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Volume : 2 Numero: 38 Data: Agosto 2011 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo, Martini Claudio

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

IN QUESTO NUMERO
1 E se non pagassimo il debito? Di: Salvatore Cannav [ pag. 1/2 ] 2 Il feticcio della crescita Di: Paolo Cacciari [ pag. 2 ] 3 Fukushima: radiazioni a livelli record. Zona off-limits Di: Antonio Formisano [ pag. 2 ] 4 E se il modo di non pagare il loro debito, in realt ci fosse? Di: Francois Chesnais [ pag. 3/4/5/6 ] 5 Prove tecniche di neolingua: equit Di: Marino Badile [ pag. 6 ] 6 Il soffio pestifero 2011 Di: Pierluigi Fagan [ pag. 6 ] 7 Il commissariamento e i complici Di: Fabrizio Tringali [ pag. 7 ] 8 Studio Americano: fra 30 anni il polo nord rischia di rimanere senza ghiacci in estate Di: Andrea Bertaglio [ pag. 7 ] 9 Crollano le borse anche oggi, ma la ricetta per uscire dalla crisi infinita la stessa che lha prodotta Di: greenreport [ pag. 8 ] 10 Difendiamoci! Di: Marino Badiale e Fabrizio Tringali [ pag. 8 ]

E se non pagassimo il debito?


di Salvatore Cannav.

La decisione del governo Berlusconi di anticipare la manovra, rispondendo cos ai diktat di


Bce e mercati internazionali svela le ipocrisie e le litanie dellultimo mese: la crisi economica si traduce in quello che era lecito immaginarsi, lennesimo massacro sociale prodotto dalla corsa sfrenata ai profitti di un capitalismo al palo che non riesce a garantire pi n benessere n un futuro degno. Si pu certo puntare il dito contro il debito pubblico italiano, il terzo debito del mondo ma senza dimenticare due dati. Quel debito cera anche un mese fa, un anno fa, tre anni fa e non ha prodotto nessun attacco speculativo, nessuna crisi emergenziale. Secondo, quel debito la misura non solo della dissennatezza della politica italiana degli ultimi trentanni ma anche di una gigantesca redistribuzione del reddito dai salari, stipendi e pensioni ai profitti delle grandi banche e della societ finanziarie internazionali che detengono gran parte del debito italiano. E dunque utile cercare di guardare la sostanza dei problemi. Negli ultimi due decenni il capitalismo, grazie alla spinta delle politiche dominanti, portate avanti da governi di centrodestra e centrosinistra, ha cercato di salvare s stesso e la sua assenza di spinta propulsiva accumulando una valanga di debiti. Gli economisti pi avvertiti spiegano bene che la lievitazione di sub-prime e similari servita per compensare lassenza di investimenti produttivi in grado di tenere alti i profitti. Solo che, a un certo punto, per evitare il collasso del sistema, i governi si sono accollati la mole di questi debiti trasferendoli sui bilanci pubblici. Oggi il conto presentato a lavoratori e lavoratrici, a giovani precari, a donne e pensionati. Non un caso se lunica misura concreta presa dal governo Berlusconi sia quella di anticipare il taglio delle agevolazioni fiscali e assistenziali, cio le misure che interessano la maggioranza della popolazione, spesso quella che paga le tasse e che vive del proprio lavoro. Allo stesso tempo neanche un euro viene prelevato dalle tasche delle fasce pi ricche. A questa decisione, ordinata dalla Bce e dai suoi controllori, lopposizione parlamentare non sa cosa rispondere, balbetta frasi incomprensibili oscillanti tra il senso di responsabilit ordinato dal presidente Napolitano e la necessit di segnalare una diversit che non esiste. Il Parlamento non offrir risposte n sorprese interessanti visto che si messo sotto tutela della banche e della finanza. E anche il sindacato si voluto incatenare a questa logica, mettendosi sotto la tutela di Confindustria, facendo proprio il dogma del pareggio di bilancio e rilanciando misure come privatizzazioni e riforma del mercato del lavoro. Cosa hanno prodotto tonnellate di leggi legge Treu, legge 30 etc. che hanno precarizzato il lavoro oppure le grandi privatizzazioni italiane Telecom, Autostrade, Alitalia negli ultimi dieci-quindici anni? Nulla. Il pareggio di bilancio in Costituzione, tra laltro, impicca lItalia alle variabili della finanza: che succede se una volta approvato un bilancio in pareggio si verifica un rialzo dei tassi di interesse, facendo aumentare la spesa, o se arriva una recessione imprevista? In questo clima misure come la Patrimoniale non vengono prese in considerazioni da nessuno: la stessa Cgil lha proposta qualche mese fa per poi dimenticarsene. Ma anche sul debito occorre fare una riflessione pi seria. Esiste ormai in Europa una corrente di pensiero (vedi il libro Les dettes illgitimes di Franois Chesnais) che arriva addirittura a proporre il non rimborso del debito a certe condizioni.

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Lingiunzione di pagare il debito spiega Chesnais si basa implicitamente su questa idea che il denaro, frutto del risparmio pazientemente accumulato con il duro lavoro, sia stato effettivamente prestato. Questo pu essere il caso per i risparmi delle famiglie o dei fondi del sistema di pensione per capitalizzazione. Non il caso delle banche e degli hedge funds. Quando questi prestano agli Stati, comprando buoni del Tesoro aggiudicati dal Ministero delle Finanze, lo fanno con somme fittizie, la cui messa a disposizione si basa su una rete di relazioni e di transazioni interbancarie. Un esempio di non pagamento del debito, con ri-negoziazione con i creditori, spiega ancora leconomista francese, quanto realizzato nel 2007 dal presidente dellEcuador, Rafael Correa che ha realizzato un audit pubblico quantificando il debito detenuto da societ di speculazione internazionale o dai banchieri nordamericani i quali sono stati costretti a negoziare con il governo ecuadoregno. Cose da terzo mondo, si dir, ma la Grecia non ha dimostrato che la situazione in Europa pu essere analoga e che quindi il problema non pu essere eluso? Anche perch come si pu pensare davvero di rientrare da un debito del 120% per Pil senza annientare il nostro Paese?

Il feticcio della crescita


di Paolo Cacciari. Fa una certa impressione leggere i patti multilaterali, gli appelli bipartisan alla coesione nazionale in nome della Crescita invocata come se fosse la Madonna miracolosa. Ma di cosa parlano sindacalisti, industriali, banchieri, politici? Scrivono i ricercatori del Wuppertal Institute (Futuro sostenibile. Le risposte eco-sociali alle crisi in Europa, a cura di Wolgang Sachs e Marco Morosini, Ed. Ambiente, 2011): Da tre decenni i politici cercano inutilmente di combattere la disoccupazione attraverso una crescita economica forzata. Ma se la produttivit del lavoro aumenter, come ha fatto finora, del 1,5-2% allanno, il Pil dovrebbe aumentare del 3 o 4% allanno o anche di pi nel lungo periodo per eliminare davvero la disoccupazione. Puntare a tassi di crescita del genere vano (p. 289). E stiamo parlando della Germania, della locomotiva irraggiungibile dellEuropa, del modello inimitabile di economia. Dal 1970 al 2005 la produttivit del lavoro aumentata del 2,5%, il Pil pi che raddoppiato, ma le ore lavorate sono diminuite dell86%. Insomma, nei paesi a capitalismo maturo, i posti di lavoro diventano pi produttivi e diminuiscono di numero: jobless growth. Le ragioni di questa divaricazione, di questo divorzio tra crescita e benessere, sono molte: la delocalizzazione delle produzioni industriali di massa, lallargamento dei sistemi di mercato in nuove aree geografiche e settori produttivi, la finanziarizzazione delleconomia con i tassi di rendimento esorbitanti pretesi dai possessori di titoli di credito, altro ancora. Ma certo che inseguire questa crescita un vero suicidio per le societ occidentali. Senza contare il fatto che questa crescita economica si porta dietro un carico ambientale semplicemente insostenibile. Serve ricordare le guerre commerciali (e non solo) in corso per laccaparramento delle materie prime, delle utilities, del suolo fertile, dei genomi, di internet e di quanti altri beni comuni ancora rimangono da saccheggiare? Per quanta droga finanziaria (speculativa nelle Borse o di stato nel sostegno ai titoli del debito pubblico) si possa immettere, la cosiddetta economia reale europea, quella fatta di merci vendibili e di lavoro vivo remunerato, non riuscir mai a tenere il passo nella guerra competitiva senza confini e senza regole che si chiama concorrenza intercapitalistica internazionale, dove 500 societ di capitale controllano il 52% del Prodotto lordo mondiale, dove una microscopica casta di cosmocrati stile Marchionne ha il potere di determinare le politiche industriali degli stati nazionali. Difficile pensare che la crisi di un sistema si possa risolvere perseverandolo a tutti i costi. Un altro che se ne intende, Tim Jackson, a capo di uno staff di consulenti del governo britannico, (Prosperit senza crescita. Economie per il pianeta reale, Ed. Ambinete, 2011) ha scritto: Sono state le politiche attuate per stimolare la crescita a portare leconomia al tracollo. Sarebbe forse giunto il momento di mettere in dubbio limperativo della crescita. Le alternative esistono, ma sono quelle non scritte

scritte nel patto sociale: redistribuire il lavoro attraverso una diminuzione degli orari (in Germania lo chiamano tempo pieno breve per tutti o societ a mezza giornata) e lintroduzione di nuovi modelli di reddito (fissazione di limiti massimi e minimi con un reddito di base garantito per la valorizzazione del lavoro oggi non retribuito per attivit di cura per la famiglia, la natura, la societ); nuova fiscalit puntando su tasse ecologiche (carbon tax, pubblicit) e socialmente eque (Tobin tax); diversa gestione trasparente e pubblica della finanza (imponendo tassi di rendimento differenziati a seconda del periodo di recupero); economia solare, investimenti ecologici (conversione ecologica dellindustria secondo i modelli della Blue Economy, a zero emissioni), revisione della contabilit nazionale (superare il Pil come indicatore del benessere sociale ed della sostenibilit ambientale). Insomma necessario disaccoppiare (decoupling, come dicono gli economisti) il benessere, lo star bene, da quanto il mercato disposto a darci, cio dalla nostra capacit di solvibilit. Per uscire davvero dalla crisi dovremmo far recedere il mercato (cominciando da quello finanziario, dei titoli di debito) aumentando gli spazi anche economici di autonomia della societ. Sottrarre beni e servizi comuni (lacqua solo il primo esempio, quanti altri sarebbero possibili?) dagli artigli della messa a valore (rendimento monetario, profittabilit) di ogni cosa e di ogni relazione sociale. Insomma servirebbe un progetto di nuovo modello economico per la sinistra. Esattamente il contrario della crescita.

offFukushima: radiazioni a livelli record. Zona off-limits


di Antonio Formisano

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80.000 residenti costretti ad abbandonare tutto Di Fukushima non se ne parla quasi pi, ma questo non vuol dire che la situazione sia migliorata. Anzi. Le conseguenze del devastante terremoto/tsunami sono ben evidenti, anche se a distanza di diversi mesi. Livelli record di radiazioni sono stati rilevati nei detriti accumulati in un tubo di scarico tra i reattori numero 1 e 2 della centrale nucleare, pari ad almeno 10 sieverts allora. Lo ha reso noto la Tepco, il gestore dellimpianto nucleare, ricordando che i massimi precedenti risalivano al 3 giugno, pari a 3-4 sieverts allora, all'interno del reattore numero 1. Eccessiva radioattivit quindi, che ha portato a dichiarare lintera zona off-limits. Il governo nipponico e la Tepco intanto hanno confermato lobiettivo di centrare larresto a freddo dei reattori danneggiati per met gennaio del 2012, dopo aver ridotto gradualmente la temperatura del combustibile, anche con lavvio del sistema di raffreddamento stabile. Per quanto riguarda larea a rischio, sono pi di 80.000 i residenti della no-entry zone della centrale, tutti costretti a lasciare le proprie abitazioni per il rischio della contaminazione. La Tepco, inoltre, ha spiegato che inizier a costruire dalla fine del 2011 una muraglia di 800 metri di lunghezza, con una profondit fino a 20 metri, tra i reattori dall1 al 4 per evitare che lacqua contaminata finisca in mare. Lopera sar completata in due anni, mentre la stesura del progetto di base attesa entro la fine di agosto, nellambito della cosiddetta fase 2 della messa in sicurezza della struttura.

E se il modo di non pagare il loro debito in realt ci fosse? - di Franois


Chesnais.
L'economista francese Franois Chesnais argomenta la proposta di moratoria sul debito legandola al protagonismo dei movimenti sociali

Nella primavera del 2010 le grandi banche


europee, in prima fila le banche francesi e tedesche, hanno convinto l'Unione Europea e la BCE che il rischio di insolvenza nel pagamento del debito pubblico della Grecia metteva in pericolo il loro bilancio. Le banche hanno richiesto di essere messe al riparo dalle conseguenze della loro stessa gestione. Le grandi banche sono state aiutate nell'autunno 2008 al momento del fallimento della banca Lehman Brothers a New York, che ha portato al parossismo della crisi finanziaria. Sin dal giorno del loro salvataggio, esse non hanno purgato dai loro bilanci i titoli tossici. Hanno anzi continuato a fare investimenti ad alto rischio. Per alcune, il minimo rischio di insolvenza significherebbe il fallimento. Nel maggio 2010, stato concepito un piano di salvataggio, con un asse finanziario e un asse di bilancio pubblico, che prevedeva una drastica austerit e privatizzazioni accelerate, forte diminuzione delle spese sociali, diminuzione di tutte le remunerazioni dei funzionari e riduzione del loro numero, nuovi attacchi al sistema pensionistico - sia esso un sistema per capitalizzazione o per ripartizione. I primi paesi ad aver applicato questo piano, come la Grecia e il Portogallo, sono stati presi in una spirale infernale, di cui le classi popolari e i giovani sono stati le vittime immediate. Questa spirale avvolge di mese in mese un numero sempre pi importante di paesi in Europa occidentale e mediterranea, dopo che aveva devastato i paesi baltici e balcanici. Tocca ai lavoratori, ai giovani e alle classi popolari pi fragili vedersi imposto il costo del salvataggio del sistema finanziario europeo e mondiale. Abbiamo bisogno delle banche nella loro forma attuale? Serve continuare a salvarle? Due serie d'idee strettamente intrecciate ci vengono servite, sfumature a parte, dal governo [francese, ndr.] come dai dirigente dell'Ump [partito di Nicolas Sarkozy, ndr], del partito socialista e dai partiti cosiddetti centristi. La prima serie di idee riguarda il debito pubblico, la seconda le banche. I "sacrifici" chiesti sul piano delle pensioni, del gelo della rivalorizzazione dei salari nella funzione pubblica, i nuovi tagli drastici nel budget dell'insegnamento, etc. etc. sono tutti necessari, ci dicono, affinch "il debito della Francia venga onorato".

Bisogna evitare pure che la Francia perda la sua nota AAA, che le viene accordata dalle agenzie di rating, e che sia obbligata a pagare degli interessi sul debito pubblico pi elevati di quelli che paga attualmente. Per quanto riguarda le banche, esse ricoprono un ruolo indispensabile e lo svolgono bene, o almeno in maniera sufficiente: e questo rende legittimo e necessario venir loro in aiuto ogni volta che lo domandano. L'ingiunzione di "onorare il debito" cos come quella di aiutare le banche poggiano entrambe sull'idea che in gioco ci siano somme di denaro frutto del risparmio paziente, accumulate con il duro lavoro, che sarebbe state prestate. "La maggior parte degli economisti" scrive uno specialista del credito che lavora negli Stati Uniti "pensa che le banche siano dei semplici intermediari tra i depositanti e i creditori. Un'altra maniera di esprimere questa opinione ampiamente condivisa sarebbe dire che le banche raccolgono il risparmio e finanziano gli investimenti. A partire da questa affermazione, non resta che un piccolo passo da compiere per concludere che, per poter realizzare un investimento, prima deve costituirsi un ammontare determinato di risparmio"1. La realt tutt'altra. Le banche prestano denaro senza alcun rapporto con l'ammontare dei depositi e del risparmio privato che loro affidato. Non sono mai state dei semplici intermediari. Dalla loro trasformazione in gruppi finanziari diversificati dalle operazioni transnazionali, le banche sono tutto tranne che intermediari. I profitti bancari provengono dalle loro operazioni di creazione di credito. La loro fonte si trova nei flussi di ricchezza (valore e plus valore) provenienti dalle attivit di produzione. La forma scelta cambier a seconda del creditore. Nel caso di un'impresa, si preleva una frazione del profitto. Nel caso dei privati e delle famiglie, una parte del loro salario o della loro pensione ad essere assorbita dagli interessi che pagano sui crediti ipotecari o sulle carte di credito. Pi una banca presta, pi i suoi profitti sono elevati. Nel corso degli scorsi due decenni, le banche hanno concepito dei mezzi che permettono loro di seguire questa strada. Le "innovazioni finanziarie" hanno dato nascita ad una rete molto densa di transazioni interbancarie. a partire da queste "innovazioni" che le banche hanno potuto azionare il cosiddetto "effetto di leva", cio un rapporto dei prestiti ai loro mezzi proprie e alle liquidit disponibili, il cui ammontare (fino a pi del 30%) le mette in permanenza in situazione di grande fragilit. Le banche lo sanno, ma contano sui governi per assicurarle in qualsiasi circostanza e qualunque sia il costo sociale della rete di sicurezza, in caso estremo la socializzazione delle loro

perdite. Il FMI pubblica tutti i sei mesi pressoch simultaneamente due grandi rapporti, uno sulle prospettive dell'economia mondiale e un altro sullo stato del sistema finanziario mondiale. Il primo attira l'attenzione di tutti gli economisti. Il FMI vi presenta le sue proiezioni macroeconomiche. Si tratta insomma di un terreno familiare. Il secondo viene letto soltanto da quelli che accordano, nel contesto della mondializzazione commerciale e finanziaria, un'importanza alla finanza e alle crisi finanziarie. Nel gennaio 2011, il FMI stima gi che una delle grandi incertezze della situazione economica mondiale porta sul fatto che in Europa "l'interazione tra i rischi sovrani e bancari si intensifica"(2). Il primo capitolo del nuovo rapporto sulla situazione del sistema finanziario mondiale conferma questa previsione. Metto inoltre l'accento sulla vulnerabilit delle banche, in particolare delle banche europee (3). L'opinione del direttore del dipartimento dei mercati finanziari e monetari del FMI la seguente: "Circa quattro anni dopo l'inizio della crisi finanziaria, la fiducia nella stabilit del sistema bancario globale deve essere ancora ripristinata completamente". E sottolineare, per quanto riguarda le banche europee: "alcune banche hanno ancora un effetto leva troppo importante, hanno dei mezzi propri insufficienti, tenuto conto dell'incertezza sulla qualit dei loro attivi. Questi bassi livelli di mezzi propri rendono certe banche tedesche, oltre che le casse di risparmio italiane, portoghesi e spagnoli in difficolt, vulnerabili a nuovi choc" (4). Il ruolo delle banche di fornire del credito commerciale (titoli a cortissimo termine) e dei prestiti a lungo termine alle imprese per i loro investimenti. Questo ruolo indispensabile al funzionamento del capitalismo. Lo sarebbe per qualsiasi forma di organizzazione economica fondata sulle modalit decentralizzate di propriet sociale dei mezzi di produzione, e che presuppone il ricorso allo scambio. Il bilancio dei tre decenni di liberalizzazione finanziaria e dei quattro anni di crisi pone, in tutta la sua pienezza, il problema dell'utilit economica e sociale delle banche nella loro forma attuale. Divenute dei conglomerati finanziari, le banche hanno diritto al sostegno dei governi e dei contribuenti ogni volta che i loro bilanci sono minacciati dalle conseguenze delle loro stesse decisioni di gestione? Molte persone cominciano a dubitarne. volta lo esprimono, come ha fatto Eric Cantona [calciatore francese che ha fatto parlare di s in Francia ed Inghilterra quando aveva lanciato un appello a ritirare i depositi bancari nel dicembre 2010], in maniere che i media non possono ignorare. Non distruggere le banche, ma appropriarsene

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affinch possano assolvere compiti essenziali e che sarebbero, in linea di principio, i loro, ecco la risposta che d, tra gli altri, Frederic Lordon (5). Verso una definizione dell'illegittimit dei debiti pubblici La nozione di "debito odioso" stata applicata dagli anni '80 ai debiti dei paesi del Terzo mondo. La sua possibile applicazione al debito della Grecia ha fatto discutere. Si tratta di una nozione che risale al primo dopoguerra. La prima definizione appartiene ad Alexander Sack, giurista russo e professore di diritto internazionale a Parigi: "il debito contratto da un regime dispotico (noi diremmo oggi "dittatura" o "regime autoritario") per degli obiettivi estranei agli interessi della Nazione, agli interessi dei cittadini". Il Center for International Sustainable Development dell'universit McGill di Montreal ne ha dato, agli inizi degli anni 2000, una definizione abbastanza simile, pi direttamente legata alla fase della finanziarizzazione contemporanea. I debiti odiosi sono "quelli che sono stati contratti contro gli interessi delle popolazioni di uno Stato, senza il loro consenso e in tutta conoscenza di causa da parte dei prestatori" (6). Questa definizione si applica perfettamente al debito specifico che pesa in Francia su comuni, regioni e persino certi ospedali, i cui rappresentanti eletti o direttori si sono recentemente costituiti in associazione per condurre azioni giudiziarie collettive contro le banche (7). Questi enti sono stati incitati proprio dalle banche ad acquistare dei "prodotti strutturati", destinati a facilitare con il loro rendimento elevato il finanziamento di progetti consistenti di investimento nel contesto del trasferimento delle spese dallo Stato verso le regioni. Questi titoli finanziari opachi, divenuti "titoli tossici" con la crisi dell'autunno 2008, pesano sui budget. Il fatto che siano stati acquistati mostra beninteso che il feticismo per il denaro non esclusiva dei trader, ma ha ragione anche del giudizio dei rappresentati eletti e degli amministratori locali. Ma le banche conoscevano perfettamente i rischi che facevano correre ai loro clienti, il gioco da casin nel quale li facevano entrare. Il supplemento di indebitamento contratto dai comuni con l'acquisto di titoli spazzatura rientra nel "debito odioso". La nozione pi ampia di debito illegittimo mi sembra corrispondere da pi vicino al debito dei paesi capitalisti avanzati, in particolare quelli dell'Europa. anche la posizione dei militanti del Comitato per l'annullamento del debito del Terzo mondo (CADTM) (8). I fattori che sono messi in evidenza pi

frequentemente riguardano le condizioni che hanno condotto un paese ad accumulare un debito elevato e mettersi nelle mani dei mercati finanziari. Qui l'illegittimit trova la sua fonte in tre meccanismi: delle spese elevate dal carattere di regali fatti al capitale; un basso livello di fiscalit diretta (imposte sul reddito, sul capitale e sul profitto delle imprese) e la sua debolissima progressivit; un'evasione fiscale importante. Ritroviamo i tre fattori tanto nel caso della Grecia che in quello della Francia, cos come, beninteso, in tutti i paesi attaccati oggi dai fondi speculativi e dalle banche. Parlando della Francia, il debito nato, a partire dal 1982, dal regalo fatto al capitale finanziario al momento delle nazionalizzazioni del governo dell'Unione della sinistra. La sua crescita ha sposato poi il movimento di liberalizzazione finanziaria, la cui prima fase negli anni '80 stata segnata da dei tassi di interesse reali molto elevati. (...) Ma l'illegittimit poggia anche sulla natura delle operazioni di "prestito" che va "onorato", per il quale bisogna pagare degli interessi e assicurare un rimborso. L'ingiunzione di pagare il debito, va ripetuto, si basa implicitamente su questa idea che il denaro, frutto del risparmio pazientemente accumulato con il duro lavoro, sia stata effettivamente prestato. Questo pu essere il caso per i risparmi delle famiglie o dei fondi del sistema di pensione per capitalizzazione. Non il caso delle banche e degli hedge funds. Quando questi "prestano" agli Stati, comprando buoni del Tesoro aggiudicati dal Ministero delle Finanze, lo fanno con somme fittizie, la cui messa a disposizione si basa su una rete di relazioni e di transazioni interbancarie. Il trasferimento di ricchezza, quella che nasce al lavoro, ha invece luogo nel senso inverso. Il debito e il servizio degli interessi sono una componente della "pompa finanziaria", cos elegantemente soprannominata da Frederic Lordon in omaggio a Jarry e a suo padre Ubu. La natura economica delle somme pretese un fattore in pi per interrogarsi sulla legittimit del debito pubblico. L'audit del debito pubblico e il suo annullamento Il CADTM difende da sempre la necessit dell'audit del debito come tappa verso l'annullamento. L'audit ha per obiettivo di identificare i fattori che permettono di caratterizzare il debito come illegittimo, cos come di identificare coloro che giustificano o quantomeno esigono ciononostante il rimborso di una frazione di debito a certi creditori. Non ero convinto di questa pratica finch dei militanti greci me ne hanno mostrato la portata. Finora il solo esempio

di audit sul debito pubblico quello realizzato nel 2007 in Ecuador. il risultato di una decisione governativa: il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa voleva conoscere le condizioni in cui nato il debito del paese. L'audit ha permesso al governo di decidere la sospensione del rimborso del debito, costituito da titoli del debito o in scadenza nel 2012 oppure nel 2030. I banchieri, soprattutto nordamericani, detentori dei titoli, sono stati cos costretti a negoziare. L'Ecuador ha potuto cos recuperare titoli stimati a 3,2 miliardi di dollari per una somma di poco inferiore al miliardo di dollari. Uno scenario simile a quello dell'Ecuador non concepibile in Europa. La rivendicazione di moratoria immediata e di audit preparatorio all'annullamento deve evidentemente essere indirizzata ai partiti politici al momento delle campagne elettorali. Qualche militante e forse persino qualche dirigente saranno sensibili a questa rivendicazione. Ciononostante, per sostenere questa rivendicazione non c' altra strada che quella di comitati sul modello di quelli nati [in Francia, ndr] durante la campagna del 2005 contro il progetto di Trattato costituzionale europeo, oppure sul modello, pi recente, dei comitati a difesa delle pensioni. C' un solo paese dove un comitato nazionale gi stato creato, permettendo la formazione di comitati locali: si tratta della Grecia, dove nato il Comitato greco contro il debito. Ecco come definisce i suoi obiettivi (9). Audit sul debito ed esercizio dei diritti democratici "Il primo obiettivo di un audit di fare chiarezza sul passato (...). Cosa n' stato del denaro di tale prestito, a quali condizioni questo prestito stato concluso? Quanti interessi sono stati pagati, a che tasso, quale proporzione del principale gi stata rimborsata? Come stato gonfiato il debito, senza che esso fosse utile alla popolazione? Quali strade hanno seguito i capitali? A chi sono serviti? Quale proporzione stata indebitamente appropriata, da chi e come? Come ha fatto lo Stato a trovarsi impegnato, su quale decisione, presa a che titolo? Come sono diventati pubblici i debiti privati? Chi si impegnato in progetti inadatti, chi ha spinto in questa direzione, chi ne ha approfittato? Sono stati commessi delitti, o crimini, con questo denaro? Perch non vengono stabilite le responsabilit civili, penali e amministrative? (...). Un audit del debito pubblico non ha nulla a che vedere con la sua caricatura, che si riduce a una semplice verifica delle cifre, fatta da contabili abitudinari. I sostenitori dell'audit invocano sempre due bisogni fondamentali della societ: la trasparenza e il controllo democratico dello Stato e dei governi da

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parte dei cittadini. Si tratta di un bisogno che ha per riferimento i diritti democratici assolutamente elementari, riconosciuti dal diritto internazionale, bench violati costantemente. Il diritto di vigilanza dei cittadini sugli atti di chi li governa, il diritto di informarsi su tutto quanto concerne la loro amministrazione, i loro obiettivi e le loro motivazioni, intrinseco alla democrazia stessa ed un'emanazione diretta del diritto fondamentale dei cittadini ad esercitare il loro controllo sul potere e a partecipare attivamente agli affari comuni. (...) Questo bisogno permanente di trasparenza negli affari pubblici acquisisce nell'epoca del neoliberismo pi selvaggio e della corruzione pi sfrenata - senza precedenti nella storia mondiale un'enorme e supplementare importanza. Si trasforma in un bisogno sociale e politico assolutamente vitale. L'esercizio dei diritti democratici dei cittadini, considerati un tempo come "elementari" visto dai governanti quasi come una dichiarazione di guerra al loro sistema da parte della "base". E naturalmente, essa tratta di conseguenza, in maniera molto repressiva (...). L'audit sul debito pubblico acquista una dinamica socialmente salutare e politicamente pressoch sovversiva. La sua utilit non pu riassumersi unicamente con la difesa della trasparenza e della democrazia nella societ: essa va molto pi in l, perch apre la strada a dei processi che potrebbero rivelarsi estremamente pericolosi per il potere costituito e potenzialmente liberatori per la schiacciante maggioranza dei cittadini! Effettivamente, esigendo di aprire e analizzare i libri contabili del debito pubblico, o meglio ancora aprendo e analizzando direttamente quei libri, il movimento per l'audit civico osa "l'impensabile": penetra nella zona vietata, nel sancta sanctorum del sistema capitalista, laddove, per definizione, non sono tollerati intrusi!" (fine della citazione, ndr). Intesa cos, la rivendicazione di audit del debito e soprattutto i suoi primi passi con la creazione dei comitati, in quanto l'istanza popolare dove le prove dell'illegittimit sarebbero raccolte e dibattute, costituirebbe un formidabile strumento di "re-democratizzazione" (10). Per i detentori del debito pubblico, la salvaguardia del piccolo risparmio spesso sollevata come questione importante, quando non addirittura l'ostacolo determinante. In realt non pone alcun problema. Nelle dichiarazioni d'imposta diretta, le banche calcolano quasi al centesimo l'ammontare delle differenti forme di risparmio delle famiglie. Queste sarebbero garantite, perch rappresentano soltanto una parte minuscola dei "crediti" reclamati. Lannullamento dei debiti pubblici non pu..

ovviamente essere una misura isolata. Qui metteremo l'accento, molto brevemente, su due aspetti. Il primo l'appropriazione sociale delle banche e la loro riconfigurazione in maniera da ristabilire le funzioni essenziali alla creazione di determinate e limitate forme di credito e alla loro messa al servizio dell'economia. Il secondo la riconfigurazione della fiscalit, che deve cessare di essere un grave peso sui salari e sulle classi popolari. I sindacati SNUI e SUD Trsor [sindacati francesi dei funzionari delle imposte, ndr] hanno delle proposte pronte. Altrettanto importa l'uso che viene fatto dell'imposta, che sia prelevata nazionalmente o localmente. Il controllo democratico dell'uso dell'imposta diventato puramente formale. Pi in generale, la posta in gioco quella definita in questo documento greco, cio la creazione di una dinamica politica nella quale tutte e tutti quelli che hanno mostrato, ripetutamente, una forte capacit di mobilitazione, vedano una campagna per l'annullamento del debito come una lotta essenziale e che condiziona il futuro. In Francia ma anche in tutta Europa i salariati sono confrontati alle questioni cruciali dell'impiego e della precariet. La soluzione passa attraverso il controllo sociale dell'investimento. Non si pu continuare a dipendere dalle strategie di massimizzazione dei profitti delle grandi imprese. La soddisfazione dei bisogni sociali impellenti ha per contesto la crisi ecologica in tutte le sue dimensioni. indispensabile realizzare un cambiamento basato su profonde trasformazioni nei modi tecnici di produzione nell'industria come nell'agricoltura. Il finanziamento sarebbe assicurato dall'imposta e dal credito bancario controllato. La "sobriet energetica" e la demercificazione ne sarebbero i complementi. La liberalizzazione degli scambi, il cui costo ecologico immenso, un fondamento del capitalismo finanziarizzato. Il controllo sociale dell'investimento permetterebbe di riassegnare numerose attivit e accorciare le linee di approvvigionamento, di produzione e di commercializzazione. L'annullamento dei debiti nei paesi in cui i popoli si mobiliteranno per questo scopo, creer cos le condizioni per una vera "uscita dalla crisi". Cogliere l'opportunit di una lotta in un insieme di paesi La campagna contro il debito non si pu condurre "per procura". Il popolo greco non pu condurla per tutti gli altri popoli europei. (...) Una campagna popolare condotta dai comitati per una moratoria immediata e l'audit del debito preparerebbe il movimento sociale ai prossimi episodi della crisi finanziaria. I pubblicisti e i responsabili politici che preconizzano oggi la ristrutturazione del

debito della Grecia e dell'Irlanda riconoscono che i rischi sottolineati dagli avversari di questa misura sono reali. La vulnerabilit del sistema finanziario europeo, ma anche mondiale, rende possibile una nuova crisi. Il fallimento totale del sistema bancario non escluso. Nei paesi in cui il pagamento del debito sar stato messo in discussione dal movimento sociale, i lavoratori e giovani vedranno in maniera diversa le questioni "politiche", vi saranno preparati, almeno in parte. Uno dei grandi argomenti dei difensori dell'uscita dall'euro e che coloro che scommettono su un movimento sociale europeo inseguono una chimera. La posta in gioco di cogliere l'occasione per farla nascere. Diversi paesi sono confrontati molto duramente al problema del debito. Altri lo saranno presto o tardi. Tutti sono sottomessi a politiche economiche e monetari pro-cicliche. Anche la Confederazione europea dei sindacati stata obbligata a smarcarsi dalla Commissione europea e dalla BCE. L'opportunit si venuta a creare, di costruire tra i cittadini dei paesi dell'Europa una vera unione. La soluzione progressista non l'uscita dall'euro. di aiutare la convergenza delle lotte sociali e politiche condotte oggi in ordine sparso, verso un obiettivo di controllo sociale democratico comune dei mezzi di produzione e di scambio, dunque anche dell'euro. "Prendere le banche"! S, in tutti i paesi in cui il movimento sociale ne avr la forza. S includendo la BCE nel novero. La campagna per l'annullamento dei debiti pubblici europei deve accompagnarsi, beninteso, a quella per l'annullamento del debito dei paesi del Sud, detenuto da banche e fondi di investimento europei. Per i popoli dei paesi europei questa campagna un passaggio obbligato e anche un trampolino. Un passaggio obbligato poich nessuna politica un po' progressista sul piano sociale come sul piano economico non pu non essere condotta, n alcun grande investimento fatto, finch l'emorragia dei servizi degli interessi continua. Un trampolino perch qualsiasi vittoria strappata su questo terreno costituirebbe un vero e proprio terremoto per il capitalismo mondiale. L'annullamento dei debiti modificherebbe profondamente i rapporti di forza politici tra il lavoro e il capitale. Una vittoria libererebbe l'immaginazione su di un "orizzonte delle possibilit". Quando si presenta un'occasione come questa, non bisognerebbe coglierla? Franois Chesnais, redattore della rivista "Carr rouge", ha appena pubblicato un libro importante , intitolato "I debiti illegittimi. Quando le banche fanno man

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bassa nelle politiche pubbliche" (edizioni Raisons d'agir, 2011). Un libro pedagogico che svela i meccanismi finanziari e bancari all'origine del debito cosiddetto sovrano. Il libro segnala pure l'attualit di una battaglia europea per l'annullamento dei debiti illegittimi. Nel momento in cui l'Italia si trova al crocevia di un attacco frontale, la riflessione sulla natura illeggittima del debito pubblico quanto mai attuale (imq) Robert Guttmann, How Credit-Money Shapes the Economy, M.E. Sharpe, Armonk, New York, 1994, pagina 33. FMI, Global Financial Stability Report, aprile 2011, capitolo 1, tabella 1.1. idem Dichiarazioni di Jos Vinals citate da Martine Orange, Mediapart, 15 aprile 2011 Frdric Lordon, " Pas dtruire les banques, les saisir!", La pompe Phynance, blog.mondediplo.net/2010-12-02 Vedi Global Economic Growth Report, Toronto, Luglio 2003 "Prts toxiques: les lus s'allient pour attaquer les banques ", Le Monde, 9 marzo 2011 Vedi Eric Toussaint, "Face la dette du Nord, quelques pistes alternatives", www.cadtm.org/, 19 gennaio 2011. Yorgos Mitralias, " Face la dette: l'apptit vient en auditant!" 12 aprile 2010 (www.cadtm.org/ ). L'autore il principale animatore del comitato greco per l'annullamento del debito in opposizione alla de-democratizzazione nata dal neoliberismo, vedi Wendy Brown, Les Habits neufs de la politique mondiale, trad. di Christine Vivier, Les Prairies ordinaires, Parigi, 2007, e anche Pierre Dardot e Christian Laval, La nouvelle raison du monde, Essai sur la socit nolibrale, La Dcouverte, Parigi, 2009, pagine 457-468.

Prove tecniche di neolingua: "equit"


di Marino Badiale

Il soffio pestifero 2011


di Pierluigi Fagan

Sul Corriere della sera di domenica 7 agosto Mario Sensini ci spiega


le misure che il governo sta discutendo per recuperare soldi. Non c' solo un problema finanziario, per, c' anche in problema di equit. In effetti avevamo anche noi il sospetto che in un paese dove un manager pu prendere uno stipendio che qualche centinaia di volte lo stipendio di un suo dipendente, ci fosse davvero qualche problema di equit. Ma non di questo che parla Sensini. Eccovi spiegato, con le sue parole, il grave problema di equit che affligge l'Italia: Chi va in pensione anticipata oggi, ci va con il vecchio sistema "retributivo", cio con un assegno pari alla media degli ultimi dieci anni di stipendio. Chi arriver alla pensione di anzianit fra quindici anni, invece, ci andr parecchi mesi dopo, e con il sistema "contributivo", ovvero con una pensione di gran lunga pi bassa. C' dunque anche una ragione di equit, oltrech l'emergenza del momento, che potrebbe spingere il governo a compiere il passo decisivo e finale sul sistema previdenziale In effetti si tratta di un problema di qualche rilievo. Persone che hanno avuto storie lavorative molto simili si ritrovano con pensioni diverse. Ovviamente ci sono due modi per risolvere il problema: abbassare le pensioni maggiori o innalzare quelle minori. Riuscite a intuire a quale delle due pensa il governo, e Sensini con lui? Avete indovinato, eccola: Gli esperti valutano due strade possibili. La pi drastica l'abolizione tout-court delle pensioni di anzianit, lasciando nell'ambito della legge sui lavori usuranti le uniche vie di fuga prima dei 65 anni (che poi saliranno con l'agganciamento alle speranze di vita). C' chi suggerisce, invece, la strada dei disincentivi: un "x" per cento in meno di pensione per ogni anno che manca al limite della vecchiaia, oppure il ricalcolo dell'assegno solo con il meccanismo contributivo Pensavamo che una societ pi equa fosse una societ nella quale chi sta peggio a poco a poco migliora la propria situazione. Ci sbagliavamo. Una societ equa, ci dice Sensini (e il pensiero unico che parla attraverso di lui) una societ in cui le condizioni della maggior parte della popolazione sono uniformate al livello pi basso possibile. Adesso sappiamo cosa dobbiamo aspettarci quando si parla di scarsa equit. Mi viene in mente che anche poco equo che noi abbiamo da mangiare e bere mentre in Africa muoiono di fame e c' la siccit. Oppure che i nostri figli vadano a scuola mentre tanti bambini nel mondo non lo possono fare. Speriamo di non vedere mai questi problemi denunciati dal Corriere della Sera, o presi in carico da un Ministero dell'Equit, perch sapremmo cosa aspettarci.

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Poco prima del 1350 giungeva in Europa la terribile Peste Nera, una epidemia che falcidi molto democraticamente un terzo o poco pi di esseri umani di ogni sesso, et, classe, etnia. Grave sconcerto nella classe medica, sino allora deputata a sovraintendere ai beni e ai mali della prosaica fisicit: cos'era? come andava interpretata? e come poteva esser affrontata? Nel trambusto delle convulse e inutili interpretazioni, prese infine corpo una miglior interpretazione per merito dell'illustre Gentile da Foligno. Tale era l'illuminazione della tesi dell'umbro che la prestigiosa Universit di Parigi incaricata da Filippo IV di Francia di produrre una qualche spiegazione accettabile, in gran fretta, la fece sua e cos divenne la tesi del mainstream medico di quei tempi, divulgata, tradotta e assorbita in tutta Europa. Di cosa si trattava? "..una sfortunata congiunzione di pianeti avrebbe creato un vortice di risucchio di alcune correnti d'aria dellaTerra. Impigliata in questo risucchio, l'aria si sarebbe impregnata di spiriti pestiferi e quando liberatasi, ridiscese sulla Terra, con essa arriv la terribile sciagura!". L'iconografia dell'epoca di restituisce l'inquitante immagine dei dottori dell'epoca, attabarrati di tutto punto e con quella curiosa maschera da uccellaccio che in realt serviva loro per sigillare il viso dal contatto con il soffio pestifero chei morenti di peste esalavano. Nel becco c'erano addirittura olii ed essenze profumate per bilanciare l'olezzo insopportabile delle putrescenze dei loro disgraziati pazienti ai quali venivano prescritti i benefici salassi che in realt accelleravano solo il crollo delle difese immunitarie. Il problema erano le zecche e le pulci, ma siccome la teoria del tempo prevedeva solo flussi, umori e assetti astrologici, si guardava molto in alto e cos nessuno vedeva cosa succedeva in basso. In questi giorni, gli economisti e i commentatori del Grande Caos mi ricordano Gentile da Foligno. Il problema sempre di flussi di liquidit che non si fanno girare mai troppo velocemente, gli Stati e le loro pretese di intromettersi nel mistero dell'economico creano dei flussi pestiferi. Da questa contaminazione occorre preservarsi, nulla deve dirsi pubblico poich il bene un fatto privato. Che fare? Salasso! Ripristinare il flusso ... La medicina usc da quella esperienza di bancarotta epistemica completamente e radicalmente trasformata, e oggi quelle mascherine da corvo del malaugurio sono ospitate nei musei di medicina in teche illuminate, come ad ammonirci : "guardate e ricordatevi in quanta stupida e ottusa presunzione si pu incorrere...!" Un atteggiamento che ci si pu permettere solo quando tale contingenza del pensiero la si superata vittoriosamente e la si pu deridere a distanza. Oggi, nel mainstream del pensiero economico, non sono ancora quei giorni. Oggi sono ancora i giorni della Peste. Speriamo non ci vogliano troppi morti o che almeno, per lo pi siano economisti.

Il commissariamento e i complici - di Fabrizio


Tringali
a BCE ha deciso di procedere all'acquisto di titoli del debito pubblico italiano e spagnolo. Questa decisione, che sarebbe stata impossibile fino a qualche mese fa, stata resa realizzabile tramite l'introduzione di nuove regole nella governance europea, approvate recentemente dai Paesi dell'Euro. La discussione politica che si svilupp nel periodo immediatamente precedente l'introduzione delle nuove norme, vide una divisione fra la Francia e Germania da una parte, e il resto d'Europa dall'altra. I due paesi con economia pi forte cercarono di introdurre regole molto rigide, al fine di dare alla UE gli strumenti per determinare le politiche economiche degli stati membri. Gli Stati pi deboli opposero una timida resistenza, e strapparono un compromesso che fu poi approvato da tutti. In pratica ottennero che nonostante le amplissime possibilit di condizionamento da parte degli organismi comunitari, le competenze formali relative alle decisioni sulle politiche economiche nazionali restassero in carico ai governi degli stati membri. Con il procedere della crisi, Francia e Germania ritornano all'attacco per cancellare quel minimo residuo di sovranit nazionale ancora appannaggio degli esecutivi degli Stati. L'acquisto dei titoli italiani e spagnoli da parte della Banca Europea non un salvataggio, n tantomeno un aiuto o un favore fatto a Paesi in difficolt. E' un ricatto. E' oramai chiaro a tutti che la BCE chiede in cambio che i governi nazionali attuino le riforme indicate da Bruxelles (cio volute da Francia e Germania), cos come evidente che l'esecutivo italiano stato sostanzialmente commissariato. Ma quali sono queste riforme? Cosa viene chiesto all'Italia? Quali sono gli obiettivi della UE? Si potrebbe pensare che

l'Europa voglia che gli Stati in crisi garantiscano la solvibilit del debito. Il che vero. E per far pagare i costi della crisi ai ceti medi e medio-bassi impongono durissimi tagli, privatizzazioni e svendite di patrimonio pubblico. Ma tutto ci ancora non basta. C' un altro elemento che rende il futuro dei paesi come l'Italia estremamente cupo. L'Unione Europea nata mettendo insieme Stati con economie molto diverse e variegate, ed ora l'Euro fatica a tenere insieme Paesi con ampi differenziali di produttivit. Gli Stati con l'economia pi forte hanno bisogno di colmare questi differenziali, e per farlo utilizzano le nefaste ricette del liberismo. I Paesi mediterranei come l'Italia o la Grecia sono destinati ad un costante deperimento delle condizioni di lavoro. Tutti i diritti e le tutele che abbiamo conosciuto fino ad oggi vanno eliminati, in quanto ostacoli all'aumento della produttivit. Ecco perch Sarkozy e Merkel, tramite Trichet e Draghi, chiedono al governo italiano misure di riforma del lavoro, tra le quali figurano la facilitazione dei licenziamenti e il potenziamento dei contratti di secondo livello, che vuol dire svuotamento dell'efficacia dei Contratti Nazionali di Lavoro. Tutto in nome della produttivit. Purtroppo questa disastrosa linea stata gi accettata anche da Susanna Camusso, leader della CGIL, come testimonia la firma in calce all'accordo interconfederale del 28 giugno, che depotenzia la contrattazione nazionale e riduce la democrazia sindacale, al fine di consentire alle aziende di imporre qualsiasi decisione finalizzata all'aumento della produttivit dei lavoratori. Al momento la Camusso finge una timida opposizione ad ulteriori decisioni che impattino sul mondo del lavoro, strumentale a facilitare la caduta del governo Berlusconi. Una volta ottenuto un esecutivo bipartisan, sorretto anche dal centrosinistra, la CGIL lascer i lavoratori italiani al fosco destino cui sono stati relegati dagli Stati forti che governano la UE.

STUDIO AMERICANO: FRA 30 ANNI IL POLO NORD RISCHIA DI RIMANERE SENZA GHIACCI IN ESTATE di Andrea Bertaglio

Secondo i dati raccolti dal Nsidc del Colorado e dall'Universit di


Washington, il riscaldamento globale potrebbe causare lo scioglimento totale della banchisa nei mesi pi caldi entro il 2040. Lo strato artico ha raggiunto quest'anno lo spessore minore mai registrato, mentre il Mar Glaciale in duemila anni non mai stato cos caldo. LArtico potrebbe sciogliersi del tutto prima del previsto. Nellultimo anno i ghiacci si sono sciolti a velocit mai viste. E di questo passo, nei mesi estivi, il Polo Nord potrebbe restarne senza entro i prossimi tre decenni, cio con 40 anni di anticipo rispetto alle previsioni dellIntergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il gruppo incaricato dallOnu di monitorare i cambiamenti climatici. Lo rivelano le immagini catturate da un satellite dello Us National Snow and Ice Data Centre (Nsidc) di Boulder, in Colorado, e lo confermano i dati raccolti dalla University of Washington Polar Science Centre, per cui lo strato dei ghiacci artici ha raggiunto questanno il minore spessore mai registrato. Larea, generalmente coperta dalla coltre per almeno il 15% della sua superficie, la scorsa settimana scesa a circa otto milioni e mezzo di chilometri quadrati: unestensione inferiore a quella registrata nel 2007, record negativo di tutti i tempi. Il surriscaldamento del pianeta da circa trentanni sta sciogliendo il ghiaccio che ricopre gran parte del Mar Glaciale Artico a una media del 3% allanno. Il problema che meno ce n, pi cresce la velocit di scioglimento di quello rimanente. Una spirale negativa, secondo Mark Serreze, direttore dellNsidc, che afferma: Lestensione dellarea ricoperta dai ghiacci sta diminuendo, ma anche riducendosi di spessore. Ci significa che le condizioni meteorologiche che prima portavano allo scioglimento di una certa quantit di ghiaccio, ora ne eliminano molto di pi. La consistenza della coltre, mediamente di 3 metri, continuer ad aumentare e a diminuire al cambiare delle stagioni, puntualizza Serreze, ma siamo sulla via per vedere unestate completamente priva di ghiaccio entro il 2040. I dati raccolti dallNsidc derivano da uno studio internazionale eseguito allinizio di questanno, secondo il quale le temperature delle acque del il Mar Glaciale Artico provenienti dallOceano Atlantico settentrionale (il maggior flusso di acqua in entrata viene proprio da l) sono oggi le pi alte degli ultimi duemila anni. Un problema non da poco, vista la vulnerabilit dei poli allinnalzamento delle temperature. Che, sempre per lNsidc, lo scorso giugno sono state tra 1 e 4 gradi centigradi pi elevate della media. Le simulazioni eseguite dalla Nasa a riguardo hanno invece mostrato che la banchisa che copre il Mar Glaciale Artico non si ritirer a un ritmo costante. Ci saranno per altri cali improvvisi come quello del 2007, quando una perfetta combinazione di condizioni meteorologiche sfavorevoli fece sciogliere pi ghiaccio in un singolo anno che nei precedenti 28 messi assieme. Sta di fatto che oggi, rispetto agli anni 50, pi della met del ghiaccio che copre i mari artici se ne gi andata per sempre.

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Crollano le borse anche oggi, ma la ricetta per uscire dalla crisi infinita la stessa che l'ha prodotta
da greenreport.it.

Meno 6,65 per cento. Un abisso che sprofonda nel crepaccio che si aperto alcune settimane fa e che si allarga ogni giorno di pi trascinandosi dietro mezza Europa e mezzo mondo, oltre che tutto un sistema capitalistico fondato sulle sabbie mobili della finzione di una crescita infinita. Forse il meno 6,65 di Milano colpa della Francia (Parigi perde il 3,75). Forse. La cosa chiara che la manovra italiana gi bruciata. Una dei nostri garanti in cambio di sacrifici, Sarkozy, in piena bufera, nel mirino degli speculatori ai quali per un breve e dimenticato periodo aveva provato a dichiarare guerra limitatamente alle materie prime alimentari. La politica europea sta affondando sempre pi nelle sabbie mobili generosamente sparse (con la sua collaborazione), dalla finanziarizzazione dell'economia, dal turbocapitalismo e dal neoconservatorismo mercatista. Ci vorrebbe un nuovo 'New deal' invece la ricetta pi liberismo, mentre il Paese dove la ricetta stata applicata per prima sulla carne dei minatori, la Gran Bretagna, affoga nel suo esausto welfare e scopre che i poveri che sognano di diventare ricchi sono pi pericolosi dei poveri che sognano la giustizia sociale. E cos, mentre ci ripropongono Margaret Tatcher e il fantasma di Ronald Reagan invece di Franklin Delano Roosevelt (La libert di una democrazia non salda se la sua economia non garantisce occupazione e non distribuisce beni per sostenere un livello di vita accettabile. Franklin D. Roosevelt, 1938), la politica e i popoli sembrano in balia di poteri misteriosi che la gente non riesce a decifrare, padroni del mondo e dei destini di milioni di persone senza

dover rispondere democraticamente a nessuno, spostatori di punti in borsa che bruciano con un clic speranze e vite di chi la Borsa non sa nemmeno cosa sia. Un gioco da fermare, una giostra infernale senza conducente (o con troppi conducenti) che la politica non ha saputo o voluto controllare: prima complice premurosa e oggi terrorizzata e impotente spettatrice.

Difendiamoci!
di Marino Badiale e Fabrizio Tringali
nel mezzo di un attacco gravissimo al popolo di questo paese. I nostri ceti dirigenti, ormai a loro volta diretti dalle oligarchie internazionali, hanno deciso l'attacco finale a quel poco che resta in Italia di civilt sociale. Vogliono toglierci tutto. Vogliono riportare l'Italia e il mondo a un crudele capitalismo disegualitario di stile ottocentesco, cancellando tutte le conquiste che le lotte e i sacrifici dei lavoratori avevano conquistato nel Novecento. Alternativa aveva previsto tutto questo. Da tempo diciamo che la crisi dei debiti sovrani sta portando l'Italia ad una situazione simile a quella greca, e che i ceti dirigenti ne stanno approfittando per tentare il massacro sociale. Le misure draconiane che si prospettano distruggeranno il Paese. Non servono affatto ad uscire dalla crisi, sono funzionali a raggiungere gli obiettivi che la finanza internazionale si data al fine di proteggere s stessa. Se vogliamo salvarci dalla loro crudele follia, occorre riunire tutte le forze sociali, politiche e culturali disposte ad una opposizione intransigente contro le terribili decisioni che il governo ha approntato e appronter. Il Movimento 5 Stelle una delle forze che pu risultare determinante nella costruzione di un'alternativa al ceto politico incapace e corrotto che attualmente occupa l'intero spazio politico. Riteniamo di fondamentale importanza che esso si schieri in maniera netta contro il massacro sociale che si sta preparando. Per questo siamo rimasti molto delusi leggendo in questi giorni il blog di Beppe Grillo, secondo il quale per evitare la catastrofe economica e ripartire, necessario fare tre cose: cambiare la legge elettorale, un governo di salute

Siamo

pubblica per il tempo necessario a far passare la tempesta e il ritorno alle urne (http://www.beppegrillo.it/201 1/08/per_evitare_la/index.html ). Ma la drammatica crisi nella quale ci troviamo non si risolver con la caduta dell'attuale, orrendo, esecutivo. Dati gli attuali rapporti di forza, un eventuale governo di salute pubblica non farebbe altro che portare avanti la stessa macelleria sociale del governo Berlusconi, in maniera probabilmente ancora pi dura. Per questo bisogna organizzare un movimento che impedisca a qualsiasi governo di cancellare il welfare, le pensioni, i servizi pubblici. E blocchi privatizzazioni e svendite di ricchezza collettiva. Abbiamo bisogno anche del Movimento 5 Stelle per dar vita ad una mobilitazione sociale forte, ampia, radicata, che dica a chiare lettere che il popolo di questo paese non disponibile a farsi massacrare per salvare la finanza internazionale. Occorre un nuovo movimento sulle cui bandiere sia scritto: Noi il debito non lo paghiamo, e crepi la finanza!.

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