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GRAMMATICA

SANSCRITA

TORINO.
GIACINTO MARIETTI.

185G.
.

fc i #? j i * i f
In questa grammatica si espongono le regole appar­
tenenti al sanscrito proprio. L ’ordine tenutovisi, se
non è rigorosamente conforme al progresso genetico
degl’ idiomi indoeuropei, è però quale fu creduto il
meglio acconcio ad agevolare lo studio della lingua,
al quale proposito è principalmente indirizzato cotesto
libro. Mirando sempre a quella brevità c h e , insieme
colla chiarezza, forma una delle precipue doli delle
scritture didattiche, non solo mi sono studiato di porre
le regole nella più concisa maniera che per me s’ è
potuto, ma ho pur lasciato fuori tutto quello che non
cadeva proprio in esse regole; e non toccai quindi
nè degli arcaismi del dialetto vedico nè delle molte
conformità che la grammatica sanscrita tiene con
quella delle altre favelle ariane *. Non ho trattato
della sintassi, perchè questa parte dell’ antica favella

* A q u esto p ro p o s ilo p u b b lic h e rò , se a Dio p i a c e , gli E lem en ti d el


san scrito come fondam ento d ella gram m atica com parata delle lingue in d o ­
europee, avuto specialm en te rig u a rd o a l greco e d a l latino; d ov e s a r à
trattalo p iù o m en la r g a m e n t e delle principali a n a l o g i e , ' c h e col s a n ­
scrito h a n n o le ling ue affini e m a s s im a m e n te le du e m e n to v ate. S a r à
qu esto, co m e d i r e , u n c o m p en d io di q u e lla g r a m m a t i c a c o m p a r a t a la
q uale non m a n c h e r à , seco nd o ch e io mi confido, di e ss e re q u a n d o che
sia in s e g n a ta p re s so le v arie u n iv e r s it à italian e.
dell’ india è semplicissima e non h a, si può dire, sin­
golarità veruna, della quale non si trovi una qualche
analogia nel greco o nel latino.
Posi come assoluta l a ‘forma debole de’ temi nomi­
nali, accostandomi in questo non solo all’antichissimo
sistema grammaticale degli Indiani, ma anche a quello
della maggior parte dei grammatici e lessigraO euro­
pei. Ciò nondimeno è cosa indubitata clic nella mag­
gior parte de’ casi il prendere per assoluta la forma
forte è più consentaneo ai principii scientifici della
linguistica, la debole non essendo altro, come appar
manifesto dalla grammatica comparata, fuorché un at­
tenuamento della forte, proprio della lingua sanscrita.
Sebbene di tal particolare io tocchi nel corso della
grammatica (v. §. 95), reputo tuttavia conveniente di
porre questa avvertenza, affinchè lo studioso, venendo
per avventura fin da principio ad abbattersi in lib ri,
n e’ quali (come p. e. nella grammatica minore del
Benfey e nel vocabolario sanscrito che viensi ora pub­
blicando in Pielroborgo per cura dei sigg. Boehllingk
e Roth) diasi per assoluta la forma forte, sappia farne
la debita estimazione. Il simigliante dicasi delle radici
contenenti un le quali da taluni si registrano sotto
la loro forma gunata, sicché p. e. nel citato vocabo­
lario di Pietroborgo si troveranno, verbigrazia, non solo
i temi nominali ftnr^ per ftr$, padre, jttttt: per ma­
dre, ma anche le radici m per andare, «pt per ^ ,
f a r e , e va dicendo.
Lo studio del sanscrito, introdottosi in Europa poco
più di mezzo secolo addietro, viene ora generalmente
riconosciuto come sussidio potentissimo della storia e
filologia antica ed è fondamento della grammatica
comparata delle lingue indoeuropee. Quindi principal­
mente l'ardore con cui questa lingua è coltivata oltre­
menti, massime in Allemagna. Sebbene l’Italia presen­
temente non si mostri gran fatto sollecita di questa
sorta di discipline, è tuttavia da credere che nè anche
per questo rispetto essa non abbia da rimanersi più
oltre nella sua indifferenza. Io mi confido che il pre­
sente lavoro, per quanto imperfetto, possa essere aiuto
e forse occasione a qualche Italiano per mettersi a co-
sifalti studi.
Questa grammatica fu compilata sotto gli auspizi del
Governo piem ontese, alla cui munificenza deesi cosi
l’acquisto dei caratteri sanscriti come la stampa del­
l’opera. Siami pertanto lecito di qui ringraziare pubbli­
camente gli onorevolissimi signori Commendatori C i-
brario e Lanza, ai quali, come a ministri della pu b­
blica istruzione, piacque favorire del loro patrocinio
cpiesto qualunque siasi lavoro.
Torino, addì ili di maggio del 185'6.

G. F lechia.
.

/
PROSPETTO DELLE MATERIE.

• • 4 » • ■ »
P arte 1— 88 , . p p .
P r i m a : F o n o l o g i a : §§. 1 — 60
Scrittura: §§. 1—5 ..............................................» 3 — 8
Pronunzia: §§. 6—14 . . . . . . . . . 8 — 12
Saggio di Scrittura: § .1 5 .................................. » 12 — 17
Classificazione delle lettere: §§. 16—18 . . . p. 18
Cuna e vriddi : §. 19. . p p • 18 — 19
Mutazioni eufoniche: §. 20; in semplici vocaboli:
§§. 21—55; fra vocabolo e vocabolo: §§. 56—
88 . . . ................................................... » 20 — 60

P a r t e S e c o n d a : F l e s s i o n i : §§. 89—454 . » 61 — 348


Delle radici e dei prefissi: §§. 89—92 . . . » 6 3 — 67
Declinazione: tema nominale: §. 93; genere :
§§. 94—97; numero e casi: §. 98, 99; forma­
zione de’ casi: §§. 100— 120 .......................» 67 — 83
Dell’accento nella declinazione: §. 121 . . . p. 83
Declinazione (de’ sostantivi ed aggettivi): §. 122;
de’ temi finiti in vocale: §§. 123— 146; de’ te­
mi finiti in consonante: §§. 147—196; com­
parativo e superlativo: §. 297 ....................... pp. 84 — 144
Numerali: cardinali: §§. 198—209; ordinali:
§§. 210—2 1 2 ................................................... » 444 — 451
Pronomi: §§. 213—234........................................ » 152 — 165
Indeclinabili: §§. 235—241 .............................» 165 — 174
Del verbo: §§. 242—454 ...................................» 175 — 348
Avvertenze preliminari: §§. 242—253 . . . » 175 — 183
Coniugazione : §§. 254—260; de’ tempi speciali
(Presente, Imperfetto, Imperativo, Potenziale):
§§. 261—292; de’ tempi generali (Perfetto,
Aoristo, Futuro I, Futuro II, Condizionale,
Precativo): §§. 293—351 .............................» 184 — 275
Verbi derivali: Passivo: 352—301; Causale:
§§. 302—373; Desiderativo : §§. 374—388 ;
Intensivo: §§. 389—406; Denominativi : §§.
407—418 . ......................., ....................... pp. 276 — 319
Infinito, Participi e Assolutivi o Gerundi così dei
verbi primitivi come dei derivati: §§. 419—
454 .................................................................... » 320 — 348

P arte Ter za : F o r m a zio n e de’ temi no m i­

nali : §§. 455 — 490 349 — 398


Formazione de’ temi nominali: §. 455; primari:
§§. 456—460; secondari: §§. 461—464; com­
posti: §§. 465—490 ....................... . . . » 349 — 398
Errata corrige...............................................» 399 — 400
Tavola alfabetica de’ nomi irregolari . . » 401 — 403
Tavola alfabetica de’ verbi irregolari . . » 403-— 405
Tavola alfabetica delle materie . . . . » 406 — 408
r

PARTE PRIMA.

FONOLOGIA.
— ------------ 7
P A R T E PRIMA.

FONOLOGIA.
— °—

SCRITTURA.
LETTERE.

§. •!. a) Varie sono le sorta ili scrittu ra che s usano


per la lingua sanscrita; ma la più comune, e insieme la
più antica che si conosca, è la così eletta ndgara o nugari
0 (levallagavi 1 , la quale, già sostanzialm ente esistente nelle
iscrizioni buddistiche del ìv secolo av. Cr. e a inano a
mano modificata, si fermò dipoi nella presente sua forma
circa l’vili secolo dell’era volgare.
b) Le lettere dell’alfabeto sanscrito sono q u aran ta-
sei, cioè tredici vocali e tren tatrè consonanti. Le vo­
cali si dividono in semplici e in dittonghi; e p er ogni
semplice v’ha due segni, uno p er la b re v e , l’altro per la
1lirica.
O Le consonam i sono divise in sette ordini di cui i
prim i cinque pigliali nome ciascuno dall’ organo vocale
che ne contrassegna la pronunzia. O gnuno ili questi cin­
que contiene due letlere sorde e due sonore - , la 'p rim a
delle due sem plice, l’altra aspirata ; e ha per q u in ta la r i­
spettiva nasale. Il sesto ordine com prende le quattro se­
mivocali ; e il settim o tre sibilanti e l’aspirazione. Le con­
sonanti si pronunziano appoggiate alla vocale a , onde
cu , g a , ecc.

( i ) N à g a r a , e nàgarì valgono «cittadinesco, cittadinesca» (da n a g a ra ,


città), d evan àgarì, « della città degli doi ».
(•i) L e voci sorda e son ora, usate dal W ilkin s e dal Bopp, corrispon­
dono, la prima a tenue, fo rte, d u r a , la seconda a m ed ia , d ebole, m olle
d'allri gram m atici.
4 SCRITTURA.

c ) I caratteri devanagarici sono:


VOCALI
Sem plici: ^ a , à; V h % i; ^ u, Ù; ^ r>
V h f a / ')•
D ittonghi: 7 e, ? ài; 0, àu.

CONSONANTI 2

G utturali : off c, *r eh; *1 V g li; r- fi-


Palatine: * c> *5 éh; * é> *>. g l i ; »T h .
Cerebrali : z t, Z th ; s d, 7* d h ; jrr n.
D entali: K t, 'S7 th ; ? d, V dh; 7T n.
Labiali: * P> TS ph; ?
n b li ; n m.
Semivocali: * h * r, & l> A
Sibilanti e {
* >> v a; ? h; (m d
Aspirazione )

d) O ltre a questi, nella lingua com une, sono ancora


tre altri segni: due p er suoni nasali, chiamati l’uno anus-
va ra , l’altro anunàsica , e sono: il prim o ~ m, il secon­
do * ni o h, da porsi entram bi sopra la lettera precedente
come p. e. in if am, ^ ani o ari; il terzo p er una lieve
aspirazione detta visarga, composto di due : (x) h, che
si pone dopo una lettera come p. e. in in: ah.

(i) Questa vocale lunga incontrasi solo come suono ipotetico presso i
gram m atici (v. §. 6).
(a) N el leggere il sanscrito rappresentato con caratteri romani si noli
ch e : 1) c, g hanno sem pre il suono che n e ll'italian o dinanzi ad a , o, u
(v. §. 7): 2) c, <j sem pre quello che dinanzi ad e, i (v. §. 7); 3 ) li im m edia­
tam ente preceduta da consonante indica soltanto che questa è aspirata.
Quanto al valore da darsi alle altre le llere romane accom pagnate da se­
gui diacritici si avvertano i §§.7 — i 3 .
( 3 ) Questo segno non s'in co n tra se non nella lingua vedica in cerio
surrogazioni della cerebrale sonora s (4).
SCRITTURA. &

§. 2 . I caratteri recati sopra per le vocali non si ado­


perano se non come iniziali o im m ediatam ente dopo altra
vocale, perocché dopo consonanti IV? breve (^r)non si scrive,
e p e r l’altre vocali s’usano questi segni: t a, f i , J i, 0 u,
c a, t r, t r , , J , , ì, " e, * ai, ì o, *T à u ; che si pon­
gono quale avanti, quale dopo, quale sopra e quale sotto
la consonante a cui tien dietro la rap p resen tata vocale,
come n e’ seguenti esem pi: w (ita, w ìtt (Uà, iti,
iti, 73 u tu , ■grj. ùtù , ^ Hr, ^ ìt rtr, <£<*, Iti, HJ),
ete, ì?'?f àitài, isfbft oto, autau. In questa unione
alcuni se^ni così delle vocali come delle consonanti cam ­
biano alquanto della loro forma, come p. e. in ^ ru, rii,
su, ? hu, 3 hr, ecc.
O sservazione. P er nom inar Ir lettere in particolare g l'in d ian i suffiggono
alla rispettiva loro pronunzia la voce d ir a ( cTIT facien s ) dicendo, ver-
bigrazia, a e à ra (-HdhH a - f a c i e n s ) « la lettera a • ; ca cà ra ( èinirR
c a - facien s) « la lettera ca », ecc. Si eccettua x r, che chiamano repha
(b * ).

SEGNI D E ’ N U M E RI.

§. 5. T segni de' num eri sono: <i 1 , ^ 2, 3 3, g \ , n ;>,


t 6, 9 7, t 8, <1 9 , <*o 10, w 1 1 , ecc.
SEGNI P A R T IC O L A R I.

§. Sono segni particolari della scrittu ra: , i,"« 0 s, °.


1) Il segno N, detto viràm a (f%rr*T, pausa), si attacca appiè di
consonante per dinotare che dopo questa non si dee p ro f­
ferire la vocale 73 a, come p er esempio in ini tat, che senza
virama so nerebbe, conforme al §. a, tata. -2 ) Il segno 1
nella prosa si m ette dopo una sentenza finita in vocale o
in dittongo o in anusvara o in visarga; nella poesia chiude
la semistrofa. Raddoppiato (11) si adopera come segno fi­
nale di maggior m em bro del discorso o di strofa intiera.
3) Il segno « os usasi principalm ente p er dinotare l’elisione
di ?i a iniziale dopo ? e od «ft o, come p. e. in te
C SCRITTURA.
’ hhavan , *fr s ^ so '/tam, dove 'bhavan e ’ham stanno por
abhavan c aliam. 4) ° & segno d’abbreviazione come in
Tir0 P d - per xnfwRr: Pàninih n. pr.
I
GRUPPI CONSONANTICI.

§ • 3 . Quando s’ incontrano senza interposizion di vocale


due o più consonanti, queste si legano in un sol gruppo,
nel quale alcuna o quasi tutte modificano la propria for­
ma. Nel più de’ casi le aggruppate consonanti si collocano
-Tuna a lato dell’altra e le anteriori si modificano comu­
nemente gittando la linea perpendicolare, come p. e. in
nr = 7^jT gma, = cja , -sjt = •sf* gma, 3J3 = rida, =
7TT? tsa, v sca, tmj = jjhtt gbhja, Ipsja.
Talora la consonante posteriore si pon sotto all’anteriore,
nel qual caso la sottoposta perde il più delle volte la linea
orizzontale, come p. e. in p = glma, ^ re a , 3j =
pia. Queste sono le mutazioni più usitale; ma perchè
non tutte le consonanti hanno la linea orizzontale o la
perpendicolare, comuni alla più parte, così ne seguono
ancora altre più o men varie modificazioni; onde p. e. ojr
anteriore si fa w com e, verbigrazia, in opti = òf-sj ctlia;
z= ri, z /, z fh, z d, s dh, is ph, sebbene anteriori, non si
mutano, onde p. e. u = t «r fica, tjì = phva. S ’aggrup-
]>ano in modo particolare: 'Bj = fr = grìa , *rr =
^rr mia, ^ tta, 3 = z z d d a , % = ddha, a =
dbha. La semivocale ^ j trasformasi variamente, come p. e.
in = c^-qeja, dhja, v = dja. Infine è spe­
cialmente da notar * r, che precedendo immediatamente
una consonante o la vocale/- o r , segnasi con ' sovrapposto
a ll’ultima consonante del gru ppo, o alla vocale suddet­
ta, come p. c. in «f = re a , w = rtm a , =
rtsja, e in =9 = r r ; e se il gruppo è seguito da
vocale sorpassante la linea orizzontale ( U , ' « , ' ai , > o,
àu) ovvero da anusvara o anunasica, il segno ' spingesi
anche di là dalla vocale e nasale suddette, come p. e. in
SCRITTURA. 7

= Ti rrt rii. rtliài, # = t< t rtam. Q uando t . viene


im m ediatam ente dopo a consonante, segnasi con \ sotto­
posto ad essa consonante, come p. e. in 5 = dhra,
od anche più strettam ente collegato colla precedente con­
s o n a n te come p. e. in tr = era, -5 = ^ b ru , vi =
sr* sra.
Di cosiffatti gruppi, i quali si compongono la maggior
p arte di due o tre, alcuni di q u attro e pochissimi di cin ­
que consonanti, si recano qui appresso i principali:
^ o wór cca, era ccha, ^ età, et/a, ^ etra, ^ ctva,
DFnelha, s e n a , eterna, n cja, Tucra, %qcrja, 3 eia,
3 ava, Ttf csa, 333 csna, s»r esina, esja, wfchja;
ttt gga, nj ggha, r^gdha, tj gna, 7* gma, m gja, 77 gra,
rqgrja, jr già, rqgva; 'aglina, m ghm a, tu ghja, vg h ra ;
3 fica, ^ lieta, ^ tic sa, ne sva, ^ ridia, ^ nehja, -finga,
figja, ^ figlia, ^ nghja, ^ nglira, ^ nma.
*r cca, celia, tbt cchja, r^c c h ra , ff cria, stern a ,
ar cja; $r chja, ^ ch ra ; t5Tgga, a^ggha, Tigna, ì h g m a ,
rUgja, xf gra, gva ; ^ rica, ^ ricja, ^ riga.
1 Uà, ! j a, ? tra, z Iva; tlija, 3 thra, j thva;
| dda, j dra, | dva; dhja, 5 d h ra , "zdhva; ire rifa,
*73 ritha, rida, 715 udrà, tjs ridila, ?j mia, Tnj nja, tj? riva.
ter tea, ^ tta, ^ ttra, ^ ttva, tu ttha, H 0 3 tna, w tma,
ìbt tm ja, tj tja, ^ o g tra, trja, rt iva, w tsa, wt tsna,
WPttsja; ut tlija ; ?,dga, u dgha, *rdda , ddja, 3 ddha, 3r ddhja,
3 dna, s dba, 5 dbha, s dblija, dma, jydja, •$ dra,
ST drja, %dva, -gj dvja; w dima, m di ima, m dhja, w dhra,
VI dhrja , vqr dliva; tjt nta, ^ ntja, ^ ntra, ^ ntva, ^ rida,
tundra, fe n d ila , sgndhra, ^ mia, nja, riva, risa.
* pia, s p ila , -a\ppa, nt pm a, pja, v pra, sr pia,
8 SCRITTURA

T*f pva, vi psa, psja; ^ phva; ar bgha, bga, ^ bi/a,


v bcìha, ^ ina', subbila, aaj bbhja, s bra ; « i bhja, nbhra,
bhla, mbhya ; -q urna, «r nipa, jqm pra, ^ mba, wtmbha,
«r mina, r j mja, g mva, H mia, va msa.
xit jja; òfr rea, w rima; Ica, <-n Iga, Ipa, ima,
-&lja, èslla, Iva; *r vja, -avrà, y wa.
V3 sca, •5H j'rya, ^ sua, i r sma, 711 sja, n sra, n sla,
vi sva, -gji ssa; sca, v s/a, %sfra, w stja, m s/rja, %siva,
V s/ha, xm sna, itj spa, vz spra, m sma, tri sja, « 1 ssa;
fs sca, seja, m scha, *ft sta, stra, w stlia, ^ sua,
ni spa, raspila, w sma, ^ qsm ja , m sja, h sra, ^ sva, w ssa;
HK; o ^hn , % ima, it /ima, 77 hja. j /ira, sz 0 ^ h/a, gr /iva.

PRONUNZIA.

VOGAI.).

§• 6 . Le vocali semplici sono brevi o lunghe p er natura


e possono esser lunghe p e r posizione; e i dittonghi lu tti
e sem pre lunghi naturalm ente. L ’^j a ha suono chiuso e
alquanto simile all’o stretto de’ Toscani, come p. e. nelle
voci monte, ombra. L ’^rr a suona aperto come p. e. in casa,
mare. Le vocali \ i , ^ i, t u , ù si profferiscono come in
italiano. La vocale ^ r si pronunzia a un dipresso come
ri, ma fognando gran p arte dell’/; il simigliante dicasi di
salva la quantità. 05 / sta a l come a i.r , e
deesi quindi profferir li, p u r col detto fognamento dell’/.
Q uesta lettera nella lingua effettiva non s’incontra se non
breve in alcune forme della radice cip, come p. e.
in c/pta. I dittonghi ^ e (= a -+- /) ed ìaì o ( = a ■+- ri)
rendon suono largo ed aperto come p. e. in vena, oca; % ài
(= à i) e ’ar àu ( = à ■+■«) come p. e. in zaino, flauto.
PRONUNZIA. 9

CONSONANTI. . *

§. 7 . gutturali c e n g rendon sem pre il suono


d ie hanno i nostri c, g dinanzi ad a, o, u; le palatine
^ c e u g si profferiscono ognora come i nostri c, g da­
vanti ad e, i; e le dentali 3 £, % d e le labiali ti p, /*
come le italiane lettere t, d, p, b.
§. 8 . Le cerebrali, da taluni chiam ale linguali, sono una
specie di dentali che proflerisconsi con lingua assai rip ie­
gata indietro e ap p u n tata al palato e rendon quindi un
snono misto dell’ r, cupo e vegnente quasi dalla testa;
donde il nome di testali ( mOrdhaiija ) che danno a
queste lettere i gram m atici indiani.
§. 9. Ognuna delle consonanti, di cui nei §§. 7 e 8, ha
una corrispondente aspirata la quale rende il medesimo
suono che la semplice, ma facendo sen tir dopo di sè uno
spirito (v. §. 1 3, e) che nella pronunzia s’appicca alla lettera
seguente come p. e. nelle parole inglesi inkhom (ink-horn),
shepherd (shep-herd).
NASALI.

§ • 1 0 . I suoni nasali delle varie lingue, quando sono se­


guiti da consonanti, generalm ente si modificano a norm a
della lettera a cui vanno innanzi. Q ueste varie modifica­
zioni che nelle lingue europee sono p er lo più rap p resen ­
tate da due sole le ttere , la m e la 1 1 , in sanscrito hanno
tu tte un segno particolare.
a) La nasale gutturale t h suona come p. e. la 11 di
panca , vanga.
b) La nasale palatina ?r n si pronunzia come p. e. la
11 di ciancia, mangia; preceduta im m ediatam ente da »rg si
vuole che insieme con questa lettera (^r gita) renda il suono
che gn avrebbe p. e. nell’italiana parola ragno.
c) La nasale cerebrale jtt n si profferisce nel modo che
s e detto parlando delle cerebrali (v. §. 8); ma in mezzo a
10 PRONUNZIA.

due vocali rende verisim ilm ente il suono che ha 17< del
dialetto piem ontese p. e. in smcirìa ( settim ana ) P in a
(Beppina).
d) La dentale ^ n «si pronunzia come n di vento ,
prende, dono ; e la labiale m n , come la m delle parole
campo, grembo, ramo.
§. \ \ . a) h ’anusvàra (^pprrt *) 1 in è segno di suono n a ­
sale, così chiamalo perchè tien sem pre dietro ad una vo­
cale. L ’uffizio suo vero è di segnar questo suono dinanzi
a t; r, alle sibilanti (^i s, -q s, tis ), e ad ^ A; ma p e r esten­
sione viene in certi casi anche adoperata come segno di
altre nasali. Il suono che ha come anusvara propria è de­
bolissimo ed oscuro, e probabilm ente simile a quello dell’/»
nella parola francese noni; negli altri casi rende il suono
della nasale che rappresenta, b). Il segno * h, ni, detto
anunàsica (mjHifw» -), trovasi talvolta adoperato in cam­
bio deU’anusvara dinanzi a u n ’ inserzione eufonica di si­
bilante, nel qual caso ha il suono dell’anusvara p ro p ria;
ma l’ufficio suo vero è di segnare un vestigio di ^ n o n m
assimilantisi p er ragion d’eufonia con una seguente semi­
vocale, e rende perciò in questo caso un leggerisimo suono
della nasale di cui è avanzo.

SEM IVO CA LI.

§. 42. Le semivocali tj/, x r , ■gl, ^ v suonano come


/•, l, v in italiano; se non che ^ v dopo consonante piglia
suono d f a c e n d o però una sola sillaba colla seguente
vocale, onde p. e. g » suona come qua di quale.

( 1 ) A n u sv à ra è voce composta di anu « dopo » e svà ra « suono »; e


significa q u in d i: suono che vieti dopo a una vocale a cui s'attacca, e della
quale diventa, come d ire, l'elem ento nasale.
(2) A n u n àsica, parola composta di anu «dopo» e nàsica «naso », p ro pria­
m ente significa: accom pagnalo da suono nasale; ovvero: che su o tia n e l naso;
ma secondo i gram m atici indiani il suono dell'anunasica vuole essere prof-
ferto cogli organi uniti della bocca e del naso; m entre a quest'ultim o s o l­
tanto viene assegnata la pronunzia degli altri suoni nasali.
PRONUNZIA. Il

SIBILA N TI E A SPIR A Z IO N E .

§• 15 «) A 51 v viene assegnato un suono simile a quello


d ie in italiano rendesi dagli uniti se dinanzi ad e o i, come
j). e. in scettro, uscire; onde nel gruppo vs ( = 3» -H se)
questa sibilante viene a sonare insieme colla palatina come
se dei dialetti dell’Alta Italia nel verbo scia n ca iscia n cà ,
scianchè ; se non che il suono di ift è accompagnato sem­
pre da lieve aspirazione.
b) V s vuoisi pronunziato come un raddolcito, ma
con più forte aspirazione.
rende il suono che ha presso i Toscani P .v di
santo, stare, cosa, nastro.
f/) ll visarga : (x) h 1 segna anche un suono sibilante,
sostituito p e r eufonia a n s o n r , ma infievolito a segno
da ridursi ad una leggerissima e appena udibile aspira­
zione. Il segno x rappresenta un suono ancor più leggero,
r i p u t a t o equivalente a mezzo visarga.

e) Il suono rappresentato dalla lettera ^ li è u n ’aspi­


razione non molto gagliarda e verisim ilm ente da profferirsi
alquanto in gorgia.
accento fere, svara).
§ 1 4 . NeH’accenluazione sanscrita d istinguonsi : l’a c u to
( uclòtta, « alzato »), il g r a v e ( anudàtta,
« non-alzalo ») e il c ir c o n f le s s o ( svarila, « accen­
ta to » ). L ’acuto, l’accento p er eccellenza, segnasi con un
piccolo -3 1 1 , sovrapposto alla sillaba accentata, come p. e.
in gatàm. Il grave, la negazione assoluta dell’acuto,
segnasi con una lineetta orizzontale, sottoposta alla sillaba
disaccentata. 11 circonflesso, interm edio fra l’acuto ed il g ra­
ve, segnasi d’una sovrapposta lineeLta verticale come p. e.
in vàcjàm 2. La sillaba disaccentata che precede im-

( 1) L a parola v ita rg a propriam ente significa abbandono.


(a) N ella trascrizione romana noto, dietro l'esem pio del B en fey e del Bopp,
il circonflesso col segno del grave, come p. e. in vàcjàm .
12 PRONUNZIA.

m ediatam ente l’acuto od anche il circonflesso viene consi­


derata come p iù g r a v e anudiìltatara, « p iù non­
alzato», ovvero w a h t sannatatara, « p i ù abbassato») e
quella che segue im m ediatam ente l’acuto, come dotata di
circonflesso, onde col segnare di questi due accenti, l’uno
antecessore, l’altro seguace dell’acuto, il sito di questo ap­
parisce da s è , senza bisogno d’altro segno. E questo è
l’uno de’ vari modi di tonografia sanscrita, la quale però
non si pratica se non pei Vedi, giacché nell’altra lettera­
tu ra l’accentuazione non è p u nto segnata. In questa gram ­
matica s’adoperano solo i sovraddetti segni dell’acuto e del
circonflesso. L ’accento acuto può posare su qualunque sil­
laba del vocabolo e così p. e. anche sulla prim a d’una pa­
rola, pognam o, di sette sillabe. Il circonflesso è per lo pivi
un accento subordinato, non trovandosi originariam ente
in d ip en d en te , se non in alcune voci dopo le semivocali
e «r, precedute da consonante. Ciascuna parola ha un solo
acuto o circonflesso. Sono però da eccettuare alcuni po­
chi vocaboli, m assim am ente com posti, che hanno doppio
od anche triplice accento, e alcuni pronom i e particelle
che non 11’ hanno alcuno. Del che tu tto sarà più p artico ­
larm ente toccato n e’ luoghi proprii.

SAGGIO DI SCRITTURA.

§. 13- G l’In d ian i com pitano e scrivono il sanscrito,


partendo le sillabe d ’un vocabolo, d una sentenza o d’un
verso in guisa ch’esse sem pre finiscano p er vocale o anus-
vara o visarga, onde p. e. il prim o verso del saggio se­
guente sarebbe da essi com pitato e scritto così:
f^ijqòirrf^TTTTrHiinmf^tìjini^arcs:;
o vvero, secondo altro sistema, scrivono congiuntam ente
«l’intieri versi e sentenze come fossero un solo vocabolo
e così p. e. il detto verso:
SAGGIO DI SCRITTURA.

Nelle stam pe europee usasi ora più com unem ente d'
congiungere in ogni verso o sentenza ciascuna paiola colla
precedente ogni volta che questa non term ini in anusvara
o visarga o in vocale non com binantesi per cagion d’eu-
fonia colla seguente. Reco p er saggio di tale scrittu ra e
insieme ad esercizio di lettu ra un apologo del M ahabarata
(xm , 265- 293), intitolalo sucavàsavasantvddcih,
«Colloquio del pappagallo e di Vasavo» *. JNella trascri­
zione rom ana le parole si riportano staccate, e dove tra
due vocaboli ha luogo fusion di vocali, dassene il risultato
eufonico, annesso alla parola precedente, e segnala d’apo­
strofo la seguente. Soggiungo infine una versione letterale
in latino, dove ho cercato anzitutto di serbare, p er quanto
si poteva, le* forme gram m aticali dell’originale.

wfjm «frrasu'PfrtT 11 <i 11


rfd I f * i M t * * l f l ' l * T I
mxrr: 11 , 11

IMo~ì *2JlPn<11« -HI II ^ Il

11 m 11
v isa je cà sirà g a sja g rà m à n m sc ra m ja lubdh acah ,
savisaiìi càndam à d à ja , m fg a jà m à sa v à i m rgam . 1.
ta ir a c'à ’m isalubdlicna lubdliaccna m ahàvane,
a vid ù re m rgàn d fs fv à , vànah p ra lisa m à h ita h . 2.
lena du rvà rità stren a > nim itlacapalcsun à
m ahàn va n a ta ru s ta ir a viddho m fg a yig h à m sa jà . 3.
sa licsn avisadigdhena saren à 'lib a la t e rta li,
u tsrtjja p h a la p a trà n i, p à d a p a h sosam àg a ta h . 4-
tasm in vfese tatliàbh ù lc, cola resti c'irositah,
na g a h à li suco vàsain ta sja b h actjà v a n a sp a le h . 5 .

(O Cognome del dio Indro che qui è ancora chiam alo coi soprannom i
di Sacro, M illoculo, B alicida, m arito di Sac i, Pacasasano. Dacsiade e m a­
tronimico della progenitrice dei pappagalli.
1\ SAGGIO Di S C U ITTU K A .

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N ^H d fa cfT t f H H '« r a t Il S3 II
l| r i f i n ì IH I

ftm«4 ^ * 1 11 ^ 11

m s p r a c a r o , n iràh àro, g là n a h , silliila v à g a p i,


crta yiia h sah a vrcsena dh a rm à lm à so ’p j asu sjatu . 0.
tam udàratii, m ah àsattvam , a tim à n u sa c escitd m ,
sam adu/ichasuckaih d r s tv à , vism itah pàcasàsan alt. 7.
ta ta s cin tam u pagatah sa c ra li: cuthuin a ja m d e i gali
tirja g jo n à v asam bhàvjam ù n fsan ìsjam avastliilah ? 8.
ta to bràhm anavesena m ànusaih rù pam à sth ita h ,
a v a lirja mahìih, sa c ra s tam pacsin am w à c 'a Ita ■ g.
su c a , bhoh! p a c sin à ili sr e s ta ! dàCseji su p ra g à s la titò ;
prcch e tvàin su ca m : enaiii tvani casm àn na Ijngasi diurnam ? 10.
a lita p rsfu /i suca/i p r à h a , m ùrdh nà sam abltivàdja tam :
sv agatala, devaràga! tvaiìi vigriàtas lapasà m aja. 1 1 .
la to das'asatàcscna « sàdliu ! sàdhv! » iti bh à sita m :
« alto v ig n à n a m ! » i t j ; evarìi m unasà p ù g ita s la tin i, i v i .

tam evaiìi subhacarm Snani su cam para m a d h à rm ica m ,


vigàn an n a p i, tàlli p rìliih p a p ra c c h a baia sfidano fi. 1 3 .
n isp a lr a m , aph alam , suscaiìi, asu ran /am p a ta lrin à m
c im a rth a m sevasc vfcsam sadà, m ahad idaiii vanumP 1 1.
SAGGIO DI SCRITTURA.

■ fi? ^ n f r ^ s jt : i

* w t : tra n m ^ if T fo re rò * f t w i R H n h

^ftirmrr snrfw r '


TT^nn trk w fa i n <)*» "
T T F x i^ q To b i ^ ò r : ^ r ifO T m ftr fR •

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^ T ^ ir *n wmreT ^ »r im w ftr g fN rrc r •

m r ò g tn r N r R T q ^ v ■ a r e n is i % ii ^ ii

anje ’p i ballavo vfcsàh p u lra sa n c h a n n a c o ta rà h ,


su bh à/t, parjàptasaric'arà v id ja n le 'sm in m ahàvane. i 5 .
g a tà ju sa m , a sà m u rth ja ù i, csìn asàru rii, h a ta srija m ,
v im rs ja , p ra g tia jà , d h ira , galli 'mam slh a v ira m drum am .
tad u p a sru l/a dh arm àlm à sucah sacrcn a b h à sita m ,
su dirgh am a tin ih sv a sja , dino vàcjàm u vàca h a : 17 .
u n a tiera m a n ìjà n i d à iv a tà n i, sacìpate-;
j a tr à ’b h a v a t la va p r a s n a s , tau n ibodlia, su ru ltam a. 18 .
iisminn aliati 1 drum c g à ta h , sàdliubhis c a g u n à ir j u t a h ,
hàlahbàvena san gu ptah , su tru bh is ca na dh a rsila h . 19 .
cittì anucrosjani và iplialjam u tp à d a ja si me, ’naglia,
ànrsam sjàibhiju clasja, bh actasjà, ’n a n ja g a sja c a ? 20.
anucroso h i sàdh ùn àm m ahad d h a rm a sja la c sa n a m ,
anucrusus <a sàdhùnàm sadà p rilitii p ra ja c c h a ti. 2 /.
tvain cva d à iva tà ih sarvàih p fc c h ja s e dharm asum sajàn ;
u la s tvatìi devadcvànàm àd h ip a tjc p r a listh ila h . 22.
nà rh ase ttiàtii, s a h a sr à c sa , dru m am tjà g a jilu th c'iràI ;
sam arth am upagivje matti, tjagejam calham a d ja vài. 25 .
I(i SAGGIO Ul SC IiliruU A .

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la sja vàcjcna sàum jena h a rsita h pàcasàsan ali


sucam p ro v à c a dh arm àlm à àtnfsam sjena tosila/i: a 4.
vararti v fn ìsv e, 'ti; tadà sa ca vavre va ra n i s'uca/i,
ànrs'atiisjaparo n itja n ì, ta sja vrc sa sja sam bhavam . 25 .
v id itv à c a dfdhàrh bhacliin latti suce sila sa m p a d a m ,
p r ìla h csipram alito vrcsam am ften à ’vasictavòn . 26.
ta ta h plialàm i, p a t r ò n i, sàcliàs ca 'pi m anoharàh,
su ca sja d fd h a b lia ctilv ò c, c h rim a ltò m p rà p a sa diurnali. 27.
sucas c a carm an à lena ànfsafnsjena tena v à i
òjuso ’n lc , m ah òràga, p r à p a sacru salocatòm . 28.

Jn ditione Casitim -regis pago egressus ven ator,


Venenatam sagittam postquam -arripuit, vesligavit feram . 1.
Ib iqu e carnis-avido a venatore in m agnA-silvà,
H aud-procul feras cum -vidisset, sagitta intenta est. 2.
/16 illo male-lecto-arcu-//istrucfo<?<iqrue de caus;l-trementem-sagillam-<«ni/a<<>
M agna silvae-arb or illic icta est feras-occidendi-cupidilate. 5 .
Illa acri-ven eno-illità sagillA m agn;l-vi laesa,
Postquam -am isil fructus-c<-folia, arbor siccitatem aggressa est. .{.
In illà arbore sic-factà, in cavis diu-m oratu s,
Non deserit psittacus habitationem illius am ore arboris. 5 .
Inactuosus, im pastus, languidus, exilem -vocem -edens etiam
B en eficii-m em or cum arbore pius ille etiam siccescebat. 6.
Illu m generosum , m agnum -anim antem , superhum anum -facinus-aiy^rm uM ,
Aequales-dolorem -f<-voluptatcm -/ia6(>n(fm cum -vidisset, adm iratus est Pa-
casasanus. 7.
D einde cogitationem inivit S a c e r: ■< Quomodo haec avis
In bruto haud-factibilem pietatem aggressa e s t ? >• 8.
Tum brachm anis-specic humanam formam indutus,
Cum -descendisset in terram , S a te r illum alitem com pellavit : 9.
P sittace, heus! alitum optim e.1 Daxias b o n ae-p rogen iei-au ctrix sane est.'
Interrogo te psittacum : hanc tu quare 11011 deseris arborem ? 10.
SAGGIO DI SCRITTURA. ] 7
A t interrogatus psittacus dixit, capite veneratus illum :
S a lv e , d e o r u m - r e x ! tu cognitus sanctim oniA a m e es. n .
T u m a decies-centum-ocuIos-Ziaftentc « euge ! e u g e ! » sic dictum est:
« E n s a p i e n t ia m '. » s i c ; s ic an im o p s itta c u s honoratus est etiam. 1 2.
Illu m sic p raecla ru ra-o pu s-/àci'en to n psittacum m a x i m o - p i u m , *
Co gn oscens q u a m q u a m , de illo a m o r e i n terr o g av it B ali-occisor: i 3 .
I n fr o n d e m , infr u ctu osam , e x s ic c a ta m , inho s p itale m v o lu c r ib u s
Q u a r e colis a r b o r e m s e m p e r , et m a g n u m hoc n e m u s ? i 4-
A l i a e etiam m u lt ae a r b o re s fro ndib us-o bducta-c ava-/ ja ft en(M ,
F austae, sat-latebrosae inveniuntur in hac magnA-silvA. i 5 .
A o v o - fu n c la m , inu tilem , e xs u cc id am , nitore-o rbatam ,
A e q u o - a n i m o , s a p i e n t e r , o constan s, d e s e r e hanc vetu la m a rb o rem . 16 .
Hoc c u m -a u d iv is se t pius psittacus a Sacro dictu m,
Perlongum postquam -valde-ingem uit, m iser serm onem d ix it: 17 .
Non-inobservanda numina su n t, Saciae-m arite;
l ) e - q u o fuit tui pe rconta tio, id nosce, d iv ù m - o p t i m e . 18.
In hac ego a r b o r e na tus, b o nisq u e qu alitatib u s instruct us,
In infantiA custoditus, ab hostibusque non laesus sum . 19 .
Quid m iserandam infructuositatem objicis m ihi, o insons,
Pietati-ad d icto , d ev o to , no n -a lia m -a r ft o m n -a d e u n t iq u o ? 20.
M isericordia enim bonorum magnum virtutis signum est,
M is eric o rd ia q u o bo nis s e m p e r g a u d iu m affert. 2 1 .
Tu ipse a diis om nibus interrogaris iuris-dubia ;
Ideo tu deorum -deorum in im perio constitutus es. 22.
Non debes m e, M illocule, arborem d eserere-facere longo p o st tem pore;
Utilem fruitus hanc arborem , derelinquam quomodo nunc? 25 .
Illiu s serm one iucundo hilaratus Pacasasanus
Psillacum com pellavit sanctus pietate propitiatus: 24.
« G ratiam e lig e » s ic ; tura isque elegit gratiam psittacu s,
Pietati-deditus sem per, illius arboris exsistentiam . 2,'J.
(Jum novissetque constantem amorem illum in psittaco Aonu-indole-ortum,
Laetus cito tum arborem ambrosiA conspersit. 26.
Itaque fructus, folia, ram osque etiam cor-rapientes,
Psittaci constanti-charitate, et pulcritudinem obtinuit illa arbor. 27.
Psiltacusque opere illo, pietate illA,
In aetatis line, m agne-rex, obtinuit Sacri-coeli-con sorlium . 28.

Grillimi, sanscrita. 2
18

C LASSI F IC A Z IO à'E D E I.L E LETTERE.

§. IG. Divise tutte secondo gli organi della pronunzia


esse sono: 1
Gutturali : 'StT «R n V 3?
Palatine: t ■3 ■5T «n 51 V Vi
Cerebrali : z z T JTT T. ^;
Dentali : fa ) tf ? V •T
Labiali : ■5 V T5
G utturali - palatine : j?
Gutturali-labiali: wt ^rt;
D en tale-lab iale :

§. 17. Divise secondo la loro distinzione in sorde e so­


nore sono :
sorde :
e
I sonore: n ■? ìi i r ! ? i; v *r w t-
Sono inoltre sorde senza corrispondenti sonore le sibilanti
5Te q; e sono sonore senza corrispondenti soi’de le vocali,
i dittonghi, le cinque nasali ( t *T *r), le semivocali xt
55 n, e l’aspirazione
§. 48. Le vocali si distinguono ancora in s i m i l i e d i s ­
s i m i l i . Si dicon s i m i l i le vocali che hanno un medesimo
su o n o , sebben possano essere di diversa q u an tità, come
p. e. n ed 'stt, 7 ed ■ 35; d i s s i mi l i quelle clic han suono di­
verso, q u an d ’anche sia in esse una medesima quantità,
come p. e. ^1 ed 3 , ^ ed ■as.

g una ( jptr guna ) e vridd i ( v fd d h i) '.


§. 19. Chiamansi guna e vriddi due sorta di dittongam en-
ti, l’uno più forte dell’altro, a cui soggiacciono, in certi casi,
le vocali. Dicesi aver luogo la guna, quando i è dillon-

( 1) G u n a significa « virtù , distinzione»; v fd d h i «increm ento, aum ento».


CUNA E VRIDDI. 19

gata in i> e (= a -t- / ) od u -a) in o ('— a -+- u ); la


vriddi, quando i oil t? passa in i* ài (= à -4- i) cd u od
in -4^àu (= à -+-«). non soggiace a guna, ma solo a
vriddi p er cui passa in ^tt; c r e / («5 «5) per mezzo
di guna si cambiano rispettivam ente in ìitt (ir, al, e
per mezzo di vriddi in w ; àr, ’3rR5 ài. La gun.i si opera
in forza d ’u n ’a breve, che prefissa alla vocale da gunarsi
forma insieme con questa 1111 dittongo relativo; e la vridtli
p er via d u n ’a lunga, che fa il medesimo effetto. Ecco lo
schema di questi dittong&mcnti:

Vocali: ^ t -3- ^ i ^ fa )
Guna: .... ? ^rt ’ctòs
Vriddi: 3 ’src

In fin di radice le vocali possono soggiacere alla guna


qualunque siasi la loro q u an tità; ma, se non finali, solo
quando non sono radicalm ente lunghe di natura 0 p er po­
sizione. E così p. e. ne’ seguenti casi, nei quali è prescritta
la guna, le radici ftr, vincere, condurre, colla desi­
nenza wt fanno jnrr, %7rr, e le radd. Tq, desiderare, ra ­
dunarsi, colla des. ^wt fanno sfarli, ì*%?n, ma fu:, anda­
re, * f^ x, chiuder g li occhi , frr^r , biasimare, tfrnrr, jtf%7TT,
r^ r^ BT.
->0

MUTAZIONI EUFONICHE.

§. 2«.
In sanscrito, fuor del discorso, i nomi si pigliano sotto la nuda form a
di temi e i verbi di radici. D i p iù , la g ram m atica, oltreché dello fles­
sioni trattando ancora della form azione e derivazione specialm ente de'
temi nom inali e verb ali, dee raddurro alla lor radice i temi prim itivi e
a questi i derivati. M a siccom e questi temi e radici, sì nelle form azioni
e derivazioni e sì ancora nelle flessioni, possono variam ente m o d ificarsi,
m assim e per cagion d'eufonia, così a poterne ravvisar di leggeri le form e
assolute non basta l ’aver dim estichezza coi suflìssi e colle desinenze, ma
bisogna eziandio conoscere le varie mutazioni eufoniche a cui soggiac­
ciono le lettere finali delle radici e dei temi nel com binarsi colle in i­
ziali di essi suflìssi e desinenze. Senonchò in sanscrito queste mutazioni
di lettere non han luogo soltanto nel mezzo di vocaboli così sem plici
com e composti, il che vedesi ancora intervenire p. e. nella lingua latina
e più spesso nella greca (cf. v. g . sc rip sit = sc rib -+- sit, vectu s = veh •+■
tu s, n ix — nic = tiiv -+- s, collu tu s — con = cum -+- la tu s, :— Afa*
~ A p -h ?, &pi+w ~ — tp tf -+- i» , — Sun _j_ Xi/w, ecc.), ma pos­
sono eziandio seguire fra più parole di una sentenza o d ’ un verso, le
quali per via di tali com binazioni eufoniche s ’accozzano tra di loro così
strettam ente, che vengon, quasi per un'intrinseca virtù coesiva, a form are
come di più parti un tutto. D elle cosiffatte passioni fonetiche ragionano le
regole cadenti sotto questo capo, nelle q u a li, quanto alle mutazioni che
seguono in sem plici vocaboli, vale a diro dinanzi a suflìssi e d e sin e n z e ,
non si parla se non delle più o men gen erali, riserbate le particolari a’
loro lu o g h i, nelle partì in cui si tratta delle flessioni, form azioni e d e­
rivazioni.

SS- 2 1 — 65 M u t a z i o n i e u f o n i c h e i n s e m p l i c i v o c a b o l i ,
cioè principalmente : i) fr a la parte fondam entale e un
sifjfisso primario od anche secondario se quest'ultimo
cominci da vocale o da i 1; 2) f r a la radice od il tema
e le desinenze; 3) di consonanti in fin di vocabolo.
vocali.

S- 21- ’sr ed dinanzi a vocale: 1) 0 si elidono, on­


de p. e. fispr -+- ’Sfìtf fa fgpifVff gettano, t? fqì? gettomi, e
MUTAZIONI EUFONICHE IN SEMPLICI VOCABOLI. 21

urn-i-TH andarono ; aV ovvero si fondono: a) ron ^


w in ^tt, onde p. e. ij<?-4-*T7t fa figliuoli; 6) con ? i
in n, onde p. e. J * - 4 - ^ fa nel figliuolo *; c) con ? in è ,
onde p. e. itt-H 5 fa vo; d) con in onde p. e. ?t?t
-+- fa si f i * n. pr.
§. 2 2 . L e vocali i ( \% ),u ( ^ g i) e ^ dinanzi a vocale o
dittongo passano nelle rispettive semivocali corrisponden­
ti, cioè i in jf, u in ? e ^ in t , onde p. e. «rfir -+-% fa
alla mente , le dee, >rrg-H^ìtw di o
in due soli, ^ H- ir alla donna, -+- ?rr f w dal
padre.
§• 25. Le vocali i ( ^ t ) ec^ 11 ( g''3ì)> fin£di di sillaba ra­
dicale, dinanzi a vocale o dittongo passano rispettivamente
in ed onde p. e. f t e fanno ■fbrf^ vanno,
^rfsr lodano, e « -4- ? fWftt nel timore, in terra.
Eccezioni. Seguono il §. 22 ^ e ^ delle forme raddop­
piati ve e, insieme con j ■*, dei composti nom inali, p u r­
ché tai vocali non siano immediatamente precedute da due
o più consonanti, onde p. e. fsrfa (da fg raccogliere) -4-
fa raccogliemmo, frnrt ( da ^ menare ) -t- t j t
frf^^ menarono, ( = w^tt, esercito, -4- ^ condurre) -4-
'7HT ìIhi-vw capitani, suolo, -4- tf nettare) -4-
’JTT collo spazzatore , ma ftrfar (da ft* sorridere) -4- n
fi» fwfTH^2 sorrisi o sorrise, e «‘m al ( = «rra, carne, H - com­
perare) -4- 5 mafatò al compratore di carne.
§• 24. a) finale di radice, dinanzi a vocale passa, se­
condo il §. 22, nella corrispondente semivocale e dinanzi
a v in ftr, onde p. e. ^ (da f fa re ) -4- *<t fa ^ fa c este ,
3 - 4- ira farò muore ; ma preceduta immediatamente da grup­
po consonantico mutasi in ambo i casi in onde p. e.
(da ^ ricordarsi) -4- fa trjh: v i ricordaste, im

(1) N ella traduzione adopero con e in com e seguacasi, l’uno dello stru ­
mentale, l’altro del locativo.
(a) G li epici non osservano sem pre questa regola, onde p. e. nel R a m .
I l i , 5 (>, 53 , leggesi 1% ( V t i n cambio di m a ra v ig lia rn n ti.
22 MUTAZIONI EUFONICHE

igrò è curvato, b) ■^r passa in 3Tx e dopo labiali e ^ in


■3Xs, onde p. e. ^r-t- ?rfii fa ftpTfìr sparge, tj (empiere) + ? y f
mollo. Questi 3Tx e ^ dinanzi a consonante allungano,
secondo il §: 27, b, la lofo vocale, onde p. e. fax, (da ^r)
H- ^TTcT fa '♦Ifa* sparga, -gr (da ^ riempia.
§• 2£. a) I dittonghi ? ^ ^rf ( anche se nati p er via
di guna e vriddi, v. §. 19) dinanzi a vocale o dittongo cam ­
biano il secondo loro elem ento nella corrispondente se­
mivocale, onde ^ passa in , ìj in in 'jn in
'smr, e così p. e. %-4-^rfir fa tesse, % (guna di fsr) -sTrrfÌT
vince, ft m'qffr canta, ^ (vriddi di ’ nft da ■q't) -+- 2;
f u condotto, irt -+- ^rnr JrTPT delle vacche, *rf (guria di « ) -+-
^s^rfrr >rqfrr è, ^ ^ ^nf^r nella nave, (vriddi di ’srg da «)
-+■ ^ f u partorito, b) Seguono p u r questa analogia i
dittonghi wt e ^ t , sia come finali di temi nominali dinanzi
a suffisso cominciali le p e r jt, sia come guna e vriddi di ^
od *3» dinanzi al tj del participio fut. passivo, onde p. e. con
vacca, fa ira? vaccino, ^t, nave, navigabile, ^ e ^
(guna e vriddi di «r) e w m da lodarsi, c) Dinanzi a
consonante i radicali j? 5 ’sft passano in ^rr e come questa
vocale son trattali, onde p. e. con ttt *f fa vtwt berli, ft imn
canterà, i5T?n straccerà; e come pi e. dinanzi al i r del
passivo l’w prim itivo passa in così p u r quello nato da
questi dittonghi, sicché come fa così in(da ffr) 7r)5T° *.
§• 26. T radicali si allungano: a) dinanzi ad ? quando
questa, diventata ^ (v. §. 49, 2, a), si fogna m utando una se­
guente dentale i n ^ ( v . §. 49, 2, b), onde p. e. (intensivo
di xr? prendere) -+- -q fa afferrate, e -H tt
leccato, cresciuto; b) dinanzi a x, quando dopo questa
lettera s’ è dileguata una dentale (n ^ tj) col « della 2 .
pers. sing. dell’im perf. 0 dell’aoristo, onde p. e. (in­
tensivo di mv gareggiare) -+- ti fa ( 'n t- di
òfr#
O <\
scherzare )
/
^r-ficse
Cn. \
.
( 1 ) L e radici, che i gram m atici indiani registrano come finito in dit­
tongo, sono la piò parie da riputarsi come term inale in ìs t .
IN SEMPLICI VOCABOLI. 23

Eccezioni ad a. Le radici e w? cambiano in wt,


onde |>. fi. con fanno cft^r portare, sopportare.
§• 27. ^ ed -3- si allungano ancora: a) dinanzi a t finale
di sillaba radicale quando non vi s’appicca suffisso o de­
sinenza, onde p. e. i temi nominali far e tjt fanno al no­
m inativo sing. affa: la voce e ^ la città; b) dinanzi a t
o n radicali, seguite da consonante, onde p. e. far e gr
fira fanno colle voci , Tjf*rrr colle citta , fan H-nfìr fa
s=NrfÌT scherza, wjr -+- TrTcT EfoiT? tremoli; e le radici «ré?
e fanno ffécT curvato, -arkn ferito; c) dinanzi a
n (anche se m utato, secondo il §. 48, 1 , TI, i, in t o n o
finale di radice o di desiderativo, quando non vi s’appicca
suffisso o vi s’appicca com inciante p e r consonante, onde
p. e. ^rrfsm, benedizione, fa al noni. sing. * isrì^ ; -+- fWu
migftfihr ; -I- od ; e in questi stessi casi
fcrnfèrq, desideroso di parlare, e , ben-sonanle , fanno
nm^ThR fW ij o ^ , W **, *£3 o
Eccezioni a b. L ’allungam ento non ha luogo : a) dinanzi
a n di suffisso secondario, onde p. e. cielo, vx, timone,
-4- v fanno fira* celeste , giumento; c) dinanzi a n o ? nati
da i od u secondo il §. 22, onde p. e. frrfT e ^
fanno fnnm dei o nei due m onti, dei o nei due
maestri ; d) in ^rr (da sk fa re) e in tagliare, onde p. e.
con nTK fanno ^Tt» faccia, tagli.
§• 28. Come finali di vocabolo effettivo possono aver
luogo tu tte le vocali sem plici, tranne ^ «s e tu tti i
dittonghi, onde p. e. xra; vanne, ciran (nom ) fa n ciu lla , mfr
(noin. voc. acc.) acqua, ìprt (nom .)r/ea, ^ ( n o t n . voc. acc.)
miele, (nom. voc. acc. duale) vacche, °qr£ (nom. voc.
acc.) fa c en te , neutro, farò muore, fqnrft o V isnù, n è alla
donna, ^ diede.

C O N S O N A N T I.

§• 2J). Due aspirate alla fila non possono aver luo£>o; ve-
24 MUTAZIONI EUFONICHE

nendo esse ad incontrasi, la prim a perde l'aspirazione,


onde p. e. j v -+- fa* & , colle pugne.
§. 50. N inna delle consonanti delle cinque prim e classi
(v. §. i , c), im m ediatam ente preceduta da altra che t; o
seguita da altra che nasale o semivocale, può essere d o p ­
pia, onde p. e. (intensivo di tr^ camminar lentamen­
te) -+- ht fa Tjrnfai, scorrere, - h wt, che, secondo il §.
3 3 , c, diventa -+- wt7 fa «rìn.
Osservazione. La regola vale anche se la prim a, secondo
il §. 3 3 , a, cessasse di essere o la seconda fosse ovvero, con­
forme al §. 34, venisse ad essere aspirata, tran n e pei g ru p p i
e s che possono star dopo nasale, ma più com unem ente
fognano la prim a consonante.
§. 51. In un gruppo consonantico (secondo alcuni solo
se preceduto da breve vocale, secondo altri anche se da
lunga), la cui prim a lettera sia t o ■?, la consonante che
vien dopo, può essere raddoppiata, purché non sia sibi­
lante im m ediatam ente seguita da vocale; e perciò v* do­
vere, è dimostrato, carro, possono anche scriversi
ma ^T?T3T> specchio, non *•
§. 52. Dinanzi a vocale o nasale o semivocale le conso­
nanti restano inalterate, onde p e. fa mondo,
(da % *r) -+- n da scriversi, irò -+- ìsht vene­
razione, -+- fa parlo, ^ nel vento,
H ^ sforzo, (da m carro) n t**? v ia pubbli­
ca, nn -+- t; nu campo, (da fa*rx entrare) -+- jpt
casa, fan fgra? odiamo (duale), (da sbigot­
tire) ^ gro spavento, H- n carro.

(1) N e lle stam pe europee, m assim e non in glesi, questo raddoppiam ento
vien e ora comunem ente rigettato ; ed è rag io n e; non essendo altro che
un vezzo di scrittura, verisim ilm ente ingenerato da corruzion di pronun­
cia. il sim ile intervenne nell'antica nostra ortografia, onde p. e. in codici
della versione italiana del T ob ia leggesi ghuarcldarssi, corppi m o rtti, ecc.,
(v. l’ ref. a lle d iz . del C esari), e nel volgarizzam ento dei trattati m orali di
A lbertano da B rescia, secondo il codice pistoiese pubblicatone dal C iam pi,
C a rilo , p a llia n o 0 va dicendo.
IN SEMPLICI VOCABOLI. 26
Eccezioni. Escon di regola: i) ^ che passano nelle
corrispondenti gutturali ? n 1: a) nella form azione'di al­
cuni temi nominali, come p. e. in inni (da cuocere )
cottura, .ito (da parlare) discorso, -otti (da abban­
donare) abbandono, gnr (da g * congiungere) p ajo ; b) di­
nanzi a vr (o Tir, v. §. 4 1 , c) participiale, onde p. e. (da
piegato, 55^ (da ^ [ ) vergognato. 2) v* che passa in di­
nanzi a 7T e h e ad arbitrio dinanzi a n, onde p. e. ^
fa jp*r interrogazione, ftrfrs (da f r s r j -+- 0
che è andato. 3) ^ che nel caso 1, b, si assimila con
(o vj), onde p. e. ^ (da ■&<$) coperto, Tjpr (da schiacciato.
§• 55. F u o r de’ casi contem plati nel precedente §.,
dinanzi a consonanti: a) le aspirate pei'dono l’aspirazione,
onde p. e. -4- fw fa si affligge grandemente,
•rpj colle battaglie; b) le sorde dinanzi a so­
nore passano nelle loro corrispondenti sonore non aspi­
rale (v. §. 1 7 ), onde p. e. -+- «w fa *R$T7«rps agli 0
dagli onnipossenti, sqìPifn -4- fWP cogli splendori,
jrnrq-4- f v *rmfg scuoti fo r t e ; c) le sonore dinanzi a sorde
inutansi nelle loro corrispondenti sorde non aspirate (v. §.
17), onde p. e. 5? -f- w fa «pg nelle allegrezze, 5^ nw nelle
battaglie.
§• 54. Le sonore aspirate (n j v « ) , finali di forma radicale,
dinanzi a suffisso com incianle p er tt o non si cambiano
in sorde e fan sonora la dentale seguente a cui cedono
la loro aspirazione, onde p. e. -t- fìr fa ^ìtfnj ascende,
<pr (da 3^ v. §. 49, 1 , <p>nT mungete (duale),
-+- tt saggio, •+■ 7rr c^rr acquisterà.

( 1 ) Siccom e lo palatine della lingua sanscrita mostrano derivare da


prim itive gu ttu rali, secondo che appare specialm ente dalla gram m atica
com parala delle antiche lingue arian e, non è perciò in verisim ile che q u e­
ste gutturali, dai gram m atici tenute per provenienti da palatine, siano uno
sporadico avanzo di quella prim itiva gulturalità. S i confrontino le formo
vediche come p. e. f W n s (per fÈ m fo r da ^ cl. 3 .a ), jrrfNr (per
*rrfì«r da ip r cl. 2 .a), ecc.
26 MUTAZIONI EUFONICHE

Eccezione. (forma raddoppiata del lema debole della


radice vt porre ) segue il §. 33 , « , c, onde p. e. con ttw, un*
fa, conforme anche al seguente vm», pongono, po­
nete (duale).' *
§• 55 . Le aspirate so n o re, finali di sillaba radicale co-
m inciante p e r n ? ^ n, dinanzi a suffisso com inciante per
w (e in ?rn (v. §• 3/+, eccez.) anche dinanzi a fv e a
suffisso com inciante p er w v) perdendo l’aspirazione con­
forme al §. 33, a, la gettano sull’iniziale della loro sillaba,
onde p. e. -4- «pt fa conosceste, H-
cogli onniscienti, -+- wfrT legherà,
(da ^ v. §. 49, 1 >b) -4- mfcT UtCTfw osteggerà, -4- un? V3T*
ponetevi.
§• 56 . ^ >T dinanzi a consonante sono trattate come
fossero rispettivam ente « i n ? , onde p. e. , parlare, -t- fa'
fa -4- fu nfrvi; xrfiT (da *pr congiugnere) -4- wt, «rfir
■jftrarfFr (v. §. 48 , ITI); , m a la ttia ,fa * , 3
Eccezioni, a) rrs1, lacerare, getta via ^ e mula quindi si
secondo il §. 45; b) arrostire (che getta via un -jf), w st,
splendere, , astergere, T5T, sagrificare, tt^t , splendere,
versare, seguon la regola solo dinanzi a di suffisso
verbale, onde p. e. tpt -4- ^crfìr fa nznfìr (v. §. 48, III); negli
altri casi il loro ir, come p u r quello del nome tj f tw T fr a te
mendicante, è trattato come n (v. §. 4 6)- Si eccettuano
però i nomi (da ttst), sacerdote, yrn , ghirlanda, e
sangue (da ^>f), i quali p. e. con fanno rego­
larm ente ^Prejfjwrr,
§. 57 . La palatina ■g: a) dinanzi a consonanti governasi
in tulto come se fosse n (v. §. 46), onde p. e. ira, inter­
rogare, -4- wfÌT fa , -4- rn fa wft (v. §. 38), xmra (in­
tensivo di tt^ ) -+- fv mngfe (v. §. 38), irra, interrogante,
-4- ^ b) ma preceduta da t cade, anche contro il §.
32 (non però dinanzi a sem ivocali), onde p. e. g-g , sve­
nire, -4- ir fa sRTw(v. §. 27, b), , stendere , -4- ^ sgarr (v. §§.
27, b\ 4 1 , c), m a -4- tt c) conservandosi come ^ fuor
IN SEMPLICI VOCABOLI. 27

de' casi p redelti, se è preceduta e seguita da vocale o dit­


tongo, si raddoppia in (v. §. 29), onde p. e. n -5 (da ws )
e parlar barbaramente, fanno ^^fÌT à^fìr.
§. 58. Le cerebrali u ! ? (p u re osservando i,§ § . 33,
34, 35) Tir e tcj cambiano una seguente w nella cor­
rispondente cerebrale (v. §. 16), onde p. e. trnre ( in te n ­
sivo di tre; leggere) -+- ftr fa nmfg (v. §. 33, a), f ? , cele­
brare, -+- w fa (v. §. 33, c), irs (tem a dell’ im perfetto
d’^ s ) H- , g? -t- ^nf?r wsmtfff rallegra, tu*w (in-
tcns. di w comperare ) -+- fìr tr u ffe, firn -+- v fgv odiate,
yq -+- -?rrni gajifff nudrisce.
§■ 59- U na nasale radicale, im m ediatam ente seguita da
consonante p u r radicale, venendo questa a m u tarsi, passa
nella classe della succeduta consonante (v. §. i,c)-, dinanzi
a n cambiasi in o (secondo il §. \ t, c) in Tir; dinanzi a si­
bilanti e ad ir in anusvara (v. §. 1 1 , «); e, spiccandosi dalla
consonante p er interposizion di vocale, passa in 0 (se­
condo il §. 4 1 , c) in Tir: onde p. e. -noMg, (intensivo di cft|Js
desiderare ) H- fìr fa (v. §§. 38, ^7), e -t-wfff
(v. §. 36) romperà, (v. §. 45) morderà, e, colla
detta interposizion di vocale, f^st -+- fw uccide.
§. 40. ? e « finali di radice dinanzi a sibilante e ad ?
passano in anusvara, onde p. c. -t~ fa fa *rfi=r uccidi,
-t- wrfìr chinerà , uiaiTV ( da intensivo di
chetare) -f- STgirf?.
Eccezione. Dinanzi al « del locativo ^ non si altera e
r passa, secondo il 42, in
§• 41. La nasale dentale : a) finale di tema nominale
dinanzi a desinenza com inciante p er consonante cade, onde
p. e. Tnrr, re, vfcrr, ricco, -+- fin», w fanno rnrfaw, trsrg, vftr-
f w , vftrg (v. §. 48, III); b) preceduta im m ediatam ente dalle
palatine ^ passa aneli’essa in palatina (»r), onde p. e.
■+■ *T fi nTpT (jdena) domanda, ttst -+- 'JT W (jagna) sagri/izio,
e TT5PT, re, n e’ casi debolissimi fognando, secondo la rego­
la, il suo vr, diventa tt$t (riign)-, c) quando non è finale di
28 MUTAZIONI EUFONICHE

vocabolo e viene preceduta dalle cerebrali lcllerc (v. §. 16 )


^ t; o ti, cambiasi nella nasale cerebrale tir, purché la
segua im m ediatam ente una vocale o un dittongo od una
n*
delle consonanti (che conforme al §. 38 mutasi p u r essa
in Tir) *r e purché fra e l’antecedente lettera che la
trasform a non s’interponga alcuna consonante palatina
(V *r) o cerebrale (z z ? ^ m) 0 dentale (tt v ^ v
nc ^ n , onde p. e. n -+- Tn fa ^iìfd sceglie, fìrij -+-
dei padri, (da n) -f- Tr jffaà (§. 27, b) inghiot­
tito, g y - + - gujiifri ruba, jj^rrrr uccisione, to t
morte', «n h
Cv\ Cv to ornamento, / w^frrr col sole,
* iTÌf -t-
•T iwtr col fe to , -+- >ht ’nnwT colla pelle, ìrwrr (strum .
«li ìjjt^ amore), (da ^ udire) -+- ^ , -I- ^ >
tormentare, ■+■ w (v. §§. 3 2 , eccez. 3; 38), «renr
-+- v srarpi religioso, wspr -+- nw occhiuto.
Eccez. ed osserv. Si eccettuano: 1) il ^ coniugativo della
5.a classe in i p saziarsi, e della Q.a in scuotersi (non
però in ’stpt desinenza della 2 . pers. sing. im perat.), onde
p. e. Tpftfìr, ma -botto; 2) il ^ di tjtt , danzare, nelle
forme dell’intensivo, onde p. e. ■^rfarfÉ. — In k w i (p a r­
ticipio pres. di ^ affrettarsi) la nasale può non cam biarsi,
onde anche |^ w r .
§. 42- h finale di radice 0 di tema dinanzi a dentali, a
consonante di desinenza nom inale e, contro il §. 32, a n ­
che dinanzi a nasali e a n , mutasi in o (secondo il §.
4 1, c) 7tr, onde p. e. andare, -+- <tt fa jrar, (intens.)
-+- ftr, ìTìffsH, , (intensivo di camminare)
r?T»T, ^ ^ , m^i ih , quieto, I ^ Tl^TTf^ni , hsj i
§• 4 5 . V e n dinanzi a suffissi com incianti p er conso­
nanti (non escluse, tran n e v , le contem plate nel §. 32.) ca­
dono, onde p. e. -sn^i (intens. di ^ andare) -+- % fa àTT^fcT,
(intens. di giocare) -+- ^
Eccezione. Dinanzi ai suffissi participiali jt ?t, al gerun-
diale mT e al * del desiderativo, od passano in n ,
cioè n nell’allungata corrispondente vocale ^s, dinanzi a
IN SEMPLICI VOCABOLI. 29
cui 3^ ed %vanno, secondo il §. 22, nella corrispondente
semivocale n, onde p. e. da f^r si fanno e il
desiderativo 5^5 (v. §. 48, IIIJ.
§. 44. T e <5 restano inalterate anche dinanzi a sorde,
onde p. e. (da »j portare) -+- ftr, % fa fanft (v. §. 48,
III), fWcT, -MMcg (intensivo di ^ vacillare) fa (v.§.
48, IH ), frr^, voce, h - fa ^ , 3 fa vrHwr, ifìg (v. §.
27, b), *pTr5 (da v. §. 5o), ben-saltante,
(v. §• 48, H I), quattro, (v. §. 48, III).
Eccezione, x dinanzi a ^ (e cosi anche contro il §. 32)
cade e l’antecedente vocale, se b re v e , si allunga, onde
p. e. (tem a dell’intensivo di ^ andare) dinanzi alla
desinenza ?rfÌT (3.a pers. plur. pres.), passando secondo il
§. 22, in ^ -H fa
Osservai. Lo scambio di t e 55, piuttosto frequente nel
dialetto vedico, ha p u r luogo talvolta nella lingna com une,
onde p. e. la radice jj, inghiottire, n e’ casi in cui ^ passa
in ^ (v. §§. 24 , b ; 19), m uta, quando ad arbitrio
e quando di necessità, t in ^ , facendo verbigrazia fntfcT 0
(3 . pers. sing. pres.), ma solo ììfì|<^ (intensivo) ; e
uno dei nomi della cocos nucifera s’incontra sotto le q u at­
tro forme di ifrfo fa , e vrr%3tr.
§. 43. La sibilante palatina sr: i) passa : a) in n dinanzi
a (f e che, conforme al §. 38, m utansi nelle corrispon­
denti cerebrali; b) in òr dinanzi al delle desinenze ver­
bali; c) in 7 dinanzi a v ; onde p. e. ^ (da indica­
re) H- in, wfìr fa ^ rfir, -33T (da ns* volere) ■+■v
(intens. di entrare) H -fv ^fVgfd (v. §. 38); 2) n e’ temi
nominali davanti a >r e trattasi com ese fosse z , onde p.
e. 7j$rfW , che entra in casa, -+- f*T?r , g fa
Eccezioni a 2. Ne’ derivati dalle x’adici indicare ,
vedere, «pi palpare, toccare, e, ad arbitrio, ?t$i
perire, 51 è trattato come se fosse «s, onde p. e. f^six, re­
gione, fa* , * fa c fa "»TTf>rc* ovvero
ovvero °tt^ (v. §, 48, III).
30 MUTAZIONI EUFONICHE

4(i. La sibilante cerebrale n: a) è im m utabile di­


nanzi a cT e v che, secondo il §. 38, passano nella co rri­
spondente cerebrale; b) dinanzi ad altre consonanti è
trattata come òr e ? negli stessi casi chc^t (v. § -4 5 , i, b\ 2);
onde p. e. fan (0 il suo tema forte %n), odiare, -+• fa , v ,
wfa, fa fa |rfì? fa? truffa nemico, -+- fan , « fa
fasfan», fa?*-
Eccezioni. Il n di (da imbaldanzire), impudente,
contro il §. 45, 2, è trattato come ór e quello di , com­
pagno, come Tf, onde questi due nomi con f>re , V fanno
0 «T »3 (v- SS- 27, e; 48, II, 1, III).
§. 47. Il gruppo -ej (= òr - h n = f , v. §. 48, III) è trattato
come fosse solam ente n (v. §. 46), onde p. e. cP?T, fabbri­
care, -+- HT, ^qfa fa ffSTj ^ T fa ; ^ ^ 1 (intensivo) -4- fa cJTcfffa;
fa w s r , onnijice, -+- fa?», 3 fW rnrfw ., fa w r * -
Eccezioni. 1 ) In ir a (= *rn -+- t» , contrazione di ,
forma raddoppiata di t h » ) , mangiare, è trattato come
fosse v, onde p. e. con mT fa (v. §. 34) *. 2) Di­
nanzi a consonante di term inazion nom inale: a) i temi
derivali da causali, da verbi della io .a classe di coniuga­
zione e dagli analoghi denom inativi in ti'attano -gj come
fosse cr, onde p. e. jfnrer (da ift vacca, e da Tfar f a r guarda­
re), che fa guardar le vacche, -+- fa?», w fa iftiffan , Tftr^r;
ma in senso di guardiano di vacche, e così dal prim itivo
guardare, fa, secondo la regola, b) i te­
mi provenienti da’ desiderativi gettano via n e trattano il
rim astone ■sr come farebbero della lettera prim itiva, onde
p. e. farro (da trn cuocere) desideroso di c., e fafasr (da
fa'si entrare) desideroso d 'e., si governano, il prim o, co­
me se finisse in ^ , conforme al §. 3 6 , il secondo, in 51.
giusta il §. 45, onde p. e. con fin», v fanno fanfare» , faxrer.
fafasfa»» , fafarv.

(1) 11 W estcrgaard ( R ad. L in g. S a n scr. ) dà per fo r m a d ' inten sivo


■JTTirè; non dovrebb’egli esser j r n r f a 1
IN SEMPLICI VOCABOLI. 3 l

§. '{8. La sibilante dentale'


I. Non osserva il §. 33, b, se non dinanzi al * delle de­
sinenze nominali, sem prechè non sia im m ediatam ente p re ­
ceduta da -a od m , onde p. e. ^rf5^ , fiam m a , v g ? ,; arco,
-+- fa* fanno fuor di questi casi: a) fo­
gnasi dinanzi al v de’ suflìssi verbali e, se preceduta da ^tt,
anche dinanzi al *r delle term inazioni de’ nomi, onde p. e.
vòrt*», splendere, -4- fv la ^wrfv, ut»?, raggio,-4- fan m fa*,
b) dinanzi al w delle desinenze n o m in ali, se preceduta da
passa insieme con questa vocale in -srt, onde p. e.
animo, -4- fa
Osservazione ad a. Secondo alcuni gram m atici dinanzi
al ti de suffissi verbali fognasi di necessità solo n ell’aoristo,
fuor del quale può eziandio m utarsi in ^ , onde p. e.
-4- fv fa anche ■qanfg : non però, a ogni modo, in reg ­
gere, -+- fu, che fa soltanto p ? .
II. i) Dinanzi al w del locativo può cam biarsi in visarga
( :, v. §. i3 , d), e quando il detto ** passa, secondo III, in
w, mutasi ad arbitrio in visarga o in v , onde p. e. iren» -4-
* fa o * r:* , v-t^ vg:g o v ^ u . 2) Passa in o, se­
condo il §. 33, b, in a) dinanzi al de’ suflìssi verbali,
onde p. e. -4- «rfìr fa vwrfrT abiterà, ftrurf -f- ^ ftprar, te­
ma del desiderativo di v ^ mangiare; non però dinanzi al
della 2. pers. con cui si m antiene inalterata, onde p. e.
■sms» -4- % fa tu siedi; b) dinanzi a consonante di ter-
minazion nom inale : «) in suffisso del participio del
perfetto, onde p. e. (da ^ ) , che ha pianto , H-fire» ,
w fa , MssSrtJ ; &) in e °jsr^ (derivati dalle ra­
dici wft ), onde p. e. mjmv } cadente dalle Jo g lie , -f-
v fa w i^fgrii, 3) F ra due consonanti che non
siano nè nasali nè semivocali, cade, e le due consonanti si
combinano come se il loro scontro fosse stato immediato,
onde p. e. (da f*n» fendere) -4- fa ( v . §. 3 3 ,

c), (da ottenere) -4- w ( v . §. 34).

III. Preceduta im m ediatam ente (o anche con interpo­


32 m u tazio n i eu fo n ic h e

sizione di anusvara o visarga) da vocale che non sia od


^n, da d ittong o , ovvero dalle consonanti «f t passa in
purché la segua im m ediatam ente una vocale o dittongo
o k v (che, secondo il §. 38, passano quindi risp ettiv a­
m ente in z zvj) * V ^ Soggiacciono a quesLo cambiamento:
a) Il iniziale di radici nelle forme raddoppiate, tranne
però quelle dei desiderativi, il cui ^ caratteristico passi
esso stesso in v; onde p. e.: fìrefìr (da *sn stare)-, fWfo (da
cucire); w é , sfig urò (da dormire)-,
ftrfcr, , ma nel desiderativo (da ftru asper­
gere ); b) Il f delle radici tth, mangiare, abitare,
reggere , onde p. e. "Jnjp ( = ifcp -+- *», contrazione di
forma raddoppiata di la desinenza 7 ^ ) , ‘Tfrò (da
m utato in -+■ ^ìt), f w (da m utato in - 4- tt,
v. §. 38); c) Il * di suffissi e desinenze, onde p. e.
(da -+- ), burro chiarificato, (da '«tet -+- t h ), oc­
chio, -4- fanno rispettivam ente *f$xrr, -4-g *rfq:* o
v fv g , o (v. II, i ) , e inoltre con inserzione
d’anusvara e allungam ento d ’^ e 7 dei rispettivi suffissi,
fu o co , vrj, vento, fmj, padre, ift, vacca, nave,
-4- *j, desinenza del loc. plur., fanno ^Pm j , vrgg, f t f j ,
iftj, ^nj; nfa (da ira, andare, -4-^ copulativa), % (da ^ con­
durre) -4- wfw fanno rispettivam ente ^ifamPri, %orfcT; órtì (da
fa r e ) -4- ftt «rdftt ; ^ (da temere) H- t r
.(d a ^ udire)- 4- *rfrr ^mhfhr ; (da parlare, v. §. 36)
-4- Frfff vW tt; (da >j portare) -4- ftr fsprft; (da
ben-saltante) H- w
Eccezione a III. Il ili °*nr (da *r? sostenere) quando
? mutasi, secondo il §. 49, 2 ,a , in i o j , qu an tu n q u e non
condizionato secondo la regola, passa tuttavia in tj, onde p.
e. 0?n*r -4- f*T^, V fa Otjttf , ma -4- w t °«T^r.
Eccezioni ad a : t) Si eccettuano parecchie radici, mas­
sime se contenenti ^ t. 2) I desiderativi del causale,
dei temi della 10 .a cl., degli analoghi denom inativi in 35
e della radice g cambiano in v anche quando il loro f
IN SEMPLICI VOCABOLI. 33

caratteristico passa in n, come p. e. in (desidera­


tivo di T^rftì causale di non però nelle r a d i c i h?
^rf 'fe? •
§. 49. L ’aspirazione f . 4) è trattata come se fosse v (v.
§§. 3 3 « , c; 34, 35): a) dinanzi a suflìssi e desinenze*verbali
cominciami da in, onde p. e. 357 (guna di fc??, leccare) -4-
fi? fa fr?N(guna di 5? , mungere) -4- fa v^rfw (v. §.
35). apr? -+- ^ fa «npr (v. §. 35), desiderativo di jj? , co­
p rire ; b) in radici com inciatili per ^ (e nel nome Tfw? ,
sorta di m etro vedico) dinanzi a tt v v h ? t , onde | ) . e.
, ungere, -+- w, fa f? rv , (v. §. 34 ), -+- è wfir
fvnà ^esrfw (v. §. 35 ); jfling -+- fìref, 5 , Tfon^,
7fpr?r , vaccim ulgo, ifrgffa^ nmw (v. §. 35 ); 2 ) fuor dei pre­
detti casi: a) è trattata come se fosse s (v. §§. 33 , a, c; 35),
onde p. e. , pecchia (p ro p r. mel-lingens), H- fir^,
w fa *TV%rfaTT, fac57TT?, che entra nella caver­
na, (v. §. 35); b) ma questo s dinanzi
a ir v v , dopo d’avere, in virtù dei §§. 34 , 38 , cambiato
queste lettere in s , si dilegua e per compenso un’ im ­
mediatamente precedente vocale ^ ? si allunga f v . § .

26, a ); onde p. e. »mr? (intens. di tt? , prendere) -f- fìr,


■sr fa wnrrfe, ; % ? , leccare, -4- è *pr , coprire,
-+- cT ma y ? , innalzarsi, -4- Ti *rs.
Eccezioni ed osserv. 1) LV di Tnr, legare, è trattalo co­
me fosse v, onde p. e. tt? -4- ft, «rfìr fa -jrtt ( v . §. 34), Hiwfif (v.
§. 33, a, c)j 2) fuor de’ casi compresi in \ , a, l’^r di -jpr,
odiare, 5^ , conturbarsi, amare, * |? , vomitare, viene
arbitrariam ente trattato come fosse v o onde p. e. fìer?
-4- <t fa fw v (v. §. 34) o ftrte; 3) quanto a , portare, e
sostenere, che, in cambio di allungare ^ conforme a
2, b, mutatilo in veggasi l’eccezione al §. 26.
§■ :>0. I gruppi finali di temi nominali davanti a desi­
nenza com inciante p er consonante si governano p er lo più
come se dovessero restar finali di vocabolo conforme ai §§.
53, 54, osservando però dinanzi a h il §. 33, b, onde p. e.
Gramm. sanscrita. 3
34 MUTAZIONI EUFONICHE

jpnfc, ben-pensante, colle term inazioni firn , w, fa wrrfhhr ,


(v. §§• 33, b: 48, III), t j ì , fo rza , e, come ago,., f o r ­
te, ■grfTHF , -gig (v. §§. 33, ò] 48, III), fvcrtà , desideroso di
fa r e , f W f i r a , f w t g (v. £)§. 54, i;. 48, III), fvfW (da ftrai),
desideroso d'entrare, (v. §§. 54, i; 4 5 ,2 ),
mr^fT, ben-saltante, «Mcy (v. §§. 54, i; 48, H I), gfrh*
molto-offendente, (v. §. 54, 2).
S I. Come semplici consonanti finali di vocabolo pos-
son solo avei’ luogo le sorde non aspirate c* z it V, le na­
sali ^ H jt, la semivocale e (come rap p resen tan te di
T *) il visarga : (v. §. i3 , d).
Osservazioni, r) Secondo P an in i ( v i t i , 4, 56) in cam­
bio delle sorde suddette possono aver luogo le loro c o r­
rispondenti sonore, e così n p er cp, 3 per z , % p er w, v
p e r tr; ma l’uso più comune non le am m ette. 2) h, finale
di vocabolo, può soltanto aver luogo come ap p arten en te a
suffisso, onde p. e. (= cavallo, H- »?, acc. sing.),
cfrepT (= off -t- -«ih, corneiJ,- se appartiene a forma radicale,
passa conforme al §. 4 ^, in ^r, onde p. e. vtith , quieto, fa
al nom. sing. (dall’intensivo di j r , andare) fa
alla 2. e 3. pers. sing. dell’im perf. .
§• 32. Le consonanti semplici, che in forza del prece­
dente §. sono vietate come finali di vocabolo, si modifica­
no nelle seguenti guise: i ) le sorde aspirate (*? z v tfi),
le' sonore (n 3 ^ v) e , con osservanza del §. 35, le so­
nore aspirate (ti s v *r) passano ciascuna nella corrispon­
dente sorda non asp irata, e perciò le gutturali ^ jt ti in cir,
le cerebrali j ? j in z, le dentali ^ ^ v in 3 , e le la­
biali tr v H in ti; onde p. e. g? , allegrezza, g v , batta­
glia j Trrjtj , onnisciente, al nom. sing. non pigliando de­
sinenza, fanno rispettivam ente gir , tttt , w t ì t (v. §. 35),
•spftaÌTi (d a ll’intensivo di ^ v , sapere), e (d all’in ­
iens. di <5« , appetire), alla 2. e 3. pers. sing. dell’imperf.
non prendendo d esin en za, fanno ^nrtóYpr (v. §. 35),
^ftri. 2) Le palatine v ■g >T le sibilanti 31 u e l’aspira­
IN SEMPLICI VOCABOLI. 35

zione ? passano, anche in forme verbali, nella lettera in cui


si c a m b e re b b e ro , secondo i (j§. 36, 3 7 , 45, 4^, dinanzi
al jt del locativo e perciò in vr o z, onde p. e. vrv, discor­
so, (loc. plur. vrw), al nom. sing. fa <rr^ (v. § .3 6 ) ,
(da t v , parlare ) nella 2. e 3. pers. sing. dell’im perli w 5*
(v. §. 36); f r a , uomo della terza casta, (loc. pi. fàr§ ),
al nom. sing. fv? (v. §. 4 5), (dall’interis. di f ^ i ,
entrare), alla 2. e 3. pers. sing. deH’im perf. (v. §. 4^),
vfcpr, vaccim ulgo (loc. plur. ifhra v. 49, J, ^), *d 110in-
sing. rfrp* (v. §§. 35, 49, 1 , b), (da 5^ , mungere), alla
2. e 3. p. sing. dell’imperf. (v. §§. 35, 49, 1 , b),
(dall’int. di osteggiare ) ^fnfte o (v. §§. 35, 49,
eccez. 2). 5) Vedi quanto a h radicale il §. 5 i, oss. 2 . 4) Le
lettere r e « passano in visarga : (v. §§. 1 3, e/; 48, l i , x), onde
p. e. rprt, di nuovo, come vocabolo diventa tjv:, jftr (nom.
sing. di f v t , voce, v. §. 27, a) v t:, fvgx (gen.-abl. sing. di
fvij, padre) fv?r., W , animo, al nom. voc. acc. sing.,
serbando la fox'ma del tem a, *r?r:, vfira (nom . sing. di
vfìr, signore ) vfìfr:, *ra (nom. sing. rnasc. del pronom e tt^ ,
quello )
§. 55. Come gru p p i finali di vocabolo non possono aver
luogo se non le concesse, secondo il §. 5 i , lettere sp z ìt
V pi-eccdute da e perciò solo i g ru p p i ^ z v v , siano
essi organicam ente tali, come p. e. in g rn s, ben-pensante ,
nom. sing. (= «, bene, -+- tp r, pensare), o tali si diven­
gano in forza dei §§. 33-5a, come p. e. in (da -gr#
secondo i §§. 36, 52), nom. sing. fo rza , forte, in ’snrvff
(da vvV[, intensivo di ^ , crescere, v. §. 52), 2. e 3 . p.
sing. dell’im perfetto.
§• 34. ì ) I gruppi finali di vocabolo che non siano nè
possano conforme al precedente §. (e, se più che bisilla­
b i, anche con gittare una o più loro finali) diventare
\ A. non conservano se non la loro iniziale che si m o­
difica poi secondo il §. 52, onde p. e. fM vsr, fv«rtà (te ­
mi nom inali derivanti dal desiderativo di fr^t , entrare,
36 MUTAZIONI EUFONICHE

fare) al nom. sing. gittando la sibilante fanno rispettiva­


m ente frPrc , fW t: (da fW hc secondo il §. 52, 4), w rcrn
(dalfintensivo di v?»t, saltai'e) alla 2. e 3. pers. sing. del-
l’im perf. 3HHc5 . 2) Se la rim asta iniziale del gruppo fosse
una n asale, questa passa in t t , onde p. e. zoppo,
Hp,jm , molto-offendente, (dal desiderat, di rom­
pere) , desideroso di r., fanno al nom. sing. ,
fvvnr ; (dall’intens. di abbracciare') alla 2. e
3. pers. sing. dell’im perf. ■ 5) Sono però da eccet­
tuare pavoncella, v g , congiungente, e i com posti a-
venti p e r ultim o m em bro volto, verso, i quali tu tti,
gittando la finale, convertono la nasale palatina nella gut­
turale T-, onde tR :, e p. e. t o t (da = nfìr -+-
occidentale).

Eccezione ed osservazione ai §§. 5 1 -54-

§. SS. Le regole contenute in questi §§. sono Ha ap ­


propriarsi soltanto ai vocaboli che si trovino effettivam ente
nel discorso, e ad un tem po in p au sa, vale a dire in fin
di sentenza o di verso; fuori di questi due casi (e così p.
e. nella teorica gram m aticale) valgon solo in quanto s’e ­
scludano la mutazione in sorde delle consonanti organi­
cam ente sonore e il cam biam ento di t e w in visarga;
onde p. e. v rv , fìvv, splendore, come temi organica-
m ente finiti in so rd a, n o n am m ettendo la restrizione sud­
d e tta , fan n o , così nella detta pausa come in altri casi,
v r^ , fv? , fiv? , m entre , gv, come temi organi­
cam ente finiti in sonora, nella pausa suddetta fanno
*pr, ifhns, altrim enti gpT , u ?, c * ftr, Jr5T* ( nom.
sing. di fn^, voce, n»T, elefante) fanno nella detta pausa ifh,
n»r. ; ma fuor di questo caso si pigliano in quelle loro p ri­
me forme di nfa: e .
FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 37

3G - 8;1 M utazioni eu fon ich e: i) fr a vocabolo e


vocabolo; 2) fra membri di composto; 3) fra temi
nominali e suffissi secondari comincianti da consonante,
eccetto u-

§. 3 6 . i) N elle seguenti xegole i vocaboli pigliansi,


quanto alla lor finale, nella forma che avrebbero secondo
i §§. 5 1-54, ina colla restrizione di cui al §. 55 e cosi p. e.
i t e oh da , pittore, da discorso, -^nr da m# ,
fo r z a , fo r te , w? da *yr, allegrezza, v? da vvj , battaglia,
da c?r^, plaga, da ipn; , di nuovo, da far
(v. 27, a), voce, fa* da f ^ i, plaga, fa? da fj^i , uomo
della terza casta, fa? da f a q , nemico, da wfìpr
(v. §. 27, c), benedizione, da (v. §. 49 , 1 , b), vac-
cimulgo, «rgfaif da (v- §• 49? 2, a), pecchia. 2) Come
anterior membro di com posto un tema nom inale finito in
getta com unem ente via questa n asale, onde p. e. da
?TT*PT, nome, qrfcHT ,fo r te , si fanno ^tth, (c£ §. 4 r, a)•

VOCALI

§. 3 7 . Due vocali simili (v. §. 18 ), venendo ad incon­


trarsi, fondonsi nella loro lunga, onde p. e. «ip^it, la fa n ­
ciulla, con è, fa HTfa, splende, con la lu ­
na, (v. §. 52, 4 ), *rg, sole, - 1- levata, l.
del s., fa^, padre, H- ^rfa, fo rtu n a , faijfa, f. del p.
Eccez. ed oss. a) Si eccettuano alcuni apparen tem en­
te com p osti, d’origine alquanto oscui’a , in cui si vuole
che un’^ finale del primo membro, in cambio di fonder­
si coll’* seguente nella loro lunga, siasi elisa. Tali sono
(= -4- ), giuggiolo, strerai ( = ), spe­
cie d'erbaggio, (= ), donna im pudica,
( = *n#H- w ) , sole, ( = x n r-4 -w % ), n. pr.,
*TT)T ( = tttt -)- ^ ) , cavriuolo, «fa;* ( = «fa -f- ^nr), scri­
minatura; b) ^ dinanzi a ^ può anche non fondersi colla
3,8 MUTAZIONI EUFORICHE

vocale seguente, ovvero fognarsi, onde p. e. fqi* -4- ,


olire a fqTjfìr, può fare eziandio fq-^ n r o fìnjfiT.
§• 58 . ^3 od ^rr finale scontrandosi con ^ od ^ iniziale
fondevisi in con ocl ■ai'in con ^ o ^ i n ?n;: con
(o 7|) in trò*; con i» od % in 5*; con od in ìht; onde
p. e. tfct, stella, con ^q, come, fa ìrbr, c. s., t r , uomo,-+-
i l migliore, il ni. degli u., ^q, dio, e »rrr, gran­
de, H- saggio, ?qfq, s. degli dei, q^fq, g. s., T?r, q u i,
con , la lettera l (v. §. 2, 0 « .), ( v . §. 52 , 4),

xnn con Fq ella medesima, qq con 5rsgrm MHmqn, il mio


dominio, sicS, acqua, -+- ^ftq, corrente, ^r^nj, c. d 'a., ^r=f,
qui, con o t w , la medicina, ^jrrrqvq.
Eccezioni ed oss. ^ od -sn finale: \) Si elide: a) di ne­
cessità: a) in prefisso dinanzi a verbo coniinciante per
^ od ancorché questi dittonghi si fossero formati per
via di guna (v. §. 19 ), eccetto dinanzi a ir*i , crescere, e
all’^ nato dalla rad. andare, onde p. e. U -+- FìTTT fa q^nr»
trema, Tq -4- ?i>qfrf (da -^tt bruciare) TqYqnr, ma -rq -4- ttvh
fa regolarmente Tthrfr, cresce, -+- fìtt (da -sqfa, s ' ap­
pressa ; /3) dinanzi ad m , già nati, in forza di que­
sto stesso §., per via del collegamento di sia come pre­
fisso, sia come preposizione, con ^ 0 7 0 "3i, qj o co­
me pure dinanzi al sacro monosillabo , onde p. e.
Oggi, con (da -4- skm ) , addotto, fa w t e : (v. §.
52 , 4 ), con ftTqnftH, a Sivo... OMl ; y) in *rsr ( =
q^r*), ^51jj-c*, ^ -t- onde p. e. Hfrhrr, intelletto; b) ad
arbitrio: a) in prefisso dinanzi all’1» od di denomina­
tivi, onde p. e. t<t -+- qs ctilqfrt (da montone), fa -grqrs0
ovvero T q?°, montoneggia; 6) in voci entranti in compo­
sizione con gatto, e >sìg, labbro, onde p. e. gros­
so, -+- fa o gallone, fq g , momordica mo­
nade f a , -4- fqgts o fc|%fts, che ha labbra di ni. m., cioè
del colore del fru tto della ni. ni.; y) in ti -I- ed *nq (da
^q), onde qq o qq, missione, iro o %*q, fam iglio. 2 ) Fon-
desi con un seguente, in a) con gr? contrazione de?
FRA VOCABOLO F. VOCABOLO, ECC. 39

casi debolissimi di (da <r?, portare), membro finale


ili composto, onde p. e. >ttt -I- (acc. plur. di n k ^ )
fa ; b) in n -|- gr?; gì?, -jfe (da ^ ? ), onde ite,p ro va ,
irt?, altiero, irtfe, alterigia; c) in onde
(v.§. 70, 1; IV , 3 ), esercito. 5) Con ^ seguente: a) fondesi
in : «■) in fin di prefisso dinanzi a verbo, ma- ad arb i­
trio , se questo è denom inativo, onde p. e. h -+- ^iws.Qt (d a
fa irrtéfir, cammina, ma -4- (da orso) TrreffqfTT
o orseggia; tì) in fin di tema nominale usato con
valore di strum entale in composizione con (participio
passivo di ^ ) , onde p. e. fred d o , -+- (=
) fa travagliato dal freddo ; y) nelle voci
731 ? n, qTtWHT, ^ s tt, t o -+- ^ r , debito , onde
debito di debito, cioè, interesse d'interesse, oh^cUn/j, d. di
un copertoio, ttjttcì, n. di paese, n. di fium e, i t o ,
debito principale, ^irHri^r-ui, d. d'un manzo, t o t i Ì , d. d'un
anno, w ^rnè, d. d u n a vesta,; b) può non en trare in con­
giunzione eufonica, onde p. e. con oltre a ^rfì?:,
può anche far ^ (v. §. 5 2, 4).
§• 3 9 . Le finali ^ -35, ^ òs (cj) incontrandosi
con dissimili (v. §. 18) passano nella loro corrispondente
sem ivocale, cioè ^ od ^ in n , -gr od gì in n , ^ o ^ in t ,
ce o 7^ in c?, onde p. e. vift;, l'acqua, la fium ana, con
qui, e TrT, ovvero, fanno w 1?, ^rrjrT w ì t : jtv , il
miele, con ^ e qui, fa ; fqnj, padre, -+- ,
per amore, , per amor del padre.
Osservazione. Fuori della composizione il cam biam ento
della vocale nella semivocale, sebbene usitatissimo, può
eziandio non aver luogo e in tal caso una lunga ab b re­
viarsi, onde p. e. ^ f f , il serpente, con oltre a
può anche fare ’snjft ^ o ^ i i , e *r«, oltre a an­
che *rv
§• 60. i ) F ed ìsft: a) dinanzi ad breve restano inal­
terati, e l’w seguente si fogna, onde p. e. nella selva,
e (= itrm , fium e, v. §. 79, 2) con ^fìgr, è, fanno ^ >.fcr,
40 MUTAZIONI EUFONICHE

Hfrft'ftsr (v, §• 4, 3); b) dinanzi all’altre vocali e ai d it­


tonghi passano rispettivam ente in ^rn e ^ (cf. §. 25,
a ), donde le semivocali v ^ possono cadere senza che
perciò n ’abbia a seguir fusione colla seguente vocale, on­
de p. e. r ò , nell'elefante, con ’jtto', siede, fa inniT# o ini
^tpbt, fdmft, o V isn ìi, con w r a r , vieni, PqwqNTsa o frtm
2 ) % ed dinanzi a qualsiasi vocale o dittongo
passano rispettivam ente in e (cf. §. 25, a), donde
(come in i ,b ) possono sim ilm ente cadere tj e ^r, onde p. c.
a lu i, con , annunziava, fa o ttrt
^ t 0 , e ìff, que' due, con ^rgr, qui, o m
Eccez. ed osserv. i) ^rt si m antiene inalterato: a) ad ar­
b itrio in vocativi dinanzi ad ^fir, così, onde p. e. o
V isn ù , con ^fjr, oltre a fa unfa Ih o fìnm Tftr secondo \ , b,
può anche fare fami jfir; b) di necessità nelle particelle
term inanti in tal dittongo, onde p. e. oh! signo­
ri. 2) La perdita di v e che generalm ente p er e
è a gran pezza più usitata che p er e m , dinanzi alla
particella 7 è obbligatoria, onde p. e. tt% e kt con tal p ar­
ticella non possono fare Tnrg whj, ma solo xnr in '3'. 3) ift,
bue, vacca, può, contro il § .60, 1 , non elidere un ^ seguen­
te „e dinanzi a qualunque vocale può, ma con ^ e ^ 5 deve
risolvere e am pliare in ì< n r, onde -4 - oltre a if t jj,
conforme alla regola, può fare 0 nuru, moltitudine di
vacche, -+- f^T o nvsr, signor di vacche, ma solo
( = 7^ - 4- ^ , p ro p r. occhio di bue), finestra, (= xft -4-
propr. signor di vacche), Crisno. 4) Presso gli epici,
talvolta, per ragion di m etro: a) dopo x» od ’sft fognasi
anche 'stt lungo, onde p. e. % «« (= ^ inrom:), che ro­
mitaggi?, « # ( = *ft ’^rrar), egli siede, b) ^ od rim asti
dopo il dileguo di tj w, si fondono (conforme al §. 58) colla
seguente vocale, come p. e. in «fw ( = *r = h -+- ^f?r), ^rnrr ( =
= t - 4- w ) .
Eccezioni ed osservazioni ai §§. 5y-6o.
§. G l. Escon di regola: 1) le (inali $ •* f del duale e
FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 41
w t (noni. plur. masc. del pronom e , quello), onde p,
e. *rct ttkt, questi due Flavi, fVnn jm , questi d u e 'V isn ù ,
crò ^ , quelle due fanciulle, w ff questi due cuoco-
no, w t Itti:, quei signori; non p e rò , se seguiti da
come, i duali iFcrrt e il marito e la moglie, w t , le
due gemme, il cielo e la terra, onde, secondo il §.
57, Mwjri'U, ^wnrN, w t a , 2) le particelle raono-
gram m ate (eccetto ^rr, come prefisso e preposizione), onde
p. e. 3 ^ r , oh! Indro, 7 tìhjt, oh! signore di Urna, ma da
stt con , secondo il §. 5 -7, ’srptrnr, sino alla fin e , con
Trrrr, caldo, giusta il §. 58, ^mjrr, caldetto, tiepido; 5) nella
più parte de’ casi talvolta gli epici (e anche i poeti poste­
riori), massime nella cesura, dove incontrasi assai spesso
l’iato, eziandio contro i §§. 5^, 58.
§• 62. Veggasi nella pagina seguente il P r o s p e t t o d e l l e
R E G O L A R I M U T A Z I O N I D E L L E V O C A L I S E C O N D O 1 §§. 5^-60, nel

quale partendosi da due num eri qualsiansi, l’uu laterale,


l’altro superiore, viglisi ad avere nel lor punto di contatto
il risultato eufonico dell’incontro delle due vocali (finale
cd iniziale) da essi num eri rispettivam ente segnate, onde
p. e. 5 laterale e 12 superiore danno % che è appunto il
risultato delle vocali (7 -HÌ*) segnate da questi due num e­
ri. Si noti inoltre che quanto alle linee orizzontali notate
dai num eri 1 1 - 14 d risultato può anche (secondo il §. 60,
1 , b, 2) modificarsi colla semplice perdita delle mediane
semivocali -q onde verbigrazia p er (linea 1 1 ) e p er
(linea i3 ) può stare ^ e così via via dicendo.
42 MUTAZIONI EUFONICHE

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IRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 43

CONSONANTI.

(J5 . Le sorde cu z tt tj dinanzi a sonora (v. §. in) m u­


tatisi ciascuna nella corrispondente sonora (7t ^ ^.^), on­
de p. e. fifós (da f?7i , v. §. 52, 2), la regione, fgz (da ,
v.§. 52, 2 ), il nemico, jrh t , il vento, con fanno P^iHm,
fe?fsT, a cqu a , - b ^ , dante, nuvola (propr.
che dà acqua), vTcjr (da , v. §. 52, 2 ), discorso, -+• fìrer
(v. sulf. sec.) ( v . §. 65, eccez. 1), eloquente.

Eccezione, tt dinanzi ai suffissi sec. vtt\ e ftnr\ si inantie-


ne inalterato, onde p. e. fqrepi, fu lm in e, - 1- utt fa fWrUW,
che ha il fulm ine.
§. 64. Le sonore n j ? ? dinanzi a sorda ( v. §. 17 ) cam-
biansi ciascuna nella corrispondente sorda («p z w v), onde
p. e. (da s i r , v. §. 52, 2), la ghirlanda, (da °% ?,
v. §. 52, 1 ), che lecca, ^ , la creta, cffv (da «ir^T v. §.
52, 2), Vorizzonte, con ctnq^, come?, fanno y'&vjH , °%^rxmx,
gr^òirer^; tt?, quellof -+- ^ tt?j, essenza.
§. 63. Le finali sorde 0 sonore di cui ai §§. 63, 64, in­
contrandosi con una nasale, passano (di necessità dinanzi a
suffisso secondario, ad arbitrio nella formazione di composti
e tra vocabolo e vocabolo) nella corrispondente nasale, cioè
óp Ti m utansi in ■&, z ir in J»r, n ^ in h, V n in *r, onde p. e. ?3rcS
(da ^ ■, v. §. 5 2 ,2), pelle, v ^ , argilla, ^nr, acqua, -+- »ni fan­
no pelliceo, Jjpmv (con osservanza del §. 4 1, c)> argil­
laceo, •5r«nr, acqueo, fv?pr , fu lm in e, -+- *nr fcrenirff , che ha
il fulm ine, e già, -4- volto, fa 0, secon-
il §. 63, che ha il volto dimesso, , sei, con
rtoth , mesi, Tunrmm o, conforme al §. 63, Tre»mmsrs , t r ,
quello, con ^r, non, 0 ws-
E cc. ed oss. 1) Si eccettuano <+^,<4ri , (da -+-
*nr, ft^ ), cacuminoso, (v. §. 63), eloquente. 2) N e’
casi arbitrari il cam biam ento in nasale è a gran pezza il
più comune; e il solo poi clic sia concesso in composizione
dinanzi a h t ? , solo, ecc., onde p. e. (da wr^nr, tanto,
44 MUTAZIONI EUFONICHE

-+- »rr?). soltanto, come pure in (da in i, sei, v. §. 52, 2)


dinanzi a n m ì, città, e TRfìr, 9 0 , che in analogia del §.
38 cei'ebralizzano la loro nasale, onde mgjròa , sei città,
wwfiT, 96. *
§. 66. Le finali t u ì i , se precedute da breve vocale e
seguite da vocale o dittongo, si raddoppiano, onde p.
e. (da tra, v. §. 54‘, 3), pavoncella, che è di
buona stirpe, t h p t , 0 re> con <7“ £j fanno w nr?,
<1*1 *•
§. 67. tt e ^ finali, più 0 meno assimilandosi su bordina­
tam ente ai §§. 63, 64, passano dinanzi a ^ gr in a à?
vr in »t, a z z in z, e a s s in onde p. e. 3 ^ , quello,
^?rcrftr , era, fanno rispettivam ente con , la ruota, ira-
W (, , con , Vombrello, i r a ^ , w w h r m , con
f^rc* , il capo, -irNn^T, (v. però il §. 84, 1 ), con
l'acqua, , con il pesce, cT>*r^,
, con , specie di melo selvaggio, , ire ìj-
3^ , con
■ il volo, TT|t^JT ; ^rr«ìgìwH ; s u , -i- ^ tt fa

w r , escremento, -+- ( v . però §. 84, i)j eleva­

zione, -4-Wc5 splendente, -4- Tta ^|ÌTt, volo.


§ . 68 . *T finale dinanzi a 51 passa, assimilandovisi,
in *r, dinanzi a 3 ^ sim ilm ente in tj, onde p. e. ,
grande, con lo sciacallo, fa , con 3jpr,
Veroe, , (v. però §. 84 , 2), con 31^5«, il tamburone,

§• 69. T ra 3 finale e u n ’iniziale sorda delle classi palatina,


cerebrale, o dentale (^r ■&, z z, w *i) viene inserta la sibi-

( 1) Non alieno da tal raddoppiam ento di una nasale Tinaie, massime


nella proposizione in , si fu, credo, l ’antico vo lgar di T oscana, onde p. e.
il frequente in nello ( = inn elio = in ilio) de" trecentisti e 1’ enne di
nabisso e ninferno, nata per avventura dai modi in nabisso ( = inn a b is­
so), in ninferno ( = inn inferno). N el quaderno di M atasala (A rch ivio S to r.,
A p p . n. 20), scrittura sanese della prim a metà del dugento, trovo, oltre
a p. e. inn un a, anche in n ’ un a, e così con accenno d e ll’agglutinam ento
d ellav ve n iticcia nasale con un seguente vocabolo, quale appunto dovette
intervenire in n ello, nabisso, ninferno.
FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 4ò
fante della classe di essa sorda (31 v v. §. 16) *, dinanzi
a cui H passa in anusvara, 0 , secondo alcuni gram m àtici,
anche in anunasica (v. §. 1 \,b), onde p. e. , il signo­
re, con cammina, fa vnrbgrffr, con z f f i , lega, m iyffrt,
con ijgtfìr, si satolla, ovvero, con anunasica, irrrgrfw
ecc.; non però dinanzi a tt seguito im m ediate da onde
p. e. con striscia, fa
Eccez. ed oss. 1) Novi è inserta la sibilante dopo il ^ di
(da quieto, y. §. 5 1, oss. 2), che si fa nasale della
classe a cui appartiene la sorda seguente (cf. §. 16), onde
wrarf?T; wnpTfw. 2) F ra -sp-nr raddoppiato ha
luogo u n ’ analoga inserzione di « e quindi la mutazione
del precedente in anusvara od anunasica, onde 0
quos? quos?
§. 70. Il cam biam ento di •ft in 73 in forza di una preceden­
te cerebrale ( ^ u), in analogia del §. 4 1 , c, può anche
aver luogo in composizione, purché inoltre il m em bro
contenente la lettera che produce tal m utazione non fini­
sca in una delle consonanti ti, t , u, e purché esso sia
im m ediatam ente seguito dal membro contenente 0 ne
vada solo disgiunto dal prefisso onde p. e. fVrc (da
secondo il §. 7 8 ) -+- ^nr fa f w g , — i—’srr — «u ftrcrcrsr;
ma ^ 1^ -+- , n. pr. Il suddetto cam biam ento ha
luogo :
I. In temi nom inali, i cui m em bri nella composizione
abbiano perduto il significato individuale, come p. e. in
^rryftrm (da ^mff, striscia di cuoio, -4- naso) rinoceronte ;
ad arbitrio però in tr t, f^nn^ dopo frift: e nei due
ultimi vocaboli anche dopo onde p. e. 0 fÌTfT*T3%

( 1) N ella più parie ile' casi questa sib ilan te, che dicesi inserta, è un antico
W, nato talvolta da w , che come finale di gruppo ne andò di poi p e r­
duto ( cf. §. 54 ), ma che ancora si m antiene ne’ casi contem plali da
questo onde verbigrazia , che p. e. con inTT fa in q u e ­
sto caso serb erebb e l'antica form a di , nata da , analoga
al lai. iungens, nato da iungenls.
46 MUTAZIONI EUFONICHE

^rgnrnff o ’sraPTTt; ma 11011 m a> *n composti aventi per ultimo


m em bro ^ptt, ^ z , * i • ^rf^T , '?r^T,
onde p. e. pidw ^i; nè nelle composizioni ajr^nr, v r tw ^ ,
■jhhi9.pt (anche contro V ,t i), w h io h , ^ 7? , «•$<), w n j ,

II. In selva: i) di necessità, anche secondo T, dopo:


a) cirter;, fuseti, ftrvrer, che allungano il loro ^
finale, onde p. e. crììU'-UII ; b) e i prefissi ^^nc,fVrT (da
fVTH, secondo il §. 78 ) e n , onde p. e. ’Sfipnrr,
c ) i nomi di piante «irrà, ?rsj e 3K,
onde p. e. qufHTn- 2) ad arbitrio dopo altri nomi disillabi
o trisillabi di piante o d ’alb eri, onde p. e. 0 < j4m ,
0 non però dopo ^ftefir, fìrfarr, faft°irr, onde
p. e. solo ifMiMH.
III. 1 ) In ;sngr (sostituito ad ^nrsr, giorno), quando il mem­
bro antecedente finisce in ^r, onde p. e. (da ir -+-
33jr), mattino, antimerigge; ma non p. e. in (da xpa
js), pornerigge ; 2) in 1*r#r, carro, preceduto da voce
che dinoti carico, onde p. e. carrata d i zucchero,
ma 1 , carro d\Indro; 3) in quando significa
anno, onde p. e. trienne fa n ciu lla ; 4) in ^
(condurre ) dopo ^ e ztth, onde p. e. ^wmrì, condot-
tiere supremo; 5) in ^ (per frrftró»rr, naso), m em bro finale
di composti possessivi, onde p. e. mira g ^ , volto dal naso
prominente; 6) ad arb itrio : «) in trnr, quando dinota l’a­
zione o lo strum ento del b ere, o^de ^ ì<in;w o •g)ì<iiiHM ,
il ber latte, tifUnirtra o ^irhnmrs, il vaso da ber latte; b) in
*rnr -+■ onde imitar o jmrhr, calante, come d ir, d'un
grano.
IV. In derivazioni e flessioni nom inali: r) nel di suffis­
so secondario, onde p. e. da ( = ^ -4- tj) n. p r., deri­
vasi per via d’^mnr (v. suff. sec.) '« m iiw , discendente di C.;
non però dopo maestro, onde p. e.
(v. su IT. sec.), fa w^rnwfaTbT, che torna a prò del maestro;
2) ad arbitrio in patronim ici derivati p er via del sufF. ts
FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 47
(v. sufi', sec.), onde p. e. da (= H- ^nra, v. §. 70),
n. pr., derivasi per via d’^r od discendente
di R.; 3) nel ^ finale di temi quando vien seguito da suf­
fisso formativo del fem m inino, ovvero da desinenze, come
pure nel 3 di queste: a) di necessità se il membro finale
del composto è m onosillabo ovvero contiene una delle cin ­
que gutturali (v. §. 1 , c), onde p. e. desideroso
del cielo, -+- § fa (tema fem m .), -4- 'sn ^rarrftnrrt
(strum. sing.), , vergine rimaritata, -+-
(gen. plur.); b) ad arbitrio altrim enti, onde p. e. mwrftPT,
seminatore di fagiuoli, -4- f fa nTnvì PqTrri o "ftnff (tema fem-
m in.), -f- ■srr HTwrfwT 0 "finn, m wra, seminagione di f , con
sostituire alla sua finale fa «Trapunti o °^r (strum . sing.).
Eccezioni, ^ serbasi inalterato in giorno, rpm, gio­
vane, trai, cotto, maturo, onde p. e. <ftvi£Ì (tema femm. di
gH -*- W *)? (strum. sing. di Tmifa (str.
sing. di ti -I- irai).
V . Dopo (da fnrrj, ttct, iifr, tt, solo però quando
queste voci si trovano adoperate, anche in derivazioni, co­
me prefissi verbali, onde p. e. to h h f (da ir -+- amare),
amante, ma m rrw (com posto possessivo di tt 3 T° ), eia cui
son partiti (tt = Timr) i condottieri (vrnr=if da Tft' condurre).
Questa m utazione ha luogo: 1) in tt iniziale di radici e
loro derivati, onde p. e. fcròqfrf (da frpFr — f—"sfì", v. §. 7 8 ),
MÙ'i'j'iPfr (da TTfr -+- 3 ^), mynfri (da tt 4 *pr), mjifrf (da ti ■+■
- -

3 w), inchino riverenziale-, ad arbitrio in , offendere, ffrw,


baciare, f ^ , biasimare; non mai in uccidere, -*z, dan­
zare, , gioire, danzare, e, secondo alcuni, vrt , mug-
gire, ^TPzr, chiedere, e condurre; e in ttst, perire, solo
quando 3T non si altera o nelle sue m utazioni non coinci­
de con ir (v. § § . 45, 46), onde p. e. Tnn^frf, ma tptft ( =
ti -+- ^T5i ■+■ v. §. 4 5 , 1 , «); 2) in respirare, anche se
3 sia finale (contro il §. \ i , c ), purché tra ^ e ^ non si
frapponga più d’una lettera, onde p. e. ttt fili fa ( = n - f - ^ r f t r -
fìr), Tm!TN (vocativo); e in ambe le nasali (contro il §. l\ i , c )
48 MUTAZIONI EUFONICHE

nelle forme raddoppiative, onde p. e. Trrfww ( = u -+■


3 p. sing. dell’aor. del caus.); 3) in . uccidere, non pe­
rò, anche contro I, quando ^ passa in u, onde p. e.:
ma imf^; 'JitUim , ma (acc. e strum. sing. di , In ­
dro ); non però in nom e di villaggio, e perciò an­
che contro I; ad arbitrio se ^ è imm ediatam ente seguilo
da i; o onde p. e. o ttétp*i, o 4) n e’
caratteri coniugativi ( g ^ cl. 5, cl. 9 ) delle radici
f%, andare, »rt, distrurre, onde p. e. pffriìfa, w tm fw ; 5)
in ^rrftr desinenza della 1 p. sing. dell’im perativo, onde p.
c. uurftT (da xt -+- ut ■+■ ■^rrPR'): 6) ne’ suffissi primari
•storta, ^ (se im m ediatam ente preceduto da vocale),
e jtft, onde p. e. (tramonto, cf. b), TiUTftr ( = ti -+-
UT -+- ^rftr), TTUrwtu, hutTtoh (acc. sing. di ttut^h cf. IV ),
TT^kr (ma p. e. uuttt; non però in Tua, ma ftrfw , da -ftir H-
cf. §§. 32, eccez. 3; j\ i , c ), tthuuw; a) ad arbi­
trio nelle radici com inciam i per consonante e aventi per
penultim a lettera una vocale, che non sia ^ od ^rr, come
pure n e’ derivati da causali, da verbi della cl. 10 , o dagli
analoghi denom inativi in onde p. e. irerfrTO o h<+ÌU'H (da
^ ) umugrìu 0 uuTm lu (da urfu caus. di ut); b) non mai
in radici com inciam i per consonante o per ^ od^ n , la cui
penultim a lettera sia una nasale, nè in òfw, amare, w r ,
parlare, ira, andare, ^ (cl. 9 ), purificare, tutu, ingrassare
n., «t, splendere, essere, diventare, ù u , tremare, onde
p. e. ttu^t (da jtjfJ u%tR, iròuvflu (da ^ ) , nè, anche con­
tro I, in ^PtTCUH, nom e di paese, nè mai in n^T, onde p. e.
uftrnHTì 7) n el prefisso fa: a) di necessità dinanzi alle ra­
dici parlare, f%, raccogliere, <rr; dare, fìf?, ungere, t ,
difendere, tagliare, , fu g g ire , vt, porre, bere, 7^ ,
gridare, w , cadere, u^, andare, ^rr, mangiare, ht, misura­
re, cambiare, ut, andare, v v , seminare, u ? , portare, ut,
soffiare, sm , tranquillarsi, « ì, distrurre, uccidere, e-
ziandio se tra fa e la radice si frapponga l’aum enlo od il
prefisso ^tt, onde p. e. (da rn»), ufann^ (le-
FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 4 ‘J
ma nominale derivato da t u - f% >n); b) ad arb itrio d i­
nanzi all’altre radici, onde p. e. ufiinMfir o wNwfw, (dtf
cuocere ); c) non però dinanzi alle cóm incianti da òfr o w
o term inanti in t*; onde p. e. p(VetiAfa (da f,/a r e ) ,
(da , mangiare), HrHfiHPg (da ftR , pestare).
§. 7 '!. Le dentali g-, ■%, vr seguite da ^ si assimilano del
lutto a questa semivocale; e a ^ nato da si sovrappone
il segno dell’anunasica (*, v. §. 1 i, Z>); onde p. e. riwnvr con
ciìohi rt fa r i i =Tti ri, da questo mondo, "3? -4- "sr^fgw,
eretto , w m con ^rrfw wripTTfirT, recide le ali.
§. 72. La nasale labiale h :
I. D inanzi a x, ? passa in anusvara (*■ v. §. i i,
a), onde p. e. fa i w , ira, ?r^, quello (acc.), con
fa ìt q- suono, con tt q • eunuco, con
jf ftr^ r, q. leone, con fv n H , q. cigno.
Eccezione. N el composto « y R (= wr -+- Tnr ), monarca
universale, w si m antiene inalterato.
II. Dinanzi a tj, t* può passare in anusvara (4) od as­
similarsi del tu tto colla seguente semivocale; e in questo
caso all’assimilata nasale si sovrappone il segno dell’anu-
nasica (* , v. §. i r, £); onde p. e. -t- fa o ;rcq<i{,
domatore, -+- to t t o v f r tt , anno, H- o w n i,
colloquio.
III. Dinanzi a qualunque ak ra consonante cambiasi in
anusvara (*), ovvero nella nasale della classe a cui ap p ar­
tenga la consonante seguente (v. §. ì, c), onde p. e.
quello, con fa ìt o rf£i<*n , q. cornacchia, con
khjt o nfeyH ? </• uovo, con w t tt \ m o rr^mn , q.
dovere, con ì?r*t o , q. schiuma, con
o frwnTTTT , q. mese.
IV. Infine dinanzi all’aspirazione ^ im m ediatam ente se­
guita da ^r, ir, *r, <£, «t può cambiarsi (come fa dinanzi a ^
secondo I ) in anusvara (* v. §. 1 1 , a), ovvero assimilarsi
del lutto (dinanzi alle semivocali col segno dell’anunasica
Gramm. sanscrita. \
50 MUTAZIONI EUFONICHE

secondo II) colla lettera che vien dopo onde p. c. ,


che? con ruba, vacilla , , ieri, ^ i q-qfir, ra l­
legra, j$ fn , tituba, può far dinanzi a tu tti in d istin tam en ­
te ftt e cosi f^f gìt, ecc.j ovvero farrjrìt, f* wra ,
Ptn^SCTi^MPri , r^csfH-
§. 7 5 - La semivocale t dinanzi a sonore (v. §. 1 7 ) si
m antiene in alterata, onde p. e. , dentro, -+- ira, an­
dato, fa ^PtnTiT, internatosi; j? tt, di nuovo, con man­
gia, fa gvrrftr, con ^Tfìr, d à, tp r^ ifr» ; n k , la v o c e , con
*nfìr, va, irtòrfa; t o , q u a ttro ,- 1- vt (v. stilf. sec.) ^npfr, in
quattro parti 0 guise.
Eccezione, x dinanzi a x, in analogia del §. 44> eccez., ca­
de e la vocale antecedente, se è breve, si allunga, onde p.
e. Tpr^ e w r . , quattro volte, con ttjtt, si diletta, fanno ipn
<*lfi , ^ ^
§. 74. Dinanzi a sorde t è trattata come la sua co rri­
spondente sorda, vale a dire come (v. §§. *7>75-77). E
perciò :
I. Dinanzi a gutturale o labiale (òf ti t«') passa in vi-
sarga ( : ovvero x, v. §§. 1 3, d\ ^5 ), onde p. e. iprc con
qnznrfrr, racconta, fa ipr. ó tw ìt, con ■gwfcT, fiorisce, ipr:
^5^? 4> ■+■ 5o, 54; ovvero
cir^nifcT; ecc.
Eccezioni. 1 ) Nelle voci ^x, g io rn o , irfr , discorso, e
, timone, -+- xrfìr, signore, x può serbarsi inalterata, onde
ovvero, secondo la regola, *fhirfiT,
v:Tjfìr. 2) In diventa ti conforme al §. ^5, eccez. II:
a ) di necessità in derivazioni o in composizione, onde p. e.
4, H- tt«j, via, fa ’qvjrq'q, crocicchio; b) ad arb itrio , se
è avverbio (quattro volte), onde p. e. con w àfft,Ja,
può fare 0, secondo la regola, ^rg: «reffir.
II. Dinanzi a palatina, cerebrale o dentale passa nella
sibilante della classe a cui appartiene la consonante se­
guente (v. §. 16, 76), e perciò dinanzi a % -g in 31, a z, z
in a tt, ^ in onde p. e. Tpre con raccoglie, fa
FRA VOCABOLO E VOCABOLO ECC. 61

gHDaRÌfìr, con rfaifrf, cammina, ^ptófrfFT, con .nrfcT, passa,


jriw ifff: i r k , voce, -+- m (v. sulF. sec.) loquela'.
Eccezione. i ) t dinanzi a ttim m ediatam ente seguito da w
passa in visarga, onde p. e. Tprt con rtrcfff, striscia, fa tpr:
T^rrfÌT; 2) in -t-vj (v. suff. sec.) non si altera (cf. §. 44)?
onde ^ j q , quarto ; -+ - suffisso com inciante da cT, passa in tj
(v. §. 75, eccez. II), onde p. e. -+- iru (v. sull.' sec.) (v.
§. 38), quadripartito.
III. Dinanzi a 31, *t, w può passare in visarga ovvero as­
sim ilarsi del tutto colla seguente sibilante (v. §. 77), onde
p. e. ijvr con , giace, fa y?r: ^ o mhsjm , coti sei,
^ o con ^frifìT, dorme, Tpr: « fa fri o MHWfqfrf.
Osservazione. Se la sibilante iniziale viene im m ediata­
m ente seguita da lettera sorda, * può anche dileguarsi senza
com penso, onde p. e. Tprr: con «jaifa, tocca, può fare tpr:
, o iprw^rfw, o TiprfiT.
§• 7 3 . \ ) * finale dinanzi a gutturale o labiale sorda
( è* **, xr ts) passa in visarga ( ; , v. §. i 3 , d), onde p. c.
Ycfnff , il lupo, «sfirn, la scimia, , il topo, jffa , la va c­
ca, con ^TT^fìr, mangia, fanno rispettivam ente jef:
■ssfri: *no , ^70 , aff: ^no 7 con fW w , beve,
fqo , fa0 , »¥t: fqo . Se la sorda iniziale non è im m e­
diatam ente seguita da sibilante in cambio di : si può an ­
che porre s (v. §. i3 , d), onde *7T?frf ecc.; ma p. e. con
uccide, w f a , mangia, solo Tpftfìf, j * : Tfrifir.
Eccezioni. I. Non m utano 1 ) i temi finiti in a)
dinanzi al suffisso sg, onde p. e. , petto, -+- òp fa
che ha petto...', U) se non sono indeclinabili, in composizio­
ne con ^r, fa re , «ir , amare, col denom inativo Oòjrrr^T, desi­
derar d i possedere, e coi temi òfar ósufT cfrgi ^ r , tjt?,
TiT^r, onde p. e. , ferro, -+- erra; (da ■£),facente, fi sptw i;,
fabbro fe rra io , -+- -srtft (da «f^), amato, tnr^KPtr, calamita,
-+-Tir?, vaso, vaso di fe r r o ; 2) , sotto, e fjrm ,
capo, -4- tj^ , piede, onde p. e. che è sotto i p ie d i;
3) , adorazione, Tpm , dinanzi, e, ad arbitrio, fìrc* , di
52 M U TAZIO N I EUFONICHE

traverso, a d o p e r a li a m odo di p r e fis s i in c o m p o s iz io n e

(^ T F f an ch e a lt r im e n t i) c o n -m fare, onde p . e. ado­


rato, g u fi» , preposto, o, secon d o la r e g o la , fr o ^ n r ,

nascosto; 4 ) a lc u n i c o m p i s t i e a g g lu tin a m e n ti, c o m e p. e.

w iM ii ( = h th , lume, -+ r , fa cen te ) sole, sp r^ trr (= 3pTH ,


g e n it. d i Tg'Jf , cane, -+ - «fnìr, orecchio), che ha orecchia di
cane, m ^ r fc T '( = ^ rr^ r, g e n it. di m , discorso, - 4- ttS t, si­
gnore), signor del discorso.
Osservaz. a i , b\ 2. Se a lle q u iv i a lle g a le c o m p o s iz io n i

si p r e fig g e un terzo m em bro, * segue la r e g o la , onde p.

e. *n pr, g lo r ia ,- 1- «m , fa ce n te , ch e se co n d o x, b, fa

glorificante, p reced u to da t r jt fa , s e c o n d o la r e g o la ,

3 T :ò fn r , sommamente-glorificante.
II. M u ta n o in u (c f. §. 48 , IH ): x) i tem i n o m in a li

fin iti in sto 0 t h : a) d i n e c e s s it à in c o m p o s iz io n e , p u r c h é ,

s a lv o c h è con ogrmqr ( d e n o m i n a t i v o ) e non s ia n o

p i’e c e d u t i d a a llr o m em b ro com p o n e n te , on d e p. e.

(= x fq q -+ - ò f° ) , un poco di burro liquefatto, ( =

- + - off0 ) , vulnificante, (= Tpp - 4- xfi° ) , premio


del sagrifizio, (= v * p x -H cjr° ), fabbricatore d'archi,
m a TH Trq g : ° F ^ ; b) ad a r b it x -io n e lla s in ta s s i, p u rch é il s e ­

g u e n te v o c a b o lo fa c c ia c o n e ssi p a r te d i u n a m e d e s im a co­

s tr u z io n e , o n d e p. e. 0 o*nctfrr, il burro f a ,
V jjw n r fìr o v j : T n rfir, Varco cade; 3) le voci , palese­
mente, jn s r , male, fa r r , fu o r i, giù , senza, T rn p r, palesemen­
te, m , f u o r i, onde p. e. con ^n r, fa tto , fa n n o ^ n fr ^ ^ u T ,

manifestato, g r a ffi, malfatto , spezzalo, mani­


festa to , , escluso; 3) ad a r b it r io g li avverbi ,

due volte, f ^ , tre volte, onde p. e . fg M iC lffl o fg: w à fir ,

due volte f a ; 4) H- onde pedata di vacca.


§• 7 6 . 2 ) d in a n z i a ^ -3 p assa in 31; d in a n z i a z z in

. 11; e d i n a n z i a tt ■sj n o n si m u t a ; onde p . e. ttv r? -+ - fa

d i d e l caduto; con ^ N trt <*h «1 <* , facciam o


un commento; con la pecora abban­
dona; domani, - l - tt»t ( v . s u IT. s e c . ) crastino.
FRA VO C A B O LO E VOCABOLO ECC. 53

Eccezioni, i ) Dinanzi a tt im m ediatam ente seguito da w


passa in visarga, onde p. e. «inr con fa ^ - che
elsa? 2) D inanzi a w, preceduto im m ediatam ente da ^
od 7 cam b iasi, in analogia del §. ^8, III, in ^ e .il ir se­
guente passa, in conform ila del §. 38 , in z ‘ a) in temi no­
minali dinanzi a suffisso, onde p. e. * r fw , burro liquefat­
to, -4- ire: (suff. del com parativo) fa sfihft:, nome di uno
de' Vedi., -+- inr (suff. del superlativo) «rgim: b) nel p re ­
fisso frnr dinanzi alla radice se significhi bruciare, scal­
dare una sol volta, onde firen ; ma se b., s. p iù volte, se­
condo la regola, fwwM ■
§• 7 7 - 5 ) Dinanzi a sibilanti (51 tt *r) *r può passare in vi­
sarga ovvei’o assimilarsi del tutto colla sibilante seguente,
onde p. e. con fa ovvero ,
fe c e r o un letto; ijnnti con fa >p: ovvero
il servo, Veunuco; con TrrmrT fa ir?: whijth ovvero ^ron-
■EjTrT, il dio visibilmente.
Osservazione. Dinanzi a *r im m ediatam ente seguito da
lettera sorda (v. §. 17) il * finale può anche fognarsi senza
com penso, onde p. e. Trfìra, il signore, con wnrr, starà,
può fare tifa: wnn, o trfjpFwnn, ovvero T^fir wnn.
§■ 7 8 . \ ) Dinanzi a lettera sonora (v. § . 17) se non è
precedu to im m ediatam ente da od 'sst ( v . § § . 79 -8 1), si
cambia in x , onde p. e. il poeta, con eziandio,
fa ésfdu-ftr, , fu o r i ( = e x ) , e <pfr, male, ■+■ mr, andato,
fanno rispettivam ente fipfra, uscito, <nbr, povero, dei
sopraccigli, con nel mezzo, fa , la nave, con
porta, Ma se la seguente iniziale fosse già es­
sa stessa un t , il t nato da tt si dilegua in conform ità dei
§ § . 44, eccez., 73 , eccez., e così con allungam ento di una
breve antecedente, onde p. e. v*JT (da arco) -+- 7^,
perla, fa perla degli archi, (da colle saet­
te) con allontana, ^rrfg.
Eccezioni. Dinanzi a smUìssì com incianti p er jt o n
passa, in analogia del §. 4$, III, in n , onde p. e. ,
h\ M U TAZIO N I EU FON ICH E

ra g g io , età, -t- *rsr, fanno rispettivam ente ,


raggioso, ^rTynTT , attempalo.
§• 79 . 3) Qnale: i) dinanzi a consonanti sonore passa
in 2) passavi ancora dinanzi ad ma con elisione di
questa vocale conform em ente al §. 60, 1, a; 3 ) dinanzi
a ll’allre vocali e dittonghi
ìJ Iperde del tutto la sibilante e ne
segue l’iato ; onde p. e. wtttt . il cervo, con spaven­
tato, fa , secondo 1, >rftrs, con erra, secondo 2,
con ^irer, siede, secondo 3 , wn ^rèr; rnm, tenebra,
-+- )jh, diventato, secondo 1, w*fhj7t, fa tto tenebra, -4- wer?,
che discaccia, secondo 2, tenebrifugo ; ■ ssrm , fe r r o ,
-t- *nj (v. su ff sec.), secondo 1, fifoni.
E ccez. ed osserv. a ) In temi nominali, dinanzi a suffis­
so com inciante p er m non si altera, onde p. e. ttsth -+-
f^T fa, contro 1, TTJrf^r^, splendido; non però sem pre p res­
so gli epici, onde p. e. cPetf - 4- ^nrN, in cambio del comune
dM'fHif, si trova anche foggiato, secondo 1, in nrfhjTT. b)
, giorno, segue la regola solo dinanzi a x, altrim enti
cambia « in t in analogia del §. 78, onde p. e. -+■
fa giorno e notte, ma con iracfir, v a , ^r^rsfìr;
c ) presso gli epici rimasto d ’tm secondo 3 , fondesi tal­
volta in com posizione eufonica colla seguente vocale, onde
p. e. (da ftrfa secondo il §. 79 , 3 , = tmg,
Rum., v i, 93, 39).

E ccezioni ai §§. 75*79.

§• 8 0 . 6) ed nom inativi sing. masc. dei pronomi


FrT^: 1) mutano w n in solo dinanzi ad conform e al
§. 79, 2, onde p. e. con ■srfar fanno « ì * *nft « f% ; 2)
fuor di questo caso perdon del tutto la sibilante non solo
dinanzi all’altre vocali e ai dittonghi secondo il §. 79, 3 ,
• ma (se non son preceduti da ^ od privativo, ovvero
non pigliano il suff. sec. « » ) anche, contro i § § . 7 5 -7 9 ,
dinanzi alle consonanti così sorde come sonore, onde p.
e. con siede, fanno, secondo il §. 79, 3 , «
r iu VO C A B O LO E VOCABOLO, ECC. OD

Tirò, con ’TTìn, ber il , contro il §. ^ 5 , w imn, mm, con


irrfìr, va, contro il §. 79, r, * infa, ini TTtfa, ina rego la r­
mente, collNs, privativo, ^ra: m fa, mfa, iTTfa,
infa, col sull', *jc?r, infa, mfa, w r ^nfa, ^'irasì
Trrfìr. Si avverta ancora che l ’^r di ^ così nato da *nr può
per ragion di m etro fon d ersi, contro il §. 79 , 3^ in co n ­
formità del §. 5 8 , colla seguente vocale, onde p. e. ÌPrj'w
(— * ^ N, n. pr-, v. §. 58 ), fhi* ( = w , v. §. 58 ),
I t w t (= * w t W t , il gagliardo, v. §. 58 ).
§. 8 1 . 7 ) ,sn* finale, come pure t n ifa , >rfa (vocat.
irregolari di ^nmrr, colpevole, venerabile, KTfr, si­
gnore ), dinanzi a lettere sonore perdon del tutto il loro *i
e dinanzi a vocale danno inoltre luogo all’iato, onde p. e.
Tprre, ifig liu o li, con ^ t r t , mangiano, e 5 f W , generatisi,
fi» w ^ f a r , ?rrw ; con qui, e tht, sagrifica,
fa ^niì ^niì *1*1.
Osservazione. Quanto a ll’iato la regola non è sempre
dagli epici osservata, onde p. e. 5 0 ^ (secondo il §. 57,
da WTT = w w , g li dei, , Vambrosia, Barn., vi,
7 9 > 27 )•
§• 8 2 . Il cam biam ento della sibilante dentale nella
cerebrale 11, in analogia del §. 4 8 , H I , ha pur luogo nel
mem bro posteriore di alcune com posizioni, in forza, il più
delle volte, di un precedente,/ od u; e ciò segnatam ente:
I. |) Dopo i prefissi ^fw, -^«t , ^rfa, f a , fin i, Tifa
Tifìr e fa: a) nella sillaba radicale di w (tran n e il fut. 2 .0,
il condizionale e il desiderativo), spremere il sugo della
pianta s o m a (asclepiade acida), t j , eccitare, *ft, distrurre ,
celebrare, *r*r, stupire, e (anche se in terven ga il ra d ­
doppiam ento) *?n, stare, e, p u r dopo il prefisso
(tranne il participio passato del passivo dopo fa e Tifa e ,
in genere, l’aoristo 3 ° ) , ferm are; in tutte poi (ma ad a r­
bitrio in dopo f a , Tift;, fa) quand’anche tra la radice e
il prefisso si frapponga l’aumento; onde p. e. preceduta
da •srfa, fa alla 3 . p. sing. del presente, d e lfin i-
66 M U T A ZIO N I EUFONICHE

perf. ^«retrT (v. §• 38 ), ma in quest’ultim o caso, dopo fa ,


**rirnr o iw n i•; irwt ( 3 . p. sing. del perf. di ?sn), dopo fir,
faìrirr; m **, dopo ( 3 . p. sing. pres.), (3 .
p. sing. perf.), ma wnro^riT ( 3 . p. sing. aor. 3 .° ), e, dopo
fir, nel participio pass.-del passivo forerai ; b) così nella sil­
laba raddoppiata, come nella radicale, di tt5T, attaccarsi,
(non però nel n radicale del perf. raddoppiato, nè, in
genere, dopo jrfjr), sedere, fin* (non n e ll’ intensivo), asper­
gere, fin i, regnare, ecc. (non però in senso di andare, nè,
generalm ente, n ell’intensivo i.° ) , (non nel?» radicale
del perf. radd.), abbracciare, e nel verbo denom inativo
condurre un esercito, e in tutte poi (ma ad arbitrio
in dopo fir, Trft, fa) p ur, come in a, non ostante la
frapposizione dell’aum ento, onde p. e. fir -+- finsi fa alla 3 .
p. sing. del pres. PhmvO, dell’im perf. , del perf. firfafo,
ma fa -+- fin i, in senso d 'andare, fairvfìr ecc.; tjft ^rsr
alla 3 . pers. sing. dell’ im perf. ovvero ttWjTH, del
perf. Trfbrer%; C) e anche dopo il prefissale tttjb (che se­
condo il § . 77 diventa ttt^:) nella rad. -gir, essere, sem-
p rechè questa perda il suo e la sibilante venga ad es­
sere im m ediatam ente seguita da vocale (tranne la 2. pers.
sing.) o dalla sem ivocale n , onde p. e. fir -+- *rfar fa fmrfar
( 3 . p. plur. pres.), ma H-. firem ( 3 . p. duale), TTtjTO
wrnr ( 3 . p. sing. del potenz.), ma h v urjrsrw, e fa
H- *rfa% (2. p. sing. del pres.). 2 ) Dopo fir Tifi; fa
n elle radici (quando però non passi insieme con una
dentale seguente in conform e ai § § . 26, e c c e z 49,
eccez. 3 ), sostenere, ftr^, cucire, e onorare, onde p.
e. fir -t- fa finr?w, ma -t- finftrr, Tifi; -4- v N f a Trfi-
Mlmfd, fir -+■ ìnnr fir^ # ; anche nella sillaba raddoppiata,
onde p. e. Tjfi-4-firòcr (da fin i, secondo il §. 48, III, a) fa
iA M m ; e, se ha luogo l’aum ento, di necessità in jfa , ad ar­
bitrio n e ll’altre due, onde p. e. fir -+- srà mrf fa arò't ja, f a - l-
ami«iri ovvero «iuDuh . 5 ) Dopo fa nella radice
puntellare, e, anche dopo ^ni, così co ll’aum ento, come nei
FRA V O C A B O LO E VOCABOLO, ECC. 67

due delle form e raddoppiate, in nel senso di f a r ru­


more mangiando, onde p. e. fa -t- *s>rtfir fa N ^ l f ì r, tnr-f-
*jprfa w ^ n n fa, -+- w t c w ì t , -+- vwrn (v. §.
4 1, c). 4 ) Dopo «pr, fa« (che, secondo il §. 7 7 , passano ri­
spettivam ente in <p fa:), fa e g i n dormire, solo però
quando questa radice mutasi in grr, onde p. e. ma
fa^fafa. 5 ) Dopo fa in nel senso d 'esser versato, onde p. e.
fanrrm: 3TT^g, versato nelle sacre scritture. 6) A d arbitrio:
a) in salire, dopo nfa e fa , onde p. e. ufosK^fa o xrft-
o o non però in
Baralide orientale, nè nel participio fa^s^, che han solo
questa form a; b) in wr??, scorrere, dopo 'srg, w fa, fa , faw ,
nfice fa, solo se il soggetto sia inanim ato, onde p. e. fautori
o frgm, scorre fo lio , ma soltanto ' 4 1 ^ ^ jtw :, g u iz­
za il pesce; c) in v ib ra re , e ^c5, vacillare, dopo fa ,
fa w , fa , onde p. e. fanwfa 0 fapjcfa.
11. In temi nom inali, cioè: 4 ) In composti esprim enti
una sola nozione (cf. §. 7 0 ,1), quando « è seguito da jl,
come p. e. in g^ff (entram bi da ifar)n n . pp., e l ’ul­
timo anche di fru tto ; ad ai’bitrio però in nomi di ste lle ,
onde p. e. nrfrròr o 2 ) In * r g , sorella, dopo fa g,
padre, e my, madre, onde Aratro niijM'*}, e ad arbitrio do­
po i congiuntisi genitivi fa g :, »ng: (da fag*, secondo il
§. 74 , H I), onde p. e. fag:w g o fagt^rg, ma, fuor di congiun­
zion e, solo fag: ^rm; 5 ) In derivati da ^tt, stare, anche
dopo voci finite in a, cioè: a) in w dopo ^ ffa, ^n?,
f, fa , f^fa, fa, g % , n, *r%, (che, secon­
do il 77, oss., perde «), 313?, ^tgr, tr^t, onde p. e.
ire (solo in senso di che va innanzi), ecc. (v. §. 38 );
b) in ^ 5 dopo ^ -qfa fa srfa , onde p. e. e dopo «Ffa
in n. pr., e suoi derivati, come p. e. in cirrfavfa; c)
in ^zn e ^ dopo onde «àtei, d) in w h dopo
onde «ì^si'h; e) in farg dopo tn$, onde M^fan ; /') in fare
dopo irfa e g fa , onde irfafai:, gfafat; g) in ?g dopo
(c h e , secondo il §. 7 7 , oss., perde *), e g , onde
58 M U TAZIO N I EUFONICHE

w». 4 ) In gw dopo e in anche dopo ìjrnm e rifinir


(che, secondo il §. 7 7 , oss., fognano entram bi il loro *r),
onde p. e. 5 ) ' In *n*r?r e ini dopo
fVpr e ^ e in un e *|ftT ancjie dopo f%, onde p. e. (v.
§• ']'])> e G) N e’ composti # h n w , ^ftaìiTT,
ntfbnm , f%^»r, r t Hut, oftpj^n, , wfìr^T e irfTr-
fun=». 7 ) Finalm ente in °*rr?x (cf. § . /j8, eccez. a III), quan­
do è preceduto da vocale che non sia od ^tt, o da dit­
tongo, ed anche dopo od ^rr, quando il suo ^ va, secon­
do il §. 49, 2, in cerebrale, e, p u r senza q u esto , n ell’acc.
sing. di sregmi ? , onde p. e. wmn? (cognome d’Indro) fa nel
noin. sing. w n w , nello strum . j)lur. gTmi3p*nr; ma p. e.
n ell’acc. sing. gcrargq, m entre Tigmif anche in questo caso
fa

M UTAZIONI DI C O N S O N A N TI IN IZIALI.

§. 8 5 . La palatina g , iniziale così di vocabolo come di


posterior mem bro di com poslo, si raddoppia in «a; (cf. § § .
29; 3 7 , c): 1) di necessità se viene im m ediatam ente prece­
duta da breve vocale ovvero dalla particella proibitiva *tto
da Tir (prefisso o preposizione), onde p. e. ■sn^TT, ombra, dopo
albero, fa rrvt w i r , o albero, Vombra, e, in com posi­
zione, l-o. dell'a.j copri (im perat.), dopo m,
non, fa dopo il prefisso 2) ad arbi­
trio dope altre vocali e dittonghi, onde p. e. malizia,
dopo donna, fa, in com posizione, o , m.
della d.; fg fa r, scindi (im perat.), dopo r ò , o signoi'e, tjW

§• 8 4 . 4 ) L a sibilante palatina 31, non immediatamente


seguita da sorda (v. §. 16), dopo finali sorde e più special-
m ente dopo ^ nata da dentale secondo il §. 6 7 , può ca m ­
biarsi in g , onde p. e. (da tth*, secondo il §. 5 2 , 2),
il discorso, con ^rà, giace, può fare o ^rreirpr: tt?, quel­
lo, e WT^T, quelli (acc.), con ^f^T, avendo udito, possono fa­
re, secondo i § § . 6 7, 68, iT^ h i, ovvero (e
FHA V O C A B O LO E VOCABOLO, ECC. 69

questo è l’ uso più com unem ente seguito), rrn^rr. 2 ) Inol­


tre tra sr nata eia ^ secondo il §. 6 8 , e 51 iniziale, sia che
che questa sibilante si rim anga inalterata conform e al §.
6 8 , sia che essa m utisi in -g secondo il §. 84, i , può inse­
rirsi un onde p.
• e. ì t r\ con ^n^T,
v) oltre a O se-
condo il §. 6 8 , e secondo il §. 84, \ , può anche
fare o, secondo l’uso più comune,
§• 8 a. ? iniziale, preceduta dalle sonore ^ ^ (anche
se nate secondo il §. 63 ) può passar nella loro corrispon­
dente aspirala ( t i v «), onde p. e. «rr^, che dinanzi ad ir
passa, secondo il §. 6 3 , in «ttjj, con può fare
o grmrfw, il discorso rapisce ,• cT^ con hp.^cìh o ,
quell'aratro.

A IT E R A ZIO N I E PERDITA D E L I .’ a C C E N TO (v . §. 14).

§. 8 G. \ ) In vocabolo accentalo, sia isolalo, sia iniziale


di sentenza o d’emistichio ( peida), le sillabe che ne p re -
cedon l’acuto o l’indipendente circonflesso, hanno tutte il
più grave. F u o r di tali casi questo si rim an solo nella sillaba
che trovasi im m ediatam ente dinanzi all’acuto o al circon ­
flesso e l’ altra o l’altre precedenti dipendono dalla finale
del vocabolo anteriore; la quale se è accentata d’acuto, la
seguente iniziale piglia il circonflesso e l’allre il grave; se
di circonflesso o di g ra v e , le seguenti diventan gravi.
2 ) U na sillaba finale originalm ente fornita di grave o di
subordinato circonflesso, vale a dire di quel che viene im ­
mediatam ente dopo l’acuto, e seguita da sillaba fornita d ’a­
cuto o di circonflesso indipendente, mutasi in più grave.
§• 8 7 . i ) Se una finale accentata d’acuto fondesi, se­
condo i §§. 5 7 , 5 8 , con una seguente vocale accentata di
circonflesso secondo il precedente §., ovvero di più grave,
la formatasene vocale o dittongo può avere ad arbitrio l’a­
cuto o il circonflesso; ma solo qu est’ ultim o, se la vocale
o il dittongo sono nati conforme ai §§. 59, 60, 1, a. 2)
L ’aculo, fuso col Panilo ovvero col circonflesso indipen-
60 M U T A ZIO N I EUFONICHE

dente o con finale originalm ente fornita di grave, prende


l’acuto. 5)- Il circonflesso indipendente fuso col circon-
llesso indipendente o subordinato, ovvero col grave o più
grave, rim an circonflesso. ,4) ^ od ^rc, nato da dittongo ri­
solto o privato del secondo elem ento conform e al § . 6o,
conserva l’accento di esso dittongo.
§. 88. F u o r del principio di sentenza o d’em istichio, il
vocativo e il verbo finito, dove non soggiacciono al § . 86,
perdono il loro accento originale (acuto o circonflesso in ­
dipendente); non però il verbo, se preceduto da altro ver­
bo finito, da solo vocativi, dai pronom i ^ e fcsfg? o loro
derivati, e da parecchie altre voci e p articelle che d ’esso
verbo facciano particolarm ente risaltare il significato.
FARTE SECONDI.

FLESSIONI.
PARTE SECONDA.

FLESSIONI.

D E L L E R A D I C I E DE I P R E F I S S I.

§ . 8 9 . I. TI sistema gram m aticale della lingua sanscrita


posa sopra un complesso di forme fondam entali dai gram ­
matici indiani chiam ate (sostanze elem entari) e ra­
dici dagli E u ro p e i, le quali form e sono non solo, come
dire, il nòcciolo de’ verbi, ma eziandio il fondamento della
massima parte de’ temi nominali 4. Queste così dette ra­
d ici, il più m onosillabe, disaminate attentam ente dal lato
genetico della lingua si riconoscono essere la maggior parte
form e com poste o derivate e riducibili quindi a stato più
sem plice ed elem entare, onde, più presto che di radici, loro
si con verrebbe il nome di form e fondam entali. Noi se­
guendo fu so com une le chiam erem o tuttavia radici.
II. L e così fatte radici, tanlo nelle loro derivazioni ver­
bali, quanto nelle nom inali, possono essere precedute da
uno o più preGssi che ne modicano va riam en te, ma solo
intrinsecam ente il significato. Questi prefissi sono:
^rfir, sopra, al d i sopra, di là, fu o r i, via, onde p. e.
-+- '3^ (andare), passare, trasgredire.
sopra, al d i sopra, su, onde p. e. (cre­
scere), salire.
■srg, dopo, dietro, onde p. e. ^ -h ira (andare), seguire.

( 0 Q u e s t e r a d i c i s o n o p r i n c i p a l m e n t e d a v e d e r e n e l l ’e g r e g i a o p e r a d e l
A V e s t e r g a a r d i n t i t o l a t a : Radices linguae sanscritac, Bonnae ad Rlienum,
i 8 4 i , in*8°.
64 DEI PREFISSI

^P*rT, f r a , dentro, in mezzo, onde p. e. -4-*T^ (an­


dare), penetrare.
■sto, da, via, onde p. e. ^ni + *n (andare), partire.
•stfa, presso, sopra, onde p. e. -4- xn (porre), coprire,
a , verso, onde p. e. ^rfa -4- ip? (andare), visitare,
assaltare.
via, da, abbasso, già, onde p. e. -I- (passare),
discendere.
■sn, a, verso, a questa parte, verso q. p ., onde p. e. ^rf
-4- tir , (andare), andare a, venire.
s u , fu o r i, onde p. e. 3^-4-Tn (andare), sorgere,
-+- (andare), spuntare.
-jtj, a, verso, insù, sopra, onde p e. T q - 4-*ra (andare),
andare a, avvicinarsi.
■fa, giù , abbasso, onde p. e. f a -4- vt (porre), doporre.
f a * (fa*;, fa s i, finr, fa :, secondo i §§. ^5 , 11, 2; 7 6 -7 8 ),
giù , fu o r i, via, onde p. e. fa * -+-*m (andare), uscire.
riTcr, da lato, indietro, via, in là, onde p. e t o -+- ^ (an~
dare), ritornare.
TTft, intorno, affatto, mollo, Tifa -4- vt (por're), circondare.
V, innanzi, avanti, onde p. e. (andare), proce­
dere.
pfa, da capo, verso, contro, onde p. e. ufa-4-JT^ (anda­
re), tornare.
fa , da, v ia , lungi, senza, dis-, onde p. e. f a - j - ^ r (con­
giungere), disgiungere.
co n , insieme, onde p. e. ^ ^ (andare), radu­
narsi.
Osservazioni. 1) I bisillabi hanno l’accento sulla prim a,
eccetto e che l ’han su ll’ultim a. 2) T a lv o lta , per
aferesi, ìsfa presso gli epici, ^tfa, fognano l’iniziale, onde
fa , fa, 3 ) D inanzi ad ^nr, andare, il * di ptt, u e, ad
arbitrio, fa^ (da f a ^ , secondo il §. 78) passa in ^ (ef. §-44?
0 « .), onde 5TT^ e fattr 0 fa ^ ir. 4 ) Dopo cade *
di -^ut,ferm are, un, stare, ogni volta che tal sibilante si tro-
DEI P R E F IS S I. 60

vi in contatto immediato col prefisso, onde p. e.


fa TrW T, sorgerà, ma -+- wwt (peri', radd.) sorse (cf.
§ . 4 8 , 11, 3 ). 5 ) In certi sign ificati, pigliando dinanzi a se
1111 jt, passano: a) f , . fa r e, in t j, dopo -jn, compiere un d i­
scorso, trasformare, ornare, radunare, dopo Tjfr e" jtjt c o ­
gli ultim i due sensi e dopo anche con quelli di appa­
recchiare, consagrar con cerimonie; b) versare, in
dopo sto, sotterrar le proprie f e c c e (detto di quadrupedi e
d’uccelli), dopo -gntr, recidere, offendere, uccidere, dopo trnr,
coi due ultim i sensi; c ) imr, battere, urtare, in do­
po h , se l’azione viene effettuata da un toro. T u tte e tre
queste radici si flettono in tali casi come se avessero r i­
spettivam ente l ’organica forma di ^1, sm t e il loro w
passa in tt in analogia dei §§. 4 8 ,111, a ; 82, I, 1, onde p.
e. l’ intensivo di preceduto da f i v%rgfhm, ^rfr -+-
. 6) U n ’analoga inserzio­
ne di r ha p u r luogo in alcuni temi nom inali, onde p. e.
sh tfh (da ^ ) , escremento.
§. 9 0 . Sono inoltre da porre nel novero dei prefissi
(secondo i §§. 7 5 , II, 2; 76 -78 , 5^, »ni, 531), male, difficil­
mente, 3 , bene, molto, privativo (dinanzi a vocali 0 dit­
tonghi ’str), frequentissim i dinanzi a temi nominali e non
del tutto inusali anche dinanzi a verbo fin ito, come p. e.
in jpjrftr (da + ^ r , Ram. iv, 2, 20), ( da g
•*mr, Pancat. 1, si. 20 5 ), (d a M B h. x m ,
7 5 i).
Osservaz. Dinanzi ad andare , t di (da secon-
do il §. 78) può passare in (cf. §§. 4 4 ? oss-> 89, oss. 3 ),
onde OtTTT\i o Ot ov tt.
\

§. 9 1 . Usansi ancora a modo di prefisso p rin cip al­


m ente:
I. a ) e tti^ , palese, con {essere), esser palese,
con y (J ave) i f P-> con ‘Jv {diventare), cl. p ., onde
*13*» (v- §• 7 8); (v. §. 7 5 , ecc. II, 2), *13*
Gramtn. sanscrita. b
G6 t>Ki PKEFissr.
(v. §. 78 )\b) con f (fa re) abbastanza (onde ^ 3-, v.
§ . 72 ,111), adornare, , adorazione, (onde v. §. 7D,
I, 3, adorare), *nr , accogliere, trattar bene)-, c) fn ^ r,
di là , segretamente, con f (onde fìn^|r o fìrr.^, v. §. 7 5 ,
I, 3, nascondersi, vincer è , svillaneggiare), con *rc, porre,
e >?, diventare (onde fwrtvT, firrty, sparire); d )-é w * ( sotto)
p rincipalm ente con 3, t r , ttt, andare, onde sswifH,
(v. §. 72, II, III), tramontare ; e) jtfjt (avanti,) con
^ e v T , onde vtfar (v. § § . 7 0 , 1, 3 ; 79 , 1), preporre;
f ) w con vr, onde vcgi (v. §. 6 3 ), credere.
II. 1) Dinanzi alle radici w (essere), f (fare), ^ (d iven ­
tare) qualunque tema nominale (compresi gl'indeclinabili)
in senso di esser quello, f a r diventar quello, diventar quello,
che viene espresso da esso tema. In cosiffatta prefissione:
a) ed ?rr finali di tema mutansi in ^ ed ■ ? si allungano,
passa in tit, onde p. e. 3T3i, bianco, TSjfa, puro, w?, molle, JTTrjj
madre, con f fanno f a r diventar bianco, pu­
rificare, mollificare, f a r diventar madre; b) tt
finale cade secondo il §. 56 , 2, e così v. g. re,
fo r te , passati prim a in e ^ 5 , mutansi poi, secondo a,
in trwt e tstc5% onde p. e. Tnrbj, diventar re, ^ r h j , diventar
fo r te . In questa medesima conformità gettano alcuni temi
un « finale, onde p.. e. , ferita, con y & va ­
nificare. A vvertansi nel resto i §§. 57 e segg. 2) Dinanzi
a f a r e , prefiggonsi ancor variam ente altre voci, tra cui
parecchi temi in ^ allunganti questa vocale.
§. 9 2 - Se al verbo finito (tranne il fut. i.° ) va innanzi
uno de’ prefissi o prefissiform i, di cui ai § § - 8 9 - 9 1 , essi
equivalgono a due vocaboli, e la composizione , propria­
m ente parlando, non ha luogo se non quando esso verbo
finito ritiene il proprio accento conform e al §. 88, nel
qual caso il prefisso perde il suo. Se precedono più p re ­
fissi ad un tem po, essi com pongonsi col verbo, e dove
questo venga a disaccentarsi secondo il §. 88, l’accento è
ritenuto .solamente dal prefisso che precede immediata-
D ECLINAZION E DEL N OM E. t»/

mcuLe; ma se il verbo conserva l'accen to, tu lli i jirelìssi


perdono il loro. Nella scrittura, seguendo 1 uso più-com ii­
ne, noi congiungiam sem pre il prefisso col verb o , come
se ognora facessero efièltivam ente composizione.

---- C'XSSS*-*’----

DECLINAZIONE DEL NOME.

t e m a n o m in a l e .

§. 9 3 . Dicesi tema di un nome la parte che d’esso no­


me rim ane, non solo privata delle sue d esin en ze, ma e-
ziandio sottratta, quanto alle finali, ad ogni influenza e u ­
fonica e restituita quindi nella sua forma organica ed as­
soluta. E così p. e. tjTO (dalla rad. ^ r , parlare) è tema di
nome significante discorso che, verbigrazia, al sing. nom.
fa th è, acc. ^ t^ t, plur. strum. . Q uesta forma asso­
luta del tema è quella, sotto cui il nome trovasi registrato
ne’ lessici e sotto cui, salve le m odificazioni eufon iche, si
presenta il più delle v o lle come non ultim o mem bro di com ­
posto. A lcun e sorta di temi si distinguono in forti, deboli
e debolissimi per un’ interna modificazione a cui van sog­
getti nella declinazioue (v. §. 99). I gram m atici indiani
ne danno generalm ente la debole per l’assoluta, come quella
sotto cui silfalti nomi si presentano ancora com unem ente
quali m em bri 11011 finali di com posizione; ma la critica fi­
lologica degli E uropei, e specialm ente la gram m atica com ­
parata lian pienam ente chiarito come la forma forte sia nel
più dei casi la prim itiva. E sotto questa perciò recasi ora
la maggior parte di tali nomi in alcune delle più recenti
opere de’ sanscritisti europei.
68

G E N E R E«-

§. 9 4 . Il nome sanscrito distingue i tre generi: m a s c o ­


l i n o , f e m m i n i n o e n è u t r o ., Questi generi sono p rin ­
cipalm ente determ inati dal significato e possono eziandio
inferirsi dalla desinenza del tema.
I. Secondo il significato sono com unem ente: } ) di ge­
nere m ascolino, oltre i nomi degli esseri viventi (reali o
im m aginari) del sesso m aschile, anche i dinotanti sagrifi-
z i o , an im a, paradiso, tem po, sue divisioni (tranne la not­

te, femrn.), m onte, nuvole, laghi, stagni, a lb e ri, p esi, m i­


sure, spada, saetta, mano, guancia, la b b ro , b raccio , denti,
gola, unghie, petto, g iu n tu re ; 2) di genere fem m inino, ol­
tre ai nomi degli esseri di sesso fem m inile, i dinotanti
plaghe, terra, fium i, a rb u sti, notte (contro i ) , b alen o; 3)
di genere neutro, gli aggettivi e i participi presi in astrat­
to, i nomi dinotanti a r i a , firm am ento, bosco, foglia, fiore,
frutto, sorta di fru tti, cib o , città , a cq u a, ghiaccio, fre d ­
do, caldo, forza, p ugna” p ia ce re , dolore, felicità, infortu­
nio, ricchezza, m etalli, sale, aromi, unguenti odorosi, ca r­
ne, sangue, vista, occhio; 4) di genere masc. e femm. i
nomi d’animali, i patronim ici e i nomi d ’uomini in.quanto
se ne può form ar quello delle donne; £>) di genere masc.
e neutro parecchi nomi, massime di cose inanim ate e dal
tema finito in (v. II, \ , a); 6) di tutti e tre i generi i
nomi d’agente, gli aggettivi così sem plici come com posti,
e i participi.
Eccezioni. F ra le varie eccezioni sono spezialm ente no­
tevoli fir?, n., amico, e n., moglie, m., mo­
glie, usato solo al plurale (v. §. g8, eccez., a), , n., no­
me d ’una specie di giganti.
II. Secondo la desinenza del tema sono: 4 ) fra gli u-
scenti in vocale, i fin iti: a) in •sr, mascolini o n e u tri, e
parecchi, massime se nomi di cose inanim ate, d’entram bi i
GENERE. C !)

generi (v. T, 3 ); h) in f -a, fem m inini, pochissimi masco­


lin i; c ) in ^ mascolini, femminini o neutri, ma in j più
fem m inini, in ^ più mascolini ; d) in se sostantivi,m asc.
o femm., se aggettivi,m asc. e n eu tri; e) in dittonga, pochis­
sim i, mascolini o fem m inini; 2) fra gli uscenti in conso­
n a n te , i term inati: a ) in , m ascolini o n eu tri; b) nei
suflìssi tw , quasi tutti n e u tri; c ) n e ll’ altre conso­
nanti, di vario g e n e re , ma il più fem m inini.
§. Dii. I temi che nella forma non han contrassegno di
g e n e re, manifestai» questo nella declinazione, nella quale
però, p er alcune m aniere di tem i, il'm asco lin o ed il fem ­
minino possono anche non differenziarsi punto.
§. *KJ. Secondo che appare dal §. g 4 , II, il tema neutro
non finisce mai uè in lunga nè in dittongo; il maschile a-
ma le finali b r e v i, il fem m inino le lunghe; il che ha pur
luogo nella trasform azione a cui soggiace un tema mutan­
do genere. Q uindi è che per la form azione del tema neu­
tro le finali lunghe si abb revian o, e i dittonghi passano
nella breve loro fondam entale, cioè in ^r, $ * ^ in
3ì in 7 , onde p. e. da f w m , m. f., onniveggente, fassi
n., da *r?n, m. f., che ha bel cielo, wsj, n. L ’accorcia­
m ento di una lunga finale ha pur luogo, il più delle volte,
nella formazione di un tema maschile da un composto
aggettivo avente per ultim o m em bro un sostantivo fem ­
m inino term inato in vocale lunga, onde p. e. da *t, bello,
-+- wtot, f , moglie, si fa w n j , che ha bella moglie.
§■9 7 . P iù varie sono le guise del form are i temi femmi­
nili, i quali però, per q u ell’amore che s’è detto aver essi
alle finali lunghe (v.§. gG), vengono quasi tutti a term inare
in ^n, $ od -g», ma p rincip alm ente nelle due prime. Qui
appresso toccasi solo generalm ente delle formazioni più
com uni, riserbate più particolari avverten ze p er la parte
che tratta della declinazione delle varie sorta di tem i; on­
de veggansi i § § . i a 3 e segg.
I. I temi in tr formano com unem ente il fem m inino col-
?0 CENERE.

l'allungam ento della finale, onde p. e. da gp, m. n .,splen~


(lido, si fa stot, f , da tttt, m. 11., andato, 7r?n, f. U n tema
finito in ^cs attenua p er lo più il prim o ^ in 3*, onde p. '
e. da TTTJfW, in., cuoco, si fa xm^ssi, f., cuoca.
Eccezioni. Sono tra q u e ste principalm ente notevoli: 1)
il femminino formato per via d’^ sostituito ad m, onde p.
e. da m ., dio, si fa f , d ea , da irta, m., pastore,
pastorella, da m ., tigre, ^mft, f ; 2) in alcuni
temi il nome della moglie derivalo da quel del marito per
m ezzo del suffisso onde p. e. da m., maestro,
si fa (contro il §. /[i, C; cf. §. 7 0 ,I V , 1), fi, mo­
glie d'un ?n., da ^ 5 , in., n.pr., 3^;R ii (v. §. 4 1, c)> f-, mo­
glie d ’I .
II. Formatisi ancora temi fem m inili per mezzo d’^, con
aggiugner questa vocale: j ) al tem a, p er lo più debolis­
simo (v. § § . 93, 99): a) degli aggettivi sem plici e participi
finiti in consonante, onde p. e. da vfq rt, m. n ., r ic c o , si
fa vftrrf, fi, da sraii , m. n., eterno, sroirf, fi, da ^7^, m. n.,
dante, fi, da*nr, m.‘ n., essente, buono, W f, fi; b) dei
composti finiti in ^1^ (cf. §. 5 4 , 3 ), onde p. e. da irra, m.,
anteriore, si fa nr^rf, fi; c) dei nomi finiti in onde p.
e. da m., re, si fa TJsft, fi, regina. 2) al tema dei nomi
d ’agente finiti in ^ (che va, secondo il §. 22, in x), onde
p. e. da ctr|, m. n ., fa tto re, si fa fa ttr ic e ; 3 ) ad arbitrio
a quasi tutti gli aggettivi term inati in 7 (che passa, secon­
do il §. 22, in ci), onde p. e. cTJ, m. n., leggero, e 3 ^ 0
cT^rt, f ; non però se -g- è preceduto da gruppo conson an­
tico, onde p. e. solo ilHB, m. f. n., pallido.
III. A llungano inoltre la lor finale (v. I): 1 ) alcuni temi
in •?, onde p. e. da m ., n.pr., si fa fi; altri ad ar­
b itrio , onde p. e. in j, m. n ., tenue, e inr o ttj;, fi; 2) ad
arbitrio la maggior parte de’ fem m inini term inati in on­
de p. e. ^ f? o ^nrf, fi, serpe, -sfrfq o «intf, fi, scimia, nfito
f., romita, Tifo o fi, potenza.
NUMERO, CASI, ECC. ' I

NUMERO E OASI. '

§. 9 8 . I nomi declinabili della lingua sanscrita hanno:


-f) tre num eri: Singolare, Duale e P lu ra le; 2 ) oLto casi:
N om inativo, V ocativo, A ccu sativo, S tru m en ta le, D ativo,
A blativo, G en itivo e Locativo.
E ccezioni ed osservazione a \. a) Fuor di com posto
hanno soltanto il plurale: -sto , f., acqua , m. (v. §. y/j, I>
eccez.), moglie, vtwt, f-, orzo o riso arrostito, w , m., ru­
ga, w . f ., stagion delle piogge, wht, fi, anno, fasóri, f., sabbia,
bhhw , sost. f ., fiore, b) A lcuni patronim ici e gentilizi for­
mano il plurale non già dal tema derivato che adoperano
p el singolare, ma bensì da quel medesimo dal quale essi
procedono; sicché p. e. « r ò , B rig u id e, patronim ico d eri­
vato da forma il plurale da questo, onde noni.,
i Briguidi.

CASI F O R T I , DEBOLI E D E B O L IS SIM I.

§. 9 9 . L e forme fo rte, debole e debolissima sotto cui


nella declinazione si presentano vari temi nom inali, m as­
sime tra’ finiti in consonante ( v. §. q 3 ), han dato luogo
alla distinzione de’ casi in f o r t i , d e b o l i e d e b o l i s s i m i ,
i) I casi f o r t i sono: Sing. e D uale, Nom. V oc. A cc. m. e f.;
Plur. Noni. V oc. m. e fi, e Nom. V oc. A cc. n. 2) I d e b o l i ;
Sing. Nom. Voc. Acc. n.; i casi con desinenza com inciante
da * (Strum. Dat. Abl. Duale e Plur.), e Loc. P lu r. 3 ) I d e ­
b o l i s s i m i (meno frequenti): Sing. Strum . Dat. A b l. G en.
Loc.; Duale Nom. V oc. Acc. n., G en. L oc.; P lu r. A cc..m .
e f., e G en. Non avendo luogo la debolissima forma, qu e­
sti ultimi casi entrano nel numero dei deboli.

F O R M A Z IO N E DEI C A S I.
§■-100 . Quanto alle mutazioni eufoniche, le quali seguo­
no nella congiunzione del tema colle desinenze, di cui n e’
§§. 102-119, sono principalm ente da avvertire i § § . 2 1-5 5 .
FORMAZIONE DEI CASI.

SINGOLARE.

§. JOI. Sono identici in quésto num ero: i) nel neutro


Nom. A cc., e, salvochè j>ei temi in o di necessità o ad
arbitrio, V oc.; 2) salvochè pei temi in A bl. e G en.

Nominativo.

§. 4 0 2 . I. La desinenza caratteristica del nominativo sin­


golare masc. e femin. è tt , onde p. e. gw, m., splendido,
f r w r , m. e f., onniveggente, ■sfrm, m., scimia, hth, mente,
vt, f. , mente, m. e f., che bee acqua, ■stpt, m ., vento ,
f., vacca, f., donna, f., terra, , m. e f.,
spaziatore, s p a zza trice ,^ , f., nave, fanno in questo caso
st*nr, ósftnr, nfìra',
ȓ* > W ^ N, t w -
If. I neutri finiti in hanno p er desinenza onde p.
c. sp?, n., fa spr^.
III. Non pigliano desinenza: 1) i polisillabi fem m inili
in od f ; 2) i neutri in vocale che non sia 3 ) tutti i
temi finiti in consonante 4: onde p. e. 3WT £> fium a­
na, ■sjrft, n., acqua, »ro, n., miele, wk, n ., fa t t o r e , *r^ir ,
ni., vento, f-, discorso, n ., animo, fanno al 110111.
3J>TT, ^tft, SV, wk, JT^rT , (v. §. 5 2 , 2), *TTTSFr .

( 1 ) N o n è g i à c h e ai t e m i d i g e n e r e m a s c . 0 f e m m . t e r m i n a t i in c o n ­
s o n a n t e n o n d ia s i la d e s i n e n z a *r , p r o p r i a di q u e s t o ca so; m a es si la r i ­
g e t t a n o , in q u a n t o c h e a lla fo n e t i c a s a n s c r i t a r i p u g n a in fin d i v o c a b o l o
n o n s o lo un g r u p p o c o n s o n a n t i c o t e r m i n a l o in « , m a q u a ls ia s i a l t r o c h e
n o n si a u n o d e ’ c o n c e s s i s e c o n d o il §. 53 , e i n s i e m e r a d i c a l e 0 r a p p r e ­
s e n t a n t e di le t t e r e r a d i c a l i ( cf. la n o t a d e l la p a g . 45 ). Q u i n d i è c h e , r i ­
go r o sa m e n te p a rla n d o , così a q u esti n o m in a tiv i c h e r ig e tta n o « , com e
a n c h e a q u elle altre f o r m e , s p e c ia lm en te v e r b a l i , c h e rispin gon o p e r la
st e ssa r a g i o n e un suff isso c o m i n c i a t i l e d a s o r d a , n o n d o v r e b b e e s s e r e a p ­
p l i c a l a la r e s t r i z i o n e p o r ta t a d al §. 5 5 , in quanto che una lettera o rg a ­
n i c a m e n t e s o n o r a p u ò c o n s i d e r a r s i c o m e p a s s a l a in s o r d a a n c h e p e l s o lo
c o n t a t t o d e l l a r ig e t t a t a d e s i n e n z a .
FO RM A ZIO N E DEI C A S I. 7 3

IV . i) II nom inativo di temi finiti in ^ al masc- e al


femm. formasi con sostituire «dia finale, onde p. e. f<nj.
in., padre, *rr$, f-, m adre , fanno ftnrr. *nrr. 2) T temi finiti
in e gettano * e al masc. allungano i n o l t r e * e d
onde p. e. tttFT, m ., re, n., nom e, m. e 11., ric­
co, fanno ttstt, t t r , m., v tr , n.

Vocativo.

§ . <103 . I 1) I nomi term inati in ^ o in consonante ser­


bano la forma del tem a, onde p. e. spr, m. e 11., «r^TT, m.,
WT, f., allegrezza, t t t r , m ., vfjpf, m. e n., fanno anche al
vocativo aro, 5?, vùnr; 2) ma i neutri in ^ pos­
sono eziandio prendere la forme del nom inativo, e così
j). e. ;iim e vfm r, n., fare al voc. anche vt* (v. §. 102,
IV , 2).
II. 1 temi fem m inili in mutano questa vocale in a,
onde p. I e. swt fa
O # O sw.
III. 1) I temi uscenti in ^ ? ^ gunano queste vocali
(v - §• J9 )> on<;le P- c - f-j «i-j vHj f-, ftrf,
m., f., fanno al voc. òfiìr, «w, t r ì , v^>, ftnrr, mrrt. 2) I
neutri però possono anche serbar la form a del tema, on­
de p. e. c?rf, oltre a cir?rc, possono p ur fa­
re ^rfr, w ,
iV . T polisillabi fem m inili in ^ od raccorciano queste
vocali, onde p. e. c ^ fanno «rv.
V . I Lenii finiti in una lunga radicale o in dittongo han­
no com unem ente il vocativo simile al nom inativo, onde
p. e. fV^xn, in. e f., v i , f., f., f., fanno v i* ,
W, Cv- §• I02>!)•
Accusativo.

§ • 104 . I- I nomi maschili o fem m inili term inanti in


w, "gr, e i polisillabi in formano questo caso colla
giunta di jt al tema; e così p. e. jgn, m ., sprr, f., ofrftì, m.,
»rfir, f., vtft, m., sole, *rft, f., in., v r , f., 111., dan-
74 FO RM AZION E DEI C A S I.

zalore, , f., fanno a ll’acc. , sprrn, grfrm. jrfim , w ln -


'TT7 ?. ? ^3 *1’ •

II. I m onosillabi finiti in ^ -gì e i terni term inati in


dittongo o consonante (m1. o f.) pigliano la desinenza ^ r ,
dinanzi a cui passano' ^ ed gì, secondo il §. 2 3 , in ed
^ per via di vriddi (v. §. ig ) in ^nr;, e , in alcuni no­
mi m assimamente di consanguineità, p er via di guna (v.
§. 19), in e i dittonghi t* 5» ’sft secondo il §. 2 5 , in
^nr, onde p. e. f., f., cjr^, m ., f*^, 111.,
t , m. e f., ricchezza, ^ t, f., m., ^rr*?, f., fanno ftppr,
, flRfi 1 , f^TÌR^I j TniH j «TT^j ■
IV . I nomi di genere neutro hanno tutti l’accusativo si­
mile al nom inativo (v. §. 102, II; II I , 2, 3 ).

Strumentale.

§• -10 5 . 1. La desinenza propria dello strum entale è ^n,


dinanzi a cui mutatisi ^ ed 31 ed gì del femm., secondo
il §. 22 , nella corrispondente sem ivocale n e se­
condo il § . 22, in t , e‘ i dittonghi u ^ # ’aV, secondo il
§. 25 , in *nr ^ e ^ ed gì dei m onosillabi fem ­
m in ili, secondo il §. 23 , in ed onde p. e. »rfw, f.,
f-, v i, f-, f-, f-, f-, fa ? , m-, *1?, f-, t , m. e
f., Tft, m. e f., bue o vacca, ift, f., in., £, fanno
in questo caso »mT, w r , f w , v^rr, ^un, ^ n , f w , m?r, tftt,
JI I , HImI, n p i , qfMl.
Osservazioni. P e r cansare l’iato: a) i fem m inili in ^rr p re ­
m ettono alla desinenza la sem ivocale n, dinanzi a cui ac­
corciano la loro finale, onde p. e. swt fa 3JW ; b) i m a­
schili e i n eutri in ^ ed e, ad a rb itrio , i neutri in -55
pongono fra il tema, e la desinenza la nasale ^ (0 tu, secon­
do il §. 4 1 , c ), onde p. e. cfrfTj, m ., ^rrft, n., m., ini, n.
e g r f, n ., fanno crfirm, m f w , vn pn, (0 cK^t).
II. I temi finiti in ì<t formano lo strum entale con porre
tht (o utft, secondo il §. \ \, c) in cam bio della vocale finale,
onde p. e. spr, m. e n., e ’stòf, m ., sole, fanno W R ,
FORMAZIONE DF.I CASI. 76

Dativo.

§. 40 G. t. Il dittongo j? è la desinenza più com une ili


questo caso, onile p. e. f., *ft, in*
f., m ., f-, .f g ? , n .,loto, al dat. fanno fVra, (v.
§. 23 ), MT^r (▼• §• 22)j ^ (v - §• 2 5 )j Jo'’ "
V ed i inoltre ITI, oss. b.
Osservaz. a) I maschili c fem m inili in ^ ed ^ davanti
alla term inazione f gunano la loro finale (v. §. ig ), onde
p. e. -esfir, m., *rfir, f., -sfTV, m., e f., passando in
hit, crnft, vnrì, fanno al dat. cjrrà, *nfa, vnfa, *PT% (v. §. 25 ).
b ) I neutri in ^ 7 e, ad arbitrio, in ^ inseriscono ( o
*rr, secondo il §. /\i, c ) dinanzi ad onde p. e. ^rrfr, *rv,
cjrf fanno o c*M. Vedi inoltre III, oss. b.
II. I temi uscenti in formano il dativo ponendo ’srnr
in cambio della lo r finale; e così p. e. spr, ni. n. fa
III. I fem m inini term inanti in sem plice vocale hanno
p er più comune loro desinenza %, onde p. e. v v fanno
(v. §. 22).
Osservazioni, a) I temi femminili in inseriscono da­
vanti alla desinenza ^ la semivocale v , onde p. e. gmr fa
3T»m>. b) I m onosillabi in ^ ed ^ e i fem m inini in ^ ed
■3-, oltre alla desinenza i» ( v . I; I, oss. a ), possono anche

p rendere 5*, onde p. e. >fl, >£, Hfìr, ^«j, oltre a fv^, g%,
e possono ancora fare fVnJ, (v. § § . 22, 23 ).

A blativo e Genitivo.
\
§ • 4 0 7 . I La desinenza più comune di questi due casi c
che pigliasi: a) dai temi finiti in consonante o ditton­
go, onde p. e. jt^ìt, m., gr*r, f , «pg^, n., t , m. e f., f.,
fanno , VTWX, >x j w , ; b) ad arbitrio dai
monosillabi fem m inili term inanti in f od onde p. e. \rf
e fanno fìnm e (v. §. 23 ), (ovvero, secondo T1I, ftnrm,
^prw) c); dai neutri in ^ 7 e, ad arbitrio, in che tra
7G FORMAZIONE DEI CASI.

queste vocali e la desinenza inseriscono * (o ^ secondo il


§. 4 1 , c), oiule p. e. m fr, e em| fanno W t w , ,
(ovvero, secondo V , °irw*).
II. I temi .finiti in ^ (i. soli che distinguano questi due
casi) pigliano: a) a ll’ablativo la desinenza w , con cui l'^
finale del tema fondesi, secondo il §. 2 1 , 2, a, in w ?r, on­
de p. e. sto, m. n., fa o tth ; b) al genitivo la term inazione
jsj, onde 3TORT.
III. I temi femminili term inanti in sem plice vocale co­
m unem ente prendono la desinenza ^rra, onde p. e. *3%
jrfìr, v g , v i e * fanno Trarre, va rm , nurm, vttth (ovve­
ro, secondo I V , j^Nt, V^fRi), f v w , e gVT* (ovvero, secondo
T, b, f w ,
Osservazione. I temi fem m inili in ?rr dinanzi ad in­
seriscon o, per causare l’ ia to , la sem ivocale tt, onde p. e.
3TOT fa 'STOIiJTH ■
IV . I mascolini e, ad arbitrio, i fem m inini term inanti in
od ■ 3' gunano la finale e pigliano p er desinenza soltanto
la sibilante * , onde p. e. grfv, no., vrv, m., nfìr, f., v g , f.,
fanno ^ tt* , v n ft* , (ovvero, secondo III,
vwt* ).
V . I mascolini, i fem m inini e, ad arbitrio, i neutri in
cambiano, senza più, questa loro finale in onde p. e.
ft^ , m., * 5 , f., n., fanno fogr:, m gr, (ovvero se­
condo T, c, -ójrfirr*).

Locativo.

§. -108 . I. Come n e ’ precedenti due casi (v. §. 107), di


necessità per alcuni e p er altri ad arbitrio, pigliasi la d e ­
sinenza w da temi d’ogni genere (v. §. 107, I), e la ter­
minazione solo da fem m inili (v. §. 107, III), cosi nel
locativo prendesi colle stesse avvertenze da que’ primi (v.
§. 1 0 7 , 1) la desinenza ^ e dai secondi (v. §. 107, III) il fi­
nimento ^ira, onde que’ medesimi temi (v. §. 107, I, III),
FO RM A ZIO N E DEI C A SI. 7 7

fanno in questo caso JT^fìr, w q , ttr, ^rrf^f; fvnr, wf^r


(o f w w , ^prrw), mfrftr, ( ° 'SF^ :’ v - o is' °)> c
hot» , -^arm > jtwft,. ( o , secondo II, v ^ ).
Osservaz. a) I temi finiti in fondono questa vocale
co ll’* in un ir secondo il §. 2 1 , 2, b, onde p. e. ^pr, m. n.,
fa al locativo 3jìr. b) I fem m inili in 3tt inseriscono (còme al
§. 107, III, oss.) dinanzi ad ^tt*( la sem ivocale ti, onde p. e.
3TvrT fa irwnira. c) 1 m aschili, i fem m inili e , ad arbitrio, i
neutri finiti in gunano questa vocale in m (v. §. 19),
onde p. e. fanr, m., irr^r, f . , n., fanno fèndi:, RTHÌt , wàft
(o, secondo I, ■qr^firr).
II. T temi maschili e, ad arbitrio, i fem m inili term inanti
in * od ^ formano il localivo ponendo -srt in cam bio della
loro finale, onde p. e. -ssrftì, rii., m g, in., nfir, f., >TR, f., fan­
no oR-^r, qmt, *nrr, w r (ovvero, secondo I, *ntrR, v^rp).

DUALE.

§. 109 . In questo numero sono sempre identici: 1) N o­


m inativo, V ocativo e Accusativo; 2) Strum entale, Dativo e
A b lativo; 3 ) G enitivo e Locativo.

Nominativo, Vocativo e Accusativo.

§ . H O . I. Pigliano, in questi tre casi, la desinenza :


a) i temi maschili 0 fem m inili term inanti in consonante,
nelle vocali ^ -3; ^ e in dittongo; b) i maschili in ìu; onde
p. e. m., f., f., f., ^ , f., * , £, f ,^ , m .,
jtt^, f., £., 3TH, m., fanno J^rrT, tt^t; w r , fv ft, ^4t, «ft,
HTtftf (entram bi con gunam ento di ■% v. §. 19), -q-rfr,
3pt (v. §. 2 1 , 2, d).
II. I temi maschili e fem m inili in * ed 7 allungano que­
ste vocali, onde p. e. «fffri, m., ufi*, f., m g, m., v g , f., fanno
Hnl, VT ^ .
III. I femminini in ?rr cambiano questa vocale in *», on­
de p. e. 3mT fa spi.
7 8 F O R M A Z IO N E DEI CA SI.

IV . I neutri pigliano tu lli la desinenza onde p. e.


fa
'J'»'! "»'» . , T . r . . .
Osservazioni, a) 1 neutri tinili in ^ ^ pongono tt
(o, secondo il §. 4 1, c, ?rr) Ila il teina e la desinenza, onde
p. e Trft:, *rv, w f , fanno m fW t, b) I neutri
in fondono questa vocale insiem e colla desinenza in un
F secondo il §. 2 1, 2, b, onde p. e. jjk fa srò.

Strumentale, Dativo e Ablativo.

§. 4 4 4 . Questi tre casi non hanno altra desinenza che


wrn^, onde p. e. st>tt, f., m., f., ft^ , in., *ft, 111. e.
f., t , m. e f., jt^ ìt , 111., •qT^T , f., n., ttpht , 11., fanno
3jm *rR, crftwPT, ^{«rm, iftvqm , (v. § . 25 , c),
jT^arm, =rrr«rm, (v. §. 48, I, b), ttpw pt (v. §. 56 , 2).
Osservazione. Dinanzi a wrr* i temi in ^ allungano que­
sta vocale, onde p. e. sm, in. n., fa swtwtr .

Genitivo e Locativo.

§• 4 4 2 . Questi due casi non hanno altra desinenza che


•sfar, onde p. e. wfq, in., jrfff, f., f., vt, f-, ^Tg, rn.,
f-; f-, f-; fa?, m., JTT^, f., ni, ni. e f., £ , ^ , f.,
fanno , jtw ìh , fraìrr , ftnfftr ,

Osservazioni, a) T m ascolini e n eutri in ^ e i fem m inini


in affine di cansare l’iato, pongono fra il tema e la
desinenza la sem ivocale ti e inoltre gli ultim i raccorciano
^rr; sicché p. e. spi, m. n., e f., lamio spnìta. b) I neu­
tri finiti in ^ -gr e, ad arbitrio, in ^ inseriscono fra il te­
ma e la desinenza la nasale ^ (o, secondo il § . 4 l > c > *!T),
onde p. e. ^nfr, *nj e =k;j fanno wrfwtox, , ctr^Ttrto
(o ^ h r s).

PLURALE.

§• 4 15 . Sono identici in questo numero : 1) Nom. Voc.,


e, nel masc. e femm., in quanto almeno a desinenza, n e’
FO RM A ZION E DEI C A S I. 79

temi finiti in consonante o dittongo e nei m onosillabi in


| od -m, A cc.; e tutti e tre sem pre e in tutto nel neu­
tro ; 2) Dat. e Ablativo.

Nom inativo e Vocativo.

§• W \ . I. La desinenza di questi casi pel mascolino o


fem m inino è , onde p. e. spr, m ., spn, f , *<ff, t-, f,
f., f., fq^. in., JT^TT, m., , f., fanno 3p*T* , m. f.,
, fìnro, vupt, fucRH (con gunam ento di v.
§. 19), *r^m , v r r o .
Osservazione. I terni maschili o fem m inili in ^ od gu-
uano queste vocali, onde p. e. =rnr, m., jrfìr, f-, vrg, m.,
f., passando in crà, hk, ttv ì, ^ ft, fanno colla desinenza
v t w * , v r v * (v. §. 25 ).
II. I neutri pigliano la desinenza onde p. e. gfrrc,
che ha bella voce,' fa «Dik. O
Osservazioni. \ . I temi finiti in vocale (^ ^ f ^5) fra q u e­
sta e la desinenza inseriscono * (o, secondo il §. 4 r> tu)
e allungano la lor finale, onde p. e. sp?, vrft;, fan­
no sjwTffr, MiOrm, «r|ftrr. 2) I temi fin iti in consonante
(che non sia nasale, nè sem ivocale, nè gruppo com inciante
da nasale) dopo l’ultima loro vocale inseriscono una nasale
omogenea colla seguente lettera, e perciò ^ dinanzi a gut­
turale, »t dinanzi a palatina, *rr dinanzi a cerebrale, * di­
nanzi a dentale od alle semivocali ^ (v. 5 , b), »? di­
nanzi a labiale, *■dinanzi a sibilante o ^ (v. §. 1 1 , a), onde
p. e. fTT’iT-'fi, onnipotente, ^T»pT, sangue, grg?, che dif­
ficilm ente ottiene, che mangia una boccata, fanno
fm jjyfa; m entre »3tin, quieto,
^piT, che ha bella voce, che molto offènde, fa n n o ,
senza inserzione di nasale, jqnfÌT, 3 ) Questa
inserzione di nasale: a) non ha luogo in temi formati da
desiderativi od intensivi, onde p. e. funfati (dal desid. di
Ti?), che desidera di leggere, (d a ll’intens. di fa?), che
molto fe n d e , fanno fqgfafM (v. §. J\8 , III, c) b) può
SO F O R M A Z IO N E OE I CA SI.

no» aver luogo n e’ participi presenti in isra di forma rad­


d o p p i a l a c nei temi finiti in gruppo com inciante da t o
onde p. e. fw?r (part. di >j, cl. 3 ., portare), p orta n te,
vj
, ben-saltante,
§ ' fanno K
. ovvero fW ^r, inrfWjT.
4) I temi uscenti in ^ allungano dinanzi a questa lettera
la vocale, onde p. e. TTT*nr, nome, vftnr, ricco, fanno Trmrfvr,
VHÌfa- 5 ) 1 temi finiti nei suffissi ’sra ■gir , oltre all’iu-
serire la nasale (*) dinanzi a ^ conform e a 2 , allungano
ancora la vocale del suffisso, il cui se preceduto da ^od
3-, passa, noti ostante l’ interposizione dell’an usvara, in tj
conform em ente al § . 4 8 ,1 1 1 , c, onde p. e. rth b , animo,
T^ìfriR, splendore, w r r , occhio, fanno m i f a , jytèrVfq, ^strfxr.

Accusativo.

§• I -1 5 . I. Questo caso ha comune col noni, c voc. la


desinenza (cf. §. u 4 , 1): a) nei maschili o fem m inili fi­
niti in consonante o dittongo; b) e nei m onosillabi term i­
nanti in ^ od ■s, onde p. e. in., f-, ^ft, ni. f., che
conduce, f., m. £, che taglia, f., ^t, f., t , f., fan­
no ftnm, , >fnr, mrnr, tra®.
IT. I temi maschili term inanti in vocale breve e, se p o­
lisillabi, anche in lunga, prendon ^ p er desinenza e allu n ­
gano la lor finale, onde p. e. sto, ?t^t, n. pr., cfrfcr, titft,
sole, m g, ballerino, fq-£, fanno sprnr, ìttìtr , ónrfN, w f n ,

III. I polisillabi fem m inili term inanti in sem plice vocale


prendono per desinenza w e allungano la lor fin ale, onde
p. e. 3t>*t, Rfir, m*, fanno sprra, m rta,

IV . I neutri fanno in questo caso come al nom inativo


e vocativo (v. §. 1 14, II)*

Strumentale.

§. ii(y. L a desinenza caratteristica di questo caso è fin» ,


FO R M A Z IO N E D EI CA SI. 81
onde p. e. m , f., ^ r n i ,m . , *fìr, 1’. , ^ r f r , n ., v t , f., n ? ) , f.,-
m .; v g , f., n g , n ., f., ^ £ , f ì q , m ., jtttj, 1‘ , t , ni.
I.j HI j l*, *1 ^ n j in., j 1., li.. Iu n u o jjHlfìiw , ^ i
fffirfìra, m ftfan , vffirw, n ftfira , ^rrjfvra y j f ì r a , nufrnr t *ff»rw_,
n fìjfn n , nrijfWn, T j f i r a n tfa n , , ’rrfriTH,
11. I leini finiti in ^ (i soli che non abbiano «per de­
sinenza fa n ) formano lo Strum entale con porre in cam­
bio della loro finale la term inazione ìmx, onde p. e. 3J*, m.
il., fa s w n .
Dativo e Ablativo.
%. J 17. Questi due casi non hanno altra desinenza che
* m , onde p. e. smT, f., «mr, m., *rt, f-, n., , 1'., ftnj,
in., t , m. 1’., n t, f., f., fanno sm w n , ^rfnwm, vì«m ,
n w n , ( v . § . 2 5 , c), ^rr«m , .
Osservazione. I temi finiti in m utano questa vocale
in j», onde p. e. 3JH, m. n., fa smvqn.
Genitivo.
§• 1 18 - Q uesto caso ha p er desinenza onde p. e.
tnrt, m., , m ., ni, m. f., t , m. f., nT, f., vfVpr, m. n., t t^ ,
1‘ , fanno narm, 'prrn, n^mr, rnrm, nrrm . vfvprrn, m^TF.
Osservazioni. I lenii finiti in *r, ^r, i fem m inini
polisillabi in *rr, -ai, e, ad arbitrio, i m onosillabi f. in ^
od •gì pongou n (o, secondo il §. 4 r, c, vf) fra la desinenza
e la finale del tema, la quale si allunga quando è breve;
onde p. c. g * , m. n ., «sfa, m ., nfir, f., ^rrft, n., t o , m.,
n -> ^ 5 ' m v n -, fanno STmvnn, °btiììir ,
*r?rhrm, ^nrfrrrr^, y tfn m , v^hth , n>£TTn, fn^m n, «rmirm, cfr|-
"tw ; 3Twr> l-j *i<fl, ^ry > l-j ^ N i ^ j »n^1«n^j 'TM'ii*i ; e 1.,
e ij, f., vbrrn e >pnn o ftimn e »prR.
Locativo.
§. 4 '19 . L a desinenza di questo caso è n (o, secondo il
§. 48, H I, c, 5 ) , onde verbigrazia 3WT, f., cirftT, m., h , f.,
fq?, in., n i, m. f., t , m. f., , m ., f., ^ 5 ?, n., fanno
^ 5* ^ * tw , W § -
Gramni, sanscrita. 6
8 2 FO R M A Z IO N E D EI CASK

Osservazione. I temi finiti in ^ cam biano questa vocale


in onde p. e. sjvt, tn. n v fa gSrq.

§. 4 2 0 . S ch em a d e l l ^ d e s in e n z e d e ’ c a s i (v. osservaz.).

S in o . m. f. n. in . f. in. n . f. n. m. f. 11.
Nom. o 5TT
V\ '■ ’t n
V oc. o *\ >
Acc. 0
Str. ^rr 'i?* *TT ■
s rt

Dat. * %
A b l. *^TTW iSTW\ VT*\

G en. --- wr ------- ---


Loc. * V OTT <TTW ftr
D uale
iS.V.A. '1 V $
'm
S.D .A . ‘^TTWTR
G . L. 'ifl*
P lur.
N. V . ìSTF\ 'STO\
■ffVr'^rf^r

Acc. Tt
* \

Str. f>TF
D. Ab. «ra\
Gen. *TR\

Loc. ? (i) >1 . 1


F O RM A ZI O N E DEI CA SI. s »

Osservazioni. N el precedente schema si danno non solo


le prette d esin en ze, ma ancora quegli altri finim enti d e’
casi d ie contengono o rappresentano parte del tema (cf.
p.e. §§. 102, I V ; i o 5 , li) ; e tali sono i segnali d’asterisco.
H e ^ sono sem pre lettere insertive (cf. p. §. i o 5 , 1 , 055.);
e ^ può in ogni caso essere surrogata da ?tr secondo i §§.
4 i , r,- ’j o, I V , 3 . Lo zero im porta negazione di desinenza.
Il V oc. Sing. m. f. n., oltre al non prendere desinenza, se­
condo che appare dallo schema p reced en te, va ancora
soggetto a gu n am en to, o accorciam en to, o troncam ento
della finale (v. §. i o 3 ).

DELL’ACCENTO NELLA DECLINAZIONE.

§• 1 2 1 . L ’accento tem atico si m antiene sulla stessa v o ­


cale in tutti i casi, eccetlochè nel V o ca tiv o , il quale lo
prende sem pre sulla prim a sillaba, onde p. e. m ., dio,
la, verbigrazia, nel G en. e L o c. del Duale (v. §. 112 ,
oss. a), ina al V oc. Sing. Duale P hir. e ir a .
Eccezioni ed osservazioni, x) Quasi tutti i monosillabi
11011 finiti in od 53T, fuor del Noni. V oc. A ce., e alcuni (co­
me p. e. ^ , acqua, t , ricchezza), anche in questo del
p lu rale, gettan l ’accento sulla desinenza, onde p. e. .qrnr
la al Nom. V oc. Acc. Plur. ma a ll'A b l. e G en. Sing.
e '«nt, t a ll’Acc. PI. 2) U n ’accentata fi­
nale di tema, passando dinanzi a vocale nella corrispon­
dente semivocale secondo il §. 22, getta l’aum ento sulla
seguente vocale, onde p. e. grf=r, poeta, ventfy ftjì], p a ­
dre, H- (G en. e Loc. Du.) fanno ■sfr^tTfr ; mcrpff, fiorili.
3 ) Se a ll’accentata finale viene sostituita un’altra vocale,
questa ne ritiene l’accento, onde p. e. jt#, 111., andato, fa
all Acc. P lu r. jt7tT«t . 4 ) Se una vocale accentata si fogna,
l'accento passa nella seguente, onde p. e. tp fa , sole, -t-
(Strum. Sing.) fa
84

DECLINAZIONE

DE’ S O S T A N T I V I ED AGGETTIVI.

---- ------------- .

§- \ 2 2 - N e’ seguenti § § . si dà la declinazione de’ so­


stantivi e aggettivi, che è una medesima e p er gli uni e
per gli altri, salvo l’arbitraria deviazione a cui soggiacciono
n el Dat. A b l. G en. L o c. Sing. e G en . L oc. Du. gli agget­
tivi neutri in ^ ed Q uesta declinazione porgesi più o
m eno disposta conform e a ll’ordine alfabetico delle finali
de’ tem i, e perciò prim a p e’ term inati in vocale, poscia in
consonante. Essendosi n e : § § . 100-120 già date le regole
generali quanto alle desinenze proprie de’ vari tem i e casi,
in ciascuna categoria de’ seguenti §§. si comincia com u­
nem ente dal recare il paradim m a di uno o più tipi decli­
n ativi, salve le occorrenti avvertenze principalm ente c ir­
ca il rinforzam ento o indebolim ento de’ tem i; e soggiun-
gonsi via via q u e’ nom i che, com e cadenti p er la forma del
tem a sotto quella data categoria, presentano una più o me­
no anomala declinazione.

I. DECLINAZIONE DE’ TEMI FINITI IN V O C A L E .

§• 4 2 5 . In questa declinazione sono principalm ente d;*


avvertire: 1) il * del Locativo PI. mutato in 5 dopo vo ­
cale che non sia (v. §. 48, III, c); 2) le due vocali (finale
di tema e iniziale di consonante): a) o contratte in una
secondo il § . 22, 2; b) o divise m ediante l’inserzione di *
o v ; c) 0 mutata la finale nella corrispondente sem ivocale,
secondo il §. 22.
D E C L IN A Z IO N E DEI TE M I FIN ITI IN V O C A L E .

N el G en. Plur. de’ temi ossiioni finiti in vocal b reve


( w , 5 , 7 , ^f) può l’accento, contro il §. l a i , passfar sulla
desinenza rrra (o , secondo il § . t \ ', c , xtrm ), onde p. e. ^
la o w^f^rm o 0
^TTfTfTW . fV f (V^l'IT* o fxr^CTR •

Tem i in su, m. n. (v. §. g 4 , H j 4 , «)•

§• i 24t. Ci rea questi temi vedi principalm ente i § § .


io 5 , 11; 106, II; 107, II; 108, I, oss. a; 1 1 1 , 0 « . ; 112 , oss.;
1 16 , II; 117,0»«.; 1 19 , oss. T ip o di declinazione sp?, m.
11., splendido, bello, fausto. V ed i quanto al femm. il §. 1 27.

M A S C O L IN O .

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. a p r a ■ srò ì s p r p ff

V o c . 3 TH --------------- ---------------
•3

A c c . --------------- S p T R
W ” ,

Strum S I Ì R
3
3 p r r « r m

Dat. ------
3 p r r a
\> \
Abl. s p r n f --------------- ---------------

G en. s r m r tw
-A \ jn w r n i»

L o c . ---------------
# # 3

§• 1 2 £. Il neutro fa: Sing. Nom. e A cc. ^prw , V oc.


3pr; Noni. V oc. A cc. Duale sfa, Plur. swiftr; in tutto il r i­
m anente come il mascolino.
§• 120. n ., volto, bocca, n., acqua, ^*r, m ..
dente, in?, m., piede, *rm, n., carne, *mr, m ., mese, ^5, m.
11., sorta di minestra , 5 ^ , n., cuore, possono form are i
casi deboli e debolissimi (tranne, pei neutri, quanto ai p ri­
mi, Nom. V oc. A cc. Sin g., quanto ai secondi, Nom. V oc.
Acc. Du.) (v. §. 99), e i neutri anche l’Acc. P lu r., da r i­
spettivi temi vHì*h, wra, ^«nr 5^; onde
SG D E C L IN A Z IO N E DEI I EMI

p. e. ^rerpuò faje allo Slrm n. Sing. ^rmr?ro ^srrerr, tnr,


o <r?rT, r t o allo Strani. P lu r. h t ÌTi t o j n f w r (v. §. 5 o), ecc.
Osse/vaz. Secondo alcuni e ^ ppssono estendersi
anche agli altri casi.

T em i in stt f . m., (v. §. II, \ , b).

§• 4 2 7 . V ed i principalm ente i § § . i o 3 , II; i o 5 , T, oss.


a-, i l a , oss. a. T ip o di declinazione spn, {., splendida, ecc.
(v. §. 124;.
Singolare. Duale. Plurale.
Nom. sjm o 3WTCT
V oc. 3*
A cc. 5\SWTH\
Strum . 3WTT Tjrmvtn^ swrfwTf
o \
Dat. srmwm
o \
A b l. swnrnr
v> S
Gen. 3J»TJÌtaT SpfRTw
Loc. swrurw 3T>rm

Eccezioni. I bisillabi ^r*=rr e che significano


madre, al V oc. Sing. accorciano la finale e fanno q u in d i,
contro il §. i o 3 , II,
§■ 128 . iRT, f., vecch iezza , può in tutti i casi, fuorché
al Nom. V oc. Sing., Strum . Dat. A b l. D u., Strum . Dat.
A bl. Loc. P lu r., essere surrogato dal tema -jrtR, onde Sing.
Noni. f R T , V oc. w ì : , A c c . o Strum . w c * r r o h t h t ,
Dat. -sruft 0 »n:w, Abl. e G en. ìhcrth o im r^ , Loc. irrnnw
o ■srrftf; Duale Nom. V o c. A cc. ire o ìtttht, Strum . Dat.
A b l, , G en. Loc. in^rnT 0 ; P lur. ecc.
\ . . . N V
§• '12i). I fem m inini vjifHcja, naso, frrsrr, notte, virm, eser­
cito, possono formare i casi deboli e debolissimi (v. §. qq)
ila rispettivi temi tttt fìrsr e t p , e così vnftrófrr fare p. e. allo
Strum . Sing. TTTftrerqT o ^rm; fonT allo Strum . P lu r. ftrSTTfirR
o fFrsfWw (v. §. 45 , 2); e ga^rr Loc. P lur. Yrnng 0 grg.
T IR IT I IN V O C A L E . 87

§• 150 . I pochi tem i radicali che finiscono in tot, cosi al


maschile come al fem m in ile, nel Nom. e V oc. Sing. p i*
qliano n per desinenza ; e in tutti i casi debolissim i ( v.
qq, 3) fognano la lor finale e si declinano quindi come
temi finiti in consonante (v. §. 1 47 c seSS-)- Serva d’esem ­
pio fw <n, >»• f. (da f r a , tutto, -+- *n, reggere), onnireggente.

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. V oc. fi mot fr a MTV
Acc. ffcpgqTJ» fra w
Strum. fra m framfin»
Dat. fra*?
A b l. r=i vj mw ------
Gen. fraqfr» f=ra<n*»
Loc. fr a fa ------ fspsrerc*

Come fr a m si declinano gq-urr, m. f. (da conca,


-4- «n, soffiare), conchisoffiante, e jfttniT, m. f. (da rifa, sor­
ta di pianta, -+- in, bere), soma bevente (cioè che ne bee il
sugo). Q uesti com posti, potendo, come aggettivi, diventar
n eu tri, raccorciano in questo genere 1’^tt finale secondo il
§. 96, e si declinano quindi come n. (v. § . i a 5 ).
§• 151 . ?r?r, m ., nome di G an d arvo, forma il Nom. e
V oc. Sing. com e fraprr (v. §. i 3 o); all’A cc. Plur. piglia la
desinenza (v. §. 1 r 5 , II); e conserva in tu tti i casi I ’t o t
finale che fa com posizione eufonica colle desinenze com in-
cianti p er vocale, secondo il §. 2 1 , 2. E ccon e l ’intiera de­
clinazione:
Singolare. Duale. Plurale.
Nom. Voc. Trft
Acc. ^t* t* ------- ? t? th
Strum . -^T grg imia ?rnrTf>nt
Dat. -------
A bl. m rm ------- ------
G e 11. ------------------------ frth i
Loc. ^ -------
8 8 n E C u im iO N E dei temi

I com posti aggettivi, il cui mem bro finale fosse od


altro analogo mascolino in ^rr, nel genere fem m inile si de­
clinano in tutto come fr^n sem plice, fuorché n e ll’ À cc.
P lu r. che ha per desinenza in cambio di * ; nel neutro
accorciano P*n secondo il §. 96, e seguono quindi la de­
clinazione di spr, n. (v. §. i a 5 ).

Tem i in \ e i l 7 , m. f. 11. (v. §. 94, II, 4 , c ).


§• 4 5 2 . I tem i finiti in queste due vocali hanno una
declinazione al tutto analoga. "Veggarisi principalm ente
i § § . i o 3 , III; i o 5 , I, 0 « . b; 106, I, oss.] 107, IV ; 108,
I, II; 1 1 4 j Ij oss.-, 1 18, oss. T ij )i di declinazione: p el masc.
cjrfa, scimici, crrg, vento -, pel fem m . nfìr, mente, v g , vac­
ca; pel neutro t t I t , acqua, hv , miele.

M A S C O L IN O .

„Singolare. Duale. Plurale.


Nom. 3RTrq*\
Voc. òrq vnrt •— — ------
Acc. vrfqn — —
\ 'TPJH
Strum . ó?rfw TPpTT óirfttfvni\
Dat. grrò =TR% -------------- ----------------------------
cfifqvtm =rrv«ni
A b l. òfni^ \
------ ------
G en. \
^toniti
L oc. óbttt -------------------------------------------
""19
FEMMININO.
Singolare. Duale. Plurale.
N. \ *3* mnm\ W in
V . htt v*ì --------------------------------------- ---------------
---------------

A . ufir» 0 \ *rFrt*\
---------------------------------------

S. *;trr * r f(T « rp T vgvqr*^ jrftrfW* v g f ì m

D. *nm 0 0 --------------------------------------- t ifc ? * ! * V * T « m

A . hwf 0 mm* \
0 v ^ r r e --------------- ------------------------ --------------- ---------------

( ' ____ ________ -s ^


v J . ------- --------------- h m 1 i *iffTnPr
L. rtt 0 tim \
>bfì 0 v ^ r r * r -------------- i r f ì i j
^ 5
FIN ITI IN V O C A LE . 89

NEUTRO.

Singolare Duale. Plurale.

N. mfc RV m fw f m i <1 f*!.» jojftr

V. mft o w 0 R * iì ------------

A. mft ------------

S. mfarrr RVRT mfrftra RrvfaR


D. m fw R ^
RV*TR
A. 4IUVIB R w rn i
0 \
(i. ------- '-iiA :J iftR x rvrìr mrhrrm r^ r;
L. mftftr R ^ fR — — mfrg Rgg

Osservazioni. \) I composti aggettivi term inanti in


m. f. n. (da *3% donna, cf. §. 96), al mascolino c fem ­
m inino, in certi casi seguono, quando di necessità, quando
ad a rb itrio , la declinazione di ^ sem plice ( v . § . x 3 g),
onde p. e. che ha belle donne, in questi due generi
fa: Sing. Nom. , V o c. R*à, A cc. o Rffcpw ,
Strum ., m. RftepirT, f. R % *n, l>at. f. anche Rf*a$, A bl.
e G en. r *%r , f. anche RfWmR , Loc. R^fr, f. anche R f^ im ;
Duale, Nom. V oc. Acc. Strum . Dat. Abl. g % « n ir ,
G en. Loc. Rf^ifhR ; P lur. N0111. V oc. , Acc. m. R^h^,
, o , in ambo i g e n e r i, , Strum . r ^ R tr ,
Dat. Abl. Rf5[^ « n » G e n . wgTfarrm > Loc. Rf^rg- — Quanto al
neutro veggansi le osservazioni seguenti. 2 ) G li aggettivi
neutri in 35 od gr, ai quali risponda un ugual tema maschile,
si declinano come mfr; c r v , ina al Sin<*. Dat. A b l. G en.
Loc., e Duale G en. Loc. possono anche prendere le forme
proprie del mascolino, onde p. e. n. (e m. £), puro,
e n. (e m. f.), molle, fanno al Sing. Dal. 3jfsr% o
0 ip^r, A b l. G en. 3jfmrRx o st%r , o ^ r x, Loc.
o 0 Duale G en. L oc. 3jfg?ftR_ 0 sp fftr,
^jJRÌR o Rg^R . I neutri in ^ od t , a cui risponda un tema
maschile in ^ u 5» od 'ai (v. §. 96), possono prend er
le forme proprie del maschile non solo n e’ casi suddetti,
90 D E CL IK A ZIO N E DEI TEMI

ina eziandio nello S lm ili. Sing. e G en . P lu r ., on de p. e.


■sr^fir (leuia neutro di jfr?qì, m. f., acquabevente) e TOfrrg
(t. 11. di TOfìnrt, m. f., smontato di nave), fanno Sing. Slr.
3Tc5f w o »r^aiT, TOnT^rr o wfìnTTm, Dat.
■ o Tigrà, toPìth^i
o TOnmrè, A b(. G en. o o ^rfinrpro,
L o c. jTc?fqfn o iTc?fTq, o TOfir^rfa; Duale G en. L oc.
iV-fra o uftn , ^finprìn o toPhhieftrr ; Plur. G en .
nm o i^rorra, TOfinj^m o TOfìrqTTR. In o ltre è da notare che
dinanzi alle desinenze coraincianti da consonante i temi
finiti in fi; (abbreviato da t secon d o il §. 96) devono
com e t finire in tot (v. §. 1) , on de p. e. sqrft (tem a n eu ­
tro di ?nrt, m. f., che ha molta ricchezza'), fa, verbigrazia,
al Plur. Strum . O \
e non -=j?fd»re.
4 \

§ . 15 5 . qffr, m ., signore, marito, e ?rfa, m ., compagno,


amico, fanno irregolarm ente al Sing. nello Str., senza l’ in-
serzione'di ^ (v. § . i o 5 , 1, oss. b), ttot, n^rr, nel Dat., senza
gu nam ento della finale ( v .§ . 106, 1, oss. a), xrw, n ell’A b l.
e G e n ., colla desinenza (co n tro il § . 107 , IV ), i j w , «^ 3« ,
n el L o c ., senza fognam ento della finale (v. § . 108, II), la
quale passa, secon d o il § . 22, in n , ma in c o m ­
posizion e son regolari; on de p. e. signor della terra, fa
nei detti casi ^xrfìrrn, *nrrà, ‘ rròrr ; Inoltre « f a n e’ casi
forti (ecce tto il V o c. Sing.) (v. § . 99) vriddizza la finale in $
(v. § . 19), che nel N om . Sing., privo di desinenza, gittando
il secon d o elem ento, passa in tot (cf. § . 25, c), e negli al­
tri casi, secon do il § . 2 5 , a, in toto, on de Sing. N om . t o t
( V o c . regolarm en te t o ) , A c c . Duale N om . V o c .
A cc. ««timi, Plur. N om . V o c . Twmw . Nel rim anente fleltonsi
entram bi com e cjrfa (v . § . i3 2 ). — Il tema fem m inile di
■qfw, in senso di signore, è anche Tjfk, ma nel significato di
marito è 1^3% moglie; e qu ello di « f a è w t , compagna,
amica; tutti e due declinautisi com e (v. §. iS']).
§ . 13-4. I terni neutri occhio, to^ t, osso, f f v , siero
di latte, , femore, n e ’ casi debolissim i (v. § . 99 , 3) si
declinano sopra un tema in to^ ( t o ^ t , to*5^ , ai ).
F I N I T I IN V O C A L E . 91

D arem o ad esem p io di q uesta b item a tica d eclin azio n e


;*T5pr), occhio. . -

Singolare. Duale. Plurale.

N. V . A. (V. o o ^irrt w tftr


S tru m . ■srfBjnn*»
Dat. --------- ’srffcjwn*
Abl. ------- ------
Gen. ------ ------------------- ^rwht \ \
Loc. ^crfìiT o wfejrr -------

§• I5.J. 'S Ì?, m ., sciacallo, n e’ casi forti (v- §• 9 9 > 0 »


tranne il V oc. Sing., si declina sul tema jsty (v. § . i 4 5 , 2);
onde Sing. Nom. -sìtt, (V oe. isteì), Acc. alm i* ; Duale Nom.
Voc. Acc. igvhrrct; P lu r. Nom. V oc. ■N e’ debolissimi
(v. §. 99, 3 ), eccetto l ’A cc. e G en. P lu r., può declinarsi ad
arbitrio su ll’una o su ll’altra forma del tema, onde Sing.
Strum . s&tfht o jKt£T, Dat. ifteir o ecc., ma P lu r. Acc.
solo G en. N e’ casi deboli (v. § .9 9 , 2) ha so­
lam ente luogo il tema onde p. e. Duale Strum . Dat.
A b l. -jste«rp».
Osservazione. In fine di com posti aggettivi di genere
neutro ha soltanto luogo il lema che si declina come
*tv; ma allo Strum . Dat. A b l. G en. L oc. Sing., e G en. Loc.
Duale, possono anche adoperarsi le form e del mascolino
(v. §. 1 3 2 , oss. 2); onde p. e. fìpràte, che ha cari g li scia­
calli, fa al Nom. Voc. Acc. Sing. fan afa (Voc. anche
Duale fìnraftiprt, P lu r. ftrrsft^r; ma al Sing. Strum. fHnaìyni
o f i n r w , Dal. fjnrò?% o ftnnstrò o fin r w .
§• 4 5 6 . In cam bio del tema ?rr^, n., pianoro, puossi in
tutti i casi (fuorché Nom. V oc. A cc. Sing., D uale, e pei p ri­
mi due anche P lu r.) adoperare eziandio il contratto tema
T|, onde p. e. Sing. Nom. V oc. Acc. Strum . bihhi o
ecc.; Duale Nom. V oc. A cc. Trrfprf, Strum . Dat. Abl.
92 DRCUNiZIONE DEI T0MI
jTT?r«irn o , eoe., Plur. Nom. V oc. Acc. wr^R , e Acc.
a n ch e Strnm . o ecc.

Tem i in § eil *>, f m. (v. §. g 4 , II, |, b).

§ • 157 - I polisillabi fem m inili in ^ ed m, che formano la


maggior parie dei temi finiti in queste vocali, hanno tra
loro una totale conform ità di flessioni, salvo in ciò che i
term inati in ^ al Nom. Sing. non prendono Del resto
circa la loro declinazione non accade avvertire altro se
non che al Sing. V oc. accorciano ^ed g» (v. §. i o 3 , IV ), Dat.
A b l. e G e n . Loc. prendono le desinenze caratteristiche del
fem m inino (^, , , v. §§. 106, III; 107, III; 108, I);
a ll’A cc. Plur. * ; dinanzi a desinenza cominciarne per v o ­
cale'im itano la finale nella corrisponden te sem ivocale, s e -
condo il §. 22; e nel G en. Plur. inseriscono * ( o nr) fra
il tema e la desinenza. T ip i di declinazione: , fium ana,
^ , donna.

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. W i
V oc. — — — —
Acc. — —

Strnm. tot VMTT Cn \

Dat. ----- ---------- Tpft«rn


^ \
Abl. ------ ------ ------
\

G en . •TSTH\ \ h<Ihi«
Loc. ----------------

E ccez. ed oss. 1) w t , donna co 1mestrui, w^rt, corda, ?rct,


nave, n .p r., e *ar \ ,fu m o , al Nom. Sing. prendono,
contro il §. io 2 , III, 1, la desinenza * , onde w f a r , ecc.
2) I polisillabi fem m inili, di cui in questo §., quali m em ­
b ri finali di com posti m. f., declinansi in ambo i generi
come quando sono sem plici , fuorché nell’A cc. P lu r. m.,
FIN ITI IN V O C A L E . »*»

riove prendono la desioenza (v. §. i i ò , 11), onde p. e.


e y v farebbero in cpiesto caso l,Tnfh^, ° y ^ -
§• 4 5 8 . C irca i monosillabi fem m inili in ^ ed ^ì, p rin ci­
palm ente notabili p er la forma identica del Nom. e V oc.
Sing., la doppia forma arbitraria del Dat. A bl. Gen.. e L oc.
Sing., e G en. P lu r., come pure pel risolvim ento d ’^ ed
in ed 'arq; davanti a vocale secondo il §. a 3 , veggansi i
§§. i o 3 , Y ; 106, III, oss. b\ 107, I, 108, I; 118 , oss.
T ipi di declinazione: v m e n t e , « , terra.

Singolare. Duale. Plurale.


N. V . ftmt fvTPTP
Acc. fw *** — — —
Strum . finir htt yiwrm w rm trmnfT
Dal. fy^ o fv^ >
0 ^ o «
0 ——
| ------ W
Abl. \ O \
0 finiro 0 wrw
Gen. — fwR» ^ \ finrm\
0 ------0 ---------- 0 \ffrTR\ 0 ^TTH
Loc. ftrftr >rtg
0 finn*? 0 ‘jqm
§• 4 5 9 . donna, flette il Nom. e Voc. Sing. come i
polisillabi fem m inili in ^ (v. §. i 3 7 > Si avverta inoltre
che questo nome all’A cc. Sing. insieme con ha anche
e all’A cc. P lu r. con fiBFTV anche , e al Sing. Dat.
A bl. G en. e L o c., e P lu r. G en. piglia solo le desinenze ca­
ratteristiche del fem m in in o1 . E ccone l’intiera declinazione:

Singolare. Duale. Plurale.

Nom.
V oc. —
Acc. 0 — ------0 srhr

(1) donna, v e r i s i m i l i n e n t e c o n t r a z i o n e d i 0 jrgft (tem a fem ­


m i n i l e d i n o m e d ' a g e n t e in s e c o n d o il §. 9 7 , 1 1 , 2 , d a parlari-
D ECLIN A ZIO N E DEI TL'JII

Singolare. Duale. Plurale.


Strum . ftcRf
Dal. ------
A b l. \ ___ ------
G en. •
Loc. fw«n* ------ ^ 3
Quanto a m em bro finale di composto aggettivo, vedi
il §. I 3 2, oss.
§. 140 . T polisillabi sem p lici, m a sco lin i, o masc. e
femm., term inati in ^od seguono la declinazione dei mo­
nosillabi finiti in queste vocali (v. § . i 3 8 ), se n o n ch é r i­
gettano, fra le desinenze arbitrarie, la propria del fem m i­
nile; a ll’A cc. Sing. pigliano in cambio dNsiw, e all’Acc.
P lu r. in luogo
D dNsra
\ il masc. prende
1 ^^ e il femm. \. In -
oltre è da notai-e che questi temi dinanzi a vocali non ri­
solvono le finali in ed t ^ , ma le cam biano nelle corri­
spondenti sem ivocali secondo il §. 22, e i tem i in t fon­
dono questa vocale co ll’^ del L ocativo in analogia del § .
57. Servano d’esempio w t , m., sole , in. (e f. ), bal­
lerino.
Singolare. Duale. Plurale.
N. V . M1*?) «Jril
Acc.
Strum . tpjn
Dat.
Abl.
G en. trarr*?
Loc. ^ 3
re) , partoritrice , p u ò c o n s i d e r a r s i com e u n 'a n o m a lia d ella d eclin azion e
d e ' p o l i s i l l a b i f e m m i n i l i in ^ (v. §. 1 3 7 ) , i n t e r v e n u t a p e r ragion d 'eu fo­
n ia , in q u a n t o c li c u n g r u p p o d i q u a l l r o c o n s o n a n t i si f a c e a t r o p p o d u r o
in u n m o n o s i l l a b o . D o v e tal g r u p p o n o n e r a r i c h i e s t o , si m a n t e n n e r o le
an tich e fle ssion i; e e ( A c c . S i n g . e P l u r . ) si a g g i u n s e r o a
m a g g io r esten sion e d ell'an a logia ch e questo n o m e contrailo d ovette se­
gu ire dei m onosillabi fem m in ili in
F I N I T I IN V O C A L E . 95

TI fem m inile non si differenzia dal maschile se non al-


l ’A cc. P lu r., in cui, come s’è d ello , piglia la desinenza
onde p. e. ^ , f., ballerina, fa in questo caso «Jff*-
§. 1 4 1 . 1 m onosillabi nomi d’agente in ^ od masc. e
femm., se sono sem plici seguono la declinazione di
e (v. §. i 38 ), sia quanto al m utare ^ in ^ e i in
sia quanto alle desinenze; se non che, fra le arbitrarie, ri­
gettano le caratteristiche del fem m inino, eccetto »rt, che
al Loc. Sing. dee prendere, anche nel m ascolino, la desi­
nenza >sth . Servano d'esem pio * 1, m. f., conduttore, con­
duttrice, e , m. f., tagliatore, tagliatrice.

MASCOLINO E FEMMININO.

Singolare. Duale. Plurale.


N. V . ^ O
Acc. — — — —
Strum . frrm ■jrhvTH
Dal. — —

A b l. ivnw ------ ------ ------


G en. — — fvTTTÌ* favi*
Loc. ^3 33

§. 1 4 2 . In fine di composto i m onosillabi, di cui al §.


14 i , dinanzi a vocale cam biano la loro finale nella sem i­
vocale corrispondente secondo il §. 22 (v. però eccez. ed
oss. 1); del resto seguono, quanto a desinenza, la declina­
zione che hanno come sem plici (v. §. 1 4 *)• Servano d’e ­
sempio siguft, m. f. (dalla rad. tff = m, bere), acquabeven-
te, m. f. (dalla rad. ti , nettare), spazzatore, spaz­
zatrice.
MASCOLINO E FEMMININO.

Singolare. Duale. Plurale.


IN- V. ìfcnfNt ■STcSTiVt
9 (> d e c lin a z io n e dei tem i

Singolare. Duale. Plurale.

A cc. ------
% ------
Strum . Cernir
TjTtTRfT
Dat.

A bl. ------ ------


------ ------
G en. *1C.-5
TSTcTWtH 4.«1q5isHH
Loc. ------
------

E ccezion i ed osservazioni. I. Se la finale del teina viene


im m ediatam ente preceduta da gruppo consonantico, o v­
vero il com posto lia p er ultim o mem bro (diventare), ^
ed davanti a term inazione com inciatile p er vocale p as­
sano rispettivam ente in cd come n e’ temi sem plici
(v. §. 1 4 1 )> onde p. e. (da -gft, comprare), che com ­
pra orzo, ufÌT^(da w ), mallevadore, fanno al Sing. Nom.
V o c . A c c . , Str. tprfgrtrr, irfrr^n,
ecc. A così fatti temi aggiugnesi p u r saggio, onde
Sing. Nom. V o c. A cc. ecc. Si eccettuano tra i
tem i finiti in ^ unghia, cKirr*Jx, nato in prigione,
serpe, rinato, rana, e specie di pianta, i quali
tu lli mutano •gì in y .
II. Se i composti pigliansi in un senso da non am m et­
tere che il genere fem m inino, nel Sing. V oc. Dat. A b l.
G en. Loc. e Plur. G en. seguono la declinazione di e
(v. §. 137), onde p. e. mrt, f., egregia intelligenza e
xpp|N> f-j 'vergine rimaritata, fanno al Sing. V oc. irfv,
Dat. irai, A bl. G en. itutto, vw w ifl, L oc. TTwnn, ,
P lur. G en. mrtnm, (v. §. 70, IV , 3 , a).
F IN ITI 1 « V O C A LE . 97

III. I composti di genere m. e f., i quali hanno per ul ­


timo m em bro un m onosillabo fem m inile ( v . §. 1 38 ), al
femminino pigliano le doppie desinenze, onde p. e. m.
f , dotato d'egregia intelligenza, che come m ascolino fa al
Sin". V oc. m m i, Dat. pur, A bl. G en. pvp*, Loc. pf^r, P lu r.
' ^ n
G en. porre, come fem m inino in tali casi può anche fare
Sing. V oc. pfv, Dat. p«t, A b l. G en. purra, L oc. purm , P lu r.
G en. pvbrm .
IV . w p j r t , m. (d a 'vento, + s + *rt, superare,
propr. che supera il 'vento), nome di una velocissim a spe­
cie di gazzella, oltre alla declinazione di sistri, può anche
seguir quella di ppI (v. §. i 4 o), onde al Sing. Acc. pmrHre
o endp»rt3 , Loc. ^trfpmr o PTrmul, P lu r. A cc. o
^mrpvhr.
§. i 4 S. G li aggettivi m. e f. in f preceduto da sem plice
consonante, p rovenienti dai denom inativi in $p (v. D eno­
m inativi in p) seguono la declinazione di (v. §. i 4 2)j
ma se tali aggettivi term inano in ni (od anche *1 »rt,
derivati dai suffissi participiali * h o dal sustantivale frr),
nel Sing. Abl. G en. prendono la desinenza Loc.
(cf. §. 1 33 ); onde p. e. «ni (da beffar, desiderare wtt, fig liu o ­
lo), che desidera un figliuolo o fig liu o li, fa al Sing. Nom.
V oc. WìrfH, A cc. Str. *nrr, Dat. Abl. G en.
Loc. *ipt; Duale Nom. V oc. A cc. ecc. Se 1’$ finale
del tema è preceduto da gruppo consonantico, tutti i casi
pigliano quella medesima desinenza che st^ ì p I ( v . §. 142),
ma la finale ^ dinanzi a vocale passa in 3[P come n e’ m o­
nosillabi fem m inili e n e ’ sem plici nom i d ’agente (v. § § .
j 38 , i4 i) ; onde p. e. (da ^zsphr, appetire ^pssR, secco),
che brama il secco , fa al Sing. Nom. V o c. A cc.
Str. siP^qi, Dat. , A b l. G en. , Loc.
g fW p , ecc. Se però gli aggettivi suddetti vengono da de­
nom inativo formatosi da tema in in cui questa vocale
sia carattere del femminino (v. §. 9 7 ) , come p. e. in
Gramm. sanscrita. 7
98 d e c l in a z io n e dei tem i

cp rrt, m- f- (da cprTrft, desiderare una cj*rrr\, f anciulla),


che desidera una fa n c iu lla , essi seguono la declinazione
di soltanto n ell’A cc. Sing. e P lu r., e in tutto il r i­
m anente s’attengono a quella di onde p. e. <*mO fa
Sing. Nom. ^ rrct, V o c. '^nifr, A cc. Strum . f^rnÌT,
Dat. ecc. Duale Nom. V oc. A cc. cs<n4Y, ecc. Plur.
.Nom. V oc. A cc. ecc.
§. 444. I composti aggettivi in ^ ed formano il teina
del neutro abbreviando, secondo il § . g6, la loro finale,
e si declinano quindi come e m fr (v. § . i 3 a); ma con
qualche avvertenza cui vedi a §. i 3 a, oss. 2.

Tem i in ni. f n. (v. §. 94, II, 1 , d).

§. 4 -4 3 . I- I mascolini e fem m inini han com uni le de­


sinenze in tutti i casi; fuorché all’ A cc. Plur. in cui quelli
pigliano qr, qnesLi ^ (v. §. 1 15 , II, III). E ntram bi i generi
n e l Sing. Nom. sostituiscono m a nel V oc. gunano la
finale del tema; nel G en. P lu r. inseriscono fra il tema e la
desinenza la nasale *rr (v. §. \ 1, c), dinanzi a cui s’al­
lu n g a ^ .^ 118 , oss.)-, dinanzi a vocale cam biano, confor­
m e al §. 22, ^ in t in tutti i casi debolissimi fuorché al
Sing. L oc., in cui questa vocale è gunata, e Abl. e G en.
cui formano con sostituire alla loro finale. A lcun i di
questi nomi però si differenziano dagli altri nella tem ati­
ca modificazione de’ casi forti tranne Nom. V oc. Sing. (v.
§§. 102, IV , 1; i o 3 , III, 1), in quanto mutano ^ in gu-
na ( m ) , m entre gli altri la cam biano in vriddi (^IT^) (v.
§• 1 9 >
4 ) A ppartengono ai prim i, cioè a quelli che n e’ casi
forti mutano in principalm ente alcuni nomi di pa­
rentela, ciò sono: in., genero, j i r f , figliu ola, ^5 ,
m ., cognato, o f., sorella del marito, m.,
uomo, ftrf, m .j padre, httj, m., fra te llo , ott|, f., m adre, yhf,
f., moglie del fra tello del marito, ttrt^ (= ^ *1, m .,
F IN IT I IN V O C A L E . 99

encomiusta, *r£fr, ni., cocchiero. Servano ad esem pio della


costoro declinazione ftrf, va., padre, jtt?, f., madre.

Singolare. Duale. P lurali.

Nom. ftn n unn fqTTTTT\ . HT'iTC»


V oc. fìnTT\ nr?nc — — --------- ---------
A cc. fv ri *rnrc*r — —
Str. HTcTT HT^T ftfipiTJT m ?«rR fìrijfiro
Dat. f<m wà --------- --------- fìT^wnT jr n j« r a v
A bl. ÙTHT --------- --------- --------- ---------
G en. ---- —
Loc. ftnrfì; unrft: --------- --------
^ 5

Osservazioni. \) in., uomo, al G en. P lu r., oltre a


i^trm , può, senza allungam ento di fare anche ^Trrm .
Questo nome forma il tema fem m inile aggiugnendo ^ (v
§. 9 7, II, ’J.) alla vriddala sua form a, onde nrrt, f-, donna
che segue la declinazione di (v. §. 1 3 ^). 2) N el M B h .
I l i , 12924, in cambio dell’A cc. Plur. si trova ftnrttf
2 ) A ppartengono ai secondi, cioè a quelli che ne’ casi
forti mutano ^ in t o r , oltre a tts}, ni., nipote, s r f, m ., ma
rito, e f., sorella, tutti i nomi d ’agente in ( v . suir

prim .) al maschile. Servano ad esempio di declinazione


m., fa tto re, ^hr, f., sorella.

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. cfrflT « « i t i 4 n lc «

VoC. cfTrR \ \
Acc. af, ri 1tu
Str. ^ pbt °fnJ»*TTJT v r^ w rm

Dat. urèr c fr fw fn

A bl. citìjt;
G en. — è r t il i fu
\
Loc. *jràK
* Ì 5 ' ^ 3
100 d e c l in a z io n e dei TEMI

Osservazioni, i) Quanto a j&ì?, m. (propr. guaiolatore,


da TFujT, guaiolare ), sciacallo, che declinasi solo nei casi
forti e ad arbitrio nei debolissim i, vedi §. i 3 5 . 2) Il te­
ma fem m inile del nomo d’agente in tj, che secondo il §.
9 7 , II, 2, formasi colla giunta d’ ^ (onde p. e. da òìw si
la cfTpflf, f., fattrice) segue la declinazione di ^ ( v .§ .i3 7 ) .
II. I neutri in ^ (v. §. 94, II, 1, d ) nelle form e p ro ­
p rie 11011 mutano questa loro finale fuorché allungandola
(secondo i §§. 1 1 II, 1; n 8 , o « . ) a l Plur. Nom. V oc. A cc.
e G en.; e seguono una declinazione al tutto analoga a quella
degli aggettivi n eutri in ^ od ^ (v. §. i 32 ), onde al Sing.
V oc. Strum . Dat. A b l. G en. Loc. e Duale G en . Loc. pos­
sono anche prendere le form e del mascolino. Serva per
tipo di questa declinazione n ., fattore.

Singolare - Duale Plurale


Nom. -sjnj
V oc. tirf o <rir ------ » ------
A cc. ------ ------
Strum . cfiijurT o eff^r
Dat. o
A b l. enarra 0 c?rgr:
G e n . ------—’ -sii^rfW o w àfa «s^irR
Loc. -ofr^Tìjj o ----- -------------

Ossermz. V eggasi, quanto a mem bro finale di com­


posto aggettivo al neutro, il §. i 35 , oss.

Tem i in dittongo ( ìj, ìh>, # ) , masc. femm.


(v. § . 9 4 , II, 1, e).
S -l'lG - Consistono in pochi m onosillabi, ciò sono: t , m. f.,
ricchezza, nV, m. f., toro, vacca , e ?j>, f., cielo , |rt, in., lu­
na, f., nave, Pigliano tutti * per desinenza del Nom. e
V oc. Sing. (v. §§. 102, I; i o 3 , V ) e negli altri casi le ter­
minazioni proprie dei temi m. f. uscenti in consonante
F IN IT I IN VO CVin.

'’•§§• ‘ 47 e seSS-)- D inanzi a-vocali m utano, secondo il


25 , a , è in 3tr^, ^ in in ^rr*. Sono inoltre! da n o ­
tare: i) quanto a il cam biam ento d'ì> in ^tt dinanzi a
consonanti (cf. §. 25 , cj- a) quanto ai temi in sfr: a ) lo
vriddainento (^V, ^rr^), a cui so ggiaccia finale n e’ casi forti
(v. §. g o , i); b) il fognam enlo di ^ (d'^ m , nati da
’eft, secondo il §. a5, a) e la conseguente contrazione del
tema colla desinenza, n ell’A cc. Sing. e P lu r., onde p. e.
jtpt (da ttpth )> (da mra); c) il solo l'imasto d’
(v. §. 107, I ) n ell’ Abl. e G en. Sing. Servano a tipi di de­
clinazione : t ni. f., nt, m. f., f.

Singolare Duale Plurale

N. V . rrs jfnr hth tt^t ^Trrr tfifx jtthtt


A c c . TTJTJT m * — — — — ’ TTO —
Str. tnn n^r tot tj* tr # wtrx Trfrrcr
D at. m ------- — — --------- Tjwnr nìwmx ^ « rox
A bl. TPPET T O R t------ --------- -------------------------- ---------
G en. — — — Tnfra
L oc. tifa nfa ?rrfa ------ --------- ---------tra nVg €rg

In fine di composti aggettivi i monosillabi sovrallegati,


al mascolino c al fem m inino, si declinano come semplici.
A l neutro accorciano il dittongo nella breve fondam entale
conforme al §. g6, onde ì* passa in e in 7; e flet-
tonsi quindi come <nn; e a v , ma con qualche avvertenza,
cui vedi a §. i 3 a, oss. ?..

II. D EC I.IN A Z IO N E d e ’ T E M I F IN IT I IN CONSON ANTE.

§■ \ ffl- I. Quanto a desinenze, la declinazione di questi


temi polrebbesi raccoglier tutta sotto un solo capo, re­
stando esse le medesime per ogni caso; giacché pigliali
sem pre, senza alterarle, al Sing.: Acc. m. f. 'sm ; ne’ tre ge­
neri Strum . ?n, Dat. u , A bl. e G en. Loc. al Dua­
102 d e c l in a z io n e dei tem i

le: Nom. V oc. Acc. ni. f. n. f ; n e’ tre generi Strum .


Dat. A bl. G en. L oc. ; al P iar. Nom. V oc. A cc.
iti. f. ’sn», n. ^ (m a vedi §. 114 , I, oss. 2 - 5 ); n e’ tre g e ­
neri Strum . f*ra, Dat. A b l. «ra , Gen. L oc. * ( o ■5).
Il Noin. V oc. 111, f. 11. e A cc. n. Sing. non pigliano d e­
sinenza. F u o r del Nom. V oc A cc. il neutro non si diffe­
renzia dagli altri generi.
II. Sotto questa declinazione cadono la massima parte
di que’ temi che p er la loro varietà di forma si distinguono
in forte, debole, debolissimo (v. § § . q 3 , 99). Q uesti loro
rinforzam ento e indebolim ento, che hanno luogo n e ll’u lti­
ma sillaba del tem a, consistono principalm ente: il prim o
in allungar la vocale o in inserir dopo questa una nasale
o in ambe queste cose ad un tem p o ; il secondo in foglia­
re una vocale o una nasale. Di tutto questo si dirà piv'i
particolarm ente n e’ luoghi proprii.
III. Sono specialm ente da notare: \) le mutazioni eu­
foniche della finale del tema ne’ casi senza desinenza (Sing.
Nom. V oc. m. f. n., A cc. n.) 0 con desinenza com iucianle
da consonante, conforme ai § § . 2 9 -5 5 , ciò sono p rinci­
palm ente: a) la disaspirazione delle aspirate ; b) il cam ­
biam ento di sorda in sonora dinanzi a h ( w t r f i w , « r i ) ;
c ) di sonora in sorda dinanzi al 3 del L oc. P lu r. (v. §§.
3 3 - 35 ); 2 ) la m utazione del * di n in v, non solo im m e­
diatam ente dopo ìf 1 3 e dopo v 0 visarga preceduti da
altra vocale che od ^rr, secondo il §. 48, H I, c, ma an­
che dopo v , 5) l ’inserzione che dinanzi a * può aver luo­
go: di gr dopo di z dopo m, di w dopo z 0 f r o n d e p. e.
( cla v - §• l 5 °) P uò far ^ o
xrnnnr, fe z (da ferì v. §. lfi,b ) 0 fir?rg, (da ^ v.
§. i 5 o) TjTHfT 0 Cotale inserzione non è molto usitata,
onde basti questo cenno. — Quanto a ll’ altre peculiarità
fonetiche se ne parlerà a suo luogo.
KIN1T1 IN C O N SO N A N T E. 103

Tem i fin iti in n


§. ) Ai8 . N ella declinazione di questi temi è da notare il
cam biam ento di ** tj in =& ir, e di ss in n e n in «ir secondo
il §. 147? H I, l , e l ’aggrupparsi i n ys (= ^ v. §. 1 47 >
III, 2) che fa una di queste lettere col Tt del « del Loc.
P lur.jjonde p. e. , m. f. n., pittore, p ittrice,pingen -
te, fa al Sing. Nom. P lu r. Strum . L o c.
fsnrf^TBT, Nom. T o c. Acc. m. f. n. N e’ casi
che non pigliano desinenza com inciante da v o ca le , non
può aver luogo altro gruppo consonantico finale di tema
fuorché ^ n secondo i §§. 5 o, 53 , 5 4 , onde p. e. ? n ri,m . f.
11., ben-pcnsante, fa al Sing. Nom. girò, P lu r. Strum . wrrfrHF,
Loc. m entre p. e. , m. f. n ., ben-saltante, in
questi casi fa *pTc*, *nrf?*ra, ma al P lur. Nom. V oc.
A cc. m. f. PfcHm , n. *rrfriT o (v. § . r i.\, II, oss. 3 ,
b). Recheremo a tipo di declinazione m. f. 11., on­
nipotente.

MASCOLINO E FEMMININO.

Singolare. Ditale. Plurale.

N. V . TTTST’S TnrsrssT «451*«


A cc. ------
Strum . Tnr^isFT «^3|7«TR
Dat. ------
Abl. ««si*** ----- ------

G en. ' 1*-«
Loc. •h4 51
Il neutro fa: N0111. V oc. A cc. Sing. wsrar, Duale TTw srt,
Plur.

Tem i fin iti in ^ ^ ^ *k..

§. 149. Nella declinazione di questi temi si dee a vvertire


il trattam ento di ^ ì h s come fossero cjr n -q secondo il §.
104 d e c l in a z io n e d ei tesi

3 G (ontic si ponga inculò al §. i 4 &)> e il cam biam ento ili


^ in z conform e al §. 3 ^. Ad esem pio ile’ tem i che mu­
tano la palatina in gutturale si dà la declinazione di
f., discorso, e w g s r , m.( f. (e n.) (d’^ra, cavallo, -+- g ir,
cong ì ungere), che aggioga i cavalli.

Singolare. Duale. Plurale.

N. V . \ ° F
Acc. — — ■—
Strum . wr^rr °ipn ^FWfTO Ootwjt^ ogfhro
Dat. f>O
TjT«nT\
\
Abl. \ °¥5Ttrx
G en. ■m^i« OTnrm
'J \
L oc. mfar ogftr yrw
s>
otto
OO
Il neutro di fa: Nom. Voc. Acc. Sin g. vìivjijh,
Duale o P lur. ^ 5 o^ .
§• 4 5 0 . I temi -jra, ni., specie cl'airone, e 7 ^ , m. f. n.,
zoppo, nei casi senza desinenza o con desinenza comin-
ciante da consonante gettano via ^ (v. §. 5 4 , 2, 3 ) e
cam biano quindi >r, il prim o in 7 e il secondo in n . E c ­
cone la declinazione:

Singolare. Duale. Plurale.


N. V . jST
O\ O w
A cc. 0 \ — — — —
Str. 0 •gnpvuTO <?ir.*TPx
Dat. ■
v331% ------ —— OS s \
A b l. ------ ------ ------
G en . --- ^rsftn
Loc. ■ ------ ------ 73HO
T
0sf% W 5
I l neutro di w fa: Nom. V oc. A cc. Sing. Duale
w t , Plur.
§• 4 5 4 . N e’ pochissim i tem i finiti in questa lettera
FIN ITI IN C O N SO N A N T E. 105

può dinanzi a vocale m utarsi in 31 (cf. § . 3 2 , eccez. 2),;


negli a llri casi è trattata, secondo i § § . 3 ^, 52 , 2', come
se fosse z, onde p. e. i t o , m. f. n., interrogante, fa Sing.
Acc. in. f. u r a o Nom. V oc. tttc, P lur. Strum . irr^T^,
Loc. TfTTW-
§. l£ 2 - A d n., sangue, n e’ casi deboli (ecc.ettoNom.
V oc. Acc. Sing., v. §. 99, 2) e debolissimi (tranne Nom.
Voc. A cc. Duale, v. §. 99, 3 ), come pure n ell’Acc. P lu r.,
può sostituirsi il tema che si declina conform e al §.
i 65. E ccone l ’intiera declinazione.
*
Singolare. Duale. Plurale.

N. V . 'snptf 'cmfsr
A c c . ------ ----------- ------ 0 m rfij
Str. 0 0 0
Dat. o ------ -------------0
A b l. v)bi ii «\ 0 i i r \ a n -------------------------------
G e n . ------ — — 0 ^nr*n»r 0
L oc. 0 o --------------- 0

§• 1d 5 . I composti che han p er ultim o mem bro (da


andare), in senso di verso, vólto, come p. e. -q-pg ( —
ti -t- anteriore , cadon nel novero de’ temi che di­
stinguono tre form e, ciò sono la forte, la debole e la de­
bolissima (v. § § . 93, 99); onde occorrono le seguenti a v ­
verten ze. N e’ casi deboli (v. §. 99, 2) gettano via sic­
ché ^ si fa ^er, e p. e. e (= Tlfir -+- ),
p osteriore, diventano irre , N e’ casi debolissimi (v.
§. 99, 3 ), gettano s t , e se l’anterior m em bro del composto
non finisce in insieme con * gettano ancora il p re ce ­
dente onde d'^ra non rim ane altro che \ 7 ; e inoltre se
il m em bro anteriore del composto term ina in ^ od t (di­
nanzi ad passati, naturalm ente, secondo il §. 22, in v,
come p. e. n e l citalo iturf e in se­
guace), le dette vocali si allungano, o n d e p . e. Tn»ra diventa
J06 D ECLIN A ZION I! DEI TEMI

> ma Trr^r - E però da notare che in


questi casi debolissim i: a) frR^ (= ftrfr -+- t r a ) , che va a
sghimbescio, in luogo di passare in f k r N , cam biasi in fiuvj ,
così sostituendo fìira (p er eufonia fìrcai, v. §. 76) a frrfr; b)
(da g^-t-^sngj volto in s u , fa , come se fosse
•33P3 (= -+- ^r^ ). Quanto alla rim anente declinazione di»
siffatti temi al mascolino non accade avvertire altra sin ­
golarità, se n o n che n e’ casi senza desinenza (Nom. V oc.
Sing.), il gruppo ^ passa in t conform e al §. 5 4 , 3 . Serva
p er tipo di declinazione m ., posteriore, a cui s’ag-
giugn e, come anomalo nella form azione del tema p e ’ casi
debolissimi, f? rw , m ., che va a sghimbescio.

MASCOLINO.

Singolare. Duale. Plurale.


N. V . HA 3-
fìrfe
A cc. H — TrfrÌMH
fri 4 ^« •— fcT03 «
Strum . inrNrT
frli-Vai ■fwwrm
Dat. ------ ■JTrqT^rn
-----
A b l. liristi ------
Iìk w i ------
Gen. ------ T i r i l i\ ìnfhn*;
------ finbsì* frTC^TW
Loc. JUllf* ------ m*T8T
finefìg ------ fcT%
Il tema fem m inile si forma aggiungendo ^ al proprio
d e’ casi debolissimi (v. § . 9 7, II, 1, b), onde p. e. da
si fa TTiffcrt, da f r f ^ ì , che si declinano come ^ (v.
§ . 137).
11 neutro fa al Nom. V oc. A cc. Sing. ywai, fìnhif, Duale
jnrNft, P lu r. uw fe, fìrtrfj?.
F IN IT I IN C O N SO N A N TE. 107

§. j 6 'l. ■
0T3T (da giT , cl. 7, congiungere), congiungente,,
inserisce la nasale ne’ casi forti (v. §. g g , i) , on d e'al in.
e f. Sing. Nom. V oc. (v . §. 5 4 , 3 ), A cc. , Duale
Nom. V oc. A cc. P lu r. Nom. V oc. A cc. ,
ecc.; non però in com posto, onde p. e. la declinazione di
s-pgvH, che aggioga cavalli, data nel §. i4 g; nè,, anche in
sem plice, se provenga da ipr (c l. 4), meditare; nel qual
caso in. f. Sing. Nom. V oc. tjtt, A c c . Str. ^stt, ecc.
— Il neutro fa incondizionatam ente : Nom. V oc. Acc. Sing.
tjtt, Duale iprf, Plur.

§• 4 £>3 . Osservazioni.

4) {., fo r z a , m. f. n., forte, che fa p. e. al Sing. Nom.


V oc. (v. § § . 53 , 55 ), P lu r. Strum . , Loc. al
neutro fa Nom. V o c. A cc. Sing. grò , Duale girff, P lu r. (se­
condo il §. 1 14, II; ° ss- 3 , b) od ma nel com ­
posto (= mr -+- )> che ha molta, f o r z a , in q u esti
ultimi casi, se inserisce la. nasale, la pone tra t: e ir, onde
o
2 ) Siccom e, secondo il §. 36 , eccez., vi sono alcune pa­
latine finali di tema, che dinanzi a consonante, e n e’ casi
senza desinenza (v. §. 5 a, a) non sono tra tta le , secondo
la regola, come gu ttu ra li, cosi p er vie m eglio addim esticar
lo studioso con questa varietà di m utazioni si recano qui
appresso esempi delle diverse forme eufoniche che p iglia­
no nella declinazione i tem i: , m ., sacerdote, ^r?rq-
, m. f. n., che. risciacqua la ciotola, , m. f. n. (da
dio, -4- t h da tht, sagrificare), che sagrifica agli dei,
'mmrsT, m. f. n., che f rigge riso od orzo, «ràfrre, m. f. n.,
che getta latte, TTPcTmTx, in., che va attorno limosinando,
«jcM'y, m. f. n., che sveglie radici, fornir, m. f. n., che
molto risplende, , m. f. n., onnicreante, w q m , m .,
imperadore, , m. f. n., che ben medita, hh , f., ghir­
landa.
108 D E CL IN A ZIO N E DEI TEJII

Singolare. Plurale.

T e m i. N. V . Strum . Slrum . Loc.


fiW
^nTTfrifyr òftTOftwS ■ctflvfrw'ifiTO
&\ \ «fanrfbjTw
* \N>
6\
\o
vrci*m VRTH1 yirtW-rtT VPTW7\ WTT\ vtjtwtf
xnrrn^T
o \ Tnftg^ W ^T Tnrt^fHm
V» \
n fcm r n fe irj TTfrmiTT TrfriTRwn
\ \

*p?pg
fw s iw r s ftwnn famsfWn
\ \
nr*jT?JT
IW^pT fraT |3 ftpsRnn Nvjw'sfwm
«yM WT 3\ «yiwi i"^
\Th N TOH
W l W 3
fl"5T tl tJI srfam HT5T

Si noti in o ltre , a proposito di tr»r, che n el composto


fratr»^, m ., re universale , ogni volta che st passa in ce­
rebrale ( cioè nel Nom . V oc. Sin g., Strum . Dat. A b l.
D uale, e Strum . Dat. A b l. L oc. P lu r.), I’to di f r a si a l­
lunga, onde p. e. Sing. Nom. V oc. fra n iti, P lu r. Strum .
Praicrefan , L oc. frarcreTT, ma Sing. A cc. fr a m r ” , Strum .
fratT^rr, Dat. rra rjìf, ecc.

Tenti in ? z 3 s.

§ . -iiiG. Pochissim i, se p u r ve n ’ha, sono i tem i sem ­


p lici finiti in una di queste consonanti; a ogni modo, po­
tendo darsi temi com posti term inanti in una delle radici
uscen ti in cerebrale, la loro declinazione non ha veruna
singolarità, e quanto alle mutazioni eufoniche della finale
non sono da avvertire se non le accennate n e l§ . 1 47? D b

T em i in tt ^ ^ v.

§■ IflT. I lenii finiti in queste lettere si possono divi-


FIN ITI IN C O N SO N A N T E . 109

clere in due categorie: la prim a, eli quelli che non altera­


no la loro forma, salve le m odificazioni eufoniche; la se­
conda di quelli che hanno una forma fo rle e una forma
debole, (v. § . 161). Com incierem o dal trattar della prim a.
§ . \ £»8. N ella declinazione de’ temi uniform i che, come
sem plici, sono la più parte so stan tivi, generalm ente non
accade avvertire altro fuorché le m utazioni eufoniche ac­
cennate nel §. 147, III, onde ig v passano in tt ^ e dinanzi
al « tutte in dinanzi al w tutte in tt. Rechiamo a sag­
gio di declinazione *r^rr, m ., vento, e r ò v v , m. f. (n.) (da
tutto, -+- <r*r, sapere), onnisciente , nel quale ultimo è
da notare il passaggio d ell’aspirazione di v in ^ conforme
al §. 3 5 .

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. V oc. JTK7T *K;ÌlV

Acc.

Strum .
TRW 'Hvgfa*
Dat.
------
Abl. *■
1^rTTT

Gen. ------
-----
Loc. msTn *r^ j
w f0v

Il neutro di fa : Nom. V oc. A cc. Sing. ,


Duale B t w t , Plur.
§. J£9 . I neutri , feg a to , ur^nr, escremento, n e’ casi
deboli (tra n n e Nom. V oc. Acc. S in g.), e debolissimi (ec­
cetto Nom. Voc. A cc. Duale) (v. §. 99, 2, 3 ), come pure
1 1 0 d e c lin a z io n e dei temi

n e ll’Acc. P lu r., possono anche flettersi sui temi e


$Tcfr^ (v. §• i 6 5 ). E ccone l’intiera declin azione:

Singolare. Duale. Plurale.

N. V . ITfiT . TTfiTrì

Acc. — ------ ------ o TrsfrrfjT


------ O ^|r| |r«T
Str. T ipr o 0 q f rfgy o w fW *
3Tjiiii 0 31 ^Tfrwm o $nffwmr al^ifk« 0
D at. xram o n i ------ ------------- 0
3T^TFf 0 'Sft^ì ------ -------------O 37oli«ITT
A bl. TTfcH» o -----------------------------------------
^ffnrF o ------------------------------ -----------
G e n . -------------------------- ’ ^nr'K 0 *nsta» v f aw o
----------------- -------- srfrrrp o srafa srf<rre o srsrm
LoC. o TTWfìr o ir fT n ------ ------------- ---i|'cjir« O
5T^rfrT O TJTòfrfFT O 31% -------------------O TJT^rw

§• ICO. I com posti term inanti in w , piede, ne’ casi de­


bolissimi (v. §. g g , 3 ) abbreviano I’^t di questa v o ce , onde
p. e. m. f. n., che ha bel piede, fa al Sing. Nom.
V oc. m. f. n. Acc. m. f. ^w t i r , ma Strum . Dat.
ecc. — Il tema fem m inile può essere identico e di
forma e di declinazione con quello del maschile, ovvero
formarsk-da tre colla giunta dell’ ^ (cf. §. g^, II), onde
p. e. o L ’ultim a form a si declina come Tfaf^ (v.
§ . 137). — Il neutro fa: Nom. V oc. A cc. Sing. Duale
P lur. w nf^.
Osservaz. V ed i, quanto ai temi e £<», § . 126, ip i,
§. i 2g.

T em i in tt dalle form e forte e debole (v. §. 1 5 -j).


§• 161 . Questi tem i, ciò sono principalm ente il p a rti­
cipio presente e il participio futuro dell’altivo term inanti
U N IT I IN C O N SO N A N T E . 1 1 1

in e i derivati p er mezzo dei suflìssi *nr e tu (v. suff.


sec.), ne’ casi forti (v. §. 99, 1) dinanzi al it finale inse­
riscono la nasale (v. però I, 2; 5 , 2; 4), onde p. e. i temi
^tvtt , conoscente, battente, ctnTWrf, ch e sta pgr f a r e
(fa ctu r u s),Tsftmt, fortu n ato, yrpnr, ricco, diventano

o ' ' , «hU^vT\ \, ■vnr^pff\ •


Osservazione. N e’ casi forti senza desinenza (Nom. V oc.
Sing. va.) il tema venuto così a finire in getta la finale
di questo gruppo conforme al §. 5 4 , onde p. c.
diventa ^frvr?r, vftrr^ , VTOr •
I. N ella declinazione dei pifl’ ticipi in toit, alla quale s’at-
tengon pure alcuni aggettivi 0 sostantivi di forma parti­
cipiale, ciò sono m., gerarca de ’ B uddisti, ecc., ^ t ìt ,
mobile, vecchio, w f f , in., uccello, w , m ., sentie­
ro, W ìT, m ., gazzella, *n?rT c f | i r , grande, come pure i
composti finiti in o^r, dente (p. e. sdentato), è da no­
tare :
1) 1) I tem i ossitoni (e perciò anche nfìT e f f f f ) ne’
casi debolissimi gettano, contro il §. 1 2 1 , l ’accento sulla
desinenza e nella formazione del tema fem m inile ( v. \ )
lo gettano su ir§ , sernprechè in ogni caso non abbia luogo
l’inserzione della nasale (v. 5 , ij 4 ), onde p. e. fa
all Acc. Plur. 1x1. ypTifa ) e al Nom. V o c. Acc. n. Duale co ­
me pure nel tema fem m inile o (v. 5 , 2; 4);
2) grande, n e’ casi forti, tranne il V oc. Sing. m ., o l­
tre a ll’inserir la nasale, allunga I’to p reced en te, onde fa
p. e. al masc. Sing. Nom. A cc. ma V oc. * r ^ ;
c in tutti e tre i casi del neutro P lu r. *r^TfVjr.
2 ) N el m a s c o l i n o non inseriscono la nasale il par­
ticipio dei verbi di forma raddoppiata appartenenti alla
Coniug. II, vale a dire quelli delle rad. della cl. 3 , dell’in­
tensivo p rim o , come pure ’gomnr, splendente, man­
g i ante, ifiyK , vigilante, ^frjTr, tapinante, ^mfnr, reggente,
onde p. e. (da cl. 3 ), dante, (dall’ intensivo
primo di jjJ), assai diventante, e ìmrrT nel Sing. Nom. V oc.
1 12 DE CLI NA ZIO NE DEI TEMI

conservano queste medesime form e, e all’A cc. fanno


jrnrcn» •
Osservazione. Questa regola non è sempre dagli epici
osservata, onde p. e. al Nom. P lu r. p er (M B h.
x iii, 38 o 6 ).
T ip i di declinazione: wfw (da tj<* cl. 6), battente, (da
^T, cl. 3), dante, *rfir, grande.

MASCOLINO.

Singolare. Duale. Plurale.

w **

*1?!1*rtì
Voc.

----
Acc. ----
----

Hs l i t t i ---- HsirfW
Strum .
^ ttt è^fÌPFx
*t* W W * ^ fk *
Dat. —

A b l. — ---------

^ rm — ---------

G en. —
^-*1«
— ^ H IH
— •i ^ n i .
Loc. 3^ —
F 7?
^ fir —

* ? fÌ T — «nrw
F I NI T I IN CONS ONANTE. 113

5) Nel n e u t r o : i) viene inserta la nasale anche


nel Duale Nom. Voc. A cc.: a) di necessità dal participio
presente ili tutti i verbi della Coniugazione 1, tranne quelli
della cl. 6, onde p. e. (da «jv, cl. i) fa s ftw f i b) ad
arbitrio dal participio presente de1 verbi della cl. 6, e
dei finiti in -^rr della 2, come pure da tutti i participi fu ­
turi, onde p. e. (da cl. 6), t o (da cl. 2), an­
dante, (part. fut. di n ^ ), che sta per andare, fanno
0 TT^rf, w t o ^1fa-meri o 2) nel Plur.
Noni. V oc. A cc. possono non inserir la nasale tutti i par­
ticipi che la rigettano nel rflascolino secondo 2 , onde
p. e. fa cn'fìr 0 (cf. §. 1 i/f, II, oss. 3 , b, dove non
sono però da com prendere i participi di verbi apparte­
n enti alla Coniug. I). E co si, pigliando ad esempio di d e ­
clinazione pel neutro sjW e quei m edesim i di cui si è
dato il paradimma p el mascolino (v. 2 ), abbiam o: Nom.
V oc. A cc. Sing. * ^ 5 Duale ìf^rf
0 rTÌ ; P lur. Ttvfcr, 0 JT^Tf^r; il
resto in tutto come al mascolino.
4) Il tema fem m inile di questi participi in ^nr formasi,
secondo il §. 9 7, I I , 1, colla giunta dell’$ , onde p. e. da
tr^TT, m ., gazzella, si fanno Y'nft3, In
questa form azione pigliasi la nasale, che si ritiene in lutti
1 casi, da quegli stessi participi e con quelle medesime av­
verten ze che n el Duale del neutro al Nom. V oc. A cc. (v.
3 , 1), onde 0 w^ft, w t 0 irPtrt, n f a w t o fomiti.
Presso gli epici però s’incontrano 11011 infrequenti irre ­
golarità, onde p. e. w t p er (da cl. 1) e '^ a l p er
^ r ii (da cl. 2). Il fem m inile di questi participi segue
in tutto la declinazione di (v. §. 137).
II. I temi finiti nei suffissi *nr e mr, come pure ,
tanto, fsjrrn^, quanto, e il pronom e riveren ziale »rmr, si­
gnore, oltre a ll’ inserir la nasale ne’ casi forti e al gittare
nel Nom. e Voc. Sing. m. la finale del gruppo nr (v. §.
Gramm. sanscrita. 8
t | 4 DECLI NAZI ONE DEI TEMI

j 6 i , oss.), nel prim o di questi due casi allungano ancora

]’* del suffisso. V algano ad esem pio di declinazione


fortunato, e vJTVrr , ricco.

MASCOLINO.
Singolare. Duale. Plurale.
Nom. T*rfrrp=r\ 1
TOR vrnnrr ■tRirsro
V oc.
V^PT
Acc. TSftavaH ■sfNcTW
WPrP?\
Strum. ’v hnn VhrsrrH
TOT xnrrerm tnnfsn*
Dat. ^fhnr ^fNsJW
tnrrgnr
Abl. ^fhtTTm\
xPFnm
G en. ■vhnfto ■
’zrhnmr
TTTTifm \

Loc. srNfw rfj

v^ f?r

Osservazione, w vtjt , colpevole, venerabile, e w ,


signore, al V oc. Sing., oltre ad ^rmrsr, e >hpt, pos­
sono anche fare ^nfhr, \ '
>i7ffa\
e »rtF.
\

Il neutro dei temi in *r?r e vit non inserisce la nasale


se non, conform e al § . 1 1 4 ? U> oss. 2, nel P lu r. Nom.
V oc. A cc., onde affair e v^ nr fanno in questo genere :
Nom. V oc. A cc. Sing. Tfhnr, > rtìt ; Duale sfhnrt, v^ n rl;
P lu r. Vfprftr; n el rim anente, come al mascolino.
Il tema fem m inile di questi nomi form asi, come pei fi­
niti in 'cnr, colla giunta dell’^ (v. §. I, ma senza inser­
zione di nasale, onde p. e. da ^rfrnt e v^rriT si fanno ^*nr1
xpnnri, che seguono la declinazione di ( v . §. 137).
FIM TI IN CO NS O NA N TE . * 1®

Eccezione. TOtHttt e xrfwmr formano il tema fem m inile ag­


giungendo in cambio del solo $, onde gravida,
xrfìm^, che ha vivo il marito.

Temi finiti in labiale ( tj tr xf «).

§. 462 C irca i nomi regolari finiti in labiale non o c­


corrono altre avvertenze che le fonetiche accennate al §.
147, HI. T ip o di declinazione f., plaga.
$
Singolare. Duale. Plurale.

Nom. Voc. cerarsi ò»rgr»ft chcfc*?^


0 T\
'J \
A cc. ------
Strum . grarm •cfiWSHTT^ c+1cfi U4J7T
0
Dat. cfcc£c*lj
A b l. cfPiswn
G en. ------ otio0#i»rrtT\ crj*rT*^
Loc. olic«if>T ------

In fine di composto aggettivo di genere neutro farebbe:


Nom. V oc. Acc. Sing. o^ r^ , Duale Oòjrwt, P lu r.
§. 465 . TO'», f-, acqua, che come sem plice nella lingua
classica si trova adoperato so lta n to .al P lurale (v. §. g 8 ,
eccez. a ), ne’ casi forti (v. § . g g , i ) allunga l ’^r e davanti
a term inazioni com incianti per « cambia il xr in onde
P lur. Nom. V oc. , Acc. ì<rfaN (v. §. i a i , eccez. i),
Strum . TOfg*, Dat. A b l. tostv, G en. to w t, L o c . tobr. Sim il­
m ente in fin di com posti; onde p. e. ( = *r -+- ),
che ha buona acqua, fa al masc. e femm. Sing. Nom. V oc.
Acc. vrnm , Strum . ^?xn, Dat. ^rìj, A b l. e G en. ,
Loc. Duale Nom. V oc. Acc. Strum . Dat. Abì.
G en. Loc. vnftn; P lur. Nom. Voc. g i p , Acc.
ecc. II neutro fa Nom. A oc. Acc. Sing. Duale ^nrf,
Plur. o 7?rrfer-
116 d e c l in a z io n e dei temi

Temi in nasale (in ^ * ).

§. 46 -k- T em i uscenti in t «t non ve n’ha. Pochissim i


sono i finiti in , nè pei’ altro notabili se non p er l’arbi­
traria inserzione di z dinanzi al « del Loc. P lu r. (v. §. 147,
111, 3 ); pochissimi pure i term inanti in w, che, fuor d e’ casi
con desinenza com inciante p er v o ca le , passa sem pre in
^ (v. § . 42), onde p. e. n$n*r, m. f. n ., mansueto, fa al
Sing. Nom. V o c. h$h^, Duale Strum . Dat. A b l. tr^TT^rra ,
P lur. Strum. tqnfUr e , Dat. A b l. L oc. (0
M51irrg, v. §. 14 7 , III, 3); ma al Sing. Strum . h^iihi, Dat.
ecc. M olti sono all’incontro i temi term inanti in vt, e q u e­
sti possono dividersi in due categorie, l’una de' finiti in
l’altra degli uscenti in ^ r.

T em i finiti in
§. 1 G5 . I- Questi tem i: 1) n e’ casi forti (v. §. g g , 1) a l­
lungano 1% di onde p. e. ^m h, m ., fa a ll’A cc. Sing.
; 2) fognano questo medesimo n e’ casi debolissi­
m i, purché il tema non term ini n e ’ suffissi o^ imme­
diatam ente preceduti da consonante, ma fognanlo, ad ogni
modo, solo ad arbitrio nel L oc. Sing. e, p el neutro, Nom.
V oc. Acc. D uale, onde p. e. nrT*R , n., fa al Sing. Strum .
TTm, Loc. ninfa 0 ma «k^ , n. (da gr^-HJnr) e
ra. f. (da ^ -+- m^) fanno in tali casi solo « r ò , (si noti,
circa h m utato in njr, il §. \ \ , c), qtrpn, 3 ) gettano
via ^ nel Sing. Nom. e, p el neutro, A cc. e, ad arb itrio ,
V o c. (v. § § . 102, I V , 2 ; i o 3, I, 2; 104, IV ), come pure
dinanzi alle desinenze com incianti p er consonante (v. §.
4 i , a), onde p. e. m ., al Sing. Nom. fa *nn, n.,
Nom. A cc. ; t r , V oc. ^trvt 0 ?rra, P lu r. Strum . ^rrwf>TO, Loc.
•ttjth. Il h di ^ passa, secondo il §. \ \ , b , c, in st, jrr,
onde p. e. allo Strum . Sing. da crWH si fa da cs^T
^Tr^TTjr; e l’$ di f^ n r, m ., giorno, si allunga conforme al §.
27, b, onde p. e. allo Strum . Sing.
FIN ITI IN C O N S O N A N T E . 1 11
T ip i ili declinazione: rnrsr, ni., re, nron, n., no/we, 113^,
m. f-, sagrificante, w r , azione. • *

Singolare.

Nom. TT?n W Ih Wi
Voc. in il 7rr*r^ 0 W l[ 0
Acc. >1 IH

Strum. wr llfcl WFT gWTrn


Dat. 'Tré gnrirr
Abl. G en. rran nrgn ■ss^Hira
Loc. TTWfW 0 trfì? 111^1*0 nify ^131 »1 <*4far

Duale.

N. V . Acc. •unni 0 *ntfl *4 1 *1*1 cf^jrrì


S. D. Abl. TTrP^TR cJWWJT*\
Loc. G en. TTsftn •iltìì** cròmi*\

Plurale. -

« »
Nom. V oc. •11*411W *< ->a M« N <=t» 11<ii
A cc. tra * -------------

Strum . rrsrmw VTFTftra yjjfìrF \


Dat. Abl. VITHmn q^«mx « frw n ?
\
c
uen. rram «i
\
Loc. tnrg »i i h W ó f& V
0

TI. U n tema mascolino o neutro, diventato, in fin di com ­


posto, neutro 0 maschile, declinasi qual farebbe, se avesse
un tal genere come sem plice, onde p. e. che ha
molti re, al neutro, e , che ha bel nome, al maschile
fanno rispettivam ente al Sing. Nom. 0^n*n, V oc. o^T^M
o °nr*rs(, Acc. 0 ^ , al D uale in tutti e tre i
casi onspfl, P lu r. Nom. Voc. °T TinfH , °~h t<<h h , A c c .
l’m r r f ìT , ° h i « « v ; n el resto, con declinazione al tutto iden­
tica. come n e’ semplici.
I 18 DECLI NAZI ONE DEI TEMI

III. G eneraluieute per la form azione del fem m inile: \ ) \


temi che ne’ casi debolissimi fognano alla lor forma così
contratta sulfiggouo onde p. e. da t u r , m., re, si fa
f., regina; ma in fine di composto possessivo pos­
sono anche serbar la p ropria forma o m utare in ,
onde p. e. ^IfTTSpT, che ha molti re, oltre a può an­
che aver p er tema fem m inile o 2) • tem i
in tanto sem plici come finali di com posto possessivo,
o serbano la loro forma o mutano ?r?r in ^n; e alcuni , in
certi casi, fognano di e sufTiggono 3) fra’ temi
in ^ alcuni serbatisi come tali, alcuni mutano in v r l,
onde p. e, m. f . , sagrijìcante, vfrnr, m. n., grasso,
xrNrì, f., grassa ; in fine di composto possessivo possono
generalm ente m antenersi o m utar in <tt o anche in
se già pigliano questo finim ento com e sem plici. — L a de­
clinazione di tali temi è pei finiti in ^ come quella del
maschile: pei finiti in ^r, come quella di swt fv. 127),
in di TTft (v. §. 137).
§• 4 6 6 . H, m., cognom e d’Indro, m. n., giova­
ne, e m., cane, ne’ casi debolissimi (v. §. 99, 3 ) con-
traggonsi in ^ e spT- E ccone l’intiera declinazione.

Singolare.
Nom. W
V oc.
A cc. 0 \ 'jiin
Strum . «retar 3FTT
w
Dat. 3T%
A b l. G en.
Loc. mftfW

Duale.
N. V . Acc.
Str. Dat. Abl. *nrr«rrR
G en. Loc. «retata»
FIN ITI IN CONSONANTE.

'
Plurali'.

Nom. V oc.
A cc.
Strum . «rtnfWrr
Dat. Abl. »rmrwm\ •
Gen. «rtrtonr
Loc.

11 tema fem m inile di questi tre nomi fassi aggiugnendo


^ alla forma propria de’ casi debolissim i (v. §. 9 7, II), on­
de uno dei nomi della moglie d ’In dro, ijrft, giova-
netta, 3prt, cagna. Inoltre JTtnPT può anche formarlo da un
tema mrriT secondo il §. 9 7, II, onde mimrt, e simil­
m ente da tpnr, onde mnrt, 0 più com unem ente, con accor­
ciam ento d ell’$, mrffr. T u tti questi temi si attengono alla
declinazione di (v .§. 137), eccetto Tprfìr, che segue quella
di (v. §. i 3 a).
§. 467. m., sole, Tjrnr, in., lo stesso, e i composti
finiti in 0 ^ , uccidente, ne’ casi forti non allungano l ì?
(v. §. i 65 , 1) se non al Nom. Sing. (e come neutri anche
al Nom. V oc. Acc. P lu r.), onde Sing. Nom. m m , t£IT,
(da , Vritricida), ma Acc. vfinRW” ,
Nom. V oc. A cc. Duale ijw t, Plur. Nom.
V oc. w w i m , ’fTO* , A cc. , ecc. In oltre n e’
casi debolissimi 0 ^ cam bia ^ in tt, onde 'J=r?v^ fa p. e.
allo Strum . Sing. -jcTHi ; e può venir surrogato dal te­
ma tjij , onde p. e. Strum . Sing. tjthit 0 xjqr.
§• 4 6 8 . w * , m., corsiero, su questa forma non si d e ­
clina se non ai Nom. e V oc. Sing.; negli altri casi viene
adoperalo il tema che flellesi alla maniera dei nomi
in w (v. §. 1 6 1 , 1); onde Sing. Nom. V oc. Acc.
, Strum . ’snhrr, ecc. Duale Nom. V oc. A cc. w f f t, Str.
Dat. A b l. '5TT3TT1T, ecc. P lu r. Nom. V oc. Acc. ^rmntr,
ecc. In com posizione coll’^ privativo (v. §. 90) declinasi
|2 0 DECLINAZIONE DEI TEMI

in tutti i casi su quella prima sua form a, onde Sing. Noin.


Voc. A cc. wntnrtH, Strum . ecc. — Il
tema fem m inile derivasi da secondo il §. 9 7, IT, onde
cavalla, che segue la declinazione di (v. §. 137).
§. 469. n., giornó, in tutti i casi deboli (v. §. 99,
2) si flette sul tema circa il cui n si avverta il §.
4 8 , T, b\ II, 1. E ccone l’intiera declinazione:

Singolari\ Duale. Plurale

N. V . Acc. 0 w rftr
Strum . TOftaro TOftfìra
Dat. ------
A b l. TOjrf» ------
G en. — tojtr
L oc. 0 ------ ’HjJw 0

Inoltre TOirn viene ancor surrogato da toito al Nom. V oc.


Sing. masc. nella fine de’ composti (ne’ quali però ha più
com unem ente luogo il tema o toj), onde p. e.
( = jfHj -4 - TOfn ), m ., che ha lunghi giorni, fa in detti casi
<1 $1g r a , ( V . § . 181 ), ma a ll’A cc. Sing. ,
Duale Nom. V oc. Acc. P lu r. Nom. V oc. ,
A cc. (cf. §. 70, III, 1); nel rim anente come nel
sem plice, onde p. e. Strum . Sing. <fNb|£T, P lu r. ■
Osservazione. Quanto agli altri tem i di non intiera de­
clinazione veggansi: p er totctft, e il §. 126; p er
TOSfri, e 51 il §. 1 34 ; per e il §.
1 Sg; p er il §. 1 7 1 ; p er g rtà ^ il§ . 182, 2;
p er ftarr il §. 191.

Temi in .

§• 470. Questi temi hanno una declinazione in parte a-


naloga a quella dei finiti in in quanto gettano via ^
nel Sing. Nom. e, nel neutro, Acc. e, ad arbitrio, V o c., co-
FINITI IN C O N S O N A N T E . 121

ine pure dinanzi alle desinenze com inciatiti p er conso­


nante (h, w), e allungano ^ nel Nom. S in g. masc., e, n el,
neutro, Nom. V oc. A cc. P lu r. (cf. §. i 65 ); nel rim anente
seguono la declinazione com une alla più parte delle varie
forme di temi finiti in consonante. T ip o di declinazione:
m. n., ricco.

Singolare. Duale. Plurale.


m. n. m. n. m. n.

Nom. vftr vftprr vfvpfl vftrre


V oc. — o v f f R ----- * ------ ------ ------
A cc. vfjnr» — --------------- ------
Strum . vfrnn vfiwTH vfirfirc»
Dat. ------------------- vfir«T*
A b l. vf-HW ------------------- -------
G e n . ------ vfrrfta
L oc. vftrftr ------------------- vfag

Tl tema fem m inile formasi colla giunta d ell’^ (v. §. 9 7,


II), onde p. e. da vfjnr si fa vfcnft, ricca ; e si declina co­
me ^ (v. §. 1 3 ;) .
§. 171 . I nomi maschili cognom e d’Indro,
via, jrfeR , menatoio, sopra queste loro form e di temi in
non si declinano se non n e’ casi deboli (v. §. 99, 2);
nel resto form ano: il Nom. e V o c.'S in g . dai temi
conform e ai §§. i 38 , 139; gli altri casi forti dai
tem i secondo il §. i 6 5 ; i debolissimi
dai tem i »r^ ; sicché l ’intiera loro declinazione
viene ad essere la seguen te:

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. V oc.
M’-’qiW\ \

tMrmx
1-2-2 DECLINA ZIONE DEI TEMI

Singolare. Duale. Plurale.

Acc.
H-VJMH » ----- trw\
• ------
\
Strum. I P -^nrrwrrR
TTOT trftjwrrw\
jtctt jrfqf*nr
Dat. -----
------ ■crfqwjW\
JffsTWI^
A bl.

Gen. ------
------ M<lì« TOI
------ VETtF
Loc.
------ mP^m
------ *1f'MM
O

In fin di composto aggettivo il neutro fa p. e. da


che ha belle vie, Noni. V oc. Acc. Sing. grjftj (Voc. anche
Duale P lu r. y mwTfy. — Il fem m inile si for­
ma colla giunta dell’^ al tema proprio dei casi debolissimi
(cf. §. 97, II), onde p. e. da (= « tt^) si fa y qnfl,
che segue la declinazione di (v. §. i 3 7).

Temi finiti in semivocale (x_ n).

§■ 47 2 . Niun tema term ina in pochi n e ll’altre sem i­


vo cali; e circa la loro declinazione non è da a vvertire se
non che non inseriscono la nasale nel Nom. V oc. A cc.
P lur. del neutro, secondo il §. x 1 4 ? H , oss. 2. I temi finiti
in ^ od tt; radicali, così ne’ casi senza flessione come di-
F IN IT I IN CO N S O N A N TE . 123
nanzi a term inazioni com incienti da consonante, allu nga­
no ^ ed secondo il §. 27, a, b. Servano d’esem pio fht:,
f., voce, e v t t , n., acqua.

Singolare. Duale. Plurale.

N. V . nÌT 'IT T firn fht?r • mft


Acc. — — — — —
Str. fh tT VTCT \ irrora\
Dat. fhr V TT ------ \
Trwra\
A b l. fnr* qrc?r
G en. \ * fìTOH VTTR

Loc. fTTK VTK Tflg VTg

Il m ascolino e il fem m inino non si differenziano punto


di declinazione. Tn fine.di composti aggettivi ciascun tema,
nel proprio genere, flettesi come sem p lice; e un neutro
fatto maschile 0 fem m inile segue la declinazione di fnc,
m entre un mascolino o femminino diventato neutro si at­
tiene a quella «li vtt:, onde p. e. «prrc, che ha belf acqua ,
nel masc. e femm. fa Sing. O Nom. V oc. O \ 1 Acc. vJ \ ',
in tutti e tre i casi del Duale wvttt, del Plur. «nrrt*, men-
tre wOtt, che fui bella voce , fa, nel neutro, Nom. V oc. Acc.
Sing. TirrìT., Duale «rfrnrt, Plur. ttDiPc-
§• '175 . ( i l solo tema fin it o jn ^ ) , f., cielo , forma
il Nom. V oc. Sing. da (v. §. 146), onde n ta ; nei casi
deboli cambiasi in onde Duale Strum . Dat. Abl. tprm ,
P lu r. Strum . , Dat. Abl. srf*nr , Loc. ^3; n egli altri
casi declinasi regolarm ente, onde Sing. Acc. , Strum.
f^rr, Dat. Abl. G en. , Loc. Duale Nom. Voc.
Acc. G en. L oc. P lu r. Nom. V oc. Acc.
G en. fy-Tm .
Il neutro fa, p. e. da , che ha bel cielo, Nom. V oc.
Acc. Sing. Duale P lu r. wfVfa.
124 DECLINAZIONE DE I TEMI

Temi fin iti in sibilante ( 51 q n )

§. \ 7 'l. Questi temi si possono dividere in due catego­


r ie , ciò sono: quella de’ finiti in 31 o quella de’ term i­
nanti in n\ . «

T em i finiti in 51 n.

§• Nella declinazione di questi temi è specialm ente


da avvertire la modificazione eufonica delle Gnali con for­
me ai § § . 45 , 4^5 e l° r0 eccezioni, p er cui 31 e n, fuor de’
casi che hanno desinenza com inciante da vocale, sono, se­
condo la regola, trattati come z o , p er via d’eccezione, co­
me n?. Daremo ad esempio di declinazione pei tem i che la
loro finale trattano come z, i nomi fa^T, m ., uomo della
terza casta, fa n , m., nemico.

Singolare. Duale. Plurale.


N. V . faz fa r fa^fr fanr fa^ra fann
A cc. faSfrR fan*T — — ------ ------------
«Str. fa jn fan T fa jw rrn f ir e fa n fa s fa n
Dat. faijt fan ------- ----------- fapiw, far*rn
A b l. fa^m f a n r r ------------------ -------------------------
G en . -------------- f^siìn fantn. fasrm fanrn
L oc. fafìn f a f a ------------------ fa r§ fa?n

In fine di com posto aggettivo il neutro fa , p. e. da


ìj^fasr, m. f. n., che entra in casa, e da ^rerfan , m. f. n.,
che odia i bramani, Nom. V oc. A cc. Sing. Jj^far, srafa^,
Duale iprfarft, «rafani, P lu r. iprfaf^r, grafsffn.
§ . 1 7 6 - I tem i finiti in ( = ^r-+-n), dove non pigliali
desinenza com inciante da vo cale, trattano questo gruppo
come fosse z secondo il §. 47, m entre conform e alle e c­
cezioni d’esso paragrafo, in alcuni nomi il gruppo è trat­
tato come nr. Ad esem pio della declinazione così di questi
temi in come p ure di quelli che mutano 0 n in ni se-
F I NI TI IN CONS ONANTE. 12Ò

contio le eccezioni de’ §. 45 , fò , e di desiderativi term i­


nanti in un gruppo consonantico finito in n secondo il
§. 54, 1, 2, si danno qui appresso le varie forme eufoni­
che dei temi rfh^T (d a t e i) , m. f. n., che guarda le vac­
che, (da ito ), in. f. n., onnifice, fim i (da tni), m.
f. n ., desideroso di cuocere, (da n r o ), m ..f. n., de­
sideroso d'entrare , (da ^rrr), m. f. n., che distrug­
ge la vita, (da >p*, il cui t* passa in cjr anche n ell’altre
sue derivazioni), ra. f. n., impudente, (da **pfr) m.
f. n., che tocca in cielo, (da ), m. f. n., che dol­
cemente palpa, fìfsi, f-, plagct, *T£$l (d a ^Jt), in. f. n., simi­
gliar! te, (dal desiderativo di f ) , m. f. n., desideroso
di fa re, (dal desici, di >?^), m. f. n ., desideroso di
rompere. A ggiugnesi inoltre m. f. n., compagno, che
secondo il §. ^6 , eccez., tratta il suo n come se fosse *
(v. § . 48, I, II, 1) e che inoltre allunga l’-gr conform e al
§ . 27, c.

Singolare. Plurale.

TEMI N. V. Str. Str. L oc.

m re i n k ? ifh z s
a A
fV^nrrfHTi fM wd rl<f «

fw ^ fw m Pm u O h f ftn rC T
0
fa fv si frfre
0
\ 0^ 0
fTTT O OTfJS O T T jfìm O TffhTO 07TW
\ \
^ V fh T T I

5^ 51 m ^ g fh ro
O c \

fa n f ? 1* f^ n fafx>TO

f w k W W in

f w fw w sT
\
° * 3 ° °S *3
26 DECLINAZIONE DE I TEMI

T em i in
§• 177. T rattasi prim a dei temi finiti in tot* : poi di
qu elli che term inano in ed ; infine d’ alcuni che
finiscono variam ente in \

Tem i in w \.

§ . 178- Circa questi temi è da avvertire in genere c o ­


m e toh si cam bi in toJ dinanzi al »? delle desinenze, secon-
do il §. 48 , I, b\ e ad arbitrio in to: dinanzi al * del Loc.
P lu r. secondo il §. 48 , II, i (vedi per ò i § § . 180, i8 4 , i).
§• 179. I temi finiti in to* , non suffisso, ma radicale,
seguono la declinazione generale de’ nomi term inati in
consonante, come p._ e. finir t i (da ftrcis, boccata, -+- ?j*r,
mangiare), m. f. n., che mangia una boccata, e ?hpb (da
bene, -+- y*r, vestire), che ben veste, al masc. e femm. così
declinantisi:

MASCOLI NO E F E MM I N I N O .

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. V oc. fcRi-ry* fqi!2?jùì
JfWt
o
Acc. film i «H
------
Strum. fmjiUHT Ouiiiiìwn^
TOO I TT^ftfHTT
Dat. KNJiJJÌI ------
-----
Abl. -----

G en. f<RMy«W
------
Loc. fiRB'jftT f«KWJj»*j o °xr:*
0
F I N I T I IN CO N S O N A N TE . 127

Il neutro fa: Nom. V oc. A cc. Sing. fg-ud-u-h Duale


fxnijTnrt, P lu r. n i f # , «fifa-
§ . 180 . I tem i finiti in Ot^ e (dalle radd. «fti e sit ,
cadere) n e’ casi che non pigliano desinenza com incianle
da vocale, cam biano ^ in ? (o ^); onde p. e. m. f.
n., che cade dalle fog lie, e t o w h , m. f. n., che.cade dal
vaso, al masc. e femm. si declinano cosi:

MAS C0 LIN 0 E FEMMININO.

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. V oc. TTOi^ft xrnTs^rTi


TT3TO7T <TOTTWt Twrorrn
Acc.

Strum.
"3rwretn
Dat. Tnrre# wt*rsw,
T^nrsrv
Abl. XfTITS^Tr^
TOTTO
G en. ■qjirigirTH

Loc.

Il neutro fa: Nom. V oc. A cc. Sing. , 3'OTtirf, Duale


w i^ iì', P lu r. TTOi^ftì, TT^raftr.
§. 4 8 1 - I temi term inanti in suffisso, nella loro d e­
clinazione si diversificano dai finiti in radicale (v. §.
179) in quanto ne allungano l’tt nel Nom. Sing. m. e f. e
Nom. V o c. A cc. Plur. 11. (v. §. 1 r 4 , H , oss. 5 ). V algano ad
esempio , m., il sommo iddio, , f., ninfa celeste,
h^PSt, n., animo.
DE CLINAZIONE Ubi TlilW I

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. nvm\ TUTTA\


TOWTTR TOsarft TO’WflW
*1*i wl *nrrftr
V oc. \
totot*

Acc.

Strum. ^mr \
%>fìf>ni\
TTWfìvgm \

JTHÌ«TT^ HrfrMH
Dat. ^vì«r^
TOTOÒt TOmO^rn
^T^TTT *r?rì«re
Abl.
TO^^UTO^
mnm
Gen. irw m ?twm-\
TOsnift* >H4R«w\
w ti «nram
Loc. yvffc %v*§ oy:g
TO^Hrftr T O Wv) O^lff
\J
hhOh •nro °*:*

I com posti aggettivi term inanti in lino di cpiesti nomi


in toh al masc. e femm. si declinano come o totottos ,
al neutro come j r * ; onde p. e. mnrvx, m. f. n., che ha buon
animo,' fa al masc. e femm. S ili".
O Nom. wthto
O ' ', V oc. O \',
Acc. **h « h , e in tutti e tre i casi al Duale * » r ^ , al Plur.
^ \
§. 182 . 0 to%?*, m.; tempo, , m ., il pianeta t e ­
nere, , m ., cognom e d’Indro, allungano I’to al Nom.
FIN ITI IN CONSONANTE.

Sing-, ma perdono *rN, onde fanno in questo caso *1^ 1,


T3PTT) v^f^TT- Inoltre il Voc. Sing. d’a srqa , oltre a questa
forma, può anche aver quelle d V$pr e 2) ftjrta, n.,
capo, n e’ casi d eb o li, tranne Nom. V oc. Acc. Sing., e ne’
debolissim i, fuor questi stessi casi del D uale, come pure
n e ll’A cc. P lu r., può essere surrogato dal tema (v.
§. i 65 ), onde p. e. Sing. Nom. V oc. Acc. ftnre , Strum .
f jio n o sfhinT, Dat. o ecc. Duale Nom. Voc.
Acc. fìyrml, Strum . Dat. Abl. finfterm 0 ^rfàwim, ecc. Plur.
Nom. V oc. A cc. fjRtfa, A cc. anche ^rtàrfìrr, ecc. 3). V e d i:
quanto a §. 126, a *rtw, §* 128, ad §. 1G9.
§ . 485 . I com parativi formati p er m ezzo del suffisso
t ’W ( v - §• l 97 >H ) ne' cas* ^ort* C0S1 ^ maschile come del
neutro (v. §. 99, 1) inseriscono la nasale dinanzi al * e ,
fuorché al V oc. Sing., allungano inoltre l’st del suffisso che
cambiasi perciò in • N e’ casi senza flessione (Nom. V oc.
Sing. m .) cade la sibilante e l’ anusvara passa in tt se­
condo il §. 54 , 2, onde da si fa fv r s (Nom.) e da
V oc. ). V alga p er saggio di questa declina­
zione iprhlF, m. n., più giovane, che al mascolino si declina
così :

Singolare. Duale. Plurale.

Noni. w fa r e ì „
V oc. ------- ------------ -------
A cc. w h r im ------- ------------ xrrhnm
Strum . *rrtwr Whrt«vrF vql qffirè
Dat. w h rò ------- ------------ Tnrhftwn»
A b l. tcrI w f ------- ------------ -------
G en. ------ ------------xnffrmra Trrhnmr\
— \

Loc. Tr-rtarà ------ ------------- infhT^T o^u»

Il neutro fa: Nom. Voc. Acc. Sing. xnrhrH, Duale *nfhra%


Plur. vrhrrfti. — Il tema fem m inile di questi com parativi
Gramm. sanscrita. 9
130 DECLINAZIONE DEI TEMI

formasi colla giunta deli bati (v. § . 197, II), onde p. e.


da qcflqq si fa m rfw t che declinasi come (v. §. 1 37).
§. iS-i. i ) I temi del participio attivo del perfetto rad­
doppiato form ati per mtezzo del suffisso mi (v. Formazio­
ne de' Participi) nei casi forti cosi del maschile com e del
neutro (v. §. 99, 1) inseriscono la nasale dinanzi a w e,
fuorché al V oc. Sin g., allungano inoltre l ’^t del suffisso,
che mutasi quindi in <rt*v. N e’ casi senza flessione (Nom.
V o c. Sing. m .), cadendo la sibilante conform e al §. 5 4 , 2,
l ’anusvara passa in tt, onde da si fa (Nom.), e da
cfF mr (V oc). Inoltre il suffisso ma n e’ casi deboli passa
in mr 0 ^ (v. § . 48 , II, 2, b, <*) e ne’ debolissimi si attenua
in Tff (te i, v. §. 48 , III, c). 2 ) D inanzi a questo (^n)
nato da mrs: a) il tema verbale modificato per ragion d’eu­
fonia torna nella sua forma di prim a, onde p. e. mnmr
(da -4- mix, secondo il §. 4 2)> che ha errato, mutando
in diventa (da -f- secondo
il §. 43 ), che ha scherzato, si fa ; b) cade 1’ ^ co ­
pulativa, onde p. e. da wfisnr^, che è stato, si fa TT^ps», da
che ha cotto, ; c) ^ ^ -3- -31 ^ si governano se­
condo i § § . 23 , 24, onde p. e. fmrfcrtf (da fmrf di *ft), che
ha temuto, diventa (da di <^), che ha
tagliato, (da di ir), che hajatto, ,
ma fìfrfanw (da di far), che è entrato, n r m w , w p m
(da di che s'è ricordato, ; d) i temi prove­
nien ti dalle radici t^ t, scavare, jtjt, andare, nascere,
^ (tPT ), uccidere, gettano via l ’w radicale, onde da
si fa da àTTJmr (v. a), da (v. §.
4 i , b), da snpr.
T ip i di declinazione: (da piangere), che ha
pianto, Ttftum (da wn, stare), che è stato, fmrhm (da
temere), che ha temuto, ìPFmi (da , andare), che è
andato.
FINITI IN CO NS O NA N TE . 131

MASCOLINO.

Singolare. Duale. Plurale.


Noni.
n fVq ht HfVmMft
fw h rR fW N tit fW h ftra
, tA W M hnt
Voc.

f^ r h n r
------
Acc. ^ " fl^ ------
rirw *ii«fl ------
-----
stjik iì « ^ iFrnro
^ \
S tru m . *>tj£tsiW
rrpgtn irfanrfsv
f%*grn fW tvfs*
ST^RMIT*
Dat. ----- ^ r*m x
^ 5*
7TW * ----- wfPRW x
iWNrerv
àfrH> ------
o
Abl. ------
riWM'fl
■fawpw
SP^TO 1------
G en. ------
------ H w tfro , rtVjjUl H

fagpn»
iTV tftiT
Loc.
rf^gfq
fq s g fìi [— fWhrrg
H^gfq iF T ^ [
132 DE CL IN A ZI O NE DEI TEMI

Il neutro fa: Nom. Voc. A cc. Sing.


fWhnr , 3FT*r^, Duale , Traroì, ftrwjrtf, 'irror^, Plur.
frfw^rrftr, ferhriftì,
Il tema del fem m inino formasi colla giunta dell’ ^ alla
form a debolissima (v . §. 97, II, 1, a ), onde , cTW«ff,
fewjrft, ’F gvij che si declinano come (v. §. i 3 7 ).

Temi in e

§ . 4 8 5 . N ella declinazione di questi temi vuoisi in ge­


n ere avvertire, quanto alle m utazioni eufoniche , il cam ­
biam ento di 1 in ^ dinanzi al h delle desinenze (v. §. 48,
I ), e di 7 non radicale in n davanti alle desinenze com in-
cianti p er vocale (v. §. 48, III, c), come pure il cam bia­
m ento di w del L oc. P lu r. in g , dinanzi a cui la finale
del tema passa ad arbitrio in : o ti ( v . §. 48 , l ì , 1, III, c).
§• 486 . 1 pochissimi temi term inanti in ed 7*1 ra ­
dicali come pure i desiderativi in allungano, secondo
il §. 27, c, ed 7 n e’ casi senza flessione e davanti alle
desinenze com inciatiti p er consonante. Servano d’esempio
wfrrw (da 15 -+- frro), m. f. n., che molto offende, e
(da g -4- j h ), m. f. n., che suona bene, e ( dalla
rad. tre) m. f. n., che desidera di leggere.

MAS COLI NO E F E MM I N I N O .

Singolare. Duale. PI
Nom. V oc. w fw t gf«rov
TO S # OO \
fqTrfjTf*
A cc. wfrnro
san ------

Strum. gfrrei TTTftajTR\


ITO
fW aur fTTOrMwH
\
FINITI IN CONSONANTE. 133

Singolare. Duale. Plurale.

I)at. wfqrt ------- ^xrtorP


W* -------
fW r * ------- •farrei*?^
A b l. v fw F x

Gen. wftnrp?N

fW W m
Loc. wfcrftr mfhn
O O
o *nfh*?
-J O

0 ICI
ftmWìT fTTTnricti o ftniTtfq

Quanto al neutro è da' notare, che, secondo il §. 1 1 4 »


II, oss. 3 , a, nel P lu r. del desiderativo esso non inserisce
la nasale, onde: Nom . V oc. A cc. Sing. ftnrrta ,
Duale v f W t , f W 7 T t , P lu r. w f i f t T , * n f f f c , f ì r e f a f a .

§• 187 . ^iPsitt , f., benedizione (che corne derivante dalla


radice ^rra , preceduta da ’srr, flettesi conform e al §. 186),
cambia ? in ; secondo il §. 47 > H I, b. E ccon e l ’intiera
declinazione.

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. V oc. ^T5rN» ^TTf^PTR


Acc. '•sifoni*
Strum . sHTffon srnjrtfìr*
Dat.
A bl. *ir$rm»v
G en. mf$nrfn
Loc. o ^ fN g

§ . 188 . I neutri term inanti nei suffissi ed 7 * (v. §.


9 », II, 2, b) ne allungano (secondo il §. 1 1 4 , II, oss. 5 )
134 declinazione ori temi

^ ed nel Nom. ^ oc. Acc. del Plurale. Valgano ad esem­


pio TzfrftnT , n., lume, m , n., occhio.
Singolare. Duale. Plurale.
N. V . ACC. ^fTfrfTT ^ftnrcrt- Tqlrniy
O
Strum . TTtfcpn TEftfìl^^
0 ^TgwìTJT vS \
Dat. siftfìtò

Abl. ----- ------


------ ------
Gen. — S fin ii* SlftfcPJTH
----- 0 \
Loc. wtfìrftr
MH ------
0i Tm
m. n ., arco, e f. n .,fiamma, quello come
mascolino, questo come fem m inino, fanno a ll’ A cc. Sing.
, Nom. V oc. Acc. Duale v*mt, P lu r.
V-Tm», 'ìsfàij* : nel resto, come al n e u tro ; e in conform ità
de’ quattro sovrallegati nomi declinansi, secondo i vari
generi, tutti questi temi in ed -grr alla fine di un com ­
posto aggettivo.
§• 1 8 9 . I temi finiti in gruppo consonantico term inato
in se il gruppo comincia da nasale, fuor de’ casi con
desinenza com inciante p er vocale, lo riducono, secondo i
§§. 5 o, 54 , 1, 2, alla sola nasale rf, che tale si conserva
anche dinanzi al >r e * delle term inazioni. V algano d’ e ­
sempio (dal desiderativo di ^ s^ ), m. f. n., deside­
roso di salire, (dalla rad. f^ *), m. f. n., che molto
offende.
MASCOLI NO E F E MMI N I N O .

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. V oc. fsngvT
FIMT1 1« CONS ONANTE. 135

Singolare. Duale. Plurale.


Acc.

Strum. fcKd-rttl ■ProìwnH


wf^ttrrw
ov \ TjfVfj-Vra
Dat. ------
------ *fir-«ra
Abl. ------ ------
----- ------
G en. ('■'HytiTHIH
------ sfiato*
Loc. P-qtsiifrH P^ vg
wfìjr* ------

Il neutro fa: Nom. V oc. Acc. Sing. Duale


P lur.
§. 190 . m ., maschio, form a: a) i casi forti da iph^
e , fuor del V o c. Sing., con allungam ento dell'^ in analo­
gia del §. i 83 ; b) i casi deboli da T p , il cui dinanzi al
tt del L oc. P lu r. passa in aniìsvara; c ) i casi debolissimi
da tts
s> \
. E ccone l’intiera declinazione:

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. Y "* w h ìt
O j «\
tmìh
N
V oc. ----- ------
Acc. <W1*M\
O • 3* *
Strum . wr s) \ TTfwTT\
O
Dat. VwqTT\
Abl. v^iTCPFT\
G en . mrm
O \
Loc. grò im
V>\»

In fine di com posti, al masc. e al femm. declinasi come


sem plice; al neutro fa Nom. V oc. A cc. Sing. ny i , Duale
P lu r. oiprtftì; nel resto, come sem plice.
136 DECLINAZIONE DE I TEMI

§. 494. <fYw , in. n., braccio, cosi n e’ casi deboli (tranne


il Noni. Voc. À cc. del neutro al S in g.), come n e’ debo­
lissimi (eccetto il Nom. V oc. Acc. del neutro al Duale) e
n e ll’A cc. P lu r. del neutro, può anche flettersi sopra un
tema secondo il .§. i 6 5 ; onde al masc. declinasi nella
seguente maniera.

MASCOLINO.

Singolare. Duale. Plurale.

N. V . cfta fnm
A cc. ftrpT — -------
Str. «ftar o =ftujTT <ft4 re o <ftawn* jftfarr o
Dat. o ^nìn ------- -----------'ftwN; o
A b l. o rfTarrs ------------------------------ ------
G e n . --------------- «frtta o ftanì* <ffrrm o ifmiiw
L oc. o ftTrftrr o ^Vfan----- ------------ .ffrg o o

A l neutro fa Nom. V oc. A cc. Sing. ^ rr, Duale Plur.


fffa , e, A cc., anche <*taTf%.
V ed i, quanto ai temi finiti in ^rn*s, il §. 48 , I, b] e quan­
to a *rni e *rnr, il §• 126.

Temi finiti in ? .

§• 492 N ella regolare declinazione de’ temi term inati


in ? deggionsi principalm ente avvertire le m utazioni eu­
foniche di questa finale, che, secondo il §. 49, n e’ casi sen­
za flessione, e dinanzi a consonante viene generalm ente
trattata come se fosse "z (^ z\ v. §. ^g, 2, a), e in certi
tem i com e se fosse tj (it ò&; v. §. 1, b). V algano ad
esem pio: m. f. n., che sugge il miele, m. f.
11., che tutto copre, n ì j? , che munge la vacca; intorno ai
quali due ultim i si avverta il §. 35 .
F I NI TI IN CONS ONANTE. 137

M ASCO LINO E FE M M 1 N I N 0 .

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. V oc. o v \ *

O \
fa «a*jft

Acc. ----------

favj'J?*» ----------

---------- ----------

Strum. Pq5s (*n*


froyjtfrrH ' R' ^'O'TMTf
o \ \
ifrvr«rR

Dat. ---------- «ruforara


^ ^ \ \
f W j | ---------- fa^l OV3\ WTO\
rfhirwnf
O \
A bl. ---------- ----------

---------- ---------

G en. ---------- H V f^TR

r«iHifj^hr r<rag^*

Loc. «rgf^sfe —

— ^)P 3

Il neutro fa: Nom. V oc. Acc. Sing.


Duale (VjJjg'l, JÌÌjj^T, Plur.

§. 193. A d esempio delle m utazioni eufoniche contem ­


plate nel §. 49> eccez. ed oss., si danno qui appresso le
varie form e dei temi -3 ttr| (da -sr?), f., scarpa, o -^ , m. f.
n., offendente, o^?; m. f. n., conturbantesi, m. f. n.,
amante, °w?, m. f. n., vomitante, a cui s’aggiungono pur
quelle d ’ f. (y. § . 49? l >b) e di in;mnr, m. (v. §
8a, II , 7).
138 DECLINAZIONE DEI T E II !

Singolare. Plurale.
T emi N. V. Str. Str. Loc.
sm n? ^ MIH^I d >IHr«
ini
■ O\ o ìvr* \
0 W7f>TTT
5? T U
O\ T 0 ^
o\ *rfh}7T\ o O
TTTMF
\ \
f w\ ffcHl\ o \ f%T?T fsrfbrjr\ o \ \ fe'HT O 0 TOT* \\3
o\
W O\ 0 ? ?
O\ o Tfsftra 0
O O O\n3 WH
Tftnr? ■
otsift 3fon?l ■jfTinfTHTT d Pulivi]
O \ gOMI* WTjtnTRm
'J \ \ rn.im<;«
O \0
§. 4 9 4 . (derivato dalla radice portare, e ado­
perabile soltanto in fin di com posti), portante, ne’ casi
debolissimi (v. g g , 3 ) si contrae in ■gi?: a) di necessità (ve­
di però §. i g 5 ) se viene appiccato a voce term inante in
^ od ■ 3TT, con cui ^5 fondesi in ^rV, conforme al §. 58 , ec­
cez. 2, a ; b) ad arbitrio se altrim enti. Valgano ad e-
sempio himh? (da -+■ ^t?)> m. n., che porta pesi, e
ìjst? (da wr -+- TT7), m. n., che porta la terra.
M ASCOLINO.

Singoiare. Duale. Plurale.


N. V . W V lfì

» Ì5 T ?>
Acc.
^ * 1 ------ >ÌF^*x 0
Str. m ttfT M K '-fC jw rm
\ \ hi m i sfa *

0 ‘i ? T > f jrrr w im
Dat. m ftìr » n w ra « T w

* Ì?T% o jp x w in i
A bl. ------
0 *** ---------- ----------

G en. ---------- n rc t? ta T s >rrrt?rr*T


----- ------ o o
Loe. H IT.'ITTJJ

n rrf? 0
FINITI IN CONSONANTI». 139

A l neutro fanno: Nom. V oc. Acc. Sing. mrrra, ;


Duale ‘f n r t o >3^; Plur. ‘f'rtf?-
Il tema fem m inile formasi colla giunta dell’ ^ al tema
proprio dei casi d ebo lissim i,on d e p. e.
che si declinano come Tpffr (v. §. l'i'j).
§• '195 . In ^bnrr? (da -sg-fr, bianco, -+- cavalcatura),
no., cognom e d’Indro (propr. che ha bianca cavalcatura)
m?, quantunque preceduto da tema finito in può non-
dimanco, contro il §. i g 4 ,ff, non contrarsi in 3 ?. Inoltre
questo composto forma il Nom. e V oc. Sing., come pure i
casi deboli (v. §. 99, 2), da un tema declinato se­
condo il §. x81 ; e al V oc. Sing. può dai-e eziandio la fo r­
ma del Nom. E ccone l’intiera declinazione:

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. ■'ÈTnrrfr
V oc. o ig rt -41« ------
Acc- %rP7T?*t ------ %rRT?Tf O W tTS
Str. ^rTWT O t ì ? ! %^'T«TR
Dat. 'ymn? 0 m r ? -----
Abl. 0 -%rr^F------ ------
G en. --------------- ------ ^(T^TjrYJT O igrfTjftlT o Slrfì^lH
Loc. niH m fe o w r f ? ------ ------------- t o h 0

§. 196. m r ? , (com posto, a quanto pai’e, d’^ n r , carro,


-+- t? , trarre, propr. che tira il carro), in., toro, bue, in
questa attenuata sua forma serve di tema soltanto pei
casi debolissimi (v. § . 99, 3 ); nel Nom. e V oc. Sing. vien
surrogato da un tem atPTfsr, declinantesi secondo il §. 184;
neeli
U altri casi forti dal tema *t \ ' e nei deboli da wh??.
O\
E ccone l’intiera declinazione.

Singolare. Duale. Plurale.

Nom. jT) ^■31


Voc.
HO COMPARATIVO F.

Singolare. Duale. Plurale.


ACC.
*1 \ \

Strum .
Dat. ' ------ -yTrrgrw
ALI. ^ rp r* ------
Gen. ------
Loc. ------ ^HjTK

In fin di composti aggettivi al neutro fa: Nom. V oc.


Acc. ^PTjcr, Duale P lu r.
Il fem m inile formasi colla giunta dell’ ^ al tema p ro­
prio de’ casi debolissim i ovvero a quello de' forti; onde
o , vacca, l’ uno e l’altro flcttentisi come
(v. § . i 3 7 ) .

III. C omparativo e S uperi .ati vo .

§• 1 9 7 . I. Il com parativo e il superlativo formatisi p er


lo p iù con aggiungere al tema del positivo i suffissi ttt; e
im, onde p. e. da puro, si fa y w iu , più puro, ypnm,
purissimo, da , granile, HT9X, più grande, gran­
dissimo.
Osservazioni, i ) Form ansene anche: a) da sostantivi,
onde p. e. da tjtt, re, si fa «jMiH, più re, re in grado
superlativo; b) da indeclinabili, onde p. e. da tIN t, alto,
si fa più alto, altissimo. 2 ) a) Quanto alle
m utazioni eufoniche a cui soggiacciono le consonanti finali
del positivo dinanzi a ut., cT*> si avvertano i § § . 6 3 e segg.;
b) ^ finale cade (cf. §. 56 , 2), onde p. e. da vfcr^, ricco,
si fa vftnrc, vfjTtT»?; c) i participi del perfetto in (v. §.
184 ) cam biano questo suffisso in , onde p. e. da n g «
(participio del prefetlo di f ^ ) , saggio, si fa f a r a r , fa san ;
d) i com posti term inanti in (v. §. i 5 3 ) fognano h co­
me n e’ casi d e b o li, onde p. e. da irrg , orientale, si fa
OT**, . 3) I suffissi m e fu si appiccano talvolta a
SUPERLATI VO. 14 1

temi già derivati p er mezzo d ? fv** e (v. II); onde p. e.,


da irnfhTP e t o (da xmi, malvagio, secondo II, \ , i) , p eg­
g iore e pessim o, si fanno umlqm. (M B li. x m , 2 2 1 3), p iù
peggiore, mfqBrfH, pessimissimo, da (v . I I , 2 ) , ottim o,
w a r , ottim iore, W im , ottimissimo. 4) «) H tema fem ­
m inile vien e surrogato dal corrispondente m aschile, onde
p. e. da iprr, una v e c c h ia , si fa , una p iù vecch ia,
una vecchissim a, b) Ma se il tema fem m inile si è
formato per m ezzo d’^ secondo il §. 97, accorciasi la fina­
le, onde p. e. da ^nrrrl (da wm x, fa n c iu llo ) , fa n c iu lla , si fa
■^prrfTHTT, p iù fa n c iu lla , «jmftcTm , fa n ciu llissim a , c ) L ’^ re­
sta lungo: «) di necessità ne’ fem m inini di cui al §. 137,
eccez. 1 , onde p. e. da si fa w fa ro , w h n rr; B) ad arbi­
trio n e’ tem i femoi. de’ nomi in ^nr, hw , =nr, fv w , (^nrì
o *nrt, v. §§. 16 1, i 83, 1 84), come pure
in w t ( v . §. 139), donna, onde p. e. da *nrt (tema femm. di
kìt partic. pres. della rad. sra, essere) si fa w h r o , snrbrm
o Hfìnro, «PririHT. rf)Il fem m inino in th I (da v f , v. §. 184)
può inoltre ven ir surrogato dal tema proprio degli altri
due generi (v. % c), onde p. e. da fqjprt (da faàrw secondo
il §. 184) si f« fq?«rtaTT o f^fanTT, ovvero fvimT- e) I fem­
m inili form ati coll’allungam ento dell’or secondo il §. 97,
III, possono accorciar la finale, ovvero serbar la forma del
fem m inino, onde p. e. da qrata (da bello,-)-fian­
co), donna da' bei fia n c h i, si può far «jitfttjrKT, o mihWiHI.
5) I temi del positivo conservano quasi tutti il proprio
accento, onde p. e. *r^r fa .
Il mascolino ed il neutro seguono la declinazione di spi
(v. §§. 124, 125), e il fem m inino (che form asi, secondo il
§. 97, I, co ll’allungam ento della finale, onde Ojrtr, Ojpn)
declinasi come sprT (v. §. 127).
II. \) G li aggettivi possono inoltre form are il com para­
tivo col suffisso e il superlativo con ma con più o
meno alterazione del positivo, il qu ale, come sem plice,
si fa sempre monosillabo. E perciò dinanzi ad e
1 4 2 COM PARATIVO E

j ) i bisillabi finiti in vocale gettano questa, onde p. e.


Tomi, m alvagio, e lieve, fanno xnfìre, W ftrn ,
crfinr; 2) ne’ positivi finiti in ^ r, Tf, *nr, y it, ca­
dono questi suflissi e cessano insieme le mutazioni m era­
m ente eufoniche causale dal loro contatto, onde p. e.
Tfc5^, valoroso, fa, perdendo w h rer, «R? (^a f
gunata in v . §. 19), fa tto r e e <fp-v (da 5? gunata in
-+- -5, secondo il §. /\g, 1 ,b), m ungitore, fanno, gittan ­
do g , wrhrH, r^nr (da s r e , p elle, co r­
t e c c i a , tt), p ellu to , cortecciu to, gittando th fa
e srfrcp^ (da h h , ghirlanda, -+- fr^r), ghirlandato, fa,
perdendo fépr, 3) se , caduto il suffisso se­
condo 2, resta un monosillabo finito in od xsft, questi
dittonghi passano, secondo il §. 25, a, in ^ od ^ r , onde
p. e. (dalla radice ftr, gunata in v. §. 19), v in citore,
e ^Vìj (dalla rad. sr, gunata in v. §. 19), sagrificatore,
fanno, gittando ìj, ìnrhm , 4) se> dopo
la perdita del suffisso, il tema non è ancor m onosillabo,
cade l ’ ultima vocale e con essa le consonanti da cui fosse
seguita, onde p. e. Hfkrnr (da jrfrr, mente, *nr), assenna­
to, fa *Tcrftmx, *rf?re, c Tnrft^ (da splendore, -+- fV ^ ),
splendido, fa Tnrfrra, wftrs.
2) A lquanti aggettivi foggiano questo com parativo e
superlativo per mezzo d ’fxnr e in guisa più 0 men pe­
culiare, principalm ente con sostituire al teina del positivo
una forma anomala od un tema diverso e alcuni pochi con
ridurre inoltre il suffisso f y * a y * . Essi sono:

P O SIT IV O S O S T IT U IT O C OM PARATIVO SU PE R L A 1

^rf'nTTi', v icin o , **
'cr=r, poco, p iccolo, w Hih
\ «*("<18
grande, \
TU?
ysri, macilente, ■grjr\ **f^iy
fspT, veloce,
Tsr^. p icco lo , v ile . ’RftfVs
SU PERLATIVO . I 43

POSITIVO SOSTITUI TO C OMPARATI VO SUPERLATI VO

grave, n r\ TXÌTTV nfr?


sazio,
\
lungo, «ifva-
ST, lontano,
ferm o, saldo, "5^ 'sTóliin $ fs 8

egregio, eccelso, xrftti? tTfcafe?


Y S ’ la,'S°> UVJÌTO h f< j y

l buono, 1 ^ tt
* * * I lodevole, i , 'Ì H I H
\ -m
fxm, caro, TT frnr in?
er?, molto, * W 1
moltiplice, c}^rNrw
ìj-jt , molto, >T3T
\ Hf3T?
^5, molle, tenero,
1 *nr vhre ■
O \ , giovane,
K-J
ófrTTTff
( ^
=rre-, molto, ferm o , imi wnrhnr mftrs
j H
•qnlfaTT «ifTO
•srs,
t *
vecchio,*

bello, v%
fe rt, ferm o, Wf à iv

W , grasso, wnr
fìacfiT, molto, Whl w ro
{TP?; corto, ** ■g«Tn« irftn?
Osservazione a I I , \ , 2 - i ) I! tem a fem m in ile del p o ­
sitivo vie n surrogato dal maschile. 2) L ’a ccen to cade sulla
p rim a sillaba, fuorché in (su p erlativo di «nf-TB,
(com e su p erlativi, il p rim o di 5 ^ , l ’altro di ^ s), e
in àìprr, vfwFt e '?rfèr?T, com e nomi di co ste llazio n i, tutti
ossitoni. 3 ) Q u a n to alla declin azion e del co m p arativo iu
e alla form azione e declin azione del fe m m in ile, vedi

( 1 ) C o n i n s e r z i o n e di xj p e r e v i t a r e l' ia lo .
144 NUMERALI.

il §. i 83 . Il superlativo in tv segue, così pel mascolino


com e pel neutro, la declinazione di ^ (V. §§. 124, 135)-
e il femminino (che forma il suo tema c o ll’ allungam ento
d ell’* finale, secondo il 9 7 , I, onde ^ n ) declinasi come
gpn (v. §. 137).

NUMERALI.

NUMERI CARDINALI.

498. I temi de’ num eri cardinali sono :


«1 TT5F; I • 25 . 4 ^.
, fg, 2. TTsM311n , 26. m r ^ r fb n r , 4?-
? fk , 3. wnhrfìr, 27.
à ^ 5^ ; 4- w r fw fìr , 28. '-'iKl-Mr^lR^in , 48.
M 5. od
t, 6. •anìfMin^, 29. 49 -
>9 ^ ^ 7• 3 o. y^ll3M , 5 o.
t w ^ , 8. v =»1Tpiairt , 3 i. , 5 I.
* 9- ^Tf^TW, 32 . 0
*»o I0- , 33 . STtr^TtT, 5 2.
1 1. , 34 . ftrro r^ o
I2 - w fW ìT ? 35 . ^y:M=ai^li^, o 3 .
i 3. TRf^jnr, 3 6 . ’sn r.w g n r, 54 .
‘ 4* w fW iT , 37. trawnjnr , 55 .
i 5. •^ grfcf^TH, 38 . HCM^1I^U\_, 56 .
KÌi 31^ , 16. ^ # i r r od wffxrw^nT, 57.
17. 39. od
18. 4°- ’s r c n w r^ , 58 .
od TTcr^rfr^nr, 4<- TniwmTT od
19- f^r^lRSM o ■^hmO», 5 g.
f#3TfÌT, 2 0 . sTT^r^Tft^rf , 42. yfe , 60.
g cSf j ^Tf (T, 21. f ^ a iFt^nr o C'<*MfV, 6 i.
g lf^Tlf ff, 22. fg^rfi?, o
23. 44- ? i r ò , 62.
24. n ^ rrrftg m , 45- f%qfe 0
NUMERALI . 14

w *Tfa. 63 . ^HH'-iPH, 89;


^rTCnf?, 64. •T^fìl, 90.
65. I’ cfi r|'■
!f?r, 9 1.
xfrqft, 66. f^-ìvfrt 0 93.
\

mnrfe, 67. fW rfìr o 3^ì^lfÌrT. 93.


^ a n f s od ^ K ^ r ffT , 9 4 -
^ymfy, 68. 95.
H^Mfg od w ^fìr 96.
69. mnrrfw, 97.
TnrfrT , 70. w ^ rfìr od
r ó m r f r r , 71. WT?nrfTT, 98-
f^ n n fiT 0 ^rnnfiT od
TnmfìT, 72. 5R W ? 99*
(V «w ftt O ^nl, n. m ., 100.
"5m:mrfiT, 73. jrfs, n. in., 1,000.
74. n. in., 10,000.
M=a««rri, 75 . n. o f., 100,000.
, 76. O ' 11.,
' un milione.
mnmfìr, 77. òirffe, f-, dieci milioni.
W » « n fri o d ^ 7 , in. n., cento milioni.
w r w f ìr , 78. jT^rr^, m. n., mille milioni.
•i K « g fn o d o ^ T , n., diecimila milioni.
* H I3 llfH , 79. *n^nn!, n., centomila milioni.
^ rfflr, 80. t ^ 3, n ., un bilione.
ui+i^nrrf, 81. n., dieci bilioni.
s h j f t f ir , 82. ni. n., cento bilioni.
« J^ frT , 83. in. n., mille bilioni.
^ jTTlWrT, 84 - ?rrf?, m., diecimila bilioni.
85 . tr^r^Twi, ni., centomila bilioni.
86 . \pT, 11., un milione di bilioni.
« VI13ll frfj 87 . JT^ruTf, 11., dieci milioni di bilioni.
wtjjtHìt, 88. ^ j ì f ^ r , t., cento milioni di bilioni.
•H H O fiT o d f., mille milioni di bilioni.
( 1 ) V . J. 65 , Eccez. a.
Granirti. sanscrita. 10
146 n u m e r a l i.

Osservazioni. |) Circa i nom i delle unità in com posi­


zione colle decine è specialm ente da avvertire com e: a) i
term inanti in ^ perdano questa nasale conform e al § . 56 ,
2, e dinanzi a io ,, 20, 3 o debb a, e dinanzi a 40,
5 o, 60, 70, go possa inoltre allungare il secondo ìs; b ) ^
diventi ttsìt dinanzi a 10; c) fa e fa siano rispettivam ente
surrogati da gr e di necessità dinanzi a 10 , 20, 3o,
ad arbitrio dinanzi a 4 o, 5 o, 60, 70, g o ; d ) xftT5T»^, 16,
nasca da V p R ( = -+- ^FPT, v. §§. 38 , 46 )> *n analogia
p. e. di vWjt da V Sf* (= V? -+- TT^, v. § § . 26, eccez., 4g,
eccez. 4). 2) I nomi delle decine sonosi verisim ilm ente
form ati da 20 a 5 o p er mezzo di 2-5 rispettivam ente
prefissi a (antica forma di ^fPT, io), ma con susse­
guente e varia modificazione di siifatti com posti; e da 60
a go per derivazione, m ediante il suffisso f a , dai numeri
6 -g . 5) à) I nomi delle unità hanno l’accento sulla prim a
sillaba sia come sem plici, sia come com posti colle decine,
salvo in qu est’ultim o caso (= fa, 3 ) e (= 8),
che souo ossitoni (v. però 82, 83 ). b) I nomi (non com ­
posti) delle decine souo ossitoni, tranne io , e fa^rfir,
20, parossitoni.
49 9 . 4 ) L e centinaia o migliaia m oltiplicate p er via
d ’unità o s’accom pagnano con questi numeri staccati, onde
p. e. 200 si rende p er t- ^nf (Nom. V oc. A cc. D uale, n.,
v. § § . 125 , 2o3), 3 ooo per nijti 1fiir (Nom. V oc. Acc.
P lu r. 11., v. §. 125 , 20 4 ), ovvero pigliando esse unità a modo
di prefisso formano un composto num erale ( f e j ) , onde
fe$m, n., 200, n., 3 ooo. 2 ) Dovendosi aggiugnere
a snr, 100, od a 1000, un num ero da 1 1 a 5 o, questo
diventa un aggettivo ossitono term inante in dinanzi a
cui cadono i finim enti ^rfìr, onde p. e. da ^cjrr^jPT
si fa da farfffw fa^T, da fa^hr fa^r; e così, verbigra-
zia, al Nom. Sing. n. il num ero 1 11 rendcsi per g òtici
120 per fa# $nr*r, i o 3 o per fa jj 5 ) L e altre
addizioni si fanno com unem ente per mezzo dVfacjr, ecce -
NUMERALI. 147

dente, che per lo più si suffigge al num ero da aggiugnersi


form ando così un composto aggettivo, il quale può accor­
darsi staccato o prefiggersi al num ero p rin cip ale, onde
p. e. lo i rendesi al Nom. Acc. Sing. n. per jrsfrrfVcfi ^TrP5
o 4 ) Se a un numero se ne dee togliere un
altro, questo si prefigge ad ^ (diminuito, calante, cf. §.
no, III, 6 , b), con che formasi un composto aggettivo s i­
gnificante diminuito di .....cioè del num ero che si diffalca;
e così per es. a significar io o (^nr) meno 5 (w * r ) si dirà
■gxir, cento diminuito di cinque ( = 9 5 ) . Se il num ero
da levarsi è uno ( h? r), questo può sottintendersi, onde
p. e. 20 (fv^rfìr) meno uno si può ren dere per jraita
od ■3PT f^rfìr. Si noli però che qu an do, come in
quest’ultim o caso, è solo, dee prefiggersi al num ero rim a­
n en te; ma se è congiunto col num ero d etratto , forma un
aggettivo che s’accorda co ll’altro num ero o vi si prefigge
come in composto apposizionale ; sicché negli allegati e -
sempi potrà dirsi al Nom. Sing. w t à 3HT* 0 ( g 5);
od , ma solo giq fcjyfirc^ (19); quin di
ogni d e c in a -+-9 resa anche per mezzo della seguente così
preceduta da (v. §. 198).
§. 200- I prim i quattro numeri distinguono i tre g e ­
neri ; da 5 ) a 19 ( ) non più. I nomi delle
decine da 20 ( ) a go (■Jrrfìr), anche nella com posi­
zione colle unità e con grrr, sono sostantivi fem m in ili;
5TF, 100, e gli allri che vengono appresso, p u r sostantivi,
del genere già indicalo (v. §. ig8 ).

DECLINAZIONE DEI NUMERI CARDINALI.

§• 201 . uno, come num ero, ha soltanto il Singo­


lare; % , d u e, solo il duale; gli allri fino a , dician­
nove, solam ente il plurale.
§. 202. *r=if, uno, segue in tutto la declinazione p ro­
nominale (v. §. 224), salvochè al Nom. Acc. neutro, dove
148 NUMERALI .

fleltesi regolarm ente come un tema in ^ secondo il §.


i j 5. Eccone la declinazione:

Sing. Nom. V oc. A cc. S ti. Dat. A b l. G en. Loc.


%
m. Jjófrsi ire* ^òfnmTH p-sfirq
n. ^ sfh\ — — — — ------------------------
f. ^óirr ir^rra ^-òrrwrrH
N N \

§ . 205 . due, nel masc. e neutro lia per tema -g e


n el fem m inino -gj, onde si declina, in analogia dei §§. 124,
125, 1 2 j, nella seguente m aniera:
D uale Nom. V oc. A cc. Str. Dat. Abl. G en. L oc.
masc. ^TwrR 5 *iY«v
f. 11. =• —
In fine di composto aggettivo f% segue la regolare de­
clinazione dei temi in ^ secondo il §. 1Ò 2, onde Nom.
Sing. in. f. ofeH , n. ofg-, Duale 03^, P lu r. o^^m. ,
ecc.
§. 204 . f%, tre, nel mascolino e nel neutro tlettesi in
tutto ad analogia de' temi in ^ (v. § . i 32), salvochè al G e ­
nitivo il quale formasi come da un tema Tir secondo il §.
124. Il fem m inile ha p er tema frpS, ma non segue in tutto
la declinazione dei temi in (v. §. i 45), giacché non gu­
na punto questa v o ca le , m utantesi solo in x , secondo il
§. 22 , dinanzi aU’^rcr del Nom. V o c. A cc., il quale ultim o
caso qui piglia ancor esso questa desinenza ; e inoltre al
G enitivo non allunga ^r. E ccoue l’intiera declinazione:

P lu r. N. V . Acc. Str. Dat. Abl. G en. L oc.


masc. t Nt fsrfa* fk j-
neutro <Ttno ------ ------------------------- —
femm. fcftJ* f?pjfVrw ffpr^rre fenjg
In fin di composto aggettivo segue la declinazione dei
tem i in ^ secondo il §. 1Ò2, onde Nom. Sing. m. f. .
n . , 0%, Duale ffw t., P lu r. , <»^1%; ma al G en. P lu r.
NUMERALI . 149

oltre a o^fanr*^? secondo alcuni, può anche fare (come quan*


do è sem plice) " w t t u t .
§. 20i>. quattro, al masc. e al neutro forma i casi
forti (v. § . g g , t) da ^ r r e nel G en. pone la nasale fra il
tema e la desinenza come si fa p er temi uscenti in vocale
(v. §. 118 , oss.). Il fem m inile ha per tem a che si de­
clina come fìpj (v. § . 204). O n d e:

Plur. N. V . Acc. Str. Dat. A b l. G en. Loc.


masc. w ro ■^
■rT
ootl
neutro ------ —— ------
femm. -mhw

In fin di composto aggettivo dettesi secondo la


regolar declinazione de’ temi finiti in consonante (v. § § .
1 47 ? e se88‘)> ma ne* tem * f° r t* (v - §• 99 ? 0 v’ien surro­
gato da e al V oc. Sing. in. f. da ^ì^t, onde Nom.
Sing. m. f. o^nqr*;, n - °’'T3T> Duale n,^iTT:t? P lur. o ^ T -
ecc.
§• 2 0 6 . T & n , cinque, forma il Nom. V oc. Acc. col solo
gittar della fin ale; nel G en. si flette come se il tema fos­
se secondo il §. i2^j; nel rim anente segue la regolar
declinazione dei nomi in (v. §. i 65 ), onde: Nom. V oc.
Acc. 1 ^ , Strum . , Dat. A b l. Gen. ,
Loc. A d analogia di si declinali pure gli altri
temi finiti in ciò sono w n r, 7, w ^ ? 8, 9, <^r^,
10, e qu est’ultimo anche come finale de’ numeri 1 1 - 1 9 ;
se non che w^r ? al Nom. Voc. A c c., oltre ad può an­
che fare e in lutti gli altri casi allungare il secondo
7
onde Strum . 'ssrpfìrcT\ od wrf»rp\ ?, Dat. A b l. w * m \ od w r-
« m\ ,' G en. 'a e R WN ,' Loc. O
od t o hv> .
In fine di com posti aggettivi siffatti numeri uscenti in
seguono la regolar declinazione dei temi di questa fo r­
ma (v. §. i 65 ), onde p. e. « i r r fa al m. f. Sing. Nom.
0lT3T, V oc. Acc. , Strum . nTT^r, ecc , Duale
|5 0 NUMERALI .

Nom. V oc. A cc. P lu r. Nom. V oc. C'ti^rr^ , Acc.


, ecc.; al neutro Nom. V oc. A cc. Sing. Duale
"xr^ft ovvero P lu r. owrftr- — ^ davanti a de­
sinenza com inciarne per, consonante può, come al sem p li­
ce, allungare il secondo is , onde p. e. Duale Strum . Dat.
Abl. °?sre*nH ovvero o^ twtr , P lu r. Loc. o ^ g o v v e r o o^?ra.
§. 2 0 7 . W , s e i, il cui tj finale passa in z (o s) secon­
do il §. 46 , b (cf. §. 175 ), al Nom. V oc. A cc. non p i­
glia desinenza, onde ^ (v. §. 52 , 2); al G en. prende, co­
me ( v . §. 2 o 5 ) , la nasale fra il tema e la desinenza e

fa quindi urtrm (da ttt •+■ ^ + cf. § § . 38 , 65 , eccez.


ed oss. 2); e perciò: Plur. Nom. V oc. Acc. Slr.
Dat. Abl. tf^vtrrr, \ V G en. w n ? , Loc. # W
In fin di com posto declinasi regolarm ente come tem a fi­
nito in consonante al tutto ad analogia di f=rv (v. §. i 7 5),
onde Sing. Nom. V oc. Ot^, Acc. m. f. otpt^, Strum . o ^ t, ecc.
§• 208 . I nomi delle decine finiti in fir si declinano com e
* r f k (v. §. 1 3 2); quelli che term inano in ^nr , regolarm ente

come un fem m inino uscente in consonante, in analogia p. e.


di (v. §. 148); 3T7T (100) e gli altri flettonsi pur r e ­
golarm ente, secondo il genere e la desinenza del tema.
§. 209 . Osservazione ai §§. 2 0 2 -2 0 8 . Il nom inativo
trovasi non di rado adoperato in cambio degli altri ca si,
onde p. e. (Strum .) in luogo di irgfW: g° (v. §• 7 5 ).
con cinque fig liu o li.
n u m er i o r d in a l i .

.§• 210 . I. I temi dei prim i dieci num eri ordinali sono:
m. n. f. m. n. f.
m , prim o. Wf, quinto.
fgrfU;, vr, secondo. sesto.
rprhr, — terzo. wì, settimo.
vft,j — ottavo.
VI, j qu a rto. w r, nono.
<T3TR, _ decimo.
NUME RA L I . 151

Osservazioni, (da p, dinanzi), prim o, che si può an­


che rendere p er *fg q (da cima, p u n ta ) o (d a
■*rrf?, princip io), f., rrc, è il solo de’ precedenti ordinali che
non si derivi dal cardinale. ^ di Tprfa, 3 .", è un attenua­
mento di f ? ; ijrfa e rrir, 4-"> procedono entram bi da ^nrc:,
4, ridotto, p er via d’aferesi, a -jp:.
II. a) Da TTòFPfST^, i i , a 19, gli ordinali si for­
mano con aggiugnere al cardinale il suffisso * (v. su(T. se-
cond.), dinanzi a cui cade onde da u , si fa
^ ir ja i, undicesim o, da g r e s R , 1 2 , a i<3i, dodicesim o, ecc.
b) Da 19, fino a h -4h -aPìt, 99, si formano co ll’ ag ­
giunta di rT*r, ovvero d ’* , e dinanzi a questo ultim o suf­
fisso da T^fsfgifÌT, 19, fino a H'-JM=diSMx , 5 g, cadono le t e r ­
minazioni * w , e da ■anTtrfp, 5 g, fino a h --H^Prf, 99, sola­
m ente onde p. e. da 20, si fa o f^ r, v e n ­
tesim o, da Mi)H , 3 o, 0 f^JT, trentesimo, da n f? , 6 0 ,
TrfeffH 0 xr?, sessantesimo, c) Da -3 5 7 ^ ,9 9 , in su l’ordinale
formasi solo colla giunta di JT* al cardinale, onde p. e. da
snr, 100, si fa TjnnTH, centesimo, da 1000, , m il­
lesimo. — Il tema fem m inile di tutti questi ordinali si for­
ma con sostituire f a ll’* finale secondo il §. 9 7, I, eccez.
t, onde p. e irsTPr^ffr, undicesim a, f^ifrnmi 0 f w t , ven tesi­
ma, TjTrfriHl, centesima.
§• 2 H . G li ordinali preceden ti sono tutti ossitoni, tran­
ne flirta , ^rrhr, jprfa, g y, che sono parossitoni. D eclinansi
tutti regolarm ente: cioè i maschili e i neutri come sjh,
in. n. (v. § § . 124, 125 '; i fem m inili in come 3jm (v. §.
12 7), in ^ come ^ (v. §. r37). ttztjt, flirta, iprta, possono
però seguire in parte la declinazione pronom inale (v. §§.
226, 227).
§• 2 1 2 . Quanto all’ altre derivazioni de’ n u m eri, vedi
p rincip alm ente i suffissi secondari ini, jtt; circa gli avverbi
nu m erali, i suffissi secondari , V T, ^m x , T r.
162

I’ R O N O M I .

PRONOMI DEI.IjE P E R S O N E PRIM A E SECONDA.

(w ? e ^ ) .

§. 215 . I- Questi pronom i non distinguon genere, non


han V ocativo e nella declinazione si scostano in parte da
quella de’ nomi. I gram m atici indiani danno come tema
generale del pronom e della Prim a Persona della
Seconda j w ? , che rispondono alle forme dell’A b l. P lu r. e
che propriam ente non servon di tema se n o n , pel Duale
e P lu r., nelle com posizioni e derivazioni, m entre pel Sing.
fanno questo m edesimo uffizio e ^ che ne son pure
ad un tempo gli A blativi.
II. \ ) P iù vero tema di questi pronom i è: i) p er la
P ers. P rim a: a) nel Sing. h ( pel Nom. surrogato da ìs ) ;
b). nel D uale srt; c ) nel P lur. (p e l Nom. surrogato da
n ); 2) per la Seconda: a) nel Sing. f* (pel Nom. e Dat.
attenuato in tt); b) nel Duale e P lu r. 2 ) Questi tem i
si com piono con suffiggervi : a) nel Duale n , onde (=
’sn -+- n), Tpr (= 5 + ?); b) nel Plur. (fuorché al Nom.) w
(ovvero, secondo il § . 48 , ITI, r ) onde ssrw ( = ’sr-+- w ) ,
gr* (= tf -4- w , v. §. 48 , III). Cf. §. 216, I, b.
ITI. Q uanto alle desinenze, alcune sono di quelle stesse
che pigliano i nomi in genere (cf. p. e. Strum . e L oc. di
tutti e tre i num eri); altre speciali.
1) Il Nom. di tutti e tre i num eri prende p er desi­
nenza ma pone fra questa e il tema per la Pers. P r i­
ma Sing. onde 's r h , p er tutte e due le Pers. Plur.
onde e (con allungam ento della finale del tema)
2) L ’Acc. del Sing. e Duale ha per desinenza (cf.

\
P RON O MI . 163

§ . i o 4 , l ì ) 1 ; nel P lu r. segue la declinazione dei nomi


maschili in (v. §. 12/fi.
3) Lo Strum . al Sing. prende la desinenza sn (v. §•
io 5, I), ma con inserzione di t i ; al Duale w t r ( v . . § . i h ,
0 « .), al P lu r. (v. §. 1 16 , I ) , in am bo i num eri con
allungam ento della finale del tema.
4) Il Dat. ha nel Sing. e P lur. la desinenza wm che
pel pronom e della Prim a Pers. Sing. s’attenua i n ^ ; nel
Duale è simile allo Strum .
5) L ’A b l. Sing. e P lu r. ha p er desinenza <*; nel Duale
è simile allo Strum . e Dat.
6) I l G en. Sing. e P lu r. formasi verisim ilm ente d ’a n ­
tichi pronom i possessivi che al P lu r. presentano la forma
del Nom. o Acc. Sing. n. (cf. mei, tu i, nostrum, vestrum );
nel Duale segue la declinazione de’ tem i in ^ (v. §. 124).
7) Il Loc. Sing. prende la desinenza^ (v. §. 108, I),
ma con inserzione di tj; nel Duale è sim ile al G en. ; nel
P lu r. piglia la desinenza w (v. §. 119 ), con allungam ento
della finale del tema.
IV . Infine è da notare come l’A cc. il Dat. e il G en.
hanno ancora una seconda forma, m onosillaba e disaccen­
tata (v. §. i 4), la quale n el Sing. è la medesima p er gli
ultim i due e in ciascuno degli altri num eri sem bra fon ­
darsi su tema diverso ed è una stessa p er tutti e tre i casi.
E cco l'intiera declinazione.

Singolare. Duale.
Pers. 1 .* Pers. 2 .* Pers. 1 .* Pers. 2 .*
Nom. ìsrfjT 5 ^
A cc. O *TT F r k O rTT ------------ O ----------- O «fT*T

Strum . r?rn
Dat. 0 ìt 0 Tt ------ o ------; o

( 1 ) S e g i à n o n ha s o lt a n t o (cf. § . . 104, I ) c o n a llu n g a m e lo della fi­


n a l e d el l e m a .
154 PRONOMI.

Singolare.. Duale.
Pers. I .* Pers. 2 .* Pers. 1.* Pers. 2 .■
A bl. ------
G en. «fa 0 ^
\0# O \ 0 \

Loc. àfv rifa

Plurale.

Pers. 1 .* Pers. 2.*


Nom.
A cc. 0 7TR TpmTT 0
\ ^
Strum. iSTFTTfim
Dat. <7T*T*JTJT 0
A b l. y*f
G en. \ \ 0
L oc. O v> v>

Osservazione. In cam bio degli A blativi h ?, ^


incontratisi non di rado le derivatene forme a vver­
biali jt^ et ìsrcjnra, (v. sulF. sec. t o ).
§• 214 . In luogo della Sec. P ers. usasi sp esso, in se­
gno di riveren za o cortesia, m. (e n.), f., s i­
g nore, signora (= vossignoria). L a declinazione di hvtt è
conform e al §. 16 1, II, onde Sing. Nom. V oc.
(o v. §. i 6 t , II, osservaz.), A cc. nrqti* , Strum . >^nrT,
ecc. Il fem m inile segue la declinazione di (v. §. i 37 ),
onde Sing. Nom. >^nrì, V oc. vnrfir, Acc. , Strum . hvwt,
ecc. Questo vicepronom e, come riferentesi al soggetto, si
costruisce per lo più col verbo alla terza persona *.

(i) D i c o p e r Io p i ù , g i a c c h é al V o c . d e e n a t u r a l m c n t o a c c o r d a r s i c o ll a
s e c . p e r s . ; o n d e v e g g a s i p. e. C u l l u c a b a t t o n e l c o r a e n t o a l C o d i c e d i M a n u ,
11, 49 . N e l Mahàbh., X I I I , 2 6 7 5 , t r o v o fstf *r*TT^, m a p e n s o
c h e vi si d e b b a l e g g e r e 0 p iu ttosto
P RONOMI . 155

PRONOMI DIMOSTRATIVI.

(tTìj, , S5 *\> ^<5*^ )•

21 5 . I pronom i dim ostrativi sono questo,


quello, inn?, questo, n ? e g l i , questo, quello, questo,
, quello, questo. I loro temi sono, secondo i gram m a­
tici indiani, queste medesime form e che rispondono a
quelle del Sing. Nom. A cc. neutro e servono di lem ? in
com posizioni e derivazioni.
§• 2 IG. I temi declinativi di ìt^, sono p el masc. e
neutro h , mr, p el femm. ttt, inn, eccetto il Nom. Sing.
masc. e femm. dove il ^ è surrogato da , onde i temi
maschili sono w, jht (v. §. 48 , UT), i fem m inili *r, inn. Que­
sti temi prendono in parte le desinenze dei nomi in
(v. §§. 124, 125 , 127); nel resto si declinano in modo sp e­
ciale, conform e alle seguenti avverten ze:
I. S i n g o l a r e : a) Tl Nom. e l’A cc. pigliano al neutro la
desinenza ^ ( k ); onde p. e. w fa ( inr ); b) il Dat. Ahi.
Loc. fra il tema e la desinenza inseriscono: al masc. e neu­
tro (cf. § . 2 1 3 , II, 2, b), onde w, tnr diventano t t r , inrw;
al fem m ., insiem e col G en ., davanti a cui raccoi'ciasi
l ’^rr del tema, onde cH, *nrr passano rispettivam ente in w l ,
griql, che si declinano come (v. §. 13 7 ); c) il Dat. al
masc. e neutro prende la desinenza che col precedente
di w passa in % (v. §. 21, 2, c ), onde p. e. ir ò (=
-f- ^ -H u); e il L oc. masc. e neutro piglia la desinenza
3^, dinanzi a cui fognasi F^t di w , onde p. e. rifwvf (= ir
H- ^ (= W) - 4- ^ ) .
II. Il D u a l e segue in tutto la declinazione de’ nomi in
(v. § § . 12.4, 125, 127), onde p. e. w, m. n., f.,
fanno Nom. A cc. m. f. n. Strum . Dat. Abl. ,
G en. Loc. inrta. \

III. P I u r a l e : a) il Nom. masc. formasi cambiando F*f


del tema in onde p. e. tt fa b) il G en. fra il teina
156 P R O N O M I.

e la propria desinenza sii* (v. §. 1 1 8 ) pone (n , v. §.


48, III), dinanzi a cui cambia ^ in ? (cf. §. i i g , oss.), on­
de p. e. w e in fanno ìftrm , irrcrro •
IV . Pigba l’ accentQ sulla sillaba tem atica ed
sulla seconda. E ccon e l ’intiera declinazione.

MASCOLINO.

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. TOT THIT? Kt *rrrt
A cc. WTH
\
Str. T'TR ?rn*rR TTrrrwn^ %
Dat. rrrt H W ffl
\ \
A b l. rigiri\
G en. TOT FfT^T fnfrTT UcPftH Tn rm
Loc. riPfH *3 ' ■j

FEM M IN IN O .

Singolare. Duale. Plurale.


Nom. *t TT*TT ìt t p n 1HTTH
A cc. WT*T\ CTI!
Str. riMi <iri*ll Wiwim FrTT«TR TTTfkw in rrftra
\
\
Dat. h# W TO H
\
A b l. hwit^ ITflWlH
G e n . ------ rnfm JJrPlì^ rt IH IH T?7TT^TT*?
\ \
LoC. rt't-MIH ìrn o
T Turm
o

Il neutro fa : Nom. Acc. Sing. inr^; Duale W, *rrf;


P lu r. TrrfH, irarf^r; nel resto come il maschile.
§ . 217. egli, questo, qu ello, ha per tema flessivo
del m. n. ir*T, del femm. thtt ; segue la declinazione di ir»
( v. §. 2 i 6 ) , ma non lia.se non l’A cc. di tutti e tre i n u ­
m eri, Io Strum . del Sing. e il G en. e L oc. del Duale; on­
d e : Sing. A cc. in r*, o t , Strum . xr%*T, ^t*tt,
Duale A cc. unì, 5%, G en. e Loc. ; Plur. Acc.
PRON OM I. 167

T»?TT?r , T u tte le forme di questo pronom e sono


disaccentate (v. §. 14).
§. 218 . , questo, declinasi sopra vari temi che sono:
a) ^ pel Sing.: Nom. m ., Dat. A b l. G en. L oc. m. n.; D ua­
le: Strum . Dat. A bl. m. n.; Plur.: Strum . Dat. A b l. G en.
Loc. m. n.; e ^rr pel fem m inino di tutti questi m edesim i
casi eccetto il Nom .; b) ^ pel Nom. Sing. femm. che pren­
de la desinenza dinanzi a cui ^ passa, conform e al §.
a 3, in ^ ; c) ^ pel Nom. A cc. Sing. n. che piglia la desi­
nenza neutrale ^ (cf. §. 216, l,à ) , aggiugnendovi inoltre la
term inazione ^ ; d) p er l’A cc. Sing. in. e Nom. Acc.
Duale e P lu r. in. n.; e ^srr per gli stessi casi del femm.
e) per lo Strum . Sing. e G en. Loc. Duale m. n. e
p er gli stessi casi del femminino.
1 suddetti temi ^ ed ^n, 35 ed ^»n, ssnr ed 'snrr seguono
rispettivam ente la declinazione di 3 e wr (v. § . 216), trat­
tone ss pel Nom. Sing. che piglia la desinenza ^ in se­
rendo fra questa e il tema (cf. §. 2 1 3, III), e per lo Str.
P lu r. che prende la term inazione fircr, dinanzi a cui ss
passa in u. Questo pronom e è ossitono in tutti i casi, tran­
ne Strum . Sin g., G en. Loc. D u ale, e Nom. A cc. neutro
Plur., d ov’è parossitono. E ccone l’intiera declinazione.

MAS COLI NO E F E M M I N I N O .

Singoiare. Duale. Plurale.


m. f. in. f. m. f.
Nom.
Acc. --- --- —
Slr.
Dat. irwre
A bl. \
G en. \NHijì «
Loc. ■srfWT\ ------ *3
\
158 M O N O M I.

Il neutro fa: Nom. A cc. Sing. 33*, Duale Plur. amfrr;


nel rim auente come il maschile.
§. 219 . 0 qu ello,qu esto, fa al Nom. Sing. m. e f.
n. ^ F x- 2) T u tti gli altri casi piglian p er tema del masc.
e neutro g s , del femm. eccetto il Plur. del masc.
che prende per ogni caso, tranne l’Acc. che ha ancora
per tema. 3) m. e n. allo Strum . Sing. segue la
declinazione de’ nomi in 7 (v. §. i 3 a), ne’ seguenti casi
del Sing. piglia le desinenze di ir, prefiggendovi allo stesso
modo la sillaba (■««, v. 43, III) (v. §. 2 1 6 , 1, b); al D uale,
Nora. A cc. allunga 1’-? non solo al masc., ma anche al n eu ­
tro, senza pigliare altra term inazione; l ’allunga ancora da­
vanti alla desinenza «mi\ e inserisce y\ dinanzi ad N
..
4) Il tema maschile del P lu r. ( w l ) al Nom. non piglia d e­
sinenza, allo Strum . prende f»ra, e al G en. inserisce (y ,
v. §. 48, III) dinanzi alla propria term inazione (v. §.
118). 5) Il tema fem m inile ha questa medesima for­
ma nel Duale Nom. A c c .; nel rim anente piglia le term i-
nazioni che prende wt, facendo le stesse inserzioni tra il
tema e le desinenze e accorciando g» ne’ medesimi casi nei
quali abbreviasi I’^t di wt (v. §. 216). b) Questo prono­
me piglia in ogni caso l’accento sulla seconda sillaba. E c­
cone l’intiera declinazione.

MAS COLI NO E F E MM I N I N O .

Singolare. Duale. Plurale.


in. f. m. f. m. f.
Nom. ■srcrt **
Acc. — —
Str. w n Wtf^RT\
Dat. O ------
A bl. ^rwojTH
0 \
G en. O ^ \ \
Loc.
PR O N O M I. 159

Il neutro fa: Nom. A cc. Sing. , Duale Plur.


'Bnjfrr; nel rim anente come il mascolino.

PRONOME RELATIVO ( ^ ).

§. 2 2 0 . Il pronom e relativo il q u a le, ha per tema


flessivo ir, m. n., e in , f-, e declinasi al tutto in confor­
mità di irT^ (v. §. 216), onde:

M ASCOLINO E FEM M ININO.

Singolare. Duale. Plurale.


m. f. m. f. m. f.
Nom . in * * uro
Acc. UH -- — HT*^ —
Str. ìt*T w 1TTWTR\ th» xnf»TO
Dat. ir à %wwx rnwra\
A bl.
G en. infra ìrtrra\ irrara\
Loc. irfWT ^3 lira
0

Il neutro fa: Nom. A cc. Sing. Duale P lu r. Trrf%;


nel resto come il maschile.

PRONOME IN TERRO G A TIV O (f tw ).

§. 221 . Il pronom e interrogativo , chi?, ha p er te­


ma declinativo gr, m. 11., e «ft, f., ma al Nom. A cc. Sing.
neutro f a , che prende la desinenza (cf. §. 102, II). Da
questa forma in fuora, declinasi al tutto come ^ (v. §.
220). E perciò:
M ASCOLINO E FEM M ININO.

Singolare. Duale. Plurale.


m. f. m. f. m. f.
Nom. cfTtf ^rr % ^ erra\
Acc. W*\ 3RT*»
■ — — —
160 PR O N O M I.

Singolare. Duale. Plurale.


m. f. m. f. m. f.
Str. òsttt , óptwitr ófTTfkW
Dat. ■sm ^ . ------ %«w\
Abl. ------ ------
Gen. ------ cFTftR
Loc. èKfWR cSTR
o

Il neutro fa: Nom. A cc. Sing. Duale P iar,


nel resto come il maschile.

PRONOME RIFLESSIVO.

§. 222. 11 sanscrito manca di pronom e riflessivo p ro­


priam ente detto; ma ne fanno uffizio p er tutte e tre le
persone: a) l’ indeclinabile (da suo, p roprio, v.
§. 225), più com unem ente usato col valore del caso retto;
b) masc. ( p r o p in a t o , anima, vita), che si declina
com e i temi in ^ (v. §. i 65), si adopera più com une­
m ente in caso obliquo e usasi nel Singolare, eziandio con
valore di Duale o P lu rale.

AGGETTIVI PRONOMINALI.

§• 223. Seguono in tutto la declinazione di ^ ( v. §.


220) gli aggettivi pronom inali: altro, ^nrr;, uno dei
due, un altro, uno (di più di due); t o , ch i?
(di due); wìm, c h i? (di più); inn;, questo (di d u e ); ìTTm,
questo (di più); w c , quale (di due); jhpt, quale (di più).
Q uesti nomi hanno il V oc. che nel Sing. al mascolino r i­
sponde al tema (v. §. i o 3, I), al fem m inino cambia IV r in
(v. §. j o 3 , II), nel resto è simile al Nom. (v. §§. i i o ,
114). Valga ad esempio altro.
P R O N O M I. 161

MASCO LIN O E F E M M IN IN O .

Singolare. Duale. Plurale;


m. f. m. f. m. f.
Nom. *rare ^an ^rarf wàt 'Traim
Voc.
Acc. ’siam\ ^rarm\ w a r R ------
Str. 'sràR ^ram ^rarwR *ranmw
Dat. ?rar*§ ?ràr«m ^rarr«TH
Abl. 'Majuira
G en. ------ sranfta TtapTTH\ 'Han«m\
Loc. ^rarfw^ ^raim

Il neutro fa: Nom. V oc. A cc. Sing. ^rar^f, Duale ,


P lu r. wanfir; n el resto come il maschile.
Eccez. (da ^ -4- ^-ar, v. §. 79 , 2), ^ron; (da ^rc
-+- ^ìtt, v. §. 58 ), l ’un l’altro, nel Sing. Nom. (V oc.) Acc.
n. in cam bio della desinenza prendono w (v. §. 102, II),
onde qraffrqw, .
§• 2 2 4 . Seguono sim ilm ente la declinazione di ^ ( v . §.
220) in tu tto, fuorché al Sing. Nom. V oc. Acc. neutro ,
dove osservano i § § . 102, II, i o 3 , I, 104, I V , jjòf, uno
(v. §. 202), senza Duale e al P lu ra le , alcuni, (sen za
Duale), entrambi, jg, altro, %*, mezzo, f r a , ?rqr, *»?, tutto,
ftm, intiero. V alga ad esem pio di declinazione tutto.

M ASCOLINO E F EM M IN IN O .

Singolare. Duale. Plurale.


m. f. m. f. in. f.
Nom. w WTTJT
Voc.
A cc. w t
\
ttwth
\

Gratnm. sanscrita*
16 2 PR O N O M I.

Singolare. Duale. Plurale.

in. f. m. f. in. f.
Str. WTWTR
Dat. wWwTH
A b l. SqWTiT «vwrra -----
G en. *Hm« ««IW*
Loc. \ ------ *^3

Il neutro fa : Nom. V oc. A cc. Sing. *nìr»T (V o c . *rq),


Duale P lur. w f r r .
Osservazioni, i) jq può declinarsi in tutto come ìirar (v.
223), epperciò fare al Sing. Nom. V oc. Acc. ^ ovvero ^ ,
V o c. f?- 2) al Plur. Nom. e V oc. masc. può anche se­
guire il §. 1 14, I, e far quindi o . 3) ftnr
sono disaccentati (v. §. i4).
§• 223 . Seguono la declinazione di ma nel Sing. A b l.
L oc. masc. e neutro e nel P lu r. Nom. V oc. masc. possono
anche declinarsi come s p (v. §§. 124, 125), i nom i:
in feriore, t o , esteriore, n. sottovesta, altro, occid en ­
tale, p osteriore, occid en ta le, sup eriore, setten­
trionale, situato a destra, m eridionale, -qr;, posterio­
re, altro, Y5) anteriore, orientale, s u o , p r o p r io ; onde

p. e. fa al Sing. Dat. m. n. f- ma A b l.
ra. 11. -snrcwriT o ^nrcnr (v . § § . 1 2 4 , 125 ), f. solamente
TPTCgrre; al P lu r. Nom. V o c. m. o uretre (v. § . 124).
F u o r de’ significati suddetti si declinano in tutto come sth,
m. n., 3jm, f- (v. §§. 124, 125, 127); e anche in sen ­
so di esteriore, quando si riferisce a città , onde p. e. al
Sing. Dat. f. ?rmr, alla città esteriore, al sobborgo,
ma non ^0 .
§• 226. 0»rii'*1, secondo, e ^ rh i, terzo (v. §. 210), al Sing.
Dat. A bl. G en. e L oc. possono seguire la declinazione di
a# ( v. §. 224 ); onde fscrfa fa al Sing. Dat. m. n. fàcfhrm
o f. ferThri^ 0 fsrfìiT«r; Abl. in. n. fgrilqi'iT 0 f^òrta-
PRONOMI. 163
*ht* , f. o , G en. tu. 11. fgTrfaw, £ come
nell A b l., Loc. m. n. fsrrft o ferrhffwr , f. fWdTtnqm o fèirt-
immnr ; e così al Sing. Dal. m. n. ìjTrfrrre o Tjcfhrw, f.,
ipffamt o ecc.; nel resto s’ attengono alla jdeclina-
zion regolare, conform e ai § § . 124, 1 25 , 127.
§• 22 7 . ’r ó , mezzo, poco, grnfr^r, alquanti-, u l­
timo, ipqTT, primo, e gli aggettivi derivati da numeri per
m ezzo del suffisso -ini (v. sufF. sec.), com e p. e. fScPJ, com­
posto di due parti, possono al P lu r. Nom. V oc. m. seguire
la declinazione di onde p. e. fa in questi casi w r a
o nel resto si flettono secondo i § § . 124, 125, 127.
§. 228 - Osservazione ai §§. 21 3-227. ^ tei™ arrecati in
questi § § ., quando hanno perduto il significato prim itivo
ovvero sono m em bro finale di co m p osti, seguono com une­
mente la declinazione de’ nomi (v. § § . 112 e segg.), se­
condo il genere e la propria forma (la q u ale, pei contem ­
plati nei § § . 2 1 5 - 220, è la gram m aticale (v. p. e. §. 2 i5 ),
e non la declinativa), onde p. e. Pw-M0=1«a ( da fìre -+-
v. §. 224), che ha cari tutti, la al Sing. Dat. m. n. ftprfa-
f. ftnrfW rt, ecc.

PRONOME INDEFINITO.

§• 229 . Q uesto pronom e formasi p er mezzo dell’in ter­


rogativo ftfw (v. §. 2 2 1), fatto seguire da una delle voci
indeclinabili ^pt, ^ fq, onde fcKnfM, alcu-
no, un certo. In tale unione declinasi come sem plice,
onde p. e. Sing. Nom. m. f. 11. fcjrfsj?;
cFTfq, ecc. L ’ indefinito preceduto da -r fa uffizio di
pronom e negativo, onde ?r f w f ^ , ^ niuno,
niente.

PRONOMI NUMERATIVI.

§• 250 . I temi declinativi «k v h prendendo il suffisso


fk formano i pronom i num erativi wfìr, quanti (interrog.),
164 PKONOHI.
yftr, quanti (relat.), nfn, tanti. Q uesti pronom i non di-
stinguon genere; hanno solo il plurale; al Nom. V oc. Acc.
non pigliano desinenza e negli altri casi si declinano co­
me i temi in ^ (v. §. 1 3^); onde p. e. cFfìr la Nom. V oc.
A cc. ófrfìr, Strum . òjr&rfW^, Dat. A b l. cfrnr«m, G en. «inrfam ,
L o c. òfrfìrg.

PRONOMI QUANTITATIVI.

§• 2 5 1 . I temi declinativi n inr, allungando la loro fi­


nale e prendendo il suffisso snr (v. sufT. sec.), formano i
pronom i quantitativi quanto (relat.), ìrpnr, g rfMir,
tanto ; e i temi fsfr (v . §. 221) ed ^ (v. §. 218), pigliando
il suffisso *nr, formano i pronomi quanto (interrog.),
e ^nr, tanto, i quali tutti si declinano conform e al §. 1 61 ,
II, onde p. e. Sing. Nom. m. , f. qNirt, n. *mnr,ecc.

P R O N O M I ASSI M I G L I A T I V I .

§• 2 5 2 . L e voci -^31, p i , (dalla rad. ■pi, vedere) ag­


giunte a temi pronom inali formali pronom i assim igliativi,
onde p. e. da tt itìt ^ si fanno, con allungamento della finale
del tema pronom inale, T T T p r , w r p i, in p r ; * n r T p r , ecc., f p r ,
ecc. tale; da ^ w p i , ecc., quale (relat.); da fójr «Jrtpr, ecc.,
quale (interrog). I com posti con p i serbano questo tema
p er tutti i generi e si declinano come T ipi (v. §. 176);
con p i term inano il tema fem m inile in (v - §• 97 > !»
eccez.) e si declinano come spr, m. n., e (V. s s . 124,
125 , 137); con p j finiscono il fem m inile in °^r e si flet­
tono come e sjwt (v. §§. 124, 1 25 , 127).

PRONOMI POSSESSIVI.

§• 2 5 5 . I pronomi possessivi più comuni sono: a) ,


propriam ente suo, ma riferibile a tutte le persone, onde
I NDECLI NABI LI . 165

mio, nostro, tuo, ecc. b) i form ati p er mezzo del suffisso,


fir(v. sulf. sec.), come p. e. *rfN, mio, i^rN, tuo, Trrfar; suo,
proprio del signore (v. § . 2 14 ) > , nostro,
vostro, di un altro (alienus), mffq, di tutti,
( da v. c ), suo, (da 5iirH<* da 5TW?r , v.
§. 222, b), proprio; c) i form ati p er m ezzo di vriddi e del
suffisso òk (v. suff. sec.), come p. e. *tró& (da v. § . 2.13),
mio, nFTófr ( d a <m, v. §. 2 i3 ), (da ^r, senza vriddi),
suo, HPTrSB, proprio del signore, sr e r o , nostro, •*!<*, v o ­
stro. Quanto alla declinazione di vedi il §. 225 . I finiti
nel suffisso formano il tema fem m inile in *<tt, onde p. e.
h^ìttt , mia ; i term inati in óf form anlo quali in 'srr e quali
in ^ ( v . sulf. sec. su'); e seguono, conform e alla term ina­
zione del tema, la declinazione di spr, spn, (v. § § . 124,
125, 12 7, 137 ).
§ . 2 54 . C irca gli avverbi derivati dai pronom i veggansi
principalm ente i suffissi secondari ’m , ?[T,
T T JT tw , f | .

INDECLINABILI.

§. 2 5 3 . N omi.

Ilavvi tra g l’ indeclinabili alcuni sostantivi, usati bensì


come nom i, ma sotto una sola forma che nei più sem bra
essere una medesima con quella del tema e insieme del
Nom. Sing. Essi sono:

■mnwN, fuoco. , mondo sotterraneo.


•gprr, pazienza. iOn n\1 ', uno de' mondi celesti.
, adorazione. fqvtnn, regola arbitraria.
\ 7

( 1 ) D i n a n z i a s o n o r e m u l a in in ^ ( i n e c c e z i o n e del §. 74), ondo


p . e. c o n cjTfar fa , mondo chiam alo Bhuvas.
1G6 IND ECLINABILI.

f^xrr, ragione, intelletto. R~riT, anno.


fVrr, cielo d 'Indro. ^nrr, esclam azione sagrificale.
5T^, fe lic it à , salute. cielo.
3W^T , volto. , ^rfisr, salute!
^TsTT, credenza. wi^i, esclam azione sagrificale.

AVVERBI E PARTICELLE.

§• 2 3 6 . Form ansene da temi nom inali per via di suf­


fissi particolari, circa il che veggansi principalm ente i suf­
fissi secondari f r ? r o , c P » , t t t t i , i , ^ t , 3[T, v t,

tttìt. Nel rim anente sono in gran parte nomi sot­


to forma di qualche caso, i più dall’ uso della lingua ri­
stretti a solo valore d ’avverbio o particella. Qui appresso
si recano i principali tra gli avverbi , preposizioni, co n ­
g iu n zion i, interiezioni.

§• 23 7 . A vverbi .

, inopinatamente, sen ­ tre, q u i, in questo.


za causa. ■5JT3T, certamente.
»Mi|ri « I d in a n zi, tra , o g g i, presentem ente,
ìsrft i d i fr o n te . ora.
tonare , avantieri.
^ f in breve, a non >3 \ '

d i sotto, in g ià.
^ ^ ^ i lungo andare.
t r w n r , d i sotto, a basso.
wsnsra, in perpetuo, del con­ trfinfw, oltre misura, oltre
tinuo. Vusato,
W R 7TR, ignorantemente. ora , adesso.
vr^rr, subito, a dirittura. sem pre,del continuo.
T O i, d i qu i, qu in d i innanzi. , finalm ente.
>afjrr%, in vicinanza.
! m ollo, oltremodo.
altrove, in altro luogo.
INDECLINABILI. 167

altrim enti, in altra ■giigjT, in su.


\r t
guisa. ^jTTST | rettam ente, v e r u ce -
^piTfrr, altra volta, in altro 1 mente.
tempo. Uòsr^T, una volta, un tempo.
ì il dì seguente, g-cp r* , issofatto.
W rera ( Valtro dì. Firft, in questo tempo.
, all' intorno ; rapida­ ìmn'H , ugua nno, in questo
mente. anno.
wrhptR , continuam ente, ad )
ogni momento, i in alcun modo.
colà, n el mondo di là. cp-sjjrfq ’
, abbastanza. grspr,
V7 come.
W R . necessariam ente, ad òinfr, quando.
ogni modo. I • ,
ì in alcun lenivo.
■snrr^;, g iù , alVingiù. 1 r
, non una volta, spesso, òtrff, quando.
incontanente. , in alcun tempo.
wgticp, p er o rd in e, alla fd a . cstkh ; volen tieri, d i leggieri.
^TRTrT, da lunge; da presso. alquanto.
w f a v , visibilm ente, in vista. fóRcJ, certamente.
'3TT3T, velocem ente, cjnra
o \ ', donde?
qui. dove?
, di qua. in alcun luogo.
, qua e là. ■%, dove?
?f?r ì in questa g u is a , g tf^ , in alcun luogo.
j così. fgjTP? , p resto, subito,
^TTfh^, ora, in questo tempo. certamente,
un p oco, alquanto. m o lto , fo r t e .
^ h r , f o r t e , ad alta voce.
7?r^r, superiorm ente, a tra­ fW r a r o I
montana. f da un pezzo, do-
■nrfaj, d i nascosto. \po lungo tem po,
q u in ci e quindi. i finalm ente.
Tmrm? , in amendue i giorni. f^T |
TRI, sull'alba. f^ròrr
JG8 IND EC LIN A BILI.

ì TTìt, talvolta, p er avventura. g?TT? ripetutamente,


TffTTn , tacitamente, a bell'agio. dinanzi.
wìm , di là, da quel luogo. TOTO , dinanzi, ad oriente.
tt? , ivi, co là , in qu el luogo. xrrr,
O 7 una v olta/, anticamente.
r<n, così, in questo modo. Y w r , come in antico,
?nrr I a llo r a , in quel ieri, il dì prima.
rfirr?fN I tempo. , separatamente, in p a r­
ìTTHT, velocem ente, d i fo r za . ticolare.
Trf?, in quel tempo. Hcm*r , con gran piacere.
-rmnr, ora, intanto. t p t , d i mattino.

frffn | obliquam ente, posteriorm ente, ad o c­


fìnta \ d i soppiatto. cidente.
■awìw , tacitamente. i w t t , d i mattino.

fìrrr, d i giorno. w ì violentem ente,


55, malamente, 1 d i forza.
lungi. TTT3>, anteriorm ente, ad o-
ferm am ente, salda­ riente.
mente UTlTT j d i mattino.
«ftaT I m?*», in palese, visibilm ente.
___ ì di notte. im m , p er lo p i ù , com une­
firsTT, variamente. mente.
p er fe r m o , jiom inata- .HTj|, nell'antim eriggio.
mente. ìn*l, nell'altro mondo, dopo
ut, in vicinanza. morte.
fanr^T / sempre, in ogni tem- , d i fo r z a ,
faum I p o , costantemente. in molte guise.
ttW h , basso, leggermente. =i?3iw , spesso, in copia.
ttc*t , molto. *TW ,d i p iù , inoltre, da capo.
■»rc:wx I posdom ani, doman >J5I*, molto, fo r t e , spesso.
I l'altro. rapidamente.
■q^ar, nell'anno passato. jnrrès, un p oco, adagio.
*nrft, n el penultim o anno. , reciprocam ente; d i na­
, n el dì seguente. scosto.
tranr , in appresso, d i poi. ftrsiTT, falsam ente.
g^TT, d i nuovo. mrr, indarno.
I N D E C L IN A B IL I . 1 69

»nrt, ileratamente, da capo. , continuamente.


jjrt, falsamente. RTif?, a ll improvviso.
y m ? , insieme, ad un tempo, i ri\7, da tutte bande.
ugualm ente, ad un
| di nascosto. tratto.
trai, nottetempo. -rmrn, in vicinanza; in mal
cjth, meglio. punto.
di fuori. m tarr, in vicinanza.
trre*T, molto, bene, si. wryfrT, ora, adesso.
fìngóir j in tutte parti, ««!'<*, intieram ente, accon­
f=rre=fr ( da ogni banda. ciamente.
nell'alto, p er Varia. sh4hh , affatto, da tutte parti.
fsn, indarno. dappertutto, sempre.
, alVoccasione. wjvn, in tutte guise.
, manifestamente. ?r%r, in ogni tempo, sempre.
stM N | pian piano, lenta- WjTTTT, d i subito.
i mente. «la.Mri, visibilmente, in p r e ­
, in eterno, pei' sempre. senza.
Tjrhm, rapidamente. Trrg, bene, molto.
Tgir, domani. , ora ; conveniente­
una volta sola. mente.
Wrm\ 7, continuamente. wmn, d i sera.
?Ti»m, in verità. , giocondam ente,
s • r
«rHH , in J retta. bene, molto.
7 7

TT7T, sempre. m eritam ente, conve­


a ll improvviso. nientemente.
«»11^ ) , d i p er se, spontanea­
jo n / sempre. mente.
, ieri.

Osservazione. Di parecchi altri avverbi fanno p rin cip a l­


m ente uffizio: a) l’A c c . S i n g . n. d’aggettivi e anche di so­
stantivi; b) il G e r u n d i o in *r; c) i C o m p o s ti in d e c l i ­
n a b i l i (t^nrhrm).
170 IND ECLINABILI.

S- 2 5 8 . P reposi zi oni .

Reggono com unem ente:

i) L ’A c c u s a t i v o

^rfìr, sopra, oltre, via. appo, verso, conti'o, p er


^nrhr, al di sopra, avanti, a cagione, rispetto a.
preferenza di. di rin con tro, vicino,
, su, sopra, p er cagion di. ad ambo i lati.
ben sotto rari- sotto (p er dinotar dipen-
doppiato'. denza od inferiorità di
■CTwifv, ben sopra ( rad- grado).
doppiato). ■jvnrir^j ad ambo i lati.
vpffTT, fr a , in mezzo, durati- fvr=m7 vicino, in mezzo,
te, senza. intorno, verso, per.
dentro, f r a , durante, Trfrnro, intorno,
eccetto , sen za , p er a- nftr, verso, per, contro,
mor di. w t , vicino.
, da tutte parti.
I
2 ) Lo S t r u m e n t a l e
^r?r
\
\ con, insieme con, in compagnia di.
«le**
*rrv*

5 ) L ’A b l a t i v o

a) -snr, da, lun gi, fu o r i. rrfx, f u o r i, eccetto.


■m,fino a, sin da. jrfjr, in cambio di, per.
ìSTroTT , vicin o , lungi. ■rf,T, da, sin d a , dopo.
•aaifa, oltre, d i là , p iù su. fu o r i.
INDE CL IN AB IL I. 17 1

b) L e preposizioni term inanti in e trri?, .come p. e.


urei (= ti -t- tres), dinanzi, prim a, riftrraTf? (= ^fBjrrr -I- ’^rrf? ,
a destra, a m ezzodì, onde p. e. -amrmnf , dinanzi al villa g ­
g io, qfisjiuiPg , a destra o a mezzodì della selva.

4) Il G en itivo

a) fu o ri. w n r , dopo, dietro.


tnTR , oltre, al di là. tjtw , dinanzi.

b) L e preposizioni accennanti sito o direzione e term i­


nanti in cpr, (tranne sforn i, TMinra, xrfrrTF, che vo-
glion l’A cc., v . j ) e in mw, come p. e. tnrernr, sotto, ^fvsjuiiiw,
a destra, a m ezzo d ì, onde p. e. frnXWTrr, sotto il monte,
a destra o a mezzodì della città.
c ) E in generale i sostantivi sem plici o com posti fa ­
cen ti uffizio di prep osizion e, com e p. e. in in
mezzo a noi d u e, *trt p er co gioii d i m e , wh hjh ,
in presenza del fig liu o lo .

5) I l L o c a t i v o

a) tifa , sopra (a significazion di dom inio), sotto (di sud­


ditanza), come p. e. in tifv Bramadatto (è)
sui P an ciali cioè B . domina sui P ., trf>l tradir wicTT:, i Pan-
cia li (sono) sotto Bram adatto cioè i P . ubbidiscono a B.
b) -3TT, sopra (a significanza di superiorità o eccedenza
di numero), come p. e. fnr w t ttfI, i tuoi fig liu o li (sono)
sopra cento, cioè tu hai p iù di cento fig liu o li.

6) L ’A c c . o Strum. o Abl.

tttrt, fW r, senza.

7) L ’A c c . o Abl. o Gen.

’WVF, sotto, al di sotto. ’srg, lunghesso, d ietro, dopo,


(7 2 I N D E C L I N A B I L I.

secondo, verso, ultra- di rincontro, vicino,


verso, conforme, circa, eccetto, senza,
per cagione di. , lontano.
I
8) L ’ A cc. o G en . o L o c.
dentro, in mezzo, in. Tqft, sopra, al di sopra.

9 ) L ’A cc. o G en .
a) , di rincontro, vicino, <JTTrT, lontano.
b) Le preposizioni terminanti in (o , v. §. 4 1 >c')
indicanti sito o direzione, come p. e. . di sopra, a
tramontana, onde, verbigrazia, ■siròr o o t t o , più su
o a tramontana del villaggio.

10) L ’A b l. o G en.
Le preposizioni accennanti sito o direzione, che ter­
minano in ^ (v. suff. sec.), come p. e. dfHU'ii, a destra, a
mezzodì, onde, verbigrazia, grnr o g irq , a destra, o
a mezzodì della città.
Osservazioni. ,a) Varie di queste preposizioni s’usano
eziandio senza appoggiatura di nome, nel qual caso hanno
forza d’avverbio (v. §. 287). b) Talvolta la pi’eposizioue
entra come ultimo membro in composizione col nome su
cui s’appoggia e che in tal caso serba naturalmente la for­
ma del tema, come p. e. in m -+- Tqft), sul
carro.

§. 2 5 9 . C ongiunzioni.

,?r«r, così, ora, ma, ma se, eziandio, inoltre, quan-


allora, quindi, e, an- tunque, ma.
che, inoltre. o, forse,
ovvero, od anche. jfrr, così, in tal modo.
sinonimo di ^r*T. 35, come, a modo di.
INA BILI. 173

tìt, e, anche, ovvero. -^fcr. neppure, ne. quidem.


-Jinrr ) * % se non, nisi.
w r?ì > o, ovvero, forse. sng, non mai.
) ! non però, ma non.
pure , così, ancora, sic­ * ’
come. g , forse, ovvero,
O T , così,perciò, veramente. certo.
wfwH, forse? 1 inoltre, ma.
quando, TTWTf, alVincontro.
inoltre. *n (particella proibitiva = lat.
ftpg, ma, anche. ne), non.
forse, quanto meno, in­ m t*t, lo stesso.
oltre. w tt , donde, dacché.
, che ? a che ? perchè 1 dove, se, perchè.
forse cheì W , come; affinchè; così!
ftfrg ì quanto più, ovvero, *17, il perchè, laonde.
f^fgir i neppure. TTtfT, quando, nel qual tempo,
certamente, proprio, tostochè.
invero, pure. se.
^ (enclitica = lat. - que), e. nfbn, ovvero, lat. sive.
*5» se. tirtt , quanto, mentre,finché.
*rnr, mai, unquam. ^T, laonde, pel che, affin­
wm ,t chè.
> quindi, perciò. TJTT, piuttosto, anzi.
wwnr\ ) TT (enclitica = lat. -ve), ov­
Trm, al modo che, e. vero.
■nT^rr, tanto, tanto tempo. %, pure, invero, se.
7PT, quindi, perciò. w ( dà al verbo presente il
tt, ina, quindi. valore di passato),
H, non. fìr, imperocché.

Osservazione. Alcune di queste particelle, come p. e.

( i) P articella interrogativa di cosa che si desidera, come p. e 4 in


fa-nO'ATh ^ min, vive mia madre ?
174 IN D E C LIN A B ILI.

5 , t , vt, alie volte non sono adoperale se non eo


me semplici riempitivi.

§• 24 Q . I n t e r i e z i o n i .

a) Di allegrezza : ferrar, qir,


Di dolore: ^rra, *nr, ? t, ft^r.
Di maraviglia:
Di chiamata: ^rfa, w , ^rrr, * ì, gir,
%, f i , t .
Di sdegno: ^rra, t h , -o t .
Di avversione, rimprovei’o o minaccia: fvcf, |r.
Di approvazione: s ifì, *nv, gg.
Di incitamento: ^ t.
Di compassione: ìs, ^r, n, gir, f?»T.
b) Fra le interiezioni possono ancora mettersi le se­
guenti voci indeclinabili (v. §. 235), accompagnantisi col
Dativo: , abbastanza ! , onore! adorazione! gire,
ifrrc, ^ht7 , ^htt, ^t^t, esclamazioni che si fanno, le prime
quattro, nel sacrificare ai morti, la quinta, agli dei; ^
(anche col Gen.), felicita ! salute!
§• 241 . Il Comparativo e il Superlativo degli Indecli­
nabili formansi 'rispettivamente colla giunta dei suffissi
TTtm e w*rm (cf. §. 1 9 7 ,1), entrambi ossitoni, onde p. e. da
^fir, sopra, si fa il Compar. ^frfrKÌn e il Superi, ,
da tINt , alto, (cf. §. 197, I, oss. 1 , b).
176

DEL VERBO.

«S s-

AVVERTENZE PRELIM INARI (cf. §. 89).

I. P A S S IO N I F O N E T IC H E .

§• 24 2 . Non soggiacciono a guna nè a vriddi (v. §. 19):


\) generalmente le radici <5 (cl. 6) e c£, gridare, ìjt, ta­
gliare, ^7 (cl. 6), spezzarsi, (cl. 6 ) e ij lodare, ^7 (cl.
6), voltolarsi, sto (cl. 6), sbocciare, e , vibrare, e
alquante altre specialmente finite in 7 2) ne’ casi
in cui la terminazione s’ appicca per via d e l l c o p u l a ­
tiva (v. §. 2 5o): a) di necessità fair (cl. 6 e 7), trema­
re, onde p. e. ftrfwar ( = -4- ^ -4- ìtt); b) ad arbitrio grc},
coprire, onde p. e. w fkrn (= wdf -+- ^ -4- wr, v. §. 25, a)
od (v. §. 23).
§• 2 4 5 . La radice jj? , coprire, ne’ casi in cui davanti a
vocale dovrebbe prender la guna (v. 19), allunga l’-sr, on­
de p. e. Tjfgvn (fut. 1.0) e non ntf^rr.
§• 2 ¥l. La radice jpr, astergere, piglia la vriddi: a) di
necessità dove è prescritta la guna, onde p. e. con m
(fut. i.°) fa, mediante 1’^ copulativa (v. §. 25o), sen­
za 1’^, Jim (§§. 36, eccez. b\ 38); b) ad arbitrio davanti a
desinenze comincianti per vocale, dove la guna non è
prescritta, onde p. e. con tiPtT (3 p. plur. pres.) fa jprf^r
ovvero
§• 2 4 5 . Dinanzi a suffisso cominciante per consonante
che 11011 sia nasale nè semivocale, i suoni trc, guna e
176 DEL V E R B O .

vriddi di ^ (v. §. ig), passano rispettivamente per me­


tatesi in x, t i '• a) di necessità in p ^ , vedere, e *pr., man­
darfuori, ecc., onde p. e. ^ (gunamento di p i ) -+- in
fa tjft; b) ad arbitrio ne)le radici ^ , trarre, tjtt, saziarsi,
inorgoglirsi, p i .e wtjt , toccare, , strisciare, ecc.,
onde p. e. orò (gunamento di ^q) + m fa cjnh o mt.
§. 2 4 6 . Le radici ttst, perire, e tuffarsi, dove è
prescritta la guna o la vriddi (v. §. ig ), se pigliano suf­
fisso cominciante per consonante che non sia nasale nè
semivocale, si governano come se fossero -^si e onde
p. e. con in (fut. i.o ) fanno to t, ( v . §. 3gJ.

§• 24 7 . Le radici ìpt , sbadigliare, t v , perire, t*r, co­


minciare, ottenere, dinanzi all’ultima loro consonatile
inseriscono una nasale semprechc la desinenza cominci
per vocale; e perciò in tali casi diventano rispettivamen­
te tw , onde p. e. sp» -+- fa (3 . p.
sing. pres.).
Eccez. ed osserv. \) Non inseriscono la detta nasale:
a) ne’ tempi speciali t * e, fuorché talvolta presso gli epi­
ci, <5*^, e amendue, sempre, nel perf. radd.; b) t v , fuor
del perf. radd., quando è seguita dal l’ ^ copulativa (v. §.
a 5o); c) ad arbitrio r, se non ha prefisso (v. 8g, li), nel-
l’aoristo del passivo. 2) Avendo luogo l’inserzione della
nasale, l’^i della radice non soggiace a vriddamento, onde
p. e. ^<31 fa, ma 315far ( 3. pers. sing. aoi\ del passivo,
v. i , c ).
2 4 8 . Dinanzi a suffisso cominciante per consonante,
che non sia semivocale, àgr, ammalare, e rTT, affrettarsi,
mutano ^ in onde p. e. -H fa ^ (v. §. 4 i, c).
§• 2 4 9 . In certi casi, di cui sarà detto a’ luoghi pro­
prii :
I. Alcune radici dopo nr t ^ gettano via la vocale o
il dittongo e cambiano queste semivocali nella vocale
corrispondente ( ^ ^ 7 , v. §. 16), la quale per le radici
gitlanli una lunga 0 un dittongo diventa lunga; onde:
avvertenze prelim in a ri. «77

ir? passa in ’j f , afferrare, q*r passa in ^q 1, abiture.


----- ift, invecchiare, q u ---------- T ?, portare.
----- frenare, q , -------------- •gì, tessere.
t t s f ----- Y3 , interrogare. ---------- f'-p7, attorniare.
>m :----- friggere. *qv ------------- f q v , ferire.

i n r ----- , sagrificare. -------------- q% copt'ire.


q ^ ? ----- "3^r, dire. tj-g ----- ?r%,
t \7 lacerare.
q^ ----- parlare. f v g ------------ TT, gonfiarsi.
q q ^ ----- Tq, seminare. ^ r q ---------- dormire,
q sVr ----- T3T, volere.V' è -----^ g, chiamare.

Osservazione. Dove >Tt5{ non dee cambiarsi in può


essere surrogato da o, se dinanzi a consonante, ,
onde p. e. -+- ht fa >m o >m ( v. §. 36, eccez. b\ cf.
§• a4 5 )-
II. Fognano la loro nasale, tra le radici più usitate:

ìsra\ andare, ecc. (non però qvq , « agitare ».


in senso di onorare'), 7T3, tingere.
^ > ungere, , svegliere.
^ s > accendere. , andare errando.
j disformare ( detto del sfa , narrare.
corpo).
cadere.
curvare. *
intrecciare (ad arb. se ’STW I
N > trascurare
della i cl.). \
tremare, , attaccarsi,
mordere, montare, ecc.
cadere,
fermare, puntellare.
q^I, legare,
rompere. «175, colare.
, abbracciare.
cadere.
>hT
(i) Vedi §. 48, III, b.
Granivi, sanscrita. 12
178 DEL VERBO.
III. Dinanzi a suffisso cominciante per consonante: a)
allungano la lor vocale le radici cjì^ , amare, -gw, cammi­
nare, gra , affaticarsi, , sopportare, wh , languire, ^»t ,
domare, hit,- errare, v*t , *vomitare, spi , tranquillarsi, ttw,
penare, **pt, gridare, ‘onde p. e. da H- tt si fa ( v.
§. 4 a); b) lognano la lor finale le radici ^ t , ferire, n*r ,
andare, stendere, -rr , chinare, uh, pensare, tw, f ' e-
ilare, th , dilettarsi, uccidere, e alcune altre dell’ 8
cl.; e allungano inoltre la lor vocale , scavare, *nr, na­
scere, TTTf , amare; onde p. e. da 'stttt , ttr, -+- w si fan­
no TSfrT, TfcT, T^TiT.
IV . Dinanzi a suffisso cominciante per consonante: |)
a) cambiano la loro finale in ^ le radici: cantare,
(i e 3 cl.), dare, vt, porre, v , poppare, bere, xn, « bere »,
jtt, misurare, distruggere, w f, stare, ^t, « abbandona­
re n; b) ma dinanzi a sufF. cominciante per w le radici ut,
rt, <ott, jrr (e, ad arbitrio, -gir, scindere, e ^ft, aguzzare)
cambiano la finale in vt muta inoltre vi in e <*t viene
surrogala da onde p. e. col suffissso ?^t le radici vit e
f i fanno entrambe f ^ r ; e rispettivamente farai,
e (,v. §. 25, c) o 2) reggere, ecc.,
passa in ( e, in forza del §. 48, I I I , b, fìjiR ), onde
p. c. $mr -t- ìt fa f#? (v. §. 38).
V. Dinanzi a suffisso cominciante da vocale gettano via
la vocal radicale tth , tpt , mangiare, spi e, con mu­
tamento di ^ in v , onde p. e. vit^t (forma raddop­
piata di ^ , v. §. a53, IV ) -+- fa ^ -4- trfcr
nftr-
VI. Contro la regola serban breve il loro tr le radici
^ (cf III)-

II. D ell ’ ^ (^ ) copulativa.

§■ 2J 0 - Fuor dei tempi speciali (v. § .2 6 1 e segg.), le


desinenze e i suffissi cominciatiti per consonante che non
AVVERTENZE PRELIMINARI. 17®

sia tj, si appiccano comunemente al tema verbale, p er


mezzo ili un’ ^ copulativa (cf. p. e. tacitus = tac -+- i ■+■
tus, doctus = doc tus). Al quale proposito giova ili qui
porre le seguenti avvertenze (v. §§. 2 5 i, 202).
§. 251 • Pigliano (^) copulativa:
I. 4) Tutte le radici polissillabe.
2 ) Tutti i verbi derivati, tranne l’ intensivo I che se­
gue l’analogia del primitivo da cui deriva.
II. Tra le radici terminanti in vocale:
1) Tutte quelle che finiscono in g», ma solo ad arbi­
trio ^ , agitare, ^ partorire.
2 ) Soltanto nel Futuro II e nel Condizionale e ad ar­
bitrio, se la finale è immediatamente preceduta da gruppo
consonantico, nel Precativo, le radici terminate in ec­
cetto: a) scegliere, che pigliala generalmente (ma solo
ad arbitrio nel Precativo) e può allungarla in ^ colle stesse
eccezioni che per le radici in (v. 3); b) sonare, che
può prenderla anche fuori del Fut. II e del Condizionale.
3 ) Generalmente (ma solo arbitrio nel Precativo) tutte
le radici in le quali (fuorché nell’Aorislo atrnanepadico,
nel Precativo c dove nel Passivo ^ passa in ìjitt ) possono
prendere ^ in cambio d’^.
4 ) Fra le finite in \ , %, d ’­

fai, andare, ecc. aguzzare^


f s g , gonfiarsi. - j , lodare.

Tt, volare. g, congiungere.


sft, giacere. ^ , gridare.
■si, starnutare. gocciare.

III. Tutte le radici finite in consonante salve le ecce­


zioni di cui al §. 252.
Osservazione. La radice tt?, prendere, piglia ^ in cam­
bio d’ ^; non però nel Passivo dove l’^sr radicale passa ia
(cf. II, 3).
180 DEL V ER B O .

2 .J2 . Eccezioni al §. 20 i, 1JJ. Fra le radici finite in


consonante :
I. Non pigliano

mangiare. nettare.
\ y ottenere.
, O^' , muovere.
, trarre. , cuocere.
(solo nell’atm.), cammi­ andare.
nare. fin i, pestare, schiacciare.
s^ j, adirarsi. 5Y (cl. 4), crescere.
^ 9 1 gridare. in? , interrogare.
fero, gittare. -, legare.
Tsp*, schiacciare. ^ (cl- 4); risensarsi.
w v , aver fame. «TT, coltivare, amare.
tormentare. rompere.
Tpt\ 7 andare. fW<*, spaccare.
ini’ , mangiare. >pr, piegare, godere.
f%?, tagliare. «t?t , arrostire.
ww, toccare. (cl. 4), pensare.
rnj , bruciare. , 2, tuffarsi.
ftrc j gocciare. fin?, pisciare.
, percuotere. sciogliere, liberare.
5 Y , esser contento. «TT, tastare.
jq^T, abbandonare. tt>t , sagrificare.
, risplendere. tt* , giacersi con.
^5T i, mordere. ; frenare, governare.
-, bruciare. j^T , congiungere.
f^rr, indicare. g v , combattere.
fif?j ungere. , colorai'e.
jtt , peccare. desiderare.
, mungere. tt? , dilettarsi.
■^31, vedere. TTV, effettuare.
odiare. fr^ , votare.
?PT, chinare, curvare. f r a , offendere.
tt? , legare, annodare. rompere.
A V V E UTENZE P B E L I H IN A R I . <81

, impedirli. ^ , potere.
^gr , offendere. 3FT, cadere. • *
salire. -, maledire, giurare.
c?*r, acquistare. fl|R, distinguere.
, ungere. spi , purificarsi.
, impicciolirsi. sp r, seccare.
f^r?, leccare. spi 3, spetezzare.
(cl. 6), rompere. fifóni, abbracciare.
«nr, parlare. , attaccarsi.
cjtt,
\
seminare. S ' sedere.
,
-, abitare. effettuare.
cr? -, portare. frrgr, spruzzare.
, separare. ftro (cl. 4), perfezionarsi.
(cl. 3), separare. , mandai' fuori.
f ^ , (cl. 4 e 7), trovarsi, co­ Tcq , andare, strisciare.
noscere. salire.
fcTsi, entrare. wt3T , toccare.
ftre , penetrare, , abbracciare.
jn 3, volgersi, diventare. Fni\ 1, dormire.
crescere. sudare,
T*;
«qv, percuotere. cacare,
uccidere.

( 1) E c c e llo , nel Parasm aipado, Fut. 11, Condizionale e D esiderat.


(2) Presso gli epici talvolta c o ll'^ , m assim e nel F u t. II .
( 3 ) Solo nel P arasm . davanti alle desinenze com incianti da nel P a r ­
ticipio passato del Passivo 0, ad arbitrio, nel G erundio in 537.
( 4 ) Eccetto il F u t. 11 e il C ondizionale.

II. Non prendono ^ nel Participio passalo del Passivo


ad arbitrio, neH’altre forme:

penetrare. 1, bastare, apparecchiare.


, ungere. , inumidirsi.
3T3T (cl. 5), penetrare. tirsi 2 (cl. 9), tormentare.
182 DEL V E R B O .

sjr , sopportare. odiare.


nr?, penetrare. «m , perire.
jjtt (cl. i) , custodire. 0 T f (c*- 6), alzare.
n ?, coprire. jtt?, misurare.
2T?, giocare ài dadi. jt?, turbarsi, svenire.
-ICQ,, fabbricare. J p j , astergere.
rf^, ristringere. ra , perire.
rr? I Tra 3, lacerare.
•f~~ > ammazzare. x , .
1 (cl. i), reggere.
, saziarsi. ^
uccidere.
Tq , vergognarsi. spr
spezzare. filnr, amare.
(cl. 4); imbaldanzire. vomitare.
colare.

( 1) Sem pre senza ^ nel Parasm . davanti alle desinenze com incianti da
IT e nel F u t. I.
\
(2) A d arbitrio anche nel P articipio passato del Passivo.
( 3 ) Solo con ^ nel G eru ndio in ^ t .
( 4) Sem pre senza ^ nel Parasm aipado davanti alle desinenze comin-
cianti da 7 .
s 1

III. Oltre al non prendere ^ nel Participio passato del


Passivo (v. però eccez.) possono ancora rigettarla: 4 ) ^nr,
tagliare, ^ ìt , uccidere, vpr , danzare, scherzare, uc­
cidere, davanti a suffissi comincianti per * (tranne aìl’Ao-
risto) e le due ultime radici anche nel Gerundio in
2) w r , estrarre, dopo il prefisso ftnr; 5) le radici ap­
petire, , desiderare, ftq e , uccidere, e * ? , sostene­
re, davanti agli altri suffissi cominciatiti per tt.
Eccezioni. Pigliano però 4) di necessità nel Partici­
pio passato del Passivo e nel Gerundio in ^t: a) grq an­
che dopo fir* ; b) ^vf dopo in senso di perturbare ;
2 ; ad arbitrio ^ nel Participio passato del Passivo.
AVVERTENZE PRELIMINARI. 183

III. D el R addoppiamento. , .

§• 2 5 5 . Nella formazione del tema verbale la radice può


soggiacere a raddoppiamento; al qual proposito «si pre­
mettono le seguenti regole generali:
I. In radice comincianle da semplice consonante ripe­
tesi questa colla seguente vocale (v. però V), onde p. e.
fremere, si raddoppia in ^ , ttttr , cadere, in w ff •
II. a) In radice cominciante da più d’una consonante
ripetesi insieme colla vocale seguente (v. però V) soltan­
to la prima di esse consonanti, onde p. e. t*, correre, si
raddoppia in <r<£. b) Ma se la prima di queste consonanti
è una sibilante e la seconda una sorda (v. §. 17), ripetesi
questa e non la prima; onde p. e. , versare, si rad­
doppia in , w , puntellare, in trew .
I I I . Se la consonante da raddoppiarsi è aspirata, ripe-
tesi in sua vece la corrispondente non aspirata; onde p. e.
fgr?, tagliare, raddoppiasi in (v. §. 3 7, c), fen­
dere, in tott, vibrare, ttrst (v. IT, b).
IV . Se la consonante da raddoppiarsi è gutturale, ripe­
tesi in sua vece la corrispondente palatina non aspirata
e così ^ per gr ir per 77 ti ^ (v. §. 16) , >r per onde
p. e. la radice , adirarsi, raddoppiasi in v'skii , ,
vacillare, in ’sttoqS (v. Il e III), tp*, parlare, in tra,
mangiare, in *pra (v. I li) , , ridere, in
V. a) Per una vocale lunga ripetesi la corrispondente
breve; onde p. e. ■sfl, condui-re, raddoppiasi in frnrt,
domandare, in w , divorare, in (v. IV ), wr,
stare, in wwr (v. II, b\ III), b) Per un dittongo ripetesi
la vocale fondamentale, cioè 3 per tj t per wt ^V, onde
p. e. ^ 7, scherzare, raddoppiasi in ; , vedere, in
, avvicinarsi, in (v. III).
Eccezioni ed osservazioni. 1) sra , risplendere, ripete
e non 5, onde fasnr, non «nsrìr. 2) 5 , chiamare, diventa g
184 CONIUGAZIONE
(v. §. 249 , l)> onde raddoppiasi in jr|r ( v. I V ; V , a ) ;
e sputare, possono in cam bio di z (v. I I , b; I I I ) r i ­
p e te r tt, onde ftfsq o fìr fg q , fz s ìq o fn-gr}-r. 3) L e rad ici
|tr, uccidere, e fV, andare, gittare, n ella sillaba radicale
m utano ^ in ù, on d e si rad dop pian o la prim a in in H , la
seconda in ftrftj (v . IV ). 4 ) A v v e rta s i p rin cip a lm en te il
§. 48 , I I I , a , onde p. e. fì-rq, aspergere, rad dop piasi in
ftrfìre\.

CONIUGAZIONE.

§• 2 5 4 . Le radici di cui s’ è toccato al §. 89 vengono,


secondocliè già s’è detto, dai grammatici allegate come
parte fondamentale del verbo. Quindi e che da esse non
solo si forma il verbo primitivo, ma deduconsi i temi dei
verbi derivali, ciò sono il Passivo, il Causale, il Desidera­
tivo e l'intensivo; ,ai quali s’ aggingtie, come derivato, il
Denominativo che formasi da tema nominale. Nelle se­
guenti regole, quanto al verbo finito, trattasi prima dei
primitivi, poscia dei derivati.

P arasmaipado e A tmanepado.

§■ 2 5 5 . Il verbo attivo considerato principalmente nelle


sue desinenze ha due forme, dai grammatici indiani chia­
mate l’una P a ra s m a ip a d o (transitivo), l’altra A tm a n e ­
p a d o (riflessivo). 1 L ’Atmanepado, che risponde al Me­
dio della lingua greca, viene comunemente adoperato:

( 1) Parasmùipada è vocabolo composto di parasmài (d ativo di t r e ,


v. § ..2 a 5 ), ad un altro, c di pada, forma (grammaticale), vocabolo, 0 si­
gnifica quindi forma per un altro, cioè verbo la cui azione si riverte ad
CONIUGA/IONE 185

\) In parecchi verbi prim ari, come pure ne Causali,


ne’ verbi della cl. io e ne’ Denominativi di analoga-for­
mazione, quando l’azione si fa per conio proprio dell’a­
gente (soggetto), onde p. e. xpnr (Atm.), cuoce per sè, «nj
cfTTTTT^ (Alm., Caus. di ^,fare), si fa fare una stuoia; ma
p. e. xn^oFT: (Parasm.), i cuochi cuocono; ad arbitrio
però, se la riflessività viene espressa con altro vocabolo,
onde p. e. (Alm.) o tr^nr (Parasm.) ^hì^ th , cuoce il
suo riso.
2) In tutti i verbi quando è dinotata reciprocità di a-
zione, onde p. e. (Alm.), si tagliano (a vicenda);
non però se la reciprocità viene già indicata da graffar,
3[fftìn:, o m uR, l'un l'altro, onde p. e.
(Parasm.), si tagliano l'un l'altro.
3) Ne’ Causali quando quello clic col verbo primario
sarebbe oggello, è soggetto ed oggetto ad un tempo, co­
me p. e. in wtOf rà (Atm.) ^ r t , l'elefante si fa montare.
4 ) In alcuni verbi usati in certi significati o dopo cerli
prefissi (v. §. 89), come p. c. in rfl (condurre) in senso
d 'istruire o dopo il prefisso gettare in alto.
5 ) In parecchi verbi generalmente, massime se sono in­
transitivi, come p. e. in , giacere.
6) Fuor de’ casi suddetti l’attivo prende comunemente
la forma parasmaipadica.
§■ 2 5 6 . L ’Attnanepado è anche la forma propria del Pas­
sivo e dell'intensivo II.

N umeri, P ersone, M odi e T empi.

§• 2 5 7 . I numeri sono, come pei nom i, S in g o la r e ,


D u a le e P lu r a le , ciascuno colle tre persone. I modi

altri che all'agente, verbo transitivo; àtmanepada si compono di àlmanc


(dativo di , v. §. 223), a se stesso 0 di pada 0 vuol perciò dire
forma per se stesso, ossia verbo la cui azione torna all'agente, verbo ri­
flessivo.
186 CON IU G AZ IO NE

sono: I n d i c a t i v o che abbraccia i tempi: P r e s e n t e , Im ­


p e r fe tto , P e r f e t t o , A o r is t o , F u t u r o l e F u t u r o II;
P o t e n z i a l e ; I m p e r a t i v o ; P r e c a t i v o ; e C o n d i z i o n a l e ; i quali
ultimi quattro non hanno che una sola forma temporale.
Sonovi inoltre I ’ I n f i n i t o e vari P a r t i c i p i e A s s o l u t i v i o
G erundi.

L e dieci Classi di C o n i u g a z i o n e .

§■ 2o8. I verbi si dividono dai grammatici indiani in


dieci Classi coniugative, le quali vengono rispettivamente
determinate dalla maniera con cui si forma il tema dei
verbi primari in quattro fra tempi e modi, ciò sono P r e ­
s e n t e , I m p e r f e t t o , I m p e r a t i v o e P o t e n z i a l e , chiamati per­

ciò, sebbene alquanto impropriamente, tutti e quattro t e m ­


p i s p e c i a l i . Le dette Classi contraddistinguonsi nella ma­

niera seguente:
1) La Classe I aggiugne ^ alla radice e gunizza inoltre
la vocale radicale quando questa è gunabile (v. §. 19),
onde p. e. cadere, diventa t?ìt, conoscere, qtv.
2) La Classe t i appicca la desinenza ' immediatamente
alla radice senza più (v. però §. 280), onde p. e. , ve­
stirsi, fa alla p. 1 Sing. Pres. qfw (vas -+- mi).
3 ) La Classe III raddoppia la radice, onde p. e. $t, dare,
diventa ( v . §. 282).
4 ) La Classe IV aggiugne q alla radice, onde p. e. ?nr,
perire, diventa .
5 ) La Classe V alla radice aggiugne g ovvero, secondo
il §. 4 rj onde p. e. fq , raccogliere, diventa fqrg (v.
§. 286).
6) La Classe V I aggiugne ti, senza più, alla radice, on­
de p. e. t^ , percuotere, diventa
7 ) L a Classe V II inserisce dopo l’ultima vocale della
radice una nasale della classe della consonante seguente
(cf. §. 39), onde p. e. 3 * , congiungere, diventa 7 3 , ^ 1 ,
impedire, ^ 1 ( V. g . 284).
CON IU G AZ IO NE . *8 7

8) La Classe V ili aggiugne ■? alla radice, onde p. e.


distendere, diventa thj (v. §. 286).
9 ) La Classe IX alla radice aggiugne ti ovvero, secondo
il §. 4 lt c, onde p. e. g , congiungere, diventa (v.
però il §. 291).
tO) La Classe X aggiugne 1 alla radice e rinforza
inoltre la vocal radicale, gunandola se non è finale e vrid-
dandola se è finale od è un g seguito da una sola con­
sonante (v. §. 19 ), onde p. e. ■gr., rubare, diventa ,
jft, passare, rt^ti (mài -+- aja, v. §. 25, a), xfz , fendere,
xrr^q.

L e due C o n iu g a zio n i C a r d in a li (I e II).

§. 2 a9 . Le dieci classi, di cui al §. 2 5 8 , possono rac­


cogliersi sotto due Coniugazioni cardinali, a) La Coniu­
gazione I abbraccia i verbi primari il cui tema de’ tem­
pi speciali finisce in ^ e perciò le Classi I , IV , V I, X
(v. §. 258). Ne seguono l’analogia tutti i verbi derivati,
tranne l’intensivo I. b) La Coniugazione II comprende
i verbi primari il cui tema de’ tempi speciali non termina
in ^ e perciò le Classi II, III, V , V II, V il i , IX (v. §. 258).
Ne segue l’analogia l’intensivo I.

D e s in e n z e in g e n e r a l e .

§. 2G0 . Quanto alle desinenze in generale è da notare


che : -i) la pers. 1 Sing. (tranne l’Imperat. e il Perf. radd.
del Parasm. e tutto l’Atman.) e Plur. ha per carattere ^ ,

( 1 ) Questo W S si considera dai gram m atici indiani come nato da ^


gunato in u H - un 'w analogo a quello delle classi I e V I, = ^rct ( =
e-t-a ). L a classe decima i cui temi si formano in lutto ad analogia di quelli
del C ausale (v. V erb i derivati) contiene verisim ilm enle verbi causali pas­
sati ad avere il significato di verbi prim itivi.
188 CON IU GAZ ION E

Duale v ; 2 ) h> pers. 2 Sing. (tranne, nel Parasm., Impe­


rat. e Perf. radei.) ha per carattere ^ ; nel Plur. la desi­
nenza di questa persona consiste o termina, nel Parasm.,
(tranne Perf. radd.) in h o -q, nell’Atm., in tà o tspr; 5 ) la
pers. 3 Sing. (tranne il Perf. radd.) ha per carattere cf ,
Plur., non così generalmente, Tff (v. però §. 277, 3); 4 ) le
pers. 2 e 3 del Duale si differenziano tra di loro solo in
quanto che a ^ od ìsre della pers. 2 risponde sempre w
od \
della 3 .

FORMAZIONE D E ’ TEMPI SPECIALI.


§. 2 6 4 . Questi tempi che. già s’è detto essere P r e s e n t e ,
I , I m p e r a t i v o , P o t e n z i a l e , foi’mansi con aggiu-
m perfetto

gnere ai temi specificati nel §. 258 (v. però i §§. 2G8 e


segg.), le desinenze personali, di cui qui appresso.

PR ESEN TE.

§• 2 6 2 . Le desinenze del Presente sono:


nel P a rasm a ip ad o . n e ll’ A tm an cp ado.
v' Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
1• fa tx j?
2. ftT(ftr') -snr n à ( ^ ')
3. ffr ira wftr (^fir - ) ir Wff ( w 3)

IM P ER FET T O .

§• 2 6 3 . Nell’ Imperfetto il tema prende dinanzi a se


l ’aumento -51, che piglia sempre l’accento acuto, onde p. e.
(tema di «rv^, cl. 1) diventa tbrta. Se il tema comincia
da vocale , l’aumento si fonde con in ^it, con
j», % in con -ai, ’sft, in # , con ^ in onde
p. e. ^ (tema d’^r?, mangiare, cl. 2 ) passa in ’KT?, wnr

( 1) Vedi §. 48, I I I , r. {■>.) V. §§. a S i , 2 , Ir, 2 8 2 ,4 . (3 ) V . §. 277 , 3 .


de' TEM PI S P E C I A L I . 189

(teina d'ttr^. conseguire, cl. 5 ) resta tror, (teina di fzi «,


vedere, cl. i) passa in ^ trft? (teina d’ urtar, diventar sec­
co, cl. i) in (tema di ^pi, crescere, cl. 4) >n
tn«i.
Osservazioni. \ ) L ’Imperfetto 11011 piglia l’aumento: a)
quando viene accompagnato da *rr w (= lat. ne, v. §. 23g)
nel qual caso ha forza d’imperativo, come p. e. in m v?
mnr (da >jN, cl. 1), non sia; b) anche fuor di questo caso,
talvolta, presso gli epici1. 2 ) Nelle radici, a cui, secondo il
§. 8g, oss. 5, prefiggesi la sibilante l’aumento precede
essa sibilante, onde p. e. sufgfl; (tema di Tq + ^ >
cl. 6, v. §. 2^3) divien coU’aumento 5) Talvolta
presso gli epici l’aumento vien diviso dal tema per via di
uno o più prefissi (v. §. 8y), come p. e. in (MB/i .
x i v , 2 0 2 4 ) in cambio

§• 2 0 4 . Le desinenze dell’ imperfetto (che in buona


parte mostrano essere quelle medesime del Presente, tron­
cate o alleggerite per influenza dell aumento) sono:
nel Parasm aipado. nell’Atmanepado.

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


1. s *? \ ^fa *tfa
2. *\ \ cT vni ’nr^m\
3. TT rTT*^ ^ ( * * 2) tT ttTiTTW tRT (tfiT 3)
IM PERATIVO .

§■ 2GÌ». Le desinenze di questo modo sono:


nel Parasm aipado. nell’Atmanepado.
Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
1. trrfvr ^ tmrt trmf
2. fa (fa) 7R h trrsrm ap^
3. h>5 WTR\ 0 (tnr4)
^ 0 / ktr\ tram' (tnrra\ 3) \ '

( 1) Quando l’im perfetto è senza aum ento, l ’accento si governa come


nel Presente.
(2) V . $$. 2 8 1 , 2 ; 28 2 , 5 . (3 ) V . §. 279 , 3 . (4) V. §§. 2 S 1 , 2, b; 282, 4.
190 CON IU G AZ IO NE

Osservazioni. I. Nella 2 pers. Sing. Parasin.: i) piglia­


no per desinenza: a) fv i temi finiti in consonante (che
non sia uasale nè ^ <*), onde p. e. (cl. 2) fa qfar ( v.
§. 36), parla, -pi (da vn , cl. 7) (v. §§. 36; 3g), con­
giungi; b) (attenuamento di fvj) i temi finiti in vocale
(che non sia l’*r della Coniugazione I (v. §. 269, a) nè l’ g-
delle classi 5 e 8, preceduta da una sola consonante, v. 2),
in nasale e in ^ 3* , onde p. e. in (cl. 2 ) fa va, ^
(cl. 2) \,parla, f a j (da >j, cl. 3, v. §. 282, 1) por­
ta, ^ttjj (da cl. 5) ottieni. 2) Rigettano la de­
sinenza: a) i temi della Coniugaz. I (cl. 1, 4 , 6, 10, v.
§. 25g, a), come pur quelli delle classi 5 e 8 finiti in un t
preceduto da una sola consonante (cf. i , b), onde p. e.
Tftv (da 3^ , cl. 1), Tnpr (da cl. 4 )> F ( tla cl- 4),
’EfrjTT (da ^r;, cl. 10), fa g (da fa , cl. 5), wg (da tpt , cl. 8)
fanno anche nella detta persona conosci, vnpt, peri­
sci, 5^, percuoti, ruba, fa ^ , raccogli, Tra, distendi ;
b) i temi della classe 9 se la radice finisce in consonante;
nel qual caso però fra la radice e il carattere coniugativo
(v. §. 258, 9) inserisce ^ t, onde p. e. , mangiare,
triturare, i cui temi sono fanno wstpt,
H. La 2 e la 3 pers. Sing. Parasm. possono in senso
augurativo o precativo prendere la desinenza Trnr , onde
p. e. tn (cl. 2), difendere, può far uhm in cambio di
difendi, e di m j, difenda.

PO TE N ZIA LE .

§• 26G. Pare che le desinenze di questo modo nel Pa-


rasmaipado si siano formate dalla rad. in, andare (v. però
§. 267), e nell’Atmanepado dall’equivalente rad. ^ raddop­
piata in ^ (= ^ cf. §. 57), rispettivamente congiun­
te colle desinenze dell’ imperfetto ( v. §. 264). In tale li­
mone xn avrebbe gittato dinanzi ad t s (p. 3 Plur., cf.
282, 5) e ^ si sarebbe, senz’abbreviarsi, affisso alle desi-
de’ t e m pi s p e c ia l i. 191

nenze cominciali li da vocale per via di q cóme fa per


l’appunto nel Perf. radd. (v. §. 2q4 e segg); e inoltre nel-
l’Atmanepado la desinenza ^ (i Sing.) sarebbe stala surro­
gata da e (3 Plur.) da t ^ 1. E perciò le terminazioni
del Potenziale sono (v. però §. 2 6 7 ) :

nel P arasm aip ad o . n e ll’A tm an epad o.

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

1. tjtw TTT3T
2. qlriH vnr
\
3. iffir TTTfTR 5^
\ \

Onde p. e. nelle pers. 1 Sing. (Parasm. e Atm.) ^ (cl.


2 ), mangiare, fa 7 ^ (''tema di cl. 7, spar­
gere), ^rhr.
§• 2 6 7 - Per la formazione delle terminazioni dei verbi
della Coniugaz. I (cl. 1, 4 , 6, 10, v. §. 259 ,a), nel Paras­
maipado, in cambio di qx (v. §.266) congiungesi, a quanto
pare, pur colle desinenze dell’ imperfetto la radice an­
dare, o per avventura, come nell’Atmanepado (v. §. 266),
la sua forma raddoppiata ^ (= ^ cf. §. 57), che colle
desinenze coinincianti da vocale ('spt i Sing., 3 Plur.)
si affigge per mezzo di ^ (cf. §. 23) . Colle siffatte ter­
minazioni, come pure con quelle dell’Atmanepado (v. §.
2 6 6 ) il tema si unisce fondendo regolarmente il suo ^
coll’t iniziale della desinenza in un ^ (v. § .2 1 , 2, b), onde
le uscite del Potenziale pei detti verbi della Coniugaz. I,
compresavi la finale del tema, vengono ad essere:

( 1 ) T7T è nato da t jir ( = ^ H - ^PrT) nella stessa guisa elio


(3 p. plur. Iraperf. Parasm .) da (Presente). Quanto a ll’inserzione di t
davanti a desinenza (assai comune nel dialetto vedico) cf. §. 2 8 1, i 5 ,
2; 17 , 2 ; e la term inazione della 3 pers. P lu r. A tm . del P e rf. radd. e
del Precativo.
192 CON U T . A ZI O NE

nel Parasmaipado. nell’Atmanepado.

P e rs. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


I . 7HTH ire W
2. F3R\ ITrTH\ ‘ JTrT Ferra* inrsnra
3. TTfT\ TJfTW\ TTJnT
O \
T*rT F^TTrTR TTT^T

CONIUGAZIONE I. (v. §. 25c), a).


f
§. 2G8 . Un finale del tema verbale: i ) allungasi da­
vanti alle desinenze della prima persona comincianti per
it o onde p. e. -sftv (tema di <*v , cl. i) con fa fa qìvrfa,
conosco, con qw ' conosciamo (Duale ), con
fciìviRF , conosciamo (Plur.J; 2 ) passa irregolaiTnente in v
insieme c o IIN tt delle desinenze della'2 e 3 pers. del Duale
dell’Atmanepado, onde lo stesso tema con tr à fa sftffà,
conoscete, con m à ■sftvfà, conoscono ; 5) dileguasi davanti
alle altre vocali tranne^ desinenza della 1 pers. Sing. del-
J’Imperf. dell’Atm., con cui passa eufonicamente in ^ (v.
§. 2 1, 2, b), onde p. e. sfta con trfcr fa qtafa, conoscono,
trrTV (tema dell’ Imperf.) con fa truffa*, conobbi, ma
con ^ trvtà (p . 1 Sing. Atm.). Vedi inoltre, quanto al Po­
tenziale, il §. 267.

Classe I .

§■ 2 G9 . 4) Ne’ verbi di questa classe che, secondo il §. 258,


1, nella formazione del loro tema alla radice aggiungono
e gunano inoltre la vocal radicale, è specialmente da
avvertire il § .2 5 , a, onde p. e. la rad. ftr, vincere, gu-
nata in fa i n , condurre, gunata in % -4- tt
<*, correre, gunata in ^t-+- ^ r , ^ , diventare, gunata in
vft -+- bere, -4- fa vq, ^ , cantare, -f- ssr nn, Ttft,
rattenere, -+- ^ unr.
de’ tem i'i sp e c ia li. t!)3

2 ) L'accento cade sulla prima sillaba radicale, fuorché


nell’imperfetto dove pigliasi dall’aumento; e perciò sem­
pre sulla prima sillaba in genere.
5 ) Serva ad esempio della coniugazione di questa classe
j-vj, conoscere, il cui tema è

Parasm aipado. Alm ancpad».


PRESENTE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


s jìv r fa ^tVTTnr
\
w fcrftr ^ T V tà
\
w ìv fir ^ m rfn r sfW fitT ^nrar
\

IM PE R FE TTO .

w h rn r ^ rh rm w h rm f

’s n r b r c ^TsfhliTR ■snfhnr ^ ■ 'frvR m r w m scp

wsrhrìT ^TTVrT[W ’.H4 ì VtT 7 ?Tn n rra


\ \

IM PE R ATIV O .

u ìv T fìT ■jfhrnr ^hTTH s rh rn rt

*ftv 1 ^ftVTT*? tfh lrT flìiT O

U fc lJ 1 m v fT R s ffà r n * m w r a\
\ V

P O TE N ZIA LE .

w ìu * r f?
*ftv * ^ tvra S ta ra r ^V^apr
■sfr>rfT ^ m n rR «rtopr ^ T Ì^ T

§. 2 7 0 . Eccezioni ed osservazioni.

I. Usatisi rispettivamente i) per ut, odorare, irr, bere,

( i ) O vvero (v. §. 265, oss. II).

G ru in m . sa n a rvi in. 13
J9 4 C O N IC G A Z IO NE

wt, sture, i temi firn, ftrs (v. §. 253), onde p. e. Oh fa,


fqqfirr, frofcT ; 2) per »n, soffiare, imparare a menle, i
temi *m, i r , onde p. e. imfw, »Rfk; 3) per ^r, andare,
n *, andare, ^ , frenare, i temi w , onde p. e.
^j-gjPri, JTiafcT, *ròfìr; 4) Per dare, vedere, w, an­
dare, le radici xm, V3T (cl. 4), vr^,onde i temi ira: (v. 3),
(v. §. 258, 4 )> v r , e cosi p. e. ntdO, HTprfTT, vn^rfir ;
5) per 3pr^, cadere, e *<*, sedere, i temi ^ffar (solo però per
l’Atmanepado), onde p. e. ^ffrrFf, ^rh^frT.
II Le radici: i) , tingere, *rer, attaccarsi, ab­
bracciare, e (secondo alcuni ad arbitrio) mordere, fo­
gnano la nasale (v. §. 249, II), onde p. e. qnfrf,
, ^rfìr (0 ^^rfìr); 2) ^ (solo e , presso gli epici,
non sem pre, nel Parasmaipado), camminare, f w , stan­
carsi, fìyq, sputare, e (se preceduta da ^n) scia­
cquarsi la bocca, allungano la vocale ( cf. §. 249, IH ),
onde p. e. wrfìr (m a ■gmW), ^rmf?r, srhrfw, ^srrJrrflfcT (m a
’sPTfff ).
III. 1) òith (Atm.), amare, prende per tema ■sjrre'tt (in a-
nalogia deliaci. 10 , v. §. 258, io), onde p. e. òfiiforf; 2) tjti,
custodire, , fumare, msr , solo in senso di lodare, t o ,
lodare, P ra , andare, foggiano il tema colla giunta d’ ^rni
ossitono e inoltre nq con gunamento della sua vocale, on­
de p. e. TftanrfcT, vqrìjfw, ecc.
IV . Valgono i §§.: 27, b, onde p. e. da turbarsi,
; 224, a, onde da tp^, aspergere, m^rfèr; 225, onde da
jj?, nascondere, 247, onde da ìt»t, sbadigliare, ■Jrwìf,
e da qJ»t, ottenere, talvolta presso gli epici,

Classe IV.-

§• 2 7 1 . 1) Ne’ -verbi di cpiesta classe che, secondo il


§. 258, 4 , formano il loro tema aggiungendo v alla radice,
l’accento cade sempre sulla prima sillaba come in quelli
della cl. 1 (cf. §. 269, 2).
de ' t e m p i s p e c u l i . 1 9 .»

2 ) Serva d'esempio r ? , annodare, il cui tema ò ifc

Parasm aipado. Atmanepado. •

PRE SENTE . -

S in g . Duale Plur. SÌ7ig. Duale Plur.


•s
virfiifVi

•T?t% H ?n4

»T3Tfw HSTcT* H ? rf^ H srà

IM PE R FE TTO .

^•fSTiTH \
v o la li tMàrfiH, V lttM It

IM PE R ATIV O .

1 •T?nr

^ 3 1 \
^ ra a T *»

P O TE N ZIA L E .

«T?hPT nàiimiR
•T^TT H ÌT T

§• 2 7 2 . Eccezioni ed osservazioni.

r) nascere, ha per tema »tr (cf.§. 2 4 9 ,111), Or?, «ma­


re, con gunamento dell’ ^?r, hst , cadere, e tingere,
con perdita della nasale secondo il §. 249, II, «ipi e tur,
ferire, conforme al §. 249, I, onde p. e. ^ ,
$?rfw, HT^fcT, Ts^fir, fqvufìr. 2) Allungano il loro tt, secondo il

( 1 ) O vvero TT^niTiT (v .§ .2 6 5 ,o s s . 11).


196 CONI UGA ZIO NE

§. 2/19, IH , di necessità gw , camminare, gra, stancarsi, •gjw,


sopportare, tt»? , languire, <^r, domare, jr a , tranquillarsi,
tjtr , penare, come pure innebbriarsi, e ad arbitrio ,
errare, onde p. e. •*rrerfTr, H^rfrT o ^nwrfcT. 3) Le ra­
dici finite in ìsì gettano via questo dittongo, onde p. e.
cessare, ha per tema wr donde p. e. 4) Si av­
vertano i §§. 24, b, e 27, b, onde da invecchiare, fìrr,
scherzare, formansi i temi »ftà, «fNi e così p. e. wfàfcT 1
^WcT-

Classe V I.

§• 2 7 5 . 4 ) Ne’ verbi di questa classe, i quali formano il


loro tema col solo aggiungere di 1111 alla radice (v. §.
258, 6), è da avvertire come dinanzi a questo ^ s passi,
secondo il §. 23, in ^jt, 7 ed gì, pur secondo il §. 2 3 ,
in in fr»t, e secondo il §. 24, b, in onde
p. e. ir , andare, 5 o lodare, por mente, spar­
gere, hanno per rispettivo tema ftq, fjTj, fjjn; e fanno
quindi p. e. frufir, fjufrf , fcjrtfff-
2) L ’accento cade sull’ ^ aggiunto alla radice, fuor­
ché nell’ Imperfetto in cui pigliasi dell’ aumento. Se il
detto ^ si perde o si contrae con altra vocale (cf. §. 1 2 1 ,
eccez. 3), l’accento pigliasi dalla subentrata vocale 0 dit­
tongo.
3) Serva d’ esempio 3^, percuotere, che ha per te­
ma

Parasm aipado. Atmanepado.

PRESENTE.

Sing. Duale . Plur. Sing. Duale Plur.

rrè'
O

3^
DE TEMPI SPECIALI. 197

IM PE R FE T T O .

*np?m ^K?T»T >STT?


WJ^TT ^prerra wir^rra
W^T '5WTH v i r t ^ ri I H ^ T J^ n T

IM PERATIVO .

3^ 3^m 3^ 5^ r | KTWt
f^TTW 5^H TR'qTH
O* \ 3W
3^3 jp?«n* W^jTTO
PO T E N Z IA L E .

3^ TP**
1 ^ t»t g^rrsrnT ^»i
a^'*v 3^ 3^* ■g^qrtm

§. 2 7 4 . Anomalie ed osservazioni.
\ ) Le radici ^rfr , tagliare, fìa?, contristare, fn^t , figu­
rare, *rq, sciogliere, % x j, ungere, ^ , rompere, fan, tro­
vare, ftr^, aspergere, dinanzi all’ultima lor consonante in­
seriscono un’ omogenea nasale, onde i rispettivi loi-o te-
mi i)i, , ^*h , , r« S, e cosi p. e.
^ rfìr, ecc.
2) Le radici tra, >r55^, , «ra si attenuano conforme
al S- 24Qj I, onde p. e. ^«.fn, >jwfir, P'-i^Pn, ^fjjPri.
5 ) Le radd. ^ t , desiderare, cadere, sedere, pi­
gliano per rispettivi temi grhr (Atm., cf. §. 2 7 0 ,1, 5),
*rfc^, onde p. e. ^ssfìr, ^fhrff, ?r^fìr.
4) *J, inghiottire, al tema fh t, formato secondo il
g. 2^3, 1, può sostituire fh^s (v. §. 44? oss.), onde p. e.
finfii 0 fn^rfir.
Classe X.
§• 2 7 5 . I verbi di <piesta classe formano , secondo il

( 1 ) O vvero g^iTTiT (v. §• 2 65, oss. II).


198 CON IU G AZ IO NE

§. 258, io , il loro tema colla giunta di wq alla radice e


inoltre con rinforzamento della vocale radicale, cioè con
gunamcnto delle non finali e con vriddamento delle fi­
nali, come pure di 'sr seguito da una sola consonante (v.
§. 19), onde p. e. fqw, andare, fa t o , rubare, ^fkq,
yq , stendere, w t , ftj 0 wt, invecchiare, sprez­
zare, qiqq, y , versare, qRq, Tra , divorare, trraq.
2 ) L ’accento cade sul primo di trq, fuorché nell’ im ­
perfetto dove pigliasi dall’aumento.
3 ) Serva d’esempio il verbo ^ , rubare, il cui tema è

Parasm aipado. Atmanepado.

PRESEN TE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


-cTtoniH 'q’kqrq* ’q'kqnra ’q'kq ’qVrqrq^ 'qkqiq?
^kq*rax ’q'trqq 'q'krò ’q'kqià
^ftrqfìi ’qkqf'f* ’q'kqrf ^kq^
IM PE R FE T T O .

twkq*» trqkqm tr^rrqrq trqrò


trqkq* ^rqìrq?m trqftqw trqkqrrra trqkqvq*
trqì*^ trqtxqirr^ ’srq'kqn wqìx^nmx
IMPERATIVO.

^VrqrfVr ^fkqrq ’qìrqrq ’q'kqnit


’q 'k q 1 'qkqira 'qkq^r ^ìtqi^R
’qkqj 1 ^kq?rm ’qttqimx vìmnHH
PO TE N ZIA LE .

’qk^qq ^rkqq ’qh^r whAq ^kqqf^ ^rk^qfì?


<frìnm ’qkqTT *Tk^qn» Wk^qiqT^ ’q'faqtqq
■qì^TT 'qkqrrr* ^rk^cT

(1) O vvoro ^ k q flT iT (v . §. a 6 5 , » « , II)


de ’ tem pi s p e c ia l i. 199

§■ 2 7 6 . Anomalie, eccezioni ed osservazioni.

I. a) Ad analogia del Causale (v. Causale) da ot, co­


mandare, fox'masi il tema da fa, raccogliere (ma con
abbreviamento dell’a ) o Mqq, da fonderti, o
regolarmente da ^ > agitare, e da irt, ralle­
grare, ifhrnt, o regolarmente yr^ni e unni e da iff anche
UTtR o utpt. li) WÌT, celebrare, fa òsì^ti (cf. il\,b)\ c) ,
astergere, fa (v. §. 244? a)-
II. Non vriddano contro il §. 258, io , le radici:

malfare. r^r, disporre.


cjrq, narrare. tz , gridare.
\7
« andare, contare ». tt» , gustare.
gettare, X?\ , abbandonare.
legare. « apparire».
jus, numerare. ^ , <( gettare ».
tonare. (ad arbitrio), desiderare.
ir?, intendere difficilmente. v z\7, vestire.
^ r i Tir, scegliere.
^ |I jrodare.
, abitare.
■557^, « onorare ». cJttt , ferire.
spi, uccidere. , scialaquars.
VcT^, sonare. parlare acconcia­
•«13,
\ 7
vestire. mente, parlar male.
andare.
« esser debole ».
usi\
| andare, ecc.
\ \ turbarsi.
, « vivere »
*Tc5 , tenere. \ 7
, tonare.
»r?, onorare.
sonare.
ttr , « somministrar cibo »,
secondo alcuni ad arbitrio, \ 7, rimbrottare
secondo altri sol regolare.
E cosi p. e. ^ fa
2 0 0 CO NI UG AZ IO NE

IIr. Non guuanola vocale, contro il §. 258, io , le ra­


dici :
-spr , consigliare. , legare, intrecciare.
jt?, maravigliarsi. • rii, cercare.
ofTì, esser debole. • wq, sopportare.
ITO, consigliare. tagliare.
prendere. mg, fa r felice.
•tr^s , tagliare. appetire.
, scoppiare.
E perciò, verbigrazia, fa ^rrrc, ^ ottc-
IV. Secondo alcuni grammatici le l’adici non rinforzan-
tisi secondo II e III, le polissillabe, e circa 60 altre mo-
nossillabe, aventi tutte per vocal radicale una lunga per
natura o posizione ovvero un dittongo, possono foggiare il
loro tema non solo per mezzo d’^nt secondo il §. 258, 10,
ma anche per via di srnm (in analogia di alcune forme del
Causale), onde p. e. da òftt , , <*hk , finciullcggiare,
T3P5S,
\' salire ,
* si avrebbero i temi «ir«ni o «rsmPT,J O o
"yrrnnT, -jhttv 0 ì u t t o , o

CO NIUGAZIO NE II. (v. §. 259, b).

§• 2 7 7 . i) I verbi di questa coniugazione hanno gene­


ralmente: a)u n tem a f o r t e in tutte le tre persone Sing.
del Presente e dell’ Imperfetto nel Parasmaipado, nella
prima persona di tutti e tre i numeri dell’imperativo così
nel Parasmaipado come nell’Atmanepado, nella terza p er­
sona Sing. di questo stesso modo nel Parasmaip. quando
non piglia la desinenza irn^ (v. §. 265, oss., II); b) un te m a
d e b o le in tutte le-altre forme *.

( 1 ) Presso gli epici questa regola non è sem pre osservata, onde s ' in-
conlra talvolta il tema debole in cambio del forte 0 viceversa; e cosi p. o.
de’ tem pi sp ec ia li. 201

2 ) Fuor dell'imperfetto, che ha sempre l’accento sull’au-


menlo (v. §. u63), il tema forte lo prende generalmente
esso stesso sull’ ultima sua sillaba (salvochè nella classe 3
dove lo piglia sulla prima), mentre il debole lo biscia alla
prima sillaba della desinenza fuorché nel Potenziale del-
l’Atmanepado in cui pigliasi dalla prima sillaba dopo l’ $
della terminazione.
5) Nell’Atmanepado fognano tutti dinanzi a h nelle
desinenze della 3 pers. Plur., onde p. e. (cl. 2), lec­
care, nel Pres. fa e non fcS^r, nell’ Imperf. e
non •STf^rfnT, nell’Imperat. f^ irm e non
4) Si avverta principalmente il §. /\8,lU ,c, onde p. e.
fag (da fa, raccogliere, cl. 5), f^ r (da %*l, odiare, cl. 2,
v. §. 46, b ) - % fanno fagw, % % e (da »j, cl. 3) -+-
ftr fw ft .
§• 2 7 8 . Questa Coniugazione può suddividersi in due
sezioni comprendenti: la p r im a le classi 2, 3, 7, le quali
lian comune l’ immediato appiccamento della desinenza
alla forma radicale (v. §. 258, 2, 3 , 7); la se c o n d a le classi
5 , 8, 9, che han comune l ’inserzione d’uti carattere clas-
sificativo tra la radice e la desinenza (v. §. a58, 5, 8, 9).

SEZIONE PRIMA (C la ssi li, III, VII, v. §. 278).

§• 2 7 9 - \ ) Si avvertano, quanto alla modificazione delle


finali dei temi terminati in consonante dinanzi a desinen­
za comiuciante pur da consonante, i §§. 29-49. 2 ) Nel­
l’Imperfetto del Parasmaipado (2 e 3 pers. Sing.): a) le de-

rTT^fa per tITttPh (p. i S in g . P re s. P arasm . di vigilare, cl. 2),


M lih . x iii, 2 17 0 , s jciìf^ ( v .§ .2 8 i, io ) p er (p . 2 S in g . Im perat. P a ­
rasm . di ^ parlare, cl. 2), ivi, in , 15 5 7 0 , 1 3 7 6 1 , x in , 3253 .

( 1 ) Presso gli epici si esce talvolta di regola, onde p. e. (^a


prendere, cl. 9, Im perf.), M liii. x iv , i5 8 2 .
202 C0N1U AZIO NE

sinenze « , ^ precedute da terni finiti in consonante ca­


dono (cf. §§. 53 , 54), onde p. e. w p i (tema forte di ?u ,
uccidere, cl. 2), trfuHT (tema forte di >j, portare, cl. 3) -H
ir fanno rispettivamente trftwr; (secondo il §. 5 a,
4, trfun: ); b) se i temi finiscono in tt ^ ^ u , nella 2 pers.
possono mutar queste lettere in w, onde p. e. (tema
forte di fu ?, sapere, cl. 2) può fare 0 tnra (secondo il
§. 52, tr^ìT, tt%:); e i terminanti in *r nella 2 pers. pos­
sono e nella 3 devono mutar la finale in tt, onde p. e.
tr-rara (tema di Ucjrra, splendere, cl. 2) nella 2 pers. fa
stupra (tr^ran:, v. §. 5 a, 4) o »H^<*irT, nella 3 solo trusRTw;
c ) si avverta specialmente il §. 52, onde tn u ( da uu ,
cl. 2 ) fa trrer, ^rtu (da fgu, cl. 2) fa tftz , (da 5 ? ,
cl. 2) (0, secondo il §. 52, 1, ), stu to (da tj»t,
cl. 7) ssnpru (o, secondo il §. 52, 1, ttguui).

Classe II.

§• 2 8 0 . i) Ne’ verbi di questa classe i quali, secondo


il §. 2 5 8 , 2, appiccano immediatamente la desinenza alla
radice, il tema forte (v. §. 277 ,1 ,a) si forma col gunamento
dell’ultima sua vocale (v. §. ig), onde p. e. nella 1 pers.
Sing. pres. Parasm. fgu , odiare, diventa ih», ut, andare,
3TPJ, vigilare, w t t e fanno quindi rispettivamente tfm,
%fu, »ttu0h (v. però pag. 200, nota 1 ).
2 ) Circa l’accento vale in tutto il §. 277, 2, onde p. e.
r a , mangiare, fa (p. 1 Sing. Pres. Parasm.), traw,
(Plur.). Vedi però il §. 2 8 1, ig.
3) Nell’incontro di vocali finali del tema con vocali ini­
ziali di desinenza: a) tn passa con ^r, trt in tn (v. §. 2 1,
2, a), con ^ in i» (v. 2 1 , 2, b), e dinanzi all’altre vo ­
cali si dilegua (v. .§. 2 1 , 1), onde p. e. ut, andare, -4- trffiT
fa mfjtT, trm (da ut) -+- t r (v. 2 8 1, 2) ttus; b) ^ ed ^
passano in - j ed -35 in t u ( v . § . 2 3 ) , onde p. e. uì, an­

dare, u, congiungere, ^ , parlare, -+- trf^r fanno rispetti-


d e ’ TEMPI S P E C I A L I . 203
vamenle fWNr, 'svfar; c) t>, nati per via ili guna
(v- §§• '95 2^°5 0 passano rispettivamente in ^ n r , ^ (v.
§. 25, a), onde p. e. nella pers. i Sing. dell’ Imperf. Pa-
rasmaip. (tema forte di andare) e w t (di tj, con­
giungere) -t- fanno rispettivamente w r i i.
3) Serva d’esempio il verbo leccare, il cui tema
forte è ^r? (Veggasi, quanto alle mutazioni eufoniche di
principalmente il §. 49).

Parasmaipado. Atm anepado.


PRESENTE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


#fsr % sr?
èrte
** r^ r*
/
IM PE R FE TTO .

33% ^ trfcJW ^P<j5? fg


SNcSldH ’srèste « e ste ra
ÌS# 5 W Ì s th "5riW r
IM PERATIVO .

1 <iH fqSBS f$ * iv ii« <? '5 *V


è jt e m f<?T?TfITH
# 1*
PO TE N ZIA LE .

%?rnr %smr f<srcNfì? f ^ N f^


f ^ TO %?mr fatilMTM fg^lqHHlM
fg^TH iWnrmx fWhr f^rhmrn?x iWk^r

§. 2 8 1 . Anomalie ed osservazioni.

\. Le radici respirare, uyj, mangiare, piangere,

( 1 ) O vvero ^ 3 7 H (V edi § a6 5 , oss. II).


i.uiuuoAZluni'!
■sgw , respirare, , dormire, fuor del Potcnz., appiccano le
desinenze corniciatili da consonante per mezzo d’^ e nella
2 e 3 pers. Sing. dell’ Imperfetto Parasm. per via d’ ^ od
anche, secondo alcuni, d’^ , onde p. e. ^ fa al Presente
Singolare: Duale:
Plurale: ^fì^TWx, ^ 'q , ; Imperfetto Singolare: 'snCì^,
o , ’srd^rT o Duale:
^^f<rTTH ; Plurale: ’sr^f^rf, Imperativo Singo­
lare: ft^rfìT, Ttf^ir; Duale: ft^nr, ^f<iro, ^ r m ; Plu­
rale: ^<rg; ma nel Potenziale Singolare: ^irm,
^rnr , ecc. Vedi inoltre, quanto a spr, il n. 2 , b.
2 ) Nella 3 pers. Plur. dell’ Imperfetto Parasm. in cam­
bio della desinenza (v. §. 264) pigliano ^ , dinanzi a
cui cade (v. §. 280, 3, a) e ^ si guna in a) fai», co­
noscere, e, secondo alcuni grammatici, ftpi, odiare, e le ra­
dici finite in ^n, onde ( o, secondo altri re­
golarmente ^fgrnr) (o sh<4IH, da »>nr, tema di an­
dare); b) e inoltre gettano il ^ delle desinenze della 3
p. Plur. Parasm. (cf. §. 282, 4) alcuni verbi di forma rad­
doppiata, ciò sono ^òfrw, risplendere, ttht ( v. il n. j) ,
mangiare, jTTjj, vigilare, ^fc5T, esser povero, come pure
p i , reggere, onde p. e. ^ójrrafìr, ^r^rmw, srsrfw, w m r ,
«rnifir, ^srfìr (v. n. 8), strafa, Vedi
inoltre il n. 49, 2.
3 ) Davanti a desinenze comincianti per consonante : a)
i temi forti ^ .§ .2 7 7 , 1 ,a) delle radici finite in -3- piglian la
vriddi in cambio della guna, onde p. e. ti , congiungere, fa
irtfa, ^tfa, ^Tfa (Sing. Pres.), ’srtftar, ’srofa (2 e 3 p. Sing.
Imperf.), (3 pers. Imperat.); non però grò. coprire, che
nell’imperfetto dee solo e fuori può anche prendere la
guna, onde p. e. alla 3 p. Sing. Parasm. Tinperf. fa
ma al Presente gnfrrfa od dkuTfrf, ali’ Imperat. od garmr;
b) le radici 3, crescere, ruggire, lodare, possono
inserire un’ ^ copulativa (cf. n. 1), dinanzi a cui i temi
forti soggiacciono a guna c i deboli mutano ^ in ■3^ ( v.
de’ tem pi s p e c ia l i. 205

§. 23), onde p. e. alla p: i Sing. Parasm. del Pres.


fa ovvero (v. §. 25, a), del Plur. o wmIht»
(v. §. a3), e nel Potenziale Sing. gvrn o tsttNit* •
4) mangiare, nella 2 e 3 pers. Sing. dell’imperfetto
Parasm. appicca le desinenze per mezzo di ^r, onde
, trr^ir.
3) ssR, essere: 1) ne’ temi deboli, fuor dell’imperfetto,
getta via su, onde p. e. fa (1 p. Duale Pres.
Parasm.) e, con avvertenza del §. 82, I, 1 , c, ■+■ tra
-I- diventa ^fìpqnr (3 pers. Sing. Potenz. Parasm.); 2)
dinanzi a U o ^ desinenziale della 2 pers. perde il «
radicale, onde p. e. -h ftf fa trftr, ,srraN (= t? -+- traj -+-
tnig»r (2 pers. Plur. lui perf. Atra.); 3) nella 2 pers.
Sing. Imperat. Parasm. fa trfv; 4) nella 2 e 3 pers. Sing.
dell’Imperf. Parasm. inserisce ^ tra il tema e la desinenza
'(cf. i), onde , w flw ; 5) nella 1 pers. Sing. Pres.
Atm. cambia in j , onde %. Eccone la coniugazione:

Parasm aipado. Atm anepado.

PRE SEN TE .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


tTTTH w re %
trra w ir

R fnT ti ili RTt

IM PE R FETTO .

itim n tir a r tr a tn fw ttiwiv W r a f*


«\
initH » n iw r a ,
\
tr ra «^ tir a r SHiTOrflfl tTTViT
«l«1 d s ■ttlWIR\ \

IM PE R ATIVO .

s ra rfa i!W TR ssf* tra ra t

z r fv TIIVIIH
\ \
TT7TT*?
\ *3 W 1^ R IF IH
\
20 C CO N IU G A Z IO N E

P O T E N Z IA L E .

«rm KTR tfhrf?


W TH f^rnt T rt^ m S Ìq iV J T ^
\
f* m r
\ \
vi sWiTWV
*rfrr
\
6 ) ? (Parasm.), andare, dinanzi a terminazioni comi

cianti per vocale diventa ^ (cf. § . 2-j), onde p. e. *


fa xrftr. Eccone la coniugazione:
Parasm aipado.

PRESENTE. IM PE R FE TTO .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


xrfa * * * hi
JTffW
xrfcr ^rT
\ r iiw \
IM PERATIVO . PO TE N ZIA LE .

^TTR ^um 57TTH


^roN *5*n*
O ^rTT*^
** rmrn«

Nell’Atmanepado, preceduta da e in senso di leg­


gere, questa radice segue la regola, onde p. e. 'gfVj -4- ^ •+-
^ fa w frrò ( = ^fv ■+■ ^ ).
7) f? (Atman.), lodare, (Atin.), dominare, davanti
alle desinenze ^r, , ì*, là inseriscono l’^ copulativa
(cf. 1 ) , onde fanno: al Presente $f3^,
all’imperfetto ìHìlum; all’imperativo $fa^, ,
tfqiR, Vedi inoltre 49, i.
esser povero, ne’ temi deboli: a) dinanzi a
desinenza cominciante per vocale getta via ^t, onde p. e.
<^fr^T ■+■ ^rfìr fa gfc? fa (3 pers. Plur., v. 2 , £); b) dinanzi a
desinenza cominciante per consonante attenua ^tt in
onde p. e. qfXgi + fa (a p. Plur. pres.). Vedi
inoltre i nn. 2, b\ 49, 2.
9) (Atm.), splendere, e (Atm.), andare, davanti
de’ t e m p i s p e c ia l i. 207

a desinenze cominciami per vocale mutano la finale in ^


e nel Potenziale la fognano, onde p. e. inrt la
(3 p. Piar. Pres.), -+- (i pers. Sing. Potcnz.). Vedi
inoltre il n. 49, i.
JO ) parlare, ne’ temi forti con desinenza comin-
ciante per consonante inserisce onde fa nel Parasmai-
pado al Presente m i ih, w t fii, ìtWtt, all’ Imperf. ^rg^rhr,
^TèrqtiT, all’Imperat. ■grfcj. Talvolta non piglia guna nella
pers. t Sing. dellTmperf. Parasm., onde per -srènm,
nè nelle prime persone dell’Imperat. Atman., onde p. e.
«pj per sit. In poesia trovasi anche ìgfa per tretfa, e sp-fifa
per (cf. p. 200, n. 1).
astergere, osserva il §. 2.44, onde p. e. srrfiH
(p. 1 Sing. Pres.), ipTfa o (pers. 3 Plur.). Avvertasi
inoltre il §. 53, onde (0 ■simè da ■+■ T», ws, 2 e
/ò pers. Sing. dell’Imperf.).
4 2) ^rar, parlare, manca della 3 pers. Plur. del P re­
sente, secondo alcuni della 3 pers. d’ogni Plurale, secondo
altri di ogni Plurale intiero. Nel resto è regolare, onde
Pres. Sing. cjfs*, qfjfi; Duale (Plur.
srorcr, ^r^ro); Imperf. Sing. o t t o , ’spps (2 e 3 p., v. §. 52,
2 ); Duale ecc.; Imperat. Sing. ^rrfa, ecc.
Potenz. Sing. , ecc.
43) ■srar , volere, ne’ temi deboli si attenua, secondo il
§. 249, I, in TSt, onde nel Pres. Sing. qf?», (v.
§. 4 5, 1, a, b), ma Duale '3TOH, 3 7 « , ecc.; nell’ Imperf.
Sing. (v. §. 52, 2 ), ma Duale # 15 (^ -+-
■3TST, v. §. 263), ecc.; nell’ Imperat. Sing. TTfe ( '3 ^
•+* v- §• 45, 1, c), tn?, Duale Tsrrar, ecc.; nel Po­
tenz. <r^i«, ecc.
44) ftr^, sapere: 1) può prendere: a) nel Presente le
terminazioni del Perfetto raddoppiato ( v. §. 29 9 ), onde
fa nel Sing. o 0 o Duale flt**
o frz, U wh o 0 fonro ; Plur. 0 fro, faro
0 0 b) nell’ imperativo una forma ana-
208 CONIUGAZIONE

Ioga a quella del Perf. perifrastico (v. §. 3o8 ; 3 i i, 1) cioè


ila fjp* fare e sufliggervi l'imperat. ili ^ (v. §. 3 og),
onde al Sing. ^ tP^T o f^fT^rrfvr, o ^ ;
Duale o ?cc.; 2) nella 3 p. Plur. del P re­
sente, dell’imperfetto e dell’imperativo può, per l’ A.tma-
nepado, porre un t tra il tema e la desinenza (cf. n. 4 0 ?
2 ), onde 0 0 ^fr^TT, f^im r o fr?rin* • Ve­
di inoltre il n. 2, b.
la ) a) (Parasm.), reggere, comandare, punire, am­
maestrare, ne’ temi deboli (tranne la 2 pers. Sing. Impe­
rat.) davanti a desinenza cominciante per consonante si
attenua in fari (v. 249, IV , 2), onde al Pres. Sing. fa ^nfw,
Duale f^psm, Plur. fp ,
^mrfìfr (v. 11. 2 , b)-, nell’Imperf. Sing. -arman , od >
(v. §. 279, 2, by, Duale ’srfjjxsr, ecc.; Plur.
(v. n. 2, by.1 nell’Imperat. srriV (v. §. /\8, I,
oss.), ecc.; nel Potenz. fiji«iTRs, ecc. b) In ^rre (Atman.),
preceduto da (v. §. 89), col senso d’augurare, benedire,
l ’attenuamento della radice non ha luogo, onde p. e. maiifr)
(3 p. Sing. Pres.) e non ^rrfìjrè. Vedi inoltre il n. 4 9 , 1.
4 6 ) 3TÌ (Atman.), giacere: 1) gu 11 izza ^ anche ne’ temi
deboli (\. §. 277, 1, b), onde p. e. alla p. 3 Sing. Pres.
Imperf. Imperat. ^nn*ts, Potenz. ^pfhr; 2) nella pers.
3 Plur. del Pres., dellTmperf. e dell lmperat. inserisce fra
il tema e la desinenza la semivocale ^ ( cf. 11. 44, 2), on­
de '^5Krf, ìhjrms. Vedi inoltre il n. 49, 1.
47) ^ (Atman.), partorire: 1) ne’ temi forti 11011 sog­
giace a guna, onde nelle prime persone dell’ Imperativo
fa g t , wvret, (v. §. 23) e 11011 *rt ( = -§- $) ecc.
Vedi inoltre il n. 4 9 , 1.
48) uccidere'. 1) nei temi deboli: a) dinanzi a
consonante che 11011 sia nasale nè semivocale fogna ^ (v.
§. 249, III), onde p. e. con fa (2 p. Duale Pres.);
b) dinanzi a vocale getta via ^ e muta quindi ^ in tr (v.
§. 249, V), onde p. e. -t- fa nf;* (3 pers. Plur.
de’ T E »ri s p e c i a l r. 209

Pres.), -+- ^ ( p. '3 Plur. Imperf.), fr^r


TPg (3 p. Plur. Imperat.), -|- jffaj (p. 1 Sing. Pot. Alm.);
2) nulla 2 pers. Sing. dell’ Imperat, cambia ? in onde
»rf? (v. 1, «); 3) nel resto è regolare, onde nel Pres. Sing.
?f«r, tfa, Duale ecc.; nell’ Imperi'. Sing.
(presso gli epici aiiche, secondo 1, b, ^JWS)» WT
(v. §. 279, 2, a)\ Duale , ecc.; nell’ imperativo
Sing. ^nfvr, ecc.; nel Potenz. Sing. ^ i u , ?rsrrox, ecc.
11)) In eccezione al §. 280, 2, hanno l’accento sulla
prima sillaba: 1) sempre i verbi ^nr, sedere, (v. 7)>
lodare, tsr (v. 7), dominare, f * e andare, ’er^, par-
lare, ^fhrt (v. 9), splendere, frfaj, baciare, fVr^, nettare,
f*VS, pingere, ^ 0 ^ 5 mischiare, , vestire, , al­
lontanare, w t (v. 9), andare, frr^, tintinnire, srm ( v . 11.
iii, b), augurare, benedire, (v. JG), giacere, par­
torire , i quali tutti si flettono nel solo Atmanepado; 2)
nei temi deboli con desinenza cominciante da vocale (che
non sia péro 1’ ? copulativa), i verbi di cui nel 11. 2, b,
e wwra\ anche in tulli i temi forti.

Classe III.

§■ 2 8 2 . I) I verbi di questa classe che, secondo il


§. 258, 3, hanno per ispecial carattere il raddoppiamento
della radice conforme al §. 253, per la vocale -55 e ^ r i­
petono onde p. e. da y , portare, si fa f%>j, da em­
piere, ftfer.
2) Ne’ temi forti (v. §. 277, 1, a): a) gunasi l’ultima
■vocale del tema (cf. §. 280, 1), onde p. e. fw t (da >rt, te­
mere), 7T*r (da jr, sagrificare), (da portare) diven­
tano rispettivamente -fair, *T?ì, ; b) t* ed ’s ì , cosi nati
per via di guna, dinanzi a vocale passano rispettivamente in
^nr, (v. §. 25, a), onde p. e. nella 1 p. Sing. dell’Im-
perf. Parasm. ( da >tf) e ( da ir) -+- *ro fanno
rispettivamente .
Gramm. sanscrita. 14
2 1 0 C ONI UGA ZIO NE

3) Ne' temi deboli (v. §. 277, 1, b): 1) dinanzi a vo­


cale: a) si fogna (v. § .2 1 , 1), onde p. e. snrr (da irr, ab­
bandonare) -I- wfw fa ìr?fw (3 p. Plur. Pres., v. 4 ); b) \
ed ^ passano in n , ma, ,se sono preceduti da più d’una
consonante, in (v.. §. 23, eccez.), onde p. e. fWf ( da
) -+- wfÌT fa f%«ifcT, ina fsr^ (da arrossire) fiifgufrr ;
c ) -3 passa, contro il § . 23, in ^ e ^ in ( v . § . 22), on­

de p. e. gir (da ir) e (da »j) -+- 'srfir fanno rispettiva­


mente g^fcT, fswfk; d) ^ segue il §. 24, b, onde p. e.
fq^ (da -t- 'srfìr fa fqqr.f?r; 2) dinanzi a consonante ?n si
attenua in onde p. e. ^ fa mrhr ( 2 pers. Plur.
Pres.).
4 ) La 3 pers. Plur. del Pres. e dell’ Imperat. Parasm.
getta via la nasale della desinenza, onde p. e. fw»j fa ftmfw
(Pres,) e (Imperat.).
3 ) La 3 pers. Plur. dell’ imperfetto Parasm. in cambio
della desinenza prende dinanzi a cui ^rr cade (cf.
3, 1, a), e una vocale gunabile si guna, onde ^ni^T -+- TW
fa w fw t fa ìd w g n ( = -+■ ^ , v. §. 25, a ),
^33 (= v- §• 2$> a)>
6) Vale quanto all’accento il §. 277, 2, se non che an­
che i temi deboli lo prendono sulla prima sillaba sernpre-
chè la desinenza cominci per vocale, non escluso il Po­
tenziale dell’Atman., onde p. e. ff*jfìr (3 pers. Plur. Pres.),
(1 pers. Sing. Pot. Atman.). Vedi per ò il §. 283, 9.
7) Serva d’esempio, portare, nutrire , il cui tema
forte è e il debole fq»j.

Parasinaipaclo. A tm an epado.

- PRE SENTE .

Sing. Duale Plur. Sinrj. Duale Piar.


fìm fjT nr>TJ?Ti fq > f T ? fq*pT%

fs p p n r fq »p fq w ù f
fw fw fq>jrrw fq «f7 T fq »^ fw ìr fW ft
he’ tem pi s p e c ia l i.

IM PE R FETTO .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

\ w fV H T v r a

\ ^rf%>JTT

IM PERATIVO.

fW T R fW H tR f ftH T T n t
1 ftrfTT f ■ftrHTVT^
fcrnw 1 f^JTTTO f^ T T T R fwrerra f%HTTR

P O TE N ZIA L E .

f^JVT^T fW h r fìr fw ta f?

fv>prax fspjVTcpT f^pnrr fs w ts n *


\ \
f^ m r fw tcf f W t w r ^ fW h n

§• 2 8 3 . Anomalie ed osservazioni.

\) andare, fra 1’ ^ del raddoppiamento (v. §. 282,


1 ) e ^ radicale inserisce v (cf. §. 23), onde Sing.
Duale , ecc. L ’inserta semivocale si conserva
anche quando ^ passa, secondo il §. 22, in onde p. e.
^ fìr (= ^ -j- 3 p. Plur. Pres.). Quanto aUTmperfetto
si avverta il §. 263, otule Sing. ìforr ; Duale
i ^ r , ecc.
2) (Parasm.), generare: 1) ne’ temi deboli: a) di­
nanzi a consonante, che non sia nasale nè semivocale (ad
arbitrio però dinanzi a ^ ) fogna ^ e allunga radicale
secondo il §. 249, IH , b, onde p. e. »nra -4- Tra fa irsrrira
(3 p. Duale Pres.), -+- vm o (p. 1 Sing. Po­
tenz.), ma -l- »ra solo ( 1 p. Plur. Pres.); b) di-

( 1 ) O vvero ( v - 5- ^65, oss. I I ).


212 CONIUGAZIONE

nauzi a desinenza cominciante da vocale fogna l radi­


cale secondo il §. 249, V, onde |>. e. inm -+- ^fcT fa w fìr
(3 p. Plur. Pres., v. §. 4 b b). Vedi inoltre il n. 9 , b.
5) ^T, dare, e vr, porri} : a) ne’ temi deboli (v. §. 277,
1, b) fognano IV r finale, onde dalle raddoppiale ed in­
tiere loro forme ^ t , ^ut nascono le tronche <pi ; b)
nella 2 pers. Sing. dell’Imperat. Parasm. fanno rispettiva­
mente v ff in cambio di (= ^ -+- fv), vf% ( = ^v
-+■ fv, v. §. 35).
Eccone l’ intiera coniugazione, in cui sono principal­
mente da avvertire circa vr i §§. 34, eccez.-, 35 .

PRE SENTE .

Sing. Duale Plur.

^V Tftr VrVW V fV
«ifr f ^VTfÌT W * ^ fir ^vnr

vw ^VT%

v% ?^T?r ? v fft ?rvH

IM PE R FE TTO .

^T^VR ^r<fw?

^VTCT ^ rv^
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^ v m ^ r! fi 1W 'wrwTR\

O T rS rW '"H'T 0 ^
\ 14 v
^ V H
be ’ tem pi s p e c ia l i. 213

IM PE R ATIV O . . -

Sing. Duale Plur.

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P O TE N Z IA L E .

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^ b r

Osservazione. Presso gli epici s’ incontra per


(cf. pag. 200, 11. i).
4) frnr , purificare, fr a , separare, e fcrc , penetrare:
a) nella sillaba ripetuta pigliano la guna (contro il §. 253,
I ), onde i temi , e cosi p. e. vHfe ( 3
p. Sing. Pres. Par.), %fcr>TfìT (Plur.); b) ne’ temi forti, di­
nanzi a vocale non gunano la sillaba radicale contro il
§. 282, 2, a, onde p. e. (i pers. Sing. Imperfetto),
(Imperat.).
5) , temere, ne’ temi deboli, davanti a desinenza co-
minciante per consonante può abbreviare $ , onde p. e-
S i i CO N IU G A Z IO N E

nel Duale del Pres. fa fwfcre\ o fvfW'TH, \ fanfara\ o ftrftrcrw' 7,


ecc.; nel Potenziale Sing. fèrahrm o ftf>rtrra , ecc. — Vedi
inoltre il n. 9, b.
6) *rt, misurare-, ?t, « andare», entrambi Atmanepadi,
nella sillaba raddoppiala in cambio d’ ^ pigliano, contro
il §. ?.53, V, a, la vocale onde i temi fam, (v.
§. 253, IV J, e cosi p. e. al Pres. Sing. fìrò, ftprtò, fa*mr,
Duale ecc. — Vedi inoltre 9 , a.
7) *t, « abbandonare »: a) nella a p. Sing. dellTmpe-
rat. può conservare od attenuarlo non solo, secondo il
§. 282, 3, 2, in $ , ma anche in onde *rrrf^ 0 o
b) nel Potenziale getta via la finale, onde Sing.
, ^m»x, ecc.
8) \ , sagri/ìcare, nella 2 p. Sing. dell’Imperat. Parasm.
in cambio di fa (contro il §. 265, oss. I, 1, b) »nrfv.
9) Piglian l’accento, contro il §. 282, 6: a) sempre sulla
prima sillaba jtt, misurare, ^t, andare; b) sulla sillaba ra­
dicale de’ temi forti generare, temere, >j, portare,
sagri/ìcare, jr% vergognarsi, onde p. e. fa al Pres.
Sing. fsp?ra, f%r»?fnr, ma Duale regolarmente fsr»fhT, ecc.

Classe V.II.

§■ 2 8 4 . i) Ne’ verbi di questa classe, finiti tutti in


consonante, i quali, secondo il §. 258, 7, inseriscono dopo
la vocale della radice una nasale della classe della conso­
nante seguente, il tema forte (v. §. 277, 1, a ) formasi col
porre un dopo la detta nasale, la quale passa quindi in
7T ovvero, secondo il §. 4<i c, in tjt, onde p. e. (tema
debole di Tpr , congiungere), , (t. d. di impedire),
fqv (t. d. di frm, pestare) hanno rispettivamente per tema
forte ftrfnt. Ne’ temi deboli (v. §. 277, 1, b),
davanti a desinenza cominciante per consonante, la nasale
segue le mutazioni eufoniche della finale (cf. §. 39), onde
j). e. ^ -+- 7TF fa (v. §. 36), fini -+- fv fa frnRfe ov-
de' t e m p i s p e c u l i. 215

vero fqfìre (v. §§. 3o; oss.; 38; 4^)- Vedi inoltre il §. 279, ,1.
2 ) Vale circa l’accento il §. 277, 2, onde p. é. ^ fa
q^fm (pers. x Sing. Pres.), (Piar.), q^hJ (i p. Sing.
Potenz. Atm.), (x p. Sing. dell’Imperf.).
3 ) Serva d’esempio il verbo fq^q, separare, il cui tema
debole è ftpa , il forte fqirq.

Parasm aipado. Atm anepado.

PRESENTE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

fq% fq^%
fq^ftrr \
fq^q fw r è fqifià
finmt fq^Tff fq ^

IM PE R FE TTO .

wfq^w ^fq*| ^fqf^


^Tfqrrqi\ ^fq*q
o* \
’sfq ^ n ^
^rfqwiw w fqw

IM PERATIVO .

fq^pqTPq fq»TTTq f-m m fqrqrqt f^rqm l


fq^ffq» % fq^TqTH fqTTiqn
fq^fqì1
O fqrrq
H» \ fq^nr fwnrra fq^nnq

PO TE N ZIA LE .

fqwre fqwra fqwm fq^rfa fw tqf^ fq^rNf?


■fqwms f^WTTT” fTWTTT fWfan^ fWNnrn?
fqwnr fW n m fq ^ s fWhr Pqmlqiiim fWtTH

§• 2 8 3 . Eccezioni ed osservazioni.

\ ) Le radici che hanno per penultima lettei'a una nasale

( 1 ) O vvero f^ T H (v. S- 2 65, oss. II).


2 16 C O N IU G A Z IO N E

Orgr, r e , fit*) gettano questa per dar luogo


al carattere coniugativo, onde p. e. re», bagnare, nel te­
ma debole fa e non reg: , nel forte r e ? e non r e ^ s-
2 ) La rad. ìj? , ferire, uccidere (circa il cui ? si avverta
specialmente' il §. 49) 11 e*1 temi forti, davanti a desinenze
comincianti per consonante, piglia % in cambio di ur, on­
de nel Pres. Sing. -pifa, nellTmperf. i e 3 p.
Sing. , o (v. §. 5 2 , i); nell’Imperat. 3 p. Sing.
ma dinanzi a vocale conserva tu , onde p. c. nella i
pers. Sing. dell’ Imperf. e dell’ Imperativo ■pnTfVr
(Sing.), (Duale), ^ir^m (Plur.).
5) fiN , offendere, ne’ temi deboli con desinenza co­
minciante da vocale può prender l’accento sulla prima
sillaba, onde p. e. f?*rfcr ovvero fife fa (cf. §. 2 8 1, 19, 2).
4) L ’uso d’un tema debole in cambio del forte, di cui
a pag. 200, nota 1, ha principalmente luogo in questa
classe per tutte e tre le pers. Sing. dell’Imperf. Parasm.,
nel qual caso le ultime due in cambio della desinenza *r,
ir pigliano onde p. e. srgyir per qrqnitu (p. 1 , da
=pr) ^nror, per (p. 3, da firn).

SEZIONE SECONDA (Classi V, Vili, IX, v. §. 278).


Classi V , F U I .
4

% 2 8 6 . 1) Queste due classi formano, secondo il


§. 258, 5 , 8, il teina de’ tempi speciali aggi lignei) do alla
radice, la prima (cl. 5) g ovvero, conforme al §. l\\, c,
la seconda (cl. 8) t , onde da f%, raccogliere, si fa
(cl. 5), da r e , stendere, r e (cl. 8).
2) I temi forti (v. §. 277, 1, a) si formano gunando ra ­
tinale, onde p. e. f r e diventa ret.
5) L ’-j finale del tema debole: a) dinanzi a vocale, se
e preceduta da una sola consonante, passa in v , ma, se
de’ t e m p i s p e c ia l i. 217

da più d’una, in ( cf. §§. 22, 2.3), onde p. e. f?re (d,a


fa, cl. 5), cPJ (da ire , cl. 8), snjì ( da cl. 5)' -i- *rfar
fanno rispettivamente fa^f?tT, irèrfar, ma ^njprfcr; b) di­
nanzi a ct ^ (p. 1 Duale e Plur.), se è immediatamente
preceduta da una sola consonante, può fognarsi, onde p. e.
fajT e 7Pj -t- ires (1 pers. Duale e Plur.) fanno rispet­
tivamente fa-^re O fa^TH , fa^ffTT 0 fa^TO , c -irew O W^PR,
(T^?rex o rrew, ma siTjj fa soltanto
\) L ’^sTt finale de’ temi forti dinanzi a vocale passa in
^nr (v. a5, a), onde p. e. fa^ft, irei -+- ^srrfìr (p- 1 Sing. Im-
perat. Parasm.) fanno rispettivamente fa^T-mfa, irerrfa.
5) L ’accento segue il §. 277, 2, onde p. e. farffra (1 p.
Sing. Pres. Par.) fagn (2 Plur.), infcnfa (1 p. Sing. Impe­
rat.) (x p. Sing. Potenz. Alm.).
Se
P a R A D IM M A D E L I.A C L A S S E V.

§. 2 37 - Serva ad esempio di coniugazione per la classe


5 il verbo fa , raccogliere, il cui tema debole è fa«j (e se­
condo il §. 286, 3, a, fa «r ) e il forte favft ( e secondo il
§. 286, .4, fcre? ). — Vedi inoltre il §. 289.

Parasm aipado. A tm anepado.

PRESENTE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

,r . rvfy, j fa ^ ftrgiwx ^ j fa ^ r? favr*T?


T^nTTTH
i fa^ra fawrev I favori faW?
fa?ftfa far^TR fa-fS fa^Tt fa r ^ r fa^ià
fa -jfrfìT fasHTR fa^rfa fagw faWTK r--|rf

IMPERFETTO.

^srfajpr ^fagH
^p«TfpreN
^afa^i ^fara ^rfa^nV
wfa^irf?
-.-rfaTffa ^fa^jre ^fagn wfa^rm ’ srfags^H
^fa^fVfT ^fa^wT!! ^fa^re ^fag^T ^fa*?T{TT*f ^farqTT
218 C O N IU G A Z IO N E

IMPERATIVO .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

M 1 f^rim
o \•
f^TTT
o f*g«r \ V» \
f j R ì g 1 fW T * f^TipfT f^TTTR fV^rrira fqvcnrr^

P O TE N ZIA L E .

fgrnrm m jin-- f^ r h i ftrerNfg f^ fN fìr


f^ rra f^vnjirfR
o \ f^ w r^HlvjiH f^rhaw
fwnnr ■N^nnirm
O \ f^npr
O'j ' f^rhmrra f^ fh ^ r

P a r a d im m a d e l i .a C i.a s s e V i l i .

§• 2 88. Ad esempio di coniugazione per la classe ottava


recasi il verbo ìht , stendere, il cui tema debole è tpj (e,
secondo il §. 0.86, 'ò, a, ir«^) e il forte (e, secondo il
§. 286, 4, w^n). — Vedi inoltre il §. 290.

Parasmaipado. Atmanepado.

PRESENTE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

j | rH=l*! r i * * ?
«nftfa ìn%
cf^nr ì (T^% rT?Rt
TPIÌfa h h i 5>
JTfTÌfk 'O \
«1 •-=< r * n
•HT* 'flRT'ì) rt^H

IM PE R FE TTO .

s f l Scfwrff
'HHHcfH w «pn* ^nnjum
W R tfT ^ n 3 ri 1 * T •'-l M ^ cT R T R T ** 'H r f r 'I r f

( 1 ) O vvero fq^tTTH (V edi §. 265, nss. 11).


Uè TEMPI S P E C I A L I . 2 19

IM PERATIVO .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


riHilfrl n*l •=<1 •=! trI wsTvret cPTtmrt
*3 * (T^JT
^ R\ ìr^t TigR ri^-fpqre TnoTtènr\
7 R Ìg‘ ■fT^rnH
•O \ WT^5 n»j m*i fTRTrTP» rf^nrm

POTENZIALE.

w^rta o«ii htv HrrNf?


trgimr irgvnm ìt t w H^rìWTR\ Trarhrmra Tr^rtum
\ \

ri H *41ri irarhr rih T-Mini« n*'/1 <H

§• 2 8 9 . Eccezioni ed osservazioni alla Classe V.

*) udire, attenua ^ in (cf. §. %/\g, J), onde i temi


*nrrt, e così p. e. Pres. Sing. , ■sjTrrtfq, vpfrfw;
Duale o ecc.; Imperf. Sing. ^r*puv>r ,
^ rcn ì*, ; Duale o ’s ^jpra , ecc.; Im ­
perat. Sing. vi^jffT, *jt!t, -ojTrftw; Duale TTzrnrR, ,
ecc.; Potenz. Sing. , «jtyqm, ecc.
2 ) a) Vale il §. 249, 11, onde p. e. w w , puntellare,
ha per temi e b) Si avvertano: a) quanto a gir,
saziarsi, il §• 4 f? eccez. 1, onde p. e. ipftfa e non gtuftfÌT ;
/3) quanto ad f^, andare, il §'. 70, V . 4 , onde p. e.
preceduto da n fa
3 ) TOT, penetrare, ecc. e ftfrq, salire, entrambi Atma-
nepadi, hanno sempre l’accento sulla prima sillaba, onde
p. e. ecc.

§. 2 9 0 . Anomalie ed osservazioni alla Classe V i l i .

i) a) 1 verbi di questa classe possono gunare la vocal


radicale così nel teina debole come nel forte, onde p. e.

( 1 ) O vvoro rijflIH (v- §• 26 5 , oss. 11).


220 C O N IU G A Z IO N E

da ftpr, uccidere, possono formarsi non solo i temi ferg,


ma eziandio •Bjrrr, ifrrft, e così p. e. ftqmìftr o ecc.
b) rallegrare, come pure il verbo vedico , fare ,
assegnati da alcuni a questa classe, da altri alla quinta ,
hanno per temi gnjft.
2 ) Il verbo , fare, ne’ temi forti gunizza la vocal ra­
dicale, onde il tema ne’ deboli la cambia in onde
e fogna inoltre di necessità l’-gr finale del tema de­
bole non solo dinanzi a ^ e i i (v. §. 9.86, 3, b), ma eziandio
davanti al \ delle desinenze del Potenziale Parasm.,7 onde
p. e. cfjjfa , "5 ^ 1 (v- §• 21 > eccez-, d). Eccone la con­
iugazione:
Parasm aipado. Atm an cpado.

PR E S E N T E ,

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


®h
o \
<S ^ <4
<5^7)
o

IM PE R FETTO .

’ H'cnMW ’s -g rfà
o o
^T^TT

■’ìlo h O ^ M JchfjrlI^ ìE P ^ rT
S>

IM PE R ATIV O .

'ac^ n firr cKTT^'R < *W «il i.5) 1'A4


• ^ !T ^ 1^1*1
^ \
1 o \ O O o \
^TTrTTH
o \
'SF^TITRT
\
POTENZIALE.

-gin* o
^VTrffT\ o •O \ °vr> Thivjih\ cOF?Fi* jt\
srànm» O O ' \
^fffr

( i ) O vvero cK^TTH (v. $. 2 6 5 , oss. II).


de ’ tempi s p e c ia l i. * 221

Classe IX.

§• 2 9 1 . i) Nei verbi di questa classe, la quale, secondo


il §. 258, 9, ne’ tempi speciali aggiugne alia radice la sil­
laba i (o, secondo il §. 4 i, c, m), onde p. e. g , jcongiun-
gere, divien xnr, -gft, comperare, -arter: a) i terni forti (v.
§. 277, 1 , a ) allungano 1’^ finale, onde p. e. diventa
5^tt, e flRÌTrr ■gftniT, e così v. g. ^hiPh wtanfr (p. 1 Sing. Pres.
Parasm.); b) i temi deboli (v. §. 277, 1 , b) \ a) dinanzi
a consonante cambiano INa finale in onde p. e. grr-l-
(2 p. Plur. Pres. Parasm.) fa xprfar; #) dinanzi a vocale
fognano il detto onde p. e. (3 p. Plur. Pres.
Par.) fa .
2) L ’accento segue il §. 277, 2, onde xpfrfa (1 p. Sing.
Pres. Parasm.), xprtà (2 p. Plur. Pres. Parasm.),
(2 p. Duale Pot. Atin.).
5) Valga ad esempio di coniugazione il verbo con­
giungere, il cui tema forte è xprr e il debole Si avverta
però il §. 365, oss. I, 2, b, per la 2 pers. Sing. dell’ Im­
perat. Parasm. de’ verbi la cui radice termina in conso­
nante, onde p. e. TOT, mangiare, g ii, rubare, fanno toti^,

Parasmaipado. Atmancpado.

PRESENTE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


xprrfa xprhw
otiqrfa i^rbro
\> \ xnfN
O w ft
vi o w tò
0
*4»11Pn ^ »il n 44 ^Mf^TT ^ il H 3F ^

IMPERFETTO.

^ rN ^ppr ^prhrfi? ^qil*if?


\> \ v> \ 0 o \ 'J \ v

^prnr ^TTprÌTrm ^prhr >33^.7


222 C O N IU G A Z IO N E

IMPERATIVO.
Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
FTTJf *1% Tr-rro?
g-n tfa' . O 3jtTto
v> rflH*\ 0 0 xpnHn»

POTENZIALE.

3pfhmT g-^hmr ^rhrm jr h


3^tvT« 3^rhmnrx prhmr g?rhm» g<rl »iivTws
vrhmr pfhmn^ gr t qiìTTO prkH

§. 29 2 . Anomalie ed osservazioni.

■1) Abbreviano li loro finale: a) 13% invecchiare, srt


(o o ^ f l) , andare, rt, andare, ^5% attaccarsi, e , se­
condo alcuni, •gft, uccidere, , portare, temere, wt, sce­
gliere; b) >j , agitare, y , purificare, ^ , tagliare; c)
andare, uccidere, jj, sonare, invecchiare, | , fen­
dere, invecchiare, condurre, empiere, >|, ripren­
dere, uccidere, scegliere, ^ , spezzare, stendere,
offendere, onde p. e. nella i pers. Sing. e Plur. Pres.
Parasm. ^ fa f^ n fa , ^ g^rhm, ^ ^rrrm,
■sy^rrt^nr
-

2 ) Fognano la nasal radicale: a) tutti i verbi che l’han­


no come penultima consonante (v. §. 249, II), onde p. e.
, legare, fa -roif»?, wtm r ; b) $n, conoscere, onde p. e.

3) T(7, prendere, e WT, invecchiare, passano rispetti­


vamente in ìj?, f% (da »ff, conforme al §. 249, I), onde
p. e. ^Tf*r, , ftrTTfìr, ftnrfrra.
4) ^ j apparir come spettro, vocalizzando \ in passa
in onde p. e. wì-nfa,

( 1 ) O vvero TpjtiTTiT (v. §. 265, osi. II).


de’ tempi g e n e r a l i. 22.3

5) Avvcrtansi : a) quanto a ww, scuotere, il §. 4 j> ec~


cez. i, onde p. e. (e non ma Tauro ( * pers.
Sing. Imperat.); b) quanto a *rt, distrurre, il §. 70, V,
onde p. e. imìjrnfa, w hrN m .

TEMPI G E N E R A L I .

§. 2 9 3 - Ne’ così detti t e m p i g e n e r a l i (cf. §. 208), ciò


sono il P e r f e t t o , l’Aor i s t o, il F u t u r o I , il F u -
t ur o I I , il C o n d i z i o n a l e e il P r e c a t i v o (v. 2 57):
-I) Cessano i caratteri delle classi coniugative proprii
de’ tempi speciali, di cui al §. 258, e a fondamento della
coniugazione subentrano le così dette radici (cf. §§. 89,
254 ).
Eccezioni. Conservano il tema proprio de’ tempi spe­
ciali : a) di necessità i verbi della classe 10; b) ad arbi-
bitrio i verbi di cui al §. 270, III. — Vedi inoltre il
§. 3 1 1 , 2.
2) Le radici ?n r, spingere, ^ , mangiare, , essere,
, narrare, \ , parlare, vengono, (piando ad arbitrio e
quando di necessità, secondo che sarà ne’ luoghi proprii
specificato, rispettivamente surrogate dalle equivalenti
^ (cf- §• 3o7, 1 3).
3 ) Si avvertano principalmente: a) circa le desinenze
in generale il §. 260; b) pe’ temi finiti in consonante di­
nanzi a consonante i §§. 29 e segg.; c) quanto all’^ ( %)
copulativa i §§. 2 5 0 - 2 6 2 ; d) i 2.4 2 - 2 4 9 .
C O N IU G A Z IO N E

P E R F E T T O .

/S- , Due sorta d .i,P e r fe. t ti. v i. sono : l’ uno detto P er­
294.
f e t t o r a d d o p p ia to (,v. § § . 2 9 5 * 3 0 7 ) , l ’a ltro P e r f e t t o p e ­
r i f r a s t i c o (v. § § . 3o 8 - 3 i i ) .

PE R FE T T O RADDOPPIATO.

§. 2 0 5 . Il Perfetto raddoppiato ha per carattere prin­


cipale il raddoppiamento, onde p. e. i verbi (cl. i), co­
noscere, fgTi (cl. 2), odiare, (cl. 3), temere, irn (cl. 4)>
nutrire, rrv (cl. 5), effettuare, tt? (cl. 6), percuotere,
(c l. 7 ), impedire, (c l. 8 ), stendere, uro (c l. g ), intrec­
ciare, in questo tem po si rad d op p ia n o, co n form e al §. a 53 ,
risp ettiv a m en te in •snjv, frffin? , f W t . to v , ,

§§■ 296 - 2 9 8 . Osservazioni ed eccezioni


circa il raddoppiamento.

§• 2 9 6 . I) Per ^ o non iniziali di radice, come pure


per *», ’sft finali ripetesi ìsr, onde p. e. da w, portare, jpr,
astergere, traghettare, ^tr, ferire , si fanno ^ ,
rnj, rrepr; e tla v , bere, cantare, , tagliare, stt?,

2) Quando sono iniziali di radice: 1) ^?: a) seguito da


semplice consonante si ripete, onde p. e. , mangiare,
diventa (= ^ ); b) seguito da due consonanti e
in ^51 (cl. 5), penetrare, ha per raddoppiamento (cf.
3 ), onde p. e. da ’sm , conquistare, si fa e da ^nyr
WT3I ; 2) s si ripetono, onde p. e. andare, 3 5 , de­
siderare, -zn, bruciare, passano rispettivamente in £ ( = ^
-+- *)> H (= * ■+■ v0> (= * ■+■ ^ 0 (cf- §• 5 7); ma
se ^ od -j della sillaba radicale si dittongano (v. §. 3o2,
uk’ tem pi g e n e r a l i. 225
», a), le corrispondenti raddoppiale m u lin isi in ^ , W
(cf. 23), onde p. e. dalle radici suddette, rinforzate, se­
condo il §. 3o2, i e 2, in ?» od 5*, *ni, si hanno i te­
mi raddoppiativi ^ od ^ ( = -|- tt od ir ), ^ ^ ( =
-+- *nr), '3 ^ 1 (= -f- ^sfrtr) ; 3) seguita da una sola
consonante radicale, ha per raddoppiamento ^rnr (cf. i, b),
onde p. e. raddoppiasi in ^rc^fV-
Osservazione. Le radici cominciarli! da vocale lunga ili
posizione (tranne ’sr, v. 2, t, b) o di natura (tranne ,
ottenere, che raddoppia regolarmente la sua vocale, onde
3TR = ^ , cf. 2 i, 2, a), non hanno il Perfetto rad­
doppiato, ma il perifrastico (v. §. 3o8, e segg.).
§• 2 9 7 . Nella sillaba raddoppiata: i) contraggono: a)
tj in ^ (cf. 249, I) TT3, sacrificare, onde TiPT in cambio di
tptìt ; b) ^ in t (cf. §. 249, I) le radici ^ r , parlare,
parlare, , seminare, ^rsi, volere, , abitare, por­
tare, onde i rispettivi loro temi w i, ,
-^nr in cambio di ecc; 2) in luogo dNa ripetono:
a) ^ per influenza del tt radicale ^ n , invecchiare, jzft,
frenare, urrà , ingrassarsi, ^ r , attorniare, contur­
barsi, -xw , ferire, coprire, onde ftrjqr, f=roTR ,
f ' - i , f^ p ^ , firò in cambio di ecc.; b) -3 per
influenza del ^ radicale 13^, dormire, onde (v. §. 48,
UT, a) in luogo di w v .
§• 2 9 8 . i) Raddoppiansi in modo più 0 meno anomalo:
a.) non solo, secondo il §. 253, eccez. ed osserv., spr , ri­
splendere, in f^snr (cf. §. 297, 2, a), chiamare, in ip r,
(cf. §§. 2.49, I ; 297, 2, b), firc, sputare, in 0 ,
, uccidere, in f? , andare, in ftrfq: b) ma ezian­
dio: a) ^ , diventare, in ^ ; lì) f%, raccogliere, in f^rra
(0 regolarmente fsjfsr), ftr, vincere, in fsrfh, amare, in

2) Avvertansi: a) per cjr, fare, versare, ip r , bat­


tere, il §. 89, oss. 5, onde si raddoppiano
Gramm. sanscrita. 15
226 C O N IU G A Z IO N E

in ■snsji, jw m ; b) per w iniziale eli radice il §. 48,


II I, a, ondo p. e. ftnr raddoppiasi in ftrfìrq , *3 in h?.
§. 2 9 9 . I temi raddoppiati conforme ai §§. 295*298
pigliano, con riguardo qi §§. 3 oo-3o5, le seguenti desi­
nenze:

n rasmaipado. ncirA lm ancpado.

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


* ni
% (^) là (|)

Osservazioni. 4 ) I verbi finiti in ^rr o in dittongo nella


1 e 3 pers. Sing. del Parasin. in cambio della loro finale
e insieme della desinenza ^ pongono accentalo, onde
p. e. (da ?t, dare)' fa ? fr , ^ (da bere) ^|t, (da
■?T, cantare) tjtjiì (da aguzzare) ^npT.
2 ) Il ^ di «r (2 p. Plur. Atman.) diventa sr : 1) non
solo in forza del §. 38, onde p. e. fVrf^rai (da tormen­
tare) - 4 - ùf fa M firaf (v- §§• 38; /\5 ); 2) ma ancora: a)
di necessità dopo le radici di cui nel §. 3 oo, eccez. 1, a,
onde p. e. (da -&,fare) -+- 43 fa b) ad arbitrio
dopo [ \ copulativa (v. §. 3 oo), quando questa è imme­
diatamente preceduta
1
da una delle lettere v r 7? >[ ? ,7
> \ \ v. \ \

onde p. e.' ftpir (da , secondo il §. 23, e6*cez.)-4-^-4-^


fa o
3) La desinenza (p. 2 Sing. Atman.) mutasi in v con­
forme al §. 48, III, c ; onde p. e. P*h1 (da condurre) -4-
H fa fHHlM.
§. 3 0 0 . Le desinenze comincianti per consonante (v.
§. 299) si appiccano al tema per mezzo dell’ 3^ copulativa
(v. §. a 5o), onde p. e. (da , conoscere) -+- 7 (p. 1
Duale Parasm.) fa
Eccezioni. Non prendono 1’^ copulativa:
4) a) di necessità le radici f , fare (solo però quando
de' tem pi g en era li. 227
non c preceduta, secondo il §. 8<), oss. 5, da *r), •$, cor­
rere, portare, ^ , scegliere, coprire (eccello p. 2 Sing.
Parasm., v. 2 ), ^ , udire , w, andare w lodare, g , scor­
rere, onde p. e. (da ^ì) H- ^ fa (p. 1 Duale Pa-
rasra.); b) ad arbitrio le radici allegate nel §. 252, II,
onde p. e. fàÙH (da f$i?, inumidirsi) -+- ^ può fare fVf'ffff
o (i p. Duale Parasm.);
2) dinanzi alla desinenza (2 p. Parasm.): a) di ne­
cessità i verbi finiti in (tranne ^ (v. §. 3 0 7 , 4 ), andare,
^ J (v. §§. 3o7, 7; 3 08, eccez. b), vigilare, scegliere,
che deggiono, e sonare, che può prenderla), onde p. e.
*nr (da g , andare) -t- -si fa, con gunamento di ^ (v. §. 3o2,
1), w , ma ^ (da ^) =ndr«T e ^ (da ^ ) o ;
b) ad arbitrio: a) i verbi finiti in ’sn, •?,
(eccetto però le allegate nel n. a, e la rad. co­
prire, intorno a cui v. il §. 307, 17), onde p. e. ( da
37, dare) fa <^rnf 0 (v. §. 3o4 , 1), ffptf (da con­
durre) con gunamento d’$ (v. §. 3o2,' 1) o (=
^ tzt), ijY (da purificare) iprta o ju f^ i (v. §. 25,
a), (da it, cantare) ìmrq (v. §. 3 o5, a), o ^rfrrxr (v. §.
3o4, 1); R) oltre ai verbi compresi in \, b, anche i con­
tenenti un radicale (tranne ^ e inr, mangiare), che
non pigliano ^ secondo il §. 252, I, onde p. e. cuo­
cere, fa TTxrópiT ovvero (v. §. 3o3, li), ma ^ solo
xrrr snfftrg; y) ^3T, vedere, e m , metter fuori, on­
de, con avvertenza del §. 245, 0 to s 0 Trafila
(v. §. 3o2, 3).
§. 5 0 1 . Pigliano l’accento:
\) sulla sillaba radicale le persone 1, 3 (di necessità,
solo quando non piglia 1’^ copulativa, v. 2 ) e 3 del Sing.
Parasmaipadico;
2) ad arbitrio su qualunque sillaba la 2 pers. del Sing.
Parasm. quando prende 1’^ copulativa (v. §. 3 oo);
5) sull’ultima sillaba della desinenza la 3 persona del
Plurale Atmanepadico;
228 C O N IU G A Z IO N E

4) sulla prima sillaba della desinenza (11011 fatta ragio­


ne dell’ ^ copulativa) tutte le altre persone.
§• 5 0 2 . I temi raddoppiali conforme ai §§. 295-298
nel Sing. del Parasm. rinforzano la sillaba radicale nelle
seguenti guise :
4) Una ' A:ale finale, se è gunabile, nella pers. 1 va ad
arbitrio in guna 0 vriddi, nella 2 in guna, nella 3 in
vriddi, onde p. e. (da f«r, raccogliere), fa nella p. 1
o (= 0 fqr% -l- ^ v. §. 25, a), nella 2
o, coll’ ^ copulativa (v. §. 3oo, 2, b, a ), nella 3
f«r*TO.
2) Una vocale non finale, ma gunabile, passa in guna
in tutte e tre le persone, onde p. e. -gn^ (da 5?, percuo­
tere) fa wcft? (p- x), JTftfìT'T (P- 2> C°U’ ? C0P-)j (P- 3)-
5 ) Un -5T, non lungo di posizione , passa in *?t, ad ar­
bitrio nella pers. 1, di necessità nella 3, onde p. e. jT7!»?
(da 7t*t , andare) fa nella pers. 1 o wmr, nella 3 ìprm.
Eccezioni ed osservazioni. Non vale per la 1 e 3 pers.
il §. 2/p, 1, onde p. e. voltolarsi, fa in ambe le dette
persone Tggiz, ina nella 2 cgcgfovf; vale però lo stesso
§., 2 , onde fV*T, tremare, fa nella 2 pers. fwfknrv e non
fWìnT (vedasi inoltre, quanto ad w , il §. 30^, 3). Si av­
vertano i §§. : 243, onde jt?, coprire, fa nelle pers. 1 e 3
nella 2, coll’^ copulativa, (o , senza
v. § .4 9 , 2,); 244, onde , astergere, fa nelle pers. 1 e
3 *T*Tm, nella 2 JT»rn? o jwrfshr; 245, onde e wir ( cf.
§. 3oo, 2, b, y) nella 2 pers. fanno 3 ^ , .frera o
wfihT, e p. e. 7R , saziarsi, ìhp4 0 0 Knf'TV; 246, onde
■^t ,perire, e tuffarsi, fanno, nella 2 pers.,
ovvero %%qr (v. 3 o3, II), HJrfsrsr.
§■ 5 0 5 . Nel Duale e nel Plurale del Parasmaipado e in
tutti e Ire i numeri dell’Atmanepado non solo non ha
luogo il rinforzarne nto del tema, di cui nel §. prece­
dente, ma:
I. a) 35R , scavare, tt», andare, vh , mangiare, gene-
de' tempi g e n e r a l i. 2*2!)

rare, ^ r , uccidere, fognano, conforme al §. 249* V , 1’^


della sillaba indicale, onde se n ’hanno insieme col rad­
doppiamento i temi contralti , -sp^r, irsi (= jpfi -+- v
da -+- * , v. §§. 3 3, a, c; 4 8, III, b), *nT ( = . ^ -+-
da -spr v. §. 4 1, b), ìtcj (v. §§. 253, eccez. ed oss.;
298, i, «), e cosi p. e. al Plur. Parasm. fa tjfiswfl,

b) Le radici, di cui al §. 297, 1, a e b, contraggono v


in ^ e ^ in -3 anche nella sillaba radicale, onde p. e.
(da xpr) e Tsr^r (da tt ), passando rispettivamente in
T 3 ^ , diventano ^sr e ■gv^ e fanno quindi, verbigrazia, al
Plur. Parasm. ■sf’sm (pers. 1), ir*T, -3^ (pei’S. 2), f g * ,
grgs (pers. 3). Questo doppio attenuamento hanno pure
le radici a r e , (cf. §. 297, 2), onde i temi n rfre ,
(v. §• 4 HI , a), e così p. e. , fa fr y f,
JW B (3 p. Plur. Parasm.).
c) ti?, prendere, si attenua in (v. §. 249, I), onde
il tema >pj?, e così p. e. al Plur. Parasm. (pers. r),
spjtr (pers. 2), (p. 3).
II. Le radici composte d’un fra due semplici conso­
nanti (tranne e tth che cadono sotto I), di cui la prima
non sia , nè una di quelle che vengono surrogate da
altra leltera nella sillaba raddoppiata (cioè nè aspirata, nè
gutturale, v. §. 253, III, IV), non hanno raddoppiamento,
ma in quella vece cambiano il detto ^ in ??, onde p. e.
TT5, cuocere, diventa ihr, tot, perire, %sr, e così v. g. alla 1
p. Plur. Parasm. fanno rispettivamente e viPgw ovvero,
senza 1'^ copulativa (v. §. 3 oo, 1, b), La mutazione
d’un tale ^ in u in cambio del raddoppiamento ha pur
luogo per le dette radici nella 2 pers. sing. del Parasmai­
pado quando fra il tema e la desinenza -si si pone 1’^ co­
pulativa (v. §. 3oo), onde p. e. ire può fare in questa per­
sona ■qqcfq ( = ipre -4- '5 , v. §. 36) ovvero trf^i ( = ^9
-+- ^ -+- V )•
§. 5 0 4 . Dinanzi all’ *' copulativa e , fuor del Singolare
230 CONIUGAZIONE

P arasin aip ad ico , ilinanzi a term inazione com inciali le da


vo cale:
1) ’sn e i dittonghi cadono (cf. §. 2 1 , i) , onde p. e.
(da tTT, dare) e srjft ( da jf t , aguzzare) -+- 25, fanno
( i e a p . Duale Parasm .).
2) ^ im m e d ia ta m e n te preced uti da una sola conso­
n an te, passano in ir (v - §• eccez.), da più d’ una, in
(v. §. a 3, eccez.), onde p. e. f a f a (da fa , raccogliere) H-
fa fa fa jJi, fa'-gw, ma fa-gfi (da wt, comperare) fa fa fa iìw ,
f a f a jn (i e 3 p. P lu r. Parasm .).
5) 7, passano in -3^ (v. §. 23), onde p. e. ipj (da 3 ,
congiungere) e (da t a g l i a r e ) t, 3 5 , fan-
no risp ettivam en te 3 3 * 3 11, 33^ , , 333»,

li) preceduto da una sola consonante passa in ^ ( v .


§. 2 4 , a), da più d’ una, in ^ (§. 23 , a ), onde p. e.
(da 7$ , fare) -+- ^ tjw , fa ^trìtit , , ma ( da * 3 ,
ricordarsi) fa
5) "% passa in onde p. e. ^ (da spargere) - 4-
^rnra, ^ fa , ’srcin; (p ers. 2 dei tre num eri P a -
rasm aipadici).
§. 50a . a) Im m ediatam ente dinanzi a 15 (p. 2 Sing. P a ­
rasm .) i dittonghi passano in 'srr (v. §. 25, c), onde p. e.
(da ^ft, aguzzare) -+- fa si^TTO (ovvero, c o ll’ ? cop ulativa.
Sifrrn, v. §: 3o 4, 1).
b) Quanto al contatto im m ediato di consonanti finali di
terna colle consonanti iniziali di desinenza avvertan si g e ­
n eralm en te i § § . 2 9 -5 0 , onde p. e., non prendendo (se­
condo il §. 3oo, eccez. 1, b] 2, b, R) 1’^ cop u lativa, colle
desinenze vj, %, i* fan n o : ina• , ristringere, a dj,vj, fìt ^ ,
TTWjfià (v. §. 39 ); *P5TN, lacerare, is v , (v. §. 36,
eccez. a ); 3 * , coprire, wifo, 3 3 % , ^ (v. §. 49); f a ? ,
amare, ftrare o f ì ì m i , firftrjrÈjr, ftrar% 0 (v. §§. 49, ec­
cez. ed oss. 2 ; 48, I I I , «); -cpr, sopportare, vrgp-vi,
e, con ir, ’srajira (v. § § . 4<>, l^ ); con solo *r(p- 2 Sing. P a r.)
DE1 TE M PI G E N E R A L I. 231
fanno: 55«, ottenere, (v. §. 34); v ? , portare,
(y . §§. 49 , eccez. ed oss., 3; 297, 1, b)\ allacciare,
rpHJ^ (v. §. 49 , eccez. ed oss. 1); chinare, (v. 4 2)ì
, legare, (v. §. 34); interrogare, gire, ( v.
§. 3 7, a); xnr, sagrificare, ( v . §. 36, eccez. b)-, t ^ , co­

lorare, tt^jv (v. 36 e 39).


e) Si osservino inoltre i §§.: 244, onde astergere,
fa p. e. al Duale Parasm. 0 o (pers. 1),
wprvw 0 iT»TT-Hrf.n (p. 2), al Plur. o w g * (p. 3); 247,
onde spi (Atm.), sbadigliare, e t v , perire, fanno al Sing.
nella pers. 1 e 3 -^rm, rt^u, nella 2 ìnrftrò, ttfarv ( o,
senz’ ttsT? v. §. 3 4); e inoltre t v , p. e. nel Duale p. 1
«itfHnr ovvero (polendo, secondo il §. 3 oo, eccez. 1, b, non
inserire 1’ ^ copulativa) conforme al §. 3o3, II, tur; 249,
I, osserv., onde vr?;*, friggere, fa ^wfssrv o ovvero
qm o (v. §. 36, eccez. b)-, l i , fuor del Sing. Parasm.,
ad arbitrio per ^jt , mordere, attaccarsi, , abbrac­
ciare, onde p. e. o ' 0 « g in •
§. 50G- Servano di paradimmi: 1) ^r, dare; 2) fri; aguz­
zare; 3) far, andare; 4) *1% condurre; 5) dilettare;
6) g , congiungere; 7) vx, udire; 8) tagliare; 9) y,
portare; 10) sK,fare; 1 1 ) tjj, ricordarsi; 12) spargere;
i 3) %, cantare; i4) fn?, fendere; x5) tt^, stendere; 16)
tra , sagrificare ; 17) m , abitare; r8) tpt, andare; 19)
uccidere.
Avvertasi, quanto all’accento in genere, il §. 3oi.
dare ( v. principalmente i §§. 299, 055. 1 ; 3 oo>
eccez. 2, b, a; 3o4 , i). «•>

Parasm aipado. Alm anepado.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


&

5rft 'v> \ ^<rrW Tfìn’


2 32 CONIUGAZIONE

ìi) fsr, aguzzare (v. principalmente i §§. 299, oss. 1


3 oo, eccez. a, b, a; 3<>2; 1; 3 o 4, 2).
P a rasm a ip ad o . Atm anepado.

Sing. ^ p it a le - Ptnr. Sing. Duale, Plur.


■fìjrerq ì ' ^ ^ ^

pa|;{[|<) j fìjrfìyTR ftnpr fìjrnpi?? f 3rfìnm%

^ | frrw ra ftnra ftin m


f^lfÌTO i J s / % fiR f
ftmni fìniRniT fìjnijw fsrcft fìjnrcnr

5) far, andare (v. p r i n c i p a l m e n t e i § § . 2 9 9 , oss. 2; 3o o


eccez. 2; b, a; 3 o 2 , 1 ; 3o 4, 2).

P arasm aip ad o . A tm an ep ad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

forare I f a fiaPra? fVPsrftrò?

I *<** j
fìjmrv fbrnznr^r finforgs % T^ fsnf^qm faOafqì;

4) condurre ( v . p r i n c i p a l m e n t e i §§. 299, osserv. 2


3 oo; eccez. 2, b, a ; 3o 2 , 1; 3o 4, 2).
P a rasm a ip ad o . A tm an ep ad o .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

I^ ^ * * * ^ ! SS?
ftrmi farò fvnmw

5 ) Trt; dilettare ( v . p r i n c i p a l m e n t e i §§. 2 9 9 , osserv. 2:


3o o , eccez. 2 , b, a- 3 0 2 , i- 3o 4, 2 ) .
de’ tempi ge n er ali. 23 3

P arasm aip ad o . A tm an epad o. »


Sing. Duale Plur. Sing. Duale P lur.
fìrcre
ftrfrrftre fqfìriìw fcrftn? f t r fr r ftn ? fW ftm l
ftmro
fqìn? fx r ftr fe à
fqftnrsra ftrfÌR fq fn frà j
ftnrftrsj ■f W i f

faurcT ftn w ju fìrftrg* ftrfsnr fin ir à

G) 3 , congiungerc (v. principalm ente i §§. 299, oss. 2 ;


3oo? eccez. 2, b, a; 3o2, i j 3 o 4, 3).
Parasm aip ad o . A tm an epad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

^ j SS *" OO 3 3 ^
H'Jlìvj
o
j
^51 | 4 fq u j

•M
o 'MIm 00 -4oriH\
flit trWH
OOO'\ 33^ 53^ 33^
7) udire (v. principalm ente i §§. 299, oss. 2 ; 3 oo,
eccez. 1 , a; 3o 2 , 1; 3 c>4 , 3).
P a ra sm a ip a d o . A tm an epad o.
Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

O 1 31VA --J 3j ’-V-l


sprnr l OO
0 0 0 \ 3O
pOp s r r0ò
srarr^i
0 SPJWW
0 00 \
8) tagliare (v. principalm ente i §§. 299, oss. 2; 3 oo,
eccez. 2, b, * ; 3o 2 , 1 ; 3 o 4, 3).
P a rasm a ip ad o . A tm an ep ad o.
Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

C^ClN J

j w * 5 « **«* J
<5^ <^33*\ ^5% c£c$'-<ù)
234 CO NIUG AZIO NE

9) i j , portare (v. principalm ente i §§. 29G, 1; 29g , os­


serv. 2, b; 3 oo, 2 ,« : 3o 2 , /; 3o 4 , 4)-

Pafigsm aipado. A tm an epad o.


«
Sing. Evale Plur Sing. Duale Piar.

| ?ftrr ? ftn r &


?VTT i
ip r à
I ^fvnà
? fO T
1 ^fìm
?VTX <pnìt

4 0 ) f , fa r e (v. principalm ente i SS- 296, 1 ; 299, OSS. 2


a ; 3 oo, 1, cr, 3o 2, i ; 3 o 4, 4 )-

P arasm aip ad o . A tm an epad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

^òSR

v> \ •4 shlTì1

41 ) ricordarsi (v. principalm ente i §§. 296, 1;


299, oss. 2 , b ; 3 oo, 2 , a-, 3o 2, 1; 3 o 4, 4)-

P arasm aip ad o . A tm an epad o.

Duale Plur. Sing. Duale Plur.


w rr
WTR
TTRrq w rfrtf TrfHtiìf

w n o\

42) spargere (v. principalm ente i §§. 296, 1 ; 299,


oss. 2 , b\ 3o2, 1 ; 3 o 4 , 5).
d e ' tem pi g e n e r a l ì. 235
Parasmaipado. Atmancpado?

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


^n*T )
■MohPM
(
v t
xr^Tzrfr
v> \ ■-IoRW
I
^rarrt ^rarftt
0 \
13 ) ? cantare (v. principalm ente i §§. 299, oss. 1:
3 oo, eccez. 2, b, «; 3o 4 > 1; 3o5, a).
Parasmaipado. Atm ancpado.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


■jrm Tifin *rfnsr ir t ^frpTÌif
^ -------— irWt ■smr^ irfn ^
*1WI>4 )
ìprt iPTTTT iflTTl ipT aFTT^Jtf'K

44 ) f fendere (v . principalm ente i §§. 295; 3 oo;


3o 2, 2).
Parasmaipado. Atm aneffcdo.

Sing. Duale Plur: Sing. Duale Plur.


fistia nrf>rfirn%

fVftnrg^r fafWf^ì!

1 S) , distendere (v. principalm ente i §§. 2g5; 3oo;


3 o 2; 3; 3 o 3 , II).
Parasmaipado. Atm ancpado.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


Tnra ì
Trftnr fff?R 7»f^%
rirlM 1
rffVm Trfrò 7r?TTV
!:

rTrTT*T irit %«flW T T f^


236 CON IUG AZI ONE

46 ) *nr, sagvificara (v. principalm ente 297, 1, a; 3 oo,


eccez. 2, b, B-, 3 oa, 3; 3 o 3, I, b-, 3 o 5, b).
Parasmaipado. Atm anepado.

Sing. Duale Plur. ( Sing. Duale Plur.


SJTìT
3TTTiT J ^ tfsT* & V *\rA^
/•> -•s

j t^TRT fftn à
^TTìT Xf*. “S
^*TIrl

47) abitare ( v. principalm ente i §§. 3 97> h b \


3oo, eccez. 2 , b, lì-, 3o 2, 3 ; 3 o 3, 1, b\ e quanto a »\ mutato
in n , il §. 48, III, b).
Parasmaipado. Atmanepado.
Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
| Rifinì

T=T^T
■d Hmv/ J -m ^nrr^r ■grftnà

V» \ * 3* ^ iftK

4 8 ) n*r, andar e (v. principalm ente i §§. 295; 3 oo, ec~


cez. 2 , b, li-, 3 o 2 , 3 ; 3o 3, I , a ; 3 o 5, b).
Parasmaipado. Atmanepado.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


.1*1 \ r*... /» -V
ìrf” UT
1l*i
|
»1'*1 ìTfhA ■5T**nv)
ÌPWH »i'*ii7l ^rf^T
O\ 0 \

( 1 ) O d an ch e la lv o lla , non solo nel d ialetto v e d ico , m a p u r n e lla li»


gu a co m u n e, second o il §. 5o 3 , I I , ^ fìr^ T .
d e ’ tem pi gen era li. 237

11)) uccidere (v. principalm ente i §§. '298, 1 , a ;


3oo, eccez. 2, b, /3; 3o 2 , 3 ; 3o 3, I, a).
Parasmaipado. Atmanepado.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

| srfjm
VM

j^ ìTTJ ■*fìpr àmrà

irtrnr

§• 507 . Anomalie ed osservazioni.

\) Seguono l’analogia del §. 3o 3 , I I , cioè in cam­


bio del raddoppiamento mutano, nelle persone ivi spe­
cificate, la loro vocale in 1) di necessità: a) le radici
*ucjgogncn siy 1^^^y ì letteti c , , ^uctxci cii c , ^ , di­
sciogliere , onde p. e. ^ (Atm anepado) fa al Sing.
(p. 1), (p. 2), ecc., (Parasm.) 0 w ^ ( p . 1),
(p. 2), ecc.; b) t jìt , in senso d’ offendere, onde p. e.
(3 p. Plur. Parasm .); 2) ad arbitrio: a) w , anda­
re, >j*t , errare, ^*r, vomitare, , sonare, e, secondo a l­
tri grammatici, anche ^ ■, tremare, ^nr, npr, sonare,
onde p. e. fa nel Sing. Parasm. t jto 0 tpsrt ( p. 1 ),
imftrm o (p- 2), ecc.; b) htj^, o tjt, ttìt , ri­
splendere, onde p. e."nell’ Atman. Sing. w m o (p. 1),
o ìàfìfà (p. 2), ecc.; c) con perdila di lor nasale
, annodare, ingannare, , disciogliere, onde
p. e. nel Sing. Parasm. fa Tpcpsi (p. 1 c 3), o
SfftniT (p. s), ecc.
2 ) ^ (Parasm .), andare, e ? (Atman.), sonare, fra i r i’
spettivi loro temi \ ( = ? -+- 7), raddoppia­
tisi conforme al §. 296, 2, 2, e una seguente vocale, com­
presa 1’^ copulativa, pongono rispettivam ente *r,^r. E c ­
cone la coniugazione:
238 CONIUGAZIONE
P arasm aip ado . A tm ancpado

Sing. Duale Piar Sing. Duale Plur.


3rsrn
[ «

J t? ' ^rq T^

stv tv

Inoltre il verbo presso gli epici, con mutazione d’ ^


in in analogia del §. 23, fa talvolta (3 p. Plu r.),
e dopo 5afìi (v. §. 89, II), in senso di leggere (nel qual
caso è solo Atmanepadico, cf. §. 2 8 1 , 6), vien surrogato
dall’equivalente in, onde (p. 1), ^rfiraOi'n (p. 2), ecc.
3 ) '3OT, coprire, ha contro il §. 3 o 8, 2, questo perfetto,
e raddoppiasi in "wrnj, osservando nella 2 pers. Sing. P a­
rasm. il §. 2 4 2 , 2, b, onde Sing. Parasm. èwjjtH od
(p. 1), gmìrfìrsi od W r h u j (p. 2), ecc.
4 ) Il verbo andare, raddoppiasi in analogia del
§. 296, 1, onde ^ 5 ; ma esso rinforza la vocale radicale
anche fuor del Sing. Parasm . (cf. §. 302, 1) ed ha quindi
per tema perpetuo ^rnc ( = ^ -+- e così Parasm. Sing.
-smc (p. i e 3), (p. 2, v. §. 3 oo, 2 , a), Duale ^ìfbr
(p. 1), (p. 2), ’SfKTO (p. 3); Plur. (p. 1),
(p. 2), (p. 3).
3) ^ i , andare, gunizza la vocal radicale anche fuori
del Sing. Parasm. (cf. §. 3o 2 , 2), onde il perpetuo suo te­
ma ( 'sttjt -+- cf. §. 296, 2, 3), e così p. e. nel
Parasm. Sing. (p* 1 e 3), W nfirv (p. 2), Duale
(p. 1), (p. 2), ecc.
G) 5J, inghiottire, può, secondo il §. 4 4 , 0 « ., mutare ^
nato da ^ in <sr, onde p. e. jpttt: 0 ^pne? (pers. 3 Sing.).
7) vigilare, che oltre al Perfetto perifrastico (v. §.
3 08, eccez. b) ha pure il raddoppiato, in questo, come
verbo che già si presenta sotto forma raddoppiata, può non
prendere ulterior raddoppiamento, onde Sing. Parasrnaip.
d e ’ tem pi g en era li. 239

jnrmr o ji jìftu ovvero ìtp k o w t r (p. i), h,hi,jiì\',h o wmfre?


(p. 2), ecc. In oltre, in cambio di mutar la finale f in x;
secondo il §. 3 o 4, 4 ; dee guna ria, onde p. e. Duale ipTmfbi
o (pers. i), •snrPHgq o ^nnrgTi (pers. 2), ecc.
8) TJ, traghettare, e, ad a r b itr io ,^ , invecchiare, seguo­
no (come se fossero rispettivam ente e *15:) l’analogia
del §. 3 o 3, II, onde ^ fa nel Parasm . Sing. TTtfT o fnrrc
(p. 1), ìrftyr (p. 2), TTfTTX (p. 3); Duale (p- 1),
(p. 2), ecc.); e ^ Sing. ìtht o ànm; (p. 1), 0
(p. 2), THnr (p. 3); Duale o (p. 1), 0
%qpr (p. 2), ecc.
9 ) ^7 , (lare, stf , offendere, c, secondo Vopadevo, sm ,
saltare, conservano il raddoppiam ento, come pure il loro
radicale, contro il §. 3 o 3, I I , onde p. e. e non
(p. 2 Sing. Parasm .), e non (p. i Plur.).
40 ) ìfl (A tm an.), perire, dinanzi a vocale inserisce ,
onde Sing. ; Duale ecc.
44 ) 5 , fendere, empiere, "sj, offendere, nel Duale e
nel Plur. del Parasm ., e in tutti e tre i numeri dell’ A t­
man. possono, contro il §. 3 o 4, 5, cambiare ^ in t , onde
p. e. ^ fa nel Parasm. Duale 0 (p. 1), o
(p. 2), ecc.
42 ) (A tman.), ingrassarsi, che, secondo il 2 97,
2, a, ha per sillaba raddoppiata fa , getta via l ’^ro della
sillaba radicale, onde Sing. fa ^ , fafam, faòfr, Duale fafaprt,
fa«ii5t, ecc.
43) parlare, surrogata ne’ temi generali da ^ se­
condo il §. 2^ 3, 2, nel Perf. radd. può anche esserlo dalla
rad. -a?, la «pale però non vi si flette se non nel P a ­
rasm. per le pers. 2 e 3 Sing. e Duale e 3 Plur., e inol­
tre nella 2 Sing. muta ? in tt, onde Sing. ^rrro, ; Duale
w r^ rr, ; Plur. ?rr§F. La coniugazione di (nella
quale sono specialmente da avvertire i §§. 297, 1 ,b\ 3 o 3*
1, b) e la seguente:
240 CONIUGAZIONE
P arasm aip ad o . A tm an epad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


/
■gif^T ^ìfam ( ‘3rP^nj% grfw ?
i
■gvCVH
O\ '3'^ 1V| "3Vpqx%

O\ V> \

4fy >ì^, diventare, oltre al raddoppiarsi irregolarmente


in ^ (v. 298, 1, b, a), nel Sing. Parastnaipadico non pren­
de nè guna nè vriddi contro il 3o 2 , 1, e in tutte le for­
me inserisce g dopo gì, onde il perpetuo suo tema *r>j^.
Eccone la coniugazione:

Parasm aip ado . A tm anepado.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


■*Pffa*i
w>rfa^

^m r

4o) fa? gettare, perire, 05% ottenere, nel Sing. P a ­


rasm. si flettono come se terminassero in »37 (v. §§. a 53 ,
V , a; 299, oss. 1; 3 o4 , 1 ) , onde *raì, ( p- 1), «wto,
cJqMV o JrfaTJT, cjjfarq (p. 2), »mìr, (p. 3); ^ però può
anche flettersi regolarmente onde f^ n r 0 f ^ rq (p. 1),
ftftfvj o f^ y fa -!? (p. 2), faj^m (p. 3). Nel resto sono tutti e
tre regolari, onde Duale fapnpr, (p. 1), ,
f^qrgw (p- 2), ecc.
-J(J) tessere: a) può coniugarsi regolarmente secondo
i §§. 296, ij 299, oss. 1 ; 3 oo, ecc. 2, b, a; 3 o4 , 1 ; onde fa
nel Parasm. Sing. qrft, w ^ r o ^rfasi, w ; Duale ^rfay,
ecc.; b) può nella sillaba raddoppiata contrarre in n ad
analogia del §. 297, i, b, nel qual caso la sillaba radicale
si governa come se fosse , il cui ^ nel Duale e Plur.
de’ tempi gen erali. 241

Parasm. come pure in tutto l’Alin. si attenua, ad analo­


gia del §. 3 o 3, I, b, in un 7 che fuso con quello della sil­
laba raddoppiata viene a formare il terna •grq (= -+- "3^ ),
onde p. e. nel Parasm . Sing. fa od '3RPI (p.
(p. 2), w rn (p. 3); Duale grfxnr (p. 1), ‘anrf* (p. 2), ecc.;
n ell’Atman. Sing. (p. 1 e 3), -arPcr^- (p. 2), ecc. In o ltre ,
fuor del Sing. Parasm ., la sillaba radicale può fondersi
tutta intiera coII’t della sillaba raddoppiata in un ( = '3'
•31, v. §. 249, I), che, in analogia dell’^ì di (cf. il n.
x4) e d’^ , forma raddoppiata di sonare (cf. il 11. 2),
diventa •grsr, onde p. e. nel Parasm . Duale -jiftni ( p. 1 ),
■anrgv (p. 3), ecc.; n ell’Atman. Sing. (p. 1), -grfìfa (p.
2 ), ecc.
17) coprire, che, secondo il §. 297, 2 , a, ha per sil­
laba raddoppiata fa , tratta la sillaba radicale come se fosse
cjjtt (cf. il n. 16 , b) e, fuor del Sing. Parasm ., può anche
attenuarla in tft secondo il §. 249, I, onde Parasm . Sing.
o fa^TR (p . i ) ‘ fa^rfaer ( p . 2 ) , favini (p . 3 ); Plur-
fa^ facj 0 fafare (p. x), o f a ^ H (p. 2), ecc.
18 ; r à , gonfiarsi, può raddoppiarsi in grsj (da gj, con­
forme al §. 2 4 9 ,1 ) o regolarm ente in fsrfar, onde nel Pa-r
rasm. Sing. fa grsfrr 0 snjTH ovvero fijraq 0 f$pgR ( p. 1),
sjgftsj o snfTnrii ovvero f ^ v i o (p. 2), ovvero
(p. 3 ); Duale sr^fa* ovvero (p. 1),
ovvero f^rfanrgv (p. 2), ecc.
49 ) Con riguardo al §. 293, 2, son su rrogate: i) di
necessità: a) onde Parasm . Sing. fa^xr o fa^rm ( p. 1),
o f a r ò (p . 2 ) , ecc.; b) ^ (v. il 11. i 3) ; 2) ad
arbitrio: a) ^ , onde Parasm. Sing. ovvero inre o
jnrm (p- 0 , ovvero *njftnr (p. 2), ^ ovvero tPHIt
(p. 3); Duale ovvero ( p- 1, v. §. 3 o 3, 1, a), ecc.;
b) "tot , onde Sing. (Atra.) ovvero ^ r t (p- *)>
ovvero w rrsr o (p. 2), ecc.; c) essere, onde
p. e. ovvero (v. il n. i 4). L a coniugazione dcL
verbo sulla propria radice è la seguente :
Gramm. sanscrita. 16
2 4 2 CO N IU G AZ IO NE

Parasmaipado. A tm an ep ad o .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


ir e ^rrftr=r •■-'ilfVi'-tjì
'SlftlVf ?rm * n ftrù fr

'J \

PERFETTO PERIFRASTICO (v. §. 294).

§• 508 . In cambio del Perfetto raddoppiato (v. §§. 2 g 5 -


3 oj ) hanno il Perfetto perifrastico : \) tutti i verbi della
decima classe (com e pure i Causali, i Desiderativi, gl’ i n ­
tensivi e i polisillabi D enom inativi); 2) i polisillabi p ri­
m itivi, come p. e. , splendere ; 5) le radici comin-
cianti da vocale (fuorché *r) lunga di posizione o di na­
tura, ovvero da ditton go, come p. e. , sedere, ,
accendere, andare, bagnare, gr?, intendere,
offendere, ttjt , tremare; 4) tra i monosillabi non condi­
zionati secondo 3 : a) di necessità ^ 3 , andare, tos­
sire, , compassionare; b) ad arbitrio ■g-q, bruciare,
temere, >j, portare, f a ? , « sapere », sacrificare,5% ver­
gognarsi; 5 ) i verbi di cui al §. 270, I I I , quando si flet­
tano, conforme al §. 2 q 3, I, eccez. b, sul tema de’ tempi
speciali.
Eccezioni. Pigliano il Perfetto i*addoppiato : i) Contro
2 : a) di necessità-grò (v, §. 30 7 , 3), coprire; b) ad arbi­
trio irnj, vigilare, esser povero ; 2 ) contro 3,
(v. §. 296, 2, oss. ), ottenere.
§■ 509 . \) Nella formazione del Perfetto perifrastico,
alla parte fondamentale del verbo aggiugnesi ’srra accen­
tato, cioè a dire fassene l’Accusativo Sing. di un astratto
femminile terminante in i r (v. §. 12 7 ); onde p. e.
(da g t , rubare, cl. 10 , v. §§. 258, 10 ; 2 9 3 , 1, eccez. a)
diventa 2 ) Dinanzi al detto finimento ’sij? Pulii-
d e ’ te m pi g e n e r a l i. 243

ma vocale del verbo, quando è g u n a b ile , si gunav. onde


p. c. fa ìtpj . 5 ) Ai cosi fatti Accusativi in
sufliggesi, a modo d’ausiliare, il Perfetlo raddoppiato
di -ai (v. §. 3 o 6 , io ), fare, o >j (v. §. 3 0 7 , i/[), diventa­
re, od sra (v. §. 30 7 , 19 , 2, c), essere, onde p. e. ^ fa
alla 3 p. Sing. Parasm . ^"knf^cinx 0 o 'shTrhrm.
§• 510 . ^ flettesi come Parasmaipado od Atm anepado,
secondo la forma che piglicrebbe il verbo a cui si suf-
lìgge (v. §. a 55); ^ e soltanto come Parasmaipadi.
Serva ad esempio di coniugazione (cl. 1 0 ) , rubare,
che ha per tema (cf. §. 2 9 3, 1, eccez. a).

Parasm aip ad o .

Duale Plur.

w k 'irw ^ vS \
■«UwyTg'H

A tm an ep ad o .

^rtxTrn^^rir

^tTTTTWi
P a rasm a ip ad o .

% T lfP

P a rasm a ip ad o .

'■«iì^TFrF ^fhCTrmfm
^"ìrwrro
wkrmrro o \
244 CO N IU G AZ IO NE

§. 311. Anomalie ed osservazioni.

\) (Atm.), splendere, ^ (Atm.), andare, e fe ?,


« sapere », non gunano, contro il §. 3og, 2, la loro fi­
nale, onde p. e. (v. §. 22; 23, eccez.), (o
v. §. 3 o 8, 4 , b). 2 ) 7 , Ft (v. §. 3 o 8 , 4 , b),
tutti della cl. 3, formano il Perfetto perifrastico per mezzo
del tema raddoppiato, proprio de’ tempi speciali (v. §. 258,
3), che, gunato conforme al §. 3 og, 2 , passa rispettiva­
mente da fìpj, in fsrì*, fwnt, *r?ì, ftr|, e
quindi (con riguardo al §. 25, a) in
fìrp n ^ , onde p. e. ecc. 5 ) Presso gli epici s’ in­
contra talvolta il Perfetto perifrastico in verbi che dovreb­
bero prendere soltanto il raddoppialo, come p. e.
(da Tft, condurre), (da 3^, chiamare).

AORISTO.

§. 312 . L ’Aoristo si distingue in sette forme 0 maniere


le quali tutte, fuor della lingua vedica, hanno in comune
l ’aumento accentato che si prefigge con quelle medesime
avvertenze che nell’ im perfetto (v. §. 263). T re di queste
maniere (v. §§. 3 i 3 - 32y) pigliano semplici desinenze e
la terza prende inoltre il raddoppiam ento; le altre quat­
tro (v. §§. 32 8 -339 ) si formano mediante la composizio­
ne del tema verbale con terminazioni nate dall'im perfetto
o da una maniera aorislica della radice ’SS, essere.
Osservazioni. \) Valgono le Osservazioni al §. 2 6 3, onde
p. e. secondo x, a, *tt n»ro (da pers. 2 Sing. P a ­
rasm. Aor. di n*r, v. §. 3 x6), non andare ( = ne eas)-,
secondo 3, tifata; (pers. 3 Sing. Parasm. Aoi\ di
v. §§. 33 1, 33 a), mandò. Inollre l’Aov. gelta via l’aumento
d e ' t e m p i g e n e r a l i. 245

non solo dopo »n w secondo il §. 2<33, oss. r, a , ma e-


ziandio dopo il solo m, sempre nel medesimo setiso d’Tm-
perativo, onde p. e. *rr *r*nr , fiori andare 1 .
2 ) In osservanza del §. 293, 2, le radici srr, mangiare,
■sm , essere, , parlare, 'T ® , narrare, sono di necessiti r i­
spettivamente surrogate dalle equivalenti tjti,

Maniera prima.

§• 315 - L ’Aoristo di questa m aniera, il quale n ell’ A t­


manepado non ha se non le persone 2 e 3 del Sing., la 1
del Duale e la 2 del P lu r., piglia le desinenze dell’im per­
fetto (v. §. 2 6 4 ) , ma nella 3 pers. P lu r. sempre str in
cambio d’^ (v. però §. 3 t 4 , 1 , b), onde le sue termina­
zioni sono:

nel Parasmaipado. nell’Àtmanepado.


Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
1. * «... •••«
2. *\ n*\ ir ■«rm ... \
3. il\ TTT*^ ... ....

§• 314 - Seguono questo Aoristo:


\ ) Solo nel Parasm aipado: a) le radici m , andare, ^t,
dare, proteggere, ^ t , tagliare, m t , porre, -crr, bere, ^ sjt,
stare, e ad arbitrio, potendo pigliare anche la maniera se­
sta, -ht, odorare, -gft, tagliare, s r ì, aguzzare, e, inoltre la
settima, >*, bere, le quali radici tutte dinanzi ad ■sth ( v .
§. 3 i 3) fognano la loro finale, e , se terminanti in ditton­
go, dinanzi all’altre desinenze mutanla in ^rr, che coll’^m
della p. 1 Sing. fondesi in (v. §. 2 1 , 2 ,a ), onde p. e.
^ H- fanno rispettivam ente

(1) P resso g li e p ici s 'in c o n t r a ta lv o lta c o ll’ a u m e n t o , onde p. e.


2 4 6 C O N IU G A ZIO N E

i-TTTff , ; b) »^, diventare, essere (v. §.


3 12 , 2), che nella 3 p. Plur. prende ^ in cambio di t h
(v. §. 3 1 3) e dinanzi a vocale inserisce ^ (cf. §. 30 7 , i/j),
onde Sing. p. 1 (^t^ -4- 'STO), Plur. p. 3 (^r^
■+■ ^ )•
2) Ad arbitrio e solo nell’A lm anepado: a) nelle per­
sone 2 e 3 del Sing. (oltre all’Aoristo della 5 maniera)
tutte le radici dell’8 classe eccetto ciò sono an­
dare, , uccidere, fsjnT, uccidere, ^ , prendere, tht,
stendere, ^ r , mangiare, »r^, pensare, , chiedere, tjtt ,
dare, che tutte fognano la loro nasale e allunga inoltre
la vocale (v. §. 249, IH , 1, b), onde p. e. ■ejw fa nelle delle
due persone di questo Aoristo , e th
w tw ; b) e anche nelle persone 1 del Duale e 2 del Plur.
(oltre l’Aoristo 7) n ?, copi'ire, f-r?, ungere, <•?, mungere,
e leccare, con avvertenza principalm ente del §. 49>
onde p. e. n ?, % ? , -+- -sjtjt (p. 2 Sing.) fanno rispet­
tivamente (v. §. 49, 2, b), ^sfì;3>rre (v. §§.
34 ; 4l)j h b), -+- «I* (2 p. Plur.) ^fvn*p^
(v. inoltre §. 35), ma -+- gf? (p. 1 Duale) ,

§• 51 'S* Serva per paradimma della coniugazione di que­


sto Aoristo bere, a cui s’aggiugne, come di verbo assai
usitato, anche quella di ^ (v. §. 3 x4, 1>b), diventare, es­
sere.
P a rasm a ip ad o . Parasm aip ad o .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

\ ÌSWJ
Cv.
\ ^jtvtìpt ^VTiT w iS,
^ornr\ ^tVTrTTW\

Maniera seconda.

§. 51G. L ’Aoristo di questa forma prende le desinenze


dell'im perfetto (v. §. 264), come il precedente, dal quale
d e ' tem pi gen era li. '2 47
però si distingue principalm ente in quanto pone fra il te­
ina e le terminazioni la vocale ^ che si governa come la
finale dei temi verbali della Coniugazione I conforme al
§, 2G8. E così p. e. (da , impiastrare) con ^ -4-
^nr fa 3 ? % ^ , con 5 + ^ con ^ -4- ^ con
^ ^rPTR onde dalle desinenze suddette e in­
sieme dalla precedente vocale 1 si formano le seguenti
terminazioni :

nel P a rasm a ip ad o . n e ll’A tm an epad o.

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


1. in J?
2. ** ITT \
3. UrTT** ’Mtl

§• 517 - i ) V arie sono le radici che seguono questo Ao-


risto, la più parte solo nel Parasm aipado, e quasi tutte
term inate in consonante.
2 ) Quelle che escono in ^n, c gettano via queste
vocali, onde p. e. ^rr, narrare, gonfiarsi, chiamare,
-+- fanno rispettivam ente , v t o t , ■scgpr.
5) ^ e finali si gunano (v. §. ig ), onde p. e. i j , an­
dare, ^ , invecchiare, -+- fanno 'snrtR-
4 ) In mezzo a radice ^ non si guna se non in -^si, ve­
dere, onde p. e. tto , saziarsi, camminare, con
fanno j ma ^T5T^.
5 ) L e radici che, come p. e. , H3T, cadere, , tras­
curare, t^ , montare, puntellare, cadere, hanno
per penultima consonante una nasale, la fognano (cf. §.
2/fg, II), onde p. e. i4* con ^ fa uzmw ,

G) L e radici , gittare, tttt , cadere, srre, comandare,


e , parlare, pigliano per rispettivi temi ,
2 4 8 C O N IU G AZ IO NE

tfàre (da , v. §. 48, I I I , b), ’snfr*, onde p. e. con *w


fanno ^nnm, «nfìynm, ^TTt^T 4.
§. 318 - Serva ad esempio di questo Aorislo la coniu­
gazione di fcjre, impiastrare.

P a rasm a ip ad o . A tm an epad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


^fetrnr ^rf^TW
wf^TTT ^% w nr
^ Tq5 iT ’.M ^ ri IH "StQjS

§• 319 . Osservazione agli Aoristi 1 e I I


(v. §§. 3 1 3 - 3 1 S).

Sebbene questi due Aoristi piglino le desinenze dell’im ­


perfetto, generalm ente però non possono confondersi con
questo tempo, il quale per lo pii'i se ne distingue princi-
]>almente in quanto va fornito del carattere classifìcativo,
proprio de’ tempi speciali (v. §. 258 ), onde p. e. th (cl. 1),
bere, ito (cl. 1), anelare, 3 (cl. 3), andare, *r? (cl. 4), in-
ebbriarsi, (cl. 5), potere, (cl. 6), rompere, 51? (cl.
7), congiungere, che p. e. nella pers. 3 Sing. Parasm. del-
l’im perf. fanno rispettivam ente 'srftpnT (v. §. 270, I, 1),
(v. §. 2 7 0 , 1, 3), (v. §. 282), wrenr (v. §. 2 7 2 ,
2), --^i*trix (v. §§. 286, 287), (v. §. 274, 1),
(v. §. 2 84), hanno, n e ll’Aor. I , ^nmr, nel II, W K ,

( 1 ) L 'A o r i s lo di qu esti v e rb i si è v c risim ilm e n te fo rm ato in m odo più


o m en o an om alo d a u n a c o n trazio n e d el tem a ra d d o p p ia lo d e ll' A o r is lo
d e lla m an ie ra terza (v. §. 520 e s e g g .), e cosi p. e. ■gpffaJT da
p e r v ia d ' . C f. p. e. tem a d eb o lissim o di
(v. §. i6C ), nato p e r v ia di .
\ S' \
d e ’ tem pi g en era li. 2 4 !)

M a n i era terza.

520. Questo Aoristo prende le desinenze dell’im perfetto


combinate con un precedente alla stessa guisa che l’A o ­
risto della seconda m aniera (v. §. 3 i 6) , ma si.d istin gu e
così da questo come da tutti gli altri in quanto che il tema
verbale, innanzi di prendere l’aum ento, piglia forma rad­
doppiata, onde p. e. amare, diventa e fa quindi,
verbigrazia, -ywsimgr (3 p. Sing. Atm .).
§• 521 . Prendono questa forma d’Aoristo:
1) fra i verbi veram ente prim ari soltanto cjm , ama­
re, j*, correre, far, andare, ^ , scorrere, e, ad arbitrio,
xf, bere, ftg, gonfiarsi ;
2 ) fra i derivati i verbi della classe decima ( cf. la
nota della pag. 1 8 7 ) e i Causali, come pur quelli fra i D e ­
nominativi che in analogia dei precedenti formano il loro
tema per mezzo d ’^ni
§. 522 . N e ’ verbi prim ari : \) il raddoppiamento for­
masi del tutto in analogia di quello del Perfetto raddop­
piato (v. §§ . 2 9 5 , 29 6 ), onde p. e. da cjr*^ si fa w , da
fssr da 2 ) ^ ed ? , finali di tema, passano r i­
spettivam ente in ed (v. §. 23 , eccez.), ed £ cade
(cf. § . 3 1 7 , 2), onde p. e. frg fa, verbigrazia, nella 1 pers.
Sing. Parasm . ^ ^ 5) Servano
d’esempio pel Parasm . fsg, gonfiarsi, per l’Atm an. ór* ,
amare.
P arasm aip ad o .

Sing. Duale Plur.

wf^rfOTiT forcare

( 1 ) V e g g a n s i non solo i §§. 258, 2 7 5 , 2 7 6 ; m a e z ia n d io , p iù in n an zi,


q u e lli elio trattan o d e lla fo rm azio n e d ei C a u s a li e d e g li a n a lo g h i D e n o ­
m in a tiv i.
250 CO N IU GA ZI ON E

A tm an epad o.

uj. Duale Plur.


•giurerò

Osservazione, «r*^, amare, potendo ne’ tempi generali


serbare il tema proprio degli speciali (v. §. 293, 1, eccez.
b), formalo ad analogia di quello de’ verbi della classe 10
(v. §. 2 7 0 ,1 1 1 , 1), in questo Aoristo può perciò anche fog­
giare il suo tema in analogia dei verbi di della classe con­
forme ai §§. 323, e segg., e quindi da ofrmq raddoppiarsi in
(v. §§. 323, 324) e far p. e. (p . 3 Sing.
Atman.).
§• 525 . I verbi derivati che secondo il §. 32 1, 2, p i­
gliano questo Aoristo, gettano l ’ ^nr del tema (cf. §. 293,
1 , eccez. a), onde p. e. (da cin^, narrare, cl. 10 , v.
§. 276, II) diventa cfi-q. Inoltre, prima di prendere il rad­
doppiamento e poi l’aumento, modificano ancora il loro
tema nelle seguenti guise:
I. Se cominciano per consonante: i) a) abbreviano le
vocali lunghe e cambiano ir od ^ in od in -3- , on­
de p. e. (Caus. di ^rq, seminare) diventa cpr,
(Caus. di w t, narrare) , wnrq (da fst, invecchiare, cl.
10) ìini, Tjrnrc (Caus. di cuocere) tt^pt (Caus. di
ruggire) , TTTPrq (Caus. di purificare) t r , grmt (Caus.
di , fare) sax, ^mTT (Caus. di , spezzare) (Caus.
di <p*, peccare) <pi, (Caus. di , aspergere) ftn r,
fftcjra (da , innalzare, cl. 10 ) ttc* ; b) ma non alterano
le lunghe e i dittonghi radicali e insieme non finali di ra-
dice, onde p. e. irrora (Caus. di chiedere) diventa nr^,
Sfhfm (da sitar, irritarsi, cl. io ) sffaj , (Caus. di , be­
re) ^rq , w i (Caus. di , tremare) (da
guardare, cl. m )^ W , (Caus. di avvicinarsi) #tòf;
de’ tem pi g e n e r a l i. 251

2) contenendo dinanzi a consonante radicale un suono


(**, ^ « a 1» da ^ (cf. §. 19), possono
conservare esso suono, ovvero, se nato da mutarlo
i n ^ , se da <5, in 75-, onde p. e. (Caus. di man­
dar fuori) può diventare 0 ?n r, *rnr*r (C au s. di
astergere) o jjs^, cfrfthi (Caus. di celebrare)
0 ■anr, W5rq ( Caus. di , bastare) «rei o ^ r -
II. Se cominciano da vocale 0 dittongo: |) cambiano
l’ iniziale in onde p. e. (Caus. di w q , ottenere) di­
venta (da gettare, cl. 10) ^ 5 ;, (Caus.
di , andare) 2) inoltre se la vocale o il ditton­
go sono seguiti da due o più consonanti, il tema ritiene
soltanto l’ultim a, mentre pigliale tulle la sillaba raddop­
piata (v. §. 3 a 4 , II), onde p. e. ’snfxr (Caus. di vessa­
re) diventa ^ (onde p. e. -h ^ -H ^ ) , (Caus.
di - 3 ^ , bagnare) 2? (onde p. e. -+- 3? -+- w ) ,
(Caus. d’ invidiare) 31? (onde p. e. ìr^r, -+- -+- ^nr).
III. Se sono polisillabi, gettano soltanto w ,.o n d e p. e.
c r j t t it t (da ^pnr, scherzare, cl. 1 0 ) diventa ^ t t , ^rsifrcrq
(Caus. di ^tsittw , splendere) (da w r f a , di­
sprezzare, cl. 1 o) ’snrkfh;.
§ • 524 . Nel raddoppiamento dei temi verbali modificati
secondo i §§. 323 , 325 , le consonanti si governano con­
forme al §. 253 , I I , I II, IV , onde p. e. (da thìr di 7 R ,
insuperbire, cl. 10) si raddoppia in (da ,
Caus. di , rompere) in (da Tjjw^q, Caus. di
, salire) in ; ma le vocali nelle seguenti m a­
li iere :
I. N e’ temi comincianli per consonante la vocale si
ripete in guisa da formare insieme con quella della sillaba
radicale un trocheo ( “ “ ) od un giambo ( “ “ ) (vedi però
il §. 326 , 1 , 2, 7), ma con queste avvertenze: j ) Ripelesi
tv per ’S ^ ^ 11011 lunghe di posizione nè precedute da
gruppo consonantico, coinè p. e. in (da xrr^*T, Caus.
di Tpr, andare), (da Caus. di , fendere)
252 C ON IU GA ZI ON E

'g w ly * (da Caus. di R?, triturare) ; 2) R ipelcsi a)


per 33 precedute da gruppo consonantico, come p. e. in
srfcrartnr (da jkttc, Caus. di , compassionare) (da
■%rrq, Caus. di fonr, gettare^), \afqwffiiT (da ht3ìtj; Caus. di ^ s t ,
toccare); b) per ^ lunghe di posizione, come p. e. in
(da f^nìTO di fgw , pensare, cl. io ), (da
o tti, Caus. di Y f, crescere)-, c) per ^ ^ 5*, come p. e.
in wN^rhrn; (da di parlare, cl. io), (da
^n r, Caus. di scherzare); 3 ) Ripetesi per ^ lunga
di posizione e per ^tt, come p. e. in (da Caus.
di , saziarsi), 'S u k i^ (da tnni, Caus. di tto , bastare);
4 ) Ripetesi ^ per t non lunga di posizione nè prece­
duta da gruppo consonantico, come p. e. in (da
cTtmr, Caus. di ^ , appetire); 5 ) Ripetesi ? per t lunga
di posizione o preceduta da gruppo consonantico e per ^
come p. e. in ’srarjpr (da wpi di , tenere a vile,
cl. io), 'Hd<£j!rfN, (da 5 f ^ , Caus. di T F, offendere),
(da , Caus. di ^ , bere), (da di ,
guardare, cl. io ), (da #Nni, Caus. di s f a , avvi­
cinarsi ).
II. Quanto ai verbi comincianti per vocale, la sillaba ri­
petuta contiene tutto il tema privato solo d’^rq secondo il
§. 323 , la sua vocale si fonde coll’ aumento conforme al
§. 263 e le consonanti si governano a norma del §. 253,
IIT, IV , e cosi p. e. sskr (da ^fknr, Caus. di andare)
ripetesi in ’sffa , onde (secondo il §. 323, II) (=^a
-H -+- 2T? -+- w ).
III. I temi polisillabi: a) se cominciano per conso­
nante hanno il raddoppiamento conforme al §. 253, onde
p. e. JNMq (da »i^T, cercare, cl. 10) si raddoppia in ;
b) se cominciano da vocale, insieme con questa ripetesi an­
cora la consonante seguente, onde p. e. ^vTU-q (da
sprezzare, cl. 10) si raddoppia in gHpnrk (av-avadhir).
DE TEMPI GENERALI. 263

§• 3 2 3 . Eccezioni ed osservazioni al §. 3 a 3 .

\) Contro I , i , a: i) mimi (Caus. di w t, stare) deve, Trm


(Caus. di v(, odorare) può cambiare in onde p. e.
^ fri fatra- (v. §. /|8, I II, a), o, regolarm ente, ’srftr-
; 2) o t t o (Caus. di dormire) diventa ( cf.
§§. 249, I; 3 o 3, I, b), onde (v. §. 48 , H I, a); 3)
(nato da nmro, Caus. di ut, bere) fognando ^ diventa
onde ; 4) (Caus. di vergognarsi) radduce la
guna all’^ radicale, onde e non 5)
(Caus. di chiamare) e «jum (Caus. di fsg, gonfiarsi), il
primo di necessità, il secondo ad arbitrio, formano l’Aori-
sto dai sostituiti temi (da |r, v. §. 2 4 9 , I; cf. §. 298,
1 , a), 5 im (da s i , v. §. 249, I; cf. §. 30 7 , 18 ) , onde
o >35j 3Nrix; inoltre può non abbre­
viare ^n, onde ; 6) possono non abbx-eviare la vo­
cale lunga o serbare il dittongo i temi dedotti dalle ra ­
dici -ófTrr w xtti ero, sonare, mrr, dire, ^ r , dare, igni, lamen­
tarsi, c$7, voltolarsi, ^ 7 , ferire, rompere, onde p. e.
■zftttr (Caus. di -sfinir) può fare ìsratòRnT od , cfrtrc
(Caus. di od .
2 ) Contro I, 1 , b, una vocale lunga od un dittongo ra­
dicale abbreviasi: 1) di necessità in 711^, penetrare, vr? ,
lavare, tjw e ?rrv, effettuare, , ferire, -g^nr, rallegrarsi,
onde p. e. (Caus. di m f) fa ’sm 'ì^h , (Caus. di
*jg^) (v. §. 48, III, a); 2) ad arbitrio in ìfhr, vive­
re, < f^ , ardere, irte, tormentare, o t , parlare, u ra,
HT5I, , splendere, chiuder gli occhi, , quie­
tare, trascurare, onde p. e. ■sfhrq (Caus. di "Jrhr) fa
od ^ fw h n r , « m '(da cl. 1 o) (v. §.
48 , I I I , 'a ) od
3) Contro I I , r, hanno 1 in cambio d’^ i verbi della
cl. 10 (0 piuttosto Denominativi) notare, , esser
cieco, ^ r ' , domandare, diminuire, onde p. e.
2 5 4 C O N IU G AZ IO NE

fa - s n ^ m , ■arrs ( o , secondo Vopadevo, regolar­


mente ).
4 ) Contro II, 2, la sillaba radicale ritiene tutte e due
le consonanti in w i (Caus. di , andare) e nelle radici
terminanti nel gruppo Ttr, onde p. e. fa ^nfswrr, 'srsp*
(Caus. d’m r , penetrare) (Caus. tl:f ^ , vedere)
ìrfa«jrT.
3 ) Contro I I I , •aiTÈrm^T (C aus. d’ grò, coprii'e) passa in
t j t , ripetendo, conforme al §. 324, III, la sillaba -grò, che
coll’aumento diventa onde (=
-+- ^ + w , cf. §. 23).

§. 526 . Eccezioni ed osservazioni al §. 324.

\) Osservazione a. I. Alcuni temi non possono nel rad­


doppiamento evitar lo spondeo ( - - ) , come p . e. v.i^n
(Caus. di andare) che raddoppiandosi in fa, v e r­
bigrazia, •3T5rB^ìTs (vedi inoltre 2 e 7).
2 ) Contro I, 1 , ripete conforme al §. 253, (Caus.
di attendere, e jr, spaccare), onde p. e. , dando
inoltre luogo a un pirrichio (“ “) contro I.
5 ) Contro I, 1 e 2 , a, i temi derivati da radici finite
in g' od ^ e non comincianti da ir\ nè da labiale o semi-
vocale, ripetono gì e , dinanzi a gruppo consonantico, t ,
onde p. e. (Caus. di 5, tormentare) fa
(Caus. di ^ o lodare) (Caus. di co­
prire) , mentre p. e. (Caus. di ruggire) fa
m 1w , W I (Caus. di tj , purificare) w ìtrc T .
4 ) Contro I, 2, a: 1) ripetono conforme al §. 253 ,
i Causali di affrettarsi, tra , allargarsi, triturare,
stendere, wnji, rattenere, , ricordarsi, onde p.
(Caus. di ^ t ) fa vmTf 0 *inTr (Caus. di v j) ’sren-trer ;
2) ripete ^ fistiti (C aus. di fp*;, tremolare), onde p. e.
’sjFtfiCrr ; 3) possono ripetere 7 'aj, cadere, correre, w,
andare, g , fluire, •&, udire, stillare, g , colare, onde p. e.
d b’ tem pi g en era li. 255

■amm (Caus. ili -sg) fa p. e. o ^rN-anTB , hppt (Caus.


di h O') w p \ o \
5) Contro I, 2, c, possono ripetere m w q e (Cau­
sali di , palpitare, I s , vestire), onde p. e. o
•3Tfa%FiTv 0 .
6) Contro I, 5 , ripete ^ ifVrPl (Caus. di ?ra. risplendere,
onde (cf. §. 253 , eccez. i).
7 ) Contro I, i , 2, 4 , raddoppiasi conforme ai §§. 290,
296, 1, il tema delle radici della decima classe che, secondo
il §. 2 7 6 ,11, I II, non allungano o non soggiacciono a guna-
mento (come pur quello degli analoghi Denominativi), ve­
nendo per tal guisa ad avere nel tema raddoppiato anche
un pirrichio (“ “.) contro I, onde p. e. (da ) fa
7t^tx, ’fnr (da ij^ ) (cf. §. 296, 1), seppi (da apr)
«PT<TX, (da *«j?) w ^ r ? r s, (da j ^ ) , ^ r fp ir , 3 ^ 1
(Denom. da ttò5, bilancia) Si eccettuano però ^rer,
tt7!i, t^ , che possono anche regolarmente rip e te re ^ ,
onde p. e. crspi (da «irsi) fa ^ckvik o (du
) ^7'Cf?Hx 0
§• 527 . Valga ad esempio di questo Aorislo, quanto ai
verbi derivati (v. §§. 3 2 3 -3 2 6 ), ^ 7 1 (da rubare, cl.
10), onde il tema (§§• 323 , 324).

P a rasm a ip ad o . A tm an ep ad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Piar.


ocra °TTF otmf?
oijniN or?T r o^rnTs
ot^tr x °Tcn»Tx n77tT

Maniera quarta.

§• 528 - I verbi che pigliano questo Aoristo (v. §. 33 o):


4 ) nel Parasm. mutano in vriddi ( v. §. 1 9 ) l’ ultima vo­
cale del tema, onde p. c. le radici cpi, ardere, rom­
pere., fgjq , gettare, 7pT: percuotere, ?pr , metter fuori,
266 CONIUGAZIONE

condurre, 5, tormentare, ,ja r e , insieme coll’ aumcnlo


diventano rispettivam ente ^nmr, 'srifa, ’srfffa,
(v. §. 245), ^rfr, ^TcFTT;; 2 ) nell’Atm ., lasciando inal­
terate le vocali radicali seguite da consonante, gunizzano
però le finali, tranne che non si altera e ^ che passa in
^ e, dopo labiali o ^r , in -gir (v. §. 24, b), onde p. e. f%,
raccogliere, coprire, diventano ma fi??, fe n ­
dere, portare, stendere, coprire,
5) nelle radici finite ne’ diltonghi ir ^ come pure
in distruggere, fu, gettare, perire, e ad arbitrio,
ottenere, cambiano la finale in ^tt (cf. §§. 252 ; 30 7, i 5),
onde p. e. %, ^ hanno per tema o t t , ^ t , e
( 0 , secondo 2 , ^ ) .
Eccez. ed oss. 1) ^ (Atman.), gridare, 3 (Parasm.), ca­
care, non pigliano nè guna nè vriddi (cf. §. 242, 1), onde il
loro tema ^ jj. 2) N ell’Atm anepado: a) protegge­
re, bere, ;fr, distruggere, come pure ?t, dare, vt, por­
re, w , stare, cambiano la vocale in onde (per
?[t), (per \jt, ^), b) tu, sostituito ad ? (cf. §. 307,
2), cambia in onde ^sprt; c) fognano la finale: uc­
cidere, sempre; tij^, andare, preceduto da ito , ad arbi-
trio; preceduto da ^ -4- ^n, in senso d’ uccidere,
sem pre; preceduto da t r , in senso di prender moglie,
ad arbitrio; onde i temi *prn 0 w t ^ , od
g-xrnrw .
§• 529 . I temi foggiati conforme al precedente §. pren­
dono per terminazioni le forme dell'im perfetto del verbo
, essere (v. §. 2 8 1, 5), ma fognandone l’^rr iniziale e
cambiando inoltre l’^n^ della 3 pers. P lu r. del Parasm. in
Tir. E perciò le desinenze di questo Aoristo sono:
nel P a rasm a ip ad o . n e ll’A tm an epad o.
Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
1. 7TO\ w ftj
2. TTfaf
'\ wr* «ivn»N w (f* )
3. ^rhr 5TTW O\ inr
d e ’ tem pi g en era li. 2 ò7
Osservazioni, i) L a sibilante iniziale delle desinenze,
immediatamente seguita da tt o -sj e preceduta da breve
vocale o da consonante che non sia nasale nè semivocale,
cade (v. §. 48, IT, 3), onde p. e. (da fgjtj, gettare) -+-
^ (2 p. Plu r. Parasm .) fa 'srf (d a f , fare) -4- pzrm
, ma (da %, tessere) e (da , dilettarsi) -4-
(p. 3 Sing. Atinan.) fanno ìM'-itw, *rò 5T (v. §. 4 °)- a)
(3 p. P lu r. Atman.) dopo vocali che non siano ^ od
^TT e dopo dittonghi cambia in e , onde p. e. (da
dure, v. §. 3 a 8, eccez. 2, a), (da ftr, vincere, v. §. 828, 2)
-4-tipi fanno raa ^raTtinr. 3) A vvertan si,
quanto alle mutazioni eufoniche, principalm ente i §§.
29-49, onde p. e. salire, —f—tfT (2 p. P lu r. Par.) fa
(v. §. 3o; 48 , l i , 3); , legare,-4- fa ^ n w h r (v.
33, c; 35), - 4- (cf. t) ^■srr^r o ^nrr^r (v. §§. 3 o, oss.; 34 ;
48 , II, 3); sra, lacerare, -4- *ffrr fa , -4- «r ^ran?,
-4- w ra (v. §. 36, eccez. a)-, vrg , rompere, -4- tfbr
fa ^MT^hr (v. §. 39); »r^, pensare, e tpt, chinarsi, - w (p.
3 Sing. Atman.) ^nfc<r(v. §. 4 ° ) ; T>TR, ingrassarsi,
- 4- wrrer (v. §. 4 3 ); ^ r , mordere, -+- ^ r ^ h r , -+-
-4- «ptx 0 ( v. §§. 3 o, oss.; 39; 45 ,
1 ); crei, fabbricare, -+■ tfbr ^iTI^ìh , -4- sr -+- «i*r
(v. §. 47); ^ t s, abitare, -i- stir w w t e (v. §. 4^,
I I , 2, «); ftr, vincere, -i- Tfftr W 'fftì;, -4- wro -WffTV ( v.
48 , I II, c); rrz, bruciare, -4- *rfrr » H- ^ -4-
OT , -+- tiprs w t i R (§§. 34 ; 35 ; 49, 1); tt?, lega­
re, -4- Trtrf ^rnrrfrtw, -+- *T (2 p. P lu r. Parasm .) ^rrsr, -h
tgw ( v . 49, eccez. 1 ); w?, portare, -4- tfte y'-iisfìrt;,
-4- w t e , -4- wth (v. §. 49 , eccez. 3). 4) s > os­
servino inoltre i §§.: 245, onde p. e. con *rfrr ^ ir , metter
fuori, fa w rsfh r, trarre, wrr^Trr otl ; 246,
onde ir a , tuffarsi, -1- tffcr fa , -4- w 249? \
oss., onde friggere, -4- Trfa fa od ^wrtsfFi^.
§. 550 . i ) Prendono la quarta maniera d’Aoristo, così
Gramm. sanscrita. II
2 5 8 CO N IU G AZ IO NE

nel Parasm. come n ell’Atm an., quasi lutto le radici finite


in 3^ f ^ nel solo Atman. le term inanti in ^it (alcune
però anche nel Parasm .), e, ad arbitrio, potendo
anche prendere la q u in ta, le radici finite nella vocale
come pur le term inanti in quando questa vocale è
preceduta da gruppo consonantico. Pigliano inoltre la
quarta maniera d’Aoristo, quando di necessità, quando ad
arbitrio, quali nel Parasm . e n ell’Atm an. e quali soltanto
n ell’ una di queste form e, parecchie fra le radici finite in
consonante.
2) Servano di paradimmi: i) , cuocere; 2)
gettare; 3) ìpt, percuotere; 4) f a , raccogliere; 5) co­
prire; 6) f , fare; 7): a) (Atman.), dare; b) % (Atin.),
salvare.
P arasm aip ad o . A tm an epad o.

1.
Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
wqre^
^TTT3i ^rwzrm\
o\ ^nrHrnrw ^ q ui vr

mpatiT

3.
wV)f w
\ \ ■snìì ^iJrHIVITF ^TTT^W
Vi ni w l ri ^TSTT'jrTJl ^rììrtj«x •37rirHlri[» W jfR T fT

A.
^%rpr ^r%ni
\
^ p rx
■5 3%? ^ qTritW W%TTÌT
DE TEMPI GENERALI. 26»

P a rasm a ip ad o . A tm an epad o.

0.
Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
■^TWWfa
sTFWhrhr -5i?cRWfTN ^♦sììy ih\ ^FFmrznrr,
fopi m1 h y 1*1 creste ^rarraTrm

G.
^òfTKT SH^HH ■^^i Ph
’SctimTf^ ^stóstc»^ ^c?rrp ^T T H ^^rnrm^ ^T*T\
cg
^ ^ tuT ìt w c h iù ih w è fiT Q fj ^T<*Mirili ^rm r

7.
A tm an epad o. A tm an ep ad o.

iaf^fn ’gO'Klfìg wfirvfir


^frfvjra ^U; mTTf i ^i Tx wmmrm ^r=m=R
grenfl ■^Tranrpr

Maniera quinta.

§• 551 . I) In questo Aoristo le radici, se terminano


per vocale, nel Parasmaipado cambiano la finale in vriddi
(v. §. ig ), nell’Atmanepado in guna; se escono in conso­
nante, gunauo la vocale così nel Parasm. come nell’Atma-
nep.; sicché p. e. la radice 3 , congiungere, insieme col­
l ’aumento viene ad aver per tema nel Parasm . nel-
l ’Atman. n f t , e jj<* (Parasm.), triturare, ^w^s , 3? (Atm.),
godere, ^ft^ .
Eccezioni ed osservazioni. 1) Non pigliano guna nè
vriddi le radici che secondo il §. 242, 1 , sono escluse da
questi due dittongam enti, onde p. e. lodare, vi­
brare, hanno per rispettivi temi ; ad arbitrio
(v. §. 2 4 2 , 2, b), coprire, onde il suo tem a, nel Paras-
maip., può essere nell’Atmau. ^taff, otl, in entrai*1-
2 6 0 CON l t !G AZION E

hi, (v. §. 263). 2) 53?, coprire, in cambio di gunare


allunga l’ «r secondo il §. 243, onde il tema ^ r ? ; 3)
astergere, vriddizza ^ secondo il §. 244, onde il tema
4) f a , gonfiarsi, e »mj, 'vigilare , in cambio della vriddi
prendono la guna, onde i temi ’snrmr:; 5) <fhrì (A t­
man.), splendere, w t (Atman.), andare, e esser po-
ve/'o, fognano la loro finale, onde i temi "5 ^ ,

II. Se le radici comincianti da consonante contengono


^ seguito da consonante fiuale, la vocale può nel P aras­
maipado allungarsi, onde p. e. sonare, ha per tema
^?»T^ od .
Eccezioni ed osservazioni. 1) Non allungano punto
questo ^ le radici terminanti in w , come pure al­
cune finite principalm ente in 7i o in dentale, onde p. e.
da w , errare, , andare, tx? , prendere, coprire,
si formano soltanto i temi o t i i . 2) Lo
allungano sempre le radici finite in t:, c^, come pure.tn?,
andare, e parlare, onde p. e. , f animare, ha per
tema ■aTfiè i, ^ ^ tt^ .
§. 552 . Ai temi form ali secondo il precedente §. appic-
cansi le terminazioni della quarta maniera d’Aoristo (v .
§. 329), ma precedute (e modificate secondo il §. 48, I I I ,
6‘) da ^ (od v. osservaz.), fuorché nella 2 e 3 pers.
Sing. del Parasm ., le quali, oltre al non prendere \ , fogna­
no l’ iniziale della desinenza, onde ^ i n cambio
d’sprfa, ^rtìT. E perciò le terminazioni di questo Aoristo
sono:

u el P a rasm a ip ad o . n e ll’A tm an epad o.

Pers. Simj . Duale Plur. Sing. Duale Plur.


1.
2.
3. ^TriT»fs ^
DE’ TEMPI GEN ERALI. 2G1

Osservazioni, i) La radice scegliere, e quelle che


escono in n ell’ Atmanepado possono, e tt?, prendere,
anche nel Parasmaipado, deve allungare l’s iniziale delle
desinenze (cf. §. a 5 i, 2, a, 3), onde p. e. nella r pers.
Sing. f e c^, spargere, fanno nelPAtman. od w c lfft,
~^c(ik Pm od 0 Tv, e xr?, nel Parasm ., ^jjérhms, nell Atm.,
Pm- 2) Se il tema verbale viene a terminare in tt,
3^, 1 (cf. 3), il v di (2 pers. Plur. Atman.) può
cambiarsi in 's (cf. 299, oss. a), onde p. e. (da la~
gliare, v. §. 33 1 , 1) fa od (cf. 3), w ? ( d a
zr?) od (cf. 1). 3) I temi che, confor­
me al §. 33 i , I , ed eccezioni, vengono ì terminare in -3-,
0 dittongo, dinanzi alla vocale iniziale della desinenza mu­
tano 7 ed in (v. §. a 3), 17 in , 5* in ’ srra, in
'3PT, in w t (v. §. 25, a), onde p. e. ^ (d a v. §.
33 1, T, eccez. 1) -4- fa srrprfr^ w t (da g v. §. 33 1, I)
w n rb r.
§• 335 . \) Questa maniera d’Aoristo è la più comune
come quella che vien presa dalla massima parte così delle
radici finite in consonante come di quelle che, terminanti
in vocale o dittongo, non pigliano la maniera quarta (v.
§. 33 o, 1).
2 ) Servano di paradimmi: 1) 5 , congiungere; 2) g v , sa­
pere.
P a rasm a ip ad o . A tm an epad o.
\.
Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.
r=i m w fa fa w frcrfV

w t t N» WTWFn yqTRS \ \

ìSTn=rhT \
'ii Mr=l HIcf1 wf^cnr
2.
wyftpsj w ì f w w=rtfwriìr
■y=iì v* w ì f w r e\ wtftprrsrraN ^ fr fv i^\
w tfw n r ^«iìPm^tt w tfvw r» ^ w tfinre
2 G-2 CO N IU GA ZI ON E

Maniera sesta.

§• 334 . Questo Aoristo, che s’adopera solo nel Parasm.}


prende per terminazioni «le forme del verbo , essere ,
raddoppiato secondo l ’Aor. della maniera terza (e perciò,
coll’aumento, in v. §§. 323, 11; 324 , II), ma privato
dell’wr iniziale e fornito delle proprie desinenze dell’im ­
perfetto (v. §. 2 8 1, 5, con riguardo al §. 48 , I II) , salvochè
nella 3 p. P lu r. in cambio d,;5T^ havvi , onde p. e. la
p. 1 Sing. da ’smwT diventa f t m , la 3 Plur. da sarfa t^
fag*fN- Inoltre le persone 2 e 3 del Sing. perdono ancora
la sillaba f a , onde da ^rrfatffa, w farh^ si hanno tffa ,
(cf. §. 332 ). E perciò le desinenze di questo Aoristo sono:
Sing. Duale Plur.
ftPPT faKJ ftro
N
fa w \
fa? *

tfhr\ fw m\ faro
vi \

§• 333 - Prendono questo Aoristo : a) la maggior parte


delle radici finite in ^ t , u , i*, che mutano il ditton­
go in (v. §. a 5, cj, onde p. e. ttt, andare, tt, cantare,
£111110 'gtnfaqw, (p. 1), snm rfa, smnrhr (p. 2), ecc.;
b) fa , gettare, perire, e, ad arbitrio, ottenere, che
cambiano pure la loro finale in ?rc, onde p. e. fa e fanno
entram bi (p. 1, Sing.); c) Tfw, piegare, t& , f r e ­
nare, e ITT, dilettarsi, che, secondo il §. 4°> mutano h
in anusvara, onde p. e. tth fa (p. x Sing.).
§. 336 . Serva ad esempio di questo Aoristo *n, andare.

P a rasm a ip ad o .

Sing. Duale Plur.


^pnftnm ’srcnfa^
w f a f a\ wrrfapiT\ nrrfa?
^nrnrbr ^nufam 'strnfarip*
i>e ’ tempi gen erali. 2G3

Maniera settima.

§• 557 - Questo Aoristo ha per desinenza le forine del


verbo , essere, coniugato a norma della seconda m a­
niera (v. §. 3 i 6), ma con perdita dellV r iniziale (cf.*§§. 3 ag,
334), e in modo che nelle pers. 2 e 3 del Duale dell’A t-
man. l'^n iniziale del finimento (w v m , '3rnrr*Tx) fondasi col­
l i i precedente in un ’HT contro il §. 3 i 6, e nella pers. 1
Sing. Atm. fognisi ^ dinanzi ad onde ftr (in cambio di
F = F E perciò le siffatte desinenze sono :
nel P a rasm a ip ad o . n e ll’ A tm an epad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


n TTR fcm fw FTclf? «mfi?
FcpT W5TTW \
TTiTTH
\
TT7T iT^fT
§• 538 . Pigliasi questo Aorislo da radici finite nelle
consonanti ■31, t f , immediatamente precedute dalle vo­
cali ^ , le quali si mantengono inalterate, cosi
nel Parasm aip. come neH’Atinan. L e dette finali (sr f)
passano col f iniziale delle desinenze nel gruppo w ( =
c* -I- ti, v. §. 48, H I, c), onde p. c. indicare, fs r a ,
risplendere, e mungere, -+- tt?t (3 p. Sing. Parasm .)
fanno rispettivam ente «1k , ^frsrBpr, (v. §. 35).
Osservazione. Quanto a jj? , coprire, f? ? , ungere,
leccare, 5 ? , mungere, che nell’A tm in . alle pers. 2 e 3
Sing., 1 Duale, 2 P lu r., possono anche prendere i ’Aoristo
della maniera prim a, vedi il §. 3 1 4 , 2, b.
§■ 559 - Valga ad esempio di questo Aoristo f^ jt, in­
dicare.
P a rasm a ip ad o . A tm an epad o.

Sing. • Duale Plur. Sing. Duale Plur.


’HfrTEpr
^rezpzrre
ri ai riih Rftb^TcTth
con iu g azio n e

FU TU RO I.

540 . \) È questo, come dire, un Futuro perifrastico, fog-


giantesi per mezzo del nome d’agente in ^ (v. §. i 45, I, 2;
e il suffisso primario ^ ), che nelle persone prim a e se­
conda di tutti e tre i numeri, sotto la forma del Nomina­
tivo Sing. masc. (v. §. i/\5 , I, 2), piglia a modo di termi-
nazioni le corrispondenti forme del Presente del verbo
, esserle (v. §. 2 8 1 , 5), onde nel Parasm. Sing. la pers.
prim a termina in ( = ìtt -+- la seconda in Ojnffc
( = m -H nel Duale la pers. prima in Oirrem ( = m
-+- 5Ttr ), ecc., neU’Atm. Sing. la pers. prima in 0th% ( =
in -H %), la seconda in o-jnr» ( = tu -+- 5»), nel Duale la
pers. prim a in inerir ( = m -+- ecc. L a terza persona
di ciascun num ero, così nel Parasm . come n ell’ Atman.,
formasi dal solo detto nome d’agente posto nel Nom. ma­
scolino del numero corrispondente, onde i finim enti 0^,
oìttct, ( v . §. i 45 , I, 2). E perciò le desinenze di
questo Futuro sono:

nel P a ra sm a ip a d o . n e ll’A tm an epad o.

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


1. TrrftH nIjì
2. fnftr HTFT wrò im i
3. WT intt in ^ cTT intt rrmr

2) Queste desinenze pigliano sempre l’accento sulla


prim a loro sillaba (itf), onde p. e. dare, fa
1n i , <fn$, ecc.
§• 3 4 |. i) L e desinenze suddette (v. §. 34 o) si appiccano
per via 0 senza dell’^ ( copulativa, secondo i §§. 25 o-
d e ’ tem pi gen era li. 2 6 5

252, onde p. e. s r s , potere, tM , ruggire , arr fanno, il


prim o, senza gnst, il secondo, coll’^ , jiPiÌkt .
2 ) Dinanzi alle desinenze appiccate per mezzo o senza
dell’^ (^) copulativa, il verbo gunizza l’ultima sua vocale
(v. §. 19 ), onde p. e. colla desinenza ttt i verbi f^ , vince­
re, w o partorire, fare, e gettare, fanno r i­
spettivamente per via della sola g u n a, %ìtt, TftTTT, ^rarr, ìJttt,
e ht’J, vigilare, piangere, per mezzo della guna e del-
1’ ^ , •snnftcn,
5) Dinanzi all’ ^ copulativa cadono: a) l’^t finale del
tema verbale, onde p. e. ^771 (tema di ’j t , rubare, cl. io ,
v. §. 2 9 3, 1 , eccez. a) -+- ^ -+- ht fa ^U fqflT; b) la vocale
finale di , esser povero, splendere, andare,
onde p. e. ^fr ^T -+- ^ -+- ht fa (cf. §§. 2 8 1, 8, e 9;
33 1, I, eccez. 5 ).
Eccezione a 2. In cambio di gunare la loro finale, ftr,
gettare, perire e , ad arbitrio, ottenere, mutatila
in (cf. §§. 30 7 , i 5 ; 335 , b), onde *ttcTT (da fi?, *ft), cJTìn
o, con guna, (ria ^rt).
4) Servano di paradimmi a questo Futuro , condurre,
^ , diventare, ^ , fare, ^ , piangere.

P a ra sm a ip a d o . A tm an cp ad o .

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


%rrft*r Wrfiyw vftrren*
%-rfTfa Hdrwjw hrii^i %?n% ìnrrarà
%7n H rfH l %TTPOT %7n Wrf % 7TRV

♦TfqcTTftH wfinrra* «fnaTOm >rfVinwt


>rfkinW9 HfWPZT HNTHÌ* HfqTTTm^ ^facTTià
nfrìrr nfqinfr nfinmai nnnn « fw rd HfVnror

w rfTfiH efrfras cmrr?


WffTftj ef,rt!WF WffTW 007% òfTfTTsà
èÒT otiri1Cl «kiiKy\ <*ri1 ctiniCl «tiril<« v
266 CO N IU GA ZI ON E

P arasm aip ad o . A tm an epad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


TÌfVrnfa TÌfròrrPTR TÌforrww tìf?wT% TÌfcrmri
ttf^nfìc nPfrrmnRx ftfiffrrw rrnrarò Tìfìnmrrà TÌ%mà
ttfifrn T^WTTW Ttf?7n ^TTRt OfyriKB

§• 542 . Eccezioni ed osservazioni.

4 ) Quanto all’ ? (^) copulativa si avvertano i §§ .: 5 5 i,


II, 2, a, onde da 3 si fa p. e. ^fìtcTT 0 wrhn; 3, onde p. e.
da spargere, grfcn 0 -^cftn; I I I , oss., onde da 1x7 W hn;
25 2, II, onde p. e. fa w r 0 ^ftrin, ma arq •arsin (Par.),
grf^nn (Atm.); ITT, a, onde estrarre, fa cjftf*nn, ma con
ftrB^tftnn o ftrwftsn ; 3, onde <jpr fa ^fWcn 0 ^tan (v.
§. 34), nfVin 0 Khrr (v. §. 49, eccez. 3).
2 ) Quanto al gunam ento: a) si avvertano i §§.: 242, 1,
onde p. e. ^r, ^ fanno grar, ■ajfwr (v. §§. 23; ?.5 i , II, 1), -gr;,
■sfim; 2, a, onde fa fafirdT; b, onde fa b ifa rii od
•gufarti (v. §. 23); 24 3, onde fa Jjfffn (o, senza nter,
v. §. 49, 2, b)\ 244? onde ipr fa »nf*bn o mix (v. §§. 36,
eccez. Z>; 252 , II); 2 4 5 , onde ^ fa -^rr (v. §. 45 , 1 , a) e
fm o gin (o, c o ll% wfàm, v. §. 202, II); 246, onde
«tst fa •qTT (o, con ^rfijnn, v- §• 2 ^ 2, II), *rar *r^r; 247,
onde fa jrfonn; 249, I, oss., onde fa >m o >t§7.
5 ) Si avvertano inoltre, quanto alle sole mutazioni
eufoniche, i §§. 23 - 49 » onde p. e. % (gunato da f t i,
andare), ift (da 3 , congiungere) -+- ^ -+- m fanno rispet­
tivamente nPnai (v. §. 25, a); tessere, tìr, medi­
tare, aguzzare, -+- wt fanno wtwt, ^mn (v. §. 25 ,
c); ■qr, portare, cftjT (v. §§. 26, eccez.-, 49, eccez. 3);
salire, (v. §. 3 o); -57, percuotere, (v. §. 33 , c);
, aver fame, ^tì^t (v. §. 34 ); UT* , abbandonare, *nar
(v. §. 36 ); -ina, lacerare, (v. §. 36 . eccez. a)\ , rom*
DE1 TEMPI GEN ER ALI . 267

pere, (v. §§. 36, 39); t r , fren are, w r (v: §. 4 a}: fJT .
gridare, sk ìft ( v . 4 ^ , 1 , a)\ t r , esser contento, h V t ( v .
§• 4 6 , « ); spezzare, (v. §. 4 7 ); crescere,
tnn (v. § . 4 9 , 2); H f , legare, ^ (v. § . 4 g , eccezv t); 3 ^ ,
conturbarsi, jffónr 0 jftnir (v. §. 49, eccez. 2).
4) 1) A vvertasi il §. 293, 1, eccez. b, onde p~ e. crh,
amare, tjt; , custodire, -+- kt fanno wfrnn, nifcrar o nìffT, ov­
vero ehthiTurii, Tftv ifqm (v. §. 34 i , 3, a). 2) Con riguardo allo
stesso §., 2, vengono surrogate : a) ad arbitrio ìira,
onde p. e. ’srftnrr 0 %arr, ^t?tt o t o t ; b) di necessità ,
e , onde nfinn (da gunato in vft -+- ^ -+- in , v.
§. 23, a), ^ (da v . §. 36), ^ttwt (da ^ t ) .

FU TU RO li.

§■ 543 - i ) L e desinenze di questo Futuro sonosi ve-


risirnihnente formate dalle corrispondenti forme del P re ­
sente del verbo , essere, coniugato secondo la classe 4
(v. §. 2 7 1) e privato ovunque dell’ ^ radicale (cf. §. 2 8 r,
5). Esse sono:

n e l P a rasm a ip ad o . n e ll’ A tm an ep ad o .

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


1. yrRwx
2. tetto
3. wnr

2 ) L ’accento pigliasi sempre dalla prima sillaba della


desinenza, onde p. e. ^t', dare, fa ecc.
Osservazione. ^ , iniziale della desinenza, immediata­
mente preceduta da altra vocale che 0 da dittongo,
268 CONIUGAZIONE

ovvero dalle consonanti w t; 55^, passa, secondo il §. /\8,


ITT, c, in T?, onde p. e. con «ifìr -=§, gridare, fa grurfir, ^ K ,
potere, qrerffr, cuocere, -q^rnr (v. §. 36).
§• 544 . i ) V ale, anche per questo F u tu ro , il §. 34 r ^
onde, secondo 1, fa nfwujfir; secondo 2, %
%nrfìr, 3 0 * ^fturfw, ^rnj nmftTqfk, e <tf?ariTT;
secondo 3, a, (da cl. 10) b, ^(t^t ^fr-
r^mfri ; secondo l ’eccezione, ft e ifl *umPri, e ^ ^rafÌT
o ^orfìr.
2) Servano di paradimmi gli stessi verbi che si l’ecano
nel §. 34 i , 4> se non che è da notare come <jr, in que­
sto Futuro, prenda 1’ ^ copulativa secondo il §. a 5 i , I I , 2.

P a rasm a ip ad o . A tm an ep ad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


% n rr f ir ^n rm r v t h it h ^

W'mPh Hmvjw %wzr ^ùiv)


%Wfm Wwrà .

mP^uiiPh Hfanmm « fw n m >rfìpmq% nfVorra^


nP<mfa Hfaqrro > r fw f \
vrfcnrà nfa-òm nfrarò
mP^oiPh »rfa-onrev hP^-kjP^ Hftnqìt nfrorà

'c*P<ujiPh cfPemr^TT «tPimiHM °trPcù>


wfterfÌT «irfTTirw ■òdrttm cpProf^ arPr^m wfbmà
^rPtmPrf 'SRPcmriTi\ ^rfrwf^r c+Pnqr) cfiPt^Tf ckP<^^

Ttf^nnfa Tìf^arrnv ciP^wv^ kì^ ottr|


vtP^mPH ttffow q ^ P ^ -q Ttf^rò tW ^ ftì^zuà
^ÌP^Pri ftf^nro ctf^trfar Tìfìnrò tì P^ ì*
de ’ tempi g e n er ali. 2«9

§• 345. Eccezioni ed osservazioni.

j ) Quanto alP^ ( ^ ) copulativa si avvertano i 25 r,


II, 2, onde p. e. >j, portare, fa «ftTJrfir; a, onde ^^rPc«*TfìT o
: 3, onde p. e. ^ fa «sfcmfir o «hOmia; TU, oss., onde
»7^ fa Tr^taffr; 252, I, onde p. e. -smi fa tttW tt,
ma TT^rorfìr, spi siiwfir, ma ^favifrf; TI, onde p. e.
^ fa o -gfinirn-, ^xr ma w f w w c W^rfir,
ma •w^w'ìl o ; TU , t, onde p. e. tjtt fa vn^f?T o ^fS1-
rqfjr; 2, onde fa ^ f qurf ^, ma con f ^ j f^z^ftpatfìr o
■fvp^t^rfÌT.
2) Quanto al gunamento vale anche per questo Futu ro
il §. 3 4 2 , 2, onde da g? ^«ifìT, ^fVwjfri, da ^ftuqfrf,
da da gror w f ^ ^ f i r od wgftparfir, da 7j? ijf^uifar
(o, senza TÌterfìr, v. § § . 35; 252 , II), da «ir HTF»T«TfcT 0
»rr^fw, da -pr da o ^trfÌT (o, coll’^, irPr-
wrfk), da -?r^ HT gjifri 0 s f^rwrf tT, da im?rf?r (o, se , co­
me presso gli epici, coll’j , »rfsrurfiT, v. § , 252, I), da ìpt
srfwurò, da 0 tr^rfìr.
3) Quanto alle mutazioni eufoniche, si avvertan o, con
riscontro del §. 3 4 2 , 3, i §§. 23-49, onde P- e- ^ (da f a ) ,
(da 5 ) -+- ^ H- Tqfìr fanno rispettivam ente Tgftnqfìr, *rfa-
mfìr; %, ut, -+- Fufrr ^TTqfìr «nrtrfìr srmrfÌT, Tftwnr, tjv
Tsfajrfir (cf. §. 33, a, c ), legare, »rwfÌT (v. §. 35), m {,
wsiflr, W pensare, Jtrrà (A tm ., v.
§. 40), 4wfcT (v. §• 4 °)> (v- §• 45, 1, b), p s
TTfcsrfir (v. §. 4 6 , b), Fra abitare, (v. 4 $ ,
II , 2, a); tte ifff (v. §. 49 , h a)ì » bruciare, v^ifìr (v.
S S - 49? l> a> 35; o, se, come presso gli epici, coll’^ , ^f^-
Tnfìr, v. S- 2 5 2, 1 ) , *Tf ■JTwrftr.
4 ) V ale anche per questo Fu tu ro il S- 34 2 ? 4? onde
«afogni 0 «amfqmfr, 7T> TqfìT o 7ftftrBiffr, ovvero j t W W h ; ?rfìr-
nrfìr o %trrf7T, o TTwfw(v. §. 48, IT, 2, </); «fV^rfìr, ^ ifir ,
lajrraifif.
27 0 CO N IU G AZ IO NE

CO N D IZIO N A LE.

§• 346 . 4 ) Questo modo, circa il rinforzamento del te­


ma vei’bale, e l’appiccamento della desinenza con o senza
1’^ ($) copulativa, non si differenzia punto dal Futuro II
(v. §§. 343, 344), da cui nel rimanente, si discosta solo in
quanto prende l ’aumento conforme al §. 263 e nelle sue
terminazioni tiene verso l’im perfetto quella medesima
conformità che il Futuro II ha col P i’esente (v. §. 343),
onde le seguenti desinenze:

nel P arasm aip ad o . ueH’A tm an cp ado .

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


1. WW m -WIHfs?
2. T ira W rt
3. <RTrT WiTTH ri

2 ) Basti ad esempio della coniugazione del Condizionale


il verbo ifl, condurre.

P a rasm a ip ad o . A tm an epad o.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.

wrnnr

§• 347 . Osservazioni.

i) Si avverta, quanto aU’aumento, il §. 2 6 3, onde p. e.


andare, preceduto da fa, alla 3 p. Sing. Parasm ., ihanr
( = * -H 5 -H *n O ;
2) Vale in tutto il §. 345, onde, secondo 1, da >j si ha,
d e ’ tem pi g en era li. 27 t

nella 3 p. Sing. Parasm ., , da 3 0 '-swtfuiiT.,


ecc.; secondo 2, da ^ baroni' , , da ^ rftu Tsr,
ecc.; secondo 3, da fzi ^rmfqmrf, da g , ecc.; se­
condo 4, WRfHunr o icKTTrftrwnT (Atm.), ecc.
3) A l verbo preceduto da in senso di leggere
(Atman.), può sostituirsi ttt ch e, come n ell’ Aoristo della
quarta maniera (v. §. 328 , eccez. 2, b), cambia i t in %, onde
p. e. ( = i f v -+- ^ ^ -+- Tmr, v. 1) ovvero ^TWfhanr.
4 ) Presso gli epici il Condizionale s’ incontra talvolta,
come l ’im perfetto (v. §. 2 6 3, oss. 1) e l’ Aoristo (v. §. 3 i 2 ,
oss. 1), privato dell’aumento, pur col valore dell’ im pera­
tivo, nel qual caso l ’accento cade sulla prima sillaba della
desinenza, come nel Futuro II.

PRECATIVO .

§• 548 - \) L a terminazioni del Parasm . si formano di


*tt (cf. §. 266, colla giunta delle corrispondenti desinenze
della maniera quarta (v. §. 329), se non che nella 2 e 3
pers. Sing. è caduta iniziale di queste desinenze e i r i­
mastine si sono contratti con m in tttct '«mr L e
terminazioni dell’Atmanepado sono una medesima cosa
colle corrispondenti forme del Potenziale del verbo -sra
(v. §. 2 8 1, 5 ), salvo che a * e ^ (2 e 3 p. Sing. e Duale)
si prepone « (o v. §§. 38 ; 48 , HI). E pex-ciò le siffatte
terminazioni sono:

n e l P a rasm a ip ad o . n e ll’ A tm an epad o.

Pers. Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


T. IITO T

2. M lW H , t f ìq i'W T *
\
?rhsr^
3. ITTrT * I IW I« ITT ITTI
0 >
27 2 CONIUGAZIOKE
Osservazioni, i) a , iniziale delle desinenze dell’A lm .,
passa secondo il §. 4 8 , IH , in -q , onde p. e. % (da v.
§ . 35 o, T, i) -+- Trhi fa 2 ) L a desinenza (2 p.
P lu r. Atm an.) muta ^ iu ^ : a ) di necessità dopo temi
finiti in vocale, che non sia od ^ r , o in dittongo; b)
ad arbitrio dopo ^ (^ ) copulativa, preceduta da sem ivo­
cale o da ? ; onde p. e. (da 3 ) , ma TrftnrteP» o
*rfarftf»r (da ^ ) (cf. § § . 2 9 9 , oss. 2; 332 , oss. 2).
2 ) L ’ accento cade sulle desinenze, cio è, pel Parasm.,
su Tfr, per l’Atm an., sulla sillaba preceduta da onde p. e.
(da f , purificare, v. §. 25 , c ) -+- fa , -h

P arasm aip ad o .

§• 349- I) In fine di tem a: \ ) ^rn (anche se nato da jj


5* secondo il §. 25 , c ) passa in 5 : a) di necessità in
^r, >n, in, bere, wt, ^ n , ?t, abbandonare, *r, %,
f i , * ì , onde p. e. i^rnr (da o ^ ) , %htìt (da % o * ì ) ; b)
ad arbitrio, se preceduta da gruppo consonantico, onde
p. e. UTrmr 0 W r^ (da *t), prtn* 0 fhnTT (da f ) ; 2 ) ^ ed ?
si allungano, onde p. e. fg| fa ■gfìqiH , g ^qrnT ; 3 ) passa
in fr;7 ma, se preceduta da gruppo consonantico, in ^ r , on­
de p. e. ^ fa firma, ma vnbw (v. §. 2 4 , a); 4) ^ passa
in e, dopo labiali o 7 , in ^ìt;, onde p. e. fa ,
^ (v - §• 3 4, b)i S ) fognatisi : a) wq ne’ verbi della
classe decima (come pure ne’ Casuali e negli analoghi de­
nominativi ), onde p. e. (d a c 1. 10 , v. § § . 275 ,
2 9 3 , 1, eccez. a) fa ^rtWN; b) ^ ne’ temi, di cui al §. 2 70 ,
I I I , 2, onde p. e. ntanr (da 7jxr, v . §. 2 9 3 , r, eccez. b) fa
7ftmuncT; c) in ^fr^rr, esser povero, onde p. e. ^frsrnr.
Eccezioni ed osservazioni, a) Il dittongo finale de’ verbi
che non cadono sotto 1, cambiasi solo in ^rr conforme al
§. a 5 , b, onde p. e. t -f- ^nr fa cjrqnr ; b) contro 2 , il
verbo, 3 , andare, dopo prefisso non si allunga, onde p. e.
^ - 4- Ttrm fa fVift^TìT (v. §. 78). Vedi inoltre, quanto
d e ’ TEMPI GE NERALI. 27 ^

a f a , l i , i. c) Coulro 3, in ^r, andari;, e ttfj, vigilare, la


vocale ^ si guna, onde p. c. m » , >n rò ^.
II . I) Vale il §. 249, I, onde p. e. tt? fa ’jsrra , wr
*r»r Trqrs, ^ , % ^rtmr , ^ W ^.fW Tr,
r*a (da ir, secondo I, 2), ^ H> onde p. e. ^
fa III, b, ad arbitrio c solo per tto , »PT , on­
de p. e. fa z^nr 0 ; I V , 2, onde $mr fa p. e.
%«itk. 2 ) Si avverta il §. 27, b, onde p. e. scher­
zare, fa ? ìa j!if, jjt., circondare, fa Hxrnr .
III. Servano d’esempio per la coniugazione del Preca­
tivo parasmaipadico: ? t , dare, f a , raccogliere, 3 , con­
giungere, cf,/'are, i cui rispettivi temi vengono ad essere,
secondo I, fis. Vedasi, quanto all’accento, il
§■ 3 4 8 , 2.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


?trn?r •srhnw
-rt<iwN
-fluiti\ ■MllllWtH

tjtttcth i+-H fcPrrei? fg^rra


farai* f^rrcm; fararrer
^J^nm faranr r*'<irwTH fw ip

A tm a n e p a d o .

§. 550 . I. Dinanzi alle desinenze dell’Atm anep., le quali


si appiccano con o senza 1’^ copulativa conforme ai §§.
a 5 i , 252 : i ) gunansi le finali ^ ^ ■g» (che passano per­
ciò in j;, e, dinanzi all’^ copulativa, in ^m, ^ secondo
il §. 25, a), onde p. e. Tfì fa ^ e, coll’^ co­
pulativa, Tt ^ 2) ^ e ^ si gunano solo se
sono seguite dall’^ cop.; fuor di questo caso, non s’al-
Gramm. sanscrita. 18
2 7 « CON IUG AZI ONE

tera c s p a s s a in ^ e, dopo labiali e in ^ (v. §. 2/j, b),


onde p. e. | c fanno fnfte., «rfr^rt? o (v. 25 i, IT,
2), e | o «W a, 0 0) i verbi finiti
in consonante gunano l’ ultima vocale del tema solo quan­
do pigliano 1’^ copulativa, onde p. e. spr fa sftfcnrte, ma
■Rri (v. §. 36); 4 ) i verbi della classe decima (co­
me pure i Causali e gli analoghi Denominativi) e quelli
di cui al §. 270, I I I , fognano l’ ^j finale del tema (v. §.
2q 3, 1, eccez. a), onde p. e. ’qfcq (da ^r;, cl. 10) la vmfwtF.
Eccezioni ed osserv. 1) Quanto all’ inserzione dell’^
cop. si avverta segnatamente il §. a 5 i , I I , 2, onde p. e.
fa mknIìI 0 vsprte; 3, onde p. e. ^ fa estorte 0 ifWTp; TU, oss.,
onde fa 2) ^frjT (cf. §. 349, c), splen­
dere, e andare, fognano la finale, onde, coll’^ copul.
(v. §. 25 1 , 1, 1), ^fcfjTrte, qfWto (cf. §§. 2 8 1 , 8, 9;
33 1, I, eccez. 5 ; 34 r, 3, b). 3) jth , andare, preceduto
dal Pref. , può gittar h (cf. §. 3 a 8 , eccez. 2, c), onde
irjprte o 4) Si avvertano i §§.: 242, onde p. e.
fa -gnrte e (v. §§. 2.3; 25 1 , I I , 1), -gré "3ìéfWh$r od
(cf. §§. 23 ; 25 1, I, 1); 24 3, onde Jjf^qìp (0, senza
v. §§. 35 ; 49, 1 ; 252, II); 244 , ondo wrNtfte (0
v. §. 36). 5) Sono inoltre da avvertire, quanto alle m u­
tazioni eufoniche pei verbi che non inseriscono 1’^ copu­
lativa: il §. 25, c, onde p. e. %, fanno rispettiva­
mente ^mrte, imrte, smrte; i §§. 29 -49 , onde p. e. da
HRrte (v. §§. 33 , a, c; 35); da tp* w t e (v. §. 36 ); da cP3
trwte (v §. 36 , eccez. a)-, da Trsfte (v. §. 3^); da vr^
(v. §§. 36 ; 3g); da da iti? w h ? (v. §. 4 °)>
da « p i w^ajly (v. §. 45 ); da ftR ftrsfhr (v. §. 46); da
(v. §. 48, IT, 2); da nrsfte (v. §§. 35 ; 49 )- 6) In
analogia dei §§. 3 o7, i 5 ; 328 , 3 ; 34 r, 2, eccez., da fa, irt,
si formano imfte, csrat? o ^trte. 7) Si avverta il §. 249,
I , osserv., onde 0 >tb|Tp.
II; Servano d’esempio per la coniugazione del Precati­
vo atmanepadico i verb i: f a , raccogliere, ^ , coprire,
DE TEMPI GENERALI. 97 fi,
gft, giacere, 5 , congiungere, gli ultimi due coll’^ copu­
lativa. Vedasi, quanto alfaccen to, il §. 348 , 2.

Sing. Duole Plur. Sing. Duale PJur.


w fa %tfbnìr wmM?
% ^ai« ^nlqcwin ^trtprx taìvls ra wrrhTTW^'
w ì? %rfhirermx w r ìx ^

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


srftnfN srftprterf? jrfw tef? trfWhr Tiftnrfaf? vHn1m"V

wWhrm TTftnfhrrRrm | 31 qfaiftgTw ^rfwhrmm j 41


v/qiftr f t ^ " xfTTfWt^rN
srfwte srfWhtrrerm *rfinrte

§• 5 d I. Osservazioni ai §§. 349, 35 o.

1) Secondo il §. 2 9 3, 1, eccez. b, órh, Atm an., fa cofani»


ovvero wnrfìprto, *pi, Parasm ., ^onw , ovvero 1ìmirt (v. §.
349, T, 5, l>), Atm., ijtq'lt; 0 m fq ^ s ovvero iftxnftnrte (v. §. 35 o,
I, 4)- 2 ) Secondo il §. 2g 3, 2, sono surrogati: a) di necessità,
^nr nel P ar., onde qltnw ; ,sra e ^ generalm ente, on­
de >jTnìT e nf^rte, wnrrìT o ^ m r (v. §. 349, T, 1, b) e gqmlg,
Tanw (v. §. 349, l i , 1) e ^rerfar; b) ad arbitrio, ^nr nelTAtm.,
onde o ^ dee valersi di necessità della pro­
pria radice, che serve anche p e r ir e , mancante del P re ca ­
tivo, onde solo ^ranw, ^Trtrte. 5) uccidere, è surrogato
dall’equivalente ?rv, onde t o t ? , ^rfWte.
276

VEBBI DERIVATI
«

' (v . §. 2 5 4 ).

PASSIVO.

§. 532 . N el Passivo sanscrito si distinguono come nel


latino: i) il P a s s i v o p r o p r i o , nel quale il soggetto è
soltanto paziente; 2) il P a s s i v o r i f l e s s i v o , in cui il
soggetto è paziente e agente ad un tem po; 3) il P a s s i ­
v o i m p e r s o n a le , adoperato solo nella terza persona del
Singolare.

T empi S p e cia l i

(v. §§. 258; 261, e scgg.).

§• 335 . Il Passivo de’ tempi speciali forma il suo tema


con aggiugnere 11 alla radice, onde p. e. da lì* , mangiare,
gettare, liberare, ift, condurre, si fanno i temi
’srer, ftfor, jp r , Hfa. A i così fatti temi si appiccano le de­
sinenze deU’Atmanepado (v. §§. 262, 264, 265, 267) al
modo che pei temi de’ verlii della Coniugazione I ( v. §.
268), sicché ne’ tempi speciali il Passivo viene ad essere
in tutto simile ad un Atmanepado della classe 4 (v- §§•
258 , 4 ; 2 7 1) , dal quale però si differenzia n ell’ accento
che pel Passivo cade sulla vocale vegnente dopo ir; onde
p. e. da ^ si ha nel Pres. Sing. (p. 1), (p. 2),
(p. 3); Duale (p. 1), (p. 2), ecc.
pa ssiv o . 277

Osservazioni. \) \ verbi della classe decima (v. §§.


258 , io ; 2 j5 , 276; 293, 1, eccez. a) formano il téma det
Passivo dal proprio di essa classe (v. §. 354 , 5, a) e i verbi
di cui al §. 270, I II, possono formarlo dai temi ivi p re­
scritti (v. §. 354, 5, a, b).
2 ) Vengono surrogati (cf. §. 2 9 3 , 2): a) ad arbitrio
da onde p. e. o b) di necessità , tjw ,
, ’stbt rispettivam ente da x re , ^ 7 , onde p. e.
>nnì, ^rarìt (v. §. 354 , 6),
5) Nel Passivo riflessivo (v. §. 352 , 2) : a) quando xt
viene a trovarsi immediatamente preceduta da vocale,
questa può prender l ’accento, onde p. e. da ^tt wrffif o
b) ^ni e , che getta la nasale secondo il §. 354 ,
6, possono prendere le desinenze del Parasm. e in tal
caso hanno l’accento sulla prima sillaba del tema, onde
p. e. greft, tbH* ovvero -^arfri, hqfa.
4 ) Presso gli epici incontrasi talvolta il Passivo con
desinenza parasmaipadica, onde p. e. rarfir per jiqrt ( da
1 *0 , Per 5^ (da 3^ )-
§. 354 - Nella formazione del tema del Passivo pe’ tempi
speciali, la quale ha grande analogia con quella del P re ­
cativo parasmaipadico (v. §. 349), dinanzi alla detta sil­
laba ti (v. §. 353 ):
j) e i dittonghi finali delle radici allegate al §. 349,
I, 1 , a, passano in ^ onde p. e. da ^t, >*, ft , si fanno
i temi >rfa, *ffa, (cf. §. 249, IV , 1 , a).
2) ^ ed 7 finali di radice si allungano, onde p. e, da fai,
anelare, v, congiungere, si fanno i temi -srfa, Tjq.
5) ^ passa in fìt, ma se è preceduta da gruppo con­
sonantico, come pure nè verbi andare, sruj, vigilare,
cambiasi in ^ (v. §§. 19; 24, a), onde p. e. da -m si fa
fara, ma da ^ vrq, da ^ da sttjj *n*rq.
4) ^ passa in e , dopo labiali 0 ^ > in g«£, (v. 24, b)7
onde p. e. da si fa da
3 ) Cadono: a) IV n de’ verbi della cl. 10 (v. §. 353, oss. 1),
27 8 p a s s ìv o .

onde p. e. da ^ftrn (di rubare, cl. io , v. §. 353 , oss.


i) si l'orina il lema ’sftà, da crtjjh (di «s» , amare, cl. i, v.
§§. 270, III, 1 ; 353 , oss. i) «smi (o cs*ir); b) 1 finale
de’ temi de’ verbi di cui al §. 270, 1 1 1 , onde p. e. da ifftrR
(di nq ) si fa (o g^q).
G) a) Vale il §. 249, I, onde p. e. da xrf si fa sj^r, da un
o da USI da ^ a i, da % -grq, da ■ap* f^r^T,
da ^ Tfa, da fsg Sjq (v. 2), da gai, da ^ |rq; l i , onde
p. e. da <^q, da «5^; III, b, ad arbitrio e solo per
(che gittando tt allunga pure =a), ^ , onde i
temi tthj o nm, o mq, ì^q 0 jrrq, inq o *rrc; IV , 2, onde
da ^rms fì*ro. b) Si avverta il §. 27 , b, onde p. e. da
%to, da g t * 4 .
7) Fognano la loro finale ^ frji, w t (cf. §§. 2 8 1 ,
8, 9; 3 3 1, I, eccez. 5 ; 3 4 1, 3 , b) onde i temi cfhq,

8) a) Trt, giacere, passa in 71*1 onde il lema spu ( da


5H - 7T, in analogia del §. 25 , b). b) intendere, dopo
preGssi raccorcia ^ , onde grai, ma p. e. m?r.
§• 533 - Serva di paradiinma per la coniugazione del
.Passivo ne’ tempi speciali ftjrj, gettare.

PRESENTE. IM PERFETTO.

S iili). Duale Plur. Sing. Duale Plur.


fzr*t f£nqnr% fv.i ni 1mn?
fsj^qì^ ^rKIUI5JTTT ÌSfajÙìunH
f<if «-fVf f«.|ùirt «r«funr

IMPERATIVO. POTENZIALE.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Plur.


fanunl fgf^q fgjuiqfg
nqtro ftj^Tqi^ fVj fa j Uj-gllTT f«jÙ»'t|TV|TH
rawfrra ftrÒtìT f a llir li»
P A S S IV O ■ 279

T em pi G en erali

(v. §. 203 c segg.).

§• 336 - In questi tempi il Passivo abbandona la carat­


teristica sillaba ti, propria degli speciali, e flettesi in tutto
come se fosse un Atmanepado, onde p. e. lo stesso verbo
f m (v. §. 355 ) fa: nel Perf. radd. fsrftjxr (p. i), ecc.; nel-
l ’Aoristo (p. i), ecc. (maniera quarta, v. §. 33 o, 2,
2); nel F u i. I TjjTrnr (p. 1), ecc.; nel I I (p. 1), ecc.;
nel Condiz. (p. 1), ecc.; nel Precat. fomiti (p. 1),
ecc. Vuoisi però eccelluax-e la terza persona Sing. dell’Ao-
rislo, la quale ha una sua particolar maniera di flessione
tanto in ordine al tema quanto alla desinenza (v. §§. 35 ^,
358). Inoltre in analogia di questa terza persona Singo­
lare dell’ Aoristo alcuni verbi possono foggiare il tema
non solo delle allre persone dell’A oristo, ma eziandio di
tultc quelle dei due F u tu ri, del Condizionale e del P re­
cativo (v. §. 36 o).
Osservazione. N e’ verbi, che, secoudo il §. 3o 8, pigliano
il Perfetto perifrastico, gli ausiliari ed 33* (v. §. 3 og,
3 ) nel Passivo flettonsi pure, contro il §. 3 10 , nella for­
ma atmanepadica (v. 30 7 , 14 c 19), onde p. e. (cl. io),
rubare (v. §. 3 10) fa con ^ (p. 1), (p.
2), ecc., con (p. 1), ^‘ftTTRTftn* (p. 2), ecc.
§■ 337 - L a 3 pers. Sing. dell’Aoristo, che s’è detto a-
vere una flessione particolare (v. §. 356), piglia per desi­
nenza la vocale dinanzi a cui :
\) L e radici finite in dittongo mutano questo in •sn
(cf. §. 25, c), onde p. e. xt diventa m (v. 2);
2 ) L e radici finite in ^ (anche se nato da dittongo se­
condo 1) inseriscono tt , onde p. e. ^t, ^ fanno
% ^TTTfrr;
280 p a s s iv o .

5 ") Le vatlici terminanti n c ll’altre vocali ^ a,


dittongano la finale in vriddi ( $ , mx, v . §. 19),
c perciò, secondo il §. 25, a, in w r , onde p. e.
da HT, vincere, fassi -^irmr, da condurre, 'SRTfa, da vi,
udire, da diventare, corifa, da ■*%, fare, e <*r,
spargere, ^cirrft:
4) L e radici finite in consonante : a) vriddano ^ non
lungo di posizione, onde p. e. cuocere, fa 'snrrfa; b)
gunano le vocali gunakili (v. §. 19), onde p. e. da ,
gettare, si fa da tht, percuotere, da 5 ^ , met­
terfuori,
I verbi della decima classe (come pure i Causali e
gli analoghi Denominativi) gettano ìfr (v. §. 353 , oss. 1),
onde p. e. (da rubare, cl. 10 ) fa ^ ì f r .

§• 538 . Eccezioni ed osservazioni al §. 357.

\) Contro il §. 3 5 7 , 4 , a, non vriddano ^ genera­


re, , uccidere, e varie radici finite in , onde
, e p. e. da ^ r , domare,
2 ) Valgono i §§.: 2 4 3, onde 244? onde m rfà; 247,
onde p. e. da m N f, da òw o ^ tw ; m a, p. e,
col prefisso tj, solo UTcpf»*; 249, II, ad arbitrio e solo per
che, gittando la nasale, allunga ìs secondo il §. 3 5 7 ,
4, a, onde od ■swTftr.
5) uccidere, deve essere surrogato da (cf. §.
35 r, 3), ovvero mutare ^ in onde (v. 1), o ssmTfcr.
4) andare, vien surrogato da m , ma ad arbitrio do­
po ssfv, in senso di leggere, onde 0 '^rvEnft?.
5) I verbi di cui al §. 270, I I I , possono formare anche
la 3 persona Singolare dell’Aoristo dai temi ivi prescritti
(cf. §. 353, osservaz. r), onde jfhTR ( da jjti ) fa con per­
dita d ’^ (cf. §. 344 » 5 , b), (od -srnìftr).
§• 559 . F u o r della terza pers. Sing., l ’Aorislo del Pas­
p a s s iv o . 28 !
sivo è eli quella stessa maniera di cui sarebbe per l’Atma-
nepado (v. §§. 3 i 2- 33g), onde p. e. , che, secondo il
§. 33 o, 2, i , piglia la maniera quarta, fa pur nell’ Aoristo
del Passivo Sing. f u i cotto, saqcWHT, fosti cotto
(wmfa, f u cotto), ecc.
Eccezioni. Pigliano però, fuor del Passivo riflessivo: i)
la maniera quarta i verbi ^tt (v.§. 3 i 7, 2), *t, ^ (v.§. 32 1,
0 ? ^ (v - §• 3 i 7, 6 ), ^ (v. § . 32 i , j) , onde p. e. fa
ecc. (v. §. 32 8 , e segg.); 2 ) la quinta i verbi -gw,
f a , f a (v. §. 32 1, 1), come pur quelli della classe decima
(v. §. 3 2 1 , 2 ) , che gettano dal loro tema 1’^ finale od
intiero, onde p. e. «jìjt e foi fanno ^csfafq ^nrftrfq, ecc. e
(da 'j c , cl. 10) od ^srtftfq, ecc. (v. §. 33 1,
c segg.).
§. 5 G0 . L e radici finite in vocale, come pure -?r?, pren­
dere, ^31, vedere, uccidere, possono (cf. §. 356 ) così
nell’Aoristo come in entrambi i F u tu ri, nel Condizionale
e nel Pi'ecativo formare il loro tema in analogia della
terza pers. Sing. dell’Aoristo secondo i §§. 35 j , 358 , nel
qual caso l’Aoristo prende le desinenze della maniera
quinta e gli altri tempi 0 modi inseriscono tutti 1’^ co­
pulativa (v. oss.)', onde p. e. ^r, dare, ^pt, vedere, fanno
rispettivam ente nel Sing. p. 1. dell’Aoristo ’srf^fq ( v. §.
33 o, 2, 7, a) 0 w jfa fq , (v. §. 32 8 e segg.) 0 *^fafq,
F u t. I, ^TrT% o ^fornii, O F u t. II O
0 ffraro, Condiz. 0 ^-frftpq, o P rec.
o o ^fVmìq.
Osservazione. A vv e rtasi, quanto a ll’ ^ copulativa, il
2 5 i , 11, 3 , onde p. e. «£, fa nell’Aor. della maniera quinta
od (v. §. 332, oss. i), ma solo Fu t.
I 3; f a rri o grufar?, ma solo =Frfm|; I I I , oss., onde ^ fa
nell’Aor. (v. §. 332, oss. 1), ma Fut. I
xrrhnt, ma
§. 5G I. In cambio del Passivo riflessivo (v. §. 352, 2),
parecchi verbi, segnatamente quelli clic significano ador-
2 8 2 CA U SALE.

nare, usano soltanto l’Atmanepado così ne’ tempi speciali


come no’ generali, sicché p. c. ^ , adornare, fa, verbigra­
zia, alla 3 p. Sing. P res., >jTnr, ornatur ( = si adorna), F u i.
TT, m w ìt, ornabitur ( = si adornerà).

C A U S A L E .

§• 5 G2 . Il Causale è verbo derivalo, nel quale il sog­


getto fa fare in alcuna maniera l’azione im portata dal
verbo prim itivo, onde p. e. da tnr, cadere, si deriva un
Causale dinotante fa r cadere = abbattere, atterrare.
§• 5G5 . Il tema del Causale formasi come nei verbi
della classe decima (v. §§. 258 , io ; 2^5), vale a dire suf-
figgendo alla radice la quale si rinforza: a) con allun­
gare i seguilo solo da una consonante ; b) con gunare le
non finali gunabili; c) con vriddare le finali ^ ^ -gì,
òj, mulando poi i così nati 5?, ■#, secondo il §. 25, c, in
onde p. e. da rpr, cadere, si fa xttòR,f a r cade­
re, abbattere, da , sapere, far sapere, annunziare,
da \, conoscere, ^ m , f a r conoscere, insegnare, da ,
metter fu o ri, w q , da oftt , bastare, efr^rq, da ftsf, entrare,
tuum, da , condurre, vrrqq, da -g, lodare, da ^ ,
diventare, da >j, portare, da spargere, ^rn?
(vedi però i §§. 366 , 36 ^).
§. 5 G4 - Dinanzi ad ^q ( v. §. 363) inseriscono ti :
\) L e radici terminanti in i r , come pure quelle che in
isn cambiano la loro finale secondo il §. 25, c, cioè le u-
■scenti in t? ì? ^ff, onde p. e. dare, amare, ^t, taglia­
re, fanno tutte e tre ^rqt[, nr, andare , e n , cantare, en­
trambe imre;
2 ) Con cambiamento d’^ od ^ in ^rri verbi compe-
C A U SA L E . 283
rare, tu, vincere, tf, distruggere, fu, gettare, perire,
dopo ^rfv n cll’Atm. andare, c talvolta, presso gli epici,
■tf, condurre, onde i rispettivi loro temi s^nre, ^hpt,
jTTtR, -sramni (da ^ r ft n - ^ ) , mere (ina il più delle^volle, re­
golarmente, m*ra);
5 ) Con gunamento della loro vocale ^r, andare, x\, flu i­
re, (o tff o ■s^), scegliere, |rt, vergognarsi, e (con per­
dita di ^ secondo il §. 43) , sonare, onde i temi

4 ) Con perdita di t j, secondo il §. 43, T^re, tremare,


onde T^mre;
5) Ad arbitrio o condizionatamente: a) fg , raccogliere,
che, mutando ^ in (cf. 2), fa mire o regolarmente
od, anche con a breve, ^nre, t o ; b) temere, e ftw, ri­
dere, che, nell’Atm anepado, fanno, mutando i in wr (cf.
2), Hixnr (od anche sfimi), w m , ma nel Parasm. regolar­
mente mira, vrnre; c) -^s, crescere, che fa, con perdita di
■? e gunamento d V , tfatf 0 regolarmente ; d) at­
taccarsi, che, con cambiamento d’i> in 'srr (cf. 2), fa
o regolarmente ^ynre ; ma in certi significati solo ^r«re, e
in quello di liquefarsi ò5T3ra o sfbre; e) ^ , che, in senso
d’impregnare, fa, mutando ^ in ?rr (cf. 2), irnre 0 regolar­
mente ^rnre-
Eccezioni ed osservazioni, r) Abbreviano dinanzi a
■q : a) ■%, consumarsi, onde ^ r e ; b) stT, in senso di udire,
contentare, uccidere, onde frtra, altrim enti regolarmente
srrqt;; c) ad arbitrio vji o ft, cuocere, e se non hall pre­
fissi, |r, appassire, e ^rr, lavarsi, onde m«ro 0 ’snrc, prtre
0 ?pre, ^ure o wipj, ma solo <'?rnre, 2) I verbi ta­
gliare, ttt, « bere », *j, seccare , tessere, ^?, circondare,
aguzzare, , distruggere, chiamare, in cambio di
ti pongono -q , onde i rispettivi loro temi ^nre, ^TRtr, mire,
ranni, $mre, HFm, ^nra. 3) m , (( reggere », ha per tema
tlT^-q; « agitare », ^nre; esser povero, con perdita
d’m , (cf. §. 354, ?)•
284 C A U SA L E .

§. 365 . «s™ ? crescere, ha per tema «firrq; , agitare,


e jft, amare, v -ts, Trfanr-
§. 566 . Non allungano i contro il §. 3G3, a:
\ ) L e rad ici: (

> avvolgersi, fendere (ad arb.).


\
( andar tortuoso. sonare (ad arb.).
\7 ridere.
cin^, tt?, « ballare».
w \,fa re .
^ ( stendere.
óFirr,V
« andare ». TTFT\ i
ór?, « confondersi ». tot, andare,• ma regolare in
, ucci dere, ferire. senso di preparare age­
Uf*r, curvare. volmente ; secondo altri
■grsT, uccidere, ferire. sempre coll’tf lungo.
, « co?fondersi ». MZ , « parlare ».
■gre , aver compassione. «esilarare»; « languire».
WQ-, uccidere, ferire. schiacciare.
sì?, « confondersi ». T n, sospettare.
temere. ^ (tla v- §• 3G7 > a)
•era , andare. « cacciare ».
■Epj, udare», ad arbitrio in ttit, « andare ».
senso (Vandare, offendere. attaccarsi.
JT5 , aspergere, <?r? (solo in alcuni sensi),
v z , sforzarsi. ciz , « parlare ».
\ 7
esser contento. qr^, fare, ad arb.; ma con
? « nuocere ». prefissi solo sen?a allun­
'^ 5 , vacillare (ad arbitrio). gamento dell’* .
"5^, « esser gagliardo ». , coprirsi, (ad arb.).
generare. arq, turbarsi.
i f r , ammalare.
j dare.
*3$, f animare, ad arb.; ma w \ i
dopo prefissi solo senza \', uccidere.
allungamento. *?re, scacciare (regolarm en­
^ , vergognarsi (ad ari)). te dopo ^ T i f t ; se­
affrettarsi. condo Vopadevo, ad ar-
CA U SA L E . 28 5

bitrio dopo prefissi in ge- snjs, vacillare, ad arbitrio;


nerale). ma con prefissi solo senza
, titubare. allungamento.
* tt, coprire. j
' f ' } coprire.
STcjr, ripercuotere. j
, sonare. ^ vacillare, ad arbitrio; ma
W7T, coprire. con prefìssi solo senza al-
sonare, ma ad arbitrio lungamento.
in senso d’ornare.

2 ) L e radici terminanti in *t, onde p. e. tw , andare,


fa ^ , domare, ^ni.
Eccezioni ed osservazioni. Contro 2 allungano a)
generalmente andare, «rh, amare, mangiare ; b)
presso gli epici ad arbitrio , sopportare, w , errare,
t j r , stancarsi; c) senza prefissi, ad arbitrio, piegare,
e spr, vomitare, m a, dopo prefissi, tpt sempre e non
m ai, d) ad arbitrio: a) ■33», camminare, dopo prefissi; H)
xp? e , in certi sensi.

§. 367 . Eccezioni ed osservazioni ai §§. 363, 364.

1 ) In cambio di gunare secondo il §. 363 , b: a) jt f ,


peccare, allunga 7 , onde m a, in senso di contami­
nar lo spirito, regolarmente b) ftnj, effettuarsi, fa
tttvtt, m a, parlandosi di cose sacre, regolarm ente ;
c) 5 ^ , tremolare, kstttt o regolarmente ; d) ^r«i, com­
passionare, non muta la sua vocale, onde ^rtp?; e) n ^ , a l ­
lunga t secondo il §. a 4 3 , onde f ) hit vridda ^
secondo il § . 244? onde ( v . inoltre il § . 364 ).
2 ) In cambio di vriddare secondo il §. 363, c : a) gu-
nano soltanto: fey, uccidere, ìttjj, vigilare, invecchiare,
temere, « desiderare », e secondo alcuni anche ^ ,
condurre, onde i temi itptct, W t , vìttt ( fuor
del detto significalo regolarmente w rt ?); ( o, secondo
26 0 CAUSALE.

altri, regolarmente htto); b) fognano la loro finale:


splendere, e ^ ft, andare, oiule <rhru, (Vedi inoltre il
§• 364). ‘
5) a) sr?> cadere, fa sn(?n!, ma, in senso Rondare, re ­
golarmente sre^i. b) uccidere, fa Trnm. c ) ( cl. i ,
Parasm.), vestire, fa f ^ t -
4) Gettano via la nasale (cf. §. 249, II): a) in senso
di cacciare, onde t*ni; b) j ? , crescere, onde, mediante
il gunamento conforme al §. 363, b, ^ rt.
i>) jj, inghiottire, può mutar t in 3j (v. §. 44 ;
onde 7rnn o ttt^ti.
G) Valgono i §§.: 247 (con riguardo ad eccez. ed os-
serv. 2), onde i temi T»*ni> w i , 249, I,
oss., onde i temi ìtspi o
§. 068. I Causali derivati immediatamente da’ verbi
regolari che finiscano il loro tema in (verbi «Iella cl.
10 , Causali, analoghi Denom inativi) hanno tema in tutto
simile a quello di essi verbi, onde p. e. il tema del Caus.
di rubare (che, come verbo della cl. 10 , ha per tema
’sfaTi) è pur ’jftTTl.
§• 569 . i) I verbi di cui al §. 270, I II, 2, possono deri­
vare il Causale dal tema ivi prescritto, fognandone l’*i
finale dinanzi ad ^r*l, onde p. e. il Causale di 7jer, oltre a
jffTTil secondo il §. 363 , b, può anche da ifVirra far iftimni.
2) ^ formano rispettivam ente il Cau­
sale da >j, ^ r , onde i temi tmni, «nra, wren,
cireq (cf. §. 293, 2).

C O N IU G A ZIO N E D E L C A U S A L E .
p

§. 570 - Il Causale, che prende anche la forma atmane-


padica, massimamente quando è riflessivo ovvei’o l ’azione
torna ad utile del soggetto ( g £ § * 2 5 5 ) , si coniuga g e ­
neralmente come i verbi della 10 classe v. § . 258, io ),
C A U SA L E . 287
c perciò: i) ne’ tempi speciali governasi quanto all’
finale del tema secondo il §. 268; 2) piglia il Perfetto
perifrastico (v. §§. 3 o 8 - 3 io) e l’Aoristo della maniera
terza (v. §§. 3 2 0 *32 7 ); 3)*inserisce in am endue.i F u tu ­
ri, nel Condizionale e nell’ Atmanepado del Precativo 1’^
copulativa, dinanzi a cui cade l’^sr finale del tema (v. §§.
3 4 i, 3 a-, 3 4 4 , 1; 3 4 6 , 1; 35 o, T, 4 ); 4 ) Sctta v' a ^ 11011
solo nell’ Aoristo (v. §. 323), ma eziandio nel Precativo pa-
rasmaipadico (v. §. 349, a).
§• 571 . Recasi ad esempio della coniugazione del Cau­
sale (Caus. di wv , conoscere)-, ma perchè essa r i­
sponde in tutto a quella di (da verbo della classe
10 ), data con intiero paradimrna pe’ tempi speciali (v. §.
270, 3), pel Perf. perifr. (v. §. 3 10 ), e per l’Aoristo (v.
§. 327), qui non si pongono per questi tempi se non le
pers. 1 e 2 Sing. così del Parasmaipado come dell'Atma-
nepado.
L ’accento pigliasi in tutto come dai verbi della classe
decima.
P R E SE N TE , IM PERFETTO.

P a ra s m . A tm an . P a ra sm . A tm an .
Sing.
p. 1.
p. 2. qrtorefa ecc. ecc. •srrrtnm ecc. ecc.

IM PERATIVO. POTEN ZIALE.

p. i. sì>i^ è ifi
p. 2. wVw ecc. ecc. ecc. wfriWn ecc.

PERFETTO TERIFRASTICO.

P a ra s m . A tm an . P a ra sm . P arasm .
Sing.
r | sftw uro
( «n^rm^Rrrr. 1
p. 2. ^ ft w ^ r à c c . cc. nìw g>jfT ^cc. qtim rftrirec.
288 CAUSALE.

A O R IS T O .

Parasm aip ad o . A tm an epad o.


Sing.
]*- 1- '
p. 2. ecc. eCC‘

FUTURO i.

P arasm aip ad o. Atmanepado.

Sing. Duale Plur. Sing. Duale Piar.


n. . .c. .. «rTTWH\ ^ftUpTcTT? °in^%
\ t'rTT^
^fhriwrfe °rilW^ °ìrr^T °TIT?TT^ oiml
^vftrar Ornft "rTR^\ wVuftnn 0ìTTd 0HRH

FUTURO II.

•sftvfitm ifH onmi?T O^ornT^T o w r n il


cjì^nixqfjH Oujvjy^ Oxqn O iq i|
^ h lfq T q fr J «tutto «■arfVjT S fin ir à «Ttrà

CONDIZIONALE.

^t^tVfcpZPT o^rni OxiTTH o-arrRf%


^ r ^ N fìp iiv 0-OTiTH "■OlrT n^ srn r Ot^ jj
\
i ^ fn r ft r a n r 0^ n n w l 'f t v f t R T i T OÙJrfTW OTqra-
\

POTENZIALE.

^fiKrrwT ^ jft r r N sftvnpfhrf? ^ftvftnrfaf?


cfhmr» sftaro»t

=flWr^ sftuiTOlH ^h>rfWte

P a ssiy o del C au sale .

§• 572- \) Il Passivo ile’ tempi speciali foi’masi in a-


CAUSALE. 2 8 ì>

nalogia di quello dei verbi della classe io, cibò col 5 suf­
fisso al tema troncato d’^nj (v. §. 354 , 5 , a), onde p. e.
da sftvq (Caus. di spi) si ha il tema passivo sftei ( = -+-
ti), e così nel Sing. Pres. (p. 1), -srfcrò (p. 2»), ecc.,
Im perf. 'smYurirre , ecc., Im perat. sfrò, ecc.,
Potenz. , ecc.
2) Il Passivo de’ tempi generali formasi ancora in ana­
logia di quello de’ verbi della classe 10 , coll’avvertenza
che esso può gittare isrq non solo nell’ Aoristo secondo il.
§. 35g, eccez. 2, ma anche n e’ due F u tu ri , Condizio­
nale e Precativo, onde nel Perfetto perifrastico fa
nel Singolare cfhrng)j%, ^fhnrmro (p. r), >
(p. 2) ecc.; nella 3 pers. Sing. del-
l ’Aoristo ^ftvrr fa »rnPT (C aus. di
(Caus. di ^t, v. §. 364 , 0 > ( v - §• ^ 7 , $)> e
quindi nel Sing. A01-. w tv fafq od (p . 1 ), ^nrfrl-
ftrcrra od wrnrera (p. 2), ecc.; Futuro I 0
«ftvfTnn% o TtnTcnir, ecc.; F u t. I I ^rtvftrò o a
«ftftnrò, ecc.; Condiz. -srThlftTO o w tfir à , o
fintpnv, ecc.; Potenz. whrfìprhT 0 ^fVjrrfa, ^fhrfWtmr o

§• 575 . Osservazioni.

Nella 3 persona Sing. dell’Aoristo ^ può essere con­


tro il §. 35 ^, 4, « ^ 0 mantenuto breve dai Causali di
%, ft, su, ^ , tu , ^rr, Vi (form ati secondo i §§. 364 ,
eccez. ed. oss. 1; 36 7, 2, «), come pure da quelli che non
allungano ìs conforme al §. 366 , onde p. e. ■ejxpt (da %,
v. §. 364 , ecc. ed oss. 1), w itj (da v}, v. §. 36 7, 2, a), *nr«T
(da v. §. 366) fanno od ^rerrft: od
od ; 2) allungato, non ostante la posizione,
dai Causali di 0 ^ , -gr^;, gridare, (cl. 1), dare,
, andare, tingere, onde p. e. órv^ (da sfr^ ) fa ^rófrf^
o ^qrrf^.
Gramni, sanscrita. 19
20 0

DESIDERATIVO.

§. 374 . II Desiderativo ha luogo quando il soggetto


d e s i d e r a o ha i n t e n z io n e o è in p r o c i n t o di far
l ’azione significata dal verbo da cui si deduce esso D esi­
derativo.
§• 37 a- Il tema del Desiderativo form asi: \) con suf-
fingere al verbo la sibilante ^ (o , secondo il §. 48 , I I I ,
il) , immediatamente o per via dell’^ ( ^ ) copulativa se­
condo i §§. 25 1, a 5 a (v. però il §. 3^6 ); 2 ) e insieme
p er mezzo del raddoppiamento (v. §. 379); sicché p. e.
da Tfì, condurre, -5?, percuotere, si fa col * immediato
«rK (v - §• 48 , IH ) "e (v. §. 33 , c), che per via del
raddoppiamento diventano rispettivam ente desi­
derar di condurre, injw , desiderar di percuotere ( v. §§.
3?6 e segg.).
§• 376 . Quanto all’inserzione dell’ ^ ( $ ) copulativa di­
nanzi a ti (che, secondo il §. 48 , I I I , divien quindi tj) è
da notare come in eccezione ai §§. 25 r, 252 : 4 ) pigliano
questa ^ (^ ): a) di necessità: contro il §. 1 5 1, II,
ridere ; 2, ^5 , andare, ■£, aver riguardo, y (cl. 6), esiste­
re ; contro il §. 252 , I, tt5 ; I I , , ’STCT; b) ad arbitrio:
contro il §. 25 i , II, 2 , portare) contro il §. 252, 1, ìtst ;
2) non prendono ^ (%)'• a) di necessità: contro il §. 25 /,
I I , 1, le radici terminanti in g-, tranne (cl. 1), purifi­
care, che può pigliarla; I I , 4, w , SPJ, g , H I, os­
serv., contro il §. 252, II, n^r; b) ad arbitrio: contro
il §. 25 1, I, 1, -gì-è, coprire, esser povero; 1 1 , 2, a,
scegliere; 3, le radici terminanti in tranne ^ ,
versare, e ^ , inghiottire, che sempre la pigliano; t\, g e
fzt; I I I , , crescere, stendere, ingannare, xtìt,
cadere, (v. §. 377, 2, 3, b), amare, e le radici finite in
DESIDERATIVO. 291

jrn , ciò sono , scherzare, f g i , sputare,’ cucire,


fon, seccarsi (v. § § . 3 7 7 , 1 1 , 1; 3 7 8 , eccez. ed oss. 1).
Osservazione. Quanto ad ^ per \, vale il §. 25 r; non
però per cs e che pigliano soltanto 3^.
§. 577 . Quando t? ( q ) si affigge immediatamente al
verbo :
I. Dinanzi a tal sibilante le finali: \) 7 s’allungano,
onde p. e. le radici andare, 7 , sonare, fanno ‘3PT ,
fin , uccidere, , g , lodare, ^ 5 ; 2) passano in
f r e , se precedute da labiale 0 da in -gn; (cf. §. if\, b),
onde p. e. da ^i, fare, formasi , da spezzare,
da >j, portare, da ij, empiere, TJ5 , da scegliere ,
5) ^ passano in ^rr (v. §. 2 5 , c), onde p. e.
%, tessere, diventa tjra , n , cantare, n ra , T?iì, aguzzare,
3TT^. V e d i però, per alcuni verbi, il §. 38o, ij quanto a
chianuire, vale il §. 2 4 9 , I, onde |ttt.
II. N e ’ verb i finiti in consonante: \) s’avvertano, in o r­
dine alle mutazioni eufoniche, i § § . 33 - 4g, onde p. e. da
*r>j , combattere, si fa tjrt 33, a, c), da s p v , legare,
(v. §.

HnTT ( v . §. 35 ), da , cuocere, w (v. §§. 36 ; 487 H I), da


t f z , lacerare, rm (v. §. 36 , eccez. a), da h ^ , rompere,
(v. §. 3 9 ), da w t , camminare, ^ (v. §. 4 ° ) , da f ^ , scher­
zare, ?jxj (v. §. 43 , eccez.), da spr , gridare, spr (v. §. 45,
i , b ) , da tto, esser contento, rrsr (v. §. /[6, b), da w w ,
fabbricare, o t (v. §. 4 7 ) ; da abitare, *r*r (v. §. 4 8 ,
II, 2, a), da % ? , leccare, (v. § . 49 , l , a), da »r?,fe-
gare, ttfr (v. §. 4 9 , eccez. ed osserv. 1); 2 ) 'f ? , uccide­
re, getta via la nasale, onde (v. §• 4 9 ; l > a)\ 5) al­
lungano l’^t radicale: a) ad arbitrio stendere, onde
tto o irfar (v. §. 4.0); b) di necessità, e inoltre con per­
dita della nasale, *pt , amare, onde (cf. §. 2 4 9 , IH , b).
4 ) Valgono i § § .: 2 4 6 , onde da ttst si fa da tr a
(v. § § . 36, 3 9 ; 48 , H I); 2 4 6 , 1, per e ^nt, onde ^sr ( =
5j?-+- v. § § . 35 ; 49 ? «■), jr o ; o s s e r v a i onde da
HTfT 0 (cf. 36, eccez. b).
292 d e s id e r a t iv o .

$• 578. Quando « (m , v. §. 48, IT I) si suflìgge per


mezzo dell’ 3 (%) copulativa (v. §. 3^6 ) , l'ultim a vo ­
cale del verbo , se è gunabile, si g u n a, e i così natine u
cd ^ft passano, secondo il§. 2 5, a, in ^ni, onde p. e. da
w r, ridere, 3 , congiugnere, aver riguardo, si fanno
w fo ?, ; da ^rt, giacere, \ , purificare, tra­
ghettare, srftpt, ( o , secondo il §. 251, II, 3,
da ^q, desiderare, t r , bruciare, ’s f * , andare,
■ssìnro , da f^nn, tormentare, adirarsi, n ? , stri­
tolare, ^jxt , bastare, tifoni , csìftpi, *rf|q, cjrfgpt.
Eccezioni ed osservazioni, i) ^ ed t , mediane e seguile
da consonante che non sia possono, e in f^-, sapere,
gii, rubare, piangere, devono non gunarsi, onde p. e.
da %3i e ^cr possono anche farsi f^iftpr, ma da
scherzare, solo i^ n r, da irti, ^ solo
2) Valgono i §§.: 242, onde p. e. it3, tuffare,
fanno ; '3WJ *<kH hod gwgfVin (v. 23);
244, onde fa m fìr^ ; ?-49, I> per ir a , onde ^frg.n (v.
§. 37 , e); lo stesso §., I , oss., onde fa »rFsni o
3) 3j, inghiottire, può far tutti o tt%ti (v. §. 44, oss.). 4)
fognano la loro finale ( c f §. 35o, I, eccez.
ed oss. 2), onde i»f<fgrq,
§• 579. L a radice accresciuta di 5 0 ti od ^ 1 ( = ^-+-
ti ) e modificata conforme ai §§. 3 7 7 , 378 , nel suo rad­
doppiarsi secondo il §. 3 7 5 , 2 :
1) Se comincia per consonante: a) ripete tpiesta, se­
condo il §. 253; b) e cpianto a vocali o dittonghi ripete
sempre fuorché per 7 , ^ì, l ì , iV, per cui x'ipetesi 7 ;
onde p. e. fw s j da *ra (di »tìt), ftprfaq da Tifati (di v.
§. 3 7 8 ) , o faàPsm da 0 iiftni (di v.
§. 3 7 8 ) , fararfav da (di t j, v. §. 3 7 7 , 1, 2), ^fT jri o ’prt-
faq da ^frpi 0 ■sfrtftm (di v. §. 378), ^ da tj* (di tj,
v. §. 3 7 7 , I, 2), fìr^ j 0 fìnrfqr^ da rpa o wmx (di 3 11, v . §.
378 ), o fW ^ n i da 0 (di v. §. 3 7 8 ) ,
da (di Iter).
D E SID E R A T IV O . 293
2) Se comincia per vocale, in analogia dei- §§. 323, 1 1 ,
3 a4, II: a) ripete tutta intiera la parte radicale^ modifi­
cata, quanto alla vocale, secondo il §. 3^8, e, quanto alle
consonanti, modificandosi secondo il §. 253; b) ma nella
sillaba l'adicale si altera attenuando la vocale in s e per
sè non serbando di un gruppo consonantico se non l ’ulti­
mo elemento, onde p. e. *ifaf^Ti ( = -f- ^ -H da
^f?n^ ( di andare), gfarftpf ( = ^ -I- ) da
gfapr (di ^5tx, dirizzare), gfqftra ( = thi -h -+- T^) da
(di v. §. 378 ), ^ranpT ( = wr|x -+- ^
da irrf^Ti (di ^ , v. §. 3 7 8 ) ^ftfafaq ( = ^ifaN H- ^ -+-
7T( ) da t ifa t i (di , andare, v. §. 3 7 8 , od seccare).
Eccezioni ed osservazioni. 1) Secondo il §. 253, eccez.
ed osserv., e in analogia del §. 298, 1 : ha per tema
del Desiderativo o f^ fìn iN (v. §. 378); fìm o
(v. §. 378), ovvero 0 3 3 3* (v. §. 37 7 , l ì , 1);
con allungamento d e ll^ radicale (cf. §. 3 7 7 ,1 1 , 3), fìn ta ; f^
ftnfhi, fa faòjrhi 0, regolarm ente, f w t a , fa fa^fhf ( v. §.
3 7 7 , I, 1). 2) In verbi comincianti per vocale, un gruppo
consonantico, se ha per ultimo elemento ^ 0 sib ilan te,
serbasi intero nella sillaba radicale e ripetesene solo, se­
condo il §. 253, la prim a consonante, onde p. e. , an­
dare, fa (= -4- -4- ), ■sras, penetrare,
5s f a f a Iis ( ^ r -t- -4- vedere, S fa rn ^ ( - 4-
^ -4- ) (cf. §. 325, 4)- 3) ^nrx, invidiare, può nella
sillaba radicale serbar t* in cambio di q , onde
( t ^ , -+- ■+■ V *J otl ($W, H- ^ -4- 4)
coprire, fa, senz’ (v. §§. 37 6 , 2, b-, 3 7 7 , 1, t), ov­
vero, con od (gn!rx - 4- 3 ^ -+- -q, grci^ -4-
-4- •3ìTrrs -4- Tg ■+■ ^ -H cf. §§. 23; 25,
a\ 242, 2, b). 5) ^ o d ^ , andare, e g , sonare, ripetono in­
sieme colla vocale allungata (secondo il §. 3 7 7 ,1 , 1, e così
da , gii» ) anche la sibilante caratteristica del Desidera­
tivo, onde §f*Pis, (fq% -4- ^ ^ 6) an­
dare, che, prendendo l’s copul., e gunandosi (secondo i §§.
2 9 4 D E S I D E I U T 1V O .

3 7 6 , r, «; 378), fa , raddoppiasi regolarmente in sjft-


ftqx ( m -+- ^ ■+■ 3*
§. 580. L ’intiero tema del Desiderativo riducesi p e rv ia
di sincope a un monosillabo:
-I) a) In d a re ,\, amare, tagliare, che fanno tutti
c tre f^TFT (contratto da f^fra ); b) in \jt, porre, v , bere,
che fanno entram bi far* ; c) in in, misurare, fa, gittare,
jft, perire, ir, mutare, che fanno tutti e quattro far*.
2) a) in ^pt , acquistare, , andare, (ad arbitrio e
solo in senso di volersi liberare, spiritualm ente parlando),
T * , cominciare, ttv , solo in senso d’offendere, 35», otte­
nere, , potere, che fanno rispettivam ente ^1*, farò, * r a
(0
\
regolarmente
O
*m
OO
r),
V '
fa1* , fai*\ (ma
\
in allri sen si, reco-
* \J

larm ente, f w w j , faro , ftjTO ; b) in -sgv , crescere, ,


ingannare, ttk, cadere (non però se pigliano, secondo il
§. 376, 2, b, 1 > copulativa), che fanno $ì* x ( = ^ •+- *^, cf.
§. 33, a, c), fai* o vfat (da fip p *, cf. §§. 35; 249, II), fa-,*
(o tutti e tre regolarm ente, coll’^ copulat., ^tftfa*, f^fw nr,
fa^ffn? ).
§• 581 • I verbi della classe decima (v. §. 258, 10) for­
mano il tema del Desiderativo secondo i § § . 6^5 e segg.,
ma dinanzi all’^ copulativa gettano via l’^r finale del pro­
prio tema, onde p. e. (ila vrsj- , divorare) fa fw E jfa g ,
T (da ^ t , rubare) ^"tafan , * * * (da cercare) fa-
iprfa^, ^3"<T (da , tormentare), « f ^ f a ^ , (da 3 ^ ,
gettare) T jf^ fa ^ .
§• 582- i) I verbi di cui al §. 270, III, possono dal
tema ivi prescritto formare eziandio quello del Deside­
rativo, onde p. e. ór* fa fgesfa* o (da «rt**, secondo il
§. 3 8 1 ) , * ^ , fa g * ìfa * v o ^nfa*s 0 (v. §.
383) ovvero da (con perdita d’^j in analogia del §.
3 8 1 ) ■smfarfa*. 2) Form ano inoltre il loro Desiderativo:
^r* anche da onde o fa n fa j ^ t* , ^
rispettivam ente da tj* , ^ , onde ftprr* (v. §. 48,
1T; 2); f w w , fa35i (cf. §§. 293, 2; 35 r, 2). 5) 7 ,
D E S ID E R A T IV O . 295

andare (quando non significhi intendere, nè' s’adoperi col


prefisso if t j nel Parasm .), è surrogato da n* (v. §. 252,
I), onde nel Parasm. , n ell’Atm an., con allunga­
mento dell ^ (cf. §. 3 7 7 , 1 1 , 3), fìmtH (v. §. 4°)-
§• 585. fafarm (da f^nr), sanare, ecc., =grjpa (da g t f, §.
382), sprezzare, fìrTÌra (da fini ), sopportare, ( da
?rr^ ), operar con dirittura, (da ^ , cf. §. 35), a-
dirarsi, tfhrhr (da , cf. §§. 4° ; 3 7 7 , II, 3), considerare,
Sfinii* (da j t r ) , aguzzare, sono antichi Desiderativi, alcuni
di forma alquanto irregolare, passati a valore di verb i
prim itivi.
§• 584. Il Desiderativo può derivarsi, in conformità dei
§§. 3 7 5 e segg., anche da qualsiasi verbo non primitivo
(p. e. da Causale, Intensivo, ecc.), ma non immediata­
mente. da un altro Desiderativo.
Osservazioni. 1) I verbi di cui al §. 383, come quelli
che sono Desiderativi soltanto di forma, possono imme­
diatamente rifai’si Desiderativi. 2) N e’ temi già gramma­
ticalmente dei'ivati per via di raddoppiamento, questo non
ha più luogo, onde p. e. da ifìTjq (Int. I I di g ) (v.
§. 386, 2, a), ma bensì da ìtpj, vigilare,
§• 583. I l Desiderativo de’ Causali formasi come quello
de’ verbi della classe decima (v. §. 3 8 1), ma coll’ avver­
tenza, clic se la prim a vocale del tema da raddoppiarsi è
un’ u nato dal dittongam ene di od ^ (cf. §. 363), de­
vasi ripetere t ( e non secondo il §. 37 9 , 1 , b; cf. §.
32 6 , 3) ogni volta che esso non sia preceduto da >r,
nè da labiale (ti is q j^) nè da semivocale ( tt t <5 \ ) ,
onde p. e. da «fnrq (Caus. di ^t, v . §. 364, 0 ? & 'I Desi-
der. , da Tfnra (Caus. di v. §. 363)
da àrrrq (Caus. di *r, v. §. 363), fìnmrfTRv da vrnni (Caus.
di , da (Caus. di ^ ) ma da
(Caus. di 3), , da (Caus. di « 0 * ) g nu fax
(v. §. 48, H I).
Eccezioni ed osservazioni. 1) Ripetono ad arbitrio ^
2116 D E S ID E R A T IV O .

od g per « t nato da 7 (v. §. 363) i Desiderativi dei Cau­


sali di -g, g , onde p. e. da vqnfq (Caus.
di -g) si fa f^rajrqfqq o ^rnmnrqx (cf. §. 3a6, 4, 3). 2) snqq
e ?rqq (Caus. di *rr, v. §. 364, eccez. ed osserv. i , b), ol­
tre al far regolarmente 'ftnriqftnr 0 ftnrqfqti , possono ron-
trarsi (in analogia dèi §. 38o) in srfta . 3) I Causali di fsg
e % ai rispettivi loro temi regolari w q q , srrqq sostituisco­
no: il primo, ad arbitrio, ^rrqq (da 3J, cf. §. 249, I), onde
gpTT5rnmx (o regolarmente fijpgrqfqq ); il secondo, di neces­
sità, ^Tqq (da ^ , cf. §. 249, I), onde ^T qftR . 4)
Caus. di rgrt (v. §. 38^, 1, c) ha per Desiderativo qrqirtfqq ;
7<nqq (Caus. di ^rq) *pnqfqqx (cf. §. 297, 2, &); srfaq (Caus.
di ?nr ) f^sfnrrqq^ (cf. §. 379 , eccez. ed oss. 1). 5) Il Cau­
sale di *nrt ( = '5rfq -h Atm an.)3 leggere, può formare il
Desiderativo dal proprio tema -ssrqq (v. §. 364, 2) ovvero
ria quello del Causale di m (qiqq, v. §. 364, 0 , P&de ^run-
fqqfqq (v. §. 37 9 , 2) ovvero ynrfimTqfqq .
§• 58G. Nella formazione del Desiderativo degli altri
verbi (v. §. 389 e segg.) è principalm ente da notare clic
i temi di siffatti v erb i: 1) appiccano tutti (qj) per mezzo
dell ^ copulativa, fuorché n ell’in ten sivo I che segue l ’ana­
logia del verbo da cui deriva (v. §. 2 5 1, I, 2); onde p. e.
qrq^ (Int. I di q^?, che non prende ^ secondo il §. 252,
I) fa qiqBi (senz' altro raddoppiamento , conforme al §.
384, oss- 2), ma (Int. I di , d ie piglia 3^ secondo
il §. 25 1, III) fa qrarfqq ; 2) dinanzi all’^ copulativa: a)
gettano via ^ od finale, onde p. e. qì>jq (In t. I I di
fa q>jfqq ; b) nell’ Int. I I , in alcuni verbi in q (v.
§. 4 ^ ) , come pure, ad arbitrio, ne’ Denominativi for-
jnati per mezzo di q , (v. §§. 4 J 3, 4 J 4), semprecchè q
sia immediatamente preceduto da consonante, gettano an­
che questa sem ivocale, ma (contro il §. 378) senza poter
gunare la restante finale del tema, onde p. e. %ftspq (Int.
I l di fejq) fa %ffejfqqv (ina non ^%fqq ), irq^q (Deuom. da
uqw v; §. 4 1 3) nrwqfrqq 0 frnrqftrq .
D E S ID E R A T IV O . 297

C O N IU G A Z IO N E D E L D E SID E R A T IV O .

§• 387- Il Desiderativo piglia la forma parasmaipadica


o atmanepadica a norma del verbo da cui deriva (v. §.
255). N e’ tempi speciali segue la Coniugazione I (v. §.
25Q, a), aggiugnendo perciò al tema la vocale -5? che si go­
verna rispetto alle desinenze secondo il §. 2 6 8 ; e prende
sempre l’accento sulla prima sillaba. Quanto ai tempi ge­
n erali, il Desiderativo prende il Perfetto perifrastico, e
l ’Aoristo della maniera quinta; piglia sempre 1’ ^ copula­
tiva dove essa può essere prescritta (v. §. 2 5 1, I, 2); n el
resto si governa al tutto conforme ai §§. 3o8- 3 5 i , salvo-
chè mai non guna 1’ultima vocale del tema. Serva ad e-
sempio di coniugazione =rrtfvni (Desid. di conoscere),
desiderar di conoscere, di cui però non si recano se non
le persone 1 e 2 Sing., polendosi agevolmente dallo stu­
dioso compiere il paradimma in analogia delle flessioni
de’ verbi prim itivi (v. §§. 2 6 i - 3 5 i ).

PRESEN TE. IM PERFETTO.

P a ra s m . A tm an . P a ra s m . A tm an .

Pers. Sing.
1. «pftìHrò
2. ecc. ^ftftnmecc. ecc. ^ ^ f t f w r a e c c .

IM PERATIVO. POTEN ZIALE.

P a ra s m . A tm an . P a ra s m . A tm an .

Pers. Sing.
1. yflfvmfìTT ^ftfVpì cpftfVfcfH
2. spftivn ecc. ecc. ecc. ecc.
298 D E S ID E R A T IV O .

PERFETTO PERIFRASTICO.

P a ra sm . A tm an . P a ra sm . P arasm
%
Sing.
|
3^
•gpHfVpTr g a rar e c . g q i f q n w f i i i e c . ^ ì f w ^ f r t r c c . ^ f ì p i r a T f w q

a o r is t o .

P a rasm a ip ad o . A tm an epad o.

Sing.
p. i. wfrfvfìnf^ ^sr^fvftrfa
p. 2. ecc. wj=nrnfM«i« ccc.

FUTURO I . FUTURO II.

P a rasm . A tm an . P a ra sm . A tm an .

Sing.
^ftfvfaTnffcr ^ftfVftnrr% spftfvftrò
ec. w^fvftnrm ec. ^ fv ftn q ftì ec. ipfnvnrnm

CONDIZIONALE.

P arasm aip ad o . A tm an ep ad o.

Sing.
p. i.
p. 2. wsftftjfqiqw ecc. ecc.

PRECATIVO.

p. i. ^ftfVnrrrra ^'-tnrnrtTitf
p. 2. ^ftfVamr ecc. ^^fxrftprhmr ccc.
INTENSIVO.

P a ssiv o del D e s id e r a t iv o .

§. 588. Il Passivo del Desiderativo ne’ tempi speciali for­


masi e llettesi secondo i §§. 353, 355, onde p. e. dà «prtfati
(Desid. di gv ) si ha il tema e quindi al Sing. Pres.
=pftftrò(p. i ) 5 (p . 2), ecc., Imperf. (p.
i), (p- 2), ecc., Im perat. ^ \ f v ^ ( p . 1),
(p. 2), ecc., Potenz. ^ftìvurq (p. 1), (p. 2), ecc.
N e’ tempi generali llettesi dappertutto come n ell’Atma-
nepado (v. §. 356; 387), fuorché nella 3 pers. Sing. del-
l’ Aoristo dove, prendendo, secondo il §. 3 5 7 , per desi­
nenza ? , fa, senza più,

INTENSIVO.

§■ 589- Il verbo pi-ende forma d’ intensivo per dinotare


che l’azione da esso significata si effettua c o n i n t e n ­
s ità o r e it e r a t a m e n t e .
Eccezioni. 1) L ’Intensivo delle radici significanti m o to
importa m o to o b liq u o . 2) Quello delle radici jj, inghiot­
tire., andare, in i, pregare, *pr, sbadigliare, , mor­
dere, f ? , bruciare, ^ , rompere, sedere, dinota che
l’azione si elfettua in m o d o b i a s i m e v o l e , in m a l
m odo.
§ • 390. } ) Sonovi due maniere d’in ten sivi, l’ una delle
quali, pochissimo usitata, piglia le desinenze del Parasm ai­
pado, l’altra, a gran pezza la più comune, quelle dell’A t-
manepado. 2) Form ano: a) entrambe il loro tema per
300 IN T E N SIV O .

via di raddoppiam ento; b) e la seconda, in oltre, colla


giunta di q accentato (cf. §. 353). 3) Questo raddoppia­
mento ha per ispecial carattere il rinforzamento a cui
soggiace la ripetuta vocale; ma perchè la sillaba radicale
va talora, massime nella seconda maniera, soggetta a mo­
dificazioni dalle quali l'egolasi il più delle volte il raddop­
piam ento, si pongono prim a alcuni §§. intorno ad esse
modificazioni.
§• 591- In amendue le m aniere: 4) le radici term i­
nanti in dittongo (tran n e, per la seconda, le contemplate
nel §. 3 9 2 ,1, 1) mutatilo in (cf. §. 25, c ), onde p. e. ^ ,
tessere, passa, per l ’Int. I, in t t , pel I I in t r , me­
ditare, in un, «mi, 51Ì, aguzzare, in 3TR; 2 ) passano
inoltre: a) ^ n i, venerare, in ófffa, tqrq, diventar gras­
so, in tff, xrhr : b) , camminare, t?k7, fruttare , in
’fq (v. §. 27, b), 3^5, c) ^ , chiamare, in j , p* (cf.
§. 249, I); d) uccidere, e f^ , lasciare, in tpq
(v. però il §. 3 9 2 , II, 3, b), fq, Tflq (v. §. 3 9 2 , I, 2 ). (cf.
§. 253).
§. 592- Nella formazione dell'intensivo II la sillaba ra ­
dicale segue in gran parte l’analogia dei §§. 34g; 354; s' c'
chè dinanzi al q caratteristico di questo Intensivo:
I. L e finali: J) e i dittonghi delle radici di cui al
§. 349, I, 1, a, come pure Fot di ut , odorare, u n , soffiare,
passano in onde p. e. da qr, « bere », si fa xffa, da wtt,
uffa, da ’ìt, cantare, Tfhq, da ttì, tagliare, *rtq (cf. §. 249,
IV , 1, a)\ 2) ^ ed •3’ si allungano, onde p. e. da fej, pe­
rire, si fa T^tq, da sonare, irq ; 5) preceduta da
una sola consonante, passa in 7^ *, da p iù , in onde
p. e. da si fa vtq , ma da «[, curvare, urq; 4) ^ (an­
che non finale) passa in l, e, dopo labiali o q , i n -3^ *,

( 1) O piuttosto in f x , 7^ . f i ; s'allunga dip oi in forza di q u e ­


sto stesso §. I, 2; e "3T secon d o il §. 27 , b.
IN T E N S IV O . 301

onde p. e. da traghettare, si fa irtà, da uccidere,


da empiere,
Eccezione. inghiottire, passa in (da fnT., cf. §.
44, osserv., e la nota della precedente pagina), onde f*r?T.
II. J) Y a le il §. 249, I, onde p. e. da tt? si fa da
WT 0 w ì irta, da ^ ftraf, da fV«T, da ^ irta, da
voi (ad arbitrio anche per l’ Int. T, onde b r 0 );
ma non per le radici cominciatiti da n 0 ^ immediata­
mente seguite da vocale, onde p. e. da ipT si fa e non
, da qfm e non to t; e solo ad arbitrio per fìg, on­
de sjTf o (da st o fsg; secondo I, 2). Segue pur questa
analogia ^pi ? sonare, onde ftmt. 2) Vale lo stesso §. 249,
I I , onde p. e. da si fa -arar, da da
I I I , b, ad arbitrio e solo per Tr*T, onde ^ ai, >p*T,
wa» ovvero srm, htti;. IV , 2, onde da 3) «)
, giacere, passa in onde ^ r . b) quando l’azio­
ne da questo verbo significata o f f e n d e , fa m a le , di­
venta jft, onde xrhr. c) Si avverta il §. 27, b, onde da

§• 5 9 3 II raddoppiamento della radice 0 sillaba radi­


cale mollificata secondo i §§. 3 9 1, 39 2: \) segue, quanto
alla ripetizione della consonante, la regola generale (v. §.
253); 2) ma discostane circa le vocali e i dittonghi, ripe­
tendo: a) ^rr per 531, e, n ell’ Int. I , per -^r, come
pure per ^ quando questa è non solo, come la prece­
dente, finale di radice, ma insieme preceduta da gruppo
consonautico *, onde ]). e. da gridare, si fa ,
^ITTFg , da «re (Int. I l di 1^, v. §. 3 9 2 ,1, 3) da >tt ,
splendere, ^mt, ^nrra, da vm (ili v. §. 3g i , 1) ^tutt, trarre,

(t) P ro p ria m e n te l '^ n , c h e q u i d ic csi rip etu to p e r ^ c ^ j,v ie n de­


te rm in a lo d a lla flessio n e in cui q u este v o c a li sono com u n em en te s u r r o ­
g a le d a suono co n ten en te ^ t: ) , s e b b e n e , g e n e ra lm e n te p a r la n ­
d o , le m o d ificazion i d e lla v o c ale ra d ic a le , im p o rta le d a lla fle ssio n e , non
faccian o effetto su q u e lla d e lla silla b a rip etu ta.
302 IN T E N S IV O .

da ^ , versare, per l’Int. 1, da *ij, ricordarsi, Trrnj ;


b) i? per v, i?, onde p. e. da ftnr, fendere, si fa
da , ardere, da xrhr (Int. II di tit, o
di nrm; v. §§. 3g i , 2, <z; ^92, I, i) r, da whj, (Int. di v,
v. §. 292, I, 3) da (Int. II di v. §. 39 2, I,
4) vtwV^r, da ?ffrj (Int, di v. §. 3g 2 , IT, 2, b) Griffa, da
, andare, , ^ tp i, da xpir , andare, tj'W , tPTìPTj c) vft
per 7 , ’3i, # , onde p. e. da ^pt, adirarsi, ^"W<T, MÌ'^ui,
da g ^ , (di v. §. 3 9 2 ,1 1 , 1) i-ftyxj (v. 48, III), da
t r (Int. di v. §. 3 g 2 , 1, 4) ^ 7 ^ , da vedere,
cftòsVar; da avvicinarsi, ftèfcp, i Y i m ; d) per ^ (cf. a)
e per nell Int. I, la rispettiva loro guna ’s t e ’stc?
(v. §. ig ), od, insieme con ^ od iim: o e od
e, n ell’ Int. II, solo ìircft ed onde p. e. da ^ si fa ,
per 1’ Intens. I, ^ o 0 ^rt^r, da j volgere, per
l ’Int. I, o o pel IT, solo ^rcftfw, da «g^,
bastare, per l’Int. I, o 0 , pel II, solo

Eccezioni ed osserv. 4) Si avverta il §. 253, eccez. ed


osserv. 1, onde da snr , si fa 5 2> onde da
, r r N (v. §. 27, b), ovvero ho , Wo . 2) f , gridare,
può, contro il §. 253, IV , ripetere la gutturale in cambio
della palatina, onde ovvero gffàj, «ST=|ra.
§• 594- I verbi finiti in ^ come pure
mordere, e , rompere, ripetono, insieme coll’ ^ con­
servata breve (e così contro il §. 3g 3, 2, d) anche la na­
sale, che eufonicamente si goverma come * in fin di vo­
cabolo secondo il §. 7 2 , onde p. e. da ttotx, scommettere,
(da ^ secondo il §. 3g i , 2, d), frenare, si
fanno muri xjwnni, ^TIpT »Tfra, WRT,
sr»r?sT, ovvero ifa3 .
§• 395- Ripetono similmente ^ breve con una nasale:
1) di necessità le radici: *nr, pregare, *pr , sbadigliare,
?T?j bruciare, tt3T, legare, $pt, giurare, come pure e
trc?x (che, secondo il §. 3 g i , 2 ; b, passano rispettivam ente
303 IN T E N SIV O .

in ^r., t p j , onde p. e. da si fa , da ttsi


TIHT3I, TFtm, da ^ e t5q5 ^ r r ^rfrn, ovvero ^nr°,
^ 0 ^ o , t^O; 2) ad arbitrio le radici finite in ^ j
onde p. e. da , amare, vacillare, »r? , legare,
fannosi rispettivam ente < r^r, > i w t »wai
0 3^0, ecc., ovvero regolarmente 'iN cH ,
*TT»m \
*rmai.
§• 596- L e radici i4*r e vsr (o >jra ) , cadere, tra­
passare, ^s^s , salire, # rr, cadere, come pure cjr5T (0 «s*)>
andare, ttìt , cadere, tre, andare, non solo ripetono con
ma inoltre, dopo questa n asale, inseriscono onde,
si fanno tptM^ ^nrfarqrii, ^rfcrar,
-MH'ìgfa, wfriw
m«fl m« , mh"Im? mh! Ma -
§■ 597. Sono senza Intensivo: 1) i verbi comineianti
per vocale; 2) i polisillabi; 3) quelli della cl. 10 e tutti
1 derivati.
Eccezioni ed osservazioni, i) Hanno In ten sivo : a) con­
tro 1, i verbi , andare attorno, penetrare, an­
dare, e, anche contro 2 , -gié, coprire, onde c ^zw,
■sr^rrer e ^ °d od (cf. §. 3g 3, 2, d) o, con
inserzione di tt dinanzi a ^ alfine d’ evitare l ’iato,
od e u r n , ■grcirrg e •gniìpjp; b) contro 3, i verbi
pisciare, , indicare, seminare, onde , ?iìi}^,
, e 2) ; UT , ^ra, \ sono r i­
spettivamente surrogati da sft (che ha solo l ’Int. 1 1 ) ,» ^ ,
^ett, ^ ( cf. §. 2 g 3 , 2). 5) Sono senza Intensivo tra i
monosillabi prim ari e, secondo Vopadevo, anche
splendere.

( 1) A ll'e s e m p io re ca lo d a l W e sle rg a a r d ( s . v .) a g g iu n g a si, Ira g li a ltr i,


JfTÌ3Jw r? r, M Bb. X I V , 2 7 7 .
IN T E N S IV O .

CO NIUGAZIO jNE D E L L ’TNTENSIVO I.

T E M P I S P E C IA L I.
I

§. 598- L ’Intensivo I ap p aicen e alla seconda Coniuga­


zione principale (v. §. 25g, b), appiccando immediatamente
la desinenza al tema in analogia principalm ente dei verbi
della classe terza (v. §. 282); sicché: 4) i temi forti gu-
nano l ’ultima loro vocale ; 2) la terza persona del P lu ­
rale getta via ^ e nell’Im perf., in cambio d’ ispt, prende
conforme al §. 28 2 , 5, onde p. e. (d a >^, diven­
tare), e (da w t , fendere) -+- fir (3 p. Sing. Pres.)
fanno rispettivam ente ^ftoìfrr, ìprftc, -+- (3 p. D uale)
, -+- ^fir (3 p. Plur.) ^ (3
p. P lu r. Im perat.) -+- TW ( 3 p. Plu r. Iin-
perf.) , 'snrfajw. 3) L ’accento cade sulla prim a sil­
laba: a) de’ temi forti e, se la desinenza comincia da vo­
cale, anche de’ deboli; b) dell'im perfetto ; c) e, altrove,,
delle desinenze.

§• 599. Eccezioni ed osservazioni.

4) Non gunano: a) i temi finiti in consonante dinanzi


a desinenza cominciante da vocale, onde p. e. 5rf*re fa
(pers. 1 Sing. Im perf.), %fì?<rrfcT (p. 1 Sing. Im perai.);
b) ^ e incise? (da ^ e tkó* , v. §§. 3g i , 2, b; 3 g 5 , 1), on­
de p. e. (v. §. 27, b), Tp^rar (p. 3 Sing. Pres.).
2) Valgono i § § .: 244; onde da ( I n t . di jjii )
*mTfì? (p. 3 Sing. Pres.), wibrfiT o wmirfTr (3 p. Plu r. Pres.);
345, onde da ^ 3 ^ (Int. di ^51) ^£fìr, da (Int. di mi)
KKfw o Trtfst; 246, onde ttrut (Int. di ttst) fa *rr*n^
(Int. di »ra^) 248, onde »rn3T (In t. di -^ t) fa »rnjfff.
§• 400. Ne’ temi forti con desinenza cominciante da
consonante può fra questa e il tema inserirsi un § (cf.
IN T E N S IV O . 3 0 i>

§. a5 i), n el qual caso : a) l’ u ltim a vocale del tema gu n asi


soltanto se finale (cf. §. 2 8 3 , f\, b), onde p. e. e
-4- $ -4- fir fanno ^fturWcT, b) u n '•stt finale del te­
m a (anche se nato da dittongo secondo il § . 3 9 ^ 1 ) passa
con ^ in un xj secondo il § . 2 1 , 2 , b, onde p. e. irrat ( d a
tu) e $TT$n (da ^ft), che -4- fir fan n o ^nurfir, inisnfrf , - 4- f
- 4- fìi fanno Trr&fk, gTT^tfìr ; c) vale il § . 2 4 7 , onde p. e.
TTOT ( da tx) , che -4- fir fa crcfoj, -4- $ -4- fir fa TTWtfiT.
§. 401. N e ’ temi d e b o li:
\) finale (anche se nato da ditton go secondo il § .
3q i , 1 ) : a) passa in ^ davan ti a d esin en ze co m in cian ti
p e r co n so n an te (cf. §. 2 8 2 , 3, 2 ) , onde p . e. ìrrm ( d a m )
c ( d a sft) H - *ra fan n o ; b) cade d i­
n an zi a v o ca le , e , n egli In te n siv i di ^t , vn, an che
dinanzi a con so n an te ( c f . § . 2 8 3 , 3), onde p . e. «ttht-4-
^ffìr fa sTrofii, e f i ) ^ f i r e -4-
(In t. di ^ t,
2) D in an zi a vocale p assan o : a) \ \ in r , ma se p r e ­
ce d u te da g ru p p o co n so n an tico in (v . § § . 2Z, eccez.;
2 8 2 , 3, 1 , b), onde p . e. Mftr, (In t. di fir, -4- ’crfir
fan n o sn^fìr %rafìr, ma stfcr (In t. di f t i ) ; b) 7 ^
in tei (v. § . 23), onde p. e. Tftg, ^flc^ (In t. di ^ ) -4- ^rfir
fan n o sftgqfir cSÌ^lfw ; c) ^ in ìc e ^ in 3 ^ e , dopo la ­
b iali o in -3T (v. § . 2 4 ) , onde p. e. ^ (In t. di ^ ) -4-^rf»
fa (In t. di -^ ) tth| (In t. di tj) qTjrfìi-
3) D in an zi a co n so n an te ^ passa in fr: e , dopo labiali
0 in gre (v. § . 2 4 , b), onde e xn^ -4- fanno ^x-
■qr'jflTT.
4) V a le il § . 2 4 9 , I , p e r t t f , u n , ^TÌ, on de p . e.
u n i? (In t. di ir^) fa nei P res. P lu r. *rrjj?m, «TPjFfa;
onde p. e. (In t. di ^ ) fa nel P r e s . P lu r. ,
'sfraprfff; II I (11011 però din anzi a nasali e sem i­
vo cali), onde p. e. (In t. di g r e ) -4- -si(3 p. P lu r . P re s .)
fa ( v. § . 42), * ] ? * (In t. di n ^ ) (In t.
di ^ ) 'sriT^, m a -4- (p . 1 P lu r. P r e s .) , ^TJF^n^,
Gramm. sanscrita. 20
3 0 () INTENSIVO.

; IV , 2, onde p . e. àli?li« -+- »m fa ^rrfìjr'HW, -+- tzj


3 11% ? , ma -t- ^irfVr sir^Tmfjr; V , onde p . e. ^q^=r, (In t.
di 3T^)-+-^fiT (3 p. P lu r. P r e s .) fan n o sRfrofiT.
402- i ) Q uanto alle m utazioni eu fon ich e, le (piali hanno
luogo n ell’ in co n tro di co n so n an te finale di tem a c o ll’ in i­
ziale di d e sin e n za , si a vve rta n o p rin cip a lm e n te i § § . 2 9 -
54, onde p. e. colle term inazioni ffc, f?r, fa o vvero ( pei
tem i finiti in n asale, o in t , c * , secondo il § . 2 6 5 , oss. I,
1 , b) f f , t j t ^ i (In t. di sp*r) fa u m frw , urqfVg (0 secondo,
3o, oss., (I. di ^ ) mrqfai,
mera (I- di T ra) ^rafaj, mafu, u r a r fe ; ( I. di )
0 umfiaj, urof? 0 u w f t , 0 ( v. § . 2 4 9 ,
I , oss.); (In t. di 5 5 J ntaìfà, jfNtfifr, Tinnir (I.
di tprr ) TTwrftm, iw ftrc, nwrftr^; % f r a (I. di
% fW fh r ; (I. di * ? ^ )
( I. di t*v) ttftr, ttfc r, t r f ? ; ?mnòis (I. di
5rr ? f|; (I. di '*g r, v . § . 3 9 5 , 2) ^rr^fer,
^ ì ^ jt ( I- di jS jt ) ’smsìrej, ^rVg?tf?; ; ftjxi ( I . di <ni )
; ^tt^t ( I . di r e r ) TTrftr, trcfì?, c K Hf e ;
(I. di (*?) d ^ 0 li ; «TT^T? (I. di IT?) rllrlfrtf,
H Rpg, ^rnrfe; *rtg? (I- di 5 ? ) rfmtfhj 0 tfìffrfe, nìgfhi
o *ì»rfe; (I. di g ^ ) urùlfe; (I. di
^ren) Tnrf^f, '-jT^r^fT, .

2) N e lla seconda e terza person a d e ll’ Im p e rfe tto , che,


secondo il § . 2 7 9 , 2, rigettan o le desin en ze, s ’ a vv e rta n o
sp ecialm en te i § § . 5 i - 55, e 279 , 2; onde i so vraccitati
In te n siv i fanno in tali p erso n e ^n rr»^, ^snrnqòtr, ^ n rra^,
o , ^rnm t, *n««rr , -^rtT^T ,
« H1 5 tKKC, , *!HM^5
»fm o ^jftàYs , ^ r r f t ^ , w r e ^ ; e p. e. g l’ in te n s iv i di f r a ,
a ro , n ^ , e rfi\^, che n elle dette person e fanno « 3^'ir, en ­
arri, ^rwm^, n ella seco n d a possono anche fare, co n ­
b,
form e al § . 2 7 9 , 2 , , ^■jiTJTO, ^ n s f a . I
verb i cadere, in am end ue le dette p erso n e g e t ­
e h f,
tano via la nasale e m utano n in * (cf, §§. 48, I I , 2, b, /3;
IN T E N S IV O . 307

180), onde , w?fì?rrr (v. §. 396). (Cf. §. 5 5 , e la


noia della pag. 72).
§• 405. Servano di paradimmi per la coniugazione dei
tempi speciali dell’ Intensivo I sftw c (da , diven­
tare, fa ? , fendere).

Parasmaipado (v. §. 390, 1).

PRESENTE.

P e rs . Sing. Duale Plur.

/ 0

I %>rfw 0 ifftjFJnr
j 0 0
%fVnffiT

IMPERFETTO.

od ^ 4ì*}riH ^nfrfrr
1 od
^ì*rtw\ od N ^ ‘ TrTR
O\ 2
W ^T T H

od "srèfVppi

IM P E R A T IV O .

TtH^Tì'vi W ÌH^TR

( 1 ) O v v e ro , seco n d o il §. 2 7 9 , 2 , b,
(2) V o p ad e vo ( X X , 1 7 ) ha (?).
308 IN T E N S IV O .

Sing. Duale Plur.

wìh Y j 0 s rfc rrtg


^ f» T ^

POTENZIALE.

Wfvrernr 3 fuci in

•n*j.*iMiH
^TWItTH\

TEM PI G E N E R A L I.

§• 404- I. L ’ Intensivo I pren de: a) il Perfetto peri-


frastico conforme al §. 3o8 e segg., onde p. e. (In t.
di fa sffrHiM+K, ecc.; b) l’Aoristo della maniera quin­
ta (v. §§. 33 1 e segg.), onde p. e. (Int. di ) fa
(p. i), (p. 2), ecc.
Eccezioni. In cambio della maniera quinta piglialo : a)
della sesta l’intensivo de’ verbi che già lo prendono come
prim ari, secondo il 335, onde p. e. irmt (Int. di ^n) fa alla
p. 1 Sing. w nmfti«ra , (Int. di -sp^) TRitftnPT ; b) della
prim a e nella stessa guisa che il verbo primitivo (v. §§.
3 1 4» b; 3 i 6), (In t. di > jJ, onde ( p. 1 ) ,
(p. 2), ecc. 4.

( 1) Secondo a lc u n i: 1) n e lla 2 0 3 p. S in g .: può g u n a r la fin a le , ondo


; p u ò in s e r ir fra il tem a e la d e sin e n z a un ^ (v . §.
4oo ) con o se n z a g u n a m e n to d e lla fin a le , onde od ? n f t -
r im ir i od rf ; 2) in cam b io d ' ^ (v. §. 5 1 4 , 1 , b)
p ren de , d in an zi a cui pu ò g u n a r la yo c ale in a n a lo g ia d e l §. 2 8 2 , 5 ,
onde od
INTENSIVO. 309
II. Nei due F u tu ri, nel Condizionale e nel Precativo
flettesi in analogia del primitivo da cui deriva, conforme­
mente ai §§. 34o -349, onde p. e. e fanno nel
Sing. F u t. I (p. 1), ^hrfinrrftì, (p.
2), ecc.; Fut. II y<ignfa (p. 1), wW^arfìr,
(p. 2), ecc.; Condiz. ^nrt*ftptpr , (p- 1), ,
(p. 2), ecc.; Prec. (p. 0 ?
>£n^, wRraro (p. 2), ecc.

C O N IU G A ZIO N E D E L L ’ IN T E N SIV O II.

§• 405- L N e ’ t e m p i s p e c i a l i questo Intensivo flet­


tesi a norma della Coniugazione I (v. §. 268 e segg.); e
perchè, come s’ è detto (v. §. 39 0, 1), prende general­
mente le desinenze atmanepadiche, esso viene così ad
avere, mediante il suo 11 caratteristico (v. 390, 2, b),
una speciale analogia di finimenti coll’Atmanepado della
classe 4 (v- §§■ 258, 4; 2 7 *) e col Passivo (v. §. 353).
L ’accento si governa come in questo (v. §. 353), cade
cioè sulla vocale vegnente dopo tj di n , fuorché nell’ im ­
perfetto dove pigliasi, come sem pre, dall’ aumento (cf.
§. 26 3) (v. III).
II. N e ’ t e m p i g e n e r a l i il caratteristico , se viene
immediatamente preceduto da consonante, cade; se da vo­
cale, getta via onde p. e. e passano rispet­
tivamente in wfow , Questo Intensivo ha pur esso
il Perfetto perifrastico e l’Aoristo della maniera quinta (cf.
§. 4o4, I); ° e i due F u tu ri, nel Condizionale e nel Preca­
tivo piglia sempre 1’ ^ copulativa (v. §. 25 1, I, 2); e non
guna nè vridda mai l’ultima vocale del tema. S ’avvertano
quindi i §§. 3o8-35o (v. III).
II I . Servano ad esempio della coniugazione dell’in ten ­
sivo II, così pei tempi speciali come pei gen erali,
(da diventare) e (da , fendere).
310 IN T E N SIV O .

A tm ancpado (v. §. 390, I).

PRESENTE. IM PERFETTO. IM PERATIVO. POTENZIALE.

Pers. • Sing.
^ftwrìpi
i.

2 .
ecc. isreftra’qTO ecc. ecc. ecc.

PE RFE TTO PERIFRASTICO. AORISTO. FUTURO I.

^T^ffìrfn ^{fWT^

2 j srtyfìmir
I ecc. ecc. ^firf^crrò ecc.

FUTURO II. CONDIZIONALE. PRECATIVO.

^ t q ia sfhtftpfhr
[. C\

^rfWf^ wfUf^irN
^nfbTftmvrH
ecc. ecc. %f*rfir«rhrras ecc.,

P a s s iv o d e m .’ I n t e n s iv o .

§• 40G. \ ' Nella formazione di questo Passivo pe’ tempi


sp eciali, al tema dell’ intensivo suflìggesi (secondo il §.
353) n , dinanzi a cui l ’Int. I I getta via l’^r finale o lutto n
conforme al §. 4^5, II, onde p. e. dall’ Int. T ^ 5*^ si
fanno ^>^3, dall’ Int. I I foggiansi s r t ^ ,
A vvertasi, quanto alla formazione del Passivo del-
l ’Int. I, principalm ente il §. 354* L a coniugazione è per
entram bi conforme ai §§. 353, 355.
SJ) Nei tempi generali gettano amendue il tt passivale e
DENOMI NATI VI . 31 !
r in t . I fleltcsi come farebbe nell’Atmanepado secondo il
§. 4° 4, il IT, come fa per l’appunto conforme al §'. 4°^> U*
Se non che è da notare come nella 3 pers. Sing. del-
l’Aoristo l’ Intens. I faccia, secondo il §. 35 y, p. e. wrm fù
(da ), (da% f«?) e inoUre possa estendere la for­
ma di tal persona in analogia del §. 3Go; mentre l ’Int.
II (privato d’^s o u, nè dittongando punto l’ ultima vocale
del tema, conforme al §. 4o5, II) fa in delta persona ■&-
(da utȓ3i), (da sffrrer).

DENOMINATIVI.

§• 407. I verbi Denominativi si formano dal tema di


nomi così sostantivi come aggettivi, pigliando significanda
subbiettivam enle od obbiettivamente dedotta da quella di
esso tema. Siffatti verbi possono formare il proprio tema:
I immediatamente dal nominale (v. §. 4° 8); H 0 con e"
stensione di questo per mezzo dei suffissi u ( w , '^reu),
(v. §§. 4 io e segg.).

Denominativi formati immediatamente


dal tema nominale (v. §. 4°7> I)-

§. 408- Questi Denominativi significano e s s e r e c o m e ,


p o r t a r s i c o m e , t r a t t a r e a lc u n o c o m e la c o sa
significata dal nome da cui derivano, onde p. e. no­
me proprio, diventando, senza più, tema di verbo Denomi­
nativo viene a significare essere come, portarsi come, trat­
tare alcuno come Crisno.
312 d e n o m in a t iv i.

§. 409. 1. L a maggior parte di questi Denominativi


sono parasm ai padici.
II. N e’ tempi speciali (v. §. 258 ) aggiungono al tema
la vocale ^ propria dei (verbi della Coniugazione I (v. §.
%5 g, a), dinanzi a cui un ^ breve cade, un lungo fon-
devisi in (secondo il §. 2 1 , 2, a) e le altre ultime vo­
cali del tema si gunano in analogia dei §§. 258, 1; 269,
1 ; onde p. e. ha per tema coniugativo -^un ( =
»n^rr, ghirlanda, irr^rr ( = -4- ^1), tjfìr, signore,
marito, nan ( = r à -|- v. §. 25, a), m g, sole, nnra
(= sa, V. §. 2 5 , a), fxr?r, padre, fairt (v. §. 19),
fgirN, nemico, tra (v. §. 19). L ’ accento cade sull’ ultima
vocale del nome, onde p. e. i Denominativi ^ran,
i n , Parasm aip., e srfa (da gjfa, eunuco), Atinanep., fletten­
dosi ne’ tempi speciali in conformità dei verbi della clas­
se i (v. §. 269), fanno al Sing. Pres. ^ unifa, «rrcsfàt, ìftufa,
^rfa (p. 1), Irafa, 3ffa% (p. 2), ecc., Iinperf.
, ^*TTc5TH, (p . l ) ,
«g-grhrqr^ (p. 2), ecc., Im perat. ^ njiiPn, ^rrfar,
(p. i) , -jTin, W T , ira, s r t w (p. 2), ecc., Potenz. «pòfa*,
*n#tra0 , sffan (p. 0 , i r à * , , Ira* , (p.
2), ecc.
III. N e’ tempi generali i temi finiti in od fo­
gnano queste vocali; pigliavisi il Perfetto perifrastico, ma,
secondo alcu n i, pei m onosillabi, il raddoppiato, che, pei
temi finiti in ^ nelle persone 1 e 3 Sing. Parasm ., pren­
de, secondo alcuni, la desinenza # (v. §. 299, oss. 1); p i­
gliavisi l’Aoristo della maniera quinta (v. §. 331 e segg.);
i due Futuri, il Condizionale e, per l’Atman., il Precativo
inseriscono 1’ ? copulativa (v. §. 2 5 r, I, 2), dinanzi a cui
l ’ultima vocale del tema, se è gnnabile, si guna ; nel i-esto
osservansi le regole date per la flessione de’ verbi prim i­
tivi. E così p. e., nel Parasm ., yon, fa (da fa , uccello), fa^,
e, nell’Atm ., uffa fanno alla pers. 1 Sing. del Perf. <j<u»ii^e»c
0 o^nr, «jmvjcKO ovvero fa=jn 0 f w q (v. §. 3o 2 , 1) (e
D E N O M IN A T IV I. 313
da suo, ^rnjcsr o ovvero o *r^t), ftlilTTO**
o gftunrai, Aor. 'snrrftnm , ^rfwftTm, 'srafHufa,
Fut. I fftuicfTfw, firrifctTifar, # fW r t ,F u t . I I yfairurrfa,
-4faunm; fxTtrftTirrfìT, wHùw, Condiz. ^ ^funmn , ^furr-
ftrtrw ; Precat. ^ n m r^ , ufarcnT, fq fw > m , ^ftfWN-

Denominativi formati col suffisso ^ (v. §. 4° 7? ^)-

§• 410. Per mezzo di questo suffisso, analogo a quello


d e’ verbi della classe io e del Causale ( v. §§. 258, io ;
2^5; 363), si formano Denominativi aventi principalmente
significato di f a r e , f a r d i v e n t a r e , p r e n d e r e , a d o ­
p e r a r e , d ic h ia r a r e , q u a lific a r e , r a p p r e s e n t a r e
q u e l l o , c o m e o p e r q u e llo che vien significato dal
tema nominale, onde p. e. da pelle, -+ •'JR formasi il
tema denominativale prender la pelle, cioè levarla,
scorticare.
§•. 4 I I - I . Dinanzi ad *sr i temi nominali di una sola
sillaba (anche se fatti tali secondo II ) vi’iddano le finali
( ss, ^ ^ t ■*, ^ v. §. ig ) e dopo (anche se nato
da per via della vriddi anzidetta) inseriscono xj in ana­
logia del §. 364, onde p. e. ■sft (da vflHrf , felice, secondo
I I I ) fa *jn*R ( = ^ -+- ^ r ) , far felice, ^r, suo, passalo, per
la vriddi anzidetta, in ^tt, fa ^rrtp» ( = ^ ^ -+- :s r ) ,
dichiarar per suo, ^ , terra, ( = *ft — ^ r ) , fa r di­
ventar terra.
II. I temi nominali di due o più silla b e , e , se indecli­
nabili (v. §. 235), anche monosillabi, fognano l’ultima vo­
cale insieme colla seguente consonante, se alcuna ne se­
gue, onde p. e. da fcra, impedimento, si fa fa jR , far im­
pedimento, impedire, da ^ 5 , leggero, fa r leggero,
alleggerire, da madre, *rnR, J a r madre, ingravidare,
da re, t t s r , far re, da (indecl., v. §. 235), cie­
lo, , fa r diventar cielo.
Eccezione. cosa, scienza, fu i, vero, formano il
314 d e n o m in a t i v i .

Denominativo in analogia dei monosillabi in ^ ( v. I ),


onde v srm .
III. I temi nominali finiti in *nr Tff gettano via
questi suflìssi e riprendano la forma del tema prim itivo,
onde p. e. da nfcPT ( = , ghirlanda, -4- f^nr ), ghirlan-
doso, fassi wìm,far ghirlandoso, inghirlandare.
IV . I nom i, che fanno il superlativo per mezzo d’^? ,
formano il Denominativo colle stesse modificazioni 0 so­
stituzioni del tema di cui al §. 19 7 , I I , onde p. e. ftpr,
veloce,e j s , vecchio, che secondo il §. 19 7 , 1 1 , 2 , hanno
rispettivam ente per superlativo -+- ^sr ),
fanno (v. I).
V . I nomi, che nella declinazione distinguono il tema
in forte e debole ( v. §§. 99; x47, II), formano il Deno­
minativo dal debolissimo, onde p. e. cane, che nella
debolissima forma diyenta (v. §. 166), fa ?pfn,far di­
ventar cane, qualificar per cane, ecc.
V I. Form ansi alcuni di questa sorta Denominativi me­
diante prefisso (v. §. 89, l i ) e con vario significato, onde
p. e. da ^55, coda, con 3 ? , su, formasi Tr ^ .n , rizzar la
coda, da , pelo, con ^rg, a seconda, (v. II),
palpare il pelo, da ^rfarr, lira, con txt, sopra,
cantar sulla lira, da , usbergo, con ttw, con, (v.
II), vestir l'usbergo.
*• * ' - -'
Coniugazione dei Denominativi in (v. §. 407, II).

§. 4 I 2- Questi Denom inativi, che sono il più delle


volte parasm aipadici, si coniugano in analogia dei verbi
della decima classe e dei Causali ; e perciò appartengo­
no alla Coniugazione I (v. §. 259, a); pigliano il P e r ­
fetto perifrastico (v. §. 3o8, r) e l’Aoristo della maniera
terza (v. §. 321, 2); nei due F u tu ri, nel Condizionale e
n ell’Atman. del Precativo inseriscono 1’^ copulativa (v §.
2 0 i, I, 2), dinanzi a cui cade lNa finale del tem a; nel Pa-
DENOMINATIVI. 315
rasin. del P re c a liv o gettan o via sto (v. § . '349 ; 5 , « );
onde p . c. hpt*t (da terra, v. § . 4 1 1 , I), f a r diventar
terra, là nel S in g . P re s. m w m (p . i ) , w l (p, 2 ), e c c .;
Im p e rf. (p . 1), w r t i v (p. 2), ecc.; Im p e ra i, vrre-
TrrffT (p. 1) , (p. 2 ), e cc.; P o te n z . (p. 1)?
(p. 2 ) , e c c.; P e rf. p erifr. m w r o : o ^ ortt (p . 1),
(|>. 2 ) , ecc. ; A o risto (p . 1), (p. 2 ), ecc.;
F u t . I «RftnnftH (p . 1) , Hmfqirrftj (p. 2 ) , ecc.; F u t . I I m rfa -
■cnfjT (p . 1) , (p. 2 ) , e cc.; C o n d iz . ( p.
1), (p- 2), ecc.; P re c a t. (p - 1 ),
(p . 2 ), ecc.
Eccezioni ed osservazioni. 1 ) N e ll’ A o risto , p e r un ^ da
rip etersi secondo il § . 324 , 3 , può a v e r luogo onde
p . e. TPav (da TP3, interrogazione, v . § . 4 1 1 ; H ), fa r inter­
rogazione, interrogare, fa stoitett o vvero P e r un
sim ile ^ si può p u r x’ip etere in D en o m in ativo form ato
da u n m o n osillab o , che secondo il §. 4 l r > W , abbia giltato
onde p. e. (da cielo, v. §. 4 * l> H ) fa « « « * o
2 ) In D en o m in ativo form ato da tem a polissillabo
l’ipetesi una b re ve an che con ti’o 324 , I , onde p . e. *rf^-
»n ( da H fìjq, macchiato, v. §. 4 1 r, H ) ; fa r macchiato,
macchiare, fa 3) In D e n o m in a tiv i, fo rm ati
da nom i p re ce d u ti da prefisso co n fo rm e al § . 4 1 1 , V I ,
l’aum ento si pone im m ediatam en te dinanzi al tem a sem ­
p lice, onde p . e. (v. §. 4 1 1 > V I ) fa alla 3 p. Sin g. A t ­
m an . d e ll’ Im p e rf. <^ys.n ri, d e ll’A o r. 7 ^ 5 5 ^ , del Condiz.
y-oari(iqrt .

Denominativi formati col suffisso n ( )


(v. §. 407, II).

§• 413 . C o l suffisso fo rm an si D e n o m in ativi che si­


g n ific a n o :
I. N e l P ai’asm aipado: 1) d e s i d e r a r e , a p p e t i r q u e l l o ;
2) t r a t t a r c o m e q u e l l o ; 3) s t a r c o m e i n q u e l l o , c h e
316 d e n o m in ativ i .
è significato dal tema nominale, onde p. e. da g a , f i ­
gliuolo, si fa ^ffar (v. §. 4 1 4? I, 2> a)j desiderare un f i ­
gliuolo, trattar come figliuolo, da tmmr, palazzo, (v.
§. 4 1 4 , 1, 2 ,a), star comejn un palazzo; 4) « f a r q u e llo »
pei temi nominali .ìrun, penitenza, vpro , adorazione,
wfbnr, servizio, onde p. e. da rnin tnrw, fa r penitenza;
II. N ell’Atmanepado: 1) p o r t a r s i a m o d o di q u e llo ,
onde p. e. da sparviero, si fa (v. § -4 I 4? h 2>b),
portarsi a modo di sparviero; 2) in certi tem i: a) d i­
v e n t a r e ; b) f a r e ; c) p r o v a r e ; d) m a n d a r f u o r i
q u e llo , onde p. e. da molto, >j3rTU, diventar molto,
moltiplicarsi, da 3 ^ , rumore, n,f a r rumore, rumo­
reggiare, da jlt? , dolore, provar dolore, addolo­
rarsi, da >|*t,fumo, mandar fuori fumo, fumare.
§• 414. I. Dinanzi a questo u (v. §. 4 J3 ): 1) così pel
Parasm ., come per l’Atm an., le finali ^ 7 si allungano, ^
passa in xft (cf. §. 3q 2, I, 3), e # in ^ (v. §. 25,b),
onde p. e. nfìr, signore, marito, fa Tnfiu, firn , Visnìi,
fVnrrJj, -3^, fattore, óhTjj, n i, vacca o bue, n^n, nt, nave,
^rrar; 2) a) pel Parasm ., ^ e ^sn passano in onde i p ,
figliuolo, nr^r, ghirlanda, fanno n^hi, m^rN; b) per l ’At­
man., 'jt s’allunga, onde p. e. da 5^-
Eccezione. I Denominativi derivati da ^qrn, cibo, e >re,
ricchezza nei rispettivi sensi di aver fame, essere avaro,
fanno contro 2, a, ^ m iu , vqru; ma in altri significati re­
golarmente 'H3h"N ; vnln- '
II. Quanto alle consonanti, cadono: 1) le finali: così
nel Par. come per l’Atm .; *», solo per l’Atm ., ma ad arbi­
trio nel senso del §. 4 l 3 , I I , 1 , di necessità in riatti (con
valore di gagliardo), Apsarasa, e infine con
TT nel senso dello stesso § ., II, 2, a; nei quali casi tutti la
vocale rimasta finale si governa secondo I , onde p. e. da
trsr^, re, , elefante, si fanno Tnrhi (Par.), TTWTU (Atm.),
(Parasm. e Atm.); da latte, acqua, uuft 0 w n
per l’Atm ., ma solo il primo pel Parasm .; da e ,?na-
D EN O M IN A TIV I. 317

T* e ; da segreto, e s r a * , eterno, x ^ ,
91 tgiq ; 2) preceduto da consonante, quando appartenga
a suffisso di patronimico, onde p. e. da u rò (discendente
di ttù) si fanno TwfTq (Parasm .), rmìrq (Atm.).
Eccez. Non getta ^ 3 ^ sostituito ad (cf. §. 126 ),
acqua, onde (Parasm . secondo il §. 4 J 3, I , - 1) , aver
sete: in altri sensi il Denominativo di fa regolarmente
"T^irN, conforme a I, 2.
III. A tema femminile viene comunemente sostituito il
maschile, quando questo se ne differenzi solo per genere;
e così p. e. a -cprt, figliuola, vien surrogalo i p , figliuolo,
onde secondo I, 2, b, *prm, portarsi a modo di figliuola .
IV . Dinanzi a 11 viene inserto ne’ Denominativi d’ssnsr,
cavallo, ijTj, toro, in senso di « a n d a r n e in fr e g a » e di
tutti i temi terminati in in senso di a p p e t i r q u e llo , e
F od (dinanzi al quale ultimo un ^ cade z \% , 7
s p a s s a n o nella corrispondente sem ivocale, v. §. 22) in
q uelli degli altri temi pure in senso di a p p e t i r q u e ll o ,
onde e p. e. da ^fh;, latte, appetir lat­
te, da *rv, miele, wgw 0 wsrw (*rg + ^ + u ), appetir mie­
le. Questi Denominativi sono parasmaipadici.
§. 4 | 8- Dai grammatici indiani si pone inoltre una se­
rie di temi (la serie ecc.), donde per via del suffisso
il si derivano temi verb ali, in gran parte Denom inativi,
quasi tutti parasm aipadici, nella cui formazione sono da
notare, circa le finali del tema prim itivo, la perdita del-
1’^ , e l’allungamento deU’g, onde p. e. da sanità,
»TtT, offesa, si fanno star bene, sanare, * r ^ , peccare,
adirarsi.

Coniugazione dei Denominativi formatisi


secondo i §§. 4 1 3~4 i 5.

§• 416- T utti questi Denom inativi: \) ne’ tempi spe­


ciali pigliano l’accento su q ( cf. §. 353 ) e seguono la
318 D EN O M IN A TIV I.

Coniugazione 1 principale (v. §. 268 ); 2) quanto ai ge­


nerali, è da notare che: a) prendono il Perfetto perifr. e
l ’Aoristo della maniera quin ta; b) gettano via INh di q, e
quando questo q trovisi immediatamente preceduto da
consonante che non sia ^ nata da ’sft od # secondo il §.
4 i 4 , I , 1, possono (e i formati secondo il §. 4 ^ devono)
gettar via q tutto intiero, ma senza mai gunare l ’ultima
vocale; c) i due F u tu ri, il Condizionale e il Precativo del-
l’Atm an., prendono 1’^ copul. (v. §. 251, I, 2), onde p. e.
Trftrvq (Par., secondo il §. 4 *3, I , 1 , da legna), desi­
derar legna, (Atm., secondo il §. 4 1 3, II, 1) fanno alla
1 p. Sing. del Pres, Im perf. ^mfmqq, ^sqxt-
Im perat. *fìnqTfa, Pot. *f»ròq*T, $q*Tqq; Perf. pe-
rifr. 0 Trfqvr^cjrc 0 Ocrr, ; Aor. wfrfwpre q
^ v n fq fn ; F u t. I *fafunrrfw 0 q fafqrtìftq, y iqiPuritè;
Fu t. II o vftrRnqrfH, ; Condiz. wtfarmmq
o ’smffcrftpq^, ’sqq^fqtq; Prec. efìrszrm^ o , ^q^nfq-
qtq; ma tpjj, da ni (v. §. 4 1 4> I, 0 > *a P- e- * ut- I s° l '
tanto >ifmrtiPw,
Osservaz. Vale Vosserv., 3, al §. 4 12 , onde p. e. ylwnmT
(da -+- * * * , secondo il §. 4 1 4^ H) 1“ P- c. aU’Im perf,
pers. 1 Sing. Atm.
< ’ì ! ì / . [ , , .■ : 'r

Denominativi formati per via di (v. §. 407, II).

§• 417- P e r mezzo di ctrmi (a quanto p are, Denomina­


tivo esso stesso derivato da desiderio, secondo il §.
4 1 5), aggiunto a tema nominale a uso di suffisso, si forma
un Denominativo significante d e s i d e r a r q u e l l o che
viene dinotato dal nom e, onde p. e. da i p , figliuolo, si fa
T^cMRf, desiderare un figliuolo, da ^rr , cielo, ^ c fm r (v.
§. 74, 1), aspirare al cielo. Questa sorta di Denominativi
sono parasmaipadici e seguono la coniugazione dei Deno­
minativi in q (v. §. 4*^)5 se nofi che, ne’ tempi generali,
DENOMI NA TI V I . 319

della sillaba q gettano via soltanto *r3 onde p. e. al Fut. I


ma non anche ^r:nrrf*nrrftw.

P assivo d e i D e n o m in a t iv i.

§• 418- i) Ne’ tempi speciali form asi, secondo il §.


353, colla giunta di n accentato (v. §. 353), dinanzi a cui
i Denominativi in fognano queste due sillab e, e tutti
gli altri gettano 1’ ^ finale del tema, e, se terminano in n
preceduto da consonante (v. §§. 4 ^3, e segg.), gettano tutto
% onde p. e. hfpt (da v. §. /^ìi, I) fa h fu , (v - §• 4°9>
II) *rf*rui (v. §. 4 1 3, 1) Flettonsi quindi in tutto
conforme al §. 355. 2) N e’ tempi generali coniugatisi come
fanno o farebbero nell’Almanepado secondo i §§• 4° 9>
4 i 6, fuorché p e rla 3 p. Sing. dell’A oristo, in cui il Deno­
minativo in segue l’analogia del Causale (v. §. 3 7 2 ,
2), e gli altri dinanzi alla desinenza ^ (v. §. 35^) gettano
^ 0 v.e non gunano l’ultima vocale del tema in analogia
del §. 4 16 .
320

INFINITO, PARTICIPI e ASSOLUTIVI o GERUNDI


(V. § .257)

COSÌ DEI V E R B I P R I M I T I V I COM E D E I D E R IV A T I.

INFINITO.

§■ 419- H a per desinenza ttw e 1’accenlo sulla prima


sillab a; onde p. e. da ’smr, conseguire, -|- ìpt Nel
restante, vale a dire nell’ appiccar la desinenza con o
senza 1’^ ( ^ ) copulativa, nel gunar l ’ultima vocale del
lema e nelle mutazioni eufoniche della finale di esso tema
vegnente a contatto immediato coll’iniziale della desinen­
za, come pure nelle eccezioni, l’ Infinito tiene una totale
conformità c o lF u t. I (v. §§. 3 /^i, 342), onde p. e., in ana­
logia del § . 3 4 i , 1, da si fa da nf% w , 2, da
Per v' a della sola guna, '•'FU
%gw, 3,a, da , b, da^ft-57, cfhft, con per­
dita della finale del tema, ìfHym, ufcrgw , eccez. 1,
da fa , »rt, o ^ rf^; e conforme al §. 34 2, 1,
da ^ ufcgn 0 uctm , da urfìqjw o da ,
da wsri^ o ^fqhhn, da ursra (Parasm.), urfenm^ (A t­
man.), da -511 òfiìfMHH , ma 0 , da ^V
0 , da 0 ; 2, da ^ grfcnr, ^ r -
5 * , da •en; da fùir fùftrjn , da -grar od vwiìtV
0 7t ^ sj da Jrrféj^ 0 «rrf*, da -jpr
■57H , da tht ttow 0 uwh o Trfqjpr, da Tftpr 0 , da
, da da 0 h|»t ; 3, da ftr
IN F IN IT O . 321
'srftnft, da g qfajra; da n, ut, *rti ^HFV ungw , da t ?
^ rt^ , da w?? «iWJH, da j ? ffraw , da wv Trrr^ , da Tira *nps,
da tnu sTg*, da >rg **3an , da nw ipa»? , da ■stapr , da
ì f t ^ , da i t o , d a ^ d ^ H , da «r? ^ ,.
da 5 ?
*f^»T o *T^m ; 4, ], da 0KT^ cfifaHH o «HHfqjH, da gq jflfM^H <>
jfrg^ 0 Tfhnf%iT, 2, a, per ìHfVrrpr o ippr, per 5 ^ '2r?ra
o irep^ ; b, per ’sro , per ^ =n=K»r, per • La
medesima conform ila dell'infinito col Futuro I lengon
pure i verbi derivati, onde p. c. da q>«rsi (Caus. di ) si
fa sftvifuTra (v. §§. 3yo, 3; 3 7 1) , da yrtftn? (Desid. di *ro )
( v. §. 387 ), da ( Int. I di h , fk ?)
^rtofaipT (v- §• 4° 4, H), da ^rfcrer (Int. II degli
stessi v e rb i), ^rfyfqgH, (v. §. 4»5, IIT), dai Deno­
minativi Tfron, *rr^rr, ^fìr, « rg , fgij ( v. §. 4 °9 , H) '^fiWTO,
m fc j* , qriP«jH , , fqrtfrgH (v. §. 409, III), da wfpj
(Denom. da »^, terra) >mrfìignx (v. §. 4 12 ), da *four (De-
norn. da *rfav) o (v. §. 4*6), da
T ^ ^ F x (v- §• 4 1 ?)-

F o r m a z io n e d e : P a r t i c i p i .

420. Form ano il loro tema: 4) il Participio Presente


coi suffissi: a) nel Parasm .; b) * t r , n ell’Atm. e
nel Passivo; 2) il Parlicipio Passato coi suffissi: a) ,
inm, ^rnr nel Parasm .; b) sstpt n ell’ Atm. e nel Passivo;
c) ir, vf nel Passivo; 5) il Participio Futuro coi suffissi: a)
^q? nel Parasm .; b) *q»rR nell’Atm . e nel Passivo; c)
•ah Ih , n , nel Passivo.

Participio Presente del Parasmaipado (in w n).

§• 421. Nella formazione di questo Participio il suffisso


^nr appiccasi al tema verbale proprio de’ tempi speciali
Gramm. sanscrita. 21
3 22 PARTICIPI»
(v. §. 268 c segg.) in quella slessa guisa che la desinenza
(o ^rffr) della 3 pers. Plur. del Pres. (cf. §§. 2G8;
2 8 1 , 2 , b\ 282, 4), e perciò alla forma debole del tema
pei verbi della Coniugazione II (v. 2 7 7, 1). L ’accento cade
stilla medesima sillaba che nella d ella persona terza.
Quindi è che p. e. secondo i §§.: 269, 3, da si fa
òfìVrTs ; 270, I, I, da WT fÌTFrT, 2, da »TT >TO7T, 3, da 7P^
7R31TS, 4, per ^3T , ecc.; 2 7 1 , 2, da 2 7 2 , 1,
da faunr , ecc.; 2 7 3, 3, da ecc.; 2.74, i , da p r
^m r ; 3, da ira ecc.; 2 7 5 , 3, da ^ ; 276, I,
a, da , ecc-5 3, da f^ r % ? tt; 2 8 1, 5, da
*nr, 6, da ^ in r, 8, da ^ft^rT, 1 r, da ^ ( cl. 2 )
n^nfNo JTTsnfx, i 3, da ^ n rx, 18 , da irg m rj 282, 7 , da y
28 3, 2, da w <tn, 3, da srr 284, 3, da ftpr
ftr^K ; 2 8 7 , da fa ; 288, da ìpt 289, 1, da v
^ k x; 290, 2, da y 2 9 1, 3, da 5 g*ìTs ; 292, 3, da
W * , ’ ecc' stessa analogia colla terza persona Plu r.
del Pres. ha questo Participio pei verbi derivati, onde
p. e., secondo i §§.: 3 7 1 , da Thn si fa *fHfrnrs ; 3 8 7 , da
spftftnt 4° 3, da ^ e ^frrT x %sfar<Tx; 4 ° 9 > H ,
da *ncJT da inrq Trfoirj 4 12> da vrrrn 4 l ^,
da *fWar *fm*brx.
Quanto alla declinazione di questo Participio e alla fo r­
mazione del tema femminile, vedasi il §. 1 6 1 .
Osservazione, sapere, come nel Presente può pren ­
dere le desinenze del Perfetto radd. (v. §. 2 8 1 , i 4), cosi
in questo Participio pigliare il suffisso (v. §§. 18 4 J
4 2 4 , 1), onde il tema o fasT*.

Participio Presente dell' Atmanepado ( in * t r , ^ jt ) .

§• 422. Questo Parlicipio formasi pei verbi della Con­


iugazione I (v. §§. 268 e segg.) col suffisso * r , per quelli
della I I (v. §§. 277 e segg.) col suffisso ìhtvt, aggiunti en­
trambi, in analogia del §. 42 i , al tema verbale della 3
PAllTICIPI.

pers. Plu r. Pres. d ellA tm ., in .gu isa clic jtr possa aversi
per sosliluito a ^ (della desinenza ’srà, v. §. 262)' e'trm
alla desinenza ^ (v. §. 262); onde p. e , come (cl. 1),
^ (cl. 4), (cl. 6), -^r (cl. 10), nella detta pers. terza
fanno cosi hanno per Participio
pres. dell’Atman. ùhi»rR, «nsrar»!; (v. §. 4 >,
c), c come (cl. 2), »j (cl. 3), fa (cl. 5), (cl.* 7), fm
(cl. 8), ■art (cl. 9) fanno farò, fa«m, kìwìi,
così hanno per Participio ftMTO, fa^rnT, ^ y M , ìttstr,
■gfNmt; e, in analogia dei verbi della Coniug. I, i derivati
ùhni (Caus. di g u ), cprtfvra (Desid. di g u ), %f>ro (Int. II di
frH (Denom., v. §. 409, 2), pigliando j t r fanno mu- .
v ir , (v. §. 4 1 , c), , ifhnrR. — L ’accenio
si mantiene dove piglialo essa persona terza; non però pei
Participi in che sono ossitoni semprechè la detta
persona lo pigli sulla penultima sillaba, onde p. e. j r ^ e
e forniti; ma e f<^r3 .
Osservazioni ecl eccezioni. 1) sft (cl. 2), giacere, che se­
condo il §. 2 8 1 , 16 , 2, fa nella 3 pers. P lu r. del Pres.
nel Participio non ammette x, onde ( = 5t -4-
* t r ) ; similmente fa^ (cl. 2), sapere, che secondo il §. 2 8 1,
i/\, 2, fa nella della pers. 0 fa ffr, ha per solo P arti­
pio . 2) t o (cl. 2), sedere, prende in cambio di
W^Tj onde ^T*i"ì»1 (3 p. 1 lur. Wiì, cl. §• 2 8 1 ; 19 , 1). 3)
Presso gli epici, i verbi della Coniug. I pigliano talvolta
O T in cambio di *nm.

Participio Presente del Passivo (in nnr).

§• 425. Prende, in analogia del precedente §., il suf­


fisso * t r , onde come p. e. fa , f, , «pi , ^ j
nìun (Caus. di ^ 1 ) fanno nella 3 pers. Plur. Pres. del
Passivo jfhrò, fa rà , fsp rà , fm rà, sjtenà
(v. §§. 353- 355), così pure hannovi per Parlicipio Pres.
3‘2 Ì P A R T IC IP I.

^Tl ^ HP T , ^ r3 »T P T , fsji4*rnrf; STORTO, ^^R TB , fs^HTO, fa * 4 * IT «r ,


cftuOTTnf.
Osservazione. Presso gli epici trovansi Participi Pres.
del Passivo formati per inezzo d’^nr, suffisso proprio del
Parasm. (v. §. / p i ) , qd analogia del §. 353, f\, onde p. e.
xjjbr in cambio di trotto, da empiere, che alla 3 pers.
Plur. Pres. del Passivo fa (v. §. 354, 4)-

Participi Passati del Parasmaipado in ( ^ * , TTTrT > «t ^ t t )

§• 424. I - 1) H così detto Participio del Perfetto rad­


doppiato formasi dal tema di questo tempo (pigliato nella
forma che esso tema avrebbe, senza le modificazioni m e­
ramente eufoniche, nella 3 p. Plu r. Parasm., v. §§. ag5-
30^) e del suffisso (accentato); onde p. e. percuo­
tere (3 p. Plu r. Parasm. Perf. l’add. jjg<j«), fa
fare ( ’ ^ t = * r y - + - * * ) > , prendere ( s t ^ h , v.

§. 3o3, I, c), ^ •, dormire (wgrpr, v. §. 3o3, ì , b),


diventare ^ -+■ \ -+- 7 « , v. §. 307,
i4 ), ^ i s.
2) I temi contrattisi comunque in un monosillabo ( v.
principalm ente i §§. 3o3; 30 7 , 1), come pure i terminati
in ìsrr, ìsft appiccano ith per mezzo dell’^ copulativa,
dinanzi a cui ssrr e i dittonghi cadono, onde p. e. (= 5
-+- , da , desiderare, v. §. 296, 2 , 2) fa (da
jms, andare, v. §. 3o3, I, a) e (da n*r, sa­
grificare, e t s t n , parlare, v. §. 3o3, I, b) fftpnt, •arfW^;
(da xr^, cuocere, v. §. 3o3, II) qf*nr^; ^ (da
andare, v. §. 30 7, 4) wPmv ! ìnpjT (da w t, stare)
spi (da ?t, cantare) w f w s .
Eccezioni ed osservazioni. 1) F ra i verbi, di cui al §.
3o3, 1, a, e devono e e ^ possono formar que­
sto Participio dal tema non contratto, onde (da
* n r ), sp ron i (d a ì p t ) , t o b (o ltre a s t f i n -èr a , da » m x ) ,
(oltre a ^rfrnm, da ^ r ) , ma solo da mr (cf.
P A R T IC IP I. 325

§. 1 8/|, 2, (l ). :>.) ipn , vedere, fa ? , sapere, fasi , entrare,


possono appiccar n * per mezzo dell’ 3 copulativa, onde
p. e. fafa^u o fafafan*. 3) ?tji, dare, fa?, pisciare,
sostenere, tanno irregolarmente, 4)
vigilare, può far, senza raddoppiamento, , o, con
raddoppiam ento, irsTTJpl*, 0 l’uno e l’altro anche con gu-
namento di onde « rm * 0 ^tjtm■h (cf. §. 30 7, 7). 5)
andare, fa ffireq (cf. §. 3 0 7 , 2). G) N e’ temi verbali
finiti in ^ questa semivocale cade (v. §. 43), o passa in -g»
(cf. l 'eccez. al cit. §.), e in quest’ ultimo caso la sillaba
raddoppiata ripete n , e dinanzi ad ^<rr vi si fonde in # ,
^ od ^ passa in n , ^ in t (v. §. 2 2 ) , onde p. e. fan-,
scherzare, fa (da fafa^ -+■ t p ) o 5 ^ 5 * . 7) Vale il
§. 249, I I , onde fa
5) I verbi, che in cambio del Perfetto raddoppiato hanno
il Perifrastico (v. §. 3o8), formano questo Participio con
suffiggere, nella medesima analogia, n * al tema dell’ausi­
liare (05, ^ns), aggiunto al verbo principale in con ­
formità del §. 309, onde p. e. ^ (cl. 10) fa ,

4) Quanto alla formazione dei temi femminile e neutro


e alla declinazione di questo Participio, vedasi il §. 1 84-
II. L ’altro Participio Passato del Parasmaipado formasi
per mezzo del suffisso n?r *, aggiunto al Participio Passato
del Passivo in k o * (v. §§. 42^ e segg.), onde p. e. da
(di f ) , fatto, si fa avente fatto, da (di n n , v. §.
429, V I), detto, jsruri , avente detto, da (di v.
§. 4 3 i , I V ) , rotto, avente rotto, da mfaèi (di
Caus. di fatto diventare, mfatmKN, avente fatto diven­
tare. — Questo Participio è parossitono. Vedasi, quanto

( 1 ) S ic c o m e q u esto suffisso cpT serv o a lla fo rm azio n e di n om i d e r iv a li


d in o tan ti « f o r n i t o d e l l a c o s a s i g n i f i c a t a d a l n o m e p r i m i t i v o »
co sì qu esto P a rtic ip io p ro p ria m o n le im p o r la : f o r n i t o d e l l a c o s a s i ­
gnificala dal Participio Passato del Passivo.
326 PARTICIPI.

alla declinazione c alla formazione del tema femminile, ii


§. 1 G 1 , II.

Par Lieipio Passato delf Atmanepado e del Passivo


. (in -stft).

423. Form asi come il Participio Passalo del Parasm ai­


pado ( v. §. 4 24) dal tema, che nel Perfetto raddoppiato
prenderebbe il verbo nella 3 pers. Plur. Parasm. (od A t­
man.) e dal suffisso ? t r (od ^rnir, secondo il §. \ \, c), os-
silono , e aggiuntovi per l’appunto come vi si appicche­
rebbe nella della pers. 3 la desinenza (o d yifc ), onde
p. e. da (*r (3 pers. Plur. ^ r , , v. §. 3o6, i) si fa
da % ( % ! ^ , v. §. 3o6, 2) fìjnprn?, da f a (f^rfonpr, v. §.
3o6, 3) ftjrferqnìr, da u ( w ^ > v. §. 3o6, 6) da sp
(* n p ? , v. §. 3oG, 10) ’r s ir i, da (w i p , v. §. 3o6, 1 1 )
da (rafaro , v. 3oG, 14) fù w frò, ecc. — Si av­
vertano principalm ente i §§.: 3o3, I, a, onde p. e. da ira
*pnirT, b, onde p. e. da inj da '3i*n"n, c, onde da
àT'T^mr, I I , onde ]). e. da 30 7 , 2, onde da ^
'^■R, 4? onde da ^ w t r t , 5, onde da ^ 3 b, on-
tle da TfTOisr o ipTòm, 7, onde da *tpj àT*rPTTrcr o >rmnir,
ecc. — Questo participio forma il lema femminile coll’al-
lungamenlo dell’or finale (v. §. 9 7, I), e segue la declina­
zione di sjn e 3THT (v. §§. 12 4 , 125, 127).

Participio Passato del Passivo (in ir, n ).

§• 426- Il Participio Passato del Passivo, rispondente al


latino in lus, ta, tum, formasi per mezzo del suffisso w, n,
ecc.', secondo i §§. 4 2 7 , e segg. Oltre al valore di P a s s iv o
P a s s a t o , questa forma di Participio ha ancora forza:
1) d’A t t i v o : a) quando si dinoli principio d’azione come
p. e. in w., egli ha comincialo a fare una stuoia
(= una stuoia è stata cominciata a fare da
P A R T IC IP I. 327

lui)-, b) in verbi che significhino andare, come p. e. in *


JTjfi un:, egli è andato al Gange ( = um u^r ita, il Gange
è stato andato da lui, ovvero uj^T n?r tpt, andossi al Gan­
ge da lui); c) in verbi in tran sitivi, come p. e. in ^rftnr.
u :, egli ha giaciuto o dormito ( = sifoni t r , da *lui si è
giaciuto o dormito)-,. 2) di P r e s e n t e : a) in verbi che si­
gnifichino conoscere, onorare, desiderare, nel qual caso il
Participio viene ad essere un aggettivo che regge l’agente
al G enitivo, come p. e. in ttsÙ onorato dai re; b)
in alcuni v e rb i, come p. e. in , accendere, tto, aver
sete, , ardire, temere, 5 ? , conturbarsi, - ^ , giacere,
TjTtt, dormire, sudare-, 5) di S o s t a n t i v o N e u t r o ;
a) significante la sfera d’azione o l’azione stessa in verbi
che dinotino andare, mangiare od azione importante im ­
mobilità, come p. e. in unr ttju, il luogo dell'andare di lui
( = il cammino di lui), ttft , il mangiare di lui, ^nfuw
ìtfjt, il sedere o la sede di lui; b) in alcuni verbi come
p. e. in vrrPriT (da u tr, parlare), discorso, (da mun­
gere)', latte, *nr (da pensare), pensiero, r ^ lfa c i (dal De-
sid. di ,fa re , v. §§. ^77, I, 2; 37 9 , 1, a), proponimento.
§• 427. H suffisso w (accentato) pigliasi generalm ente,
salve le eccezioni, di cui ai §§. 4 3 1 e segg., e appiccasi al
tema verbale od immediatamente, 0 per mezzo dell’^ co­
pulativa, conforme ai §§. a 5 t, 25a, onde p. e. fannosi: a)
senza da $tt $rr^, da ftr ftrS, da -?rt da g ff, da sp
da u r i, da ftnS, ^ ^ 3, da ìju ; b) con 3,
da TT7T ufìrl, da fm^#, da yftftni (Desid. di =nj)
§. 428- In questo Participio l’uso dell’ ^ copulativa è
meno esteso che nelle altre formazioni, giacché non l’am­
m ettono: i) non solo le radici che la rigettano altrove
secondo il §. 25a, onde p. e. da si fa fkpr, da jpr
2) ma ancora contro il §. 2 5 1 : a) tra le radici polisillabe
■grajr, onde p. e. b) tutte le radici mono­
sillabe finite in vocale o dittongo, tranne e, ad arbitrio,
onde p. e., contro I I , 1 , da si fa 4; da f a fa ir,
328 P A R T IC IP I.

ina da sfi srftnr (v. §. /\3 o, I, a), da tj o Trfa<r (v. §. 43o,


1 , n)\ d) parecchie tra le radici finite in consonante non
contemplate nel §. 252, onde p. e. da n * si fa da
xnr\ ', da V • I
Eccezioni ed osservazioni. I. Pigliano 3 contro i , e
così contro il u 252, 1 : a)' le radici tìtv O \ e n *\ ', onde 'ETfV
O nr,'
•sfera (da *n», secondo i §§. 48, IH , Ir, 249, I); b) ^tòf, in
senso passivo, onde ^rfViT (altrimenti possente. *).
II. F ra le radici che, ammettendo ^ neH’altre formazio-
• ni, la rigettano in questo Participio secondo 2, d, piglian-
la: i) in senso d 'onorare, onde (altrimenti
v. §. 429, V I); 2) ad arb itrio: ft j? , trcS, g ^ , f^ ir, quando
s'adoperino nel Passivo Impersonale (v. §. 352, 3) o dino­
tino principio d’azione secondo il §. 426, 1, a\ e
dopo il pref. dopo *m ; dopo ìst; in senso
di rizzare (detto di capelli, di peli), stupefare, sgominare.
III. ffisr fa, secondo il §. 25?., II, o fgrf^nr.
§• 429- Dinanzi al suffisso n appiccato senza I’ ^ co­
pulativa:
I. Cambiano la loro finale: 1) in 3^ (cf. §. 249, IV , b) le
radici tagliare, vr (con mutazione di >j in ^), porre,
*rr, misurare, mutare, distruggere, ^n, stare, e, ad
arbitrio, -gft, , onde fin», f^ r, finr, ftnr, ftsnr, e fgnr,
ovvero ^inr (cf. IV ); 2) in $ (cf. §. 249, IV , a)
bere, fi, cantare, m , « bere », %, consumarsi, onde vftr, irhr,
•crtw, whr.
II. L e radici ^t, dare, ?►, proteggere, e dopo prefissi,
anche <*>, tagliare, passano in ^ (cf. §. 2 8 3, 3), onde
(= -+- tt). Aggiugnendovisi prefisso finito in vocale,
cade la sillaba ^ di e inoltre la finale del prefisso, se
fosse od ■?, s’allunga, onde p. e. con -srr formasi (=

(1) T r o v o lo s e n z ’ 3 a n ch e n e l P a ss iv o , MBh., X I V , 1 7 7 8 , dove ósm ftrr

* WPn-jT g r a n f a , se g ià non c d a leg g ero TT-Wi Th .


P A R T IC IP I. 329

711 -t- (5) u), con ^rt w ? r , con n n u , con uri T O , coii fu
utu, con nfìr uutu, con g g u . Possono però anche farsi
u<T?f, e , presso gli epici, incontrasi per s<nu
( = fa H- -h u ) .
III. 1) ^ft, ^ seguono il §. 249, L onde ubr, uti
(con accorciamento d ’-gi), utu, £w; 2) quagliare, e wt,
premere, quando pigliano il suff. w (v. §. 43 1, eccez. 2 , b),
fanno, in analogia dei §. 249, I, gfbr, i*rhT.
IV . L e altre radici finite in dittongo mutano questo in
tti secondo il §. 25, c, onde p. e. f la ^ru.
V . a) final di radice e preceduto da vocale, mutasi
in gì, con cui un precedente -sit passa in t?t, ^ od ^ iiv
^ (v. §. 43, eccez.), onde p. e. da utu si fa uhr, da fau
o però fa g;r; b) mu e wrtu cambiano ^rru,
il primo in il secondo in onde fuw (0 , coll’^ copul.,
uTftnr, v. §. 428, II, 2),
V I. Avvertasi il §. 249, I, onde p. e. da usjn si fa gp
(v. §. 37), da g ? (v. §. 36, eccez. b), da u ^ ts ( v . §.
36, eccez. b), da u g 315, da ^ ( = 7 ? + 7 , v. §. 4 9 ?
2), da *qv fuir, da 7<ru g u ; II, onde p. e. da u^u ug (v.
§. 34), da u ^ uìs; I I I , a, anche per ^rg, urv^, onde
p. e. da ^ru (preceduto da ttt, v. §. 4 28, II, 2) (ma
>srgrfuw), da tsn utrt; b, onde p. e. da uh uu, da ku,
da ug UiT, da *nu; IV , 2 , onde da gnu f^r?, e, nella
stessa analogia, da ìf3 v (o, coll’3 . v. §. 37 , c).
V II. Circa le mutazioni eufoniche s’ avvertano prin ci­
palmente i §§. 33-49, ontle p- e. da -jsy si fa da
da g -jfi, da g ^ g à (o, con g f g u ) , da <*n (v .
§. 249, II I , a), da xjn g * , da spi ^2, da ito hu, da usr
u n i, da g ? g s , da da f^u f^m, da g^ g * o gru ,
da u^ u g , da u ? nte (ma da u? t ì j , v. V I).
§. 450. Dinanzi all’ ^ copulativa:
I. Gunano: a) l’ultima loro vocale ft p , fsj^, m g , f g ,
g^, fn^, gu , « sopportare », gff ( non però nell’ Int. I),
fuir , fer^, onde p. e. da fipre da urg um far, da g
330 P A R T IC IP I.

tjfrw (o tjtt, v. §. 428, 2, b), da 3Tftr?T (ma da sfarf, Int. 1,


$tnpnO; b) ad arbitrio un 7 mediano le radici della cl. r,
quando s’ adoperano impersonalmente (v. §. 352, 3 ) ov­
vero a dinotar principio dazione conforme al §. 426, 1, a,
onde p. e. da ?nr, balenare, si fa afjnr 0 ?rrnnt wn, è stato
balenato da lui, JTSrfjTTT: 0 wrfrrft: * : , egli ha cominciato a
balenare.
II. Cadono le finali come pure l ’^pi de’ verbi
della classe io , dei Causali e degli analoghi Denominativi
(v. §. 4 I0 )j e cac^e tutt0 di necessità nell’intensivo II
e nei Denoin. conformi al §. /^ 5 , ad arbitrio negli altri
(v. §§. 4 1 3, 4 X4)> semprechè un tale tt sia immediatamente
preceduto da consonante, onde p. e. (v. §. 4°9)> *nc?T
(v. §. 409), (da cl. 10), t o (Caus. di *$),
»TRn (Denom. da terra, v. §. 4 1 r, I), (Int. II di »j ),
^fìrer (Int. I I di f%r^), 'stto (v. §. 4 ^ ) , (Denom. da
Trfav, secondo il 4 X^) fanno rispettivam ente ^funrf, «nfff n,
"ìrrfcr, m ft n r . ^ rn fèir, q fa fut ri o
* f5rfvìT.
Osservazioni. 1) Vale il §. 249, I , onde da sjf, nsr,
<n», si fanno (v . §. 2 5 1, I II, oss.), g f^ r, t% ìt,
g frò (v. §. 48, I I I ) , faf^nr; II, onde p. c. da xrftnr.
2) In cambio della forma derivata prendono la prim itiva:
a) il Causale di p r in senso di leggere, onde e non
nfKK; b) ad arbitrio, nel Causale e nella decima classe,
oncle P- e- 0 * » ( v-
§. 4 3 1 , V ), o «n?* (v. §. 249, III), Tjfor o (v. §.
4 3 i, V I).
§• 451- In cambio di tt pigliano (insieme col loro In -
tens. I) il suffisso * (0 tu, secondo il §. 4 1 , c), c'be sem ­
pre s’appicca senza 1’^ copulativa:
I. L e radici term inanti in (u, i*, ’sft, v. 25, c) e in­
sieme comincianti per gruppo consonatico, il quale con­
tenga una semivocale ( n , ^ , ^ ) , onde p. e. da m si
fa tttcj (v. §. 4 1, c), il» fi ?rnT.
PARTICIPI. 331
Eccezioni ed osservazioni, i) S i eccettu an o ? n c clic
pigliano il suffisso tt, onde ^TcT, WH'. 2) Pren do n o anche
tt: a) ad arb itrio le rad ici in , tr, e vn 0 % , onde tmn 0
3 TO o ^TcT, ^nnr 0, con cam biam en to di tt in jjpr; b)
in casi sp e cia li: a) ^ ch e, m utando ^ in ^ (cf. §. 4 2 9?
I H , 2), fa sfar in senso di quagliato e , dopo i prolissi
’jjftr, ad arbitrio o 0d anche rego larm en te
fi) r ò , non p rece d u to da onde p. e. Trorhr
(v. §. 4 2 9 , 1 1 1 , 2 ) , m a w t r .
II. A lcu n e rad ici finite in ^ ed gì, ciò sono «ft
(cl. 9 ), -rt (cl. 4 ), «ft, tft, (cl. 4 ), 3f i , >rt, (cl. 4 ) ,
tf, <?% r f e g (cl. 4 ), (cl. 9 ) , ^ (cl. 1), q/
(cl. 4 ) , onde p. e. da da ^ ^p t .
Osservazioni, a) ^ e ^ possono an che p re n d e re il suf­
fisso cT, onde o ^ftr, o ijtt. b) \ p ig lia tt solo in
senso di distruggere; altrim en ti tj*.
I I I . L e radici finite in che, secondo il § . 2 4 , b, passa
in ^ e, dopo labiali 0 in ■3ìt, onde p. e. da c| cfrftt, da
1 (v- §• 4 b c)-
Eccezione. ^ p ren d e tt, onde ^ (v . §. 2 4 , b).
I V . A lcu n e rad ici u scen ti in n ^ ciò sono ^3,
*P 3, v r * , »rg, (cl. 6 ), ^3» (cl. 6 ), (cl. 6 ) , ^ ,
fir>T (cl. 6 e 7 ) , onde p. e. da si fa
Osservazioni. 1) Le finali sr passano ris p e ttiv a ­
m ente in óf, (cf. §. 32, eccez., r, b), onde p. e. da ^
si fa t t r - 2) C a d o n o : a) seco n do il § . 2 4 9 , I I , le nasali
d ’^rg e onde •sra;, > t r ; b) un sr in irsj^ e onde
h r, (cf. § . 36, eccez. b); 3) cam bia tc in se­
condo il §. 2 4 9 , I, e getta via 31, onde (v - §•
4 i, c ); 4 ) c*7* piglia solo in senso d 'attaccarsi; a ltri-
m en ti gsftnr; e , solo se 11011 re g g a T A b la tiv o , com e
p. e. in vmgrr 3T3pf: m fr, gl'incurvati artigli dell'uccello
(cf. §. 4 2 8 , I I , 1).
V . T u tte le radici finite in ch e, secondo il §. 252
non p ren do n o 1’^ co p u la tiv a , com e pure
332 P A R T IC IP I.

**•<> '•SH: j c tutte con assimilazione di ^ in n (v.


§. 3a, eccez. 3); onde p. e. da si fa fai^.
Eccezioni ed osservazioni, i) ^ piglia n solo dopo i
prefissi ^ fa , fa , fa , .onde p. e. 'hwto (v. §. 4 1, °)- 2)
Possono prender tt: <z) 3 ^ (che, gittando diventa -j^),
fa^ (cl. 7), onde ^sr, fa^r, ovvero <nr gir fair ; b)
fa^, far^, quando s’ adoperino nell’ impersonale (v.
§. 352, 3), ovvero dinotino cominciamento d’ azione (v.
§. 4 26, r, a), nel qual caso, pigliando tt, prendono 1’ ^
copulativa e gunano la lor vocale (cf. §. 43o, I, a), onde
fa ro (v. §. 4 f , c) 0 firn 0 ìtfaK, fa R o 3)
abbrevia la sua vocale, onde
V I. Parecchie radici finite in t:, t , con perdita
delle finali 3 e n (v. §§. 37 , b; 4 3) e allungamento d’un
•3- precedente (v. §. 27, b), onde p. e. da 7j^, ^
fannosi Tjrejr, w (v. §• 4 1 ? c)•
Osservazioni. ?re, fa secondo il §. 248, jrttr, e, insieme
con e i r ^ , può anche prender <r coll’^ copula­
tiva, onde p. e. rrftti, (v. §. 27, b).
V II. Infine le radici *n (cl. 4), *n, fT , fa , f a , g (cl. 6),
5 (cl. 1), -nrpr, onde p. e. da nr *tr-
Osservaz. 1) cjt piglia solo dopo fan in senso di spe­
gnere, onde fantro (v. §§. 70, V , 6; 78); altrimenti ^mr. 2 )^ 1,
in senso d 'andare, fa ^ r , ma, in quello di abbandonare,
con mutamento d’^n in ^ (cf. §. 249, IV , 1, a), ^fa- 3) f a ,
prendendo n , allunga onde ■gfhrr (v. §. 4 ' , <?), ma in
certi sensi faw. 4) f a passa, secondo il §. 249, I, in si, e,
insieme con n , 3 , allunga 7 , onde , jjn , ^T- 5)
può fare, attenuato in ifl, tffa, 0, con sola perdita di n (v.
§. 43), * t r . 6) f^r pigliando ^ fa (cf. §. eccez),
ma, in senso di giocare a fin di guadagno, prende w, on­
de (cf. §. 43, eccez).
§• 452. Formano questo participio con suffissi speciali:
i) f), consumarsi, e, ad arbitrio, t o , accalcarsi, dopo n,
che pigliando n fanno -Efin, w f a (o Treffa, v .§ . 4 2 9 ,U T ,2); 2)
P A R T IC IP I. 333
Tjn, cuocere, che pigliando n fa vfà: 3) 'spr, seccare, che.
prendendo cf fa 4") , dimagrare, e , ulìbria-
carsi, se sono senza prefissi e, dopo solo il prefisso ■31?,
star bene, che prendendo ^ fanno ^ 31? w n r (v.
§. 7 1) , ma p. e. TTfrf^nr, inftfinr, -jftwrfaw; 3) w s, fruttare,
che, attenuando 1’ radicale in 7 , e pigliando 555,,fa senza
prefissi xsw (od anche e coi prefissi v, 0 ^
JTjw, (ma con altri prefissi cf. §. 3 9 1 , 2, b).
§• 433- Formano questo Participio (cf. §. 293, 1, eccez.
b\ 2): \) ad arb itrio: a) dal tema de’ tempi speciali i verbi
di cui al §. 270, I I I , onde p. e. nr* fa èfrrer (v. §. 249, IH ,« )
0 csrfinr (da «stoti, v. §. 43o ,II) , ^ 0 ntrnfìnr (da ntara, ■
v. §. 43o, II); 2) ^ e ^ rispettivam ente da
^ ^n, , onde (v. §. 47> eccez. 1), >^r, WfcT,
(v .'§ . 249, I). N
§• 434. Questi Participi formano il tema femminile col­
l ’allungamento deir'sn finale (v . §. 9 7, I), onde p. e.
(da ^ ) , 7jr* (da fj-) diventano gssr, jttht. Nella declina­
zione seguono i §§. 12 4 , 125, 12 7 , onde p. e. n * fa nel
Nom. Sing. m., 3 ^ , f., n.
§• 433- Pongonsi qui appresso, per ordine alfabetico,
insieme colla rispettiva loro radice, i più comuni fra que’
Participi che, o per mutazioni eufoniche o per singolarità
di formazione, sono più difficilmente riconoscibili dallo
studioso.

P a rtic ip io R adice P articip io R ad ice

andare, TrT da %, tessere.


ungere. — bagnare.
wa; — , andare. Tf^iT — sr^, parlare.
tormentare. SU — bagnare.
^ accendere. TJT — seminare.
J sagri/ìcare. — nsr,
\ J volere.
\ desiderare. ■jfqir — , abitare.
t^ì — w n, parlare. <Jici — n?, portare.
3 o4 P A R T IC IP I.

Parlicipio. Radice Participio Radice

■3W da -3^ , offendere. TTrT Ma tt^, stendere.


ófTnT — offjf , amare. W3 — ira, fabbricare.
\9
s rtà — < s , spargere. TTRT — ira, languire.
— W 3^ , dimagrare. ttNi — 7j, traghettare.
■grptT — •gw, camminare. S* — Tgl, percuotere.
fp r — , adirarsi. # — r t , affrettarsi.
t p r , gridare. FT?B — ìm j, abbandonare.
*F —
1TRT — , stancarsi.
| - %, salvare.
— f ^ , bagnare. 7TH )
fm — f^rar, tormentare. <pv — bruciare.
■spi — ■8J71T, offendere. — dare.
KJim ---- sopportare. — ^3T j mordere.
Tg-m — % , deperire. — domare.
■BfhiT — f a , uccidere. f^V — ungere.
T^hr — ^ f h r , ubbriacarsi. — f^3T , indicare.
■H
vjI7ET — sminuzzare. — ^ , fendere.
tìl ri --- scavare. T* — s»\> mungere.
ir?, O
Hasf --- contristare. T? — -^31, vedere.
mr — ttj^3 andare.
giocare.
jiitì — ; penetrare. 1-
jfhr — ?t, cantare.
vp?, odiare.
— jj, inghiottire. s -
w — coprire. VT7T — V R , lavare.
T? — Tj, cacare. «mr — meditare.
WT, prendere. , cadere.
i


i

sr^nt — xrw , intrecciare. 'TR — vp r, vergognarsi.


zttvt 5-, appassire. »TTr — vpr, chinare.
■3^, coprire. «T3 — vr?, vestire.
— fenr, tagliare. •n? -** vm, perire.
»nv — jfCT, mangiare. 1
incitare.
jITrT >T^, nascere. & 1 -
sfbr — rèft, frenare. — , cuocere.
■?rfa — WT, invecchiare. *nr — andare.
sfNr — ■a, invecchiare. VÌrT — •qr, « bere ».
PARTICIPI. 335
Radice Participi Radice

ingrassare. jyt, dilettarsi. .


| * * e . | | f c p j f I S.&S.I I e ? Ì éé s>S>fc*

■an^, t«r da
, empiere. T3T — to , cominciare.

t j , empiere. tre — t t v , effettuare.


tts , interrogare. fb * — f ì ^ r , separare.

u r r ^ , ingrassarsi. ft? — f t w , offendere.


— , rompere.
v^s, fruttare. impedire.

, legare. — salire.
amare. (
c^ rs 0 « appic­
rompere. C9'*1 _ ) care » .
fendere. ! ^ T , vergognarsi.
vvjn \r /, « ugodere » . — c5>t, ottenere.
« p i , (( piegare » . ò r te — % ? , leccare.
friggere. — < 3 ^ , svellere.
, errare . — ^ t r , appetire.
\*
JT5^ , tuffarsi. — ^ , ingannare.
pensare. ^TRT — q w , vomitare.
j t ? , inebbriarsi. — f a i r , tremare.
j o t , agitare. ftrf^TT — ingannare.
j?Tj misurare. fa ? — ^ , ferire.
fìr^ , pisciare. — ftfTT, entrare.
liberare. Thr — coprire.
— tt%, lacerare,
jt? , conturbarsi.
cadere.
, conturbarsi. s rc r — narrare.
i j n , astergere. TfTPtT — 3 P T , quietarsi.
* E£

* p r , palpare. — W N> reggere.


f r , appassire. sffar j
3% aggelarsi, ecc.
, parlar bar­ S ffa !i -
baro. s rN r — 3 j, spezzare.
, frenare. w» — 3 T V purificarsi.
congiungere. — s j r t , seccare.
pugnare. — f i g , gonfiarsi.
T*
, colorare. 3JW — tjjt o % cuocere.
336 P A R T IC IP I.

P articip io R a d ice P articipio Radice

3*TR da sft, aggelarsi. fWH da w r, stare.


trascurare,
z f w , amare.
■m 0 €r, cuocere. 1-
— 'zjv , affaticarsi' 11 -
— ftnr 0 F h r, sputare. O\' vomitare.
W W 1i
ti rfl — attaccarsi. ♦■Mll fi — wpra, ingrassarsi.
— sedere. PpTÙ — ?^tTn, sonare.
wrs — *TV , effettuare. — ^§à.x, dimenticare.
n r s — f t m , aspergere. — scolare.
ftn r — uccidere. ^3? — ftre, cucire.
*
O
tst — dormire. tJ tsl — 5 * , cadere.
— T p T x , metter fuori. ^ rtì — abbracciare.
t i ì (5 — * ? ? , sostenere. — f a r e f , sudare.

— salire. — uccidere.
w hr ?T *T — ? r , « andare » .
1 - tp^ , accalcarsi.
I f^TT — vr, porre.
— ^r, spandere. — ?r, « abbandonare ».
— ferire. — 3f, chiamare.
w t — ^ r, accalcarsi. — rallegrarsi.

Participio Futuro dei Parasmaipado (in wr^).

§• 456. Questo Participio risponde in tutto alia 3 pers.


Sing. del F u t. I I dei Parasm ., privata dell’ ^ finale, onde
p. e. come <*t, ? r t , f , ^ prendendo, nella detta pers.,
la desinenza fanno %-iqfw, ’cuf ^ fw,
tqfìr, così il Participio Fut. del Parasm. di tali v e rb i, pi­
gliando il suffisso FHf, viene ad essere «fnihr,
ètf^hr (v. §§. 343, 344). Vale il §. 345, onde p. e.,
secondo i, da ^ si fa o ne u tri, da ^ 9TNra, ecc.;
secondo 2, da da f%PTs ftrftn*TiT , ecc.; secondo 3,
da fti da 5 qf^md, ecc.; secondo 4, da jpi nìuprii
0 Tfìfiimrf 0 nìmftmTi, ecc. — L a stessa analogia col Fut. II
P A R T IC IP I. 337

hanno i verbi derivati, onde da vfcni (Caus. di ) si


fa (v. §. 3 7 1) , da (Desid. di j v ) gtftnrftraw
(v. §. 387), da (Int. T di >^, fk^) ^*rfVnirT, ^W?snT
(v. §. 404, II), dal Denominativo ^rf»rfMrar?T o ^fafyrow
(v. §. 4 16 ).
Vedasi, quanto alla declinazione e alla formazione del
tema femminile, il §. 1 6 1 , I.

Participio Futuro dell' Jtmanepado e del Passivo


(in fqJTT*).

§. 457- Form asi col suffisso (0 Ttmro, secondo i §§.


4 1 , c> 48, IH ), aggiunto al tema del F u i. II nella stessa
guisa che pel Participio Fu t. del Parasm . (v. §. 436),
onde p. e. ^t, vft, f ^ fanno
*mir, Ofoufaret- Vale similmente il §. 345, onde p. e. da
^ 0 cKluwmr, da 7T?S TTgtnpnjjj, ecc. E fra i deri­
vali il Caus. -jfrw fa wtvfìropTW, il Desid. ^^tfWrftrar-
»iK5r, r i n t . II vtyq , v fyfqmHHii, %fWf^«mnrr, il Denom.
?rfirwi 0 vMVoprro. Il Passivo, come può per a l­
cuni verbi formare il Fut. I I in analogia della 3 pers.
Sing. dell’Aor. (v. 36o), cosi a simiglianza di tal Futuro
può foggiare questo Participio, onde p. e. <*t, oltre ^remnr,
può far ^iPumunn, e q ^ , oltre Tj^Nnmr, anche znfr'apm'i,
ecc. (v. §. 36o, osserv.).
Queslo Participio forma il tema femminile coll’allunga­
mento dell’ut finale (v. §. 97, I) e nella declinazione segue
i §§. 12 4 , 125, 13 7 .

Participio Futuro del Passivo (i?i n,

§. 438. Questo P a rticip io , il quale esprim e tanto il


P a s s i v o p r o p r i o come l’ i m p e r s o n a l e (v. §. 35a) e
può significare che l ’azione è d a f a r s i s e m p li c e m e n t e
Gramm. sanscrita. 22
338 P A R T IC IP I.

o di n e c e s s i t à o per c o m a n d a m e n t o ovvero che essa


è l e c i t a o p o s s i b i l e o c o n v e n e v o l e od o p p o r t u n a
a f a r s i , formasi coi suffissi ìf o , onde p. e
da fsr, raccogliere, si f a , col gunamento dell’ ? , % ^ r,
•sniffa, da esser raccolto, e da , cuocere,
da esser cotto.
Osservazione. Oltrecchè nel Passivo, questa maniera di
Participio adoperasi anche, per alcuni verbi, con senso
attivo, onde p. e. (da x>, cantare, v. §. 4 4 r, 0
, Manavaco ha da cantar laudi, m r fà (da ^ t, lava­
re, v. §. 4 4 ° ; 0 polvere da lavare, cioè polvere con
che altri si lava.
§• 459- Dinanzi al suffisso (parossitono) il verbo si
governa come colle desinenze del Fut. I , conforme al §.
3 4 t, onde in analogia del detto § ., 1 , da si fa da
1 , 2, da ftr da w tfhnq, da da ftjTj
da *n>j ^TTTf<.riyj 2, da ^ 3, da
da ^ft^r <;fi;furiar, da ?fhrf eccez., da o f»r »rnr^i,
da òrt ^mrar 0 ; secondo il §. 34 2, 1, da <| fassi sforai
o T rh n r, da ^ crfrrRi 0 ^iTtèrgT, da ijrhrai, da ^frar
0 gfnrnn, da vf^crai o 2 , da ^ ^f<rf'ar, da
wftnrar od da g ? 0 da mf&rai o
mrar, da -^jt da 0 o irPrìT^r, da tt3T ^tF^T
o tT%?rat, da *r55Ts da *pr jTWTTW, da >rsrs o mhij,
3, da fq Tjrftnrai, da 3 W inzr, da ^ da =r? ecc.,
4, da e** o»rf*rfr=*T 0 da j p o 0 nìxn-
fijrrat, per ^ tk^t o innq, per ^ o xrerar, per
’sra wfVirei, per ^■et w w ^t, per ^ tns*»T. Lo stesso dicasi
pei verbi derivati, onde in analogia del Fut. I da

( 1 ) P r e s s o g li e p ic i tro v a si, se n z a I’ ^ c o p u la tiv a , xpbq ( v. M B h .,


X I I I , 645 a), d a ^ , in cam b io d i ^rrV r fa j.

(2) A n c h e , sen za ^ e sen za g u n a , ìTUpr^T (v. p. e. M B h ., X I I I , 2 7 4 6 ^


C f. la nota a p a g . 200.
P A R T IC IP I. 33'J
(Catis, ili si fa cfnmicm (v. §. àr] i), ila {D esili,
ii i ) gmfaftnnn (v. §. 38 7), ila e ( Int. 1 ili ^
e fa f) «ft>rftrrRT, nninu (v. §. 4o4, II), da ( Int.
II degli stessi verbi) =n*Tf«lrf«i, (v. §. 4»5, 111), ila
frarr e fag (Denominativi secondo il §. 409) ffojnrai, nnrftTT3*
(v. §. 409, III), da rnnn (Denom. da terra) mrftnr^r (v.
§■ 4 12 ) , da (Denom. da *firu) vfkfunrar 0 *faftnr*r (v.
S- 4 *6 ).
§. 440. Dinanzi al suffisso *pfì!f (o secondo il
§■ 4 1, C):
1) I verbi finiti in dittongo mutanlo in ì>rr (cf. §. a 5, <?)>
onde, come p. e. fa ^rffta ( = ^ r + w h t , v. §. 2 1 , 2, a),
così % w h i ( = m ), 'ììhIm-
2) L a vocale gunabile si guna, onde p. e. da fgjT^
si fa iproìn, da ^ vjmln (s= % -4- 'svtfn, v. §. 25, a), da
*5 (= H- ^ fh r), da f «rort’!, da fng ( Denom.
secondo il §. 4° 9, H ) fr ir w N ; non però nel Desiderativo,
nè pei verb i di cui al n. 3, onde p. e. nsffftnt (Desid. di
nv ) fa ^ ì f v w N -
5) I temi verbali finiti in fognano questa vo cale, i
verbi della classe 10 , i Causali e gli analoghi Denom ina­
tivi (v. §. 4 *o e segg.) gettano via e l’ Int. I l e i De­
nominativi secondo il §. 4*5 (e ad arbitrio anche gli a l­
tri in n , v. §. 4 £3 e segg.) gettano via lutto n , se questa
sillaba viene immediatamente preceduta da consonante,
onde p. e. da yurr (Denom. secondo secondo il §. 4° 8) si
fìi Yur e ìq, da (da nx, cl. 10 ) n ì w f a , da nhni (Caus.
di ^ y ) nìv^rta, ila e wfasr (Int. II di e fW<*)
nfwptfn, da ^ r a (Denom. secondo il §. 4 *5) da
(Denom. secondo il §. 4 1 3) o *fìr*Prfa.
§. 441. Dinanzi al suffisso n:
1 ) ^tt 5 ^ passano in onde p. e. da si fa
da t da ^
jEccez. ^ 5 7 getta via ^rr onde (cf. §. 354, ")•
2) L e finali 3 7 3« passano in guna, ^ ^ e, quando
340 1’ ARTICIPl.

si dinoti necessità assoluta ( v. §. 4^8), anche 7 ■*, in


vriddi (e ’wt ed ^ r, così nati da -3- od -5, passano, secondo
il §. 25, b, rispettivam ente in ^ ’s r a ) , onde p. e. da f a
si fa -%-q, da da % ^ da ^ ^ da 3
da wm-
Eccez. ed oss. 1) Non dittongano la loro finale: a) e
pigliano inoltre w per n (cf. §. 452, II), andare, in certi
casi f a , vincere, e alcuni altri verbi finiti in 7 e 15 , onde
p. e. da ^ b) dopo il prefisso 7 ^ , onde W N ; e al­
cuni verbi in tì. 2) f a , riferendosi a fu o co , dopo i pre­
fissi -3T» e trft;, passa, per via di vriddi e in analogia del
§• 25, b, in , onde o^rm. 3) gfhrt e gettali via la
lor finale, onde (cf. §. 354, 7). 4) comperare,
f a , perire, f a , vincere, in certe modificazioni di senso,
cambiano, in analogia del §. 25, b, la loro guna (*) in
^r«^, onde p. e. messo in vendita, ^a», caduco,
vincibile. 5)~ g e , dopo il prefisso ^tt , anche w soggiac­
ciono a vriddi (con mutazione di questa in ^rr^, secondo
il §. 25, b), anche se non s’esprim a necessiti» assoluta, on­
de sempre vt^t,
5) V ale il §. 44° , 3, onde p. e. da si fa da «fftni
vYu?, da vftpr
4) F ra le vocali seguite da una sola consonante: a) ^
s’allunga, onde p. e. da tt^ si fa mar; b) ^ ed si gunano
(non però ne’ Desiderativi), onde p. e. da fari si fa %nr,
da w f a , ma da (Desid. di ^ ) g^ftfVror ; c) ^
si rimane inalterata, onde p. e. da si fa e ^
passa in onde p. e. da ^ si fa èirfa.

§. 442- Eccezioni ed osservazioni al §. 4 4 1 -


I. i ) Non allungano ^r. a) i verbi finiti in labiale (onde
p. e. da sn»l), eccetto: «) ’spr, t ^ , W{> onde
p. e. fi) ad abitrio e , dopo il prefisso vpr,
onde ìpq o >rm, o 7) i r , dopo pi'cfissi ec­
cetto fa, onde p w , ma faqnr, fvfaqwr; 5) dopo
P A R T IC IP I. 341
il prefisso e, in senso di accettevole, anche dopo grxr,
nei q uali casi p e r ò , in cam b io d 'a llu n g a re in se risce *
(cf. §. 2 4 7 ) , onde altrim e n ti <7*?; b)
hóf, t r , sic*, , ir?, onde p . e. $Pf*; c) ad a rb itrio *pt ,
»T7f, n * , onde p. e. wra 0 >rrat; d) ir» , n t , se sono
senza p refissi, e n r an che dopo (n o n p e r ò ' in ^rnrm,
maestro), onde p. e. da 7f», tw , u rn a, e da in senso di
frequentare, e) n tr, in senso di vendere, onde xnnt;
f) in alcu n e com posizioni. 2 ) « ) vie n e surrogato da
^T, on de, secondo il §. 1, b) p recedu to da
se si rife risce a fu o co , cam b ia n in -3: (cf. §. 2/19, I ) , onde
altrim en ti, seco n do la rego la, sfarci- c) ^ è s u rro ­
gato dal C au sale tmnr (v. § . 3 6 7 , 3, b), onde, secondo il
§. 44 r, 3, w r , o vvero da wv (cf. §. 358, 3), onde, sen z’a l­
lu n gam en to d e ll’^ , nwi. d) V a le p e r (in alcu n i sensi e
dopo ce rti p re fissi) il § . 2 4 9 , I , onde jjst; altrim en te
I I . N o n gun an o la lor v o c a le : \) di n ecessità g n , e, se
rife ren tesi ad an im ale da tiro, onde g n r , (v. V ) ;
2 ) ad a rb itrio jj ? e 3 ? , onde o nV?r, 0
III. G unano -I) e , onde ’srai ( e , ad a -
nalogia di q u e s t i, g u n a il suo ts onde 2) ^
dopo ^ e dopo xrr%, onde t o w , nrftrcrò (v. V ) ;
3 ) ad arb itrio spi (e, in tal c a s o , c o lf u sata sostituzion e
della vrid d i alla g u n a, secondo il § . 2 4 4 , a) e , onde
jTprq (v. V , eccez. 2 , b) o j j w , ^ o ipt-
IV . J) e possono fo gn ar la n asale e in tal caso
allu n ga l’^t secondo il § . 4 4 1> 4? a> onde ^**1, o
^t«i, 2) fa (v. § . 2 4 9 , I V , 2 ) , ma presso gli
ep ici an che
V . L e finali n * passano risp e ttiv a m e n te in ót ( cf.
§. 32, eccez. t, a) n e ’ v e rb i che form ano il P a rticip io P a s ­
sato del P assivo sen za 1’ ^ co p u lativa (v. §§. 427“ 432 ),
on de p. e. da ire (n a , v. § . 432, 2 ) si fa ttto , da 3* ( f » )
n>rq, da ^ ( ^ r r , v. §. 43 1 , IV ) m a da gre (sjfa H )
da (nfìrTr) n # .
342 PARTICIPI*

Eccezioni, , ^ non s’alterano: i) quando s’ esprima


necessità ( v. §. 4 3 8 ), onde p. e. da t t^ , cuocere, ma­
turare, da cuocersi o maturarsi a ogni modo;
2) a) in ^ (fuorché nel sostantivo grpw, discorso),
npr, e> ' n certi sensi 0 casi, >pr, gw , ipr ; b) in
e htj quando non rinforzano la vocale (secondo I, 1,
c-, ì l i , 3), onde o m^r, o
V I. Questo Participio: i ) è parossitono: a) ne’ bisillabi
formati 0 derivati da verbi primari uscenti in vocale, che
11011 passi in vriddi, onde p. e. ( da ^t), ^ (da fa ) ,
(da ^ ) , (da f ^ r , Desid. di ^ T , v. § . 38o, 1 , a);
b) ne’ verbi che: a) hanno per penultim a lettera ^ non
gunantesi (v. §. 44 4 c)> onde p. e. -fot (da ipr); B) o
prendono il suffisso w (v. §. 4 4 ^ 2 > eccez. ed oss. 1, a),
onde p. e. y) o non gunano s secondo I I , onde p. e.
S) o non allungano tt, secondo I, onde p. e. #nr
(da Tre); c) in ^tit (da $ 7 ) , (da , v. V II), (d a
«T^), errò (da 2) fuor dei detti casi piglia il circonflesso
indipendente (v. §. 14 ) sul suffisso tt, onde p. e. wn»r (da
fHT ), (da ^ ), (da 3 ) , ijjtJT (da fgpr), ^ T (da ^ ) ,
* * (da ^ n ) .
V II. Formano questo Participio: \) ad arbitrio: a) i
verbi, di cui al §. 270, IIT, dal tema de’ tempi sp eciali,
onde p. e. da ntr nto 0 ntq m ; b) ^ e *ra da tth, ,
onde o *m*r, 0 ^ r ; 2) di necessità: 'sra e
rispettivam ente da cft, onde «at o ht^t,
§• 445. Ai suffissi di questo Participio si suole anco
aggiugnere *f^»r (parossitono), che secondo alcuni serve
solo pel Passivo proprio (v. §. 352, 1), secondo allri solo
pel riflessivo (v. §. 352, 2 ), e secondo alcuni per amen-
due, onde p. e. da , cuocere, maturare, si fa ,
da esser cotto, maturato, ovvero da cuocersi, maturarsi,
da fa;*, fendere, da esser fesso, 0 da fendersi.
§• W i- Se il verbo prende a modo di prefisso § 5 ^ , po­
co, <pr, male, diffìcilmente, w, bene, facilmente (v. §. 90),
A S S O L U T IV I 0 343
G ERU N DI.

può formar questo Participio p er mezzo del suffisso p ri­


mario ^ (v. §. 45g, I), dinanzi a cui una vocal gunabilc si
guna, onde p. e. (da ,fare), poco-fattibile, ( da
f * , vincere, v. §. 78), diffìcilmente-vincibile, (da ,
ottenere),facilmente-ottenibile. Questa formazione è paros-
sitona.
§• 445. I Participi, di cui n e’ §§. 438*444? formano il
tema del femminile coll’allungamento dell’ ut finale (v. §.
97, I) e nella declinazione seguono i §§. 12 4 , 125, 12 7 .

A s s o l u t iv i 0 G eru ndi (in i^t, 11 (m),

§■ 446. Sono forme indeclinabili che, riferendosi il più


delle volte a un soggetto di qualsiasi numero , genere e
persona, s’adoperano a significare un’azione precedente o
contemporanea all’altra 0 presente 0 passata o futura che
viene significata dal verbo fin ito , con cui s’accompagna
siffatto G erun dio, come p. e. in dnfrf o w m :,
varclH 0 srfHmfd 0 trfWwm:, adorato Visnù, egli va
0 noi andiamo, andò o andammo, andrà o andremo, dove
vTrTT (da *tjt , adorare, -+- rfT, v. §. 449? ^ 0 Pu° rendersi
per adorato che egli ha 0 noi abbiamo, ebbe od avemmo,
avrà od avremo.
Eccezioni. L a forma geruudiale : 1) accompagnata dagli
avverbi abbastanza, ha v a lo r e p r o i b i t i v o ,
vietando di continuare l’azione dal verbo significala, onde
p. e. <fpn (da , dare, v. §. 449? ^ ’ ^)? non ^are 0 110,1
date oltre, (da v t, bere, v. §. 449? i> 1, 2), non bere
o non bevete oltre, propriamente abbastanza dato, bevuto;
2) ha forza: a) di p r e p o s i z i o n e , p. e. in (da Jpr, o-
mettere) e vsrfaRT (da y * , cl. 10 , escludere), eccetto, tran­
ne, w ir (da h r , lasciare), senza, (da H- s R ,
superare, varcare), di là, (da u -4- ^rni, non-giu-
gnere), di quei, ^i^rnf (da prendere), con,
(da n + cominciare), da, inde ab, 'srrarsr (d a -+-
3Ì4 ASSOLUTIVI

*rr, accostarsi), secondo, vicino, (da ^ -+- r>7i , aver


riguardo), rispetto, verso, fr?rq (da fa -4- ?r, abbandonare',
senza, sforni o HuifMiq (da qft: o -4- qfr circon­
dare), intorno• b) d’a v v e r b i o , p. e. in tpisjj (da n -I-
agitare), irfrsr (da n rH , fa r forza), violentemente, di
fot'za.
§• 447. 1) Il suffisso pigliasi dal verbo non prece­
duto da prefisso nè da voce prefissiforme (tranne il p ri­
vativo o, dinanzi a vocale o dittongo, v. §. 9 0 ),
onde p. e. da ^r, fatinosi òfrrsrr, ^rfnsr, coll’ -5» od ’s r
privativo ^nrfn^r, ma non, p. e., col prefisso •?rf«
v?r«^imT, 2) Se il verbo è composto con prefisso
o con voce prefissiforme (v. §§. 8 9 -9 1), il Gerundio piglia
il suffisso n (o m, v. 4^ 3, II), onde p. e. fi^rj fa, in com­
posizione con fa,, ftrfgjm.
Osservazione. Appresso gli epici formasi alcuna volta il
Gerundio in r t anche da verbi composti, come p. e. in
■fan-^jT (Ram.,V I, g 5, 65) per fng^, *WWT (M B h., X I I I , 456)
per 0 *jfiq (v. §. 452, V ), e per converso, anche più
spesso, il Gerundio in n da verbi noti com posti, come
p. e. itv rrà (MBh., X I I I , 1409) per hmAiut (v. §. 452, IV ).
§• 448. Il suffisso rai (accentalo) appiccasi senza o col-
ì \ (%) copulativa, e nella più gran parte de’ verbi in con­
form ila del Participio in w (0 v. §§. 4 27 e segg.), on­
de p. e., in analogia del §. 4 27> senza ^nr fa ftr
f=ÌHl , HÌ H ^ rqì, N»1 ,tl?, f?T^ TTT^Ji? C , CO 11
(cl. 2) yftfirq , y f ì fvf r e f • 2) Quan­
to all’^ ( ^ ) copulativa deesi avvertire ch e, in restrizione
del §. 2 5 1, non la prende, fra i polisillabi ■gìiij, tra i mo­
nosillabi finiti in vocale la pigliano soltanto fa*, r i ,
e, ad arbitrio, e, fra i terminali in consonante, con­
tro il §. 252, I (cf. §. 4^8, eccez. ed oss. I), wv e n * .
§• 449. Dinanzi al suffisso ^ r . appiccato senza 1'^ co­
pulativa: \) i verbi seguono l’analogia del §. 429? onde
si fanno: I : r) da f \ , vr, m, w r, f^ T ,
0 GERU N DI. 345

falrJT, forTT 0 ^TFTT, o ^TTr^T, c in analogia elei pri­


mi, da ^t, abbandonare, f?r?^T; 2) da v , *t, ^rr, bere, % vrterr,
iftejT; tften, II, da ^t, ^ ??tt; I I I , da w t , %
■JTtr^T, 'Tr^T, ’Tten, ^??T, ma da secondo IV , ,
tTTTrn; I V , da ^ ^Trn; V , da vre ( o, con * , viftrnCT ),
da fff^r (0, con * , v. §. 400, I, 2); ma da ^ra e
rmrq , secondo il §. 43, ’^nrrr, Rfin^r (o, coll’* , ^nftnqT,
V I, da ira; y ? t, da r a «[TJT, da ^ t^t, da t 5* u t , da
-3-gr, da «Tf ^ifT, da fafT, da igro wijt, da
(non però per e e solo ad arbitrio pei verbi finiti
in onde p. e. v. §. 3o, e da o *tst), da
^rraT (0, coll’* , chfcFn, cf. §. 4 5 1, 1, a), da ttfct, da
TT^ (TRT (0, coll’ *, TTf^T), da 7TC *trn, da ^ 7STpTT (o, coll’* ,
^fVfr^i), da 31TH fsr^T (o, coll’* , 5rif«Ri); V I I , da ijv -agT,
da 55* da ipr da g w , da ^Pt^t (v. V I), da ^
TJ^T (0, coll’* , da ^ ìs jt , da Trai iqp ( °> co'*’
TTfar^T), da *m ■smarr, da g ? jjst (o, cpll’ * , nf*wt, v. §.
243),. da % ? crtfT, da f* ? f^n^r, da h? hzt 0 gngr, da vj?
^Tgr, da v tjt (o, coll’* , *n£rn). 2) a) I verbi finiti in
^ mutano questa vocale, secondo il §. 24, b, in e, dopo
labiali o in ^ (cf. §. 43 1, III), onde p. e. da <*1(41, da
^ b) Vale ad arbitrio il §. 246, onde da 0
* ? r (o, coll’* , ^fÌJTWT), da JTWT o «T^ET*
§. 4ìi0 - Dinanzi all’* copulativa:
I. Cim ano l’ ultima loro vocale: |) i verbi che vi fini­
scano, onde da f a , 3% 1^, «n5! , ^ si fanno Tafani,
g flw i, ^rrur^T, u f^ T (o, senza * , ^jett), ^rmfe^r, ( 0,
secondo il §. 2 5 1, T, 3, itcIì^t); non però *hrt, nè iprtche
la fognano, onde 2) i verbi che vi hanno
^ seguita da una consonante od * seguita da onde
p. e. da hit wfirài (0, senza * , ^tjt, v. §. 252, II), da
(0, senza * , sjr^i, v. §. 43, eccez.)-, non però w* nè
onde p. e. m ^ r ; e solo ad arbitrio ^ ìt , ^rgr, t r , y r ,
onde p. e. da ^ wfà^T 0 hptrt; 3) le radici che vi hanno
* od -3- seguila da una consonatile, onde p e da *n ^fq^rr,
346 a s s o l u t iv i

da solo però ad arbitrio se cominciano da con­


sonante, onde p. e. da f^ jr o ^ f ^ T , da srw g fiTr^i
o sfrfin<n; ma non gunano punto ffrji, fa? (cl. 2), -511, jpr,
g«t, ^ r , onde p. e. da solo fàinfTrn (o, senza 5 , fìifT )
da ^ ^fìr^rr.
II. I verbi della cl. 10 , i Causali e gli analoghi Deno­
minativi gettano via l ’^r finale d’^ , onde p. e. da xj^Tj
(da srt, cl. 10) da (Caus. di «pi ) ^rfaftr^T, da
m w (Denom. da >js, terra) vrnrfarTT; vale nel restante il §.
43o, l i , onde da <piT, mc5ì, ^fa?r, ^nrsr, nfarasi fanno
m%FTT, %fvff^TT, 'Smfì’FTT, *fafvqr=TT O T?fafapn.
III. V ale, ad arbitrio, il §. 249, II, per le radici finite
in tii , come pure per ^ e ir a , ma la loro vocale, seb-
ben diventata gunabile per la perdita della nasale, non si
guna, onde p. e. da qfaraT 0 ^ftngT, da ^ ^ftn^T 0
(ma non ^ftf%r*r).
IV . S ’avvertano i §§.: 2 4 1, onde p. e. da -gip e f%r»Tv solo
■3K.RT, f a f ^ n ; 243, onde »jf^T (o ^rraT); 244^ onde
(0 jjt*t); 247, onde p. e. da 249, I, onde da ^
JJ^teTT (v. §. 25i , I II, oss), da da cnj^ 7% ftt, da
im TfapsiT (e, presso gli epici, anche, senza 5 , t j t ), da
fa fW r, ma da tifgFTr.
§• 431. Formano questo G eru n d io: |) ad arbitrio: a)
dal tema de’ tempi speciali i verbi di cui al §. 270, I I I ,
onde p. e. da nrw (oltre ^rrvsrr 0 anche -^TufiTRT, da
TJTT (oltre 3TOT O TTfq^T 0 JT Ìfa p n ) anche n fa r fa r n ; b) ^ da
•srt, onde i3 f^ T o Thm; 2) di necessità w *, sm , ^ e tj
rispettivam ente da ìtct, >^, e i r * , onde ìm^r (v - §• 47?
eccez. 1), >jr<r, ^tt^t, ^iìt (v. §. 249, I).
§■ 452. Dinanzi a v , che pigliasi dal verbo preceduto
da prefisso (v. §. 447? 2):
I. Le radici finite in dittongo, come pure fa , e ad
arbitrio mutano la finale in srr(v. §. 25, c), onde p. e.
da v , -Si, stì, ^ si fanno o^ni, oumr, 03nn, °mn,
o
0 G ERU N DI. , 347

II. I verbi fini Li in vocal breve inseriscono tt (cf. §.


4 4 1 , eccez. ed oss. i, a), onde p. e. da f a , f si fanno
"faw , »*nn, "cjm.
III. ^ finale passa, secondo il §. 24, b, in ^r:*e, dopo
labiali 0 q^, in -gjt, onde p. e. da da ^ or^.
IV . I verbi della classe 10 , i Causali e gli analoghi De­
nominativi gettano via e gli altri finiti in ^1 fognano
questa vocale, e insieme con questa gettano ancora il pre­
cedente n l’ Int. II e i Denominativi secondo i §§. 423 e
segg., semprechè tal semivocale sia immediatamente p re ­
ceduta da consonante, onde p. e. da 'nftn (da n r , cl. 1 0 ) '
si fa da nfan* (Caus. di 3 ^ ) da (Denom.
da , terra), °>rnq, da ntwr, nfWsr (Int. II di ^ , fir^)
o-sffijxq-? oirfirer, dal Denom. *rftr«T (vedi però Eccez.
ed oss. 1).
V : Vale il §.: 249, I, onde p. e. da si fa da
da ° ^ r , dà *r*r C'arar, da tri 0-3-01, da far,
con allungamento dell’? (cf. 4 3 1, V II, oss. 4), da %
0|nt; non però per % onde, secondo I,
e solo ad arbitrio, dopo i prefissi nfa e , per ^l, onde
p. e. o Tiftoun, altrim enti sempre o^rrn; II, onde
p. e. da <*3i IH 3 di necessità per
ad arbitrio per jt*^, t r , e * , come pure per
*nr, nel qual caso s’ inserisce, secondo II, dinanzi a n ,
onde p. e. da si fa dira, da ipr Onw 0 Ojmj, da
o o^^j.
V I. Questo Gerundio è parossitono, onde p. e. wr e ^
col prefisso n fanno nwF<i, irfui.
Eccezioni ed osservazioni, i) L ’wq dei verbi della clas­
se 10 , del Causale e degli analoghi Denominativi (v. I V ) ,
se preceduto da vocale che sia breve e di natura e di po­
sizion e, 110,1 ca d e , ma troncasi solo in ?p i, onde p. e.
irto (da aro , cl. 1 o) fa «nirr«i. 2) ^rcrq (Caus. di ^t»t) può,
in analogia di \ , fare o, secondo IV , 5) ^ può
mutar c in nel qual caso inserisce tt dinanzi a t i se-
348 A S S O L U T IV I 0 GERU N DI.

contio 1 1 , onde ojtp? o ofaw. 4) ^ passa in (cf. §. 354, 8,


a), onde "ttw. 5) f a allunga ? , onde (cf. §. 4 3 1 , V II,
oss. 3). 6) ■srnj guna la finale,, onde 7) c5« , dopo il
prefìsso ttt e , in senso di celebrare, anche dopo y q , di­
venta (cf §. 247), onde g) dopo
prefissi (cf. §. 354, 8 ,b) abbrevia -gì, onde p. e. Trg^r. 9) ina
viene (in analogia delle forme »pì*t, v. §§. 4 29 > V I I ;
449> \j V II) surrogato da onde 0jrnq . 40) S ’ avver­
tano le regole d’eufonia, onde p. e. fa (v. §. 27, b),
(v. §. 2 7 , b).
§• Vale il §. 4 5 1, onde da -spr si fa o OèirnHT,
da ogni o o*ftxrrnr (per però, solo o^fri), per ^
Osrnzr (v. §. 452, eccez. ed oss. 9), per ^ Ogq, per
o^rrsr, per *r 0 ^ (v. 452, V).
§• 454. F a eziandio uffizio di Gerundio una non molto
usilata forma avverbiale in , adoperata specialmente a
dinotare iteramento d’azione e in questo caso ripetuta an­
cor essa a maniera di com posto, come p. e. in n faw tìf
( = gar g a i, da , mangiare) tnrfrT, mangiato mangiato,
parte, cioè mangiato che egli ha ripetutamente, parte.
Dinanzi al detto ^ g , il verbo si governa come dinanzi al-
1’^, desinenza della 3 pers. Sing. dell’ Aoristo del Passivo
(v. §. 35 7 ), onde p. e. tit fa ttuth , *mig, fa smrw, ^
’WNg, ^ w rh , qr^g, ^ g , gsr * ifa g .
Osservazioni. I. 1) A vvertasi il §. 358, onde p. e. da
gir »rfag, da g^ g j g , da ^5* 2) p erò , insieme
con ^nig, fa w g . 3) g t , dopo il prefisso ’snr, in cambio di
gunare 7, può sostituirvi ^n, onde 'w ft e g od ^nmrtg. 4) »ng
non vridda, ma guna la finale, onde WPTtg. II. Questa for­
ma di Gerundio è parossitona, ma se Ita più di due sillabe
può pigliar l’accento sulla prim a, e se vien raddoppiata,
la seconda forma lo perde, onde p. e. da fa *rrqw ,
w n g , da ^Ttgg (Int. II di g j , o^ftlrng (v. §. 406, 2).
PARTE TERZA.

FORMAZIONE
de’

TEMI NOMINALI.
'

'
;

t F 1 1

___
PA RTE T E R Z A .
— o— o-----

FORMAZIONE ■ '

de’

TEMI NOMINALI.
-----o-OSS»-*----

§• 453.
Quasi tutti i temi nominali della lingua sanscrita sono
manifestamente radducibili ad un verbo da cui sono im ­
mediatamente o mediatamente proceduti. Da esso verbo
formasi immediatamente il tema de’ nomi p rim ari; e da
questi derivatisi quindi nomi secondari, terziari, ecc., co­
me p. e. dal verbo a m -are viene immediatamente il nome
primario amore e da questo il secondario amorevole, don­
de il terziario amorevolezza. I detti temi si formano o de­
rivano per via di suffissi, che pei nomi vegnenti immedia­
tamente dal verbo chiamiamo s u f f i s s i p r i m a r i , per gli
altri (qualunque siane il grado di derivazione) suffi ssi se­
condari.

F o r m a z io n e

DI T E M I N O M IN A L I P E R M E Z Z O DI S U F FIS S I P R IM A R I.

§. 456. P e r mezzo de’ suffissi prim ari formansi prin ci­


palmente n o m i d’a g e n t e od a s t r a t t i , gli uni e gli a l­
tri contenenti sostanzialmente l ’idea verbale , ma potuti
nella loro applicazione variamente modificarsi, e parecchi
3 5 2 FORMAZIONE

passati massimamente in a g g e t t i v i od a p p e l l a t i v i . N el
congiungersi con tali suffissi la radice soggiace alle stesse
mutazioni eufoniche che hanno luogo nelle flessioni verbali
(onde s’avvertano i §§. 22-49); c soventi volle le vocali
gunabili si gunano, e le finali, come pure un ìs seguilo
da una sola consonante radicale, si vriddauo. Possono in­
oltre aver luogo le passioni fonetiche, di cui ne’ §§. 2 4 2 -
^49, come pure 1’ ^ copulativa, di cui ai §§. 25o-2Ò2. I
suffissi che si recano nel §. 4^9, non souo che i princi­
pali (cf. §. 460).
§• 457- Senza suffisso apparente presentatisi parecchi
di questi nomi (ossitoni e per lo più, se sostantivi, di ge­
nere femmino), con valore principalm ente d’a s t r a t t i ov­
vero di n o m i d ’ a g e n t e , d iven tati, la più p arte , a p ­
p e l l a t i v i . Questi nomi o sono semplici o composti con
prefisso (v. §. 89, II) e foggiansi, così gli uni come gli altri,
dalla radice, quando pura, quando modificata. Form ansi
per esempio: i ) dalla radice pura: a) tra i semplici, -5*35,
pavoncella, w v , fam e, »pj, sete, f^sr, regione, f g n , nimico,
ì f t , conducente, piede, m i , luce, timore, *£, terra,
allegrezza, tjv , battaglia, tut , re> luce-, i quali
nomi tutti hanno una forma corrispondente a quella della
radice; b) tra i com posti, o infortunio,
felicità (tutti e tre da n^), (da ^rr), promessa, tptt (da
m), splendore, (da spr), baleno, (da ^ ) , adunan­
za; 2) dalla radice modificata: a) tra i sem plici: secondo
il §. 24, b, fìR (da ij), voce, tj* (da ^ ), città-, con allunga­
mento della vocale, (da n n ), discorso; con mutazio­
ne di ^ in x, (d a ^»r), ghirlanda; ad analogia del
§. 246, I, vrì (da «&), mente; con raddoppiamento, (da
vti , cf. §. 296, 1), impudente, (da ?nr, v. §. 255, ec­
cez. ed oss. r), splendente, b) tra i composti: secondo il
§. 249, IV , 2, wrf^nr (da benedizione, con allunga­
mento della vocale qCcaHT (da ■gii), frate mendicante
(propr. che va attorno), (da cf. §. 249, IH ), tran-
de ’ nomi prim a n i. 3 53

quiIlo ; s e c o n d o il /{58 , 2 , ttttìt (da *th), guerra ; c o n a c ­


c o r c i a m e n t o della v o c a le , (da >^), signoi'e ( p r ó p r . che
supera, che prevale).
§. 458 . In o ltre , senza p igliar suffisso, tu tte le ra d ici
p o s s o n o a v e r l u o g o in fin di c o m p o s t o col v a lo r e di n o m i
d’a g e n te ; onde p. e. (= v<r -+- f r ? ) , conascitor dei
doveri, Irvnvft' ( = *nrr -4- ^ f t ) , conduttore d'esercito. I n sif­
fa t ta c o m p o s iz io n e ( o ssito n a ) o c c o r r e p rin cip alm en te di
avve rtire com e:
\) A l l e ra d ic i fin ite in v o c a l b r e v e a g g iu g n e s i onde
p . e. (da ftr), vincitor de' nemici, ( da g ) ,
lodator degli Dei, v^>jrT (da >j), sostenitor del dovere.
2) A lle radici m r , vpr, *n^, c a d e la finale e ag­
g iu g n e s i q u in d i tt s e c o n d o 1 , o n d e p. e. sftsrcw ( d a
7iq , v. §. 56, 2 ) , che va per la via, viandante.
5) A l l u n g a n o la v o c a l e le ra d ic i fin ite in ^ ( v . p e r ò 2 )■,
' c o m e p u r e i r s x, ^ > o n de p. e. (da »m; -+■
, cf. § . 1 9 4 ) 5 che porta pesi.
4) D i n a n z i a -^st, a d o p e r a to c o n v a lo r e di simile, i p r o ­
n o m i : a) ^ ( v . § . 2 1 3, 1 ) , >wfr ( v . §. 2 1 4 ) , .
^ ( v - § • 2 l 5 )> ^ 0 - § • 2 2 0 )> (v - § • 2 2 0 g e t t a n o
la fin a le, e, in s ie m e c o n a l l u n g a n o l ’ u l t im a loro v o c a ­
le, o n d e p. e. h t ^ , simile a me, mio pari, rfivjs^, simile a
quello, tale, , simile a che o a chi ? quale ?; b)
(v . § § . 2 i 5, 219) e (v . § § . 2 1 5, 2 1 8 ) so n o r i s p e t t i ­
va m e n te surrogati da onde ^ ^ 31, simile a
questo 0 a quello, tale.
5 ) f , do p o Tnxf, « m , STTCr, b a v a lo r di p a s ­
sa to , o n d e p. e. grm fK ( v . 1 ), che ha fatto opere meri~
torie.

SUFFISSI PRIMARI (v . §§. 456 , 4 % > 4^ o ) .

§. 459 . N e l l e s e g u e n t i f o r m a z io n i l’a c c e n t u a z i o n e n o n
v i e n e a c c e n n a t a se n o n c o m e p e r r e g o l a g e n e r a l e e p e r c iò
Grainm. sanscrita. 23
354 FORMAZIONE
quasi sempre da intendersi come tale che possa ammet­
tere, anche fra gli stessi temi allegali, più o meno ecce­
zioni.
I. ’ir forma principalm ente: \) n o m i d’ a g e n t e (os­
siioni), usati per lo più o in fin di composto o con va­
lore d’ a p p e l l a t i v i , onde p. e. fan n osi : i) colla pura
radice (sal ve le modificazioni eufoniche) da fen; (v. §.
ij\, b), che sparge, da n* ira, che va, da irta iffa, v i­
vente, da ftnt (v. §. 23), amante, caro, da t o ( che
sa), sapiente, da fa? fn^, che fende, da wtj wq ( che ru­
ba), topo, da spr spi, splendente, bello; 2) con rinfor­
zameli lo della vocal radicale, da òst; e crtt., che fa , da
^ftt (che ruba), ladro, da ftr irn, che vince; 3) con
perdita della finale della radice, da srr °sT, che conosce,
da o^, dante, da w t °w i, stante, da fr «ji, languen­
te; 4) con mutazione di j in tt da ^ (contratto in­
oltre in ^ , cf. §. 249, V ) op, che distrugge, da 5? <><rrr,
che munge; 5) alcuni nom i: a) col tem a: a) de’ tempi
sp e c ia li, onde p. e. da wit o>ra (v. §. 270, I , 2), che soj-
fia; $) di verbo derivato, onde p. e. da qf\ y i (Int. I di
OTT, v. §. 3g 3, 2, d) (propr. che va a sghimbescio,
cf. §. 389, eccez. 1), serpente; b) con riguardo al §. 2 4 9 ,1 ,
onde p. e. da of^v, che batte (non però in sitv, cac­
ciatore) . — Il femminile derivasi quando per mezzo d V r e
quando d’$ (cf. §. 9 7, I).
Osservazione. Alcuni tem i, massime come nomi d’agen­
te, compongonsi con un accusativo singolare (non sem pre
regolare), onde p. e. parlare, con ftra, grato, fa
gratiloc/uo, f ,f a r e , con >rq, timore, vnrjfT, terrifico,
domare, con , nemico, -5^x7^, domator del nemico.
2) S o s t a n t i v i dinotanti principalm ente: l’ a s t r a t t o ,
l ’ a z i o n e , il m e z z o : 1) per lo più maschili ( parossito-
ni) con rinforzam enlo della vocale e mutazione di finale
palatina in gutturale (cf. §. 3 'j, eccez. 1), onde p. e. da
■gra si fa offra, amore, da f str, mano, da ^rq gr^i, conve-
DE’ NOMI PRIHAIU. Jàò
nienza, ecc., da fa vittoria, da ì*ra rttm, abbandono, ila
xrn in^r, cottura, da xj? ttt? (o tt?, neutro), piede $ da fa?
, sfenditura, da m n, godimento, ila sitar, dolore,
ila wr$r, tallo, da od f m , riso, da al­
legrezzei; 2) femminili (ossitoni), per mezzo d’^rr (V. §• 97?
1), ma con rado ri n forzamento della vocal radicale, onde
p. e. da ’btv si fa ispn ,fame, da fa^r fa^rr, pensiei'o, da n
>RT, vecchiezza, da nq w , vergogna, da x£ìr vene­
razione, da f ^ r $*TT, riga; da fam (cf. §. 2^3, 1), o-
pera, da (col tema de’ tempi speciali, v. §. 2 7 4 , 3) ^ sr,
desiderio; e spesso da temi del Desiderativo (cf. '1, 5, a, lì),
onde p. e. da facsH^ (Desiti, di sk) fanrtàT, voglia di f a ­
re, da f<mm (Desiti, di m , bere) fumai, voglia di bere,
sete.
II. -arar forma per lo più n o m i d’ a g e n t e (accen tali
sulla sillaba radicale), principalmente a dinotarne l’ a r t e
s o il m e s t i e r o , onde da f a ^ si fa fVp^cjr, che vilipende ,
lia scavatore, da vomero (propr. che
ara), da -or^fr (v. §. 249, II), tintore, da (v- §•
247), che uccide, da (Caus. d i ^ r , v. §. 364, 1)
(con gittamento d’^sn), bagnaiuolo, da (con inserzione
di n ) ?PT=if, che dona; con rinforzam enlo della vocal ra­
dicale da xjn che cuoce, da fa ? %?cfr, legnaiuolo
(propr. che taglia), da nv maestro (propr. che sa),
da gir ballerino, da ctrrc^r, che fa. Da ^ si fa (per
via ilei suo Causale, v. §. 36 7, 3, b) tmnfi, che uccide.
Talvolta, con verbi di moto, un nome siffatto ha valore
d’ infinito, onde p. e. * tt xnfìT ( = n •5? ^nfir), egli
va a vederlo. — Il femminile formasi con ^órt od 'STcjft (os-
sitono), onde p. e. *facRT, lintora (ma moglie di tin­
tore), ; ballerina.
III. ’stìt forma il Participio Presente del Parasm . (v. §.
4 2 1), come pure alcuni aggettivi 0 sostantivi di forma par­
ticipiale, quali sono i recati al §. 1 6 1 , I, rispettivam ente
foggiatisi dalle radici ? nr (cl. 3 ), ttìt, ^ 5
356 lon.uAZioNE
(o — Vedi quanto alla formazione del femminile il
§. i d i , I, 4-
IV . srg forma sostantivi (o ssiio n i), m aschili, dinotanti
l ’a s t r a t t o , onde p. e. ,da vomito, da
tremito. U na vocale finale si g u n a , onde p. e. da fsg
fjpnj, gonfiamento.
V. forma n o m i d’ a g e n t e (parossitoni), passati in
a p p e l l a t i v i , onde p. e. da TTipt , re (propr. che
splende), da ito TTCR, falegname (propr. che taglia, che
fabbrica), da fW (con guna) amico (propr. che a-
ma), da toro (propr. che piove (il seme?)).
V I. snr forma temi nominali (p er lo più proparossitoni
e talvolta ossitoni o parossitoni), di vario genere e valore,
ma in gran parte n o m i d’a g e n t e , fallisi massimamente
a p p e l l a t i v i , onde p. e. da si fa «fmra, scotitore,
da -53^5 ardente, da rr nnR (v. §. 25, a), cantore, da
m? TnPT, sole (propr. che scalda), da ,fu oco (propr.
che brucia), da ^ (v. §. \ \ , c), ornamento (p ro p ri
che oi'na), da ^31 (v. §. 249, II), dente (propr. che mor­
de), da ^ (v. §. 23), mondo; con gunamento della vocal
radicale, da f a , raccogliere, mucchio, da jj, morire,
(v. §. 4 1 , c), morte, da -^31, vedere, vista; da
Causali, con perdita d’^rv, onde p. e. da «rutt (Caus. di ^ )
«STO? (v. §. \ i, c), causa, strumento (propr. che f a fare),
da (Caus. di ^ ) figliuolo (propr. che rallegra),
da (Caus. di v. §. 366, 1), amore (propr. che
esilara).— Il femminile formasi con mutare l’sr finale quan­
do in ^ e quando in sn(cf. §. 97, I), onde p. e. can­
tatrice, "iRVfl (da i r , partorire), genitrice, órtwt, Vazione
del fa r fare.
V II. forma uno de’ Participi Futuri del Passivo
(v. §. 440).
V i l i , srci forma a s t r a t t i od a p p e l l a t i v i (parossitoni
e quasi tutti di genere neutro, cf. g/{, II, 2, b), con gu-
.namenlo della vocale quando questa è gunabile, onde
de’ NOMI P RI M A RI . 357

p. c. da fa n , osservare, conoscere, si fa , spirito,, ani­


mo, intelletto, da finr , essere acuto, t h r , acume, splendo­
re, da vth, chinare, vpm (indeclinabile, v. §. 235), inchi-
nametito, adorazione, eia Ttf, bere, tpra, acqua, latte , da
pensare, , intelletto, animo, cuore, intenzione, da
parlare, , discorso, da <Hr, splendere, splen­
dore, da -^r, vestire, (con vriddi), veste, da udire,
’snm , orecchio. Veggasene la declinazione al § . 1 8 1 .
IX . ìanr forma Participi Presenti dell’Atm an. (v. §. 4 22),
come pure il Participio Passato così dell’Atm. come del
Passivo ( v .§ .4a5). La forma del Participio Presente usasi
anche per dinotare disposto, alto (per l'età), polente a far
quello che vien significato dal tema verbale, come p. e. in
(da MjT , cl. 7), disposto a mangial e il cibo,
fwrrrt: (da * , cl. 3), atto {già per Vetà) a portar la coraz­
za, srè falTR: (da f a n - cl. 2, v. §. 2 8 1 , 18, 1, b), p o ­
tente ad uccidere il nemico.
X . ? forma alcune sorta di nomi, massime con valore:
a) d’ a s t r a t t i , onde p. e. da ■yn (arare) si fa ^rfa, f-, ara­
tura, da (agere), con allungamento delib i, ^rrftr, f.,
lizza, pugna; b) d’ a p p e l l a t i v i 0 n o mi d’ a g e n t e , m as­
sime dalla debole form a raddoppiata del verbo, onde p. e.
da tir si fa »TPra, in., vento (propr. che va), da ^ "srfw, no.,
specie d'arma (propr. che ferisce, che ammazza), da ’srfa»,
in., chefa, da vt m. f. n., che tiene; c) di s o s t a n ­
t i v i m a s c h i l i in alcuni verbi composti e terminanti
in w 0 dittongo che dinanzi ad ^ cadono ( c f. §. 2 1 , 1 ),
onde p. e. v i, porre , ecc., col prefisso ftr fa fsrfv, deposi­
to, tesoro, con fa fM v, precetto, regola, norma, con ^
xrfor, congiunzione, con , acqua, mare (propr. che
contiene acqua).
X I . ^òjrr. Vedi Tr*.
X I I . ^ forma buon numero di temi nom inali, la
più parte ossiioni, col valore di n o m i d’ a g e n t e , onde
p. e. da ^ si fa , vomitante. } ) In questa formazio­
358 FORM VZIOIHE

ne : a) le vocali furati per lo più si vriddano e tra le non


finali, le gunabili si gunano e ^ (salvo alcune eccezioni),
si vridda, onde p. e. da sft si fa stttipt , che giace o dorme,
da tjt Tsrcfvv , che ode, da* f wrPr^, che f a (e, con solo la
guna, p. e. da fjf 3 Ccrn , che vince), da che desi-
dera, da fìpr che odia, da jq ^ftr?r , che pecca, da
wfìfiT , che stritola, da tt? , che prende; b) le ra ­
dici finite in sn ( tj % sft, v. 35, b) inseriscono v , onde
p. e. da si fa ^Tftnr, che dà; c) le finali v ^ passano
rispettivam ente in òs v (cf. §. 32, eccez. i, a), onde p. e.
da tjv si fa xjftjnr, che tocca, da ht* mrmvr, che abban­
dona, da secondo il §. 249, II, ^rfn^, che ama con
passione, che colora; d) uccidere, viene surrogato
da ttttt (cf. 36-7, 3, b), onde vrfinr, che uccide. 2) L a più
parte di questi nomi non si adoperano se non in fine di
composto, taluni solo se preceduti da certi prefissi ; e al­
cuni possono in certi casi riferirsi al p a s s a t o od all’ a v ­
v e n i r e , e altri importare azione n e c e s s a r i a od o b b l i ­
g a t o r i a . 5) Quanto alla loro declinazione e alla forma­
zione del femminile veggasi il §. 170.
X III. forma, con gunamento della vocal radicale, al­
cuni temi nominali con valore d’a s t r a t t i od a p p e l l a t i v i
neutri (cf. §. 94, II , 2, b), onde p. c. da vi? si fi ,
strame sagrificale, da spr , lume, da ijtj vfvtr, burro
chiarificato, ossitoni, e da ( pracriticamente passalo
in rEfir) nftfirg, lume, da Ttfvw, splendore, parossitoni.
Veggasene la declinazione al §. 188.
X IV . -3-forma principalm ente a g g e t t i v i ed a p p e l l a ­
t i v i , onde p. e. da ìpt si fa ìpt, tenue, da ^rnr, dol­
ce, da , congiunto, amico, da firn fasi, limosinan­
te, da vr (con inserzione di v , cf. X I I , 1, b) vrg, vento,
da v v (in analogia del §. 2495 I) largo; e sopratutto
da Desiderativi, onde p. e. da ( Desid. di f ) fvcrtv
desideroso di fare, da (Desid. di ij) ggv , che sta per
morire (cf. §. 374), da fvvrcr (Desid. di vt; bere) fw r w ,
DE NOMI PUIM.Mil. 359

desideroso di bere, assetato. Prendono la più parte l'ac­


cento su llV suffisso, ma i Desiderativi sulla sillaba rad­
doppiala.
XV. -3^ forma a g g e t t i v i e qualche a p p e l l a t i v o (pro-
parossitoni), mediante gunamento di vocali 11011 finali c
vriddamento d'^r seguito da una sola consonante, come
pure delle vocali finali, onde p. e. da tpi si fa t , pio­
voso, da etra wrg=fr, libidinoso, da ^ esistente. Le ra­
dici finite in ^rr inseriscono n , onde p. e. da wr g n y if ,
soprastante. Da ^ si fa (con sostituzione di Tmr) wnnr,
micidiale, da (in analogia del §. 246) distrut­
tibile.
XVT. gnR forma alcuni a s t r a t t i ed a p p e l l a t i v i , neu­
tri e la più parte parossitoni, onde p. e. da 'r o si fa m ro ,
occhio, da , nome del terzo dei quattro Vedi, da
corP °' Veggasene la declinazione al §. 188.
X V II. ■gìcjr forma a g g e t t i v i od a p p e l l a t i v i (parossito­
ni), massime da alcuni Intensivi, onde p. e. da (Int.
di w , che spesso sagrifica, da (Int. di <*si, v.
§. 3g 4), secondo il §. 249, l i , assai mordace, ser­
pente, da »tpj, con gunamento della fiuale, u r o , vigi­
lante.
X V III. forma Participi Futuri del Passivo (v. §.
443).
X IX . w si aggiugne a radici finite in breve vocale ( v.
§• 458, 1).
X X . k forma il Participio Passalo del Passivo (v. §.
426 e segg.).
X X I . irai forma uno de’ Participi F u tu ri del Passivo
(v. §§. 438, 439).
X X I I . fir forma un assai usitato sostantivo femminile
(per lo più parossitono), dinotante l ’a z i o n e in genere od
anche l’ a s t r a t t o , onde p. e. da vedere, si fa (V.
§ . 45, 1 , a), vista, da potere, grfe, potenza. \) L a for­
mazione di tali temi è analoga a quella del Participio Pas-
3 6 0 FORMA ZIONE

salo tlel Passivo foggiato per mezzo del suff. <t ( o ?r) ( v.
§§. 4-*7 e segg.), se non che in questi nomi non ha luogo,
salvo pochissimi casi, 1’ ^ copulativa, anche contro il §.
2 5 1 ; e così p. e. conforme ai §§.: 427 da si fa ^rHìr, con­
dotta, da g lode, da f -affìr, fattura, 4 29, I , da
fajfw, fermezza, da n ttHtt, canto, da tt ttHtt, il bere, III,
da ^ invocazione, V , ila ftrr T^fìr, cucitura, da
fafw, venerazione (ma da fqint, oltre a wstnr, anche, se­
condo il §. 43, FStfcT, aumento), V I, da tt*Tn sagrificio,
da T fa , discoi'so, da ■asfe, trasporto, da fe ­
rimento, da xtfa, attaccamento, da wr w f a , il cammi­
nare, da jp* iTfìr, Vandare, da nfìr, pensiero (ma da
wftrT, estensione, da tw raffrenamento), da w fir ,
scavamento, da , nascimento, da coman­
damento, V I I , da TTfa, domamento, da »rEr ■^fHi, il
mangiare. 2) Alcune delle radici, che formano il suddetto
Participio per mezzo di in cambio di ìt (v. §. 4 3 1),
nella formazione di questa sorta di nomi pigliano anche
■fa in luogo di frr (v. X X I X , suff. fa). 5) Per mezzo di f*
si formano anche alcuni a p p e l l a t i v i maschili, onde p. e.
da si fa v fa , pedone.
X X I I I . 5 forma principalm ente a p p e l l a t i v i (quali os-
sitoni, quali parossitoni), la più parte maschili, onde p. e.
da 7t*t e vr, andare, fatinosi rispettivam ente vn j, via-
tare, da tpj, stendere, TPg, filo, da , nascere, h t j, crea­
tura, animale, da pensare, jp j , intelletto, da abi­
tare, con allungamento d'^i, , casa.
X X I V . jjt forma l’infinito ( v. §. 4 >9), verisim ilm ente
antico Accus. Sing. (v. §. 1 0 4 , 1) d’ un astratto formato per
mezzo del suffisso 5 .
X X V . ^ forma n o m i d’ a g e n t e (ossiioni), onde p. e.
da tnr, cuocere, si fa cocitore, cuoco, da -m , andare,
jpìj, andatore. In questa formazione la radice si guna e
inserisce 1’^ copulativa in analogia del F u t. I (v. §§. 34 f,
342), onde p. e. da ^ si fa 0 ^ , fattore, da tM n fa^ , rug-
D t NOMI PR IMARI. 361

gitore, da ^ piangitore; Si avverta il §. - 342, onde,


p. c., secondo 1, da ^ èjrftw 0 oircìg, secondo 2, da fèra fknrg,
da ipr (0 da ijìts *nftrg o m f, da -pi <f?, da ttji
’t f o nftfig, secondo 3, da fti ecc. La stessa analogia
col Fut. I hanno le formazioni da verbi derivali, onde
p. e. da -sfron (Caus. di si fa ntaftnj (v. §. 3^ 1), che f a
conoscere, ammaestratore. A questa formazione per mezzo
di g sono pure assegnati i nomi ftrg (da tjt, reggere, con
attenuamento d’?n in analogo al §. 249, IV , 1, b), padre,
*rnj (da m , formare) , madre, 5%^ (da 5 ? , mungere, senza
gunamento e con irregolare inserzione dell’3 copulat.), fi­
gliuola. — Quanto alla declinazione di questi lenii finili
in g e alla formazione ilei fem m inile, vedasi il §. 1 43.
X X V I . ■=( forma principalmente s o s t a n t i v i ( paras­
si Ioni), la più parte neutri, dinotanti il m e z z o e lo s t r u ­
m e n t o dell’azione significata dal tema verbale, onde p. e.
da coprire, si fa -erg, ombrello, da in, bere, mn, va­
so da. bere, ciotola, da m, misurare, *rre, metro, misura,
da cpr, parlare, m i, bocca, da ^ , mordere , il femmi­
nile ^ht, zanna. L e vocali gunabili si gunano, onde p. e.
da condurre, si fa occhio, da udire, ijftn, o-
l'ecchio, da firn , aspergere, secchia, da k ?, percuote­
re, tormentare, , pungolo. Talvolta ha luogo la vridd i,
onde p. e. da >t s t , friggere, « t e ( v . § . 36, eccez. b), masc.,
padella. In alcune formazioni ha luogo 1’^ copulativa co­
me p. e. in (da scavare), vanga, (da , ta­
gliare), fa lce , (dal Caus. di parlare), strumento
musicale.
X X V I I . j^T forma l’Assolntivo 0 Gerundio (v. §§. 44? e
segg-)-
X X V I I I . n forma il Participio Passato del Passivo se­
condo il §. 43x. L a radice mangiare, che nel detto
Participio vien surrogata da (onde ìt 7' ! , v . §• 433, 2)
fa per mezzo di questo n un sostantivo neutro secondo il
§. 426, 3, onde, in analogia del §. 43 1, V , cibo. — P er
362 FO RM A ZIO N E

mezzo di * formatisi inoltre alcuni sostantivi dinotanti


l ’ a s t r a t t o (la maggior parte ossitoni), quali sono p. e. i
maschili tripr (da v . §. 32, eccez. 2), interrogazione,
m (da hit, y. §. 4 r, b), sacrifizio, ^ (da ttìt), sforzo, r^rr
(da T'ej, v. §. 4 r, c)i conservazione, (da ^ q ) , sonno, e il
femminile (da q n r, v. §. /\i, b), domanda.
X X I X . fa (o far, secondo il §. /\\, c) viene sostituito
a fir (v. X X I I ) per formazioni dalle radici finite in co­
me pure da * t, \ (cl. 9), (cl. 9), f , fr, e
alcune altre, onde p. e. da si fa jtffìxr (v. §. 24? b), vec­
chiezza, da ^rr abbandono, da \jfcr, scotimento, da
3T jtrrftr (v. §. 2 5, c), languore. — A questa formazione si
assegnano pure alcuni a p p e l l a t i v i m aschili; come p. e.
w q (verisimilmente da w * , cf. §. 32, eccez. 1), juoco,
■^fuiT (da | ^ ) , montone, entram bi ossitoni.
X X X . n forma alcuni nomi così s o s t a n t i v i come a g ­
g e t t i v i (la più parte ossitoni), onde p. e. da v , con guna­
mento, si fa 3* , m., giustizia, dovere, da >rt o (per
via del Causale, v. §. 364, 5, b) >tNt, terribile, e (con
mutazione di w in ór n , secondo il §. 32, eccez. i )
da n., oro, da fjnr firm, acuto, da -5* gm , n.,
coppia.
X X X I. forma principalm ente a p p e l l a t i v i ed
a s t r a t t i (parossitoni), la più parte di genere neutro, on­
de p. e. da ^ si fa , travestimento, frode, da 5 ^ ,
nascita, da sti ww* (cf. nornen = gnomen di co­
gnomen, noscere = gnoscere di cognoscere), nome, e me­
diante il gunamento della vocal radicale da «R ^, azio­
ne, da ^ , corazza, ^ 4t*M, cammino, via. Form an-
sene pure coll’j' copulativa, la più parte ossitoni, onde p. e.
da v , forma.
X X X I I . »tpt forma il Participio Pres. dell’Atm. e del
Passivo (v. §§. 4 2 2 , 4 s 3).
X X X I I I . q forma il Participio Fu t. del Passivo, secondo
i §§. 44 1 , 442. In alcune formazioni, 11011 sempre analoghe
de' nom i p r im a r i. 363

ai delti §§., questa maniera participiale piglia forza d ag ­


g e t t i v o o di s o s t a n t i v o , di vario genere, massime con
valor d’a p p e l l a t i v o , onde p. e. da dilettare, si fa
Twr, ameno, dilettevole, da , splendere, bello, pia­
cevole, da sostentare, (cf. §. 4 4 1> oss- C(^ e°cez. i ,« ) ,
m., servo (propr. sustentandus), da v ? , veliere, ^r?r, n.,
carro (propr. vehendum, da tirare, forse con significato
allivo conforme al §. 4^8, oss.), da invecchiare, p re­
ceduto dall’ut priv., n., amicizia (propr. cosa da non
invecchiare, durevole). T ra i femminili sono prin cipal­
mente notevoli ■grran (da , preced. dall’^ priv., secondo
il §. 249, V ), vacca (propr. non occidenda), (da tt* , sè:
condo il §. 249, I), sagrificio, (da ^ prec. da tot),
da maritare (propr. concumbenda, con valore attivo se­
condo il §. 438, oss.), ^piT (da ^r, secondo il §. 4 4 r> oss•
ed eccez. 1, a), opera, faccenda, *rrór (da >r^, secondo il
§. 249, III, b), moglie (propr. gignenda, ma con senso at­
tivo secondo il §. 438, oss.), ^urr (d a T^t), sterile, htvt
(da »j, v. §. 4 4 1? 2)> moglie (propr. sustentanda), >jwt (pur
da >j, secondo il §. 4 4 1> eccez. ed oss. i , a), mercede,
ftrar (da f ^ ) , scienza, spot (da cf. § . 354, 8, a), gia­
ciglio.
X X X I V . t forma principalm ente a g g e t t i v i ed a p p e l ­
l a t i v i , onde p. e. da are si fa api, avido, sost. m., a-
voltoio, da ^hi, lucente, da srv (cl. 4) (v- §• 32,
eccez. 1) e, con mutazione di t; in ^ (cf. §. 44? oss.), stiì,
lucente, bianco, da spi spj, lucente, bianco, da fìj* f ì j t f ,
nocevole, offensivo, da (con fognameli lo della nasale,
secondo il §. 249, II) tortuoso, sleale, e sost. n . brac­
cio di fiume, da OTT, m., campo, e, coll’^ copul., da
bello.
X X X V . ^ forma alcuni a g g e t t i v i e n o m i d’a g e n t e
(parossitoni) e questi principalm ente come membro finale
di composti, onde p. e. da ^ (in analogia del §. 249, I) si
fa , grasso, da , sagrificatore, da j y vare ,
364 FORMAZIONE

combattente, da -jpr , che vede, c, con inserzione di


* conforme al §. 458, i , da gr C \ che fa,' da «ò Wrnr,
C òFrgn, vj
che sagrifica. — Vedasi, per la declinazione di questi no ­
mi e formazione di lor,fem m inile, il §. i 65.
X X X V r. form a, a un dipresso come il prec. sufi',
(del quale esso probabilm ente non è altro che una va-
l'iazione), alcuni a g g e t t i v i , n o m i d’a g e n t e e a p p e l -
. la ti vi (di varia accentuazione), onde p. e. da nsi , si fa
tpspc, caduco, da ^ xfNr:, grasso, da WRT, saldo, da tsi
signore, da «m Hrar, sole, e, con inserzione di 7^,
da ftr , vittorioso. — Il femminile formasi per lo più
colla mutazione dell ^ finale in ^ (cf. §. 9 7 , 1, eccez.).
X X X V I I . enr forma uno de’ Participi Passati del Pa-
rasmpaiado (v. §. 4 24> I)-
X X X V III. ^ (0 , s e c o n d o il §. 4 8 , I I T , t ^ ) fo rm a a lc u n i
agge ttivi o nom i d’a g e n t e (o ssito n i), o n d e p . e .: a)
da w stabile, d a f f
s i fa w r c j , tjt*j ( v . § . 25, b), languido,
d a ftr ftrw , vittorioso; b) c o n gu n am en to d e lla vocal ra­
d i c a l e d a fssr caduco, d a ip r (c o ll’ u sata so stitu zio n e
d e lla v r id d i, v. §. 244) astergente; c) e , in o ltr e co l-
1’ ^ c o p u la tiv a , da n f t r o t , sagrificatore, d a «t*t y r fì n m ,
splendente, da splendente,
§• 460 . I su ffissi a ll e g a t i n e l p reced en te §. sono i p iù
c o m u n i; p o sso n o a n c o ra cita rsi c o m e p iù n o ta b ili t r a ’ m e n o
U S lta ti: ’ST'iT, ^?fìr 3 , y f 'H , ,ST>* , 7
y y j j ^ y y ^ y ^ i. y y y I y I^ y VI I<1.1 y

’STT, j ^ H,
^4 j ^ ì, -Jì-?i, fin «n , , fa n , n,
Tfir, , j j , '•r, 5’ ^ ^

F o rm a zio n e di tem i n o m in a li

PER MEZZO DI SUFFISSI SECONDARI ( v . § . 4 ^ 5 ) .

§ • 461- P e r mezzo di suffissi secondari si derivano prin­


cipalm ente: p a t r o n i m i c i o g e n t i l i z i ; a g g e t t i vi (mas-
D ii’ NOM I SE C O N D A R I. 3 6 5

sime p o s s e s s i v i ), dinotanti una variamente modificata


provenienza o appartenenza o relazione rispetto a quello
che è significato dal tema primitivo; a p p e l l a t i v i ; a-
stratti; collettivi; dim in u tivi; vezzeggiativi;
s p r e z z a t i v i e simili. Inoltre si considerano pur come
vocaboli derivati mediante suffisso secondaria varie forme
indeclinabili (av v e r b i , p r e p o s i z i o n i , c o n g i u n z i o n i ,
cf. §§. 2 3 6 -2 3 9 ), per cui veggansi principalmente i suffissi
w , ili 1l* , j (i^, nIHj y NI, ^ I j VT;
«In , ■5.
Osservazione. Alcuni temi prim itivi possono, senza pren- .
dere il suffisso secondario, acquistar forza di derivati; tali
sono p. e. alcuni nomi d’albero che nel genere neutro
vengono a significare il frutto, e certi nomi propri che nel
Plurale hanno valore di patronim ici (cf. §. 98, b).
§■ 462. Nella derivazione de’ temi nominali per via di
suffisso secondario:
• I. I composti son trattati come sem plici, onde p. e. da
HsfT ( = ti -+- ?rr), senno, derivasi, per via del suffisso s?,
TTT? (v. I I , 1) , assennato.
II. '1) Quando principalm ente il suffisso comincia da vo­
cale o da q , la prima sillaba del tema (e, talvolta, di am­
bo i membri di un composto) soggiace alla vriddi, onde un
s’allunga, ^ ^ 5 passano in in ^ in sn t
(cf. §. 19), e così p. e. per mezzo del suffisso ^ (v. §. 463, 1;
cf. §. 462, I I I , 1) da fijrq, Sivo, si fa ffa , Sivita, seguace
di Sivo, da »|fir, terra, Hfa, terrestre, da (= -H 5^),
amico (propr. bonum-cor-habens = benevolus), ovvero,
con doppia vriddi, , amicizia. 2) In un composto, la
cui prima sillaba contenga q o q , nate da ^ od 7 ■sì secon­
do il §. òq, lo vriddamento ha luogo dinanzi a q o ^ come
se queste semivocali fossero rispettivam ente precedute dalla
vocale da cui son nate, per modo che da u formasi ini, da
q , onde p. e. da -anq ( = fVr -4- sito), logica, derivasi,
mediante il suffisso , %7rrm=fr. logico, da ( = w-H
366 FO RM A ZION E

buon cavallo, per via dei sulf. ti , *fcnst, bontà di ca­


vallo. Sonvi però alcune eccezion i, mentre all’ incontro
un analogo vriddamento ha luogo in qualche derivazione
da tema semplice. ,
III. Dinanzi a suffisso coininciante da vocale o da v : I)
Tl, TTT, ^ cadono; 2) ^ ed ■3» si gunano e passano quindi
p er via d’^ft in secondo il §. 25, a, b-} 5) ^ passa in
t ; 4) ’C % ^ diventano rispettivam ente, secondo il §.
25, a, b, tpt, TfTV, '3PT, ; 5) g l’indeclinabili (v. §§. 235
e segg.) gettano via l’ ultima vocale, come pure la seguente
consonante se alcuna ne segue; 6) i temi finiti in per
lo più gettano via questa nasale e il tema cosi tronco reg-
gesi, quanto alla vocale che resta finale, secondo j ; 7)
piede, e fipTa», capo, sono rispettivam ente surrogati
dai temi ^rHbr (cf. §§. 16 0 ; 18 2 , 2).
IV . U n tema femminile, formatosi, solo mediante il pro­
prio carattere, da tema maschile (v. § .9 7), viene com une­
mente surrogato da questo, onde p. e. da wrirt (tema fem­
minile di «vw, signore, v. §. 21 4), signora, derivasi per
via del suffisso «s ( v . II), proprio della signora (o del

signore).
V. 1)1 temi finiti in 703 (v. §. i 63) dinanzi a consonante
pigliano la forma de’ casi deboli e dinanzi a vocale o v pren­
dono quella dei debolissimi, onde p. e. fìribJ di­
ventano rispettivam ente, nel primo caso, ttt^t firfc?,
nel secondo, fìnra- 2) Simigliantemente m , suf­
fisso del Participio del Perf. raddoppiato (v. §§. 1 84; 424,
I), viene surrogato nel primo caso da vw , nel secondo da
■3V (cf. §. 1 84)-
V I. Quanto ai pronomi personali avvertansi i §§. 2 i 3 ,
I; 2 i 5 .
V II. Si osservino, circa le mutazioni eufoniche, p rin ci­
palmente i §§. 55 e segg.
de ’ nomi s e c o n d a r i.

SUFFISSI SECONDARI (v. §§. 4 ^ 3 , 4^4? 4 ^ ^ )‘

§■ 465. Vale, quanto all’accentuazione, il §. 4% * Ql»


appresso non si recauo (come già, quanto a’ primari, nel
§. 459) se non suffissi più 0 meno usitati; veggansi, circa
gli altri, i §§. 464, 4^5. I segnati d’ asterisco importano
più o meno la vriddi (v. §. 462, II, 1).
I. suffisso usitatissimo e per lo più accentato, for­
ma principalm ente: \ ) p a t r o n i m i c i , g e n t i l i z i e altri
siffatti nom i, dinotanti o r i g i n e , d i s c e n d e n z a , onde
p. e. da òr- n. pr., si fa cfrrTFW, Cacutstide, da ira, n. pr.,'
hptt (v. §. 462, III, 2), Manuide, rnanuico, da n. pr.,
wr, Birnide, da t w , n. pr., srrw , Utside, da ^xpt, 11. pr.,
# T O , Upaguide, da tj^, n. pr., qtcq, Puvuide, da Y 'n ? 11 •
pr., ttto, Pritide, da Tpt, figliuolo, q r?, figliuolo del f i ­
gliuolo, nipote, da figliuola, , figliuolo della f i ­
gliuola; e dai nomi di paese »mv e famr si derivano
Magadese, Ti'igartese; 2) a g g e t t i v i , onde p. e. da
7^5s , acqua, si fa ^PTófr, acqueo, da primavera, htotT,
primaverile, da -grò, lana, , laneo, da f^TT, notte, %$r,
notturno, da ^ r r k , corpo, , corporeo; 3) a s t r a t t i ,
neutri, onde p. e. da ^ t j , uomo, maschio, si fa xrr^q, vi­
rilità, gagliardia, da ijj , molle, mollezza, da
leggero, , leggerezza, da giovane, contro il §. 462,
II I , 6, zrrr?r, gioventù, da s jfa , puro, v^, purezza; 4) c o l ­
l e t t i v i , neutri, onde p. e. da crofr, grù, si fa ^tcr, stormo
di gru, da ftrej, mendicante, con perdita d’ 7 contro il §.
462, I II, 2, folla di mendicanti, da gqfìr, giovinetta,
4t77T, drappello di giovinette; 5) a p p e l l a t i v i di varie sorta
(anche femminili in ’^rr od onde p. e. da inm , peni­
tenza, si fa 7T W , m., w rw ì, f., anacoreta, da mare,
, sai marino, da tjt, città, m., cittadino, q W ,
1., cittadina, da •sftqfv, erba medicinale, 11., rimedio,
da , eremita, jftvr, 11., silenzio, da J?fp, pugno, jfhrr , t’.,
3 68 l'Olì 1IAZI0NE

pugilato, «.la bastone, ?nt3T, f., giuoco del bastone, da


n i , uomo, v[tt^ f., donna. 6) V ed i, quanto alla derivazio­
ne de’ numeri ordinali, il §. 2 1 0 , II a. 7) I nomi deri­
vati, secondo 1 e 2, forgiano generalm ente il loro femmi­
nile m ediante^, onde p. e. ■qhrt, la nipote, %$rt, notturna.
II. (e, pe’ femminili, talvolta ^cs) affiggesi, non al-
l’ignudo tema, ma a forme gramm aticali, ed affiggesi all'u l­
tim a vocale di esse forme, tranneché pel G en. e Loc. del
Duale, Loc. del Plur. e pei casi con desinenza cominciante
da >t ,n e ’ quali tutti si prem ette alla vocale che precede
la desinenza. Questo affisso, che pigliasi principalm ente da
voci indeclinabili o pronominali, aggiugne forza di d i m i ­
n u t i v o , v e z z e g g i a t i v o , c o m m i s e r at i v o e talvolta an­
che di s u p e r l a t i v o , onde p. e. da (avverbio, propr.
Slrum . Plu r. di Tfhr, cf. 236 ), abbasso, si fa , un po-
clietto abbasso, da (Nom. Sing. m. di , v. §. 2 16 ),
egli, wófTT, ipsissimus (cf. it. stessissimo, luissimo), da wwro
(Dat. Abl. Plur. di w^) L e forme finite in c* mu­
tano questa lettera in tt, onde p. e. da fin* (v. §. 240, a),
ahi tristo!, si fa vfaFTK, ahi tristarello! L ’accento cade sem­
pre sulla vocale che vien dopo il «s dell’affisso.
Osservazione. Sim igliantem ente pigliasi questo dal
verbo finito, onde p. e. da (3 p. Sing. Pres. Parasm .
di v. §. 280), mangia, si fa , mangiucchia.
III. * (femm. ^ft) forma principalm ente (con varia
accentuazione): 4) c o l le 1 1 iv i ed a s t r a t t i neu tri, onde
p. e. da ■stw r (v. I, 1), Upaguide, si fa moltitu­
dine di Upaguidi, da capro, «n«nr, torma di capri, da
t z , camello, ^ e f r , torma di camelli, da ricco,
ricchezza, da jpfrsr, bello, , bellezza; 2) a g g e t t i v i
e s o s t a n t i v i di varie sorta, onde p. e. da nome di
paese, si fa Anghese, da zrtar, estate, fr«TcF, estivo,
prodotto dall'estate, e, senza vriddi, da antimeriggio,
antimeriggiano, da n. pr., Argiunita,
seguace d'Argiuno.
de ’ nomi s e c o n d a r i. 369
IV . forma ila fg, due, -^m, paio, ila f tre, tria­
de, ila entrambi (cf. §. 224).
V. forma alcuni a v v e r b i ( o preposizioni) l o c a l i ,
onde p. e. ila rrfsjDT, destro, meridionale, si fa ^ngzrn, a de­
stra, a mezzodì (cf. §. 238, 1 o).
V I. è analogo al precedente, onde p. e. da
?f\Ririri , a mezzodì.
V II. forma temi femminili (v. 97, I , eccez. 2).
V i l i . ^ m . Vedi (HTiv.
IX .'" ttppt ed TrniR formano (anche senza vriddi) p rin ­
cipalm ente n o m i di d i s c e n d e n t e ( qual i ossiioni e
quali coll’accento sulla prima sillaba), onde p. e. da Trcr,n.
pr., si fa '■srcrnro, discendente d'Agro, da fìns, n. pr., tèfrnifa,
discendente di Tico; e anche a g g e t t i v i , onde p. e. da
e»ifn!}l'i, nome di paese, cjnfq$rnPT, nato in o prodotto da C.
I femminili formansi per mezzo d’^.
X. forma, in analogia di *tt od (v. V , V I), a l­
cuni a v v e r b i (o preposizioni) l o c a l i , onde p. e. da
si fa ('fispmff, a mezzogiorno.
X I . * ^ forma principalm ente p a t r o n i m i c i (coll’accen­
to sulla prima sillaba), massime da temi finiti in tt, onde
p. e. da n. pr., si fa Daxide ; talvolta con in ­
serzione d’ t t * dinanzi ad onde p. e. da ^rra, n. p r.,
^Tnwfófr (v. §. 462, II, 2), discendente di Viaso.
X II. * forma principalmente a g g e t t i v i (ossiioni), on­
de p. e. da t t ^ t , giorno, con sosliluzione di ^ 5 , si fa WrQpr,
compito o da compiersi in un giorno, da compassio­
ne, -^r^fjjróir, compassionevole, da \jh, giustizia, virtù, vrrfiNr,
giusto, virtuoso, da ttoh, ingiustizia, ingiusto, da
cFTòf, tempo, ófrT%^; diuturno, da rrre, mese, mnrer, mensile, da
cj%, anno, vrftbiT, annuale, da Tterr, liuto, twatr, che suona
il liuto, da igjtai, mondo, cftfir’fi, mondiale, noto a tutto il
mondo, da suono, , sonoro; con vriddi analoga
al §. 462, I I , 2, da g R , porta, portinaio, da
domani, con inserzione di tt, Tjrtafisnir, crastinus. A questa
Gramm. sanscrita. 24
370 FO RM A ZIO N E

formazione vengon pure assegnati ^T%cF (da gfìsr, è), che


erede in un Dio, infarcii (da nrftFr, non è), ateo, (d a
f^s,fato), fatalista. — Il tema femminile termina per lo
più in ^ (cf. §. 97), onde p. e. vrfircfft, virtuosa.
X I I I . ^S|fT. Vedi ^TcS, òF-
X IV . ^ (propriam ente, suffisso del Participio Passato
del Passivo, appiccato per mezzo del 1’^ copulativa, v. § § .
426 e segg.) affiggesi a varii nomi per formarne a g g e tti v i
sostanzialmente dinotanti f o r n i t o di q u e l l o che è signi­
ficato dal tema prim itivo, onde p. e. da t^ , frutto, nf^rt,
fornito di frutta, da stella, Tnrfan, fornito di stelle,
stellato.
XV. ^ forma principalm ente p o s s e s s i v i (ossitoni),
massime da temi finiti in onde p. e. da v n , dovizia, si fa
vfirr , dovizioso, da felicità, gftPT, fortunato. Alcuni di
siffatti possessivi pigliano pur valore d’a p p e l l a t i v i , onde
p. e. da proboscide (propr. mano), si fa elefante
(propr. manuto, probosciduto), da #iji, chioma, , leo­
ne (propr. chiomato), da t ? j , zanna, porco (propr.
zannuto), da f c r r , cresta, % f pavone (propr. crestuto).
Anche tra’ femminili, che formatisi colla giunta d’ ^ ( c f .
§. 9 7, l i ) trovatisene con valore d’a p p e l l a t i v i , onde p. e.
da tri, loto, si fa tifoni, stagno fornito di loti, lotaia, da
?ti, carro, moltitudine di carri (propr. tutti e due
collettivi).
X V I. R ifo rm a a g g e t t i v i : a) ossiioni, significanti o r -
d i 11 e, d i r e z i o n e, dopo i temi w n r , onde
primo, anteriore, ultimo, ’snfspr, primo, nfsi*T,
posteriore, ultimo; b) dinotanti effettuata l’azione, dopo
temi che la significhino quale è importata dalla radice ver­
bale, onde p. e. da -errai (da -qn , cuocere, maturare), cot­
tura, maturazione, si fa Tjffèjra, cotto, maturo.
X V II. forma (dai nomi dinotanti colore, come pure
da altri parecchi) a s t r a t t i di genere maschile, onde p. c.
da Tpn, nero, si fa , nerezza, da , fanciullo,
be ’ n o .t ii sec o n d a r i. 371

q ife ip l , fanciullezza. Dinanzi ad il leniti governasi.al


Inllo come nella formazione ilei comparativo e superla­
tivo per mezzo d’^mr e tv, secondo il §. 197, l i , onde
p. e., in analogia del dello §., II, i, da tt?h, granile, si fa
grandezza, da , leggero, , leggerezza, e
conforme a l i , 2, da 7j^, grave, n fw ^ , gravila, ila
largo, ^pzjq^T, larghezza, da fin , caro, ( = tt -+- ?*r^),
carezza, amore, ila qjr. molto, pur con perdila d’^ , *gnr,
moltitudine.
X V III. forma principalm ente alcuni a g g e t t i v i ,
onde p. e. da q$r, sagrifizio, si fa qnjq, sagrifiziale, alto
al sagriTizio, da guerriero, appartenente aliti
casta de’ guerrieri, da sto, punta, cima, srftpi, che è in
punta o in cima, primo.
X I X . tv forma s u p e r l a t i v i (v. §. 19 7, II).
XX. * forma alcuni a g g e t t i v i (afccentati sulla prima
sillaba), onde p. e. da T-nrl, sorta di misura , si fa ^rcNtr,
che è della misura di una da fuori, (v. §.
4 62, II I , 5), esteriore, da òròs, cavallo bianco, «ftcsTcS, simile
ad un cavallo bianco, c., senza vriddi, da lancia,
, armato di lancia, da fgutq, secondo, senza essen­
ziale alterazione di senso, fèrtili°ff.
X X I. * forma a g g e t t i v i ed alcuni a p p e l l a t i v i ,
quando con vriddi e quando senza, e per lo più coll’ac­
cento sulla prima o sulla penultima sillaba, onde p. e. da
schiatta, si fa uscito di buona schiatta o f a ­
miglia, generosus, da zjtjt, villaggio , ? ÌU,t° nel vil­
laggio, villano e, senza perdita d’sr^ , contro il §. /\Q>2, I II,
6, da via, suqvfhr, viandante, da (pronome ri-
fless., v. §. 222, b) srnwvfbr, appartenente a se stesso, pro­
prio, ma da giorno, wfbT, protratto più giorni, da
f%, 3 , -+- triduano.
X X II. (parossitono) forma principalm ente: 1) varie
sorta d’a g g e t t i v i , onde p. e. da xrit, monte, si fa w frh i,
montano, montanaro, da t o , vitello, qrrta, buono pel
3 72 FOBMAZIONE

•vitello; 2) p r o n o m i p o s s e s s i vi (cf. §. 233) , con av­


vertenza come ’sraj, altro, sia surrogato da e nvw (v.
§. 2 i 4), in analogia del §. 63, da vnr^, onde Tntr^tn,
5) n o m i di p a r e n t e l a , onde p. e. da sorella,
figliuolo ili sorella. •
X X III. forma c o m p a r a t i v i (v. §. 19 7 , II).
X X I V . ira^Tx, suffisso ad alcuni aggettivi pronom inali,
/orma a v v e r b i di t e m p o , onde p. e. da Trai, altro, si fa
, il dì seguente, da t p , anteriore, xjfepr, il giorno
prima, ieri.
X X V . * irn forma principalm ente (ossitoni 0 coll’accen­
to sulla prim a sillaba): 4) p a t r o n i m i c i , onde p. e. da
Trffa, n. pr., Agniile; con perdita d t 0 d ’ -ai contro
il § . 4 6 2 , 1 1 1 , 2, da , 11. pr., cfrrmpS1!, Camandalui-
de, non però da -str^, e tn ^ , onde, secondo il detto §.,
grr5%v, Cuilruide, Curuide, imiswn, Paininide ; 2)
a g g e t t i v i ed a p p e l l a t i v i , onde p. e. da Ttfwftr, ospite,
^nfìr^v, ospitale, da %c*t, monte, montano, monti«
forme, m., pecchia, 11., bèlgioino, da ftTpSPf, sorella del
padre, con perdita di contro il 462, III, 3,
gliuolo della sorella del padre.
X X V I . «ir forma, con varia accentuazione: \) prin cipal­
mente: a) d i m i n u t i v i , onde p. e. da albero, si fa ,
arbuscello, da %<?, olio di sesamo, , un poco d'olio di
s., da # , f., nave, ^t^n, f., navicella, e da faw, tagliato,
fw «ir, alquanto tagliato; U) v e z z e g g i a t i v i , onde p. e.
da JT7, zucchero, iiTcfr, zuccherino; c) c o m m i s e r a t i v i ,
onde p. e. da i p , figliuolo, povero figliuolo o, secon­
do a, figlioletto; d) s p r e z z a t i v i , onde p. e. da 7P5T,
cavallo, TTOèjr, cavalluccio, ronzino, rozza; 2) e varie al­
tre sorta di nomi, onde p. e. da ^ r , parte, si fa e-
rede, da -31111, caldo, 3 mi3,, che genera caldo, prodotto
dal caldo, da chioma, %sr=fr, che coltiva la chioma, da
% , due, 0 secondo, con forma e valore d’avverbio
( v. §. 236), fgcsj? 0 la seconda volta, da v r ,
DE’ NOMI SECONDARI. 37 3
senza alterazione di senso, lacca; e con vriddi, se ­
condo il §. 462, IF, 1, da vacca, V-pS, n., mòltìtudine
di vacche, da fcig, padre, paterno, come pure al­
cuni pronomi possessivi, intorno a cui vedasi i 1§. 233, c.
Osservazioni. Dinanzi a questo suffisso: a) -^n, f , s’ac­
corciano, onde p. e. da ’jnrr, capra, si fa capretta,
da y i d , donzella, ^nfrèirr, donzelleIta; ad arbitrio però ne’
femminili in srr, cui non corrisponda un equivalente tema
maschile in ^r, onde p. e. da 7<rrr, sofà, si fa o
piccolo sojà; b) inoltre, nella derivazione de’ f emmi ni li ,
cambiansi in a) un ’sr prim itivo, onde p. e. da -ron si fa
Tfxtrjcfrr; li) ad arbitrio l’^n femminino (non però in ótrarrj
fanciulla, che, pur contro a, fa solo , fanciulletta),
onde p. e. da 'mrr e si fanno anche ^f^rarr
X X V II. , aggiunto a num erali, forma a v v e r b i m ol­
ti p l i c a t i v i (ossitoni), onde p. e. cori 5, fa
cinque volte, con ^nr, i oo, , cento volte, con ,■mol­
to, molte voltej non però con ^èjr, i , fgr, 2, f%, 3,
nw-t, 4? c^ie formano questo avverbio, il primo con ^ n r ,
una volta, gli altri per mezzo del suff. n , onde fera, fara,
n g t (da nwn , v. §. 54, r)? 2, 3, 4 volte (cf. §. 465).
X X V I I I . nn e sono due voci indeclinabili, che r i­
spettivam ente aggiunte, quasi a modo di suffisso seconda­
rio, alle forme del pronome interrogativo fs&rr (v. §. 2 2 1 )
e alle sue derivazioni, loro dan forza d’ i n d e f i n i t o (cf. §.
229), onde p. e. da fssn , che?, si fa f% ^ j, alcuna cosa,
aliquid, da óff , quis, (v. §. 76), aliquis, da co­
me ?, in qualche modo, da «s^t, quando?,
quando che sia.
X X I X . un, aggiunto principalm ente ad avverbi di tem­
po, ne forma a g g e t t i v i ( parossitoni o proparossitoni ),
onde p. e. da un, di mattino, si fa n?irW, mattutino , da
ramH, di sera, n iw n , serotino, da fn rn , da un pezzo ,
fn w n , accaduto da un pezzo, da f^TT, di giorno, f ^ Trfn ,
diurno, da <ftnr, di notte, fftnnm, notturno, po­
374 l'O R M A Z IO ftE

meriggio, c antimeriggio, possono, dinanzi a que­


sto s u ffis s o , prender la forma del Locativo, onde p. c.
y j ijp P T o t p ^ t r , antimeriggiano. Dopo far., lungo, vta fr,
(v. §. 2?>7) e, ad arbitrio, dopo ^ (che si contrae in
■y), nuovo, e tt, anticamente, il suffisso ttst è surrogalo da
cf; onde p. e. accaduto da un pezzo, , o vpgr,
nuovo, giovane, recente.— Il tema femminile termina in ■$.
X X X . rf*r forma il s u p e r l a t i v o (v. §. i 97, I).
X X X I . -?ni?*TN e ìtt ^ (propr. Àcc. Sing. femm. dei suff.
WH, wt:, v. §. 19 7 , I) formano, questo il c o m p a r a t i v o ,
quello il s u p e r l a t i v o degli a v v e r b i (cf. §. 2/p), onde
j). e. da , nell' antimeriggio, si fa t n b | p n ; più nel-
Vantimeriggio.
Osservazione. Questi suffissi possono anche prendersi
dal verbo finito, onde p. e. da cuoce, q^frTTrmr, più
cuoce, T?^friiTRT»^, cuoce assaissimo.
X X X I I . bti, aggiunto a numeri, forma a g g e t t i v i col
senso di d i v i s o i n t a n t e p a r t i e, nel neutro, anche di
s o s t a n t i v i che importano per rispetto al numero quel
medesimo che coppia o paio verso due, onde p. e. da f>,
due, si fa ferro, bipartito, coppia, paio, da quattro,
(v. §. 74, I I , eccez. 2), quadripartito, tetrade, qua­
ternario. L ’accento si mantiene quale è nel tema prim iti­
vo, e il femminile si forma per mezzo d’^ .
X X X I I I . r ifo r m a il c o m p a r a t i v o (v. §. 19 7 , I).
X X X I V . fjTT^. Vedi (Him.
X X X V . ito, affisso a nomi e pronomi, forma a v v e r b i
(principalm ente di l u o g o , come pure alcune p a r t i c e l ­
l e ) , massime col valore dell’A b l a l i v o (in senso di p a r ­
t e n z a , a l l o n t a n a m e n t o ) , onde p. e. da vw, giustizia,
si fa viTcnt, secondo giustizia, da ira , nuvola, ìrrnm , dalla
nuvola 0 dalle nuvole, da tjtr, villaggio, tjthhh , dal vil­
laggio, da -3UT, settentrionale, nel settentrione, da
fina, , da ultimo, da mu, mezzo, *r«nra nel mez­
zo, dal mezzo, da ’inf?, principio, da 0 in princi­
d e ’ NOMI S E C O N D A R I. 37 5
pio, ila y ? , tcrS°} (ìu.tergo, da -qm, fianco, vrarn^,
da lato. I pronomi w?, ( v. §§. 2 i 5 , 2 2 0 ) appiccano
questo suffisso a w, v (cf. §. 216), onde Tnrcr, di là, quin­
di, TRra, donde; tt^ b , 2 ^ , *nr^, fan (v. §§. 2 1 5, 21 6,
218^ 2 2 1 ) sono rispettivam ente surrogati da 'srg (V . §. 2 1 g,
3)i ^ ( v- §• 2 1 8 , c), t? (v. §. 2 1 8 ,a ) e onde ttjìto , di
là, ^tt*, di qua, Tnnr, di qua, ^nrn, donde?. Derivatisene
anche da indeclinabili, onde p. e. da tHt si fa hrkit , al­
l'intorno, da ttm Trfarm, da ambo i lati (cf. §§. 237-239 ).
Queste formazioni sono la più parte ossitone, ma le de­
dotte da pronomi, tranne ^htr, parossitone.
X X X V I . wt f o r m a n o m i f e m m i n i l i (parossitoni))
con valore: \ ) principalm ente d’ a s t r a t t o , onde p. e. da
Tra, cavallo, si fa Tram, condizione di cavallo, da ysi, lar­
go, ysm , larghezza> da. 3j3>, bianco, sr^mr, bianchezza, da
T ?^ , incapace, tttjtttt, incapacità; 2) e alcuni pochi, di
c o l l e t t i v o , onde p. e. da ttìt, elefante, nswi, moltitudine
d'elefanti.
X X X V I I . jrnr forma alcuni a v v e r b i di l u o g o 0 t e m ­
p o, onde p. e. da Tira, anteriore, orientale, si fa titwìt (v.
§. 4 6 2 , V , 1), anteriormente, ad oriente. In derivazioni da
temi in tt (come pure da 7v ft, sopra) viene per lo più
inserto *r, onde p. e. da t n t , inferiore, tohwih , di sotto,
abbasso, da •grtnt; ^vRcptìt (v. §. 76, eccez. 2), al di sopra.
X X X V I I I . f r r fo r m a a lc u n i p r o n o m i n u m e r a t i v i
(v . § . 2 3 o ).
X X X I X . irfai forma alcuni n u m e r i o r d i n a l i (v. §§.
2 1 0, 2 1 1 ) .
XL. Vedi «nr.
X L I . w forma a g g e t t i v i da indeclinabili e massime da
avverbi locali, onde p. e. da <r*, là, si fa rrrw, che è là, da
3^5, qui, che è qui, da tw t, in compagnia, in casa,
twtw, m., amico, ministro, consigliero ( propr. che sta in
compagnia, in casa)-, e, mediante vriddi, da tjfajiiii, a de­
stra, a mezzodì, <frfsjirrn*r, che è a destra, a mezzodì. L ’ac­
cento si mantiene come nel tema prim itivo.
3 76 F O RM A ZIO N E

X L IT . 3 forma a v v e r b i l o c a l i di s i a l o (parossitoni),
massime da lemi pronominali in analogia di X X X V , on­
de p. e. da rr? si fa ira', in quel luogo, là, da n? dove,
da ^ 5 (|)cr ) ^ § 3 , colà, di là, nell'altra vita, da (per
qui, da ^ (perffàw) gpt, dove?, da altro,
altrove. ?r ( per ), in cambio di n , prende onde
qui.
X L I I I . ^ forma as I r a i li (ossitoni), di genere neutro,
onde p. e. da nr<5, fanciullo, si fa , fanciullezza, da
*ttv, buono, bontà, da -«sjvjt. altrimenti, ^rqrng, dif­
ferenza, diversità.
X L I V . Tjf?. Vedi ni-
X L V . un forma a v v e r b i di m a n i e r a (parossiton i),
principalm ente da temi pronominali in analogia di X X X V ,
onde p. e. da tt? si fa ttot. in quella o Jn questa maniera,
così, da n? w , nella qual maniera, come, da (per ’Wvfr )
^grrr, in quella maniera, da altro, w qvn, in altra ma­
niera, altrimenti, da , molto, in molte maniere, da
wq, tutto, ttHit, in ogni maniera. Tn cambio di nr p ren ­
dono TfH i pronomi 3 ^ , surrogato da e fssw , surroga­
lo da cf, onde , in questa maniera, così, ófnzm , in
qual maniera^ come?) entram bi ossitoni.
X L V L <*t forma a v v e r b i di t e m p o (ossitoni), massi­
me da temi pronominali in analogia di X X X V , ondo p. e.
da si fa rrn, in quel tempo, allora, da n? t??t, nel qual
tempo, quando, da nr (per fìiw) ^rr, quando ', da ^r»J, al­
tro, in altro tempo, da uno, i t ^ t , una volta, o-
lim, da *rt (o da fi) ogni, *r%T (o in ogni tempo, sem­
pre. Da h^t, allora, si può anche fare, colla giunta di
e senza mutazione di senso nè d’accento, e dal
vedico (^ -+- cf. §. 2 1 8 , c) , in questo tempo,
ora. Cf. L V .
X L V I I . ^ f h r . Vedi <*t.
X L V i l I . vt forma a v v e r b i (ossitoni), massime da temi
num erali, col valore di « in t a l l i i g e n e r i 0 m a n i e r e 0
de’ Noni SE C O N D A R I. 37 7
p a r t i , onile p. e. da ir*;, uno, si fa r^rvn, in una maniera,
semplicemente, da fg , due, %vt, in due generi o 'maniere
o parti, doppiamente, da f=r, tre, fVin, in tre generi, ecc.,
da «n? , molto, q?VT, in più generi, maniere, parti, molti-
plicatamente. Da ire, sei, si fa ^fr^r (cf. §§. 38, 46), da t o ,
nove, o mrc. Da fg e % si può anche fare .| v t , ?hn,
od anche, con vriddi (v. §. 4^2> U , 1 ) e sostituzione di vw
a vr, • Simigliantemente da si può fare ^òiruR •
X L I X . n forma alcuni n o m i (ossitoni), onde p. e. da
j t t , olim, si fa jmrr, antico, prisco, da membro, cor­
po, ’arg^T, bella donna, donna (propr. che ha membra 0
corpo).
L . s f o r m a : a) n u m e r i o r d i n a l i (v. §§. 2 1 0 , 2 1 1 ) ,
onde p. e. da , cinque, si fa trg*, quinto; b) e alcuni
a n a l o g h i a g g e t t i v i , onde p. e. da snf^, principio, si la
srrfìR, principale, primo, da srew (con predita di *t ) e s r ,
abbasso, giù, snm, infimo, da mzj, mezzo, mzm o, con
vriddi, *TTvq»r, mediano.
L I. JT!T (femm. *rirt), suffisso usitatissimo, forma p o s s e s ­
s i v i , principalm ente con valore di f o r n i t o di 0 c o n t e ­
n e n t e q u e l l o che vien significalo dal tema prim itivo,
onde p. e. da n i, vacca, si fa Tmw, fornito di vacche.
Osservazioni. 1) Se il primitivo ha per ultima o penul­
tima lettera sr od >sn, ovvero termina in consonante che
non sia \ 0 V nè semivocale nè v^ radicale,7 j?\ di *nr\ viene
(salvo alcune eccezioni) surrogato da q (onde il sulf. snr ),
sicché p. e. da ittt; form a, bellezza, si fa T-xrrrT , fornito
di bellezza, formosus, da i r t , prole, iMMrf, fornito di
prole, da , baleno, (v. §'. 63, eccez.), fornito
di baleni, da acqua, latte, (v. §. 79, eccez.
ed osservaz. a), che ha acqua, latte, ma da ■qrg, ricchez­
za, fornito di ricchezza, ricco, da lume,
7qrìf(P«Hx (v. §. 78, eccez.), luminoso, da , arco, v-ftfld
(v. §. 78, eccez), fornito d 'a rco , arderò. 2) Alcuni ili
questi possessivi sono passati in nomi propri, appellativi,
378 FORMAZIONE

ecc., onde p. c. f?*nnT , m., Imalajo ( p rop r. il nevoso ),


vwnft, f., te /va (p ro p r . che contiene ricchezze, la ricca).
3) L ’accento p e r lo più si mantiene qual trovasi nel tema
prim itivo, fuorché negli ossiioni term inati in vocal b re ve,
i quali lo gettano sul,suffisso, onde p. e. da fuoco,
w fh p tf, che ha fuoco. 4 ) l e g g a s i , quanto a declinazione
e formazione del fem m inile, il §. 1 6 1 , II.
• L I I . jpt forma p r in cip a lm e n te a g g e t t i v i (parossitoni),
col senso di c o m p o s t o o f a t t o d e l l a m a t e r i a significata
dal tema prim itivo, onde p. e. da cjrr?, legno, 'm w n, fatto
(li legno, ligneo, da pietra, (v. §. 4 6 2 , II I , 6),
fatto di pietra, sasseo, da t r i * , splendore, (v. §. 7 0 ) ,
fatto di splendori, da nrm, incanto, irnmm, prodotto per
opera d'incanto, da t r , cibo, abbondantissimo di ci­
bi, da ift, vacca, mini, sost. m., bovina. A ggiun to a temi
n um erali forma aggettivi col senso di t a n t e volle
(qu an te importa il numero) e q u i v a l e n t e a un dato o g ­
getto che si co n trap p o n g a, ondep. e. da f g , due, si la
f-jjpT, due volte equivalente, bivalente. — Il femminile for­
masi p e r mezzo d ’^.
L 1II. * v , suffisso usitatissimo, forma nomi con g ran d e
analogia d ’^ (v. I) , e p erciò : i) p a t r o n i m i c i , g e n t i l i z i ,
ecc., onde p. e. da -^ferÌT, n. p r., si fa Aditide, adi-
tico, da <5^, n. p r., offrii ( v - §• 4 6 2 , I I I , 2 ) , Curuide, da
fìrfìr, n. pr., Ditide, da famiglia, senza v r i d d i ,
nato di buona famiglia, generosus. 2 ) a g g e t t i v i di
più sorta, onde p. e. da ospite, si fa Tttffrnj, desti­
nato all'ospite, ospitale, da dio, f * r , divino, da xrfrq?,
adunanza, TTrftro, compagnevole, conversevole, cortigiano,
da j* ,fu o r i, esteriore, forastiero, e, senza vriddi ,
da punta, cima, Tinr, stante sulla punta, in cima, su-
perjiciale, principale, da prezzo, t p v , prezioso, da ift,
bue, vacca, (v. §. 4 ^ 2 , H I , 2), bovino, vacano, da
cielo, f^JT, (cf. § . 2 7 , eccez. a), celeste, da ipr, volto, p a r ,
principale, da gloria, glorioso, da v h , selva ,
d e ’ n o m i s e c o n d a iu . 3 7 !)

selvaggio; 5) a s t r a i t i , neutri, onde p. e. da ,


infinito, si fa ^R-^r, infinità, da fyjr, signore, rsgxr, signo­
ria, ila 3^TT; generoso, ^n^rcr, generosità, da -aiuti, nero,
^i'Thii, nerezza, caligine, da <nfcr, malvagio, ?N rt, malvagi­
tà, da gnnT, signor d'uomini, re, nrnFT, signoria, regno, da
Tj^tprr, 'aeratamente, xrR:*pi (v. §. /[62, ITI, 5), frequente
ripetizione, da sacerdote domestico, n W -sacerdo­
zio, da nnirir, mercatante, Trftrnsr o (senza vriddi e al femin.)
nftriqT, mercatura, commercio, da fir?, amico, %ai, amici­
zia, da re, regno, da Trra, amico, senza vriddi,
T O , amicizia, da ^ r , ladro, ovvero (con perdita di vr
e senza vriddi) ladroneccio, da ^tt, messaggero, senza
vriddi e al femm., |w t, ambasciata, missione; 4) c o l l e t ­
t i v i , neutri, onde p. e. da nr^i, capelli, si fa quanti­
tà di capelli, zazzera, da menir, bramano, moltitu­
dine di bramani, da ^ y , aratro, senza vrid di, il fe m m .
, quantità di aratri; 3 ) a l c u n i a p p e l l a t i v i , onde
p . e. da ini, abito posticcio, ornamento, m ., mimo,
istrione. — Questi nomi sono di assai varia accentuazione
e i fem m inili si formano p e r lo più mediante ^ sostituito
a tt.
LIV . t; forma alcuni nomi ( o s s iio n i), onde p. e. da
^ f R , pietra, si fa sassoso, ila *rv, miele, t o t , dolce,
da zanna, elefante (p ro p r . lo zannuto), da
casa, il dim inutivo casetta, capanna.
L V . fì| fo r m a , com e ( v. X L V I ), a v v e r b i di t e m ­
p o (parossitoni), onde ila tt? si fa Trft, allora, da
adesso, da V7. U ff, quando, da off (p e r fa n ) , quando?,
da •srofìf, in altro tempo.
LV I. ^ fo r m a : i) p o s s e s s i v i , come sostituito a jtìt
(v. LT); 2 ) alcuni p r o n o m i q u a n t i t a t i v i (cf. §. 2 3 i);
5 ) i n d e c l i n a b i l i (ossiioni), co l significato d i: a) « c o .
m e, a m o d o d i q u e l lo » che è significato dal tema p r i m i ­
tivo, onde p. e. da rtt, morto, si fa Jjirnr , a modo di mor­
to, da 5 madre, ffTTpnr, come madre, da tt^ r , re, t r t ì t
3 80 f o r m a z io n e

come re, e da n. pr. di paese (iii forza di Locativo),


jfTjrnni, come in Matura; b) di « s e c o n d o , c o n f o r m e ­
m e n t e a q u e l l o , » onde p. e. da m fv, regola, precetto,
si fa frfvpTrT , secondo la regola, conformemente ai precetti.
L V 1I. ftpr forma p o s s e s s i v i (ossitoni), massime da te­
mi in sra (con avvertenza del §. 79, eccez. ed oss. a), on­
de p. e. da TPm , penitenza, si fa penitente, pio,
anacoreta, da tjttc , gloria, qiru%M , glorioso, da jt r t illu­
sione, malia, illusorio, maliardo, da hvt , intendi­
mento, ìnrrnra, intelligente, da sm ( d i snr . v. §. 56, 1),
ghirlanda, nfrovr, inghirlandato.
L V III. forma i nomi di consanguineità ffly q (da frr^,
padre), zio paterno e (da «n j, fratello), nipote f r a ­
terno e, con diversa accentuazione, WTpq, nemico.
L IX . snf forma a v v e r b i (ossitoni), principalm ente da
nomi q u a n t i t a t i v i 0 n u m e r a l i , onde p. e. da sracr,
piccolo, si fa , in piccola quantità, poco alla volta,
da , molto, , in gran quantità, abbondevolmente,
da fg, due, fejin , due a due, due alla volta, da snr, cento,
31 ri31'^ , a centinaia, da ito, torma, w s iw , a torme a tor­
me, catervatim, da xnr', passo, mi<51^, passo passo, un pas­
so dopo l'altro, da jpnr, principale, g^srrra, di fronte ,
prin cipalmen te.
L X . vr. Vedi •
LXT. tttìt forma a v v e r b i (ossitoni), che premessi ad sra ,
essere, , diventare, f ,f a r e , vengono principalm ente a
significare con questi verbi e s s e r e , d i v e n ta re , f a r e
( = f a r diventare) q u e l l o che vien significato dal tema
prim itivo, onde p. e. da s fuoco, -+- cjr fassi
f , f a r diventar fuoco, ridurre, convertire in fuoco, da
irrora, cenere, conforme al §. 56, 2 , wranr ridurre in
cenere.
Osservazione, w di «tìt non passa mai in q (contro l’a­
nalogia dei §§. 48, 82), come p. e. in s?fr?ranTs , d ie non
potrebbe fare srfT'mrriT .
d e ’ « O H I SECONDARI. 3 8 !

L X I I . * tttt • Vedi imr .


L X I 1I. Vedi -
§• 4tì4. I principali tra gli altri suilissi secondari meno
usitati sono: (da opera, cjm^, operoso), (da
FSfT, uno, FcfrrfóF^ , solo), ttt? (da , discorso, -qrsfil -, ciarlie­
ro), Trrfir^ (da 53, suo, signore), (p. e. da 3J^,
corno, , cornuto, f. o ^ t o uft^rr), tttt? (p 'e. da
discorso, Tr^Trf, ciarliero), (p. e. da 5 ^ 1 , cuore,
VTc?, compassionevole, da Tan, caldo, •3nn?^ , insofferente del
caldo), ^vr (p. e. da ht?, sporcizia, *t%3, sporco), * (p. e.
da meretrice, ^rr^rfóF%^, figliuolo di una m.), * tór
(da «r^t, opera, ^TT*b&, atto alVopera), -ar (da dente,
che ha un dente uncinuto), (da htw, madre, con
perdita di zio materno), (p. e. da *rnr, vento,
turbine), * in; (p. e. da <nxrt, schiava, figliuolo
d'una s.), v.<z (da f? * , freddo, f ^ ^ 5, insofferente del fre d ­
do), f ^ r (p. e. da vtìt, gotta, vnrfófrr, gottoso), m, tj
(tutti e tre dopo f%, in seuso di snasato, come p. e.
in fa*§), finsi (da w?, senza alterazione di senso, Jjf^trr, f.,
creta), fini (p. e. da v ? , molto, moltissimo), ^rr (p. e.
da Ttf%, pecora, ^ n m r, ovile), ^rrj (da tht naso ad­
unco), vi (p. e. da v f a , ruga, rugoso), f*r?r (da n i,
vacche, ntfrbr, che possiede vacche, da , discorso, ^t-
, eloquente), g (p. e. da grcrrr, lana, '3WT§, lanoso), ^
(p. e. da barba, barbuto), v (p. e. da
chioma, %spt, chiomato), (p. e. da TnT, dente, con al­
lungamento della finale, ^ m r^ , elefante, propr. dentato),
Si (p. e. da <?ì*m , pelo, peloso), ?r (p. e. da ^tj, erba,
erboso).
§• 463. Inoltre parecchie delle formazioni secondarie
hanno luogo mediante la suflìssione di voci , alcune delle
quali, come sem p lici, sono andate del tutto in disuso, e
altre si adoperano ancora nella lingua comune, sicché pro­
priamente parlando siffatte formazioni, anziché derivazio­
ni, si dovrebbero dir composizioni. Al novero delle voci
382 FO RM A ZIO N E

cadute in desuetudine appartengono verisunilm enle taluni


tra i suffissi stessi che si danno nei §§. 463, come
p. e. (v. §. 463, X X V I I ) , che nel dialetto vedico s’in-
contra ancora come vpcabolo particolare, col valore di
volta. Di colali v o ci suffissiformi qui appresso si recano le
principali.
I. w f a (propr. il pref. sotto, -+- il sufF. sec. ^ r)
•forma a g g e t t i v i col valore di s o g g e t t o al o d i p e n ­
d e n t e dal t e m a , onde p. e. da re, ifcnvbT? dipen­
dente dal re, da r * , tu, suri'ogalo da ? ^ ( v . §. 2 i 3 ) , ì^ v fa ,
soggetto a te *.
IT. òjrz da alcuni prefissi forma a g g e t t i v i (ossiioni),
onde p. e. da ttr ( = curri) angusto.
III. òjrgi (propr. corpo, forma) forma principalm ente
d i m i n u t i v i , onde p. e. da -q|, abile, poco abile.
IV . crnu forma alcuni c o l l e t t i v i (ossitoni), onde p. e.
da Tjnr, erba, , quantità d'erba.
V . efrre forma, dopo le lellere dell’alfabeto, il loro nome
(parossitono), onde p. e. da ^ si fa stòrti; , lettera ^ ( cf.
§. i , oss.).
V I. forma c o l l e t t i v i (parossitoni), onde p. e. da
loto, *wì»p<«!3, cespuglio, quantità di loti.
V II. 7ft7pr (propr. paio di vacche) coi nomi d’animali
significa p a i o di s i f f a t t i a n i m a l i , onde p. e. da Tg,
camello, paio di camelli.
V i l i , ifrff (propr. stalla di vacche) con nomi d’animali
vale s t a l l a di s i f f a t t i a n i m a l i , onde p. e. da ca­
vallo, g r a n i i, stalla di cavalli, scuderia.
IX . forma con alcuni temi un’a g g e t t i v o significan­
te c o n o s c i u t o p e r m e z z o di q u e l l o che è importato

( ') '3 ?'fb T si c o s tr u is co p u r e , in q u e sto s e n so , c o m e u n se p a r a lo a g g e t ­


tiv o , s ic c h é q u e sta d e r iv a z io n e d o v r e b b e s i p iù p resto p ren d ere por un
composto determinativo d e lla p rim a s p e c ie (v . §. 4 7 4 )-
Illi' .NO.>11 SE CO N D AR I. 383

dal lema, onde p. e. da sapienza, fr a g r o , noto per


sapienza. • *
X . f o r m a a g g e t t i vi (parossitoni), col senso di s t a l o
gi à q u e l l o che è significalo dal tema, onde pi e. da 3TT3J,
ricco, stato già ricco (ex-ricco).
XT. ^ fa coinè onde fV s r ì^ , noto per sapienza.
X I I . irnrfa forma a g g e t t i v i (ossitoni), col senso di a p ­
parte nente a quella classe, o sp e c i e , o gen ere,
c a t e g o r i a , ecc., onde p. e. da t jj, abile, htsttìtN, appar­
tenente al novero degli abili, abile.
X III. aggiunto a nomi significanti una parte del
del corpo, forma s o s t a n t i v i (ossitoni), masc., col senso
di r a d i c e di q u e l l a p a r t e , onde p. e. da «irà, oi'ecchio,
radice dell'orecchio.
X IV . (da sesamo, propr. olio di sesamo), ag­
giunto a nome di pianta oleifera, ne dinota l’olio, onde
p. e. da , senapa, , olio di senapa.
. XV. forma a g g e t t i vi (ossitoni), col senso di a l t o
c o m e q u e l l o c h e è s i g n i f i c a t o dal t e m a , onde p. e.
da ; elefante, alto come elefante.
XVI e formano, come qr^r, d i m i n u t i v i (pa-
rossiloni), onde e tròurq, poco abile.
X V II. vq (propr. Part. F u i. Pass, di v t , cf. § . 4 4 1j 0
non altera essenzialmente il senso del tema, onde p. e.
ila vtph, nome, vrrcxifa, nome.
X V III. t u , aggiunto a nome d’animali, forma s o s t a n ­
t i v i (ossiioni), significanti p e l l e di d e t t o a n i m a l e ,
onde p. e. da pecora, «ftra;, pelle pecorina.
X I X . xn^t forma per lo più d i s p r e g i a t i v i , onde p. e.
da firmi (da ftnrsr, cf. §. 56, i), medico, medi-
conzolo, da %ttc|vOT, grammatico, %qròincw^m, gramma li-
castro.
X X . s f o r m a nomi (parossitoni), col senso di p a e s e
di q u e l l o clic c significalo dal tem a, onde p. e. da
n. di popolo, ntTtons, paese de' Sauviri.
384 F ORMAZI ONE

X X I . «Vfhr forma a g g e t t i v i (accentati sulla prim a sil­


la b a ) con senso di u t i l e al t e m a , onde p. e. da tt*PT, re,
TTjTwVrta, utile al re.
X X II. (propr. misura) forma a g g e t t i v i (ossitoni),
significanti g r a n d e , c o m e o c h e è d e l l a m i s u r a di
q u e l l o i n c i r c a o in n u m e r o di c i r c a t a n t i , onde
p. e. da elefante, , grande come elefante, da
uomo, che è della misura d'un uomo in cir­
ca, da , cinque, , che è in numero di cinque in
circa.
X X III. aggiunto a un tema ne fa , come dire, un
l o d a t i v o , onde p. e. da % m « S T grammatico,
valente grammatico. Aggiugnesi anche a verbo finito collo
stesso valore e sotto forma d’Acc. Sing. n., onde p. e. da
^ f ì r , cuoce, si fa firg ire, cuoce egregiamente.
X X I V . ttoi forma principalm ente a g g e t t i v i (parossi­
toni) col senso di a p p a r t e n u t o g i à al t e ma , onde p. e.'
da n. p., appartenuto già a Devadatto.
XXV. fo rm a, come nomi (proparossitoni) col
senso di p a e s e di q u e l l o che è significato dal tema, on­
de p. e. da HftftF, n. di popolo, si fa Hftfc rfqv , paese de'
Bairichi.
X X V I . ^rrafnr e ’ftrfsirfT, aggiunti a nome di vegetali, ne for­
ma s o s t a n t i v i (proparossiton i) col senso di c a m p o da
q u e l l o che è significato dal tema, onde p. e. da zuc­
chero, yspjT!<*<;, campo da zucchero.
X X V II. (propr. sei vacche, cf. V II), aggiunto a
nome d’animali, significa s e i di d e t t i a n i m a l i , onde
p. e. da cavallo, s t u r a r , sei cavalli.
X X V III. forma alcuni c o l l e t t i v i (ossitoni), onde
p. e. da uomo, a tto ri, moltitudine d'uomini.
38»

FORMAZIONE DE’ NOMI COMPOSTI.

§• 46G . I temi nominali possono, com e derivanti da


verb i (cf. §. 455 ), trovarsi com posti con tutti i prefissi o
prefissiformi da cui essi ve r b i son p rece d u ti (v! § § . 8 g ,
9 0 ), onde p. c. tutt-w ,trasgressione (da ^nr tras­
gredire), rimprovero (tla -+- f a n , rimprovera-
re), , disprezzo (da tht -+- n ^ , disprezzare), ,
repressione (da f a -1- n ? , reprimere), hw jh , mossa, par­
tenza (da n -t- wrr, muoversi, partire), fn n tn , disgiunzio­
ne (da far —+— , disgiugneré), ornamento, ( da
7?c?n H - f , ornare). In o ltre nel costruito di una p r o ­
posizione essi possono ancora v ariam e n te com porsi Ira
di loro od anche con altre parti del discorso. I c o m p o ­
sti di questa sorta vengono dai gram m atici indiani r i ­
dotti a quattro classi p r in c i p a li , ciò s o n o : I. i c o p u la tiv i

Osrar); II- i d e t e r m i n a t iv i ( rtrjj*;»<), ridivisi in tre maniere:


1) c a s u a l i proprio); 2 ) a p p o s i zi o n a l i ( òithukh ) ;
3) n u m e r a l i ( f a g ) ; I I I . i p ossessiv i ( ovvero r e l a t i v i o
a t t r i b u t i v i , n j a ì f a ); I V . g l’ in d e clin a b ili (od a v v e r ­
b i a l i , Tnwhrm) (v. § § . 4 6 7 - 4 9 ° ) * I » queste com posizioni
o ccorrono p rin cip a lm e n te le seguenti avve rten ze :
I. C o m e m em bro a n t e r i o r e di c o m p o s to :
\) i nomi pigliatisi n e ll’ ignuda form a del tema e, se
questo te rm ina in con son an te, con riguardo ai §§. 56 , 63
e segg., se in vocale dinanzi a tema co m incian te p u r p e r
vo cale, ai §§. 5 7 e seguenti;
2) i pronomi personali pigliano tema conform e al § -
2i3, cioè n^ e pel Sin g. e e p e l Duale o
P lu rale;
5) un lema te r m in a t o in (v . § . 1 53 ) m u t a q u e s t o
56 , 1 ; 4 ^ 2 , V , 1 ) ;
f in im e n t o in Trer (cf. § § .
4 ) il Particip io Parasm . del Perf. radd. in nn (v. § § .
j 84 ; 4 2 4 > I) cam bia questo suffisso in n * (cf. §. 4 6 2 , V , 2);
5) il tema del p r o n o m e in terrogativo fa n (v. §. 2 2 1 )
Gramm. sanscrita. '26
386 fo r m a z io n e

che in principio di composto ne forma un avvilitivo o


spregiativo, presentasi per lo più sotto le forme di «s? ,
, qrr, «5;
6) con, in compagnia, insieme, e mnw, uguale,
vengono, il più delle volte, surrogati da
7) talvolta: a) acqua, th?, piede, ? cuore,
sono rispettivam ente surrogati da ( che, secondo il
§. 56, 2, troncasi in t ? ) , o (cf. §. 126 ); b) al­
cuni temi allungano od accorciano la loro finale.
II. Come membro f i n a l e di com posto:
4) acqua, , inno, laude, inm , tenebra, v r;, ti­
mone, q t , città, , solitudine, segretezza, xphr, splen­
dore, e, con perdila della lor finale, occhio,
teri'a, modificano talvolta la forma del loro tema colla
giunta d’un ^r, onde 0 ^ Oìtto, og*,
o*^r; inoltre w r , dopo fg, due, come pur dopo
certi prefissi, muta la vocal radicale in onde il tema 0 ^
2 ) ^13"^ e Trfq^, via, sentiero, e pelo, in certi
casi si modificano rispettivam ente in wm, qq, c?ta.

I. C omposti C opulativi ( (v. §. 466).

§• 467- Due 0 più nomi (per lo più sostantivi), che nel


costruito sintattico debbano porsi nello stesso caso e stiano
fra loro in quella relazione che viene comunemente espressa
dalla congiunzione ^ , « e » , possono legarsi in un composto
copulativo, onde p. e. ^rq, m .,roba, e m., dovere, nella
detta costruzione possono unirsi a formare il tema composto
'aqqn, roba e dovere ( —utile ed onesto). U n tal compo­
sto si declina nel genere del membro finale e nel numero
, del Duale o Plur. ( vedi però §. 468 ), secondo che esso
nella sua totalità viene ad importare due 0 più individui,
onde p. e. l’allegato composto ^qq»T, dovendosi flettex-e
nel maschile e nel Duale, fa, come tema finito in ^ (v. §.
12 4 ), nel Nom. "Voc. Acc. ^rqq*ff, Strum. Dat. Abl. trqqiTT-
wnw, ecc. (v. §. 124); e il composto (da msro, m.,
d e ’ NOMI C O M P O S T I. 38 7
bramani, -+- , m., guerrieri) fa nel Plur. iNom. Voc.
crrawErfcnrm , Acc. o^rr^, ecc.
Eccezione ecl osservazione, i) m., stallone, e ^ r r ,
cavalla, formano un composto m a s c h i l e , onde Nom.
Voc. Acc. lo stallone e la cavalla ( e, s*econdo il
§. 468, gli stalloni e le cavalle). 3) N ell’ ordi­
namento de’ temi semplici per lo più. vengon primi
quelli che constano di minor numero di sillabe; se però i
temi importano ordini o persone, precedono i più degni
od i più attempati. 3) Vedi §§. 468-472.
§• 468- Il composto copulativo pigliasi ancora a modo
di collettivo neutro flettentesi nel Singolare, onde p. e.
nnftr, m., mano, e tjt^, m., piede, fanno nel Nom. Voc. Acc.
(v. §. 124 ). Questa sorta di composto copulativo
ha principalm ente luogo: I. di necessità: \) in nomi si­
gnificanti parti: a) del corpo di esseri viventi (come ap ­
punto nel già citato esempio); b) di strumenti musicali; c)
d’esercito; 2) in nomi speciali di cose inanimate, sempre-
chè s’intenda parlare di specie e non d’individui ; 3) in
nomi di fiumi o di luoghi (non compresi i villaggi), che
siano di diverso genere (onde p. e. da *TfT, f . , e ^rtm, m.,
nomi di fiumi, nel Nom. Voc. Acc. 4) in nomi
d’animali inferiori o viventi tra loro in perpetua nimici-
zia (onde p. e. mwRgfinirH, il gatto e il topo); II. ad ar­
bitrio in nomi di rad ich e, d’ animali domestici, e (se il
composto im porta più di due individui) d’alberi, uccelli,
frutti, biade, erbe, fiere, come pure nei nomi di contrarii
(come p. e. in ^Attìhtr 0, nel Duale, sfrbftrifr, il freddo e
il caldo).
Eccezioni. Il collettivo suddetto non ha luogo : di ne­
cessità, se gl’individui importati dal composto sono indi­
cati da numero definito; ad arb itrio, se da numero ap­
prossimativo; onde p. e. ^ 1 ^tfhrr:, dieci denti e labbra, ma
Ttr^t ovvero tpt^it , circa dieci denti e labbra.
§• 469. Come antcrior membro di composto copulati­
388 FOU.UAZIONE

vo: a) i temi finiti in dinanzi a j ? o ad altro tema


pur terminato in mutano la lor finale in TtT, onde p. e.
da ftr$ -1- si fa nel Nom. Voc. Acc. frnrrj’fr (Duale), il
padre ed il.figliuolo, da,*rnj -+- fqfij HirfifqnCl, la madre e il
padre; b) alcuni nomi di divinità allungano la lor finale,
onde p. e. da ^ 5 + ^ si fa Indro e Varuno,
da TifÌTT-+- , ma da wWRWt; c)
cielo, e aurora, sono rispettivam ente surrogati da
smn e 'inimi, onde p. e. (Nom. Voc. Acc. Duale,
v. §. i 32), il cielo e la terra, (Nom. Voc. Acc.
Sing., secondo il §. 4^8), Vaurora e il sole-, d) srnn, mo­
glie, dinanzi a xrf?T, marito, può essere surrogato da o
onde o (Nom. Voc. Acc. Duale), la moglie
e il marito.
§• 470. Nella formazione del tema in un collettivo se­
condo il §. 4^8 , ad un membro finale terminante in ^
sr ^ v ? aggiugnesi onde p. e. da <rr^ -+-
si fa il tema discorso e pelle, da vfa -4- ^ -+- TqT-
^T? , sedia, ombrello e scarpe. Un ^ sim iglias­
te aggiugnesi ancora ad altri com posti, anche se fletlen-
tisi, secondo il §. 467, nel Duale 0 nel Plurale, onde
p. e. da Tifa -4- si forma il tema (v. §. 23), oc­
chio e sopracciglio, da -+- *r?n? «iig m q (v. §.
65), parola e pensiero. rrfa, f., notte, dopo giorno,
divien ut* , onde il lema m. (ed anche 11.), usato
più comunemente nel maschile, eziandio come composto
collettivo (v. §. 468).
§ . 471. L ’accento cade per lo più sull’ ultima sillaba
del membro finale del composto, onde p. e. TTVeST^, roba
e piacere ( = utile e dolce)-, ma se il composto consta di
nomi di divinità, ciascun nome ritiene il proprio accento
fuorché nel Vocativo che piglialo, secondo il §. 1 2 1 , solo
sulla prima sillaba del composto, onde p. e. wvffW f (cf. §.
82, II, b), Agni e Somo, fa nel Duale Nom. Acc.
Voc.
d e ’ nom i c o m p o s t i . 389

§• 472. U n tema semplice fa talora uffizio di composto


copulativo e ciò principalmente in certi maschili adoperali
nel Duale a significar pure l’analogo femminile, quali sono
p. e. sTTsnirt, il bramano e la bramanessa, fu r o , il padre
e la madre, mwtt, il fratello e la sorella, g # , il figliuolo
e la figliuola, sysit), il suocero e la suocera. •

II. C omposti D e t e r m in a t iv i ( ) (v. § . 4 ^ 6 ).

§• 473. N e’ composti determ inativi, che sono general­


mente ossitoni, come membro finale si adoperano com u­
nemente:
per dito. per xft, vacca.
. ri B( — TT’Kpr, falegname
giorno. 7lave.
i - «TTq —
— carro. «IRI — bramano.
— ì!m*, ferro. tnr — re.
— , pietra. tra — ttt^, notte.
— ■3T*T, petto. Tiópir — wfsper *, femore.
— sorta di mi­ — n fe , amico.
sura. tot — ttth , stagno.
Questa sostituzione di temi modificati ha luogo princi­
palmente (e per alcuni, come p. e. per tro n , soltanto e
sempre) ne’ composti apposizionali. Inoltre, in questi,
grande, come membro anteriore viene sempre surrogalo
da jt?t, onde p. e. (= -+- Tnr^), gran re.

i ) Composti Casuali (irr^n proprio) (v. §. 466).


§. 474- Questa sorta di composti si distinguono in ciò
che l’ un membro (generalmente l’anteriore) dipende dal­
l’altro nel senso d’ un qualche caso, tranne Nom. e Voc.,
come p. e. in (= w : figliuolo del re, dove t u r ,
re, fa parte del composto nel senso d’un Genit. retto da
( 1 ) Questo nome scrivesi anche con sibilante palatina, on de le form e
datesene nel §. »34.
3 90 ' FORMAZIONE

figliuolo. Quindi è che il detto caso può essere: \) l’A c -


c u s a t i v o , come p. e. in ijTWxrz, giunto (imi) ni villaggio
(srm); 2) lo S t r u m e n t a l e , come p. e. in ricchezza
Osró) mediante Jrumento• (vtht), cioè r. acquistata m . f ;
5) il Dativo, come p. e in legno ( ^ ) per la colonna
sagrificale (ijtr), cioè l. destinato alla c .s .; 4) l’A b l a t i v o ,
come p. e. in ^rnqfinr, caduto (ufinr) dal cielo (^m); 3) il
G e n i t i v o , come p. e. in sn^Tjfrr, signore (trm) della terra
( ^ ) j 6) il L o c a t i v o , come p. e. in W èjf lijgi? cotto (-gai)
nella pentola ( w ^ ) .
Osserv. I com posti, in cui il membro anteriore è ado­
peralo in senso di G en., sono a gran pezza i più comuni.
§• 475. A questa specie di composti appartengono i toc­
cali nel §. 4^8, ne’ quali un membro anteriore deesi in ­
tendere come adoperato nel senso del caso che vien rello
dal verbo sufìissovi col valore di nome d’ agente, e così p. e.
col senso d’Accusativo in vw fa?, conoscente il dovere,
31 jf ^ if , vincente il nemico. Dello stesso genere sono parec­
chi composti aventi per membro finale un tema formato
principalm ente per mèzzo dei suffissi primari ^ ed ^ (v.
§. 4^9, I, i; X II), onde p. e. onniscio, •spreT, vi­
vente nella selva, fqfynfir^ , parricida, , abitante
nella città.
§• 476- In certe composizioni il membro anteriore si
presenta (contro i §. 4^6, I, i) sotto la forma gram m ati­
cale del caso nel cui senso viene adoperato; e così p. e.
con form a: d’Accusativo in lambente le nuvole,
, infliggente ferite, sfib ro , scegliente il marito, ,
vessante il nemico, terra (propr. portante ricchez­
za'), Tffafrfytj, vincente il conflitto, (cf. §. 4^9? I? l, oss.)-,
di Strum entale in ànpTPV ( = sivpiT -+- ^r*i), cieco di na­
scita; di Dativo ne’ termini grammaticali
(v. §. 255, e la nota i); di Ablativo in ^tr^Tmr, venuto da
lontano; di Genitivo in v n w fr f, n. pr. (propr. signore
della parola); di Locativo in -srftnT , mammella (propr. na-
D E 1 NOMI COM POSTI. 391

tosai petto), vivente nella selva, ST^rSPi, pesce (propr.


che dorme nell'acqua), vfvfffx:, n. pr. (propr. fermo in bat­
taglia).
§• 477- Contro il §. 4t 4> '1 membro reggente viene ad
essere anteriore in alcuni composti, come p. e. tn Ttvrrc
metà (ttv) della notte ( rr? per t t f* , cf. §. 4 ? 3), imnrHvgr
( = «ftfirsìTinw), che ha ottenuto un mestiero. Questo ha prin­
cipalm ente luogo in composti dove il membro anteriore è
un prefisso reggente il finale nel senso d’un caso (Acc.
Strum . Dat. A bl.), quasiché esso prefisso fosse seguito da
un Participio Passato che si considera come sottinteso ;
onde p. e. nel senso d’Accusativo Tifìncnpr ( = ^eifìnwwft rnrr-
), che ha superato il re, (= ysjH ). che ha
rizzato la coda; d’Ablativo ftpjpr ( = tjuhtt^), uscito
dal villaggio. Nella formazione di questi composti, che co­
me aggettivi sono dei tre generi, avvertasi il §. g6, onde
p. e. da TrfÌT -+- ^ si fa Trfrfo.

2) C om posti ap posizion ali ( ) (v. §. 466).


§• 478. In questa sorta di composti il membro princi­
pale (che è il finale; v. però il seguente §.) viene più
strettamente determinato dall’accessorio, il quale può es­
sere un aggettivo, un sostantivo od un indeclinabile, pre­
póstivi, se nome, col valore d’ un caso d’apposizione, come
p. e. in , gran ( *n[T per v . §. 4 7 ^ ) dio ( ),

tn rft, re (tur per tnPT, v. §. 56, 2) vate (^ fa ) = vate che è


re ad un tempo, ben ( 5 ) fatto (^nr), , assai (v)
grande (*r?r?r), ^faì, bel ( 3 ) parlare (^fìs) = inno, lode. Il
membro anteriore, sebben preso come fem m inile, se non
termini in -ai ed abbia un corrispondente maschile, vien
surrogato da questo, onde p. e. 3T>P3Ì ( = 3MT ^ t ) , bella
donna, ma qwWjsfl; dolina dui bei fianchi.
§. 479- Contro il precedente §., inettonsi, quantunque
accessori, in fine del composto, principalm ente: I. alcuni
aggettivi (i più con valore di superlativo) importanti bia-
392 , FOHMAZIONE

simo o lode, onde p. e. 5R , uomo, fa con g v * TOVH, uo>


mo infimo, con -gr^rsr w t t w * ? , u. sommo, con u . e-

gregio, con ttwh to h p t, «•• ottimo, con zrs u. eccel­


lentissimo}. II. un sostantivo che serva come termine di pa­
ragone pel principale, pur sostantivo, onde p. e. vjxra?,
uomo ( v r ) leone (ftrg) = uomo che pare un leone, T^runj,
uomo (g^q) tigre (^uv) = uomo che pare un tigre, ,
re ( tjtt) lampa (^far) = re che splende come lampa,
donna (wt) gemma (r&) = donna che spicca come
gemma.
§• 480. F ra g l’ indeclinabili, che entrano in questa com­
posizione come accessori (v. § . 4 7 8 ) , sono più o me 11
notabili: \) ^ ( o d w n, v. §. 90), non, in-, dis-, onde p. e.
non uno = molti, , ingiustizia, dispiacevo•
le, incrollabile; 2) assai, oltre, onde p. e. ì&fk-
, assai magro, ^tfìnrfìr, oltracotanza; 3) , sopra,
onde p. e ^rfVprf?r, signor soprano = principe ; 4) ’ìtt od
alquanto, onde p. e. alquanto giallo = giallognolo,
foggn, alquanto caldo = tiepido; 5) <pr, male, difficile,
onde p. e. jnriT, male 'andato = povero, mal giorno,
difficile a prendersi; 6) xjft, intorno, molto, onde p. e.
TTfc>nT (propr. gente che è intorno), corteo, mollo
languente; 7) u , innanzi, molto, onde p. e. pri­
m eggiale eroe; 8) Tifo, contro, ri-, retro-, onde p. e. Tifir-
f^nrsr (propr. controgiocatore), che giuoca contro, nfìrqq,
rstrovia = via del ritorno; 9) g , molto, buono, onde p. e.
wwjf, molto adirato, vsfrfa, buon poeta, , buon odore;
40) con, insieme, onde p. e. cooperante. —
Questi composti hanno (contro il §. 47^) l’accento sulla
prim a sillaba.

3) C om posti n u m erali (% n ) (v. §. 466).

§• 481- Questi composti in cui due 0 più individui ven ­


gono significati dal membro finale e numericamente de­
term inati dall’anteriore (che perciò è sempre un numero)
de’ nomi composti. 393
f o r m a n o u n c o lle ttiv o s in g o la r e di genere n e u tr o , onde
p. e. ( d a r r f * , v. §. 47^ ), tre notti, cinque
fuochi, f%7R ( da Tfì, v. §. 4 / 3), due vacche, fdHM (da
# r , v. § . 473 ), tre navi, fro rt (da *rrrt, § . 4 7 $ ) 0 f ^ T f t
(v. § . 96), tre (misure dette) S e p e r ò il m e m b r o fin a le
t e r m in a o r i g i n a l m e n t e in f o r m a s e n e u n c o l l e t t iv o s i n ­
g o l a r e f e m m i n i le in o n d e p . e. d a f ? -+- catarsi fa
tre mondi-, e se esso fin isc e n e U '^ u fem m in ile o v v e ro in
’c r , fa s s e n e a d a r b it r io od u n n e u t r o in ^ od u n fem m i­
n ile in f , o n d e p. e. fajjrj, n . ( d a ) o f., tre so­
fà , w ó i m , n. (da « r h ^ ) o xisjsirjff, f., cinque opere. Q ueste
c o m p o s iz io n i n u m e r a li p o sso n o anche form are a g g e t tiv i,
p r i n c i p a l m e n t e col v a l o r e di p a g a t o t a n li o t a n t e e c c . ,
e in tal c a so i c o m p o s t i di m e m b r o fin a le p r i m i t i v a m e n t e
te r m i n a l o in f o r m a n o il f e m m i n i l e in nt p assa in n e
^ n o n si a l t e r a ; o n d e p. e. da isTCgr m . n ., <*ì',
f, pagato tre a., fgTj, in., f. n ., pagato due vacche, f ^ f t ,
m . f. ( m a al n e u t r o , s e c o n d o il §. 96, f ^ g ),pagato tre navi.

I I I . C o m p o sti p o sse ssiv i (^ n r ^ tfe ) ( v . § . 4^ 6).

§■ 482 - S o n o a g g e t t i v i (talu ni p a s s a t i in a p p e l l a t i v i),


co l v a lo r e di possedente la cosa significala dal
m em bro finale sec on do che essa viene d e t e r m i n a ­
ta d a l l ’ a n t e r i o r e , o n d e p. e. p e r m e z z o di Tfht, giallo,
e , veste, si fa xfhrrgT, che ha veste gialla. Q uesti
c o m p o s t i g e n e r a l m e n t e p o sso n o c o n s id e r a r s i c o m e d e r i v a l i
da d e t e r m i n a t i v i ( m a s s i m e d e lla s e c o n d a s p e c ie ) d i v e n t a l i
a t t r i b u t i v i e così, v e r b i g r a z i a , l’a ll e g a l o e s e m p io da Tftaror
( d e t e r m i n a t i v o s e c o n d o il §. 4 7 8 ), veste gialla. Il m e m ­
b r o a n t e r i o r e , se è f e m m i n i l e , segu e g en eralm en te il §.
4 6 2 , I V ; ( p ia n to al p o s te r io r e c h e , c o m e finale d ’a g g e t ­
tiv o , v a s o g g e t t o a m u t a r g e n e r e , s’ avvertano p rin cip al­
m e n t e i §§. 96, 97.
§• 4 8 3 . 11 m em bro finale (la cosa p o s s e d u t a ) è g e n e -
394 FORMAZIONE

Talmente un sostantivo; l’anteriore (il membro determ i­


nante): j) è più comunemente un aggettivo, e assai spesso
un Participio Passato del Passivo, come p. e. in
(= , lungo, - 4- v n r , •braccio), che ha lunghe braccia,
(= , fatto, - 4- tHì , cosa, negozio), che ha compiu­
to l'affare, che ha ottenuto l'intento = soddisfatto, conten­
to; 2) è non di rado un sostantivo, come p. e. in
( = yinr , gazzella, - 4- T ra, cavallo), che ha cavallo gazzel­
la — che ha un cavallo il quale è una gazzella = tirato
o portato da una gazzella; 3 ) può essere un prefisso (v.
§ . 89 ) od altro indeclinabile, onde p. e. TrfcTJpf (^rfcTj so­
pra, -+- velocità), che ha velocità soprano, = veloce
a maraviglia, TTTlfta ( t tt j, da, via, -+- difetto), che
non ha difetto, (<T5 , su, -+- ttv , v. § . 4 6 6 , II, 1 ) , che
ha acqua su =■ che ha l'acqua alta, farmi ( f a r * , senza, via,
timore), che non ha timore — intrepido, (vfr.
intorno, -+- Tng, lagrime), che ha lagrime intorno = cir­
confuso di lagrime, (tt, innanzi, -+- mani giun­
te), che ha le mani giunte innanzi = sporgente le mani
giunte, fqT[»rr (far, senza', - 4- jptr, qualità), privo di qualità,
xrsftv ( = ^nr , v. §. 4 6 6 , 1 , 6 , con, - 4- isìv, ira), che ha ira con
= accompagnato dall'ira, irato; e coi prefissi tt od t t ^ ,
<pr, w (v. § . 90) Tnra ( t t , non, -+- t * , sapore), che non ha
sapore = insipido, Tnm ( t r - 4- t t v , v . §. 4 6 6 , IT, 1, acqua),
che non ha acqua, jnbrrT («pr - 4- animo), che è di mal
animo = malinconioso, ( ^ -f- , opera), che
f a buone opere, wjpr ( * t -4- 5 ^ , volto), che ha bel volto,
wtwìt (w -4- dolore), che ha molto dolore — grande­
mente addolorato; 4) dinanzi a desiderio, e , in­
tenzione, può essere un infinito, che getta via h finale,
onde p. e. da mangiare, che ha desiderio di
mangiare, da gr| n ,fa re , <* hh , che ha intenzione di fa re .
§. 484. I. L a cosa posseduta viene generalm ente signifi­
cata dal membro finale del composto (cf. §. 483); sonvi però
alcune eccezioni, come, verbigrazia, se essa cosa fosse un’
d e ’ nomi c o m p o s t i. 395

arma e l’altro membro in senso di Locativo., onde p. e.


sp smii'i, che ha un tridente (sjrs) in mano (xnftr). IL
principio, e , principale, primo, si trovano spessissimo
adoperati qual membro finale di composto possessivo col
senso di « a v e n t e c o m e p r i n c i p i o 0 p r i n c i p a l e o
p rim o quello che è significato dal m e m b ro ante­
r i o r e » , onde p. e. con ^ 5 , Indro, si fa , che
costrutti, verbigrazia, con gli dei, importano gli dei
aventi come principio o principale o primo il dio Indro
= Indro e gli altri dei = il dio Indro, eccetera; con trrsnrr,
bramano, -araiim?, msnirm, che costrutti, p. e., con w m , i
colori = le caste, significano le caste aventi per principio
0 per principali i bramani = i bramarli e le altre caste =
la casta dei bramani, eccetera. Questo composto serve, co­
me si vede, a significare g l’ individui d’una specie (od a n ­
che le specie d’ un genere) con accennarne brevemente
un solo, per lo più il principale.
§ 485. I composti possessivi pigliano (quasi a maggior
carattere d’aggettività) il suffisso qr e pigliatilo in alcuni
casi di necessità, più comunemente ad arbitrio, oude p. e.
da largo -+- T m , petto, si fa «jdUni, che ha largo pet­
to, dal privativo -+- , utile, che non ha ri­
tile = inutile, ma dall’equivalente fin? -|- ad arbitrio
f’-K'ìi o fvrxqqr-
§• 48G. In cosiffatti composti : I. »r?w , grande, qual
membro anteriore, vien surrogato, come negli apposi-
zionali (v. §. 4? 3), da onde p. e. (*^tt -+-
che ha gran forza, inrrsTvr (*r?ìr -+- che ha grande
animo = magnanimo; II. come membro finale, si adope­
rano, in certi casi, con più 0 meno modificazione del tema:

ìhuj per occhio. cfpjr? per qran*, cima.


OTI — angolo. palato.
— ik, ferita. ventre.
f. — mammella. nfHj — jf v , odore.
396 FO RM AZ ION E

per >«qpc, quattro. per condottiero.


IfWT — irm, dente. ^ I ttt? , piede.
? tTR, ginocchio.
- ^T, dente. < THR — TT5TT, prole.
fipr — fr'-R , giorno. ^ — caP°- '
V SR — \npr, arco. HVTT\ --- ^vn, intelligenza.
w t — v r, giustizia. — wftm, femore.
VR — ^rftrsfrr, naso. ^ — ■5%, solco.
vrm — ■qrfW, umbilico. - cuore.
Onde p. e. da *?fej fasnssiBf, che ha occhi grandi, da
quandrangolare, da n^r wrfar, che ha buon odore, da
^?r ft r ^ , bidente, da che ha Varco teso, da
xn^ , che ha bel piede, da uni ^jinnr, che non ha pro­
le, da ijvR fa fV j tricipite.
§• 4 8 7 - In q u e s ta c o m p o s iz io n e l ’a c c e n to ca d e p iù co­
m u n e m e n t e su l p r im o m e m b r o d e l c o m p o s to ch e p ig lia lo
in q u e lla m e d e s im a s illa b a d o v e lo ha c o m e s e m p lic e .

IV . C o m p o st i i n d e c l i n a b il i (-^aprtorq) (v . § . 4 ^ 6 ) .

§• 4 8 8 - Sono avve rb i, la più parte ossitoni, com­


posti generalm ente d’ un prefìsso o preposizione od al­
tra voce indeclinabile, e d ’ un sostantivo che prende la
forma d’ un Accusativo Singolare neutro ( cf. §. 2 37 ,
oss. a) e perciò m odifica, occorrendo, il proprio tema,
conformemente al §. 96, sicché p. e. timore, di­
vieti 3HJ-, fiume, Ht, nave, g e quindi nel
detto Accusativo snjjir, -J* E così verbigrazia, fannosi
per via d i: i) ^ od (cf. §. 90), non, (d a ^rg-T ),
senza timore, (da , intervallo), senza interval­
lo = immediatamente-, 2) , sopra, oltre, di là ,
(da ht), sopra la nave, ^mraT^*T, oltre misura, ,
passata la primavera; 5) sopra, sotto (cf. §. 238, 5),
, sulle ginocchia, (da nìm), sotto il pastore;
-l) , dopo (massime in senso di uno dopo l'altro), die-
d e ’ NOMI c o m p o s t i. 397

tro, secondo, lunghesso, presso, , un-dì dopo Cal­


tro, un passo dopo l'altro, , dietro al cor­
po, TnjnjfH (ila lungo il Gange, , presso la sel­
va; S) verso, Tifug^pr, verso il volto, nel cospetto; 6)
tht, da, via, lungi, , via da Trigarta; 7) ^rr, fino
a, fino alla morte, tttctvggn,fìno al mar.e; 8)
sopra, presso, vicino alla brocca; 9) > senza ,
jrfirsf* (da fi*eh), senza viveri; \ 0) f^ r , senza, ffpflrfaojrw ,
senza mosche, , senza riguardo; \ \ ) ir fr , intorno,
vfìotm* , intorno alla selva; 42) ufir, principalm ente in sen­
so di uno dopo l'altro, (da vt?tt, cf. §. 4?^)? un dì
dopo l'altro, ogni giorno; 45) ad oriente, HNm»w ,
ad oriente del villaggio; 44) secondo, conformemente,
WT=rmR, secondo il desiderio, secondo il potere,
secondo il parlare, Trqifqfv, conformemente alle
regole, (dall’ indecl. ttot , così), conformemente al
vero; 4a) vttìt , finché, finche dura la vita; 16)
fuori, tm , fuori del villaggio; 47) * (per w ^ ,v.
§. 466, I, 6), con, , con allegrezza, allegramente, ^rsift-
tpr, con ira, irosamente, con suono, sonoramente,
ad alta voce.
§• 489. Come membro finale di composti indeclinabili
aggiungono al tema la vocale tt (dinanzi a cui j*, ^ ed tt^
cadono), e prendono quindi come desinenza dell’ A c­
cusativo Singolare neutro ( v. §. i o 4 ): I. ad a rb itrio :
4 ) i temi finiti in una consonante delle cinque prime
classi (v. §. 1 , c), la quale non sia nasale, onde p. e. Tq
-+- fa 0 T roftrw , vicino al legno; 2) i neutri
in tt^ , onde p. e. fa od , sulla
pelle; 3) ù rfr, monte, tt^ì, fiume, e alcuni altri, onde p. e.
•gxrfhft od ? q f»rt »T, presso il monte; IT. di necessità: 4) i
maschili in ^ r , onde p. e. Trfv-f- tttthtt fa ttw w ^ , per ri­
spetto a se stesso; 2) SP!|?> bestia da soma, carro,
t t t r ? , calzare, , petto, ^fTTT , mente, wnr (che qui vie­
ne di necessità sostituito a siti, cf. §. 128 ), vecchiezza,
398 FORMAZIONE De ’ NOMI COMPOSTI.

animo, (sebben cadente in I, i), autunno, onde


p. e. ?nwcfW,./ìno alla vecchiezza, t w t ? ” . , pi'esso Vau­
tunno; 5) occhio, dopo ^rg, t<t, -tot (vedico = nei),
Trfìr, , onde p. e. (= ■+• w t » v. §§. 60, 79), .
fu o r degli occhi, invisibilmente, , dinanzi agli occhi,
visibilmente; 4) alcuni altri pochi, massime in certi casi ,
come p. e. ift, vacca, dopo onde 'srgnqw , dietro alle
vacche.

Osservazione ai §§. 467-489-

§. 490. I composti, di cui ai §§. 467*489 , propria­


mente constano tutti, dal copulativo in fuora, di due sem­
plici membri; ma ben possono da capo riunirsi a form ar
nuove composizioni, come p. e. in : , sc/iiere
di giganti e aventi per casa la selva = giganti e scimi,
d v a n d v a , che ha per prim o membro un t a t p u r u s a
e per secondo un b a h u v r i h i ; Wsnurqfam, simile al toc­
co del fulmine, t a t p . , il cui primo membro è pure un
ta tp .; che ha il volto pieno di lagrime, lì a-
h u v . , che ha per primo membro un t a t p . ; nfvjrfì^TEjn,
che ha i fianchi e il petto tormentati, b a h u v . , il cui se­
condo membro è un d v a n d v a ; che ha stan­
chezza generata dall'uccisione del nemico = stanco della
fatica sostenuta in uccidere il nemico, b a h u v . , che ha
per primo membro un t a t p . , il cui primo membro è
ancora un t a t p . Queste ricomposizioni possono essere as­
sai varie ed estese.
399

ERRATA CORRIGE.

' Pay. Lin.

7 3 pro dlira lege dhra


i5 28 » bcllahbcivena » balabhdveria
16 ‘ 7 » patrimi » patròni
» 36 » aggressus » aggressa
21 29 » muore » 5 + ^ fsstnt, è fatto
22 28 » q fa , afferrate » fìr fa snyifg, afferra
24 7 » m fa » fìr fa
27 9 » VT«U!T » \
3o 2 r » in ^ » in
» 22 » »
32 ll » \9 » *rfxhg
33 7 » \ » ftr
» 29 »
4o 5 » »
43 16 postof^oF^nr adde Jjr+VfH
45 28 pro lege ^
46 26 » »
63 !8 n modicano » modificano
64 16 » ))
69 3,4 postsostanti vi..aggettivi., adde ,..
» 2 1 prò lege fawq
73 3 « HTn » *rnn
78 i 3 » 56, 2 » 4h a
79 3o » »
80 33 » §. 1 16. La » §. 1 1 6 . I. La
83 5 » cf. p. §. » cf. p. e
86 3o » T* » Tl
101 9 » nur (da T^ni ) » *TTO (da t o t )
j 06 23 » » WrfNw
1 1 1 3o » participio dei verbi1 » part. pi-es. dei verbi
116 3 i » » W
117 2 » òk^tn, azione » n., azione
400 ERRATA CORRIGE.
rag. Ltn.
2 8 p o sto trsp ft ad de 0 "Tfsft
lll
I 2 I 2 4 p rò ai § § . 1 38 , 1 3 9 lege al § . i 3i
i23 25 )) w * r e . . . s rfa *
s» \ 0 «\
)) tlWTT...

*47 3 o » due » due


i 6 i 2 1 post alcuni a d d e sr^urr, uno (di du e),
1 -2N
j 65 i) pi'O WlfH*... lege 'wrfHTsn... qrorar

J77 2, 3 « » *rt
20 )) a t m a n e p a d i c o » p a ra s rn a ip a d ic o
*79
i 85 II )) '^fiT^'T'rr
19 2 l3 » q ìq » Th*
19 8 i5 » TOTTO » ^fu m hw
\
206 i5 » 3t t r
2 11 11 » fw to )) f w t °
220 21 »
224 28 » (= » » (=
228 14 » n (iì(^ » giri?
2.35 28 » -nfen ». Trfrò
2 39 27 » tem i » tem pi
256 2 »
271 16 » ( cf. § . 266 » (cf. § . 2 6 6 )
» 17 » d e lla m a n ie r a » d e l l ’ aor. della m a n .
29° 6 » su ffin g e r e » suffiggere
» 18 » §. i 5 i , I I » §. 2 5 i , I I
3 oo i 3 » 2 » 2
3 o 3 ult. )) MBb. >. MBh.
3 o 4 I V) I n t e n s i v o » I n t e n s i v o I.
320 15 » «'l ri « » nÌFH
0\
324 8 » in (q n » (in
333 17 » d e l l ’^TT finale » dellNa finale
335 1 » Particip i » Particip io
j ^ 0 <sn
» 11 » » ^ r ffj ^
I ^ [ c*T5T 0
368 7 » affiggesi a l l ’ » affiggesi d in a n z i a ll’
384 24 » form a » form ano
401
T A V O L A A L F A B E T IC A D E I NO M I

notab ili p e r a n o m a lia o sin g o la rità di d e clin a z io n e .

(N. B. I numeri si riferiscono ai paragrafi).

12 7 , eccez. ^ rrì 1 3 7 , eccez. S *rfH 2 2 3 .


m n 1 34. w ? r\ 2 0 6 . ^ T iT C 2 2 4 .
’srfHT 1 3 4 - TOPT l 52. ^ 2 15.
sEnmr 2 6 1 , I I , oss. 10 2. ^ 2 I 7-
1 53. i 34- 223.
2 19 . 13 4 . cFUT 2 2 3 .
225. 2 l 3. cSfÌT 2 3 0 •

r96- ’CTf 1 6 9 . 227.

I96 - 16 9 . i \ i , eccez. I .
19 6 . 16 9 . 1 4 2 , eccez. I .
19 6 . ^5 i6 9 - 2 2 1.
16 8 . ^ in rr a 2 3 o . ìp a i 5 o.
\
l 53. ’WTfgKl 1 8 7 . ^ nvj
? i 35.
l 53. 12 6 . is V f 1 3 5 .
i 53. 1 2 .6 . 1 *i 1 2 3 5 .
18 2 . T fn ; 2 2 3 . ^ i 5 o.
^ R IT 2 2 5 . 2 1 8. 14 6 .
ìITO 2 2 3 . T IR 2 2 5 . ^TTHJ 2 0 5 .
V R I7IT 2 2 3 . 12 6 . 'stìj^ 2 o 5 .
^ 163. ■3^1 i 53. 227.
^ n rc 2 2 5 . x5 3 . STTW 1 2 8 .
^ 3 2 19 . 12 6 . *rct 1 2 8 .
■3T1 T i 2 7 , eccez. i 53. tuht^ i 4 5 , I , r.
■^v 2 2 7 . tvr 224. n fi*i 2 2 3 .
16 7 . d 31 *1 j8 2 . WTTT 2 2 3 .
16 8 . °« f j94- Trfir 2 3 o .
16 8 . ^ T 55T 1 7 1 . 2 1 5.
227, 171. rP ^ 1 37, eccez.
^ 12 7 , eccez. 1. * 5 * ^ 17 1. OiTH 2 2 7 .
225. ITòR 2 0 2 , 2 2 4 . w tf 1 3 7 , eccez.
40 2 TAVOLA ALFABETICA

fìnr^ 153. f^ It I29. >rqq^s 166.


\

firifs? 153. ^ 141- 1 66.


153. y 1 4 5 , I, I, oss. 1. *rs^ 1 7 1 .
fìr^ 2o4- 2|2 4* *fnPTs 1 7 1 .
2 1 0 , 21 i. TrffT l 33 . 2 1 3.
fa 204. q ^ i 33 . *7!PTS 1 7 1 .
rT 2 2 4 w s 171. *T?W l 6 l , I , J , I.
fq<* 2 t 3. Trf^r 1 7 1 . *TfPiTN l 6 l , I , I ,| ,
22J. ■5P!nTv 1 7 1 . HTF\ 126 .
l6 l. ti^ 1 2 6 , 1 6 0 . 126 .
^ 126. qx 2 2 5 . *rnj i 45 , I , 1.
^fr 126. otti^ 1 2 6 . *rm\ 126 .
1 34 . TJTr* 1 6 0 . *rm 126 .
134. fqTj 1 4 5 , I, 1. i 5g .
17 3 . S * x9°- i 5g
f^cpr 1 65, 1, 3. yrnf,. 1 42, eccez. I. TTim 223 .
J 4 5 > I? <• 3* *9°- Tra* 223.
1 4 2 , eccez. I. 3* ^ 19 °- - H| 220.
i- 1 22, 1. qnj i 45 , I , 1 .
^ q * ini. 225 . qr*rrij 2 4 5 , I , 1.
<j*r 1 9 1 . Tjq 1 6 7 . i 54 .

S I 73 - 16 7. , 5 4-
i 46 , 1 7 3 . jw 129. 166.
% 203 . yrvn 12 9 . 5 ^ 2 1 3.
f^Trhi 2 1 0 , a 1 1 . jTìrta i 53 . yq I 26.
\
180. « i 53 . yq^r 126 .
•PT»^ i 45 , T, I- i 53 . ^ " 166 .
fl'HI'f l 45 , I, I. irqJT 2 1 0 , T; 2 1 1 . O f t 1 3 2 , O S S. 2 .

^ l 45 , I, 2. i 5 i, 1 . X 146.
23 d. «nqw 1 6 1 , II, oss. 1 3 7 , eccez.
^ 139 . >rf i 4 i , I. qqr»^ 1 4 2 , eccez. I
TTP 2 l 3 . mnr 1 6 1 , II, . 2 1 3.
# 2 1 3. 235. qiriq*rt 1 4 2 , IV.
129. >|qn 235 . qTH 2 13 .
fr ji 129. »jt^ i 45, I, 1. o r ò ,94.
DEI NOMI IRREGOLARI. 41)3

m»mn 235. ^tinw 195. j3 9- . -


• fqyj 224. ’iginn? igS . 1 3 7 , eccez
f w r n r\ i 55. qq 207. 13
s» 1 36.
fq^ncrsi 1 55. x34, 473. 18 0 ..
f w 235. 134, 473. 225.
^1 235. nra i 43. ^TVT 235-.
14 5 , I, I. w t 133. 222.
^9. i 7^- 235.
i 5g. 235. i 45.
235. TTO 224. 235.
f^irn 1 82, 2. Tfq 224. ^TT^T 235.
18 2 , 2. l 45, I , I. °^TS 16 7.
sra
0 \ 166. nrg i 36. 12 6.
235. ftr* 2 24- «thi I2<5-
wsì 235. tfyì 142, eccez. 1.
\ 166. Of^ l 32, oss. I.

TAVOLA ALFABETICA DE’ VERBI IRREGOLARI.


fN. B. Qui appresso si recano insieme colie rad ici anche quelle altre form e
fondam entali d i verbi così p rim itivi come derivati che più difficilm ente dallo
studioso potrebbero ra d d u rsi alla loro vera form a radicale. I num eri si r ife r i­
scono a i paragrafi ).

^ 2 8 t , 4- 2 8o> 2 . ò£rT 2 7 6 , I , b.
■53^ 2 8 1 , I. T 307, 2 . 364, 2-
364, 3. -3t| 242, 2; 2 8 1 , 3 , ^ 249, UT.
^ cl. 2, 2 8 1 , 5; a; 30 7, 3. ^ 249, I I I , V.
293, 2. 270, I, 3; 283, 270, I, 3.
’sth cl. 4 , 3 1 7 , 6. i; 3 0 7 , 4 . 2 4 9 , II I , V ;
30 7 , 3. 270, 1, 3. 270, 1 , 3.
ì>rpi 364, 2. 30 7, 5. jtt3> 36 7, 5.
5 281,6; 307,2. 2 7 6 , 1, b . fhc* 174? 4-
274, 3. ^ 290, 2. 7T? 243.
280, 2. <pt 24^> b. jj 274, 4; 307, b .
404 TAVOLA ALFABETICA
n 249, IV . 4; 283, 3. 276. I, a. '
^ 2 4 9 ,1; 251, III, 364, 2. Tft 276, I , a.
oss. fijRT 38o, I. irto 2 7 6 , 1, a.
Vedi ifi 30 7 , IO. 2 8 1 , 10; 293, 2;
Tm 249, V . 2 8 1 , 9. 307, i 3.
TffiT 36 7, 3. 245, b. >nris 364, 3.
39 5. 245, a; 2 7 0 ,1, »rf 283, 5.
276, I, a. 4- >rta 3.0 4, 3 -
3 i 3, 2. f 30 7, 1 1 . 30 7, 1 4; 3 l 4>
fa 276, I, a. sjw 253, eccez. ed 1 , b.
■gt 249, IV . oss. 1. > r ^ 2 4 9 ,1 , oss.
jp5T 2 8 1 , I, 2, b. v» 270, I, 2. *Tr5tv 246.
24g, I II, V ; vt 249, IV ; 283, 3. * 3 2 7 2, 2.
283, 2. farR 280, I. 249, III.
5W 247. ftro 280, 2. 270, T, 2.
5TPJ 2 8 1 , 2, b-, 3 on,>rtar 280, 2. m 249, IV ; 283, 6.
7* ^ 276, I, a. jt t\ 364,
364, 2. ^ 276, I, a. fi? 307, i 5 .
fan 270, 1 , 1. ^ 249, IV . 38o, 1.
ir 30 7, 8. »n 270, I, 2. fa' 272, I.
stt, 276, I, a\ 292, 349, III. ift 30 7 , i 5.
2, b. ttct 246. ^ 244.
249, I. 7Trqs 364, 2. 245, b.
249, I. fasr 283, 4- 38o, 2.
sjt: 248. T JTTV 3 1 7 , 6. ^ i \ 270, I, 3.
iTHs 249, III. 395. ^ 2 4 9 , 1.
fÌT& 27O, I, I. UT, bcre^ 2 4 9 , IV; mr 249, III.
g 2 8 1 , 3, b. 270, I, 1. tv 247.
^ 245, b. ttc5 364, 5, eccez. t>T 247.
^ 285, 2. faw 38o, 2. 249, III.
30 7, 8. fa ^ 2 7 0 ,1, 1. 38o, 2.
248. •q 30 7 , I I. fc«*r 38o, 2.
^ 3 o 7> 9- mtq 297, 2; 3 0 7 , 1 2 . ^ 2 8 1 , 3, b.
2 8 1 , 2, &; 8. 249, I. ^ 2 8 1 , 1.
*TT 349, I V ; 270, T, trqN 276, I, a. xta 364, 3.
DEI VERBI IR R E G O L A R I. • 405

35* 247. ^ 249, T; 30 7 , Ì7 . 3. ■ •


2 7 6 , 1, a ; 364 , 2 49> I- * 7'
3. ^ 2 7 0 ,1 ,5 ; 274, 3. ^ 2 4 5, b.
^Tc5 364, 3. ^ 36 7, 3. nft 249, IV* 2 7 2, 3.
%«*t 38o, 2. srra 249, IV , 2; 2 8 1 , 2 8 1 , 3, b.
^ 276, I, a. 2, b-, 2 8 1 , i 5; TqiTt: 3 6 7 , 1.
crtas 364, 3. 30 7 , 6. -wt 249, IV ; 2 7 0 , 1,
2 4 9 ,1; 2 8 1 , i2 ;$ rt 282, 16 ; 358, 8, i.
3 1 7 , b. a. 2 4 5, b.
* * 249, I. ^ 2 7 0 ,1, 5; 274, ^ tis 2 4 9 ,1; 2 8 1 , 1.
^ 249, L 3. 249 , I I I , V ;
qjr 249, I. 307, 1 1 . 253, eccez. ed
<n* 249, I. 249, IV . oss. 3; 2 8 1 , 18.
cj? 249, I. -g 289, 1. *T, abbandonare,
citst 364, 5 } eccez. 2 8 1 , 1. 249, IV ; 283, 7.
242, 2; 283, 4- f a 249, 1; 30 7 , 18 . f i , andare, 283, 6.
fjp* cl. 2, 2 8 1 , 14. ftr^ e 253, ec- 253, eccez. ed
2 8 3, 4 * cez- e(l oss. 2. oss. 3.
% 249, I; 30 7 , 16. * 5 270, I , 5; 2 7 4 , 3 283, 8.
2 8 1 , 9. 3. 364, 3.
snrN 249, I. 249, I I I , V . ^ 249, I; 253, ec-
■BDf^ 297, 2. 367, 1. cez. 2.
«ni 249, T. ^ 2 70 , I , 5; 274,
406

TAVOLA ALFABETICA DELLE MATERIE.

(/V. B . I num eri indicano i paragrafi).

Ablativo; sing. 10 7 ; du. 1 1 1 ; plur. X L II, X L V , X L V I, X L V III, LV ,


1 1 7 ; abl. retto da preposizioni: L V 1, L I X , L X J ; 488 e segg.
238 , 3 , 6, 7, 10. Avverbiali (composti): 488 e segg.
Abbreviazione (segno d’): 4 , 4 - Bahuvrihi: 482 e segg.
Accento: «4 ; sua alterazione e per­ Cardinali (numeri): 198 e segg.; loro
dita: 86 e segg.; accento nella de­ declinazione: 201 e segg.
clinazione: 1 2 1 ; 123; nella coniu­ Carmadliàraja: 478 e segg.
gazione: 263; 269, 2; 2 7 1, 1; 273, Casi: 98; casi forti, deboli, debolissi­
2; 275, 2 ; 277, 2; 3 o 1 ; 3 og, 1; 3 i2 ; mi: 99; loro formazione: 100 e segg.
34 o, 2; 345 , 2; 346 , 1; 348 , «; 353 , Casuali (composti): 474 e segg.
363 ; 3 8 7 ; 3 g 8, 3 ; 4 « 5 , 1; 4 >6; 4 1 g- Causale; 362 0 segg.
Accusativo: sing. io 4 ; du. 11 0 ; plur. Classi di coniugazione: dieci e quali:
1 1 5 ; acc. retto da preposizioni: 258 ; cl. I: 269, 270; cl. II: 280,
2 38 , 1, 6, 7, 8, 9. 2 8 1; cl. I l i : 282, » 83 ; cl. IV : 2 7 1,
Agente (nomi d'); 456 , 457; 458 ; 272; cl. V: 286, 287, 289; cl. V I:
4 59, I, I I , V , V I , X , X I I , X X V , 2 7 3 . 2 74; cl. V II: 284, 285; cl. V i l i :
X X X V , X X X V I, X X X V III. 286, 288, 290; cl. IX : 2 9 1, 292;
Aggettivi (declinazione degli): 12 2 e cl. X : 275, 276.
segg.; agg. pronominali: 223 ; for­ Collettivi (nomi): 4 6 1; 463 , I, 3 , II I,
mazione degli agg.: 45 g - 465 . 1, X X X I V ; 465 ,
A lfabeto: 1. Commiscrativi (nomi): 463 , II ; X X V I.
Anusvara: 1, d ; sua pronunzia: n , a. Comparativo: 197; 241; 465 , X X X I .
Anunasica: 1, d; sua pronunzia: 1 1 , 6 . Composti (nomi): 466 e segg.
Aoristo: 3 i2 e segg. Condizionale (modo): 346 , 347.
Apposizionali (composti): 478 e segg. Congiunzioni: 23 g.
Aspirazione (pronunzia dell’): 9; i 3 , c. Coniugazione: 254 e segg.; due con­
Assimilazione: 67; 68; 7 1 ; 72, V I ; 77. iugazioni cardinali; 259 ; coniug. I:
Assolutivi: 446 e segg. 268 e segg.; coniug. I I : 277 0 segg.
Astratti (nomi): 456 ; 4 6 9 ,1, 2, V i l i , Consonanti: 1; loro pronunzia: 7; lo­
X , X III, X V II, X X II, X X X I; ro mutazioni eufoniche: 29 e segg.;
4 6 1 ; 463, I, 3 ; 111, 1 ; X V I I , 63 e segg. Vedi Gruppi consonan­
X X X V I , X L 11I. tici.
Atmanepado: 255 . Copulativa 25 o e segg.
Attivo: 255 . Copulativi (composti): 467 e segg.
Aumento: 263; 3 i2 ; 346 . Dativo: sing. 106; du. n i ; plur. 1 1 7;
Avjajìbhàva: 488 e segg. dat. retto da interiezioni: 240, b.
Avverbi: 236 ; 23 7; 463 , V , X , X X I V , Declinazione: g 3 e segg.; deci, de' te­
X X V II, X X X I, X X X V, X X X V II, mi finiti in vocale: u 3 e segg.;
T A V O L A ALFABETICA DELLE M A T E R IE . '»07
deci, de' lenii fìniti in consonante: M odi: 2 5 7 .
14 7 0 segg. Mutazioni eufoniche: 2 0 .0 se g g .
Denom inativi (verbi): 407 e segg. N asali (pronunzia delle): u>.
D erivali (verbi): 352 e segg.; (nomi): Neutro: 94 e segg.
462 e segg. N om e: 9 3 e segg.
D esiderativo: 3 7 4 e segg. Nomi indeclinabili: 235.*
Desinenze de' nomi: 10 2 - 12 0 ; desin. Nom i prim ari: 456 e segg.; nomi s e ­
de' verbi in generale: 260; desin. condari: 4 6 1 e segg.
de' tempi speciali: 262 e segg. Nom inativo: sin g . 10 2 ; du. 1 1 0 ; plur.
D eterm inativi (composti): 4 73 e segg. 114 .
D im inutivi ( n o m i) : 4 6 1: 4 63, 11 N um erali: 198 e segg.
X X V I. N um erali (composti): 4 8 1.
D im ostrativi (pronomi): 2 1 5 - 2 1 9 . N um eri (segni d e ’ ): 3. V ed i num e­
Dittonghi: 1 ; loro pronunzia: 6. rali; cardin ali; ordinali.
D uale d e’ nomi: 98; 10 9 : de’ v e rb i: Num eri d e’ nom i: 98; d e ’ verb i: 2 5 7 .
257. O rdinali (num eri): 2 10 e segg.
Dvandva: 467 e segg. Parasm aipado: 25 5 .
D vigu: 4 8 1 . Particelle: 236 e segg.
Eu fon ia (regole d'J; 20 e segg. Participi: 420 e segg.
Fem m inino: 94 e segg.; sua form a­ Passioni fonetiche del v e rb o : 242 e
zione: 97. ' segg-
Flessio n i: 89 e segg. Passivo: 353 e segg.
Fonologia: 1 e segg. Patronim ici: 4 6 1 ; 4 6 3 , I , I X , X I ,
F u tu ro I: 3 4 0 -3 4 2 ; F ut. 11: 343-345. X X V , L U I.
Genitivo: sin g. 10 7 ; du. 1 1 2 ; plur. Perfetto: 294 e segg.; perf. raddop­
1 1 8 ; gen. retto da preposizioni: pialo: 29 5 e segg.; perf. perifrasti­
a 58, 4, 7 , 8, 9 , 10 . co.- 3 o8 e segg.
G en erali. V ed i Tem pi gen. Personali (pronomi): 2 i 3 , 2 1 4-
Ge ne re: 94 e segg. Persone: 2 5 7 .
G entilizi (nom i): 4 6 1; 463, I. Plu rale. V ed i N um eri.
G eru n di: 446 e segg. Possessivi (composti): 482 e segg.
G ru ppi consonantici e loro segn i; 5. Potenziale (modo): 266, 267.
G una: 19 . Precativo (modo): 3 48-3 5 1.
od ^ copulativa: 25o e segg. Prefissi: 89 e segg.
Im perativo: 265. Prefissiform i: 9 1 e 92.
Imperfetto: 263 , 264. Preposizioni: 2 38.
In d e clin ab ili 235 e segg. Presente: 262.
In d eclin ab ili (com posti): 488 c segg. P rim itivi: v e r b i: 254 e segg.; nomi:
InGnito: 4 >9 - 456 e segg.
Intonsivo (verbo): 38g e segg. Pronom i: 2 i 3 e s e g g .jp r . assim iglia-
Interiezion i: 240. tivi: 2 3 2 ; pr. dim ostrativi: 2 1 5 - 7 1 9 ;
Lettere: 1 e segg.; loro classificazione: p r. indefinito: 2 29 ; pr. in terroga­
16 , 1 7 . tivo: 2 2 1 ; pr. nu m erativi: 23o; pr.
Locativo: sing. 10 8 ; du. 1 1 2 ; plur. n e g a tiv o : 2 2 9 ; pr. personali: 2 i 3 ,
1 1 9 ; retto da preposizioni: 238, 5, 8. 2 i 4 ; p r . possessivi: 233; pr. q u an ­
M ascolino: 94 e segg. titativi: 2 3 1; pr. relativo: 220; pr.
M edio (verbo,/: 255. riflessivo: 2 2 2 .
408 TA V O L A a l f a b e t ic a DELLE M ATERIE.

Pronom inali (aggettivi): 223. 238, 2 , b.


Pronunzia: 6 e segg. Suflìssi prim ari: 45g e segg ; sull', s e ­
Raddoppiam ento: 253; 28 2 ; 296-29 8; condari: 4 6 1 e segg.
23o e s e g g .; 3 7 5 e segg.; 390 e segg. Superlativo: 19 7 ; 2 4 1; 463, I I , X X X I .
R a d ic i: 89. l'a tp u ru s a : 4 7 3 e segg.
R elativo (pronome): 220 . > Tatpurusa p ro prio : 474 e segg.
R iem p itivi: 2 3 9 , oss. . T em i nominali: g 3 ; loro form azione
R iflessivo (pronome): 222 ; riti, /'ver­ 45 ì> 0 segg.
bo): 2 55. T em i verbali: 2 5 8 ; tema forte e te­
Scrittura: 1 e segg. ma debole: 277.
Scrittura (saggio di): i 5 . T em pi: 257; t. speciali: 2C1 e se g g .;
Segn i particolari della scrittura: 4 - t. generali: 293 e segg.
Sem ivoca