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Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.

46)
- art. 1, comma 1, D.C.B. Trento - Periodico quadrimestrale registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002,
n. 1132. Direttore responsabile: Sergio Benvenuti - Distribuzione gratuita - Taxe perue - ISSN 1720 - 6812
rivista periodica a cura del museo storico in trento,
www. museost or i co. i t - i nf o@museost or i co. i t
Una nuova idea di
programmazione territoriale:
intervista con
Mauro Gilmozzi
a cura di
Giuseppe Ferrandi
Il progetto del
Trentino futuro
di Walter Micheli
Paesaggio e
urbanistica
Interviste con Bruno Zanon
e Domenico Luciani
a cura di Paolo Piffer
Bruno Kessler e il piano
urbanistico provinciale degli
anni sessanta
Autonomia e pianifcazione
territoriale: un progetto di
ricerca, un convegno,
un libro
IN QUESTO NUMERO
anno nono numero ventidue aprile 2007
ASSICURAZIONI
DAL 1937
Un confronto tra Altre-
Storie e Mauro Gilmoz-
zi, Assessore provin-
ciale allurbanistica e
allambiente, non pu
che muovere da una
constatazione di tipo
storico, che riguarda
il cuore della specifci-
t del Trentino, il rap-
porto tra esercizio re-
sponsabile dellautonomia e
conoscenza del territorio am-
ministrato.
Per governare (o per fare oppo-
sizione in modo incisivo), per
intervenire politicamente e in
modo determinante neces-
sario mobilitare risorse intel-
lettuali e dotarsi di strumen-
ti scientifci adeguati: questa
sembra essere lesigenza che
accomuna, in alcune fasi della
storia trentina del XIX secolo
e del Novecento, le classi di-
rigenti. Unesigenza che asso-
cia in modo e in contesti as-
solutamente diversi, per fare
delle esemplifcazioni, uomini
come Agostino Perini, autore
della Statistica del Trentino
di met Ottocento, il geogra-
fo e deputato socialista Cesare
Battisti e, nel secondo dopo-
guerra, il presidente della Pro-
vincia di Trento Bruno Kessler,
che diede vita al primo Piano
urbanistico provinciale e fu in-
sieme ideatore e fondatore del-
lIstituto trentino di cultura e
poi dellUniversit.
Gilmozzi, Lei avverte questa
esigenza di continuit?
La questione della conoscen-
za, e del suo aggiornamento,
fondamentale. Senza adegua-
ti strumenti diventa impossi-
bile progettare, amministrare,
governare. Questo stesso nes-
so ha una particolare rilevanza
quando parliamo di territorio.
Credo che a giustifcazione di
un cos forte, costante e quali-
fcato investimento nella cono-
scenza ci sia la conformazio-
ne del territorio provinciale che
per l85% composto da roc-
ce, boschi, laghi, corsi dac-
qua, lasciando lo spazio resi-
duale alle aree urbanizzate,
allagricoltura, alle zone de-
stinate alle attivit industriali
e artigianali. Come era logico
questa particolare conforma-
zione ha condizionato la sto-
ria del Trentino, specialmente
a partire dal secondo dopo-
guerra.
Trenta o quaranta anni fa la
questione prioritaria era la
creazione di posti di lavoro.
Lidea di sviluppo era legata
esclusivamente allindustria-
lizzazione, anche se non man-
carono importanti intuizio-
ni riguardo alla ricerca e alla
diffusione della cultura, che
hanno trovato nellITC e nel-
la fondazione dellUniversit
un loro importante punto di
riferimento istituzionale. E in
questo contesto che si delinea
lelaborazione e ladozione del
PUP di Bruno Kessler.
Gli anni successivi sono carat-
terizzati da un mutamento di
scenario. E cambiata lecono-
mia, la societ, le esigenze di
mobilit e di gestione del ter-
ritorio.
Il passaggio che Lei sta deli-
neando corrisponde storica-
mente allarco di anni che va
dal 1962 fno alla prima met
degli anni settanta. Anni di
profonde trasformazioni dal
Una nuova idea di
programmazione
territoriale:
intervista con
Mauro Gilmozzi
a cura di
Giuseppe Ferrandi
Vista aerea del
Lago di Caldonazzo
nella zona di S. Cristoforo -
Canale di Pergine
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punto di vista economico-so-
ciale, il cosiddetto boom eco-
nomico a scoppio ritardato
che caratterizza lo sviluppo
trentino, e di quello politico-
istituzionale, con lapprovazio-
ne del secondo statuto dauto-
nomia e lavvio dellautonomia
provinciale. Tutto ci cosa de-
termina a livello delle politiche
urbanistiche?
E sicuramente un passaggio
storico di straordinaria impor-
tanza. Sono processi che ine-
vitabilmente mettono in di-
scussione, o per lo meno a
dura prova, la strategia kes-
sleriana.
Non fu solamente la tragedia
di Stava del 1985 che impose
un cambiamento dindirizzo e
di svolta legislativa, ma vi fu
unanalisi critica pi comples-
siva su come era stato gestito
il territorio in rapporto ai ritmi
della crescita.
Si rispose, giustamente, deli-
neando un nuovo modello di
sviluppo e di programmazione
urbanistica. E il PUP di Mi-
cheli che vincol fortemente lo
sviluppo alle esigenze ambien-
tali e alla tutela. Per la prima
volta si fecero i conti con lidea
di limite.
Mi sembra per importante
notare come sia nella elabora-
zione degli anni sessanta, sia
in quella degli anni ottanta, si
fossero mobilitati saperi e co-
noscenze, ma specialmente si
sia coerentemente tentato di
condividere questi passaggi
con le comunit, con le istitu-
zioni locali, con le istanze pro-
venienti dal territorio.
La riforma istituzionale del
2006 ridefnisce i rapporti tra
i poteri, trasforma lautonomia
del Trentino chiamando ad un
maggior senso di responsabili-
t, e a questo disegno riforma-
tore legato, se non sbaglio,
la vostra proposta di revisione
del Piano urbanistico provin-
ciale. Potremmo dire, quindi,
oggi come allora?
Ci sono sicuramente molti
elementi di continuit, ma c
anche unesigenza di attrezza-
re il Trentino sotto molteplici
aspetti. La riforma istituziona-
le agisce sulla strumentazione
istituzionale e responsabilizza
le comunit e i territori, la no-
stra proposta legata ad un
obiettivo strategico: avere vi-
sione nella pianifcazione ur-
banistica. E per questo che
abbiamo predisposto unarti-
colata gamma di strumenti:
dalle carte del paesaggio, che
indicano, ad esempio, le sin-
gole cascate e i siti archeologi-
ci, alle aree agricole di pregio,
passando per un forte investi-
mento nella ridefnizione della
cartografa. Dobbiamo infatti,
per avere visione pianifcatri-
ci, quadri generali e quadri di
dettaglio, conoscenze generali
e dati analitici. Non un caso
che dal primo PUP, che adot-
tava una scala 1 a 120.000,
si passati ai 50.000 della
prima adozione e si passer ai
10.000 della nuova variante.
Mettere mano alla cartografa
ha delle implicazioni davvero
complesse, nella fase di stu-
dio e di predisposizione, ma
ha anche delle ricadute straor-
dinariamente importanti. E
uno degli strumenti privilegia-
ti per conoscere, per interve-
nire e per diffondere la cultura
del territorio nei luoghi e tra i
soggetti protagonisti dello svi-
luppo.
Qui sta lelemento di svolta.
Questo nuovo PUP ha lam-
bizione di superare la contrap-
posizione tra sviluppo e tutela.
Le vie dello sviluppo, le op-
portunit, le occasioni di cre-
scita, vanno ricercate tenen-
do ben presenti la tutela del
paesaggio e la sostenibilit.
La contrapposizione tra questi
due elementi non corrispon-
de alle esigenze di questa no-
stra terra, che deve salvaguar-
dare lambiente, il paesaggio,
la sua identit territoriale, ma
anche favorire uno sviluppo di
qualit e una crescita delle op-
portunit.
Lo scenario di rifessione pro-
posto travalica la specifcit
della politica urbanistica. Non
solo: una questione di valen-
za generale che non attiene
solo alla politica e alle istitu-
zioni, ma dovrebbe diventare
patrimonio comune dei vari
soggetti che operano sul ter-
ritorio e nelle nostre comuni-
t. E un ragionamento, infatti,
che impone di legare lautono-
mia allidea di responsabilit.
Di cosa c bisogno per opera-
re questo salto di qualit?
Girando per il Trentino, in-
contrando amministratori co-
munali, cittadini, associazio-
ni, imprenditori, espressioni
varie del mondo culturale e
del volontariato, ho avuto lim-
pressione che ci sia una gran-
de domanda che va in questo
senso, una domanda che si
accompagna con la consape-
volezza di avere grandi risorse
a disposizione.
E vero che a livello di am-
ministratori il salto di quali-
t richiesto viene visto da al-
cuni con qualche elemento di
preoccupazione, ma c anche
tanta voglia di mettersi in gio-
co e di accettare le nuove re-
sponsabilit.
Non credo di inventarmi nul-
la se affermo che le nostre co-
munit hanno bisogno di prati-
care unidea di partecipazione
che impone anche limpegno,
la fatica, lutilizzo e la valoriz-
zazione di tutte le risorse loca-
li, non solo quelle pubbliche.
Tutto ci la migliore tradu-
zione dellidea di politica come
responsabilit, che poi ci con-
duce a considerare la pianif-
cazione territoriale come co-
struzione di unidea di futuro.
Solo cos il Trentino pu pen-
sarsi come un vero Land.
Adriano Olivetti, luto-
pico e allo stesso tem-
po concreto program-
matore di futuro e di
comunit, sul primo
numero della rivista
dellIstituto naziona-
le di urbanistica, nel
1949, scriveva:
Lurbanistica reclama
la pianifcazione; e pu darsi
una pianifcazione democrati-
ca, cio libera? Questo inter-
rogativo dominer implicita-
mente o esplicitamente il no-
stro lavoro. E soltanto nella
soluzione del rapporto indivi-
duo-collettivit, pi propria-
mente oggi indicato nella rela-
zione persona-comunit, che
possibile anticipare la solu-
zione naturale. Tuttavia que-
sta rimane affdata al progre-
dire della sistematica ricerca
scientifca, onde lurbanistica,
erigendosi fnalmente a scien-
za positiva, vorr garantirsi i
necessari titoli di responsabi-
lit e seriet. Sei anni dopo
nel 1954, in una lettera agli
urbanisti italiani, commenta-
va amaro la dissennata dis-
sipazione del territorio italia-
no: La politica italiana non
ha voluto accettare il metodo
scientifco e con esso moder-
ne tecniche di pianifcazione
urbana e rurale, non ha voluto
n potuto dar luogo ad auda-
ci e preveggenti piani regola-
tori, onde le nostre citt stan-
no impaludando in un caotico
disordine. Lurbanistica, chia-
mata in causa alla undicesima
ora, non vi giunge privilegiata
come il lavoratore del Vangelo,
ma degradata, ridotta a ispira-
trice di piccoli provvedimenti
di polizia civica.
Nella fertile stagione, piena
di intuizioni, propositi e qual-
che buona realizzazione del
centro-sinistra in Italia, fu in
Trentino che, nel 1964, con
la legge provinciale che pre-
vedeva la stesura di un piano
provinciale di governo com-
plessivo del territorio trentino,
i propositi di Adriano Olivetti
e le elaborazioni culturali del-
lINU ebbero una prima posi-
tiva possibilit di sperimenta-
zione concreta.
Il primo piano del 1967 fu
al contempo progetto urba-
nistico, occasione di coinvol-
gimento diffuso e partecipa-
to dei cittadini, momento per
affermare buoni propositi per
quanto riguardava la tutela dei
siti pi delicati del nostro terri-
torio alpino.
Ma al piano provinciale do-
vevano seguire i progetti pia-
nifcatori negli undici com-
prensori individuati nel piano
stesso, e qui liniziale tensio-
ne innovativa perse rapida-
mente slancio e gli strumenti
urbanistici, comprensoriali e
comunali, divennero di solito
e in breve tempo la somma-
toria di esigenze locali, quan-
do non semplici rivendicazioni
di lobby economiche. Fu cos
che in modo acritico si asse-
condarono modelli di sviluppo
in molti casi incompatibili con
le qualit paesaggistiche e la
tenuta idrogeologica di un am-
biente delicato e fragile. Con-
tro i programmati insediamen-
ti idroelettrici nelle aree indi-
viduate a parco, contro le ipo-
tesi impiantistiche nel cuore
del Brenta, per frenare il con-
tagio dei villaggi in quota con
la produzione di mostri edilizi,
scesero in campo, mobilitan-
do i grandi quotidiani nazio-
nali, i protagonisti della dife-
sa del territorio italiano: Anto-
nio Cederna, Giorgio Bassani,
Paolo Monelli.
Nel 1985 fu avviata la revisio-
ne del piano provinciale. Un
iter di revisione che si trov,
in corso dopera a fare i con-
ti con una serie di drammati-
ci eventi: il crollo dei bacini di
Stava che provoc 268 morti,
cedimenti e frane nellarea di
estrazione del porfdo, frane e
alluvioni nelle zone di pi in-
tensa edifcazione turistica. Fu
chiaro che lo sviluppo econo-
mico realizzato, aveva porta-
to il Trentino a compromettere
non solo gli elementi del suo
paesaggio, ma anche la sicu-
rezza del suo territorio.
Per governare il Piano urba-
nistico, votato nel 1987, fu-
rono perci votate anche la
nuova legge dei parchi natu-
rali, la legge sulla valutazione
dimpatto ambientale, le nuo-
ve norme per la formazione
dei piani regolatori. Vennero
fssati dimensionamenti quan-
titativi dello sviluppo edilizio
per le unit insediative, zone
a vocazione economica omo-
genea. Si stabil in dieci anni
la durata di validit delle pre-
visioni urbanistiche del piano.
Si disse, passato il trauma per
le tragedie di pochi anni pri-
ma, che il piano votato era un
piano troppo vincolistico, un
dettagliato e rigido piano dei
piani.
In realt, manc nella legisla-
zione prodotta, una regola es-
senziale, quella in grado di tu-
telare le previsioni del nuovo
piano urbanistico dalle ever-
sive rivendicazioni dei locali-
smi diffusi, che erodevano gli
obiettivi del piano. Fu qui che
si manifest la sfasatura tra le
previsioni del piano provincia-
le e quanto perseguito dai co-
muni e dai comprensori che
redassero piani con previsio-
ni di sviluppo tre, cinque, die-
ci volte superiori alle indica-
zioni del Pup. Un estenuante
confronto port a mediazioni
a volte accettabili e motivate,
a volte dettate dal male mino-
re: meglio un piano aggiorna-
to che niente. Ma il quadro di
una coerente pianifcazione fu
in troppi casi infciato. La Pro-
vincia perse di fatto il control-
lo dinsieme dello sviluppo del
territorio trentino.
Dopo i tentativi falliti nelle ul-
time legislature, la stesura del
nuovo piano urbanistico un
atto politico rilevante, per-
ch fnalmente, dopo ventan-
ni, c il tentativo di ripropor-
Il progetto del
Trentino futuro
di Walter Micheli
4
5
re una visione dinsieme di go-
verno del territorio trentino at-
torno a un concetto chiave: la
difesa e la tutela del paesag-
gio trentino.
Un provvedimento decisivo,
con premesse condivisibili,
accompagnato per da termi-
ni con una forte dose di ambi-
guit operativa. Sussidiariet,
fessibilit, competitivit, pa-
role poste appunto a capisal-
di del piano, vengono ad assu-
mere connotati inquietanti. Un
giornalista di valore, Marco Pi-
rani, ha denunciato nei mesi
scorsi come in Italia, in forza
di una teorizzazione estremiz-
zata del governo partecipato e
di una visione angelicata del-
le virt dei nostri enti locali,
siano stati inferti al territorio
intollerabili sfregi. Un rischio
quotidianamente presente an-
che in Trentino.
Viviamo tempi di grandi mu-
tamenti, di risorse non rinno-
vabili sempre pi stremate, di
altre che evaporano, di moni-
ti documentati sul destino pre-
cario dei territori alpini.
Lapprovazione dopo ventanni
del nuovo piano urbanistico
decisione troppo importante,
perch tutte le esperienze del
passato siano positivamente e
criticamente valutate per def-
nire il progetto del Trentino fu-
turo.
Le tavole del P.U.P. 1960
esposte in una sala della
Provincia
"Il piano urbanistico,
una sfda per il futuro"
(Bruno Zanon)
Con Bruno Zanon,
docente di tecnica e
pianifcazione urba-
nistica alla facolt di
ingegneria a Mesiano
ma anche uno degli
esperti che ha collaborato al-
lelaborazione del nuovo Pup,
tracciamo un excursus storico
della pianifcazione urbani-
stica in provincia di Trento.
Nel 1967, epoca Kessler, il
primo piano si collocava in un
quadro politico ed economico
nazionale preciso e cio lav-
vio del centrosinistra. Allora
afferma Zanon fu colto il
nesso, forte, tra programma-
zione socio-economica ed or-
ganizzazione del territorio. Pur
nella consapevolezza che non
ci fosse un rapporto diretto tra
organizzazione del territorio e
sviluppo, era chiarissimo che
si dovesse strutturare il terri-
torio in maniera adeguata per
consentire lo sviluppo. Con
il primo Pup, in Trentino si
cos sperimentato in manie-
ra abbastanza innovativa un
nuovo equilibrio improntato
su una forte presenza indu-
striale, un ruolo diverso della
pubblica amministrazione e
listituzione dei Comprensori,
luniversit e la formazione
professionale. In quel piano si
prevedevano anche importanti
opere infrastrutturali, un ruo-
lo inedito del turismo in una
fase in cui era in gran parte
ad appannaggio delle localit
marine e uno spazio rilevante
alla conservazione degli spazi
naturali con i parchi Adamel-
Paesaggio e
urbanistica
Interviste con
Bruno Zanon e
Domenico Luciani
a cura di Paolo Piffer
lo-Brenta e Paneveggio-Pale
di San Martino. Fu unazione
consentita dalla stabilit poli-
tica, dalla forte presenza del-
la DC e dalla consapevolezza
che, sperimentando, non si
sarebbero corsi grandi rischi.
Tutto ci ha consentito ad una
mente illuminata come quella
del presidente della Provin-
cia di Trento Bruno Kessler
di agire con grande libert
coinvolgendo anche molte
personalit che non erano al-
lineate politicamente. Penso
a Giuseppe Samon, preside
della facolt di architettura di
Venezia che in seguito si sa-
rebbe presentato alle elezioni
politiche, come indipendente,
nel Pci. Nel panorama na-
zionale il Trentino a che livelli
si posizionava? Di eccellenza,
di tendenza, marginali o che
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altro? In quella fase il Trenti-
no era un territorio marginale.
Inoltre, con grandi differenze
tra il fondovalle dellAdige e
le periferie. Quindi, nel conte-
sto nazionale giocava un ruolo
modesto. Lintuizione fu quella,
per permettere lo sviluppo, di
'sfruttare' alcuni suoi vantaggi
e cio la collocazione sullasse
nord-sud e la prossimit con
le aree urbane padane. In che
modo? Partendo da una con-
sapevolezza. Che non era pi
sostenibile il ruolo dellagricol-
tura tradizionale, quella delle
piccole aziende di montagna
a conduzione familiare, visto
che ormai si operava su scala
europea. Realisticamente, si
prospettava un esodo dallagri-
coltura, dalle valli. Quindi si
cerc, con un certo successo,
di frenare lesodo con uno svi-
luppo decentrato dellindustria
commisurato alle dimensioni
del territorio. Per quel tempo
fu unazione inusuale dato
che gli economisti indicavano
ancora nella concentrazione,
nelle economie di scala, nei
grandi stabilimenti, la via per
lo sviluppo. Ventanni dopo
arriva il secondo Pup. Cosa
era cambiato in due decenni,
siamo al 1987, e a quali nuo-
ve esigenze la classe politica,
il governo di centrosinistra,
sentiva di dover rispondere?
Direi che laspetto pi signi-
fcativo, una volta 'partito' lo
sviluppo, era quello di un suo
deciso controllo, anche in se-
guito a disastri come quello di
Stava. Si imboccata una pi
precisa via di tutela del terri-
torio, sia quello ambientale
che produttivo a fni agricoli.
Si cerc di riorganizzare il si-
stema insediativo con mag-
giore attenzione. Di ventanni
in ventanni siamo alloggi, al
piano urbanistico provinciale
in discussione. Con quali ca-
ratteristiche di fondo? In se-
guito alla riforma istituzionale
che prevede listituzione delle
comunit di valle si richiede
loro di elaborare le strategie
per individuare le risorse, le
opportunit e i limiti dei di-
versi territori cos da proporre
uno sviluppo condiviso e ap-
propriato alle specifcit locali.
E su questo che si gioca un
po tutto il nuovo Pup. Alcune
debolezze tecniche che sono
state riscontrate penso deb-
bano essere viste alla luce di
questa forte previsione. In pra-
tica, si abbandona una visione
tradizionale della pianifcazio-
ne rappresentata dal disegno,
dalla previsione concreta, fsi-
ca, di ci che si deve fare, per
essere pi aperti a momenti di
condivisione e di valutazione.
Quindi, le comunit sono chia-
mate a confrontarsi e a con-
cordare con diversi soggetti le
scelte e devono essere in gra-
do di valutare gli effetti positi-
vi e negativi del percorso che
hanno intrapreso. E secondo
lei possibile contemperare le
diverse esigenze con il disegno
generale? E un grosso tema
che riguarda sia la pianifca-
zione che le prospettive poli-
tiche. In questo senso, devo
dire che sul terreno della di-
sciplina della pianifcazione si
sta lavorando molto cercando
di innovare il vecchio schema
del piano che molto rassicu-
rante perch comprende tutte
le aspettative. Un piano vec-
chio anche perch, nello stes-
so tempo, contiene molto poco
sulle modalit di valutazione e
attuazione dei contenuti. Ri-
spetto a 40 anni fa il Trentino
pi protetto, meglio tutelato
oppure si sono fatti passi in-
dietro? Dal punto di vista del
territorio naturale siamo ormai
inquadrati in un sistema su
scala europea, quello di 'Natu-
ra 2000', e dobbiamo quindi
rispondere ai suoi dettami. Il
Trentino sta poi cercando di
collocarsi anche oltre, penso
ad esempio alliniziativa 'Dolo-
miti patrimonio dellumanit'.
Perci si pu dire che da un
lato il Trentino cerca di esse-
re responsabile del proprio
patrimonio e, dallaltro, di
trarne dei vantaggi. Tutto ci
non allinterno, almeno non
esclusivamente, di una visio-
ne di marketing. In defnitiva,
abbiamo il possesso di un pa-
trimonio che non solo nostro
ma anche europeo e mondia-
le, dei nostri fgli e dei nostri
nipoti. In questo senso da
accogliere lindirizzo del pia-
no che richiede, ancora una
volta, responsabilit, tutela,
capacit di valutare gli effetti.
E un percorso di sviluppo so-
stenibile, la sfda del futuro.
In Italia il paesaggio non
tutelato (Domenico Luciani,
direttore della Fondazione Be-
netton)
La tutela del paesaggio ha cer-
to unimportanza rilevante in
una pianifcazione urbanistica
seria. La Fondazione Benetton
di Treviso, costituitasi ventan-
ni fa, ha tra i suoi campi di stu-
dio, promozione e sensibilizza-
zione quello della conoscenza
e del governo del paesaggio.
A dirigerla larchitetto e ur-
banista Domenico Luciani che
della salvaguardia e della va-
lorizzazione del paesaggio ha
fatto, da decenni, un segmen-
to signifcativo della sua attivi-
t. Innanzitutto penso che si
debba iniziare ad intendere il
paesaggio come un insieme di
scienze, conoscenze, arti, tec-
niche e saperi che servono per
tenere bene il 'paese'", precisa
Luciani. E il 'paese' un luo-
go dove vive una comunit la
quale ne responsabile. Cio,
quando si parla di paesag-
gio si discute di una visione
demoetnoantropologica. E
perch, il paesaggio, va tute-
lato? Con la premessa che ho
fatto, perch il luogo della
nostra vita. Se tenuto bene
la comunit 'far bene'. Se
tenuto male la comunit 'far
male'. Cio riuscir, o meno, a
tutelarlo. Quali i punti fermi
di una legislazione capace di
tutelare il paesaggio? Sono
da ricercare nel principio di
responsabilit. Deve essere la
comunit stessa che capisce,
che avverte che siamo arri-
vati ad una soglia patologica
di consumi tanto che si rende
necessario mettere in atto dei
processi che puntano a delle
correzioni. La tutela passa at-
traverso un processo culturale
e di partecipazione, da unan-
tropologia della devastazione
ad una della cura.
A suo modo di vedere, in Italia
il paesaggio suffcientemen-
te tutelato allinterno della
programmazione urbanistica?
Direi proprio di no. Semplice-
mente perch, negli ulti-
mi cinquantanni,
le forze eco-
Nei fondi archivistici e bibliografci del Museo storico in Trento sono presenti alcune tracce del dibattito relativo al Piano
urbanistico provinciale e alle sue varianti. Si tratta di documenti e opere a stampa nei quali, oltre agli orientamenti della
disciplina emergono alcune delle specifcit locali. In particolare all'interno del Centro di documentazione sui movimenti
sociali e politici "Mauro Rostagno" si conservano monografe e raccolte di riviste d'area (fondo Sandro Boato), ma anche
relazioni, analisi, testi normativi e rassegne stampa relativi alla variante 1975 del PUP, ad alcuni PU Comprensoriali,
alla revisione PUP del 1987 e alla situazione della citt di Trento (fondi del Partito comunista italiano-Federazione di
Trento, del Partito socialista italiano-Federazione di Trento, di Uomo citt e territorio e di Mario Tomasi).
Per informazioni e consultazioni rivolgersi in orario di apertura all'Archiblioteca del Museo storico in Trento in via Torre
d'Augusto, 35, tel. 0461.264660 (c.t.).
per tutela. In defnitiva, un
processo che parta dal basso
e sia partecipato. La Fonda-
zione che dirige in che modo
si occupa di questi temi? Da
ventanni si stanno studiando
questi fenomeni cercando di
capire come sia possibile gui-
dare un luogo attraverso un
cammino di trasformazione.
Un percorso che porti questi
luoghi a non perdere i loro
connotati originali.
E fducioso in questo
cam-
biamento che,
seguendo il suo
r agi onament o,
si pu chiama-
re antropologico?
Devo esserlo. E il
mio compito. Semmai la fati-
ca riuscire a dialogare con
'i poteri', con quelli che poi
decidono. In Italia il grande
problema quello della rimo-
zione dellostacolo che separa
la possibilit di un dialogo tra
saperi e poteri. In defnitiva, il
rapporto tra intellettuali e po-
litica".
nomiche e produttive sono
andate cos veloci che il pro-
cesso non pi governabile.
Siamo passati da un tempo,
nei secoli scorsi, in cui le tra-
sformazioni erano reversibili
ad unet, a partire dalla met
del Novecento, in cui non so-
no pi recuperabili.
Quindi, che fare? Non si pu
che mutare latteggiamen-
to nei confronti dei consumi,
dei bisogni, della mobilit, in
unaltra parola verso lattuale
forma di sviluppo. E il mu-
tamento come va promos-
so? Avendo un disegno,
iniziando dalle scuole,
dai bambini di tre anni
ma anche dagli inse-
gnanti. E anche
un grande la-
voro
sul gusto e
la sua meta-
morfosi. E un proces-
so che, ancora una vol-
ta, va affdato alla comu-
nit e non, come abbiamo
fatto fnora, alle buone
intenzioni delle soprinten-
denze o del 'bravo' sindaco.
Non possiamo andare avanti
8
9
Bruno Kessler e il
piano urbanistico
provinciale degli
anni sessanta
Sullimportanza e la
novit rappresentate
dal piano urbanisti-
co provinciale, solle-
citato negli anni ses-
santa dallallora pre-
sidente della Giunta
provinciale di Trento Bruno
Kessler, si scritto e si det-
to molto. Non si vuole pertan-
to aggiungere nulla di nuovo
se non proporre, qui di segui-
to, un breve passaggio della
relazione al disegno di leg-
ge n. 45 (Approvazione del
Piano urbanistico provincia-
le), tenuta l8 agosto 1967
da Kessler stesso al Consiglio
provinciale. Vi sono illustra-
te chiaramente le caratteri-
stiche salienti della pianif-
cazione urbanistica nel Tren-
tino e quindi i presupposti e
le aspettative sui quali si era
mossa lelaborazione dellin-
tero piano.
La redazione del Piano Urba-
nistico si sviluppata attraver-
so quattro distinte fasi:
analisi e valutazione della
situazione;
formazione di ipotesi pro-
gettuali;
confronto tecnico e politi-
co delle ipotesi attraverso le
procedure previste dalla leg-
ge per le osservazioni, oltre-
ch con molteplici incontri
informali:
messa a punto defnitiva del
progetto di piano.
La prima fase si tradotta ne-
gli studi accompagnatori ed
riassunta e schematizzata nel-
la relazione illustrativa.
In questa sede mette conto ri-
prendere solo i titoli della
problematica riscontrata, es-
sendo gi questi, data la co-
noscenza ormai generale dei
temi, suffcienti a giustifcare
il successivo approccio urba-
nistico alla realt territoriale.
I titoli possono essere cos
schematizzati:
polverizzazione complessiva
di quasi tutte le strutture ed
i servizi;
reddito e suo andamento al
di sotto della media nazio-
nale;
incremento demografco re-
lativamente inferiore alla
media nazionale, per effetto
delle emigrazioni;
concentrazioni degli incre-
menti demografci nei due
centri maggiori per effetto
di un marcato esodo dalle
campagne;
alta mortalit;
forte sottoccupazione rura-
le;
consistenza della popolazio-
ne addetta allindustria al di
sotto della media nazionale;
forte partecipazione al setto-
re terziario anche per effetto
del turismo;
alte punte stagionali di di-
soccupazione che elevano
gli indici del fenomeno oltre
i limiti fsiologici;
emigrazione temporanea al-
l'estero elevata;
scarsa partecipazione fem-
minile al lavoro extradome-
stico;
carenza di infrastrutture di
relazione con conseguen-
te isolamento e stagnazione
economico-sociale.
Da questi titoli seguivano
tendenze altrettanto note come
il degrado periferico e l'accen-
tramento urbano, la mortifca-
Il presidente della Giunta
provinciale Bruno Kessler
frma la cartografa del
P.U.P. 1960
zione di interessi e di valori,
una situazione di complessi-
va emarginazione, le quali pa-
revano costituire un logico ed
ineluttabile seguito di un pro-
cesso che aveva radici lonta-
ne nel tempo e che neppure
i cospicui interventi pubblici e
privati verifcatisi negli ultimi
anni valevano ad infrangere.
L'approccio urbanistico del ter-
ritorio trentino deriva da que-
sti fatti ed in questi trovano
giustifcazione le sue proposte
che principalmente coinvolgo-
no politiche di struttura.
La seconda fase, infatti, nel-
la messa a punto di un'ipote-
si progettuale, via via pi aff-
nata, ha mostrato come fosse
determinante predisporre stru-
menti capaci di incidere con
profondit sulle strutture esi-
stenti, agendo secondo le va-
rie predisposizioni che le di-
verse zone del territorio rive-
lavano.
Le ipotesi progettuali che man
mano si sono proposte, assu-
mendo sempre pi decise co-
noscenze del territorio, chia-
rivano quali erano i limiti di
plausibile convenienza en-
tro cui era possibile prevede-
re trasformazioni nelle diverse
parti, evidenziando cio qua-
li potevano essere le condizio-
ni di pianifcabilit dell'inte-
ro territorio. S'intende, infat-
ti, per pianifcabilit la pre-
disposizione di un territorio a
organizzarsi secondo determi-
nate linee programmatiche
originate da volont politiche
coerenti e globali e dai conte-
nuti generali delle pi aggior-
nate tecniche scientifche. La
ricerca dei diversi gradi di pia-
nifcabilit di territorio ha con-
sentito la formazione di una
metodologia particolare, dan-
do unit e signifcato a tut-
te le ricerche e agli studi de-
gli specialisti. Si in sostanza
trattato di una continua veri-
fca tra obiettivi, strutture ca-
paci di concretarli e possibilit
del territorio, intese in tutte le
sue componenti, principali fra
queste la volont, la capacit,
la creativit degli uomini.
Cos, per esemplifcare con
un'indicazione di fondo, la
lunga elaborazione dei com-
prensori, la defnizione della
loro dimensione e dei conte-
nuti urbanistici, ha richiesto
un costante confronto fra mo-
delli teorici e realt territoria-
le, nello sforzo di determinare
con precisione l'entit e le ca-
ratteristiche della pianifcabili-
t in rapporto con l'insieme.
Questa fase, tipicamente ur-
banistica, ha permesso da una
parte di unifcare i vari gradi
di pianifcabilit del territorio
trentino e dall'altra, come con-
seguenza, di organizzare il di-
segno della sua struttura futu-
ra.
Sono, infatti, emerse alcune
fondamentali predisposizioni
che stanno alla base del P.U.P.
e che possono essere cos
schematizzate:
a) la possibilit di confgura-
re un equilibrio territoriale ab-
bastanza stabile fra le diverse
parti;
b) la possibilit di raggiungere
elevati gradi di urbanizzazio-
ne della campagna;
c) la predisposizione del ter-
ritorio di organizzarsi per uni-
t fnalizzate alla massima ef-
fcienza della struttura, vale a
dire, per comprensorio;
d) la predisposizione di mol-
te aree del Trentino a poten-
ziare l'espressione fgurativa
del proprio paesaggio, accen-
tuando i vincoli o intervenen-
do con opere signifcanti: par-
chi attrezzati, parchi naturali,
centri storici.
Queste predisposizioni hanno
costituito la base del grande
dialogo, prima informale, che
costituisce la terza fase del la-
voro.
In questa fase infatti, quan-
do il progetto di piano sta-
to portato a conoscenza delle
popolazioni, con riunioni com-
prensoriali e, dopo con le pub-
blicazioni, si avuto modo
di sperimentare un'importan-
te occasione per evidenziare,
correggere ed arricchire i di-
versi gradi di pianifcabilit in-
dividuata in sede di progetto.
Si pu infatti dire che l'esa-
me critico, conseguente alle
osservazioni ed alle verifche,
che dalle osservazioni trae-
vano origine, non ha altera-
to il disegno generale del Pia-
no, ma lo ha solo precisato,
con spunti ed indicazioni che,
proveniendo dalla esperienza
consolidata, hanno rinsaldato,
fra l'altro, il realismo del Pia-
no stesso.
La metodologia adottata in-
dividuazione di problemi, pre-
sentazione di una proposta,
verifca alla luce delle osser-
vazioni ha, infatti, consenti-
to di recepire critiche e propo-
ste inquadrandole in una fase
di lavoro gi preordinata ed
aperta.
Il progetto defnitivo del Piano,
che pu essere assimilato alla
quarta fase, risulta cos un in-
sieme di previsioni, un qua-
dro di riferimento, in defniti-
va uno strumento che dovr
continuamente evolversi nel-
la sua attuazione in un pro-
cesso di successive approssi-
mazioni, che avranno nei pia-
ni comprensoriali l'immediata
sede di nuovi approfondimenti
e sviluppi.
10
11
Autonomia e
pianifcazione
territoriale:
un progetto di
ricerca,
un convegno,
un libro
La conoscenza del
territorio ai fni del-
la pianifcazione del-
lintervento pubblico
e allo stesso tempo
come elemento fon-
dante di una coscien-
za consapevole delle
potenzialit e capaci-
t di autogoverno di
una comunit formano oggetto
della pubblicazione Alle radi-
ci dellautonomia: conoscenza
del territorio e intervento pub-
blico in Trentino secc. XVIII-XX
edito nel 2005, a cura di Luigi
Blanco, nella collana Studi e
ricerche storiche della Franco
Angeli di Milano.
Il testo raccoglie gli atti del
convegno svoltosi a Trento nel
dicembre 2003 ed risultato
del progetto di ricerca Auto-
nomia e pianifcazione territo-
riale dal Catasto teresiano al
piano urbanistico provinciale
fnanziato allinterno dellac-
cordo quadro tra la Provincia
autonoma di Trento e lUniver-
sit degli studi di Trento.
Una prima parte di saggi il-
lustra alcuni momenti relati-
vi alla conoscenza del territo-
rio e della popolazione in Tren-
tino nel corso del periodo in-
dicato attraverso una serie di
sondaggi che spaziano dal-
lorganizzazione del-
le operazioni catasta-
li alle statistiche eco-
nomiche, dalle rile-
vazioni demograf-
che alle topografe
mediche, dallos-
servazione natura-
listica allo studio
del folclore e del-
le tradizioni po-
polari. Una se-
conda parte af-
fronta, inve-
ce, laspetto
dellintervento, soffermando-
si sulla nascita del movimen-
to cooperativo, che rappresen-
ta un dato strutturale della co-
munit trentina sin dallOtto-
cento, sulla elaborazione del
primo piano urbanistico pro-
vinciale nei primi decenni del-
la seconda met del XX secolo
e sulla fondazione nello stes-
so periodo dellIstituto trentino
di cultura.
Come ricordato nellintrodu-
zione dal curatore il territo-
rio di cui si parla nel volume
non un mero dato per cos
dire naturale o fsico (anche se
com ovvio questa dimensio-
ne ha unimportanza enorme
e fnisce col condizionare for-
temente lo sviluppo politico,
economico, sociale, umano, e
le stesse modalit di conviven-
za delle collettivit organizza-
te), ma vive in simbiosi con
lintervento delluomo che lo
trasforma e vivifca nel piegar-
lo alla soddisfazione dei propri
bisogni. Un territorio dunque
estremamente dinamico, in
continuo movimento e trasfor-
mazione e nel caso trentino
di un territorio alpino,
caratterizzato
dalle al-
te cime delle sue montagne,
oggetto di conquista, ma an-
che di studio, solcato da corsi
dacqua che si devono control-
lare, regimentare e sfruttare a
fni irrigui ed energetici, vivif-
cato dalle arterie, spesso im-
pervie, di comunicazione stra-
dale o su rotaia, reso produtti-
vo dallinstancabile opera del-
luomo, oggetto per lappunto
di conoscenza e intervento.
In tale prospettiva muovono
tutti gli autori che collaborano
al volume e per la precisione in
ordine di sommario: Marcello
Bonazza (Catasto e conoscen-
za del territorio: innovazioni
tecnologiche e scelte di gover-
no nellesperienza del teresia-
no trentino-tirolese), Andrea
Leonardi (La statistica econo-
mica nella monarchia asbur-
gica e le sue applicazioni in
area trentina), Casimira Gran-
di (La valenza numerica del-
la collettivit: una suggestione
per i politici? Alcuni elementi
per la storia della popolazione
trentina), Renato G. Mazzoli-
ni (Il territorio nellosservazio-
ne dei naturalisti trentini del-
lOttocento), Emanuela Ren-
zetti e Rodolfo Taiani (Leserci-
zio dellosservazione: un me-
todo al servizio della pratica di
governo), Mauro Nequirito (Lo
studio del folclore in Trentino
nellet delle contrapposizio-
ni nazionali), Fabio Giacomoni
(Trasformazioni economiche e
societ: il movimento coope-
rativo trentino), Pietro Nervi
(Raccolta delle informazioni
e scelte politiche nel primo
Piano urbanistico provincia-
le), Vincenzo Cal (Ricerca
e comunit: lIstituto trenti-
no di cultura nei suoi primi
anni di vita) ed infne Pie-
rangelo Schiera (Per una
nuova autonomia?) (r.t.).
INFOMUSEO NOVIT EDITORIALI DEL MUSEO STORICO IN TRENTO
Costruire storia: pubblicati i primi due quaderni
Nell'ambito del progetto Costruire storia: ricerca sui cur-
ricoli del ciclo secondario, sono stati pubblicati i primi
due fascicoli della collana "Quaderni di costruire storia".
Il primo (Alcide De Gasperi: verso lEuropa, pp. 90, E 3,00)
frutto della collaborazione fra Liceo classico Arcivesco-
vile e Liceo classico Giovanni Prati di Trento. I due isti-
tuti hanno concordato di progettare in comune il percorso
di sperimentazione incentrato sulla fgura dello statista. Il
respiro europeo della cultura e dellazione degasperiana
hanno inoltre fatto nascere lidea di coinvolgere gli studenti
e le scuole di altre due citt simbolo per la biografa pub-
blica e privata di Alcide De Gasperi: Vienna, dove egli fre-
quent lUniversit e sedette sui banchi del Parlamento e
Roma, dove svolse la sua attivit politica a partire dalla
fne della prima guerra mondiale. Sono stati dunque coin-
volti il Bundesgymnasium di Vienna e il Liceo del Convitto
Nazionale Vittorio Emanuele II. Gli studenti dei quattro
licei sono diventati protagonisti di altrettanti percorsi di ri-
cerca sul tema Alcide De Gasperi verso lEuropa, svolti
nel corso dellanno scolastico 2004-2005.
Il secondo quaderno (Il miracolo economico nelle Giudi-
carie: una ricerca condotta su fonti primarie del territorio,
pp. 164, E 5,00) relativo invece a un progetto di spe-
rimentazione di didattica della storia realizzato negli anni
scolastici 2004-2005 e 2005-2006 presso lIstituto di
istruzione Lorenzo Guetti di Tione ed ha avuto come
oggetto dindagine l'arco storico compreso tra gli anni cin-
quanta e sessanta del secolo scorso. Nella realizzazione
del progetto si tentato di ricostruire alcuni degli aspetti
pi signifcativi di questo periodo caratterizzato da impor-
tanti trasformazioni economiche, sociali e culturali.
La prospettiva assunta stata quella del laboratorio sto-
rico inteso come metodo didattico
basato sulla ricerca diretta delle
fonti e delle informazioni e sulla
loro interpretazione attraverso gli
strumenti messi a disposizione
dalla storiografa. In questa ottica
si dato particolare valore alla di-
mensione locale della storia, intesa
esclusivamente come espressione
particolare di movimenti, processi
ed eventi di portata pi ampia (na-
zionale e internazionale).
I lettori che volessero informarsi sull'insieme delle pubblicazioni del Museo storico in Trento possono collegarsi al seguente
indirizzo internet: http://www.museostorico.it/editoria_ricerca/bookshop o scrivere all'indirizzo mail: rtaiani@museostorico.it
Gennaio 2007
La speranza industriale: convegno di studi sulla moder-
nizzazione in Valsugana
Nell'ambito del Progetto memoria per il Trentino, il Mu-
seo storico in Trento in collaborazione con il Comune di
Borgo Valsugana, il Sistema culturale Valsugana Orienta-
le, l'Universit degli studi di Trento-Dipartimento di eco-
nomia, l'Associazione per lo sviluppo della Valsugana e la
Filiera Agroalimentare trentina, hanno organizzato per il
20 gennaio 2007 un convegno di studi sull'economia in-
dustriale in Valsugana nella seconda met del Novecento
con particolare attenzione alla prospettiva sia storica, sia
futura.
Fra i partecipanti alla giornata di studio si ricordano: Mar-
gherita Cogo (Vicepresidente della Provincia autonoma di
Trento e Assessore alla cultura), Laura Froner (Sindaco di
Borgo e deputato), Flavio Pacher (Presidente compren-
sorio C3), Paola Furlan (Sog-
getto delegato del Patto terri-
toriale Valsugana Orientale),
Mariano Tomasini (Presidente
BIM Brenta), Alessandro Con-
ci (Presidente Associazione
sviluppo Valsugana), Ivo Rossi
(Comitato scientifco dellAsso-
ciazione Sviluppo Valsugana),
Elio Casarotto (Rappresentan-
te Industriali C3), Dario De-
nicol (Presidente provinciale
Artigiani), Stefano Simonetto
(Imprenditore FAT), Domizia-
no Paterno (gruppo Paterno-
Eurobrico), Quirino Purin (Fi-
liera agroalimentare trentina),
Claudio Voltolini (Segretario
La speranza industriale:
Sviluppo e modernizzazione
in Valsugana (1950-1990)
comune di borgovalsugana sisTema culTurale valsugana orienTale
Convegno di studi
Sabato 20 gennaio ore 9.00
presso la Filiera Agroalimentare Trentina
Castelnuovo Valsugana (Trento) in localit Broletti
Associazione
per lo sviluppo
della Valsugana
Info
Biblioteca Pubblica Comunale di Borgo Valsugana
Via XXIV maggio, 7
Tel. O461754052 - Fax 0461759252
e-mail: borgo.valsugana@biblio.infotn.it
UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI TRENTO
DIPARTIMENTO DI ECONOMIA
12
13
Febbraio 2007
Una tavola rotonda sul progetto Memoria per il Trentino
e sul Museo storico del Trentino
"Un passaggio importante per la cultura trentina, un pro-
getto capace di coinvolgere le diverse realt presenti sul
territorio, istituzionali e non, allinsegna della valorizzazio-
ne dellidentit del territorio e delle sue genti e del lavoro
di scavo sulla memoria collettiva". Questo il proflo del
nuovo Museo storico del Trentino, che stata al centro il
26 febbraio 2007 di un incontro promosso dalla Provin-
cia autonoma di Trento a Maso Martis, alla presenza di
una platea di sindaci, assessori alla cultura e altri espo-
nenti del mondo delle istituzioni, ma anche dei rappre-
sentanti dei molti soggetti che operano sul terreno. Hanno
preso la parola il presidente Lorenzo Dellai e la vicepre-
sidente, nonch assessore alla cultura Margherita Cogo,
assieme al sindaco di Trento Alberto Pacher, al direttore
dellattuale Museo storico in Trento dal quale la nuova
Fondazione Museo storico del Trentino prende le mosse
Giuseppe Ferrandi, e agli storici Gnther Pallaver, Luigi
Blanco e Quinto Antonelli.
Marzo 2007
Mondo in catene
Giuseppe Ferrandi e Vincenzo Cal hanno presentato pres-
so il Museo storico in Trento il volume di Sandro Disertori,
Mondi in catene (Rovereto, Stella, 2007). Si tratta di una
lucida testimonianza che, sulla base di esperienze perso-
nali, racconta di mondi in catene, di libert negate, di
umilianti compromessi sociali fno a preconizzare i dram-
mi del presente, quali la guerra in Iraq e le sue tragiche
conseguenze sulla popolazione civile. Testimonianze cui
fanno da sfondo sentimenti privati, atmosfere intime e
familiari, solitudini e affetti, nel quale il racconto di una
vita diventa anche preziosa fonte storiografca.
Verso la Fondazione Museo storico del Trentino
Il 15 marzo 2007 si svolto presso la sala Falconetto di
Palazzo Geremia a Trento un incontro nel corso del quale
si rifettuto sul progetto d'istituzione della Fondazione
Museo storico del Trentino. Patrizia Marchesoni e Rodolfo
Taiani hanno proposto un primo bilancio delle attivit pro-
mosse dal Museo storico in Trento negli anni 1994-2006,
mentre Christian Bonazza si soffermato sulle modalit
di censimento dei luoghi della memoria in Trentino. In
conclusione Luigi Blanco, Marcello Bonazza, Andrea Bo-
noldi, Livio Cristofolini, Giuseppe Ferrandi, Mauro Gelf,
Severino Vareschi e Camillo Zadra hanno animanto la ta-
vola rotonda, moderata da Gauro Copppola, nel quale gli
invitati hanno offerto il loro contributo di rifessione.
provinciale FIM CISL), Arrigo Toccoli (Presidente Cassa
rurale di Olle Samone Scurelle), Sergio Oss (Presidente
APT Lagorai), Andrea Bonoldi, Andrea Leonardi, Pietro
Nervi e Maria Luisa Segnana (Universit degli studi di
Trento-Dipartimento di economia), Luca Fazzi (Universi-
t degli studi di Trento-Dipartimento di scienze umane
e sociali), Giuseppe Ferrandi, Alessandro De Bertolini e
Matteo Gentilini (Museo storico in Trento), Massimo Li-
bardi (Sistema culturale Valsugana Orientale), Michela
Giovannini e Claudio Visintainer.
Giorno della memoria 2007
Anche quest'anno il 27 gennaio, "Giorno della memoria",
stata occasione per rinnovare il ricordo della terribile
tragedia della Shoah. Oltre al momento di commemora-
zione uffciale, organizzato in collaborazione con il Comu-
ne di Trento, presso Palazzo Geremia e al quale hanno
partecipato in veste di relatori il sindaco Alberto Pacher, il
presidente del Consiglio comunale Alberto Pattini, Paolo
Ghezzi, Annelise Knoop-Graf e Patrizia Marchesoni, sono
stati promossi incontri nelle scuole con proiezione di fl-
mati e conferenze tematiche sull'argomento. Inoltre sta-
to proposto uno spettacolo teatrale dimpegno civile sulla
memoria dell'olocausto: luned 5 febbraio 2007 (in re-
plica per le scuole il giorno successivo) la compagnia del
Teatro dellOrsa ha presentato lo spettacolo Vivere an-
cora, con Monica Morini, Bernardino Bonzani e Claudia
Catellani al pianoforte. Si trattato di un vero e proprio
cammino attraverso le testimonianze scritte trasmesse da
coloro, superstiti o meno, che hanno vissuto il dramma
dell'olocausto e che invitano a non essere semplici spet-
tatori, ma a lasciare traccia di s nello spazio-tempo della
rievocazione.
Emilio Chiocchetti
Lorenzo Dellai (Presidente della Provincia autonoma di
Trento), fr. Germano Pellegrini (Ministro provinciale Ordi-
ne frati minori) e Nestore Pirillo (docente dell'Universit
degli studi di Trento), con l'intervento del curatore (Gianni
Faustini) e gli altri autori del volume (Sergio Benvenuti,
Giuseppe Ferrandi e Mario Quaranta) hanno presentato
il 30 gennaio 2007 presso il Museo storico in Trento il
volume Emilio Chiocchetti (Trento, Pancheri, 2006). Gli
intervenuti hanno illustrato limpegno di Emilio Chioc-
chetti (Moena 1880-1951) come flosofo e docente del-
lUniversit cattolica di Milano, come animatore culturale
e promotore di opere assistenziali, restituendo ad una f-
gura elogiata a suo tempo anche da Benedetto Croce, ma
per lungo tempo immeritatamente dimenticata, il giusto
spessore umano e intellettuale.
14
Convegno di studio: le donne democristiane
Il Museo storico in Trento e l'Istituto Luigi Sturzo di Roma,
con il sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di
Trento e Rovereto, hanno organizzato per il 21 marzo
2007, all'interno del progetto "Le donne democristiane:
dal diritto di voto allimpegno politico per la costruzione
della democrazia repubblicana, un convegno di studio sul
tema La presenza e limpegno politico delle donne cat-
toliche in Trentino nel secondo Novecento. Nel corso del
convegno, introdotto e coordinato da Armando Vadagnini,
stato proiettato un video, curato da Lorenzo Gardumi e
Matteo Gentilini, che raccoglie parte di quindici interviste
videoregistrate a testimoni privilegiate, quali Lina Bologni-
ni, Francesca Ferrari, Agnese Fiorentini, Sandra Frizzera,
Carla Grandi, Carla Orsinger, Sitia Sassudelli, Anna Pia
Rigon. Sono intervenuti Alberto Pacher, Margherita Cogo,
Flavia Nardelli, Silvana Casmirri, Giuseppe Ferrandi, Paola
Gaiotti, Claudia Piccoli.
Prijedor: tratti di storia condivisa per una pace possibile
LAssociazione Progetto Prijedor, in collaborazione con il
Museo storico in Trento, ha proposto nel periodo 27 mar-
zo-6 aprile 2007, allinterno della manifestazione "Il Gioco
degli Specchi: migrazioni, letteratura e societ", una mo-
stra fotografca predisposta dal Museo "Kozara" di Prijedor
(Bosnia Erzegovina). La mostra ha tentato di illustrare la
storia della citt nata nel XVII secolo sulle rive del fume
Sana, al confne tra gli imperi Turco Ottomano e Austroun-
garico. Lo ha fatto con le immagini della prima ferrovia in
Bosnia Erzegovina, dellincendio che distrusse quasi lin-
tera citt nel 1882, delle prime scuole, dei cori polifonici,
degli edifci costruiti durante il periodo austroungarico, del-
la lotta per lindipendenza, della seconda guerra mondiale,
della resistenza al nazifascismo, del secondo dopoguerra e
della speranza in un futuro migliore.
Aprile 2007
62. Anniversario della Liberazione
Anche quest'anno il 25 aprile stata occasione per ce-
lebrare l'anniversario (il 62.) della Liberazione e della
fne della seconda guerra mondiale. Il Comune di Trento,
in collaborazione con il Museo storico in Trento, l'ANPI,
l'ANEI e l'ANPPIA, ha predisposto un ricco programma di
appuntamenti che oltre ai momenti di commemorazione
uffciale, ha previsto anche, presso la Biblioteca comunale,
un incontro con Gnther Pallaver e Giuseppe Ferrandi sul
tema della resistenza in Austria e in Italia e un'esposizione
fotografca dal titolo "Le virt nascoste: eroi sconosciuti e
dittatura in Austria 1938-1945".
Zambana '55'56: memorie di una comunit
Il Museo storico in Trento e il Comune di Zambana, grazie
alla collaborazione della Provincia autonoma di Trento-
Progetto memoria per il Trentino, hanno allestito dal 29
aprile al 20 maggio una mostra che attraverso immagini
fotografche e un documentario realizzato appositamente
per l'occasione, ricostruisce le vicende della comunit di
Zambana prima, durante e dopo la frana degli anni 1955-
1956, evento calamitoso che segn una frattura nella sto-
ria del paese. Il percorso espositivo stato ospitato prima
a Zambana vecchia e successivamente trasferito a Zamba-
na nuova, un modo questo di ripercorrere simbolicamente
ci che la popolazione ha vissuto quando fu costretta ad
abbandonare le proprie case. In sede di inaugurazione e
all'interno della mostra stato proiettato il video documen-
tario Zambana 5556: memorie di una comunit co-pro-
dotto dal Museo storico in Trento e dal Centro Audiovisivi
della Provincia autonoma di Trento per la regia di Lorenzo
Pevarello.
15
La regione Trentino-Alto Adige nel XX secolo: I: Politica e istituzioni. A cura di Giuseppe Ferrandi e Gnther Pallaver,
pp. 762, E 28,80 (Grenzen/Confni, 4/1). Anche in versione tedesca (Die Region Trentino-Sdtirol im 20. Jahrhun-
dert: I. Politik und Institutionen)
Quando, nel 1999, il Museo storico in Trento diede avvio al progetto di una storia della
Regione Trentino-Alto Adige/Sdtirol del XX secolo, si era ben coscienti del fatto che non
si sarebbe trattato di unimpresa facile n dal punto di vista del metodo n del conte-
nuto. Il secolo breve ha segnato, infatti, profondamente lesistenza della popolazione
che vive in quest'area: con le lotte etniche, con le due guerre mondiali, con le particolari
condizioni imposte dopo la prima guerra mondiale in materia di diritto internazionale
e, successivamente, con lavvento al potere del fascismo anche a livello istituzionale,
con loccupazione nazista e con le molte e profonde tensioni tra Bolzano e Trento in
relazione allo sviluppo dellautonomia dopo il 1945. Altrettante cesure, che evidenziano
come la storia del XX secolo in questa regione, sia stata particolarmente segnata dalla
contrapposizione di nazionalismi, frutto s delle contraddizioni dell'ottocentesco stato
plurinazionale asburgico, ma specialmente delle due guerre mondiali. La storia comune
della regione e dellautonomia prodotto, invece, della democrazia del periodo succes-
sivo alla fne della seconda guerra mondiale e del processo di integrazione europeo. A
questa prima uscita, dedicata ai temi della politica e delle istituzioni, seguiranno altri volumi che guarderanno alla
storia di questa regione nel Novecento dal punto di vista delleconomia, della societ e della cultura.
Storia e memoria: la seconda guerra mondiale nella co-
struzione della memoria europea. A cura di Gustavo Cor-
ni, pp. 284, E 18,00 (Grenzen/Confni, 6)
Il volume raccoglie i testi delle relazioni presentate al con-
vegno internazionale svoltosi a Trento il 16 e 17 dicembre
2004. L'incontro voleva proporre una rifessione su alcune
piste di lettura della seconda guerra mondiale e delleredi-
t che essa ha lasciato e cogliere nel contempo, in una di-
mensione sovra-regionale e sovra-nazionale, lintreccio fra
storia e memoria, memoria pubblica e memoria privata.
Certo, il volume non copre tutti i molteplici aspetti di que-
sto enorme problema. Intento di questa raccolta di saggi
semmai quello di allar-
gare lo sguardo a contesti
non italiani, ammonendo-
ci che lorto della memo-
ria di casa nostra non
chiuso, e non pu esserlo,
ma che esso aperto ver-
so lesterno, interagendo
con esso. Anche qui sta,
forse, un piccolo granello
di rifessione (non priva di
elementi problematici) in
vista di una costruzione
di una memoria comune
europea.
Presentazioni pubblicazioni del Museo storico in Trento
Nei primi mesi del 2007 sono
state presentate in varie occa-
sioni le pi recenti novit edito-
riali del Museo storico in Trento.
Il volume di Luciana Palla, Tita
Piaz: a confronto con il suo mito
stato presentato il 16 febbraio
presso la sede SOSAT di Trento
da Franco De Battaglia e Fabio
Chiocchetti; il volume di Paola
Antolini, Vivere per la patria:
Bice Rizzi (1894-1982) stato
presentato a Trento il 15 marzo
da Sergio Benvenuti, Vincenzo Cal e Gianni Faustini e a
Rovereto il 28 marzo da Maria Nadia Filippini e Quinto
Antonelli; Il governo della benefcenza in Tirolo: secoli
XVIII-XX di Giuseppe Pantozzi stato presentato a Tren-
to il 29 marzo 2007 da Piero Nervi, Gauro Coppola,
Cleto Corposanto e
Christoph von Har-
tungen e a Bolzano
il 12 aprile 2007 da
Giorgio Delle Donne,
Casimira Grandi e
Christoph von Har-
tungen.
NOVIT EDITORIALI DEL MUSEO STORICO IN TRENTO
ALTRESTORIE - Periodico di informazione - Direttore responsabile: Sergio Benvenuti
Comitato di redazione: Giuseppe Ferrandi, Patrizia Marchesoni, Paolo Piffer, Rodolfo Taiani
Hanno collaborato a questo numero: Mauro Gilmozzi, Domenico Luciani, Walter Micheli, Caterina
Tomasi, Bruno Zanon
Periodico quadrimestrale registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002, n. 1.132 ISSN 1720-6812
Progetto grafco: Grafcomp - Pergine (TN)
In copertina: Vista aerea di Trento e della valle dellAdige
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