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Gayle Rubin: dal pensiero della differenza al sistema sesso-genere I- Introduzione I.

.I La seconda ondata del femminismo, il pensiero della differenza e Gayle Rubin Secondo la partizione proposta da Franco Restaino1, Gayle Rubin e i suoi studi possono essere inseriti nell ampio e variegato contesto della seconda ondata del femminismo, situabile all incirca tra il 1968 e il 1980. In quel periodo la condizione femminile, in particolar modo nei paesi occidentali, era, ad un secolo di distanza dalla prima ondata del femminismo, sostanzialmente migliorata: la parit giuridica con gli uomini nei diritti politici fondamentali era stata sostanzialmente raggiunta, come pure quella economica nel mondo del lavoro, anche se non in maniera completa2. Rimanevano per, aperte ed insolute, altre questioni come il lavoro domestico, la cura dei figli e della famiglia e una tensione di fonda nei rapporti con gli uomini(specialmente nella sfera matrimoniale), non risolta con la legalizzazione del divorzio, e soprattutto limmagine di inferiorit della donna pubblicizzata in tutte le forme e con tutti i mezzi3. Da questa feconda contraddizione nasce lo strappo, ormai definitivo, tra femminismo delluguaglianza femminismo della differenza: se il femminismo delluguaglianza si concentra sullemancipazione della donna e sulla rimozione delle differenze che la relegano in una condizione subordinata, ponendosi come obiettivo laffermazione di una soggettivit universale, neutra ed egualitaria, il femminismo della differenza ritiene invece necessario insistere sul carattere incarnato e sessuato del soggetto, valorizzare le diversit della donna, affermando la sua radicale estraneit ai modelli sociosimbolici della societ patriarcale. Il confronto tra queste due prospettive anche il confronto tra due paradigmi filosofici differenti: da un parte quello umanista e razionalista, dallaltra quello della crisi, vicino agli ambiti post strutturalisti e alla psicanalisi4. La generazione di donne che da vita a questa seconda ondata composta da studentesse e laureate che si impegnano a trovare una soluzione ad un quesito che, sotto altre forme, si ripropone anche oggi: perch permane immutata, nonostante il riconoscimento ufficiale della parit in ampi settori della vita sociale, la loro condizione di sostanziale subordinazione rispetto agli uomini. Perch una volta aboliti la loro esclusione dal diritto al voto e lo sfruttamento economico, divenute cio, in quanto cittadine di societ occidentali e democratiche ed economicamente avanzate, formalmente pari agli uomini, di fatto non lo sono, mentre continua il domino maschile nella societ e nella famiglia?5. I punti nodali del nuovo discorso femminista sono dunque linterrogazione sulle cause della non coincidenza tra uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale nella condizione femminile e sul perch la prima non sia riuscita a scalfire la violenza esercitata sul piano culturale nonch nel foro privato dagli uomini sulle donne e il predominio assoluto di quelli nella sfera pubblica. N lopzione liberale (che prevedeva la conquista dei fondamentali diritti civili e politici, effettivamente ottenuti) n lopzione socialista (molte donne avevano ottenuto lindipendenza economica, non erano direttamente sfruttate dal padrone, dal capitale o dal sistema) n l opzione di emancipazione delle minoranze razziali ( che non erano pi sfruttate n, almeno formalmente, discriminate n dal punto di vista del lavoro salariato n della successiva gerarchizzazione razzista) riuscivano a rispondere a queste nuove domande n avevano gli strumenti adatti per muoversi allinterno di questa nuova contraddizione. Questa nuova generazione di femministe diede invece una risposta radicale, che si richiamava cio alle radici delloppressione della donna: alle radici del predominio dei maschi, della subordinazione delle donne, secondo le femministe pi avanzate della seconda ondata, non c lo sfruttamento economico e neppure lesclusione dai diritti politici e civili, quanto una supremazia assoluta nella sfera della sessualit e della riproduzione, nella quale una differenza biologica, anatomica, fisiologica, sessuale nel senso letterale del termine, viene trasformata dagli uomini,

con tutti i mezzi fino alla violenza pi brutale (lo stupro e/o la minaccia di esso, sempre incombente su ogni donna), in differenza di ruoli sociali o familiari, di genere che impone alla donna un ruolo subordinato alluomo6. Il perno principale, sia teorico che pratico, di questa nuova ondata di rivendicazioni dunque la destrutturazione e labbattimento della gabbia che unisce sesso (cio maschio e femmina intesi come due diversi dati, in senso anatomico, biologico o genetico) e genere (cio la costruzione socio culturale dei diversi ruoli che uomini e donne devono ricoprire). Volendo restringere ancora le coordinate entro cui si muove la Rubin, possiamo individuarla entro il femminismo radicale statunitense del periodo 1968- 75. Al centro delle riflessioni di queste pensatrici, fortemente influenzate in questo da Simone de Beauvoir e dal suo Il Secondo Sesso , c linterrogazione sulla sfera della sessualit intesa come domanda sullorigine e natura dellinferiorit della donna e sul suo ruolo subordinato alluomo nel sistema di potere (patriarcale) da lui istituito7. Questa nuova ondata fa i conti con le tradizioni e i movimenti socialisti e marxisti, al cui interno le donne vedono riprodursi i meccanismi di potere e gerarchizzazione che criticavano nella societ borghese, nel sistema, e con la tradizione psicanalitica, di cui contestano la teoria della sessualit secondo la quale linferiorit della donna sarebbe il riflesso di un destino immutabile8. Un importante elemento di rottura di questa seconda ondata rispetto alla prima l accentuazione della dicotomia uomo- donna vista come una condizione in cui tutti gli uomini sono oppressori di tutte le donne: una visione che rende difficilmente praticabili alleanze e strategie con uomini, consentite invece sia nel femminismo liberale sia in quello socialista9. Non ci sono le condizioni di possibilit, in questo periodo, per esperienze come quelle della coppia John Stuart Mill- Harriett Taylor oppure come quella di Simone de Beauvoir con Jean Paul Sartre oppure del percorso interno al movimento comunista russo nel primo ventennio del novecento russo di Aleksandra Kollontai10. Almeno nel periodo iniziale del femminismo radicale i pensatori uomini non possono essere n riconosciuti n accettati come alleati n sul fronte teorico n sul fronte delle lotte di liberazione. Note 1 A. Cavarero, F. Restaino, Le filosofie femministe, Bruno Mondadori Editore, Milano 2002 2 Ivi, p. 31. 3 Ibidem. 4 R. Pompili, Antropologia e femminismo contemporaneo. Elementi del dibattito teorico. (Dispensa distribuita nellambito del Corso di Cultura di Genere e delle Pari Opportunit promosso dal Dipartimento Uomo e Territorio dellUniversit di Perugia). A tal proposito, oltre che la suddetta disputa filosofica, individuabile una disputa, sempre filosofica, tra la tradizione liberale, che vede il soggetto di diritto universale e universalizzabile e gli studi che da vari punti di vista, postcoloniali, post- strutturalisti, criticano il soggetto liberale dei diritti. Senza considerare poi se la donna possa essere assimilato al soggetto di diritto cos come elaborato nella tradizione occidentale: individuo libero, proprietario, maschio. Riguardo a questo tema, e riguardo al rapporto tra donne e diritto in genere, si sono espresse molte giuriste o filosofe del diritto quali C. Smart, F. Olsen, E. Wolgast e C. Pateman con la sua teoria del contratto sessuale. Per unesaustiva visione dinsieme si veda T. Pitch, Diritto e Diritti e Tess e Io. Differenze e disuguaglianze nella differenza, raccolti insieme nel Capitolo III- La lettura femminista del testo I diritti fondamentali: differenze culturali, disuguaglianze sociali, differenza sessuale, pp 61- 140. 5 A. Cavarero, F. Restaino, op.cit., p.32. 6 Ivi, pp.32-33. 7 Ivi, p.34. 8 Ivi, p.35.

9 Ibidem. 10 A. Kollontai partecip alla rivoluzione russa dopo una militanza, nei primi decenni del novecento, nel movimento socialista e comunista. In seguito alla rivoluzione del 1917 e alla presa di potere del Partito Bolscevico, cui si era unita nel 1915, divenne, prima volta nella storia per una donna, Ministra dellAssistenza Sociale. Ricopr questo ruolo sino al 1922, quando le sue iniziative in favore dellemancipazione delle donne incontrarono tali e tante resistenze e ostilit da costringerla a dare le dimissioni per svolgere il ruolo di ambasciatrice allestero. I.II Una breve retrospettiva: genealogia del concetto di genere Margaret Mead la prima, tra gli antropologi e le antropologhe, a dedicare le sue ricerche sul campo alle differenze tra sessi11. Nonostante il termine gender sia utilizzato negli studi antropologici e femministi anglosassoni a partire dagli anni 70 del 900, a lei che si deve la creazione di questo campo di studi con le sue ricerche sulle adolescenti samoane, sui bambini manus e sulle trib Arapesh, Mundugumor e Chambuli. Queste ricerche pongono al centro dellanalisi la collocazione degli individui considerati a partire dal loro essere socialmente uomini o donne, e costituiscono il primo lavoro a carattere sistematico sulle differenze dei sessi, in antropologia come nelle altre scienze sociali12. La Mead ottiene risultati importanti per lintera antropologia e rivoluzionari nell ambito accademico con la sua opera Sesso e temperamento in tre societ primitive del 1935. In questa opera la studiosa pone a confronto le differenze comportamentali di uomini e donne presso tre societ della Nuova Guinea, gli Arapesh, i Mundugumor e i Chambuli: i primi si comportavano tutti in modo materno e sensibile, cio come noi ci aspettiamo che si comportino le donne, i secondi si comportavano tutti come noi ci aspettiamo che si comportino gli uomini, in modo intenso e attivo, mentre tra i terzi gli uomini avevano un contegno femminile, ovvero erano dispettosi, portavano i riccioli e andavano al mercato, quando invece le donne erano energiche, disadorne e con latteggiamento di chi dirige13. Sono dunque palesi le conclusioni cui approd la Mead: laggressivit ritenuta virile e la passivit ritenuta femminile nelle societ occidentali non si potevano considerare il frutto di diverse inclinazioni naturali tra i due sessi. Si poteva dunque affermare che non esiste alcuna base data in natura della subordinazione riservata alle donne, come non esiste un naturale dominio maschile. Le qualit relazionali sono acquisite attraverso rapporti sociali, a partire da quello madre- figli14. Gli studi portati avanti in Sesso e Temperamento erano molto importanti poich stabilivano, primi nellantropologia, che il temperamento, il carattere, il dato biologico e naturale, non ha immediate conseguenze sullo status sociale e politico dove invece nelle nostre societ si credeva e sovente si crede tuttora che un certo temperamento femminino sia passivo, destinato allubbidienza e al foro privato, non adatto al potere. Mead dimostra con forza che non esistono basi biologiche o naturali per le discriminazione sociale operata verso le donne, un passo importante per la separazione sesso/ genere15. Note 11 M. Busoni, Genere, sesso, cultura, Carocci Editore, Roma 2000, p. 78. 12 Ibidem. 13 C. Papa, La costruzione del genere in antropologia, (Dispensa distribuita nellambito del Corso di Cultura di Genere e delle Pari Opportunit promosso dal Dipartimento Uomo e Territorio dellUniversit di Perugia). 14 M. Busoni, op. cit., pp. 86- 87. 15 Ivi, p.90.

I.III Dalla Mead allantropologia femminista degli anni settanta In seguito agli studi della Mead, e in larga parte ignorandoli o trattandoli con ostilit, le diverse esperienze e pratiche di vita di uomini e donne nelle varie societ saranno considerate come la naturale espressione di una naturale supremazia maschile, soprattutto in campi quali la parentela o il matrimonio, il lavoro e leconomia, la partecipazione politica e laccesso al potere; la differenza sessuale viene cos ignorata o naturalizzata16. Il punto di vista maschile viene cio assunto come lo standard e le differenze non si definiscono reciprocamente, luomo differente rispetto alla donna, la donna rispetto alluomo, ma c un uomo che oggetto di ricerca, soggetto di ricerca e che parla e rappresenta il punto di vista dellantropologia. Spesso la donna, nei trattati etnograficoantropologici, trattata come un tema a parte, separato dalle descrizioni in cui si analizza la societ, secondo il metodo definito da Marylin Boxer aggiungi le donne e mescola. La situazione prosegu senza ulteriori scosse fino agli anni 70, nel mentre il concetto di gender veniva affermandosi e stabilendo una sua consistenza semantica nellambito degli studi femministi britannici e statunitensi. Loscuramento del punto di vista femminile, e come soggetto e come oggetto di studi, prosegu sino alluscita di due importanti testi: Women, culture and society curato da Michelle Z. Rosaldo e Toward an anthropology of women a cura di Rayna Rapp Reyter. Lobiettivo comune dei due volumi era quello di riportare al centro del dibattito sia accademico che culturale in senso ampio il punto di vista di autrici donne e anche di donne come oggetto di studio, cercando le cause socio- culturali della discriminazione e le sue connessioni scientifico/ideologiche. In questo modo si coniugavano ricerca scientifica e intenzione politica, cos come duplice era lobiettivo degli scritti di questo periodo; contribuire al sapere antropologico, mediante procedure analitiche, ricerca etnografica e teorie che ponessero in discussione e ripristinassero una conoscenza integgrale delle societ studiate; costruire una base teorica per i movimenti di liberazione delle donne entro cui le studiose, singolarmente o collettivamente, riconoscevano di collocarsi17. Questo unisce le due antologie che sono l una, quella di Reyter, di stampo marxista e laltra, di Rosaldo, di stampo liberal. Proprio a causa delle diverse basi ideologiche tali antologie presentavano sostanziali differenze: la Rosaldo tendeva ad accentuare e sottolineare gli elementi di somiglianza e di identit nelle donne delle diverse culture e dei diversi periodi storici mentre la Reyter tendeva a specificare le differenze, di cultura, di classe o di ruoli sociali. In quel periodo poi iniziano a svilupparsi e a differenziarsi due tipi di antropologia, l antropologia delle donne e lantropologia di genere: lantropologia delle donne risponde alla scelta di focalizzare le ricerche di terreno e le analisi su ci che le donne fanno, dicono e pensano nelle varie societ, vale a dire di reintrodurre il punto di vista delle donne nelle descrizioni e nella teoria, come modo strategico di opposizione a ci che invece gli uomini etnografi o informatori riferiscono su di loro. Lantropologia del genere, come lantropologia dei sessi, si caratterizza come un modo di analisi dei processi, istituzioni e di ogni fatto sociale, che tenga conto dei due gruppi di sesso e delle relazioni tra loro dove genere a tutti gli effetti una categoria analitica, mentre sesso un termine decostruito18. Note 16 Ivi, p.95. 17 Ivi, p.114. 18 Ivi, pp.115- 116.

II- Gayle Rubin e il sistema di sesso/ genere La diffusione della nozione di genere , e il suo utilizzo nel senso odierno, si devono al volume collettivo Toward an anthropology of woman19 ove tale termine viene utilizzata sia dalla curatrice, Rayna Rapp Reyter, nellIntroduzione, sia da Gayle Rubin nel suo saggio The traffic in women: Notes on the political economy of sex20. Nella sua argomentazione, di tipo ciclico, la Rubin definisce pi volte quello che lei definisce il sistema sesso/ genere in un continuo confronto con le tre grandi tendenze culturali del Novecento: il marxismo, lo strutturalismo di Lvi- Strauss e la psicanalisi di matrice freudiana e lacaniana. Tema principale del discorso rubiniano lasimmetria della gerarchia tra sessi, che si traduce nelloppressione delle donne21. Di questa duratura oppressione Rubin non vuole fare una genealogia n una storia, ma vuole costruire una teoria delloppressione delle donne prendendo a prestito concetti dallantropologia e dalla psicanalisi. Note 19 Toward an anthropology of women, ed R. R. Reyter, Monthly rewiew press, New York and London 1975. 20 G. Rubin, The traffic in women: notes on the political economy of sex, in Toward an anthropology of women, ed. R. R. Reyter. A. Buttafuoco ha tradotto larticolo in italiano, intitolandolo Lo scambio delle donne. Una rilettura di Marx, Engels, Lvi- Strauss e Freud. Questa traduzione, che sar riferimento per le citazioni, presente in nuova DWF, I, OttobreDicembre 1976, pp. 23- 65. 21 M. Busoni, op. cit., pp. 127. II.I Il sistema sesso/ genere Nellintroduzione presente una dichiarazione dintenti programmatica la quale ci aiuta a ben comprendere lindistricabilit tra teoria e prassi nel femminismo: lanalisi delle cause delloppressione una premessa indispensabile per individuare cosa si dovrebbe fare in questa societ22. La comprensione dei rapporti di potere e di egemonia del genere maschile su quello femminile precondizione necessaria per unazione sensata che abbia come fine il ripristino di condizioni di parit o di adeguata tutela della differenza femminile nel confronto reciproco con quella maschile. Per introdurci al sex/ gendere system, la Rubin spiega, desumendo questo schema di pensiero da Marx, che un elemento muta di significato a seconda del contesto e dal ruolo che esso assume in un dato contesto. Per quanto riguarda la condizione femminile, la Rubin afferma: che cos una donna addomesticata? Una femmina della specie umana. Una spiegazione vale laltra. Una donna una donna. Diventa una domestica, una moglie, un bene, una coniglietta di play- boy, una prostituta o un dittafono umano, soltanto se si danno certi rapporti23. Il sistema agisce dunque ponendo i suoi elementi in ruoli predefiniti e significando questi ruoli indipendentemente dalla volont o dalle caratteristiche degli individui o delle individue. La Rubin descrive questo sistema di oppressione sulla base delle ricerche di Freud e Lvi- Strauss i quali suggeriscono un sistema di domesticazione delle donne in un apparato sociale che prende le femmine come materiale grezzo e ne forgia donne addomesticate24. Pur non essendo coscienti del ruolo svolto dalle loro teorie nellambito degli studi femministi, Freud e Levi- Strauss forniscono gli strumenti concettuali per individuare quella parte della vita sociale che il locus delloppressione della donna, delle minoranze sessuali e di certi aspetti della personalit dellindividuo25. Ed grazie a questi strumenti concettuali che Rubin pu offrirci una prima definizione del sex gender- system: la tendenza dei dispositivi tramite i quali una societ trasforma l istinto sessuale

biologico in prodotto dellattivit umana e attraverso cui i bisogni sessuali, cos trasformati, sono soddisfatti26. Lintenzione della studiosa dunque innanzitutto elaborare una teoria sulle cause delloppressione maschile sulle donne e in secondo luogo arrivare ad una definizione pi articolata del sex/ gender system, a partire dalle teorie di Marx ed Engels da correggere, integrare e superare con il pensiero strutturale di Lvi- Strauss e il pensiero psicanalitico di Freud e Lacan. Note 22 G. Rubin, Lo scambio delle donne. Una rilettura di Marx, Engels, Lvi- Strauss e Freud, tr. it. di A. Buttafuoco in nuova DWF, I, Ottobre- Dicembre 1978, p.23. 23 Ivi, p.24. 24 Ibidem. 25 Ibidem. 26 Ivi, pp. 24- 25. II.II Marx ed Engels, da superare e conservare Rubin ci avvisa preliminarmente di ritenere inadeguata la spiegazione marxista classica delloppressione sessuale poich il marxismo, come teoria della vita sociale, relativamente indifferente al sesso. Nella descrizione marxiana del mondo sociale, gli esseri umani sono visti come operai, contadini o capitalisti; il fatto che siano anche uomini e donne non considerato un particolare molto significativo27. Tuttavia Rubin individua in Marx anche degli elementi utili alla definizione della sua ricerca, pi precisamente nel collocare loppressione della donna al centro della dinamica del capitalismo, puntando al rapporto tra lavoro domestico e riproduzione del lavoro. Il che significa inserire le donne direttamente nella definizione di capitalismo, ovvero nel processo attraverso cui il capitale produce altro capitale tramite lestrazione di plusvalore dal lavoro28. La chiave del discorso dunque individuabile nel lavoro domestico come elemento base di riproduzione del lavoratore dal quale tratto il plusvalore: poich normalmente sono le donne che svolgono il lavoro domestico stato osservato che le donne sono articolate nel processo di plusvalore, vale a dire in un processo che costituisce la condizione sine qua non del capitalismo, attraverso la riproduzione della forza lavoro. Si pu inoltre sostenere che poich il lavoro domestico non retribuito, il lavoro delle donne in casa contribuisce in modo basilare alla realizzazione del plusvalore da parte del capitalista29. Questa la parte pi utile a spiegare loppressione di genere ma qui finisce anche la possibilit dellutilizzo dellanalisi marxiana, dato che qui si tratta delloppressione delle donne sotto il capitalismo spiegata secondo la struttura e i modi di produzione del capitalismo mentre la condizione di sfruttamento e violenza sulle donne presente in tutte le societ e sotto le pi svariate forme di produzione. Senza considerare che lanalisi della riproduzione della forza lavoro non pu spiegare nemmeno perch sono le donne a lavorare in casa piuttosto che gli uomini30. Ed qui che, abbandonando Marx, Rubin fa il punto della situazione, individuando in questo elemento storico e morale che determina il fatto che una moglie sia compresa tra le necessit del lavoratore, che le donne, svolgano il loro lavoro domestico invece degli uomini, e che il capitalismo sia erede di una lingua tradizione per la quale le donne non ereditano, non comandano, non parlano a dio. E allinterno di questo elemento storico e morale che sussunto lintero dominio del sesso, della sessualit e delloppressione sessuale31. Questo elemento storico e morale, che Marx tralascia nella sua specificit per renderlo funzionale alla dicotomia socialisti/capitalisti, invece lelemento necessario alla comprensione della particolarit delloppressione di genere, essenzialmente diversa dalloppressione di classe.

Viene allora preso in esame il testo di Engels Lorigine ella famiglia, della propriet privata e dello stato del quale viene evidenziata lintuizione per cui i rapporti sessuali ed il problema della sessualit sono distinti dai rapporti di produzione32. La studiosa prende in analisi il passo engelsiano in cui si dice che secondo la concezione materialista, il movente essenziale e decisivo cui obbedisce lumanit consiste nella produzione e riproduzione della vita immediata, la quale a sua volta ha un duplice aspetto. Da un lato la produzione dei mezzi di esistenza, di tutto ci che serve alla nutrizione, allabbigliamento, allabitazione ed agli attrezzi di lavoro di cui gli uomini necessitano; dall altra la procreazione degli uomini stessi, la continuazione della specie. Le istituzioni sociali sotto le quali vivono gli uomini in una epoca determinata e in un dato paese sono strettamente legate a queste due specie di produzioni, da un lato per il grado di sviluppo del lavoro dallaltro per quello della famiglia33. Engels pone qui unaltra sfera dellesistenza che non pu essere assimilata allesistenza materiale, una realt che va al di l della mera attivit di trasformazione del mondo naturale in vestiario, cibo e riscaldamento, ovverosia leconomia, e afferma che i bisogni soddisfatti dallattivit economica, per, anche nellaccezione pi ricca del termine, nel senso marxiano, non comprendono tutte le esigenze umane fondamentali. Un gruppo umano riproduce se stesso di generazione in generazione, quindi anche i bisogni della sessualit e della riproduzione debbono essere soddisfatti, oltre che il bisogno di mangiare34. Arricchendo questa tesi engelsiana con una riflessione antropologica Rubin aggiunge che i bisogni alimentari o sessuali non sono mai soddisfatti in modo naturale35 e grazie a questo ulteriore passaggio amplia e ridefinisce il concetto di sex/ gender system: il sesso sesso, ma le espressioni della sessualit sono stabilite e praticate secondo i dettami della cultura: ogni societ ha un sex/ gender system, cio un insieme di norme, mediante le quali il materiale, bruto istinto biologico del sesso e della procreazione p organizzato e soddisfatto. Non importa quanto bizzarre siano queste norme36. Sesso, genere e procreazione sono dunque concetti che cambiano di societ in societ a seconda delle diverse culture e in dipendenza dellintervento umano: il sesso come noi lo conosciamo: lidentit del genere, il desiderio sessuale e la fantasia, i concetti di infanzia, sono anche essi un prodotto della societ37. Rispetto al marxismo che utilizzando le definizioni di patriarcato e modo di riproduzione fa sfumare nella teoria principale oppure incorpora nelle nozioni di vita materiale il concetto di secondo aspetto della vita materiale, il concetto del sex/ gender system riesce a mantenere, al contrario del concetto di patriarcato, la distinzione tra la capacit e le necessit umane di creare un mondo sessuale, e i modi empiricamente oppressivi in cui i mondi sessuali sono stati organizzati, infatti sex/ gender system [] un termine neutro che si riferisce a quell ambito e indica che in esso loppressione non inevitabile, ma invece il prodotto di relazioni specifiche che lo organizzano38. A partire dallanalisi di questo spazio aperto, di questo aspetto sociale non direttamente riconducibile alla struttura, al sistema economico, scoperto grazie allanalisi di un passo di Engels, Rubin approda allanalisi di Lvi- Strauss, che gli fornir gli strumenti concettuali per analizzare questo nuovo spazio. Note 27 Ivi, p. 25. 28 Ivi, p. 26. 29 Ivi, pp. 27- 28. 30 Ivi, p.28. 31 Ivi, p.29. 32 Ibidem.

33 F. Engels, Prefazione alla I edizione de Lorigine della famiglia, della propriet privata e dello stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan, tr. it di D. Della Terza, Editori Riuniti, Roma 1963, pp. 33- 34. 34 G. Rubin, op. cit., p. 30. 35 Ibidem. 36 Ibidem. 37 Ibidem. 38 Ivi, p.32. II.III Lvi- Strauss: il sistema di parentela e lo scambio delle donne Negli studi antropologici il sistema di parentela non attiene e anzi sovente in contraddizione con il sistema odierno di genetica, ma bens un sistema di categorie e status che presentano una forte variabilit da cultura a cultura e prevedono ogni sorta di regole sbalorditive che indicano chi si pu sposare e chi no con una data persona39. Nello studio di Lvi- Strauss Rubin fa particolare riferimento allopera Le strutture elementari della parentela ove la parentela concepita esplicitamente come unimpostazione della cultura sui fatti della procreazione biologica, e, permeata com dalla consapevolezza dellimportanza della sessualit nella societ umana, d una descrizione della societ nella quale non viene assunto un soggetto umano astratto, di genere comune. Al contrario, il soggetto umano nellopera di Lvi- Strauss spesso o maschio o femmina pertanto sono tracciati anche i destini sociali divergenti dei due sessi. Poich Lvi- Strauss ritiene che lessenza dei sistemi di parentela consista nello scambio delle donne tra uomini, costruisce implicitamente una teoria delloppressione sessuale40. Risulta centrale e propedeutico, al fine della comprensione della teoria dello scambio delle donne, lintroduzione del concetto di dono e lo scambio reciproco dei doni cos come pensati da Mauss41. I doni erano, per questultimo, come i passi di un discorso sociale, lo strumento attraverso cui queste societ erano tenute insieme, in assenza di istituzioni governative specializzate42. A questa idea della primitiva reciprocit Lvi- Strauss aggiunge che il matrimonio la forma pi elementare dello scambio dei doni, e le donne sono il dono pi prezioso. Questo scambio delle donne come doni tra diversi trib pu essere facilmente armonizzato allinterno della spiegazione del tab dellincesto, in quanto i doni di una trib, secondo lo stesso Mauss, non possono essere fruiti dagli appartenenti alla stessa trib ma devono essere per forza scambiati con altre trib e fruiti dagli appartenenti a queste ultime. Lo scambio delle donne instaura dunque un sistema di rapporti che non solo di reciprocit ma anche di parentela, e la parentela pu essere strumento di pace ma anche di conflitto e di rivendicazione. In questo sistema sono gli uomini che scambiano e sono le donne ad essere scambiate, luomo il donatore e la donna il dono. Gli uomini sono cio gli agenti dello scambio, ai quali lo scambio reciproco conferisce il suo potere quasi mistico di legame sociale. I rapporti di un simile sistema sono tali che le donne si trovano nella posizione di non poter usufruire dei benefici della loro circolazione43. La relazione complessiva dello scambio- matrimonio non ha luogo tra un uomo e una donna ma tra due gruppi di uomini e la donna appare solo come oggetto di scambio e non come protagonista attivo in uno dei due gruppi agenti lo scambio. Questo scambio tra uomini indifferente rispetto alla volont, ai sentimenti e alle preferenze della donna- dono. Vi sono due ordini di ragioni che rendono gradito alla ricerca della Rubin il concetto di scambio delle donne: in primo luogo perch colloca loppressione delle donne in un sistema sociale e non in un contesto biologico e, in secondo luogo, perch permette di considerare la sede principale dello

sfruttamento femminile non il traffico delle merci, secondo la classica teoria marxiana che riferisce loppressione femminile alloppressione di classe, alla struttura, ma il traffico delle donne. La Rubin attualizza e trasporta nei contesti occidentali queste pratiche: non certo difficile trovare esempi etnografici e storici del traffico in donne. Le donne sono date in matrimonio, prese in battaglia, scambiate contro favori, mandate come tributi, commerciate, comprate e vendute. Lungi dallessere confinate al mondo primitivo, queste pratiche sembrano diventare soltanto pi pronunciate e commerciali nelle societ pi civilizzate. Certamente anche gli uomini sono oggetto di traffici, ma come schiavi, oggetti sessuali, star dello sport, servi o entro qualche status sociale catastrofico invece che come uomini. Le donne sono commerciate come schiave, serve, prostitute e anche semplicemente come donne44. Perch nel ragionamento della Rubin cos importante lidea dello scambio? Perch da un lato sposta lo status delle donne dalla natura alla societ alla cultura, secondo Lvi- Strauss ma soprattutto perch tramite lo scambio delle donne si attivano quei processi che gli antropologi definiscono di parentela, il sistema di relazioni in cui si colloca materialmente il sistema di sesso/ genere per ogni societ e al cui funzionamento, nella nostra, subordinata la psicanalisi45. Note 39 Ivi, p.34. 40 Ivi, pp. 34- 35. 41 Cfr. Ivi, p.35 Fu Mauss che teorizz per primo il significato di uno dei tratti pi singolari delle societ primitive, lo scambio reciproco dei doni che domina i rapporti sociali. 42 Ivi, p.36. 43 Ivi, p.38. 44 Ivi, p.39. 45 M. Busoni, op. cit., p.129. II.IV Il sistema di sesso/ genere a pieno regime Nel suddetto sistema matrimoniale esposto da Lvi- Strauss, vi sono delle precondizioni necessarie come quella della divisione del lavoro in base al sesso. Tale divisione dei compiti secondo il sesso, sebbene presente in ogni cultura, vede lassegnazione di certi incarichi ad un sesso allaltro variare enormemente da cultura a cultura. Per Lvi- Strauss la divisione del lavoro funzionale ad assicurare lunione di uomini e donne affinch nel costruire la pi piccola unit economica vitale ci siano almeno un uomo e una donna46. Da tutte queste affermazioni possiamo desumere che la divisione del lavoro sia una forma comune a tutte le culture pur variando enormemente e indifferentemente in quanto a contenuti e si pu affermare che essa sia un espediente per garantire lo stato di reciproca dipendenza tra sessi. Per la Rubin la divisone del lavoro in base al sesso pu essere quindi vista come un tab: un tab contro luguaglianza fra uomini e donne, un tab che divide i sessi in categorie chiuse lun laltra, un tab che esaspera le differenze biologiche e crea cos il genere. Pu essere anche vista come un tab contro unintesa sessuale diversa da quella che prevedendo almeno un uomo e una donna, obbliga al matrimonio eterosessuale47. E da queste constatazioni che Rubin parte per una serie di deduzioni fulminanti: se infatti, argomenta la studiosa, esiste una regola che impone certi matrimoni proibendone altri, allora c unaltra regola, quella che obbliga comunque al matrimonio, il quale ha come sua precondizione necessaria lesistenza di individui disposti a sposarsi e, per completare il circolo, sposarsi secondo il modello di matrimonio eterosessuale.

Lantropologa sviluppa due ordini di riflessioni, da un lato il pensiero che lorganizzazione sociale dei sessi si basa sul genere, leterosessualit obbligatoria e la repressione della sessualit femminile48 e dallaltro che la suddivisione dei compiti cui sono assoggettati uomini e donne nelle varie societ funzionale alla creazione, mantenimento e perpetuazione del tab in assoluto pi forte in merito ai sessi, quello che vieta di vederli come simili49. Cos argomenta Rubin riguardo gli obblighi che il sistema sesso/ genere impone: l obbligo alla diversit di genere e alla repressione della sessualit, lobbligo alleterosessualit e lobbligo al matrimonio- rigorosamente, ovviamente, eterosessuale: il genere una divisione dei sessi imposta socialmente, cio un prodotto dei rapporti della sessualit stabiliti dal sistema sociale. I sistemi di parentela si basano sul matrimonio. Trasformano quindi i maschi e le femmine in uomini e donne, ognuno dei quali una met incompleta che pu trovare interezza quando si unisce all altra. Gli uomini e le donne sono differenti, ovvio. Ma non sono differenti come giorno e notte, terra e cielo yin e yang, vita e morte. Infatti dal punto di vista della natura donne e uomini si somigliano pi tra loro che a qualche altra cosa, per esempio montagne, canguri, o palme da cocco. Lidea secondo cui uomini e donne sono pi diversi tra loro che tutti e due da qualcosaltro, deriva sicuramente da considerazioni che non si basano sulla natura, ma su altre cose. Tanto pi che sebbene ci sia una certa differenza di tratti fisici tra maschi e femmine, questi tratti possono anche variare fino a invertire le norme: ci sono spesso donne che sono pi alte degli uomini, per esempio, anche se in generale gli uomini sono pi alti delle donne. Quindi lidea che uomini e donne siano due categorie chiuse rispettivamente deve derivare da qualcosaltro che non sia lopposizione naturale inesistente. Infatti, lungi dallessere unespressione delle differenze naturali, lidentit esclusiva sulla base del genere la soppressione delle somiglianze naturali. Una repressione che negli uomini colpisce qualsiasi tratto sia considerato effeminato, a seconda del contesto culturale, nelle donne colpisce qualsiasi tratto considerato mascolino50. Questo per quanto attiene la genesi e la descrizione del sistema di sesso/ genere. Per quanto attiene gli effetti questi si ripercuotono doppiamente sulle donne, che subiscono e la repressione della personalit e lessere scambiate dagli uomini, sia sugli uomini a causa dellinsistenza del sistema sulla rigida divisione di personalit. La repressione che si esercita finalizzata ad assegnare tutti gli individui ad un genere per poi garantire il matrimonio eterosessuale. Deriva da queste premesse la repressione e lopposizione totale del sistema verso gli omosessuali che in primo luogo non possono essere riconosciuti in nessuno dei due generi ufficiali e in secondo luogo non rispettano la regola delleterosessualit finalizzata al matrimonio, cio alla riproduzione o allo scambio. Anche gli ermafroditi soffrono, nel sistema sesso/ genere, il mancato riconoscimento in quanto non incasellabili in nessun genere, e la conseguente impossibilit a dirigersi chiaramente verso leterosessualit cos come stabilita dallo stesso sistema. Come afferma Busoni la divisione dei sessi richiede che vi sia repressione: repressione di caratteristiche di personalit che virtualmente appartengono a ciascun individuo, uomo o donna; cos, quello stesso sistema sociale che opprime le donne, opprime tutti nella sua insistenza per una rigida separazione dei tratti di personalit51. Se lantropologia serve a Rubin per dimostrare in maniera apodittica lesistenza del sistema di sesso/ genere, la teoria psicanalitica serve a comprenderne i meccanismi di implementazione e riproduzione, inscrivendo nella personalit di ciascun individuo i dettami di genere. Note 46 G. Rubin, op. cit., p.41. 47 Ivi, pp. 41- 42. 48 Ivi, p.42. 49 M. Busoni, op. cit., p.130.

50 G. Rubin, op. cit., pp.42- 43. 51 M. Busoni, op. cit., p.129. II.V Un percorso possibile Rubin concorda con Freud nellindividuazione di una fase pre- edipica ove il bambino o la bambina sono asessuati e condividono sia gli atteggiamenti libidici sia la madre come oggetto di questa libido. Secondo Lacan il bambino pu superare la fase edipica, che vede convivere il desiderio della madre con il timore della castrazione del padre, perch grazie al fallo ha il diritto simbolico di possedere. La bambina, invece, non possedendo il fallo, deve rinunciare al possesso della madre ma, contemporaneamente, rivolgendosi al padre, deve sopprimere la sua parte attiva: la nascita della passivit nella bambina dovuta alla sua consapevolezza dellinutilit di realizzare il suo desiderio attivo, e dei termini impari della lotta52. Ma cosa accaduto perch il bambino potesse risolvere il complesso mentre la bambina no, pur partendo da una situazione condivisa di androginia? Hanno avuto luogo degli interventi che hanno contribuito ad indirizzare il bambino o la bambina in due generi e in due ordini simbolici diversi, determinando limporsi del bambino e la passivizzazione della bambina. Qual allora la proposta della Rubin per superare questa situazione? Ella propone al movimento femminista di tentare di risolvere la crisi edipica della cultura, riorganizzando il dominio di sesso e genere in un modo tale che lesperienza edipica individuale sia meno devastante53. Le condizioni sono che, creando la fase edipica delle contraddizioni ed istanze inconciliabili alla bambina, devono esserne alterate delle fasi. Una prima soluzione potrebbe essere quella di organizzare la divisione sessuale del lavoro in modo tale che gli adulti di entrambi i sessi si prendano cura del figlio, cos che il primo oggetto damore sarebbe bisessuale. E se leterosessualit non fosse obbligatoria allora il primo amore non dovrebbe essere represso. In sintesi, se il sistema di propriet sessuale fosse riorganizzato in modo tale che gli uomini non avessero diritti sulle donne e se non ci fosse il genere, lintero dramma edipico si potrebbe ridurre ad una reliquia54. Stante limpossibilit di avere una vita sessuale completamente naturale, dato che la nostra specie sociale e culturale, ci che resta da fare non restare troppo inconsapevoli dei meccanismi e degli scopi del processo di sesso e genere, assumendo il controllo dei significati che vengono conferiti alla sessualit, alla riproduzione e alla socializzazione. Tirando le conclusioni Rubin afferma che necessario, per ottenere una compiuta liberazione, comprendere che noi non siamo oppresse solo come donne, siamo oppresse per dover essere donne o uomini, a seconda dei casi. Io personalmente credo che il movimento femminista debba aspirare a qualcosa di pi delleliminazione delloppressione femminile. Deve aspirare alleliminazione dei ruoli sessuali imposti. Il sogno che mi pare pi entusiasmante quello di una societ androgina, senza genere (anche se non senza sesso), nella quale lanatomia di una persona sia iirilevante per stabilire cosa si deve fare e con chi si deve fare lamore55. Note 52 G. Rubin, op. cit., p. 54. 53 Ivi, p.56. 54 Ibidem. 55 Ivi, p.60.

III- Conclusioni La tematizzazione del genere ha avuto dunque unimportanza fondamentale sia allinterno degli studi antropologici che nellambito pi ampio della cultura, intesa in senso lato. Se lottica di genere ha portato alla luce processi tradizionalmente svalutati e non considerati perch le ricerche antropologiche ed etnografiche avevano sovente, come premessa inesplicata, lidea che le societ sono costituite interamente dalle azioni e dalle parole degli uomini, omettendo lo studio di quella parte di societ e di relazioni politiche che riguardava la donna e pregiudicando dunque la comprensione complessiva. Un altro aspetto frutto degli studi sul genere stata la comprensione della natura variabile e storicamente determinata di questultimo, per cui non esistono caratteri dati una volta per tutte. Lidentit di sesso/ genere inoltre contrastiva, poich solo considerando le relazioni reciproche possiamo definire i due gruppi. Laver scisso sesso e genere permette inoltre di avere a disposizione due termini: l identit di genere performativa al pari di quella etnica, ma il sesso non ha alcuna connotazione esistenzialistica il sesso solo sesso, un particolare anatomico senza attinenze con presunti caratteri psico- attitudinali e posizioni gerarchicamente orientate56. Pi in particolare la posizione della Rubin riveste unimportanza grandissima poich, per prima, porta in maniera organica la questione delloppressione delle donne in un contesto specifico, quello del sistema di scambio e del sistema sesso/ genere. Con questa operazione, che rispetto al marxismo porta loppressione da un piano economico, materiale e strutturale, ad un piano culturale e sociale, Rubin ci spiega che questa oppressione delle donne non necessaria, non solo meccanica e nemmeno solo biologica n, soprattutto una condanna eterna: linsegnamento principale della Rubin che loppressione delle donne un fatto culturale e in quanto tale pu essere rimosso e superato57. Oltre a funzionare da modello teorico per spiegare oppressione e repressione nei confronti delle donne, questo sistema spiega anche la repressione attuata nei confronti degli omosessuali, degli ermafroditi, degli stessi uomini se hanno inclinazioni eteronome rispetto a quelle del sistema. Un altro spunto di riflessione quello che ci conduce a pensare al rapporto inverso rispetto a quello pensato dal senso comune: e se fosse il genere a determinare il sesso? Se fosse la cultura a cesellare la sessualit, le pratiche e le inclinazioni? Inoltre, il sistema di sesso/ genere che agisce con dispositivi istituzionali e anche culturali, quali effetti reali ha, come si ingenera en- gender -? Questo immaginario che tipo di effetti ha sulla nostra vita? Note 56 M. Busoni, op. cit., p.166. 57Cfr. C. Papa, La costruzione del genere in antropologia:Il concetto di genere sottolinea l aspetto relazionale delle forme sociali maschili e femminili. Il genere esprime lidea di asimmetria e gerarchia. Sex/ gender system un termine che indica che loppressione non inevitabile, ma invece il prodotto di relazioni sociali specifiche che lo organizzano. BIBLIOGRAFIA G. Rubin, The Traffic in Women: Notes on the Political Economy of Sex, tr. it. di A. Buttafuoco, Lo scambio delle donne. Una rilettura di Marx, Engels e Freud in Nuova DWF, I, OttobreDicembre 1976. A. Cavarero, F. Restaino, Le filosofie femministe, Bruno Mondadori, Milano 2002.

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