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Alcuni pesi monetari farnesiani inediti

(Giuseppe Crocicchio e Giorgio Fusconi)

I pesi monetari Nel passato per pesare le monete, per rendere le operazioni pi veloci e pi sicure, anzich usare il peso standard e le sue frazioni, furono utilizzate apposite serie di pesi campione tarate allorigine sul peso legale delle specie autorizzate a circolare. Solo quando la moneta non riusciva a bilanciare il corrispondente peso, si procedeva a misurare il calo con piccole frazioni che permettevano di valutare il defalco da apportare al valore della moneta. I pesi monetari erano usati sin dallantichit: sono noti degli exagium soledi attribuiti a Giuliano II 1 , (360-363), altri al regno di Graziano e Valentiniano II 2 (375-383); alcuni pesi furono emessi durante il regno di Onorio 3 (393-423) e portano il suo nome per esteso, altri recano sul lato principale i monogrammi di Marciano 4 (450-457) e di Leone I 5 (457-474). E, comunque, probabile che fin dalla introduzione del nuovo solido doro, emesso per la prima volta sotto limperatore Costantino Magno al taglio di 72 per libbra, che si sia cominciato a controllare i pesi delle monete doro, sia per accertarsi dellautenticit del pezzo che per verificare la regolarit ponderale degli esemplari. Nellimpero doriente si fece larghissimo uso di pesi monetari tanto che di essi un gran numero arrivato fino ai nostri giorni. Sono questi dei blocchetti di bronzo di forma quadrata, ma ve ne sono anche circolari o ottogonali, che recano inciso o ageminato in argento una N (per nomisma o nomismata e leventuale numerale greco corrispondente alle monete che potevano essere sottoposte alla stessa pesata 6 . I bizantini, mutuandoli dagli arabi, fecero uso anche di pesi di pasta vitrea. Le popolazioni italiche usarono anche pesi monetari marcati in latino con leggenda SOL(edus/edi) seguita da un numerale romano 7 . Il solido bizantino circol ovunque ed i relativi pesi si diffusero anche nelle aree non sottoposte allautorit di Bisanzio. Alcuni esemplari sono stati rinvenuti anche in territorio piacentino e di questi un esemplare, trovato a Pianello Val Tidone durante uno scavo effettuato sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia-Romagna, dallAssociazione Archeologica Pandora, in localit Piana di San Martino, gi stato pubblicato 8 . Nello stesso sito, durante la campagna di scavo dellagosto 2006, sono stati rinvenuti, uno accanto allaltro, in una stessa zolla 9 , altri quattro pesi monetari di fattura molto fine.

Simon Bendall, Byzantine Weights, London 1996, n. 1. Bendall 1996, op. cit., n. 2-3. 3 Bendall 1996, op. cit., n. 5: D/ DNHONORI-VSAVG, busto diademato e drappeggiato a d.; R/. EXAGIVM-SOLID, La Moneta stante con cornucopia e bilancia. 4 Bendall 1996, op. cit., n. 14-15. 5 Bendall 1996, op. cit., n. 16. 6 N o NA (1 nomisma), NB (2 nomismata), N (3) N (4), NE (5), NS (6) NH (8), N (9), NIB (12), NIE (15), NIH (18), NK (24), NKS (26) NS (36), NOB (72 nomismata). 7 Bendal, 1996, op. cit., n. 152 - 168. 8 M.T.Bonfatti Sabbioni, G.Crocicchio, E.Grossetti, Linsediamento tardo-antico e medievale della Piana di San Martino (Pianello Val Tidone, Piacenza), in BSP, XCVI, 2001, p. 132, n. 4; Questo esemplare, dal peso di 4,31 grammi, di rozza fabbricazione, porta inciso sulle due facce un globetto racchiuso in un circolo puntinato. 9 Probabilmente in origine erano racchiusi in un contenitore che si dissolto, forse un sacchetto di tessuto o di pelle, o una piccola scatola di legno.
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Fig. 1; I quattro pesi di et bizantina venuti alla luce sulla Piana di S.Martino (Pianello V.T.).
Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia-Romagna. Su concessione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.

1. Peso da sei nomismata. Lettere N S sormontate da una crocetta; il tutto in largo circolo puntinato; ai quattro angoli motivi decorativi a forma di croci. Rovescio liscio. mm 23,4 x 23,3 x 6,4 grammi 24,77 Bendall 94-95 var. 2. Peso da un nomisma. Lettera N sormontata da una circoletto. Rovescio liscio. mm 12,5 x 12,4 x 3,5 grammi 4,23 Bendall 103-104 var. 3. Peso da 12 silique 10 ( nomisma). Numerale IB graffito. Rovescio liscio. mm 10,6 x 10,2 x 2,8 grammi 2,27 Bendall manca
Nota: Il Bendall elenca ai nn. 80 ed 81 due esemplari segnati IB, con pesi da oncia, ossia da 12 scripula (gr. 13,60 e 12,80); nella tabella a pag. 8 elenca tra i pesi bizantini il 12 silique di gr. 2,27 (corrispondente ad un semisse o mezzo nomisma), senza averne repertoriato alcuno.

2. Peso da sei silique ( di nomisma). Numerale S graffito. Rovescio liscio. mm 8,9 x 8,1 x 2,3 grammi 1,11 11 Bendall manca I quattro pesi in questione, trovati da occasionali visitatori 12 , sono stati in seguito recuperati e depositati presso il Museo Archeologico della Val Tidone dove sono in corso dinventariazione. Di
Da notare che in et longobarda furono effettivamente coniate delle monetine dargento (le silique di Pertarito ad una sola impronta) il cui peso medio di circa 0,18 grammi (E. Bernareggi, Moneta langobardorum, Milano 1984, p. 133, 145, e 206). 11 La maggior parte dei tremissi doro longobardi battuti da Desiderio, ha un peso che si avvicina a questo valore.
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essi si ha intenzione di elaborare uno studio specifico in quanto tali reperti si potrebbero rivelare di straordinaria importanza e per la datazione dello strato, in quanto, se databili, rappresenterebbero un termine post quem della sigillazione del sito, ma essere di ancor pi grande interesse per la determinazione dellunit di peso usata dai longobardi, che ancora oggi, a quanto ci risulta, non stata individuata 13 . Tali pesi, forse dimportazione bizantina, ma pi probabilmente di eccellente manifattura locale, erano in uso in un territorio che in quegli anni stato sottoposto al solo dominio longobardo, e di fatto il luogo di rinvenimento risulta distante solo pochi chilometri da Pavia, capitale del Regno. Con larrivo dei carolingi e con limposizione di una circolazione monetaria monometallica dargento divenne sporadica ed inutile la consuetudine di pesare le monete con specifici pesi e, dal IX secolo alla met del XIII, luso dei pesi monetari fu quasi del tutto abbandonato. Con il risveglio dei commerci, dopo la lunga stagnazione medioevale, nel 1252 Genova e Firenze iniziarono la coniazione di monete doro, seguite qualche anno dopo anche da Venezia. Con il ritorno in circolazione delloro e per arginare il flagello della tosatura delle monete, i pesi monetari tornarono ad essere necessari e si riprese a fabbricarli in grande quantit. Evoluzione legislativa a Piacenza A Piacenza lapplicazione delle norme che regolavano luso dei pesi monetari era affidata ai Consoli del Collegio dei Mercanti che le hanno codificate nei loro Statuti. Gli Statuti pi antichi dei Mercanti piacentini che ci sono pervenuti, recano un proemio scritto nellaprile del 1321, sotto la signoria di Galeazzo I Visconti, su un altro precedente completamente abraso. E stato gi rilevato che, per ragioni paleografiche, il testo da far risalire ad almeno il XIII secolo 14 . Una data pi precisa rilevabile dalle aggiunte ai vari articoli che, essendo datate, ci dimostrano che il testo fu approvato nellottobre del 1254 o, comunque, pochissimi anni prima del 1255 15 . Concordano con questa datazione anche le citazioni dei mezzani, rilevabili in alcuni articoli, che furono la moneta base del circolante piacentino della prima met del XIII secolo e che furono coniati per lultima volta proprio nel biennio 1254/1255. Nelle successive emissioni questo nominale fu abbandonato e rimpiazzato dal denaro imperiale che aveva un potere liberatorio doppio, cio di due mezzani. In questi statuti antichi, tra i numerosi articoli che riguardano i pesi e le bilance, certamente riferito alla pesatura delle monete il capo 105 16 che emanava la normativa per il periodico controllo e la calibrazione dei marchi17 usati dai banchieri (campsores).
I reperti sono stati rinvenuti nel terreno di riporto di uno strato che ricopriva lacciottolato dun vano trapezoidale compreso nel saggio 1, vano ch stato indagato durante la campagna di scavo dellagosto 2006; questo strato poi risultato ricchissimo di reperti metallici e ceramici. 13 Il Bernareggi, che ha scritto alcuni saggi fondamentali sulla monetazione longobarda, ha verificato che il sistema pondometrico bizantino si adatta male ai pesi rilevati nella loro monetazione. Essendo lultimo grado di esattezza delle bilance longobarde pari al peso di un grano dorzo, riprendendo le teorie di Luschin von Ebengreuth, ha verificato che i pesi si inquadrano meglio utilizzando il sistema del troy-grains inglese; Bernareggi 1984, op. cit., p. 67, e A. Luschin von Ebengreuth, Il sistema degli aurei italiani di Carlo Magno, in Rivista Italiana di Numismatica, 1908, pp. 89 e segg. 14 Piero Castignoli e Pierre Racine, Corpus statutorum mercatorum Placentiae (secoli XIV-XVIII), Milano, 1967, p. XXVII. 15 Laggiunta al capo al 377 fu effettuata nellottobre 1255; al capo 328 nel 1261; al 370 nel 1263; al 404 nel 1272; al 379 e al 420 nel 1273; al 324, 359 e 437 nel 1275; al 360 e 431 nel 1276; al 358 e al 464 nel 1277; al 459 nel 1279; al 94 nel 1280; al 61 e al 403 nel 1281; al 408 , 423 e 443 nel 1283; al 542 nel 1284; al 509, 525 e 541 nel 1285; al 555 nel 1288; al 135 e al 374 nel 1291; al 482 nel 1298; al 72 nel 1305; al 397 nellottobre 1308; al 66 nel 1311; al capo 676 nellottobre 1316. Le aggiunte e le modifiche successive al 1320 furono aggiunte in carte poste in coda allo stesso volume. 16 Castignoli-Racine 1967, op. cit., p. 48. 17 Il marco era lunit di peso usata per le monete e per i metalli preziosi. Il marco, pari a grammi 234,9973, era composto da 8 once (di grammi 29,3746) suddivise a loro volta in 24 denari (di grammi 1,2239), e il denaro in 24 grani (di grammi 0,0509). Spesso, e questo uno dei casi, il termine marco era usato in senso lato per definire i pesi che erano tagliati sul piede del marco e, quindi, anche i pesi monetari; vedi in proposito F.Mazza, I pesi monetari di Monete milanesi, Milano 1982, p. 9.
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Nelle norme aggiunte nel 1329, il capo 2 dedicato al modo di pesare i fiorini doro 18 che, contrapposti allo specifico peso, dovevano risultare pi pesanti (vincere la bilancia) con lo scarto in pi o in meno di un grano di marco (circa 51 millesimi di grammo). Nel 1330 19 fu, invece, introdotto lufficio del pesatore pubblico di fiorini; il nuovo pubblico ufficiale doveva essere det superiore ai 20 anni, essere persona idonea ed affidabile, che poteva per essere rimossa dagli stessi consoli che lo avevano nominato. Ad egli erano affidate anche la bilancia ed il peso del fiorino che erano conservati nella palazzo della Mercatura, peso che doveva essere verificato due volte al mese. Qualche anno dopo, nel 1333 20 , pro honore ipsius mercadandie fu imposta la restituzione del peso ufficiale del fiorino che, nella successiva normativa divenne inasportabile poich, come tutte le altre misure campione, esso doveva restare sempre nel palazzo della Mercatura a disposizione degli affiliati. Dal XIV sec. al 1546, salvo il periodo in cui fu sottoposta allautorit pontificia (1513-1545), Piacenza ed il suo territorio furono soggette alla dominazione Visconteo-Sforzesca e la normativa in vigore fu quella di Milano 21 . Quindi, oltre alle norme registrate sugli Statuti del Collegio dei Mercanti, molte disposizioni pervennero dalle autorit centrali e furono trascritte nei Registri delle Lettere di Governo o nei Registri delle Provvigioni del Comune di Piacenza. A titolo desempio citeremo alcuni di questi ordini: il 2 maggio del 1457 fu emanata una tariffa al cui punto 1 era previsto: Che li ducati doro chiamati de camera de justo peso secondo lo campione se spendano per soldi settantaquattro, queli de uno grano, per soldi settantatry et se desendano, per ciascuno grano che calarano, uno soldo. 22 . E quindi implicito che era stato inviato da Milano il peso ufficiale del ducato doro di camera, che di giusto peso poteva essere speso per settantaquattro soldi ma, gli esemplari calanti, sarebbero stati quotati un soldo in meno, per ogni grano di calo. Ancora pi interessante il testo della lettera datata Mediolani die 13. Augusti 1474 23 che descrive anche due pesi monetari, fabbricati da Gabriele Pirovano, che dovevano essere usati, quello tondo con la testa di Galeazzo Maria Sforza ed al rovescio una testina di Santambrogio, per i ducati doro testoni e per i ducati veneti e laltro, triangolare con una L e la solita testina di SantAmbrogio, per ducati larghi e stretti e per i fiorini: Pro ponderibus auri et monetarum. Egregie tamquam frater et prudens amice carissime. Sunt ordinati dui novi campioni da pexare lo oro per conformarsi cum le altre ceche de Italia, et per provedere allindennit d populi et Subditi Ducali, li quali campioni a ti Texorero na mander Gabriel da preovano sopraci deputato tanti quanti ne bixognerano in quella provisione per el pretio che ello te far intendere, pertanto havute le presente vui Referendario fareti fare la crida ch niuna persona sia che si voglia presuma hosare in tenere altri campioni da pexare oro se non li dui infrascritti quali saranno dati per d(etto) texorero li a chi ne vor per tanto pretio luno cio uno campiono tondo chi ha da uno canto la testa picolina de Sancto Ambroxio, et da laltro limagine del nostro Ill.mo Sig.re. Il quale campione solo sia per li testoni et venetiani chi siano gravi ad esso cambione altramente non se debiano spendere ni recevere per el pretio limitato per le cride facte. Et trovandose essere de
2. Additum est per dictos dominos abbatem et emendatores, capitulo quod loquitur de forma pensandi florinos, quod statutum factum fuit in anno corrente .mcccxxvj. quod illi florini qui fuerint inventi esse minus uno grano et ab uno grano supra debeant vincere pensam. Addizioni del 1329 agli Statuti del 1321, in Castignoli-Racine 1967, op. cit., pp. 214. 19 Statuti del 1320, capo 1, in Castignoli-Racine 1967, op. cit., p. 48. 20 Addizioni del 1333 agli Statuti del 1321, in Castignoli Racine 1967, op. cit., p. 228, capo 10. 21 La normativa del periodo stata pubblicata da Ferdinando Mazza; vedi: F.Mazza 1982, op. cit., p. 16-22; e F. Mazza, Evoluzione legislativa, bilanciai e marchi di fabbrica relativi ai pesi monetari di Milano, in La zecca di Milano, Atti del convegno internazionale di studio, 9-14 maggio 1983, Milano, 1984, pp. 491 522. 22 Archivio di Stato di Piacenza (citato successivamente AsPc), Registri delle Provvigioni (citate successivamente Provv), vol. 15 (D.13), f. 25v. 23 AsPc, Registri delle Lettere di Governo (citati successivamente RLG), H, c. 51-51v.
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puncto al altro infrascrito cambione se possano spedere et recevere per larghi et non altramente. Laltro cambione e triangulato et ha da uno canto la dicta testa picula del Sancto et da laltro una L e questo sia solo per li ducati e fiorini larghi e streti dogni maynera li quali siano in puncto ad esso cambiono, altramente non si possano spendere ni recevere facendo publicare che tuti li altri cambioni reiecti et desfati et niuni altri se possano usare ne tenere se non li soprascriti, con la pena che parer ali Spectabili Ducali Deputati sopra li ordini de le monete da essere aplicata ala camera ducale per la terza parte per laltro terza al Inventore et per laltra terza al Incantatore de la Cecha irremissibilmente . La relativa grida fu pubblicata a Piacenza il successivo 23 agosto ed il prezzo dei due pesetti, che furono distribuiti dal tesoriere della Camera Ducale, era presumibilmente di 18 denari luno24 , pi le spese di trasporto da Milano a Piacenza. Come nota di colore citeremo quanto era contenuto nel decreto emesso da Luigi XII di Francia, nuovo Duca dello Stato di Milano e di Piacenza, l11 aprile 1502 25 , norme che non riguardavano in modo specifico i pesi monetari, ma i tosatori e i falsificatori di monete. Per costoro furono introdotte le pene vigenti oltralpe e pertanto vennero puniti con la confisca di tutti i beni e con il rogo. Era prevista lapplicazione della stessa pena, e questo francamente ci sembra esagerato, anche per coloro che, pesando le monete, accantonavano le pi pesanti per lucrare o per tesaurizzarle: Primo che veruna persona de qualuncha stato grado conditione dignit et preheminentia non ardisca n presuma in modo alcuno direto vel indireto ne sotto alcuno pensato n quesito colore per s ne per interposita persona in alcuno loco, subiecto al dicto dominio suo de milano dessa Sua M(aest)a tondere n fare tondere, diminuire n fare diminuire n per alcuno altro modo corompere n fare corompere n guastare moneta alcuna coss doro como dargento: e coss del stampo de sua M(aest) como de cadauno altro, sotto la pena de patire el focho in modo chel mora, et ultra ci dela confiscatione de tuti soy beni mobili e immobili da essere aplicati per la terza parte a la Regale Ducal Camera, per laltra terza parte, al incantatore de la cecha regale e Ducale, e per laltra terza parte a lo accusatore irremissibilmente. Item che veruna persona como dicto de sopra non ardisca n presuma scientemente fabricare n fare fabricare n spendere n fare spendere monete false de qualuncha stampa essa sia, sotto le pene predicte. Item che veruna persona ut supra, non ardischa n presuma ut supra cernere n fare cernere moneta forte dala men forte n trabuchare 26 n fare trabuchare, n fondere n far fondere moneta alchuna la quale sia fabricata nela cecha regale Ducale, sotto la pena del havere et dela persona. Il quadro normativo det farnesiana Le norme in vigore in et farnesiana derivano direttamente da quelle di et Visconteo-Sforzesca. Lo Statuto dei Mercanti del 1441 era, infatti, ancora in vigore nel 1724, quando fu tradotto in volgare dal latino. Non fu modificato neppure nel 1767, quando furono stilate le bozze di un nuovo statuto che non entr mai in vigore in quanto non ebbe lapprovazione ducale, e che fu definitivamente archiviato nel 1775. Di seguito trascriviamo i capitoli riguardanti la pesatura delle monete ricavandoli dagli statuti del 1441, nella traduzione ufficiale del 1724 27 , perch essi forniscono il quadro generale entro cui si porranno i successive provvedimenti emanati con le gride.

Il prezzo di vendita, non citato nella lettera, ricavato da Mazza 1984, op. cit., p. 502. AsPc, RLG, K, 42v; As, Gridario Magistrature Giudiziarie (citato successivamente GMG), vol. VIII, n. 90 (estratto); Biblioteca Comunale di Piacenza, Mss. Pallastrelli, vol. 20, p. 38. 26 Questo termine deriva da trabucco, una antica misura lineare, ed indica quindi la misurazione del diametro: il tondello pi largo poteva essere un indice di maggior peso e di un maggior valore intrinseco. 27 Statuti del 1441 (traduzione del 1724), in Castignoli-Racine1967, op. cit., pp. 419 e segg.
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Libro I, Capo 21 21. Delli Pesaroli delle Monete doro e dargento. Che si faccia ellettione per li Consoli fra quindici giorni, doppo saranno entrati nel loro Consolato, dun uomo da bene, maggiore danni venti, perito nellarte del pesare e giudicare le monete, Banchero, overo stazionario (ndr: negoziante), che tenga banco continuamente, il quale, astretto dal giuramento avanti essi Signori Consoli, fedelmente e senza fraude, habbia a pesare e giudicare sopra il valore e callo delle monete, cos doro come dargento, avuti per prima li pesi e campioni da detti Signori Consoli, secondo che dovr esaminare e pesare le monete. Il qual Elletto nondimeno al banco dove far tal offizio non eserciti altro negozio ed habbia per suo salario per cadauna decena delle monete doro, un denaro e qual Elletto per possa esser mosso per detti Signori Consoli dal detto offizio e substituto un altro, secondo piacer alli detti Signori Consoli. Libro I, Capo 25 25. Delli Elletti a ricercar le (sic) Marchi. Siano tenuti li Consoli dal d chintraranno nel loro Consolato, sina kalende di febraro prossimo susseguente, haver elletto duoi uomini da bene del Colleggio delli Signori Mercanti avveduti e discreti, i quali, astretti da giuramento, diligentemente ricercheranno le bilancie, marchi, libre, oncie ed altri pesi, cos delli Orefici, come delli Fabri, Marzari, formaggiari e speziali, e tutti quelli saranno ritrovati giusti, che subito se li restituiscano; ma li altri, che non saranno giusti, si portino al Palazzo della Mercantia a farli giustare alla forma e secondo la forma delle bilancie e pesi del Comune della Mercantia, cio di oncie dodici per cadauna libra e per cadaun peso, che non sar trovato giusto; quel tale, che tener tal peso sia condennato in cinque soldi e pi alla discrezione delli Consoli, secondo la qualit del delitto, ogni volta chegli sar ritrovato, e, se in eseguire le predette cose, li detti Officiali cometteranno fraude, overo negligenza, che siano puniti per cadauna volta in venti soldi di moneta di Piacenza. Libro I, Capo 26 26. Delli Cercatori delle stadere e pesi. Che si faccia ogni mese per i Consoli, overo per un deputato da loro, diligente ricerca delle stadere e pesi ed almanco due volte lanno per quelli, che saranno istituiti a questo negozio, si vada alle case di quelli, che hanno e tengono Stadere e pesi grossi, come saria a dire di pesi cinquanta e che considerino ed esaminano se sono giusti e, cadaun peso, che non sar giusto, che si giusti secondo la stadera e pesi del Comune della Mercantia. Libro II, Capo 71 71. Delli Banchieri. Niuno Banchiere, o qualsivoglia persona pesando, o trabuccando 28 monete, elegga overo estrada monete delle pi deboli e pi leggieri, sotto pena di dieci lire di Piacenza ogni volta che sar contraffatto, la mett delle quali siano dellaccusatore. Libro II, Capo 72 72. Che non si possino comprare tosature di monete. Niuno Banchiere, overo altra persona presuma comprare tosature di monete, sotto pena di lire venti cinque e della perdita delle cose comprate, ogni volta che sar contraffatto, la mett de quali sia dellaccusatore.
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Vedi nota 26.

Libro II, Capo 73 73. Chi spender moneta insufficiente sia tenuto ripigliarla. Qualunque persona spender moneta insufficiente, come contraffatta, tosata, overo falsa, sia constretto subito e, rimossa ogni eccettione, ripigliarla e questo sintenda precisamente. Libro II, Capo 83 83. Che nel Palazzo della Mercantia si debbano tenere le stadere, pesi e misure allesempio de quali si essaminino e formino le altre. Nel Palazo della Mercantia vi sia sempre una stadera, che mai si possa portare fuori da detto Palazzo, e sia rettamente pi che sia possibile aggiustata, similmente vi siano pesi dogni genere, che mai si portino fuori di detto Palazzo, quali pesi siano un marcho ch di oncie otto, nella cui concavit sia il pezo di mezzo marcho, cio oncie quattro, nel concavo di questo sia un peso di oncie due, ed anco nel concavo di questo sia il peso dunoncia, e cos discendendo del maggior peso sempre sminuendo per mett; e nella concavit del maggiore ponendovi sempre il minore, sinallottava parte dunoncia 29 , similmente essendo le oncie di marcho dissimili, e maggiori delloncia della libra, sia ivi una libra concava nella cui concavit vi sia una mezza libra, ch di sei oncie, nella concavit del peso della quarta, discendendo sino alla mezzoncia, vi siano ancora quattro pesi pi gravi, cio di cento libre, di cinquanta, di venti cinque, e di libre dodici ed oncie sei. Parimenti vi siano pesi di fiorini, ed altre monete doro ed anche dargento, se sar espediente pesarli, e le bilancie congruenti alli pesi opportuni. Quali tutte stadere, bilancie e pesi in ogni miglior modo possibile esaminate rittamente saggiustino, dovendosi allessempio di quelle ogni cosa pertinente a pesi, correggere, emendare e confirmare.

Fig. 2. Esempi di Piles de Charlemagne (Coll. privata).

Viene descritta una cosiddetta Pile de Charlemagne che era una serie di pesi conservata fino al tempo della rivoluzione francese come talon per la pesatura delle monete emesse dalla zecca di Parigi. Non ha nulla a che fare con Carlomagno essendo stata adottata per la prima volta nel XV sec., ma probabilmente riproduceva nella forma un peso molto pi antico che la tradizione faceva risalire fino al tempo dei carolingi. Vedi anche E. Martinori, La moneta, vocabolario generale, Roma 1914, voce: Pile de Charlemagne.

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Libro II, Capo 84 84. Che si debbano tenere li pesi e le misure giuste. Li pesi, bilancie, stadere e misure, tanto de formaggiari quanto di tutti li sudditi della Mercantia, siano giuste ed aggiustate allessemplare de pesi e misure del Comune della Mercantia e siano bollate dal bollo della Mercantia e secondo quelle giustamente e rettamente si misuri. E se sar contrafatto, sia condannato qualsivoglia contraventore in soldi venti, ogni volta che contraverr ed a questo effetto si debbano per li Consoli eleggere lInquisitori da deputarsi. Libro II, Capo 86. 86. Che il bollo della Mercantia non si debba falsare. Qualonque persona falsificher alcun bollo della giurisdizione della Mercantia, sia condannato in cento soldi e sia rimosso dalloffizio e benefizio de Mercanti come infame. Libro II, Capo 87 87. Che basti che le misure, stadere e pesi siano bollati una volta. Basti che le misure, stadere, pesaroli e pesi siano stati bollati una volta col bollo della Mercantia insieme al bollo del Signore Podest di Piacenza e sintendano esser rette e giuste n per lavvenire, essendo cos bollate, si possano calunniare, o in qualsivoglia modo, condannare per causa di bollo per il Signore Podest di Piacenza o alcuno suo Giudice; si ricerchi per ognanno per li Consoli, investigando diligentemente, della rettitudine e giustezza di quelle ed in qualonque cosa sar trovato diffettoso, sia condannato chi havr tal cosa diffettosa alla forma del precedente Statuto. Libro II, Capo 90 90. Che le stadere si debbano ongere ogni sabbato. Giurino li Pesatori che tutti li sabbati ongeranno le stadere e portando le stadere ogni qual volta piover, metteranno il capello alla stadera sotto le pene di cinque soldi per ogni volta. Libro II, Capo 95 95. Che al tempo delle fiere si faccino le misure e pesi aggiustati. Al tempo delle fiere, cio nel principio desse fiere di Piacenza, li Consoli faccino publicare a voce di Trombetta che niuno forastiero, overo qualounque altra persona, presuma misurare o pesare alcuna cosa, se non con misure, bilancie, stadere, e pesi aggiustati alle stadere, bilancie, e pesi del Commune della Mercantia. Alcune di queste norme (ad esempio libro I capo 26), pur non essendo riferite strettamente ai pesi per le monete, disciplinando la manutenzione e il controllo periodico dei pesi e delle bilancie, sono applicabili anche per banchieri e cambiavalute. La normativa emanata durante la dominazione farnesiana non veniva raccolta in uno specifico codice. I provvedimenti erano presi di volta in volta da istituzioni diverse e portati alla conoscenza del pubblico attraverso pubblici banditori che, nei giorni di mercato o nelle ore di massima affluenza nei luoghi pi frequentati delle borgate e della citt, chiamando a raccolta la popolazione mediante uno squillo di tromba, leggevano ad alta voce il testo delle nuove disposizioni. Le norme pi importanti venivano anche stampate 30 ed affisse in luoghi pubblici specifici. Questi fogli volanti
Nella tariffa del 3 gennaio 1622 si legge: h ordinato, che sia stampata, e affissa ne i luoghi publici d'essa Citt, acci vadi a notitia di tutti, e sia osservata insieme con li ordini, e bandi infrascritti come se fossero stati publicati
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presero quindi il nome di grida (poich il loro testo era stato gridato al pubblico), e venivano acquistati da coloro che erano particolarmente interessati a quella norma 31 e dagli avvocati che, come strumento di lavoro, le raccoglievano in appositi volumi. I gridari pubblici non contengono la normativa completa ed alcune disposizioni, sono reperibili solo negli atti amministrativi del Comune o in quelli delle magistrature interessate alla promulgazione del provvedimento. Nei registri delle Provvigioni della Comunit di Piacenza abbiamo trovato che il 26 novembre 1565 fu promulgato lordine di far tarare e bollare tutti i pesi campione dello scudo doro il cui peso legale era stato ridotto a 2 denari e grani 17 (grammi 3,315) 32 . Nella seduta del 20 luglio 1588 33 , gli Anziani del Comune affrontarono, tra le altre cose, la questione dei pesi usati nella zecca per liberare le monete che erano risultati non esatti. I pesi e le bilance in questione erano di propriet del banchiere piacentino Antonino della Costa che era stato zecchiere di Piacenza dal 1574 al 1583, ma erano usati dal nuovo appaltatore Paolo Campi. Dopo una lunga discussione si decise che questi dovevano essere immediatamente tarati e verificati e che, per il futuro, dovevano essere custoditi nella cassaforte della zecca dove si conservano le monete e che, delle tre chiavi della cassaforte, una doveva essere custodita dai Deputati del Comune eletti al controllo delle monete, una dal Soprastante nominato dalla Ducal Camera e la terza dal Soprastante della Comunit. Da una successiva provvigione 34 apprendiamo che la questione ebbe anche un risvolto penale, poich fu intentato un processo allo zecchiere e non escluso che fu proprio questa la causa dellannullamento del contratto di locazione. Questultimo provvedimento fu voluto dal Duca Ottavio Farnese che respinse tutte le suppliche del Campi. La zecca fu poi concessa proprio ad Antonino Costino che, evidentemente, non era stato responsabile dellalterazione dei pesi. Il 9 marzo 1594 35 fu promulgata e stampata unimportante grida che, oltre a disciplinare tutta la circolazione monetaria del Ducato, innovava la normativa riguardante i pesi monetari: E per obviare alle fraudi, e malitie de molti, i quali in grave danno de sudditi tengono due sorte di pesi, l'uno al ricevere, e l'altro al spendere si ordina, e comanda che non s possano usare da qual si voglia persona alcuna sorte de Campioni, e pesi che non siano bolati, e marchati del segno della Ceccha di questa Citt, sotto la pena de scuti vinticinque d'oro per ciascheduno, e ciascuna volta da essere applicati come di sopra e di maggiore pena anco corporale all'arbitrio di detto Eccelso Consiglio. Il controllo e la bollatura dei pesi campione delle monete, oltre che compito dei consoli del Collegio della Mercatura, che vigilavano su tutti i pesi e le misure lineari e di capacit, divent anche compito della Zecca ducale. Le monete bandite e quelle tosate o calanti per leccessiva usura, dovevano essere portate dallo zecchiere che le avrebbe pagate al prezzo del valore del fino contenuto, dopo averle tagliate e rese

suono di trombe. A volte, per, erano solo manoscritte; nella lettera ducale datata Milano 27 agosto 1492 si dava la seguente disposizione: Landaria anchora che fatiate fare cinque o sey copie de le infrascritte pezze de monete, e le poniate in li loci publici de dicta citt ad ci ognuno ne sia avisato. Et de quanto haverete exeguito per vostre lettere aspetto aviso. 31 Alcuni soggetti erano a volte costretti allacquisto per soddisfare un obbligo di legge. Nella grida datata 15 febbraio 1696 si legge: Parimenti si comanda ciascun Mercante, Bottegaro, Artista, Daziaro, Oste, e Portinaro, compresi ancora quelli, che sono fuori di Citt nel sudetto Stato, di dover tenere affissa una Copia della presente Grida nelle loro Botteghe, Dazj, Osterie, & altri luoghi pubblici; sotto pena di scudi venticinque d'oro, d'applicarsi come sopra. 32 ASPc, Provv. 50, 287. Prima di questa data il peso legale dello scudo doro era di grammi 3,381. 33 ASPc, Provv., 61, 165. 34 2 settembre 1588, ASPc, Provv., 61, p. 170. 35 Placentiae, die nona Martij 1594: AsPc, Fondo Magistrato Camerale (citato successivamente FMC), 16, Biblioteca Comunale Passerini-Landi (citata successivamente BC), Gridario Generale; BC, Gridario Pallastrelli (citato successivamente GP).

non pi spendibili 36 . Eccezionalmente, per un periodo determinato dopo la pubblicazione di una grida, potevano essere esportate fuori dallo Stato e commercializzate o spese fuori dai confini. Queste nuove disposizioni, per, non furono in grado di risolvere il problema della moneta calante in circolazione, e le gride del 16 giugno 1644 37 e del 23 marzo 1652 ne permisero la circolazione, risolvendo la questione con lapplicazione obbligatoria del defalco del calo dal valore di tariffa della moneta. La moneta perse improvvisamente una delle sue caratteristiche principali e cio quella di avere un valore specifico garantito dallautorit emittente (moneta segno), e di fatto essa doveva essere ceduta a peso, essendo ormai il suo valore ancorato al fino reale contenuto (moneta merce). La questione non era di poco conto e ne fu pienamente cosciente anche il legislatore che, nella seconda grida, eman anche le disposizioni che rendevano applicabile la nuova normativa, in difesa principalmente delle entrate tributarie: E perche si vuole omninamente levare l'occasione di spendere le monete calanti per pi di quello, che vagliono, s'ordina, e comanda, che tutti gli esattori dell'entrate publiche debbano tenere nelli loro Ufficij, Fondaci, Botteghe li pesetti delli danari bene aggiustati, e non ricevere monete da alcuno d'oro, e argento, massime le forestiere, se prima non le pesano. Com'anco l'istesso dovranno fare li Mercanti, e Negotianti in questa Citt, e suo Stato, sotto pena di dieci scuti d'oro chi non tener detti pesi, d'applicarsi come sopra. ( omissis ) In oltre havendo considerato l'Illustriss. Magistrato, che l'importanza di questo negotio consiste in che li pesi siano giusti, accioche non siano defraudati li poveri. Per come s'e deputato un posto vicino alla Piazza dove sar il peso giusto, e riconosciuto gi come tale, cos dovranno tutti gli altri far riconoscere li loro pesi, e aggiustare con ogni diligenza, perche trovandosi svario alcuno, saranno puniti colla pena di dieci scuti d'oro, d'applicarsi come sopra, e per la quale saranno pignorati immediatamente fatta l'inventione 38 . La pratica della pesatura delle monete divenne obbligatoria non solo per cambiavalute, banchieri ed esattori dell'entrate publiche, ma, da quel momento, tutti gli operatori commerciali furono costretti a dotarsi di bilance e di pesi monetari. Il mercato che poteva soddisfare limprovvisa e massiccia domanda di questi strumenti fu quasi sicuramente quello milanese poich, quando negli anni settanta si diffuse il collezionismo di pesi monetari, quelli seicenteschi e settecenteschi reperiti nelle case piacentine, erano quasi tutti di fabbrica milanese ed erano marcati con punzoni recanti leffigie di SantEligio39 affiancata dalle lettere S-E. E per probabile che anche a Piacenza si iniziasse a mettere a frutto questa nuova esigenza del mercato, poich, come vedremo tra breve, verso la fine di quel secolo era presente a Piacenza un operatore specializzato che commerciava, e forse produceva in loco, questo tipo di attrezzature. Il mercato monetario piacentino, allinizio della seconda met del XVII secolo, risent della sospensione delle Fiere dei Cambi che ebbe, come effetto, quello di bloccare quasi del tutto la produzione di buona moneta locale. La zecca, gestita da Ludovico Fermi, dopo una emissione di quarantani di mistura avvenuta nel 1649, rest inoperosa ed esercit di fatto solo attivit bancaria e

Questa norma, contenuta nella grida del 5 marzo 1594, venne rinnovata in quelle successive del 5/7/1616, 3/1/1622, 17/7/1635 e 8/6/1644. 37 ORDINE Per il Cambio delle Monete tose, e callanti da osservarsi dal Zecchiere in AsPc/FMC/16, BC/GG. 38 Grida per le monete calanti, Piacenza 23 marzo 1652, in AsPc, Gridarlo Comunale (citato successivamente GC) 2/25 e BC/GG. 39 SantEligio, nacque verso il 590 a Chaptelat, nellHaute-Vienne, e mor il 1 dicembre del 660. Orefice di professione, fu nominato da Clotario II direttore della zecca reale di Marsiglia. Fu ritenuto protettore degli zecchieri, degli orefici e dei maniscalchi. La sua immagine fu adottata anche come marchio di fabbrica ed emblema dei punzoni di verifica dei pesi milanesi; vedi F. Mazza 1982, op. cit., p. 13 e p. 19. Nella grida di Milano del 23 maggio 1652 anche specificato: col bollo di S. Eligio protettore della Regia Zecca.

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di cambio. La sua produzione riprese solo nel 1673 e torn a coniare monete doro e grossi nominali dargento solo sul finire del secolo, quando le fiere furono riportate a Piacenza. Dal 1650 al 1673, limpossibilit di ritirare e riconiare tutta la moneta calante in circolazione, costrinse le autorit a legalizzarne luso. Tuttavia il suo utilizzo fu solo temporaneo poich gi il 16 maggio 1665 40 , fu ripristinato il peso legale dei nominali in circolazione con la concessione di ritenerle di giusto peso se il calo non avesse superato i due grani nelle doppie doro, e un denaro nellargento grosso: E perche capitano Doppie d'oro con qualche poco di callo proceduto non da malizia, ma forse per accidente, si dichiara in questo caso, che si tollerar il callo di due grani per ciascuna Doppia, qual si potr spendere, e tirare col callo sudetto, come se fossero di giusto peso, come anco in riguardo delle monete d'argento, principiando dal Realone inclusivamente, e estendendosi alle monete di maggior peso di quello. si tollerar come sopra, un denaro di callo per ciascuna moneta, che si potr spendere, e tirare col callo sudetto, come se fossero di giusto peso, come di sopra. Le altre monete poi, che calassero pi del figurato come di sopra, non si potranno spendere, ne tirare, sotto le pene come qu a basso, se non per il callo da dichiararsi, in riguardo al valore dell'argento, e dell'oro rispettivamente, per li medesimi Illustrissimi Signori Presidente, e Magistrato, con Cedola da esporsi n publico. Il peso legale delle monete fu abbassato di gr. 1,22 nelle monete superiori al realone di Spagna e di gr. 0,101 per ogni doppia. Considerando per che nel circolante erano preponderanti, se non esclusivi, i pezzi da due doppie, il peso effettivo delle monete doro calava di oltre due decimi di grammo e restava, inoltre, fermo, lobbligo delluso delle bilance per la determinazione del valore della moneta. Ovviamente, oltre ai pesi, anche le bilance continuavano ad essere sottoposte a controllo e a revisione e ce ne offre la conferma una grida del 1 febbraio 1653 41 , contenente un Aviso per la mercede da pagarsi dalli Communi del Piacentino per occasione del bollo de stari, billanze respettivamente e simili etc.. I pesi monetari farnesiani del 1685 Il risanamento del circolante riprese con vigore con la riapertura della zecca e con la febbrile attivit legata al ripristino delle Fiere dei Cambi piacentine. Per contrastare lintroduzione illegale di moneta calante fu imposto un severo controllo alle frontiere del Ducato e la moneta in transito, destinata ad altre piazze, poteva passare nel piacentino solo con specifica autorizzazione e racchiusa in sacche munite del sigillo della Ducal Camera 42 . Si presero provvedimenti per risanare la circolazione anche nel parmense: Oltre a ci per parte del sodetto Illustrissimo Magistrato, e dordine pure di S.A. si proibisce a qualsivoglia persona, e tanto Mercante, quanto non Mercante, Corpo, et Universit, valersi de Marchi vecchi, e calanti, anzi ne meno tenerli in casa e nelle Botteghe respettivamente, e volendosi provvedere, o servirsi de Marchi, debba valersi de Marchi di Milano solamente, quali saranno dispensati da Gio: Gualtieri Coniatore della zecca a prezzo discreto da tassarsi da detto Illustriss. Magistrato, e quali Marchi saranno segnati collArme del Serenissimo Padrone, sotto le pene di sopra mentovate 43 . Questo stralcio, estratto dalla grida parmense del 3 dicembre 1685, ci permette di conoscere che furono approntati dei pesi monetari dal coniatore 44 della zecca di Parma, Giovanni Gualtieri e che questi pesi erano segnati con lo stemma del Duca Ranuccio II.
As/GC/2/117 e BC/GG. La norma ribadita anche nella grida del 20 gennaio 1677 (BC/GP). BC/GG. 42 Grida del 27 febbraio 1683 in BC/GG e BC/GP. 43 Tariffa datata Parma, 3 dicembre 1685; in I. Aff, La zecca e moneta parmigiana, Parma 1788, p. 306. 44 Il coniatore era laddetto allincisione dei cunei (punzoni) che servivano poi allo zecchiere per la preparazione delle matrici per le monete (i conii).
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Ma zecca di Parma tra il 1679 e il 1692 non fu in attivit 45 ; le monete parmensi di quel periodo furono battute a Piacenza. I Capitoli per la locazione della zecca di Piacenza per anni 2 a Giovanni Gualtieri 46 , anche se privi di data, ci rivelano che egli fu zecchiere nel 1684 e nel 1685 avendo egli battuto i testoni (o quarti di piastra romana) con questi millesimi e con le sue sigle, sia per Parma che per Piacenza. Egli, dunque, svolse in questi due anni la sua principale attivit professionale a Piacenza e, solo qui, egli aveva a disposizione le attrezzature necessarie per incidere punzoni appropriati e per produrre in buon numero i nuovi pesi monetari con le Armi dei Farnese. Questi pesi, che a Parma furono posti in vendita dal Gualtieri stesso o da un suo incaricato, a Piacenza furono invece commercializzati, con autorizzazione specifica del magistrato camerale, da tale Giovanni Foreste che aveva una bottega in Piazza Borgo. GRIDA PER LE MONETE 47 . IL motivo del publico bene, vedendo accresciute le Monete nelle Citt, e ne' Stati circonvicini, e la ragione di levare l'abuso del valore arbitrario, che ciascuno, secondo il proprio interesse, e la facilit suggerita dal bisogno de' contrahenti, constituisce ben spesso alle medesime Monete notabile alteratione; h perci obligato il Sereniss. Sig. Duca Nostro stabilire un corso preciso, affinche non vadino continuamente crescendo di prezzo, come hanno fatto da molti Anni in qu, non ostante le pene imposte alli contrafacienti, il che ripugnando alla somma piet, clemenza, e benignit di S.A.S. h risoluto di comandare espressamente gl'Illustrissimi Signori Uditore, e Magistrato della S.D.C. di questa Citt, che facciano publicare la presente Grida, in cui vengono Tariffate esse Monete, la quale da tutti, siano di che qualit esser si vogliano, dovr inviolabilmente osservarsi, sotto le pene espresse qu da basso, e comminate in altre Gride, che qu s'habbiano per repetite, ma maggiori ancora all'arbitrio d'essi Illustrissimi Signori Uditore, e Magistrato, oltre la perdita delle Monete, nelle quali incorreranno tutti li trasgressori, in ogni, e qualunque caso di trasgressione. Dichiarandosi in oltre, che per questa nuova Tariffa, e publicatione d'essa, non s'intendino rimesse ad alcuno quelle pene, che li contrafacienti ad altre Tariffe, tolleranze, per l'innosservanza delle medesime hanno incorse, perche s'intende di voler quelli rigorosamente punire; e per questo effetto, e acci pi facilmente pervenghi notitia d'ogn'uno, affinche occorrendo procedersi contro li trasgressori, non possino dedurre scusa d'ignoranza, e per ogn'altro buon fine, li medesimi Illustrissimi Signori Uditore, e Magistrato comandano, che la presente venghi affissa ne' luoghi soliti: Con la quale si notifica, ordina, e comanda, che gl'infrascritti Ordini, e Tariffa di Monete, stabilita nel modo, che si dir qu da. basso, sia di qualsivoglia, e come sopra, inviolabilmente osservata, sotto le pene dette di sopra, e altre, che si diranno qu di basso, nel modo seguente, cio. Doble d'oro dItalia lir. 45. Doble d'oro delle cinque stampe lir. 46. Zecchini lir. 26. Ongari lir. 25. 5. Genovine lir. 18. 7. Filippi lir. 13. 7. Piastre di Fiorenza, e Ducatoni lir. 15. Livornini lir. 12. 10. Rosalini lir. 12.
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L'Aff trovando uninterruzione nei registri delle levate di zecca tra il 1679 e il 1692 ipotizz che queste fossero state annotate su un registro separato, andato poi perduto; vedi: Aff 1788, op. cit., p. 308. 46 In AsPc, FMC, 16. 47 AsPc, GC, 2, 223 e BC/GP.

Pezze da otto, Reali Sivigliani, e Messicani lir. 12. Ducati di Venetia lir. 9. 7. Talari di Mantova lir. 8. 6. Scuti nuovi di Parma lir. 6. 5. Testoni lir. 4. 5. E cos ciascun spezzato di tutte le soprascritte Monete alla rata. Che per si prohibisce ciascuna persona, e come sopra, sotto quelle pene dette di sopra, e che si diranno ancora da basso, il spendere, pagare, ricevere, prestare, in qualsivoglia altro modo contrattare le dette Monete Tariffate come sopra, per pi di quello, che sono state tassate nella presente Grida, come sopra, mentre per siano del loro giusto peso, e senza veruna tolleranza; dovendosi in tal caso pagare il calo, rispetto alle Monete d'oro, in ragione di soldi sette per ciascun grano, e rispetto alle Monete d'argento, ragguaglio di soldi dodici per ciascun denaro. In oltre per ovviare alle fraudi, e malitie di molti, i quali in grave danno de' Sudditi tengono due sorti di Peso, l'uno da ricevere, e l'altro da spendere; perci si ordina, e comanda non solo tutti li Mercanti, Bottegari, e altri Artisti, ma anche qualunque altra sorte di persona, sia che si voglia, e come sopra, c'havr, e tener Pesetti, Bilancie da denari, che non si debbano in avvenire, pi valere delli Marchi vecchi, e calanti, ma bensi debbano, entro il termine di giorni vinti prossimi avvenire, essersene preveduti di nuovi Marchi, aggiustati secondo il Marco di Milano, essendosi a quest'effetto deputato M. Gio. Foreste, che tiene Bottega sul Borgo, il quale li dispenser, e vender nel modo, e della qualit sudetta; nel rimanente, passato detto termine, non sar lecito ad alcuno, e come sopra, valersi, ne tener' in Casa simil Marchi vecchi, e calanti, sotto le pene infrascritte. Li trasgressori di tutte le dispositioni sudette, e ciascuna d'esse, oltre le pene dette di sopra, incorreranno ancora nella pena, rispetto quelli, che spenderanno, tiraranno dette Monete per prezzo maggiore del Tariffato come di sopra, e anco le Monete calanti, nella perdita di esse, c'haveranno spese, e tirate rispettivamente, ogni volta che contraverranno, e di pi di Scuti 25. d'oro, d'applicarsi come da basso, e di tre tratti di Corda, da esserli dati irremissibilmente. E rispetto di tutti gli altri contraffacienti, incorreranno nella pena di Scuti 500. d'oro, d'applicarsi, per li due terzi alla S.D.C. e per l'altro terzo all'Accusatore, che volendo, sar tenuto segreto, e in oltre di tre tratti di Corda, e altre pene anche maggiori, e corporali all'arbitrio de medesimi Illustrissimi Signori Uditore, e Magistrato. In oltre s'ordina ciascun Mercante, Bottegaro, Artista, e anche ciascun Daciaro, Hoste, e Portinaro, compresi anche quelli, che sono fuori di questa Citt, s questo Stato, il dover tenere affisso di continuo la presente Grida nelle loro Botteghe, Dacij, Hosterie , Porti, e altri luoghi publici rispettivamente come sopra, sotto pena di Scuti vinticinque d'oro, d'applicarsi come sopra. Avverti per tanto ogn'uno ad ubbidire, perche contro li trasgressori come sopra, si proceder con ogni maggior rigore, e per via di relatione, notificatione, inventione, inquisitione, querela, e in qualsivoglia altro modo, che si stimer pi opportuno scoprire il delinquente. Piacenza li 6. Decembre 1685 AUDITORE, E MAGISTRATO. Dicta die publicat. fuit in forma &c. Malaraggia Cancell. PIACENZA NELLA STAMPA DUCALE DI GIO. BAZACHI. Abbiamo riprodotto integralmente la tariffa piacentina del 6 dicembre 1685 perch oltre alle notizie riguardanti i nuovi pesi monetari, essa elenca tutte le specie ammesse nella circolazione e quindi rappresenta anche la lista completa dei pesi posti in commercio.

Bisogna per prima sottolineare che fu abrogata la tolleranza sul peso dei due grani nelle doppie doro, e un denaro nellargento grosso, poich specificato che le monete devono essere del loro giusto peso, e senza veruna tolleranza e, in presenza di qualunque calo, questo deve essere detratto dal valore di tariffa rispetto alle Monete d'oro, in ragione di soldi sette per ciascun grano, e rispetto alle Monete d'argento, ragguaglio di soldi dodici per ciascun denaro. La tariffa, purtroppo, non elenca le caratteristiche legali degli esemplari ammessi nella circolazione. Per nostra fortuna, questi dati sono reperibili nella tariffa successiva, pubblicata il 22 Luglio 1690. Lunica eccezione riguarda lo scudo nuovo di Parma che, mancando anche in questa tariffa, stato ricavato dai documenti pubblicati dallAff, dove lo scudo nuovo da lire 7 e soldi 6 di Parma di Ranuccio II, risulta essere stato coniato a bont di oncie 8 (666,667 ) ed a peso di 18 esemplari per libbra di zecca (grammi 19,583) 48 . Lelenco dei pesi monetari approntati dallo zecchiere Giovanni Gualtieri nel 1685, sono elencati nella tabella seguente, avvertendo, per, che di molte specie furono preparati anche i pesi dei frazionali (mezzi e quarti) e, per loro, anche il multiplo doppio 49 . TITOLO NOMINALE MONETE DORO Doble d'oro dItalia Doble d'oro delle cinque stampe Zecchini Ongari MONETE DARGENTO Genovine Filippi Piastre di Fiorenza Ducatoni Livornini Rosalini Pezze da otto, Reali Sivigliani, e Messicani Talari di Germania Ducati di Venetia Talari di Mantova Scuti nuovi di Parma Testoni
()

PESO
(grammi)

906,25 916,67 1000 984,38 954,86 951,39 958,33 951,39 916,67 916,67 916,67 868,06 826,39 750 666,67 916,67

6,63 6,732 3,519 3,468 38,35 27,845 31,21 31,822 27,029 26,009 27,029 27,845 22,745 22,031 19,583 9,179

Di questi pesi farnesiani, ci erano noti da tempo quelli del Filippo e del Mezzo Ducatone che ci erano stati mostrati, molti anni fa, da un un appassionato collezionista piacentino, purtroppo prematuramente scomparso. In tutti questi anni non ci siamo imbattuti in nessun altro esemplare. Al signor Augusto Speranza di Pieve Porto Morone (PV) va rivolto un sentito e riconoscente ringraziamento per la piena disponibilit con la quale ha consentito alla pubblicazione degli
Aff 1788, op. cit., p. 303. Questa moneta, di insolito peso, fu coniata solo nella zecca di Parma. Nella circolazione i nominali doro pi comuni erano le due doppie dItalia e le due doppie delle 5 stampe, mentre pi rari dovevano essere il doppio zecchino e il doppio ongaro.
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esemplari presenti nella sua preziosa collezione, ricca di esemplari unici ed inediti, ed in cui sono confluiti anche i due esemplari della ex collezione Paini di Sarmato. La visita alla sua collezione ha permesso di aggiungere allo scarno elenco gi in nostro possesso, altre tre nuovi importanti pesi, nonch due frazionali di marco milanese, fabbricati nella stessa occasione, atti a misurare il calo degli esemplari. In chiusura ricorderemo che furono approntate anche delle frazioni di denaro di marco (probabilmente da 6, 3, 2 e 1 grano) su lamierini di bronzo, ritagliati, calibrati e punzonati, riconducibili a questa serie perch, il numero di grani espresso da colpi di punzone a forma di giglio farnesiano 50 . ADDENDA Quando questo breve studio era gi stato ultimato, ci pervenuta la notizia del ritrovamento di un nuovo peso ascrivibile a questa serie, rinvenuto nei pressi di Travo, in localit Raglio di Montechiaro. Si tratta del peso monetario relativo al ducatone. Particolarit di una certa rilevanza che la parte sommitale, invece di essere improntata con lArma del Duca a tutto campo, caratterizzata da una piccola impronta a tre lobi non ben impressa. Il lobo superiore quasi certamente limpronta di un giglio, mentre i due ovali inferiori risultano pressoch illegibili. La forma troncopiramidale a base ottagona, caratteristica di questi pesi ed inusuale nella casistica degi altri pesi monetari, permette la collocazione di questo esemplare nella stessa serie, appartenenza che confermata anche dalla presenza del giglio farnesiano impresso sul rovescio. Va notato che la grida di Parma del 3 dicembre 1685, prevedeva espressamente che i Marchi saranno segnati collArme del Serenissimo Padrone, mentre la stessa precisazione non appare su quella piacentina pubblicata il 6 dicembre. E quindi da presumere che i pesi monetari piacentini non erano vincolati a quella norma e potevano essere figurati in modo difforme dai parmensi. Ne deriva, di conseguenza, che mentre i pesi con lArma ducale potevano essere usati nel territorio di entrambi i Ducati, quelli che non rispettavano il dettato della grida di Parma, erano utilizzabili solo nel piacentino. Si avvalora, quindi, lipotesi di pi produzioni contemporanee: quella dello zecchiere piacentino Giovanni Gualtieri, pi elaborata, in quanto poteva valersi dei punzoni della zecca o inciderne dei nuovi, e quella di Giovanni Foreste, pi artigianali e meno sofisticati, improntati con il solo giglio e altre (evanescenti) figurazioni. CATALOGO

1) Peso delle due doppie doro dItalia D/ Stemma Farnese coronato; ai lati: 16 85 | D - I R/ in incuso: (Giglio farnesiano) | D . I | II Troncopiramidale a base ottagona. mm 18,3 x 18,75 x 6,3 gr 13,18 Coll. Augusto Speranza
Nota: il DI sta per doppia dItalia e il numerale II al R/ indica 2.

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Un esemplare da 6 grani presente nella collezione dello scrivente.

2) Peso del doppio ongaro (o di due ongari doro) D/ Stemma Farnese coronato; ai lati: 8 5 R/ in incuso: (giglio) | O | 2 Troncopiramidale a base ottagona. mm 14,1 x 13,75 x 5,8 gr 6,93 Coll. Augusto Speranza
Nota: il peso tollerato dellongaro era di 3,468 grammi.

3) Peso del ducatone dargento D/ Due ovali (?) sormontati da giglio R/ in incuso: (giglio) | DVC Troncopiramidale a base ottagona. mm 21,1 x 21,3 x 12,8 gr 31,39 Coll. Enrico Mutti.

4) Peso del mezzo ducato dargento D/ Stemma Farnese coronato; ai lati: 16 85 R/ in incuso: M | DVC Troncopiramidale a base ottagona. mm 17,5 x 17,6 x 7,1 gr 14,2 Coll. Augusto Speranza (ex coll. Paini di Sarmato)
Nota: il Ducatone aveva un peso tollerato di grammi 31,822 ed il avrebbe dovuto essere di 15,911. Se non si tratta di una fraudolenta alterazione del peso, alterazione che non risulta ad un attento esame visivo, dovrebbe trattarsi del peso

del mezzo ducato battuto per soldi 100 di Milano, coniato anche a Piacenza, e che aveva caratteristiche simili a quelle del Filippo 51 .

5) Peso del filippo di Milano in argento D/ Stemma Farnese coronato; ai lati: 16 85 R/ in incuso: (Giglio farnesiano) | FIL Troncopiramidale a base ottagona. mm 19,7 x 21,7 x 10,8 gr 27,64 Coll. Augusto Speranza (ex coll. Paini di Sarmato)

6) Peso della mezza genovina dargento D/ Stemma Farnese coronato; ai lati: 16 85 R/ in incuso: M | G Troncopiramidale a base ottagona. mm 18,8 x 18,9 x 8,2 gr 19,07 Coll. Augusto Speranza
Nota: il peso tollerato della Genovina (piastra di Genova) era di 38,35 grammi, per cui la mezza Genovina doveva pesare grammi 19,175.

7) Peso del tre denari di marco D/ Stemma Farnese coronato ripetuto sui tre lobi; R/ liscio A forma di trifoglio
Vedi anche, G. Crocicchio e G. Fusconi, Alcuni nominali inediti della zecca di Piacenza, in Strenna piacentina 2006 dellAssociazione Amici dellArte, Piacenza 2006, pp. 59-68.
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mm 17,2 x 17,5x 2,55 gr 3,66 Coll. Augusto Speranza


Nota: 3 denari di marco equivalgono a 3,672 grammi.

8) Peso di un denaro di marco D/ Stemma Farnese coronato R/ liscio discoidale mm 12 x 2,3 gr 1,20 Coll. Augusto Speranza
Nota: un denaro di marco equivale a 1,224 grammi.