di inviare subito una legazione al re dUngheria per chiedere la mano della neonata principessina per il figlio undicenne Ludovico. Il langravio accolse volentieri tale consiglio e come egli si mise a lodare la sapienza del maestro, questi cominci a parlare in modo cos dotto e affascinante sui misteri della natura, del micro e del macrocosmo, che il langravio, per quanto non del tutto digiuno di queste cose, fu preso da profonda ammirazione. Maestro Klingsohr disse il langravio sarei molto contento di poter sempre fruire della vostra compagnia cos istruttiva. Abbandonate linospitale Siebenburgen e venite alla mia corte, che con voi potr brillare nelle arti e nelle scienze come nessunaltra. I maestri cantori vi accoglieranno come loro signore giacch sarete versato in questa arte come nella astrologia e in tutte le altre scienze. Ors, rimanete sempre qui, e non pensate pi di ritornare a Siebenbrgen. Permettete invece, illustre principe rispose Klingsohr che io faccia oggi stesso ritorno ad Eisenach e di qui a Siebenbrgen. Del resto non una citt cos inospitale e poi lideale per i miei studi. Considerate inoltre che non posso offendere il mio sovrano, Andrea II: la mia esperienza in scienze minerarie gli ha fatto scoprire alcuni ricchi filoni di metalli preziosi, e io ricevo da lui un appannaggio annuo di tremila marchi dargento che mi assicurano la tranquillit necessaria a coltivare arte e scienza. Qui, invece, dovessi anche rinunciare a questo appannaggio, sarei solo motivo di contesa e di discordia fra i vostri maestri. La mia arte poggia su fondamenti diversi dai loro e vuole avere anche modi diversi di espressione. Pu darsi tuttavia che la loro devozione e la loro ricchezza interiore (come essi la chiamano) consentano loro di comporre canzoni, e che essi, come bimbi timorosi, non osino spingersi in una terra sconosciuta. Non intendo disprezzarli per questo, ma schierarmi con loro non mi possibile. Cos disse il langravio non assisterete alla sfida tra il vostro allievo Ofterdingen e gli altri maestri? No rispose Klingsohr non potrei assolutamente, ma anche se potessi, non lo vorrei. Voi stesso, mio nobile principe, dovete essere il giudice, perch voi solo potete confermare la voce del popolo, che certamente si far sentire. Non considerate per Heinrich von Ofterdingen mio allievo. Anche se dotato di valore, egli sembra limitarsi alla buccia amara del frutto, ma incapace di gustare la dolcezza della polpa. Ors, stabilite pure il giorno della sfida, io far in modo che Heinrich von Ofterdingen si presenti puntualmente. Le insistenti preghiere del langravio non riuscirono a smuovere il caparbio maestro, che lasci la Wartburg colmo di ricchi doni. Venne il giorno fatale in cui doveva aver luogo la sfida dei cantori. Nel cortile del castello erano state costruite delle barriere come per un torneo. Nel mezzo furono posti due seggi addobbati di nero per i cantori in lizza, dietro fu eretto un grande patibolo. Il langravio aveva scelto come giudici due nobili

signori della corte esperti di canto, Meinhard von Mhlberg e il coppiere Walter von Vargel, gli stessi che avevano accompagnato il maestro Klingsohr alla Wartburg. Per essi e per il langravio fu anche costruito un grande e sontuoso palco circondato dai seggi delle dame e degli altri spettatori. Per i maestri fu poi costruita una speciale panca addobbata di nero posta al fianco dei due concorrenti vicino al patibolo. Migliaia di spettatori avevano preso posto, da tutte le finestre della Wartburg, anzi perfino dai tetti una grande quantit di curiosi stava a guardare. Accompagnato dai giudici, il langravio avanz dalla porta del castello tra un cupo suono smorzato di timpani e di trombe e sal sul palco. I maestri avanzarono in corteo solenne con Walter von der Vogelweid in testa e presero i loro posti. Sopra il patibolo stava con due assistenti il carnefice di Eisenach, Stempel, un tipo gigantesco dalla selvaggia espressione altera avvolto in un ampio mantello rosso-sangue dalle cui pieghe appariva limpugnatura lucente di una enorme spada. Davanti al patibolo prese posto padre Leonardo, confessore del langravio, che doveva assistere il vinto nellora della morte. Un silenzio carico di sinistri presagi, in cui si sarebbe potuto sentire anche il soffio pi lieve, grav sulla folla. Si attendeva con raccapriccio che linaudito si realizzasse. Allora si fece largo, con i segni della sua dignit di maresciallo del langravio, Franz von Waldstromer, che ancora una volta espose le cause della lite e lirrevocabile ordine del langravio Ermanno, secondo il quale il vinto sarebbe stato giustiziato con la spada. Padre Leonardo sollev il crocifisso e tutti i maestri, dinanzi al loro scanno, piegando il capo scoperto, giurarono in piena coscienza di obbedire allordine. Poi il carnefice Stempel agit per tre volte nellaria la lucente spada e disse con voce tonante che egli avrebbe giustiziato in perfetta coscienza colui che gli sarebbe stato consegnato. Quindi risuonarono le trombe, Franz von Waldstromer si port in mezzo alla lizza e per tre volte con grande energia chiam: Heinrich von Ofterdingen... Heinrich von Ofterdingen... Heinrich von Ofterdingen... Heinrich, dopo aver atteso, non notato, vicino alla tribuna, che lultimo appello si smorzasse, apparve improvvisamente accanto al maresciallo. Si inchin dinanzi al langravio e disse in tono fermo di essere venuto per volont del langravio per misurarsi con qualunque maestro si fosse presentato e che si sottometteva alla decisione del giudice prescelto. Quindi il maresciallo si port dinanzi ai maestri con un vaso dargento, perch ciascuno tirasse a sorte. Appena Wolfframb apr il suo biglietto, riconobbe il segno di chi era destinato alla sfida. Un terrore mortale stava per sopraffarlo quando si rese conto di dover combattere contro lamico, ma poi subito gli sembr che una grazia celeste lo avesse prescelto per quella lotta. Vinto, sarebbe morto volentieri, ma vincitore, sarebbe volontariamente andato verso la morte piuttosto che decretare quella di Ofterdingen per mano del carnefice. Con viso sereno e lieto egli sedette al suo posto. Ma quando fu di fronte allamico e lo guard, uno strano brivido gli percorse il corpo. Egli ne riconobbe le fattezze, ma gli occhi ardenti che scintillavano nel viso mortalmente pallido erano quelli di Nasias. Heinrich von Ofterdingen incominci la sua canzone e Wolfframb fu quasi terrorizzato quando si accorse che quella era la stessa canzone che Nasias aveva cantato quella notte fatale. Raccolse tutte le forze e rispose al suo avversario con Una melodia cos divina che nellaria echeggi il giubilo di mille voci e il popolo gi voleva riconoscerlo vincitore. A un cenno del langravio, Heinrich von Ofterdingen riprese a cantare. Egli cominci una canzone le cui meravigliose melodie emanavano una tale gioia di vita, che ogni cosa, come toccata dallardente soffio di piante esotiche in piena fioritura, cadde in un dolce torpore. Lo stesso Wolfframb von

Eschinbach si sent come rapito lontano in una terra straniera; non riusciva pi a pensare n alla propria canzone n a se stesso. In quel momento allingresso del campo si sent un brusio, mentre gli spettatori si facevano da parte. Wolfframb, come colpito da una scarica elettrica, si svegli allimprovviso dal sognante torpore, guard innanzi a s e, Dio del cielo, vide donna Matilde che si avvicinava in tutta la sua grazia e leggiadria, proprio come in quel lontano giorno in cui laveva vista per la prima volta nel giardino della Wartburg. Lo sguardo che gett su di lui esprimeva lamore pi profondo. E fu la gioia pi sublime a prorompere nel canto di Wolfframb, lo stesso canto con cui la fatale notte egli aveva vinto il Maligno. Il popolo con fragorosi applausi lo riconobbe vincitore. Il langravio si alz insieme ai giudici: le trombe risuonarono, il maresciallo prese la corona dalle mani del langravio per porgerla al vincitore. Stempel gi si preparava a eseguire il suo compito, ma gli sgherri che stavano per afferrare il vinto si trovarono fra le mani una nuvola di fumo nero, che sal verso lalto con sibili e brontolii, svanendo in fretta nellaria. Heinrich von Ofterdingen era sparito in un modo incomprensibile. Ognuno, i visi lividi per lo stupore e il terrore, correva urtandosi qua e l: si parlava di figure diaboliche, di spiriti malvagi. Il langravio riun attorno a s i maestri e cos parl: Ora comprendo che cosa volesse veramente dire il maestro Klingsohr quando si esprimeva in un modo cos sibillino sulla sfida dei cantori di cui lui non voleva essere il giudice, e dobbiamo essergli grati che le cose siano andate cos. Che sia stato Heinrich von Ofterdingen a sostenere la sfida oppure un altro inviato da Klingsohr al posto del suo allievo, la cosa non ha importanza. La sfida si decisa in modo favorevole per voi, miei bravi maestri; ora potremo onorare unanimi e sereni la sublime arte del canto, cercando di promuoverla secondo le nostre possibilit. Alcuni uomini del langravio di guardia alla rocca dichiararono che pressappoco alla stessa ora in cui Heinrich von Ofterdingen era stato vinto da Wolfframb von Eschinbach, una figura che assomigliava al maestro Klingsohr era uscita a briglie sciolte su un focoso cavallo nero dalle porte del castello. Conclusione La contessa Matilde si era diretta nel frattempo verso il giardino e Wolfframb von Eschinbach laveva seguita. Come si incontrarono ed essa sedette, sotto i begli alberi in fiore, su un sedile erboso, le mani raccolte in grembo e il bel capo pensoso reclinato, egli non seppe dirle nessuna dolce parola. Matilde abbracci lamato con ardente slancio. Entrambi versarono calde lacrime piene di dolce mestizia. Ah, Wolfframb disse alla fine Matilde sono stata sedotta da un brutto sogno! Come ho potuto, come un fanciullo inesperto e accecato, cedere alle insidie del Maligno? Come ho potuto mettermi contro di te? Potrai perdonarmi? Wolfframb strinse Matilde fra le sue braccia e impresse per la prima volta baci ardenti sulla sua divina bocca di rosa. Le disse che era sempre vissuta nel suo cuore, che egli, nonostante le forze avverse, sempre le era rimasto fedele e come essa sola, la donna dei suoi pensieri, gli avesse ispirato quella canzone che aveva fatto fuggire il Maligno. Oh mio adorato disse Matilde lascia che ti dica in quale meraviglioso modo tu mi hai salvata dai malvagi lacci che mi furono tesi. Una notte, non molto tempo fa, immagini strane e paurose mi circondarono. Non so neppure se fosse una sensazione di piacere o di pena, io sentii sul mio cuore

unoppressione tale che mi toglieva il respiro. Spinta da un irresistibile impulso cominciai a scrivere una canzone seguendo proprio il metodo del sinistro maestro, ma fui stordita da strani suoni, allo stesso tempo armoniosi e stridenti, ed era come se, invece di una canzone, stessi componendo una formula terribile, capace di soggiogare le potenze oscure. Apparve una orrenda figura, mi afferr con le sue braccia ardenti e sembrava volesse trascinarmi gi in un cupo abisso. A un tratto un canto soave risuon nelle tenebre: quei suoni armoniosi erano dolci come il chiarore delle stelle. La nera figura aveva a tutta prima abbandonato la presa, poi allung di nuovo le braccia roventi verso di me, ma non la mia persona riusc ad afferrare, solo la canzone che avevo scritto, con cui precipit stridendo nellabisso. Era la tua canzone, la canzone che oggi cantasti, la canzone davanti alla quale lEmpio fugg: fu quella che mi salv. Ora sono tutta tua, le mie canzoni esprimono solo il mio amore fedele per te e la cui beatitudine senza limiti non pu essere espressa da parola alcuna. Di nuovo gli amanti caddero nelle braccia luno dellaltro e non potevano fare a meno di parlare dei tormenti passati e del sublime attimo che li aveva riuniti. Matilde, proprio nella notte in cui Wolfframb aveva pienamente vinto Nasias, aveva sentito in sogno quella canzone: il canto che Wolfframb aveva eseguito nellestasi irraggiungibile di un purissimo amore e che aveva poi ripetuto alla Wartburg superando il suo avversario. Una sera, sul tardi, Wolfframb von Eschinbach se ne stava solo nella sua camera a meditare nuove canzoni, quando entr il suo affittacamere Gottschalk che tutto contento disse: Mio nobile e degno signore, siete riuscito a vincere con la vostra grande arte il Maligno. Lodiosa scritta sparita dalla vostra camera: a voi, tutti i miei pi caldi ringraziamenti... Ma ho qui con me qualcosa per voi che stato consegnato a casa mia, perch io ve lo recapitassi e cos dicendo Gottschalk gli consegn una lettera piegata e sigillata. Wolfframb apr la lettera. Era di Heinrich von Ofterdingen e cos diceva: Ti ringrazio, mio caro Wolfframb, come pu ringraziarti uno che sia guarito da una malattia che lo stava conducendo alla peggiore delle morti. Molte cose inaudite mi sono accadute... ma meglio tacere sopra liniquit di un tempo che sta dietro alle mie spalle come uno scuro, impenetrabile mistero. Certo ti ricorderai delle parole che dicesti quando io, pieno di folle orgoglio, mi gloriavo di affermare che mi sarei elevato al di sopra di tutti i maestri. Allora dicesti che forse mi sarei trovato improvvisamente sullorlo di un profondo abisso, preda del vortice delle vertigini e sul punto di precipitarvi; e che tu saresti stato dietro di me con animo saldo a sostenermi con la tua forza. Wolfframb! avvenuto veramente ci che la tua anima ispirata aveva previsto. Io ero gi sullorlo dellabisso e tu mi sostenesti proprio quando la vertigine fatale mi aveva avvinto. La tua splendida vittoria, nel momento in cui ha annientato il tuo avversario, ha restituito a me la vita. S, Wolfframb, davanti alla tua canzone, caddero i fitti veli che mi avvolgevano e io potei di nuovo alzare gli occhi al cielo limpido. Non devo forse per questo doppiamente amarti?... Tu hai riconosciuto Klingsohr come un grande maestro. Egli lo veramente; ma guai a colui che, dotato di sue proprie attitudini, osa indirizzarsi in quel regno tenebroso che a lui si dischiuso... Io ho rinunciato al maestro ed ora non vagolo pi sconsolato sulle rive del fiume infernale; la mia dolce patria mi stata ridata... Matilde!... no, per me non era la donna sublime, era solo un fantasma sinistro che mi ossessionava con immagini ingannevoli di un vano amore tenero... Dimentica quello che feci nella mia follia. Saluta i maestri e di loro della mia rinascita. Sta bene, mio amato Wolfframb, forse sentirai presto parlare di me!... Era passato del tempo quando alla Wartburg giunse la notizia che Heinrich von Ofterdingen si trovava presso la corte di Leopoldo VII arciduca dAustria e che vi cantava molte belle canzoni. Poco dopo, il

langravio Ermanno ricevette una copia di quelle canzoni con le relative melodie. Tutti i maestri si rallegrarono quando constatarono che Heinrich von Ofterdingen aveva rinunciato a ogni falsit e che malgrado le tentazioni del Maligno aveva mantenuto il suo spirito puro e devoto. Cos Wolfframb von Eschinbach, grazie allarte sublime del canto scaturita dal suo limpido animo, aveva riportato una gloriosa vittoria sul Nemico, salvando lamata e lamico da una terribile fine. MASTRO MARTINO IL BOTTAIO E I SUOI GARZONI Benevolo lettore, quando vai passeggiando per una citt dove i magnifici monumenti ti mostrano le eloquenti testimonianze dello splendore, della devota solerzia, della veracit di unepoca ormai trascorsa, certo anche a te si aprir il cuore a una mestizia piena di strane sensazioni. Non hai limpressione forse di entrare in una casa abbandonata? L, sul tavolo c ancora aperta la Sacra Bibbia che il padre di famiglia era solito leggere, alla parete ancora appeso il tessuto riccamente lavorato che la padrona di casa aveva portato a termine; preziosi doni dellingegnosit umana, relegati nelle solennit, stanno sparsi nei lindi armadi. Sembra che da un momento allaltro stia per apparire una padrona di casa pronta a farti unaccoglienza cordiale. Ma invano attendi coloro che linarrestabile ruota del tempo ha travolto e allora ti abbandoni al dolce sogno che ti rimette in contatto con gli antichi maestri, i quali con meravigliosa efficacia ti comunicano cose che penetrano nel profondo dellanima. E cos tu puoi finalmente comprendere il significato profondo delle loro opere giacch vivi nella loro epoca ed essa, che ha saputo creare quei maestri e quelle opere, ti divenuta familiare. Ma ahim, non avviene forse che le belle immagini di sogno, proprio nel momento in cui credi di stringerle con braccia amorose, se ne fuggono timidamente sulle luminose nubi del mattino dinanzi alla rumorosa attivit del giorno e tu allora insegui con gli occhi bruciati dalle lacrime quello splendore tremolante che sempre pi va impallidendo? Cos, al duro contatto della vita che fluttua attorno a te, ti svegli come da un bel sogno e nullaltro rimane in te se non la profonda nostalgia che con un dolce brivido scuote il tuo petto. Tali erano le sensazioni, carissimo lettore, che si affollavano in colui che per te scrive questi fogli ogniqualvolta si metteva a passeggiare per la famosa citt di Norimberga. Ora indugiando dinanzi alla mirabile architettura della fontana in piazza Mercato, ora ammirando il sepolcro in S. Sebaldo, o il tabernacolo in S. Lorenzo, oppure contemplando al castello o al palazzo comunale i grandi capolavori di Albrecht Drer, egli sempre si sentiva afferrare dal dolce sogno che lo trasportava entro la magnificenza dellantica citt imperiale. E pensava ai candidi versi di Padre Rosenblth:

O Norimberga, nobile contrada, la freccia del tuo onore ha colto nel segno, dalla tua saggezza essa scoccata

e la verit germogliata in te. E in tal modo parecchi quadretti della bella vita cittadina di quel tempo, dove larte e lindustria si davano felicemente la mano, emersero limpidi in tutta la loro luminosit e gli si impressero nellanima. Permetti ora, carissimo lettore, che io ti offra uno di questi quadretti. Forse seguirai la descrizione con vero piacere e forse tu stesso avrai limpressione di essere di casa presso mastro Martino e sosterai volentieri presso i suoi tini e i suoi bricchi. In questo caso accadr davvero ci che lautore di questi fogli desidera di tutto cuore. In qual modo il signor Martino fu eletto decano e come ringrazi Il primo maggio del 1580, lonorevole corporazione dei bottai e tinai della libera citt di Norimberga aveva tenuto, secondo le antiche abitudini e costumanze, la sua solenne adunanza. Poco tempo prima era morto uno dei decani per cui bisognava eleggerne uno nuovo. La scelta cadde su mastro Martino. In verit nessuno poteva eguagliarlo nella costruzione delle botti, robuste e leggiadre nello stesso tempo, nessuno era pi bravo di lui nel conservare il vino nelle cantine, per cui tra i suoi clienti vi erano i pi distinti signori della citt: egli viveva perci in pieno benessere per non dire nella ricchezza. Come mastro Martino fu eletto, il consigliere municipale Jakobus Paumgartner, rettore della corporazione cos parl: Avete fatto molto bene, amici miei, a eleggere mastro Martino a vostro capo: la carica infatti non poteva capitare in migliori mani. Mastro Martino altamente stimato da tutti quelli che conoscono la sua abilit e la sua vasta esperienza nellarte di conservare e di fare invecchiare il vino. La sua attivit, la sua vita semplice e pia nonostante le ricchezze possono certo essere prese a modello. A voi perci, mastro Martino, nostro degno decano, infiniti complimenti! E cos dicendo Paumgartner si alz e fece alcuni passi avanti a braccia tese aspettando che mastro Martino gli venisse incontro. Questi appoggiandosi con forza sui braccioli della sedia si alz con quella lentezza e con quella fatica che il suo ben nutrito corpo imponeva. Poi con altrettanta lentezza si mosse verso labbraccio affettuoso di Paumgartner, contraccambiandolo per appena appena. Beh fece Paumgartner un poco sorpreso c qualcosa che non va in questa vostra elezione a nostro decano? Mastro Martino, con un gesto che gli era solito, incass la testa nelle spalle, tamburell con le dita sul grosso ventre, si guard attorno con occhi furbi, il labbro inferiore sporgente, poi rivolgendosi a Paumgartner disse: Mio degno signore, come pu essere che io non giudichi giusto ci che mi spetta? Chi mai pu rinunciare alla ricompensa dovutagli per un lavoro ben fatto, chi mai scaccer il debitore che si fa vivo per saldare finalmente il suo debito?... Ehi, voi, cari amici (e cos dicendo si volse verso i maestri che sedevano tutto attorno) vi venuta finalmente lidea che lo debba essere il decano della vostra onorabile corporazione!... Che volete voi da un decano? Deve essere veramente il pi abile nel suo mestiere? Allora andate a vedere quella mia enorme botte tutta tirata a martello e senza fuoco, il mio

vero capolavoro, e ditemi se qualcuno di voi pu vantarsi di avere mai fatto qualcosa di altrettanto bello e robusto... Desiderate poi che il decano possegga denaro e beni? Venite allora a casa mia e io vi aprir tutte le mie casse e vi diletterete alla visione delloro e dellargento... Il decano deve essere onorato da tutti, signori e umili? Chiedetelo allora al nostro consigliere, chiedetelo ai principi e ai signori che abitano attorno alla nostra citt di Norimberga, chiedetelo al vescovo di Bamberg, chiedetelo a tutti costoro che cosa pensano di mastro Martino. Bene! Penso che difficilmente sentirete note di biasimo. Detto questo il signor Martino si batt piacevolmente il grosso ventre e sorridendo di compiacimento con gli occhi socchiusi, mentre il silenzio generale era interrotto soltanto qua e l da significative tossettine, continu: Ma io so benissimo che non devo solo congratularmi con voi perch il Signore al momento dellelezione vi ha illuminato la mente... Infatti quando io ricevo la ricompensa per il lavoro, quando il debitore mi paga, allora firmo la ricevuta m questo modo: Tommaso Martino, mastro bottaio, pagato, ringrazia. Perci siate con tutto il cuore ringraziati, in quanto, eleggendomi vostro decano, avete estinto un debito. Per il resto vi prometto che regger la mia carica con tutta fedelt e onest. Se sar necessario, sar pronto a portare con il consiglio e con lazione il mio aiuto alla corporazione e a ognuno di voi per quanto me lo permettano le mie forze. Mi preoccuper di mantenere la nostra rinomata istituzione in quellonore e in quella dignit in cui si trova oggi... Vi invito, illustre consigliere, amici e maestri, a un allegro pranzo per la prossima domenica. Ora con animo allegro e con in mano un buon bicchiere di Hocheimer o di Johannisberger o di qualsiasi altro vino della mia fornita cantina riflettiamo sulle cose pi immediate che dobbiamo fare per il bene comune. Di tutto cuore siete invitati. I visi degli onorevoli maestri, che si erano notevolmente oscurati durante lorgoglioso discorso di mastro Martino, ora si rasserenarono e al profondo silenzio segu un gioioso cicaleccio in mezzo a cui risaltarono gli alti meriti del signor Martino e della sua scelta cantina. Tutti promisero di essere presenti la domenica successiva, tesero la mano al neoeletto decano che cordialmente la strinse premendosi anche un po al ventre questo o quel maestro come se volesse abbracciarlo. Ci che in seguito accadde nella casa di mastro Martino Il consigliere Jakobus Paumgartner per tornare a casa sua doveva passare dinanzi alla dimora di mastro Martino. Quando, trovandosi dinanzi alla porta di casa di questultimo, Paumgartner fece latto di proseguire, mastro Martino si tolse il piccolo berretto e con tutta riverenza inchinandosi nel limite del possibile disse al consigliere: Mio caro e degno consigliere, non disdegnate, vi prego, di entrare unoretta nella mia povera casa. Permettete che io mi diletti e mi edifichi ai vostri saggi discorsi. Eh, caro mastro Martino rispose Paumgartner ridendo mi trattengo volentieri da voi, ma perch dite che la vostra casa povera? So benissimo che in fatto di sfarzo e di preziose suppellettili, nessuno dei pi ricchi cittadini vi supera. Non avete forse costruito poco tempo fa un bellissimo edificio che lornamento della nostra famosa citt? Non parlo poi dellarredamento, giacch nessun patrizio avrebbe da vergognarsene. Il vecchio Paumgartner aveva ragione: aperta infatti la porta lucente di ricche finiture in ottone, apparve uno spazioso vestibolo con il pavimento intarsiato, bei quadri alle pareti, armadi e sedie

artisticamente lavorati, quasi fosse un salone. Ben volentieri ognuno seguiva lindicazione scritta sopra una tavoletta, appesa, secondo le antiche abitudini, presso la porta: Chi dentro vuole entrare le scarpe deve nettare o innanzi se le tolga ne per questo se ne dolga. Come deve comportarsi, la persona intelligente se lo porti sempre in mente. Il giorno era caldo, laria nelle camere, ora che era sceso il crepuscolo, soffocante e umida: per cui mastro Martino introdusse il suo nobile ospite in una vasta e fresca stanza di soggiorno. Era quel luogo delle case dei ricchi borghesi che era ammobiliato come una cucina, ma non per essere usata bens per essere ammirata con tutte quelle preziose suppellettili che venivano messe in mostra. Appena entrato mastro Martino a voce alta chiam. Rosa, Rosa; la porta subito si apr e Rosa, lunica figlia di mastro Martino, fece il suo ingresso. Carissimo lettore, a questo punto cerca di ricordarti nel modo pi vivo possibile i capolavori del nostro grande Albrecht Drer. Possano dinanzi ai tuoi occhi animarsi a un tratto quelle meravigliose fanciulle, ricche di tanta grazia e di tanta dolcezza, cos come appaiono nei suoi quadri. Pensa alla loro nobile e delicata figura, alla loro fronte arcuata, bianca come un giglio, a quellincarnato che aleggia sopra le guance come un alito di rosa, a quelle fini labbra ardenti di un rosso ciliegia, a quegli occhi ombreggiati dalle scure ciglia che guardano attorno con espressione nostalgica come il raggio della luna attraverso il cupo fogliame; pensa ai capelli di seta ingegnosamente annodati in graziose trecce, pensa alla bellezza celestiale di quelle fanciulle, e avrai dinanzi a te la soave Rosa. Come potrebbe il narratore descriverti altrimenti questa creatura celeste? Gli sia anche concesso di ricordare qui un giovane e valente artista nella cui anima penetrata una scintilla ardente del buon tempo antico. Si tratta del pittore tedesco che a Roma viene chiamato Cornelius. Non sono n signorina n bella! Come nei disegni di Cornelius per quella magnifica opera che ilFaust di Goethe, Margherita ci appare in atto di dire queste parole, tale era Rosa quando in atteggiamento timido e pudico doveva arginare richieste troppo ardite. Rosa si inchin con umilt tutta infantile dinanzi a Paumgartner, gli prese la mano e se la port alle labbra. Le pallide guance del vecchio signore si colorirono intensamente, e come gli ultimi raggi del sole al tramonto indorano improvvisamente il nero fogliame, cos il fuoco di una giovent ormai lontana brill nei suoi occhi.

Ah disse con voce chiara Paumgartner mio caro signor Martino, voi siete certo un benestante, un uomo ricco, ma il pi bel regalo che il Signore vi ha fatto senza dubbio la vostra deliziosa figliola Rosa. Se alla vista di questa fanciulla si dischiude il cuore a noi vecchi consiglieri, e non riusciamo a distogliere da lei i nostri deboli occhi, chi potrebbe fare una colpa ai giovani se rimangono l di sasso quando incontrano vostra figlia per strada, oppure se in chiesa si accorgono della sua presenza e non di quella del prete o se nelle feste con gran dispetto delle altre ragazze corteggiano solo lei con sospiri, con sguardi damore, con paroline dolci come il miele? Insomma, mastro Martino, potete scegliervi il genero fra i nostri giovani patrizi o dovunque vogliate. Mastro Martino fece il viso scuro, ordin alla figlia di portare del buon vino vecchio e appena questa tutta rossa in volto e con lo sguardo chino a terra se ne fu andata, disse al vecchio Paumgartner: Mio caro signore, fuori dubbio che mia figlia sia adorna di una bellezza eccezionale e che anche in questo il cielo mi abbia fatto ricco, ma come potete dire queste cose proprio in presenza della fanciulla, soprattutto quando a me non interessa affatto avere per genero un patrizio? Tacete rispose Paumgartner ridendo tacete, mastro Martino, quello che nel cuore viene poi sempre in bocca... Non credete voi che anche a me il pigro sangue possa cominciare a martellare nel vecchio cuore quando vedo Rosa e voi non dovete prendervela se io apertamente vi dichiaro ci che essa del resto gi sa. Rosa port il vino e due grandi bicchieri. Martino spinse nel mezzo della stanza il tavolo riccamente intarsiato. I due vecchi signori si erano appena seduti e mastro Martino aveva appena riempito i bicchieri, quando si sent davanti alla porta uno scalpiccio di cavalli. Si ebbe limpressione che un cavaliere si fermasse e subito infatti si sent la sua voce nel vestibolo. Rosa scese in fretta e ritorn dicendo che si trattava del vecchio cavaliere Heinrich von Spangenberg che desiderava parlare con mastro Martino. Stasera siamo veramente fortunati perch arrivato anche il pi vecchio e illustre dei miei clienti. Certo avr delle nuove ordinazioni e io dovr fare nuove provviste. Detto questo egli si affrett, per quanto poteva, incontro allospite benvenuto. In qual modo mastro Martino elev larte sua su tutte le altre Il vino scintillava nei bei bicchieri finemente molati e scioglieva ai tre vecchi la lingua e il cuore. Lanziano Spangenberg, che nonostante let era ancora animato da una giovanile vitalit, si divertiva a raccontare qualche aneddoto della sua lieta giovinezza, cosicch il ventre di mastro Martino sobbalzava per il gran ridere ed era costretto ad asciugarsi continuamente le lacrime. Anche il signor Paumgartner dimentic pi del solito la sua dignit di consigliere e se la spassava con il buon vino e con lallegra conversazione. Ma riapparve Rosa, portando sotto il braccio una linda cesta da cui trasse la tovaglia candida e brillante come neve caduta di fresco e, spostandosi velocemente di qua e di la, allest la tavola con ogni sorta di scelte vivande e poi con un dolce sorriso invit i signori a non disdegnare tutte quelle pietanze che aveva frettolosamente preparato. Allora cessarono i discorsi e le risate: Paumgartner e Spangenberg non riuscivano a distogliere gli occhi dalla bella fanciulla e anche mastro Martino, affondato nella poltrona, con le mani incrociate, guardava con un sorriso compiaciuto quel suo affaccendarsi da padrona di casa. Rosa stava per allontanarsi quando il vecchio Spangenberg, come fosse stato un ragazzino, salt su, prese la fanciulla alle spalle ed esclam mentre le lacrime gli

scendevano dagli occhi: O tu, deliziosa creatura del cielo, tu cara e dolce fanciulla... e la baci due o tre volte in fronte, poi ritorn al suo posto come assorto in profondi pensieri. Paumgartner bevve alla salute di Rosa. Certo disse Spangenberg appena Rosa fu uscita certo, mastro Martino, il cielo vi ha dato in vostra figlia un gioiello che voi non sapete apprezzare abbastanza. Essa vi torna a grande onore e chi, a qualunque stato sociale appartenga, non ci terrebbe a diventare vostro genero? Vedete continu Paumgartner vedete, mastro Martino, che il nobile signore Spangenberg la pensa proprio come me?... Io vedo gia la mia bella Rosa moglie di un patrizio con un ricco diadema di perle nei suoi bei capelli biondi! Cari signori cominci a dire mastro Martino piuttosto seccato come potete continuare a parlare di un argomento al quale per il momento io non penso affatto? La mia Rosa ha appena diciotto anni e tenerella come non deve ancora pensare al fidanzato Per il futuro poi mi rimetto completamente nelle mani del Signore: ma una cosa certa, che n un patrizio n qualsiasi altro toccher la mano di mia figlia allinfuori di quel bottaio che avr dato prova di essere il pi bravo fra tutti i maestri, naturalmente se piacer a mia figlia, perch io non vorrei costringerla per nessuna ragione al mondo a fare qualcosa e tanto meno un matrimonio che non sia di suo gradimento. Paumgartner e Spangenberg si guardarono meravigliati da una tale affermazione. Alla fine Spangenberg, raschiatasi la gola, cominci: Dunque vostra figlia non pu sposare chi non appartenga alla vostra categoria? Che Dio la guardi da ci rispose Martino. Ma continu Spangenberg se un bravo e giovane maestro di una nobile arte, come per esempio un orefice o qualunque altro valente artista, volesse sposare vostra figlia e a lei piacesse enormemente, allora che fareste voi? E Martino gettando il capo allindietro: Fatemi vedere, gli direi, mio caro giovanotto, una grande botte che voi considerate come il vostro capolavoro... e se non fosse in grado di mostrarmela gli aprirei gentilmente la porta e lo pregherei di cercare altrove. Ma se continu Spangenberg quel giovane amico vi dicesse: una cos piccola opera non ve la posso mostrare, ma venite con me sulla piazza del mercato e guardate quella magnifica casa che innalza superbamente nei cieli le sue slanciate guglie ebbene quello il mio capolavoro. Ah, caro signore interruppe impaziente mastro Martino perch vi preoccupate tanto a volermi persuadere di unaltra cosa? Mio genero deve assolutamente praticare la mia attivit perch lo giudico la mia arte come la pi nobile su questa terra. Credete forse che sia sufficiente per mettere assieme una botte inserire i cerchioni sopra le doghe? Non forse gi una cosa straordinaria che la nostra arte

presupponga che si sappia custodire e curare quel vero dono celeste che il buon vino affinch esso si arricchisca di tutta la forza e di tutta la dolcezza che entra in noi come un ardente spirito vitale? E ora passiamo alla costruzione vera e propria. E non dobbiamo prima prendere tutte le misure con il compasso perch lopera riesca bene? Dobbiamo essere contemporaneamente maestri di aritmetica e artisti di geometria. Perch come potremmo altrimenti considerare la proporzione e il volume della botte? Eh, signori, mi sento ridere il cuore in petto quando metto insieme una bella botte; quando le doghe sono state opportunamente preparate e i garzoni picchiano allegramente sui cunei con le mazze: clip, clap... clip, clap... questa s che musica! E la mia bella costruzione eccola l, ed giusto che io mi guardi attorno con una punta di orgoglio quando prendo in mano lo stiletto e incido sul fondo della botte il mio onorato marchio di fabbrica, conosciuto da tutti i pi bravi vinaioli. Voi parlate, caro signore, di architetti, e una bella casa sempre un ottimo lavoro, ma se io fossi un architetto e passassi dinanzi alla mia opera e vedessi affacciato al balcone un losco individuo, un cialtrone buono a nulla, che ha acquistato la casa, proverei una vergogna immensa e per la rabbia e il dispetto mi verrebbe voglia di distruggere lopera mia. Ma una cosa simile non pu accadere per le mie costruzioni. L dentro vi abita lo spirito pi puro che ci sia sulla terra: il nobile vino. Dio benedica il mio lavoro. Il vostro elogio disse Spangenberg stato certo molto bello: vi fa onore avere tanta considerazione per il vostro mestiere, ma non perdete la pazienza se insisto ancora. Ditemi, se venisse davvero un patrizio a chiedere la mano di vostra figlia?... Sapete, quando la vita si impone cos con le sue necessit, le cose si mettono differentemente da quello che si era pensato. E io esclam piuttosto vivacemente mastro Martino non potrei far altro che inchinarmi cortesemente e dire: Caro signore, se voi foste un bravo bottaio, ma cos.... Ascoltatemi lo interruppe Spangenberg e se un bel giorno un elegante giovane su un cavallo superbo con un brillante seguito, vestito degli abiti pi belli, si fermasse dinanzi alla vostra casa e chiedesse la vostra Rosa in sposa? Eh, eh esclam mastro Martino con ancor maggiore vivacit correrei il pi velocemente possibile a sprangare con i chiavistelli la porta di casa, e mi metterei a gridare: Cavalcate oltre, cavalcate oltre, illustre cavaliere, le Rose come la mia non fioriscono per voi: pu essere anche che vi piacciano la mia cantina e le mie monete doro e nellacquisto vorreste forse comprendere anche la ragazza, ma cavalcate oltre. Il vecchio Spangenberg si alz tutto rosso in viso, appoggi le mani sul tavolo e si guard attorno. Ora cominci dopo una pausa ora voglio farvi ancora unultima domanda, mastro Martino. Se questo cavaliere che si fermato dinanzi alla vostra porta fosse mio figlio e se io stesso fossi con lui, avreste il coraggio di chiudere anche a lui la porta in faccia? E credereste che anche noi saremmo venuti per la vostra cantina e per le vostre monete? Ma niente affatto rispose mastro Martino niente affatto, mio caro e grazioso signore, io vi aprirei da amico la porta e tutto nella mia casa dovrebbe essere a disposizione vostra e di vostro figlio, ma per ci che riguarda Rosa io vi direi: Se il cielo avesse disposto che il vostro bravo giovane fosse diventato un valente bottaio, nessun altro genero su questa terra mi sarebbe stato pi gradito di lui... ma cos.... Del resto, mio caro e degno signore, perch mi prendete in giro e mi tormentate con simili e strane domande? Ma guardate dove mai andato a finire il nostro allegro conversare e i bicchieri sono ancora colmi; lasciamo dunque da parte il genero e le nozze di Rosa, io bevo alla salute del vostro

figliolo che, da quel che sento, deve essere un bel giovane. E mastro Martino prese il suo bicchiere, Paumgartner fece lo stesso e disse: Ogni discorso imbarazzante deve avere un termine e beviamo alla salute del vostro bravo figliolo. Spangenberg tocc i bicchieri e con un sorriso un po forzato disse: State tranquillo che parlavo per scherzo, perch soltanto una pazzia amorosa potrebbe spingere mio figlio, che pu scegliersi la moglie tra le pi nobili famiglie, a sposare vostra figlia, trascurando la sua nascita e il suo rango. Comunque avreste potuto rispondermi un po pi cortesemente. Ah, mio caro signore rispose mastro Martino anche nello scherzo io non avrei potuto parlare altrimenti di quello che avrei fatto se una simile cosa fosse veramente accaduta. Concedetemi che anche io abbia il mio orgoglio e del resto voi stesso potete confermare che sono il pi bravo fra tutti i bottai, che sono un intenditore di vino, che seguo fedelmente la relativa ordinanza del nostro defunto imperatore Massimiliano, che da uomo pio respingo qualsiasi forma di empiet, e non faccio bruciare mai pi di una mezza oncia di puro zolfo nella mia grande botte, il che necessario per mantenere il vino, e voi, cari signori, avrete abbondantemente occasione di constatarlo. Spangenberg riprendendo il suo posto cerc di fare il viso lieto, mentre Paumgartner intavolava altri discorsi. Ma come accade per le corde di uno strumento che una volta allentatesi non riescono pi a tenere laccordatura e il maestro invano tenta e ritenta di trarne accordi armoniosi, cos tra quei tre vecchi non vi erano parole o discorsi che si trovassero in sintonia. Spangenberg chiam i suoi servi e lasci di malumore quella casa in cui era entrato cos allegro e ben disposto. La profezia della vecchia nonna Mastro Martino rimase un po confuso per il congedo alquanto brusco del suo vecchio e affezionato cliente e disse a Paumgartner, che aveva vuotato proprio allora lultimo bicchiere e stava per andarsene: Non so proprio che cosa volesse quel vecchio signore con i suoi discorsi e perch poi alla fine si sia mostrato cos seccato. Caro mastro Martino incominci Paumgartner voi siete certo un gran bravuomo ed giusto che ognuno si tenga ci che ha ottenuto con laiuto di Dio e gli ha dato ricchezze e onori. Ma questo non deve degenerare in una forma di vanagloria: sarebbe contrario a ogni buon sentimento cristiano. Gi oggi nellassemblea della corporazione non era giusto che vi poneste al di sopra di tutti gli altri maestri: che voi nel vostro mestiere siate esperto pi degli altri, va bene, ma che siate proprio voi a dirlo direttamente non fa che suscitare rabbia e malumore. E stasera poi avete colmato la misura. Non sarete certo cos cieco da non ravvisare nei discorsi di Spangenberg se non un tentativo scherzoso per vedere sin dove arriva il vostro orgoglio testardo. Certo avete gravemente offeso il degno signore nel voler attribuire solo a un volgare interesse ogni tentativo di sposare vostra figlia. E malgrado ci tutto sarebbe andato bene se aveste cambiato tono quando Spangenberg incominci a parlare di suo figlio. Ecco, se voi aveste detto: Certo, mio caro e degno signore, se voi venite da me con vostro figlio a chiedere la mia figliola, allora sarei talmente colpito da un simile onore che vacillerei nei miei propositi. Se cos aveste parlato limmediata conseguenza sarebbe stata che il vecchio Spangenberg avrebbe del tutto dimenticato loffesa di poco prima, vi avrebbe fatto una bella risata e tutto sarebbe

andato a posto benone. Rimproveratemi pure disse mastro Martino rimproveratemi pure, me lo merito, ma quando il vecchio parlava in quel modo mi si stretta la gola e non avrei potuto rispondere altrimenti. Ma poi continu Paumgartner che cosa significa quella sciocca decisione di voler dare vostra figlia soltanto a un bottaio? Avete detto che il destino di vostra figlia deve essere affidato al cielo, invece voi, con terrena stoltezza, volete carpire le decisioni alla divina onnipotenza, in quanto stabilite testardamente da quale piccola cerchia di persone deve essere scelto vostro genero. E questa pu essere anche la rovina vostra e della vostra Rosa. Lasciate perdere, mastro Martino, lasciare perdere questa puerile mania che non cristiana, lasciate fare alleterna potenza che porr nel pio cuore di vostra figlia la decisione pi giusta. Ah, mio degno signore disse mastro Martino tutto umile solo ora vedo quanto male ho fatto a non esporvi subito tutto. Voi pensate che io sia stato spinto a questa decisione irrevocabile, cio di sposare Rosa a un mastro bottaio, solo dalla troppa stima che ho per la mia arte; non cos, c un altro motivo, ben pi misterioso. Io non posso lasciarvi senza prima avervi detto tutto, non dovete rimanere in collera con me neppure per una notte. Sedetevi, vi prego, fermatevi ancora un momento, qui c una bottiglia di vino vecchio che il nobiluomo di cattivo umore ha rifiutato. Beviamocela insieme. Paumgartner fu meravigliato da quella insistenza a confidarsi che non era nella natura di mastro Martino; gli sembrava che il vecchio avesse un peso sul cuore e che volesse liberarsene. Appena Paumgartner si fu seduto ed ebbe bevuto il suo bicchiere di vino, mastro Martino incominci a narrare: Voi sapete, mio caro e degno signore, che la mia brava moglie mor subito dopo la nascita di Rosa. Allora viveva ancora la mia vecchia nonna se pur si poteva chiamare vita quella di una persona sorda e cieca, quasi incapace di pronunciare parola, paralizzata in tutte le membra, costretta a letto giorno e notte. La mia Rosa dunque fu battezzata e la balia se ne stava con la neonata nella stanza dove giaceva la vecchia nonna. Io ero molto triste e quando guardavo quella bella bambina mi sentivo cos profondamente commosso che non ero capace di nessun lavoro e me ne stavo silenzioso e tutto rinchiuso in me stesso presso il letto della vecchia nonna che reputavo felice perch estranea ormai a ogni dolore terreno. E mentre guardavo il suo viso pallido a un tratto essa cominci a sorridere in modo strano, sembrava persino che i lineamenti raggrinziti si distendessero e che le pallide guance si colorissero. Si sollev, tese le braccia come animata improvvisamente da una forza straordinaria e in modo molto chiaro e con voce dolce chiamo: Rosa, mia piccola Rosa. La balia si alz e le port la bambina che essa si mise a cullare, ma, caro signore, pensate alla mia meraviglia, anzi alla mia paura, quando la vecchia con voce chiara e forte incominci a cantare questa canzone nella lieta tonalit laudativa del signor Hans Berchler, albergatore di Strasburgo: Fanciullina dalle rosse guance Rosa, ascolta il tuo consiglio: fuggi pene ed ansiet, serba Dio nel tuo cuore,

evita scherni, non coltivar follie. Fulgida casetta egli recher dove aromi fluttueranno e angeli splendenti giocosi canteranno. Con mente pura ascolta lamore fedele, fra le tue braccia stringi chi la cassetta rec, lascia il padre ch il tuo sposo damore degno. La cassetta invero porter ricchezza, salute e gioia. Fanciullina, apri gli occhi, ascolta la parola fedele, che tu possa fiorire nella benedizione divina! Quando ebbe finito di cantare rimise la bambina con tutta delicatezza sulla coperta e ponendole la mano rinsecchita e tremante sulla fronte le mormor parole incomprensibili, ma dallespressione del suo viso si capiva che stava pregando. Poi ricadde riversa sui cuscini e nellattimo in cui portavano via la bambina, emise un profondo respiro. Era morta. Quando mastro Martino ebbe finito Paumgartner disse: Questa una storia certo molto strana, ma non capisco quale rapporto ci possa essere tra la canzone profetica della vecchia nonna e la vostra fissazione nel volere dare Rosa solamente a un bottaio. Ah rispose mastro Martino ma pi chiaro di cos non pu essere: negli ultimi istanti della sua vita, e quindi particolarmente illuminati dal Signore, la vecchia annuncia con voce profetica cosa si deve

fare per la felicit di Rosa. Lo sposo che porta, con una fulgida casetta, ricchezza, fortuna, felicit, salute e tesori, chi pu essere se non un valente bottaio che abbia compiuto presso di me il suo capolavoro, la sua casetta risplendente? E in quale altra casetta aromi fluttueranno se non nella botte? E quando infatti il vino fermenta si sente un gorgoglio, un sussurrio, un brusio, come se dentro la botte deliziosi angioletti si rincorressero cantando allegre canzoni. S, s, la vecchia nonna a nessun altro ha potuto alludere se non a un bottaio e cos deve essere. Voi disse Paumgartner spiegate le parole della vecchia nonna a modo vostro, caro Martino, a me la vostra spiegazione non va a genio e resto dellopinione che dovreste rimettere tutto quanto al cielo e al cuore di vostra figlia, nel quale certo sta nascosta la giusta decisione. E io disse impaziente Martino resto dellopinione che mio genero, una volta per tutte, non pu essere che un valente bottaio. Paumgartner stava quasi per arrabbiarsi per la testardaggine di Martino, ma si trattenne e si alz dicendo: Ormai tardi, mastro Martino, smettiamola di bere e di parlare, tanto n luna n laltra cosa ci aiutano. Quando uscirono nel vestibolo videro una giovane donna con cinque bambini il maggiore poteva avere otto anni e il minore sei mesi. La donna singhiozzava e si lamentava. Rosa si fece incontro ai due uomini e disse: Dio del cielo! Valentino morto: ecco sua moglie con gli orfanelli. Cosa? Valentino morto? esclam mastro Martino fuori di s. Che disgrazia, che disgrazia! Pensate, mio illustre signore disse rivolgendosi a Paumgartner Valentino era il mio miglior garzone, veramente diligente e bravo. Tempo fa si fer in modo grave con una accetta mentre costruiva una botte, la ferita peggior sempre pi: fu preso da una forte febbre ed morto nel fiore degli anni! Mastro Martino si mosse verso la donna sconsolata che in lacrime andava lamentandosi che sarebbe morta nella miseria. Cosa pensate di me? disse Martino. Vostro marito si fatto quella ferita lavorando per me e ora io dovrei abbandonarvi nella miseria? Certo no, ora voi appartenete alla mia casa. Domani o quando vorrete seppelliremo vostro marito e poi voi e i vostri figli andrete ad abitare nella mia fattoria: l c il mio bel laboratorio, dove lavoro ogni giorno con i miei garzoni. Vi occuperete dei lavori di casa e io desidero educare i vostri bravi ragazzi come se fossero miei. Inoltre sappiate che prender presso di me anche il vostro vecchio padre; anche lui stato un bravo bottaio quando aveva ancora forza nelle braccia, e ora se non pu pi reggere mazza e ascia o non pu pi lavorare con la pialla, sar ancora capace di rifinire le doghe con il raschiatoio, insomma anche lui verr a stare con noi a casa mia. Se mastro Martino non lavesse sostenuta la donna sarebbe svenuta ai suoi piedi in preda al dolore e a una grande commozione. I ragazzi pi grandi gli si attaccarono alla giacca e i due pi piccoli che Rosa aveva preso in braccio tendevano le manine verso di lui come se avessero capito. Il vecchio Paumgartner con le lacrime agli occhi disse sorridendo: Mastro Martino, impossibile prendersela con voi e si avvi verso la sua abitazione. Come fecero conoscenza i due garzoni Rinaldo e Federico Su un bel poggio erboso, ombreggiato da alti alberi, riposava un giovane di bellaspetto chiamato

Federico Il sole era gi tramontato e rosse fiamme si levavano allorizzonte. In lontananza si poteva distintamente scorgere la famosa citt di Norimberga che si stendeva nella valle con le torri superbe e le cuspidi svettanti nelloro del tramonto infuocato. Il giovanotto stava con un braccio appoggiato sul fagotto che aveva con s e guardava con sguardi nostalgici gi nella valle; quindi colse alcuni fiori nel prato e li lanci in aria verso il sole morente, poi guard di nuovo tristemente attorno a s mentre calde lacrime gli brillavano negli occhi. Alla fine alz il capo, allarg le braccia come se stesse abbracciando una figura amata e incominci con voce chiara e piacevole a cantare: O dolce patria, ti rivedo ancora, il cuore mio schietto e leale mai ti abbandon. Roseo tramonto mostrati a me, possa io scorgere solo rose e gemme fiorenti damore. Lanima osa salire a te con tenerezza. O mio cuore traboccante vuoi forse spezzarti? Nel dolore e nella gioia tienti saldo. Che dorato tramonto! Raggio lucente, sii fedele messaggero, a lei reca sospiri e lacrime e se alla mia morte le roselline interrogar ti dovessero, rispondi: il suo cuore per amor si spense. Come Federico fin di cantare trasse dalla sua bisaccia un pezzetto di cera, la riscald sul petto e incominci a modellare una perfetta rosa con tutti i suoi petali. Durante il lavoro canticchiava qualche strofa di quella canzone e si era talmente concentrato in se stesso da non accorgersi della presenza di un bel giovanetto che gi da tempo stava dietro di lui e osservava intensamente il suo lavoro.

Eh, amico mio incominci il giovanetto bello, sapete, questo lavoro che state facendo. Federico si guard attorno spaventato, ma quando fiss lo sguardo negli scuri e buoni occhi del giovane forestiero, ebbe limpressione di conoscerlo da tanto e sorridendo rispose: Caro signore, voi state contemplando solo un trastullo che mi serve per passare il tempo durante il viaggio. Se voi continu il giovane forestiero considerate trastullo questo fiore che riproduce in modo cos fedele la natura, allora dovete essere veramente un gran bravo artista. Mi avete procurato un doppio diletto: dapprima mi ha colpito la canzone che avete cantato nella dolce tonalit di Martin Hscher, e ora eccomi ad ammirare le vostre doti dartista. Dove pensate di andare? Lo scopo del mio viaggio rispose Federico sta davanti ai vostri occhi. Sto per ritornare nella mia patria, nella famosa citt di Norimberga. Ma il sole gi definitivamente calato, pernotter quaggi nel villaggio e domani prestissimo ripartir per poter essere a mezzogiorno a Norimberga. Bene disse il giovanetto cordialmente dobbiamo percorrere la stessa strada perch anchio sono diretto a Norimberga. Passer con voi la notte al villaggio e domattina partiremo insieme. E ora chiacchieriamo un po. Il giovanetto, che si chiamava Rinaldo, si stese sullerba vicino a Federico e continu: Se non sbaglio voi dovete essere un abile fonditore; lo noto dal vostro modo di modellare; oppure siete un orafo. Federico guard tristemente dinanzi a s e umilmente incominci: Mio caro signore, voi mi considerate certo molto pi e meglio di quello che io non sia, vi dir subito che ho imparato la professione del bottaio e che sto per recarmi a Norimberga presso un maestro assai famoso. Ora mi disprezzerete perch non sono capace n di modellare n di fondere delle belle statue, ma solo battere i cerchioni per le botti e i tini. Rinaldo rise forte e disse: Questa bella; dovrei disprezzarvi perch siete un bottaio e io... io pure non sono che un bottaio. Federico lo guard fisso negli occhi e non sapeva che cosa pensare perch gli abiti di Rinaldo non erano certo quelli di un garzone bottaio che viaggia. La giacca di fine panno nero orlato di velluto, la graziosa cravatta, il corto spadino, il berretto adorno di una lunga piuma ricadente, tutto faceva pensare a un commerciante benestante, e tuttavia il suo aspetto e la figura stessa avevano un non so che di strano, qualcosa che faceva escludere lipotesi del commerciante. Rinaldo si accorse del dubbio di Federico, apr la sua bisaccia, tir fuori un grembiule di pelle da bottaio e il coltello e disse: Guarda qui, amico, guarda qui! Pensi ancora che io non possa essere tuo collega? Lo so che il mio abbigliamento pu sembrare strano, ma io vengo da Strasburgo dove i bottai vanno in giro abbigliati come i nobili. Anchio una volta, come te, avevo voglia di fare qualcosa daltro, ma ora tengo a questarte come a nessunaltra e vi ho riposto molte speranze. Non la stessa cosa anche per te? Mi sembra per che la tua serena giovinezza sia offuscata da una nube che non ti permette di guardarti attorno lietamente. La canzone che hai cantato poco fa era piena di nostalgia e di dolore, ma ogni tanto ne uscivano degli accenti come potrebbero uscire dal mio stesso animo, mi sembra di sapere gi quello che c dentro di te. Puoi dunque confidarti con me: non staremo insieme a Norimberga da buoni compagni?.

Rinaldo pass un braccio attorno a Federico guardandolo affettuosamente negli occhi. Allora questi disse: Quanto pi ti guardo, amico caro, tanto pi mi sento attirato verso di te e chiaramente avverto nel mio cuore la meravigliosa voce che risuona come uneco fedele al richiamo dello spirito amico. Io devo dirti tutto e non perch io, povero uomo, debba confidarti importanti segreti, ma perch solo il cuore dellamico fedele ha posto per il dolore dellamico e io sin dal primo momento ti ho considerato un vero amico. Sono dunque un bottaio e posso vantarmi di conoscere il mio mestiere, ma fin dallinfanzia tutto il mio animo era spinto verso unarte pi bella: volevo diventare un grande artista come maestro fonditore e come orefice, come Peter Vischer o litaliano Benvenuto Cellini. Con grande entusiasmo lavoravo con Johannes Holzschuer, il famoso cesellatore della mia citt il quale senza essere realmente un fonditore sapeva indirizzarmi sulla giusta via. Non di rado in casa di Holzschuer veniva il signor Tobia Martino, mastro bottaio, con la sua bellissima figliola Rosa. Senza neppure rendermene conto, me ne innamorai. Lasciai la mia patria, andai ad Augusta per studiare scultura, ma allora nel mio cuore divamparono ardenti le fiamme dellamore. Vedevo e sentivo solo Rosa; ogni fatica, ogni impegno che non mi portassero a lei mi sembravano inutili. Scelsi perci lunica via possibile. Mastro Martino d in sposa sua figlia soltanto a quel bottaio il quale riesca a compiere presso di lui lopera migliore e che sia anche gradito a sua figlia. Cos misi da parte la mia arte e mi istruii in quella del bottaio. Ora vado a Norimberga per cercare lavoro presso mastro Martino. Ma ora che la mia citt mi sta proprio di fronte e limmagine di Rosa come una fiamma viva dinanzi ai miei occhi, vorrei liberarmi dallo sgomento, dallansia e dalla pena. Ora vedo chiaramente la follia della mia impresa. Come faccio a sapere se Rosa mi ama o mi amer mai?. Rinaldo aveva seguito la storia di Federico con sempre crescente attenzione. Quindi appoggi il capo sul braccio e mentre si portava le mani dinanzi agli occhi con voce sorda chiese: Rosa non ti ha mai dato un segno del suo amore?. Ah rispose Federico quando lasciai Norimberga Rosa era ancora una bambina; essa mi vedeva volentieri, mi sorrideva con molta grazia quando nel giardino del signor Holzschuer non mi stancavo di cogliere fiori e di fare ghirlande, ma... Allora non tutte le speranze sono perdute esclam improvvisamente Rinaldo in modo cos aspro e con una voce cos spiacevole che Federico ne fu quasi impaurito. Quindi si drizz, la spada tintinn al suo fianco e quando fu completamente in piedi le cupe ombre della notte scendendo sul suo viso pallido gli deformarono i dolci lineamenti in modo tale che Federico spaventato esclam: Che cosa ti accaduto?. E facendo alcuni passi indietro urt la bisaccia di Rinaldo. Si sent allora risuonare la corda di uno strumento e Rinaldo irato esclam: Ehi tu, stai rompendo il mio liuto!. Lo strumento era legato alla bisaccia. Rinaldo lo sciolse e incominci a suonare violentemente come se volesse far saltare le corde. Poco dopo per la musica si fece dolce e melodiosa ed egli disse in tono mite: Fratello caro, scendiamo gi al villaggio. Ho qui un buon rimedio per scacciare gli spiriti maligni che dovessero sbarrarci la strada con cattive intenzioni, soprattutto nei miei riguardi. Ehi, fratello caro rispose Federico che cosa mai ci potrebbero fare gli spiriti maligni? Ma, visto che suoni cos bene, continua pure. Le stelle doro erano gi sorte nellazzurro cupo del cielo. Il vento della notte carezzava con il suo sussurro le praterie profumate. Pi forte mormoravano i ruscelli e tutto attorno frusciavano gli scuri alberi della lontana foresta. Federico e Rinaldo si misero in cammino suonando e cantando e i dolci accenti delle loro nostalgiche canzoni risuonavano limpidi e chiari nellaria come trasportati da ali luminose. Arrivati a una locanda, Rinaldo si tolse subito la bisaccia e il liuto e strinse affettuosamente

al petto Federico il quale sent sulle sue guance le calde lacrime dellamico. Come Rinaldo e Federico furono accolti nella casa di mastro Martino Quando la mattina seguente Federico si dest, si accorse che il suo nuovo amico, che si era coricato accanto a lui sul pagliericcio, non cera pi: anche il suo liuto e la sua bisaccia mancavano, per cui pens che Rinaldo, per motivi ignoti, lo avesse lasciato e avesse preso unaltra strada. Ma Federico era appena uscito dalla casa che Rinaldo gli si fece incontro con la bisaccia sulle spalle, il liuto sotto il braccio e vestito in modo completamente differente dal giorno prima. Si era tolto la penna dal berretto, si era levato la spada e invece della graziosa giacca guarnita di velluto si era messo un semplice giubbetto poco appariscente. Eccomi qui disse egli giocondamente allamico meravigliato eccomi, fratello, ora puoi considerarmi un compagno in tutto e per tutto e bravo collega... Per, per uno che innamorato come te, hai dormito saporitamente: guarda come il sole gi alto. Via, mettiamoci in cammino. Federico era silenzioso e tutto concentrato in se stesso; a stento rispondeva alle domande di Rinaldo e poco badava ai suoi scherzi. Rinaldo correva di qua e di l, emetteva grida di gioia e agitava il berretto per aria. A mano a mano che si avvicinavano alla citt anchegli divenne pi silenzioso. Per lansia, langoscia, e per la dolce pena non posso pi proseguire: riposiamoci un momento sotto questi alberi disse Federico quando avevano quasi raggiunto la porta di Norimberga, e si butt esausto sullerba. Rinaldo sedette accanto a lui e dopo un po gli disse: Amico mio, ieri sera devo esserti apparso veramente strano; ma quando tu mi raccontasti del tuo amore ed eri cos sconsolato, per la mia mente passarono un mucchio di idee sciocche che mi turbarono e che avrebbero potuto rendermi pazzo se il tuo bel canto e il mio liuto non avessero messo in fuga gli spiriti maligni. Stamane, quando il primo raggio di sole mi svegli, nella mia anima era di nuovo ritornata tutta la gioia di vivere. Corsi fuori e scorrazzando qua e l fra i cespugli mi sono venute in mente tante belle cose e mi ricordai di una graziosa storia capitata proprio quando ero in Italia e te la voglio raccontare perch essa mostra in modo molto efficace che cosa pu la vera amicizia. Avvenne che un nobile principe, appassionato darte, avesse disposto un premio per un quadro di cui fu scelto il soggetto: magnifico, ma di difficile esecuzione. Due giovani pittori che, stretti da intima amicizia, lavoravano abitualmente insieme, decisero di concorrere al premio. Si comunicarono vicendevolmente i loro progetti e parlarono a lungo sul modo di superare le difficolt. Il pi vecchio dei due, molto esperto nel disegno e nella disposizione dei gruppi, ebbe ben presto ultimato il disegno, mentre il pi giovane gi demoralizzato avrebbe rinunciato al lavoro se il primo non lavesse incoraggiato continuamente dandogli buoni consigli. Ma quando incominciarono a dipingere, il pi giovane, che era maestro nellarte del colore, seppe dare pi di un consiglio al maggiore che con ottimo successo seppe approfittarne sicch alla fine entrambi fecero un quadro cos perfetto come mai avevano eseguito. Appena compiuto il lavoro i due amici caddero nelle braccia luno dellaltro, ciascuno entusiasta e felice del lavoro dellaltro, ciascuno convinto che il premio giustamente dovesse essere attribuito allamico. Avvenne che il pi giovane ottenesse il premio e che questi allora tutto vergognoso dicesse: Come ho potuto proprio io vincere il premio, quale il mio merito di fronte allamico, come avrei potuto senza il suo consiglio e senza la sua assistenza creare qualcosa di valore?. Il pi anziano allora disse: E forse tu non mi hai assistito con saggi consigli? Certo il mio quadro non brutto, ma tu hai guadagnato il premio perch te lo sei meritato. Tendere verso la stessa meta sinceramente e coraggiosamente degno di due veri amici e lalloro che ottiene il vincitore onora anche il vinto; io ora ti apprezzo ancor di pi, perch hai lottato coraggiosamente e con la tua vittoria hai dato a me onore e gloria. Non aveva forse ragione il pittore, Federico? Lottare apertamente per lo stesso premio non dovrebbe forse unire sempre pi

profondamente due amici, invece di dividerli? E negli animi nobili pu mai trovare posto la piccola invidia o il meschino odio?. Mai, mai rispose Federico. Siamo ormai diventati buoni amici e in breve tempo noi due faremo il nostro capolavoro, la nostra bella botte tirata senza fuoco, ma il cielo mi guardi dal provare la minima invidia, anche se la tua botte, caro fratello Rinaldo, dovesse riuscire meglio. Bene fece Rinaldo ridendo ma basta ora con il tuo capolavoro che certo porterai a termine con gioia di tutti i bravi bottai. E perch tu lo sappia, per quello che riguarda il calcolo della grandezza e delle proporzioni e il disegno della curvatura, avrai in me il tuo uomo. E anche per la scelta del legno potrai fidarti di me. Riusciremo a scovare legno di quercia tagliata dinverno senza buchi di tarli, senza striature bianche o rosse, senza nodi, e potrai fidarti del mio occhio. Ti star vicino in tutto e per tutto con lopera e con il consiglio. E non per questo il mio capolavoro sar da meno. Ma santo cielo interruppe Federico perch stiamo qui a chiacchierare su chi riuscir a fare un lavoro migliore? Stiamo forse litigando? Il lavoro migliore per guadagnarci Rosa! Ma come ci viene in mente? Mi viene il capogiro! Ehi, fratello esclam Rinaldo sempre ridendo a Rosa io non avevo affatto pensato. Tu sei un sognatore; su, muoviti, e raggiungiamo la citt. Federico salt su e prosegu la strada con la mente distratta. Arrivati allalbergo e dopo essersi lavati ed essersi tolti di dosso la polvere, Rinaldo disse a Federico: In verit, non so presso quale maestro cercare lavoro: qui non conosco nessuno e penso che potresti portarmi con te da mastro Martino. Pu darsi che mi accetti. Mi togli un vero peso dal cuore rispose Federico perch se resti accanto a me, mi riuscir pi facile vincere lansia e il turbamento. Cos i due amici si mossero baldanzosi verso la casa del famoso bottaio. Era proprio la domenica in cui mastro Martino aveva riunito a banchetto i maestri della corporazione. Cos quando Rinaldo e Federico fecero il loro ingresso nella casa di Martino, sentirono subito un gran tintinnio di bicchieri e il brusio confuso di una allegra compagnia. Ah disse Federico sommessamente siamo proprio arrivati in un momento inopportuno. Penso che siamo invece arrivati a tempo giusto rispose Rinaldo perch dopo un buon pranzo mastro Martino sar certamente pi ben disposto a soddisfare i nostri desideri. Ed ecco apparire mastro Martino, al quale si erano fatti annunciare, vestito con gli abiti da festa e con naso e guance di un bel rosso acceso. Non appena si accorse di Federico esclam ad alta voce: Guarda qui Federico! Ragazzo mio, sei dunque ritornato? Bravo, e ti sei dedicato alla magnifica arte del bottaio? Quando si parla di te il signor Holzschuer fa sempre la faccia brutta e dice che con te si perduto un grande artista, perch avresti potuto fare statuette e balaustre simili a quelle che ci sono in San Sebaldo o nella casa dei Fugger ad Augusta, ma tu hai fatto bene a scegliere quello che hai scelto. Che tu sia il benvenuto!. E cos dicendo prese Federico per le spalle e lo strinse cordialmente a s

come era solito fare. Federico allaccoglienza affettuosa di mastro Martino si sent rivivere; ogni tristezza svan e con franchezza e coraggio non solo espose al maestro i suoi desideri, ma lo preg di accogliere anche Rinaldo. In realt disse mastro Martino non avreste potuto arrivare in un momento pi opportuno perch il lavoro si accumula e mi mancano operai: siate perci tutti e due i benvenuti! Deponete ora le vostre bisacce ed entrate; il pranzo quasi finito, ma potete prendere posto a tavola e Rosa si occuper di voi. E detto ci il signor Martino entr con i due giovanotti. Gli onorevoli maestri se ne stavano seduti a tavola con a capo il degno rettore della corporazione Jakobus Paumgartner e avevano i visi infuocati. Era arrivata proprio allora in tavola la frutta e il nobile vino brillava nei grandi calici. Si era arrivati al punto in cui ogni maestro parlava a voce alta di cose differenti e tutti credevano di capirsi e si rideva liberamente senza sapere quasi il perch. Ma come mastro Martino, tenendo i due giovanotti per mano, annunci a voce alta che entrambi, provvisti di buoni certificati, erano stati assunti, allora si fece silenzio e ognuno incominci a osservarli con compiacimento. Rinaldo si guardava attorno orgogliosamente, mentre Federico abbass gli occhi girando il berretto fra le mani. Mastro Martino invit i due giovani a prendere posto in fondo alla tavola; ma erano senzaltro i posti pi fortunati perch appena Rosa comparve and a sedersi tra loro servendoli premurosamente di raffinate vivande e di buon vino. Era un quadretto piacevolissimo: lincantevole Rosa seduta in mezzo ai due bei giovani e circondata dai vecchi maestri; faceva pensare a una luminosa nuvoletta mattutina apparsa nel cielo ancora scuro, oppure a dei bei fiori di primavera che fanno risplendere le loro corolle sullerba opaca. Federico dalla felicit e dal desiderio riusciva appena a respirare, e solo di nascosto guardava di tanto in tanto verso colei che gli colmava tutta lanima: stava del resto con gli occhi fissi sul piatto e non gli riusciva di mandar gi un solo boccone. Rinaldo invece non distoglieva gli occhi lampeggianti dalla dolce fanciulla. E incominci a narrare dei suoi viaggi in modo cos interessante, come Rosa non aveva mai udito. Era come se le immagini del racconto prendessero vita davanti a lei mentre Rinaldo parlava; era tuttocchi e tutta orecchie e non seppe neppure come fu che Rinaldo, nella foga del narrare, le afferr la mano stringendola al petto. Ma Federico disse improvvisamente Rinaldo perch te ne stai rigido e silenzioso? Hai perso la favella? Su, brindiamo alla salute della dolce fanciulla che ci ha accolto con tanta ospitalit. Federico con mano tremante afferr il grosso calice che Rinaldo gli aveva riempito e dovette vuotarlo fino allultima goccia. Ora beviamo alla salute del nostro bravo maestro esclam Rinaldo, e riemp di nuovo i bicchieri per cui Federico fu di nuovo costretto a vuotare il suo. Dentro di lui cominciarono allora a risvegliarsi gli spiriti infuocati del vino, che gli agitarono il sangue stagnante, cosicch esso incominci a martellargli nei polsi e nelle vene. Ah, ora mi sento meravigliosamente bene mormor Federico mentre unondata di rossore gli saliva al viso mai sono stato cos bene. Rosa, che non poteva capire il vero significato delle sue parole, gli sorrise con dolcezza indescrivibile. Allora Federico ormai libero da ogni timidezza disse: Cara Rosa, vi ricordate ancora di me?. Ma caro Federico rispose Rosa con gli occhi bassi come avrei potuto dimenticarvi in cos breve

tempo? Mi ricordo... dal vecchio signor Holzschuer, allora ero ancora una bambina e voi non disdegnavate di giocare con me e sapevate sempre raccontarmi qualcosa di carino. E quel piccolo e delizioso paniere di filo dargento che mi regalaste per Natale lo conservo ancora come un caro ricordo. Negli occhi del giovane estasiato brillarono le lacrime ed egli voleva parlare, ma dal suo petto con un profondo sospiro gli sgorgarono solo queste parole: O Rosa, cara, cara Rosa. Ho sempre desiderato con tutto il cuore di rivedervi continu Rosa ma non avrei mai immaginato che vi sareste dedicato allarte del bottaio. Ah, quando io penso alle belle cose che facevate da mastro Holzschuer, devo dire che veramente un peccato che voi non abbiate continuato in quellarte. Ah, Rosa disse Federico soltanto per amore vostro sono diventato infedele alla mia arte. Appena pronunciate queste parole, Federico per la vergogna e per lansia avrebbe voluto sprofondare sotto terra. La confessione sconsiderata gli era venuta alle labbra e Rosa, come se avesse intuito il suo stato danimo, volse il viso altrove mentre Federico cercava invano le parole. Quandecco il signor Paumgartner batt con il coltello sul tavolo e annunci ai convitati che il signor Vollrad, illustre maestro cantore, avrebbe intonato una canzone. Questi si alz, si schiar la voce e cant una bella canzone sulla melodia di Hanns Vogelgesang: tutti si sentirono battere il cuore di gioia e Federico pot riprendersi dal suo turbamento. Dopo che il signor Vollrad ebbe cantato alcune belle canzoni su altre tonalit, propose che se cera qualcuno che si intendesse della magnifica arte dei maestri cantori, volesse anchegli intonare una canzone. Allora si alz Rinaldo e disse che se glielo permettevano avrebbe cantato accompagnandosi con il liuto una melodia italiana pur conservando lo stile tedesco. E siccome nessuno ebbe nulla in contrario egli prese il suo strumento e dopo un breve, delizioso preludio incominci a cantare:

Dov la fontanella che sprizza vino buono? Gi in fondo lo vedete scorrere dorato, da quella bella fonte gorgoglia il vino doro. E chi lha fabbricata sollecito e geniale? Lallegra fontanella,

opra darte fina, soltanto il bottaio poteva costruirla. Ardente di buon vino, nel cuore puro amore, cos il bottaio vive dogni cosa felice. La canzone piacque immensamente a tutti, ma soprattutto a mastro Martino al quale gli occhi brillarono di gioia e di estasi. Senza badare pi a Vollrad che si dilungava un po troppo parlando della tonalit di Hans Mller, mastro Martino si alz dal suo posto e sollevando il bicchiere esclam: Vieni qua, bravo bottaio e bravo cantore; vieni qua da me, devi vuotare il bicchiere con mastro Martino. Rinaldo dovette assecondarlo e quando ritorn al suo posto disse allorecchio del meditabondo Federico: Tocca a te ora cantare; canta la canzone di ieri sera. Sei impazzito? rispose tutto arrabbiato Federico. Allora Rinaldo a voce alta disse ai convitati: Onorevoli signori e maestri, il mio caro fratello Federico in grado di cantare una canzone molto pi bella e ha una voce molto pi dolce della mia, ma oggi si sente la gola irritata per la polvere del viaggio, perci unaltra volta vi canter le sue canzoni nelle pi belle tonalit. Allora tutti si misero a lodare Federico come se avesse veramente cantato. Alcuni maestri pensarono persino che la voce di Federico dovesse essere veramente pi armoniosa di quella di Rinaldo, e il signor Vollrad dopo che ebbe vuotato il bicchiere si mostr convinto che Federico doveva sapere cantare le belle melodie tedesche meglio di Rinaldo il quale forse si rifaceva troppo agli italiani. A questo punto mastro Martino butt il capo allindietro, diede qualche colpetto al suo rotondo ventre e disse: Questi sono i miei garzoni, miei, dico, del mastro bottaio Tobia Martino di Norimberga. E tutti i maestri assentirono col capo e dissero sorseggiando le ultime gocce dai bicchieri: Certo, certo, sono i vostri bravi garzoni, mastro Martino. Alla fine tutti andarono a riposare. A Rinaldo e Federico mastro Martino assegn una bella camera ciascuno in casa propria. Come un terzo garzone arriv da mastro Martino e quel che avvenne Quando Rinaldo e Federico ebbero lavorato per alcune settimane nel laboratorio di mastro Martino, questi not che per quello che riguardava misure con riga e compasso e calcoli non ce nera uno uguale a Rinaldo: altra cosa invece era se si doveva lavorare con la mazza e con laccetta. Questo stancava Rinaldo e il lavoro si arenava per quanto egli vi si sforzasse. Federico invece piallava e martellava senza mai stancarsi. Ma quello che essi avevano in comune era il comportamento molto educato, il buonumore e una schietta allegria. Non risparmiavano mai, anche in pieno lavoro e soprattutto se era presente la graziosa Rosa, le loro ugole, e cantavano con le loro belle voci che erano perfettamente

intonate. E se Federico nel guardare Rosa cadeva nel tono triste, subito Rinaldo intonava una canzone scherzosa che diceva cos: La botte non la cetra, la cetra non la botte, cos che spesso il vecchio signor Martino lasciava cadere la mazza che gi aveva alzato pronta a colpire e per il gran ridere si teneva il ventre. I due garzoni, specialmente Rinaldo, erano riusciti a entrare nelle grazie di mastro Martino e si poteva inoltre notare che Rosa cercava ogni pretesto per fermarsi pi spesso e pi a lungo possibile nel laboratorio. Un giorno mastro Martino entr tutto pensieroso nel laboratorio allaperto dove si era soliti lavorare destate. Rinaldo e Federico stavano mettendo insieme una piccola botte. Mastro Martino con le braccia incrociate si ferm dinanzi a loro e disse: Miei cari ragazzi, non posso dirvi quanto sia contento di voi, ma ora mi trovo in grande imbarazzo. Mi scrivono dal Reno che questa nostra annata, per quanto riguarda il vino, sar la migliore di quante se n avute finora. Un sapiente ha pronosticato che la cometa che sta attraversando il cielo feconder la terra con i suoi raggi miracolosi, cos che questa far scaturire dalle sue pi profonde viscere quel calore che cuoce i metalli e lo incanaler alle viti assetate, le quali rigogliosamente produrranno uva su uva e quel fuoco fluido che esse hanno assorbito si trasformer in splendidi frutti. Questa costellazione riappare ora dopo circa trecento anni, e noi avremo vino in grande quantit. Inoltre il reverendissimo vescovo di Bamberg mi ha ordinato una botte molto capace. Ma noi non possiamo fare tutto questo: necessario quindi che io mi cerchi un altro bravo garzone. Naturalmente non vorrei prendere il primo che passa per la strada, daltra parte la necessit impellente. Se voi conoscete qualche bravo garzone, non avete che da dirlo: lo prenderei subito e gli darei anche una buona paga. Aveva appena finito di parlare, quando si sent un giovanotto gridare ad alta voce: Ehi, questo il laboratorio di mastro Martino?. Certo rispose mastro Martino mentre si avvicinava al giovane certo che questo. Ma non necessario che facciate tanto baccano: non il modo di comportarsi. Ah, ah disse ridendo il giovane ma voi siete mastro Martino, con la vostra grossa pancia, con la vostra dignitosa pappagorgia, con gli occhi che ammiccano sempre, con quel naso rosso, proprio come mi stato descritto. Salve, mastro Martino! Ebbene, cosa volete da mastro Martino? chiese questi di malumore. Sono garzone bottaio rispose il giovanotto e volevo chiedervi se c del lavoro per me. Mastro Martino fece un paio di passi indietro, meravigliandosi che proprio nel momento in cui aveva pensato di prendersi un garzone se ne annunciasse uno; perci misur il giovanotto dalla testa ai piedi e questi a sua volta lo guard arditamente con occhi sfavillanti. Notando lampio petto, la forte muscolatura, i pugni vigorosi del giovanotto mastro Martino pens: Ho proprio bisogno di un tipo simile. E chiese di vedere i suoi attestati. Per il momento non li ho rispose il giovanotto ma me li procurer nel pi breve tempo possibile e intanto vi do la mia parola donore che lavorer da garzone bravo e fedele, e ci, penso, dovr bastarvi. E senza aspettare la risposta di mastro Martino il giovanotto entr nel laboratorio, butt in un angolo berretto e bisaccia, si tolse la giacca, si mise il grembiule e disse: Mastro Martino, ditemi subito che

lavoro devo fare. Mastro Martino, un poco imbarazzato dallardito contegno del giovanotto, riflett un momento poi disse: Bene, giovanotto, fatemi subito vedere se siete un bravo bottaio; prendete lincornatoio e ultimate la capruggine di quella botte l. Il giovanotto fece il lavoro che gli era stato ordinato con eccezionale forza, sveltezza e abilit, quindi ridendo disse: Mastro Martino, dubitate ancora che io sia un bravo bottaio?. Poi, mentre camminava su e gi per il laboratorio esaminando gli arnesi e le riserve di legno, continu: Avete dei begli arnesi; ma che cos quella piccola mazza laggi? Serve forse ai vostri bambini per giocare? E quella piccola ascia, per gli apprendisti?. E prese la grossa e pesante mazza che Rinaldo quasi non riusciva neppure a sollevare e che Federico solo a fatica maneggiava, e la poderosa ascia con la quale mastro Martino lavorava, e le sollev in aria. Poi fece rotolare da una parte un paio di grosse botti come se fossero palloncini e afferr una delle grandi doghe non ancora rifinite. Ehi, maestro esclam questo un buon legno di quercia e deve spezzarsi come vetro! E detto ci batt la doga contro la mola ed essa si spezz in due con grande fracasso. Ohi disse mastro Martino non vorrete alle volte scaraventare fuori una di queste grandi botti, oppure distruggermi tutto il laboratorio? Se volete, invece della mazza potete adoperare una trave maestra e perch abbiate unascia proprio come la desiderate andr a prendervi al palazzo comunale la spada di Rolando che lunga tre braccia. Proprio quella vorrei disse il giovanotto mentre gli occhi mandavano scintille. Ma subito li abbass e disse con voce pi smorzata: Io pensavo, caro maestro, che voi per il vostro faticoso lavoro aveste bisogno di un robusto garzone e perci ho fatto un po troppo lo spaccone mettendo in mostra tutta la mia forza, ma prendetemi con voi e vedrete che far quello che esigerete da me. Mastro Martino guard il giovane in viso e dovette riconoscere che mai gli era capitato di vedere dei lineamenti cos nobili. Gli pareva che quel giovane gli richiamasse vagamente il ricordo di una persona che lui aveva amato e tenuto in considerazione molto tempo addietro, ma non riusciva a farla riaffiorare chiaramente: in ogni caso esaud il desiderio del giovanotto, permettendogli di consegnare in seguito gli attestati di lavoro. Rinaldo e Federico avevano finito intanto di impostare la botte e stavano mettendo i primi cerchioni. Poich, durante il lavoro, erano soliti cantare, anche questa volta non mancarono di farlo, intonando una canzone nella tonalit del cardellino di Adam Puschmann. Allora Corrado (cos si chiamava il nuovo garzone) grid dal banco dove mastro Martino lo aveva messo a lavorare: Ma cos questo cinguettio? Mi sembra che in questo laboratorio ci siano dei topi che fischiano; se volete cantare, cantate in modo da rallegrare i cuori e da far venir voglia di lavorare. A volte lo faccio anchio. E incominci una pazza canzone da caccia che imitava labbaiare delle mute dei cani, le grida dei cacciatori con una voce cos penetrante e cos squillante da far risuonare le grandi botti e con esse tutto quanto il laboratorio. Mastro Martino si tapp le orecchie con le mani e i ragazzi di Marta (la vedova di Valentino), che stavano giocando nel laboratorio, si nascosero impauriti sotto il legname. In quel mentre entr Rosa allarmata da tutto quello schiamazzo che certo non si poteva chiamare un canto. Non appena Corrado vide Rosa, tacque di colpo, si alz e le si avvicin salutandola con nobile grazia. Quindi con voce dolce e una vivida fiamma negli occhi castani disse: Mia bella signorina, quale dolce

splendore di rose entrato con voi in questo brutto laboratorio! E se io vi avessi visto prima, non avrei certo offeso le vostre delicate orecchie con la mia pazza canzone di caccia. Poi rivolgendosi a mastro Martino disse: Smettetela anche voi con questo orribile strepito. Fin quando questa bella signorina ci degner della sua presenza devono tacere mazze e tutti i cunei, vogliamo udire solo la sua dolce voce e con la testa china ascoltare quello che essa comanda a noi suoi umilissimi servi. Rinaldo e Federico si guardarono meravigliati, e mastro Martino disse ridendo: Corrado, voi siete certo il pi strambo tipo che si sia mai messo un grembiule di pelle; prima venite qui e come un rozzo gigante mi fracassate tutto, poi vi mettete a gridare in modo tale da farci saltare i timpani, e infine a conclusione di tutte queste vostre pazzie prendete la mia figliola per una nobildonna e vi comportate come un cavaliere innamorato. Conosco benissimo, caro mastro Martino, la vostra leggiadra figliola rispose Corrado tutto calmo e vi dico che essa la pi stupenda ragazza della terra e voglia il cielo che essa degni del suo amore il pi nobile dei giovani e gli conceda di esserle paladino. Mastro Martino si teneva i fianchi; gli sembrava di soffocare, finch esplose in una risata tossendo e sputando. Appena gli fu possibile parlare borbott: Bene, molto bene, mio carissimo giovanotto, sei padrone di considerare mia figlia come una nobildonna, ma malgrado tutto questo fa il bravo e torna al tuo banco a lavorare. Corrado rimase l immobile con gli occhi bassi, si pass una mano sulla fronte e disse sommessamente: vero. E fece quello che Martino gli aveva detto. Rosa, come era solita fare, si sedette su una piccola botte che Rinaldo aveva accuratamente spolverato e che Federico le aveva spinto vicino. Poi entrambi, dietro preghiera di mastro Martino, intonarono di nuovo la bella canzone che quel matto di Corrado aveva interrotto, mentre questultimo silenzioso e pensieroso continuava a lavorare. Quando ebbero finito la canzone mastro Martino disse: Il cielo vi ha proprio fatto un bel dono, cari garzoni, voi non sapete quanto io apprezzi la nobile arte del canto. Anchio una volta avrei voluto diventare un maestro cantore, ma la cosa non mi riusc mai. Nonostante tutti i miei sforzi non raccoglievo che delusioni e beffe. Se improvvisavo, a volte facevo false aggiunte, a volte mi mancavano delle sillabe o sbagliavo le strofe, oppure stonavo maledettamente. Ma voi riuscite tanto bene che si potr dire che ci che non pot il maestro, potranno invece i suoi garzoni. La prossima domenica, dopo la predica di mezzogiorno, allora solita, ci sar nella chiesa di Santa Caterina una gara di canto e voi due, Rinaldo e Federico, con la vostra bella arte potrete ottenere lodi e onori perch prima della gara principale di canto ce ne sar una di canto libero, a cui voi, come ogni forestiero che sia capace di cantare, potrete prendere parte. E voi, caro Corrado, potreste provare anche voi intonando la canzone di caccia. Non mi deridete rispose Corrado senza guardarlo; non mi deridete, caro maestro, ognuno al suo posto; mentre voi vi divertirete alla gara io andr a spassarmela alla fiera. E le cose andarono come mastro Martino aveva supposto. Rinaldo cant alcune canzoni in diverse tonalit, gli altri maestri cantori applaudirono sebbene dovessero riconoscere che pur non avendo il cantore dei difetti, aveva tuttavia qualcosa di straniero che non sapevano ben definire. Subito dopo tocc a Federico: questi si tolse il berretto e dopo alcuni secondi guard attorno a s e, lanciato verso la

folla uno sguardo che come una freccia ardente colp al petto la leggiadra Rosa, che diede un gran sospiro, incominci a cantare una canzone cos bella nella delicata tonalit di Heinrich Frauenlob, che tutti i maestri dovettero unanimemente riconoscersi incapaci di superarlo. Quando sopraggiunse la sera e la gara di canto ebbe termine, mastro Martino per finire bene la giornata si rec con Rosa alla fiera. I due garzoni andarono con loro. Rosa camminava tra loro due. Federico, raggiante per le lodi dei maestri, in uno stato quasi di ebbrezza, tentava qualche ardita parola che Rosa, gli occhi bassi e tutta timida, sembrava non volesse afferrare. Essa si volgeva pi volentieri verso Rinaldo che, secondo la sua abitudine, chiacchierava di cose allegre e non si vergognava di prendere a braccetto Rosa. Gi da lontano poterono udire lallegro frastuono della fiera. Arrivati sul posto, dove i giovani soprattutto si divertivano con giochi cavallereschi, sentirono che la gente gridava confusamente. Ha vinto, ha vinto ancora quel giovane forte! Contro di lui nessuno riesce a farcela! Mastro Martino fattosi largo tra la folla si accorse che tutte le lodi e tutto quel giubilo popolare erano diretti al suo garzone Corrado. Egli aveva superato tutti nella corsa, nel pugilato, nel lancio del giavellotto. Quando Martino sopraggiunse, Corrado stava appunto chiedendo se cera qualcuno che volesse battersi con lui in una gara amichevole con spade spuntate. Molti giovani patrizi che erano abituati a tale esercizio cedettero allinvito. Ma la cosa non dur molto, perch Corrado senza grande fatica super tutti gli avversari, cosicch le lodi e gli apprezzamenti per la sua bravura e per la sua forza non finivano pi. Il sole era gi calato, il tramonto andava impallidendo e scendevano ormai le tenebre. Mastro Martino, Rosa e i due garzoni si erano seduti presso una fontana. Rinaldo raccontava molte cose belle della lontana Italia Federico silenzioso e beato guardava negli occhi lincantevole fanciulla. Ecco allora avvicinarsi Corrado con passi lievi ed esitanti, quasi incerto se dovesse sedersi vicino agli altri. Mastro Martino lo chiam: Corrado, venite qua, stasera avete combattuto coraggiosamente alla fiera e potete ben sedere tra i miei garzoni, anchessi ne sono felici. Non vergognatevi, amico, sedetevi pure con noi, ve lo permetto. Corrado lanci uno sguardo penetrante al maestro che gli aveva fatto linvito benevolo e disse con voce cupa: Di voi non ho paura e non vi ho del resto chiesto il permesso di sedermi qui, n ci verr. Ho buttato nella polvere tutti i miei avversari in una gara cavalleresca e ora vorrei chiedere a questa bella signorina, come premio delle mie vittorie, di darmi quel bel mazzolino che porta sul petto. Detto questo Corrado si inginocchi davanti a Rosa, la guard direttamente in viso con i suoi limpidi occhi bruni e la preg: Dolce Rosa, come premio della mia vittoria datemi quel bel mazzolino: non potete rifiutarmelo. Rosa stacc subito il mazzo e lo diede a Corrado mentre ridendo diceva: So bene che a un eroico cavaliere quale voi siete, si addice un simile dono da parte di una dama, perci prendete pure i miei fiori ormai appassiti. Corrado baci il mazzo che gli era stato offerto e lo mise nel suo berretto, e mastro Martino disse, alzandosi: Ma guarda un po che buffoneria! Beh, ora andiamo a casa che gi notte. Il signor Martino camminava avanti a tutti, Corrado con molta grazia prese il braccio di Rosa, mentre Rinaldo e Federico li seguivano di malumore. La gente che incontravano si fermava, li guardava e diceva: Vedete, vedete il ricco bottaio Tobia Martino con la sua bella figliolina e i suoi bravi garzoni. Quella veramente gente per bene!.

Come la signora Marta parl a Rosa dei tre garzoni. Litigio di Corrado con mastro Martino Le giovani fanciulle sono solite al mattino rivivere con il cuore e con la mente tutte le gioie del giorno di festa, e questo godimento rivissuto sembra loro quasi pi bello della festa stessa. Cos la leggiadra Rosa se ne stava il mattino seguente tutta sola nella sua camera, e, con le mani intrecciate sul grembo, la testolina inclinata in attitudine pensosa lasciava che il fuso e il cucito riposassero. E ora riudiva le canzoni di Rinaldo e di Federico, ora vedeva labile Corrado che vinceva i suoi avversari e veniva a prendere da lei il premio della vittoria, ora mormorava tra s qualche verso di una canzoncina, e poi sussurrava: proprio il mio mazzo che volete?, mentre le sue guance si accendevano di un vivo rossore e dalle ciglia abbassate trapelava lo scintillio degli occhi e grandi sospiri le uscivano dal profondo del cuore. Ed ecco entrare Marta. Rosa fu felice di poterle narrare in modo particolareggiato tutto ci che era avvenuto nella chiesa di Santa Caterina e alla fiera. Come Rosa ebbe finito Marta disse ridendo: Ora, cara Rosa, voi dovreste scegliere tra questi tre giovani pretendenti. In nome di Dio disse Rosa spaventata e con il rossore che le si diffondeva sino agli occhi in nome di Dio, signora Marta, che cosa intendete dire?... io... tre pretendenti? Non fingete di sapere nulla continu Marta bisognerebbe non avere occhi, essere completamente ciechi per non capire che i nostri tre garzoni Rinaldo, Federico e Corrado sono pazzamente innamorati di voi! Ma che cosa andate a pensare, Marta sussurr Rosa portandosi una mano davanti agli occhi. Ehi continu Marta sedendosi di fronte a Rosa e circondandola con un braccio ehi, bella bambina vergognosa, via le mani dagli occhi, guardami in viso e prova poi a negare che hai gi notato da tempo che i garzoni ti hanno nel cuore e nella mente. Negalo! Vedi che non puoi farlo? E sarebbe veramente strano se gli occhi di una fanciulla non dovessero accorgersi di ci. Non hai notato che appena entri nel laboratorio tutti gli occhi si staccano dal lavoro per volare verso di te e che tutto si anima di nuovo vigore? E come Rinaldo e Federico intonano le loro canzoni pi belle e perfino il selvatico Corrado si fa pi mite e pi gentile, come ognuno si preoccupi di avvicinarsi a te e quale fuoco infine si accenda sul viso di colui che hai degnato di un dolce sguardo e di una benevola parola? Ehi, figliolina mia, non forse bello che tanti giovani ammodo ti facciano la corte? Se poi tu abbia gi scelto uno o laltro dei tre, non potrei dirlo perch ti comporti molto amichevolmente con tutti per quanto io... beh, non parliamo di questo. Se tu venissi da me e mi dicessi: Signora Marta, consigliatemi voi a quale di questi giovani che si occupano di me devo dare il mio cuore, la mia mano allora io ti risponderei subito: Se il tuo cuore non ti dice chiaramente e subito: Ecco, quello l, allora lasciali perdere tutti e tre. Del resto a me piace Rinaldo, ma mi piace anche Federico e anche Corrado e nello stesso tempo ho qualcosa da dire contro tutti e tre. Infatti, cara Rosa, quando vedo i tre garzoni lavorare cos di lena, penso sempre al mio caro Valentino e devo dire che egli, oltre a lavorare meglio, aveva qualcosa che quelli non hanno: si notava che nel lavoro ci metteva tutta lanima, mentre mi sembra che i tre garzoni, quando lavorano, abbiano tuttaltra cosa per il capo e che per loro il lavoro sia solo un peso che si sono volontariamente imposto e che ora portano con animo deciso. Il pi simpatico per me Federico: veramente unanima cara e buona, mi sembra che appartenga di pi al nostro mondo; comprendo tutto quello che egli dice, ma quello che soprattutto mi piace in quel caro giovane che egli vi ama in silenzio, con la timidezza di un bravo bambino e non osa quasi guardarvi e appena dite una parola diventa tutto rosso.

Quando Marta disse queste parole una lacrima apparve negli occhi di Rosa. Si alz e volgendosi verso la finestra disse: Anchio voglio bene a Federico, ma per favore non disprezzatemi Rinaldo. E chi dice questo? rispose Marta. Certamente Rinaldo il pi bello dei tre. Che occhi! Quando ti trapassa con i suoi sguardi ardenti a malapena riesci a resistere. Ma in tutto il suo modo di fare c qualcosa di strano che mi mette paura e mi allontana. Mi pare che mastro Martino, quando Rinaldo lavora nel suo laboratorio, e gli deve far fare qualcosa, debba trovarsi nello stesso stato danimo in cui mi troverei io se qualcuno mettesse nella mia cucina un arnese tutto splendente doro e di pietre preziose e io dovessi usarlo quotidianamente, mentre avrei appena il coraggio di toccarlo. Egli racconta, parla parla e tutto suona come una dolce musica e ci si sente trascinati, ma se penso un po sul serio a quel che dice non ci capisco neppure una parola. E quando qualche volta scherza alla nostra maniera, e allora penso che sia proprio come noi, improvvisamente mi guarda in un modo cos dignitoso che quasi ne ho paura. E non posso dire neppure che il suo comportamento sia quello di un cavaliere o di un patrizio, no, qualcosa daltro. In una parola, ho quasi limpressione (Dio me ne guardi) che egli debba avere commercio con spiriti sovrumani, come se appartenesse cio a un altro mondo. Corrado invece un ragazzo selvaggio e sfrenato, ma anche lui ha qualcosa di terribilmente signorile, il che non si adatta certo al suo grembiule da bottaio. Inoltre si comporta come se lui solo dovesse comandare e gli altri dovessero obbedire. Nel breve tempo da che egli qui riuscito con la sua voce squillante a sopraffare mastro Martino e a fargli fare quello che lui vuole. Ma un ragazzo cos buono e fondamentalmente onesto che non ci si pu arrabbiare con lui. Anzi, devo dire che, malgrado la sua selvatichezza, lo preferisco quasi a Rinaldo, perch anche se parla a voce troppo alta lo si capisce bene. Scommetto che una volta stato un uomo darmi. Per questo sa maneggiare cos bene la spada, e possiede quellaria cavalleresca che certo non gli sta male. Via, cara Rosa, ditemi ora apertamente quale dei tre preferite. Non fatemi delle domande cos insidiose, cara Marta rispose Rosa. certo in ogni caso che il mio giudizio su Rinaldo si discosta dal vostro. Egli senzaltro diverso dagli altri e quando mi parla mi sembra che allimprovviso mi si dischiuda dinanzi allanimo un bel giardino pieno di magnifici fiori, di frutti e gemme come non possibile trovare sulla terra. E vi guardo dentro volentieri! Da quando Rinaldo qui, molte cose mi appaiono differenti e quello che prima si agitava nel mio animo in modo confuso e oscuro, ora diventato chiaro e nitido e posso vederlo distintamente. Marta si alz e nellandarsene minacci con il dito Rosa e disse: Ehi, ehi, Rosa, allora Rinaldo sar il prescelto, questo non me lo aspettavo. Vi prego, Marta rispose Rosa mentre laccompagnava alla porta vi prego, non pensate a nulla, ma lasciamo tutto allavvenire: quello che esso porter sar il volere del cielo al quale ognuno deve adattarsi da buon credente e con umilt. Nel frattempo, nel laboratorio di mastro Martino, il lavoro ferveva. Per poter soddisfare tutte le ordinazioni, il bottaio aveva dovuto assumere altri manovali e apprendisti e si faceva un gran battere e martellare che si sentiva anche a grande distanza. Rinaldo aveva finito di misurare la grande botte che era stata costruita per il vescovo di Bamberg, e con Federico e Corrado era riuscito gi a impostarla cos bene, che mastro Martino sprizzava gioia da tutti i pori e continuava a dire: Ma questo veramente un bel lavoro, e sar la botte pi bella di quante siano state mai fatte, eccettuato il mia capolavoro. I tre garzoni stavano adattando i cerchioni alle doghe cos che tutto rintronava per il frastuono delle

mazze. Il vecchio Valentino continuava a raschiare con il coltello ricurvo e Marta con i due bambini piccoli in grembo se ne stava seduta dietro Corrado mentre gli altri lavoranti, battendo i cerchi, correvano qua e l gridando e vociando. Regnava dunque allegro chiasso nel laboratorio sicch quasi nessuno si accorse che il vecchio signor Johannes Holzschuer era entrato. Mastro Martino si mosse verso di lui e gli chiese cortesemente che cosa desiderasse. Desidererei rispose Holzschuer rivedere il mio caro Federico che lavora laggi con tanto impegno. Inoltre, mio caro mastro Martino, ho bisogno per la mia cantina di una buona botte e vi pregherei di costruirmela. Ecco, quella botte l, magari, che stanno montando ora! Ho bisogno proprio di una cos, potreste darmela? Non avete che da dirmi il prezzo. Rinaldo, che dopo una breve sosta stava ritornando al proprio lavoro, sent le parole di Holzschuer e volgendo il capo verso di lui disse: Caro signor Holzschuer, fatevi passare la voglia di questa nostra botticella, perch essa per il reverendissimo vescovo di Bamberg. Mastro Martino con le braccia dietro la schiena, il piede sinistro sporto in avanti, il capo incassato nelle spalle, mentre occhieggiava la sua botte, disse con tono superbo: Mio caro maestro, avreste dovuto notare dal legno scelto, dalla bellezza del lavoro, che un simile gioiello destinato a una cantina principesca. Il mio garzone Rinaldo ha parlato bene, fatevi passare la voglia di questa botte, e quando la vendemmia sar finita vi far una bella botticella adatta alla vostra cantina. Il vecchio Holzschuer, irritato dalla superbia di mastro Martino, rispose che il suo oro aveva lo stesso valore di quello del vescovo di Bamberg e che sperava di trovare anche altrove quel che voleva. Mastro Martino, invaso dallira, a fatica riusc a contenersi; egli non voleva offendere il vecchio Holzschuer tanto stimato in municipio e da tutti i cittadini. E siccome in quel momento Corrado stava battendo la mazza con una tale forza da far tremare e rintronare tutto, allora mastro Martino scaric su di lui la sua collera gridandogli: Corrado, babbeo che non sei altro, che cosa batti cos come un pazzo, vuoi forse rompermi la botte?. Oh, oh disse Corrado guardandolo con disprezzo e perch, ridicolo maestrucolo, non dovrei farlo? E cos dicendo batt un colpo tale sulla botte che il cerchione pi robusto salt via e rovesci gi dalla stretta asse dellimpalcatura Rinaldo; a giudicare poi dal rumore doveva anche essere saltata una doga. In preda alla collera mastro Martino balz su, strapp di mano al vecchio Valentino unasse che stava raschiando e gridando: Cane maledetto assest a Corrado un colpo sulla schiena. Questi si volt rapido, stette un attimo immobile come fuori di s, poi digrignando i denti e con gli occhi fiammeggianti di unira selvaggia url: Battere me!. Con un salto fu gi dallimpalcatura, afferr rapido da terra unascia e men un colpo cos forte a mastro Martino che gli avrebbe certo portato via la testa se Federico non avesse spinto a lato il padrone, cosicch lascia gli sfior solo il braccio, da cui per subito zampill il sangue. Martino, grasso e lento comera, perse lequilibrio e cadendo sopra il bancone dove lavorava un apprendista rotol poi a terra. Tutti si scagliarono sullinfuriato Corrado che agitava per aria lascia insanguinata e con voce paurosa urlava: Allinferno deve andare, allinferno!. E con una forza da gigante egli riusciva a tenere tutti lontano da s e stava per assestare un secondo colpo che senza dubbio avrebbe fatto fuori il povero maestro che si lamentava e si dimenava per terra, quando apparve sulla porta, pallida come la morte, Rosa. Appena Corrado la vide rimase rigido con

lascia sospesa in aria come pietrificato: poi gett via lascia, incroci le braccia sul petto e grid con una voce che penetrava fin nellanima: O gran Dio del cielo, che cosa ho fatto!. E scapp fuori dal laboratorio senza che nessuno si preoccupasse di inseguirlo. Il povero mastro Martino fu rimesso in piedi con molta fatica e subito si vide che lascia lo aveva colpito soltanto di striscio e che la ferita non era certo grave. Sollevarono anche il vecchio signor Holzschuer, che Martino aveva trascinato con s nella caduta, e si dovettero calmare i bambini di Marta che continuavano a gridare e a piangere per quello che era successo al buon Martino. Questi se ne stava l tutto intontito e diceva che se quel diavolo di un garzone non gli avesse rovinato la bella botte, della ferita non gliene sarebbe importato molto. Furono portate delle barelle per i due vecchi signori giacch anche il vecchio Holzschuer, nella caduta, si era fatto male. Continuava a inveire contro quel mestiere che aveva a propria disposizione simili micidiali strumenti, e scongiurava Federico di tornare a dedicarsi allarte di fondere statue e metalli. Quando gi le tenebre erano scese, Federico e Rinaldo, che era stato colpito piuttosto duramente dal cerchione e si sentiva tutte le membra come paralizzate, si avviarono tristi verso la citt. Improvvisamente sentirono dietro una siepe dei sospiri e dei gemiti lievi. Mentre si fermavano, una lunga figura si alz da terra; in essa subito riconobbero Corrado e impauriti balzarono indietro. Ah, miei cari compagni disse Corrado con voce lamentosa non spaventatevi cos di me. Voi mi prendete per un diabolico assassino, ma io non lo sono, non lo sono. Non ho potuto evitarlo, dovevo ammazzarlo, quel grasso maestro! E ora dovrei venire con voi e fare ci che sarebbe doveroso; ma no, no, ora tutto finito e non mi rivedrete pi. Salutate la deliziosa Rosa che amo perdutamente, ditele che mi porter sul cuore per tutta la vita i suoi fiori e che me li metter quando... ma forse in futuro sentir parlare di me. Addio, addio, miei cari amici. E scomparve attraverso i campi. Rinaldo disse: C qualcosa di strano in questo giovane; non dobbiamo misurare e soppesare la sua azione secondo la misura comune. Forse un giorno sapremo il segreto che gli pesa sul cuore.

Rinaldo lascia la casa di mastro Martino Ora nel laboratorio di mastro Martino regnava una tristezza tanto grande quanto una volta era stata lallegria. Rinaldo, inabile al lavoro, rimase chiuso nella sua stanza. Martino, con il braccio ferito ancora fasciato, gridava e inveiva continuamente contro quel rozzo e cattivo garzone. Rosa e anche Marta con i suoi bambini evitavano il luogo dellincidente e cos il lavoro di Federico, che doveva portare a termine da solo la grossa botte, echeggiava vuoto e cupo come quando dinverno in una foresta solitaria si spacca la legna. Una profonda tristezza riempiva lanimo di Federico, perch ora egli credeva di vedere chiaramente ci che da lungo tempo temeva. Non cera pi dubbio che Rosa amasse Rinaldo. Non solo essa gli dedicava tutta la sua amicizia e tenere parole, ma era ormai evidente che, ora che Rinaldo non andava pi al laboratorio, altrettanto faceva Rosa e preferiva rimanere in casa per meglio prendersi cura dellamato. Una domenica, quando tutti se nerano andati allegramente a spasso, mastro Martino, quasi guarito dalla ferita, lo invit con Rosa alla fiera; ma egli declinando linvito, quasi distrutto dalla pena, si avvi

tutto solo verso quel villaggio, quella collina dove si era incontrato per la prima volta con Rinaldo. E l si gett nellerba alta, piena di fiori e pens come la bella stella della speranza, che lo aveva illuminato lungo tutto il suo viaggio verso la patria, ora che era prossimo alla meta, fosse sparita nella notte profonda e come tutto questo suo affaccendarsi fosse simile alla sconsolata fatica del sognatore che tende con nostalgia le braccia verso immagini vacue. Dai suoi occhi caddero allora lacrime sui fiori che reclinarono le loro corolle come se anchessi si dolessero della pena amara del giovane. E i profondi sospiri che gli sgorgavano dal cuore oppresso si tramutarono, senza quasi che lui se ne avvedesse, in parole e in musica. E cant la seguente canzone: Dove sei svanita stella della mia speranza? lungi da me ad altri forse hai donato i tuoi dolci raggi. Risvegliati, frusciante vento della notte, colpisci il petto, ridesta desideri di morte, ogni pena mortale, ch il cuore intriso di sanguinanti lacrime si spezzi in sconsolati ardori. O cupi alberi, perch bisbigliate intimi e soavi? Perch voi splendori celesti guardate quaggi cos invitanti? Mostratemi la tomba, mio unico porto di speranza, l dove in pace riposer. Come accade che anche la tristezza pi profonda, appena si manifesta attraverso le lacrime e le parole, si cambia subito in una dolce mestizia e nellanima si accende persino un lieve raggio di speranza, cos anche Federico, quando ebbe finito di cantare, si sent rinfrancato e sollevato. Il vento della sera, gli

scuri alberi che egli aveva invocato nella sua canzone mormoravano e bisbigliavano con la loro voce consolante, e come dolci sogni di una lontana beatitudine spuntavano nelloscurit del cielo luci doro. Federico si alz e discese la collina incamminandosi verso il villaggio. Gli sembrava che accanto a lui, come una volta, camminasse Rinaldo e tutte le parole di lui gli ritornavano alla mente. Quando poi pens al racconto di Rinaldo sulla gara dei due amici pittori, gli caddero le bende dagli occhi. Era certo che Rinaldo doveva aver gi visto e amato Rosa in precedenza. Solo questo amore lo spingeva a Norimberga nella casa di mastro Martino e con la sfida dei due pittori nullaltro intendeva se non che Rinaldo e Federico dovevano battersi per la bella Rosa. Federico riudiva ora le parole di Rinaldo: apertamente e senza imbroglio bisognava battersi per il medesimo premio e questo deve unire profondamente i veri amici invece di dividerli, perch negli animi nobili mai pu regnare una meschina invidia o un volgare odio. S esclam a voce alta Federico s, amico mio, a te voglio rivolgermi con tutta sincerit; tu stesso devi dirmi se per me ogni speranza perduta. Era gi mattino avanzato quando Federico buss alla camera di Rinaldo. Nessuno rispose. Federico spinse la porta che non era come al solito chiusa, ed entr. Ma rimase impietrito allistante. Rosa in tutto lo splendore della sua grazia, in tutta la sua seduzione, gli stava dinanzi in un quadro a grandezza naturale, appoggiato sul cavalletto. La spatola buttata sul tavolo, i colori ancora umidi sulla tavolozza, indicavano che il lavoro era stato appena interrotto. O Rosa, Rosa! o santo cielo! sospir Federico. Ma Rinaldo, che era entrato dietro di lui, gli batt una mano sulle spalle e sorridendo disse: Federico, che cosa te ne pare del mio quadro?. Federico lo strinse al petto ed esclam: O uomo meraviglioso, o grande artista, tutto ora mi chiaro, tu, tu hai vinto il premio per cui anchio, meschino, ho voluto combattere. Che cosa sono io nei tuoi confronti? Che cos mai la mia arte vicino alla tua? Ah, ma anchio avevo qualcosa in mente! Non deridermi, caro Rinaldo, vedi, io pensavo come doveva essere bello plasmare la deliziosa figura di Rosa e fonderla nellargento pi fine, ma questa era unidea puerile. Dunque, tu, tu... come essa ti sorride piena di grazia in tutto lo splendore della sua bellezza! Ah, Rinaldo, Rinaldo, uomo veramente felice! Oggi si realizza quello che dicesti un giorno: dovevamo lottare insieme e tu hai vinto, tu dovevi vincere, ma io rimango legato a te con tutto il mio affetto. Ora per devo abbandonare la casa, la patria, perch non potrei sopportare di vedere ancora una volta Rosa. Perdonami, mio carissimo amico. Oggi stesso, anzi in questo momento io me ne vado per il vasto mondo dove mi spinge il mio tormento damore, la mia miseria assoluta!. Federico voleva uscire dalla stanza, ma Rinaldo lo trattenne decisamente e gli parl con dolcezza: Tu non devi andartene da qui, perch forse le cose possono essere differenti da come tu credi. Ora arrivato il tempo che io ti dica tutto ci che finora ho taciuto. Devi sapere che io non sono un bottaio, ma un pittore e spero che vedendo il quadro potrai notare che non sono certo uno dei peggiori. Nella mia prima giovinezza mi recai in Italia, il paese dellarte, dove riuscii a far s che grandi maestri si interessassero di me e alimentassero con vivido fuoco la scintilla che in me ardeva. In breve tempo mi distinsi e i miei quadri divennero noti in tutta Italia finch il potente duca di Firenze mi invit alla sua corte. Allora non volevo sapere nulla dellarte tedesca e senza aver visto mai alcun loro quadro, chiacchieravo dellaridit, del brutto tratto e della durezza dei vostri Drer e dei vostri Cranach. Una volta, un mercante di quadri port nella galleria del duca una piccola Madonna del vecchio Albrecht Drer: essa fece su di me una tale impressione che distolsi tutta la mia attenzione dallopulenza dei quadri italiani e immediatamente decisi di ritornare nella mia patria tedesca per conoscere quei

capolavori verso cui ormai si indirizzava ogni mia aspirazione. Venni qui a Norimberga e appena vidi Rosa mi sembr di vedere in carne e ossa quella Maria che mi aveva illuminato lanima. A me successe la stessa cosa che a te, caro Federico: tutto il mio essere divamp in luminose fiamme damore. Vedere Rosa! Solo a questo pensavo e tutto il resto mi era sparito di mente: larte stessa aveva valore solo perch avrei potuto uninfinit di volte ritrarre Rosa. Pensai di avvicinarmi alla fanciulla seguendo lardito metodo degli italiani, ma ogni mio tentativo fu vano. Non cera alcun mezzo per entrare in casa di mastro Martino. Infine pensai di presentarmi a Rosa come pretendente, ma venni a sapere che mastro Martino aveva deciso di dare sua figlia al pi bravo dei maestri bottai. Allora presi la strana decisione di recarmi a Strasburgo per imparare larte del bottaio e poi presentarmi a mastro Martino: per il resto mi rimettevo al cielo. Tu sai in qual modo portai a termine la mia decisione; ma devi sapere unaltra cosa: mastro Martino, alcuni giorni fa, mi ha detto che sono diventato un bravo bottaio e mi vedrebbe volentieri come suo genero, inoltre si era accorto che io miravo a ottenere i favori di Rosa e che lei aveva simpatia per me. Non pu essere altrimenti disse Federico con il pi profondo dolore. Rosa sar tua: come potevo io misero sperare in una simile felicit? Tu dimentichi continu Rinaldo tu dimentichi, fratello mio, che Rosa non ha mai confermato ci che il furbo mastro Martino dice di aver capito. E vero che Rosa fino a oggi si mostrata cortese e affabile, ma un cuore innamorato si tradisce in ben altro modo. Promettimi, fratello, di aspettare ancora tre giorni e di lavorare nel laboratorio come al solito. Anchio potrei rimettermi a lavorare, ma da quando ho cominciato a dipingere con tutta lanima questo quadro, mi fa ribrezzo quel vile mestiere. Non posso pi neppure prendere in mano la mazza, avvenga quel che deve avvenire. Il terzo giorno ti dir apertamente come stanno le cose tra me e Rosa. Se io dovessi essere quellindividuo felice a cui Rosa ha rivolto il suo amore, allora te ne andrai e vedrai che il tempo guarisce anche le pi profonde ferite. Federico promise di attendere il suo destino. Al terzo giorno (Federico aveva cercato di evitare Rosa) il cuore gli batteva per la paura e per lattesa angosciosa. Come un sonnambulo vagava per il laboratorio e la sua indolenza diede motivo a mastro Martino di brontolare, contrariamente alle sue abitudini. Ma soprattutto doveva essere successo al maestro qualcosa che gli aveva tolto tutto il suo buonumore. Parlava di volgari insidie, di ingratitudine senza specificare quel che volesse dire. Quando finalmente venne la sera e Federico ritorn in citt, non lontano dalla porta gli venne incontro un cavaliere in cui riconobbe Rinaldo. Non appena questi scorse Federico gli grid: Eccoti qua, proprio come volevo. Balz dalla sella, si mise le redini attorno al braccio e afferr la mano dellamico. Facciamo un pezzo di strada insieme disse. Ora posso dirti a che punto il mio amore. Federico not che Rinaldo portava gli stessi abiti che aveva quando si erano incontrati la prima volta, e che il cavallo portava un sacco sulla groppa. Lamico gli appariva pallido e turbato. Su, allegro, amico! disse Rinaldo piuttosto bruscamente. Ora puoi battere le tue botti fin quando vuoi, ti cedo il posto; ho appena preso congedo dalla bella Rosa e dal degno mastro Martino. Come? disse Federico mentre le sue membra sembravano percorse da una corrente elettrica te ne vai proprio quando Martino ti vuole come genero e Rosa ti ama?

Caro fratello rispose Rinaldo la tua gelosia ti ha accecato. Ormai pi che evidente che Rosa mi avrebbe sposato solo per obbedienza e sottomissione, ma nel suo cuore gelido non arde alcuna scintilla damore. Che cosa buffa! Sarei diventato proprio un bravo bottaio, tutti i giorni della settimana sarei stato con i garzoni a grattare cerchioni e a piallare doghe, e alla domenica sarei andato con la mia onorata moglie a Santa Caterina o a San Sebaldo e alla sera alla fiera: e ogni anno sempre la solita storia. Non scherzare disse Federico interrompendo la risata di Rinaldo non disprezzare la vita semplice e modesta dellonesto borghese. Se Rosa non ti ama veramente, non colpa sua: ma ti vedo cos arrabbiato e cos inquieto! Hai ragione disse Rinaldo il mio stupido modo di fare quando sono arrabbiato: faccio chiasso come un bambino maleducato. Ho parlato a Rosa del mio amore e della buona disposizione paterna, allora essa si messa a piangere e la sua mano tremava nella mia. Rivolgendo il viso da unaltra parte ha mormorato: Certo, bisogna che mi sottometta al volere del padre. Questo mi bastato. La mia strana inquietudine, caro Federico, ti avr manifestato il mio vero stato danimo e anche tu avrai notato che per me pensare di possedere Rosa era unillusione. Finito il suo quadro il mio animo si rasseren e mi pareva talora stranamente che Rosa fosse il quadro e che questo fosse divenuto la vera Rosa. Questo mestiere volgare di bottaio mi divent odioso e come si deline la possibilit di una vita borghese e del matrimonio, ebbi come limpressione di dover essere rinchiuso in un carcere e legato a ceppi. Come potrebbe infatti quella creatura celestiale, che io porto nel cuore, diventare mia moglie? No, essa deve risplendere nella sua eterna giovinezza, nella sua grazia e nella sua armonia attraverso le opere darte che il mio vivo spirito creer. Quanta nostalgia ho di tutto questo! E come potrei rinnegare la mia divina arte? Presto mi tuffer di nuovo nei tuoi profumi ardenti, o magnifica terra, tu patria di tutte le arti! Gli amici erano arrivati al punto dove la strada che Rinaldo avrebbe preso volgeva a sinistra. Qui ci lasceremo disse Rinaldo, e si strinse a lungo Federico al petto. Salt sul cavallo e scomparve. Federico rimase muto e impietrito poi, turbato dalle pi strane sensazioni, si avvi verso casa.

In qual modo Federico venne scacciato dal laboratorio da mastro Martino Il giorno seguente mastro Martino stava lavorando cupo e silenzioso alla grande botte del vescovo di Bamberg. E Federico, che pensava con amarezza alla partenza di Rinaldo, non era capace di dire parola, e tanto meno di accingersi a cantare. Alla fine mastro Martino, messa da parte la mazza, incroci le braccia e disse a bassa voce: Anche Rinaldo se n andato; era un valente pittore e fingendosi bottaio mi ha voluto prendere in giro. Se lavessi capito, quando venne in casa mia e sembrava una persona a posto, gli avrei certo mostrato la porta. Un viso cos aperto, onesto, ma un animo tutto menzogne e inganno. Bene, ora se n andato, ma tu mi rimarrai vicino. E chiss che tu in qualche modo non mi possa essere ancora pi vicino... Se diventerai un bravo maestro e se Rosa ti vorr... Beh, comprendi, bisogna che sappia conquistarti i favori di Rosa.

E con queste parole riprese la mazza e si mise a lavorare con grande energia. Federico si accorse che le parole di mastro Martino chiss come gli laceravano il cuore e che una strana angoscia cresceva in lui dissipando ogni luce di speranza. Rosa ricomparve per la prima volta dopo lungo tempo in laboratorio, tutta pensierosa e con gli occhi rossi di pianto. Federico non pot fare a meno di notarlo, con suo grande dolore. Ha pianto per lui: lo ama ancora disse fra s e non cerc neppure di guardare in viso colei che egli amava indicibilmente. La grande botte fu portata a termine e soltanto allora mastro Martino ammirando la sua opera cos ben riuscita torn a essere allegro e di buonumore. Certo, figlio mio disse egli battendo la mano sulle spalle di Federico certo, se ti riesce di conquistare i favori di Rosa e nello stesso tempo sarai capace di fare un bel lavoro, sarai mio genero. Poi potrai entrare nella nobile corporazione dei maestri cantori e acquistarti grandi onori. Il lavoro di mastro Martino si accumulava sempre pi, cos che dovette prendere due garzoni, bravi lavoratori, ma rozzi, induriti dal lungo peregrinare. Invece degli allegri discorsi di prima, nel laboratorio di mastro Martino si sentivano ora scherzi volgari, e al posto delle delicate canzoni di Rinaldo e di Federico, odiosi canti osceni. Rosa evitava il laboratorio, cos che Federico la vedeva solo raramente e di sfuggita. E quando egli la guardava pieno di nostalgia e sospirava: Ah cara Rosa, se potessi parlare ancora un po con voi, se tornaste a essere cos amabile con me come una volta quando Rinaldo era qui..., ella allora abbassava gli occhi tutta vergognosa e sussurrava: Avete qualche cosa da dirmi, caro Federico?. Ammutolito, immobile, Federico se ne stava l e il momento divino se nera gi fuggito via come un lampo che brilla nel rosso tramonto e scompare nellattimo stesso in cui lo si scorge. Mastro Martino intanto insisteva perch Federico incominciasse il suo capolavoro. Egli stesso gli aveva cercato il legno di quercia pi bello e pi puro, senza venature e senza striature, stagionato da cinque anni, e nessuno al di fuori del vecchio Valentino doveva aiutarlo. E mentre al povero Federico per la volgarit dei compagni il mestiere diventava ogni giorno pi insopportabile, ora gli si serrava la gola al pensiero che quel capolavoro doveva per sempre decidere della sua vita. Quella strana angoscia che gi era nata in lui, quando mastro Martino gli aveva fatto degli elogi per la sua fedelt al lavoro, diventava sempre pi forte. Egli sapeva ormai che sarebbe vergognosamente finito in quel mestiere che era assolutamente allopposto di quello che desiderava il suo animo saturo solo di arte. Gli venne in mente Rinaldo e il quadro di Rosa. E la sua arte gli apparve di nuovo in tutta la sua gloria. Spesso, quando la sensazione di quanto misera fosse la vita che stava conducendo lo sopraffaceva, con la scusa di sentirsi poco bene usciva e se ne andava alla chiesa di San Sebaldo. L, per ore intere stava in ammirazione della meravigliosa costruzione di Peter Vischer e come in estasi poi diceva: O Dio del cielo, concepire unopera simile e realizzarla, c forse sulla terra qualcosa di pi sublime?. Quando poi doveva ritornare alle sue doghe e ai suoi cerchioni pensando che solo cos poteva conquistarsi Rosa, gli sembrava che roventi artigli gli si conficcassero nel cuore ed egli dovesse soccombere sconsolato in un tormento senza nome. Spesso nel sogno gli appariva Rinaldo che gli dava i disegni per il suo lavoro di scultore in cui Rosa compariva sempre raffigurata meravigliosamente ora come un fiore ora come un angelo alato. Ma mancava qualcosa; e notava che Rinaldo aveva dimenticato di disegnare il cuore di Rosa e che solo lui avrebbe potuto farlo. Allora gli sembrava che

tutti i fiori e tutte le foglie di quel capolavoro si muovessero cantando ed esalando dolci profumi e i nobili metalli mostrassero nel loro specchio scintillante la figura di Rosa. Allora egli tendeva le mani nostalgicamente verso lamata, ma la figura di lei svaniva come in una spessa nebbia ed era lei in persona, lincantevole Rosa, che lo stringeva amorosamente al petto. Ma quel suo lavoro di bottaio diventava sempre pi asfissiante e allora egli volle cercare conforto e aiuto presso il suo vecchio maestro Johannes Holzschuer. Questi gli permise di cominciare presso di lui una piccola opera che aveva in mente e per cui aveva risparmiato, gi da lungo tempo, parte del guadagno per potersi comprare largento e loro necessari. Fu cos che Federico, il cui viso pallido rendeva credibile la scusa di una seria malattia, non si fece quasi mai vedere in laboratorio e passarono due mesi senza pi lavorare attorno alla grande botte. Mastro Martino gli disse duramente che doveva almeno lavorare quel poco che le sue forze gli consentivano, e Federico fu perci costretto a ritornare ancora una volta allodiato ceppo e a riprendere in mano lascia. Mentre stava lavorando entr mastro Martino, guard i pezzi lavorati e tutto rosso in viso disse: Ma che cos questo? Che lavoro mi combini, Federico? Chi ha piallato queste doghe? Uno che vuole diventare maestro oppure un semplice apprendista che si intrufolato da tre giorni nel laboratorio? Federico, rifletti, che diavolo ti ha preso? Il mio bel legno di quercia, il capolavoro! Oh, ragazzo inetto e stupido!. Sopraffatto da tutte le pene dellinferno Federico non pot pi a lungo trattenersi e gettata lontano lascia esclam: Maestro, ormai tutto finito; anche se dovesse costarmi la vita e dovessi morire in una miseria senza nome, non potr pi, mai pi fare questo volgarissimo mestiere perch sono trascinato da una forza irresistibile verso la mia sublime arte. Certo io amo in modo inesprimibile la vostra Rosa, come nessuno su questa terra la pu amare, e soltanto per amore di lei mi sono adattato a questo odioso mestiere. Ma ora lho perduta, lo so, e per il dolore potrei morire; ma non mi possibile fare altrimenti. Devo ritornare alla mia bella arte, al mio vecchio degno maestro Johannes Holzschuer che ho vergognosamente abbandonato. Gli occhi di mastro Martino brillarono come candele accese. Per lira non riusciva quasi pi ad articolare parola e balbettava: Cosa? anche tu? Inganno e menzogna? Ingannare me, volgare mestiere quello del bottaio! Via dai miei occhi, vergognoso individuo, via di qua. E cos dicendo mastro Martino afferr il povero Federico per le spalle e lo gett fuori dal laboratorio. Una risata di scherno dei rozzi garzoni e degli apprendisti lo segu. Solo il vecchio Valentino giunse le mani e guardando pensieroso dinanzi a s disse: Eppure avevo notato che quel buon ragazzo aveva in mente qualcosa di pi grande delle nostre botti. Marta pianse e i suoi bambini gridarono e si addolorarono per Federico con il quale spesso avevano giocato e che aveva pi volte portato loro dei dolci.

Conclusione Per quanto mastro Martino fosse adirato con Rinaldo e con Federico, dovette tuttavia riconoscere che con loro erano scomparse dal laboratorio ogni gioia e ogni allegria. Dai nuovi garzoni non riceveva che quotidiane arrabbiature e noie. Doveva occuparsi di ogni piccolezza ed era gi tanto riuscire a ottenere che anche il lavoro pi elementare fosse fatto a dovere. Esaurito dalle preoccupazioni della giornata spesso sospirava: Ah, Rinaldo, ah Federico! se non mi aveste ingannato cos vergognosamente e foste

rimasti i buoni bottai che eravate!. E arriv al punto di lottare con la tentazione di abbandonare del tutto il lavoro. Con questo umore nero una sera se ne stava in casa, quando il signor Jakobus Paumgartner e il signor Johannes Holzschuer entrarono inattesi. Cap che essi volevano parlare di Federico e infatti il signor Paumgartner volse subito il discorso su di lui, e mastro Holzschuer incominci a tessere tutte le lodi possibili del giovane. Diceva che era sicuro che con la sua diligenza e le sue attitudini Federico non solo sarebbe diventato un eccellente orafo, ma anche un bravissimo fonditore di statue come poteva esserlo Peter Vischer. Poi il signor Paumgartner incominci a inveire contro il cattivo trattamento che il povero ragazzo aveva avuto da mastro Martino e tutti e due furono daccordo nellinsistere che se Federico fosse diventato un bravo orafo e un bravo fonditore, mastro Martino, se Rosa fosse stata daccordo, avrebbe dovuto dargliela in sposa. Mastro Martino li lasci parlare entrambi, quindi si tolse la sua papalina e ridendo disse: Cari signori, voi state prendendo le parti di questo bravo giovanotto che mi ha ingannato in modo vergognoso. Potr perdonarlo, ma non pretendete che per lui possa cambiare la mia decisione. Con Rosa non c niente da fare. Nello stesso momento entr Rosa, pallida come una morta, gli occhi segnati dal pianto e in silenzio mise sulla tavola i bicchieri per il vino. Devo dar ragione al povero Federico riprese il signor Holzschuer che volle lasciare per sempre la sua patria. Ha fatto un buon lavoro da me e se voi lo permettete, caro maestro, vuole offrirlo come ricordo alla vostra Rosa. E cos dicendo mastro Holzschuer trasse fuori una piccola coppa dargento artisticamente lavorata e la porse a mastro Martino che, amante comera dei begli oggetti di valore, la prese e incominci a rimirarla da ogni lato. In realt era difficile trovare un lavoro dargento pi bello di quel piccolo boccale. Graziosi tralci di vite e rose si intrecciavano tutto intorno e attraverso le rose e i boccioli che sembravano dischiudersi, si affacciavano graziosi angioletti, che apparivano anche sul fondo dorato della coppa. Se si versava del vino chiaro nella coppa sembrava che gli angeli vi si tuffassero avanti e indietro in un gioco armonioso. Questo oggetto disse mastro Martino veramente molto ben lavorato, e io me lo terr a patto che Federico voglia accettare da me il doppio del valore in monete doro. Cos dicendo mastro Martino si riemp il bicchiere e se lo port alla bocca. In quel momento la porta si apr adagio ed entr Federico, nel cui viso pallido era impresso il mortale dolore del distacco da colei che adorava sopra ogni cosa in terra. Non appena Rosa lo scorse, grid con voce penetrante: O mio caro Federico e gli cadde sul petto mezzo svenuta. Mastro Martino depose il bicchiere e come vide Rosa tra le braccia di Federico sgran gli occhi come se avesse visto un fantasma. Poi senza far parola prese di nuovo la coppa e vi guard dentro. Si alz di scatto dalla sedia e disse con voce forte: Rosa, Rosa, ami Federico?. Ah! mormor Rosa mi impossibile nasconderlo pi a lungo; lo amo come la mia vita. Il mio cuore sembrava spezzarsi quando voi lo cacciaste via. Allora abbraccia la tua sposa, Federico, s, s, la tua sposa! disse Martino. Paumgartner e Holzschuer si guardarono smarriti per la meraviglia, ma mastro Martino con la coppa in mano continu: Oh Signore del cielo, forse che tutto non avvenuto come la vecchia aveva predetto? Fulgida casetta egli recher / dove aromi fluttueranno / e angeli splendenti giocosi canteranno... fra le tue braccia stringi / chi la casetta ha recato, / lascia il padre, ch / il tuo sposo damore degno. Oh, io sciocco pazzo, questa la fulgida casetta, gli angeli, lo sposo... Ehi, voi signori, tutto finito bene, il

genero trovato. Chi ha creduto, in un brutto sogno, di giacere nella nera notte senza fine della tomba e si ritrovato poi, destandosi, nella luce primaverile tra profumi e canti mentre lo raggiunge la donna sopra ogni cosa amata e lo abbraccia e lei si perde nel cielo del suo dolce viso, quegli potr comprendere in quale stato di beatitudine si trovasse Federico. Incapace di parlare, si teneva stretta Rosa tra le braccia come se non volesse pi lasciarla finch essa dolcemente si sciolse da lui e lo condusse al padre. Egli allora esclam: Mio caro maestro, proprio vero? Mi concedete di sposare Rosa e di ritornare alla mia arte?. S, s disse mastro Martino potrei forse desiderare altro ora che hai compiuto la predizione della vecchia nonna? La tua botte rimarr dove . Federico sorrise trasfigurato da una vera ebbrezza e disse: No, caro maestro, voi avete ragione; compir allegramente la mia botte come ultimo lavoro da bottaio e poi ritorner al forno per la fusione. Bravo figliolo disse Martino mentre gli occhi gli scintillavano dalla gioia s, finisci quel tuo lavoro e poi faremo le nozze. Federico mantenne la parola, port a termine la grande botte e tutti i maestri dichiararono che non era facile fare un lavoro pi bello: mastro Martino ne fu profondamente felice e riconobbe che il cielo non gli avrebbe potuto dare un genero migliore. Giunse alla fine il giorno delle nozze: la botte di Federico piena di buon vino e tutta inghirlandata fu innalzata nel vestibolo della casa dove si riunirono tutti i maestri bottai con a capo il consigliere municipale, Jakobus Paumgartner, e le loro mogli nonch i maestri orafi. Il corteo stava per muoversi alla volta della chiesa di San Sebaldo dove si dovevano celebrare le nozze, quando per le strade risuonarono squilli di tromba e dinanzi alla porta di casa si sentirono cavalli nitrire e scalpitare. Mastro Martino si affacci al balcone. Davanti alla casa stava il signor Heinrich von Spangenberg magnificamente vestito e alcuni passi dietro di lui su un superbo destriero cera un bel cavaliere, con la spada lucente al fianco e variopinte penne sul berretto tempestato di pietre preziose. Accanto al cavaliere Martino vide una meravigliosa dama pure magnificamente vestita che montava un palafreno pi bianco della neve appena caduta. Paggi e servi in magnifici abiti variopinti formavano tutto attorno un cerchio. Le trombe tacquero e il vecchio signor von Spangenberg disse: Ehi, mastro Martino, non siamo venuti qui per il vino della vostra cantina n per le vostre monete doro, ma solo per le nozze di Rosa; volete lasciarci entrare, caro maestro?. Mastro Martino si ricord delle sue parole, si vergogn un poco e scese per ricevere il nobiluomo. Il vecchio signore scese da cavallo e salutando entr in casa. Poi i paggi accorsero e sulle loro braccia la dama si lasci scivolare dal cavallo; il cavaliere le offr la mano e tutte e due seguirono il vecchio signore. Appena mastro Martino ebbe guardato il giovane cavaliere fece un salto indietro, batt le mani e disse: O Signore del cielo! Corrado!. Il cavaliere ridendo disse: Certo, caro maestro, sono il vostro garzone Corrado. Perdonatemi la ferita che vi ho fatto. Veramente avrei dovuto uccidervi come voi

stesso ammetterete, ma ormai le cose hanno preso unaltra piega. Mastro Martino tutto confuso rispose che era meglio che non lo avesse ucciso e in quanto alla ferita dascia era cosa da nulla. Quando Martino entr con i nuovi ospiti nella stanza dove stavano gli sposi e gli altri invitati, tutti rimasero colpiti dalla bellezza della dama che assomigliava perfettamente alla graziosa sposa, tanto da parere gemella. Il cavaliere si avvicin con nobile atteggiamento alla sposa e disse: Permettete, deliziosa Rosa, che Corrado prenda parte alla festa in vostro onore. non vero che non siete pi arrabbiata con quello sconsiderato garzone che stava per darvi un grosso dispiacere?. E siccome la sposa e lo sposo e mastro Martino si guardavano attorno confusi e meravigliati, il vecchio von Spangenberg disse: Bisogna che vi faccia uscire dal sogno. Questi mio figlio Corrado e questa la sua bella sposa chiamata Rosa come la vostra bella figlia. Ricordatevi, mastro Martino, della nostra conversazione. Quando vi chiesi se avreste rifiutato vostra figlia anche a Corrado, cera la sua ragione. Il giovane era innamorato pazzo di vostra figlia e riusc a persuadermi a chiedervene la mano mettendo da parte ogni scrupolo. Quando per gli dissi che mi avevate risposto piuttosto scortesemente egli, da sventato, venne da voi come bottaio per conquistarsi i favori di Rosa e poi rapirvela. Ora voi lavete guarito con quel bel colpo sulla schiena; siate ringraziato giacch egli ha trovato una nobile signorina che veramente quella Rosa che egli ebbe nel cuore fin da principio. La dama frattanto con grande dolcezza aveva salutato la sposa e le aveva messo al collo, come dono di nozze, una ricca collana di perle. Guarda, cara Rosa disse mentre dal petto si toglieva un mazzetto tutto avvizzito questi sono i fiori che desti una volta al mio Corrado come premio delle sue vittorie; li ha fedelmente conservati sino a quando vide me; allora ti divenne infedele e li ha consegnati a me: non avertene a male. E Rosa tutta rossa in viso abbass gli occhi e disse: Nobile signora, come potete parlare cos? Avrebbe mai potuto un nobile amare me, povera fanciulla? Solo voi potevate essere il suo amore e se anchio mi chiamo Rosa, e come dicono vi assomiglio un poco, egli fece la corte a me credendo che foste voi. Per la seconda volta il corteo stava per muoversi quando un giovane entr vestito secondo lusanza italiana, tutto di velluto nero con una graziosa collaretta di pizzo e ricche catene doro al collo. Rinaldo, mio Rinaldo esclam Federico stringendo il giovane al petto. Anche la sposa e mastro Martino ne furono felici ed esclamarono: Rinaldo, il nostro bravo Rinaldo ritornato. Non ti avevo forse detto disse Rinaldo ricambiando labbraccio che tutto per te, mio carissimo amico, si sarebbe messo nel migliore dei modi? Lasciami festeggiare con te le nozze giacch sono venuto apposta da lontano e per eterno ricordo appendi nella tua casa il quadro che per te ho dipinto e portato con me. Cos dicendo Rinaldo chiam due servitori che portarono un grande quadro dalla bella cornice doro che rappresentava mastro Martino nel suo laboratorio assieme ai suoi garzoni Rinaldo, Federico e Corrado mentre stavano lavorando alla grossa botte e la graziosa Rosa che stava entrando. Tutti furono meravigliati dalla verosimiglianza e dallo splendore dei colori del quadro. Ehi disse Federico ridendo questo il tuo capolavoro come bottaio, il mio l fuori nel vestibolo, ma presto ne far un altro. So tutto rispose Rinaldo e ti ritengo felice. Tieniti fedele alla tua arte che permette pi della mia di

potertene stare in famiglia. Al banchetto di nozze Federico sedeva tra le due Rose; di fronte a lui stava mastro Martino fra Corrado e Rinaldo. Il signor Paumgartner riemp sino allorlo la coppa di Federico e bevve alla salute di mastro Martino e dei suoi bravi garzoni. La coppa fece il giro e per primo il nobile cavaliere Heinrich von Spangenberg e dopo di lui tutti gli altri onorevoli maestri che sedevano al tavolo bevvero alla salute di mastro Martino e dei suoi cari garzoni.

E.T.A. Hoffmann L'uomo della sabbia e altri racconti Traduzione di Gerardo Fraccari In copertina: Gustave Moreau,Giove e Semele (part.), 1896 Parigi, Muse Gustave Moreau ISBN 88-520-0016-X 1987 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano I edizione e-book Reader ottobre 2000 http://www.mondadori.com/libri

Indice
L'uomo della sabbia Le avventure della notte di S. Silvestro Il consigliere Krespel La sfida dei cantori Mastro Martino il bottaio e i suoi garzoni

1Le storie meravigliose di Peter Schlemihl, riferite da Adalbert von Chamisso, pubblicate dal Barone Federico De La Motte Fouqu. Norimberga, p. J. L. Schrag, 1814. (N.d.A.)

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