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DEGNATI, PADRE Degnati di concedermi, Padre buono e santo, unintelligenza che ti comprenda, un sentimento che ti senta, un animo che

ti gusti, una diligenza che ti cerchi, una sapienza che ti trovi, uno spirito che ti conosca, un cuore che ti ami, un pensiero che sia rivolto a te, unazione che ti da gloria, un udito che ti ascolti, degli occhi che ti guardino, una lingua che ti confessi, una parola che ti piaccia, una pazienza che ti segua, una perseveranza che ti aspetti, una fine perfetta, e la tua santa presenza, la resurrezione, la ricompensa e la vita eterna.

Gioved 18 agosto
Partenza dal piazzale dellOratorio S.G.Bosco ore 6.00 (ritrovo 5,45 per carico bagagli) Arrivo ad Arezzo entro le ore 10.30 Ore 12.30 (pranzo al sacco) Arrivo a Subiaco prima di cena Serata: visita alla citt

FORESTERIA SANTA SCOLASTICA, 0774/85569 - 3486537743 E-Mail foresteria@benedettini-subiaco.org

Arezzo
DESCRIZIONE Arezzo sorge su una collina nella Toscana orientale a ridosso dell'Appennino Toscopag. 44 Subiaco, il Monachesimo Benedettino

San Benedetto da Norcia


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Romagnolo. Come testimonia l'architettura stessa della citt, vanta un'origine antichissima che l'ha vista essere una delle maggiori citt etrusche e successivamente una strategica citt romana. La parte pi elevata della citt conserva uno spiccato aspetto medievaagosto 2011 pag. 1

le, dominata dalla Cattedrale e dalla Fortezza Medicea. La Cattedrale, che presenta nel suo aspetto tratti gotici, custodisce pregevoli opere d'arte tra le quali La Maddalena di Piero della Francesca e le vetrate istoriate di Guillaume de Marcillat. Al centro della citt Piazza Grande dispiega una vera antologia di stili architettonici. Accanto alle torri medievali, si ergono l'imponente Loggiato Vasariano, una delle pi interessanti opere architettoniche rinascimentali; il Palazzo della Fraternita dei Laici, bell'esempio di sintesi di architettura gotica e rinascimentale e l'abside della Pieve di Santa Maria. Piazza Grande, il penultimo sabato di giugno e la prima domenica di settembre, diventa lo scenario della Giostra del Saracino, torneo cavalleresco di origini medioevali. La stessa piazza e gran parte del centro storico ospitano, ogni prima domenica del mese ed il sabato precedente, la Fiera Antiquaria. La cappella Bacci nella Basilica di San Francesco accoglie lo straordinario ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, una delle pi alte testimonianze della pittura rinascimentale italiana. Nella Chiesa di San Domenico, semplice costruzione a navata unica, si conserva la croce dipinta di Cimabue, opera giovanile dell'artista. Molte altre chiese e palazzi testimoniano con la loro bellezza e la loro originalit stilistica la civilt aretina e la sua importanza nelle varie epoche storiche. Ricordiamo tra queste la Badia delle Sante Flora e Lucilla, la Chiesa della Santissima Annunziata, edifici come Palazzo Pretorio e Palazzo dei Priori, e a qualche minuto fuori le mura della citt, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Pieve romanica di Sant'Eugenia al Bagnoro. I musei della citt offrono ai visitatori la possibilit di ammirare una variet di beni di inestimabile valore artistico: il Museo Archeologico Gaio
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Cilnio Mecenate, il Museo Statale d'Arte Medioevale e Moderna, il Museo e Casa Vasari, la Casa Museo Ivan Bruschi e il Museo Diocesano. ANFITEATRO ROMANO L'anfiteatro romano di Arezzo un sito archeologico di epoca romano realizzato ad Arezzo, situato nella zona meridionale della "citt murata", accessibile da Via Margaritone e da Via F.Crispi. Realizzato tra la fine del I e l'inizio del II secolo d.C. con blocchi di arenaria, laterizi e marmi, presenta una forma ellittica, a due ordini di gradinate. L'asse maggiore misura 121 metri; la capienza raggiungeva, presumibilmente, gli 8.000 spettatori. Ripetutamente saccheggiato, nel corso dei secoli stato privato dei materiali pi preziosi per erigere edifici di culto. Ancora visibili la platea e parte degli ambulacri. Sui resti dell'emiciclo sud stato costruito nel XVI secolo il Monastero di San Bernardo, oggi sede del Museo Archeologico. PIAZZA GRANDE La piazza grande di Arezzo lo scenario della Giostra del Saracino e della fiera antiquaria. Si apre nel cuore della citt medioevale ed ha una caratteristica forma trapezoidale, adattata su un piano inclinato. La piazza risale al XIII secolo e sub la ristrutturazione pi importante nel corso del XVI secolo, con labbandono e labbattimento di Palazzo del Comune e palazzo del Popolo e la realizzazione del loggiato vasariano nel lato nord. Gli altri tre lati, dove le trasformazioni edilizie furono meno importanti, ci permettono di ammirare una sintesi dell'architettura toscana dal Duecento al Settecento. Ai lati si ammirano dunque edifici e palazzi di carattere civile come Palazzo Lippoli e Palazzo Cfani, l'abside della pieve di Santa Maria, il palazzo del Tribunale e il palazzo della Fraternita dei Laici.
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Sulla Piazza si aprono cinque vie. Via G. Vasari, dove dal 1484 era situato il Monte di Piet, con la scalinata di Vicolo dell'Arco; la Piaggia di San Martino, con resti di costruzioni medievali, Via Borgunto che conserva una casatorre degli ultimi anni del XII secolo, Via Pescaia, con resti medievali inseriti nelle case, Via di Seteria abitata nel 1300 dalle botteghe dei setaioli. LA GIOSTRA DEL SARACINO La prima domenica di settembre e la terza domenica di giugno (ma questultima non una data fissa) si svolgono ledizione principale e ledizione secondaria della Giostra del Saracino. Si tratta di un antico torneo cavalleresco medievale ripristinato nel 1931 come rievocazione storica. Il primo documento aretino che menziona la giostra del 1535, per cui le autorit cittadine ordinavano di giostrare "ad burattum" per solennizzare la festa del martire Donato, patrono di Arezzo. Il torneo si svolge nella piazza Grande preceduto da evoluzioni equestri ed esibizioni degli Sbandieratori della citt di Arezzo. I quartieri che si sfidano sono Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Sant Andrea e Porta Santo Spirito. La giostra consiste in lanciarsi al galoppo contro un automa corazzato armato di flagello, raffigurante il saraceno "Buratto, Re delle Indie". Si tratta di un'evoluzione di un esercizio militare che vedeva un cavaliere armato di lancia affrontare un automa con le sembianze del nemico. La coppia di giostratori che nel colpire lo scudo del Saracino realizza il maggior punteggio vince. Al Quartiere vincitore viene invece premiato con la "lancia d'oro". CINTA MURARIA E FORTEZZA MEDICEA La fortezza medicea di Arezzo un bellesempio di architettura militare cinquecentesca, realizzata su direzione di Antonio da Sangallo il Giovane e Nanni Unghero tra il 1538 ed il 1560, per volere di Cosimo I de Medici. Si alza sul colle di San Donato, a 305 metri di quota, da dove si gode uno splendido panorama della citt, nellarea occupata prima da
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costruzioni del III-II secolo a.C. e poi dallantica cittadella medievale, rasa al suolo per eliminare ogni impedimento al tiro delle bocche da fuoco. una possente costruzione poligonale con impianto stellare a cinque punte, inserita magistralmente nella cintura muraria. La costruzione inglob parte del forte a forma trapezoidale progettato da Giuliano e Antonio il Vecchio da Sangallo nei primi anni del Cinquecento. Della precedente costruzione rimangono due baluardi del fianco est e alcuni tratti di cortina. I bastioni del fianco occidentale, del Belvedere, della Spina, della Diacciaia, e gli ambienti interni, risalgono alla nuova costruzione. Originariamente dotata di tre porte e circondata da un ampio fossato, la fortezza rimase funzionante fino alla fine del XVIII secolo, quando venne parzialmente smantellata dai francesi. Fu restaurata nel 1868 e successivamente pi volte rimaneggiata. Alla fine dell'Ottocento venne donata dal Conte Enrico Falciai Fossombroni al Comune di Arezzo. IL PRATO, PARCO FORTEZZA MEDICEA Il parco cittadino pi antico e sugestivo di Arezzo il Prato. Si trova in posizione elevata tra la Cattedrale e la Fortezza medicea, in unarea di alto interesse archeologico. Gli alberi secolari che lo contraddistinguono poggiano le radici su una vasta depressione naturale, che alcuni secoli fa separava le due colline con gli insediamenti della Cattedrale e della Fortezza. Oggi, il parco si estende da porta Stufi al bastione meridionale della Fortezza. LA CATTEDRALE DI SAN DONATO La cattedrale di Arezzo fu costruita per volere del vescovo Guglielmo degli Ubertini verso il 1278. Il nuovo edificio sostituiva quello vecchio, ormai periferico rispetto alla ctt e la sua costruzione dur fino all'inizio del Cinquecento. Infatti la chiesa soffr una storia molto travagliata. Venne consacrata una volta erette la parte absidale e le due prime campate, ma la fabbrica dovette fermarsi in seguito alla morte del vescovo. I lavori ripresero con il
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nuovo vescovo Guido Tarlati, e si conclusero verso il 1380 con la realizzazione della terza campata e del portale laterale. Nel 1384, il comune di Arezzo venne ceduto a Firenze e la costruzione sub una nuova sospensione. Si riprese nel 1471 per finire definitivamente, nel 1511. La facciata per fu conclusa all'inizio del Novecento, in stile gotico, con tre portali ad arco acuto, separati da una coppia di lesene, sovrastate da un bel rosone e un coronamento di archetti pensili. Sul lato destro delledificio, il portale romano-gotico in stile fiorentino del XIV secolo, fiancheggiato da due tronconi di colonna in porfido, resti di un edificio preesistente, forse romano. Nella lunetta si trova un gruppo trecentesco raffigurante la Madonna con Bambino, tra San Donato e Gregorio X. A met del XIX secolo, a fianco dell'abside fu eretto il campanile. L'interno diviso in tre navate da alti pilastri a fascio, sormontati da archi ogivali che conferiscono un forte slancio ascensionale, e in cinque campate con volte a crociera affrescate. Da segnalare le vetrate a colori, in gran parte opera di Guglielmo de Marcillat del XVI secolo; il gotico sepolcro di Gregorio X del XIV secolo nella navata destra, presso il primo altare di Burali di Teofilo Torri (1614) e la cappella Tarlati del 1334. Sopra l'altare maggiore si ammira l'Arca di San Donato del XIV secolo, mentre nella navata sinistra si trova laffresco di Piero della Francesca raffigurante la Maddalena ed il Cenotafio di Guido Tarlati. La cappella della Madonna del Conforto, opera della fine del XVIII secolo, contiene terraSubiaco, il Monachesimo Benedettino

cotte robbiane. LA PIEVE DI SANTA MARIA La pieve di Santa Maria una delle pi suggestive espressioni dell'arte romanica ad Arezzo. Di origine antichissime e paleocristiane, la costruzione originale sub diversi rimaneggiamenti tra i secoli IX e XI, fino ad assumere il suo aspetto romanico verso la met del XII secolo. Nel XIII secolo fu rifatto l'esterno, con una facciata in stile pisano-lucchese, e il secolo successivo, nel 1330, la torre campanaria, detta delle "cento buche", fu terminata con cinque ordini di bifore accoppiate per ogni lato. Ma la sua travagliata storia continu fino al XIX secolo, con il ripristino della cripta e la rimozione di diversi altari sei-settecenteschi. Linterno a tre navate con arcate leggermete ogivali, congiunte al presbiterio da uno pseudo-transetto. Ospita sia elementi gotici che forme romaniche. Pregevoli opere darte si trovano in tutta la chiesa. In controfacciata un raffinato bassorilievo dellXI-XII secolo raffigurante lEpifania; lungo la navata destra, il trecentesco fonte battesimale a pianta esagonale e formelle con Storie di San Giovanni Battista; nella navata sinistra, gli affreschi della Cappella del Sacramento di Luigi Ademollo, un grande Crocifisso ligneo del XV-XVI secolo e un bassorilievo del XIII secolo in marmo raffigurante il Presepio. Nella zona presbiteriale, sopra laltare maggiore, si trova la pala di Pietro Lorenzetti (1320), Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Evangelista, Donato, Giovanni Battista e Matteo. Nella cripta absidata si ammirano una statua lignea policroma della Vergine e il busto reliquiario di San Donato, in argento dorato e pietre preziose, realizzato nel 1346 dagli orafi aretini Pietro Vanni e Paolo Ghiselli. IL PALAZZO DEI PRIORI Il palazzo dei Priori, oggi sede comunale, si affaccia sul lato occidentale di piazza della Libert. Venne costruito nel 1333, ma della struttura originaria rimangono solo la facciata, e alcune parti murarie della torre, eretta nel 1337, a cui venne aggiunto lorologio nel
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1468, prelevato dalla Pieve di Santa Maria. Il palazzo sub numerosi rifacimenti e restauri nel corso dei secoli fino al 1800. Lultima ristrutturazione, opera di Giuseppe Castellucci ed Umberto Tavanti, risale al 1930. Linterno si apre su un cortile a portico del Cinquecento. Sul pianerottolo visibile una Madonna in trono col Bambino e Santi di Lorentino dArezzo, mentre lungo la scala unopera di Angelo di Lorentino (14651527) raffigurante San Francesco stigmatizzato. Le sale della Giunta Comunale e del Consiglio sono visitabili solamente su richiesta. Nella prima sono conservati i fregi decorativi di Teofilo Torri, dodici scene affrescate nel 1610, raffiguranti momenti della storia aretina, mentre nella seconda sono conservate il quattrocentesco affresco della Crocifissione di Parri di Spinello, e San Giovanni e la Madonna, dello stesso artista, il Crocifisso e San Donato di Alessandro Forzori e il ritratto di Pietro Aretino. LA BASILICA DI SAN FRANCESCO La basilica di San Francesco fu iniziata nella seconda met del XIII secolo per volere dei frati Francescani e venne completata verso la fine del 1300, su progetto di frate Giovanni da Pistoia, con aggiunte nei secoli XV-XVI di edicole, cappelle e dipinti. Ledificio caratterizzato da semplici linee gotiche di influenza umbro-toscana. La facciata rimasta incompiuta e la torre campanaria appartiene ad una fase costruttiva della fine del XVI secolo. Linterno, adunica grandiosa navata con copertura a capriate, uno scrigno di tesori darte. Nella controfacciata, tra le altre opere, si trova la vetrata del rosone, decorata con San Francesco e Papa Onorio III da Guillaume de Marcillat. Nella parte destra, possible ammirare la Cappella Carbonati, con opera di
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Lorentino di Andrea, la Cappella Guasconi, interamente affrescata da Spinello Aretino verso la fine del 1300 e la Cappella Tarlati, che ospita l'Annunciazione e i SS.Girolamo e Francesco di Neri di Bicci. Nel coro troviamo uno dei pi alti capolavori del Rinascimento italiano, gli affreschi di Piero della Francesca ispirati alla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze: Leggenda della Vera Croce, dieci riquadri che narrano appunto la storia della Croce. Lungo la parete sinistra, si pu ammirare la Cappella di SantAntonio, con affreschi di Lorentino di Andrea del 1480 Al di sotto della Basilica, estesa per la met della sua lunghezza, sorge la Chiesa Inferiore, risalente al XIII-XIV secolo,a tre navate con capitelli di fattura romanica e una sinopia della met del Trecento. LA CHIESA DI SAN DOMENICO La Chiesa di San Domenico un bellesempio di gotico lineare del XIII secolo. Fu costruita grazie al sostegno dato allordine dalle famiglie aretine degli Ubertini e dei Tarlati. La facciata scandita da quattro lesene, con un bel portale romanico e piccolo campanile a vela, in stile gotico. Linterno a navata unica con soffitto a capriate ed caratterizzato dai suoi numerosi affreschi del XIV-XV secolo. Lungo la parte destra, tra gli altri, si trovano laffresco raffigurante Santa Caterina dAlessandria di Parri di Spinello, affreschi trecenteschi di scuola aretina, laffresco con Ges tra i dottori di Gregorio e Donato di Arezzo sullaltare in pietra serena. Nella cappella a destra della maggiore, possiamo ammirare il pregevole affresco staccato della Crocifissione, assegnabile ad artista aretino della prima met del Trecento; una Madonna col Bambino, opera in pietra sempre di scuola aretina, del XIV
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secolo; e lAnnunciazione, altro lavoro di Spinello Aretino. Nella zona presbiteriale si conserva al di sopra dellaltare maggiore, un bellissimo Crocifisso dipinto, opera giovanile del Cimabue. Nella cappella absidale di sinistra, si trova invece laffresco Madonna col Bambino, di Angelo Lorentino.

Lungo la parte sinistra, possibile ammirare un Crocifisso tra i SS. Giovanni e Michele, una Madonna col Bambino in trono e Santi ed unAnnunciazione, assegnati a Giovanni dAgnolo di Balduccio, il San Vincenzo Ferrari, di Lazzaro Vasari, e laffresco, con i Santi Filippo e Giacomo Minore e storie della loro vita, di Spinello Aretino.

Norcia (Perugia), ca. 480 - Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543/560 il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, pass alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civilt europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carit fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalit per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno pi di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclam patrono d'Europa (24 ottobre 1964). (Avvenire) Patronato: Europa, Monaci, Speleologi, Architetti, Ingegneri Etimologia: Benedetto = che augura il bene, dal latino Emblema: Bastone pastorale, Coppa, Corvo imperiale Martirologio Romano: Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, inizi a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a s molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fond qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni lugo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente. Si ritiene sia morto il 21 marzo. (21 marzo: A Montecassino, anniversario della morte di san Benedetto, abate, la cui memoria si celebra l11 luglio).

Venerd 19 agosto
PROGRAMMA : Visita ai Monasteri di Santa Scolastica e San Benedetto ore 13.00 pranzo ore 15.00 Possibile visita al Monte Livata e/o Laghetto Rientro per cena SERATA: M OMENTO DI PREGHIERA E VISITA ALLA CITT DI SUBIACO romanico. Nel secolo XI labate francese Umberto edific il campanile, il dormitorio dei monaci, una sala comune riscaldata e una STORIA parte del chiostro con colonne di marmo. Il II Libro de I Dialoghi di San Gregorio Ma- Successivamente Giovanni V, considerato gno racconta che San Benedetto fond nella labate pi grande tra tutti gli abati di Subiavalle sublacense dodici cenobi, abitati da co, dot il monastero di altri locali, che divenaltrettanti monaci. Egli and a vivere in un nero ancora pi numerosi sotto labate Roluogo poco distante, situato nella villa neromano. In questo periodo prese vita il monaniana, posta sulla riva stero di San Benedetto, destra dellAniene: quead opera del Beato Pasto fu il primo monastelombo che chiese a Roro, che si chiam San mano il permesso di diClemente. morare, come eremita, San Benedetto dedic a presso la sacra grotta; papa Silvestro un altro altri si avvicinarono a lui monastero, che pi tardi e, alla fine del XII secolo, si chiamer Santa Scolasi impiant il primo cenostica. Nel IX secolo fu bio, con un priore dipendistrutto dai Saraceni: dente dallabate della sottostante abbazia. papa Gregorio IV lo riedific, Leone IV lo com- Vi furono, quindi, due monasteri e ununica plet e Benedetto VII lo consacr col nome di comunit (salvo linterruzione dal 1739 al San Benedetto e Santa Scolastica. 1853), che i papi seguirono con grande cura, li Nel X secolo, sotto labate Leone III, fu cobeneficarono generosamente e spesso in essi struita una grande e nuova chiesa in stile soggiornarono. Tra questi ricordiamo Inno-

Subiaco

PREGHIERA AI PASTI

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, amante della vita, che nutri gli uccelli del cielo e vesti i gigli del campo, benedici noi e questo cibo perch possiamo servirti meglio nei nostri fratelli. Amen.
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1990, p. 58). Cercando il vero progresso, ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola possiamo imparare larte di vivere lumanesimo vero. Autore: Papa Benedetto XVI (Udienza Generale 9.04.2008)

La sua nobile famiglia lo manda a Roma per gli studi, che lui non completer mai. Lo attrae la vita monastica, ma i suoi progetti iniziali falliscono. Per certuni un santo, ma c chi non lo capisce e lo combatte. Alcune canaglie in tonaca lo vogliono per abate e poi tentano di avvelenarlo. In Italia i Bizantini strappano ai Goti, con anni di guerra, una terra devastata da fame, malattie e terrore. Del resto, in Gallia le successioni al trono si risolvono in famiglia con lomicidio. "Dovremmo domandarci a quali eccessi si sarebbe spinta la gente del Medioevo, se non si fosse levata questa voce grande e dolce". Lo dice nel XX secolo lo storico Jaques Le Goff. E la voce di Benedetto comincia a farsi sentire da Montecassino verso il 529. Ha creato un monastero con uomini in sintonia con lui, che rifanno vivibili quelle terre. Di anno in anno, ecco campi, frutteti, orti, il laboratorio... Qui si comincia a rinnovare il mondo: qui diventano uguali e fratelli latini e barbari, ex pagani ed ex ariani, antichi schiavi e antichi padroni di schiavi. Ora tutti sono una cosa sola, stessa legge, stessi diritti, stesso rispetto. Qui finisce lantichit, per mano di Benedetto. Il suo monachesimo non fugge il mondo. Serve Dio e il mondo nella preghiera e nel lavoro. Irradia esempi tuttintorno con il suo ordinamento interno fondato sui tre punti: la stabilit, per cui nei suoi cenobi si entra per restarci; il rispetto dellorario (preghiera, lavoro,
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riposo), col quale Benedetto rivaluta il tempo come un bene da non sperperare mai. Lo spirito di fraternit, infine, incoraggia e rasserena lubbidienza: c lautorit dellabate, ma Benedetto, con la sua profonda conoscenza delluomo, insegna a esercitarla "con voce grande e dolce". Il fondatore ha dato ai tempi nuovi ci che essi confusamente aspettavano. Cerano gi tanti monasteri in Europa prima di lui. Ma con lui il monachesimo-rifugio diventer monachesimo-azione. La sua Regola non rimane italiana: subito europea, perch si adatta a tutti. Due secoli dopo la sua morte, saranno pi di mille i monasteri guidati dalla sua Regola (ma non sappiamo con certezza se ne sia lui il primo autore. Cos come continuiamo ad essere incerti sullanno della sua morte a Montecassino). Papa Gregorio Magno gli ha dedicato un libro dei suoi Dialoghi, ma soltanto a scopo di edificazione, trascurando molti particolari importanti. Nel libro c per unespressione ricorrente: i visitatori di Benedetto re, monaci, contadini lo trovano spesso "intento a leggere". Anche i suoi monaci studiano e imparano. Il cenobio non un semplice sodalizio di eruditi per il recupero dei classici: lo studio in funzione dellevangelizzare. Ma questopera fa pure di esso un rifugio della cultura nel tempo del grande buio. Autore : Domenico Agasso

cenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV. In seguito ad un fatto increscioso, gli abati furono eletti dalla Curia romana: non sempre ci fu conveniente, tanto che i monaci diminuirono di numero e tra essi vi furono molti nobili, figli cadetti, obbligati ad entrare in monastero e, perci, insofferenti. Nel 1363 fu eletto abate Bartolomeo III, di Siena, che, non riuscendo a ridurre a disciplina i monaci, espulse quelli pi indocili e invit altri, di nazioni diverse, a venire a Subiaco. I Tedeschi accorsero e dal 1364 ai primi decenni del 1500 a Subiaco ci fu una comunit europea. Tra il XIV e il XV secolo labbazia fu intitolata a Santa Scolastica e il monastero dello Speco si chiam San Benedetto. Tra i monaci tedeschi arrivarono anche due chierici tipografi Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, che, nel 1464, introdussero larte della stampa. Nel 1456 nei monasteri di Subiaco fu disposto listituto della Commenda; sui monaci, cio, doveva vigilare un ecclesiastico di nomina pontificia. Nel 1514 gli abati furono temporanei ed eletti dal capitolo generale della Congregazione Cassinese, della quale i due monasteri erano entrati a far parte. Sotto i Giacobini i monaci dovranno andarsene dallottobre 1798 allottobre 1799 e sotto Napoleone per cinque anni. Nel 1850 Pio IX chiam a Subiaco Pier Francesco Casareto con monaci liguri, che riportarono la comunit ad una sequela pi rigorosa. Nel 1915 la commenda fu soppressa. Nel 1944 Subiaco sub i danni della guerra, bench limitati e senza vittime. Oggi un punto di riferimento per tutti coloro che, sulle orme di San Benedetto, vogliono cercare Dio.

stro, successivamente (IX secolo) fu detto Monastero di San Benedetto e di Santa Scolastica e nel XIV secolo prese il nome attuale. Si presenta come un complesso di edifici costruiti in epoche e stili diversi: un ingresso, sul quale figura la scritta Ora et Labora, con strutture del XX secolo, introduce nel primo chiostro o Chiostro Rinascimentale del secolo XVI, dal quale si passa in un secondo chiostro o Chiostro Gotico del secolo XIV ed, infine, in un terzo, detto Chiostro Cosmatesco, del secolo XIII. Il Campanile del XII secolo e la Chiesa attuale della fine del 1700, lultima di ben cinque chiese stratificatesi lungo i secoli. Il monastero ebbe il periodo di maggiore splendore tra il secolo XI e il secolo XIII. Nel 1465 i due chierici tedeschi A. Pannartz e C. Sweynheym vi impiantarono la prima tipografia italiana, che arricch la Biblioteca, gi esistente, di incunaboli e di libri di grande valore. La Biblioteca oggi situata sul lato nord del Chiostro Gotico, mentre il Refettorio si trova nel lato ovest del Chiostro Cosmatesco, un tempo sormontato dal Dormitorio. Il monastero di Santa Scolastica si trova ad est di Subiaco, a 510 metri di altezza, ed disposto longitudinalmente e parallelamente alla valle, dove, per secoli, vissero nella contemplazione e nella preghiera, eremiti e monaci, che le meritarono il nome di valle santa. CHIESA DI S. SCOLASTICA La Chiesa del Monastero di Santa Scolastica sorge sul primo oratorio di San Benedetto, di cui, nel 1962, si sono scoperte le tracce. Molto probabilmente nel secolo IX una seconda chiesa fu costruita su quella preesistente, come si pu dedurre dai resti che affiorano MONASTERO DI SANTA SCOLASTICA Dei dodici monasteri voluti da San Benedetto da sotto il campanile e presenti nella chiesa nella valle sublacense, lunico sopravvissuto ai pi moderna. Una terza chiesa, consacrata terremoti e alle distruzioni saracene fu quello nel 980 da Benedetto VII, fu edificata in stile romanico e, nel 1300, fu rifatta, mantenendo di Santa Scolastica, che, sino alla fine del XII immutate le dimensioni, secondo lo stile gotisecolo, fu il solo monastero di Subiaco. In origine si chiam Monastero di San Silve- co-cistercense. ancora possibile vedere, nel transetto, i
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resti del rosone originario. Nella zona superiore ed inferiore della parete orientale dello stesso vi un dipinto che rappresenta la Pentecoste ed ambientato in una citt; nella parete occidentale raffigurata lAscensione; nella parete settentrionale oggi sono visibili solo le scene laterali, che rappresentano l Incoronazione della Vergine, di un affresco, il cui centro andato distrutto nella costruzione della volta di copertura del transetto attuale. Il famoso architetto Giacomo Quarenghi, nel 1769, restaur la Chiesa in stile neoclassico, seguendo la struttura gotica precedente. Possiamo ammirare il bel portale gotico, i cui elementi decorativi ricordano larchitettura cistercense del basso Lazio, con un affresco nella lunetta e, ai lati del portale, altri affreschi di scuola senese del secolo XIV, con scene della vita di San Benedetto: lepisodio del Goto, il tentativo di avvelenare il santo col vino e il castigo inferto al monaco infedele. La Chiesa a croce latina, ad una navata di forma rettangolare irregolare, quasi un trapezio, con volta a botte e con decorazioni risalenti ai restauri del Quarenghi, che si ispir al Palladio e in particolare alla chiesa del SS.mo Redentore alla Giudecca (Venezia); labside, a semicupola, sostenuta da due colonne, fu terminata nel 1852 dallarchitetto Giacomo Monaldi; nelle cappelle laterali sono visibili vari dipinti. Nel 1052-53, forse sulla torre campanaria della chiesa del 980, costruita a sua volta sul nartece della chiesa del IX secolo, di cui restano quattro grossi pilastri con altrettanti archi, fu fatto innalzare dallabate francese Umberto il campanile a cinque piani. Gli ultimi due piani furono successivamente rifatti, anche se non si sa ben definire lepoca,
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e lo si deduce dalla cornice di archetti romanici intrecciati. Il lato rivolto ad est presenta minor rilievo decorativo: non ci sono trifore, ma bifore con pilastro al centro. Nel lato sud la decorazione a due ordini di nicchie a fondo piatto, con gli archivolti circondati da ghiere di laterizi di forma romboidale. Nellarcata del lato est, vicino alla Chiesa, presente una pittura del secolo IX, che raffigura un cerchio, simbolo di Dio, nel quale evidente la Sua mano benedicente, quale segno di fecondit. Nellarcata opposta sono pitture risalenti al IX-X secolo e sono rappresentati, al centro, lAgnello di Dio, e agli angoli gli Evangelisti e i loro simboli zoomorfi. Una novit, rispetto alla pittura tradizionale dello stesso periodo, data dalla figura di San Matteo, che ha la faccia di un uomo o di un angelo e il corpo di un animale. CHIOSTRO DEI COSMATI "Magister Jacobus Romanus fecit hoc opus" si legge nell'archivolto, in pietra calcare, del lato meridionale del terzo chiostro del monastero di Santa Scolastica. La firma indica l'autore, il marmoraro romano Jacopo il Vecchio, figlio di Lorenzo di Tebaldo, che lo inizi probabilmente prima del 1210. Suo figlio Cosma, dal quale prese il nome l'arte dei marmorari romani, alla morte del padre, verso il 1240, insieme ai figli Luca e Jacopo, continu e port a termine la costruzione da notare l'assenza dell'incrostazione a mosaico caratteristica di quegli artisti; in compenso, per, sulle colonne sono presenti diverse testine mostruose, tipiche dello stile romanico internazionale, che Jacopo tent di imitare. Al tempo dell'abate Cirillo (1577-1581) fu costruito, con arcate di tufo, il piano superiopag. 8

dallamore (5,2), il monaco conquista lumilt (5,1), alla quale la Regola dedica un intero capitolo (7). In questo modo luomo diventa sempre pi conforme a Cristo e raggiunge la vera autorealizzazione come creatura ad immagine e somiglianza di Dio.

anche un uomo che sa ascoltare e sa imparare da quanto ascolta.

Benedetto qualifica la Regola come minima, tracciata solo per linizio (73,8); in realt per essa offre indicazioni utili non solo ai monaci, ma anche a tutti coloro che cercano Allobbedienza del discepolo deve corrispon- una guida nel loro cammino verso Dio. Per la dere la saggezza sua misura, la sua dellAbate, che nel umanit e il suo monastero tiene le sobrio discernimenveci di Cristo (2,2; to tra lessenziale e 63,13). La sua figuil secondario nella ra, delineata sopratvita spirituale, essa tutto nel secondo ha potuto mantenecapitolo della Regore la sua forza illula, con un profilo di minante fino ad spirituale bellezza e oggi. Paolo VI, prodi esigente impeclamando nel 24 gno, pu essere ottobre 1964 san considerata come Benedetto Patrono un autoritratto di dEuropa, intese Benedetto, poich riconoscere lopera come scrive Gregomeravigliosa svolta rio Magno il Sandal Santo mediante to non pot in alcun la Regola per la modo insegnare formazione della diversamente da civilt e della cultucome visse (Dial. II, ra europea. Oggi 36). LAbate deve lEuropa uscita essere insieme un tenero padre e anche un appena da un secolo profondamente ferito da severo maestro (2,24), un vero educatore. due guerre mondiali e dopo il crollo delle Inflessibile contro i vizi, per chiamato sograndi ideologie rivelatesi come tragiche utoprattutto ad imitare la tenerezza del Buon pie alla ricerca della propria identit. Per Pastore (27,8), ad aiutare piuttosto che a creare ununit nuova e duratura, sono certo dominare (64,8), ad accentuare pi con i importanti gli strumenti politici, economici e fatti che con le parole tutto ci che buono e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinsanto e ad illustrare i divini comandamenti novamento etico e spirituale che attinga alle col suo esempio (2,12). Per essere in grado radici cristiane del Continente, altrimenti non di decidere responsabilmente, anche lAbate si pu ricostruire lEuropa. Senza questa linfa deve essere uno che ascolta il consiglio dei vitale, luomo resta esposto al pericolo di fratelli (3,2), perch spesso Dio rivela al pi soccombere allantica tentazione di volersi giovane la soluzione migliore (3,3). Questa redimere da s utopia che, in modi diversi, disposizione rende sorprendentemente monellEuropa del Novecento ha causato, come derna una Regola scritta quasi quindici secoli ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, un refa! Un uomo di responsabilit pubblica, e gresso senza precedenti nella tormentata anche in piccoli ambiti, deve sempre essere storia dellumanit (Insegnamenti, XIII/1,
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vivevano in modo dissoluto, e non voleva cadere negli stessi loro sbagli. Voleva piacere a Dio solo; soli Deo placere desiderans (II Dial., Prol 1). Cos, ancora prima della conclusione dei suoi studi, Benedetto lasci Roma e si ritir nella solitudine dei monti ad est di Roma. Dopo un primo soggiorno nel villaggio di Effide (oggi: Affile), dove per un certo periodo si associ ad una comunit religiosa di monaci, si fece eremita nella non lontana Subiaco. L visse per tre anni completamente solo in una grotta che, a partire dallAlto Medioevo, costituisce il cuore di un monastero benedettino chiamato Sacro Speco. Il periodo in Subiaco, un periodo di solitudine con Dio, fu per Benedetto un tempo di maturazione. Qui doveva sopportare e superare le tre tentazioni fondamentali di ogni essere umano: la tentazione dellautoaffermazione e del desiderio di porre se stesso al centro, la tentazione della sensualit e, infine, la tentazione dellira e della vendetta. Era infatti convinzione di Benedetto che, solo dopo aver vinto queste tentazioni, egli avrebbe potuto dire agli altri una parola utile per le loro situazioni di bisogno. E cos, riappacificata la sua anima, era in grado di controllare pienamente le pulsioni dellio, per essere cos un creatore di pace intorno a s. Solo allora decise di fondare i primi suoi monasteri nella valle dellAnio, vicino a Subiaco.

simbolico: la vita monastica nel nascondimento ha una sua ragion dessere, ma un monastero ha anche una sua finalit pubblica nella vita della Chiesa e della societ, deve dare visibilit alla fede come forza di vita. Di fatto, quando, il 21 marzo 547, Benedetto concluse la sua vita terrena, lasci con la sua Regola e con la famiglia benedettina da lui fondata un patrimonio che ha portato nei secoli trascorsi e porta tuttora frutto in tutto il mondo.

Nellintero secondo libro dei Dialoghi Gregorio ci illustra come la vita di san Benedetto fosse immersa in unatmosfera di preghiera, fondamento portante della sua esistenza. Senza preghiera non c esperienza di Dio. Ma la spiritualit di Benedetto non era uninteriorit fuori dalla realt. Nellinquietudine e nella confusione del suo tempo, egli viveva sotto lo sguardo di Dio e proprio cos non perse mai di vista i doveri della vita quotidiana e luomo con i suoi bisogni concreti. Vedendo Dio cap la realt delluomo e la sua missione. Nella sua Regola egli qualifica la vita monastica una scuola del servizio del Signore (Prol. 45) e chiede ai suoi monaci che allOpera di Dio [cio allUfficio Divino o alla Liturgia delle Ore] non si anteponga nulla (43,3). Sottolinea, per, che la preghiera in primo luogo un atto di ascolto (Prol. 9-11), che deve poi tradursi nellazione concreta. Il Signore attende che noi risponNellanno 529 Benedetto lasci Subiaco per diamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insestabilirsi a Montecassino. Alcuni hanno spie- gnamenti, egli afferma (Prol. 35). Cos la vita gato questo trasferimento come una fuga del monaco diventa una simbiosi feconda tra davanti agli intrighi di un invidioso ecclesiasti- azione e contemplazione affinch in tutto co locale. Ma questo tentativo di spiegazione venga glorificato Dio (57,9). In contrasto con si rivelato poco convincente, giacch la una autorealizzazione facile ed egocentrica, morte improvvisa di lui non indusse Benedet- oggi spesso esaltata, limpegno primo ed to a ritornare (II Dial. 8). In realt, questa irrinunciabile del discepolo di san Benedetto decisione gli si impose perch era entrato in la sincera ricerca di Dio (58,7) sulla via tracuna nuova fase della sua maturazione interio- ciata dal Cristo umile ed obbediente (5,13), re e della sua esperienza monastica. Secondo allamore del quale egli non deve anteporre Gregorio Magno, lesodo dalla remota valle alcunch (4,21; 72,11) e proprio cos, nel dellAnio verso il Monte Cassio unaltura servizio dellaltro, diventa uomo del servizio e che, dominando la vasta pianura circostante, della pace. Nellesercizio dellobbedienza visibile da lontano riveste un carattere posta in atto con una fede animata
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re, ma nel 1700 ne fu murato il lato nord, volendo dare una nuova sistemazione alla parte riservata ai novizi. Il Chiostro ha la forma di un rettangolo, i cui lati lunghi vanno nello stesso senso della chiesa. Il portico, da ovest ad est, costituito da archi romanici che poggiano su colonnine in parte binate, in parte solitarie e tortili su una delle quali presente la faccia di un diavolo e su un'altra una testa umana rovesciata, con capitelli sempre diversi, in marmo bianco di Carrara, preso, dopo un terremoto, da S. Clemente, primo monastero benedettino sorto in uno degli ambienti della vicina villa di Nerone. Le cornici hanno un andamento irregolare, perch scendono e risalgono, con un effetto plastico notevole. L'architettura organica ed equilibrata di questo Chiostro non solo compensa l'assenza del mosaico, presente in altri chiostri cosmateschi, ma ne fa un esempio di stile, pressoch unico. I pezzi che compongono gli archi sono numerati progressivamente da I a XVII e sui pilastri si notano segni identici a quelli delle lastre collocate vicine orizzontalmente: ci fa pensare ad un lavoro prefabbricato a Roma e poi qui trasportato e ricomposto. Sulle pareti della galleria sono dipinti i simboli dei paesi che nel Medioevo erano sotto la giurisdizione temporale dell'abate, come Cervara (bandiera col cervo), Ponza (bandiera con i ponti) e sulle volte sono presenti pitture del secolo XIV: l'Agnello e gli Evangelisti; da notare l'occhio centrato di San Matteo, che guarda lo spettatore, da qualunque parte egli si posizioni. Il pavimento delle gallerie pi basso rispetto a quello del cortile interno, al centro del quale, dal 1578, sta un pozzo rivestito di marmi provenienti dalla villa neroniana. LATO SETTENTRIONALE Il Lato Nord del Chiostro Cosmatesco corre parallelamente alla Chiesa: il lato lungo di un rettangolo asimmetrico. Esso presenta un'apertura, non centrale, ma pi spostata ad ovest, contraddistinta da un arco centinato, a tutto sesto, schiacciato, poggiante, per ciascun lato, su un unico e massiccio capitello di
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due colonne binate poste sul muretto, che divide la galleria dal resto del chiostro. Chi dal pozzo guarda l'apertura, vede a sinistra una bifora, i cui archetti a tutto sesto e centinati poggiano sul capitello di una colonna tortile e su un robusto pilastro, posto sul muretto. Di fianco sta una quadrifora i cui archetti centinati, a tutto sesto poggiano, alle estremit, su massicci pilastri che partono dal muretto e nella parte centrale sui capitelli di colonne tortili e binate.A destra dell'apertura si trova una bifora identica a quella di sinistra e, di fianco ad essa, una coppia di cinque archetti centinati, poggianti sui capitelli di colonne binate lisce e tortili, alternate. Nella pur reale disorganicit il Lato Nord del Chiostro Cosmatesco complessivamente armonioso, in linea perfetta con le caratteristiche dell'architettura medioevale, secondo le quali fu realizzato. LATO ORIENTALE Il Lato Est del Chiostro Cosmatesco il lato pi breve dell'asimmetrico "rettangolo" che costituisce il Chiostro stesso. L'apertura centrale ed segnata da un archetto a tutto sesto, centinato, leggermente pi grande degli altri, che poggia su due capitelli di colonne binate ed ha, a ciascun fianco, una bifora i cui archetti centinati poggiano lateralmente su un robusto pilastro. Chi guarda l'apertura dal pozzo, vede partire dal pilastro di destra una quadrifora che alterna colonne singole e lisce a colonne binate altrettanto lisce, i cui archetti a tutto sesto sono grandi ed ariosi. A sinistra, invece, la quadrifora, pur presentando analoghe caratteristiche relativamente alle colonne, ha gli archetti molto pi piccoli e stretti. Tali anomalie non ostacolano la bellezza che complessivamente caratterizza il Chiostro Cosmatesco. LATO MERIDIONALE Il Lato Sud il lato lungo del rettangolo asimmetrico del Chiostro Cosmatesco. L'apertura corrispondente a quella del lato nord ed caratterizzata da un arco che poggia su due
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robusti pilastri, che si innalzano dal muretto. L'arco, a tutto sesto, pi alto degli altri archetti ed ha una centina che tocca l'aggetto della sottocornice, sulla quale si innalza il prospetto degli ambienti del monastero. Chi guarda l'apertura dal pozzo, a destra del pilastro, vede sei archetti centinati, a tutto sesto, stretti, poggianti su grossi capitelli sovrastanti una colonna tortile, centrale, e colonne lisce laterali, singole e binate. Sul pilastro che sta a sinistra dell'apertura, disegnata con vernice rossa una testa umana rovesciata. Da questo pilastro si susseguono sei archetti centinati, a tutto sesto, poggianti su colonne singole, lisce, alternate a colonne binate. L'ultimo archetto poggia su un altro grosso pilastro, dal quale partono altri sei archetti, simili ai precedenti , poggianti su colonne che si ripetono con la stessa disposizione. I pezzi che compongono gli archi sono numerati progressivamente da I a XVII e sui pilastri si notano segni identici a quelle delle lastre collocate vicine orizzontalmente; molto probabilmente il lavoro fu fatto a Roma e poi fu qui trasportato e ricomposto. LATO MERIDIONALE Il Lato Sud il lato lungo del rettangolo asimmetrico del Chiostro Cosmatesco. L'apertura corrispondente a quella del lato nord ed caratterizzata da un arco che poggia su due robusti pilastri, che si innalzano dal muretto. L'arco, a tutto sesto, pi alto degli altri archetti ed ha una centina che tocca l'aggetto della sottocornice, sulla quale si innalza il prospetto degli ambienti del monastero. Chi guarda l'apertura dal pozzo, a destra del pilaSubiaco, il Monachesimo Benedettino

stro, vede sei archetti centinati, a tutto sesto, stretti, poggianti su grossi capitelli sovrastanti una colonna tortile, centrale, e colonne lisce laterali, singole e binate. Sul pilastro che sta a sinistra dell'apertura, disegnata con vernice rossa una testa umana rovesciata. Da questo pilastro si susseguono sei archetti centinati, a tutto sesto, poggianti su colonne singole, lisce, alternate a colonne binate. L'ultimo archetto poggia su un altro grosso pilastro, dal quale partono altri sei archetti, simili ai precedenti , poggianti su colonne che si ripetono con la stessa disposizione. I pezzi che compongono gli archi sono numerati progressivamente da I a XVII e sui pilastri si notano segni identici a quelle delle lastre collocate vicine orizzontalmente; molto probabilmente il lavoro fu fatto a Roma e poi fu qui trasportato e ricomposto. CHIOSTRO GOTICO Il secondo Chiostro del monastero di Santa Scolastica, detto anche Chiostro Gotico, fu costruito tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300. La sua forma irregolare, a sei lati, deriva dallunione di due rettangoli con diverso orientamento: i lati adiacenti alla chiesa rispettano la disposizione della parte pi antica del monastero, mentre gli altri seguono una direzione che devia verso est. Forse qui un tempo stava lingresso, come si vede nell'affresco de Il miracolo della falce, posto nella galleria meridionale. Si chiama Chiostro Gotico per gli archi a sesto acuto, con doppio sguancio, che poggiano su robusti pilastri. Al centro sta un pozzo esagonale con
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San Benedetto da Norcia


compiuti dal Santo, ed anche qui non vuole semplicemente raccontare qualche cosa di strano, ma dimostrare come Dio, ammonendo, aiutando e anche punendo, intervenga nelle concrete situazioni della vita delluomo. Vuole mostrare che Dio non unipotesi lontana posta allorigine del mondo, ma presente nella vita delluomo, di ogni uomo. Questa prospettiva del biografo si spiega anche alla luce del contesto generale del suo tempo: a cavallo tra il V e il VI secolo il mondo era sconvolto da una tremenda crisi di valori e di istituzioni, causata dal crollo dellImpero Romano, dallinvasione dei nuovi popoli e dalla decadenza dei costumi. Con la presentazione di san Benedetto come astro luminoso, Gregorio voleva indicare in questa situazione tremenda, proprio qui in questa citt di Roma, la via duscita dalla notte oscura della storia (cfr Giovanni Paolo II, Insegnamenti, II/1, 1979, p. 1158). Di fatto, lopera del Santo e, in modo particolare, la sua Regola si rivelarono apportatrici di un autentico fermento spirituale, che mut nel corso dei secoli, ben al di l dei confini della sua Patria e del suo tempo, il volto dellEuropa, suscitando dopo la caduta dellunit politica creata dallimpero romano una nuova unit spirituale e culturale, quella della fede cristiana condivisa dai popoli del continente. E nata proprio cos la realt che noi chiamiamo Europa. La nascita di san Benedetto viene datata intorno allanno 480. Proveniva, cos dice san Gregorio, ex provincia Nursiae dalla regione della Nursia. I suoi genitori benestanti lo mandarono per la sua formazione negli studi a Roma. Egli per non si ferm a lungo nella Citt eterna. Come spiegazione pienamente credibile, Gregorio accenna al fatto che il giovane Benedetto era disgustato dallo stile di vita di molti suoi compagni di studi, che
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San Benedetto, Fondatore del monachesimo occidentale, e anche Patrono del mio pontificato. Comincio con una parola di san Gregorio Magno, che scrive di san Benedetto: Luomo di Dio che brill su questa terra con tanti miracoli non rifulse meno per leloquenza con cui seppe esporre la sua dottrina (Dial. II, 36). Queste parole il grande Papa scrisse nellanno 592; il santo monaco era morto appena 50 anni prima ed era ancora vivo nella memoria della gente e soprattutto nel fiorente Ordine religioso da lui fondato. San Benedetto da Norcia con la sua vita e la sua opera ha esercitato un influsso fondamentale sullo sviluppo della civilt e della cultura europea. La fonte pi importante sulla vita di lui il secondo libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno. Non una biografia nel senso classico. Secondo le idee del suo tempo, egli vuole illustrare mediante lesempio di un uomo concreto appunto di san Benedetto lascesa alle vette della contemplazione, che pu essere realizzata da chi si abbandona a Dio. Quindi ci d un modello della vita umana come ascesa verso il vertice della perfezione. San Gregorio Magno racconta anche, in questo libro dei Dialoghi, di molti miracoli
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IL CUBICOLO DELLA VELATA Il cubicolo prende il nome dall'affresco della lunetta di fondo, raffigurante una giovane donna in ricca tunica e col capo velato,con le braccia alzate in atteggiamento di preghiera. Ai lati della figura orante sono rappresentate due scene probabilmente riferentisi a momenti importanti della vita della defunta. Al centro della volta dipinto il Buon Pastore nel giardino paradisiaco. Gli episodi dell'Antico Testamento dipinti nell'ambiente simboleggiano la salvezza: infatti, come per l'intervento divino furono salvati i tre giovani ebrei dal fuoco, Isacco dal sacrificio della sua vita e Giona dal mostro, cos l'anima cristiana ottiene la salvezza grazie alla Redenzione. Le pitture, incredibilmente ben conservate, sono datate alla seconda met del terzo secolo. LA CAPPELLA GRECA Ambiente riccamente decorato con pitture di stile pompeiano, finto marmo e stucchi, presenta una forma particolare con tre nicchie per sarcofagi sul fondo e un bancone per refrigeri sul lato sinistro. Sono molti gli episodi dell'Antico e Nuovo Testamento qui raffigurati e anche alcuni simboli della mitologia pagana che alludono all'immortalit e alla risurrezione: le stagioni e la fenice che esce dal rogo. Nell'arco di fondo viene raffigurata un banchetto, la cosiddetta "Fractio Panis," e nell'arco di fronte Ges che chiama Lazzaro fuori dalla tomba. Ci sono le figure bibliche che richiamano la salvezza attraverso l'acqua del battesimo (No e Mos) e quelle che mostrano questa salvezza prefigurata nell'Antico Testamento: Daniele tra i leoni, i tre giovani nella fornace e Susanna accusata dai vecchioni e salvata dal profeta Daniele. LA PIU' ANTICA IMMAGINE DELLA MADONNA Sul soffitto di una nicchia approfondita a galleria per la presenza di una tomba venerata, c' lo stucco, in parte caduto, del Buon Pastore, immagine di Cristo in un giardino con alberi in stucco e rami e fiori dipinti in verde e rosso. All'estrema destra della pittura si pu
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ammirare una scena suggestiva: la Madonna seduta col Bambino sulle ginocchia e accanto a lei un profeta in tunica e pallio che addita una stella, allusione alla profezia di Balaam:"Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele." (Nu 24,15-17) Lo stile e la localizzazione (nella parte iniziale del cimitero) la fanno ritenere l'immagine della Madonna pi antica del mondo: inizi del III secolo.

parapetto e colonne di marmo, che, un tempo appartenevano alla villa neroniana. Nel lato ovest, allaltezza del terzo e del quarto arco, possibile ammirare il campanile e il monte Francolano. La parete del lato nord ornata di reperti provenienti dalle diverse chiese del monastero e dalla villa di Nerone. In una lapide, murata su un pilastro posto dirimpetto al portale della chiesa, raffigurato il noto simbolo eucaristico: due cervi si abbeverano ad un recipiente poggiato su una pianta. Sulla schiena dellanimale di sinistra sta unepigrafe, che allude alla consacrazione della chiesa di Santa Scolastica (4 Dicembre 980). Non chiaro , invece, il significato delliscrizione posta nella parte superiore della lapide. Dal XIII secolo in questo luogo vennero stipulati gli atti pubblici, perci era accessibile anche ai laici; tale prassi cess con labate Cirillo (1577-1581), che apport radicali modifiche alla vita monastica. ARCO GOTICO - FLAMBOYANT Il lato ovest del secondo chiostro del monastero di Santa Scolastica presenta al suo inizio un grande Arco "flamboyant", del 1400, a doppia arcata, dal quale si vede la facciata della chiesa gotica e il campanile romanico. Grande importanza assumono i due archivolti, con larga modanatura a gola: l'arco interno acuto e ornato di grosse foglie, quello esterno a chiglia, con nicchie all'imposta e fiore sulla cuspide. La novit dell'Arco sta proprio nella curvatura, detta appunto "a profilo di chiglia" dell'arcata esterna, che fu un elemento decorativo notevole nel gotico d'oltralpe; si us soprattutto nelle entrate delle chiese e in qualche facciata, ma fu poco presente in Italia. La prima arcata contiene, in tenero calcare, figure di patriarchi o di profeti dai volti barbuti, sorretti da mensole; nella seconda arcata
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sono rappresentati alcuni angeli che incorniciano la statua della Madonna in trono, posta al centro. Questo particolare, unico in Italia, si trova, invece, in portali gotici d'oltralpe soprattutto spagnoli e catalani. L'influsso catalano, evidente nell'Arco, testimonia la presenza nel monastero, in quel periodo, di monaci spagnoli e di altre nazionalit europee, secondo l'apertura culturale ed artistica dei monasteri sublacensi, e la presenza di un abate spagnolo (il cardinale Torquemada). Un'ulteriore conferma dell'influsso iberico data dall'edicola rettangolare che inquadra l'Arco e che risulta leggermente aggettante rispetto al muro. Gli Spagnoli avevano ereditato questo elemento architettonico dagli Arabi, dei quali per anni subirono la presenza. CHIOSTRO RINASCIMENTALE Il primo Chiostro o Chiostro Rinascimentale la parte pi recente del monastero di Santa Scolastica. La sua costruzione inizi nel 1580, durante labbaziato di Cirillo di Montefiascone e fu portata a termine nel 1689, quando era abate Michelangelo Inurea, fratello del doge Luca Maria. Il lato ovest, ricostruito dopo il bombardamento del 23 Maggio 1944, e il lato sud sono formati da archi poggianti su robusti pilastri; il lato nord ed il lato est, che, prima del 1580, costituivano la facciata e lingresso del monastero, sono oggi occupati da altri edifici. Affreschi di autore ignoto, risalenti al 1600, si trovano sui pilastri del lato sud e raffigurano i papi che, nel tempo, visitarono il cenobio: Gregorio IX, Alessandro IV, Urbano VI, Pio II. Sulla parete dello stesso lato si trovano, incorniciate, fotocopie di documenti, di codici e di incunaboli presenti nella biblioteca del monastero, come la Regola di San Benedetto e il Regesto del IX secolo, nonch fotografie che testimoniano la visita degli ultimi papi: Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II.
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MUSEO Il Museo oggi collocato in locali sottostanti il monastero di Santa Scolastica, restaurati dallamministrazione della Provincia di Roma con fondi del Giubileo del 2000. Un tempo, al suo posto, si trovava il vecchio frantoio; sono ancora visibili, infatti, buche profonde un paio di metri, coperte da lastre di vetro, che indicano il luogo nel quale un tempo si raccoglieva lolio. Nel museo sono presenti oggetti diversi riguardanti le scienze geologiche, archeologiche, paleontologiche, etnologiche e strumenti scientifico-didattici per la scuola. dedicato a Luigi Ceselli, ex ufficiale del Genio pontificio, presidente della sezione di scienze naturali nellAccademia Pontificia della Concezione, presidente della sezione di mineralogia nellaccademia pontificia dei Quiriti, membro onorario dellIstituto Filotecnico Nazionale e socio corrispondente di altre Accademie nazionali e straniere. Egli raccolse ossa di animali preistorici e molti oggetti di utilit quotidiana, necessari ad evidenziare il modo di vivere, familiare e sociale, dellepoca di appartenenza (dal VI secolo a. C. fino allet tardo-antica), che sono oggi preziosissimi, poich lespansione edilizia ha distrutto buona parte dei siti archeologici dai quali provengono. Il Ceselli mor nel 1882 e della sua collezione non si seppe nulla sino al 1915, quando Marco Ceselli, suo nipote ed erede, ne fece dono alla comunit benedettina di Subiaco, per onorare anche lo zio Mariano, fratello di Luigi Ceselli, che era stato monaco in questa comunit. I reperti furono schedati e ordinati da Don Antonio Caselli, professore di scienze nel seminario di Parma e furono messi a disposizione di insegnanti e studenti del seminario diocesano di Subiaco. Le rovine causate al monastero dallultima guerra non risparmiarono il museo e i cimeli in esso custoditi, che solo in parte furono recuperati. Nel 1953 labate Salvi si interess presso il Ministero della Pubblica Istruzione, perch il patrimonio del museo venisse salvaSubiaco, il Monachesimo Benedettino

to. Il recupero inizi solo nel 1970, ad opera del Direttore Generale delle Antichit e Belle Arti, dottor Vito Agresti, per merito del quale arrivato sino a noi. BIBLIOTECA Nel monastero di Santa Scolastica, al piano superiore del lato nord del chiostro gotico, con finestre ad arco che vi si affacciano, collocata la Biblioteca. Nella Regola San Benedetto impose ai monaci la lettura di libri sia privata, che comunitaria, soprattutto in particolari momenti dellanno liturgico. Era, quindi, necessario un luogo dove conservarli, ma a Santa Scolastica non rimasto alcun segno di tale pratica. Si sa, invece, che alla fine del 1100 labate Giovanni V, amante della cultura, dot il monastero di uno Scriptorium, nel quale chiam miniatori di grande fama da monasteri italiani e stranieri. Commission il Sacramentarium Sublacense, che oggi si trova alla Biblioteca Vallicelliana di Roma e molti altri libri, dando origine ad una vera e propria biblioteca. Anche i suoi successori fecero altrettanto, cos che alla fine del 1300 la biblioteca di Santa Scolastica poteva contare diecimila volumi. Nei secoli successivi molti libri andarono dispersi, ma nel 1465 due stampatori di Magonza, i chierici A. Pannartz e C. Sweynheym, vi impiantarono la prima tipografia italiana. Si mise fine, cos, ad attivit connesse con la preparazione di materiali scrittori, con la copiatura dei testi e con la loro ornamentazione, ma si diede vita, il 29 Ottobre 1465, al primo libro stampato in Italia, in uno stile tipografico detto stile Subiaco. Molti altri libri furono stampati, ma non sempre gelosamente custoditi; fino al 1848, quando fu curato il riordinamento della Biblioteca e dellarchivio e furono acquistate opere riguardanti la Storia della Chiesa, la Sacra Scrittura, classici latini ed autori stranieri. Durante le incursioni garibaldine i libri furono nascosti in un luogo sconosciuto. Nel 1873 furono confiscati dallo Stato e, come gli altri beni del
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DAL BASSO MEDIOEVO AL XVI SECOLO Traslate le reliquie all'interno della citt, le catacombe furono completamente abbandonate; gli accessi furono ostacolati dalla vegetazione e dalle frane, i santuari e i cimiteri caddero nell'oblio. Durante il Medioevo si perse ogni traccia della loro ubicazione e si faceva gran confusione sui nomi. Le uniche catacombe ad essere ricordate furono quelle di San Sebastiano, di San Lorenzo (o di Ciriaca) e di San Pancrazio. ET MODERNA In epoca moderna furono accidentalmente riscoperte nel XVI secolo e cominciarono ad essere esplorate prima con Antonio Bosio (1575-1629 col suo libro postumo Roma Sotterranea del 1634) e soprattutto con le ricerche di Giovanni Battista de Rossi (1822-1894). Negli anni cinquanta del XX secolo furono ritrovate molte catacombe nei pressi di Roma. TIPI DI SEPOLTURA Le catacombe romane sono costituite da gallerie sotterranee (ambulacra), lungo le cui pareti erano ricavate le tombe (loculi). I loculi, generalmente disposti su file verticali (pilae), potevano contenere uno o pi cadaveri; esternamente erano chiusi da lastre di marmo, su cui spesso erano incisi il nome del defunto ed il mestiere, accompagnati da elementi simbolici cristiani o ebraici. Un'altra tipologia di sepoltura, tipica delle catacombe romane, l'arcosolio (arcosolium), costituito da una nicchia arcuata sovrastante una lastra marmorea posta in orizzontale, che chiudeva la tomba (il solium sub arcu). L'arcosolio poteva essere semplice (ossia per una sola persona), oppure composito, fino ad accogliere le sepolture di una intera famiglia. Lungo i corridoi non sono infrequenti i cubicoli (cubicula), camere sepolcrali di forma quadrata o poligonale, contenenti pi loculi o arcosoli destinati a membri della stessa famiglia o di famiglie imparentate tra loro; oppure le cripte (cryptae), cappelle decorate con
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affreschi (la pi conosciuta la "cripta dei papi" nella catacomba di san Callisto). Infine, per ragioni di spazio alcune tombe erano scavate anche nel pavimento dei corridoi (formae): questa tipologia di sepoltura era diffusa soprattutto nei pressi della tomba di un martire, luogo ricercato dai primi cristiani per la loro ultima dimora. CATACOMBE DI SANTA PRISCILLA LA REGINA DELLE CATACOMBE La catacomba di Priscilla, conosciuta in tutti i documenti topografici e liturgici antichi, si apre sulla via Salaria con ingresso presso il monastero delle Suore Benedettine di Priscilla. Per la sepoltura di numerosi martiri questa catacomba era denominata nell'antichit "la Regina delle catacombe". Il cimitero, scavato tra il II e il V secolo, inizia da tre nuclei originariamente indipendenti e separati tra loro, dei quali i principali sono: un arenario, il criptoportico di una villa e l'ipogeo a carattere familiare degli Acilii Glabrioni. LE GALLERIE CIMITERIALI Scavate nel tufo, si snodano per circa 13 chilometri in percorsi irregolari, ogni tanto interrotte da piccole stanze, i cubicoli, tombe di famiglia o sepolcri venerati. Il corpo del defunto, avvolto in un sudario e senza una cassa, veniva adagiato in una stretta insenatura rettangolare, detta loculo, scavata nelle pareti delle gallerie. Le lastre di chiusura, in marmo o in terracotta, sono state quasi completamente asportate col passare del tempo. Alcuni frammenti di iscrizioni in latino o in greco sono affissi sulle pareti o sui muri di sostegno eretti in zone pericolanti. Piccoli buchi tra una tomba e l'altra servivano per appoggiare le lucerne a olio che illuminavano il percorso.
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Domenica 21 agosto
PROGRAMMA MATTINA: ore 9.00 partenza da Subiaco per Roma (Catacombe di santa Priscilla), arrivo previsto ore 10.30 (Visita di 1 ora e ripartenza per Tivoli) ore 12.30-13.00 pranzo a Tivoli: . Trattoria Pizzeria Buca Di Sant'Antonio Vicolo S. Antonio 19 tel: 0774 318961 (Sig. Massimo Martone) ore 15.30 partenza per Giussano (cena al sacco) ore 24.00 previsto rientro no, al tempo di Nerone (tra il 64 e il 67), Domiziano (solo nel 96), Decio (249-251), ValeLe catacombe di Roma sono antiche aree riano (253-260) e Diocleziano (303-305). cimiteriali sotterranee ebraiche e cristiane. III E IV SECOLO Erano solitamente scavate nel tufo al di fuori Nel III secolo, gi nella sola Roma, si contavadell'antica cinta muraria della citt, dato che no 25 cimiteri, alcune delle quali erano in all'interno della quale non era possibile seppossesso della Chiesa (ad esempio le catapellire i defunti (hominem mortuum in urbe combe di San Callisto, dato neve sepelito neve urito, che Ippolito Romano scrisse "Non si seppellisca n si nei Philosophumena che cremi nessun cadavere in papa Zefirino nomin il citt") diacono Callisto custode e STORIA amministratore della cataI E II SECOLO comba). Nella prima met I nuclei pi antichi delle catadel III secolo, inoltre, Roma combe romane risalgono alla fu suddivisa in sette regioni fine del II secolo. Precedenecclesiastiche: ad ognuna di temente i cristiani venivano esse vennero assegnati sepolti insieme con i pagani; luoghi di culto e diverse quando la comunit divenne catacombe per la sepoltura pi numerosa, fu necessario dei cristiani. Nel 313, il creare cimiteri collettivi. Per Cristianesimo divent relirisolvere il problema dello gione legittima ed almeno spazio e grazie alla facilit all'inizio furono in molti a dello scavo nel banco di tevoler essere sepolti vicino nero tufo sottostante la citai martiri. t, essi vennero realizzati con gallerie sotter- DAL V AL IX SECOLO ranee a pi piani. All'inizio le catacombe ven- Gi dal V secolo si cominci ad abbandonare nero utilizzate esclusivamente per scopi fune- l'uso della sepoltura nelle catacombe, che rari e per il culto dei martiri ivi sepolti. L'opi- continuarono comunque ad essere meta di nione comune che vuole che esse fossero pellegrini a scopo di devozione. utilizzate come nascondigli dai cristiani perse- Tra l'VIII ed il IX secolo, in seguito ai saccheggi guitati probabilmente priva di fondamento. dei barbari, i santuari vennero gradualmente Del resto le persecuzioni caratterizzarono abbandonati e le sacre reliquie furono traslasolamente alcuni periodi dell'Impero Romate nelle chiese.

Catacombe di Roma

Capitolo Vecchio. Sullarchitrave, separate da una cornice a mosaico, stanno due iscrizioni, che dicono: SIT PAX INTRANTI SIT GRATIA DIGNA PRECANTI e LAURENTIUS CUM IACOBO FILIO SUO FECIT HOC OPUS. La firma del marmoraro ci fa capire che anche in questa parte dello Stato Pontificio, finora poco toccata dal grande rinnovamento religioso voluto da Innocenzo III, arrivava larte cosmatesca, espressione e contrassegno delloperato di questo papa, che lasci unimpronta particolare nella Roma solenne e ufficiale di allora. Allinterno, sopra la porta, si trova un dipinto del 1400, che raffigura una Madonna col Bambino, di Scuola Umbra e, nella volta, si possono ammirare quattro imMONASTERO DI S. BENEDETTO Pio II, visitando il Monastero di San Benedet- magini, forse della stessa Scuola. I dipinti della parete sinistra sono del XVI to nel 1461, lo defin nido di rondini. Incassato nella roccia a strapiombo sulla valle secolo: al centro il Redentore e ai lati i quatsottostante, tale appare al visitatore che per- tro Evangelisti, ognuno dei quali ha alle spalle paesaggi lontani. In uno di questi raffigurato corre il Bosco Sacro. Pareti, volte e scale, il Sacro Speco, con vie di accesso diverse da perfettamente integrate nella pietra cui si quelle attuali, cosa estremamente importante appoggiano, con la loro irregolarit, garantiscono unautentica suggestione in chi si avvi- per conoscere la sua evoluzione architettonica nei secoli. Nella lunetta, inoltre, rapprecina per visitarlo. sentata la Sacra Famiglia e Santi, suggestiva Composto da due Chiese sovrapposte e da eco dellesperienza fiorentina e toscana di Cappelle e grotte, interamente affrescate in Pietro Perugino (sec. XVI). epoche diverse, costituisce un monumento unico, per bellezza e spiritualit, tra quanti la CORO Tra la seconda campata della Chiesa Superiostoria della Chiesa e dellArte hanno abbonre e il braccio destro del Transetto, di fronte dantemente dotato il nostro Paese. alla cappella pi lontana dallaltare si apre INGRESSO lingresso ad un piccolo ambiente dove LIngresso al Monastero di San Benedetto situato il Coro. ancor oggi costituito da una piccola entrata, Al di sopra degli scanni lignei, sulle quattro sulla quale sta una croce a mosaico del XIII pareti sono affrescate una Crocifissione con secolo. La porta, opera di un marmoraro rola Madonna, San Giovanni, San Benedetto e mano, molto probabilmente smembrata, Santa Scolastica, LAngelo Custode, una spostata e successivamente salvata come Madonna con Bambino, Angeli e Santi e la pezzo di spoglio nelle trasformazioni che il monastero sub, immette in una galleria, che Deposizione dalla Croce. Sulla sinistra c un organo del 1700, ad avviaa sua volta, conduce in una stanza detta del mento manuale. monastero, furono messi allasta; Santa Scolastica divenne monumento nazionale. Successivamente un monaco fu incaricato di ordinare i libri e i manoscritti rimasti, che, nel 1875, ammontavano a 5256 e che, nel 1894, diventarono 8000. Oggi la biblioteca Biblioteca Statale annessa al Monumento Nazionale di Santa Scolastica e contiene 100.000 volumi, 3780 pergamene, 15.000 documenti cartacei dal 1500 in poi, 440 codici manoscritti e 213 incunaboli, di cui solo 3 stampati a Subiaco: un Lattanzio e due De civitate Dei. Dal 1996 ospita il famoso Archivio Colonna, che lha arricchita e le ha dato ulteriore prestigio.
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CHIESA SUPERIORE La Chiesa Superiore la struttura pi alta del Sacro Speco e fu lultima parte del santuario ad essere costruita. Il suo interno formato da due Campate irregolari, sia in pianta che in elevazione, conseguenza delle varie modifiche apportate. La Campata pi esterna, vicino allingresso, rettangolare ed molto pi alta di quella interna; le separa un arco, al di sopra del quale sta laffresco della Crocifissione. La prima Campata tagliata da un arco trasversale, che poggia su mensole decorate con motivi a foglie: da qui partono i costoloni della prima crociera verso lentrata, che si interrompono dal lato della parete della Crocifissione, dopo aver appena accennato alla linea curva di un altra crociera, mai realizzata. La seconda Campata presenta una crociera molto pi bassa, senza costoloni. Alcuni gradini immettono nel Transetto, un tempo separato dalla Chiesa tramite un muro e che, oggi, costituisce una specie di iconostasi. Labside scavata nella roccia e di fianco ha un piccolo spazio rettangolare, al quale si accostano le cappelle quadrangolari del braccio destro del Transetto. Ogni spazio disponibile affrescato e ci in parte nasconde le incongruenze presenti. Una anomalia vistosa, ad esempio, costituita dal pulpito che si trova, per chi entra, sulla parete sinistra della prima Campata, cio in fondo alla Chiesa, alle spalle dei fedeli. Allesterno, inoltre, sul lato destro, in corrispondenza della prima Campata, ci sono i resti di una facciata; si vedono, infatti, nellintercapedine tra il fianco della Chiesa e il monastero, una porta murata, con spigoli smussati e una lunetta trilobata, sormontata da un rosone
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polilobato, al di sopra del quale sta una cornice di archetti intrecciati, in pietra. molto probabile che la facciata terminasse a capanna e che la porta stessa avesse una copertura, come dimostrano gli incassi a solco e le mensole. Sopra il rosone, invece del calcare, c il tufo e questo fa supporre un innalzamento della struttura. Lipotesi pi accreditata , quindi, che la Chiesa Superiore fosse costituita inizialmente solo dal vano della prima Campata, con ingresso e pulpito nella parete di fronte: poteva essere uno spazio di stretta clausura, visto che tutti gli altri luoghi erano accessibili ai numerosi pellegrini. Questo ambiente potrebbe essere stato collegato col monastero che labate Bartolomeo II (1318-1343) aveva ingrandito creando il chiostro. Gli ambienti pi antichi, un tempo esclusi, potrebbero essere stati inglobati e potrebbe essere stata demolita la parete corrispondente a quella dellattuale arco con laffresco della Crocifissione. Le volte della prima Campata sarebbero state rialzate e si sarebbe tentato di dividere lo spazio per ottenere tre campate uguali, ma, e non si conosce il perch, i lavori si interruppero e tutto rimase come oggi si vede. Questo sembra confermato anche dalle decorazioni: nella prima Campata lavorarono i Senesi, chiamati dallabate Bartolomeo da Siena (1363-1369) e, intorno al 1430, quando si decise di sospendere i lavori, i maestri umbro-marchigiani ornarono la parete pi interna della Chiesa ed il Transetto. PRIMA CAMPATA Chi entra nella Chiesa Superiore del Monastero di San Benedetto, non pu non essere colpito dalla Crocifissione, opera davvero imponente del Maestro trecentesco del Sacro
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sviluppato l'economia agraria e hanno organizzato lavori di bonifica con tecniche talora anche originali, come le marcite in Lombardia, per incrementare la produzione. In queste terre bonificate essi hanno edificato, quali centri di irradiamento spirituale, le loro abbazie dai nomi composti con riposanti aggettivi esornativi che creano una sensazione di luce, di freschezza, di profumo con trasparente riferimento alla vita spirituale: Chiaravalle, Aiguebelle, Fontfroide, Bonneval, Clairmont. Con l'applicazione dei loro principi spirituali alla costruzione dei monasteri, essi hanno impresso all'architettura religiosa un carattere di forza, di grandezza, di semplicit che ha fortemente contribuito alla nascita e allo sviluppo dell'arte gotica cos da meritare l'appellativo di missionari dell'arte gotica. Le abbazie cistercensi presentano, dal punto di vista architettonico, una uniformit di linea ed una disposizione costante degli ambienti, secondo le esigenze della loro spiritualit monastica, pur adattandosi alle condizioni ambientali, alla configurazione del terreno, al corso delle acque e dei venti. La semplicit dello stile e la funzionalit della struttura sono un' esigenza di spiritualit ed un manifesto di povert di cui l'Ordine fa professione. Dagli Statuti sono severamente proibiti gli affreschi, le sculture, le opere di oreficeria, i cori riccamente intagliati, i preziosi paramenti liturgici e quanto potrebbe apparire", per ostentazione e ricchezza, contrario alla gravitas cistercense. La novit e l'importanza storica dell'Ordine cistercense consistette, forse, nell'aver attuato il ritorno all'osservanza letterale, alla puritas, della Regola di
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san Benedetto come presupposto di fuga dal mondo. Nei primi anni non fu necessario insistere sulla semplicit e su1l'austerit di vita, sia nelle costruzioni che negli ornamenti e nelle cerimonie di culto, in quanto la povert stessa imponeva tali restrizioni. L'abate Alberico, secondo l'Exordium Parvum, inculcava solo la perfetta osservanza della Regola di san Benedetto e l'austerit di vita dei monaci che, con la rinunzia alle rendite feudali, volevano vivere con il lavoro delle proprie mani, per adeguarsi alla povert del Cristo. Gli edifici, l'arredamento, le vesti e i vasi liturgici erano permeati di spirito di povert. In architettura la sola imposizione tassativamente formulata dal capitolo generale consisteva nel proibire campanili in pietra, ritenuti inutili in quanto le abbazie erano costruite lontane dai centri abitati e dalle vie di comunicazione. Lo spirito di povert determin soprattutto in seguito alla violenta requisitoria di Bernardo, nell'Apologia, la decisione di escludere opere di scultura e di pittura nelle chiese, nei chiostri e nelle altre parti del monastero. San Bernardo, senza condannare altre forme architettoniche, proponeva con trasporto un'architettura religiosa concepita secondo una pura razionalit L'architettura cistercense non tanto affermazione di un'esigenza estetica, quanto espressione di un ideale monastico vissuto nella povert nell'umilt e nel lavoro. Cos pi facile comprendere la mancanza di statue, di affreschi, di lampadari cesellati e di sculture nelle chiese cistercensi, che presentano gli stessi caratteri in quanto espressione di una stessa spiritualit. I Cistercensi hanno saputo creare, nella pratica della povert e in spirito di semplicit una struttura razionale, funzionale, pulita e decorosa, servendosi della pietra e del cotto, materiali pi facilmente reperibili.
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ste parole: "Bisogna tener presente che tutti i suddetti monasteri non dispongono neanche dei libri e della suppellettile necessari per la celebrazione dell'ufficio divino". Nel 1623, la comunit ridotta a soli otto religiosi, fu annessa con altre otto abbazie alla Congregazione Cistercense Romana, sorta ad opera di papa Gregorio XV. Il pontefice con questo atto cercava di dare nuovo stimolo ad alcune abbazie del Regno di Napoli e dello Stato Pontificio. Ma la situazione all'interno dell'abbazia non miglior. Solo nel 1717 questo centro religioso conobbe una buona rinascita grazie all'opera di Clemente XI , in precedenza abate commendatario di Casamari. Questi rimosse dall'abbazia i cistercensi della Provincia Romana e introdusse una colonia di monaci cistercensi riformati, detti anche Trappisti, provenienti da Buonsollazzo, in Toscana. EPOCA CONTEMPORANEA Il 13 maggio del 1799 soldati francesi di ritorno da Napoli si fermarono a Casamari e, dopo aver ucciso alcuni religiosi, la depredarono. Dal 1811 al 1814 l'abbazia fu soggetta ai soprusi del regime napoleonico, ateo e materialista. Il pontefice Pio IX, cerc di riportare in auge l'abbazia. Purtroppo, per durante la lotta che vide opposti i soldati borbonici a quelli Piemontesi; questi ultimi incendiarono grande parte dell'edificio. Nel 1874 l'abbazia fu dichiarata monumento nazionale: da allora cominci a riacquistare una posizione di prestigio e una certa floridezza economica. Raggiunse l'apice della sua rinascita ne1 1929, quando la congregazione di Casamari fu aggregata alle altre dell'Ordine Cistercense. Nel dicembre di quell'anno, inSubiaco, il Monachesimo Benedettino

fatti, Casamari fu eletta canonicamente congregazione monastica e riaggregata giuridicamente all'ordine, come le altre congregazioni. Se nel 1929 contava appena 50 monaci, distribuiti in 5 monasteri (Casamari, San Domenico di Sora, Valvisciolo, Santa Maria di Cotrino a Brindisi e Santa Maria della Consolazione a Lecce ), attualmente la congregazione di Casamari conta circa 200 monaci in 18 monasteri. Nel corso degli anni, difatti, sono stati aggregati all'abbazia di Casamari i monasteri di San Domenico di Sora, di Valvisciolo, di Chiaravalle della Colomba, di S. Maria di Piona, di S. Maria Assunta in Asmara, della Certosa di Trisulti, di S. Maria di Chiaravalle in Brasile, di S. Maria di Mendita in Etiopia, della certosa di Firenze, di Nostra Signora di Fatima negli Stati Uniti, della Certosa di Pavia. La casa madre di tutta la Congregazione l'abbazia di Casamari. Le fondazioni in Eritrea e in Etiopia sono state erette per incarico del pontefice Pio XI che, nel 1930, ha dato mandato alla comunit di Casamari della diffusione del monachesimo cattolico in queste nazioni: sono sorti, pertanto, sei monasteri e delle stazioni missionarie, con quasi 100 monaci. L'abbazia di Casamari divenuta in questi anni sede di varie attivit che ancora oggi vedono impegnati i monaci che, oltre alla partecipazione assidua alla preghiera, curano anche l'insegnamento presso il collegio San Bernardo, interno all'abbazia, la farmacia, la liquoreria, il restauro dei libri, la gestione della biblioteca e del museo archeologico. ARCHITETTURA E SPIRITUALIT L'architettura delle abbazie cistercensi strettamente legata alla storia ed alla spiritualit dell'Ordine, ne rispecchia la robustezza interiore e la semplicit. I Cistercensi hanno
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Speco, dipinta nella parete di fronte allingresso. Il corpo di Ges, disegnato con veridicit e con seria partecipazione, accompagnato da numerosi particolari, che costituiscono mere isole compositive e cromatiche, non stonate rispetto allunit dellopera. Un sapiente gioco di sguardi e di gesti, infatti, ricompone il tutto e lo spettatore stesso ne coinvolto. La sua attenzione attratta dal volto sereno di Ges morto e poi scorge i tanti episodi secondari, ma importanti, quali il gruppo delle pie donne, quello degli armati e dei notabili, che si muovono sul pendio o tra le croci, gli angeli sgomenti, i ladroni vigorosamente legati, la Maddalena che tende la mano, giovani del tutto indifferenti, i soldati che giocano a dadi per spartirsi le vesti e colei che regge il corpo di Maria svenuta, di giottesca ispirazione. La parete, a destra di chi entra, divisa in tre zone o registri. Nel registro inferiore sono rappresentati: Il Tradimento di Giuda con conseguente Fuga degli Apostoli e, ancora pi a destra, La Flagellazione. In questi affreschi evidente limpostazione generale del Maestro trecentesco, ma anche la mano degli Aiuti. Ne La Flagellazione la prospettiva appare trascurata, soprattutto se si guarda la colonna di un piccolo loggiato a volta, alla quale legato Ges. Nel registro mediano, rappresentato Il Giudizio di Pilato e Il Viaggio al Calvario, con grande ricchezza di particolari ed imponente movimento di personaggi. Ne Il Giudizio descritta la citt trecentesca con mura merlate alla guelfa, terrazze e loggette; Pilato rappresentato come un giudice medioevale di fronte a Cristo in veste regale. Ne Il Viaggio al Calvario si assiste al galoppo di Armati tra soldati e popolani e al centro
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Trombettieri schierati in duplice fila, che introducono al camminare di Ges, preceduto e seguito da persecutori, ladroni e soldati. Laffresco del terzo registro, rappresenta La Pentecoste, descritta secondo il modo tradizionale: i dodici Apostoli, identificabili dal nome sottoscritto, sono seduti, in atto di ricevere le lingue di fuoco. Anche la parete di sinistra, a destra della Crocifissione, divisa in tre zone. Nel primo registro rappresentata: Lentrata in Gerusalemme di Ges, accolto da fanciulli in festa e da canti di giovani, ma nelle facce dei Notabili della citt evidente il presentimento della imminente sciagura. Un poco pi avanti sta laffresco delle Marie al Sepolcro, nel quale il Maestro ha ripreso le Marie di Duccio da Boninsegna. Nel secondo registro laffresco rappresenta LIncontro di Cristo con la Maddalena. La donna tesa verso Ges, che inalbera la rossa bandiera crociata e le impedisce il contatto. Accanto a questo, un altro affresco rappresenta Lincredulit di Tommaso. Nel terzo registro rappresentata LAscensione, tra Angeli in festa, Maria, i Discepoli e le Pie Donne. Nelle vele della volta sono dipinti i quattro dottori della Chiesa Latina, assisi su cattedre gotiche che, nel dorsale, hanno il busto di un evangelista. SECONDA CAMPATA La seconda Campata della Chiesa Superiore del Monastero di San Benedetto un ambiente pi antico rispetto alla Prima Campata e lo dimostra la volta, molto pi bassa e priva di costoloni. C chi lo ritiene il nucleo originario della costruzione, in seguito ampliata con la Prima Campata, molto pi alta, dalla quale lo separava il muro, successivamente abbattuto e sostituito con larco, al di sopra del quale,
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nella controparete, dipinta la Crocifissione. Gli affreschi, che riempiono tutti gli spazi, sono attribuiti a pittori di Scuola UmbroMarchigiana, che vi operarono sin dai primi anni del 1400. Nella parete di fondo, in un affresco molto deteriorato, rappresentato San Benedetto in cattedra, con abiti pontificali, insieme a santi e a membri della famiglia Anicia. Nella parete a sinistra sono tre affreschi: San Benedetto tentato dal diavolo, San Benedetto che rotola fra le spine e San Benedetto che prega nella grotta. Nella lunetta, vicino allingresso, si vede, a destra, Il miracolo del veleno e a sinistra La guarigione del monaco indemoniato, opere di mano diversa rispetto alle altre descritte, che presentano figure di scarsa plasticit, in ambienti architettonicamente curati, ma scarsamente prospettici. Nelle vele della volta sono dipinti San Mauro, San Gregorio Magno, San Romano, San Martino e, al centro, LAgnello. TRANSETTO Al Transetto della Chiesa Superiore del Monastero di San Benedetto si accede attraverso alcuni gradini, costruiti durante i lavori di restauro del 1853, per collegare questo ambiente con le due Campate; tale ingresso fu chiuso, in epoca imprecisata, da un muro, al quale fu addossato un altare. rimasta documentazione di ci in due litografie, ancor oggi ben conservate. Il restauro inser i gradini in una specie di iconostasi, tuttora visibile, secondo il gothic revival, espressione culturale vigente nella seconda met del XIX secolo. Ogni spazio del Transetto fu affrescato dagli artisti di Scuola Umbro-Marchigiana, presenti
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al Sacro Speco nei primi anni del 1400. Nella prima Cappella a sinistra si possono ammirare: una Crocifissione, Santa Caterina del Monte Sinai e i Padri del deserto. Davanti alla stessa Cappella si vede una Madonna col Bambino, San Pietro e San Paolo e un San Cristoforo. Dietro laltare sta una Crocifissione. Nellarco tra laltare e le altre due cappelle di destra dipinto l Ultimo colloquio di San Benedetto e Santa Scolastica, nel quale stato notato linflusso di Ottaviano Nelli di Gubbio e di Lorenzo Salimbeni di San Severino Marche, dai quali il Maestro Umbro trasse ispirazione. Nelle pareti laterali della prima Cappella a destra, di quella cio, pi vicina allaltare, stanno una Crocifissione e la Morte di San Mauro. Nella parete del Transetto, davanti a questa prima cappella raffigurato Il martirio di San Placido, opera propria del Maestro Umbro, che descrive nei dettagli pi crudi le torture e laccanimento degli aguzzini contro il martire; mentre nella volta del transetto, laffresco rappresenta SantAgostino, San Francesco, San Bernardo e San Domenico. In una parete laterale della seconda cappella di destra, quella, cio, pi lontana dallaltare, laffresco rappresenta Il martirio di San Paolo, nellaltra parete descritta una Madonna con bambino, San Pietro e San Paolo e nella vetrata dellaltra parete, c una Madonna con Bambino. Nella volta della stessa cappella sono affrescati i quattro evangelisti. Nella volta del transetto, davanti alla cappella appena descritta, sono raffigurati gli Apostoli. Nella parete del Transetto, davanti alla stessa cappella rappresentato il Miracolo dello storpio, nel quale colpisce il gioco simmetrico dei colori e la raffinatezza delle forme.
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poco chiaro. Il Chartarium Casamariense, redatto sul finire del '400 dal monaco di Casamari Gian Giacomo de Uvis, per incarico dell'abate commendatario Giuliano della Rovere, il punto di riferimento fondamentale per la ricostruzione storica dei primordi del monastero di Casamari. Nonostante alcuni dubbi che ancora riguardano la datazione delle origini dell'abbazia, questo documento ci fornisce preziose informazioni. Secondo il Cartario, nell'anno 1005 alcuni ecclesiastici di Veroli, decisi a riunirsi in un cenobio, scelsero Casamari e riutilizzarono, come era in uso allora, materiale prelevato dai ruderi di un tempio di Marte l ubicato, per costruire una chiesa in onore dei Santi Giovanni e Paolo. Quattro di essi, sacerdoti, si recarono nel vicino monastero di Sora e ricevettero l'abito religioso dall'abate, il venerabile Giovanni: erano Benedetto, Giovanni, Orso e Azo. La maggiore parte degli storici che si sono occupati dell'argomento (il De Persiis, il Longoria, il Giraud e molti altri) contestano la data del 1005 e, primo fra tutti il Baronio, stabiliscono la data della erezione dell'abbazia al 1036. L'abbazia acquist in seguito, grande importanza grazie a numerose donazioni. Ma sub successivamente, una grave crisi a carattere sia economico, che religioso: a carattere economico per il venir meno dell'economia curtense con l'avvento dell'economia commerciale (che ebbe come conseguenza un prolungato stato di ingovernabilit con frequenti dimissioni di abati); a carattere religioso per il generale disorientamento successivo alla riforma gregoriana. Nell'arco di tempo tra il 1140 ed il 1152 ai monaci "neri", benedettini (cos chiamati dal
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colore della loro tonaca), si sostituirono i monaci "bianchi", cistercensi. La Cronaca del Cartario riporta: "... nel 1143 i monaci neri erano diventati tanto indisciplinati, disonesti e dimentichi della salvezza della loro anima, che Eugenio III [...] trov il monastero di Casamari dai sopraddetti monaci neri ridotto all'indisciplina, dilapidato nelle sostanze e fatiscente nei fabbricati e cominci allora a prenderne cura e vi introdusse i monaci dell'ordine cistercense nell'anno 1152 [...]". I monaci cistercensi trovarono subito consenso per la austerit per il rigore e per la semplicit della loro vita. Tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII fu iniziata la costruzione del nuovo monastero. Nel 1203, fu benedetta da Innocenzo III la prima pietra della chiesa, costruita secondo i canoni dello stile gotico-cistercense: ancora oggi il chiostro, la sala del capitolo, il refettorio, il dormitorio e tutti gli altri elementi che compongono l'abbazia destano la viva ammirazione del visitatore. A cominciare dal XII secolo l'abbazia di Casamari non solo acquist possedimenti nelle zone limitrofe, ma intraprese anche nuove fondazioni monastiche, soprattutto nel meridione d'Italia. A questo momento di prosperit segu dalla met del 400 un periodo di decadenza cos come avvenne per altre abbazie. Causa di questo fenomeno fu la "Commenda", estesa a Casamari da Martino V ne1 1430, a favore del cardinale Prospero Colonna, suo nipote. EPOCA MODERNA Nel 1569, don Nicola Boucherat I, abate di Citeaux, visit 34 monasteri del meridione, tutti sotto commenda; dopo questo viaggio stil una relazione che si concludeva con quepag. 29

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correndo la via Mria, strada provinciale che collega Frosinone a Sora. INTRODUZIONE Probabilmente tra i nomi "Casamari" e "Via Nel territorio del comune di Veroli, a 9 km dal Mria" si gi notata una certa assonanza: centro, sulla via Maria, - raggiungibile facilci dovuto alla loro comune etimologia, che mente anche dall'autostrada Frosinone-Sora - si riconduce al nome di Caio Mario ( II-I sec. sorge l'abbazia di Casamari. Essa fu edificata a.C.), insigne personaggio della storia di Rosulle rovine dell'antico municipio romano ma, sette volte console e avversario di Silla denominato Cereatae, perch dedicato alla nella guerra civile dell'88 a C. La fama che dea Cerere. Il nome Casamari di origine assunse questo personaggio nel mondo rolatina e significa "Casa di Mario", patria del mano fece s che il luogo dove nacque e visse console romano Caio i primi anni della sua Mario, celebre condotvita fosse connotato dal tiero, nemico di Silla. suo nome: infatti CasaL'abbazia fu costruita mari (Casa Marii) signifinel 1203 e consacrata ca etimologicamente nel 1217. E' uno dei pi "casa di Mario". importanti monasteri Precedentemente, le italiani di architettura fonti storiche indicavagotica cistercense. La no questo luogo con il pianta dell'edificio nome di "Cereatae": simile a quella dei moPlutarco, nelle Vite, nasteri francesi, menriporta che "[Mario] tre la facciata della chiesa presenta all'ester- trascorreva il tempo nel villaggio di Cereate, no un grandioso portico. Si entra nel monanel territorio di Arpino..."; Strabone, geografo stero attraverso un'ampia porta a doppio greco, nomina il villaggio di Cereate nella arco. All'interno si trova un giardino la cui descrizione del territorio adiacente al fiume parte centrale occupata dal chiostro. Esso Liri; infine Frontino, storico latino del I secolo di forma quadrangolare, con quattro gallerie d.C., riferisce che "...la famiglia di Caio Mario a copertura semicilindrica. L'aula capitolare risiedeva nel municipio di Cereate..." un ambiente formato da nove campate e da In base a queste testimonianze e a numerosi quattro pilastri ed usata per le riunioni. Dal ritrovamenti archeologici, possiamo affermachiostro, grazie a una porta, si entra nella re con certezza che l'abbazia di Casamari chiesa che a pianta basilicale a tre navate. sorge nell'antico municipio romano. Dietro l'altare dell'abbazia troviamo il coro Durante i secoli di decadenza dell'impero, costruito nel 1940. All'interno della struttura Cereate sub la progressiva crisi economica, ci sono alcune sale duecentesche, che conconseguente alla decadenza della civilt di tengono reperti archeologici di epoca romaRoma e alle invasioni barbariche. na. Di grande interesse sono: la biblioteca e il Le testimonianze riguardo a Cereate riaffioramuseo ricco di opere d'arte. no a partire dal secolo XI, da documenti che PROFILO STORICO DELL'ABBAZIA attestano la presenza di una comunit di EPOCA ROMANA monaci benedettini nel luogo chiamato CasaL'Abbazia di Casamari, ubicata nell'omonima mari. contrada del territorio di Veroli, in provincia MEDIOEVO di Frosinone, un importante centro storico, La fondazione del monastero descritta nella culturale e spirituale del Lazio. E' possibile "Cronaca del Cartario", documento del XIII ammirare questo secolare monumento, per- secolo, che presenta tuttavia qualche punto

Abbazia di Casamari

CHIESA INFERIORE Tra il 1244 e il 1276, labate Enrico ristruttur il Sacro Speco, come si legge nel Chronicon, trasformandone completamente laspetto. A questo periodo risale la creazione del vasto piano della Chiesa Inferiore, un ampio spazio rettangolare, diviso in tre vani, coperti da volte a crociera, uno rettangolare e due quadrati. Alter profondamente linterno dello Speco linserimento della pianta ad quadratum, bernardina, che i Cistercensi, in quel tempo, andavano diffondendo in Europa e presente nel Lazio a Fossanova e a Casamari. Laccesso alla Chiesa Inferiore avviene oggi dal transetto della Chiesa Superiore tramite una scala, a sinistra della quale (sulla parete settentrionale) sta un affresco di matrice bizantina, che raffigura il testo della bolla del 4 Luglio 1202, con la quale il papa Innocenzo III concedeva speciali favori ai monaci residenti nello Speco. Nellaffresco tale testo sorretto a destra dallo stesso Innocenzo III e, a sinistra, da San Benedetto, che seduto, e che, inginocchio davanti a lui, ha labate Romano. Sia Innocenzo III che labate Romano hanno laureola quadrata, ad indicare che erano ancora in vita nel momento in cui fu fatto il dipinto e poich morirono entrambi nel 1216, tale fatto significativo per le opere di ristrutturazione che lo Speco sub in quegli anni. Successivamente il Conxolus affresc, sopra il testo della bolla, un altro Innocenzo III, con piviale rosso, pallio e tiara ad una sola corona e ricopr laffresco con una pittura, ancora conservata, che raffigura San Benedetto. Di questo artista non si sa molto: probabilmente era romano e a lui, e ai suoi Aiuti si attribuisce la maggior parte degli affreschi della Chiesa Inferiore, nei quali, come disse F. Hermanin, evidente che guard la vita e la prese direttamente a modello. Nellabsidina, vicino al bellissimo affresco della Madonna con Bambino tra due Angeli, su fondo azzurro, ci ha lasciato il suo nome; si legge, infatti: Magister Conxolus pinxit hoc opus. Limmagine, stesa sulla superficie concava,
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produce effetti ottici notevoli, perch sembra che si muova con colui che la guarda. Tale fenomeno, dai critici non sempre giudicato positivamente, risulta, invece, nuovo ed estroso, anche perch le eventuali tecniche correttive non avrebbero risolto dalla radice il problema. Lispirazione dellartista di origine bizantina, poich il trono suggerisce la descrizione della Madonna come Madre della Chiesa, ma lopera nella sua realizzazione cosmatesca e tardo duecentesca, avvicinabile alla raffigurazione dei troni di Cimabue. Lovale del viso, la diversa grandezza degli occhi, il naso diritto, la piccola bocca, il collo cilindrico mostrano nellinsieme dolcezza e serenit, svelate dal movimento della mano, che nel Bambino, sereno e greve, indica la loro ultima origine. PRIMA CAMPATA La Prima Campata della Chiesa Inferiore situata vicino alla Scala Santa, posta sulla sinistra di chi si mette di fronte alla Chiesa. Nella parete di fondo sono rappresentati gli episodi de Lofferta del pane, Il pane avvelenato sottratto dal corvo e Cristo benedicente tra angeli, con San Benedetto e Santa Scolastica. Il primo di essi, a sinistra di una finestra, ambientato in una grotta, dove San Benedetto, seduto, riceve, in un ampio lino, da una donna vestita di rosa, il pane avvelenato, dono del prete Fiorenzo, con grande sconcerto di Mauro e di Placido. Lautore, che non Conxolus e neppure il suo primo Collaboratore, ma un artista della sua stessa bottega, segue lo schema di altri episodi dipinti in questa Campata, ma sa bene esprimere lo stupore dei due nel gesto delle mani e nello sguardo pieno di domanda rivolto al Santo. A destra della finestra raffigurato San Benedetto che comanda ad un corvo di portar via il pane avvelenato. Nella parete a sinistra, sopra lingresso della Scala Santa, affrescato il Cristo benedicente tra Angeli, che fuoriesce dal rotondo scudo. Questopera presenta forti analogie con opere di Cimabue; in un angelo, inoltre, si riconosce il modello del Conxolus e nellaltro un
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modello bizantino. Nella volta dipinto Cristo con aureola cruciforme dentro una cornice di rami e di fiori, con Arcangeli che si alternano ai Santi Pietro, Giovanni Evangelista, Paolo e Andrea, considerati i pilastri del cielo nella cosmografia di Cosma Indicopleuste, mercante e viaggiatore egiziano del VI secolo. Nella lunetta della parete dove si apre la porta del Coro, descritto il Miracolo del salvataggio di San Placido, che si fa fatica ad attribuire al Conxolus. E pi facile vedervi la mano di un suo Collaboratore, che usa una minore consistenza plastica e un attento studio psicologico, evidente negli stretti occhi a mandorla, negli ovali allungati e nei riflessi che convenzionalmente segnano la direzione della luce. Viene descritto San Mauro, che inconsapevolmente corre sullacqua del lago, appena San Benedetto gli fa cenno di salvare San Placido, inavvertitamente cadutovi. Anche ne Il Miracolo del falcetto presente la mano del secondo Collaboratore, per la fisionomia dei visi, molto rassomiglianti a quelli dellepisodio del pane avvelenato. La scena vivace ed espressiva, bench il lago sia rappresentato come una bianca macchia rettangolare, dai bordi ondulati: a sinistra sta il Goto che porge al santo il bastone senza falcetto, a destra San Benedetto immerge nellacqua il bastone, al quale il falcetto miracolosamente si unisce. SECONDA CAMPATA La Seconda Campata della Chiesa Inferiore si trova allo stesso livello della Prima Campata e ad un livello pi basso rispetto alla Terza Campata, poich segue il digradare della roccia. A sinistra, vicino allingresso che porta alla Grotta della Preghiera, vi un affresco che rappresenta Cristo benedicente tra Angeli.
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Nella parete a destra della scala dipinto Il funerale di San Benedetto, dove evidente il rapporto del Conxolus e dei suoi Collaboratori pi stretti con altri autori coevi, quali Pietro Cavallini e il primo Giotto. Nella stessa parete sono affrescati i santi Stefano, Tommaso e Nicola. Nella volta sono dipinti papi, vescovi e monaci santi, San Benedetto, San Gregorio, San Silvestro, San Lorenzo e altri santi dellOrdine. TERZA CAMPATA Nella Terza Campata della Chiesa Inferiore, a sinistra, si trova una grotta nella quale allestito permanentemente un presepio. Nella parete a destra sono dipinte le storie di San Benedetto: Il miracolo del vaglio, Il viaggio verso la chiesa di Affile La vestizione, Il ritiro in orazione dentro la grotta. Particolare attenzione merita il primo di essi, nel quale colpiscono i volti, opera esclusiva del Conxolus, descritti con forte plasticit. E evidente nel Santo lo stupore per lavvenuto miracolo e nella nutrice, che tiene il vaglio, lincipiente vecchiaia, per le rughe poste intorno agli occhi rotondi. Nel secondo affresco messa in risalto la figura di San Benedetto teso verso la chiesa di Affile, chiesa descritta con forte accentuazione plastica dal Conxolus, che non dipinse molti edifici sacri, ma che dimostra di conoscere bene le opere di Giotto dove tali edifici sono presenti. Nellaffresco della Vestizione di San Benedetto ad opera dellabate Romano, lepisodio descritto in un paesaggio sassoso, nel quale si erge la chiesa di Santa Croce, che lega questo al dipinto precedente. I colori, la consistenza dei personaggi, le modalit espressive sono del Magister; la sua mano evidente nella testa rotonda, negli occhi grandi, nel collo robusto di San Romano. Nellultimo episodio San Benedetto descritto in preghiera, dentro la grotta immersa in
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debole convinzione lo vuole alatrense, essendo a quei tempi Alatri un municipio e colonia romana. Il nome Sisto, probabilmente di origine greca, potrebbe anche significare che fu il sesto successore di San Pietro. Non c chiarito neanche quale dignit ricoprisse S.Sisto al momento della sua elezione a Sommo Pontefice. Il Catalogo Feliciano dei papi ed i vari martirologi lo indicano come martire sotto il crudele Antonino Pio, ma non ci sono dettagli sul tipo di martirio che pat. Alla sua morte, fu inumato nel sepolcreto della basilica Vaticana. Fu Papa dal 115 al 125 D.C. L ARRIVO AD ALATRI DELLE RELIQUIE DI S. SISTO I PAPA E MARTIRE Correva lanno 1132, Rainolfo, conte di Alife, decise di inviare degli ambasciatori a Roma per ottenere dal Papa Anacleto II le reliquie di qualche santo con lo scopo di liberare la propria citt dalla pestilenza. Anacleto concesse lurna delle reliquie di S. Sisto agli alifani che la caricarono sul dorso di una mula per far ritorno fiduciosi ad Alife.Giunti ad un trivio, probabilmente nei pressi di Fumone, la mula non volle pi saperne di proseguire per Alife e si avvi per un sentiero che conduceva ad Alatri. Nessun tentativo riusc a far cambiare strada alla mula che si ferm nei pressi della chiesa di S. Matteo in localit detta il Colubro, dove fu accolta dal Vescovo, dal clero e dal popolo alatrino. La mula prosegu il suo cammino dirigendosi senza esitazione verso lacropoli e davanti alla cattedrale si inginocchi aspettando che il Vescovo Crescenzio la liberasse dal suo prezioso carico. Da quel momento Alatri fu liberata dal contagio e i cittadini fecero dono agli alifani di un dito del Santo.S.Sisto aveva scelto la sua dimora: era l11 gennaio 1132.
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Le reliquie di S.Sisto sono conservate nella Concattedrale di S.Paolo entro unurna di piombo antichissima, sul cui coperchio vi incisa la scritta: HIC RECONDITUM EST CORPUS XYSTI PP. PRIMI ET MARTIRIS La ricorrenza della venuta del Santo si festeggia ad Alatri l11 gennaio con una solenne funzione religiosa, mentre, il mercoled dopo Pasqua, limponente statua portata in processione per le strade della citt. Il motivo del doppio festeggiamento da ricercarsi in un avvenimento storico. Nellanno 1186, Alatri assediata dalle truppe di Arrigo VI, figlio di Federico Barbarossa. Dopo nove giorni di resistenza i viveri e le forze cominciano a mancare e gli alatrini vanno a prostrarsi innanzi al loro Patrono San Sisto per invocare aiuto e protezione. Dopo fervide preghiere, si sentono animati da gran forza danimo. Riunite le forze, si scagliano come leoni contro il nemico, che si da a vergognosa fuga verso la vicina Guarcino, non resistendo allattacco. Tutti attribuirono a San Sisto lonore della vittoria, ed essendo il fatto accaduto nel mercoled dopo la Santa Pasqua, decretarono che dallora in poi quel giorno dovesse essere consacrato al loro Santo Protettore e ritenuto il pi importante dellanno. S.Sisto gode dunque di ben due feste, entrambe avvertite profondamente dal popolo alatrense.La statua del Santo in legno ricoperto doro (la testa, il braccio e la palma sono di argento). Il suo peso di circa 7 quintali ed essa portata processionalmente in spalla per le vie della citt da 20/25 incollatori appartenenti alla Confraternita. Una curiosit: ogni qualvolta avviene il cambio del Vescovo di Alatri, il suo primo ingresso nella citt a dorso di una mula bianca, in ricordo dellepisodio della venuta di S.Sisto. Le citt di Alatri e Alife, inoltre, sono unite nella fede al Santo attraverso un gemellaggio.
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MIRACOLO EUCARISTICO OSTIA INCARNATA Tra le molte testimonianze di fede che nel corso dei secoli hanno scandito la storia di Alatri si inserisce il Miracolo dellOstia Incarnata: una particola consacrata divenuta carne umana in seguito ad un atto sacrilego, compiuto nella citt tra la fine del 1227 e i primi mesi del 1228. La memoria di questevento racchiusa in un documento redatto nel palazzo lateranense il 13 marzo 1228: un Mandatum pontificio di Gregorio IX al vescovo diocesano Giovanni V. In questa Bolla ufficializzato il giudizio del Pontefice, in risposta ad una precedente lettera informativa del presule di Alatri: IL MANDATUM " Gregorio Vescovo, servo dei servi di Dio, al venerabile Vescovo di Alatri, nostro fratello, salute e apostolica benedizione. Abbiamo ricevuto, fratello carissimo la lettera riguardante il fatto che una giovane, a causa della cattiva influenza di una donna malvagia, avendo ricevuto dalle mani del sacerdote il sacratissimo Corpo di Cristo, lo trattenne temporaneamente nella bocca, finch, coltane lopportunit, lo avvolse di nascosto in un panno, fino a quando, dopo tre giorni, trov il medesimo Corpo, che aveva ricevuto sotto forma di pane, convertito in carne, come appare in modo inequivocabile a chi tuttora lo osserva. Pertanto, avendoti entrambe confessato umilmente tutto ci, chiedi di essere istruito, con una nostra risposta, su quale debba essere la penitenza da infliggere loro. Dunque, innanzitutto, rendiamo grazie, per quanto possibile, a Colui che, sebbene operi mirabilmente in ogni cosa, tuttavia in alcune circostanze interviene in modo miracoloso e si avvale di eventi straordinari, affinch, rinsaldando la Fede nella verit della Chiesa cattolica, ravvivando la Sapienza, riaccendendo la Carit, dissuada i peccatori, converta i malvagi e confonda lerrore degli eretici. Quindi, fratello carissimo, con questa lettera apostolica ordiniamo
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che, per quanto concerne la giovane, giacch si valuta abbia sbagliato pi per fragilit che per malizia e, soprattutto, poich da credersi che si sia sufficientemente tormentata in confessione, sia da infliggerle una punizione pi mite. Allaltra, piuttosto, che la indusse a peccare a causa della sua perversit, escludendo ci che riteniamo di dover lasciare al tuo giudizio, (disponiamo) che tu la costringa, portandosi al cospetto dei Vescovi viciniori, a dichiarare con remissivit il suo reato, implorando umilmente il perdono. Dato in Laterano il 13 marzo, lanno primo del nostro pontificato." Agli inizi del700, non senza lindignazione del clero e del popolo di Alatri, una porzione della Reliquia viene offerta dal Vescovo Giuseppe Guerra al proprio concittadino e futuro cardinale Camillo Cybo che, a sua volta, ne fece atto di donazione al Monastero e chiesa di S. Maria degli Angeli alle Terme di Diocleziano a Roma. Attualmente, la restante particola consacrata conservata nella Concattedrale di S. Paolo in unapposita cappella fatta realizzare nel 1997, presso la navata destra. Entro una teca vitrea, esposta alla venerazione di tutti i credenti. Si presenta con le fattezze di un piccolo pezzo di carne dallaspetto omogeneo e di colore brunastro. La materia evidenzia una forma sferoidale del diametro di circa 1 cm, conferitale dal cilindro di cristallo nel quale da sempre conservata. Lesistenza di una fonte di assoluto rilievo, quale la Bolla di Gregorio IX, non pu che inserire a pieno titolo il Miracolo alatrino tra i pi antichi prodigi eucaristici storicamente documentati. SAN SISTO I San Sisto ebbe i suoi natali a Roma dalla famiglia Pastore (nome assai frequente tra i romani del II secolo). Il suo anno di nascita ignoto. La tradizione lo vuole appartenente alla regione di Via Lata, centro animato della vita civile al tempo dellImpero. Una seconda
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un paesaggio realisticamente rappresentato, del quale sono con accuratezza descritti gli alberi e la campagna circostante. Anche qui il campanile a vela, con campana e corda, stabilisce la connessione agli altri tre dipinti e mette in evidenza la volont del Conxolus di rappresentare con realismo gli episodi della vita del Santo. Nella parete a sinistra della scala che porta alla Chiesa Superiore dipinto il Papa Innocenzo III, San Benedetto in cattedra e labate Romano e a destra, nellabsidiola, la Madonna in trono col Bambino e Angeli, rappresentata a mezzo busto, seduta su un trono con schienale a baldacchino di fattura cosmatesca, con la dicitura: Magister Conxolus pinxit hoc opus. GROTTA DI S. BENEDETTO La Grotta di San Benedetto, chiamata anche Grotta della Preghiera, il principale punto di riferimento di tutto il sacro complesso. E un anfratto del monte Taleo, dove, come dice san Gregorio Magno nel II libro dei Dialoghi, San Benedetto si ritir a vita eremitica per tre anni, ignoto a tutti, fuorch a Dio e al monaco Romano, che dallorlo della roccia sovrastante, mediante una lunga corda, mandava al Santo il cibo essenziale per la sopravvivenza. In seguito al tentativo di avvelenamento da parte di Fiorenzo, parroco della chiesa di San Lorenzo, situata sulla riva sinistra dellAniene, San Benedetto abbandon la grotta ed essa rimase per circa seicento anni solo luogo di preghiera per quei religiosi che vivevano nel vicino monastero di Santa Scolastica. Nel 1090 labate di tale monastero, Giovanni V, dette al monaco Palombo, che gliene aveva fatto richiesta, il permesso di stabilirsi nelle immediate vicinanze della grotta e di condurvi vita eremitica. Dopo il 1193 al Sacro Speco si insedi una comunit di dodici monaci, con
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una propria amministrazione, guidati da un priore dipendente dallabate di Santa Scolastica, e la roccia nella quale la grotta inserita sub adattamenti e modifiche strutturali, per agevolarne laccesso e consentire il normale svolgimento della vita monastica. Il papa che, in quel periodo, maggiormente ebbe a cuore lesperienza benedettina, fino a riformarla, fu Innocenzo III, che and spesso a Subiaco e valorizz lo Speco. Ancor oggi possibile ammirare, allinterno della grotta, un paliotto daltare di quellepoca, opera cosmatesca, testimonianza del gusto che i marmorari romani allora diffondevano. Alla fioca luce delle dodici lampade si pu vedere, inoltre, la bianca statua opera di Antonio Raggi, allievo del Bernini, che raffigura il giovane Benedetto in preghiera, con le braccia sul petto e gli occhi rivolti alla croce. La nuda roccia accresce la profonda suggestione del luogo, nel quale non fu e non difficile cercare e trovare Dio. CAPPELLA DI S. GREGORIO La Cappella di San Gregorio un piccolo ambiente absidato, in parte stretto alla roccia, con volta a crociera non costolonata, al quale si accede dalla Chiesa Inferiore, attraverso una scala a chiocciola, che sostituisce le funzioni di un antico passaggio voluto dallabate Giulio Graziani nel 1595. A destra della finestra si trova, in un pannello rettangolare bruno-oliva, laffresco che rappresenta San Francesco dAssisi, che ha in mano una carta, nella quale si legge: PAX HUIC DOMUI. Ai suoi piedi raffigurato un piccolo monaco, con tonaca rosso cupo, che , forse, il committente dellopera. Si nota la grande intensit spirituale che lautore, detto il Maestro di Frate Francesco, volle imprimere nel suo personaggio principale. Lopera anteriore al 1224, anno in cui San
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Francesco ebbe le stimmate, che qua non figurano, come non figura laureola, ad indicare che il santo, in quel tempo, era ancora vivo. Dello stesso autore laltro affresco, posto a sinistra della finestra, che rappresenta il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia, divenuto poi papa col nome di Gregorio IX, dipinto nellatto di consacrare la cappella a San Gregorio Magno. Molti riconoscono, nella figura che si trova accanto ad Ugolino, lo stesso San Francesco, che avrebbe assistito a tale consacrazione. Ugolino dipinto secondo una formula compositiva, cara al Maestro di frate Francesco, desunta da una matrice culturale bizantina: la curvatura della figura, nel rispetto della cornice darco. Nelliscrizione posta sotto laffresco si legge la data: il secondo anno del pontificato di Gregorio IX (12271241); in tale periodo oper al Sacro Speco questo maestro, autore anche di altri dipinti della Cappella di San Gregorio. Il suo tocco si riconosce nellaffresco, che sta a destra della finestra, in alto, dove rappresentato, su fondo color oliva, bordato di una fascia verde e di un listello, profilato di porpora, a T rossi e bruni, San Michele Arcangelo, che scuote il turibolo, piegato, a seguire la curva della cornice darco. Unaltra opera, attribuita al Maestro di frate Francesco e presente in questa Cappella, San Gregorio e Giobbe piagato e afflitto, sottoposto a tardivi restauri, che ne hanno irrigidito i profili di alcuni particolari. San Gregorio, assistito dallo Spirito Santo rappresentato sotto forma di colomba, con il piviale rosso, il pallio e la tiara bordati e ricamati con oro e perle, si curva su Giobbe seminudo e ricoperto di piaghe. In tale opera, prescindendo dalle parti mal restaurate, possibile trovare forza espressiSubiaco, il Monachesimo Benedettino

va e sofferenza coinvolgente, soprattutto nella figura del vecchio Giobbe, che richiama il san Giovanni della Crocifissione, opera rappresentata nella parte alta dellabside, irrimediabilmente deteriorata e forse ingiustamente attribuita ad altri autori. Nella zona sottostante dipinto il Salvatore benedicente che ha ai lati san Pietro e san Paolo. Nella volta sono affrescati i simboli degli evangelisti e quattro cherubini, dei primi anni del 1200, di autori bizantineggianti. Lex voto, a destra della finestra, la Piet, opera quattrocentesca, attribuibile forse ad Antoniazzo Romano. SCALA SANTA La Scala Santa fu fatta costruire dallabate Giovanni V (10601121) per sostituire lo stretto sentiero, lungo il pendio del monte Taleo, che San Benedetto percorreva per passare dallo Speco o Grotta della preghiera alla Grotta dei Pastori ed incontrarvi le persone desiderose di ascoltare le sue parole. Oggi, a causa delle modifiche subite da tutto il complesso nel corso dei secoli, loriginaria Scala Santa ridotta ad un piccolo tratto, ma conserva tale nome quella che ha inizio dalla Cappella della Madonna. Ad occidente la Scala rasenta la roccia e ad oriente il muro esterno, dove sta una monofora. La copertura presenta una vasta crociera, ma la roccia rende tutto un po asimmetrico, perch condiziona lo spazio, peraltro affrescato in ogni sua parte. Prima di arrivare alla Grotta di San Benedetto, sulla sinistra, si ha laccesso ad una scala a chiocciola, che porta alla cappella di San Gregorio, correzione fatta durante il restauro del 1925-31. Gli affreschi della Scala Santa, pur nella asimmetria delle pareti, presentano tre episodi descritti dal Maestro Trecentesco del Sacro Speco, da un suo Collaboratore e un Aiuto, su temi ricorrenti e letterariamente
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dellacropoli stessa: un piazzale dal panorama eccezionale. LA PORTA MINORE che consente laccesso ad una salita verso lacropoli su cui sono sorti il Duomo seicentesco dedicato a S. Paolo e lepiscopio, forse su un tempio antico. PALAZZO GOTTIFREDO - (Palazzo Case Grandi) - Costruzione gotica del XIII secolo con un corpo centrale ornato da due piani di bifore. Nei locali della torre del Palazzo (restaurata nel 1930) e del pianterreno, dal 1996, viene ospitato il Museo Civico con sculture di epoca romana, la biblioteca e una sala per esposizioni. Visita al MUSEO CIVICO (su prenotazione) e gratuita nelle ore 10 - 12 e 18 19. IL DUOMO - Cattedrale di S.Paolo, XII secolo Consacrato nel 1091, la facciata settecentesca, corsa da lesene, e' preceduta da una ampia scalinata. Custodisce la celebre reliquia dell'Ostia incarnata, miracolo del 1227. CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE (prospiciente l'omonima piazza) - Chiesa costruita nel XIII, in forme romanico gotiche, ampliando e ristrutturando le rovine di un preesistente tempio consacrato alla dea Venere (V secolo); la facciata romanico gotica presenta tre portali di accesso, il campanile a due piani di bifore simile a un torrione merlato e un originale rosone a traforo (XIV secolo). Nellinterno a tre navate scandite da una doppia fila di massicci pilastri si conservano numerose opere darte di notevole rilievo tra cui un gruppo di ligneo policromo dei secoli XII e XIII raffigurante la Madonna di Costantinopoli; vero capolavoro dell'arte romanica, con figurazioni policrome della vita di Cristo e della vergine. Inoltre il Trittico del Redentore, lavoro autografo di Antonio da Alatri, raffigurante Cristo benedicente, la Vergine col Bambino e S. Sebastiano (prima meta' del XV sec) e un fonte battesimale del XIII secolo. CHIESA DI S. SILVESTRO - In stile gotico romanico fu eretta tra il X e l' XI secolo ad una sola navata; nel 1331 fu ampliata con l'aggiunta di una seconda; la cripta custodisce affreschi del XIII - XIV. secolo.
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BADIA DI S. SEBASTIANO (SEC. VI) - Stupendo nucleo architettonico fondato nei primissimi anni del VI secolo accolse in origine una delle piu' antiche comunita' cenobitiche d'Occidente. Successivamente pero', in seguito all'affievolimento della comunita' maschile, l'eremo fu abbandonato e solo nel 1233, dopo una totale ristrutturazione in forme romaniche, fu nuovamente ripopolato dall'ordine delle Damianite di santa Chiara che vi dimoro' fino al 1442. CHIESA DEI PADRI SCOLOPI - costruzione tardo barocca (1734-1745) - Edificio di puro impianto seicentesco costruito fra il 1734 e il 1745 su progetto dall'architetto Benedetto Magariti. All'interno la chiesa e' adornata da dipinti del veneziano Benedetto Mora e Carmine Spinetti. CHIESA DI S. STEFANO (sec.XII) e Chiesa di S. Silvestro (sec. X-XI) CHIESA DI S. MADDALENA (sec. XII) con affreschi del sec. XIV CHIESA S. FRANCESCO (e convento dell'ordine francescano del sec. XIII) - Fu costruita alla fine del XII secolo con particolari pregevoli, come il portale gotico e il rosone, e ristrutturata internamente in forme tardo barocche. Accoglie i resti di un affresco raffigurante una Madonna col Bambino e Santi (XV secolo), del Maestro della Scuola di Alvito. Fontana di porta S. Pietro, Fontana Antonimi e Fontana Pia (al centro della piazza omonima - 1869) realizzate su progetti dell'architetto Giuseppe Olivieri. GRANCIA DI TECCHIENA - Un mirabile esempio di architettura settecentesca alle pendici del colle Monticchio (sec, XVIII). PORTA PORTATI a Nord-Est dell'Acropoli. PORTA S.FRANCESCO a Nord-Ovest dell'Acropoli. LE PIAGGE - Un caratteristico dedalo di ripide scalinate e strette viuzze attraverso gli antichi quartieri medievali della citta' e raccolti lungo il versante meridionale dellacropoli.

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cosicch all'originaria struttura gotica si sovrapposto un impianto decorativo barocco; la facciata del 1798 ed stata realizzata dall'architetto Paolo Posi. L'interno suddiviso da un'iconostasi in due parti: quella dei conversi e quella dei padri, conformemente alla tradizione certosina. Alla base dell'iconostasi trovano posto i resti di due martiri cristiani, in seguito vestiti da cavalieri. Notevoli i due cori lignei: uno, del 1564, opera del certosino Mastro Iacobo, mentre l'altro stato realizzato nel 1688 per opera del certosino Frate Stefano. Nella chiesa sono conservate pregevoli opere pittoriche di Filippo Balbi, tra cui un dipinto sulla strage degli innocenti. Gli affreschi della volta, raffiguranti una Gloria del Paradiso, sono stati realizzati da Giuseppe Caci nel 1683; sua anche la pala d'altare che raffigura una Madonna in trono con il Bambino e i santi Ambrogio ed Agostino. LA FARMACIA L'antica farmacia del monastero, del XVIII secolo, costituita da vari ambienti su due livelli; decorata con realistici trompe-l'il di ispirazione pompeiana e presenta arredi settecenteschi. Segue lo stile pompeiano in voga sul finire del Settecento anche la decorazione della volta a crociera della sala principale, realizzata da Giacomo Manco. Il salotto d'attesa detto salottino del Balbi: anch'esso stato decorato in maniera molto originale dal pittore napoletano; il dipinto che ritrae frate Benedetto Ricciardi, all'epoca direttore della farmacia, si distingue per l'elevato realismo e la complessa costruzione prospettica. Nella farmacia si possono vedere i vasi in cui erano conservate le erbe medicamentose e i veleni estratti dai serpenti. Interessante il giardino antistante la farmacia in cui le siepi di bosso ripropongono forme animali: un tempo era l'orto botanico.
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Alla base del campanile della Chiesa di S.Agostino (Sec. XIV) sono ancora visibili i (Bartolomeo Sinibaldi) fu terminata nel 1536, dopo la sua morte, da Bastiano Bertolani da Palazzo Pfanner (secc. XVII-XVIII) si distingue per il suo splendido giardino all'italiana attribuito a Filippo Juvarra (1678-1736), per l'imponente scalone e romana. Ai piani superiori si trovano capolavori duecenteschi i borghi di S.Alessandro, sulla via delle Saline colonne fu colorato di granito rosa, e a spese del vescovo fu fatto anche l'attuale

Alatri
MURA CICLOPICHE Alatri e' notissima per la sua alta cinta di mura poligonali, in assoluto la pi bella di quante si conoscano, edificate nel II secolo a.C. dai Romani a protezione della cosiddetta Civita, lantica acropoli fortificata che occupava la sommita del colle. Lungo il perimetro murario, fortificato nel medioevo con restauri medioevali e con l'aggiunta di torri per dare rifugio alla popolazione, troviamo le cinque porte che consentono laccesso alla citta'. L'ACROPOLI (CIVITA) Rappresenta il massimo monumento di archeologia preromana di origine heteo - pelasgica (IV secolo a.C). Sorge sulla parte alta della citta' protetta da una cinta di mura trapezoidali a grandi blocchi poligonali di grande imponenza (enormi sassi di pietra calcarea sovrapposti l'uno sull'altro in modo perfetto e senza l'aiuto di sostanze cementizie). Delle cinque porte che aveva in origine, ne restano due: LA PORTA DELLA CIVITA O DELL'AEROPAGO Sormontata da un architrave monolitico lungo 5,13 m per 1,80 di spessore, vi si accede salendo 12 gradini e conduce alla sommita

trattati in quegli anni. Il primo episodio, Lincontro dei Tre Vivi e dei Tre Morti, rappresenta tre giovani, due dei quali, intenti a discorrere tra loro, col falco e la civetta tranquillamente appollaiati sui rispettivi guanti, incuranti o indifferenti a quanto San Benedetto mostra loro, a differenza di un loro amico, interessato alle parole del Santo, che gli indica linevitabile destino delluomo: la corruzione del corpo (le tre bare, infatti, mostrano non tre morti, ma tre fasi diverse della trasformazione di un solo corpo operata dalla morte); alle sue spalle un monastero turrito, nella solitudine della campagna, propone, quale contropartita di salvezza, la vita ascetica. Su un pannello irregolare il cui bordo superiore, curvilineo, muove la scena che si stende lungo le rampe, affrescata La Cavalcata della Morte. La morte, con spada sguainata, procede a ritmo sostenuto, incurante di quanti travolge nel suo passare (nobili, monaci, giovani, dame), desiderosa di colpire due cacciatori del tutto ignari del suo arrivo. Qui evidente la presenza di un Collaboratore del Maestro, ben pi esperto dellAiuto, la cui mano palese nel Battesimo di Ges, soprattutto nella faccia smunta di Cristo e di san Giovanni, dipinto nel sottarco, vicino alla rappresentazione di un bosco lussureggiante. La mano del Maestro, invece, si evidenzia nellallineamento del bosco, del lago e delle pietre e nellimpaginazione globale dellaffresco. CAPPELLA DELLA MADONNA La Cappella della Madonna, risultato costruttivo di un rifacimento del XIV secolo, situata sotto la Cappella di San Gregorio. La sua ampia apertura immette nella Scala
Subiaco, il Monachesimo Benedettino

Santa. Nonostante lirregolarit delle pareti, che seguono landamento della roccia, fu interamente affrescata dal Maestro trecentesco del Sacro Speco, dal suo Collaboratore e dagli Aiuti, tanto bene da coinvolgere lo spettatore nei fatti rappresentati. Nella vela di volta dipinta lAnnunciazione e nel prospetto sottostante la Nativit e lAdorazione dei Magi; se si ruota di 180 gradi, nella vela opposta si vede la Presentazione al Tempio e nei sottarchi della volta dingresso la Strage degli Innocenti e la Fuga in Egitto. LAnnunciazione raffigurata dentro unedicola triabsidata, che, inserita tra i costoloni della crociera, d limpressione di una finestra ogivale, la cui profondit accentuata dal cielo stellato. Lampio seggio ligneo, ornato e traforato, in asse con la Vergine, ma non da ogni parte visibile; come le absidi, evidenti solo a chi le guarda da destra, in una prospettiva dinamica e rotatoria imposta dalla struttura stessa della Cappella. Nella parete ogivale sottostante, dalloculo incorniciato, parte in verticale una linea immaginaria che divide la scena della Nativit da quella dell Adorazione dei Magi, ben visibili entrambe soprattutto da chi sta a sinistra. Nella prima, una sottile tettoia lignea sostituisce la grotta-montagna di tradizione bizantina, mentre il bue e lasinello sono piccoli e quasi lontani; San Giuseppe, pensoso, siede vicino alla Vergine, ben modellato nel corpo, nonostante lo spazio ristretto; langelo e i pastori occupano spazi che ne lasciano presagire altri pi ampi: il piccolo Ges si impone non solo perch al centro della scena, ma perch un fascio radioso lo investe. Il Collaboratore del Maestro ha lasciato la sua
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impronta nellAdorazione dei Magi, soprattutto nel Re inginocchiato, senza corona, nel bambino che gioca con i suoi capelli e negli altri due Magi, ben contenuti nellansa della roccia. La Presentazione di Ges al Tempio dipinta nella vela di volta, tra i costoloni ai quali perfettamente si adattata. Nella Strage degli Innocenti luso di modelli convenzionali non contrasta con la descrizione, quasi recitativa, della morte inflitta dai soldati e con la disperazione delle madri, espressa in forme diverse. Lirregolarit della parete offre adeguato spazio alla Fuga in Egitto, con tre figure

separate da due alberi, secondo gli schemi del Maestro. Da segnalare, inoltre, la scena della Dormitio Mariae, alla quale, sul lato opposto corrisponde la Crocifissione; la scena dell Assunzione, alla quale corrisponde Maria in trono e la scena della Madonna della Misericordia, alla quale corrisponde l Incoronazione: testimonianza del culto mariano vivo nel Trecento. Nella volta di accesso alla Cappella sono presenti in medaglioni mistilinei San Giovanni Battista, San Lorenzo, Santo Stefano ed altri Santi, nonch i busti dei Profeti, secondo luso dei pittori umbri di quegli anni.

Sabato 20 agosto
PROGRAMMA M ATTINO : ore 8.00 Partenza per la Certosa di Trisulti (arrivo previsto 9.30) ore 11.00-11.30 partenza per Alatri (e pranzo presso RISTORANTE PIZZERIA BRIO BAR vl. Duca d'Aosta tel: 0775 442948) PROGRAMMA POMERIGGIO : Breve visita ad Alatri Ore 14.30 partenza per Abbazia di Casamari Ore 16.00 Rientro per la messa prefestiva a Subiaco (18.00 o 18.30) SERATA: M OMENTO DI PREGHIERA E VISITA ALLA CITT INTRODUZIONE Grandi o piccole che siano, le abbazie benedettine rispecchiano nella loro struttura architettonica la condotta monastica espressa dalla Regola. In esse i luoghi dellanimo ritrovano altrettanti luoghi dello spazio. La chiesa: elemento che domina, con le sue cupole e le torri, allinterno del complesso di edifici dellabbazia in relazione alla centralit delle attivit che in essa si svolgono. In essa spesso vi sono seppelliti i benefattori della comunit e conservate le reliquie dei santi. Il capitolo: la sede delle assemblee ufficiali della vita monastica, nonch il luogo di lettura di brani della Regola. Bench il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre a un capitolo, questo nome ancora oggi indica la sala ove i monaci prendevano conoscenza del loro codice.
Subiaco, il Monachesimo Benedettino

I chiostri: spazi aperti spesso con al centro aiuole fiorite e il tradizionale pozzo, circondati da portici sostenuti da colonne e pilastri. Essi uniscono fra loro le varie costruzioni del monastero di cui vengono cos a formare l'ossatura e servono ai religiosi da deambulatori e riparo. Nei chiostri vige la Regola del silenzio. La biblioteca: ha sempre avuto grande importanza in un monastero perch la lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica benedettina. Custodiscono libri rari e manoscritti raccolti dai monaci nei secoli. Il dormitorio: da luogo comune di riposo, come prescritto da S. Benedetto, fu sostituito nel corso dei secoli dalle singole celle divenute di uso generale dal XV secolo.

Il refettorio: il luogo del pasto comune in occasione del quale, per elevare le minime azioni della giornata ad atti profondamente religiosi, si benedice il cibo e viene fatta la lettura pubblica di alcuni brani della Sacra Scrittura come prescrive la Regola: "mai la lettura deve mancare alla mensa dei fratelli". La foresteria: i monasteri, spesso localizzati lungo vie molto trafficate, erano attrezzati con luoghi riservati allospitalit a semplici viaggiatori e a re, principi e vescovi. Linfermeria e la farmacia: affidata a un monaco-medico, era attrezzata per curare i monaci malati o deboli o gli ospiti che ne avessero bisogno. A questa era annessa la farmacia. Il giardino dei semplici: cos era denominato lorto destinato alla coltivazioni delle erbe medicinali che i monaci utilizzavano per la preparazione di medicamenti. La fattoria: sulle terre appartenenti allabbazia, interne a essa e curate direttamente dai monaci o esterne e affidate a contadini, si svolgeva la produzione di beni e derrate alimentari rappresentando un'occasione di lavoro e un mezzo di sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare. Connesso a tale attivit ci sono i Magazzini e le Dispense dove, sotto la tutela del monaco cellaio, veniva conservato il cibo. Il cimitero: Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero. Questo luogo permette ai monaci defunti di non lasciare il monastero e a quelli in vita di rinnovare il ricordo dei propri confratelli.

Certosa di Trisulti
La Certosa di Trisulti un monastero che si trova nel comune di Collepardo, in provincia di Frosinone. monumento nazionale dal 1873. collocata tra boschi di querce, nella cosiddetta Selva d'Ecio, alle falde del Monte RotoSubiaco, il Monachesimo Benedettino

naria (Monti Ernici), a 825 m di altitudine e a 6 km a nord-est del centro abitato. STORIA Una prima abbazia benedettina fu fondata nel 996 da san Domenico di Foligno: di essa restano alcuni ruderi a poca distanza dall'odierno complesso. L'abbazia attuale fu costruita nel 1204 nei pressi della precedente, ma in un sito pi accessibile, per volere di papa Innocenzo III dei Conti di Segni e fu assegnata ai Certosini. La chiesa abbaziale di San Bartolomeo fu consacrata nel 1211. Il nome Trisulti deriva dal latino tres saltibus che il nome con cui veniva chiamato un castello del XII secolo gestito dai Colonna e che dominava i tre valichi (i "salti") che immettevano rispettivamente verso l'Abruzzo, verso Roma e verso la Ciociaria. Tale castello andato distrutto, ne rimangono alcune rovine. In seguito il nome si estese a tutta la zona situata su tre appendici (tres saltibus) del monte Rotonaria. Il complesso nel corso dei secoli stato ampliato e modificato pi volte, e si presenta attualmente con forme essenzialmente barocche. Nel 1947 passato alla Congregazione dei Cistercensi di Casamari. ARCHITETTURA ED ARTE Per entrare nella certosa, racchiusa da mura, bisogna varcare il grande portale sormontato da un busto di San Bartolomeo, opera di Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo. Sopra di esso si apre una caditoia che rievoca lotte di altri tempi. Nel piazzale principale si trovano l'antica Foresteria romanico-gotica detta Palazzo di Innocenzo III, che si caratterizza per il portico e la terrazza e che ospita un'antica biblioteca (36.000 volumi), e la chiesa di San Bartolomeo. LA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO La chiesa dedicata alla Vergine Assunta, a San Bartolomeo e al fondatore dei certosini san Bruno ed stata pi volte rimaneggiata,
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