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Simone Conti - Archiviazione Sicura

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Simone Conti

Sicura
Archiviazione
COME ORDINARE E SALVAGUARDARE I TUOI NEGATIVI DIGITALI

Simone Conti - Archiviazione Sicura

CHI SONO

Ciao, mi chiamo Simone Conti e da oltre 20 anni mi occupo di tecnologia e programmazione in campo informatico. Parallelamente ho sviluppato la mia passione personale per la fotografia, prima da semplice amatore, poi in modo sempre pi professionale e approfondito. Dal 2000 lavoro a tempo pieno nel mondo della comunicazione spalla a spalla con creativi e grandi professionisti dellimmagine. Da alcuni anni le mie grandi passioni per la fotografia e per linformatica hanno trovato il giusto equilibrio nellera del digitale e allinterno del mondo della comunicazione creativa
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diventando anche unattivit concreta in continua evoluzione e sviluppo. Il mio approccio alle cose sempre molto scientifico: mi piace indagare come le cose funzionino, mi piace conoscere le regole che governano le meccaniche dei miei interessi in modo da poterle infrangere, con consapevolezza, per creare qualcosa di nuovo. Il mio approccio alla fotografia non fa eccezione.

se vuoi puoi scrivermi allindirizzo s.conti@fotografiaprofessionale.it oppure seguimi su Twitter: ITnok


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INTRODUZIONE

Ho sempre deriso chi perdeva i propri dati e si lamentava di questo. Ho sempre consigliato a tutti di fare un backup dei propri dati per salvaguardarli, ma non lho mai fatto. A un certo punto, per, qualcosa cambiato: in 5 minuti ho perso il lavoro di tre anni. Ancora non era lavoro nel senso pi stretto del termine, ma erano svariati Gigabyte ( successo diversi anni fa) di dati che avevo costruito con fatica e pazienza nel mio tempo libero. In 5 minuti erano scomparsi. Non per un incidente. Non per cause sconosciute, ma per colpa mia un piccolo errore, una leggerezza (che ancora non mi perdono!) nel dare un comando. Da allora ho smesso di deridere chi perde i propri dati, ma soprattutto da allora ho una cura estrema per i miei.
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Oggi ho una cura estrema per le mie foto. Ho elaborato una strategia che ritengo formalmente sicuro per proteggere quello che il mio lavoro. In questo ebook vorrei condividere con te questo metodo, e fare emergere quali siano le procedure tecnicamente pi idonei per garantire alle tue immagini un futuro sicuro. Buona lettura.

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ARCHIVIAZIONE SICURA

Per un fotografo, le proprie immagini rappresentano tutto. Senza quelle immagini il fotografo viene privato della sua identit e, pi semplicemente, viene privato della sua fonte di reddito. Questo concetto da sempre abbastanza chiaro e la cura riservata dai fotografi ai propri negativi parte della storia della fotografia. Spesso ha raggiunto i livelli della mania, dellossessione. In parte ritengo che sia giusto cos. Lavvento della fotografia digitale, per ha cambiato tutto: il negativo passato dallessere un oggetto fisico e tangibile, allessere un file, un insieme di byte registrati su un supporto digitale. La mancanza di fisicit ha portato con se anche una mancanza di cura per i negativi digitali: i file RAW sono percepiti come qualcosa con un valore minore rispetto a un negativo
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tradizionale. Non c nulla di pi sbagliato! Lavvento del digitale non ha prodotto solo effetti negativi, come molti si ostinano ad affermare. Avere un file, quindi qualcosa che si pu duplicare in maniera fedele, senza alcuna fatica, ha sicuramente portato un vantaggio grandissimo: la possibilit di avere pi copie dei propri negativi digitali. Facendo pi copie dei propri file e conservandole su supporti in luogo sicuro, si aumentano le possibilit di conservare i propri dati nel tempo. Per poter affermare con sicurezza di avere messo i propri file al sicuro, di poterli recuperare e ritrovare nel tempo devono sussistere 4 condizioni fondamentali: 1. I file devono essere nominati in maniera univoca in modo da poter essere rintracciati anche se non archiviati con un ordine preciso; 2. I file devono essere identificati e annotati con meta-tag per poter essere catalogati dai software di ricerca; 3. I file devono essere salvati su almeno 2 supporti; 4. I file devono essere salvati su supporti digitali che forniscano una garanzia di durata.
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Ognuna di queste 4 azioni, che sarebbe sempre bene compiere, deriva dalla necessit di prevenire altrettante problematiche legate allutilizzo, nel medio e nel lungo termine, di fotocamere e negativi digitali. Quello che ho cercato di condensarti nelle pagine che seguono lesperienza accumulata in oltre 10 anni nellarchiviazione di file. Penso che grazie a queste nozioni potrai strutturare un tuo protocollo di lavoro efficace ed efficiente, per contrastare le 4 principali problematiche in cui si pu incorrere. Problematica 1. incredibile quante fotografie si scattino in breve tempo, anche nel contesto di un solo lavoro, dopo lavvento del digitale. Per un matrimonialista facile scattare anche 1.500 foto in una giornata e per chi si occupa di moda, per lo shooting di un lookbook, possono essere perfettamente normali anche 2.500 scatti. I file RAW sono generalmente nominati automaticamente dalla macchina fotografica in progressione numerica, ma normalmente le cifre dedicate alla numerazione sono solo 4. Questo significa che ogni 10.000 scatti vedremo ripetersi il nome dei nostri file.
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Se si considerano i valori di scatti per sessione di cui parlavo in precedenza facile capire quanto poco tempo occorra per trovarsi davanti a un problema di omonimia dei file. La questione ancora pi evidente se si considera che, per lo stesso lavoro, spesso si potrebbe ricorrere a due corpi macchina. In questo ultimo caso si avrebbero pertanto due numerazioni parallele che in molte circostanze potrebbero andare a sovrapporsi portandoci a confondere i nostri scatti. Soluzione 1. Risulta pertanto evidente quale possa essere limportanza di distinguere tra loro i file allinterno del flusso di lavoro e, in seguito, allinterno del nostro archivio. Rinominare tutti gli scatti unoperazione da farsi non solo per avere le proprie immagini in ordine e riconoscibili nel tempo, ma anche per avere la certezza, appena effettuato il download dalle schede di memoria, che non ci sia confusione e ciascuna abbia un nome unico e autoreferenziante. Parlo di nome autoreferenziante perch, nonostante lattuale velocit di elaborazione dei computer e la rapidit con cui si pu aprire unimmagine per visualizzarlo, spesso utile riconoscere il contenuto di un file semplicemente dal suo nome. Perch ci avvenga fondamentale che ogni file venga nominato
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secondo una convenzione. Non credo esista una convenzione perfetta per nominare i file, perci in questo testo ti illustrer semplicemente il metodo, che ho adottato nel mio workflow. Ogni file che viene prodotto dalle fotocamere digitali composto da 8 caratteri. I primi tre caratteri sono una sigla, in genere DSC per Nikon e IMG per Canon. Il quarto carattere un underscore, il carattere _. I rimanenti quattro caratteri sono cifre e rappresentano il numero progressivo assegnato al nostro scatto. Il tipico nome di un file RAW uscito da una fotocamera Canon potrebbe pertanto essere IMG_6149.CR2. Curiosit I nomi dei file hanno solo 8 caratteri per ragioni storiche. Fino a poco tempo fa le schede di memoria per le fotocamere digitali erano formattate con lo standard FAT16. Il file system FAT16, ereditato dal vecchio MS-DOS, supporta solo file con nomi di 8 caratteri. Ora la maggior parte delle schede di memoria vengono formattate dalle macchine fotografiche con standard FAT32, un file system che supporta

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memorie superiori ai 2GB di capienza e nomi fino a 256 caratteri. Nonostante la limitazione degli 8 caratteri oggi sia anacronistica, viene conservata come standard per ragioni di compatibilit. Per quanto gi elencato in precedenza risulta evidente che archiviare un file con questo nome sia quantomeno poco consigliabile. I dettagli che opportuno avere codificati nel nome del file sono sicuramente la data dello scatto, il nome del lavoro a cui si riferisce e, nel caso si faccia uso di due o pi corpi macchina, anche di un riferimento al corpo macchina utilizzato. Il nostro file RAW, nominato tenendo conto di questi dettagli, potrebbe chiamarsi 20090602-White_RoomIMG_6149c1.CR2.

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Lordine in cui appaiono pezzi del nuovo nome dei nostri file decisamente importante. I vari sistemi operativi ordinano i file attraverso il loro nome e li analizzano scorrendoli da sinistra verso destra. Fare in modo che il primo dato che si incontra scorrendo il nome delle immagini da sinistra a destra sia lanno, seguito dal mese e poi dal giorno di scatto, ci consente di vedere i nostri file automaticamente ordinati e divisi in gruppi dal sistema operativo senza la necessit di dividerli in cartelle. Un nome file con questa struttura porta con se buona parte delle informazioni fondamentali che consentono di identificarlo in modo univoco e di riconoscerlo anche se messo insieme a migliaia di altri file. Questa convenzione per nominare i file rende immediatamente evidenti: 1. la data in cui stato effettuato lo scatto; 2. il titolo del lavoro a cui lo scatto appartiene; 3. il nome originale del file; 4. la sequenza di scatto (allinterno dello stesso lavoro possiamo identificare cosa sia stato scattato prima e cosa dopo) 5. il corpo macchina con cui stata scattata la foto. Ora immagino che ci sia una domanda che vorresti farmi.
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Ma dovrei rinominare tutti i 2.500 scatti che ho fatto nel servizio di ieri? Uno ad uno? La risposta a questa domanda senza alcuna ombra di dubbio, si!
Non solo questa operazione deve essere fatta per ogni singolo lavoro, ma deve essere effettuata come prima cosa non appena si scaricano le immagini sul computer. Il nuovo nome, che conserva tutti i dettagli dello scatto, deve essere dato ai nostri file immediatamente, perch seguir tutto il ciclo di vita, sviluppo e archiviazione delle fotografie.

Devi rinominarli tutti ma non ho mai detto che devi farlo manualmente!
In realt la tecnologia ci viene in aiuto e non c nessuna necessit di rinominare manualmente i file. Esistono piccoli software gratuiti che si possono occupare proprio di questa incombenza non appena si scaricano i file su hard disk. Per il mondo Windows, ad esempio, si potrebbe usare Ant Renamer, (http://www.antp.be/
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software/renamer/download), mentre per Mac OS X unapplicazione esterna non nemmeno richiesta: sufficiente utilizzare Automator (applicazione fornita con Mac OS X che si occupa di automatizzare qualsiasi task ripetitivo). Personalmente, oltre ad Automator, utilizzo molto spesso Renamer4Mac (US$26 - http:// renamer4mac.com) visto che lo trovo molto comodo e intuitivo. Unaltra possibilit scaricare le schede di memoria direttamente con programmi come Apple Aperture o Adobe Lightroom che danno la possibilit, in modo nativo, di rinominare i file mentre li si scarica. Problematica 2. Prova a pensare di dover ricercare unimmagine allinterno del tuo archivio composto da pi di 50.000 fotografie. Tutte le tue fotografie sono correttamente rinominate con il metodo di cui abbiamo parlato in precedenza, sono perfettamente divise in cartelle e archiviate in ordine su vari Hard Disk. Il problema che non ricordi ne quando hai scattato quella fotografia, ne qualera il titolo del lavoro. Lunica cosa che ricordi che era una collezione Primavera/Estate che avevi scattato in Sicilia vicino a Taormina. Potenzialmente, una ricerca di questo tipo allinterno del tuo archivio, potrebbe diventare un incubo e portarti via molto tempo prezioso!
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Soluzione 2. Luso dei meta-tag allinterno delle immagini, anche se pu sembrare abbastanza inutile, diventa fondamentale mano a mano che larchivio fotografico cresce e diventa sempre pi vasto. Linserimento dei meta-tag fa risparmiare prezioso tempo nel momento in cui si ricerca unimmagine allinterno della Libreria Aperture o allinterno del Catalogo Lightroom. Unoperazione che potrebbe portare ad aprire anche qualche decina di cartelle diventa questione di pochi secondi se le immagini contengo le keyword, o comunque i dettagli di cui siamo in cerca, allinterno dei meta-tag. Rinominare tutti i nostri file RAW secondo una convenzione che ne renda il nome leggibile, interpretabile e facilmente identificabile sicuramente la base per la costituzione di un buon archivio, ma non sufficiente. I moderni software di gestione dei RAW come Apple Aperture e Adobe Lightroom ci mettono a disposizione strumenti di catalogazione e ricerca basati sui meta-tag inseriti nelle nostre immagini. La stessa funzionalit fornita dai moderni sistemi operativi. Ad esempio in Mac OS X, Spotlight (il sistema di ricerca file intergrato nel sistema) riesce a svolgere ricerche, oltre che in base al nome del file, anche in base al suo contenuto, restituendo risultati sorprendentemente coerenti in pochi secondi.
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Per agevolare le ricerche allinterno del nostro archivio fotografico sufficiente dedicare qualche minuto in pi al momento dellimportazione dei file nel nostro software di gestione dei RAW preferito. Ogni file RAW che esce dalle fotocamere digitali caratterizzato da due serie di meta-tag inseriti al suo interno: i dati EXIF e i dati IPTC. Curiosit EXIF lacronimo di Exchangeable Image File Format ed uno standard definito per larchiviazione di informazioni allinterno dei file immagine. Nato per essere applicato ai file Jpeg ora comunemente utilizzato in vari altri formati immagine tra cui i file RAW di tutte le varie case produttrici di fotocamere digitali. Tra i dati EXIF pi comuni troviamo marca e modello della fotocamera, tempi di scatto, caratteristiche della lente utilizzata, data e ora, ecc. IPTC lacronimo di International Press Telecommunications Council ed uno standard basato su XML per la condivisione di informazioni

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per la stampa. Tra i dati IPTC pi comuni troviamo il titolo dellimmagine, informazioni sul copyright e soprattutto le keyword associate.

I dati EXIF vengono impostati dalla macchina fotografica e non sono, in larga misura, modificabili. Quelli che interessano il fotografo, per quanto riguarda larchiviazione delle fotografie, sono i dati IPTC. I campi forse pi importanti sono Caption (Title in Adobe Lightroom) che deve contenere il titolo dato allimmagine, o al lavoro di cui fa parte, e Keywords che contiene parole chiave legate alla foto o al lavoro cui appartiene. Altri dati come il Copyright o il campo Creator possono essere compilati e aiutano, in un certo modo, a garantire la provenienza e la paternit di unimmagine. Problematica 3. Ti mai successo di andare a cercare una fotogafia archiviata e di scoprire che il tuo file danneggiato, il file c, l, ma non pi leggibile! Probabilmente sono io ad essere sfortunato, ma anche questa disavventura mi gi capitata! Il problema, in
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quel caso, stato facile da individuare: un semplice errore di scrittura su disco, a volte pu capitare. Il danno, invece, stato pi complesso da riparare: quella era lunica copia eistente. Soluzione 3. Come gi evidenziato in precedenza le immagini sono il patrimonio di un fotografo. Per questa ragione devono essere conservate in un luogo sicuro. La possibilit che il digitale offre di creare pi copie identiche di uno stesso file ci fornisce un innegabile vantaggio rispetto alla pellicola: possiamo avere 2 o pi copie dei nostri preziosi scatti. Perch allora non usufruire di questo grandissimo vantaggio?

Perch limitarci a conservare le nostre fotografie solo su un computer o solo su un Hard Disk (interno o esterno che sia)?
sempre consigliabile avere almeno due copie di tutti i nostri file RAW in archivio e ovviamente bene che siano registrate su supporti fisicamente distinti e differenti. Utilizzare, ad esempio, lo stesso Hard Disk per salvare
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due copie dei nostri RAW, non una delle migliori idee che ci possano venire: avremo si due copie dei nostri file, ma se la meccanica del disco dovesse rompersi perderemmo tutto in un colpo solo. Utilizzare il nostro computer come centro per il backup un idea altrettanto malsana: se il computer dovesse guastarsi oltre al disagio della riparazione soffriremmo del disagio di doverci separare dal nostro archivio. importante che le copie dei nostri file siano pertanto almeno due. Almeno una di esse deve risiedere su un supporto esterno, sicuro e trasportabile. Se poi volete esagerare (e io vi consiglio di farlo) fate tre copie dei vostri lavori, una su cui lavorerete, le altre due su supporti esterni da conservare con debita cura, magari in luoghi diversi. Problematica 4. Non ti mai capitato di andare a riprendere un vecchio CD dove avevi archiviato dei dati per scoprire che in alcuni punti (alcuni file) non era pi leggibile? Purtroppo a me capitato e non una bella sensazione! La tecnologia ci viene in soccorso e, allo stesso tempo, pu ostacolarci. Gli ostacoli maggiori che pu riservarci la tecnologia sono le rotture degli apparecchi che usiamo per larchiviazione e lobsolescenza.
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sufficiente avere qualche nozione in pi circa il funzionamento degli strumenti di archiviazione per capire i loro limiti e trovare il modo di arginarli o superarli. Soluzione 4. importante mantenere pi copie dei nostri file in archivio, ma ancora pi importante avere la sicurezza che i nostri dati rimarranno immutabili e accessibili per lungo tempo. Per poter avere una certezza di questo tipo bisogna indagare un po meglio quelli che sono gli strumenti di archiviazione a nostra disposizione e soprattutto come usarli e conservarli. Essenzialmente le possibilit che abbiamo per archiviare le nostre immagini si possono ridurre a due sole categorie di prodotti: 1. CD/DVD 2. Hard Disk Ambedue i tipi di supporto presentano vantaggi e svantaggi. Cerchiamo di individuare e analizzare quali siano questi vantaggi e svantaggi. CD e DVD hanno linnegabile vantaggio di poter essere registrati una ed una sola volta (tralascio volutamente CD-RW e DVD-RW dal discorso perch non sono pensati per larchiviazione e sono costruiti
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con materiali che non garantiscono durabilit nel tempo). Proprio per questa ragione si configurano come lo strumento ideale per andare a costituire un archivio che debba rimanere immutabile nel tempo. Purtroppo grande difetto di questo tipo di supporto lestrema lentezza di scrittura e, purtroppo, la sua delicatezza e deteriorabilit nel corso del tempo. CD e DVD, contrariamente a quanto si crede generalmente, hanno una scadenza dopo essere stati scritti. Il grande problema che nessuno ha certezza di quale sia il tempo necessario perch tale deterioramento si manifesti. Lo strato fotosensibile sul quale vengono registrati i dati tende a deteriorarsi se esposto a fonti di calore elevate o se esposto per lungo tempo alla luce diretta del sole. CD e DVD sono inoltre abbastanza delicati e sono soggetti ad essere graffiati e rovinati se usati con troppa frequenza o incuria. Gli Hard Disk hanno, daltro canto, linnegabile vantaggio di essere molto veloci sia in fase di lettura che di scrittura, ma presentano lo svantaggio, essendo riscrivibili, di essere soggetti a cancellazioni accidentali derivanti da errore umano. Essendo oggetti con una meccanica interna sono inoltre soggetti a rotture o, pi generalmente a cedimenti meccanici
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derivanti da usura. Anche gli Hard Disk sono soggetti a possibili danni accidentali dovuti alla delicatezza della loro meccanica interna. Devono pertanto essere maneggiati con cura, temendo gli urti soprattutto quando sono in movimento. A differenza di CD e DVD per ogni Hard Disk viene definita una vita media indicata in ore di funzionamento. Tale durata anche nota come MTBF (Mean Time Before Failure). LMTBF rappresenta quanto tempo mediamente intercorre tra un fallimento critico e un altro per il nostro modello di Hard Disk. Visto che lusura degli Hard Disk come di ogni altro oggetto con una meccanica interna dipende dalle ore di utilizzo pertanto consigliabile tenere i dischi che si usano come archivio spenti per il maggior tempo possibile. altrettanto consigliabile, se richiedono alimentazione esterna, tenerli staccati dalla fonte di energia che li alimenta per non incorrere nellusura anche dei circuiti di alimentazione.

Oltre alle limitazioni e agli ostacoli fisici che i mezzi di archiviazione ci riservano dobbiamo pensare anche che il progresso tecnologico, in una certa misura,
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rappresenta un ostacolo per il nostro archivio digitale.


Potr sembrare assurdo, ma lavanzare della tecnologia rappresenta proprio una difficolt per la longevit del nostro archivio digitale. Come? Per capirlo sufficiente fare un piccolo esempio. Vi ricordate i dischio Iomega ZIP? Erano dischettoni con una capienza di 100MB e 250MB che spesso si utilizzavano proprio a scopo di backup. Ora sono totalmente scomparsi, sia perch la loro capienza non soddisfa pi le necessit di archiviazione attuali, sia perch la tecnologia progredita e sono subentrate soluzioni migliori a minor costo. Il risultato che se ancora aveste dei dati su tali supporti, sebbene ancora leggibili, sarebbe difficile estrarne i dati visto che ormai nessun computer monta lettori in grado di digerire quei supporti. Cosa potrebbe accadere tra 10 anni? Quali saranno gli strumenti di archiviazione a nostra disposizione? Nessuno pu saperlo, ma quello che sicuro che la nostra linea di condotta mutuata dal mondo della fotografia analogica deve cambiare. Un negativo di 25 anni fa, in buono stato di conservazione, pu produrre ancora oggi immagini valide, pu essere stampato ancora una volta. Una immagine digitale conservata per 25 anni sullo stesso supporto difficilmente sar
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ancora leggibile. Probabilmente saranno cambiati gli standard di collegamento (25 anni fa non esisteva lUSB), saranno cambiati gli standard di formattazione dei supporti (25 anni fa non esistevano ne FAT32, ne NTFS), forse saranno cambiati cos tanto i supporti di archiviazione che stenteremo a riconoscere il posto dove conservavamo le nostre immagini (25 anni fa si vedevano ancora in vendita i dischetti da 8 non te li ricordi vero?), sicuramente sar cambiato il software e probabilmente il formato in cui salvata la nostra immagine non sar pi supportato. 25 anni fa facevano capolino i primi Personal Computer e si pensava che 640KB di memoria sarebbero sempre stati pi che sufficienti per ogni applicazione (frase storica di Mr. William Henry Gates III). Il digitale pretende levoluzione. Quello che ora conserviamo su di un supporto, gi tra 3 anni probabilmente saremo costretti a trasferirlo su un altro. Il digitale pretende cure e aggiornamento. Ma veniamo a come cercare di aggirare le difficolt che gli attuali mezzi di archiviazione ci costringono ad avere. Sicuramente uno dei sistemi pi efficaci lutilizzo combinato di pi supporti per archiviare le stesse immagini. La cosa migliore sarebbe conservare una copia dei nostri file su CD/DVD e una su Hard Disk.
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Per ovviare alla possibilit di rotture degli Hard Disk consigliabile scegliere dischi destinati alla categoria di applicazioni server in quanto caratterizzati da MTBF pi elevato. inoltre consigliabile dotarsi di unit di archiviazione che supportino catene RAID. Vi consiglio di considerare dischi almeno in RAID1 (mirroring), meglio in RAID1+0 (mirroring + striping) o addirittura RAID5 (striping con controllo di parit). Se volete la reale sicurezza dei vostri dati (per quanto si possa parlare di reale sicurezza) non comprate gli Hard Disk al supermercato! Non cercate il facile risparmio: quel risparmio potrebbe costarvi la sicurezza dei vostri dati, del vostro lavoro. Curiosit RAID lacronimo di Redundant Array of Independent Disks ed un sistema per utilizzare contemporaneamente pi di un Hard Disk allo scopo di aumentare lintegrit dei dati, la tolleranza ai guasti e/o le prestazioni. RAID0: il sistema RAID0 utilizza due o pi dischi per aumentare la velocit di accesso ai dati e la capacit di archiviazione. Combina pi Hard Disk (striping) per ottenere un unico disco virtuale pi capiente e veloce.
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RAID1: il sistema RAID1 crea una copia esatta (mirroring) di tutti i dati su due dischi. Tutto il contenuto del disco1 automaticamente replicato sul disco2. RAID1+0: anche noto come RAID10, consiste nelluso combianto di RAID1 e RAID0 per avere i vantaggi di entrambi i metodi. RAID5: Un sistema RAID 5 usa una divisione dei dati a livello di blocco con i dati di parit distribuiti tra tutti i dischi appartenenti allarray (minimo 3 dischi, massimo 14). I dati sono divisi in blocchi (detti chunke) e vongono organizzati in serie per cosituire dei gruppi detti stripe. Per ogni stripe viene generato un blocco di parit (blocco di controllo) che permette la ricostruzione dei dati in caso di guasto di uno degli Hard Disk parte dellarray: se un disco dovesse danneggiarsi allinterno del sistema, i blocchi di parit dei dischi rimanenti sono combinati matematicamente al volo con i blocchi dati rimasti per ricostruire i dati del disco guasto.

Adesso ti starai chiedendo e lui come conserva le sue foto? Semplice, ecco il mio metodo: faccio 3
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copie di ciascun file RAW (dopo averlo accuratamente rinominato!) e le conservo in tre luoghi e su tre supporti distinti. 1. Una copia la conservo su DVD; 2. Una copia su Hard Disk da 2,5. Sono gli Hard Disk che vengono montati sui computer portatili: non sono molto veloci e sono pi costosi dei normali Hard Disk da 3.5 utilizzati nei computer da scrivania, ma la loro meccanica studiata per renderli meno soggetti alle rotture dovute alle sollecitazioni. Prendo sempre Hard Disk di piccolo taglio (attualmente massimo 160GB) in modo da dividere il rischio di probabile rotture sul maggior numero di supporti; 3. Una copia su un array di 4 dischi di classe server configurati in catena RAID5 per un totale di 3TB di spazio di archiviazione. Se uno qualsiasi dei dischi si dovesse rompere lo si pu sostituire anche durante il funzionamento. Il sistema si occuperebbe di ricostruirne completamente il contenuto in tempo reale. Penso di poter dire di aver raggiunto un buon livello di sicurezza per i miei dati. Ho detto buono! La certezza non esiste!
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CONCLUSIONI

Se gi non eri conscio della precariet cui le immagini digitali sono connesse, spero che ora tu ne abbia unidea pi concreta. Strano a dirsi, ma i file sono potenzialmente pi rischiosi da conservare rispetto alla cara vecchia pellicola. Spero sia altrettanto chiaro che per esistono metodi per raggiungere un buon grado di sicurezza. Sono sufficienti un minimo di impegno, sistematicit e cura periodica per garantire lunga vita, sicurezza e facile rintracciabilit ai tuoi scatti. Limportanza di avere i propri file rinominati in modo appropriato risulta fondamentale per renderli facili da consultare e reperire in futuro. Altrettanto fondamentali sono i meta-tag: non sono visibili a prima vista, ma costruire un archivio di immagini opportunamente catalogate attraverso di essi render le ricerche future
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molto pi fruttose e rapide. La possibilit di duplicare le informazioni resa disponibile dallavvento del digitale ci permette di avere ragionevole sicurezza sulla consistenza dei nostri dati, delle nostre fotografie. Questa consistenza e sicurezza pu essere resa vana dalluso di supporti di archiviazione non allaltezza. Non avere paura di spendere qualche Euro in pi per la sicurezza del tuo archivio fotografico. Ti assicuro che non te ne pentirai mai! Sono tutti ben spesi! Se questo ebook riuscito a chiarirti dei lati oscuri, a risvegliare il tuo interesse e la tua curiosit, penso che potrai trovare molto altro materiale interessante su FotografiaProfessionale.it. Se hai domande sono a tua disposizione!

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