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L’ISOLA - Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X - n°
L’ISOLA - Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X - n° 19– (Novembre - Dicembre) 2008
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Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X - n° 19 -
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X - n° 19 - (Novembre - Dicembre) 2008
Ed. Responsabile: Francesco Paolo Catania - Bvd. De Dixmude 40/bte 5 - (B) 1000 Bruxelles - Tel/Fax: 0032 2 2174831 - 0032 475810756
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S ul sito Sicilia Informazioni qualche
tempo fa è stato pubblicato un
s o n d a g g i o
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LaLaLa redazioneredazioneredazione
La Grande crisi del 2008:
proditoriamente qualche giorno dopo lo
scandalo di Acierno che usava la carta
di credito della Fondazione Federico II
per viaggi alle Maldive o giochi al
casinò, dal titolo "Se abolissero il
ciò che la gente non sa
Parlamento regionale ti dispereresti?"
Pagine 3 & 5
SICILIA, IL RITORNO
DEI “ BEATI PAOLI ”
Con una domanda del genere è ovvio
che ci sia stata una valanga di "no". La
cosa sorprendente è però l'affezione che ormai circonda il tema dello Statuto siciliano, e
quindi sorprende quel 15% di "sì" che, con le sole ragioni del cuore, hanno risposto che sì,
si disperebbero per la perdita di questa storica istituzione siciliana.
Pagina 4
LOLOLO STATUTOSTATUTOSTATUTO
TRADITOTRADITOTRADITO
Il Direttore della rivista on line, dott. Parlagreco, ha poi tirato le somme, non tanto dei
risultati, quanto dei commenti, equamente distribuiti fra detrattori e sostenitori
dell'autonomia speciale. Ed è stato tutto sommato equilibrato anche se si vede che il suo
cuore batte per l'unionismo puro e semplice della Sicilia con l'Italia. In particolare ha
criticato una domanda in cui si poneva il quesito "perché non abolire il Parlamento italiano",
(11(11(11 --- fine)fine)fine)
Commento storico, giuridico ed
economico allo Statuto Speciale letto
come Costituzione e patto confederativo
tra Sicilia e Italia e disamina della sua
inapplicazione.
ribadendo che quello non era eliminabile mentre per la Sicilia il Parlamento è sì un grande
fatto di democrazia ma che bisogna meritarselo e che, forse, la Sicilia non si merita.
A questa obiezione risponde il Prof. Massimo Costa con una lettera che lo stesso
Parlagreco ha ritenuto di dover pubblicare, presumiamo per la sua lucidità, e che ci piace
riportare per intero ai nostri lettori:
Gentile Direttore,
Pagine 6, 7, 8, 9, 12, 13 &14
la sua risposta alla domanda "perché non abolire il Parlamento italiano" è formalmente
ineccepibile, ma non credo che il lettore l'abbia posta in modo così ingenuo e letterale.
Slot
Pagina 15
Machine
Credo abbia inteso una cosa più profonda. E cioè che un Parlamento con nove secoli di storia,
in una Regione che è quasi una nazione (per alcuni lo è, senza alcuna riserva, come per il
compianto storico Massimo Ganci), con dimensioni, posizioni e tutto per i quali "urge" una
legislazione ad hoc, non ha molto meno i crismi della originarietà rispetto a quello statale.
Vi spiego quant'è inutile
essere deputato
Qualunque disfunzione del Parlamento statale (e oggi la crisi di legittimità di quello statale è
ben più grave di quella nostra dove, anche con battaglie di retroguardia, si sente ancora un
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(Segue a pagina 2)

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(Segue da pagina 1)

Le buone ragioni del Parlamento Siciliano

"corpo vivo", forse malato, ma vivo) noi non la combatteremmo mai con l'abolizione del Parlamento statale. Ebbene, la soluzione al quesito è tutta là. Se noi pensiamo al Parlamento siciliano come ad una cosa contingente, octroyée, allora si può dire che è un lusso, che se ne può fare a meno, etc.

Se si considera il compenso ad un Popolo che ha diritto per mille ragioni storiche, economiche e geografiche all'autogoverno, anche per esso qualunque disfunzione non può mai essere cavalcata per una battaglia anti-democratica e centralista, esattamente come per il Parlamento italiano.

Credo fosse questo il senso della domanda (che non ho posto io) e credo sia giusto, come per l'Europa e l'Italia porre la questione nei giusti binari e cioè quella di porre la democrazia al servizio dei cittadini e non mai i cittadini a servizio della casta dei politici e chiedersi come questo possa farsi. Nè più, né meno.

Peraltro i guasti della politica siciliana sono in piccolissima parte dovuti al suo Parlamento e non per ragioni di fatto ma strutturali. Non dimentichiamo che molte funzioni legislative sono oggi spostate a Bruxelles (piaccia o no, ma è altra questione) e in gran parte il nostro Parlamento deve recepire direttive pensate altrove. Non ha tutti questi margini di manovra che ci si fa credere.

Per altra parte le sue funzioni coincidono con quelle degli altri parlamentini regionali (anche se quelli sono chiamati "Consigli"), a meno che qualcuno non pensi di abolire pure quelli e tornare ai prefetti. Ma mi pare contrario a tutto lo spirito ed ai principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, come ben sa ispirata al decentramento ed all'autonomia più ampia.

E in quell'autonomia è assolutamente normale che le regioni più

periferiche, come quelle insulari, o quelle alloglotte, abbiano

condizioni di autonomia ancora più ampia dell'ordinario. Non è lo Statuto, ma la Costituzione che ispirano quel regime di autonomie;

a meno che non si voglia pensare ad una repubblica non più

regionale e decentrata, ma mi pare una cosa, soprattutto oggi,

davvero fuori dal mondo.

Insomma la dignità di "Parlamento" per la nostra assemblea legislativa ha un valore in gran parte ideale, e per esso si richiama alla nostra tradizione statuale e giuridica tutt'altro che

disprezzabile. Ha anche conseguenze pratiche - lo so - ma queste sono secondarie e, in ogni caso, saranno positive o negative in funzione della classe politica che saremo capaci di esprimere e del reale grado di autonomia che questa sarà in grado di avere nei confronti dei "referenti nazionali".

Ci pensi. Le stagioni migliori di questo sessantennio sono state

quelle in cui qualcuno, raramente, ha tentato di allentare le

catene; quando invece si è stati "unitari in modo ossessionato", per citare Gramsci, sono state tenebre. E per affermare questo non c'è bisogno di essere separatisti. Confrontiamo le presidenze di Alessi, Milazzo, Nicolosi, e fermiamoci qui giacché non mi piace parlare di cronaca, con quelle più centraliste di La Loggia, o

anche qui alle soglie della cronaca. E

diamo poi un giudizio storico sereno.

Insomma non è che chiamandolo "consiglio" cambia tutto, anche perché le amplissime funzioni parlamentari sono state quasi sempre lasciate sulla carta. E quando sono state usate non hanno fatto certo cattiva figura. Finora il nostro Parlamento si è comportato quasi sempre da "Consiglio". E' questo il male. Pensiamoci.

Il paragone con la Francia, poi, non mi pare del tutto appropriato.

D'Angelo o

fermiamoci

Certo che la Francia è una grande democrazia; non altrettanto che sia la migliore possibile. Anche la Francia, infine, ha dato un parlamentino ai Corsi: ci sarà pure un motivo. Nel resto del grande "esagono" ha cancellato ogni tradizione autonoma: occitani, savoiardi, brettoni, baschi e alsaziani praticamente non esistono più. E non esiste altro che Parigi.

Ma è anche vero che la Francia ha saputo dare unità, in termini di

dignità, di opportunità, di livelli di sviluppo economico, a tutto il

paese. L'Italia, geograficamente più accidentata, piena di confini interni naturali, non è stata in grado di fare altrettanto.

Anche il centralismo bisogna meritarselo. E l'Italia con noi non se

l'è certo meritato.

Insomma la democrazia, in Sicilia come ovunque, è forse la più inefficiente delle forme di governo. Ma ancora ne attendiamo una migliore. Saluti.

Massimo Costa

La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini. [Leonardo Sciascia]

Miti e leggende di Sicilia La storia di Aretusa A retusa, figlia di Nereo e
Miti e leggende
di
Sicilia
La storia di Aretusa
A retusa, figlia di Nereo e di Doride, amica
della dea Diana, fu trasformata da
In realtà, Alfeo era un piccolo fiume della Grecia
che effettua un breve tragitto in superficie per
poi scomparire sotto terra.
Quando i Greci trovarono la piccola sorgente
nei pressi della fonte di Aretusa, trovarono la
spiegazione fantasiosa alla scomparsa del
fiume Alfeo in Grecia, che sarebbe riapparso in
superficie in Sicilia.
La leggenda di Aci e Galatea
quest’ultima in una fonte di acqua dolce che
sgorga lungo la riva bagnata dalle acque del
porto grande di Siracusa.
La metamorfosi fu attuata per sottrarre la timida
ninfa alla corte del dio Alfeo. Costui, però, è la
T ale leggenda ha un’origine greca e spiega
la ricchezza di sorgenti d’acqua dolce nella
divinità fluviale, quindi scorrendo sotto le acque
del mare Egeo, arriva in prossimità della fonte
nella quale era stata trasformata la sua amata
per consentire alle sue acque di raggiungere
quelle della fonte stessa e quindi mescolarsi
con loro.
zona etnea.
Aci era un pastorello che viveva lungo i pendii
dell’Etna.
Galatea, che aveva respinto le proposte
amorose di Poliremo, lo amava.
Poliremo, offeso per il rifiuto della ragazza,
uccide il suo rivale nella speranza di
conquistare la sua amata.
Ma Galatea continua ad amare Aci.
Nereide, grazie all’aiuto degli dèi, trasforma il
corpo morto di Aci in sorgenti d’acqua dolce che
scivolano lungo i pendii dell’Etna.
Non lontano dalla costa, vicino l’attuale Capo
Molini, esiste una piccola sorgente chiamata
dagli abitanti del luogo "il sangue di Aci" per il
suo colore rossastro.
Sempre nei pressi di Capo Molini esisteva un
modesto villaggio chiamato, in memoria del
pastorello, Aci.
Nell’undicesimo secolo dopo Cristo un
terremoto distrusse il villaggio, provocando
l’esodo dei sopravvissuti che fondarono altri
centri.
In ricordo della loro città d’origine, i profughi
vollero chiamare i nuovi centri col nome di Aci
al quale fu aggiunto un appellativo per
distinguere un villaggio dall’altro.
Si spiega così, ad esempio, l’esistenza di Aci
Castello (appellativo dovuto alla presenza di un
castello costruito su di un faraglione che poi fu

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(Novembre - Dicembre) 2008 3333 Economia Economia Economia La La La Grande Grande Grande crisi crisi

LaLaLa GrandeGrandeGrande crisicrisicrisi deldeldel 2008:2008:2008: ciòciòciò checheche lalala gentegentegente nonnonnon sasasa

S tiamo subendo da circa un anno e mezzo una crisi economica e

finanziaria che non ha avuto eguali per dimensioni e diffusione

prima d'ora. E tutti sono convinti abbia avuto origine negli Stati

Uniti e dagli States sia poi giunta al resto del mondo.

Ebbene tale disastro è nato in Gran Bretagna, nella City e, nello specifico, all'interno di numerose società di ingegneria finanziaria. Dobbiamo tener presente che il 90% dei prodotti finanziari, buoni ma soprattutto non buoni, viene studiato e progettato presso queste società finanziarie/bancarie.

In questo caso, la causa dei principali mali del mondo è rappresentata dai cosiddetti strumenti derivati, denominati CDO e CDS.

Tali strumenti non sono altro che mutui immobiliari "impacchettati" e trasformati in obbligazioni. Quindi, grazie a questa operazione di "cartolarizzazione" (trasformare in carta un mutuo) tutte le principali Banche hanno potuto vendere a chiunque e all'esterno i debiti immobiliari dei loro clienti. Naturalmente il vantaggio delle Banche stava proprio nel fatto che potevano ottenere ulteriori profitti da queste obbligazioni strutturate: infatti, chi acquistava un'obbligazione garantita da un mutuo immobiliare prestava una certa quantità di denaro per un certo periodo di tempo ricevendo un interesse, garantito dai pagamenti rateali di chi aveva realmente sottoscritto il mutuo. Si parla anche di mutuo "subprime"per indicare che questo è effettivamente un mutuo a rischio, detto in termini tecnici NINJA (No

Income, No Job or Asset = Nessun Reddito, Nessun Lavoro stabile o Garanzia Finanziaria).

Praticamente, il circuito partiva dalle Società di ingegneria finanziaria che progettavano il prodotto, proseguiva poi con le Banche Commerciali (quelle che erogavano i mutui ai clienti) che impacchettavano i mutui e vendevano le obbligazioni alle Banche d'Affari o le collocavano direttamente sul mercato. In questo modo si creava una sorta di circolo vizioso con l'entrata di continua liquidità derivante dalla vendita delle obbligazioni strutturate, liquidità utilizzata per sostenere richieste di nuovi mutui e finanziamenti, e nuovamente per emettere altre obbligazioni strutturate.

Iniziata con gli Stati Uniti (a parte la progettazione avvenuta nella city

di Londra) questa prassi è divenuta comune sia in Asia che in Europa

tantoché pochissime Banche, anche europee, sono immuni da questo

fenomeno.

E questo giochetto, che ha portato enormi profitti "facili" nelle casse

delle Banche è andato avanti per anni, sostenuto anche dal continuo sviluppo del mercato immobiliare americano, con aumenti costanti del numero delle case costruite (esiste anche un indice economico basato sul numero dei nuovi cantieri) ed ovviamente con gli aumenti dei prezzi. Ciò ha portato inesorabilmente alla creazione di una bolla speculativa, che è esplosa, negli Stati Uniti, circa un paio d'anni fa, causando insolvenze, mancati pagamenti e rimborsi parziali delle rate

(Segue a pagina 5)

Vieni in Sicilia… te ne innamorerai ! San Giovanni degli Eremiti (PA)
Vieni in Sicilia…
te ne innamorerai !
San Giovanni degli Eremiti (PA)

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4444

SICILIA,SICILIA,SICILIA, ILILIL RITORNORITORNORITORNO DEIDEIDEI “BEATI“BEATI“BEATI PAOLI”PAOLI”PAOLI”

N ella politica siciliana c’è un sottosuolo, infido e oscuro, dove

tutte le ombre sembrano nemici. Sopra il suolo danzano i figuranti, nel sottosuolo agiscono i congiurati, i “Beati Paoli”. Il governatore Lombardo usa il metodo della “talpa” per ridurre il sistema di potere

dei suoi alleati (Pdl e Udc) ad una forma

di formaggio svizzero: pieno fuori e vuoto

dentro. E intanto la Sicilia resta ferma

al palo, mentre la recessione incombe.

Il centro-destra alla Regione sembra allo sbando. Chi, per convincersene, voleva un’altra prova l’ha avuta, ieri sera, all’Ars dove il governo ha dovuto subire la bocciatura della

sopravvivenza dell’Agenzia delle acque e dei rifiuti. Anche la sera prima, il governo era andato sotto e di molto. Furbescamente, una parte consistente della maggioranza, che non accetta i “tagli” proposti dalla giunta Lombardo agli enti locali, ha votato un emendamento dell’opposizione Pd ancor più drastico di quello governativo.

Un’assurdità? Nient’affatto. Per i manovratori occulti è stata un’insperata occasione per bloccare in Aula il provvedimento e seppellirlo in commissione.

Per altro, tali riduzioni sono

state già varate in altre regioni italiane in ossequio ad una legge del governo Prodi che, come per la spesa sanitaria, impone la riduzione dei “costi della politica” pena la decurtazione dei trasferimenti

r e g i o n i

inadempienti.

Ma qui siamo nella

super autonoma e nessuna

legge statale può oltrepassare, indenne, lo stretto di Messina, superare quella sorta di

“ a n e l l o

autonomistico che è stato innalzato intorno all’Isola.

Non è consentito nemmeno ad un governatore come Lombardo, portabandiera di un autonomismo acrobatico,

d e m a g

evidentemente non convince neanche i suoi più stretti

alleati.

Com’è noto, questa non è la prima imboscata subita dal governo Lombardo e, credo, non sarà l’ultima.

Vista la recidiva, molti s’interrogano sul motivo di questa contesa tutta interna alla maggioranza. Si tratta di “incidenti di percorso”, di banali litigi o di ben altro? Osservando l’evoluzione dei fatti, si vede emergere un contrasto politico, dirompente

c h e

f u o c o ”

s t a t a l i

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Sicilia

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e permanente, su diverse questioni importanti che ormai si configura come una vera divaricazione programmatica.

Per molto meno, il governatore di centro-sinistra sardo, Renato Soru, si

è dimesso.

Ma qui siamo in Sicilia dove, tranne per casi davvero insostenibili, l’istituto delle dimissioni sembra caduto in disuso.

Altre latitudini, si dirà. Anche se non troppo distanti: Cagliari si trova sul 39° parallelo mentre Palermo al 38°. Che strano! Sembra che il 38° parallelo abbia una particolare carica divisoria: in Estremo Oriente separa le due Coree, nel Mediterraneo la Sicilia dall’Italia.

Ma non lasciamoci suggestionare dalla forza misteriosa dei numeri e

torniamo alla crisi, più o meno evidente, del centro-destra siciliano il quale s’illude d’esorcizzarla a furia di “vertici”, pomposi ma dai risultati deludenti, nei quali si promette la pace mentre, sotto sotto, si prepara

la guerra. Esattamente il contrario - se ci fate caso- di quanto

predicavano gli antichi greci: se vuoi la pace prepara la guerra.

(Tucidide in “La guerra del Peloponneso”)

Tutto si svolge fra poche persone, mai un dibattito pubblico, quasi si trattasse di vicende private e non delle sorti dei siciliani.

Ci si affida al vertice, a questa parolina magica anche se non risolve

nulla.

Perché difettano le basi su cui l’edificio è costruito. In politica come in matematica, il vertice, per avere un senso, dovrebbe rappresentare l’acme perfetto di un corpo composto da “facce” perfettamente incastrate ed armonizzate.

Mirabile concetto che stride con le facce doppie di coloro che vanno ai “vertici” inconcludenti che si svolgono a Palermo fra esponenti di Mpa,

Udc e Pdl. Col rischio che, saltellando da un vertice all’altro, gli vengano le vertigini e perdano l’equilibrio (che in politica è una virtù taumaturgica) e quindi rovinare in basso, sempre più in basso. Come,

in questo drammatico frangente, sta rotolando la leadership del centro-

destra siciliano che rema in controtendenza rispetto al bisogno, fregandosene della recessione e degli sforzi da mettere in atto per

attutirne gli effetti devastanti sull’Isola.

Ma cosa sta succedendo? Sarebbe il caso che questi signori lo spiegassero al popolo, uscendo da questa sorta di sottosuolo della politica, infido ed oscuro, dove tutte le ombre sembrano nemici pronti all’agguato.

Si, nella politica siciliana ci sono un suolo e un sottosuolo: sopra il

primo danzano i figuranti nel secondo agiscono i congiurati, i Beati Paoli.

Non conosciamo le segrete mire dei protagonisti di questa insanabile

contesa, tuttavia, osservando come vanno le cose, si può, forse, capire

la vera posta in gioco dello scontro fra Mpa e i suoi alleati Udc e Pdl.

Non si tratta di una sfida moralizzatrice, ma di manovre per il controllo del sistema di potere affaristico e clientelare dominante alla Regione. Pdl e Udc vorrebbero preservarlo contro Lombardo che- temono- vorrebbe ridimensionarlo a suo favore. In questo tira e molla, il Mpa sembra procedere con la “tecnica della talpa” ossia mediante un’infiltrazione, una penetrazione, lenta ma inesorabile.

Insomma, si vorrebbe ridurre il potere (degli altri) ad una forma di formaggio svizzero: pieno e prospero fuori e vuoto dentro.

Visioni un po’ bizzarre che in parte spiegano la forte attrazione che esercita il Mpa su settori irrequieti e/o scontenti del ceto politico, sia al centro che in periferia.

Il passaggio, clamoroso, di Musotto non l’unico. Nelle province sindaci,

interi gruppi consiliari passano, armi e bagagli (cioè pacchetti di voti),

dai partiti-fratelli (ma anche dal Pd) al Mpa e non certo perché attratti dall’irrefrenabile richiamo autonomista di Lombardo, ma dall’odore irresistibile del …formaggio svizzero.

Agostino Spataro

Fonte: “La Repubblica”

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(Segue da pagina 3)

Le buone ragioni del Parlamento Siciliano

dei mutui di massa. Ricordiamo che in America i mutui vengono, almeno venivano concessi ai cittadini con richiesta di minime garanzie

e

per importi del 100-130% dell'immobile oggetto del mutuo.

Si

è assistito quindi al blocco dell'aumento del prezzo delle case e

successivamente al suo crollo, non ancora terminato. Immaginate ora cosa può essere successo dal lato delle note

obbligazioni legate ai mutui subprime: chiunque detenesse nel proprio portafoglio questi titoli ha iniziato a venderli precipitosamente, ma con difficoltà perché ormai erano privi di garanzie (i clienti non pagavano

più le rate), i prezzi erano scesi profondamente, e le quotazioni furono

sospese.

A seguito di questa crisi, diverse Banche americane dichiararono

fallimento o pesanti insolvenze (Lehman Brothers, Merril Lynch, AIG,

Fannie Mae, Freddie Mac, Mutual Washington, ecc

costringendo il

Governo e la Fed (Banca Centrale Americana) ad interventi di sostegno

),

e

salvataggio mediante enormi iniezioni di liquidità.

E

veniamo all'ultimo atto, ovvero all'approvazione da parte

dell'Amministrazione Bush, naturalmente in collaborazione con la Fed ,

del pacchetto di misure d'emergenza mediante la costituzione di un

mega fondo pubblico da 700 miliardi di dollari (si stima però che il vero "buco" si attesti intorno ai 1.500 miliardi di dollari), che avrà la funzione di raccogliere, per il prossimo biennio, questi titoli finanziari

"tossici", ormai privi di mercato e detenuti dalle Banche Usa. L'obiettivo

è senz'altro quello tentare di stabilizzare i mercati finanziari, dai quali

poi dipende la sorte di tutti gli altri settori economici.

Ora gli effetti, come sempre, partendo dagli Usa stanno arrivando anche in Europa dove molte Banche hanno acquistato e rivenduto ad altre Banche, Sim, Gruppi Assicurativi, Fondi Pensione, Amministrazioni Pubbliche (Stati, Regioni, Province e Comuni), Gruppi Industriali, le obbligazioni strutturate sui mutui subprime. Immaginiamo quali potranno essere le conseguenze dell'azzeramento di valore di queste obbligazioni per i Fondi Pensione o per le Amministrazioni Pubbliche, e quindi per la collettività, che le detengono nel proprio portafoglio

In Europa, però, non c'è ancora alcun accordo su un eventuale piano di

salvataggio comune.

Anche l'Italia non è immune da tale situazione negativa ed i principali Gruppi Bancari (Unicredit, e prossimamente anche Intesa ed MPS)

iniziano ora a far uscire comunicati stampa con i quali si dichiarano notevoli difficoltà finanziarie legate al possesso e alle perdite causate

da questi titoli (obbligazioni strutturate e derivati). E' proprio di questi

giorni l'annuncio dell'Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro

Profumo, relativo ad un prossimo aumento del capitale sociale della Banca necessario per far fronte a tali problematiche. E pensare che lo stesso Profumo, fino a pochi mesi fa, intervistato, continuava ad affermare che era tutto sotto controllo, i fondamentali erano più che

buoni e la Banca da lui condotta non aveva certo da temere nulla (forse non aveva detto tutta la verità); nel frattempo il valore del titolo

ha

perso oltre il 50%.

E

questa possiamo definirla la cronaca della nascita e sviluppo della

nuova crisi finanziaria del 2008. Ma, al di là della mera e tecnica cronistoria, mi sembrano doverose alcune considerazioni, alle quali

vorrei lasciare la risposta ai lettori:

è giusto che il conto di tale disastro finanziario sia poi pagato dai cittadini?;

è giusto che la maggioranza della Comunità ripiani il conto salato causato da una minoranza di avidi, ricchi, egoisti, imbroglioni, bugiardi e ladri?;

è giusto che i veri autori di tale "truffa" finanziaria legalizzata (i nomi sono sempre quelli delle principali Banche d' Affari Usa e delle Banche Commerciali loro complici americane, asiatiche ed europee), alla fine escano impuniti con il benestare delle principali Autorità Governative e di Controllo?;

è giusto che gli amministratori di queste note Banche d' Affari

e Commerciali, dopo aver causato un tale dissesto mondiale, semplicemente si dimettano dalle loro cariche e se ne escano con liquidazioni di 30-40-60 milioni di dollari ciascuno?;

è giusto che all'interno delle più alte cariche governative e

degli organi di controllo siedano personaggi provenienti da queste famigerate Banche d' Affari? (l'esempio emblematico è il caso di Henry Paulson, Ministro del tesoro Usa, con patrimonio personale stimato intorno ai 700 milioni di dollari e, guarda caso, proveniente da Goldman Sachs; ma ricordiamo anche Mario Draghi, oggi Governatore di Banca d'Italia, proveniente dalla stessa Banca d'Affari, e lo stesso Romano Prodi, ex Primo Ministro del Governo Italiano e proveniente sempre dalla stessa Banca );

è giusto che le società di Rating, che dovrebbero essere degli

Enti imparziali e super partes, ma che invece sono in collusione con queste Banche d'Affari, applichino giudizi e punteggi positivi a queste obbligazioni e a quelle delle Banche amiche pur non avendone i requisiti? (ricordiamo che le obbligazioni di Lehman Brothers avevano AAA, ovvero il massimo punteggio di affidabilità e, nella sola Italia, i risparmiatori truffati possessori

di tali titoli si stima siano oltre 300.000).

Inoltre, un nuovo pericolo è all'orizzonte sul sistema finanziario Usa, e successivamente in Europa: il rischio fallimenti relativamente ai rimborsi legati alle carte di credito.

E' infatti sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai pagamenti, in un'unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche "ingannevoli".

Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.

Fabrizio Zampieri

economista ed analista finanziario fabrifinanz@hotmail.com – www.disinformazione.it

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LOLOLO STATUTOSTATUTOSTATUTO TRADITOTRADITOTRADITO

 

Commento storico, giuridico ed economico allo Statuto Speciale letto come Costituzione e patto confederativo tra Sicilia e Italia e disamina della sua inapplicazione.

S i dice che le “premesse” siano storicamente fatte per essere saltate.

Per evitare che anche questa faccia la stessa fine, essa sarà limitata all’essenziale, a quanto serve, cioè, per una migliore e completa

Lo spirito di fondo è: prima conosciamo e applichiamo, poi, se sarà il caso, emendiamo, ma sempre in senso evolutivo. Il quadro che ne risulta è quello di un’Autonomia eccezionale, riconosciuta, forse anche subíta, dallo Stato italiano, ma non mai da questo istituita; un’Autonomia eccezionale frutto di una negoziazione bilaterale tra due Popoli originariamente sovrani che istituiscono tra di loro un patto confederale. Sul tema si tornerà appresso ma, se non si puntualizza questo sulla soglia, si rischia di fraintendere tutto ciò che

fruizione del testo.

 

Il

saggio nasce dall’insoddisfazione per una pubblicistica sullo Statuto

siciliano troppo approssimativa, ora retorica, ora riduttiva, ora addirittura

volgarmente denigratoria, mai pienamente consapevole dell’enorme portata

di

questo documento.

La Sicilia, questo è il senso profondo dello scritto, se vuole, se nessuno glielo impedisce con la forza dall’esterno o dall’interno, ha in sé gli strumenti istituzionali per risolvere ogni proprio problema. Certo le istituzioni sono soltanto una cornice; il

“La Sicilia, questo è il senso profondo dello scritto, se vuole, se nessuno glielo impedisce con la forza dall’esterno o dall’interno, ha in sé gli strumenti istituzionali per risolvere ogni proprio problema.“

segue. Il testo di legge è riportato in corsivo, mentre i nostri commenti inframmezzati allo stesso sono riportati in carattere normale. La lettura può anche essere ricorsiva: chi fosse interessato alla parte piú rivoluzionaria dello Statuto, quella relativa al “federalismo fiscale”, altrove evocato, qui già realtà, purtroppo non del tutto operante,

dipinto poi può esservi tracciato all’interno secondo

le

piú diverse ispirazioni.

Il senso dello scritto non è quello della

ricostruzione storica degli eventi che portarono all’elaborazione del testo attualmente vigente. Lo scritto non è quindi orientato al passato, alla mera conservazione, ma rilegge il passato in

salti pure – ad esempio – agli artt. 36 et ss., magari dando una scorsa preventiva all’art. 20. Se qualche errore, formale o sostanziale, fosse fatto, se ne chiede scusa preventivamente al lettore che speriamo benevolo nei nostri confronti, con l’auspicio che, in ogni caso, a fine lettura questi si senta civicamente e culturalmente un po’ piú ricco di prima. Se cosí sarà la fatica dell’autore non sarà stata del tutto vana.

un’ottica chiaramente programmatoria perciò orientata, al contrario, proprio

al

futuro, e con buona pace di chi – come il nostro grande Sciascia –

vorrebbe assente questo tempo dal nostro orizzonte mentale.

E

tuttavia il commento non può che prendere le mosse dal testo storico del

1946, perché piú organico, perché piú fedele allo spirito originario dello Statuto, perché il suo impianto è ancora praticamente intatto nonostante

 

Massimo Costa

alcuni piccoli emendamenti, non tutti e del tutto opportuni. Si renderà conto

 

in ogni caso – delle parti emendate e della differenza, formale e

sostanziale, tra il testo originario e quello attualmente vigente.

ART. 41

Il Governo della Regione ha facoltà di emettere prestiti interni.

Questo articolo completa la libertà di politica economica di Governo e Parlamento siciliani. I canali di finanziamento della spesa pubblica sono tre: tributi, moneta e debito. Era essenziale che il terzo canale non fosse costituzionalmente precluso alla Sicilia una volta aperti i primi due. E questa libertà è ancora più ampia di quella delle altre regioni: non si tratta infatti di prestiti per "spese in conto capitale", cioè per investimenti, ma generica facoltà come quella che spetterebbe ad un qualunque stato sovrano.

Ma non va neanche esagerata la portata sostanziale dell'articolo. Una Regione pienamente sovrana in materia tributaria, capace anche di attivare risorse dal canale monetario come visto all'articolo precedente, che bisogno ha di indebitarsi? L'indebitamento sarebbe solo un fatto tecnico, transitorio, frizionale

Considerato, infatti, che l'emissione di moneta non è libera, almeno

e che in gran parte può ancora avvenire ad opera di

enti esterni (BCE-Bd'I) in quanto l'art. 40 dà solo "un abbozzo" di politica monetaria sovrana (che però è già tanto), e che, in ogni caso,l'emissione di moneta deve fare i conti con la "domanda" di

non del tutto,

moneta, per non generare inflazione, non resta che il canale tributario. Questo, però, non è sempre manovrabile in piena elasticità. Il debito, quindi, non è altro che imposta dilazionata e gravata di interessi. Perché talvolta è opportuno? Perché, innanzi tutto, ci sono fluttuazioni di breve termine nel gettito tributario che non consentono modifiche di imposizione: vuoi per dare certezza agli operatori, vuoi per incentivare gli insediamenti produttivi o per altri obiettivi di politica fiscale. E poi ci sono sfasature temporali tra fabbisogni e gettiti che non possono essere gestite altrimenti se non con il debito.

Quindi il debito in Sicilia, nell'impianto statutario, dovrebbe avere solo funzione residuale. E non a caso è posto in ultimo tra le norme finanziarie. E poi, per fortuna, non è espandibile ad libitum: la Regione infatti partecipa del "patto di stabilità interno" e riteniamo che l'obiettivo di Maastricht (Debito < 60 % del PIL) sia una garanzia anche per l'economia siciliana, anche se riteniamo che, con un sistema bancario autonomo e più vicino ai cittadini, senza o con limitato signoraggio, forse anche quel limite si rivelerebbe

Disposizioni transitorie

ART. 42

L' Alto Commissario e la Consulta regionale della Sicilia, compresi i tecnici, restano in carica con le attuali funzioni fino alla prima elezione dell' Assemblea regionale, che avrà luogo a cura del Governo dello Stato, entro tre mesi dalla approvazione del presente Statuto, in base alla emananda legge elettorale politica dello Stato. Le circoscrizioni dei collegi elettorali sono però determinate in numero di nove, in corrispondenza alle attuali circoscrizioni

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provinciali, e ripartendo il numero dei Deputati in base alla popolazione di ogni circoscrizione.

Questo primo articolo è davvero transitorio ed ha cessato ogni sua funzione. Il suo interesse, peraltro minimo, è solo storico: testimonia del

passaggio di consegne dalle istituzioni regionali provvisorie del periodo bellico (Alto Commissariato e Consulta) a quelle della Regione Siciliana vera e propria. »

 

ART. 43

Una Commissione paritetica di quattro membri nominati dall'Alto Commissario della Sicilia e dal Governo dello Stato, determinerà le norme transitorie relative al passaggio degli uffici e del personale dallo Stato alla Regione, nonché le norme per l' attuazione del presente Statuto.

Questo articolo voleva essere transitorio e non lo è stato. La Commissione paritetica, se nominata addirittura dal "cessando" Alto Commissario, doveva rapidamente concludere i propri lavori consentendo l'emanazione di un D.P.R. esecutivo dello Statuto che desse il via alla nuova vita della Regione. Così non è stato. La "Commissione" è diventata un'istituzione permanente che di tanto in tanto fa applicare piccolissimi segmenti dello Statuto in una

progressione ormai quasi secolare. E' l'ennesimo scandalo della

Sicilia italiana: una Commissione,immaginiamo ben retribuita, pagata

per riunirsi e

non

far nulla a giudicare dalla quantità di norme

statutarie ancora inapplicate al 2007! Ma, come si è visto sopra, anche quando talvolta si sono avute le norme attuative non mancano poi le inattuazioni di fatto.A chi giova l'inattuazione dello Statuto?

Non certo alla Sicilia e ai Siciliani!>

LeLeLe riformeriformeriforme costituzionalicostituzionalicostituzionali dellodellodello StatutoStatutoStatuto daldaldal 197219721972 alalal 200120012001

L. COSTITUZIONALE n. 1 del 23 febbraio 1972

 

L’unico articolo che interessa la Regione Siciliana è il n.1: Il secondo e il terzo comma dell’art. 3 dello Statuto della Regione Siciliana sono sostituiti dai seguenti:

Versione originaria:

 

Deputati rappresentano l'intera Regione e cessano di diritto dalla carica allo spirare del termine di quattro anni. La nuova Assemblea è convocata dal Presidente regionale entro tre mesi dalla detta scadenza.

I

Nuova versione:

 

L’Assemblea regionale è eletta per cinque anni. Le elezioni della nuova Assemblea sono indette dal presidente della Regione, non meno di trenta e non piú di quarantacinque giorni prima della scadenza del quinquennio e per un giorno anteriore al sessantesimo giorno successivo alla scadenza del quinquennio stesso. La nuova Assemblea si riunisce entro i venti giorni dalla proclamazione degli eletti su convocazione del Presidente della Regione in carica.

I

deputati regionali rappresentano l’intera Regione.

 

S i è scelto di commentare in coda i pochi emendamenti al testo

originario per dimostrare ai cittadini siciliani come essi siano stati in

nobili se vogliamo. E certo l’allungamento della legislatura non significò affatto maggiore stabilità politica. Esclusa la 2° legislatura (Governo Restivo) tutta la storia della I Regione (1946-2001) è stata caratterizzata da un assemblearismo destabilizzante per gli esecutivi.

genere peggiorativi, quale poco, quale tanto, dell’impostazione di fondo data all’Autonomia siciliana.

C’è un equivoco di fondo su tutte le modifiche che sono state apportate dal 1972 al 2001. Esse non hanno tenuto conto, anche quando si è avuto “parere” favorevole dell’ARS, del fatto che la nota sentenza del 1948 dell’Alta Corte poneva i due Parlamenti sullo stesso piano per le modifiche statutarie.

Già questo basterebbe a renderle illegittime alla radice. Del resto tutto

La reale portata della norma era quindi quella di assimilare la durata delle “nostre” legislature a quelle “nazionali”, ovvero alla durata degli altri “consigli regionali”. Riforma innocua nella sostanza, ma orientata psicologicamente ad una normalizzazione dell’istituto autonomistico.

Il riferimento al fatto che i Deputati rappresentano l’intera Regione, importante perché qualifica come vero Parlamento la nostra Assemblea, fortunatamente non si è perso ma è stato spostato al 3° comma.

illegittimo è l’impianto di tutela dello Statuto una volta consumato il “colpo

di

stato” del 1957/58 sull’abolizione unilaterale dell’Alta Corte da parte

 

degli organismi centrali dello stato italiano.

Il 2° comma, che regolamenta in modo piú preciso di prima la decadenza della vecchia Assemblea e la convocazione di quella nuova, è un esempio da manuale di cattiva tecnica di formulazione di norme costituzionali. Nulla impediva, infatti, di regolare queste “quisquilie” tecniche con una legge ordinaria, anziché ingolfare un pezzo di costituzione con esse. L’introduzione di norme troppo tecniche è di cattivo auspicio per i testi costituzionali; di solito si utilizza questo metodo per nascondere o svilire le norme che contano.

Chi scrive ritiene che, purtroppo e in ogni caso, questo sia il diritto vivente, pacificamente considerato legittimo anche dalle istituzioni regionali e che pertanto le modifiche statutarie, per fortuna marginali, siano intanto efficaci anche se non perfette nel loro modo di produzione.

Veniamo dunque al merito di questa prima riforma.

In

sostanza il 1° comma sposta da 4 a 5 anni la durata della legislatura. I

 

4 anni erano nel vecchio Parlamento del 1848 che forse era stato preso

Confrontando l’elegante semplicità della norma originaria con quella novellata non vi è infatti alcun paragone sostenibile.

a

modello. A sua volta lí il modello era stato quello americano. Padri

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LeLeLe riformeriformeriforme costituzionalicostituzionalicostituzionali dellodellodello StatutoStatutoStatuto daldaldal 197219721972 alalal 200120012001

L.

COSTITUZIONALE n. 3 del 12 aprile 1989

Anche qui l’unico articolo con disposizioni non transitorie che interessa la Regione Siciliana è il n.1: Il secondo ed il terzo comma dell’articolo 3 dello Statuto della Regione Siciliana, già sostituiti dall’articolo 1 della Legge Costituzionale 23 febbraio 1972, n.1, sono sostituiti dai seguenti:

Versione originaria (come emendata nel 1972):

 

L’Assemblea regionale è eletta per cinque anni. Le elezioni della nuova Assemblea sono indette dal presidente della Regione, non meno di trenta e non piú di quarantacinque giorni prima della scadenza del quinquennio e per un giorno anteriore al sessantesimo giorno successivo alla scadenza del quinquennio stesso. La nuova Assemblea si riunisce entro i venti giorni dalla proclamazione degli eletti su convocazione del Presidente della Regione in carica.

I

Deputati regionali rappresentano l’intera Regione.

Nuova versione:

 

L’Assemblea regionale è eletta per cinque anni. Il quinquiennio decorre dalle elezioni. Le elezioni della nuova Assemblea Regionale sono indette dal Presidente della Regione e potranno aver luogo a decorrere dalla quarta domenica precedente e non oltre la seconda domenica successiva al compimento del periodo di cui al precedente comma.

decreto di indizione delle elezioni deve essere pubblicato non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data stabilita per la votazione.

Il

La nuova Assemblea si riunisce entro i venti giorni dalla proclamazione degli eletti su convocazione del Presidente della Regione in carica.

I

Deputati regionali rappresentano l’intera Regione.

L’atrofizzazione delle capacità dei nostri legislatori qui raggiunge il culmine. Si richiama il vecchio comma 3° per …lasciarlo immutato. Le norme tecniche, volendo inseguire ogni dettaglio, diventano cervellotiche e ormai decisamente fuori posto in un testo costituzionale. Non pare ci sia altro da commentare se non che, per fortuna, al 1989, le prerogative della Sicilia non erano ancora realmente minacciate da queste due “riformine”.

 

L.

COSTITUZIONALE n. 2 del 31 gennaio 2001

Q uesta riforma, l’unica di un certo peso, è quella che segna il passaggio dalla “Regione parlamentare” alla “Regione

presidenziale”, sotto l’influsso di analogo vento che ha spirato in questi anni in Italia. È presto per dare una valutazione storica di questo passaggio. Non mancano vantaggi e svantaggi.

Anche qui, infine, le uniche disposizioni permanenti che riguardano la Sicilia sono quelle contenute all’art.1, a sua volta il 1° comma con inserimenti permanenti sullo Statuto, il 2° e 3° comma con alcune disposizioni transitorie per la prima applicazione della “riforma presidenziale”:

Tra i primi una maggiore riconoscibilità dei candidati tra gli elettori e quindi un rapporto piú diretto tra Presidente e cittadini, oltre che una oggettiva magiore stabilità dell’esecutivo.

1. Allo Statuto della Regione Siciliana, approvato con decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

Tra i secondi un pericoloso svuotamento delle funzioni del piú antico parlamento del mondo e, in uno con lo sbarramento al 5 % già dalla seconda legilsatura presidenziale (2006), un pericoloso irrigidimento della casta dei politici contro le possibilità di rinnovo della rappresentanza popolare. Si sarebbe forse potuto mantenere il regime parlamentare e modificare opportunamente le leggi elettorali per garantire la desiderata stabilità di legislatura (come si è tentato, invero finora senza troppo successo, nei Parlamenti italiani dal ’94 ad oggi), ma – ripetiamo – è presto per dare un giudizio storico su questa fondamentale svolta. Se ne prenda intanto atto.

a) - le parole “Presidente regionale”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: “Presidente della Regione”;

L a modifica appare una delle piú innocue, praticamente irrilevante. Lo Statuto previgente aveva qualche indecisione

sulla denominazione ufficiale con una preferenza per la prima sulla seconda. Da un punto di vista “simbolico”, tuttavia, una piccola perdita c’è stata. Il “Presidente della Regione” è semanticamente neutro, essendo “della Regione” un semplice complemento di specificazione. Il “Presidente regionale”, avvalendosi di un attributo, rimanda ad altro attributo possibile. È come se quello “regionale”

Ma, accanto alla riforma presidenziale, l’intervento del 2001 ha toccato altri punti dello Statuto, e quasi sempre con un pericoloso ammorbidimento dell’originale e rivoluzionario impianto. Che serva da monito per i futuri “riformatori”! Non si riformi, senza adeguato dibattito pubblico, ciò che ancora non si è attuato. Alcune riforme, addirittura, ci paiono contraddire i principi fondamentali del patto statutario e sarebbero da considerare del tutto illegittime.

rimandasse ad analogo “statale” (non prevedibile compiutamente nel 1946, a costituzione ancora da scrivere), quasi fossero due presidenti sullo stesso piano.

b) - all’articolo 3, primo comma, le parole: “in base ai princípi fissati dalla Costituente in materia di elezioni politiche” sono sostituite dalle seguenti: “in armonia con la Costituzione e i princípi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e con

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l’osservanza di quanto stabilito nel presente Statuto. Al fine di conseguire l’equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge promuove condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali”;

Q uesta modifica, nella sua prima parte, è uno dei colpi piú gravi arrecati all’Autonomia Siciliana. Si tratta di una modifica

inessenziale, giacché il portato della nuova norma era implicito nella precedente versione, posta al solo scopo evidente di non dichiarare

piú esplicitamente che le elezioni regionali siciliani sono elezioni “politiche” e quindi nazionali. Ma se c’è stata un’ abrogazione del testo letterale non cosí può essere se la norma vigente va comunque interpretata in chiave storico-sistematica. Delle due l’una: o la Regione Siciliana è comunità “politica”, quindi potenzialmente soggetto sovrano che rinunzia a parte della propria sovranità, e lo è anche quando lo Statuto per un formale restyling non lo recita piú testualmente, ovvero che tale è stata sino al 2001, e da quella data abbia cessato di esserlo per diventare una “qualunque” Regione a statuto speciale. Pare che questa impostazione, che stravolgerebbe la natura della Nostra Autonomia senza che vi sia stato alcun aperto dibattito, né cenno nelle relazioni accompagnatorie della riforma, né altro, sia semplicemente assurda. Se ci fosse l’Alta Corte una delle prime cose da fare sarebbe quella di sottoporre questa nuova formulazione dell’articolo 3 al suo giudizio per vedere se tale modifica era costituzionalmente possibile e, in ogni caso, quale interpretazione se ne debba dare.

Nella seconda parte è invece un invito al legislatore a promuovere le condizioni per l’equilibrio di rappresentana politica tra i sessi. Se è vero che ciò non significa necessariamente rappresentanza “perfettamente bilanciata”, ma essenzialmente pari opportunità nell’accesso e rappresentanze minime garantite o comunque incoraggiate, è anche vero che il legislatore ha interpretato questa norma in una maniera burocratica ricorrente nella legislazione (le quote “rosa” nelle candidature) che hanno, naturalmente, fallito l’obiettivo. Oggi sono presenti solo 3 deputate su 90 all’Assemblea regionale, esattamente quante nel 1947, quando non vigeva questa norma, peraltro già implicita per l’Art. 3 della Costituzione, principio fondamentale di eguaglianza tra i cittadini sovraordinato a qualunque norma costituzionale particolare. Riteniamo che questi numeri si commentino da soli e che ad ognuno resti chiaro quale sia stata la vera finalità dell’introduzione di questa lettera “b”.

c) - all’articolo 3, è aggiunto in fine, il seguente comma:

“L’ufficio di Deputato regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo”;

Norma opportuna, purtroppo non estesa all’incompatibilità con le cariche negli enti locali. Il Deputato non può e non deve “cumulare” cariche, ma dedicarsi a tempo pieno alla sua difficile attività di legislatore.

d) - all’articolo 8 è aggiunto, in fine, il seguente comma: “Con decreto motivato del Presidente della Repubblica e con l’osservanza delle forme di cui al secondo e al terzo comma è disposta la rimozione del Presidente della Regione, se eletto a suffragio universale e diretto, che abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o reiterate e gravi violazioni di legge. La rimozione può altresí essere disposta per ragioni di sicurezza nazionale”;

Ne abbiamo già parlato in precedenza. La Regione era sovrana al punto che il Presidente non poteva essere deposto in via amministrativa. Questa inessenziale aggiunta riduce la nostra Autonomia e la rende subalterna ai poteri forti nazionali. Per fortuna c’è (rectius, ci sarebbe) l’Alta Corte a poter sindacare questi atti amministrativi e per fortuna i casi in cui questa rimozione è disposta

sono quasi tutte cosí gravi e residuali da rendere la norma residuale essa stessa. Ma se ciò vale per gli “atti contrari alla Costituzione” e le “ragioni di sicurezza nazionale”, non altrettanto per le generiche “reiterate e gravi violazioni di legge”. Si riferisce a reati compiuti come semplice cittadino? Sarebbe contrario ai principi dell’ordinamento. Si riferisce ad atti compiuti nell’esercizio delle funzioni? C’è già il giudizio dell’Alta Corte di cui all’articolo 26 (ricordiamo che non riconosciamo la sentenza abrogativa di quest’articolo da parte della Corte Costituzionale del 1970, perché assolutamente contraria alla prima interpretazione delle norme che dev’essere quella letterale). Però è pur vero che il giudizio dell’Alta Corte non comprendeva esplicitamente la possibilità di un “decreto” giudiziale di destituzione del Presidente. La nuova norma, la cui legittimità andrebbe sottoposta al giudizio dell’Alta Corte, introduce cosí un doppio canale: il Presidente può essere destituito, “per gli stessi motivi”, sia da sentenza dell’Alta Corte, sia da decreto motivato del Presidente della Repubblica. Sarebbe bene in ogni caso che i nostri rappresentanti si adoperassero per rimuovere questa lettera, totalmente eversiva rispetto all’impianto complessivo originario dell’Autonomia statutaria.

e) - dopo l’articolo 8, è inserito il seguente: “Art. 8 – bis. Le

contemporanee dimissioni della metà piú uno dei Deputati determinano la conclusione anticipata della legislatura dell’Assemblea, secondo modalità determinate con legge adottata dall’Assemblea regionale, approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le nuove elezioni hanno luogo entro novanta giorni a decorrere dalla data delle avvenute dimissioni della maggioranza dei membri dell’Assemblea regionale.

Nel periodo tra lo scioglimento dell’Assemblea e la nomina del nuovo Governo regionale il Presidente e gli Assessori possono compiere atti di ordinaria amministrazione”;

È un’altra possibilità, oltre alla sfiducia al Presidente, per la

fine anticipata della legislatura, in pratica disposta per accelerarla qualora il Governo regionale indugiasse a chiedere la fiducia al Parlamento. Le altre norme contenute, tecniche, non necessitano di alcun commento.

f) - La sezione II del Titolo I è sostituita dalla seguente:

“SEZIONE II – PRESIDENTE DELLA REGIONE E

GIUNTA REGIONALE.

Art.9. – Il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale e diretto contestualmente all’elezione dell’Assemblea regionale.

È la “riforma presidenziale”: il Presidente non è piú eletto dal

Parlamento di Sicilia ma dai cittadini direttamente.

Il Presidente della Regione nomina e revoca gli Assessori, tra cui un Vicepresidente che lo sostituisce in caso di assenza o impedimento.

Teoricamente il Governo è del Presidente, che “nomina e revoca” gli assessori; di fatto le logiche di coalizione e di negoziazione continua imperano ancora. Il “Vicepresidente”, istituito in passato talvolta in modo estermporaneo, come l’analogo a Roma, viene istituzionalizzato ed eredita le funzioni di sostituzione prima riservate all’“assessore designato”.

In armonia con la Costituzione e princípi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e con l’osservanza di quanto stabilito dal presente Statuto, l’Assemblea regionale, con legge

(Segue a pagina 2)

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LetteraLetteraLettera apertaapertaaperta alalal MinistroMinistroMinistro --- PresidentePresidentePresidente
LetteraLetteraLettera apertaapertaaperta alalal MinistroMinistroMinistro --- PresidentePresidentePresidente
dellodellodello StatoStatoStato RegionaleRegionaleRegionale dididi SiciliaSiciliaSicilia
On.On.On. RaffaeleRaffaeleRaffaele LombardoLombardoLombardo
(Trascorsi 118 giorni senza aver avuto ancora risposta dalla Regione Siciliana)
Egregio Presidente,
Oggetto: 15 maggio 2009 - Festa dell’Autonomia
Come Ella sa, il 15 maggio del 2009 ricorre il 63° anniversario della conquista dell’Autonomia
speciale da parte del Popolo Siciliano, parte integrante, anche se ancora per la massima parte
inattuata, della Costituzione della Repubblica Italiana, quale reale patto confederativo, e
traguardo importantissimo, per il suo alto valore morale, nel secolare anelito del Popolo Siciliano
al suo autogoverno.
La nostra Associazione ha sempre operato per la valorizzazione di questa ricorrenza, un tempo
solennità civile semifestiva ed oggi purtroppo assai spesso dimenticata o celebrata nel chiuso di
teatri e quindi senza quella adeguata partecipazione popolare che essa merita. La stessa Associazione ha già dato vita a due
“Feste dell’Autonomia”, rispettivamente nel 2005 a Mazara del Vallo e nel 2006 a Bruxelles tra la numerosa comunità di
Siciliani ivi presente.
Avendo quest’anno lanciato analoga iniziativa presso diversi comuni dell’Isola ed avendo raccolto già svariate disponibilità di
massima, La informiamo intanto con la presente che la ricorrenza sarà onorata quest’anno da un rinnovato interesse nei
confronti della Sicilia e delle sue istituzioni da parte di molte amministrazioni locali, le quali chiederanno certamente il
patrocinio dell’ente che piú di tutti ha titolo ricordare quello storico evento, la Regione Siciliana appunto (rectius, a nostro
avviso, “Stato Regionale di Sicilia”).
Oltre all’alto valore civico che queste iniziative rappresenterebbero, esse potrebbero essere occasione per far conoscere
ancora, in Sicilia, in Italia e all’estero quanto sia vitale l’attaccamento alla propria identità del Popolo Siciliano nonché il suo
orgoglio e la sua ritrovata voglia di riscatto nei confronti di oppressioni antiche e nuove.
Con la presente intendiamo acquisire una disponibilità di massima, e quindi non intanto vincolante per l’amministrazione, a
patrocinare tali iniziative ed a farsi portatrice di altre analoghe, di concerto con i dicasteri regionali competenti in materia di enti
locali, cultura ed emigrazione.
L’idea di massima è sempre la medesima, e cioè quella di organizzare, in spazi adeguati, una “due giorni” in cui realizzare
spazi espositivi su prodotti siciliani tipici, tavole rotonde, spettacoli e intrattenimenti, anche in lingua siciliana, e con la
partecipazione di personaggi siciliani di rilevante notorietà. La diffusione dell’iniziativa farebbe fiorire in tutta la Sicilia una sorta
di
grande “festival”, occasione per attirare arrivi e attenzione, con possibili ritorni, d’immagine ed economici, degni della
massima attenzione.
Qualora il Governo regionale fosse interessato la nostra Associazione si impegna a sottoporre alla stessa un serie di progetti
esecutivi dettagliati da sottoporre all’approvazione degli organi competenti. Nella redazione di questi progetti l’Associazione,
se richiesto dall’amministrazione, potrà avvalersi di rappresentanti della stessa in un istituendo tavolo tecnico per
l’organizzazione degli eventi.
Si
resta, in ogni caso, in attesa di cortese riscontro.
Bruxelles, 7 settembre 2008
Francesco Paolo Catania
L’ALTRA SICILIA - al servizio della Sicilia e dei Siciliani (www.anniversariostatutosiciliano.org)

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Epifanio Guarneri - 20 €

 

Maria Gabriella Sorrentino - 20 €

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Con le vostre battaglie avete dato un passato a chi credeva di non averne uno.

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Mario Miceli - 10 €

Alberta Talluto - 10 €

 

Enza Pernice - 100 €

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Francesco Messina - 10 €

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Salvatore Calì - 10 €

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« La Sicilia ha bisogno di uomini forti di quella sicilianità a tal punto da
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« La Sicilia ha bisogno di uomini forti di quella sicilianità a tal punto da

« La Sicilia ha bisogno di uomini forti di quella sicilianità a tal punto da stravolgere le regole del gioco, a tal punto da essere disposti a rinunciare o rinnegare i vecchi legami politici ma soprattutto abbandonare quelle logiche del potere politico siciliano, ancora attuali, che certamente hanno contribuito e contribuiscono al mantenimento delle cose. »[fpc]

politico siciliano, ancora attuali, che certamente hanno contribuito e contribuiscono al mantenimento delle cose. »[fpc]
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approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, stabilisce le modalità di elezione del Presidente della Regione, di nomina e revoca degli Assessori, le eventuali incompatibilità con l’ufficio di Deputato regionale e con la titolarità di altre cariche o uffici, nonché i rapporti tra l’Assemblea regionale, il Governo regionale e il Presidente della Regione.

Riserva di legge per le leggi elettorali, per le eventuali ulteriori incompatibilità e norme connesse ai rapporti tra gli organi costituzionali regionali.

La carica di Presidente della Regione può essere ricoperta per

non piú di due mandati consecutivi.

Norma di garanzia per evitare “presidenze troppo lunghe” e quindi poco democratiche.

La Giunta regionale è composta

Assessori. Questi sono preposti ai singoli rami dell’Amministrazione.

Non innova le precedenti norme.

Art. 10. – L’Assemblea regionale può approvare a maggioranza assoluta dei suoi componenti una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione presentata da almeno un quinto dei suoi componenti e messa in discussione dopo almeno tre giorni dalla sua presentazione. Ove la mozione venga approvata, si procede, entro i successivi tre mesi, alla nuova e contestuale elezione dell’Assemblea e del Presidente della Regione.

dal Presidente e dagli

È la traduzione in norma del principio “simul stabunt, simul cadunt”, per garantire la coerenza politica tra Presidenza e Assemblea.

In caso di dimissioni, di rimozione, di impedimento permanente o di morte del Presidente della Regione, si procede alla nuova e contestuale elezione dell’Assemblea regionale e del Presidente della Regione entro i successivi tre mesi;

Norma tecnica per la vacanza della Presidenza.

g) - All’articolo 12, il primo comma è sostituito dai

seguenti:L’iniziativa delle leggi regionali spetta al Governo e

a ciascun Deputato dell’Assemblea regionale. Il popolo

esercita l’iniziativa delle leggi mediante presentazione, da parte di almeno diecimila cittadini iscritti nelle liste elettorali

dei comuni della Regione, di un progetto redatto in articoli. L’iniziativa legislativa spetta altresí ad un numero di consigli dei comuni della Regione non inferiore a quaranta, rappresentativi di almeno il 10 per cento della popolazione siciliana, o ad almeno tre consigli provinciali.

Con legge della Regione sono disciplinate le modalità di presentazione dei progetti di legge di iniziativa popolare e dei consigli comunali o provinciali e sono determinati i tempi entro cui l’Assemblea regionale si pronuncia sui progetti stessi.

Con quest’articolo si colma un vuoto. Il precedente Statuto non prevedeva infatti la possibilità di progetti di legge d’iniziativa popolare o degli enti locali. Appare incoerente e quindi incostituzionale, però, il riferimento ai “consigli provinciali” aboliti per effetto dell’art. 15 già dal 1946.

h) - Dopo l’articolo 13, è inserito il seguente: Art. 13-bis. –

Con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti l’Assemblea regionale sono disciplinati l’ambito e le modalità dei referendum regionale abrogativo, propositivo e consultivo;

Anche con questo articolo si colma un vuoto negli strumenti

di “democrazia diretta”. Questa volta è quello dell’assenza

del referendum nel nostro ordinamento previgente. L’unica prova che se ne è fatta (sulla legge elettorale per lo sbarramento al 5 %, ai sensi del successivo 17-bis), per i difetti del nostro sistema informativo e per la mancanza di quorum ne ha decretato anche la fine. In realtà questi strumenti, anche con il vecchio Statuto, si sarebbero forse potuti introdurre anche con legge regionale ordinaria. È un bene comunque il fatto che oggi essi abbiano questa garanzia costituzionale.

i) - Dopo l’articolo 17, è inserito il seguente: Art. 17-bis. – Le leggi di cui all’art. 3, primo comma, all’articolo 8-bis, all’articolo 9, terzo comma, e all’articolo 41-bis sono sottoposte a referendum regionale, la cui disciplina è prevista da apposita legge regionale, qualora entro tre mesi dalla loro pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti l’Assemblea regionale. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Se le leggi sono state approvate a maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea regionale, si fa luogo a referendum soltanto se, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, la richiesta è sottoscritta da un trentesimo degli aventi diritto al voto per l’elezione dell’Assemblea regionale;

L’articolo disciplina in modo particolare i referendum riguardanti la materia elettorale e la forma di governo. Si tratta in particolare dell’elezione dei Deputati, del Presidente, della nomina e revoca degli Assessori e del regime di incompatibilità fra cariche. Il riferimento al 41-bis invece non si comprende se non se ne anticipa il contenuto. In pratica la riforma del 2001, dopo aver definito per legge costituzionale la nuova forma di governo della Sicilia, ha delegato ogni sua riforma futura, persino la possibilità al ritorno alla “regione parlamentare” alla potestà dell’Assemblea. Anche su queste riforme “quasi” costituzionali si applica dunque il referendum

di cui a quest’articolo e sia pure con le restrizioni di cui al 2°

comma volte a sottoporre a referendum le riforme “bipartisan” (cioè dotate di un consenso pressoché generale in Assemblea) solo se è presente nell’opinione pubblica un forte movimento d’opinione che sia contrario a quest’accordo (un

trentesimo degli elettori è infatti quasi impossibile da convocare per la firma nei tempi stretti previsti dalla legge in assenza di una generalizzata mobilitazione). La mancata previsione, per la validità del referendum, della necessità che

la maggioranza dei cittadini si rechi al voto, ha trasformato

questa possibilità di democrazia diretta in “lettera morta”.

l) - Dopo l’articolo 41, la rubrica: “Disposizioni transitorie” è sostituita dalla seguente: “Disposizioni finali e transitorie”;

L’introduzione di disposizioni “finali” che non sono “transitorie” si è rivelata – come vedremo subito appresso –

un pericoloso cavallo di Troia per la nostra Autonomia.

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m) - Dopo la rubrica: “Disposizioni finali e transitorie”, all’articolo 42 sono premessi i seguenti:

Art. 41-bis. – Le disposizioni relative alla forma di governo di cui all’articolo 9, commi primo, secondo e quarto, e all’articolo 10, dopo la loro prima applicazione, possono essere modificate con legge approvata dall’Assemblea regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Nel caso in cui il Presidente della Regione sia eletto a suffragio universale e diretto, restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 9, comma primo, secondo e quarto, e all’articolo 10.

Nel caso in cui il Presidente della Regione sia eletto dall’Assemblea regionale, l’Assemblea è sciolta quando non sia in grado di funzionare per l’impossibilità di formare una maggioranza entro sessanta giorni dalle elezioni o dalle dimissioni del Presidente stesso.

L’articolo 41-bis (1° comma) in pratica delega all’Assemblea, senza passare piú per il Parlamento romano, le norme costituzionali in materia di forma di governo. È vero che formalmente queste saranno leggi ordinarie, ma modificando un pezzo di Statuto, che è a sua volta parte della Costituzione, è come se la Repubblica italiana avesse riconosciuto un piccolissimo margine di manovra all’Assemblea regionale nel riformare le proprie istituzioni senza passare piú dal centro. Raro esempio, questo, di passo avanti dell’Autonomia in una riforma per il resto assai discutibile. Il 41-bis è abbastanza lungimirante da consentire alla Regione di tornare, se lo ritiene, al regime parlamentare, senza ricadere nell’assemblearismo delle decadi passate. Infatti, se le riforme restano nell’ambito della Regione presidenziale (2° comma), il disposto statutario continua ad applicarsi praticamente come oggi; se invece si dovesse tornare alla Regione parlamentare (3° comma), certo piú democratica aggiungiamo noi, l’impossibilità di formare un governo stabile per la Regione comporterebbe ugualmente lo scioglimento dell’Assemblea e l’indizione di nuove elezioni.

Art. 41-ter. – Per le modificazioni del presente Statuto si applica il procedimento stabilito dalla Costituzione per le leggi costituzionali.

L’iniziativa appartiene anche all’Assemblea regionale.

I progetti di modificazione del presente Statuto di iniziativa governativa o parlamentare sono comunicati dal Governo della Repubblica all’Assemblea regionale, che esprime il suo parere entro due mesi.

Le modificazioni allo Statuto non sono comunque sottoposte a referendum nazionale.

Dopo lo zuccherino, infine, la tragedia. Con questo articolo “finale” si svuota in un colpo solo tutta la natura pattizia della nostra Autonomia. Per questa ragione riteniamo che sia contrario ad un principio fondamentale della stessa non sottoponibile a revisione costituzionale senza ricorrere a mezzi democratici estremi (referendum ad esempio).

L’Autonomia siciliana è stata patteggiata ed è anteriore alla Repubblica italiana. Con questo articolo, per la prima volta nella nostra storia, si riconosce al solo Parlamento statale ogni diritto di modificarla, sia pure con le garanzie delle riforme costituzionali. Ai poveri rappresentanti della Sicilia viene

lasciata l’innocua “iniziativa” e, se si sbrigano (2 mesi), l’obbligatorio “parere”. Da contratto a concessione, dunque. Passaggio perciolosissimo che dovrebbe essere oggetto per prima di ricorso all’Alta Corte, e, se andasse male, in seconda battuta di riforma per essere abolito o quanto meno modificato in senso piú paritario e in linea con le migliori sentenze passate dell’Alta Corte.

C’è una possibilità di salvezza, però, anche in questo nuovo disgraziato impianto statutario che “castra” l’Autonomia siciliana. Il 4° comma, infatti, esclude il referendum nazionale, non anche quello regionale. La Regione potrebbe, con sua legge ordinaria, disciplinare un referendum “regionale”, con le stesse procedure disposte per i refererendum costituzionali “nazionali” dalla Costituzione italiana, ovviamente limitato ai cittadini della Regione. Ogni riforma che attentasse alla nostra Autonomia si potrebbe sottoporre al giudizio (senza quorum come per quelli nazionali) dei cittadini siciliani che avrebbero in mano la carta per difenderla. Peraltro tale referendum sarebbe conforme ad ogni principio di diritto internazionale riconosciuto dall’Italia in materia di autodeterminazione dei popoli. E infine, se non fosse concesso, non si comprenderebbe perché il legislatore statutario abbia nel 4° comma specificato l’esclusione del referendum nazionale: se sulla materia si fosse voluto escludere quello regionale perché “impossibile”, bastava omettere l’aggettivo “nazionale” che inequivocabilmente restringe il campo di questa esclusione.

2) - Fino alla data di entrata in vigore della legge prevista dall’articolo 9 dello Statuto della Regione Siciliana, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale e diretto. L’elezione è contestuale al rinnovo dell’Assemblea regionale. Entro dieci giorni dalla proclamazione il Presidente eletto nomina i componenti la Giunta e può successivamente revocarli; attribuiscce ad uno di essi le funzioni di Vicepresidente. Se l’Assemblea regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti una mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, presentata da almeno un quinto dei consiglieri e messa in discussione non prima di tre giorni dalla sua presentazione, entro tre mesi si procede a nuove elezioni dell’Assemblea e del Presidente della Regione. Si procede parimenti a nuove elezioni dell’Assemblea e del Presidente della Regione in caso di dimissioni volontarie, rimozione, impedimento permanente o morte del Presidente. Fermo quanto disposto al comma 3, le disposizioni di cui al presente comma non si applicano all’Assemblea regionale in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. Se non è altrimenti disposto dalle leggi regionali previste dagli articoli 3 e 9 dello Statuto della Regione Siciliana, come rispettivamente modificato e sostituito dal comma 1 del presente articolo, all’Assemblea regionale in carica continuano ad applicarsi le disposizioni statutarie vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

Il comma in questione dà soltanto una disposizione transitoria, per questo non incorporata nel testo dello Statuto. In pratica, se nella prima (o anche successiva) elezione presidenziale della Regione l’Assemblea non avesse provveduto a produrre le norme elettorali previste dallo Statuto, l’impianto fondamentale della riforma è richiamato per intero affinché l’inerzia legislativa non si traducesse in vuoto o in permanenza

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sine die del vecchio ordinamento parlamentare. La lunghezza del comma è dovuta al fatto che esso si porta dietro tutte le norme essenziali della riforma presidenziale voluta nel 2001. Il comma fa anche salve le vecchie norme della regione parlamentare fino alla chiusura della legislatura allora in corso. La Regione ha nel tempo legiferato in materia e quindi questo comma ha perso ogni propria funzione normativa.

3 ) - Qualora alla data di convocazione dei comizi elettorali per il primo rinnovo dell’Assemblea regionale successivo alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale non sia stata approvata la legge prevista dal citato articolo 9, terzo comma, dallo Statuto della Regione Siciliana, o non siano state approvate le conseguenti modificazioni alla legge elettorale regionale prevista dal citato articolo 3 dello Statuto, per l’elezione dell’Assemblea regionale e per l’elezione del Presidente della Regione si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni delle leggi della Repubblica che disciplinano l’elezione dei Consigli delle Regioni a statuto ordinario. Le circoscrizioni elettorali previste da tali disposizioni sono costituite dal territorio di ciascuna provincia della Regione siciliana e, per i deputati che sono eletti con sistema maggioritario, dal territorio dell’intera Regione. Sono candidati alla Presidenza della Regione i capilista delle liste regionali. È proclamato eletto Presidente della Regione il candidato capolista che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Il Presidente della Regione fa parte dell’Assemblea regionale. La disposizione di cui al quattordicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43, e la disposizione di cui al penultimo periodo del presente comma si applicano anche in deroga al numero dei Deputati stabilito dal citato articolo 3 dello Statuto. È eletto alla carica di Deputato regionale il candidato capolista alla carica di Presidente della Regione che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto Presidente. L’Ufficio centrale regionale riserva, a tale fine, l’ultimo dei

seggi eventualmente spettanti alle liste circoscrizionali collegate con il capolista della lista regionale, proclamato alla carica di Deputato, nell’ipotesi prevista al numero 3) del tredicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43; o altrimenti il seggio attribuito con il resto o con la cifra elettorale minore, tra quelli delle stesse liste, in sede di collegio unico regionale per la ripartizione dei seggi circoscrizionali residui. Qualora tutti i seggi spettanti alle liste collegate siano stati assegnati con quoziente intero in sede circoscrizionale, l’Ufficio centrale regionale procede all’attribuzione di un seggio aggiuntivo, del quale si deve tenere conto per la determinazione della conseguente quota percentuale di seggi spettanti alle liste di maggioranza in seno all’Assemblea regionale. A questa elezione continuano ad applicarsi, in via suppletiva ed in quanto compatibili cone le disposizioni della legge 17 febbraio 1968, n. 108. e successive modificazioni, e della legge 23 febbraio 1995, n. 43, le disposizioni delle leggi della Regione Siciliana per l’elezione dell’Assemblea regionale, limitatamente alla disciplina dell’organizzazione amministrativa del procedimento elettorale e delle votazioni.

Valga anche per questo comma quanto detto per il precedente. In pratica il primo richiama le norme di rango costituzionale, mentre questo entra nel merito della legge elettorale. Se la Regione avesse tardato a provvedere si sarebbe applicato il “tatarellum” con cui le regioni a statuto ordinario sono state convertite ad un ordinamento presidenziale già nel 1995. Nel tempo la Regione ha legiferato in materia di legge elettorale (seppure senza troppa originalità rispetto a questo assai imperfetto sistema elettorale per le regioni ordinarie) e quindi il comma ha ormai solo valenza storica. (11- fine)

I precedenti commenti sono stati pubblicati su L’ISOLA n° 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17 & 18

III NOSTRINOSTRINOSTRI SACRISACRISACRI SIMBOLISIMBOLISIMBOLI::: LALALA TRINACRIATRINACRIATRINACRIA EEE
III NOSTRINOSTRINOSTRI SACRISACRISACRI SIMBOLISIMBOLISIMBOLI:::
LALALA TRINACRIATRINACRIATRINACRIA
EEE LLL'AQUILA'AQUILA'AQUILA DIDIDI SICILIA;SICILIA;SICILIA;
III NOSTRINOSTRINOSTRI SACRISACRISACRI COLORICOLORICOLORI:::
ILILIL GIALLOGIALLOGIALLO EEE ILILIL ROSSOROSSOROSSO
DELDELDEL VESPRO.VESPRO.VESPRO.

ACCATTAACCATTAACCATTA SICILIANUSICILIANUSICILIANU !!!

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Slot machine

A litalia (o come cavolo si chiamerebbe

) ha tagliato

i collegamenti da e per Palermo. Male,

) ha tagliato i collegamenti da e per Palermo. Male, conta niente, la Sicilia meno che

conta niente, la Sicilia meno che niente.” Ora

dovrei sentirmi solo ed abbandonato da tutti

mi metto la testa tra le mani e piango.

Solo che intanto il Parlagreco contraddice quanto detto da Repubblica: “Palermo perde il

70 per cento dei voli con Roma e Milano, Catania il 50 per cento” Allora non è proprio vero che si è deciso di “ridimensionare Punta Raisi e di salvaguardare Fontanarossa”, come

profilato da Emanuele Lauria. Birbaccioni!

ora, la puzza non cambia

molto male. Questa decisione fa rabbia. E tutti i Siciliani dovrebbero ribellarsi. Per almeno due motivi. Il primo è che i tagli sono stati effettuati solo a Palermo. Il secondo motivo di sconforto è dato dal fatto che i voli sarebbero stati tagliati del 70%. Non ci siamo: portate il taglio al 100%. E non solo a Palermo, anche a Catania. Finalmente un po' di slot liberi per lo sviluppo della Sicilia! Di Alitalia e dei suoi epigoni non sappiamo cosa farcene. Visto che i siciliani non riescono a de-colonizzarsi liberamente, li de- colonizziamo a forza tagliando quei sospirati collegamenti con Milano e con Roma. Riempiamo invece le piste di voli per Parigi, Londra, Atene, Tripoli, Il Cairo, Dubai o Istanbul e costringiamo tutti a comprare biglietti per quelle destinazioni. Per legge. Costringiamoli per legge. Un biglietto (andata e ritorno, please) a trimestre per il capo famiglia, uno ogni sei mesi per gli altri componenti del nucleo familiare.

Misure d'emergenza per la de-colonizzazione mentale coatta del Popolo Siciliano. Ecco come li potremmo chiamare. Una bella serie di “corsi di aggiornamento” che dovrebbe essere gestita dal ministero (pardon

assessorato

alla cultura. Altro che stato d'emergenza. Capace che

riusciamo a farceli finanziare dalla famigerata Comunità Massonica

Ai massoni piacciono

Europea. Finanziano tante di quelle minchiate

questi “melting pot” di razze. Queste diluizioni culturali. Basta fargli credere che servano per farli scomparire i Siciliani, piuttosto che per crearli. Ed invece i furbi sicari del potere romano cercano di sobillare e dividere, cercando di soffiare sul fuoco del provincialismo:

“Fontanarossa diventa l´hub siciliano. Così Catania vince il derby del potere”, così titola la spelacchiata edizione palermitana di Repubblica. Ma lo sanno che le province in Sicilia sono state abolite dallo Statuto? E loro queste gabbie continuano a tenercele a forza sopra la testa. Oppure fanno l'occhiolino agli LsU (Lagnusi siciliani Uniti, sia a Palermo che a Catania). Questa è la strada tentata dal Parlagreco: “Il Sud non

La verità probabilmente è un po' diversa. La

verità è che quei voli Alitalia non se li filava più nessuno, da quando le compagnie private possono muoversi con libertà in Italia ed in Europa . Servivano solo a tenere qualche raccomandato in più. Ed ora che non ci sono più soldi, il raccomandato dovrà stringere la cinghia (di sicurezza) anche in mancanza del decollo. Per decenni i Siciliani (ed i Calabresi che utilizzano l'aeroporto di Catania) hanno sovvenzionato questo vergognoso votificio volante

pomposamente chiamato Alitalia tramite inutili collegamenti forzati con fermata a Roma e Milano anche per le altre destinazioni nazionali che ci costringevano ad un esborso aggiuntivo. Una tassa (o meglio una

tangente

neanche sono siciliani (avete mai sentito un accento siciliano su uno dei fallimentari voli Alitalia?). Ora le compagnie private italiane (da Air One, a Meridiana, alla stessa Windjet) e straniere (sia private che di bandiera) hanno mandato all'aria questo delitto perfetto, e quegli aerei viaggiano leggeri leggeri verso le loro antieconomiche destinazioni. Gli ottocenteschi patrioti del tricolore staranno più comodi per lo meno. Vediamo invece cosa combinano i dirigenti di Punta Raisi e Fontanarossa. Vediamo come utilizzeranno questi slot. E se li utilizzeranno male, se non appronteranno quelle “misure d'emergenza per la de-colonizzazione mentale coatta del Popolo Siciliano” di cui parlavamo sopra, allora sì che i Siciliani avrebbero un (ulteriore) buon motivo per ribellarsi.

che poi veniva rigirata ai vari raccomandati di turno che

)

)

Il Consiglio dell’Abate Vella Il consiglio.blogspot.com

TANTITANTITANTI AUGURIAUGURIAUGURI DIDIDI BUONBUONBUON NATALENATALENATALE EEE BUONBUONBUON ANNOANNOANNO AAA
TANTITANTITANTI AUGURIAUGURIAUGURI
DIDIDI BUONBUONBUON NATALENATALENATALE
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LaLaLa redazioneredazioneredazione
PERPER NATALENATALE EE CAPODANNOCAPODANNO COMPRACOMPRA EE REGALAREGALA SICILIANOSICILIANO !!
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LEGGILEGGI ATTENTAMENTEATTENTAMENTE L’ETICHETTA!L’ETICHETTA!
CampagnaCampagna perper unauna nuovanuova politicapolitica deldel lavorolavoro inin SicilSiciliaia

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Vi spiego quant'è inutile essere deputato

I o sono un parlamentarista fanatico e controcorrente. Sono

cresciuto nel culto del Parlamento inglese, quello sulla cui porta

la regina deve bussare tre volte prima di essere ammessa. E

sono depresso e arrabbiato per lo sfacelo dell’immagine del

Se

guardiamo alle Camere come una azienda che produce buone leggi

per il Paese, la produzione è zero. E non perché le leggi non escano fuori, altroché se escono, ma non hanno quasi nulla a che fare con il lavoro del Parlamento, salvo quel poco che si fa nelle Commissioni, dove comunque i numeri comandano. Non vorrei essere frainteso: ciò accadeva col governo Prodi e accade oggi col governo Berlusconi e non dipende da altro che dalla evoluzione di un sistema che di fatto ha riscritto la Costituzione materiale senza aver toccato quella formale. Quanto a me, siedo fedelmente e continuamente alla Camera (credo di

essere uno di quelli col record delle presenze) e mentre siedo lavoro:

porto da lavorare, seguo quel che succede, voto, ma per lo più

mi

Parlamento italiano. La verità? Oggi questa istituzione non serve quasi

a

niente. Gli italiani si concentrano sul preteso scandalo dei pianisti e

allora confesso: quando vado al bagno a fare pipì dopo quattro ore inchiodato sulla panca, il mio vicino se occorre vota per me e io per lui quando gli rendo la cortesia. Suonano il piano quelli della maggioranza

e

quelli dell’opposizione. Io credo che sia una sorta di ultima trincea mentale di difesa. Io vorrei che il Parlamento riacquistasse la sua dignità perduta, la sua funzione smarrita (non da oggi: da quando frequento le camere è sempre la stessa solfa) e la sua dignità.

Quando scrivevo su questo Giornale che avrei voluto una carica dei carabinieri a cavallo contro i girotondini che osavano circondare le Camere e dileggiare i parlamentari, dicevo quel che anche oggi penso. Ma poi? Guardiamo la nostra giornata. In che consiste? Discussioni verbose, dialettali, prefabbricate, scontate, inutili. Nessuno ascolta, in genere, chi parla; e chi parla non merita altro che disattenzione e sbuffi. La mia felicità è arrivata il giorno in cui alla Camera oltre che al Senato hanno messo le prese elettriche sicché uno si può portare il computer e lavorare mentre voci da caporali, da una parte e dall’altra urlano «verde» o «rosso».

vengo preso da crampi. Crampi al cervello. I discorsi sono quasi tutti fatui, retorici, prevedibili, vanitosi, con sprazzi ora di tedio e ora di odio, secondo le circostanze.

Non voglio offendere nessuno perché il problema non è poi tanto personale: ma se al posto di tutti quelli che ci sono – fra cui io che scrivo queste note - ci fossero altrettanti e diversi cittadini della Repubblica, penso che sarebbe la stessa cosa. Il Parlamento langue perché non serve, questa è la verità. E languendo perde identità. Perde funzionalità, perde dignità. I deputati di prima nomina a quest’ora hanno capito l’andazzo e si sono depressi. Noi veterani ci sentiamo come i vecchi galeotti che sanno come ottenere un po’ più di sbobba e marcare visita.

Se non si deve votare, e se non si è comandati di parlare, è inutile andarci. Ma in genere ci si va, perché prima o poi si vota. Ma si arriva

votare in modo ozioso, frenato dalle continue richieste di «richiamo

a

Sto

per caso scrivendo un pezzo di colore? Dio me ne scampi. Queste

sono note di dolore e di frustrazione, che sono profondamente tristi

per chi come me si sente un patriota della democrazia parlamentare,

al

regolamento» o di intervento «sull’ordine dei lavori». Se il Presidente

un

fanatico del Parlamento. E allora? Quel che vedo io oggi è

di

turno ti vuole bene e tu gridi «Ordine dei Lavori», quello ti accende

straordinario? Diverso? Folle? Esagerato? Non credo. E allora, che cosa sta accadendo? Provo a spiegarlo. Durante i decenni della prima Repubblica, democristiana e cattocomunista, di centrosinistra o di altra formulazione fantasiosa, il Parlamento era fortissimo, erculeo, e i governi erano fragili e malaticci, moribondi.

il

microfono e tu se credi puoi anche parlare di tua zia Carolina, tanto

non gliene frega niente a nessuno.

Pochi sanno di che cosa si sta discutendo perché in genere si discutono emendamenti su emendamenti alle leggi. Gli emendamenti vengono illustrati e discussi in modo stentoreo, avvocatesco, ora meridionale e ora settentrionale, raramente in lingua italiana, la quale però è molto rispettata dai deputati delle minoranze etniche ma con accento tedesco. Due legislature fa sentivo la senatrice Tana De Zulueta usare un italiano perfetto, raffinato e sofisticato, colto ed evoluto, ma con l’accento di Stanlio e Ollio.

I

capibastone dei partiti e delle correnti facevano e disfacevano

governicchi pallidi rachitici che duravano meno d’un anno: era il regno della correntocrazia, della partitocrazia, della democristianeria e la politica si svolgeva tutta fra i sussurri e i fruscii nel Transatlantico di

Montecitorio, giustamente definito il salone dei passi perduti.

oggi? Oggi i giornalisti – milioni di giornalisti accreditati perché siti internet, tv regionali, locali, satellitari, urbane, suburbane acquatiche terrestre lacustri sono tutte accreditate con le loro radio – non hanno interlocutori e si affollano come sciami di api quando vedono un leader riconosciuto.

E

Parlamento della Repubblica oggi non serve quasi a niente, parola di

un rappresentante del popolo. I deputati guadagnano troppo? Dipende dai punti di vista. Dal punto di vista del deputato o del senatore se la tortura dell’inutilità, della vacuità, della dispersione delle energie potesse essere compensata con del denaro, direi che guadagniamo soltanto una piccola parte di quel che una buona assicurazione sulla dignità ci dovrebbe assicurare.

Il

E

non gli pongono domande: allungano un microfono come un imbuto

e

sperano che dentro ci finisca qualcosa. I giornalisti ormai non fanno

domande. Pronunciano delle parole introduttive e porgono l’imbuto. Se

Dal punto di vista poi del prodotto, chiamiamolo così, i nostri stipendi sono soldi buttati. Altro che prendersela con gli assistenti parlamentari,

autostrade gratis e i biglietti aerei nazionali: l’intera baracca è un

peso per le casse dello Stato, il che è una tragedia perché quella

baracca nobile che è il Parlamento dovrebbe essere il baluardo, l’agorà,

le

vedono un capogruppo, un leader, si affollano stancamente.

Oggi l’esecutivo è fortissimo, fa e disfa il Parlamento. Ieri il Parlamento faceva a pezzi i governi. Oggi le parti si sono invertite. Di conseguenza

Parlamento è diventato un salotto, non corrono grandi odi, non si

il

il

presidio della democrazia. In quel fortilizio ciascuno di noi dovrebbe

vedono lampeggiare le lame. Le folle esterne reclamano la gogna per i pianisti, e il Presidente della Camera gli promette le impronte digitali.

sentirsi, come ordina la Costituzione, rappresentante dell’intero popolo italiano e dovrebbe esercitare il proprio dovere senza vincolo di mandato, guidato soltanto dalla propria coscienza.

Io ho detto che mi rifiuterò – per il decoro del Parlamento, non del mio

– e ho controproposto la macchina della verità, così, per divertirsi un

po’: cominciamo dalle domande semplici tipo come si chiama suo padre. Poi si vede se il sismografo registra la bugia alla domanda se

In realtà maggioranza e minoranza, veltroniani e dipietristi, berlusconiani e leghisti, siamo tutti dei nominati dai nostri partiti e stiamo lì a recitare delle piccole modeste parti già scritte il cui momento più esaltante, più spirituale, più divino, è quando infili le dita nella buchetta che sta sul tavolo e palpeggi quei tre tastini, bianco rosso e verde come la bandiera e, a comando e secondo i comandi, spingi il tasto giusto: perché se spingi il tasto sbagliato, allora sul cartellone della tombola elettronica alto sul muro si vede la tua pallina solitaria rossa in mezzo ai verdi o viceversa e fai una figura barbina. Se poi sei un dissenziente, tutti ti guardano, incerti se seguitare a frequentarti o lavarsi le mani dopo averti toccato.

hai

votato per qualcun altro.

La

politica, per quel che vedo, non abita più qui da tempo. Di fatto

viviamo in una democrazia presidenziale – che sarebbe stata presidenziale anche se avesse vinto Veltroni – ma senza i contrappesi

di

una democrazia presidenziale. Il Parlamento di fatto e non soltanto

da

questa legislatura è diventato lo studio di un notaio di decisioni già

prese, di votazioni già stabilite.

In

aula qualcuno urla, ma prevale la noia e il senso dell’inutilità, quasi

della beffa.

 

Paolo Guzzanti (Fonte: il Giornale)

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