Sei sulla pagina 1di 199

1

Virgilio Ilari

Ermattung
Combat pour l'histoire militaire dans un pays rfractaire

2011

Indice:
1. Ermattung (da scrivere) 2. Epistemologia della storia militare (1999) 3. Gli studi strategici in Italia (2001) 4. Imitatio, restitutio, utopia. La storia militare antica nel pensiero strategico moderno (2001) 5. Clausewitz in Italia (2010) 6. Lomonaco, Foscolo, Tibell: Storia militare di un suicidio filosofico (2010) 7. Genesi della prima bibliografia militare italiana (2011) 8. Strategia della Storia (2011) 9. Il Cardinal Fessarione (da scrivere) 10. Bibliografia di Virgilio Ilari

2. EPISTEMOLOGIA DELLA STORIA MILITARE


(Ottobre 1999)

Ce nest pas lhistoire, mais lentendement (ou la raison)


qui dcouvre le concept. Ce qui est vrai, cest que le concept risque detre dissimul, certain poques, par les modifications historiques (...) Lexprience historique a favoris la prise de conscience thorique. La raison, effectivement, ne sexerce pas dans le vide, elle travaille toujours sur une matire, mais Clausewitz distingue, sans les opposer, la conceptualisation et le raisonnement dune part, lobservation historique de lautre. Raymond Aron, Penser la guerre, I, p. 456.

Episte...che? E naturale che il titolo di questa relazione abbia sollevato qualche bonario sorriso, proprio tra chi meglio mi conosce e dunque poteva aspettarsi un qualche segno della mia eccentricit ... per non dir di peggio! Ma questa relazione nasce dagli stessi questiti sollevati dal senatore Brutti, sottosegretario alla Difesa e grande storico del diritto romano, nel discorso che ha aperto questo convegno: qual , in ambito militare, il rapporto tra storia interna e storia esterna? Qual il rapporto tra storia e pensiero militare? Tali quesiti implicano lepistemologia, vale a dire una riflessione critica (logos) sulla scienza (epistme). Tale riflessione presuppone una filologia, vale a dire laccertamento dellorigine e dello sviluppo dei concetti e dei metodi scientifici, ma il suo compito specifico di giudicarne il valore cognitivo, allo scopo di massimizzarne i risultati teorici e pratici e di orientarne, in prospettiva, il futuro processo evolutivo. Nellambito delle scienze umane, e in particolare della storia, lesigenza epistemologica generalmente poco avvertita o considerata in modo riduttivo, come una mera questione di metodo. Ma pi spesso rimossa come secondaria o inessenziale, tanto pi che da parte della stragrande maggioranza degli autori, anche accademici e di genio, felicemente ignorata. Nellambito della storia militare, notoriamente meno acculturata e sofisticata di altre discipline storiche, sollevare la questione epistemologica pu ancor oggi sembrare una bizzarria se non una impertinente provocazione. Del resto sintomatico che perfino le poche dozzine di scritti, per lo pi incidentali e poco pregnanti, dedicati al significato e allo scopo della storia militare (v. bibliografia) non sembrano aver coscienza di essere embrionali epistemologie di tale disciplina.

"Epistemologia della storia militare", in Acta del II convegno nazionale di storia militare, Roma, Centro Alti Studi Difesa, 28-29 ottobre 1999, Roma, Commissione Italiana di Storia Militare, 2001, pp. 47-70. [online su scribd].

Storia generale e storia caporale Oltre a varie ragioni futili, la ragione forte di tante resistenze lidea corrente, quasi lapalissiana, che la storia militare sia (o debba essere) un settore specializzato della storia cosiddetta generale (Gesamtgeschichte). Lo affermava negli anni Trenta la nostra Enciclopedia militare, lo hanno ripetuto nella nostra generazione maestri insigni come Andr Corvisier e, in riferimento incidentale alla questione delle cattedre universitarie specifiche, anche Giorgio Rochat. E facile comprendere che tali definizioni riflettono lintento pratico, storicamente e culturalmente determinato, di accreditare gli studi storico militari nellambito accademico, dove soltanto in epoca recentissima la scienza politica ha germogliato i primi corsi ancillari di studi strategici. Nondimeno in esse si manifesta la tassonomia sostanzialista e gerarchica degli studi storici alla quale si ispirano appunto gli ordinamenti accademici, quel che Fueter chiamava Schubladensystem (a proposito del Sicle de Louis XIV voltairriano, capostipite dellhistoiretableau) e Febvre le systme de la commode, nei cui cassetti collocare ordinatamente i vari settori e sottosettori della realt e della relativa storiografia (politica, arte, diritto, economia, guerra ed eserciti e cos via). Il guaio che il concetto di storia generale del tutto privo di senso. Certamente esistono un pensiero storico e una scienza storica, vale a dire un atteggiamento culturale e un metodo comuni a tutte le discipline storiche: dunque corretto, anche se un po tautologico, definire la storia militare come disciplina specialistica della scienza storica, come ha fatto nel 1976 un gruppo di lavoro dellufficio storico della Bundeswehr (MFA) presieduto da H. Huerten. Ma scienza storica non equivale affatto a storia generale. Forse piacerebbe chiudere la storia in un suo ghetto dilettevole quanto innnocuo e insignificante, ma per fortuna il pensiero storico spunta dappertutto e la critica storica onnivora. Ma non pu esistere una storia che, per quanto vasta, complessa e magari universale, non sia in realt specialistica, se non in relazione alloggetto almeno allo scopo. Lo sono anche la storia della storiografia e quella, pi penetrante e meno frequentata, del pensiero storico (nel senso definito da Santo Mazzarino). In realt lunica chiave in cui possibile concepire una storia generale quella escatologica della storia sacra e della filosofia della storia, non a caso antagonizzate dalla relativa storiografia critica. In realt il concetto di storia generale il mero riflesso dellordinamento accademico, dove le discipline storiche fondamentali sono scandite per epoche (o meglio in base alla diversa difficolt di leggere e interpretare le fonti) mentre quelle connotate da aggettivi non temporali (storia americana) o da genitivi (storia dellarte) sono in genere considerate ancillari e spesso facoltative. Ma questa prassi della corporazione accademica risponde a criteri talmente lontani dal rigore epistemologico da riconoscere specializzazioni addirittura esilaranti come la storia del Risorgimento di spadoliniana memoria. La scansione per epoche riflette il passato predominio della storia politica o nazionale (histoire-bataille) derivata dalla storiografia classica e dallannalistica. Ma oggi, per fortuna, ciascuna specializzazione epocale indica soltanto un fascio di discipline particolari, le uniche che abbiano davvero un senso e un interesse scientifico. In realt la scansione per epoche si limita a registrare il diverso rango socioculturale delle storiografie, dalleccellenza aristocratica della storia antica e medievale fino al lumpenproletariat della storia contemporanea, talora meno acuta e informata dei tanto disprezzati contributi extra-accademici alla ricostruzione e narrazione del passato. Loggetto e lo scopo. Quale specificit della storia militare?

Tra i molti vantaggi pratici di questo incasellamento della storia militare in quella generale vi di sgombrare il campo da ogni complicazione epistemologica. Infatti se una semplice parte di un tutto, il problema riassorbito dalla generale epistemologia del metodo storico. Ma su cosa si fonda allora, la specificit della disciplina? La risposta, altrettanto lapalissiana, che si fonda sulla specificit del suo oggetto, vale a dire il militare. E su cosa si fonda, allora, la specificit del militare? Clausewitz, com noto, se la cavava con una metafora un po zoppa: la tattica (ossia il campo specifico del militare) non ha una logica distinta dalla politica; tuttavia gode nei confronti della politica della medesima autonomia che una grammatica avrebbe rispetto alla logica. Francamente non mi pare che questo elegante giochetto spieghi gran che: Mao Zedong andava pi al sodo quando diceva che spettava al partito comandare i fucili. Infatti del tutto impossibile delimitare concettualmente un campo di ricerca usando un aggettivo sostantivato come surrogato di un sostantivo che, non a caso, nessuna lingua ha mai potuto coniare. Laggettivo militare pu applicarsi ad un numero assai elevato di sostantivi, dalla filatelia alla musica, inclusi molti sostantivi che indicano vere e proprie discipline; non soltanto, com ovvio, quelle che designano le applicazioni tecniche delle scienze esatte, ma tutte le scienze umane: geografia, diritto, economia, politica, arte, sociologia, filosofia, psicologia, teologia, gender studies ... perch non c facolt o attivit umana che non sia investita dalla guerra e non possa essere sfruttata come fattore bellico e anche specificamente militare, magari a cominciare proprio dallantimilitarismo e dalle ricerche sulla pace. Non c dunque da meravigliarsi se finalmente, soprattutto negli ultimi decenni, tutte le scienze umane diverse dalla storia hanno cominciato ad investigare gli aspetti storico-militari del proprio campo di indagine. Basta soltanto chiarire che una storia della medicina militare o dellassistenza spirituale alle forze armate non sono la stessa cosa di una storia militare del servizio sanitario o del fattore religioso nella coesione delle truppe. Quel che le rende differenti il diverso interesse (focus, scopo, destinatario) della ricerca e dunque il tipo di fonti che essa deve utilizzare e di cognizioni che essa presuppone nello studioso. E dunque sullo scopo, non sulloggetto, che si fonda, o dovrebbe fondarsi, la specificit di una storia propriamente militare. Ed chiaro che, essendo il militare una semplice modalit della politica, lo scopo della storia propriamente militare non pu esser altro che uno scopo politico. Il settore di studi nel quale mi sono formato, quello della storia del diritto, ha conosciuto un dibattito epistemologico ben pi antico, pi approfondito e culturalmente pi agguerrito di quello che ha finora interessato la cosiddetta storia generale, per non parlare della storia militare, ultima arrivata. La storia del diritto stata infatti, dopo la storia sacra, la seconda disciplina storica affiancatasi al genere letterario della storiografia classica. Ma la storia del diritto non deriva dalla storia, bens dal diritto, che anchesso, come il militare, una semplice modalit della politica (con tutto il rispetto per la separazione costituzionale dei poteri, che sono, appunto, tutti politici). Come pi tardi la storia della medicina o delleconomia, anche quella del diritto non nata, infatti, da un accumulo di conoscenze storiche, bens da unesigenza critica - non soltanto tecnica, ma soprattutto etico-politica - interna alla scienza o alla prassi di riferimento (medica, giuridica, economica) resa stagnante dal principio di autorit e da una dogmatica considerata insoddisfacente. E a sua volta la storia del diritto stata, agli albori dellet moderna, lincunabolo della scienza politica e, agli albori dellet contemporanea, lincunabolo delleconomia e della sociologia. Anche nel campo degli studi storico-giuridici si verificata, a partire dalla fine degli anni Sessanta, una crescente inflazione degli approcci extragiuridici, invano avversata dai pochi autori che hanno cercato di difendere - anche con scritti teorici ma soprattutto con ricerche esemplari - la specificit della storia interna del diritto (vale a dire una storia rigorosamente giuridica) dal nuovo gusto sociologizzante per la storia esterna delle istituzioni e della prassi giudiziaria e negoziale: e della stessa scienza giuridica. Dubito che lapporto della nuova storiografia giuridica

abbia davvero arricchito la storia economica, sociale e politica, o magari quella militare. Ma certamente la perdita di specificit e la conseguente marginalizzazione della storia del diritto ha impoverito la scienza giuridica, privandola dellunico antidoto critico al rapido rifiorire di una nuova dogmatica grossolana, brodo di coltura della barbarie giudiziaria e legislativa di cui questultimo decennio ci ha gi dato i primi assaggi (come sempre nel vile silenzio, se non quando nella cinica complicit, di molti scienziati del diritto). La difesa accademica della storia militare Com logico, a sollevare un po di dibattito sulla natura e sugli scopi della storia militare, sono stati assai pi i suoi difensori che i suoi detrattori. Facendo un bilancio complessivo di tutti questi interventi, emerge anzitutto che si tratta di una difesa su due fronti contraddittori. Alcuni, come Corvisier, si sono preoccupati di difendere la dignit accademica di una disciplina a lungo disprezzata dalle universit, per lo meno da quelle continentali, ed ancor oggi appena tollerata con qualche sufficienza, secondo il principio che un sigaro e una cattedra non si negano a nessuno. E in tale perorazione non si mancato di esibire il martirologio degli storici militari allepoca della traverse du dsert, col celebre caso della cattedra a lungo negata a Delbrueck dallUniversit di Berlino e meno noti ostracismi contro gli eroici pionieri francesi fino al 1971, quando la Sorbona sessantottarda concesse finalmente una cattedra a Guy Pedroncini, forse perdonandogli lo studio collaborazionista sullalto comando del maresciallo Foch, in virt dellaltro suo studio-denuncia sulla censurata mutinerie del 1917. Naturalmente la difesa accademica deve sostenere che la storia militare non presenta sostanziali differenze di metodo e di interesse rispetto alle altre discipline storiche riconosciute dalluniversit. Infine lo stesso Corvisier riconosce giustamente di essere uno storico dei militari piuttosto che uno storico militare. Anche in Italia la situazione non diversa, se si pensa che la corrente oggi dominante nella produzione storico militare accademica formata dagli storici delle classi dirigenti (rappresentati dalle scuole torinese, padovana e napoletana) e che una commissione di dottorato formata da costoro ha ritenuto non attinente alla storia militare una proposta di ricerca sulla recezione di Clausewitz in Italia. Ho qualche dubbio, pensando allesperienza italiana e alle testimonianze dei colleghi francesi, che questa esibita civilizzazione della storia militare sia davvero in grado di superare i preconcetti e le preclusioni accademiche. Ma ai fini epistemologici una questione estrinseca, se non del tutto irrilevante. Che luniversit di Berlino abbia fatto sospirare la cattedra a Delbrueck un aspetto della storia della cultura accademica tedesca, non della storia militare. Alla quale appartiene invece il tempestoso rapporto tra Delbrueck e il Grande stato maggiore tedesco, fino alla nota requisitoria dello storico contro il piano Schlieffen e le lezioni sbagliate tratte dalla strategia federiciana e dalla vittoria cannense di Annibale, per non parlare del tendenzioso fraintendimento della lezione clausewitziana. Naturalmente il punto di vista del Grande stato maggiore su Delbrueck era identico a quello dellUniversit di Berlino. Le burocrazie corporative amano accreditarsi vicendevolmente sulla pelle degli eretici e dei contestatori, talora ricompensati da postume lacrime di coccodrillo. Sicuramente gli stati maggiori non hanno nulla da temere da una storia militare accomodata nelle universit ed estranea al dibattito sulle decisioni strategiche e militari attuali. La selettivit dellaccesso alle fonti archivistiche riduce fin quasi ad azzerarlo il rischio di polemiche fastidiose (e in ogni caso inessenziali) e il finanziamento di ricerche erudite migliora limmagine e il prestigio, se non della funzione militare, almeno della burocrazia in uniforme. Inoltre la difesa e linvoluzione accademica della storia militare confermano e rafforzano il radicato pregiudizio dei tecnici militari nei confronti della sua utilit pratica. Questo aspetto non

stato finora chiaramente rilevato da coloro, pi numerosi degli accademici, che hanno difeso la storia militare sullaltro fronte, quello dellutilit per la strategia e il pensiero militare. Soltanto van Creveld ha rilevato di sfuggita che this socializing of military history sfocia spesso in una ricostruzione epocale (static pictures), in una histoire-tableau, utilissima per ridurre gli anacronismi nei romanzi e nei film storici ma a spese dello storicismo, cio della critica e dellintelligenza storica del presente. Ne sutor ultra crepidam! Ma la polemica di van Creveld verte soprattutto sulle incursioni dissacratorie e pasticcione degli storici profani, accusati di non avere la pi pallida idea della guerra e del modo di essere degli eserciti, di far perdere di vista che lo scopo delle forze armate , o dovrebbe essere, quello di fare la guerra e di esporsi a foolish misunderstandings. Chi, fra gli storici militari duri e puri, di fronte a certi saggi di storia militare allargata non ha pensato almeno una volta al detto milanese offel fa l to mest (pasticciere, fa il tuo mestiere)? Ma a ben guardare non si vede per quale motivo i duri e puri debbano rammaricarsi se altre discipline, dal loro punto di vista e con le proprie metodologie, fanno qualche innocua e magari fertilizzante invasione di campo. Non solo del tutto legittimo, ma anche arricchente e dunque auspicabile che ci avvenga in misura sempre pi seria e rigorosa, anche per autoemendare, col tempo e la critica, qualche pazzesco fraintendimento (di cui non mancano certo esempi anche nella storia militare dura e pura). Senza contare che quel che non strozza ingrassa: in fondo lallargamento accademico della storia militare consente anche a noi cuculi, a rischio di estinzione per le micidiali doppiette degli stati maggiori, di deporre qualche strano uovo negli ignari nidi altrui ... La questione forte che deve interessare quanti coltivano la storia militare in rapporto alle esigenze strategiche e militari del presente, quella di giustificarla nellambito della scienza strategica, dellarte militare e delle discipline militari settoriali (tattica, organica, logistica). Per poterlo fare anzitutto necessario riflettere sulla vera origine della storia militare, sfatando il luogo comune che la identifica con lhistoire-bataille, o histoire venmentielle messa in berlina sessantanni fa dalla scuola delle Annales. In realt queste definizioni spregiative, del resto abbastanza sciocche, si riferivano allenfasi narrativista della storiografia classica, vale a dire proprio a quella pretesa storia generale (o per meglio dire nazionale) scandita per epoche e periodi storici ricavati, come lannalistica, dalla prosopografia dei governanti, nella quale i difensori accademici della storia militare vorrebbero riassorbirla. Genealogia della storia militare dura e pura Le cose stanno per in modo diverso. Come la storia del diritto e quella della medicina e delle altre scienze e discipline tecnico-scientifiche e umane, la storia militare non deriva affatto dalla storiografia classica o addirittura dallannalistica, ma si costituita proprio in antitesi ad essa, esattamente come la storia socio-economica e culturale perorata dalle Annales. Allorigine della storia militare non ci sono n Tucidide, n i racconti polibiani e liviani della pugna cannense n i Commentari di Giulio Cesare e nemmeno il confronto machiavelliano tra la milizia degli antichi e quella dei moderni: questi ultimi sono semmai fonti retrospettive, non modelli per la storia militare. Allorigine della disciplina c invece il tipico lavoro dellintelligence, vale a dire la sistematica raccolta e il sistematico impiego ai fini decisonali di studi e rapporti degli ambasciatori, delle spie e dei comandanti, carteggio dei comandi periferici, interrogatori di prigionieri, statistiche socio-economiche, cartografie, progetti strategici, piani operativi, studi

tecnico-scientifici, segreti industriali. La pi famosa, anche se forse non la pi antica raccolta di questo tipo di materiale quella iniziata nel 1675 presso il Depot de la guerre annesso alla corte francese e affiancato a partire dal 1699 dallanalogo Depot de la marine, entrambi illustri antenati degli odierni e declassati Services Historiques des Armes. Fu il materiale raccolto in questi Depots ad alimentare il grand dessein di Luigi XIV come la grande strategia di Lazare Carnot, lorganisateur de la victoire rivoluzionaria. Non furono i classici dellarte militare, ma gli studi elaborati sulla base di questo materiale, inclusi quelli inediti dellingegnere franco-savoiardo Bourcet, i testi che Bonaparte racconta di aver letto febbrilmente nelle due settimane dellagosto 1794 in cui, prigioniero nel Fort Carr di Antibes, sfidava la prospettiva di una morte ingloriosa approfondendo lo studio della manovra compiuta nel 1745, su consiglio di Bourcet, dallArmata delle Tre Corone borboniche comandata dal maresciallo Maillebois: e ora imitata, nel concetto generale, dallArme dItalie, aggirando dalla Liguria il dispositivo austro-sardo dellAlto Nizzardo. Era quindi una storia riservata o del principe, tanto pi importante quanto pi ignorata dai dotti (e dal potenziale nemico). Un tipo di storia scientifica e finalizzata che venne per la prima volta democratizzata nel 1766 con la pubblicazione della History of the Late War in Germany di Humprey Evans Lloyd (il primo teorico anticonformista della strategia geometrica) e poi ancora nel 1797 con la storia della guerra della prima coalizione di Gerhard Johann David von Scharnhorst, un artigliere hanoveriano di estrazione borghese, giustamente considerato il fondatore della storia militare scientifica. Continuata poi dal suo allievo e pupillo Clausewitz con le splendide monografie sulle campagne delle Coalizioni antifrancesi che hanno reso intellettualmente possibile il diverso progetto del Vom Kriege, insuperato tentativo di una teoria metastorica della guerra. Ci spiega il ruolo della storia militare nella formazione degli ufficiali di stato maggiore e degli uffici storici istituiti allinizio dellOttocento da tutti gli eserciti (e poi anche da molte marine) europei nellambito del comando del corpo di stato maggiore. Non servivano a formare i comandanti, ma a supportare lattivit dello stato maggiore con lo studio professionale e mirato dei precedenti e delle esperienze nazionali ed estere. Funzioni che oggi sono (o dovrebbero essere) proprie dellintelligence: esse costituiscono anzi lessenza stessa dellintelligence, che non consiste (o non dovrebbe consistere) nella mera acquisizione delle informazioni, ma nella capacit di processarle per orientare lazione di governo in tutti i settori, incluso quello politico- e tecnicomilitare. Metamorfosi degli Uffici storici Nella seconda met dellOttocento fu questo secondo tipo di storia militare scientifica (ma in realt letteraria e generalizzante) a prevalere su quella applicata e pratica prodotta dagli stati maggiori. Probabilmente al declassamento degli uffici storici ha contribuito in modo decisivo lassorbimento delle loro funzioni pi qualificanti da parte dei servizi informazioni, militari e civili (a proposito di open sources, secondo il senatore Cossiga la CIA compra tutto e legge tutto: ma neppur lui, quando comandava le Forze Armate italiane, riuscito ad ottenere che le nostre molteplici rappresentanze a Washington acquistassero regolarmente almeno una piccola parte della sterminata e vertiginosa produzione anglosassone di libri strategici e militari. In fondo bastava prendere la metropolitana una volta al mese per andare a spigolare al mega bookshop militare della fermata Pentagon). Eppure posso testimoniare che i nostri ufficiali operativi la storia militare pratica sono perfettamente in grado di scriverla. Ho avuto infatti la fortuna di partecipare, ovviamente da esterno e con i dovuti limiti di riservatezza, ad una eccellente analisi a tutto tondo dellesperienza delloperazione Ibis in Somalia compiuta dagli ufficiali frequentatori della XLVI sessione (1994-

95) del Centro alti studi difesa italiano (alcuni dei quali reduci dalloperazione). E di sfogliare, ormai declassificato, uno studio dellVIII sessione (1956-57) sulle previsioni e provvedimenti per un caso di invasione del territorio nazionale che dimostrava una acuta comprensione delle particolari caratteristiche strategiche e militari della guerra partigiana italiana - per inciso la pi lunga, sanguinosa e insidiosa, sotto il profilo militare, incontrata dalla Wehrmacht nellEuropa occidentale. Comprensione del tutto assente, ritengo, nella sterminata letteratura pubblicata in argomento, sempre pi rarefatta e istupidita dallabuso degli stereotipi e dei canoni tralatizi. Ci non significa ovviamente che gli Uffici storici siano divenuti superflui. A prescindere dalle numerose e complesse funzioni amministrative e archivistiche che in ogni caso li rendono necessari, dopo la seconda guerra mondiale la loro visibilit esterna stata semmai valorizzata, trasformandoli in enti culturali delle Forze Armate (come li ha definiti nel 1985 il secondo, e ultimo, Libro bianco della difesa italiano) e aprendoli pi o meno rapidamente (in Francia dal 1945) non soltanto alla pubblica consultazione degli archivi, ma anche alla collaborazione di studiosi esterni mediante commissione e acquisto, ai fini della pubblicazione, di opere dellingegno di interesse storicomilitare. Naturalmente con alcune eccezioni, che in Italia riguardano ad esempio lo speciale Ufficio storico del Comando generale dellArma dei Carabinieri (non esiste lequivalente per gli altri corpi di polizia a statuto militare e civile, a parte qualche iniziativa collaterale o addirittura amatoriale). A differenza degli uffici storici continentali, quelli americani non si limitano per ad archiviare e microfilmare documenti cartacei, fotografici ed eventualmente cinematografici versati da enti esterni, ma progettano ed effettuano in modo autonomo vere e proprie campagne mirate di ricerca e acquisizione. Le pi interessanti dal punto di vista dottrinale e operativo sono quelle relative alla storia orale immediata delle campagne e delle operazioni militari. Questa prassi risale alloperazione Torch (lo sbarco in Marocco del 1942). Durante la guerra di Corea operarono 8 distaccamenti di storia militare e 26 nella guerra del Vietnam, dove furono realizzate 1.500 interviste (la sola testimonianza orale del comandante in capo, generale William C. Westmoreland, un documento di 600 pagine). Nel 1977-78, da interviste con approccio tematico fu tratto un documento di 800 pagine sullArmy Aviation, considerato il testo di riferimento obbligato per qualsiasi studio sullimpiego degli elicotteri in un conflitto periferico. E naturalmente gran parte di questo materiale consultabile, non solo presso il Center of Military History di Washington, ma anche a casa propria in qualsiasi parte del mondo, semplicenente commissionandolo allUPA (University Publications of America). Per ora la collezione UPA Armed Forces Oral Histories include due documenti relativi alla seconda guerra mondiale (Combat Interviews e U. S. Army Senior Officer Oral Histories) e uno alla guerra di Corea (Korean War Studies and After Action Reports). Come racconta Frdric Guelton, al termine della guerra del Golfo questa esperienza fu imitata, sia pure a titolo sperimentale, anche dal Service Historique de lArme de Terre (SHAT). La missione, ideata dal generale Janvier e affidata ad un solo ufficiale del SHAT, venne effettuata in sole due settimane in territorio saudita, iraqeno e kuwaitiano, relativamente al solo personale dellesercito francese (Division Daguet), registrando soltanto 22 cassette per complessive 30 ore. Il fatto che, diversamente dagli enti storico-militari della Bundeswehr e delle Forze Armate francesi e americane, gli Uffici storici italiani siano rimasti formalmente inquadrati nei rispettivi stati maggiori di Forza Armata anzich posti alle dirette dipendenze del ministro della Difesa, non implica certamente che la loro attivit abbia ancora qualche influenza, neanche minima e indiretta, nel processo decisionale politico-strategico: implica semmai che sono un po pi vincolati da supervisioni non professionali, un po meno liberi di sviluppare una efficace politica interforze della ricerca storico-militare e un po meno tenuti presente dal ministro. A dire il vero, si direbbe che sia alquanto limitata anche linfluenza del Centro militare di studi strategici fondato nel 1987 dal generale Carlo Jean e perfino quella del nostro servizio informazioni

10

militare, considerato che lunica guida a disposizione del comandante della missione Alba (la prima missione internazionale sotto comando italiano) era il numero speciale di Limes sullAlbania, cartine incluse, acquistabile dal giornalaio a 10 euro e rotti. Comunque qualora, per assurdo, stato maggiore, governo e alto commissariato non sapessero gi tutto quel che c da sapere, ritengo che i nostri uffici storici sarebbero in grado di fornire allistante, in comoda e piacevole lettura, tutti i supporti informativi, editi ed inediti, sulle interessanti esperienze fatte dallItalia durante le sue precedenti occupazioni dellAlbania e del Kosovo (dal 1914 al 1943). Il fatto che sia passato mezzo secolo ha unimportanza relativa, se qualcuno, come ad esempio Guelton, ritiene che, prima di invadere lAfghanistan, lUnione Sovietica avrebbe fatto bene a studiare le due disastrose campagne inglesi del 1839 e 1878. Histoire critique e idola tribus Anche nellepoca in cui gli Uffici storici erano maggiormente considerati nellambito degli stati maggiori, la loro attivit aveva poco a che vedere con il tentativo di distillare regole, principi, ammaestramenti (o, come preferiscono gli autori angloamericani, lessons, predicaments, predictions) dallesperienza militare del passato, come facevano i trattati di strategia e arte militare coevi o posteriori al Vom Kriege. Nella Notice sur la thorie actuelle de la guerre et sur son utilit premessa al Prcis de lart de la guerre, Antoine Henry Jomini racconta di essersi rejet sulla storia militare per cercarvi le vere regole e una teoria oggettiva della guerra, lasciando le champ toujors si incertain des systmes personnels esposti nei trattati sullarte della guerra; naturalmente non larida e minuziosa histoire purement militaire, n lhistoire la fois politique et militaire, bens lhistoire critique, applique au principes de lart, et plus spcialement affecte dvelopper les rapports des vnements avec ces principes. Una storia critica iniziata da Feuquires e da Lloyd e che Jomini riteneva di aver rifondato con la sua Histoire critique et militaire des guerres de la rvolution (a suo dire scopiazzata dallodiato Clausewitz almeno per la campagna del 1799 ...). Come la maggior parte degli scrittori di strategia e arte militare, Jomini considerava la storia come stratgothque universelle, secondo lefficace concetto coniato dal generale Lucien Poirier (Les voix de la stratgie, Paris, Fayard, 1985, pp. 26 ss.). In realt, jominiana o delbrueckiana, lhistoire critique non imped agli stati maggiori di trasformarsi in popoli del Libro. Ciascuno brandiva il suo, chi il Vom Kriege, chi gli Etudes sur le combat antique et moderne, chi il Dominio dellaria: tutti, beninteso, intonsi come il Corano dei cattivi musulmani e la Bibbia dei buoni cattolici. Ma, a parte il culto totemico degli idola tribus, le dottrine operative e la regolamentazione tattica, per non parlare dellalto comando politico-militare, non sapevano proprio che farsene di una storia militare scientifica beatamente ignara che la guerra assomiglia ad un camaleonte e incapace di interpretare lo sviluppo tecnico-scientifico e le reali questioni sul tappeto. Il cui contributo, a forza di distillare e semplificare, si riduceva in definitiva a quattro o nove principi della guerra, illuminanti come responsi della Sibilla cumana, e cos tanto immutabili e universali da differire a seconda della lingua nazionale. Innere Nutzen der Militaergeschichte Nel 1960-61, mentre si stava ancora completando il riarmo tedesco-occidentale nel quadro atlantico, sulle pagine della Wehrkunde si tenne un coraggioso dibattito sullutilit della storia militare, una disciplina assai apprezzata nella DDR per linflusso del pensiero militare sovietico, ma che nella Repubblica Federale era stata investita dallelaborazione del lutto per la seconda e decisiva sconfitta della Germania e, in qualche misura, perfino dallideologia della denazificazione

11

e dellespiazione della colpa collettiva che aveva condotto addirittura a bandire lo stesso concetto di geopolitica. Il dibattito tendeva a difendere lutilit (Nutzen) della storia militare non tanto allinterno delle universit (dove non era nemmeno pensabile poter rimettere piede) quanto allinterno della nuova Bundeswehr (una forza armata che presentava lInnere Fuehrung come una rottura della tradizione militare nazionale, quando era invece il culmine dellAuftragstaktik; e che, ancora negli anni Settanta, pensava di fregare i German haters aggiornando il canzoniere con John Browns Body e When the Saints). Nel dibattito risult minoritaria la tesi dellutilit pratica per trarne un metodo applicato (applikatorische Methode) alla soluzione dei problemi operativi. Questione ampiamente discussa in rapporto alla questione della teoria della guerra nel IV capitolo del secondo libro del Vom Kriege dedicato al methodismus, ossia alla dottrina e regolamentazione delle operazioni militari. E per significativo che nessuno degli autori intervenuti nel dibattito, neppur quelli che difendevano lutilit pratica del metodo storico, si sia richiamato a queste pagine, forse le pi analitiche e acute mai scritte in materia. Maggiori consensi vennero invece alla tesi minimalista, che riconosceva alla storia militare una utilit interiore (Innere Nutzen) per la formazione culturale e intellettuale delluomo di guerra (non solo il soldato, ma anche il diplomatico, lo statista, lo speculatore, il pacifista ...). Ma, se non conserva pi alcuna utilit ai fini della decisione tecnico-politica, perch mai la storia militare dovrebbe essere necessaria, o almeno utile per la formazione intellettuale o almeno culturale delluomo di guerra? Molti famosi signori della guerra, da Bonaparte a Patton, hanno testimoniato e raccomandato di leggere i classici dellarte militare e le memorie dei grandi capitani. Lawrence dArabia diceva che con duemila anni di esperienza alle spalle non abbiamo alcuna giustificazione se non sappiamo fare la guerra. Ma tutti costoro ritenevano che la storia militare avesse scopi pratici, non soltanto interiori. Certamente, nella tassonomia didattica dellarte militare, la storia resta parte, assieme alla geografia e allingegneria militari, del trivio degli studi ancillari e propedeutici (ma sotto un altro punto di vista, superiori) che avrebbero dovuto vivificare il quadrivio (strategia, tattica, organica e logistica). Tuttavia ha senso soltanto se strettamente riservata alla formazione di una specifica competenza militare, quella cio dellufficiale superiore di stato maggiore (che a mio avviso dovrebbe essere ripristinato proprio come corpo autonomo, per assicurare la vera direzione tecnico-militare di una presudo-professione che di fatto si risolve in una mera sommatoria di mille mestieri differenti). Al contrario la storia militare stata declassata al livello elementare degli allievi ufficiali di linea - per giunta imparata a pappagallo, tra lora di scherma e quella di ballo, su sinossi scritte da pedanti e insegnate da ignoranti (Giuseppe Moscardelli, che teorizzava e soprattutto praticava lanticattedra, lunico docente, non soltanto fra quelli di storia militare, ancor oggi ricordato con affetto dai veterani usciti da Modena negli anni Cinquanta e Sessanta. Addio, mio capitano!). Fatta in questo modo e con quel destinatario, la didattica della storia militare ha finito per trasformarsi nella pi efficace immuno-profilassi contro ogni eventuale interesse storico e ogni capacit storicocritica dei futuri ufficiali. Processo culminato di recente con linserimento di corsi storico-umanistici forniti dalle Universit viciniori agli Enti di reclutamento dei sottufficiali e volontari di truppa a ferma quinquennale, nella pia speranza di incentivare le vocazioni guerriere con lesca della laurea breve (da non confondere col sistema liberale dei prestiti donore e delle borse di studio che si usa in America. Noi infatti facciamo alleuropea, aggiorniamo lancien rgime, quando il rollo di milizia garantiva esenzioni da tasse e corves, privilegio del foro civile e criminale, porto darmi e

12

licenza di caccia. Ma la carne da cannone, gente in grado di vedere la faccia del nemico, si razziava nelle taverne e nelle carceri o si acquistava da imprese specializzate). Pu dispiacere che nel dopoguerra sia scomparsa, in modo pi o meno permanente, dai corsi superiori di alcune scuole di guerra europee (dai programmi svolti negli anni Ottanta presso lAir University americana si ricava per un giudizio del tutto opposto). Tuttavia, considerata lattivit che si ricava ad esempio da Alere Flammam, il notiziario della Scuola di guerra dellEsercito Italiano, forse stato meglio cos, nonostante il valore di alcuni docenti di storia militare (ad esempio i generali Stefani e Pirrone e, per lIstituto di guerra marittima, lammiraglio Ramoino) e con tutta la dovuta considerazione per qualche testo notevole come Il conflitto civile cinese (194549). Del resto la Scuola di guerra italiana ha incontrato la storia militare anche in altri contesti didattici, soprattutto presso le cattedre di tattica e logistica, ma anche nellattivit del Centro analisi sui conflitti contemporanei di Franco Alberto Casadio collegato con la cattedra di strategia globale del generale Boscardi (fortunatamente la preziosa documentazione accumulata in ventanni stata salvata dallincuria burocratica per generosa iniziativa personale dalla dottoressa Marina Cerne, che la conserva nella sua casa di Gorizia mettendola a disposizione della locale universit). O nel magnifico elaborato sul dibattito relativo alle difese alternative prodotto da un gruppo di lavoro del corso superiore del 1976, non a caso animato dallallievo Carlo Jean. Invece il fatto di aver conservato o ripristinato la storia militare nelliter formativo degli ufficiali subalterni a mio avviso un omaggio quanto meno inutile, se non addirittura controproducente. Almeno fintantoch cadettini craniorasati come galeotti, stremati dal bromuro e dallattivit ginnico-sportiva e rincretiniti dallanalisi matematica, dovranno sbattere i tacchi ad ogni cambio di professore incravattato e supponente. Vale a dire fintantoch liter formativo non verr impostato in modo radicalmente diverso dallattuale, abbandonando i ritmi di Stakanov e i criteri pedagogici di Procuste e Torquemada (espiazione, sofferenza, completomania, livellamento, ipocrisia, conformismo) e coltivando invece spirito critico, indipendenza di giudizio, iniziativa, responsabilit, piacere di apprendere da s, propensioni e qualit personali. Tra le quali, talora, potrebbe esserci perfino un talento storicista. La vera questione che la storia militare sia in grado di fertilizzare il pensiero strategico militare e il processo decisionale politico-militare. Non ha alcuna importanza che tutti gli ufficiali, specialmente quelli esecutivi e operativi, da bambini ne abbiano sentito parlare. Niente paura: non voglio limitargli la carriera: ma non sono certo quattro fesserie pseudo-storiche a stabilire se nel loro zaino c o no un bastone da maresciallo. Exempla historica e predizioni Dicono che un presidente del Consiglio italiano, il quale ha appena pubblicato le sue memorie di guerra, tenga sul comodino Sun Zu. Pare che ci gli conferisca qualche prestigio presso i sostenitori e unaura di insidiosa temibilit presso gli avversari. Dopo aver letto cose comprensibili, ma liddellhartiane, nella versione italiana dalla traduzione inglese; e cose non soltanto del tutto diverse, ma anche del tutto incomprensibili, nella versione italiana dal cinese, confesso di essermi chiesto se il Sun Zu ad uso dei Figli della Porta dOccidente (in cinese equivale a sons of a bitch) non sia per caso un abile falso storico messo in giro dai geniali strateghi della Mitsubishi per convincere le controparti euro-americane che dietro gli occhi a mandorla ci sia un modo diverso e astutissimo di trattare gli affari (magari la strategia dellun demi plus su cui si sbizarrito, nel 1983, il geniale Jean Esmein). Utilizzare la storia come strategoteca come leggere Sun Zu o, nella variante muliebre, consultare lI Ching, equivalente cinese dei meno raffinati Tarocchi. La letteratura strategica non

13

la sola a farlo. Lo fanno anche, ai propri fini, anche le scienze umane predittive, dalla sociologia alla politologia alleconomia. Infatti queste discipline utilizzano la storia sotto forma non tanto di indagini diacroniche, quanto piuttosto di case studies, una tecnica argomentativa che i vecchi e nuovi manuali di retorica chiamano exempla historica. Alluso degli esempi storici nei trattati di arte militare e strategia Clausewitz ha dedicato il VI capitolo del secondo libro del Vom Kriege, distinguendo luso meramente retorico (come semplice illustrazione o sviluppo del pensiero o argomento probabilistico a sostegno di una determinata tesi) dallo studio comparato di un complesso di molti avvenimenti storici allo scopo di dedurne insegnamenti che in tali testimonianze trovano la loro vera prova. A suo giudizio gli esempi storici chiariscono la materia e costituiscono altres le prove pi solide nelle scienze sperimentali. Lunico propblema , a suo avviso, soltanto quello di saperli usare, guardandosi da una lunga e interessante tipologia di errori frequenti, in primo luogo quello di scambiare quantit con qualit e pertinenza. Ma proprio la pertinenza degli esempi storici ad essere sfidata dal mutamento storico. Pi noi penetriamo - scrive Clausewitz - nei particolari delle cose, allontanandoci dai rapporti generali, tanto meno possiamo scegliere i modelli e i dati di esperienza nei tempi lontani: giacch non ci possibile apprezzarne sufficientemente gli avvenimenti, n applicare i risultati di questo apprezzamento ai nostri fini, dato il cambiamento completo avvenuto nei mezzi. La pertinenza degli esempi storico-militari stata contestata tre volte, durante il Novecento, in corrispondenza di fratture epocali dellesperienza bellica: lavvento della guerra di macchine e della guerra totale gi previste da Ivan Bloch (non uno storico, ma un geniale poligrafo economista), poi lavvento dellera nucleare, infine lodierna rivoluzione negli affari militari e lambizione americana di progettare il modello di sicurezza globale e la struttura delle forze armate necessari per governare il XXI secolo. Van Creveld assesta una splendida stilettata cattivista ricordando una quarta frattura epocale: quella dei whiz-kids chiamati al Pentagono da Robert McNamara, che depised military experience (and history) but seemed to know everything about economics, management, system analysis, and computer service. Unfortunately, it soon turned out, they know absolutely nothing of war. Non detto peraltro che in Vietnam gli storici militari avrebbero ottenuto risultati migliori degli enfantsprodige. Semmai pi interessante ricordare che, durante la crisi dei missili del 1962, il presidente Kennedy, cio il tutore politico dei maghetti, si mise a leggere il saggio di Barbara Tuchman sullo scoppio della prima guerra mondiale. Le polemiche futuriste contro la storia militare che serve a preparare le guerre del passato sono tuttaltro che infondate e futili. Sono anzi talmente interessanti che dovrebbero essere oggetto di una specifica indagine di storia militare comparata (il fatto che non risulti a me, non significa certo che qualcuno non labbia gi scritta). Sicuramente pi civile impiegare concetti storiografici come frattura ed epoca per zittire i grilli parlanti che spiaccicarli a martellate sul muro col sistema di Pinocchio (almeno dal mio punto di vista di grillo parlante sulla riforma italiana del reclutamento militare). Purtroppo, per, per comprendere rispetto a cosa le fratture epocali sono fratture occorre sapere come le cose stavano prima, come stanno adesso e come prevedibilmente staranno dopo levento considerato epocale. Cio necessario fare, magari senza saperlo, una ricerca storica originale e pronunciare un giudizio storico. Forse per questo i rotocalchi segnalano in media un paio di rivoluzioni sessuali allanno. Ma soltanto la ricerca storica in grado di valutare la vera portata di una rivoluzione militare (cfr. A League of Airmen. U. S. Air Power in the Gulf War, uno studio, pubblicato nel 1994, condotto nellambito del Project Air Force della RAND Corporation). Oppure, meglio ancora, di scoprire le rivoluzioni silenziose, quelle di cui non si avuta alcuna

14

consapevolezza esterna, come ha fatto Guy Hartcup in The Silent Revolution. Development of Conventional Weapons 1945-85 (Brasseys, 1993). Daltra parte dubbio che, oltre ad esporre e persuadere, gli esempi, anche pertinenti, servano davvero ad accrescere la conoscenza e indurre principi e regole generali. Il limite degli exempla di fondarsi sullanalogia. Beninteso, senza analogie e metafore non solo non potrebbe esserci la scienza, ma neppure il linguaggio umano. Ma lanalogia per sua natura autoreferenziale e tautologica: vale a dire ci conferma, in forma ordinata e corretta, quel che avevamo gi compreso in altro modo. Secondo la stroncatura iconoclastica di Mearsheimer, le opere e le citazioni storiche di sir Basil H. Liddell Hart sarebbero mera falsificazione al servizio di una teoria strategica preconcetta, vale a dire quella dellindirect approach. Un giudizio che non ha mancato di sfiorare, a mio avviso ingenerosamente, anche la liddellhartiana Grand Strategy of the Roman Empire (1976) di Edward N. Luttwak, che anchessa un superbo apologo, sorretto da una ricerca storica solida e diretta, per quanto innovativa e non conformista, in cui si utilizza unidea della strategia difensivista della Pax Romana per perorare una svolta radicale nella strategia difensivista della Pax Americana. Ma il peccato che Mearsheimer contesta a Liddell Hart e altri a Luttwak, in realt il peccato originale della scienza storica. Senza unidea forte e preconcetta, vi sarebbero tuttal pi cronaca e narrazione, giammai interpretazione, spiegazione e giudizio, cio la ragion dessere, il Beruf della scienza storica. La stessa scelta del tema, dalla quale dipende linvenzione (inventio) delle fonti (vuol dire trovarle, non inventarsele!), predetermina il risultato, figuriamoci i criteri metodologici, lo strumento concettuale impiegato nella ricerca e luso analogico dei risultati. E vero che il concetto di indirect approach non si trova nelle fonti relative agli esempi storici considerati da Liddell Hart: ma, felix culpa!, questa sua aggiunta interpretativa, aprioristica e forse forzata negli esempi da lui scelti, resta nondimeno uno strumento permanente di orientamento non soltanto del pensiero e delle decisioni strategiche successive, ma anche dellinterpretazione storica. Van Creveld ha criticato luso, anche corretto, dellanalogia, osservando giustamente che un errore credere che si possa apprendere qualcosa soltanto dai casi analoghi. Piuttosto, scrive, spesso una radicale diversit di circostanze che pu condurre alle intuizioni pi profonde. Ma la vera questione che luso degli esempi storici non riguarda lepistemologia della storia militare bens quella dellarte militare e della strategia. La critica storicista delle questioni militari In realt gli esempi storici non solo non riguardano la scienza storica, ma sono proprio il contrario dello storicismo. Lo stesso concetto di esempio storico manifesta lingenua convinzione che la storia sia una scienza del passato, circondata dalla paciosa neutralit delle cose inutili e dalle piacevolezze dellotium et dilectum. Una scienza che si vorrebbe talmente istupidita dallarchiviodipendenza e dallossequio conformista, da ratificare e addirittura interiorizzare i vari off limits piantati a difendere lattualit dalla critica storica (dalla regolamentazione dellaccesso agli archivi alla tutela giudiziaria non soltanto dellonorabilit, ma anche della privacy). La storia antica dimostra che la scienza storica non dipende dagli archivi, ma dalla capacit di trovarsi le fonti, inclusa la capacit di crearle ex novo, come insegna il metodo della storia orale. In ogni modo la storia immediata ha a disposizione le stesse fonti aperte dalle quali lintelligence delle barbe finte trae (o dovrebbe trarre, se ne fosse capace) i nove decimi delle sue informazioni. La questione di avere il talento, o, se vogliamo dirla con Clausewiz, il coup doeil dello storico. Del resto non detto che la storia militare pratica non possa utilizzare e processare anche fonti riservate: anzi, come abbiamo visto, essa nata proprio a questo scopo. Pu darsi che accada di

15

rado, ma accade che storici professionisti, come altri tipi di scienziati, abbiano accesso a fonti riservate nellambito di consulenze per governi, parlamenti, stati maggiori, servizi informazioni e organi giudiziari. Il vincolo di riservatezza pu giungere fino a segretare in tutto o in parte il risultato o perfino la notizia stessa della ricerca, ma il fatto di non poterla pubblicare irrilevante se comunque influisce sulla decisione del destinatario. Peraltro la pregnanza della critica storica non dipende dalla cronologia. Vi sono questioni squisitamente storiche, come la morfogenesi del linguaggio strategico e militare, che non possono essere neppure impostate senza una solida base di filologia classica. E la questione di cui parla Clausewitz nel V capitolo del secondo libro del Vom Kriege, dedicato, appunto, alla critica. Nelle ultime pagine di questo lungo e denso capitolo, Clausewitz affronta anche la specifica questione della critica del linguaggio. Maggiori inconvenienti - scrive - si riscontrano nellapparato di terminologie, espressioni artificiali e metafore che i sistemi (teorici) trascinano con loro e che, al pari di una banda di ladruncoli, come il servidorame di un esercito, staccandosi dal loro principio, si aggirano in tutte le direzioni. E sempre consigliabile che laggiornamento del NOTL (Nomenclatore Organico, Tattico e Logistico) si misuri col rasoio di Occam e col principio entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. Ma, soprattutto in materia militare, continui aggiornamenti sono assolutamente necessari. Una decina danni un qualificato ambiente nazionale fu colto da un breve sgomento allordine di improvvisare per il giorno dopo un simposio internazionale sulla sustainability. In mancanza della pi recente letteratura militare americana per le surriferite ragioni burocratiche, un modesto habitus filologico indirizz comunque verso lesatta decrittazione del piccolo enigma. E mi pare che quel concetto si sia rivelato utilissimo per una migliore reimpostazione delle questioni logistiche. La filologia, che forse la pi raffinata e illuminante applicazione della critica storica, non si risolve nella mera decrittazione ed esatta comprensione di termini e concetti complessi. Essa rende pi coscienti delle implicazioni e dei condizionamenti culturali e ideologici del passato che sono incrostati e veicolati dalle parole e rende ragione delle infinite variazioni di senso e significato che esse subiscono in diversi contesti epocali e culturali. Il rapporto fra teoria e critica storica non gerarchico, ma di interazione. Anche la teoria, secondo Clausewitz, serve alla storia. La storia della guerra, con tutte le sue manifestazioni, anche, per la critica, una sorgente di insegnamento ed naturale che la critica impieghi, per chiarire le cose, le luci stesse che lo studio dellambiente le ha fornito (...) La conoscenza dei fatti precedenti e contemporanei non si basa, infatti, esclusivamente su informazioni positive, ma sopra un gran numero di ipotesi e di supposti: non vi anzi, fra le notizie circa fatti puramente accidentali, quasi nessuna che non sia stata gi preceduta da congetture e presunzioni destinate a sostituire linformazione certa nel caso in cui questa mancasse. Infatti il compito della critica storica non di far rivivere glhanni gi fatti cadaueri dellAnonimo manzoniano, n di trarre ammaestramenti e precetti dal passato. Il suo compito invece quello di liberare il presente, cio luso che facciamo del linguaggio e della ragione, dai condizionamenti impliciti del passato. Non esiste un altro modo di liberarsene se non quello di riconoscerli e giudicarli. E puerile e illusorio pensare di chiuderli fuori dalla nostra vita personale e dalla nostra professione inventandoci un nuovo universo autoreferenziale: in questo modo semmai diamo loro nuove e migliori occasioni di nuocere alla libert del nostro spirito e del nostro intelletto. E soltanto la critica storica, in ogni campo del sapere e in ogni aspetto della societ e della persona che, almeno in qualche misura, pu liberarci dalla coazione a ripetere; che pu indicarci i veri percorsi intellettuali e interiori dellinnovazione e delloriginalit. Qualche difensore della storia militare dura e pura, come ad esempio Kaegi, si preoccupato di tracciare un elenco esemplare di punti e questioni qualificanti. Ma perch mettere limiti allumana Provvidenza? La vitalit di una disciplina non si misura dalle perorazioni e dalle casuali

16

prescrizioni, bens dalla fecondit dei suoi prodotti. Il miglior contributo di van Creveld alla difesa della storia militare dura e pura non il saggio doccasione citato in bibliografia e spesso richiamato in questo testo, ma piuttosto la sua magistrale trilogia sulla logistica, il comando e la tecnologia in guerra, veri modelli di storia militare critica. E soprattutto linfluenza che van Creveld ha avuto sullattivit del TRADOC (Training and Doctrine Command) dellU.S. Army. Per capire la direzione e lo stato di salute della storia militare nellepoca della rinazionalizzazione della strategia basta andare in libreria. Osservare, ad esempio, leffetto penoso e sconsolante che fa lo scaffale dei libri militari italiani (e francesi) accanto a quelli dei libri anglosassoni e tedeschi. La produzione di testi di storia militare e geostrategica nazionale, estera e comparata che nellultimo decennio si verificata nei paesi anglosassoni e, sia pure in misura inferiore, anche in Francia e Germania, sterminata e cresce in misura esponenziale, arricchendosi di trimestre in trimestre di temi e filoni di ricerca nuovi, che gettano luce sul presente e sul futuro. Molte di queste opere sono con tutta evidenza, spesso esplicita, contributi ai centri di addestramento e dottrina delle Forze Armate americane impegnati nella sfida di progettare uno strumento non per loggi e il domani, ma per lintero XXI secolo. Ci rende significativa e pregnante la storia comparata e globale dei sistemi darma (ad esempio The Social History of the Machine Gun di John Ellis). Ma anche quella delle specialit delle forze armate; dei vari tipi di operazioni (nel deserto, subacquee, speciali, anfibie, verticali ecc.); della pianificazione e del comando, della formazione, del reclutamento. Per non parlare della storia nazionale e comparata del pensiero strategico (The Making of Strategy. Rulers, States and War, a cura di Williamson Murray, MacGregor Knox e Alvin Bernstein: il capitolo italiano, di Brian R. Sullivan ci scatta la fotografia fin dal titolo: The strategy of the decisive weight). Un tipo di storiografia nel quale, secondo lUniversit di Oxford, rientra quella recezione estera del Vom Kriege (Clausewitz in English. The Reception of Clausewitz In Britain and America 1815-1945, di Christopher Brassford, 1994) che agli storici militari italiani, come s detto, sembr nel 1996 cos strampalata e fuori tema. E si moltiplicano i manuali di storia militare generale per le accademie, calibrati scientificamente sulle specifiche esigenze delle varie forze armate e delle varie categorie di futuri ufficiali, come sulle loro capacit di apprendimento in contesti culturali mutati e in mutamento continuo. Manuali che si vendono nelle librerie allargando il sapere oltre le anguste pareti accademiche e stabiliscono linguaggi comuni e interfaccia civili/militari. Considerazioni sul caso italiano A proposito di biblioteche, quando quel secchione di Clausewitz faceva il cadettino a Neuruppin (1796-1801), si spendeva lo stipendio alla libreria militare pi vicina, che stava a Rheinsburg. Tre anni fa ne stata aperta una anche in Italia, in una localit segreta del Triangolo industriale, a cento metri da una caserma napoleonica e da un dimenticato sacrario ai Caduti locali. Ovviamente quei trenta metri quadrati zeppi di libri (per tre quarti anglosassoni) sono frequentati soprattutto da civili (esclusi, per carit, i docenti universitari, che in libreria ci vanno poco come autori e mai come clienti). Talora ci passano davanti, a frotte, i locali cadettini, che fanno colore come un tempo i martinitt. Loro ovviamente manco la vedono, ma non bazzicata soltanto da ufficiali ticinesi, poliziotte nazionali, obiettori di coscienza e aspiranti donne soldato. C anche qualche militare con le stellette al bavero: un noto tenente generale, molti carabinieri di ogni grado, qualche sottufficiale di carriera dellEsercito e della Marina e soprattutto soldati di leva, cemisini o non (gli ultimi zaini italiani dai quali potrebbe un giorno spuntare un bastone di maresciallo). Nel caso italiano, lindagine epistemologica consente di cogliere alcune connotazioni storiche non soltanto delle istituzioni militari, ma anche dellalta cultura accademica. Per quale ragione,

17

nonostante la mole impressionante di studi particolari, lItalia non riesce a produrre una sintesi della propria storia militare dal Rinascimento? Eppure non certo pi complessa di quattro secoli di American Military History (cfr. le 800 pagine curate da Maurice Matloff nel 1973) o di storia militare austro-tedesca (cfr. le 2.500 pagine della recente collana in 10 volumi Heerwesen der Neuzeit, Bernard & Graefe Verlag). Perch permane questa vistosa lacuna della storia politica dItalia? Perch, citando un libro semiclandestino, che si intitola intenzionalmente e provocatoriamente Storia militare della Prima Repubblica, un autorevole storico istituzionale dellEsercito italiano corregge istintivamente il titolo in Storia delle Forze Armate ...? Come osservava nel 1883 J. R. Seeley (The Expansion of England) la grande storiografia whig (ma poi, in forme diverse, anche la successiva storiografia liberal) riduceva la storia inglese alla storia del parlamentarismo e della legislazione, di fatto ignorando il contemporaneo sviluppo dellImpero britannico. Analogo il pi longevo pregiudizio anti-geopolitico della grande storiografia italiana. Essa ha infatti concepito la storia nazionale come storia delle lites riformiste e illuminate oppure delle classi subalterne, due prospettive ancora antitetiche allepoca di Croce e di Gramsci, ma che in seguito sono entrambe confluite nella storia unitaria del cosiddetto movimento di liberazione in Italia. Sono infatti entrambe accomunate dallinterpretazione della storia nazionale come storia civile della societ delleconomia della cultura; e anche delle pubbliche istituzioni e delle politiche di governo, tranne per quelle che maggiormente caratterizzano la soggettivit esterna dello Stato, cio politica estera e capacit militare. Con leccezione delle due fasi in cui i movimenti democratici condizionarono direttamente la politica estera e la guerra, cio Risorgimento e Resistenza, le grandi scuole civili hanno infatti ignorato o del tutto frainteso i fattori geopolitici e militari della storia italiana. Nellottica puramente autoreferenziale e autoreverenziale della storia civile italiana la storia militare non assume infatti alcun rilievo n pone alcuna questione. Irrilevante , per la nostra storia civile, la spiegazione delle vittorie delle sconfitte e delle riforme militari; insensata, quando non depistante e addirittura provocatoria, lanalisi dei secolari fattori strategici e geopolitici entro i quali sembra iscriversi lintero fato della Penisola, incluse le ragioni e le sorti della stessa storia civile, in verit pi condizionata (anche dalla Royal Navy) e meno incisiva di quanto possa mai spingersi a sospettare. E storia civile, infatti: non storia nazionale. Sullaltro versante, quello degli stati maggiori italiani, la storia militare scomparsa non solo dalla prassi ma anche dalla cultura e mentalit. Soprattutto, in un paese come lItalia, che aveva subito la sconfitta e conservato la continuit istituzionale delle proprie forze armate postbelliche, la funzione della storia militare si trasferita dallambito scientifico e critico del pensiero e della politica militare a quello ideologico dellautorappresentazione e della propaganda. Cos, proprio nellepoca dei militari manager, la cultura militare ha seguito un procedimento opposto rispetto a quello della cultura aziendale. Studiare gli errori compiuti corrisponde per un esercito al circolo di qualit di unazienda e implica una logica di automiglioramento. Invece nelle Forze Armate italiane la storia militare stata studiata prevalentemente a scopo autocelebrativo, difensivo, autoassolutorio, non di rado con indirette ma pregnanti finalit giudiziarie. E divenuta parte di una involuzione burocratica. Ci stato in parte anche il riflesso della nascita, nellambito della saggistica e della storiografia politica e sociale italiane, di una controstoria, spesso apoditticamente polemica e maligna, delle esperienze belliche e delle istituzioni militari nazionali. Si deve peraltro riconoscere che la parte migliore e pi solida di questa storiografia civile dellarte e delle istituzioni militari, ha comunque aperto filoni di ricerca e sollevato problemi in precedenza insospettati e poco studiati proprio nei paesi occidentali in cui la storia militare classica ha maggiormente resistito al generale declino verificatosi nellera bipolare/nucleare. La storia civile del militare non una peculiarit italiana, ma certamente da noi non bilanciata dalla storia militare applicata che fertilizza il pensiero militare

18

anglosassone. Daltra parte linflazione dellapproccio storico allo studio civile del militare spiega anche lo scarso sviluppo e il modestissimo livello della sociologia militare italiana, un imparaticcio amatoriale e ideologico di topiche mal recepite e raramente attinenti alle specifiche questioni della difesa italiana. La storia militare dunque concepita, al massimo, come un capitolo che si giustifica solo in funzione del suo oggetto, non gi del suo metodo e dei suoi scopi. Da parte della cultura accademica c stato addirittura un rifiuto ideologico di attribuire allo studio storico della guerra e delle istituzioni militari una qualsiasi finalit militare. Tutte le finalit sono state ammesse: il diletto, la curiosit, la denunzia, perfino la difesa della corporazione militare. Tutte tranne una: il contributo allefficienza e allefficacia del sistema di sicurezza e di difesa del paese e alla strategia nazionale. Questo rifiuto ideologico squalifica moralmente e scientificamente la storia militare prodotta dallaccademia italiana. Basti fare il confronto con la storia del diritto, della medicina, della tecnica, delleconomia. E chiaro che questo tipo di storia militare non pu in alcun modo contribuire a fertilizzare la politica di difesa e la pianificazione militare e ad accrescere il controllo democratico e lassunzione di reponsabilit degli stati maggiori e soprattutto del decisore politico. Al contrario, incoraggia la ben nota prassi opportunistica di settorializzare le questioni per poterle gestire come variabili indipendenti e dunque come merce di scambio politico con le lobbies, le corporazioni e le clientele sociali di riferimento. La storia della legislazione sulla coscrizione obbligatoria e sul servizio civile e dei tentativi di professionalizzazione furbastri e scervellati e perci matematicamente destinati al fallimento, sarebbe illuminante al riguardo, se il legislatore, prima di legiferare, si prendesse la briga di leggerla, visto che stata gi scritta. Occorre per che il consulente, per il il bene superiore e inestimabile della Corona, abbia la testa e le reni del medico chiamato a guarire la pazzia di Re Giorgio: esplicito nella diagnosi, inflessibile nella cura, fiero delle Regie Pedate di ringraziamento. Una sgradevole conseguenza ulteriore di questa latitanza nazionale e politica della storiografia accademica italiana che essa favorisce la riduzione del rapporto tra amministrazione e ricerca (accademica ed extra-accademica) al puro cerimoniale delle relazioni sociali delle Forze Armate, caratterizzato da riconoscimenti formali, acritici, reverenziali e talora perfino implicitamente derisori, calibrati sul rango accademico dellautore anzich sulla qualit e lattinenza del prodotto scientifico. Ma, quel che peggio, radica la naturale tendenza delle istituzioni corporative a evitare questioni complicate che richiedono sforzo autocritico e progettualit radicalmente innovativa. Nellepoca bipolare/nucleare lanomalia italiana rilevava comunque poco, perch la storia militare vera e propria, tale per lo scopo e non solo per loggetto, si coltivava poco ovunque, almeno in Occidente. Ma nellultimo decennio di rinazionalizzazione della difesa (con buona pace della chimerica difesa europea) questo ritardo culturale italiano andato via via emergendo in modo sempre pi vistoso. Forse la data di svolta il 1986, lanno in cui negli Stati Uniti si riconosciuto che la guerra fredda era stata vinta imponendo allURSS il ritiro degli Euromissili e che da allora ricominciava la storia, lepoca della guerra come strumento della politica. Quello infatti lanno in cui fu ripubblicato, con aggiornamenti e approfondimenti, Makers of Modern Strategy, il volume collettivo che nel 1942, lanno dello sbarco americano in Marocco, rappresent il primo concreto e prezioso contributo patriottico dellUniversit di Princeton allo sforzo bellico degli Stati Uniti. Ovviamente la fotocopia del documento Badoglio che circolata stamattina in questa sala solo lo scherzo di un buontempone: non vero che nel 1940 il maresciallo Badoglio, capo di stato maggiore generale italiano, aveva rifiutato di leggere un rapporto segreto sullo sviluppo dei carri tedeschi, annotando a margine ce ne occuperemo a guerra finita. Non vero: ma ben trovato. De te fabula narratur. Ride, Re Giorgio, stringendo mani e lanciando ghinee nella conclusiva Totentanz. Non dimentica niente, come i Borboni di Napoli. E non impara niente.

19

Bibliografia
Raymond ARON, Penser la guerre, Clausewitz, Paris, Editions Gallimard, 1976, I - Lage europen, pp. 335, 372, 3889, 456-7 (histoire); pp. 379-81 (Scharnhorst). R. BAUER, Hans Delbrueck, in B. SCHMITT (Ed.), Some Historians of Modern Europe, Chicago, University of Chicago Press, 1942. G. BEST, Brian BOND, David CHANDLER, J. CHILDS, John GOOCH, Michael HOWARD, J. C. A. STAGG and John TERRAINE, What is Military History?, in History Today, 34, 1984, pp. 5-15. James BLOOM, History, military, in Trevor N. DUPUY (Ed.), International Military and Defense Encyclopedia, Washington D. C. - New York, Brasseys, 1993, III, pp. 1205-11. Ferruccio BOTTI, Quale storia e storiografia militare? Origini e caratteri di un antico problema, in Michele NONES (cur.), Linsegnamento della storia militare in Italia, Atti del seminario di Roma, 4 dicembre 1987, Societ di storia militare, Genova, Compagnia dei Librai, 1989, pp. 115-19. Oreste BOVIO, LUfficio storico dellEsercito. Un secolo di storiografia militare, Roma, USSME, 1987. Emilio CANEVARI, Gli studi storici militari, in Nazione Militare, aprile-maggio 1943, pp. 268-72. Grard CHALIAND et Arnaud BLIN, Dictionnaire de stratgie militaire des origines nos jours, Librairie Acadmique Perrin, 1998, pp. 354-56 (s. v. histoire militaire). CORRELLI BARNETT, Brigadier SHELFORD, Brian BOND, John HARDING and John TERRAINE, Old Battles and New Defences. Can We Learn from Military History?, London, Brasseys, 1985. Manlio CAPRIATA., Discorso di apertura, in Atti del Primo Convegno nazionale di storia militare, Roma 17-19 marzo 1969, Roma, Ministero della Difesa, 1969, pp. 9-17; ID, Il mosaico della storiografia militare, in Rivista Militare, 1969, n. 5, pp. 627 ss. Andr CORVISIER, Aspects divers de lhistoire militaire en France, in Revue dhistoire moderne et contemporaine, 1973, n. 497, pp. 1-9; ID., Lassociation des chercheurs militaires et non militaires: problmes de pluridisciplinarit: le cas franais, in Revue internationale dhistoire militaire, 1980, n. 49, pp. 1-15; ID., Militaire (Histoire), in Andr BRUGUIERE (cur.), Dictionnaire des sciences historiques, Paris, PUF, 1986, pp. 463-71. Gordon A. CRAIG, Delbrueck: the military historian, in Peter PARET (Ed.), Makers of Modern Strategy, Princeton, Princeton U. P., 1986, pp. 326-53. Piero DEL NEGRO, Storiografia militare buona e cattiva?, in La storiografia militare italiana negli ultimi venti anni, Atti del convegno di Lucca, ottobre 1984, Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari, Milano, Franco Angeli, 1985, pp. 201-2. Jean-Baptiste DUROSELLE, De lhistoire militaire, in Arme daujourdhui, septembre 1978. Enciclopedia Militare, Roma, ed. Il Popolo dItalia, s. d. (1930), VI, pp. 1098-99 (s. v. storia militare). John GOOCH, Clio and Mars: the use and abuse of military history, in Journal of Strategic Studies, 1980, 3, pp. 2136. Frdric GUELTON, Lhistorien et le stratge (sul dtachement dhistoire militaire francese nella Guerra del Golfo), in Stratgique, 1991, n. 4, pp. 441-57. Ferdinando di LAURO, Storiografia militare, in Saggi di storia etico-militare, Roma, USSME, 1976, pp. 66-80. Michael HOWARD, The use and abuse of military history, lecture al Royal United Services Institute, October 18th, 1961, in RUSI Journal, 117, 1962, pp. 4-10 (reprinted ibidem, No. Feb. 1993, pp. 26-30) ora in ID, The Causes of Wars, 2nd edition, Cambridge Massachussets, Harvard U. P., 1984, pp. 188-97; ID., The forgotten dimensions of strategy, in Foreign Affairs, 57, 1969, No. 5, pp. 975-86. H. HUERTEN und Anderen, Ergebnis der Arbeitgruppe Zielsetzung und Methode der Militaergeschichtsschreibung im Militaergeschichtlichen Forschungsamt der Bundeswehr, Freiburg 1976, ora in Militaergeschichte, Probleme, Thesen, Wege, Beitraege zur Militaer- und Kriegsgeschichte, Hsg. vom Militaergeschichtlichen Forschungsamt, 25. Band, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1982, pp. 48-59.

20

Virgilio ILARI, La storiografia militare italiana: riflessioni critiche su strutture, ruolo e prospettive, in La storiografia militare italiana negli ultimi venti anni, Atti del convegno di Lucca, ottobre 1984, Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari, Milano, Franco Angeli, 1985, pp. 158-76: ID., Guerra e storiografia, in Carlo JEAN (cur.), La guerra nel pensiero politico, Milano, Franco Angeli, 1987, pp. 223-258; ID., La storia militare: disciplina specialistica o specifica?, in Michele NONES (cur.), Linsegnamento della storia militare in Italia, Atti del seminario di Roma, 4 dicembre 1987, Societ di storia militare, Genova, Compagnia dei Librai, 1989, pp. 7794; ID., Storia del pensiero, delle istituzioni e della storiografia militare, in Piero DEL NEGRO (cur.), Guida alla storia militare italiana, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1997, pp. 7-16. R. R. JAMES, Thoughs on writing military history, in RUSI Journal, may 1966. Carlo JEAN, Studi strategici e storia militare, in Michele NONES (cur.), Linsegnamento della storia militare in Italia, Atti del seminario di Roma, 4 dicembre 1987, Societ di storia militare, Genova, Compagnia dei Librai, 1989, pp. 95-99: ID., Le fonti e le discipline di riferimento degli studi strategici, in Le fonti per la storia militare italiana in et contemporanea, Atti del III Seminario, Roma, 16-17 dicembre 1988, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 25, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1993, pp. 227-30; ID., Storia militare e strategia (qualche pensiero in libert!), conferenza allUniversit di Padova, dottorato di ricerca in storia militare, 28 maggio 1999, dattiloscritto inedito. J. JESSUP and R. W. COACKLEY (Eds.), A Guide to the Study and Use of Military History, Washington D. C., U. S. Army Center of Military History, 1979. W. E. KAEGI, The crisis in military historiography, in Armed Forces and Society, 1981, No. 2, pp. 299-316. Kent D. LEE, Strategy and history. The Soviet approach to military history and its implications for military strategy, in Journal of Soviet Military Studies, 1990, No. 3, pp. 409-45. Raimondo LURAGHI, Storia militare e strategia globale, in Strategia globale, 1984, n. 2, pp. 235-42. ID., Storia militare, in Luigi DE ROSA (cur.), La storiografia italiana degli ultimi ventanni. III. Et contemporanea, Milano-Bari, Laterza, 1989, pp. 221-40. Jay LUVAAS, Military history: an academic point of view, in Russell F. WEIGLEY (Ed.), New Dimensions in Military History, San Rafael, Presidio Press, 1977; ID., Military history: it is still practicable?, in Parameters, 1982, 12, pp. 2-14. Andr MARTEL, Le renouveau de lhistoire militaire en France, in Revue historique, 1971, n. 1, pp. 107-26. Maurice MATLOFF, The nature and scope of military history, in Russell F. WEIGLEY (Ed.), New Dimensions in Military History, San Rafael, Presidio Press, 1977. John J. MEARSHEIMER, Liddell Hart and the Weight of History, Washington D. C. - New York, Brasseys, 1989. Hans MEIER-WELCKER, Hermann HEIDEGGER, Friedrich FORSTMEIER und Gerhard PAPKE, Innerer oder praktischer Nutzen der Kriegsgeschichte? Die Diskussion in der Zeischrift Wehrkunde zum Standort des kriegsgeschichtlichen Unterrichts nach 1945 aus den Jahren 1960/61, in Militaergeschichte, Probleme, Thesen, Wege, Beitraege zur Militaer- und Kriegsgeschichte, Hsg vom Militaergeschichtlichen Forschungsamt, 25. Band, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1982, pp. 17-47. W. MILLIS, Military History, Washington D.C., Service Center for Teachers of History, 1961. Giuseppe MOSCARDELLI, Conversazioni militari, Roma, 1968, pp. 203-13 (La storiografia militare); ID., La storiografia militare, in Rivista Militare, 1974, n. 1, pp. 66-70. Joseph S. NYE, Old war and future wars: causation and prevention, in The Journal of Interdisciplinary History, 18, Spring 1988 (The Origin and Prevetion of Major Wars), pp. 581 ss. Piero PIERI, Orientamenti per lo studio di una storia delle dottrine militari in Italia, in Atti del Primo Convegno nazionale di storia militare, Roma 17-19 marzo 1969, Roma, Ministero della Difesa, 1969, pp. 123-62. Giorgio ROCHAT, Lettera aperta sulla storiografia militare italiana, in Politica militare, n. 15, gennaio-febbraio 1983, p. 42. Alberto ROVIGHI, Perch la storia militare, in Rivista Militare, 1976, n. 6, pp. Edoardo SCALA, Gli studi storici militari nella preparazione dei Quadri, in Rassegna di cultura militare, 1943. Richard M. SWAIN, B. H. Liddell Hart and the Creation of a Theory of War, 1919-1933, in Armed Forces & Society, 17, No. 1, Fall 1990, pp. 35-51.

21

Gerhard THIELE (Ed.), Scharnhorst, der Schoepfer der Volskbewaffnung. Schriften von und ueber Scarnhorst, Berlin, Ruetten u. Loening, 1953. Martin van CREVELD, Thoughts on military history, in Journal of Contemporary History, 18, 1983, pp. 549-66. Bernd WEGNER, Kliometrie des Krieges? Ein Pladoyer fuer eine quantifizierende Militaergeschichtsforschung in vergleichender Absicht, in Militaergeschichte, Probleme, Thesen, Wege, Beitraege zur Militaer- und Kriegsgeschichte, Hsg vom Militaergeschichtlichen Forschungsamt, 25. Band, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1982, pp. 60-78. Russell F. WEIGLEY (Ed.), New Dimensions in Military History, San Rafael, Presidio Press, 1977.

22

3. GLI STUDI STRATEGICI IN ITALIA (2001)


Jtudie! Je ne suis que le sujet du verbe tudier. Penser, je nose. Avant de penser il faut tudier. Seuls, les philosophes pensent avant dtudier. Gaston Bachelard, 1961

I - Storia dellesperienza italiana 1. Studi strategici: un concetto molto britannico Secondo Neville Brown the strategic studies emerged as a distinct field of scholarly enquiring rather over 30 years ago. What this emergence involved was the burgeoning of a conviction, during the late 1950s, that strategy was altogether too crucial a subject to remain virtually the academic preserve of a small number of somewhat isolated individuals with backgrounds either in history or else the profession of arms. So what was looked for instead was a large and vibrant community of thinkers hailing from a rich variety of academic milieux (the pure science, most certainly included) and, indeeds from a diversity of occupational backgrounds; the military and academe, of course, but also the public services, the media, the churches and industry. Links with officialdom soon proliferated but were substantially offset by roots sunk deep and wide within the universities, not least through by teaching programmes (The Strategic Revolution. Thoughs for the Twenty-First Century, Brasseys, 1992, pp. 5-6). A dire il vero, la vibrante comunit di cui parla lo studioso inglese (docente di international security affairs allUniversit di Birmingham) non si affatto definita in modo unitario. N poteva essere altrimenti, sia perch le questioni di possibile interesse strategico non sono predeterminabili, sia perch gli studi relativi provengono da differenti matrici culturali (economia, sociologia, geografia, scienze politiche, giuridiche, storiche, militari) e rispondono alle occasioni, committenze e iniziative editoriali pi casuali nonch agli scopi e alle ideologie pi disparate. Si tratta di contesti culturali e scientifici autoreferenziali che tendono per forza di cose a ignorarsi reciprocamente: anche per banalissime questioni pratiche, oltre che per pregiudizio metodologico o ideologico. Non che occasionalmente non vi siano stati e non vi siano tentativi di confronto e arricchimento interdisciplinare, ma non possono certamente creare una comunit scientifica, tanto meno vibrante. Malgrado la continua definizione e revisione di un linguaggio comune, neppure le alleanze militari permanenti come la NATO sono in grado di unificare o almeno mettere a fuoco lintero patrimonio degli studi strategici: tanto meno ci pu prodursi spontaneamente dal complesso delle attivit accademiche. Ne consegue che nessuna delle etichette coniate per imprimere una certa riconoscibilit e legittimazione accademica o anche soltanto editoriale o biblioteconomica alla amthodos hyle di cui stiamo parlando pu essere considerata sufficientemente ampia e univoca da ricomprenderle tutte. La stessa etichetta utilizzata da Brown (strategic studies) non si del tutto affermata neppure negli Stati Uniti. E stata coniata in Gran Bretagna, dove qualifica il prestigioso Istituto internazionale di Londra, ma non menzionata nellInternational Military and Defense Encyclopedia della Brasseys (1992) e nel pi recente saggio di Colin S. Gray (Modern Strategy, Oxford U. P., 1999). E ignorata anche in Francia: non compare, ad esempio, n nel Dictionnaire de stratgie militaire di Grard

23

Chaliand e Arnaud Blin (Perrin, 1998), n nel ponderoso Trait de stratgie di Herv Coutau-Bgarie (Institut de stratgie compare della Sorbona, ed. Economica, 2e Ed. 1999), che pure dedica molte pagine alla filologia e alla semantica delle numerose locuzioni derivate da stratgie. NellEuropa continentale e negli Stati Uniti si tende piuttosto a collocare gli studi strategici in ambiti disciplinari definiti in primo luogo dal metodo pi che dalloggetto o dallo scopo, continuando a classificarli nellambito generale delle scienze politiche ed economiche internazionali (international affairs, relations, security, political economy) ovvero della sociologia (polmologie). Studi strategici stata rifiutata anche per ragioni ideologiche dalla ricerca internazionalista e pacifista che le ha contrapposto peace research, preferita dal governo svedese per qualificare lo scopo dellIstituto internazionale di Stoccolma. Ma, per ragioni opposte, non ha avuto fortuna neppure in Francia, dove la scuola strategica nata dalla soppressa Fondation pour les tudes de dfense nationale continua a difendere la specificit militare della strategia, influenzando anche la scelta del nome (tudes de securit) dato dallUEO allIstituto europeo di Chaillot, istituito nel 1990 su proposta della Francia. C inoltre da segnalare lo scarto con il concetto corrente nel linguaggio diplomatico ufficiale, che rubrica gran parte degli aspetti strategici della sicurezza internazionale (e in particolare i negoziati e accordi sul disarmo e il controllo degli armamenti) sotto la locuzione politica militare. La scarsa diffusione di questo concetto al difuori del linguaggio strettamente diplomatico sembra dipendere dal fatto che, pur essendo indubbiamente corretto e anzi rigoroso dal punto di vista scientifico, pu ingenerare equivoci fra i non addetti ai lavori. A met degli anni Settanta si poi ripreso a impiegare il vecchio termine geopolitica, a lungo bandito per pregiudizio etico ma rilegittimata sotto il profilo della correttezza politica dallimpatto che la scuola di Yves Lacoste ha saputo esercitare sulla Sinistra francese e, attraverso di questa, anche su quella italiana, che lha a sua volta riesportata in Germania. Non si deve infine dimenticare che lindividuazione di un concetto in grado di esprimere la correlazione tra gli aspetti militari e non militari della politica anche un problema specifico e interno delle scienze militari. A questo proposito il concetto liddellhartiano di grand strategy continua ad aver miglior fortuna di altri qualificativi apparentemente meno vaghi, come strategia totale (Gesamtstrategie) o globale (global strategy). 2. Limportazione italiana (1977-1987) Com naturale, anche in Italia, come nella maggior parte degli altri paesi, le Forze Armate hanno preceduto di vari decenni luniversit nel riconoscere lesigenza di studiare le interrelazioni sempre pi complesse tra gli aspetti militari e non militari della guerra e della sicurezza. La struttura gerarchica dellordinamento militare e una certa vocazione inconscia degli stati maggiori verso lonniscenza divina, hanno tuttavia condotto le Forze Armate a impostare il problema essenzialmente in termini di formazione culturale degli ufficiali superiori e generali, anzich di ricerca interdisciplinare e quindi di accesso alle risorse culturali nazionali ed estere. Ci si ricava ad esempio dalla recezione del concetto francese di alti studi militari, il cui ambito fu poi allargato nel 1965 quando il CASM, trasferito nellattuale sede di Palazzo Salviati, assunse il nome di Centro Alti Studi Difesa (CASD). Negli anni Cinquanta i militari italiani mutuarono dai colleghi americani il concetto di strategia globale, sia pure mostrando di equivocare lesatto significato che laggettivo ha nel linguaggio militare americano: loro intendono mondiale, noi totale. In ogni modo il concetto ebbe in Italia un impiego piuttosto circoscritto, quasi solo nella Scuola di guerra di Civitavecchia, dove una cattedra, appunto, di strategia globale fu ricoperta dal colonnello di cavalleria Enrico Boscardi, coadiuvato dal professor Franco Alberto Casadio, direttore della SIOI, quale analista della conflittualit internazionale.

24

Anche limportazione del concetto di studi strategici, avvenuta nel 1977-79, matur allinterno delle Forze Armate, non per dello stato maggiore. Diversamente dal caso della strategia globale, lintroduzione della nuova espressione non fu infatti una mera evoluzione concettuale, un aggiornamento scientifico del dizionario militare ufficiale (Nomenclatore organico tattico logistico). Fu, invece, un progetto politico preciso e ambizioso, che si proponeva di realizzare una rivoluzione culturale di vasta portata, non soltanto nella cultura politica italiana ma anche e in primo luogo nella mentalit e nella prassi dello stato maggiore. Fu, come stiamo per dire, letteralmente una rivoluzione dei colonnelli, che, pur senza poterlo dichiarare, si ispirava programmaticamente alla rivoluzione militare attuata dal generale annoverese Gerhard Johann David von Scharnhorst (1755-1813) contro le resistenze conservatrici della corte e del vecchio stato maggiore prussiani, sfruttando abilmente lincarico di vicedirettore della Scuola di Guerra (conferitogli nel 1801) e le qualit letterarie del giovane allievo Clausewitz, che nel drammatico decennio 1804-1814 fu linfaticabile Ghost-writer dei riformatori militari prussiani e il loro ufficiale di collegamento con la societ civile. I due colonnelli della rivoluzione militare italiana erano, com noto, il cavalleggero di scuola britannica Luigi Caligaris, allora capo Ufficio Politica Militare dello SMD, e lalpino di scuola francese Carlo Jean, caposezione e poi capo Ufficio Programmazione Finanziaria dello SME. Sul modo di procedere le loro idee non collimavano: impaziente, Caligaris volle caricare frontalmente, proponendo limmediata creazione dellIISS italiano, subito bocciata dallo stato maggiore e dalla Farnesina, per nulla disposti a scaldarsi in seno qualche serpe che poteva criticarli e magari scavalcarli nella consulenza al governo e al parlamento. Pi machiavellico, Jean manovr invece per linee interne nella no mans land tra esercito e paese. Seguendo il consiglio clausewitziano di predisporre la difesa prima di partire allattacco, Jean si preoccup di farsi dare una benedizione di massima (o meglio, una gesuitica assoluzione anticipata) dal capo di stato maggiore dellEsercito. Merito del generale Eugenio Rambaldi di avergliela accordata, passando sopra bonariamente a varie impertinenze giovanili del vulcanico sottoposto. Lazione di Jean consistette in sostanza nel volgere a vantaggio degli studi militari il clima di unit nazionale che, in un paese lacerato da profonde divisioni ideologiche e perfino da una sorta di guerra civile virtuale (1), si era fortunatamente determinato nella seconda met degli anni Settanta. La sua crociata trov attenzione e aperture nel mondo della cultura e della politica, traducendosi in iniziative concrete. Quella allora di maggior rilievo e pi direttamente e stabilmente collegata con Jean fu senza dubbio la creazione dellIstituto Studi e Ricerche Difesa (ISTRID), fondato a Roma nel 1979 da quattro uomini politici di maggioranza e di opposizione che avevano improntato ad uno spirito bipartisan lazione parlamentare sui temi della difesa, consentendo lapprovazione del secondo e ultimo grande riarmo postbellico del paese (Paolo Battino Vittorelli, socialista; Giuseppe Zamberletti, democristiano; Pasquale Bandiera, repubblicano e Aldo DAlessio, stratega e tattico della nuova politica militare cooperativa del PCI). Ma Jean e/o Caligaris ebbero parte anche in altre tre iniziative del 1979-80: la rivista Politica Militare (poi Strategia Globale) diretta da Edgardo Sogno (Centro Studi Manlio Brosio di Torino) e i due corsi universitari di studi strategici e storia delle istituzioni militari istituiti rispettivamente presso la facolt di scienze politiche della LUISS di Roma e quella della Cattolica di Milano dal rettore Rosario Romeo e dal preside Gianfranco Miglio, entrambi ricoperti da docenti a contratto, vale a dire Enrico Jacchia, analista strategico del Giornale di Montanelli, e il generale Giuseppe Alessandro DAmbrosio, in seguito segretario generale del Consiglio supremo di difesa. Per la precisione, la coincidenza temporale (1979) con la pubblicazione di un mio primo abbozzo di storia politica delle Forze Armate nel periodo postbellico fu del tutto fortuita. Ma provoc immediatamente, ad iniziativa del tenente colonnello Jean, la nostra conoscenza e lavvio di un sodalizio in cui lavoro ed amicizia formano una sola cosa. Per mio tramite, la crociata culturale alla quale mi sentivo orgoglioso di partecipare, fu estesa al terreno della storia militare, nellintento di

25

reinserirla a pieno titolo tra le scienze militari come parte essenziale e qualificante del consilium strategico. Ascrivo soprattutto a mia colpa il sostanziale fallimento di questa particolare campagna, analizzata e narrata con acume e misura da Piero Del Negro in vari scritti, e da ultimo nel suo intervento al II convegno nazionale di storia militare svoltosi nel novembre 1999 presso il CASD. Il nuovo clima creato dalla collaborazione tra lISTRID e il CASD indusse il nuovo capo di stato maggiore della Difesa, generale Vittorio Santini, a fare qualche apertura verso la proposta di Caligaris. Il 26 novembre 1981, nellintervento inaugurale della XXXIII sessione del CASD, accenn infatti alla possibilit di trasformarlo in istituto militare di studi strategici. A realizzare la proposta - tra laltro ufficializzando cos lespressione studi strategici - fu tuttavia il generale Carlo Jean, con la costituzione, avvenuta nel 1987 su suo progetto, del Centro Militare di Studi Strategici. Il CeMiSS, costituito con decreto ministeriale 26 giugno 1987 alle dipendenze gerarchiche del capo di stato maggiore difesa e del presidente del CASD, si differenziava da questultimo per essere preposto non gi alla formazione culturale dellalta dirigenza militare bens alla promozione della ricerca sui temi di interesse del ministero. Primo direttore del CeMiSS, e in seguito presidente del CASD, Jean si occup tuttavia anche di didattica, sia in ambito civile (con un corso di studi strategici presso la LUISS che integrava quello tenuto da Jacchia) sia in ambito militare (con la sperimentazione, nel 1994-95, di nuovi criteri didattici per la sessione ordinaria del CASD che contribuirono alla successiva costituzione dellIstituto Superiore Stati Maggiori Interforze, con compiti ben pi ampi del vecchio ISMI esistito negli anni Cinquanta). 3. La funzione pratica del concetto di studi strategici Di Jean anche il primo (e finora unico) manuale didattico di studi strategici, indicati come un campo disciplinare non ben definito, ma strettamente collegato con la scienza della politica e con le relazioni internazionali, negli aspetti relativi alla sicurezza e alla utilizzazione della potenza militare per raggiungere obiettivi politici finalizzati a determinati interessi degli stati (Studi strategici, Milano, Franco Angeli, 1990, pp.11-12). Malgrado questo riferimento apparentemente limitativo al solo ambito disciplinare delle scienze politiche, dal resto del discorso si ricava una piena concordanza con il concetto britannico di studi strategici. Jean sottolineava infatti il contrasto tra lEuropa - dove gli studi strategici sono rimasti a lungo appannaggio delle tecnostrutture militari e gli Stati Uniti, dove i rapporti fra le universit, la cultura esterna ed i centri decisionali sono sempre stati molto pi stretti. Inoltre, pur dedicando la prima parte del manuale al concetto di strategia, Jean ne consacrava altre tre alle questioni che erano di attualit alla fine della guerra fredda. Il taglio meramente informativo del manuale risalta ancor pi dal confronto coi due saggi pubblicati dallo stesso autore per i tipi della Laterza nel 1995 (Geopolitica) e 1997 (Guerra, strategia, e sicurezza), i quali, al contrario del manuale, intendono formalmente collocarsi allinterno delle due specifiche discipline. In definitiva Jean impiega studi strategici in senso empirico e non epistemologico, proprio per segnalare che non debbono essere confusi con la strategia (o, per essere pi precisi, con la teoria della strategia) che appartiene alle scienze militari. Lespressione indica invece una rassegna sistematica e analitica di tutti i settori delle scienze umane rilevanti per la sicurezza e la difesa. Gli studi strategici non sono dunque una disciplina fra le altre, definita da un metodo e da un oggetto, bens una designazione generale e generica, funzionale ad un obiettivo pratico, se si vuole politico: vale a dire il censimento, la catalogazione e lo stoccaggio, ma anche lorientamento, il raccordo e la valorizzazione, di un potenziale cognitivo che si considera essenziale per la sicurezza e la difesa della pace. In definitiva la funzione pratica del concetto di studi strategici di poter meglio individuare linterfaccia tra le scienze militari e le altre scienze umane, nellintento di estendere a queste ultime la cooperazione militare-civile che sempre esistita nel campo delle scienze esatte e naturali.

26

Loggetto degli studi strategici non pu dunque essere definito se non in modo pragmatico, avendo come unico confine (peraltro poco netto) quello istituzionale con gli enti di ricerca tecnico-scientifica della Difesa. In realt quel che in Gran Bretagna e in Italia va sotto il nome di studi strategici coincide con ci che in Francia si preferito definire (in modo pi esplicito e politicamente impegnativo) tudes de defense nationale. Sia pure con sfumature diverse, entrambe le formule designano al tempo stesso il contenuto del think tank e le competenze di un soggetto istituzionale: vuoi nazionale e militare come il CeMiSS di Roma, vuoi formalmente internazionale e indipendente come lIISS di Londra e il SIPRI di Stoccolma (che, malgrado lenfasi pacifista espressa dal nome, pu essere per molti versi comparato con lIISS). Con formule intermedie, come la FEDN di Parigi che era nazionale ma formalmente indipendente dal ministero della difesa francese e lIstituto di studi di sicurezza (IES) di Chaillot, che comunitario (2). 4. Il corpus di studi strategici prodotto dal CeMiSS Condizione preliminare per la promozione istituzionale degli studi strategici nazionali, ovvero per la realizzazione di un outsourcing imparziale e proficuo, era la costituzione di una specie di albo dei fornitori o registro di leva, mediante la ricognizione (talent scouting) e laggiornamento permanente delle risorse esterne, che si era cominciato a censire privatamente fin dallinizio degli anni Ottanta (3). A tale scopo gli artt. 17 e 18 delle Norme di funzionamento del CeMiSS, approvate con decreto ministeriale 20 giugno 1989, prevedevano, ai fini esclusivi dellaffidamento delle collaborazioni esterne, uno schedario permanente delle attivit e dei titoli scientifici dei possibili collaboratori, militari e civili, nonch degli Istituti di ricerca specializzati che hanno o possono avere rapporti di collaborazione con il CeMiSS. Laggiornamento dello schedario faceva ingenuamente appello allautosegnalazione da parte degli studiosi: ma caduto nel vuoto, mentre la tenuta dello schedario implicava un impegno continuativo superiore alle risorse del Centro e pertanto presto sacrificato ad altre esigenze pi impellenti. Altre condizioni erano la catalogazione e laggiornamento delle biblioteche: tuttavia, malgrado alcuni conati di razionalizzazione avvenuti alla fine degli anni Ottanta, la situazione andata via via peggiorando, sia per la mancata introduzione di criteri di classificazione accettabili sia, soprattutto, per il mancato aggiornamento del patrimonio librario pubblico, tanto delle universit che del ministero della Difesa (in particolare questultimo, utile ormai soltanto per la ricerca storica ma non pi per quella strategica). Consola peraltro che la rapida obsolescenza delle biblioteche pubbliche sia in parte compensata da una relativa crescita di quelle private, che si possono dire coltivate con dedizione e sacrificio in genere inversamente proporzionali allet degli studiosi e al riconoscimento economico e accademico ad essi elargito dalle istituzioni militari e accademiche. Malgrado tali avvilenti ed esasperanti carenze di mezzi, il CeMiSS riuscito, in quasi tre lustri di attivit, a radicare anche in Italia un solido punto di riferimento per gli studi strategici, realizzando una feconda e, come vedremo, crescente cooperazione con luniversit e con altri istituti e riviste nazionali senza pregiudizi n discriminazioni di alcun genere. Ci tanto pi significativo se si pensa che ancora nel 1986, lanno precedente la costituzione del CeMiSS, laccordo-quadro tra il CNR e il ministero della Difesa (firmato da Giovanni Spadolini) era stato criticato dalla Repubblica e dallEspresso, con la denuncia, da parte della Casa della Pace, di un preteso tentativo di militarizzare la ricerca scientifica. Punta di diamante del CeMiSS sono ovviamente le circa 400 ricerche effettuate in 14 anni di attivit, grazie alla collaborazione di studiosi militari e civili, sovente riuniti in gruppi di lavoro. Per varie ragioni, soltanto una parte delle ricerche stata pubblicata: le prime 100 nella collana blu stampata dalla Rivista Militare fra il 1989 e il 1998, altre 40, a partire dal 1996, edite dalla Franco Angeli (la maggior parte nella collana di politica/studi, le altre in quelle di economia/ricerche, sociologia e sociologia militare).

27

Si tratta di un poderoso corpus di studi strategici, il pi cospicuo mai comparso in Italia, che pu, per qualit e quantit, ben reggere il confronto con il corpus, per molti versi analogo, accumulato a partire dal 1994 da Limes, la rivista italiana di geopolitica fondata e diretta da Lucio Caracciolo. Non altrettanto, purtroppo, pu dirsi quanto alla circolazione e visibilit delle due produzioni (3), perch un ente pubblico italiano, e per giunta militare, come il CeMiSS, non nelle condizioni tecniche, amministrative e finanziarie di competere con la professionalit editoriale, il prestigio culturale e la verifica di mercato di una rivista diretta da uno dei migliori giornalisti italiani, pubblicata da un gruppo editoriale come LEspresso-La Repubblica e affiancata da un numero crescente di pubblicazioni gemelle in Francia, Germania, Stati Uniti e Cina (4). Di particolare valore, anche e in primo luogo sotto il profilo delletica e della pedagogia militare, comunque il fatto che, in collegamento con le universit o anche in modo indipendente, il CeMiSS abbia contribuito alla selezione, motivazione e formazione di giovani studiosi, sia con premi per tesi di laurea sia consentendo a giovani laureati non solo di svolgere il servizio di leva presso lIstituto ma anche di partecipare alle attivit di ricerca in fuzione della loro qualificazione scientifica e senza riguardo al grado gerarchico ricoperto. 5. Il progetto Ungari-Luraghi di Universit della Difesa (1990) Fin dallinizio della sua attivit il CeMiSS si propose di integrare la produzione di studi strategici di diretto interesse della Difesa con una pi vasta e ambiziosa attivit di promozione e valorizzazione del potenziale di ricerca esistente nella societ italiana. Ci era reso necessario dal disinteresse e dalla prevenzione della cultura universitaria e delleditoria italiane nei confronti degli studi strategici, militari e geopolitici. Il punto di partenza fu una ricerca, diretta dal compianto Paolo Ungari e da Raimondo Luraghi, sugli Studi strategici e militari nelle universit italiane, pubblicata nel 1990, col n. 29, nella collana blu. Il rapporto di ricerca osservava che loccasionale partecipazione di docenti al dibattito sui temi di interesse della Difesa avveniva a titolo personale, senza creare uno stabile rapporto con le strutture universitarie, in cui, per varie ragioni, si era radicata una certa prevenzione ed avversione nei confronti dei temi militari e di un eventuale coinvolgimento col mondo militare. Secondo il rapporto, gli stessi centri universitari di studi militari nati negli anni Ottanta erano meramente nominali, biglietti da visita cui non corrispondeva alcuna effettiva struttura di ricerca. Secondo il rapporto, erano allora attivi 4 cattedre di storia militare (Pisa, Pavia, Cattolica e Padova) e 1 corso (a contratto) di studi strategici (LUISS), cui si potevano aggiungere altri 4 docenti che lavorano attraverso i rispettivi centri studio. Considerato lordinamento delluniversit e della ricerca scientifica, il rapporto giudicava molto improbabile che in futuro cattedre e centri potessero aumentare per processo naturale. Suggeriva perci - senza interferire con lautonomia universitaria - di istituire presso il CASD un corso di specializzazione in analisi della difesa, con un ordinamento di tipo universitario e aperto a frequentatori militari e civili. Il rapporto ipotizzava un corso biennale, incentrato sulle scienze militari comparate (strategia, arte operativa, organica, logistica) e sulle applicazioni militari delle scienze umane (politica, diritto, storia, sociologia, economia, geografia). Il rapporto delineava in realt una sorta di libera universit degli studi militari sul tipo della National Defense University (NDU) di Washington, che facesse convivere dentro ununica struttura sostenuta dal ministero della Difesa, ma autogovernata - ricerca pura, ricerca applicata e didattica. Pur entro un tetto massimo di iscrizioni, si prevedeva infatti che il corso potesse essere frequentato liberamente dagli interessati, garantendo un congedo sabatico biennale (condizionato alla frequenza e al profitto) ai frequentatori eventualmente appartenenti alle amministrazioni civili o militari dello stato. Per non irrigidire la struttura e incentivare il merito scientifico, si adottavano criteri americani anche per la scelta dei docenti, con reclutamento concursuale e contratti annuali o biennali rinnovabili. Leresia era talmente enorme che i destinatari del rapporto nemmeno se ne accorsero. La libert di

28

accesso al corso infrangeva infatti i cardini del modello continentale di formazione degli ufficiali, vale a dire lomogeneit generazionale e gerarchica dei discenti, il nesso con la carriera, luniformit dellinsegnamento, la passivit dellapprendimento, il livellamento della classe su valori medi. Con enfasi individualista e aristocratica, Ungari e Luraghi facevano invece appello alla vocazione scientifica dei pochi, allambizione intellettuale e morale di approfondire e ampliare, senza limiti di grado ed et e senza corrispettivi immediati di carriera, le basi culturali della professione intrapresa. Nulla dunque a che vedere con lISSMI, saldamente ancorato al tradizionale modello organizzativo, formativo e didattico delle scuole militari. 6. Dagli studi strategici alle scienze della sicurezza e della difesa La collaborazione del generale Jean e di altri due autori italiani allInternational Military and Defense Encyclopedia (IMADE) diretta dal colonnello americano Trevor N. Dupuy e pubblicata dalla Brasseys nel 1992, sugger al CeMiSS un obiettivo ancor pi ambizioso del corso in analisi della difesa. Lidea era di affrontare direttamente il vero nodo irrisolto degli studi strategici, cio il valore cognitivo, leffettiva fruibilit dei risultati acquisiti o acquisibili dal complesso delle varie prospettive di ricerca. Era un problema analogo, ma non identico, a quello oggi spietatamente sollevato da Sonia Lucarelli e Roberto Menotti a proposito della politologia internazionalista italiana, quando osservano che lo studio delle relazioni internazionali (RI) in Italia incentrato sulla risoluzione di enigmi (puzzle-solving) piuttosto che sulla costruzione di teoria (theory-building) (5). Il problema era analogo, perch anche nel campo della strategia si trattava di evolvere dallinfanzia alla pubert: ma anche diverso, perch si trattava di farlo nei confronti non di una sola, bens di numerose discipline impuberi e di avviarle al connubio promiscuo. Si intendeva, dunque, porre al centro la questione interdisciplinare, ossia della fecondazione reciproca e della sinergia tra i vari ambiti disciplinari e scientifici, tra i molteplici metodi di approccio alle questioni della pace e della guerra. Si trattava non pi soltanto di immagazzinare e al massimo catalogare nel dpot nazionale le risorse culturali esistenti, ma di darne conto sul piano scientifico, di sviluppare in termini generali, e non solo applicativi, le potenzialit euristiche e teoretiche di tutte le scienze umane, sollecitandole ad occuparsi in modo sempre pi informato, continuativo e penetrante, ciascuna secondo i propri metodi, oggetti e criteri scientifici, delle questioni rilevanti per la difesa e la sicurezza. Non si trattava pi semplicemente di adeguare la cultura strategica nazionale al livello degli altri paesi occidentali; ma di assegnarle addirittura un ruolo innovativo e trainante a beneficio dellintera comunit strategica occidentale. Appariva perci necessario superare il concetto empirico e pratico di studi strategici, ponendo invece al centro la questione epistemologica delle scienze della difesa e della sicurezza, in modo da favorire un confronto e una cooperazione effettivi e permanenti tra le varie scienze umane e far cos gradualmente maturare nuovi approcci realmente interdisciplinari. A tale scopo si pens di raccordare le risorse culturali nel frattempo coltivate e maturate nel campo degli studi strategici con i grandi punti di eccellenza della cultura italiana, lo storicismo critico e quel tipo di enciclopedismo che si era appena espresso nellEnciclopedia Einaudi, la quale dedicava un intero volume, il quindicesimo, a rendere ragione dei criteri sistematici adottati. Ne deriv, nel 1995, un progetto CeMiSS di Enciclopedia delle scienze della sicurezza e difesa, notevolmente diverso dallenciclopedia americana (6). Questultima infatti orientata essenzialmente sulle singole tematiche strategiche e militari, mentre il progetto italiano dava molto pi risalto agli aspetti teorici, nonch alla storia e allepistemologia dellapporto che tutte le scienze umane, e non soltanto quelle militari, hanno dato alla formazione della moderna cultura della guerra e della pace, della sicurezza e della difesa. Per questa ragione il progetto era incentrato su un nucleo di 63 voci (7) a carattere generale, sistematico, storico-critico e possibilmente innovativo (es. eziologie della guerra),

29

come nellEnciclopedia Einaudi. Si fissavano inoltre precisi e dettagliati criteri metodologici per la redazione delle voci maggiormente impegnative dal punto di vista teoretico, in modo da renderle omogenee ed eventualmente pubblicabili in volume separato. Le altre voci erano a carattere pi informativo, in linea di massima corrispondenti a quelle dellIMADE. Tuttavia, per ragioni teoretiche e didattiche, si introduceva anche qui un elemento sistematico, individuando 22 lemmi-chiave (8) sotto i quali venivano raggruppate quasi met delle voci (204 su un totale di 498). E molto importante sottolineare che proprio limpianto storicista del progetto italiano port ovviamente ad escludere le voci a carattere storico o biografico, che invece appesantiscono lIMADE. Da un lato non erano necessarie, dal momento che gi nel 1995 esistevano, anche in traduzione italiana, numerosi e non disprezzabili dizionari storico-militari, dedicati agli armamenti, alla biografia, ai conflitti e battaglie, a singole nazioni (come la Francia e gli Stati Uniti). Ma si consider soprattutto che costellare lEnciclopedia di voci cosiddette storiche sarebbe stato del tutto fuorviante rispetto allintento scientifico del progetto. Lungi dal vilipendere una cosa seria come la storia militare confinandola in 100 o 10.000 voci banalmente informative e narrative, si trattava piuttosto di dedicarle una sola, ma buona, voce sistematica, che informasse il lettore sullorigine, la funzione scientifica, gli sviluppi, il valore cognitivo, linfluenza sulla formazione del pensiero strategico, le scuole in cui si divide tale complessa disciplina. La vera sfida culturale, la vera necessit scientifica era invece fare in modo che lapproccio storicista permeasse e vivificasse proprio le voci destinate a presentare al lettore lo sviluppo e la funzione delle altre applicazioni militari delle scienze umane, soprattutto quelle pi refrattarie a tale trattamento critico: dalla strategia allarte militare (o teoria delle operazioni), dalla sociologia militare alla geopolitica, dalla polemologia alla teologia della guerra. Pur esprimendo a voce un certo scetticismo sulla possibilit che la cultura italiana fosse in grado di promuovere e realizzare, pur con tutte le opportune integrazioni di autori stranieri, un progetto tanto ambizioso, il ministro pro tempore, Beniamino Andreatta, approv la proposta del CeMiSS, incaricando il generale Jean, allora presidente del CASD, della direzione scientifica e del piano editoriale. Questultimo si basava giustamente sulla cooperazione con lIstituto dellEnciclopedia Italiana, con il quale fu presto raggiunta unintesa di massima. Purtroppo le temporanee difficolt amministrative dellIstituto, allora presieduto dal Nobel Rita Levi Montalcini, aggiornarono la realizzazione del progetto, malgrado una prima individuazione dei direttori di sezione e degli estensori delle voci, in gran parte designati, per merito e competenza, nella nuova generazione di studiosi che, anche col sostegno del CeMiSS, si formata nellultimo decennio. La destinazione del generale Jean ad altro importante incarico internazionale e un certo clima di stanchezza e provvisoriet determinatosi a seguito del processo di ristrutturazione e contrazione del ministero della Difesa non hanno finora consentito di rivitalizzarlo. 7. Limpatto delle due professionalizzazioni, militare e universitaria Nella seconda met degli anni Novanta la cooperazione militare-civile nel campo delle scienze umane ha subito, non solo in Italia ma pi in generale in Europa, limpatto di due mutamenti sociali paralleli, da un lato la professionalizzazione delle Forze Armate e dallaltro quella delluniversit. Il loro effetto congiunto sugli studi strategici italiani stato di appannare la dimensione della ricerca e di enfatizzare la didattica. Da un lato la pur lenta anemizzazione del servizio militare obbligatorio in vista della sua prevista soppressione ha privato fin dora le Forze Armate delle professionalit potenzialmente apportate dai coscritti, che, sia pure in misura del tutto casuale e inadeguata, si era talora riusciti a valorizzare, come dimostra la bella esperienza, purtroppo ormai quasi conclusa, dei soldati ricercatori del CeMiSS: una sola squadra in servizio attivo ... ma, volendo e sapendoci fare, unintera compagnia di riservisti! (9).

30

Dallaltro lato la riconversione del ruolo strategico delle Forze Armate italiane, che assegna la priorit assoluta (e quasi esclusiva) alla partecipazione alle missioni di pace fuori del territorio nazionale, ha modificato il profilo professionale e il bagaglio culturale richiesto per le varie categorie del personale militare (ufficiali, sottufficiali e truppa). Si pertanto configurata una sorta di emergenza formazione (riflessa perfino nella nuova denominazione data al vecchio Ispettorato delle Scuole dellEsercito), ulteriormente complicata dalla questione degli incentivi allarruolamento volontario, da cui deriva la necessit di mediare le esigenze strettamente militari con quella di poter ricollocare una parte del personale pi anziano sul mercato del lavoro o nelle forze di polizia e con quella di poter sufficientemente amalgamare militari dei due sessi. Ci avvenuto proprio mentre il vecchio modello delluniversit entrava in crisi. Inevitabilmente, leccessiva resistenza allaggiornamento ha condotto allimplosione delle vecchie facolt, con una proliferazione indiscriminata di nuovi corsi di laurea e di specializzazione orientati non pi sulla formazione culturale di base, ma sulle nuove figure professionali richieste dalla o proposte allindustria e alla societ civile. Solitamente questo processo viene indicato come licealizzazione delluniversit. Il termine non appropriato, perch il liceo mirava proprio a quella formazione culturale di base, completata poi dagli studi universitari, che oggi entrata in crisi. Per essere pi precisi, si dovrebbe dire che luniversit si sta tecnicizzando, sta assumendo la funzione un tempo propria degli istituti tecnici e di avviamento professionale. Cos si pu cogliere un parallelismo non meramente semantico tra le due professionalizzazioni, quella delluniversit e quella delle Forze Armate. Entrambe si stanno riconvertendo sulla produzione di skill, ossia la capacit di svolgere un certo tipo di lavoro. Ma un solo tipo di lavoro. Non si pu negare che si tratti a suo modo di una qualificazione, ma certamente di livello inferiore rispetto alla formazione generale che un tempo sia luniversit che le scuole di guerra e le stesse accademie militari erano in grado di assicurare. Non v dubbio che la recente concessione (perfino retroattiva, ma a domanda) di titoli di studio universitari (diploma, laurea e master in scienze strategiche) agli ufficiali provenienti dai corsi regolari (v. infra, II) viene incontro ad una richiesta della base che si era andata affacciando gi dal Sessantotto ed stata poi ripresa dagli organi della Rappresentanza militare. Essa non riguarda per in alcun modo la questione scientifica del sapere militare: basti osservare, a tale proposito, che il titolo accademico non pu essere in alcun modo disgiunto dal conferimento del grado e dallimmissione nei ruoli, n conseguito da diverse categorie di potenziali aspiranti. Ci tanto pi paradossale se si pensa che anche la denominazione adottata (scienze strategiche), se pu essere accettabile per il master, poco congruente con loggetto degli insegnamenti da cui conseguono il diploma e la laurea. Basta, a tal fine, confrontare la qualificazione propriamente strategica assicurata dai corsi modenese e torinese con quella ben pi vasta richiesta ai militari di leva impiegati quali ricercatori presso il CeMiSS, tutti laureati in scienze politiche, sociali ed economiche o in giurisprudenza, generalmente con tesi in relazioni internazionali, storia militare, studi strategici e simili. In realt laspirazione al titolo accademico speciale piuttosto una spia, raggelante, dello scarso orgoglio che molti degli stessi ufficiali, soprattutto delle nuove leve, sembrano avvertire per la propria commission, come se non considerassero sufficiente e anzi superiore lonore delle spalline. Sicuramente sono prevenuto, perch, insomma, questo connubio post-eroico e italiano tra grado militare e grado accademico anche una pugnalata a tradimento al povero giureconsulto Cristoforo Lanfranchino, che tanto si era affaticato de miltum et doctorum praeferentia. Molto cambiato, per fortuna, dalla Prussia di Theodor Fontane, quando i professori sognavano di poter barattare la cattedra con le spalline di sottotenente e intanto educavano gli studenti liceali a uccidere e morire per la grandezza della patria. Ma viene ancora a proposito la splendida risposta del feldmaresciallo prussiano Bluecher (idolatrato dai suoi uomini, che lo chiamavano Alte Vorwaerts, il Vecchio avanti) alla

31

notizia di essere stato insignito di una laurea honoris causa per la vittoria di Waterloo: se fate me dottore, dovete fare Gneisenau farmacista (alludendo al ruolo svolto dal suo capo di stato maggiore, subentrato nel 1813 a Scharnhorst, caduto sul campo dellonore). Non sembra che le Forze Armate, n in Italia n negli altri paesi europei, abbiano finora pienamente avvertito la portata del mutamento culturale in atto e la sfida che esso rappresenta per la stessa permanenza e trasmissione del sapere scientifico militare. Naturalmente la sfida riguarda tutte le scienze umane, ma non tutte corrono i medesimi rischi. Per fare un esempio evidente che la scienza giuridica non si pu ridurre alla mera sommatoria delle cognizioni richieste per lavorare quale operatore del diritto (magistrato, avvocato, poliziotto ...) o quale docente della facolt di giurisprudenza. Purtroppo meno evidente, anche agli stessi stati maggiori, che la scienza militare non la semplice sommatoria degli skill assicurati dalla formazione militare. Ci tanto pi rischioso quanto pi uno strumento militare - come sta accadendo a quelli europei, con leccezione inglese viene riconvertito ad un unico compito, vale a dire le missioni di pace allestero. Beninteso la professionalizzazione parallela delle Forze Armate e delluniversit ha prodotto almeno un effetto positivo, perch ha rimosso quasi di colpo gli ostacoli alla loro collaborazione. La necessit di doversi riconvertire dalleconomia della rendita a quella del mercato ha spazzato via i pregiudizi aristocratici e moralistici a lungo coltivati dallaccademia italiana nei confronti dei militari, mentre il fatto di cominciare a comportarsi da clienti ha indotto i militari a diventare pi esigenti e ad attenuare il senso di inferiorit e la deferenza un po ridicola che in passato dimostravano nei confronti dei professori. Ma c da segnalare che questa nuova e pi intensa cooperazione con luniversit avviene sul terreno della formazione e non pi, come in passato, sul terreno della ricerca. In linea di principio non c alcuna ragione per la quale non sia possibile coltivare il rapporto ad entrambi i livelli. Ma bisogna sottolineare con forza che si tratta di due questioni qualitativamente del tutto diverse, perch ogni fungibilit sarebbe fatalmente governata dalla legge di Gresham. Un conto diplomare i volontari in ferma prolungata, un altro produrre la carta etnica dellAlbania saggiamente acquistata in edicola dallaccorto generale Forlani prima di partire per la missione Alba. Note
(1) V. Ilari, Guerra civile, Ideazione, Roma, 2001. (2) Lo storico delle istituzioni militari indotto a interrogarsi non solo sulle ovvie differenze, ma anche sulle meno scontate analogie che si potrebbero istituire tra questi istituti strategici nazionali e i dpots de la guerre e de la marine creati in Francia alla fine del Seicento per raccogliere in modo sistematico tutti gli studi, le memorie, le carte e i documenti utili per pianificare la guerra e le campagne militari. Linteresse storico dellanalogia duplice. Da un lato, infatti, i due dpots francesi e gli enti analoghi delle altre nazioni favorirono la nascita delle scienze militari, in particolare con lo sviluppo della geografia, della cartografia, della statistica e della storia militare (che allora era coltivata per scopi pratici e immediati, cio per trarne non solo ammaestramenti generali e formazione culturale, ma anche informazioni e previsioni operative). Ma dallaltro segnarono un salto di qualit nel sistema di comando dellantico regime, fino a quel momento basato esclusivamente sullimperium, introducendovi il principio del consilium, attorno al quale presero poi lentamente corpo la centralizzazione delle decisioni e la moderna organizzazione degli stati maggiori centrali. (3) Cfr. V(irgilio) Ilari e P(iero) V(isani), Il campo di studio della politica militare e il suo sviluppo in Italia, in Politica Militare, III, N. 8, giugno 1981, pp. 25-34. V. Ilari, Gli studi militari in Italia, in Rivista Militare, 1982, N. 2, pp. 13-. V. Ilari e Sergio A. Rossi: Gli studi strategico-militari in Italia, in Politica Militare, IV, N. 13, luglio-agosto 1982, pp. 21-44. V. Ilari, Military Studies in Italy: A Historical Introduction to the Problem, in Trend in Strategic Studies, International Meeting, Turin, 9-12 December 1982, Centro Studi Manlio Brosio, pp. 41-45. Id., Istituti universitari o privati italiani, in Informazioni parlamentari della Difesa, dicembre 1982 - gennaio 1983. Id., Cultura universitaria e cultura militare, fascicolo di documentazione ciclostilato di 128 pp. diffuso nel convegno di studio indetto dalla Rivista Militare nel 1983 sul tema La sicurezza e la condizione militare in Italia, una cui breve sintesi stata pubblicata in Rivista Militare, Quaderno N. 2 (Atti del convegno di studio), 1984, pp. 96-101. Id., Gli studi strategici in Italia. Bilancio di un triennio, in Strategia Globale, N. 5, 1 semestre 1985, pp. 199-230. Id., Italy, in Luc Reychler and Robert Rudney (Eds.), Directory Guide of European Security and Defense Research, Leuven University Press and

32

Pergamon Brasseys, 1985, pp. 181-205. Id., Cultura militare e nazione guerriera (1925-1943), in Ferruccio Botti e V. Ilari, Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra 1919-1949, USSME, Roma, 1985, pp. 273-338. Id., Gli ufficiali di stato maggiore e la riforma degli studi militari, ibidem, pp. 563-582. Id., Cultura militare e cultura universitaria per gli ufficiali italiani dal dopoguerra ad oggi, in Giuseppe Caforio e Piero Del Negro (cur.), Ufficiali e societ, Milano, Angeli, 1988, pp. 465-502. Paolo Ungari, Raimondo Luraghi, Virgilio Ilari e Michele Nones, Studi strategici e militari nelle universit italiane, Rapporto di Ricerca N. 29, CeMiSS, Roma, ed. Rivista Militare, 1990. (4) La Rivista Militare era in grado di stampare, ma non di distribuire le pubblicazioni del CeMiSS. La veste tipografica era inoltre scoraggiante (micidiali copertine color carta da zucchero). Laccordo con la Franco Angeli non ha risolto il problema e semmai ha ulteriormente rarefatto la circolazione, a causa delle tirature limitate (che impongono prezzi unitari eccessivi e compromettono la distribuzione) e dellassoluta mancanza di pubblicit. Il risultato che non solo la collana CeMiSS pressoch sconosciuta, ma addirittura neppure le biblioteche specializzate (forse nemmeno quella del CASD!) ne possiedono una serie completa (neppure chi scrive ha potuto evitare varie dolorose lacune, nonostante continue richieste condotte con la pi ottusa, importuna ed esasperante petulanza abruzzese integrata da periodiche, brutali perquisizioni lance et licio). Sonia Lucarelli e Roberto Menotti, Le relazioni internazionali nella terra del Principe, in Rivista Italiana di Scienza Politica, n. 2, 2002 (in corso di pubblicazione: per cortese anticipazione degli autori). Confronto tra le 17 sezioni tematiche dellInternational Military and Defense Encyclopaedia (Brasseys 1992) e le 12 previste dal progetto di Enciclopedia delle scienze della sicurezza e della difesa (CeMiSS, 1995)
(6) (5)

IMADE 1992
Sezioni Aerospace Forces and Warfare Combat Theory and Operations Leadership,. Command and Management Countries, Regions and Organizations Armed Forces and Society History and Biography Land Forces and Warfare Logistrics Manpower and Personnel Materiel and Weapons Naval Forces and Warfare Technology, Research and Development Military Theory and Operations Research Defense and International Security Policy Military and International Security Law Military Intelligence General Military TOTALE VOCI
(7)

Progetto CeMiSS 1995


voci 30 68 20 135 19 158 49 35 40 37 33 49 14 33 13 22 46 801 Sezioni 1. Arte Militare 2. Sociologia e psicologia militare 3. Diritto e organizzazione militare 4. Informazioni militari 5. Scienze e tecnologie militari 6. Politica internazionale 7. Politica militare 8. Economia della difesa 9. Diritto internazionale bellico 10. Etica e filosofia del diritto 11. Scienze Militari 12. Modelli e dottrine nazionali TOTALE VOCI voci 152 18 59 29 60 32 28 21 51 24 9 15 498

(non erano previste voci a carattere storico, biografico e nazionale )

Le 63 voci a carattere sistematico previste dal progetto di Enciclopedia delle scienze della sicurezza e della difesa (CeMiSS 1995) erano le seguenti: Architettura militare - Arte militare - Demografia militare - Difesa (diritto costituz. comparato) - Difesa (diritto costituz. italiano) - Diritto internazionale bellico - Diritto penale militare - Ecologia militare Economia internazionale - Economia militare - Elettronica militare - Ergonomia militare - Geoeconomia - Geografia militare - Geopolitica - Geostrategia - Guerra (antropologia) - Guerra (comunicazioni sociali) - Guerra (diritto costituz. comparato) - Guerra (diritto costituz. italiano) - Guerra (diritto internazionale) - Guerra (etologia) - Guerra (eziologie della) - Guerra (fantascienza) - Guerra (filosofia morale) - Guerra (studi sulla differenza sessuale) - Guerra (ideologia della) - Guerra (letteratura di) - Guerra (psicanalisi) - Guerra (teoria economica) - Guerra (teoria politica) - Iconografia militare - Informatica militare - Idrografia e Oceanografia militari - Ingegneria militare - Intelligence (teoria dell') Intelligenza artificiale - Istituzioni militari (ordinamento) - Istituzioni militari (sociologia) - Istituzioni militari (teoria politica) - Logistica - Medicina militare - Meteorologia militare - Organica - Organizzazione militare - Pace (filosofia del diritto) - Pace (ricerca sulla) - Pedagogia militare - Polemologia - Politica internazionale - Politica militare - Psichiatria militare - Ricerca militare (Scienza e tecnologia) - Ricerca operativa - Robotica militare - Scienze e tecnologie militari Simulazione operativa - Sociologia militare - Statistica militare - Storia militare - Strategia - Studi militari e strategici Tattica - Topografia militare.

33

I 22 lemmi generali comuni a 3 o pi voci erano i seguenti: "Guerra" (35 voci) - "Difesa" (22) - "Forze" (21) "Sistemi" (18) - Operazioni" (15) - "Informazioni" (13) - "Personale" (13) - "Servizi" (8) - "Armamenti" (8) - "Armi" (7) "Pace" (7) - "Manovra" (5) - "Geo-" (4) - "Mezzi" (4) - "Sicurezza" (4) - "Codificazione" (4) - "Industria" (3) - "Istituzioni militari" (3) - "Potere" (3) - "Ricerca" (3) - "Spese militari" (3). (9) tale si considerava lAssociazione degli ex-ricercatori Cemiss (ARC) fondata nel 1996 e coordinata dal dottor Angelo Pirocchi, cultore della materia presso la cattedra di storia delle istituizioni militari della Cattolica di Milano nonch contitolare della Libreria Militare di Milano, aperta nel 1997 e specializzata nei tre settori della storia militare, degli studi strategici e della geopolitica. Fonti deglle rassegne allegate al presente saggio. Le notizie riferite nei tre allegati sui nuovi titoli di studio militari (II), sui master in peacekeeping (III) e sulle cattedre di studi strategici e centri di studio connessi (IV) sono state raccolte grazie alla collaborazione di gran parte degli stessi interessati, ovvero desunte da un documnento interno dellISSMI consultato presso il CeMiSS, dalla circolare n. 1203/RS/2.1050 del 19 marzo 2001 dellIspettorato per la Formazione e la Specializzazione (Esercito) e dai siti web degli Enti citati (questi ultimi raccolti da collaboratori della cattedra di storia delle istituzioni militari, in particolare il laureando Lorenzo Guietti).

(8)

II. I nuovi titoli di studio militari* *Venendo incontro ad una istanza gi sollevata gi alla fine degli anni Sessanta dalla pubblicistica militare e rivendicata dagli organismi cerntrali della Rappresentanza Militare, nel 2000 lIspettorato della Formazione e Specializzazione dellEsercito ha stipulato una convenzione con lUniversit di Torino per il riconoscimento di un diploma e di una laurea in scienze strategiche esclusivamente riservati ai sottotenenti e ai tenenti in s. p. e. provenienti dai corsi regolari dellAccademia di Modena e della Scuola dApplicazione di Torino , in aggiunta allavvicinamento alla laurea in ingegneria, giurisprudenza e scienze politiche, economiche, matematiche, fisiche e naturali gi riconosciuto dalla legge 23 giugno 1990 n. 169. Analoga convenzione stata stipulata, sempre con luniversit di Torino, per un master in scienze strategiche corrispondente al corso normale di stato maggiore, integrato da un corso pluritematico, ristretto e facoltativo. Una terza convenzione, per un master di secondo livello in studi internazionali e strategico-militari da tenersi presso lIstituto Superiore Stati Maggiori Interforze (ISSMI) di Roma, stata stipulata, sempre nel 2000, dallo stato maggiore Difesa con le universit di Milano (Statale) e Luiss Guido Carli di Roma. 1. Il diploma e la laurea in scienze strategiche di Torino (2001) La legge 23 giugno 1990, n. 169, impegna le facolt di ingegneria, giurisprudenza e scienze politiche, economiche, matematiche, fisiche e naturali, a riconoscere validi, ai fini dellammissione ai loro corsi di laurea, gli esami sostenuti dagli ufficiali in servizio permanente provenienti dai corsi regolari delle Accademie e Scuole di Applicazione, sulla base della loro corrispondenza con gli esami previsti dai rispettivi piani di studio. Le discipline interessate sono quelle insegnate, sulla base di particolari convenzioni tra le Accademie e Scuole dApplicazione e le universit statali viciniori e nel rispetto delle condizioni previste dallart. 3 della citata legge, da docenti di ruolo incardinati in tali universit. I tenenti e sottotenenti di vascello provenienti dai corsi regolari conseguono pertanto il cosiddetto avvicinamento alla laurea, con facolt di conseguirla presso qualsiasi facolt di loro scelta sostenendo gli esami necessari per completare il piano di studio (2 per giurisprudenza) e lesame finale di laurea. A tale opportuno riconoscimento del livello di istruzione acquisito negli istituti militari, se ne aggiunto nel 2000, per i soli ufficiali dellEsercito, uno ulteriore. Non gi in base ad una legge, ma in virt di una delibera delluniversit di Torino, a sua volta conseguente da apposita convenzione stipulata con lIspettorato Formazione e Specializzazione dellEsercito.

34

Nellambito dellautonomia universitaria, lateneo subalpino ha a tal fine istituito un corso di laurea interfacolt di cosiddette scienze strategiche, corrispondente - con marginali modifiche - al complesso degli insegnamenti impartiti presso lAccademia di Modena e la Scuola dApplicazione di Torino. In aggiunta alla laurea, stato istituito un diploma corrispondente al primo biennio di formazione, compiuto presso lAccademia di Modena. In questultimo caso la denominazione studi strategici appare alquanto impropria, considerato che, come si evince dal piano di studi del biennio, linsegnamento qualificato studi strategici in realt quello di arte militare, impartito da un docente militare. Del resto la stessa universit ammette implicitamente che, sotto il profilo della formazione, i cambiamenti apportati al precedente piano di studi sono irrilevanti, dal momento che estende il conferimento della laurea in scienze strategiche anche agli ufficiali effettivi delle Varie Armi e dei Corpi amministrativi e logistici dellEsercito provenienti dai corsi anteriori alla riforma del piano. Estensione peraltro non automatica, bens a domanda e mediante il pagamento di una tassa di lire 500.000. Sotto il profilo dellordinamento delle Forze Armate, liniziativa dellEsercito non ha mancato di sollevare delicati problemi giuridici, a cominciare dal caso degli ufficiali dei Carabinieri provenienti dai corsi anteriori alla recente trasformazione dellArma in quarta Forza Armata ( auspicabile che la soluzione non sbocchi, per analogia lessicale col celebre amaro, in una laurea in scienze del carabiniere). Il C.d.L. interfacolt in scienze strategiche, costituito dal complesso dei corsi svolti presso la Scuola dApplicazione da docenti di ruolo delle quattro facolt torinesi interessate, integrato dal ricoscimento dei corsi svolti da docenti militari e di quelli, militari e civili, svolti nel primo biennio presso lAccademia di Modena, ha per fine lacquisizione di adeguate conoscenze di metodi e contenuti culturali, scientifici e professionali nellambito delle discipline militari. In base ai profili professionali previsti dalla formazione degli ufficiali effettivi dellEsercito (Corpo damministrazione, Armi di linea, Trasmissioni, Genio e Corpo Trasporti e Materiali), il corso si articola in 3 indirizzi (amministativo, politico organizzativo e tecnico) corrispondenti il primo (IA) alle facolt di giurisprudenza e scienze economiche, e gli altri due, rispettivamente, a quelle di scienze politiche (IPO) e di scienze matematiche, fisiche e naturali (IT). Questultimo si articola a sua volta in 3 orientamenti professionali: trasmissioni (IT-OT), genieri (IT-IG) e trasporti e materiali (IT-OTM). Dal punto di vista strettamente accademico gli indirizzi sono dunque in sostanza i vecchi (e tuttora validi) avvicinamenti, con lunica aggiunta dei corsi professionali svolti da docenti militari e di un certo risalto dato a tre insegnamenti preesistenti e comuni al normale corso di laurea in scienze politiche, vale a dire scienze strategiche (corso avanzato), storia militare (in realt corrispondente al corso ordinario di storia delle istituzioni militari) e sociologia militare (sul contenuto di questi corsi, v. infra, IV). Il corso riservato esclusivamente agli allievi ufficiali in servizio permanente effettivo dellEsercito. Il numero degli studenti da ammettere ai singoli anni pertanto determinato annualmente dallAccademia di Modena e dalla Scuola dApplicazione di Torino, di concerto con le locali universit. Queste ultime sono coinvolte, assieme al ministero della Difesa, nella determinazione dei criteri per la composizione della commissione esaminatrice dei candidati al concorso di reclutamento indetto dallAccademia. Il corso ha durata quadriennale, con un biennio comune, da svolgersi presso lAccademia, che comporta lacquisizione del diploma universitario in studi strategici, e in un biennio di indirizzo da svolgersi presso la scuola di Torino. La scelta dellindirizzo compiuta al termine del secondo anno accademico dai diplomati. La laurea viene rilasciata dalla facolt corrispondente allindirizzo ovvero (nel caso dellindirizzo amministrativo) alla materia in cui lo studente ha scelto la tesi. La struttura e le attivit didattiche del biennio di indirizzo sono disciplinate da apposito regolamento e coordinate da un consiglio di corso di laurea. Le attivit didattiche previste per il primo biennio

35

ammontano a un totale di 910 ore di lezioni accademiche e circa 200 ore in aggiunta da destinare a cicli di lezioni integrative, attivit di tutorato, laboratori, lettorati, esercitazioni. Per il secondo biennio ammontano ad altre 910 ore (tranne che per il terzo indirizzo, orientamento genieri, dove sono ridotte a 805). Le discipline del primo biennio sono 13 (sono contrassegnate da asterisco quelle comuni ai corsi di laurea ordinari della facolt di scienze polutiche di Torino): 8 comuni civili: geografia politica ed economica; istituzioni di economia politica*; istituzioni di diritto pubblico*; linguistica inglese*; statistica*; storia contemporanea*; informatica generale; sociologia*; 3 comuni professionali: topografia; studi strategici (arte militare); sistemi organizzativi (ovvero tecnologia e sistemi darma). 2 di indirizzo a scelta fra 4: istituzioni di diritto privato italiano e comparato* (IA); fisica generale (IPO, IT); istituzioni di matematiche (IT); matematica generale (IA, IPO) Le discipline del secondo biennio sono complessivamente 35, variando ovviamente a seconda degli indirizzi e orientamenti, con la seguente distribuzione: a) 4 materie comuni a tutti gli indirizzi (IA, IPO, IT): 2 generali: antropologia culturale e tecniche di comunicazione di massa; 2 applicate: diritto internazionale (d.i. bellico) e teoria dellorganizzazione (logistica integrata); b) 5 materie comuni a pi indirizzi e orientamenti: 1 comuni a IA, IPO, IT-OT e IT-OTM: contabilit di stato 4 comuni a IPO e IT-OT, IT-OG e IT-OTM: 1 seconda lingua (a scelta francese, tedesca o spagnola) e 3 applicate: storia militare (corrispondente al corso ordinario di storia delle istituzioni militari)*, sociologia militare (corso avanzato)*, chimica organica applicata; c) 10 materie esclusive dellindirizzo amministrativo (IA) 7 generali: diritto amministrativo, diritto del lavoro, diritto commerciale, economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, macroeconomia (scienza delle finanze), matematica finanziaria, diritto delle comunit europee 3 applicate: diritto amministrativo militare, diritto penale militare, merceologia dei prodotti alimentari; d) 6 materie esclusive dellindirizzo politico organizzativo (IPO): 3 generali: politica ecomica e finanziaria*, storia del pensiero politico contemporaneo (corrispondente ai corsi ordinari di filosofia della politica e storia delle dottrine politiche)*, relazioni internazionali*; 3 applicate: studi strategici (corso avanzato)*, fondamenti di meccanica teorica e applicata (balistica) e teoria e tecnica della circolazione (militare); e) 16 materie esclusive dellindirizzo tecnico (IT): 2 comuni a IT-OT e IT-OTM: istituzioni di matematiche (complementi) e fisica dei dispositivi elettronici; 1 comune a IT-OG e IT-OTM: chimica e tecnologia dei materiali; 4 esclusive dellIT-OT: teoria dellinformazione (e della trasmissione), comunicazioni elettriche, onde elettromagnetiche (antenne e propagazione) e sistemi di elaborazione dellinformazione (reti di telecomunicazione);

36

6 esclusive dellIT-OG: tecnica delle costruzioni, strumentazioni fisiche (fisica tecnica), meccanica razionale, metallurgia, tecniche della rappresentazione e tecnica dei lavori (stradali, ferroviari e aeroportuali); 3 esclusive dellIT-OTM: diritto dei trasporti, teoria e tecnica dei veicoli terrestri, metodi e modelli per la logistica.

2. Il master in scienze strategiche di Torino Nel marzo del 2001 lo stato maggiore dellEsercito ha firmato altra convenzione con lUniversit di Torino per integrare il corso obbligatorio annuale di stato maggiore (che nella fase residenziale, vale a dire nei secondi 5 mesi, si svolge presso il distaccamento della Scuola di guerra ubicato presso la Scuola di applicazione di Torino), con un corso pluritematico facoltativo, a carattere universitario. Questultimo riservato, a domanda, agli ufficiali laureati risultati idonei al termine del corso obbligatorio di stato maggiore e che abbiano superato lulteriore processo selettivo previsto dallo SME - Reparto Impiego del Personale. Linsieme dei due corsi, complementari ed interagenti, consente il conseguimento di un master di secondo livello in scienze strategiche pari complessivamente a 60 crediti formativi universitari (CFU). Lobiettivo del corso obbligatorio la capacit di: a) operare presso Comandi Operativi Intermedi e/o in Orgasmi di Vertice di Forza Armata e/o in Comandi Terrestri Multinazionali, esercitando adeguatamente le responsabilit professionali in incarichi di staff; b) valutare problemi di natura socio-economica aventi riflessi sulle operazioni e pianificare le conseguenti azioni; c) assolvere compiti nelle aree di insegnamento/coordinamento didattico presso gli Istituti Militari di formazione. Il corso di stato maggiore, con circa 200 frequentatori, comporta 30 CFU e si articola in 8 moduli didattici: 1. leadership e strategie di comunicazione; 2. gli scenari funzionali; 3. strumenti e strategia operativa I; 4. utilizzo degli strumenti (WAR); 5. utilizzo degli strumenti (OOTW); 6. lo scenario Training Mission Oriented; 7. Utilizzo interdisciplinare degli strumenti. Oltre alle discipline professionali (CIMIC-COCIM, EPC, tattica, logistica, servizio informazioni, organica e scienza di progetto, sistemi C4, arte militare aerea) vari moduli del corso obbligatorio impiegano anche storia e antropologia culturale, strategia globale e diritto delle operazioni militari. Obiettivo del corso facoltativo la capacit di: a) applicare strumenti scientifici per analizzare il rapporto tra eventi sociali, politici ed economici nazionali e internazionali, e la strategia operativa relativa allimpiego delle unit militari nazionali e multinazionali, negli scenari terrestri di riferimento; b) svolgere attivit didattica nello specifico settore e di gestione degli strumenti della comunicazione pubblica. Il corso facoltativo, con circa 80 frequentatori selezionati dal Reparto Impiego del Personale, comporta 30 CFU e si articola in 5 moduli, integrati da seminari interdisciplinari: 1. gestione strategica delle risorse; 2. strategia operativa II; 3. geografia antropologioca economica e politica; 4. strategia politica; 5. strategia economica. Le discipline impiegate nello svolgimento di tali moduli sono estrapolazioni dalle scienze politiche, economiche e della comunicazione, dalla ricerca operativa e dal diritto internazionale.

37

Lorganizzazione del corso pluritematico devoluta alla Scuola di Applicazione/Universit di Torino. Il corso comprende attivit didattiche e le prove valutative nelle discipline di insegnamento e si conclude con una valutazione finale secondo gli standard e le modalit universitarie. Il conseguimento del master viene annotato nel foglio matricolare. I programmi di insegnamento, le attivit didattiche e le prove valutative sono programmati dintesa tra lUniversit di Torino e lIspettorato per la Formazione e la Specializzazione dellEsercito, previo accordo con i consigli delle facolt interessate allo sviluppo degli insegnamenti. Lattivit didattica coordinata dal consiglio del corso, composto da rappresentanti della Scuola dApplicazione e dellUniversit di Torino, secondo quanto stabilito dal relativo regolamento. Il corso inquadrato da un comandante e due tutors individuati e designati con procedura di impiego accentrata e posti nella posizione di comandati. 3. Il master di 2 livello in studi internazionali strategico-militari Nel 2000 anche lo stato maggiore della Difesa ha stipulato una convenzione con le Universit di Milano e Luiss Guido Carli di Roma per la gestione congiunta di un master di secondo livello in studi internazionali e strategico militari, promosso dal professor Carlo Maria Santoro, gi sottosegretario alla Difesa nel governo Dini. La convenzione - idealmente ma non fedelmente ispirata al progetto Ungari-Luraghi (CeMiSS, 1990) - riprende e istituzionalizza piuttosto una esperienza formativa sperimentale avviata gi nel 1995-96 dal generale Jean, durante la sua presidenza del CASD, quando gli ufficiali frequentatori seguirono cicli di lezioni e seminari affidati a docenti esterni. Secondo la presentazione reperibile nel sito web delluniversit degli studi di Milano (http://www.spolitiche,unimi,it/master-strategico.html) il master si svolge in parte presso luniversit e in parte a Roma presso il CASD, con un numero minimo di 5 partecipanti e un massimo di 50, una quota di iscrizione di 5 milioni e un riconoscimento di 60 crediti formativi universitari (CFU). Apparentemente si ricava dal sito che ammessa la partecipazione di persone estranee alla pubblica amministrazione e alle Forze Armate. Secondo il web, il master coordinato dal professor Carlo Maria Santoro, titolare delle cattedre milanesi di relazioni internazionali e studi strategici nonch presidente del comitato ordinatore, composto dal presidente del CASD, dal direttore dellISSMI (generale Mario Majorani), da 5 professori (Alberto Martinelli, Gabriella Venturini, Giuseppe Bognetti, Pierluigi Lamberti Zanardi e Pier Alessandro Colombo) e da 3 ufficiali (generali Francesco Rizzi e Dario Marchiondo e capitano di vascello Ernesto Pullano). Il sito milanese indica un impegno di 32 settimane in 4 fasi (3+15+10+4) e unarticolazione su 23 corsi o discipline, cos classificate: 7 fondamentali per complessivi 30 CFU (relazioni internazionali e politica comparata, scienza politica, studi strategici, storia militare, diritto internazionale e delle organizzazioni internazionali, economia politica e sviluppo manageriale); 7 discipline integrative per complessivi 21 CFU (diritto pubblico, politica economica internazionale, storia delle relazioni internazionali, teorie dellorganizzazione, sociologia e psicologia militare, diritto internazionale umanitario) 9 discipline specialistiche per complessivi 9 CFU (dottrina e strategia terrestre, navale, area e NATO, giustizia militare e giustizia amministrativa, dirigenza militare, operazioni interforze, impiego delle FF.AA. in ambito nazionale, gestione delle crisi e dellemergenza, normativa e regolamenti interforze e interministeriali, diritto delle operazioni militari diverse dalla guerra,. politica militare). La lista delle cosiddette discipline specialistiche pu, a voler essere davvero molto buoni, essere considerata un appunto amatoriale. Ma anche il resto delle informazioni fornite dal sito web non

38

sembra ben collimare con quanto si ricava dallo schema (peraltro ancora provvisorio) elaborato dallIstituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI), referente militare delluniversit. Esso affida infatti la direzione del master ad un comitato congiunto composto dal presidente del CASD e dai presidi delle due facolt interessate (quella di scienze politiche di Milano e quella di economia e commercio della Luiss) e da un comitato esecutivo composto dal direttore dellISSMI e dai direttori di master designati dalle due universit. Il comitato congiunto responsabile della verifica degli obiettivi e dei programmi, nonch degli indirizzi per il Comitato esecutivo, competente per lattuazione dei programmi. Lo schema ISSMI prevede 5 aree, di cui 3 gi definite (relazioni internazionali, difesa e strategia, diritto e ordinamenti militari), per un complesso di 12 discipline e 37 CFU e un impegno di 936 ore, di cui 549 di lezione (50 solo master) e 387 di studio, ripartito su 19 settimane, cos distribuito per area e disciplina: Area
Politica Internazionale Difesa e Strategia Diritto e Ordinam. Mil. Area Pol. Internazionale Difesa Strategia Diritto Ordinamento

Coordinatore
prof. Santoro cm.. Ramoino col. Basile Disciplina Scienza Politica RI Politica comparata Storia delle RI Diritto Int. e Org. Int. Diritto Pubblico Studi strategici Politica Militare Storia Militare Dottrine operative Diritto pubblico mil. Dir. Intern. umanitario Diritto delle Op. Mil.

Ore
160+240 311+75 78+72 ore 25+25 50+75 25+50 30+70 30+20 121+15 90+10 50+25 50+25 32+18 20+30 26+24

Settimane
5,5 10,5 3

CFU
16 15 6 CFU 2 5 3 4 2 5 4 3 3 2 2 2

Restano da definire le discipline e limpegno orario delle aree Pianificazione e operazioni ed Economia e organizzazione. Lo schema definisce (con una certa pedanteria) i gravosi impegni del coordinatore darea: 1. costituisce lelemento di raccordo tra la direzione dellISSMI e la docenza esterna; 2. risponde al direttore e al consiglio dIstituto del conseguimento degli obiettivi di formazione; 3. propone gli obiettivi didattici da conseguire; 4. propone (se richiesto) i nominativi dei titolari di disciplina; 5. in collaborazione con i titolari di disciplina: - progetta il programma, in termini di contenuti e di sviluppo temporale, delle discipline di propria responsabilit; - elabora i documenti di impianto delle esercitazioni; propone modalit e criteri per le verifiche di apprendimento; 6. segue il rendimento complessivo dei frequentatori per rendere efficace lazione didattica; 7. interviene in sede di discussione dei risultati per osservazioni e commenti sui singoli lavori e in generale: 8. tiene i necessari contatti con il mondo culturale-accademico e militare esterno; 9. partecipa alle riunioni periodiche indette dalla direzione; 10. fornisce gli elementi di valutazione richiesti dalla direzione e le proposte per limpostazione del corso ISSMI successivo (relazione di fine anno accademico per la propria area). e quelli, alquanto inconsueti per un docente universitario italiano, del titolare di disciplina: 1. rappresenta lelemento cardine dellinsegnamento della singola disciplina; 2. risponde al direttore dellISSMI, tramite il coordinatore darea del conseguimento degli obiettivi e del regolare

39

svolgimento del proprio programma; 3. propone (se richiesto) i nominativi dei conferenzieri necessari ad integrare lattivit didattica; 4. collabora con il coordinatore darea per: - progettare il programma specifico della propria disciplina; - elaborare i documenti di impianto delle esercitazioni; - proporre modalit e criteri per le verifiche di apprendimento; 5. fornisce il materiale di studio individuale e per le attivit di gruppo; 6. verifica preventivamente i contenuti degli interventi dei conferenzieri; 7. partecipa a tutte le lezxioni/conferenze e coordina le attivit di gruppo previste per la propria disciplina; 8. svolge lincarico di moderatore alle tavole rotonde; 9. interviene in sede di discussione dei risultati per osservazioni e commenti sui singoli lavori e in generale; 10. fornisce alla direzione gli elementi di valutazione individuale dei frequentatori e ogni indicazione utile per limpostazione dei corsi successivi. Limpegno formativo della sessione ISSMI include inoltre altre 135 ore per attivit individuali e di gruppo coordinate dalla direzione dellISSMI (32 per il modulo comunicazione e metodologie, 28 per tesi individuali a tema libero, 45 per tesi di gruppo e 30 per conferenze dei capi e sottocapi di stato maggiore da effettuarsi in comune con i frequentatori dellIstituto Alti Studi Difesa). III. I programmi di formazione in Peacekeeping* *Nel 2000, dichiarato dallONU anno internazionale della cultura della pace, il ministero della Difesa ha stipulato convenzioni con le universit di Torino e Roma Tre per la partecipazione di personale militare ai rispettivi master in peacekeeping. In precedenza il ministero degli Esteri, la CRI e il CeMiSS avevano inoltre concesso il proprio patronato e sostegno allInternational Training Programme for Conflict Management della Scuola Superiore di SantAnna dellateneo pisano, collegata con analoghi centri e istituti delle universit di Essex e della Ruhr (Bochum), nel PIBOES Network, membro fondatore dellInternational Association of PK Training Centers. 1. LInt.l Training Programme for Conflict Management di Pisa (1995) Fin dal 1995 la Scuola Superiore di SantAnna delluniversit di Pisa ha avviato un programma di addestramento e formazione del personale civile (PC) impegnato nella gestione delle crisi, in operazioni di supporto della pace (PSO) e missioni di osservazione elettorale internazionale (MOEI). Il programma posto sotto il patronato del ministero degli Esteri e sostenuto dalla CRI e dal CeMiSS. Lo staff del programma, coordinato dal professor Natalino Ronzitti, docente di diritto internazionale, composto dai professori Andrea de Guttry e Fabrizio Pagani e dai dottori Gabriella Bertolini, Stefano Grassi, Emanuele Sommario, Barbara Carrai e Gabriella Arcadu. Nel periodo 1995-2001 lo staff ha pubblicato 4 libri (sul confronto tra la partecipazione dellItalia e quella della Germania alle operazioni di PK, sulla crisi albanese del 1997 e sui profili giuridici emersi durante la missione militare Alba) e 29 articoli o saggi, incluso un codice di condotta per le FF. AA. italiane impegnate in PSO. Il programma svolge due tipi di corsi, addestrativi (TC) e di formazione (FC), i primi della durata di 1-2 settimane e con 25-40 partecipanti, gli altri della durata di 4-5 mesi (2 di corso residenziale e 2-3 di internship presso organizzazioni internazionali o non governative operanti sul campo). In aggiunta ai corsi ordinari, ne vengono svolti altri straordinari richiesti e finanziati da amministrazioni nazionali e organizzazioni internazionali. Finora sono stati complessivamente svolti 14 corsi nazionali, 12 addestrativi e 2 di formazione: 6 TC con 40 partecipanti (italiani e stranieri) per PC delle PSO-MOEI, svolti a cadenza annuale a partire dal 1995, i primi in settembre, i pi recenti in luglio; 1 TC ristretto a 20 partecipanti italiani, per PC delle PSO-MOEI (1997);

40

1 TC per il gruppo dei 20 OEI italiani inviato in Albania in occasione delle locali elezioni politiche (1997); 1 TC per 28 OEI dei paesi membri dellIniziativa Centro-Europea (CEI) (1998); 1 TC per 16 alti funzionari e ufficiali bosniaci sullimpatto delle operazioni PK sulle comunit nazionali, commissionato dal MAE (1998); 1 TC per 16 diplomatici italiani sulle MOEI, commissionato dal MAE (1998); 1 TC per 15 carabinieri destinati al Reggimento MSU di Serajevo sulle operazioni per il mantenimento della pace in Bosnia-Erzegovina (2000); 1 FC per PC delle PSO-MOEI sostenuto dalla Regione Toscana e dallUnione Europea (1998); 1 FC di orientamento e formazione sulle politiche di sviluppo, cooperazione internazionale e diritti delluomo commissionato dalla Comunit Europea (1999); Nel 1997 la Scuola di SantAnna ha costituito, assieme ad analoghi centri e istituti delle universit di Essex e della Ruhr (Bochum) il PIBOES Network, membro fondatore dellInternational Association of PK Training Centers, parte del Thematic Network on Humanitarian Development Studies nel quadro del progetto SOCRATES della Comunit Europea e collegato con lInternational Foundation for Election System (IFES). Il PIBOES posto sotto il patronato dellAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, della Commissione Europea e dellUfficio OSCE per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani. Nel 1998 il PIBOES ha concepito il programma Professional Capacity Building for Human Rights Field Officers, quale cornice istituzionale per una serie di attivit di formazione, ricerca e consulenza nei seguenti settori: operazioni di peace-keeping e assistenza umanitaria, missioni di osservazione elettorale Strumento principale del Network sono corsi addestrativi internazionali (ITC) tenuti da una speciale unit mobile addestrativa. Lattivit include ITC annuali, con 20-25 partecipanti, per coordinatori (Senior Officers) e operatori (Field Officers) in Diritti Umani (SHRO e HRFO) e sulla formazione della capacit nazionale (on National Capacity Building), nonch corsi a carattere speciale o regionale. Finora sono stati effettuati 9 corsi addestrativi internazionali, di cui: 3 ITC per 25 HRFO a Pisa (aprile 1998) e Colchester (settembre 1999 e settembre 2000); 1 ITC sul benessere come ponte per la pace, per 16 Health Professionals provenienti da 6 paesi del Sud-Est Asiatico, in cooperazione col WHO e il SERAO (Colombo, 8-12 marzo 1999); 1 ITC per 53 UN Registration Officers nellAmministrazione Civile del Kosovo, a richiesta dellUN Volunteeer Programme (Pristina, 18-21 ottobre 1999). 2 ITC per 25 partecipanti europei on NCB a Pisa (settembre 1999 e aprile 2000); 1 ITC per 20 SHRO a Bochum (settembre 2000); 1 ITC superiore per 15 addestratori PIBOES a Pisa (11-14 gennaio 2001). Oltre ai 25 corsi nazionali e internazionali, la Scuola di SantAnna ha organizzato a Pisa o a Livorno 9 gruppi di lavoro e seminari: 1 nel 1995: la cooperazione italo-tedesca nel campo del PK (novembre); 1 nel 1996: incontro annuale dellInternational Association of PC Training Centers (aprile); 2 nel 1997: il contributo italiano alle MOEI, in cooperazione con la SIOI di Roma e il SISE di Firenze (4 aprile); brainstorming sulladdestramento per HRFO (17 maggio);

41

1 nel 1998: il caso di studio della crisi albanese del 1997 (per la definizione di un sistema di gestione di un conflitto europeo) (6-7 marzo); 2 nel 1999: il ruolo dei parlamentari nelle MOEI, in cooperazione con la delegazione italiana allAssemblea Parlamentare dellOSCE (13 settembre); confronto con la WHO sulla pianificazione del benessere come fattore per la gestione delle emergenze complesse (dicembre); 1 nel 2000: cinquantenario della convenzione di Ginevra sul diritto umanitario, a Livorno, in cooperazione con lAccademia Navale (18 febbraio); 1 nel 2001: la partecipazione italiana alle MOEI e ai processi di democratizzazione, in collaborazione con Movimondo, Elex, Osservatorio RAI-TV di Pavia, Centro studi e formazione sui diritti della persona e dei popoli e contributo del MAE (febbraio). A partire dal novembre 1998 lo staff del programma ITPCM ha svolto compiti di coordinamento, collegamento, consulenza e assistenza per conto dei seguenti organismi: ODIHR/OSCE, per la redazione di un lealeft operativo destinato ai 2.000 verificatori della Kosovo Verification Mission (novembre 1998) e per la MOEI in Azerbaijan (ottobre-novembre 2000); MAE, per le MOEI in Mozambico (1999), Per , Venezuela e Messico (2000); A.R.S. Progetti di Roma, relativamente al contratto comunitario HR, Democratisation and Institutional Strengthening (dal settembre 2000); WHO, per la realizzazione di un package di apprendimento attivo per Healt Professional impiegati in aree di conflitto (aprile 1999), nonch per un TC del personale sanitario indonesiano impiegato nelle aree di conflitto interno (ottobre 2000); Caritas italiana, per la realizzazione del progetto Caschi Bianchi (2001). 2. Il master in peace keeping e security studies di Roma Tre (2001) Nel 2000 luniversit di Roma Tre ha aderito, per iniziativa della facolt di scienze politiche, alInternational Association of Peacekeeping Centres (International Relations and Security Netwotk) istituendo un master (o corso di perfezionamento) in peace keeping e security studies che stato inaugurato il 3 aprile 2001 con una tavola rotonda sulle operazioni di peace support (PSO). Obiettivo del corso, tenuto in convenzione con lIspettorato delle Scuole dellEsercito (ora della Formazione), di venire incontro ai bisogni formativi del personale militare e civile impegnato in missioni di peace keeping e assimilabili, con particolare riguardo ai problemi della sicurezza. Requisito per liscrizione un qualsiasi diploma di laurea, italiano o straniero. Il corso, del costo di 2.5 milioni di lire, ha durata annuale e si svolge da febbraio a dicembre per un impegno di 750 ore (30 crediti), con obbligo di frequenza almeno al 70 per cento delle 250 ore di aula (due incontri settimanali dalle 14 alle 19). Le iscrizioni sono consentite fino al limite massimo di 25 militari e 25 civili. Direttore del corso la professoressa Maria Luisa Maniscalco, vicedirettore il maggior generale Piergiorgio Segala, coordinatore scientifico il professor Leopoldo Nuti, coordinatrice didattica la dottoressa Luisa Del Turco. Le lezioni frontali (90 minuti) sono tenute da accademici, ufficiali, esperti, funzionari di organismi nazionali e internazionali e rappresentanti di organizzazioni non governative. Le attivit didattiche sono articolate in 8 moduli, di durata variabile da un minimo di 4 a un massimo di 12 lezioni: 1. Il sistema internazionale. 2. Radici dei conflitti e nuove forme di conflittualit. 3. Risoluzione dei conflitti. 4. PSO (aspetti sociopsicologici e comunicativi); 5. Diritti umani e assistenza umanitaria.

42

6. Modalit di interventi nelle aree di crisi. 7. Nuovi ambiti di intervento nelle PSO. 8. Aree di crisi e scenari futuri. Le attivit didattiche si svolgono presso la facolt di scienze politiche e si avvalgono di biblioteca multimediale e laboratorio di informatica. Le lezioni sono supportate da tracce espositive scritte ed eventualmente da materiale audiovisivo e integrate da dibattiti, gruppi di lavoro, simulazioni, esercitazioni e stages di addestramento alle tecniche di primo soccorso e al comportamento in area di conflitto. Il corso collegato con sei centri di ricerca esteri: The Lester B. Pearson Canadian International Peacekeeping Training Centre; Centre for Security Studies and Conflict Resolution; The Watson Institute ad Brown University; The US Army Peacekeeping Institute; The International Peace Academy; The University of California Institute of Global Conflict and Cooperation; Post-War Reconstruction & Development Unit (PRDU). e con 7 Area Studies: ACCORD - African Center for the Constructive Resolution of Disputes; Africa News on the World Wide Web; H-Africa (Discussion list on African History); Organization of African Unity (OAU); Vigilance Soudan; Golan Heichts International Server; Jaffee Center for Strategic Studies. Sede: viale Marconi 446, aula 3. Recapiti: via Corrado Segre 2, 00146 Roma, tel. 0655176241. http://www.uniroma3.it//politiche/peacekeeping. 3. Il master in peacekeeping e interventi umanitari di Torino (2001) Nellanno accademico 2000-2001 la facolt di scienze politiche delluniversit di Torino (che si definisce polo di eccellenza degli studi strategici) ha istituito un corso di perfezionamento in peacekeeping e interventi umanitari, che ha come referente il professor Alberto Antoniotto. Il corso si indirizza alla formazione professionale specifica del personale civile e militare di grado medio-alto che intende operare in missioni di peace-keeping e di aiuto umanitario, in particolare nellambito di organizzazioni internazionali o non governative, di agenzie specializzate (UNHCR, UNDP, WHO, UNICEF), di amministrazioni pubbliche italiane (Esteri, Interni, Difesa, Regioni, enti locali) e dellinformazione stampata e radiotelevisiva. Il corso, organizzato dalla facolt di scienze politiche, riservato, fino ad un massimo di 40 allievi, ai laureati in qualunque disciplina senza riguardo alla nazionalit, agli ufficiali ed equiparati delle Forze Armate e di Polizia nazionali, e a persone con esperienze professionali nel campo della cooperazione e dellintervento umanitario il cui curriculum sia valutato idoneo per lammissione al corso. Il corso orientato verso le tematiche di risoluzione dei conflitti in una prospettiva antropologica, sociologica, politica, economica e giuridica specifica di ogni singolo scenario. Il programma bilancia equamente aspetti teorici e pratici del peacekeeping, impostandoli con approccio interdisciplinare e con una struttura a cascata, ossia dai temi pi generali e teorici a quelli pi pratici. Esso intende inoltre attivare un coinvolgimento attivo dei partecipanti sia singolarmente che in gruppi seguiti da tutors. Il corso, con frequenza obbligatoria, si svolge in 14 settimane, per un complesso di 280 ore, di cui 160 di lezioni teoriche e 120 di seminari, tavole rotonde ed esercitazioni pratiche (con simulazioni di situazioni e role playing). La facolt si prefigge di svolgere il corso in collaborazione con le Nazioni Unite, il Coordinamento delle ONG presso lUnione Europea, la Croce Rossa Italiana e le 4 Forze Armate nazionali. Intende inoltre sviluppare links con universit e centri di ricerca e formazione europei e nordamericani (in

43

particolare il Pearson PK Center canadese e luniversit della California-IGCC) e organizzazioni internazionali (OCDE, OSCE, Commissione Europea e Commissioni NATO). IV. Le cattedre universitarie di studi strategici e centri di studio e ricerca connessi* * Questa rassegna si limita alla sola ricerca e didattica espressamente o sostanzialmente relativa agli studi strategici (incluse le due cattedre di storia delle istuituzioni militari che svolgono attivit comunque riferibili al campo degli studi strategici) , con esclusione della geopolitica, delle relazioni internazionali, delleconomia internazionale, della sociologia militare e della storia militare moderna e contemporanea. Per quel che riguarda il pi ampio contesto degli studi politici (relazioni internazionali) si rinvia alla rassegna i luoghi del sapere in Italia curata da Sonia Lucarelli e Roberto Menotti e allegata al loro saggio di prevista pubblicazione sulla Rivista Italiana di Scienza Politica, n. 2, 2001. Relativamente allo stato della ricerca e della didattica della storia militare nel suo complesso (ovviamente assai pi ampio dellattivit storico-militare riferibile alle due cattedre qui considerate) si rinvia al saggio di Piero Del Negro alcune considerazioni sulla storia militare nelle universit e il dottorato di ricerca in storia militare, in corso di pubblicazione negli atti del II convegno nazionale di storia militare indetto dalla Commissione nazionale di storia militare e tenutosi a Roma, presso il CASD, nel novembre 1999. 1a. La cattedra di studi strategici della Luiss Guido Carli (1980) Il primo corso universitario italiano di studi strategici fu istituito nel 1980 presso la facolt di scienze politiche della LUISS Guido Carli di Roma. Il corso un complementare semestrale del IV anno, che pu essere peraltro anticipato al III dagli studenti dellindirizzo internazionale. Primo docente stato il professor Enrico Jacchia, che lo ha lasciato nel 1993 per limiti di et, conservando peraltro la direzione del Centro di studi strategici della LUISS. A partire dal 1993 titolare del corso il generale Carlo Jean, ma a causa dellincarico internazionale da lui svolto a Vienna dal 1997 al 2001, stato svolto mediante supplenza: dal generale Giuseppe Cucchi, terzo direttore del CeMiSS e poi consigliere militare del presidente del consiglio Prodi, nel biennio 1997-99 e dal professor Stefano Silvestri, vicedirettore dellIAI e gi sottosegretario alla Difesa nel governo Dini, nel biennio 1999-2001, affiancato questultimo da un insegnamento integrativo tenuto dallo stesso generale Jean. Ai corsi hanno inoltre contribuito con lezioni e seminari numerosi studiosi, tra i quali Carlo Pelanda, Lucio Caracciolo, Osvaldo Cucuzza, Francesco Calogero, Vincenzo Camporini, Michele Nones e Alessandro Politi. Collaborano attualmente con la cattedra, quali cultori della materia o borsisti, i dottori Germano Dottori (dal 1994) e Federico Eichberg, emtrambi gi militari di leva ricercatori del CeMiSS, e Roberto Menotti e Olga Mattera. Il corso prevede 60-70 lezioni, frequentate mediamente da 25-40 studenti, con tendenza al rialzo. Il corso registra un relativo successo tra gli studenti stranieri del programma Erasmus, in particolare tedeschi, belgi e svedesi. Il programma si articola in una parte generale, due parti speciali e lezioni integrative. La prima svolta direttamente da Jean seguendo lordine di trattazione esposto nei propri manuali (Studi Strategici e Guerra, Strategia e Sicurezza), che mira a familiarizzare gli studenti con lapproccio realista, clausewitziano e geopolitico alla teoria della strategia e delle relazioni internazionali, pur nel continuo confronto con le diverse e opposte scuole di pensiero, e a fornire le informazioni essenziali sulle caratteristiche e sugli sviluppi del sistema europeo di sicurezza e del sistema di difesa italiano durante la guerra fredda e il terzo dopoguerra.

44

Le due parti speciali, svolte da Menotti e Dottori, riguardano rispettivamente la contrapposizione tra realismo e idealismo politico negli studi internazionalistici e la geopolitica (con riferimento allomonimo saggio di Jean e ad una dispensa on-line curata da Dottori). In passato, sino al suo trasferimento a Firenze, Cucuzza curava una terza parte speciale, sul riciclaggio di denaro sporco e la geopolitica della criminalit organizzata. Le lezioni integrative consistono attualmente in due cicli sui Balcani e sul Medio Oriente tenuti da Eichberg e Mattera. 1b. Il Centro di studi strategici della Luiss Guido Carli (1982) Alla cattedra associato il Centro di studi strategici costituito con delibera del consiglio di amministrazione 14 luglio 1982 sulla base del preesistente seminario permanente creato nel 1979. Sotto la direzione di Jacchia il centro ha promosso, sia autonomamente che in collaborazione con altri centri, facolt e riviste, unintensa e continua attivit di ricerca, in particolare mediante seminari, incontri, tavole rotonde e conferenze sulla politica estera, di sicurezza e di difesa, con pubblicazione degli atti, ai quali si sono aggiunte numerose monografie. Negli ultimi anni il centro si avvalso della collaborazione di Dottori e di contibuti erogati dal ministero degli Esteri (nellordine di circa 10 milioni di lire annuali). Le riunioni - limitate a gruppi di lavoro ristretti ovvero aperte ad autorit di governo, parlamentari, diplomatici accreditati in Italia o giornalisti - hanno luogo a cadenza mensile. Nel comitato direttivo figurano Luigi Abete, Umberto Agnelli, Edward N. Luttwak, Lester C. Thurow e Koji Watanabe.

2a. La cattedra di studi strategici della Cesare Alfieri di Firenze (1986) La seconda cattedra italiana di studi strategici, e la prima istituita presso una universit pubblica, vanta unorigine pi rigorosamente politologica, che pu farsi risalire alla creazione, fortemente voluta da Sartori, della prima cattedra italiana di relazioni internazionali, nata quasi per gemmazione da quella di scienza politica e ricoperta dal professor Umberto Gori. La scuola fiorentina , tra quelle delle RI italiane, la pi decisamente caratterizzata dal metodo positivista, basato sullanalisi quantitativi e sulla banca dati. Una ricchissima banca dati sulle guerre stata nel tempo creata dal pi anziano e famoso degli allievi di Gori, Claudio Cioffi-Revilla, attualmente direttore del Dipartimento studi internazionali delluniversit di Boulder (Colorado), non a caso uno dei pi interessanti centri americani di studi strategici e storico-militari. Anche su impulso delle prime iniziative di Jean, nel 1985 Gori volle istituire un corso integrativo di studi strategici, che limprovvisa scomparsa imped di poter affidare, come si sperava, al compianto professor Franco Alberto Casadio, prestigioso direttore della Societ Italiana per lOrganizzazione Internazionale (SIOI) di Roma e del centro analisi dei conflitti costituito presso la cattedra di strategia globale della Scuola di guerra (la ricchissima banca dati sui conflitti degli anni 1965-85 raccolta da Casadio si trova oggi a Gorizia, salvata dalla pubblica incuria grazie al generoso, intelligente e oneroso impegno della dottoressa Marina Cerne, gi principale collaboratrice di Casadio). Il corso fu pertanto affidato a un giovane allievo di Gori, Luciano Bozzo, il quale, gi durante il servizio di prima nomina quale ufficiale di complemento dellEsercito, aveva avuto modo di collaborare ai volumi collettivi sperimentali promossi da Jean (allepoca comandante della Brigata alpina Cadore) negli anni antecedenti alla costituzione del CeMiSS, e in particolare a La guerra nel pensiero politico (Angeli, 1987), opera di un certo rilievo teoretico, alla quale collaborarono 18 politologi, filosofi, storici ed economisti, tra cui Gori, Bonanate, Portinaro, Ilari, Ardig, Baget-Bozzo, Buttiglione e Cacciari. Inizialmente Bozzo tenne il corso quale cultore della materia, divenendone

45

titolare nel 1993 con limmissione in ruolo quale ricercatore e poi, nel 1999, quale professore associato. Dal 1995 Bozzo insegna anche relazioni internazionali presso il corso di laurea in scienza della comunicazione di Bologna. Il corso fiorentino di studi strategici si prefigge di fornire un inquadramento rigorosamente politologico alla trattazione della relazione tra guerra e politica e alle questioni politiche, etiche e giuridiche poste dallimpiego della forza nelle RI e inquadra lo studio della strategia nel contesto di una teoria generale dellazione, che consenta di cogliere la struttura comune della prassi politica, militare, comunicativa, aziendale, commerciale. Il corso, strettamente collegato con quello di Gori, ha una media di 40-50 frequentanti, ha prodotto varie decine di laureati e ha attualmente una ventina di laureandi. Testi consigliati per lesame sono attualmente il Vom Kriege, nelledizione abbreviata di Rusconi (Torino, Einaudi, 2000) e due saggi di J. M. Mathey (Comprendere la strategia, Trieste, Asterios, 1999) e R. D. Sawyer (Cento strategie non ortodosse, Vicenza, Neri Pozza, 2000). Collaboratori di entrambe le cattedre fiorentine di RI e SS sono, quali cultori della materia, il dottor Carlo Simon Belli (autore del saggio Teoria della previsione e analisi strategica, Le Lettere, Firenze, 1998) e il dottore di ricerca Emidio Diodato, che, nellambito del corso di RI, svolgono due moduli specialistici, rispettivamente sulla previsione e sulla globalizzazione (questultimo con approccio geopolitico). Dal 2000 Belli inoltre docente a contratto di RI presso luniversit per stranieri di Perugia. Altri collaboratori della cattedra di studi strategici sono Riccardo Cappelli, Sonia Lucarelli (coautrice con Roberto Menotti della citata rassegna critica sullo stato delle RI in Italia in corso di pubblicazione per la RISP), Silvia Cattaneo (che lavora attualmente presso lIstituto di Alti Studi Internazionali di Ginevra) e Chiara Bonaiuti (acribiosa redattrice del prezioso rapporto informativo periodico pubblicato dallOSCAR, ossia Osservatorio sul commercio delle armi e sullapplicazione della legge n, 185/90, emanazione dellIRES Toscana). Bozzo e Lucarelli sono membri, per il triennio 2000-2002, del consiglio direttivo del prestigioso Forum per i problemi della pace e della guerra delluniversit di Firenze, presieduto da Rodolfo Ragionieri e composto inoltre da Daniela Belliti, Guido Calamai, Dimitri DAndrea, Paola Gaeta, Nicola Labanca, Anna Loretoni, Luciano Segreto, Pietro Tani e Antonio Varsori. Lucarelli altres membro del comitato esecutivo e coordinatrice della ricerca (lattuale programma triennale incentrato sul Mediterraneo, il Medio Oriente, il Maghreb, le donne, lEuropa e la globalizzazione). Nel 1996 si costituito presso la cattedra di studi strategici uno speciale gruppo di lavoro che ha svolto ricerche per conto del CeMiSS sui casi di studio del Kosovo e della Macedonia e, col sostegno del CeMiSS ha avviato lelaborazione di un modello di analisi politico-strategica della politica internazionale che si prefigge di essere fortemente originale e innovativo sotto il profilo teoretico. Attraverso il sodalizio bolognese col semiologo Paolo Fabbri (reduce dallIstituto di cultura di Parigi e influenzato dalla scuola francese di strategia creata da Lucien Poirier ed Herv Couteau Bgarie), Bozzo ha maturato un approccio semiotico alla disciplina, testimoniato fin dal titolo (Studi di strategica) da un volume di prossima pubblicazione. 2b. Il Centro univ. di studi strategici e internaz.li di Firenze (2001) Nel 2001 la facolt Cesare Alfieri ha costituito un Centro universitario di studi strategici e internazionali, presieduto da Gori e diretto da Bozzo, la cui prima manifestazione pubblica appunto il convegno del 26 settembre sugli studi strategici in Italia organizzato in collaborazione con il CeMiSS.

46

2c. Il Percorso di studi per la specializzazione in missioni di pace (2000) Nel 2000, nel quadro di una generale revisione dei piani di studio, la facolt Cesare Alfieri di Firenze ha previsto, allinterno dellindirizzo politico-internazionale, un percorso di studi per la specializzaxione in missioni di pace. Il percorso volto a dare una formazione adatta agli studenti interessati alle questioni inerenti alla sicurezza internazionale e alle missioni umanitarie, di peacebuilding e di peace-keeping. Il percorso prevede 20 materie: 7 obbligatorie: diritto internazionale, organizzazione internazionale, storia contemporanea (corso avanzato), storia delle relazioni internazionali, diritto delle comunit europee (o storia dellintegrazione europea), relazioni internazionali e seconda lingua biennale (francese, tedesca o spagnola) 13 complementari (a scelta fino al completamento del piano di studio): demografia, diritto internazionale, economia dello sviluppo, geografia politica ed economica, politica comparata, scienza dellamministrazione, storia dei trattati e politica internazionale, storia dellAfrica, storia delle istituzioni religiose, storia delle organizzazioni internazionali, storia e istituzioni dellAmerica Latina, sistemi sociali comparati e studi strategici. Agli studenti che abbiano seguito il piano di studi con almeno 5 moduli coerenti e conseguito la laurea con tesi su materia riconosciuta propria del percorso, lindirizzo rilascia un attestato di specializzazione in missioni di pace. 3. Il corso di studi strategici di Milano (1990) Il terzo corso universitario italiano di studi strategici fu istituito nel 1990 presso la facolt di scienze politiche delluniversit statale di Milano, quale corso semestralizzato tenuto dal professor Carlo Maria Santoro, titolare della cattedra di relazioni internazionali, che riserva grande spazio alo ruolo della guerra e ai fattori geopolitici. Il corso, attualmente tenuto da Alessandro Colombo, ricercatore confermato, si definisce di analisi della strategia in quanto forma della politica e si articola in due parti generale e speciale. La prima parte costituita da 8 moduli: definizioni generali, studi strategici, classici del pensiero militare, classici della guerra ossia i pi grandi capitani della storia, il pensiero strategico contemporaneo, i fattori strategici, le forme storiche della guerra e le 4 guerre generali (guerre napoleoniche, guerre mondiali, guerra fredda). La seconda parte comprende: 6 seminari (su Ermattungsstrategie, Blitzkrieg, Vernichtungsschlacht, Air Power, Nuclear Deterrence, Nuclear and Conventional Compellence); 2 conferenze (lAlleanza atlantica e le istituzioni della sicurezza, il XXI secolo e la Revolution in Military Affairs); 4 lezioni sui modelli di difesa italiani; 6 esercitazioni o giochi di guerra (Strategic Conquest, Eastern Front, Panzer, Close Combat, Napoleon in Russia, Gettysburg). Gli autori considerati ai fini della preparazione dellesame sono Paret, Clausewitz, Liddell Hart, Freedman, Mahan, Corbett, Luttwak, Delbrueck, Chandler, Hanson, Contamine, Parker e Howard. I testi vengono comunicati allinizio e durante il corso.

47

Nel 1995 la facolt ha istituzionalizzato le attivit collaterali al corso di studi strategici, dando vita allAssociazione per gli studi di politica internazionale e strategia (Asps), presieduta da Santoro. Colombo collabora anche ad Asps ed membro del comitato scientifico del citato master in studi internazionali strategico-militari (v. supra, II). 4. Il corso di studi strategici di Forl (19) Il quarto corso italiano di studi strategici stato istituito nel 1995 presso la facolt di scienze politiche di Forl. Titolare il professor Marco Cesa. Il corso offre una visione di insieme sullevoluzione della guerra e delle sue tecniche dallantichit ad oggi, si sofferma sullo sviluppo del pensiero strategico moderno e contemporaneo ed esamina i molteplici nessi tra minaccia di uso della forza, guerra e politica. Il programma desame per gli studenti frequentanti verte sui seguenti testi: 7 obbligatori: B. H. Liddell Hart, Strategy, London, Faber & Faber, 1954 (capp. 1-4): M. Howard, War in European History, Oxford U.P., 1976; Id., Clausewitz, Oxford U. P., 1983; T. Schellling, La diplomazia della violenza, Bologna, Il Mulino, 1968, pp. 5-126; L. Freedman, The Revolution in Strategic Affairs, Adelphi Paper n. 318, 1998; Id., Le prime due generazioni di strateghi nucleari, in Paret (ed.), Guerra e strategia nellet contemporanea (Marietti, Genova, 1992, pp. 283-324); J. Levy, The Causes of War: A Review of Theories and Evidence, in P. Tetlock et all. (eds.), Behavior, Society, and Nuclear War, Oxford U. P., 1989, I, pp. 209-333. 1 facoltativo a scelta tra 4: B. H. Liddell Hart, Strategy (London, Faber & Faber, 1954); P.Paret (ed.), Guerrra e strategia nellet contemporanea (Genova, Marietti, 1992); L. Freedman, The Evolution of Nuclear Strategy (London, Macmillan, 1981); R. Rotberg e T. Rabb (eds.), The Origion and Prevention of Major Wars (Cambridge U.P., 1989). In aggiunta a tali testi i non frequentanti portano L. Bonanate e C. M. Santoro (cur.), Teorie e analisi nelle relazioni internazionali, Bologna, Il Muilino, 1990, pp. 163-416. 5a. La cattedra di studi strategici di Torino (1995) La quinta cattedra italiana di studi strategici fu istituita nel 1995 presso la facolt di scienze politiche dellateneo subalpino, dove ricoperta dal professor Luigi Bonanate, titolare anche della cattedra di prima fascia di relazioni internazionali. La cattedra svolge un corso avanzato semestrale per i sottotenenti delle Varie Armi e del Corpo Trasporti e Materiali allievi della Scuola dApplicazione di Torino (ora qualificati anche come iscritti al secondo biennio del C.d.L. in scienze strategiche). Il programma riguarda questioni di strategie, teorie classiche e scenari contemporanei. Lesame assicura 10 crediti formativi universitari e verte sulla traduzione italiana del Vom Kriege (nelledizione Mondadori 1991 con prefazione di Carlo Jean) e della seconda edizione (curata da Peter Paret) del famoso saggio collettivo dellUniversit di Princeton Makers of Modern Strategy (Guerra e strategia nel mondo contemporaneo, a cura di Nicola Labanca, Genova., Marietti, 1992), integrati da Mary Kaldor, Le nuove guerre, Carocci, Roma, 1999. 5b. La cattedra di storia delle istituzioni militari di Torino La cattedra, quinta di storia militare, e terza tra quelle ancora attive in Italia, viene qui considerata per la sua collocazione istituzionale nellambito del C.d.L. in scienze strategiche. La cattedra, di prima fascia, fu istituita nel 1995 con la denominazione di storia delle istituzioni militari. E ricoperta dal professor Giorgio Rochat, gi ordinario di storia contemporanea nonch decano degli storici militari italiani assieme a Raimondo Luraghi (ordinario fuori ruolo di storia americana). Svolge sia il corso a carattere propriamente storico-istituzionale previsto dal corso di laurea in scienze politiche, sia il corso

48

di storia militare in senso professionale frequentato dai sottotenenti allievi delle Varie Armi e del Corpo Trasporti e Materiali della Scuola dApplicazione di Torino. Il programma. comune a entrambi i corsi, riguarda le forze armate ed il regime fascista, in particolare le scelte di fondo della politica di potenza del regime, lo sviluppo delle forze armate nazionali e la loro preparazione dinnanzi alla seconda guerra mondiale, tenendo conto del quadro internazionale e dei problemi interni del regime. I frequentanti sostengono lesame sui seguenti testi: 3 di base (G. Rochat e G. Massobrio, Breve storia dellesercito italiano 1861-1943, Torino, Einaudi, 1978, pp. 196-270; L. Ceva, Le forze armate, Torino, Utet, 1981, IV parte; G. Rochat, Lesercito italiano in pace e in guerra, Milano, ed. Rara, 1991 (pp. 178-261); altri testi, generalmente brevi, forniti e commentati durante il corso. Per i non frequentanti sono richiesti 2 testi a scelta tra i seguenti 5: M. Franzinelli, Stellette, croce e fascio littorio, Milano, Angeli, 1995; P. Paret e N. Labanca (cur.), Guerra e strategia nellet contemporanea, Genova, Marietti, 1992 (pp. 155-280); M. Montanari, Lesercito italiano alla vigilia della II guerra mondiale, Roma, USSME, 1982; G. Rochat, Guerre italiane in Libia e in Etiopia, Treviso, ed. Pagos, 1991; F. Stefani, Storia delle dottrine e degli ordinamenti dellEsercito italiano, vol. II, tomo 1, Roma, USSME, 1985. Lesame assicura 10 crediti universitari formativi. La materia quella pi gettonata dai sottotenenti-laureandi, sia in scienze politiche che in scienze strategiche. Solitamente le tesi assegnate riguardano la storia reggimentale, ricavata dalle memorie storiche dei corpi. Le prime hanno riguardato le singole Brigate della grande guerra. 6. Il Gruppo studio su armi e disarmo della Cattolica (1980) Il Gruppo di studio su armi e disarmo (GSAD) fu costituito nel 1979 presso luniversit Cattolica di Milano, nellambito del Centro studi di economia applicata (CSEA) diretto dal professor Giancarlo Mazzocchi, ordinario di politica economica e finanziaria. Il GSAD, con sede in via Necchi 5 (gsad@mi.unmicatt.it), stato fin dallinizio diretto dal professor Giancarlo Graziola, ora ordinario di teoria dello sviluppo economico presso luniversit di Bergamo e docente a contratto di economia regionale presso la Cattolica. Il GSAD si avvale della collaborazione del dottor Sergio S. Parazzini, ricercatore confermato di economia dei settori produttivi, nonch incaricato di economia politica presso la Cattolica e docente a contratto di economia industriale a Bergamo, e del signor Michele Brunelli, curatore della biblioteca e laureando in scienze politiche con una tesi in storia delle istituzioni militari. In passato ha collaborato col GSAD anche il dottor Angelo Pirocchi, cultore della materia presso la cattedra di storia delle istituzioni militari della Cattolica. Il GSAD, unico centro universitario di ricerca specializzato in economia della difesa, del disarmo e transarmo, della riconversione dellindustria della difesa e di analisi economica delle spese militari e dei bilanci della difesa, dispone della pi ricca biblioteca italiana specializzata, con 1.200 volumi e oltre 70 periodici. La biblioteca dispone inoltre di numerose pubblicazioni governative americane, inglesi, francesi, tedesche e italiane, nonch di organizzazioni internazionali (ONU, UNIDIR, NATO, UEO). E collegato con i principali centri nazionali e internazionali di ricerca sulleconomia della difesa e sulle questioni strategiche, a cominciare. Ha svolto numerosi studi e ricerche per conto di vari enti pubblici, in particolare il CeMiSS, la Regione Lombardia e il ministero dellIndustria. Lattivit di ricerca del GSAD, tanto pura quanto applicata, incentrata sugli aspetti economici delle politiche nazionali e comuni di difesa e condotta sia a livello teorico che a livello empirico e storico. In particolare sono stati affrontati vari aspetti delle spese militari italiane e della riconversione dellindustria per la difesa:

49

a) determinanti ed effetti delle spese militari (nel breve e nel lungo periodo; nei paesi in via di sviluppo e nei paesi sviluppati; in rapporto alla teoria economica delle alleanze); b) pianificazione e gestione dei bilanci militari; c) industria e progresso tecnico militare; d) diversificazione e conversione dellindustria militare e civile; e) commercio degli armamenti. Oltre agli atti di tre convegni pubblicati dalla casa editrice Vita e Pensiero, dal 1986 il GSAD pubblica periodici Quaderni su Armi e Disarmo. Il GSAD collegato con le seguenti istituzioni: 11 nazionali: AIAD (Associazione Industrie per lAerospazio, i Sistemi e la Difesa); Archivio Disarmo di Roma; CeMiSS di Roma; CERIS di Torino; CESPE di Roma; CNOIM (Coordinamento Nazionale Osservatori Industia Militare), Forum per i problemi della pace e della guerra di Firenze; IAI di Roma; IRES Toscana; IRES Piemonte; RITAD (Raggruppamento Italiano Tecnologie Avanzate Difersa) di Roma; 17 europee: ACCES Associations; BICC (Bonn International Center for Conversion); Centre for Defence Economics (University of Yotk); Centre for Studies of STS (University of Twente); Council for Economic Priorities; CREDIT Network; CREST Ecole Polytechnique; Departement of Peace & Conflict Research (Uppsala university); Ecole de la Paix (Grenoble); European Institute for Research and Information on Peace and Security; GRIP (Groupe de Recherche et dInformation sur la Paix et la Scurit) di Bruxelles; IDEA (International Defence Economic Association); IISS (The International Institute for Strategic Studies) di Londra; Kooperation Universitaet-Arbeiterkammer Bremen; PREST (University of Manchester); Research Unit in Defence Economics (University of West England); SIPRI (The Stockholm International Peace Research Institute); 8 statunitensi: Arms Contro Association; Centre for International Studies (MIT); Centre for International Studies and Arms Control (Stanford Univerity); Centre for Peace Studies (Cornell University); Centre for Science and International Affairs (Harvard University); Centre for Strategic and International Studies (Washington, D.C.); CRS-Library of Congress; Joint Economic Committee (US Senate). 7. Il Centro di ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo (1998) Il Centro di ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo Allargato (CRiSSMA) stato istituito nel 1998 nellambito del Dipartimento di scienze politiche delluniversit Cattolica di Milano. Il consiglio scientifico formato dai professori Valeria Piacentini (direttore del Dipartimento e docente di storia e istituzioni del mondo musulmano), Alberto Quadrio Curzio (preside della facolt di scienze politiche e docente di economia politica), Massimo de Leonardis (docente di storia delle relazioni internazionali) e Giuseppe Grampa (docente di filosofia delle religioni). Il comitato direttivo composto da Piacentini (direttore del Centro), Quadrio Curzio e de Leonardis (segretario del Centro). La professoressa Piacentini, autrice di un saggio sul pensierro militare musulmano, ha diretto varie ricerche per conto del CeMiSS, alle quali hanno collaborato alcuni dei suoi allievi, in particolare Riccardo Redaelli, ricercatore confermato, e Gianluca Pastori, dottore di ricerca e borsista, che hanno svolto entrambi il servizio militare di leva quali ricercatori del CeMiSS. Oltre che nel campo strettamente attinente alla sua disciplina, il professor de Leonardis insigne anche in quello della storia militare moderna e contemporanea. Collabora con la sua cattedra, quale cultore della materia, il dottor Gianfranco Benedetto, specialista di storia del potere marittimo. Scopi del CRiSSMA sono la ricerca, di base e applicata, in campo prevalentemente storico-culturale, con particolare riferimento ai problemi politici, sociali, giuridici, economici e strategici della regione

50

mediterranea e delle aree geopolitiche adiacenti. Tra le attivit del Centro, il 3 e 4 ciclo (2000 e 2001) di incontri e conferenze sulle nuove prospettive delle relazioni internazionali, il seminario internazionale sulla assistenza umanitaria e il diritto internazionale umanitario (24 maggio 2000), la presentazione multimediale della mostra Gioelli della Giordania e della Milano segreta (16 aprile 2001) e il seminario internazionale sulla Giordania (26 aprile 2001). Il CRiSSMA pubblica, per i tipi della casa editrice Il Mulino, una propria collana di testi, inaugurata dagli atti, curati de Leonardis, del convegno sullallargamento della NATO tenuto dalluniversit Cattolica (La nuova NATO: i membri, le strutture, i compiti, Bologna, 2001). 8. Il Corso di laurea in scienze dellinvestigazione dellAquila A seguito di precedenti corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale per personale investigativo svolti dalluniversit dellAquila in collaborazione con esperti della CIA, FBI, American Society for Industrial Security e Associazione Italiana, Professionisti della Security Aziendale, nel 1999 stato elaborato, su iniziativa del professor Francesco Sidoti, un progetto per listituzione, presso la facolt di scienze della formazione delluniversit dellAquila, di un corso di laurea di 1 livello (triennale) in scienze dellinvestigazione. Il progetto allesame degli organismi universitari. Il piano provvisorio di studi prevede 20 discipline, integrate da tirocinio e attivit formative: 1 anno: diritto della sicurezza sociale; sociologia della sicurezza sociale; psicopatologia; istituzioni di diritto e procedura penale; metodologia generale; formazione interculturale; fondamenti anatomo.fisiologici dellattivit psichica; medicina legale; lingua inglese; 2 anno: neurofisiologia, basi fisiologiche dei processi psichici; socioologia dellirdinamento giudiziario; criminologia; psicopatologia e tossicologia; criminologia minorile; 3 anno: metodologia delle scienze del comportamento; psicologia della persdonalit; teoria dellinformazione; psicologia giuridica; tecniche dellintervista e del questionario; organizzazione e gestione aziendale; informatica. V. La cattedra di storia delle istituzioni militari della Cattolica di Milano (1980-2001)* * La cattedra, la pi antica delle tre di storia militare ancora attive, viene qui considerata per la sua consolidata cooperazione con il CeMiSS (non a caso coevo alla sua formale costituzione) e per la stretta correlazione da essa professata e praticata tra storia militare e scienze della sicurezza e difesa (1). La cattedra, terza di storia militare dopo quelle preesistenti di Pisa e Pavia (entrambe oggi quiescenti), ha origine da un corso di storia delle istituzioni militari voluto nel 1980 da Gianfranco Miglio, preside della facolt di scienze politiche delluniversit Cattolica di Milano. Il corso, in origine concepito come meramente integrativo di quello di storia delle istituzioni ricoperto dalla professoressa Adriana Petracchi Maistri, fu attribuito mediante contratto annuale rinnovabile al generale Giuseppe Alessandro DAmbrosio, coadiuvato, quale cultore della materia, dal dottor Enrico Dalla Rosa. Analoghi corsi di storia militare erano tenuti dai dottori Ezio Cecchini (cultore della materia) e Massimo Ferrari (ricercatore confermato), ad integrazione, rispettivamente, dei corsi di relazioni internazionali (professor Ottavio Bari) e storia contemporanea (professor Bianchi). A seguito dei nuovi impegni del generale, nominato segretario generale del Consiglio supremo di difesa, nel 1987 il

51

contratto fu conferito al professor Virgilio Ilari, associato di storia del diritto romano nelluniversit di Macerata. Nel 1989 la facolt assegn al corso una cattedra di seconda fascia, che fu attribuita a Ilari previo parere del Consiglio universitario nazionale circa lequivalenza soggettiva tra le due discipline professate dal candidato, avuto riguardo ai suoi interessi scientifici prevalenti, desunti dalle sue pubblicazioni. Nel 1992, su proposta del docente approvata dalla facolt, luniversit Cattolica ader al Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari costituito dalle universit di Torino, Pavia, Pisa e Padova e, nel 1993, al dottorato di ricerca in storia militare coordinato da Padova (professor Piero Del Negro, ordinario di storia moderna e poi di storia delle istituzioni militari) e sospeso a tempo indeterminato nel 1999 alla conclusione del III ciclo, dopo aver diplomato complessivamente 8 dottori di ricerca, inclusi due laureati della Cattolica (Marino Vigan e Giovanni Caldirola) (2). Nel 2001, a seguito del nuovo ordine di studi assunto dalla facolt in relazione alla riforma universitaria, la denominazione della cattedra stata modificata con laggiunta delle parole e dei sistemi di sicurezza, meglio corrispondenti allambito effettivo delle attivit didattiche e di ricerca del docente e dei collaboratori. Il corso, complementare del III anno e in seguito reso mutuabile dagli studenti di giurisprudenza e di recente anche di lettere, ha assunto fin dal 1987 un orientamento del tutto indipendente e autonomo. Esso si articola in una introduzione generale alle scienze della sicurezza e della difesa e in cicli tematici particolari che vengono anno per anno calibrati sugli interessi medi delluditorio e si traducono in tesine facoltative individuali, sostitutive dellesame finale. Non essendovi aspetto delle attivit umane estraneo allosservazione storica e allapplicazione militare, il corso mira ad affinare un metodo generale (o punto di vista) anzich a circoscrivere un campo di ricerca. Lincertezza o smarrimento che tale metodo inconsueto ingenera nella massa degli studenti considerato il prezzo iniziale da pagare per puntare alleccellenza. Dallesperienza del corso 2000-2001 nato il progetto di dedicare parte del prossimo corso allanalisi storico-militare e iconografica del film di guerra. Il metodo didattico mira a scoprire, coltivare, reclutare, mettere in circuito e sostenere nel tempo talenti e vocazioni critiche e, possibilmente, scientifiche. Esso assume coscienza di s collocandosi programmaticamente agli antipodi del metodo adottato dalle accademie e scuole militari italiane. E dunque a-gerarchico, informale, accattivante, progressivo e permanente e si prefigge un apprendimento alluvionale, cio per sedimentazione graduale e continua, in un arco di tempo indefinito. Non dunque incentrato sulle lezioni (concepite solo come prima occasione di contatto e di stimolo) bens sul coinvolgimento volontario del discente - nel pi scrupoloso rispetto della libert e nella valorizzazione sinergica delle singole individualit - nel vasto ambiente umano e scientifico spontaneamente e informalmente aggregatosi nel corso degli anni attorno alla cattedra e che ha collettivamente prodotto, per approssimazioni successive, il metodo recepito e sistematizzato dal docente. Come nella milizia il comandante funzione del soldato, cos nella formazione il docente funzione del discente. La classe annuale dei frequentanti assidui, in media 10 unit, pertanto considerata come uno dei canali di alimentazione (non esclusivo e neppure il principale) dellunit permanente di autoformazione informalmente costituita dal complesso dei 30 laureandi e dei 148 laureati prodotti in dieci anni (un quarto circa dei quali continua, a rete, a contribuire in vari modi alle attivit della cattedra). Soltanto un quarto delle tesi riguarda argomenti strettamente storico-militari. La maggior parte riguarda aspetti attuali della politica di sicurezza e difesa nazionale e internazionale. La media annuale degli esami approvati di 140. Per lesame sono consigliati le opere pi recenti del docente (poco apprezzate), e i due pi recenti manuali del generale Jean: quello di gran lunga pi gettonato Geopolitica, mentre Guerra, strategia e sicurezza si rivela quasi sempre troppo difficile per la cultura media dello studente. Gli studenti di giurisprudenza mostrano, mediamente, capacit intellettive e discorsive di gran lunga superiori a quelle dei colleghi delle altre due facolt. E consentito sostenere lesame su altri testi di proprio interesse concordati col docente.

52

Hanno collaborato o collaborano in varie forme con la cattedra molti giovani studiosi, tra i quali il dottor Ciro Paoletti, coautore assieme al docente di varie opere di storia militare moderna e promotore del primo convegno internazionale di storia militare moderna, i dottori di ricerca in storia militare Marino Vigan, Pierpaolo Battistelli, Niccol Capponi, Marco Gemignani e Giovanni Caldirola e 10 cultori della materia, tra cui, in passato, i dottori Eugenio Dalla Rosa, Caldirola e Andrea Molinari (gi alpino del Rep. Sa. Avt. Taurinense in Mozambico, specializzatosi nella divulgazione editoriale in campo storico-militare) e, attualmente, i dottori Angelo Pirocchi, Giuseppe Terrasi, Flavio Carbone (capitano in s. p. e. dei carabinieri) e Nicola Bortolo Calanchi (caporalmaggiore in congedo delle truppe alpine). Di prossima proposta, il dottor Davide Belloni, gi carabiniere effettivo. Pirocchi, Terrasi e Carbone hanno compiuto missioni in Bosnia, rispettivamente per monitoraggio elettorale, rieducazione alla pace e impiego nel Reggimento MSU. Marco Antonsich, dottore di ricerca in geografia, lunico laureato della cattedra che abbia trovato una collocazione accademica, quale borsista presso la cattedra di geografia politica delluniversit di Trieste (professoressa Pagnini). La cattedra supportata dalla biblioteca del gruppo studi armi e disarmo (GSAD), costituito nel 1979 dal professor Giancarlo Graziola presso la facolt di economia e commercio dellUniversit cattolica e attualmente diretto dal professor Sergio Parazzini, con la collaborazione retribuita del signor Michele Brunelli, laureando in scienze politiche con una tesi di storia delle istituzioni militari. A partire dal 1992 le cattedre di storia delle istituzioni militari e di storia e istituzioni del mondo musulmano (professoressa Valeria Piacentini) hanno fornito al CeMiSS nove militari di leva ricercatori, inclusi Gennaro Simeone, Riccardo Redaelli (ricercatore confermato), Gianluca Pastori (dottore di ricerca e borsista) e i citati Antonsich e Pirocchi. Gi collaboratore del GSAD e coordinatore dellAssociazione ex-ricercatori Cemiss (ARC), dal 1997 Pirocchi ha avviato, assieme a Molinari, la Libreria Militare, che attualmente gestisce in societ col dottor Alberto Manca, laureatosi con una tesi in storia delle istituzioni militari. Lesercizio, ubicato in sede prossima a quella centrale delluniversit e con uno spazio espositivo corrispondente a circa 6.000 volumi (per tre quarti stranieri), la prima libreria italiana specializzata nel campo degli studi militari e strategici. E articolata nei settori della storia militare, della geopolitica e della scienza e tecnica militare. (1) Cfr. V. Ilari, Epistemologia della storia militare, in corso di pubblicazione negli atti del II convegno nazionale di storia militare indetto dalla Commissione nazionale di storia militare e tenutosi a Roma, presso il CASD, il 28-29 ottobre 1999. (2) Cfr. Piero Del Negro alcune considerazioni sulla storia militare nelle universit e il dottorato di ricerca in storia militare, in corso di pubblicazione negli atti del II convegno nazionale di storia militare indetto dalla Commissione nazionale di storia militare e tenutosi a Roma, presso il CASD, il 28-29 ottobre 19

53

4. IMITATIO, RESTITUTIO, UTOPIA. La storia militare antica nel pensiero strategico moderno2
(Agosto-Settembre 2001) Ludovico Loreto qui me iterum ex oblimatis sagis ad Togatam traxit militiam SOMMARIO: 1. SMA versus RMA: Storia Militare Antica e Revolution in Military Affairs. 2. La storia militare antica nello sviluppo della storia militare. 3. Imitatio. Il digesto militare romano nella paideia cavalleresca. 4. La traditio in Occidente della sapienza militare greco-bizantina. 5. Le guerre italiane tra umanesimo giuridico e umanesimo militare. 6. Restitutio e utopia nellArte della guerra di Machiavelli. 7. La scuola veneziana dei paralleli militari tra Antico e Moderno. 8. Scipio, A Greater than Hannibal. 9. Pugna Cannensis sulla spiaggia fiamminga? 10. Precetti greci per la fanteria moderna. 11. Scholae militares, ratio studiorum e bibliotheca militaris. 12. Lipsio, Casaubon e Salmasio: dal commento allexplicatio storica. 13. Larte militare nella qurelle des Anciens et des Modernes. 14. Il case study romano nella storia militare comparata. 15. Per una storia attuale del pensiero strategico classico. 1. SMA versus RMA: Storia Militare Antica e Revolution in Military Affairs Le scienze umane tendono a considerare la guerra come un problema in s, a prescindere dalle sue forme storiche. Ma lapproccio strutturale o olistico allo studio della guerra dipende dalla distanza del punto di osservazione. Esso domina nelle scienze che si possono applicare alla guerra ma che non sono dedicate a spiegarla e governarla, come sono invece storia e arte militare. Qui lapproccio strutturale rarissimo: il solo esempio significativo il Vom Kriege, che proprio per questo viene considerato (a torto) un testo di mera filosofia politica. Rare sono anche le tassonomie e le analisi comparate delle guerre. Nelle scienze militari il punto di vista olistico o strutturale si manifesta ora come principio (i principi della guerra) o modello (ad es. il concetto clausewitziano di guerra assoluta) ora come processo storico, ossia come sviluppo di una forma particolare dallaltra. Lidea di sviluppo non si affermata nella storia militare per influsso del materialismo dialettico, bens del positivismo evoluzionista e progressista dominante nella cultura europea dellOttocento, presente gi nei precursori della storia militare comparata, specialmente in Henri Carrion-Nisas e Wilhelm Ruestow3, e sviluppata a cavallo tra Otto e Novecento dai notissimi
Imitatio, Restitutio, Utopia: la Storia Militare Antica nel pensiero strategico moderno, in Marta Sordi (cur.), Guerra e diritto nel mondo greco e romano. Contributi dellIstituto di Storia Antica , XXVIII, Milano, Vita e Pensiero, 2002, pp. 269-381 Autore della prima Geschichte der Kriegskunst (2 voll., Goettingen 1797 e 1800) il futuro generale del genio prussiano Johann Gottfried Hoyer (1767-1848). I concetti di progresso e rivoluzione innervano gi lEssai sur lhistoire gnrale de lart militaire, de son origine, de ses progrs et de ses rvolutions, depuis la premire formation des socits europennes jusqu nos jours (2 voll., Paris, Delaunoy, 1824) del generale francese Marie Henri Franois de Carrion Nisas (1767-1841). Successivamente apparvero la Geschichte des Kriegswesens (Handbibliothek fuer Offiziere Bd 1, Berlin, 1835-38) del generale prussiano Heinrich von Brandt (1789-1868), le Vorlesungen ueber Kriegsgeschichte (2 voll, Stuttgart, 1856) del generale wurtemburghese Julius Friedrich Karl von Hardegg (1810-75) e altre opere analoghe di G. von Berneck (Grundriss des Geschichte des Kriegswesens, Berlin 1854) ed E. de la Barre Duparcq (Elments dart et dhistoire militaire, Paris, 1858; Histoire de lart de la guerre, Paris, 1864). Spicca tra i precursori lesule prussiano a Zurigo Friedrich Wilhelm Ruestow (1821-78), colonnello garibaldino nel 1860 ma anche feroce critico di Garibaldi, corrispondente di Ferdinand Lassalle e Georg Herwegh ma irriso da Marx ed Engels e ancor pi dogmatico di Jomini. Fra
3 2

54

Max Jaehns (1837-1900), Hans Delbruck (1848-1929) e sir Charles Oman (1860-1946) ma anche dal dimenticato Emil Daniels, antagonista di Delbruck4, nonch dai dioscuri dellesercito e della marina rooseveltiane - il tenente colonnello Theodor Ayrault Dodge (1842-1909) e il comandante Alfred Thayer Mahan (1840-1914) - iniziatori della scuola americana di storia militare comparata e previsionale il cui pi tipico esponente fu il maggior generale John Frederick Fuller (1878-1966) ed oggi continuata dal colonnello Trevor Nevitt Dupuy, direttore dellInternational Military and Defense Encyclopedia in sei volumi della Brasseys (1992)5. Ci non toglie che anche nella storia militare (e, in misura ancor pi accentuata, nel pensiero strategico) si affacciata lidea di discontinuit evolutiva, sia nellaccezione idealista di crisi militare6, che sottolinea leffetto politico del mutamento, sia in quella materialista di rivoluzione militare7 come salto di qualit impresso dallinnovazione tecnologica non solo alle forme della

le sue opere, la Geschichte der Infanterie (2 voll., Gotha, 1857-58), le Militaerischen Biographien (Zurigo 1858) e Die Feldherrenkunst des 19. Jahrhunderts (Zurigo, 1857; 1879 = trad. di Sarvin de Larclause, LArt militaire au XIXe sicle, stratgie, histoire militaire, Paris, librairie J. Dumaine, 1863, 2 voll.). Cfr. Carlo Moos, Streiflichter auf Wilhelm Rustows Beziehungen zu Italien, in Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, 65, 1985, pp. 342-404: Id., Wilhelm Rustow, Garibaldi stratega e lambiente zurighese, in Garibaldi generale della libert. Atti del Convegno internazionale (Roma 29-31 maggio 1982), Ministero della Difesa - Comitato storico, Roma, USSME, 1984, pp. 235-294. Geschichte des Kriegswesens, 4 voll., Leipzig, 1910-11. Sulla Strategiestreit che oppose Delbrueck allo stato maggiore tedesco cfr. Antulio J. Echevarria II, After Clausewitz: German Military Thinkers Before the Great War, Lawrence, U. P. of Kansas, 2000, pp. 183-88. Cfr. Bruno Colson, La culture stratgique amricaine. Linfluence de Jomini, FEDN, Paris, Economica, 1993 (su Dodge interprete dellinflusso jominiano e teorico della battaglia napoleonica, v. pp. 186, 232, 280. Ingiustamente, nellIMADE Dupuy cita Dodge una sola volta, nella voce Attrition, p. 324). Cfr. Christopher Bassford, Clausewitz in English, The Reception of Clausewitz In Britain and America 1815-1945, New York, Oxford U.P., 1994. Oltre a due studi sulla guerra civile americana e ai saggi su Gustavo Adolfo e Napoleone (in 4 volumi), Dodge ne pubblic altri tre su Alessandro, Annibale e Cesare (Boston, Houghton Mifflin Coy, 1890-92: rist. an. Da Capo Press, 1995-97). Anche Fuller si interess di storia militare antica, con due saggi su Alessandro (1958) e Cesare (1965) riediti nel 1998 (Ware, Hertfordshire, Wordsworth Editions). Lidea - iconoclasta ma geniale - di un rapporto quasi causale tra rinascimento civile e crisi militare, suggerita dal titolo della prima edizione (La crisi militare italiana nel Rinascimento, 1934) del famoso saggio di Piero Pieri, padre della moderna storiografia militare italiana, (auto?)censurata nella seconda edizione (Il Rinascimento e la crisi militare italiana, Torino, Einaudi, 1952), posteriore alla Resistenza, che soprattutto in quegli anni e soprattutto nella cultura azionista e torinese era interpretata come Secondo Risorgimento. Lambiente culturale in cui maturata questopera era quello dellidealismo, non favorevole allidea della rivoluzione materiale determinata dallinnovazione tecnica. Nel XVI secolo il contributo degli ingegneri e architetti italiani allinnovazione militare fu determinante, ma la committenza politica era soprattutto straniera. Il ruolo dellinnovazione tecnologica nellarte della guerra costituisce oggetto di una crescente attenzione specifica da parte della storia militare comparata. Lincunabolo Armament & History di John Frederick Charles Fuller (1878-1966), pubblicato nel 1945 (New York, Charles Scribners Sons) e riedito nel 1974 e 1998 (New York, Da Capo Press), che nel sottotitolo riprende lidea dellinfluence upon history coniata da Alfred Thayer Mahan (1840-1914) circa il potere marittimo. Colin S. Gray, che peraltro adopera la stessa espressione nei confronti del potere spaziale (v. Contemporary Strategy, 15, 1996, pp. 293-308) dedica a Fuller una critica serrata e penetrante (The Fullers Folly: Technology, Strategic Effectiveness and the Quest for Dominant Weapons, in A. J. Bacevich e Brian Sullivan, eds., The Limits of Technology in Modern Wars, in corso di pubblicazione nel 1999). Ma lidea sviluppata anche da una serie di studi analitici, come quelli di Martin van Creveld, consulente del Training Army and Doctrine Command (TRADOC) dellesercito americano (in particolare Supplying War. Logistics from Wallenstein to Patton, Cambridge U. P. 1977; Technology and War from 2000 B. C. to the Present, Oxford, Brasseys, 1991); nonch, per citare solo alcuni dei pi interessanti dal punto di vista storiografico, quelli di John Ellis, The Social History of the Machine Gun, Baltimore, Maryland, Johns Hopkins U. P., 1986 (Paperbacks Edition, 1976); Robert Jervis, The Meaning of the Nuclear Revolution: Statecraft and the Prospect of Armageddon, Ithaca, NY, 1989; Guy Hartcup, The Silent Revolution. Development of Conventional Weapons 1945-85, London-New York, Brasseys, 1993; Robert H. Scales, Firepower in Limited War (Indocina, Afghanistan, Falklands, Golfo: con nota sullimpiego del fuoco nella way of war americana), Novato, California, Presidio Press, 1995; Williamson Murray e Allan R. Millett (eds.), Military Innovation in the Interwar Period (1919-39), Cambridge U. P., 1996; Benjamin
7 6 5 4

55

guerra (warfare) ma alla stessa teoria della guerra: la staffa, il rostro, la propulsione eolica, gli esplosivi, la trazione a motore, le telecomunicazioni, la navigazione aerea e subacquea, lenergia nucleare, da ultimo linformatica, la cibernetica, il potere spaziale, temi di confronto, secondo Colin Gray, fra ben sei diverse scuole di teorici della Revolution in Military Affairs (RMA) apparse negli Stati Uniti durante gli anni Novanta8. Fra gli storici del Rinascimento il dibattito sulla RMA americana ha riacceso linteresse9 per la cosiddetta Rivoluzione Militare del 1560-1660, un concetto coniato nel 1956 da Michael Roberts, contestato da John Rigby Hale e ripreso nel 1988 da Jeoffrey Parker10. Questione centrale per loggetto
W. Bacon, Sinews of War. How Technology, Industry and Transportation Won the Civil War, San Francisco, California, Presidio Press, 1997; Mike Croll, The History of Landmines, Barnsley (UK), Leo Cooper, 1998. Nel 1991 il Center for Strategic and International Studies (CSIS) della Georgetown University avvi un seminario semestrale per lanalisi delle lezioni della guerra del Golfo, denominato Military Technological Revolution (MTR). Ne deriv nel 1992 un rapporto confidenziale, parzialmente pubblicato nel marzo 1993 (Michael J. Mazarr, Jeffrey Shaffer e Benjamin Ederington, The Military Technical Revolution: A Structural Framework). Lespressione RMA nacque in seguito, per impulso di Andrew W. Marshall, direttore del Net Assessment Office del Pentagono. Recepita e ufficializzata grazie allammiraglio Owens, vicepresidente del Joint Chiefs of Staff. Cfr. Barry D. Watts, Clausewitzian Friction and Future War, Institute for National Defense Studies, National Defense University, Washington, McNair Paper 52, October, 1996, pp. 3 ss. Ampia discussione e approfondimenti sulla RMA in John Arquilla e David Ronfeldt (eds.), In Athenas Camp. Preparing for Conflict in the Information Age, RAND, National Defense Research Institute, Santa Monica, California, 1997. Toni fortemente critici in Herv Coutau Bgarie, Trait de stratgie, 2e d., ISC, Paris, Economica, 1999, pp. 470-485 ss. e Colin S. Gray, RMAs and the Dimension of Strategy, in Joint Force Quartely, 17 (1997-98), pp. 5054; Id., Modern Strategy, Oxford U. P., 1999, pp. 200-205, 243-254. Cfr. Robert L. Bateman III (Ed.), Digital War. A View from the Front Lines, Novato, Cal., Presidio Press, 1999. Alquanto deludente, rispetto alle aspettative suggerite del titolo, Robert R. Leonhard, The Principles of War for the Information Age, Presidio Press, San Francisco, California, 1998. Tra gli studi di settore, si segnalano i due di Malcom Dando, Biological Warfare in the 21st Century e A New Form of Warfare. The Rise of Non-Lethal Weapons, London, Brasseys, 1994 e 1996. Per una divulgazione della RMA, cfr. Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata. La sopravvivenza alle soglie del terzo millennio (War and Anti-war, 1993), Milano, Sperrling & Kupfer, 1994. Sul Military Reform Movement americano degli anni Ottanta, cfr. Colson, cit., pp. 257 ss.. Sulla coeva ridefinizione della British Military Doctrine (contenuta in una pubblicazione riservata del giugno 1994) cfr. Godfrey Hutchinson, Xenophon and the Art of Command, London, Greenhill Books - Pennsylvania, Stackpole Books, 2000, p. 19. Cfr. Joel Cornette, La rvolution militaire et lEtat Moderne, in Revue dhistoire moderne et contemporaine, 41, 1994, 4; Rogers Clifford (Ed.), The Military Revolution Debate. Readings on the Military Transformations of Early Modern Europe, Boulder, Colorado, 1995 (rec. Andr Corvisier, in Revue historique, 603, jillet-septembre 1997, pp. 149-151). Discussione in Jean Chagniot, La rvolution militaire des temps modernes, in Revue historique des Armes, 1997, 2, pp. 7-10; Id. Critique du concept de rvolution militare e Branger, Existe-t-il une rvolution militaire lpoque moderne?, in Actes Coetquidan (cit. infra, nt. 11), pp. 7-29. Come vedremo pi avanti, la restitutio olandese ispirata dai classici greci e romani, che influenz direttamente quella svedese e larte della guerra del Seicento, fu segnalata nel 1941 da Werner Hahlweg in termini di riforma militare. Fu poi Michael Roberts, nel 1956, a inquadrare il mutamento nel concetto di rivoluzione (The Military Revolution, 15601600, Belfast, 1956, ora nei suoi Essays in Swedish History, Minneapolis, 1967, pp. 195-225). Claude Gaier dette pregnanza filologica al concetto esaminando la percezione del mutamento da parte degli stessi protagonisti (Lopinion des chefs de guerre franais du XVIe sicle sur le progrs de lart militaire, in Revue internationale dhistoire militaire, 29, 1970. Lespressione non convinse John Rigby Hale, che dalla sua prospettiva di storico sociale delle istituzioni militari era portato a vedere pi le continuit che le fratture, considerando linnovazione come il frutto di un lento accumulo alluvionale pi che di una sfida o di un intelletto rivoluzionari (cfr., nella famosa opera scritta assieme a M. E. Mallett, The Military Organization of a Renaissance State, Venice 1400 to 1617, Cambridge U. P., 1984, p. 4: the characteristics of the military organizations of this period were more deep-rooted and justify the contention that the so-called Military Revolution of the late sixteenth and early seventeenth centuries cannot be viewed in isolation from the developments of the previous two centuries). A sostegno di queste riserve Hale citava indirettamente (ibidem, p. 5) un articolo di Geoffrey Parker, il maggior storico contemporaneo delle guerre di Fiandra (The Military Revolution, 1560-1660 - A Myth?, in Spain and the Netherlands: Ten Studies, London, 1979). Ma proprio Parker ha ripreso il concetto nel titolo di un suo pi ampio studio di storia militare comparata (The Military Revolution. Military Innovation and the Rise of the West 15001800, Cambridge U. P., 1988), seguito in termini pi problematici da Jeremy Slack, A Military Revolution? Military change and european society 1550-1800, London, Macmillan Basingstoke, 1991. Cfr. Parker, In Defense of The Military Revolution, in Rogers, Debate, cit., pp. 337-365. Tra gli autori che sottolineano limpatto sociopolitico dellinnovazione tecnologica militare, cfr. Daniel H. Headrick, The Tools of Empire, Technology and European Imperialism in the
10 9 8

56

del presente articolo, che recepisce il concetto di Rivoluzione Militare moderna, ma non lo intende come mutamento materiale indotto dal progresso tecnico, bens come mutamento della forma intellettuale dellarte militare, passando dallimitatio tralaticia dellexemplum romano alla restitutio innovativa della scientia militaris ellenistica e bizantina. Infatti difficile individuare, nello sviluppo incrementale e sinergico della tecnologia militare, un improvviso salto qualitativo: gli indicatori tecnici segnalano continuit evolutiva e non fratture rivoluzionarie, che invece appaiono evidenti nella teoria della guerra e nel pensiero strategico. Anche qui la restitutio umanistica del mondo classico segna quel salto qualitativo epocale che si riscontra in tutti gli altri campi del sapere, dalla storia, al diritto, alla politica, alla medicina, alla matematica, alle scienze naturali: tutte declinazioni particolari e parallele di un unico e generale mutamento della prassi11. Questa prospettiva pu orientare anche linterpretazione della RMA. A prescindere dallenfasi propagandistica, che porta a inflazionare luso del termine rivoluzione, la RMA va intesa anche come riflesso particolare di un problema pi ampio, ossia linterpretazione della nuova complessit come Rivoluzione Tecnologica. Intanto si pu registrare il fatto che le correnti tradizionaliste del pensiero strategico contemporaneo, sostenitrici dellidea classica e militare di strategia, si sono sentite minacciate dalla teoria della RMA, temendo che essa implichi lidea di unobsolescenza, assoluta o relativa, dellesperienza anteriore, di una cesura che annulla o almeno attenua limportanza della tradizione. Anche e soprattutto di una particolare tradizione nazionale che da mezzo secolo lotta strenuamente per una causa apparentemente persa, ossia la sopravvivenza, allinterno della pax Americana, di unidentit di difesa nominalmente europea ma sostanzialmente solo francese. Ha fatto la sua parte in questo Kulturkampf anche la scuola franco-belga dellInstitut de Stratgie Compare (ISC) di Parigi12, tra laltro aprendo di recente un nuovo fronte col tentativo di definire un modello europeo e umanista di rivoluzione militare, contrapposto a quello americano anche per essere fondato sulla restitutio del pensiero strategico classico, esemplato nel Rinascimento militare e nellOranienreform. Ma, per essere efficace, il Kulturkampf europeista dovrebbe avere come Schwerpunkt, in parte individuato da Colson, il rapporto tra la RMA e laltra grande restitutio classica, quella del Vom Kriege, operata proprio dai centri di elaborazione del pensiero militare americano tra la sconfitta vietnamita e la vittoria imperiale del 1989. 2. La storia militare antica nello sviluppo della storia militare

Nineteenth Century, New York, Oxford U. P., 1981), tradotto dal Mulino (Al servizio dellimpero, 1984) assieme al fondamentale studio di Parker (La Rivoluzione militare, 1990: trad. francese Paris, Gallimard, 1993). Pi convenzionale ed estrinseco lunico altro saggio tradotto in italiano - peraltro con un titolo penosamente tardo-sessantottino, dove The Pursuit of Power diventa Caccia al potere - di William H. McNeil (Basil Blackwell, Oxford, 1982; Feltrinelli, Milano, 1984). E significativo, per lo stato della cultura militare in Italia, che lunico contributo italiano a questo settore di ricerca sia venuto da uno storico sociale delleconomia come Carlo Maria Cipolla, peraltro pubblicato in inglese a Londra e tradotto solo diciotto anni dopo (Guns and Sails in the early phase of European expansion, 1400-1700, London, Collins Sons & Co. Ltd, 1965; Vele e cannoni, Bologna, Il Mulino, 1983; cfr. poi J. F. Guilmartin Jr., Gunpowder and galleys. Changing Technology and Mediterranean Warfare at sea in the sixteenth Century, Cambridge, 1974). Cfr. Reinhart Koselleck, Der neuzeitliche Revolutionsbregriff ans geschichtliche Kategorie, in Studium Generale, 22, 1969, pp. 825-838. LISC ha preso il posto della soppressa Fondation pour les Etudes de Dfense Nationale (FEDN), glorioso ma forse imbarazzante propugnacolo dellortodossia militare gollista.
12 11

57

LISC, in particolare con gli studi di Philippe Richardot sulla fortuna di Vegezio nel Medioevo e nel Rinascimento13 e di Frdrique Verrier sulla letteratura militare rinascimentale e con i convegni di Coetquidan (1997) sulla Rvolution militaire en Europe e di Namur (1999) su Pense stratgique et humanisme14, ha in realt marciato in quincunx sulla questione - segnalata ventanni fa da Werner Kaegi fra quelle ancora da approfondire - dellinfluence and perhaps tyranny of Graeco-Roman precedents and precepts on European and American ideas and practices in the art of war and military strategy15. Tuttavia, come vedremo pi avanti, proprio dalle ricerche a direzione francese esce confutato il sospetto di una tirannia greco-romana sul pensiero strategico occidentale, e ridimensionata anche la sua influenza effettiva, se non nel caso particolare della rivoluzione militare europea del 15601660, concepita non sul registro ideologico dellinnovazione ma in quello della restitutio (o dellutopia, laddove - come nellItalia di Machiavelli - non esistevano le condizioni politiche della restitutio militare). Come vedremo, fu lidea di progresso, sviluppatasi dal 1680 al 1794 anche attraverso la famosa qurelle des Anciens et des Modernes, a mutare la funzione moderna della storia militare antica. Lidea dei teorici dellordre profond (equivalente settecentesco dei tank advocates del 1919-39) di presentarlo come un ritorno alla legione; i reiterati tentativi di Voltaire di convincere Luigi XV e Caterina di Russia ad imporre ai loro scettici generali ladozione dei carri falcati; il mito della pugna cannense nello Schlieffenplan; la lettura liddellhartiana di Scipione e quella luttwakiana della grand strategy protoimperiale hanno in comune un intento pi o meno apertamente polemico: al tempo stesso rivalsa patetica di vere o presunte ingiustizie subite dai colleghi o dal potere costituito o artificio retorico per esporre idee e opinioni (pi spesso riformiste, ma anche tradizionaliste) nate per altra via e solo in un secondo momento confortate dal riferimento classico. In realt, per poter affrontare la questione dellinfluenza della storia militare antica sul pensiero occidentale, occorre anzitutto precisare il concetto di storia militare. Essa non va infatti in alcun modo confusa con lhistoire-bataille, termine alquanto dispregiativo ma efficace che la scuola delle Annales attribuiva alla storia politica, in particolare quella nazionale o generale, cio proprio a quella derivata dal genere letterario della storiografia classica, che , appunto, tessuta sulle epopee guerriere e scandita da battaglie decisive.
Philippe Richardot, Linfluence de De Re Militari de Vgce sur la pense militaire du XVI sicle, in Stratgique, 60 (4/95), pp. 7-28; Id., Vgce et la culture militaire au Moyen Age (Ve-XVe sicles), ISC, Paris, Economica, 1998. Dello stesso autore cfr. La fin de larme romaine, ISC, Paris, Economica, 1998. Cfr. Jean Brenger (dir.), La Rvolution militaire en Europe (XVe - XVIIIe sicle), Actes du colloque organis le 4 avril 1997 Saint-Cyr Coetquidan par le Centre de recherche des Ecoles de Coetquidan, par lInstitut de Recherches sur les Civilisations de lOccident Moderne (Universit de Paris-Sorbonne) et par lInstitut de Stratgie Compare, ISC, Paris, Economica, 1998; Bruno Colson ed Herv Coutau Bgarie (dir.), Pense stratgique et humanisme. De la tactique des Anciens lthique de la stratgie, Actes du colloque international organis les 19, 20 et 21 mai 1999 Namur par les Facults universitaires Notre-Dame de la Paix en collaboration avec lInstitut Royal suprieur de Dfense (Bruxelles) et lInstitut de Stratgie compare, Paris, Economica, 2000. Lattenzione per il pensiero strategico classico si estesa in Francia anche al difuori dellambiente strettamente riconducibile allISC: cfr. ad esempio linclusione nel Dictionnaire de stratgie militaire des origines nos jours, di Grard Chaliand e Arnaud Blin, Paris, Perrin, 1998, di voci dedicate a 18 condottieri e scrittori militari antichi (Annibale, Belisario, Cesare, Enea Tattico, Epaminonda, Frontino, Leone VI il Saggio, Maurizio, Narsete, Niceforo Foca, Polibio, Polieno, Procopio, Sallustio, Scipione, Vegezio, Senofonte, Tucidide), cui si aggiungono altre 8 voci tematiche specifiche (Antiquit grco-romaine, Combat antique, Empire Byzantin, Guerre du Ploponnse, Gaugamela, Maratona, Salamina, Siracusa) e accenni alla storia militare antica in altre voci tematiche (Causes de la guerre, Dsastres stratgiques, Fronts et Frontires, Gurilla, Guerre et technique, Nomades et sdentaires). Walter Emil Kaegi, Jr., The Crisis in Military Historiography, in Armed Forces and Society, Vol. 7, No. 2, Winter 1981, pp. 299-316 (p. 311: one think not only Machiavelli and Maurice of Nassau and Gustavus Adolphus, but also Henri duc de Rohan, Chevalier de Folard, Frederick the Great, Guibert, and even Ardant du Picq). La questione suggerita a Kaegi dalla sua polemica circa le historical traps for strategists, esemplate dalla Schlieffens obsession with Hannibals tactics at the battle of Cannae (p. 312).
15 14 13

58

Al contrario, la storia militare in senso proprio risale la corrente delle epopee per arrivare allautopsia della decisione. E una funzione interna e riservata dei ministeri della guerra e della marina che ha origine nel tardo Seicento, come attivit ausiliaria della grande pianificazione strategica e operativa (i due dpots ministeriali francesi risalgono rispettivamente al 1688 e al 1715, aggiungendosi a quello, preesistente, degli Esteri16, ma analoghe funzioni erano svolte, ad esempio, dallHofkriegsrat viennese e dallArchivio segreto vaticano). La storia militare nasce dunque come intelligence, ossia ricerca ed elaborazione sistematica e statistica (con memorie e monografie di massima segrete) di qualunque tipo di informazioni (sociali, geografiche, tecniche) utili per elaborare i piani logistici e operativi di attacco, difesa e occupazione in rapporto ai possibili teatri e ambienti di guerra. Militare quanto allinteresse (focus) e al metodo, non quanto alloggetto e alle fonti, era dunque una vera e propria histora nel senso erodoteo, parente da un lato dellantiquaria (come storia, documentaria ma soprattutto materiale, delle istituzioni e dottrine militari)17 e dallaltro delletnografia (che nel Novecento ha figliato due Gorgoni: a sinistra lantropologia culturale, a destra la geopolitica). Specialisti della storia militare tecnica erano in genere ufficiali delle armi dotte e in particolare gli ingegneri cartografi (che nellultimo decennio abbiamo finalmente cominciato a studiare sul serio), ma anche, alloccorrenza, spie (esploratori), avventurieri ed ecclesiastici18. Questa attivit, peritale e segreta, basata soprattutto sullo studio tecnico
Tradurre dpot con archivio corretto, ma rischia di essere fuorviante: gli archivi militari europei di antico regime non erano infatti quei cimiteri dellamministrazione che finirono poi per diventare, ma veri e propri think-tank, arsenali intellettuali, funzionali allattivit corrente di comando e indirizzo strategico. Recentemente Luigi Loreto ha reinterpretato il corpus cesariano sul presupposto - a dire il vero pi logico che filologico - che la cohors praetoria fungesse non solo da stato maggiore di campagna, ma anche, appunto, da dpot permanente, con statuto giuridico misto di elementi pubblici e privati (Le carte di Irzio, le carte di Cesare, Oppio e i servizi segreti, nelledizione da lui curata dei tre bella Alexandrinum, Africum e Hispaniense, Pseudo-Cesare, La lunga guerra civile, Milano, Rizzoli, 2001, pp. 7-41). Sarebbe il caso di circostanziare, approfondire e generalizzare questa interessante intuizione, che si collega allaltra, felicissima, di indagare non solo le matrici del pensiero strategico cesariano, ma anche la sua paideia politico-militare (Id., pensare la guerra in Cesare. Teoria e prassi, in Diego Poli, cur., La cultura in Cesare, Atti del Convegno internazionale di studi Macerata-Matelica, 30 aprile - 4 maggio 1990, Quaderni Linguistici e Pedagogici dellUniversit di Macerata, V, 1990, Roma, Il Calamo, 1993, I, pp. 242-44). Torneremo sul punto pi avanti, a proposito della nota opera di Luttwak sulla grand strategy romana nei primi secoli dellimpero. Sul legame tra storia erodotea e antiquaria (in cui propriamente si inquadra la storia delle istituzioni militari) dobbligo il richiamo alla famosa lecture di Arnaldo Momigliano sulllorigine della ricerca antiquaria (The Classical Foundations of Modern Historiography, The Regents of the University of California, 1990 = Le radici classiche della storiografia moderna. Sather Classical Lectures, Firenze, Sansoni, 1992, pp. 59-83. Tale era labate Daniele Minutoli, peraltro ex-ufficiale svizzero, il quale scrisse, su incarico dellufficio topografico sabaudo (istituito nel 1738), uninedita Rlation in sei volumi des Campagnes faites par S. M. et par ses Gnraux avec des Corps Spars dans les annes 1742 et 1748 (Torino, Biblioteca Reale, Mss. Mil. 6 e Mil. 111). Suo omologo francese fu Alexandre Frdric Jacques Masson de Pezay (1741-77), autore di una Histoire des campagnes de M. le M.al de Maillebois en Italie pendant les annes 1745 et 1746 (Partis, Imprimerie royale, 1775, 4 tomi in 3 vol. in-4 pi uno di Cartes ... et plans ...). Ma la guerra franco-sarda ispir anche i famosi Principes de la guerre en montagne (1775) dellingegnere Pierre Joseph Bourcet de la Saigne (1700-1780) pubblicati postumi nel 1788 (Bourcet era nato del Pragelato prima della sua cessione alla Francia). Uno dei protagonisti di questo genere di attivit, che durante lantico regime si chiamava esplorazione (ossia spionaggio), il poligrafo bolognese conte Luigi Ferdinando Marsigli, generale imperiale e pontificio e autore, fra laltro, del celebre Stato militare dellImperio Ottomano, pubblicato in edizione bilingue (italiano e francese) ad Amsterdam nel 1732 (rist. an. Graz, Akademische Druck-u. Verlagsanstalt, 1972 a cura di Manfred Kramer e Richard F. Kreutel). Cfr. Jean Michel Thiriet, Le renseignement aux XVIIe et XVIIIe sicles; le cas de Vienne et des Etats italiens, in Brenger, actes Coetquidan, cit., pp. 31-50; e V. Ilari, Piero Crociani e Ciro Paoletti, Bella Italia militar. Eserciti e marine nellItalia prenapoleonica (1748-1792), Roma, USSME, 2000, pp. 25-45 (lo sviluppo delle scienze militari nellItalia del Settecento). Grande storico militare professionale fu il conte Philippe Henri de Grimoard (17501815), impiegato nel cabinet du roi ed estensore dei piani di campagna del 1792, nonch autore di trattati di arte militare (1775), sullimpiego delle truppe leggere (1782) e sul servizio di stato maggiore generale (1809) e di relazioni sulla forza dellesercito francese (1806) e la politica francese verso lAustria. Fu anche storico delle campagne di Turenne (1780) e Gustavo Adolfo (1782) e delle operazioni francesi in Germania durante le guerre dei sette anni (1792) e della prima Coalizione (1808), biografo di Federico II (1788) e infine editore di carteggi (maresciallo di Richelieu, Gustavo Adolfo,
18 17 16

59

delle campagne e dei precedenti, era anche concettualmente ben distinta dalla memorialistica degli insider e dalla storia militare ufficiale19. Trattavano, a volte, le stesse informazioni, ma la prima era intelligence, laltra soprattutto autodifesa e propaganda. La storia militare tecnica decadde nella seconda met dellOttocento, quando si dette alla sfida posta dalla crescente complessit la risposta sbagliata, cio la specializzazione, separando i servizi storici, cartografici e informativi. Spostata a livelli gerarchici sempre pi elevati e distratti, lunit di indirizzo decadde a mero coordinamento e infine scomparve, provocando un catastrofico divorzio tra ricerca informativa e ricerca storica e un corto circuito nel processo di consulenza strategica. Una volta esplosa lunit dellhistora, i servizi storici degli stati maggiori europei furono via via emarginati. Il processo si concluse generalmente dopo la seconda guerra mondiale, quando i servizi storici furono coerentemente con la funzione effettivamente svolta - trasferiti dal reparto operazioni al reparto propaganda20. La scomparsa della dimensione storica dellintelligence strategica sembr compensata dal contemporaneo fiorire di due nuovi tipi di storia militare, entrambi sanzionati da un certo riconoscimento accademico21. Il tipo pi diffuso, e pi facilmente accettato dallaccademia, era in realt una mera specializzazione della storia generale. Ed essendo questa settorializzata per grandi epoche, pot nascere finalmente una storia militare antica, il cui punto di riferimento, per interesse e metodo, era per la storia antica e non la storia militare universale. Seguirono poi le corrispondenti storie militari medievale, moderna e contemporanea, del tutto indipendenti luna dallaltra. La successiva divaricazione della storia generale nelle due grandi correnti della storia politica e della storia sociale, come la nascita di nuove prospettive storiche particolari (istituzionale, economica) ha semmai accresciuto la frammentazione delle storie specialistiche, che sono militari quanto al campo
Federico II, Dumouriez, Maurizio di Sassonia, Campion, Viomnil, Bolingbrooke) e documenti (sulla spedizione di Minorca del 1756). Il ministero della guerra del Regno Italico incaric Ugo Foscolo, capitano di stato maggiore, di illustrare e annotare le opere militari di Montecuccoli e di compilare la storia dellesercito cisalpino-italiano, e gli moll pure la patata bollente di tradurre in italiano la relazione Berthier sulla battaglia di Marengo (naturalmente Foscolo si guard bene dallo scrivere una sola riga delle tre opere commissionategli). Ma il compito di tenere il diario istorico delle campagne e di comporre listoria militare delle operazioni dellarmata era invece attribuito al Corpo topografico militare, essendo strettamente connesso con lincarico di formare piani e memorie sulle posizioni e linee militari e sui confini dello stato (decreto 19 messidoro anno IX (8 luglio 1801) del comitato di governo provvisorio della Repubblica Cisalpina). Il Corpo, che aveva in carico il Deposito (Archivio) della Guerra, fu inizialmente diretto da un ingegnere svedese (A. C. Tibell) e poi da un napoletano (caposquadrone Antonio Campana). Bisogna peraltro segnalare che gi con la guerra di Corea gli Stati Uniti hanno rivitalizzato la funzione consultiva dei loro servizi storici, mediante la raccolta e lanalisi delloral history, ossia delle testimonianze rese a caldo dai comandanti e dai soldati subito dopo le missioni. Parte di questa documentazione gradualmente resa pubblica. I servizi storici dellesercito francese hanno cominciato ad applicare questa tecnica al contingente francese nella guerra del Golfo. Cfr. Frdric Guelton, Lhistorien et le stratge, in Stratgique, n. 4/91, pp. 441-457. Non si vuol certo ignorare che la maggioranza degli storici militari, almeno europei, deve lavorare suo malgrado al di fuori o ai margini delluniversit; e che anche le poche cattedre europee di storia militare hanno quasi tutte subito vicende analoghe a quelle, famose, della cattedra berlinese di Hans Delbrueck (che scandalizz solo perch i German-haters dellaccademia americana lo presentarono falsamente e strumentalmente come una vittima del militarismo tedesco), o meno note, della cacciata di Werner Hahlweg dalluniversit a seguito della soppressione postbellica delle cattedre tedesche di storia militare (ma pag anche il prezzo di aver doverosamente servito la sua patria, prima in artiglieria sul fronte occidentale e poi nel dipartimento sviluppo e valutazione degli armamenti terrestri - Wa Pruef 2. Fu riammesso nel 1950 - lanno della guerra di Corea, in cui fu deciso il riarmo tedesco - ma per la porta di servizio, riciclandolo come docente di storia olandese). Il pensiero di tali onorevoli esempi lenisce talora qualche amarezza, ma sarebbe alquanto ridicolo piangerci addosso perch non ci fanno baronetti come Oman, Hale, Liddell Hart, o i Beatles. Analizziamo piuttosto per quali motivi reali, oltre che ideologici, la prevenzione accademica contro la storia militare sia cos radicata nellEuropa continentale e non nei paesi anglofoni. Non infatti del tutto ingiustificato, a considerare lattuale produzione italiana, il retropensiero degli storici e dei giuristi che storia e diritto militari stanno alla storia e al diritto come la musica militare sta alla musica...
21 20 19

60

di indagine, ma quanto a metodo e interesse sono in realt storie politiche, sociali, istituzionali, economiche della guerra e delle istituzioni militari (nazionali e comparate). A questo tipo di storiografia militare si possono ascrivere Philippe Contamine e Andr Corvisier22 e quasi tutta la produzione universitaria italiana23. Naturalmente le storie militari specialistiche hanno ampliato il campo del sapere, ma la focalizzazione interna alle rispettive discipline storiche le rende di fatto difficilmente fruibili o integrabili da parte del pensiero strategico. Corrispondono infatti a quella che John J. Mearsheimer chiama selective history, osservando che ha scarsa influenza sul decisore24. In realt lo influenza, ma negativamente, vaccinandolo anche rispetto alla storia dedicata al consilium principis. Il suo stesso sviluppo occulta e confonde infatti la questione epistemologica del rapporto tra storia e strategia, riducendola ad una insulsa questione di relazioni sociali tra universit e stati maggiori, immancabilmente viziate dai reciproci pregiudizi e corporativismi. Diverso il caso della storia militare universale (o per dir meglio, comparata), focalizzata sulle esigenze del pensiero strategico e del consilium principis, sviluppatasi allinterno della scienza strategica per influsso del modello delbruckiano, ma anche della scuola sociocognitiva americana. Essa ora soprattutto americana e inglese, ma resta anche tedesca (Werner Hahlweg e Andreas Hillgrueber) e in Francia ha influito su Raymond Aron. In questo caso la questione epistemologica, anche se in genere non viene indicata con questo titolo, ben presente e discussa25. Kaegi, che uno storico sociale della guerra pi che uno storico militare sociocognitivo, riserva alla storia dedicata, con una sfumatura polemica e pensando a Luttwak, laggettivo predictive26. E vero che talora la storia militare

Di Corvisier cfr. il Dictionnaire dart et dhistoire militaire, Paris, P. U. F., 1988 e la voce Militaire (Histoire) in Andr Burguire (cur.), Dictionnaire des Sciences Historiques, Paris, P.U.F., 1986, pp. 463-471. Cfr. V. Ilari, Storia del pensiero, delle istituzioni e della storiografia militare, in Piero Del Negro (cur.), Guida alla storia militare italiana, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1997, pp. 7-66. Un discorso a parte merita Piero Pieri, padre della storiografia militare italiana contemporanea e non a caso maestro di Giorgio Rochat, massimo esponente della storiografia politica delle istituzioni militari. Infatti le fascinazioni piemontesiste, risorgimentaliste e delbruckiane di Pieri erano pur sempre filtrate dalla sua indiscussa e totale appartenenza ad una tradizione accademica radicalmente refrattaria alla connotazione metodologica e politica della storiografia militare universale, cio alla comparazione storica e al consilium principis (se non in riferimento - opportunista pi che organico - al principe collettivo gramsciano, cio il partito antagonista, visto dagli intellettuali italiani come vindice inconsapevole della rivoluzione giacobina incompiuta, tradita o perseguitata dal principe costituito, di volta in volta sabaudo, fascista o democristiano). John J. Mearsheimer, Liddell Hart and the Weight of History, Cornell University 1988, Oxford, Brasseys Defence Publishers, 1988, pp. 218-219. Sullinfluenza della storia militare sul pensiero strategico, per alcuni eccessiva e nefasta, per altri insufficiente, v., oltre a Kaegi e a Mearsheimer, la famosa lecture tenuta da Michael Howard il 18 ottobre 1961 (The Use and Abuse of Military History, ora in RUSI Journal, February 1993, pp. 26-30). Sul tema, v. anche Ernest R. May, Lessons of the Past: the Use and Misuse of History in American Foreign Policy, New York, Oxford U. P., 1975; Russell F. Weigley (ed-), New Dimensions in Military History, San Rafael, California, Presidio Press, 1975; Robert Higham, Robin and Jacob W. Kipp (eds.), International Commission for Military History: Acta No. 2, The Washington Meeting, August 1975, Manhattan, Kansas, Military Affairs Aerospace Historian Publishing, 1977; Jay Luvaas, Military History: Is It Still Practicable? (1982), in Parameters, Summer 1995, pp. 82-98; Manfred Messerschmidt, Klaus A. Maier, Werner Rahn e Bruno Thoss (cur.), Militaergeschichte. Probleme-Thesen-Wege, Im Auftrag des Militaergeschictlichen Forschungsamtes aus Anlass seines 25jaehrigen Bestehens, Stuttgart, Deutsche Verlangs-Anstalt, 1982; Martin van Creveld, Thoughts on Military History, in Journal of Contemporary History, Vol. 18 (1983), pp. 549-566: Raimondo Luraghi, Storia militare e strategia globale, in Strategia globale, N. S., n. 2, 1984, pp. 235-242; Richard E. Neustadt, Thinking in Time: The Uses of History for Decision-Makers, New York Free Press, 1986; V. Ilari, Epistemologia della storia militare, in corso di pubblicazione negli atti del II convegno nazionale di storia militare indetto dalla Commissione nazionale di storia militare e tenutosi a Roma, presso il CASD, il 28-29 ottobre 1999.
26 25 24 23

22

Kaegi, op. cit., p. 301.

61

universale si abbandonata, se non alla profezia27, almeno alla previsione (forecasting)28 e alla ricerca induttiva di principi, regolarit, insegnamenti (lessons, predicaments). Ma la sua funzione propria, la sua ragion dessere che la distingue dalla storia politica e sociale della guerra e delle istituzioni militari di orientare lanalisi del presente e contribuire al processo decisionale. Sembra perci pi corretto definirla, come fa Mearsheimer, analytic history, per quanto sia scoraggiante doverne affidarne le fortune al comportamento razionale del decisore (the policy maker behaves like the classic rational actor; he consciously turns to the past for help in understanding the present). In realt la storia, e non soltanto la storia militare, influenza sempre le decisioni; purtroppo lo fa generalmente nel modo peggiore, attraverso quel che Napoleone chiamava rminiscence29 e Mearsheimer omnipresent history, ossia una forzatura del presente per conformarlo ad una determinata interpretazione del passato. Interpretazione, occorre aggiungere, che assai raramente originale, anzi quasi sempre doxastica, acritica ed emotiva, e perci pericolosamente rigida e dogmatica. 3. Imitatio. Il digesto militare romano nella paideia cavalleresca E evidente che, a rigor di termini, la questione dellinfluenza della storia militare antica sul pensiero strategico occidentale non si pu porre, propriamente, prima della seconda met dellOttocento, prima cio della nascita della storia militare antica, sia come settore specialistico della storia antica, sia come parte della storia universale (analitica) dellarte della guerra. Per i secoli precedenti la questione va dunque impostata in termini notevolmente diversi, indagando luso diretto (medievale) della letteratura militare classica e la sua rielaborazione (rinascimentale) come base per una letteratura militare moderna. Il Medioevo conobbe larte militare romana nello stesso modo in cui conobbe il diritto romano, vale a dire attraverso il filtro delle compilazioni militari e giuridiche imperiali. Sono stati censiti 331 manoscritti (incluse 85 traduzioni) di Vegezio, di cui 19 posteriori al 1500. Fu il primo trattato militare impresso (nel 1470 in Germania, nel 1473/5 a Utrecht), con 11-14 edizioni o riedizioni a stampa gi prima del 1500. Quanto a fortuna, si potrebbe quasi dire che Vegezio fu il Jomini del Medioevo e ancora del primo Rinascimento30. Entrambi furono infatti apprezzati (soprattutto dai militari) per la comune chiarezza espositiva e fruibilit pratica. Ed entrambi furono, fatalmente, vittime del loro stesso successo, finendo a loro volta compendiati, digeriti, superati e infine dimenticati proprio dai loro epigoni ed imitatori.

Lepiteto di profeta ricorre spesso nella letteratura militare contemporanea, specie in riferimento ai sostenitori di questa o quella arma decisiva (Douhet e Mitchell profeti del potere aereo, Fuller ed Estienne dei carri armati) o ai futurologi militari (Ivan de Bloch profeta del pacifismo tecnologico: cfr. Nicola Labanca, in Rivista di storia contemporanea, 1991, 4, pp. 598-637). E interessante per riflettere, sulla scorta di Santo Mazzarino (Il pensiero storico classico, Roma-Bari, Laterza, 1974, II, 2, p. 348) che la profezia militare pi vicina alla concezione tucididea della storia (dove ogni fatto ha in s stesso il suo metro, anche se la conoscenza di esso potr essere utile alle nostre decisioni future) che alla concezione epimenidea (dove il passato responsabile rispetto al futuro, e la sua conoscenza consente la profezia). Yuri V. Chuyev e Yuri B. Mikhaylov, Forecasting in Military Affairs (Moscow, 1975, transl. by the Secretary of State Dept Canada, publ. under the auspices of the USAF), U.S. Government Printing Office, 1980; Trevor N. Dupuy, Numbers, Predictions & War. The Use of History to Evaluate and Predict the Outcome of Armed Conflict, Fairfax, Virginia, Hero Books, 1985.
29 30 28

27

Coutau-Bgarie, Trait, cit., p. 30 (Sur le champ de bataille linspiration nest le plus souvent quune rminiscence).

Pi difficile trovare il Clausewitz della tradizione classica. Per la profondit e loriginalit della teoria, per la qualit e la durata dellinflusso esercitato (pi sul pensiero politico che sul pensiero strategico e militare) e perfino per la sfortuna sul campo di battaglia, si penserebbe a Tucidide.

62

Ma il generale svizzero (1779-1869), passato nel 1813 dal servizio francese a quello russo, aveva della propria opera unopinione opposta a quella dellalto dignitario imperiale della prima met del V secolo d. C.31, che si professava inferior rispetto alle sue fonti (Catone il Vecchio, Sallustio, Frontino, Celso e le costituzioni militari di Augusto, Traiano e Adriano). Non si proponeva infatti di fissare il Prcis definitivo e perpetuo dellarte della guerra, ma soltanto di compilare, senza ambizioni letterarie, regulae bellorum generales (riassunte in ERM, III, 26) e di divulgare a vantaggio di Roma quae apud diversos historicos et armorum docentes dispersa et involuta celantur (ERM, Pr. I). La compilazione militare (epitoma rei militaris) - inizialmente limitata al delectus e agli armorum exercitia (ERM, I) ed estesa poi su ordine imperiale anche al veteris militiae mos (II), alle artes terrestris proelii (III), alle machinae quibus obpugnabatur civitates vel defenduntur e ai navalis bellis praecepta (IV) - sembra con tutta evidenza complementare alla probabilmente coeva compilazione di iura e leges attuata nel 426-438 da Valentiniano III e Teodosio II32. Lepitoma, trattato militare ufficioso della pars Occidentis, fu recepita in Oriente nel 450, quando Flavio Eutropio la pubblic a Costantinopoli. La mancanza di successive edizioni orientali si spiega con la combinazione tra labbandono del latino come lingua ufficiale dellimpero bizantino e con lassorbimento dellepitoma latina nelle due pi ampie compilazioni di testi greci (Strategikon e Taktik) ordinate da Maurizio (582-602) e Leone il Saggio (886-911). Accadde lo stesso al codice Teodosiano quando venne selettivamente rifuso nel nuovo testo unico giustinianeo, la cui mancata estensione allOccidente assicur appunto la sopravvivenza del codice precedente. Si tenga presente che Leone sostitu con un rifacimento greco (Basilik) anche il Digestum latino della giurisprudenza romana fatto compilare da Giustiniano. In Occidente, al contrario, Vegezio fu, fino al 1300, lautore tecnico pi diffuso, con 312 manoscritti dal VII al XV secolo contro i 75 di Vitruvio33. Non sfuggiva agli eruditi medievali la

Sulla datazione dellopera (e sulla committenza imperiale dei libri II-IV, attribuibile a Teodosio I, Onorio, Teodosio II o Valentiniano III), v. da ultimo Claudia Giuffrida Manmana (intr. e trad.), Flavio Vegezio Renato. Compendio delle istituzioni militari, Catania, Edizioni del Prisma, 1997, pp. 15-46, la quale, seguendo il criterio mazzariniano, propende per una datazione posteriore al 408 d. C., collocando lopera nellet di Onorio e Stilicone e mettendola in rapporto col dibattito che in quegli anni impegn gli intellettuali della corte orientale e occidentale e sort nella vittoria del partito nazionalista in entrambe le parti dellimpero. La datazione di Vegezio sotto Teodosio I sembra essere influenzata, in Mazzarino, dalla sua pregiudiziale svalutazione (e incomprensione) dellepitoma, scritta con lottimismo erudito di chi sciorina soluzioni impossibili, e sciupa nomi venerandi che ormai sono lombra di s stessi (La fine del mondo antico2, Milano, Rizzoli, 1999, p. 56). Con la legge delle citazioni (che dava forza di legge ai pareri concordi dei cinque grandi nomi della giurisprudenza classica, il cosiddetto tribunale dei morti) e il Codex Theodosianus (che proseguiva le due precedenti collezioni sistematiche di leges imperiali, codici Ermogeniano e Gregoriano). Lideologia imperiale associava strettamente arma et leges, che - secondo la celebre costituzione premessa al Novus Iustinianus Codex - erano, assieme, i pilastri della summa reipublicae tuitio. Non va dimenticato che anche il Corpus Iuris Civilis include, beninteso per gli aspetti giuridici, due tituli de re militari (D. 49, 16 e CI., 12, 35: v. per anche, su singoli istituti di diritto militare, i tituli CI, 12, 29-47; cfr. Vincenzo Giuffr, Arrio Menandro e la letteratura de re militari, in Labeo, 20, 1974, pp. 27-63). Cfr. Richardot, Moyen Age, cit. pp. 195-198. Uno dei manoscritti francesi segu le crociate in Terrasanta, tornando poi in Italia (Vat., Palat. lat. 909). Altri 5 figurano nel bottino di guerra preso a Pavia nel 1499 da Luigi XII. Dal IX al XV secolo lopera figura in 44 biblioteche ecclesiastiche (inclusi 5 papi), 37 di sovrani e guerrieri e, nel XIV e XV, anche in 21 private, incluse quelle di Petrarca e Coluccio Salutati, dei condottieri Braccio da Montone e Antonio da Marsciano e delle famiglie Medici, Strozzi, Malatesta e Visconti. Pur non includendolo nel codice degli ordinamenti militari castigliani (segunda delle Siete Partidas) Alfonso X di Castiglia e Leon (1252-1284) attribu formalmente ai precetti di Vegezio il valore di regole di cavalleria. Fino a tutto il XV secolo lopera fu inoltre compendiata o citata da Sedulius Scotto (Kollectaneum), Rabano Mauro (De procinctu Romanae militiae), Giovanni da Salisbury (Policraticus), Tommaso dAquino (Summa Theologiae), Vincent de Beauvais (Speculum doctrinale, IX), Egidio Colonna, Pulcher Tractatus de materia belli, Philippe Elephant (Ethica, 1355), Giovanni da Legnano (De bello, de represaliis et de duello, 1360), Honor Bovet (LArbre des Batailles, 1386/90; LApparition de Jehan de Meun, 1398), Christine de Pisan (Livre du corps de Policie, 1406/7; Livre des faits darme et de chevalerie, 1410), Antoine de la Sale, Jean de Bueil (Le Jouvencel, 1461/8),
33 32

31

63

filiazione di Vegezio da Frontino, n mancarono, almeno in et carolingia, critiche stilistiche e riserve sulla parziale obsolescenza dellopera (quae tempore moderno in usu non sunt)34. Ma nel complesso la recezione era acritica e passiva: dalla dettagliata ricognizione di Richardot si ricava un solo autore che abbia sviluppato una riflessione originale prendendo spunto da Vegezio35. A differenza delle Institutiones legali di Giustiniano, quelle militari di Valentiniano III e Teodosio II non svolsero nel Medioevo una funzione critica - e nemmeno propriamente didattica, come sostiene Philippe Contamine36 - ma soltanto culturale e pedagogica. Nel XV secolo Epitoma e Strategemata formavano, con altri classici antichi (Cesare, Livio, Valerio Massimo) e moderni (LArbre des Batailles e Le Jouvencel), il normale percorso di lettura consigliato al giovane cavaliere (miles). Faticosamente germogliata nello studio medievale delle arti liberali, fino al Rinascimento lidea di progresso rimase del tutto estranea alla scientia militaris, concetto esclusivamente pedagogico, nel senso che lo scopo dellartem ediscere era il nutrimento intellettuale del doctus ad proelium, non il progresso scientifico. Avendo gi spezzato e masticato per il lettore il pane della prudentia militaris, lepitoma confaceva meglio dei testi crudi alla paideia cavalleresca37, radicandovi il mito che il segreto delle vittorie romane fosse la combinazione legionaria tra delectus, disciplina, triplex acies e castra. Proprio per la sua natura compilativa, dava infatti una visione statica e astorica del sapere militare, priva di antinomie, senza traccia dei contrasti e dissensi attraverso i quali si erano storicamente formate e consolidate le regulae generales (per non parlare delle ideologie soggiacenti). Lo stato parziale delle nostre conoscenze ci consente di cogliere la portata di questa intenzionale omissione del dibattito solo in riferimento a una questione tecnica come lordine di battaglia (lepitoma menziona lagmen quadratum, ma ne tace lantinomia rispetto alla triplex acies, analoga a quella settecentesca tra ordine sottile e ordine profondo) e ad una questione politica come il sistema di reclutamento, che fu forse proprio allorigine della compilazione38. Fortunatamente possiamo mettere a confronto lepitoma col de rebus bellicis (anteriore da una a tre generazioni), unica testimonianza superstite di quei promemoria privati e riservati, talora contenenti proposte e suggerimenti su questioni
Flavio Biondo (Romae triumphantis libri, 1460), Denys le Chartreux (De vita militarium, XII), Thomas Malory (Le Morte Darthur), Pierre Choisnet (Le Rosier des guerres, 1481/2). La prima edizione a stampa, tedesca, risale al 1470. Dal 1487 Vegezio pubblicato, con Frontino, Eliano e Modesto, nel Corpus veterum scriptorum de re militari.
34 35

Cfr. Richardot, Moyen Age, cit., pp. 31 e 76-77.

Jean de Meun, che metteva Vegezio a confronto con Cesare per criticare limprudenza di Corradino di Svevia alla battaglia di Tagliacozzo (1268). De Meun collegava inoltre la vittoria riportata a Muret (1213) da Simone di Montfort sul re dAragona agli esempi di Giuda Maccabeo e Goffredo di Buglione, traendone il principio che la superiorit militare non funzione della quantit, ma della qualit delle forze (Cfr. Richardot, Moyen Age, cit., pp. 128-129). Cfr. Philippe Contamine, La guerre au moyen age, Nouvelle Clio 24, Paris, P.U.F., 1980, pp. 353-364 (didactique de lart militaire); Id., The War Literature of the Late Middle Ages: the Treatises of Robert de Balsac and Braud Stuart, Lord of Aubigny, in Ch. T. Allmand (Ed.), War, Literature and Politics in the Late Middle Ages, Liverpool U. P., 1976. Generalmente nel Trecento e nel Quattrocento res militaris veniva resa in vernacolo come chose de chevalerie (Ritterschafft) o de las batallas. Ma gi Giovanni da Salisbury (Policraticus, 6, 19) classificava correttamente la res militaris fra le arti, sottinteso meccaniche. Questo scrupolo epistemologico presente anche nella prima traduzione italiana di Vegezio, del fiorentino Bono Giamboni (circa 1286), intitolata DellArte della guerra (Richardot, Moyen Age, cit., pp. 63-66, secondo il quale il titolo scelto da Giamboni avrebbe influenzato Machiavelli. In realt furono gli editori del suo trattato del 1519 ad intitolarlo Arte della guerra: nelle sue lettere Machiavelli si riferisce ad un de re militari: cfr. Frdrique Verrier, LArt de la guerre machiavlien, brviaire de lhumanisme militaire, in Colson e Coutau-Bgarie, Pense, cit., p. 57 nt. 36). Uno degli elementi per la datazione che lepitoma non menziona, a proposito del delectus, il classico requisito della ingenuitas delle reclute, reso derogabile, propter rei publicae necessitas e contra hostiles impetus, dalla costituzione 13 aprile 406 di Onorio, Arcadio e Teodosio II (C. Th., VII, 13, 16) la quale stabiliva di aver riguardo allidoneit fisica (vires) e non alla condizione giuridica (status personarum). Criterio richiamato quasi alla lettera in ERM, I, 5, 180-181. Cfr. Giuffrida Manmana, op. cit., pp. 37-38.
38 37 36

64

amministrative e finanziarie, che si usava indirizzare alle cancellerie imperiali, prassi ereditata dagli stati di antico regime e ben analizzata da Paolo Preto nel caso veneziano39. Il de rebus bellicis illumina la questione del reclutamento perch la collega giustamente con la pianificazione finanziaria dellesercito, suggerendo di adottare lordinamento a larga intelaiatura (riducendo la ferma e trasformando una parte delle unit attive in unit di riserva da mobilitare solo in caso di necessit) allo scopo di poter recuperare risorse finanziarie per rifortificare le frontiere (limitum munitiones) e meccanizzare (bellicae machinae) lesercito40, adottando inoltre la formazione falangitica (agmen quadratum), la pi adatta ad affrontare la tattica insidiosa dei parti, considerati dal de rebus bellicis il nemico principale. 4. La translatio in Occidente della sapienza militare greco-bizantina Se si prescinde dalle traduzioni latine di Tucidide e Polibio (libri I-V) ad opera di Lorenzo Valla (1409-1457) e Nicol Perotti, si pu datare linizio formale dellumanesimo militare al 1455, anno della traduzione latina, per conto del re di Napoli e Sicilia Alfonso I dAragona, della tattica di Eliano ad opera di Teodoro Gaza di Tessalonica (1400-1478), uno dei rifugiati bizantini accolti dal cardinal Bessarione e massimo diffusore della lingua e della cultura greca in Occidente41. La traduzione di Eliano fu inclusa nella prima collezione a stampa di testi militari antichi, impressa a Roma il 15 febbraio 1487 con lonesto e limpido titolo Veteres scriptores de re militari42. La collezione, includente anche Vegezio, Frontino e il libellus de vocabulis rei militaris (Pseudo-Modesto43), ebbe numerose riedizioni, arricchite nel 1494 dalla traduzione latina di Onasandro fatta da Segundinus44. Era, quasi letteralmente, una bomba a scoppio ritardato, che, come vedremo, non manc di esplodere in Fiandra centanni dopo, nel dicembre 1594, innescata dallocchio febbrile di un miles eruditus che seppe trovare proprio in Eliano il sistema per falciare con le raffiche di moschetteria i tercios dei picchieri papisti. Circa nel 1490 Giano Lascaris (un altro rifugiato tessalonicese che, tra laltro, insegn il greco a Guillaume Bud) tradusse in latino il frammento polibiano, fino ad allora sconosciuto in Occidente, de

Cfr. Paolo Preto, I servizi segreti di Venezia, Milano, Il Saggiatore, 1994. Dello stesso autore v. anche Venezia e i turchi, Firenze, Sansoni, 1975. Lelenco delle machinae, illustrate da picturae riprodotte in tre dei quattro codici pervenutici, include la sottocorazza di cotone e cuoio (thoracomachum), lo scudo chiodato (clipeocentrus), il giavellotto (iaculum) con penne direzionali, a punta (plumbatum mamillatum) o ad aculeo (plumbatum tribolatum), la torre mobile ossidionale (tichodifrum), il carro falcato (currodrepanum) e corazzato (clipeatum), il lanciasaette campale ruotato (ballista quadrirotis) e da fortezza (fulminalis), il ponte di otri gonfiati (ascogefyrum), la nave a ruote con motore animale (liburna). Bibliografia esaustiva sulla tattica di Eliano e di Leone VI in Hahlweg, Die Heeresreform der Oranier und die Antike, Berlin, Junker und Duennhaupt Verlag, 1941 (rist. an. Osnabrueck, Biblio Verlag, 1987), pp. 302-307, che include anche gli estratti delle traduzioni latine di Eliano (Gaza, pp. 197-230) e Leone VI (pp. 250-55) incluse nel Kriegsbuch di Giovanni di Nassau.
42 43 41 40

39

Cfr. Jaehns, GdKW, 1, pp. 9, 247, 447.

E un estratto da Vegezio. Modestus na jamais exist, il sagit dune mystification littraire dvoile par lhumaniste Franois de Maulde en 1580, redcouverte au XIXe sicle (Richardot, Les ditions dauteurs militaires antiques au XVeXVe sicles, in Stratgique, 68, 1997, n. 4, p. 90). Cfr. Richardot, Moyen Age, cit., pp. 41 e 187. Come osservava Jahns, GdKW, 1, pp. 91-92, Onasandro hat kein system; ma, diversamente dagli altri tactici antichi, assunse anche un rilievo politologico, perch in ambito cattolico fu strumentalmente contrapposto a Machiavelli. La traduzione italiana di Fabio Cotta fu pubblicata a Venezia nel 1546. Leditio princeps di Nicolaus Rigaltius comparve a Parigi nel 1598/9 e fu ristampata ad Heidelberg nel 1600 con un commento di Janus Gruterus e osservazioni di Aemilius Portus.
44

65

militia et castrorum metatione romane (VI, 19-42)45. Nellaprile 1491 Lascaris vendette inoltre a Lorenzo de Medici il codice (Laur. gr. LV 4) contenente il corpus della letteratura militare grecobizantina, probabilmente proprio loriginale fatto redigere da Costantino VII Porfirogenito attorno al 950-59 e presumibilmente pervenuto alla biblioteca lascaride di Tessalonica a seguito del sacco di Costantinopoli del 120446 (proprio quello descritto in Baudolino, perpetrato, col cinico supporto navale veneziano, dai barbari crociati francesi e fiamminghi; che avrebbe dunque avuto, se non altro, il merito indiretto e inconsapevole di sottrarre lo scrigno della sapienza militare romano-cristiana dOriente al nuovo Impero romano-islamico47).

La traduzione lascaride fu pubblicata a Venezia nel 1529 (Liber ex Polybii historiis excerptus de militia Romanorum et castrorum metatione inventu Rarissimus a Iano Lascare in Latinam linguam translatus) e, con testo greco a fronte, a Basilea nel 1537 (Polybius, De Romanorum militia, et castrorum metatione liber, Basileae, per B. Lasinium et T. Platterum) assieme ad un trattato militare fiorentino, scelto probabilmente perch era lunico in latino (Jacopo da Porcia, De re militari) gi pubblicato a Venezia (Johannes Taccuinus) nel 1530. In precedenza erano noti soltanto i libri I-V di Polibio: ignorati nel Medioevo, gi nel 1418-19 erano stati parzialmente compilati da Leonardo Bruni nei commentaria tria de primo Punico bello e nel 1450-54 tradotti in latino da Nicol Perotti su incarico del papa Nicola V (traduzione stampata nel 1522 e 1530). In seguito la traduzione lascaride della militia romana fu tradotta in italiano da Bartolomeo Cavalcab (1535) e Francesco Patrizi (1583) e parafrasata in francese da Fourquevaux (Bellay-Langey, Paris, 1548; 1553). Seguirono poi la nuova traduzione e parafrasi di Giusto Lipsio (1594-98) e infine ledizione critica con traduzione latina dellintero corpus polibiano di Isaac Casaubon (1605-09), utilizzata da Claude Saumaise (de re militari Romanorum, 1635, secretata per ragioni militari e stampata postuma nel 1657 da Georg Horn). Cfr. Arnaldo Momigliano, Polybius Reappearence in Western Europe, in Entretiens sur lAntiquit classique, 20, 1973, pp. 347-372 (= Sesto Contributo, I, Roma, 1980, pp. 103-123 = Problmes dhistoriographie ancienne et moderne, Paris, Gallimard, 1983); Michel Dubuisson, Polybe et la militia romana, in Pense, Actes Namur, pp. 1-23. Cfr. Luigi Loreto, Il generale e la biblioteca. La trattatistica militare greca da Democrito di Abdera ad Alessio I Comneno, exc. da Giuseppe Cambiano et all. (cur.), Lo spazio letterario della Grecia antica, II. La ricezione e lattualizzazione del testo, Salerno editrice, Roma, s. d. (ma 1997), pp. 563-589. Dal codice Laurenziano derivarono i codici romani Reginensis Gr. 88, Vallicellianus VII-1, Barberinianus Gr. 59, a loro volta ricopiati. Cfr. Alphonse Dain, Luc Holste et la collection romaine des tacticiens grecs, in REA, 71, 1969, pp. 338-353. Editio maior Hermann Koechly e Wilhelm Ruestow, Griechische Kriegsschriftsteller, Leipzig 1853-55, 3 voll. (rist. Osnabruck, Biblio Verlag, 1969). Degli stessi autori, cfr. Geschichte des griechichen Kriegswesens von der aeltesten Zeit bis auf Pyrrhos, Aarau, 1852. Cfr. F. Haase, Ueber die griechischen und lateinischen Kriegsschriftsteller, in Neue Jahrbuecher fuer Philosophie und Paedagogik, 14 Bd., H. 1, Leipzig, 1835; Id., De militarium scriptorum graecorum et latinorum omnium editione instituenda narratio, Berlin, 1847; W. Stavenhagen, Ueber die altgriechische Militaer-Schriftstellerei, in Die Militaerische Welt, H. 11, Wien, 1907; Alphonse Dain, Les strategistes byzantins, Travaux et Mmoires, Centre de Recherche dhistoire et civilisation byzantines, N. 2, 1967. Sui manoscritti militari classici allinizio del Seicento, cfr. Gabriel Naud, Syntagma de studio militari, Romae, 1637, pp. 518-25. Ci non toglie gli scambi reciproci tra la letteratura militare bizantina e islamica: cfr. W. Wuestenfend, Das Heerswesen der Muhammedaner und die arabische Uebersetzung der Taktik des Aelianus, Goettingen, 1880. Sullattenzione riservata dal trattato di Leone al jihad e al modo di combattere islamico, v. Gilbert Dragon, Byzance et le modle islamique au Xe sicle. A propos des constitutions tactiques de lempereur Lon VI, in Acadmie des Inscriptions et des Belles Lettres, Comptes rendus des sances de lanne 1983, pp. 219-242. N va dimenticato che il sultano si considerava successore legittimo (ex belli iure) degli imperatori romani (e come tale sovraordinato anche ai monarchi europei) e che la burocrazia centrale era cosmopolita e organizzata secondo il modello bizantino. Il fratello di Alberico Gentili, Scipione, tent anche un raffronto tra le stesse istituzioni militari dei due imperi (De re militari Romana et Turcica, ext. in orat. Rectoralibus, Norimbergae, 1600). E appena il caso di ricordare che, fermato nel 1683 lespansionismo ottomano in Europa, a riunificare le due partes imperii ci provarono prima lasse austro-russo (appoggiato a Venezia dalla perdente ma lungimirante fazione dei Tron) e poi la Royal Navy e lIndian Office, tallonati velleitariamente da francesi e tedeschi. Dopo la catastrofica iniziativa churchilliana di Gallipoli (che affrett la brutale cancellazione del carattere romano e multiculturale di Costantinopoli: v. Philip Mansel, Constantinople 1453-1924, 1995) ci riuscirono, inizialmente contrastati dai sovietici, gli americani, con lentrata della Turchia postkemalista nella NATO (1954) e poi con lallargamento della NATO sino alla fascia critica delle guerre mondiali novecentesche, corrispondente allantico limes danubiano dellImpero romano (nel cui quadro si spiegano, come assestamento delle retrovie, le tragiche ma secondarie guerre di successione jugoslave 1991-2001, sostanzialmente operazioni di grande polizia militare occidentale).
47 46

45

66

La raccolta, che testimoniava forse lintento di una terza compilazione, non realizzata, include in 405 fogli di 32 righe ventuno testi: tredici trattati militari bizantini (su un totale di almeno 24, pi 16 parafrasi, riedizioni e antologie dal VI allXI secolo) di cui 6 anteriori al VII secolo e 7 posteriori allinizio del IX; cinque trattati classici anteriori alla prima met del II secolo (Enea, Onasandro, Eliano, Arriano e Asclepiodoto), lEktaxis kat Alanon (dalla Bythinika) di Arriano, un testo di raccordo fra le due tradizioni, greca e bizantina (noto come Apparatus bellicus) e il VII libro dei kestoi di Giulio Africano48. Analogo sembra il corpus poliorcetico che raccoglie i trattati specialistici e narrazioni di assedi famosi estratti da 16 storici greci da Tucidide a Eusebio49. Come osserva Luigi Loreto, lamputazione delle parti relative alla guerra navale dai trattati di tattica50 fa supporre una terza raccolta specifica, purtroppo non pervenutaci. Tuttavia la tripartizione veramente pertinente alla letteratura militare classica quella fra strategetica, tactica e poliorcetica51.

Naud elencava ben 25 auctores antiqui deperditi (Syntagma, cit., pp. 517-17); sommando solo i nomi pi convincenti con i testi pervenutici, si arriva almeno a 21 scrittori greci dal V secolo a. C. al II d. C. (Democrito di Abdera, Enea, Pirro, Cinea, Alessandro II, Filippo V, Clearco, Pausania, Evangelo, Polibio, Eupolemo, Ificrate, Posidonio, Filone, Onasandro, Stratocle, Hermeias, Eliano, Arriano, Asclepiodoto, Polieno) oltre al VII libro dellenciclopedia di Giulio Africano (sugli autori citati in El. I, 2 = Arr. I, 1, cfr. Hahlweg, HR, pp. 121-24). Coutau-Bgarie (Trait, cit., p. 151) ha ricavato da A. Dain, Les stratgistes byzantins, un tableau simplifi et complet delle corrispondenze fra i trattati. Si pu ipotizzare che la taktika di Polibio (autore anche di un bellum Numantinum: Cic., fam., V, 12, 2) sia la prima commistione fra la tradizione greca e la variante latina iniziata dal de re militari catoniano (L. Poznanski ha proposto una restitutio del perduto testo polibiano sulla base del II libro delle storie: Les Etudes classiques, 46, 1978, pp. 205-212). C. M. Gilliver propone un elenco di Roman military treatises (The Roman Art of War, Charleston, S. C., Tempus Publishing, 1999, pp. 173-177) sia latini che greci, includendovi Catone, Asclepiodoto, Cincio Alimento, Vitruvio, Athenaeus Mechanicus (per mechanematon), Cornelius Celsus, Plinio il Vecchio (de iaculatione equestri), Onasandro, Frontino, Pseudo-Igino (de munitionibus castrorum), Eliano, Erone di Alessandria (belopoeika e cheiroballistra), Apollodoro di Damasco (poliorketika), Arriano, Polieno, Tarruteno Paterno (de re militari), limperatore Giuliano (supposto autore dei mechanikoi) e Vegezio. (Ipotetica ricostruzione dellektaxis di Arriano on Gilliver, pp. 48 e 178-180). Par. Suppl. gr. 607. Editio maior P. Wescher, Poliorctique des Grecs. Traits thoriques - Rcit historiques, Paris, Imprimerie Nationale, 1867. La lista degli scrittori greci (III a. C. - II d. C.) di artiglieria e poliorcetica include Enea (Ene le Tacticien, Poliorctique XII, 4, texte tabli par A. Dain, traduit et annot par Anne Marie Bon, Les Belles Lettres, 1963), Bitone, Filone, Agesistrato, Ateneo, Erone e Apollodoro. Cfr. Paul Gdon Joly de Maizeroy, Trait sur lArt des Siges, et des Machines des Anciens, o lon trouvera des comparaisons de leurs mthodes avec celles des modernes, Paris, 1778; F. Lammert, Die antike Poliorketik und ihr Weiterwirken, in F. Miltner e L. Wickert (Hrsg.), Klio, Beitraege zur alten Geschichte, 31, 4, Lepzig, 1938; E. W. Marsden (Greek and Roman Artillery, Technical Treaties, Oxford, 1971 rist. 1991); Yvon Garlan (Recherches de poliorctique grecque, Bibliothque des Ecoles franaises dArgnes et de Rome, fasc, 223, Paris, De Boccard, 1974) e J. G. Landels (Engineering in the Ancient World, London, Chatto & Windus, 1978 = Constable & Co. Ltd, 1997, pp. 198-217 Principal Greek and Romans Writers).
50 51 49

48

Cfr. K. K. Mueller, Eine griechische Schrift ueber Seekrieg, Wuerzburg, 1882.

Gi nel 1595 Giovanni di Nassau aveva osservato che la letteratura militare greca era formalmente suddivisa in tre generi: strategetica, tactica e poliorsetica (Hahlweg, HR, p. 125). La distinzione tra strategik come parte generale (omnia quae a duce) e strategmata come parte speciale (si in specie eorum sunt) si legge in Frontino (proem. I), ma il passo si considera interpolato, probabilmente dallo stesso autore del IV libro, composto, diversamente dai primi tre, da exempla potius strategicon quam strategemata (cfr. Francesco Galli, Introduzione, traduzione e note a Frontino, Lecce, Argo, 1999, pp. 12 e 16). Secondo Colson (Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 137-8) la lettura contrappositiva di strategmata e strategematika risale alle edizioni del 1731 (curante Francisco Oudendorpio, Lugduni Batavorum) e 1763 (Sexti Julii Frontini Strategematicon libri tres; Strategicon liber unus, emendabat Jos. Valart, Lutetiae). Anche Karl Theophil Guischardt (1724-1775) nel II volume delle Mmoires militaires sur les Grecs et les Romains (La Haye, 1758; Lyon, l760) sosteneva che gli studi dei greci non si erano limitati agli aspetti pi superficiali della tattica che appaiono in Eliano e Arriano, ma riguardavano anche lart de commander des armes, detta strategein o tchne strategik; peraltro, a giudicare dalle epitome di Frontino e Polieno, il futuro aiutante di campo di Federico II inferiva che loin de traiter en mathmaticiens la science quils appellaient celle de commander des armes, et de la soumettre au calcul, comme leur tactique, ils nont fait quamasser un grand nombre dexemples et des faits, dont ils dduisoient les maximes (cit. in Colson, p. 189). Non convince la tesi di Loreto (pp. 169-171) che alla distinzione concettuale corrispondesse quella fra due distinti generi letterari: troppo striminzita una strategika che annovererebbe, prima dellAnonimus Byzantinus, soltanto il sofista Dionisidoro (Xen,, Mem., III, 1), Onasandro e il titolo attribuito ad Enea dalla Suda (Loreto vi aggiunge

67

La translatio dei graecorum militaria praecepta (Sall., Bell. iug., 85, 12) rientrava in un pi ampio disegno di politica culturale dei rifugiati bizantini a Roma, Firenze e Venezia, impegnati nella diffusione della cultura e della stessa lingua greca in Occidente. Erano infatti del tutto coerenti col grande progetto geopolitico e militare di Lascaris, che per gran parte della sua vita continu a perorare presso il papa, limperatore e il re di Francia la necessit di riconquistare Costantinopoli, una volta conclusa (nel 1492, con la presa di Granada) la Reconquista iberica. Effettivamente limportazione del pensiero militare greco-bizantino serv alla guerra: ma non solo alla guerra contro il Turco che stava a cuore a Lascaris e che, a parte Lepanto, fu sostenuta dai soli veneziani (1499-1503, 1537-40 e 1570-73). Serv invece anche e soprattutto per le guerre che stavano a cuore ai monarchi cristiani, in primo luogo quelle per il controllo geopolitico del papato e del disgraziato Giardino delle Esperidi.52 5. Le guerre italiane tra umanesimo giuridico e umanesimo militare Non a caso una raccolta antiquaria di Flavio Biondo (1388-1463) si intitolava de militia et iurisprudentia (1460). Come lumanesimo rese possibile lusus modernus pandectarum53, cos rese possibile lo studio critico del pensiero militare classico da cui nacque quello moderno (occidentale).
lIpparchico senofonteo, ma la diversit del titolo una forte obiezione formale). In realt non ci si deve far trarre in errore dalla tassonomia scientifico-militare moderna, che assegna alla strategia uno statuto teoretico superiore alla tattica. Nella tradizione classica le opere a carattere teorico sembrano proprio quelle di taktika, mentre i termini strategika e stratetegematika sono sinonimi: siamo noi a percepirli come diversi, perch inconsciamente riduciamo gli stratagemmi alle sole astuzie e diamo loro il significato moralmente negativo che il termine assunse nella letteratura politica post tridentina e tacitista (cfr. ad es. Girolamo Frachetta, secondo il quale il principe doveva guerreggiare lealmente, senza ricorrere agli stratagemmi: il che avrebbe implicato rinunciare al vantaggio della sorpresa). Pi fondata la tesi di Loreto che la strategematika si sviluppa su impulso di quella latina di Frontino dell84-88 d. C. (che il proem. I presenta appunto come innovativa, sia perch seleziona gli strategemata dalle precedenti raccolte di notabilia escerpiti dallimmensum corpum historiarum, sia perch li raggruppa in modo tematico). La lista include formalmente solo i nomi del medico Ermogene di Smirne e di Polieno (162 d. C.), ma la crestomazia strategematica connota anche varie moralia del corpus plutarcheo. La vera questione il rapporto tra rubriche generali dei sottogeneri letterari (tattica, strategica, poliorcetica), teoria sofistica delle arti (tchnai) e i veri equivalenti classici dei concetti moderni (tchne basilik = ars imperatoria, taktik epistme = scientia militaris e ratio vincendi). Eliano impiega il termine theoria, ma solo in et bizantina si affaccia linquadramento dellarte militare nella categoria della scienza - e taktik epistme (Michele Psellos, Chronographia, 7, 16 (2, 100): Alphonse Dain, La Tactique de Nicphore Ouranos, in Collection dtudes anciennes publie sous le patronage de lAssociation Guillaume Bud, Paris, 1937, pp. 40 ss.. Cfr. W. A. Oldfather e J. B. Titchener, A note on the Lexicon militare, in Classical Philology, 16, 1, Chicago, Ill., 1921). Si deve sottolineare che, in riferimento alla partizione di Marziano Capella (V sec. d. C.) delle artes, quella militare era inquadrata fra le arti servili, costituite ad opus corporis (e non in quelle liberali, costituite ad opus rationis). NellArbor scientiae (1295) del catalano Raimondo Lullo (1233-1315) larte militare compare fra metallurgia, edilizia, tessitura, agricoltura, commercio e navigazione. Il vescovo Antonio Zara (Anatomia ingeniorum et scientiarum, Venetiis, 1615) classificava la Militia (pp. 286-328) in coda alle 15 scientiae che imaginative cancellis coerceri (distinte dalle 7 intellettuali e dalle 12 mnemoniche). Fra i politografi fece scuola Elias Reusner (Stratagematographia sive Thesaurus bellicus, Francofurti, 1609; 1661) che rubric tutto lo scibile sulla guerra come ars strategematica, e la politica militare come administratio belli (concetto ripreso da Naud, Syntagma, cit., pp. 430, 486: scientia duci necessaria est belli administrandi). Lidea di una discontinuit tra la tattica come arte del soldato e la strategia come arte del generale ricorre in Tacito (Hist., 3, 20) e Frontino (Strat., 4, 7, 4), ma in et moderna fu Paolo Giovio, sottolineando nel 1548 la statura eroica del condottiero, a rialzare lo statuto intellettuale delle scienze militari, distinguendo tra sapere pratico (exercitium) proprio del miles e lo studio proprio del capitano (Verrier, Les armes de Minerve, cit., p. 58, cfr. Gilliver, op. cit., p. 120). Cfr. Guerre horrende de Italia. Tutte le guerre de Italia, comenzando da la venuta di Re carlo del Mille quattrocento novantaquatro, fin al giorno presente; nuovamente stampate in ottava rima e con diligentia corrette, Venezia, Gio. Ant. e Fratelli di Sabio, 1532, cit. in Verrier, Brviaire, cit., p. 46, nt. 2. La studiosa francese osserva che le guerre dItalia firent de la pninsule lcole de guerre de lEurope (p. 49). Della stessa autrice, che si dichiara fortement influence dai famosi lavori di John Rigby Hale, cfr. Les armes de Minerve. LHumanisme militaire dans lItalie du XVIe sicles, Presses de lUniversit de Paris-Sorbonne, 1997.
53 52

Cfr. Riccardo Orestano, Introduzione allo studio storico del diritto romano2, Torino, Giappichelli, 1963, pp. 138 ss.

68

Lumanesimo ne determin dunque il percorso culturale e la forma intellettuale, ma non ne fu la causa storica. Nacque un pensiero militare nuovo perch nuova era la forma assunta dalla guerra nellEuropa del Rinascimento. Lumanesimo giuridico fu soprattutto francese perch serviva - come il mito della discendenza troiana diretta dei Valois (poi rivendicata anche dai Tudor)54 - ad affermare una sovranit originaria e non derivata rispetto al sacro imperatore romano55. E non a caso la polemica contro le tendenze storicizzanti e innovative dei culti, essenzialmente francesi (mos gallicus), fu sostenuta soprattutto da giureconsulti italiani, anchessi per ragioni politiche schierati a difesa della tradizione dogmatica dei commentatori (indicata appunto come mos italicus). Ci non significa che costoro fossero culturalmente arretrati: anzi la qualit dei loro argomenti, e in particolare di Alberico Gentili, dimostra che sotto molti aspetti essi erano anche pi storicisti e avanzati della scuola culta. Diverso era il caso dellumanesimo militare, meglio favorito dalla temperie politica delle libere repubbliche italiane che dalla tradizione cavalleresca radicata nelle grandi monarchie guerriere. Il primato italiano dellumanesimo letterario si conferm perci anche nel campo militare, dove operava un fondamentale fattore aggiuntivo, e cio la polarizzazione italiana delle prime guerre per la supremazia in Europa (1494-1559), quattro delle quali furono appunto indicate anche formalmente come italiane. Non a caso la perdita del primato scientifico-militare italiano coincide con lo spostamento della conflittualit infraeuropea nelle Fiandre (1568-1648) e in Boemia e Germania (1618-1648). Solo in Francia lavorarono nel XVI secolo oltre un centinaio di ingegneri militari italiani e a scrittori italiani si debbono due terzi della trattatistica militare stampata in Europa prima del 1570. Ma la disunione politica, imputata da Machiavelli e Guicciardini al cattolicesimo e al papato, imped allItalia di diventare protagonista delle guerre combattute sul suo territorio e sempre perdute dalle leghe militari italiane56. E la disfida di Barletta e la logorroica polemica degli eruditi ciceroniani contro il sarcastico ossimoro erasmiano Italum bellacem57, non bastarono a riabilitare, nemmeno agli occhi degli stessi italiani, la nostra disastrosa immagine militare58.
54

Cfr. Frances Yates, The Valois Tapestries, The Warburg Institute, London, 1959; Id., Astrea. Lidea di Impero nel Cinquecento (1975), Torino, Einaudi, 1978. Rivendicare la discendenza troiana diretta (da Anchise) significava qualificarsi cugini dei Romani, i quali, secondo la mitografia augustea, discendevano da Enea: bastava sostenere che i troiani condotti da Enea nel Lazio non erano il totale dei profughi, ma soltanto uno dei gruppi in cui si erano separati dopo la partenza. Limplicazione politica era che le sovranit francese e inglese non erano subordinate, ma equiordinate a quella romana. Losservazione plutarchea che lIsola Ogigia era situata a cinque giorni di navigazione dalla Britannia ha costituito lo spunto anche della controversa ipotesi - avanzata nel 1992 dallingegnere nucleare Felice Vinci in base ad un confronto tra la geografia omerica e la geografia del Baltico - che la saga di Troia e di Ulisse sia di origine scandinava e che i toponimi baltici siano stati successivamente adattati dai Dori al loro nuovo insediamento mediterraneo (Vinci, Omero nel Baltico. Saggio sulla geografia omerica2, Roma, Fratelli Palombi, 2000). Sulla Britannia romana e lHistoria Augusta come temi della letteratura inglese, v. Francesco Viglione, LItalia nel pensiero degli scrittori inglesi, Milano, Fratelli Bocca, 1947. Cfr. Mazzarino, La fine, cit., p. 88 cfr. pp. 103 e 107. V. Ilari, Linterpretazione storica del diritto di guerra romano fra tradizione romanistica e giusnaturalismo, Milano, Giuffr, 1981, pp. 205-15 (Respublica e imperium nellInghilterra elisabettiana); Id., Ius civile e ius extra rem publicam nel de iure belli di Alberico Gentili, in Studi Sassaresi, 8, Serie 3a, a.a. 1980-81 (ora in Studi in onore di Arnaldo Biscardi, 3, 1982, pp. 535-555). Per un punto di vista insolitamente nazionale e attualizzante sulla seconda guerra italiana tra la soccombente Lega di Cognac (Francia e stati italiani) e limperatore Carlo V, cfr. Mario Troso, Italia! Italia! 1526-1530. La prima guerra dindipendenza italiana, Parma, Ermanno Albertelli, 2001. Cfr. Frdrique Verrier, Les guerres dItalie dans lArt de la guerre de Machiavel, in Jean Balsamo (cur.), Passer les monts. Franais en Italie - LItalie en France (1494-1525), Xe Colloque de la Socit franaise dEtude du Seizime sicle, Paris, Honor Champion, 1998, pp. 111-123. Desiderio Erasmo da Rotterdam, Adagiorum Chiliades, s. v. Myconius calvus: poetam non inscitis, sed facetius etiam per ironiam dixisse crispum, quam si calvum dixisset. Quod quidem etiam ipsum proverbium resipit de raris inventu: veluti siquis Scytham dicat eruditum, Italum bellacem, negotiatorem integrum, militem pium, aut Poenum fidum (ed.
57 56 55

69

1571, p. 325). La polemica (incentrata su un rosario di esempi di valore militare italiani) fu condotta, con una Defensio pro Italia stampata a Roma nel 1535 e dedicata al papa Paolo III, dal curiale Pietro Corsi da Carpi, socio dellAccademia romana gi criticata da Erasmo nel precedente Dialogus Ciceronianus (cfr. la prefazione di Angiolo Gambaro alla moderna edizione bresciana del Dialogus, La Scuola, 1965, p. xcv). Nella Responsio (Opera Omnia, tomo X, col. 1749) Erasmo si appellava allopinione di alcuni eruditi romani secondo la quale gli italiani eroici erano in realt i discendenti dei Goti e di altre barbare nazioni, mentre i veri discendenti dei romani antichi erano quelli piccoletti e malnati. Appare forzata la tesi di Mazzarino (La fine, cit., pp. 90-91) che Erasmo, negando virt guerriere agli Italiani, non avrebbe voluto offenderli, dal momento che per lui quelle virt erano un disvalore (A proposito della scelta strategica di Attila di attaccare ad Occidente, motivata secondo Prisco dallidea che fosse quello il fronte pi aspro della guerra antiromana, Mazzarino - ivi p. 68 - riecheggia il giudizio erasmiano, sostenendo che la temibilit dellOccidente non era data dai resti dellesercito romano bens dai guerrieri Goti). Circol anche una lettera apocrifa di Erasmo a Corsi in cui il filologo prometteva di cambiare nella prossima edizione degli Adagia loffensivo ossimoro Italum bellacem in Attalum bellacem se il curiale avesse ritirato la sua Defensio. Per quanto riguarda latteggiamento di Erasmo sul sacco di Roma, avvenuto lo stesso anno in cui fu composto il Ciceronianus, v. Andr Chastel, Il sacco di Roma (1527), Torino, Einaudi, 1983, pp. 117 ss. Com noto lesaltazione del valore italiano uno dei motivi delle biografie dedicate da Paolo Giovio (v. infra, nt. 121) ai condottieri italiani (Paolo Vitelli, Bartolomeo dAlviano, Prospero Colonna, Muzio Attendolo Sforza, Gian Giacomo Trivulzio) e ai duchi di Mantova (Francesco Gonzaga) e Ferrara (Alfonso dEste), accostati ai capitani generali spagnoli in Italia Consalvo di Cordova (il Gran Capitano) e Ferrante DAvalos (il Marchese di Pescara). Trivulzio figura, assieme a Piero e Filippo Strozzi e ad Emanuele Filiberto di Savoia, nelle Vies des grandes capitaines trangers et franois (1604) dedicate da Brantome (Pierre de Bourdeille, 1540-1614) alla reine Margot. La questione approfondita da Naud (Syntagma, cit., pp. 77-80): il valore degli antichi italici era proverbiale (Alessandro il Molosso contrapponeva infatti la propria spedizione contro i romani, veri uomini, a quella di Alessandro Magno contro i persiani effemminati), ma era decaduto per le incursioni barbariche, limperatorum a romanis pontificibus discessio e la pernicies factionum, che spinse le singulae Italiae civitates a volersi dichiarare sui iuris. Con la Compagnia di San Giorgio condotta da Alberico da Barbiano (1349-1406) arma per hoc tempus in manus Italorum penitus redierant (Leonardo Aretino, Historia de suis temporibus), ma dur poco perch con la spedizione di Carlo VIII haec rursus, aut inscitia, atque avaritia Principum, aut desuetudine ac ocio restincta concidisset. Ma secondo Naud lossimoro di Erasmo non veritus fuerit: era infatti innegabile il valore delle italicae cohortes, dimostrato dalle Bande Nere di Giovanni de Medici e dai Tercios italiani in Fiandra. Dopo aver citato la classificazione dei vari stili di guerra delle singole citt italiane fatta da Ortensio Lando (Philalethes Polytopiensis) nelle Forcianas quaestiones, Naud aggiunge che gli italiani, purch sottoposti a dura disciplina, sono adatti a combattere sia per terra che per mare, specialmente in modo irregolare (palantes cursitant) e colpendo da lontano (eminus). Di ingegno versatile, facile se ad praeclara quaequis facinora componunt: ed eccellono nellastuzia e nellimbroglio del nemico. Nessun accenno a questi testi nella Crisi militare del Rinascimento di Piero Pieri n in Delbrueck (History of the Art of War, 4. The Dawn of Modern Warfare, trad. W. J. Renfroe, Lincoln and London, University of Nebraska Press, 1990, pp. 17-18 sui fratelli Vitelli e il duca Valentino creatori della prima fanteria regolare italiana, reclutata in Umbria e Romagna, e sulle ragioni socio-politiche e non razziali del suo mancato sviluppo). Cfr. Ilari, Italum Bellacem. Le tradizioni militari in Italia, relazione presentata al IV Congresso della Societ di Storia Militare Identit nazionale e Forze Armate, Reggia di Caserta, 25-27 settembre 1996. Societ Italiana di Storia Militare, Quaderno 1996-1997, Napoli, ESI, 2001, pp. 181-218; Id., La parata del 2 giugno. Lomaggio repubblicano allesercito, in Sergio Bertelli (cur.), Il Teatro del Potere. Scenari e rappresentazioni del politico tra Otto e Novecento, Roma, Carocci, 2000. pp. 195-220; Nicola Labanca, Una storia immobile? Messaggi alle forze armate italiane per il 4 novembre (19452000), in Id. (cur.), Commemorare la Grande Guerra. Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Quaderni Forum, 14, 2000, n. 3-4, . Nei paesi anglofoni lopinione negativa sulle performances militari italiane non fu modificata dalla tenace resistenza piemontese del 1792-96, dalle insorgenze antifrancesi del 1796-99, dai 500.000 volontari e coscritti italiani delle guerre napoleoniche e neppure dallepopea nazionale e democratica del 1848-70 e del 1915-18 (v. i tentativi semiufficiali di dimostrare il contrario: Adriano Alberti, Testimonianze straniere sulla guerra italiana 1915-18, Roma, Ministero della Guerra, edito a cura del giornale Le Forze Armate, 1933-XI; Rudyard Kipling, La guerra nelle montagne. Impressioni del fronte italiano, Roma, ed. Rivista Militare, 1988), ma, significativamente, soltanto dallingiusta, brutale e controproducente conquista dellImpero (1935-36), popolare negli Stati Uniti per il suo carattere antibritannico ma celebrata anche dallimperialista britannico Liddell Hart come un capolavoro di logistica e arte militare. Gregory Hanlon ha di recente dedicato una geniale ricerca prosopografica allormai dimenticato caso internazionale della misteriosa scomparsa della virtus italica: ma lesito assomiglia al finale di Picnic at Hanging Rock (The twilight of a military tradition: Italian aristocrats and European conflicts, 1560-1800, London, UCL Press, 1998). In realt la spiegazione semplice: poich la guerra che dobbiamo far finta di combattere o prevenire non mai la nostra, semplicemente non ci interessa. Il libro bellico oggi pi letto dagli italiani (Quellantica festa crudele di Franco Cardini, sei ristampe Mondadori nel 1995-2001) ben esprime il nostro modo di considerarla: un guazzabuglio soporifero senza n capo n coda, oppure una sarabanda mozzafiato per gli scaffali della biblioteca comunale, in cui non c mai tempo n voglia di soffermarsi su un pensiero - perch, in realt, non ci aspettiamo che vi sia nulla da capire. Diverso il caso dei tedeschi: la guerra dei Trentanni consolid lopinione che fossero imbelli, ma a partire da Federico II sono universalmente considerati eccellenti
58

70

Ma, prescindendo dal paradosso italiano (che attiene allordine politico e non a quello scientifico), il parallelo con gli sviluppi della scienza giuridica rinascimentale consente di mettere a fuoco le caratteristiche e la portata della contemporanea rivoluzione umanistica in campo militare. In entrambi i campi la nascita di una trattatistica originale non dipese da una rivalutazione del nuovo sullantico, tema gi ben presente nel XII secolo59, ma dal fatto che il Rinascimento sconvolse i concetti di nuovo e di antico riferendoli ad una nuova periodizzazione della storia basata sullidea (gi petrarchesca) di una et di mezzo prigioniera delle tenebrae. Il concetto, appunto rinascimentale, di moderno si contrappone frontalmente al medioevo cristiano, non allantichit pagana: viene anzi definito, con Rabelais, come una restitutio di toutes les disciplines attraverso la cultura antecristiana60. La restitutio non fu reverenza per il passato! Gli umanisti studiavano per impegno politico e febbre intellettuale: erano uomini della prassi, spesso di guerra: non pii e benigni professori universitari ante litteram. Fecero dunque, senza scrupoli n rimorsi, una spietata e capillare purga ideologica: ogni autore antico restituito ne condann a morte cento medievali. La rimozione dei dieci secoli precedenti fu totale e permanente proprio perch fu assai pi radicale della blanda ed effimera rivoluzione culturale anticonfuciana pilotata dal Grande Timoniere61. La rivoluzione umanistica produsse infatti il regime moderno: lo stesso che oggi qualifichiamo antico perch fu abolito dalla Rivoluzione successiva, avvenuta non pi sul registro della restitutio (nonostante le mode romanizzanti e grecizzanti del 1789-1815) bens su quello del progresso. Donde lambiguit del pensiero controrivoluzionario, cattolico solo in senso strumentale, per contrasto con la Rivoluzione dei Lumi: ma in realt laico e ateo, perch difensore dellessenza neopagana dellantico regime moderno. Ogni nazione dellEuropa rinascimentale produsse la propria declinazione politica della rivoluzione umanistica. In Italia essa impost la discussione sulle cagioni interne dellinclinatio romana, indicata ora in fattori interni (la corruzione della virtus repubblicana prodotta dal cesarismo oppure dal cristianesimo) ora esterni (la violenza irresistibile dei barbari) e sulla possibilit di una restitutio politica62. Ma nella letteratura tecnica la restitutio fu anzitutto critica filologica e storica delle fonti autoritative. A tal fine bisognava anzitutto ampliare e diversificare le fonti classiche effettivamente utilizzate. Ci avvenne sia con le riedizioni dei testi pervenutici, sia decomponendo filologicamente i rispettivi digesti per restituire la trama dei testi cannibalizzati. Lo scopo era di incorporare nella trattatistica moderna lintera tradizione latina e procedere ad una nuova e originale incorporazione di quella greco-ellenistica.
soldati, malgrado le catastrofi del 1806, 1918 e 1945 e le magagne della Bundeswehr emerse negli anni Novanta, quasi peggiori delle nostre e delle francesi. Un altro celebre rovesciamento di prestigio militare quello degli ebrei, avvenuto gi prima della fondazione dello stato di Israele (lega di difesa ebraica in Palestina, Jewish Brigade ed epica insurrezione del ghetto di Varsavia. Durante la prima guerra mondiale gli ebrei tedeschi furono il gruppo sociale con la maggiore percentuale di decorati al valor militare. Cfr. pure M. S. Seligmann, The First World War and the Undermining of the German-Jewish Identity as seen through American Diplomatic Documents, in Bertrand Taithe e Tim Thornton, eds., War. Identities in Conflict 1300-2000, Thrupp Stroud, Gloucestershire, 1998, pp. 193-202). Giovanni da Salisbury attribuisce a Bernardo, maestro della scuola di Chartres (su una cui vetrata del XIII secolo gli evangelisti sono raffigurati come nani sulle spalle dei grandi profeti), il concetto (riferito al rapporto tra Nuovo ed Antico Testamento) che nos sumus sicut nanus positus super humeros gigantis (e dunque vediamo pi lontano di loro). Cfr. R. Klibanski, Standing in the shoulders of giants, in Isis, 26, 1936, 1, pp. 147-49 (cit. in Jacques Le Goff, Art. Antico/moderno, in Enciclopedia Einaudi, Torino, 1977, I, pp. 678-700).
60 61 59

Le Goff, op. cit., pp. 683-84.

Cfr. Parker, Rivoluzione, pp. 19-20: Ma Antichi e Moderni erano unanimi nel disprezzare il millennio intercorso fra la caduta di Roma (476) e la presa di Costantinopoli (1453). Il medioevo veniva considerato completamente privo di esempi e di analogie interessanti. Gennaro Sasso, Niccol Machiavelli, Bologna, Il Mulino, 1993, 2. La storiografia, pp. 47-167 (Fra Impero romano e presenti tempi). Cfr. ovviamente Mazzarino, La fine, cit., pp. 88 ss.
62

71

Lencomion historiae come unica certissima philosophia del giurista milanese Andrea Alciato63; il mariage avec les lettres humaines segnalato da Etienne Pasquier per gli studi giuridici64, erano applicabili anche al pensiero militare. Ma il mutamento giuridico era di importanza incomparabilmente maggiore, perch, a differenza del militare, doveva confrontarsi da un lato con una solida dogmatica scientifica, e dallaltro con una compiuta ideologia politica fondata sulle codificazioni imperiali (violentemente attaccata nel 1567 dallAnti-Tribonien hotmaniano). Beninteso restavano le riserve logiche di Alberico Gentili (propter varietatem, et contrarietatem exemplorum ... exempla, et facta expendenda sunt sua lance et, quasi pondera, sunt sua trutina conficienda: de jure belli, I, 1) e sociologiche di Francesco Guicciardini (quanto singannano coloro che a ogni parola allegano e Romani! Bisognerebbe avere una citt condizionata come era loro e poi governarsi secondo quello esempio; al quale a chi ha le qualit disproporzionate tanto disproporzionato, quanto sarebbe volere che uno asino facesse el corso di un cavallo: Ricordi, II, 110). Ma queste riserve erano coerenti con lo storicismo umanistico. Questo segnava appunto il superamento dellexemplum medievale, avente senso in s stesso solo perch estrapolato dal corso storico e riferito ad un sistema morale predeterminato. Lexemplum evolveva in caso, in aporia problematica: limitatio evolveva nel giudizio, luso paradigmatico in uso critico, lucronia nellutopia65. 6. Restitutio e utopia nellArte della guerra di Machiavelli La letteratura militare rinascimentale66 non ebbe, nel complesso, la stessa profondit di quella giuridica e storico-politica coeva. Tuttavia, a differenza del Vom Kriege di Clausewitz, i sette libri
Alciato, nella premessa alle In P. C. Tacitum adnotationes. La lettera dedicatoria a Galeazzo Visconti del 1517. Cfr. Orestano, op. cit., p. 186. Naturalmente la storia era per eccellenza quella romana, come gi affermava Petrarca nellApologia contra cuiusdam anonymi Galli calumnias (quid est enim aliud omnis historia quam Romana laus?, cit. in Le Goff, op. cit., p. 681). Alciato si occup anche di storia delle istituzioni militari (de re militari et militaribus officiis, Parisiis. 1651).
64 65 63

Pasq., Recherches, IX, 39.

Di questi concetti, propri della linguistica moderna, sono debitore a Karlheinz Stierle, LHistoire comme Exemple, lExemple comme Histoire. Contribution la pragmatique et la potique des textes narratifs, in Potique, 1972, n. 10, pp. 176-198 (cortesemente segnalatomi da Francine Daenens). Primi abbozzi di storia della trattatistica militare moderna sono in Gabriel Naud (v. infra, . 11) e in Paulus Ciesius, Meditationes de studio militari et bibliotheca militaris conscribenda, Rostock, 1716. Cfr. pure lEssai sur lhistoriographie militaire et sur les historiographes de France, ms. in 3 volumi del magistrato ex-giacobino Franois Xavier Audoin (17661837), autore di una Histoire de ladministration de la guerre (Paris, Firmin Didot frres, 1811, 4 voll.), di studi sul commercio marittimo e la guerra di corsa (Paris, an IX) e di altre due monografie inedite (Histoire des rcompenses militaires e Annales militaires des femmes), anchesse presentate per la candidatura (1811) allInstitut de France (nella lettera Audoin si definiva historiographe militaire: non fu eletto). La letteratura in argomento include H. F. Rumpf, Allgemeine Literatur der Kriegswissenschaften, Berlin, 1842; Mariano DAyala, Bibliografia militare italiana antica e moderna, Torino, 1854; Carlo Promis, Glingegneri e gli scrittori militari bolognesi del XV e XVI secolo, in Miscellanea di Storia Italiana, IV Tomo, Torino 1863 (rist. an. Bologna, Arnaldo Forni, 1975); Th. Karcher, Les crivains militaires de la France, London, 1866; J. Almirante, Bibliographia militar de Espana, Madrid, 1876; Max Jaehns, Geschichte der Kriegswissenschaften, 3 voll., R. Oldenburg, Muenchen u. Leipzig, 1889-91; J. Pohler, Bibliotheca historico-militaris, Kassel, 1895; Edouard Guillon, Nos crivains militaires. Etudes de littrature et dhistoire militaire, premire srie, des origines la Rvolution, Paris, Librairie Plon, 1898 (deux. srie, de la Rvolution nos jours, 1899); J. D. Cockle, A Bibliography of English Military Books up to 1642 and of Contemporary Foreign Works, London, 1900 (repr. 1957); G. Cavazzuti, Studi sulla letteratura politico-militare dallassedio di Firenze alla guerra dei Trentanni, Modena, 1905; Domenico Sticca, Gli scrittori militari italiani, Torino, 1912. Il contributo del Novecento nettamente pi frammentario, spesso collaterale ad altri interessi scientifici (ad esempio la storia del diritto internazionale, delle professioni tecniche, della cultura e formazione della classe dirigente, della formazione e trasmissione del testo), mentre quelli propriamente
66

72

machiavelliani dellArte della Guerra (stampati nel 1521 per Filippo Giunta) ebbero un successo immediato67, diventando un modello non solo nelluso delle fonti classiche68 ma perfino nelluso dei diagrammi, derivato dalla letteratura tecnica69.
militari sono a galleria di grandi autori nazionali (es. Pieri) oppure limitati alla poliorcetica o a specifici ambienti culturali; segni indubbi di una complessiva perdita di interesse specifico per il militare e quindi di coscienza storica. Cfr. Piero Pieri, Guerra e politica negli scrittori italiani, Firenze, Ricciardi, 1955 (Milano, Mondadori, 1975); Henry J. Webb, Elizabethan Military Science. The Books and the Practice, Madison Milwakee London, Winsconsin Press, 1965; Anthony Bryce, A Bibliography of British Military History from the Roman Invasion to the Restoration 1660, London, Saur, 1981; Ilari, Piero Crociani e Ciro Paoletti, Bella Italia militar. Eserciti e Marine nellItalia pre-napoleonica 1748-1792, USSME, Roma, pp. 25-45 (lo sviluppo delle scienze militari nellItalia del Settecento). Cfr. pure gli articoli di E. Rocchi (Levoluzione del pensiero italiano nella scienza della guerra, in Nuova Antologia, agosto 1900) e G. Bargilli sulla trattatistica militare italiana in genere e su autori particolari del XVI e XVII secolo (in Rivista Militare Italiana 1898, 1-2, pp. 492-513; 1899, 1, pp. 321-334; 1900, 4, pp. 2007-2022, 1902, pp. 293-307). Sulla diffusione in determinati ambienti culturali, cfr. infine Alfredo Terrone, Le cinquecentine della Biblioteca Militare Centrale, USSME, Roma, 1990 e Ilari, Linterpretazione, cit., pp. 189-204 (Le opere de bello nellAmphitheatrum Legale di Agostino Fontana e la letteratura giuridica sulla guerra alla fine de1 XVII secolo). Eccellente presentazione analitica dei 111 classici militari posseduti dalla biblioteca universitaria Moretus Plantin di Namur il saggio di Bruno Colson, Lart de la guerre de Machiavel Clausewitz, P. U. de Namur, 1998. Sulla poliorcetica moderna, cfr. Horst de la Croix, The Literature on Fortification in Renaissance Italy, in Technology and Culture, 4, 1963, pp. 30-50; Pietro Manzi, Architetti e ingegneri militari dal secolo XVI al secolo XVIII. Saggio bio-bibliografico, in Bollettino dellIstituto storico e di cultura dellArma del genio, 40, 1974, pp. 15-72 e 205-66; 41, 1975, pp. 19-74 e 219-82; B. Bury, Early writings in Fortification and Siegecraft, 1502-84, in Fort, 13, 1985, pp. 5-48. Cfr. Giuliano Procacci, La fortuna dellArte della guerra del Machiavelli nella Francia del secolo XVI, in Rivista storica italiana, 67, 1955, pp. 493 ss.; S. Anglo, Machiavelli as a Military Authority: Some early Sources, in Florence and Italy Renaissance Studies in Honour of Nicolai Rubinstein, London, 1988, pp. 321-334 (cit. in Verrier, Brviaire, cit., p. 49). LArte fu lunica grande opera di Machiavelli pubblicata durante la sua vita. Nel XVI secolo ebbe 21 edizioni. Solo nel primo trentennio (fino alla condanna tridentina) vi furono 8 riedizioni italiane (due fiorentine - del 1529 e 1552 - e sei veneziane - del 1537, 1540, 1541, 1546, 1551, 1552), le traduzioni spagnola (1536), francese (1546 Jean Charrier) e inglese (1560-1562) e i plagi di Salazar e Fourquevaux (du Bellay-Langey). Linclusione nellIndex librorum prohibitorum di Paolo IV (1559) non imped le edizioni clandestine, come quella londinese di John Wolf(e) del 1584-88 falsamente datata Piacenza, le ginevrine falsamente datate 1550 e la parigina del 1646 (George Livet, Guerre et paix de Machiavel Hobbes, Paris, Librairie Armand Colin, 1972, pp. 40-41). Esaurita verso il 1670 la fase acuta del triplice ostracismo nazionalista (francese, inglese, spagnolo e papalino), culturale (tacitista) e teologico (sia cattolico che protestante), il Machiavelli militare torn relativamente in auge (era letto da Cristina di Svezia e citato da Montecuccoli). Francesco Algarotti (lettere 8 e 9 sulla Scienza militare del Segretario Fiorentino, in Opere, IV, Livorno, 1764 = V, Venezia, 1791) arriva a farne addirittura linconfessato maestro di strategia di Federico II (bisogna comunque riconoscere che lAntimachiavel federiciano mostra qualche indulgenza per i capitoli militari del Principe). Ma ancora nel 1775-78 linquisizione veneziana processava tre ufficiali capisquadra del Collegio militare di Verona non solo per aver diffuso Volter, ma anche per il sospetto che si leggessero (le opere) ancora di Nicol Machiavello (v. Ilari, Bella Italia, cit., p. 180). In realt a riparlare in Prussia del pensiero militare machiavelliano fu nel 1809 Clausewitz, approfittando di un saggio di Fichte su Machiavelli comparso nel primo numero della rivista Vesta di Koenigsberg (ed. italiana dei due saggi a cura di Gian Francesco Frigo, Sul principe di Machiavelli, Ferrara, Gallo editori, 1990). Nel 1815 fu pubblicata (ad Albany) la prima traduzione americana dellArte della guerra (quarta inglese) e nel 1839 quella russa. La prima analisi storico-militare del dialogo risale a Max Jaehns, che nella Geschichte der Kriegswissenschaften (Muenchen und Leipzig, 1889, 1, pp. 455-72, 700.02, 737-38, 749-50 e 779-81) attenu i giudizi positivi espressi in due articoli precedenti (Machiavelli und der Gedanke des allgemeinen Wehrpflicht, in Koelnischer Zeitung, 1877, n. 108, pp. 110-15 e Machiavelli als militarischer Technicher, in Die Grenzboten fuer Politik, Literatur und Kunst, 13, Leipzig, 1881, pp. 553-58). NellArte della guerra sono menzionati solo Tucidide, Livio e Flavio Giuseppe, ma gli autori pi largamente utilizzati sono Frontino, Vegezio e soprattutto Polibio, letto nelle traduzioni manoscritte di Perotti (libri I-V) e Lascaris (VI, 19-42). Questultima era gi stata menzionata poco prima del 1505 nel de urbe Roma di Bernardo Rucellai e poi nei Discorsi machiavelliani. Cfr. L. Arthur Burd, Le fonti letterarie di Machiavelli nellArte della guerra, in Atti della R. Accademia dei Lincei, 5a ser., Cl. di scienze morali, storiche e filologiche, 4, 1897, pp. 187-261; Mario Martelli, Machiavelli e gli storici antichi. Osservazioni su alcuni luoghi dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Roma, Salerno Editore, 1998; Id., Note su Machiavelli, in Interpres, 18, 1999, pp. 91-145. Sulluso della militia romana di Polibio, v. J. H. Hexter, Machiavelli and Polybius VI: The Mistery of the Missing Translation, in Studies on the Renaissance, 3, 1956, pp. 75-96. Per le 11 corrispondenze con Vegezio, in particolare 3 nel II, 5 nel III, 1 nel VI e 2 nel VII libro (incluso quasi tutto ERM, III, 26, 1-31) v. Richardot, Linfluence, cit., pp. 14-15.
68 67

73

La commissione tridentina incaricata di compilare lIndex librorum prohibitorum non ader alla proposta avanzata nellautunno 1562 dal duca dUrbino Guidobaldo II di risparmiare almeno i Discorsi e lArte della guerra, sia pure in versione purgata70. Proprio nellArte Innocent Gentillet pesc ben 15 consigli scellerati e alla riprovazione morale aggiunse larma del ridicolo, paragonando lautore a Formione, il filosofo peripatetico della corte di Antioco che pretendeva di istruire Annibale de imperatoris officio et de omni re militari71. Fu per la scuola delbruckiana, nel 1913-2072, a delegittimare davvero lArte della guerra. Non solo per le concezioni tattiche (ispirate, sia pure con qualche insufficiente correttivo, allassurdo

Cfr. J. R. Hale, A Humanistic Visual Aid. The Military Diagram in the Renaissance, The Society for Renaissance Studies, Oxford U. P., 1988 (cit. in Verrier, Brviaire, cit., p. 57 nt. 37). Josef Macek, Machiavelli e il machiavellismo, Firenze, La Nuova Italia, 1980, p. 183. Per tutta la seconda met del Cinquecento lintera opera machiavelliana sub non solo la condanna teologica tridentina e la reazione culturale tacitista (cui appartiene il De robore bellico adversus Nicolaum Machiavellum del gesuita eugubino Tommaso Bozio, Roma, 1593), ma anche il violento attacco dellopposizione nazionalista (francogallica) contro gli italogalli di Caterina de Medici. Ma entrambi gli ostracismi furono a loro volta contrastati dalle due Apologie parallele comparse allinizio del Seicento, quella francese di Louis Machon (1600/10?) commissionata dal cardinal Richelieu e quella cattolica (rimasta manoscritta) del tedesco italofilo Kasper Schoppe (1576-1649), senza dubbio il pi geniale stratega e operatore dellintelligence e del warfare cattolici, il quale scelse di contrapporre Machiavelli ad avversari esterni e interni della Chiesa ritenuti ben pi pericolosi del segretario fiorentino, ossia da un lato il nazionalismo eretico francese e olandese, dallaltro il tacitismo e la crescente invadenza gesuitica nella formazione della classe dirigente europea (la ratio studiorum gesuitica ribadiva infatti la condanna tridentina di Machiavelli). Cfr. Sergio Bertelli, Ribelli, libertini e ortodossi nella storiografia barocca, Firenze, La Nuova Italia, 1973, pp. 26 ss. (Schoppe) e 284-85 (Machon); Macek, cit., pp, 252 ss. (Schoppe) e 213 ss. (Machon). Le due Apologie spiegano, malgrado i 24 libelli antimachiavelliani comparsi dal 1610 al 1667, le due traduzioni dellArte della guerra comparse tra la pace di Anversa e la guerra dei TrentAnni, la latina nel 1610 e la tedesca nel 1619. Sul topos di Formione cfr. Cic., de orat., II, 75 ss. cfr. Stob., ecl., IV, 13, 58 p. 367 H e, pi in generale, sulla mancanza di esperienza del comandante, IV, 13, 9 p. 349 H (Menandro, frg. 640 K). Gentillet traeva dallArte della guerra quindici esempi di consigli scellerati (cfr. Pamela D. Stewart, Innocent Gentillet e la sua polemica antimachiavellica, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 118 ss.). Brantome definiva Machiavelli mauvais instruiseur en lair e contrapponeva allArte della guerra proprio il suo plagio francese, lInstruction di Bellay-Langey (Fourquevaux). Anche Matteo Bandello metteva in ridicolo le pretese militari di Machiavelli, immaginando un suo comico e catastrofico tentativo di addestrare le Bande Nere di Giovanni dei Medici (cfr. Hale, War and Society in Renaissance Europe, London, Fontana, 1985 = Roma-Bari, Laterza, 1987, pp. 157-158, dove sono citati analoghi atteggiamenti di Aretino, Shakespeare e Robert Barrett, nonch la replica contenuta in un opuscolo di propaganda della schola militaris olandese di Siegen). Secondo Guicciardini anche Trivulzio irrideva la pretesa di apprendere la guerra sulle figurae quae ab hominibus rei bellicae imperitis in charta notantur (cit. in Naud, Synt., cit., p. 505). Sullopposto atteggiamento di Botero, Naud e Puysgur, v. infra, nt. 177. I mandarini organici alle corti europee del XVI-XVII secolo rovesciarono abilmente, pro domo eorum, il topos di Formione, con una torrenziale campagna pedagogica a favore della superiorit, in generale, delle Lettere sulle Armi (utrum Arma Literis, an Armis Literae praestantiores sint). Il de militum et doctorum praeferentia, di Cristoforo Lanfranchino, fin perfino nel tomo XVIII del Tractatus universi juris (Venetiis, 1584). La bibliografia su questa letteratura, molto interessante, in Martin Lipenius, Bibliotheca realis juridica (rist. an. Hildesheim-New York, Georg Olms Verlag, 1970) s. v. militia togata e militum paeferentia e comprende opere di Enrico Breuleo (1593), Otto Filippo Zeuschliffer (1684), Goffredo Strauss (1679) e Nicola Cristiano Lyncker (1697). Cfr. Raffaele Puddu, Il soldato gentiluomo. Autoritratto di una societ guerriera: la Spagna del Cinquecento, Bologna, Il Mulino, 1982, pp. 117ss.; Id., Lettere e armi: il ritratto del guerriero tra Quattro e Cinquecento, in G. Cerboni Baiardi et al. (curr.), Federico da Montefeltro. Lo Stato, le arti, la cultura, Roma, 1986, I cit. in Daniela Frigo, Principe e capitano, pace e guerra: figure del politico tra Cinque e Seicento, in Fantoni (cur.), Il Perfetto Capitano, Roma, Bulzoni, 2001, pp. 286-289. Cfr. Martin Hobhom, Machiavellis Renaissance der Kriegskunst, Berlin, 1913, 2 voll. Recensito negativamente da Eduard Fueter (Historische Zeischrift, 113, p. 578), Hobhom fu difeso dal suo maestro Delbrueck (Geschichte der Kriegskunst im Rahmen der politischen Geschichte, 4, 1920, pp. 121-142 = pp. 101-113 R.). Delbrueck fu a sua volta di stimolo a Piero Pieri (La guerra e la politica negli scrittori militari italiani, Milano-Napoli, Ricciardi, 1955, pp. 1-71 = Milano, Mondadori, 1975, pp. 11-62).
72 71 70

69

74

schieramento manipolare a scacchiera - quincunx - descritto in Livio VIII, 873) e strategiche (per la contraddittoria ambiguit tra guerra corta e grossa e cunctatio74) ma anche come fonte affidabile sulla prassi militare del primo Cinquecento (per gli errori sul sistema di reclutamento dei lanzichenecchi e sulla tattica svizzera)75. Introducendo lArte della guerra nella cultura americana76, Felix Gilbert segnal lostacolo culturale alla comprensione dellopera: the student of this book - scrisse - will be astonished and perhaps disappointed because he will find in this book something very different from a new modern theory. Pur senza ricorrere al concetto-chiave di restitutio, Gilbert colse in modo ugualmente efficace che il disappunto era frutto della nostra idea illuministica di progresso (unidea posteriore di almeno un secolo e mezzo a Machiavelli) e che il new rinascimentale era appunto (la riscoperta del)lold classico. Ma non approfond questa intuizione con un riesame puntuale delle idee militari di Machiavelli: accredit invece la tesi debole, che limportanza dellopera fosse soprattutto politica, con limplicito

Gi Francesco Patrizi, La militia romana di Polibio, di Tito Livio e di Dionigi Alicarnaseo, Ferrara, 1583, p. 20 notava: questo uno de luoghi, che agli huomini di guerra de nostri tempi d molto impaccio e difficolt. Non sapendosi essi imaginare come i Principi ricevessero gli hastati negli intervalli: n come questi fra quelli si ritirassero, parendo loro impossibile che lo squadrone de loro esserciti, che avanti, si possa n ritirare senza rompersi, n essere ricevuto dalla battaglia, o dal retroguardo. Et in questo pensiero dello impossibile entrano, pensando che le ordinanze romane stessero compartite come le loro, in avanguardo, battaglia, e retroguardo. I quali essi ordinano non a spalle luno dellaltro, ma dal canto: accioch essendo rotto lavanguardo, nel ritirarsi o nel fuggire, non urti nella battaglia, e la disordini ... n meno d fatica ... a nostri soldati, il ritirarsi ed il sottentrare (Cit. in Piero Pieri, La guerra, cit., 1975, p. 35, nt. 1). Pur ricordando la derisoria polemica machiavelliana contro le inconcludenti battaglie italiane a zero morti (ma questo proprio uno degli obiettivi della RMA americana, imposto dalla cinica intolleranza contemporanea per la visibilit della morte e per le uccisioni dirette, mentre lo sterminio di massa, asettico e amilitare, del tutto compatibile con la pretesa moralistica della buona coscienza e del sentimentalismo umanitario) Delbrueck biasimava soprattutto il mancato approfondimento dei due tipi di guerra da lui scoperti (Ermattung e Vernichtung). Pur riconoscendo che anche Machiavelli li intuiva, Delbrueck gli imputava di non metterli a confronto tra loro, anzi perorando in alcuni punti la guerra corta e grossa (battaglia decisiva per lannientamento del nemico) e in altri - maggiormente influenzati dalle sue fonti classiche e dallo stile delle moderne guerre italiane - ripetendo i canoni della cunctatio vegeziana, consistente nel sistematico ricorso alla manovra (marce e accampamenti) e alla piccola guerra (equitatio), dando battaglia solo in caso di stretta necessit oppure di netta superiorit sul nemico. - Non per infierire vilmente contro un autore che ha gi dato tanti dispiaceri ai suoi numerosi e operosi fratelli non riuscendo (neppure col napalm?) a dendrotomein il loro ranch californiano: ma se Victor Davis Hanson avesse sfogliato, non dico Ardant du Picq o Hobhom, ma almeno Delbrueck, invece di inveire in toni inconsapevolmente tolstoiani contro i crucchi assurdi e amorali che si occupano stupidamente dei fattori quantitativi e osservano la realt dallalto della loro mongolfiera erudita e militarista, avrebbe forse trovato nella preferenza machiavelliana per la guerra corta e grossa una conferma stimolante alla sua intuitiva e ingenua riscoperta del legame tra democrazia e preferenza per la battaglia decisiva - ovviamente meglio analizzato da Alexis de Tocqueville in riferimento proprio agli antenati di Hanson (ma spunti si possono cogliere gi in Guibert). Naturalmente leditoria italiana, regolata dalla legge di Gresham, non poteva mancare una tale perla (donde Hanson, Larte occidentale della guerra. Descrizione di una battaglia nella Grecia classica, Milano, Mondadori, 1989 e successive ristampe economiche). Cfr. da ultimo Bernard Wichet, Lide de milice et le modle suisse dans la pense de Machiavel, in Jean Jacques Marchand (dir.), Niccol Machiavelli politico storico letterato, Atti del convegno di Losanna, 27-30 settembre 1995, Lausanne, LAge de lHomme, 1995. Come ricorda Gilbert, Thomas Jefferson possedeva una copia della traduzione inglese dellArte della guerra e la prima edizione americana risale al 1815 (Albany). Ma in realt solo il dibattito tedesco del 1913-20 e la popolarit acquisita da Delbrueck fra i German-haters (in virt della sua polemica contro lo Schlieffenplan) posero le condizioni per un inserimento di Machiavelli nellarsenale intellettuale della democrazia forgiato nel 1941-43 dalluniversit di Princeton: inserimento reso possibile dalla raffinata mediazione culturale di Felix Gilbert (Machiavelli: The Renaissance of the Art of War, in Makers of Modern Strategy, ed. Earle 1943: ampliato nelled. Paret 1986, pp. 11-31, incluso in Niccol Machiavelli e la vita culturale del suo tempo, Bologna, Il Mulino, 1969, pp. 192-229). Cfr. Coutau-Bgarie, Trait, cit., pp. 163-4.
76 75 74

73

75

che era irrilevante dal punto di vista militare77. Gilbert applic dunque a Machiavelli la stessa castrazione reverenziale sperimentata con successo dagli stati maggiori jominiani nei confronti di Clausewitz: buoni entrambi per i filosofi78, non sunt cur legat miles79. Che fosse unopera politica ovvio. Ai contemporanei non sfuggivano gli impliciti della dedica (ad un consigliere mediceo) e della struttura espositiva, un immaginario dialogo ambientato nel cenacolo degli Orti Oricellari, fra il padron di casa, il potente e raffinato Cosimo Rucellai (che citava la traduzione lascaride del Polibio militare), tre giovani patrizi fiorentini80 e il romano Fabrizio Colonna (m. 1520), condottiero al servizio del papa e dei re dAragona, Francia e Spagna e preso in considerazione anche dal regime soderiniano durante la guerra di Pisa. Meno evidente era invece lo splendido artificio retorico (ben rilevato da Frdrique Verrier81) di attribuire proprio alluomo darme e al condottiero di mercenari il pensiero astratto, con la rivalutazione dello stile di guerra romano (giudicato superiore al greco) e lesaltazione della milizia civica, e proprio ai civili letterati il pensiero pratico, mettendo in bocca a costoro le correnti obiezioni doxastiche, di carattere logico e tecnologico. Prima fra tutte, lobiezione dellartiglieria, ossia, pi in generale, la doxa dellinnovazione tecnologica che azzera il mondo precedente (senza tener conto che artiglierie, sistemi incendiari e mine si usavano anche nellantichit: il salto qualitativo stava nellaumento di potenza, e poi di precisione, gittata e produzione, prodotto non tanto dalla polvere da sparo quanto dalla combinazione capitalista82 con le applicazioni matematiche, fisiche e chimiche e lo sviluppo in parallelo delle scienze balistiche, metallurgiche, geodetiche e cartografiche, scandito dal ciclo prassi - teoria - scienza - arte). Nellesordio del suo articolo Gilbert ricordava la polemica ariostea contro le armi da fuoco inventate dal diavolo. Ma laccostamento erroneo e fuorviante: lideologia cavalleresca espressa nellOrlando furioso (1516) recriminava contro le armi da fuoco proprio perch si sentiva costretta a subirle passivamente, come pochi anni dopo avrebbe testimoniato limpressione suscitata dalla morte di Baiardo e poi di Giovanni delle Bande Nere per ferita da falconetto83. Opposto era il punto di vista
Anche Pieri, influenzato da Hobhom e Delbrueck, tent un salvataggio parziale del pensiero militare di Machiavelli, contrapponendo alla indifendibile concezione tattica - prigionier(a) di una concezione astratta, che non capiva affatto il segreto delle grandi vittorie dei macedoni e dei romani - lo straordinario progresso della visione strategica, espressa per non gi nellArte della guerra ma nel Principe e nei Discorsi (op. cit., pp. 51 ss.). Analogo il giudizio di Folard (che considerava lArte un plagio pedestre di Vegezio ed esaltava i Discorsi e la Vita di Castruccio: cfr. Chagniot, Lapport des Anciens dans loeuvre de Folard, in Actes Namur, cit., p. 118) e Palmieri (Pieri, p. 121). Cfr. M. Barbut, En marge dune lecture de Machiavel: LArt de la guerre et la praxologie mathmatique, in Annales E.S.C., 3, 1970, pp. 567-573; F. Gilbert, Bernardo Rucellai and the Orti Oricellari: A Study on the Origin of Modern Political Thought, in History: Choice and Commitment, Cambridge, Mass., Harvard U. P., 1977; Gennaro Sasso, Niccol Machiavelli, Bologna, Il Mulino, 1993, I, pp. 623-646 (DallArte della guerra alla Vita di Castruccio). Per ulteriore bibliografia v. Sergio Bertelli e Piero Innocenti, Bibliografia Machiavelliana, Verona, 1979 ed Emanuele Cutinelli Rendina, Introduzione a Machiavelli, Roma-Bari, Laterza, 1999, pp. 188-190. Mi si perdoni la rozza parafrasi di un pensiero ben pi profondo e complesso di Alberico Gentili, nel quinto dialogo de juris interpretibus (historia non est cur legat juris interpres). Il banchiere Zanobi Buondelmonti e i letterati Luigi Alamanni e Giambattista Della Palla. Nel 1522, tre anni dopo limmaginario dialogo sullarte della guerra, furono esiliati per aver preso parte alla congiura di Buscoli contro il cardinale de Medici. Cfr. Maria Enrica Senesi, Niccol Machiavelli, lArte della guerra e i Medici, in Interpres, 7, 1988; Denis Fachard, Implicazioni politiche nellArte della guerra (in Marchand, Atti Losanna, cit.).
81 82 80 79 78 77

Verrier, Brviaire, cit., pp. 55 e 63-66.

Cfr. Jacob Mauvillon (1743-94), Essai sur linfluence de la poudre canon dans lart de la guerre moderne, Dessau, 1782: Lipsia, 1788; John Norris, Artillery: A History, Phoenix Mill, Sutton Publishing, 2000, pp. 54 ss.
83

La morte di Pierre Du Terrail (1476-1524), lintrepido cavaliere Baiardo senza macchia e senza paura ucciso da unanonima archibugiata a Romagnano Sesia mentre proteggeva la ritirata dellesercito francese (Loyal Serviteur, sc. Jacques Goffrey, La trs joieuse, plaisante et rcreative histoire du gentil Seigneur de Bayard, 1527), non ebbe il risalto

76

machiavelliano, che andava a riscoprire fra i romani la guerra politica e decisiva repubblicana84 (con impiego di artiglieria campale) proprio per contrapporla alla guerra ludica cavalleresca85. Allobiezione di Alamanni sulla portata innovatrice dellartiglieria, Colonna risponde assimilandola agli elefanti e ai carri falcati e citando la relativa formula di Vegezio (ERM, III, 24): si deve far passare quel che non si pu fermare. Un secolo e mezzo dopo la tattica romana di lasciar passare carri e leonfanti negli intervalli ricordata anche da Montecuccoli86. Fu proprio la difesa a cordone, senza riserve mobili per colpire di fianco le fragili colonne corazzate tedesche una volta penetrate nelle retrovie, a provocare la catastrofe anglofrancese del maggio 1940. N aveva torto Colonna a far notare che lartiglieria assorbiva enormi risorse finanziarie, rallentava i movimenti dellarmata ed era imprecisa e vulnerabile allimpeto nemico. Il suo errore era invece di sopravvalutarne lefficacia ossidionale e sottovalutarne quella difensiva: la considerava, diremmo oggi, solo come moltiplicatore dellurto e non come sostituto di forza (interdizione), e pertanto la riteneva pi vantaggiosa per lattaccante che per il difensore. Ma proprio per questo la integrava (gi nel rapporto quantitativo standard con la fanteria mantenutosi fino alle guerre napoleoniche) nella sua ideale armata di milizia nazionale, organizzata alla romana proprio perch, allopposto dei mercenari, doveva cercare, imporre e combattere la battaglia decisiva87. Del resto, come ricordava Montecuccoli, un secolo dopo Machiavelli lidea della famosa artiglieria reggimentale (pezzetti) fu ispirata a Gustavo Adolfo proprio dalle baliste campali della legione cesariana88. Il torto di Machiavelli non era quindi di ignorare lartiglieria, ma semmai di esagerarne conformisticamente la portata, vittima dellopinione corrente (ripetuta ancora da Guicciardini) che il
politico di quella di Giovanni de Medici (1498-1526). Questultima, che ispir forse la pagina di storia politica pi elaborata nella letteratura italiana del Rinascimento, stata appena riletta (privandola del suo spessore politico di dramma nazionale italiano e riducendola, appunto, nei termini antistorici e sentimentalistici della morale cavalleresca al tramonto) in un modesto film di spiriti deamicisiani (Ermanno Olmi, Il mestiere delle armi, 2001). Arte, I, 5: dopo essersi a lungo soffermato sul carattere civico e non professionale dellesercito e dei generali della Repubblica romana, Fabrizio dichiara di non considerarsi neppur lui un professionista: e dico non aver mai usata la guerra per arte, perch larte mia governare i miei sudditi e defendergli, e, per potergli defendere, amare la pace e saper fare la guerra. Ed il mio re (Ferdinando il Cattolico) non tanto mi premia e stima per intendermi io della guerra, quanto per sapere io ancora consigliarlo nella pace. Non diversamente dalla celebre contrapposizione leninista tra Igra (il torneo intercapitalista giocato nelle trincee della grande guerra) e Wojn (la guerra vera, cio limminente rivoluzione proletaria) Machiavelli denunciava la criminale mistificazione dellordalia cavalleresca, esemplata dal duello degli Orazi e dei Curiazi, dove la libert e la sopravvivenza di due popoli erano irresponsabilmente affidati alla sorte (Discorsi, I, 22 e 23). Nella famosa pagina finale del II libro, Fabrizio Colonna attribuisce alla prevalenza del sistema repubblicano nelloccidente greco-romano il fatto che abbia prodotto un numero di uomini eccellenti in guerra molto superiore a quello dei condottieri africani e ancor pi asiatici (dove il sistema politico dominante era la monarchia). Raimondo Montecuccoli, Delle battaglie, Primo trattato, in Raimondo Luraghi (cur.), Le opere di Raimondo Montecuccoli, Roma, USSME, 1988, II, pp. 63 e 93 (sulla tecnica romana di spaventare gli elefanti col sistema del brulotto, mandando contro di loro maiali cosparsi di pece incendiata). Secondo Plutarco (Sull., 18, 6) a Cheronea i carri falcati nemici arrivarino sullobiettivo fiaccamente, come un proiettile privo di slancio, e i soldati romani, battendo le mani e ridendo, chiesero il bis, come si usa nellippodromo durante le corse dei cavalli (Giardina, Introduz. al de rebus bellicis, cit., p. xii). Arte, III, cfr. Discorsi, II, 17. Cfr. C. Montezemolo, Machiavelli e le armi da fuoco, in Rivista dartiglieria e genio, 1891, 4, pp. 87-118; J. R. Hale, Gunpowder and the Renaissance: an essay in the history of ideas, in C. H. Carter (ed.), From the Renaissance to the Counter Reformation: Essays in Honour of Garrett Mattingly, London, 1966, pp. 113-144. Non si dimentichi che la cattiva pruova della milizia fiorentina a Prato nel 1512 non fu certo dovuta allartiglieria (Delbrueck ricorda che il nemico aveva solo 2 pezzi e uno scoppi dopo pochi tiri). Sul rapporto tra armi da fuoco e declino delletica cavalleresca, con corretta interpretazione della posizione di Machiavelli, cfr. Puddu, Il soldato gentiluomo, cit., pp. 24-25. Dello stesso autore, e ancor pi interessante, cfr. I nemici del re. Il racconto della guerra nella Spagna di Filippo II, Roma, Carocci, 2000.
88 87 86 85 84

Montecuccoli, op. cit., p. 43 L.

77

suo impeto avesse reso obsolete le fortificazioni. Quel che Machiavelli ignorava era che gi nel 1515, quattro anni prima che scrivesse lArte della guerra, a Civitavecchia aveva esordito la cinta bastionata, la trace italienne89, che riequilibrava attacco e difesa. Ma il torto di non aver riflettuto abbastanza che offesa e difesa sono concetti polari e che la superiorit reciproca non pu essere mai definitiva, comune alla letteratura militarista e pacifista post-1945, percorsa dallidea (basata su presupposti fattuali del tutto ipotetici e in realt erronei) che il nucleare avesse finalmente realizzato lo strangelove dellarma decisiva e assoluta. La critica storico-militare del dialogo machiavelliano si rivela ancor pi angusta e miope dei tanti eruditi o moralisti che lhanno crivellato. Attenta a dettagli inessenziali (ed emendabili senza mettere in questione la coerenza complessiva del sistema), non si accorge che lo stesso Colonna a proclamare lassoluta inattualit politica della sua armata ideale, ben pi decisiva delle sue secondarie incoerenze tattiche. E proprio per la stessa ragione che sar poi esposta da Guicciardini nel passo antiromano dei Ricordi citato in questo articolo; vale a dire che gi nellItalia del 1519, gi nella Firenze medicea, prima ancora della conquista asburgica, non ci sono pi le condizioni per unarmata nazionaldemocratica90. E dunque consapevolmente unutopia e unastrazione, larmata ideale di Fabrizio: ma unutopia che libera la mente dallucronia dellexemplum, unastrazione che, ripensandola da capo e rigorosamente, rifonda la prassi della guerra su basi nuove. Aver mostrato il condizionamento sociale della pianificazione militare sarebbe gi una lezione sufficiente a giustificare limportanza propriamente militare, e non soltanto filosofica, politica o anche strategica del dialogo. Ma v implicita una lezione molto pi importante, ossia levoluzione metodologica che lArte della guerra fa compiere al pensiero militare. Questa lezione non si pu cogliere se non si intende rettamente il concetto di restitutio dellantico. Non solo non va confusa con limitatio, ma proprio il suo opposto. E proprio la restitutio, come intelligenza critica del passato, lunico modo possibile per liberare davvero il presente dalla tirannia del canovaccio tralatizio, per trasformare davvero il presente in modernit91. Fabrizio ne consapevole: proclama infatti la qualit innovativa del suo approccio storico, quando, allinizio del dialogo critica il suo illustre ospite per aver riempito lOrto di piante rare, sol perch un tempo erano apprezzate dagli antichi: quanto meglio arebbono fatto quelli, sia detto con pace di tutti, a cercare di somigliare agli antichi nelle cose forti e aspre, non nelle delicate e molli, e in quelle che facevano sotto il sole, non sotto lombra, e pigliare i modi della antichit vera e perfetta, non quelli della falsa e corrotta; perch, poi che questi studi piacquero ai miei Romani, la mia patria rovin. Ma per distinguere le cose forti e aspre dalle delicate e molli occorre, appunto, un criterio storico. E una strada concettualmente diversa da quella che, tre anni prima dellArte della guerra,
Cfr. Parker, Rivoluzione, cit., p. 22. Sulla trace italienne, cfr. cfr. John A. Lynn, The trace italienne and the Growth of Armies: the French Case, in The Journal of Military Studies, July 1991; Jean Franois Pernot, La trace italienne: lments et approches, ibidem, pp. 31-50. Cfr. Leone Andrea Maggiorotti, Architetti e architetture militari, Lopera del genio italiano allestero, Serie quarta, Roma, La Libreria dello stato, II, 1933; III, 1939: Bertrand Gille, Les ingnieurs de la Rnaissance, Paris, Hermann, 1964: Christopher Duffy, Siege Warfare. The Fortress in the Early Modern World 16941660, Routledge & Kegan Paul, 1979 (rist. London-New York, Routledge, 1996); M. H. Merriman, Italian military engineers in Britain in the 1450s, in S. Tyarke (ed.), English Map-making 1500-1650. Historical Essay, London, 1983, pp. 57-67; Paolo Galluzzi, Gli ingegneri del Rinascimento da Brunelleschi a Leonardo da Vinci, Firenze, Giunti, 1996; Marino Vigan (cur.), Architetti e ingegneri militari italiani allestero dal XV al XVIII secolo, Istituto Italiano dei Castelli (Roma), Livorno, Sillabe, 2 voll. 1994 e 1999. Sulla poliorcetica moderna, cfr. supra, nt. 62. Arte, VII, 17. Cfr. Giorgio Barberi Squarotti, LArte della guerra e lazione impossibile, in Lettere italiane, 20, 1968 (ora in Machiavelli o la scelta della letteratura, Roma, Bulzoni, 1987, pp. 231-262); Verrier, Brviaire, cit., pp. 67-70. Ci sfugge a Verrier (Breviaire, cit., p. 58) quando - conformandosi acriticamente alla divulgazione pieriana delle pedanti osservazioni delbruckiane - suppone che i paralleli tra picca e sarissa e tra falange e quadrato svizzero relevent plus dun tic humaniste que dune proposition concrte e che tale bric--brac antiquisant, assente negli altri scritti militari machiavelliani (a carattere pratico), sia una mera ricaduta stilistica dei Discorsi.
91 90 89

78

Tommaso Moro aveva percorso in direzione della societ senza guerra. Ma neppure lui poteva percorrerla senza laiuto, non dichiarato, dei classici92. E la qualit concettuale era la medesima: administration thorique (come lEncyclopdie mthodique rubricava le voci sulle utopie), Staatsroman (come nel Settecento si rendeva in tedesco il concetto di utopia)93. Clausewitz scrisse, suo malgrado, per i posteri. Solo la nostra generazione - intellettualmente formata dalla guerra fredda - comincia, infatti, ad intenderlo davvero. Machiavelli pot invece insegnare ai suoi contemporanei luso critico delle fonti, una lezione che la successiva idea di progresso ci rende oggi difficile intendere. Ma i suoi imitatori militari non furono in grado di seguirlo sul terreno ben pi complesso del loro uso sintagmatico94, consistente nel considerarle non solo come repertorio di casi problematici, ma anche come indizi di un coerente processo storico universale95. 7. La scuola veneziana dei paralleli militari tra Antico e Moderno Lidea di integrare, confrontare e rifare lepitoma militare tralatizia anteriore al dialogo machiavelliano e, se non gli proprio del tutto estranea, comunque inessenziale. Essa accomuna invece i primi trattati moderni, prodotti dalle corti ducali limitrofe a Venezia: non solo i due a carattere letterario - del riminese Roberto Valturio (1405-75)96 segretario di Sigismondo Pandolfo Malatesta (committente e dedicatario dellopera) e del piacentino Antonio Cornazzano (1429-84) cortigiano estense97 - ma anche il modesto manuale pratico del molisano Battista de(lla) Valle98 di Venafro, ingegnere militare del duca dUrbino, simile a quello composto nel 1516 da Filippo duca di Clves (1456-1528), gi comandante dellartiglieria francese in Fiandra99 e di analoghi precursori100.

Mazzarino, PSC, cit., pp. 332 ss. (dove, magistralmente, lavvicinamento tra Machiavelli e Moro prevale sulla contrapposizione).
93 94 95

92

Cfr. Bronislaw Baczko, Art. Utopia, in Enciclopedia Einaudi, Torino, 1981, 14, p. 871. Cfr. Stierle, op. cit., p. 185.

Cfr. Gennaro Sasso, Machiavelli e gli Antichi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1988, pp. 67-118 (Machiavelli e Polibio. Costituzioni, potenza, conquista), 119-165 (Machiavelli e Romolo) e pp. 401-535 (I detrattori, antichi e nuovi, di Roma).
96 97

Cfr. Roberto Valturio, De re militari (in 12 libri), Veronae, Johannes ex Verona impressit, 1472.

Il trattato in versi, scritto nel 1476 e dedicato al duca di Ferrara Ercole dEste, fu stampato postumo a Venezia (Opera belissima del arte militar del excellentissimo poeta miser Ant. Cornazzano in terza rima, per m. Christophoro Mondello) nel 1493, a Pesaro (Capitoli dellarte militare, Per Hyeronimo Soncino) nel 1507 e ancora a Venezia nel 1518, 1526 e 1536. Nel 1558 fu pubblicata una traduzione spagnola. Cfr. le Instructions sur le fait de la guerre, extraictes des livres de Polybe, Frontin, Vgce, Cornazan, Machiavel et plusieurs autres bons auteurs, del barone di Fourquevaux (Raymond de Beccarie de Pavie), stampate a nome di Guillaume du Bellay signore di Langey (Parigi, Vascosan, 1548; 1553; Lione, B. Rigaud, 1592; trad. it. Venezia 1550; 1571). Bibliografia in Richardot, Stratgique, cit., p. 8. Adde Aldo A. Settia, De re militari: cultura bellica nelle corti emiliane prima di Leonardo e di Machiavelli, in Le sedi della cultura nellEmilia Romagna: lepoca delle signorie, le corti, Federazione Casse di Risparmio delle Banche del Monte dellEmilia Romagna, Milano, Silvana Editoriale, 1985, pp. 65-89; Annalisa Musso, Del modo di regere e di regnare di Antonio Cornazzano, in Schifanoia, 19, 1999, pp. 67-79. Vallo. Libro continente appartenentie ad Capitanij: retenere et fortificare una Cita con bastioni, artificj de fuoco, polvere, et de espugnare una Cita con ponti, scale, argani, trombe, trenciere, artegliarie, cave, dare avisamenti senza misso alo amico, fare ordinanze, battaglioni. Et puncti de diffida con lo pingere. Opera molto utile con la esperientia de larte militare. Pubblicata a Venezia nel 1524, 1529, 1535, 1543, 1550 e 1558. La traduzione francese (Du faict de la guerre et art militaire) fu pubblicata a Lione nel 1529 e 1558. Nel 1620 fu compilato in tedesco, assieme ad altri autori, da G. Ruscelli (Kriegs und Archeley Kunst...). Composta nel 1516, lInstruction de toutes manires de guerroyer tant par terre que par mer et des choses y servantes, rediges par escript, par Messire Philippes duc de Clves, comte de la Marche, et Seigneur de Ravestain, fu pubblicata a Parigi (Chez Guillaume Morel) nel 1558. Bibliografia in Richardot, Stratgique, cit., p. 8-9.
99 98

79

Innovando rispetto alla precedente letteratura militare fiorentina, incentrata quasi unicamente sulla questione politica dei mercenari e della milizia101, il trattato machiavelliano le attribu una fama europea e un rilievo culturale del tutto sproporzionati alla loro reale qualit e alla marginale importanza geopolitica dello stato mediceo. Del resto dopo il 1530 anche la scuola militare fiorentina, sospetta al dominio mediceo per la sua connotazione repubblicana102, emigr a Venezia, che esercitava sugli studi militari una duplice attrazione, politica ed editoriale. Il fattore politico, gi presente negli esaltatori fiorentini di Venezia, Machiavelli e Rucellai103, emerge in modo pi strettamente pertinente al militare dal magistrale studio di Ennio Concina104 sullaffermarsi a Venezia dellidea di un Marte razionale. Il criterio emerge gi nel nuovo modello di difesa territoriale (renovatio securitatis) varato nel 1517 e nel potenziamento delle forze terrestri (restitutio rei militaris) pianificato nel 1525 da Francesco Maria I della Rovere (1490-1538), capitano generale della Repubblica e, nel 1526, delle intere forze italiane. Infine il Piano per lo Stato da Terra presentato nel 1532 dal duca dUrbino al senato veneziano prevedeva, secondo Concina, una compiuta trasformazione del territorio in citt forte105. Senza collegarlo alla riforma militare veneziana, sir John Rigby Hale ha invece considerato decisivo il generale primato editoriale di Venezia, dove fu impressa circa la met dei libri stampati in Italia prima del 1570106. Nel campo della letteratura moderna di argomento militare il primato veneziano fu ancor pi accentuato, perch le 67 opere (di 44 autori) stampate a Venezia nel 1492-1570 (incluse 14

Oltre ai 4 autori citati, Jaehns elenca anche il trattato (a carattere cavalleresco) del giurista Paride Del Pozzo (P. De Puteo, Duello, libro de Ri, Imperaturi, Principi ... Napoli, 1471; 1518; Venezia, 1521; 1525; 1530; 1536; 1540; Sevilla, 1544; incluso nelle collezioni di trattati giuridici di Lione 1549 e Venezia, 1584), nonch Montius (Exercitiorum atque artis militaris collectanea, Mediolanum, 1509), Surget (Enchiridion disciplinae militaris, Parisii, 1511), de la Tour (Le guidon des guerres, Paris, 1514) e un Ferretus (Aureus tractatus de re et disciplina militari, Venetiae, 1515) non ricordato nellelenco delle edizioni veneziane steso da Hale (v. infra nt. 104). Oltre che in Machiavelli, la polemica contro i mercenari e il dibattito sulla milizia nazionale ricorre, in modo specifico o incidentale, in undici scrittori fiorentini del XV-XVI secolo, tra i quali Leonardo Bruni, Francesco Patrizi e Angelo Poliziano (Verrier, Brviaire, cit., p. 61, nt. 47). Cfr. C. C. Bayley, War and Society in Renaissance Florence. The De Militia of Leonardo Bruni, University of Toronto Press, 1961; Sergio Bertelli, introduzioni allArte della guerra e scritti politici minori, Milano, Feltrinelli, 1961; V. Masiello, Il piano socio-politico della riforma militare e il problema del consenso, in Classi e stato in Machiavelli, Bari, Laterza, 1971; Gennaro Sasso, Machiavelli e gli Antichi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1988, 2, pp. 57-118 (Machiavelli, Cesare Borgia, don Michelotto e la questione della milizia); Id., Niccol Machiavelli, Bologna, Il Mulino, 1993, 1, pp. 189-248 (La questione dellordinanza); Verrier, Brviaire, cit., pp. 61-62, ntt. 46-47.
103 104 102 101

100

Cfr. Sasso, Machiavelli e gli antichi, cit., pp. 501 ss: (il mito di Venezia).

Ennio Concina, La macchina territoriale. La progettazione della difesa nel cinquecento veneto, Roma-Bari, Laterza, 1983, v. in particolare p. 25. Purtroppo M. E. Mallett e J. R. Hale non hanno potuto tener conto del prezioso saggio di Concina, apparso solo pochi mesi prima del loro famoso volume sulla storia militare veneziana (The Military Organization of a Renaissance State: Venice c. 1400 to 1617, Cambridge U. P. 1984). Il manoscritto dei Discorsi militari del duca dUrbino fu tesaurizzato come un bene ereditario di famiglia e letto dal figlio Guidobaldo. Lopera fu infine stampata a Ferrara nel 1583 (cfr. J. R. Hale, Printing and the military culture of Renaissance Venice, in Medievalia et Humanistica, n. s. 7, 1977 = Industria del libro e cultura militare a Venezia nel Rinascimento, trad. di Girolamo Arnaldi, in Storia della cultura veneta dal primo Quattrocento al concilio di Trento, Venezia, Neri Pozza, s. d., 2, p. 279). Concina, op. cit., p. 39. Sui Discorsi militari attribuiti a Della Rovere cfr. G. Bargilli, Una disfida storica e i DM del duca dUrbino, in Rivista Militare Italiana, 47, 1902, 1, pp. 293-307. Si tenga presente le dimensioni complessive della produzione libraria europea: 40.000 volumi nella seconda met del XV secolo, 57.000 nel XVI, 250.000 nel XVII, 2 milioni nel XVIII. In campo militare limpennata si verifica dopo il 1730. Cfr. David A. Kronick, A History of scientific and technical periodicals. The origins and development of the scientific and technological press 1665-1790, New York, The Scarecrow Press, 1962, p. 60.
106 105

80

gi edite altrove) superano il totale di quelle stampate nello stesso periodo nel resto dEuropa (almeno 64, di cui 22 nel resto dItalia, 14 in Inghilterra, 10 in Francia e 3 in Spagna)107. Peraltro solo 31 opere (di 27 autori) appartengono propriamente alle scienze militari: 17 sullarte della guerra e 14 di carattere tecnico108. La mancanza di opere specifiche sulla guerra navale si spiega, secondo Hale, con la familiarit dellargomento al pubblico veneziano, la monotonia (ossia lapplicazione di regole terrestri alle operazioni, prevalentemente litoranee e anfibie, delle flotte remiere) e, soprattutto, la mancanza di precedenti classici nella trattazione separata della guerra navale109. Di particolare interesse nella produzione veneziana la collana di 13 storici greci110 pubblicata nel 1557-70 da Gabriel Giolito de Ferrari a cura del poligrafo aretino Tommaso Porcacchi (che si definiva aristotelico) e dei suoi amici (il fiorentino Remigio Nannini, Lodovico Dolce e Lodovico Domenichi). Infatti non soltanto leditore sottolineava linteresse militare della collezione di storici

Hale, op. ult. cit., pp. 245-88. Complessivamente Hale ha censito 145 libri militari pubblicati a Venezia da 66 diversi editori, corrispondenti per soltanto a 67 opere: 53 (di 46 autori con 31 editori) stampate a Venezia per la prima volta, con 48 nuove edizioni o ristampe e 4 traduzioni veneziane; 14 (incluse 4 traduzioni) apparse per la prima volta altrove, con 26 riedizioni, nuove edizioni e traduzioni veneziane. I 16 autori delle 17 opere sullarte della guerra (o disciplina militare) o sullufficio del capitano generale stampate a Venezia prima del 1570 sono i seguenti: Antonio Cornazzano 1493, Egidio Colonna 1498, Battista Della Valle 1524, Iacopo di Porcia 1530, Niccol Machiavelli 1537, Guillaume du Bellay (in realt Raymond de Fourquevaux) 1550 (ried. 1571), Girolamo Garimberti 1556, Alessandro Farra 1556, Domenicus Cyllenius 1559, Ascanio Centorio degli Hortensii 1558-61, Giovacchino da Coniano 1564, Alfonso Adriano (Aurelio Cicuta) 1566, Bernardino Rocca 1566 e 1570, Giovanni Matteo Cicogna 1568, Francesco Ferretti 1568 e Domenico Mora 1569. Altre 9 opere riguardano le fortificazioni e la poliorcetica (Giambattista Zanchi 1554, Pietro Cataneo 1554, Giacomo Lanteri 1557 e 1559, Girolamo Maggi 1564, Giacomo Fausto Castriotto 1564, Francesco Montemellino 1564, Domenico Mora 1567 e Galasso Alghisi 1570), 4 lartiglieria (Niccol Tartaglia 1537 e 1546, Vannuccio Biringuccio 1540 e Girolamo Ruscelli 1568) e 1 le piante di fortezze e campi di battaglia (Giulio Ballino 1565). Hale include nellelenco altre 2 opere sullindole militare (Antonio Brucioli 1526 e Giovanni Maria Memmo 1563), 3 di medicina militare (Leonardo Botallo 1564, Bartolomeo Maggio 1566 e Giovanni Rota 1566) e 2 di eloquenza militare (Remigio Nannini 1557 e Francesco Sansovino 1570), nonch 17 sulle leggi di guerra e il codice cavalleresco, 9 sui cavalli e lequitazione e 2 sulla scherma. Hale, op. cit., pp. 279-282. Ci non esclude lesistenza di manoscritti, come Le Galere Grosse veneziane (1593) di G. Giomo (Venezia, 1895) e Della militia maritima, scritto forse nel 1535 e comunque entro il 1553 dal patrizio Cristoforo Dal Canal (bench destinato alle stampe, fu pubblicato solo nel 1930 da Mario Nani Mocenigo). Il primo libro italiano esclusivamente dedicato alla guerra navale fu stampato a Roma nel 1614 (Pantero Pantera, LArmata navale). Non si debbono per ignorare le storie militari delle campagne navali di Lepanto (Onorato Caetani, Ferrante Caracciolo, Giovanni Pietro Contarini, Gerolamo Diedo) e dellInvencible Armada (Filippo Pigafetta, Discorso sopra lOrdinanza dellArmata Catolica e Petruccio Ubaldino, Commentario dellImpresa fatta contra il Regno dInghilterra), n limportante trattato giuridico del ravennate Giulio Ferretto, De jure et re navalii et de ipsius rei navalis et belli aquatici praeceptis legitimis liber (Venezia, 1579 = T. XII dei Tractatus universi juris, Venezia, 1584). La storia navale antica fu invece coltivata in Francia (Baysius, de re navali veterum, Lutetiae Parisiorum, 1499; Doletus, de re navali, Lugduni, 1537; Rivius, Historia navalis antiqua, Lugduni, 1633), Germania (Senftlebii Argo, sive variarum antiquarium navium Syva ?, Leipzig, 1642) e Olanda (Meibom, De fabrica triremium liber, Amsterdam, 1670). Johannes Scheffer, autore della prima edizione critica dei taktika di Arriano e Maurizio (Uppsala, 1664), scrisse anche due trattati di storia navale greca e romana (de militia navali veterum libri IV , Upsala 1654; Id., Opelius de fabrica triremium Meibomiana, Eleutherop. 1672). Cfr. anche i lavori del gesuita e matematico francese Paul Hoste (LArt des Armes Navales e Thorie de la construction des vaisseaux, entrambi pubblicati a Lione nel 1697) su cui Michel Depeyre, Le pre Paul Hoste fondateur de la pense navale moderne, in Coutau-Bgarie (dir.), Lvolution de la pense navale, Paris, FEDN, 1990, pp. 57-77: Id., Tactiques et stratgies navales de la France et du Royaume Uni de 1690 1815, Paris, ISC, Economica, 1998, pp. 58-60 e 65-66. (cit. in Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 142-43). Il libro XIV e ultimo dellHistoire de la milice franoise del padre Daniel (1721) dedicato alla milice franoise sur la mer. Spunti in Ezio Ferrante, Leredit di Roma antica nel pensiero navale italiano, in Rivista Marittima, 1980, n. 11, pp. 27-32. Erodoto, Tucidide, Senofonte, Polibio, Diodoro Siculo, Dionigi dAlicarnasso, Giuseppe, Plutarco, Appiano, Arriano, Appiano, Arriano nonch, in unico volume, Ditto Candiano et Darete Frigio della guerra troiana (1570). Cfr. Hale, op. cit., pp- 262 ss.
110 109 108

107

81

greci (di tutte loperationi che si leggono nellhistorie qual sia maggiore, et di piu importanza essendo senza dubbio la guerra, perch da essa dependono gli stati, et gli imperi), ma la corredava di 10 gioie militari, ossia una raccolta di quasi tutte lhistorie, fruttuosamente ordinata per beneficio di chi esercita la milizia. Lidea delle gioie venne probabilmente nel 1564 a Porcacchi, il quale pens di riunirvi tre antologie gi pubblicate da Giolito nel 1557-58 e altre cinque gi pubblicate da altri editori, assieme a due scritte da lui stesso come chiavi dellintera collana, mantenendo la stessa veste tipografica adottata per le prime tre gi stampate (in corsivo e in-4, con indici tematici)111. Una delle 10 monografie previste (una traduzione dal francese sulla castrametazione romana)112 non pot essere acquistata da Giolito, e le gioie furono perci soltanto nove: tre antologie precedenti, una di Orationi militari raccolte da tutti gli historici antichi e moderni (Nannini, 1557) e due delle tre monografie (primo e terzo discorso di guerra) di Ascanio Centorio degli Hortensii sugli uffici di capitano generale e mastro di campo generale (1558); le due chiavi di Porcacchi alla collana: Le cagioni delle guerre antiche (1564) e Paralleli o essempli simili cavati daglhistorici, accioche si vegga, come in ogni tempo le cose del mondo hanno riscontro, o fra loro, o con quelle de tempi antichi (1567); tre discorsi sul governo della militia (antologie tematiche di arte militare) di Bernardino Rocca, sulla strategia terrestre e navale (Imprese, stratagemmi et errori militari, 1566) e sulla preparazione (come sha da provedere ... 1570) e impiego delle forze (del modo di vincere, 1570); la riedizione dellantologia di Domenico Mora sulletica militare (Il soldato, 1570). Lelenco di Hale non include per n la storia militare antica113, n quella delle guerre moderne114 e neppure le traduzioni veneziane di classici115. Spicca tra queste, nel 1575, ledizione palladiana,

Le nove gioie sono incluse in un recente elenco di 275 titoli di autori antichi e moderni considerati attinenti al tema del perfetto capitano e stampati in Italia dal 1493 al 1648 (Marcello Fantoni, cur., Il Perfetto Capitano, Immagini e realt (secoli XV-XVIII), Atti del seminario di studi Georgetown University a Villa Le Balze - Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara 1995-1997, Roma, Bulzoni, 2001, pp. 491-508). Fantoni le considera giustamente come opere indipendenti, perch come tali erano state scritte: ma in realt entravano nelle biblioteche come una serie coerente, come dimostra la vendita, nel 1773, della collezione completa proveniente dalla biblioteca di Joseph Smith, famoso console inglese a Venezia. Si intendeva probabilmente acquistare la traduzione italiana (Discorso sopra la castrametatione et bagni antichi de i Greci et Romani, Bologna, 1558) delle ricerche antiquarie del lionese Guillaume du Choul, dedicate a Enrico II (Discours sur la castrametation et discipline militaire des Romains; Des bains et antiques exercitations grecques et romaines; De la religion des anciens Romains, riccamente illustrata con tavole tratte da documenti antichi, Lyon, 1535; Paris 1557; Wesel, 1672). Lopera fu infine stampata anche a Venezia, ma solo nel 1583 (per Altobello Salicato). Lautore affermava che les Romains ont lart de la guerre entre les mains. Cfr. Francesco Serdonati, De fatti darme de Romani, libri tre. Ne quali si tratta di tutte le battaglie et imprese fatte da Romani ..., In Venetia, Appresso Giordan Ziletti, 1572. Dello stesso autore, De vantaggi da pigliarsi da capitani di guerra contra i nemici superiori di cavalleria ..., In Roma, Appresso Carlo Vullietti, 1608. Cfr. ad es. Niccol degli Agostini sulla battaglia della Gera dAdda (1521), Luis de Avila y Zuniga sulle campagne imperiali in Germania (1548), Alessandro Benedetti sulle battaglie di Fornovo di Taro e Novara (1549) ecc. Questi ultimi sono per menzionati e discussi alle pp. 258-61. A Venezia furono pubblicate traduzioni italiane di Vitruvio (1511 fra Giocondo), Cesare (1517 Agostino Lurtica della Porta), Vegezio (1524 Tizzone Gaetano da Pafi), Polibio de militia romana (1536 anonima, con dedica al duca dUrbino), Frontino (1543 Comin da Trino; 1574 MarcAntonio Gandino), Onasandro (1546 Fabio Cotta), Nepote (1550 Nannini), Ammiano Marcellino (1550 Nannini), Senofonte (1550 Le guerre dei greci, Francesco di Soldo Strozzi, dedicato a Giovanni dei Medici, lume della milizia; 1588 Pietro Muselli), Polieno (1551 Lelio Carani; 1551 Nicol Mutoni), Eliano (1551 Francesco Ferrosi; 1552 Francesco Robertelli), Polibio (1553 Domenichi), Curzio Rufo (1558 Porcacchi), Appiano (1554-59 Dolce; 1584 Alessandro
115 114 113 112

111

82

riccamente illustrata e dedicata a Carlo V, dei commentari di Cesare, che allora venivano paradossalmente letti in funzione misoromana dalla storiografia ugonotta e monarcomaca, che usava le digressioni etnografiche del de bello Gallico per costruire una coscienza nazionale francogallica116. Nellintroduzione Andrea Palladio (1508-80) riassunse splendidamente - secondo Hale117 - il nesso fra lo studio della storia antica e della guerra moderna, suscitato in lui dallinsegnamento del suo patrono Giangiorgio Trissino (1478-1550), autore del poema Italia liberata dai Goti (Roma 1547-48). Palladio vi dava, inoltre, conto del suo rifiuto di occuparsi di architettura militare, sostenendo che nessuna fortificazione poteva essere abbastanza solida da resistere a lungo contro un nemico davvero deciso e che la migliore difesa non riposava su mura e bastioni ma sulla bont dellordinamento militare. Il migliore restava a suo avviso quello romano, non messo in questione dalle armi da fuoco118. Al cenacolo romano del vicentino Trissino appartenevano anche ludinese Francesco Robertelli (1516-67), filologo e filosofo aristotelico e Filippo Pigafetta (1533-1603) traduttori rispettivamente di Eliano (1552) e Leone VI (1561; 1586; 1602), nonch il filosofo neoplatonico Francesco Patrizi da Cherso (1529-97) autore di famosi Paralleli tra larte militare antica e moderna119 e due uomini di

Braccio), Leone VI (1561, 1586, 1602 Filippo Pigafetta) e Livio (1562, con dedica al marchese di Pescara, capitano generale della Cesarea Maiest in Italia). Altre traduzioni italiane apparvero a Firenze (Appiano di Alessandro Braccese, 1519; Eliano di Lelio Carani 1552) e Napoli (Leone VI di Alessandro Napoletano 1612). Nel 1546 Jean Charrier pubblic a Parigi, in uno stesso volume, le traduzioni francesi di Machiavelli e Onasandro. Elenco completo di tutte le edizioni europee in Philippe Richardot, Les ditions dauteurs militaires antiques au XVe-XVIe sicle, in Stratgique, 68, 1997, n. 4 (sintetizzato in Coutau-Bgarie, Trait, cit., pp. 157-9). La selezione bibliografica di Luigi Loreto (Pensare, cit., p. 240 nt. 6) risale fino a Jaehns (Caesars Kommentarien und ihre literarische und kriegswissenschaftliche Folgewirkung, Beihefte zum Militaer-Wochenblatt 7., 1883; Id., GdKW, 1, pp. 448-50) e ai due Napoleone, il III (ricordato per la campagna di scavi volta allindividuazione topografica dei campi di battaglia cesariani, oltre che per lHistoire de Jules Csar, Paris, 1865/66) e il I (per il suo Prcis de la guerre en Csar. Ecrit par M. Marchand, lile de Sainte Helne, sous la dicte de lEmpereur, Paris, 1836; ed. B. Bravo, Napoli, 1984). Ma spiccano nella letteratura precedente le Observations sur les moyens de faire la guerre de Julius Caesar di Montaigne (Essais, II, 34) e i commenti cesariani del filosofo antiscolastico Pierre de la Rame (1515-72), perito nella strage di San Bartolomeo (De militia Caesaris, 1559), di Clement Edmonds (Observations upon the Five First Bookes of Caesars Commentaires, 1600, 1604, 1609) e di quattro uomini di guerra, il maresciallo di Francia Pietro Strozzi (1510-58) ucciso allassedio di Thionville (citato da Montaigne e autore anche di una traduzione greca di Cesare), lugonotto Enrico I duca di Rohan (1579-1638) (Le parfait capitain. Autrement dit labreg des guerres de Gaule des commentaires de Caesar, Paris, 1636), il cattolico Giulio Cesare Brancaccio e il maresciallo di Puysgur (citt. infra). Sui commenti cinquecenteschi a Cesare, cfr. Verrier, Les Armes de Minerve, cit., pp. 94, 106 e 209. George Huppert (Lide de lhistoire parfaite, Paris, Flammarion, 1973 pp. 38 ss., ripreso da Pierre Chaunu, Histoire science sociale, CDI e SEDES, 1974, trad. it. La durata, lo spazio e luomo nellepoca moderna, Napoli, Liguori, 1983, p. 31) sottolinea linfluenza delletnografia cesariana divulgata da Gabriello Simeoni (1509-75: Livre I de Csar renouvel par des observations militaires, Paris, 1558) sulle Recherches ... de la France (1560) di Etienne Pasquier (1529-1615), il primo vero libro di storia dedicato al passato della Francia, in particolare sulla decisione politica di far cominciare la storia della Francia con i Galli, anzich coi Franchi o i Troiani. Sulluso misoromano del bellum Gallicum e sullideologia nazionalista della storiografia francese del Cinquecento cfr. Bertelli, Ribelli, cit., pp. 221-245 (Romani e Francogalli). Su Ramo, cfr. Guido Oldini, La disputa del metodo nel Ramo e sul ramismo, Firenze, Le Lettere, 1997. Hale, op. cit., pp. 265-66. Cfr. Id., Andrea Palladio, Polybius and Julius Caesar, in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, 40, 1977, pp. 240-255. Per confutare il pregiudizio che i soldati moderni fossero troppo rozzi e ignoranti per essere addestrati e schierati secondo le regole romane, Palladio organizz una dimostrazione pratica con le reclute dellordinanza da mar (Hale, op. cit., p. 266). Patrizi, La militia romana di Polibio, Tito Livio e di Dionigi Alicarnaseo, da F. P. dichiarata e con varie figure illustrata, la quale a pieno intesa, non solo dar altrui stupore de suoi buoni ordini e disciplina, ma ancora in paragone far chiaro quanto la moderna sia difettosa et imperfetta, In Ferrara, O. Mammarelli, 1583; Id., Paralleli militari di F. P. ne quali si fa paragone delle Milizie antiche, in tutte le parti loro, con le moderne, 2 voll., In Roma, Appresso Luigi Zanetto, 1594 e 1595.
119 118 117 116

83

guerra, lingegnere friulano Mario Savorgnan conte di Belgrado e il capitano vicentino Valerio Chieregato, entrambi scrittori militari120 Gioie giolitiane e cenacolo trissinian-palladiano formavano dunque una vera e propria scuola veneziana dei confronti militari tra antichi e moderni, non solo anteriore, ma anche pi ricca e complessa di quella olandese. Agli autori gi citati (i letterati Porcacchi, Patrizi e Nannini, i militari Centorio, Rocca, Mora, Savorgnan, Chieregato) va aggiunto limportante Domenico Cyllaenus, de vetere et recentiore scientia militare, omnium bellorum generum terrestria perinde ac navalia (Venetiis, 1559). 8. Scipio, A Greater than Hannibal A giudicare dalla prime pepite riportateci dal seminario ferrarese diretto da Marcello Fantoni, i confronti militari italiani del XVI-XVII secolo potrebbero rappresentare un nuovo Eldorado della storia militare comparata. Non erano infatti generici, ma tematici, analitici e pratici: discutevano ad esempio se il principe dovesse comandare direttamente oppure delegare il comando121, se il capitano dovesse rischiare la vita in mezzo ai soldati (come Cesare seppe fare al momento del bisogno) oppure risparmiarsi (secondo il dictum di Scipione, che la madre laveva fatto capitano, e non soldato)122. Il confronto non era poi a senso unico: poteva consistere anche nellanalizzare con criteri moderni un episodio della storia antica, come la battaglia di Farsalo123 o la bataglia di Scipione in Africa124, o rivisitare temi della storiografia classica come i confronti militari tra popoli (romani e macedoni, romani e cartaginesi) e grandi capitani antichi, rimettendo in discussione il famoso primato di Annibale rispetto ad Alessandro e Cesare. Com noto a lanciare le moderne sillogi di vite paradigmatiche furono gli Elogia virorum bellica virtute e le Vite degli uomini illustri (Firenze, 1548 e 1549) del medico comasco Paolo Giovio (14831552), il quale stimava lhomo novus Narsete superiore ad Alessandro, eroicizzava una grande famiglia italiana (Duodecim Vicecomitum Mediolanensium vitae, Parisiis, 1549, che reca sul frontespizio il famoso stemma del Biscione) e paragonava il blocco del castello di Milano (1521-23) attuato da Prospero Colonna, comandante degli imperiali, allassedio cesariano di Alesia125.
Savorgnano, Arte militare terrestre e maritima secondo la ragione etuso de pi valorosi capitani antichi e moderni, gi descritta e divisa in quattro libri ..., In Venezia, S. Combi, 1595 e 1599; G. Zorzi, Un vicentino alla corte di Paolo secondo: Chiarighino Chiericati e il suo Trattatello della milizia, in Nuovo archivio veneto, n. s. 30, 1915, pp. 369-434. Fu Chieregato a organizzare, nel 1570, le milizie paesane dalmate (craine). Frigo, op. cit., pp. 294-297; cfr. Lucio Ceva, Il comando degli eserciti in Europa fra Et di mezzo e Restaurazione, in Rivista storica italiana, 98, 1986, 2, pp. 463-499.
122 123 121 120

Front., Strat., 4, 7, 4; Tac., Hist., 3, 20; Montecuccoli, op. cit., pp. 98-99.

Cfr. ad es. lanalisi della battaglia di Farsalo fatta dal capitano piacentino Giovan Antonio Levo, riorganizzatore delle milizie paesane piemontese e portoghese (Discorso intorno alcune proposte fattele da alcune persone illustri nelle contrarie opinioni di Cesare et Pompeo nel afrontare e nel far combattere i loro esserciti nella giornata di Farsaglia, In Torino, Appresso Girolamo Ferina, 1571). Cfr. le critiche di Folard a Cesare per limprecisa descrizione del proprio ordine di battaglia (Nouvelles dcouvertes, pp. 299-300 e 352-3), interpretata come ordine obliquo da Puysgur (Art de la guerre par principes et rgles, Paris, 1748) in base a Front., Strat., II, 3, 22 (Colson, Coll. Moretus Plantin, cit., p. 151). Bibliografia in Loreto, Il piano di guerra dei pompeiani e di Cesare dopo Farsalo (giugno-ottobre 48 a. C.). Uno studio sulla grande strategia della guerra civile, Amsterdam, Adolf M. Hakkert Editore, 1994.
124 125

Savorgnano, Arte militare terrestre e marittima, cit. (Jaehns, GdKW, 1, pp. 455 ss.).

Colson, Collect. Moretus-Plantin, cit., p. 22. Gli Elogi furono pubblicati a Firenze (Torrentino) nel 1554 nella traduzione di Ludovico Domenichi. Vite ed Elogia furono ripubblicati insieme a Basilea, 1575-77. Cfr. Verrier, Les Armes de Minerve, cit., pp. 58-62. Sulle altre traduzioni di Domenichi delle monografie di Giovio relative a condottieri italiani e spagnoli, pubblicate a Venezia nel 1549 (Giacomo Muzio Attendolo Sforza) e a Firenze nel 1551 (Marchese di Pescara), 1552 (Gran Capitano: riunita con la precedente nelled. Bari, Laterza, 1931) e 1553 (Alfonso dEste), v. supra, nt. 53.

84

Nel 1551 apparve a Venezia la traduzione del Discorso sopra i fatti di Annibale di Guglielmo Guilleo126. Ma la vittoria di Carlo V, la riforma tridentina e il tacitismo rendevano politicamente impegnativo sostenere il primato annibalico, nei paesi cattolici e imperiali per lovvia sfumatura anticesariana, e in tutta Europa perch il paradigma annibalico evocava non tanto il confronto liviano con Scipione, quanto il tema polibiano, ripreso da Machiavelli, della crudelt come virt politica. Esemplata appunto dal condottiero cartaginese, costretto ad essere crudele non perch tale fosse la sua indole, ma per la necessit di tenere insieme un esercito multinazionale127. Ovviamente una questione cos delicata non poteva sfuggire alla revisione tacitista, attuata nel 1575 da Francesco Bocchi128 assegnando il primato a Cesare sui capitani antichi e a questi ultimi sui moderni (Carlo Magno, Consalvo di Cordova, Giovanni dei Medici e Carlo V). Il dibattito sul primato dei capitani antichi e ledizione palladiana dei commentari cesariani stimolarono il famoso compendio del napoletano Giulio Cesare Brancaccio129, ma anche liconografia130, lemblematica e la trattatistica politica. Naturalmente era facile contestare il primato

Gugliemo Guilleo, Discorso ... sopra i fatti di Annibale. Nel quale dimostrandosi lui essere stato nel valor dellarme superiore a tutti gli altri Capitani, si descrive generalmente lufficio di perfetto capitano; tradotto per il Dolce, In Vinegia, Appresso gabriel Giolito de Ferrari, 1551. Cfr. Pol., IX, 23, 4; Mach., Princ., 17; Disc., III, 21: Mazzarino, PSC, II, 2, pp. 330 e 402-03 nt. 521. Sulla contrarietas tra gli esempi di philanthropia antichi (Epaminonda, Dionigi, Pompeo, Pelopida graziato dal popolo tebano) e moderni (Edoardo principe di Galles, Scanderbeg, Corrado di Svevia) e londivago atteggiamento di Alessandro (la cui famosa generosit verso i vinti non gli impedisce di vendicarsi ferocemente dei valorosi difensori di Gaza) Montaigne costru proprio lessai iniziale (Par divers moyens on arrive pareille fin). Cfr. Stierle, op. cit., pp. 193-195. Sulla convenienza strategica di non distruggere interamente il nemico (esemplata da Lucullo verso Mitridate) v. Montecuccoli, op. cit., pp. 108-109. Francesco Bocchi, Discorso di F. B. fiorentino. A chi de maggiori Guerrieri, che insino questo tempo sono stati, si dee la maggioranza attribuire, In Fiorenza, Appresso Giorgio Marescotti, 1573. Bocchi autore anche di unanaloga dissertazione (1580) sul primato relativo tra armi e lettere e di una inedita polemica antimachiavelliana (cfr. R. De Mattei, Una inedita Risposta al Machiavelli di Francersco Bocchi, in Archivio Storico Italiano, 124, 1966, pp. 3-30; cit. in Macek, op. cit., p. 184). Il Brancatio autore del compendio cesariano pubblicato a Venezia nel 1582 (della vera disciplina et arte militare sopra i Comentari di Giulio Cesare, da lui ridotti in compendio per commodit de soldati, In Venetia, Vittorio Baldini, 1582; Aldo, 1585) quasi certamente Giulio Cesare Brancaccio e non, come generalmente si scrive, il pi giovane Lelio (1560-1637), maestro di campo della fanteria italiana in Francia, che nel 1610 pubblic ad Anversa un trattato di organica (I carichi militari o Fucina di Marte). Cfr. Almirante, op. cit., pp. 88-89; Anna C. Simoni, Soldiers Tale. Observations on Italian military books published at Antwerp in the early 17th Century, in Denis V. Reydi (ed.), The Italian Book 14651800, London, The British Library (Studies in the History of the Book), 1993, pp. 255-390. Lautrice cita, oltre al libro di Brancaccio, quelli dei maestri di campo Pompeo Giustiniano (Della guerra di Fiandra, 1609) e Lodovico Melzo (Regole militari ... sopra il governo e servitio della cavalleria, 1611). Ma ad Anversa fu pubblicato nel 1617 anche il Theatro militare del milanese Flaminio Della Croce). Luso di temi militari classici nelliconografia rinascimentale (es. Trionfo di Cesare di Andrea Mantegna, 1480-92, Hampton Court) opportunamente segnalato da Loreto, Art. Krieg, in Neue Pauly, Rezeption und Wissenschaftsgeschichte (Stuttgart-Weimar, Verlag J. B. Metzler), Bd. 14 (2000), coll. 1113-14. Ma gli specialisti di storia antica e medievale si meraviglieranno a considerare quanto rara e frammentaria sia, per let moderna e contemporanea, lanalisi scientifica dellemblematica e delliconografia bellica e militare. Una tappa a mio avviso importante stata segnata nel 1981 dal colloquio internazionale di Clermont Ferrand, i cui atti sono stati per pubblicati solo nel 1985 dalla Facolt di Lettere e scienze umane di quelluniversit (La bataille larme la gloire 1747-1781, a cura di Paul Viallaneix e Jean Ehrard, 2 voll., in particolare II, pp. 507 ss. images de la guerre). Per lItalia si deve oggi salutare come un buon auspicio la felice riunione dei contributi di Roberto Sabbadini, Richard E. Schade, Elisabeth Oy-Marra, Raffaele Tamalio, Jerzy Miziolek, Joanna Woods-Marsden e Susanne E. L. Probst nel recente volume collettivo sul Perfetto capitano curato da Fantoni. Purtroppo laccostamento critico alla rappresentazione artistica del tema bellico avviene in Italia solo dal lato, abbastanza scontato, dei rarissimi specialisti di iconografia, con minima eco tra gli storici e scarsa tra i sociologi dellarte, della letteratura e della cinematografia, per non parlare dellassoluta refrattariet della nostra letteratura storico-militare, che non sembra neppure avvedersi della questione. La responsabilit va a mio avviso imputata anche e forse soprattutto
130 129 128 127

126

85

annibalico sulla scorta letteraria della celebre investitura di Scipione fatta cavallerescamente, dopo la sconfitta, dallo stesso condottiero cartaginese (Liv. XXXV, 14, sulla fittizia testimonianza di Acilio, accolta come autentica, sia pure con lieve imbarazzo, da Liddell Hart131). Senza entrare nel merito, Giovanni Botero (1544-1617) and ancor pi oltre, sostituendo Annibale con Scipione nella triade dei grandi capitani antichi proposti ad esempio a ciascuno dei tre principi sabaudi di cui era precettore132. Nel 1926 Liddell Hart svilupp nel XVI capitolo del suo libro su Scipione le ragioni per cui lo considerava superiore ad Alessandro e A Greater than Napoleon133. Nel VII boll come gelosia senile lopposizione di Fabio Massimo al piano di sbarco in Africa e celebr Scipione come il classico straniero in patria, troppo grande per i suoi meschini compatrioti, paragonando lingratitudine delloligarchia romana a quella dei politicanti inglesi dellepoca della regina Anna verso il duca di Marlborough, il famoso compagno darme di Eugenio di Savoia nonch antenato di Winston Churchill134. Il contrasto Temporeggiatore-Africano era letto in modo opposto dalla politografia tacitiana, in particolare dal rodigino Girolamo Frachetta (1558-1620), organico alloligarchia patrizia veneziana che si riconosceva nel senato romano e temeva la dittatura pi del moderno Cartaginese di Costantinopoli. Frachetta subordinava infatti la prudenza militare a quella civile, assegnando a questultima di consulare, & deliberare se sia espediente di far guerra, pace e limitando il compito della Scienza militare a reggere prudentemente la guerra gi risoluta.135 Discendeva da tale impostazione

allinvolontario, ma non per questo meno colpevole, depistaggio operato dai maniaci di militaria, che declassano in ogni paese, ma particolarmente in Italia, linteresse intellettuale e lo stesso decoro sociale degli studi militari. A Greater than Napoleon. Scipio Africanus, London, William Blackwood & Sons, 1926 (Scipione Africano, Milano, Rizzoli, 1981, p. 191). Con maggiore prudenza la citazione liddellhartiana fu ripresa dal generale Francesco Saverio Grazioli, Scipione lAfricano, Torino, UTET, 1941, p. 160. Lanalisi tecnico-militare di Grazioli non sfigura nel confronto con quella liddellhartiana. Senza commentare il parallelo con Napoleone istituito dallautore inglese, considera Annibale il maestro di tattica dei Romani (p. 153) echeggiando qui il topos classico delladdestramento involontario del nemico sconfitto, e Scipione linventore della manovra e il precursore di Cesare (che fa toccare allarte militare romana il vertice della parabola, p. 182). Forse con eco spengleriana Grazioli accenna ad una contrapposizione Asia-Europa, facendo di Alessandro e Scipione i campioni di due stili contrapposti, orientale e occidentale dellarte della guerra (p. 165: idea peraltro solo enunciata, senza il minimo abbozzo di approfondimento). Lo vede come limperialista illuminato e non militarista (anche Liddell Hart enfatizza il ruolo culturale di Scipione, fino a farne per il campione dellellenismo universalista, quasi un britannico ante litteram, contrapponendolo alla rozza e malvagia romanit). Per Grazioli ovviamente Scipione solo uno dei grandi Italiani (questo il titolo della collana di biografie in cui compare il saggio) e non sa trattenersi dal parrocchiale e bislacco accostamento a Garibaldi (p. 168). Su Grazioli cfr. Luigi Emilio Longo, Francesco Saverio Grazioli, Roma, USSME, 1989. Replicando (nel 1933) alla relazione ufficiale austriaca sulla grande guerra, che aveva sottolineato lincapacit del comando supremo italiano di approfittare delliniziale debolezza austriaca, il generale Adriano Alberti (Testimonianze, cit., pp. 63-65) ricordava che anche Annibale, nonostante la vittoria di Canne, era rimasto una quindicina danni a logorarsi in Italia non potendo rischiare tutto con un attacco a posizioni potentemente fortificate come Roma o il campo di Fabio. E aggiungeva che lesempio di Alessandro non era pertinente, perch i suoi avversari non erano un popolo in armi, bens masse non legate da alcun vincolo spirituale, pronte perci a dissolversi al primo insuccesso (argomento un po zoppo, se si pensa al carattere multietnico dellesercito austro-ungarico e alla sua dissoluzione finale). Cfr. Pierpaolo Merlin, Tra storia e institutio: principe e capitano nel pensiero di Giovanni Botero, in Fantoni, Il Perfetto, cit., p. 313.
133 134 132 131

Liddell Hart, op. cit., pp. 217ss.

Liddell Hart, op. cit., p. 86 ss. (paragon inoltre il campo daddestramento in Sicilia al campo di Shorncliffe organizzato nel 1803 dal generale John Moore. Ma Scipione preparava le truppe allo sbarco in Africa, mentre Moore le preparava a fermare sul bagnasciuga la descente en Angleterre strombazzata dal Primo Console e dissuasa dalla Royal Navy, pi potente della flotta cartaginese, che era stata gi sacrificata alla voragine senza fondo dellerronea competizione terrestre coi romani, imposta dal clan dei Barca). Frachetta era autore di un trattato sul Principe (Roma 1597, Venezia 1599) e di una crestomazia (Seminario de Governi di stato e di guerra, Venezia, 1613; 1624; 1647, Parigi 1648, Ginevra 1648 e 1658), che include 8.000 massime
135

86

costituzionale (architettonica) anzich militare del problema, anche uninterpretazione militare di Scipione esattamente opposta a quella liddellhartiana. Frachetta esemplava infatti nei due generali romani, il vecchio e il giovane, gli opposti stili di guerra gi chiari a Machiavelli, cunctatio e corta & grossa, difensiva e offensiva: modi (sia pure imperfetti) di cogliere la polarit intuita da Clausewitz e poi teorizzata da Delbrueck (Ermattung/Vernichtungsstrategie) e Liddell Hart (indirect/direct approach). Ma in questo modo la figura di Scipione mutava di segno, perch se il vecchio saggio era il Cunctator per antonomasia, al giovane imprudente conveniva necessariamente proprio lo stile di guerra aborrito dal capitano inglese. Andava a finire che il Ghost of The Monster136 era proprio Scipione: del resto il suo epigono, beffando lAmmiragliato con la finta dellArme dAngleterre, dellEscadre de Brest e degli United Irishmen, non avrebbe forse liquidata la moderna curia romana e doppiato la Sicilia per sbarcare in Africa, con lidea di colpire la giugulare della Nuova Cartagine? Plachiamo lo spettro di sir Basil con unautorevole citazione a suo favore. Coniando il concetto di diversione con un geniale collegamento tra storia militare e flebotomia137, Montecuccoli considerava infatti loffensiva indiretta di Scipione in Africa (studiata su Liv. XXVIII-XXX) la pi celebre diversione che si legga, paragonandola con lanaloga campagna da lui condotta nel 1656 contro gli svedesi (io dissi allora che l modo di avvicinarsi alla Fionia era lallontanarsene; che la via pi breve dentrarci era girar 50 leghe allintorno; e che la porta non era n Mittelfahrt, n Halsen, ma la Pomerania)138. Montecuccoli non mancava ovviamente, come poi anche Liddell Hart e Grazioli, di citare i famosi ozi di Capua, rimproverando ad Annibale il mancato sfruttamento del successo di Canne, ma senza tentare di approfondirne le ragioni139. 9. Pugna Cannensis sulla spiaggia fiamminga? Verso la fine del Cinquecento il confronto tra Annibale e Scipione interess anche lo stato maggiore delle Brigate internazionali protestanti ingaggiate dalle Province Unite contro la Spagna cattolica. Diversamente dai politografi italiani il breve trattato di Guglielmo Luigi di Nassau sulla storia militare della seconda guerra punica140 rivalutava Annibale: non solo per perch era il pi famoso nemico dei
politiche di cui 400 relative alla ragion di guerra. Cfr. Frigo, op. cit., pp. 293 e 300. Bibl. in Bozza, op. cit., pp. 79-81, 90 e 121-122.
136

E appena il caso di avvertire che Ghost non va tradotto spirito, come fanno in genere i pii traduttori militari italiani, incapaci di rivolgere pensieri irriguardosi nei confronti del babbu corso del Risorgimento italiano. Il quale per ancora per gli inglesi, almeno per quelli sinceri e veraci, The Monster per antonomasia; e negli anni Trenta era ancora lunico, senza i nipotini Hitler e Stalin. Liddell Hart intendeva proprio spettro, forse con voluta allusione al famoso incipit del Manifesto di Marx. Quanto al fatto che Scipione facesse di testa sua, infischiandosene dei parrucconi in laticlavio, ci non poteva che renderlo ancor pi simpatico ai britannici, il cui Empire fu appunto costruito da privati cum et sine imperio, se si vuole pirati e avventurieri. Giusta la regola de medici, che di col dove soverchio gli umori concorrono, sogliono derivare e divellere (Della guerra col Turco in Ungheria, I, 49, 3: ed. Luraghi, cit., II, p. 307). Mont., ibidem, 50-51, pp. 309-309 L.). Nel concetto di diversione Montecuccoli (ibidem, 54, p. 311 L.) assorbe anche quella che oggi definiamo dimostrazione, ossia sta(re) in marce continue per attrarre loste di fuora de suoi posti e assalirlo; o per consumarlo nelle marce alle quali egli non avvezzo; o per abbondar sempre di nuove vittovaglie (esemplato da Caes., BC, III).
139 140 138 137

Mont., Battaglie, primo, p. 103 L.; Liddell Hart, op. cit., p. 223.

Annibal et Scipion ou les grands capitaines, avec les ordres et plans de bataille et les annotations, discours et remarques politiques et militaires, Den Haag, 1675. Fu apprezzato dal principe di Ligne (Jaehns, Gesch. d. Kriegswissensch., cit., II, pp. 878-9; Hahlweg, Heeresreform, cit., p. 17 nt. 26) e dal cavaliere di Folard, il quale tuttavia gli rimprovera di non aver compreso limportanza decisiva delle colonne formate da Scipione a Zama (Oltre ai Commentaires

87

romani, ma perch li aveva ripetutamente sconfitti e infine quasi annientati. Nel resoconto polibiano di Canne (III, 112-116) - assai pi chiaro e militare di quello liviano - Luigi di Nassau, generale di Frisia, si infiamm allidea di aver trovato il segreto della battaglia decisiva. Tre secoli prima del grande stato maggiore tedesco, pens infatti di ripetere la pugna Cannensis per distruggere lintera Armata spagnola di Fiandra, come accenn in una lettera del 1595 al cugino e conlega maior Maurizio principe dOrange (1567-1625), figlio di Guglielmo il Taciturno (1533-84) e suo successore quale stathouder e capitano generale delle Province Unite141. Lidea di un piano Schlieffen ante litteram, per giunta applicato quasi al medesimo fronte del 1914, talmente ghiotta che si empatizza con la delusione di Luigi difronte alla prosaica realt. Lungi dal condividere le intemperanze del temerario cugino, risulta che Maurizio citava invece il dictum (trasmesso da Vegezio a Machiavelli) che si deve dare battaglia solo in caso di forza maggiore oppure di schiacciante superiorit sul nemico142. Nella primavera del 1593, quando lottuagenario comandante spagnolo Peter von Mansfeld cerc ripetutamente di provocarlo a battaglia, il principe si comport proprio come Fabio Massimo Verrucosus nei confronti delle sfide di Annibale143. La grande quantit ed efficacia delle fortificazioni e la costante insufficienza dei fondi (che produceva continui ammutinamenti delle truppe spagnole per il mancato pagamento del soldo) imponevano senza alternative la guerra dusura e ad entrambi gli avversari la delbrueckiana Ermattungsstrategie. In una sola occasione, il 24 gennaio 1597 a Tournhout, Maurizio prese liniziativa di attaccare una forza nemica di 5.000 uomini: fu per un attacco di sorpresa, pi un colpo di mano che una battaglia, deciso a favore degli olandesi dalla sola cavalleria sostenuta da 300 moschettieri inglesi (i quali fra laltro presero alle spalle il Tercio de Napoles comandato dal marchese di Trevico)144. In origine la reputazione militare di Maurizio derivava dalle numerose citt importanti strappate agli spagnoli nel 1590-91 (ma con la sorpresa o con mezzi pi politici che militari). Lentrata nel pantheon dei grandi capitani gli fu per assicurata dalla battaglia di Nieuwpoort del 2 luglio 1600, in cui distrusse il nerbo delle forze mobili spagnole (ma erano pur sempre solo 2.500-4.000 uomini, sia pure laliquota veterana). Guardando da grande distanza, sembra a prima vista proprio la famosa Kesselschlacht sognata da Schlieffen, perch gli spagnoli, attirati in un terreno frammentato dallalta marea e dalle attivit agricole, finirono tra il fuoco incrociato della flotta olandese e dei 6 cannoni piazzati al piede delle dune e serviti da marinai sbarcati dalle navi. Ma la realt era che loperazione fu imposta a Maurizio, contro il suo parere e fra le sue proteste, dagli stati generali olandesi, ai quali non premeva affatto sloggiare il nemico dalle Fiandre Occidentali, ma soltanto far cessare la devastante guerra di corsa esercitata dagli armatori delle uniche due citt costiere in mano spagnola, Nieuwpoort e Dunquerque.
sur Polybe, cfr. lHistoire de Scipion lAfricain, pour servir de suite aux Hommes illustres de Plutarque per labb Sran de La Tour, avec les observations de M. le chevalier de Folard sur la bataille de Zama, A Paris, chez Didot, 1738). Cfr. Werner Hahlweg, Ludwig von Nassau und die Cannae-problem, in Nassauische Annalen, 71, 1960, pp. 237242. Parker sottolinea che il rapporto di forza tra protestanti e spagnoli in Fiandra (40.000 a 70.000) era analogo a quello dei cartaginesi e dei romani a Canne, ma non tiene conto che le guarnigioni delle numerose piazzeforti e fortezze riducevano il massimo delle forze mobili a non oltre 10-15.000 uomini per parte. E non solo Maurizio, ma lo stesso Guglielmo Luigi, in una lettera del 1607 al cugino, richiamandosi espressamente a Quinto Fabio Massimo (cfr. Delbrueck, GdKK, 4, p. 307 R.). Sir Charles Oman, A History of the Art of War in the Sixteenth Century, 1937 (rist. an. Greenhill Books, London Presidio Press, California, 1987), pp. 571 e 573. Cornelis Schulten, Une nouvelle approche de Maurice de Nassau (15671625), in Mlanges Andr Corvisier, Le soldat, la stratgie, la mort, Paris, Economica, 1989, pp. 42-53, rivede molte interpretazioni tralatizie ma infondate, inclusa la tesi di un interesse dello stathouder per gli scrittori militari antichi: Schulten osserva (pp. 49-50) che questa tesi, diffusa da Hahlweg, si trovava gi esposta in un manuale per gli ufficiali olandesi del 1843. Oman, op. cit., pp. 578-583: cfr. A. Koyen, De slag op Tielenheide (1597) in het kader van de 80jarige oorlog, in Taxandria, 55, n. s., 1983, p. 42 (cit. in Parker, La rivoluzione, cit., p. 74 nt. 47).
144 143 142 141

88

Convinti che lammutinamento dei veterani impedisse allarciduca Alberto di soccorrere la citt, gli stati generali ordinarono al principe di radunare 13.000 uomini nella Zelanda e, traghettato lestuario della Schelda, marciare lungo la costa, sostenuto dal supporto logistico e di fuoco della flotta. Lo stesso Maurizio rimase sorpreso apprendendo che in realt, placati i veterani, lArciduca stava marciando in soccorso della piazza marittima con 10.000 uomini. Il generale inglese Francis Vere, luogotenente del principe, comandante a Nieuwpoort dellavanguardia (che sub il grosso delle perdite olandesi), autore di commentaries delle guerra fiamminga e fonte principale di Oman, dipinge un ritratto non proprio lusinghiero di Maurizio. Invece di attendere lattacco nemico su posizioni predisposte, oppure di marciare decisamente contro larciduca, il principe mand a sbarrargli il passo appena 2.500 uomini, che furono inutilmente sacrificati. Essi non impedirono infatti agli spagnoli di raggiungere la spiaggia a Nord di Nieuwpoort, tagliando agli olandesi la ritirata su Ostenda e costringendoli a combattere a fronte rovesciato, con le spalle alla citt e stretti fra le dune e la spiaggia. E gli avvenimenti seguenti, con lo spostamento dello scontro pi aspro dalla spiaggia alle dune e il finale collasso della cavalleria spagnola che provoc il panico e la rotta della fanteria, furono determinati pi dallalta marea che dallazione di comando del principe. Questi rimase padrone del campo ma non insegu larciduca (neppure il presidio olandese di Ostenda mosse un dito per catturarlo) e, furioso con gli Stati Generali, rinunci allassedio e si ritir145. Liniziativa pass allora agli spagnoli, i quali avanzarono lungo la costa e migliorarono la loro linea difensiva conquistando Ostenda, la nuova Troia146, al prezzo per di un duro assedio (1601-04) che logor entrambi gli eserciti portando alla lunga tregua del 1607, rotta nel 1621 quando la guerra dei Trentanni divamp dalla Boemia alla Germania e risvegli anche i vulcani italiano e fiammingo. 10. Precetti greci per la fanteria moderna Gi Turnhout, ma soprattutto Nieuwpoort, misero alla prova nuove tattiche di impiego dei moschettieri. Analoghe a quelle ideate gi trentanni prima in Giappone dal primo unificatore Oda Nobunaga (1534-82)147, in Europa furono sviluppate dagli ugonotti durante le guerre civili148 francesi e

Cfr. Oman, op. cit., pp. 584-603 (Nieuport, July 2, 1600); B. Cox, Van dem tocht in Vlaenderen. De logistiek van Nieuwpoort, 1600, Zutpehn, 1986 (cit. in Parker, La rivoluzione, cit., p. 74 nt. 47). Montecuccoli (Battaglie primo e secondo, pp. 21 e 591 L.) sostiene che il principe fece bruciare le scialuppe per mettere i suoi uomini in necessit di vincere o morire. E trae dallo schieramento olandese a Nieuwpoort anche la massima metter tutta la cavalleria da un lato, se laltro assicurato dal sito (p. 596 L.). Cfr. H. Haestens, La nouvelle Troie, ou mmorable histoire du sige dOstende, le plus signal quon ait vu en lEurope, Leiden, 1615 (cit. in Parker, La rivoluzione, cit., p. 74 nt. 47). Cfr. Parker, Rivoluzione, cit., pp. 236 e 253-4 nt. 79, in base a D. M. Brown, The Impact of Firearms on Japanese Warfare 1543-98, in The Far East Quarterly, 7, 1948, pp. 236-53. I moschetti giapponesi, derivati da quelli portoghesi importati nel 1543, erano detti Tanegashima, perch fabbricati nellomonima Isola, gi famosa per la produzione di spade e altre armi bianche. Allopposto degli europei, i giapponesi puntarono a migliorare la precisione a scapito della celerit di tiro. Si pu ipotizzare che la tattica giapponese di impiego dei moschettieri sia derivata da quella degli arcieri e balestrieri, un tipo di fanteria che in Europa era meno frequentemente impiegato. Non risulta (almeno per ora) che la missione gesuitica in Giappone abbia avuto parte in questo sviluppo dellarte militare giapponese, n che la missione alla corte papale effettuata nel 1582-90 via Acapulco e la Spagna dai quattro messaggeri dei tre daymio cristiani abbia riesportato in Europa il sistema Nobunaga (che assicur la sua vittoria nel 1575). Nel 1576-79 Nobunaga costru inoltre, ad Azuchi, il primo castello giapponese in grado di resistere allartiglieria, dove i fortini esterni alla cinta di pietra supplivano ai bastioni, rivellini, frecce e opere a corno della trace italienne e il torrione centrale a sette piani fungeva da rudimentale cavaliere (cfr. Duffy, Siege Warfare, cit., pp. 237-46). Bibliografia in Anthony Briant, Sekigahara 1600. The Final Struggle for Power, Campaign Series No. 40, London, Osprey, 1995, pp. 93-94. E lopinione di H. Schwartz, Gefechtsformen der Infanterie in Europa durch 800 Jahre, Muenchen, 1977, p. 149, adesivamente riportata da Schulten, op. cit., p. 48.
148 147 146

145

89

perfezionate da Luigi di Nassau, i cui regolamenti furono poi riesportati in Francia149 e nei paesi protestanti dagli ufficiali di quelle nazioni congedati nel 1607 dallesercito olandese. Ulteriormente migliorato nel 1630 da Gustavo Adolfo150, il nuovo sistema port alla definitiva abolizione della picca e alladozione dello schieramento lineare (ordre mince). La novit stava nel fatto che, accelerando mediante un accorgimento tattico il ritmo di fuoco delle linee di moschetteria, queste ultime divenivano finalmente competitive con gli arcieri151 ed erano in grado di affrontare la cavalleria senza la protezione dei quadrati di picchieri152. La circostanza fortuita che spiega linsolito interesse accademico per questa riforma militare che laccorgimento tattico fu suggerito a Luigi di Nassau (come scrisse a Maurizio da Groningen l8 dicembre 1594)153 dalla lettura della tattica di Eliano. Frutto di un erudito come Lipsio e non di un militare come Luigi di Nassau, lopera scritta da Eliano per Traiano non andava a spiegargli quel che limperatore sapeva gi e meglio per conto suo, vale a dire lordo e le manovre (immutationes, conversiones, inflexiones, evolutiones e restitutiones) delle legioni, ma quel che conosceva solo vagamente, ossia il modo di combattere dei due tipi di falange (macedone e lacedemone), incluso il

Louis de Montgommery, Seigneur de Corbouson, La milice franoise reduite lancien ordre et discipline militaire des legions ... limitation des Romains et des Macedoniens, Rouen, 1603; Paris, 1610. Anche il Sieur du Praissac (Discours et questions militaires, Paris, 1614; 1638; Rouen, 1625; trad. ingl. I. Cruso, The Art of Warre, or military discourses by the Lord of Praissac, Cambridge, 1639) perorava il ritorno alle legioni (Jaehns, GdKW, 2, pp. 934-5). Il sistema olandese fu diffuso anche da J. de Billion (Les principes de lart militaire, Lyon, 1613; trad. ted. Basel 1613; Instructions militaires, Lyon, 1617). Il padre Gabriel Daniel S. J. (1649-1728), storico ufficiale della Francia (1713) e delle sue forze armate (Histoire de la milice franoise ... jusqu la fin du rgne de Louis XIV, 2 voll., Paris, chez Jean Baptiste Coignard, 1721; Amsterdam, 1724), riteneva che lordine moderno fosse in sostanza quello romano (2, p. 601). Cfr. Hahlweg, HR, cit., pp. 165-72; John A. Lynn, Tactical Evolution in the French Army 1560-1660, cit. in Parker, Rivoluzione, cit., p. 74 nt. 45. Cfr., con ulteriore bibliografia, Hahlweg, HR, pp. 140 ss.; Guenther E. Rothenberg, Maurice of Nassau, Gustavus Adolphus, Raimondo Montecuccoli and the Military Revolution of the Seventeenth Century, in Paret (ed.), Makers, cit., pp. 32-45; George Mac Munn, Adolphe le Lion du Nord, 1594-1632, Paris, Payot, 1935; Theodor Ayrault Dodge, Gustavus Adolphus, 1895 (rist. an. Greenhill Books e Stackpole Books, Pennsylvania, 1996). Il suo precettore Jean Skytte gli fece leggere Cesare, Frontino, Vegezio e Lipsio: suo istruttore militare era Jacques de la Gardies, che aveva servito sotto Maurizio. Delbrueck (GdKK, 4, p. 40 R.) ricorda che lInstitution de la discipline militaire au Royaume de France (Lyon, 1559, I, 10, p. 46) raccomandava di tornare allarco, che a differenza del moschetto non dipendeva da micce e polvere, si poteva usare anche sotto la pioggia ed era pi rapido ed efficace contro la cavalleria. Tesi analoghe furono sostenute in Inghilterra nel 1590 da sir John Smythe (aggiungendo che il tiro poteva essere effettuato contemporaneamente da tutte le file di arcieri), ma Barwick obiettava che larco richiede speciali e rare qualit fisiche, che la fatica rallenta il tiro e indebolisce leffetto del colpo e che anche la corda dellarco teme lumidit (Charles Longman, Badmington Archery Book, London, 1894, cit. in Delbrueck). Delbrueck ricorda inoltre che larco fu impiegato nel 1616 dai veneziani contro gli austriaci, nel 1627 dagli inglesi sotto La Rochelle e nel 1730 dagli ussari sassoni, nonch dalla cavalleria ausiliaria russa (calmucchi, baschiri e tungus) ancora nel 1807 e 1813. Per un chiaro inquadramento del problema tecnico, cfr. Delbrueck, HAW, 4, pp. 147-153 (con excursus sulla questione degli intervalli tra ranghi e file nei quadrati dei picchieri alle pp. 163-68). Sulle riforme olandesi, cfr. pp. 155-163 (dove riprende Jaehns, su vari punti pi illuminante dei successivi studi di Hahlweg e Parker). Su Gustavo Adofo, v. pp. 173-183. LAia, Koninklijke Huisarchef, MS. A22-1XE-79. Riprod. in Hahlweg, HR., pp. 255-264; Parker, Rivoluzione, cit., p. 36. Discussione in Hahlweg, Aspekte und Probleme der Reform des niederlandische Kriegswesens unter Prinz Moritz von Oranien, in Bijdragen en Mededelingen betrefende de geschiedenis der Nederlanden, 86, 1971, pp. 171-172. Nella biblioteca di Maurizio, comprendente 402 opere in 432 tomi, figuravano due traduzioni di Eliano, la francese di Nicolaus Wolkir (Paris, 1536) e la latina di Francesco Robertelli (De militaribus ordinibus instituendis more Graecorum liber, Venetiis, 1552), nonch la traduzione latina di Leone dedicata a Carlo VIII dInghilterra (John Cheke, Leonis imperatoris De bellico apparatu liber, Basileae, 1554). Scettici sulleffettiva applicazione in battaglia dellevolutio chorica sono Hale (War and Society in Renaissance Europe 1450-1620, London, Fontana, 1985 = Guerra e societ nellEuropa del Rinascimento, Roma-Bari, Laterza, 1987, pp. 57-58: un pieno complemento di sottufficiali e formazioni idealmente lineari furono realizzati probabilmente solo in piazza darmi) e Jean Chagniot, Critique du concept, cit., p. 28.
153 152 151 150

149

90

cosiddetto choreus (coreografia, girotondo)154 compiuto dalla fanteria leggera155 attorno ai quadrati degli opliti per bersagliare il nemico di missilia a getto continuo. Fu proprio il carattere antiquario dellopera a renderla attuale nei Paesi Bassi di fine Cinquecento. Solo nel 1599 ledizione completa di Casaubon rese noto anche il frammento in cui Polibio, confrontati i due sistemi, proclama la legione superiore alla falange (XVIII, 28-32). I moderni quadrati di picchieri assomigliavano pi alla falange che alla legione, ma nel 1534 il termine legione era stato ufficialmente adottato in Francia per indicare le 7 grandi unit di fanteria provinciale156 e veniva usato come equivalente latino del tercio spagnolo157. Poter riprendere un elemento tattico direttamente dai greci, senza passare per la modifica romana, aveva un duplice vantaggio. Uno pratico, perch larmamento moderno assomigliava pi a quello dei greci che dei romani158; ma anche uno politico, perch, imitando la fanteria greca, i protestanti potevano marcare la loro differenza di stile coi nuovi romani papisti e imperialisti159. Linteresse specifico per Eliano stava nellaccurata descrizione dei tre tipi di contromarcia greco, macedone ed ellenistico160 mediante i quali si poteva assicurare un getto continuo di armi da lancio, funzionalmente analoghe a quelle da sparo. Luigi pens di disporre i moschettieri in file di 10 (ridotti poi a 6 da Gustavo Adolfo) addestrate a sparare una dopo laltra, sfilando lateralmente dopo lo sparo per passare in coda, ricaricare larma, avanzare e sparare di nuovo161. Assistito dal segretario van Reyd
Detto anche del moto degli astri, ma applicabile anche alle righe di ballerine che scendono le scale precedendo o seguendo la Diva e sfilando ai lati per passare in coda e ricominciare. Secondo Eliano il choreus era detto anche evolutio persica o cretensis (Hahlweg, HR, pp. 70-71). Cfr. J. G. P. Best, Thracian Peltasts and their Influence on Greek Warfare (Studies of the Dutch Archaeological and Historical Society, 1), Groningen, Wolters Noordhoff, 1969. Sulle 7 legioni provinciali di 6.000 uomini istituite da Francesco I nel 1534 e sulle proposte di riforma esposte nel 1548 da Raymond de Beccarie de Pavie, marchese di Fourquevaux (1508-74) e attribuite a Guillaume Du Bellay, v. Philippe Contamine, Naissance de linfanterie franaise, in Quatrime centenaire de la bataille de Coutras, Pau, 1988, pp. 63-88 e Id., La premire modernit, in Andr Corvisier (dir.), Histoire militaire de la France, I. Des origines 1715, Paris, P. U. F., 1992 (Quadrige 1997, pp. 250-56. Sulla Legione Feltria, ossia la milizia di 5.000 uomini istituita nel marzo 1533 dal duca dUrbino nel Montefeltro appena recuperato, cfr. Ilari, La difesa dello stato e la creazione delle milizie contadine nellItalia del XVI secolo, in Studi storico-militari 1989, Roma, USSME, 1990, p. 31. Cfr. Ren Quatrefages, Los Tercios, Coleccion ediciones Ejrcito, Madrid, SP-EME, 1983: Juan Lomnez Martin, Tercios de Flandes, Madrid, Falcata Ibrica, 1999. Nel suo commento cesariano (Le Parfait Capitaine), il duca di Rohan sottolineava che le armi moderne, sia offensive (spada, picca e moschetto) sia difensive (pot = morione o zuccotto, corazza e tassettes = braccialetti o maniche), assomigliavano pi a quelle dei greci che dei romani. Cfr. Hahlweg, Heeresreform, cit., p. 24 nt. 58. Come ha osservato Loreto (Il generale e la biblioteca, cit., p. 563) il frontespizio della prima versione inglese della traduzione latina di Eliano (The Tactiks of Aelian, or art of embattailing an army after ye grecian manner, London, 1616, di John Bingham, ufficiale inglese al servizio olandese) mostra Alessandro, in atto di porgere la propria spada a Maurizio dOrange. Lemblema suggerisce lidea di una traditio diretta del primato della bellica virtus dai greci (includendovi macedoni e Oriente ellenistico) al comandante supremo dellArmata protestante. W. Reinhard, Humanismus und Militarismus. Antike-Rezepption und Kriegshandwerk in der oranischen Heeresreform, in Krieg und Frieden im Horizont der Renaissancehumanismus, Waernheim, 1986, pp. 195 ss. (cit. in Parker, Rivoluzione, cit., p. 72 nt. 38). La formazione ottimale (un battaglione di 500 moschetti) aveva pertanto leffetto di una rudimentale mitragliatrice in grado di sparare 50 colpi ogni venti secondi (con gittata utile di 50-100 metri, percorribili dal nemico in uno o due minuti). Occorre inoltre aggiungere che i colpi erano diluiti su un fronte di almeno 30 metri, e che nel corso della battaglia le raffiche si diradavano necessariamente per via delle armi inceppate e dei soldati man mano colpiti dal nemico). Inoltre la nuova fanteria imponeva oneri economici assai maggiori della vecchia. Non solo perch i moschetti e la polvere costavano pi delle picche ed erano meno resistenti, ma anche perch laddestramento imponeva di arruolare solo mercenari e mantenerli anche in tempo di pace, con leffetto che allincremento quantitativo del capitale (costo dei moschetti), corrispondeva in realt una maggiore intensit di manodopera e una minore intensit di capitale, anche per la necessit di aumentare il numero dei battaglioni per poter saturare il fronte di battaglia (lungo in genere 1 a 3 chilometri) e mantenere
161 160 159 158 157 156 155 154

91

e dal colonnello Cornput, il 19 ottobre 1595 Luigi effettu anche un esperimento pratico, organizzando un proelium ludicum fra 60 moderni piccheri e 40 pedites muniti romano scuto ritu antiquo: e secondo il duca di Rohan avrebbe avanzato la proposta, respinta per da Maurizio, di adottare lo scudo162. La coreografia (choreus, corloghen) dei moschettieri richiedeva una sincronizzazione precisa dei movimenti e di conseguenza un minuzioso regolamento e un continuo addestramento163 in formazione di 500 uomini (battaglione), fino a rendere automatica lesecuzione dei movimenti. Tra laltro questa pratica fece comprendere meglio la ragione della particolare insistenza dei trattati militari antichi sulladdestramento continuo non solo dei tyrones ma anche dei veterani164. Hahlweg ha repertoriato 28 opere, pubblicate fra il 1600 e il 1691, sul maneggio delle armi e laddestramento della fanteria (schola militaris, tyrocinium militare, waffenhandlung) secondo il sistema olandese: 16 in tedesco165, 4 in inglese166, 3 in olandese167, altrettante in francese168, una in italiano e una in latino169; pi altre 6 relative alla cavalleria in italiano170, tedesco171, inglese172 e latino173.
riserve e opere fisse dappoggio (cascinali fortificati, teste di ponte ecc.). Senza contare che lo schieramento lineare era molto pi vulnerabile dei vecchi quadrati di picchieri allaggiramento dala, per cui riduceva lautonomia di impiego della cavalleria, occorrendo tenerla a custodia dei fianchi (nonch addestrare uomini e cavalli a combattere in cooperazione con la fanteria). Cfr. diario di Anthonius Duyck (Hahlweg, HR, pp. 132-34) e lettera del 16 luglio 1595 di Sandolin a Lipsio (Jaehns, GdKW, 2, 880: su Rohan, ivi, p. 951). Cfr. Hobhom, op. cit., 2, p. 452 e Delbrueck, HAW, 4, pp. 159 e 169 nt. 12. In ogni modo quasi tutte le fanterie rinascimentali avevano la specialit dei Rundtartschiere (rondolero, rondachier, rondolier, rotelliere) armati di spada, corsaletto e scudo rotondo (rotella) corrispondente al clipeus romano. Sullanalogo esperimento di Palladio, v. supra, nt. 114. La bozza del regolamento olandese (Kriegsbuch) fu stesa nel 1599 dal fratello di Luigi, conte Giovanni di Nassau. Rimaneggiata e migliorata dal Generalquartiermeister, il matematico Simon Stevin (1570-1635), e dal primo direttore della schola militaris, il capitano Johann Jakob von Wallhausen (1580-1627) di Danzica, fu infine pubblicata nel 1607 ad Amsterdam, e subito seguita da un gran numero di riedizioni, traduzioni e parafrasi in Francia, Germania, Inghilterra e Svizzera (Hahlweg, HR, pp. 54 ss., testi pp. 230-301; Id., Die Heeresreform der Oranien: das Kriegsbuch des Grafen Johann von Nassau Siegen, Wiesbaden, 1973). Cfr. Cornelius Schulten, Une nouvelle approche de Maurice de Nassau (1567-1635), in Mlanges Andr Corvisier. Le soldat, la stratgie, la mort, Paris, Economica, 1989. Delbrueck (HAW, 4, p. 159) ricorda che laccorgimento di impartire i comandi indicando anzitutto in quale direzione effettuare la manovra richiesta (es. Rechts / Lings um - kertt euch e non Kertt euch - um R./L.) fu ripreso da Eliano (es. Ad hastam / ad scutum - immuta). Pubblicate nel 1600 (an. Kassel), 1607 (Wilhelm Dilich, Kassel), 1615 (Jacob von Wallhausen, Oppenheim: 1617, Hanau), 1616 (Conrad Koeler, Danzica; an. Francoforte), 1618 (A. von Breen, LAia), 1620 (P. Isselburg, Norimberga), 1623 (an. Danzica), 1644 (A. Konrad Lavater, Zurigo), 1662 (an.), 1664 (W. Backhausen, Marburg), 1666 (Sigmund Berndt. Marburg), 1668 (G. A. Boeckler, Francoforte), 1675 (J. Boxel, LAia), 1681 (Ch. Klinger, Lipsia) e 1691 (Christian Neubauer, Francoforte). Cfr. Hahlweg, HR, pp. 140-190 e 310-313. E. Davies, Londra 1619; W. Neade, Londra 1625; sir Thomas Kellie, Pallas armata, Edinburgo 1627; H. Hexham, Londra 1637. Hahlweg, HR, pp. 173-83; Jaehns, GdKW, 1, 735 ss. Manca in elenco William Barriffe, Military discipline, London, 1639.
167 168 166 165 164 163 162

J. de Ghein, LAia 1607 (trad. fr. e ted. ivi 1607-08); E. Reyd, Arnehm 1633; L. Paan, Leeuwarden 1682-84.

J. de Billon (Lione 1613; 1617; trad. ted. Basilea 1613); L. de Montgommery (Rouen 1603; Parigi 1610); du Praissac (Parigi, 1614, 1618, 1638; Rouen 1625; trad. ingl. Cambridge, 1639). Flaminio Della Croce milanese, Theatro militare, Anversa 1617 e J. Jacob von Wallhausen, Alphabetum pro tyrone pedestri oder der Soldaten zu Fuss ihr A.B.C., Frankfurt a. M., 1615 (Kuenstliche Picquen-Handlung, Hanau, 1617). Il governo della cavalleria leggera, del generale di origine albanese Giorgio Basta (m. 1607), Venezia 1612; Regole militari sopra il governo e servizio della cavalleria, del maestro di campo milanese Lodovico Melzo, Anversa 1611 (trad. fr. 1615, ted. Francoforte 1643: Simoni, op. cit., pp. 279-85) e Universale instruttione per servitio della cavalleria in tutte loccorrenze di guerra, del colonnello modenese Bartolomeo Pellicciari, Venezia 1617, 1632; trad. ted. Lucas Jonnis, Francoforte 1616 (Jaehns, GdKW, 2, p. 1035; Hahlweg, HR, pp. 183-87). Sono omessi il Compendio dellheroica arte di cavalleria (Venezia, 1599) del capitano pontificio Alessandro Massari Tiburtino e De Vantaggi da pigliarsi da capitani in guerra contra nemici superiori di cavalleria (Roma, Carlo Vullietti, 1608) di Francesco Serdonati. Fra i trattati di cavalleria Naud cita solo G. Basta, L. Melzo, F. Della Croce e J. Jacob von Wallhausen (Syntagma, cit., p. 538).
170 169

92

11. Scholae militares, ratio studiorum e bibliotheca militaris Laddestramento sistematico degli eserciti moderni fu accompagnato dai primi tentativi di accentrare e regolarizzare la formazione, non solo militare, ma anche politica e religiosa, della classe dirigente. Anche in questo campo vi fu un doppio primato italiano. Nella Terraferma veneta e nei Ducati padani sorsero infatti, per iniziativa civica e/o ducale, le accademie nobiliari di Verona (1565), Rovigo (1595), Padova (Delia: 1600) e Parma (1601), cui seguirono Udine (1609), Treviso (1610), Vicenza e Modena (1626), Brescia (1632) e infine Venezia (1654)174, dove leducazione umanistica e religiosa era subordinata alleducazione di classe (danza, scherma, equitazione) e militare (maneggio delle armi e rudimenti di aritmetica e fortificazione). Il fenomeno fu per bilanciato negli altri paesi cattolici dai collegi gesuitici, i primi 33 fondati dallo stesso Ignazio di Loyola fra il 1545 e il 1556 (anno della sua morte), saliti a 293 nel 1607, 578 nel 1679 e 669 nel 1749175. Nei Discours politiques et militaires (Basilea, 1587) il condottiero ugonotto Franois de La Noue (1531-91) chiese al re di prendere a proprio carico listruzione di 2.000 gentiluomini. Effettivamente sotto Enrico IV varie accademie militari sorsero nel faubourg Saint-Germain, tra il Pr-aux-Clercs e la spianata di Grenelle adatta agli esercizi militari: ma fu ancora una volta la famiglia dOrange a promuovere le iniziative pi famose, dirette a formare i quadri superiori dellarmata protestante. Nel 1606 Henri de La Tour duca di Bouillon (1555-1623), cognato di Maurizio di Nassau, cre presso laccademia protestante di Sdan lacadmie des exercises e nel 1617 Giovanni VII di Nassau Siegen istitu a Siegen, sotto la direzione di Wallhausen, una Kriegs - und Ritterschule, frequentata nel 1618 anche da Cartesio. Nel 1616 Philippe Duplessis Mornay (1549-1623), governatore di Saumur, la cittadina dellAnjou sede delle assemblee ugonotte del 1595 e 1611, vi aperse lacadmie dquitation, nazionalizzata nel 1636 da Richelieu (acadmie royale des exercises de guerre)176.
J. Jacobi von Wallhausen, Kriegskunst zu Pferd, darinnen gelehren werden die initia et fundamenta der Cavallerie aller vier Theilen: Als Lantzierers, Kuerassierers, Carbiners und Dragons, Francoforte 1615 (Ritterkunst, Hanau 1617). Sulla cavalleria olandese cfr. Hahlweg, HR, pp. 101-112. Hahlweg omette per evidenti ragioni cronologiche Franois de La Noue (La cavalerie franaise et italienne, Ginevra, 1643), ma anche i trattati di equitazione coevi di Loehneys (Della cavalleria. Bericht von Allem, was zur Reiterei gehoerig, Remlingen, 1624) e Tapia y Salcedo (Exercicios de la gineta, Madrid, 1643). Capitano J. Cruse, Militarie instructions for the cavallerie or rules and directions for the service of horse, collected out of divers forrain authors ancient and modern and rectified and supplied according to the present practise of the lowcountries warres, Cambridge (Jaenhs, GdKW, 2, pp. 871-2). Su Arriano come fonte per laddestramento della cavalleria, cfr. Paul Gdon Joly de Maizeroy, Tableau gnral de la cavalerie grecque, Paris, 1781 e ora Ann Hyland, Training the Roman Cavalry: From Arrians Ars Tactica, Stroud, Gloucestershire, 1993 (lo studio, peraltro eccellente, ignora purtroppo la letteratura anteriore alla met del Novecento, inclusi L. E. Nolan, Cavalry: Its History and Tactics3, London, 1860 e G. T. Denison, A History of Cavalry from the earliest times2, London, 1913). Hermann Hugo S. J., De militia equestri antiqua et nova ad regem Philippum libri quinque, Anversa 1630, forse complementare alle due opere del compatriota Lipsio (Jaehns, GdKW, 2, pp. 1057 ss.; Hahlweg, HR, p. 187). Cfr. Vittorio Leschi, Gli istituti di educazione e di formazione per ufficiali negli stati preunitari, Roma, USSME, 1994, 1, pp. 172-182 (Venezia), 320-27 (Modena) e 368-76 (Parma), acribioso lavoro su fonti archivistiche locali che tuttavia (a significativa testimonianza dellignoranza reciproca esistente in Italia tra storia militare tecnica e storia sociale delle istituzioni militari) ignora candidamente Hale, Military Academies on the Venetian Terraferma in the Early Seventeenth Century, in Studi Veneziani, 1973, pp. 273-296 e lintera letteratura sulla formazione della classe dirigente. Cfr. Gian Paolo Brizzi, La formazione della classe dirigente nel Sei-Settecento, Bologna, Il Mulino, 1976, p. 20; Id. e. a., Universit, principe, gesuiti. La politica farnesiana dellistruzione a Parma e Piacenza (1545-1622), Centro studi Europa delle corti, Roma, Bulzoni, 1980 (a riprova dellosservazione fatta nella nota precedente per Leschi, invano si cercherebbe qui menzione delle accademie e scuole militari italiane). Jaehns, GdKW, 2, pp. 563 ss.e 1022 ss.; L. Plathner, Graf Johann von Nassau und die erste Kriegsschule. Ein Beitrag zur Kenntnis des Kriegswesens um die Wende des 16. Jahrhunderts, Berlin, 1913, pp. 81 ss.; Hahlweg, HR, p. 148; L. J. Meteyer, Lacadmie protestante de Saumur, Paris, 1933; Gerhard Oestreich, Eine Kritik des deutschen Wehrwesens am
176 175 174 173 172 171

93

Roma, nel frattempo, si preparava a modo suo allo scontro globale col mondo protestante, forgiando i quadri della Militia Christi nei 7 collegi istituiti nel 1552-1603 (germanico, greco, inglese, maronita, romano, scozzese, gregoriano), completati nel 1627 dal collegio De propaganda fide, e supportati dalle rispettive biblioteche, dalla Tipografia vaticana (1587) e dalla biblioteca Ambrosiana di Milano (1607). Voluto dal nuovo generale della Compagnia di Ges Claudio Acquaviva (1581-1615) il Collegio Romano, centro di formazione dei quadri superiori gesuiti, fu inaugurato il 28 ottobre 1584 da Gregorio XIII. La Ratio studiorum del 1599 prevedeva quattro ordini di insegnamento di base (grammatica, umanit, retorica e dialettica), affiancati da corsi speciali di lingue, matematica, teologia e filosofia177. La Bibliotheca selecta178 compilata dal gesuita mantovano Antonio Possevino (1533/4-1611) includeva un elenchus di 123 opere de re militari aut ad eam spectantia. Naturalmente era esclusa lArte della guerra di Machiavelli e compreso il Soldato cristiano, scritto nel 1569 dallo stesso Possevino per ordine di Pio V in occasione della spedizione in Francia del contingente ausiliario pontificio. La lista abbondava in opere di carattere giuridico e teologico, soprattutto di padri e dottori della Chiesa, mentre quelle di carattere tattico, strategico o tecnico erano solo 20: 2 sezioni di enciclopedie (Iul. Afr. VII e Isid., Etym. XVIII); 10 scriptores veteres (Polibio, Cesare, Onasandro, Frontino, Eliano, Polieno, Vegezio, Maurizio, Leone VI e Urbicio); 8 scriptores moderni: tre anteriori a Machiavelli (Valturio, Cornazzano e Della Valle) e tre posteriori (Ferretti179, Brancaccio e Fiammelli180), oltre al matematico Tartaglia e al filologo fiammingo Lipsio Ci non toglie che nel corso del Seicento i gesuiti, almeno i francesi, abbiano dato un notevole contributo alle scienze militari, dallarchitettura (padri Gabriel Fournier e Bourdin) allidrografia (Fournier) allingegneria e allarte militare navali (Paul Hoste) alla storia delle istituzioni militari
Vorabend des Dreissigjaehrigen Kriegen, in Nassauische Annalen, 70, 1959, pp. 227-235; Norbert Konrad, Ritterakademien der fruehen Neuzeit: Bildung als Standesprivileg im 16. und 17. Jahrhundert, Goettingen, 1983; Hale, War Studies, capp. 8 e 10; Id., Guerra e societ, cit. pp. 156-157 (dove mette in rapporto le scuole militari con la diffusione dei soldatini e dei giochi di guerra); Parker, op. cit., pp. 38 e 74 nt. 45; Corvisier, HMF, I, cit., p. 335; Id., Formation des militaires in Dictionnaire dart et dhistoire militaire, cit., pp. 318-319. Cfr. E. de la Barre Duparcq, Lart de la guerre pendant les guerres de religion, Paris, Dumaine, 1864; Robert J. Knecht, The French Civil Wars, Harlow, Essex, Pearson Education Ltd, 2000. Nelle scuole protestanti Flavio Giuseppe era utilizzato come manuale di tattica (Coutau-Bgarie, Trait, cit., p. 158).
177 178

Bertelli, Ribelli, cit., pp. 31 e 126-27.

Bibliotheca selecta de ratione studiorum, Romae, 1593; Venetiis 1603, tom. I, lib. V, cap. 6, ff. 208-211 (elenchus aliquorum qui scripsere de re militari aut ad eam spectantia). Bibliografia su Possevino in Bozza, Scrittori, cit., pp. 77-79. Cfr. A. P. Farrel, The Jesuit Code of Liberal Education. Development and Scope of the Ratio Studiorum, Milwaukee, The Bruce Publishing Co., 1938 (cit. in Brizzi, Form. cit., p. 57 nt. 35).
179 180

Francesco Ferretti, Dellosservanza militare, Venezia, 1568; Dialoghi notturni, Ancona, 1608.

Sul fiorentino Giovan Francesco Fiammelli cfr. Ilari, Linterpretazione, cit., pp. 215-21. Dotato di diretta esperienza militare, si definiva matematico teorico e pratico e fu uno dei tramiti tra la scuola galileiana e lordine degli Scolopi fondato da Giuseppe Calasanzio, al quale fu marginalmente affiliato. Scrisse almeno cinque trattati militari, pubblicati a Roma fra il 1602 e il 1606, i primi 4 da Luigi Zannetti e il quinto da Carlo Vullietti. Il primo (Il Principe cristiano guerriero) era dedicato al cardinale Alessandro dei Medici, legato presso Enrico IV di Francia, che nel settembre 1603 ottenne la riapertura dei collegi gesuiti in Francia. Gli altri erano: Modo di ben mettere in ordinanza gli eserciti; Il principe difeso, nel quale si tratta di fortificazione, oppugnazione, e propugnazione, o difesa; La riga matematica; Quesiti militari fatti allautore in diversi tempo, da diversi principi ... e da lui risoluti con esempi ...). Pi famoso di Fiammelli era il capitano senese Imperiale Cinuzzi, membro delle Accademie degli Arditi e degli Intronati (La vera militare disciplina antica e moderna, tre libri, Siena, app. Silvestro Marchetti, 1604; ivi, Bonetti, 1620). Cfr. G. Bargilli, Il capitano Imperiale Cinuzzi e lopera sua, in Rivista Militare Italiana, 44 (1899), 1, pp. 321-324.

94

(Hermann Hugo, Iohann Anton Waltrin e Gabriel Daniel). Anche lo stile di guerra cattolico, che vedeva la guerra come giudizio divino e gestum Dei per homines e perci subordinava gli aspetti tecnici e materiali a quelli morali e spirituali, tocc il trionfo l8 novembre 1620, quando lardente carmelitano spagnolo padre Domingo de Jesus Maria (Ruzola, 1559-1630), ispirato dalla visione mariana, convinse il riluttante consiglio di guerra cattolico a dare battaglia contro larmata protestante boema181. Sollecitato dagli amici a completare la sua bibliographia politica con una militare, Gabriel Naud (1600-53) vi dedic un capitolo del suo syntagma de studio militari, scritto a Rieti nel 1636182. Il medico ateo e libertino, ammiratore di Machiavelli, autore del primo trattato sul colpo di stato e bibliotecario del cardinal Mazarino, riconosceva la propria imperizia militare183, ma si sentiva legittimato a trattare de recta bellorum administratione in base alla sola lectio dei classici antichi, come avevano gi fatto prima di lui altri politografi, in particolare Elia Reusner184. Tra i testi rilevanti, anzitutto la storia antica, sorta di archivio segreto da cui si poteva secretas cogitationes et imperiorum arcana ... expiscare185. Poi le biografie dei grandi condottieri - che imparano spesso lun laltro, come il sultano Selim I Yavuz (1512-20) dai commentari cesariani - e infine gli auctores de re militari, inclusi greci, romani e 271 recentiores, classificati in sette categorie: 25 antiqui deperditi, pp. 514-17;

Alla vittoria della Montagna Bianca, pi cattolica di Lepanto e pi rilevante anche dal punto di vista strategico e storico, furono dedicate varie chiese, tra cui quella romana di Santa Maria della Vittoria, nella cui sacrestia sono ancor oggi conservati grandi dipinti della battaglia (parziali riproduzioni in Olivier Chaline, La bataille de la Montagne Blanche. Un mystique chez les guerriers, Paris, Editions Noesis, 1999). La seconda guerra mondiale consigli la chiusura della chiesa al pubblico, rimasta poi definitiva. Quella chiusura, unita alla concessione del patronato dellImmacolata ai militari americani cattolici, avvenuta ad istanza del cardinale Francis Joseph Spellman l8 maggio 1942 (lo stesso giorno in cui la U. S. Navy vinse la battaglia del Mar dei Coralli), sembra quasi simboleggiare una sorta di translatio imperii (la terza della storia), compiuta da Pio XII, indubbiamente il pi grande stratega cattolico del Novecento (si consideri che il patronato fu concesso quando gli Stati Uniti erano ancora in guerra con lItalia, e che la proposta dellordinario militare italiano di proclamare la Virgo Fidelis patrona dei Carabinieri, avanzata l11 novembre 1948, tre mesi dopo la fallita insurrezione comunista, fu accolta l11 novembre 1949, sette mesi dopo lentrata dellItalia nel Patto Atlantico). Syntagma de studio militari ad illustrissimum iuvenem Ludovicum ex comitibus Guidiis a Balneo, Romae, ex Typographia Iacobi Facciotti, 1637, lib. II Ducis Officium, cap. IV, pp. 513-14; Naudaei Bibliographia militaris, Jenae, 1683, inclusa in Thomas Crenius, De eruditione comparanda, Leyden, 1699. Naud, Bibliographia politica a cura di D. Bianco, Roma, Bulzoni, 1997. Synt., Auctor Benevolo Lectori: nec acies unquam vidissem, nec castra, nec hostem, ac ne quidem gladium apte cingere, aut educere de vagina possem. Secondo Naud la scientia belli administrandi (o militaris) si pu acquisire (comparare) in due soli modi, experientia et lectione (pp. 504 e 507-8). Prestato un lip homage allautorit di Aristotele e Cicerone (che, in riferimento alla medicina, alloratoria e allars imperatoria anteponevano la pratica alla teoria), Naud vi contrapponerva lopinione di Botero, che giudicava la lectio rerum militarium superiore allesperienza; e, significativamente, non citava lexemplum di Formione (v. supra, nt. 67). Bisogna per osservare che, nonostante il carattere tendenzialmente omnicomprensivo attribuito alladministratio belli dalla letteratura politologica, questa in realt tratta soltanto le dimensioni morali, giuridiche e politiche, astenendosi dallaffrontare la condotta tecnica della guerra (belli gerendi ratio, Naud p. 512). Fu invece il maresciallo di Puysgur (1655-1743), che era stato capo di stato maggiore (marchal gnral des logis) del maresciallo di Luxembourg, a sostenere la tesi paradossale di unautosufficienza assoluta dello studio teorico, proponendosi di dimostrare che sans guerre, sans troupes, sans arme, sans etre oblig de sortir de chez soi, par ltude seule, avec un peu de gometrie et de gographie, on peut apprendre toute la thorie de la guerre de campagne (Art de la guerre par principe et rgles, Paris, 1748, I, p. 2). Stratagematographia sive Thesaurus Bellicus, docens quomodo Bello justi et legitime suscipi, recte et prudenter administrari, commode et sapienter confici debeant: ex latissimo et laetissimo Historiarum campo Herculeo labore erutus ab Elia Reusnero Leorino, Histor. in Illustri Solana Profess. Pub. Cum ejusdem Synopsi et gemino Indice locupletissimo, altero Historiarum, altero Rerum memorabilium, Francofurti, Prestat apud Johannem Andream, et Wolfgangi Endteri Junioris haeredes (1609) 1661.
185 184 183 182

181

Synt., cit., p. 509.

95

manoscritti greci, arabi, latini e volgari in bibliothecis latentis, pp. 518-25; antiqui editi, pp. 525-31; 17 recentiores qui scripserunt de militia antiquorum in se tantummodo spectata186, pp. 531-33; 21 tum de veteri, et nova inter se collatis187, pp. 533-35; 233 ac demum de nostra et eius partibus singulis eo ordine dispositi quae nos in hoc syntagmate observavimus188, pp. 535-45; exqualibus laudantur praesertim a ducibus compositi, pp. 545-50. 12. Lipsio, Casaubon e Salmasio: dal commento allexplicatio storica Pur essendosi formato al collegio gesuitico di Colonia ed aver a lungo soggiornato a Roma, Giusto Lipsio (1547-1606) aveva avuto una lunga parentesi protestante, come docente di lettere latine prima (1573-75) alluniversit luterana di Iena e poi (1579-90) a quella calvinista di Leida, fondata nel 1575 da Guglielmo dOrange per premiare leroica resistenza della citt durante lassedio spagnolo. Qui nel 1583-84 Lipsio ebbe fra i suoi allievi Maurizio di Nassau e nel 1589 pubblic i Politicorum sive civilis doctrina libri sex, di impronta tacitista e neostoica, premiati da una gratifica dagli stati generali. Il libro V (de militari prudentia) enuncia vari criteri politici di organizzazione militare (preferenza dei soldati nazionali sui mercenari e della fanteria sulla cavalleria, ordinamento misto basato su forze permanenti di mestiere e milizia di riserva - milites perpetui e subsidiarii) e sostiene che larte della guerra va appresa studiando gli storici e che la disciplina perfetta si pu trovare tornando alla scienza militare dei romani. Tornato al cattolicesimo nel 1591 e chiamato dalluniversit cattolica di Lovanio (pur mantenendo contatti epistolari con gli ambienti riformati e con lo stesso stato maggiore olandese), Lipsio vi scrisse
1. Petrus Ramus (lib. de moribus vet. Gallorum; comment. ad Caes.); 2. Reinardus Senior comes Solmensis; 3. Samuel Petitus (lib. VIII legum Acticarum); 4. Nicolaus Cragius (Rep.Laced. III, tab. XII); 5. Meursius (de Cecropia seu Arce Athen.); 6. Kyrianus Stroza (ad Arist. polit., I); 7. Iacobus Fater Stapenlensis (Hecatonia, leges Socratis et Platonis de militia retulit); 8. Iustus Lipsius; 9. Franciscus Patricius; 10. Ioannes Antonius Waltrinus S. J. (de re militari veterum Romanorum lib. VII); 11. Henricus Saviles anglus; 12. Albericus Gentili (de militia Romana, sic); 13. Robertus Valturius; 14. Franciscus Ferretti; 15. Roasius; 16. Claudius Salmasius; 17. Barnaba Brissonius (lib. IV formularum qui totum de militaribus est). 1. Patricius (Paralleli); 2. Hermannus Hugo S.J.; 3. Domenicus Cyllenius; 4. Auctor Florentinus politicae damnatae (Machiavelli); 5. Ludovicus Regius (lib. IX de vicissitudine rerum instituit militiae romanae cum moderna); 6. Alexander Sardus (de moribus et ritis gentium lib. III); 7. Polidorus Vergilius (adagiorum liber de inventoribus rerum seu proverbia); 8. Aegidius card. Columna (sententiarum); 9. Petrus de Gregorius alias Tholosanus (lib. XI Reipublicae qui est de militari cura; lib. XXV sintaxeos admirabilis); 10. Adamus Contzen (lib. X Politicorum de perfecta Reipublicae forma); 11. Antonius Zara (Anatomia ingeniorum et scientiarum, Sect. 2a, memb. XV de Militia); 12. M. A. Petilius iur.cons. Neapolitanus (lib. IX Exarchiae, sive de exteriori principe munere); 13. Carolus Scribanius (Politicus Christianus libri II); 14. Justus Lipsius; 15. Hugo Sempilius (libb. II et V de mathematica disciplina, ubi catalogum addit, auctorum qui de militari arte scripserunt; sed tam confuse, negligenterque concinnatum, ut eo non magis lector iuvari possit, quam si editus numquam fuisset); 16. Ioannes Baptista Donius (in magno opere suo philologico, titulo de militia fecisse); 17. Erricus Rohanus (qui nunc in Tellina valle sub Christianissimo Rege castrorum preaefectus); 18. Guillaume du Bellay de Langey; 19. Imperiale Cinuzzi (de disciplina militari antiqua et moderna); 20. Achille Tarducci; 21. Ruggero de Loria. Lelenco include 42 autori di opere a carattere generale (di cui 35 veram rationem continentes e 7 literarum meditationibus similia), 11 di miscellanee, 6 di trattati sui privilegi dei milites e sulla cavalleria, 10 sul reclutamento, 15 sulloplomachia e i tornei, 5 sulla milizia equestre, 8 sulla milizia cristiana, 7 sulladdestramento delle reclute, 9 di esempi, 2 sulleloquenza militare, 7 di matematica, 16 dartiglieria, 32 di architettura militare, 6 sugli assedi, 10 sulla tattica della fanteria, 26 di teologia e diritto bellico, 11 di medicina militare e 10 di diritto amministrativo militare. Naud (p. 545) giustifica la mancata menzione degli auctores di naumachia perch le battaglie navali loco tantum differunt da quelle terrestri.
188 187 186

96

le prime due opere, entrambe in cinque libri, di una prevista trilogia sullordinamento (militia), lartiglieria (poliorceticon) e le grandi battaglie (triumphi) dei romani, pubblicate ad Anversa nel 1595 e 1596 per i tipi di Moretus e Pantin189. Dedicato al futuro Filippo III di Spagna, il de militia romana un commento a Polibio (VI, 19-42), con un confronto finale in cui si proclama la superiorit del sistema romano su quello moderno. I primi 4 libri riguardano reclutamento, ordinamento, armamento, addestramento e tattica della legione, il quinto (de disciplina) la castrametazione e la vita al campo. Il Poliorceticon - un dialogo tra Lipsio e i consiglieri del vescovo di Liegi, ambientato nel giugno 1591 al castello di Seraing sulla Mosa - espone i sistemi antichi di blocco e di attacco immediato oppure regolare delle piazze190. I temi trattati da Lipsio erano maturi: nel 1596-1601 furono infatti pubblicati, a Colonia, Heidelberg e Venezia, altri due saggi analoghi sulla fanteria e uno sullartiglieria e castrametazione romane191, e lo stesso Lipsio fu completato da saggi giuridico-militari192 e dal citato commento ad Arriano sulla cavalleria del gesuita Hermann Hugo (De militia equestri antiqua et nova ad regem Philippum libri quinque, Anversa, 1630), anchesso articolato in cinque libri, come la militia e il poliorcetikon del compatriota Lipsio. La redazione dei previsti triumphi fu forse sconsigliata dalla recente pubblicazione (Hanau, 1599) del De Armis Romanis libri duo di Alberico Gentili (1552-1608). Docente di jus civile a Oxford dal 1581, Gentili vi aveva pubblicato nel 1590 (in margine al primo abbozzo del de jure belli) unanalisi storico-giuridica delle causae di ciascuna guerra romana, tutte considerate (sulla falsariga di Lact., Inst., 4, 9) pretestuose e aggressive (De injustitia bellica Romanorum Actio). Il I libro del De Armis Romanis era appunto lActio del 1590, mentre il II conteneva una posteriore Defensio, de justitia bellica Romanorum, dove, seguendo lo stesso schema, gli argomenti del I libro erano puntualmente controbattuti e rovesciati a favore dei romani193.
Terminati il 15 marzo 1594, i De militia Romana libri quinque. Commentarius ad Polybium, ebbero due edizioni, entrambe di 1.500 copie, nel 1595 e 1598 (aucta varie et castigata, con 28 illustrazioni, ristampata individualmente nel 1602 e 1616 e nel tomo III dellopera omnia, 1614; 1637). Il Poliorceticon, sive de machinis, tormentis, telis libri quinque, ebbe quattro edizioni nel 1596, 1599, 1605-06 e 1625 (tutte riviste, corrette e accresciute). Critiche di Hobhom, op. cit., 2, pp. 401 ss. Cfr. Delbrueck, op. cit., 4, p. 156; Colson, Coll. Moretus-Plantin, cit., pp. 50-56. Su Lipsio v. Gerhard Oestreich, Justus Lipsius als theoretischer des neuzeitlichen Machtstaates, in Historische Zeitschrift, 181, 1956. Bibliografia in M. Laureys e. a. (Eds.), The World of Justus Lipsius: A Contribution Towards His Intellectual Biography, Bruxelles-Rome, 1998. Iohann Antonius Waltrinus S.J., De re militari Romanorum libri VII, Coloniae, 1597; Henricus Savilius, De militia romana, Heidelberg, 1601; Achille Tarducci, Delle machine ordinate et quartieri antichi et moderni come quelli da questi possono essere imitati senza punto alterare la soldatesca de nostri tempi (aggiuntivi dal medesimo le fattioni occose nellOngaria vicino a Vanice nel 1597 e la battaglia di Transilvania contro il Valacio, Venezia, 1601). Le illustrazioni di Lipsio oscurarono il precedente Giovanni Franco, Glordini della milizia romana tratti da Polibio in figure di rame, Venezia 1573, ma furono a loro volta soppiantate da quelle di Wilhelm Dilich (1571-1655), gi topografo e storico ufficiale del landgravio Maurizio dAssia, passato nel 1625 al servizio sassone quale ingegnere (Iconismus militiae veteris et recentioris, 1645; Krieges-Schule, Francoforte, 1689 ; Jaehns, GdKW, pp. 907 ss., 1047 ss., 1047; Colson, Moretus Plantin, cit., pp. 154-57). Vincenzo Contarini (m. 1617), De frumentaria Romanorum largitione liber, in quo ea praecipue, quae sunt a J. Lipsio cum in electis, tum in admirandos de eadem prodita examinantur. Ejusdem de militari Romanorum stipendio (Venetiis, 1609; Vesaliae 1669); Tullius Crispoldi, Casus militares, Romae, 1635; A. Alciatus, De re militari et militaribus officiis, Parisiis, 1651; van Passenrode, Der Gryken und Romeynen Krygshandel, Lugd. Batavorum, 1656; Olaus Ackermann, De iure militari ad Suecanas Romanasque leges accommodato, Upsalae 1673. Rist. Hanau 1612; Venezia 1737 (Polienus, Thesaurus Antiquitatum, t. I); Napoli, 1780 (Opera juridica selectiora, I, pp. 375-538). Cfr. Ilari, Linterpretazione, cit., pp. 2-3 nt. 3 e 71-72. Il tema fu poi ripreso dal monarchico inglese Arthur Duck (1580-1648) nel De usu et authoritate iuris civilis Romanorum in dominiis Principum Christianorum (Londra 1648; 1653; Lugduni Batavorum 1654; I, I, 2-11) secondo cui Romani per socios bellorum causas quaerebant. Lenfatica condanna dellingiustizia bellica dei romani e in particolare dellinvasione della Bretagna (citando Tac., Agric., 30, dove il comandante britanno Galgacus chiama i romani raptores orbis terrarum) per sottilmente strumentale alla difesa del diritto romano, la cui introduzione in Inghilterra considerata una ricaduta positiva della conquista. Anche Folard,
193 192 191 190 189

97

Se a Lipsio, considerato lerede di Erasmo, fu consentito di mettere il frutto della sua erudizione a disposizione di entrambi i belligeranti delle Fiandre, il contributo di altri filologi fiamminghi e francesi alla restitutio militare sembra maggiormente vincolato dalla committenza pubblica. Non se ne hanno indizi per le prime edizioni critiche di Vegezio (Stewech, Anversa 1585)194, Polieno (Casaubon, Lione 1589) e Onasandro (Regault, Parigi 1598)195. Ma lo stesso Isacco Casaubon (1599-1614) accenna, in una lettera a Giuseppe Giusto Scaligero196, che ledizione critica di Polibio - pubblicata nel 1606-07 assieme ad nuova traduzione latina197 - gli era stata ordinata dallalto. Non necessariamente dal re Enrico IV (che non leggeva il greco); piuttosto da Maximilien de Bthune, duca di Sully (1559-1641). Stavolta infatti linteresse del committente non sembra di carattere militare, ma politico. Nel Polibio di Casaubon (non quidem integrum, sed qualem tamen nemo adhuc vidit) si cercavano infatti scientia civilis e imperatorius stilus: e soprattutto tornavano alla luce gli excerpta polibiani de legationibus, funzionali alla stesura segreta del grande progetto di pax Europaea ideato da Sully198.
ammiratore dei greci, considerava ingiuste le guerre dei romani (Commentaires sur Polybe, Paris, 1727, 2, pp. 124-158: cfr. Jean Chagniot, Le Chevalier de Folard. La stratgie de lincertitude, Monaco-Paris, Editions du Rocher, 1997, pp. 199-204; Id., in Actes Namur, cit., p. 116). Testo stabilito dallumanista olandese Godeschanus Steewech (1557-88), pubblicato da Plantin assieme ad un commento e ad una lettera del filologo fiammingo Franois de Moulde (1556-96) e a coniectanea di Steewech su Frontino. Il libro fu ripubblicato a Leida nel 1607 da Peter Schrijver, assieme ad un commento di Moulde ad Eliano e ad altri testi (Aulo Gellio, Catone, Polibio, Igino, Modesto, Rufo e il de rebus bellicis) col titolo V. inl. Fl. Vegetii Renati ... aliorumque aliquot ceterum De re militari liber. Accedunt Frontini stratagematibus eiusdem auctoris alia opuscula / omnia emendatius, quaedam nunc primum edita Petro Scriverio: cum commentarius aut notis God. Stewechii & Fr. Modii, Lugduni Batavorum: ex officina Plantiniana Raphelengii, 1606-1607; Lugduni Batavorum, apud Samuelem Luchtmans, 1731 curante Francisco Oudendorpio (cfr. Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 25-27 e 136-38). Nicolaus Rigaltius, Onosandrou Strategikos. Onosandri Strategicus. Sive de imperatoris institutione. Accessit Ourbikiou Epitdeuma, Paris 1598/9. Nel 1600 e 1604-05 lopera fu riedita ad Heidelberg (Commelin) con commentarius di Ianus Gruterus e breves observationes di Aemilius Portus. Infine lumanista liegese Jean Chokier de Surlet (1571-1655), cattolico, tacitista e sodale di Lipsio, incluse ledizione e la traduzione di Regault, corredate di proprie dissertazioni politiche su Onasandro, nel Thesaurus politicorum aphorismorum (Romae 1611; Maguntii 1613; 1619; Frankfurt 1615: senza il testo greco Liegi 1643 e Colonia 1649, 1653 e 1687). Lidea di Surlet di contrapporre Onasandro a Machiavelli come maestro di scienza strategica si rintraccia anche nella ratio studiorum di Possevino. Laccostamento tra i due autori era del resto gi implicito nella pubblicazione congiunta delle traduzioni francesi dellArte della guerra e dello Strategikos di Jehan Charrier (Paris, 1546: oeuvres tres utilz & necessaires a tous Roys, Princes, Republiques, Seigneurs, Capitaines, gentilz-hommes & autres suivans les armes). Qyella di Regault era la terza traduzione latina dopo quelle di Segundinus (1494) e Camerarius (1595). Le traduzioni cinquecentesche in volgare sono le seguenti: 1524 (o 1538) tedesca (anonima); 1546 italiana (Fabio Cotta) e prima francese (Charrier); 1563 inglese (Peter Whythenorn); 1567 spagnola (Diego Gracian); 1593 seconda francese (Blaise de Vigenre, pubblicata nel 1605). Cfr. Oldfather, op. cit., p. 355-58: riserve in Peters, op. cit, p. 254-55. Lettera a Scaligero n. 466 ed. Th. J. Almemloveen (Rotterdam, 1709) cit. in G. F. Brussich, Isaac Casaubon, Polibio, Palermo, 1990 (cfr. Dubuisson, Polybe, cit., p. 18). La traduzione kat podas di Casaubon, ripubblicata separatamente nel 1610, era pi affidabile di quella di Lipsio, le cui cognizioni di greco erano appena sufficienti per una parafrasi (Dubuisson, Polybe, cit., pp. 19-22). Ci non toglie che Scioppio criticasse tutti i tre massimi eruditi dellepoca sua, rimproverando a Lipsio i solecismi e a Casaubon e Scaligero i barbarismi (Bertelli, Ribelli, cit., p. 28). Le Grand Dessein fu pubblicato nel 1662, nelledizione postuma delle Economies Royales di Sully, che lo attribu a Enrico IV. Il piano era ispirato a tre principi politici: a) prevenzione dei conflitti interni (mediante riequilibrio dei differenziali di potenza e risoluzione arbitrale delle controversie); b) istituzioni sovranazionali (consiglio anfizionico di 40 membri indipendenti, con decisioni a maggioranza e con poteri arbitrali e coercitivi sostenuti da un esercito federale); c) individuazione di un nemico esterno (ovviamente il Turco). Si prevedeva la ristrutturazione dellEuropa in quindici Stati sovrani di uguale potenza e ricchezza (sei monarchie ereditarie, cinque elettive e quattro repubbliche). Gli excerpta polibiani furono tenuti presenti anche nel Nouveau Cyne, ou Discours des Occasions et Moyens dtablir une paix gnrale et la libert du commerce pour toute le monde (1623) di Emeryc Cruc (1590-1648) che prevedeva unAssemblea permanente degli Stati, non limitata allEuropa ma estesa anche al Gran Mongolo, agli imperatori della Cina e del Giappone e ai sovrani della Persia e dei Tartari, incaricata di far regnare la pace nel mondo mediante larbitrato e di reprimere ogni turbativa anche con luso della forza.
198 197 196 195 194

98

Esplicita la committenza pubblica, da parte di Luigi di Nassau ai professori di greco di Leida (Johannes Meursius Sr.) e Franeker (Sixtus Argerius) delle edizioni critiche di Leone ed Eliano, con traduzione latina, pubblicate a Leiden rispettivamente nel 1612 e 1613. Furono inoltre promosse traduzioni in volgare dei classici militari antichi: quella francese di Vegezio (de la milice romaine, Francoforte 1616) dichiara nel titolo di essere stata stampata aux frais di Wallhausen. Altrettanto non si pu dire per le traduzioni di Eliano in inglese (John Bingham, The tactiks of Aelian, 1616)199 e francese (la seconda dopo quella del 1536: An., De lordonnance des anciennes bandes et armes grecques conformement lordre estably par Philippe et Alexandre-le-Grand, Paris, 1611). La successiva traduzione francese di Eliano e Polibio dedicata a Luigi XIII (Louis de Machault, seigneur de Romaincourt, La milice des Grecs et des Romains traduite en franais du grec dAelian et de Polybe et dedie au roi, Paris, 1615)200. Il duca Enrico di Rohan (1579-1638) torn invece al commento cesariano (Le parfait capitaine, Paris, 1631; 1636), messo poi a confronto con Leone dal conte Maiolino Bisaccioni (Sensi civili ... sopra il perfetto capitano di H.D.R. e sopra la tactica di Leone imperadore, Venezia, 1642; Messina, 1660). Succeduto nel 1625 al defunto cugino Maurizio dOrange, il nuovo stathouder Federico Enrico di Nassau commission al suo protetto Claude Saumaise (1588-1635) un compendio dellarte militare romana, pi breve ma pi originale della prolissa parafrasi polibiana di Lipsio, ad uso pratico e riservato dello stato maggiore protestante. Borgognone e ugonotto, gi allievo di Casaubon a Parigi e avvocato a Digione, Salmasio aveva dovuto espatriare durante lultima guerra civile, compensato per da una prestigiosa cattedra leidense. Bench autore di 140 libri (di cui 60 inediti) il principe dei commentatori si trov di fronte alla difficolt di passare dal puro commento di un testo gi costruito ad un inquadramento sistematico originale e innovativo, nonch di prendere in considerazione anche fonti inedite o trascurate. Lopera, pur non rifinita per la morte dellautore201 fu celermente completata grazie al celebre erudito provenzale Nicolas Claude Fabri de Peiresc (1580-1637), il quale mobilit a favore dellamico la sua vasta rete di corrispondenti, procurandogli anche vari manoscritti, considerati pi affidabili delle edizioni a stampa202. E importante sottolineare che, nonostante e anzi proprio grazie alla sua finalit pratica, il De re militari Romanorum di Salmasio rappresenta la prima vera indagine storica, e non pi soltanto erudita, sul sistema militare romano. Il continuo ricorso al confronto critico tra fonti molteplici non mira soltanto a risolvere singoli punti oscuri, ma a impostare unexplicatio generale, basata sullo storicizzamento del sistema militare romano. La svolta metodologica data appunto dallidea che per poterlo confrontare (davvero e utilmente) con i moderni sistemi europei bisogna anzitutto cogliere la sua mutatio interna203. Inoltre, indagando le differenze tra la legione delle guerre puniche e quella

199 200 201

Cfr. Hahlweg, HR, pp. 175-78. Cfr. Jaehns, GdKW, 2, p. 871; Hahlweg, HR, pp. 171-2.

Segretata per ragioni militari, lopera fu pubblicata postuma nel 1657 a Leida da Georg Horn (Cl. Salmasii De re militari Romanorum liber, opus posthumum, Apud Iohannem Elsevirium, Lugduni Batavorum, 1657) e inserita da J. G. Grevius nel Thesaurus antiquitatum Romanorum, X, 1389 ss. Cfr. Colson, Coll. Moretus-Plantin, cit., pp. 80-85. Cfr. J. H. Boecler, Comparatio militiae veteris et hodiernae, Dissert. 2, 1670, p. 1245 ss. Bibliographia historico-politicaphilologica curiosa, Germanopoli, 1677; James Turner, Pallas Armata: Military Essayes of the Ancient Grecian, Roman and Modern Art of War, London, 1683. Cfr. Agns Bresson, Guerre moderne et rudition: Peiresc et le trait de la milice de Saumaise (1635-37), in Histoire, conomie, socit, 1992, 2, pp. 187-196: Id., edizione di Peiresc, Lettres Claude Saumaise et son entourage (1620-37), Firenze, Olschki, 1992 (cit. in Colson, ibidem). Salm., DRMR, 1: In Explicanda Re Militari Romanorum qui utilem et efficacem ponere operam cupit, curare studio intentiore debet ut videat non quid distet ab hodierna populis Europaeis usitata, sed in primis quaerere illum oportet an et semetipsa aliquando discrepaverit, id est an Romana ipsa Romana diversa fuerit et pro temporibus variaverit.
203 202

99

dellet cesariana, Salmasio le mette in parallelo, se non in rapporto, con il mutamento costituzionale, un tema che si innerver poi da Harrington e Montesquieu sino a John R. Seeley e Otto Hintze204. 13. Larte militare nella qurelle des Anciens et des Modernes Naturalmente anche la letteratura militare del Settecento contiene qualche eco della famosa qurelle des anciens et des modernes iniziata nellAcadmie Royale e proseguita e diffusa nei grandi salotti parigini: secondo Chagniot i dialoghi folardiani tra Regolo e Tallard e tra Arato e Richelieu sono ad esempio un calco evidente205 dai Dialogues des morts di Fontenelle, autore dellintervento pi importante nella disputa, altrimenti marginale, tra Perrault e Boileau206. Ma, allopposto di Fontenelle, come poi anche di Montesquieu, in Folard presque toujours la comparaison tourne au dsavantage des modernes.

Otto Hintze (1861-1940), Staatsverfassung und Heeresverfassung, 1906 (Stato ed Esercito, Palermo, Flaccovio, 1991). Cfr. Luigi Loreto, SV e HV antiche in Otto Hintze, in Quaderni di storia, 39, gennaio-giugno 1994, pp. 127-163; Id., Propriet della terra, costituzione ed esercito a Roma. James Harrington e la fine della Repubblica nella prima met del II secolo a. C., in Bullettino dellIstituto di diritto romano, 96/7 (1995/6), pp. 395-454; Id., Guerra e libert nella Repubblica romana. John R. Seeley e le radici intellettuali della Roman Revolution, Roma, LErma di Bretschneider, 1999. Chagniot, Atti Namur, cit., p. 120. Anche Federico II scrisse nel 1773 un dialogue des morts tra il principe Eugenio, Marlborough e il principe di Liechtenstein. Com noto la qurelle des anciens et des modernes designa in senso stretto soltanto la meschina disputa intercorsa nel 1687-90 tra due cortigiani, il letterato Charles Perrault (1628-1703), alto funzionario delle finanze e membro del comitato per le pubbliche iscrizioni (in seguito divenuto Acadmie des inscriptions et des Belles Lettres), e Nicolas Boileau Despreaux (1636-1711), insignito nel 1677, assieme con Racine, del titolo ufficiale di storiografo di Francia. La disputa ebbe origine dalla presentazione allAcadmie de France, il 27 gennaio 1687, del Sicle de Louis le Grand, un poemaccio fin troppo politicamente corretto in cui Perrault paragonava il roi Soleil ad Augusto e che fu attaccato da Boileau e Racine con larma del ridicolo. Perrault par la micidiale stoccata buttando la faccenda sul pedante, con i Parallles des Anciens et des Modernes (1688-97). A dare spessore alla disputa fu lintervento, a sostegno dellamico Perrault, di un personaggio del calibro di Bernard de Boviet de Fontenelle (1657-1757) - futuro segretario (1699) dellAccademia reale delle scienze e gi celebre per la sua parafrasi (1683) dei Nekriko dilogoi di Luciano di Samosata la cui famosa Digression sur les Anciens et les Modernes (1688) indusse Boileau a chiudere formalmente la disputa. Ovviamente nei salotti letterari, come quelli della marchesa di Lambert e delle signore de Tencin, Geoffrin e Dupin, si continu a discutere allinfinito di parit o superit reciproca tra Antichi e Moderni, ma n la questione n gli argomenti erano nuovi. La questione del progresso intellettuale per accumulo di conoscenze era gi presente in Rabelais, Ramo, Postel; mentre gi con Bodin (Methodus ad facilem historiarum cognitionem, 1572) e soprattutto con Bacone (Novum Organum, 1620; De dignitate et augmentis scientiarum, 1623) si affaccia lidea che la superiorit dei moderni risieda in una differenza qualitativa nei metodi di apprendimento, questione approfondita da Thomas Burnet (Panegyric of Modern Learning, in Comparison of the Ancient) e William Temple (An Essay upon on the Ancient and Modern Learning) negli stessi anni della qurelle Perrault-Boileau. Solo pi tardi, a partire dagli anni 1730, comincia per a prendere corpo una visione progressista della storia universale, dove al progresso scientifico corrisponde quello sociale e della stessa natura umana: nascono da qui il cosmopolitismo pacifista dellAbb de Saint Pierre (Observations sur le progrs continuel de la raison universelle, 1737), di Turgot (Rflexions sur lhistoire des progrs de lesprit humain, 1749: Des progrs successifs de lesprit humain e Avantages que le christianisme a procurs au genre humain, 1750), di David Hume (On the Balance of Power, 1752), lottimismo sociale del marchese di Chastelloux (De la felicit publique, 1772), di Sbastien Mercier (Lan 2440, Amsterdam, 1770), di Adam Smith (Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, 1776), di Servan (Discours sur le progrs des connaissances humaines, 1782), cui corrispondono nel pensiero filosofico le tesi di Herder (Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit, 1784), Kant (Idee einer Universalgeschichte von den kosmopolitischen Standpunkt, 1784), Condorcet (Esquisse dun tableau historique des progrs de lesprit humain, 179394), nuovamente Herder (Briefe zur Befoerderung des Humanitaet, 1793-97). Cfr. Le Goff, op. cit., pp. 684-685. Id., Art. Progresso/reazione, in Enciclopedia Einaudi, 1980, pp. 207-209; A. H. Rigault, Histoire de la qurelle des Anciens et des Modernes, Paris, 1856; Chantal Grell, Le Dix-huitime sicle et lAntiquit en France 1680-1789, Oxford, Voltaire Foundation, 1995; Marc Blissa, Fraternit universelle et intret national (1713-1795), les cosmopolitiques du droit des gens, Paris, Editions Kim, 1998.
206 205

204

100

In realt non soltanto la letteratura tecnica prodotta dalle armi dotte (artiglieria, genio e marina), ma anche i trattati sullimpiego delle armi di mischia (fanteria e cavalleria) si erano emancipati, gi dalla met del Seicento, dallidea rinascimentale di restitutio207. Lo si vede bene nelle due opere militari pi importanti prodotte dallet di Luigi XIV, dovute a due importanti collaboratori del maresciallo di Lussemburgo (1628-95). Le memorie di Feuquires208 e il trattato di Puysgur209, pubblicati emtrambi postumi nel 1730 e 1748, differiscono anche per il diverso atteggiamento nei confronti della storia militare antica, ignorata da Feuquires e letta invece da Puysgur alla maniera di Montesquieu210, per estrarne principi e regole - in particolare dal raffronto tra Turenne e Cesare e dallo studio comparato delle battaglie di Noerdlingen (1645) e di Farsalo (48 a. C.). Anche il gesuita padre Daniel, storico ufficiale della Francia e delle sue istituzioni militari211, aveva incluso nel libro II dellHistoire de la milice franoise una Comparaison de lart militaire dautrefois et de lancienne milice, avec lart militaire et la milice de notre tems. Da buon erudito, il padre concedeva che erano stati i greci e i romani ad aver ridotto la guerra in arte (II, 595) e che lordinanza moderna era in sostanza quella romana (II, 601) ma contestava la tesi di Lipsio che gli ordinamenti antichi fossero in generale superiori a quelli moderni, sostenendo che le riforme militari di Luigi il Grande avevano parificato la disciplina francese a quella greca e romana. Ma due cicli trentennali (1618-48 e 1672-1713) di guerre mondiali212 testimoniavano contro lefficacia offensiva e dunque risolutiva dei sistemi moderni, basati sul continuo perfezionamento delle

207 208

Thierry Widemann, Rfrence antique et raison stratgique au XVIIIe sicle, in Atti Namur, cit., pp. 147-56.

Il brigadiere Antoine-Manasss du Pas, marquis de Feuquires (1648-1711), era nipote di Manass du Pas (15901640), il famoso diplomatico che aveva negoziato lalleanza con Gustavo Adolfo di Svezia e i principi tedeschi e accreditato i sospetti di tradimento dello stesso Wallenstein. Legato al duca di Lussemburgo dalla comune ma pericolosa passione per loccultismo, che li condusse entrambi a farsi truffare da Le Sage e ad essere implicati, nel 1680, nellaffaire des poisons, il brigadiere di Feuquires fu scagionato dallinchiesta, ma incontr nuovi guai a causa del suo carattere rancoroso: gi isolato nellambiente militare fin dal 1695, nel 1701 cadde in disgrazia per un intrigo di corte e alla vigilia della morte dovette scrivere una lettera di sottomissione al re, raccomandandogli il figlio. Laccurato resoconto delle 33 battaglie cui aveva preso parte agli ordini del duca fu pubblicato soltanto nel 1730 dal fratello Jules de Feuquires, col titolo Mmoires sur la guerre o lon a rassembl les maximes les plus ncessaires dans les oprations de lart militaire (Mmoires contenant ses maximes sur la guerre et application des exemples aux maximes), 2 voll., Amsterdam, F. Chauvignon, 1730 (rist. 1731, 1734, 1735 e 1736: nella quinta edizione compare una Notice biografica sullautore; Londres, P. Dunoyer, 1736). Lopera generalmente considerata il primo trattato militare veramente importante pubblicato in Francia, ma proprio per questo suscit anche notevole imbarazzo (Voltaire, nel Sicle de Louis XIV, riassume il giudizio ufficiale: officier consomm dans lart de la guerre, et excellent guide sil est critique trop svre). Federico II lo faceva leggere a mensa, durante i pasti dei cadetti (Delbrueck, GdKK, 4, p. 310 R.). Cfr. L. Davigo, Lcriture sur la guerre au temps de Louis XIV. Le marquis de Feuquire, Mmoire de maitrise, Universit de Nantes, ms. 1994. P. Rouillet, Le marchal de Luxembourg, tacticien ou stratge?, Mmoire de DEA, Universit de Nantes, ms., 1997. Cfr. Pieri, SMI, pp. 113-14, 128 e 214. Jacques Franois de Chastenet, marchese de Puysgur (1655-1743), fu spesso consultato da Luigi XIV nei suoi consigli di guerra e fu capo di stato maggiore (marchal gnral des logis) del duca di Lussemburgo, Il suo trattato (Art de la guerre par principes et par rgles) fu pubblicato postumo dal figlio (Paris 1748; 1749 2 voll.). Il compendio fattone nel 1752 dal barone di Traverse fu tradotto in tedesco (Faesch, Leipzig 1753) e italiano (Napoli 1753). Cfr. ; Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 145-51. Le Considrations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur dcadence sono del 1734. Cfr. Francesco Gentile, Lesprit classique nel pensiero di Montesquieu, Padova, Cedam, 1965. Gabriel Daniel S. J. (1649-1728), Histoire de la milice franoise ... jusqu la fin du rgne de Louis XIV, 2 voll., Paris, chez Jean Baptiste Coignard, 1721 (Amsterdam 1724). Sono le prime guerre mondiali moderne non solo e non tanto perch furono combattute anche nelle colonie americane, ma perch la posta in gioco delle guerre civili, religiose e nazionali europee, al di l delle cause e delle motivazioni particolari, non era una mera supremazia ideologica e materiale in uno spazio geopolitico chiuso (come si trattava per le guerre asiatiche coeve) ma lacquisizione di quote determinanti nel complessivo assalto europeo alle risorse mondiali e al governo del processo storico. Cfr. Paul Kennedy, The Rise and Fall of the Great Powers, Random House, 1987.
212 211 210 209

101

armi da fuoco e su un consumo esponenziale di risorse che moltiplicavano i vantaggi della difensiva e paralizzavano i piani imperialisti. Le guerre di Successione, poi quella dei Sette anni, misero sotto accusa lordine moderno, o sottile, cui n la baionetta, n lo sviluppo della cartografia militare, della logistica, dellarte ossidionale e della piccola guerra parallela alle operazioni principali213 avevano saputo restituire un carattere decisivo. Fino al 1793 la questione della guerra decisiva fu impostata nel modo sbagliato, ossia come una questione puramente tecnica o tecnologica. La prassi del 1756-63 sugger di cercare la decisione non con la battaglia ma attraverso la grande manovra operativa sullintero teatro di campagna (grande tactique, partie sublime), ignota alla trattatistica greco-romana e concettualizzata dalla cosiddetta scuola geometrica di Henry Lloyd e Georg Tempelhof, sistematizzata ed estremizzata nel 1799 da Buelow214. Ma inizialmente i riformisti cercarono la soluzione addirittura al mero livello tattico, ossia mutando il carattere della battaglia da difensivo e statico a offensivo e dinamico mediante lattacco su pi colonne cooperanti (ordine profondo) e lavvolgimento dala (ordine obliquo). Un mutamento che sarebbe stato per in latente contraddizione con le vere determinanti - sociali, economiche e politiche della settecentesca guerra dusura. A Poltava, nel 1709, la colonna Loewenhaupt aveva sfondato la prima linea russa, ma era stata poi annientata dallartiglieria nemica, provocando la catastrofe svedese. Proprio per questo nel 1715 il cavaliere de Folard, un intrepido capitano delle guerre del Re Sole, scelse il re di Svezia quale dedicatario di un trait sur la colonne che echeggiava il tema eroico della furia francese. Fra il 1724 e il 1730 il commento tecnico per la nuova traduzione francese di Polibio dellerudito maurista dom Thuillier dette modo alloscuro capitano di riprendere e diffondere le idee che gli stavano a cuore, bench la franchezza dei suoi giudizi, linvalidit fisica e la bizzarria del carattere finissero per attirargli crudeli ritorsioni 215.
Come larditismo della guerra 1914-18 e il cosiddetto terrorismo internazionale odierno, la piccola guerra di pianura, di montagna e di frontiera militare dei secoli XVI-XVIII era un sottoprodotto compensativo della cunctatio, cio della guerra dusura e del carattere non decisivo del confronto militare complessivo. Per questo i principi etici, giuridici e operativi della guerra regolare europea erano rovesciati in quella irregolare. Sulla prassi e la teoria della piccola guerra nel Settecento cfr. Werner Hahlweg, Krieg ohne Fronten, Stuttgart-Berlin, W. Kohlmanner GmbH, 1968 (Storia della guerriglia, Milano, Feltrinelli, 1973, pp. 29-38). Heinrich Dietrich von Buelow (1757-1807), Geist des neuern Kriegssystem, 1799 (trad. ingl. London 1806); Neue Taktik der Neuern, wie sie seyn sollte, 1805; Histoire de la campagne de 1800 en Allemagne et en Italie, Paris, 1804; Der Feldzug von 1805, militaerisch-politisch betrachtet, Leipzig, (auf Kosten des Verfassers), 1806. Cfr. Carl von Clausewitz, Bemerkungen ueber die reine und angewandte Strategie des Herrn von Buelow, in Neue Bellona, 9, 1805; Jaehns, GdKW, 3, pp. 2133-45; Delbrueck, GdKK, 4, pp. 388 ss. R.; R. Strausz-Hup, Geopolitics: The Struggle for Space and Power, New York, 1942, pp. 14-21; R. R. Palmer, Buelow, in Makers of Modern Strategy, 1986, pp. 113-19; Azar Gat, The Origins of Military Thought, from the Enlightenment to Clausewitz, Oxford, Clarendon Press, 1989. Buelow sottolineava che, a giudicare dalla tabula Peutingeriana, le carte di cui disponevano i generali romani segnavano soltanto due punti cardinali (est ed ovest). Nel saggio del 1806, che gli valse linternamento a Riga, scrisse che Austerlitz era la moderna Azio perch consegnava a Napoleone lunione imperiale dellEuropa continentale. Iniziata la carriera militare nel 1688 alla testa di un reparto irregolare, distintosi in imprese disperate, ferito e mutilato a Malplaquet, catturato nel 1710, Jean Charles de Folard (1669-1752) ottenne di essere ricevuto dal principe Eugenio e di conversare con lui di arte militare. Decorato della croce di San Luigi, nel 1715 indirizz un manoscritto (Trait de la colonne, Bibliothque SHAT, n. 75726) al re Carlo XII di Svezia, che nel 1716 volle riceverlo a corte. Dal 1719 Folard si dedic ai suoi lavori letterari, incoraggiato dalla congregazione benedettina di Saint Maur (la quale, come ha osservato lo storico militare svizzero Daniel Reichel, anteponeva i greci ai romani, preferiti invece dai gesuiti). Pur non conoscendo il greco, Folard aveva inizialmente pensato di scrivere un commento militare di Senofonte, ma scelse poi Polibio, che gli consentiva di comparare greci e romani (Nouvelles Dcouvertes sur la guerre dans una dissertation sur Polybe, Bruxelles, F. Foppeus, 1724). Questo saggio valse a Folard la collaborazione alla nuova traduzione francese di Polibio intrapresa dal maurista Dom Vicent Thuillier, il quale intendeva sostituire quella, insoddisfacente, fatta nel 1648 dal regio storiografo Pierre du Ryer (LHistoire de Polybe, nouvellement traduite du grec par Dom. Vincent de Thuillier &c., avec un commentaire ou un corps de science militaires, enrichi de notes critiques, o toutes les grandes parties de la guerre sont expliques, demonstres et representes en figures par M. de Folard, chevalier de lordre de Saint Louis, Paris, 6 voll.
215 214 213

102

Nel saggio del 1715 Folard riprese lidea della restitutio (les Romains ont tout trouv, il ny a qu faire revivre leurs inventions), fino a proporre di trasformare le brigate (raggruppamenti tattici occasionali) in legioni (unit organiche permanenti). Vi dichiar inoltre che lidea della colonna gli era stata suggerita da un lungo studio dei classici. Ma lo fece solo pour (s)e mettre au couvert, come confess poi in una lettera del 1725 al principe transilvano Francesco II Racoczy216. Aggiunse che solo dopo aver imagines le sue colonne (peraltro fort diffrentes dagli ordini greci e romani) si era accorto che anche Tucidide e Polibio accennavano a qualcosa di simile. E ammise divertito di aver le plus souvent attribuito a greci e romani bien des choses quils nont jamais penses ni pratiques e che invano si cercherebbero nelle fonti classiche. Secondo Jean Chagniot217 Folard le usava come una banca dati: e Polibio come tela da ricamo. Nel giugno 1734, rispondendo agli ansiosi quesiti postigli dallamico Belle-Isle, rinchiuso nel campo trincerato sotto Philipstadt, gli citava linfausto esempio di Cleomene III sotto Sellasia (222 a. C.) dissuadendo dal tentare la battaglia su due fronti contro lesercito di soccorso nemico: Cesare cera riuscito ad Alesia, ma i galli di Vercingetorige erano avversari meno potenti degli imperiali condotti dal principe Eugenio218. Folard stimava infatti che la difesa delle piazze fosse intrinsecamente superiore allattacco: e, argomentando dal caso di Masada, deduceva una superiorit dei popoli orientali sui greci e i romani219. Per lui, del resto, non veera aspetto dellarte occidentale della guerra che non fosse stato importato dallOriente (Comment., I, prface, p. xxiii). Sostenitore della colonna, della picca, del combattimento offensivo, Folard intuiva nondimeno, pur non avendone concetti precisi, che la manovra era superiore allo scontro diretto, come la manire de bien tablir la guerre220 lo era alla pura tattica. Leuttra e Mantinea gli davano lo spunto per celebrare lattacco in ordine obliquo di Epaminonda: ma, per non dover imputare il disastro romano di Canne allordine chiuso adottato da Varrone, era costretto a metterne sotto accusa la strategia e ad elogiare dunque, con Vegezio, la cunctatio di Fabio Massimo. Preferiva i piccoli eserciti ai grandi: questi, proprio per le loro dimensioni, non potevano sfuggirsi lun laltro ed erano perci inevitabilmente
1727-30; 8 voll. 1753 e 1774: trad. ted. Vienna 1760). Thuillier pag un prezzo: non tanto per le critiche erudite del gesuita Le Jay alle disinvolte interpretazioni lessicali di Folard, quanto perch la pubblicazione, prevista in 8 volumi, dovette interrompersi al sesto a seguito di formale diffida del ministero della guerra nei confronti del linguacciuto eroe di guerra. I nemici del cavaliere tentarono di triturarlo col ridicolo, cui lamico conte di Belle Isle-dovette sottrarlo nel 1732 mettendolo sotto chiave nel suo castello di Bizy. Bench fortuito e non preordinato, limpiego delle colonne da parte dei duchi di Coigny e di Broglie nelle battaglie di Parma e Guastalla (1734) rialz in parte il credito di Folard, le cui pagine su Zama (Observations sur la bataille de Zama) furono ristampate dallabate Seran de la Tour nella sua Histoire de Scipion lAfricain (Paris, chez Didot, 1738).
216 217

SHAT, Mmoires et Rconnaissances, 2480 (4), fol. 83.

Chagniot, Le mpris du feu, ou le facteur national dans la pense de Folard et de ses disciples, in Mlanges Corvisier, cit., pp. 118-27; Id., Le Chevalier de Folard. La stratgie de lincertitude, Monaco-Paris, Editions du Rocher, 1997; Id., LApport des Anciens dans loeuvre de Folard, in Atti Namur, cit., pp. 111-24; Lee Kennett, The Chevalier de Folard and the Cult of Antiquity, in Soldiers-Statesmen of the Age of the Enlightenment, Actes du colloque international dhistoire militaire, Washington, 1982, Manhattan, Kansas, 1984, pp. 17-22. Cfr. Pieri, SMI, pp. 114-15, 121, 128-9, 134, 314; Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 152-62. Pi calzante della battaglia di Alesia era infatti quella di Torino del 1706, dove, in circostanze simili, Eugenio aveva schiacciato lesercito gallo-ispano. Ma lerudito pessimismo di Folard fu smentito dalla realt, perch loriginale sistema di circonvallazione adottato da Berwick disorient Eugenio, almeno a detta del suo ingegnere e architetto Lucas Hildebrand, inducendolo a temporeggiare. Cos il 27 luglio la citt si arrese, sotto gli occhi dellimpotente Armata imperiale, al maresciallo dAsfeld, subentrato in comando a Berwick, ucciso da una cannonata il 12 giugno 1734. Le formazioni irregolari miste a piedi e a cavallo sarebbero mutuate dai galli: i Bastarni ausiliari di Perseo, lesempio di Ariovisto imitato da Cesare a Farsalo. Folard non lo aveva letto direttamente in Frontino (de constituendo statu belli) ma in una citazione di Montecuccoli (Della guerra col Turco in Ungheria, I, 47, 1; 2, p. 304 L.) che gli pareva sospetta, non essendosi accorto che era semplicemente il titolo di un capitolo (I, 3) degli Strategemata: pensava infatti fosse quello di unaltra opera di Frontino, a lui sconosciuta, che si era anche messo a cercare ... (cfr. Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., p. 159).
220 219 218

103

costretti a giocarsi la vittoria in un unico scontro brutale, deciso infine dal fato; quelli erano invece fatti per la vera arte militare, come Cesare e Turenne avevano dimostrato nelle campagne di Ilerda e del 1674-75, gi messe a confronto da Puysgur. Non mancava la tipica polemica del profeta inascoltato contro i grossi papaveri dello stato maggiore. Solo un capo politico come Amilcare Barca poteva davvero capire la guerra, non dei militari puri come Spendio e Matho, condottieri dei mercenari ribelli221. Per la stessa ragione Folard preferiva gli storici antichi agli scrittori di tattica, perch gli uni mettevano le questioni militari in rapporto con la politica, mentre gli altri, con tutto il loro supponente specialismo, toglievano ai fatti spessore, concatenazione e significato. Ne dipendeva anche il giudizio folardiano su Machiavelli: negativo sullArte della guerra, plagio scadente di Vegezio; entusiastico invece sui Discorsi e la Vita di Castruccio. La fama di Folard fu postuma e di breve durata. Ad assicurargliela non furono le sue opere, troppo dispersive, ma una sintesi purgata fatta estrarre da Federico II e le riflessioni del suo estimatore e corrispondente Maurizio di Sassonia. Queste ultime furono composte in tredici nottate di febbre nel dicembre 1732, riviste nel 1740 e fatte circolare dal conte di Friesen dopo la morte dellautore (1750)222. Tombeur de femmes, il bel maresciallo generale ci teneva a far sapere che si portava appresso la traduzione di Onasandro. In realt di classici masticava poco o niente, preferendo ragionare di suo; ma una stampa del 1790 inventa leroe di Fontenoy a lezione da Folard223. Maurizio gli dedic un eroico colpo di mano compiuto a Praga la notte sul 26 novembre 1741, e nel 1742 non sment di aver ispirato un Trait des Lgions che proponeva di riordinare la fanteria francese su 30 legioni pluriarma224. Ma dal fronte gli scriveva di non farsi illusioni sulla fanteria moderna: anni di drill mettevano ufficiali e truppa in grado di sostenere la tiroiterie, ma pochissimi avevano il fegato di attaccare in colonna. A Fontenoy fu lui stesso a infliggere un duro colpo a Folard, disarticolando con la cavalleria e infine annientando con la riserva la disperata colonna angloannoveriana. E ne trasse anche la lezione, scrivendogli che les Anglais (avaient) dmontr linanit de cette fameuse tactique (e poi, ancora: laissons-l la colonne dEpaminondas et toutes les colonnes du monde)225. Ma tutto, in battaglia, dipende dalle circostanze: l11 ottobre 1746 a Rocoux, grazie ad una schiacciante superiorit numerica, lassalto delle colonne interarma (divisions) di Maurizio travolse la sottile linea anglo-olandese226. Morto Folard (1752) il re di Prussia fece pubblicare, con propria prefazione anonima, la sinossi dei principi tattici folardiani composta per suo ordine, nel 1740, dal colonnello del genio von Seers,
Cfr. Luigi Loreto, La grande insurrezione libica contro Cartagine del 241-237 a. C. Una storia politica e militare, Collection de lEcole Franaise de Rome n. 211, 1995. Ma bisogn attendere lo scoppio della nuova guerra per vederle stampate: Hermann-Maurice de Saxe (1696-1750), Les Reveries ou Mmoires sur la guerre de Maurice, comte de Saxe, duc de Courlande et de Semigalle, par M. de Bonneville, A La Haye, chez Pierre Gosse junior 1756; La Haye Mannheim, J. Drieux, 1756; Mes Reveries ou Mmoires sur lart de la guerre ..., par labb Piron, Amsterdam, Arkste et Merkus, 1757, 2 voll. in-4; Edition portative des Rveries ... d. par le chevalier de Viols, Dresde, aux dpenses de lditeur, 1757. par Desfontaines et Moret. V. in Revue internationale dhistoire militaire, 1985, n. 61, cit. in Jean-Pierre Bois, Maurice de Saxe. Le reve au service de la guerre, in Atti Namur, cit., p. 125.
224 223 222 221

A. de Ricouart, conte dHronville de Claye, Mmoire sur lInfanterie ou Trait des Lgions, compos (suivant lexemple des Romains) par M. le marchal comte de Saxe, La Haye, A. Gibert, 1753. Gran parte delle lettere del maresciallo furono pubblicate nel 1794 dal conte Philippe Henri de Grimoard (1750-1815), Lettres et Mmoires choisis parmi les papiers originaux du marchal de Saxe, Paris, an II, 5 voll. in-8.
226 225

Reed Browning, The War of the Austrian Succession, Stroud, Gloucestershire, Alan Sutton Publ. Ltd, 1994, pp. 282-

86.

104

lasciando credere di esserne egli stesso lautore227. Segu nel 1754 il compendio folardiano del brigadiere Chabo(t), esponente della corrente riformista dellesercito francese228 come il barone di Me(s)nil Durand che nel 1755 pubblic un progetto di ordinamento falangitico229. E nel 1756 furono finalmente stampate le memorie del maresciallo di Sassonia230. Perch Federico II fece pubblicare la compilazione folardiana fatta dal suo stato maggiore? Forse volle far circolare quelle critiche pungenti ai generali francesi, n poteva dispiacergli la stroncatura del Machiavelli militare, contro la quale polemizz pi tardi il lezioso letterato massone che Voltaire chiamava il caro cigno di Padova231. Forse pens di approfittarne proprio per pronunciarsi indirettamente, attraverso la censura, contro la teoria della colonna e lenfasi sulla storia militare antica. Il re di Prussia voleva infatti essere il protagonista di quella moderna: insegn quale superiorit diano al difensore, se ben sfruttati, la guerra dattrito, lartiglieria, lordine sottile, la militarizzazione del paese. Lanalogia corrente con Epaminonda, quella postuma (e oggi pi famosa) con Pericle, non implicano che si fosse realmente ispirato al loro esempio. I classici li leggeva, sia pure in francese: ma apprezzava pi la filosofia che la storia militare, in particolare il de officiis e Marco Aurelio, suo compagno inseparabile durante la guerra dei Sette anni. Considerava scorretto usare Cesare come un maestro della guerra dusura: sostenne che i suoi commentari aggiungevano ben poco alla lezione tratta dalla moderna guerra di panduri. Per Federico fu comunque controproducente evocare lo spirito di Folard, sia pure per emendarlo: fin infatti per accreditare il personaggio, e, indirettamente, anche limportanza concettuale della storia militare antica, fino a far credere ai philosophes di poter insegnare ai generali come dovevano combattere232. Scoppiata la guerra, nellottobre 1756 anche Voltaire volle mettere al servizio della
Esprit du chevalier de Folard, tir de ses commentaires sur lHistoire de Polybe par main de maitre (Berlin, Chrtien Frederic Woss, 8) (pour lusage dun officier, Leipzig, 1761; Berlin, 1764). Par main de maitre fu interpretata come una discreta allusione al fatto che il testo fosse stato scritto personalmente da Federico, al quale va comunque attribuita la responsabilit scientifica delloperetta. La prefazione affermava che Folard avait enfoui des diamants au milieu du fumier; nous les avons retir. On a fait main basse sur le systme des colonnes; on na conserv que les manoeuvres de guerre, dont il donne une description juste, la critique sage quil emploie sur certains gnraux franais, certaines rgles de tactique, des exemples de dfenses singulires et ingnieuses, et quelques projets qui fournissent matire des rflexions plus utiles que ces projets memes. Brigadiere di cavalleria Chabo(t) de La Serre (1715-80), maestro di campo dei Volontaires royaux: Abreg des commentaires de M. de Folard, sur lhistoire de Polybe, par M*** mestre de camp de cavalerie (Paris, chez la veuve Gandouin, chez Giffart, chez David lain, chez Jombert, chez Durand, 1754, 3 voll.; ill.; in-4. Index; Paris, 1757). LAbrg include un Trait de la colonne e un Trait de lattaque et de la dfense des places des Anciens. Promosso in seguito tenente generale, Chabo le Balafr divenne uno dei pi stretti collaboratori del duca di Choiseul , ministro della guerra e redasse varie memorie sulla riorganizzazione dellesercito (Colson, Collect. Moretus Plantin, cit, p. 153). Franois-Jean de Graindorge dOrgeville, baron de Me(s)nil-Durand (1729-99), Projet dun ordre franais en tactique, ou la phalange coupe et double soutenue par le mlange des armes, propos comme systme gnral, Paris, 1755, in-4.
230 Primo commentatore e biografo di Maurizio fu Jean Baptiste DAmarzit de Sahuguet baron dEspagnac, Supplment aux Reveries, ou Mmoires sur la guerre, de M. le marchal de Saxe, pubblicato in appendice alla riedizione di un proprio Essai sur la Science de la guerre, (1751), La Haye, P. Gosse, 1757; Histoire de Maurice comte de Saxe (1773). Altro commento si deve ad uno dei primi editori delle Reveries, il bizzarro inventore militare, oriundo fiorentino, Zacharie de Pazzi de Bonneville (1710-71), Esprit des loix de la tactique du marchal de Saxe, contenant plusieurs nouveaux systmes & de nouvelles dcouvertes sur lart de la guerre, comment par Monsieur de Bonneville ... A La Haye: chez Pierre Gosse junior, 1762, 2 t. en 1 vol.: ill.; in-4. (Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 170-72). 229 228 227

Francesco Algarotti (1712-64, Discorsi militari, Venezia, 1763: Livorno, 1764; Venezia, Palese, 1791-94, tomo V) polemizza con le critiche di Folard allArte della guerra di Machiavelli. Altri tre discorsi sono dedicati a temi di storia militare antica (la scienza militare di Virgilio, la battaglia di Zama e la progettata spedizione di Giulio Cesare contro i Parti). Le critiche folardiane furono invece riprese nel 1761 dal marchese Palmieri (Pieri, SMI, p. 121). Ma Diderot e DAlembert furono comunque pi prudenti dellEnciclopedia Einaudi, che ha assegnato le voci Armi e Guerra a Clemente Ancona. Gli articoli Arme e Guerre dellEncyclopdie (1751-72) sono opera di Guillaume Leblond (1704-1781), insegnante di matematica (Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 205-06 e 209)
232

231

105

patria la sua cultura classica. Sugger infatti a Luigi XV, tramite il duca di Richelieu, di impiegare contro i prussiani un moderno carro falcato di sua progettazione. Per non sentirsi da meno, lui imbattacarte pacifista, del rozzo monaco che con un po di zolfo e salnitro aveva cambiato larte della guerra in tutto questo sporco mondo, ne costru anche un modellino, consegnato al prefetto dei carri marchese di Florian per sottoporlo al ministro dArgenson. Voltaire reiter vanamente i suoi appelli sino al luglio 1757, non mancando, dopo la sconfitta di Rossbach, di atteggiarsi a profeta inascoltato. Rispolver il progetto dei carri di Tomiride con la guerra russo-turca: il 26 febbraio 1769 ne invi il disegno alla zarina, che gli assicur gentilmente di volerne far costruire e collaudare in sua presenza due prototipi, pur trasmettendogli il parere negativo dei suoi generali, secondo i quali i carri non erano efficaci contro i turchi, dal momento che essi non combattevano in ordine chiuso233. Ma lentusiasmo postumo per Folard declin dopo le critiche rivoltegli da Charles Thophile Guischardt (1724-75). Nato a Magdeburgo da una famiglia di rifugiati ugonotti, con uneccellente formazione filologica e appassionato di storia militare antica ma bocciato ad un concorso universitario olandese, nel 1758, dopo una modesta e breve esperienza militare nellesercito olandese e poi in un contingente minore della Reichsarmee, Guischardt aveva finalmente potuto pubblicare allAia i suoi studi sulla tattica e la poliorcetica greco-romane, corredati da unanalisi del bellum Africanum di Irzio e da proprie traduzioni di Enea, Onasandro e Arriano (taktika e ektaxis)234. Dedicata allo stathouder Guglielmo V dOrange, i cui glorieux ancetres avaient fait revivre en Europe lart de la guerre des Anciens, lopera emendava i Commentaires a Polibio degli errori filologici di Folard e degli errori tecnico-militari di dom Thuillier, senza per rinunciare al punto di vista tecnico e dando inoltre la preferenza, fra gli autori antichi, a quelli con diretta esperienza militare (Tucidide, Senofonte, Polibio, Cesare, Onasandro e Arriano)235. La risonanza dellopera, e specialmente linterpretazione antifolardiana di Canne come una vittoria dellordine sottile (la mobile mezzaluna di Annibale) sullordine profondo (la pesante falange di Varrone), gli valse la presentazione al re di Prussia, il quale lo accolse fra i suoi aides de camps la suite236. Terminata la guerra, il colonnello Quintus Icilius dedic a Federico II altri 4 volumi di studi militari antichi237, inclusa unanalisi innovativa - fondata sulle nuove acquisizioni della cartografia scientifica - della campagna cesariana di Spagna, gi esaminata da Puysgur e considerata come uno dei capolavori dellarte militare. Ma lintroduzione approfondiva, per dirla con espressione crociana,

Voltaire, Corrspondance, d. Th Besterman, Paris, IV (1978), V (1980), IX (1985) e X (1986); J. Cazes, Voltaire inventeur des tanks, in Mercure de France, 138, 15 fv.-15 mars 1920, pp. 405-14; G. Hemerdinger, Voltaire et son chariot de guerre, in Revue dArtillerie, 1934, 587-607 (citt. in Giardina, Introduzione al de rebus bellicis, cit., pp. ix-xv). Sulla scorta di Plutarco e Vegezio, Voltaire non si nascondeva che i carri erano assai poco temibili, soprattutto contro i moderni cavalli di Frisia: ma sosteneva che almeno la prima volta sarebbero stati efficaci, come sorpresa tecnologica. Mmoires militaires sur les Grecs et les Romains avec une dissertation sur lattaque et la dfense des places des Anciens: la traduction dOnosander et de la tactique dArrien et lanalyse de la campagne de Jules Cesar en Afrique, La Haye, Pierre de Hondt, 1758, 2 voll. in-8; Lyon, chez Jean-Marie Bruyset, 1760 (la dissertation e le traduzioni sono incluse nel vol. II).
235 236 234

233

Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 186-190.

Il riconoscimento fu per accompagnato da una punta di beffarda cattiveria, perch il sovrano, fattosi dire da Guischardt chi fosse, a suo avviso, il miglior aide-de-camp di Giulio Cesare, lo ribatezz ufficialmente con quel nome, ossia Quinto Icilio. Cos il re lo usava per porre s stesso al livello del pi grande capitano dellantichit. Secondo JeanJacques Langendorf (Lhumanisme de lofficier frdricien et post-frdricien, in Atti Namur, cit., pp. 176-80) Guischardt sub una sorta di involuzione morale, non solo per le estorsioni e le frodi di cui si macchi durante la guerra dei Sette anni, ma anche per aver cambiato opinione per compiacere il suo padrone, in cuor suo odiato, se intanto raccoglieva segretamente documenti che ne offuscavano la gloria guerriera. Fu per meno scaltro della polizia prussiana e meno longevo di Federico, che, alla morte di Quinto Icilio, nel 1775, ne fece sequestrare e distruggere tutte le carte. Quintus Icilius, Mmoires critiques et historiques sur plusieurs points dhistoire militaire (Berlin, 1768, 4 voll.; Paris e Strasbourg, 1774).
237

106

quel chera morto da quel che era ancora vivo nellesperienza militare antica, compiacendo la tesi federiciana che i progressi delle armi da fuoco avevano reso del tutto obsoleto ogni tentativo di imitazione della tattica antica. Non per lo studio critico della complessiva esperienza militare classica, preziosa per la meditazione e la formazione. Malgrado la difesa di Folard fatta dal fiammingo Robert de Lo-Looz238 e vari suoi epigoni italiani239, negli anni 1770 il modello classico non fu pi invocato dai sostenitori dellordre profond. Lidea di Folard fu cos sostituita da un preciso modello tattico, esposto nel 1774 da Menil Durand aggiornando le proprie proposte giovanili del 1755, che si proponeva di combinare fuoco e urto, facendo precedere lattacco delle colonne da una preparazione dartiglieria, peraltro di breve durata240. Grazie allappoggio del duca di Broglie (1718-1804), che si piccava di aver applicato lattacco in colonna nella battaglia di Bergen del 13 aprile 1759, nel 1778 Menil-Durand ottenne di poter testare il suo sistema al campo di manovra di Vaissieux, presso Bayeux, con limpiego di ben 30.000 uomini. La valutazione dellesperimento fu controversa: i sostenitori dellordine profondo proposero addirittura di sostituire il fucile con la picca, a favore della quale si pronunciarono poi anche il conte di Lippe e il suo giovane scolaro Scharnhorst241. Prevalsero per i sostenitori dellordine moderno, ben difeso dal gi famoso colonnello Guibert242.

Robert de Lo-Looz, Recherches dantiquits militaires avec la dfense du chevalier de Folard contre les allgations insres dans les Mmoires militaires (di Guischardt) sur les Grecs et les Romains, Paris, 1770 (Chagniot, in Actes Namur, cit., p. 124). Sono il marchese Giuseppe Palmieri (1721-93), Riflessioni critiche sullarte della guerra, 1761; Alonso Sanchez de Luna duca di SantArpino, Della milizia greca, e romana, Napoli, Simoniana, 1763 e il generale Pietro Ignazio Asinari cavaliere di Bernezzo, detto il marchese di Brz, Observations historiques et critiques sur les commentaires de Folard et de la Cavalerie, Torino, 1772. Lintuizione felice di Palmieri era di reimpostare la questione tattica (ordini sottile/profondo) in termini funzionali (armi difensive/offensive ossia distruttive/risolutive). Ma proprio tale approccio gli impediva di accorgersi che il potenziamento moderno delle armi distruttive era anche un salto di qualit, convincendolo invece che i principi di impiego estratti dalla panoplia antica fossero applicabili anche alla moderna. Le due formazioni tattiche dellantichit, falange e legione (ossia ordine chiuso e fallato), erano funzione dei due diversi tipi di armi dassalto, la picca (sarissa) e la spada (gladio). Convinto erroneamente che anche le legioni cannensi fossero armate di spada (anzich di lancia) Palmieri riteneva assurda la decisione di Varrone di combattere in ordine chiuso. Quanto alla cavalleria moderna, Palmieri considerava positivo aver abbandonato la pistola e la conseguente tattica del caracollo (analogo al chorlogen olandese), ma sbagliato averla dotata di lancia. Infatti lordine chiuso (falangitico) non era adatto alle grandi formazioni di cavalleria, perch veniva presto rotto dalle asperit del terreno: bisognava invece impiegarla in ordine fallato, armandola dunque di sciabola. Cfr. Pieri, SMI, pp. 114-129; Rodolfo Guiscardo, Dal Palmieri al Marselli: attualit della sociologia militare meridionale, in Atti del convegno su Il pensiero di studiosi di cose militari meridionali in epoca risorgimentale, Societ di Storia Patria di Terra di Lavoro, USSME e Rivista Militare, Roma, 1978 (=La sociologia militare meridionale 1761-1899, La Buona Stampa, Napoli, 1979, pp. 15-24); Anna Maria Rao, Esercito e societ a Napoli, in Studi storici, 28, 1987, n. 3, pp. 623-78.
240 241 239

238

Me(s)nil-Durand., Fragments de Tactique, Paris, 1774, 2 voll. in-4, planches.

Cfr. colonnello dei dragoni Scott, Manuel du citoyen arm de la pique, par un militaire ami de la libert, Paris, chez Buisson, 1792, X-73 pages et 2 planches, citato da E. de La Barre du Parcq, Histoire de lart de la guerre, Paris, 1864, 2, pp. 341-42 e da Pieri, Scrittori militari italiani, cit., p. 134 nt. 2. Secondo Jahns (GdKW, 3, p. 2588, lidea di Menil Durand anticipava il tipo di combattimento che avrebbe caratterizzato poi le guerre del 1792-1815. Ma Paddy Griffith dimostra che il largo ricorso delle Armate rivoluzionarie al fuoco di interdizione e preparazione e allattacco in colonna, lungi dallessere frutto di una nuova concezione generale, fu il risultato della cattiva qualit della fanteria francese, improvvisata e soggetta al panico, che imponeva di evitare una prolungata esposizione alla fucileria nemica (The Art of War of Revolutionary France 1789-1802, London Greenhill Books - Pennsylvania, Stackpole Books, 1998 pp. 175 ss). Jacques Antoine Hippolythe conte de Guibert (1743-90), Dfense su systme de guerre moderne, ou refutation complte du systme de M. de Mesnil Durand, Neufchatel, 1779, 2 voll., in-8 (cfr. il suo precedente Essai gnral de tactique, preced dun Discours sur ltat actuel de la politique & de la science militaire en Europe, Londres, chez les libraires associs, 1773; trad. ted. Dresda 1774; ing. Londra 1781). Replica di Menil-Durand, Collection de discours, pices er mmoires pour achever dinstruire la grande affaire de la tactique et donner les derniers claircissements sur lordre franais, Amsterdam, 1780, 2 voll. in-8.
242

107

Guibert separava la questione della storia militare antica dalla qurelle des Anciens et des Modernes. Non si trattava di mettersi contro la moda del momento, esasperata poi nel decennio rivoluzionario: gli sembrava pacifico che i modelli etico-politici del classicismo fossero superiori alla moderna senescenza. Ma le questioni militari andavano trattate su un altro piano. Nella sua iconoclastia antifedericiana, Berenhorst contrapponeva la miseria morale della guerra tecnologica alla virtus della guerra eroica, ma archiviava il falso problema con un vero giudizio storico, quello appunto della frattura irrimediabile prodotta dalla modernit243. Un tema, quello della guerra posteroica, che fu ripreso nel 1813 da Benjamin Constant244 e tornato di moda nel terzo dopoguerra del Novecento245. Ma intanto si era avviata una nuova fase di studio propriamente storico della storia militare antica, i cui protagonisti, diversamente dal Seicento, riunivano in s sia le competenze militari (che erano mancate a Lipsio e Salmasio) che ladeguata formazione filologica (di cui era privo Folard). Tra costoro furono il citato Guischardt, Turpin de Criss246 e un manipolo di altri traduttori247 e

Georg Heinrich von Berenhorst, gi aiutante di campo di Federico II, Betrachtungen ueber die Kriegskunst, ueber ihre Fortschritte ihre Widersprueche und ihre Zuverlaessigkeit, 2 voll., pubblicate anonime nel 1797-98 (Leipzig, 1827). Cfr. Langendorf, op. cit., pp. 171-80 Henri-Benjamin Constant de Rebecque (1767-1830), De lesprit de conquete et de lusurpation dans leurs rapports avec la civilisation europenne3, Paris, Le Normant et H. Nicolle, 1814 (cit. in Colson, Atti Namur, p. 213). Su Constant cfr. Alessandro Colombo, Guerra e commercio: alle radici di unutopia, in Relazioni internazionali, 4 N. S., n. 14, giugno 1991, pp. 86-94. Lespressione guerra posteroica usata da Luttwak, in esclusivo e ingenuo riferimento alla guerra tecnologica, con campagne militari simili a quelle di disinfestazione. E per merito di Martin van Creveld (The Transformation if War. The Most Radical Reinterpretation of Armed Conflict Since Clausewitz, New York-London., The Free Press, 1991) aver afferrato la questione in modo pi penetrante, collegando la guerra posteroica alla unpolitical war, che, a suo avviso, sarebbe combattuta realmente per la (e non solo in nome della) giustizia, religione e sopravvivenza. Ma questa pretesa guerra ideologica, astratta dai normali interessi, in realt la guerra assoluta di Clausewitz, la Wojn di Lenin: cio la guerra pi politica di tutte, a patto di usare laggettivo nel significato forte (schmittiano). Dove la posta in gioco talmente radicale da non poter pi essere governata secondo la logica della politica in senso debole (clausewitziano: ossia la Kabinettspolitik). E di cui Tolstoi ha afferrato, in modo letterariamente insuperato, il senso posteroico, nella formidabile pagina di Guerra e pace sulla guerra partigiana interpretata con la metafora dei duellanti, uno dei quali allimprovviso si accorge che non si tratta di una stupida questione donore, ma della pelle: e, gettata la spada, afferra il bastone e picchia, picchia, picchia ... finch il disgusto e la piet non prendono in lui il sopravvento sullodio e la paura. Vengono in mente i Desastres de la guerra di Goya (specialmente Las mujeres dan prueba de valor); la porcellana tirolese che allude allinsurrezione del 1809 rappresentando le contadine col cappellone di paglia che ridono mostrando la roncola affilata al soldato francese (o forse bavarese, italico...) legato allalbero; la rozza stampa russa del 1812, con la donna che infierisce a zoccolate sul cranio zampillante del mancato stupratore francese, dalla cui bocca disperata e morente esce, sfottente, il fumetto piti, piti madame.... Generale di cavalleria Lancelot Turpin conte de Criss (1716-1795), gi autore di un fortunato Essai sur lart de la guerre (Paris, 1754, 2 voll. in-4, tradotto in tedesco, inglese e russo: Jaehns, GdKW, 4, pp. 2054-57) e di Commentaires sur les mmoires de Montecuccoli (Paris, 1769, voll. in-4; Amsterdam, 1770, 3 voll. in-8), si volse pi tardi agli studi classici con i Commentaires sur les institutions militaires de Vgce (Montargis, Imprimerie De Lequatre, 1779) e i Commentaires de Csar, avec des notes historiques, critiques et militaires (Montargis, 1785, 3 voll. in-8; Amsterdam, 1787 trad. di N. F. de Wailly). Nel Settecento apparvero nuove traduzioni di Polieno (Dom Lobineau, 1739), Vegezio (Bourdon de Sigrais, 1743: cavalier de Bongars, 1772), Onasandro (barone di Zur-Lauben 1754, 1757, 1762; Guischardt, 1758), Enea (Beausobre, 1757), Eliano (Bourchaud de Bussy, 1757), Leone (Joly de M. 1770), Frontino (an. 1772), Ipparchico di Senofonte (Joly de M. 1785)
247 246 245 244

243

108

commentartori248; ma il pi fecondo fu certo Paul Gdon Joly de Maizeroy (1719-80), fiorito tra il 1763 e membro dellAcadmie Royale des Inscriptions et Belles Lettres249. A lui si deve, com noto, lintroduzione del termine strategia nel moderno vocabolario militare250. Nelledizione di Leone (1770), impieg per la prima volta laggettivo stratgique (ricalcato da tactique) invece di tactique suprieure o grande tactique (le parties sublimes di Maurizio di Sassonia). Nella Thorie del 1777, a p. 2, Joly scrisse che la conduite de la guerre est la science du gnral, que les Grecs nommaient stratgie (strategia), science profonde, vaste, sublime, qui en renferme beaucoup dautres mais dont la base fondamentale est la tactique. Lunico vantaggio di chiamare strategia la condotta delle campagne era di accorciare lanaloga titolatura dei trattati a cavallo tra Cinque e Seicento, ossia (officium del) perfetto capitano (generale). Ma nel tardo Settecento rifletteva il punto di vista dei generali, che si consideravano per definizione gli specialisti della guerra. Ma il termine era e resta infelice e tautologico, perch oblitera la questione scientifica (ossia lo statuto epistemologico dellarte della guerra). E, insinuando che la guerra sia lofficium del generale, limita in realt lofficium del sovrano, come se la guerra potesse essere separata e contrapposta alla politica. Insomma un vero e disastroso regresso, rispetto al concetto cesariano di ratio vincendi, al concetto di administratio belli coniato dalla politografia secentesca. Ma un regresso che affondava radici sempre pi profonde nella proliferazione degli stati maggiori, nellinterventismo politico delle lites militari, come, daltra parte, nella crescente smilitarizzazione del pensiero politico e dei sistemi costituzionali occidentali. Nella vasta letteratura prodotta dai veterani postnapoleonici non manc neppure lennesima perorazione a favore della legione, delle armi bianche, della colonna dassalto, dei reparti celeri di cavalleria e fanti leggeri. Di originale, il generale del genio Rogniat vi aggiunse una speciale attenzione per i campi trincerati, sollecitata sia da Lipsio, che conosceva e criticava, sia da suoi diretti rilievi topografici che ebbe occasione di fare durante la guerra Peninsulare (1808-12). Gli piacque spingersi

Carlet de la Rozire, Les Stratagmes de guerre, 1756; Jean-Jacques de Beausobre, Commentaire sur la dfense des places dAeneas le Tacticien, Amsterdam, 1757, 2 tomi; Jean-Henry Maubert de Gouvest, Mmoires militaires sur les Anciens, ou ide prcise de tout ce que les Anciens ont crit relativement lart militaire, Bruxelles, s. e., 1762; Andreu de Bilistein, Institutions militaires pour la France ou le Vgce franais, 1779; Volcmar, Histoire de la Tactique des Romains, Breslau, 1780; Nast e Roesch, Roemische Kriegsalterthuemer, Halle, 1782. Oltre ai tre Mmoires sur la Science Militaire des Anciens pubblicati nei Rcueils dellAcadmie, la bibliografia essenziale include dieci opere principali: A) Essais militaires, Paris, 1763 in-8; Nancy 1767 in-8, trad. ingl. Th, Mant, 1771 in-8; B) Trait des Stratagmes permis la guerre, ou remarques sur Polyen et Frontin, avec des observations sur les batailles de Pharsale et dArbelle, Metz, 1765, in-8; C) Cours de Tactique thorique, pratique et historique, qui applique les exemples aux prceptes, dveloppe les maximes des plus habiles gnraux et rapporte les faits les plus intressants et les plus utiles avec la description de plusieurs batailles anciennes (e moderne), 2 voll., 23 planches, Paris, 1766; 1776 in-8 (trad. ted. del conte di Bruehl, Strasburgo, 1771-72, 3 vol. 8); integrato da altre due opere: Trait de Tactique pour servir de supplment au Cours (de tactique), 2 voll. on-8, 15 pl. e La Tactique discute et rduite ses vritables principes, pur servir de suite et de Conclusion au Cours de Tactique &c., Paris, 1773 in-8. Cfr., nel Journal Encyclopdique, le observations del cavaliere di Chastelloux e la replica di Joly. D) Mmoire sur les opinions que partagent les militaires, suivi du Trait des armes dfensives, Nancy, 1767, in-8, 8 planches. E) Institutions militaires de lempereur Lon le Philosophe, trad. en franais avec des notes et des observations: suivies dune Dissertation sur le feu grgeois, 2 voll.; in-8, Paris, 1770; 1778; 2 voll.; in-8; 14 planches. F) Trait des Armes, et de lOrdonnance de linfanterie, Paris, 1776, in-8. G) Thorie de la guerre, o lon expose la consititution et la formation de linfanterie et de la cavalerie, &c., Nancy e Lausanne, 1777, in-8. H) Trait sur lArt des Siges, et des Machines des Anciens, o lon trouvera des comparaisons de leurs mthodes avec celles des modernes, Paris, 1778, in-8, 6 planches. I) Tableau gnral de la cavalerie grecque, prcd dun Mmoire sur la guerre considre comme science, Paris, 1781, in-4. L) Mlanges concernant diffrents Mmoires sur le choix dun ordre de tactique, la grande manoeuvre &c., et une traduction du Trait du gnral de Cavalerie de Xnophon, Paris, 1785, in-8. Sulla diffusione del termine nella letteratura militare europea cfr. ovviamente linformatissimo Coutau-Bgarie, Trait, cit., pp. 60 ss.
250 249

248

109

fino ai dettagli, come i nomi romaneggianti che proponeva per le nuove legioni francesi: LInvincible, La Vertueuse, La Fidle ... 251 Ovviamente fu Clausewitz, nel libro II del Vom Kriege, dedicato alla teoria della guerra, a dar finalmente uno spessore epistemologico al rapporto tra pensiero strategico e storia militare antica. Nel capitolo sugli esempi storici (VI), in cui citava Scharnhorst e Feuquires, distingueva le funzioni logiche (deduttiva e induttiva) dellesempio da quelle puramente retoriche (esplicativa e applicativa) e impostava una teoria storicista del loro abuso, contrapponendo il maggior valore istruttivo e pratico della storia militare pi moderna rispetto ai periodi pi remoti, apparten(enti) ad un complesso di concezioni sorpassate, e quindi ad altra specie di condotta di guerra 252. 14. La Grand Strategy dellImpero romano In questa sede sarebbe impossibile (e anche pleonastico) addentrarsi nei successivi sviluppi della storia militare come settore specializzato della storia antica, che a me pare soprattutto storia politica e sociale delle istituzioni militari, anche quando affronta questioni di arte militare antica. Mi limiter ad osservare che - conclusa allinizio del Novecento la fase pionieristica comune, con i fondamentali contributi specialistici di Johannes Kromayer, Georg Veith e Friedrich Lammert - la crescente diversificazione degli interessi e dei metodi di ricerca ha generalmente privato la storia militare comparata della qualificazione o della possibilit pratica di acquisire risultati originali nella ricerca di base antichista (ma anche medievista e modernista). Ci ha riprodotto, in forme nuove, la duplicit di prospettive (filologica e tecnica) secentesca, riunite solo brevemente, nella seconda met del Settecento, dalla stagione dei militari eruditi (Guischardt, Joly, Turpin). Per rendersi conto degli effetti di questa divaricazione delle prospettive, basti confrontare Stilicone e The Grand Strategy of the Roman Empire. Tra le grandi opere di Mazzarino, Stilicone quello pi irritante per lo storico militare, il quale ben si avvede di trovarsi difronte ad un contributo fondamentale per la storia militare. Ma lautore non vi bada, abbandonandosi invece alla volutt filologica, con il tratto amilitare caratteristico della generazione che ha vissuto la morte della patria. Grand strategy, concetto che Liddell Hart sostitu nel 1967 a quello da lui usato nel 1932 di way in warfare253, un calco, bench forse pi istintivo che meditato, da grande tactique; non da Great War.

Generale Joseph Rogniat (1776-1840), Considrations sur lart de la guerre, Paris, 1816; 1817; 1820; Bruxelles, Petit, 1838. Il volume corredato da 19 lunghe note dedicate agli antichi. Ma il senso complessivo dellopera era una polemica contro il suo vecchio condottiero. Da SantElena Napoleone si immeschin a rispondergli puntigliosamente con 28 Notes sur les Considrations sur lart de la guerre (Correspondance de Napolon I, publie par ordre de lempereur Napolon III, Paris, Plon et Dumaine, 31, 1870, pp. 302-42) anche se concordava con Rogniat su alcuni punti di storia antica, come ne interpnel suo Prcis de guerres de Jules Csar (Correspondance, 32, pp. 26-31). Rogniat non si fece scappare il suo quarto dora di celebrit: replic subito con una Rponse aux notes critiques de Napolon, sur louvrage intitul Considrations sur lart de la guerre, Paris, Anselin et Pochard, 1823). Cfr. Bruno Colson, La place des Anciens dans les Considrations sur lArt de la guerre du gnral Rogniat (1816), in Atti Namur, cit., pp. 187-226. Il modo meraviglioso - aggiungeva - con cui Roma combatt Cartagine nella seconda guerra punica, attaccando in Spagna ed in Africa mentre Annibale non era ancora vinto in Italia, pu divenire per noi oggetto di considerazioni molto istruttive, poich i rapporti generali degli Stati e dei loro eserciti, sui quali si fondava lefficacia di questa difesa indiretta, sono ancora sufficientemente conosciuti. Ma pi noi penetriamo nei particolari, allontanandoci dai rapporti generali, tanto meno possiamo scegliere i modelli e i dati di esperienza nei tempi lontani: giacch non ci possibile apprezzarne sufficientemente gli avvenimenti, n applicare i risultati di questo apprezzamento ai nostri fini, dato il cambiamento completo avvenuto nei mezzi (trad. USSME 1942, ed. Mondadori 1990, con Introduzione di Carlo Jean, Milano, 1997, pp. 168-69). Cfr. Loreto, Il piano di guerra dei Pompeiani e di Cesare dopo Farsalo (giugno-ottobre 48 a. C.). Uno studio sulla grande strategia della guerra civile, Amsterdam, Adolf M. Hakkert Editore, 1994, pp. 10-12 e p. 58-59 ntt. 38 e 43 (su Arther Ferrill, che dopo Luttwak ha applicato il concetto di grande strategia allimpero romano). Cfr. Id., La convenienza
253 252

251

110

La grandezza dunque riferita, anche in senso figurato, alle dimensioni spaziali e al livello gerarchico delle decisioni strategiche: ma non alla loro portata storica. Perci laggettivo grand aggiunge nuovi equivoci epistemologici a quelli gi impliciti nel sostantivo coniato da Joly de Maizeroy ed entrato, tramite Jomini, nelluso moderno (non solo militare). Liddell Hart spiega obscurum per obscurium, chiosando che grand strategy significa policy in war. Ma restano pi efficaci e pregnanti i classici concetti di Welt- e Machtpolitik, oggi rimessi in circolo da Paul Kennedy. La mentalit geopolitica del Novecento254, che trasuda anche dal concetto di grand strategy, induce a credere che dalla carta dellImpero (ossia dalla sua rappresentazione) se ne possa inferire la psicologia, linconscio; e dunque la vera natura e il manifest destiny. Pronostici analoghi sono propri dellintelligence operativa, che dalle informazioni sulla situazione operativa, tarate su un ipotetico tasso di errori e inganni ostili, deve scommettere sulle intenzioni del nemico e prevedere gli sviluppi successivi. Ma lintelligence operativa solo una componente dellintelligence. Per poter ridurre lazzardo della scommessa non basta conoscere i mezzi di cui il nemico si dotato o potrebbe dotarsi: occorre scandagliare il suo animo, penetrare nella sua mente. Difficilmente lo scarto delle culture lo consente: ma conoscere quel che accade nel praetorium del nemico pi importante che osservare il deserto dagli avamposti di Forte Bastiany. Se non potessimo applicare categorie moderne alla storia antica, sarebbe del tutto insensato occuparsene. Non questo il rilievo giusto da muovere al controverso saggio di Luttwak Il suo limite di aver cercato di inferire la grande strategia romana mediante la sola archeologia, ossia lequivalente storiografico dellintelligence operativa. Certamente dalla periferia si pu dedurre la forma del centro, mentre non sempre possibile il contrario. Ma sul centro dellimpero romano abbiamo pi informazioni affidabili di quante ne avessero i sovietologi occidentali sul Cremlino (come del resto si vede dai pronostici di Luttwak in The Grand Strategy of the Soviet Union). Accanto, e prima, del limes, occorreva studiare il praetorium. La sua storia istituzionale, il suo modo di pensare, di funzionare, di processare le informazioni e prendere le decisioni. Va tuttavia riconosciuto che la formula della grand strategy ha consentito di reintrodurre la storia militare antica (almeno nella forma debole di settore militare dellantichistica) nellorizzonte della storia militare comparata. Ma la condizione perch ci potesse avvenire stato il mutamento di identit prodotto in Occidente dalla seconda vittoria sulla Germania, col declinare del sentimento di appartenenza nazionale e il riemergere di temi apocalittici, come lanalogia tra gli Stati Uniti custodians of the history o ennesima quarta monarchia danielina - e lImpero romano. Il saggio di Luttwak prende senso solo dalla premessa: we, like the Romans ... 15. Per una storia attuale del pensiero strategico classico Come si visto, se la storiografia e la letteratura militare classica furono allorigine del moderno pensiero militare occidentale, esercitarono in seguito uninfluenza sempre pi marginale ed episodica, venendo in genere richiamate solo per conferire maggiore autorit alle posizioni anticonformiste. Non si pu escludere che in futuro si possa ripetere in forme nuove una qualche rivoluzione militare umanista, simile a quella verificatasi nellEuropa rinascimentale. Ma in ogni modo la precondizione necessaria liniziativa di un moderno Giano Lascaris che sappia non solo trafugare dalle biblioteche universitarie lo spirito del pensiero strategico classico, ma anche tradurlo e venderlo nel linguaggio e nel raggio di interessi del pensiero strategico contemporaneo.
di perdere una guerra. La continuit della grande strategia cartaginese 290-238 a. C., in Yann Le Bohec (Ed.), La Premire Guerre Punique. Autour de lOeuvre de M. H. Fantar, Lyon, Diffusion De Boccard (Paris), 2001; Arther Ferrill. Cfr. Ilari, Fortuna e genesi della geopolitica (ms. settembre 1994), in corso di pubblicazione a cura di Marco Antonsich nei Quaderni del dottorato di ricerca in Geografia Politica delle universit di Trieste (DSP) e Napoli (IGP F. Compagna).
254

111

La scarsa influenza non stata infatti determinata dal pregiudizio della rivoluzione militare, ossia dal fatto che lo scarto qualitativo tra il combattimento antico e moderno, determinato dalla polvere da sparo e complicazioni successive, sia stato considerato una condanna senza appello alla definitiva archiviazione: al massimo largomento servito a giustificare a posteriori unesclusione che nasceva da altre ragioni. Del resto nessuna delle rivoluzioni militari successive, nemmeno quella nucleare e la RMA, ha segnato cesure epocali nella circolazione e trasmissione della letteratura strategica anteriore: semmai hanno contribuito a storicizzarla, favorendo la nascita e lo sviluppo di una storia critica del pensiero strategico moderno e contemporaneo. Determinante stata invece la difficolt pratica di applicare anche al pensiero strategico, oltre che alle forme materiali di guerra, lidea di una continuit (sviluppo) militare dal mondo antico al mondo occidentale. Nel caso delle forme materiali, infatti, si possono applicare agli eventi del passato gli schemi interpretativi moderni (in ci consiste appunto il metodo positivista); mentre nel caso delle forme intellettuali si registra uno scarto culturale che ormai i moderni scrittori di strategia non sono in grado di interpretare. La riprova sta nella scarsissima circolazione e influenza della grande storia comparata delle scienze militari pubblicata da Max Jaehns nel 1889-91255. Si preferito invece limitare lo studio comparato del pensiero strategico agli ultimi due secoli256, risalendo al massimo alla rivoluzione militare rinascimentale, ma senza approfondire in modo adeguato il suo rapporto con luso moderno del pensiero militare antico. The Making of Strategy, un saggio collettivo sulla storia delle strategie nazionali (Rulers, States, and War) curato da Williamson Murray, MacGregor Knox e Alvin Bernstein (Cambridge U. P., 1994) sceglie come punto di partenza del suo oggetto il 1558. Ma, se non altro, premette ai sedici studi relativi a varie esperienze nazionali europee ed extraeuropee, altri due (di Donald Kagan e Alvin H. Bernstein) sulle strategie nazionali ateniese e romana durante la guerra del Peloponneso e la seconda guerra Punica. Makers of Modern Strategy - il famoso contributo delle discipline umanistiche delluniversit di Princeton allo sforzo bellico degli Stati Uniti, risalente al 1941-43 e curato da Edward Mead Earle reca invece come sottotitolo From Machiavelli to Hitler (nel rifacimento curato nel 1986 da Peter Paret, uno dei maggiori storici di Clausewitz, Hitler fu sostituito da Nuclear Age). Pu darsi che sullesclusione della tradizione classica abbiano influito fattori casuali, ad esempio non aver sottomano un antichista idoneo o collaborativo257. Quanto meno, per, il suo contributo non fu ritenuto

Max Jaehns, Geschichte der Kriegswissenschaften vornehmlich in Deutschland, 3 voll., Muenchen e Leipzig, 188991. La sterminata opera fu resa possibile dalla ricchissima biblioteca militare raccolta dallautore. Purtroppo, malgrado la ristampa anastatica nella Bibliotheca Rerum Militarium della Biblio Verlag di Osnabruck, resta di difficile reperibilit al di fuori della Germania. Perfino Raymond Aron (Penser la guerre, Clausewitz. II: Lage plantaire, Paris, Editions Gallimard, 1976) si limita a citarlo in bibliografia (p. 349). Lopera non menzionata nella voce Jahns (Massimiliano) dellEnciclopedia militare (Milano, Il Popolo dItalia, 1932, IV, p. 439) n in Makers of Modern Strategy (1943). In questultima Jaehns compare a p. 95 (ed. 1986), peraltro muto e solo in coppia con Delbrueck. Diversamente da questultimo, Jaehns ignorato anche dal Dictionnaire dart et dhistoire militaires di Andr Corvisier (Paris, PUF, 1988), dal Dictionnaire de stratgie militaire di Chaliand e Blin (Paris, Perrin, 1998) e dal Dictionary of Military and Naval Quotations del colonnello dei marines Robert Debs Heinl, U.S. Naval Institute, Annapolis, Maryland, 1966. LInternational Military and Defense Encyclopedia in sei volumi della Brasseys (1992), curata dal famoso colonnello americano Trevor N. Dupuy, raddrizza il torto omettendo pure Delbrueck. Cfr. Friedrich Wilhelm Ruestow, Die Feldherrnkunst des 19. Jahrhunderts, 2 vol., 3a ed. Zurigo 1877-78 (trad. francese Savin de Larclause, Lart militaire au XIXe sicle. Stratgie, histoire militaire); J. L. Wallach, Kriegstheorien. Ihre Entwicklung im 19. und 20. Jahrhundert, Frankfurt a. Main, 1972. Gi nel 1941 gli Stati Uniti avevano per una solida tradizione di storia militare classica. A prescindere dal riferimento a Caio Duilio (in cui si pu forse supporre una certa sfumatura antibritannica) nella prima sala del museo dei marines, si
257 256

255

112

indispensabile in unopera incentrata non gi sulla comparazione storica tra case-studies ma sulla storia di una tradizione letteraria che comincia - indubbiamente, nonostante due o tre immediati precursori italiani e francesi - con lArte della guerra di Machiavelli. Che, dopo Jaehns, non si sia finora sentito il bisogno di mettere a fuoco in modo autonomo e specifico il pensiero strategico classico costituisce la pi ultimativa messa in mora delle rozze comparazioni sociologizzanti tra case studies estrapolati arbitrariamente da diverse epoche storiche. Tale uso prescientifico del concetto di evoluzione dimostra in definitiva che si ignora il problema della continuit perch si ignora quello di frattura e rivoluzione. Diviene cos impossibile render veramente conto anche di evoluzioni semantiche ben conosciute, come quella della famiglia lessicale di strategia. Non infatti sufficiente il confronto tra luso antico e luso moderno consolidatosi fra il 1771 e il 1810258; occorre anche rendere conto delle ragioni e delle implicazioni dellabbandono e della riscoperta di questo contenitore teoretico, indagando le locuzioni moderne surrogate dalla scienza militare del Rinascimento e dellantico regime (es. politica militare, governo della milizia, ufficio del capitano generale). La moderna letteratura militare e strategica, sviluppatasi tra il XVI e il XVIII secolo, aveva - almeno in qualche caso - le capacit filologiche per interpretare le fonti classiche; ma non possedeva nei loro confronti la distanza critica e psicologica richiesta da una storia del pensiero. Non ne avvertiva neppure la necessit, perch lapparente corrispondenza del lessico moderno e classico, combinata con luso moderno del latino, occultava gli scarti semantici e concettuali, ossia proprio gli indizi e le spie che orientano lo storico del pensiero. Questo usus modernus rerum militarium esprimeva certo unideologia della continuit: ma il suo esito paradossale era loccultamento del problema scientifico e della questione teorica, rendendo in definitiva inutile e ridondante lo studio dellantico. In seguito, se aumentata la necessaria distanza critica dalla tradizione, si sono affievolite le capacit filologiche, mentre laccumularsi di una nuova tradizione moderna, messa alla prova dalle guerre della Rivoluzione e dellImpero francese (1792-1815) e gi consolidata con Clausewitz (1780-1832) e Jomini (1779-1869), ha posto compiti pi urgenti e fondamentali alla storia interna del pensiero strategico. Non che la storia militare antica sia stata del tutto lasciata agli antichisti259. Ma le basi culturali degli scrittori di strategia e degli storici militari contemporanei, sufficienti per la comparazione evenemenziale, non erano in genere adeguate al compito di attraversare una diversa costellazione del pensiero. E significativo, ad esempio, che Basil Henry Liddell Hart (1895-1970), pur avendo attinto correttamente dalla storia antica lesempio di Scipione Africano, abbia preferito avventurarsi nellinterpretazione del Sunzi Bingfa (i principi della guerra del Maestro Sun) anzich delle coeve collezioni greche di strategemata. A prima vista sembra paradossale, perch gli antichi stratagemmi cinesi sono certo pi distanti di quelli greci dal pensiero strategico occidentale: ma proprio per questo, allopposto della filologia classica, la sinologia occidentale non possiede ancora lautorevolezza sociale e la diffusione culturale necessarie per scoraggiare le disinvolte incursioni attualizzanti. Il merito culturale di Liddell Hart non va disconosciuto n sottovalutato: sono state la sua prefazione e la sua revisione della traduzione di Samuel B. Griffith a mettere in grado il pensiero strategico occidentale di includere tra le sue fonti il thesaurus della scuola cinese di strategia (bing jia). Ma il costo consistito nelloccidentalizzione e in definitiva nella banalizzazione del pensiero cinese, al quale sono stati

pensi alla traduzione di Enea Tattico, Asclepiodoto e Onasandro pubblicata nel 1923 dallIllinois Greek Club (LondonCambridge, Massachussets, 1962).
258 259

Coutau Bgarie, Trait, cit., pp. 55-61. Sulla divaricazione delle due tradizioni cfr. Loreto, Art. Krieg, cit., coll. 1110-18.

113

attribuiti molti concetti che si debbono in realt al pregiudizio del revisore e al suo intento di rafforzare con un tocco di esotismo il proprio arsenale argomentativo260. Negli ultimi tre decenni si sono consolidate filologia analitica e storiografia critica del pensiero strategico moderno e contemporaneo. Altrettanto non si ancora verificato per quello antico e medievale, malgrado le ricerche etimologiche e semantiche sul vocabolario militare classico261 e i recenti tentativi di morfologia della trattatistica militare262 e di tessitura di un digesto sistematico e finalmente completo delle fonti relative allarte romana e bizantina della guerra263.
La migliore divulgazione occidentale dellarte militare cinese restano ancor oggi i due volumi del gesuita tolonese Joseph Amiot (1718-94). Il primo, pubblicato nel 1772 col titolo LArt militaire des chinois e poi incluso come VII volume delle Mmoires concernant lhistoire, les sciences, les moeurs, les usages &c. des chinois (par les missionnaires de Pkin, Paris, chez Nyon, 1776-91, 15 voll.), contiene la traduzione dei 4 classici cinesi pi antichi (Sun Zi, Wu Zi, Sima Fa e parte di Lu Tao) e di unopera sulla condotta delle truppe commissionata dallimperatore Yong Teheng. Il secondo un Supplment (Mmoires, VIII) riccamente illustrato su ordini di battaglia, castrametazione, macchine e navi da guerra. Il tenente generale di Puysgur, figlio ed editore postumo del maresciallo, critic la traduzione di vari termini militari cinesi, proponendo emendamenti razionalizzanti che leditore non volle apportare, difendendo il lavoro filologico di Amiot. La passione settecentesca per lOriente si ritrova anche nelledizione londinese (White, 1783) e nelle traduzioni inglese (Davy) e francese (Louis Mathieu Langls, Paris 1787) di un trattato persiano di Abu Taleb al Hosseini sulle istituzioni politiche e militari di Tamerlano (1336-1405), pretesa traduzione di un originale mongolo non altrimenti noto; nonch negli studi di Vojeu de Brunem (ripresi da Zaccaria de Pazzi de Bonneville) sulle guerre e gli eserciti cinesi del Seicento e di Andr de Claustre (ripresi nei Discorsi militari di Algarotti) sul re di Persia Thamas Kouli Khan (Nadir Sha), assassinato nel 1747 (cfr. Colson, Collect. Moretus Plantin, cit., pp. 172 e 198-203). In armonia con la teoria generale del cammino solare della civilt, Folard credeva addirittura di provare che lintera scienza militare occidentale, dallordine di battaglia alla cosiddetta trace italienne, era un perfezionamento di preesistenti sistemi orientali (Commentaires sur Polybe, I, prf., p. xxiii; III, pp. 2-7; IV, pp. 151-53; Chagniot, in Atti Namur, cit., p. 123). Nel 1860 il Sunzi Bingfa fu tradotto in russo (seconda edizione nel 1889). Nel 1905 Calthorp stamp a Tokio la prima traduzione inglese. Segu nel 1910 quella del sinologo Giles e nel 1911 la traduzione tedesca di Bruno Navarra (Das Buch vom Krieg. Der Militaer Klassiker der Chinesen). Nel 1940 la traduzione di Giles fu pubblicata negli Stati Uniti (a cura di Thomas R. Phillips, Roats of Strategy, Westport, Conn., Greenwood Press). Segu nel 1958 una terza traduzione russa e nel 1962 la Casa Cinese di Edizioni di Shangai pubblic un testo parziale, tradotto in italiano da Huang Jialin col titolo LArte della guerra di Sun Zi commentata dagli undici commentatori della Dinastia Song. Infine, nel 1963 usc la nuova inglese di Griffith con prefazione di Liddell Hart (trad. it. Larte della guerra, Milano, Il Borghese, 1965). Da incompetente, resto colpito dalla macroscopica differenza, al limite dellirriconoscibilit, fra questultima traduzione e quella diretta dal cinese (Renato Padoan, Larte della guerra. Tattiche e strategie nellantica Cina, Milano, Sugarco, 1980). Sono comparse in italiano anche le edizioni di Thomas Cleary, The Art of War, Boston & Shaftesbury, Shambala, 1988 (Larte della guerra, Roma, Ubaldini Editore, 1990) e Ralph D. Sawyer, The Complete Art of War, Boulder, Colorado, Westview Press, 1996 (Sun Tzu - Sun Pin, Larte della guerra e i metodi militari, Vicenza, Neri Pozza, 1999, con un saggio introduttivo di Alessandro Corneli). Corneli aveva in precedenza pubblicato una versione italiana della traduzione inglese di L. Giles (Sun Tzu on the Art of War, London, 1910) e di un saggio di Krzystof Gawlikowski (riunite ne Larte della guerra, Napoli, Alfredo Guida, 1988: ristampandolo nel 1998 leditore sui involontariamente dato la zappa sui piedi, sottolineando che era il libro preferito di uomini politici come Massimo DAlema. Indubbiamente stato lultimo Feldherr italiano nel bellum Kosovaricum, ma nel trambusto preelettorale sul suo comodino devessersi verificata qualche confusione tra Sunzi e I Ching). Nel 1995 lUSSME ha ristampato, con prefazione di Raimondo Luraghi e titolo abbreviato (Sun Zi, LArte della guerra), la traduzione di Huang Jialin (1962). La coeva diffusione francese si deve allISC e in particolare a Valrie Niquet, eccellente traduttrice e acuta commentatrice dei classici cinesi e in particolare di Sun Zi (Paris, Economica, 1988, con introduzione di Maurice Prestat). Ma un decisivo salto di qualit nellinterpretazione di Su Zi si deve a Michael I. Handel, Sun Tzu and Clausewitz: The Art of War and On War Compared, Strategic Studies Institute, U. S. Army War College, 1991. Sullassunto della contemporaneit cronologica, Godfrey Hutchinson lo confronta invece con Senofonte (Xenophon and the Art of Command, London, Greenhill Books - Pennsylvania, Stackpole Books, 2000). Cfr. ad esempio Everett L. Wheeler, Stratagem and the Vocabulary of Military Trickery, Leyde, Brill, Mnemosyne Supplement 108, 1988 (cit. in Couteau Bgarie, Trait, cit., p. 55) sui sostantivi, aggettivi e verbi derivati dalla locuzione verbale (strats agein) che indica la condotta dellesercito (strategs, strategiks, strategik, stratgema, stratego), ossia il piano di guerra e la manovra (con enfasi sul principio della sorpresa, vista talora come lo scopo essenziale e caratterizzante dello stratgema) distinta dallarte (tchne taktik) dello schieramento (stiches, acies) e del combattimento. Cfr. comunque gi Friedrich Lammert, Strategmata, in RE/PW 2. R. 7 Hbbd. 1931, pp. 174 ss. Tale si definisce, giustamente, il saggio di Loreto cit. supra a nt. 32, che lo candida oggettivamente, assieme al complesso dei suoi studi storico-militari, specialmente quelli cesariani, quale potenziale futuro autore del desiderato
262 261 260

114

Ma queste sono, per quanto indispensabili e meritorie, soltanto alcune precondizioni per una storia vera e propria (diremmo mazzariniana, per spessore, per eleganza e dunque per influenza culturale) del pensiero strategico classico. Questultima, basata non solo sulle fonti letterarie ma anche su quelle archeologiche e iconografiche, dovrebbe mettere al centro dellindagine la storia interna ed esterna dei concetti e dei principi, ad esempio: il confronto tra la classificazione giuridica e la classificazione strategica delle forme di guerra; il rapporto tra victoria, caedes, philanthropia (clementia), debellatio, deditio; il rapporto tra imperium e consilium, anche alla luce della storia esterna dellalto comando e dello stato maggiore (cohors praetoria) nel mondo antico; il ruolo delle scienze militari classiche nella tassonomia delle arti liberali e nella teoria della paideia e la storia della redazione dei digesti militari greci e latini, e le corrispondenze ed equivalenze concettuali tra pensiero classico e pensiero moderno (ad es. quella, gi segnalata da Loreto, tra strategia in senso moderno e nova ratio vincendi cesariana264); il rapporto tra strategika e geographia, indirettamente segnalato dagli studi di Liddell Hart e Santo Mazzarino su Scipione Africano e Stilicone e di Edward N. Luttwak sul sistema difensivo imperiale; la decantazione, la circolazione e lo sviluppo delle topiche relative alla tactica, alla strategika, allarte navale, alla poliorcetica, allorganica, alla logistica, con lidea di progresso, perfezionamento e decadenza dellarte militare e delle virt guerriere;

Pensiero strategico classico. Ma il saggio contiene una spia del pregiudizio accademico. Perfino Loreto non sa infatti negarsi la fatua volutt di citare in exergue da Un generale in biblioteca (1953) di Italo Calvino. Ossimoro efficace, non c dubbio: ma efficace da noi, oggi; non ovunque nel mondo n sempre nella storia. E rivelatore: ma non della pretesa incultura dei generali (qui expendendi sunt sua lance), bens della catastrofica incapacit delle biblioteche e dei sapienti di creare cultura. E mi includo nella lista, come risulta da questa testimonianza autobiografica, che annoto qui per il futuro storico del pensiero militare italiano di fine Novecento. Disperato per lo stato catastrofico delle nostre biblioteche militari pubbliche, nel 1987 avanzai, tramite il generale Carlo Jean, fondatore e primo direttore del Centro Militare di Studi Strategici del ministero della Difesa (v. Ilari, Gli studi strategici in Italia. Storia, relazione introduttiva per il convegno del 26 settembre 2001 indetto presso il CASD dalla Facolt Cesare Alfieri dellUniversit di Firenze) la candida proposta di mandare regolarmente i nostri addetti militari a Washington (ben quattro) ad acquistare libri nel Military Bookshop del Pentagono, cui allora si poteva accedere anche dallesterno, dalla stazione Pentagon della metropolitana. Jean ne parl col presidente della Repubblica Francesco Cossiga, cultore di intelligence e massimo custode della sapienza strategica della prima Repubblica (1946-93), il quale se ne mostr entusiasta ma, ovviamente, non fece nulla di concreto. A livelli gerarchici assai pi bassi fui alla fine bruscamente invitato a non rompere, dato che gli addetti militari erano gi oberati e stressati dai ricevimenti di gala e non potevano perdere tempo in scemenze. La reprimenda (per non usare il noto termine da caserma) mi fece bene: improvvisamente mi vidi la scena dei nostri addetti militari che si aggiravano nella libreria ed ebbi la lucida percezione di essere davvero Er-mattung (nellassonanza romanesca). Poi trassi le conseguenze e passai al fai-da-te, approfittando di ogni viaggio a Washington di amici e studenti per mandarli a Pentagon con un mandato in bianco ad acquistare, finch al Pentagono qualcuno altrettanto vispo si accorse del valore aggiunto informativo che aveva la selezione ed esposizione dei libri militari, e pens bene di chiudere laccesso esterno alla libreria. Resta per ora libero quello alla Libreria Militare italiana, sita in localit segreta in una grande citt padana, su un lato del quadrilatero formato da una famosa basilica, una vecchia casema napoleonica e un convento usato in varie epoche come batteria dassedio, ospedale militare e infine come universit. Naturalmente la soglia non mai stata varcata, in quattro anni, da alcun ufficiale italiano in servizio attivo, ad eccezione di un capitano dei carabinieri con tendenze culturali anomale. Cfr. Carlo Maria Mazzucchi, Memorie romane di storia militare 29 a. C. - 1078 d. C., in corso di pubblicazione (per cortese anticipazione dellA.). Cfr. anche le edizioni tematiche di Onasandro (in greco) e Senofonte (in inglese) fatte da Werner Peters (Untersuchungen zu Onasander, Diss., Phil. Fak. der Rheinischen Friedrich-Wilhelms- Universitaet, Bonn, Heinr. Trapp oHG, 1972) e Godfrey Hutchinson (Xenophon and the Art of Command, London-Pennsylvania, Greenhille Books-Stackpole Books, 2000).
264 263

Loreto, Farsalo, cit., p. 9.

115

luso dellexemplum strategico, in particolare di quello nazionale che si ricava dai famosi confronti militari (tra i Romani e Alessandro, tra i Romani e i Cartaginesi ...) la graduatoria dei grandi capitani, con leccellenza riconosciuta ad Annibale, la topica delladdestramento involontario del nemico pi debole (imparare dalla sconfitta). E lindagine dovrebbe abbandonare il metodo positivista fin qui seguito dalla storia militare antica, sostituendolo con un atteggiamento pi storicista. Non si tratta certo di rinunciare ad impiegare le topiche e i concetti moderni, che vanno messi costantemente a confronto con gli equivalenti funzionali propri del sistema di pensiero esaminato, in modo da far risaltare le eventuali lacune e le differenze di approccio. Ma occorre rovesciare lintento della ricerca, passando dallenfasi evoluzionista sulla continuit e sulla struttura comune tra antico e moderno (cio sulle analogie, corrispondenze ed equivalenze semantiche) allindividuazione e interpretazione delle specificit e delle differenze. Uno studio condotto con tale criterio arricchirebbe non soltanto la conoscenza del mondo antico, ma anche la critica del moderno pensiero strategico occidentale. Bisognerebbe, in altri termini, mettere in grado il pensiero strategico classico di poter svolgere, a vantaggio di quello occidentale contemporaneo, la stessa funzione critica svolta dallo studio scientifico dei modi di guerra asiatici. Il modo di guerra asiatico meglio studiato e approfondito in occidente fu, di volta in volta, il persiano, il partico, il germanico, il mongolo, larabo, lottomano e, nel Novecento, il nipponico e il sovietico265. Conclusa la guerra fredda (cio la terza guerra mondiale del Novecento), lattenzione si comincia a spostare - anche per influsso del dibattito sui nuovi nemici dellOccidente e sul Clash of Civilizations266 - sugli altri modi di guerra asiatici, anzitutto il cinese267 e lislamico268, ma senza rinunciare a tener docchio anche quelli ormai occidentalizzati, come il nipponico269 e lindiano270.

Il tema oggetto di una letteratura molto vasta, esauritasi ovviamente con la debellatio geopolitica dellURSS, ma non per questo priva di interesse storico e di attualit, almeno come lezione di metodo comparativo e di analisi teoretica. I migliori contributi sul pensiero militare marxista sono non a caso di Werner Hahlweg, lo storico dellOranienreform noto ovunque tranne che in Italia (dove ci fu bisogno della luttuosa allucinazione guerrigliera di Giangiacomo Feltrinelli per poter conoscere, nel 1973, almeno Krieg ohne Fronten, 1968, da cui dipese la scelta di Hahlweg per redigere la voce Guerriglia nellEnciclopedia del Novecento, Milano, 1979, 3, pp. 484-493). Tra i suoi lavori ricordiamo Lenin und Clausewitz. Ein Beitrag zur politischen Ideengeschichte des 20. Jahrhunderts, in Archiv fuer Kulturgeschichte, 36, 1954, pp. 40-59 e 357-387; Lenins Rueckkehr nach Russlands 1917, Leiden, 1957; Der Friede von Brest-Litowsk, Duesseldorf, 1971; Sozialismus und Militaewissenschaft bei Friedruich Engels, in Friedrich Engels 1820-1970, Hannover, 1971, pp. 63-71; Marx und Engels und die Probleme des Militaerwesens, in Allgemeine Schweizerische Militaerzeitschrift, Jg. 1975, p. 126; Theoretische Grundlagen der modernen Guerrilla und des Terrorismus, in R. von Tophoven (Hrsg.), Politik durch Gewalt. Guerrilla und Terrorismus heute, Bonn, 1976, pp. 13-29. Nel campo della strategia comparata e storia del pensiero strategico sovietico darei per la palma a Julian Lider, analista dellIstituto Svedese di Affari Internazionali, in particolare per il fondamentale On the Nature of War, Saxon House, 1979 e per Military Force. An Analysis of Marxist-Leninist Concepts, Swedish Studies in International Relations, SIIA, Farnborough, Hants (UK), Gower Publishing Company, 1981. Da segnalare che il metodo comparativo impiegato da Lider presenta notevoli analogie con quello applicato da Robert Gilpin agli studi di international political economy. Cfr. inoltre i due saggi del GERSS (Groupe dtudes et de recherches sur la stratgie sovitique) costituito presso la FEDN, Les Fondements doctrinaux de la stratgie sovitique e La stratgie sovitique de crise (collection Les Sept Epes, Paris, 1979 e 1986). Cfr. infine Bernard Semmel (ed.), Marxism and the Science of War, New York, Oxford U. P., 1981; Derek Leebaert (ed.), Soviet Military Thinking, Center for Science and International Affairs, Harvard University, London, George Allen & Unwin, 1981; Harriet Fast Scott e William F. Scott (ed.), The Soviet Art of War. Doctrine, Strategy and Tactics, Boulder, Colorado, Westview Press, 1982. In particolare sul ruolo della storia militare nel pensiero strategico sovietico, cfr. Kent D. Lee, Strategy and History: the Soviet Approach to Military History and Its Implications for Military Strategy, in Journal of Soviet Military Studies, No. 3, September 1990, pp. 409-445. Sulla storia del pensiero militare marxista cfr. inoltre Martin Berger, Engels, Armies and Revolution: The Revolutionary Tactics of Classical Marxism, Hamden, Conn., Archon Books, 1977. Sulla grand strategy sovietica, dopo lo sfortunato saggio di Luttwak, v. quello splendido di Condoleezza Rice, The Evolution of Soviet Grand Strategy, in Paul Kennedy (Ed.), Grand Strategies in War and Peace, New Haven and London, Yale U. P., 1991, pp. 145-165. Samuel P. Huntington, The Clash of Civilization and the Remaking of World Order, 1996 (Lo scontro delle civilt e il nuovo ordine mondiale, Milano, Garzanti, 1997, 2000. Pi in concreto, cfr. Zalmay Khalilzad e Ian O. Lesser (eds.),
266

265

116

Diversamente dallepoca di Lascaris, oggi lo studio del modo di guerra classico non servirebbe a preparare nuove crociate occidentali: a moderare, semmai, quelle che purtroppo si indovinano sotto il crescente interesse per i modi di guerra cinese ed islamico. Nessun uso pratico o difensivo, dunque, della storia militare antica. A meno che, a forza di sfruculiarli coi nostri film, war-games271 e reenactments antico-romani272 ... una di queste notti di Halloween falangi e legioni, carri falcati ed elefanti, catapulte e catafratti non escano davvero dagli inferi per andare a spargere il sale sulle rovine di Hollywood e Cinecitt.

Sources of Conflict in the 21st Century. Regional Futures and U. S. Strategy, RAND, Project Air Force 1998 (50th Year RAND A National Resource, 1948-1998). Cfr. Scott A. Boormam, The Protracted Game. A Weichi Interpretation of Maoist Revolutionary Strategy, New York, Oxford U. P., 1969 (Gli scacchi di Mao, a cura di Orazio Pugliese, Rimini, Guaraldi, 1973); Krzystof Gawalikowski (cur.), Il classico dei mutamenti (Sanshiliu ji) (Giorgio Casacchia, trad. e cur., I 36 stratagemmi. Larte cinese di vincere, Napoli, Guida editori, 1990); Ralph D. Sawyer, One Hundred Unorthodox Strategies, Westview Press, 1996 (Cento strategie non ortodosse. La sintesi definitiva della scienza militare cinese, Vicenza, Neri Pozza, 2000); General Tao Hanzhang (1986), Sun Tzus Art of War. The Modern Chinese Interpretation, New York, Sterling Publishing Company, 2000; Thomas Cleary, The Book of Leadership and Strategy, 1990 (Il libro del comando e della strategia. Le lezioni dei maestri cinesi, Milano, Mondadori, 1997); Fabio Mini, Laltra strategia. I classici del pensiero militare cinese dalla guerra al marketing, Milano, Franco Angeli, 1998. Arthur Waldron, Chinese strategy from the fourteenth to the seventeenth centuries, in The Making of Strategy, cit. nel testo, pp. 85-114. V. anche Empire chinois et sa tradition stratgique (L), in Chaliand et Blin, Dictionnaire, cit., pp. 199-208. Su questultima cfr. in particolare Jean-Paul Charnay, LIslam et la guerre, Paris, Fayard, 1986; Valeria F. Piacentini (cur.), Il pensiero militare nel mondo musulmano, CeMiSS, Milano, Franco Angeli, 1996; James Turner Johnson, The Holy War Idea in Western and Islamic Traditions, The Pennsylvania State U. P., 1997. Cfr. Jean Esmein, 1/2+ Un demi plus. Etudes sur la dfense du Japon hier et aujourdhui, Les Cahiers de la FEDN, N. 25, Paris, s. d. (ma 1983); Thomas Cleary, The Japanese Art of War, 1991 (Larte giapponese della guerra) e Miyamoto Musashi, Gorin-no-sho (Il libro dei Cinque anelli), entrambi pubblicati nel 1993 da Mondadori. Linconsueta frequenza delle traduzioni italiane di opere sulla strategia cinese e giapponese non dipende da una miracolosa illuminazione della nostra editoria, graniticamente refrattaria al sapere militare, ma semplicemente del fatto che alcuni di questi testi possono essere considerati anche come una sorta di tassa sulla frustrazione e la timidezza, lasciando intendere di fornire chiavi sapienziali di successo sociale.
270 271 269 268 267

Cfr. Jean-Alphonse Bernard e Michel Pochoy, Lambition de lInde, FEDN, Paris, 1988.

Cfr. ad esempio Mark Healy, Cannae 216 B. C. Hannibal Smashes Romes Army, Campaign Series No. 36, London, Osprey, 1994 (rist. 1997). Cfr. ad esempio I legionari romani nelle fotoricostruzioni di Daniel Peterson, Fotografare la storia, Parma, Ermanno Albertelli Editore, 1992, con foto concesse da varie associazioni di reenactement, in particolare Legio VI Victrix (Coorte romana di Opladen), Legio X Gemina (Gemina Project), Legio XIII Gemina Martia Victrix (cofondata dalloptio Steve Breely), Legio XX Valeria Victrix (Ermine Street Guard), Milites Litoris Saxoni, Legio XXI Rapax e Ala II Flavia. Un forte romano stato ricostruito a The Lunt, Baginton, vicino a Coventry, da militari dei Royal Engineers per uno studio archeologico relativo al tasso di deterioramento di queste opere di difesa (ibidem, p. 42). Leccellente The Roman War Machine (Gloucestershire, Alan Sutton Publ. Ltd, 1994, 1997) di John Peddie illustrato da numerose fotoricostruzioni dellErmine Street Guard.
272

117

5. CLAUSEWITZ IN ITALIA
con Luciano Bozzo e Giampiero Giacomello273 (Agosto 2010)

Solo la unilaterale e povera cultura degli ordinari studiosi di filosofia, il loro inintelligente specialismo, il provincialismo, per cos dire, del costume loro, li tengono indifferenti e lontani da libri come questo del Clausewitz, che essi stimano di argomento a loro estraneo o inferiore, laddove in effetto contengono indagini che entrano, e in modo cos concreto, nel vivo di taluni problemi filosofici e ne promuovono le soluzioni, venendo a rischiarare con ci gli altri problemi tutti. Benedetto Croce, Azione, successo, giudizio, 1934, p. 267.

La letteratura militare e gli studi clausewitziani Per quanto sommari, gli studi sulla prima campagna napoleonica dItalia (Der Feldzug von 1796 in Italien274) e sulla campagna del 1799 in Italia e in Svizzera, come pure il breve saggio del 1828 su un Piano di guerra contro la Francia275, dimostrano che Clausewitz ha studiato il problema strategico italiano in modo pi approfondito di quanto gli strateghi italiani abbiano studiato la sua opera276. Secondo il severo ma corretto giudizio di John Gooch, in sintesi lItalia disregarded Clausewitz.277 Secondo Brian Sullivan, lItalia si sempre attenuta alla strategy of decisive weight278, tentando di far valere il suo potere di coalizione tra le vere Grandi Potenze. Ci non significa che il Vom Kriege sia inutile per governi ben consapevoli di essere irrilevanti circa la decisione e gli scopi

Questa la traduzione italiana, con ampliamenti e modifiche, di un saggio scritto in inglese nel luglio 2010 per un volume collettivo (Clausewitz in the 21st Century) curato dal prof. Reiner Pommerin per il Cinquantenario della Clausewitz Gesellschaft. Loriginale inglese stato discusso con Luigi Loreto, uno dei maggiori storici militari della nostra generazione, e comunicato in anteprima al prof. Gian Enrico Rusconi, il maggiore specialista italiano di Clausewitz, e ai generali Carlo Jean and Fabio Mini, gli scrittori militari provenienti dalla FFAA italiane pi famosi allinizio del XXI secolo. C. v. Clausewitz, Interlassene Werke, IV, 342. Questo saggio non stato ancora tradotto in italiano. Trad. francese di Jean Colin, La campagne dItalie, Paris, 1901 Paris, Pocket, 1999, con prefazione di Grard Chaliand). V. Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento, Torino, Einaudi, 1962, p. 788. Pure Benedetto Croce, nel saggio di cui tratteremo pi avanti, sottolineava il giudizio strategico di Clausewitz nei rispetti dellItalia, il giudicarla un antemurale della Germania, e perci da avervi sempre una mano sopra (p. 267: citando il saggio pubblicato in Karl Schwartz, Leben des Generals Carl von Clausewitz und der Frau Marie von Clausewitz, geb. Grfin von Brhl mit Briefen, Aufstzen, Tagebchern und anderen Schriftstcken, Berlin, Dmmler, 1878, II, p. 412; rist. Ferd. Dmmlers Verlags-Buchhandlung, 2008; Biblio Bazaar 2010). Questa fu a sua volta influenzata da Machiavelli, ma pure da Montecuccoli, come sostiene Raimondo Luraghi, Il Pensiero e lAzione di Raimondo Montecuccoli in Andrea Pini (cur.), Raimondo Montecuccoli: Teoria, Pratica Militare, Politica e Cultura NellEuropa del Seicento, Atti del Convegno (a cura di Andrea Pini), Modena, 4-5 October 2002, pp.19-30. John Gooch, Clausewitz disregarded: Italian military thought and doctrine, 1815-1943, in Journal of Strategic Studies, Vol. 9, Issue 2&3, June 1986 , p. 303324. Brian R. Sullivan, The strategy of the decisive weight: Italy, 1882-1922, in Williamson Murray, MacGregor Knox, Alvin Bernstein (Eds.), The Making of Strategy. Rulers, State, War, Cambridge, Cambridge U. P., 1994, pp. 307 ss.
278 277 276 275 274

273

118

delle guerre ma convinti di saper prevedere il campo vincente o almeno di sapersi barcamenare per ottenere il massimo dal potente alleato. Nel Capitolo IX del Libro Ottavo si trova infatti una lezione profonda e sempre attuale sulle guerre di coalizione279. Da un altro punto di vista, lesempio italiano pu essere citato a sostegno della teoria clausewitziana dellimportanza del fattore morale, dimostrando the disastrous consequences that can attend the use of force as the principal tool of national strategy without the union of people, military and government that Clausewitz described as necessary for the successful prosecution of war280. Naturalmente gli statisti e capi militari italiani non sono certo gli unici ad aver pianificato e combattuto le loro guerre senza tributare al Vom Kriege pi di un mero omaggio formale. The American military experience of the past 25 years clearly demonstrates the need for the senior military leadership to move away from the concept of war as a problem in management and organization, back to the study of war on its higher levels as an art and a problem of leadership in which the role of intuition is paramount281. Michael Handel scriveva queste ingenue parole (riferite al Vietnam e a McNamara), nel 1986, quando lammiraglio William Owens stava lifting the fog of war282 e preparando la riedizione Americana del Blitzkrieg, cio del modo di imporsi sul nemico tanto rapidamente da liberarsi da ogni volont avversa e da ogni frizione materiale, politica o morale. Non si tratta di un errore. Il compito dei militari, in ogni epoca e in ogni paese, ovviamente di tentare di limitare la guerra ad ununica soluzioni, o in decisioni sia pur multiple ma simultanee. Per quanto difficilmente, un tale obiettivo pu effettivamente essere conseguito, sia pure in termini temporanei e relativi. Tuttavia, come avverte Clausewitz, ridurre la guerra ad ununica soluzione soltanto una delle tre condizioni necessarie per raggiungere la perfezione in guerra. Le altre due sono che la guerra consista in un atto completamente isolato, improvviso, in alcun modo connesso con la storia precedente degli stati belligeranti, e che contenga in s stessa la soluzione perfetta e completa, non influenzata dalla previsione della situazione politica che deve succederle (I, 1, 6). Lerrore agire come se la prima condizione, tecnicamente possible, possa fare a meno delle altre due, storicamente impossibili. La forza non pu surrogare la politica. Adattando alla strategia lacuto principio antistoricista teorizzato da Alberico Gentili circa la giurisprudenza (historia non est cur legat juris interpres283), si pu dire Vom Kriege non est cur legat miles. In ogni epoca e tempo il compito dei militari pianificare, combattere e vincere le
V. V. Ilari, Guerre di coalizione e operazioni combinate, in N. Ronzitti (Ed.), Comando e controllo nelle Forze di pace e nelle coalizione militari : Contributo alla riforma della Carta delle Nazioni Unite, Milano, Angeli, 1999 (www.scribd.com/doc/10972013/Coalizioni). Questo uno dei punti del Vom Kriege maggiormente ignorato; per esempio, secondo Franco Apicella, un generale italiano che pure ha servitor a lungo in comandi e stati maggiori internazionali, Clausewitz non avrebbe mai esaminato la questione dellunit di comando. V. Apicellas A proposito dellunit di comando, 28 Agosto 2002, in www.paginedidifesa.it). Sullivan, op. cit., p. 307. Daltra parte, come sostiene tra il serio e il faceto il generale Jean, il Peacekeeping allitaliana, cos apprezzato (almeno secondo quello che la stampa italiana racconta allopinione pubblica interna) nelle recenti operazioni internazionali, e che si riallaccia alla tradizione italiana della Commedia dellarte e dellarte di arrangiarsi, pu essere visto come naturaliter Clausewitziano (parafrasando Molire, di essere Clausewitziano senza saperlo; o il famoso dictum di Antonio Gramsci loperaio filosofo senza saperlo). Molto diversa lanalisi di Piero Ignazi, Giampiero Giacomello e Fabrizio Coticchia. Italys Military Operations Abroad: Just Dont Call It War, Palgrave, Basingstoke and New York, 2011. Michael I. Handel (Ed.), Clausewitz and Modern strategy, London and New York, Frank Cass, 1986, Introduction, p. 9. Admiral Bill Owens with Edward Offley, Lifting the Fog of War, Baltimore, Johns Hopkins Press, 2001. Secondo gli Autori, il Network Centric Warfare, this new revolution [in Military Affairs] challenges the hoary dictums about the fog and friction of war.
282 283 281 280 279

V. il suo V dialogus de juris interpretibus.

119

guerre, non di comprendere la guerra. Pianificare richiede numeri, non incertezza, combattere e vincere (almeno per come sono viste da una poltrona) richiede dottrine, non fortuna o genio. Di fronte al Vom Kriege, gli stati maggiori debbono per forza esclamare Dio non gioca a dadi!, come fece Einstein di fronte al principio di indeterminazione di Heinsenberg. La reazione di Jomini alla frizione di Clausewitz assomiglia a quella di Bertrand Russell ai teoremi di incompletezza di Kurt Gdel284. La letteratura militare occidentale devessere per forza jominiana, pensare la guerra come calcolabile e prevedibile, semplicemente perch il suo approccio necessariamente pratico, soggettivo e autoreferenziale. La questione non riguarda la guerra, ma il modo di farla, l arte della guerra, la strategia, cio lufficio e larte del Capitano Generale, ossia quel che Wilhelm Rstow chiamava Feldherrnkunst285. Forse sarebbe stato diverso se la letteratura militare occidentale si fosse sviluppata muovendo dallidea di ratio belli286 piuttosto che di ars belli. In tal caso il concetto occidentale di strategia si sarebbe maggiormente avvicinato a quello cinese di Zhan le xue () o celue ()287. Ma fatto sta che il Vom Kriege lunico libro occidentale che cerca di comprendere quella che Clausewitz chiamava la natura della guerra. Alcuni dei suoi detrattori, infatti, credono di metterlo in soffitta sostenendo che la natura della guerra sia cambiata288. Tuttavia lidea che la guerra nucleare o asimmetrica289 non siano semplici variazioni camaleontiche, ma archetipi completamente
Pure Clausewitz applicava al suo campo di studi un diverso approccio logico, basato sulle cosiddette coppie filosofiche (opposizioni concettuali o dicotomie). V. Raymond Aron, Clausewitz: Philosopher of War, London, Routledge & Kegan Paul, 1983 (trad. dalloriginale tedesco, 1980), II, pp. 89-173. Per la letteratura sul Perfetto Capitano Generale v. Marcello Fantoni (Ed.), Il "Perfetto Capitano". Immagini e realt (secoli XV-XVII), Roma, Bulzoni, 2001. Come osserva Luigi Loreto, lequivalente del nostro strategia, ma pure del nostro stile di guerra, sono in Cesare ratio et consilium (BG 1, 40, 8-9; BC 1, 72, 2). Belli ratio significa condotta delle operazioni; nova vincendi ratio, alia ratio, haec ratio (novus genus pugnae) un nuovo modo di combattere o di vincere (Pensare la guerra in Cesare, in Diego Poli (Ed.), La cultura in Cesare, Roma, 1993, I, pp. 239-343). Caesar, BC, 1, haec tum ratio (dimicandi) nostros perturbant, insuetos huius generis pugna). Tuttavia in due passi delle Historiae di Tacito ratio sembra implicare la logica della guerra: obstabat ratio belli (Hist. 4, 63): ulcisci ratio belli (Hist. 3, 51). In Cicerone e Livio, soprattutto nella forma ratio belli gerendi, indica al tempo stesso la causa (o il pretesto) della guerra e il modo in cui combattuta (as ratio belli bene gerendi, belli administratio). Abbastanza sorprendentemente, questa espressione non si sviluppata dalla letteratura sulla Ragion di Stato, con la ben nota definizione della guerra come ultima ratio regum. Francesco Guicciardini la usa nel significato di ragione per fare la guerra: Perduto il castello, confesso che mutata fuit ratio belli gerendi (Lettera CLXXXII al Protonotario Gambara, Piacenza, 9 Nov. 1520). Tra i suoi meriti per la cultura militare italiana, il general Fabio Mini, gi addetto militare a Beijing, ha quello di aver importato in Italia gli attuali studi internazionali sul pensiero strategico cinese. V. il suo L'altra strategia. I classici del pensiero militare cinese dalla guerra al marketing, Angeli, Milano, 1998. Id., La Guerra dopo la guerra, Soldati, burocrati e mercenari nellepoca della pace virtuale , Torino, Einaudi, 2003; Id. Guerra senza limiti, (LEG 2001) la sua traduzione italiana del lavoro dei colonnelli cinesi Qiao Liang and Wang Xiangsui che erano cos Clausewitziani nella loro analisi della guerra del Golfo (1991) e cos orientali nella loro profezia circa la guerra asimmetrica e il terrorismo. I. Duyvesteyn and J. Angstrom (Eds.), Rethinking the Nature of War, Frank Cass, London 2005. Il pi importante tra I Kaldoriani italiani Nicola Labanca, (Guerre vecchie, guerre nuove. Comprendere I conflitti armati contemporanei, Pearson Paravia Bruno Mondadori, 2009). Invece, da una prospettiva Schmittiana, il concetto di nuove guerre appare una ingnue mistificazione dellImperial peace enforcing, e la novit non riguarda la supposta natura della guerra, ma il sostanziale spostamento degli effettivi e formali Poteri di Guerra dagli Stati nazionali al Presidente degli Stati Uniti, agente quale imperatore universale Romano (V. Ilari, Debellare superbos, in Palomar, VIII, No. 3, july 2008, pp. 6-76, and online in www.scribd.com). Raymond Aron considerava naturaliter Clausewitziana la strategia di Mao Zedong nella guerra civile cinese (Penser la guerre, Clausewitz, Gallimard, Paris, 1976, II, pp. 96-116). Sulla continuit camaleontica v. pure Hew Strachan e Andreas Herbert-Rothe (Eds), Clausewitz in the twenty-first century, Oxford U. P., 2007 (in particolare gli articoli di Christopher Daase e Antulio J. Echevarria II sulle piccole guerre e la natura della Guerra al Terrore). In genere gli scrittori italiani sono pi cauti circa il meme asimmetrico. V. Alessandro Colombo, Asymmetrical
289 288 287 286 285 284

120

differenti, forse meno sostenibile dellidea di Stalin che Clausewitz, in quanto rappresentante dellepoca della guerra industriale, fosse divenuto obsoleto nella nuova era della guerra di macchine290. La fisica e la matematica non hanno ancora trovato il modo di incorporare le complicazioni introdotte da Heisenberg e Gdel in una teoria unificata del tutto, ma esse hanno nondimeno rivoluzionato la ricerca e la tecnologia. Nulla di analogo invece avvenuto per Clausewitz; n poteva avvenire. Il sapere militare, Jominiano e geometrico per definizione, unopera collettiva affascinante e drammatica, un fiume di conoscenza che evolve e si rinnova incessantemente. Ma non scienza. Non, come scrisse curiosamente Clausewitz, perch la scienza si eserciterebbe su material inanimate e larte della guerra contro una forza viva e reattiva (II, 3, 4), ma semplicemente perch il sapere militare relativo a particolari condizioni storiche, e non pu generare conoscenza cumulativa al di l della sua epoca. Soltanto gli effetti delle guerre particolari sono cumulative, come sono, su una minore scala di tempo, i miglioramenti delle tecnologie militari (in definitiva perch questi dipendono dal progresso scientifico). Cumulativa la storia: le storie sono soltanto ripetitive. S, la letteratura militare ama sfogliare le storie estraendone argomenti per sostenere o abbellire le dottrine. S, lespressione rivoluzione negli affari militari (RMA) coniata dallammiraglio Owens un imprestito da una famosa interpretazioni dellarte della guerra del Rinascimento proposta nel 1956 da Michael Roberts, rifiutata da John Rigby Hale e rivista nel 1988 da Geoffrey Parker291. S, studiare le esperienza americane contro le guerriglie di Aguinaldo and Pancho Villa e imparare dal film di Gillo Pontecorvo sulla battaglia di Algeri era parte della preparazione dellEsercito americano per la guerra dellIraq. S, lideologia e lauto-rappresentazione di questa guerra sono state forse in parte influenzate dalle affermazioni di Victor Davis Hanson sulle origini ateniesi dello stile di guerra occidentale292. S, nei Sette Pilastri della Saggezza, Lawrence of Arabia ci ammonisce che "con 2000 anni di esempi dietro di noi non abbiamo scuse se non siamo capaci di combattere bene"293. Ma nel campo di Marte non siamo nani sulle spalle dei giganti. Clausewitz ci ammonisce che gli esempi storici possono essere ingannevoli (II, 6), che principi, regole e precetti tratti dalla storia militare dovrebbero essere letti solo per lauto-educazione (II, 2, 27), che
Warfare or Asymmetrical Society? The Changing Form of War and the Collapse of International Society, in Gobicchi A. (cur.), Globalization, Armed Conflicts and Security, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2004; Stefano Ruzza, Il rapporto fra guerra ed asimmetria, in Walter Coralluzzo e Marina Nuciari (cur.), Conflitti asimmetrici. Un approccio multidisciplinare, Aracne Editrice, Roma 2006, pp. 35-78; Loris Rizzi e Ruggero Cucchini, Asimmetria e trasformazione della guerra. Spazio, tempo ed energia nel nuovo contesto bellico (in Informazioni della Difesa, n. 5/2007, pp. 32-37: Loris Rizzi, Asymmetric War or postWestphalian War? War beyond the state, in www.archive.sgir.eu. Ferruccio Botti, Clausewitz e la guerra asimmetrica, in Rivista Militare, n. 5/2004, pp. 12-21. Id., Dalla strategia aerea alla strategia spaziale: parte 2a Tra Clausewitz e Jomini: spunti per una teoria della guerra spaziale, in Informazioni della Difesa, n. 5, settembre-ottobre, 2000, pp. 42-49,e,pi in generale, il suo L'arte militare del 2000 - uomini e strategie tra XIX e XX secolo, Roma, Rivista Militare, 1998. Nel film di Robert Redford Lions for Lambs (2007), durante un briefing in Afghanistan, il tenente colonnello Falco (Peter Berg) dice: "Remember your von Clausewitz: 'Never engage the same enemy for too long or he will ...'", "adapt to your tactics", completes another soldier (da Wikipedia, Carl von Clausewitz () in popular culture). J. Stalin, Works, Vol. 16, Red Star Press Ltd., London, 1986 (Risposta alla lettera del 30 gennaio dal Col.Professor Rasin on Clausewitz e le questioni della guerra e dellarte della guerra, 23 febbraio 1946). V. V. Ilari, Imitatio, restitutio, utopia: la storia militare antica nel pensiero strategico moderno, in Marta Sordi (cur.), Guerra e diritto nel mondo greco e romano, Milano, Vita e Pensiero, 2002, p. 269-381. Per una penetrante dissezione dellapproccio di Hanson, derivato da sir John Keegan, v. Luigi Loreto, Per la storia militare del mondo antico. Prospettive retrospettive, Jovene, Napoli, 2006, pp. 191-99. Nel film Lawrence of Arabia (1962), il generale Allenby (Jack Hawkins) rinfaccia a T. E. Lawrence (Peter OToole) che "I fight like Clausewitz, you fight like (Maurice de) Saxe". Al che Lawrence risponde: "We should do very well indeed, shouldn't we?" (v. Wikipedia, Carl von Clausewitz () in popular culture).
293 292 291 290

121

regole avulse dai fattori morali non sono soltanto fatte per idioti, ma sono idiote di per s (III, 3). S, Clausewitz fall la prova sul campo, il giorno dopo Waterloo. Ma Jomini sentenzi che la Russia avrebbe vinto la guerra di Crimea; e, per preservare i suoi eterni principi, avrebbe voluto fermare la corsa agli armamenti, come Giosu il carro del sole. Clausewitz si illudeva di essere capace di stirare molte pieghe nel cervello di strateghi e statisti. In ci fall, come Wilhelm Rstow scriveva gi nel 1857294. Ma ebbe successo nel suo obiettivo subordinato, almeno dimostrare loggetto dellazione, e il punto reale che si deve considerare in guerra (Introduzione del 1827). Quel che Scharnhorst e Gneisenau chiesero a lui non era di discutere le loro idee, ma di educare alla guerra i philosophes un compito davvero difficile con una trib guerriera e sanguinaria come quella295. E ci fu esattamente quel che Clausewitz fece, sia pure postumo. Pass dalla sagata alla togata militia, giubilato dai suoi colleghi e ben accolto dai savants, a cominciare da Johann Wilhelm von Archenholz. Se i Clausewitziani sembrano, nellambito delle dottrine militari, altrettanti Savonarola pugnanti e predicanti dal pulpito, franc-penseurs senza influenza sugli stati maggiori, essi hanno in compenso un vantaggio come storici militari. Loutillage intellectuel derivante dal Vom Kriege funziona meglio per scrivere la storia di una guerra che per combatterla. Il punto culminante o fatale di una guerra pu essere individuate pi facilmente post che ante eventum: Clausewitz comprese forse subito [, eyths] che la vittoria di Smolensk era il punto culminante della campagne di Russia del 1812, come Tucidide ci dice di aver compreso la magnitudine dellincipiente guerra del Peloponneso? Ma questo concetto del punto culminante una chiave potente nelle mani dello storico. Trafalgar, ad esempio, pu essere interpretata, come genialmente sugger Alfred Thayer Mahan, il vero punto culminante dellintera guerra mondiale del 1792-1815 per quanto a lungo questultima sia in seguito proseguita. La teoria del punto culminante uno degli aspetti per cui la storia pu essere definita, come ci ha insegnato Santo Mazzarino, il pi grande storico italiano del secolo scorso, una profezia sul passato 296. In secondo luogo, il Vom Kriege non solo un capitolo della storia del pensiero militare, ma pure unutile introduzione a questa sofisticata disciplina. Non tanto per il breve passaggio in cui Clausewitz traccia origine e sviluppo del pensiero militare (II, 2, 1-11)297, ma soprattutto per le sue fondamentali lezioni sulla logica della letteratura militare e sui suoi limiti intrinseci, specie quelle che si trovano nel Secondo libro del Vom Kriege, definito da Aron une sorte de commentaire mthodologique ou pistmologique de loeuvre entire298.
Wilhelm Rstow, Die Feldherrnkunst des neunzehnten Jahrnundents: Zum Selbstudium und fr den Unterricht an hheren Militrschulen, Zrich, Druck und Verlag von Friedrich Schulthess, 1857, p. 507: Clausewitz wird viel genannt, ist aber wenig gelesen." (C. is frequently quoted but seldom read). Come Voltaire, che antagonizza poeticamente Guibert (La Tactique et autres pices fugitives, Genve, 1774), ma, geloso della truce gloria di Berthold Schwarz nellarte di uccidere, impaziente di travolgere i turchi nelle aperte pianure ucraine con I carri falcati che ha genialmente richiamato in vita (G. Hemerdinger, Voltaire et son chariot de guerre, in Revue dartillerie, 1934, pp. 587-607, cit. in Andrea Giardina, Introduzione al de rebus bellicis, Mondadori Milano, 1989, pp. ix-xv: Ilari, Imitatio, p. 360). S. Mazzarino, Il pensiero storico classico, Laterza, Roma-Bari, 1974, I, p. 5, in riferimento a Epimenide che profetava sul passato ( ). Infatti, per quanto acute, le osservazioni di Clausewitz a questo proposito non sono nuove. Linfluenza reciproca tra tattica e fortificazione, ad esempio, fu sviluppata in modo ben pi ampio e preciso da un contemporaneo francese di Clausewitz, il comandante Jean-Baptiste Imbert, in uno studio su Vauban pubblicato nel 1835 (Communaut de principes entre la tactique et la fortification, dmontre laide du dessin des travaux de lattaque, par le Marchal de Vauban , Paris, Anselin, 1835). Raymond Aron, Penser la guerre: Clausewitz, Gallimard, Paris, 1976, I, pp. 285 ss. Secondo Stefano Bernini, se la Filosofia della guerra non ancora una disciplina definita, lepistemologia della guerra un terreno completamente incolto, fatta eccezione del Secondo libro Della Guerra, peraltro il meno noto del trattato (Filosofia della guerra: un
298 297 296 295 294

122

La storia militare e la storia del pensiero militare non sono gli unici campi di studio fertilizzati dal Vom Kriege. Lo sono pure la filosofia e la teoria politica, la psicanalisi e la germanistica: e queste sono propriamente le discipline nel cui ambito Clausewitz stato preso in considerazione in Italia, compensando la scarsa o nulla attenzione riservatagli dalla nostra letteratura militare. Questa pure la ragione per cui i saggi italiani su Clausewitz, sorprendentemente numerosi, restano complessivamente avulsi dalla corrente internazionale degli studi clausewitziani, caratterizzati da un approccio storico militare. Gli studi italiani formano quello che Sesto Empirico chiamava una [amthodos hyle, una foresta senza sentieri]299. Formano un fiume limaccioso, ma nel quale si trovano pagliuzze doro. I migliori sono aspetti di un altro lavoro, di unaltra prassi intellettuale, per prendere in prestito la definizione usata da Luciano Canfora per inquadrare dal punto di vista epistemologico la prima letteratura greca sulla storia e la geografia300. Ci significa che essi hanno origine e circolano solo allinterno della propria disciplina, ignorando ed essendo ignorati dal resto. Almeno, per, queste sono letture originali. Ma lamthodos hyle formato soprattutto da ingenue escursioni che sforano abbastanza il diritto di libero esame. Alcuni possono valere come note personali che segnano un progresso nellauto-educazione, ma spesso lautore si concede un intento divulgativo circa il Vom Kriege, convinto, essendo il primo ad occuparsene nella ristretta cerchia dei suoi amici e colleghi, di esserlo pure nel suo proprio paese, se non addirittura nella sua generazione. La recezione di Clausewitz in Italia (1875-1942)301 Non si trova menzione di Clausewitz n nella bibliografia militare italiana di Mariano dAyala (1854)302 n nel primo importante trattato di arte militare pubblicato in Italia solo due anni dopo la comparsa del Vom Kriege: scritto da Luigi Blanch (1784-1872)303, il trattato era influenzato
approccio epistemologico, www.sintesidialettica.it). LAutore contrappone il razionalismo assiomatico di Jomini a quello empirico di Clausewitz. V. pure V. Ilari, Il problema epistemologico delle scienze militari. Una presentazione critica del saggio di Benedetto Croce sul Vom Kriege di Clausewitz, in Strategia Globale, 1984, n. 2, pp. 171-180. Ma sarebbe questo, poi, un limite? La storia pu apparire, alluomo classico, come un amthodos hyle; e tuttavia essa ha un metodo e un senso, per gli storici greci e romani, metodo e senso diversi secondo le varie epoche e i vari autori () Il fascino degli storici classici forse in ci: chessi considerano lamthodos hyle, dominata dalla fortuna e dalla virt, e tuttavia sanno darle, sempre, un significato ed unanima (Mazzarino, Il Pensiero, II2, pp. 37677). Luciano Canfora, Il viaggio di Artemidoro. Vita e avventure di un grande esploratore delantichit, Rizzoli, Milano, 2010, p. 9. Questo paragrafo si basa su Ferruccio Botti e V. Ilari, Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra (1919-1949), Rome, USSME, 1985, pp. 289-95. V. pure larticolo di John Gooch citato sopra e Botti, la recherche de Clausewitz en Italie: souvent cit, peu applique, in Stratgique, n. 78-79, 2-3, 2000, pp. 141-167. Molto altro sui Clausewitziani italiani del XIX secolo si trova in altre monumentali opere sul pensiero militare italiano del nostro caro amico Botti (Il pensiero militare e navale italiano dalla rivoluzione francese alla prima guerra mondiale (1789-1915), 3 vols., I (1789-1848), II (1848-1870), III (1870-1915), tomo I (la guerra terrestre e i problemi dell'esercito), tomo II (la guerra marittima), Rome, USSME, 1995, 2000, 2006 and 2010. (pp. 1120 + 1192 + 1120 +908). V. pure le sue Note sul pensiero militare italiano dalla fine del secolo XIX all'inizio della 1a guerra mondiale, in Studi storico-militari 1985, pp. 11-124, 1986, pp. 51-208. Id., Note biografiche e bibliografiche sugli scrittori militari e navali della prima met del secolo XIX, in Studi Storico Militari, 1995, Roma, USSME, 1998, pp. 1-102. Voce: Italiens (Thoriciens), in Thierry de Montbrial e Jean Klein Dictionnaire de Stratgie, Paris, Presses Universitaires de France, 2000, pp. 320-323.
302 303 301 300 299

Mariano dAyala, Bibliografia militare italiana, Torino, Stamperia Reale, 1854.

Luigi Blanch (Della scienza militare considerata nei suoi rapporti con le altre scienze e col sistema sociale, 1834; 1869; 1939). V. Luigi Parenti, Luigi Blanch e la sua scienza militare, in Studi Storici, Anno 35, No. 3 (luglio settembre 1994), pp. 705-740. Andrea Zambelli (La guerra, 1839).

123

piuttosto da Jomini, i cui libri cominciarono ad essere tradotti in italiano gi dal 1816304. E si osservi che la traduzione non era indispensabile, perch a quellepoca il francese era ben conosciuto in tutta Italia, e non solo in Piemonte305. Il Vom Kriege era stato tradotto in francese gi nel 1849-52 (dal maggiore belga Jean N. Neuens) e nel 1853 era stato stampato il Commentaire sur le trait de la guerre de Clausewitz da Edouard Nicolas de La Barre Duparcq (il quale pubblic nel 1860 un trattato ispirato soprattutto a Blanch306, il cui Della scienza fu a sua volta tradotto in francese). Non dipese dunque da una barriera linguistica il fatto che Clausewitz sia stato quasi ignorato in Italia durante il Risorgimento. Nel 1860 Carlo De Cristoforis (1824-1859), il secondo dopo Blanch tra i pi importanti scrittori militari del Risorgimento, cit Clausewitz diciassette volte, pur senza includere il Vom Kriege nella lista dei volume consultati (una quarantina). De Cristoforis, tuttavia, non prese nulla da Clausewitz, essendo in realt ossessionato dal principio della massa, che era convinto di aver scoperto per primo307. Bench Wilhelm Rstow abbia comandato una delle divisioni garibaldine nel 1860308, non sembra aver esportato il Vom Kriege tra i democratici italiani del Risorgimento. Tuttavia nel 1883 il generale garibaldino Antonio Gandolfi cit il Vom Kriege per respingere le critiche pedanti rivolte allEroe dei Due Mondi dagli ufficiali dellesercito regolare, i quali ne mettevano in dubbio le qualit militari, svalutando come secondarie e irregolari le operazioni e le truppe da lui comandate309. Com noto, fu la guerra Franco-Prussiana ad assicurare la fortuna del Vom Kriege. Nel 1873 fu tradotto per la prima volta in inglese, e nel 1875 Niccola Marselli (1832-1899), un ufficiale italiano educato nei circoli hegeliani di Napoli, approfond le tesi di Clausewitz sui fattori morali. Abbandonate le iniziali posizioni idealiste e convertito al positivismo, Marselli dissentiva dallidea

L'arte della guerra: Estratto di una nuova istoria militare delle guerre della rivoluzione di Francia del Barone Jomini,. Tenente generale, ajutante di campo di S. M. lImperatore di tutte le Russie, Prima edizione italiana coll' originale a fronte, Napoli, 1816. Vita politica e militare di Napoleone, raccontata da lui medesimo al tribunale di Cesare, Alessandro e Federico, Livorno, tip. Vignozzi, 1829. Sunto dellarte della guerra o nuovo quadro analitico delle principali combinazioni della strategia, della grande tattica e della politica militare, del Barone de Jomini, Generale in capo Ajutante Generale di S. M. lImperatore di tutte le Russie, prima traduzione dal francese fatta sullultima edizione di Parigi 1838, considerabilmente accresciuta, C[arlo] B[ertini], Napoli, dalla Stamperia dellIride, 1855. Il Prcis fu ristampato nel 1864 ad Agrigento, ma bisogn attendere addirittura il 2008 per una nuova traduzione (Sommario dellarte della guerra, 1837/1838, ed. Rivista Militare), interrotta dalla morte del Colonnello Botti, che pot tradurre e commentare solo i primi tre capitoli. In uno studio del 1830 sullArmata sarda. approfondito e piuttosto benevolo, lanonimo autore francese scriveva: toutes les coles (dartillerie) sont larsenal, o il y a une Bibliothque bien dote et assez fournie douvrages militaires, mais peu frquente (Notice sur lEtat Militaire de la Sardaigne, in Bulletin des Sciences Militaires, VIII, janvier-juin 1830, N. 150, p. 372). Il progresso odierno che le biblioteche militari italiane, non riuscendo ad attirare lettori, hanno direttamente eliminato i libri (possono farlo legalmente perch i libri in dotazione al ministero della Difesa non sono considerati beni culturali, bens materiale di consumo che pu dunque essere dichiarato fuori uso e venir eliminato chiamando la Croce Rossa, che si finanzia con la carta da macero. Ego te baptizo carpam). Duparcq, Histoire de lart de la guerre avant lusage de la poudre, Paris, Ch. Tanera, 1860. The book includes (pp. 297-307) an essay of Blanch on the works of Duparcq (originally published in the monthly Diorama di Napoli) in which its Commentaire on Clausewitz is obviously mentioned.
307 308 306 305

304

Carlo De Cristoforis, Che cosa sia la guerra, 1860; 1894; 1925.

V. Carlo Moos, Streiflichter auf Wilhelm Rstow Beziehungen zu Italien, in Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, 1985, a. 65, pp. 342-404. Wilhelm Rstow, Garibaldi stratega e lambiente zurighese, in Garibaldi Generale della Libert. Atti del Convegno internazionale (Roma 29-31 maggio 1982), Ministero della Difesa Comitato storico per lo studio della figura e dellopera militare del generale Giuseppe Garibaldi, Roma, USSME, 1984, pp. 235-294. A. Gandolfi, Garibaldi Generale, in Nuova Antologia, XXXIX (1883), pp. 385-408. V. Piero Del Negro, Garibaldi e la guerriglia, in Aldo A. Mola (Ed.), Garibaldi generale della libert, USSME, 1984, pp. 103-130.
309

124

che fosse impossibile creare una completa teoria della guerra e proclamava la sua fede in una scienza positiva della guerra310. Nondimeno egli criticava il dottrinarismo di Jomini e ammirava Clausewitz al punto di volerlo considerare a tutti i costi un inconsapevole precursore del positivismo. Malgrado linfluenza prussiana sullEsercito italiano311 e la partecipazione italiana alla Triplice Alleanza, il tentativo di Marselli di introdurre il Vom Kriege nella cultura militare nazionale era troppo forzato e superficiale per avere successo. Neppure i marxisti italiani prestarono la minima attenzione alle letture clausewitziane di Marx ed Engels, suggerite loro da Franz Mehring (18461919). Ci volle mezzo secolo perch una nuova ondata di interesse per il Vom Kriege raggiungesse la cultura italiana. E ci accadde alla vigilia della guerra dEtiopia e della tragica alleanza con la Germania nazista. Nel 1925 il colonnello Emilio Canevari (1892-1966), un brillante ufficiale viterbese caduto in disgrazia durante la Riconquista della Libia, cominci una nuova vita come pubblicista, curando assieme a Giuseppe Prezzolini (1882-1982) unantologia (Marte) di grandi capitani e scrittori militari. In seguito Canevari divenne (con lo pseudonimo di Maurizio Claremoris) il commentatore militare de Il Regime Fascista, il giornale di Roberto Farinacci (1892-1945) e nel 1930 pubblic Clausewitz e la guerra odierna. Ci vollero per quattro anni perch un detenuto politico come Antonio Gramsci (1891-1937) potesse leggere una recensione del libro. Annot in uno dei suoi quaderni, con una punta di pedante malignit a proposito della [scarsa] cultura degli ufficiali italiani, che il Vom Kriege non era stato ancora tradotto in italiano312, che lunico libro in circolazione in Italia era quello di Canevari, e che lammiraglio Sirianni, in un articolo, aveva sistematicamente storpiato il cognome del generale prussiano scrivendo Clausenwitz313. Nondimeno la voce Clausewitz dellEnciclopedia Italiana, scritta nel 1931 dal generale Alberto Baldini, direttore di Esercito e Nazione, chiara, analitica e sostenute da unottima bibliografia internazionale e italiana, inclusi i libri di Marselli and Canevari314. Non c alcuna prova che il libro di Canevari abbia occasionato il breve saggio su Clausewitz scritto alla fine del 1933 da Benedetto Croce (1866-1952)315. Il filosofo, del resto, non cita
310 311

Niccola Marselli, La guerra e la sua storia, 1875.

Cfr. Georg Christoph Berger Waldenegg, Die deutsche Nationale Mentalitt aus Sicht Italienischer Militrs, 1866-1876. Beschreibung, Rezeption, Schlussfolgerungen, in Militr-geschichtliche Mitteilungen, 1991, n. 2, pp. 81106. Id., Die Neuordnung des Italienischen Heeres zwischen 1866 und 1876: Preussen als Modell, Heidelberg, Winter, 1992. E da notare che Clausewitz non mai citato nellarchivio del capitano di stato maggiore e poi generale Giuseppe Govone, che fu addetto militare a Berlino e firm lalleanza prusso-italiana nel 1866. Marco Scardigli, Lo scrittoio del generale. La romanzesca epopea risorgimentale del gen. Govone, Torino, Utet, 2006. In realt laffermazione non era esatta, considerando gli excerpta dal Vom Kriege scelti e tradotti dal colonnello Oete Blatto (Della guerra. Pagine scelte, trad. di A. Beria e W. Mller, Torino, Schioppo, 1930). Passato e presente, Einaudi, Torino, 1954, p. 128. Gramsci cit Clausewitz pure a proposito dellattacco che si esaurisce progredendo (Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo stato moderno, Einaudi, Torino, 1955, p. 153). Il nome storpiato pure (in Clausevitz) nella breve e assai deludente voce dedicata al generale prussiano nella semiufficiale Enciclopedia Militare (Il Popolo dItalia, Roma 1930, III, p. 87). NellEnciclopedia Italiana, Treccani, Roma, 1931, X, p. 550. Sulle voci militari dellEnciclopedia Treccani, v. Botti e Ilari, Il pensiero, cit., pp. 295-305 . Croce, Azione, successo e giudizio: note in margine al Vom Kriege, in Atti dellAccademia di Scienze morali e politiche della Societ reale di Napoli, LVI, 1934, pp. 152-163 (=Revue de Mtaphysique et de Morale, XLII, 1935, pp. 247-258). Da una cartolina postale indirizzata a Corrado Chelazzi (ASSR Incarti della biblioteca, 913/1933-34: v. Benedetto Croce in Senato, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2002: Lettere a Giovanni Castellano 1908-1949, Istituto Italiano di Studi Storici, 1985. ASR, LVI, 1934, pp. 152-163) risulta che Croce lo scrisse in due giorni (27 e 28 dicembre 1933). In seguito lo inser negli Ultimi Saggi (Bari, Laterza, 1935, pp. 266-279). Il saggio su Clausewitz fu ristampato nel 1984 in Strategia globale No. 2, con una nota di Ilari (Il problema epistemologico delle scienze
315 314 313 312

125

Canevari: aveva infatti una conoscenza diretta e migliore del Vom Kriege (nella 5a edizione tedesca del 1905) e della letteratura relativa316. Croce concordava con Roques circa linfluenza di Machiavelli su Clausewitz, e rifiutava invece il supposto imprinting hegeliano317. La contrapposizione tra lerudizione da ufficiale di stato maggiore (Generalstabs-Gelehrsamkeit) e la forza del pensiero naturale (krftlige natrliche Denken) tracciata da Clausewitz nel suo studio sulla campagne di Russia, richiamava alla mente di Croce il quadro impareggiabile del Consiglio di guerra alleato alla vigilia di Austerlitz, in cui Tolstoi contrappone il sonno dellEroe Kutusov alla fatua esposizione del piano di operazioni fatto dal generale austriaco Kalckreuth (tutto energico e sicuro nei suoi marschiren, attackiren). Secondo Croce, quel che il Clausewitz viene determinando circa il rapporto di teoria e pratica rispetto alla guerra il medesimo di quel che accade per ogni altro oggetto: poniamo (per prendere un caso lontano) nella poesia. Ma impossibile riassumere un saggio cos denso. Croce scrisse inoltre due note sulla citazione di Alessandro Manzoni fatta da Clausewitz318 e sullinfluenza dellestetica kantiana sul Vom Kriege 319 . Bench Canevari si possa considerare un autore di spicco, considerata la modestia del pensiero militare italiano tra le due guerre, non cera nulla di originale nel suo approccio al Vom Kriege, tutto dominato dallo sfruttamento di Clausewitz come lEroe Vlkisch di Tauroggen fatto dalla pubblicistica militare del III Reich; uno schema propagandistico in cui comunque il primato spettava a Gneisenau [interpretato da Horst Kaspar in Kolberg, il film girato nel 1944 da Veit Harlan] e il genio militare era riferito allo Stato Maggiore tedesco come entit collettiva320. Quel che Hew Strachan scrive di Walter Malmsten Schering, the leading academic commentator of Clausewitz in Nazi Germany, e del generale Friedrich von Cochenhausen, il principale propagandista della Reichswehr e poi della Wehrmacht, pu essere detto pure di Canevari. Lui pure, come i due tedeschi, pensava che absolute war was an ideal construct, not a reality, e aveva qualche difficolt a maneggiare la nuova parola dordine della guerra totale321. Infatti nel numero di dicembre 1937 de La Vita Italiana Canevari polemizz contro il tentativo fatto dal filosofo Julius
militari, pp. 171 ff.). Aron non cita il saggio di Croce nel suo Clausewitz del 1976, ma nei suoi Memories (p. 666 delledizione italiana) rivela di essere stato stimolato a scrivere su Clausewitz dallaspra osservazione di Croce che abbiamo citato in epigrafe al presente studio. Nel saggio sono citati solo K. Schwartz, Leben des Generals, Berlin, Dmmler, 1878, 2 vols. e P. E. A. Roques, Le gnral de Clausewitz, Sa vie et sa thorie de la guerre, daprs des documents indits, Paris, Berger-Levrault, 1912; ma nelle cartoline pure E. Palat, La politique de la guerre daprs Clausewitz, Paris, Lavauzelle, 1922, e R. von Caemmerer, Clausewitz, Berlin, Betet-Narbon, 1905, 2 voll.
317 318 316

Supposto dal colonnello Creuzinger, Hegels Einfluss auf Clausewitz, 1911.

Un ricordo dei Promessi sposi in una lettera del Clausewitz (paragone tra la peste di Milano e lepidemia di colera in Polonia), in La Critica, XXXII, N. 5 (III serie a. VIII) 20.9.1934, pp. 399-400 (= Pagine sparse, III, pp. 2423), B. Croce, Riscontri tra l'arte della guerra e le arti belle nel Clausewitz, in Quaderni della "Critica", n. 2, agosto 1945, Noterelle di estetica, VII, p. 105. V. Canevari, Lo Stato maggiore germanico da Federico il Grande a Hitler, Mondadori, Milano, 1942. Cfr. Milivoj G. Lazarevi, Od arnhorsta do lifena: sto godina Prusko-Nemakog eneraltaba, Geca Kon, 1936 (Serbian translation of Friedrich von Cochenhausen, Von Scharnhorst zu Schlieffen 1806-1906: 100 Jahre preussisch-deutsche Generalstab, Auf Veranlassg d. Reichswehrministeriums, Berlin, 1933); Karl fon Klauzevic: O ratu, Geca Kon, 1939; 1940. Clausewitz, Carl von. O Ratu. Trans. Milivoj Lazarevic, ed. Lt Col Zdavko Serucar and Professor Stevan Menciger. Yugoslav military publishing house, 1951. Hew Strachan, Clausewitz and the Dialectic of War, in Strachan and Andreas Herbert-Rothe (Eds), Clausewitz in the twenty-first century, Oxford U. P., 2007. P. M. Baldwin, Clausewitz in Nazi-German, in Journal of Contemporary History, SAGE, London and Beverly Hills, Vol. 16, 1981, pp. 5-26. Jehuda L. Wallach, Misperceptions of Clausewitz' on war by the German military, in Journal of Strategic Studies, Vol. 9, Issue 2&3, June 1986 , p. 213 239.
321 320 319

126

Evola di fondare lo stato totalitario mescolando il Begriff des Politischen di Carl Schmitt e la guerra totale teorizzata da Erich Ludendorff. Secondo il rude colonnello viterbese, questi erano tutti Begriffi di professori tedeschi, che Hitler non prendeva sul serio. Durante la Seconda guerra mondiale la vecchie traduzione inglese del Vom Kriege fu ristampata im Gran Bretagna, e una nuova fu pubblicata negli Stati Uniti, come pure tre selezioni, un commentario e uno studio di West Point su Jomini, Clausewitz and Schlieffen. Inoltre I curatori di Makers of Modern Strategy (pubblicato dallUniversit di Princeton) commissionarono il capitolo su Clausewitz a un vero specialista, lo storico ebreo tedesco Hans Rothfels (1891-1976)322. Questi embrionali studi su Clausewitz erano parte della mobilitazione intellettuale dellOccidente contro lAsse. Le traduzioni che negli stessi anni uscirono in Italia erano invece solo parte di una superficiale e propagandistica germanizzazione dellesercito italiano, in contrappunto al mutamento avvenuto nel 1941 nella politica estera italiana, che abbandonava il criterio della guerra parallela per abbracciare quello della guerra dellAsse. Sospettato di aver ispirato la requisitoria di Farinacci che nel dicembre 1940 costrinse il maresciallo Badoglio a dimettersi, Canevari fu riabilitato dal nuovo capo di stato maggiore generale, maresciallo Cavallero, il quale lo aggiunse al generale e senatore Ambrogio Bollati (18711950), capo dellUfficio storico dellesercito, per tradurre il Vom Kriege. Bollati era esperto nel campo, avendo gi tradotto Hindenburg, von Bernardi and Falkenhayn, come pure vari documenti dellarchivio di stato tedesco e dellArchivio di guerra austriaco323. Abbastanza paradossalmente, sembra che nellarchivio dellUfficio storico non ci siano documenti circa questa importante traduzione: secondo la tradizione orale dellUfficio storico, il vero traduttore sarebbe stato in realt un professore universitario e Bollati e Canevari si sarebbero limitati soltanto a rivedere la terminologia militare. Sorprendentemente, la lista Googlebooks delle edizioni di Clausewitz pubblicate in tutte le lingue durante la Seconda Guerra Mondiale non include la traduzione dellUfficio storico italiano, forse perch non circol al di fuori dello stato maggiore dellEsercito. La lista include per altre due traduzioni parziali pubblicate da Le Monnier nel 1942 e da Sansoni nel 1943324. Sono per mere edizioni italiane di opuscoli propagandistici pubblicati nel Terzo Reich (nella lista Google ne sono elencati otto, lunghi da 48 a 199 pagine, con titoli come Brevier, Kathechismus, Grundgedanken ecc.). Contributi italiani alla Clausewitz-Renaissance La disgrazia politica di Clausewitz tocc il fondo quando Hitler battezz col nome del generale prussiano il piano disperato di difendere Berlino. Fu Werner Hahlweg (1912-89), con la sua edizione critica del 1952 e la sua breve biografia del 1957325, a restituirlo alla tranquillit degli studi

Hans Rothfels, Carl von Clausewitz: Politik und Krieg, Berlin, Dmmlers Verlag, 1920. Clausewitz pp. 93113 in The Makers of Modern Strategy edited by Edward Mead Earle, Gordon A. Craig & Felix Gilbert, Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1943. Bollati fu pure autore di uno dei famosi libri (quello sullintervento italiano nella guerra civile spagnola) scomparsi dal catalogo Einaudi dopo la caduta del fascismo (Vittorio Messori, Il giallo dei libri scomparsi, Corsera 11 luglio 1998). La guerra (Vom Kriege), pagine scelte, Firenze, Felice Le Monnier, 1942, 190 pp., trad. di Luigi Cosenza e Giuseppe Moscardelli. Pensieri sulla guerra, Firenze, Sansoni, 1943, 107 pp. trad. di Giacinto Cardona (rist. da Editoriale Opportunity Book, Milano, 1995). Luigi Cosenza (1905-1984), un ingegnere e architetto napoletano, fu in seguito esponente del Partito comunista e le sue arringhe in consiglio comunale contro la speculazione edilizia durante lamministrazione Laurina sono uno dei pezzi forti del film di Francesco Rosi Le mani sulla citt. Moscardelli, un colonnello dellesercito, fu poi docente di storia militare allAccademia di Modena.
325 324 323

322

W. Hahlweg, Clausewitz, SoldatPolitikerDenker, Gttingen, Mnsterschmidt Verlag, 1957, 1969.

127

militari. Nel 1954 Gerhard Ritter (1888-1966) ricostru la genesi del pensiero Clausewitziano in una prospettiva storica, e nel 1961 il general Ulrich de Maizire (1912-2006), il padre della Bundeswehr, fond la Clausewitz-Gesellschaft. Inizialmente, tuttavia, la riattuatizzazione del Vom Kriege fu limitata agli studiosi tedeschi, come dimostra lapplicazione antologica allera nucleare fatta da Gerd Stamp, un asso della Luftwaffe che a quellepoca lavorava per la NATO. Nel 1963, peraltro, Carl Schmitt (1888-1985) richiam ancora una volta Clausewitz alla tragedia storica tedesca, col suo micidiale paragone tra la ribellione del generale York a Tauroggen nel 1812 e quelle di de Gaulle nel 1940 e di Salan nel 1962326 e la sua critica del prussianesimo Clausewitziano327. In questo albore di studi, quando fuori della Germania solo Peter Paret lavorava su Clausewitz in modo originale328, fu Piero Pieri a divulgare di nuovo il Vom Kriege nellItalia postbellica oltre la cerchia degli studiosi in uniforme. Il suo studio del 1955 sugli scrittori militari italiani incentrato soprattutto sulle connessioni tra guerra e politica, ma nel capitolo su Marselli discussa pure lepistemologia clausewitziana della scienza militare329. Nella sua Storia militare del Risorgimento (1962) Pieri citava, se non altro, alcuni principi clausewitziani, come lattacco si esaurisce progredendo o il risultato proporzionato al rischio, a proposito del piani sardi del 1848 e della cautela di Garibaldi alla battaglia di Velletri. Inoltre riassumeva in quattro pagine (157-160) le idee fondamentali del Vom Kriege, per criticare Blanch and De Cristoforis330. Clausewitz citato pure nella storia della guerra civile Americana di Raimondo Luraghi, uno dei pi importanti contributi italiani alla storia militare, pubblicato nel 1966331. Per quanto jominiano fosse il vertice militare dellesercito unionista, e in particolare i generali Mahan e Halleck, secondo Luraghi lassetto del comando era clausewitziano, considerate la supremazia dellautorit politica che lo caratterizzava rispetto allalto comando sudista. Luraghi riporta tuttavia con riserva la tesi secondo la quale Lincoln sarebbe stato tra i pochi americani ad aver letto il Vom Kriege332. Nondimeno lautore lo tiene presente nel giudicare alcuni comandanti, come McClellan (lontano da Clausewitz per la sua preoccupazione di evitare rischi) e Grant (la cui cura per la logistica rammenta a Luraghi i passi del Vom Kriege in cui si dice che la guerra un atto del commercio tra gli uomini e la battaglia il pagamento in contanti): Grant a Pittsburg Landing gli sembra poi incarnare il genio della guerra clausewitziano.
Schmitts Theorie des Partisanen. Zwischenbemerkung zum Begriff des Politischen (1963) provoked a passionate response of Raymond Aron (1905-1983), Penser la guerre, Clausewitz, Gallimard, Paris, 1976, II (Lge plantaire), pp. 210-222. Ilari, Riflessioni critiche sulla teoria politica della guerra di popolo, in Memorie storiche militari 1982, USSME, Rome, 1983, pp. 107-172. Clausewitz als politischer Denker. Bemerkungen und Hinweise. Beck, Munchen, 1967, in "Der Staat", N. 4, anno 1967, pp. 479 502. Peter Paret, Clausewitz. A Bibliographic Survey, in World Politics, Vol. 17, No. 2, Jan. 1965, pp. 272-285. Id., Education, Politics, and War in the Life of Clausewitz, in Journal of the History of Ideas, Vol. 29, No. 3 (Jul. - Sep., 1968), pp. 394-408. Piero Pieri, Guerra e politica negli scrittori italiani, Firenze, Riccardo Riccardi Editore, 1955; Milano, Mondadori, 1975.V. pure Id., Il rapporto tra guerra e politica dal Clausewitz a noi, in Relazioni al X Congresso internazionale di scienze storiche, Firenze, 1955, I, pp. 277-339. Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento, Einaudi, Torino, 1962, p. 134 (peoples war), 151, 157-60, 205, 425, 582-85. See also, Pieri, Orientamenti per lo studio di una Storia delle dottrine militari, in Atti del I Convegno nazionale di storia militare (Roma 17-19 marzo 1969), Roma, Ministero della Difesa, 1969, pp. 123-171. Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Torino, Einaudi, 1966. Luraghi, gi valoroso comandante di banda partigiana durante la Resistenza, criticava lazione di John Brown ad Harpers Ferry sulla base dei precetti di Carlo Bianco di Saint Jorioz, uno scrittore militare del Risorgimento, che Luraghi chiama il Clausewitz della guerriglia (p. 132).
332 331 330 329 328 327 326

On the point see Bassford, Cl. in English, cit., p. 50.

128

Negli anni Sessanta, Ernesto Ragionieri (1926-75)333 e Clemente Ancona334 rimediarono al silenzio dei marxisti italiani sulle letture clausewitziane di Marx e Lenin, e Filippo Gaja, direttore di Maquis, lunica rivista militare della sinistra italiana, pubblic la traduzione integrale delle note di Lenin al Vom Kriege335. Nel 1966 furono inoltre tradotti in italiano Staatskunst und Kriegshandwerk di Gerard Ritter336 e Clausewitz im Atomzeitalter di Gerd Stamp. Da notare, peraltro, che sulla copertina di questultimo il nome del generale prussiano storpiato in Clausewizt, un errore che evidentemente leditore considerava accettabile da parte del lettore italiano, se pure fosse stato in grado di accorgersene!337 Nondimeno fu proprio un mensile di divulgazione storica a pubblicare uno splendido bonsai clausewitziano di Lucio Ceva338. Nel 1969 fu tradotto in italiano Politik und Strategie dellammiraglio Ruge (della Bundesmarine) (18941985)339, mentre la traduzioni del potpourri di Andr Glucksman340 e di Krieg ohne Fronten di Werner Hahlweg341 furono ricadute estemporanee delle ossessioni rivoluzionarie di Giangiacomo Feltrinelli. Questa prima ondata di rinnovata attenzione per Clausewitz nellItalia postbellica culmin nel 1970 con la ristampa in edizione economica, da parte di una casa editrice importante come la Mondadori, della traduzione del Vom Kriege fatta dallUfficio storico nel 1942, che in tal modo, per la prima volta, ebbe una vera circolazione in Italia342. Un secolo dopo la guerra franco-prussiana, che assicur la fama del Vom Kriege, una nuova disfatta occidentale, quella degli Stati Uniti in Vietnam, assicur la definitiva fondazione degli studi Clausewitziani. Proprio nel 1976 furono infatti pubblicati la nuova traduzione inglese di Paret e Michael Howard, I due fondamentali saggi di Paret e Aron e un novo saggio di un allievo di Hahlweg343.
333 334

Ernesto Ragionieri, Franz Mehring, in Studi Storici, I, 2 (genn.marzo 1960), pp. 410-423.

Clemente Ancona, Linfluenza del Vom Kriege di Clausewitz sul pensiero marxista da Marx a Lenin, in Rivista storica del socialismo, 1965, pp. 129-154. Bench Hahlweg avesse gi discusso questo punto (Lenin und Clausewitz, in Archiv fr Kulturgeschichte, XXXVI, 1955, 1 and 3), il saggio di Ancona fu ristampato in tedesco (Gnther Dill, Ed., Clausewitz in Perspektive, 1980) e discusso a fondo nel volume di Olaf Rose on the Clausewitzian reception in Russia e Unione Sovietica (1995). Non essendoci evidentemente candidati pi qualificati, fu Ancona a redigere il capitolo militare della Storia dItalia Einaudi (Milizie e condottieri. Storia dItalia Einaudi. I documenti. V. Einaudi. Torino. 1973) e la voce Guerra dellEnciclopedia Einaudi (6, 1979, pp. 996-1018, un pastiche di teoria dei giochi e pseudo-marxismo). Lenin, Note al libro di Von Clausewitz Sulla guerra e la condotta della guerra, Edizioni del Maquis, Classici del Marxismo N. 5, Milano, 1970, integral edition not included in Opere complete. Ristampa in Lenin, Larte dellinsurrezione, Gwynplaine, Camerano (AN), 2010. V. pure Enea Cerquetti, Le guerre del Risorgimento italiano negli scritti di Marx ed Engels, in Trimestre, 1984, nn. 1-2, pp. 77-120.
336 337 335

Ritter, I militari e la politica nella Germania moderna, Torino, Einaudi, 1966, I, pp. 57 ss. .

Clausewizt (sic) nellera atomica, Milano, Longanesi, 1966 (peraltro ristampato nel 1982 in forma corretta dallo stesso editore). V. Leonardo Tricarico, Considerazioni su La guerra di von Clausewitz, in Rivista Aeronautica, 1967, n. 11, pp. 1985-89. Lucio Ceva, Napoleone a Tavolino (Il Grande Clausewitz ancora attuale?), in Storia Illustrata, reprinted in Scuola di Guerra Aerea (Ed.), Letture scelte di dottrina e strategia, 2a ed. (128), October 1981, pp. 109-116.
339 340 341 342 338

Friedrich O. Ruge, Politica e strategia. Pensiero politico e azione politica, Firenze, Sansoni, 1969. Andr Glucksman, Il discorso della guerra, Milano, Feltrinelli, 1969. Werner Hahlweg, Storia della guerriglia: tattica e strategia della guerra senza fronti, Milano, Feltrinelli, 1973.

Clausewitz, Della guerra: con una cronologia della vita dell'autore e dei suoi tempi, un'antologia critica e una bibliografia / bibliografia a cura di Edmondo Aroldi, Milano, Mondadori, 1970, 441 p. Wilhelm von Schramm, Clausewitz. Leben und Werk, Esslingen, Bechtle, 1976. See Id,, Clausewitz. General und Philosoph, Heyne, Munich, 1982; Paret, Clausewitz and the State (Princeton U. P.); Aron (Penser la guerre, Clausewitz, 2 voll., Gallimard: German translation, Propylen, Frankfurt a. M., 1981). M. Mori, Aron interprete di Clausewitz, Torino, Einaudi, Exc. from Rivista di filosofia, No. 6, Oct. 1976. pp. 532-540. Howard Clausewitz, Oxford
343

129

Gi nel 1974, guardando con una certa ammirazione alleducazione militare di massa della Germania Est, il colonnello Rodolfo Guiscardo aveva introdotto il culto nazionalista di Clausewitz344. Nel 1975 un gruppuscolo maoista incluse il capitolo sul Volksbewaffnung in un manuale di resistenza popolare in caso di colpo di stato345. Dal 1976 Luigi Bonanate cominci a citare il Vom Kriege nei suoi saggi sul sistema internazionale346 e le riviste militari italiane fecero eco alla moda clausewitziana che cominciava a diffondersi nei corsi della NATO347. Fu per solo nel 1978 che lallora tenente colonnello Carlo Jean, grazie alla sua forte personalit, propose davvero il Vom Kriege allattenzione della sua coorte di colleghi348. Fu linizio di un processo cultural che nel corso di un decennio port alla nascita del Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS).349. Jean inizi pure la sua parallela carriera accademica curando due volumi collettivi (Il pensiero strategico and La guerra nel pensiero politico), entrambi pubblicati dalla Franco Angeli nel 1985 e 1987. Nel 1985 il tenente colonnello Ferruccio Botti, inizialmente in coppia con Ilari, cominci la sua ricerca per sistematizzare la letteratura militare italiana350. A proposito della recezione italiana del Vom Kriege (pp. 288 ss.), gli autori misero in risalto la sua ambiguit politica, derivante dal fatto che, pur affermando la supremazia della politica, per la prima volta trapiantava la teoria della guerra dalla letteratura sulla ragion di stato alla letteratura militare, fondando cos una nuova visione strategica, se non proprio decisamente militarista, della politica, legittimando i decisori a subordinare la logica politica alla grammatica militare351. Nel 1989 la Rivista Militare, allora diretta dal colonnello Piergiorgio Franzosi (un alpino come be Jean!) ristamp ledizione Mondadori del Vom Kriege, con il saggio di Jean del 1978 come introduzione: e Mondadori mantenne in seguito questa struttura nelle successive ristampe. Nel 1990-93 Franzosi

U. P., 1983; Paret (Ed.), Makers of Modern Strategy, Princeton U. P., 1986, pp. 186-213; Michael I. Handel (Ed.), Clausewitz and Modern Strategy, London, Frank Cass, 1986.
344 345

R. Guiscardo, Forze armate e democrazia: da Clausewitz all'esercito di popolo, Bari, De Donato, 1974

Vincenzo Cal (Ed.), In caso di golpe. Manuale teorico-pratico per il cittadino, di resistenza totale e di guerra di popolo, di guerriglia e di controguerriglia, scritti di Clausewitz, Mao Tse-tung, il manuale del maggiore von Dach, testi delle Special Forces, Stella Rossa, Roma, Savelli, 1975. Luigi Bonanate, Teoria politica e relazioni internazionali, Edizioni di Comunit, 1976; Id. (ed.), Politica internazionale, La Nuova Italia, Firenze, 1979; Guerra e pace: due secoli di storia del pensiero politico, Milano, Angeli, 1994. La guerra, Roma-Bari, Laterza, 2005. See also S. Martina, La guerra come oggetto scientifico: Karl von Clausewitz: uno studio sul pensiero clausewitziano dagli scritti minori al Vom Kriege, tesi di laurea, Un. di Torino, SP, rel. Bonanate, a. a. 1989/90. Antonio Pelliccia, Clausewitz e la strategia politico-militare sovietica, Roma, Centro Cft A.M., 1976. Ugo Tarantini, Clausewitz nellera nucleare, in Rivista Militare, 1977, N. 2, pp. 11-16. Carlo Jean, Teoria della guerra e pensiero strategico del generale Carl von Clausewitz, in Rivista Militare, 1978, n. 3, pp. 40-50 (=usato come introduzione a Della Guerra, Rivista Militare, 1989, e successive ristampe Mondadori. Trad. come Carl von Clausewitzs Theory of War and Strategic Thought, Roma, Ed. Rivista Militare, 1989). Jean fu sostenuto da qualche giovane accademico, che insapor queste iniziative con un ingenuo patriottismo, e unidea megalomaniaca di prussianizzare lesercito italiano, scimmiottando Scharnhorst & Gneisenau. Il generale Jean sorrise, lo stato maggiore italiano neppure se ne accorse. V. V. Ilari, Gli studi strategici in Italia, in cui si taccia, inter alia, la storia del CeMiSS e dellinserimento degli studi strategici e della storia militare nelle universit italiane (online nel suto www.scribd.com col titolo strategic studies in Italy). Botti and Ilari, Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra 1919-1949, USSME, Roma, 1985. See also Botti, Da Clausewitz a Douhet alla ricerca dell'arma assoluta. Wells, Ader e Douhet: chi fu il primo?, in Rivista Aeronautica, 1985, Nos. 1 (8), 4 (pp. 28), 6 (22); Clausewitz e la strategia marittima, in Rivista Marittima, CXVIII, 1985, No. 2, pp. 80-88. Tracciando la storia dellespressione global strategy, Ilari sottolineava le sue implicazioni militariste (in Jean, Ed., Il pensiero strategico, 1985, pp. 21-63).
351 350 349 348 347 346

130

pubblic inoltre nove articoli su Clausewitzian del colonnello Patrizio Flavio Quinzio352, dei generali Vittorio Bernard353 e Giulio Primicerj354 e di altri autori355. In quegli anni comparvero pure guide clausewitziane per amministratori e uomini daffari356. La diffusione del pensiero di Carl Schmitt nella cultura di sinistra italiana train pure un certo interesse per Clausewitz nellambito degli studi di scienza politica e filosofia. Linizio si pu far risalire al 1981, quando fu tradotta in italiano Theorie des Partisanen357. Seguirono poi studi specifici di Umberto Curi 358, Pier Franco Taboni359, Luciano Guerzoni360, Massimo Mori361, Ettore Passerin dEntrves362, Michele Barbieri363, Loris Rizzi364, Anna Loretoni365, Gianfranco Frigo366,
Patrizio Flavio Quinzio, Clausewitz: politica e guerra. Per una edizione a fascioli del `Della Guerra, in Rivista militare 1990, pp.48-55. Bernard, Vittorio. "La preparazione culturale dei capi militari nel pensiero di Clausewitz," in Rivista Militare 1990, pp 2-9 Giulio Primicerj (lui pure un alpino!), La vita e le opere di Karl von C., C. nel quarantennio di pace della Germania guglielmina, C., il piano Schlieffen e la prima guerra mondiale, C. negli anni di Weimar, C., Ludendorff e il Fuhrer del Terzo Reich (in Rivista Militare, 1990, No. 6, pp. 116-129; 1992 No. 1, pp. 81-91; 1992 No. 3, pp. 104-120; 1992, n. 6, pp. 122-134; 1993 No. 1, pp. 98-114). E. Vad, Commiato da Clausewitz? Il nuovo pensiero nella politica di sicurezza and E. Wagemann, "Ritorno a Clausewitz!", in Rivisita militare, 1991 No. 3, pp.20-36. See also Admiral Falco Accame, Il Vietnam, Clausewitz, Freud: appunti per una teoria della strategia, in Punto critico, No. 10, (11 March b1988), pp. 116-132. Mario Unnia, Della guerra aziendale: Clausewitz riletto dal manager: come sopravvivere e fare carriera nelle ristrutturazioni aziendali, Milano, Edizioni dell'Olifante, 1983; Antonio Bomberini, Lezioni di cultura strategica e psicologica dei mercati per managers e traders: una rilettura critica de L'arte della guerra di Sun Tzu e de Il libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi in compagnia del Della guerra di Carl Von Clausewitz, Desenzano del Garda, Borsari, 2003. Teoria del partigiano. Note complementari al concetto di politico, Milano, Il Saggiatore, 1981. In 2005, Adelphi ha pubblicato una nuova edizione della citati traduzione (di Antonio De Martinis), con un leggero cambiamento del titolo (Teoria del partigiano. Integrazione al concetto di politico) e con un saggio di Franco Volpi (1952-2009), un importante specialista italiano di Heidegger. Umberto Curi, Della guerra, Arsenale Editrice, Venezia, 1982; Pensare la guerra, Dedalo, Bari, 1985 (reprinted with addenda in 1999); Polemos. Filosofia come guerra, Torino, Bollati Boringhieri, 2000. Pier Franco Taboni, Filosofia e filosofie della guerra, in Il Pensiero, N. S. XXIV-XXV, 1983-84; Id., Violenza in Clausewitz, in Hermeneutica, No. 4, 1985. Id., Clausewitz. La filosofia tra guerra e rivoluzione. Urbino, Quattroventi, 1990. Luciano Guerzoni, Politica e guerra. Indissolubili?, in Bozze, (Bari, Dedalo), 1985, n. 1-2, pp. 9-46. Francesco Lamendola, Clausewitz mostra che per lOccidente guerra e politica sono inseparabili, www.scribd.com (2010). Mario Mori, La ragione delle armi. Guerra e conflitto nella filosofia classica tedesca (1770-1830), Milano, Il Saggiatore, 1984. Ettore Passerin dEntrves, Guerra e riforme. La Prussia e il problema nazionale tedesco prima del 1848, Il Mulino, Bologna, 1985, pp. 37-50 (critics to Mori, nt. 20). Michele Barbieri, Clausewitz. Restaurazione della politica in guerra e politica delle armi, in Scritti per Mario Delle Piane, Napoli, ESI, 1986; Id. La politica in Clausewitz, in Studi Senesi, C, 1988, Suppl. II, Il problema Clausewitz: la letteratura monografica negli ultimi decenni, in Archivio di storia della cultura, V, 1992, pp. 261-312. Id., Per unestetica della politica: il primo Goethe, 1996. Loris Rizzi, Clausewitz. Larte militare nellet nucleare, Milano, Rizzoli, 1987, a precise and exhaustive compterendu of the international Clausewitzian studies and their impact on the debate about the nuclear dissuasion. A. Loretoni,C. von C.: La sicurezza dello Stato, in Quaderni Forum, 1989; C. von C.: la teoria politica della guerra moderna, ne Il Pensiero politico, XXV, 1991, 3, pp. 376-396; Teorie della pace. Teorie della guerra , Pisa, ETS, 2005. According to her, the Clausewitzian political realism, insofar as it is based on structure rather than on experience, differs from neo-classic realism (as exempled by Morgenthau) and is more congruent with the neo-realism of Kenneth Waltz and the Rousseauvian internationalism.
365 364 363 362 361 360 359 358 357 356 355 354 353 352

131

Federico Dalpane367. Nel 1988 Mori, Barbieri, Rizzi, Loretoni, Jean e Luciano Bozzo tennero un seminario su Clausewitz nelle scienze politiche e filosofiche al Forum sulla Pace e la Guerra di Firenze368. Altri studiosi italiani scopersero il Vom Kriege attraverso Aron369. Nel 1993 Nicola Labanca cur una traduzione italiana (abbreviata per imposizione delleditore) del Makers of Modern Strategy curato nel 1986 da Peter Paret370 e Angelo Panebianco quella di Philosophers of War and Peace (1978) di W. B. Gallie (1912-1998)371. Mentre i filosofi italiani torturavano il Vom Kriege, i saggi di Christopher Bassford e Olof Rose sulla sua recezione in inglese (1994) e russo (1995)372 ispirarono Andrea Molinari, un candidato alleffimero dottorato di ricerca in storia militare promosso dalle universit di Torino, Padova e Cattolica di Milano, a proporre nel 1996 un progetto di ricerca sulla recezione di Clausewitz in Italia. Il consiglio del dottorato lo respinse a maggioranza, con la motivazione che largomento esulava dallapproccio italiano alla storia militare, considerata esclusivamente parte della storia politica e sociale. Occasionalmente, qualche reperto del dibattito internazionale sulla strategia e la storia militare raggiunge pure lItalia, ma come relitti gettati dalle onde e raccolti sulla spiaggia dai nativi indagatori. Quando ci avviene, gli editori italiani applicano immancabilmente la legge di Gresham373. Di conseguenza nessuno dei fondamentali contributi agli studi clausewitziani pubblicati nellultimo decennio del secolo scorso374 e nel primo del presente375 stato pubblicato in
Ed. della Lettera su Machiavelli (1809) di Clausewitz in appendice al saggio di Fichte, Gallo, Ferrara 1990, pp. 121-8. Federico Dalpane, C. von C.: osservazioni sugli scritti minori", in Scienza & Politica, No. 13, 1995, pp. 71-90; Id. Incertezza, azione e decisione in C. von C., in Teoria politica, XIV,1998, No. 2, pp. 145-157; Id., Guerra e incertezza, Clueb, Bologna, 2001. Quaderni Forum n. 1 (Carl von Clausewitz: lo stato e la guerra ), Seminario di studio Villa La Bicocca, 13 febbraio 1988. V. pure Pier Paolo Portinaro, Carl von Clausewitz, in Bruno Bongiovanni e Luciano Guerci (Ed.), L'albero della rivoluzione. Le interpretazioni della Rivoluzione Francese, Torino, Einaudi, 1989, pp. 113-116. Rinaldo Falcioni, Politica e guerra da Clausewitz ad Aron, in Il Mulino, 1984, n. 4, pp. 577-602. It. transl. (Mondadori) of the Memoires of Aron (1905-1983), with a preface of Alberto Ronchey. It. Ed. by Carlo Maria Santoro (1935-2002) of Aron Sur Clausewitz (Bruxelles, 1987: Il Mulino, Bologna 1991). See Jean and Rusconi in A. Campi (Ed.), Pensare la politica. Saggi su Raymond Aron, Roma, Ideazione, 2005. Nicola Labanca, I due Makers of modern strategy, in Peter Paret (cur.), Guerra e strategia nell'et contemporanea, Genova, Marietti, 1992, pp. 7-32 W. B. Gallie, Filosofie di pace e di guerra. Kant, Clausewitz, Marx, Engels, Tolstoi, Bologna, Il Mulino, 1993 (Cambridge, 1978). Christopher Bassford, Clausewitz in English. The Reception of Clausewitz in Britain and America 1815-1945, Oxford U. P. 1994; Olaf Rose, Carl von Clausewitz. Zur Wirkungsgeschichte seines Werkes in Russland und den Sowjetunion 1836 bis 1994, Monaco, Oldenbourg Verlag, 1995. . Naturalmente ci sono eccezioni, come la LEG di Gorizia che si affidata alla consulenza di uno specialista come il generale Mini; ma non abbastanza da colmare la lacuna. Ad esempio, malgrado le sua importanti critiche alla condotta della War on Terror, James S. Corum conosciuto in Italia solo per il suo studio del 1992 sulle origini del Blitzkrieg, tradotto e prefato da Mini nel 2004 (Le origini del Blitzkrieg: Hans von Seeckt e la riforma militare tedesca : 1919-1933, LEG, Gorizia 2004). Azar Gat, The origins of military thought: from enlightenment to Clausewitz, Oxford, Clarendon, 1989. Kurt Guss, Krieg als Gestalt. Psychologie und Pdagogik bei Carl von Clausewitz, 1990; Dietmar Schssler (Carl von Clausewitz, Rowohlt, Reinbeck bei Homburg, 1991; Handel, Sun Tzu and Clausewitz: The Art of War and On War Compared, Strategic Studies Institute, U. S. Army War College, 1991. Alan Beyerchen, Clausewitz, Nonlinearity, and the Unpredictability of War, in International Security, Vol. 17, No. 3 (Winter, 1992-1993), pp. 59-90 1991 Martin van Creveld The Transformation of War (New York, Free Press, 1991). K. M. French, a Marine Officer and former van Creveld student at Quantico, graduated himself with an interesting commentary (Clausewitz vs the Scholar: Martin van Crevelds Expanded Theory of War). Peter Paret, Understanding war: essays on Clausewitz and the history of military
374 373 372 371 370 369 368 367 366

132

Italia, con le uniche eccezioni di alcuni saggi di Andreas Herberg-Rothe376, della scolastica biografia di Clausewitz scritta da Hew Strachan377, e di due icone filosofiche come La guerre dans les socits modernes di Julien Freund (1923-1993)378 e Achever Clausewitz di Ren Girard379. I libri italiani dellultimo decennio in cui si tratta di Clausewitz sono due manuali di studi strategici, di Jean380 e di Giacomello-Badialetti381, un trattato sistematico dellammiraglio Sanfelice382, unedizione ulteriormente ridotta del Vom Kriege383, ed excerpta in due antologie di scrittori politici384 e militari385. Inoltre, Marco Menicocci ha riciclato inconsapevolmente la vecchie tesi dellinfluenza hegeliana sul Vom Kriege che era stata confutata da Roques e Croce386; Massimiliano Guareschi ha rovesciato la formula della Fortsetzung facendo leva su Foucault e Guattari387; Gian Mario Bravo ha citato Clausewitz in una breve storia del militarismo e del

power, Princeton U. P., 1993. Lt Colonel Barry D. Watts, Clausewitzian Friction and Future War, McNair Paper 52, Institute for National Strategic Studies, 1996. Gert de Nooy (Ed.), The Clausewitzian dictum and the future of the Western military strategy, The Hague, London, Boston, Kluwer International (Nijhoff Law Specials 31), 1997. Emmanuel Terray, Clausewitz, Paris, Fayard, 1999. V. p. e. Andreas Herberg-Rothe (Das Rtsel Clausewitz. Politische Theorie des Krieges im Widerstreit, Fink Verlag, 2001; Clausewitz Strategie denken, Munich, 2003; Herfried Mnkler, Clausewitz Theorie des Krieges, Nomos Verlags, 2003; David J. Lonsdale, The nature of war in the Information Age: Clausewitzian future, London and New York, Frank Cass, 2004. Ralf Kulla (Politische Macht und politische Gewalt. Krieg, Gewaltfreiheit und Demokratie in Anschluss an Hannah Arendt und Carl von Clausewitz, Homburg, Verlag Dr. Kova, 2005; Beatrice Heuser (Clausewitz lesen! Eine Einfhrung, Oldembourg Verlag 2005; Hew Strachan and Andreas Herberg-Rothe (Eds.), Clausewitz in the Twenty-First Century (Oxford U. P. 2007. Andreas Herberg-Rothe, Opposizioni nella teoria politica della guerra di Clausewitz, in Scienza & Politica, 9, n. 19, Trento 1998, pp. 2345. Of the same Author, Clausewitz eller Nietzsche, in Res Publica No. 54, Stockholm, March 2002, pp. 1722; Clausewitz oder Nietzsche: Sul mutamento di paradigma nella teoria politica della guerra, in Merkur, n. 623, March 2001. Carl von Clausewitzs On War. A Biography (A Book That Shook the World), Atlantic Monthly Press, 2007, trad. it. Roma, Newton Compton, 2007. J. Freund, Guerra e politica da Carl von Clausewitz a Raymond Aron, in Id., La guerra nelle societ moderne (1991), Lungro di Cosenza, Marco Ed., 2007, pp. 81-94. Achever Clausewitz (2007), il cui titolo evoca lidea di dargli il colpo di grazia piuttosto che di completarlo (Ital. transl. Girard, Portando Clausewitz allestremo. Conversazione con Benot Chantre, a cura di Giuseppe Fornari, Milano, Adelphi, 2008). Carlo Jean, Guerra, strategia e sicurezza, (1997-2000); Id., Manuale di studi strategici, (2004, 2008), entrambi pubblicati da Laterza (Roma-Bari). Giampiero Giacomello and Col. Gianmarco Badialetti, Manuale di studi strategici. Da Sun Tzu alle nuove guerre, Milano, Vita e Pensiero, 2009.
382 383 384 385 381 380 379 378 377 376 375

Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Il dibattito strategico, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010. Clausewitz, Della Guerra, Milano, Rizzoli, BUR (Pillole), 2009, pp. 121. Carlo Galli, Guerra, Roma-Bari, Laterza, 2004.

Gastone Breccia (Ed.); Larte della guerra da Sun Zu a Clausewitz, Torino, Einaudi, 2009, pp. cxxxvi-vii. Dopo averci informati di essere stato deluso dal Vom Kriege allepoca in cui voleva fare un gioco di guerra ispirato alla Storia della guerra civile Americana di Raimondo Luraghi, Breccia sostiene che senza dubbio sbagliato considerare (Clausewitz and Jomini) due poli opposti del pensiero militare del XIX secolo.
386 387

Pubblicato il 20 ottobre 2002 in www.recensionifilosifiche.it.

Massimiliano Guareschi, Ribaltare Clausewitz. La guerra in Michel Foucault e Deleuze-Guattari, Roma, Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato, 2005.

133

pacifismo che culmina nel magistero imperituro di Norberto Bobbio388 e Paolo Ceola in un saggio sulla guerra contemporanea come labirinto389. Secondo Antonino Drago e Francesco Pezzullo il frequente ricorso di Clausewitz alla doppia negazione tradisce la debolezza logica delle sue definizioni390. Nel 2010, infine, la Fondazione Farefuturo ha inaugurato la sua nuova rivista pubblicando il saggio del 1967 di Carl Schmitt su Clausewitz come pensatore politico391. I contributi italiani pi originali Come si vede, le interpretazioni italiane di Clausewitz riguardano le scienze politiche e filosofiche piuttosto che gli studi strategici o la storia militare e il loro standard qualitativo ha subito un declino nellultimo decennio. Tuttavia, a nostro giudizio, alcuni contributi meritano attenzione da parte della comunit internazionale degli studiosi di Clausewitz. Il migliore ancora il saggio di Gian Enrico Rusconi sul collasso dellequilibrio europeo nel 1914, nel quale egli difende, contro Delbrck and Liddell Hart, la razionalit clausewitziana del Piano Schlieffen, e attribuisce la responsabilit dello scoppio della guerra pi al governo che allo stato maggiore tedesco392. Nel 1999 Rusconi ha dato un nuovo e pi ampio contributo393. Non solo con una biografia di Clausewitz ben pi dettagliata e penetrante di quella di Strachan, ma con una approfondita analisi del Vom Kriege, in cui mette in risalto non solo idee e metodi, ma le ragioni storiche della sua fortuna e del suo fato. Correggendo la visione Schmittiana per Prussianesimo di Clausewitz, Rusconi analizza la sindrome prussiana che voleva rafforzare la Germania senza minare lequilibrio europeo, e che perci era assolutamente incompatibile col sovversivismo hitleriano. Infine gli dobbiamo una nuova traduzione delle parti fondamentali del Vom Kriege, con unampia ed eccellente introduzione394. Originale pure il paragone tra i Sette Classici della strategia cinese e il Vom Kriege fatto nel 1998 dal generale Fabio Mini. A suo giudizio, analizzato da un punto di vista orientale, lopposizione tra le eredit jominiana e clausewitziana scompare ed paradossalmente proprio questultima a caratterizzare il modo occidentale di fare la guerra. Mini infatti convinto che, malgrado lapparenza contraria, sia stato proprio Clausewitz ad influenzare lapproccio meccanico, statico e impersonale che caratterizza lo stile occidentale di guerra in contrasto con la tradizione orientale, pi flessibile, dinamica e attenta al fattore umano. Lautore ne trae riprova dalla storia

Gian Mario Bravo, Dall'arte della guerra alle armi per la pace: da Machiavelli a Erasmo, ovvero, da Clausewitz a Bobbio, in Vincenzo Ferrari (Ed.), Filosofia giuridica della guerra e della pace. Atti del XXV congresso della Societ italiana di filosofia del diritto, Milano, Franco Angeli, 2008, pp. 493-510. Paolo Ceola, Il Labirinto. Saggi sulla guerra contemporanea, Napoli, Liguori, 2002. Id., Armi e democrazia. Per una teoria riformista della guerra, Biella, 2006. Drago Antonino, and Pezzullo Francesco, Logica e strategia. Analisi della teoria di K. von Clausewitz, Teoria Politica 16 (2000), pp.164-174. C. Schmitt, Clausewitz come pensatore politico. Osservazioni e riferimenti, in Rivista di Politica, I, 1, 2010, pp. 93-111, with G. Maschkes complementary notes (112-19), transl. by Luigi Cimmino (see his Il limite del Clausewitz "politico", in L'Indipendente, 20 March 2005) Gian Enrico Rusconi, Rischio 1914. Come si decide una guerra, Bologna, Il Mulino, 1987 (v. il capitolo Clausewitz caduto sulla Marna?, pp. 147-164). Gian Enrico Rusconi, Clausewitz il Prussiano. La politica della guerra nellequilibrio europeo, Torino, Einaudi, 1999. Clausewitz, Della guerra, Einaudi, Torino, 2009, 250 pp. Newly (but only partially) translated and commented by Gian Enrico Rusconi.
394 393 392 391 390 389

388

134

della strategia giapponese, vincente nella guerra del 1904-05 perch ispirata ai classici cinesi e disastrosa nella seconda guerra mondiale perch divenuta clausewitziana395. Altri buoni testi italiani includono il paragone (dovuto ad Alessandro Colombo nel 2006) tra le diverse concezioni di guerra limitata che ricorrono in Grozio e in Clausewitz396, e un saggio di Jean (2002) che interpreta la guerra al terrore come confronto di forze e scontro di volont, in cui la posta in gioco il fattore morale (conquistare i cuori e le menti)397. Non meno importanti sono, nel campo della storia militare, le applicazioni di categorie clausewitziane fatte da Luigi Loreto, soprattutto nel suo saggio del 1993 su Cesare, in cui, ad esempio, impiega il concetto di frizione per interpretare il VI libro del Bellum Gallicum e il III del Bellum Civile come i libri del casus398. Gli dobbiamo, in 2007, un capolavoro della storiografia militare italiana (The Great Strategy of Rome in the First Punic War)399, la cui genialit aggrava il peccato Liddell-Hartiano. Possa il Cielo perdonarlo!

Fabio Mini, Laltra strategia, Franco Angeli, Milano, 1998. Stessa idea in Gastone Breccia, lui pure un Sunziista (Adieu Herr von Clausewitz, in Limes 6/2006). Alessandro Colombo, La guerra ineguale. Pace e violenza nel tramonto della societ internazionale, Bologna, Il Mulino, 2006. Jean, Clausewitz and bin Laden, in Lucia Annunziata and Marta Dass (Eds.). Conflicts in 21st Century, Rome, Aspen Institute Italia, 2002, pp. 151-163. Quoted by Paolo Della Sala, in Guanaca e-book 42 (http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it).
398 399 397 396

395

Pensare la guerra in Cesare, I, cit., pp. 271-72.

Luigi Loreto, La grande strategia di Roma nellet della prima guerra punica. Linizio di un paradosso, Jovene, Napoli, 2007.

135

6. LOMONACO, FOSCOLO, TIBELL. Storia militare di un suicidio filosofico


"Negli ultimi tempi era divenuto triste e quasi insocievole. Mor filosoficamente. Si lev all'ora solita, stamane, 1 settembre 1810: scrisse una lettera al fratello; si vest degli abiti da festa; usc di casa e si rec al caff del Barilotto, dove bevve un bicchiere di vino, e quando fu su la riva del Navigliaccio presso San Lanfranco, luogo molto solitario, si tuff nella corrente, in quel giorno rapidissima. Un soldato cerc di salvare il suicida, ma lott invano contro le onde, e per poco non fu inghiottito anche lui.". Nella lettera spiegava di aver voluto cos sventare il piano dei suoi nemici di svergognarlo durante gli imminenti esami pubblici della scuola militare di Pavia, dov'era professore. E concludeva: "Col fato non lice dar di cozzo. Se vissi sempre indipendente e glorioso, voglio morire pi indipendente e gloriosissimo". Montalbano Jonico, paese natale di Francesco Lomonaco, ha da poco celebrato il bicentenario del suicidio del suo pi illustre concittadino (dopo il fondatore dell'Alfa Romeo). E John Anthony Davis, nel suo recente studio sull'Italia meridionale nelle rivoluzioni europee (Naples and Napoleon, Oxford U. P., 2006), ha dedicato un'acuta analisi (p. 97) all'opera pi nota di Lomonaco, il Rapporto al Cittadino Carnot sulla catastrofe napoletana, famoso per lallegato coi nomi dei 122 martiri repubblicani [scritto in esilio a Parigi nel 1799 e pubblicato a Milano nell'agosto 1800; poi Osanna 1990; Lacaita 1999], mettendo in risalto le differenze col Saggio di Vincenzo Cuoco, pubblicato un anno pi tardi. Bench Giuseppe Laterza l'abbia ora incluso tra i "martiri meridionali", in realt i guai di Lomonaco non venivano dalla politica. Figlio di un illuminista, direttore di un giornale e traduttore di Mably, condannato a morte dai borbonici, rifugiato a Parigi, poi a Ginevra e infine a Milano, era divenuto bibliotecario a Brera e poi medico militare. Come tale ebbe occasione di curare Ugo Foscolo e pi tardi conobbe pure Alessandro Manzoni. Nel 1800 la sua requisitoria contro il Direttorio traditore dei patrioti napoletani era cacio sui maccheroni del Primo Console; nel 1801 non era stato toccato dalla purga contro gli esuli napoletani nella Cisalpina; e nel 1805, con tutto il suo repubblicanesimo, l'avevano ammesso ad omaggiare Napoleone Imperatore dei Francesi e Re d'Italia. Pure socialmente non era messo male: il suo saggio sulla Sensibilit, ispirato a Condillac, era trendy nel 1801; Manzoni diciassettenne, impressionato dalle autocommiserazioni di quel cespuglio butterato, gli dedic un sonetto sulla vita di Dante, che Lomonaco, atteggiandosi a novello Ghibellin fuggiasco, mise poi ad esergo alla sua biografia dell'Alighieri, prima di altre 22 "Vite di eccellenti italiani" pubblicate nel 1802. Il posto di professore di storia e geografia (1.920 lire annue, non male) al Ghislieri, appena trasformato in "scuola militare", l'aveva ottenuto nel 1805, tramite Manzoni e Vincenzo Monti, grazie a una collezione di 23 "Vite de' famosi capitani d'Italia" (1804-05), inclusi 7 brevi "paragoni" tra coppie di biografati che valsero all'autore il titolo di "Plutarco d'Italia", e la fama di "storico militare", tanto che nell'edizione postuma delle sue Opere, Lugano 1831-37, fu pure attribuito a lui il saggio "Della virt militare e delle sue vicende presso le antiche e moderne nazioni", in realt di un altro esule, il calabrese, Bruno Galiano, lui pure professore (di lettere) a Pavia (ma era stato licenziato nel settembre 1805 a seguito di un alterco notturno col capitano polacco addetto alla disciplina interna). I guai di Lomonaco cominciarono nel marzo 1806, col ritorno a Milano di Ugo Foscolo, finalmente congedato. Incaricato da Napoleone di far tradurre in italiano il travagliato commentario del maresciallo Berthier sulla battaglia di Marengo per adottarlo come libro di testo alla scuola militare di Modena, il ministro della guerra Caffarelli colse due piccioni con una fava affidando il compito a Foscolo. Il 13 luglio il "poeta-soldato" ne accennava enfaticamente a Pindemonte: il povero Ugo scrive non iniussa; carte topografiche, evoluzioni di battaglie antiche e moderne, passaggi delle Alpi moderni comparati agli antichi. Per mi sto con Claviero, Gibbon, Polibio e Livio alla mano, e

136

con un libro che vi ancora ignoto: Commentari di Napoleone; scritti o dettati da lui. Il principe Eugenio li fa tradurre e mi hanno eletto a ci, per non uscire di letterato e militare. Eccomi dunque traduttore con tutte le potenze dellanima, per onore della divisa Italiana e della lingua nostra militare; ma sio tradurr e commenter totis viribus, avr pari studio e pari forza per preservarmi immacolato di adulazioni. Armamentario fuor di luogo per un incarico tanto modesto come la traduzione di qualche pagina di propaganda: per non parlare dellidea balzana di poter commentare in proprio la battaglia su cui, mistificando, lo stesso imperatore aveva costruito la propria glorificazione. Forse proprio per questo nessuno gli fece fretta e Napoleone, come spesso accadeva, dimentic di aver ordinato la traduzione. Forse Lomonaco lo prese come un torto? Forse fu il risentimento a fargli sbagliare, nel settembre 1806, l'enfasi del suo Discorso inaugurale dei corsi di Pavia? Lo gioc infatti tutto su una rievocazione di Machiavelli, Bruno, Campanella e Vico anzich sulla palingenesi napoleonica, il che spiacque in alto loco, tanto che il governatore della scuola, Psalidi, fu invitato a richiamare il professore. Durante il suo soggiorno a Brescia, nel giugno-settembre 1807, Foscolo gliene combin poi una peggiore mettendosi in capo di commentare le opere di Montecuccoli, senza rispettare la prelazione di Lomonaco, il quale aveva incluso la biografia del condottiero nelle Vite di Eccellenti e un suo Elogio (opera di Agostino Paradisi) nelle Vite dei capitani. L'idea del commento gli fu forse suggerita dal presidente del consiglio legislativo, il conte Estorre Martinengo Colleoni, gi ufficiale del genio prussiano e cultore di studi militari (fortific Brescia, invent una macchina incendiaria per difesa portuale e nel 1806 pubblic un opuscolo sulla Milizia equestre). Nella dedica spudorata del 12 novembre 1807 a Caffarelli, amico alle lettere ed estimatore deglingegni, Foscolo scriveva: Piaccia allEccellenza Vostra di risguardare questa edizione come una emanazione delle vostre liberali intenzioni, e come offerta leale di un militare, che non ha scritto mai, n dedicato verun libro per procacciarsi favore. Appunto. Il 27 maggio 1808, contestualmente alluscita del I volume, Foscolo ottenne infatti il richiamo in servizio sedentario a mezzo stipendio. Che s'ha da fa pe' campa'. Il 23 luglio scriveva a Mario Pietri: io maffretto dietro al secondo volume de Montecuccoli e mi pare millanni duscirne. Nel gennaio 1809 Lomonaco se lo vide arrivare a Pavia, professore di eloquenza. Da gran tempo scriveva Foscolo allamico Naranzi io tentava di scansarmi dalla schiavit della milizia; non mi pento di aver militato; mi pento bens grandemente del tempo rapito agli studi. Ho varcati i trentanni, e bisogna ormai chio pensi pi alla quiete ed alle lettere che alle armi e ai ricami delle divise soldatesche. Commentare Montecuccoli gli aveva ormai dischiuso gli arcani della strategia: un ingegno come il suo doveva dar ora al mondo la Storia dellarte della guerra. Per giungere ai principi e fissare la loro validit intendeva risalire per la scala di tutti i fatti, di tutti i tempi e di tutti gli agenti; paragonare il sistema di tutti i popoli dominatori ed il genio dei celebri capitani, onde scoprire le cause generali che influirono alle conquiste; finalmente esaminare sotto quali apparenze e con quali effetti queste cause generali agiscono ai nostri giorni. Da tali altezze sublimi vide acutamente che la sconfitta di Sacile del 16 aprile 1809 e la ritirata strategica del vicer non reclamavano il suo brando. Certo, dichiar pi tardi, se le faccende avessero peggiorato, io non avrei patito di starmi tranquillo nella pubblica calamit; e rivestita la divisa, avrei militato anche io, pagato o no, a piedi o a cavallo, capitano o soldato. Ma, dal momento che sulla Raab non cera bisogno di lui e che le cattedre deloquenza furono soppresse, attese finalmente a scrivere il II volume del Montecuccoli, uscito alla fine dellanno. Sar stato questo trombone che gli passeggiava declamando sui piedi, a indurre Lomonaco a prendere la funesta decisione di pubblicare, nel 1809, i Discorsi letterari e filosofici (ora Morano, Napoli, 1992)? Certo la rovina se l'attir da solo, col vittimismo moraleggiante e rancoroso del loser, che, sentendosi incapace di competere per le donne e il potere, pretende di ottenerli denunciandoli come vizio. Le donne, il levantino le sfruttava senza scrupoli; il lucano le malediceva in segreto (Delle Femmine, Calice, Rionero, 2002). Quanto al potere, quello camp di rendita sul suicidio di Jacopo Ortis, l'altro si tolse dai piedi da solo. Milano non sar mai beatamente spudorata

137

come la Roma di Onofrio Sordi nel Marchese del Grillo, ma livida e vendicativa come Peyton Place: quel pochissimo che gi c'era da bere si leg al dito le criptiche allusioni a miserabili storie di corna. Dopo un violento attacco del Giornale italiano, il volume fu sequestrato dalla polizia. Lomonaco fu per difeso dal ministro della guerra e uninchiesta interna tra i suoi allievi si espresse in termini vivamente elogiativi. In seguito il direttore degli studi propose pi volte di concedere gratifiche e riconoscimenti al professore, giudicato il migliore della scuola e lunico ad averle dato lustro con le sue pubblicazioni di storia militare. Il suicidio spian la strada alle ambizioni storico-militari del Vate. Sfumate le nozze con una facoltosa contessina comasca sorella di un caduto, nel 1810 le sue critiche alle moderne traduzioni di Omero provocarono la celebre rottura con Monti e un periodo di disgrazia. Pose mano, allora, alla dimenticata traduzione del commentario di Marengo: trenta paginette, pubblicate nel 1811 dalla Stamperia Reale, che gli valsero lincarico, datogli dal ministro Fontanelli, di compilare la storia dellesercito cisalpinoitaliano. Ma ci scrisse poi Zanoli non sort effetto, e per essere andato Foscolo in Toscana nel 1813 (rectius nellagosto 1812), e poi per aver palesato la strana ambizione di aver titolo distoriografo dellesercito, siccome lo ebbe inutilmente del regno Monti Vincenzo. Nellottobre 1813, appresa a Firenze la notizia di Lipsia, Foscolo torn a Milano, riprendendo servizio quale capitano: non per al fronte, ma a disposizione del ministero della guerra, impiegato per la propaganda a favore dellarruolamento dei volontari. Redigere proclami era in fondo lincarico pi confacente al letterato che confondeva la storia con lesortazione alle storie. Il 26 aprile 1814 Pino, nuovo comandante nominale dellesercito, lo promosse capobattaglione per aver sottratto il generale Peyri al linciaggio durante i tumulti del 20. Foscolo and poi a Genova da Lord Bentinck a portargli una copia del Montecuccoli e un assurdo progetto per far ribellare le truppe italiane accantonate tra Bergamo e Brescia e chiamare gli inglesi a scacciare gli austriaci. Gli fu in seguito rimproverato di non aver disdegnato le lusinghe del maresciallo Bellegarde che gli offriva la direzione di una rivista n la speranza, delusa, di ottenere la pensione per s e per il fratello Giulio, tenente del 3 cacciatori a cavallo. Gli va tuttavia riconosciuto di essere infine partito in esilio il 31 marzo 1815, per non prestare il giuramento allimperatore Francesco I richiesto agli ufficiali ex-italiani. Nel 1816 comparve la prima tragedia di Manzoni, "Il Conte di Carmagnola", ispirata dalla biografia scritta da Lomonaco: mezzo secolo dopo Manzoni dedic all'amico un commosso ricordo, pubblicato per solo nel 1876 sul Corriere della Sera. Di Foscolo e Lomonaco, come "storici militari", parliamo oggi solo perch a Milano, per prezioso contrappunto, ne capit allora uno vero. Era uno svedese, Gustaf Wilhelm af Tibell (1778-1832), che aveva fondato l'"Accademia" (nel senso di salotto culturale) militare di Stoccolma e che fu poi ministro della guerra del suo paese (il ritratto ricorda il generale del film Il pranzo di Babette). A Milano, nel 1801-02, Tibell fond sia il Deposito della guerra e il corpo degli ingegneri topografi, sia un cenacolo analogo a quello svedese e la prima rivista militare italiana (il Giornale dell'Accademia militare italiana). Era davvero di altissimo livello tecnico-scientifico e perci fu un miracolo se tra quegli zul dur addirittura pi di un anno (dall'aprile 1802 al giugno 1803) con 883 copie vendute. Sulla rivista Tibell tracci in modo chiaro lo statuto epistemologico e il metodo della storia militare professionale e scientifica, nata dalle "memorie militari" allegate alle carte topografiche e caratterizzata dall'intento di "rendere conto in una maniera molto particolareggiata delle operazioni militari" per servire all'elaborazione e alla critica della scienza e della dottrina militare. Finalmente nel luglio 1803 Tibell comprese che razza di gente aveva davanti e se ne torn in Svezia. Ovviamente la scuola militare di Milano fin intitolata non a lui, l'unico che se lo sarebbe meritato, ma a Pietro Teuli, un avvocaticchio giacobino con tanto di orecchino, disastroso sia come sindacalista degli antemarcia sia come ministro della guerra cisalpino-italico, che nel 1807 si fece stupidamente ammazzare da una cannonata mentre, ubriaco come una cucuzza, inveiva a cavalcioni di una batteria contro le mura di Kolberg [difesa da Gneisenau, interpretato da Horst Kaspar nel famoso film di Veit Harlan del 1944].

138

Creando un contesto culturale, Tibell pot spremere qualche stilla di pensiero militare perfino dagli ufficiali italiani, almeno da qualche giovane pi dotato, ma non riusc a impiantare una scuola italiana, tanto meno a promuovere una storiografia militare nazionale. Poteva riuscirci se fosse rimasto a Milano pi a lungo? C da dubitarne. Non ne esistevano infatti n i presupposti politici n le condizioni culturali. Una storia militare scientifica presuppone lindipendenza, la piena sovranit del Principe. Uno stato semplicemente autonomo, privo del ius belli ac pacis; uno stato maggiore puramente esecutivo, senza la responsabilit del piano generale di campagna, non producono storia scientifica, ma soltanto ideologia e propaganda. La storia come istora e intelligence incompatibile con la dipendenza, perch la smaschera, delegittimando lordine costituito. Una classe dirigente selezionata dallo straniero per svolgere un ruolo subalterno e non nazionale, avverte istintivamente il rischio di essere radicalmente delegittimata da una visione scientifica e oggettiva dei rapporti politico-militari e finisce sempre, senza averne magari piena coscienza, per respingere ed espellere il corpo estraneo, come avvenne puntualmente con Tibell. Nessuno tent di trattenerlo o di proseguire al suo posto lazione culturale intrapresa e che, solleticando effimere vanit di vedersi pubblicati sul Giornale o ricevuti dallaccademia, dovette suscitare nella massa dei dirigenti militari italiani (traneurs de sabre, ex-avvocati politicanti o al massimo geometri e ragionieri in uniforme) rabbiose ansie da confronto. Non stupisce perci che il suo nome sia stato cancellato non solo dalla memoria ufficiale, ma perfino dai ricordi di chi occasionalmente e distrattamente collabor con lui. Quanto alla cultura nazionale, essa era ancor pi intrinsecamente refrattaria del governo e dello stato maggiore italiani alla storia militare scientifica. Continuava infatti, come nellantico regime, a coniugare universalismo e particolarismo, il mondo commisurato al municipio: dove lunico tocco davvero moderno era la sostituzione del cosmopolitismo borghese allumanesimo. Centrale era perci, nella cultura politica italiana, la questione costituzionale, non quella della sovranit: non limpossibile conquista di un potere indipendente, ma la concreta ripartizione di quello delegato. Lesercito nazionale era percepito in modo puramente sociale, da un lato come onere, dallaltro come parte della classe dirigente: non come lo strumento di un disegno politico; che non cera e non si voleva. E la storia militare passava quindi da una funzione critica ad una funzione ideologica, dal reparto operazioni al reparto propaganda. Da Tibell, appunto, a Foscolo.

Opere di Lomonaco: Rapporto al cittadino Carnot, (1801), Analisi della sensibilit, delle sue leggi e delle sue diverse modificazioni considerate relativamente alla morale ed alla politica (1801); Vite degli eccellenti italiani (1802); Vite de'famosi capitani d'Italia coll'aggiunta dell'"Elogio di Raimondo Montecuccoli", scritto da Agostino Paradisi (1804-05); Discorso augurale (1805); Discorsi letterarj e filosofici : aggiuntavi la risposta ad una critica anonima (1809). Queste ristampate in Opere di F. L., Tip. Ruggia, Lugano 1831-37, 9 voll. Edizioni recenti: I Condottieri (A. Barion, Milano, 1937); Rapporto (Osanna, Venosa, 1990; P. Lacaita, Manduria, 1999); Discorsi (Morano, Napoli, 1992); Delle Femmine (Calice, Rionero in Vulture, 2002). Bibliografia: Pietro Borraro (cur.), F. L. un giacobino del Sud, atti del 2. Convegno nazionale di storiografia lucana : Montalbano Jonico - Matera, 10-14 settembre 1970, Galatina, Congedo, 1976. P.A. De Lisio, Per F. L., Napoli, 1975. Nunzio Campagna, Un ideologo italiano: F. L., Milano, Marzorati, 1986. F. De Vincenzis (cur.), La misura dello sguardo. F. L. e il pensiero europeo, Napoli, Osanna Venosa, 2002. Michele Giuseppe Scaccuto, "Eresie" su F. L., Firenze, Atheneum Maremmi, 2004. Antonio Di Chicco, F. L., Patriota, letterato, filosofo, Giuseppe Laterza, 2010 (Profili di martiri meridionali). Leonardo Selvaggi, F. L., Prospettiva editrice, 2010.

139

7. GENESI DELA PRIMA BIBLIOGRAFIA MILITARE ITALIANA


(Agosto 2011)

1. La bibliografia militare antica e moderna di Gabriel Naud (1637) A giudicare dai repertori redatti nell'Ottocento, si pu stimare che nei tre secoli precedenti siano stati pubblicati in Europa oltre diecimila trattati e monografie di arte, storia e scienze militari. Forse la pi antica bibliografia militare l'elenchus di 123 opere de re militari aut ad eam spectantia incluso nella Bibliotheca selecta del gesuita mantovano Antonio Possevino (1533/4-1611)400. Naturalmente era esclusa lArte della guerra di Machiavelli e compreso il Soldato cristiano, scritto nel 1569 dallo stesso Possevino per ordine di Pio V in occasione della spedizione in Francia del contingente ausiliario pontificio. La lista abbondava in opere di carattere giuridico e teologico, soprattutto di padri e dottori della Chiesa, mentre quelle di carattere tattico, strategico o tecnico erano solo 20:
2 sezioni di enciclopedie (Iul. Afr. VII e Isid., Etym. XVIII); 10 scriptores veteres (Polibio, Cesare, Onasandro, Frontino, Eliano, Polieno, Vegezio, Maurizio, Leone VI e Urbicio); 8 scriptores moderni: tre anteriori a Machiavelli (Valturio, Cornazzano e Della Valle) e tre posteriori (Ferretti, Brancaccio e Fiammelli), oltre al matematico Tartaglia e al filologo fiammingo Lipsio.

Il primo censimento dei manoscritti e delle opere a stampa di argomento militare si deve per a Gabriel Naud (1600-1653). Sollecitato dagli amici a completare la sua bibliographia politica con una militare, il bibliotecario del cardinal Mazzarino vi dedic un capitolo del Syntagma de studio militari, scritto a Rieti nel 1636 e stampato a Roma nel 1637401. Il medico ateo e libertino, ammiratore di Machiavelli e autore del primo trattato sul colpo di stato, preveniva l'obiezione di incompetenza, affrontando nella lettera al benigno lettore402 il rapporto tra erudizione ed esperienza e sostenendo che la lectio dei classici antichi dava per s sola una sufficiente legittimazione a trattare de recta bellorum administratione, come del resto avevano gi fatto prima di lui altri politografi, in particolare Elia

Bibliotheca selecta de ratione studiorum, Romae, 1593; Venetiis 1603, tom. I, lib. V, cap. 6, ff. 208-211 (elenchus aliquorum qui scripsere de re militari aut ad eam spectantia). Bibliografia su Possevino in Bozza, Scrittori, cit., pp. 77-79. Cfr. A. P. Farrel, The Jesuit Code of Liberal Education. Development and Scope of the Ratio Studiorum, Milwaukee, The Bruce Publishing Co., 1938 (cit. in Gian Paolo Brizzi, La formazione della classe dirigente nel Sei-Settecento, Bologna, Il Mulino, 1976, p. 57 nt. 35). Syntagma de studio militari ad illustrissimum iuvenem Ludovicum ex comitibus Guidiis a Balneo, Romae, ex Typographia Iacobi Facciotti, 1637, lib. II Ducis Officium, cap. IV, pp. 513-14; Naudaei Bibliographia militaris, Jenae, 1683, inclusa in Thomas Crenius, De eruditione comparanda, Leyden, 1699. Naud, Bibliographia politica a cura di D. Bianco, Roma, Bulzoni, 1997. Synt., Auctor Benevolo Lectori: nec acies unquam vidissem, nec castra, nec hostem, ac ne quidem gladium apte cingere, aut educere de vagina possem. Secondo Naud la scientia belli administrandi (o militaris) si pu acquisire (comparare) in due soli modi, experientia et lectione (pp. 504 e 507-8). Prestato un lip homage allautorit di Aristotele e Cicerone (che, in riferimento alla medicina, alloratoria e allars imperatoria anteponevano la pratica alla teoria), Naud vi contrapponeva lopinione di Botero, che giudicava la lectio rerum militarium superiore allesperienza; e, significativamente, non citava lexemplum di Formione. Bisogna per osservare che, nonostante il carattere tendenzialmente omnicomprensivo attribuito alladministratio belli dalla letteratura politologica, questa in realt tratta soltanto le dimensioni morali, giuridiche e politiche, astenendosi dallaffrontare la condotta tecnica della guerra (belli gerendi ratio, Naud p. 512). Fu invece il maresciallo di Puysgur (1655-1743), che era stato capo di stato maggiore (marchal gnral des logis) del maresciallo di Luxembourg, a sostenere la tesi paradossale di unautosufficienza assoluta dello studio teorico, proponendosi di dimostrare che sans guerre, sans troupes, sans arme, sans tre oblig de sortir de chez soi, par ltude seule, avec un peu de gometrie et de gographie, on peut apprendre toute la thorie de la guerre de campagne (Art de la guerre par principe et rgles, Paris, 1748, I, p. 2).
402 401

400

140

Reusner403. Pur non citandola esplicitamente, Naud evocava qui la "questione di Formione" che percorre in definitiva tutta la storia della trattatistica e della storiografia militare, dovute in massima parte ad autori estranei alla milizia (specialmente ecclesiastici), e perci vulnerabili al paragone col peripatetico, ridicolizzato da Cicerone, che pretendeva di dare lezioni de imperatoris officio et de omni re militari ad Annibale404 e il cui fantasma popolava i complessi di inferiorit di Machiavelli impietosamente sfruculiati da Matteo Bandello405. Tra i testi rilevanti, Naud includeva anzitutto la storia antica, sorta di archivio segreto da cui si poteva secretas cogitationes et imperiorum arcana ... expiscare406. Poi le biografie dei grandi condottieri - che imparano spesso lun laltro, come il sultano Selim I Yavuz (1512-20) dai commentari cesariani - e infine gli auctores de re militari, inclusi greci, romani e 271 recentiores, classificati in sette categorie:
25 antiqui deperditi, pp. 514-17; manoscritti greci, arabi, latini e volgari in bibliothecis latentis, pp. 518-25; antiqui editi, pp. 525-31; 17 recentiores qui scripserunt de militia antiquorum in se tantummodo spectata407, pp. 531-33; 21 tum de veteri, et nova inter se collatis408, pp. 533-35; Stratagematographia sive Thesaurus Bellicus, docens quomodo Bello justi et legitime suscipi, recte et prudenter administrari, commode et sapienter confici debeant: ex latissimo et laetissimo Historiarum campo Herculeo labore erutus ab Elia Reusnero Leorino, Histor. in Illustri Solana Profess. Pub. Cum ejusdem Synopsi et gemino Indice locupletissimo, altero Historiarum, altero Rerum memorabilium, Francofurti, Prestat apud Johannem Andream, et Wolfgangi Endteri Junioris haeredes (1609) 1661. Cicero, De oratore, II. 18.75-76 e II. 19.77, 254, 256. L'episodio di Formione messo in bocca a Quinto Lutazio Catulo Cesare (149-87 a. C.), che nel 102 fu console con Mario, al quale dovette cedere la gloria della vittoria di Vercelli (commemorata dal Tempio della Dea Fortuna o Monumentum Catuli, presso l'odierno Largo di Torre Argentina). Ricchissimo e di cultura greca, fu poeta, oratore e, pare, autore di una storia della sua campagna contro i Cimbri scritta nello stile di Senofonte. Geloso di Mario e passato perci con Sulla, gi suo luogotenente nella campagna cimbrica, mor infine suicida come Annibale. Nella lettera del 4 aprile 1526 a Guicciardini in cui, raccontandogli di esser stato richiesto dal papa Clemente VII di un parere sulle fortificazioni di Firenze, Machiavelli gli esprime il timore di far la figura di "quel Greco con Annibale". E proprio quel paragone richiamato da Matteo Bandello nella Novella I.40, in cui il povero Niccol fallisce, sotto lo sguardo ironico di Giovanni delle Bande Nere, la dimostrazione pratica dell'ordinanza teorizzata nell'Arte della Guerra. Cfr. Frdrique Verrier, "Machiavelli e Fabrizio Colonna nell'arte della guerra: il polemologo sdoppiato", in JeanJacques Marchand (cur.), Machiavelli politico, storico, letterato: Atti del Convegno di Losanna, 27-30 settembre 1995, Roma, Salerno Editrice, 1996, p. 184. Robert Fredona, "Liberate diuturna cura Italiam. Hannibal in the Tought of Niccol Machiavelli", in David S, Peterson with Daniel E. Bornstein (Eds), Florence and Beyond. Culture, Society and Politics in Renaissance Italy, Essays in Honour of John M. Najemy, Centre for Reformation and Renaissance Studies, Victoria University in the University of Toronto, Toronto, Ontario, 2008, pp. 430-31.
406 407 405 404 403

Syntagma, cit., p. 509.

1. Petrus Ramus (lib. de moribus vet. Gallorum; comment. ad Caes.); 2. Reinardus Senior comes Solmensis; 3. Samuel Petitus (lib. VIII legum Acticarum); 4. Nicolaus Cragius (Rep.Laced. III, tab. XII); 5. Meursius (de Cecropia seu Arce Athen.); 6. Kyrianus Stroza (ad Arist. polit., I); 7. Iacobus Fater Stapenlensis (Hecatonia, leges Socratis et Platonis de militia retulit); 8. Iustus Lipsius; 9. Franciscus Patricius; 10. Ioannes Antonius Waltrinus S. J. (de re militari veterum Romanorum lib. VII); 11. Henricus Saviles anglus; 12. Albericus Gentili (de militia Romana, sic); 13. Robertus Valturius; 14. Franciscus Ferretti; 15. Roasius; 16. Claudius Salmasius; 17. Barnaba Brissonius (lib. IV formularum qui totum de militaribus est). 1. Patricius (Paralleli); 2. Hermannus Hugo S.J.; 3. Domenicus Cyllenius; 4. Auctor Florentinus politicae damnatae (Machiavelli); 5. Ludovicus Regius (lib. IX de vicissitudine rerum instituit militiae romanae cum moderna); 6. Alexander Sardus (de moribus et ritis gentium lib. III); 7. Polidorus Vergilius (adagiorum liber de inventoribus rerum seu proverbia); 8. Aegidius card. Columna (sententiarum); 9. Petrus de Gregorius alias Tholosanus (lib. XI Reipublicae qui est de militari cura; lib. XXV sintaxeos admirabilis); 10. Adamus Contzen (lib. X Politicorum de perfecta Reipublicae forma); 11. Antonius Zara (Anatomia ingeniorum et scientiarum, Sect. 2a, memb. XV de Militia); 12. M. A. Petilius iur.cons. Neapolitanus (lib. IX Exarchiae, sive de exteriori principe munere); 13. Carolus Scribanius (Politicus Christianus libri II); 14. Justus Lipsius; 15. Hugo Sempilius (libb. II et V de mathematica disciplina, ubi catalogum addit, auctorum qui de
408

141

233 ac demum de nostra et eius partibus singulis eo ordine dispositi quae nos in hoc syntagmate observavimus409, pp. 535-45; exqualibus laudantur praesertim a ducibus compositi, pp. 545-50.

2. L'elenco delle bibliografie militari redatto da Petzholdt nel 1857 Quasi in risposta alla perorazione di Edouard de la Barre Duparcq (1819-94) per una guida bibliografica alla letteratura militare410, il celebre bibliotecario Julius Petzholdt (1812-1891) pubblic nel 1857 un elenco delle bibliografie militari, che si apriva con le due di Naud (il Syntagma del 1637 e la Bibliographia militaris, stampata postuma nel 1683). A parte un opuscolo di sei pagine pubblicato a Londra nel 1659 (Bibliotheca Militum or the Souldiers publick Library), tutte le altre sono successive al 1703 e, senza tener conto dei supplementi e delle riedizioni, il totale arriva a 148: 24 a carattere generale, 9 aggiornamenti e il resto a carattere particolare, tra cui 29 di artiglieria e genio, 21 di geografia e cartografia e 5 di marina, pi 23 cataloghi di biblioteche militari centrali o reggimentali e 14 di librai. Quelle pubblicate nel Settecento sono 39, di cui sette generali, a cominciare dall'Entwurf einer Soldaten-Bibliothec di Johann Tobias Wagner (Lipsia, 1724, di 424 pagine). Seguono quelle di Jean Michel de Loen (1743), Ferdinand Friedrich von Nicolai (1765) e Johann W. von Bourscheid (1781-82), il catalogo del libraio Walther (1783) e le due incluse nelle opere enciclopediche di scienza e arte militare pubblicate rispettivamente da Gottfried Erich Rosenthal (Encyclopdie der Kriegswissenschaften, 1794-1803) e dal futuro generale dell'artiglieria sassone von Hoyer (Geschichte der Kriegskunst, 1797-1800). Autore di innumerevoli opere, Johann Gottfried von Hoyer (1767-1848) pubblic nel 1809 una introduzione allo studio della storia militare per i giovani ufficiali411 e nel 1829-40 una nuova bibliografia aggiornata412. Il catalogo del libraio di Dresda Conrad Salomon Walther (1738-1805), aggiornato sino al 1799, era articolato in sedici rubriche: tattica e arte della guerra; artiglieria; mine; genio; fanteria; cavalleria; truppe leggere; stratagemmi; regolamenti; diritto militare; commissariato; medicina; marina e idrografia; scherma: storia militare e miscellanea. I fratelli Walther pubblicarono pure, nel 1803, una rassegna del principe de Ligne di 347 opere militari da lui possedute (Catalogue raisonn de la bibliothqe du prince de Ligne).
militari arte scripserunt; sed tam confuse, negligenterque concinnatum, ut eo non magis lector iuvari possit, quam si editus numquam fuisset); 16. Ioannes Baptista Donius (in magno opere suo philologico, titulo de militia fecisse); 17. Erricus Rohanus (qui nunc in Tellina valle sub Christianissimo Rege castrorum preaefectus); 18. Guillaume du Bellay de Langey; 19. Imperiale Cinuzzi (de disciplina militari antiqua et moderna); 20. Achille Tarducci; 21. Ruggero de Loria. Lelenco include 42 autori di opere a carattere generale (di cui 35 veram rationem continentes e 7 literarum meditationibus similia), 11 di miscellanee, 6 di trattati sui privilegi dei milites e sulla cavalleria, 10 sul reclutamento, 15 sulloplomachia e i tornei, 5 sulla milizia equestre, 8 sulla milizia cristiana, 7 sulladdestramento delle reclute, 9 di esempi, 2 sulleloquenza militare, 7 di matematica, 16 dartiglieria, 32 di architettura militare, 6 sugli assedi, 10 sulla tattica della fanteria, 26 di teologia e diritto bellico, 11 di medicina militare e 10 di diritto amministrativo militare. Naud (p. 545) giustifica la mancata menzione degli auctores di naumachia perch le battaglie navali loco tantum differunt da quelle terrestri.
410 409

Edouard De La Barre Duparcq, "Des Sources Bibliographiques Militaires", dans le Spectateur Militaire, 2e Srie, 31e Anne, XV juillet-septembre 1856, pp. 380-408. J. G. Von Hoyer, Versuch junge Offiziers zum Studium der Kriesgeschichte aufzumuntern, Tbingen, in der F. H. Cotta'schen Buchhandlung, 1809.

411

J. G. Von Hoyer, "historische bersicht der Militair-Literatur", in Hermes, oder kritisches Jahrbuch der Literatur. Leipzig. 33. Band 1829 (Erster Abscnitt), 34. Band 1830 (Zweiter Abschnitt: "Vom Jahre 1740 bis auf die neuesten Zeiten", pp. 301-51); 35. Band 1831 (Dritter Abschnitt: "Die Kriegsgeschichte seit dem Jahre 1740", pp. 199-261). Id., Litteratur der Kriegswissenschaften und Kriegsgeschichte, Berlin, Herbig, 1831; Bd 2, Nebst Fortsetzung von 18311840, Berlin, Herbig, 1840.

412

142

Delle altre bibliografie settecentesche, due riguardano la letteratura militare antica (1708 e 1780)413: dieci l'architettura militare e le fortificazioni (la prima, di Leonhard Christian Sturm, nel 1703), sei l'artiglieria, quattro la geografia, tre rispettivamente la matematica militare (1754 Le Blond), la medicina (1764 Baldinger) e la marina (1793 Rding) e una la letteratura militare degli ultimi quindici anni del secolo (Ersch, 1795-1807). Tra le speciali, Petzholdt omette quella degli scrittori spagnoli pubblicata nel 1760 a Madrid da don Vicente Garca de la Huerta (1734-87). Le bibliografie del 1800-1830 sono 55, contro 54 del 1831-57. Rispetto al secolo precedente aumentano le generali (11 e 6), gli aggiornamenti (1 e 5), le cartografiche (8 e 9), le marittime (2 e 2) e i cataloghi di biblioteche (8 e 13) e librerie (6 e 8) specializzate. Compaiono inoltre le nazionali italiane (2 e 2), mentre diminuiscono quelle di artiglieria e genio (8 e 3). In compenso troviamo nel 1813 la bibliografia di Johann Samuel Ersch (1766-1828) sulle applicazioni militari delle scienze matematiche, fisiche e meccaniche, aggiornata nel 1828 da Franz Wilhelm Schweigger-Seidl (17951838). E inoltre una bibliografia anonima di economia militare (Lipsia, 1826), una di cavalleria e ippologia del barone Friedrich Wilhelm von Bismarck (1783-1860) e una sui tornei e la cavalleria medievale (di F. A Frenzel, 1850). Una delle bibliografie ottocentesche pi interessanti il catalogo sistematico e cronologico di 10.806 opere redatto dal tenente prussiano Heinrich Friedrich Rumpf (Littrature universelle des sciences militaires) e pubblicato a Berlino in due volumi nel 1824-25. L'opera, la pi ampia apparsa fino ad allora, era suddivisa in otto parti: letteratura delle scienze militari; storia delle scienze militari; autori greci e romani; enciclopedie: arte militare in generale; armi; amministrazione; tattica. Nel 1850 un altro ufficiale prussiano, il capitano Arwied von Witzleben, pubblic una bibliografia militare tedesca dell'"ultimo secolo", cio successiva al 1750. Petzholdt non cita la Biblioteca martima espaola raccolta in due enormi volumi da don Martn Fernandez de Navarrete y Ximenez de Tejada (1765-1844), ufficiale di marina, storico della nautica e delle esplorazioni geografiche e infine direttore dell'Accademia di storia. Quest'opera fu pubblicata postuma nel 1851, "de real rden". 3. La catalogazione sistematica della letteratura militare moderna Luigi Loreto l'unico autore che abbia affrontato in modo rigoroso la complessa questione dei sottogeneri in cui sembra in parte articolarsi la letteratura militare antica414. Il problema aggravato in questo caso dalla scarsit dei testi pervenutici, ma riguarda pure la letteratura militare moderna e contemporanea, perch la formazione e l'evoluzione dei sottogeneri dipende da una molteplicit di fattori culturali e sociali, come dimostrano i primi tentativi di ricostruire la genesi del pensiero militare occidentale415. I sottogeneri tralatizi della letteratura militare moderna, diversi dall'antica e dalla contemporanea, appaiono gi abbastanza stabilizzati nella seconda met del Cinquecento, con un ripartizione di massima fra i trattati di arte o disciplina militare, i trattati di politica ("ragion di guerra", administratio belli e officio del capitano generale), i trattati tecnici e le opere di storia militare.
Ernst Salomon Cyprian (1663-1745), "De claris scriptoribus veteris Rei Militaris" (1708), nei Selecta Programmata, pp. 21-26. Jeremias Wldicke (1736-87), Index Bibliothecae militaris Scriptorum veterum graeco-latinorum (Soroe, 1782). Cfr. Luigi Loreto, Il generale e la biblioteca. La trattatistica militare greca da Democrito di Abdera ad Alessio I Comneno, exc. da Giuseppe Cambiano et all. (cur.), Lo spazio letterario della Grecia antica, II. La ricezione e lattualizzazione del testo, Salerno editrice, Roma, s. d. (ma 1997), pp. 563-589. Azar Gat, The development of military thought: the nineteenth century, Oxford University Press, Oxford, 1992. A history of military thought: from the Enlightenment to the Cold War, Oxford University Press, Oxford, 2001. Christophe Wasinski, Rendre la guerre possible. La construction du sens commun stratgique, Universit Libre de Bruxelles. Bruxelles, 2010.
415 414 413

143

Queste ultime si articolano a loro volta in storia delle guerre, biografie e storia delle istituzioni militari, e solo a cavallo tra Sette e Ottocento si sviluppa la storia militare in senso professionale, prodotta dagli uffici topografici degli stati maggiori416, intesa come studio sistematico delle campagne e diretta all'elaborazione di piani di campagna, dottrine d'impiego delle forze e principi strategici. La letteratura tecnica era formata da due apporti, distinti ma pure relativamente combinati e sinergici: quello della pratica di guerra e quello della fisica e matematica applicata alla meccanica e alla chimica di uso militare. Si sviluppano cos i sottogeneri dell'architettura militare e della fortificazione (non del tutto coincidenti), dell'artiglieria (costruzione, balistica e pirotecnica), della navigazione, della cartografia, della meccanica di precisione (compasso, telescopio), che a loro volta favoriscono un approccio "geometrico" alla tattica417. Altri settori specifici, empirici, erano quelli dell'ippologia (allevamento, ippiatria, equitazione), dell'oplomachia, del diritto militare e di guerra, dell'eloquenza militare, delle scienze cavalleresche (inclusi "emblemi" e "imprese"), della medicina (e specialmente della cura delle ferite d'arma da fuoco e della profilassi igienica) e infine dell'"economia" (amministrazione) militare. Buona parte delle opere e pi ancora degli autori (che spesso praticano pi sottogeneri e li intrecciano nelle singole opere) per troppo eclettica per lasciarsi inquadrare senza problemi in questa embrionale classificazione. Attorno all'alveo centrale degli autori omogenei alle tradizioni corporative e perci integrati nei generi letterari definiti, scorre infatti il flusso lutulento degli irregolari, tra cui talora si incontrano gli innovatori. Per tutti costoro le pur necessarie categorie sistematiche sono veri e propri letti di Procuste. Studiare la genesi, lo sviluppo, la confluenza e l'esaurimento dei generi e sottogeneri letterari richiede un approccio filologico. E' tuttavia l'unico modo di penetrare davvero a fondo nella intima coerenza di un campo del sapere. L'approccio dogmatico, pur con tutti i suoi meriti didattici, alla fine si avvita in pseudo questioni (ad esempio se la guerra sia arte o scienza) e concetti inutili (come i "principi della guerra", che variano da paese a paese, da epoca a epoca e da autore a autore e servono solo a sgranare il rosario della pedanteria). Del resto la sistematica amatoriale degli armchair generals non pu competere con quella professionale della filosofia tedesca, la quale non ha infatti mancato di sistematizzare pure lo scibile militare, rubricandolo sotto il concetto di "scienza/e della guerra" (Kriegswissenschaft/en). Nel 1815 il filosofo sassone Wilhelm Traugott Krug (1770-1842), gi autore di una famosa Enciclopedia sistematica delle scienze, individu dodici scienze militari, a loro volta riunite per tre in sottogruppi. Armamento, addestramento, logistica, fortificazione, tattica e strategia formavano le scienze militari "principali" (Militrische Hauptwissenschaften), e i sottogruppi "materiale" e "formale": e le prime quattro venivano ribattezzate con curiosi neologismi greci (Hopletik, Stratiotik, Paraskeuastik e Periteichistik). Meno banale invece la classificazione delle scienze ausiliarie (Militrische Hlfwissenschaften), a loro volta divise nei sottogruppi, "grafico" e "storico". Il primo include iconografia (Kriegszeichenlehre o Militrgraphik), geografia e statistica militare. Acuta e originale poi la tripartizione della storia
V. Ilari, "La storia militare tra topografia e retorica: Gustav Wilhelm af Tibell (1772-1832) e Ugo Foscolo (17781827)", rielaborazione (online su scribd) del capitolo 17 della Storia Militare del Regno Italico 1801-1814, Roma, 2004, vol. I, tomo I, pp. 407-435. Cfr. pure Id., "Lomonaco, Tibell e Foscolo. Storia militare di un suicidio filosofico", in Risk, N. 15, 2010, pp. 64-69. Il modello era la rivista Mmorial topographique et historique rdig au dpt de la guerre, e divisa in due sezioni, la I topografica e la II storico-militare. Le prime sette annate furono pubblicate tra il 1802 (I) e il 1810 (VII) e le pubblicazioni ripresero solo nel 1825 (VIII), mantenendosi per ancora saltuarie. Nel N. 2 Historique del 1803 la rivista pubblic una "Notice sur les principaux Historiens, anciens et modernes, considrs militairement. Suivie d'un Catalogue alphabtiques des Auteurs cits dans la Notice, Avec indication des meilleures ditions", pp. 42122.
417 416

Jean-Baptiste Imbert, Communaut de principes entre la tactique et la fortification, dmontre laide du dessin des travaux de lattaque, par le Marchal de Vauban , Paris, Imeert, 1823; Anselin, 1835.

144

militare in storia delle guerre, dell'arte della guerra e dei guerrieri (Kriegsgeschichte, Kriegskunstgeschichte, Kriegergeschichte)418. Diversa la questione della formazione degli ufficiali, perch qui l'esigenza non pi quella solo scientifica di classificare o rubricare la reale produzione per studiare la genesi del pensiero, bens quella pratica di stabilire un percorso di studi in uno specifico contesto istituzionale e culturale. Il tema accomuna la ratio studiorum dei gesuiti alla funzione pedagogica dell'enciclopedismo illuminista. Cos non stupisce lo spazio dedicato nell'Encyclopdie di Diderot e d'Alembert alle voci "Ecole militaire" (con riferimento alla nuova istituzione francese) e "Etudes Militaires", nel quale riprodotto un articolo del celebre artigliere e ingegnere Guillaume Le Blond (1704-81) sulla formazione matematica degli ufficiali comparso sul Mercure de France dell'agosto 1754419. 4. Se mille libri vi sembran pochi ... Tre cataloghi di biblioteche militari del primo Ottocento Dopo la guerra del 1812-15, gli Stati Uniti decisero di aggiornare e accrescere la loro cultura militare, e perci inviarono in Europa, con il compito di acquistare i migliori libri militari, il colonnello brevettato William McRee (1788-1833) e il maggiore brevettato Sylvanus Thayer (17851872), in seguito divenuto brigadiere e passato alla storia come "The Father of West Point". La missione termin nel 1817, e il primo catalogo della biblioteca dell'Accademia Militare, redatto nell'agosto 1822420, censiva 909 volumi e 45 carte geografiche, per oltre due terzi in francese. I volumi strettamente militari erano per solo 443, suddivisi in cinque sezioni: Engineering and Fortification (64), Military Art and Tactics (71), Artillery, Infantry, Cavalry and Military Regulations (134), Campaigns, Military History and Memoirs (115) e Architecture, Bridges, Canals, Prospective and Topography (59). Il resto della biblioteca era ripartito in sei sezioni: Mathematics and Navigation (78), Natural Philosophy (84), Chemistry, Mineralogy, Natural History and Arts (27), Geography (81), History, Biographies and Travels (123) e Miscellaneous (128). Questo apparato, striminzito ma essenziale, funzion davvero come food for brain. Nel 1856, trascorsa una generazione, un primo lotto di 134 volumi militari pubblicati negli Stati Uniti era in vendita in una libreria londinese, che pubblicava l'annuncio sulla semi-ufficiale rivista Hart's Army List421. Tra questi libri c'erano due traduzioni di Jomini, le due riviste militari fondate da Benjamin Homans, i trattati di fortificazione di Dennis Hart Mahan (1802-71) e quelli di artiglieria di Alfred Mordecai (1804-87), nonch il primo scritto di George Brinton McClellan (1826-85), il futuro comandante dell'Armata del Potomac, che a quell'epoca si trovava in Crimea come osservatore.

Ueber die Nothwendigkeit des Studiums der Kriegswissenschaften aut teutschen Universitten, Leipzig bei Wilhelm Rein, 1814. System der Kriegswissenschaften und ihren Literatur enzyklopdische dargestellt nebst zwei militrischpolitischen Abhandlungen, Leipzig, bei Wilhelm Rein, 1815. "Versuch einer systematischen Enzyklopdie der Kriegswissenschaften nebst zwei militrisch-politischen Abhandlungen", in Enzyklopdische und vermischte Schriften vom D. Wilhelm Traugott Krug, Leipzig, bei Georg Wigand, 1845, I, pp. 377-428. "Plan des diffrentes matires qu'on doit enseigner dans une Ecole de Mathmatique Militaire", dans le Mercure de France, Aut 1754, pp. 46-60. Rip. dans l'Article "Etudes Militaires", de l'Encyclopdie ou Dictionnaire Universel raisonn des connaissances humaines, mis en ordre par M. [Fortunato Bartolomeo] De Felice, T. XVII, Yverdon, 1772, pp. 490-494. V. aussi l'Article "Ecole Militaire, ibidem, XV, pp. 200-212 The Earlierst Printed Catalogue of Books in the United States Military Academy Library, (s. l. n a.), foreword by Dr. Sidney Forman, Librarian, USMA, e ristampa del Catalogue of Books in the Library of the Military Academy, August 1822, Printed by Ward M. Gazlay, Newburg, N. Y. A List of Books of Military Art and Science Published in the United States of America for sale by Trbner & Co., in The New Annual Army List and Militia List, for 1856 (being the seventeenth annual volume) by Major Henry G. Hart, London, John Murray, 1856.
421 420 419

418

145

Del resto i mille libri di West Point non erano poi cos pochi a confronto col patrimonio delle biblioteche militari tedesche. Nel 1834 quella di Monaco422 ne aveva 4.870, di cui 2.366 "ausiliari" e 2.503 propriamente militari. Le sezioni militari erano: Ordinamento (79), Regolamenti (186), Tattica (123), Guerriglia (56), Artiglieria (153), Genio, distinto tra "arte delle costruzioni di guerra" (117) e "guerra di fortezza" (45), Servizio di stato maggiore (30), Geografia militare, topografia e analisi del terreno (54), Arte della guerra e strategia (224), Storia militare e biografie (1.100), Uniformi (15). I settori ausiliari pi cospicui erano la storia politica (525), la matematica (461), la geografia (371), la politica (187), la pedagogia (179), il diritto comune e militare (108), la storia e le scienze naturali (88), l'ippologia e veterinaria (63), la medicina (42): e inoltre ginnastica (52), atlanti (50), enciclopedie e vocabolari (127), annuari e almanacchi (32) e miscellanee (81). Il pezzo forte della biblioteca di Monaco erano per le riviste: ben 120, di cui 31 militari e il resto tecniche, scientifiche, giuridiche e politiche. Nel 1834 Adolph von Gironcourt pubblic un repertorio sistematico di tutti gli articoli comparsi a partire dall'anno 1800 su 31 riviste militari: 23 tedesche, 6 francesi e 2 inglesi423. Il titanico repertorio, che non comprendeva per le riviste militari americane, ebbe una seconda edizione nel 1837, l'anno in cui usc, a Napoli, il primo numero della prima rivista militare italiana (l'Antologia Militare, soppressa nel 1845 per motivi politici). Secondo Cesare Cant la pi antica rivista militare era stata quella pubblicata a Breslavia a cura di Georg Dietrich von der Grben (1725-92) [10 volumi col titolo Versuch einer Kriegsbibliothek dal 175a al 1772 e altri 10 col titolo Neue Kriegsbibliothek dal 1774 al 1781]: nel 1842, senza contare le russe [n le americane] gliene risultavano trentadue: 12 francesi, 4 inglesi, 4 prussiane, 2 svedesi, 2 belghe e le restanti a Napoli e in Sassonia, Hannover, Assia Darmstadt, Danimarca e Svizzera424. Ancora nel 1851, la biblioteca della prestigiosa Scuola generale di guerra prussiana possedeva meno di 7.000 volumi425, di cui solo tremila militari, grosso modo met di storia e met di "scienza" militare, quest'ultima ripartita in modo meno convincente dell'analoga sezione bavarese;
Catalogo della Biblioteca della Scuola Generale di Guerra prussiana nel 1851 Sezioni ausiliarie Op. Sezioni militari Op 15 VIII. Kriegswissenschaften I. Encyclopaedie (A.1-15).
II. Literaturgeschichte (A. 25-163). III. Naturwissenschaften (A). IV. Philosophie (A. 800-1220). V. Mathematik (A. 1250-3660). VI. Geschichte (B. 1-9320). VII. Geographie und Reisen . XI. Philologie (G. 1-5340). XII. Theologie. Kirchengeschichte H XIII. Jurisprudenz. Staatswisse.n XIV. Medicin (K. 1-150) Miscellen (K. 170-200) 72 231 159 699 1.750 156 620 44 115 9 4 0. Kriegskunst, Allgemeinen 1. Organisation u. Adm. 2. Waffenlehre 3. Taktik ( 61 Inf., 53 Cav.) 4. Terrainlehre (48 Mil.geogr) 5. Strategie ( 22 Kleiner Krieg) 6 A. Artillerie 6 B. Genie 6 C. Generalstab 6 D. Marine IX. Kriegsgeschichte E. 1-6204 X. Kriegergeschichte F. 1-3860 1. Kriegergeschichte 2. Armee und Regt geschichte 3. Zeitschriften 227 342 38 194 69 125 234 367 12 33 1.055 143 84 81

Catalog ber die im Kniglich Bayer'schen Haupt-Conservatorium der Armee befindlichen gedrcken Werke. Mnchen, 1834. I u. II Supplement 1844-55.
423

422

Repertorium der Militr-Journalistik des 19ten Jahrhuderts bis zum Jahre 1837. Sachlich geordnet vom A. von Gironcourt, 2. Auflage, Kassel, Krieger, 1837. Gironcourt aveva pubblicato pure un saggio Ueber den Einfluss der Wissenschaften auf das Militair, Kassel, Bohme, 1827.

424

Cesare Cant, "Di Cose Militari", in Rivista Europea. Giornale di scienze, lettere, arti e variet, Milano, V, 1842, III, p. 9. Katalog der Bibliothek und Kartensammlung der kniglichen Allgemeinen Kriegsschule, Gedruckt bei A. W. Schade, Berlin, 1851.

425

146

Totale delle 11 Sezioni ausiliarie

3.874 Tot. Opere delle Sezioni militari

3.004

Inoltre: 33 Manuscripte, 85 Cartone, 1060 Karte

5. L'apporto italiano alla letteratura militare moderna L'epoca, durata cinque secoli, della competizione globale tra gli Stati nazionali europei, ebbe inizio con le "horrende guerre d'Italia" del 1494-1559. Il paradosso italiano della decadenza politica e della supremazia culturale ha un riflesso militare: all'ossimoro erasmiano dell'Italum bellacem (Adagia, 1508)426 corrisponde l'indubbio primato italiano nell'arte di fortificare (trac italien o l'italienne). Quest'epoca, poi interpretata dagli storici militari come "crisi militare italiana" (Piero Pieri, 1934) e prima fase della "rivoluzione militare" (Michael Roberts, 1956 e Noel Geoffry Parker, 1988), stata anche l'incunabolo dei Makers of modern strategy (Princeton, 1942) e della letteratura militare occidentale. E quest'ultima ha avuto in Machiavelli, per la sua interpretazione attualizzante del canone tralaticio di Vegezio, il suo primo nome di spicco. Il primato italiano evidente pure nel rinnovamento della terminologia militare e nella letteratura militare del Cinquecento e del primo Seicento: italiani i primi scrittori (a cominciare da Egidio Colonna, contemporaneo di Dante, e dai quattrocenteschi Caterina da Pizzano, Paride Dal Pozzo, Roberto Valturio e Mariano di Jacopo Taccola); italiane le prime e migliori edizioni e traduzioni in volgare di classici militari greci e latini, italiani i tre quarti dei primi trattati moderni. Nel 1851, sepolta come voce "Auteurs militaires" del monumentale Dictionnaire de l'Arme de terre (I, pp. 438-568) del generale Bardin (1774-1841), apparve una curiosa bibliografia universale dei 550 autori che avevano scritto dell'arte militare in genere o particolarmente della fanteria: l'elenco include 40 italiani e 25 classici, tra cui Cicerone e Niceforo Foca.... Una tabella finale (p. 566) calcolava per un totale di 1.005 autori propriamente militari, esclusi storici, memorialisti e autori di trattati collaterali (Bardin menziona espressamente ippologia ed equitazione, ma probabilmente intendeva escludere pure medicina, scherma, geometria, geografia), cos ripartiti per grandi epoche e per lingua:
Lingua Tedesco Inglese Spagnolo/Port. Francese Greco Olandese Italiano Latino Russo/Polacco Svedese/Danese TOTALI Ante 1500 6 9 2 3 7 27 1500-1700 81 25 23 75 3 16 50 2 1 1 277 1700-1770 54 13 9 79 1 1 10 3 8 178 1770-1839 143 51 8 274 2 5 17 10 13 523 Totale 278 89 40 434 15 24 80 9 14 22 1005

Con 147 edizioni di trattati moderni e 26 di traduzioni di classici antichi censite da John Rigby Hale (1923-1999), l'editoria veneziana del Cinquecento conferma il suo assoluto primato europeo anche nel campo della letteratura militare. Ma con le guerre contro i turchi e gli eretici, e con le armi dello spirito apprestate dai gesuiti, Roma ad avere, a cavallo del Seicento, il primato dell'editoria militare e degli avvisi a stampa delle vittorie imperiali, vere "corrispondenze dal fronte in tempo reale". L'accurata bibliografia militare redatta nel 1900 da Maurice James Draffen Cockle
426

Erasmo, Adagiorum Chiliades, s. v. Myconius calvus, Venetiis, 1571, p. 325.

147

e relativa alle opere stampate fino al 1642, censisce 245 libri di autori italiani su un totale di 460 non inglesi; e 12 traduzioni dall'italiano su 166 opere militari in inglese. Da notare che la prevalenza italiana massima nell'architettura militare (50 su 71), assoluta nell'arte militare (91 su 157), nell'artiglieria (23 su 43) e nella scherma (12 su 21) e relativa nella cavalleria e mascalcia (16 su 36; ma sono comunque italiani 4 dei 5 trattati sull'impiego tattico della cavalleria e mancano dall'elenco altri 2 trattati italiani di mascalcia). Il repertorio di 253 trattati di architettura, geometria e meccanica militare stampati dal 1473 al 1799, redatto da Jorge Galindo nel 2000, ne indica 69 italiani contro 76 francesi, 74 spagnoli, 12 tedeschi, 11 olandesi, 6 portoghesi, 4 inglesi e 1 polacco. Con 24 trattati contro due (uno tedesco e uno francese) l'Italia ha il monopolio assoluto di questa produzione fra il 1473 (Valturio) e il 1577 (Marchese). Nell'ultimo ventennio del Cinquecento e nel primo decennio del Seicento, cio durante la generazione delle guerre di Fiandra e d'Ungheria, produce ancora la maggior parte dei trattati (21 su 38, contro 7 spagnoli, 5 francesi, 4 tedeschi e 1 inglese). Dal 1611 al 1650 scende a un terzo (14 su 34, contro 11 francesi, 10 spagnoli, 4 olandesi, 3 tedeschi, 1 inglese e 1 polacco). Nella seconda met del Seicento si riduce a meno di un decimo (5 su 55, a parit con l'Olanda, contro 26 spagnoli, 15 francesi, 2 portoghesi e 2 tedeschi). Meno attendibili sono le proporzioni che si ricavano per il Settecento, perch Galindo include appena due trattati italiani (Capra 1717 e Achielli 1725) contro 42 francesi, 30 spagnoli e 8 di altri paesi: tralasciando per autori importanti come Carlo Borgo, Ignazio Bertola, Giovanni Andrea Bozzolino e Alessandro Papacino d'Antoni, e molti altri minori come Giovanni Chiappetti, Ercole Corazzi, Angelo Cortenovis, Francesco Cristiani, Giovanni Izzo ecc. In realt resta ancora pi utile, per valutare l'incidenza degli italiani nell'architettura militare, la vecchia bibliografia di Luigi Marini (1810), la quale include tutti gli autori europei che anche marginalmente abbiano trattato di fortificazione permanente. Anche togliendo Machiavelli, incluso per reverentiam, restano nel suo elenco 37 autori per il Cinquecento, di cui 28 italiani contro 9 di altre nazioni (tre apparsi nel 1556, 1580 e 1589 e sei fra il 1594 e il 1598). Nella prima met del Seicento il rapporto si riequilibra, con 26 su 70 (sempre in maggioranza relativa rispetto a 18 francesi, 14 tedeschi, 6 olandesi, 5 spagnoli e 1 inglese), ma gi nella seconda met, in cui compaiono i grandi Vauban e Coehorn, gli italiani perdono il primato qualitativo, e la stessa incidenza quantitativa dei nuovi autori scende a 19 su 108, al terzo posto dopo tedeschi (38) e francesi (29). Nel Settecento l'Italia conta ancora una ventina di nuovi autori, ma nessuno di spicco. Questo primato cinquecentesco si riflette ovviamente sulla genesi del lessico militare moderno, il quale, come ben risulta dagli studi di Piero Del Negro427, ha in gran parte una matrice italiana. Ci sembra quindi quasi naturale che ancora a met settecento le lingue straniere insegnate nell'Ecole Royale Militaire di Parigi fossero il tedesco e l'italiano. Ma lo scopo non era di far leggere in originale i classici militari del passato: la giustificazione che ne dava l'Encyclopdie era ormai semplicemente "que les armes franoises se portent le plus souvent en Allemagne ou en Italie"428. La ragione principale di questo declino che dalla seconda met del Seicento le scienze militari, e perci la relativa letteratura, vengono sempre pi condizionate dalla committenza sovrana e dalla creazione di centri di studio, con annessi archivi e biblioteche, analoghi ai dpts des cartes et plans francesi, con l'effetto di riequilibrare la produzione francese, inglese, spagnola e tedesca rispetto a quella italiana. Quest'ultima produce per ancora non solo illustri generali e architetti militari al

427

Piero Del Negro, "Una lingua per la guerra: il Rinascimento militare italiano", in Walter Barberis (cur.), Storia d'Italia. Annali 18. Guerra e pace, Torino, Einaudi, 2002, pp. 299-336. Id., "La rivoluzione militare e la lingua italiana in Europa tra il basso Medioevo e la prima et moderna", in Furio Brugnolo, Vincenzo Orioles (a cura di), Eteroglossia e plurilinguismo letterario. I. L'Italiano in Europa, Roma, Il Calamo, 2002, pp. 41-49.
428

Encyclopdie, cit., Yverdon, 1771, XVIII, p. 205.

148

servizio delle grandi potenze ma anche autori di rilievo europeo come Raimondo Montecuccoli e Luigi Ferdinando Marsigli, senza contare il corpus di opere dedicate allo studio delle campagne del principe Eugenio di Savoia. Dai controlli che ho effettuato sul Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane (OPAC SBN) per la mia nuova bibliografia degli scrittori militari italiani dell'et moderna, risulta che quasi met delle seimila opere non si trova in Italia. Quasi tutte sono invece presenti negli Stati Uniti, da dove, grazie a google books, gran parte di quei libri arriva direttamente sui nostri PC. Eppure nel 1822 la West Point Library possedeva solo sei opere italiane: l'Arte della guerra di Machiavelli (in inglese), le Memorie di Montecuccoli (in francese), le Rflexions sur les prjugs militaires del marchese di Brez (Giovacchino Argentero di Bersezio, 1727-96), la Storia della guerra d'indipendenza americana (in francese e in inglese) di Carlo Botta (1766-1837), il Sistema universale dei principi del diritto marittimo dEuropa (in inglese) di Domenico Alberto Azuni (1749-1827) e la Carta di Napoli di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (1736-1812). Senza contare l'opera omnia di Machiavelli e Guicciardini e l'ex-suddito sabaudo Pierre Joseph Bourcet (1700-1780), di cui West Point possedeva i Mmoires historiques sur la guerre que les Francais ont contenue en Allemagne depuis 1757 jusqu'en 1762. Nel citato catalogo 1837 della biblioteca militare centrale bavarese, figurano per 48 scrittori militari italiani, di cui 44 dei secoli precedenti: Basta, Bentivoglio, Bonamici, Bourcet, Brancaccio (Lelio), Busca, Campana, Capobianco, Caravelli, Cataneo, Centorio, Cicogna, Cinuzzi, Cognazzo (Jacopo de), Della Croce, Ferrari (Guido), Ferretti, Gentilini, Giovine, Gualdo Priorato, Guicciardini, Izzo, Lorini, Machiavelli, Marchi, Marsigli, Marzioli, Melzo, Montecuccoli, Palmieri, Papacino, Patrizi, Pellicciari, Rocca, Ruscelli, Sanvitale, Sardi, Sesti, Silva, Tartaglia, Theti, Ulloa, Vignola, Wacquier de la Barthe. 6. Le prime bibliografie militari italiane (1797-1854) I primi studi embrionali sulla letteratura militare italiana germogliarono nel clima ideologico dell'Italia giacobina e napoleonica, e il frutto pi noto certamente la splendida edizione foscoliana, in 170 copie numerate, delle Opere di Montecuccoli (1807-08)429. Nel 1803 apparve a Torino, nelle Memorie dell'Accademia Reale delle scienze, una "Notizia de' principali scrittori di arte militare italiani"430, del conte Galeani Napione, in cui venivano citati i Discorsi Militari di Algarotti, le Memorie di Alessandro Maffei, L'Elogio di Montecuccoli di Paradisi, i dizionari militari del padre d'Aquino e di Antonio Soliani e le opere, di fama internazionale, del generale d'artiglieria Papacino d'Antoni. La biografia di quest'ultimo, scritta nel 1791 da Prospero Balbo e ripubblicata nelle citate Memorie (XV, 1805, p. 345), conteneva in calce una breve bibliografia d'artiglieria. Nel 1803 fu ristampata Milano la seconda edizione, ampliata, della Breve Biblioteca di architettura militare pubblicata gi nel 1797 da Paolo Emilio Guarnieri (1740), un veneziano trasferitosi a Milano come impiegato governativo [membro della Societ Patriottica e autore di
Opere di Raimondo Montecuccoli illlustrate da Ugo Foscolo. Tomo primo (-secondo). Milano, per Luigi Mussi, 1807-1808. 2, ritr., ed. di 170 esemplari, con dedica al generale Augusto Caffarelli, ministro della guerra del Regno d'Italia. Milano. Ritratto di Montecuccoli intagliato da Rosaspina, Il tomo I contiene: Avvertimenti dell'Illustratore, Elogio del conte Agostino Paradisi, Aforismi dell'arte bellica e Considerazioni dell'Editore. Il tomo II comprende Commentari delle Guerre d'Ungheria Libri due; Il sistema dell'arte bellica; Cinque Lettere inedite; Considerazioni dell'Editore. [BNCF- Pal. 8. 1. 6. 9 Es. XXXIX al signor Domenico Artaria di Mannheim, firma autografa di Ugo Foscolo]. Opere di Raimondo Montecuccoli annotate da Ugo Foscolo e corrette, accresciute e illustrate da Giuseppe Grassi, Torino, Tip. Economica, 1852, pp. 591. Ristampa BiblioBazaar, 2010, pp. 594. Contiene l'Elogio di Agostino Paradisi (pp. 17-61), le Memorie (65-310), gli Aforismi (313-506) e L'Ungheria nell'anno 1673 (pp. 509-65).
430 429

"Notizia de' principali scrittori di arte militare italiani", nelle Memorie dell'Accademia delle Scienze di Torino, Litt. et B. Ar., t. XIII, 1803, pp. 446-464.

149

scritti sull'agricoltura e di un anonimo Diario milanese, fu in seguito direttore generale delle poste della Repubblica Italiana e socio dell'Accademia dei Georgofili]. L'opera, dedicata a Melzi, elenca in 120 pagine, in ordine alfabetico, 120 scrittori italiani (inclusi Galileo, Leonardo, Machiavelli e Montecuccoli) e 189 stranieri (incluso Pietro il Grande, per la sua traduzione in russo del Vignola). E' inoltre corredata da un indice delle materie (pp. 121-29) e da un glossario ("Poliglotta", sic: pp. 130-40) e preceduta da una prolissa e involuta introduzione indirizzata in data del 18 aprile 1801 al figlio Filippo Enea, ingegnere collegiato di Milano. Questa contiene un abbozzo di bibliografia militare generale, o per meglio dire un affastellamento disordinato di sommarie citazioni rubricate sotto diciotto etichette, tra cui "opere su vari soggetti militari" e "seguono altre cose". L'opera di Guarnieri ebbe poca fortuna, non tanto per i suoi limiti, quanto perch fu pochi anni dopo sostituita dalla citata Biblioteca istorico-critica di fortificazione permanente dell'architetto romano Luigi Marini (1768-1838). Quest'ultima fu pubblicata a Roma nel 1810 come seconda parte dei Prolegomeni alla splendida edizione critica del trattato di Francesco De Marchi (1504-76), definito "principe degli architetti militari italiani". Marini liquida il precursore asserendo che la bibliografia di Guarnieri "non contiene che poche ed inesatte notizie de' semplici titoli", il che non poi generalmente vero, anche se certamente Guarnieri si astiene, non avendone la competenza, dai confronti e dalle discussioni che arricchiscono le voci di Marini. Generalmente inviso e ridicolizzato, Guarnieri dovette la sua fortuna alla protezione di Melzi d'Eril, vicepresidente della Repubblica italiana e poi cancelliere guardasigilli del regno d'Italia. Pure Marini, per, dovette farsi raccomandare da Melzi per ottenere che Napoleone accettasse la dedica della Biblioteca, che lo qualifica "imperatore e re d'Italia, protettore della Polonia e mediatore della Svizzera". Un contributo altrettanto importante quello del matematico dalmata Simone Stratico (17331824), docente di nautica a Padova e poi a Pavia, autore di un Vocabolario di marina in tre lingue (pubblicato nel 1813, due anni dopo la prima sconfitta navale di Lissa!) e di una Bibliografia di marina nelle varie lingue dell'Europa (pubblicata, ormai nonagenario!, nel 1823). Nel 1817, lo stesso anno in cui il "padre di West Point" tornava a casa coi preziosi bauli dei libri militari europei, un analogo elenco di libri per la biblioteca del nuovo stato maggiore sabaudo veniva steso da un "homme d'autrefois". Il catalogo431 predisposto da Giuseppe Enrico Costa de Beauregard (1762-1824), nel suo nuovo ufficio di quartiermastro generale e direttore della scuola dei cadetti, comincia con tredici scrittori militari greci e latini, tra cui troviamo Quinto Curzio, Velleio Patercolo, Cornelio Nepote e Plutarco, ma non i pur immancabili Onasandro e Leone il Filosofo. Seguono 47 storici o memorialisti, 38 tra manuali, regolamenti e trattati tecnico-militari, 33 geografi e 21 carte di battaglie e assedi avvenuti negli stati sabaudi di Terraferma. Tra gli autori italiani manca Machiavelli (mentre citato il plagiario "Dubellai") e gli altri sono due condottieri (Montecuccoli e il principe Eugenio) e quattro geografi (Borgonio, Boscovich, Bourcet e Rizzi Zannoni). Se la minestra era quella, si capisce perch gli ufficiali piemontesi avessero fama di frequentare le biblioteche meno della media dei loro colleghi europei. In realt la colpa non pare fosse delle scarse dotazioni librarie. Secondo una dettagliata e assai penetrante "Notice sur l'Etat militaire de la Sardaigne" pubblicata a puntate nel Bulletin des Sciences Militaires del 1830, all'Arsenale "il y [avait] une bibliothque bien dote et assez fournie d'ouvrages militaires, mais peu frquente"432.

"Catalogue raisonn de livres propres composer la Bibliothque de l'Etat-Major Gnral", nei Mlanges tirs d'une portefeuille militaire, Turin, chez Pierre Joseph Pic, 1817, pp. 7-54. "Notice sur l'Etat Militaire de la Sardaigne", Bulletin des Sciences Militaires, 1830, VIII, N. 150, p. 372. L'autore, che scrive di aver prestato servizio a Torino durante l'Impero napoleonico, potrebbe essere forse l'artigliere Gaspard Herman Cotty (1772-1839).
432

431

150

Le guerre napoleoniche spostarono tra l'Esagono e il resto d'Europa pure una gran quantit di libri militari. Non stupisce di trovare tra i cataloghi postbellici in vendita nelle librerie private, anche quello della maggiore libreria editrice napoletana433, sita nella strada del Salvatore, di Baldassarre Borel, nato a Napoli da padre francese e socio di Carlo Bompard. Quattro anni dopo, con decreto del 10 novembre 1822 da Verona, re Ferdinando impose un dazio sull'importazione di libri e giornali esteri: i volumi in-8, in-4 e in folio erano gravati da 3, 6 e 9 carlini. A seguito di ci "il commercio librario mor", i prezzi dei libri esteri raddoppiarono e Borel, "che aveva 160 corrispondenti a Parigi, si ridusse a uno solo"434. Malgrado tutto si riform, nel clima meno repressivo degli anni Trenta, un piccolo nucleo di ufficiali colti, bench autodidatti e periferici rispetto alle reti e ai flussi principali di formazione del pensiero militare. Abbiamo gi accennato all'Antologia Militare (1835-46) dei fratelli Girolamo e Antonio Cal Ulloa, il primo periodico militare italiano, ispirato all'autorevolissimo Spectateur Militaire fondato a Parigi dal generale Jean Maximilien Lamarque (1770-1832), che aveva servito nell'Arme de Naples all'epoca di Murat e che non manc di riservare attenzione alla nuova pubblicistica militare italiana435. Nel 1841 il capitano del genio napoletano Mariano d'Ayala (1808-1877) pubblic in appendice ad un Dizionario militare francese-italiano un primo abbozzo di bibliografia militare italiana, sfuggito al censimento di Petzholdt, basato sullo spoglio sistematico delle quattro biblioteche militari di Napoli (dell'Officio Topografico, del Collegio Militare, del Genio e dell'Artiglieria), oltre che delle quattro maggiori (Borbonica, Universitaria, Brancacciana e dei Filippini). La matrice ideologica di questa impresa certosina non era per, come nel resto d'Europa, di contribuire allo sviluppo della scienza militare, ma solo di dimostrare l'antica eccellenza nazionale e perorare la rigenerazione della virt militare italiana cominciata da Napoleone. La principale occupazione dei militari italiani, in gran parte reduci napoleonici, era infatti di covare rancori corporativi nei confronti dei governi reazionari che pure li avevano incautamente amnistiati e riammessi436; e pure i pochi colti inclinavano al pregiudizio triviale che le guerre napoleoniche avessero tolto ogni utilit non solo pratica ma pure scientifica a tutta la letteratura militare anteriore agli anni Settanta del Settecento. Proprio a Napoli quest'idea aveva trovato un'argomentazione "sociologica" in Luigi Blanch (1784-1872), i cui Discorsi della Scienza militare, pubblicati nel 1832-34 e ristampati nel 1842437, ebbero una certa risonanza europea grazie alla rivista di Lamarque. Una nota militare dell'autorevolissimo Cesare Cant (1804-95), pubblicata sulla Rivista Europea del 1842438, esordiva con una citazione del conte de Guibert (1743-90): "che, di tutte le scienze ... la militare quella ... su cui pi si scrisse, e dove minore il numero delle opere da potersi consultare". "Conseguenza - spiegava Cant - degli essenziali mutamenti e dei rapidi progressi di essa, nella quale tutta l'esperienza degli antichi and perduta col primo sparo del cannone". In tal modo, senza averne coscienza, il pensiero militare del Risorgimento s'incamminava sulla strada opposta a quella seguita tre secoli prima dal Rinascimento italiano e
433 434

Catalogue de livres militaires (en langues franaise et italienne), qui se trouvent chez Borel, libraire Naples, 1818.

"Condizione economica delle lettere", in Rivista Europea: Nuova serie del Ricoglitore italiano e straniero, Anno I, Parte II, vedova di A. F. Stella e Giacomo figlio, 1838, p. 149.

"Notice Bibliographique des Ouvrages Militaires publies en Italie de 1822 1829", in Bulletin des Sciences Militaires VII 1829, pp. 340 - 343.
436 437

435

V. Ilari, "La storiografia militare dell'Italia napoleonica" (2010), per la Rivista Italiana di studi napoleonici.

I nove Discorsi della Scienza Militare furono pubblicati nella rivista Il Progresso, edita a Napoli da Giuseppe Ricciardi (voll. I-III del 1832-33 e V-IX del 1833-34) e poi in volume (Napoli, Tip. Porcelli, 1834), con aggiunti gli interventi dei maggiori Cianciulli e Ferrari e di Emanuele Rocco. Una ristampa con correzioni ebbe luogo nel 1842 (Napoli, Dufrne). Nuova edizione, a cura di Amedeo Giannini, nel 1910 (Bari, Giuseppe Laterza e Figli).
438

Cesare Cant, "Di Cose Militari", in Rivista Europea. Giornale di scienze, lettere, arti e variet, Milano, V, 1842, III, pp. 5-62.

151

dalla Rivoluzione militare, operata proprio attraverso la restitutio filologia dell'arte militare greca e romana e la sua applicazione modernizzante439. Nel romantico 1848, l'anno delle rivoluzioni democratiche e della prima guerra d'indipendenza italiana, fu la rivista dei Royal Engineers a pubblicare una lista di trattatisti italiani di fortificazione, attribuita a Elizabeth Holmes, una famosa poetessa, figlia di un patriota irlandese, moglie di un alto funzionario amministrativo del Foreign Office e madre di un giovane diplomatico in servizio alla legazione a Napoli440. La lista era stata comunque inviata alla rivista dal maggiore Joseph Ellison Portlock (1794-1864), gi affermato geologo e futuro generale, che nel 1858 pubblic una traduzione inglese delle Lezioni di strategia scritte nel 1836 da un altro famoso ufficiale del genio napoletano, Francesco Sponzilli (1796-1865), che nelle vicende del 1848 si mantenne fedele al re e divenne poi per questo inviso agli ufficiali fedeli alla costituzione che trovarono rifugio a Torino. Furono proprio due esuli napoletani, i fratelli Carlo e Luigi Mezzacapo, a rivitalizzare la cultura militare piemontese dando vita alla Rivista Militare italiana, unico sopravvissuto dei numerosi periodici militari del Risorgimento. Tra gli esuli c'era pure d'Ayala, che nel 1854 pubblic a Torino (nella Stamperia Reale) la prima e finora unica Bibliografia militare italiana. Un'opera imponente di 500 pagine, che rubrica non soltanto trattati e monografie, ma anche un gran numero di regolamenti a stampa e di manoscritti. Le notizie sono ovviamente tratte in parte dallo spoglio sistematico delle numerose bibliografie generali e locali di scrittori italiani, in primo luogo quelle del modenese Girolamo Tiraboschi (1731-1794) e del bresciano Giammaria Mazzucchelli (17071765), con gli apporti preziosi del padre somasco Jacopo Maria Paitoni (1710-1774) sulle traduzioni italiane di classici, del padovano Antonio Marsand (1765-1842) sui manoscritti italiani a Parigi. La parte sui trattati di fortificazione ripresa integralmente dal Marini (con qualche errore e talora in modo incompleto), tenendo pure conto del Guarnieri e delle prime ricerche dell'architetto torinese Carlo Promis [ma le pi importanti uscirono dopo la pubblicazione della Bibliografia Militare Italiana: poco aggiunse poi a questi autori la bibliografia degli scrittori italiani di fortificazione pubblicata nel 1866 dal capitano degli zappatori Elia Catanzariti441]. Ma d'Ayala aveva svolto pure ricerche dirette nelle principali biblioteche delle citt in cui aveva soggiornato durante l'esilio, e a Torino si era potuto avvalere della raccolta avviata nel 1830, anche commissionando copie di circa 500 manoscritti esistenti in altre citt, dal generale Cesare Basilio Girolamo di Saluzzo conte di Monesiglio e Cervignasco (1778-1853), gran maestro dell'artiglieria, governatore dei principi reali, presidente della commissione per la pubblica istruzione e soprattutto miglior bibliotecario che studioso, a giudicare dai Ricordi militari degli stati sardi (Torino 1853). La Biblioteca "Saluzziana", accreditata di 17.000 opere a stampa o manoscritte, fu ereditata dal duca di Genova, ossia dal principe Ferdinando di Savoia-Genova (1822-1855), figlio di Carlo Alberto e fratello di Vittorio Emanuele II442, e fu acquisita un secolo dopo (nel 1952) dalla Biblioteca Reale di Torino.
439

V. Ilari, Imitatio, Restitutio, Utopia: la Storia Militare Antica nel pensiero strategico moderno, in Marta Sordi (cur.), Guerra e diritto nel mondo greco e romano. Contributi dellIstituto di Storia Antica , XXVIII, Milano, Vita e Pensiero, 2002, pp. 269-381.

Mrs. G[eorge] Lenox Conyngham [born Elizabeth Holmes, a Romantic poetess], "List of Italian Authors on Military Science, communicated by Major Portlock R. E., F. R. S.", and published as "Paper 11" in the First Number of the [Engineers] Corps papers, and memoirs on military subjects: compiled [by Captain John Williams] from contributions of the officers of the Royal engineers and the East India Company's engineers, London, John Weale, 1848, pp. 62-67. Elia Catanzariti, Gli scrittori italiani che dettarono sulle fortificazioni dalle origini ai tempi presenti, TorinoFirenze, G. Cassone, 1866. Cant, "Biblioteca Saluzzo", in Rivista Europea. Giornale di scienze, lettere, arti e variet, Milano, V, 1842, III, pp. 33-36. Mariano d'Ayala, "Biblioteca Militare del Duca di Genova in Torino" [ora Fondo Saluzzo della Biblioteca Reale di Torino], In Rivista Enciclopedica italiana, Torino, UTET, 1855, IV, pp. 342-356.
442 441

440

152

La Bibliografia di d'Ayala, estesa sino al 1854, articolata, con criteri abbastanza discutibili, in sette parti: I "su le arti militari in genere" (p. 1); II "architettura militare e assedii" (p. 81); III "dell'artiglieria e sue ordinanze" (p. 135). IV "marineria e sue ordinanze" (p. 167), V "medicina militare, arti e ordini cavallereschi" (187). VI "letteratura militare" (p. 217) e VII "legislazione, amministrazione lessicografia e poligrafia militare" (p. 368), pi "aggiunte" di testi avanzati (p. 387) e infine (p. 411) un "indice generale degli autori" (in cui sono indicate le parti in cui sono inclusi, spesso pi di una, ma non le pagine). Ci complica la ricerca, sia mescolando testi assolutamente eterogenei come i trattati di fortificazione e le narrazioni (non di rado in versi!) di assedi, oppure testi di diritto bellico con regolamenti amministrativi, trattati di medicina e codici cavallereschi; sia smembrando la produzione di molti autori nell'intento di riordinarla "per materia". Pecche certo irritanti, ma che pure debbono farci riflettere, perch sono indice non di sciatteria o dell'incapacit di pensare le cose fino in fondo, ma di una visione escatologica del Risorgimento come ricapitolazione, compresenza e compimento di dieci secoli di storia "nazionale". Non senza sviste e lacune, e al tempo stresso inutilmente ridondante di opere decisamente prive di interesse storico militare, la Bibliografia Militare Italiana resta nondimeno la prima bibliografia militare nazionale estesa su un periodo di quasi quattro secoli. Migliore certamente la Bibliografa Militar de Espaa (Madrid 1876) del brigadiere del genio Jos Almirante y Torroella (1823-1894), pi accurata nelle trascrizioni dei frontespizi e soprattutto organizzata per autore in ordine alfabetico. Gli autori sono poi richiamati in un chiaro e logico "Registro por materias" (pp. 929988). Ancor pi precisa la citata bibliografia inglese di Cockle, che adotta per il criterio cronologico per i testi in lingua inglese e lo combina diabolicamente col criterio per materia per i testi in altre lingue. Altra buona bibliografia militare nazionale fu il Diccionario bibliographico militar portuguez (1891) di Francisco Augusto Martins de Carvalho (1844-1921), mentre Nos crivains militares (Paris 1898-99) di Edouard Gullion (1849) solo un saggio informativo e abbastanza superficiale. Alla fine dell'Ottocento comparvero infine, entrambe in Germania, le due ultime bibliografie militari internazionali, la Bibliotheca historico-militaris (Kassel 1887-89) di Johann Pohler, oggetto di due ristampe anastatiche parziali americane (Burt Franklin New York 1962 e Kessinger Publishing Photocopy Edition 2009) e la Geschichte der Kriegswissenschaften di Max Jhns (Mnchen u. Leipzig, 1889-91). Quest'ultima, che si ferma all'anno 1800 ed stata ristampata in anastatica nel 1971, andava alle stesse sul mercato antiquario finch non stata messa online da google books come gran parte degli altri volumi citati in questo articolo. Utili complementi sono la citata bibliografia di Cockle, limitata per al 1642, e la Bibliography of guns and shooting (London 1896) di "Wirt Gerrare" (William Oliver Greener).

Bibliografia sugli scrittori militari italiani


Almirante [y Torroella], Jos (1823-1894), Bibliografia militar de Espaa, Imprenta y Fundicin de Manuel Tello, Madrid, 1876. Barberis, Walter, Le armi del Principe, Torino, Einaudi, 1988. Bardin, Etienne-Alexandre (1774-1841), s. v. "Auteur militaire", dans Dictionnaire de l'Arme de Terre, ou Recherches historiques sur l'art et les usages militaires des anciens et des modernes, par le gnral Bardin, ouvrage termin sous la direction du gnral Oudinot de Reggio, Paris, J. Corrard, 1851, I, pp. 438-568 Bargilli, G., articoli sulla trattatistica militare italiana in genere e su autori particolari del XVI e XVII secolo in Rivista Militare Italiana 1898, 1-2, pp. 492-513; 1899, 1, pp. 321-334; 1900, 4, pp. 2007-2022, 1902, pp. 293-307. Berenger, Jean, cur., La rvolution militaire en Europe (XVe - XVIIIe sicles). Actes du colloque organis le 4 avril 1997 Saint Cyr Cotquidan par le Centre de recherches des Ecoles de Cotquidan, par l'Institut de Recherches sur les Civilisations de l'Occident Moderne (Universit de Paris-Sorbonne) et par l'Institut de Stratgie Compare, Paris, Economica, 1998.

153

Biral, Alessandro e Paiolo Morachiello, Immagini dell'ingegnere tra quattro e settecento, Milano, Angeli, 1985. Borgatti, Mariano (1853-1933), Storia dell'Arma del Genio. I. Dalle origini al 1860, Roma, ed. Rivista d'artiglieria e genio, 1924. Botti, Ferruccio, Il pensiero militare e navale italiano dalla rivoluzione francese alla prima guerra mondiale (17891915), I vol. (1789-1848), Roma, USSME, 1995. Breman, Paul, Military architecture printed in Venice, HES & De Graaf H&DG, 2002. Burdet, Carlo A. M., Carlo Antonio Napione (1756-1814): Artigliere e scienziato in Europa e in Brasile, Torino, CELID, 2005, I, pp. 72-79 ("elenco di testi in uso alle scuole di artiglieria di Torino"). Bury, B., Early writings in Fortification and Siegecraft, 1502-84, in Fort, 13, 1985, pp. 5-48. Bussi, Rolando, Guerre in ottava rima. Vol. I: Repertorio bibliografico e indici. Vol. II Guerre d'Italia (1483-1527), pp. 870. Vol. III Guerre d'Italia (1528-1559) pp. 1071. Vol. IV Guerre contro i Turchi (1453-1579). Ferrara, ed. Panini, 1988-89. Cartografia e istituzioni in et moderna, Atti del convegno 3-8 novembre 1986, Ministero per i Beni culturali e ambientali, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, n. 8, Roma, 1987. Catanzariti, Elia, Gli scrittori italiani che dettarono sulle fortificazioni dall'origine ai tempi presenti, G. Cassone e Comp., Torino-Firenze, 1866. Bibliolife, 2009. Cavazzuti, Giuseppe, Studi sulla letteratura politico-militare dallassedio di Firenze alla guerra dei Trentanni, Modena, Societ Tip. Soliani, 1905. Ciesius, Paulus (Paul Ciese 1670-1744), Meditationes de studio militari et bibliotheca militaris conscribenda, Rostock, 1716. Cockle, Maurice J[ames]. D[raffen], A Bibliography of English Military Books up to 1642 and of Contemporary Foreign Works, with an Introductory Note by Charles Oman (1860-1946), Edited by H. D. Cockle, London, Simpkin, Marshall, Hamilton, Kent & Co. Ltd., 1900 (reprint Holland Press 1957, 1978). Colson, Bruno, ed Herv Coutau-Bgarie, Pense stratgique et humanisme: de la tactique des Anciens l'thique de la stratgie, Paris, Economica, 2000. Comolli, Angelo (1765-1794), Bibliografia storico-critica dell'Architettura civile ed arti subalterne, Roma, Stamperia Vaticana, 1788 (voll. III e IV, 1791 e 1792, "Appresso il Salvioni"). Labor, riproduzioni e documentazioni, 1964. Kessinger Publishing, LLC, 2009. Concina, Ennio, La macchina territoriale. La progettazione della difesa nel Cinquecento Veneto, Roma-Bari, Laterza, 1983. d'Ayala, Mariano, (1808-1877), "Bibliografia militare italiana" [desunta dalle biblioteche di Napoli Borbonica, dell'Universit, Brancacciana, de' Filippini, dell'Officio Topografico, del Collegio Militare, dell'Artiglieria e del Genio e dalla collezione privata di Gaspare Selvaggi], in Dizionario militare francese italiano, Napoli, Dalla Tipografia di Gaetano Nobile, 1841, dedicato a Ferdinando II, pp. 11-31. d'Ayala, Mariano (1808-1877), Bibliografia militare italiana antica e moderna, divisa in sette parti, Torino, dalla Stamperia Reale, 1854. d'Ayala, Mariano (1808-1877), Degl'ingegneri militari italiani dal secolo XIII al XVIII, Firenze, 1869. d'Ayala, Mariano (1808-1877), "La Biblioteca Militare del duca di Genova", In Rivista Enciclopedica italiana, Torino, UTET, 1855, IV, pp. 342-356. de la Croix, Horst, The Literature on Fortification in Renaissance Italy, in Technology and Culture, 4, 1963, pp. 30-50. Del Negro, Piero, "Rappresentazioni della guerra in Italia tra Illuminismo e Romanticismo", in Guido Santato (cur.), Letteratura italiana e cultura europea tra Illuminismo e Romanticismo, Librairie Droz, 2003, pp. 133-160. De Vita, Carlo, Marco Merlo e Luca Tosin, Le armi antiche. Bibliografia ragionata nel Servizio Bibliotecario Nazionale, Gangemi Editore, 2011. Donati, Claudio (1950-2008), "Le biblioteche portatili di due gentiluomini ufficiali [Felice de Vega marchese de Feria e Emanuele Barbon]: contributo alla storia della cultura dei militari [spagnoli] tra XVII e XVIII secolo", in Grado Giovanni Merlo (cur.), Libri, e altro nel passato e nel presente, Dipartimento di Scienze della Storia e della Documentazione Storica, Universit degli Studi di Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, 2006, pp. 169-184.

154

Fantoni, Marcello (cur.), Il Perfetto Capitano, Immagini e realt (secoli XV-XVIII), Atti del seminario di studi Georgetown University a Villa Le Balze - Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara 1995-1997, Roma, Bulzoni, 2001. Contenente un elenco di 275 titoli di autori antichi e moderni considerati attinenti al tema del perfetto capitano e stampati in Italia dal 1493 al 1648 (pp. 491-508). Fernandez Navarrete, don Martin (1765-1844), Biblioteca Maritima Espaola, obra postuma, impresa de real orden. Madrid, Imprenta de la Viuda de Calero, 1851, 2 voll. Ferrone, Vincenzo, "Tecnocrati militari e scienziati nel Piemonte dell'antico regime. Alle origini della Reale Accademia delle Scienze di Torino", in Rivista storica italiana, 96, 1984, 2, pp. 414-509 (Id., La Nuova Atlantide e i lumi. Scienza e politica nel Piemonte di Vittorio Amedeo III, Torino, Albert Meynier, 1988, pp. 15-105). Fontana, Vincenzo, Architettura militare, in Trattati di prospettiva, architettura militare, idraulica e altre discipline, Venezia, Neri Pozza, 1985. Galeani Napione, Giovanni Francesco, Conte di Cocconato (1748-1830), "Notizia de' principali scrittori di arte militare italiani", nelle Memorie dell'Accademia delle Scienze di Torino, Litt. et B. Ar., t. XIII, 1803, pp. 446-464. Galindo D., Jorge, Arquitectura militar: el legado constructivo de los tratados de fortificacion (Siglos XVI-XVIII). Cuadernos del CITCE (Centro de Investigaciiones Territorio, Construccion y espacio), Universidad del Valle de Cali, 2000, N. 6. Gamba, Bartolommeo (1766-1844), Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX, di Bartolommeo Gamba di Bassano, Accademico della Crusca, Quarta edizione, riveduta, emendata e notabilmente accresciuta, Venezia, co' tipi del Gondoliere, MDCCCXXXIX. Garcia de la Huerta, don Vicente (1734-1787), Biblioteca militar espaola. Madrid, Por Antonio Perez de Soto, impressor de los Reyes, ao 1760 (elenco degli autori alle pp. 56-129). Gat, Azar, The Origins of Military Thought from the Enlightenment to Clausewitz, Oxford, Clarendon Press, 1991. Gerrare, Wirt [pseud. di William Oliver Greener, 1862-], A Bibliography of guns and shooting, being a list of ancient and modern English and foreign books relating to firearms and their use, and to the composition and manufacture of explosives; with an introductory chapter on technical books and the writers of them, firearms inventions and the history of gunmaking, and the development of wing shooting, London, 1896. Giochi, Filippo Maria, "Di alcuni trattatisti di 'militaria' nelle Marche del Cinque-Sei-Settecento", in Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche, 94, 1989, pp. 153-219. Griffante, Caterina, Le edizioni veneziane del Seicento. Censimento a cura di C. Griffante, Regione del Veneto, Milano, Bibliografica, 2 vol. 2004 (A-L) e 2006 (M-Z). Guarnieri, Paolo Emilio, Breve Biblioteca dell'architettura militare, compilata da un padre a un suo figliuolo, 1797. Seconda edizione riveduta e aumentata dall'autore, Milano, Dalla Stamperia, e Fonderia del Genio Tipografico, Anno 1803. II. Ital. Guillon, Edouard (1849-19..), Nos crivains militaires. Etudes de littrature et dhistoire militaire, premire srie, des origines la Rvolution, Paris, Librairie Plon, 1898 (deux. srie, de la Rvolution nos jours, 1899). Hale, Sir John Rigby (1923-1999), "A Newberry Library Supplement to the foreign books in M. J. D. Cockle's 'A Bibliography of English Military Books up to 1642", Papers of the Bibliographical Society of America 45 (1961), pp. 37-39. Hale, Sir John Rigby (1923-1999), Printing and the military culture of Renaissance Venice, in Medievalia et Humanistica, n. s. 7, 1977 = Industria del libro e cultura militare a Venezia nel Rinascimento, trad. di Girolamo Arnaldi, in Storia della cultura veneta dal primo Quattrocento al concilio di Trento, Venezia, Neri Pozza, s. d., 2, p. 279. [Complessivamente Hale ha censito 145 libri militari pubblicati a Venezia da 66 diversi editori, corrispondenti per soltanto a 67 opere: 53 (di 46 autori con 31 editori) stampate a Venezia per la prima volta, con 48 nuove edizioni o ristampe e 4 traduzioni veneziane; 14 (incluse 4 traduzioni) apparse per la prima volta altrove, con 26 riedizioni, nuove edizioni e traduzioni veneziane. I 16 autori delle 17 opere sullarte della guerra (o disciplina militare) o sullufficio del capitano generale stampate a Venezia prima del 1570 sono i seguenti: Antonio Cornazzano 1493, Egidio Colonna 1498, Battista Della Valle 1524, Iacopo di Porcia 1530, Niccol Machiavelli 1537, Guillaume du Bellay (in realt Raymond de Fourquevaux) 1550 (ried. 1571), Girolamo Garimberti 1556, Alessandro Farra 1556, Dominicus Cyllaenius 1559, Ascanio Centorio degli Hortensii 1558-61, Giovacchino da Coniano 1564, Alfonso Adriano (Aurelio Cicuta) 1566, Bernardino Rocca 1566 e 1570, Giovanni Matteo Cicogna 1568, Francesco Ferretti 1568 e Domenico Mora 1569. Altre 9 opere riguardano le fortificazioni e la poliorcetica (Giambattista Zanchi 1554,

155

Pietro Cataneo 1554, Giacomo Lanteri 1557 e 1559, Girolamo Maggi 1564, Giacomo Fusto Castriotto 1564, Francesco Montemellino 1564, Domenico Mora 1567 e Galasso Alghisi 1570), 4 lartiglieria (Niccol Tartaglia 1537 e 1546, Vannuccio Biringucci 1540 e Girolamo Ruscelli 1568) e 1 le piante di fortezze e campi di battaglia (Giulio Ballino 1565). Hale include nellelenco altre 2 opere sullindole militare (Antonio Brucioli 1526 e Giovanni Maria Memmo 1563), 3 di medicina militare (Leonardo Botallo 1564, Bartolomeo Maggio 1566 e Giovanni Rota 1566) e 2 di eloquenza militare (Remigio Nannini 1557 e Francesco Sansovino 1570), nonch 17 sulle leggi di guerra e il codice cavalleresco, 9 sui cavalli e lequitazione e 2 sulla scherma. Lelenco di Hale non include per n la storia militare antica (v. ad es. Francesco Serdonati), n quella delle guerre moderne443 e neppure le traduzioni veneziane di classici444.]. Hale, Sir John Rigby (1923-1999), "Andrea Palladius, Polybius and Julius Caesar", in Journal of the Warburg and Courtland Institutes, 40 (1977), pp. 240-255. Hanlon, Gregory, The Twilight of a Military Tradition. Italian Aristocrats and European Conflicts, 1560-1800, UCL Press, London, 1998. Huth, Frederick Henry (1844-1918), Works on Horses and Equitation. A Bibliographical record on hippology. London, Bernard Quaritch, 1887. Jhns, Max (1837-1900), Geschichte der Kriegswissenschaften, vornehmlich in Deutschland, 3 voll., Druck und Verlag R. Oldenbourg, Mnchen und Leipzig, 1889-91. Zweite Abteilung: XVII. und XVIII: Jahrhundert bis zum Auftreten Friedrichs des Grossen 1749. Jordan, Klaus, Bibliographie zur Geschichte des Festungsbaues von den Anfngen bis 1914: Festungsbau[kunst], Angriff und Verteidigung von Festungen, Belagerungs- und Festungskrieg, Kstenbefestigung, Feldbefestigung, Minir[kunst], Geschichte der Ingenieur-Korps mit Anhang Militrische Enzyklopdien, -Lexika und Wrterbcher, chronologisches Kurztitelverzeichnis, Sachregister. Hrsg. von der Deutschen Gesellschaft fr Festungsforschung e. V. Marburg. Neustadt a. d. Aisch : Schmidt, 2003. Ilari, Virgilio, Piero Crociani e Ciro Paoletti, Bella Italia militar. Eserciti e Marine nellItalia pre-napoleonica 1748-1792, USSME, Roma, pp. 25-45 (lo sviluppo delle scienze militari nellItalia del Settecento). Ilari, Virgilio, Imitatio, Restitutio, Utopia: la Storia Militare Antica nel pensiero strategico moderno, in Marta Sordi (cur.), Guerra e diritto nel mondo greco e romano. Contributi dellIstituto di Storia Antica , XXVIII, Milano, Vita e Pensiero, 2002, pp. 269-381. Katalog der Bibliothek und Kartensammlung der kniglichen Allgemeinen Kriegsschule, Gedruckt bei A. W. Schade, Berlin, 1851. Leschi, Vittorio, Gli istituti di educazione e di formazione per gli ufficiali negli stati preunitari, Roma, USSME, 1994. Kronick, David A., A History of scientific and technical periodicals. The origins and development of the scientific and technological press 1665-1790, New York, The Scarecrow Press, 1962, p. 60 [dimensioni complessive della produzione libraria europea: 40.000 volumi nella seconda met del XV secolo, 57.000 nel XVI, 250.000 nel XVII, 2 milioni nel XVIII. In campo militare limpennata si verifica dopo il 1730.].

Cfr. ad es. Niccol degli Agostini sulla battaglia della Gera dAdda (1521), Luis de Avila y Zuniga sulle campagne imperiali in Germania (1548), Alessandro Benedetti sulle battaglie di Fornovo di Taro e Novara (1549) ecc. 444 Questi ultimi sono per menzionati e discussi alle pp. 258-61. A Venezia furono pubblicate traduzioni italiane di Vitruvio (1511 fra Giocondo), Cesare (1517 Agostino Lurtica della Porta), Vegezio (1524 Tizzone Gaetano da Pofi), Polibio de militia romana (1536 anonima, con dedica al duca dUrbino), Frontino (1543 Comin da Trino; 1574 MarcAntonio Gandino), Onasandro (1546 Fabio Cotta), Nepote (1550 Nannini), Ammiano Marcellino (1550 Nannini), Senofonte (1550 Le guerre dei greci, Francesco di Soldo Strozzi, dedicato a Giovanni dei Medici, lume della milizia; 1588 Pietro Muselli), Polieno (1551 Lelio Carani; 1551 Nicol Mutoni), Eliano (1551 Francesco Ferrosi; 1552 Francesco Robertelli), Polibio (1553 Domenichi), Curzio Rufo (1558 Porcacchi), Appiano (1554-59 Dolce; 1584 Alessandro Braccesi), Leone VI (1561, 1586, 1602 Filippo Pigafetta) e Livio (1562, con dedica al marchese di Pescara, capitano generale della Cesarea Maiest in Italia). Altre traduzioni italiane apparvero a Firenze (Appiano di Alessandro Braccesi, 1519; Eliano di Lelio Carani 1552) e Napoli (Leone VI di Alessandro Napoletano 1612). Nel 1546 Jean Charrier pubblic a Parigi, in uno stesso volume, le traduzioni francesi di Machiavelli e Onasandro. Elenco completo di tutte le edizioni europee in Philippe Richardot, Les ditions dauteurs militaires antiques au XVe-XVIe sicle, in Stratgique, 68, 1997, n. 4.

443

156

Maffei, Scipione, Osservazioni letterarie che possono servir di continuazione al Giornale de' letterati d'Italia, Verona, per Jacopo Vallarsi, 1738, T. II, pp. 152-158 [lista di 54 opere militari ignorate nel T. III Della Eloquenza Italiana di mons. Giusto Fontanini, 1736]. Maggiorotti, Leone Andrea, Architetti e architetture militari, "L'opera del genio italiano all'estero", Serie quarta, Roma, La Libreria dello stato, II, 1933; III, 1939. Manzi, Pietro, Architetti e ingegneri militari dal secolo XVI al secolo XVIII. Saggio bio-bibliografico, in Bollettino dellIstituto storico e di cultura dellArma del genio, 40, 1974, pp. 15-72 e 205-66; 41, 1975, pp. 19-74 e 219-82. Marini, Luigi (1778-1838), Biblioteca istorico-critica di fortificatione permanente, Roma, 1810: la parte 2 del Tomo I (Prolegomeni) dell'opera Architettura militare di Francesco de Marchi illustrata da Luigi Marini, Tomo I, Parte II. Prolegomeni, Roma, da' torchi di Mariano de Romanis e figli, 1810. Vol. I di Subsidia bibliographica. Libreria antiquaria Brighenti, 1971, pp. 460. Martins de Carvalho, Francisco Augusto (1844-1921), Diccionario bibliographico militar portuguez, Ministerio da guerra, Lisboa, Imprensa nacional, 1891. Mazzatinti, Giuseppe (1855-1906), Inventari dei Manoscritti delle Biblioteche d'Italia. Forl, 13 voll. 1891-1906, raccolta in seguito continuata e giunta nel 2007 a 112 vol. (L. S. Olschki). Mazzatinti, Giuseppe (1855-1906), Inventario dei manoscritti italiani delle biblioteche di Francia ...: Appendice all'inventario dei manoscritti italiani della Biblioteca nazionale di Parigi. La biblioteca di S. Giustina di Padova. 1887 Mazzucchelli, Giammaria (1707-1765), Gli scrittori d'Italia, cio notizie storiche e critiche intorno alle vite, e agli scritti dei letterati italiani [dizionario alfabetico], In Brescia, presso a Giambattista Bossini, vol. I (Lettera "A") in 2 parti, 1753; vol. II (Lettera "B") in 4 parti, 1758-62. M[elzi]. G[aetano] [e Giovanni Antonio Melzi e Gaetano Zardetti], Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani o come che sia aventi relazione all'Italia, In Milano, coi Torchi di Giacomo Antonio Pirola, MDCCCXLVIII, 2 vol. Mont, Carlo (1869-1943), Storia dell'artiglieria italiana, Parte I. Dalle origini al 1815, vol. II ("fino alla fine del secolo XVIII"), Roma, ed. Rivista d'artiglieria e genio, 1934, pp. 945-1762. Mrs. G[eorge] Lenox Conyngham [born Elizabeth Holmes, a Romantic poetess], "List of Italian Authors on Military Science, communicated by Major Portlock R. E., F. R. S.", and published as "Paper 11" in the First Number of the [Engineers] Corps papers, and memoirs on military subjects: compiled [by Captain John Williams] from contributions of the officers of the Royal engineers and the East India Company's engineers, London, John Weale, MDCCCXLVIII, 1848, pp. 62-67. Naud, Gabriel (1600-1653), Syntagma de studio militari, ad Illustrissimum Iuvenem Ludovicum ex Comitibus Guidiis a Balneo, Romae, ex Typographia Iacobi Facciotti, MDCXXXVII, 1637. Naud, Gabriel (1600-1653), Gabrielis Naudaei Bibliographia militaris. In Germania primum edita cura G. Schubarti. Jenae, ex officina Nisiana. 1683. Ristampata in De Eruditione comparanda in Humanioribus ... Quos Thomas Crenius conlegit, recensuit, emendavit ... Lugduni Batavorum, de Swarte et Teeringh, 1699, pp. 470-535. Nelli, Annunziata, "Ancestral Voices: The Influence of the Ancient on the Military Thought of the Sevententh and Eighteenth Centuries", in Journal of Military History, LXII, 1998, pp. 487-520. Paitoni, Jacopo Francesco, C. R., Comasco, Biblioteca degli autori antichi Greci, e Latini, Volgarizzati, che abbraccia la notizia delle loro edizioni; nella quale si esamina particolarmente quanto ne hanno scritto i celebri Maffei, Fontanini, Zeno e Argellato. Infine si d notizia di volgarizzamenti della Bibbia, del Messale e del Breviario, In Venezia, MDCCLXVI-LXVII, voll. I (A-D), II (E-N), III (O-R), IV (S-Z), V (Bibbia). Panciera, Walter, Il governo delle artiglierie, Tecnologia bellica e istituzioni veneziane nel secondo Cinquecento, Milano, FrancoAngeli, 2005. Petzholdt, Julius (1812-1891), "Uebersicht der gesammten militrische Bibliographie"[N. 659], in Neuer Anzeiger fr Bibliographie und Bibliothekwissenschaft, September 1857, pp. 266-77; October 1857, pp. 310-320. Trad. franc. in Revue Militaire Suisse, III, 1858, da p. 72. Piantanida, Sandro, Lamberto Diotallevi e Giancarlo Luraghi, Autori italiani del '600: Catalogo bibliografico. Indici analitici di Roberto L. Bruni e D. Wyn Evans. Vol. I, parte I: I Costumi e La Storia del secolo. Parte II: Le Scienze. Milano, Libreria Vinciana, 1948-51. Roma, Multigrafica Editrice, 1986.

157

Pieri, Piero (1893-1979), La guerra e la politica negli scrittori italiani, Firenze, Ricciardi, 1955. Mondadori, Milano, 1975. Pohler, Johann (1851), Bibliotheca historico-militaris, Systematische bersicht der Erscheinungen aller Sprachen auf dem Gebiete der Geschichteder Kriege und Kriegswissenschaft seit Erfindung der Bchdruckerkunst bis zum Schluss des Jahres 1880, Kassel, F. Kessler, 1887-1899. Burt Franklin, New York, 1962. Kessinger Publishing's Photocopy Edition, V2, Part 2 (1890), V3 (1895). Pollak, Martha D., Turin 15641680. Urban Design, Military Culture and the Creation of the Absolutist Capital. Chicago and London: University of Chicago Press, 1991. Promis, Carlo (1808-1873), Dell'arte dell'ingegnere e dell'artigliere in Italia, dalla sua origine sino al principio del XVI secolo e degli scrittori di essa dal 1285 al 1560 Memorie storiche cinque, in appendice e schiarimento al Trattato di architettura militare di Francesco di Giorgio Martini, architetto senese del secolo XV, a cura del cavalier Cesare Saluzzo, Parte Seconda, Torino, Tipografia Chirio e Mina, 1841. Memoria I: Della Vita e delle Opere degl'Italiani scrittori di artiglieria, architettura e meccanica militare da Egidio Colonna a Francesco Marchi 1285 - 1560. [Sono 47]. Memoria II: Dello stato dell'artiglieria circa l'anno Millecinquecento e particolarmente delle dieci specie figurate da Francesco di Giorgio Martini, pp. 121- 199. Memoria III: dello stato dell'architettura militare circa l'anno Millecinquecento e dell'origine delle singole parti della fortificazione conosciute in quell'epoca, pp. 203-281. Memoria IV: Della origine dei moderni baluardi, pp. 285-326. Memoria V: Della origine delle moderne mine, pp. 329-351.

Promis, Carlo (1808-1873), Gl'ingegneri militari della Marca d'Ancona che operarono e scrissero dall'anno MDL all'anno MDCL, estratto dal Tomo IV della Miscellanea di Storia Italiana, Torino, Stamperia Reale, 1865, pp. 241356. Anastatica Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1970. Promis, Carlo (1808-1873), Gl'ingegneri militari che operarono o scrissero in Piemonte dall'anno MCCC all'anno MDCL, Anastatica Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1973. Promis, Carlo (1808-1873), Gl'ingegneri e gli scrittori militari bolognesi del XV e XVI secolo, estratto dal Tomo IV della Miscellanea di Storia Italiana, Torino, 1863. Anastatica Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1975. Promis, Carlo (1808-1873), Biografie di Ingegneri militari italiani dal sec. XIV alla met del XVIII, estratto dal Tomo IV della Miscellanea di Storia Italiana, Torino, 1863 (ed. Vincenzo Promis), Torino, 1874. Quarenghi, Cesare, Tecno-cronografia delle armi da fuoco italiane, con aggiunta di notizie intorno agli scrittori d'artiglierie e di fortificazioni, per Cesare Quarenghi, uffiziale dell'esercito italiana, socio dell'Ateneo di Francia e del R. Istituto d'incoraggiamento di Napoli, in "Atti del R. Istituto d'Incoraggiamento alle Scienze Naturali, Economiche e Tecnologiche di Napoli", 2a Serie, Tomo XVII, 1880. I parte pp. 53-295 (dall'antichit al 1599); II parte pp. 3-200 (dal 1599 al 1880) http://www.archive.org/stream/atti10napogoog#page/n386/mode/2up (read online). Rao, Anna Maria, "Esercito e societ a Napoli nelle riforme del secondo Settecento", in Rivista italiana di studi napoleonici, XXV, 1988, N. 1, pp. 93-159 (ora in Claudio Donati, cur., Eserciti e carriere militari nell'Italia moderna, Milano, Edizioni Unicopli, 1988, pp. 147-214). Rao, Annamaria, "Esercito e societ a Napoli", in Studi storici, 28, 1987, n. 3, pp. 623.78. Rao, Annamaria, "Organizzazione militare e modelli politici a Napoli fra Illuminismo e rivoluzione", in V. I. Comparato (cur.), Modelli nella storia del pensiero politico. II. La rivoluzione francese e i modelli politici, Firenze, Olschki, 1989, pp. 39-63. Rao, Annamaria, "Guerra e politica nel giacobinismo napoletano", in Ead. (cur.), Esercito e societ nell'et rivoluzionaria e napoleonica, Napoli, Morano, 1990. Rocchi, Enrico (1850 - 1933), Le Origini della fortificazione moderna: Studi storico-critici. Testo e note. Torino, Voghera,1894. Rocchi, Enrico (1850 - 1933), colonnello, Levoluzione del pensiero italiano nella scienza della guerra, in Nuova Antologia, agosto 1900, pp. 495 ss. Rocchi, Enrico (1850 - 1933), Le piante iconografiche e prospettiche di Roma del secolo XVI, colla riproduzione degli studi originali autografi di Antonio da Sangallo, il giovane, per le fortificazioni di Roma dei mandati di pagamento e di altri documenti inediti relativi alle suddette fortificazioni ... Torino, Roux e Viarengo, 1902

158

Rocchi, Enrico (1850 - 1933), Traccia per lo studio della fortificazione permanente, Torino, Roux e Viarengo, 1902. Rocchi, Enrico (1850 - 1933), Traccia per lo studio della fortificazione campale, Torino, Roux e Viarengo, 1902. Rocchi, Enrico (1850 - 1933), Le fonti storiche dell'architettura militare, Roma, Officina poligrafica editrice, 1908. Storia delle fortificazioni dell'architettura militare in Italia e in Europa, Associazione Italia, 2010. Rocchi, Enrico (1850 - 1933), Attraverso la storia dell'architettura militari (secolo xv e xvi): schizzi e ricordi, Roma, G. Bardi, 1929. Rumpf, Heinrich Friedrich, Allgemeine Literatur der Kriegswissenschaften, Versuch eine systematisch-chronologischen Verzeichnisses aller seit der Erfindung der Buchdruckerkunst in den vornehmsten europischen Sprachen, erschienenen Bcher ber smtliche Kriegswissenschaften, von H. F. Rumpf, Kn. Preuss. Lieutenant, Berlin, bei G. Reimer, 1824. Litrature universelle des sciences militaires. Essai d'un Catalogue systmatique et chronologique des livres militaires qui ont paru depuis l'invention de l'art de l'imprimerie, dans les principales langues de l'Europe, Berlin, chez Reimer, 1824, vol. I-II. Sconfienza, Roberto, "Fortezze e piazzeforti quadrilatere in Piemonte. Modelli ed esempi fra XVI e XVII secolo", in G. Amoretti e P. Petitti (cur.), Atti del Congresso Internazionale di Archeologia, Storia e Architettura Militare, Torino 11-13 novembre 1998, Torino 2000, pp. 409-440. Simoni, Anna, "The Antwerp editions of Flaminio della Croce, or Italian swords pressed into Belgian books", E codicibus impressisque: opstellen over het boek in de Lage Landen voor Elly Cockx-Indestege (Leuven: Peeters, 2004), dl. 2, pp. 511-538. Simoni, Anna, Soldiers Tale. Observations on Italian military books published at Antwerp in the early 17th Century, in Denis V. Reydi (ed.), The Italian Book 1465-1800, London, The British Library (Studies in the History of the Book), 1993, pp. 255-390. Sloos, Louis, Warfare and the Age of Printing. Catalogue of Early Printed Books from before 1801 in Dutch Military Collections. Edited by Louis Sloos.Leiden, Brill, 2008. 4 vol. I: 664 pp.; II: 504 pp.; III: 760 pp. IV pp. 78. Sodini, Carla, "La medicina nei secoli XVI e XVII e la figura del medico militare", in Giornale di Medicina militare, 147, fasc. 3-4, Maggio-Agosto 1987, pp. 322-330. Sodini, Carla, Soldati lucchesi nella prima met del '600, Lucca, CISCU, 2000. Sodini, Carla, De Re Militari. War and Military Culture in the Early Modern Age, Lucca, Maria Pacini Fazzi, 2002. Sodini, Carla, L'iconografia nelle opere di carattere militare durante l'et moderna, PDF online. Sodini, Carla, Progressi della stampa e progressi dell'arte della guerra. "Presentazione di frontespizi e tavole di libri antichi legati alle diverse discipline militari". PDF online. Spaulding, Thomas M. & Louis C. Karpinski, Early Military Books in the University of Michigan Libraries, AnnArbor, University of Michigan Press, 1941. Sticca, Domenico Gli scrittori militari italiani, Torino, 1912. Stratico, Simone (1733-1824), Bibliografia di marina nelle varie lingue dell'Europa o sia raccolta dei titoli dei libri nelle suddette lingue i quali trattano di quest'arte, Milano, dall'I. R. Stamperia, 1823. Taranto, Domenico, "Scritture storico-politiche 1650-1700" [elenco cronologico di 380 opere italiane pubblicate nella seconda met del XVII secolo, con elenco alfabetico di 270 Autori e di 15 opere anonime], in Archivio della Ragion di Stato, 3, 1995, Facolt di Filosofia, Universit di Napoli, online. Tiraboschi, Girolamo (1731-1794), Storia della letteratura italiana, Venezia, 1796, VII, 2a parte; Milano, N. Bettoni, 1833, III, pp. 515-525 ("scrittori di architettura militare - scrittori di nautica e dell'arte militare marittima"). Valerio, Vladimiro, Societ, Uomini e Istituzioni cartografiche nel Mezzogiorno dItalia, Firenze, IGM, 1993 (con 189 biografie). Venturi, Franco, Settecento riformatore, Torino, Einaudi: I. Da Muratori a Beccaria, 1969 e 1998: IV. La caduta dell'Antico Regime (1716-1789), t. 2, Il patriottismo repubblicano e gli imperi dell'Est, 1984. V. L'Italia dei lumi: t. 2. La Repubblica di Venezia (1761-97), 1990. Verrier, Frdrique et Christian Bec, Les Armes de Minerve: l'humanisme militaire dans l'Italie du XVe sicles, Paris, Presses Paris Sorbonne, 1997. Vigan, Marino (cur.), Architetti e ingegneri militari italiani all'estero dal XV al XVIII secolo, Istituto Italiano dei Castelli, Livorno, Sillabe, 1994.

159

Vigan, Marino (cur.), Architetti e ingegneri militari italiani all'estero dal XV al XVIII secolo, Volume secondo: dall'Atlantico al Baltico, Istituto Italiano dei Castelli, Livorno, Sillabe, 1999. Viglino Davico, Micaela (cur.), Architetti e ingegneri militari in Piemonte tra '500 e '700. Un repertorio biografico, Regione Piemonte. Centro Studi e Ricerche Storiche sull''Architettura Militare in Piemonte. Torino, Omega edizioni, 2004. Wagner, Johann Tobias, Entwurff einer Soldaten-Bibliothek Nebst der ganztzen Alten, Rmisches, Teutschen, wie auch Neuen Kriegs-verfassung Verfertiget, Leipzig, Knig. 1724. Walther, Conrad Salomon (1738-1805), Versuch Einer Vollstandigen Militair-Bibliothek, Dresden, In der Waltherischen hofbuchhandlung, 1783. Walther von Kessinger Pub Co (Gebundene Ausgabe - August 2009). Webb, Henry J., Elizabethan Military Science. The Books and the Practice, Madison Milwakee London, Winsconsin Press, 1965. Witzleben, Arwied von (1812-1883), Deutschlands Militr Literatur Im Letzten Jahrzehnt und bersicht der wichtigsten Karten und Plne Central-Europas, Berlin, Mittlers, 1850. Zsupanek, Norbert, Repertorium der Festungsliteratur des 15. bis 20. Jahrhunderts: ein Handbuch : zum Gebrauch fr Militrbibliotheken, Festungsforscher und Freunde der Kriegsbaukunst, Bissendorf, Biblio, 2003.

Elenchi di libri militari italiani in Cataloghi di Biblioteche


A Guide to Italian Books before 1601 in 35 mm Microfilm. Reels 1.653. Norman Ross Publishing inc. New York 2002. http://library.nyu.edu/literature/italian/Italian_Books_Before_1601.pdf Beatrice, Armando, "Le Cinquecentine ed i manoscritti della Biblioteca Militare presidiaria di Napoli", in Memorie storiche militari 1977, Roma, USSME, 1977, pp. 199-206. Biblioteca Italiana ossia Notizia de' libri rari italiani divisa in quattro parti, cio Istoria, Poesia, Prose, Arti e Scienze gi compilata da Niccola Francesco Haym. Edizione corretta, ampliata, e di giudizj inytorno alle migliori opere arricchita. Con Tavole copiosissime e necessarie. Milano, Presso Giovanni Silvestri, 1803, Volume IV, pp. 164169 (Arte Militare). Catalogo della Libreria Floncel, o sia de' libri italiani del f Signor Alberto-Francesco Floncel, (1697-1773), Avvocato nel Parlamento di Parigi, e Censore Reale; Ascritto a X X I V delle pi celebri Accademie d'Italia. Con Annotazioni da lui medesimo apposte a diversi Libri, e Indice Alfabetico degli Autori. Disposto per Giovanni Gabriello Cressonnier, Librajo Parigino. In Parigi, Presso Giov. Gabriello Cressonnier, M. DCC. LXXIV. T. I, pp. 118-126 (Architettura Militare NN. 1397-1415. Arte Militare NN. 1416-1497). Catalogue des livres de la bibliothque de feu Monseigneur le Marchal Duc d'Estres (1660-1737), A Paris, Chez Jacques Guerin, M. DCC. XL, Tome Premier, Hydrographie et Navigaion NN. 8262-8320. Art Militaire NN. 86528757. Fortification NN. 8758-8798. Artillerie et Pyrotechnie NN. 8799-8838. Catalogue des livres de la Bibliothque de feu Mr A. M. H. Boulard (1754-1825), Redige par L. F. Gaudefroy et J. A. Bleuet, Anciens Libraires, Premire Partie, contenant la Thologie, la Jurisprudence, et les Sciences et Arts, Paris, 1828, Marine NN. 4818-4828. Art Militaire NN. 4829-4877. Colson, Bruno, Lart de la guerre de Machiavel Clausewitz, P. U. de Namur, 1998 (presentazione analitica dei 111 classici militari posseduti dalla biblioteca universitaria Moretus Plantin di Namur). Gelli, Jacopo (1858-1935), Bibliografia generale della scherma, con Note Critiche: Biografiche e Storiche. Testo italiano e francese, Firenze, Tipografia Editrice di L. Niccolai, 1890: Milano, Hoepli, 1895 [Martino Pub., 2004; Nabu Press, 2010]. Ghiacci, Filippo e Franco Prampolini, I volti della guerra. Antiche edizioni di arte militare, Biblioteca Municipale "A. Panizzi" / sezione conservazione e storia locale, Reggio Emilia, 17 dicembre - 31 gennaio 1985. La difesa immaginata. Trattati di arte militare nelle raccolte della Biblioteca Statale di Lucca. Catalogo della Mostra (Lucca 27 marzo - 2 aprile 2000). A cura del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, Biblioteca Statale di Lucca, CISCU. Viareggio, Italpaghe Editrice.

160

Marsand, Antonio (1765-1842), I manoscritti italiani della regia biblioteca parigina, descritti ed illustrati dal dottore Antonio Marsand, professore emerito dell'imperiale e reale universit di Padova, Parigi, dalla Stamperia reale, M DCCC XXXVIII, 2 vol. Olivares Poza, Antonio, "Libros de Arte y Ciencia Militar de la Biblioteca de la Universidad Complutense", in Militaria. Revista de Cultura Militar, N. 5, Edit. Complutense, Madrid, 1993, pp. 67-83. Pollak, Martha D., Military Architecture, Cartthograpy and the Representation of the Early Modern Europe. A Cheklist of Treatises on Fortification in the Newberry Library, Chicago, Newberry Library, 1992. Sodini, Carla (cur.), Guerra e Cultura Militare nell'Et Moderna. Catalogo della Mostra, Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, 2002. Terrone, Alfredo, Le Cinquecentine della Biblioteca Militare Centrale, in Roma,MCMXC Roma, USSME, 1990.

161

8. STRATEGIA DELLA STORIA


(Agosto 2011) 1. Storia della strategia. Storia e strategia sono concetti vaghi, oscuri, inflazionati e variamente associati. La combinazione pi evidente "storia della strategia", che pu significare il tentativo di individuare e inseguire un concetto universale attraverso le molteplici forme in cui si manifestato nei vari contesti linguistici e culturali. Ma anche, in senso pi specifico, storia del particolare sostantivo, e del corrispondente genere letterario, in cui si espressa e sviluppata la specifica cultura occidentale della guerra. In terzo luogo "storia della strategia", integrata da un aggettivo specificativo (ad esempio "giapponese", "nucleare", "contemporanea") pu indicare la storia di una particolare concatenazione (nazionale, operativa, epocale) di percezioni e decisioni. Bisogna osservare che queste sarebbero ancora storie di primo livello, cio meramente ricostruttive e narrative: una base necessaria, ma di per s sola incapace di proporre interpretazioni e giudizi storici in senso compiuto. Per questo occorrerebbe un lavoro ulteriore, e cio indagare in quale misura e in quale direzione una determinata idea generale della guerra possa condizionare la condotta strategica e stabilire col tempo costanti e stili che predeterminano a loro volta le percezioni e le decisioni. Pur coi meriti dei manuali delle universit di Princeton e di Cambridge curati dagli americani Peter Paret (1924)445, Williamson Murray446 e Victor Davis Hanson (1953)447, la migliore storia del pensiero strategico resta certo quella dell'israeliano Azar Gat (1959)448, Interessante, specie per il metodo, tuttavia pure il recente saggio del belga Christophe Wasinski, il quale si proposto di indagare il modo in cui si costruito "il senso comune strategico", ossia la convinzione sociale e transnazionale che la politica sia in grado di governare la guerra. Malgrado un certo sfoggio di erudizione sociologica e l'immancabile minestra riscaldata di V. D. Hanson sulla falange oplitica, il saggio ricostruisce poi abbastanza bene la genesi del pensiero strategico occidentale e i suoi rapporti con la storia militare e la geopolitica449. Lo stile di guerra occidentale (militarista, soggettivo) anche il prodotto di una accentuata autonomia istituzionale del militare rispetto al politico: ci ha infatti spinto il pensiero militare ad anteporre la riflessione ("jominiana") sulla condotta delle operazioni (warfare) e dunque sull'officium e l'arte del capitano generale [indicati dopo il 1771 col vocabolo greco "strategia"] alla riflessione ("clausewitziana") sulla struttura oggettiva della guerra e dunque sul rapporto di polarit tra gli avversari. Una prospettiva che pure avrebbe potuto essere sviluppata partendo dall'idea di

Peter Paret and Felix Gilbert (Eds), Makers of modern strategy: from Machiavelli to the nuclear age, Princeton University Press, Princeton, 1986.
446

445

Williamson Murray, MacGregor Knox, Alvin Bernstein (Eds.), The Making of Strategy. Rulers, State, War, Cambridge, Cambridge U. P., 1994 Victor Davis Hanson (Ed.), Makers of ancient strategy: from the Persian wars to the fall of Rome, Princeton University Press, Princeton, 2010.

447

448

Azar Gat, The development of military thought: the nineteenth century, Oxford University Press, Oxford, 1992. A history of military thought: from the Enlightenment to the Cold War, Oxford University Press, Oxford, 2001. Christophe Wasinski, Rendre la guerre possible. La construction du sens commun stratgique, Universit Libre de Bruxelles. Bruxelles, 2010. Di un certo interesse pure l'antologia di otto scrittori militari "minori" dal 1548 al 1816 curata da Beatrice Hauser, The Strategy Makers: Thoughts on War and Society from Machiavelli to Clausewitz, Praeger Security International, ABC Clio, Greenwood Publisher, 2010

449

162

ratio belli ("misura", "rapporto") che ricorre incidentalmente nella letteratura classica (specie in Cesare)450. 2. La reinterpretazione della storia civile da una prospettiva strategica Storia e strategia possono inoltre venir combinate reciprocamente come aggettivi qualificativi l'uno dell'altro. In tal modo possibile mettere a fuoco e confrontare una visione strategica oppure astrategica della storia e una visione storica oppure astorica della strategia. La prima questione investe il grado di consapevolezza, da parte dello storico, del potenziale bellico della sua ricerca, anche se verte su campi apparentemente lontanissimi dalla guerra, come la scienza, la religione, l'arte, la filosofia. Un possibile studio implicato da questa particolare questione riguarda la genesi della letteratura militare e strategica come costola della storiografia, e la graduale conquista di un proprio statuto metodologico e scientifico, anche in contrapposizione con le scienze storiche e in confronto col parallelo sviluppo della geografia, della politica e dell'economia. Altro aspetto sono le differenti deformazioni che la "storia civile" subisce a seconda che il ricercatore tenga conto o meno della latente dimensione strategica del suo oggetto di studio (un'epopea nazionale come un sistema economico, il progresso scientifico come una visione artistica o religiosa). Prendiamo ad esempio l'interpretazione delle rivoluzioni nazionali e delle guerre di indipendenza e di liberazione: laddove la storia nazionale tende a riflettere il punto di vista delle nuove classi dirigenti e a interpretarle perci come autobiografia collettiva, la storia strategica tende a spostare l'enfasi sul contesto internazionale e sui fattori e attori esterni451. Il colto lettore sentir qui evocata la polemica sul concetto di "rivoluzione passiva" (coniato da Vincenzo Cuoco a proposito della Repubblica Napoletana del 1799, instaurata dalle baionette francesi pi che dall'lite "patriottica"); oppure l'osservazione di John Robert Seeley (1834-95) che la grande storiografia whig (ma poi, in forme diverse, anche la successiva storiografia liberal) riduceva la storia inglese alla storia del parlamentarismo e della legislazione, di fatto ignorando il contemporaneo sviluppo dellImpero britannico452. Questioni ricorrenti, ad esempio, nell'attuale dibattito sull'atteggiamento che l'Occidente dovrebbe osservare di fronte alla cosiddetta "primavera araba", dove chi guarda agli sviluppi interni caldeggia l'"apertura di credito", mentre chi considera gli effetti geopolitici globali perora un attendismo ostile e pessimista. 3. La storia militare come "strategoteca" delle strategia. L'approccio storico alla strategia appare meno problematico; ma solo prima facie. Pi da vicino, infatti, mette in questione la natura, lo scopo e il valore cognitivo (euristico, predittivo) della storia in genere e della storia militare in particolare e l'incidenza che l'immagine del passato (specie se rozza e viscerale) esercita sulla percezione e sulla decisione strategica. Ho affrontato questi temi in vari precedenti studi ai quali rinvio453, limitandomi qui a richiamare solo alcune riflessioni generali.
450

V, Ilari, "Imitatio, Restitutio, Utopia: la storia militare antica nel pensiero strategico moderno", in Marta Sordi (cur.), Guerra e diritto nel mondo greco e romano, Milano, Vita e Pensiero, 2002, p. 269-381. . [online su scribd].

Cfr. V. Ilari, v. "Esercito", in Luigi Mascilli Migliorini (cur.), Italia napoleonica. Dizionario critico, UTET, Torino, 2011, pp. 231-32. Id., "La storiografia militare dell'Italia napoleonica", in Rivista Italiana di studi napoleonici (in corso di pubblicazione).
452

451

R. Seeley, "Tendency in English History", in The Expansion of England, Two Courses of Lectures (1883), London, Macmillan and Co, 1911, pp. 1-18. Luigi Loreto, Guerra e libert nella Repubblica romana. John R. Seeley e le radici intellettuali della Roman Revolution, Roma, LErma di Bretschneider, 1999.

V. Ilari, La storiografia militare italiana: riflessioni critiche su strutture, ruolo e prospettive, in La storiografia militare italiana negli ultimi venti anni, Atti del convegno di Lucca, ottobre 1984, Centro interuniversitario di studi e

453

163

La prima introduzione critica allo studio della guerra il Syntagma de studio militari, pubblicato a Roma el 1637 da Gabriel Naud, il famoso teorico del colpo di stato, nonch bibliotecario del cardinal Mazarino, medico ateo, libertino e cripto-machiavelliano. Sottolineando la propria inesperienza militare, Naud equiparava experientia e lectio come due modi indipendenti ma equivalenti di acquisire (comparare) la scientia belli administrandi (pp. 504 e 507-8). E, contro l'autorit di Aristotele e Cicerone, i quali anteponevano la pratica alla teoria in riferimento alla medicina, alloratoria e allars imperatoria, opponeva la tesi paradossale di Giovanni Botero (1544-1617), il quale giudicava la lectio rerum militarium superiore allesperienza454. Occorre tuttavia osservare che, nonostante il carattere tendenzialmente omnicomprensivo attribuito alladministratio belli dalla letteratura sulla ragion di stato e di guerra, questa in realt tratta soltanto delle dimensioni morali, giuridiche e politiche, astenendosi dallaffrontare la condotta tecnica della guerra (belli gerendi ratio, Naud p. 512). Fu invece il maresciallo di Puysgur (1655-1743), gi capo di stato maggiore (marchal gnral des logis) del maresciallo di Luxembourg, sostenitore dell'autosufficienza assoluta dello studio teorico, essendosi proposto di dimostrare che sans guerre, sans troupes, sans arme, sans tre oblig de sortir de chez soi, par ltude seule, avec un peu de gometrie et de gographie, on peut apprendre toute la thorie de la guerre de campagne455. Considerando che un buon due terzi della letteratura militare sono opera di pingui e (apparentemente) inoffensivi ecclesiastici o professori universitari, che le grandi epopee rivoluzionarie sono state provocate da autodidatti in borghese o in tonaca, e - soprattutto - che l'esperimento sul campo differisce da quello scientifico perch non replicabile, o si da ragione a Puysgur oppure si mandano al macero intere biblioteche. La soluzione di compromesso, praticata dagli stati maggiori in tempo di pace, di supplire alla non replicabilit degli esperimenti con la media delle esperienze, ricavata dallo studio professionale della storia militare, di cui fanno parte bung, Kriegsspiele, staff ride e re-enactement456. La strategia, dice Clausewitz, non scienza deduttiva, ma induttiva; non trova i suoi principi "in astratto", ma li ricava dall'esperienza. E siccome non pu esperire il futuro, esperisce il passato, ossia la storia militare457, attraverso la ricostruzione di eventi e l'individuazione dei fattori qualificanti. Altrove Clausewitz sfuma o contraddice la fiducia sulla possibilit pratica di imparare dalla storia: ma qui probabilmente stava pensando alla sua stessa esperienza (la Strategie del 1804, basata sullo studio comparato delle campagne) o forse alle memorie di stato maggiore che si

ricerche storico-militari, Milano, Franco Angeli, 1985, pp. 158-76: ID., Guerra e storiografia, in Carlo Jean (cur.), La guerra nel pensiero politico, Milano, Franco Angeli, 1987, pp. 223-258; Id., La storia militare: disciplina specialistica o specifica?, in Michele Nones (cur.), Linsegnamento della storia militare in Italia, Atti del seminario di Roma, 4 dicembre 1987, Societ di storia militare, Genova, Compagnia dei Librai, 1989, pp. 77-94; ID., Storia del pensiero, delle istituzioni e della storiografia militare, in Piero Del Negro (cur.), Guida alla storia militare italiana, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1997, pp. 7-16. "Epistemologia della storia militare", in Acta del II convegno nazionale di storia militare, Roma, Centro Alti Studi Difesa, 28-29 ottobre 1999, Roma, Commissione Italiana di Storia Militare, 2001, pp. 47-70. [online su scribd]. Auctor Benevolo Lectori: nec acies unquam vidissem, nec castra, nec hostem, ac ne quidem gladium apte cingere, aut educere de vagina possem. Syntagma de studio militari ad illustrissimum iuvenem Ludovicum ex comitibus Guidiis a Balneo, Romae, ex Typographia Iacobi Facciotti, 1637, lib. II Ducis Officium, cap. IV, pp. 513-14; Naudaei Bibliographia militaris, Jenae, 1683, inclusa in Thomas Crenius, De eruditione comparanda, Leyden, 1699. Naud, Bibliographia politica a cura di D. Bianco, Roma, Bulzoni, 1997.
455 456 454

Art de la guerre par principe et rgles, Paris, 1748, I, p. 2

David Ian Hall, "The Modern Model of the Battlefield Tour and Staff Ride: Post-1815 Prussian and German Traditions", in The Quarterly Journal, pp. 93-101. William Glenn Robertson, The Staff Ride, Center of Military History, U. S. Army, Washington, 1987. [entrambi online].
457

Vom Kriege, II, 2, 37.

164

redigevano all'epoca sua458. Jomini (autore di studi sulle campagne del 1792-1815 pi analitici di quelli corrispondenti di Clausewitz) assevera con enfatica superficialit la funzione scientifica della storia militare. Simili banalit abbondano nella letteratura strategica, dove la storia militare diventa una ghiotta "stratgothque universelle"459, ignorando il caveat clausewitziano sui pericoli degli exempla historica (II, 6). In realt lo studio critico della storia, quale che sia la specializzazione, non nasce ex ante, ma ex post: non dal successo, ma dalla sconfitta. La condizione, necessaria ma non sufficiente, per "learn the lesson", aver perso. Quando si parte il gioco della zara, colui che perde si riman dolente, repetendo le volte, e tristo impara460. Beninteso a condizione che la sconfitta non sia definitiva e senza appello: cos si spiega perch dopo il 1945 l'Europa abbia smesso di studiare la storia militare461 mentre gli Stati Uniti l'hanno scoperta dopo il Vietnam, reagendo con una svolta epocale della loro cultura militare, in precedenza basata sulla tradizione jominiana e sulle teorie manageriali (analoghe al "metodismo" e all'"elemento geometrico" di cui ai capitoli II, 4 e III, 15 del Vom Kriege). La svolta si concretizzata nella creazione del Training and Doctrine Command di Fort Leavenworth e nei primi fondamentali studi di storia comparata dei fattori determinanti (logistica, comando, tecnologia) commissionati a Martin van Creveld (1946)462. 4. Potenziale strategico della storia

V. Ilari, "La storia militare tra topografia e retorica: Gustav Wilhelm af Tibell (1772-1832) e Ugo Foscolo (17781827)", rielaborazione (online su scribd) del capitolo 17 della Storia Militare del Regno Italico 1801-1814, Roma, 2004, vol. I, tomo I, pp. 407-435. Id., "Lomonaco, Tibell e Foscolo. Storia militare di un suicidio filosofico", in Risk, N. 15, 2010, pp. 64-69. Il modello era la rivista Mmorial topographique et historique rdig au dpt de la guerre, e divisa in due sezioni, la I topografica e la II storico-militare. Le prime sette annate furono pubblicate tra il 1802 (I) e il 1810 (VII) e le pubblicazioni ripresero solo nel 1825 (VIII), mantenendosi per ancora saltuarie. Nel N. 2 Historique del 1803 la rivista pubblic una "Notice sur les principaux Historiens, anciens et modernes, considrs militairement. Suivie d'un Catalogue alphabtiques des Auteurs cits dans la Notice, Avec indication des meilleures ditions", pp. 42122.
459 460 461

458

Lucien Poirier (Les voix de la stratgie, Paris, Fayard, 1985, pp. 26 ss. Dante, Purgatorio, VI, 1-3.

Con l'eccezione forse della Gran Bretagna, a giudicare da uno studio citato da David Ian Hall (The Role of Military History in Officer Education in Great Britain, the United States of America and Germany in Twentieth Century. Report commissioned by the Ministry of Defence, U. K., and produced by the Department of War Studies, King's College, London, October 1983-84). Nell'ambio dell'esercito americano lo studio e l'insegnamento della storia militare organizzato su tre livelli; per scopi generali, a Fort McNair, sede del chief of military history dell'esercito; per scopi professionali (e non solo per la formazione degli ufficiali ma soprattutto per l'elaborazione della dottrina tattica, organica e logistica) a Fort Leavenworth, sede del TRADOC; e per scopi strategici alle Carlisle Barracks, sede della scuola di guerra. Manuali regolano le "military history operations" e le specifiche ricerche corrispondenti alle varie funzioni all'esercito. Speciali centri elaborano i rapporti dal campo ("lessons learned") e la storia orale e fanno rivivere, aggiornati e potenziati dalle nuove capacit tecnologiche, i sistemi di studio inventati dallo stato maggiore prussiano, i giochi di guerra e i viaggi di stato maggiore sui campi di battaglia ("staff ride"). Struttura sui generis, senza equivalenti negli eserciti europei, a parte le sezioni dei reparti propaganda preposte alle commemorazioni ufficiali (larve tra le rovine di quelle fervide fucine della scienza militare che furono il Dpt de la guerre creato da Colbert e i suoi analoghi istituti europei). Il frutto di questa poderosa macchina per lo studio professionale e strategico della storia un'imponente produzione editoriale (in notevole parte accessibile gratuitamente online) che affronta i tempi pi scottanti, con militare franchezza, senza riguardi n reticenze. Colpisce ad esempio che l'esercito abbia riassunto il suo punto di vista (assai critico e autocritico) sulle esperienze fatte in Iraq e Afghanistan chiamandole "The Long War" (ossia "La guerra di lunga durata"), senza curarsi che possa essere interpretata come una critica implicita al nome ideologico di "War on Terror" scelto dalla Casa Bianca e ratificato dal Congresso.
462

165

In terzo luogo, la visione strategica della storia rende possibile valutarla come una componente delle "forze morali" (sotto forma di tradizione, memoria, identit, costruzione del "nemico"). La qualificazione legale o giudiziaria di eventi passati, da cui derivano responsabilit, diritti soggettivi, limiti alla libert di espressione, sempre entrata tra le cause e le modalit delle guerre e tra gli articoli dei trattati di pace. Il richiamo ai "diritti storici" in merito alle controversie territoriali; la questione delle scuse ufficiali per i crimini di guerra giapponesi463; il riconoscimento formale da parte della Turchia, come condizione per la sua ammissione nella Comunit Europea, del carattere di genocidio dei massacri degli armeni; la repressione penale del negazionismo; le polemiche sul revisionismo e sul carattere tendenzioso dei testi scolastici di storia; sono tutti esempi recenti e attuali del ruolo politico e perfino militare che pu essere attribuito alla rappresentazione del passato e del fatto che quest'ultima diventa in misura crescente uno dei fronti principali delle guerre potenziali. Uno di questi fronti, vale a dire il contenzioso territoriale tra Giappone e Corea del Sud relativo all'antico regno di Koguryo, stato oggetto di un recente saggio di Terence Roherig, professore di National Security Affairs all'US Naval War College di Newport, che lo ha rubricato sotto il titolo "History as a Strategic Weapon"464. Polemizzando contro la teoria, ripresa nel 2006 da John Mearsheimer e Steven Walt, che la politica estera americana sarebbe eccessivamente influenzata dalla "lobby ebraica", una tesi di dottorato presso la Naval Postgraduate School di Monterey considera invece la storia messianica di Israele "as a strategic asset to the United States"465. Questo non significa certo che processi complessi, controversi e di lungo termine come l'interpretazione escatologica della Shoa e l'affermazione, nel diritto internazionale, dei principi di retroattivit e non prescrittibilit dei crimini di guerra e contro la pace, l'umanit e la democrazia possano in alcun modo essere interpretati (magari sul filo di Carl Schmitt) come esempi di intenzionale "strategia della storia". Del resto non solo la Russia, ma neppure gli Stati Uniti hanno ancora ratificato il trattato di Roma del 17 luglio 1998 che istituisce la Corte penale internazionale, mentre Israele, come la Cina, non l'ha neppure firmato; segno che questa iniziativa, pur essendo uno sviluppo dei principi giuridici di Norimberga, non asseconda gli interessi americani e israeliani e risponde piuttosto all'utopia di programmatico ripudio della sovranit e della politica che informa l'ordinamento antistatuale e pan-amministrativo dell'Europa. Nondimeno la corte penale internazionale, se da un lato pone nuovi vincoli alla politica, dall'altro offre un'opportunit alla strategia, come dimostra il caso dell'incriminazione di Gheddafi, certo apprezzata da chi si oppone ad una soluzione negoziata della guerra civile libica e teme lo sganciamento dei partner trascinati loro malgrado ad un intervento non condiviso e con ogni evidenza mal calcolato dagli stessi promotori. In definitiva il principio ispiratore della corte criminale dell'Aia Fiat justitia, et pereat mundus, che esprime la ribellione idealista contro il cinismo e il relativismo etico dei realisti. Ma la proclamazione di un nuovo principio etico pur sempre, a suo modo, una strategia di guerra. Non a caso la frase, ignota al mondo classico, compare per la prima volta nei Loci communes di Filippo Melantone (1497-1560), stampati nel 1521, lo stesso anno dell'Arte della guerra di Machiavelli.
Jane W. Yamazaki, Japanese Apologies for Word War II. A rhetorical study, Routledge Comtemporary Japan series, New York, Routledge, 2006
464 463

Terence Roherig, "History as a Strategic Weapon. The Korean and Chinese Struggle over Koguryo", in Seung Ham Yang, Yeon Sik Choi, and Jong Kun Choi (eds), Korean Studies in the World: Democracy, Peace, Prosperity, and Culture, Seoul, Jimoondang, 2008.

465

Keith R. Williams (Captain, U. S. Army), "Moral Support, Strategic Reasoning or Domestic Policy: America's continua Support to Israel", Thesis, Naval Postgraduate School, Monterey, California, december 2007, online.

166

Processare i dittatori466 e le guerre pu soddisfare, oppure offendere, questo o quel modo di intendere la giustizia, ma non sopprime n la politica n la strategia: al contrario offre all'una nuove opportunit e all'altra un nuovo ambiente operativo, sostituendo la violenza aristocratica della spada e della scure con quella plebea della gogna e della forca. Portare la storia in tribunale trasforma infatti persone ed eventi in icone morali ben pi efficacemente della "storia monumentale"467. La serie virtualmente illimitata di processi garantita dal sistema allestisce in definitiva un catartico "teatro della memoria", costruito sul ricordo traumatico, per sua natura resistente a ogni forma di significazione468. Cos il passato dilaga nel presente; non gi nel senso critico del "passatopresente", ma in quello del "passato che non vuole passare"469, e che viene addirittura proclamato "il prezzo della colpa"470. E cos, per parafrasare la famosa esclamazione di Marx, "il morto afferra il vivo!"471. 5. La memoria pubblica come arma strategica Howard Zinn (1922-2010) ha intitolato uno dei suoi ultimi libri History is A Weapon. Autore della famosa reinterpretazione della storia degli Stati Uniti dal punto di vista delle masse e delle minoranze, e attivista della contestazione universitaria, Zinn si riferiva ovviamente alla storia critica, che ha avuto un ruolo centrale nelle grandi rivoluzioni sociali del Novecento. Considerata dal punto di vista del suo potenziale strategico, la storia critica non per veramente un'arma o un modo di combattere a s stante, ma solo un tipo speciale di munizione da propaganda (oltre tutto assai costoso, difficile da maneggiare e di dubbia efficacia).

Sul tema v. un altro interessante contributo di T. Roherig, The Prosecution of Former Military Leaders in Newly Democratic Nations: The Cases of Argentina, Greece, and South Korea, Jefferson, NC: McFarland Press, 2002. Interessante l'interpretazione della memoria della Shoa nella categoria nicciana della "storia monumentale" fatta da Stefano Levi della Torre, "La Shoa tra storia e memoria", in David Bidusso, Enrica Collotti Pischel e Raffaella Scardi (cur.), Identit e storia degli Ebrei, Milano, FrancoAngeli, 2000, pp. 154-55: "La memoria di ci che accaduto ne sancisce l'immanenza, la possibilit che si rinnovi oggi, in ogni momento della vita e della storia. Qui vediamo la forma paradigmatica: ci che stato come paradigma di ci che pu essere. E' quel tipo di memoria che F. Nietzsche in Sull'utilit e il danno della storia per la vita designa come 'storia monumentale' (...) La memoria paradigmatica agisce per analogia; risponde alla domanda: di quale evento fondante (preso a paradigma) un evento attuale 'immagine e somiglianza'?" [Il riferimento a Vom Nutzen und Nachteil der Historie fr das Leben, 1874, seconda delle Unzeitgemsse Betrachtungen]. Sulle contraddizioni nella fabbrica della memoria pubblica nell'Italia contemporanea, v. V. Ilari, Inventarsi una patria, Roma, Ideazione, 1997, e Giovanni de Luna, La Repubblica del Dolore, Milano, Feltrinelli, 2011.
468 469 467

466

Jean Franois Lyotard (1924-1998), Le Postmoderne expliqu aux enfants, Paris, Galile, 1986.

Questo il titolo dell'articolo pubblicato da Ernst Nolte sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 6 giugno 1986 e che dette origine all'Historikerstreit del 1986-89 (Konrad H. Jarausch, "Removing the Nazi stain? The quarrel of the historians", in German Studies Review, 1988 May, 11(2), pp. 285-301; Hans-Ulrich Wehler, Entsorgung der deutschen Vergangenheit? Ein polemischer Essay zum "Historikerstreit", Monaco, C.H. Beck, 1988). Ian Buruma, Il prezzo della colpa. Germania e Giappone: il passato che non passa, Milano, Garzanti, 1994.

470
471

Si tratta di una massima di diritto successorio sancita da vari statuti medievali in Germania, in Francia e in parte anche in Italia ("mortuus sasit vivum", "Der Todte erbt den Lebendigen"; v. ad es. Le mort saisit le vif, hoc est de translatione possessionis ex defuncto in superstitem, Venetiis, 1555 del magistrato francese Andr Tiraqueau, 14881558). Carlo Marx la cita, in francese, nella prefazione alla prima edizione tedesca del Capitale (1867), a chiusura del passo sulle conseguenze politiche e sociali doppiamente sofferte dall'Europa continentale rispetto all'Inghilterra, non solo per la rivoluzione capitalista ma pure per essere questa ancora incompleta, e cio per il persistere di modi di produzione obsoleti. L'espressione forma pure il titolo di due romanzi francesi, pubblicati nel 1925 da Georges Lecomte (1867-1958) e nel 1942 da Henri Troyat (1911-2007)

167

Esiste nondimeno un'"arma storica"472 vera e propria, distinta e autonoma dalla guerra psicologica: la memoria pubblica, che non solo produce i suoi effetti ope legis, ma, a differenza della propaganda, produce effetti permanenti e definitivi, di modo che il suo impiego irrevocabile e a doppio taglio, come quello dell'arma nucleare. La storia critica, come la tragedia, guarda al passato per scatenare il futuro, e dunque ha per scopo di liberarsi da esso e dalla coazione a ripeterlo nell'unico modo possibile, che di rendergli ragione, ossia di superarlo spiegandolo. All'opposto, la memoria pubblica, come il processo, guarda al passato per controllare il futuro, e ha dunque per scopo di mantenere il presente inchiodato al passato. La differenza tra questi due tipi di storia non sta tanto nel metodo, ma nelle necessit contrapposte dei due archetipi del progresso storico. Prometeo brandisce la critica, Urano la memoria, affrontandosi nel perenne conflitto "tra il vecchio che non vuol morire e il nuovo che vuol vivere"473. Lotta disuguale anche sotto il profilo etico, tra la forza naturale e il diritto positivo, tra la "critica delle armi"474 e la maledizione di Edipo. Parentis olim siquis impia manu senile guttur fregerit475; empia la mano parricida, dice Orazio meglio di Freud e di Pasolini. 6. Affinit retorica tra strategia e storiografia Finora il tema dell'arma storica non emerso nella letteratura strategica. Certo, sulla rete si incontrano espressioni come "strategia della storia" e "uso strategico della storia", ma oltre ad essere assai poco frequenti e quasi solo in inglese, si riferiscono per lo pi alle contraddizioni della teodicea ("discharging God from the strategy of history or reducing His Providence"), ad un particolare tipo di giochi (questo praticamente l'unico significato in cui ricorre la frase italiana "strategia della storia"), all'anamnesi medica ("strategy of medical history-taking") o alla raccolta statistica di indicatori fisici per l'ottimizzazione delle riserve energetiche ("history matching in reservoir simulation") e le ricerche di mercato ("history as a strategic marketing tool", "strategy of history production simulation"). Per il resto troviamo solo "strategy of history writing / teaching", "stratgie de l'histoire de l'art"476 e infine i seminari di "Grand Strategy of History" organizzati dai "Nation Rebuilders". Questa magra incursione online ci ha un po' allontanato dall'accezione militare di strategia, non semplice teoria e prassi dell'azione pianificata, ma pure metodo per imporre la propria volont ad un avversario in condizione di contrapporsi e interagire. Se togliamo il riferimento alla "volont avversa", e cio il carattere di "polarit" individuato da Clausewitz477, otteniamo infatti l'accezione
472

Espressione intraducibile in inglese perch "historic(al) warfare" e "historic weapon" indicano correntemente una periodizzazione, in contrapposizione a "pre-historic" e a "modern" (che significa "attuale, odierno"). Antonio Gramsci, Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo stato moderno, Torino, Einaudi, 1955, p. 262: "Si potrebbe aggiungere che, in un certo senso, il conflitto tra "Stato e Chiesa" simbolizza il conflitto tra ogni sistema di idee cristallizzate, che rappresentano una fase passata della storia, e le necessit pratiche attuali. Lotta tra conservazione e rivoluzione, ecc., tra il passato e il nuovo pensiero, tra il vecchio che non vuol morire e il nuovo che vuol vivere, ecc.".
474 473

"L'arma della critica non pu certamente sostituire la critica delle armi" (Carlo Marx, Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, 1844). Quinto Orazio Flacco, Epodon, Ode III ad Moecenatem, vv . 1.2. Titolo del Tomo 586, 1996, della Revue critique (fondata nel 1946 da Georges Bataille).

475 476 477

Pi precisamente, Clausewitz (Vom Kriege, II, 3, 3) fa consistere nella "soluzione sanguinosa" la specificit della guerra rispetto agli altri "conflitti di grandi interessi" politici e commerciali. E fa consistere la specificit dell'"arte della guerra" rispetto sia alle "arti meccaniche" che alle "arti liberali" nel fatto che non opera su un oggetto "inerte" (come la "materia") o almeno "passivo" (come lo "spirito" e i "sentimenti") , ma su un oggetto "vivente e reagente", ossia l'Antagonista.

168

inflazionata di "strategia" che da alcuni decenni entrata nel vocabolario delle scienze aziendali ed economiche. Sarebbe utile estenderla per analogia pure alle scienze storiche? Certamente no, perch la strategia della ricerca storica gi ricompresa nella teoria del metodo storico e nella filosofia della storia. Prima di far ritorno all'aspro campo di Marte, indugiamo per ancora un poco sotto le materne fronde di Clio. L'affinit tra strategia e storiografia discende nell'ovvia constatazione che sono entrambe generi letterari: e pure strettamente imparentati, se si considera la funzione di incunabolo che la storiografia ha avuto nei confronti della strategia, come del resto di tutte le altre scienze umane (diritto, politica, economia) che si sono man mano costituite in autonomi generi letterari anteriormente alla strategia (il cui statuto epistemologico resta tuttora indefinito, perch si incagliato sulla futile qurelle tra "arte" o "scienza" e sulla questione, del tutto fuorviante, dei cosiddetti "principi della guerra"). In quanto generi letterari, tutte le scienze umane sono dunque analizzabili con le categorie della retorica. Questo della retorica , o almeno dovrebbe essere, un ambiente familiare per il pensiero strategico occidentale... Fu infatti venticinque secoli fa, quando Victor Davis Hanson, oplita tra gli opliti, forgiava la democrazia a Salamina, che la locuzione con cui retori e sofisti indicavano l'arte di disporre gli argomenti in un discorso (tchne taktik) fu presa in prestito per indicare l'arte di disporre gli opliti in falange e la falange sul terreno. E poi, come dimenticare quel Formione, il peripatetico che pretendeva di dare lezioni de imperatoris officio et de omni re militari ad Annibale478 e il cui fantasma popolava i complessi di inferiorit di Machiavelli479 e degli odierni armchair generals? Oppure il gesuita tolonese pre Joseph-Marie Amiot (1718-1793), insigne sinologo, astronomo, musicologo e filologo, morto di crepacuore alla notizia dell'esecuzione di Luigi XVI, e autore, tra l'altro, della prima (e forse ancora la pi affidabile) traduzione occidentale dei classici militari cinesi480?
478

Cicero, De oratore, II. 18.75-76 e II. 19.77, 254, 256. L'episodio di Formione messo in bocca a Quinto Lutazio Catulo Cesare (149-87 a. C.), che nel 102 fu console con Mario, al quale dovette cedere la gloria della vittoria di Vercelli (commemorata dal Tempio della Dea Fortuna o Monumentum Catuli, presso l'odierna Largo di Torre Argentina). Ricchissimo e di cultura greca, fu poeta, oratore e, pare, autore di una storia della sua campagna contro i Cimbri scritta nello stile di Senofonte. Geloso di Mario e passato perci con Sulla, gi suo luogotenente nella campagna cimbrica, mor infine suicida come Annibale. Nella lettera del 4 aprile 1526 a Guicciardini in cui, raccontandogli di esser stato richiesto dal papa Clemente VII di un parere sulle fortificazioni di Firenze, Machiavelli gli esprime il timore di far la figura di "quel Greco con Annibale". E proprio quel paragone richiamato da Matteo Bandello nella Novella I.40, in cui il povero Niccol fallisce, sotto lo sguardo ironico di Giovanni delle Bande Nere, la dimostrazione pratica dell'ordinanza teorizzata nell'Arte della Guerra. Cfr. Frdrique Verrier, "Machiavelli e Fabrizio Colonna nell'arte della guerra: il polemologo sdoppiato", in JeanJacques Marchand (cur.), Machiavelli politico, storico, letterato: Atti del Convegno di Losanna, 27-30 settembre 1995, Roma, Salerno Editrice, 1996, p. 184. Robert Fredona, "Liberate diuturna cura Italiam. Hannibal in the Tought of Niccol Machiavelli", in David S, Peterson with Daniel E. Bornstein (Eds), Florence and Beyond. Culture, Society and Politics in Renaissance Italy, Essays in Honour of John M. Najemy, Centre for Reformation and Renaissance Studies, Victoria University in the University of Toronto, Toronto, Ontario, 2008, pp. 430-31. Amiot scrisse in merito due opere. La prima, pubblicata nel 1772 col titolo LArt militaire des chinois e inclusa come VII volume delle Mmoires concernant lhistoire, les sciences, les moeurs, les usages &c. des chinois (par les missionnaires de Pkin, Paris, chez Nyon, 1776-91, 15 voll.), contiene la traduzione dei 4 classici cinesi pi antichi (Sun Zi, Wu Zi, Sima Fa e parte di Lu Tao) e di unopera sulla condotta delle truppe commissionata dallimperatore Yong Teheng. La seconda opera un Supplment (Mmoires, VIII) riccamente illustrato su ordini di battaglia, castrametazione, macchine e navi da guerra. Il tenente generale di Puysgur, figlio ed editore postumo del maresciallo, critic la traduzione di vari termini militari cinesi, proponendo emendamenti razionalizzanti che leditore non volle apportare, difendendo il lavoro filologico di Amiot. Nel 1860 il Sunzi Bingfa fu tradotto in russo (seconda edizione nel 1889). Nel 1905 Calthorp stamp a Tokio la prima traduzione inglese. Segu nel 1910 quella del sinologo Giles e nel 1911 la traduzione tedesca di Bruno Navarra (Das Buch vom Krieg. Der Militaer Klassiker der Chinesen). Nel 1940 la traduzione di Giles fu pubblicata negli Stati Uniti (a cura di Thomas R. Phillips, Roats of Strategy, Westport, Conn., Greenwood Press). Segu nel 1958 una
480 479

169

De te fabula narratur. Retori e sofisti odierni (comunicatori, psicologi, sociologi, pagati a peso d'oro) non sbattono forse dietro la lavagna, con le orecchie d'asino, i loro scolaretti gallonati, ignari dei polverosi tomi di eloquenza militare, a cominciare dalla raccolta di Orationi Militari pubblicata a Venezia nel 1560 dal domenicano Remigio Nannini (1521-1581)? Non si tratta solo di discorsi e proclami alle truppe e ai civili, o di messaggi al nemico (come la troppo ambigua risposta giapponese alla distruzione di Hiroshima che provoc pure quella di Nagasaki). Vi rientra infatti pure il modo (del resto oggetto di minuziose normative) di redigere gli ordini e i rapporti, che riguarda non solo gli effetti immediati, ma pure e soprattutto gli effetti postumi, che possono essere anche di carattere giudiziario. A questo proposito Liddell Hart racconta, asserendo l'autenticit dell'episodio, di un generale francese del 1918, che, avendo dato allo stupefatto capo di stato maggiore l'ordine scritto di difendere la linea perduta il giorno prima, gli avrebbe spiegato a voce, con un sorriso d'intesa, che era "pour l'histoire", ossia per precostituirsi una pezza d'appoggio in caso di corte marziale481. 7. Trappole retoriche della letteratura strategica Quello della retorica davvero un campo minato. Gli intrepidi lettori che fossero giunti fino a questo punto, sappiano che adesso faranno un giro sulla ruota panoramica. La vista splendida, ma nella tasca del sedile anteriore troveranno il sacchetto per il mal di mare. Abbordare la retorica significa infatti oggi dover fare i conti con la "metastoria" di Hayden White (1928), secondo la quale il discorso storico predeterminato dalla struttura retorica, e riducibile a quattro modelli essenziali. Questi, esemplificati da quattro coppie parallele di grandi storici e filosofi della storia, si ricavano dalle "affinit elettive" fra cinque categorie della retorica, ossia i tropi (metafora, metonimia, sineddoche e ironia), i modi, gli intrecci (romanzo, tragedia, commedia, satira), gli argomenti e infine le implicazioni ideologiche (anarchica, radicale, conservatrice, liberale)482.
terza traduzione russa e nel 1962 la Casa Cinese di Edizioni di Shangai pubblic un testo parziale, tradotto in italiano da Huang Jialin col titolo LArte della guerra di Sun Zi commentata dagli undici commentatori della Dinastia Song. Infine, nel 1963 usc la nuova inglese di Griffith con prefazione di Liddell Hart (trad. it. Larte della guerra, Milano, Il Borghese, 1965). Da incompetente, resto colpito dalla macroscopica differenza, al limite dellirriconoscibilit, fra questultima traduzione e quella diretta dal cinese (Renato Padoan, Larte della guerra. Tattiche e strategie nellantica Cina, Milano, Sugarco, 1980). Sono comparse in italiano anche le edizioni di Thomas Cleary, The Art of War, Boston & Shaftesbury, Shambala, 1988 (Larte della guerra, Roma, Ubaldini Editore, 1990) e Ralph D. Sawyer, The Complete Art of War, Boulder, Colorado, Westview Press, 1996 (Sun Tzu - Sun Pin, Larte della guerra e i metodi militari, Vicenza, Neri Pozza, 1999, con un saggio introduttivo di Alessandro Corneli). Corneli aveva in precedenza pubblicato una versione italiana della traduzione inglese di L. Giles (Sun Tzu on the Art of War, London, 1910) e di un saggio di Krzystof Gawlikowski (riunite ne Larte della guerra, Napoli, Alfredo Guida, 1988: ristampandolo nel 1998 leditore sui involontariamente dato la zappa sui piedi, sottolineando che era il libro preferito di uomini politici come Massimo DAlema. Indubbiamente stato lultimo Feldherr italiano nel bellum Kosovaricum, ma nel trambusto preelettorale sul suo comodino devessersi verificata qualche confusione tra Sunzi e I Ching). Nel 1995 lUSSME ha ristampato, con prefazione di Raimondo Luraghi e titolo abbreviato (Sun Zi, LArte della guerra), la traduzione di Huang Jialin (1962). La coeva diffusione francese si deve allISC e in particolare a Valrie Niquet, eccellente traduttrice e acuta commentatrice dei classici cinesi e in particolare di Sun Zi (Paris, Economica, 1988, con introduzione di Maurice Prestat). Ma un decisivo salto di qualit nellinterpretazione di Su Zi si deve a Michael I. Handel, Sun Tzu and Clausewitz: The Art of War and On War Compared, Strategic Studies Institute, U. S. Army War College, 1991. Sullassunto della contemporaneit cronologica, Godfrey Hutchinson lo confronta invece con Senofonte (Xenophon and the Art of Command, London, Greenhill Books - Pennsylvania, Stackpole Books, 2000).
481 482

nel suo saggio postumo, pubblicato dal figlio, Why dont we learn from history,

Hayden White, Metahistory: The Historical Imagination in Nineteenth-Century Europe, Johns Hopkins University, Baltimore, 1973.

170

Trope Metapho r Metony my Synecdo che Irony

Mode Representatio nal Reductionist Integrative Negational

Emplotm ent Romance Tragedy Comedy Satire

Argumen t Formist Mechanic ist Organicist Contextua list

Ideology Anarchist Radical Conservat ive Liberal

Historia n Michelet Tocquev ille Ranke Burckha rdt

Philosop her Nietzsche Marx Hegel Croce

Mi imbattei in Metahistory nel 1978, quando fu pubblicato in italiano. Avevo trent'anni, ci scrissi sopra un saggio per Renovatio di Baget-Bozzo ("Tristi Tropi") e pi tardi provai a riciclarlo in un grisbi della Banda Jean, ma il giovane e spietato curatore, Luciano Bozzo, tagli la tabella che ora ho recuperato da Wikipedia. Liberatomi faticosamente dal tetraedro di Jung (Tipi psicologici) mi lasciai risucchiare in quello di White: ripudiai la commedia conservatrice impressa da mio padre sulla mia adolescenza e tuffai voluttuosamente la mia giovent nel romance anarchico. Poi la mia pinguedine nella satira liberale e ora la mia canizie rancorosa nella tragedia radicale. Per quanto intellettualmente stimolante, la tavola delle affinit elettive ha avuto poca fortuna non solo nella ricerca storica, ma pure nella storia e nella teoria della storiografia. Con ogni probabilit ciascuna delle altre scienze umane reagirebbe con maggiore veemenza contro un Procuste che pretendesse di friggerle sulla diabolica griglia di White. Sarebbe per certo possibile raffrontare quattro coppie parallele di strateghi e di scrittori di strategia, magari ripartendo dai celebri raffronti tra grandi capitani (Annibale e Scipione, Cesare e Alessandro...) o dalle analogie col passato che condizionano l'auto-rappresentazione della realt (Schlieffen che studia Canne, Liddell Hart che proietta sui Boches lo spettro di Napoleone, Hitler che pensa a Cartagine483, Patton che si sente la reincarnazione di Annibale, Vittorio Emanuele III che nell'estate del 1943 riflette sul mutamento di fronte compiuto dai suoi antenati nel settembre 1703 ... e il miserabile Occidente contemporaneo in cerca di decenza tra Nuova Roma e Nuovi Hitler). Sono le historical traps for strategists, esemplate dalla Schlieffens obsession with Hannibals tactics at the battle of Cannae, e alle quali alludeva gi Napoleone quando parlava di "rminiscence"484. Nella sua magistrale stroncatura di Liddell Hart, John Mearsheimer le definisce "omnipresent history"485, ossia una forzatura del presente per conformarlo ad una determinata
483

Luigi Loreto, L'idea di Cartagine nel pensiero storico tedesco da Weimar allo "Jahr 0", in Studi Storici, 41, 2000, p. 104. Cfr. Id., La grande strategia di Roma nell'et della prima guerra punica (ca. 273-ca. 229 a.C.): l'inizio di un paradosso, Napoli, Jovene, 2007. Walter Emil Kaegi, Jr., The Crisis in Military Historiography, in Armed Forces and Society, Vol. 7, No. 2, Winter 1981, pp. 299-316 John J. Mearsheimer, Liddell Hart and the Weight of History, Cornell University 1988, Oxford, Brasseys Defence Publishers, 1988, pp. 218-219. Sullinfluenza della storia militare sul pensiero strategico, per alcuni eccessiva e nefasta, per altri insufficiente, v., oltre a Kaegi e a Mearsheimer, la famosa lecture tenuta da Michael Howard il 18 ottobre 1961 (The Use and Abuse of Military History, ora in RUSI Journal, February 1993, pp. 26-30). Sul tema, v. anche Ernest R. May, Lessons of the Past: the Use and Misuse of History in American Foreign Policy, New York, Oxford U. P., 1975; Russell F. Weigley (ed-), New Dimensions in Military History, San Rafael, California, Presidio Press, 1975; Robert Higham, Robin and Jacob W. Kipp (eds.), International Commission for Military History: Acta No. 2, The Washington Meeting, August 1975, Manhattan, Kansas, Military Affairs Aerospace Historian Publishing, 1977; Jay Luvaas, Military History: Is It Still Practicable? (1982), in Parameters, Summer 1995, pp. 82-98; Manfred Messerschmidt, Klaus A. Maier, Werner Rahn e Bruno Thoss (cur.), Militaergeschichte. Probleme-Thesen-Wege, Im Auftrag des Militaergeschictlichen Forschungsamtes aus Anlass seines 25jaehrigen Bestehens, Stuttgart, Deutsche Verlangs-Anstalt, 1982; Martin van Creveld, Thoughts on Military History, in Journal of Contemporary History, Vol. 18 (1983), pp. 549-566: Raimondo
485 484

171

interpretazione del passato; una delle insidie peggiori, perch neppure sospettate, che condizionano negativamente il processo decisionale, e specie nella sua fase finale e di maggiore responsabilit. 8. Strategia del fine storia Oltre che una salutare lezione sull'attendibilit storica delle carte di stato maggiore, l'immersione della strategia nella retorica per anche un bagno di Sigfrido nel sangue di drago. Infatti la stessa strategia militare consiste in definitiva nella costruzione di un discorso persuasivo o dissuasivo, anche se questo risultato viene in guerra raggiunto attraverso una serie di dimostrazioni di violenza e distruzione fisica realmente o potenzialmente compulsivi. Il destinatario del messaggio non solo l'Altro (il nemico), ma anche e soprattutto il Terzo (la nazione o la coalizione che sostiene lo sforzo bellico e i neutrali che osservano gli eventi in funzione dei loro interessi). Come osserva Lucio Caracciolo in America vs America 486, il doppio impasse in cui si impantanata la guerra al terrore intrapresa dagli Stati Uniti dopo l'attacco delle Due Torri, ha dato credito all'idea del generale Petreus che in definitiva ci che conta non tanto vincere quanto convincere di aver vinto. Raramente le guerre (almeno quelle degli ultimi sei secoli) finiscono infatti con una vittoria schiacciante e con la damnatio memoriae del vinto. Nella maggior parte dei casi il risultato consente a entrambe le parti di proclamarsi vincitori, ai partner minori di una coalizione perdente di passare tra i vincitori, agli sconfitti di scrivere sui (propri) monumenti "manc la fortuna, non il valore". Il caso di Petreus per alquanto diverso, perch si riferisce alle guerre "asimmetriche". Queste (come scrive Carlo Jean in questo stesso volume), sono caratterizzate da un Davide destinato necessariamente a vincere o perire perch si gioca tutto e da un Golia destinato quasi certamente a perdere perch si gioca solo la faccia. Essendo meno coinvolto, Golia ha in compenso il vantaggio di potersi sganciare in tempo salvando, se non la faccia, almeno la memoria e il giudizio. Non si tratta di una triviale questione di propaganda, ma di produrre realmente una sequenza complessa e coerente di eventi pensati in funzione del loro futuro e permanente effetto narrativo, tale da persistere nel tempo e radicare un giudizio storico oggettivo e condiviso. Non quindi una falsa storia, e nemmeno una storia virtuale, o revisionista, o una contro-storia dei vinti: ma una storia vera, equilibrata e obiettiva, in cui persino una sconfitta definitiva che sia stata lucidamente prevista e governata con generosit e lungimiranza davvero strategica pu col tempo essere riconsiderata una vittoria morale. Ad esempio la relazione tra Lady Edwina Mountbatten e Jawaharlal Nehru giova paradossalmente alla memoria dell'Impero Britannico; infatti non a caso stato il governo indiano a vietare un film sul famoso triangolo, che nella prospettiva indiana avrebbe infangato non l'ultimo governatore generale inglese, ma il padre della patria487. Merita ogni onore il patriottico senso di responsabilit e di rispetto della propria funzione dimostrato dall'esercito americano pubblicando gi nel 2011, mentre inizia il controverso ritiro

Luraghi, Storia militare e strategia globale, in Strategia globale, N. S., n. 2, 1984, pp. 235-242; Richard E. Neustadt, Thinking in Time: The Uses of History for Decision-Makers, New York Free Press, 1986.
486 487

Lucio Caracciolo, America vs America, Roma-Bari, Laterza, 2011.

Il film Indian Summer, tratto dal libro omonimo di Alex von Tunzelmann (Indian Summer: The Secret History of The End of an Empire, McClelland and Stewart, Toronto, Ontario, 2007 e con altri editori nel 2008, 2009 e 2011) e prodotto dalla Universal, era stato affidato a Joe Wright, gi regista di Orgoglio e Pregiudizio e Espiazione, il quale aveva voluto come consulente storico il biografo ufficiale di Nehru, MJ Akbar, secondo il quale tra il Pandit e Lady Edwina vi sarebbe stata solo un'amicizia, di cui Lord Mountbatten era orgoglioso.

172

dall'Afghanistan, una serie di studi sul modo in cui sono terminate le precedenti guerre degli Stati Uniti e si cerca di por fine a quella in corso488. Il migliore, se non l'unico esempio di strategia vincente del fine storia senza dubbio quella attuata in Marocco dal generale alsaziano Hubert Lyautey (1854-1934). La ragione del successo fu di averla pensata e condotta fin dall'inizio dell'avventura. Nella sua visione del protettorato non cera posto per limmigrazione francese, per lamministrazione diretta, per lesproprio e lumiliazione dei marocchini, per le forzature reclamate dalla politica interna francese. Considerava il protettorato affaire de gnrations, non per assimilare i marocchini, ma per radicare, sulla prassi quotidiana dellinteresse comune, unamicizia durevole tra due popoli diversi destinati presto o tardi a separarsi. Ragionava come MacArthur: non si trattava solo di rispettare le istituzioni religiose, sociali, e politiche, ma di fondare proprio su di esse il consenso alla politica dellalto commissario (e in primo luogo sul sultano, capo politico e religioso come limperatore del Giappone). Quelli che combattevano ieri contro di noi diceva Lyautey - sono oggi i fondamentali alleati nellopera di pacificazione489. Non basta per capire l'importanza di costruire coi fatti una memoria onorevole del fine storia, bisogna poterci riuscire. Nonostante lo spessore morale e intellettuale e il profondo patriottismo del Generale de Gaulle, la strategia del fine guerra algerino non ha preservato l'onore della Francia dalla perenne ignominia della sua sconfitta. La ragione stava nel peccato originale (evitato in Marocco grazie a Lyautey) di aver voluto colonizzare l'Algeria, fino a volerla trasformare in territorio metropolitano. Nel 2003, in vista dell'intervento in Iraq, l'esercito americano ristudi le sue passate controguerriglie, da Aguinaldo a Pancho Villa a Sandino, e organizz cineforum sulla Battaglia di Algeri. Ma nessuno pens di studiare MacArthur e Lyautey. Questo significa che, con tutta la retorica del nation-building, il retropensiero con cui si accingevano a esportare la democrazia era quello dei pied-noirs e dei coup de torchon. Anche i nemici dell'America, candidati alla sconfitta come quelli dei Romani, possono, anche da morti, e per secoli, proseguire la lotta con altri mezzi. In definitiva farsi prendere vivi, come Aguinaldo, Goering, Mussolini, Saddam, Milosevic, Mladic, scredita perch manifesta una mancanza di coerenza, una condivisione implicita del sistema di valori del nemico e un riconoscimento della sua vittoria. Cadere con le armi in pugno, come Allende e come sembra tentare Gheddafi, o suicidarsi come Annibale, Hitler e Mishima, un estremo tentativo, non sempre e non del tutto illusorio, di negare al nemico l'ultima parola e proiettare il proprio spirito sul futuro; quattro secoli dopo fu Settimio Severo a restaurare la supposta tomba di Annibale490. Specularmente, giustiziare chi, senz'essersi arreso, era stato o poteva essere preso vivo, come
Col. Matthew Moten (Ed.), Between War and Peace. How America Ends Its Wars, New York, Free Press, A Division of Simon & Schuster, 2011. Fra i contributi citiamo in particolare: Conrad C. Crane, "Exerting Air Pressure and Globalizing Containment: War Termination in Korea" (pp. 237-258); Col. Gian P. Gentile, "Ending rthe Lost War", (pp. 259-280); George C. Herring, "The Cold war: Ending by Inadvertence", (pp. 281-301); Andrew J. Bacevich, "United States in Iraq: Terminating an Interminable War", (pp. 302-322). Gli altri articoli riguardano le vittorie di Yorktown, Plattsburg 1814, guerra coi Seminole, col Messico, Civile, "300 years War", Batangas Philippine war, Offensiva Mosa Argonne, fine guerra in Europa e in Asia
489 490

488

Gen. Durosoy, Lyautey 1854-1934, Marchal de France, Paris, Lavauzelle, 1984.

Anche se Livio nega implicitamente al suicidio di Annibale il carattere strategico di una prosecuzione della guerra con altri mezzi [tentata un secolo dopo da Mitriate], mettendogli in bocca banali parole stoiche: "Liberiamo il popolo romano dalla sua angustia, se esso trova che duri troppo l'attesa della morte di un vecchio. N grande n gloriosa la vittoria che riporter Flaminino su un uomo inerme e tradito. Baster questo giorno a dimostrare quanto sia mutata l'indole dei Romani. I loro avi misero sull'avviso il re Pirro, loro nemico insediato con un esercito in Italia, che si guardasse dal veleno. Questi di oggi, invece, istigano... a uccidere a tradimento un ospite". Poi, "dopo avere imprecato contro la vita... e invocato gli dei ospitali a testimoni della fiducia violata dal re, vuot la tazza".

173

Andreas Hofer, Omar al Mukhtar, Che Guevara e Usama bin Ladin, un segno di timore e di rispetto, e implicitamente certifica la rinuncia del vincitore all'ultima parola. La memoria del fine guerra infatti la prosecuzione della guerra con altri mezzi, e qui l'arma decisiva l'arte, tanto quella oggettiva dell'evento, quanto quella soggettiva della sua rappresentazione. La vittoria di Golia pu sopravvivere, come quella di Tito e Vespasiano sopravvisse per secoli a Masada grazie a Flavio Giuseppe; ma la vittoria di Davide buca le generazioni attraverso capolavori come il Primo Libro di Samuele o La Battaglia di Algeri. Come dice Lucio Caracciolo, Petreus ha posto le condizioni tattiche di un decente fine storia: per quelle strategiche ci vorrebbe un nuovo Flavio Giuseppe. Perch non scegliere un italiano, purch del calibro di Gillo Pontecorvo o della mezza dozzina di geniali "avventurieri della penna" che nel tardo Seicento costruirono con raffinata abilit non solo le danze ma pure la storia del Re Sole, ultima ratio regum pi potente e permanente dell'artiglieria? 9. Strategia della storia speculativa E' dunque possibile una "strategia della storia"? E come negarlo? Forse che le guerre non si fanno per incidere sui processi storici, accelerandoli, frenandoli o modificandoli? Forse che non sono una combinazione di interpretazioni del presente e di previsioni e scommesse probabilistiche sul futuro? E' di tutta evidenza che tutte le guerre sono "inutili stragi": ma di altrettanto irrefutabile evidenza che contribuiscono a determinare il "processo storico" - come abbiamo battezzato il segmento a noi pi familiare dell'evoluzione biologica (cinquemila anni terrestri su tre miliardi, a quanto pare). Vi sono state e vi sono varie interpretazioni sulla direzione di questo processo: religiose e scientifiche, apocalittiche e utopiche, ottimiste e pessimiste, reazionarie e progressiste. Oggi sono i bibliotecari a fregiarsi del titolo di "custodians of history": ma fu pure il titolo di un discorso, a suo tempo famoso, pronunciato il 20 settembre 1962 da Adlai Stevenson (1900-1965) alle Nazioni Unite, per richiamarle alla responsabilit di preservare la pace e promuovere la giustizia491. In polemica con Benedetto Croce, che [in una "Postilla" comparsa nella Critica del 20 marzo 1933] s'indignava per la "vile" acquiescenza alle presunte tendenze del mondo (che allora sembrava, come adesso, "andare a destra"), Antonio Gramsci fece un'osservazione pi acuta, ossia che la formula "il mondo va verso ..." "essenzialmente una formula politica, di azione politica" per "convincere della ineluttabilit della propria azione e ottenere il consenso passivo per la sua esplicazione". Sintomo di "demoralizzazione", la formula "in s non significa nulla" ma "intanto comoda l'espressione del mondo corpulento che va in qualche parte. Si tratta di una previsione che non altro che un giudizio sul presente, interpretato nel modo pi facilonesco, per rafforzare un determinato programma d'azione con la suggestione degli imbecilli e dei pavidi"492. I rivoluzionari temono l'effetto tutt'altro che energetico, ma paralizzante che in genere viene indotto dalla convinzione di conoscere la direzione della storia. Se il destino manifesto, perch prendere d'assalto il cielo? E' cos che le nazioni, come la gente, vivono la loro primavera e la loro estate, leggendo divertite, senza pensare che le riguardi, l'agghiacciante lampo finale di Macbeth e Santa Teresa di Lisieux sulla "favola senza senso, raccontata da un idiota"493. Forse i rivoluzionari sono appunto i pochi che si accorgono in anticipo dell'insensatezza, in una stagione della vita in cui hanno ancora le forze vitali per reagire. Come reagire, allora, se non forzando volontaristicamente
Adlai Ewing Stevenson II (1900-1962), "Custodians of History: Devotion to Peace and Justice", Speech at the United Nations, 20 September 1962. Vital Speeches of the Day; 10/15/62, Vol. 29 Issue 1, p10.
492 491

Antonio Gramsci, Passato e presente, Einaudi, 1954, pp. 27-28.

493

"It is a tale Told by an idiot, full of sound and fury, Signifying nothing". Shakespeare, Macbeth Atto V, Scena 5, vv. 19-28.

174

la razionalit della storia e la "viltade" dei contemporanei? Se non col pari, la scommessa, la scala di Giacobbe, il superomismo, il titanismo, l'inferno qui e subito se non dev'essere paradiso? Se la storia razionale o provvidenziale, deve avere non solo un fine, ma pure una fine. Per la generazione di Flavio Giuseppe il fine e la fine si incarnarono in Tito Flavio Vespasiano. Conforme all'antica profezia, veniva dalla Giudea, risanava i ciechi e gli storpi, e dopo il quasi contemporaneo incendio del Campidoglio e del Tempio di Gerusalemme chiuse il Tempio di Giano. La generazione precedente aveva visto con Virgilio che il fine e la fine delle guerre e della storia erano l'imperium sine fine, nello spazio come nel tempo494. Come dunque stupirsi se per i funesti trotzkisti del Sessantotto americano, sciaguratamente arrivati al potere negli anni Novanta, il fine e la fine hanno potuto incarnarsi in un "santo bevitore", poi taumaturgo di s stesso e "cristiano rinato"? L'analogia tra i due imperatori del 69-79 e del 2001-2008 ovviamente solo un artificio letterario per trattenere l'annoiato lettore e certo nulla toglie al ragionato scetticismo di Lucio Caracciolo circa il preteso carattere imperiale della vittoria conseguita dalla potenza anglo-americana contro il suo ultimo antagonista globale dopo la Spagna, la Francia e la Germania. Inoltre, a differenza delle tre precedenti, la quarta vittoria non stata inclusiva del vinto e non detto che possa diventarlo in futuro. Volendo per ancora arpeggiare un momento sull'analogia tra Romani e Americani, si pu aggiungere che la trasformazione da impero territoriale e relativo a impero globale e universale appena agli inizi e potrebbe essere arrestata se la Cina fosse infine costretta a trasformarsi, contro il proprio interesse e la propria volont, in ennesimo antagonista globale dell'Occidente. D'altra parte l'implosione non basta da sola a determinare la fine di un sistema, finch non ci sono altri attori in grado di approfittarne. Se per questo i dieci secoli di Roma sono stati una serie di continue crisi e implosioni senza alternative, rispetto alle quali l'attuale crisi strategica e finanziaria degli Stati Uniti pare davvero secondaria. Anzi, proprio la crisi pu diventare un'assicurazione sulla vita. Come insegnano Paperino e la storia dell'Inghilterra dal 1914 al 1947, il modo migliore in cui un debitore pu costringere i creditori a mantenerlo, diventare il loro maggior debitore insolvibile. Certo, se il creditore unico e potente, come Zio Paperone o Zio Sam, il debitore insolvibile subisce l'esproprio (come John Maynard Keynes previde fin dal 1916 a proposito della successione americana nell'Impero britannico, esito inevitabile della "guerra civile" europea, "la plus monumentale nerie que le monde ait jamais faite" come Lyautey la giudicava nel 1914). Per se i creditori sono una folla e il pi grosso al dunque pu essere preso a pugni (come il caso della Cina), non sar il debitore a trascorrere le sue notti rigirandosi nel letto. Quanto alle guerre, poi, pure i romani, vinte quelle mondiali, non solo hanno intensificato le civili, ma hanno perso la maggior parte delle regionali, insieme con un bel po' di aquile e perfino un paio d'imperatori, da Carre a Teutoburgo a Ctesifonte ad Adrianopoli. E, a parte il sale e le lacrime di Scipione sulle rovine di Cartagine, non le hanno neppure chiuse con un fine storia decente, se nel Libro I de Armis Romanis (1599) Alberico Gentili (1552-1608) poteva esercitarsi a dimostrare che erano state tutte ingiuste (salvo confutarlo nel Libro II, de iustitia bellica Romanorum)495.

V. Ilari, s. v. "Imperium", in Enciclopedia Virgiliana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1991, pp. 927-28. Alberici Gentilis J. C. Clarissimi, Professoris regii, De Armis Romanis libri duo, Nunc primum in lucem editi, ad Illustrissimum Comitem Essexie, Archimaresciallum Angliae [discussione della "justitia" di ciascuna guerra dell'Antica Roma, riunendo gli argomenti a favore e quelli contrari in due Actiones separate, corrispondenti ai due libri dell'opera]. Hanoviae, apud Guilielmum Antonium, 1599. Hanoviae, apud haeredes Guilielmi Antonii, 1612, in-8, pp. 284. [Ayala, p. 283. Cockle N. 586]. Benedict Kingsbury, Benjamin Straumann and David Lupher, The Wars of the Romans: A Critical Edition and Translation of de Armis Romanis, Oxford U. P. 2011. Diego Panizza, "Alberico Gentili's de Armis Romanis: the Roman Model of the Just Empire", in The Roman Foundations, cit., pp. 53-84. David Lupher, "The De
495

494

175

D'accordo, ma a che serve in pratica questa lettura imperiale del destino americano se non a dar modo allo scozzese Niall Ferguson (1964) di montare in cattedra496? (ripetendo la lezione impartita nel 1898 da Rudyard Kipling quando, arrotando i denti, dette agli ex-Ribelli il benvenuto nel club dei portatori bianchi di fardelli neri). Beh, l'analogia tra la pax Romana e la pax Americana qualche spunto di riflessione lo fornisce, se non altro sulla posizione e sul destino dell'Europa, che evoca sul piano politico il giudizio sallustiano sui Greci ["essi nella loro patria perdettero la libert; come possono dare precetti dimpero?"] e sul piano militare la condizione giuridica dei Socii italici [quibus milites in terra Italia Romani imperare solent]497. Come i soldati americani varcarono due volte l'Atlantico per liberare l'Europa dal giogo tedesco e ci restarono per preservarla da quello sovietico, cos i legionari romani varcarono due volte lo Ionio per liberare la Grecia dal giogo macedone. Nel 196 a. C., durante i giochi istmici di Corinto dedicati a Poseidone, Tito Quinzio Flaminino, il filellenico vincitore di Cinocefale, restitu solennemente la libert ai Greci. Nel successivo mezzo secolo, fino alla distruzione di Corinto e alla trasformazione in provincia romana (146), la Grecia dovette scegliere tra la strategia di Licorta, lo stratega della Lega Achea che appoggi la disastrosa revanche macedone, e quella del figlio Polibio, l'ipparco della Lega mandato in ostaggio a Roma dopo la sconfitta di Pidna (168): il quale, spiegando ai Greci le istituzioni dei Romani, dette a questi ultimi, con concetti greci, la coscienza e l'ideologia del loro sistema costituzionale e del loro ruolo geopolitico. Forse la Grecia del 2011 non sar la Pidna dell'Euro, ma certo non basta un Niall Ferguson a fare un Polibio. Davvero non si potr dire di noi Graecia capta ferum victorem cepit, et artes intulit agresti Latio (Orazio, Epist.. Il, 1, 156). In realt le leggi del processo storico, le tendenze del mondo, i destini manifesti e le analogie coi Romani non riguardano la strategia, ma la filosofia della storia, o, per essere pi precisi, la filosofia "speculativa" della storia, che indaga l'eventuale significato della storia umana (e che si distingue dalla filosofia "critica" della storia, ossia la teoria della storiografia). Tuttavia la strategia sempre condizionata dalla filosofia della storia. Quella sovietica, ad esempio, era dedotta "scientificamente" dai principi del marxismo-leninismo, e l'equivalente accade di fatto per le implicazioni militari del messianismo americano. Lucio Caracciolo bolla come "astrategico" l'"uso della forza" da parte degli Stati Uniti in quanto funzionale a "fini politico-ideologici" anzich "strategico-geopolitici"498, ma questa distinzione non persuade, perch la strategia non pu essere, per definizione, fine a s se stessa e la geopolitica scientifica (come quella di Limes e Heartland, le riviste dirette da Caracciolo) non meno ideologica del marxismo-leninismo e del messianismo. (Detto questo, l'unica idea su cui tutti gli europei concordano che gli americani sembrano elefanti in un negozio di cristalleria; in ci confermando di ragionare come i Greci rispetto ai Romani e come Venere rispetto a Marte). 10. Strategia della storia critica.
Armis Romanis and the Exemplum of Roman Imperialism", pp. 85-100. Il I libro costituito dalla dissertazione De iniustitia bellica Romanorum actio, gi pubblicata nel 1590(Oxonii, Josephus Barnesius Typographus, pp. 17) Niall Ferguson, Colossus: the price of America's empire, The Penguin Press, New York, 2004, p. 301: "American neoimperialists like to quote Kipling's "White Mans Burden," written in 1899 to encourage President McKinley's empire-building efforts in the Philippines. But its language indeed the entire nineteenth- century lexicon of imperialism - is irrevocably the language of a bygone age. Though I have warned against the dangers of imperial denial, I do not mean to say that the existence of an American empire should instead be proclaimed from the rooftop of the Capitol (...) The United States has good reasons to play the role of liberal empire". V. Ilari, Gli Italici nelle strutture militari romane, Milano, Giuffr, 1974. Id., "Debellare superbos", In Massimo de Leonardis (cur.), La NATO e le nuove sfide per la forza militare e la diplomazia, Atti del convegno di Milano, 18-19 ottobre 2006, UCSC, Bologna, Monduzzi, 2007, ora in Debellare superbos, raccolta di scritti 2003-2008 online su scribd.
498 496

497

Caracciolo, America, cit., pp. 92 ss.

176

L'altro aspetto comune alla strategia e alla filosofia della storia riguarda la predizione del futuro. In definitiva cos'altro ci aspettiamo dall'esercizio di queste discipline se non di farci conoscere quel che accadr o che potrebbe accadere, per limitare i danni e sfruttare i vantaggi? E la storia non forse un "viaggio nel tempo"? Il lettore pi benevolo si accorto fin dal secondo capoverso che tutto questo scritto una futile passeggiata fra le nuvole: e nel caso improbabile che abbia avuto la pazienza di arrivare fin qui, vede ora spalancarsi un abisso di quanti, superstringhe, orologi cosmici e frecce del tempo. Nella vana speranza di trattenere il mio Dante, lo condurr su un altro balcone, apparentemente pi solido e rassicurante, mostrandogli nell'infinito firmamento di google i 2,2 milioni di citazioni che si ottengono cercando "forecasting methods and applications", i 14,5 milioni corrispondenti a "strategic forecasting" e i 23,3 evocati da "intelligence forecasting corp". D'accordo, sar il caso di restringere, e va meglio (64.500) con "forecasting theory": ma "historic forecasting", "forecasting in history", "forecasting in strategy", "forecasting in intelligence" fruttano quattro miseri pugni di mosche (rispettivamente 260, 254, 35 e 27). La voce "Forecasting" di Wikipedia elenca ventuno metodi o gruppi di metodi matematici di previsione, di cui nove basati su statistiche storiche e sei su stime soggettive di probabilit, che a loro volta riflettono l'esperienza storica di chi viene consultato. La strategia militare, come quella finanziaria, aziendale, ecc., non pu prescindere dalla previsione matematica, e quest'ultima si fonda in misura crescente sull'interazione tra informatica e ricerca "storica", intesa come raccolta statistica di dati seriali, inclusi quelli relativi al comportamento umano, ora tracciabile e analizzabile in estensioni apparentemente illimitate. Albert-Lszl Barabsi ha dedicato uno splendido libro (Lampi)499 alla perdita della privacy e al Panopticon liberaldemocratico, che anche un inno alla mancanza di prevedibilit su cui poggiano in definitiva la libert e la responsabilit umana. In filigrana Barabsi racconta la grande jacquerie ungherese del 1514 scatenata dalla decisione di un papa italiano di bandire una crociata per allontanare da Roma un pericoloso rivale. Esito paradossale di una concatenazione casuale e assolutamente imprevedibile; eppure presagito da un saggio Laocoonte ungherese che si era invano opposto alla pessima idea di riconquistare Costantinopoli con un esercito reclutato tra le vittime dell'ingiustizia feudale. Il discorso pronunciato da Istvn Telegdi nel palazzo reale di Buda il 24 marzo 1514, ricorda il sonno, presago dell'imminente sconfitta, dell'eroe Kutusov mentre, la vigilia di Austerlitz, fingeva di ascoltare la brillante esposizione del piano di battaglia fatto dal generale austriaco Kalkreuth. Anche questo, forse, soltanto un artificio letterario di chi, come Tolstoi e i grandi italiani che si compiacquero di questo passo (Croce500 e Sciascia501), ama contrapporre dimostrazione e intuizione. Sopprimere l'incertezza non pi il sogno, ma il pomo luccicante ora alla portata della strategia; il trionfo postumo e definitivo del barone Jomini sul would-be prussiano. Ma assieme alle nebbie, svanisce il genio della guerra. Quanto pi accuratamente pianifica il futuro, tanto pi la strategia diviene rigida e dimentica il dictum di von Moltke il vecchio (1800-1891), il vincitore di Sadowa e Sedan, che "nessun piano sopravvive al contatto col nemico" e "la strategia un sistema di espedienti"502. Osservazione pi profonda di quanto appaia. Sopprimere l'incertezza - in origine mediante la sola superiorit schiacciante dele forze, poi mediante anche la contrazione dei tempi
499 500

Albert-Lszl Barabsi, Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita, Einaudi,Torino, 2011.

Croce, Azione, successo e giudizio: note in margine al Vom Kriege, in Atti dellAccademia di Scienze morali e politiche della Societ reale di Napoli, LVI, 1934, pp. 152-163 (=Revue de Mtaphysique et de Morale, XLII, 1935, pp. 247-258).

501 502

Leonardo Sciascia, L'Affaire Moro, Sellerio, Palermo, 1978.

Helmuth Graf von Moltke, Militrische Werke. vol. 2, part 2., pp. 33-40. Hughes, Daniel J. (ed.) Moltke on the Art of War: selected writings. (1993). Presidio Press: New York, New York, pp. 45-47.

177

combinata con la previsione matematica - significa infatti sopprimere la guerra, perch un nemico incapace di reagire e contrapporsi pu essere un reo oppure un capro espiatorio, ma non certo un nemico. Se la guerra collisione d'imperi, l'unico modo di sopprimerla l'impero universale. Avrebbe una sua logica che oggi, dopo cinque secoli di collisioni, riappaiano in forme nuove e a scala globale Pax Augusta e Tngtin dgu (Celeste Impero). Nel Proemio dello Strategikos (. 4) Onasandro suggerisce che in tempo di pace imperiale discutere di arte del comando sia pi un passatempo per vecchi generali a riposo che una scuola per bravi comandanti503. Niente pi guerra, niente pi strategia, niente pi soldati. Le parole restano, per tradizione e per inerzia, ma in contesto imperiale significano altro: repressione, previsione, gendarmi. Di strategia, e non di semplice statistica predittiva, ha bisogno chi si prepara ad evocare e affrontare un vero nemico. Non chi teme l'imprevisto e l'incertezza, ma chi vi confida. Non chi ha occupato tutto lo spazio, ma chi l'ha ceduto per guadagnare tempo. Non chi ha vinto la posta, ma chi vuole rimetterla in gioco. Colui che decide davvero la guerra in definitiva chi si sente messo con le spalle al muro e, pur riluttante, sceglie di difendersi. Non il caso di antiglobalismo e fondamentalismo islamico, movimenti intra-imperiali di testimonianza identitaria o messianica, come lo furono verso Roma il cristianesimo e le guerre giudaiche. L'unico candidato virtuale al ruolo strategico di difensore resta la Cina. E' il virtuale antagonismo della Cina (ancora ben lontano per dal diventare effettivamente potenziale) a mantenere socchiusa la porta del Tempio di Giano, a giustificare una riflessione attuale sulla strategia. Come abbiamo visto, una strategia della storia speculativa finisce per subordinarsi o meglio confondersi con la filosofia della storia e ridursi cos a previsione statistica. Il paradosso clausewitziano che la forma originaria e pi forte di guerra la difesa, vale pure per la storia. La storia critica infatti anzitutto una difesa e una liberazione dalla storia speculativa e dalle forme pi pericolose e devastanti di storia, ossia l'archetipo, lo stereotipo, la memoria. L'unica strategia della storia possibile dunque non una profezia sul futuro, ma sul passato, come matrice del presente. E cio un uso critico della storia non per prevedere il futuro, ma per intendere il presente.

503

V. da ultimo l'ottima edizione con testo a fronte di Corrado Petrocelli, Il generale. Manuale per l'esercizio del comando, Bari, Edizioni Dedalo, 2008, p. 22-25.

178

Agosto 2011

179

Virgilio Ilari
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Virgilio Ilari (Roma, 2 novembre 1948) uno storico e accademico italiano. Laureato in giurisprudenza. Autore di volumi, saggi e articoli di carattere politico-giuridico e storico-militare. Assistente incaricato dal 1972, stato poi assistente ordinario e infine professore associato di storia del diritto romano presso le universit di Siena, Roma ("La Sapienza") e Macerata. Dal 1989 al 2010 stato professore associato di storia delle istituzioni militari e dei sistemi di sicurezza all'Universit Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha collaborato con l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, con l'Istituto Affari Internazionali e con varie riviste come Renovatio diretta da Gianni Baget Bozzo, L'Europa diretta da Angelo Magliano, la Rivista Militare durante la direzione del colonnello Piergiorgio Franzosi, Politica Militare e Strategia Globale dirette da Edgardo Sogno, e infine Limes, Ideazione, Palomar e Liberal/Risk, nonch con il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) e con il Centro Alti Studi Difesa (CASD) durante la direzione e la presidenza del generale Carlo Jean e ha firmato numerosi lavori insieme a insigni storici militari come Ferruccio Botti, Antonio Sema e Piero Crociani. Dal 1997 al 2001 stato consulente della Commissione bicamerale di inchiesta sul terrorismo e le stragi durante la presidenza del senatore Giovanni Pellegrino. stato presidente della Societ Italiana di Storia Militare dal 2004 al 2008 e di nuovo per il triennio 2010-12, nonch presidente dell'Associazione Amici della Biblioteca Militare Italiana dal 2008 al 2010.

180

Monografie Gli Italici nelle strutture militari romane, Milano, Giuffr, 1974 Le Forze Armate tra politica e potere, Firenze, Vallecchi, 1979 Guerra e diritto nel mondo antico, Milano, Giuffr, 1980 L'interpretazione storica del diritto di guerra romano fra tradizione romanistica e giusnaturalismo, Milano, Giuffr, 1981. La Comunit di Roccagiovine dal XVII secolo alla Repubblica Romana del 1849 nei documenti dell'Archivio di Stato di Roma, Comune di Roccagiovine, 1985. Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra 1919-49, USSME, Roma, 1985 (con Ferruccio Botti). L'Esercito pontificio nel 18 secolo fino alle riforme del 1792-93, USSME, Roma, 1986. Marte in Orbace. Guerra, esercito e milizia nella concezione fascista della nazione, Ancona, Nuove Ricerche, 1988 (con Antonio Sema). Studi strategici e militari nelle universit italiane (con R. Luraghi, M. Nones e P. Ungari), Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS), Roma, ed. Rivista Militare, 1990. Storia del servizio militare in Italia, Roma, CeMiSS-Rivista Militare, 1989-92. Storia militare della Prima Repubblica 1943-93, Ancona, Nuove Ricerche, 1994 (ora Invorio, Widerholdt Frres, 2009), Il generale col monocolo. Giovanni de Lorenzo 1907-1973, Ancona, Nuove Ricerche, 1995. Tra i Borbone e gli Asburgo. Eserciti e marine nelle guerre italiane del primo settecento (1701-32), Ancona, Nuove Ricerche, 1996 (con Giancarlo Boeri e Ciro Paoletti). Clausewitz 1780-1832, Nuove ricerche, Ancona, 1997. La Corona di Lombardia. Guerre ed eserciti nell'Italia del medio Settecento (1733-63), Ancona, Nuove Ricerche, 1997 (con Giancarlo Boeri e Ciro Paoletti) Inventarsi una patria, Ideazione, Roma, 1997. La guerra delle Alpi 1792-96, USSME, Roma, 2000 (con Piero Crociani e Ciro Paoletti). Bella Italia Militar. Eserciti e Marine nell'Italia prenapoleonica 1748-96, USSME, Roma, 2000 (con Piero Crociani e Ciro Paoletti). Guerra civile, Roma, Ideazione, 2001. Storia militare dell'Italia giacobina 1796-1802, Roma, USSME, 2001 (con Piero Crociani e Ciro Paoletti). Lineamenti storici dell'Ordine Militare d'Italia (con Flavio Carbone), Roma, Gruppo Decorati dell'OMI, 2003. Storia militare del Regno Italico 1802-1814, Roma, USSME, 2004 (con Piero Crociani e Ciro Paoletti). Storia militare del Regno murattiano (1806-1815), Invorio, Widerholdt Frres, 2008 (con Piero Crociani e Giancarlo Boeri) Il Regno di Sardegna nelle guerre napoleoniche e le legioni anglo-italiane: (1799-1815), Invorio, Widerholdt Freres, 2008 (con Piero Crociani e Stefano Ales) Dizionario biografico dell'Armata sarda. Seimila biografie (1799-1821) con la storia dell'ordine militare di Savoia e l'elenco dei primi decorati, Invorio, Widerholdt Frres, 2008 (con Davide Sham) Le Due Sicilie nelle guerre napoleoniche (1800-1815), Roma, USSME, 2008 (con Piero Crociani e Giancarlo Boeri). Scrittori Militari Italiani del XV-XVIII Secolo, Roma, Litos 2011 (pure integralmente online su scribd e internet archive).

181

Principali Articoli e saggi "Tristi tropi. Verso un nuovo storicismo", in Renovatio, XIII, 3, 1978, pp. 382-417. "Riflessioni sul rapporto fra strategia e politica", in Rivista Militare, 1980, N. 1, p. 92-99. "La strategia", in Rivista Militare, 1980, N. 6; p. 2-9. "Ius civile" e "ius extra rempublicam" nel "de iure belli" di Alberico Gentili, in 'Studi Sassaresi, vol. VIII Serie III, 1980, p. 1-20. "Il campo di studio della politica militare e il suo sviluppo in Italia", in 'Politica Militare, vol. III N. 8, 1981, p. 25-34. "Military Studies in Italy: A Historical Introduction to the Problem". In Trend in Strategic Studies, Turin, 9-12 December, Centro Manlio Brosio, Torino, Vallardi, 1982, p. 41-45. Gli studi militari in Italia, in 'Rivista Militare, 1982, N. 2; p. 13-24. "Riflessioni critiche sulla teoria politica della guerra di popolo", in Memorie storiche militari 1982, Roma, USSME, 1983, p. 107-172. "Studi, seminari e convegni. Rassegna", rubrica in La Rivista Italiana di Strategia Globale, vol. 1-5 del 1984-85; 1983 (N. 1 pp. 113-131). 1 trimestre 1984 (N. 2, pp. 151-165). 2 trimestre 1984 (N. 3, pp. 209-220). 3 trimestre 1984 (N. 4, pp. 209-222). 4 trimestre 1984 (N. 5 - pp. 231-248). "Libri e articoli pubblicati in Italia nel 1983-84", rubrica in La Rivista Italiana di Strategia Globale, vol. 1-5 del 1984-85;N. 1 (pp. 132-142), N. 2 (p. 166). N. 3 (pp. 221-228). N. 4 (pp. 223-237). N. 5 (pp. 259-268). "Il problema epistemologico delle scienze militari. Una presentazione critica del saggio di Benedetto Croce sul "Vom Kriege" di Clausewitz", in La Rivista Italiana di Strategia Globale, vol. 2, 1984, p. 171-179. "Cultura universitaria e cultura militare", in Rivista Militare, 1984, p. 96-108. "Gli studi strategici in Italia. Bilancio di un triennio", in 'La Rivista Italiana di Strategia Globale, vol. 5, 1985, p. 259-268. "Operazioni belliche (storia)", in Enciclopedia del Diritto, Milano, Giuffr, 1985, vol. XXX, p. 253-268. voce "imperium", in Enciclopedia Virgiliana, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1985, II, pp. 927-28. "Politica e strategia globale", in Carlo Jean (cur.), Il pensiero strategico, Milano, Angeli, 1985, p. 21-63. "Italy", in Luc Reychler e R. Rudney (eds), 'Directory Guide of European Security and Defense Research, Leuven U. P. - Pergamon Brassey's, 1985, p. 181-205. "Ius belli - tou polmou nomos": tude smantique de la terminologie du droit de la guerre, in Bullettino dell'Istituto di Diritto Romano Vittorio Scialoja, vol. LXXXVIII (3 S. XXVII), 1985, p. 159-179. "Concetto difensivo e dottrina militare dell'Italia nel dopoguerra", in Maurizio Cremasco (cur.), Lo strumento militare italiano. Problemi e Prospettive, Milano, Franco Angeli, 1986, p. 73-124. Notizie bibliografiche, in Rivista Militare 1985, N. 1 pp. 156-8. N. 2 pp. 158-160. N. 6 pp. 153-4. "Guerra e storiografia", in Carlo Jean (cur.), La guerra nel pensiero politico, Milano, Franco Angeli, 1987, p. 223-255. "La storiografia militare italiana. Riflessioni critiche su strutture, ruolo e prospettive", in Giorgio Rochat (cur.), La storiografia militare italiana negli ultimi venti anni, Milano, Franco Angeli, 1987. p. 158-176. "Trattato internazionale (diritto romano)", in Enciclopedia del diritto, Milano, Giuffr, 1987, vol. XLIV, p. 1335-1350.

182

"Cultura militare e cultura universitaria per gli ufficiali italiani dal dopoguerra a oggi", in Giuseppe Caforio e Piero Del Negro (cur.), Ufficiali e societ, Milano, Franco Angeli, 1988, p. 465-502. "La storia militare: disciplina specialistica o specifica?", in Michele Nones (cur.). L'insegnamento della storia militare in Italia (atti del seminario tenutosi a Roma il 4 dicembre 1987), Genova, Compagnia dei Librai, 1989, p. 77-93. "Interior and exterior lines of operations". In T. N. Dupuy (ed.), 'International Military and Defense Encyclopedia, London, Brassey's Defence Publishers, 1992, vol. 3, p. 1330-1335. "Initiative in War", in T. N. Dupuy (ed.), International Military and Defense Encyclopedia, London, Brassey's Defence Publishers, 1992, vol. 3, p. 1265-1267. "Aspetti militari e sociali dell'espansione e del dominio romano nelle province orientali" (recensione di Benjamin Isaac, The Limits of Empire. The Roman Army and the East, Oxford, Clarendon Press, 1990), in Index. Quaderni Camerti di studi romanistici, vol. 20, 1992, p. 520-526. "Das Ende eines Mythos. Interpretationen und politische Praxis des italienischen Widerstands in der Debatte der fruehen neunziger Jahre", in P. Bettelheim, R. Streibel (Hg), Tabu und Geschichte. Zur Kultur des kollektiven Erinnerns, Wien, Picus Verlag, 1994, p. 129-174.(in italiano online su scribd) "Fortuna e genesi della geopolitica", in Marco Antonsich e M. Pagnini (cur), Quaderni del dottorato di ricerca in geografia politica, Universit di Trieste e di Napoli, 1995, p. 1-40. (online su scribd) "Storia del pensiero, delle istituzioni e della storiografia militare", in Piero Del Negro (cur.), Guida alla storia militare italiana, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1997, pp. 7-66. "Guerre di coalizione e operazioni combinate", in Natalino Ronzitti (cur.), Comando e controllo nelle Forze di pace e nelle coalizione militari : Contributo alla riforma della Carta delle Nazioni Unite, Milano, Angeli. (online su scribd) "La parata del 2 giugno. L'omaggio repubblicano all'esercito", in Sergio Bertelli (cur.), Il Teatro del Potere. Scenari e rappresentazioni del politico fra Otto e Novecento, Roma, Carocci, 2000, p. 195-222. (online su scribd) "La cultura della guerra", in Palomar L'Italia un alleato "fedele". In Massimo De Leonardis (cur.), La nuova NATO: i membri, le strutture, i compiti, Bologna, Il Mulino, 2001, p. 111-120. Epistemologia della storia militare, in Acta del II convegno nazionale di storia militare, Roma, Centro Alti Studi Difesa, 28-29 ottobre 1999, Roma, Commissione Italiana di Storia Militare, 2001, p. 47-70. (online su scribd) Imitatio, restitutio, utopia: la storia militare antica nel pensiero strategico moderno, in Marta Sordi (cur.), 'Guerra e diritto nel mondo greco e romano, Milano, Vita e Pensiero, 2002, p. 269-381. (online su scribd) "La virt militare degli italiani", in Ideazione, 2002, N. 6 ("L'Italia globale"), pp. 140-157. Gli italiani in Spagna (analisi della memorialistica), in Vittorio Scotti Douglas (cur.), Gli italiani in Spagna nella guerra napoleonica (1807-1813). I fatti, i testoimoni, l'eredit, Novi Ligure, 22-24 ottobre 2004, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2006, p. 161-190. (online su scribd) Le Truppe italiane in Spagna, in Vittorio Scotti Douglas (cur.), Gli italiani in Spagna nella guerra napoleonica (1807-1813). I fatti, i testoimoni, l'eredit, Novi Ligure, 22-24 ottobre 2004, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2006, p. 449-481. Guerra universale, in Massimo De Leonardis e Gianluca Pastori (cur.), Le nuove sfide per la forza militare e la diplomazia: il ruolo della NATO, Bologna, Monduzzi, 2008, p. 49-66. (pure in Palomar 2008 e online su scribd in Debellare superbos) "Il Gouerno della caualleria leggera", in Rivista di Cavalleria, maggio 2011.

183

"Esercito", in Luigi Mascilli Migliorini (cur.), Italia napoleonica. Dizionario critico, Torino UTET, 2011, pp. 233-250. . Clausewitz in Italy, (con Luciano Bozzo e Giampiero Giacomello), in Reiner Pommerin (Hsg), Clausewitz goes global. Carl von Clausewitz in the 21st Century, Clausewitz Gesellschaft, Berlin, Carola Hartmann Miles Verlag, 2011, pp. 173-202.

Recenti articoli per Risk (2010-2011) La festa di San Napoleone (2010) San Fyodor Fyodorovich Ushakov, patrono delle forze nucleari russe (2010) Lomonaco, Foscolo, Tibell: Storia militare di un suicidio filosofico (2010) La bibliografia militare di Mariano d'Ayala (2011) Gabriel de Luez Barone di Aramon (2011) Fulminati dal Giove gallico (2011)

Pubblicazioni solo online (scribd, internet archive) Il 31 leggero (con Bruno Pauvert e Piero Crociani) 2011 27e et 28e Division Militaire (con Piero Crociani) 2010 La Marina Ligure di Napoleone (con Piero Crociani) 2011 I Carabinieri

Raccolte di scritti online (scribd e archive) Debellare superbos (scritti 2001-2010) su Risk Ermattung. Combat pour l'histoire militaire dans un pays rfractaire (2011) Online, In attesa di pubblicazione "La storiografia militare dell'Italia napoleonica" (2010), per la Rivista Italiana di studi napoleonici "Roman Seapower", per la Rivista Marittima "Genesi della prima bibliografia militare italiana", per Giovanni Brizzi (2011) "Strategia della storia" (in un volume collettivo curato da Luciano Bozzo) (1011)

COLLEGAMENTO col sito scribd Collezioni di Virgilio Ilari

====Letteratura Militare XVI-XX secolo====


* ''Francesco Algarotti Military Speeches"
http://www.scribd.com/my_document_collections/2759502 * ''Raimondo Montecuccoli's Works http://www.scribd.com/my_document_collections/2750149 * ''Italian military writers of 16th and 17th Centuries

184

http://www.scribd.com/my_document_collections/2741977 '' * ''Antologia Militare. The First Italian Military Review. Naples 1835-1846 http://www.scribd.com/my_document_collections/2741571'' * ''Military Bibliographies up to 1850 collected by Virgilio Ilari http://www.scribd.com/my_document_collections/2741356''

====Storia Militare italiana====


* "The Royal Army and Navy of the Two Siciles"
http://www.scribd.com/my_document_collections/2750147 *''Virgilio Ilari and Piero Crociani - Military History of the Napoleonic Italy'' * ''Virgilio Ilari's 2000-2010 Works'' * ''Italian Society for Military History - Quaderni SISM''

====Uniformi e distintivi italiani====


* ''Uniforms of the Sicilian Army 1745 http://www.scribd.com/document_collections/2628008'' * ''Quinto Cenni Italian Jacobine Republics Legions 1796-97 http://www.scribd.com/document_collections/2628006'' * ''Quinto Cenni's Modenese Troops in 18th and 19th Century http://www.scribd.com/document_collections/2628003'' * ''PAPAL ARMY UNIFORMS FROM VINKHUIJZEN COLLECTION http://www.scribd.com/document_collections/2478208'' * ''Quinto Cenni's Military History of Republic of Genoa http://www.scribd.com/document_collections/2478207''

====Forze Armate Estere Russia, ex-URSS, Germania est====


* ''Soviet Army http://www.scribd.com/document_collections/2491012'' * ''Russian Armed Forces 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491007'' * ''Ukraina Armed Forces 2010 http://www.scribd.com/document_collections/2490202'' * ''Baltic States Military History http://www.scribd.com/document_collections/2490200'' * ''East German Military http://www.scribd.com/document_collections/2490193''

====Forze Armate Estere Medio Oriente, Caucaso e Asia Centrale====


* ''Egyptian Armed Forces 2010 http://www.scribd.com/document_collections/2676700'' * ''Israel Defense Forces Tsahal 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491021'' * ''Caucasian Armies 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491006'' * ''Turkish Armed Forces http://www.scribd.com/document_collections/2491004'' * ''Central Asia Armies 2010 http://www.scribd.com/document_collections/2644701'' * ''Gulf Arab Armies 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491043'' * ''Pakistan Defense 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491037'' * ''Iran Armed Forces 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491030'' * ''Iraq Armed Forces 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491027''

====Forze Armate Estere Estremo Oriente, Asia del Sud-Est e Pacifico====


* ''People's Liberation Army http://www.scribd.com/document_collections/2598723'' * ''Republic of China Defense and Military History http://www.scribd.com/document_collections/2592518'' * ''Japanese Military History http://www.scribd.com/document_collections/2499999'' * ''Sri Lanka Armed Forces 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491034'' * ''Royal Thai Armed Forces 2009 http://www.scribd.com/document_collections/2491032'' * ''South Vietnam Armed Forces http://www.scribd.com/document_collections/2490198''

====Forze Armate Estere Africa====


* ''Virgilio Ilari's African Military History http://www.scribd.com/document_collections/2478200''

185

====Forze Armate estere America Latina====


* ''Military History of Mexico http://www.scribd.com/document_collections/2481493'' * ''Armed Forces Central America Caribbean http://www.scribd.com/document_collections/2481504'' * ''Armed Forces of Honduras http://www.scribd.com/document_collections/2481497'' * ''Armed Forces of Ecuador http://www.scribd.com/document_collections/2481500'' * ''Military History of Venezuela http://www.scribd.com/document_collections/2481495'' * ''Military History of Peru http://www.scribd.com/document_collections/2481492'' * ''Armed Forces of Chile 2010 http://www.scribd.com/document_collections/2480612'' * ''Brazilian Military History http://www.scribd.com/document_collections/2479848'' * ''Virgilio Ilaris's Argentina Military History http://www.scribd.com/document_collections/2478202''

186

187

188

189

190

191

192

193

194

195

196

197

198

199