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Avvenire 08/07/2011

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DOMENICA 7 AGOSTO 2011

Somalia
Dopo una settimana di furibondi scontri con lesercito regolare e i caschi verdi dellUnione Africana, i guerriglieri hanno deciso di abbandonare la capitale in ritirata. Alcune fonti parlano di una spaccatura nella leadership dei miliziani. Allarme nei campi profughi in Etiopia: 45 casi di morbillo, si rischia lepidemia

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Cinque anni fa lo stesso copione: Ma tornarono


ACCRA. La ritirata dei ribelli qaedisti di al-Shabaab dalla capitale somala Mogadiscio vista con molto scetticismo dagli analisti. Le dichiarazioni del portavoce del gruppo ribelle, Sheikh Ali Mohamud Rage, hanno parlato di ritirata strategica. A dicembre 2006 si era verificata una situazione molto simile quando le allora truppe dellUnione delle corti islamiche (Icu) furono sconfitte dai soldati governativi e lesercito etiopico perch divise al loro interno. La popolazione di Mogadiscio fu contenta di vedere la ritirata delle Icu, ma in qualche settimana i militanti tornarono pi organizzati di prima. Iniziarono nuovamente ad attaccare militarmente le forze governative somale e le truppe dellUnione africana (Amisom) arrivate nella capitale a febbraio 2007. Le parole di Rage nei confronti dei cittadini di Mogadiscio portano con s molti dubbi riguardo alla presunta "sconfitta del nemico" tanto celebrata dal presidente somalo Sheikh Sharif Ahmed. Non vi stiamo lasciando, abbiamo solo cambiato le nostre tattiche ha assicurato ieri il portavoce degli shabaab rivolgendosi ai cittadini della capitale somala . Ognuno di voi sentir il cambiamento in ogni angolo e strada di Mogadiscio. Noi vi difenderemo ha continuato e continueremo a combattere. I residenti hanno infatti paura di ritornare a vivere nelle zone della citt controllate dai ribelli. Oggi un giorno diverso ha commentato Ali, un residente di Mogadiscio . Non abbiamo mai visto gli shabaab e le loro famiglie andarsene cos, ma non vogliamo n danzare n gioire ancora. (M.F.K.)

LA TRAGEDIA DIMENTICATA
Rapporto Onu rivela: gli estremisti incassano tra i 70 e i 100 milioni di dollari allanno vessando la popolazione con tasse e posti di blocco abusivi o estorsioni
DA ACCRA MATTEO FRASCHINI KOFFI

n una singolare svolta avvenuta nella capitale somala Mogadiscio, i ribelli qaedisti di al-Shabaab hanno lasciato ieri la citt per spostarsi verso altre zone del Paese. Il Governo federale di transizione somalo (Tfg) si compiace del successo ottenuto dalle forze governative appoggiate dalle truppe dellUnione africana (Amisom), ha detto il presidente Ahmed durante una conferenza stampa al palazzo presidenziale di Villa Somalia: Abbiamo sconfitto il nemico al Shabaab, ha aggiunto. I novemila soldati Amisom con lesercito somalo hanno portato avanti unoffensiva militare contro i ribelli che durante lultima settimana ha causato diversi morti e feriti tra le fila di entrambe le fazioni. Secondo vari testimoni, venerd sera, gli scontri sono stati ancora pi crudeli. la prima volta da quando al-Shabaab ha occupato parte della capitale, quattro anni fa, che il gruppo ribelle si ritira completamente, ma sono in molti a considerare questultima mossa come una strategia di raggruppamento necessaria per possibili combattimenti futuri. Il nostro ritiro semplicemente una questione tattica, ha dichiarato Sheikh Ali Mohamud Rage, portavoce di alShabaab. Abbiamo ancora sotto controllo diverse aree in altre parti della Somalia, ha precisato. Sono in molti a pensare che ci siano delle divisioni allinterno della leadership dei ribelli. Una fazione preferisce unagenda nazionalista che vuole imporre un duro programma islamico sul Paese, mentre unaltra parte di al-Shabaab, quella pi infiltrata da elementi stranieri, vuole promuovere la guerra santa anche al di fuori del Corno dAfrica, deporre il governo somalo e rafforzare i legami con altre cellule di al-Qaeda nella regione. Sembra che ci siano dei disaccordi tra i massimi livelli del gruppo ribelle, afferma Farhan Ali, un residente di una zona di Mogadiscio appena lasciata da al Shabaab, e dove i ribelli non sono stati evacuati con la forza. E quanto siano ormai radicati in Somalia lo dimostra un altro rapporto Onu: gli Shabaab incassano tra i 70 e 100 milioni di dollari allanno in Somalia grazie alle tasse illegali, le estorsioni e altre pratiche illegali, ha stimato il Semg, il Gruppo di monitoraggio Onu per la Somalia. Impongono tasse negli aeroporti, porti e ai checkpoint, e sui prodotti interni impongono contributi per la jihad. Il comandante delle truppe Usa in Africa, il generale Carter Ham, considera al-Shabaab il gruppo pi pericoloso e violento dellAfrica orientale che pu contare su un migliaio di combattenti in tutto il Paese. Continuano invece ad arrivare notizie terribili dai campi profughi in Kenya ed Etiopia, dove centinaia di migliaia di somali si sono riversati negli ultimi mesi per fuggire dalla guerra e la siccit. I campi per sono sovraffollati, e si cominciano a registrare epidemie che potrebbero alzare il gi alto livello di mortalit soprattutto tra i bambini. Settimana scorsa, ci sono stati 45 casi e tre morti per una sospetta epidemia di morbillo nel campo Kobe in Etiopia, recita una nota dellAlto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur): Kobe ospita 25mila rifugiati e le epidemie rischierebbero di vanificare il lavoro umanitario fatto durante le ultime settimane per stabilizzare la salute dei profughi.

Gli Shabaab a sorpresa: LasciamoIl Mogadiscio I ribelli: Ritiro tattico. governo: li abbiamo sconfitti
Somali del villaggio di Balad, non lontano da Mogadiscio, attendono che cominci la distribuzione di aiuti internazionali (Reuters)

lintervista

Gli aiuti siano propedeutici allo sviluppo


DI NELLO SCAVO

SOLIDARIET

n poche settimane si GLI INTERVENTI DELLA CARITAS potrebbe arrivare a Per sostenere gli interventi si possono oltre un milione di inviare offerte a Caritas Italiana tramite profughi. Vuol dire un pegil conto corrente postale n. 347013 gioramento dellemergenza specificando nella causale del umanitaria e lassoluto disaversamento: "Carestia Corno dAfrica stro a livello regionale. Sulle 2011". Offerte sono possibili anche spalle di Luca Alinovi pesa la tramite altri canali, tra cui: UniCredit, sorte di milioni di persone. via Taranto 49, Roma Iban: IT 88 lui il capo della Fao in SomaU 02008 05206 000011063119; lia. LOrganizzazione per laBanca Prossima, via Aurelia 796, gricoltura e lalimentazione Roma Iban: IT 06 A 03359 01600 lunica agenzia Onu ad avere 100000012474; Intesa Sanpaolo, via ottenuto da tempo accesso Aurelia 396/A, Roma Iban: IT 95 pressoch libero nelle terre M 03069 05098 100000005384; disseminate di miliziani alBanca Popolare Etica, via Parigi 17, Shabaab. Roma Iban: IT 29 U 05018 03200 I numeri non dicono tutto. 000000011113. Tramite CartaSi La cosa preoccupante che (VISA e MasterCard) telefonando tutte le altre regioni del sud a Caritas Italiana tel. 06/66177001 Somalia sono a un passo dal(negli orario dufficio). la dichiarazione dello stato di carestia. Non siamo prevede Alinovi al momento peggiore di questa emergenza, ma allinizio di un dramma che potrebbe durare molti mesi. Due settimane fa Josette Sheeran, capo del Programma alimentare mondiale, aveva detto ad "Avvenire" che in tutto il quadrante sono oltre 11 milioni gli esseri umani che hanno urgente bisogno di assistenza. Qual adesso la situazione? Di fronte abbiamo un Paese in una crisi grave, prolungata nel tempo e perci ancora pi profonda. Migliaia di persone stanno fuggendo. La marcia verso i campi profughi pu durare settimane e lungo il cammino le famiglie vengono decimate dalla fatica, dalla fame, dalle iene e da altri predatori. Va appena meglio solo a chi riesce a prendere il bus verso i campi profughi di l dal confine con il Kenia. Due mesi fa il biglietto costava 45 dollari, oggi ce ne vogliono 90. Il problema che nei mesi scorsi non sono state affrontate le cause del progressivo deterioramento della Somalia e le inevitabili ricadute sulle regioni contigue. Un aiuto decisivo, per, arrivato dal Papa. Durante lAngelus del 31 luglio, come gi aveva fatto due settimane prima, il pontefice ha ricordato le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni. Ancora una volta il Santo Padre ha

Luca Alinovi (Fao): Senza unautorit locale nessuno si cura della gente. Questa volta, per, stata pronta la reazione internazionale: solo con semi e macchine si pu favorire la crescita
avuto intuizioni molto pi avanzate di tutti noi, che pure conosciamo il territorio e disponiamo di dati e informazioni aggiornati. Quando Benedetto XVI ha lanciato lallarme per il Corno dAfrica, lha fatto nei termini e con lanalisi esatta delle circostanze. Dobbiamo ricordarci che stiamo parlando di gente che per pi di 15 anni ha ricevuto unassistenza molto limitata, per lo pi circoscritta ai bisogni di base, senza un sostegno duraturo verso luscita da un contesto di rischio. Invece occorreva intervenire in maniera pi coerente nel tempo, anzich trovarsi a registrare una emergenza che, senza politiche di sostegno a lungo termine, presto si ripercuoter su altre aree. Ritiene che i fondamentalisti, i quali talvolta attaccano i convogli umanitari, intendano spingere i profughi fuori dalla Somalia allo scopo di destabilizzare linterno Corno dAfrica? Al momento lo escludo. Non affamando la popolazione fino alla morte che si pu ottenere lappoggio della gente. Gli al-Shabaab avevano promesso di poter risolvere e affrontare da soli la crisi, ma non potevano farcela, perci ci sono difficolt nellaccesso degli aiuti. Sanno di non poterne fare a meno, ma allo stesso tempo come ammettere di aver fallito. Voi come agite? Abbiamo un accesso piuttosto ampio, perch lavorando nel segmento dellagricoltura veniamo percepiti come neutrali. Nel mondo islamico, peraltro, lassistenza ai contadini e agli allevatori benvenuta e questo ci rende meno difficile il la-

voro. Talvolta crea tensioni molto serie latteggiamento di chi, accostandosi a queste persone, lo fa dando lidea di voler interferire con la politica e la religione. Personalmente non ho dovuto mai negoziare un nostro intervento. Lavoriamo con le comunit locali, con le autorit tradizionali come gli anziani capi villaggio che anzi fanno di tutto per proteggerci. Come Fao abbiamo lanciato un piano da 70milioni di dollari per un intervento teso a salvare vite e mezzi di sussistenza a breve termine, costruendo sicurezza alimentare a lungo termine. Davvero non si poteva prevedere ed evitare questa carestia? Bisogna essere chiari: la siccit altamente prevedibile, e non stiamo neanche parlando di un fenomeno ingestibile. Le condizioni climatiche si sono per sommate ad un peggioramento, anno dopo anno, della societ somala. In mancanza di un governo vero, nessuna istituzione locale si presa cura della popolazione gi fortemente indebolita da povert, instabilit, insicurezza. Poi ci sono anche fattori esterni: laumento dei prezzi dei prodotti agricoli e i Luca Alinovi continui rialzi del costo del petrolio hanno fatto schizzare i costi del cibo del 300% in un anno. Le precedenti emergenze alimentari non hanno insegnato nulla? Nel caso di questa crisi bisogna riconoscere che sta accadendo qualcosa di nuovo. Non solo perch la comunit dei donatori questa volta sta reagendo con rapidit. Penso alla risposta nellambiente delle Nazioni Unite e delle Ong. Si sta intervenendo in modo pi intelligente che in passato. Se per un verso si agisce per portare sollievo immediato, per laltro si fa in modo che gli interventi siano propedeutici allo sviluppo fornendo sementi, foraggio, macchinari, accesso allacqua. Chiunque, privato della speranza di una possibilit di vita nel proprio villaggio e stretto nella morsa di fame e guerra, non avrebbe altra scelta che fuggire.

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August 7, 2011 2:33 pm / Powered by TECNAVIA / HIT-M