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MEZZI TRASMISSIVI

La scelta dell'insieme dei cavi adatti per le reti fonia/dati è diventato uno dei più importanti

argomenti dal punto di vista economico delle imprese moderne. I costi iniziali devono

essere controbilanciati dalla capacità di far fronte alle richieste di prestazioni sempre più

elevate, in modo da fornire un sistema di cavi flessibile e disponibile a supportare le

innovazioni tecnologiche che si presentano sul mercato.

Inoltre, la scelta del mezzo trasmissivo dipende dalle prestazioni che si vogliono ottenere,

da poche centinaia di bps (bit per secondo) a miliardi di bps.

Il cavo che assicura le prestazioni migliori è un mezzo poco dispersivo e poco dissipativo.

Ha, quindi, bassi valori di resistenza, capacità ed induttanza e deve essere il più possibile

indeformabile quando sottoposto a trazione durante la posa per evitare il deterioramento

delle sue qualità trasmissive.

L'impedenza è un parametro che, in un solo valore sintetizza la resistenza, la capacità e

l'induttanza presenti sul cavo.

Sia il trasmettitore che il ricevitore devono adattarsi a questo valore per ottimizzare la

trasmissione dati, cioè per aumentare il più possibile il rapporto potenza ricevuta/potenza

trasmessa. Inoltre l'impedenza deve essere invariante rispetto alla frequenza di utilizzo, o

avere un range di oscillazione molto limitato.

I mezzi trasmissivi si dividono in tre categorie:

Elettrici

Ottici

Wire-less

Fanno parte della prima i doppini telefonici e il cavo coassiale, mentre la seconda

comprende la fibra ottica. La terza categoria è costituita da ponti radio, satelliti e,

genericamente, tutte le trasmissioni via etere.

FIBRE OTTICHE

In un sistema ottico i segnali vengono trasmessi sotto forma di fotoni (luce) che non hanno

carica elettrica e quindi non possono essere influenzati da campi elettrici e magnetici,

inoltre attraverso i fotoni si esclude qualsiasi forma di crosstalk, dato che la bassa perdita

di flusso luminoso, che può avvenire all’interfaccia di bordo della fibra è trattenuta dal

rivestimento opaco che la avvolge, garantendo che i segnali ottici non interferiscano con altri provenienti da fibre poste in prossimità. Il confinamento del segnale all’ interno della fibra garantisce inoltre l’impossibilità di intercettazione dall’esterno per tutta la lunghezza del collegamento, e quindi la sicurezza della comunicazione. L’uso delle fibre ottiche per le reti di comunicazione elimina i problemi legati all’esigenza di contatti di terra (tipici di una rete metallica) e i rischi di scariche (scintille) ed inoltre offre un ottimo rapporto resistenza- peso dei cavi. Il completo isolamento elettrico, la struttura e i metodi di accoppiamento delle fibre ottiche consentono l’inserimento in molti fluidi e un’ottima resistenza in molteplici condizioni metereologiche. Una proprietà fondamentale è l’incremento della banda passante e la diminuzione delle perdite di trasmissione in alta frequenza rispetto ai cavi coassiali o a quelli paralleli, infatti mentre in questi ultimi la banda passante è inversamente proporzionale al quadrato della lunghezza, nelle fibre è inversamente proporzionale alla lunghezza.

Struttura fisica

Le fibre ottiche vengono realizzate attraverso strutture cilindriche concentriche di materiali trasparenti (vetro, silice o materiale polimerico) aventi indice di rifrazione differenti (figura 1): il mezzo materiale centrale che costituisce il nucleo (core), entro il quale si propaga la luce, è avvolto dal mezzo materiale esterno detto mantello (cladding). L’indice di rifrazione del nucleo n₁ è maggiore di quello del mantello n₂ e l’intera struttura è avvolta in una guaina protettiva che garantisce il completo isolamento.

è avvolta in una guaina protettiva che garantisce il completo isolamento. Figura 1 Struttura fisica e

Figura 1 Struttura fisica e dimensioni

Teoria di base

Lo studio della propagazione della luce all’interno delle fibre ottiche si effettua con l’ipotesi

di validità delle leggi che regolano l’ottica geometrica (propagazione per raggi) essendo i

fenomeni di diffrazione trascurabili.

per raggi) essendo i fenomeni di diffrazi one trascurabili. Figura 2 Principio della riflessione interna Le

Figura 2 Principio della riflessione interna

Le fibre ottiche trasmettono il segnale ottico sfruttando il fenomeno della riflessione totale interna (TIR): i raggi di luce passando attraverso un’ interfaccia tra due mezzi trasparenti

di diversa densità (diverso indice di rifrazione n) subiranno il fenomeno della rifrazione e

cambieranno direzione secondo la legge di Snell:

n₁sinϑ₁ = n₂sinϑ₂ Se la luce passa da un mezzo più denso ad uno meno denso (n₁>n₂), così come avviene

nelle fibre ottiche, esisterà un angolo limite ϑ₁= ϑ₀ i corrispondenza del quale ϑ₂= 90°, allora (figura 2):

sinϑ₀= n₂/n₁

In corrispondenza ad un angolo di incidenza ≥ ϑ⃘ avverrà la riflessione totale interna; è

pertanto essenziale inviare la luce all’interno della fibra in modo che l’angolo di incidenza interno verifichi la suddetta condizione e il segnale, rimanendo confinato nel nucleo (core), possa propagarsi per successive riflessioni fino a raggiungere il rivelatore. I raggi parzialmente rifratti, infatti, perdono potenza ad ogni riflessione e quindi scompaiono rapidamente. Considerando un raggio proveniente dall’esterno della fibra,il massimo angolo di incidenza che garantisce che la luce rifratta subisca il fenomeno della riflessione totale interna viene definito angolo di accettanza ϑ⃚ (figura 3).

Figura 3 Modi di propagazione in una fibra con indice a gradino Si definisce apertura

Figura 3 Modi di propagazione in una fibra con indice a gradino

Si definisce apertura numerica NA come il seno dell’angolo di accettanza ϑ⃚. NA= sinϑ⃚ Ponendo l’indice di rifrazione dell’aria n= 1, dalla legge di Snell (interfaccia aria/fibra) si ricava:

n₀sinϑ⃚= n₁sin(90°- ϑⅽ)= n₁cosϑⅽ= n₁(1 - sinϑ²ⅽ)½= n₁[1 – (n₂/n₁)²]½ NA= (n₁² - n₂²)½

Tipologie di fibre ottiche

Le fibre ottiche, attualmente in uso, vengono realizzate in due configurazioni:

Fibre con indice a gradino (figura 3): sono costituite da un nucleo (core) cilindrico in vetro, silice o materiale polimerico avente indice di rifrazione n₁, ricoperto da un sottile mantello (cladding) realizzato in vetro, silice o materiale polimerico avente indice di rifrazione n₂ (n₁>n₂).

Fibre con indice di rifrazione graduale (figura 4): sono realizzate in vetro, silice o materiale polimerico, con un indice di rifrazione che cambia gradualmente dal centro (valore massimo) al perimetro (valore minimo).

dal centro (valore massimo) al perim etro (valore minimo). Figura 4 Modi di propagazione in una

Figura 4 Modi di propagazione in una fibra con indice graduale

Modi di propagazione

I raggi che si propagano all’interno di una fibra ottica possono essere classificati in due

categorie:

Meridionali : raggi che attraversano l’asse della fibra dopo ogni riflessione.

Obliqui : raggi paralleli all’asse della fibra che viaggiano lungo tutta la lunghezza della linea senza subire riflessioni. La teoria di base delle fibre è realizzata basandosi sui raggi meridionali, che possono essere suddivisi in due classi:

Modi di basso ordine : corrispondono a raggi inviati in fibra con un piccolo angolo rispetto all’angolo di accettanza ϑ⃚ (al limite coincidono con i raggi obliqui).

Modi di alto ordine : corrispondono a raggi inviati in fibra con un angolo prossimo all’angolo di accettanza ϑ⃚.

I modi di basso ordine sono caratterizzati da un minor numero di riflessioni rispetto a quelli ad alto ordine (figure 3,4). Le fibre che consentono la propagazione di più modi al loro interno, sono dette multimodali (MMF), mentre quelle che consentono la propagazione di un unico modo sono dette monomodali (SMF); per realizzare una fibra SM si riducono le dimensioni del nucleo (con un diverso processo produttivo della fibra) e l’apertura numerica NA ( rendendo n₁≃n₂).

Spettro elettromagnetico e finestre di trasmissione

I sistemi ottici di telecomunicazione impiegano frequenze a portante elevata, dell’ordine dei 100 THz, le cui lunghezze d’onda appartengono alla regione dello spettro elettromagnetico del vicino infrarosso (figure 5,6).

alla regione dello spettro elettromagnetico del vicino infrarosso (figure 5,6). Figura 5 Spettro elettromagnetico 5

Figura 5 Spettro elettromagnetico

Figura 6 Spettro elettromagnetico nella regione ottica Questo significa che la larghezza di banda del

Figura 6 Spettro elettromagnetico nella regione ottica

Questo significa che la larghezza di banda del segnale accoppiato in fibra, ossia l’intervallo di frequenza in cui opera il segnale può essere molto grande; va tuttavia considerato il fenomeno della dispersione e il coefficiente di attenuazione della fibra (in particolare il suo andamento in frequenza) affinché i raggi si propaghino senza perdere eccessiva potenza e non subiscano distorsioni. Si definiscono finestre di trasmissione gli intervalli di lunghezza d’onda λ (nell’intorno della portante ottica) entro i quali si hanno i minimi di attenuazione nel trasferimento del segnale (figura 7, 7bis).

2^ finestra 1^ finestra 3^ finestra 750 850 1300 1550 1650 λ(nm)
2^ finestra
1^ finestra
3^ finestra
750
850
1300
1550
1650
λ(nm)

Figura 7 Finestre di trasmissione per fibre di vetro

6

Finestra

Fibra

Lunghezza d'onda

Banda passante

I

Multimodale

850 nm

150

MHz/Km

II

Multimodale

1300

nm

500

MHz/Km

II

Monomodale

1300

nm

1GHz/Km

III

Monomodale

1550

nm

100

GHz/Km

Figura 7bis Finestre di utilizzo della fibra ottica

Oltre alle tre finestre principali (850, 1300, 1550 nm) si definiscono inoltre la banda L o 4^ finestra (1570 - 1610 nm) e la banda C o 5^ finestra (1530 -1565 nm). Le finestre di trasmissione si deducono dall’andamento del coefficiente di attenuazione α del mezzo materiale che costituisce la fibra in funzione della lunghezza d’onda; l’andamento di tale coefficiente è proporzionale alle perdite della fibra ed è rappresentato in figura 8 per l’intervallo 900 – 1700 nm . In questa figura è anche mostrato schematicamente il sistema di operazione multicanale in 3^ finestra.

il sist ema di operazione mu lticanale in 3^ fine stra. Figura 8 Finestre di trasmissione

Figura 8 Finestre di trasmissione nell'intervallo 900 - 1700 nm

L’ attenuazione all’interno di una fibra ottica è essenzialmente dovuta ai seguenti fattori:

Assorbimento del materiale : è causato da impurità molecolari presenti all’interno del nucleo della fibra, che causano l’assorbimento di determinate lunghezze d’onda; è possibile limitarlo attraverso processi produttivi della fibra particolarmente accurati che però risultano troppo costosi, pertanto si tenta di utilizzare una sorgente di segnale

idonea

trasmissione.

che

emetta

approssimativamente

in

corrispondenza

dei

massimi

di

Scattering del materiale : è causato da impurità particellari all’interno del nucleo della fibra e da fluttuazioni di temperatura e composizione che interrompono i cammini di riflessione dei raggi di luce (scattering di Rayleigh); può anche sorgere nelle irregolarità dell’interfaccia nucleo – mantello, che producono una trasmissione del segnale nel mantello e quindi una conseguente diminuzione di energia nel raggio riflesso.

Curvature: possono causare attenuazione se raggiungono valori tali da far si che i raggi arrivino all’interfaccia core – cladding con un angolo minore rispetto all’angolo critico che garantisce la riflessione interna totale; in particolar modo sono da evitare le microcurvature, come si deduce dalla figura 9.

evitare le microcurvature, come si deduce dalla figura 9. Figura 9 Propagazione dei raggi in caso

Figura 9 Propagazione dei raggi in caso di curvature

Dispersione

La limitazione della banda passante delle fibre è causata dal fenomeno della dispersione che può presentarsi principalmente in due tipologie:

Dispersione di materiale : è causata dal fatto che differenti lunghezze d’onda si propagano con velocità diverse all’interno dello stesso mezzo materiale; di conseguenza le varie lunghezze d’onda inviate simultaneamente all’interno del flusso luminoso, non giungeranno contemporaneamente al ricevitore ma accuseranno una dispersione temporale legata alle differenza di tempo di propagazione.

Questo fenomeno può essere ridotto usando una sorgente con uno stretto spettro di emissione (laser).

Dispersione modale : ha origine dal differente cammino ottico percorso dai modi di basso ordine rispetto ai modi di alto ordine; infatti dalle figure 3 e 4 si deduce che modi

di alto ordine, percorrendo un cammino maggiore saranno caratterizzati da tempi di

propagazione maggiori rispetto ai modi di basso ordine e quindi raggi lanciati simultaneamente presenteranno una dispersione temporale presso il ricevitore. Questo fenomeno può essere ridotto nelle fibre con indice a gradino diminuendo l’apertura numerica NA, in modo che solo modi di basso ordine possano propagarsi; nelle fibre a indice graduale invece esiste una compensazione intrinseca di questo effetto in quanto i modi di alto ordine viaggiano più velocemente nelle zone a basso

indice di rifrazione (ove transitano più spesso) e quindi la differenza di propagazione temporale risulta notevolmente ridotta.

La dispersione modale è presente esclusivamente nelle fibre multimodo.

Il fenomeno della dispersione è generalmente un problema solo per comunicazioni su lunghe distanze, perciò le fibre con indice graduale,sebbene più costose rispetto a quelle con indice a gradino, vengono utilizzate insieme ai laser per questo tipo di applicazioni. Per distanze minori di 500 metri e minori bande passanti, le fibre con indice a gradino sono favorite per il loro basso costo e la maggiore facilità di accoppiamento.

Nella scelta del tipo di fibra da utilizzare nelle diverse applicazioni occorre considerare il fatto che le fibre monomodali (SMF) non presentano dispersione modale, sono dotate di notevoli capacità trasmissive (bande di trasmissione di migliaia di GHz per Km di fibra), attenuano meno rispetto alle fibre con indice graduale ed inoltre sono caratterizzate da un minor costo produttivo rispetto a queste ultime. La realizzazione di una linea di comunicazione ottica su lunga distanza, verrà pertanto implementata utilizzando fibre SM accoppiate con laser. Per caratterizzare la dispersione che si verifica utilizzando una fibra monomodale, si considera un segnale inviato in fibra attraverso impulsi e si definisce una dispersione cromatica che risulta correlata alla propagazione delle singole componenti dell’impulso con velocità diverse. Questo tipo di dispersione dipende sia dalla sorgente, che non è perfettamente monocromatica, che dalla fibra, in quanto le componenti viaggiano nel vetro a velocità diverse, e produce un allargamento dell’impulso durante la propagazione,

facendo così aumentare la probabilità di interferenza intersimbolo. I segnali ad elevata frequenza di cifra, ossia più spettralmente estesi, risentono maggiormente di tale effetto che tuttavia essendo di tipo deterministico, può essere compensato con opportune tecniche. Considerando Շ, ritardo di gruppo (tempo che impiega un impulso a propagarsi lungo 1 km

di fibra) misurato in ps/km e v, velocità di gruppo, si definisce allora un coefficiente di

dispersione D(λ) nel modo seguente:

D(λ)= dՇ(λ)/dλ = d(1/v)/dλ

[ps/nm·km]

L’andamento della velocità di gruppo, del ritardo di gruppo e della dispersione intorno alla

3^ finestra è mostrato in figura 10, dove si può notare che per un segnale perfettamente

monocromatico emesso da una sorgente laser a 1550 nm, la dispersione risultante è nulla.

laser a 1550 nm, la disper sione risultante è nulla. Figura 10 Ritardo di gruppo, velocità

Figura 10 Ritardo di gruppo, velocità di gruppo e dispersione in 3^ finestra

Configurazione di base di una linea di comunicazione ottica

Le linee di comunicazione ottica si realizzano secondo lo schema base visibile in figura 11:

si realizzano secondo lo schema base visibile in figura 11: Figura 11 Link di base p

Figura 11 Link di base per una comunicazione ottica

Un segnale digitale viene trasferito attraverso un amplificatore ad un dispositivo optoelettronico che genera il segnale luminoso (si usano LED per trasmissioni multimodali

e LASER a semiconduttore per monomodali) che viene accoppiato alla fibra ottica

attraverso opportuni connettori; il segnale si propaga quindi all’interno della fibra fino a raggiungere il rivelatore, un secondo dispositivo optoelettronico che effettua la conversione opposta rispetto a quella d’ingresso, ossia da un segnale ottico genera un segnale elettrico (si usano comunemente fotodiodi). Il segnale elettrico in uscita, dopo essere stato trattato da un amplificatore avente caratteristiche simili a quello d’ingresso, è disponibile anche a distanze molto elevate dalla sorgente. Solitamente, in una linea di comunicazione ottica sono presenti più connettorizzazioni intermedie che uniscono tra loro diversi tratti di fibra (figura 12).

che uniscono tra loro d iversi tratti di fibra (figur a 12). Figura 12 Connessione tra

Figura 12 Connessione tra diversi segmenti di una linea ottica

Per determinare la potenza in uscita da una linea di comunicazione ottica occorre considerare, oltre alle perdite inerenti alla fibra (legate al coefficiente di attenuazione), le perdite di accoppiamento fibra-fibra e fibra-sorgente/rivelatore. Queste perdite sono dovute alle riflessioni che si verificano presso le facce accoppiate e a piccoli disallineamenti dovuti alle tolleranze di produzione dei singoli componenti. Definiti:

∅(T): potenza inviata dalla sorgente; ∅(R): potenza misurata dal rivelatore; ∝T: perdite di accoppiamento sorgente-fibra;

∝c: perdite legate all’attenuazione del segnale che si propaga in fibra; n∝con: perdite totali dovute all’inserzione degli n connettori fibra-fibra; ∝R: perdite di accoppiamento fibra-rivelatore;

Ƭ: coefficiente di trasmissione [ Ƭ= ∅(R) / ∅(T) ].

La perdita totale sulla linea σ risulterà allora:

σ = ∝T + ∝c + n∝con + ∝c + ∝R = 1 − Ƭ

Genericamente le perdite in una linea ottica vengono quantificate in decibel (dB):

σ(dB)=10 log₁₀ (σ) σ(dB)=10 log₁₀ ( 1− Ƭ ) = −10 log₁₀ Ƭ = 10 log₁₀ (1 / Ƭ) σ(dB)=10 log₁₀ ( ∅(T) / ∅(R) )

Per garantire un’alta efficienza del sistema è necessario mantenere il numero di connessioni al minimo; in alcune circostanze è conveniente usare un cavo in fibra ottica più lungo piuttosto che incorrere nelle perdite di connessione.

Definita la capacità di trasmissione di una linea di comunicazione come il numero di bit trasportati al secondo (bit rate), le reti per comunicazioni ottiche vengono classificate a seconda della loro dimensione fisica (lunghezza e capacità) in LAN e WAN:

le reti LAN (Local Area Network) servono gli utenti locali all’interno di un edificio o di edifici adiacenti (i cosiddetti campus);

le reti WAN (Wide Area Network) collegano gli utenti e le LAN situati in luoghi diversi della stessa città, nazione o di qualsiasi altra parte del mondo. In generale, la velocità delle reti LAN è decisamente superiore a quella delle WAN. Nella realizzazione di sistemi trasmissivi ottici di grande portata (per esempio collegamenti tra nazioni o transoceanici) è necessaria una “rigenerazione” del segnale a distanze regolari lungo la linea; questo recupero dell’informazione viene effettuato attraverso amplificatori ottici.

Connessione di due rami di linea

Per realizzare una connessione tra due segmenti di linea, appartenenti a due reti ottiche differenti o alla medesima rete, si utilizzano fondamentalmente 5 diversi modelli di connettori : SC, FC, LC, ST, MT (figura 13).

fondamentalmente 5 diversi modelli di connettori : SC, FC, LC , ST, MT (figura 13). Figura

Figura 13 Modelli di connettori

Tutti i tipi di connettori sono disponibili, in differenti versioni, sia per fibre SM che MM; attualmente i connettori più utilizzati nella pratica sono SC.

Consideriamo ora la realizzazione pratica di un connettore ST partendo da un cavo di diametro pari a 900 μm contenente al suo interno un’unica fibra: occorre preparare separatamente il cavo ed il connettore, per realizzare poi la giunzione.

Connettore Posizionare il connettore in posizione chiusa (cam parallela all’etichetta superiore “UP”) nell’apposito incastro del crimpatore manuale e ruotare la leva di quest’ultimo di 90°, in questo modo il connettore sarà fissato ed in posizione aperta (figure 14,15,16).

sarà fissa to ed in posizione aperta ( figure 14,15,16). Figura 14 Connettore ST e suoi
sarà fissa to ed in posizione aperta ( figure 14,15,16). Figura 14 Connettore ST e suoi

Figura 14 Connettore ST e suoi componenti

Figura 15 Crimpatore manuale

Figura 16 Inserimento del connettore nel crimpatore • Cavo 1. Misurare 40 mm dalla terminazione

Figura 16 Inserimento del connettore nel crimpatore

Cavo

1. Misurare 40 mm dalla terminazione del cavo e porre un segno in corrispondenza con un pennarello indelebile;

2. Eliminare la guaina protettiva della fibra con lo stripper (avente diametro di 203 μm) dal segno posto fino alla terminazione del cavo;

3. Pulire la fibra denudata con un fazzoletto imbevuto di alcool;

4. Inserire la fibra nel “taglia fibre”, come riportato in figura 17 e effettuare il taglio secondo lo schema riportato nelle figure 18 e 19.

taglio secondo lo schema ripor tato nelle figure 18 e 19. Figura 17 Posizionamento della fibra

Figura 17 Posizionamento della fibra per il taglio

nelle figure 18 e 19. Figura 17 Posizionamento della fibra per il taglio Figura 18 Preparazione

Figura 18 Preparazione al taglio della fibra

Figura 19 Procedura di taglio della fibra Terminata la procedura di preparazione del cavo e

Figura 19 Procedura di taglio della fibra

Terminata la procedura di preparazione del cavo e del connettore è ora possibile effettuare la giunzione secondo lo schema riportato nelle figure 20 e 21; in particolare in figura 20 si nota come la fibra debba essere inserita all’interno del connettore fino a quando non si crea una leggera flessione nel tratto di fibra all’esterno del connettore, quindi si ruota la leva del crimpatore di 90° (chiudendo in questo modo il connettore) e si effettua la crimpatura manualmente, come rappresentato in figura 21. Rimuovendo il cappuccio del connettore è ora possibile connettere la linea giuntata ad un altro tratto di linea tramite una presa di un pannello di giunzione o un adattatore.

linea tramite una presa di un pannello di giunz ione o un adattatore. Figura 20 Inserimento

Figura 20 Inserimento della fibra nel connettore

Figura 21 Terminazione del processo di connessione La connessione descritta è di tipo meccanico ed

Figura 21 Terminazione del processo di connessione

La connessione descritta è di tipo meccanico ed è attualmente molto diffusa, data l’alta affidabilità dei componenti e le accettabili perdite risultanti; un altro tipo di connettorizzazione utilizzata è quella per fusione, ma è molto più laboriosa, soprattutto per quanto riguarda la preparazione della fibra.

Certificazione di una linea in fibra ottica

Certificare una linea in fibra ottica significa verificare i seguenti parametri:

Il segnale si trasmette lungo la linea;

Le perdite di trasmissione non implicano una perdita di informazione inaccettabile;

La linea in fibra opera alla capacità di trasmissione (bit rate) per la quale è stata progettata con perdite minori delle massime ammissibili secondo le normative. Solitamente una linea in fibra ottica (in vetro) viene progettata per rispondere ai parametri sottoelencati:

Attenuazione fibra 850 nm 1300/1310 nm 1550 nm

MMF <= 3.5 dB/km <= 1.5 dB/km non usata

SMF non usata < 0.4 dB/km < 0.3 dB/km

Perdita di inserzione Connettore a fusione Connettore meccanico Connettore con un contatto fisico

MMF <= 0.10 dB <= 0.15 dB <= 0.5 dB

SMF <= 0.15 dB <= 0.20 dB <= 0.5 dB

Le normative sulle reti di comunicazione definiscono le perdite massime ammissibili per una data velocità di trasmissione.

Gli strumenti di uso comune per verificare l’affidabilità di una linea in fibra ottica sono:

Riflettometro ottico nel dominio del tempo (OTDR)

Certificatore

Il riflettometro ottico testa la fibra inviando un opportuno segnale, dipendente come già visto dalle caratteristiche della linea, e valutando l’andamento nel tempo della componente riflessa del segnale: in corrispondenza di giunti, rotture o curvature eccessive avrò un’alta riflessione, dalla quale potrò dedurre la perdita connessa al segnale. Lo strumento effettua pertanto una misurazione continua della potenza riflessa dalla quale deduce l’andamento di potenza del segnale trasmesso in fibra ed è in grado di localizzare spazialmente i punti di massima perdita sulla linea (figura 22). Quest’ultima proprietà si rivela molto utile nei casi di rottura della linea, perché consente di intervenire esclusivamente dove è necessario.

consente di intervenire esclusivamente dove è necessario. Figura 22 Tipica interfaccia di un test effettuato su

Figura 22 Tipica interfaccia di un test effettuato su una linea in fibra ottica con un OTDR

Il certificatore testa la fibra inviando un opportuno segnale e valutando la potenza di uscita della linea; lo strumento è dotato di una memoria che consente di immagazzinare i dati relativi alle caratteristiche della linea (lunghezza, numero di connessioni, velocità nominale della luce nella fibra, banda passante, ecc.) e quelli relativi alle perdite massime ammissibili (fibra, giunti, normative). Lo strumento opera quindi un confronto tra il risultato della misura P₀ (potenza in uscita) e la minima potenza di uscita accettabile Π :

Se P₀ ≥ Π il test è positivo e la linea è stata ben progettata (figura23).

Figura 23 Tipica interfaccia di un test effettuato su una linea in fibra ottica con

Figura 23 Tipica interfaccia di un test effettuato su una linea in fibra ottica con un certificatore

Esperimento di certificazione LAN

Si consideri una linea di comunicazione avente una lunghezza di 50 metri, realizzata con un cavo avente al suo interno 4 fibre ottiche multimodali collegabili tra loro fino a raggiungere la lunghezza di 200 metri. Le fibre all’interno del cavo sono realizzate con le medesime caratteristiche propagative (stesso coefficiente di attenuazione e velocità nominale di propagazione). Disponiamo di un certificatore per reti in fibra ottica multimodali a due terminali ( figura 24):

in fibra ottica multimo dali a due terminali ( figura 24): Figura 24 Certificatore LAN Il

Figura 24 Certificatore LAN

Il terminale di sinistra (Wirescope 350) è dotato di un interfaccia grafica che ci consente di

impostare tutti i parametri relativi alla nostra LAN, mentre il terminale di destra (Dual Remote) ci fornisce informazioni tramite segnali luminosi circa lo stato di avanzamento del test e lo stato del sistema. Entrambi i terminali sono dotati di una sorgente multimodale (LED) che può operare in 1^

o 2^ finestra e di un fotorivelatore per misurare la potenza del segnale accoppiato tramite la fibra allo strumento. Ogni terminale presenta alla sua estremità superiore una “sonda

intelligente“ che configura automaticamente lo strumento e consente la connessione, attaverso dei brevi cavi in fibra ottica MM ad essa collegati, della LAN da certificare. Lo strumento necessita di una calibratura preliminare effettuabile connettendo direttamente i cavetti di collegamento presenti ai due terminali e seguendo le istruzioni fornite dall’interfaccia grafica; terminata questa operazione si procede al collegamento della linea da testare: volendo verificare un’unica fibra occorre connettere un estremo al Wirescope 350 (sorgente) e l’altro estremo al Dual Remote (rivelatore). Una volta effettuata la connessione della linea da certificare, occorre impostarne i parametri all’interno all’interno del certificatore e quindi si può procedere all’esecuzione del test. In particolare il certificatore verifica, se opportunamente impostato, il rispetto delle normative secondo le quali la LAN è stata progettata; si presenta pertanto come uno strumento caratterizzato da facile uso, rapidità di risposta e affidabilità. Il test può anche essere effettuato connettendo due fibre in parallelo: in questo modo le fibre verranno testate sia in 1^ che in 2^ finestra e il test risulterà quindi più preciso. Per certificare accuratamente una LAN ogni fibra dovrà essere testata.

Nota conclusiva

Per le comunicazioni di grande portata su fibra ottica si usano oggi due tecniche :

TDM : bit associati a canali differenti vengono intervallati nel dominio del tempo per formare flussi di bit, ossia più segnali vengono trasmessi sulla stessa linea in sequenza temporale;

WDM : su una singola fibra ottica vengono trasmessi contemporaneamente una molteplicità di segnali generati da sorgenti LASER diverse, accordate su differenti lunghezze d’onda. Si definisce DWDM (Dense WDM) un sistema in cui la differenza tra le lunghezze d’onda di canali adiacenti è inferiore ad 1 nm, ossia tutti i canali sono allocati nella medesima finestra di trasmissione (figura 8).