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WORKSHOP

Quando i giovani si incazzano. Il rapporto di noi giovani col mondo del lavoro e della formazione. Le nostre proposte.

1 CAMPEGGIO PROVINCIALE DEI GIOVANI DEMOCRATICI DELLA PROVINCIA DI CATANIA 11/13 Agosto 2011 Fiumefreddo di Sicilia

Gianluca Scerri Responsabile Welfare GD Provincia di Catania

gianluca.scerri@gmail.com - gdwelfare@gmail.com - www.gdlavoro.tk

La disoccupazione in Europa. E triste dirlo, ma lItalia non ha il primato per quanto riguarda la disoccupazione giovanile nel mondo. Anzi, questo risulta essere un valido indicatore di come i Paesi stanno affrontando la crisi economica, e di come questa abbia influito sul piano occupazionale.
Il grafico di seguito mostra la differenza tra la disoccupazione giovanile nel 2008 e quella nel 2011 (colonna scura). (colonna chiara)

Alcuni dati al proposito appaiono particolarmente interessanti. Se la Spagna ha visto pi che raddoppiare il suo livello di disoccupazione giovanile, a causa probabilmente anche di una maggiore difficolt, non tanto nel mantenimento dei posti di lavoro esistenti, quanto nellaccesso al mondo del lavoro per i giovani che da poco vi si affacciano, notiamo come addirittura paesi come la Germania, abbiano meno giovani disoccupati di tre anni fa. In generale, in questi ultimi anni, i giovani che lavorano, siano essi impegnati anche nella carriera universitaria o meno, sono spesso indirizzati verso incarichi temporanei o a orario ridotto. Eppure la durata degli studi tende ad aumentare e il livello di scolarizzazione pi alto che in passato. Evidentemente questo non basta, dato che, ad esempio in Italia, lavora solo il 66,9% dei laureati di 25-34 anni, contro una media europea dell84%, l87,1% registrato in Francia, l88% della Germania, l88,5% del Regno Unito. Al contrario di quello che accade negli altri Paesi europei, il tasso di occupazione tra i laureati italiani di 25-34 anni pi basso di quello dei diplomati della stessa fascia di et (69,5%). Non solo, il tasso di occupazione dei laureati si ulteriormente ridotto nel tempo, scendendo dal 71,3% del 2007 al 66,9% del 2010. Viene a concretizzarsi il paradosso per cui le aziende richiedono esperienza, ma i laureati, in mancanza di esperienza, non trovano lavoro. A questo consegue che, in alcuni settori, in particolare quelli dei mestieri detti "tecnici" e quelli connessi alle nuove tecnologie, si osserva una discrasia tra domanda di lavoro, che non trova offerta, per mancanza di competenze. Una domanda di lavoro senza riscontro una grandissima occasione mancata per i giovani di tutta Europa. Per questo la Commissione Europea ha messo in campo vari programmi e iniziative comunitarie che sostengono finanziariamente le misure prese dagli Stati membri per la lotta contro la disoccupazione, come il Fondo sociale europeo (FSE) che finora ha sostenuto la formazione di una trentina di milioni di persone, di cui circa 11 milioni di et inferiore ai 25 anni. Altro programma interessante, che potremmo affiancare a quello che oggi chiamato training on the job senza dubbio il programma Leonardo da Vinci che sostiene lo scambio e il collocamento a livello transnazionale, gli studi e le analisi intesi a migliorare e sviluppare le pratiche in materia di formazione. Esso promuove la qualit e l'innovazione nei sistemi nazionali, insistendo particolarmente sull'utilizzo delle nuove tecnologie, e mira inoltre a sviluppare le competenze linguistiche dei giovani europei.

La disoccupazione in Italia e i Neet. Come possibile evincere dal grafico precedente, proprio il nostro Paese uno dei meno virtuosi riguardo la percentuale di disoccupazione giovanile, che nel primo trimestre di questanno ha raggiunto il 29,6%. Oltre alla disoccupazione, aumentano i cosiddetti Neet, sarebbe a dire "Not in Education, Employment or Training", un acronimo che tocca di vicino il 21,2% dei giovani italiani (pi di due milioni). E un fenomeno strano questo, quasi pericoloso, che testimonia in buona parte, la totale sfiducia dei giovani nei confronti del mondo del lavoro e delle istituzioni, a causa soprattutto delle difficolt strutturali che hanno, in riferimento allaccesso al mondo del lavoro.Tra questi vi sono infatti giovani che hanno terminato la scuola dell'obbligo e lavorano in nero, soprattutto al Sud; ci sono giovani demotivati, che hanno smesso di cercare un impiego perch dopo il diploma non sono riusciti a trovare un impiego a breve; e infine ci sono i laureati che hanno acquisito competenze gi obsolete in riferimento alla domanda di lavoro delle aziende, come prima veniva accennato. Altro problema il sistema universitario cosiddetto 3+2, che, nato con lintenzione di abbreviare i tempi della laurea ed aumentare la percentuale di diplomati che avrebbero scelto di iscriversi alluniversit, risulta oggi essere un macigno sulle spalle di giovani studenti, che tra i 15 ed 24 anni permangono ancora nella fase di formazione nella misura del 59,5% rispetto al 53,5% della media UE e addirittura al 45,1% della Germania e il 39,1% del Regno Unito. Inoltre, la domanda di lavoro in netta controtendenza con le aspirazioni dei giovani italiani. Tra il 2005 e il 2010, infatti, di fronte un decremento dell11,1% di lavoratori italiani nel settore manuale, aumenta dell84% quello dei lavoratori stranieri. E cos che lincidenza degli stranieri passata dal 10% al 18,8%, raggiungendo quota 52% tra gli addetti ai servizi di pulizia, il 32% tra gli addetti del settore edile, il 30% tra le figure non qualificate che lavorano nel turismo. I giovani sono maggiormente impiegati nel commercio e servizi, soprattutto in ristorazione e alloggio, dove sono impiegati il 13,4% di ragazze e ragazzi (una quota ben superiore alla media europea, pari al 10%, e seconda solo al Regno Unito, 13,5%). Per ci che riguarda ambiti occupazionali in cui i giovani italiani sono meno presenti, spiccano istruzione e sanit, rispettivamente all1,3% (contro una media europea del 4%) e al 3,1% (contro una media del 8,6% ). Ad agevolare lingresso nel mondo del lavoro comunque, pare non essere sufficiente lormai diffusissima pratica del lavoro temporaneo. Nonostante la

mancanza di questa pratica diffusa, la Gran Bretagna in grado di accogliere un alto numero di giovani. Molti di pi di quanto non riesca a fare la Spagna, che ne fa largo utilizzo. Il Mezzogiorno. Catania. Il problema viene ancora amplificato se circoscriviamo la regione del Mezzogiorno dItalia. Tra le 12 regioni europee con il pi alto tasso di disoccupazione giovanile ritroviamo infatti Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia, Calabria e Basilicata. La percentuale di disoccupati nel Mezzogiorno passa infatti dal 29,6% al 46,1%. Il dato certamente influenzato da una maggiore pratica di lavoro sommerso nelle regioni del mezzogiorno, ma comunque significativo.

Dal grafico emerge infatti una netta linea di separazione immaginaria, che si attesta proprio sulla capitale, al di sopra della quale sta il livello di disoccupazione giovanile al Sud, e al di sopra della quale possiamo visualizzare gli stessi dati riferiti al Nord Italia. Catania si attesta al 33,5% di disoccupati, in linea con il resto del meridione. Riportando le problematiche gi riscontrate a livello pi ampio, possiamo ben intendere come il dato non possa che non considerare lesercito dei giovani che lavorano in nero, che, per pagare luniversit, le spese (magari da fuori sede), o semplicemente per cercare di svincolarsi dalla dipendenza dal nucleo familiare, accettano il ricatto del lavoro in nero, escluso dalla tutela, essendo la parte pi debole nel rapporto di lavoro.

Per quel che concerne la formazione in the job, possiamo facilmente riscontrare come, non soltanto coloro che riescono a conseguire uno stage fuori dallItalia pi agevolato nel processo di selezione (nonostante i nostri giovani lo facciano poco), ma, nel nostro ateneo, in riferimento alle norme di attuazione dei criteri di cui all'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, sui tirocini formativi e di orientamento. (art. 1 del D.M. n. 142/98) di stages e tirocini, vi siano non rade violazioni del numero di stagisti che possibile ospitare, delle attivit che dovrebbero svolgere, della mancanza di un costante tutoraggio allinterno dellazienda, nonch del rispetto di un periodo di tempo ragionevole in riferimento al numero di crediti da conseguire che, se per le materie prendono in considerazione le ore di studio, per il tirocinio prendono in considerazione le ore di effettivo svolgimento della formazione. E stato possibile calcolare infatti che, considerata la media degli stagisti presenti nellateneo catanese, nonch il numero di ore da essi svolte, questi avrebbero dovuto percepire uno stipendio addirittura maggiore di quello di un dipendente medio. In questa gi grigia situazione, c anche da prendere in considerazione che nella nostra Provincia, non soltanto molti giovani non trovano lavoro, ma che coloro che lo trovano, ingrossano le fila dei precari dei call centers, degli interinali e dei precari nei centri commerciali, siano essi allo stesso tempo impegnati in formazione, o meno. Conclusioni Questa la fotografia a scatole cinesi del lavoro legato alla condizione di essere giovani nella societ odierna. E molto importante considerare che, negli anni, le rimostranze nonch le proposte dei giovani non sono state prese in considerazione in quanto mero parto dello scontro generazionale, ma solo quando questi hanno preso, in maniera collettiva, reale coscienza della loro condizione svantaggiata, del pericolo a cui andavano incontro inoltrandosi nel futuro, e hanno fatto sentire in maniera chiara cosa non andava bene e che idea avevano per il loro futuro. E questo che oggi, in minima parte, siamo chiamati a fare. Con la partecipazione di tutti voi. In maniera collettiva. Solo cos verremo presi realmente in considerazione, con i nostri problemi e le nostre proposte. Orientati al futuro.

Bibliografia

www.istat.it ec.europa.eu/eurostat www.censis.it www.economist.com www.europa.eu www.sole24ore.icom www.bancaditalia.it www.crui.it www.repubblica.it