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LISOLA - Quindicinale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno IX - n 4 16 / 31 luglio 2007

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Chi dugnu chi

sugnu!

Quindicinale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana


Anno IX - n 4 16 / 31 luglio 2007
Ed. Responsabile:

EDITORIALE

E se lo chiamassero ponte garibaldi?


eduto ad ammmirare il giorno che illumina lo stretto, scivolano lontanti luntri e feluche e il blu del mare che lambisce la riviera come tratto azzurro su bianco foglio di quaderno divide due lembi di terra tanto differenti eppure similari. Osservare la Sicilia dal continente da una sensazione speciale; di qu macchia mediterranea giustificata dall'arretratezza economica, di l cemento come artigli che graffiano le colline una volta rigogliose e verdi. Messina dall'acqua citt lunga, intervallata da localit dai nomi che preannunziavano il divino, Paradiso, Pace, Contemplazione. Ora quelle spoglie colline riportano piuttosto a panorami terribili, come la crocifissione di Antonello da Messina, nel sudario diventato lo stretto della distruzione. Messina oggi citt che sembra arrampicarsi sui Peloritani, sfaldare la terra, appiattirsi verso il lido per sacrificare alla modernit le sue spiagge di sabbie candide, i luoghi della fera, il luntro e Colapesce per la costruzione di un manufatto per l'attraversamento del mare Peloro, il mare del Portento. Ponendoci dal mare immaginiamo lo scempio che ferro e cemento farebbero dei vortici di scillaecariddi, di falene e pesciluna solo per portare alla base di questo ipotetico ponte strade, ferrovie e autostrade che non esistono pero'... Un ponte collega servizi, gente, mercati: ma quali servizi se a Messina non esistono nemmeno i marciapiedi, le strade sono ridiventate strette, il lastricato di pietra lavica divelto per la costruzione di un tram cittadino di pochi chilometri e la sola mercanzia che avrebbe potuto essere scambiata sono gli agrumi che restano pero' incolti a marcire sugli alberi, per non parlare dell'unico stabilimento esistente a Messina, quello della Birra Messina, svenduta a un grande gruppo del nord che continua pero' a commercializzare quel prodotto con quella etichetta "Birra Messina" facendola produrre a Latina. Un autolesionismo che ha raggiunto il culmine con le vicende dell'ex ACR Messina, la squadra di calcio sprofondata nelle cattive figure del campionato di serie A grazie all'insipienza di dirigenti senza scrupoli e tecnici incapaci. Un ponte riuscirebbe oggi a trasferire dal sud al nord certamente ignoranza, maleducazione arroganza, ma ne riceverebbe certamente altrettanto. I grandi bastimenti sono ormai scomparsi da quel tratto di mare, hanno lasciato posto alle mastodontiche e sgraziate navi da crociera per sostituire alla qualit la quantit di un consumismo sfrenato, navi che riversano nelle strade cittadine folle di novelli Bottego, umanit che si illude di esplorazioni quando deve districarsi tra auto parcheggiate in triplice fila, motorini al decibel elevato a potenza, e nuovi messinesi dai nomi filippini, senegalesi o romeni.
Segue a pag. 11

Francesco Paolo Catania


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"Amare una terra e una gente al tempo stesso che si detesta, sentirsi somiglianti e diversi, volere e disvolere, bisogna riconoscere che un bel guaio. In questo guaio viviamo tutti noi siciliani e un guaio non mai bello. E' certo pi difficile essere siciliani che milanesi. E' forse per questo faccio il lavoro che faccio. Perch la mafia non la Sicilia e il siciliano non un mafioso".
Leonardo Sciascia

In questo numero:
EDITORIALE

E se lo chiamassero ponte garibaldi?


COMUNICATI

LAltra Sicilia: orgoglio


MEMORIA STORICA

QUELLO CHE LA SICILIA HA DATO ALLITALIA E AL MONDO Piazza Indipendenza o piazza della mistificazione
ECONOMIA

3-4-5

Forse non tutti sanno che... 6

I siciliani della diaspora VS Parmalat


Pi na Sicilia siciliana (4)

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LAltra Sicilia: orgoglio ed autocritica


a pi parti ci vengono plausi, ma anche critiche per quello che abbiamo scritto e per quello che divulghiamo. Fieri del plauso, dobbiamo pero obbligarci ad unautentica autocritica per ripensare alle osservazioni che molti ci muovono e domandarcene le ragioni. Certo, quando attacchiamo i poteri politici, lo facciamo per gridare la nostra delusione verso una classe politica che abbiamo, con il nostro voto, delegato a rappresentarci e che purtroppo sentiamo lontana e assente. Non nelle pratiche di ordinaria amministrazione, ma sulla base profonda della condivisione di responsabilit, di quellasse ideale che ci spinge a dare il consenso ad una parte piuttosto che ad unaltra. Abbiamo tutti davanti gli occhi la situazione politica in cui versa la nostra Isola: trasformismi, disoccupazione galoppante, criminalit, abusivismi edilizi, scempi ambientali, bancarotta, situazioni che non si possono

ignorare, che non possiamo tacere, e che ci impongono di gridare alto e forte rabbia e delusione. "La verit deve essere detta anche se il mondo dovesse andare in pezzi!"- cos grida a piena voce il grande Fichte (1762 - 1814). Per questo le nostre parole possono talvolta sembrare gridate e assumere toni, che, forte e chiaro rifiutiamo di considerare eccessivi. Infatti se commentiamo una realt che peraltro tutti abbiamo sotto gli occhi grave e densa di preoccupazioni, non possiamo certo sussurrare la nostra protesta, dobbiamo gridarla perch dobbiamo farci sentire, perch la situazione preoccupante, perch il nostro tono deve essere conseguente. E le nostre denunzie riflettono nella quotidianit i dati di una situazione di degrado, di mancanza di valori e di abbandono del territorio. Diffidiamo pertanto dei sangiustini, anzi temiamo il moralismo a senso unico; rifiutiamo ogni omologazione politica e come quel filosofo tedesco mai nessuno ho imitato sempre mi burlai di ogni maestro che burlato se stesso non avesse.... Francesco Paolo Catania

LISOLA
la voglia di scoprire LALTRA SICILIA

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QUELLO CHE LA SICILIA HA DATO ALL' ITALIA E AL MONDO


o bene che molti, alla domanda "Che cosa ha dato la Sicilia all'Italia e al mondo?", risponderebbero che la Sicilia "ha dato la mafia", perch purtroppo la nostra terra, in Italia e nel mondo, conosciuta soltanto per questo aspetto negati-vo, data l'enorme insistenza con cui si parla di questo problema sui giornali, nella radio, e nelle TV di tutto il mondo, ignorando, spesso volutanente, che la mafia non nata in Sicilia, ma nella Spagna, dove gi nel 1412 esistevano a Toledo le "Onorate societ"; la Spagna ha importato la Santi Correnti mafia nei suoi domini italiani, non solo in Sicilia e nell'Italia meridionale (con la camorra a Napoli, con la 'ndrngheta in Calabria, e con la onorata societ in Sicilia), ma anche in Lombardia, come clamorosamente dimostrano i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, che descrivono la societ lombarda del Seicento come una societ mafiosa completa in tutti e tre i suoi livelli (al livello di base con don Rodrigo, al livello medio con l'Innominato, e al livello di "cpola" con il Conte-zio) e in tutti i suoi aspetti, con i killers che allora si chiamavano "bravi", con i confidenti come Egidio, l'amante della "Monaca di Monza", e con i "coinsigliori" come l'avvocato Azzeccagarbugli), e perfino con il linguaggio tipico della mafia, come avviene nel capitolo VIII, quando i bravi di don Rodrigo, dopo la "notte degli imbrogli" e il mancato ratto di Lucia, intimano al console del villaggio di non fare rapporto alle autorit su ci che era accadu-to, "per quanto aveva cara la speranza di morire di malattia". a Sicilia, fortunatamente, ha dato ben altro all'Italia e al mondo nel corso dei secoli, e con apporti positivi in ogni campo, perch all'Italia ha dato perfino il nome, che deriva dalla parola siciliana Vitulia, che indicava "la terra dei vitelli", cio la fascia costiera jonica che va da Taormina a Messina, dove secondo la tradizione mitologica venivano allevati i vitelli sacri al dio Sole, come sappiamo dall'Odissea di Omero, e dal "Problema bovinum" che Archimede propose ad Eratstene di Cirene nel III secolo a. C, per sapere di che colore fossero i vitelli sacri al dio Sole; e l'espressione originaria di Vitulia si tra-sform in Italia perch, come ci attestano i grammatici latini Pompeo Pesto e Varrone, le antiche popolazioni della Penisola chiamavano "itali" i vitelli; e la nuova denominazione geografica varc lo Stretto di Messina, e risal la Penisola fino alla Val Padana, facendo scomparire le vecchie denominazioni geografiche di Esperia, Ausonia, Nettunia, Saturnia, Enotria e Vulcania; e "la prova del nove" di quanto da noi asserito sia nel fatto incontrovertibile che l'unico degli 8103 comuni italiani che porti il nome di Itala si trova proprio nella fascia costiera sici-liana che va da Taormina (il cui nome deriva appunto da "toro": e in latino "Tauromoenium") a Messina, nella "terra dei vitelli" cantata da Omero e indagata da Archimede. Vediamo ora, brevemente, i principali contributi dati dalla Sicilia al progresso, nei vari campi dell'attivit.

Ignazio Marabitti, i Gagini, Ettore Ximenes; e in tempi pi recenti Enzo Assenza da Pozzallo (Ragusa). Emilio Greco da Catania e Francesco Messina da Linguaglossa (Catania); gli architetti Feace da Agrigento nel periodo classico; Matteo Carnelivari da Noto nel Quattrocento; Filippo Juvarra da Messina nel Settecento, ed Ernesto Basile da Palermo ai nostri tempi;

i drammaturghi Epicarmo da Siracusa, che cre la commedia prima di Aristofane; e Luigi Pirandello da Agrigento, che ha rinnovato il teatro moderno, ed stato insignito del Premio Nobel nel 1934; i registi cinematografici Nino Martoglio, creatore del neorealismo gi nel 1914; Frank Capra, 4 volte Oscar; e ai nostri giorni Giuseppe Tornatore; gli attori Giovanni Grasso e Angelo Musco da Catania; e le attrici Virginia Balistrieri da Trapani, Tina Di Lorenzo da Noto, Mimi Aguglia da Palerno, e Rosina Anselmi e Marinella Bragaglia da Catania; i poeti come Cielo d'Alcamo, Jacopo da Lentini, Antonio Veneziano da Monreale, detto "il siculo Petrarca"; Giovanni Meli da Palermo; Nino Martoglio da Belpasso; e Salvatore Quasimodo da Mdica Premio Nobel 1959; gli scrittori Giovanni Verga, creato senatore nel 1920; Luigi Capuana, caposcuola del verismo in Italia; Federico De Roberto, autore de "I vicer", e Giuseppe Tornasi di Lampedusa, autore de "II gattopardo"; il critico letterario Luigi Russo da Dlia (Caltanissetta) e il critico d'arte Stefano Bttari da Fium edinisi (Messina) .

NEL CAMPO FILOSOFICO


Empdocle da Agrigento, che nel V secolo a.C. espresse per primo il concetto intellettuale di Dio; Gorgia da Lentini, creatore della dialettica, e padre della sofistica, con la sua conturbante arte oratoria; Michelangelo Fardella da Trapani, che fece conoscere Cartesio in Italia, e ispir a Leibnitz il concetto di "mnade", affermando la base immateriale della materia; Giovanni Gentile da Castelvetrano (1875-1944) riform la dialettica hegeliana, e cre l'attualismo, che afferma l'auto educazione dell'uomo, nei tre stadi di arte, religione e filosofia; Simone Corleo da Salemi (1823-1891), professore di Filosofia all'Universit di Palermo, nel 1889 cre il primo laboratorio di Psicologia sperimentale in Italia; Angelo Sacheli da Canicatt (1890-1946), professore all'Universit di Messina, fu il fondatore della "pedagogia metafisica", e nel 1939 fu pre-miato dall'Accademia dei Lincei.

NEL CAMPO ARTISTICO E CULTURALE ARTISTICO


il pittore Antonello da Messina nel '400, autore dellAnnunziata, che considerato unanimemente come il ritratto pi femminile del mondo; e, in tempi pi recenti, i pittori Giuseppe Scimi da Zafferana Etnea, Francesco Lojacono da Palermo e Renato Guttuso da Bagheria; i musicisti Alessandro Scarlatti da Palermo, Vincenzo Bellini da Catania (che Wagner ha giudicalo autore "della pi pura melodia che sia mai sgorgata da cuore umano" ed Enrico Petrella da Palermo; gli scultori Benedetto Civiletti, Mario Rutelli, Giacomo Serpotta,

NEL CAMPO STORICO


Timeo da Taormina, del IV-III secolo a. C, fu il primo ad ancorare il racconto storico al computo cronologico delle Olimpiadi; Diodoro Siculo da Agira, nel I secolo a. C, fu il primo storico a tentare una Storia universale, con i 40 libri della sua Biblioteca storica;

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Rocco Pirri da Noto (1577-1651) con la sua opera Sicilia sacra, pubblicata a Palermo nel 1630, precorse di tredici anni gli sludi di storiaecclesiastica in Italia di Ferdinando Ughelli, che erroneamente consideralo il fondatore di questi studi in Italia; Rosario (regorio da Palermo (1753-1809) ha dimostrato, gi nel 1798, che la narrazione storica deve basarsi uni-camente sui fatti documentati, e non sulla personale interpretazione dello storico; Michele Amari per il Medioevo siciliano; Gaetano Columba, Biagio Pace e Santo Mazzarino per la storia antica, e Rosario Romeo per quella risorgimentale, hanno dato esemplari ricostruzioni dei periodi storici trattati; della storia di Sicilia come "Storia del popolo siciliano" si occupato Santi Correnti da Riposto (Catania), la cui opera stata apprezzata da storici come Franco Cardini, Massimo Ganci, Giovanni Spadolini e Giuseppe Tricoli per i suoi contributi alla storiografia contemporanea, con i concetti di Bievo, di Guerra dei Novant'anni, Storia interregionale d'Italia, e con la Legge di univocit del fatto storico.

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nelle Universit di Genova, di Palermo e di Roma, e inaugur la teoria atomistica, rivo-luzionando la chimica moderna; Filippo Re Capriata da Licata (1867-1908), professore di Fisica nell'Universit di Messina, stato uno dei precursori della TV, con un suo saggio scientifico apparso in Francia nel 1903; Ettore Majorana, nato a Catania nel 1906, e misteriosamente scomparso nel 1938, professore di Fisica "per chiara fama" nell'Universit di Napoli, e autore della legge Heisenberg-Majorana, sulla fissione dell'atomo, stato uno dei precursori della bomba atomica, poi costruita dal suo amico e collega Enrico Fermi per gli USA durante la II Guerra mondiale; e non escluso che la misteriosa scom-parsa di Ettore Majorana sia dovuta alla precisa intuizione dell'uso micidiale che gli uomini avrebbero fatto della fissione dell'atomo; nel campo tecnologico; quanti sanno che due dei quattro piloni che dal 1973 reggono il "Ponte sul Bsforo", che a Istanbul congiunge l'Europa all'Asia Minore, sono stati costruiti in Sicilia, a Carini in provincia di Palermo, dalle officine AERSIMM? La verit che in Sicilia si sanno costruire anche i ponti sospesi: tranne, naturalmente, quello sullo Stretto di Messina...

NEL CAMPO SCIENTIFICO E TECNOLOGICO


Archimede da Siracusa (287-212), genio matematico per eccellenza, cre il principio idrostatico che porta il suo nome, e permette alle navi di navigare e agli aerei di volare; invent straordinari strumenti di guerra, come gli specchi ustori; e applic genialmente il principio della leva, riuscendo a varare da solo una nave;

NEL CAMPO EDITORIALE


Il primo dizionario italiano opera di un siciliano, ed il "Vallilium" dello studioso Niccolo Valla da Agrigento, che lo pubblic a Firenze nel 1500; ed perci anteriore di due anni, al famoso "Calepino" del frate bergamasco Ambrogio da Calepio, che lo pubblic nel 1502; dal 1757 al 1760 vengono pubblicati in Sicilia i tre volumi del Lexicon Topvgraphicum Skulum dello storico catanese Vito Maria Amico (1697-1762), professore di Storia nell'Universit di Catania, che costituiscono il primo esempio in Italia di dizionario storicogeografico; il letterato Vincenzo Linares da Licata (1804-1847) pubblica a Palermo nel 1840 i suoi Racconti Popolari, che il primo esempio di "novella popolare" in Italia, anticipando il veri-smo di Verga e di Capuana; con la sua collana intitolata "I Sempreverdi", alla fine del secolo scorso, l'editore catanese Niccolo Giannotta (1846-1914) fu il primo in Italia a pubblicare "edizioni tascabili"; dal 1929 al 1935 viene pubblicata la monumentale Enciclopedia Italiana ( questo il suo vero nome: ma tutti la chiamano "Treccani" dal nome del suo finanziatore, il conte Giovanni Treccani degli Alfieri, industriale tessile bresciano) in dotti volumi, che la pongono all'avanguardia di altre consimili iniziative europee. Ma non sono molti a sapere che questa prestigiosa opera culturale dovuta a tre siciliani: a Giovanni Gentile da Castelvetrano (1875-1944) per la direzione scientifica, a Calogero Tumminelli da Caltanissetta (1886-1945) per la direzione editoriale e tipografica, e ad Antonino Pagliaro da Mistretta (18981973), professore di Critica semantica all'Universit di Roma, per la direzione redazionale. La tradizione editoriale sici-liana, che vanta nomi prestigiosi nella Sicilia del primo Novecento con gli And e i Sandron a Palermo, Muglia e Principato a Messina, e Battiato a Catania, continua ancor oggi a Palermo con Flaccovio, Guida, Palumbo e Sellerio, a Catania con Boemi e con Greco, a Messina con Armando Siciliano, a Siracusa con Ediprint e Romeo, e a San Cataldo con le Edizioni Nocera. Fuori di Sicilia, la tradizione editoriale siciliana continua a Milano con i Giffr e con i Mursia, e a Firenze con i D'Anna.

Giovanni Alfonso Borelli da Messina (1608-1679) rivoluzion l'astronomia, spiegando per primo che la traiettoria delle comete, non circolare, ma ellittica; ed insegn matematica nell'Universit di Pisa, nella cattedra che era stata di Galileo; Francesco Maurolico da Messina (1494-1574) fu genio poliedrico: introdusse il principio di induzione in matematica, scoperse la stella Nova della costellazione di Cassiopea, nel 1571 tracci la rotta per le navi cristiane che da Messina partivano per Lpanto, e scrisse una fondamentale opera slorica sulla Sicilia, il Sicanicarum rerum compendium; Giovanbattista Hodierna da Ragusa (1597-1660) fu astronomo, meteorologo e naturalista insigne (studi per primo l'occhio composito della mosca e il dente della vipera; e pubblic per primo l'opera di Galileo sulla bilancia idrostatica; i due matematici siciliani Giuseppe Moleti da Messina (1531-1588) e Giuseppe Scala da Noto (1556-1585) fecero parte della commissione dei cinque dotti, che nel 1582, per volere di papa Gregorio XIII, riformarono il calendario tuttora vigente; il biologo Filippo Arena da Piazza Armerina (1708-1789) studi per primo in Europa la ses-suologia delle piante, mettendone in rilievo l'impollinazione da parte degli insetti; e precor-se gli studi di Mendel sull'ibridismo, e di Carlo Darwin sull'evoluzionismo; Leonardo Ximenes da Trapani (1716-1786) insegn Idraulica e Astronomia all'Universit di Firenze, e vi fond l'Osservatorio scientifico che ancor oggi porta il suo nome; il botanico Pietro Cppari da Itala (Messina), 1816-1870, dal 1844 insegn Agraria nell'Universit di Pisa, fondando la moderna agronomia in Italia; Stanislao Cannizzaro da Palermo (1826-1910) insegn Chimica

NEL CAMPO POLITICO E SOCIALE


Il primo Parlamento del mondo quello siciliano del

LA COLPA E' DEI COMPLICI


La colpa dei Siciliani. Il Nord non avrebbe mai potuto saccheggiare la Sicilia nel modo in cui l'ha saccheggiata, se non avesse trovato qui, nell'isola, dei complici. Dei complici che hanno sempre tradito gli interessi della Sicilia. Dei complici. Ieri. Oggi. Sempre. Giuseppe Garretto "Realt Siciliana1960"

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1129; mentre quello inglese del 1264;
la prima grande rivoluzione per la libert di un popolo,

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tra i missionari siciliani, che sono numerosi, ne ricordo solo

quella siciliana del Vespro, iniziatasi il 30 marzo 1282;

il socilogo Argisto Giuffredi da Palermo (1535-1593)

anticip di quasi due secoli il pensiero umanitario di Cesare Beccaria, proponen-do nel 1580 l'abolizione della pena di morte;

la costituzione siciliana del 1848-49 fu la pi liberale e la

pi democratica che si potesse avere in quei tempi: con l'art. 33 il Re non aveva la facolt n di sciogliere n di sospendere il Parlamento; mentre con l'art. 2 il Parlamento poteva dichiarare decaduto il Re (e lo fece il 13 aprile 1848, chiamando sul trono di Sicilia il principe Alberto Amedeo di Savoia); due organi importanti del Regno d'Italia sono stati istituiti da un uomo politico siciliano, Filippo Crdova da Aidone (1811-1868): si tratta della "Corte dei Conti'' e del "Consiglio di Stato"; pane" fu voluto e attuato a Catania per quasi quattro anni, dal 17 ottobre 1902 al 19 agosto 1906, dal popolare uomo politico Giuseppe De Felice; e a Catania si mangi per quasi quattro anni ottimo pane, e a minor prez-zo che in qualsiasi altra citt italiana; e dall'e-stero vennero delegazioni per studiare questo straordinario fenomeno sociale, che fu fatto fallire per intrighi politici, e per ruberie locali; all'Italia: Francesco Crispi, dal 1887 al 1891, e dal 1893 al 1896; il marchese Antonino Starrabba di Rudin, avversario di Crispi, dal 1891 al 1892, e dal 1896 al 1898; Vittorio Emunuele Orlando, dal 1917 al 1919, e salv l'Italia, portandola dalla sconfitta di Caporetto alla luminosa epopea di Vittorio Veneto; e infine Mario Scelba da Caltagirone, democristiano, nel 1954-55; dall'opera determinante di un messinese, Gaetano Martino (1900-1967), che da Ministro degli Esteri d'Italia volle e attu il trattato di Messina del 1955, e quello di Roma nel 1957.

tre: il domenicano Giordano Ansalone, nato a Santo Stefano Quisquina (Agrigento) nel 1598, e martirizzalo in Giappone nel 1634, che stato canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987; il gesuita Ludovico Buglio, nato a Mineo (Catania) nel 1606, e morto a Pekino nel 1682 dopo 45 anni di permanenza in Cina, che tradusse in cinese la Summa Theologica di san Tommaso, e fu fatto "mandarino" dall'imperatore cinese per le sue benemerenze civili; e il francescano Gabriele Allegra, nato a San Giovanni la Punta (Catania) nel 1907, e morto ad Hong Kong nel 1976, che in trent'anni di duro lavoro tradusse in cinese la Bibbia, e compose il Dizionario biblico meritando da papa Giovanni XXIII il gratificante epiteto di "San Gerolamo della Cina"; e ad Hong Kong nel 1984 si inizialo il processo canonico per la sua beatificazione.

NEL CAMPO RICREATIVO E SPORTIVO RICREATIVO


il primo capitano della squadra nazionale di calcio, che nella

l'esperimento sociale della "municipalizzazione del

sua prima partita, giocala a Milano, batt la Francia per 6 a 2, il 15 maggio 1910, stato il siciliano Francesco Cali da Riposto (1882-1949), che giocava da terzino; e noti calciatori nazionali sono stati il catanese Pietro Anastasi e il palermitano Salvatore Squillaci; nel gioco degli scacchi, una serie di mosse si chiama "Difesa siciliana", perch stata teorizzata per primo dal siciliano Pietro Carrera, da Militello Val Catania (1573-1647), nella sua opera II gioco degli scacchi, pubblicata nel 1617; gastronomia stato scritto dal siciliano Archstrato da Gela nel IV secolo a. C, col titolo // dolce gusto; e che gli spaghetti non ce li ha portati Marco Polo dalla Cina nel XIII secolo, perch, per testimonianza dello storico arabo Ibn al Idris, nel 1154 essi erano prodotti gi da tempo a Trabia (Palerno), e largamente esportati in lutto il bacino mediterraneo; scherma, il siciliano Agesilao Greco, nato a Caltagirone nel 1866, e morto a Roma nel 1963, fu definito "il pi grande spadaccino del secolo", perch non fu mai battuto in nessuna competizione, sia nazionale che internazionale;

la Sicilia ha dato ben quattro Presidenti del Consiglio

per gli aspetti gastronomici, ricordo che il primo trattato di

nella

e l'Unione Europea ha avuto il suo decisivo avvio

nell'automobilismo,

NEL CAMPO RELIGIOSO


Oltre a cinque Papi Sant' Agatone (678-681), San Leone

la pi antica gara automobilistica internazionale la "Targa Florio", che si corre dal 1905; e nel ciclismo, il primo giro ciclistico della Sicilia del 1907, mentre il primo "Giro d'Italia" del 1909.

II (682-683), Conone (686-687), San Sergio I (687-701) e Stefano IV (768-772) e a innumerevoli Santi e Beati, si ricordi che la data della Pasqua stata determinata dal siciliano Pascasino, vescovo di Lilibeo (oggi Marsala) e valente matematico, che a richiesta di papa San Leone I, nel 444 stabil che la Pasqua si dovesse celebrare nella domenica successiva al primo plenilunio di primavera: e cos si e fatto da allora; speciale Anno Santo, per speciale concessione di papa Sisto IV al suo medico, il messinese Gianfilippo De Lignamine, che l'aveva guarito da una grave malattia. Questo "Anno Santo" siciliano si celebra a Zaffera, che una frazione di Messina, in tutti gli anni in cui il Sabato Santo coincide con la Festa dell'Annunciazione: il che nel nostro secolo avvenuto nel 1967, nel nel 1978 e nel 1989; e nel prossimo secolo si verificher nel 2062 , nel 2073 e nel 2074.

l'abolizione del monopolio della RAI, e la conseguente

liberalizzazione delle trasmissioni TV in Italia, dovuta ad una specifica e lungimirante sentenza, emessa il 2 aprile 1976 dal giudice siciliano Michele Papa della Pretura di Catania.-

Tratto da Sicilia da conoscere e da amare del Prof. Santi Correnti.


- SMS - SMS - SMS - SMS - SMS - SMS - SMS - SMS -

non sono molti a sapere che la Sicilia celebra un suo

Egregio sig. Catania...io sono pi che fiera di essere siciliana e per fortuna tanta gente che conosco la pensa cos...ma mi f ancora pi piacere quando la gente non siciliana mi dice che vorrebbe esserlo... la Sicilia una terra unica! Roberta S. Inviate i vostri sms al n ++ 32 475 810756

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FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Piazza Indipendenza o piazza della mistificazione

orse pochi sanno perch a Palermo esiste una Piazza Indipendenza; piazza questa situata all'esterno delle mura della vecchia citt, fuori da Porta Nuova, all'inizio di quel "Corso Calatafimi" (gi e pi opportunamente "Stradone di Mezzomonreale") che un tempo congiungeva la capitale siciliana alla citt normanna e che oggi una grande arteria urbana. Chi conosce un p di storia siciliana di fronte a questo nome resta assai perplesso: Indipendenza di quale paese? e da chi? forse impazzito il Comune di Palermo dedicando una sua piazza ad un'Indipendenza Siciliana che non c' e che sarebbe considerata sovversiva? O dedicato all'indipendenza dell'Italia? E se cos da chi? Dagli austriaci che in Sicilia non hanno mai messo piede da dominatori ma solo da legittimi re di Sicilia (1720-1734)? O da chi altro se no? In realt la Piazza dell'equivoco per eccellenza e della mistificazione! In quello stesso luogo un manipolo di generosi repubblicani (giacobini) furono decapitati e impiccati per aver tentato di dar vita alla fine del '700 ad una Repubblica Siciliana del tutto indipendente da Napoli. Fra questi eroi dimenticati della Nostra Piccola Patria ricordiamo il Francesco Paolo di Blasi come "capo" di quella sfortunata congiura: sogno sfortunato e coraggioso di sollevare la Nostra Terra da secoli di servit, sogno che aveva precedenti illustri (il nuovo Vespro dei primi del '500 contro il Moncada, la congiura di Squarcialupo, etc...) e che sperava di c o n g i u n g e r e l'emancipazione politica della Sicilia con un'emancipazione sociale ed economica... Da quella stessa piazza nel 1866 prese le mosse l'esercito "italiano" per sedare nel sangue la c.d. rivolta del "sette e mezzo"; Francesco Paolo Di Blasi - Giurista di idee illuministe, autore rivolta che ebbe tante anime del Saggio sopra la legislazione di Sicilia, promosse una cospirazione per l'instaurazione di un governo repubblicano. Fu ( b o r b o n i ca , c l e r i ca l e , mazziniana) ma il cui sale giustiziato con tre compagni. Leonardo Sciascia costruisce sulla sua vicenda il romanzo era quello dei separatisti storico Il Consiglio d'Egitto (1963). delusi dal Garibaldismo... 3 Quella piazza dovrebbe a buon diritto chiamarsi Piazza dell'Indipendenza Siciliana (non come rivendicazione che a noi appare indesiderabile ed impraticabile) ma come fatto storico, come aspirazione storica che incivile dimenticare. E invece, approfittando del fatto che mentre il Governo Italiano sparava a vista sui Siciliani che lottavano per il pane e l'autodeterminazione si stava svolgendo un'altra guerra (la III guerra d'indipendenza per la liberazione del Veneto dagli Austriaci), si dedicata la Piazza proprio a quella guerra lontanissima nello spirito dalle rivendicazioni siciliane: un obelisco nel centro della Piazza ricorda i martiri della "indipendenza italiana" del 1866, proprio del 1866, per mettere cos una pietra tombale sulle aspirazioni dei Siciliani e far loro confondere le idee sulle date e sui veri 1 nostri interessi... Non si ebbe per il coraggio di chiamarla Piazza dell'Indipendenza Italiana, la si lasci cos "Piazza Indipendenza", senza aggiungere altro. Ricordiamo che tecnicamente la Sicilia, a parte l'appartenenza all'Italia, non era politicamente parlando dipendente da nessuno stato straniero da tempi immemorabili (per lo meno da quando, nell'847, l'emiro di Sicilia cominci a considerarsi indipendente dai sovrani del Nordafrica). Quindi non ha senso dire che abbiamo lottato per "l'indipendenza dell'Italia"; semmai per l'Unit (e infatti abbiamo anche una piazza Unit d'Italia), anche se neanche questo vero perch il risorgimento siciliano fu tutt'al pi confederalista e mai annessionista al di fuori di piccolissime minoranze. Ma la memoria storica da noi sembra perduta e questa piazza - a suo modo vergognosa - giace tra il Parlamento del Palazzo Reale e il Governo di Palazzo d'Orleans. - LAltra Sicilia

(lato 1) AI GENEROSI LA PRIGIONE FU REGGIA IL PATIBOLO UN TRONO (lato 2) NON ABBIA ITALIA ALTRI MARTIRI SE NON CADUTI NELLE PATRIE BATTAGLIE (lato 3) AI TRONI INFRANTI ALLE SPEZZATE CATENE IL NOME SOPRAVVIVE DEI MARTIRI (lato 4) PALERMO NEL 4 APRILE 1860 AI MARTIRI DELL'INDIPENDENZA ITALIANA

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I siciliani della diaspora VS Parmalat

Altra Sicilia apprende con soddisfazione la notizia (leggi gli articoli su corriere.it e su bloomberg.com) secondo cui Luis Kaplan, giudice distrettuale di New York, avrebbe dichiarato ammissibili le richieste di risarcimento contro la Parmalat da parte dei risparmiatori americani che persero i loro risparmi grazie alle truffe perpetrate dai vertici dellazienda. Il fatto che sino ad ora lazienda non abbia scucito un soldo per rimborsare le migliaia di piccoli risparmiatori gabbati in tutto il mondo rappresenta uno scandalo tipicamente italiano che vogliamo stigmatizzare con forza. A questo proposito c da rilevare il commento rilasciato dalla societ a riguardo della decisione del giudice: non e consistente con un verdetto della corte italiana, che la dice lunga su quanto affidabile sia la giustizia italiana di questi tempi. Grazie a questa decisione i siciliani della diaspora ed i loro discendenti, che erano stati per lennesima volta gabbati da uno stato che li ha sempre sfruttati (in passato lucrando persino sulle loro povere rimesse) avranno una speranza di vedersi ritornato il maltolto. Non sar lo stesso invece per i siciliani che ancora si trovano in Sicilia, costretti a sottostare alle ingiustizie del regime attuale. In particolare non riusciamo a capire come mai ogni volta che ci sia unazienda siciliana in difficolt questa debba essere venduta, smantellata, ed il suo marchio distrutto mentre quando si tratta di una azienda settentrionale (colpevole di uno dei pi grossi scandali finanziari della storia, non solo quella italiana) lo stato debbe intervenire con soldi pubblici (anche siciliani, dunque) a risanarla. Stranamente i fatti della Parmalat con le sue ramificazioni nord americane ci riportano alla mente una vicenda per certi versi simile che vide coinvolto un nostro conterraneo, Michele Sindona. Qui non si vuole assolutamente riabilitare una figura controversa come quella del finanziere di Patti, ma si vorrebbe capire come mai costui (forse anche giustamente) fin i suoi giorni in galera, dove mor avvelenato, mentre il signor Calisto Tanzi continua a spassarsela praticamente indisturbato nella sua reggia, dove presto torner tranquillamente a vivere? Allora, vorremmo che tutti i siciliani per un attimo pensassero a tutte quelle aziende ed a quelle banche che avevano la sede sotto casa nostra e che in un certo senso ci ispiravano fiducia e che ora sono scomparse sensa motivo, mentre lazienda resasi colpevole di una delle pi grosse truffe della storia, in seguito alla quale anche noi abbiamo subito un pesante danno dimmagine, continua la sua attivit indisturbata con arroganza e grazie ai soldi truffati ai siciliani (e non solo ai siciliani) di tutto il mondo.
Calisto Tanzi

Antonio Santagati
Gli articoli che danno la notizia discussa nell'articolo sono i seguenti:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/07_Luglio/02/Parmalat_causa_miliardaria.shtml http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601085&sid=ac0XPxHTkl5k&refer=europe

LAltra Sicilia, Dubai

PASSAPORTI SU APPUNTAMENTO rosegue il periodo sperimentale di appuntamenti presso l'ufficio passaporti. Si consiglia di chiamare tra le 14.30 e le 16.30 ai numeri 02.543.15.58/59/60/78, tenendo a portata di mano il proprio passaporto. Ilservizio riservato agli iscritti AIRE. A causa della lunga procedura richiesta per il rilascio di un passaporto elettronico e dell'attuale fortissimo afflusso di domande di passaporto, in questo periodo non possibile il

rilascio in giornata. In caso di partenze all'ultimo minuto verr rilasciato un documento di viaggio, valido solo per rientrare in Italia. Tempistica: per il rilascio di passaporti in sostituzione di altri rilasciati da questo ufficio, il tempo medio 2 settimane. Per il primo rilascio in questa sede il tempo di attesa legato all'ottenimento del prescritto nulla osta e delega dalla competente questura italiana (circa 1 mese). Per motivi contabili il pagamento dei passaporti pu essere effettuato SOLO in contanti. (Lettera consolare n 42, Luglio 2007)

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LISOLAPOESIA
MARIA COSTA
Maria Costa nata a Messina. Il mare ha un ruolo molto importante nella sua vita e viene da lei considerato come la sua pi preziosa ed inesauribile fonte di ispirazione. Le sono stati conferiti numerosissimi premi letterari. Le sue raccolte pi importanti sono: "Farfalle Serali","A prova ill'ovo","Cavaddu i Coppi" e "Mosaico".

Lo sapevate che...

SULLA LINGUA SICILIANA

a Lingua Siciliana ha sempre avuto un rapporto controverso con la politica e con il potere; se ci risulta pienamente comprensibile per quanto riguarda la storia passata dellisola, dominata sempre da invasori, ovviamente alloglotti, risulta invece quanto meno strano oggi che la Sicilia dotata di una propria autonomia. Infatti lo Statuto della Regione Siciliana, allarticolo 14, sancisce che lAssemblea Regionale ha la legislazione esclusiva tra laltro anche sullistruzione elementare e, allarticolo 17, che l Assemblea regionale pu, al fine di soddisfare alle condizioni particolari ed agli interessi propri della Regione, emanare leggi tra laltro anche sullistruzione media e universitaria. Nonostante i mezzi che la classe politica siciliana ha a disposizione dal 1946, al Siciliano non stato ancora riconosciuto il diritto di entrare in tutte le scuole come materia di insegnamento. Parlando di diritti, in fin dei conti, colui che risulta penalizzato da questa situazione lo stesso cittadino siciliano a cui negato il diritto di istruzione sulla lingua della propria terra, che stata lingua madre dei propri genitori e dei suoi antenati e che, in moltissimi casi, anche la sua lingua madre; inoltre non gli viene riconosciuto il diritto di conoscere la storia della letteratura di tale lingua. E evidente che tale deficienza del sistema scolastico lo impoverisce culturalmente; e qualsiasi impoverimento culturale, ancor pi se legato alla propria specifica identit, non pu non avere riflessi sociali. Non un caso che spesso quelle regioni e quei paesi in cui pi sviluppata la difesa della propria specifica identit culturale, anche e soprattutto attraverso la promozione della propria specifica lingua, siano regioni allavanguardia o comunque in forte crescita - dal punto di visto economico, culturale, sociale. Lorgoglio per la propria identit senza, per forza, trasformarsi in nazionalismo o separatismo alla base dellamor proprio di un popolo, amor proprio senza il quale non possibile costruire sviluppo, a tutti i livelli e in tutti i campi. La questione della dignit da dare alla lingua siciliana abbraccia, pertanto, un ambito ben pi vasto del solo aspetto linguistico; probabilmente il grado di dignit che diamo alla nostra lingua lo stesso di quello che, forse pur inconsciamente, diamo a noi stessi, come popolo. Quindi non c da meravigliarsi se le enormi potenzialit della terra di Sicilia e delle sue genti rimangono attualmente inespresse. Leconomia, la cultura, la politica e tutti gli altri aspetti della societ siciliana non possono e non potranno vivere una fase di rinascenza se non passando attraverso la rinascita dellorgoglio per la propria identit e, quindi, anche per la propria lingua.

A Pignata
Nto minzaneddu de la casa da marina unni tegnu cosi i vecchi, cosi i mari, quasi mmucciata vicinu na catina ogi ti vitti e mi misi a pinzari: Oh pignata, pignatedda mia, quantu ricoddi mi svigghia a t prisenza, penzu a cetti ionna i caristia, quannu me patri campava cu la lenza. sanguigna, nto me cori na gran piaga, vidi a me' matri sula, ffamigghiata, nn avia ottu, a ranni era malata e l'uttimu cianca nta la naca. Iunnati i friddu di capu matina, ciaccva ligna d'alici e luvara, poi mpiccicava, facia na caccra e tu bugghivi ciciri e paglina. C'eranu i ionna di favi a cunigghiu, iunnati i farru, siri di cicecca, cu canusca u filettu, u sammurigghiu, i tottellini, u gratt, u lecca, lecca. Mi ricoddu chi me matri, chianu,chianu, ti minta supa na codda a fomma i chiaccu, poi incha piatti i favi a mmaccu, e dicia: chistu a Pippo, chistu a Tanu. Erumu tanti, na gran tavulata, e a menzionnu, puntuali e precisi comu Omega, nni ssittaumu e tu, nira pignata facivi ligumi chi era na mantega. Ma nta di ionna crudi di sciroccu, quannu me patri non annava a piscari tu pignatedda bugghivi sulu patati, e nto me cori scinna comu on toccu. Era l'avisu di ionna tribulati. Poi tempi i guerra, bugghisti na lattuga, brutta, scunnuta; ah chi niri matini, ancora vidu a m matri cu' l'occhi cianciulini, c voti non ti putia mentiri mancu supa!

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Vieni in Sicilia te ne innamorerai !


MITI E LEGGENDE

LELEFANTE DI CATANIA

unantica leggenda riportata lorigine dellelefante di Catania, che dal 1239 il simbolo ufficiale della citt. Questa leggenda racconta che quando Catania fu per la prima volta abitata, tutti gli animali feroci e pericolosi furono messi in fuga da un elefante, al quale i catanesi, in segno di ringraziamento, eressero una statua, da loro chiamata con il nome popolare di liotru, che una correzione dialettale del nome di Elidoro, un dotto catanese dell VIII secolo, che fu fatto bruciare vivo nel 778 dal vescovo di Catania San Leone II il Taumaturgo, perch Elidoro, non essendo riuscito a diventare vescovo della citt, disturbava le funzioni sacre con varie magie, tra cui quella di far camminare lelefante di pietra. Diverse ipotesi sono state fatte dagli studiosi per spiegare lorigine e il significato della statua di pietra, che oggi troneggia in Piazza Duomo, nella sistemazione datale dal Vaccarini nel 1736. Di queste ipotesi due meritano un cenno: la prima quella dello storico Pietro Carrera da Militello (1571-1647), che nel suo libro Memorie Historiche della citt di Catania, lo spieg come simbolo di una vittoria militare riportata dai catanesi sui libici; ipotesi che ha generato il telone del teatro Bellini di Catania, perch il pittore Sciuti nel 1890, per linaugurazione del teatro, vi raffigur proprio questa immaginaria vittoria dei catanesi sui libici. Lipotesi pi attendibile per quella espressa dal geografo arabo Idrisi nel XII secolo: secondo Idrisi, lelefante di Catania una statua magica, costruito in epoca bizantina, proprio per tenere lontano da Catania le offese dellEtna; questa sembra la migliore spiegazione che si possa dare sul simpatico pachiderma, cui i catanesi sono legatissimi, tanto da minacciare una sommossa popolare, quando nel 1862 si ventil la proposta di trasferire u liotru dalla Piazza Duomo alla periferica piazza Palestro.

Senza fine lingratitudine


Se fai del bene a qualcuno Non sognarti neppure di averne in cambio da lui. Senza fine lingratitudine. Il bene che fai silenzio, Anzi fonte di amaro e di male pi acuto. Di un uomo che mi nemico tra i pi implacabili tra i pi accaniti, Io sono stato il solo vero amico

Marco Valerio Catullo

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Le autorit siciliane spendono miliardi per fare conoscere i nostri prodotti allestero dimenticando che le comunit siciliane siciliane allestero conoscono i prodotti tipici siciliani, li cercano, li trovano, li mangiano, li amano. Questi prodotti rappresentano uno dei ricordi pi potenti, rappresentano insieme al paesaggio di Sicilia, che le nostre comunit si sono lasciate dietro le spalle con nostalgia.

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E se lo chiamassero ponte garibaldi?

Lettere in libert... STARE LONTANI E' DURA!!!!


E' proprio cos: stare lontani dalla citt in cui si nati, cresciuti, dove ancora si trovano tutti i tuoi affetti,, i tuoi amici, i tuoi amori.... veramente dura!!!! Soprattutto quando questa citt Catania, simbolo della mediterraneit, della solarit, di questo miscuglio di culture, colori, sapori, costumi, gente! Sono una ragazza ventinovenne che come tanti altri coetanei stata costretta ad abbandonare tutto questo per andare in cerca di un posto di lavoro; e mi fa tanta rabbia stare in una citt come Milano che in realt altro non che l'antagonista per eccellenza della mia bella Catania. Da quando sono qui tutto sembra buio...come il cielo che ogni giorno copre la mia testa! Arrivo gi in Sicilia, e mentre viene annunciato l'atterraggio, il mio cuore inizia a battere all'impazzata, la gioia e la felicit mi si legge negli occhi!!!!! Vorrei tanto sapere quanto ancora dovremmo subire questi "SRADICAMENTI" PER ANDARE IN CERCA DI UN POSTO DI LAVORO???? Scusate lo sfogo ma non mi rassegno!!!! E spero che non lo faccia neanche chi come me lavora fuori e non pu godere dei frutti della nostra meravigliosa terra. Grazie Cordialmente Letizia Nicotra
P.S.: chiedo un favore: che il mio grido di malessere possa giungere a chi di competenza, magari tramite il vostro intervento e le vostre conoscenze... qualcuno potr leggere le mie parole!

Una volta c'erano i poeti e quelli almeno descrivevano una realt che i giornali oggi stravolgono, edulcorano pilotando gusti e gradimenti; ora quei poeti sono scimuniti, perduti nel botto della modernit, tacciono e non ci raccontano pi dei muri a secco, della fatica di partire, della vergogna di restare siciliani. Messina era citt di cultura, dell'Accademia della Scocca, di Salvatore Pugliatti, Quasimodo, Palumbo, Migneco, Consolo e i fratelli Piccolo, ora; scomparsi i poeti siamo stati livellati sugli standard degli imbelli e accettiamo questa classe politica sempre pronta a lanciare accuse, a richiedere di poter ricominciare, dimenticando pero' le sue proprie responsabilit. Un ponte, avevamo esordito, condannando il siciliano che si illude di una costruzione, ad oltre dieci anni di criminalit, spartizioni mafiose, ricatti, cottimisti e affaristi del nord su un territorio che sembra non averne proprio bisogno. Un ponte che non puo' risolvere i problemi del degrado urbano, della disoccupazione, della sudditanza alle aziende del nord, un ponte che non implica strade, continuamente in rifacimento, ferrovie, obsolete, sporche e in perenne ritardo Un ponte che non puo' riflettere la nostra terra, come non riflette pi Capo peloro le falene della notte, come non storia di Sicilia quella dell'occupazione militare di un terra impareggiabile, iniziata dal bandito Garibaldi e continuata con le rapine dell'IRI, della FIAT, dellENI e delle prefetture governative. Un ponte che sarebbe un contronatura rispetto alle magie dello stretto, a Colapesce perduto negli abissi, alla fatamorgana della memoria, allo scillaecariddi del ricordo, un ponte infine che, ripetendo le offese della storia - e ne sarebbero anche capaci, i siciliani - potrebbe anche chiamarsi addirittura ponte Garibaldi.

Eugenio Preta

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Caro Amico, dopo che mi hai letto. non mi buttare, dimostra il tuo alto senso di civismo. Regalami a qualche amico o parente. Aiuterai la mia diffusione. Grazie

Cari Lettori, con questo numero LISOLA sospende la sua attivit per la pausa estiva e vi d appuntamento a Settembre.
Giacomo Pilati, Le Siciliane quindici storie vere, 9,30

LISOLALIBRI LISOLALIBRI

[...] Noi siciliani siamo i soli capaci di raccontarci al mondo. Gli altri ci raccontano per interesse, ci vendono per denaro, ci rappresentano diversi da come siamo. Gli invasori fanno soldi sulle storie di sangue della Sicilia e ci raccontano tragici. La tragedia si piazza meglio, si vende di pi al cinema, alle case editrici, ai giornali. Noi siamo invece drammatici. E il dramma diverso dalla tragedia. pi intimo, meno plateale della tragedia con cui ci vendono. Il siciliano delle mie canzoni ha dentro questo dramma. Una drammaticit che chiaramente pu sconfinare in momenti di sottile autoironia, ma prevalentemente dramma.

Da una delle quindici storie, quella riguardante Marilena Monti Coppola editore, Via Giudecca, 15 - 91100 Trapani - +39 3497874143 / e-mail: licchia@virgilio.it

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Li Vinti punti di la Carta di li Rivinnicazioni di lu Ppulu Sicilianu


16 (Sdici) Ajutamu li punti di forza e li distritti nnustriali di leconoma di lsula
Nzinu a ora mu parratu di cosi di pultica economica generali, nun mu dittu netti ncapu a chista, chissa o chidha neustria. Picch? Picch quannu uneconoma bona tutti cosi vannu boni, quannu tinta tutti cosi sunnu tinti. Per un mu dittu netti ncapu a chista, chissa o chidha neustria. Picch? Picch quannu uneconoma bona tutti cosi vannu boni, quannu tinta tutti cosi sunnu tinti. Per un ma scurdari ca a Sicilia un na terra qualunchi A Sicilia avi loru in certi sitturi di leconoma e ddhocu nma grpiri locchi Senza vuliri fari tortu a quarchi cosa ca ni stamu scurdannu, ni pari ca u novu Statu di Sicilia ca vulemu, avad aviri, almenu, na pultica nnustriali attiva pi sarvaguardari e valorizzari: lagricultura e ladhivamentu di qualit biologica; li prodotti tpichi e i vini, veru prodottu culturali prima ca alimentari; a pisca; u turismu ch so beni culturali ed ambientali; i canteri navali; lelttrnica; tutti lutri nnustri unni ci voli canuscenza, fantasa, mmaginazioni; utti lutri nnustri chi sprttano a cintralit d Sicilia nn Miditirraniu (sirvizi offshore, etc.) tuttu lautocunzumu ca si po, senza jnciri a lautarcha ma mancu senza mpurtari cosi cun si fannu cca sulu pi disorganizzazioni; u pitroliu u gassi e tutti lutri fonti denerga. Taliannu boni sulu sti cosi gi fssimu veru ricchi

Pi na Sicilia siciliana (4)

18 (Diciottu) Nenti chi viaggi di la spiranza


Oggi a qualit d sanit si misura cu quantu viaggi di la speranza a Rigiuni arrinesci a paari Ma u puntu ca di ssi viaggi u ci nnna ssiri chi! Li Siciliani nnu a truvari n-casa tuttu zoccu ci servi, nna la sanit e nun sulu utru ca privatizzari o smantellari a sanit pbrica! Sava fari chiazza pulita di tuttu u mancia-mancia chi c oggi nn sanit siciliana, p sulu ntiressu d citatinu sicilianu E nun sulu comu dici lu dittu privniri meghiu di curari; ma prtiri di la qualit di la vita di lalimentazioni, fatta di prodotti ginuini siciliani, e, poi, sulu poi, sava pinzari tutela d saluti vera e propia.

19 (Dicinnovi) Nenti chi mancanza dacqua e utri vriogni sulu siciliani


La mancanza dacqua, puru quannu chiovi assai, un sulu na vriogna nazionali, puru u smbolu di limpossibilit daviri na vita normali e un sviluppu normali. Nun chistu u puntu darragiunari comu sava risolviri lu problema, ma certu senzacqua un c civilt n dignit! E,, comu lacqua, macari snna sistimari tutti dhutri sirvizzi pbrici ca vunu la Sicilia sempri a lrtimu postu nna tutti li graduatorii nazionali, sia quannu lu sirvizzu fattu di lu Statu talianu sia quannu fattu di la Rigioni o di quarchi utru enti pbricu sicilianu.

20 (Vinti) La mafia? Nun cosa nostra!


A prima cosa cma diri ca la mafia cu lidentit siciliana un ci trasi nenti! Sta mala chianta nascu nna lu 1860 e cu chistu dssimu tuttu! Quannu ni livaru lu statu a delinquenza accuminciau a sustiturisi liggi (1816); poi, di quannu vinni Garibaldi, lallianza ntra sti dilinguenti e u Statu talianu fu totali. Sidhu veru ca oggi nanticchia in crisi, zoccu vadagnamu fu sulu mritu d Siciliani, sulu d Siciliani chi si fciru ammazzari pi libirari a Sicilia di stu cancru. C ci campa cu sta mafia? Tri nimici di la Sicilia: i raccumannati e i parassiti chi oggi la guvrnanu; la nnustria d Nord cun avi cuncurrenza di nuutri picch ogni cuncurrenza veni ammazzata; a burocraza romana cavi a Sicilia sempri tranquilla grazi a stu cani di guardia di la so dominazioni in Sicilia. Pi chistu, pi nuutri, a libirazioni d mafia a libirazioni preliminari d Sicilia. Sulu quannu un principiu di legalit sarr affirmatu a tutti i nivedhi, tannu si putirr parrari di qualunchi utru tipu di libirazioni p Sicilia.

17 (Dicissetti) La Sicilia Museu e Jardinu di lEuropa e di lu Miditirraniu: la cultura e lambienti


U fattu cavemu tanti ricchizzi di la natura e di la cultura nn stissu tempu un fatto econmicu e un fattu sociali, didentit. Nna sti beni culturali ed ambientali c a nostra alma e c macari un puzzu di veru pitroliu Pi chidhi culturali quasi fcili: snna catalogari, snna difnniri, snna fari cansciri e amari d stissi siciliani e poi snna spruttari P natura u discursu chi difficili ci sunnu troppu ntiressi supra a la terra e pi nuutri ci voli a forza d ligi. La terra siciliana un si po addifnniri ch palori, ci vonnu i fatti e cu ava paari paassi. Forza nn cummattiri contra a tutti labusivismi. Forza nn taliari lrii protetti e falli crsciri macari. Forza nn tutela d qualit d vita in tutti i senzi (rifiuti, trficu, nquinamentu,). E forza macari a livari la massa di pricari chi oggi cmpanu facennu i forestali: chidhi chi srvunu veramenti snnad assmiri pi sempri, a lutri si ci nna fari fari utri cosi. Unu putissi diri: ma facennu tuttu chissu, sennu accuss virdi, un avemu un costu troppu granni pi la nostra societ? E chissu propiu u chi granni errori: pinzari ca lambienti un pisu! Mmeci, si ni sapemu taliari stu paraddisu, e u facemu arristari tali, vadagnamu c turismu, vivemu meghiu e avemu un capitali cun si cunzuma mai

E chisti sunnu tutti li nostri vinti punti p riscattu e a libirazioni d Sicilia, ditti accurzannu. Ma pi cu voli saprinni chiossai mmitamu a ligirislli nna la virsioni ntigrali (scritta in italianu) e a seguiri i nostri battaghii pi tradurri chidhu ca oggi pari un sonnu nta na vera rialt. (Lutri punti li trovi nt n 1/ 2/ 3 di LISOLA)

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