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Il Gruppo Beatnik C.

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VITTORIO BACCELLI

IL GRUPPO BEATNIK C.13 A LUCCA


EDIZIONI QUANTICHE
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Il Gruppo Beatnik C.13 a Lucca

il gruppo beatnik c.13 a lucca Vittorio Baccelli luglio 2011 edizioni quantiche Seville (E) I edizione

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Il Gruppo Beatnik C.13 a Lucca

INTRODUZIONE In questo libro ho voluto raccogliere tutti i miei scritti sul beat e dintorni, articoli e racconti, in particolare quelli riguardanti il Gruppo Beatnik C.13 che a Lucca nacque e si svilupp attraverso eventi non solo sociali e artistici. Non questa una raccolta organica che designa la storia, ma solo un tassello in pi, da unirsi a ci che gi stato scritto e detto, per comprendere meglio un fenomeno che ebbe ripercussioni anche da noi, ovviamente con anni di ritardo rispetto agli USA. Ma partiamo un po' alla larga, iniziando con le citazioni di Wikipedia che oggi sono alla base di qualsiasi nuova ricerca. La Beat Generation fu un movimento artistico, poetico e letterario sviluppatosi dal secondo dopoguerra (1947 circa) a fine anni cinquanta, negli Stati Uniti. Tra gli autori di riferimento: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, Norman Mailer. Il termine beat viene coniato da Jack Kerouac nel 1947, ma l'atto di
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nascita ufficiale il 1952, anno di pubblicazione di Go di John Clellon Holmes, che viene considerato il primo racconto beat, e dell'articolo This is the Beat Generation (New York Times Magazine, novembre 1952), che segna l'avvio dell'esistenza pubblica del beat. Beat un termine che assume molteplici significati gi in inglese, e in italiano tradotto e spiegato in varie accezioni. Beat come beatitudine (beatitude), la salvezza ascetica ed estatica dello spiritualismo Zen, ma anche il misticismo indotto dalle droghe pi svariate, dall'alcol, dall'incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente, sviscerando tutto ci che la mente racchiude. Beat come battuto, sconfitto in partenza. La sconfitta inevitabile che viene dalla societ, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti e inattaccabili. Beat come richiamo alla vita libera e alla consapevolezza dell'istante. Beat come ribellione. Beat come battito. Beat come ritmo. Quello della musica jazz, che si ascolta in quegli anni, quello del be bop, quello della cadenza dei versi nelle poesie. Il jazz di Frisco, frenetico, sudato, vissuto e catartico; il jazz di Charlie Parker, "The bird", personaggio eroico e deificato da questa generazione; la poesia di Carlo Marx (Allen Ginsberg) declamata fino a tarda notte e i versi sconnessi di Mexico City Blues o della poesia "Mare suoni dell'Oceano Pacifico a Big Sur" che fa da appendice a "Big Sur" di Kerouac. Beat la scoperta di s stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato dai pregiudizi, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva. Beat non politica per, nonostante molti movimenti abbiano tratto origine da questa fonte. Beat non religione, nonostante sia forte la componente spirituale in questo gruppo. Beat libert di essere sconfitti, ma molto pi probabilmente beat uno dei tanti termini che solo "hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto..." possono capire, perch non ha un vero significato semantico, ma pi un significato mistico, insito nell'anima battuta, beata, ritmata, ribelle di quella generazione. Aiuteremo a modificare le leggi che governavano i cosiddetti paesi civili di oggi: leggi che hanno coperto la Terra di polizia segreta, campi di concentramento, oppressione, schiavit, guerra, morte (Allen Ginsberg). In principio c'erano gli hipster: questo gruppo di figure distaccate, rappresenta la corrente esistenzialista americana, che riconosce il rischio di una guerra atomica, e sente oppressivamente il peso della societ consumistica americana del dopoguerra e dell'asfissiante standardizzazione delle masse. Gli hipster sono distaccati, conoscono i pericoli e, perci, si licenziano dalla societ iniziando ad inseguire la loro esistenza profonda. Gli hipster sono i tipi seri, abbottonati, misticamente in preda all'eroina che Kerouac descrive nella prima parte de I sotterranei. Accanto a questi personaggi, emergono i beat, giovani sofferenti e focosi, dediti all'alcol e alla marijuana, poeti, romanzieri, che vorrebbero condividere con l'umanit il loro amore per il tutto e, invece, si sentono incompresi. Per il loro stile di vita sono accomunati spesso alla "Lost Generation", e per stessa ammissione di molti scrittori beat, Whitman ed Hemingway sono alle origini delle loro ideazioni letterarie. Ma, in realt, il movimento beat ebbe una portata assai pi sconvolgente, grazie anche al periodo in cui emerse. L'hipster caldo il folle dagli occhi scintillanti
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(innocente e dal cuore aperto), chiacchierone, che corre da un bar all'altro, da una casa all'altra, alla ricerca di tutti, gridando irrequieto [...] la maggior parte degli artisti della Beat Generation appartiene alla scuola hot. (Jack Kerouac). Simbolo del beat , di certo, Neal Cassady, ispirazione di molte opere di Kerouac, ma anche di Ginsberg e citato da altri autori statunitensi, quali Charles Bukowski, per l'eccezionale personalit che "l'ultimo sacro idiota d'America" riusciva a far esplodere. Il movimento beat una corsa velocissima, ma che lascia il segno: pochi sono riusciti a fermarsi prima del punto di non ritorno. Una giovent bruciata. Il movimento sostanzialmente frutto di un'utopia che nasce all'interno di un gruppo di amici, amanti della letteratura e completamente saturi della societ che vivono, delle regole, dei tab. I beat vogliono scappare, viaggiare, far l'autostop fino a dove possono arrivare, ma non per un senso di fuga dalle responsabilit, ma per trovarsi da soli nuove regole e stili di vita. Da qui viene l'avvicinamento alla spiritualit Zen, al cattolicesimo, al taoismo che tanto viene approfondito, discusso e rimodellato in un'ottica beat; ma da qui viene anche l'abuso di sostanze stupefacenti, di alcol per trovare un nuovo sistema di regole, per sedare la sofferenza e per riunire l'io e il Tutto. Inizialmente, il movimento beat, anche grazie al successo di Sulla strada raccoglie un grande consenso e d vita al movimento dei "figli dei fiori" e dei beatnik. Entrambi i gruppi saranno motivo di grave malcontento della societ contro gli scrittori beat che, per il loro modo di vivere, non sembravano differenziarsi da questi personaggi che intendevano tutta la corrente come una rivolta contro la borghesia americana che sfocer nella protesta contro la guerra del Vietnam. Ad un certo punto essere beat diventa scomodo sia per gli attacchi pressanti delle associazioni americane, che per le intrusioni nella sfera personale da parte di fan e giornalisti che vedevano in questi uomini dei simboli della rivolta che non avevano il coraggio di fare. ...un fiume inesauribile di telegrammi, telefonate, visite, giornalisti, ficcanaso, o quella volta che il giornalista si precipit di sopra in camera mia mentre vi sedevo in pigiama sforzandomi di trascrivere un sogno... teenager scavalcano lo steccato alto un metro e ottanta che avevo fatto costruire intorno al giardino per restare solo... (Big Sur). Inizialmente la compagine dei beat era formata dalla triade composta da Kerouac, Neal Cassady e Allen Ginsberg che si incontravano con altri ragazzi al Greenwich Village di New York, discutevano, facevano baldoria, e condividevano i propri lavori fino a tarda notte. Pur essendo pi anziano anche William Burroughs considerato un forte elemento di questa prima formazione beat, seppur la sua figura sia, per i giovanissimi Kerouac e Ginsberg, meglio definibile come quella di una guida attraverso i meandri della letteratura e della filosofia. Sar una fase ricca di viaggi per l'America, specie verso Frisco (San Francisco), di fama, ma anche di momenti storici come il Vietnam, la paura dell'atomica, le rivendicazioni razziali e studentesche. In seguito si aggiungeranno Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso, spesso considerato il migliore della trinit Beat (gli altri due erano Kerouac e Ginsberg) e che instaurer proprio con Kerouac, il re dei
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beatnik, un rapporto di odio e amicizia in chiave beat. Quando Ginsberg si trasfer a San Francisco, mecca di tutti i beat e residenza del "santone" Henry Miller, idolo assoluto di questo movimento, inizi una fase che molti dicono della "Scuola di San Francisco", ma sulla quale non v' molto da aggiungere se non il fatto che Ferlinghetti, nella sua libreria City Lights Bookstore nel North Beach di San Francisco, pubblic alcune opere beat tra cui Howl, uno dei pi famosi manifesti del movimento. Il movimento and piano piano scemando, come idea di gruppo, di pari passo con la fine delle contestazioni. Si lasci dietro le morti premature di Cassady e Kerouac, una lunga disapprovazione sociale e tante opere che ancora oggi sono custodite presso City Lights, e che sono diffuse e stampate in molteplici lingue e stati. E, nonostante tutto, si porta dietro la leggenda di quei ragazzi che giravano sulla strada, verso l'ignoto, e che ancora oggi stimolano le fantasie di milioni di persone. stato un fuorilegge il padre della nostra patria? S. stato un fuorilegge Galileo per aver detto che il mondo rotondo? Io dico che il mondo rotondo! Non square (The origins of the beat generation, Kerouac). All'origine del movimento in America ci sono probabilmente figure pi o meno vicine al movimento del Trascendentalismo ottocentesco, fra cui spiccano Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman. Fra i movimenti affini, ma storicamente troppo distanti, ci sono quelli cinici della Grecia antica. Definizione del genere La Beat Generation un gruppo di bambini all'angolo della strada che parlano della fine del mondo (Jack Kerouac). Gli autori beat riprendono e amplificano i temi della contestazione giovanile della loro epoca che, partendo da una critica radicale alla guerra del Vietnam, si estendono all'intero sistema americano, mettendo in discussione la segregazione razziale dei neri, la condizione subordinata della donna, le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale. Scrivono di viaggi mentali - anche mediante la sperimentazione psichedelica di droghe quali l'LSD - e fisici, in lungo e in largo attraverso le strade americane, come ad esempio Sulla strada di Kerouac, scritto viaggiando da una costa all'altra degli Stati Uniti. stata Fernanda Pivano, con le sue traduzioni, a favorire la conoscenza del pensiero Beat in Italia, agevolata dal fatto di essere amica dei suoi maggiori rappresentanti e autrice di molte prefazioni delle loro opere. Molti "padri" della Beat Generation vennero in Italia in vari momenti. Alcuni per trovarvi ispirazione (come Ferlinghetti per il suo Scene italiane). Allen Ginsberg al Festival di Spoleto del 1965. Jack Kerouac, nell'ottobre del 1966 protagonista di un tour di conferenze, organizzato dalla Mondadori, in alcune di esse facendosi accompagnare dal cantautore Gian Pieretti (scoperto grazie alla segnalazione di Donovan). Poesia, letteratura, musica e stili di vita vennero, in qualche modo, coinvolti da queste presenze. A differenza di quello che avvenne negli USA, la poesia e la letteratura di ispirazione beat in Italia si svilupp, in modo molto sotterraneo e in ritardo dall'esperienza originale d'oltreoceano, dal 1965 ai primi anni settanta, con un lungo crepuscolo che si esaur solo alle soglie degli '80. Tra i punti di riferimento, negli anni sessanta, la libreria Hellas e l'editrice Pitecantropus (ambedue a Torino), il
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Beat '72 (che nasce a Roma nel 1964 nei locali di via Belli ad opera di Ulisse Benedetti), l'aperiodico "I lunghi piedi dell'uomo" curato da Poppi Ranchetti, la rivista Pianeta Fresco, ispirata e diretta da Fernanda Pivano, per un certo periodo anche stimolo diretto per molti giovani creativi che incontrava spesso nella sua abitazione milanese di via Manzoni e il Gruppo Beatnik C.13 di Lucca. Tra i poeti beat di lingua italiana si ricordano Gianni Milano, Vasco Are, Aldo Piromalli (da inizio anni '70 residente ad Amsterdam), Vittorio di Russo, Carlo Silvestro e il ticinese Franco Beltrametti. Tra gli scrittori, Silla Ferradini (oggi scultore di fama), autore molto underground di un solo libro "I Fiori Chiari" (La Scimmia Verde, Milano, 1976), cronaca della scena Beat milanese anni sessanta, Andrea D'Anna con il romanzo psichedelico "Il Paradiso delle Ur" (Feltrinelli, Milano, 1967) e Melchiorre Gerbino con "Gamla Stan" (Giordano Editore, 1967, Milano). Negli anni settanta la deriva beat influenz ancora alcuni giovani autori italiani che avevano aggiornato le loro visioni poetiche filtrandole con l'influenza della freak-generation nord-americana. Da ricordare, tra questi, Giulio Tedeschi editore di Tampax ed organizzatore di reading di poesia e musica, Piero Verni e il ticinese Antonio Rodriguez, curatore della rivista psichedelica Paria. A met anni Sessanta, la casa milanese di Fernanda Pivano per un certo periodo divenne un punto di appoggio per chi gravitava intorno al movimento beat. Non a caso fu lei a suggerire nell'ottobre del 1966 al poeta Vittorio Di Russo, a Melchiorre Gerbino e agli altri giovani italiani "in viaggio" che frequentavano la soffitta di Di Russo a Milano, il titolo di "Mondo Beat", considerata la prima rivista underground italiana, che inizia le pubblicazioni nel novembre 1966 (il n. 0 datato 15 novembre 1966). Ben presto, la rivista "Mondo Beat" diventa la voce del movimento dei "capelloni" (com'erano chiamati al tempo) e ispiratrice di una libera comunit denominata dai suoi abitanti "il campeggio", che viene creata in quella che allora era la periferia di Milano, in via Ripamonti. La stampa "benpensante" inizia una forte campagna tesa a denunciare il fenomeno Beat, accusando gli occupanti della tendopoli ("Barbonia City"), di contravvenire alle regole della moralit (libero amore) e di rappresentare un serio pericolo di pandemia per la citt a causa delle precarie condizioni igieniche. Le squadre della polizia prendono a perquisire sistematicamente la tendopoli, alla ricerca di minorenni "scappati di casa" che trovano facile rifugio nelle tende del movimento. In seguito ad alcune perquisizioni con "modi bruschi", il 7 marzo 1967, un centinaio di "capelloni" inscena una manifestazione per protestare contro la brutalit della Polizia e viene caricata da un reparto Celere. Il 12 giugno 1967 la tendopoli di via Ripamonti viene sgomberata dalla forze di Polizia e rasa al suolo dagli operatori comunali del SID (servizio immondizia domestica), intervenuti con i lanciafiamme. Molti degli occupanti vengono fermati ed allontanati dalla citt con foglio di via. Dopo l'uscita del n. 5, luglio 1967, anche "Mondo Beat" cessa le pubblicazioni. La musica beat in Italia scaten un fiorire di complessi (di cui l'Equipe 84, i Dik Dik, I Corvi, I Camaleonti, o il riscoperto gruppo cult I tubi lungimiranti sono solo alcuni tra gli
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esponenti), di solisti (Riki Maiocchi, Gian Pieretti, Patty Pravo, Caterina Caselli e altri) e di case discografiche, port alla nascita di riviste musicali nate espressamente per i giovani (Ciao amici, Giovani, Big), di locali dedicati espressamente alla musica beat (il Piper Club di Roma e Versilia il pi noto, ma ne nacquero in ogni citt, a Torino ad esempio La Perla), di concorsi musicali legati al beat (il pi noto di tutti fu il Rapallo Davoli) e al diffondersi in ogni citt d'Italia di punti di aggregazione per i capelloni (tra cui, ad esempio, piazza Navona a Roma o piazza Castello a Torino). Il film Pull My Daisy, del 1959, di Robert Frank e Alfred Leslie, ritenuto il manifesto del cinema beat: la voce fuori campo di Jack Kerouac e fra gli attori compaiono Peter Orlovsky, Allen Ginsberg e Gregory Corso. La breve narrazione (di 28 minuti) di una divagante chiacchierata tra amici gioca sul cortocircuito tra modi e strutture della finzione e istanze di realismo documentario. Del 1960 La nostra vita comincia di notte, di Herman Rhudell McDougall, del 1987 The Beat Generation: An American Dream, con Burroughs, Cassady, Corso, Kerouac, Ginsberg e Ferlinghetti, del 1991 Il pasto Nudo (Naked Lunch), di David Cronenberg, tratto dall'omonimo romanzo di William Seward Burroughs, del 1959 e del 2010 L' Urlo scritto e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, che racconta la vita del celebre poeta beat Allen Ginsberg, interpretato da James Franco. Ritornando a queste pagine, non troverete solo miei interventi (racconti e articoli di giornale) sul Gruppo Beatnik C.13, ma anche ho voluto spaziare sui dintorni sempre collegati a Lucca, e talvolta vicini al fuori tema: ma i miei lettori sanno perdonare!

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GRUPPO BEATNIK C.13 Era il 1965 e un gruppo di giovani lucchesi inizi ad incontrarsi sulle panchine in pietra della centralissima Via Roma, uniti dal non farcela pi a sopportare la meschina realt iperconservatrice della piccola citt. Trai primi: Mauro Petroni, Bruno Lugano, Bruno Grossi, i fratelli Aprile, le sorelle Giometti, Vittorio Baccelli, Enzo Guidi, Barabba, Luciano Galli, Ciccio, Marco Pedonesi e Virginia (un loro amico gay). Poi arriv Jarry da Firenze facendo fare la conoscenza al gruppo della buona erba e, torn Mauro da Londra illustrando ci che bolliva in pentola in quel momento in quel di Londra. Fu allora che si definirono Gruppo beatnik C.13 e attorno a loro si crearono molte adesioni e simpatie. Il C stava per Piazza Cittadella, quella della casa natale di Giacomo Puccini e il 13 era il numero civico di una mescita sita nella stessa piazza, nella quale si ritrovavano assai spesso a degustare il buon vino delle colline lucchesi. Erano tutti, pi o meno, su posizioni radicaleggianti, amavano lo sperimentalismo artistico e la provocazione, qualcuno di loro aveva avuto stretti contatti con gruppi ludd-lettristi-situazionisti, amavano il fumo e divertirsi. Molti giovani si sentirono attratti dai capelloni (allora erano chiamati cos), e mentre i capelli cominciavano a divenire sempre pi lunghi, vennero anche a loro molti provenienti dai pi disparati settori dellintellighenzia cittadina, che prima tentarono di capirci qualcosa, poi forse anche spinti dalle mode dellimportata contestazione anglo-americana, si dimostrarono tuttaltro che indifferenti alle novit proposte da queste prime esperienze beat. Le amicizie che alcuni del gruppo (che andava ingrossando sempre di pi le sue file) ebbero con Fernanda Pivano e con Andrea e Marina Valcarenghi, dettero tono e spessore culturale alle iniziative. A Marco Pannella fu organizzato il primo comizio lucchese che si tenne nel prestigioso Teatro del Giglio, e sempre nello stesso teatro fu proposto sia Guccini che il Perigeo. Guccini fu addirittura ospite per una settimana in casa del loro amico Gigi (Luigi Bllora), e in quel quartiere si ricordano ancor oggi la confusione notturna di quei giorni troppo irrorati dal vino rosso. Il Perigeo, grazie a Bruno Tommaso, divenne di casa e fu proposto alla cittadinanza pi volte. , infatti, sul piano della controcultura che i beat lucchesi impegnarono le loro battaglie pur condividendo i temi della protesta del movimento internazionale: contro la famiglia, la scuola, lintegrazione nel mondo del lavoro, il servizio militare, listituzione psichiatrica, i pregiudizi sulle droghe, il conformismo della sinistra (e della destra) e a favore della non violenza. Il gruppo segu molto da vicino, fin dalle origini, le vicissitudini dei beat milanesi, che avevano fondato nel 66 Mondo Beat, che dettero vita al campeggio-comune di Via Ripamonti e ingaggiarono una battaglia contro i fogli di via con i quali le forze dellordine allontanarono da Milano i capelloni indesiderati. Alcuni del gruppo lucchese furono testimoni diretti delle cariche della polizia a Barbonia-City e della repressione milanese. In quei giorni usc a Lucca un polemicissimo volantino nel quale si rivendicava limportanza del movimento e si
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annunziavano nuove iniziative locali e nazionali. Avevano gi stampato nel maggio un giornale Noi la pensiamo cose via, e poi a dicembre Esperienza 2. I portatori dellesperienza maturata a Lucca furono cos definiti, nel libro Ma lamor mio non muore delle edizioni Arcana alla pagina 146, fra i primi in Italia di questo genere. Mentre erano mantenuti i rapporti con le redazioni di Urlo Beat e Grido Beat, nati delle ceneri di Mondo Beat, a Londra il gruppo lucchese si affili alla CND, la campagna per il disarmo nucleare fondata da Bertrand Russel. Di questa campagna diffusero con gran successo i bottoni che servirono a finanziare loro stessi e anche la campagna antinucleare.

Con laiuto dato con entusiasmo dai giovani lucchesi, Lucca allavanguardia del movimento beat nazionale scrissero in Noi la pensiamo cose via, a proposito delle iniziative contro il nucleare. Dopo i primi contatti avuti nella cantina del Mariani, si stabilizzarono in due punti di ritrovo in citt: una casa in Via San Paolino, lasciata loro da un amico pittore temporaneamente trasferitosi a Venezia (era questa la loro vera base in quel periodo) e la casa di Barabba (Domenico Livolsi, direttore del primo foglio) in Via Santa Croce. Allesterno si ritrovavano sulle gi citate panchine e nella bettola di Piazza Cittadella al numero 13. Dopo aver promosso una veglia per la pace e contro la guerra in Viet Nam, alla quale parteciparono molti del gruppo milanese (Gerbino, Cespuglio, Luigi Fedele e signora, Carlo Silvestro, ecc.) nel Natale 1966 e unaltra a Pasqua nel 1967, il gruppo lucchese partecip ad una manifestazione sempre contro la guerra in Viet Nam che si tenne a Firenze il 25 aprile di quellanno. In piazza della Signoria fu sonoramente fischiato loratore socialista e
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il sit-in in piazza Duomo fu interrotto da improvvise cariche della polizia. I beat lucchesi, reduci dallaggressione peraltro immotivata, denunciarono con volantini le gratuite violenze subite. A Lucca il 4 novembre, sempre del 1967, contemporaneamente a quanto fu organizzato a Firenze da anarchici e pacifisti, il gruppo al gran completo protest contro le celebrazioni ufficiali. VIVA GLI ESERCITI CHE NON ESERCITANO. Slogan e cartelli non violenti e antimilitaristi provocarono la reazione di un gruppo di bersaglieri, ci furono vari tafferugli nel centro storico che culminarono con sei fermi e cinque arresti: Lugano, Petroni, Galli, Guidi e Franco Aprile gli arrestati. Baccelli fu trai fermati: arrivato tardi alla manifestazione perch impegnato col lavoro, venne senza alcun motivo bloccato in un bar cittadino e senza alcuna spiegazione rinchiuso in una cella di sicurezza della caserma lucchese dei CC fino allora di cena. Chiamarono poi suo padre perch lo venisse a riprendere. Nei giorni successivi ci furono manifestazioni e cortei studenteschi di protesta, anche le federazioni giovanili del PRI, del PSU e del PCI, pressate dalla forte mobilitazione in atto nelle scuole, presero posizione a loro favore. La solidariet attorno al messaggio non violento e antimilitarista da loro lanciato sallarg sempre pi tra la popolazione, solo la stampa cittadina seguit a guardarli con molto sospetto. La reazione positiva della gente nei loro confronti fu anche confermata dallentusiasmo tributato alla marcia non violenta di Danilo Dolci, che pass da Lucca e pose tra i suoi principali obiettivi la pace nel Viet Nam, la dissociazione politica dellItalia dallintervento militare USA, il servizio civile, la riduzione delle spese militari. Quellanno vi furono anche contatti con la rivista genovese Ana Etcetera e con sua grande sorpresa un gruppo buddhista milanese venne a trovare Baccelli a casa di Barabba per conoscerlo, incuriositi dalla lettura della una sua poesia Kaddish per Kwannon pubblicata su Esperienza 2. Ma lautore mantenne un basso profilo e scontent i milanesi. Il 1967 lanno di maggior impegno del gruppo: attraverso il giornale e i volantini si danno le informazioni sulle attivit beat e provo internazionali, dallInghilterra e dallOlanda, pubblicando racconti, reportage e lettere, tutta la stampa cosiddetta alternativa parl del C.13, ebbero anche una pagina tutta per loro su Pianeta Fresco, supercolorata rivista cult dellepoca diretta dalla Pivano e benedetta da Ginsberg. Tra le tante attivit si ricordano la manifestazione pro Stiliti e, anni dopo il corteo per Valpreda libero. Si unirono al gruppo Rotolo, Assuero, Iselda, i coniugi Marconcini e Francesco Petri che port un suo gruppo di amici, trai quali i fratelli Sella e Marino Salom. Poi nel corso del 68 il movimento beat lucchese si dissolse, in parte assorbito dalle vaste e radicali forme di protesta messe in atto dal movimento degli studenti, lasciando tuttavia spazi a colpi di coda e molto interesse per un tipo di informazione e di cultura alternativa che continuer a produrre fogli e giornali sotterranei collegati con analoghe iniziative nazionali e internazionali. Dopo lesperienza beat si form a Lucca lo Studio 21 che prendeva il nome dal numero civico, lo studio si trovava, infatti, in Via Santa Croce, al numero civico 21. Animatori dello S.21 furono, Elio Luigi Ardinghi, che era gi
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stato il grafico ufficiale del C.13, Vittorio Baccelli e Marco Pedonesi. Lo S.21 fu allinizio molto attivo nel campo dellarte, uscirono tre numeri di un proprio bollettino, i cui articoli furono quasi totalmente ripresi dalla rivista nazionale Dars, nacque anche un gruppo per le arti figurative che si chiam G4, il quattro stava per il numero dei componenti: Ardinghi, Baccelli, Pedonesi, ai quali si aggiunse Antonio Milite, detto Tonino. Fu proprio Tonino che negli anni 70 divenuto militante PCI e poi marito della vedova Calabresi, disegn la bandiera della pace, quella con i colori dellarcobaleno. Il G4 organizz diverse mostre di pittura, tutte allinsegna della contestazione pi radicale e contro il mercato dellarte e la sua mercificazione. Tra le tante si ricorda una collettiva a Borgo a Mozzano (LU), che a met durata fu sospesa per litigi con i membri del locale circolo Unione che lospitava. Altra collettiva, alla sala Cultura del Teatro del Giglio di Lucca, e qui stranamente tutto fil liscio, poi la Manifestazione Anaoggettuale con Happening al salone Salvemini del PSU, che fu aspramente contestata dagli stessi socialisti i quali ritennero opportuno pubblicamente dissociarsi, definirla un atto non-artistico e censurare (fu fatto sparire) un lavoro dadaista di Baccelli, un ready made: trattavasi di un preservativo imbullonato. Vennero in questa rassegna presentati oggetti di consumo, violentati e privati cos della loro funzione. Questa Manifestazione Anaoggettuale si tenne il 9 marzo del 1969. Lo S.21 fu dunque un turbinio didee e allinterno di esso maturarono anche le posizioni di alcuni (Marinella Lazzarini, Virgilio Papini, ecc.) che furono poi militanti del Potere Operaio dispirazione pisana, che dette successivamente vita a Lotta Continua. Moltissime esperienze, anche contraddittorie, si svilupparono in quellunica stanza con bagno annesso, che fu lo S.21: artistiche, politiche, esoteriche, medianiche, psichedeliche, atee, religiose e chi ne ha, pi ne metta. In quella sede oggi c lufficio di unagenzia assicurativa, e se continuiamo a dare unocchiata alloggi troviamo Baccelli che rimasto radicale, lArdinghi il presidente della circoscrizione 1 del centro storico di centro-destra, Virgilio Papini, altro frequentatore e successivamente fondatore di L.C. a Lucca, ora vicino ad AN, alcuni sono rimasti orientati a sinistra con forti contaminazioni new age. Favor lo scioglimento dello S.21 anche la repressione che dopo piazza Fontana sabbatt su di esso: continue perquisizioni con sequestro di materiali. Perquisizioni che colpirono anche il Baccelli nella sua casa a Borgo a Mozzano e che portarono al sequestro e alla perdita di una numerosa e preziosa documentazione cartacea di quel periodo: documenti dello S.21, del G4, di Mondo Beat e dei Situazionisti. Dopo lesperienza dello S.21 Baccelli fond con alcuni amici il ciclostilato FUCK, furono organizzati eventi musicali, fu fatta continua controinformazione, il tutto su posizioni radicali ma non pannelliane. In questo periodo si ampliarono i contatti con Stampa Alternativa, e ancor oggi si ricorda il suo direttore, Marcello Baraghini, ospite in una casa lucchese sotto unalluvione: durante la notte si allag la stanza ove lui dormiva. Contatti avvennero anche con il disegnatore Max Capa, direttore della rivista PUZZ, oggi disperso in
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qualche campagna della Francia. Esaurita anche lesperienza di FUCK, Baccelli & soci lanciarono sul mercato alternativo il foglione mensile La rivolta degli straccioni che si stampava nella tipografia degli anarchici (Il seme) a Carrara e fu aperto il Bureau de lart uno spazio artistico autogestito in pieno centro storico lucchese che per molti anni ha raccolto nella generale indifferenza cittadina il fior fiore dello sperimentalismo artistico, quello sperimentalismo volutamente ignorato dai mass media in quel periodo e del quale solo oggi, alcune punte delliceberg talvolta appaiono su specializzate riviste culturali. Baccelli entr nel circuito internazionale dellarte postale e da allora espose a raffica in collettive in tutto il mondo, almeno finch dur let doro della mail art. Era anche entrato a far parte dell'elitario gruppo dei poeti visivi. Ebbe contatti anche con il pittore Baratella, piovuto in lucchesia con il situazionista Cesarano che lo mise in corrispondenza epistolare con Joe Fallisi e Coppo. Attiv poi lAlta Scuola di Corrispondenza e il Vittorio Baccelli Magazine, dette il via alle due rassegne multimediali millennium e luther blissett eXperience, ma questa storia di oggi, mentre la tradizionale arte postale, venuta a contatto con internet, radicalmente cambiava e si mutava forse in qualcosa daltro, e mentre il pensiero beat si trova oggi solo sui libri, sulle riviste, sui filmati, in internet a testimonianza duna ventata di libert culturale, forse irripetibile.

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MANIFESTAZIONE ANAOGGETTUALE CON HAPPENING Il 9 marzo del 1969, nella sala Salvemini del defunto PSU lucchese, si tenne la Manifestazione Anaoggettuale con Happening. La manifestazione fu pensata allinterno dello S21 e materialmente realizzata dal sottoscritto, dallArdinghi dal Pedonesi, con un po daiuto di altri amici. Prima realizzammo il manifesto che fu pagato da tal Giannetto Davini del PSU, poi provvedemmo a realizzare gli oggetti. Erano oggetti duso comune privati delle loro funzioni, e pertanto fruibili solo come oggetti artistici, nelle loro autentiche forme e non contaminati dal loro uso, che restava interdetto. Ricordate la scultura Cadeau del 21 di Man Ray? Quel ferro da stiro con le punte saldate? Beh! avevamo preparato cose del genere. Lintera manifestazione con la conseguente produzione artistica, anche deventi, rispecchi un andamento collettivo alla FLUXUS. Io preparai due sculture composte da pezzi di motore dauto saldati, un collage titolato Guingau, che era unopera di Gauguin tagliata a met e assemblata con la parte sinistra a destra e con la parte destra a sinistra, presentai anche un preservativo imbullonato (che fu la pietra dello scandalo) e un distributore darance: era un dispenser di palline di gomma da masticare di quelli a bolla trasparente, con dentro arance. Pedonesi costru sadicamente gli occhiali per masomiope, le cui lenti finivano con due punte metalliche acuminate che avrebbero sicuramente accecato chi avesse avuto lardire di provarli, e qualcuno ci tent quella sera, ci fu anche chi mise le cinquanta lire nel distributore darance, poi la palascopa, un manico con granata ad unestremit e scopa nellaltro: costruitela da voi e provate ad usarla! Ardinghi present un aspirapolvere HOOVER vecchissimo con motore e parte della carrozzeria fusi, ma filo elettrico e presa nuovissimi, poi una poltrona che dava una leggera, ma fastidiosa scossa elettrica a chi ci si sedeva sopra. Vi era poi tutta una serie di piccoli oggetti elaborati collettivamente, trai quali ricordo una siringa pronta per luso piena di cemento e un cavatappi a vite con tappo metallico saldato nella punta. Gli oggetti erano casualmente disposti nella stanza, quelli pi piccoli erano posati su un tavolo affiancato aduna parete: sul tavolo vi era anche il poster, messo in vendita, non ricordo a quanto, con lo scotch era attaccato al manifesto uno zolfanello, anchesso privato della sua funzione perch non si accende se non sfregato sullapposita striscia chimica. Dalle pareti pendevano enormi rotoli di carta bianca e sul pavimento erano disposti bidoncini di colore con pennelli ad uso dei visitatori. In sottofondo musiche dei Rolling Stones, dei Pink Floid e brani di musica tibetana. Luci: bianche violente fisse, e a tratti strobo. Allinizio sconcerto trai primi ignari visitatori, i soliti presenti ad ogni inaugurazione di mostre, non si sa se per bere e mangiare o se attratti dallarte; poi molti iniziarono a disegnare, a scrivere, a scarabocchiare sui rotoli di carta bianca. Lhappening dur fino a verso le 20, era iniziato alle 15, tirammo fuori i beveraggi solo verso le 19: ci fu chi scapp subito, chi si accovacci per terra (non cerano
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sedie, solo il divano elettrificato, ovviamente inutilizzabile), chi si mise a ballare, chi discuteva di sport, chi trov lanima gemella e si diresse verso luoghi pi appartati, chi scrutava gli oggetti, uno ad uno, con laria da intenditore, due giornalisti che scattarono foto a tutto e tutti (mai pubblicate), tre in un angolo arrotolarono spinelli per tutto il tempo, Luciano, un nostro amico tossico, allora famosissimo (suonava con gli Eremiti) venne con la chitarra e tent di suonare, ma poi sallontan di corsa (forse richiamato dal buco) e tutti gli altri, come ho gi scritto, erano alle prese con le pareti bianche e i colori. Alle 21 furono piazzate una cinquantina di sedie in mezzo alla sala e inizi una conferenza del critico darte de La Nazione, Corrado Marsan sugli happening e su le (allora) ultime tendenze dellarte figurativa. La conferenza fu poi pubblicata sulle pagine culturali de La Nazione, mentre il Manifesto Anaoggettuale apparve sulla rivista romana dArs. Circa la met del pubblico non comprese niente n della manifestazione, n dellhappening, n di quello che il relatore aveva dettagliatamente spiegato e analizzato. Gli oggetti rimasero in visione per una settimana. I rotoli di carta con i disegni furono portati via non so da chi, ma riapparvero esposti in Villa Bottini durante loccupazione del 77. Il PSU emise un comunicato, pubblicato sulla stampa locale, ove definiva la manifestazione priva di ogni valore e contenuto artistico: come al solito, avevano capito tutto, loro. Il mio preservativo imbullonato fu censurato nella maniera pi drastica: spar: il secondo giorno non cera pi. Dopo la conferenza, accompagnato Marsan alla sua auto (torn a casa sua a Firenze), noi ritornammo allo S21 e l trovammo mutandine e reggiseni appesi ad asciugare. Marinella, una nostra amica collaboratrice aveva litigato in casa sua (a causa mia) e si trasfer per una quindicina di giorni nel nostro studio, ma questa unaltra storia. Quando, una settimana dopo smontammo la rassegna, con gran sollievo dei dirigenti del PSU che ci avevano di malavoglia ospitato, misi le due sculture composte da pezzi di motore saldati in un fustino vuoto di DIXAN, uscimmo e ci fermammo alla Cubana per berci un caff, non vi dico la mia sorpresa, quando riprendendo in mano il fustino, le sculture rimasero sul pavimento del bar. Il fustino era privo del fondo!

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IN VIAGGIO Amsterdam, aprile del 1970. Ma questa la casa del Moneta! Alle pareti i quadri del Moneta, lo stesso cavalletto con tavolozza del Moneta, il tappeto accanto al futon dove mi trovo sdraiato lo riconosco, quello del Moneta, il suo preferito che stava nello studio. Ma il Moneta se ne andato da Lucca un anno fa, quando larrestarono e stette in San Giorgio una settimana, poi usc e spar. A questo punto sar bene che vi racconti che il Moneta un falsario, il pi bravo falsario che io conosca: fa dei quadri meravigliosi, perfetti, dei De Chirico, dei Picasso, dei Van Gogh, dei Guttuso, identici agli originali. E lui fa solo copie, bellissime copie, autentiche copie, sembrano talmente vere da sembrare gli originali. Pi volte gli ho chiesto Ma perch non fai dei quadri tuoi? Con la tecnica che hai, puoi fare quello che vuoi. E lui mi rispondeva sempre che non riusciva a fare niente di suo, solo a copiare i maestri era bravo. Ed era cos bravo che alla fine larrestarono con laccusa di essere in un giro internazionale di quadri falsi. E cos sparito da Lucca. Ma in quale luogo mi trovo? Sicuramente a casa del Moneta, ma dove? Ricapitoliamo e cerchiamo di capirci qualcosa. Sono partito una settimana fa con la Land Rover del Perini destinazione Parigi, oltre al Perini cerano anche Daniela, Marino, Assuero e il Grossi. Dovevamo trovare due nostri amici a Parigi, li abbiamo trovati e siamo stati tre giorni nella loro soffitta nel quartiere latino, pi che soffitta la chiamerei fumeria, girava uno spinello dopo laltro, tipo catena di montaggio, ogni tanto una variante: un chilum, un t, una pipetta. Fuori pioveva, tre giorni di pioggia chiusi in casa, solo qualche uscita per il bar dietro langolo. Io sempre appiccicato a Daniela, i Pink Floid a tutto volume, ne avevo le palle piene. Ad Amsterdam, ad Amsterdam, l s che c bello, qui ci si rompe i coglioni! Diceva il Perini, Io so chi ci ospita. Ecco dove sono, Amsterdam, e lospite il Moneta, diavolo dun falsario, ecco dovera sparito! E sempre annebbiato da quel troppo fumo di quei tre giorni a Parigi cerco di alzarmi: sono tutto vestito, ma senza scarpe. Un buon odore di caff viene da quella che intuisco essere la cucina, ed la cucina e l c il Moneta in vestaglia che va in su e gi per la stanza con un bicchiere stracolmo di caff fumante in mano. C anche un tipo sbaraccato su una sedia a sdraio, capelli lunghi biondi, occhi chiusi, camicia e jeans, piedi nudi.
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Ah Antonio, sei tu! Meno male che ti sei svegliato, questo qui due giorni che dorme. Questo qui, lEmanuele, lavevo gi conosciuto a Firenze, e anche l stette tre giorni immobile facendo dannare chi lospitava. Emanuele col saldatore costruisce piccolissimi oggetti bellissimi, meccanici e al tempo stesso mistici, ma ha fatto troppi viaggi in acido. Arriva Daniela con un vassoio con piatti colmi di riso macrobiotico. A me la cucina macrobiotica ha sempre fatto schifo, sono un patito della dieta mediterranea, ma la fame ha tutte le volte il sopravvento. Questo viaggio un vero viaggio, non ricordo neppure come sono arrivato, gli ultimi ricordi sono della soffitta nel quartiere latino con Daniela che mi passa il chilum. Ma ora mi riprendo, faccio mente locale: sono ad Amsterdam, la prima volta, non ci sono mai stato, voglio andare in piazza Dam, voglio vedere i Van Gogh! Mi guardo intorno e vedo arrivare il Moneta con un Van Gogh in una mano e un Picasso del periodo blu nellaltra, ovviamente dipinti da lui, che mi fa: Questi non ti bastano? E mi ritrovo con Assuero in piazza Dam dopo aver attraversato non so pi quanti canali e piazzette con piccioni che a tratti mi sembra di essere a Venezia, solo che qui le gondole non si vedono. E i provos, dove sono i provos? Meno male che qui non piove, che buon trip abbiamo preso. Dice Assuero e non ricordo daver preso trip. La piazza piena di gente, tantissimi giovani, capelli lunghi o rasati, minigonne, mi guardo intorno e sento Assuero esclamare: No! Non possibile! E col dito mindica Angelino che si sta avvicinando. Angelino, lincubo dei lucchesi, sempre a chiedere mille lire. Angelino ci guarda con gli occhi appannati e fa: Avete mica un fiorino? Cazzo, cazzo, cazzo uno attraversa la vecchia Europa e cosa trova? Acqua a Parigi e Angelino ad Amsterdam che chiede un fiorino, non possibile. Lascio la piazza, con Assuero e Angelino e me ne vado in giro da solo in questo labirinto disolette bagnate dallAmstel, attraversando un ponte dietro laltro fermandomi solo per ammirare una meravigliosa chiesa barocca. Torno poi dal Moneta e ritrovo la stessa situazione del quartiere latino con due varianti: il Moneta non fuma ed Emanuele sempre l che non d segni di vita. A un certo punto della notte appare dal nulla una bellissima nera, completamente nuda che gira per la casa, poi non la vedo pi. La mattina successiva esco con Marino e il Rossi alla ricerca della casa di Rembrandt, non la troviamo, ma finiamo per puro caso davanti al museo di Van Gogh. Questo me lo vedo e me lo gusto tutto! Torniamo poi dal Moneta, Emanuele s svegliato, beve latte e racconta barzellette, il Perini finisce nuovamente in paranoia e vuol tornare a Lucca. Ci fumiamo uno spinello, salutiamo tutti e torniamo alla Land Rover. Siamo partiti da
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circa unora, tutti sonnecchiano, io sono alla guida, Daniela nel sonno si rigira e fa: Per come bella Venezia. E si rimette a ronfare. Non sapr pi niente del Moneta e dellEmanuele, Daniela, uno dei miei rari amori, morir dembolia, Marino precipiter nel Lazio col suo aereo, Assuero morir di AIDS, il Grossi diverr pensionato delle Farmacie Comunali, il Perini erediter una cartiera, Angelino far un miscuglio troppo potente di psicofarmaci e alcol. Torner ad Amsterdam solo in internet.

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COME NASCE UN RACCONTO Nel '67 c'era a Lucca un gruppo beat, il famigerato C.13; avevamo da poco stampato con successo uno dei primi fogli under d'Italia "Noi la pensiamo cos e via..." e sull'onda di questo primo eravamo partiti per mettere insieme un secondo foglio. C'eravamo gi divisi gli articoli da preparare, la parte del leone se l'erano presa naturalmente Mauro ed il Lugano. Tutti d'accordo nel pubblicare un articolo di William Burroughs tolta dal Los Angeles Free Press, che parlava della realizzazione d'un suo film: occorreva tradurre il testo dall'inglese. La traduzione fu affidata al nostro amico Virginia, che era tornato da poco giustappunto dalla Virginia (USA). Ma sorsero le prime difficolt: l'articolo era scritto in uno slang che il nostro amico non capiva molto bene, ed oltretutto neppure si ricordava con precisione l'italiano. Fu cos che la "redazione" m'affid sia il testo in inglese, sia la traduzione nel folle italiano di Virginia, perch redigessi la stesura definitiva. Questo lavoro fu affidato a me perch ero l'unico del gruppo che s'era sempre rifiutato d'imparare l'inglese, dato che non volevo aver niente a che spartire con quest'imperialismo linguistico. Feci comunque del mio meglio e l'articolo intitolato "Un film" fu pronto prima che il giornale andasse in macchina. Rileggendolo in questi giorni mi sono accorto che l'articolo "tradotto" non ha niente a che fare con l'originale che racconta cose del tutto diverse. Potete comunque leggerlo in "Esperienza 2" che pubblicammo nel mitico novembre del 1967.

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LA CENA Erano i favolosi anni 70 ed eravamo stati invitati a cena, Luisa e io, a casa di Elio. Elio, un nostro caro amico, aveva organizzato questa cena a casa sua per festeggiare la riuscita di un evento culturale che avevamo con successo organizzato: si intitolava manifestazione anaoggettuale e avevamo presentato degli oggetti privati della loro funzione, con happening e in chiusura una conferenza dibattito con Corrado Marsan, critico darte de La Nazione. Moltissime persone avevano visitato la mostra e si erano fermate per lhappening, anche la conferenza era stata un successo oltre le nostre aspettative. I giorni successivi apparvero articoli sia sui quotidiani locali che su alcune riviste darte. Fu la dimostrazione che anche a Lucca la sperimentazione artistica aveva un suo spazio. Questi i motivi che avevano portato Elio a organizzare la cena. Avevo acquistato una bottiglia di spumante e allora fissata con Luisa imbocchiamo via del Battistero, quella degli antiquari, giriamo nella piazzetta della chiesa e suoniamo il campanello illuminato: - Elio Luigi Ardinghi grafico pubblicitario Udiamo il campanello squillare, ma il portone rimane chiuso. Suoniamo unaltra volta, nessuna risposta. Riproviamo, niente. Sar presto, ci diciamo, avranno avuto da fare fino a tardi in negozio, facciamo un giro. Con calma arriviamo fino al Duomo in piazza San Martino, poi raggiungiamo piazza Grande e di nuovo a casa di Elio. Suoniamo, ancora nessuna risposta. Questa poi! vuoi vedere che se lo sono dimenticato? Intanto il tempo passa e facciamo un giro sulle Mura, non abbiamo lorologio, ma le dieci saranno passate da un bel pezzo. Sulle Mura le luci sono spente e ci avvolge una meravigliosa aria medioevale. Stasera sembra proprio che non ci sia nessuno in giro, solo sulle Mura intravediamo nel buio un paio di persone che vagano in silenzio. Si avvicina un grosso cane nero, forse un labrador, con occhi grandi e gentili, lo accarezzo sulla testa e se ne va soddisfatto. Il tempo passa, decidiamo di tornare a casa di Elio per vedere cosa sia successo, inizio ad avere un dubbio: Non avremo mica sbagliato il giorno? Un silenzio strano in via del Battistero completamente deserta coi suoi negozi dantiquariato chiusi, anche una leggera nebbia in volute soffici si spande per la via. Siamo perplessi e un po turbati quasi sembra di vivere in un sogno, c troppo silenzio, troppa solitudine. Dico a Luisa: Questa volta suona te. Lei si avvicina e preme il pulsante del campanello, sode in lontananza lo squillo. Dopo una manciata di secondi ecco il secco schiocco della serratura elettrica del portone che scatta e di colpo tutto cambia pur restando uguale. Una comitiva di persone passa per la via vociando confusamente, si sente il rombo di un motorino lontano, una campana soffusamente rintocca, le luci della strada sembrano pi vivide
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e dal portone socchiuso esce musica rock e quellinconfondibile brusio di una agitata riunione tra amici. Frastornati saliamo le scale, la casa zeppa di gente che conosciamo, tiv accesa, giradischi a pieno volume. Ma che avete fatto? da oggi che prepariamo. Vi abbiamo aspettato per un casino di tempo! Abbiamo gi mangiato! Ve lo eravate dimenticato, vero?

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ACCADDE UNA NOTTE Il suono del campanello mi coglie in piena notte mentre sto beatamente dormendo. Guardo lorologio, sono le due e mezzo. Ma chi diavolo sar a questora? Mi chiedo intorpidito mentre premo i pulsanti: luce scale e apriportone. Di sentire al citofono chi sia, neanche a parlarne, il mio citofono fuori uso praticamente da quando lhanno installato. Abito al 4 piano e lascensore non c, perci attendo pazientemente alla porta chi sta salendo. Un po incuriosito, a questora di notte chi verr a rompere? E agli ultimi scalini vedo salire una mora ricciolina in jeans e Tshirt, scarpe da tennis e zainetto. Ciao Antonio! Ma chi sar? Eppure il volto ovale, lineamenti sottili, mi ricordano qualcuno, una parte di me sicura che quella ragazza, 22 o 25 anni, snella, ben fatta, seno mozzafiato, io la conosco benissimo. Devessere che mi sono svegliato allimprovviso e non riesco a far mente locale, ma proprio ok e poi mi ha salutato come se fosse in piena confidenza. Oh ciao, come mai a questora? Rispondo istintivamente sorridendo, e lei: Passavo da Lucca e non potevo non venirti a trovare. A quel punto, bacio sulla guancia modello vecchi amici ed entra. proprio bella e smetto di domandarmi dove diavolo labbia conosciuta, anzi ad essere sincero, al momento non me ne frega proprio nulla. Ci sistemiamo nello studio, sul tappeto, sbaraccati sui cuscini, luci soffuse, metto un po di musica e lei inizia a raccontarmi che ha passato a Venezia gli ultimi mesi ospite di questo e di quella che io tra laltro dovrei conoscere, e minuziosamente narra le cose che ha fatto e quello che ha visto, poi, dice, mi presa nostalgia di te e della tua fantastica casa sui tetti di Lucca, ed eccomi qui. Ascolto con un sorriso tipo compiaciuto e seguito a non riuscire a farmi venire in mente dove lho conosciuta e sono certo che in casa mia questa qui mica c mai stata, ma uguale. Guarda cosa tho portato... E dallo zainetto tira fuori una pipetta di ceramica con bocchino dosso, gi carica. Me la passa e io laccendo, mentre un forte odore aromatico derba si diffonde nello studio. Aspiro tre volte come da rito e poi gliela passo, le luci sembrano affievolirsi e la musica in sottofondo quella dei Tagerine Dream. Mi alzo lentamente, molto lentamente, accendo un bastoncino dincenso e la luce sembra farsi pi morbida e dorata. Lei recita poesie, anche alcune mie poesie, una leggera nebbia ora ci avvolge e dalla finestra spalancata in questa notte di mezza estate entra un sottile aroma di campi in fiore mentre le stelle sembrano faticare a rimanere fisse nel cielo. Guardiamo una sottile falce di luna e ci raccontiamo le storie pi recondite e intime.
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La pipa ormai spenta appoggiata al posacenere sul tappeto, qualche bottiglia vuota di birra intorno a noi e sempre nellaria i Tangerine Dream, ossessivi ma dolci. I nostri corpi nudi sul tappeto, il sapore di birra e tabacco, laroma dellerba e quello dellincenso, la morbida luce. Mi risveglio al mattino, tardissimo, sono le undici e avevo un appuntamento di lavoro alle nove. Sono nudo sul tappeto dello studio con la testa poggiata su un cuscino africano e un leggero plaid addosso. Lo studio in perfetto ordine, come se stamani fosse passata la donna delle pulizie, che tra laltro non ho. Sul tavolinetto accanto al posacenere c la pipetta in ceramica col bocchino dosso: posacenere e pipa sono perfettamente puliti. Rivado alla notte appena trascorsa e non riesco a mettere a fuoco lospite della nottata, e... che nottata! I dettagli mi appaiono con erotica chiarezza ma il suo volto mi sfugge e pi mi sforzo di ricordare pi tutto sembra confuso e irreale. A parte la pipa non rimasta nella casa nessuna traccia del suo passaggio. Nella mia mente rimbalza una frase la nostra vita non un sogno ma dovrebbe divenirlo e forse lo diverr detta da lei quella notte, ma ricordo che Novalis scrisse qualcosa di simile.

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PATTY tu mi tiri su poi mi tiri gi come fossi una bambola Sono ospite al Lido in casa di Delia, una casa sempre aperta agli amici del marito. Alzo la cornetta, formo il numero: Ciao Patty, a che ora passo a prenderti stasera? Oh ciao, dopo luna, quando ti pare. Luna passata da dieci minuti quando posteggio il Jaguar-E davanti al Piper, entro, Patty ad un tavolo con degli amici, mi vede fa un cenno con la mano, si alza, saluta, viene verso di me e mi prende a braccetto, usciamo insieme. Bacio veloce e via in auto a casa di Delia poi di corsa nella camera matrimoniale che ho occupato. La bacio appassionatamente poi, lentamente la spoglio. Lammiro, non alta ma snella con lunghe gambe sottili come quelle delle nere, lunghi capelli biondi, seno diritto e prorompente, capezzoli ben disegnati, vita sottile. La sdraio sul letto, a lungo le bacio, succhio e mordicchio i capezzoli, poi la lingua scorre fino allombelico, indugia sul delta di venere, poi sinsinua dentro di lei, con le mani le stringo i capezzoli che sempre pi sinduriscono. Assaporo ritmicamente la sua dolce profondit profumata, lei geme, si contrae, poi piano piano si rilassa, infine sinarca godendo. Mi sdraio accanto a lei, le passo la lingua sulle labbra, poi lei mi bacia sul petto, la sua lingua scivola verso i capezzoli, li morde dolcemente. La lingua scivola gi, pi gi, mi afferra il membro con la mano e lo stringe molto forte, mentre vampe di piacere mi avvolgono inizia a leccarlo, poi lo succhia ritmicamente, la lingua scende ancor pi gi poi risale sul membro. Sto per venire, la fermo e mi metto sdraiato accanto a lei, le dico: Fumiamo una sigaretta, poi ricominciamo. Accendo lo stereo e le passo una Marlboro. Avvolti nel profumo del tabacco e nella musica dei Rolling Stones, dopo qualche minuto le sollevo i fianchi e la succhio, poi lei si gira e fa lo stesso con me. Ci assaporiamo ritmicamente allunisono, quando sto per venire mi fermo, mi scosto da lei e la penetro prima davanti, sento le sue unghie sulla mia schiena, poi la prendo dal dietro. La sollevo infine a pecorina sul letto e io in piedi sul tappeto, le stringo i glutei con le mani, lavvicino e lallontano sbattendola contro di me sempre pi velocemente e con forza. E godo, godiamo insieme, a lungo. Soddisfatti ci allunghiamo sul letto accarezzandoci. Ma a te piacciono le donne? le chiedo. Forse mi risponde lei. poi mi fai girar poi mi fai girar come fossi una trottola

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GHIACCIO DAL CIELO I primi blocchi di ghiaccio cominciarono a venir gi dal cielo verso gli anni ottanta, mi ricordo il primo che cadde nella nostra provincia: successe a Gallicano il 24 luglio del 1983. Precipit proprio davanti a numerosi testimoni nella via centrale del paese, in un orto di via Roma non prima daver centrato un albero da frutto. Allinizio del duemila iniziarono a colpire la Spagna, poi lItalia, infine fu una pioggia generalizzata su tutto il pianeta. La colpa se la presero gli aerei, poi i burloni, ma le indagini scientifiche pi studiarono il fenomeno e meno lo compresero. Una cosa era certa, il ghiaccio si formava nellatmosfera, non poteva venir gi dagli spazi siderali, poich si sarebbe sciolto prima di arrivare a terra. Anche lONU fu mobilitato, ma i blocchi e talvolta le sfere, di peso oscillante tra i due e i cinquanta chili seguitarono a cadere a dispetto di tutte le teorie che assicuravano limpossibilit di questo fatto. Sembrava che gli esseri viventi fossero risparmiati dal venir colpiti, infatti i blocchi arrivavano sempre al lato delle strade, nelle piazzole dei parcheggi, nel bel mezzo dei campi e talvolta su qualche automezzo parcheggiato, ma questo era un evento raro. I burloni simpadronirono dellaccaduto e iniziarono a lanciare anchessi blocchi dalle finestre e dai terrazzi, furono aperti siti in internet ove si spiegava come ottenere sfere ghiacciate anche di notevoli dimensioni, sembrava dessere ritornati alla beffa dei settenani che venivano rubati nei giardini e liberati nei boschi. Anche per piccole vendette personali molti si servirono dei blocchi di ghiaccio, facendoli magari precipitare sullauto della ragazza che li aveva appena mollati. Ma poi la cosa cominci a prendere una piega veramente brutta, il ghiaccio inizi a forare i tetti, a piombare sulla gente, a colpire scuole e ospedali. Scoppi una vera e propria psicosi, i giornali e i telegiornali sembravano un bollettino di guerra, con lelenco giornaliero sempre pi ampio di cadute, di morti, di danneggiamenti. Cera chi si rifiutava duscire dalla propria cantina, chi si recava al lavoro con lelmetto da minatore o con il casco da motociclista; i rifugi antiaerei furono tutti riaperti e in fretta e furia ne vennero allestiti di nuovi. La vita cominci a svolgersi sotto terra, ma non tutte le attivit umane potevano essere adeguatamente protette. La psicosi si diffuse su tutto il pianeta e gli scienziati erano sempre pi impotenti e sgomenti perch non avevano uno straccio di spiegazione logica da fornire. Molti cominciarono a pensare ad un castigo divino e nacquero pure delle sette dadoratori del blocco di ghiaccio. A quel punto i blocchi divennero tutti delle sfere del peso uniforme di circa trenta chili, formate di acqua purissima, con le stesse caratteristiche di quella con la quale composta la neve in altissima montagna.
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Tutti gli organismi scientifici e sopranazionali finirono in tilt, qui da noi in Italia limpotenza fu totale e lunica legge concreta riguard un adeguamento della 626 fortemente voluto dalle organizzazioni sindacali, che nella pratica risult inattuabile, ma nessuno ci fece caso perch molte delle leggi italiane erano storicamente o obsolete o impraticabili. Un pomeriggio, mentre passeggiavo sulle Mura infischiandomene tranquillamente dei pericoli che potevano provenire dal cielo, con un sibilo la solita palla di ghiaccio di una trentina di chili sprofond nel bel mezzo del vialetto a non pi di dieci metri dal sottoscritto. Dimenticavo di dirvi che ormai queste cadute non facevano pi notizia, il bollettino di guerra aveva lasciato lo spazio agli avvenimenti di sempre, la cronaca nera, gli incidenti stradali, le disavventure politiche, le cronache rosa. Ormai la pioggia di sfere era rientrata nellordinario e di essa continuavano ad interessarsene solo gli artisti, i pittori, i poeti, i musicisti, i filosofi e purtroppo anche i vigili del fuoco, le ambulanze e i medici. Fu davanti a quel meteorite di ghiaccio che ebbi lintuizione: dopo le prime notizie, la gente aspettava gli impatti successivi, desiderava la caduta dei blocchi di ghiaccio, la desideravano inconsciamente migliaia, milioni di persone, era come i miracoli, la gente li desidera e in certi posti che fungono da catalizzatori, talvolta i miracoli avvengono e sono sempre avvenuti. O pi banalmente come il superenalotto, da un punto di vista statistico quasi impossibile che il sei esca, ma invece ogni tanto (sempre troppo spesso per il Ministero delle Finanze) succede. Fu cos che intuii il principio di randomizzazione miracolistica. Lo comunicai alla stampa, lo misi su internet e volete sapere una cosa? Da quel momento le palle di ghiaccio cessarono di cadere, avevo smascherato linconscio collettivo e il fenomeno cess di colpo. Fui ovviamente ridicolizzato e nessuno mi dette alcun merito, solo qualche scienziato spericolato abbracci la mia tesi e il principio di randomizzazione miracolistica oggi appare solo su alcuni dizionari scientifici poco attendibili.

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IL RACCONTO DELLAMICO DI ASSUERO Assuero era ospite in quella clinica in mezzo al verde perch in quegli anni settanta, a giro per il mondo, aveva veramente abusato dogni tipo di droga. Sulle orme di Castaneda era anche approdato a Sonora per scecherarsi un intruglio a base di peiote che avrebbe dovuto sortire effetti telepatici. Al suo ritorno Assuero aveva un forte bisogno di ritrovare il suo io dissociato e cos era approdato a quella clinica psichiatrica in mezzo al verde, una vera isola di tranquillit. Strinse amicizia con un giovane milanese, ospite pure lui dopo una brutta storia subita. Lamico di Assuero aveva trovato in quellarea protetta unoasi di pace e di calma, ma aveva il terrore di ritornare nel mondo esterno. Una sera raccont cosa gli era accaduto. Alcuni anni prima stava transitando con la sua auto in direzione di Arni per motivi di lavoro. Pioveva e una leggera nebbia era scesa sulla provinciale, quando scorse a lato della strada due giovani donne che gli fecero cenno di fermarsi. Lamico di Assuero vedendole fradice di pioggia si arrest e le fece salire in auto. Gli dissero che stavano tornando a casa a piedi, quando la pioggia le aveva sorprese per strada. Erano madre e figlia, entrambe molto belle. La loro casa si trovava poco prima del paese e convinsero lamico di Assuero ad entrare per prendere un t. Non si fece certo pregare, tra laltro si sentiva molto attratto dalla figlia. Una volta giunti a casa le due donne si cambiarono dabito e civettando con lospite accesero un bel fuoco nel camino del salotto e prepararono il t. Uno scherzo tira laltro, complice lintimit del caminetto, il tamburellare della pioggia, il caldo benessere del t, il piacevole gusto del tabacco, il nostro si ritrov a baciare la figlia davanti alla madre sorridente. Fu a quel punto che la teiera si rovesci macchiando la tovaglia sottostante, ma alla cosa fu data scarsa importanza e la serata procedette nel migliore dei modi. Era lalba quando lamico di Assuero si conged dalle due donne, abbracci, baci di saluto e la promessa che il mese successivo sarebbe tornato a trovarle rimanendo ospite per qualche giorno da loro. Ma la ditta per cui lavorava il mese successivo lo fece partire per lAfrica a visionare alcuni macchinari che non funzionavano come avrebbero dovuto. Fu cos che solo tre mesi dopo il nostro riusc ad ottenere alcuni giorni di ferie e acquistati alcuni piccoli e sexy regali per le due donne, part con la sua auto in direzione di Arni. Quando, dopo alcune ore di guida, giunse davanti alla casa rimase sconcertato: sembrava abbandonata da tempo, porte e finestre sbarrate, il giardino invaso da
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erbacce. Perplesso si rec nel vicino paese per chiedere informazioni. Entr nellunico bar e quando chiese dove si fossero trasferite madre e figlia che abitavano nella casa sulla strada, quella prima di entrare in Arni, tutti lo fissarono senza dire niente. Poi il barista lo prese da parte e gli raccont che erano purtroppo morte da quasi due anni, investite sulla provinciale da unauto pirata in una notte di nebbia e di pioggia. Fu allora che lamico di Assuero dopo essersi ripreso dallo stupore, raccont cosa gli era successo tre mesi prima e alla fine del racconto tutti lo guardarono sconcertati poich il luogo dove aveva raccolto le due donne era quello dellincidente e perch la descrizione di loro e quella della casa erano rispondenti alla realt. Il barista disse: Ho le chiavi dellabitazione e da quel giorno non ho avuto il coraggio di metterci piede, vogliamo andare insieme a darci unocchiata? Lamico di Assuero acconsent e col barista entr nella casa: nel camino i resti di un vecchio fuoco, in camera su una sedia gli abiti che le due donne si erano tolti perch fradici, sul tavolo del salotto la tovaglia con la macchia lasciata dal t versato, nellacquaio tre tazze da t sporche e una teiera. E su una sedia il suo accendino Dupont dargento, quellaccendino che tre mesi prima aveva perso senza mai ricordarsi dove, e che aveva cercato ovunque.

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ANNI SESSANTA Erano i primi anni sessanta, s forse eravamo proprio nel '61 quando iniziai a collaborare a Lucca con la Cisnal. Venivo dalla Giovane Italia, ove ero stato segretario provinciale e il passaggio al Msi non era proprio riuscito a soddisfarmi. In quegli anni, in quei luoghi, c'erano troppi con la testa girata all'indietro, che a stento riuscivano a vedere oltre. Io marinettiano e futurista pi o meno doc, proprio non mi ci ritrovavo. Eppure Giorgio Almirante, che spesso veniva a Lucca, aveva una visione chiara del futuro europeo che si prospettava. Ricordo in particolare, una sua venuta a Lucca, quando volle visitare la Valle del Serchio ove aveva degli amici che da anni non vedeva. Fu caricato sulla mia cinquecento azzurra, nuova di zecca, dato che tutti gli altri avevano auto vecchissime poco affidabili. E proprio in quel giorno, Foffo, al secolo Adolfo Cesari, che era segretario della Cisnal, mi disse: Perch non vieni a darmi una mano al sindacato? E ci provai, trovando un ambiente lavorativo ancora pieno d'entusiasmo e finalmente, proiettato in avanti. La Cisnal in quegli anni aveva dei punti di forza a Lucca, quali la storica Cantoni, la Manifattura Tabacchi e a Fornaci, la Metallurgica. Poi seguivamo un gruppo coeso di lavoratori dell'escavazione del marmo ad Arni e avevamo tutta una serie d'iscritti tra i marittimi che a Piombino lavoravano sui traghetti per l'Elba, che chiss perch come iscritti facevano capo a Lucca. E cos tutti i mesi ci trovavamo, un giorno sui traghetti Piombino Isola d'Elba, un altro ad Arni (vino, ricotta e salumi da favola), e spesso davanti ai cancelli della Manifattura Tabacchi, della Cantoni e della Metallurgica con pacchi di volantini in attesa dell'uscita dei turni. Migliaia di lavoratori, una marea all'uscita di questi turni in quegli anni. Anni che ricordo ancora con piacere e con nostalgia: qualche raro screzio con gli iscritti Cgil, ma roba da poco, e poi ci si conosceva tutti, e tutti quanto operavamo per il bene dei lavoratori. E anche allora alla Cisnal avevamo problemi di soldi, che (come oggi) non bastavano mai. E quando proprio eravamo a secco, facevo con Foffo un salto a Pisa, ove nel suo ufficio sul Lungarno, l'on. Nicolai ci accoglieva sorridente dicendoci: Di quanto avete bisogno questa volta? e non ci rimandava mai indietro a tasche vuote, e con soddisfazione ascoltava tutte le novit che dalla Cisnal di Lucca, arrivavano. Oggi la Manifattura Tabacchi notevolmente ridimensionata, la Cantoni (C.C.C.) quasi sparita e la Metallurgica, oggi Kme, molto ridotta nelle lavorazioni e nel personale, ha ritrovato la nostra storica presenza, non pi Cisnal, ma Ugl.

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MACHECAZZO Roba da matti! La mia casa sui tetti, non ce lho proprio pi, mhanno sfrattato, cos su due piedi. Con lufficiale giudiziario alla porta, lo stronzo del padrone subito dietro, e un tipo viscido con la cassetta degli attrezzi, pronto per il cambio della serratura. Cristo! - dico io - potevate almeno avvertirmi. Le abbiamo mandato varie raccomandate, mi dice lufficiale, ma lei non le ha mai ritirate. Ma le raccomandate non le ritira pi nessuno, o sono multe o vogliono dei soldi. Peggio per lei se non le ha ritirate. Ma io avevo fatto ricorso. Il suo ricorso stato respinto. E perch? Mancavano gli allegati. Quali allegati? Quelli che per legge doveva accludere. Posso fare qualcosa e oppormi? No, ormai tutto definitivo. A quel punto con il cellulare telefono al mio avvocato che gli avevo chiesto di controllare questa storia, e lui mi conferma che non ho ritirato le raccomandate, che mancavano gli allegati al ricorso e che non c pi nulla da fare. Non gli chiedo neppure quali cazzi dallegati mancavano, tanto capisco che inutile. Scoprir, un anno dopo che il mio padrone di casa faceva anche il consulente per il Tribunale, o che gli allegati li abbia fatti sparire lui? Un mese dopo. In quattro scatoloni di cartone vi tutta la documentazione accatastata degli anni 60 e 70. Messa l alla rinfusa. Giornali, documenti, poesie, ritagli di giornale, vecchie fotocopie con la scritta sbiadita e i fogli ingialliti. Tutta la documentazione di quegli anni impossibili, pericolosi e fantastici. Proprio tutta, no: diciamo che quello che resta dopo le svariate perquisizioni e sequestri subiti in quel periodo. Erano gli anni degli spinelli, della musica rock, dei Beatles, del Viet Nam, ma poi anche dellautonomia, delle BR. Erano i tempi delle sigarette una dietro laltra, degli amici che si bucavano, del sesso facile, della creativit psichedelica e del piombo. Tempi destro e di contestazione. E in quegli anni, vallo tu a spiegare al poliziotto di turno che io sono un radicale, un non-violento. Sei un contestatore, dunque un comunista e basta! Comunista io? Ma se sono libertario, anzi proprio anarchico individualista, dunque allestrema destra. E allora s, per il poliziotto divieni nazimaoista, il pi confuso e il pi pericoloso, tu e i tuoi amici e via perquisizioni dopo piazza Fontana e dopo la morte di Moro. Ma io che cazzo centro con tutto
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questo? Perquisizioni che terminavano sempre con il sequestro di materiale interessante, cio di miei racconti e poesie e di giornali che trovavi in tutte le edicole o che giravano nel movimento. E questa che roba ? sperimentalismo artistico. A me sembrano solo degli scarabocchi. Guardi che questa roba qui torna ora da una mostra a Milano. Perch lei espone pure questa roba? E che tendenza sarebbe. Tendenza? S, scuola: impressionismo, informale Veramente io parto da Marinetti, sa il futurismo. Non lo conosco. Ma come, lanarco-fascista, il fondatore del futurismo, il creatore delle parolibere, Marinetti, caffeina dEuropa. da lui che partono tutte le avanguardie. Anarco-fascista eh? Allora lei non un terrorista rosso, uno di quelli neri! Guardi lasciamo perdere. Vedo che lei ha capito tutto. Sorrido a questi lontani ricordi e rovisto nel materiale accatastato alla rinfusa, un po di nostalgia per quegli anni ormai lontani, per quel mondo che pi non esiste. Io comunista? E gi risate! I comunisti sono quelli che quando sono allopposizione non puoi mai fare un cazzo di nulla e invece quando sono al potere, loro possono fare di tutto, di pi. I comunisti sono la punta estrema del capitale monopolistico, quello unico di stato. E guai a contraddirli, se lo fai sei un nemico del popolo rischi la forca. Milioni di morti per liberare lumanit dalle sue catene. Ma se le catene sono il benessere, io voglio rimanere incatenato. E ancora non demordono, sempre a sciacquarsi la bocca con il nazismo criminale e a dimenticarsi Pol Pot, sempre a condannare Pinochet e ad osannare Castro. Il Che poi divenuto un mito, a parte che a mio avviso dovrebbe essere stato lultimo inutile eroe romantico. Se dovessimo fare una graduatoria dei vari dittatori assassini, temo che Benito dovremmo farlo quanto meno beato. Ora poi siamo alla criminalizzazione di Haider, perch un ambientalista vero, perch non allineato con la globalizzazione imperante, perch ha qualche riserva sullEuropa, perch vuol contingentare per bene limmigrazione. Insomma non rosso e va criminalizzato, un po come Peron, che le riforme sociali le faceva davvero, ma cazzo era anticomunista, perci era un dittatore fascista, anche se le elezioni lui le aveva sempre vinte. Basta con le scivolate politiche, ho tirato fuori da una scatola una vecchia cartella piena di poesie mie scritte di getto e mai riguardate, doveva essere una silloge, ma non mai stata finita, il titolo era La rosa gialla, forse un giorno Ora ho in mano un manoscritto di diciotto pagine, ma questo non ricordo di averlo mai scritto anche certe poesie mi sembra di averle lette per la prima volta. Non ha
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titolo e ogni paragrafo progressivamente numerato: 1. Ero un cavaliere di valore pur non avendo goduto dalla nascita del pi bello dei sensi, ed erano gi trentasei anni contando alla maniera ordinaria che mi trovavo tra gli uomini. 2. Bench privo della vista ero per abbastanza tranquillo poich credevo che la cecit facesse parte della mia natura. Vegetavo tra migliaia di piante della mia specie e malgrado dovessi tutto il mio vigore allinfluenza di determinate costellazioni, non mi accorgevo affatto dello splendore della volta celeste. 3. Assiso sotto un palmizio, riflettevo un giorno sulle sventure della specie umana. Perch, mi domandavo, un essere perfetto come luomo non deve possedere un senso di pi? Egli sarebbe pi felice, mi sembra, se potesse vedere. Questo pensiero mi agit vivamente, e mi fece sentire la mia sventura per la prima volta nella vita. Qualche lacrima mi sgorg dagli occhi. Levando macchinalmente le mani verso il cielo, le rivolsi al creatore. 4. Un odore soave si diffuse allora attorno a me, per goderne mi resi silente. Il fascino aument e mi sentii un altro. Ci che mi sorprese di pi, fu che non ero pi sotto la palma. Le mie mani cercarono invano lalbero che mi serviva dappoggio e il prato in cui ero seduto: non trovavo e non toccavo nulla intorno a me, dovero? Quale essere mi sosteneva? Ma bench non potessi capacitarmi di quanto accadeva, ero affatto inquieto della mia sorte. 5. Ignoro se sia stato a lungo in questo stato; come uomo non sapevo ancora misurare la durata del piacere. I miei piedi toccarono finalmente la terra. Cercai subito attorno a me con le mani per sapere se ero di nuovo sotto le palme, ma non trovai n albero n prato. 6. Un rumore confuso arrest le mie ricerche. Mi parve di sentire muratori occupati ad abbattere muraglie o a praticare unapertura nella roccia. Fui invaso dalla paura sembrandomi che le macerie dovessero ad ogni istante schiacciarmi: le sentivo rotolare accanto a me e frantumarsi luna contro laltra. Poich non vedevo nulla e non sapevo ove mi trovassi, mi era molto difficile sottrarmi al pericolo che mi minacciava. Questo mi fece comprendere pi che mai quanto sia da compiangere il cieco. Le mie lacrime sgorgarono di nuovo sulle mie disgrazie. E di nuovo invocai il creatore. 7. Bench fossi solo sentivo una mano posarmisi sulla fronte. Ne fui molto spaventato, ma i miei occhi per la prima volta, videro. 8. In qualsiasi altro momento sarei stato molto contento di possedere un senso in pi. Invece cominciai a tremare, mentre dal lato opposto venivano pietre enormi che ad ogni istante minacciavano di travolgermi in mezzo alle acque. 9. In queste condizioni non sapevo se essere grato del dono che avevo poco prima ricevuto. Ebbi la disgrazia di fare qualche considerazione al riguardo, e ne fui punito. 10.Una pietra staccatasi da un vecchio fabbricato posto sopra di me venne a
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cadermi vicino. Una piccola scheggia mi colp al tallone. Il dolore fu vivo e vi portai la mano. Ma non avendo mantenuto lequilibrio in quel gesto istintivo, il mio corpo gi malsicuro, vacill e caddi in mare. 11.La natura, madre saggia e provvedente, mi aveva insegnato a nuotare, e la sua lezione mi fu utile. Per quanto avessi fretta di ritornare a terra, feci ogni sforzo per non riapprodare nel punto ove cadevano le pietre. Mi misi a nuotare e giunsi davanti ad una diga che impediva alle acque di entrare in un magnifico giardino. 12.Poich mi sforzavo di scavalcare il muro e di penetrare nel giardino, si avvicin un fanciulletto e mi tese la mano per aiutarmi a salire. Ma io non osavo approfittare del suo zelo poich temevo di trascinarlo con me. Egli vide il mio imbarazzo, sorrise e mi trasse dal pericolo. 13.Spogliati dei tuoi abiti, disse la mia piccola guida, in questo luogo si ammette solo luomo della natura. 14.Quindi, mostrandomi tre sentieri, mi spieg che ero libero di scegliere e che si offriva di condurmi attraverso quello dei tre che avrei imboccato. Uno dei tre, aggiunse, conduce al bianco, laltro al verde e lultimo al blu. Poich ero stato cieco per trentasei anni, non mi era facile giudicare dai colori. Espressi il mio imbarazzo alla piccola guida che mi sugger per risolvere la questione di affidarmi alla sorte. 15.Mi diede una farfalla che era andata a prendere su una pianta. Questa pianta io allora non la conoscevo, ma ne ho sentito alquanto parlare dopo. E disse: Lasciala libera, osserva la strada che prende e per quella lasciati guidare da me. 16.La farfalla prese per il sentiero verde, cos io e il fanciullo la seguimmo. 17.Nel procedere la mia guida lasciava dei segni a distanza regolare dicendomi di guardare e ricordare, poich sarei dovuto ritornare da solo. 18.Camminavamo da mezzogiorno e la giornata volgeva al termine senza che scorgessimo abitazione alcuna. Espressi la mia inquietudine che peraltro egli aveva gi indovinata perch non mi lasci neppure terminare il discorso e mi avvert che mi armassi di pazienza e mi acconciassi a viaggiare solo se intendevo lagnarmi di una prova alla quale avrei dovuto esser ben felice di venir sottoposto. 19.Avvistai infine unalta muraglia. Adesso bisogna penetrare in quella cinta, quello che vedi un labirinto, sette porte vi conducono, ma una sola conduce alla vita. 20.Siamo giunti, soggiunse, non posso accompagnarti pi oltre. Prima di entrare in questa enorme costruzione, considera la sua cinta e medita sulle sette porte. Ti ci perderai sicuramente, ma impiegando fermezza e costanza arriverai al termine dei sette gradi di espiazione. 21.Vedo, continu la mia guida, che nel tuo intimo non sei convinto n delle prove n del successo. Sappi che sei libero di tornare indietro, se vuoi. Se ritornerai sui tuoi passi, i segni che ho lasciato lungo il cammino ti ricondurranno facilmente al giardino ove mi hai trovato, l, come il pi vecchio dei vecchi resterai per qualche giorno. Godrai e tilluderai, ma un essere superiore ti apparir col fuoco in mano e
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ti caccer nella regione dei dolori. A questo punto decido di interrompere la lettura di questo manoscritto che forse mio, o forse non lo , ripromettendomi di terminarla unaltra volta. Rovistando trai fogli alcune vecchie foto capitano tra le mie mani e mi soffermo su esse, questa volta ben ricordando.

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UNA ZATTERA CHE GALLEGGIA SUI TETTI Atlantide, cos S.K. ha definito quegli anni. Se il continente s inabissato la mia zattera rimasta a galleggiare a lungo e solo ora forzatamente approdata, pi esattamente, naufragata. Mi sono ritrovato con mobili, elettrodomestici, tappeti, quadri, libri, trecentocinquanta videocassette e quelle quattro grosse scatole di cartone piene dei residui di una vita, di un continente sommerso. A Vasco ho regalato piatti, posate, maglioni, cappotti, tappeti, grossi cuscini, soprammobili e poi due poltrone, una credenza, un aspirapolvere, e forse anche qualche altra cosa che ora non ricordo. Il resto finito in una casa che non la mia, ove mi sento ospite, o talvolta estraneo. Il televisore e il videoregistratore sono finiti in una camera, altri mobiletti sono sparsi qua e la, larmadio stato rimontato in salotto, la scrivania, una libreria e un altro mobile sono assieme alle quattro scatole di cartone ospitati in una camera ove non dorme nessuno: questo il mio studio in questa casa che non la mia. Videocassette e libri sono sparsi un po dovunque, i video porno li ho chiusi in una scatola. Sto sfogliando alcune vecchie riviste di poesia alla ricerca di miei lavori pubblicati: Sorbo Rosso, Aperti in squarci, Niebo, ecc. Altre foto escono dalle riviste, ricordi sbiaditi di amori da tempo scomparsi. Ora ho nuovamente in mano quei fogli dattiloscritti che non sono sicuro daverli scritti io, osservo i caratteri della macchina da scrivere e li riconosco, sono della mia vecchia Remington, quella con la quale ci ho battuto la tesi per luniversit di Pisa. Anni addietro, quella macchina da scrivere, giunta alla fine della sua esistenza, la depositai accanto ad un cassonetto. Riprendo la lettura ove mi ero interrotto: 22 -Eccomi solo, considerai lesterno del vasto edificio nel quale dovevo entrare. Essendo stato avvertito di fare una scelta ponderata fra le sette porte di accesso, mi guardai bene dal presentarmi alla prima senza aver ben esaminatole altre sei. Camminai e osservai, ma la mia incertezza non fece che accrescersi, perch le sette porte si rassomigliavano perfettamente. 23 Ad un tratto vidi un uomo, messo come una statua e immobile come una statua vera, solo il movimento dei suoi occhi diceva che era vivo. Incerto comero decisi di ricorrere a lui per chiedere informazioni, ma avevo appena iniziato a parlare che egli interruppe le domande dandomi uno schiaffo. 24 - Il contatto della sua mano mi rese immediatamente simile a lui, divenni statua a mia volta e vidi quello che mi aveva schiaffeggiato avanzare verso la porta che era di fronte a me e introdursi nel labirinto. 25 - Passai tre anni in quella situazione, sempre fisso nello stesso posto. Ho visto durante questo forzato intervallo, cose che posso rivelare solo in parte. Animali dogni specie passavano continuamente ai miei lati, talvolta cerano tra loro esseri misti, ma che si comportavano come uomini, coperti con abiti brunobianchi-neri e bianchi-neri: questi ultimo apparivano molto in collera con me. Qualcuno di loro
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portava una lunga barba e tutti avevano attorno al corpo una corda. Uno di questi esseri incappucciati venne verso di me e mi consegn un grosso volume intitolato Delle pene dellinferno, lo presi dalle sue mani e lo lessi. 26 - Un giorno, dopo tre anni di prova, al levar del sole vidi venir verso di me un uomo incappucciato. Mi ricordai allora quanto mi era accaduto in seguito allo schiaffo della statua. Come quello mi fece la stessa domanda, risposi alla stessa maniera e lincanto non fu per nulla diverso. 27 - Fui sostituito cos da un altro e imboccai la strada che tre anni prima avevo visto seguire dal mio predecessore. Mi presentati ad una porta che sapr da sola e con rumore, non appena ne fui vicino. Due guardie armate di spada simpadronirono di me senza profferir parola. Un terzo uomo mi copr con un magnifico mantello, fui introdotto in un piccolo padiglione ove trovai una tavola imbandita. 28 - Tre specie di cibi mi furono offerti in questo posto. Io ne mangiai e le forze furono ristorate allistante. 29 Alcuni colpi si fecero sentire, guardai le mie guardie per sapere cosa significasse quel segnale, ma tutto spar: ero rimasto solo. Mentre leggevo non mi sono accorto dellarrivo di un temporale, il tuono mi ha fatto tornare alla realt, ma anche la corrente se n andata. Mi metto comodo sulla poltrona rossa e accendo una Superleggera della Rothmans. Come posacenere uso una coppa che vinsi ad una gara podistica. Poltrona e coppa provengono dalla mia zattera. Al buio ripenso ad una bionda nuda sulla mia poltrona, tanto tempo fa, con le gambe aperte e io ai suoi piedi, sdraiato su un tappeto che vogliosamente la succhio. La sigaretta finita, il ricordo vivido, ed ecco si riaccende la lampada. 30 Mi alzai, e poich lentrata del padiglione era chiusa, presi ad esaminare i quadri che decoravano il salone. Uno rappresentava un fanciullo seduto presso un ruscello di latte con una coppa in mano. 31 In un altro il pittore aveva rappresentato una capra allattante un leone. 32 In un altro quadro si vedeva un vecchio infermo, disteso su piume di corvo. 33 Il quarto quadro rappresentava un mare di fuoco sul quale fluttuava una barchetta e alcuni uomini che si sforzavano di raggiungere e afferrare a nuoto. 34 Mi venne lidea che quelle pitture allegoriche dovessero contenere qualche verit. Nella certezza che fossero state messe per istruirmi, mi diedi a cercarne il senso. Fissai nuovamente il primo quadro e poich era posto in un angolo ove la luce del giorno non lo raggiungeva interamente, lo rimossi per collocarlo altrove ed esaminarlo pi da vicino, ma non lavevo ancora rimosso che gi non pensavo pi a studiarne lallegoria. Quel quadro infatti nascondeva laccesso ad un magnifico appartamento in cui credetti di vedere una donna giovane e bella, distesa su un divano e tutta coperta di fiori. 35 La passione mi fece smarrire, o a dir meglio fui ingannato dalle illusioni della natura. Slanciarmi nellappartamento e cadere in ginocchio davanti alla bellezza, per me non fu che un istante. Ma lasciando il padiglione ebbi la disgrazia di
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lasciarvi il mantello di cui mi ero coperto allentrata del labirinto. 36 Seduto presso la donna che si era svegliata, mi accorsi di avere un cuore, credetti di veder palpitare il suo e mi abbandonai a tutti gli incanti dellamore. 37 Dopo qualche tempo di piacere, sentii bussare alla porta dellappartamento. La mia compagna aprii, e riconobbi le due guardie che mi avevano condotto nel padiglione. Impugnarono nuovamente le spade e mi fecero segno di seguirle. 38 Mi condussero, lasciandomi poi solo, in una stanza in cui stava un altare. Mi avvicinai e vidi un agnello disteso sopra un grosso libro. E poich mi proponevo daprirlo, mi apparve accanto un uomo vestito di nero e mi abbatt con un colpo che mi diede alla fronte. 39 Persi i sensi e non rinvenni se non dopo qualche ora. Mi ero appena sollevato che luomo mi fece nuovamente cadere rovesciandomi, bruscamente come la prima volta e ci si ripet per tre volte. Dopo mi domand perch mi trovassi in quei luoghi senza il mantello con cui ero stato coperto allatto della mia presentazione. Non sapendo dove lavessi lasciato, non potei rispondere. Il mio silenzio rivel la mia confusione, fui condannato a viaggiare fino a che non lavessi ritrovato. 40 Lo stesso uomo vestito di nero mi condusse fuori dalla sala e cos mi trovai in una foresta. Solo, senza vesti e senza difese.

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UN MANIFESTO IN VILLA BOTTINI Quando Villa Bottini era occupata, una mattina daprile salii sulla torretta, questo posto era per me magico e spesso arrivavo fin lass per poter dallalto contemplare la mia citt. Mi accorsi che affisso ad una parete cera un manifesto attaccato con lo scotch con sopra scritto, in maiuscolo, con un pennarello rosso: IL CORPO E LALBERO DEL BODHI LA MENTE UNO SPECCHIO LUCENTE ABBI CURA DI PULIRLO DI CONTINUO NON LASCIARE CHE LA POLVERE VI CADA SOPRA Pensai a lungo su che lavesse scritto, ma quelli che avevo in mente lo negarono il giorno stesso. La sera, quando ci ritrovammo nelle cucine in diversi, parlai loro del manifesto. Nessuno ne sapeva niente, anzi vollero venire a vederlo. Armati di pile salimmo tutte le scale fino alla torretta. Il manifesto era sempre affisso ove lavevo visto al mattino, ma a lapis qualcuno aveva aggiunto: NON VI FU MAI UN ALBERO DEL BODHI NE MAI UNO SPECCHIO LUCENTE IN REALTA NESSUNA COSA ESISTE DOVE ANDRA A CADERE LA POLVERE? Rimanemmo tutti un po perplessi, e nessuno seppe mai chi aveva scritto tutto ci, ma la sera, quando rientrai a casa mia ricordai ove era gi avvenuto tutto ci, mi torn in mente una lezione alluniversit di Pisa sul pensiero zen. Ma torniamo alloggi:la mia mente non riesce a staccarsi da tutto ci che si salvato della mia zattera che a lungo ha galleggiato sui tetti, ricerco il dattiloscritto ingiallito e proseguo nella lettura di quel testo ermetico, di quel viaggio forse iniziatico che in questi giorni ho tra le mani. qui sulla scrivania accanto al computer: 41 Il cielo si copr di fitte nuvole, caddero i fulmini e i lampi mi fecero constatare, a intervalli, che ero circondato da precipizi e da bestie feroci. 42 Scopr un rifugio sotto una pietra enorme che chiudeva da un lato una porta assai stretta, vi penetrai e mi trovai a fianco di una tigre che vi si era rifugiata per le mie stesse ragioni. Scorgendola non osai fuggire, perch temevo. Ma vidi che essa aveva paura quasi quanto me. Il tempo si faceva sempre pi scuro, la pioggia, luragano, i tuoni e il mio terrore, crescevano continuamente. 43 Un lupo si present per approfittare del rifugio che dividevo con la tigre. Questultima si scagli contro il nuovo venuto, combatterono, si dilaniarono e si soffocarono a vicenda. 44 Luragano si calm e il cielo divenne infine sereno, lasciai la mia grotta e cercai un sentiero nella foresta. 45 Dopo aver camminato per qualche tempo mi trovai in una pianura e vidi un sentiero, allinizio del quale riconobbi un contrassegno di quelli che aveva posto il fanciullo nellaccompagnarmi al labirinto.
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46 Seguii questo sentiero che mi ricondusse al giardino che avevo trovato nelluscire dal mare. Entrando nel giardino, mi guardai attorno per cercare il fanciullo che mi aveva fatto da guida e lo vidi presso una fontana. Era disteso e credetti che dormisse, ma quando gli fui pi vicino, mi avvidi che era morto, perch il movimento del cuore e quello del respiro si erano arrestati. Lo presi allora nelle mie braccia, cominciai a scuoterlo, incollai la mia bocca alla sua per richiamare il calore nei suoi polmoni, ma tutto fu inutile. Tentai delle frizioni con le diverse piante che vedevo nel giardino, uccisi anche parecchi animali nella speranza di trovare un qualche rimedio, ma le mie cure, i miei rimpianti, le mie lacrime, i miei voti, non ebbero successo alcuno. 47 Non mi restava ormai che rendergli lultimo addio. Scavai la tomba con le mie mani e ve lo deposi. 48- Sparsa qualche lacrima sincera sul tumulo, iniziai a percorrere il giardino per cercarvi un asilo e degli esseri simili a me. Ma qualsiasi strada prendessi, mi ritrovavo sempre l ove avevo seppellito il bambino. 49 Compresi allora che era inutile fare degli sforzi per allontanarmi. Mi stesi dunque sul prato e vi passai alcune ore immerso nel sonno pi profondo. 50 Le mie pupille si riaprirono alla luce del giorno. Ma quale fu la mia sorpresa quando vidi un ramo dalbero piantato sul tumulo e attorno ad esso un serpente! 51 Il mio primo impulso fu quello dallontanarmi, ma poi meditando su quella circostanza misteriosa, mi armai di coraggio e uccisi il serpente. Quando lo colpii, tre gocce del suo sangue colarono sulla tomba. Il ramo dellalbero e i resti del serpente rientrarono nella terra, mentre il bambino che avevo pianto ritorn alla vita. 52 Per te, mi disse, avevo perso la vita, ora tu me lhai resa e siamo pari. Senza il sacrificio dei miei giorni, tu oggi non saresti vivo. 53- Egli si spieg tre volte nella stessa maniera, e io lo compresi. 54 Mi ero deciso a tentare nuove prove per penetrare nel labirinto. Ci mettemmo dunque in marcia e prendemmo la strada che conduceva al bianco. 55 Ad una certa distanza trovammo una scala di sette gradini e il fanciullo mi disse di salirvi. 56 Quando fui sulla cima, vidi sotto di me al lavoro alcuni uomini la cui opera procedeva assai lentamente. 57 Discesi dalla scala nel modo dovuto e raggiunsi il fanciullo. Camminammo ancora per qualche ora, a pochi passi da noi, scorsi un uomo armato che sembrava custodire qualche cosa di preciso nella cassetta sopra la quale era seduto. 58 La mia piccola guida mi inform che dovevo dargli battaglia, vincerlo o perire. Per rianimare il mio coraggio prese del balsamo da una scatoletta, e unse i miei piedi, le mani e la fronte. 59 Dopo questoperazione mi gettai sulluomo armato e lo battei immediatamente. Impadronirmi delle sue armi e colpirlo non fu che un istante. Il mio primo pensiero
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fu di aprire la cassetta e fui non poco sorpreso di trovarvi il mantello che avevo dimenticato nel padiglione. Dopo essermene coperto tornai dalla mia guida e la ringraziai nuovamente. 60 Camminammo verso il labirinto, che non tardai a scoprire. Presso il muro, il fanciullo mi disse nuovamente addio, e cos ancora una volta mi ritrovai solo. 61 Lo stesso imbarazzo mi colse per scegliere tra le sette porte quella attraverso la quale sarei dovuto passare. Mi presentai alla prima che vidi. 62 Bussai: non si apr. Chiamai: nessuno rispose. 63 Mentre mi disponevo a bussare di nuovo, vidi la figura venerabile di un vecchio re montato sopra un cammello. 64 Il vegliardo e il suo seguito, che era molto numeroso, vennero verso di me. Uno dei suoi uomini mi si avvicin, mi consegn una chiave e mi fece segno di aprire loro la porta. Obbedii. Tutti entrarono e io li seguii. 65 Richiusi la porta e resi la chiave a colui che me laveva data. Quindi passarono in una grande piazza triangolare nella quale erano due colonne. 66 Il vecchio re scese dal cammello, fu condotto verso la prima colonna, ove fu legato e ucciso in un solo istante. 67 Tutto ci mi colp e mi fece fremere. Mi vidi complice, e senza volerlo, di un delitto orribile. Ma ci che mi spavent di pi fu quando quegli assassini si gettarono su di me, mi afferrarono e mi posero sul cammello. 68 Non appena fui su questanimale, tutti uscirono dalla piazza e io rimasi solo sul cammello. Allora mi affrettai a scendere a terra per soccorrere il re che era stato ferito poco prima sotto i miei occhi. 69 Tagliai i lacci che lo legavano alla colonna, ed esaminai le sue ferite, ma ebbi il dolore di constatare che tutte le mie cure, ormai sarebbero state vane. 70 Mentre consideravo la situazione, un leone furioso si gett sul cammello che mi stava al fianco, e ne fece strage in pochi istanti. Credetti opportuno lasciare la piazza e senza riflettere sulla strada da prendere, seguii la prima che vidi. 71 Camminai cos per sette giorni e sette notti in mezzo ad un fumo assai denso. Ero come avviluppato in una nube. Giunsi in una piazza perfettamente rotonda, ma non potei fermarmici perch al centro di essa si sviluppava continuamente una miriade di sentinelle che mi obbligavano a non lasciare la periferia del cerchio. 72 Mentre mi disponevo a passare pi lontano, un essere che non devo nominare, mi venne incontro e mi disse di dargli il mantello. Quello lo port nel centro di cui ho detto prima e il mantello fu ridotto in cenere. Questa cenere mi fu consegnata chiusa dentro un flacone e mi si avvert di averne cura. 73 Continuai allora la mia strada, ma la distesa di quel labirinto era talmente vasta che vedevo sempre davanti a me della strada che non sembrava dovesse pi finire. Finalmente scorsi una specie di grotta che non osai visitare quando intravidi un leone verde a qualche distanza dallentrata. Bench avessi una gran voglia di riposarmi, la prudenza mi impose di andare pi lontano.
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74 Ecco un fico sulla mia strada. Prendo tre fichi. Un uccello rapace me li disputa: lo uccido. Strappo nove penne alluccello e le fisso trai miei capelli.

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STREGHE Ovviamente nessuno oltre a me crede pi alle streghe, ma alcuni fatti sono inspiegabili e negli anni settanta a Lucca ne successero di cose strane. Si sentiva parlare di una donna della quale tutti a Roma ne avevano paura. Quando lei arrivava, tutti se la davano a gambe levate. Anche il suo nome era tab, nessuno osava pronunziarlo. Questa io non lho conosciuta se non nei racconti degli amici che nella capitale lavevano incontrata, ma oltre ai resoconti dei malcapitati, ho poi seguito le sue disavventure sulla stampa. Pi che le sue disavventure, direi, quelle di coloro che le sono stati vicini. I fatti sono troppo recenti e controversi, perci mi limiter ad accennarli e qualcuno forse riuscir a comprendere di chi e di cosa sto parlando. Ci sono anche dei morti in questa storia. Il primo cadde da una finestra, o fu buttato da quella finestra, il secondo fu morto ammazzato con arma da fuoco. Intorno a queste storie, un panorama politico, quanto mai torbido, un governo che perpetuava se stesso inventando gli opposti estremismi. Giovani e poliziotti che in buona fede morivano per ideali strumentali o per lavoro. Un pentito forse inaffidabile, ex comunisti che volevano vendicarsi di chi per anni li aveva messi alla berlina: anni di galera e di condanne. E lei l, la strega, nascosta dietro alle notizie e alle rivelazioni. Una sua amica, Elena, era di Firenze e venne a Lucca con il suo ragazzo pittore. A Firenze bazzicava le case e gli studi degli artisti, le case occupate e i centri pi o meno sociali: anche quando lei arrivava cera un fuggi fuggi generale. Si piazz a casa di Elio e l rimase per giorni. Elio non riusciva pi ad uscire di casa, cera come un blocco allingresso e lui non poteva superarlo. Il pittore disegnava, o meglio non disegnava, se ne stava con il pennello davanti alla tela quasi bianca e ogni tanto ripassava qualche riga. Il pittore non parlava, in una settimana che stette a Lucca non ricordo davergli mai sentito pronunciare una sola parola. E lei teneva fermo Elio, fece ad uno ad uno venire tutti gli amici del padrone di casa e ad ognuno di loro fece qualcosa: chi scapp spaventato, chi ebbe sogni da incubo, chi fu costretto a compiere azioni che non avrebbe mai fatto, chi ebbe visioni. Intanto il pittore disegnava, anzi faceva finta di disegnare, secondo me si concentrava ed era lui quello che guidava i giochi. Niente morti ammazzati con Elena, ma situazioni spiacevoli, s. Tentai di portar fuori di casa Elio, dato che da quattro giorni non si muoveva da l, ma non ci riuscii. Allora iniziai a tormentare il pittore, cercando di distrarlo, ma non ci fu niente da fare. Cos me la presi con Elena, le visioni che lei mi mandava, riuscivo a discioglierle, e la sfidavo a continuare con me. Capii il trucco, se intensamente pensavo ad un serpente che le si avvicinava, lei lo vedeva. Cominciai allora a bersagliarla di palle di pietra, finch lei non mi disse di smetterla. Lascia andare Elio, le dissi, e poi smetto. Va bene, ora dorme, quando si sveglier potr andare dove cazzo vorr. Poi mi chiese di accompagnarla nel mio studio, che poi non era mio, era lo Studio 21, e di quello ne ho gi parlato. Laccompagnai, lei mi offr un caff al bar Pera, salimmo. Accese il giradischi, cominci a frugare tra le carte e i
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disegni, poi si sdrai su un divano trai cuscini. Io losservai attentamente, tutto sommato non era mica male, e cominciai a baciarla. Lei si sfil la maglietta e rest a seni scoperti, poi allarg le gambe e si sbotton la lunga sottana che portava. Rimasi inorridito, tra le gambe vidi indescrivibili pustole di color violaceo. Subito le richiusi la gonna, mentre lei rideva come una matta. E tra le risate, mi disse: Vuoi ancora fare lamore? Non ci penso neanche, le risposi mentre la stavo rivestendo. Sai Vittorio, mi sei simpatico, disse lei, lo sai che ci rivedremo la prossima volta che verrai a Firenze? La lasciai nello studio e me ne andai verso piazza San Michele. Mentre mi fumavo una sigaretta seduto sugli scalini della chiesa, vidi Maurone che mi si avvicin. Stanotte non ho chiuso occhio, sono sicuro che non ho mai dormito, anche se latmosfera era quella del sogno: ero nudo qui in piazza San Michele, fortunatamente era notte e i passanti radi. Mi nascondevo e volevo tornarmene quanto prima a casa, ma soprattutto non volevo farmi vedere nudo da nessuno. Proprio qui in piazza mi scappa una cagata di quelle impossibili da trattenere, e allora mi accuccio, l dietro langolo della chiesa, sperando che nessuno mi veda. E mentre sono l che la faccio, guardo gli stronzi e sono bianco latte. Mi preoccupa quel colore, ma mi sento osservato e alzo gli occhi, davanti a me un enorme cane bianco mi scruta. Inizia a ringhiare molto silenziosamente, e io allora me la do a gambe levate tirandomi su i pantaloni mentre corro a rischio di cascare, giro langolo della piazza e mi trovo davanti la strega. Lavevo appena fatta, altrimenti me la sarei fatta addosso, corro pi veloce che posso a casa mia e mi butto sotto le coperte senza neppure fare la doccia. E io gli rispondo: Mauro ma che dici, non hai la doccia a casa, non ti ricordi, quando vuoi farla vieni a casa mia. E lui se ne va borbottando: Ma va a cagare pure tu. Circa un anno dopo tornai a Firenze con degli amici. Appena uscito dallauto, davanti al bar Fappani, mi sento tirare per la manica della giacca: Te lavevo detto che ci saremmo rivisti a Firenze! E la strega se ne and ridendo. 75 Scoprii un palazzo la cui porta era aperta e mi ci presentai. Numerosi valletti savvicinarono e mi dissero che erano pronti a darmi tutto quello che avessi desiderato. Risposi asciutto che desideravo solo riposo. Mi risposero che era impossibile trovarlo nel paese in cui viaggiavo e mi tennero discorsi tali che quasi mi pentii desser entrato in quel labirinto. 76 Non tard a presentarsi il padrone di casa, che mi interrog sui casi miei. Dopo alcune domande necessarie, mi condusse in una camera nella quale vidi immensi tesori. 77 Colpito dalla quantit doro che era la dentro ebbi la debolezza di desiderarne una parte, ma non avevo neppur finito di formulare entro di me il desiderio, che oro, valletti, padrone, palazzo, tutto scomparve. 78 A questo magico sconvolgimento segu un involontario cambiamento in tutta la mia persona, e lemozione fu ancor pi profonda perch non vi ero preparato. Tutto il mio essere fu agitato dalla meraviglia, dalla paura e dal terrore. Per questi moti
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diversi, le penne che mi ero infilato nei capelli, caddero e non appena toccarono la terra si mutarono in enormi colonne. Ce nerano nove ed erano cos disposte che io mi trovavo cos racchiuso da non poterne uscire. 79 Queste colonne erano coperte discrizioni, vi lessi cose meravigliose e appresi grandi verit. Benedissi colui che operava per il beneficio della mia istruzione. 80 Una sola iscrizione mi riusc illeggibile, la lessi e la rilessi senza comprenderla. Ebbene, gli sforzi che feci allora per trovarne il senso erano del tutto inutili, perch dovevo ancora conoscere altri misteri prima dentrare nel numero degli eletti. 81 Il tempo che dovevo passare in mezzo a quelle colonne era fissato. Avevo troppo da meditare per lamentarmi della mia cattivit. Un giorno laurora apparve pi brillante del solito, il calore dellaria era pi forte, le colonne non poterono sopportare il calore dei raggi del sole e come il ghiaccio si fonde quando finisce l'inverno, cos disparve la mia prigione e fui libero. 82 Dalla lettura delle iscrizioni di cui prima ho detto sapevo ormai quale strada dovevo prendere. Rivolsi i miei passi verso loriente. 83 Tre passi avanti, altri di fianco, qualcuno indietro: ecco il mio cammino. 84 Caddi e mi rialzai. Perseverai e arrivai. 85 - Credetti desser giunto al limite delluniverso. Scorsi una piccola volta che mi rivel un paese brillante. Mi curvai per guardare sotto larco: dopo che vidi, morii dalla voglia di passare. 86 Una mano invisibile mi mise una benda sugli occhi ma io mi abbassai e passai sotto la volta. 87 Compiuto il tragitto, la benda cadde e mi vidi al fianco il fanciullo regale che mi aveva fatto da guida. Egli stava alla mia destra. Alla mia sinistra cera il re che avevo visto uccidere qualche tempo prima. 88 SILENZIO! Mi ordinarono i due assistenti quando accennai ad aprir bocca per attestare la mia gioia di ritrovarmi tra loro. Mi confermai quindi al loro andare senza far parola. 89 Arrivammo al recinto ove si in condizione di vedere pi da vicino la pietra aurea circolare della tavola rotonda con i segni del sole e dei sei pianeti, disposti tre per parte. Le mie guide ruppero il silenzio per tenermi una lezione a questo riguardo. Non avevo ancora visto la luna cos da vicino. 90 Il re mi insegn la scienza dei numeri, calcolammo il numero tre: appresi il sette e trovai il nove. 91 Mi insegn poi il numero del compasso, cos tentai di misurare le dodici figure dello zodiaco. Il mondo planetario non ebbe pi alcun segreto, poich il tempo della prima operazione era ormai venuto.

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LALFABETO DI HAUM Questi appunti mi hanno proprio preso, cosa mai mavr spinto a scriverli? 92 Presi in mano la sfera armillare e frugai tra gli astri onde perfezionare la grande opera. 93 Compii grandi sforzi per aprire il libro: balen un lampo, scoppi la folgore, il libro si apr. Capolavoro dellintelligenza celeste, questo libro non conteneva per me altro che enigmi, ma io avevo gi tanto veduto che i miei occhi furono ben presto in grado di toccare la verit, per quanto essa fosse nascosta nel labirinto dei geroglifici. 94 Scoprii il segreto e la saggezza del pi grande dei re. Le lingue antiche mi divennero familiari, arrossii dellerrore in cui ero stato fino ad allora. 95 Passai alcuni anni nello studio e nel silenzio. La regina mi aveva lasciato. Era tempo di tornare alla pratica, ma mi occorreva qualcosa di pi per poter tornare al laboratorio senza rischiare la vita. 96 Il giorno si nascose e io ebbi paura. La regina mi prese per mano e guid i miei passi verso una grossa pietra sulla quale era posata una lampada che emanava un debole bagliore. 97 Accanto alla lampada cera una coppa vuota. Presi la lampada e la coppa e percorsi i pochi passi occorrenti per giungere ad una fontana e tenni la lampada per dirigere i miei passi malsicuri. 98 Mi apparve un vasto bacino pieno di un liquido che non era acqua, perch brillante come largento. La regina mi gett nel bacino. 99 L rimasi tre giorni. La lampada si consum, ma non avevo sofferto alcun male. Alluscire dal bagno presi la strada per il laboratorio. Il giorno ricomparve in tutto il suo splendore. Non dovevo pi rivedere le tracce del padre delle tenebre. 100 Entrando nel laboratorio, vidi con rammarico che il fuoco sera spento e che loperazione era appena iniziata. Marte non era affatto apparso, Giove era ancora intatto, Venere era libera, e cos via. Rimisi del carbone nel fornello. Il crogiolo ridivenne rosso e mi disposi a terminare lopera. 101 Occorreva che io stesso subissi la prova delle prove. Passai in un salone ove alcuni ciclopi davano agli eletti quelli che bisogna chiamare bagni di fuoco. Tutto era pronto. 102 Fui messo in quellelemento liquido e distruttore. Tutto il mio essere sembrava prendere unaltra forma. Non mi rimase della spoglia materiale se non quello che occorre per essere detto uomo. 103 Non ero pi lo stesso: rientrai nel laboratorio, le sostanze si unirono e si separarono a seconda della mia volont. Apparve il rosso, il verde lo distrusse, il bianco trionf. Il rosso ritorn a mio piacimento. Per me la natura non ebbe pi alcuna officina segreta. 104 Ecco ci che vidi e che feci, e che ogni uomo laborioso e costante pu ripetere.
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Si troveranno sentieri come io li ho trovati, anche nei luoghi pi selvaggi. 105 Colui che mi ha guidato nei miei lavori, mi ha lasciato la scelta distruire i miei simili o di godere tutto solo il frutto delle mie veglie. Ho preferito la prima soluzione. Non ho potuto farlo tuttavia che sotto condizioni pi o meno note. Ma queste condizioni possono arrestare solo luomo poco abituato alla ricerca delle grandi cose. Ho fatto tutti i miei sforzi per farmi capire, per comprendermi ne basteranno ben pochi. Termina qui lingiallito dattiloscritto rinvenuto in uno degli scatoloni salvati dal naufragio della mia zattera, che ha navigato per tutti i tempi dellAtlantide sui tetti della mia citt, colma di storie e di ricordi. Mi soffermo ancora sul contenuto di questi fogli scritti con la mia vecchia macchina da scrivere, ripenso perplesso a questo viaggio nella conoscenza, alla regina che sbuca dal nulla. Mi sembra daver letto questi fogli per la prima volta e voglio approfondirne il contenuto. Ma intanto mi prende lodore che si diffonde in questa stanza ove ho accatastato le mie cose. Un profumo di carta antica e dincenso, di polveri e di tabacco. Lodore mi rimanda a quello che fu lo studio 21, quella sera che piantai un chiodo alla parete per appendere un quadro, e fui colto da un violento spruzzo dacqua: avevo centrato le tubature! Quando dopo una notte di nenie, afferrai un martello e colpii la bombola del gas con tutte le mie forze, saranno state le quattro di mattino e la vibrazione del rintocco sembr a tutti quella di mille campanili e leco dur per un tempo interminabile. Poi vi furono minuti di silenzio totale, come se lesistente si fosse per quegli attimi arrestato, interdetto. E dopo il silenzio il caos: miagolio di gatti, latrato di cani, gemiti di bambini, rombo di motori. Anche il piccolo licantropo che abitava poco lontano prese ad ululare. Ma che hai fatto? Mi chiese Iselda, e io non seppi risponderle. Lo studio 21, quella sera che aprii la porta e lo trovai pieno di capelloni tedeschi che dormivano a strati. Anche Daniel Cohn Bendit, detto Daniel il rosso, l dorm una notte, era a Carrara al convegno degli anarchici. Daniel, Yndio e Cosetta, la strega di Firenze, Assuero e il Francese che l sinchiappettarono davanti a noi che si cenava, e ora anche quei mucchi di tedeschi, pensai che lo studio era divenuto troppo affollato, forse era ora di cambiare aria. Gi il Francese, non ho mai conosciuto il suo vero nome, tutti lo chiamavano cos perch era stato in Francia, a Parigi sulle barricate nel 68. E lui cera stato davvero, non come il Tepepa che aveva detto a tutti che sarebbe partito per un reportage nel Viet Nam in guerra, e invece se ne stette un mese rintanato nella propria soffitta. Quello scritto, mio? Un viaggio nel viaggio, penso a quei fogli e la mia mente si riempie di ricordi che pensavo rimossi. Rivivo le vecchie situazioni e sento palpabili quei fili, forse oggi interrotti (o forse no) che collegavano il gruppo damici di allora: fili sotterranei, ma robusti, che sestendevano come una rete coinvolgendo sia le storie che le vite e le morti. Oggi con gli occhi del ricordo vedo chiaramente questa rete che ci avviluppava e della quale, ieri, non ne eravamo coscienti. Una rete che ci legava insieme e che si estendeva sotto la nostra citt. E i legami, i vincoli, ancora
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esistono, attraversano lo spazio e il tempo, collegano i morti e i vivi, la citt sottile a quella reale, e come un caleidoscopio le piazze, le vie, le nostre abitazioni si alternano in un girotondo visuale. Rivedo Elio, Virgilio, Mauro, Marco, Ciccio, Marinella, Giovanna, Luisa, Mariella, Isabella, Rosanna, Iselda, Daniela e i volti di tutti gli amici che si fondono con la citt di Lucca, con i suoi abitanti del passato, quelli famosi che hanno lasciato tracce profonde, Puccini, Boccherini, Nottolini, Barsanti, Matteucci e mille altri, e quelli sconosciuti, che hanno fatto scivolare silenziosa la loro esistenza, qui a Lucca, con le loro nascite, con le loro vite, le loro opere, i loro amori, i dolori e le loro morti, ma queste identit ancora permeano le strade e le case e danno vita alla nostra citt. E tutto ci, e molto di pi, veramente accaduto nella citt dei giardini del t.

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LUK Ancora fogli ingialliti nelle scatole salvate dal naufragio, questa volta mi sono soffermato su vecchi ritagli di giornale e uno in particolare ha sollevato la mia curiosit. un articolo tolto da Il Tirreno di mercoled undici aprile del 1984, e riguarda una polemica che era sorta sulle origini della nostra citt: stata fondata dai liguri o dagli etruschi? In quel periodo questo dilemma turbava gli animi storici degli intellettuali locali, cos decisi di intervenire come poco pi sotto leggerete. Poich la Regione Toscana era nuovamente partita, stavolta con il Progetto Etruschi, fu dato incarico alle teste duovo locali descogitare qualche cosa: pensa e ripensa, ponza e riponza, lintellighenzia cittadina usc con una trovata veramente originale Lucca Etrusca! Tra laltro cos si spiazzava pure la Fondazione Ragghianti che titola il suo notiziario LUK da luk che in ligure significa palude. Siccome pi siamo storici, pi siamo confusi, e pi siamo confusi, pi siamo apprezzati (dai politici), la pensata fu subito accolta trionfalmente soprattutto per la sua originalit. (Ricordate come fummo originali con Lucca nella Toscana dei Medici, quando la regione era impegnata con la Disneyland Medicea?) Poco importava se cera il rischio di confondere Lucca con Luni e conseguentemente di festeggiare a Lucca la fondazione di Luni. Infatti viviamo in tempi postmoderni e sarebbe lo stesso che festeggiare a Tokyo la fondazione di Parigi (a Tokyo tra laltro hanno costruito in sedicesimo una torre Eiffel), ma a Lucca non siamo tanto la page, da essere postmoderni, siamo solamente confusi. E cos mi venuta in mente una novella, neppur tanto azzardata, se pensiamo che uno dei nostri piatti tipici, il farro, deriva dal sanscrito far che per lappunto significa cereale. Ed ecco la novella: Cera una volta, tanto, tanto tempo fa, alle pendici di una zona montagnosa, la casa di una famiglia di liguri che vivevano di pastorizia. In questa famiglia vi erano due giovani in et di matrimonio, ma le ragazze dei pastori vicini non riuscivano ad interessare i nostri due baldi liguri. E cos appena il gregge e i lavori agricoli lo permettevano, scendevano lungo il fiume fino ad una zona paludosa detta Luk ove da poco abitava un piccolo insediamento di strana gente che si diceva fosse venuta da molto lontano. Erano contadini e coltivavano i loro campi in una zona asciutta proprio in mezzo alla palude e, tra gli altri prodotti agricoli raccoglievano un tipo speciale di grano, il far che avevano importato dalle loro terre dorigine, col quale preparavano un piatto delizioso che sempre offrivano ad i nostri due liguri quando si recavano in visita. Ma il far non era lunica attrattiva di questa umida localit, infatti vi erano ben quattro giovani donne veramente da capogiro con i loro grandi occhi neri sempre lucenti. Due si erano gi accasate con giovani etruschi che si diceva in giro fossero dei notabili caduti in disgrazia presso le loro genti, e avevano costruito proprio a Luk un
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meraviglioso edificio utilizzando pietre e pani dargilla seccati. Per farla breve, anche i nostri due liguri a Luk si sposarono e misero su casa e tutti assieme vissero pi o meno felici e contenti con i loro discendenti. E ben presto il villaggio divenne paese, il paese, citt,la citt repubblica, mentre la palude veniva pian piano bonificata. Termina qui larticolo e mi piaceva riproporlo. Accanto nello stesso mucchio di ritagli vi sono degli appunti che riguardano la scuola, ma sono fotocopie totalmente sbiadite, su una carta che divenuta gialla, e malgrado i miei sforzi non riesco a leggere cosa vi scritto. Poco male, tanto la nostra scuola peggio di cos non pu andare. Leggevo su una rivista che negli ultimi dieci anni gli studenti si sono dimezzati, in compenso il numero degli insegnati raddoppiato. Questo significa che la scuola pubblica serve solo a mantenere un posto di lavoro ai docenti e non a preparare gli allievi. Prepararli per cosa? La risposta dovrebbe essere, per il mondo del lavoro. Ma quando mai il mondo del lavoro entrato nella scuola? La scuola pubblica prepara un mucchio di gregari, di cittadini pronti, nel migliore dei casi, per un impiego fisso statale. Una vera scuola dovrebbe preparare dei protagonisti, non dei sudditi, eppure c chi ha il coraggio di difenderla. Dimenticavo, gli insegnanti oltre ad essere il doppio di quelli che dovrebbero, sono anche i peggio pagati in Europa. Ricordo mio figlio Andrea, il primo giorno di scuola elementare disse: Questa scuola fa schifo! Oggi ha quattordici anni, ed sempre della stessa idea. LO STUDIO 21 Fu Marco ad affittare in via Santa Croce lo studio che poi divise con me, Elio e altri amici saltuari. Uno di questi fu Tonino il Milite che fu espulso quando lo trovai a farsi la barba usando la mia tazza per il cioccolato mattutino. Un altro, fu un tipo del Ponte che era pieno di soldi, ma si portava sempre appresso gente strana e oltre tutto riusc a spezzare la chiave nella serratura. E che dire di Leo che una mattina scapp a gambe levate perch, disse, gli oggetti nella stanza cominciarono a girargli intorno. Noi l facevamo politica (era lautunno caldo), fumavamo erba, facevamo lamore e ogni tanto assistevamo a cose strane. Quando una sera nominammo una nostra amica che si era suicidata a Parigi, le luci si spensero pi volte. Un giorno piantai un chiodo nella parete per appendere un quadro e fui colpito da un violento getto dacqua: avevo centrato un tubo dellacquedotto. Poi capit una strega e successivamente fummo invasi da capelloni olandesi. Alla fine sembr che tutti i randagi del mondo si fossero dato appuntamento da noi. Fu allora che disdicemmo il contratto daffitto. BRUNO E GIULIO Bruno una sera volle che gli facessi i tarocchi, poich doveva a giorni laurearsi in farmacia: era curioso, non tanto di sapere come gli sarebbe andata, ma piuttosto di confrontare quello che gli avrei detto con ci che nella realt sarebbe successo. Gli dissi che gli scritti sarebbero andati molto bene, ugualmente la prova orale, ma
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che nellesercitazione pratica avrebbe sbagliato, ma sarebbe andato tutto bene ugualmente. Bruno mi rispose che era impossibile: lesercitazione pratica consisteva in una reazione chimica da eseguire e se lavesse sbagliata non avrebbe potuto conseguire la laurea. Poi fu Giulio a farsi fare i tarocchi, cos in generale, per vedere un po cosa il futuro preparava per lui. Ma Giulio, come sua abitudine, cominci a pormi le domande pi strane e io rispondevo leggendo le carte: era un giorno che ero particolarmente in palla e vidi chiaramente che avrebbe conosciuto Allen Ginsberg: glielo dissi. A quel punto Giulio mi guard e lessi nei suoi occhi: Il Baccelli proprio fatto, stasera. Bruno sbagli la reazione chimica, ma non se ne accorsero e si laure brillantemente, un suo compagno di studi che aveva commesso lo stesso errore consegu la laurea, ma lanno successivo. Tempo fa venne Giulio a trovarmi: Sai, ieri laltro ero a Roma e sono voluto venir via subito da te per dirtelo. A Castel Porziano cera il Festival dei Poeti, entro in un bar, e chi trovo? Allen Ginsberg, proprio lui in persona! Mi ci metto subito a parlare, insomma per fartela breve ho passato tutta la notte assieme a lui, a chiacchierare e a bere birra. E pensare che quando me lo dicesti pensai che stavi proprio esagerando, quella sera! LA STREGA La trovai nello studio che dormiva, era sotto la mia coperta preferita e le spuntavano solo lunghi capelli neri. Alzai la coperta per vedere chi fosse. Era nuda, apr gli occhi e mi sorrise, seguitai a tenere la coperta alzata, era una bella ragazza, ma quando guardai le gambe, su una vi era unorribile escrescenza rosa. solo una ciste disse lei. La ricoprii e fu cos che iniziammo a parlare. Elio laveva conosciuta per caso e laveva portata l a dormire, era di Firenze ed era venuta con un suo amico pittore che adesso sera fermato a dormire da qualche altra parte. Per alcuni giorni non vidi pi n lei, n Elio, cos decisi di recarmi allo studio di Elio per vedere se fossero l. Trovai Elio terrorizzato, lei che rideva e il suo amico pittore che in trance disegnava appoggiato ad una parete nella stanza accanto. Sul divano dellingresso cera Cespuglio, un nostro amico di Barbonia City che faceva la spola sempre Milano- Lucca, che sembrava dormisse. Lei e il pittore capii che lavoravano in coppia: lui forniva lenergia e lei operava pensava cose ed Elio le vedeva come reali. Da tre giorni teneva Elio e Cespuglio chiusi l dentro: cominciai ad immaginare dei serpenti e glieli scagliai contro cominci ad urlare. Allora le chiesi spiegazione di quello che stavano facendo, Voglio fare lamore con te mi rispose, Non ci penso nemmeno replicai, Non ho cisti, n pustole, te le sei
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solo immaginate disse scoprendo gambe ben fatte e aggiungendo Farai lamore con me, stai tranquillo. Ma quando a me parr. Voglio insegnarti qualcosa aggiunse e mi spieg come si possa far provare dolore a distanza con un oggetto qualsiasi o con degli spilli. Ero incuriosito e provai su Cespuglio, che capii non stava dormendo, ma era in trance. Presi uno spillo e una scatola di cerini, infilai lo spillo nella scatola, mi concentrai sulla mano destra di Cespuglio che cominci a far smorfie di dolore afferrandosi la mano provai poi col piede, stessa reazione. S, grazie, funziona, ma a me queste cose non interessano. Smetti pure di preoccuparti, oggi partiamo, ma senti un po Barabba come sta, e aggiunse, quando verrai a Firenze la prima persona che incontrerai sar io. Detto questo, lei e il pittore, che mai aveva detto una parola, presero le loro cose e se ne andarono. Elio e Cespuglio non riuscivano a ricordare nulla degli ultimi tre giorni. Barabba in quel momento era innamorato della ragazza di Cespuglio, la tipa di Firenze gli aveva fatto credere che lui aveva avuto una notte di fuoco e damore con la ragazza di Cespuglio, ma quando lei lo incontr gli disse che era pazzo, che aveva le visioni e che sinventava le cose. Un mio amico di Firenze mi raccont che questi due erano ben conosciuti nella sua citt e tutti se ne stavano alla larga perch si divertivano a combinare un sacco di casini, lei la chiamavano la Strega. Un mese dopo sognai che facevo lamore con la Strega, a casa sua e in un grande acquaio da cucina, di quelli antichi in pietra. Ricordo anche che sopra lacquaio vera unenorme finestra. Quando ritrovai il mio amico di Firenze, gli chiesi se fosse mai stato in casa della Strega, lui mi disse di s, che era una casa vecchissima e stranissima, la stanza pi inquietante era la cucina, con un enorme acquaio in pietra e sopra una grande finestra Un anno dopo mi recai a Firenze per andare a prendere Marsan, critico darte de La Nazione che doveva tenere una conferenza dopo lhappening nella Manifestazione anaoggettuale che avevamo organizzato al circolo Salvemini di Lucca. Appena sceso dal taxi in piazza della Signoria, mi sento tirare per la camicia, mi volto e vedo la strega in perfetta tenuta hippy che mi sorride e fa Ciao e se ne va.

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LA CITT DI COSA Anche questi sono appunti scritti con la solita Remington su fogli ingialliti. 1970 Arrivo per un viottolo di montagna alla citt di Cosa, mi trovo dinanzi a mura imponenti costruite con enormi massi incastrati tra loro. Passo la porta ad arco disegnata da grossi blocchi di pietra. Laspetto delle mura, laria allinterno della citt morta mi affascina, sento presenze, tutto mi parla degli antichi abitanti. Seguo ci che resta della strada principale: sulle pietre del selciato il solco profondo tracciato da generazioni di carri testimone del fervore daltri tempi. Ammiro ulivi secolari che sorgono vicino alle basi dei muri perimetrali delle abitazioni che conservano ancora alcuni scalini dingresso. Il tramonto mi coglie nel bel mezzo della citt, ora morta. Il vento sibila insistente e nellaria vi sentore di antiche tragedie, di amori e conquiste. Nel vento trasudano le voci degli antichi abitanti. Scende la sera in questo magico luogo, un tempo intensamente vissuto e oggi deserto. Le vite passate, al tramonto cominciano ad opprimermi, esco a passo svelto dalla citt di Cosa. 1980 Voglio rivederla, stavolta non c pi bisogno di fare a piedi il sentiero, ma arrivo con lauto fin sotto le mura. Larco non c pi, crollato, giacciono in terra gli enormi massi. La strada principale nuovamente ricoperta di sterpi, i tracciati delle case pi non si scorgono. Anche laria etrusca, opprimente ma affascinante se ne andata, restano solo i blocchi di pietra a testimonianza delle antiche mura. I cavalli pascolano liberamente tra la sterpaglia e le vecchie macerie. Mi soffermo alla buca dellOracolo, lacropoli romana mi affascina, vedo tutta la Maremma e lArgentario alto si staglia, il vento sibilante, umido e salso. Riprendo il cammino e trovo ci che resta duna villa romana con il lezioso giardinetto pompeiano. Accanto alla villa ora sorge un piccolo museo, ovviamente chiuso. Ma dove finita latmosfera etrusca che alla mia prima visita cos maveva colpito? Lantica Cosa morta per la seconda volta, la verde macchia maremmana inesorabilmente avanza. 1981 Leggo su un libro che Cosa fu citt romana, solo le mura furono edificate da manodopera etrusca. C anche scritto che Luni fu creduta fino ad oggi etrusca, ma in realt fu anchessa romana. E s che Luni la conosco assai bene, mia madre l insegn i primi suoi anni da maestra. La Luni attuale solo un paese, gli abitanti sono sicuri dessere i superstiti etruschi dellantica citt di Luni, che sorgeva poco lontano da dove oggi si trova il paese. Luni fu conquistata dai romani, cos loro dicono, prima di sprofondare nel mare. Della vecchia citt resta oggi solo lanfiteatro romano. Quando io lo visitai, cera un campo di grano che alcuni contadini del posto stavano mietendo.
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VILLA BOTTINI A LUCCA Ancora appunti, ma con interventi allegati dellultimo anno. 1977 No, non possibile, ma mi sembrata proprio lei, la ragazza bionda che avevo incontrato nel 74 ad Urbino proprio nel castello di Re Federico, mentre curiosavo nei torricini che venivano in quei giorni restaurati. Cera un cantiere e il castello era praticamente aperto a tutti. Lavevo poi cercata un po dovunque, maveva detto che abitava a Bologna e che si trovava qui ad Urbino, come me, per seguire i corsi universitari estivi. Ma dopo quel giorno non lavevo pi rivista, e neppure a Bologna ero riuscito a rintracciarla. Quella ragazza e le ore del pomeriggio trascorse con lei erano rimaste indelebilmente fisse nella mia memoria. Somigliava moltissimo alla donna di un ritratto visto in una importante galleria, gli Uffizi? Ma non sono mai riuscito a rintracciarlo. Avevo anche scritto su di lei vari racconti, pubblicati tra laltro da qualche parte, ma dove? Nel 77 sono in Villa Bottini a Lucca che a quel tempo era occupata da un gruppo di giovani, scendendo dallaltana scorgo una figura femminile entrare nella stanza degli armadi, le vado dietro, entro di corsa, ma non c pi nessuno. Forse sono stanco, forse la vista e limmaginazione mi stanno combinando dei brutti scherzi. Scendo al piano nobile, la vedo proprio lei, davanti alla porta, sta per uscire in giardino, si volta, mi sorride, esce. Resto un attimo immobile, mentre una miriade di pensieri attraversa la mia mente, poi mi riscuoto, attraverso di corsa il salone, le urlo: Aspettami! Fuori non c pi nessuno. 1990 Villa Bottini ormai da tempo restaurata, la Regione lha acquistata, ha compiuto i lavori e ora lha affittata al Comune. Pi volte ho pensato a lei e ho anche scritto su questa ragazza che mi ha profondamente colpito. Allinizio ho fatto un po di confusione, ho pensato di riconoscerla in una ragazza di Arni della quale mi aveva parlato Assuero, ma col tempo sono riuscito a fare chiarezza. Adesso ricordo anche il suo nome Elisabetta. Sembra che di lei abbia memorie antiche, si dice che talvolta le vite precedenti compaiano nella realt presente, sar vero? Chi pu con esattezza dirlo? Sono nel giardino della Villa e penso a lei, come tante altre volte in questi anni, ed ecco allimprovviso lei appare, fresca, raggiante come quando la conobbi ad Urbino, reale e vivida come i ricordi nella mia memoria. Si siede accanto a me e io sussurro: Elisabetta, ti amo, ti ho sempre amato. La scena si svolge al rallentatore, irreale
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come un sogno e lei mi fa: Anchio. Le stringo le mani, la guardo a lungo negli occhi, infine nascosti da una folta siepe i nostri corpi sintrecciano, le nostre labbra si cercano, la Villa sembra proteggere il nostro amore sconfinato, esistiamo solo noi due, fuori del tempo, fuori del mondo. Il sole ormai al tramonto quando ci rivestiamo. Torner amore, torner nei tuoi sogni, oltre il tempo, oltre la vita. Vorrei ribattere, vorrei fermarla, ma resto immobile mentre lei se ne va, come se fossi inchiodato in quel posto, quando infine riprendo luso del mio corpo e riesco a muovermi, lei ormai svanita nel nulla. Corro per il giardino, guardo ovunque: nessuna traccia. 2000 Tra il verde, attorno alla Villa, vibra ancora la sua presenza, e come sempre ritorno, mi siedo sulle panchine o sui gradini dingresso, chiudo gli occhi e la sento accanto a me, vicina, tangibile, concreta, unico mio amore, unica mia amata, dallinizio alla fine dei tempi. DOCUMENTA Lingresso principale di Villa Buonvisi, poi Motroni, Andreozzi e Bottini, Marcheschi, si trova di fronte alla chiesa della Santissima Trinit. La villa che da tutti conosciuta come Villa Bottini, fu edificata nel 1566 da un ramo della famiglia Buonvisi, una famiglia tra le pi ricche e pi potenti della Lucca dallora. Fu edificata su un grande spazio verde libero, il pur vastissimo parco, conservato a tuttoggi, rappresenta solo una piccola parte del verde che era attorno alla Villa. La costruzione fu opera darchitetti sicuramente dottima scuola e dindubbia personalit che tennero conto anche in maniera originale delle soluzioni romaniche. Sulle loro identit molto si discusso, ma non si conoscono con certezza i loro nomi. La Villa, prototipo delle ville lucchesi del 600 di linea molto semplice con una grande vetrata sulla facciata del piano nobile e con scalinate sul davanti e sul dietro. Il parco con giardino, originariamente allitaliana, successivamente alla francese, termina con un ninfeo attribuito al Giambologna, saffaccia con un mirabile portale a giorno su via Elisa a sud ed cinto da un muro plasticamente ritmato da finestre a giorno e portali deccellente fattura lungo via del Fosso a ovest e via Santa Chiara ad est. Sembra che il Civitali e il Buontalenti siano stati gli ideatori delle finestre e dei portali del muro di cinta. Gli architetti dellepoca affrontarono e risolsero con gran maestria e squisitezza formale il problema dellinserimento di questa grande villa con il suo vasto parco nel contesto urbano del paesaggio lucchese. La Villa infatti mai contrast con lhabitat circostante grazie alla sensibilit apertissima alla percezione dei valori urbanistici e ambientali e alle armoniche soluzioni plastiche degli ideatori. La loggia e le scale conservano gli affreschi di Ventura Salimbeni eseguiti dopo il 1593. Loccupazione dei giovani del 77 salv la Villa dal degrado imponendo lacquisizione dellimmobile da parte della Regione Toscana e il successivo restauro. Oggi la Villa affittata al Comune e restituita alla cittadinanza.
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LE LEGGENDE Una storia popolare, nata alla fine del XVI secolo, racconta che nelle notti di ogni primo di giugno appaiono sia allinterno della Villa, che nel suo parco, una coppia di fantasmi. Sono i fantasmi di Massimiliano Arnolfini e della sua amante Lucrezia Malpigli, che un primo di giugno fecero uccidere allinterno della Villa, da sicari prezzolati, il nobile lucchese Lelio Buonvisi. I due mandanti furono allora scoperti e condannati, il primo mor in carcere, la seconda in un convento di clausura. Un affresco presente in Villa raffigurante Andromeda incatenata che assiste alla lotta di Perseo, ricorda simbolicamente questa leggenda. Si narra inoltre che il fantasma di Lelio Buonvisi sia apparso pi volte, anche recentemente, nella sua villa di Camigliano. Unaltra storia popolare legata ad un fantomatico tesoro che dovrebbe esser nascosto o nel parco o nei sotterranei della Villa. Il tesoro dovrebbe esser costituito da una chioccia con i pulcini, tutti doro massiccio e tempestati di pietre preziose. Si racconta in citt che a mantenere in vita questa leggenda abbiano contribuito gli ospiti di un albergo che sorge adiacente alla Villa e alcuni abitanti della zona che talvolta dopo la mezzanotte hanno sentito un insistente pigolio di pulcini e il chiocciare della gallina. ALTRI MISTERI Altre leggende riguardano la citt di Lucca ad esempio la chiesa di SantAgostino custodisce una effige della Beata Vergine Madre del Salvatore che detta la Madonna del Sasso e anche la Madonna del Pellegrino per esser stata portata in processione nel 1948 in tutte le parrocchie dellarcidiocesi lucchese. Ma perch fu chiamata la Madonna del Sasso? qui che la fantasia si sbizzarrisce: si narra che un uomo molto arrabbiato per aver perso tutto al gioco, abbia lanciato un sasso contro la sacra immagine. Immediatamente una voragine sapr sotto i suoi piedi e lo inghiott, mentre la Madonna spost il figlio dal braccio destro al sinistro e la sua spalla colpita dal sasso inizi a sanguinare. Il segreto dei Guinigi e il fantasma di Buonvisi sono due delle storie pi misteriose che circolano in citt: la leggenda racconta che lalbero pi alto piantato dal signore di Lucca, Paolo Guinigi, sulla torre omonima, dimprovviso perse tutte le sue foglie. Si tratt dun presagio: quel segno preannunzi la morte del Guinigi che fu catturato da Francesco Sforza e imprigionato nel suo castello. Se ci spostiamo pi a monte, la Pania della Croce fu teatro duna drammatica storia damore: Una giovane pastorella abbandonata dal fidanzato non sapeva darsi pace, e dalla vetta del monte non faceva che guardare il mare. Impietositosi, un giovane montanaro cerc invano di consolarla. Ma non essendoci pi niente da fare, rassegnato chiese alle divinit desser trasformato in un gigante di pietra, che avrebbe unito le due Panie impedendo a tutti la vista del mare. Ed quel profilo, chiamato appunto Omo Morto che ben riconoscibile anche oggi.
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LOmo Selvatico era invece un gigante forte e solitario, che amava profondamente gli umani e viveva in una caverna della Pania. Quellanfratto nella roccia stato poi battezzato Buca dellOmo Selvatico. Sono poi da ricordare le Madonne lucchesi, prima tra tutte la Madonna del pane del lupo. Una donna, un tredici maggio dun anno imprecisato, aveva lasciato sola la propria figlioletta in cucina, per andare a sfornare il pane. Al suo ritorno la donna vide la piccola in bocca ad un lupo. Invocando la Madonna, la giovane madre scagli contro lanimale un pezzo di pane. Tanto bast a spaventare il lupo e a fargli mollare la presa, lasciando cadere a terra la bambina. A Fagnano, in ricordo di quanto avvenuto, tutti gli anni il tredici di maggio si celebra una processione. Particolare curioso: la stessa data della apparizione della Madonna di Fatima. Della Madonna del Sasso ne abbiamo gi parlato, c poi la Madonna delle Rose che fece riacquistare la parola ad un pastore muto, mentre stava riposandosi accanto ad una siepe di rose fiorite.

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PROGETTO LUCIDA MANSI il senso del misterium tremendum genera il fascinans che mirum, il passaggio al numinoso inevitabile (Rudolf Otto) la carrozza Sto per rimettere in moto, tardi ho un inizio di mal di testa non vedo lora daddormentarmi, che lo vedo tornare di corsa verso la macchina. Non senti? Cosa? dico io. La carrozza! Guardo Elio preoccupato, metto la testa fuori dal finestrino dellauto: ascolto Uno scalpitare di cavalli, un rumore di ruote di legno sul selciato, un tintinnio penetrante di campanelli. Una notte dinverno, quando la nebbia riesce a penetrare fin dentro le Mura di Lucca, una notte uguale a tutte le altre, ma diversa. Poi un secco schioccar di frusta, i nostri sensi tesi al massimo. Infine, pi niente, la citt torna quella di sempre a questa tarda ora di notte. Accompagno Elio fin sotto il portone di casa sua. primo frammento - la leggenda dice che Lucida Mansi fu una donna bellissima che, giovanissima, era andata in sposa, in seconde nozze con lanziano e ricco mercante lucchese Gaspare Mansi, lei era tanto amante della propria bellezza e dei piaceri della carne da offrire lanima al Diavolo in cambio di trenta anni di rinnovata giovinezza e di amore. Questa grande amatrice, che amava per solo s stessa, si era creata una fastosa alcova interamente avvolta, anche sul soffitto, da specchi. Si dice poi che allo scadere del tempo stabilito precipit con il cocchio infuocato nelle acque del laghetto che ora sorge allinterno del Giardino Botanico e che da allora questa immagine riappare nelle notti senza luna sulle Mura della citt secondo frammento Entrava Lucida al tempio per lo strettissimo lutto lambra della pelle spiccava pi delicata ungeva le dita nellacquasantiera, si segnava, si genufletteva alzando le lunghe ciglia alla Madonna e, mentre il popolo si apriva al suo passaggio, si dirigeva alla poltrona di famiglia poco distante dallaltar maggiore. Era qui, durante il rito, che essa profanava la messa. Gi era preda della sfrenata passione, adoratrice della sua bellezza. Teneva aperto in mano il libro da messa e quando suonava il primo campanello, al sanctus, sfogliava, sfogliava in fretta per arrivare allo specchio che aveva fatto inserire, a misura di una pagina nel libro. Allelevazione, mentre la folla in timorosa reverenza chinava la fronte verso terra,
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Lucida inebriata, nello specchio si mirava, di se stessa innamorata e a quel punto la sua eccitazione, anche sessuale, giungeva al culmine. il racconto Lucida nacque a Lucca nel 1606, era bellissima e facoltosa, amante degli svaghi e del lusso. Fece un patto con Satana per conservare la propria giovinezza per altri trenta anni. Portava, e spesso uccideva, i propri amori in palazzo Mansi e nella sua villa a Catureglio facendoli poi cadere dopo lamplesso entro trabocchetti: uno di questi possibile vederlo anche oggi nella sua camera da letto in palazzo Mansi. Si racconta che facesse scomparire nel trabocchetto un suo stesso figlio, dopo averne goduto lamplesso. Era dun folle narcisismo che la costringeva a circondarsi di specchi ove ammirava la propria intatta bellezza, in modo da potersi addormentare avendo negli occhi la propria immagine rosea e flessuosa, e al risveglio potersi rimirare nuovamente. Il nome di Lucida si conveniva al raggio dei suoi occhi spendenti come astri, che ammaliavano i corteggiatori. Quando il tempo stabilito dal patto fu scaduto, il Diavolo fece suonare la campana della Torre delle Ore, segnando la fine della vita di Lucida, il suo cocchio infuocato fu visto precipitare gi dalle Mura nel laghetto ove ora sorge il Giardino Botanico; la pietra della finestra di palazzo Bernardini, quella della stanza ove si dice fosse avvenuto il patto, schizz in mezzo alla piazza. Pi volte nel corso degli anni si cercato di rimettere a posto la pietra, ma questa sempre si distaccava dalledificio, allora fu fissata con una grappa metallica, cos come visibile a tuttoggi. Vi per anche unaltra leggenda su quella che chiamata la Pietra del Diavolo: la pietra di palazzo Bernardini che da cinque secoli non vuol pi saperne di stare al suo posto e continua a sporgere verso la piazza apparentemente senza una ragione. Questa storia ci racconta che la famiglia Bernardini nel 1500 fece costruire il palazzo facendo radere al suolo lintera zona. Distruggendo anche un edificio su cui era raffigurata unimmagine sacra. Ed qui che inizia la leggenda, secondo la quale gli operai incaricati di costruire il fabbricato si trovarono di fronte ad un fenomeno inspiegabile: quella pietra non stava al suo posto. Pi volte lhanno sostituita e altrettante volte la pietra s piegata, alla fine gli operai rassegnati, hanno trascurato questa imperfezione imbrigliando la pietra con la grappa di metallo visibile anche oggi. Ma tornando a Lucida, nel laghetto non fu ritrovato n il suo corpo , n il cocchio, ma alle porte della citt, vicino a porta San Donato si raccolse il corpo esanime di una bruttissima vecchia, morta di peste, che nessuno aveva mai visto ma che pur sempre aveva una qualche somiglianza con Lucida. Della sua fine si narrano anche altre versioni, una dice che ghermita dal Diavolo nel suo palazzo dei Mansi di San Pellegrino, Lucida scomparve gettata in una voragine
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creata dal suo corpo avvolto nelle fiamme infernali. Nel palazzo di via Galli Tassi si trov infatti una botola apposta sopra una voragine senza fine, che inutilmente si tent di riempire. Unaltra versione sostiene che dopo la sua morte il suo corpo divenne orribile e nottetempo fosse stato sepolto in segreto nel campo Mondone. Ancora unaltra leggenda dice che allo scadere del patto il Diavolo le dette appuntamento in cima alla Torre delle Ore. Quando lei giunse allappuntamento le campane suonarono e il Diavolo le tolse il dono; lei mor subito dopo vecchia e brutta. Il Diavolo la aveva invitata proprio in quel luogo per sottolineare il trascorrere del tempo e la sua inesorabilit. I parenti di Lucida provarono in ogni modo a cancellare la sua memoria, distruggendo i suoi ritratti e gli atti di nascita. I documenti storici rimasti attestano comunque che Lucida mor il 12 febbraio 1649 durante lepidemia di peste e, che fu sepolta nella chiesa dei Cappuccini. Molti hanno parlato dei suoi amori e dei suoi assassinii, molti giurano daver udito lo sferragliare della carrozza per le strade del centro nelle notti senza luna. Nelle notti di tempesta si narra che sulle Mura, appaia un cocchio infuocato con al suo interno Lucida che invano si dibatte nelle sue richieste di soccorso. Si narra che nel Giardino Botanico, ove precipit col cocchio o dove fu sepolta nottetempo, nelle notti di luna piena, chi guarda nello specchio dacqua formato dal laghetto, veda il volto di Lucida ancora sognante le vanit terrene e il piacere della carne. Lucida ancora viva nelle fantasie cittadine, a tal punto che c chi giura daverla scorta nelle ore notturne, vestita completamente di bianco, nella sua villa di San Michele di Moriano e in quella di Catureglio. Qui si conservano ancora cinque suoi ritratti scampati alla distruzione voluta dai familiari che la raffigurano ripresa da cinque direzioni diverse, come se la sua immagine, durante la posa fosse stata contemporaneamente riflessa da cinque specchi. Anche a Segromigno in Villa Mansi, nelle notti di luna piena, Lucida si aggira silenziosa e diafana nel bellissimo parco, gira per i vialetti e infine savvicina alla vasca per specchiarsi come era solita fare in vita, poi lentamente la sua immagine svanisce. Sempre a Segromigno, quando le acque della Sana sono impetuose sodono i lamenti dellanima dannata di Lucida. terzo frammento Ho sentito il profumo delle ninfee del laghetto giungere in primavera fino in piazza San Martino, ho respirato laria opprimente di palazzo Mansi, ho udito in una notte senza luna lo sferragliare della carrozza e lo schioccare concitato della frusta in via del Battistero, mi sono avvicinato allalba a Catureglio,
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ho curiosato nelle cantine di villa Mansi A Catureglio nessuno pi ha abitato, il parco era stato trasformato in un allevamento di polli con grande scandalo dei vicini, ma i polli inspiegabilmente cominciarono a morire. documenta Avevo da pochi giorni scritto alcune righe su Lucida ed ero interessato a questa leggenda (e storia) perch con alcuni amici volevo allestire unoperazione culturale sul territorio comprendente scritti, grafiche, pitture, musica, suoni, diapositive, performance e altro ancora. Ed proprio dalla documentazione consultata che emerge che Lucida mor di peste a soli quarantatr anni, per lesattezza nel 1649. Fu poi sepolta nella cappella di famiglia che si trovava nella chiesa dei Cappuccini che sorgeva davanti a porta Elisa. E appunto per costruire la porta, nel 1804 la chiesa fu abbattuta, questa era adiacente a dove si racconta fosse precipitata la carrozza fiammeggiante, cio ove oggi sorge il Giardino Botanico che fu realizzato in quel punto solo nel 1820. Prima del Giardino Botanico in quellarea cera il campo da gioco del calcio fiorentino e il cos detto Campo Mondone ove vennero sepolti in fosse comuni i morti per peste, gli eretici e i condannati a morte. Il laghetto, che generato da una polla che affiora in quel punto, esiste da tempo immemorabile. Ho ricavato per altre interessanti notizie. Nel trecento a Napoli regn Giovanna I, che ebbe quattro mariti, tutti morti di morte violenta. Ebbe anche numerosi amanti che finirono uccisi precipitati in trabocchetti. Dal 1414, sempre a Napoli regn Giovanna II, al suo attivo due mariti, anchessa uccideva gli amanti di cui sera stancata facendoli precipitare entro trabocchetti. Alla fine del 1700 visse a Merano una certa Margherita Maultasch, donna perfida e bruttissima, tanto brutta che venne soprannominata Margherita dalla bocca a tasca. Aveva un debole per stallieri, palafrenieri e popolani robusti e forti. Scorrazzava per le sue terre e faceva rapire i maschi pi prestanti. Venivano poi portati nel suo castello a San Zeno e quando se ne era stancata li faceva precipitare nellorrido del Passirio, nelle gelide acque del Gilf. Le analogie sono evidenti, di tutte queste donne si racconta avessero stipulato patti con il diavolo, tutte rapivano gli uomini per farne loro amanti, tutte precipitavano i loro amori, quando se nerano stancate, uccidendoli. La leggenda si sposta nel tempo, geograficamente dal sud al nord. la carrozza, ancora Tepepa e lo Iacopucci stavano proprio bene quella sera, avevano preparato una buona cenetta nelle cucine di villa Bottini e avevano abbondantemente bevuto un vinello delle colline lucchesi che era proprio niente male. Adesso stavano a godersi la notte nel parco della Villa occupata, quando in lontananza il rumore duna carrozza, lo schioccare della frusta vicino, sempre pi
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vicino fino a sentirla passare davanti ai cancelli. Si guardarono in faccia, poi corsero verso il cancello principale per vedere cosa stesse transitando, ma non riuscirono a vedere niente. Cos tornarono sugli scalini dingresso, e pochi istanti dopo, ecco il rumore della carrozza avvicinarsi di nuovo e poi scomparire: questa volta entrambi non si mossero e le loro menti cominciarono a riflettere sulle leggende lucchesi. Infine lo sferragliare della carrozza, sud per la terza volta, fu cos che lo Iacopucci invit Tepepa ad andare a dormire a casa sua. Il Tepepa accett linvito molto volentieri e durante loccupazione questa fu lunica notte in cui lui non dorm in Villa. Gertrud Hesse Era nata a Berlino dopo la grande omologazione e grazie ai suoi privilegi sera fatta costruire un castello sulle rive del Reno. Il castello era meraviglioso, vi aveva raccolto tutto ci che di pi bello era stato prodotto nel passato. Al suo servizio aveva un piccolo esercito di droidi tanto belli quanto crudeli, tutti gli esseri viventi fuggivano terrorizzati quando sudiva in lontananza il frusciare delle loro ali di seta nella notte. Le pareti della camera di Gertrud erano interamente coperte da specchi e schermi che proiettavano moltiplicando la sua immagine in ogni angolo della dimora. Al mattino amava ballare per ore, nuda in questa stanza e ammirarsi. Era solita abbigliarsi secondo la moda delle sue precedenti vite, prediligeva gli abiti del raffinato 1700. Quando si stancava degli uomini che i droidi le portavano, li uccideva precipitandoli in un sofisticato trabocchetto celato dallologramma dun multicolore tappeto. Scorrazzava nelle campagne o tra le rovine delle citt, da tempo abbandonate, su un cyborg dalle sembianze di un gran cavallo nero che emetteva dalle nari tenui vapori. Talvolta sfrecciava nel cielo su un fly copia di unauto americana con le code degli anni 50, che volando diffondeva un sibilo stridente. Gli abitanti della regione vivevano nel terrore, si raccontava che mille anni prima avesse fatto un patto con Satana: si diceva che Satana stesso avesse partecipato ad una sua festa nel castello sul Reno, festa durante la quale molte persone finirono per divertimento uccise nei modi pi ignobili e inenarrabili. Una notte il suo fly fiammeggiante fu visto precipitare nelle acque del Reno, i droidi allora si dispersero e incapaci di volare cominciarono a vagare per le campagne uccidendo ogni forma di vita che incappava nella loro strada. Ci volle molto tempo, ma infine uno ad uno, furono distrutti dai contadini. Nel castello nessuno volle mai entrare e pian piano cadde in rovina.

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LUNA DEMONE Il pittore garfagnino, del quale non ricordo il nome, stava in una via del centro, per lesattezza in via San Paolino, quasi in fondo, a ridosso delle Mura. Era un tipetto basso, biondo, tutto pepe e saltellante. Aveva iniziato unattivit redditizia in quel di Venezia: vendeva ai turisti, che l non mancavano, acquerelli disegnati su carta e poi, faceva anche ritratti, per strada, su richiesta. Poi si era messo assieme ad altri pittori, tutti giovanissimi, e i quadri li facevano collettivamente, tipo catena di montaggio. Praticamente a lui, la casa a Lucca in via San Paolino non serviva proprio pi, e cos laveva subaffittata ad un altro amico pittore, Ferruccio Ascari che era poi divenuto, pure lui, amico nostro. Ferruccio ci abitava con una bella ragazza un po troia, dicevano le malelingue di Livorno, ma dopo un certo tempo non che andassero poi tanto daccordo, per la verit cominciarono a litigare in continuazione. Bisticciavano cos alla grande che Ferruccio decise di tornare dalle sue parti, in Sicilia, lei invece decoll per quel di Livorno. La casa, daccordo col pittore garfagnino, fu lasciata a noi, con limpegno che avremmo pagato puntuali affitto e bollette varie e che avremmo pure ospitato loro tre (Ferruccio, il pittore garfagnino e la ragazza di Livorno) ogni volta che fossero capitati a Lucca. Ferruccio non torn mai pi, la sua ex ragazza invece fece qualche capatina, anche per riprendersi le sue cose: una volta dovevo passare la notte con lei, ma Marinella, la mia donna di allora, sammosc di qualcosa e mi spomp alla grande non lasciandomi libero quella notte, se non quasi al mattino. E cos lincontro and a farsi benedire. Un pomeriggio, il pittore garfagnino capit allimprovviso con una scarica damici che saccamparono in casa col sacco a pelo. Disegnarono per tutto un giorno intero e il successivo lappartamento era zeppo di fogli acquerellati appesi ad asciugare. Ogni tanto capitava qualche sconosciuto, mandato da uno dei tre ex abitanti, a ritirare qualcosa: pian piano se ne andarono vestiti, asciugamani, lenzuola, piatti, posate, pentole, cianfrusaglie, qualche quadro, piccoli mobili, un lampadario di ferro battuto (che cedemmo di malavoglia) ecc. Mi ero alloggiato in una parte di una stanza alla quale ci si accedeva dalla cucina, scendendo quattro scalini; questa stanza normalmente la dividevo con Elio, ma qualche volta anche con Massimo. La Marinella, che un sera voleva portarmi fuori per forza, mentre invece ero impegnato in una partita a carte, al mio rifiuto mi men di brutto. Scappai da quella che allora era la mia casa mentre lei stava spaccando piattini e
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tazzine, e gli amici esterrefatti assistettero paralizzati alla scena. Ad una parete della stanza che avevo occupato, affissi un poster che raffigurava una gran nave e misi pure accessori da nave nella stanza. Ci siamo imbarcati, siamo in una cabina, la nave partita, dove arriveremo? Dissi pi volte, ma nessuno sembr mai farci attenzione. E in quella cabina Daniela propose lo scambio di coppie, ma il mio e il suo partner rifiutarono categoricamente. Vidi la neve dallobl dopo aver fatto lamore con Patrizia, mi feci Daniela mentre lei aveva ancora addosso un impermeabile giallo, e una volta, solo una volta, la cedetti a Ciccio e Johnny. Lingresso era una delle parti pi strane di quella casa, eravamo allultimo piano e il pianerottolo aveva una grande apertura sul lato che dava allesterno della casa, praticamente era quasi un terrazzo fatto a elle. Alla fine della elle, iniziava una rampa di scale, pi piccole e di mattoni sconnessi, che saliva fino ad un appartamento sito a tetto sulledificio accanto che era pi alto del nostro. Entrare in questa parte del palazzo era come spiccare un salto allindietro nel tempo: mattoni vecchissimi, pareti scrostate, impianto luce a treccia con isolatori ceramici, tanto per rendere lidea. Il portone, verde screpolato, di quellappartamento sembrava quello di una vecchia casa di campagna, e la casa era abitata da una coppia di vecchietti: addirittura erano anni che lui non scendeva. Io vidi solo lingresso e mai mi spinsi oltre: cera una cucina annerita da stagioni di fumo, con un gran camino sempre acceso, sul quale pendeva un paiolo nero anchesso. Cera un massiccio tavolo quadrato in legno con quattro sedie impagliate attorno, una credenza ad un lato e una vecchia madia appoggiata alla parete opposta. Assuero invece aveva fatto amicizia con lanziano signore e spesso, munito di un fiasco di vino andava a trovarlo, e allora si sentivano cantare in piena notte. La moglie per non era contenta di queste sbronze, e qualche volta scendeva a lamentarsi. Una notte, dopo che Assuero se ne fu andato, sentii della confusione sulle scale, mi affacciai alla porta e vidi alcuni infermieri della Croce Verde (aveva il presidio proprio sullaltro lato della strada, di fronte al nostro portone) che con un lenzuolo stavano portando gi qualcuno: era lanziano signore. Dopo il vocio, il silenzio, e io rimasi sul pianerottolo ad osservare i tetti illuminati nella notte dalla luna demone che quella sera splendeva impietosa, spargendo sinistri riflessi argentati che dalle tegole rimbalzavano sulle canale di scolo dellacqua, ritornando poi alle rade nubi anchesse argentate. Accesi una sigaretta ed ebbi il presentimento della morte. Il Manca e il Carozzi vennero a trovarci spesso e facemmo la loro conoscenza.
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Una sera capit anche Tonino e la sua donna, passarono da noi la notte, a distanza di tempo, quando loro due si sposarono, sapemmo che si trattava della vedova Calabresi. Cene, feste, incontri, qualche viaggio in acido con il sottoscritto che leggeva al buio il quotidiano e che suonava un flauto dolce, assieme a Marco (lui il flauto lo sapeva suonare, io no). Ma come una nube temporalesca a ciel sereno, allimprovviso ci capit lo sfratto: il proprietario aveva saputo del sub sub affitto e non nera rimasto per niente entusiasta, tra laltro aveva intenzione di rimettere in sesto lappartamento e daffittarlo a prezzo pieno. Cos assieme alla nave affond pure la mia cabina. Chi prese qualche mobile, chi un quadro, chi cianfrusaglie per ricordo, chi non volle nulla. Roberto, che stava mettendo su casa con Giovanna, prese un po pi degli altri, soprattutto mobili e quadri. Io arraffai qualche disegno, una toilette da camera e varie cianfrusaglie. La vecchietta del piano di sopra, dopo la notte di luna demone nella quale mor il marito, non lho pi rivista e lappartamento fuori del tempo rimasto sempre chiuso. Ferruccio lho ritrovato sulle pagine pubblicitarie di Flash Art, ho saputo che abita sempre in Sicilia, oggi un pittore affermato impegnatissimo con le mostre e con la vendita dei suoi quadri. Lex ragazza di Ferruccio la ritrovai a Livorno - stavo accompagnando mia madre (o mio padre?) ed eravamo in un laboratorio odontotecnico ove lei doveva ritirare una sua dentiera che era l in riparazione - la vidi in camice bianco, non mi riconobbe o fece finta di nulla; quel giorno io rimasi indifferente. Daniela morta dembolia. Il Manca fotografa un po di tutto e realizza mostre, fotolibri e calendari: faceva parte dei Bambini di Satana, forse solo perch gli ordinavano e gli sponsorizzavano i calendari, e questo gli ha creato qualche problema. Il Carozzi era bibliotecario alla biblioteca di Stato ed morto di aids. Patrizia gira per Lucca in auto col suo attuale, e penso definitivo, tipo. Tonino dopo esser divenuto comunista, aver disegnato la bandiera arcobaleno della pace, oggi un pittore di grido e si maritato come vi ho gi detto. Ciccio, lultima volta che lho visto, faceva il contadino e difendeva luso dei fitofarmaci; forse cos la marijuana che coltiva per uso proprio, coi fitofarmaci avr pi sprint! De gustibus Johnny se ne tornato in America con suo fratello, in quel quartiere di N.Y. ove la sua famiglia abitava e dove si parlava solo il capannorese stretto. Del pittore garfagnino non ho pi saputo nulla. Lultima notte che avevamo il possesso dellappartamento, io la trascorsi da solo sul
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pianerottolo davanti al grande portale che dava una visione totale dei tetti del quartiere. Anche quella fu una notte di luna demone, coi suoi argentei malefici influssi. Nella penombra si scorgeva pi in alto quella porta indietro nel tempo, rimasta sempre chiusa. Miagolii di gatti e versi di civette giungevano dalle vicine mura.

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GIORNI FELICI stanno stretti sette spettri sotto i letti a denti stretti (S.King) Questi due insegnanti, proprio con me dovevano fare esperienza, s lesperienza di genitori, cazzo, proprio con me... Unesperienza poi che anche a loro non servita a nulla, poich sono rimasto figlio unico. Ma per me stata una rottura indescrivibile, sprangato in casa, vestito da capo a piedi solo da loro e a loro immagine e somiglianza e si vedeva da lontano un chilometro che gli abiti non li avevo scelti io roba da vergognarsi, allinglese come quelli di mio padre, sembravo un alieno se mi guardavo allo specchio, e gli altri ragazzi mi guardavano proprio di traverso. Poi un bel giorno ruppi, non ne potevo pi di fare il cagnolino obbediente, tutto casa, scuola, chiesa. E poi chiss perch i miei andavano e mi portavano continuamente in chiesa, che di religione fra tutti e due non ci capivano un cazzo. Erano insegnanti, cio due persone che non sono volute crescere e sono rimaste rinchiuse nella scuola per tutta la vita. Ma vi dicevo che ruppi, e come? Semplicissimo, la notte me ne uscivo in silenzio da casa per la porta di servizio. Nessuno se n mai accorto, i miei andavano a letto quasi subito dopo cena, la tiv non era ancora entrata invadente nelle case, e subito dopo ronfavano il sonno dei giusti fino al mattino, ora di recarsi al lavoro (tutti e tre a scuola). Ma la notte, io piccoletto stazionavo nei peggiori baracci della citt, ognuno dei quali aveva la sua brava puttana. Il primo paio di pantaloni lunghi me lo comprai solo dopo aver sgraffignato i soldi dal portafoglio di mio padre. Me lo mettevo la notte, non ci crederete, ma il giorno portavo o i pantaloni corti o quelli alla zuava: roba da far inorridire la gente. Il mio primo giradischi? Fui costretto a rubarlo in un negozio del centro, era a valigetta, esposto in vetrina. Non ebbi da far altro che entrare, chiudere la valigetta e uscire, incredibilmente nessuno mi not. Per queste cose avevo come il dono dellinvisibilit, cercavo destraniarmi dalla realt e in quei magici momenti nessuno faceva caso al sottoscritto, come se fossi divenuto invisibile. E tutti gli altri compagni di scuola avevano una ragazza, a me non interessavano pi di tanto, e poi coi pantaloni alla zuava non ero certamente credibile tanto poi la notte avevo le puttane nei baracci che qualcosa mi regalavano, ogni tanto. Tra le amiche ne trovai una che mi ci stava, le palpavo il culo la domenica al cinema parrocchiale e lei lasciava fare. Ma non andai mai pi in la, capit anche da me per
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una festa di compleanno (la mia?), con sua madre in salotto a chiacchierare con i miei e io e qualche altro amico in cantina con lei a sentire musica. Cera poi Marina, lei mi piaceva, anchessa figlia duna amica di mia madre. La baciai sulla bocca e la strinsi forte forte ad una festa a luci spente, a casa sua, mentre ballavamo. Tutte le cose che avevo erano scelte dai miei genitori, come i vestiti. Cero anchio al momento dellacquisto ma loro sceglievano per me. Guai a contraddirli. Anche le ragazze che frequentavo erano figlie damici di famiglia. Forse per questo che non ce nera una che mi andasse a genio. Ripensandoci attentamente anche i miei compagni di quel tempo erano tutti figli damici di famiglia oppure ragazzi che erano vicini di casa. E se per sbaglio mi fermavo con un marmocchio nuovo, in casa mi facevano il terzo grado, volevano sapere chi fosse, ed successo anche che telefonassero a casa sua per rendersi conto di chi erano i genitori. E mi rompevo, mi rompevo di brutto, volevo amicizie mie, scelte da me, abiti miei, di mio gusto, comprati da me, insomma cose mie da me scelte. Mirta, s Mirta, che buffo nome, fu lei a baciarmi e per un giorno o due anchio ci presi gusto, ma poi cominciai ad ignorarla e gli amici mi dicevano: Vieni oggi? C anche Mirta! No, non ne ho voglia. Ma c Mirta. Appunto non mi va. Ma non ne hai mica altre di ragazze. lo stesso. E non capivano perch non sfruttassi loccasione, ma io non ci andai pi, non mi piaceva, preferivo il nulla ad una cosa che non mi andava. Poi miscrissi ad una scuola in unaltra citt, anche se vicina alla mia. Tutte le mattine salivo in treno e finalmente ebbi veri amici, solo miei, scelti da me, e conobbi anche nuove ragazze. Mi comprai i miei primi jeans, le camice militari, labbigliamento casual, le giacche a vento americane, le scarpe da ginnastica, le cinture con le borchie Ma poi a casa era sempre peggio, la fantascienza dicevano che era fantasia malata trovarono un paio di jeans con qualche scritta e me li sequestrarono, mio padre li chiuse in cassaforte dicendo che me li avrebbe fatti rivedere solo quando fossi stato pi grande e che mi sarei vergognato a scoprire come andavo in giro conciato cazzo erano un bel paio di Levis! mi sequestrarono anche Il mondo nuovo di Huxley, dicendo che era un libro pornografico A diciotto anni andai a stare per conto mio in un monolocale al piano terra: finalmente ero libero! Fumavo Marlboro, leggevo fantascienza, ascoltavo musica rock (Elvis, Platters, Little Richard) portavo jeans, camicie da lavoro, giacche a vento, scarpe da tennis avevo la casa piena di long play, romanzi dUrania, tappeti, poster, posacenere
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ovunque. Che gioia non dover pi portare le scarpe con la suola di cuoio Nel mio monolocale gli amici capitavano a tutte le ore, si giocava a carte, si faceva lamore, si ascoltava musica, ogni tanto si beveva birra e qualche goccio di whisky. Facevo dei lavoretti e mi mantenevo, continuavo a studiare perch sapevo che un giorno mi sarei prima diplomato e poi laureato: in quel periodo ero quasi riuscito a dimenticare completamente i miei. Avevo un Garelli supersport e la sera con le moto partivamo in branco verso le destinazioni pi impensate. Calavamo come sciame di calabroni sul paese prescelto e ci atteggiavamo a teddy boy, scimmiottavamo il gigante e gli altri film americani. Ma oltre latteggiamento, ovviamente non sandava. Partivamo tutti in gruppo da un bar del centro che avevamo eletto a posto di ritrovo. Il bar era ampio, con flipper nel retrobottega e un juke box sempre in funzione allingresso con rock Elvis Bill Haley e i suoi Comet Little Richard. Cerano sempre un paio di puttane pronte alluso nel bar e un tavolo di giocatori di carte professionisti sempre allopera. Anche lunico biliardo era sempre occupato. Il proprietario era un confidente della polizia e noi ci atteggiavamo ad affiliati alla mala. Le puttane, quelle vere, giocavano con noi fingendo dessere le nostre pupe e noi, i bulli, stavamo al gioco. Birre e coca-cole, marlboro e zippo e dupont. Era un gioco, bello fin che dur. Poi vennero i Rolling Stones, le auto, i primi incidenti, le ragazze incinta, gli aborti, nacquero i primi bambini, e poi gli spinelli mentre sparivano i juke box sostituiti dalle macchine mangiasoldi arriv anche leroina e i primi arresti, i gay e lo spaccio, le perquisizioni Gli anni di piombo e laids erano ad un passo da noi, in agguato, dietro un sottile paravento, la grande consolatrice ci aspettava con ansia e molti di noi, ignari, ma frettolosi, la raggiunsero

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MAINSTREAM Una stanza quadrata molto grande. Pareti, soffitto e pavimento di color bianco. Due sedie pieghevoli in legno laccate di nero. Due giovani in jeans e T-shirt bianca sono seduti. Calzano scarpe da tennis di tela bianca. Le pareti non hanno finestre, c ununica porta rettangolare senza ante. La luce diffusa ma non violenta e sembra provenire dallalto. In sottofondo le note dellinno americano suonate e distorte da Jimy Hendrix Una volta che sei nato, il peggio gi successo. Franz, dici a me? Vedi qualcun altro in giro? No, per la verit. Allora a chi vuoi che dica. Va bene, ma tua moglie? Non lo sai? Mi ha lasciato. Non lo sapevo e se per quello non che la conosca neppure bene: era quella tipa che girava in su e in gi per lItalia col Porsche nero? S, in su e in gi per lEuropa. Aveva soldi? Era la vedova di Cecco. Mi sembra daver gi sentito qualcosa del genere. Ma qui dove siamo? Sospesi. A chiacchierare io e te, ma poi arriveranno altri amici. Che bello! Era un po che non ci si sentiva. Non vero ci mandavamo delle e-mail. Dico di persona. Ti ricordi quando sbattei per terra la testa e tu mi riportasti a casa? Veramente ti portai davanti allospedale, ma non volesti scendere. Solo allora ti portai a casa. E mio padre mi riport allospedale non appena mi vide. Si vede che aveva pi cervello di noi due. E qualche giorno dopo me lo ritrovai davanti sullincazzato, voleva sapere se tavevo portato io a casa, cos gli raccontai tutto, anche che allospedale non eri voluto scendere, e lui allora si calm. Franz salza lentamente ed esce dalla scena. Entra un altro giovane vestito nellidentico modo. In sottofondo Satisfaction dei Rolling Stones. Ciao Lupo! Come va? Ci conosciamo? Di vista, abbiamo degli amici in comune. Franz che era qui proprio un minuto fa e anche Marino.
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Ah! Marino! Che sagoma! Anche lui fissato col volo. Vuole che compriamo un aereo insieme. E lo comprerete. Dici? Sai il mio sogno sempre stato quello davere una piccola compagnia aerea. Piccola ma efficiente al massimo. Una cosa da vip che per sia alla portata di tutti. Prima o poi la metto su e la chiamer Sestante o Meridiana o qualcosa del genere, lho sempre pensato Lo farai, lo farai O forse in un altro quando, l'hai gi fatto. Lupo si alza ed entra un altro giovane sempre in jeans e maglietta bianca. La musica quella dei Tangerine Dream. Ciao Marino! Ehil, come ti butta? tanto che non capiti in villa, quando vieni ci facciamo un bel tuffo in piscina. Lo sai il Comandante non mha simpatico. Perch pensi che abbia simpatico me? Chiss Il tempo passa, le cose cambiano. Mia moglie e la tua ragazza sono amiche, vero? Vengono tutte e due da San Vito. Ma volevo dirti unaltra cosa, ne parlavo anche con Leonello. Forse dovresti farla finita di passare sul Comune tutti i giorni a mezzogiorno sfiorando il palazzo. Con quel tuo aereo voli sempre pi basso. Tranquilli non vi vengo addosso. Speriamo Sai chi cera qui prima? No. Prima cera Franz e poi arrivato Lupo. Che ? Una rimpatriata? Peccato che non ho incrociato Lupo, devo fare una cosa con lui. Comprare a mezzo un aereo? Forse. Fossi in te lascerei perdere. Perch? Mi ha detto Leonello che hai portato a Roma tua madre pilotando e quando scesa ha affermato che con te non voler mai pi. Malelingue Marino, smetti di volare, ho un brutto presentimento. Che fai gufi? Voglio metter su un servizio di catering e con laereo servir tutti i vip dItalia, vedrai

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Un po sul risentito si alza e se ne va. Dopo alcuni minuti entra un nuovo giovane vestito come tutti gli altri. Si siede. In sottofondo Sticky Fingers dei Rolling Stones. Benvenuto Cecco! Come sono arrivato qua? Con le tue gambe, penso e giungi dopo Franz, Lupo e Marino. Che bello! Sono sempre qui intorno? Ci facciamo uno spinello? Hai la roba? Io non ricordo dove lho messa. No, sono anni che non fumo. Non mi sembrava che tu avessi smesso. Il tempo scorre veloce, forse dove sei non te ne rendi conto. E dove sono? Mi sento vagamente confuso, ma chi hai detto che cera qui con te? Franz, Lupo e Marino, ma non erano insieme, sono capitati uno dopo laltro. Ma non possibile! Marino morto in un incidente aereo. Lo so. Ma anche tu sei qui. Cosa vorresti dire? Che Franz e Lupo sono morti pure loro? No, Franz e Lupo sono in buona salute. Caso mai sei tu che hai avuto qualche problema. Io? No perdio! Meglio cos, allora. Cecco visibilmente turbato. Resta per un po a disagio sulla sedia, poi sempre in silenzio si alza tremante ed esce dalla stanza. Una altro giovane vestito alla stessa maniera, jeans, maglietta e scarpe, fa il suo ingresso e si siede. I Pink Floid attaccano linizio di Ummagumma. Ma quello che appena uscito Si? Sembrava mio fratello. S Dando: era lui. Ma non possibile. Ti dico che era lui, era Cecco. Ma Cecco non c pi: s sparato. Forse stato un incidente, ma era proprio lui. Qui oggi tutto possibile. Sai chi venuto a parlare con me prima? No. Marino. Non ci credo, lui precipitato dopo Roma mentre tornava. Credimi. Cosa vuoi da me? Niente. Sei tu che sei venuto, io mezzora che me ne sto qui seduto. Vuoi
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raccontarmi qualcosa? Mi sento la testa vuota Anche tu? Aspetta non sar mica morto pure io? Anche tu. Mi dispiace E come? No non dirmelo, non voglio sapere. Di aids sei morto. Tanto gi successo. Ges Sei rimasto senza parole? Dando si alza sempre in silenzio ed esce. Rientra Franz e si siede nuovamente. Adesso ci sono i Beatles con Sergeant Peppers. Mi ero nascosto dietro la porta. Ho visto e ho sentito tutto. La moglie di Marino amica della tua ragazza? Della mia ragazza di tanto tempo fa: si parlava dIsabella. Erano tutte e due di San Vito e avevano anche altre due amiche del cuore, Liana e unaltra che era bellissima, la pi bella della citt e non mi ricordo il suo nome, Barbara mi sembra, ma non ne sono per niente sicuro... Ma lhai conosciute tutte anche tu. Liana era la moretta? S e tempo fa batteva, ma era sulle cifre alte. Ora un po che non la vedo, mi sa che s trasferita a Montecatini. Ma ti ricordi laltra, comera bella. Stava con un tipo assai noto in Versilia, un politico che soccupava pure di cultura, avevano avuto anche una figlia, mi sembra. Andava pure con Giacomino, il fratello dIsabella: gli prestavo sempre la casa quando tornava dalla Germania. Ma come si chiamava? Aspetta, te lho gi detto forse Barbara, ma non ne sono sicuro. Sai anche lei morta, con un BMW nero s schiantata contro un enorme pioppo sulla vecchia strada che porta a Pisa. Che cosa assurda la vita La vita, la morte, noi tutto collegato assieme Come un girotondo folle. Come una giostra impazzita. Una volta che sei nato, il peggio gi successo. Lhai gi detto. Ma dimmi che fine ha fatto quel libro autobiografico che hai scritto? Perch non me lo fai leggere? Vorrei pubblicarlo ne abbiamo gi parlato.
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Fammelo leggere allora. A qualcuno lhai gi prestato il manoscritto. Posso darti qualche consiglio. Anche Virgilio ne ha stampato uno autobiografico, ma ha dovuto ritirarlo di corsa. Perch? Diceva cose troppo vere, qualcuno s sentito diffamato. La verit diffama? Talvolta. La verit di Virgilio poi troppo veritiera Franz esce ancora una volta e subito dopo entra un giovane vestito nellidentica maniera degli altri. Sul volto ha una maschera bianca che lo copre fino al naso compreso. La musica in sottofondo Mater Tenebrarum, dalla colonna sonora dellomonimo film di Dario Argento. E tu chi sei? Ascoltavo la crescita delle rocce. Magari fossimo cos illuminati da sentire il silenzio. Hai qualcosa da dire? Rinascenza Eloi eloi, lama sabactani. Non sei cristo non puoi esser cristo Cerco una shuriken. Una stella? Perch? Cera un monaco zen che batteva con violenza sulle loro spalle un kyosaku per cercare di sbloccarli. Parli per enigmi, che faccio, tascolto? un universo parallelo, unucronia. Se accendevi la luce abbastanza in fretta, riuscivi a scorgere il buio. Gli gnostici credevano che la divinit creatrice fosse pazza. Apollonio di Tiana che scriveva sotto il nome di Ermete Trismegisto, disse: Ci che sopra ci che sotto con questo voleva dire che il nostro universo un ologramma, ma gli mancava il termine. ... Devo andare, ho le prove. Stiamo allestendo La ballata del Gran Macabro, sai quel lavoro di Michel de Ghelderode...

Il giovane con la maschera si alza lentamente ed esce. Entra un nuovo personaggio, identico agli altri, senza maschera. solo pi alto degli altri. In sottofondo il canto
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del maha mantra. Ricordo solo delle fiamme. Ciao Carlo, bentornato. bruciata la mia auto? S, gli hai dato fuoco tu? Non ricordo. Ma mia moglie Ti ha lasciato da tempo. Alle volte ripenso alle feste mascherate in villa. Ho partecipato solo a tre, anche un capodanno lo passammo assieme. E la villa oggi? C un ristorante e credo la stiano restaurando. Mio figlio? grande, pi alto di te e ti somiglia un casino. Sembrate due gocce dacqua. E ho unaltra bella notizia da darti. Ti ricordi il castello di Nozzano? Lo stanno restaurando, lho letto sul giornale: quello che hai sempre desiderato. No? Mi fa piacere. Davvero, questa notizia mi rende felice. La musica ora quella dei Nirvana, Kurt Kobain sta cavalcando il serpente. Le luci si fanno sempre pi basse fino a spegnersi del tutto. Il sipario lentamente cala. Un attimo di silenzio, poi sode un urlo agghiacciante. Subito dopo uno scroscio dapplausi. Le luci lentamente riappaiono,il sipario si apre nuovamente: il set vuoto, le sedie sono senza occupanti, la musica di Kobain ora sostituita da quella di Jim Morrison, si vedono in trasparenza i Doors impegnati nei loro pezzi pi famosi, mentre Jim canta, attorno a lui il fantasma duno sciamano indiano danza.

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MENTRE SFOGLIAVO DISTRATTAMENTE Mentre sfogliavo distrattamente il libro di Pablo, quello sulla controcultura in Italia, arrivato alle pagine riguardanti il C.13 ho trovato alcuni brani che lautore ha tolto cos scrive da un mio dattiloscritto del 98. Subito m venuto in mente di cercarlo tra le mie carte, ma queste sono state ultimamente raccolte in una decina di scatoloni che tengo in una camera in disuso. Ho aperto le prime grosse scatole e limpresa m apparsa subito titanica anche se ero convinto daver messo tutto in ordine. Uno dei motivi dellimpossibilit della ricerca sicuramente dattribuirsi allondata di caldo torrido che in questo luglio sta colpendo la mia regione e che mi ha fatto dimenticare pure lordine col quale ho collocato i miei vecchi lavori. Ho rinunciato pertanto alla ricerca rimandandola a tempi migliori, meno afosi. Mi sono anche detto che se poi questo dattiloscritto risultasse anche in futuro introvabile potrei sempre chiederne una copia a Pablo, con la speranza che lui sia pi ordinato di me. Sul movimento beat italiano sono in molti ad essersi cimentati in vari libri. E anche sul C.13 lucchese diversi autori ne hanno descritto gli avvenimenti, dal Guidi a Pablo, dal Papini al Petri, questi sono almeno quelli che attualmente conosco. Per quanto mi concerne queste esperienze le ho trattate in modo non organico, sono cio apparse qua e l nelle mie raccolte di racconti. E anche nella Profezia di Goethe, un breve romanzo per ora inedito. Comunque prima o poi mi riservo daffrontare largomento C.13 in maniera organica, di raccontarne la storia, almeno come lho vissuta in quei mitici anni che vanno dalla fine degli anni 60 ai primi anni80. Ci chiamammo prima Gruppo beatnik poi C.13, ci fu infine lesperienza dello Studio21. I giornali che stampammo furono Noi la pensiamo cos, e via e Esperienza 2. Solo successivamente nacquero Fuck e La rivolta degli straccioni. Tutto cominci nella cantina del Mariani, poi ci spostammo sulle panchine di via Cenami, successivamente nelle case: quella di Barabba, lo S.21, la casa di via San Paolino e infine il Bureau de lArt in via San Giorgio. Altri avvenimenti mi saltano alla memoria e non so se ne rispetter lordine cronologico: corteo pro stiliti davanti alla colonna mozza, manifestazione antimilitarista per il 4 novembre, veglia della pace in San Michele, corteo per Valpreda libero, manifestazione Anaoggettuale con happening, concerto al Liceo Scientifico, comizio del Vienna, Guccini, Pannella e il Perigeo al teatro del Giglio, mostra Saldi con la stampa di Salta su nel bidone e sicuramente molti altri che mi verranno forse in mente quando approfondir largomento. Distribuimmo in citt numerosi volantini, molti dei quali sono gi apparsi nelle pubblicazioni citate, altri dei quali nessuno ha ancora parlato come quello titolato Simpaty for Devil che riportava la traduzione dellomonima canzone dei Rolling Stones, ciclostilato in occasione di uno dei concerti. Ma a caratterizzare questo periodo sono state sicuramente le mille storie personali, le mille piccole avventure metropolitane, le sere da sballo. E poi le trasferte: a Londra, ad Amsterdam, a Parigi, a Carrara per il congresso degli
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anarchici, a Casal Borsetti nel campeggio degli Aprile, a Villa Mansi casa di Marino, a Pugnano nella villa di Carlo, in Versilia nel casolare di cui parla Franz in Vino arabo, a Roma per il concerto dei Pink Floid, a Genova per quello della Incredibile strick band, a Licola per una tre giorni rock. E in oriente, in Africa per i pi avventurosi. Un caleidoscopio di storie, di viaggi, di esperienze, una ricerca al limite della follia e degli screening pi estremi. Per me anche una girandola damori pi o meno effimeri e molte conoscenze: Marisa, Rosanna, Iselda, Isabella, le tre Giovanne, Elena, Marinella, Mariella, Maril e tante altre il cui volto s sfocato col tempo e il nome stato rimosso. Tutto sembrava nuovo, qualunque cosa era una scoperta, la fantasia aveva raggiunto apici impensabili: tutto era mito. Ma allimprovviso le amicizie si consumarono disgregandosi, le coppie ritenute inossidabili si disintegrarono, le menti scoppiarono. Gli sfratti colpirono gli spazi, i figli fermarono i giramondo; la musica era cambiata, la norma rioccup tutti gli spazi che avevamo eroso. Qualcosa era mutato in noi, nelle citt che ci circondavano, nellintero pianeta. Avevamo dato uno scossone, una spallata, niente pi, niente meno. Su molte cose avevamo lasciato un segno. Dopo di noi una ventata di follia politica gener in Italia gli anni di piombo. Laids era alle porte e troppi furono i caduti, ma che anni ragazzi! Che anni! Rivedo ancora la casa di Barabba, apro la sua porta e lodore di maria e dincenso colpisce i miei sensi, la musica San Francisco di Eric Burton e gli Animals, allinterno nella penombra rivedo ancora gli amici il Petroni che da il via Allallegra compagnia Uno spino di maria I malanni porta via Un bel taglio alla tua gonna Ora sei una vera donna I tappeti vanno bene Anche per le nostre cene Solo jeans e via i completi Ci addentriamo tra gli abeti Lui un acido ci ha dato E il neurone ora saltato Minestrone alla maria E lo Stagi fugge via
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C dellanfe in quel sorbetto Ci scopiamo in tre sul letto San Francisco da Barabba Gommapiuma e via col sabba C Daniela al caramello Or lamore sul pi bello In campagna Ciccio impera Cura i campi fino a sera Ci si sposta anche a Milano Nei salotti di Pivano Se Barbonia sgomberata sul Serchio ladunata Siamo tutti capelloni Questi sono i giorni buoni! Dalla casa Marconcini Si vedea Villa Bottini Davanti a quella di Massimo San Michele era al massimo Con le ali a tutto tondo E in man teneva il mondo Presso il Buddha col pancione Incensini a tutte lore E tra chilum e pipette Fo i tarocchi alle streghette Co I King e le monete Intrecciam la nostra rete Cera Iselda e Assuero
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Lui bruciato come un cero Le perline colorate Sulle amiche denudate Tutti lupi della steppa On the road con tanta streppa E che dir delle Giometti Tanto amore e poi dispetti Barabba, Assuero, Cino e Marino Cecco, Dando, il Carozzi e Angelino Han trovato sul nostro sentiero Della Morte il tetro maniero.

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UNA CASA, UNA STRADA, UN CAFF La volta che Pablo Echaurren e sua moglie Claudia Salaris sono venuti a cena, e Pablo mi stava portando quelle non ricordo pi se venti o trenta tavole di cui costituita la sua storia per disegni e per testi di Julius Evola quando era dadaista, una storia che sono felice davergli comprata (altre e magnifiche lui ne ha scritte e disegnate su Majakovsky, su Campana, su Marinetti). Pablo e Claudia sono due scienziati della cosa che io amo di pi al mondo, la carta del novecento, ossia la carta su cui sono state scritte, disegnate, messe in pagina le parole e le passioni del novecento. E ogni volta che li incontro un rovistare tra quelle carte, fra quelle passioni, una delizia. Queste parole di Giampiero Mughini hanno fatto scattare un interruttore nella mia mente, mentre le stavo leggendo sul suo ultimo libro, subito sono riandato con la mia mente alla casa di Lucca in via dei Borghi al numero 42, dalla quale sono stato malamente sfrattato alcuni anni addietro. Ero seduto alla scrivania del mio studio davanti alla finestra che dava sui tetti, quando squill il telefono e: Pronto! Sono Echaurren, parlo con Vittorio Baccelli?... L per l non compresi bene chi fosse, poi man mano che parlava capii chi era allaltro capo del telefono. Lui aveva letto il mio libretto La citt sottile, prima prova di racconti stampato il quel di Roma da Marcello Baraghini, il boss di Stampa Alternativa, forse il primo millelire e dal libretto aveva scoperto a Lucca la passata esistenza dun gruppo beat dannata, il C.13. E voleva materiali, notizie, spiegazioni: servivano per un suo libro, mavrebbe poi restituito il tutto. Gli mandai ci che potevo, gli detti altri indirizzi ove il materiale oggetto della sua ricerca era catalogato e anche quello della famiglia dello scrittore Giorgio Cesarano. Poi il libro usc per le edizioni Bollati e Boringhieri Controcultura in Italia a firma Salaris e Echaurren con tutto un capitolo titolato per lappunto C.13. Da quellincontro nacque pure un altro volume sulle esperienze psichedeliche in Europa ove narravo un mio fantaviaggio nellAmsterdam del 77, questa volta per le edizioni AAA di Bertiolo, quelle di Piermario Ciani alle quali pure Vittore Baroni collabora costantemente. Tra laltro Piermario e Pablo oggi scrivono sentendosi mailartisti della primora tanto la vicinanza di Vittore contagiosa. Ma tornando al Mughini con la sua generazione, che pure la mia, i ricordi si affacciano alla mente e violentemente pressano per uscirne, cos mi rivedo con Giorgio Almirante a zonzo per la Valle del Serchio a bordo della mia cinquecento fiat blu nuova di zecca, ricordo anche il quasi svenimento dun camerata doc quando si vide piombare proprio Lui in casa. Mi viene da sorridere pensando che se oggi portassi Fini in casa di qualche vecchio nostalgico, forse ci caccerebbero entrambi! Ma quelli erano altri tempi pi ingenui e generosi, spesso me ne andavo a Pisa a chiacchierare nellufficio sul lungarno con lon. Giuseppe Nicolai e lui che dal lavoro non era mai riuscito a staccarsi non faceva che tesser le lodi dellacqua minerale
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Uliveto. Pi avanti negli anni ebbi la conoscenza frettolosa con Adriano Sofri, Ovidio Bonpressi e Giorgio Pietrostefani che ricordo piazzati davanti ad un gigantesco ciclostile in un fondo sito in una piccola via medioevale pisana. Dopo aver collaborato ai due numeri unici del C.13, Noi la pensiamo cos, e via ed Esperienza 2 entrai nella redazione di Carcere informazione e fu qui che conobbi lavvocato Giovan Battista Lazagna, il primo teorico delle BR ma che si dissoci subito non appena comprese ove i dottori in sociologia stavano andando. Ma a lui lesilio a Rocchetta Ligure gli fu inflitto lo stesso, anche se in Italia la pena dellesilio pi non esiste, ma anche Bettino Craxi fin ad Hamamet Sempre in quella redazione cera Giovanni Marini, poeta anarchico vincitore del premio Viareggio del 75, quello dello slogan Marini Libero! aveva infatti ucciso con una coltellata durante una rissa a Salerno, il missino Carlo Falvella. Veniva, anche lui come Lazagna , alle riunioni della redazione con permessi speciali rilasciati dal giudice di sorveglianza e le riunioni erano guidate da Giuliano Capecchi di Pistoia, allora nostro direttore. Marini non ha mai voluto commentare, almeno con noi della redazione quel tragico episodio che gli stravolse la vita e ne soppresse unaltra, scuoteva la testa al ricordo e ci guardava con occhi tristi senza aprire bocca. Lesser in quella redazione mi apr la porta a Bologna nel 77 a quel convegno al cinema Odeon su Intellettuali e potere ma che era ben altra cosa e dal quale scappai veloce non appena mi resi conto dove ero capitato. Scrivevo intanto su Lotta Continua, come radicale e solo nella pagina centrale quella della cultura. Per alcuni anni diressi pure FUCK il mitico foglio underground e il non meno noto La rivolta degli straccioni, fogli ingenui di lotta allinizio, ma poi sempre pi tesi verso lo sperimentalismo culturale e artistico. E che dire quando Paolo Birolini, lattuale direttore di Iduna, cartaceo ed elettronico, venne a Lucca a intervistarmi per Il Quotidiano dei lavoratori, che se non vado errato era settimanale o mensile. In seguito conobbi le sorelle Giussani, Angela e Luciana, Filippo Scozzari, Andrea Pazienza, Vincenzo Sparagna coi loro Male e Frigidaire, Bonvi e Silver, li trovai tutti a Lucca Comics mentre vendevo le mie pubblicazioni e partecipavo attivamente alla rassegna, mitica in quei tempi. Sempre come C.13 facemmo venire a Lucca, al teatro del Giglio, Francesco Guccini e Pannella. Guccini fu protagonista di una tre giorni lucchese alcolica che per un pelo non cost lo sfratto ad un nostro amico che lospitava, Gigi Bllora, il nipote di Enrico Pea. Conobbi pure Massimo Mila ad Opera Barga, ove ero addetto stampa assieme a Daniele Rubboli allora redattore di TV Sorrisi e Canzoni, Gian Piero Orsello a Urbino e Giulio Carlo Argan allArgentario prima che divenisse sindaco di Roma. Divenni amico di Marino Salom e dei suoi compagni di college Cecco e Dando Sella, tutti e tre tragicamente scomparsi. Assieme a Marino mettemmo su il primo studio pirata televisivo lucchese in una costruzione che doveva essere un antico capanno per la caccia, sito a Segromigno in Monte sopra la sua Villa Mansi: il materiale ce laveva fornito un
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laboratorio delettronica di Marlia, erano amici di Marino, e trasmettemmo per qualche giorno degli spezzoni registrati di film e di partite di calcio. La prima trasmissione fu quella di una partita di calcio della lucchese. Dopo qualche giorno i carabinieri sequestrarono tutto, le tiv private erano allora vietate, ancora per poco. Con Marcello Pera una conoscenza assai tormentata cos come con larchitetto Paolo Riani barghigiano di nascita ma viareggino dadozione, oggi responsabile dellIstituto della Cultura Italiana a New York, con Pier Ferdinando Casini ricordo una foto fatta assieme in un bar di Ghivizzano e con Gianfranco Fini un paio dincontri nel Capannorese. Quando mi candidai al Senato feci una conferenza stampa al caff Di Simo con leuroparlamentare Gianfranco DellAlba, cera anche Marco Affatigato, una amicizia-scontro con lui che dura da decenni anche se il pi delle volte, non ho n condiviso n compreso le sue scelte (o no? con Marco sempre un mystero, anche i rapporti interpersonali). Con Giacinto Pannella detto Marco non sono mai riuscito ad andare daccordo e neppure con laltro radicale Peppino Calderisi, avevo invece stretto amicizia con Vincenzo Donvito e con Giorgio Conciani che pi volte sono andato a trovare a Firenze, ma ci fu un periodo che lui a Lucca era di casa. Avevo rilevato in quegli anni leredit radicale che era nata inizialmente a Lucca grazie a Bruno Vangelisti, Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio. Marcello Baraghini era ospite a casa mia quando in piena notte un acquazzone impossibile si rivers sulla citt e ci ritrovammo un palmo dacqua sui pavimenti. Marcello sul preoccupato mi chiese se succedeva sempre cos quando pioveva e io che stavo raccattando tutte le mie cose che galleggiavano, neppure gli risposi. Lui rimase sul letto, pietrificato, e stette a guardare lacqua che poi pian piano inizi a defluire. Nella confusione dei ricordi appare il sen. Paolo Barsacchi, il braccio destro viareggino di Craxi che sostenne una mia candidatura, non ricordo pi dove, e il fotografo Carlo Silvestro che scese a Lucca con Cespuglio dopo lo smantellamento forzoso milanese di Mondo Beat e di Barbonia City. E anche i pittori Paolo Baratella e Tonino Milite, mentre Antonio Possenti era ed di casa e faceva gli onori agli ospiti, il situazionista Giorgio Cesarano nella cui casa fui pi volte ospite nel Compitese. Tutti personaggi presenti nella citt e molti di questi anche nella mia casa sui tetti e Marcello Mastroianni coi sacchetti della spesa sempre ad aspettare qualcuno che lo venisse a prendere per riportarlo a Torre, seduto accanto al monumento di Maria Luisa di Borbone-Parma in Piazza Grande. Era la sua ex moglie, credo, che lo veniva a portar via per trascinarlo a Torre, tra Lucca e Camaiore in una villa accanto a quella di Ivan Della Mea il fondatore del Nuovo Canzoniere Pisano. Ed eccomi in tempi pi recenti allantico caff Di Simo con Bartolomeo Di Monaco e Diego Abatantuono che passa nella stanza accanto assieme al regista Gabriele
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Salvadores. Girano in citt i Placido (Michele, Vincenzo e Beniamino) e il poeta Mario Luzi che chiamammo lanno addietro per presentarlo alla cittadinanza in Villa Bottini. Gi Villa Bottini, quando loccupammo pure Giorgio Gaber venne ad incontrarci mentre Marina Valcarenghi faceva conoscere i motivi delloccupazione a tutta Italia e la Fernanda Pivano ed Ettore Sottsass ci dedicavano una pagina sul loro fantastico Pianeta Fresco. Distribuimmo in villa vecchi libri di Enrico Pea salvati dal nipote, il pittore Luigi Bllora dal macero, antesignani senza saperlo del bookcrossing. Prendeva intanto forma e sostanza nelle stanze della mia casa sui tetti, il mediatico Luther Blissett, part infatti il progetto luther blissett eXperience che coinvolse 400 operatori di tutto il mondo, con minimostre a Lucca , a Villa Basilica e poi sul web. Passando un giorno daprile per il Fillungo lucchese, mi colp la vetrina dun negozio, ove in mostra non vi erano che due o tre boccali dantico Montelupo con dei rami fioriti di mandorlo e di ciliegio nello stretto e buio corso principale di Lucca, quella mostra pareva volesse salutare la primavera. Preso da curiosit entrai e al giovanotto che mi si present sorridente, simpatico con quella sua barbetta bionda e gli occhi vivaci, chiesi se quei boccali erano in vendita. Egli mi rispose di no, ma che poich sapeva chi ero, era lieto di offrirmeli per poche lire che gli eran costati. Cos si origin unamicizia, che doveva avere tanta influenza sulla mia vita da farmi diventare cittadino lucchese Queste sono le parole con le quali Augusto Guido Bianchi, giornalista del Corriere della sera inviato speciale a Lucca il occasione del processo al brigante Musolino nel 1902 racconta il suo primo incontro con il droghiere e gentiluomo Alfredo Caselli. Scrive Luciano Luciani in un suo articolo che allinizio del secolo il locale era gi ben avviato e famoso da tempo, i lucchesi lo conoscevano come Caff Drogheria Caselli o pi comunemente il Caff di Carluccio, dal soprannome del primo proprietario Carlo Caselli, padre dAlfredo. Versatile, affabile, fornito duna cultura dautodidatta, ma sorretto da un innato buongusto e senso artistico, con intelligente discrezione per oltre trentanni Alfredo Caselli seppe essere protettore pieno di premure per alcuni, consigliere fidato e benevolo per molti, amico per tutti. Romanzieri, poeti, musicisti, giornalisti, pittori e scultori, nelle stanzette comunicanti luna nellaltra come salotti, trovarono lambiente pi adatto allincontro, al confronto, alla comunicazione, allo scambio. In questo caff ottocentesco sapientemente trasformato nel corso degli anni in vero e proprio cenacolo intellettuale animato dalla vivace poliedrica personalit e simpatia, letterati come Giosu Carducci, Giovanni Pascoli, Giuseppe Giacosa, Giovanni Verga, Carlo Collodi, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Ferdinando Martini, Berto Barbacani, Alfredo Testoni, Edoardo Scarfoglio, Ugo Ojetti, Luigi Illica e musicisti, compositori, direttori dorchestra come Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Alfredo Catalani, Pietro Ma scagni, Giulio Ricordi, Leopoldo Mignone, Ildebrando Pizzetti, Tullio Serafin e molti altri. Anche le arti figurative sono ampiamente rappresentate nella bottega delle
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arti del caffettiere Caselli, frequentano le salette di via Fillungo gli scultori Gino Dupr, Libero Andreotti, Giulio Monteverde, Paolo Troubetzkoy, gli architetti Gino Copped e Luca Beltrami, un pittore come Francesco Paolo Michetti. Quella straordinaria figura di droghiere-mecenate, caso tipico del bene che possono fare alle lettere e allarte - sia pure senza scrivere libri, senza voler fare opera personale - anime devote alla bellezza e alla grandezza, mor nel 1921 povero, in et relativamente giovane e fra lunanime compianto. Il Caff di Carluccio pass allora in altre mani e assunse il nome di Caff Di Simo, con cui noto tuttora. Rimase comunque nel tempo il fascino di questo luogo che mantenne tutta la sua capacit dattrazione nei confronti degli intellettuali e degli artisti lucchesi e non solo. Qui nelle sue stanze raccolte, di solito frequentate da gente di poco rumore, hanno continuato ad incontrarsi, pensare, discutere, scrivere, Arrigo Benedetti, Guglielmo Petroni, Enrico Pea, Augusto Mancini, Manara Valgimigli, Giuseppe Ardinghi, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Mario Tobino, Ardengo Soffici e molti altri. Scrive nel 1954 Guglielmo Petroni Ogni volta che torno nella mia citt, al Di Simo, ritrovo quasi intatto molto del mio tempo perduto, quasi recuperando qualche elemento che possa rinverdire, non let, ma il cuore che si consuma in questo mondo di troppi distruttori, di troppi uomini senza fede. Al Caff Di Simo ci si accorge che nulla tramontato dei giorni di allora; vi si ritrova la stessa aria dun tempo, la stessa calma che invita alla conversazione e alla sosta, allesame di coscienza l basta ritrovare un amico, cinque amici per accorgersi che nessuno ha ignorato la tristezza e lorrore di quanto ha formato la nostra esperienza centrale; eppure anche attraverso tutto ci, quella misurata quasi ignara civilt che spirava nella giornata al Caff Di Simo. Ancora viva, continua. Proprio al Di Simo ho incontrato per lultima volta Carlo Roncioni, prima del suo strano suicidio, col quale avevo trascorso tante ore assieme in amicizia e sintonia didee politiche, sia nella sua Villa Roncioni a Pugnano, sia nella mia casa sui tetti. Questo mio intervento voleva dipanarsi dalla via dei Borghi che altro non che la continuazione di via Fillungo oltre la "Porta dei Borghi e arriva fino a piazza Varanini: in antico fu una delle tre "rughe" dei Borghi e poi fu chiamata anche "via del Corso", perch vi si svolgevano i corsi carnevaleschi, la strada dedicata a Michele Rosi, insigne storico nato nel 1864 a Lucca, e morto nel 1934; voleva dipanarsi, scrivevo, da via dei Borghi dal numero 42 ultimo piano, dovera la mia casa, continuare per via Fillungo e arrivare al Di Simo, ma i troppi ricordi e le infinite divagazioni mi hanno fatto serpeggiare un po sia nel tempo sia per tutta la provincia e ne sono uscito anche fuori dai confini, ma come posso dimenticare Ferruccio Ascari nel suo soggiorno cittadino, del quale conservo tuttora sue tele o Gianni Broi con lui fermo a conversare in pazza della Stazione, ci dovevamo poi incontrare nuovamente a Viareggio a casa di Vittore coi Santini del Prete, Ivano Vitali e lospite donore, il grafico giapponese Ryosuke Choen che cimmortal tutti in ritratto, o il milanese Ruggero Maggi con lui a zonzo per Lucca e poi al Di Simo. Svicolo per piazza San
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Frediano con il bar dangolo ove feci ospitare i collage di Enrico Baj e la mente passa a Dario Fo quando era esiliato dalla RAI e non solo da quella e gli facemmo recitare il suo Mistero Buffo in discoteca, nessunaltra struttura volle accoglierlo, ripenso ai miei incontri con Lanfranco Binni quando si preparavano gli interventi per il giubileo. Allinizio di questo scorcio di nuovo millennio sempre carico di venti di guerra ci siamo ritrovati per ben due anni al Di Simo per presentare i nuovi autori cittadini con lassociazione che prende il nome del poeta vernacolare Cesare Viviani, per tornare poi a trasferirci sulle Mura Urbane nella casermetta Santa Maria che ospitava prima lEmeroteca e oggi il Circolo sportivo del bridge, mentre la mia casa allultimo piano di via dei Borghi 42 resta triste, chiusa, sfitta e sempre pi malmessa e il nostro Mario Cipollini sfreccia con la sua colorata bici lungo i viali della Circonvallazione anche perch in auto ora pi non pu: gli hanno ritirato la patente proprio in questi giorni. Sfrecciava a centoquaranta sulla circonvallazione.

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ZIPPO Questa la storia vera accaduta oltre una decina danni fa ad una maestra lucchese di nome Elena che si era recata in vacanza a Marrakech. Dunque, con unamica si trovava in vacanza in una localit turistica del Marocco, quella mattina se ne usc da sola dallalbergo per far compere al caratteristico mercatino arabo di quella citt. Se non che, fatti centro metri dallalbergo, ove lei passava la popolazione maschile inizi a farle cenni ostili. Chi la stratton, chi cerc di violentarla, chi si mise a ridere come un pazzo dietro di lei. Le donne invece voltavano il pi vicino angolo, come se volessero scappare da lei. Elena, coi vestiti ormai strappati, inizi a correre per strade e vicoli, inseguita da uomini arrabbiati e da bambini sghignazzanti. Finch per sua fortuna fa agguantata da due poliziotti, infilata in auto e consegnata con maniere sbrigative ai commessi dellalbergo. Gli inservienti la fecero sedere nella hall su un divano, le portarono un accappatoio e un the caldo. Un giovane impiegato alla reception, che era italiano e che aveva parlato a lungo coi due poliziotti, prima riusc a calmarla, poi le spieg che la scritta ZIPPO, che lei aveva stampigliata a caratteri bianchi, cubitali, sul retro del bomber nero di seta, nella lingua locale significava proprio CAZZO. Lui era meravigliato che fosse riuscita a rientrare solo un po sbatacchiata e non picchiata a morte e violentata.

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I GIARDINI DEL THE DI VIRGILIO PAPINI S'aggira per le strade lucchesi, introvabile e clandestino, l'ultimo libro di Virgilio Papini dal titolo "I giardini del the" (...qui non cambiato nulla). Scritto con un misto d'irriverente cialtroneria e intelligenza, miscelando buone capacit letterarie ad analfabetismo, questo testo fortemente brilla per la sua originalit, come d'altra parte quasi tutti i testi di questo Autore, a tal punto che sorge spontaneo il dubbio che la cialtroneria e l'analfabetismo siano stati piazzati qua e l a bella posta per disorientare il lettore sprovveduto, cio siano in sostanza un filtro teso ad impedire il prosieguo a chi non sia munito di verace grano salis. Il sottotitolo "qui non cambiato nulla" la dice lunga sulle teorie che il Papini vuol dimostrare in questa sua quasi-autobiografia che parte dai tardi anni sessanta e prosegue come cavalcata irruenta fino agli anni novanta. Autobiografia e autoanalisi, ma anche tetracapillectomia del giovanilismo lucchese con le sue implicazioni riguardanti i dintorni. Alla fine degli anni sessanta a Lucca, giovani provenienti dalle famiglie borghesi dominanti, giocarono a fare i rivoluzionari, indifferentemente di destra o di sinistra. Animati dalle stesse pulsioni dettero vita ad un gioco di ruolo, scimmiottando l'altrove, che ci fa distinguere le due opposte fazioni solo dalla scelta di campo. Gioco di ruolo che ha visto i propri reali martiri e dal quale sono uscite sconfitte entrambe le squadre, perch chi determinava le regole del gioco, era altrove a manovrare la politica degli opposti estremismi, per il perpetuare il potere dell'estremismo di centro. Ma le famiglie che a Lucca comandavano allora, comandano anche oggi, dunque a cosa servito il gioco di ruolo? Ha solo rafforzato in esperienza (o demenza) i figli di quelle stesse famiglie. Si accenna pure ai collegamenti nazionali con trame oscure e retrive. Questo volume mette in berlina la figura squallida del "militante rivoluzionario" dell'epoca e le sue analogie in stupidit con l'attuale "militante politico" o "galoppino". Svela anche la vera faccia di una borghesia piccola piccola da sempre dominante nella citt murata col sostegno clericale e perbenista: famiglie e logge massoniche strette in un abbraccio mortale con la benedizione di DC, PCI e derivati. Viene poi evidenziato l'ininfluente ed inutile gruppo anarchico lucchese, che tutto fu fuorch anarchico. Se c' una carenza nel percorso tracciato, riguarda la poca attenzione rivolta al movimento beat lucchese, il C.13 che dette il via ad una nuova ventata di pensiero radicale che a Lucca ebbe illustri precursori quali Benedetti, Vangelisti, Pannunzio. Pensiero radicale che in quegli anni attravers la parte pi creativa di tutto quel movimento, anche coi giornali "Noi la pensiamo cos...e via", "Esperienza 2", "Fuck", "La rivolta degli straccioni", e mille altri infiniti numeri unici sorti autonomamente. Eppure il Papini mai perse il contatto con queste esperienze che alla luce del senno del poi, furono le uniche valide e dettero il via ad eventi quali la Manifestazione anaoggettuale, l'occupazione di Villa Bottini, che risultarono significativi per la citt: esperienze radicali che hanno anche oggi espressione in un pensiero compiuto alternativo al grigiore cittadino anche se
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minoritario, che non certo quello dei Bulckaen o degli Affatigato, ma casomai si rispecchia nel pensiero di Vittorio Baccelli che pure , con scarso seguito, erede di queste esperienze. Un libro dunque da ricercare con gioia e da leggere con amore, ma anche con la massima attenzione, perch contiene molte, fin troppe verit. Le dimenticanze accennate sono sicuramente volute, cos come pensiamo non sia un caso la presenza nelle prime pagine di copia anastatica di parte della prima pagina del numero uno di quello che fu il semi-mensile oltre l'underground diretto appunto dal Baccelli: "La rivolta degli straccioni".

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IL POPOLANO LAPINI E GIACOMO PUCCINI

Lucca - Sicuramente in molti ricorderanno la figura del popolano Lapini che a Lucca era considerato una fonte di simpatia e di amicizia. Il suo nome era Antonio, ma tutti lo conoscevano come il popolano, era un politico libertario, ma anche poeta. E per molte festivit del 1 maggio, lui organizzava il proprio comizio, in piazza San Michele, con il garofano rosso rigorosamente allocchiello. Un paio di questi comizi furono organizzati dal C.13 che l'aveva in molta simpatia e lo considerava un antesignano, un po' come Italo Meschi che era detto il Cristo per la sua splendida chioma. Imbianchino di estrema perizia, ma non solo, anche politico individualmente impegnato, amico di tutti anche dei suoi avversari politici, attivo nel sociale. Nato nel 1895 tra le sue molteplici amicizie ebbe anche quella di Giacomo Puccini. Cos sfogliando il Giornale del Mattino di marted 25 marzo 1958, ho trovato un articoletto con tanto di poesia del Lapini in merito alle commemorazioni di Puccini di quella data. E dato che le commemorazioni pucciniane oggi sono in piena attivit, larticolo mi sembrato in sintonia coi tempi che corrono. Larticolo titolato: Puccini e Lapini. Durante la nota discussione, al consiglio comunale, un consigliere tir fuori il nome di Lapini: del popolano Antonio Lapini. Non lo fece per vezzo dironia, ma sebbene inquadr quel nome in quanto si stava dicendo a proposito di lucchese che avrebbero potuto commemorare Puccini senza dover andare a cercare troppo lontano. Una commemorazione di ricordi e basta! Ora Lapini, il buon Lapini, che conobbe Puccini, da giorni aveva stilato, con la sua semplice vena, questo breve componimento poetico:
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O Boheme, Butterfly, Fanciulla del west o Manon, o altre gemme delle tue sconfinate melodie che i cuori dei miseri mortali facesti palpitare e per pochi attimi le amarezze della vita scordare. Dalle sette note musicali traesti accordi, motivi per rivestire le tue creature umane e di sogni coloristi con armonie paradisiache le bellezze del creato dal tuo genio alato. E Lucca orgogliosa daver dato i natali a colui che il tempo non potr annullare. Ci rivedremo alla stagion dei fiori Quei fiori che non mai diventeranno appassiti Perch nutriti delleterni inviti.

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ENZO GUIDI Lucca Nel 2005 stato presentato il libro di Enzo Guidi e voglio riportare l'intervento che Stefano Giuntini ha realizzato su quell'evento. Il libro Breve storia di Lucca Beat (Edizioni ETS), presentato oggi (2 novembre) alle 14 presso la Sala Magnus del Museo del Fumetto, racconta attraverso la testimonianza diretta dell'autore Enzo Guidi una pagina della storia cittadina poco conosciuta: il triennio dal 1965 al 1968, quando a Lucca nascevano i primi movimenti italiani fedeli alla filosofia della Beat Generation. Un triennio in cui, guarda Caso, in citt arrivata anche la cultura (allora) trasgressiva del mondo del fumetto, con la prima edizione del salone, nel 1966. Secondo l'autore non un caso... Il libro si apre con una foto epocale: un gruppo di capelloni in posa in via Cenami. Forse in pochi lo sanno ma a Lucca, in quegli anni, uno sparuto gruppo di persone, per lo pi viste di cattivo occhio dal resto della tradizionalista citt per i loro capelli lunghi, si muoveva bruciando tutte le tappe che poi sarebbero divenute famose nella storia sociale, culturale e antropologica di questo secolo. Erano prima "capelloni", poi hippies e in seguito beat e si muovevano nel triangolo fra piazza della Cittadella, piazza Santa Maria Fuorisportam e il Caff Di Simo. Furono loro ad anticipare le contestazioni sociali poi esplose nelle lotte studentesche e poi nell'associazionismo. Movimenti di protesta che, paradossalmente, decretarono il tramonto del gruppo beat lucchese, che si esaur in maniera naturale dopo aver introdotto in Italia la cultura legata al movimento capeggiato dagli scrittori Ginsberg, Kerouak e Burroughs. La domanda : c' una connessione fra l'avanguardismo di questo movimento e quello del mondo dei fumetti arrivato a Lucca proprio con la prima edizione del salone nel 1966? Secondo l'autore la connessione diretta, e entrambi i mondi, beat e comics, galleggiano e si nutrono della stessa matrice rivoluzionaria che ha portato in seguito al proliferare di tutte le galassie che oggi ne sono la proiezione nel cinema, nella musica e in generale in tutto il multimediale e multisensoriale mondo dell'arte contemporanea e delle tendenze che si porta naturalmente in scia. E un altro lucchese, Gianni Quilici, cos parla di questo libro. Apro e leggo e subito vengo rapito da una scrittura fluente, che fonde la Storia con la Narrativa con un sorriso sottile, a volte acre, ma mai al di sopra. Ecco Breve storia di Lucca beat di Enzo Guidi a questo riesce: ricostruire la vicenda del movimento beat lucchese (1965-68) ed insieme raccontarla come se fosse un romanzo che ha un inizio, uno sviluppo, una conclusione. Come ricostruzione storica Enzo Guidi fedele ai fatti, puntigliosamente documentati, e diventa, nellanalisi di essi, ora cronista appassionato, ora sociologo disincantato, ora sottile semiologo fino a lasciare trapelare molto liberamente interpretazioni simboliche che stanno tra la psicanalisi e il magico-antropologico. Come narratore Guidi, pur disciplinato dalla volont di ancorare le parole ai fatti, ha lo stile: precisione di linguaggio, ritmo incalzante, figure ben profilate, sintesi illuminanti. Si veda la
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nitidezza con cui ci appare Barabba: Dapprima si piant davanti a noi, calandosi minacciosamente di spalla il sacco dordinanza, poi sorrise a tutti con la sua tenera rapacit da beduino, lisciandosi la barbetta nera. Sono Barabba disse un po minacciosamente- che ci fate voi qui con quei capelli lunghi a giornate sane?! Oppure a proposito del posto dove stare. Tutto insomma portava alle viscere della citt e Lucca citt di mistero, di viscerali cantine e di vertiginose altane, di spazi segreti e morbosi angolini. Dunque bisognava andare sotto nel buio, nel grembo, nel segreto della penombra primordiale, per poter essere cos diversi, per il desiderio di trasgredire liberamente, per cospirare contro il mondo o per conoscersi meglio: per rinascere forse. Infine la storia del beat a Lucca penso che abbia davvero i caratteri dellunicit. Se considero il movimento del 68 lucchese lo trovo carente di creativit sia interpretativa che prepositiva, per non parlare di quella estetica. Di vero nel 68 c soprattutto una grande liberazione di parola, di movimento, di spazi Nel movimento beat, oltre a questo, c il coagulo di alcune personalit fuori del comune per autonomia personale e creativit artistica. Prendete dal primo giornalino Noi la pensiamo cos via la poesia dello stesso Guidi Illuminazione Zen. Bellissima per visionariet, impasto linguistico, magia sonora, perentoriet del ritmo, senso smisurato, ma dialettico, dellio. Per questo la storia del beat a Lucca stata pi inventata che mutuata e questo libro ha il grande merito di dimostrarcelo.

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MORTO IL PITTORE LUCCHESE LUIGI BELLORA Ciao Gigi! Il pittore lucchese Luigi Bllora passato in queste sere dal sonno allaldil. Ribelle, infantile e narcisista, portava nei suoi dipinti il mondo dellinfanzia e le tribolazioni dellesistenza. Gli amici lo ricordano ancora quando ospit Guccini in una tre giorni alcolica nella sua casa a San Concordio, e venne quasi cacciato dai suoi vicini. O quando in Villa Bottini distribu gratis ai lucchesi libri di Enrico Pea, da lui salvati dal macero. S, perch Enrico Pea era suo nonno e nelle foto giovanili dello scrittore si somigliavano come due gocce dacqua. Cos come si somigliavano nel loro carattere scivoloso, spigoloso e mutevole. Voglio ricordarlo nelle sue feste che dava nella casa di Pelleria, feste che erano veri e propri happening artistici, ove spesso gli invitati inconsapevoli ne rimanevano turbati e interdetti. Instabile nella vita amorosa come nelle relazioni sociali, riversava tutte le sue problematiche nei suoi intimistici disegni, ove erano sempre rappresentati e mitizzati i suoi maestri e le donne della sua vita. Riuscii a coinvolgerlo pi di una volta in collettive di mail art, ma non rest a lungo nel circuito: lui era troppo mobile. Voglio ricordarlo, andando ancora pi in la nel tempo, quando sua madre lo portava tutti i pomeriggi verso le cinque, al Caff Di Simo. Lei chiacchierava con le sue amiche, prendendo il t, Gigi era con gli amici nella saletta accanto, io con loro, e si parlava anche della vita, di cosa ci avrebbe riservato da grandi. Ciao Gigi!

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IL C.13 LUCCA - Mercoled 8 ottobre alle ore 15 presso la Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane, si terr la quarta conferenza prevista per il Settembre Lucchese dallassociazione culturale Cesare Viviani; dopo le tecniche sullaffresco di Enrico Fornaini, dopo lintroduzione a Remo Teglia di Bartolomeo Di Monaco e lincontro sul cinquantenario de Il Gattopardo tenuto da Marco Vignolo Gargini, la volta di Vittorio Baccelli con una conferenza sul tema: Da Carconia a Villa Bottini letture sul beat a Lucca. Era, infatti, il 1966 quando a Lucca apparvero sulle panchine di via Cenami i primi capelloni. Destarono curiosit e furono considerati solo i seguaci di una nuova moda. Ma non era cos. Il Gruppo beatnik C.13 aveva contatti con Londra (il filosofo Bertrand Russell), con Milano (Fernanda Pivano e Mondo Beat). Presto si confrontarono coi situazionisti (Cesarano), con i genovesi di ANA-ETCETERA, con i Provo di Amsterdam e con la redazione di Re Nudo. E tra lo stupore generale organizzarono concerti, manifestazioni, comizi, stamparono volantini e giornali. Dirottarono a Lucca la marcia della pace di Danilo Dolci. Il mito beat nellarco di pochi anni si dissolse come neve al sole in tutto il mondo lasciando per dietro di s tutta una scia di prodotti culturali di indubbio valore. La beat generation entr a far parte della storia dellarte e della cultura mondiale. Da noi in Italia le colorate schiere beat furono travolte da unonda politica dultra sinistra che dette poi vita ai tragici anni di piombo. Ma gli eredi dellesperienza beat continuarono ad operare a Lucca nella creativit non violenta fino al 1977 quando, con loccupazione di Villa Bottini segnarono un'altra tappa vincente alla loro particolare storia . Il titolo della conferenza di cui stiamo parlando trae origine da libro di Bruno Lugano, Enzo Guidi, Nello Cattalini e Joko dal titolo Carconia edito dalla Pacini Fazzi in quegli anni e dalloccupazione di Villa Bottini (1977) che port allacquisizione e al restauro la Villa da parte della Regione Toscana e alla successiva cessione al Comune di Lucca . Lacquisizione e la fruizione della Villa da parte dei lucchesi e la sua trasformazione nel salotto buono della citt stato il compimento dellultimo desiderio del gruppo beat lucchese.

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I BEAT A LUCCA LUCCA La quarta conferenza organizzata per il Settembre Lucchese dallassociazione culturale Cesare Viviani si tenuta presso il Circolo sportivo del bridge alla presenza di un attento pubblico. Era la volta di Vittorio Baccelli che intervenuto sul tema Da Carconia a Villa Bottini letture sul beat a Lucca. Il relatore dopo un prologo su Tista Meschi e sul Popolano Lapini, passato a narrare la storia del gruppo lucchese Beatnik C.13 cos come proposto da vari autori: Pablo Echaurren, Claudia Salaris e Enzo Guidi. Sono seguite letture di Francesco Petri (Franz), Nello Cattalini, Bruno Lugano, Mauro Petroni, Pier Paolo Pierucci e Virgilio Papini. La narrazione, a tratti avvincente s snodata dalle cantine lucchesi alle panchine di via Roma, dalla tendopoli sul fiume Serchio, allestita dai fuggiaschi milanesi di Barbonia City, alla casa di Barabba (Domenico Livolsi), dalle manifestazioni pubbliche ai comizi in piazza San Michele, dai concerti per strada del Perigeo e di Cino Ardinghi, a quelli nel teatro del Giglio. Si parlato poi delle mostre di arti figurative e della Manifestazione anaoggettuale con happening che si tenne nella sala Salvemini del Partito Socialista e che scaten non poche polemiche. La narrazione passando anche dalle manifestazioni non violente viva gli eserciti che non esercitano a patrie galere (San Giorgio), si conclusa in Villa Bottini con loccupazione che ne consent lacquisizione e il restauro. La colorata ventata beat lucchese, passata dai salotti milanesi della Pivano alla redazione di Re Nudo, dal congresso anarchico di Carrara agli accoglienti ambienti di San Giorgio, da piazza Dam ad Amsterdam al quartiere latino di Parigi, giunta poi sui libri di storia del costume e dellarte. Sempre pi testi sono dedicati alla controcultura di quel periodo, e la citazione del gruppo C.13 sempre pi evidente. Il relatore ha proseguito spiegando come a questo movimento che in tutto il mondo fece spirare unaria di libert, subentr da noi una ventata di follia nei gruppi giovanili che estremizzando il pensiero politico port al terrorismo degli anni di piombo. La relazione terminata con la sottolineatura degli aspetti positivi di questo movimento in contrapposizione ai valori negativi manifestatisi negli anni successivi. Lideologia del buco e lAIDS erano alle porte e falcidiarono molti degli amici del gruppo. Chiuder questo fortunato ciclo di conferenze, Marisa Cecchetti che mercoled 22 ottobre alle ore 17, sempre presso il Circolo del bridge, parler su Passato e presente, rifiuto delle ragioni del male nella produzione letteraria di Guglielmo Petroni.

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ROBA VECCHIA Un libro di pagine bianche? roba vecchia, fritta e rifritta: inutile cercar di volgerlo sul culturale, le rimasticature sono sempre rimasticature. Negli anni '70 io e altri, nel circuito di mail art facemmo le stesse esperienze: libri con testo in bianco, il "grupo texto poetico" (Spagna) fece un bel libro che s'apriva con due specchi, sempre io assemblai un libro con fogli di giornale tagliati casualmente, Daniel Daligand (Francia) scrisse "Le temp que passe", cinquanta pagine di "tic tac tic tac tic tac...", Isgr cancellava i testi, mentre Rotella strappava i manifesti affissi, ma nell'80 i reduci lucchesi del C.13 stamparono "Salta gi nel bidone", un libro con prefazione alla prima edizione, prefazione alla seconda, introduzione e postfazione. C'era tutto meno che il libro! Dalla versilia ultimamente arrivano cloni in ritardo di 30 anni come i lavori del Gruppo BAU, che ricalcano quanto il Barbabl di Lolini, e non era originale, ma solo il pi bello, fece.

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LA POESIA VISIVA LUCCA Gradita sorpresa per la cultura lucchese, la mostra di Poesia Visiva aperta alla gallerianumero38 di via del Battistero, ove sono esposte al pubblico opere di Lucia Marcucci, Luciano Ori e Malipiero. Questa mostra mi da l'occasione per approfondire le problematiche legate a questo tipo di arte minimalista che spesso si presentata con altre opere nelle collettive di arte postale. Nei primi anni Sessanta, parallelamente alle attivit dei Novissimi e del Gruppo 63 gli operatori del Gruppo 70 di Firenze provvidero alla diffusione della poesia visiva, corrente poetica sperimentale tipicamente italiana: con Lamberto Pignotti, il suo pi attivo teorizzatore, collaborarono Eugenio Miccini. Luciano Ori, Lucia Marcucci, Michele Perfetti e, successivamente, per periodi pi o meno lunghi, Achille Bonito Oliva e altri. La poesia visiva interessata soprattutto ai rapporti con la cultura e la comunicazione di massa, di cui, secondo Pignotti, intende sostituire "la prevalente informazione di tipo pragmatico con una comunicazione di tipo estetico", in un'operazione di recupero, dell'ingente materiale significativo dilapidato dai mass media, che investa in pieno l'area dei contenuti. Come ha precisato Miccini, la poesia visiva una forma di semiosi logico-iconica, in cui la parola e l'immagine intrattengono rapporti simbolico-referenziali. Alla base del collage sussiste una semiosi eterogenea, la codificazione di un sistema semiotico complesso; gli elementi costitutivi concorrono alla produzione, attivata da un intreccio di codici, di unit di nebulose testuali. Mentre i media utilizzano "nessi condizionati per indurre i materiali a una disposizione di tipo lineare, il poeta visivo intende invece dare adito a un condotto comunicativo ipostatico rispetto ai valori ideolessicali degli ingredienti, e deviante rispetto alle suture della loro coesione"(Ballerini). La poesia visiva pone in frizione l'espressione (reazione del soggetto alla propria perdita di identit) e l'informazione mediatica (deprivazione di senso del linguaggio visivo e verbale) in funzione di una nuova comunicazione, che attivi la criticit del fruitore nei confronti dell'usura semantica delle comunicazioni di massa e dell'automatismo linguistico, utilizzando procedimenti analoghi a quelli della pop art o del concettualismo. Nel Friuli sonnacchioso di quegli anni singole personalit, che non costituirono mai un vero e proprio 'gruppo' (ma trovarono un punto di incontro nella rivista Zeta dell'Editore Campanotto e in Zeta Promozioni, che oggi conserva un ricco archivio di poesia visiva, libri-oggetto, mail-art) , furono in sintonia con quanto avveniva in questo ambito a livello nazionale e internazionale: Carlo Marcello Conti, Luciano Morandini, Andrea Centazzo, Daniele Pinni, Dario Clemente, Franco Riberto, Nevia Benes, Nino Ovan, e possiamo aggiungere i Collage di Tito Maniaco, Ermes Dorigo, legato in particolare alla rivista TAM TAM di Adriano Spatola e Giulia Niccolai. Il 26 aprile 2007 l'artista Luciano Ori, fondatore del movimento della ''Poesia Visiva'' con Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, mor nella sua casa di
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Firenze all'et di 80 anni. Da tempo soffriva di disturbi cardiaci. Negli anni sessanta e settanta proiett Firenze di nuovo sulla scena delle avanguardie artistiche. Nato a Firenze nel 1927, Ori inizi l'attivit professionale giovanissimo, a 12 anni, realizzando per il "Teatro della Pergola" di Firenze i bozzetti per l'operetta "La Gran Via". Dopo aver tenuto la prima mostra personale nel 1950, nel 1963 attu una radicale svolta teorico-formale: usando materiali logo-iconici preesistenti (prelevati principalmente da quotidiani e rotocalchi) ed elaborandoli con la tecnica del collage totale, Ori oper all'interno della poetica tecnologica della quale stato uno dei promotori a livello internazionale. Luciano Ori quindi stato uno dei principali iniziatori e protagonisti della ''Pittura tecnologica'' e della ''Poesia Visiva'', sulle quali ha scritto testi teorici fondamentali. L'artista fiorentino stato uno dei fondatori del Gruppo '70 e del Gruppo internazionale della Poesia Visiva. Oltre ad avere tenuto numerose mostre personali, Ori ha partecipato a collettive e manifestazioni nazionali e internazionali, tra le quali quelle ai Musei di Bologna, Modena, Torino, Verona, Amsterdam, Dusseldorf, Hannover, Bruxelles, Saarbrucken, Documenta di Kassel, le Biennali di Venezia e di San Paolo del Brasile, la Quadriennale di Roma. Nel dicembre 1979 il Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, lo incaric di realizzare e curare la prima mostra storica internazionale della ''Poesia Visiva''. Nel dicembre 1988 fu invitato come uno dei fondatori, alla mostra "Firenze la storia, la Poesia Visiva un percorso internazionale, 1963-1968", organizzata dall'Assessorato alla Cultura di Firenze. Hanno scritto di lui Pierre Restany, Luciano Berio, Daniele Lombardi, Lara Vinca Masini, Gillo Dorfles, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Silvano Bussotti, Marshall Mc Luhan e Achille Bonito Oliva. Attivo anche nel circuito dell'arte postale, suoi lavori sono stati presentati in collettive assieme a quelli del sottoscritto e del viareggino Vittore Baroni. Si era appena acquietata leco della scomparsa di Luciano Ori, che la poesia visiva perse a Firenze il suo creatore: Eugenio Miccini. Ho conosciuto Miccini di persona, proprio qui a Lucca, nel gennaio del 2005 dopo una sua conferenza alla Fondazione Ragghianti. Ma le nostre opere erano gi state assieme pi volte in varie parti del mondo. Parlo dei miei collage e delle sue poesie visive, perch Miccini, come molti altri poeti visuali, spesso partecipava a collettive di mail art, larte postale codificata da Ray Johnson. E fu proprio il mailartista viareggino Vittore Baroni a farlo venire alla Ragghianti. Si spento dunque nella sua Firenze, a 82 anni, il padre della poesia visiva. Erano gli anni del boom economico quando con Ori, Sarenco, Pignotti e altri, deturnando la pubblicit eruppe nel mondo artistico con le poesie visive, ritagliandosi subito uno spazio allinterno delle indisciplinate discipline interdisciplinari. S, erano gli anni del boom economico in Italia e della rapida ascesa dei mezzi di comunicazione di massa: Umberto Eco esaltava i mass media in letteratura, nelle arti figurative dominava la pop art americana e da noi Schifano e Rotella tenevano alta la bandiera e si parlava di semantica, in poesia si disquisiva di strutturalismo e si stampava Lotta poetica. Lintellettuale cessava dessere laedo di una rivoluzione, mancata e impossibile,
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mentre Miccini pubblicava Tre poemetti su Il Menab di Vittorini. Iniziava il periodo felice della contaminazione tra voce e suono, tra immagine e scrittura, savveravano infine le profezie del futurista Marinetti e si prefigurava ci che a breve con linternet multimediale sarebbe realmente successo. Fluxus imperversava con le sue performance; i situazionisti Cesarano, Collu, ecc. vivisezionavano la politica; Debord erompeva nei saggi, come Max Capa nel fumetto. Ed ecco la poesia visiva come affermazione del fatto artistico al di l delle istanze tradizionali, ma perfettamente integrata nella comunicazione contemporanea, poich da essa partorita. Miccini nelle sue poetiche e nei suoi collage, ricerca sempre accordi profondi e indissolubili, tra limmaginario, il disatteso e il rimosso della contemporaneit e, i suoi nuovi modelli di riferimento. Un crinale difficile su cui porre lequilibrio della mera sperimentazione estetico ideologica, eppure assai fertile, a giudicare dallinfluenza esercitata sul teatro e sui primi cortometraggi dartista, antesignani sia della video-art che degli attuali corti. Ma con il passar degli anni, la poesia visiva ha anche espresso il disagio, il disagio del poeta che si riflesso nel disagio provocato ove la poesia visiva si mostra. Anche qui, il testo un pre-testo per lartista ad esporsi, ma sembra che ogni luogo, ogni ambiente, ogni medium sia inadatto allesporre questo genere: dai libri ai quaderni, dalle antologie alle gallerie, dai concorsi ai meeting poetici. Una forma darte poetica che si trova a disagio ovunque, una forma darte povera che predilige gli angoli pi vissuti e reali, quelli pi incongrui per le manifestazioni dellarte. Miccini e anche Ori, con le loro opere sono stati partecipi di tutte le principali mostre internazionali di arti figurative e dei meeting poetici pi noti e prestigiosi. Miccini, autore di moltissimi libri, presente in varie antologie, dirigeva, prima della sua morte, con Alberto Cappi una prestigiosa collana di poesia contemporanea.

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AMARCORD - SALONE DI COMICS (storie di fumetti e di dischi volanti) - Lucca 08 Comics & Games - S, alle prime edizioni si chiamava Salone dei Comics e cos rimasto per coloro che da allora lhanno seguito. La manifestazione veniva da Bordighera dove nel 1965 si era svolta la prima edizione ed era organizzata dalla Comics Art romana di Rinaldo Traini. Sembrava un qualcosa piovuto a Lucca per puro caso nel 1966 e, onestamente alle prime apparizioni la citt non ne fu entusiasta, soprattutto perch toglieva i posti auto di Piazza Grande, allora considerati indispensabili per il commercio cittadino. E poi quegli strani personaggi che giravano per la citt, e avevano pure occupato il Teatro del Giglio,ovvia Erano altri tempi, ma cera anche allora il Sindaco Favilla, e lui tenne duro e riteneva che il Salone in un futuro avrebbe dato prestigio alla citt. Un futuro che arriv alle prime edizioni dato che sul New York Times, Lucca proprio con il suo Salone fin gi allora in prima pagina. Di lucchesi che seguivano i comics ce nerano poco pi di una decina, io tra questi, e facevamo allora riferimento al giornaletto locale Lo Zibaldino che era diretto da Fioravante Lucii (Fiore per gli amici). Un solo lucchese era nello staff organizzativo di Traini, Stefano Beani, divenuto nel 2003 direttore del Salone, purtroppo recentemente scomparso. E questa decina di lucchesi era anche assai attiva. Avevamo un nostro stand ove diffondevamo i supplementi dello Zibaldino a fumetti, disegnati da autori lucchesi. Eravamo tutti quanti accreditati, amici nostri compresi, sia con lo stand sia con tessere stampa rilasciate dallo Zibaldino o dallamico romano Marcello Baraghini, direttore (anche adesso) di Stampa alternativa. Avevamo anche lanciato varie idee che poi si sono realizzate come la Scuola del Fumetto e il Museo del Fumetto. La scuola era pensata da Fiore, il Museo da Saverio Bruschini, allora professore al Liceo Artistico oggi (da pochi mesi) nello staff di Lucca Comics. Da allora sono transitati a Lucca i pi grandi autori mondiali del fumetto che qui evito di ricordare perch la lista dei loro nomi riempirebbe una intera pagina di giornale. Abbiamo in anteprima visto i migliori esempi di animazione sia italiana che straniera. Abbiamo avuto per le mani fascicoli speciali di cartoni unici ed introvabili, abbiamo potuto ammirare le tavole originali dei maggiori fumettisti mondiali e in questi ultimissimi anni abbiamo assistito allo sfilare dei cosplay in citt: insomma ormai da molti anni Lucca divenuta la indiscussa capitale mondiale del fumetto. E attorno a questa manifestazione sono girate molti, moltissimi eventi. Uno di questi voglio oggi raccontarvelo. A Lucca Comics, alla fine degli anni 70 nel corso di unintervista nella quale gli si chiedeva perch non pubblicasse mai autori italiani e perch le storie di fantascienza non erano mai ambientate in Italia, Carlo Fruttero che allepoca assieme a Lucentini era curatore di Urania, per esprimere efficacemente il concetto che la fantascienza italiana mai avrebbe avuto la possibilit di competere con quella americana e, per
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proclamare una sorta dincapacit congenita da parte degli scrittori italiani ad essere buoni autori di fantascienza, dichiar pubblicamente che un disco volente avrebbe plausibilmente potuto atterrare a New York, a Londra, a Pechino, a Mosca, ma a Lucca mai! Fu cos che in risposta a quanto affermato da Fruttero scrissi il racconto Il furto ove un disco volante atterrava proprio a Lucca! Questo racconto fu subito pubblicato da Bruno Baccelli su Re Kong e su La rivolta degli straccioni che allora editavo. Successivamente vide la luce su Lanima delle cose (di Baccelli e Bocconi, Tipografica Pistoiese, Pistoia 1980) ed ebbe pure una traduzione in inglese apparsa non ricordo dove. Venti anni dopo rimaneggiai il testo che assunse il titolo di Fortuna e apparve su le mie Storie di fine millennio (ed. Prospettiva, 2000 Civitavecchia) ristampate anche dallOLFA di Ferrara e dal Progetto siderurgiko di Rionero sempre nello stesso anno, e poi trasformate in un e-book ancora scaricabile da diversi siti in rete. Fortuna, sempre nel 2000 apparve nella Antologia di Autori Lucchesi, edita dalla Cesare Vivianie infine nella raccolta Scaglie Dorate (Nicola Calabria Editore, Patti 2004). Nuovamente leggermente modificato appare su Fantastica Lucca antologia di autori della Cesare Viviani edita da Nicola Calabria, Patti 2006. Da ricordare che leditrice Perseo Libri nel 1996 ha pubblicato unantologia di autori italiani di fantascienza dal titolo A Lucca mai!, a cura di Ugo Malaguti e Mario Tucci. FORTUNA Fortuna era appena atterrata col suo disco e l'elaboratore inizi a fornirle le coordinate essenziali. Man mano che i dati le pervenivano la mutazione procedeva. L'entit vibrante di sesso femminile, chiamata Fortuna, cominci a prendere una forma per lei insolita. Non appena il corpo si fu concretizzato e la sua nuova mente addestrata per quel pianeta che i suoi abitanti chiamano Terra, nazione Italia, citt Lucca, zona delle Mura Urbane, data 15 febbraio 2021, l'elaboratore inizi a provvedere a tutto il resto: microgonna, camicetta trasparente, cappotto, guanti, occhiali da sole, stivali con tacco alto, calze a rete, reggiseno anchesso trasparente, tanga, borsetta completa di portafoglio, carta d'identit, denaro, accendino, sigarette, ecc. La parte vibrante di Fortuna, rimasta inutilizzata guardava intanto con divertimento la trasformazione di se stessa operata dall'elaboratore. Ecco, era pronta, mancava solo l'espropriatore, con tutta calma apr il pacchetto di sigarette (da poco materializzato) nestrasse una e l'accese; molto probabilmente l'elaboratore incontrava qualche difficolt nell'organizzare la materializzazione dell'espropriatore. Era comunque contenta che su questo pianeta l'es si potesse tranquillamente mimetizzare con qualche oggetto comune, si ricordava ancora con un divertito imbarazzo quando su Molzx dovette incorporarlo nel proprio apparato sessuale. Infine si materializz una macchina fotografica giapponese munita di tutti i pi sofisticati accessori: era l'es, l'elaboratore ce l'aveva fatta!
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Inizi a passeggiare nel prato, l'erba era umida, un sole modello G.21 riscaldava appena: un barbone sdraiato su una panchina l vicino strabuzz gli occhi davanti allinaspettata apparizione - ne era sicuro, un attimo prima l non c'era nessuno - e rimase un bel po' a bocca aperta a guardare quello schianto di turista mezza nuda che s'allontanava. Fortuna prese a sondare il territorio e individu altri due vibranti ma a pi di trenta verev di distanza, regol allora dal modulo agli apparati di mimetizzazione e s'accert che non l'avessero individuata. Terra era, infatti, protetta e solo il personale di controllo poteva scendere, ovviamente senza farsi notare e senza minimamente intervenire, gli abitanti erano tra i pochi sopravvissuti alla caduta del Grande Impero (ma loro non ne erano al corrente), strane entit biologiche, molto intelligenti, ma predatori con un coefficiente di violenza cos spaventoso da consigliarne la protezione. Aveva deciso di non uscire da quel parco, non se la sentiva di affrontare la confusione che regnava intorno, con il territorio infestato da quegli assurdi primitivi mezzi meccanici di locomozione a combustione interna maleodoranti e rumorosi. Cominci dunque ad armeggiare con la macchina fotografica: inquadr prima una siepe, poi un abete, poi fu la volta di un cestino colmo di rifiuti e alcuni merli che saltellavano su l'erba. Ad ogni clic!, il soggetto inquadrato silenziosamente svaniva, un bastardissimo cane le venne incontro scodinzolando... clic!... si dissolse nel nulla. Fu in quel preciso istante che il segnalatore del modulo entr in funzione in maniera intermittente: - Cazzo! - esclam in perfetto italiano-terrestre, - i controllori m'hanno rilevata!Si dissolse e rientr precipitosamente nel disco, conscia che era solo questione di attimi, vibr attorno ai comandi, rischiando un po' e contravvenendo a tutte le leggi galattiche, si rifugi istantaneamente nell'iperspazio confondendosi tra le pieghe delle infinite realt parallele e delle combinazioni temporali. Il segnalatore si disattiv: anche questa volta l'aveva fatta franca. L'elaboratore inizi a fornirle tutti i dati dell'ultima operazione: aveva perso solo un millesimo di se stessa (1000,3 per l'esattezza) che era rimasto abbandonato sul pianeta, l'es era stato integralmente recuperato e aveva trattenuto ben 110 soggetti commerciali, in quanto a lei aveva commesso 379 infrazioni che, se individuata, le sarebbero costate il sequestro del disco, il ritiro a vita della licenza di pilotaggio e una multa da capogiro. Malgrado la fuga precipitosa, l'incursione era andata bene: il valore dei soggetti carpiti dall'es era, al mercato illegale, di ben 7000 crediti...veramente una bella sommetta, poteva finalmente permettersi un modulo dell'ultima generazione. Intanto il millesimo di s che era rimasto sulla Terra, privo d'informazioni, staccato dall'elaboratore e, con forti distorsioni nel settore mnemonico, non sapeva proprio che pesci prendere, era per cosciente che doveva trovare una soluzione, e in fretta.
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Analizz l'oggetto che aveva dinanzi e modific la sua struttura fino a divenirne un'identica copia. La zona fu perlustrata qualche istante dopo da un vibrante che l'attravers sfrecciando in forma di nebbia: non rilev niente d'anormale e pass oltre. Dopo alcune ore giunse una squadra d'addetti ai parchi, poi alcuni impiegati dell'ufficio tecnico comunale. Mancavano dodici alberi e unintera siepe, al loro posto c'erano delle buche profonde alcuni metri nel terreno, ma la cosa veramente assurda era la colonna commemorativa in marmo, identica a quella del prato l vicino, che s'ergeva nel bel mezzo del vialetto. Dopo aver recintato in tutta fretta la zona, con la scusa dei lavori in corso, dopo alcune riunioni concitate in Comune e in Prefettura, furono prese le seguenti decisioni: copertura delle buche, sostituzione degli alberi e della siepe mancante, sistemazione di un nuovo e meno antiestetico cestino dei rifiuti, modifica del tracciato del vialetto, spostato tra le due colonne. Tutto fu cos sistemato, ma il barbone che da anni prendeva il sole e dormiva su quella panchina nei pressi della colonna, si trasfer dalla parte opposta delle Mura. Fortuna intanto soddisfatta per l'incursione, stava de polarizzandosi al caldo sole di un pianeta alla periferia di unantica galassia.

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LA COLLEZIONE DI GIAMPIERO MUGHINI ALLA VIVIANI Lucca - L'ultimo libro di Giampiero Mughini descrive molti aspetti della cultura italiana del '900 che gi abbiamo udito pi volte trattare negli incontri della Viviani. - La lettura individuale della letteratura di questo periodo segue lo stesso percorso collettivo della Viviani: per questo abbiamo sentito la necessita di presentarlo in un nostro evento cos ci hanno dichiarato i responsabili dell'Associazione. Vista attraverso le sue vicende editoriali, la storia del '900 italiano narra d'ingegni imprenditoriali che hanno saputo costruire dal nulla grandi industrie, Mondadori, Rizzoli, ma rivela anche tutta una serie di errori, sviste, carognate e taccagnerie. Dal colpo di genio della prima edizione mondiale del Dottor Zivago, come d'altronde Il Gattopardo, targato Feltrinelli, alla sordida paura d'investire un cent in libri che avrebbero poi fatta migliore la nostra letteratura. Parliamo di Svevo, Campana, Palazzeschi, Moravia, Montale... e se poi vogliamo vedere la storia d'Italia attraverso gli intellettuali, emerge una folla d'antitaliani: Papini, Prezzolini, Malaparte, Longanesi. Queste sono le impressioni che provengono da un cacciatore di libri, un bibliofolle alla maniera di Martin Mystere, che visto nel suo furore accumulativo. L'idea del libro presentato alla Viviani semplice, far parlare la propria collezione inseguendo le vicende editoriali e personali degli stessi autori. Un libro sui libri che divenuto un romanzo sulla letteratura scaturita da quei libri. Il nostro un paese che ha da sempre maltrattato i suoi autori, n cangia stile, e li ha sempre buttati allo sbaraglio. L'esempio di Campana qualcosa di ancor pi emblematico e Mughini gli dedica uno dei capitoli pi belli del testo. Oggi una prima edizione dei Canti Orfici costa migliaia di euro e, mentre Campana compassionava i suoi giorni in un manicomio, nessuno avrebbe sborsato un cent per la sua Opera. Anzi, ci si permetteva di smarrire il manoscritto (unico) e la distrazione fu da attribuirsi ad Ardengo Soffici nel 1913. Cronologicamente la collezione parte dal Futurismo per giungere ai giorni nostri e l'autore non si stanca di sottolineare l'egemonia culturale dell'italo comunismo della sinistra nefasta nel nostro percorso letterario. Insiste con l'egemonia del PCI nei confronti della cultura italica. Un '900 affollato di geni, pi o meno incompresi, di voltagabbana, approfittatori, poeti disarmati, artisti visionari, insomma un rutilante caravanserraglio, la nostra cultura e, specificamente la sua editoria, e Mughini vuol certificare l'esistenza di valenti personaggi che solo gli addetti ai lavori conoscono, e non tutti: Ettore Serra, Renato Poggioli, Franco Antonicelli, Aldo Buzzi, Antonio Delfini, Bruno Munari, Giorgio Manganelli. Di Manganelli alla Viviani se ne parlato spesso sopratutto per Letteratura come menzogna, su Delfini, l'autore si chiede se avr mai venduto almeno 1000 copie. Uno spasso e uno strazio questa lettura di Mughini ed singolare che a provare simili stati d'animo , sia un libro che parla di libri, un catalogo ragionato e commentato. Un biblionauta, Mughini che giostra tra mulini a vento del deserto culturale italiano del '900 e dell'oggi.
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FERNANDA ADDIO Ieri c' stata tutta una serie di sms tra i vecchi amici del movimento Beat C13 lucchese, la notizia circolava e non era di quelle entusiasmanti: la morte di Fernanda Pivano. S, perch i contatti tra Lucca e la Pivano davatano dagli anni '70, quando lei era ancora sposata con Ettore Sottsass (i suoi lavori sono esposti a Lucca in questi giorni alla Ragghianti) ed editava Pianeta Fresco. Fu una delegazione del C.13 ad incontrarla nel suo salotto milanese, allora centro della cultura, sia letteraria che giovanile. E i rapporti con lei durarono a lungo, Pianeta Fresco ospit una pagina su Lucca, lei venne seminascosta a fare una visita a sorpresa nella Villa Bottini occupata, senza farsi riconoscere da alcuno. E di lei nel corso degli incontri settimanali alla Viviani, molto si parlato, e anche furono raccolte adesioni sia per la sua nomina come senatore a vita sia perch potesse beneficiare della legge Bacchelli. morta all'et di 92 anni la scrittrice e giornalista Fernanda Pivano. A lei, nata a Genova nel 1917, si deve la conoscenza in Italia dei grandi autori della letteratura americana. Da Edgar Lee Masters a Hemingway, dai poeti e gli scrittori della beat generation a Bob Dylan, i pi grandi e rappresentativi autori della nuova America sono stati portati ai lettori italiani dalla sua capacit di interpretare, capire, raccontare e descrivere un mondo ancora sconosciuto al pubblico italiano. Di quasi tutti questi autori, Fernanda Pivano diventata amica e confidente, riuscendo a trasferire nelle versioni italiane delle loro opere, lo spirito pi vicino possibile a quello dell'originale. Quando negli anni '50 Fernanda Pivano si rec per la prima volta negli Stati Uniti era solo una giovane studiosa innamorata dell'America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopr un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancher pi di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che anche a lui e al suo antimperialismo si rifece, all'esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticit del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un'idea di ritorno all'essenzialit dell'uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, fino ad arrivare a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che , da sempre, l'America. Sicuramente, nel nostro calendario settimanale, noi della Viviani vorremmo ancora una volta degnamente ricordarla per tutto quanto ha saputo dare al mondo della letteratura internazionale e per aver contribuito a portare in evidenza e ad affermarsi, quella che allora, era solo una sottocultura giovanile.

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AMARCORD - LUCCA COMICS & GAMES E cos anche quest'anno si concluso Comics & Games 09 all'insegna dell'evoluzione della specie, con un bilancio pi che positivo per presenze, coinvolgimenti e qualit, anche se non sono mancate le sempre presenti polemiche che dovranno servire per migliorare la manifestazione in futuro: si va dalle scontate lamentele di alcuni abitanti che non hanno ancor compreso che il sacrificio di qualche giorno serve ad un rilancio mondiale dell'intera citt; poi c' stata una polemica tra coloro che vedono il fumetto sorpassato dagli eventi collaterali, quali gadget, giochi e cosplay. Su quest'ultimo punto, reale, dovr essere trovato un equilibrio. Qualche protesta anche per il fatto che il settore antiquariato avrebbe dovuto esser pi caratterizzato. Ma vorrei riandare indietro con la memoria, alle prime edizioni, quando la kermesse si chiamava Salone dei Comics e cos rimasta per coloro che da allora lhanno seguita. La manifestazione veniva da Bordighera dove nel 1965 si era svolta la prima edizione ed era organizzata dalla Comics Art romana di Rinaldo Traini. Sembrava un qualcosa piovuto a Lucca per puro caso nel 1966 e, onestamente alle prime apparizioni la citt non ne fu entusiasta, soprattutto perch toglieva i posti auto di Piazza Grande, allora considerati indispensabili per il commercio cittadino. E poi quegli strani personaggi che giravano per la citt, e avevano pure occupato il Teatro del Giglio, ovvia Erano altri tempi, ma cera anche allora il Sindaco Favilla, e lui tenne duro e riteneva che il Salone in un futuro avrebbe dato prestigio alla citt. Un futuro che arriv alle prime edizioni dato che sul New York Times, Lucca proprio con il suo Salone fin gi allora in prima pagina. Di lucchesi che seguivano i comics ce nerano poco pi di una decina, io tra questi, e facevamo allora riferimento al giornaletto locale Lo Zibaldino che era diretto da Fioravante Lucii (Fiore per gli amici). Un solo lucchese era nello staff organizzativo di Traini, Stefano Beani, divenuto nel 2003 direttore del Salone, purtroppo recentemente scomparso. E pure, sempre dissidente, Angelo Nencetti nella redazione di Fumo di China (fu uno dei fondatori). E questa decina di lucchesi era anche assai attiva. Avevamo un nostro stand ove diffondevamo i supplementi dello Zibaldino a fumetti, disegnati dagli autori lucchesi Guerrini, Cordovani, Tregnaghi, Franchini e altri. Eravamo tutti quanti accreditati, amici nostri compresi, sia con lo stand sia con tessere stampa rilasciate dallo Zibaldino o dallamico romano Marcello Baraghini, direttore (anche adesso) di Stampa Alternativa. Avevamo anche lanciato varie idee che poi si sono realizzate come la Scuola del Fumetto e il Museo del Fumetto. Da allora sono transitati a Lucca i pi grandi autori mondiali del fumetto che qui evito di ricordare perch la lista dei loro nomi riempirebbe una intera pagina di giornale. Abbiamo in anteprima visto i migliori esempi di animazione sia italiana che straniera. Abbiamo avuto per le mani fascicoli speciali di cartoni unici e introvabili, abbiamo potuto ammirare le tavole originali dei maggiori fumettisti mondiali e in questi ultimissimi anni abbiamo assistito allo sfilare dei cosplay in citt: insomma ormai da molti anni Lucca
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divenuta la indiscussa capitale mondiale del fumetto. E attorno a questa manifestazione sono girate molti, moltissimi eventi. Uno di questi voglio ancora una volta raccontarlo. A Lucca Comics, alla fine degli anni 70 nel corso di unintervista nella quale gli si chiedeva perch non pubblicasse mai autori italiani e perch le storie di fantascienza non erano mai ambientate in Italia, Carlo Fruttero che allepoca assieme a Lucentini era curatore di Urania, per esprimere efficacemente il concetto che la fantascienza italiana mai avrebbe avuto la possibilit di competere con quella americana e, per proclamare una sorta dincapacit congenita da parte degli scrittori italiani ad essere buoni autori di fantascienza, dichiar pubblicamente che un disco volente avrebbe plausibilmente potuto atterrare a New York, a Londra, a Pechino, a Mosca, ma a Lucca mai! Fu cos che in risposta a quanto affermato da Fruttero scrissi il racconto Il furto ove un disco volante atterrava proprio a Lucca! Questo racconto fu subito pubblicato da Bruno Baccelli su Re Kong e su La rivolta degli straccioni che allora editavo. Successivamente vide la luce su Lanima delle cose (di Baccelli e Bocconi, Tipografica Pistoiese, Pistoia 1980) ed ebbe pure una traduzione in inglese apparsa non ricordo dove. Venti anni dopo rimaneggiai il testo che assunse il titolo di Fortuna e apparve su le mie Storie di fine millennio (ed. Prospettiva, 2000 Civitavecchia) ristampate anche dallOLFA di Ferrara e dal Progetto Siderurgiko di Rionero sempre nello stesso anno, e poi trasformate in un e-book ancora scaricabile da diversi siti in rete. Fortuna, sempre nel 2000 apparve nella Antologia di Autori Lucchesi, edita dalla Cesare Vivianie infine nella raccolta Scaglie Dorate (Nicola Calabria Editore, Patti 2004). Nuovamente leggermente modificato appare su Fantastica Lucca antologia di autori della Cesare Viviani edita da Nicola Calabria, Patti 2006. Da ricordare che leditrice Perseo Libri nel 1996 ha pubblicato unantologia di autori italiani di fantascienza dal titolo A Lucca mai!, a cura di Ugo Malaguti e Mario Tucci.

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PANNUNZIO LUCCA - Interessante la lettera di Costanza Caredio su questa nuova kermesse organizzata dal Comune di Lucca in occasione del centenario della nascita di Pannunzio. Ricordo che mesi addietro fu ricordato magistralmente alla Cesareviviani e che ora stato riproposto in Villa Bottini, con relatori che con l'idea radicale e liberale hanno ben poco a che spartire. Per la cronaca, c' stata una contestazione di Umberto Sereni in corso d'opera e i liberali e i radicali lucchesi, non hanno ovviamente partecipato. Ecco comunque l'intervento della Caredio: Ho ricevuto un invito dall'amministrazione di Lucca per la celebrazione del centenario della nascita di Pannunzio. Ma io ricordo che la commemorazione del grande giornalista si era gi svolta tempo addietro, a cura degli intellettuali locali, la Viviani e Vittorio Baccelli, cio coloro che tradussero poi in azione politica il pensiero libertario dello scrittore lucchese. Non era valida? Non era in linea e occorrevano Santoni Nazionali per riprendersi questo personaggio illustre? Pannunzio prepar il terreno per le riforme civili degli anni '70 che furono radicali, liberali, socialiste. Con esse fu distrutto il dogma del 'valore della sofferenza' -specialmente quella della donna, ma anche dell'uomo-. Era con il cemento della sofferenza che si reggevano il matrimonio indissolubile e la procreazione obbligata. Da allora i Laici Nazionali non hanno presentato alcun programma, ma si sono costituiti in gruppo di potere con l'intento di rendere stabile il dualismo laici-cattolici, laddove il proseguimento della battaglia di Pannunzio e de Il Mondo, conduceva alla revisione dei rapporti tra il popolo e la sua Chiesa, che ponesse solide basi di autonomia e libert per tutti. La laicit, intesa come divisione e contrapposizione non esiste in Gran Bretagna, dove la Regina il Capo della Chiesa Anglicana, e i Vescovi hanno un seggio in un ramo del Parlamento. Negli altri paesi protestanti, i membri delle congregazioni religiose, concorrono alle cariche pubbliche. La frattura fra Stato e Chiesa, intesa come esclusione del popolo, ci rende fragili come Nazione ed esposti a manovre etero dirette. Siamo insoddisfatti dell'assetto della nostra Chiesa? Facciamo delle proposte di cambiamento. Ridefiniamo la composizione della CEI, immettendo congrue rappresentanze di cittadini/e, diamo libert ai sacerdoti di avere famiglie proprie, mettendo fine agli scandali di pedofilia, incrementando la natalit e 'radicandoli sul territorio'.Rendiamo trasparenti i dogmi e i riti con la ricerca storica, cos da evitare all'individuo di 'credere' in simboli dei quali non afferra il senso. Oggi la 'laicit' un recinto dove gli 'eletti' si esercitano a screditare il Paese, ampliando e creando scandali, cos da farci apparire 'ventre molle', entit pre-moderna, guidata da personaggi unfit e da partiti di plastica. Ma la plastica elastica e indistruttibile e al contrario i mattoni, si sgretolano.

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GIUSEPPE PASCIUTI Con Giuseppe Pasciuti e Piero Cervetti c'era una conoscenza dovuta sia ad una certa comunanza di posizioni politiche, che alla frequentazione della Valle del Serchio, loro ci abitavano, io non ancora, ma mi trovavo in quei luoghi in continuazione. Ma la conoscenza si cement in amicizia quando all'Ateneo Pisano ci trovammo tutti e tre a frequentare, pi per diletto che per piani accademici, le lezioni di sanscrito. Eravamo in tre, coi libretti zeppi di lode, ma non eravamo mai integrabili agli studenti modello o ai classici secchioni. Consideravamo l'Universit un ambiente di ricerca, ed eravamo ricercatori al di fuori dei piani universitari. Se Piero Cervetti approfond la tematica delle rune e compose mirabili poesie, Giuseppe Pasciuti ebbe nella poesia e nella commedia i suoi affluenti. Piero, prematuramente scomparso, fu tra i fondatori del circolo culturale il Soffio, che gli ha voluto dedicare il Premio Internazionale di Poesia a suo nome. Pasciuti ha invece lasciato da anni la Valle del Serchio e vive a Santa Croce sull'Arno, ma mai la sua terra e i suoi amici hanno voluto dimenticarlo, cos venerd 19 marzo il Comune di Borgo a Mozzano gli ha dedicato la Serata d'onore, appuntamento annuale dedicato a un personaggio del territorio che si particolarmente contraddistinto nel proprio campo di appartenenza, tenendo alto il nome di Borgo a Mozzano. Di lui ricordo le silloge, Il senso del sublime, Reminiscenze della mia terra, I fiori del silenzio e la commedia Liber Auri. Non posso che congratularmi con questa Amministrazione che ha saputo riconoscere i meriti di questo suo illustre concittadino, e non pecco di presunzione inviando queste pubbliche congratulazioni anche a nome di Piero.

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PANNUNZIO LUCCA - Presso il Circolo del Bridge sulle Mura Urbane, Vittorio Baccelli ha presentato l'ultimo libro di Massimo Teodori "Pannunzio", in questi giorni in libreria per la Mondadori editrice. Di fronte ad un folto e attento pubblico, in sintesi ecco il suo intervento. L'uscita del libro di Teodori, mi impegna a ricollegarmi alla lectio magistralis su Pannunzio da me tenuta un anno fa. La poca consapevolezza del personaggio con cui le istituzioni locali hanno trattato questo anniversario mi spinge a parlare di questo interessante libro compilato da chi pienamente autorizzato, dalla sua storia a farlo. Teodori ricordo che per decenni ha diretto Argomenti Radicali. Mario Pannunzio (Lucca, 5 marzo 1910 - Roma, 10 febbraio 1968), figlio di un avvocato abruzzese e di una nobildonna lucchese, giornalista e politico, fu tra i fondatori del Partito Liberale Italiano e poi del Partito Radicale, inventore di Oggi e poi del settimanale Il mondo, ed forse da considerarsi il maggior intellettuale del pensiero liberal democratico italiano del dopoguerra, e suscita ancora numerosi interrogativi. Era un letterato o un politico, un fascista o un antifascista, un anticomunista viscerale o un filocomunista mascherato, un anticlericale mangiapreti o un cristiano, un pittore fallito o un potenziale romanziere? Nel centenario della nascita, lo storico e saggista Massimo Teodori prova a dipanare qualche filo con il volume Pannunzio- Dal Mondo al Partito radicale: vita di un intellettuale del Novecento. Dalla sua scomparsa, avvenuta ormai quarant'anni fa, spiega l'autore, sulla figura di Pannunzio sono stati pubblicati libri, basati in prevalenza sui giornali da lui diretti oltre a saggi e articoli, con il risultato di irrigidire il personaggio in un clich o di fornire un'immagine di maniera, quando addirittura non distorta per fini politici contingenti. Nel nuovo volume Teodori, gi autore di numerosi libri sulla storia della democrazia laica italiana e sul tema dell'America e dell'americanismo, nonch del recentissimo Carteggio Pannunzio-Salvemini 1949-1957, dispone per la prima volta dei documenti inediti conservati nell'archivio della Camera dei Deputati (un centinaio di faldoni con centinaia di migliaia di documenti) e, soprattutto, dell'imponente corrispondenza (ventimila lettere in poco pi di trent'anni), che di Pannunzio rivela, accanto a quella pubblica, anche una dimensione pi intima e privata. Dall'inquieta adolescenza, con un padre comunista e autoritario alla passione per il cinema (che frutt le sceneggiature del Capitan Fracassa di Duilio Coletti e de L'abito nero da sposa di Luigi Zampa), dal primo Oggi chiuso dal regime fascista alla nascita de Il mondo (unanimemente riconosciuto come il miglior settimanale di politica, economia e cultura pubblicato nel nostro paese nel secolo scorso), dal carcere sperimentato nel 1944 all'amicizia con Arrigo Benedetti e poi gli incontri con Salvemini, Sarago, Sturzo, Togliatti, Scalfari: attraverso le parole dello stesso Pannunzio e con una bella galleria di fotografie e documenti d'epoca, Teodori affronta le due fasi della sua vita a cavallo tra l'umanista a tutto tondo e il matre penser classico innovatore. Ne
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emerge il ritratto di un intellettuale complesso, appassionato ed enigmatico, capace di aggregare intorno a s le menti pi vivaci e indipendenti del suo tempo e che dedic tutta la vita al progetto di una Terza Forza, laica liberale, democratica e riformatrice. Questo il vero personaggio che emerge: intransigentemente anticomunista in nome della libert, intransigentemente antifascista in nome dell'intelligenza, intransigentemente anticlericale in nome della ragione. La lettura di questo testo rafforza la mia opinione che l'eredit liberal democratica di Pannunzio non oggi appannaggio n di Scalfari n di Pannella, n di Berlusconi.

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RICORDARE PIERO Ricordare Piero cos, a pochi anni dalla sua morte, compito ingrato perch ancora vivo il ricordo di lui. Di famiglia contadina e ci teneva alla sua stirpe, eppure cos colto, cos preparato nelle pi disparate anse della cultura. Con lui si poteva discutere dell'antica sestina, dell'esoterismo, della magia delle rune, ma anche di poltica e di attualit. Aveva una visione del mondo nietzchiana sempre alla ricerca di quell'uomo nuovo, di quel super uomo che come il messia molti degli esoterici attendono. Ma nello stesso tempo l'attesa come aspettare Godot, una scusa, un sostare davanti a coppe di vino toscano, una perdita di tempo allora? O un diversivo per poter addestrare la mente ad andare oltre. Oltre il consueto, il desueto, la cos detta normalit, i cui confini sono labili, trasparenti, talvolta alfanici. Piero era anche questo, e molto di pi, la sua intelligenza, talvolta mascherata da un'aria sonnacchiosa, restava vigile e pronta sempre all'emersione.

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I PRIMI QUARANTA ANNI DI STAMPA ALTERNATIVA La casa editrice, ma non solo, Stampa Alternativa festeggia in questi giorni i suoi primi 40 anni di fantasiosa e provocante attivit editoriale, al Castello di Belgioioso, in occasione della mostra mercato Parole nel tempo il 25 e 26 settembre. Voglio ricordarla, anche qui a Lucca, ove Marcello Baraghini pi volte venne, ospite a casa mia anche durante un nubifragio quando al mattino ci risvegliammo con le mie cose che galleggiavano sul pavimento. Erano i favolosi anni '70 e lui era ospite coi suoi opuscoli e libretti nello stand dei lucchesi a Lucca Comics. Voglio ricordarlo anche per aver stampato la mia Citt sottile (copertina di Elio Luigi Ardinghi), da alcuni ritenuto il primo millelire. E anche per le tessere di Fotogiornalista dell'Agenzia Stampa Alternativa, che hanno permesso a molti di compiere i primi passi nel mondo del giornalismo free lance. Un'altra pratica era quella di permettere l'uscita a qualunque stampato, con la dicitura di supplemento a Stampa Alternativa. Ma andiamo per ordine, e raccontiamo la storia di questa casa editrice che molto ha contribuito a quella che venne definita la Controcultura di quel periodo. Nellautunno del 1970 a Roma, Marcello Baraghini assieme a tre complici, registra in Tribunale la testata periodica Stampa Alternativa, sul modello delle Alternative Press inglesi e americane, per dar voce a quel movimento di controcultura italiano che per tutti gli anni sessanta aveva espresso nuove ed originali forme di vita, arte e comunicazione oltre che alla componente libertaria, rimasta orfana del movimento sessantottino. L'attivit, agli inizi, si svolge come agenzia di controinformazione, attraverso una scarna pubblicazione periodica, numerosi opuscoli e altres come assistenza e servizi su problemi nuovi, scottanti, borderline: droga, aborto, obiezione di coscienza. Non a caso il marchio era il disegno di un braccio la cui mano reggeva una foglia di marijuana. Proprio il Manuale per la coltivazione della marijuana, che vende pi di mezzo milione di copie, provocher la prima di una lunghissima serie di denunce per apologia e incitamento a commettere reato al suo direttore responsabile. Affina le sue capacit di penetrazione nei mass media con la battaglia contro i concerti pop rock a pagamento: nel mirino Zard e la sua agenzia; battaglia anche contro il copyright che vedr uscire libri con editori di fantasia: La Gran Bevuta di Ferrara, ecc. Nel 1976 lennesima condanna senza i benefici per il libro Contro la famiglia - Manuale di autodifesa dei minorenni, immediatamente esecutiva, provoc al fondatore il mandato di carcerazione e cos Baraghini entr nella latitanza e Stampa Alternativa, poco dopo si sciolse. Un anno dopo un'amnistia canceller tutti i 137 procedimenti a carico del direttore e cos nel 1979 Stampa Alternativa riprende l'attivit con altri complici, questa volta come pura casa editrice. In questi anni, nascono collane editoriali come la storica Fiabesca, tuttora in produzione e che ha ospitato grandi successi come Favola damore di Hermann Hesse e molti altri classici della letteratura. Container Arte e Jazz People, la prima dedicata a grandi pittori e la seconda ai maggiori musicisti jazz del mondo; che per qualit e prezzi di copertina
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segnano tutti gli anni 80. Per esigenze di commercializzazione e promozione in questo periodo Stampa Alternativa si affianca a una societ, Nuovi Equilibri, tuttora operativa. nel 1989 che si fa strada l'idea di portare alle estreme conseguenze il discorso del libro economico, anzi supereconomico, di qualit, per di pi sorprendente e provocante. L'idea si concretizza nella collana dei libri millelire, che per tutto il decennio rivoluzionano il mercato editoriale non solo italiano, come testimonia anche linserimento nell'enciclopedia Garzanti alla voce millelire e la pubblicazione di libricini tuttora ever green come Lettera sulla felicit di Epicuro o Le parole di Alda Merini. Nel 1994 la casa editrice inizia una lunga e proficua collaborazione con uno dei geni del fumetto italiano, Benito Jacovitti, con la pubblicazione del suo Pinocchio e successivamente di tutte le sue maggiori opere. Nel 1997 nasce la collana Eretica che ospita grandi successi come Banca Bassotti, Quattro sberle in padella, Diario di un pedofilo. Dal 2000 nascono nuove collane musicali come Sonic, Rock People, New Jazz, Sconcerto, o di approfondimento come Eretica Speciale, Scritture e ed Ecoalfabeto interamente dedicata alla difesa dellambiente e dei diritti degli animali. Nel 2009 nasce la collana Senza finzione, inchieste alla vecchia maniera, che affrontano tematiche scomode, con valenza politica e sociale, come terrorismo, criminalit e abusi; scritte da insiders, che dall'interno conoscono i fatti. Come Cera una volta lintercettazione di Antonio Ingroia, Maledetta fabbrica di Daniele Biacchessi, Patrick Fogli, Jean-Pierre Levaray, Alfredo Colitto e Valerio Varesi o Voglio vivere cos di Ansoino Andreassi. Nello stesso anno prendono corpo i nipotini scellerati dei millelire, su iniziativa di Marcello Baraghini e Ettore Bianciardi: i Bianciardini, il nome a tributo di Luciano Bianciardi, espiratore delliniziativa. Libri smaterializzati per foliazione, privi di codice a barre e autoesclusi dal circuito commerciale, non fosse altro che per continuare a tener viva la ricerca di nuove provocazioni.

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TORNA IL BEAT A LUCCA Ledizione di questanno, 2010, di Lucca Comics dedicata alla beat generation con lo slogan Tutta unaltra musica quattro gironi di pace, fumetti e giochi per celebrare la creativit sotto ogni aspetto. Dunque dopo gli anni ruggenti del C.13, torna in citt la beat generation, grazie al salone internazionale. La manifestazione si ripresenta con un carnet di eventi, ospiti e offerte a 360 gradi per soddisfare tutti i gusti del suo eterogeneo pubblico. E lo fa allinsegna di un colore e di unarmonia totale, riproponendo temi cari alla beat generation come la libert espressiva e la creativit senza limiti: disseminata sui 22 mila metri quadri di stand, sparsi in cinque piazze e vie, oltre ad occupano tre palazzi storici invadendo di fatto tutto il centro storico della citt, con oltre 400 espositori e centinaia di case editrici. Un pubblico che si muover verso questa Woodstock dellimmaginario fantastico e della Nona Arte, invadendo pacificamente le strade di Lucca verso i padiglioni e i palazzi che ospitano il mondo di Lucca Comics & Games e che formano una linea ideale attraverso il cuore del centro cittadino.

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IL BEAT AMERICANO SBARCA A LUCCA

Mr. Natural LUCCA Finalmente dopo Darwin ecco che la rassegna lucchese ha voluto ricordare il movimento beat che dette il via a tutto l'underground, e non solo a quello americano. Cos ampio spazio stato dedicato a a tutti quei disegnatori che in quei colorati anni crearono dal nulla tutta una serie di riviste che furono dette giovanili e che poi influenzarono la grafica di tutti quei movimenti che furono definiti di contestazione creativa. Era il 1966 quando il Salone dei Comics sbarc a Lucca e in quegli anni era attivo proprio in citt il movimento Beatnik C.13, che gi da quegli autori a piene mani attingeva anche nelle grafiche. In Palazzo Ducale, sono in mostra immagini e argomenti trattati dai fumetti di quel periodo, che con un uso talvolta caricaturale o grottesco di sesso, horror, psichedelia e rock n' roll, a partire dalla met degli anni sessanta, nell'America benpensante e perbenista, stretta tra i Kennedy e il Viet-Nam, tentarono di minare alla base la cultura ufficiale e provarono a creare un'alternativa giovanile globale. Nacque cos un movimento multidisciplinare che fu chiamato di controcultura, che partendo dalla California, a Berkeley tra gli universitari, giunse a San Francisco, a Los Angeles, sfociando poi nel Village di New York, e infine si diffuse anche in Europa partendo da Londra. Disegni contro la guerra, contro il razzismo, a favore del femminismo, della libert sessuale e spirituale, della psichedelia. Sono cos esposti albi con i disegni dei famosi Robert Crumb, Gilbert Shelton, Richard Corben e Art Spiegelman, insieme ad altri meno conosciuti, che hanno per contribuito a far imboccare una strada del tutto nuova al fumetto, non solo per le tematiche affrontate ma anche per un segno e una grafica che rappresentarono una vera novit, dagli attributi sessuali spiattellati in copertina all'ironica interpretazione dei fumetti della Disney. Da ammirare ancor oggi con attenzione i disegni di Crumb di Mr. Natural e Fritz il Gatto, e di Shelton gli esilaranti Freak Brothers.

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LA MORTE DI FRANCO APRILE Da Ravenna nella notte giunta la notizia della morte di Franco Aprile, il cui nome legato alla nascita a Lucca del Gruppo Beatnik C.13 nel lontano 1965. Era questo il gruppo dei capelloni che si riunivano nella centralissima via Cenami, e da qui part tutta una serie di atti e manifestazioni che per la prima volta riuscirono a scuotere il tran tran sonnolento della citt. Spinti allinizio dalle mode dellimportata contestazione anglo-americana, il gruppo riusc a darsi uno spessore culturale e sociale autonomo, ma legato al movimento di Bertrand Russell in Inghilterra, al salotto milanese di Fernanda Pivano e alla redazione di Re Nudo. Franco collabor alla redazione dei due fogli del movimento, Noi la pensiamo cos e via (maggio 1967) e a Esperienza 2 (dicembre 1977); fu tra gli arrestati il 4 novembre 1967 assieme a Bruno Lugano, Mauro Petroni, Enzo Guidi e Luciano Galli per una manifestazione antimilitarista che aveva per slogan W gli eserciti che non esercitano. Gli arresti ebbero una profonda eco in tutta la citt e si assist ad una forte mobilitazione che coinvolse partiti politici, sindacati e societ civile, e termin solo con la loro assoluzione. Numerosi sono i testi che hanno parlato sia di Franco Aprile che del C.13, tra questi doveroso ricordare: Dove finisce la notte di Virgilio Papini Tipografia Biagini, Lucca 1998; Paradiso psichedelico (Amsterdam 1967-74: la Mecca degli hippies) di Matteo Guarnaccia AAA Edizioni, Bertiolo 1998; Controcultura in Italia 1967~1997 di Echaurren e Salaris, ed. Bollati Boringhieri, Torino 1999; I giardini del the (qui non cambiato nulla) di Virgilio Papini Edizioni Sodalizio per larte, Lucca 2002; Breve storia di Lucca Beat di Enzo Guidi Edizioni ETS, Pisa 2002; Il vino arabo di Francesco Petri Edizioni ETS, Pisa 2002. Non violenza, antinucleare, antiautoritarismo, potere accademico, antiproibizionismo, e molto altro ancora furono i cavalli di battaglia di questo movimento allavanguardia che seppe legarsi sia allo sperimentalismo artistico (neo-futurismo, pop-art, arte povera, mail art) che allimpegno sociale. Ai familiari di Franco vanno le condoglianze dellintera redazione.

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LUCIANO GALLI E a distanza di pochi giorni,dalla morte di Franco Aprile, se ne andato un altro membro del C.13, Luciano Galli, purtroppo storico tossico lucchese, pass al buco, con tutte le conseguenze negative che sopratutto in quel periodo, il buco si portava dietro, ultimamente era sempre al bar sul Giannotti (barometro), spesso seduto l davanti assieme al dott. Cucchi che anche lui se ne andato pochi mesi fa... che quando entr a far parte del gruppo era il pi famoso, poich suonava con un gruppo musicale, allora molto conosciuto, gli Eremiti. Fu Luciano a farmi conoscere le Tavole Parolibere di Marinetti, attraverso vecchie riviste che erano state di suo padre.

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CON PIACERE Mi hanno chiesto di parlare un po' del beat, di come a Lucca si svolse, delle cose che furono fatte. E io ho accettato volentieri, anche se vorrei buttar gi a ruota libera solo quello che mi viene in mente. Certo che la citt di Lucca, sonnolenta e conservatrice, sembrerebbe la meno adatta ad ospitare un fenomeno del genere. Per proprio in questa citt, anche nel passato vi sono state delle sorprese. Boccherini era di Lucca, e I suoi cicisbei invasero le corti d'Europa. Chi non era allineato con la religione ufficiale, a Lucca spesso trovava asilo: per far star buono il clero gli costruivano l'ennesima chiesa e gli permettevano il millesimo convento. E anche il pensiero liberal democratico moderno nato a Lucca. Con Pannunzio e Benedetti, che fondarono prima il Partito Liberale e poi quello Radicale, e assieme a loro c'era sempre anche il Vangelisti, l'antiquario, ma tutti lui se lo dimenticano. E con questi presupposti perch meravigliarsi se il beat nacque in simultanea a Lucca, a Firenze, a Milano, ad Amsterdam, e in molte altre parti d'Europa. Un po' in ritardo rispetto agli USA, ma allora internet non c'era e questo spazio temporale ben giustificabile. Allora si chiamavano I capelloni, e sulle panchine di via Roma, davanti all'Upim, c'era sempre qualcuno con la chioma lunga. La cosa m'interess non poco e cominciai a parlare con loro. Poi c'era una cantina, quella del Mariani, ove s'ascoltava musica. Jerry venne da Firenze e port dell'erba, cos anch'io potei avventurarmi in quei paradisi proibiti. Allora proibiti per modo di dire: ogni tanto qualcuno avvertiva un aroma strano, e si limitava a chiederci che cosa fumassimo. Tabacco speziato, dicevamo noi, viene dall'Egitto. Ricordo che cominciammo a presentarci pubblicamente alla cittadinanza, personalmente partecipai ad un incontro all'Arsina, nei locali parrocchiali e a Borgo a Mozzano, venni invitato dal Telegrafo per un'intervista. Molti di noi scrivevano poesie, altri disegnavano. Uscimmo con dei volantini nei quali manifestavamo la nostra esistenza. Uno bellissimo era la traduzione di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones, del quale devo avere ancora una copia da qualche parte. Poi manifestazioni pro Stiliti e per Valpreda Libero. Proprio al corteo per Valpreda libero vennero lanciati degli slogan irripetibili come scrisse la stampa. Era Volto Santo b... ci sei venuto a noia. Spiegammo a tutti che lo slogan non era indirizzato contro la divinit, ma contro una mentalit piccolo piccolo borghese: non fummo capiti. Ci fu poi la manifestazione antimilitarista, con lo slogan Viva gli eserciti che non esercitano che termin con gli arresti, sui quali fin troppo s scritto. Prima della manifestazione antimilitarista avevamo stampato un primo numero unico Noi la pensiamo cos... e via, dopo gli arresti stampammo il secondo giornale dal titolo Esperienza 2. Il capo, mai dichiarato ma da tutti accettato, del gruppo era Mauro Petroni, tornato da poco dall'Inghilterra, e il personaggio pi famoso era Bruno Lugano. Barabba sicuramente il pi naif. E Luciano Galli il pi noto tra le sbarbine, poich aveva suonato con il gruppo Gli Eremiti. Si erano intanto rafforzati I contatti con la Pivano e con il gruppo milanese di Mondo Beat.
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Addirittura i reduci di Barbonia, dopo lo sfratto poliziesco vennero a Lucca e si sistemarono in una tendopoli sul fiume, guardata a vista dalla polizia. Anche con Re Nudo e con altri gruppi beat italiani si instaur una serie di contatti. Il gruppo intanto aveva preso il nome di C.13, da piazza Cittadella al numero 13 ove c'era un'osteria nella quale sovente ci fermavamo. Tra le cose che feci in quei giorni, ricordo un pellegrinaggio a Genova per sentire The Incredible String Band e un altro a Roma per un concerto dei Pink Floid. Vi fu anche una trasferta collettiva a Carrara per un Congresso anarchico che ospit Daniel Cohn-Bendit. Molte sere le passai in casa di Barabba, ove quasi sempre risuonavano le musiche di Eric Burdon & The Animals: qui c'era una stanza tutta foderata di gommapiuma e il cesso era dipinto di azzurro con le stelline in oro. Organizzammo anche dei concerti con il Perigeo e al Teatro del Giglio facemmo venire Marco Pannella e poi ancora il Perigeo e Guccini. Ricordo una cena all'aperto sulle Mura, in piena notte, con un pentolone di minestrone: buonissimo e ben imbottito d'erba. Lo Stagi, non fumatore, dopo averlo assaggiato si allontan completamente di fuori, mentre noi tutti ridevamo come matti. Al concerto del Perigeo al Giglio, prima ci fu un'introduzione musicale con Cino Ardinghi e Marco Pedonesi, i coniugi Marconcini avevano preparato dei pasticcini favolosi: la ricetta era marocchina. Ci fu chi, troppo goloso, ne ingurgit oltre misura, il Bartolini che fin ko alla grande! Trasferte estive a Casal Borsetti ove la famiglia Aprile aveva un campeggio, i beat nascosti il pi possibile ai genitori dei fratelli Aprile, qualcuno invece ci lavorava apertamente. Piante di marijuana che crescevano in vasi, finch qualche campeggiatore tedesco fece la spia. Come gruppo avevamo la nostra base collettiva in via San Paolino, ove un amico pittore garfagnino ci lasci la casa. Qui giocavamo, cenavamo, fumavamo, facevano l'amore e musica, dipingevamo o si discuteva fino a al far del giorno. Anche le prime esperienze d'acido furono qui fatte. Successe poi che il padrone di casa venisse al corrente led sub sub affitto e la cosa non gli piacque molto, cosicch fummo cacciati. Il Pedonesi allora ci trov una stanza con bagno in via Santa Croce e l continuammo il nostro modo di vivere, finch cominciarono ad arrivare i personaggi pi strani, anche dalla Germania. Un giorno che trovai lo studio (s lo chiamammo Studio 21) pieno di tedeschi seminudi sdraiati e dormienti a strati, decidemmo che ne avevamo abbastanza, e lo restituimmo al proprietario. Per il sogno beat, cos all'improvviso com'era nato, altrettanto velocemente si era dissolto e nere nubi apparvero all'orizzonte.

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finito di stampare nel luglio 2011 a seville (E) dalla lulu.com per le edizioni quantiche

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