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L’Arte Greca Arcaica

I templi di Paestum
Il tempio di Paestum, in Campania è il più grande esempio di
architettura dorica nella Magna Grecia. Fu eretto in onore di Era, la
moglie di Zeus e si trova all’interno del santuario di Poseidonia. È un
tempio periptero ennastilo (9 colonne nel lato minore) e presenta un
pronao a doppio ingresso, il naos a 2 navate e l’adyton.(piccola cella
all'interno del naos, nella quale si collocano all'altare o le statue più sacre
degli dei). Ad oggi ormai fregio, cornice e frontone sono andati perduti,
mentre il timpano e le metope risalgono all’età arcaica difatti sono lisci
(senza bassorilievi). Il collarino (quell’elemento che unisce il fusto della
colonna col capitello), è decorato con una serie di piccole incavature a
mo di foglioline stilizzate. A nord di questo tempio sorgono anche:
 Tempio di Cerere, un santuario di cui abbiamo solo i resti.
 Tempio di Nettuno, un edificio dorico periptero, che è addirittura più grande della
basilica stessa.
Lo stile siceliota si sviluppa in Sicilia e si contraddistingue da quello dorico, perché questo
stile prende vita da due culture diverse (orientale e occidentale) per cui vi sono alcune
accorgimenti che possiamo trovare; per esempio il fatto di sopraelevare gli elementi tramite
scalinate. Presente nel tempio di Paestum, di Selinunte e Artemide ad Efeso.

Tempio E di Selinunte
Selinunte fu fondata da altri coloni, provenienti da Megara
Hyblaea, fu distrutta dai Cartaginesi che erano alleati di
Segesta. Il tempio E fu ricostruito nel 1956 secondo il
procedimento dell’anastilosi (ricostruzione dell’edificio
attraverso l’utilizzo degli elementi originali). Fu eretto in onore di Era, sposa di Zeus, ed è un
periptero esastilo con una scalinata d’accesso di 10 gradini (perciò si differenzia da quelli
greci). Il Naos a unica navata con pronao, opistodomo e adyton sopraelevato di 6 scalini
(architettura siceliota).

Tempio di Segesta
Segesta fu fondata dagli elimi. È un tempio
dorico che rappresenta una testimonianza
dell'architettura classica siciliota. Si pensa che sia
stato costruito intorno al 430-420 a.C. È un
tempio periptero esastilo con peristasi di 6*14
colonne. L'edificio è privo di naos, inizialmente, si pensava fosse una nuova tipologia di
tempio, ma poi si scoprì che probabilmente i lavori di costruzione vennero interrotti a causa
del conflitto scoppiato nel 416 a.C. Con la colonia di Selinunte.

L’ordine ionico
Lo stile ionico è più elegante e slanciato rispetto a quello
dorico, e viene paragonato alla figura femminile da
Vitruvio. La colonna si compone di: base, fusto e capitello.
La base compare per la prima volta nell’ordine ionico,
infatti il fusto non poggia più direttamente sullo stilobate,
ma ha una propria base, costituita da sporgenze (toro) e da
rientranze (scozia/ trochilo). Il toro è una modanatura
architettonica convessa, invece, la scozia è una modanatura
concava. La base più nota e diffusa era la base attica, in
questo caso la scozia è posta fra i 2 tori. La colonna è
rastremata verso l’alto, e il fusto presenta 24 scanalature
che hanno degli spigoli smussati (accentuare la delicatezza).
L’elemento che identifica l’ordine ionico è il capitello,
spesso dipinti con colori come rosso, oro, blu, è composto
da: echino, ornato con decorazioni ovoidali e dardi; 2
volute; abaco ha la pianta quadrata e ha un piccolo spessore.
Poi abbiamo la trabeazione formata dall’architrave tripartito
(le tre fasce che lo compongono sono aggettanti l’una
sull’altra), e da un fregio continuo (percorre senza
interruzioni l'intero perimetro dell’edificio, a differenza di
quello dorico che invece veniva interrotto da metope e
triglifi). Al di sopra del fregio abbiamo la cornice, detta geison che è molto simile a quella
dorica. Infine abbiamo il frontone costituito dal timpano e dalla gronda.

Tempio di Artemide a Efeso


Il tempio sorge nell’attuale Turchia e fu eretto, prima in
onore del dio Cibele (divinità asiatica), in seguito ad
Artemide (dea della caccia allora venerata come Efesia).
Fu distrutto intorno al 356 a.C. ma fu subito ricostruito da
Alessandro Magno. È un tempio diptero octastilo (8
colonne ioniche all’ingresso) mentre invece ennastilo sul
retro, e ha una peristasi di 8x21 (schema allungato tipico orientale). Le colonne sono 116,
alte circa 19 metri e si trovano su un crepidoma di 2 gradini. Il fronte principale è rivolto a
ovest e il pronao presenta 3 navate di forma quadrata. I capitelli delle colonne avevano delle
volute morbide sul retro, mentre nel fronte erano decorate con petali di rosette. Il naos è in
pietra calcarea ed è del tipo a ipetro cioè a senza copertura, e al suo interno si trova il
naiskos, una sorta di cappella chiusa contenente la statua in legno della divinità, preceduta da
un’ara votiva. Infine la struttura si conclude con un adyton di gusto siceliota.
L’ordine corinzio
Questo tipo di ordine viene
elaborato un po' più tardi, alla fine
del V secolo a.C. e incomincia ad
affermarsi e diffondersi ovunque in
età Ellenistica. L'aggettivo Corinzio
deriva dalla città di Corinto, una
della poleìs più importanti e potenti
del Peloponneso, in quanto proprio
da questa città l'ordine nasce e si
sviluppa. È lo stile più raffinato e
snello tra tutti gli ordini poiché
imita la bellezza della figura delle
fanciulle, che per la loro tenera età
sono più aggraziate. Questo stile
deriva da quello ionico. La base
della colonna corinzia è come quella ionica, leggermente più stretta, e avvolte adotta un
plinto (mattone alla base) per essere ancora più slanciata. Il fusto della colonna ha 24
scanalature a spigolo smussato (uguale allo ionico) ed ha un'altezza pari a 10 volte la misura
dell’imoscapo. Il capitello è l’elemento che caratterizza questo stile, ed è formato da:
(le foglie che decorano il capitello sono organizzate su vari livelli dette corone)
● calato - nucleo a forma di tronco di cono
● caulicoli- steli tra le foglie della seconda corona
● 8 paia di volute in alto
● elici - volute piccole, poste in mezzo
● fra le elici erge il pistillo che termina poi con il fiorone
● in pianta, il capitello ha la forma di un quadrato con i lati
a forma di archi.

Kouroi e Korai
La scultura arcaica si ispira a quella egizia con cui ebbero
forti scambi commerciali. L’uomo ideale per i greci deve
incarnare il concetto di “kalòs kai agathos” , ovvero la
bellezza e la bontà, in poche parole la statua deve possedere
entrambe le qualità. La bontà va intesa come l’insieme dei
valori che stanno alla base della cultura greca come: onestà,
coraggio, senso civico. La bellezza esteriore esprime la
bellezza interiore e pian piano si iniziano a creare dei veri e
propri canoni di bellezza. I soggetti rappresentati nelle
sculture arcaiche sono riconducibili a due tipologie principali, il kouros e la kore. Il kouros è
generalmente raffigurato con: ● la testa eretta ● le braccia stese lungo i fianchi ● i pugni
serrati ● la gamba sinistra leggermente avanzata. La kore è una giovane donna vestita con un
lungo chitone (abito) e himation (mantello). La veste indica la funzione della donna nella
società. La kore è raffigurata con: ● la testa eretta ● i piedi uniti ● un braccio steso lungo il
fianco ● e l’altro destro ripiegato sul petto

La scultura dorica
La scultura dorica si sviluppa tra il 7 e il 6 secolo a.C. nel Peloponneso, ed è caratterizzata
da: ● figura umana nuda ● forme semplici e squadrate ● proporzioni massicce ●
esprimono solidità e potenza

Kleobi e Bitone
Uno degli esempi più significativi della scultura dorica ci è dato da una coppia di Kouroi,
rinvenuti a Delfi. Questi due sono i fratelli Kleobi e Bitone, figli di Cidippe, una
sacerdotessa di Era. Erodoto narra che i fratelli per consentire che la madre arrivasse
puntuale al tempio di Argo si sostituirono ai buoi e trascinarono il pesante carro per 8
chilometri. La dea Era commossa da questo generoso gesto fece sprofondare i 2 in un sonno
eterno, preservandoli dall’invecchiamento, dal dolore e dalla morte.
- le due statue rivelano tutta la massiccia espressività della scultura dorica;
- le braccia sono muscolose e flesse
- la testa è sovradimensionata
- la maestosità è accentuata dalla capigliatura
- gli occhi sono a mandorla
- è previsto un sorrisino detto sorriso arcaico (consiste nella caratterizzazione dei volti con le
labbra incurvate in su, in forma di sorriso)
- le ginocchia hanno delle incisioni geometriche circolari
- cassa toracica e addome sono scolpiti con incisioni campaniformi
- è possibile individuare delle rette orizzontali (assi di simmetria) che sembrano rispecchiare
alcune parti del corpo

La scultura attica
La corrente attica si sviluppa intorno al 6 secolo a.C. soprattutto ad Atene. In questa corrente
si cerca di conseguire un maggiore equilibrio tra le varie membra.

Moschophoros
Uno dei più significativi esempi di scultura attica è il cosiddetto Moskophoros.
Il Moskophoros è un kouros che porta un vitellino sulle spalle. È una scultura
realizzata in marmo dell'imetto, molto pregiato, con striature azzurrine. Non si
sa se l’uomo rappresentato si stia recando al tempio per rendere il vitellino in
offerta agli dei, o se stia ritirando il premio conquistato in una gara. - le
braccia dell’uomo e dell’animale si incrociano a X - il kouros indossa la
chlaina (un mantello molto sottile che ne evidenzia ancor di più la vigorosa
muscolatura. A differenza degli antichi kouroi arcaici che erano
completamente nudi. - la testa del vitellino ruotata ne evidenzia la frontalità
della scultura, quindi il fatto che è stata realizzata per essere vista da davanti. -
la forma del viso è ovoidale e presenta un sorriso arcaico.

La scultura ionica
La scultura ionica, pur essendo contemporanea a quella attica, si sviluppa nelle zone
orientali, dove attinge differenti caratteristiche: ● maggiore raffinatezza e più attenzione
riguardo i particolari anatomici; ● proporzioni più dolci e slanciate ● più libertà rispetto agli
schemi tradizionali. Le figure che ne escono fuori sono sicuramente meno rigide e spigolose.

Kouros di Milo e Hera di Samo


Il suo nome deriva dall’isola dove è stato rinvenuto nel 1891, e oggi
è conservata nel museo internazionale di Atene ed è giunta fino a
noi pressoché integra. - il kouros è completamente nudo - è in
posizione stante - la testa è più gracile - il modello è morbido - la
figura è snella e aggraziata - il volto è privo di barba - i capelli sono
raccolte in trecce - ha un sorriso arcaico. In questa statua sono
riassunte nel modo migliore le caratteristiche delle statue femminili
ioniche. Si tratta della cosiddetta Era di Samo che purtroppo ci è
giunta acefala (statua priva di testa), poichè molto spesso quando
avvenivano le guerre, la prima cosa che i nemici andavano a
distruggere erano le statue delle divinità, per far scomparire
l’identità di quel popolo. Perciò i greci scavavano delle fosse al cui
interno ponevano le statue, che però molto spesso tendevano a
perdere gli arti o la testa (parti più sporgenti). - la statua è sostanzialmente cilindrica - è in
posizione stante - sporgono la punta delle dita dei piedi - il braccio destro è steso lungo il
fianco con la mano serrata - il braccio sinistro perduto - il panneggio verticale del chitone è
interrotto da quello diagonale dell’himation (mantello di lana) ==contrapposizione
geometrica - il morbido panneggio si può collegare alle colonne ioniche - sia l’architettura
che la scultura ricercano la snellezza e l’equilibrio.

La pittura vascolare
Di un popolo come quello greco del quale conosciamo più di qualsiasi altro popolo, ogni
aspetto della storia, della cultura, non ci è rimasta quasi nessuna testimonianza d'arte
pittorica. La tecnica prevalente era quella della pittura sul legno di cui abbiamo pochissime
testimonianze. Ci sono invece pervenuti numerosi e significativi esempi di pittura vascolare,
raffigurata su vasi, anfore, piatti e crateri, che gli artigiani producevano in grandissime
quantità. In questi vasi abbiamo la conferma della tendenza greca a privilegiare la figura
umana piuttosto che qualsiasi altro oggetto. Possiamo distinguere 2 stili di decorazione di
questi vasi:
- stile a figure nere - procedura che si attua prima della cottura, dove si incidono i contorni
delle figure con uno stilo graffiando la vernice nera, scoprendo così in negativo il colore
rosso del fondo del vaso;
- stile a figure rosse - si dipinge di nero lo sfondo, tralasciando le figure o i soggetti del
colore originale rosso-brunastro della terracotta, per poi essere maggiormente dettagliate con
dei pennelli sottilissimi.

Achille e Aiace che giocano a dadi- Exechias


Questa è un'opera di Exechias (il maggior
artista della tecnica a figure nere, che
commerciava in tutto il Mediterraneo)
realizzata intorno al 525 a.C. rinvenuta a
Viterbo nel Lazio, e ad oggi si trova
conservata al Museo del Vaticano. Questa è
un’anfora a figure nere, dove troviamo i due
eroi che si accingono a giocare ai dadi, durante
la guerra di Troia. Achille e Aiace sono
raffigurati seduti su degli sgabelli e intenti a
giocare a un gioco da tavolo. - Achille si
riconosce come il guerriero completo di tutta l’armatura (sinistra) - Aiace invece è il
guerriero a destra - i due personaggi si adattano alla forma del vaso - entrambi hanno la
gamba destra tesa e quella sinistra appoggiata allo sgabello - i dettagli sono dipinti in modo
molto accurato, basta guardare le vesti dei guerrieri, gli elmi, le barbe e gli ornamenti - le
lance poste in diagonale e gli scudi sono allineati alle anse, danno un senso di simmetria e
armonia. - Questa simmetria e armonia viene pressochè spezzata dagli elmi dei guerrieri,
dove uno è posto sulla testa di un eroe, l'altro appoggiato sullo scudo.

Il Sonno e la Morte che sollevano il corpo di Sarpedonte sotto


la direzione di Hermes
Tra tutti i ceramisti attivi in Attica, è importante ricordare Euphronios che aveva una
rinomatissima bottega ad Atene. Una sua opera è il cratere che raffigura “il Sonno e la Morte
che sollevano il corpo di Sarpedonte sotto la direzione di Hermes”, un’anfora a figure rosse,
realizzato intorno al 510 a.C. e sempre grazie al commercio attivo nel Mediterraneo, fu
ritrovato nella necropoli di Cerveteri a Roma e adesso si trova nel Museo Nazionale di Villa
Giulia. - il cratere si articola in 3 registri che percorrono l’intera circonferenza - la scena
principale è posta nel registro centrale e occupa più della metà di superficie, ed è compresa
tra due fregi geometrici a tema floreale ( palmette) - la scena mostra l’eroe Sarpedonte (figlio
di Zeus), che dopo essere stato ucciso in battaglia, viene trasportato verso la sepoltura
accompagnato dal Sonno (Hypnos) e dalla Morte (Thanatos), mentre Hermes viene mandati
da Zeus per controllare che l’esecuzione sia fatta nei migliori dei modi. - A sinistra e a destra
vi sono due guerrieri troiani, rispettivamente Leodamante e Ippolito. - La figura di
Sarpendonte è simile a quella di un trapezio e occupa l’intera larghezza della scena -
Euphronios dipinge con una nitidezza straordinaria - Vario è anche l'uso dei colori nelle
diverse tonalità di rosso e nero, che ad esempio appaiono nei capelli, o nelle vesti di alcuni
soggetti.

Il problema della decorazione del frontone


Il frontone costituiva la parte del tempio che presentava i maggiori problemi per gli scultori
che dovevano decorarla. La sua forma triangolare infatti obbligava a ideare soluzioni
compositive che si adattassero alla conformazione di tale spazio. Precedentemente gli artisti
non pensavano all'omogeneità della narrazione, ma col passare del tempo l’organizzazione
decorativa del timpano si fece sempre più complessa, e la narrazione diventò unica. Struttura
gerarchica; le figure più importanti venivano poste al centro della decorazione, e venivano
raffigurate più grandi rispetto a quelle meno importanti.

Frontone occidentale del Tempio di Artemide a Corfù


Nel frontone del tempio di Artemide la porzione centrale è occupata da Medusa con funzione
apotropaica, ovvero che serviva ad allontanare gli spiriti maligni. Essa è affiancata da due
figli, Crisaore a destra, e Pegaso a sinistra (cavallo alato).
- Due gigantesche pantere affiancano Medusa, che alla pari di Artemide era la signora delle
belve feroci
- Le pantere hanno la testa vista frontalmente e sono in posizione araldica
- più all’esterno abbiamo: a destra Zeus che colpisce con un fulmine un gigante
inginocchiato, e a sinistra il re di troia, Priamo, che viene ucciso da Achille.
- gli angoli acuti infine sono occupati da due personaggi distesi simboleggianti i giganti
uccisi e respinti dal monte Olimpo, e i morti di Troia.

Frontone orientale dell’antico Tempio di Atena sull’Acropoli


di Atene
Nel frontone dell’antico tempio sull’acropoli di Atene è possibile osservare un altro tipo di
soluzione in cui le figure si adattano alla forma triangolare del timpano.
- a sinistra troviamo Ercole che strangola Tritone, un mostro marina metà uomo e metà pesce
- a destra invece un essere mostruoso composto da 3 torsi umani e coda da serpente che
assiste alla scena, dove 2 busti sono rivolti verso la scena, il terzo è rivolto frontalmente
verso lo spettatore.
Frontoni del Tempio di Athena Aphaia a Egina
Nei frontoni del tempio di Athena Aphaia a Egina è possibile notare un grande salto di
qualità che di organizzazione degli spazi. Ad oggi tutte le ornamentazioni scultoree sono
conservate nella Gliptoteca di Monaco di Baviera.
- l’area centrale è occupata dall’apparizione di Athena, essa è rappresentata frontalmente in
posizione eretta, e risulta di dimensioni maggiori rispetto a tutte le altre statue.
- per la prima volta si narra un’unica storia, i personaggi hanno tutti la stessa altezza sempre
rispettando le proporzioni, e si adattano alla forma del frontone.
- i soggetti sono tutti in relazione tra di loro sia quelli del lato destro che di quello sinistro.
- Le narrazioni dei due frontoni raccontano i combattimenti fra i guerrieri achei e quelli
troiani, ed in particolare il ruolo di Egina nel corso delle due spedizioni contro Troia, quella
di Ercole e quella di Agamennone.

Frontone occidentale del Tempio di Zeus a Olimpia


Il frontone del tempio di Zeus racconta le nozze del Lapita Piritoo (stirpe di valorosi
guerrieri), ma i centauri (corpo e zampe di cavallo e testa e busto umani) in preda all'alcool
avevano tentato di rapire la sposa del Lapita, Ippodamia. Per i Greci l’ospitalità è un valore
sacro, i centauri invece la violavano con l'arroganza, pertanto spetta agli dei ristabilire
l’armonia, perciò troviamo Teseo e Piritoo rispettivamente a destra e a sinistra di Apollo, in
atto di combattere eseguono l’ordine del dio.
- Apollo è collocato al centro della composizione
- esso volge il capo di ¾ e ha il braccio sollevato perché decreta la vittoria dei Lapiti (che
simboleggiano la ragione, la civiltà la giustizia, l’ordine e la pietà)
- il racconto vuole celebrare la vittoria dei Greci sui Persiani
- la parte destra e quella sinistra sono in armonia e continuità, e la descrizione narrativa è
scorrevole.

L’Arte Greca Classica


Dopo la conclusione delle Guerre Persiane si avvia un processo che conduce a un mutamento
dello stile scultoreo. Questo nuovo stile si chiama STILE SEVERO, e propone pose rilassate,
figure realistiche e espressione calma. In questo stile si ha la scomparsa del sorriso arcaico.
La nuova impostazione da una posa alla statua rigidamente statica. Alcune caratteristiche:
1. Testa piccola e volto tondeggiante
2. bocca più piccola con labbra carnose
3. palpebre più consistenti
4. le trecce delle sculture arcaiche si trasformano in ciocche morbide e fermati da una treccia
intorno alla testa
5. la massa muscolare è più armoniosa, ed è più tridimensionale rispetto alle linee incise
nelle statue arcaiche
6. le spalle sono più arrotondate, e il busto largo esprime potenza
7. l’arcata epigastrica è evidenziata ad arco così come il solco inguinale
8. le gambe sono più slanciate e si vanno assottigliando verso le ginocchia
Il chiasmo è una formula compositiva usata in scultura, che consiste nella disposizione
secondo un particolare ritmo, teso a risolvere il problema dell'equilibrio della figura eretta,
di modo che questa è ritratta con un arto inferiore flesso e l'arto superiore del lato opposto
teso, e viceversa

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