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Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 2- (Marzo - Aprile) 2010 Ed. Resp.: F/sco Paolo Catania - Bld. De Dixmude 40/bte 5 - (B) 1000 Bruxelles - Tel& Fax:: +32 2 2174831 - Cell: +32 475 810756

Quindici Gennaio. Ore nove

Ciao Ivan
II crollo di Favara, una tragedia annunciata 31 marzo 2010: 728 anniversariu di Lu Vespru

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Quindici Gennaio. Ore nove
Camuglia al suono di "passa la giovent" motivo fischiato di primo mattino, dopo notti di risate e di abbuffate di anguria finite a battaglia con le bucce. Poi i lidi di Mortelle con l'odore della sabbia, quindi lo struscio alla passeggiata a mare o sul viale San Martino, e le avventure a Taormina, i viaggi, il lavoro al PE, i dolori della lontananza ma anche la gioia per i figli, iI tuo impegno per tutti, l'amicizia che elargivi a quantit industriali. E intanto il nosto tempo scorreva via, nelle estati di Falcone o sulle rocce di Filicudi, il tuo buon ritiro, in attesa di avere pi tempo piu avanti, in vecchiaia... Questa vecchiaia per non ti interesser pi n ti invaderanno i suoi acciacchi, il cambiare colore dei capelli, la voglia di tranquillit, tutto insomma quello che interessa gli uomini vecchi. Non ti sar dato confrontarti con l'et anziana... quante bruttezze potrai evitare! Lo so, la mia e una tesi poco sostenibile. Davvero meglio andarsene prima che sopraggiunga la vecchiaia ? E i figli? Le responsabilit dei figli? Il loro awenire, la tua isola del vento, Filicudi... Davvero e meglio andarsene anzicch invecchiare? Quanto superfluo sembra oggi tutto, per, oggi che ti sei addormentato, hai socchiuso gli occhi e con un sorriso (che io so beffardo) ci guardi tutti affannarci per accarezzarti e dirti le ultime frasi che suonano sempre uguali e sempre le stesse. Ho osservato il tuo salone, la tua televisione, i tuoi giornali accatastati sul tavolino ed ho pensato al tempo che vi passavi, alle telefonate che ci scambiavamo fino a tarda notte e un dolore mi strugge, ci strugge: a chi ci rivolgeremo nelle nostre notti quando un groppo ci stringera la gola? Ivan, sembra che tu sia partito per un giro alle tue isole, quando ci convinceremo invece che per sempre ? Questo giornale ti deve molto: le tue analisi puntuali, la tua convinzione di una terra impareggiabile e la disillusione per il popolo siciliano che ti aveva corteggiato e poi scaricato. Per questo la tua discesa in campo al momento delle elezioni comunali di Lipari come rappresentante de L'ALTRA SICILIA, la prima volta dell'esperienza politica dell'associazione. Tradito per da tutti quelli che avevano invocato la tua candidatura per poi negarti il loro voto; un classico di un'attitudine tutta siciliana. La disponibilit con la quale offrivi il tuo aiuto a tutti, senza alcuno scopo nascosto ma per quel senso della solidariet e del rispetto che avevi innato, dimostra chiaramente la natura del tuo animo buono, onesto, generoso. Ora rimane davanti agli occhi miei quell'auto funebre che scivola nel traffico di Roma in una giomata di sole: la normalit di un sabato mattina mentre si era consumata troppo velocemente una esistenza straordinaria. Soltanto adesso, smarriti nei cammini del mondo, ci accorgiamo di averti perduto per sempre e ci scopriamo pi soli e sempre piu poveri, dentro. Eugenio Preta

Ciao Ivan

ccomi sul treno per venire a salutarti per l'ultima volta. Stamattina non hai aspettato il caffe n l'ultima sigaretta per andare via, e l'ora troppo mattutina per le tue abitudini, mi fa capire che avevi una certa fretta di chiudere questa tua parentesi: eri atteso da qualche parte, in cielo. Poi sono iniziate le solite procedure che ci illudiamo di non dover mai affrontare ma che regolarmente ci toccano tutti. Potrei riempire pagine di inchiostro per far capire quanto tempo e quante storie abbiamo diviso negli anni, ma sai bene ora che non riesco ad agire a comando. Per ricordo... Al mattino ci riunivamo sotto le tue finestre di Via Cola

Mentre te ne vai
Lampeggiano piccoli fiori di luce come lucciole elettriche aggrovigliate a perduti abeti, decorazioni di un freddo Natale nei portici che rossi tappeti stendono sotto i nostri stanchi passi. Nella sera la calma piatta di un'attesa, come filo sospeso nell'aria di festa che pervade i viaIi, Ie strade addobbate, i regali perduti negli angoli delle vetrine. Aspettare. E come il tempo ridotto all'essenziale, sfrondato dai dettagli, crudo e nudo delle sue paure e di quanto c' scritto nel leggio del futuro, tutto diviene superfluo, ininfluente, relativo, e I'animo si chiude come petalo all'arrivare di brina nell'annunziare di notte senza sogni. L'aria avanza sospetti di neve, piena di un freddo vibrare delle ore sotto nebbie basse sui cortili della case, anche se cerchiamo di decifrare suoni e voci tra iI fischio del vento che pare scivolare dalle guglie imbiancate di San Babila. Ora, come iI reduce dei sogni, perdute Ie arie di un tempo, abbandonato nella nostalgia finalmente comprende. Era arduo I'andare tra la stretta giovinezza e la tenace maturit, che chiss se esiste, chissa se ci ha ingannato tra Ie urla e gli schiamazzi del cortile. Disarmato, disegno ora specchi senza parole mentre ascolto i tuoi passi ormai pi leggeri perdersi vacillanti di fronte ad una sottile ombra di luce. (EP)

Francesco Paolo Catania e l'intera redazione de L'Altra Sicilia esprimono il proprio sentito cordoglio e si uniscono al dolore della famiglia per la prematura scomparsa di Giovanni Bertuccio detto Ivan, amico, collaboratore e compagno di tante battaglie, oltre che membro fondatore de LALTRA SICILIA.

Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 2 (Marzo - Aprile) 2010

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RIENTRANDO DALLA SICILIA
accontano che un turista tedesco dopo aver visitato su consiglio di amici locali i boschi e le montagne dei Nebrodi, Peloritani e Madonie, abbia esclamato al ritorno: non so cosa io abbia fatto nella vita per meritare di ammirare bellezze cos straordinarie... E la stessa impressione che mi coglie ogniqualvolta torno a percorrere questa terra favolosa, girando per coste e monti, tra fiumi e foreste capaci di offrire incessanti scoperte ed emozioni inesauribili. Quasi trent'anni fa compivo il mio primo viaggio tra i Peloritani e la catena costiera, ed ancor oggi, dopo mille esperienze arricchite dall'ospitalit e dall'assistenza di guide e amici eccezionali, la mia curiosit di andare o ritornare nei luoghi della memoria pi diversi, la mia ansia di conoscere e capire sono pi intense che mai. Ammirando le pendici fiorite dei Peloritani, all'inizio della primavera, tra colossi arborei e nel pi ricco concerto di canti d'uccelli che mi sia capitato di udire negli ultimi tempi, mi tornava alla mente la bellissima frase, d'un naturalista americano, Douglas Fairchild, che dopo aver girato un p per tutto il mondo, aveva creato in Florida il pi ricco e spettacolare degli orti botanici: the earth was my garden, la terra fu il mio giardino. Questa Sicilia cos variopinta e viva, fremente e luminosa, pu essere davvero il giardino verde d'Italia anzi d'Europa. Quando per la prima volta percorrevo gli aspri sentieri delle sue montagne imbattendomi in antichi splendori e miserie attuali non avrei mai immaginato che, nel giro d'appena qualche decennio, molte bellezze naturali siciliane avrebbero trovato, grazie ai Parchi istituiti e alle altre aree protette e volute in nome di una pi moderna civilt, stabile protezione. Non avrei neppure lontanamente sospettato che, nel frattempo, molti altri tesori inestimabili, dalle pianure steppiche alle coste solitarie, dai litorali pi pittoreschi alle valli pi famose, e tanti, troppi monumenti sarebbero stati annientati, deturpati, violentati in nome di un progresso senza cultura e di uno sviluppo economico privo di reale avvenire. Oggi il destino della Sicilia ancora, malgrado tutto, nelle nostre mani, e il suo futuro pu essere davvero forgiato con idee ed ispirazioni diverse, ritrovandone l'antica anima, riscoprendo iI suo cuore nascosto che deve pulsare in armonia con la cultura e con la natura, restituendo cos dignit e splendore al suo nobile volto. Qui vi sono pi patrimoni e retaggi millenari capaci di stupire il mondo conquistando ad un eco-turismo sano e duraturo, che in interi stati o paesi d'oltremare, e nei recessi della sua accidentata e sinuosa geografia si nascondono potenzialit ambientali ed umane tanto ricche da poter nutrire, se saggiamente riscoperte e valorizzate, il pi solido e promettente eco-sviluppo futuro. Si tratta soltanto di trovare e avere il coraggio per una scelta, per un cambiamento radicale che potrebbero segnare il riscatto e la rinascita di questa regione, per avere una Sicilia che sia davvero il giardino verde d'Italia, anzi d'Europa. Ivan Bertuccio

Prendiamo esempio dal popolo sardo


opo aver rilanciato Chrysler con i soldi italiani, il furbo Marchionne persevera nella sua convinzione di dover dismettere gli impianti Fiat di Termini Imerese dimostrando di non avere minimamente a cuore le sorti di un territorio e di un popolo che ancora non vuole svegliarsi dal letargo dellassistenzialismo e ancora si fida del Berlusconi, di Scajola o di Sacconi. Mentre Marchionne si impone negli USA, ma incassa in Italia gli incentivi per fare cassa, Termini viene sacrificato per la legge del mercato: chiude perch Marchionne dice che non competitivo, alla faccia del decantato (quando si deve incassare) polo industriale siciliano, dellimportanza dellindotto dellauto, degli investimenti ricevuti dal governo per realizzare quegli impianti. Invece di rendere competitivo lo stabilimento, ora che dimostrata la necessit di dover incrementare la produzione auto nazionale, e che Fiat incassa incentivi pubblici, paradossalmente si chiede lintervento di cinesi o indiani, che chiss se verranno, per salvare un sito industriale costruito con i soldi dei contribuenti italiani e siciliani per fabbricare auto nazionali. Cos mentre i siciliani perdono tempo a discutere con sindacati e governo, rimandando di giorno in giorno ogni presa di decisione, (se i siciliani si accontentano di essere presi per... il naso) un popolo vero impegnato per la salvaguardia reale della sua occupazione nel Sulcis. I sardi, loro, non scioperano vergognosamente astenendosi dai turni come fanno i siciliani davanti a fabbriche abbandonate per qualche ora, loro occupano la piazza romana del Parlamento, gridano ai media, non si fanno incantare dai sindacati che hanno gi firmato laccordo per dismettere Termini Imerese. Loro, i sardi, non saltano qualche ora di lavoro, restano in piazza e soprattutto hanno la dignit di sventolare il loro orgoglio, hanno la fierezza dellappartenenza e sventolano le loro insegne, la loro bandiera. Loro combattono seriamente per un futuro di occupazione, per la salvaguardia del loro posto di lavoro, non fanno accattonaggio, la loro battaglia ha i connotati dellorgoglio e dellappartenenza ad un demos, quello sardo, dignitoso sempre e sempre fiero di esistere come identit popolare. Hanno loro, i sardi, il coraggio di professarsi diversi sventolando il drappo con i 4 mori bendati, il coraggio di manifestare la loro appartenenza attraverso il simbolo della bandiera. Un popolo che chiede giustizia per la chiusura di uno stabilimento che significa lavoro e futuro, invece non capace di issare il suo vessillo non a Roma, ma neanche nella piana di Termini Imerese, a casa propria, per richiamarsi ad un orgoglio che pur esisteva, un tempo. Menati per il naso da sindacalisti prezzolati che hanno gi svenduto il loro futuro, tirati per le orecchie da un governo nordista che ha gi deciso di assecondare Marchionne, i siciliani protestano quasi in sordina, con vergogna, figli di un dio minore, senza mai avere il coraggio di trincerarsi dietro un simbolo, un vessillo che pure esiste, la bandiera giallorossa del Vespro, la bandiera dello statuto violentato e vilipeso, la Trinacria dellidentit e dellorgoglio che non esiste pi al di qua del faro. Mentre i 4 mori bendati sventolano e trascinano le rivendicazioni legittime di un popolo fiero dellappartenenza, la Trinacria resta ripiegata nei cassetti, metafora ormai di un popolo che non esiste perch ha delegato ad altri il suo destino, sconfessando il suo orgoglio e la sua identit.

LALTRA SICILIA Antudo

Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 2 (Marzo - Aprile) 2010

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Se ciascuno di voi, cari lettori, riuscisse a conquistare al nostro, al vostro bimestrale un suo amico, LISOLA potrebbe essere del tutto autosufficiente. Anche dalla pubblicit. Voi capite che grande garanzia di autonomia e di sopravvivenza... E allora, forza, cercate un amico e convincetelo ad abbonarsi o a sostenerci. Ci guadagneremmo tutti. Lui compreso.

Care Siciliane, Cari Siciliani,


contrariamente ad altre organizzazioni ed associazioni che sono capaci di accedere a fondi ed avere sovvenzioni per fare attivit, la nostra associazione vive di volontariato e degli spazi di tempo che ciascuno di noi riesce a ritagliarsi. Non riceviamo sovvenzioni, non abbiamo soldi a disposizione, tutto quello che facciamo lo facciamo a spese nostre. Il bimestrale LISOLA, periodico che tra mille difficolt riusciamo a ideare, scrivere e che tanti di voi ricevono a fine promozionale, vuole aiutare la nostra comunit a trovare le proprie radici dopo anni di oscurantismo, allora ringraziamo quanti contribuiscono, in parte, con le loro inserzioni pubblicitarie e labbonamento alla riuscita della nostra iniziativa. E questo pu bastarci. Non mi dite che la Regione non vi d nulla questo e la classica domanda di quanti, veri o falsi amici, insinuano pur sapendo che la Regione Siciliana non riconosce lassociazionismo che opera allestero, ma solamente quello presente in Sicilia. Ai tanti che sono spinti da quei sentimenti dinvidia, gelosia, meschinit, ipocrisia o semplicemente ignoranza... gli chiediamo, invece, di essere orgogliosi del fatto che dei siciliani orgogliosi della loro identit possano mettersi, in prima persona, nei pensieri e nei fatti, al servizio della Sicilia e dei siciliani. La cosa pi preoccupante e che molti intervengono a nome nostro, li ringraziamo certo, ma vorremmo mettere i paletti: non abbiamo autorizzato nessuno a intervenire a nome nostro. Per le ragioni che abbiamo ricordato, possiamo ancora farlo noi stessi, ci siamo... e continuiamo a pagarci questo lusso! Tutto il nostro operare e adoperarsi un atto damore verso la Sicilia, uno struggente messaggio di devozione e di resa. Prerogative queste che non si acquistano, ma si hanno dentro nel profondo. Nellattesa di potervi contare, nuovamente, tra i nostri lettori riceveteVi, con la Sicilia nel cuore e nella mente, i nostri pi cordiali e sinceri siciliani saluti.

ne ancienne villa patricienne sur le boulevard Lambermont, un petit escalier d'accs et lentre dans une salle conforme l'image que l'on a des anciens manoirs anglais. Au mur, quelques trophes de chasse regrettent presque de ne pas avoir fini dans l'assiette mais en est-on bien certain ? Une ambiance de campagne en pleine ville dans une salle ou s'grnent les tic-tac des horloges coucou, autre passion du chef. Une maison vraiment pas comme les autres, dont la srnit n'est trouble que par l'humour dcale du patron. Nous sommes chez Roberto Ristuccia. Comme son nom ne l'indique pas le New Epsom (Di Roberto) est un restaurant italien. Il tire son origine de la passion du patron pour les canassons, dont un des stud-book a loge quelques encablures durant de longues annes. Ici pas de pizzas, Roberto est un chasseur, un cueilleur de champignons et un pcheur, c'est donc une cuisine traditionnelle italienne que vous aurez faire. Il n 'y a pas de carte mais un tableau de suggestion avec une formule unique: un menu avec choix de quatre entres, quatre plats et quatre desserts, pour 2S. La formule cartonne en ces temps de crise. Avec ses vingt couverts maximum par service, mieux vaut tre prudent et rserver. A la saison des mois en "bre", poils et plumes sont accommods la faon mridionale, une priode de l'anne o Roberto n'hsite pas aller tirer le menu de la semaine dans les sombres forts ardennaises. Ct cellier. Roberto qui ne renie pas ses origines siciliennes, importe lui mme les flacons de la pninsule ().
(Guide Lemaire 2010)

Francesco Paolo Catania


Presidente LALTRA SICILIA Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 2 (Marzo - Aprile) 2010

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LINGUA SICILIANA

llo scopo di divulgare la lingua siciliana, vera e propria lingua nelle sue regole sintattiche e grammaticali, oltretutto parlata da oltre 15 milioni di persone, LALTRA SICILIA organizza corsi serali di lingua siciliana che potrebbero avere una cadenza quindicinale, secondo le iscrizioni e le richieste. Gli interessati sono pregati di manifestare il loro interesse telefonando al n +32 475 810756 o scrivendo a: LALTRA SICILIA - Bld de Dixmude 40 / bte 5 - 1000 Bruxelles

LO SAPEVATE CHE...

er lUnione europea la Lingua Siciliana si deve ritenere una lingua regionale minoritaria ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minorotarie, che allArt. 1 afferma che per lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato. La Carta europea delle lingue regionali o minorotarie stata approvata il 25 giugno 1992 ed entrata in vigore il 1 marzo 1998. LItalia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non lha ancora ratificata.

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a piu parti ci vengono plausi, ma anche critiche per quello che abbiamo scritto e per quello che divulghiamo. Fieri del plauso, dobbiamo per obbligarci ad un'autentica autocritica per ripensare alle osservazioni che molti ci muovono e domandarcene le ragioni. Certo, quando attacchiamo i poteri politici, lo facciamo per gridare la nostra delusione verso una classe politica che abbiamo, con il nostro voto, delegato a rappresentarci e che purtroppo sentiamo lontana e assente. Non nelle pratiche di ordinaria amministrazione, ma sulla base profonda della condivisione di responsabilit, di quell'asse ideale che ci spinge a dare il consenso ad una parte piuttosto che ad un'altra. Abbiamo tutti davanti gli occhi la situazione politica in cui versa la nostra Sicilia: trasformismi, disoccupazione galoppante, criminalit, abusivismi edilizi, scempi ambientali, bancarotta, situazioni che non si possono ignorare, che non possiamo tacere, e che ci impongono di gridare alto e forte rabbia e delusione. La verit deve essere detta anche se il mondo dovesse andare in pezzi - cos grida a piena voce il grande Fichte (1762 -1814). Per questo le nostre parole possono talvolta sembrare gridate e assumere toni, che, forte e chiaro rifiutiamo di considerare eccessivi. Infatti se commentiamo una realt - che peraltro tutti abbiamo sotto gli occhi - grave e densa di preoccupazioni, non possiamo certo sussurrare la nostra protesta, dobbiamo gridarla perch dobbiamo farci sentire, perch la situazione preoccupante, perch il nostro tono deve essere conseguente. E le nostre denunzie riflettono nella quotidianit i dati di una situazione di degrado, di mancanza di valori e di abbandono del territorio. Diffidiamo pertanto dei sangiustini , anzi temiamo il moralismo a senso unico; rifiutiamo ogni omologazione politica e come quel filosofo tedesco "mai nessuno ho imitato sempre mi burlai di ogni maestro che burlato se stesso non avesse...". Francesco Paolo Catania Abbonarsi a LISOLA il mezzo migliore per aiutarci REGALATI E REGALA UN ABBONAMENTO A UN TUO AMICO O PARENTE
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6 L'ITALIANIT DELLA SICILIA


OVVERO LO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE ... ED ALTRO
da "LA DIFESA DELLA SICILIA" di Rinaldo Landolina (1951)

l Piemonte si vant di essere la Prussia d'Italia; ma, a differenza della Prussia, non trionf che a forza di armi straniere, perdendo indistintamente tutte le battaglie, giovandosi sempre indistintamente delle vittorie altrui. Una politica doppia, anzi tripla, astuta ed avida, quella dei Duchi di Savoia prima, e dei Re di Sardegna poi... Alleati infedeli e fatui, che passano da un campo all'altro durante la stessa guerra; ma che guadagnano sempre qualche cosa, facendosi pagare sempre la loro alleanza dall'uno, dall'altro, da tutti - dice il grande storico Lavisse. Cos il Piemonte ha giuocato sempre a chi perde vince; ma, questa volta, il giuoco fallito ed ha tutto ingoiato. Dalle glorie del Piemonte non derivarono alla Sicilia che miserie, lutti e tormenti. Ma, se la tragedia del Mezzogiorno e dell'Isola fu completa, anche qualche regione settentrionale ne sub uno scompiglio assai grave, tanto che il friulano DalI'Ongaro, rimpiangendo i tedeschi, pot scrivere: Che val se al nostro desco non siede pi il Tedesco? Magnanime ed aperte eran con lui le lotte, or, nella tregua inerte, menano a mezzanotte una macabra danza l'usura e la Finanza! Comunque il Nord, ha tratto dall'unit immensi lucri materiali; ma soltanto dal Mezzogiorno ha potuto cavarli, non certo da quell'Europa, che l'Italia aveva sognato china di fronte alla sua gloria. L'Italia non divenne, n poteva divenire, quella grande potenza, che aveva deliziato i suoi sogni. La grande potenza divenne, invece, la Prussia che cos, pot ripetere le infernali irruzioni degli Ostrogoti e dei Vandali. Adolfo Thiers ne ebbe la visione integrale, quando nel 1867, esclamava: Abbiamo contribuito a prostrare l'Austria, con l'espulsione di questa dalla Germania, ed abbiamo reso onnipotente la Prussia, che sar non solo il nostro tormento, ma quello del mondo intero. E un fatto dolorosissimo ha concorso a rendere pi tragiche queste sciagure: quella perenne soggezione morale verso la Germania, che ha confortato i furori di

essa. La dedizione spirituale, l'omaggio degli animi italiani verso l'eterno nemico 'naturale, stato un fenomeno costante, ininterrotto, del quale Mussolini non fu che il declamatore piazzaiolo. Forse perch ogni essere tende a completarsi col suo contrario, l'Italia ha sempre subito un'irresistibile attrattiva verso la Germania, proprio in ragione diretta della propria debolezza. Nessun popolo, viceversa, quanto il tedesco, ha mai disprezzato l'Italia. Lessing diceva: L'Italia il cadavere dell'antica Roma e gli italiani sono i vermi di questo cadavere. Niebuhr giudicava gli italiani dei morti che camminano; Schopenhauer rincarava la dose, dicendo: II tratto essenziale del carattere italiano una completa impudenza; esso consiste nella sfrontatezza che si crede propria a tutto e nella bassezza che non si rifiuta a nulla. Chiunque ha del pudore, troppo timido per certe cose, troppo fiero per certe altre: l'italiano non ha n l'uno n l'altro. Lo si trova secondo i casi umile e orgoglioso, modesto e borioso, nel fango e nelle nuvole. Ma nessuno ebbe sarcasmi tanto crudeli quanto Teodoro Mommsen. Nessuno colp con un dileggio pi inesorabile le illusioni che agitarono gli italiani, quando essi arrivarono a fare di Roma la loro capitale. Egli non vide negli italiani che uno stormo d funamboli, desiderosi soltanto, impadronendosi di Roma, di fare dei giocherelli coll'elmo di Scipio e col casco di Cesare! Roma - egli dice non che l'ultima farsa del loro carnevale. Arlecchino e Pulcinella, arrampicandosi sui sette colli, sognano di essere presi sul serio e di essere persino temuti; ma Roma non servir che a far risaltare maggiormente la loro miseria.... Mentre ogni innocua facezia francese ha suscitato in Italia vampe di furore, gli obbrobriosi insulti tedeschi non hanno mai potuto incrinare un'ammirazione che arrivata al feticismo. Il ricordo di Cesare, messo in dirotta sotto Gergovia dai Galli, vive ancora in questo dedalo oscuro? Nessun mago potrebbe precisarlo. I legionari avevano a loro disposizione tutte le invenzioni che la poliorcetica greca andava moltiplicando e perfezionando da tre secoli. Gli ingegneri greci avevano

messo la loro scienza al profitto finale delle conquiste romane. Cos le baliste lanciavano a grande distanza delle pietre di pi di un quintale; le onagre, le catapulte, le grandi falci di ferro massiccio scalzavano i bastioniMercenari venivano reclutati in tutte le contrade: frombolieri delle Baleari, arcieri Cretesi, delatori, spioni, pagati a peso d'oro, e attratti cogli artifzi pi ignobili, in cui Roma fu sempre maestra (3), tutto fu messo in opera ob praedam, ma ci a nulla valse sotto Gergovia. Cesare, onde arginare il panico dei suoi, fu costretto a gettarsi in persona nella mischia. Sub lo scorno - allora grandissimo - d essere privato della spada e per un miracolo non fu catturato. Ad Alesia, egli poi vinse; ma questa vittoria degli antichi romani., dei raptores orbis, non fu che una vittoria dei Germani. Cesare dovette comprare la cavalleria di essi, farsi di essi gli alleati e gli amici. Questa cavalleria - terribile fanteria montata, torma di selvaggi centauri che non si arrestava davanti i fiumi, le paludi, gli scoscendimenti - salv le legioni. Fu l'alleanza di Roma con la Germania, che cangi in vittoria il disastro e questa alleanza si prolungata in indelebili riflessi. Gergovia ed Alesia si collegano a Custoza e a Sadowa? Ma la germanofilia ha scavato l'attuale voragine. L'adorazione verso il nemico eterno, verso il nemico naturale, tipica espressione di una deficienza fatale, diventata ossessionante per le redditizie sconfitte dei Piemonte, tra i continui abbandoni e ritorni, i distacchi e i riallacciamenti, arrivata a questa conclusione di morte. E la Sicilia resta vittima di ambizioni che le sono state sempre estranee, paga le spese di questa sinistra odissea, in cui per una cupidigia o per l'altra; in cui, per un'allucinazione o per l'altra - il Nord la trascina e la immerge! ( 2. - fine) Rinaldo Landolina (1951)
1. Le promesse di Cavour non erano che raggiri e menzogne, cosa abituale in lui. La sua concezione dell'unit in esclusivo servizio del Piemonte, non poteva che sboccare nella negazione di ogni unit; conteneva tutta la ignominiosa barbarie di Govone, Cialdini. Fumel. Infatti egli non sentiva disdoro di scrivere: "Bisogna imporre 1'unit alla parte pi corrotta, pi debole dell'Italia... Se vi sono disordini, vi sono i granatieri per reprimerli. L' unit imposta

SICILIA LALTRO IERI

Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 2 (Marzo - Aprile) 2010

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Tali furono, o Siciliani, le gesta dei vostri padri nel secolo decimoterzo! Ripigliarono cos la indipendenza di nazione, la dignit di uomini, e ne dettero esempio alla Scozia, alla Fiandra, alla Svizzera, che scuotevano, a un di presso a quel tempo, la dominazione straniera . Michele Amari (1842)

31 marzo 2010: 728 anniversariu di Lu Vespru

iorno 31 in Sicilia - anzi dovrebbe essere - festa nazionale. Ricorre infatti il pi importante dei nostri anniversari: sette secoli e un quarto or sono i Siciliani davano inizio alla Rivoluzione del Vespro. Non dimentichiamolo mai! La rivoluzione del Vespro non fu come insegnato nei faziosi libri di storia italiani - una guerra degli italiani di Sicilia contro i Francesi. Fu una guerra nazionale siciliana. Fu, anzi, quella guerra di popolo in cui i Siciliani scoprirono di essere tali, di avere un comune destino e di appartenere ad un'unica nazione. Non vero che il Vespro segn il passaggio dalla dominazione

Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di unaltra cultura, inventa per loro unaltra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora pi in fretta. MILAN KUNDERA, Il libro del riso e delloblio
dai granatieri innegabilmente l'unit nella geenna! La concezione di Cavour era, del resto, quella di tutti i piemontesi. Farini, per esempio, il 7 dicembre 1859, scriveva a Michelangelo Castelli : "... Ho fatto il colpo, ho cacciato tutti i campanili e costituito un governo solo. Ad anno nuovo, da Piacenza alla Cattolica, tutte le leggi, i regolamenti, i nomi ed anche gli spropositi saranno piemontesi. (Citato da Gino Doria: Un Re in esilio - pag. XXXVI) - 1'Unit negli spropositi - Vi pu essere unit pi ammirevole? 2. Anche il deputato piemontese Falconcini, che fu prefetto a Girgenti, non pot non ricordare quella sicurezza delle persone e della propriet che la Sicilia aveva sotto i Borboni (vedi : FALCONCINI : Cinque mesi di prefettura in Sicilia - pag, 68). 3. Les Romains ne faisaient jamais la paix de bonne foi... Ils n'avaient pas mime cette justice des brgands, qui portene une certaine probit dans l'exercice du crime . Montesquieu: " Les causes de la grandeur des romains et de leur dcadence, chap. 6*

angioina a quella aragonese. Gli Aragona erano re di Sicilia, di una Sicillia indipendente, e la pace di Caltabellotta (1302) sanc l'indipendenza di un regno che rimase con re proprio fin circa al 1415 (quando furono inviati i primi vicer e sostanzialmente uno stato autonomo fino al 1816 e, per certi aspetti, fin allo stesso 1860). La Sicilia moderna nasce dunque con il Vespro, erede e continuazione di quella splendida civilt e monarchia medievale siciliana la quale per era s centrata in Sicilia ma copriva l'intero meridione d'Italia e nella quale ancora gli ingredienti che avrebbero dato luogo alla nazione siciliana non si erano ancora del tutto sciolti gli uni negli altri (avanzi della primitiva popolazione sicana e sicula latinizzata ai tempi dei romani, latini d'Italia e di Normandia, neogreci tardo-sicelioti, saraceni arabi o berberi, ebrei sicilianizzati, etc.) per dare vita a quella Sicilia gi riconoscibile nel tardo Duecento in quella dei ricordi dei nostri familiari di qualche generazione fa. Furono tutte ombre quelle della nostra storia? giusto l'oblio che copre i nostri generosi antenati che, al grido di Aragona e Sicilia (dove il primo termine era solo il cognome della casa regnante) assalivano e vincevano le flotte e gli eserciti nemici per salvare la libert della nostra terra? Onore a quei Siciliani che, soli, si ritagliarono il diritto all'indipendenza contro repubbliche marinare, Napoli, Papato, Francia e persino infine la stessa sorella monarchia aragonesecatalana, tutti messi insieme. Onore e memoria a quel grido di libert:

ANimus TUus DOminus,


il coraggio sia il tuo signore. Ufficio stampa LALTRA SICILIA - Antudo

La mafia non la vergogna della Sicilia, ma del Governo che la mantiene...


Giuseppe De Felice
(23 novembre 1899)

Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 2 (Marzo - Aprile) 2010

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Sole e mare
n mare incantevole; un c1ima di incredibile mitezza; una vegetazione a tratti rada a tratti Iussureggiante a lambire Ie coste; attrezzature ricettive ed alberghi tra i piu confortevoli e raffinati del Mediterraneo. Questa e la Sicilia del sole e del mare, la Sicilia della etema primavera. Molte delle localita balneari siciliane, come Kamarina nel ragusano, si trovano addirittura piu a sud di Tunisi. Le coste siciliane sono uno straordinario gioco di fantasia, sempre mutevole di spiagge meravigliose e di scogliere. Sono Ie splendide tappe di un itinerario paesaggistico, naturalistico e balneare. Sullo Jonio, da Messina a Capo Passero, Ie spiagge di Sant' Alessio, Letojannni, Taormina (Mazzaro) e Giardini Naxos si altemano aile scogliere frastagliate di Isola Bella, dell a Riviera dei Cic10pi con i Faraglioni di Aci Trezza. E poi la Plaja di Catania, la Foce del Simeto, Siracusa con Fontane Bianche, i Lidi di Avola e Noto e la riserva naturale di Vendicari. Sulla costa mediterranea, in un succedersi di bianchi arenili, da Porto Palo a Licata, Sciacca, Erac1ea Minoa, Selinunte, sono immerse in paesaggi che ancora raccontano di civilta antichissime. Mazara del Vallo con il suo porto-canale, ha la flotta di pescherecci piu consistente dell a marineria siciliana. Sulla costa occidentale: Marsala, Ie cui memorie puniche sono ancora seppellite nella stagnone di Mozia (ove e stato recuperato l'unico esemplare di nave punica esistente al mondo). La costa trapanese, nella scenario delle Egadi, delle saline, dei mulini a vento e delle antic he tonnare, San Vito Lo Capo e i Faraglioni di Scopello, la Riserva dello Zingaro e la spiaggia di Castellammare del Golfo, quindi Terrasini, Palermo con il lido di Mondello, Cefalu e la costa tirrenica sino a Gioiosa Marea, Capo d'Oriando e Milazzo, la porta delle Eolie, dove ai bianchi paesini di pescatori si altemano modeme strutture turistico-alberghiere e balneari. Un trionfo di luci e di colori nella suggestione delle albe e dei tramonti siciliani.

Acireale

I bel barocco siciliano, che trasforma Ie strade e Ie piazze in scenari, gi domina ad Acireale, citta agricola, di tradizioni nobiliari e studiose. Se I'indole di questa cronaca lo permettesse, ci vorremmo indugiare, nella scendere lungo la costa verso Catania, sui luoghi legati al nome di Verga. Acitrezza, come tutti sanno, e il borgo dove si svolgono I Malavoglia; sebbene ingrandito ed ammodernato, conserva ancora qualche cosa dell'aspetto umile con cui apparve nel grande romanzo, nelle viuzze interne, in alcune spiaggette dove Ie barche in secca sfiorano l'orto e il pollaio.

G. Piovene, Viaggio in Italia 1957

ACIREALE (CT)
La Chiesa di San Sebastiano

La cattedrale di Acireale e la basilica dei Santissimi Pietro e Paolo

SANTANGELO DI MUXARO La Necropoli

MILAZZO Il Castello

Acicastello
Verso la mezzanotte, andando da Catania ad Acireale, incontrammo Acicastello tutta illuminata. II vecchio castello di Ruggero di Loria risplendeva in mezzo al mare. Gli abitanti del villaggio ci avevano preparato delle barche e al chiaro di luna facemmo il giro dei grandi scogli che un ciclope avrebbe lanciato contro Aci, o, secondo altri miti, contro Galatea o contro Ulisse. Sono massi basaltici a forma di obelisco e la lara vista di notte e molto romantica. Un mare oscuro, gravido di terrori, si solleva in silenzio ai loro piedi. E. Renan, Mlanges d'histoire et de voyages 1878 I Faraglioni

Acitrezza
II porticciolo di Acitrezza e chiuso da alcuni macigni a cono che forano il mare, Ie [sole e gli Scogli dei Ciclopi, forse Ie rocce piu curiose del Mediterraneo; tanto che secondo la favola, sono i proiettili lanciati da Polifemo cieco su Ulisse in fuga. Queste isole e scogli, come la non lontana roccia su cui sorge, formando con essa quasi un corpo solo, il castello di Acicastello, sono, a detta degli scienziati, meraviglie geologiche, intarsi straordinari del basalto costiero con la lava dell'Etna. In taluni casi il basalto espulso dal mare in ebollizione e ricoperto dalla lava come da un crisantemo di zucchero caramellato. G. Piovene, Viaggio in Italia 1957

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a ville, probablement d'origine arabe FAWWARA (source d'eau), fut construite autour d'un chteau difie en 1270 dans le fief de Federico Chiaramonte. Actuellement le chteau, qui prsente une base quadrangulaire trs compacte, est en phase de restructuration. La prsence de fentres jumeles dans sa partie suprieure en adoucit les traits architectoniques trs svres. Le portail d'entre, qui permet l'accs une cour intrieure, est trs beau. Un autre portail fastueusement dcor nous mne la Chapelle du XIVme sicle, annexe l'difice. Aujourd'hui la ville compte plus de 40.000 habitants et parmi son patrimoine artistique on trouve de belles glises: la "Madonna dell'Itria ", le "Carmine" et la "Chiesa Madre" ou est conserv un prcieux Crucifix de bois du XIVme sicle.

FAVARA

Nel tempo dell'inganno univer

Racalmuto, un centre minier important produisant du soufre, qui en 1921 a donne le jour a Leonardo Sciascia. C'est un centre d'origine trs ancienne, fonde probablement par le roi des Siculi Ducezio. Tout d'abord il fut appel MOTHYON mais en 827 ap. J.-C., aprs la conqute arabe, il prit le nom de Rahal Maut (ville dtruite). Tout le territoire tant devenu fief de la famille Chiaramonte, au XIVme sicle il y fut construit un chteau. Le Thtre Regina Margherita, l'Oratorio del Santissimo et l'Eglise de Santa Maria del Monte prsentent un intrt artistique particulier. La fte de la Madonna del Monte, que l'on clbre au mois de juillet, est trs originale puisqu'elle est caractrise par une course de chevaux sur un escalier raide qui conduit devant l'glise. Lancien abreuvoir ( brivatura ) La Chiesa Madre et l'Eglise de Saint-Joseph, toutes les deux du XVIIme sicle, donnent sur la Place Umberto Ier. A sept kilomtres du centre on trouve les mines du Castelluccio, ancienne tour arabe de reprage (al-Mansir), qui fut transforme ensuite en forteresse par les Chiaramonte. Rcemment on a activ la Fondation a laquelle on a donne le nom du grand crivain de Racalmuto, Leonardo Sciascia, mort en 1989.

RACALMUTO

Racalmuto, paese mio


Racalmuto, che hai dato i miei natali, Non posso mai scordare i tuoi locali. Come tutta la Sicilia tu sei attraente, Perch il sole da te sempre presente. Manco vent' anni eran ancor suonati, Quando ti lasciai come gli altri emigrati. La Germania scelsi in primo loco, Dove rimasi non tanto, ma ben poco. Di l in Inghilterra me ne andai, Dove per un lustro ci restai. Da te son ritornato, Racalmuto, Ma senza lavoro mi sentivo perduto. Quindi in Belgio me ne sono andato, Otre il lavoro, la donna che amo ho trovato. Perci a Bruxelles mi sono accomodato e mi ci sono un p affezionato. Non per questo, RACALMUTO, ti scorder, Spesso da te ritorno e ci ritorner. La nostalgia sempre in me regner, e sempre a te il mio cuore penser. Io prego sempre il Signore e Dio, Di farmi sempre ritornare al paese natio.

Angelo CARNONE

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rsale dire la verit un atto rivoluzionario. [ George Orwell ]

II Crollo di Favara, una tragedia annunciata


RAZIE, GRAZIE, GRAZIE. Tre speciali riconoscenze: al Sindaco, agli amministratori attuali e ai loro predecessori, agli eletti al Consiglio Comunale aIttuali e ai loro predecessori, ai dirigenti dell'Ufficio Tecnico Comunale attuali e ai loro predecessori. Queste due morti a causa del crollo del fabbricato di via Del Carmine, queste due innocenti vite sepolte sotto Ie macerie, sono per causa vostra. Li avrete per sempre sulla vostra coscienza, se ne avete una. Questa tragedia era preannunciata da tempo e poteva essere evitata. Ad Haiti Ie case sono crollate per I'imprevedibilit del terremoto, a Favara Ie case crollano per iI disinteresse generale. Favara allo sfacelo, una citta abbandonata a se stessa. Le strade comunali sono tutte piene di buche, Ie strade sporche, i servizi pessimi, iI centro storico crolla giomo dopo giomo. una citt senz'anima e senza sogni. Tutto accade sotto i nostri occhi e nessuno fa niente. incredibile! Non esiste una seria politica al servizio della collettivit e soprattutto non esiste una vera societ civile pronta a scendere in piazza per rivendicare i propri diritti e a difendere iI valore del bene comune. C' davvero da indignarsi a questo punto se due innocenti anime muoiono per I'indifferenza, iI cinismo delle istituzioni e dalla societ civile? In via del Carmine forse, vedremo qualche La famiglia delle illustre politico che giurer giustizia per i vittime aveva richiesto caduti, ma tolto giacca e cravatta I'assegnazione di un dimenticher leco del crollo. alloggio popolare ed A via del Carmine nessuno dedicher una rimasta inascoltata. Le canzone, non vedremo artisti riuniti per Favara , troppo insignificante la questione; nuove case popolari di contrada Piana dei troppo pochi i morti per prenderla a cuore. Peri, mai assegnate, Tante battaglie perdute affinch venisse giacciono da anni riconosciuto loro un alloggio; quei timori, poi, inascoltati da chi di dovere. Perch la abbandonate e tragedia era annunciata, a Dio non restava devastate. Solo ora ci solo che decidere il giorno. Finch ha si accorge delle deciso che fosse lalba del 23 Gennaio. centinaia di case Secondo voi, giusto non aver dato loro pericolanti sparse per una casa solo perch questa povera il centro storico. Solo famiglia non aveva consegnato la ora si pensa di fare documentazione in modo corretto? A mio modesto parere no, bastava solo che evacuare Ie famiglie a rischio. qualcuno si mettesse una mano sulla coscienza, si alzasse da quella poltrona, su II centro storico di cui non si fa altro che scaldarla, e andare a Favara cade a pezzi da decenni. controllare lo stato di quella casa. Con molto sdegno e molta rabbia vi esprimo Basta farsi un giro a il mio pensiero! piedi per Ie vie e Giovanna Di Falco viuzze e ci si rende conto del dramma in atto. Ovunque si volge lo sguardo si vedono cumuli di detriti di case crollate, fabbricati abbandonati a se stessi, strade e vicoli di una citt

fantasma dove iI tempo si fermato. Ogni giomo un'anima svanisce, un pezzo di storia va via. Laddove iI Comune di Favara, causa di forza maggiore, intervenuto ha lasciato ferite ancora pi profonde di quelle prodotte dalla vetusta. Transenne e messe in sicurezza da fare pena, degne di una repubblica delle banane. Uno squallore unico e indescrivibile. II primo Piano Regolatore Generale risale ai primi anni 1980, il secondo ancora in itinere dal 2000. Mai fatti piani di recupero del centro storico, indispensabili per intervenire in questo cronico collasso. Perch? evidente che il bene comune non crea business e speculazione. La politica pensa a come spartirsi poltrone e incarichi e a litigare su chi debba fare I'assessore. Molti dei dirigenti e tecnici (geometri, architetti e ingegneri) dell'Ufficio Tecnico Comunale, che dovrebbero essere i referenti per la salute del tessuto urbano, sono diventati puri speculatori. C'e chi specula costruendo palazzi in giro per Ie aree chic di Favara, c'e chi fa progetti faraonici come "ortus" inseguendo la gloria e pappandosi i profitti diretti e indiretti della progettazione e delle future rendite del pianificato business. La stragrande maggioranza della societ civile fa parte di un circolo vizioso ed culturalmente corrotta e collusa e pertanto se ne sta in ossequioso silenzio. Alle pochissime voci libere non viene dato peso perch sono dei coglioni che non hanno capito un cazzo dalla vita. Altro che Europa, altro che mondo civile. A Favara siamo nella terra di nessuno. Mi sento qui in dovere di riportare Ie parole dell'arciprete di Favara, don Mimmo Zambito, che contrariamente a un suo collega non si preoccupa ogni buon mattino di dare la benedizione ai politici attraverso i mass-media: Preghiamo a Dio che non ci condanni, non solo per iI nostro peccato individuale, ma anche quello sociale della comunit civica e della stessa comunit cristiana. II peccato sociaIe e collettivo, della comunit di Favara generosa e disordinata, ricca di cuore sempre e, a volte, ricca di disprezzo per iI prossimo e di rapina della sua dignit, ha provocato questa tragedia. Dio che cambi la mentalit dei profittatori, dei pigri, degli speculatori, degli accaparratori, di coloro che mangiano rubando al prossimo e calpestando la giustizia. Di quanti si fossero imboscati nel loro servizio di uffici e di burocrazia nascondendo carte o aspettando che ci si umiliasse a chiedere, a cercare raccomandazioni. Dio cambi iI cuore di chi ha fatto apparire come elemosina (facciamo conto la casa popolare) quanto invece spettava come diritto. Parole esemplari e piene di verit che stata spesso sottaciuta. Chi pensa che da domani a Favara Ie cose cambieranno un povero iIIuso. Presto questo increscioso fatto sar anchesso sepolto nelle macerie del dimenticatoio comune e tutto ritorner come prima, anzi peggio di prima. Favara di cultura conservatrice e adulatrice di falsi idoli. Zorro della Favela
Fonte: agrigento.blogsicilia.it

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SCATTI

Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana Editore: LALTRA SICILIA Bvd.de Dixmude 40/bte 5 - (B) 1000 Bruxelles

Direttore responsabile: Francesco Paolo Catania Direttore editoriale: Eugenio Preta


Info: Tel & Fax: +32 22174831 - Gsm: +32 475 810756

LA POSTA
Per farci conoscere il vostro parere indirizzate le vostre lettere a:
LISOLA - Bld. de Dixmude, 40/ bte 5 - 1000 Bruxelles

LO SAPEVATE CHE...
Per conservare il ricordo del terribile terremoto del 1693 - che distrusse totalmente la parte orientale dellIsola -, fu coniata una moneta (vedi foto) con la scritta: SICILIA AFFLICTA

ato nel 1930 a Philadelphia, trasferito con la famiglia, a causa della Depressione, a Caccamo, paese di origine dei genitori. Dopo esser vissuto in quel paese per vent'anni, sotto il Fascismo, la guerra, l'istituzione della Repubblica, la confusione dei mille Partiti, la licenza liceale, decisi di ritornare nella mia terra natia,dove vivo sin dal 1952. Ho appena appreso dell'esistenza de "L'Altra Sicilia" e ho letto quanto appare nel vostro sito sia in italiano che in inglese. Sono sbalordito del contenuto della vostra pubblicazione e mi domando: come mai il vostro movimento si trova nel Belgio? La mia lingua originale il siciliano, che parlai finch non incontrai l'italiano alla scuola elementare. Parlo ancora il Siciliano con miei conoscenti provenienti dalla Sicilia e con i membri della mia famiglia. Sono membro fondatore della Scilian-American Cultural Association, a cui appartengono eredi del vecchio gruppo dei nostri conterranei emigrati nella prima parte del Novecento. La maggior parte di essi ha occupato cariche di rilievo nella societ americana. Ci riuniamo ogni mese e ci preoccupiamo di presentare soggetti inerenti alla Cultura della nostra Terra. Alla prossima riunione parler dell'esistenza del vostro gruppo e sono curioso di sentire la reazione generale della nostra Associazione. Io sono d'accordo con la vostra mentalit e seguir le vostre pubblicazioni. Auguri di gran successo. J. M., @

Agrigento: La Madonna dei Mirti


Nella campagna di Villafranca Sicula (Ag) esiste una chiesetta dedicata alla Madonna dei Mirti la cui origine spiegata da una leggenda locale. Un vecchio frate stava rientrando al suo convento di Bugio recando sul suo asinello due quadri sacri, di cui uno dedicato alla Madonna. Quando fu nei pressi del convento, si accorse di aver perduto proprio tale quadro. Ritornando sui suoi passi, lo ritrova dentro un cespuglio di mirti. Arrivato al convento raccont agli altri frati l'avventura; ma, quando volle mostrare il quadro in questione, esso scomparve per la seconda volta per essere nuovamente ritrovato dentro lo stesso cespuglio di mirti. Si cap che la Madonna voleva essere onorata in quel punto e cos fu costruita la chiesetta.

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Ingredienti: gr 400 pasta corta; gr 400 pomodori maturi; gr 150 pane grattato; 4 acciughe salate; Aglio, prezzemolo; Olio di oliva; Sale e pepe Per 4 persone Procedimento: Dissalate e diliscate le acciughe. Immergete i pomodori, per due minuti in acqua bollente, poi sbucciateli e passateli al setaccio. In casseruola, soffriggete due spicchi di aglio, toglieteli e mettete le acciughe. Mescolate per farle sciogliere ed unite i pomodori, un cucchiaio di prezzemolo tritato, sale e pepe e cuocete a fuoco basso per 15 minuti circa. Nella padella di ferro, in due cucchiaiate di olio, fate colorire il pane grattato mescolando continuamente. Avrete intanto lessato la pasta in abbondante acqua salata: mettetela su un piatto di portata caldo e conditela con salsa di acciughe alla quale avrete mescolato allultimo minuto di cottura il pane grattato insaporito.

Pasta con le acciughe e la mollica

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LA PREGHIERA DELLISOLA DEL SOLE
u, sommo Iddio, che allarmonia del Creato aggiungesti il fulgore d'una gemma la Sicilia incastonata nellOrbe terracqueo per glorificare la sublime natura, volgi sull'Isola lo sguardo misericordioso e benedicila. Benedicila nelle sudate sue zolle assolate; benedicila nei suoi uomini tenaci, laboriosi e generosi e largiscile le tue celesti grazie. Tu che vedi le sue genti sparse nel mondo intero e ovunque sempre portare larghi contributi di sangue, di genialit e di operosit, libera la loro terra natale da tutte le ingiurie, secolari soggezioni e fa' che nella coesione degli spiriti e nell'unit delle aspirazioni, riacquisti l'antico splendore e riceva, il premio di tante umane benemerenze accumulate. E come, nella naturale espressione di vita, ogni uccello ha il suo nido, ogni pesce il suo scoglio ospitale, cos ridona, o giusto Iddio, la Sicilia ai Siciliani; con l'averla distaccata dalla terraferma, non hai forse Tu dato un segno manifesto della Tua volont? L'Isola del Sole, vittima di antiche e recenti civili oppressioni, tende, per spontanea elezione, alla Giustizia, alla Libert e alla Fratellanza tra gli uomini e i popoli e perci stabilir intimi rapporti, non solo con la Penisola, ma con tutte le grandi e piccole nazioni che hanno difeso, difendono e difenderanno gli augusti principii della Libert. Cos o Signore, nel rispetto delle Tue Leggi, la libera Sicilia sar, all'infuori d'ogni competizione e sottratta a ogni privilegio, la piattaforma intercontinentale nonch l'avanzata vedetta europea nellazzurro spazio mediterraneo e sede naturale di pacifici incontri tra tutti gli uomini di buona volont e di buona fede che sinceramente desiderino un novello, universale Risorgimento politico, economico e sociale, onde lo spaventoso salasso della seconda conflagrazione mondiale non rimanga vano ai fini del Progresso e della Civilt. Cos sia.
tratto da: "Catechismo del libero Siciliano" di Concetto Battiato (1944)

Nero dAvola
l Nero d'Avola rappresenta il vitigno principe tra quelli siciliani e viene coltivato in quasi tutta la regione, anche se il suo territorio d'origine e la Sicilia sud-orientale (Eloro, Pachino, Noto e la provincia di Ragusa). conosciuto anche con il nome di Calabrese o Calabrese d'Avola, forse ad indicare l'antica ed originaria provenienza, o pi probabilmente per un'errata traduzione della forma dialettale "calaurisi" ("calea" signitica uva, "aulisi" di Avola, paese in provincia di Siracusa). Coltivato principalmente ad alberello o a spalliera, questo vitigno aveva sempre prodotto un uva ad alta concentrazione zuccherina che gli permetteva di arrivare oltre i quindici gradi alcolici (per questo motivo veniva commercializzato come vino da taglio). Attualmente, grazie a particolari criteri di coltivazione, si riusciti ad abbassarne il contenuto di zuccheri e ad aumentarne l'acidit; inoltre vinificandolo in purezza, con tecnologie moderne, si rivelato uno dei pi grandi rossi italiani di struttura, dal carattere possente e intenso, armonico, caldo, adatto all'affinamento in pregiati legni. Da questo vitigno, caratterizzato da un grappolo non molto grande e con un acino medio-piccolo dal colore violetto intenso, ne deriva un vino dal colore rosso rubino intenso, brillante, vivace, con riflessi violacei se giovane o granati dopo l'invecchiamento. II suo aroma complesso evidenzia note di viola e spezie (liquirizia e chiodi di garofano), prugna secca, ciliegia, mora, ribes mora, lampone e cioccolato, cuoio e tabacco come descrittori secondari. Si tratta di un vino robusto, equilibrato, con tannini abbondanti ma morbidi che viene abbinato solitamente a carni rosse, arrosti di carni bianche e a formaggi mediamente stagionati. II Nero d'Avola, oltre ad entrare nella composizione del Cerasuolo di Vittoria, viene spesso abbinato anche a vitigni dal sapore pi internazionale, originando connubi eleganti e sorprendenti come Nero d'Avola-Sirah, Nero d'AvolaCabernet Sauvignon e Nero d'Avola-Merlot.

Risate a denti stretti


Il bambino alla mamma: "Mamma perch la maestra chiama Roberto Robertino, Paolo Paolino, Luca Luchino e a me no?". La mamma tentennante: "Lo capirai da grande... Pompeo!" Le categorie pi bugiarde sono le donne e i cacciatori. I cacciatori prendono un uccello e dicono di averne presi venti, le donne ne prendono venti e dicono di averne preso solo uno... Pierino va a trovare la nonna e porta con se un amico. Mentre chiacchiera con la nonna, il suo amico gradisce il caff offertogli e sgranocchia le noccioline che sono in un vassoietto sul tavolo. Al momento di congedarsi l`amico di Pierino saluta l`anziana nonna: - stata una bellissima giornata, grazie di tutto e soprattutto per le noccioline. Ne ho fatto davvero una scorpacciata!!! La nonna: - Ma figurati! Purtroppo, da quando non ho pi i denti riesco solo a succhiare la cioccolata che le circonda e le noccioline mi restano sempre... Due carabinieri davanti allo specchio: - Guarda... due colleghi! Andiamo a salutarli. L`altro: - Fermo... non vedi che stanno venendo loro?

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LISOLAECONOMIA
dItalia, la Banca Nazionale Sarda assume la denominazione di Banca Nazionale del Regno dItalia ed assorbendo la Banca di Parma e la Banca delle Quattro Legazioni diviene il pi importante istituto di emissione. Nello stesso anno viene fondata a Palermo la Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele per le province siciliane e contemporaneamente inizia la guerra ai banchi di Sicilia e di Napoli. Difatti viene impedito loro di raccogliere le proprie monete doro e di orrei approfittare della emettere banconote, cosicch le riserve auree dei due banchi vicenda che in questi finiscono nella Banca Nazionale, ma non tutte; il che fa supporre il giorni sta catalizzando loro utilizzo per la costituzione della Cassa generale di Genova, la lattenzione di numerose Cassa di sconto di Torino, il Credito mobiliare di Torino e il Banco famiglie coinvolte in prima Sconto e Sete di Torino, che erano socie della Banca Nazionale. La persona e di tanta altra gente creazione di tali banche aveva levidente scopo di finanziare le rimasta colpita dalla imprese del nord. tracotanza di una casta Il Banco di Napoli viene autorizzato ad emettere banconote bancaria che non si rapporta solamente nel 1866 ed il Banco di Sicilia lanno seguente, solo che, pi con il territorio e dallumiliazione che un imprenditore, in Sicilia, di fronte al rischio del disastro finanziario dovuto alle spese per le deve subire per poter portare avanti la propria attivit, e mi sto operazioni militari intraprese dal Regno di Sardegna nel 1859 e dal riferendo, ovviamente, alla vicenda del gruppo Castello, per cercare Regno dItalia nel 1866 e che fanno capo alla stessa persona, cio di capire come si arrivati a non possedere pi una banca siciliana. Vittorio Emanuele II, il Governo fu costretto ad emanare un decreto Per fare ci dobbiamo fare un salto indietro sino alla situazione con cui si istituiva il corso forzoso della Lira. bancaria antecedente lunit dItalia. Con tale decreto si sospendeva la convertibilit in oro delle Per quanto riguarda il Regno delle due Sicilie, era presente il Banco banconote; inoltre, solo le banconote della Banca Nazionale avevano delle due Sicilie; esso istitu a Palermo e a Messina due Casse di corso legale in tutto il Regno, mentre quelle degli altri istituti nella Corte, ma, nel 1848, a seguito dei moti rivoluzionari, che portarono sola regione di appartenenza; infine, la Banca Nazionale del Regno, alla temporanea indipendenza della Sicilia, queste due casse sempre privata, assumeva la funzione di tesoriere dello Stato. vengono riunite nel Banco Nazionale di Sicilia o Banco di Sicilia. Il decreto del corso forzoso fu il pagamento dei debiti delle citate Nel 1850, con il ritorno dei Borboni, esso, diventer Banco Regio dei spese militari che lo Stato italiano ebbe contratto con la Banca Reali Domini al di l del Faro. Nazionale, senza di esso, infatti, le banconote degli altri istituti Con lunit dItalia, riprender il nome di Banco di Sicilia, mentre il avrebbero soppiantato quelle della Banca Nazionale del Regno. Banco delle due Sicilie di Napoli, diventer Banco di Napoli. Ai cinque istituti autorizzati allemissione, nel 1870, si aggiunge la Nel reame borbonico, oltre alla presenza dei due banchi pubblici, Banca Romana, ma, nel 1893, a causa di una speculazione esistevano 761 stabilimenti diversi finanziaria, dovuta allemissione indiscriminata di banconote, venne di beneficenza, oltre 1.131 monti messa in liquidazione e le operazioni affidate al nuovo istituto, la frumentari, e casse agrarie e di Banca dItalia, sorto dalla fusione tra la Banca Nazionale del Regno, prestanza. la Banca Nazionale Toscana ed il Credito Toscano; con forma In Piemonte, nel 1849, veniva giuridica di societ anonima, cio una societ per azioni dei nostri costituita la Banca Nazionale giorni. Sarda, di propriet privata; tra gli A questo punto rimangono solo tre istituti autorizzati ad emettere interessati vi era Cavour, che difatti mometa: la Banca dItalia, il Banco di Sicilia ed il Banco di Napoli, e impose al parlamento savoiardo di questa situazione dura fino al 1926, quando lemissione viene affidarle i compiti di tesoreria di concessa in monopolio alla Banca dItalia e alla quale vengono Stato. affidate le riserve auree del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli. Nel primo ventennio del 900 si avverte, in Era una banca privata che emetteva e gestiva Sicilia, un boom di Casse Rurali, Monte di denaro dello Stato, ed era una banca che Che cos una rapina prestiti e societ cooperative, e legge emetteva carta moneta, ma la cui riserva di oro in banca a confronto economica vuole che man mano che non riusciva a garantire il valore delle aumentano i depositi, aumentano anche gli banconote stampate, a differenza del Banco della fondazione investimenti; ma nel 1936 viene varata una delle due Sicilie che emetteva solamente di una banca ? legge che sottopone tutti gli istituti di credito, sia monete doro e dargento. [ Bertold Brecht ] pubblici che privati, al controllo di un Ispettorato Al momento dellunit gli istituti che vennero per la difesa del risparmio e per lesercizio del autorizzati ad emettere moneta per conto del neo Stato italiano erano la Banca Nazionale I politici non sono altro credito, dipendente da un Comitato di Ministri. Questa legge sanc la fine di molti istituti di Sarda, la Banca Nazionale Toscana, il Credito che i camerieri credito locali. Difatti il Governo mirava a Toscano, la Banca di Parma e la Banca delle dei banchieri concentrare lattivit bancaria in grosse banche Quattro Legazioni; questultima con sede a in modo da averne maggiore controllo. Bologna. [ Ezra Pound ] Nonostante la scure fascista che si abbatt Nel 1861, con la proclamazione del Regno

NO BANCA, SI PARTI
Come i Siciliani persero le proprie banche!

Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XII - n 2 (Marzo - Aprile) 2010

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sulle banche siciliane, quelle rimaste in vita, in epoca repubblicana, andavano riprendendosi, notando anche che nel 1947, ad esempio, il Banco di Sicilia elarg cospicui finanziamenti ad aziende del nord. Chiss, poi, secondo quale principio, forse secondo cui i poveri donano lelemosina ai ricchi. Facendo un bel salto temporale giungiamo alla fine degli anni 80, momento in cui avviene lattacco decisivo agli istituti di credito siciliani. La prima vittima la la Banca Popolare dell'Agricoltura che viene ceduta, nel 1986, all'Istituto San Paolo di Torino. Nel 1990, tocca alla Banca Popolare Siciliana farsi ingoiare dal Monte dei Paschi di Siena. Altro colpo lo effettua, nel 1995, la Banca popolare di Lodi, quando la Banca dItalia costringe la Banca di credito di Canicatt a trovarsi un partner, ed il partner, praticamente imposto, fu proprio la Bpl. I nuovi dirigenti licenziarono il managemet siciliano, obbligarono i clienti in scopertura a rientrare immediatamente e vennero bloccati i fidi. Non sazia, la Bpl, fagocita in un sol colpo, le popolari di Belpasso e Bronte, e altri istituti minori. La stessa cosa avvenne per la Banca agricola etnea, che sotto ispezione fu costretta anchessa a cercarsi un partner e che trov nel Credito Emiliano, che offr 30 miliardi, ma le azioni furono messe sotto sequestro; venne allora effettuata lasta pubblica e la Banca agricola etnea fu acquistata dalla Banca Antonveneta per 14 miliardi. Nel 1998, il Banco di Sicilia, da ente di diritto pubblico viene trasformato in banca privata. Ci il preludio al grande sacco della Sicilia. Nello stesso anno la Banca d'Italia e il Ministero del Tesoro impongono alla Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele o Sicilcassa, nonostante la sua situazione finanziaria fosse stata risanata, di accorparsi al Banco di Sicilia. Lanno seguente il Banco di Sicilia viene acquistato dalla Banca di Roma; cos furono presi due piccioni con una fava. Nel 2002 dalla fusione della Banca di Roma con Bipop-Carire e Mediocredito Centrale, nasce la holding Capitalia e nel 2007, questultima, viene fusa con Unicredit. Non finita! Ci fu unaltra compagnia di ventura a sbarcare in Sicilia, ossia il Credito valtellinese, che aveva gi incorporato, nel 1998, la Banca Popolare Santa Venera di Acireale e nel 1999 la Cassa San Giacomo di Caltagirone. Nel 2001 vengono inglobate anche la Banca Regionale Sant'Angelo di Licata e la Leasingroup Sicilia. Nel 2002 il Credito Valtellinese decide di creare in Sicilia ununica banca regionale sfruttando la capillarit territoriale delle precedenti banche acquiste, cos dalla loro fusione inventa il Credito siciliano. Alla luce di ci possiamo dire che di siciliano abbia ben poco. A conclusione di questo magnifico viaggio nel magna magna, bene spiegare, per chi non lavesse compreso, il titolo dellarticolo che intende mettere alla attenzione dei lettori, ma anche della classe politica qualora ve ne fosse bisogno, che senza banche siciliane, non che si fa festa, ma si parti, cio si parte, per Milano come ha dovuto fare limprenditore Pizzino per far valere il suo diritto di fare impresa, o da emigranti come hanno dovuto fare milioni di siciliani a partire dal 1860. Marcello Russo
BIBLIOGRAFIA Cancila Orazio, Credito e banche in un centro agricolo (1870-1939), Societ di Storia Patria per la Sicilia Orientale, Monografie di storia municipale, Biblioteca, Serie IV, vol. II, Catania, 1974, http://www.storiamediterranea.it/darts_md1_page.php?p=idl&idlibro=81 Cosmerio Luca, Quel che si pensa in Sicilia, ed. Saes, Catania, 1947. Grasso Alfonso, La storia proibita. Quando i piemontesi invasero il Sud, Editore Controcorrente, 2001. Mazzone Giuseppe, Quanto cost alla Sicilia lo sbarco delle banche del centro-nord, Il Foglio, 19-01-2006. Sgarlata Gioia, Splendore e morte di Sicilcassa amarcord di un mistero glorioso, Repubblica - Palermo, 23-01-2004, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/01/23/splendore-mortedi-sicilcassa-amarcord-di-un.htm SITOGRAFIA Banca popolare di Lodi, www.poplodi.it Banco di Sicilia, http://www.bancodisicilia.it Bankersalmanac, http://www.bankersalmanac.com Camera dei Deputati, http://www.camera.it Cronologia.leonardo, http://cronologia.leonardo.it Il Portale del Sud, www.ilportaledelsud.org Portalino Il portale bancario italiano, http://www.portalino.it Tesionline, http://www.tesionline.it

Mafia: iI momento del ricambio


() Noi siciliani, che siamo particolamrnete sensibili quando si parla di mafia, abbiamo sotto gli occhi i successi nella lotta antimafia ed applaudiamo la cattura di pericolosi latitanti di lunga militanza, anche se, da buoni siciliani, osiamo storcere il naso: perch si consentito a questi individui, per lunghi anni, di sfuggire alia cattura ? Delle due l'una: o non si volevano trovare oppure le autorit investigative non erano adeguate. Se oggi i successi arridono al ministro leghista, ci sorge un dubbio, pur con tutta la simpatia per la lotta anticrimine: che la mafia abbia deciso, come succede per tutte le cose umane, di adeguarsi ai tempi ? Eh, quando si dice ... la globalizzazione !!! Gli esponenti mafiosi, oggi catturati, latitanti da lunga data, appaiono figli di un tempo andato: sono vecchi padrini , superati dal tempo e dall'et, vecchi da pensionare perch non pi adeguati al bisogno della nuova criminalit organizzata che oggi parla in internet, si sposta non pi sulla giulietta alfa romeo ma a bordo di jet supersonici, ha studiato, parla le lingue, differenzia la propria attivit, fa politica. Esiste quindi l'esigenza di mettere in pensione i capi storici superstiti di un mondo di mafia superato dalla globalizzazione. Ma come intervenire senza scatenare guerre di successione ? Semplicemente consegnando letteralmente questi vecchi scomodi alla giustizia, pronti poi al ricambio che deve obbedire alle nuove esigenze della cosidetta mafia . Complimenti quindi a giudici e poliziotti, ma avanziamo il sospetto (certezza) che il successo delle autorit sia pilotato dai nuovi emergenti e che gi da oggi stanno intervenendo con metodologie nuove, moderne e adeguate a questa globalizzazione.

L'ALTRA SICILIA - Antudo

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