Sei sulla pagina 1di 19

Lingua araba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La lingua araba (‫اْل َعَر بّية‬, al-ʿarabiyya o semplicemente Arabo


‫َعَر بْي‬, ʿarabī) è una lingua semitica, del gruppo centrale. ‫( عربية‬ʿArabiyya)

Comparve per la prima volta nell'Arabia nord-occidentale Parlato in Algeria, Arabia Saudita,
dell'Età del Ferro e adesso è la lingua franca del mondo Bahrein, Ciad, Comore,
arabo.[1] Egitto, Emirati Arabi Uniti,
Eritrea, Gibuti, Giordania,
Al 2022, è parlata da 274 milioni di parlanti totali[2].
Israele, Kuwait, Iraq,
L'arabo classico è la lingua liturgica di 1,9 miliardi di Libano, Libia, Marocco,
musulmani, mentre l'arabo standard moderno è una delle sei Mauritania, Oman, Qatar,
lingue ufficiali delle Nazioni Unite.[3][4][5][6] Siria, Somalia, Sudan,
Tunisia, Palestina,
Yemen, in molti altri
Indice paesi, come lingua di
minoranza.
Storia
Regioni Vicino Oriente arabo,
Letteratura
Nordafrica
Introduzione all'alfabeto e pronuncia puntuale
Introduzione generica Locutori
Basi di fonologia Totale 274 milioni (Ethnologue,
Pronuncia puntuale, inclusi i diacritici (taškīl) 2022)
Esempi di parole contenenti la ḣamza all'interno e alla Classifica 5
fine
Altre informazioni
Varianti
L'arabo moderno standard Scrittura Alfabeto arabo
I dialetti Tipo VSO flessiva
Diglossia
Tassonomia
Grammatica
Filogenesi Lingue afro-asiatiche
La frase minima
 Lingue semitiche
Le declinazioni
  Semitiche Centrali
Il verbo
   Semitiche Centrali
Parole di origine araba in italiano Meridionali
Premi Nobel per la letteratura di lingua araba Statuto ufficiale
Note
Ufficiale in  Algeria
Bibliografia  Arabia Saudita
Dizionari  Bahrein
Dialetti arabi moderni  Ciad
Grammatiche  Comore
Testi di riferimento e grammatiche didattiche  Gibuti
Corsi di lingua  Egitto
Dialetti arabi moderni  Emirati Arabi Uniti
Dialettologia  Eritrea
Egiziano  Giordania
Libico  Iraq
Marocchino  Kuwait
Levantino  Libano
Alfabeto arabo  Libia
Sociolinguistica  Marocco
Linguistica  Mauritania
Influenza dell'arabo sull'italiano  Oman
 Palestina
Voci correlate
 Qatar
Dialetti arabi
 Siria
Dialetti neolatini influenzati dall'arabo
 Somalia
Varie  Sudan
Altri progetti  Tunisia
Collegamenti esterni  Yemen
Una delle lingue
nazionali di:
Storia  Mali
 Niger
La scrittura dell'arabo classico si sviluppò dalla forma tardo-  Senegal
nabatea dell'aramaico. L'alfabeto aramaico dei nabatei, con
la loro capitale Petra, è un precursore della scrittura araba. Regolato da Nel Mondo arabo:
La scrittura dei graffiti arabi era soprattutto aramaica o Arabic Language
nabatea. Secondo il Kitab al-Aghani (Il libro dei canti), tra i International Council.
primissimi inventori della scrittura araba ci furono due In  Algeria: Consiglio
cristiani di al-Hīra (Zayd ibn Bammad e suo figlio). A Zabad Supremo della lingua
(a sud-ovest di Aleppo) sono state trovate delle iscrizioni
araba.
cristiane in tre lingue (siriaco, greco e arabo), degli anni 512-
In  Arabia Saudita:
513 d.C., finora le più antiche testimonianze scoperte della
scrittura araba. Accademia della Lingua
Araba.
È evidente come i cristiani arabi abbiano giocato un ruolo In  Egitto: Accademia
nella storia della lingua araba nel VI secolo. I testi più antichi della Lingua Araba.
di un arabo «classico» risalgono al III secolo d.C. e presto si In  Giordania:
sviluppò una poesia araba in ambito semitico. La lingua e la Accademia giordana
scrittura araba furono ulteriormente sviluppate alla corte di
dell'arabo.
al-Hīra, la città araba sulla riva occidentale dell'Eufrate del
In  Israele: Accademia
sud la cui sede vescovile è spesso citata, e che fu un grande
centro cristiano ancora prima di Najrān nell'Arabia della Lingua Araba.
meridionale: qui si studiava l'arte dello scrivere, molto prima In  Iraq: Accademia
che fosse praticata in generale nel resto della penisola delle Scienze.
arabica. L'arabo fu infine fondamentale per il senso In  Libia: Accademia
dell'unità e dell'identità degli arabi. della Lingua Araba.
In  Marocco:
La lingua araba ha preso "in prestito" da altre lingue non
Accademia della Lingua
solo le parole profane, come ad esempio il termine qaṣr (dal
Araba.
latino castra, «accampamento», «cittadella»), bensì anche
parole che sono state molto rilevanti per il Corano e per altri In  Siria: Accademia
usi della lingua: così la parola qalam (dal greco kalamos), della Lingua Araba.
che significa "calamo", attraverso il quale per i musulmani In  Somalia:
Dio ha insegnato agli uomini ciò che essi prima non Accademia della Lingua
sapevano. Dalle fonti semitico-ebraiche o cristiane derivano: Araba.
In  Sudan: Accademia
sīrat = «il giusto cammino», «guida del cammino» (dal
della Lingua Araba.
latino strata, «strada lastricata») che si trova in posizione
centrale già nelle sure di apertura del Corano; In  Tunisia: Beit Al-
sūra = «un pezzo di scrittura»; Hikma Foundation.
rabb = «Signore» (nel Corano riservato solo a Dio); Codici di classificazione
ʿabd = «servo» (nel Corano riservato solo al servizio di ISO 639-1 ar
Dio);
al-raḥmān = «il Clemente» (due volte ISO 639-2 ara
programmaticamente nelle sure di apertura, assieme alla
ISO 639-3 ara (https://iso639-
parola dal suono simile al-raḥīm = il Misericordioso).
3.sil.org/code/ara)
Il siriaco qeryqānā (= «lettura» nella liturgia) dimostra un (EN)
legame con il nome al-Qurʾān (attraverso il verbo affine
Glottolog arab1395 (http://glo
qara'a «leggere ad alta voce»). Ma ancora più importante: la
parola che il Corano conosce "per il solo Dio" fu utilizzata in ttolog.org/resource/
Arabia già prima di Muhammad per il massimo Dio («il Dio languoid/id/arab139
superiore»): Allāh (il padre di Muhammad si chiamava per 5) (EN)
esempio «  servo di Allāh  » = 'abd Allāh) risultò, se è di
origine puramente araba, dalla contrazione al-Ilāh, cioè «il Linguasphere 12-AAC
Dio». Secondo altri autori, però, esso potrebbe aver avuto Estratto in lingua
anche un'origine non araba, bensì generalmente semitica
Dichiarazione universale dei diritti umani,
(reminiscenze dell'ebraico Elohim e dell'antico siriaco alaha
= «il Dio»). Ad ogni modo, ancor oggi gli ebrei, i cristiani e i art. 1
musulmani, in arabo non conoscono alcun'altra parola per ‫يولد جميع الناس أحراًرا متساوين في الكرامة‬
Dio che Allāh, e per questo Allāh va semplicemente tradotto ‫ وقد وهبوا عقلًا وضميًرا وعليهم أن يعاملو‬.‫والحقوق‬
con «Dio». .‫بعضهم بعًضا بروح الإخاء‬
Traslitterazione
La lingua araba fa capo al ceppo semitico, alla cui radice gli Yūladu jamī‘u an-nāsi ʼaḥrāran mutasāwina fī
studiosi hanno postulato un capostipite unico, definito
al-karāmati wa-l-ḥuqūqi. Waqad wahabū
protosemitico, che fu il probabile mezzo di espressione dei
‘aqlan wa-ḍamīran wa-‘alayhim ʼan yu‘āmila
primi semiti nella stadio linguistico comune, cioè prima che
il gruppo umano semitico si frammentasse geograficamente ba‘ḍahum ba‘ḍan bi-rūḥi al-ʼiḫāʼi.
in vari gruppi migratori, diversificandosi culturalmente.
Quando ciò avvenne, diversi millenni or sono, dal Traduzione
protosemitico derivarono lingue diverse, ciascuna delle quali Tutti gli esseri umani nascono liberi ed
assunse, con il tempo, peculiari caratteristiche morfologiche eguali in dignità e diritti. Sono dotati di
e lessicali; la tesi più accreditata comunque indicherebbe il ragione e di coscienza e dovrebbero
serbatoio dei semiti nella penisola araba. Comunque la essere trattati in uno spirito di
lingua araba venne diffusa tra il VII e il XII secolo, sull'onda fratellanza.
delle conquiste islamiche, in tutto il Nordafrica, dove venne
ad affiancarsi ai dialetti berberi, e in un'ampia fascia che
copre tutto il Medio Oriente fino ai confini della Persia. Oggi
è lingua ufficiale in tutti i ventidue paesi che aderiscono alla
Lega araba; e una delle lingue ufficiali di tre organizzazioni
internazionali: la Lega araba, l'Unione africana e l'ONU. Un
grande numero di persone parla arabo come seconda lingua,
lingua veicolare o lingua del culto. La tradizione islamica
considera l'arabo lingua sacra in quanto impiegata nel
proprio testo sacro, ovvero il Corano.
     Lingua ufficiale
Di grammatica non semplice, l'arabo presenta, come le altre      Co-ufficiale parlato dalla maggioranza
lingue semitiche, la flessione interna dei sostantivi e dei      Co-ufficiale parlato da una minoranza
verbi. Soltanto lo scheletro consonantico delle parole rimane      Non ufficiale, con una minoranza di
arabofoni
invariato, mentre infissi e vocali si combinano per ottenere le
più sottili sfumature. Ricco di consonanti uvulari, spiranti e
faringali ostiche agli europei, si è tuttavia dimostrato una lingua molto adatta alla poesia. Oggi l'arabo si
presenta frazionato in un gran numero di dialetti, non sempre mutualmente comprensibili; mentre la
lingua classica è da tutti conosciuta come la lingua dei media, delle pubblicazioni, dell'istruzione, della
religione e dei rapporti internazionali del mondo arabo.

Letteratura
Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura araba e Poesia araba.
La letteratura araba prende l'avvio con le Muʿallaqāt, poesie di argomento lirico, erotico o guerresco,
scritte nel VI secolo da un gruppo di poeti nell'ambiente dei beduini nomadi, tra cui spiccano ʿAntar e
Imru l-Qays. A queste segue a ruota la compilazione del Qurʾān (Corano), per i musulmani parola divina
trasmessa dall'arcangelo Gabriele al profeta Muḥammad (Maometto), con la quale si apre il capitolo
dell'Islām. Queste prime composizioni rappresentarono l'inizio di quella che, nei secoli successivi, sarebbe
diventata una letteratura d'importanza mondiale. Le opere di narrativa, storia, filosofia, teologia, poesia,
sia originali sia di derivazione greca e persiana, che meriterebbero di essere menzionate, sono numerose.
Ricordiamo ad esempio l'antologia ʾAlf layla wa layla (Le mille e una notte), tuttora apprezzata e
continuamente tradotta e ristampata nel mondo. Da allora l'arabo ha continuato ad essere, per centinaia di
milioni di persone, una valida lingua letteraria.

Introduzione all'alfabeto e pronuncia puntuale


Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto arabo, Storia dell'alfabeto arabo, Calligrafia araba
e ʿIlm al-ḥurūf.

Introduzione generica

L'alfabeto arabo, per darne una breve sintesi, consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare
(hamza) e alcuni simboli grafici particolari. Tre di queste consonanti hanno un valore semiconsonantico (o
semivocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici
esistenti nell'arabo standard (fuṣḥā):

a→‫ا‬
u→‫و‬
i→‫ي‬

In realtà nei vari dialetti (‫‘ عامية‬āmmiyya) i suoni vocalici "e" e "o" trovano piena accoglienza. Questo rende
particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo classico il
nome "Muḥammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u" e "a", nel parlato ciò non è detto che
avvenga. Si avrà allora (in modo perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la
realtà fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto  – ma non in maniera dirimente  –
mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o "Mohammad". Spesso si preferisce, per uniformità,
usare con coerenza il sistema "classico", comunemente chiamato "arabo letterario". Questo per evitare le
varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone. La stessa cosa vale per
l'articolo determinativo arabo "al-" che, con circa metà delle lettere dell'alfabeto, assimila la prima
consonante che incontra mentre resta invariato con le restanti lettere. Le lettere che assimilano l'articolo
sono dette lettere "solari" e sono le seguenti: ‫( ﺕ‬tāʼ), ‫( ﺙ‬ṯāʼ), ‫( ﺩ‬dāl), ‫( ﺫ‬ḏāl), ‫( ﺭ‬rāʼ), ‫( ﺯ‬zāy), ‫( ﺱ‬sīn), ‫( ﺵ‬šīn),
‫( ﺹ‬ṣād), ‫( ﺽ‬ḍād), ‫( ﻁ‬ṭāʼ), ‫( ﻅ‬ẓāʼ), ‫( ﻝ‬lām) ‫( ﻥ‬nūn); quelle che non lo assimilano sono chiamate lettere
"lunari" e sono ‫( ﺍ‬ʼalif), ‫( ﺏ‬bāʼ), ‫( ﺝ‬ǧīm), ‫( ﺡ‬ḥāʾ), ‫( ﺥ‬ḫāʾ), ‫( ﻉ‬ʿayn), ‫( ﻍ‬ġayn), ‫( ﻑ‬fā), ‫( ﻕ‬qāf), ‫( ﻙ‬kāf), ‫( ﻡ‬mīm),
‫( ﻩ‬hāʼ), ‫( ﻭ‬wāw), ‫( ﻱ‬yāʼ).

Si avrà così "aš-šams" (il sole), "ar-raǧul" (l'uomo), "an-nūr" (la luce) ecc; mentre si avrà "al-qamar" (la
luna), "al-kitāb" (il libro), "al-bint" (la ragazza), ecc.

Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante che precede
immediatamente quella vocale, con un piccolo tratto obliquo soprastante la "a" (detto fatḥa), con uno
identico ma sottostante la "i" (detto kasra) e con una sorta di piccolo nove, con coda più accentuata,
soprastante la "u" (detto ḍamma). Tra i simboli particolari appartenenti alla scrittura araba troviamo:

sukūn: è un cerchietto posto sopra una lettera e indica l'assenza di vocalizzazione della lettera stessa,
e si pronuncia come una leggerissima aspirazione.
šadda: un segno simile alla lettera greca "ω" posto in orizzontale sopra una lettera e ne indica il
raddoppiamento.
La lingua araba si scrive da destra verso sinistra. Le 28 lettere che compongono l'alfabeto hanno 4 forme
differenti a seconda che si trovino all'inizio di una parola, in mezzo, alla fine o isolate. Solo 6 lettere non
legano a sinistra con le altre e perciò hanno solo la forma iniziale e finale. Esse sono:

ʼalif (‫;)ا‬
rāʼ (‫;)ر‬
zāy (‫;)ز‬
dāl (‫;)د‬
ḏāl (‫;)ذ‬
wāw (‫)و‬.

Esistono altri "simboli" particolari che sono costituiti dall'unione di 2 lettere o caratteri:

la lām-ʼalif (‫ )ال‬nata dall'incontro appunto di una lam (‫ )ل‬e di un'alif (‫;)ا‬


la ʼalif madda (‫ )آ‬composta da una ’alif con una linea ondulata al di sopra ed è come se fosse una ’alif
seguita da un'altra ’alif (il suono che rappresenta è una A lunga);
la ’alif waṣla composta da una ’alif con una specie di ricciolo al di sopra di essa; in corpo di frase non
viene pronunciata;
La ʼalif maqṣūra (‫ )ى‬che ha il suono di una "a" lunga posta in fine di parola.

Esistono vari sistemi di traslitterazione dall'arabo.

Basi di fonologia

La pronuncia dell'arabo si differenzia notevolmente tra i vari Paesi in cui è parlato e anche all'interno di
essi. Esiste, però, una lingua araba moderna standard che comprende 33 fonemi: 5 vocalici e 28
consonantici.

Suoni vocalici:
vocali semplici: [i], [iː], [u], [uː], [a], [aː];
dittonghi: [aj], [aw].
Consonanti:

Dentali / Alveolari
  Labiali Interdentali Palatali Velari Uvulari Faringali Glottali
semplici enfatiche

sorde     ‫ت‬‎t̪ ‫ط‬‎t̪ ˁ   ‫ك‬‎k ‫ق‬‎q   ‫ء‬ʔ


Occlusive
sonore ‫ب‬‎b   ‫د‬‎d̪ ‫ض‬‎d̪ ˁ ‫ج‬‎d͡ ʒ~ʒ~g1      
sorde ‫ف‬f ‫ث‬θ ‫س‬‎s ‫ص‬‎sˁ ‫ش‬ʃ ‫خ‬‎x~χ4 ‫ح‬‎ħ ‫ە‬‎h
Fricative
sonore   ‫ذ‬ð ‫ز‬z ‫ ظ‬ðˁ~zˁ   ‫ غ‬ɣ~ʁ4 ‫ع‬ʕ  
Nasali ‫م‬m   ‫ن‬n          
Vibranti     ‫ر‬r            
Laterali     ‫ ل‬l2            
Approssimanti       ‫ي‬j ‫و‬w    

Quasi tutte le consonanti possono essere brevi o lunghe (geminate). La pronuncia enfatica si realizza
avvicinando la parte posteriore della lingua alla faringe.
Nell'arabo standard i suoni [o], [e], [p], [v], [g] e [ʧ] compaiono solo in prestiti stranieri. Per rendere
graficamente le consonanti [p], [v], [g] e [ʧ] si usano forme modificate di lettere di suono simile, in
particolare quelle dell'alfabeto persiano, che possiede questi suoni, ma sono possibili delle varianti.

La pronuncia può subire il fenomeno della ’imāla ("inclinazione"), che provoca l'innalzamento della vocale
/a/ verso il timbro /ɛ/~/e/~/i/.

Pronuncia puntuale, inclusi i diacritici (taškīl)

Nella tabella sottostante è spiegata in modo puntuale la pronuncia delle lettere base, lettere speciali e
diacritici dell'alfabeto arabo, senza però approfondire le numerose regole di scrittura della hamza.
Lettera/ Trascrizione
Spiegazione
segno IPA

Chiamata fatḥa ("apertura", intendendo delle labbra), scrive


la vocale breve "a". Questa vocale nel parlato può
َ /ɛ/~/æ/~/a/~/ɑ/
avvicinarsi alla /æ/ molto aperta dell'inglese. Dopo
consonanti faringalizzate invece di scurisce in /ɑ/.

Chiamata fatḥatayn ("doppia fatḥa"), si trova solo in fine di


ً‫ا‬ -/an/ parola ed è la combinazione di ’alif e fatḥatayn. Indica il
caso accusativo unito al tanwīn.
Chiamata ’alif ḫanǧariyya ("’alif pugnale"), è la "a" lunga di
mare. È un diacritico che compare in alcune parole
ٰ /ɛ:/~/æː/~/ɑ:/ dall'ortografia arcaizzante ed equivale a una ’alif di
allungamento della "a". L'aggiunta del diacritico non è
obbligatoria.

Chiamata kasra ("rottura", intendendo delle labbra), è la "i"


breve di piccolo. Questo diacritico si scrive sotto la lettera.
ِ /i/ Se la consonante seguente è una yā’ indica la vocale lunga
/i:/. Questo diacritico, se combinato con hamza su una ’alif
iniziale, porta sotto la ’alif anche la hamza.

Chiamata kasratayn ("doppia kasra"), si trova solo in finale


ٍ -/in/
di parola e indica il caso obliquo unito al tanwīn.
Chiamata ḍamma ("riunione", intendendo delle labbra), è la
ُ /u/
"u" breve di più.

Chiamata ḍammatayn ("doppia ḍamma"), si trova solo in


finale di parola e indica il caso nominativo unito al tanwīn. Il
ٌ -/un/
diacritico deriva dalla stilizzazione di due ‫ وو‬compattate e
fuse insieme.

Detto sukūn ("pausa"), è un cerchiolino vuoto che indica


l'assenza di vocalizzazione, ossia la consonante si
ْ muta
pronuncia senza vocale di appoggio. Si scrive sopra la
consonante, ma non è obbligatorio.
Chiamata šadda o tašdīd, indica che la consonante si
pronuncia lunga, come le consonanti doppie dell'italiano. In
arabo, infatti, due consonanti uguali di seguito non sono
intese come le consonanti doppie dell'italiano, ma sono
ّ consonante geminata separate da una vocale. La kasra, se combinata con questo
diacritico, non si scrive sotto la consonante ma
immediatamnente sotto la šadda, ossia sopra la
consonante. Le altre due vocali brevi si scrivono invece
sopra la šadda.

Chiamata hamza, è il colpo di glottide ed equivale


grossomodo a un colpetto di tosse. In principio di parola si
pone sempre su una ’alif (ma non tutte le ’alif iniziali portano
‫ء‬ /ʔ/ la hamza)[7], mentre in corpo e in fine di parola la sua
ortografia è piuttosto complessa. In questi ultimi due casi
può comparire anche su ’alif, su wāw o su yā’ che vengono
quindi chiamate kursiyy al-hamza, "sedia della hamza".
Chiamata ’alif, ha vari utilizzi. In principio di parola è un
vedi sostegno vocalico e regge le tre vocali brevi ed

‫ﺍ‬ spiegazione
eventualmente anche la hamza. In corpo di parola può
indicare l'allungamento della vocale "a" (se segue una
fatḥa) oppure può essere sostegno (kursiyy, "sedia") per la
hamza.

‫ﺏ‬ /b/ Chiamata bāʾ, è come la "b" italiana.

‫ﺕ‬ /t/ Chiamata tāʾ, è come la "t" italiana.

‫ﺙ‬ /θ/ Chiamata ṯāʾ, è il "th" interdentale sordo dell'inglese thing.


Lettera/ Trascrizione
Spiegazione
segno IPA

Chiamata ǧīm, è la "g" di giorno, consonante sonora.


‫ﺝ‬ /d͡ ʒ/~/ʒ/~/g/ Spesso è realizzata come la "j" del francese jour. In Egitto è
la "g" dura di gatto, ghiro.

‫ﺡ‬ /ħ/
Chiamata ḥāʾ, è un'aspirazione che si ottiene comprimendo
la faringe con la radice della lingua.

‫ﺥ‬ /ʁ/~/x/ Chiamata ḫāʾ, è il ch aspirato del tedesco, o la j spagnola.

‫ﺩ‬ /d/ Chiamata dāl, è come la "d" italiana.

‫ﺫ‬ /ð/ Chiamata ḏāl, è il "th" interdentale sonoro dell'inglese that.

‫ﺭ‬ /r/~/rˁ/; -/ɾ/-


Chiamata rāʾ, è come la "r" italiana. Nel Nordafrica può
essere faringalizzata.

‫ﺯ‬ /z/ Chiamata zāy, è la "s" sonora di rosa.

‫ﺱ‬ /s/ Chiamata sīn, è la "s" sorda di sasso.

‫ﺵ‬ /ʃ/ Chiamata šīn, è la "sc" di scena.

Chiamata ṣād, è una "s" di sasso, sorda e faringalizzata:


‫ﺹ‬ /sˁ/ mentre la si pronuncia la lingua è stirata all'indietro verso la
gola.

‫ﺽ‬ /dˁ/
Chiamata ḍād, è una "d" faringalizzata: mentre la si
pronuncia la lingua è stirata all'indietro verso la gola.

‫ﻁ‬ /tˁ/
Chiamata ṭāʾ, è una "t" faringalizzata: mentre la si pronuncia
la lingua è stirata all'indietro verso la gola.

Chiamata ẓāʾ, è come il th inglese interdentale e sonoro di


‫ﻅ‬ /ðˁ/~/zˁ/ that, ma in più faringalizzato. In arabo colloquiale o
dialettale può mutare in una "s" sonora faringalizzata.

Chiamata ʿayn, è la fricativa faringale sonora: si produce


comprimendo la faringe con la radice della lingua, senza
però occluderla. Notoriamente ostica per gli occidentali, può
‫ﻉ‬ /ʕ/ essere utile pensare di cantare il suono più basso che si
riesce finché non si sente un movimento nella gola quasi
strozzata, senza però esagerarlo: la sensazione nella gola
deve essere di sollevamento e non di schiacciamento.

‫ﻍ‬ /ɣ/~/ʀ/ Chiamata ġayn, è come ‫ خ‬sonorizzata.

‫ﻑ‬ /f/ Chiamata fāʾ, è come la "f" italiana.

‫ﻕ‬ /q/
Chiamata qāf, è come la "c" di cane ma pronunciata più
indietro, contro l'ugola.

‫ﻙ‬ /k/
Chiamata kāf, è come la "c" di cane, sempre dura anche
davanti a /i/.

‫ﻝ‬ /l/; /lˁ/


Chiamata lām, è come la "l" italiana. Nella parola "Allah" è
faringalizzata.

‫َال‬ /la:/ Legatura di lām con ’alif. Come parola a sé, ‫ َال‬significa "no".

‫اَأل‬ /al ʔa/


È l'articolo determinativo seguito da una parola che inizia
con ’alif hamza con "a" breve.

‫اآل‬ /al ʔa:/ È l'articolo determinativo seguito da una parola che inizia
con ’alif madda. Attenzione all'allungamento vocalico,
Lettera/ Trascrizione
Spiegazione
segno IPA

presente a priori nella ’alif madda.

È l'articolo determinativo seguito da una parola che inizia


‫اِإل‬ /al ʔi/
con ’alif hamza con "i" breve.

‫اُأل‬ /al ʔu/


È l'articolo determinativo seguito da una parola che inizia
con ’alif hamza con "u" breve.

Chiamata mīm, è una "m" di mano, consonante sonora.


Davanti alla /f/, si assimila in un suono labiodentale, cioè

‫ﻡ‬ /m/
pronunciato con gli incisivi dell'arcata superiore a contatto
con il labbro inferiore, come nell'italiano anfora. Questa
consonante in IPA si trascrive con /ɱ/. Se è vicina a una
consonante faringalizzata, assimila la faringalizzazione.

Chiamata nūn, è una "n" di nave, consonante sonora. Di


fronte al suono bilabiale /b/ si assimila in una /m/ (ma la
‫ﻥ‬ /n/
grafia non cambia); davanti alla /k/, si assimila in /ŋ/, cioè
una /n/ pronunciata con il dorso della lingua sul palato,
come nell'italiano panca. Davanti al suono uvulare /q/ si
assimila in una /ɴ/, cioè una /n/ pronunciata contro l'ugola.

Chiamata hāʾ, è una comune aspirazione sorda come


‫ﻩ‬ /h/ nell'inglese "have", in questo caso non faringale ma
glottidale.
Chiamata tāʾ marbūṭa ("tā’ legata", perché sembra che le
estremità siano state legate), indica il suffisso del femminile,
che si può trascrivere -a(t) oppure -ah. È sempre preceduta
da una /a/, che già da sola indica il femminile. È muta e si
‫ة‬ -/a(t)/
pronuncia, come /t/, solo quando compaiono le vocali
flessive; inoltre, nel parlato non sorvegliato, si pronuncia
senza vocale flessiva quando la parola è la prima di uno
stato costrutto.

Chiamata wāw, è la "u" semiconsonante di uomo. Se scritta


‫ﻭ‬ -/u:/; /w/-; -/u̯ /
dopo una consonante con il diacritico /u/ indica
l'allungamento vocalico /u:/. Può essere sostegno (kursiyy,
"sedia") per la hamza.

Chiamata yāʾ, è una "i" di iena, cioè la /j/ semiconsonantica.


Se scritta dopo una consonante con il diacritico /i/ indica
l'allungamento vocalico /i:/. Nella scrittura manuale spesso
‫ﻱ‬ -/i:/; /j/-; -/i̯ /
la forma finale perde i due punti, assumendo quindi lo
stesso aspetto della ’alif maqṣūra; nei testi curati e seri i due
punti non vengono mai omessi. Può essere sostegno
(kursiyy, "sedia") per la hamza, e in questo caso perde
sempre i due puntini.
Chiamata ’alif maqṣūra ("’alif accorciata"), è una /a:/ lunga,
‫ى‬ /ɛ:/~/ɑ:/ tenendo conto di tutte le varietà di pronuncia. Si trova alla
fine delle parole indeclinabili.

‫ًى‬ -/a(:)n/ Combinazione di ’alif maqṣūra con fatḥatayn.

‫ئ‬ /a:ʔ/ Combinazione di ’alif maqṣūra con hamza.

Inoltre, il tanwīn o nunazione è l'aggiunta di una /n/ alla vocale flessiva in fondo alla parola e ha la
funzione dell'articolo indeterminativo italiano: raǧul "uomo", raǧulun "un uomo". Ortograficamente
non si scrive con la lettera nūn ma ponendo due volte la corrispondente vocale breve sull'ultima
consonante della parola, ottenendo quindi fatḥatayn, kasratayn e ḍammatayn come indicate nella tabella;
di queste, da notare l'ortografia della fatḥatayn che si appoggia sempre su una ’alif.

Esempi di parole contenenti la ḣamza all'interno e alla fine


Si offrono alcuni esempi di questa tipologia di parole, siccome la scrittura della hamza specialmente dentro
la parola è soggetta a regole complesse. Degli esempi concreti danno una vaga idea di come funzioni, a
meno che si impari la grafia a memoria caso per caso o si faccia una via di mezzo: ‫ سأل‬sa’ala (chiedere),
‫ الفأر‬al-fa’r (il topo), ‫ الفئران‬al-fi’rān (i topi), ‫ الرأس‬ar-ra’s (la testa), ‫ الرئيس‬ar-ra’īs (la testa/il capo),
‫ رؤساء‬ru’asā’ (teste/i boss), ‫ قرأ‬qara’a (leggere), ‫ الرأي‬ar-ra’y (l'opinione), ‫ المرأة‬al-mar’a (la donna),
‫ بدأ‬bada’a (iniziare), ‫ المبدأ‬al-mabda’ (il principio), ‫ المساء‬al-masā’ (la sera/le sere), ‫ القرآن‬al-Qur’ān (il
Corano), ‫ ثأر‬ṯa’r (vendetta), ‫ المستأجر‬al-musta’ǧir (il prestatore), ‫ زأر‬za’ara (ruggire), ‫ الملجأ‬al-

malǧa’ (il riparo), ‫ متأنق‬muta’anniq (elegante, abbastanza raro), ‫ بؤس‬bu’s (misera), ‫ مسؤول‬mas’ūl

(responsabile), ‫ مائة‬mi’a (cento), ‫ هيئة‬hay’a (organizzazione), ‫ شيء‬šay’ (cosa), ‫’ أصدقاء‬aṣdiqā’ (amici),

‫ لقاء‬liqā’ (incontro), ‫ جرؤ‬ǧaru’a (osare), ‫ نباء‬nabā’ (notizia), ‫ نبوءة‬nabū’a (profezia), ‫ ضوء‬ḍau’ (luce),
‫ جزء‬ǧuz’ (parte), ‫ الن‬li-’anna (perché), ‫’ أسر‬asara (catturare), ‫’ أمل‬amala (sperare), ‫ يأمل‬ya’mulu (lui
spera), ‫’ أخذ‬aḫaḏa (prendere), ‫ يأخذ‬ya’ḫuḏu (lui prende), ‫’ أكل‬akala (mangiare), ‫ يأكل‬ya’kulu (lui
mangia).

Nei dizionari e grammatiche sono reperibili molte altre parole simili, che permettono di capire come
funziona la grafia della hamza in questi casi. Le eccezioni agli schemi sono sporadiche e possono essere
trovate pure nella letteratura di grandi autori.

Varianti

L'arabo moderno standard


Lo stesso argomento in dettaglio: Fuṣḥā.

Nel mondo arabo si parlano molte varianti dialettali della lingua araba, spesso molto diverse tra loro.
Tuttavia, esiste una forma di arabo ufficiale standard (fuṣḥā) unica per tutti che viene usata per la
comunicazione scritta (soprattutto seria o destinata a persone istruite) e in situazioni formali preparate
come lezioni universitarie, discorsi pubblici, programmi radiofonici e televisivi di tipo culturale, politico o
religioso. Questa variante, in italiano, di solito si chiama "arabo moderno standard" o "lingua araba
standard". Questo arabo moderno standard non è mai madrelingua di nessun arabofono e il suo
apprendimento avviene nella scuola.

I dialetti
Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti arabi.

Per la comunicazione orale viene usato a livello pubblico l'arabo standard oppure, a livello privato, la
lingua dialettale[8]. Alcuni di questi dialetti sono solo parzialmente comprensibili dagli arabi che vengono
da paesi diversi; l’insieme di dialetti usati nella comunicazione quotidiana varia infatti non solo da un
paese arabo all’altro ma anche da una regione all’altra all’interno dei singoli stati.

In particolare i dialetti del Maghreb sono considerati molto diversi dall'arabo standard, ma anche dai
dialetti parlati nel Golfo Persico, soprattutto a causa delle forti influenze della lingua berbera e della lingua
francese. Mentre le persone di buon livello culturale sono in genere capaci di esprimersi in arabo standard,
la maggioranza degli arabi usa generalmente solo il proprio dialetto locale e ha una conoscenza
principalmente passiva dell'arabo standard.

I dialetti egiziano e levantino sono probabilmente i più conosciuti e compresi nel mondo arabo, grazie alla
grande popolarità della filmografia egiziana e siriana. La produzione scritta in lingua dialettale è tuttavia
presente, ed è rappresentata da riviste e stampati di carattere leggero e di intrattenimento, in cui la
spontaneità è più importante del contenuto, ma anche da testi letterari di autori che preferiscono
esprimersi nella lingua dialettale invece che in arabo standard; lo stesso avviene anche per la radio e la
televisione. Molto importante è anche la produzione musicale in lingua dialettale, in cui spiccano cantanti
come l'egiziana Umm Kulthum e la libanese Fairuz.

Diglossia

Si verificherebbe negli arabi una comune diglossia, o addirittura pluriglossia, contando il fatto che ogni
arabofono potrebbe potenzialmente parlare, oltre al suo dialetto nativo, anche la lingua standard, il
dialetto della capitale e spesso persino una lingua europea, fatto questo comune soprattutto in nazioni
come l'Algeria, dove a partire dal diciannovesimo secolo si è diffusa la lingua francese.

Ogni arabo ben istruito è capace di cambiare il registro della conversazione, potendo passare dal suo
dialetto alla lingua standard (in realtà il cambio avviene soprattutto fra sfumature intermedie, raramente
si tratta dell'uno o dell'altro estremo), adattando facilmente il proprio parlato all'interlocutore e al contesto
più o meno formale.

Il fatto poi che media, giornali, documenti, cartelli stradali siano scritti in arabo standard e che in tutte le
occasioni ufficiali, formali e durante le preghiere si parli nella medesima lingua, rende poi la conoscenza
della fuṣḥā, e la conseguente diglossia, obbligatoria per chiunque intenda approcciarsi all'ambiente
urbano.[9]

Grammatica
Lo stesso argomento in dettaglio: Grammatica araba.

La frase minima

Come in ogni lingua, la frase minima è formata dal soggetto (un nome o un pronome) e dal predicato (un
verbo, eventualmente accompagnato da un aggettivo, un pronome o un nome, o anche un'intera frase). Le
frasi si suddividono in verbali (quando contengono un verbo) e nominali (quando il verbo è assente)[10].
L'arabo non possiede il tempo presente del verbo essere, pertanto fa un largo uso di frasi nominali. Di
conseguenza, frasi come "dove sei?", "chi è lui?" e "chi è lei?" si traducono rispettivamente "dove tu?" ( ‫أﻳﻥ‬
‫’ أنت؟‬ayna ’anta/’anti?), "chi lui?" (‫ من هو؟‬man huwa?) e "chi lei?" (‫ من هي؟‬man hiya?).
In arabo esiste un solo articolo, determinativo e invariabile ( -‫ ﺍﻟ‬al-), che si comporta come un prefisso,
unendosi all'inizio della parola; "il libro" è, quindi, al-kitāb (‫)ﺍﻟﻜﺘﺎﺏ‬. Le lettere dell'alfabeto a seconda del
loro comportamento a contatto con l'articolo si dividono in solari e lunari. Le consonanti "lunari" (quelle
labiali, velari e post-velari) prendono l'articolo così com'è, mentre quelle "solari" (tutte le altre) assimilano
la lām dell'articolo alla prima lettera del sostantivo, che quindi si raddoppia (es. "il sole": *al-šams > aš-
šams).[11]

‫ُـ‬
Per esprimere l'indeterminazione, dal punto di vista grafico si raddoppiano le lettere ḍamma ( /u/), fatḥa

‫َـ‬ ‫ِـ‬ ‫ُـ‬


( /a/) e kasra ( /i/) (la ḍamma al nominativo indeterminato non usa due segni identici, ma uno solo che

‫ٌـ‬
deriva dall'unione dei due: ); la ḍamma raddoppiata si pronuncia [un], la fatḥa raddoppiata [an] e la
kasra raddoppiata [in] (es. "una bella casa": baytun ǧamīlun; "la bella casa": al-baytu l-ǧamīlu). Il
fenomeno del raddoppiamento grafico della vocale a fine parola si chiama "nunazione", perché dal punto
di vista fonetico aggiunge una /n/, che in arabo è espressa dalla lettera nūn.
La ’alif dell'articolo è waṣla, ossia la sua vocale si elide a contatto con un'altra vocale: ‫* باُب ٱلبيت‬bābu al-
bayt diventa quindi bābu l-bayt, oppure ancora ‫* في ٱلفندق‬fī al-funduq diventa fī l-funduq.

Le declinazioni
Lo stesso argomento in dettaglio: ʾiʿrāb.

L'arabo è una lingua flessiva che possiede tre casi: il nominativo, la cui marca è la ḍamma (‫ ُـ‬/u/);
l'accusativo, la cui marca è la fatḥa (‫ َـ‬/a/); il caso obliquo, la cui marca è la kasra (‫ ِـ‬/i/), che ha funzioni di
genitivo e di prepositivo. Dal caso obliquo si costruisce il complemento di specificazione (es. "il libro del
ragazzo", kitābu l-waladi), in cui il sostantivo dell'entità posseduta ("il libro") non prende mai l'articolo
(pur essendo determinato) e il sostantivo dell'entità possedente ("del ragazzo") è al caso obliquo semplice e
prende l'articolo. In una catena di complementi di specificazione (es. "il libro della figlia del maestro")
prende l'articolo solo l'ultimo termine (kitābu binti l-muʿallimi).

L'aggettivo segue sempre il sostantivo e si declina in genere, numero e caso.

Nella lingua parlata e nei dialetti la declinazione non viene evidenziata.

Il verbo
Lo stesso argomento in dettaglio: Verbi arabi.

La radice dei verbi è formata da tre o, più raramente, quattro lettere.

Vi sono nove forme "aumentate", espresse con l'aggiunta di suffissi, che attribuiscono al verbo una
sfumatura di significato (es. la seconda forma ha valore perlopiù causativo, la terza di reciprocità, la quinta
di passività, etc.).

I verbi irregolari si formano quando nella radice compaiono le semivocali ‫ ﻭ‬e ‫ﻱ‬, che creerebbero una
cacofonia se precedute o seguite dalle desinenze. Un verbo irregolare si dice "assimilato" (1º gruppo dei
verbi irregolari) se ha ‫ ﻭ‬o ‫ ﻱ‬all'inizio, "concavo" (2º gruppo dei verbi irregolari) se ha ‫ ﻭ‬o ‫ ﻱ‬al centro e
"difettivo" (3º gruppo dei verbi irregolari) se ha ‫ ﻭ‬o ‫ ﻱ‬alla fine.

Il verbo arabo possiede solo due modi: perfettivo e imperfettivo.

1. il perfettivo indica che l'azione si è svolta (passato); ha solo il modo indicativo.


2. l'imperfettivo (o "non-passato") indica che l'azione si sta svolgendo (presente) o si svolgerà (futuro). Ha
4 modi finiti: indicativo, congiuntivo, imperativo e apocopato (o iussivo); e 3 modi non finiti: infinito
sostantivato (maṣdar), participio attivo/presente sostantivato (ism al-fāʿil, lett. "nome del facente"),
participio passivo/passato sostantivato (ism al-mafʿūl, lett. "nome del fatto"). L'arabo classico ha inoltre
l'energico I e l'energico II, non utilizzati in arabo moderno standard.

La radice trilittera del verbo ‫( ﻓﻌﻝ‬faʿala, "fare") è usata come modello per la coniugazione di tutti i verbi.

L'infinito sostantivato di ‫ ﻓﻌﻝ‬faʿala, ‫ فعل‬fiʿl ("il fare"), è un nome d'azione (nomen actionis) sostantivato e
significa, quindi, "azione, opera".

Parole di origine araba in italiano


Nel corso del Medioevo entrarono nell'italiano numerose parole arabe, specie in settori in cui gli Arabi
eccellevano: navigazione, commercio, matematica, astronomia, medicina.

Alcuni termini marittimi derivati dall'arabo sono "libeccio", "scirocco", "gomena", "cassero" (vocabolo che
gli Arabi presero dai Bizantini e questi a loro volta dai Romani; cfr. latino "castrum"[12]). La parola di
origine araba "ammiraglio" indicò dapprima "capo, comandante" e solo nel XII secolo in Sicilia e nel XIII
altrove si fissò nel significato di "capo delle forze di mare". L'espressione araba dār aṣ-ṣinā‘a ("casa del
mestiere", poi "luogo di costruzioni navali") trova accoglimento in Italia sotto diverse forme: arzanà (da
cui arsenale) a Venezia, darsena a Genova, tersanaia a Pisa, terzenale ad Ancona, terzanà a Palermo.

Alcuni termini commerciali derivati dall'arabo sono "magazzino", "fondaco", "dogana", "gabella", "tariffa",
"fardello", "tara", "zecca", "carato", "risma", "sensale". Attraverso gli scambi commerciali sono giunti i
termini "zucchero", "zafferano", "caffè", "azzurro", "lapislazzuli", "limone", "albicocco", "carciofo",
"zibibbo", "melanzana", "tamarindo"[13][14], "ribes".

Sono di origine araba i termini matematici "algebra", "algoritmo" e "cifra" (derivante dalla parola araba
indicante lo zero, novità essenziale nel sistema di numerazione europeo) e i termini astronomici
"Aldebaran", "almagesto", "almanacco" (< al-manāḫ, "tavole astronomiche"[15]), "zenit", "nadir", "Vega".

Nella medicina entrò il vocabolo arabo "sciroppo". La medicina araba influenzò molto la scuola medica
salernitana; proprio da Salerno deve essersi divulgato il termine medico "taccuino" (< taqwīm, "corretta
disposizione").

Altri termini arabi sono "zara", garbo (< qālib, modello)[16],"azzardo"[17], "califfo", "sultano", "alcova",
"alcool" (< al-kuḥl, "polvere finissima per tingere le sopracciglia"[18]), "alchimia" (< ṣan’a) al-kīmiyā’, "
(arte della) pietra filosofale"), "caraffa", "tazza" (< ṭasa), racchetta (< rāḥet, rāḥa, "mano"), "ragazzo" (<
raqqāṣ, "fattorino, corriere"[19]), "facchino" (< faqīh, "teologo", "giureconsulto", poi "sovraintendente alle
dogane"), "materasso" (< matrah, "cosa gettata"), "bizzeffe" (< bizzāf, "molto"), ricamo (< raqama,
"punteggiare", "cifrare", "marchiare" ma anche "scrivere"), "gazzarra" (< algazara, "mormorio"),
tafferuglio (< taffaruǧ, "baldoria"), "salamelecco" (< salām ‘alaikum, "pace a te/voi"), "garbo" (< qālib,
modello, stampo), "alambicco" (< al-anbīq, "coppa", "vaso"), "liuto" (< al-'oud, "bastone", "pezzo di
legno"), "tamburo" (< tunbūr, "strumento a corde" e tabūl, "tamburo"), "assassino" (termine che in origine
designava i Nizariti, setta degli Ismailiti radunata attorno al Vecchio della Montagna[20]).

Nei termini arabi in "al-" ("alambicco", "algebra" ecc.) o in "a + consonante geminata" ("ammiraglio",
"assassino", "azzardo" ecc.) si riscontra un fenomeno frequente in spagnolo, in cui gli arabismi presentano
spesso forme in cui compare l'articolo arabo al- ("alcázar", "fortezza, palazzo, reggia"; "alcachofa",
"carciofo"; "algodón", "cotone"; "azúcar", "zucchero"; "alhóndiga", "fondaco"), poiché molti di questi
termini giunsero in Italia attraverso traduzioni dallo spagnolo.

Premi Nobel per la letteratura di lingua araba


Nagib Mahfuz (1988,  Egitto)

Note
1. ^ Al-Jallad. The earliest stages of Arabic and its linguistic
classification (Routledge Handbook of Arabic Linguistics,
forthcoming), su academia.edu.
2. ^ (EN) What are the top 200 most spoken languages?, su
Ethnologue, 3 ottobre 2018. URL consultato il 27 maggio 2022.
3. ^ Christianity 2015: Religious Diversity and Personal Contact (PDF),
su gordonconwell.edu. URL consultato il 10 giugno 2017 (archiviato dall'url
originale il 25 maggio 2017).
4. ^ The Future of the Global Muslim Population, su pewforum.org.
5. ^ "Table: Muslim Population by Country | Pew Research Center's
Religion & Public Life Project", su pewforum.org.
6. ^ Official Languages, su un.org.
7. ^ Alcune parole, come ad esempio l'articolo, portano infatti la ’alif Naǧīb Maḥfūẓ, premio Nobel
waṣla, ossia la ’alif elidibile.
per la letteratura nel 1988.
8. ^ L'uso della parola dialetto in riferimento alle varietà della lingua araba può essere causa di
incomprensione a causa del suo significato nell'italiano attuale. I dialetti arabi non sono infatti lingue
regionali e minoritarie come avviene in Italia, ma vere e proprie lingue nazionali, seppur con le loro
varianti all'interno dello stesso paese, e madrelingue vernacolari della popolazione.
9. ^ Durand 2018
10. ^ L'italiano non prevede un uso sistematico della frase nominale, ma spesso se ne trovano nelle
risposte in cui il verbo è sottinteso: "dove è Marco?" → "In giardino". Il latino, in modo simile all'arabo,
tende a sottintendere il verbo essere quando è copula: nomen omen "il nome [è] presagio".
11. ^ L'opposizione fra solari e lunari viene dal fatto che le parole che significano sole (šams, aš-šams) e
luna (qamar, al-qamar), due entità tradizionalmente opposte che fanno causalmente parte una di un
gruppo e l'altra dell'altro, sono state scelte come rappresentanti delle due categorie.
12. ^ càssero, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
13. ^ tamarindo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
14. ^ Bruno Migliorini, Ignazio Baldelli, Breve Storia della lingua italiana, ed. Sansoni, 1984, pag. 79-81.
15. ^ almanacco, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
16. ^ garbo, in Treccani.it – Sinonimi e contrari, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
17. ^ azzardo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
18. ^ alcol, in Treccani.it – Sinonimi e contrari, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
19. ^ ragazzo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
20. ^ Manlio Cortelazzo, Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, ed. Zanichelli

Bibliografia

Dizionari
Renato Traini, Vocabolario arabo-italiano, I.P.O., Roma, 1966-1973-1993-2015, ISBN 978-8897622215
Eros Baldissera, Il dizionario di arabo, Zanichelli, Bologna, 2004-2014, ISBN 978-88-08-19598-2
Eros Baldissera, Arabo compatto, Zanichelli, Bologna, 2008-2017, ISBN 978-88-08-22133-9
Eros Baldissera, Il mini di arabo, Zanichelli, Bologna, 2009, ISBN 978-88-08-23782-8
Claudia Maria Tresso, Dizionario italiano-arabo, Hoepli, 2014, ISBN 9788820362997
Khalifa M. Tillisi (‫التليسي‬ ‫)خليفة محمد‬, Dizionario italiano-arabo, Beirut, Librairie du Liban, 1986

Dialetti arabi moderni


Marcelin Beaussier, Mohamed Ben Cheneb, Albert Lentin, Dictionnaire pratique arabe-français, Paris,
Ibis Press, 2007, ISBN 978-2-910728-55-7

Grammatiche

Testi di riferimento e grammatiche didattiche


Laura Veccia Vaglieri, Grammatica teorico-pratica della lingua araba, 2 voll. (vol. 1: Parte I - Lettura e
scrittura, Parte II - Morfologia e nozioni di sintassi, vol. 2: Parte III - Complemento della morfologia e
sintassi), I.P.O., Roma, 1937
Laura Veccia Vaglieri, Maria Avino, Grammatica teorico-pratica della lingua araba, vol. 1/I: Morfologia e
nozioni sintattiche, vol. 1/II: Esercizi in lingua araba moderna, Roma, Istituto per l'Oriente C. A. Nallino,
2011-2014[1]
Giuliano Mion, Luca D'Anna, Grammatica di arabo standard moderno. Fonologia, morfologia e
sintassi, Hoepli, Milano, 2021, ISBN 9788820385767
Claudia Maria Tresso, Lingua araba contemporanea - Grammatica ed esercizi, Milano, Hoepli, 2019
[1997], ISBN 978-88-203-9077-8
Claudia Maria Tresso, Il verbo arabo, Milano, Hoepli, 2002, ISBN 978-88-2032-934-1
Agnese Manca (Anissa), Grammatica teorico-pratica di arabo letterario moderno, Roma, Associazione
Nazionale di amicizia e cooperazione italo-araba, 1989
Francesca Maria Corrao, Grammatica di arabo moderno, Roma, Luiss University Press, 2020, ISBN
978-88-6105-510-0
Vito A. Martini, Grammatica araba e dizionario italo-arabo, Milano, ristampa delle edizioni Hoepli,
Cisalpino-Goliardica, 1976, ISBN 88-205-0082-5
Lucy Ladikoff Guasto, Ahlan. Grammatica araba didattico-comunicativa, Roma, Carocci, 2002, ISBN
978-88-430-1831-4
Ouafae Nahli, Lingua araba. Il sistema verbale, Pisa, Pisa University Press, 2013, ISBN 978-88-6741-
300-3
Abrah Malik, Al kitab della lingua araba. Teoria - Pratica, Roma, Eurilink, 2014, ISBN 978-88-95151-
79-3

Corsi di lingua
Olivier Durand, Angela Daiana Langone, Giuliano Mion, Corso di arabo contemporaneo. Lingua
standard, Milano, Hoepli, 2010, ISBN 978-88-203-4552-5
Fathi Makboul, Impara l'arabo, Roma, Centro culturale arabo, 1985
Mario Gerardo Dall'Arche, Corso d'arabo per le scuole secondarie: Vol. I Grammatica, Vol. II
Vocabolario, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 1984
Younis Tawfik, As-salamu alaikum. Corso di arabo moderno, Torino, Ananke, 1996-1999, ISBN 88-
86626-53-3
Monica Ruocco, Fatima Sai, Comprendere e parlare arabo, Hoepli, 2018, ISBN 978-88-203-7754-0
Alma Salem, Cristina Solimando, Imparare l'arabo conversando. Corso elementare, Roma, Carocci,
2011, ISBN 978-88-430-5349-0
Luc-Willy Deheuvels, Grammatica araba - Manuale di arabo moderno con esercizi e cd audio per
l'ascolto, edizione italiana a cura di Antonella Ghersetti, Bologna, Zanichelli,
2 voll., vol. 1, 2010, ISBN 978-88-08-16298-4; vol. 2, 2011, ISBN 978-88-08-12103-5

(ed. orig. Manuel d'arabe moderne, 2 voll., Parigi, L'Asiathèque - Maison des langues du monde,
1993-2008)

Jack Smart, Frances Altorfer, Impara l'arabo con Zanichelli, Bologna, Zanichelli, 2013, ISBN 978-88-
08-22976-2

(ed. orig. Teach Yourself Complete Arabic, Londra, Hodder Education, 2010)

L'arabo, Collana Senza Sforzo, Chivasso, Assimil Italia


Hisam Jamil Allawi, Rita Degli Alberi, Salaam. Primi passi verso la lingua araba. 1 primo livello, 2015,
Infinito edizioni, Formigine (MO), ISBN 978-88-6861-107-1
Maha Yakoub, Instant Arabo, Milano, Gribaudo, 2017, ISBN 978-88-580-1010-5
Marco Criscuolo, Natakallam Arabi - Parliamo Arabo, Lecce, Youcanprint, 2019, ISBN 978-88-31601-
56-6
Sana Darghmouni, Kalima/Parola, vol. 1 Lezioni di scrittura e grammatica araba con esercizi, Le
Monnier, 2019
Sana Darghmouni, Kalima/Parola, vol. 2 Lezioni di grammatica araba con esercizi, Le Monnier, 2020
Rosaria Zanetel Katrib, Gihad Hassan Katrib, Parliamo l'arabo. Grammatica, Padova, Editore Zanetel
Katrib, 1987
Monica Ruocco, Luca D'Anna, Souzan Fatayer, Comunicare in arabo, vol. 1, Hoepli, 2022, ISBN 978-
8820399108
Barbara Airò, Stefania Bertonati, Yaser Odeh, Maha Salim Barakat, Lingua araba e società
contemporanea. Apprendere l'arabo attraverso i media, Zanichelli, 2021, ISBN 978-8808920133

Dialetti arabi moderni

Dialettologia
Olivier Durand, Introduzione ai dialetti arabi, Milano, Centro Studi Camito-Semitici, 1995.
Olivier Durand, Dialettologia araba, Roma, Carocci, 2009, ISBN 978-88-430-5066-6

Egiziano
Ibraam G. M. Abdelsayed, L'arabo egiziano per gli italiani. Corso base, Hoepli, 2020, ISBN 978-
8820382674
Patrizia Zanelli, L'arabo colloquiale egiziano. Corso pratico-teorico. Livello intermedio, Libreria Editrice
Cafoscarina, 2016, ISBN 978-8875434243
Carlo Alfonso Nallino, L'arabo parlato in Egitto, Milano, Hoepli, 1900 (rist. Cisalpino-Goliardica, 1983,
ISBN 88-205-0080-9)
Giulio Soravia, Manuale di arabo parlato basato sul dialetto egiziano, Bologna, Clueb, 2007, ISBN
978-88-491-2958-8

Libico

Eugenio Griffini, L'arabo parlato della Libia, Milano, Hoepli, 1913 (rist. Cisalpino-Goliardica 1985),
ISBN 88-205-0081-7

Marocchino
Olivier Durand, Annamaria Ventura, Grammatica di arabo marocchino. Lingua dārija, Hoepli, 2022,
ISBN 978-8820399665
Olivier Durand, Profilo di arabo marocchino. Studi Semitici N.S. 11, Roma, Università di Studi "La
Sapienza", 1994

Levantino
Olivier Durand, Annamaria Ventura, Grammatica di arabo mediorientale. Lingua šāmi, Milano, Ulrico
Hoepli Editore, 2017, ISBN 978-8820377472
Olivier Durand, Grammatica di arabo palestinese, Studi semitici N.S. 14, Roma, Università di Studi "La
Sapienza", 1996
Giuliano Mion, L'arabo parlato ad Amman. Varietà tradizionali e standardizzate, Edizioni Q, Roma,
2012, ISBN 88-978-3106-0
Elie Kallas, Yatabi lebnaaniyyi. Un "livello soglia" per l'apprendimento del neo-arabo libanese, Venezia,
Cafoscarina, 1990, ISBN 88-85613-55-1.
Wasim Dahmash, Elementi di arabo damasceno, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2010, ISBN 978-88-
6134-431-0

Alfabeto arabo
Monica Ruocco, Andrea De Benedittis, Introduzione alla scrittura araba, Hoepli, 2019, ISBN 978-
8820389468.
Jolanda Guardi, Hocine Benchina, Scrivere arabo, Milano, Studio Edizioni, 2001.
Antonio Pe, Alif Ba. Pronunciare leggere e scrivere l'arabo con un metodo facile e divertente, Milano,
Studio Edizioni, 2003.
Quaderno di scrittura. Arabo, le basi, Collana Quaderni, Chivasso, Assimil Italia.
Wasim Dahmash, Scrivere l'arabo, Roma, Università La Sapienza - Edizioni Nuova Cultura, 2005,
ISBN 88-89362-12-X.
Silvia Pierucci Sapio, Le lettere arabe spiegate a mio figlio, Pisa, Marchetti Editore, 2014, ISBN 978-
88-99014-03-2.

Sociolinguistica
Chérif Choubachy, La sciabola e la virgola, traduzione dal francese di Luisa Cortese, Milano, ObarraO,
2008, ISBN 978-88-87510-51-5

(ed. orig. Le sabre et la virgule, L'archipel, 2007)

Giuliano Mion, Sociofonologia dell'arabo. Dalla ricerca empirica al riconoscimento del parlante, Roma,
2010, ISBN 88-613-4479-8

Linguistica
Michele Vallaro, Parliamo arabo? Profilo (dal vero) di uno spauracchio linguistico, Torino, Promolibri
Magnanelli, 1997, ISBN 88-8156-063-1
Giuliano Mion, La lingua araba, Roma, Carocci, 2007-2017, ISBN 978-88-430-8271-1
Martino Diez, Introduzione alla lingua araba. Origini, storia, attualità, Milano, Vita e Pensiero, 2012,
ISBN 978-88-343-2321-2
Angiola Codacci-Pisanelli, Kepparli arabo?, collana "il Regisole", Pavia, Effigie, 2018, ISBN 978-88-
319-7609-1
Aabis Johnson, Arabo. La migliore guida all'apprendimento per principianti, Leipzig, Amazon
Distribution Gmbh, 2019, ISBN 9798507246267
(FR) Louis-Jean Calvet, L'expansion de l'arabe, in: La Méditerranée. Mer de nos langues, Cap. 7,
pp. 131–149, Paris, CNRS Éditions, 2016, ISBN 978-2-271-08902-1

Influenza dell'arabo sull'italiano


Lorenzo Lanteri, Le parole di origine araba nella lingua italiana, Padova, Editore Zanetel Katrib, 1991
Gaston Dorren, 5. Arabo. Al-‘arabiyyah, in: Gaston Dorren, Babele. Le 20 lingue che spiegano il
mondo, traduzione di Carlo Capraro e Cristina Spinoglio, Milano, Garzanti, 2019, ISBN 978-88-11-
60756-4, pp. 291–307

(ed. orig.: Babel. Around the World in 20 Languages, London, Profile Books, 2018)

Voci correlate

Dialetti arabi Dialetti neolatini influenzati dall'arabo


Dialetti arabi Lingua siciliana
Arabo egiziano Lingua mozarabica
Arabo levantino
Arabo palestinese Varie
Arabo libanese
Grammatica araba
Arabo cipriota
Nunazione
Arabo maghrebino
Plurale fratto
Arabo marocchino Verbi arabi
Arabo giudeo-marocchino Arabistica
Arabo jebli Capitale araba della cultura
Arabo tunisino Giornata della lingua araba nelle Nazioni Unite
Arabo andaluso Istituto del mondo arabo
Lingua siculo-araba Jawi (alfabeto)
Lingua maltese Lingua indonesiana
Lingua malese
Hassaniyya
Lingua swahili
Lingua araba del Golfo
Lingua hausa
Lingue giudeo-arabe
Lingua urdu
Alfabeto ebraico

Altri progetti
Wikipedia dispone di un'edizione in lingua araba (ar.wikipedia.org)

Wikiquote contiene citazioni sull'arabo


Wikibooks contiene testi o manuali di arabo
Wikizionario contiene il lemma di dizionario «arabo»
Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/wiki/?uselang=it) contiene immagini o altri file
sull'arabo (https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Arabic_language?uselang=it)
Wikivoyage contiene informazioni turistiche sull'arabo

Collegamenti esterni
Schema completo di configurazione di una tastiera italiana (QWERTY), impostata con Lingua
araba. (https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Arabic_keyboard_layout_for_Italian_keyboard_(QWE
RTY).svg)
Corso di Lingua araba (lettura e scrittura). (https://www.youtube.com/playlist?list=PLUII9a4qOiS73JRs
GiTtNJig18O8f-28C)

(EN) Lingua araba, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.


(EN) Opere riguardanti Lingua araba, su Open Library, Internet Archive.
(EN) Lingua araba, su Ethnologue: Languages of the World, Ethnologue.
(FR) storia della lingua araba (http://www.lescahiersdelislam.fr/Histoire-et-evolution-de-la-langue-arabe
_a137.html): l'origine della lingua araba:
Risorse gratuite sulla lingua araba (http://www.ulissesantus.it/lingua-araba.html): link e risorse gratis
sulla lingua araba: grammatiche, dizionari, glossari, corsi online, auto apprendimento...
tastiera araba (https://www.lexilogos.com/keyboard/arabic.htm): tastiera araba del sito Lexilogos
tastiera araba (https://web.archive.org/web/20160307041615/http://www.clavier-arabe-plus.ma/tastiera
-araba-it.php): tastiera virtuale araba per scrivere e cercare sul web.
Impariamo l'arabo (http://www.territorioscuola.com/youtube/index.php?key=%22Adil%20Bravo%22):
videolezioni per italiani.
Tastiera online in arabo (https://web.archive.org/web/20161003165423/http://clavier-arabe.eu/) per
apprendere la scrittura in arabo.
Appunti di arabo di Andrea Benazzo, su qitty.net.
Corso di arabo per italiani, su corsoarabo.altervista.org.
(EN) Corso di arabo (in inglese), su madinaharabic.com.
Risorse lingua araba Sguardo sul Medio Oriente, su sguardosulmedioriente.it.
Thesaurus BNCF 6095 (https://thes.bncf.firenze.sbn.it/termine.php?id=6095) · GND
Controllo di autorità (DE) 4241223-7 (https://d-nb.info/gnd/4241223-7) · NDL (EN, JA) 00560295 (https://id.ndl.go.j
p/auth/ndlna/00560295)

1. ^ Si tratta del primo volume (Parte I - Lettura e scrittura, Parte II - Morfologia e nozioni di sintassi) della
grammatica di Laura Veccia Vaglieri, ma aggiornato e adattato da Maria Avino. Il volume è stato inoltre
diviso fisicamente in due parti, teoria ed esercizi, mentre l'originale si presentava in un volume unico. Il
secondo volume dell'opera (Parte III - Complemento della morfologia e sintassi) resta per ora invariato.

Estratto da "https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lingua_araba&oldid=131475438"

Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 12 gen 2023 alle 21:55.

Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi
condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli.

Potrebbero piacerti anche