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Nove argomenti di carattere scientifico a supporto della pericolosit della cannabis e dei suoi derivati

(tratto da Cannabis: Approfondimenti a cura del Prof. Gilberto Gerra)

1. La cannabis utilizza siti di legame (recettori) sulle cellule del cervello deputati allazione delle molecole naturali delleuforia, del benessere e della motivazione. Il principale agonista endogeno dei recettori della cannabis, tra quelli sino ad oggi individuati, una amide, un derivato dellacido arachidonico: tale molecola, prodotta naturalmente dai nostri neuroni, stata chiamata anandamide, prendendo a prestito il nome dalla dea Ananda che, nelle religioni orientali, sarebbe deputata alla percezione della euforia, della felicit e in particolare di quello stato danimo che associa insieme una condizione di benessere, di euforia, con una condizione rilassante e tranquillizzante (Piomelli, 2001). Dunque tali cannabinoidi endogeni sarebbero deputati alla percezione, non delleuforia che si accompagna ai momenti di preallarme, alla disposizione ad affrontare uno stress, un conflitto o una prova, ma al ritorno alla serenit e alla tranquillit dopo aver affrontato con successo un impegno o una difficolt.

2. Lesposizione alla cannabis desensibilizza i recettori, non solo nei confronti della droga assunta dallesterno dellorganismo, ma anche dei cannabinoidi prodotti in modo naturale allinterno del cervello. La esposizione protratta alla cannabis ha mostrato, con lo sviluppo di una condizione di tolleranza, la riduzione della sensibilit non solo verso lagonista esogeno, il tetra-idrocannabinolo metabolita della marijuana, ma anche per lagonista naturalmente presente nel cervello.

Anche se occorre cautela nel trarre considerazioni sulluomo rispetto a questi studi condotti nellanimale da esperimento, si pu facilmente immaginare che la riduzione della capacit di legame dei recettori per lanandamide, il cannabinoide naturale, possa fornire il substrato biochimico a quella che stata definita la sindrome a-motivazionale connessa al fumo di marijuana: una sorta di anedonia, apatia e difficolt al coinvolgimento in tutte le condizioni che possono impegnare lindividuo nel raggiungimento delle gratificazioni quotidiane. A condurre a questo stato di disinteresse contribuirebbe appunto la desensibilizzazione dei recettori per le sostanze cannabinoidi naturali prodotta dalla cannabis assunta per un certo periodo. 3. La cannabis induce dipendenza, lasciando una traccia biochimica sul cervello simile a quella indotta da tutte le altre sostanze dabuso Anche la cannabis pu svolgere un ruolo addittivo, manifestando la capacit di indurre addiction, dipendenza, come avviene per diverse altre sostanze dabuso (Rosenberg and Anthony, 2001). La cannabis, in questo modo, lascerebbe una traccia biochimica persistente sul sistema, provocando il comportamento addittivo, anche indipendentemente dallespressione di una vera e propria dipendenza fisica (Copeland et al., 2001). 4. La interruzione dellassunzione di cannabis provoca astinenza, spesso in forme subdole e non riconosciute come tali. La complessit delle alterazioni provocate dalla cannabis sulle aree pi importanti del controllo del comportamento e della motivazione appare tale da non permettere di sottovalutare i rischi di una esposizione continuativa o di una dipendenza dalla marijuana.
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A questo proposito, una forma spesso indecifrabile di dipendenza psicologica, con i correlati biologici di cui si detto, conduce il consumatore di cannabis, in particolare i soggetti affetti da una preesistente vulnerabilit, a provare un indistinto stato di malessere durante lastensione dalla sostanza, con la conseguenza dellinduzione a reiterare lassunzione dei cannabinoidi. Tale quadro di astinenza caratterizzato da una condizione di distress, irritabilit e ansia che sosterrebbe il craving (desiderio impulsivo) per la cannabis, proprio in relazione a una ricerca di sollievo rispetto allincapacit di adattarsi ai fattori stressanti (Copeland et al., 2001; Kobayashi et al., 1999). A seconda delle caratteristiche individuali, il paziente lamenter disforia, apatia, ansia o maggiore suscettibilit alla noia, in altri casi irritabilit e senso di vuoto, oppure una forma di inadeguatezza alle relazioni, tutte condizioni psichiche tali da provocare un nuovo ricorso alla sostanza, anche a distanza di diverse settimane dallultima assunzione. 5. La cannabis altera la trascrizione dei geni delle cellule del cervello Agendo sui recettori dei cannabinoidi endogeni il THC, cio il metabolita della cannabis, riesce a modulare la trascrizione di alcuni geni, attraverso una azione sulle proteine che appunto permettono o reprimono lespressione di alcune porzioni geniche (Porcella, Gessa and Pani, 1998). questa modulazione della trascrizione del gene che manterrebbe il sistema della gratificazione e il neurotrasmettitore dopamina in uno stato di persistente attivazione, rendendo il soggetto esposto alla cannabis ipersensibile agli stimoli droga-correlati e pi vulnerabile alla ricaduta nelluso delle droghe anche a distanza di anni. 6. La cannabis induce disfunzioni della capacit di ragionare, della memoria e alterazioni della psiche e del comportamento
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Una disfunzione delle capacit cognitive, della memoria, in particolare dellabilit a focalizzare sui concetti, e un vero e proprio appiattimento del pensiero sono stati evidenziati nei consumatori di cannabis, documentando anche che la reversibilit di questi disturbi richiede un tempo tanto pi esteso, quanto maggiore stata lesposizione alla sostanza (Solowij et al., 2002). In relazione ai disturbi suddetti, un quadro di progressivo isolamento rispetto ai coetanei, un disinteresse alle relazioni affettive e sessuali, un abbandono dellattivit sportiva o ricreazionale spesso si presentano proprio nei soggetti che hanno assunto la sostanza al fine di ottenere una maggiore socializzazione e una maggior capacit di coinvolgimento nei rapporti interpersonali. 7. Il sistema dei cannabinoidi endogeni coinvolto nella patogenesi della schizofrenia e luso di cannabis pu indurre disturbi psicotici Reiterate segnalazioni suggeriscono che il sistema dellanandamide, cio dei cannabinoidi endogeni, sia coinvolto nel controllo degli impulsi, nel sistema delle inibizioni e nel determinare lidentit della persona. Una disregolazione del sistema dellanandamide, avrebbe un ruolo fondamentale nellesordio di una tipologia di schizofrenia. I disturbi psicotici, presenti in qualche caso nei consumatori di cannabis, non sarebbero indotti dalla cannabis in modo diretto, ma fatti emergere in soggetti predisposti a causa della desensibilizzazione del sistema inibitorio dellanandamide. In questo modo, individui nei quali il disturbo psichiatrico sarebbe rimasto permanentemente a uno stadio sub-clinico, attenuato, e compatibile con un normale funzionamento sociale, sviluppano invece gravi forme cliniche con allucinazioni, isolamento sociale e pensiero paranoide strutturato, a causa dellesposizione alla cannabis.

8. La cannabis una gateway drug: facilita il passaggio alleroina e alle altre droghe in diversi modi. Il passaggio dallimpiego di cannabinoidi allassunzione di oppiacei non obbligatorio, ma estremamente frequente (Fergusson and Horwood, 2000). Se le ragioni di questo elevato rischio possono ricondursi a motivazioni di ordine culturale e clinico, non si possono ignorare oggi le evidenze farmacologiche in questo ambito. Da un lato, infatti, il paziente consumatore di cannabis apprende dalla stessa ad ottenere effetti psicoattivi e ricorrer alleroina, in diversi casi, semplicemente per medicare in modo pi intensivo i propri disturbi psicologici e comportamentali. In altri casi, la necessit delleroina sar finalizzata ad attenuare lo stato disforico e i disturbi indotti dalla cannabis. 9. Alcuni adolescenti sono a maggior rischio di altri, per ragioni ambientali e genetiche, rispetto allassunzione di cannabis. Appare con sempre maggior chiarezza che, nonostante i cannabinoidi siano dannosi per tutti i soggetti esposti per un tempo consistente, alcune tipologie di individui presentano una specifica vulnerabilit per lo sviluppo di esiti problematici, vere e proprie psicopatologie o gravi forme di dipendenza: a concorrere alla costituzione di tale vulnerabilit sarebbero sia i fattori genetici, la storia biologica del soggetto e i fattori ambientali e relazionali: gli studi sulle famiglie mostrano come, per la cannabis, il rischio della vulnerabilit sia fortemente connesso con lambiente familiare, oltre che con una predisposizione di carattere genetico (Tsuang et al., 1998). Studi su studenti delle scuole superiori (14-19 anni) hanno ripetutamente documentato che gli adolescenti disponibili al consumo occasionale di droghe illegali, in particolare della marijuana, anche quelli definiti minimal experimenters che ancora non hanno sviluppato forme di uso continuativo, abuso o
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dipendenza dalla cannabis, presenterebbero condizioni problematiche del temperamento e della personalit, verosimilmente connesse con lo stato di vulnerabilit a cui si accennato: il temperamento che spinge alla ricerca di novit e sensazioni forti, la propensione allaggressivit e il maladattamento sociale accompagnano la disponibilit a provare la cannabis (Gerra et al., 1999; Gerra et al., in press). Nello stesso campione di studenti, la facilit a continuare luso di marijuana con linstaurarsi del consumo abituale, viene rilevata in relazione a una ridotta percezione delle cure paterne e materne durante linfanzia, suggerendo che le problematiche dellattaccamento parentale, alla base di uno sviluppo equilibrato della personalit, possano influire significativamente sulla vulnerabilit per i disturbi da uso di sostanze.