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CASA PER TUTTI


Siamo giunti ad un punto di svolta nelle politiche migratorie. Questi dieci punti sono stati elaborati come un punto di partenza e allo stesso tempo come una guida alla comprensione di contropratiche antirazziste in Sudtirolo.

dibattito obiettivo. Al contrario, essi sono termini ideologici, carichi di bellicosit, utili solo a rafforzare una concezione identitaria ("stranieri contro noi sudtirolesi", spesso dipinti con tratti che non rispecchiano la realt). Questo "noi" contrapposto a "loro", oltre a creare due gruppi omogenei, nega la realt della diversit e delle differenze all'interno della societ. Il termine "straniero" deve essere sostituito da "migrante" che non discriminatorio.

1. Eliminare il termine "straniero". La categorizzazione in "straniero" e "locale" del tutto inadatta allo svolgimento di un

2. La cultura non statica. Nel dibattito attuale circa la costituzione di un gruppo, il concetto di "cultura" ha sostituito quello
screditato di "razza" anche all'interno di ambienti razzisti. Il concetto di cultura deve essere liberato da tutte quelle idee che lo vorrebbero entit statica, quasi fosse un carattere nazionale immutabile. La cultura piuttosto in continuo e costante mutamento, essendo una pratica sociale. Solo attraverso una miope visione nazionalista e identitaria la cultura appare immutabile, mentre la nazione/etnia appare omogenea.

3. Critica alla religione al posto della critica all'Islam. Dietro gli slogan della critica all'Islam si nasconde
un razzismo strisciante, a partire da quando si parla dell'Islam in toto - ignorando volutamente le differenze tra le varie correnti come di una religione primitiva, violenta e fondamentalista. Tale stereotipo utile a chi vuole creare un nemico per poi chiamare ad una nuova crociata. La varie correnti islamiche sono poco distinguibili da chi non ha una conoscenza approfondita in materia, ed indubbio he vi siano anche movimenti fondamentalisti, come ve ne sono anche nel Cristianesimo e in ogni altra religione. Diventa cos necessario guardare alla religione con un occhio critico, insistendo sulla netta separazione tra essa e la politica. Diventa altrettando necessario anche un approccio critico verso certe pratiche, come ad esempio la visione della donna nell'Islam.

persone provenienti da altri paesi. Tuttavia, con un breve sguardo alla storia, possibile dimostrare che i flussi migratori sono da sempre nella norma. L'unica cosa che cambia la loro direzione, dovuta alle condizioni socio-economiche. Fino a non molto tempo fa centinaia di persone sono emigrate dal Sudtirolo per fuggire dalla povert endemica. Ancora oggi questo il motivo principale, insieme a guerre e disastri naturali, per cui i migranti abbandonano le loro zone di residenza.

4. Le migrazioni sono naturali. Con il motto "il Sudtirolo non terra di immigrazione" ci si sente legittimati ad escludere le

5. Rivelare la dimensione socio-economica delle migrazioni. L'immigrazione ha una forte componente socio-

economica e questo si palesa osservando le richieste per l'accesso agli ammortizzatori sociali. [ Diese nicht offen gestellte soziale Frage nach Verteilungsgerechtigkeit uert sich hauptschlich als nationale Frage der ethnischen Zugehrigkeit] Mentre i lavorati sudtirolesi considerano quelli pakistani come dei costi sociali, gli imprenditori sono felici per la debolezza dei sindacati. In una terra ricca come il Sudtirolo alle fasce sociali pi deboli vengono destinate le briciole. Sarebbe opportuno lottare per salari pi alti e un maggior sostegno alle famiglie.

6. Rifiuto della mercificazione delle migrazioni. Spesso si sostiene che l'economia sudtirolese abbia bisogno

del lavoro dei lavoratori migranti. In effetti settori come il turismo, l'agricoltura e il terziario dipendono molto dalla loro forza lavoro. Tuttavia bene rifiutare la mercificazione dei flussi migratori. Infatti basare una regolamentazione sulle esigenze dell'economia locale di fatto una forma di sfruttamento: finch il migrante utile all'accumulazione del capitale esso il benvenuto, salvo poi dargli il benservito quando non pi utile (principio del lavoratore ospite).

7. Contro la Fortezza Europa. L'immigrazione deve essere inserita nel quadro dell'integrazione europea. Le migrazioni sono fortemente controllate e regolamentate dal trattato di Schengen e da altri trattati internazionali. E' inaccettabile che gli interessi siano messi in primo piano ancora una volta, mentre nel Mediterraneo le polizie di frontiera dei paesi EU deportano centinaia di individui senza garantire loro lo status di rifugiato. Non esistono partiti "moderati" quando si varano e si applicano leggi di questo tipo. 8. Ampliare i diritti di partecipazione. Si parla spesso di immigrazione, ma le parole d'ordine sono
costantemente stabilite dai partiti, dai media e da altre organizzazioni. Il migrante non ottiene mai la parola: si parla di lui, ma non con lui. E' pertanto indispensabile aumentare il diritto alla partecipazione politica dei migranti e aumentare la loro presenza nel dibattito pubblico, anche nell'ordine di idee di rompere gli stereotipi. Come stato in passato per le donne, oggi essenziale per i migranti una politica di uguaglianza che aiuti a combattere la discriminazione e a dar loro una voce.

9. Per un diritto all'asilo e alla casa. Vista l'attuale situazione di esclusione e chiusura dei confini,
diventa necessario chiedere che il diritto all'asilo e alla casa diventino diritti umani imprescindibili. In un mondo in cui vige la libera circolazione dei capitali assurdo che non sia lo stesso con le persone. Deportazioni e ostacoli burocratici - palesi o nascosti - per le pratiche di ingresso non dovrebbero esistere. Il razzismo e il nazionalismo che legittimano queste pratiche discriminatorie devono essere combattuti ferocemente, cos come doveroso per i paesi industrializzati lottare contro la povert in altri paesi e accogliere chi cerca di fuggirne.

perch provengono da chi detiene una posizione di potere: il primo implica il tollerare un altro essere umano, mentre il secondo fa riferimento al farsi assimilare dalla cultura dominante. Ma chi lo decide? Al contrario, dovremmo lottare per il diritto alla differenza culturale, alla diversit linguistica e al mantenimento del proprio stile di vita. Una societ pluralista pu esistere solo abbandonando le rivendicazioni esclusiva di diritti, risorse e territorio, aprendosi. Al tempo stesso - ed questa la vera sfida - questo diritto alla diversit non pu esistere senza un insieme di valori e norme condivise al quale tutti si devono attenere.

10. Per una societ pluralista. "Tolleranza e "integrazione" sono termini sbagliati se si vuole parlare di emancipazione,