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Karl Marx

A cura di Stefano Ulliana

Panoramica

1. Vita e opere. 2. Caratteristiche generali del marxismo. 3. La critica del <<misticismo logico>> di Hegel. 4. La critica della civilt moderna e del liberalismo: l'emancipazione politica ed umana. 5. La critica dell'economia borghese e la problematica

Karl Marx

Alcuni video tratti dal sito di Arcoiris.tv e realizzati presso la <<Casa della Cultura>> di Milano.

Fulvio Papi - Hegel, Marx e la religione. Salvatore Veca - Il programma scientifico di Marx.

6. Il distacco da Feuerbach e l'interpretazione della religione in chiave sociale. 7. La concezione materialistica della storia. 8. La sintesi del Manifesto. 9. Il Capitale. 10. La rivoluzione e la dittatura del proletariato. 11. Le fasi della futura societ comunista. 12. Il pensiero di Engels.

Friedrich Engels

1. Vita e opere.

Karl Marx (1818-1883 d.C.), influenzato dal volere paterno, inizia i propri studi universitari frequentando la facolt di giurisprudenza, prima a Bonn e poi a Berlino (1835-1836). Qui ha modo di frequentare i giovani hegeliani e di studiare la filosofia hegeliana. Trasferitosi alla facolt di filosofia dell'universit di Jena, si laurea con una tesi dedicata alla Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro (1841). Chiuso l'accesso alla carriera universitaria per il rigido controllo della censura prussiana, Marx si dedica al giornalismo politico. Caporedattore della <<Gazzetta renana>>, deve trasferirsi a Parigi con la propria famiglia, per la pressione esercitata dalle autorit del governo assolutistico prussiano (1843). Nel frattempo compone il suo primo scritto critico dell'impostazione hegeliana: la Critica della filosofia del diritto di Hegel. A Parigi pubblica insieme a Ruge gli <<Annali franco-tedeschi>>, al cui interno dispone La questione ebraica e l'Introduzione al testo precedentemente ricordato (1844).

A Parigi stringe amicizia con Friedrich Engels e cerca di superare l'influenza della speculazione feuerbachiana, dedicandosi agli studi di economia. Scrive i Manoscritti economicofilosofici (1844). Ma il governo prussiano persuade quello francese della pericolosit del filosofo tedesco: Marx costretto a trasferirsi a Bruxelles. Qui scrive La sacra famiglia, definendo meglio il proprio distacco critico dalla riflessione di Feuerbach, attraverso le Tesi su Feuerbach e L'ideologia

Karl Marx, La questione ebraica, 1844.

Poste le basi della concezione materialistico-dialettica della storia, Marx si rivolge alla necessit dell'approfondimento e dell'articolazione organizzativa del movimento socialista e comunista europeo, aderendo alla Lega dei Comunisti londinese. A tale scopo gli viene commissionata la stesura di un documento teorico-programmatico, teso alla definizione dei principali capisaldi del movimento comunista: il Manifesto del partito comunista (1848). Intanto aveva precisato il senso scientifico della propria proposta teorico-politica, sottoponendo a critica il socialismo utopico di J. Proudhon, con lo scritto polemico La miseria della filosofia. Le rivoluzioni borghesi, popolari e democratiche bussano nel frattempo alla porta della storia europea: rientrato nei territori tedeschi, per seguire pi da vicino le ribellioni berlinesi e slesiane (a Colonia dirige la <<Nuova Gazzetta renana>>), costretto di nuovo a fuggire per la vittoria militare delle controrivoluzioni (1849).

Di nuovo a Parigi costretto a trasferirsi a Londra a causa delle condizioni particolarmente restrittive poste dal governo francese per la sua permanenza in Francia. A Londra compone alcuni scritti dedicati alle esperienze rivoluzionarie appena trascorse, poi raccolti nel testo intitolato Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (1850). Continua i propri studi di economia nella biblioteca del British Museum, aiutato nelle proprie ristrettezze economiche dall'amico Engels, e scrive Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (1852), dedicato al recente colpo di stato francese. L'alleanza fra il potere assolutistico tradizionale e la classe borghese e liberale contro l'approfondimento in senso radicale e democratico dei movimenti di trasformazione politica europei spinge Marx a radicalizzare e riorientare in modo organizzato e razionale la propria proposta politica, accentuando l'importanza dell'autonomia economica, politica e culturale delle forze produttive e dei soggetti della classe

Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica e Per la critica dell'economia politica (1857-1859). Nel 1864 partecipa alla fondazione della Associazione Internazionale dei Lavoratori (o Prima Internazionale), al cui interno si potevano trovare diversi orientamenti politico-culturali (democratici, socialisti, comunisti, anarchici). Nel 1866 inizia la stesura del Capitale, opera di riferimento del futuro pensiero e movimento politico socialista e comunista. In relazione alla guerra francoprussiana del 1870-71 e alla costituzione della Comune di Parigi (marzo-maggio 1871) compone gli Indirizzi sulla guerra franco-prussiana e La guerra civile in Francia. Gli indirizzi rivoluzionari anarchici e le nuove prospettive politiche socialdemocratiche lo costringono a ribadire il proprio pensiero e la propria posizione critica, con gli Appunti sul libro di Bakunin Stato e anarchia e la Critica al programma di Gotha (1875).

contrapposizioni interne reciproche fra anarchici e marxiani la Prima Internazionale si scioglie. Dopo la morte della moglie Jenny von Westphalen, aiutato e seguito dall'amico Engels, che curer successivamente l'edizione del secondo e terzo volume del Capitale, Marx muore nel 1883.
La tomba di Karl Marx nel cimitero londinese di Highgate.

2. Caratteristiche generali del marxismo.

Karl Marx ha sempre cercato nella propria seria, rigorosa ed approfondita ricerca teorica di considerare la globalit dell'esperienza umana, nel proprio divenire storico e nei propri rapporti con la sempre tentata appropriazione ed estensione delle basi naturali e necessarie della propria sopravvivenza, prima, e del proprio sviluppo, poi. Da questo punto di vista la riflessione marxiana ha sempre voluto conservare l'apertura di un orizzonte universale, capace nel contempo di determinare le cause strutturali e sovrastrutturali dell'evoluzione del genere umano e della civilt occidentale in particolare, lungo le proprie fasi, passate, presenti o future (tribale, antica, feudale, borghese e socialista). Filosofia, storia dei rapporti scientificamente intesi e distesi fra l'umanit nel proprio sviluppo e la natura nella propria consocianza o contrapposizione, studio dei rapporti sociali in relazione alla

analisi dei riflessi di questa nell'organizzazione dei rapporti sociali stessi, di quelli politico-istituzionali e delle forme giuridiche e culturali superiori: tutto questo, nel proprio movimento creativo e doppiamente dialettico, stato il campo di operazione del pensiero e dell'azione marxiana. Questa infatti si volutamente e consapevolmente inserita e gettata nel movimento rivoluzionario del proprio tempo, come se fosse la fase di un movimento rivoluzionario perenne, quasi incarnasse l'ontologia, la metafisica e la teologia della realt razionale e concreta stessa. La considerazione dialettica della totalit (Lukcs) stata pertanto la bussola e l'orientamento decisivo della sua speculazione e della relativa e corrispondente organizzazione politica: mosso dall'ideale-reale della rivoluzione, Marx volle ed intese costruire le basi ed aprire gli orizzonti dell'incontro reciproco fra realt concreta e sensibile, materiale e naturale, e forma, razionale ed umana. Per poter annullare quella sospensione e negazione hegeliana del mondo negazione della negazione che aveva impedito, bloccato ed arrestato in modo reazionario, la realizzazione della giustizia

Per poter aprire la nuova vita di questo paradiso terrestre dove l'uomo sia fratello all'uomo ed alla natura nella sua interezza e dove ciascuno possa dare secondo le proprie capacit, ottenendo secondo i propri bisogni Marx concep la stretta via della rivoluzione proletaria e comunista, organizzandone, ordinandone e determinandone sia le specifiche conoscitive (nel divenire storico dei rapporti economico-sociali), sia quelle pratiche (sindacali e politiche in senso stretto). Per affrontare questo compito enorme e gigantesco Marx si serv di diversi strumenti culturali: primo fra tutti utilizz l'impianto critico della posizione hegeliana fornito dalla speculazione umanistica di Feuerbach; poi lo riadatt secondo quell'impostazione che meglio gli consentiva di dare valore ad una prospettiva realista e materiale, facendo valere da un lato gli studi precedenti della corrente dell'economia politica borghese (Smith, Ricardo), dall'altro capovolgendo in senso scientifico i primi apporti critici della riflessione politica socialista

3. La critica del <<misticismo logico>> di Hegel.

Il desiderio e la volont di comprendere e possedere una ragione globale, che giustificasse e determinasse ogni rapporto umano e naturale era mutuato nel giovane Marx dal pensiero hegeliano. Egli si serve infatti dell'impostazione creativodialettica del filosofo di Stoccarda, ma per rimetterla sui propri piedi, sganciandola da quell'orizzonte astratto e separato, da quel cielo, che l'aveva sospesa a quelle determinazioni teoriche e pratiche che rappresentavano l'ideologia del patto e dell'accordo fra il vecchio assolutismo e la nuova classe borghese in ascesa. La diagonalizzazione sottesa dall'Idea, dalla Natura alienata e dallo Spirito ritrovato, viene demolita, per fare posto di nuovo sotto l'influenza della riflessione di Feuerbach al concreto dell'espressione materiale, della sua forza ed energia. Natura ed umanit vengono allora ricostituite nello loro proprio essere-in-s e per-s: azione che si esprime

pi manifestazioni necessarie fantasmi soggetti alle volont di uno Spirito tanto assoluto, quanto in realt ridotto e precostituito. Non pi determinazioni predeterminate, natura ed umanit ribalzano all'occhio del filosofo di Treviri in tutta la loro vivacit e concretezza. Contro il misticismo logico hegeliano, che trasforma e riduce, desostanzializza e traspone il rapporto fra causa ed effetto, mettendolo in capo ad un'Idea finta, astratta e separata, Marx ricostituisce nella Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843) - il rapporto reale e razionale fra causalit sostanziale ed effetto nella creativit e nella vitalit dialettica dei rapporti inter-soggettivi, prima umani e poi naturali. Allora tutte quelle istituzioni sociali e politiche, che per Hegel tendevano a rappresentarsi come rivestimenti di una spiritualit ad essi predisposta, vengono smascherate nella loro funzione di capovolgimento e di negazione.

L'idealismo astratto hegeliano per negare la potenza ed il movimento della realt, la sua profondissima naturalit ed altissima razionalit giunge a scambiare l'oggettivo con il soggettivo, predisponendone nell'immaginazione il dominio all'origine ed al capo del mondo, con una sorta di alienazione e scostamento totale. Seguendo l'influenza della filosofia critica feuerbachiana Marx ci fa prestare attenzione all'effetto di questo meccanismo: una doppia forma negativa di oggettivazione e contrapposizione. Come l'oggetto Dio sta superiormente ed esternamente alla nostra persona, cos lo stesso risultato dell'azione umana pare sfuggirgli di mano, per contrapporglisi. Di fronte a questo duplice scacco teologico e naturale Marx sente il bisogno ed avverte la necessit di ricapovolgere il capovolgimento hegeliano, ritrasformando ecco il metodo trasformativo, gi prefigurato da Feuerbach

-visorie per la riforma della filosofia (1843) - il soggetto in oggetto principiale, in essere autodeterminantesi. questa l'immanenza e la positivit assoluta della filosofia marxiana. Conseguenza politica immediata di queste considerazioni puramente filosofiche lo smascheramento della funzione ideologica della speculazione hegeliana. Dopo aver trasferito e trasformato in modo immaginativo il rapporto reale fra causa ed effetto in quello ipotetico, disgiuntivo e finalmente ricompositivo della propria pseudo-dialettica, Hegel non poteva infatti non rendere cogente e necessario sul piano dei rapporti umani e naturali ci che non lo era affatto: il rapporto di dominazione e di soggezione di una classe economica, sociale e politica su di un'altra. Della classe borghese, oramai alleata con lo spirito reazionario del vecchio mondo feudale, contro la classe, sovvertitrice e rivoluzionaria, dei proletari.

In questo modo la ritrasformazione marxiana dovr correggere sia la forma della dialettica hegeliana, sia la sostanza determinata della sua ideologia. Dal caos dell'apertura creativa universale si passer all'orizzonte della libert ed all'ordine da questa costituito, nella piena eguaglianza dei soggetti, umani e naturali. Facendo coincidere libert ed eguaglianza Marx dar al movimento rivoluzionario comunista dei proletari quell'idealereale che determiner senza residui od opposizioni la tendenza vitale e l'esistenza dell'umanit intera, lungo il cammino della propria emancipazione e finale liberazione. In quest'orizzonte teologico e messianico, che coinvolge l'umanit e la stessa natura (oramai interamente in rapporto con l'umanit, nella fase pre-imperialistica ed imperialistica della diffusione mondiale del Capitalismo), Marx depone gli scopi e la realt della propria speculazione, critica e nel contempo

4. La critica della civilt moderna e del liberalismo.

La tendenza vitale e l'esistenza civile del genere umano era entrata in contraddizione con le forze della contro-rivoluzione non appena il termine ideal-reale d'eguaglianza si era riaffacciato alla coscienza storica dell'umanit, durante il periodo del Rinascimento e della Riforma protestante. L'et moderna nasce avendo introiettato questa contrapposizione dinamica, questa scissione. Mentre nelle antiche comunit democratiche della Grecia classica l'unit reale e razionale dei soggetti politici si esprimeva senza differenza fra individuale e comune, le formazioni politiche della modernit vedono la scissione, la separazione e la contrapposizione instaurarsi fra il mondo celeste della comunit statuale, luogo dell'indifferenza e della coesione forzata degli interessi, ed il mondo terreno della differenza individuale e degli egoismi. Lo Stato, la Nazione ed il cittadino costituivano quella forma di neutralizzazione

-flitti, che invece permanevano realmente a livello concreto, della vita materiale. La mediazione assicurata dallo Stato era dunque apparente, pur nella forma forzosa di necessitazione che metteva in campo, mentre la mediazione costituita dal prevalere degli interessi particolari costringeva al contrario lo Stato stesso a piegarsi, per diventare strumento di giustificazione e di conservazione delle reali finalit delle nuove classi emergenti. Per questo la stessa forza e necessit della legge, forma apparentemente universale nella quale si incarna lo Stato stesso, nell'unit immediata che propone ed impone a tutti i soggetti politici, diviene e si trasforma (si piega e si abbassa) nella difesa della materialit degli interessi della classe borghese. Diventando perci lo strumento attraverso il quale vengono conservate le differenze sostanziali fra i cittadini stessi. Questo del resto era stato l'esito effettivo della Rivoluzione francese: un'eguaglianza formale, che garantiva la differenza sostanziale dei cittadini (proprietari, non proprietari).

Per questa ragione la modernit si costituisce come civilt dell'ipocrisia: et di un duplice e contraddittorio giudizio. Essa infatti sembra costituire uno spazio superiore appunto un cielo - all'interno del quale far valere il migliore e pi perfetto degli universalismi, mentre all'opposto in terra - sembra dover avere a che fare con la differenziazione e la lotta per l'affermazione pi dure e spietate. Come il cristiano si salva immaginativamente in cielo, ma non in terra, cos il cittadino crede di avere garantiti dei diritti che in realt vengono pienamente e totalmente disattesi, stante il desiderio e la volont generale di appropriazione e di strumentalizzazione, che costituisce il nerbo interiore della civilt materiale borghese. Solo immaginativamente ed illusoriamente la civilt formale borghese la sua cultura (ovvero la sua forma ideologica) proporr dunque la possibilit di un'eguaglianza, che rimarr in realt solo separatamente formale, non

Non sostanziale significa che essa praticher obiettivamente la negazione dell'eguaglianza sostanziale, il suo ampliamento all'orizzonte generale, relegandola alle pure e semplici condizioni di sopravvivenza materiale e vitale (alle cosiddette condizioni della mera riproduzione soggettiva). Cio alle condizioni deteriori e di soggezione dettate per la classe inferiore dei proletari dallo spirito e dagli interessi del Capitalismo. Questo far pertanto corrispondere a dei diritti illusoriamente liberali e democratici una pratica di vita relegata alla schiavit ed all'espropriazione completa di se stessi. Alla trasformazione in appendice strumentale del sistema del profitto industriale e finanziario. Ad un sistema ideologico liberal-democratico sempre pi evanescente ed illusorio esso contrapporr un sistema materiale sempre pi realmente dittatoriale e tirannico. Sino alla scomparsa dell'ideologia, incarnata oramai pienamente nella pratica (Stato capitalistico).

Le possibilit ideali indicate dal movimento rinascimentale e dalla Riforma protestante vengono pertanto storicamente sostituite da una modernit retrograda, che guarda all'indietro, riproponendo scissioni, separazioni ed alienazioni antiche gi esperite grazie al nuovo sviluppo ideologico della antica e medievale tradizione neoplatonico-aristotelica ora poste a garanzia dello sviluppo delle forze concorrenti. Per questo motivo la modernit l'et della frantumazione dell'unit reale e razionale: il momento storico nel quale gli individui si separano e si riconoscono come tali, nella propria singolarit esistenziale (di scopi e di interessi). La modernit dunque hegelianamente la fase storica nella quale impera il bellum omnium contra omnes. Simbolo di questa fase l'esito rappresentato dalla Rivoluzione francese: qui la fusione fra libert individuale e propriet privata costituisce la determinazione essenziale del cittadino moderno (del soggetto

Per Marx diventa quindi necessario ricostituire quell'unit perduta, avendo come traguardo la dissoluzione della soggezione allo Stato e quindi la scomparsa dello stesso Stato borghese. La soggezione all'assoluto hegelianamente inteso diventa perci l'obiettivo polemico continuo e costante della riflessione marxiana: essa quindi non pu non pretendere la ricostituzione di una democrazia diretta universale, senza spazi residui o di opposizione apparente. Senza quindi alcuna forma di rappresentanza o di separazione anti-collettiva (affermazione individualistica). Allora contro la tripartizione gerarchica hegeliana corporazione burocrazia Stato, Marx proporr l'immediato e totale, a-gerarchico, della collettivit: alla mediazione forzata e alla rappresentazione e governo astratti degli interessi materiali del modo di produzione capitalistico (nelle propriet individuali agricole, industriali e

l'affermazione immediata e totale delle determinazioni collettive, espressioni creative e dialettiche di soggetti liberi ed eguali, non pi sottomessi alla spoliazione delle proprie attivit e dei risultati, degli scopi, del proprio lavoro. Per questo concentrandosi sempre di pi sulle modalit della produzione economica (e della riproduzione sociale) Marx addiverr alla soluzione del problema indicando la necessit della risocializzazione dei mezzi e delle finalit della produzione, proponendo l'abrogazione della propriet privata ed esclusiva degli stessi (dei mezzi e delle finalit della produzione). La vera e reale democrazia si traduce quindi nel comunismo. Cos ad una prima fase, ancora legata al momento borghese e liberale, nella quale Marx propone l'estensione del suffragio universale (Critica, 1843), segue un momento nel quale egli amplia le proprie richieste, sollecitando l'affermazione della rivoluzione sociale, l'abbattimento puro e semplice delle strutture economico-sociali e politiche del sistema borghese (Annali franco-tedeschi, Manoscritti economico-filosofici, 1844).

Il nuovo ordine del mondo e l'uomo nuovo al quale esso forniva l'apertura doveva essere il mondo abitato da una umanit rinnovata. Allora solamente il soggetto che voleva e doveva aspirare a questo mondo ed a questa umanit nuova, per liberare se stesso e tutti gli altri, poteva arrogarsi il dirittodovere di combattere per realizzare i propri obiettivi. Un soggetto di liberi ed eguali in potenza, che potessero e volessero diventarlo anche di fatto e nell'attualit. Il soggetto costituito da tutti coloro che erano attualmente spossessati (nel lavoro, nella vita e nell'esistenza): vista la rapida e progressiva diffusione del modo di vita e delle istituzioni borghesi e capitalistiche, l'insieme dei proletari e dei popoli di tutti gli Stati del pianeta Terra. L'emancipazione politica pu dunque essere realizzata solamente attraverso un'emancipazione economicosociale ed umana, che restituisca l'essenza comunistica dell'uomo (das Kommunistische Wesen des Menschen).

5. La critica dell'economia borghese. L'alienazione.

Come era dunque avvenuta la spoliazione dei soggetti umani e naturali, attraverso quale articolazione razionale e quali strumenti la civilt moderna ed il mondo borghese avevano demolito l'atto della loro possibile potenza? Attraverso un subitaneo ed immediato, totale, trasferimento. Attraverso un'illusoria e fantasmatica, ma nello stesso tempo realissima, sostituzione. Una sostituzione con i crismi della sacralit ed intangibilit, della necessit: sancita e garantita da una sorta di patto teologico e politico, conservata nella tradizione storica grazie alla infrastrutturazione economico-sociale, e proiettata nel futuro in virt della sovrastruttura ideologico-politica dei diversi Stati europei, nella loro progressiva e generale trasformazione in strumenti della vittoria ed egemonia della classe borghese. La sostituzione della potenza reale e concreta dei soggetti umani con una potenza dislocata e superiore, separata ed astratta, ma prima: prioritaria e

Attraverso questo primo principio e punto di volta si era reso stabile un orizzonte determinante, che prevedeva ed imponeva tanto la propria superiorit e separatezza formale, quanto la dislocazione inferiore di tutte le proprie manifestazioni materiali. L'economia e la societ politica borghese avrebbero dovuto quindi integrarsi nella prospettiva ideale e nell'ordine aperti da questo orizzonte, per contribuire alla produzione della ricchezza materiale dello Stato. Il quale a propria volta avrebbe dovuto rispondere dialetticamente a questa creazione di ricchezza, conservando nel cielo della propria sovranit l'immutabilit dei rapporti di classe. Nel trapasso allo Stato liberale e borghese questa immutabilit si trasformata nella necessit naturale e razionale della subordinazione del moderno proletariato ai fini ed agli strumenti della produzione capitalistica. Una eternizzazione ideale sembrava quindi a

qualsiasi sviluppo di quelle potenze (forze) produttive, che la rivoluzione industriale aveva invece messo in moto, considerandole al contrario tendenzialmente senza limiti o confini. L'economia politica borghese considerava il modo capitalistico come il modo naturale, immutabile e razionale di produrre e di distribuire la ricchezza, valutando la propriet privata come lo strumento inalienabile e connaturato a questo tipo di prassi ed ideale organizzativo (della produzione e distribuzione, dello scambio). Da un lato il modo capitalistico blocca l'illimitato sviluppo delle forze produttive con la rigidit dei rapporti (economici, sociali e politici), dall'altro non rileva che questa contraddizione si rovescia e si dinamizza nel potenziamento della conflittualit agita dalle forze proletarie. Per conservare la rigidit dei rapporti di classe era dunque necessario limitare l'espansione delle forze produttive (contro lo spirito ed interesse di radicale innovazione della stessa

Per bloccare quell'antagonismo e conservare quella rigidit era dunque necessario fare in modo che la stessa pulsione trasformativa dei rapporti attraverso le forze - venisse alienata e deposta all'interno dell'orizzonte, dell'ordine e dell'ideale borghese. L'operaio salariato doveva cedere l'intera sua esistenza lavorativa alle determinazioni imposte dal Capitale, organizzando la propria sopravvivenza materiale alle condizioni imposte dal meccanismo del massimo profitto estraibile. Di tanto il profitto doveva incrementare il capitale disponibile ed investibile nell'acquisto delle materie prime, degli strumenti di lavoro e nel pagamento dei salari, di quanto questi ultimi avrebbero dovuto assicurare tutto questo trasferimento di ricchezza prodotta. Cedendo la propria intera esistenza lavorativa subordinando a questa l'intera vita animale, sentimentale ed intellettuale il salariato avrebbe quindi necessariamente ceduto anche i risultati, gli effetti del proprio

Questi gli si sarebbero quindi rovesciati contro, come beni che avrebbero dovuto essere acquistati grazie allo scambio della propria forza-lavoro con il salario. Il salariato era quindi preda di una doppia estraniazione: contribuiva con il proprio lavoro all'incremento di un soggetto altro, che lo dominava e sfruttava (il capitale); perdendo poi la possibilit e la capacit di giungere direttamente a quanto avrebbe legittimamente consentito la propria stessa sopravvivenza. Alienato nel prodotto (produceva infatti il capitale) e nella sua stessa attivit (era eterodiretto dallo stesso), il salariato ricadeva nella propria vita animale mangiare, bere, dormire, procreare - come all'ultimo ed unico dei suoi possedimenti, rovesciando la bellezza e la bont dei fini nell'immediatezza brutale delle acquisizioni (brutalizzazione dell'esistenza). Il salariato diventa pertanto perso anche a se

ed al proprio genere. La prima caduta che subisce infatti quella della propria libert come essere umano: egli perde quella potenza liberamente ed universalmente creativa che lo distingue dalle bestie e dagli animali. Il lavoro della fabbrica costituisce infatti il modello negativo della propria attivit e prassi: costrittivo, eterodeterminato (deciso da Altro, il Capitale, e rivolto ad oggetti che gli sono altri), ripetitivo e meccanico a tal punto da diventare egli stesso appendice delle macchine stesse, unilaterale perch rivolto unicamente alla riproduzione ed alla massimizzazione di un'entit astratta (il profitto). Necessitato ai rapporti ed impedito alle relazioni il soggetto salariato non soggetto: egli perde insieme e di seguito l'ordine alla libert e l'ideale reale all'eguaglianza, appunto il rapporto verticale e l'apertura laterale. Perde il prossimo, la concezione etica e politica del prossimo: la possibilit di una

L'unico rapporto, ordine e relazione che sperimenta infatti quello necessitato e costrittivo, ma contraddittorio e conflittuale con il padrone. Lo stile di vita aggressivo lo domina attraverso il comando padronale, inducendolo al medesimo genere di conflittualit asimmetrica con tutte le persone che lo circondano, in famiglia e nella societ. La causa del meccanismo cos articolato dell'alienazione, la quale fa s che il salariato sia ridotto a strumento neutralizzato e conflittualmente immedesimato con la logica e la volont del Capitale, rivolto alla produzione di una ricchezza che non gli appartiene e della quale viene espropriato (immediatamente e mediatamente), che si erge di fronte a lui come una potenza estranea (nei rapporti, negli ideali e nelle relazioni), risiede dunque nella propriet privata ed esclusiva dei mezzi, delle ragioni e delle finalit della produzione. in virt del pos-

-sesso di questa triangolazione che il capitalista pu utilizzare il lavoro di una certa categoria di individui (i salariati), per accrescere la propria ricchezza ed il proprio potere, secondo una dinamica che quella della espropriazione/sfruttamento e della logica del profitto. Di fronte e contro tale triangolazione che per inciso pu essere anche quella propria di uno Stato, che si sia immedesimato totalmente con la logica dell'impresa capitalistica Karl Marx si preoccupa di ridare inizio al movimento rivoluzionario, propriamente e veramente riprendendo e rifacendo valere il principio creativo e doppiamente dialettico dell'infinito. all'orizzonte della libert che restituisce l'ordine di quel rapporto che la logica e la realt capitalistica restringevano e bloccavano all'assoluto della necessitante subordinazione produttiva, con ci riaprendo il

-le che deve diventare motore e determinazione concreta di un nuovo (antico) mondo. Un mondo di soggetti di nuovo liberi ed eguali: il mondo della nuova societ comunista. Questa si realizzer quando mezzi, ragioni e finalit produttive saranno di non-propriet collettiva, ovverosia quando la determinazione di libert sar insieme naturale e razionale. Quando l'umanit intera liberata si ritrover liberatrice dell'intera natura vivente, in un ordine e relazione di amorosa eguaglianza (cfr. l'influenza del pensiero e della riflessione

K.Marx, Manoscritti economico-filosofici, 1844.

6. Il distacco da Feuerbach.

Nella storia del concetto di alienazione e nell'interpretazione della prassi ideologica ad essa collegata devono essere ricordati i nomi e le diverse posizioni di Hegel e Feuerbach. Mentre il primo appartiene allo sviluppo della tradizione classica, neoplatonico-aristotelica, il secondo ne mette in crisi i fondamenti astratti e separati, esplicitandone la funzione (e la finzione) arbitraria e necessitante. Cos mentre Hegel fa di nuovo suo il concetto di un orizzonte e di un ordine d'infinito immaginario, ma ritenuto e necessariamente riconosciuto come reale, Feuerbach riscopre il valore fondamentale ed essenziale dell'infinito creativo e doppiamente dialettico (naturale e razionale), di matrice presocratica (in particolar modo jonica) e trasmissione bruniana. Tanto quanto il primo si riallaccia quindi alla tradizione dell'Uno necessario e d'ordine, architrave di un pensiero e di un'azione di sovra-

-so la predeterminazione trasformi la libert in necessitazione alla finitezza, altrettanto ed all'opposto il secondo resuscita il pensiero e l'azione della libert come impredeterminazione, infinita apertura creativa e dialettica, capace di nuovo di rapportare alla libert la relazione d'eguaglianza. Il giovane Marx si inserisce con piena volont e consapevolezza in quest'opera di resuscitazione, rinnovamento e ripotenziamento dell'infinito creativo e doppiamente dialettico, accentuando ulteriormente la propria posizione critica nei confronti degli effetti di quella posizione d'oggettivit astratta e separata. Non solamente Dio, ma anche i risultati della propria azione lavorativa, l'azione stessa, la propria essenza nei confronti di se stesso e degli altri, parevano costituirsi come contrapposizioni alla propria esistenza o cessioni ed abdicazioni inevitabili. L'uomo (e la

annichilito di fronte alla necessit della cessione della propria potenza, volont ed intelligenza, del proprio stesso corpo. Perch di questo si trattava nel lavoro di fabbrica, dove il capitalista rovesciava la forza concreta espressa dal lavoratore in lavoro precostituito e pianificato, finalizzato ed organizzato attraverso precise e predeterminate sequenze e sequele di operazioni, ripetute e ribattute all'infinito. Cos nel passaggio dai Manoscritti economico-filosofici del 1844 alle Tesi su Feuerbach del 1845, per finire poi con l'Ideologia tedesca del 1846, Karl Marx accentuer, naturalmente in maniera rivoluzionaria, quell'orizzonte di valore per il quale l'ideale-reale d'eguaglianza si fa necessit stringente ed operante, finalit e scopo ineludibile per il passaggio alla societ comunista. Pare infatti al pensatore di Treviri che nell'orizzonte di pensiero feuerbachiano l'eguaglianza resti una relazione semplicemente od eccessivamente ideale, in maniera tale che essa rischi di rimanere intrappolata all'interno di quell'orizzonte puramente formale che caratterizzava la predazione ideologica borghese.

Pi che spirito naturale e razionale l'uomo in generale definibile e determinabile dall'incrocio fra rapporti politicoeconomici e relazioni sociali. Cos l'individuo reso tale dalla societ storica nella quale vive: non esiste l'uomo in astratto, ma l'uomo figlio e prodotto di una determinata societ e di uno specifico mondo storico (materialismo storico). Con questo riflesso d'ordine, apparentemente reale e concreto, Karl Marx rivaluta l'impostazione storicistica hegeliana, trasformandola per nel divenire, non di uno Spirito assoluto, ma della lotta delle classi nelle quali le societ del mondo reale sono state organizzate nel corso dei secoli. La determinazione principale che in tal modo acquista la riflessione marxiana si svilupper nella ricerca delle ragioni politico-economiche e nelle finalit economico-sociali che hanno costituito, costituiscono e costituiranno l'evoluzione ideologico-economica oggettiva delle societ umane storicamente considerate (nei loro rapporti di produzione e nelle loro relazioni economico-sociali).

in questo modo che la riflessione marxiana si incammina, attraverso il Manifesto e la Critica dell'economia politica, verso quell'oggettivazione dell'economico, di nuovo necessaria e necessitante, che costituir la struttura interpretativa del Capitale. Intanto Marx approfondisce la critica feuerbachiana alla religione, appunto nell'intento di sostituirne l'astratta e falsa oggettivit con un orizzonte d'oggettivit reale e positiva. Per questo il Dio falso ed astratto viene demolito a-teismo mentre lo stesso spirito religioso viene declassato a soggetto succedaneo del vero soggetto umano: solamente il rapporto con la razionalit scientifica e la relazione con le sue autonome determinazioni concrete (grazie alla graduale, difficile e faticosa, scoperta di finalit immanenti, naturali e necessarie) potr debellare il richiamo illusorio delle religioni e dissolverne l'annichilimento e la subordinazione umana pretesi.

Se nello spirito religioso l'uomo crede di risolvere immediatamente e totalmente il problema della propria sofferenza e della propria necessaria finitezza, attraverso la scienza esso dovr invece conquistare passo passo la propria anche dolorosa liberazione, nella concretezza dei propri sforzi di ricerca e nella realt di quelli pratici di effettiva liberazione dai condizionamenti e dalle forme di necessitazione naturali. Se quindi il concetto e la prassi di Dio nascono in un determinato contesto politico, economico e sociale storico, allora anche la liberazione da questa inutile e dannosa forma e sostanza di sottomissione e schiavit potr essere realizzata in una societ che abolisca qualsiasi ricorso al soprannaturale ed al sovradeterminante, dandosi come forma e sostanza di autoregolazione la comune e reale felicit collettiva. Lo spirito religioso infatti nasce come tentativo illusorio di risoluzione dei

-zia individuale e collettiva, attraverso il trasferimento completo di queste in un al di l non solo finto (la religione l'oppio dei popoli), ma anche utile a mantenere e conservare quelle strutture e sovrastrutture di illibert e diseguaglianza che al contrario rendono ineliminabile quella ingiustizia e quella infelicit. Sono quindi uno strumento per la perpetuazione del male e della sofferenza, piuttosto che un modo per il loro risolvimento e superamento. Cos nella prospettiva economicistica aperta dalla nuova impostazione marxiana la disalienazione religiosa richiede in anticipo e necessariamente la disalienazione economico-politica e sociale, ossia l'abbattimento della societ di classe e la costituzione di una societ di liberi ed eguali (la societ comunista). Ma per realizzare concretamente questo obiettivo rivoluzionario necessario orientare in senso eminentemente pratico la volont di trasformazione soggettiva (primato della prxis). Ora saranno i rapporti e le relazioni economiche a determinare il nuovo corso della storia (materialismo storico-dialettico).

Karl Marx, Tesi su Feuerbach, 1845.

Karl Marx, L'Ideologia tedesca, 1846.

7. La concezione materialistica della storia.

La determinazione, apparentemente reale ed oggettiva, del movimento della Storia attraverso le sue proprie fasi trapassa con Marx dalla oggettivazione di un Soggetto assoluto cos com'era nella speculazione hegeliana alla oggettivazione dell'unit dialettica di volta in volta sempre speciale e particolare (appunto storica) fra rapporti economico-politici e relazioni economico-sociali. Questa unit pu prevedere contraddizione fra rapporti e relazioni, cos com' nella societ borghese e capitalistica, oppure non prevederla, in quanto essa viene tolta dal reale movimento critico-pratico rivoluzionario, dove l'orizzonte della libert garantisce l'esecuzione reale dell'eguaglianza. Il divenire e procedere della Storia dunque un movimento reale e razionale non di uno Spirito assoluto, ma dell'incontro, della scomposizione e ricombinazione dell'intento dispositivo l'economia che si fa politica (organizzazione

e pianificazione sociale. Ci che viene costruito materialmente con lo sforzo e la fatica dell'uomo l'assoggettamento naturale ai propri fini di sopravvivenza e successivamente di arricchimento e potenziamento (dialettica bisognosoddisfacimento e produzione dei mezzi di sussistenza) e che viene organizzato nelle proprie relazioni ambientali, e che vale come struttura (economica, sociale, politica), trova un riflesso d'ordine e di pianificazione organizzativa in una sovrastruttura ideologica, all'interno della quale la prima trova giustificazione ed operativit pratica. Ma la storia dell'umanit si muove, si trasforma e progredisce, perch gli uomini organizzati nelle diverse societ storiche tendono ad incrementare progressivamente le forze produttive la molteplicit della potenza coordinata a dei fini modificando quindi anche gli originari rapporti di produzione, che tendono

Forze della produzione sono dunque le azioni trasformative degli uomini (la forza che diviene lavoro: la forza-lavoro), gli strumenti che affiancano queste attivit e le trasformano, finalizzandole in modo speciale e particolare (i mezzi di produzione), le ragioni scientifiche o le motivazioni tecniche che stanno alle spalle di questo connubio e che lo compongono, facendone un combinato-disposto. All'opposto rapporti di produzione sono tutte quelle determinazioni basilari, fondamentali ed essenziali che pretendono di dare forma e sostanza - quindi determinazione, orizzonte e scopo finale e reale all'insieme di quel combinato-disposto. Essi si immedesimano nelle identit specifiche di propriet dei mezzi di produzione (della terra, delle macchine, ...) e nella regolazione reciproca del loro uso o delle modalit di suddivisione e ripartizione degli effetti della produzione stessa (nella distribuzione dei prodotti e nella

I rapporti di produzione ambiscono a conservare se stessi la propria formalit ordinatrice mentre conservano la sottomissione e la soggezione della forze produttive la loro materialit finalizzata ed ordinata. Nello stesso tempo l'innovazione ed il potenziamento necessario delle forze della produzione tende a farle svincolare dai condizionamenti imposti ed a farle fuoriuscire dall'ordinamento predisposto. La combinazione dei rapporti di produzione con le forze produttive costituisce in un determinato periodo storico e in una specifica societ un determinato e ben definito modo di produzione. La base e la parte economica dell'asse diagonale sussistente fra organizzazione economica del lavoro e riflesso d'ordine politico costituisce invece la struttura del relativo modo di produzione. Il riflesso d'ordine politico e gerarchizzante costituisce invece quello spazio superiore di voluta conservazione ideologico-pratica (politica, giuridica e culturale) che prende il nome di sovra-struttura.

Secondo il punto di vista dell'idealismo storico la logica ideologica e reale del rapporto fra sovra-struttura e struttura impone che la prima voglia che la seconda ne determini l'attuazione dal basso, ma secondo l'ordinamento e la regolazione pensata dall'alto. Secondo il punto di vista del materialismo storico la logica reale dello stesso rapporto fa s che la seconda determini la prima, per l'eccedenza della sua potenza determinatrice (possibilit anti-tetica ad opera dello sviluppo delle forze produttive). Secondo il materialismo storico marxiano la base economica e produttiva costituisce il nucleo espressivo radicale ed originario, capace di imporre la logica dell'inveramento e dell'eventuale anche non voluto superamento. Dell'inveramento della forma costitutiva che da se stessa si legge in modo ideologico (cio astratto e separato) come libera, autonoma e direttiva e dell'eventuale superamento della stessa grazie all'egemonico reale del movimento di trasformazione stesso (indotto dallo sviluppo

Dal punto di vista marxiano non dunque la cultura in generale la teologia, la filosofia, l'arte, l'etica o la forma giuridica che elabora il diritto, od ancora l'espressione concreta della politica (i partiti ed i loro orientamenti) a determinare il movimento reale della direzione (la potenza in atto) economico-sociale, ma al contrario questo a determinare quelli, sia nel senso della loro comune e coordinata conservazione (e per il momento della loro dinamica conservazione), sia nel senso della loro rottura e sostituzione rivoluzionaria. Il motore dinamico che muove la storia della trasformazione sociale umana un motore dialettico: inveramenti e superamenti pratici sono dati dal gioco speciale e particolare dell'unit che si stabilisce fra rapporti e relazioni di produzione, in ultima analisi fra rapporti di propriet dei mezzi di produzione e sviluppo delle forze produttive. Certamente facile pensare

secondo sia indotto dal primo, ma altrettanto sicuramente si deve dire che il secondo a sostenere il primo in vita ed all'esistenza. Cos sino a che il primo salvaguarda il secondo, questo lo rispetta e lo conserva (funzionalmente); quando al contrario gli si oppone, limitandolo o costringendolo, allora il secondo se ne sbarazza pi o meno rapidamente per sostituirlo con uno pi adeguato ai propri scopi ed ordinamenti di libero ed autonomo sviluppo. L'anti-tesi rivoluzionaria delle seconde rispetto ai primi si risolve allora nella costituzione di una nuova forma di rapporti e di regolazioni. Infatti le nuove forze produttive sono sempre incarnate da una classe in ascesa, mentre i vecchi rapporti di propriet sono sempre incarnati da una classe dominante al tramonto. Lo scontro economico-sociale si riflette poi a livello politico, ideologico e culturale, inducendo rivoluzionari cambi d'orizzonte e di ideali.

Come nella Francia di fine Settecento le nuove forze borghesi entrarono in conflitto con i rapporti di propriet feudali, ingenerando il movimento rivoluzionario del 1789-93, cos ora al tempo di Marx lo sviluppo delle forze produttive indotte dalla borghesia stava dando luogo e spazio alla rottura rivoluzionaria dei rapporti di propriet borghesi: l'appropriazione esclusiva degli effetti della produzione sotto forma dei profitti, di propriet esclusiva dei capitalisti o degli associati finanziari (azionisti) rimetteva in questione la giustizia redistributiva degli stessi, mobilitando perci gli effettivi autori della produzione della ricchezza alle forme pi dirette di riappropriazione. La ricchezza economica era prodotta dall'organizzazione sociale che ruotava attorno alla forma delle fabbriche? Ad essa doveva quindi ritornare completamente. Era oramai chiaro che il conflitto ruotava attorno alla

La visione dell'inevitabile trapasso dalla societ borghese a quella comunista consente a Marx di applicare la legge della corrispondenza e della contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione alla scansione del divenire storico generale, sino a riprendere scientificamente le premesse della situazione a lui contemporanea. Egli viene cos delineando quattro grandi epoche, ognuna contraddistinta da speciali forze e rapporti produttivi, ordinamenti giuridico-politici e forme ideologiche. Esse sono: la primitivo-asiatica, la schiavisticoantica, la feudale, la borghese moderna, la futura socialista. L'ordine dei relativi e successivi superamenti costituisce pertanto nella visione marxiana la modalit del generale divenire storico. Questo sembra allora procedere da un'iniziale situazione di comunismo primitivo, per attraversare poi le fasi ed i momenti nei quali si attua una scissione e separazione (che ha al proprio culmine la divisione del lavoro e della

e pare concludersi finalmente nella ricostituzione dell'originaria unit perduta, negando con una rinnovata societ comunista quella scissione e separazione reciproca che aveva alla fine messo in capo alla propriet borghese dei mezzi di produzione l'interezza del processo di alienazione ed espropriazione (dei prodotti, dell'attivit, di se stessi e dei rapporti d'umanit con gli altri). Il movimento reale della storia porter quindi inevitabilmente e necessariamente alla realizzazione della societ comunista. Di fronte a questa ripresa dello spirito speculativo hegeliano, Marx conduce una serrata critica contro coloro che egli ritiene come gli ultimi epigoni del suo idealismo storico: i rappresentanti della Sinistra hegeliana. Cos nella sua Ideologia tedesca (1846) Marx procede alla negazione della forma separata d'orizzonte (l'idea della tradizione platonica), identificandola con l'astratta e falsa immaginaria libert ed autonomia del pensiero, scisso dalla realt dell'oggetto materiale (la natura sociale ed economica dell'uomo). Quello

persistenza di una coscienza inautentica, perch apparentemente e volutamente slegata dall'unit profonda che lega insieme in maniera dialettica rapporti e forze della produzione (economico-sociale). L'idea invece secondo Marx deve rimanere come ideazione un riflesso di questa unit. Gli ideologi tedeschi tutti i filosofi idealisti che lo hanno preceduto facendo valere la separatezza e la priorit di quell'orizzonte hanno invece scambiato la libert con una determinazione formale della quale non conoscono o approvano nascostamente il contenuto discriminatorio e in realt repressivo. Hanno quindi utilizzato l'idea per la propria sopravvalutazione determinante (gli intellettuali), autoglorificandosi nel cielo di una verit cristallizzata, in realt fredda ed inerte. E condannando come un Dio di nuovo in terra il comportamento o la riflessione sbagliata degli individui.

del processo effettivo dell'ideazione collettiva, essi ne hanno disintegrato la potenza e la possibilit realizzativa, efficacemente rivoluzionaria. L'hanno infatti sostituita con un orizzonte tanto arbitrariamente soggettivo, quanto realmente falso (ed in pi inefficace ed obiettivamente ininfluente). Essi non hanno quindi fatto valere altro che il senso materiale dei propri interessi esistenziali ed individuali: resisi poi consapevoli della propria inefficacia ed ininfluenza hanno adottato atteggiamenti reazionari, finendo per lo pi per aderire alla contro-rivoluzione preventiva dei gruppi dirigenti borghesi (cfr. le critiche del Manifesto alle forme non scientifiche di socialismo, 1848). Al contrario Marx tiene a far osservare come la radice dell'ideazione, come orizzonte collettivo di espressione, stia e sia da collocarsi stabilmente nel modo attraverso il quale la

affermare se stessa. dunque l'autoaffermazione di questa a determinare il riflesso dell'ideazione collettiva, non come pretendevano gli idealisti viceversa. L'orizzonte generale concreto del processo di ideazione collettiva raccoglie poi risultati sempre parziali e relativi, mai astrattamente universali. Essi sono infatti l'espressione del prorompere della molteplicit degli interessi, che possono trovare una sintesi sempre dinamica e sempre in movimento e trasformazione. La finalit dell'orizzonte generale dell'ideazione coincide poi con la realizzazione dell'ideale rivoluzionario di eguaglianza (annullamento della divisione sociale in classi): quest'ultima a muovere quella e non viceversa. Tale scopo non pertanto realizzabile attraverso quella sorta di autolimitazione ed autoneutralizzazione ideologica all'interno della quale cadono i giovani hegeliani, con la loro composizione di un sapere speculativo ed astrattamente universale, quanto piuttosto con quel reale sapere pratico che capace di attuare e portare a compimento quella spinta rivoluzionaria. Con il socialismo

8. La sintesi del Manifesto.

Nel Manifesto del partito comunista (1848) Karl Marx delinea la progressiva trasformazione della dialettica storica, nel passaggio dall'epoca borghese al futuro avvento della societ comunista. Per questo si preoccupa di mostrare la funzione rivoluzionaria delle stessa borghesia (contro la staticit funzionale dell'ordine feudale), nell'accentuazione dello sviluppo delle forze della produzione borghese (materiale, tecnica, intellettuale e culturale). Ma questa eccedenza della potenza produttiva rompe i limiti ed i condizionamenti stabiliti dai rapporti di propriet borghese, facendo entrare la societ borghese in un periodo di guerra interna generalizzata. Questa pu essere superata solamente qualora l'egemonia reale del movimento di trasformazione sociale rovesci il soggetto portatore degli interessi generali - il proletariato attraverso una durissima lotta di classe da una posizione subordinata ad una superiore e vincente, capace di affermare i valori generali

infatti la lotta fra le classi a costituire il motore dialettico e materiale del divenire e della trasformazione storico-sociale. Come in passato schiavi e liberi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, hanno via via incarnato nella storia l'affermarsi ed affossarsi dei diversi ed opposti sistemi di vita, cos oggi i proletari combatteranno a livello planetario per l'affermazione della societ comunista, in contrapposizione con la classe borghese, che li tiene come schiavi e soggetti alla dominazione del Capitale. Contro la rovina generalizzata dei rapporti umani e naturali il nuovo soggetto emergente si far allora portatore finalmente di interessi generali, non pi vincolati ed individuati su una pregiudiziale base d'esclusione e di privilegio. Sar in questo modo che esso porter a termine quel lungo processo rivoluzionario, che la stessa borghesia aveva iniziato con la

Ma per poter portare effettivamente a termine e felice compimento questo compito rivoluzionario la classe dei proletari deve sapersi unire ed organizzare, puntando ad uno scopo e ad una finalit oggettivamente consentita dallo stesso sviluppo delle forze produttive. Per fare questo essa deve saper reagire alle forze ed agli intenti che propongono una forma reazionaria e conservatrice di socialismo (socialismo reazionario), all'interno della quale si aboliscano romanticamente gli stessi modi di produzione borghese (socialismo feudale), ovvero li si limitino negli eccessi di accumulazione proprietaria (socialismo piccolo-borghese o alla Sismondi), ovvero ancora li si riferisca a diritti astrattamente generali (socialismo tedesco, o alla francese), che fanno sempre gli interessi della classe pre-borghese. Allo stesso modo la classe dei proletari deve saper aggirare

pretenderebbe di salvare il capitalismo, eliminandone solamente gli aspetti pi dannosi e negativi. Contro le apparenti soluzioni correttive proposte da Pierre-Joseph Proudhon la moltiplicazione della propriet privata fra i lavoratori Marx ribadir invece la soluzione rappresentata dalla sua piena e totale abolizione. L'ultimo degli abbagli e dei miraggi che la classe dei proletari deve saper oltrepassare quello rappresentato dal socialismo utopistico. Questo pretenderebbe che tutti gli uomini, indipendentemente dai propri e contrapposti interessi di classe, per il solo fatto etico di appartenere alla medesima specie umana, operassero insieme per il bene ideale dell'intera umanit (Saint-Simon, Fourier, Owen). Solo il socialismo scientifico invece riconosce l'importanza ed il valore antagonistico e realmente generale del soggetto rivoluzionario proletario, sapendo inoltre individuare i reali meccanismi del divenire storico e della trasformazione rivoluzionaria dell'economia, della societ e della politica

Karl Marx, Manifesto del Partito Comunista, 1848.

Karl Marx, Per la critica dell'economia politica, 1859.

9. Il Capitale.

Proprio per individuare materialmente e criticamente questi orizzonti, ideali, metodi e strumenti Karl Marx immerge se stesso nello studio e nella ricerca dedicata alla scoperta dei meccanismi dialettici dell'economia politica borghese. All'interno di questa vige l'assunto dinamico per il quale tutto ci che viene creato attraverso la produzione e lo scambio viene determinato come dotato di un certo valore (appunto d'uso o di scambio). Se l'economia politica classica considera la variazione di valore dovuta al desiderio di profitto una forma costituita principalmente dalla sostanza dello scambio commerciale delle merci (tutto ci che pu essere venduto e trasferito), la posizione critica di Marx si appunta invece sul primato delle virt produttive su quelle di scambio (valore d'uso e di consumo). Stabilita la variabilit storica dei modi di produzione e riproduzione sociale, Marx pu dunque demolire

-sizione classica, che pretendeva di trovare una legge universale ed acronica per il movimento e la valorizzazione economica generale. In modo particolare l'economia borghese non poteva essere considerata come una realt definitiva, dotata di una struttura stabile e non contraddittoria, proprio perch al suo interno vigeva la differenza dialettica fra forze della produzione e rapporti di produzione (di propriet). Era proprio questa differenza a rappresentare una possibile contrapposizione fra due opposte tendenze ed a costituire il possibile passaggio ad un nuovo tipo di societ, la societ comunista. Nella societ e nel modo di produzione capitalistico l'oggetto prodotto, distribuito e scambiato viene creato dalla forza espressa dal salariato trasformata in lavoro finalizzato. Esso viene pertanto quantificato nel proprio valore conclusivo dalla

Secondo la legge della domanda e dell'offerta dei beni un oggetto pu avere poi un prezzo superiore od inferiore al suo valore reale. Ma il prodotto rimane sempre l'effetto di un lavoro e dell'impiego delle forze produttive (e delle relazioni di queste con i rapporti di propriet). Esso non pu quindi essere considerato come un'entit separata in-s e per-s preda del rapporto fra agente capitalistico (nascosto e superiore) e cliente (apparentemente indipendente, funzionalmente dipendente). Senza essere dunque funzionale ai bisogni di auto- ed etero-riconoscimento sociale (feticismo delle merci) l'oggetto in realt rivela e dimostra le modalit di costruzione ed auto-costruzione di una determinata societ. In particolar modo nella societ capitalistica l'oggetto-merce viene prodotto non tanto, o non solo, per soddisfare i bisogni e le necessit materiali e/o psicologiche degli esseri umani in generale,

-lizzando questi per realizzare un desiderio di profitto. L'economia e la societ capitalistica una totalit organica mossa e finalizzata alla realizzazione del profitto. Essa quindi rivela la logica astratta (ma anche reale nella propria astrattezza) del denaro: dal denaro che come l'Idea hegeliana crea e fa essere ogni cosa dotata di valore (il salariato insieme all'oggetto prodotto e scambiato), alla natura della produzione la forza del salariato, che deve essere convertita in lavoro sino al denaro che riprende se stesso, attraverso la continua accumulazione del capitale presso l'agente capitalista (vero e proprio motore immobile separato), ottenuta appunto con la continua rincorsa al profitto (continua massimizzazione del profitto). Il denaro non pi quindi uno strumento per la produzione e la circolazione delle merci (M-DM), ma un fine in se stesso (D-M-D'). Ma come si realizza

Esso non si realizza nello scambio, perch nello scambio rimane come strumento invariabile (a parte la dinamica dei prezzi) per contenuti che si riequilibrano continuamente. Esso al contrario si realizza principalmente nella produzione. Il capitalista infatti assegna al salariato un corrispettivo pari non al valore dell'oggetto prodotto, ma equivalente a ci che gli consente di conservare la propria forza-lavoro ed a riprodurla nel futuro (tendenzialmente nelle condizioni materiali pi basse possibili, stante l'eccesso demografico e la sovrabbondanza di manodopera). Tutto ci che gli sottrae un plus-valore per se stesso e la propria accumulazione. quindi questo plus-valore sottratto al salariato non ricavato dall'oggetto-merce a costituire la potenza non l'atto finale - del profitto. Il capitalista infatti compra la forza-lavoro del soggetto pagandola come una merce: al valore corrispondente alla

lavoro atta a farla essere, alla quantit di lavoro che gli serve per acquistare i beni che gli consentono di sopravvivere e di continuare a produrre. Il proprietario dei mezzi di produzione costringe quindi l'operaio a vendere la propria forza-lavoro alle minime condizioni di esistenza possibili. Nello stesso tempo egli investe con continuit nell'aumento e nel miglioramento delle capacit produttive (capitale costante). Cos tende a migliorare costantemente il capitale variabile investito nel pagamento dei salari (spingendo verso il basso le condizioni di assunzione), mentre spende continuamente per il perfezionamento del modo produttivo. Per spende di pi di quanto guadagni sottraendo continuamente plus-valore (pluslavoro gratuito) all'operaio: tende cos a perdere progressivamente sempre di pi (caduta tendenziale del saggio di profitto). Per poter risolvere questo problema il

-nuare sempre e comunque a comprimere sempre di pi le condizioni salariali e di diritto degli operai, procedendo molto al di sotto delle minime condizioni materiali di sopravvivenza. Cos egli tenta prima di aumentare la giornata lavorativa (plusvalore assoluto), poi di qualificarne la produttivit, accelerando i ritmi produttivi (plus-valore relativo). Per fare questo deve introdurre strumenti di ausilio e di sostituzione al lavoro dell'operaio, vincolando quest'ultimo a forme via via pi complesse ed alienanti di produzione. Prima procede all'aggregazione del lavoro individuale (cooperazione semplice), poi introduce le prime macchine con funzione di ausilio alla forza meccanica dell'uomo (manifattura), infine sostituisce totalmente il lavoro dell'uomo con la macchina (grande industria), organizzando e pianificando la totale strumentalizzazione dell'azione umana agli scopi ed alle

estrarre la maggior quantit possibile di plus-valore relativo ed assoluto. La macchina ferma restando la sua relativa semplicit gli consente poi di utilizzare forza-lavoro semplificata (donne e bambini), pi facilmente comprimibile nei propri diritti e nelle proprie condizioni lavorative (cfr. l'Inghilterra descritta dai romanzi di C.Dickens). L'aumento della produttivit, combinata con uno squilibrio nel rapporto fra offerta e domanda di merci dovuta anche al progressivo impoverimento della forza-lavoro porta per alla caduta dei prezzi assegnabili alle merci e quindi dei relativi profitti. In risposta a questa situazione di sovrapproduzione il capitalista distrugge le forze produttive ed i suoi risultati (i prodotti e il lavoro), per riequilibrarle al livello determinato dalla legge della domanda e dell'offerta: distrugge quindi i prodotti dell'attivit lavorativa e l'attivit lavorativa stessa, ampliando la disoccupazione (esercito industriale di

Alle crisi di sovrapproduzione il capitalista pu rispondere anche ampliando i mercati ed espandendo cos la richiesta di beni soddisfacibile dalla propria capacit produttiva, diminuendo il costo delle materie prime, ponendo sotto il proprio controllo il loro mercato di produzione e di scambio, oppure per l'appunto diminuendo i costi di produzione. Da un lato quindi strumentalizzando la stessa forza dello Stato all'esterno imperialismo e nazionalismo concorrenziale ed all'interno con opportune leggi antisindacali ed antidemocratiche. Ma anarchia produttiva, libera concorrenza e cicliche crisi di sovrapproduzione, insieme alla tendenza alla caduta del saggio di profitto, dilatano lo spazio della differenza e della polarizzazione antagonistica all'interno della societ capitalistica, fra i capitalisti da un lato (in via di rapido autoassorbimento) ed i proletari dall'altro (in via di rapida

Carlo Cafiero - Karl Marx, Compendio del Capitale (I), 1879.

Karl Marx, Salario, prezzo e profitto, 1865.

10. La rivoluzione e la dittatura del proletariato.

Di fronte alla situazione di crisi del capitalismo industriale avanzato vi sono due modalit di risoluzione, entrambe possibili: da un lato si pu accentuare il valore dell'immedesimazione fra Capitale e Stato, attuando una dittatura dello stesso, che assoggetti la produzione nazionale ai dettami ed agli indirizzi del capitale nazionale e dell'amministrazione politica dello stesso. Questa fu la via che presero l'Italia e la Germania, subito dopo la prima guerra (effettivamente inter-capitalistica) mondiale, con forme nazionalizzate di socialismo di stato (fascismo e nazionalsocialismo). A queste forme reazionarie attuatesi storicamente come preventive contro-rivoluzioni si oppone per l'altra via, indicata da Marx: quella della rivoluzione proletaria. Qui la negazione astratta (ma reale nella sua astrazione) costituita dal processo di concentrazione del

e ribaltata dalla negazione della negazione. Questa non ristabilisce la propriet privata, ma invece la propriet individuale fondata sulla conquista dell'era capitalistica, sulla cooperazione e sul possesso collettivo della terra e dei mezzi di produzione prodotti dal lavoro stesso. (Capitale, I, 3). L'identit assoluta e necessariamente negativa (Stato e Capitale, Capitale e Stato), che avrebbe assoggettato nel corso del XX secolo la generalit delle masse popolari italiane e tedesche (o spagnole) viene dunque rovesciata e ribaltata dalla concezione e dalla prassi rivoluzionarie dell'infinito aperto, creativo e doppiamente dialettico. Nella e per la rivoluzione comunista la libera determinazione individuale rimane fondata all'interno del comune orizzonte di un'eguaglianza reale, che offre sostanza concreta ed universale all'opera umana e naturale.

Il passaggio dalla societ capitalistica a quella comunista avverr con la trasformazione radicale del potere politico ed insieme economico e sociale. Forme di democrazia diretta ed immediata costituiranno subito organismi produttivi, di scambio e deliberativi (socializzazione dei mezzi della produzione e dello scambio), all'interno dei quali si abolir qualsiasi divisione del lavoro e gerarchizzazione della societ in classi, annullando insieme qualsiasi forma e sostanza di propriet privata ed esclusiva dei mezzi di produzione (individuali o statali). Questa prospettiva rivoluzionaria destituisce quindi, insieme, poteri individuali e privati, cos come nega riconoscimento alle forme giuridico-politiche e ideologiche dello Stato, inducendo queste ultime ad una forma di estremo irrigidimento e violenza (fisica, morale e sociale). Alla reazione delle forze borghesi il proletariato risponder a seconda delle

-zioni presenti in ciascun paese. In ogni caso il compito del proletariato non potr e non dovr assolutamente essere quello di sostituirsi alla guida dello Stato borghese ed alle sue istituzioni, pena la caduta e il rapido ricapovolgimento (repressione e negazione) del movimento rivoluzionario stesso (cfr. repubblica di Weimar e movimento spartachista). Lo Stato moderno stesso infatti la creatura la sovrastruttura degli interessi convergenti della borghesia. Cos di fronte alla difesa assoluta da parte dello Stato difesa alla morte dei suoi interessi e delle sue istituzioni, la rivoluzione comunista dovr controbattere con una offesa ancora pi grande, con una sottrazione totale dei suoi poteri: con la dittatura del proletariato, come via di accesso alla democrazia assoluta e totale della societ comunista. Per sua virt il proletariato si instaura come soggetto assoluto della societ, pronto a

procedere dai poteri opposti. In questo modo il proletariato attuer la dittatura della maggioranza (in via di estensione alla totalit), contro la precedente dittatura della minoranza (tesa oramai a scomparire). Esso non dovr quindi prendere il posto di quest'ultima del potere dello Stato quanto piuttosto tenere aperto ed estendere, sino ad un'apertura universale, un rigido, ma transitorio passaggio. Esso dovr essere assoluto, per non esserlo pi (auto-estinzione dello Stato). Dovr avere il massimo della determinazione possibile e reale, per trasformare in reale il possibile. Dovr perci trasformare, riducendo e capovolgendo, la necessit (lo scopo finale della reale eguaglianza) in aperta ed eguale libert, trasformando e ricapovolgendo i rapporti dialettici fra gli individui e le persone. Per questo ideale esso dovr allora compiere un atto di autoeducazione e di proposta all'universale riconoscimento.

11. Le fasi della futura societ comunista.

Contro la nazionalizzazione delle propriet, proposta dalla tradizione socialista a lui precedente, nei Manoscritti economico-filosofici (1844) Karl Marx sottolinea invece l'importanza della persistenza di una libera determinazione individuale, esercitata all'interno dell'orizzonte collettivo d'eguaglianza. Con la nazionalizzazione delle propriet invece il singolo proletario cede allo Stato la propria relativa eguaglianza (e libert), uniformandosi ad un orizzonte di soggezione assoluta (istituzionale e lavorativa). Cos la nazionalizzazione invece che abbattere lo Stato capitalista lo assorbe e lo integra a se stesso, nel proprio stesso ordine gerarchico e strutturale. Con il sovrappi, anzi, di una generale forma di soggezione ad un nuovo assoluto immediatamente presente ed operante, che ha preso il posto del precedente. Viene cos a formarsi una burocrazia di partito, che utilizza tutti

-sata (predazione), fornendo agli esclusi dal potere l'unica rivalsa dell'annientamento reciproco e della reciproca strumentalizzazione (prostituzione generalizzata). La nazionalizzazione delle propriet dunque fondata cos com' ancora sulla categoria dell'avere - una forma di comunismo rozzo ed inautentico, non effettivamente emancipatore. Il vero comunismo all'opposto quello che fa decadere la categoria dell'avere (e dell'uso e consumo personale), per ripristinare quella dell'essere e del fare idealreale. Esso l'uomo nuovo: l'uomo aperto e libero, creativo e dialettico, nelle relazioni di reciproca libert ed eguaglianza che intrattiene con gli altri uomini e donne, con la natura stessa in generale. nella Critica del programma di Gotha (1875) che tale progetto auto-educativo ed emancipatorio si fa strada e si sviluppa, assumendo per il primo momento precedentemente

assumendo per il primo momento precedentemente criticato come fase di passaggio al secondo. Nella prima fase si ha effettivamente una generale sottomissione al potere economico, sociale e politico del nuovo Stato, per cui tutti i cittadini-proletari sono salariati al servizio dello Stato stesso, pagati per la effettiva e reale quantit di lavoro prestato (senza la sottrazione del plus-valore). In questa condizione di eguaglianza distributiva non vengono per qualificate e valorizzate le effettive differenze personali, familiari e sociali. Per valorizzare quella differenza che fa libert (di riconoscimento e di prestazione) sulla precedente condizione di eguaglianza si innesta allora una forma sostanziale di richiesta secondo capacit e di corresponsione per bisogno: Ognuno secondo le sue capacit, a ognuno secondo i suoi bisogni. Allora la forza del lavoro inalienato (lavoro vivo) sar il fondamento della nuova societ comunista.

Karl Marx, La guerra civile in Francia, 1871.

Karl Marx, Critica del programma di Gotha, 1875.

12. Il pensiero di Engels.

Friedrich Engels (1820-1895) accompagna l'ideazione e la stesura dei testi marxiani pi importanti (cfr. Manifesto), sviluppando in modo particolare il materialismo dialettico del filosofo di Treviri nella direzione di una definizione dialettica dell'intero ambito e movimento evolutivo naturale (dialettica della natura). Anti-positivista il suo Anti-Dhring del 1878 viene ricordato anche per la stesura di Feuerbach e la fine della filosofia classica tedesca (1886) e per il suo testo classico, Dialettica della natura (1883). Engels estende la struttura dialettica marxiana dalla storia sociale a quella naturale, intendendo definire e determinare le leggi dell'evoluzione e del movimento naturale. La dialettica fra rapporti e relazioni di sviluppo, orizzonti di spiegazione ed ideali finalistici viene utilizzata da Engels per dare quindi determinazione propria ed autonoma alle forze naturali, per

modalit di autorganizzazione e quelle di sviluppo e di progressiva trasformazione legge della conversione della quantit in qualit (e viceversa) attuate attraverso superamenti dialettici legge della compenetrazione degli opposti e legge della negazione della negazione. In questo modo lo spazio-tempo dell'evoluzione naturale viene sottratto alle forme antropocentriche e positivistiche, per mostrarne e dimostrarne i momenti, le fasi e le finalit autonome (cfr. C.Darwin, L'origine delle specie). In questo modo ancora viene come ricostituita una regola ferrea della necessit, all'interno della natura, che sar capace di conservare il movimento sempiterno della materia, oltre le apparenti crisi definitive ed a superamento delle stesse. Come la storia umana animata dall'interno dalla lotta e contrapposizione fra le classi, cos la storia naturale stessa dimostra la presenza e l'eternit di una spinta e di un impulso progressivo e rivoluzionario. Sta all'uomo riconoscere questa interiore necessit, per ritrovare nell'azione pianificata secondo un fine proprio la propria libert.

Friedrich Engels, Principi del Comunismo, 1847.

Friedrich Engels, Anti-Dhring, 1878.