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oscar farinetti

7 mosse

litalia

con i commenti di giovanni soldini, ugo alciati, luca baffigo, alessandro baricco, mario brunello, moreno cedroni, lella costa, luciana delle donne, guido falck, giorgio faletti, bruno fieno, maria giua, beatrice iacovoni, riccardo illy, marella levoni, matteo marzotto, teo musso, paolo nocivelli, piergiorgio odifreddi, simone perotti, francesco rubino, davide scabin, antonio scurati, daniel winteler

oscar farinetti

7 mosse

litalia

un viaggio in barca a vela da genova a new york con giovanni soldini e un po' di amici

7 mosse per litalia 2011 eataly srl


progetto editoriale: sintagmagroup srl darica martino finito di stampare nel mese di maggio 2011 g. canale & c. spa italia

borgaro torinese (to)

per dimostrare limpegno alla cura del cliente e per ridurre gli impatti ambientali associati alle proprie attivit, la g. canale & c. spa, presso il suo sito certificato imprimvert, ha conseguito e sistema di gestione qualit e ambiente conforme a queste norme internazionali mantiene le certificazioni uni en iso 9001:2008 e uni en iso 14001:2004, applicando quindi un

Qui ad Atene noi facciamo cos. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo cos. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti delleccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sar, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povert non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo cos. La libert di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi luno dellaltro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo cos. Ci stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nelluniversale sentimento di ci che giusto e di ci che buon senso. Qui ad Atene noi facciamo cos. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e bench in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicit sia il frutto della libert, ma che la libert sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene la scuola dellEllade e che ogni ateniese cresce sviluppando in s una felice fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed per questo che la nostra citt aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo cos. Discorso agli Ateniesi (461 a.C.)
PErICLE

indice

le ragioni di un viaggio alla ricerca del marino 7 mosse per l'italia la barca l'equipaggio, di tappa in tappa diario di una traversata i naviganti 7 mosse per l'italia
di oscar farinetti
prologo

9 11 15 17 19 21 23 25 27 31 33 37 39 45 53 57 61 63 65 67 71 75 7
epilogo

di luciano bertello

due o tre cose prima di cominciare

di giovanni soldini

meno critica, pi autocritica meno politici, pi politica

meno sprechi, pi responsabilit meno bombe, pi diplomazia meno invocazioni, pi vocazioni meno liti, pi accoglienza meno io, pi noi meno leggi, pi disciplina meno chiesa, pi ges meno maschile, pi femminile 7 mosse per l'italia

la parola ai naviganti

meno meteore, pi perseveranza meno merito, pi estero meno scetticismo, pi ingenuit riflessioni da i love barolo

di ugo alciati

di luca baffigo di alessandro baricco

di mario brunello

meno teoria, pi pratica

di moreno cedroni
lella costa

81 83 87 91 95 99 101 103 105 109


matteo marzotto

una mattina mi son svegliata di

innovazione sociale = creativit applicata al buon senso di luciana delle meno onde, pi mare
di guido falck

donne

meno leggerezze, pi leggerezza l'albero si giudica dai frutti meno pregiudizi, pi umilt meno zavorra, pi vento pi terra, meno facebook

di giorgio faletti di bruno fieno

meno individualismo, pi armonia

di maria giua

di beatrice iacovoni di riccardo illy

meno velleitarismo, pi rigore

di marella levoni

il viaggio, la navigazione, le 7 mosse di


di teo musso

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meno "status quo", pi cambiamenti modeste proposte sulle 7 mosse meno manifestazioni, pi azioni (individuali) di meno parole...

di paolo nocivelli

di piergiorgio odifreddi

simone perotti

di francesco rubino di davide scabin di antonio scurati

meno cervello, pi pancia

la cultura a milano (e in italia?) meno profitto, pi coscienza meno pigrizia, pi fantasia 7 mosse per l'italia ringraziamenti

di giovanni soldini

di daniel winteler

riassumendo

le ragioni di un viaggio

Sono state due le ragioni che nella primavera del 2011, dal giorno della Liberazione (25 aprile) alla festa della repubblica (2 giugno), hanno spinto un piccolo gruppo di italiani a trasformarsi in ciurma e ad affrontare loceano: 37 giorni per mare, da Genova a New York, su una barca a vela manuale e con una cambusa rifornita di ottimi cibi e vini italiani, per razionati. stato un viaggio vero, avventuroso, e al tempo stesso un viaggio simbolico: la prova che insieme si pu ancora fare molto per il nostro Paese e per noi stessi, e che si pu vivere e convivere in armonia. Il libro che state sfogliando il frutto di quel viaggio. Un navigatore e un mercante, aiutati da 5 velisti, accompagnati da 3 grandi chef e da 15 compagni di viaggio gente di pensiero e di azione che si alternata di tappa in tappa si sono confrontati sulle 7 mosse da attuare subito per migliorare il nostro Paese. Nessuna di queste persone fa politica attiva, n desidera farla. Nessuno di loro pregiudizialmente di destra o di sinistra, lontani anni luce da beghe partitiche: mai contro, sempre per.
alla ricerca del marino 7 mosse litalia

il vento che arriva dal mare. I cibi di grande qualit e tradizione nascono dallincontro tra venti. LItalia particolarmente fortunata in questo senso, essendo una penisola stretta e lunga al centro del Mediterraneo. Qui il vento marino che nasce negli oceani, filtrato da Gibilterra e da Suez, diventa brezza e si posa sulle nostre specialit, incontrando laria fresca delle colline e delle montagne. In questo modo le rende uniche. Si pensi ai prosciutti italiani, al Grana padano, alla pasta di Gragnano, allo stesso Nebbiolo. Durante questa traversata abbiamo portato molti di questi prodotti con noi, alla ricerca delle origini del vento che li rende meravigliosi, e ogni giorno sono stati utilizzati da un grande chef per creare i piatti che hanno dato corpo alla nostra convivialit.
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alla ricerca del marino


di luciano bertello

antefatto a righe e a quadretti


montaldo roero, 12 ottobre 1963

Una giornata di pioggia sulla collina. La maestra racconta di eroi-naviganti omerici e di una donna tenace che non rimarr sola. Di vele e di venti. Di sentimenti e valori scritti dallulissiaca prua sul quaderno blu del Mediterraneo. Un bambino, le mani nascoste sotto il banco, costruisce barchette di carta. Barchette a righe e a quadretti. Quando esce, le affida al rivolo dacqua che scorre nella ripida strada. Le segue; le spinge; le rialza; le rimette nella corrente. Da casa lo cercano. Lo trovano, fradicio, quasi ai piedi della collina. La mamma, preoccupata, lo interroga. Incredula, lo protegge e lo scalda: cercava la casa dellacqua e di quel vento che i grandi chiamano marn.
andar per langa

alta langa, 30 dicembre 2010

In una giornata di azzurro terso, due uomini vanno per Langa incontro al marn. Intorno, colline epiche e silenziose. Luno scrive numeri su fogli a righe; laltro annota pensieri su fogli a quadretti. Il primo traccia grafici e architetture di mercati fra Langa, Tokyo e New York; il secondo viaggia tra i secoli di Langa e roero, a caccia di storie di uomini e di terra. Entrambi sanno di avere il marn nelle vene. Ma vogliono darsene ragione e, allora, lo inseguono nello spazio e nel tempo per capire dov la sua casa. Di una cosa sono certi: quel blu che da Mombarcaro si vede allorizzonte il mare.
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alla ricerca del marino

il marn

barolo, 17 marzo 2011

Il marn un vento che torna. Incrocia il profumo del mare e del rosmarino con quello di montagna e di neve. Appassiona e snerva. Accarezza e fa grandi i nebbioli. Il marn crea piccoli mulinelli e gioca con le foglie: sembra un gatto che cerca di mordersi la coda. Mette languori e voglia di porti. Poi, una volta lontano, diventa un richiamo irresistibile e voglia di casa. Il marn ama la libert e gli spazi liberi, ridicolizza confini e frontiere, va daccordo con gli spiriti liberi. Il marn la Langa: libera repubblica e vandea, malora e albero della cuccagna, collina e altrove, Cesare Pavese e Michele Ferrero, Beppe Fenoglio e Giacomo Morra. Il marn il balon: piedi ben piantati in terra e cielo, zembo e arcss, Ghindu e Augusto Manzo, Felice Bertola e Massimo Berutti. Il marn il Barolo: legno e tempo, tannini e carezze, vigna e mondo, la marchesa Giulia Colbert Falletti e la Bela rosn, Bartolo Mascarello e Angelo Gaja.
ma per seguir virtute e conoscenza
tra genova e new York, 25 aprile 2 giugno 2011

Dal mare di colline al mare, il passo breve. Basta seguire il marn. Da Genova a New York c di mezzo il mare. Ma basta inseguire il marn. Sulla barca, due capitani coraggiosi. Esperti di navigazioni in solitaria. Luno, omerico, disegna avventure su coordinate geografiche; laltro, fenicio, ama dare unanima ai numeri. Non fuggono: hanno dentro il marn e stanno bene dentro al marn. Si allontanano dalla madrepatria per poterla guardare meglio. Cercano la giusta prospettiva per immaginare prospettive pi giuste. Cercano risposte: nel marn, luno nellaltro, nella storia, nei libri. Cercano valori: tra epica e cronaca, tra mito e futuro. Amici a righe e a quadretti si alternano al loro fianco, per aiutarli a capire e a dire.
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7 mosse

litalia

Il magico 7 bussola e faro. La cambusa stipata con i sapori eccelsi della madrepatria e i cuochi sono chef. Due valori li hanno gi ritrovati: il tempo e la carezza del marn. Gli stessi che sanno trasformare un sapore in saggezza: in Grana padano, in prosciutto crudo San Daniele, in pasta di Gragnano, in Barolo. La rotta procede sicura e la prua come un sismografo che registra il respiro del marn. Ma il marn come il vento largo del poeta: Non soffia mai nella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto come il vento della vita che ti spinge prima da una parte, poi dallaltra. Qualche volta tace. Certi sono soltanto gli estremi del viaggio: il 25 aprile e il 2 giugno. E il 17 marzo appena pi in l.

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7 mosse

due o tre cose prima di cominciare

litalia

la barca

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lequipaggio, di tappa in tappa

genova palma di maiorca (25 aprile 29 aprile 2011)


soldini, farinetti, alciati, baricco, falck, fieno, iacovoni, illy, levoni, nocivelli, winteler

palma di maiorca gibilterra (30 aprile 5 maggio 2011)


soldini, farinetti, alciati, brunello, costa, delle donne, fieno, iacovoni, nocivelli, scurati

gibilterra madeira (6 maggio 11 maggio 2011)


soldini, farinetti, baffigo, cedroni, faletti, fieno, iacovoni, marzotto, musso, nocivelli, odifreddi

madeira new York (12 maggio 2 giugno 2011)


soldini, farinetti, baffigo, falck, giua, iacovoni, nocivelli, perotti, rubino, scabin

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diario di una traversata


di giovanni soldini

Ho partecipato a questo viaggio come capitano della barca, quindi ho avuto la fortuna di navigare con tutti i diversi protagonisti di questa avventura. Non stata una crociera, stato un vero e proprio viaggio attraverso il Mediterraneo e lAtlantico. Non vi nascondo che allinizio ero un po preoccupato: non ero sicuro che tutte queste persone, abituate a lavorare dintelletto, sarebbero state capaci di venire a patti con la legge del mare e di una barca a vela. Poi arrivato il giorno della partenza e, come sempre accade, il mare ha messo a posto tutto. Tutti i membri dellequipaggio si sono dati da fare, hanno fatto i turni di notte al timone, hanno imparato a convivere in 10 su una barca relativamente piccola, hanno imparato a usare un bagno in cui per tirare lacqua bisogna pompare con una leva 30 volte, hanno fatto i turni per lavare i piatti, hanno capito limportanza del risparmio dellacqua dolce, dellenergia e devo dire che tutti mi hanno veramente stupito per la naturalezza e lintelligenza con cui si sono adattati alle regole e alle esigenze della navigazione. Ho passato interi turni di notte a discutere e a confrontarmi su temi anche importanti e impegnati con persone completamente diverse da me che mi hanno a volte affascinato, a volte contrariato, ma sempre arricchito e colpito per il loro spirito positivo. Non tutte quelle discussioni erano attinenti alle 7 mosse, spesso si parlato di altre cose, ma sempre con una grande capacit e voglia di essere costruttivi. Penso che ci sia stata per me, come per tutti, una grande sorpresa, scoprire che uomini e donne cos diversi possono apprezzare e vivere in armonia le stesse cose, rispettando le esigenze della natura. Siamo partiti da Genova, il Golfo del Leone ci ha riservato il primo colpo di vento (30/35 nodi al traverso) che ha messo alla prova barca ed equipaggio. stato il primo approccio con il mare formato. Anche quella roccia di Oscar ha accusato il colpo, ho persino pensato che si sarebbe calmato anche lui. Illusione durata una mattinata perch
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si subito ripreso ed tornato quel vulcano instancabile che nel giro di poche ore. Nella seconda tappa (da Palma di Maiorca a Gibilterra) ci siamo fermati un giorno ad Alicante per far passare una burrasca forza nove da Ovest nel mare di Alboran. Saggia decisione che ci ha permesso di proseguire il viaggio senza particolari stress. Larrivo a Gibilterra, con la rocca che comparsa dun tratto nella nebbia, stato forse uno dei momenti pi suggestivi. Le prime miglia di oceano della terza tappa sono incominciate con lincontro di pericolose spadare alla deriva vicino alle coste marocchine. Dopo una notte difficile abbiamo agganciato il NordEst e, finalmente lontani dalla costa, abbiamo cominciato a macinare miglia su miglia; 600 per lesattezza, in tre giorni, con un record di velocit di 17 nodi che per una barca come lElmos Fire non sono pochi. Dopo una sosta veloce e un cambio dequipaggio a Madeira, siamo ripartiti per la tappa pi lunga: 2750 miglia fino a New York. Lalta pressione delle Azzorre era posizionata molto a Nord e ci ha regalato giorni di splendido Nord-Est, spinnaker e belle velocit. Condizioni fantastiche che ci hanno spinto veloci per le prime 1500 miglia. Le ultime 1300 miglia sono state le pi difficili, cera la corrente del Golfo e ci sono state le molte depressioni che nascono davanti alla costa degli Stati Uniti e risalgono verso Nord-Ovest. Ma a questo punto lequipaggio era affiatato e pronto a superare anche le ultime difficolt.

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i naviganti

ugo alciati

luca baffigo

alessandro baricco

mario brunello

moreno cedroni

lella costa

luciana delle donne

guido falck

giorgio faletti

oscar farinetti

bruno fieno

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maria giua

beatrice iacovoni

riccardo illy

marella levoni

matteo marzotto

teo musso

paolo nocivelli

piergiorgio odifreddi

simone perotti

francesco rubino

davide scabin

antonio scurati

giovanni soldini

daniel winteler

7 mosse

di oscar

farinetti

litalia

meno critica, pi autocritica

meno politici, pi politica meno sprechi, pi responsabilit meno bombe, pi diplomazia meno invocazioni, pi vocazioni meno liti, pi accoglienza meno io, pi noi meno leggi, pi disciplina meno chiesa, pi ges

meno maschile, pi femminile

meno critica, pi autocritica


prologo

Siamo in declino, non vi dubbio. Non il caso di essere terrorizzati, lumanit ha avuto ciclicamente periodi di declino da quando esiste, e cos pure il nostro Paese. Periodi che hanno avuto dinamiche e durate diverse tra loro, ma sempre una caratteristica comune: si va in declino quando le posizioni chiave di governo e di amministrazione delle comunit vengono assunte prevalentemente da persone mediocri, mentre si cresce quando a dirigere vanno prevalentemente i galantuomini. Per mediocri intendo quelli che, di fronte a una decisione importante, si pongono innanzitutto la domanda: Che figura far io?. Il galantuomo ovviamente fa il contrario, pensa subito al bene pubblico. DellItalia si potrebbe dire, forzando un po le cose, che siamo in declino da 1700 anni: ma senza dimenticare, ad esempio, il rinascimento, o il risorgimento, o il miracolo economico del Dopoguerra. Quindi, nessun terrore, ma un po di spavento ce lo possiamo permettere. E poi, la scocciatura di beccarcelo proprio noi il declino. Perch se va avanti cos, con questa lentezza, saranno altre persone a godersi la rinascita. Tra declino e rinascita abitualmente avviene qualcosa di traumatico. Una rivoluzione, guerre, eccidi. Anche perch non succede mai che un mediocre o un dittatore si dimetta: bisogna cacciarli. Questo, pi o meno, dice la Storia. Ma, porca miseria, perch dobbiamo sempre subirla, questa benedetta (o maledetta) Storia? Possibile che non riusciamo a lavorarci un po? Possibile che invece di subire passivamente gli eventi non ci venga in mente di rimboccarci le maniche in modo da prevenirli con un sano e ribelle programma a tappe forzate che ci tiri fuori dal declino in tempi brevi? Ecco da cosa nasce la mia decisione di dedicare un piccolo pezzo della mia vita a pensare a una soluzione. In fondo un gesto egoista, la voglia che ho di godermela ancora un po. Prendetela cos: un cittadino italiano che non fa n far la politica, un mercante accompagnato e guidato da un navigatore con
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oscar farinetti

cui condivide lo stile della leggerezza proattiva, rifocillato nella pancia e nella mente da un manipolo di amici, donne e uomini che nella vita hanno dimostrato di finire ci che incominciano vi offre la propria soluzione. Una soluzione, quindi, e non polemiche. rimedi e non solo critiche. Un gesto che non ha niente a che vedere con la destra o la sinistra, ma che nasce semplicemente da ci che ho imparato osservando il nostro Paese, con attenzione e passione; un gesto che mi sembra egoista e altruista nello stesso tempo, dettato com dal desiderio di vivere (io, noi, tutti) in un Paese migliore. Non si tratta, me ne rendo conto, di una soluzione esaustiva poich mancano alcuni capitoli importanti e nodi da sciogliere in vista di un progetto completo. Inoltre, la parte scientifica dei vari capitoli non volutamente approfondita. Troverete di sicuro imprecisioni e magari anche qualche errore. Tuttavia si tratta di una visione globale e al tempo stesso precisa di come si dovrebbe muovere lItalia. un indirizzo forte, netto, che traccia una precisa direzione. Lunica, secondo me, che pu portarci a risvegliare il nostro Paese. Se la critica che vi sorge spontanea : Non corretto gettare la pietra e poi non scendere in campo, vi prego di perdonarmi, ma permettetemi di pensarla diversamente. ora che anche da parte di noi laici dilettanti arrivino suggerimenti in positivo e non solo critiche. Ci sar di sicuro qualcuno tra i politici che, invece di guardarmi come rompiscatole, cercher quel che di bello e giusto c in questa proposta e ne trarr spunto. Ma anche tante persone comuni, come me, alle quali verr voglia di approfondire e di volgere la propria analisi in una qualche direzione costruttiva. soprattutto a loro che, insieme ai miei amici, mi sono rivolto. In politica si pu e si deve partecipare anche senza essere attori protagonisti. Se invece vi accadr di pensare: Semplicistico, non approfondito, ci saranno tensioni sociali, dove li mettiamo tutti questi nuovi disoccupati?, fermatevi. Sono daccordo con voi. Lunica amara riflessione che vi propongo, una su centinaia, che prima o poi buona parte dei 27.000 forestali della regione Sicilia non potr pi essere pagata e partiranno le tensioni, per dirvene una. Forse meglio prevedere e manovrare una rivoluzione pi dolce possibile prima che subirne una cruenta poi. Inoltre, tengo
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7 mosse

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a dirvi che la semplicit lunica arma possibile per creare un progetto vincente in tempi brevi. So anche che alcuni di voi penseranno: Impossibile, troppo complicato, troppo veloce, utopie, e l mi verrebbe da dire: allora lasciate perdere. A forza di dire che tutto complesso, difficile e che occorre tanto tempo il nostro Paese si ridotto in questo stato. E poi molto spesso la visione del difficile, del serve pi tempo nasconde la mancanza di voglia di lavorare o la strategia di mantenere il potere senza sbattersi per risolvere, arti che purtroppo si sono diffuse invece con grande rapidit e semplicit in Italia. Infine, ci saranno quelli che penseranno semplicemente: Farinetti ha trovato un altro sistema per far pubblicit a Eataly. Lo so. Posso dire solo questo: a un mercante conviene sempre non pronunciarsi. Lui deve vendere a tutti. Con le 7 mosse sicuro che io perder clienti. Il fatto che io cerco di capirli, certi intellettuali, ma alcuni di loro non capiscono me. Sono quelli per cui il mercante dovrebbe fare il mercante e basta. Non riescono a immaginarsi che usi la testa per un fine diverso dal fare soldi. Meglio che si limiti ad affettare salame, pensano. Tanto ci sono loro a denunciare la cattiva politica. Ma voglio dire che, nel frattempo, la politica resta cattiva e non sempre sono sicuro che a loro non vada bene, in fondo, cos. Ancora una cosa. In qualche modo mi sarebbe piaciuto che questa soluzione venisse firmata da tutti i naviganti che mi hanno accompagnato nel viaggio da Genova a New York. Ma i temi affrontati sono tanti ed era impossibile pensarla, su tutti, allo stesso modo. Tuttavia, mi piace qui testimoniare che nella stragrande maggioranza dei casi ho percepito una precisa idea comune su cosa sia urgente fare e su quali siano gli scogli da superare. E devo anche aggiungere che spesso ragionamenti pi saggi dei miei mi hanno fatto cambiare idea. Adoro cambiare idea. Cos stato deciso che tutti i partecipanti a questo viaggio scriveranno un pezzo in allegato che troverete al termine di queste 7 mosse: il loro apporto personale a questa mia piccola avventura. Troverete ovunque in questo documento la ferma convinzione, comune a tutti i partecipanti, che occorre tornare alla politica intesa come servizio, passione, missione. Cos come occorre riportare al centro il valore della competenza, affidando i proble29

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mi a chi, politico o non politico, ha gli strumenti per trovare le soluzioni. Occorre scegliere donne e uomini di grandi capacit, ma anche umili, onesti e pronti a farsi da parte quando sbagliano. Utopia? Ma non vero! Smettiamola con questa storia dellutopia. Senza sogni non si va da nessuna parte.

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meno politici, pi politica


la riforma della politica

Luomo un essere imperfetto e, come tale, non pu organizzare sistemi politici perfetti. Ma buoni o anche molto buoni s, pu farlo. Esiste un modo semplice per riconoscere i buoni sistemi politici. Sono quelli in cui puoi registrare un sostanziale rispetto per le istituzioni da parte della societ civile. Il rispetto nasce dalla stima. Questa oggi manca, ma non colpa della societ civile. Non combiniamo niente se non riduciamo e cambiamo una parte della classe politica. Troppe persone fanno politica e vivono di essa in Italia. Intendiamo per classe politica non solo gli eletti, ma tutti coloro che di mestiere assumono decisioni pubbliche, anche se non vengono retribuite direttamente dallo Stato. Sono troppi, godono di retribuzioni a volte troppo elevate e detengono troppi privilegi. Questo sistema fa s che molti, troppi opportunisti si mettano in politica. Persone mediocri, impreparate, egoiste, anche spregiudicate. Queste persone dedicano prevalentemente il proprio tempo a mantenere e migliorare il proprio status, prendendo decisioni a sfavore del bene pubblico e dellefficienza della pubblica amministrazione. In Italia esistono circa 1.000 parlamentari non scelti da noi (bens dai capi-partito), 1.200 consiglieri regionali, 170.000 tra sindaci, assessori e consiglieri comunali, 4.000 tra assessori e consiglieri provinciali, 5.000 consiglieri circoscrizionali, 4.000 consiglieri di comunit montane, 2.000 consiglieri di camere di commercio e 20.000 sindacalisti a tempo pieno. Poi ci sono gli enti pubblici in cui operano circa 10.000 persone nominate dalla politica. Un esercito di 200.000 persone a cui si aggiungono almeno altre 30.000 che li assistono. Il costo complessivo tra salari, privilegi e servizi indicato come costo al sistema supera i 5 miliardi di euro. I salari di questi politici sono sperequati: 250.000 euro per parlamentari e consiglieri regionali. Un sindaco di una grande citt, come Torino, percepisce la met di un consigliere regionale. Il Paese amministrato su troppi livelli e troppe istituzioni che confliggono tra loro. necessario risolvere una volta per tutte e in modo semplice il tema del conflitto di interesse, dei contributi vari ai partiti e del rap31

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porto politica e mezzi di comunicazione in un quadro di riforma complessivo che favorisca il ricambio. In tempi brevissimi si pu mettere a punto la riforma della politica secondo questo schema: 1. rami del parlamento: parlamentari -50%, stipendi -50%, privilegi -50%; 2. regioni: consiglieri -50%, stipendi -50%, privilegi -50%; 3. provincie: abolizione; 4. comuni: consiglieri -50%; 5. nuovo progetto di retribuzioni ai politici che assumono responsabilit (proporzionali alle responsabilit); 6. comunit montane e circoscrizioni: abolizione; 7. camere di commercio: abolizione di quelle provinciali (solo una per ogni regione); 8. sindacati: -50% sindacalisti; 9. abolizione di qualsiasi immunit per i politici; 10. creazione di un sistema elettorale che consenta ai cittadini di poter scegliere chi eleggere; 11. favorire il ricambio con una legge che impedisca di fare politica per pi di 15 anni in totale, anche passando attraverso diverse istituzioni, con un massimo di 2 mandati per le pi alte cariche; 12. andare in pensione dopo 40 anni di lavoro, come i comuni mortali; 13. introduzione di un tetto massimo sui contributi elettorali pubblici e privati ai partiti in modo da determinare una soglia massima invalicabile nelle spese elettorali, allo scopo che non sia favorito chi possiede ingenti patrimoni; 14. abolizione dei contributi pubblici ai quotidiani o altri media dei partiti; 15. raddoppiare il numero di firme necessarie per indire i referendum, abbinarli sempre per legge alle pi vicine elezioni politiche o amministrative e abolire il quorum; 16. vietare la politica a chi proprietario, direttamente o indirettamente, di mezzi di comunicazione di massa; 17. indipendenza dei mezzi di comunicazione (pubblici e privati) dai partiti.

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meno sprechi, pi responsabilit


ridurre la spesa corrente (come si fa in famiglia) migliorare le entrare (chiedere per stimolare)

LItalia spende circa 80 miliardi in pi rispetto alle proprie entrate. Ci avviene ormai da molti anni, a volte pi a volte meno, ma sempre in disavanzo. Questo fatto ha prodotto un debito che si accumulato nel tempo fino a 1.800 miliardi e pi. Il cosiddetto pil, che il valore complessivo di tutti i beni e i servizi prodotti in un anno, di circa 1.500 miliardi. Quindi si pu dire che lamministrazione dello Stato ha prodotto pi debito di quanto noi cittadini produciamo in un anno. Occorre che lamministrazione pubblica torni rapidamente in attivo e faccia fronte al debito fatto di anno in anno. Altrimenti toccher a noi cittadini pagarlo e sar molto doloroso perch vorr dire per molti perdere i risparmi di una vita. Lo Stato italiano ha entrate per circa 700 miliardi e uscite per 780. Quindi occorre fare come farebbe una famiglia, incassare di pi o spendere meno o, meglio ancora, fare entrambe le cose. Il grosso se ne va in spesa corrente, cio stipendi e costi generali. In un mese di lavoro si pu mettere a punto una strategia di diminuzione delle spese. Questa per non pu essere della stessa misura in tutti i settori, ma dovr basarsi sulle priorit e sulle vocazioni, proprio come farebbe una famiglia, la quale magari decide di non risparmiare sul cibo, bens di farlo sullabbigliamento, sui viaggi ecc. Ma soprattutto la famiglia si concentrer sugli sprechi. Per quanto riguarda le vocazioni entreremo nei particolari con le prossime mosse, qui ci limitiamo agli sprechi. La riforma della politica (prima mossa) porter in automatico alla cancellazione di molte inefficienze: 1. eliminazione drastica di tutti gli enti inutili e ridimensionamento delle spese di quelli utili; 2. abbiamo circa 4 milioni di dipendenti statali. In alcuni settori possibile effettuare tagli consistenti; 3. mettiamo un tetto massimo alle pensioni. La pensione deve assicurare la dignit di vita, non la continuazione allarricchimen33

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to. Questa mossa far risparmiare un sacco di soldi da spalmare sulle pensioni minime. Occorre allo scopo ripensare il meccanismo dei versamenti previdenziali su retribuzioni elevate, di cui una parte importante dovr essere destinata allo stato sociale. Tasse, argomento spinoso. Lo Stato incassa circa 700 miliardi per anno attraverso le tasse. In Italia si evade molto per 3 ordini di motivi. Primo, chi evade considerato un furbetto anzich un furfante. Secondo, le aliquote sono elevate e sperequate. Terzo, non esiste una politica che favorisca chi investe. Bisogna lavorare su questi 3 fattori demotivanti. Sul fronte delle aliquote occorre armonizzare il prelievo fiscale su tutte le categorie di fonte di reddito: profitto aziendale, lavoro dipendente e reddito da patrimonio. Occorre applicare una tassa maggiore sui redditi da patrimoni. Si tratta di un sacco di soldi in nuove entrate e poi, ingiusto che chi investe in finanza paghi meno di chi fa impresa. Naturalmente occorre accompagnare a ci una politica che impedisca la fuoriuscita dei patrimoni. Chi non paga le tasse un delinquente perch fruisce dei servizi comuni senza contribuire come gli altri a mantenerli. Dobbiamo vivere questo fatto come uningiustizia, una vergogna. Dobbiamo insegnarlo a scuola e poi dobbiamo fare in modo che chi evade debba essere messo in condizione di vergognarsene. Un uso intelligente di televisione, internet e giornali pu attuare un cambio di mentalit in men che non si dica. avvenuto alla grande per evoluzioni negative, perch non pu succedere in positivo? Infine, bisogna stimolare chi reinveste, chi decide di intraprendere, chi assume, insomma chi crea nuova ricchezza. Non giusto che chi lascia tutti i profitti in azienda per finanziare sviluppo e nuovi posti di lavoro paghi la stessa aliquota di chi se li prende per godersi la vita. Le mosse 1 e 2 genereranno nuovi disoccupati, lunico modo di reagire quello di creare un ambiente favorevole allo spirito di impresa. La rinascita pu avvenire solo favorendo la voglia di intraprendere che congenita in buona parte degli italiani. Niente di meglio di una sana politica di sgravi verso chi ha voglia di sbattersi. Se da un lato non sar possibile abbassare le aliquote a breve termine, dallaltro necessario introdurre la possibilit di detrarre dalle tasse molti pi costi rispetto a quelli detraibili oggi. Quindi:
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1. stessa aliquota sui redditi da patrimoni rispetto a quelli in essere sui redditi dimpresa e da lavoro; 2. insegnare che bello e giusto pagare le tasse nelle scuole elementari e medie attraverso un nuovo programma di educazione civica vissuta come materia primaria; 3. forte campagna di comunicazione sui media chi paga le tasse bella gente, chi non le paga brutta gente, con varie declinazioni legate ai valori positivi come la famiglia, i figli, il futuro ecc.; 4. gli evasori totali e gli evasori gravi (chi fa nero, chi esporta capitali, chi crea sedi nei paradisi fiscali ecc.), devono essere colpiti duramente e su di essi deve essere concentrato il grosso dei controlli. Levasore occasionale deve essere educato a non farlo pi, ma colpito duramente in caso di ricaduta; 5. forti sgravi fiscali per chi crea una nuova impresa e assume, sgravi significativi sugli utili reinvestiti; 6. aumentare il numero dei costi deducibili (tutto ci che utile al lavoro e alla salute). Questo progetto completo da affidare a specialisti. Pu essere stilato in un mese di lavoro.

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meno bombe, pi diplomazia


smettiamo di giocare alla guerra

Spendiamo circa 26 miliardi lanno in spese militari, l1,7% del nostro pil. La Svizzera che un Paese neutrale, ma molto ben equipaggiato, spende lo 0,8% per la difesa e lordine interni. La Germania che, come noi, ha perso lultima guerra, spende l1,3%. Abbiamo un esercito dispendioso, continuiamo ad acquistare armi, navi, elicotteri e aerei per miliardi di euro e siamo impegnati in diverse missioni militari molto costose, non solo in termini monetari ma anche e molto pi tristemente in termini di giovani vite umane. Siamo in Europa, ma non abbiamo ancora instaurato sinergie in campo militare. Poich ormai provato che nessuna guerra giusta, che con le guerre non si esporta la democrazia, allora dovremmo pensare a come smettere di farle, le guerre. Anche alla luce del fatto che le guerre moderne uccidono soprattutto i civili. Altra attivit da svolgere la riforma della diplomazia. Abbiamo numerosi consolati inutili nel mondo da chiudere, mentre dobbiamo potenziare lattivit diplomatica delle nostre ambasciate e dei grandi consolati utili puntando sulla nota capacit di mediazione della nostra diplomazia. Alle ambasciate occorre, inoltre, demandare un maggior impegno sul fronte della promozione nel mondo delle nostre vocazioni (vedi mossa 4). Quindi: 1. riduzione delle spese militari del 60% con la sostanziale rinuncia a tutte le attivit militari, se non la difesa del nostro territorio e lordine interno; 2. affidare eventuali interventi militari esterni a un esercito europeo (da crearsi); 3. forte ridimensionamento del numero dei militari 4. chiusura di tutti i consolati inutili 5. riforma della diplomazia con potenziamento delle attivit di37

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plomatiche delle nostre ambasciate verso i seguenti obiettivi: la pace nel mondo, le attivit umanitarie e lesaltazione della qualit dei nostri beni e servizi esportabili o godibili per chi ci visita. In un mese di lavoro un gruppo di specialisti pu mettere a punto la riforma delle forze armate e della diplomazia.

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meno invocazioni, pi vocazioni


investiamo sulle nostre vocazioni

Con le prime 3 mosse abbiamo messo da parte un bel po di quattrini e creato un bel po di nuovi disoccupati. Ora dobbiamo pensare dove investire per creare posti di lavoro e favorire i consumi. Questa mossa un po lunga e ce ne scusiamo, ma gli investimenti sono molto importanti. Le nostre vocazioni sono il turismo, lagroalimentare, la cultura e i beni culturali, il design e le moda, lindutria manifatturiera e di precisione e la logistica. In 4 parole il gusto, la bellezza, lingegno e la posizione geografica. Dobbiamo investire subito in questi settori. Tutto il mondo vorrebbe mangiare come noi , vestirsi come noi, cantare come noi, visitare le nostre meraviglie. Le potenzialit sono immense, ma noi le sfruttiamo solo in minima parte. roma ha 10 milioni di turisti stranieri per anno, un terzo di New York, la met di Londra, il 60% in meno di Parigi. In tutto il mondo imitano le nostre eccellenze alimentari, ma noi non riusciamo a diffonderle nelle dovute quantit e al meritato prezzo. I nostri meravigliosi musei non sono visitati come meritano n mantenuti per il livello di ci che contengono. La nostra arte, in tutti i campi dalla letteratura al teatro, al cinema, alla musica, alla pittura, alla scultura ferma, quasi morente. Certo non per colpa di tanti bravi operatori e artisti di cui il nostro Paese ancora fortunatamente ben dotato. Basta contributi. Basta assistenzialismo demagogico e di scambio. Bisogna restituire spirito di impresa e dignit alla cultura e allarte italiana. Occorre coinvolgere i capitali privati i quali, oltrech per spirito sociale disinteressato, debbono anche essere favoriti con una speciale detassazione dei contributi verso la cultura e le attivit di servizio pubblico. Il nostro programma intende ridare vita alla creativit italiana, ma non pi attraverso lassistenzialismo, bens attraverso il recupero di spirito di impresa e di propensione al rischio.
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La Scuola deve diventare una delle nostre eccellenze, specializzandosi sulle nostre vocazioni. Non solo. In tutte le mosse noterete la nostra visione della scuola come elemento strategico per superare i problemi e cambiare in meglio la nostra societ. Non commettiamo lerrore di vedere la scuola come una strategia a lungo termine che dar frutti solo alla prossima generazione. Un bambino che torna a casa e domanda alla mamma perch mai ha comprato le arance in estate far cambiare le abitudini alimentari alla sua famiglia. La nostra industria di precisione manifatturiera la migliore del mondo. Conviene investire dove gi siamo bravi. Occorre favorire la ricerca da parte delle nostre industrie attraverso una politica di incentivi mirati e non dispersi. LItalia, per la sua particolare posizione al centro del Mediterraneo, pu essere favorita nel traffico delle merci da tutto il mondo verso lEuropa e dallEuropa verso il mondo. Partendo da ci che gi esiste occorre creare 4 grandi porti altamente specializzati e di unefficienza senza pari. Inoltre sar necessario creare, partendo da ci che gi esiste, una rete ferroviaria espressamente dedicata che trasferisca rapidamente e a costi concorrenziali queste merci nel cuore dellEuropa, da dove altre merci possano raggiungere lItalia per essere imbarcate verso il mondo. Di fronte a una struttura cos efficiente lAsia, lAfrica, ma anche le Americhe, non potranno che scegliere lItalia. Questa mossa porter molti nuovi posti di lavoro e ricchezza per il nostro Paese. Occorre dirottare investimenti previsti, ma meno urgenti, verso questo progetto, coinvolgere privati e mettere a capo del processo di sviluppo persone altamente specializzate nella logistica mondiale che in Italia esistono, eccome. Con un mese di lavoro ostinato il capo progetto pu mettere a punto il piano industriale. Per ciascuno di questi 6 settori va messo a capo una persona di grande competenza che abbia dimostrato di saperci fare, di accettare e vincere le sfide. Queste persone si trovano anche nel settore privato, ne abbiamo in abbondanza, anche giovani. Ciascuno di loro, dopo un mese di analisi, sar in grado di definire un programma preciso con le mosse e i tempi per raggiungere lobiettivo sul quale sar misurato. Queste persone non devono occuparsi di politica partitica. Quindi: 1. una forte campagna nel mondo che faccia venir voglia di
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visitare il nostro Paese, puntando sui principali punti di forza incontestabili e attrattivi; 2. una politica nazionale che armonizzi con autorevolezza il lavoro delle regioni e che aiuti le infrastrutture a essere a disposizione del turismo in modo proattivo. Alberghi, aeroporti, trasporti e ristoranti. Un potente portale unico Italia Wellcoming che armonizzi lofferta delle infrastrutture (gi sappiamo che esiste Italia.it, ma chi lo usa? perch non funziona?); 3. una politica che censite le strutture, i musei, le citt e i panorami le metta in condizione di essere considerate le pi suggestive al mondo; 4. inserire giovani leve. Devono essere preparate, colte, attente, disponibili e sorridenti. A esse va chiesta la massima professionalit e sostituite quando non la mettono in campo. Ma ci che pi conta mettere a capo del turismo una persona che capisca di turismo, che abbia un esperienza mondiale e fortemente specializzata nel settore; 5. censire le eccellenze mondiali di ogni regione italiana. Eliminare lassistenzialismo e favorire un nuovo spirito di impresa nei contadini. Le aziende agricole devono ricominciare a pagare le tasse come qualsiasi impresa. Ma quelle che producono qualit e investono sullesportazione di eccellenze conclamate godranno di incentivi attraverso sgravi fiscali e coinvolgimento in attivit di marketing supportate con professionalit e senza sprechi; 6. creare un marchio 100% italiano su cui investire in comunicazione, da installare sui prodotti che lo sono veramente (dalla materia prima quando qualitativamente possibile, alla manifattura e al packaging). Il miglior simbolo la bandiera italiana. LItalia che proprietaria dellimmagine della sua bandiera deve riservarne severamente luso solo a chi lo merita; 7. semplificare le leggi di controllo sullagroalimentare. Eliminare istituti inutili. Semplificare le denominazioni. Rivedere le funzioni e le attivit dei consorzi. Oggi non si capisce pi niente, con disposizioni di istituti che si contraddicono tra loro. Ma la cosa pi grave che il cliente non capisce pi; 8. favorire il packaging povero, biodegradabile ed evidenziare gli ingredienti. 100% italiano, riportante la bandiera italiana, deve avere un packaging unico, innovativo e identificativo;
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9. inserire leducazione alimentare e allagricoltura come materia scolastica primaria nelle scuole elementari e medie; 10. investire nella Scuola. LItalia deve avere scuole statali efficienti, votate alle proprie vocazioni, con unautorevolezza mondiale su alcuni temi. La scuola italiana non pu essere generica, si deve specializzare sulle nostre vocazioni. Occorre, allo scopo, raddoppiare i fondi pubblici dedicati agli investimenti nella Scuola. Nella scuola dellobbligo vanno inserite 4 nuove materie primarie: Educazione alimentare e allagricoltura, Educazione al rispetto dello Stato, Le grandi vocazioni dellItalia, Energia e ambiente; 11. investire nella cultura e nellarte italiana. Favorire la grande prosa, la grande musica e il cinema italiani attraverso nuovi modelli di impulso, lontani dai carrozzoni e dai contributi a pioggia, anche attraverso lapertura ai capitali e allingegno di privati, i quali potranno portare un approccio nuovo. Questi privati dovranno essere favoriti da una nuova fiscalit dedicata, dovranno impegnarsi con seriet nel mondo della cultura; 12. raddoppiare gli investimenti nel fus (fondo unico dello spettacolo) senza per aumentare la cifra, in termini assoluti, dedicata alla lirica che gi elevata. Da dare pi spazio alle altre specialit dello spettacolo italiano che ora sono in difficolt. Anche in questo settore occorre accorciare la filiera dando la possibilit agli artisti di essere pi vicini possibile al mercato. Importante , certo, tutelare il patrimonio, salvaguardare la tradizione, ma, anche in campo culturale, bisogna incentivare la produttivit culturale offrendo spazio a nuova creativit originale e a forme diffuse di fruizione proattiva; 13. favorire le imprese mercantili e produttive che investono allestero su agroalimentare, turismo, design, moda, arte e manifattura di precisione italiana; 14. lanciare i marchi disegnato in Italia e inventato in Italia per contrassegnare i prodotti da lanciare nel mondo. Lo Stato deve aiutare lattivit di ricerca delle industrie e delle aziende in generale che si occupano delle vocazioni; 15. la mentalit che deve accompagnare tutte queste operazioni deve essere noi siamo i pi belli del mondo, facciamoglielo vedere. Questo modo di pensare e agire deve essere trasferito con energia dai capi di ogni settore fin gi verso lultimo degli addetti. Ben presto contager lopinione pubblica mondiale;
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16. individuare il capo progetto di Italia porto dEuropa; 17. censire gli investimenti gi approvati sulle grandi strutture (abrogare quelli meno urgenti da dirottare verso questo progetto); 18. aggiungere le risorse necessarie create con i risparmi effettuati in altri campi e da nuove entrate; 19. coinvolgere societ private specialiste, anche straniere; 20. realizzare, partendo da ci che gi esiste, i 4 porti allavanguardia; 21. realizzare la linea ferroviaria dedicata; 22. mettere in moto una forte campagna mondiale, anche preventiva, per attrarre investitori e clienti.

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meno liti, pi accoglienza la giustizia e lintegrazione

Iniziamo dalla giustizia. I cittadini hanno bisogno di una giustizia razionale, rapida, prevedibile, omogenea sul territorio. Oggi non cos. A fronte di oasi nelle quali essa funziona c una situazione generale di grave carenza, inaccettabile per una societ moderna. La crisi del sistema-giustizia , secondo tutti gli osservatori specializzati anche internazionali, una crisi di tempi assai pi che di qualit e di contenuti. Il dibattito politico si appunta sulla asserita necessit di un riequilibrio tra politica e giustizia. Non questo di cui hanno bisogno i cittadini che entrano ogni giorno nei tribunali o che non ci vanno perch sfiduciati. Occorre cambiare radicalmente registro e lanciare la sfida di un anno della giustizia, finalizzato a darle effettivit. In un anno non si riscrivono i codici e neppure le molte leggi organiche che pure lo richiederebbero (a cominciare da quelle su stupefacenti e immigrazione che, promettendo un impossibile governo repressivo di grandi fenomeni sociali, hanno lunico effetto di criminalizzare condotte che non lo meritano e di ingolfare fino a renderli ingestibili il sistema penale e il carcere). Ma in un mese si pu stendere il progetto, e poi un anno sufficiente per avviare un percorso virtuoso di cambiamento e per raggiungere alcuni significativi risultati. Sempre che vi siano volont politica e un progetto di interventi legislativi e amministrativi. Occorre lavorare nella seguente direzione: 1. riduzione di due terzi dei tribunali e delle procure con costituzione di nuovi uffici dotati di organici non inferiori, rispettivamente, a 20 giudici e 8 sostituti. Sembra provocatorio chiedere una riduzione degli uffici per migliorare il servizio. Ma non cos. Attualmente ci sono in Italia 165 tribunali con 221 sezioni staccate e altrettante procure della repubblica (ben 64 tribunali hanno un organico inferiore a 15 giudici). Moduli di uffici cos piccoli non possono funzionare, bastano scoperture minime a impedire persino la formazione dei collegi. Mentre al contrario c, in caso di pieno organico, uno spreco di risorse. Un accorpamento razionale possibile e gi indicato, in modo sostanzialmente coin45

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cidente, dal Ministero della Giustizia e dal Consiglio Superiore della Magistratura. Laccorpamento sarebbe una riforma a costo zero, comporterebbe un aumento di produttivit stimato nel 10% e non provocherebbe alcun allontanamento della giustizia dai cittadini, data lattuale facilit di spostamenti e, comunque, lampia possibilit che il tribunale tenga udienza anche in localit diverse dalla propria sede istituzionale; 2. taglio delle spese inutili e recupero delle risorse disponibili. La quantit di risorse impiegate nella giustizia insufficiente, ma anche accompagnata da sprechi che, ove eliminati, consentirebbero un significativo ricupero di fondi. Un esempio per tutti: le spese per le intercettazioni telefoniche, ingenti pur se inferiori a quelli indicate sui media. Abolendo, come avviene in diverse realt europee, i compensi alle societ concessionarie che costituiscono una ingiustificata rendita di posizione (essendo i costi delle telefonate gi sostenuti da chi le effettua) e centralizzando, con un contratto nazionale, il noleggio degli apparecchi per le intercettazioni si risparmierebbero decine di milioni di euro lanno destinabili ad altri settori. In parallelo risorse significative possono essere reperite sia provvedendo alleffettiva riscossione di spese di giustizia (multe e ammende) attivit oggi del tutto carente sia curando, attraverso uffici ad hoc, laccesso ai fondi comunitari per il finanziamento di progetti specifici; 3. copertura degli organici dei magistrati e del personale amministrativo. Si parla di coprire gli organici, non di aumentarli. Attualmente mancano oltre 1.000 magistrati su 10.000 e oltre 6.000 unit di personale amministrativo su poco pi di 40.000. Se si considera che, in entrambi i casi, gli organici si collocano nella fascia europea medio-bassa agevole cogliere leffetto di queste carenze sulla funzionalit del servizio (che, con organici completi, avrebbe un incremento di definizione degli affari almeno del 10%). La copertura dei posti vacanti richiede soprattutto per i magistrati tempi lunghi ma la definizione di un calendario e lavvio delle procedure necessarie deve avvenire da subito; 4. definizione di standard organizzativi razionali. Ci sono almeno tre settori che, adeguatamente percorsi, possono determinare un significativo salto di qualit. Luso appropriato di tecnologie informatiche. Oggi limitato a poche esperienze pilota frutto per lo pi delliniziativa di singoli, mentre per il resto linformatica
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usata poco pi che come banca dati e insieme di macchine evolute per scrivere. La formazione del personale amministrativo, da convertire in figure professionali capaci gestire le nuove tecnologie. La responsabilizzazione per lorganizzazione del servizio, di funzionari apicali da affiancare ai dirigenti magistrati; 5. affiancamento al giudice di un ufficio per il processo. Oggi al giudice richiesto, di fatto, un complesso di attivit materiali estremamente ampio, a scapito della funzione giurisdizionale in senso proprio. Tra queste attivit, molte possono essere delegate a un ufficio apposito, con grande vantaggio nei tempi e nella stessa qualit delle decisioni. Per esempio, la ricerca dei precedenti dottrinali e giurisprudenziali, la redazione della motivazione riassuntiva degli argomenti e richieste delle parti, il rapporto con il pubblico e le stessi parti del processo, la distribuzione delle udienze, la formazione e la tenuta dellarchivio informatizzato dei provvedimenti emessi. Lonere economico di tale introduzione sarebbe pi modesto di quanto si pensi tenuto conto della possibilit di impiego, oltre che del personale ausiliario, di giudici onorari, ricercatori, stagisti; 6. riduzione dellarea dellintervento penale. I processi penali per reati gravi sono in Italia sei volte quelli dellAustria, quattro volte quelli della Spagna, due volte quelli della Francia e della Germania. A essi deve essere destinata la quota prevalente delle risorse. Ci impone una riduzione del carico penale con la rinuncia a perseguire i fatti di minor rilevanza e senza vittima o con danno di speciale tenuit per la persona offesa. La strada maestra per tale riduzione , ovviamente, la revisione del catalogo dei reati, ma in epoca di profonde divisioni come quella attuale ci appare difficile. Un effetto analogo si pu, peraltro, raggiungere in concreto, aumentando il numero dei reati perseguibili solo se c querela della parte offesa e, soprattutto, introducendo nel sistema la non perseguibilit dei fatti di scarsa rilevanza sociale. Leffetto deflattivo sarebbe dirompente. Per fare un solo esempio: su 76.000 processi a carico di imputati noti iscritti nel 2010 presso la Procura di Milano, ben 10.000 (pari al 13%) hanno riguardato reati formali previsti dal testo unico sullimmigrazione; 7. previsione di soluzioni alternative al contenzioso civile. Anche nel settore civile i carichi dei tribunali italiani superano di gran lunga quelli di altri Paesi europei. Tre volte quelli di Austria e
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Germania, due volte quelli di Francia e Spagna, raggiungendo circa 5.000 cause annue ogni 100.000 abitanti. Inevitabile, in questa situazione, lintroduzione di un ricorso obbligatorio a organismi di conciliazione da attivare prima della causa e la creazione di filtri a livello amministrativo con decisioni semplici e rapide. Si pu cos risolvere, con immediatezza e soddisfazione delle parti, una quota significativa della domanda civile; 8. differenziazione della giustizia del lavoro. Lattesa di anni per la definizione di controversie in cui in gioco la tutela o il ripristino del posto di lavoro uno degli scandali del sistema. La ragione risiede essenzialmente nel numero esponenziale, in particolare nel settore della previdenza, delle cosiddette cause seriali (cio dei processi in numero di decine di migliaia in cui dedotta la stessa questione di diritto). Prevedere per queste controversie la soluzione delle questioni giuridiche comuni in modo anticipato e definitivo da parte della Corte di Cassazione realizzerebbe un vero e proprio abbattimento dei tempi di decisione con ricadute virtuose su tutta la giustizia del lavoro; 9. modifica del sistema delle impugnazioni e sospensione dei processi nei confronti degli imputati irreperibili. Nel processo penale ci sono due settori riformabili in tempi brevi senza incidere sul sistema delle garanzie e realizzando un grande risparmio di tempi ed energie. I processi a carico di imputati irreperibili (sono il 15% del totale). Si tratta, per lo pi, di processi a fantasmi, destinati, anche in caso di condanna, a restare puramente sulla carta (sospenderli e riprenderli solo in caso di sopravvenuta materializzazione dellimputato). Laltro settore quello delle impugnazioni, il 25% delle condanne di primo grado. una garanzia fondamentale che il giudizio sia adeguatamente controllato, ma inutilmente dispendioso che il giudice di appello sia reinvestito dellintero giudizio. Pi garantista e meno dispendioso sarebbe prevedere che i giudici delle impugnazioni si limitino al controllo, con formalit ridotte, delle conseguenze della affermazione di responsabilit, in particolare lentit della pena e della correttezza del processo di primo grado, disponendo, nel caso in cui siano accertate gravi violazioni, un nuovo giudizio totale o sui punti che lo richiedono; 10. introduzione del processo civile telematico e informatizzazione del sistema delle notifiche. Il processo civile essenzialmen48

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te curato da avvocati. dunque possibile e necessario condurlo interamente in via informatica, limitando la presenza fisica dei difensori e delle parti alla sola fase della assunzione di testimoni o di prove orali. Questo meccanismo estensibile, almeno per quanto riguarda le notifiche, anche al settore penale. Secondo punto, limmigrazione. Incominciamo col dire che un flusso epocale di persone da sud verso il nord del mondo nel prossimo decennio lo scenario pi probabile tra quelli possibili. Il diffondersi dellinformazione e dei media in generale ha fatto scoprire ai popoli dei paesi poveri che esiste un pezzo di mondo dove la qualit della vita e le opportunit di crescere sono immensamente pi elevate. Da sempre gli umani migrano e sempre con la stessa motivazione, cercare condizioni di vita migliori. Il modello di vita che trasmettiamo attraverso i nostri canali televisivi dorato, spesso finto e fortemente attrattivo per chi ha difficolt addirittura a guadagnarsi da mangiare. Nel nostro Paese gi vivono 7 milioni di stranieri, molti altri arriveranno e, secondo noi, non si potranno fermare. La stessa cosa accadr per le altre nazioni ricche dellEuropa. Saranno fortemente avvantaggiate quelle che riusciranno ad attuare riforme tali da far ripartire la propria economia e creare nuovi posti di lavoro. I nuovi lavoratori giunti da altre terre giocheranno un ruolo fondamentale nella crescita del benessere di questi Paesi. Fino a ora gli immigrati hanno risolto non piccoli problemi in Italia, dove la demografia ferma e gli italiani non vogliono pi svolgere i lavori cosiddetti umili. Daltra parte non possiamo non notare che esistono problemi di integrazione. In particolare in una nazione che non cresce pi, da un lato aumentano gli egoismi, dallaltro il disadattamento. Sul problema dellimmigrazione difficile avere una posizione secca. uno di quei temi dove il dubbio pi sano delle certezze. Lunica cosa certa che arriver un sacco di gente e converr accoglierla. Per loro e per noi. Nessuna politica protezionistica potr fermare limpulso irrefrenabile a cercare speranze di vita migliore. La nostra generazione ha ed avr a che fare con questo fenomeno, non potremo fermarlo. Forse conviene incominciare a parlare di interazione anzich integrazione. La sana convivenza implica altruismo e reciproca comprensione volta al reciproco mi49

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glioramento (stare su questa barca in oceano con gente diversa e non ben conosciuta insegna). Certo non facile quando non c lavoro per tutti. Ecco perch dobbiamo assolutamente impegnarci seriamente per far ripartire sul serio leconomia. Tuttavia, in spregio alla nostra chiara incertezza su questo immenso tema, proviamo a proporre alcune cose da fare subito e altre nel tempo: 1. pi aperti agli afflitti. Nei momenti di gravi tensioni sociali, guerre, eccidi occorre essere pi larghi nellaccoglienza verso i popoli interessati da questi fenomeni cruenti. La solidariet tra umani deve essere superiore alle difficolt contingenti. Abbiamo inoltre il dovere storico di essere ancora pi disponibili verso le nostre ex colonie; 2. accogliamo i migliori. Creiamo una scuola di accoglienza obbligatoria per chi chiede permessi di soggiorno in Italia. Lo scopo quello di insegnare a rispettare le nostre leggi. Siamo convinti che chi si reca in un Paese diverso ne debba rispettare le leggi, come libero di esercitare i propri usi e costumi purch non in contrasto con le nostre leggi. Dopodich, diventandone residente, potr concorrere pacificamente a modificarle qualora non le condivida. Lesito dellesame finale e del comportamento tenuto nella scuola di accoglienza dar diritto allottenimento o meno del visto. La scuola non terr conto solo della cultura generale ma soprattutto della disponibilit del singolo ad armonizzarsi attraverso il lavoro e al sano comportamento nel nostro Paese. Immaginiamo una durata breve di un mese a tempo pieno. Verificando la possibilit di svolgerne la met del tempo nella nazione di origine, attraverso la nostra ambasciata; 3. impariamo a conoscerli. Le religioni e le abitudini degli altri ci fanno sempre paura. Ecco unoccasione per la nostra scuola di rendersi utile e aprire i nostri ragazzi alla conoscenza delle religioni e degli usi e costumi delle altre principali popolazioni del mondo. Se li conosciamo non avremo pi stupide paure e saremo maggiormente pronti a interagire. Capiremo quanto pi sana linterazione che non lintegrazione. Nel mondo esistono 24 principali religioni ma, di queste, 4 sono praticate della maggioranza dei popoli religiosi. Vanno studiate nelle scuole medie insieme ai principali usi e costumi di quei popoli; 4. diciamo loro chi siamo veramente, comprese la nostre difficolt. Pu succedere che anche un grande altruista non possa
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aiutare certe volte il prossimo perch si trova in un momento di difficolt. LItalia si trova in un momento in cui non pu investire ingenti risorse su questo fronte a causa di forti problemi interni di economia ferma e disoccupazione. Occorre che le persone in procinto di espatriare lo sappiano. rai International pu svolgere un ruolo sensibile su questo fronte. Vorremmo che rai International fosse pi vera e attuale rispetto a come fatta oggi. Le nostre ambasciate possono trovare anche altri metodi di comunicare nei Paesi oggetto di forte espatrio; 5. serve un piano europeo. Non dimentichiamo mai che siamo in Europa. LItalia uno dei paesi pi importanti e deve farsi promotrice di un accordo generale sul tema dellimmigrazione che armonizzi i comportamenti degli Stati membri. Questo accordo deve naturalmente tenere conto delle singole potenzialit, ma anche del fatto che lItalia per la sua particolare posizione geografica la pi vocata ad attrarre un certo target di emigranti dal sud del mondo, anche solo per il transito.

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meno io, pi noi lambiente e lenergia (meno io, pi ambiente)

Qui si parla di energia. A partire da una convinzione: una politica energetica virtuosa deve portare ogni cittadino a diventare responsabile e competente. Basta energia passiva che non sai da dove arriva, n quanto costa; sia in termini monetari che di inquinamento e pericolosit. Ogni singolo individuo si deve sentire parte costruttiva, sapendo come creare energia, come e quando consumarla e che fare per risparmiarla. Il futuro prossimo, molto prossimo, sta nella creazione di energia da fonti naturali, sia attraverso centrali comuni sia, e soprattutto, attraverso impianti individuali, di cui la famiglia e lazienda, divenuti produttori/utilizzatori di energia, conoscano il funzionamento, le potenzialit, le possibilit di migliorie. Solo in questo modo potr essere messa in funzione la leva chiave su cui insiste la soluzione del problema energia, e cio il risparmio. Continuiamo con il dire che siamo nettamente contrari allenergia nucleare. Potremmo qui elencare una lunga serie di motivazioni tecniche e di opportunit. Ci limitiamo ad affermare che arrivato il momento di smetterla di dedicare tempo e risorse a progetti che, come tutti ben sappiamo, non si potranno mai realizzare. Il sole, il vento e lacqua possono fornirci via via lenergia necessaria a sostituire quella proveniente da fonti fossili di cui non conosciamo bene le disponibilit residue, mentre tristemente conosciamo le caratteristiche di inquinamento e pericolosit. Proseguiamo ancora con laffermare che siamo favorevoli allenergia eolica e cio alle tanto vituperate pale. Uscendo dal porto di Barbate abbiamo ammirato una nuova installazione di una centrale eolica, posta su una costa in leggero declivio sul mare, e ci sorto naturale il paragone con una centrale a carbone o a petrolio nella stessa posizione paesaggistica. Tutti abbiamo negli occhi le immagini di Gela, Taranto, La Spezia. Esistono sempre due modi di giudicare: valutare o comparare. Conviene utilizzare entrambi. Il nostro Paese ha condizioni geografiche tali da sfruttare me53

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glio di ogni altra nazione europea il sole, il vento e lacqua. Incominciamo a farlo con maggiore determinazione. Oltre l80% dellenergia in Europa viene prodotta da fonti fossili, petrolio, carbone e metano. Solo il 10% va in elettricit. Il resto viene consumata soprattutto in trasporti e riscaldamento. La prima strada da intraprendere intervenire subito su quel 30% del consumo di energia da fonti fossili destinata al riscaldamento domestico. LItalia , tra i Paesi europei, quello che ha le abitazioni pi colabrodo, dal punto di vista energetico. Abbiamo quindi amplissimi margini di miglioramento. Unabitazione media italiana consuma, allanno, circa 220kwh per metro quadro. Una casa in classe B, che lo standard in molte parti dEuropa, ne consuma 55, cio un quarto. Occorre mettere in atto una campagna mediatica che informi gli italiani di questa reale possibilit. Inoltre, bisogna far venir voglia ai cittadini e alle imprese di investire subito in questa direzione attraverso una politica di incentivi e di sgravi veramente attrattivi. Nel campo delle energie naturali rinnovabili gli incentivi, quelli sani e cio proporzionali ai costi, hanno prodotto effetti positivi. Vere e proprie economie di scala e risorse per la ricerca, che hanno determinato il crollo del costo del silicio di grado solare e lingresso sul mercato di nuove tecnologie a film sottile, con enormi riduzioni di costi. Ci impone un ragionamento. Concentriamo le energie e gli investimenti che avevamo previsto per il gigantesco programma sul nucleare italiano (che non si far, non fossaltro che per la sicura indisponibilit dei Comuni a essere individuati come siti) verso 2 direzioni nel campo delle energie naturali rinnovabili: incentivi proporzionali ai costi verso il produttore/utilizzatore di energia e fondi per creare e finanziare unistituto di ricerca leader al mondo. Questultimo un punto determinante. LItalia pu avere questa netta vocazione di ricerca. La tecnologia corre, tra non molto (e comunque in tempi pi brevi di quelli che erano stati previsti per lattuazione del programma nucleare italiano) risolver alcuni nodi che faranno finalmente esplodere il mercato delle rinnovabili, come quello dellintermittenza e la possibilit di accumulo, oltre che a continuare con velocit esponenziale nella corsa verso il pi piccolo, pi bello e pi potente. Partir sicuramente una rete internazionale di approvvigionamento, saranno messi a pun54

7 mosse

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to nuovi progetti di design e di collocazione paesaggistica per leolico. LItalia ancora in tempo per porsi in una posizione da play maker su questo fronte, ma deve partire subito. Abbiamo grandi menti in Italia, altre cerchiamole nel mondo, mettiamole insieme e creiamo il pi innovativo istituto di ricerca sulle energie naturali rinnovabili del mondo. Sui trasporti occorre rafforzare pesantemente la ferrovia e il mare. Portiamo le merci il pi possibile con i treni, che possono essere alimentati con elettricit e creano economie di scala utili ad abbattere i costi. Occorre rafforzare la rete ferroviaria e obbligare determinati trasporti a ricorrere ai treni. Per i lunghi tragitti dal nord verso il sud Italia debbono essere rafforzati i trasporti marittimi. Per quanto riguarda gli scarichi industriali, molti passi sono stati fatti. Le leggi esistono, bisogna farle rispettare. I rifiuti urbani restano una spina nel fianco per alcune regioni italiane. La strada intrapresa verso la raccolta differenziata e i termovalorizzatori quella giusta. I nodi da affrontare sono quello della sensibilizzazione dei singoli (scuola, scuola e poi ancora scuola), la buona volont, la competenza, la determinazione e il coraggio dei politici (riforma della politica), la fermezza nel contrastare la criminalit organizzata (spezzare i legami e le connivenze con la politica). Quindi: 1. inserire nella scuola dellobbligo Le energie naturali rinnovabili e la cura dellambiente come materia primaria; 2. abbandonare definitivamente il progetto italiano per la costruzione delle centrali nucleari; 3. investire tutto sulle energie rinnovabili favorendo con incentivi tangibili e duraturi, almeno fino a quando non saranno autonomamente convenienti, i singoli produttori/utilizzatori e con sgravi le imprese produttrici/utilizzatrici; 4. favorire la ristrutturazione di immobili esistenti e la costruzione dei nuovi verso standard di risparmio energetico, almeno classe b. Incentivi e/o sgravi debbono essere tali da convincere i proprietari a investire in questo senso; 5. definire un progetto ventennale di costruzione di nuove centrali di energie rinnovabili; 6. puntare sulleolico, oltre che sul fotovoltaico e sullidrico, utiliz55

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zando al massimo i nostri architetti paesaggisti e di design per trovare nuove soluzioni estetiche a minor impatto. Anche per quanto riguarda la scelta dei luoghi di installazione del fotovoltaico; 7. creare un Istituto di ricerca sulle energie naturali rinnovabili nazionale ai massimi livelli mondiali, trovando anche il modo di portare in Italia le migliori menti del mondo in questo campo 8. creare un nuovo progetto per i trasporti che favorisca quelli ferroviari a consumo elettrico, a scapito di quello su strada a consumo fossile.

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meno leggi, pi disciplina meno chiesa, pi ges contro la burocrazia, verso la laicit
Siamo diventati un Paese complicato, lento, pieno zeppo di burocrazia. Il pesce puzza dalla testa e noi siamo figli della nostra politica. In questo senso la prima mossa, indispensabile, porter in modo automatico enormi benefici nella direzione della semplificazione e della velocit. Tuttavia necessario mettere a punto un piano preciso, dedicato a smantellare la cattiva burocrazia. In ogni campo occorre realizzare un progetto di semplificazione delle leggi e una razionalizzazione degli istituti delegati a controllarne lattuazione. Vi portiamo un esempio per tutti. Parliamo della produzione del vino, che un settore strategico dellagroalimentare, uneccellenza che concorre in modo determinante alla nostra immagine nel mondo. Chi produce vino in Italia oggi sottoposto a direttive e controlli da 10 diversi enti. Le commissioni agricole dei Comuni controllano la denuncia delle uve. LIspettorato agrario provinciale applica il controllo dei vigneti. Lassessorato allAgricoltura della regione collabora a legiferare, riceve ed esamina documenti e filtra per il ministero. La Camera di commercio provinciale controlla e aggiorna lalbo dei vigneti e decide lidoneit. Valoreitalia distribuisce le fascette (cavolo, ancora le fascette!!!). doc e docg, inoltre, attua piani di controllo delle cantine). I consorzi di tutela girano le carte, gestiscono le appellazioni e i disciplinari. Le asl controllano i locali e verificano ligiene. I nas, che sono carabinieri, controllano il rispetto delle regole. La Guardia di Finanza applica controlli di tipo fiscale. La Forestale controlla la correttezza dei vigneti e delluso del territorio. Intendiamoci, tutta brava gente, spesso competente. Ma succede sovente che questi istituti si contraddicano tra loro nellinterpretazione delle norme, le quali sono una moltitudine. Tutto questo lavoro in Francia, dove il vino non meno importante, svolto da 4 istituti: laidac (ex inao) controlla la qualit delle doc, la repressione frodi (come da noi), la dogana per le questioni fiscali e il civc (controllo della qualit sullo scaffale).
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Abbiamo citato il vino ma non c inferiore complicazione in altri settori come la carne o il latte, e cos pure in settori non alimentari o dei servizi come le banche. Occorre creare immediatamente alcuni gruppi di lavoro monotematici per macrocategoria, composti da specialisti di settore, presi anche dal mondo delle imprese, ai quali affidare il compito di stilare un progetto di semplificazione delle leggi, armonizzazione nonch diminuzione degli istituti, velocizzazione delle pratiche. Potremmo chiamare questi gruppi di lavoro gli sburocrati. In un mese di lavoro serrato, questi gruppi potrebbero compiere lanalisi e svolgere la costruzione progettuale. Sar poi compito dei politici scelti dal popolo riunire i diversi progetti in una riforma completa della burocrazia. Si potrebbe anche proporre che, in certi settori, per ogni nuova norma se ne abroghino almeno due. Altro argomento quello dei rapporti con la Chiesa cattolica. In Italia risiede il Papa e la struttura di governo della Chiesa cattolica mondiale. Ci implica un rapporto particolare tra Stato e Chiesa che di certo porta con s molti benefici, ma spesso danneggia lindipendenza della politica. La Chiesa intesa come gerarchia ecclesistica che in molti casi della storia ha dato un contributo forte al prevalere del bene sul male, come lazione di molti vescovi durante la resistenza, a volte dimostra una natura neofoba. Anche in questo caso la storia lo dimostra, da Copernico al preservativo. La Chiesa ha naturalmente il diritto di esprimersi sulle questioni che riguardano letica e la morale ma non deve intervenire nella politica. LItalia deve poter operare in totale indipendenza, essere uno Stato laico e totalmente immune dalle visioni di tipo religioso. Per ottenere rapidamente ci necessario abolire i privilegi e le contribuzioni che lItalia riserva alla Citt del Vaticano. Va assolutamente rimarcato qui il lavoro straordinario svolto da tanti sacerdoti e suore nel campo dellaccoglienza, della sanit e della educazione. Queste persone meravigliose vanno sostenute dallo Stato ma, finch esister una relazione economica e assistenziale tra i due poteri ufficiali, il Vaticano continuer a incidere nelle scelte della politica. Lesperienza mondiale e la storia dellumanit dimostrano che quanto pi le religioni incombono nella politica, tanto pi vi arretratezza e tensioni. Questa posizione non implica affatto la mancanza di rispetto verso le religioni. La nostra Costituzione molto chiara su questo punto e non necessita di
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modifiche, n integrazioni. Daltra parte i valori base della cristianit come la bont, la generosit, il rispetto del prossimo, il perdono, lonest, la fedelt, debbono diventare base anche della sana politica. Ci che serve pi Ges e meno Chiesa. Quindi: 1. creare gruppi di lavoro, composti da specialisti, per la semplificazione; 2. armonizzare i progetti di semplificazione dei vari gruppi di lavoro in una riforma della burocrazia italiana; 3. abrogare il privilegio riservato alla Chiesa cattolica relativo allesenzione dallici e alle tasse sulla compravendita di immobili; 4. i finanziamenti e i contributi a istituti cattolici per leducazione e la sanit debbono essere trattati con lo stesso criterio e richieste di standard degli istituti privati di tipo laico; 5. lora di religione deve essere sostituita con Religioni, usi e costumi dei popoli; 6. per quanto riguarda l8 per mille deve essere rispettata la volont del contribuente. Alle Chiese devono essere versati solo ed esclusivamente gli ammontari delle dichiarazioni con la volont espressa. In assenza di ci, i quattrini restano entrate pure dello Stato.

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meno maschile, pi femminile


epilogo

Non tutte le scimmie sono diventate esseri umani. Gi possedevano scienza e conoscenza, ci che mancava loro era la coscienza. stata lassunzione di coscienza a trasformare parte di loro in uomini. Questo nostro piccolo lavoro punta a scuotere un po proprio questa parte di noi che ci rende umani: la coscienza. Avrete notato temi ricorrenti. Uno di questi la velocit. Un mese. Un mese per scrivere in barca queste sette mosse. Un mese per mettere a punto in modo scientifico il progetto di ciascuna mossa. Questo mese, che incombe dovunque in ogni Mossa, vuole assurgere a emblema della velocit. Abbiamo bisogno di maggiore velocit. Un mese ci sembra un tempo breve per realizzare cose importanti, ma contemporaneamente ci pare sufficiente, se vi impegno, per non sbagliare nel progettarle. La scuola. Lo strumento della scuola come elemento chiave del cambiamento. Una nuova educazione ai ragazzi in funzione anche di un virtuoso contagio alla famiglia. La moderazione. La ricerca di un linguaggio moderato, ma determinato. Abbiamo tutti molto bisogno di moderazione. Il dubbio. Lassunzione del valore del dubbio inteso come umilt, voglia di approfondire e disponibilit a cambiare idea quando il caso. Infine i meno e i pi. Il nostro modo di semplificare ed esemplificare, pur mantenendo lemozione. Abbiamo sempre cercato, non sempre riuscendoci, di mettere un po di infantile innocenza vicino al nostro impegno. Abbiamo accolto con gioia lidea di Lella di chiudere con Meno maschile pi femminile. Non confondetela con una rivendicazione femminista. Prendetela come un invito alla determinazione, alla pervicacia, alla coerenza, al senso del dovere, allo spirito di sacrificio; insomma, allimpegno. Caratteristica molto pi diffusa tra le donne che nei maschi. Molte delle proposte qui contenute possono apparire gi dette,
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gi pensate. Pu essere. Qualcuna addirittura gi fatta o almeno si tentato di farla. Pu essere. Tuttavia, siamo certi che la proposta nella sua interezza possa essere considerata originale e, magari dai pi, una grande utopia. Per questo abbiamo scelto di passare le Colonne dErcole verso le Americhe, sullo stesso cammino di unaltra grande utopia che, molto pi ambiziosa della nostra, 500 anni fa si trasformata in realt. Benedette siano le utopie. Ma, in ogni caso, andiamo loro incontro con leggerezza.

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7 mosse

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meno meteore, pi perseveranza


di ugo alciati

Se provo ad andare sul sito stelledelpiemonte.net, il web mi risponde: expired, scaduto. E specifica: sito web non rinnovato. Il guaio che non soltanto il sito non stato rinnovato: il progetto bellissimo e partito con lustrini e fanfare a essere, oggi, expired: scaduto. La mia domanda : perch? Allargando la questione allintero Paese, non posso non chiedermi (e chiedere): perch un progetto importante, e come questo tanti altri, solo una meteora di passaggio che finisce in una bolla di niente? Naturalmente non pretendo di travalicare i miei confini, e dunque lo domando per quanto mi compete la ristorazione e il turismo anche se temo che un certo, e per me incomprensibile, vizio italiano a non perseverare, a mollare, a fermarsi sempre un po prima del traguardo, non danneggi solo la mia categoria, ma penalizzi tante altre professioni e altrettanti comparti produttivi. Ed qui che il legislatore e lamministratore pubblico dovrebbero esserci, ed esserci con forza, invece che latitare. Per chi non conosce la storia di Stelle del Piemonte, eccone un promemoria. la storia di un progetto partito con le migliori intenzioni e mai portato a termine; ma anche la metafora di troppe cose iniziate e non finite che rallentano la crescita e lo sviluppo dellItalia. Stelle del Piemonte era uniniziativa della regione Piemonte, nata nel 2005 e realizzata dallassessorato al Turismo. Riuniva i top chef del territorio (tra loro, anchio) allo scopo di promuovere le eccellenze culturali e artistiche regionali attraverso i suoi tesori enogastronomici. Allinizio c stata tanta buona stampa. Tanti viaggi allestero, Londra, New York. Tanti applausi. Tanti progetti correlati, come quello di creare a Costigliole dAsti una scuola unica al mondo i cui docenti sarebbero stati 40 (e ripeto: 40) Stelle Michelin piemontesi. Avremmo attirato ragazzi da tutto il mondo, perch la cucina
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italiana non la si pu inventare n copiare; per la si pu imparare, magari declinandola ciascuno con le proprie attitudini, la propria storia, la propria manualit e soprattutto con le materie prime a disposizione. Avremmo anche attirato pi turismo enogastronomico che , poi, cultura e cos anche il mercato dei piccoli produttori avrebbe ricevuto una domanda che oggi comincia, drammaticamente, a scarseggiare. Da chef, non posso non chiedermi dove trover tra qualche anno il cardo gobbo di Nizza Monferrato, peraltro oggi presidio Slow Food. E la gallina bianca di Saluzzo, il castelmagno delle valli cuneesi, il coniglio grigio di Carmagnola. Se nessuno li chieder pi, nessuno li produrr pi. E anche la mia cucina ne risentir, cos come ne risentir la nostra tradizione e la nostra cultura. Sarebbe stato cos difficile finire quanto iniziato? Far s che unidea, ben partita, e un progetto divenissero prima realt e poi consuetudine? ricordo che nel nostro vecchio ristorante, Guido a Costigliole, avevamo dovuto acquistare un frigo in pi, destinato ai turisti che venivano a mangiare da noi: questi, infatti, si presentavano con il sacchetto della spesa pieno di leccornie locali e ci chiedevano di tenerle al fresco. Ne eravamo contenti, perch i prodotti della nostra regione sarebbero andati in giro per il mondo, alimentando quel circolo virtuoso che turismo, certo, perci ricchezza; ma anche come ripeto sempre cultura. Purtroppo nel nostro nuovo ristorante, Guido a Pollenzo, quel frigo non ce lo chiede pi nessuno. Tornando a Stelle del Piemonte, quel progetto avrebbe fatto circolare di nuovo e ancor pi il Made in Italy enogastronomico, permettendo ai piccoli produttori di continuare a esserlo. Purtroppo, oggi, tutto questo expired, scaduto. Cos come lo sono tante altre buone intenzioni, che non sono divenute fatti perch mancano le leggi e quando queste ci sono ne mancano le applicazioni da parte di chi amministra la cosa pubblica. Perci abbiamo tanti proclami, cio meteore, mentre stiamo perdendo la cultura del perseverare. La mia presenza sulla barca di 7 mosse stato anche il mio modo per dire, nel mio piccolo: attenzione, non diamo forfait, andiamo avanti. Non lasciamo che le cose finiscano come quel sito. Expired, scadute.

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meno merito, pi estero


di luca baffigo

Mi trovo in pieno accordo con il contenuto delle 7 mosse: non troppo dettagliate per non perdere il dono della semplificazione e non troppo superficiali per risultare banali. ritengo che queste rappresentino una buona base di partenza per poter poi approfondire i temi nelle sedi opportune. ritengo, inoltre, fondata la paura di molti nel vedere la scarsa applicabilit di molte delle 7 mosse a partire dalla prima. In questo senso lunico vero aiuto lampio consenso degli italiani e a loro volont a vederle realizzate (o comunque a vedere realizzato un cambiamento) nel pi breve tempo possibile, senza troppi e lunghi compromessi. A quanto gi detto e scritto aggiungerei due suggerimenti, uno pi generale e laltro pi operativo. Da un punto di vista generale suggerirei maggiore attenzione sul tema della meritocrazia, seppur gi presente in maniera trasversale in tutto il documento. Da un punto di vista operativo suggerire maggiore apertura della politica al mondo estero, in una sua accezione pi moderna. Mi spiego meglio. Negli ultimi anni la discussione mercato/regole ha spesso partorito forme di salvaguardia degli interessi di pochi a danno della collettivit. A volte richiamando i pericoli di un eccessivo libero mercato, a volte strumentalizzando le liberalizzazioni, sempre con un supporto bipartisan. Ci ricordiamo tutti della mancata attualizzazione delle lenzuolate di Bersani. Una grande occasione persa a favore di lobby antiche e perlopi inutili. Il merito, quello vero, spesso assente dalle scelte politiche, dal lavoro dei giovani, dalle regole aziendali. Il merito alla base di qualsiasi energia lavorativa; la luce in fondo al tunnel; sapere che la vita un film a lieto fine; il sogno di chi non ha e domani pu avere. Il merito una cultura trasversale che deve impregnare tutti i livelli della societ.
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Cos sarebbe bello vedere politici che hanno meritato la poltrona perch eletti dai cittadini; sarebbe bello andare allo sportello delle poste e dialogare con un postino che si meritato quel posto. Sarebbe bello avere uno stato che si merita di ricevere le tasse come cittadini che si meritano la cittadinanza di uno stato, magari perch pagano tutte le tasse. Chiediamoci tutti e sempre se stiamo godendo di qualcosa che ci siamo meritati grazie al nostro impegno. LItalia una repubblica democratica fondata sul lavoro e sul merito. Cos potrebbe essere cambiata la Costituzione. Il tema pi operativo riguarda invece il rapporto con lestero. Possiamo risanare e sviluppare la nostra economia solo se miglioriamo la bilancia commerciale con lestero. Questo pu essere realizzato se: 1. rendiamo indipendente la nostra partita energetica che appesantisce molto la bilancia commerciale; 2. aumentiamo le esportazioni dei prodotti interamente realizzati in Italia, quelle delle nostre sei eccellenze; 3. aumentiamo i ricavi del turismo estero, questa loccasione per il nostro paese; 4. aumentiamo gli investimenti esteri nelle nostre societ private e pubbliche, se si vuole apertura bisogna dare apertura. Sul primo punto stato detto molto e magari gi stato avviato. Molto, invece, deve essere fatto sugli altri tre. Io vedo tre super-ministeri con portafoglio (del Commercio estero, del Turismo, degli Investimenti esteri) capitanati da ministri seri e competenti, valutati su obiettivi quantitativi chiari e definiti. In un maggiore scambio della nostra politica con lestero, suggerirei anche di importare qualche risorsa umana. Penso alla possibilit di aprire alcune funzioni o ruoli istituzionali, di supporto a quelli principali o cosiddetti tecnici, a persone che vengono da altri paesi. In un mondo globalizzato dove la buona cultura corre su binari veloci, avere la possibilit di copiare o importare best practice gi avviate da altri un ottimo modo per risparmiare tempo e denaro. Faccio un esempio: la gestione dei trasporti in Giappone la migliore al mondo per efficenza e qualit del servizio. Un posto dove i treni sono numerosi, arrivano puntuali e sempre puliti.
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7 mosse

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Perch non portare dei giapponesi nelle sedi opportune a lavorare con noi per insegnarci a fare meglio. Insomma sarebbe bello avere qualche straniero nella squadra di governo. Avrebbe pochi amici da salvaguardare e molti meriti da dimostrare.

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meno scetticismo, pi ingenuit


di alessandro baricco

Non user queste righe per aggiungere qualche mia mossa alle sette di Farinetti perch, in verit, non ne ho. Avrei giusto da dire qualcosa sullunica cosa che conosco abbastanza bene, cio il modo che abbiamo di spendere i nostri soldi per educare il Paese. E so con sufficiente esattezza cosa potrebbe cambiare le cose. Ma ho gi avuto altre possibilit di spiegarmi e daltra parte qualche punto significativo nelle 7 mosse c, e mi trova perfettamente daccordo. Dunque soprassiedo e preferisco dedicare queste poche righe a dire ci che penso del lavoro di Oscar Farinetti. Non mi riferisco a quello di ammucchiare soldi con idee geniali e facendosi un mazzo cos, ma quello di provare a scrivere in sette mosse quel che secondo lui bisognerebbe fare per salvare questa Italia. La prima cosa mi venuta in mente sentendo discutere Oscar Farinetti e Riccardo Illy in barca. Si parlava di riforma della politica. Farinetti per la soppressione dellimmunit parlamentare. Illy gli ricordava, con la puntigliosa intelligenza che ho scoperto essere una sua adorabile qualit, che limmunit sancita dalla Costituzione ha un suo senso preciso e condivisibile. In un certo senso avevano ragione tutti e due. Ma il modo di aver ragione di Farinetti era particolare e mi ha insegnato una caratteristica delle sue mosse che va compresa. La riassumerei cos: le 7 mosse funzionerebbero in un Paese in cui si fossero gi attuate le 7 mosse. In questo io riconosco quel miscuglio di illogicit e di feroce determinazione che sempre noto nel pensiero degli utopisti (chiarisco che utopisti non per me un eufemismo per fessi, ma un sinonimo laico di profeti). In genere pensano cose che non si potrebbero fare nel mondo cos com ma che, se realizzate, costruirebbero un mondo in cui cose del genere sarebbe naturalissimo farle. Se uno pensa ad esempio alla politica come servizio, limmunit diventa inutile. Ma se uno pensa alla lotta politica di oggi, limmunit rappresenta una garanzia quasi necessaria. E daltronde: se si togliesse limmunit la politica avrebbe pi possibilit di diven71

la parola ai naviganti

tare servizio e basta. Oscar Farinetti tende a proporre soluzioni che saltano le obiezioni prefigurando un paesaggio in cui quelle obiezioni non avrebbero pi senso. Per usare un gergo contadino che non gli dispiacerebbe, mette il carro avanti ai buoi. Per quel che ne capisco io, lunico modo di pensare, se quello che vuoi ottenere una qualche rivoluzione. Il sistema, quando cos marcio, non si modifica registrandone alcune viti un po lasse. Lo si sposta di forza oltre se stesso. Senza violenza, inutile e controproducente. Ma con unacrobazia del pensiero che salta qualche passaggio e rimette tuti i pista in un campo da gioco diverso. La seconda cosa che mi attira delle mosse di Oscar che capovolgono i termini del problema. I pi, oggi, in Italia, credono che il problema sia politico, di leadership, di mancanza di un progetto politico maggioritario. Le 7 mosse invece partono dal basso: quelli sono i problemi, queste potrebbero essere le soluzioni. Poi, semmai, dopo aver lavorato duro, verr il momento di capire se quella rete di soluzioni ha un colore politico o addirittura una sua matrice culturale, se non addirittura ideologica. Ma intanto si tratta di far tornare dei numeri, di risolvere problemi, non di immaginare alleanze elettorali. Forse in un altro momento storico una posizione del genere mi avrebbe insospettito. Ma qui ci troviamo a mollo da anni in un dibattito muro contro muro in cui due italie contrapposte si occupano sostanzialmente di delegittimarsi reciprocamente, nella quasi completa assenza di programmi che producano soluzioni e non consenso elettorale: un sano ritorno a uno sguardo pragmatico non mi suona cos male. Con vigilanza, ma lo sto ad ascoltare. Terza cosa. Quasi in ogni mossa si invoca un ritorno alla competenza. Facciamo fare le cose a chi le sa fare. E quasi sempre chi le sa fare gente che viene dalla societ civile e le ha fatte con successo, rischiando sulla propria pelle. Il famoso tecnico, si dir. Non so. A me piace la suddivisione dei compiti. I politici a creare il consenso necessario, a coagulare la sensibilit collettiva, a salvaguardare gli equilibri istituzionali del Paese, e dei supermanager che per pura passione gestiscono piccole rivoluzioni e poi se ne tornano a casa. Non un modello male. Finita la bufala del premier imprenditore, e del Paese-azienda, nel modo di pensare di Farinetti si affaccia un modo di impostare le cose che peraltro non solo suo e che comunque merita un po di attenzione. Una sor72

7 mosse

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ta di bilanciamento tra il talento politico e quello manageriale. Se non altro una soluzione che difende con fermezza il ruolo della politica, pur smussandone il primato. E crede nelle istituzioni, pur imponendogli la sponda di una pi dinamica societ civile. Ultima cosa. Mi piace che le 7 mosse credano in un Paese moderno. Quando si parla si smilitizzare il Paese, di promuovere una nuova cultura rispetto ai problemi dellenergia, di affermare il primato della laicit o anche solo quando si esorta a sburocratizzare il Paese, io leggo di unItalia che non ho mai conosciuto e che in fondo era quella che volevo da giovane con una rabbia che adesso riservo, forse sbagliandomi, ad altre cose. Ci leggo il coraggio di scegliere scenari dove il futuro non una malinconica illusione, ma lunico terreno possibile dove seminare il presente. Per tutte queste ragioni leggo le 7 mosse e non una lettura che mi lascia indifferente. Riesco pefino a dimenticarmi le tante debolezze che hanno e che nenache Farinetti si nasconde. A me suona particolarmente imperdonabile lassenza di un problema come quello della delinquenza organizzata: come pensare di salvare un Paese senza incominciare a recuperare la met di Paese che quelli, bene o male, tengono in ostaggio? Cos come mi sembra pericoloso (non utopistico, quello sarebbe un pregio) il modello di velocit che si pensa di poter imprimere al Paese. La velocit bellissima, ma fa fuori i pi lenti e la lentezza non sempre una prova di stupidit, ma spesso la conseguenza di una fragilit che di molti, a cui sarebbe assurdo farne una colpa. Voglio dire che un Paese fatto di milioni di singolarit e pensare di spararlo a tavoletta su per rivoluzioni che cambiano il mondo in un mese suona molto bello, ma non necessariamente il modo migliore di tenerlo insieme, quel Paese. Cionondimeno qualcosa rester, di queste 7 mosse, ne sono convinto. Seminate in questo modo un po guascone, da vero mercante di talento, germoglieranno in qualche modo entrando nel sistema sanguigno di questo Paese, nel momento in cui, come mai in passato, c bisogno di idee, ingenuit, coraggio e ottimismo.

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riflessioni da i love barolo


di mario brunello

prologo

Subisco da sempre il fascino dell imprenditore, colui che parte scommettendo su di s e sulle sue idee. Naturalmente i fini possono essere i pi svariati, ma quando sono sani, la figura dellimprenditore si identifica meglio con la radice del termine impresa. Cos, attratto dallimpresa, ho partecipato alla traversata, al viaggio verso una sana utopia. Sono salito sulla barca fiducioso di trovare buona compagnia e due certezze: il comandante Soldini, uno che sa domare il vento, e il comandante Farinetti che invece di accontentarsi del pi o meno cerca il meno e pi. Purtroppo solo una breve tratta, ma abbastanza per capire che c veramente tanta voglia di vivere in un Paese migliore, una voglia che potrebbe diventare contagiosa (se la politica ritornasse ad ascoltare le esigenze dei cittadini e tornasse a essere un vero servizio per il Paese). Sulla barca ho portato il mio violoncello perch volevo che la musica fosse presente anche fisicamente in queste 7 mosse. Ho condiviso in linea generale tutti gli argomenti delle 7 mosse, perci non voglio aggiungere niente al documento finale, semmai qualche puntualizzazione di carattere personale che non sposta il senso del documento. Penso per di approfittare (mi scuserete) di questo spazio per insistere sul dare voce alla musica, provando a inserirla, dove possibile, ed esserne rappresentante anche in questa sorta di progetto per una Italia migliore.
meno politici, pi politica

Daccordo su tutta lanalisi della situazione in cui la politica sta operando, sul fatto che in troppi vivano di politica per fini personali e anche sulle soluzioni di drastico, ma opportuno dimezzamento dei numeri. rimane una stonatura per me, il fatto di coinvolgere in questo taglio i sindacati. Non posso dimenticare
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la parola ai naviganti

la storia e il valore di conquista sociale di questa voce in rappresentanza dei diritti del lavoratore. rimane il fatto che in troppi hanno abusato anche di questo legittimo diritto. Nel mondo della musica, di tutta la musica: meno musicanti, pi musicisti. Nel senso che a tutti i livelli dirigenziali del mondo della musica ci vogliono persone oltre che competenti, anche che amino la musica e che ne comprendano profondamente il valore di umanit, di universalit, di ricchezza culturale e non vedano solo il lato esteriore di evento o, peggio ancora, solo il lato economico.
meno sprechi, pi responsabilit

Proprio come si fa in famiglia, e come non essere daccordo! Una proposta per la musica: ridurre i cachet. In nessun altro Paese dEuropa si pagano onorari cos alti come in Italia. Una giusta riduzione per allinearsi alla media farebbe risparmiare un bel po. Una piccola percentuale dellonorario dovrebbe poi essere lasciata su un fondo per la diffusione della musica in asili, scuole ecc. Non giusto che chi prende soldi pubblici limiti la sua performance a una piccolissima parte della popolazione: tutti i cittadini hanno pagato con le loro tasse quellesibizione. anche per lartista stesso una sorta di investimento sul suo pubblico futuro. Sulle tasse: non pagare le tasse deve essere tab.
meno bombe, pi diplomazia

Aggiungerei un testo da studiare a scuola: Il Disertore di Boris Vian. In piena facolt egregio presidente le scrivo la presente che spero legger. La cartolina qui mi dice terra terra di andare a far la guerra questaltro luned
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7 mosse

litalia

Ma io non sono qui egregio presidente per ammazzar la gente pi o meno come me Io non ce lho con lei sia detto per inciso ma sento che ho deciso e che diserter. Ho avuto solo guai da quando sono nato i figli che ho allevato han pianto insieme a me. Mia mamma e mio pap ormai son sotto terra e a loro della guerra non gliene fregher. Quandero in prigionia qualcuno mi ha rubato mia moglie e il mio passato la mia migliore et. Domani mi alzer e chiuder la porta sulla stagione morta e mi incamminer. Vivr di carit sulle strade di Spagna di Francia e di Bretagna e a tutti grider. Di non partire pi e di non obbedire per andare a morire per non importa chi.
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la parola ai naviganti

Per cui se servir del sangue ad ogni costo andate a dare il vostro se vi divertir. E dica pure ai suoi se vengono a cercarmi che possono spararmi io armi non ne ho. Si parla di tagli, no? E allora sospendere la produzione e la vendita di tutti i videogiochi di guerra. Poi va a finire che i nostri ragazzi, una volta cresciuti, giocano sul serio alla guerra.
meno invocazioni, pi vocazioni

Trovo questa mossa la pi efficace, una vera mossa, di rapida esecuzione, efficace perch sorprendente nella sua semplicit. In barca c stata un tentativo di cambiare lordine delle vocazioni (cultura per iniziare). Questo non avrebbe cambiato il contenuto del documento, ma larmatore ha giustamente fatto valere le sue ragioni. Al punto 11, una piccolezza: non metterei cultura e arte italiana, lascerei cultura e arte in generale. Penso che la vocazione non debba essere limitata a un prodotto italiano, ma cogliere lessenza della cultura, che dialogo con la modernit e il nostro tempo ormai non ha frontiere. Altra cosa sono i beni culturali italiani che vanno promossi sia dentro sia fuori dal nostro Paese. La musica, ma tutta lespressione artistica, dovrebbe essere uno dei veicoli privilegiati per la valorizzazione di innumerevoli luoghi legati alla nostra storia, palazzi, chiese, siti, archeologia industriale e gli interventi a sostegno dellorganizzazione di iniziative dovrebbero essere programmati seriamente, facilitando gli investimenti per il riutilizzo e luso di questi luoghi.

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7 mosse

litalia

meno liti, pi accoglienza

Sulla seconda parte, limmigrazione: anche qui la musica (tutta la musica) dovrebbe entrare come una delle soluzioni allintegrazione. Premiare e sostenere con incentivi chi si adopera per inserire nelle manifestazioni opere nuove o di tradizione di Paesi da cui provengono gran parte dei nostri immigrati. Beethoven, per quanto universale, non pu unire tutte le genti con il suo Inno alla gioia.
meno io, pi noi

Energia e ambiente. Forse unattenzione in pi sui rifiuti, problema enorme. Si dovrebbe cambiare il termine rifiuti con materiale. Nellimmaginario i rifiuti sono spazzatura, ma spazzatura il miscuglio sporcato dal rifiuto umido. Diamo importanza al materiale come elemento di ricchezza per tutti se differenziato e riciclato e non di inutilit, se sporcato.
meno leggi, pi disciplina meno chiesa, pi ges

Spalmerei il testo della prima parte meno leggi pi, disciplina sulle mosse precedenti per lasciare cos tutta lattenzione su meno Chiesa, pi Ges. Questultima mi sembra una mossa indispensabile per dare uno slancio vero, libero, al nostro Paese che, a causa di questa presenza, per ogni progetto di costruzione del futuro e per ogni adeguamento allEuropa deve subire il peso di un giudizio preventivo.
epilogo

I love Barolo, grazie!

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meno teoria, pi pratica


di moreno cedroni

Cari tutti, sicuramente rendo meglio con una padella in mano che con una penna, ma cercher di mettere lo stesso impegno nella scrittura in queste poche righe. Allinizio della mia carriera di ristoratore quasi ventisette anni fa quando venivano giornalisti di guide gastronomiche avrei voluto trasformarmi in un cuoco bravo dellepoca. Che so, un Marchesi o un Vissani. Ora vorrei trasformarmi in un bravo scrittore e quindi penso senza indugio a Faletti anzi, Giorgio, se vedi qualche errore correggilo pure! Da uomo di mare ho scoperto un mio tallone dAchille soffrendo per una giornata abbondante il mal doceano, ma le emozioni ricevute hanno di gran lunga ripagato il fatto. Senzaltro sono quello che da questa esperienza ha ricevuto pi di quello che ha dato. Che volete, ho dato alcuni sapori della mia infanzia, ho fatto assaggiare a tutto lequipaggio il brodetto che mia madre mi metteva anche nel biberon. Io che nascevo nel famoso chilometro zero senza saperlo, dove dietro casa la nonna allevava animali da cortile e coltivava ortaggi e davanti il mare offriva i suoi frutti. Quello che ho ricevuto stato veramente intenso e tanto, un bombardamento sotto ogni aspetto (intellettuale, umano e sensoriale), dove persone mai viste o viste in televisione e sui giornali sembrava di conoscerle da una vita. Questa la forza della barca, la foza del mare, la forza della natura, la forza dellintelligenza. In questo contesto le 7 mosse rappresentano un modo per lanciare messaggi importanti. Pensando al momento storico sicuramente lago della mia bilancia va pi verso le difficolt che verso le positivit, ma dopo aver conosciuto tutti voi e leggendo i commenti di chi non ho avuto la fortuna dincontrare, dico invece che il momento giusto per farci sentire. il nostro momento! Per quello che riguarda il mio piccolo, appoggio in pieno il fatto di istruire fin dalle scuole primarie i nostri figli alle ricchezze della nostra terra come alle religioni del mondo. Vorrei che i nostri ristoranti fossero come le botteghe dove una volta si imparava il lavoro, implementare stage e apprendistato.
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la parola ai naviganti

Quando mi stato imposto di fare un corso come tutor per un apprendista, la perdita di tempo stata totale. In pi il ragazzo era uscito dallalberghiero e doveva rifare i corsi appena fatti a scuola. Che perdita di energie e soprattutto di denari, ma la cosa che mi aveva segnato era venir tacciato come quello che assumeva un apprendista per non pagare i contributi. In quei momenti mi sono sentito veramente uno straccio da pavimento. Le scuole alberghiere hanno drasticamente ridotto le ore di pratica e gli stage sono ridotti a pochi giorni. Come pensano i nostri politici che i nostri ragazzi possano imparare il mestiere? Ricevo come tutti i miei colleghi decine di richieste al giorno di stage, ma posso accettarne solo il 10% del personale a tempo indeterminato, questa la triste realt. Penso a quanti ragazzi potrei motivare e far uscire dal loro profondo, quello che Ferran Adri ha fatto uscire in me, quel talento nascosto che ha bisogno di messaggi forti per venire allo scoperto e che potrebbe anche per sempre rimanere nascosto. Ma non lo posso fare perch chi ci governa non ce lo permette e ci considera come uno dei tanti posti di ristoro che cercano manovalanza a poco. Mai come in questo momento in Italia c un forte gruppo di cuochi tra i 40 e i 50 anni che si rispettano, che parlano la stessa lingua, che cercano di portare la cucina italiana a rapportarsi alla pari con Francia, Spagna, Germania, Danimarca. Pensate che esercito di ragazzi potremmo motivare, e non solo in cucina, perch non dimentichiamoci che con questa esposizione dei cuochi ci stiamo perdendo i camerieri che rappresentano il patrimonio dellospitalit. Gi quando ero presidente dei jre (Jeunes restaurateurs dEurope, ndr) avevo lanciato la domanda troviamo un nuovo nome ai camerieri. Ora lo lancio anche a voi, cari amici, hai visto mai! Concordo che la politica deve essere come unazienda, deve produrre e deve costare il giusto. Tutte le agevolazioni in termini di stipendi e pensioni che si sono costruiti i politici nel corso degli anni sono veramente troppo importanti. E poi ognuno nel nostro lavoro rischia e spesso ha lansia da prestazione, loro no! Grazie Oscar, e grazie Giovanni, spero che le rotte prese e le rotte che prenderanno le 7 mosse possano smuovere qualcosa. Ne abbiamo tutti stramaledettamente bisogno.

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una mattina mi son svegliata...


di lella costa

Una mattina mi son svegliata o bella ciao, bella ciao, bella ciao e ho trovato Farinetti, Oscar Farinetti (da pronunciare con la stessa intonazione di Bond, James Bond). Non mi apparso in sogno, non si fatto teletrasportare come il Capitano Kirk, mi ha semplicemente mandato una mail, ma stata comunque unepifania, una rivelazione. In cinque righe mi raccontava dellidea delle 7 mosse, del viaggio per mare, e mi chiedeva di esserci. In cinque righe e altrettanti minuti gli ho risposto entusiasticamente di s (e daltra parte, sono o non sono diretta discendente della Gertrude manzoniana?). Con lunico rimpianto di non poter fare anche la traversata oceanica, perch non sembra ma anche le soubrette come me hanno degli impegni, a volte perfino degli obblighi. Morali, addirittura. Da non crederci. Facili, quasi banali i commenti: bella forza, una vacanza gratis, su una barca bellissima, col mitico Giovanni Soldini come capitano-mio-capitano, una cambusa (e una cantina) da film di Ferreri, chef formidabili ma anche simpatici come cuochi, compagni di viaggio vari, eventuali e tendenzialmente stimolanti e in pi anche la causa nobile, lelaborazione teorica, il think-tank, il brain storming, il bene del Paese, la difesa dei valori, la riforma della politica, delleconomia e della giustizia. Mancava giusto il risanamento delle Ferrovie e di Alitalia. Cialtroni, illusi, patetici, arroganti, retorici, velleitari, saccenti. Utopisti. Radical-chic. Eh no. Cio, a me lo possono anche dire, mi vien da ridere ma pazienza, in fondo forse me lo merito. E suppongo che anche a qualche altro navigante delle 7 mosse la definizione possa vagamente calzare. Ma definire radical-chic Farinetti, Oscar Farinetti, peggio che un insulto: una stronzata. Oscar Farinetti una delle persone pi solari, trasparenti, entusiaste ed entusiasmanti, autentiche, concrete, travolgenti, inarrestabili, generose e incredibili che abbia mai incontrato. Qualcuno potrebbe forse definirlo naf e in un certo senso vero: la sua capacit di stupirsi, di guardare le cose con gli occhi di un ragazzino
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la parola ai naviganti

assoluta e spiazzante. Poi dai unocchiata al suo curriculum e ti domandi se ci o ci fa. Be, ci . Totalmente e per nostra immeritata fortuna. lui, e lui soltanto a rendere credibile e condivisibile lavventura delle 7 mosse. Lui che inesorabile arrivava in piena bolina con un sorriso: ragazzi, scusate ma dobbiamo lavorare un po. E via coi meno e coi pi, le discussioni e i distinguo, gli stimoli e le provocazioni. Lui prontissimo ad ascoltare e recepire suggerimenti, ma adamantino nel tener fede al progetto. Lui capace di cambiare punto di vista in corso dopera, ma sempre saldo e coerente nella visione dinsieme. Per questo credo sia stata giusta la sua scelta di assumersi interamente la responsabilit del documento finale: tutto spiegato perfettamente nel prologo e ribadito nellepilogo che condivido fin nella punteggiatura. Di pi, rileggendo ora a pi fermo (in tutti i sensi) quelle frasi, ritrovandone non solo il senso ma anche il profumo e la musica, mi rendo conto che s, magari qualche dettaglio non mi trova totalmente daccordo; certi temi sono stati un po tirati via e altri, al contrario, hanno avuto troppo spazio, ma alla fine della fiera io mi ci ritrovo eccome in queste 7 mosse. Soprattutto ci ritrovo unidea di Italia, di futuro, di progetto comune che mi assomiglia moltissimo. Mi piacerebbe viverci, in un Paese cos. Mi piacerebbe soprattutto che ci vivessero le mie figlie. Per questo sono e sar per sempre grata a Oscar Farinetti e sar pregiudizialmente dalla sua parte qualunque cosa faccia, qualunque rotta intraprenda. Per questo e anche per quella sua capacit di entusiasmarsi senza ritegno, che si trattasse di uno spettacolo della natura (la pi bella stellata che abbia mai visto), di una bottiglia di vino (il miglior barolo che abbiate mai bevuto), di unesibizione di Mario Brunello (il miglior violoncellista del mondo), di tapas (le pi buone dEuropa e probabilmente anche delle Americhe) o di una manovra ben riuscita (la pi straordinaria virata nella storia della vela). Grazie, Oscar. Io so far poco ma sono abbastanza brava con le parole, soprattutto quelle degli altri. Cos ti saluto con qualcuna delle citazioni che mi sono pi care. Comincio con Calvino, le Lezioni americane, ovvero le cinque qualit che lui riteneva indispensabili per il nuovo millennio: rapidit, molteplicit, visibilit, leggerezza, esattezza. Tu le possiedi tutte insieme ed questo
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che ti rende speciale. Perch molteplicit senza visibilit germina oscuro intrigo, puzza di corridoi dove scorrono giusquamo e cicuta come acque nere nelle fognature, e rapidit e leggerezza senza esattezza sono calunnia come bora che spazza, sono innocenti in galera e assassini che cantano vittoria. Il virgolettato non mio, ma di William Shakespeare. E finisco con un verso di Robert Frost che sembra scritto per te e per le 7 mosse: Non bisogna accontentarsi di quello che a portata di mano, altrimenti a cosa servirebbe il cielo?. Hasta siempre, comandante.

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innovazione sociale = creativit applicata al buon senso


di luciana delle donne

Condivido il documento delle 7 mosse per lItalia, le modalit e sopratutto la possibilit di sognare. In Spagna, in questi giorni, durante loccupazione pacifica delle piazze, uno degli slogan gridato dai giovani : Se non ci lasciano sognare non li lasceremo dormire. Vorrei essere con loro e con i nostri ragazzi italiani, alimentando i sogni e per un risveglio della democrazia, fonte di speranza fantastica per il futuro.
pi indignazione, meno omert

Ecco, dopo i sogni, il risveglio. E noi, non possiamo pi dormire sereni. Non dobbiamo, e, se non interveniamo nel raddrizzare la rotta, saremo tutti peccatori e colpevoli di omissione e di omert. Queste 7 mosse nella loro semplicit testimoniano quanto possa essere facile applicare il buon senso. S, perch sono tutti accorgimenti di buon senso, ma bisogna essere daccordo che lo sviluppo passa sempre dal benessere comune e le leggi, le istituzioni, devono garantirne lattuazione. Aggiungerei qualche punto di attenzione, qualche sogno in pi, pi vicino al nuovo mondo che frequento da qualche anno e che, in silenzio e un poco in ombra, cerco di portare avanti; quello dellinclusione sociale e salvaguardia ambientale. E vorrei ricominciare proprio dalle nuove generazioni (dallinfanzia ai giovani doggi).
pi ascolto, meno rumore

Coloriamo il presente e il futuro dei giovani, quelle generazioni invisibili. Ascoltiamo le loro passioni, ma non sentiremo nulla, non ne hanno o non si fidano di nessuno. Restituiamogli allora il presente rubato, come?
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pi filosofi, meno ingegneri

Creiamo un ambiente sano per il progresso (del poco e del giusto) dellindividuo. Stimoliamo curiosit alla conoscenza. realizziamo una fabbrica della cultura, per quella cultura da tutelare e quella da produrre e utilizziamo al meglio ci che gi abbiamo e, come gi evidenziato nelle 7 mosse, seguiamo le nostre vocazioni, diamo valore al capitale intellettuale, esportiamo i nostri valori e forse anche i nostri giovani parleranno
pi passione, meno furbizia

restituiamo la dignit del lavoro a tutti. La nuova frontiera della ricchezza il donarsi, il darsi. Il lavoro non deve necessariamente arricchire, ma deve rendere la vita degna di essere vissuta, stimolata nellapprendimento, nella crescita e nel raggiungimento di obiettivi sfidanti. La dignit di essere umano appartiene alle persone oneste, ma anche a quelle persone disoneste che pagano lerrore della loro vita in prigione.
pi sole, mai pi nucleare

Il cambiamento ha due vie: gesti piccoli e quotidiani (dal basso) o gesti istituzionali (dallalto). In tutti e due i casi lindividuo sempre artefice del cambiamento. Ma il pi impegnativo quello da compiere dentro di noi. E non pi tempo di aspettare che qualcun altro faccia qualcosa per noi. Cominciamo noi. Cominciamo a costruire una coscienza di appartenenza a un pianeta vulnerabile. In sintesi: difendiamo il nostro pianeta o si difender da solo.
pi coraggio, meno egoismo

Uniamoci, in percorsi che non conoscono ideologie politiche, ma che, nel rispetto delle individualit di ognuno, operino in iniziative congiunte, stiamo uniti e focalizzati in modelli di sviluppo sostenibile concreti.
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Valorizziamo le diversit femminili, intese come valore (creativit, sensibilit, flessibilit, tenacia, intuito, capacit di creare sinergie) e rivolgiamo il nostro sguardo al Mediterraneo, impegnandoci a favorire la nascita di reti culturali, scientifiche, economiche e sociali tra i vari Paesi che si affacciano su questo mare, attraendo e trattenendo persone di talento anche con idee e bagagli culturali diversi puntando a trasformare questa cultura in punti vincenti per il cambiamento, con conseguente ricchezza che si trasferisce sul territorio. Ecco, ho detto anche io la mia. Grazie mille per avermi dato la voce.

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meno onde, pi mare


di guido falck

Mi sento di scrivere questo alla fine della nostra traversata atlantica, che stata agitata (le onde) e bellissima (il mare). Mi sono imbarcato in questa avventura perch sono convinto, come Oscar, che senza sogni non si va da nessuna parte: senza sogni (e senza Soldini, per essere onesto) non saremmo arrivati qui, dallaltra parte dellAtlantico. Le onde e il mare permettono di pensare. E adesso mi tutto pi chiaro, in questa notte stellata che ci guida a New York: dipende da noi. Il futuro del nostro Paese dipende da ciascuno di noi. Non c bisogno di essere daccordo con tutte le proposte delle 7 mosse: qualcuna pi innovativa, altre meno; qualcuna realistica, altre non lo sono. Ma importante afferrarne lo spirito generale: siamo ancora in grado, come cittadini italiani, di salvare lItalia. Dipende da ciascuno di noi. Abbiamo una classe politica in gran parte da buttare. Nella mossa n 1 si propone in effetti di buttarne via una notevole quantit. Ma questo non baster: la classe politica non cambier e non cambieranno le politiche, se noi, i cittadini italiani, non decideremo davvero che il futuro dellItalia ci interessa. il nostro futuro. LItalia sar migliore quando ciascuno di noi dimostrer di avere a cuore il bene comune e non solo il proprio interesse individuale. Leredit dellAmerica migliore mentre ci avviciniamo alle coste orientali degli Stati Uniti, la nostra meta che si avvicina spinge le vele in questa direzione: perch un Paese funzioni, deve esistere una relazione positiva fra i progetti individuali e il destino della nazione. Le 7 mosse sono questo: lincontro fra i sogni individuali di un gruppo di persone che vogliono ancora sentirsi italiane e il sogno della nazione. Un sogno collettivo che dobbiamo reinventare. il 150 anniversario della nascita del nostro Paese. il momento giusto per tentare uno sforzo: di ciascuno e di tutti. Da giovane imprenditore, vedo lo sforzo per salvaguardare il
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futuro dellItalia in una competizione globale sempre pi dura, come una grande joint-venture. La mia definizione di nazione, in fondo, potrebbe essere questa. Una partnership pubblico/privata, ideale e sostanziale. Gli italiani potranno viaggiare e potranno vivere nel mondo globale. Ma non resteranno italiani senza avere alle spalle lItalia. Possiamo darci un Paese migliore. Come? Le 7 mosse dicono tante cose: il punto che una nazione un eterno progetto in costruzione. Una specie di casa comune che non sar mai finita. Una casa che deve poggiare su fondamenta molto solide e deve avere un impianto etico: i nostri diritti e i nostri doveri. Ma verr poi costruita giorno per giorno. Costruire la casa un lavoro quotidiano. Quando un Paese si siede finito. Per questo c bisogno di onde, di mosse: per liberare le energie individuali. in questa chiave che aggiungo una mia proposta. una proposta che rientra nella mossa n 2 (meno sprechi, pi responsabilit) e nella sua logica generale: combattere levasione fiscale e migliorare le entrate, per potere pensare a sgravi futuri per chi crea nuove imprese, creando cos posti di lavoro. Uno dei modi essenziali per reagire alla sindrome del declino, infatti, di creare un ambiente favorevole allo spirito di impresa: spirito che sempre esistito negli italiani, ma che oggi si scontra con una serie di difficolt (dai tempi burocratici per creare una start-up, alla questione della criminalit, allo scarso volume degli investimenti esteri, alla politica fiscale). Si aggiungono i comportamenti privati: dallimprenditoria allarricchimento, il passo stato breve; si consumato nello spazio di un paio di generazioni. Nella stessa visione della mossa n 2, ed essendo un giovane imprenditore, avanzo una proposta molto semplice: prevedere nuovi aiuti fiscali alle imprese creando un fattore di virtuosit aziendale. Questo strumento di agevolazione fiscale sarebbe rivolto alle imprese giovani per definizione; in quanto create da giovani e appena nate. E ne premierebbe il comportamento virtuoso. Definisco virtuoso il comportamento di imprese giovani che non distribuiscano gli utili, ma li reinvestano nella societ per farla crescere, creando posti di lavoro. Limprenditorialit privata di una parte dei giovani italiani, incentivata anche dalle politiche pubbliche, permetterebbe quindi di affrontare uno dei problemi
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pi gravi dellItalia di oggi (e dellEuropa nel suo insieme): i tassi di disoccupazione giovanile. A queste condizioni di virtuosit aziendale, limpresa giovane non dovrebbe essere equiparata fiscalmente ad aziende che dividono gli utili tra gli azionisti e che hanno un fattore di crescita di fatturato, di indotto e di occupazione minimo o nullo. Incentivato fiscalmente, il fattore di virtuosit di unimpresa la renderebbe sostenibile nel tempo e permetterebbe di aumentarne gradualmente le dimensioni. Senza questo incentivo fiscale, la crescita di imprese giovani resta invece molto difficile. Con lattuale tassazione, infatti, difficilmente unazienda onesta, ancora piccola e in fase di crescita, una volta pagate tutte le tasse, pu ancora permettersi di investire nel proprio decollo. Il risultato che si svilupper molto pi lentamente, contribuendo quindi poco alla ripresa complessiva del Paese. Il fattore di virtuosit aziendale, come criterio della politica fiscale, permetterebbe anche di distinguere fra imprenditori votati alla crescita (come bene comune) e persone che puntano solo sullarricchimento personale. Gli incentivi fiscali finirebbero per incentivare il numero degli imprenditori virtuosi; e di diminuire gli evasori per necessit di crescita, con benefici conseguenti per tutto il Paese.

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meno leggerezze, pi leggerezza


di giorgio faletti

Quando ho visto emergere a poco a poco dallorizzonte la meta e ho capito che eravamo arrivati, ho realizzato in pieno la bellezza dellesperienza che avevo appena vissuto. Siamo stati, a fasi alterne, dei gruppi di persone che hanno viaggiato insieme divertendosi e usufruendo di una buona cucina, pur con i limiti restrittivi della legge di bordo, la famosa regola dei 4,5 euro. Sono stati momenti di aggregazione umana molto piacevoli e a tratti, per la magia della vela e larrivo dei delfini, addirittura incantati. Tuttavia, in questa leggerezza, credo che ognuno abbia trovato rimedio alla superficialit partecipando attivamente e dando il suo contributo creativo alle discussioni sulle famose 7 mosse; quelle che il professor Odifreddi, genio della matematica e dellumorismo, ha sottolineato essere in realt nove. Ho letto i commenti finali di alcune persone che ritengo tecnicamente pi qualificate di me a trovare delle lacune nel testo definitivo. Tuttavia, a prescindere da qualunque eccezione possa essere sollevata, a prescindere da qualunque problema di fattibilit o di incostituzionalit, questo documento ha un indubbio vantaggio: lulteriore espressione di un disagio che proviene da differenti direzioni, che persone diverse per estrazione e cultura sono state a loro modo in grado di raccogliere e testimoniare. Il nostro Paese si trova indubbiamente in una situazione molto critica. Non disperata, ma molto critica. Da un punto di vista economico, se da una parte lItalia si pu appoggiare a una solidit legata al risparmio, dallaltra si ritrova nellincapacit di crescere. Francia e Germania lo stanno facendo, forti di una pi equa distribuzione della ricchezza. Dal punto di vista politico, non credo sia necessario sottolineare quanto si sia abbassato il livello dello scontro, quando basta sfogliare le pagine dei giornali per rendersi conto che il clamore del gossip a farla da padrone a discapito dellargomentazione e del confronto sui temi e sui programmi. Ho sempre sospettato che lo scopo prioritario di un uomo politico sia quello di continuare a esserlo e che a questa velleit venga
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spesso sacrificato quello che tutti definiscono il bene del Paese. Temo che gli ultimi avvenimenti e il confronto con i miei compagni di viaggio abbiano trasformato questipotesi in una conclamata certezza. Penso da sempre che la democrazia di un paese, fra le altre cose, si rivela dalla giustizia del suo sistema fiscale. Questo significa che ogni cittadino deve, a seconda delle sue possibilit, contribuire al mantenimento dello Stato. Ma, nello stesso momento, significa che le classi pi deboli, grazie al maggior prelievo effettuato presso le classi pi abbienti, possono avere accesso a servizi che altrimenti sarebbero loro preclusi. Quando questo non succede, o non succede nella misura in cui sarebbe possibile, allora ci sono criteri che vanno pesantemente rivisti. Magari prendendo esempio da Paesi dove: a. la presenza dello Stato molto pi tangibile nellerogazione di servizi; b. le aliquote sono pi basse, maggiori le spese detraibili ma inesorabile la punizione in caso di evasione. Ad esempio, mi pare di ricordare che in Svezia levasione fiscale sia considerata un reato gravissimo e che non siano previsti sconti di pena per buona condotta in caso di detenzione per questo motivo. ricordo che da noi, come risposta, stato depenalizzato il falso in bilancio Vorrei chiudere questo breve commento ricordando e ricordandomi che i giovani sono la forza a cui si appoggiano le speranze e il futuro di una nazione. Sono lunico modo che abbiamo per truffare il tempo. A loro vanno dedicate cure e attenzioni perch diventino dei cittadini e non dei pesi per se stessi e per la societ. Questo significa diritto allistruzione, opportunit uguali per tutti, una speranza che sia possibile per tutti trasformare in realt. Ma soprattutto lesempio, da chi demandato a dare tale esempio: la famiglia, la scuola, la societ, le istituzioni. Aggiungerei, per mia personale inclinazione, due componenti apparentemente ludiche: la musica e lo sport. Dare ai ragazzi la possibilit concreta di suonare uno strumento musicale o di praticare uno sport significa mettere loro a disposizione unottica alternativa, una cultura di confronto e non di scontro, il modo di trasformare un concetto sterile di disciplina che arriva dallesterno in auto-disciplina. Va da s che non tutti diventeranno Mario
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Brunello o Roger Federer o Alberto Tomba, non tutti arriveranno a fare di queste pratiche la loro fortuna o semplicemente il loro mestiere. Ma ci saranno per loro momenti di facile aggregazione per tutta la vita, nel momento in cui si accorgeranno che molti degli esseri umani che li circondano possono essere persone con cui suonare invece che litigare e che quello che hanno di fronte su un campo di tennis o di calcio non un nemico da distruggere, ma solo un avversario da battere. La musica e lo sport sono linguaggi universali, perch un Do maggiore o una schiacciata a pallavolo sono uguali ed emozionanti in tutte le parti del mondo. E ci sono concetti che, quando sono veicolati dalle emozioni, nel corso del tempo si radicano al punto da diventare regole di vita.

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meno individualismo, pi armonia


di bruno fieno

Bene, il viaggio giunto a compimento, le 7 mosse anche. Sono orgoglioso di aver avuto il privilegio di partecipare a questa iniziativa interessante, complessa, articolata, inedita; e per questo sorprendente, per larmonia che si creata a dispetto delle diverse anime dei partecipanti. Il silenzio e la vastit del mare, la lontananza dalla vita di tutti i giorni hanno favorito la possibilit di riflettere, di discutere, di approfondire argomenti che, in linea di principio, coinvolgono ciascuno di noi. Il senso di questo viaggio stato anche usare il buon senso per giungere a delle conclusioni. Forse alcune possono apparire trancianti ma di fatto intendono essere delle suggestioni, delle riflessioni, dei punti di partenza intorno a cui lavorare allo scopo di migliorare la gestione della cosa pubblica anche attraverso la riduzione degli sprechi che non possiamo pi permetterci , di ragionare del benessere individuale ma, soprattutto, collettivo, della socialit a scapito di questo nefasto individualismo dilagante. Grazie ai compagni di viaggio per questa bella avventura che ha avuto anche il sapore di una splendida vacanza. E un grazie speciale a chi ha contribuito alla realizzazione di tutto questo stando dietro le quinte.

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lalbero si giudica dai frutti


di maria giua

Ho iniziato a entrare nel viaggio che mi sta portando da Madeira a NewYork ben prima della mia partenza. Linvito di Oscar e Giovanni si fatto strada dentro di me senza che io me ne accorgessi andando a risvegliare pensieri, domande, desideri che gi vivevano in me e suscitandone altri. Questa prima settimana di navigazione mi ha permesso anche altre riflessioni, proprio a partire dalla condizione in cui mi sono trovata. Sono partita sapendo benissimo di patire il mal di mare, ma fiduciosa del fatto che, essendo una lunga tratta, mi sarei abituata. E poi, quando mai mi sarebbe capitata unaltra occasione del genere? Cos, in realt, mi sono ritrovata a star male quasi tutti i giorni e a dover chiedere aiuto quasi tutti i giorni; a fare i conti con la mia fatica, ma anche con quella degli altri. Ho capito per una cosa fondamentale: chiedere pu essere una grande occasione per ambedue le parti. Domanda/offerta: pongo laccento sullofferta. Credo sia lofferta a generare la domanda e questo implica un altro passaggio, quello del saper ricevere, condizione da cui tutti partiamo. In questo noi donne possiamo essere avvantaggiate dalla differenza sessuale: il passivo non diventa condizione di mancanza, ma di capacit di ricevere. La dissimmetria diventa possibilit, incremento. rimettendo quindi al centro di tutto lindividuo in quanto rapporto con laltro, in quanto capacit di rapporto con laltro, penso che, alla base di una reale ripresa economica, sociale, culturale, politica, ci debba essere questo pensiero: rapporto = amore = lavoro su lavoro (incontro di due lavori) = 1+1 deve fare minimo 3 (e qui mi rifaccio soprattutto a Freud, Ges e Giacomo Contri). 1+1 = 3 vuol dire applicare un pensiero economico di soddisfazione a tutti i rapporti, di qualsiasi contenuto essi vogliano trattare. Vuol dire pensare che trattare bene laltro conveniente; che
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non buonismo, ma porre condizioni favorevoli, al fine di trovare partner e collaboratori possibili. Vuol dire che lavorare al proprio giardino, come diceva Voltaire, fa rapporto e soprattutto fa pace. Vuol dire pensare che la guerra non conviene mai; senza andare tanto lontano, a partire dal rapporto con i propri amici, familiari, prossimi. Vuol dire attenzione alle esigenze proprie e altrui, vuol dire interesse alla conoscenza (la conoscenza rende liberi), vuol dire difesa, tutela del bene comune. Perch ci sia possibile bisogna partire da un lavoro personale, che mai pu prescindere dal ricapitolare una collettivit (Freud diceva: Lontogenesi ricapitola la filogenesi). Ho pensato anche a unaltra cosa, che la leggerezza un frutto del pensiero, rimandare la propria bussola a questa massima che mi pare davvero rivoluzionaria: Lalbero si giudica dai frutti. Coltiviamo il nostro giardino insieme!

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meno pregiudizi, pi umilt


di beatrice iacovoni

Ho passato gli ultimi 25 anni a portare gente per mare. Come potete immaginare ne ho viste di tutti i colori. Le reazioni delle persone non abituate a stare su una barca, che per quanto grande non pu che riservare pochi metri quadri a ciascuno, sono le pi disparate, spesso inconsulte. Confesso che ero molto preoccupata per questa traversata. Nessuno di loro era mai stato in Oceano, la maggior parte non aveva mai navigato, addirittura due non sapevano nuotare. Tutti venivano da attivit di intelletto. Questa era una barca su cui bisognava lavorare di braccia. A parte il lavoro tecnico di portarla, che non si pu fare in due soli 24 ore su 24, cera da tenerla in ordine, pulire, cucinare. Ecco, proprio a proposito del cucinare, volevo proprio vederli questi cuochi stellati nella nostra microcucina, con il piano cottura basculante, la barca piegata e ondeggiante, a cucinare per 10, a volte 11 persone. Che poi non si fossero immaginati che avrei fatto io da sola tutti i lavori domestici per oltre un mese! Insomma, mi aspettavo il peggio. E poi, francamente, questo programma di far riunioni in pieno oceano per discutere sostanzialmente di politica, con la velleit di scrivere le nuove regole per risollevare lItalia, mi sembrava pura fantasia. Noi, gente di mare, tendiamo a essere molto pratici e, ammetto, spesso cinici. la natura che ci porta a essere cos. Vista da fuori, a suon di foto e filmati di tramonti e delfini che giocano, la natura del mare appare una meraviglia. In effetti lo , ma accanto alla sua bellezza infinita ci sono la forza e limprevedibilit, con le quali non si scherza, non si deve scherzare mai. Il mare esige rispetto, non si deve mai prendere sotto gamba e debbo ammettere che questo gruppo di intellettuali, imprenditori e cuochi mi sembrava una piccola armata Bracaleone di incoscienti e presuntuosi. Ho dovuto ricredermi. la prima volta, in 25 anni dicevo, che non ho visto nessuno andare fuori di testa. Tutti hanno lavorato, sottoponendosi anche alle attivit pi umili. Sulla barca ha regnato unarmonia vera, concreta e poi li ho visti sgobbare come ossessi
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su questa loro idea delle 7 mosse, segno che ci credevano sul serio. La barca si dimostrata un piccolo catino di varia umanit. Dallimprenditore bresciano serio e preciso che ha rispettato come unorologio i suoi turni, al cuoco che pativa il mal di mare ma non si schiodava dalla cucina fino a che tutti erano sazi. Dal ragazzo figlio darte, che rispettava senza brontolare i miei ordini a volte anche troppo severi, al produttore di birra famoso nel mondo che lavava piatti e pentole a doppio turno. Dallo scrittore di gran fama, che mi avevano descritto come un concentrato di supponenza e che invece si rivelato un dolce simpaticone, al pittore che non sa nuotare ma ha accettato di buon grado la mia imposizione a doversi trascinare sempre legato come un cagnolino al guinzaglio. Dal famoso musicista, che diceva di voler suonare il violoncello in navigazione (gi mi veniva da ridere) e poi, cavolo!, lo ha fatto (una delle pi grandi emozioni della mia vita di mare, sentirlo suonare Bach davanti alla rocca di Gibilterra che spuntava dalla nebbia), al mitico tostatore di caff pregiato che diceva di saper navigare, e ho dovuto ammettere che era vero. Cos, potrei continuare per ore a descrivere ciascuno dei 23 che abbiamo ospitato sulla nostra barca. Tutte persone magnifiche, alle quali mi sono affezionata. Permettetemi di chiudere con un appunto personale sulle 7 mosse. Forse sarebbe stato meglio invitare anche un rappresentante del mondo del lavoro pi umile, ma non meno importante, come un operaio, un contadino vero (Farinetti dice a volte di fare il contadino, ma vorrei sapere quante volte si piegato veramente verso la terra, che in Langa mi dicono essere bassa quanto dalle mie parti in Lazio); o addirittura un disoccupato o un cassaintegrato. In cuor mio penso che una persona cos avrebbe dato un contributo importante, avvicinando maggiormente i contenuti del documento alla realt del nostro Paese. Ne ho parlato con Farinetti, che ha ammesso questa lacuna, e ha promesso che, alla prossima impresa, il mondo del lavoro sar meglio rappresentato. Oscar non sar un vero contadino, come a volte sostiene, ma una persona speciale. Lui e capitan Soldini sono stati veri maestri di armonia in questa bellissima traversata.

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meno velleitarismo, pi rigore


di riccardo illy

Cari naviganti, ribadisco che condivido lobiettivo e limpostazione generale delle 7 mosse per il rilancio dellItalia e che stato bellissimo discuterne in mezzo al mare, in un contesto amichevole e informale. Dalla lettura del documento finale traggo limpressione che lassenza per quattro tappe di Cartesio (come mi ha ribatezzato Oscar) abbia consentito a Pascal (cio Oscar, ma forse non era il solo) di avere il sopravvento; poi, con qualche esempio, motiver laffermazione. Credo che il documento 7 mosse, per essere credibile, debba ispirarsi ai principi della chiarezza, del rigore e della coerenza, con la realt e con le norme che regolano il nostra patria. Diversamente, rischiamo di fare come il nostro attuale premier che ci ha regalato una legge elettorale che non solo non ci consente di scegliere i parlamentari, ma pure fuorviante o addirittura incostituzionale. Essa prevede, infatti, lindicazione del nome del candidato premier sulla scheda elettorale; ma la Costituzione italiana vuole che i parlamentari non abbiano vincolo di mandato. Se lavessero, per lelezione del premier la legge sarebbe incostituzionale. Siccome non ce lhanno, ma gli elettori pensano di s, ecco che la legge fuorviante. Un pateracchio, insomma! E noi non abbiamo bisogno di altri pateracchi. E allora, per ribadire o segnalare, se i temi sono nuovi, solo le incongruenze pi macroscopiche: 1. abolire le province quasi impossibile. Ne parl per primo il ministro La Malfa, una quarantina di anni fa, ne ha discusso la Commissione bicamerale una decina di anni fa, salvo decidere infine di rinunciare. Ci che si pu fare copiare dalla Spagna, dove le province sono amministrate dallAssemblea dei sindaci, senza avere quindi organi elettivi. Lo stesso vale per le comunit montane: in montagna, zona altamente (in tutti i sensi) svantaggiata, servono! E allora non proponiamo di abolirle, ma lasciamo che i sindaci le autogovernino, eliminando ogni inutile vincolo o costrizione normativa; 2. i nostri illuminati padri fondatori della Costituzione, se han105

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no previsto limmunit parlamentare, lavranno fatto per qualcosa. , da un lato, vero che sono cambiati (in parte) i tempi e che oggi il rischio di vendette politiche si ridotto, ma quellistituto serve a garantire il funzionamento indipendente dei poteri dello Stato, cio quello legislativo, esecutivo e giudiziario (quello religioso, citato nella mossa sette non un potere), senza intromissioni delluno nellaltro. Se il potere giudiziario pu restringere senza filtri la libert dei parlamentari, lindipendenza va a farsi friggere; 3. abolire il quorum nei referendum significa rischiare, da un lato, la dittatura legalizzata delle minoranze (ci che gi oggi avviene con lo strumento delle manifestazioni violente) e, dallaltro, contraddire il principio fondante della democrazia. Infatti, una minoranza di cittadini potrebbe abrogare una legge approvata dalla maggioranza dei parlamentari, a loro volta eletti dalla maggioranza dei cittadini; 4. affermare che i mezzi di comunicazione debbano essere indipendenti dalla politica sacrosanto, ma unutopia. Nemmeno i nostri politici pi illuminati (De Gasperi incluso) sono mai riusciti a dire come si fa. Se vogliamo lasciare quel punto dobbiamo dire come attuarlo; 5. applicando la stessa aliquota fiscale del reddito dimpresa alle rendite finanziarie, nessuno comprerebbe pi i titoli di Stato italiani e lItalia andrebbe in default, e poi fallirebbe. Aumentare i tassi dinteresse, per ridare a monte ci che si toglie a valle, creerebbe una distorsione grave sui mercati finanziari. Applicare una aliquota fiscale ridotta sui titoli sarebbe incostituzionale. Io non trovo altre soluzioni; inoltre se vi fossero Tremonti o prima di lui Visco, che sono molto pi preparati di me in materia, le avrebbero gi adottate; 6. usare gli oneri previdenziali dei ricchi per aumentare le pensioni minime incostituzionale. Per fare ci bisogna usare la tassazione ordinaria e per farlo bisognarebbe aumentarne le aliquote che sono gi molto elevate (43%). Questo incentiverebbe maggiormente levasione fiscale; 7. ridurre cos drasticamente il numero dei tribunali certamente efficiente per la giustizia, ma probabilmente non lo in termini complessivi. Infatti i cittadini, per difendersi o per fare una causa, dovrebbero compiere spostamenti e sostenere oneri molto maggiori;
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litalia

8. sospendere i processi agli imputati irreperibili vuol dire fare un favore ai latitanti, mafiosi e camorristi in testa; 9. non perseguire i reati di scarsa rilevanza sociale credo sia incostituzionale: la legge uguale per tutti, non pu essere pi uguale per la collettivit rispetto al singolo individuo. Direi anche pericoloso. Gi oggi i reati minori contro le persone e il patrimonio, che sono quelli che creano pi scontento tra i cittadini, vengono scarsamente perseguiti per mancanza di risorse; 10. c una contraddizione tra proporre la semplificazione da un lato e sgravi o incentivi fiscali dallaltra. Entrambi aumentano, e di molto, la burocrazia, sia in sede di erogazione che di controllo; 11. la Chiesa svolge anche un ruolo supplente dello Stato nellerogare servizi a persone in condizioni di disagio. Far pagare lici alla Chiesa significa, da un lato, aumentare le entrate e, dallaltro, aumentare, forse pi che proporzionalmente, i costi per questi servizi sociali. Voglio in conclusione condividere un ultimo pensiero: prima delle 7 mosse si sono occupati di questi problemi tantissimi politici. Molti erano incapaci, taluni addirittura farabutti, ma un congruo numero era di valore e senza interessi personali. Se non hanno trovato o non hanno potuto attuare le soluzioni, stato un po per il contesto politico della loro coalizione e un po perch, il nostro, davvero un Paese complicato. Le soluzioni che noi proponiamo devono essere particolarmente creative e professionali. Bisogna essere consapevoli che le potr attuare solo una coalizione molto coesa e forte, tale da superare le opposizioni della struttura e gli inevitabili legami tra componenti della maggioranza e soggetti che, dalle riforme, verrebbero penalizzati. Per chiudere con una metafora marinaresca: disincagliare lItalia sembra facile ma, come sa Giovanni Soldini per le barche, ci vuole intelligenza, forza e perseveranza.

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meno zavorra, pi vento


di marella levoni

Una premessa al mio intervento dobbligo. Sono entrata a far parte dellequipaggio delle 7 mosse pochi giorni prima della partenza della barca da Genova, attratta soprattutto dalla scritta che si trova su una delle vele: Alla ricerca del Marino. Il Marino il vento che soffia dal mare sulle terre della nostra meravigliosa penisola e che rende uniche numerose delle sue specialit gastronomiche. Il mio lavoro e quello della mia famiglia, da 100 anni, si svolge proprio in questo campo e partire su una barca a vela alla ricerca del Marino mi sembrato come il richiamo irresistibile di una sirena. Prima di aderire al progetto, per, ho valutato anche laltro, fondamentale, tema che avrebbe accompagnato questa avventura: le 7 mosse per lItalia. Non ero e non sono tuttora daccordo su tutte le sfumature di queste proposte, ma fin dallinizio e con sempre maggiore convinzione, concordo pienamente con lo spirito che ha mosso i due capitani: smettiamola tutti di lamentarci e proviamo a fare qualcosa per aiutare il nostro Paese. Anzi, valorizziamo questo atteggiamento nella nostra vita di tutti i giorni e cerchiamo di essere costruttivi in tutto quello che facciamo. Avrei potuto focalizzare la mia attenzione sugli aspetti su cui non ero daccordo, essere negativa e restarmene a terra. Questo il tipo di approccio che, invece, tutti dobbiamo evitare. Senza essere semplicistici o superficiali, cerchiamo di vedere il positivo che c in ogni cosa e proviamo a moltiplicarlo. Di proposito non entrer nel merito delle singole mosse, non ritengo di avere le competenze per dire se una soluzione sia migliore di unaltra. Lascio questo compito agli esperti di ogni specifico argomento e mi aspetto che ne traggano degli spunti importanti. Vorrei piuttosto che il mio suggerimento fosse visto come quello di una cittadina italiana che lavora, ha un marito e due figlie e si preoccupa di quello che sar il loro domani.
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Vorrei che linsegnamento delle 7 mosse non fosse considerato solo come un documento per chi fa politica, per chi dirige o governa. Vorrei che fosse uno spunto di riflessione e di rassicurazione per tutti i cittadini di buonsenso e, soprattutto, che possa contagiare anche chi pensa che: Tanto, non c niente da fare e si fa trascinare dalla corrente. Sulla barca delle 7 mosse abbiamo dimostrato che con una meta chiara, un buon capitano e una ciurma affiatata (nonostante le onde e il vento non sempre favorevoli) la barca si pu condurre in un porto sicuro.

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il viaggio, la navigazione e le 7 mosse


di matteo marzotto

Da anni cerco di capire e di capirmi. Cerco un equilibrio e in questa ricerca (a tratti quasi disperata) ho capito che mettermi alla prova uno strumento efficace. La curiosit, lumanit, letica, limprenditorialit, il coraggio, la paura, la fisicit, la spiritualit, lo sport, la competitivit, lumilt. Tutte parole, forse; ma tutte centrali nella mia vita e in questo Viaggio (di questo si tratta nel senso pi filosofico del termine) con la maiuscola, a cui sono felice e grato di essere stato invitato. Le 7 mosse sono spesso, volutamente, provocatorie, a tratti forse velleitarie, non necessario essere daccordo su tutto, ma si pu certamente convenire che il momento storico con le sue grida pi o meno forti richieda una sferzata, una consapevolezza, una volont e possibilmente una posizione. E senzaltro esse generano una riflessione. Forte, nellunico modo in cui ci si aspetterebbe da uno come Oscar Farinetti. Che, secondo me, non poco in questi tempi confusi tra eccessi (di democrazia, di velocit, di informazione), qualunquismo e superficialit. Ho trovato stranamente facile lamalgama, lenergia che si creata in un ambiente cos particolare qual una barca a vela che va fatta navigare (non va certo da sola, grazie Bea, grazie Gi) sulloceano, tra donne e uomini cos diversi per esperienze e formazione. E questo dice molto sulla visione della vita di Farinetti. Le mosse affrontano temi che fanno tremare, molti dei quali richedono una formazione e una cultura che io certamente non ho, ma che sembra proprio non avere la classe politica di oggi e, se andiamo avanti cos, nemmeno di domani. Il nostro un Paese terribilmente difficile; rimanere ottimisti per utile, conveniente e gratis. Nella vita c sempre una via alternativa e virtuosa. Sempre. Le 7 mosse affrontano alcuni temi cui mi sento particolarmente vicino e li affrontano con coraggio: la burocrazia (un mostro invincibile), la giustizia (centinaia di migliaia di leggi che si accumulano, da interpretare invece che da applicare), la governance (se vogliamo chiamiamola politica), la sostenibilit ambientale e non
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solo. Ma forse quello che mi ha maggiormente entusiasmato la scuola, come strumento di formazione ma anche di selezione. Molto pi autorevole con un pizzico di autorit in pi mi pare terribilmente necessaria ai nostri giovani. Che formi insegnando da dove veniamo e dove possiamo aspirare ad andare. Che selezioni (bello il passaggio sullimmigrazione) perch il merito sempre in attesa di essere raggiunto (anche al secondo o al terzo tentativo), in modo pulito e perch poi lesempio sar il pi potente degli strumenti. Che evidenzi le nostre vocazioni che sono l, davanti al nostro naso, e che andiamo invece a cercare in mondi e culture che non ci appartengono. Che torni a dirci e a dire a chi vorr vivere da noi, che i diecimila campanili e i loro dialetti sono valore aggiunto e non un freno allo sviluppo. Che mostri che le regole ci sono e che bello osservarle come stile di vita. Che accogliere sorridendo meglio (anche turisticamente parlando). Che ambiente e paesaggio non sono una risorsa infinita. Non tutto di 7 mosse mi ha convinto e qualcosa anche un p confuso, come nel caso per esempio degli investimenti nella forza armata o ancor pi sulla Chiesa. Ho amato ascoltare lacume, la cultura e lautoironia del mio amico Piergiorgio Odifreddi, ma non mi ha persuaso: mi tengo Ges e la sua forza e influenza, in tutto ci che di buono siamo. Anzi, il professore mi ha promesso di venire con me a Lourdes! Il nostro un Paese di individualisti e di criticoni polemici; perci, caro Oscar e cari amici, prepariamoci a cannonate da tutte le parti. Qualcuno disse qualcosa riguardo a chi fa e ai suoi sbagli. Qui da noi, che tu faccia o non faccia, un modo per dirti che hai sbagliato lo trovano sempre. E a proposito di faccia mi pare che mettere la propria non sia poca cosa e nemmeno propriamente lo sport nazionale. Se poi fossi colto da un improvviso attacco di cinico pragmatismo, direi che anche solo ottenere il 20 o 30% di quello che compone le 7 mosse, sarebbe gi tanta roba. Abbraccio il capitano, il comandante, il professore, lo scrittoreattore-comico-cantante, il birraio, il cuoco, lamministratore delegato, e tutti gli altri amici delle 7 mosse ricordando un pensiero (del 1957) di mio nonno Gaetano, un gigante che mi spinge con la sua visione e il suo esempio ad andare avanti con coraggio. Nonostante tutto.
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Scarpe bone, bel vestito vito sano vin sincero bele case svaghi onesti, la fameia, i tosi, i veci fede in Dio mutuo rispeto pace e bona volont. Lavorar con atension, con impegno, in dignit. Buon guadagno e cuor contento vita agiata, ma el risparmio che xe sempre necessario per formar la propriet. Sempre usar moderasion, toleranti co la zente, boni amissi solidali ne la gioia e nel dolor. Andar drio per la so strada, no far ciacole per niente, no badarghe ai fanfaroni, ai busiari, ai mestatori. Sempre pronti ai so doveri, far valere i so diriti, e difender tuti uniti, patria, vita e libert. Grazie Oscar, grazie amici. Grazie Italia.

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pi terra, meno facebook


di teo musso

Cari compagni di viaggio, sono rientrato e come avrete capito dalla mia totale assenza mi sono trovato immediatamente immerso in un altro liquido con tante bolle che pi mi consono. Questo, in realt, non stato sufficiente a staccarmi mentalmente dai momenti trascorsi insieme e soprattutto dalla traversata! Nella mia vita nomade alla ricerca di me stesso, ho fatto diverse esperienze simili, quali i venti giorni di camminata nel deserto, il raggiungimento del campo base Everest e lAnapurna. Ma non so se per lelemento a me non cos congeniale (anche se ci lavoro ogni giorno) o se per una maturit diversa, devo dire che mi ha segnato! Forse, se devo rappresentare questa sensazione, posso riassumerla nellessermi sentito piccolo, ma molto piccolo. Penso che ogni tanto prendere coscienza di questo non possa fare che bene. Sotto laspetto della condivisione di un micro-spazio, nel bel mezzo di questa forza imponente della natura, devo dire che laria che si respirava a bordo era cos pulita da non renderla difficile, ma da fonderci e scoprirci in modo sano. Quindi, mi sento di dire di avere dei nuovi amici e trovo questo un altro elemento di riflessione. ritorniamo al mio rientro. Ho passato quasi tutto il mio tempo tra una nuova birra, che sto mettendo a punto, e i campi di orzo e i filari di luppolo per vedere com lannata, che nella nostra zona stata molto arida, ma grazie a Dio (citazione dedicata allamico Odifreddi) ho una parte di colture in Basilicata, dove invece lorzo stupendo. Sono nato in una famiglia contadina, tra il profumo del fieno, loro del raccolto dei cereali, le giornate passate nei filari e mio padre che, a 87 anni, segue ancora le sue vigne, una vite dopo laltra, ogni giorno come un monaco zen! I tempi cambiano ma penso che sia fondamentale non dimenticarsi della terra!
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Dopo questo preambolo, passiamo alle 7 mosse, discusse e condivise gi durante il viaggio. Mi sento di appoggiarle, direi appieno, e soprattutto sotto laspetto rimarcato della possibile velocit di attuazione con figure giuste al posto giusto. Velocit che oggi fa ormai parte del nostro tempo e del nostro fare impresa. Vorrei portarvi solo a fare una delle tante considerazioni che mi passano nella testa e che non vuole essere nientaltro che una riflessione. Pur essendo un analogico, non disapprovo anzi, penso che il futuro sia tracciato dallinformatica e credo nellenorme potenzialit di questo strumento, entrato in modo forte nella nostra vita. Nella mia vita ho creato locali, fatto bevande, organizzato concerti, spettacoli, mostre, ho fatto una scuola di musica per far conoscere il vero linguaggio internazionale. Tutte queste cose con un solo pensiero, quello di dare la possibilit di socializzare e di vivere momenti di condivisione e di confronto. La mia paura spero infondata quella di scoprire tutti davanti a uno schermo disegnando il proprio profilo sognato, a condividere e instaurare rapporti virtuali.
conclusione

E se mettessimo nelle scuole superiori lobbligo di fare lorto per un anno, confrontandosi su chi fa crescere meglio un pomodoro o una patata e vedere sotto un aspetto diverso la possibilit di abbronzarsi con il sole dellestate? Non pensate che questo possa far riflettere sulla distinzione tra vero e virtuale? Vorrei, in chiusura, aprire una riflessione anche sul femminile. Appoggio totalmente il punto aggiunto in merito e credo che nel nostro sistema la distinzione debba fondarsi sui valori e non sul sesso. Un abbraccio grande e grazie per avermi fatto vivere questo momento. Il sentirmi cos piccolo mi ha reso pi forte. Viva lItalia!

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meno "status quo", pi cambiamenti


di paolo nocivelli

Quando il mio amico Oscar mi propose di partecipare a questavventura, circa tre mesi fa, subito aderii con grande entusiasmo. Ero spinto dal desiderio di riscoprire i valori fondamentali del vivere umano e, da velista, mi affascinava lidea di attraversare loceano. Questo era uno dei sogni della mia vita e, in realt, avevo colto maggiormente il lato avventuriero di questa impresa. Mi sono imbarcato a Genova su questa meravigliosa barca dei pensieri. Ora, dopo aver percorso 3.300 miglia per quasi un mese di navigazione, dopo avere cambiato per tre volte i compagni di viaggio e dopo numerose riunioni sulle 7 mosse, mi rendo conto che lessenza del nostro viaggio stata proprio nella stesura di questo documento. Alla sua formazione hanno partecipato con grande impegno tante persone: donne e uomini di grande ingegno, che ho avuto la fortuna di conoscere meglio e apprezzare. Tutti noi, guidati da Soldini e sotto la regia di Oscar che ha dedicato a questa impresa tutta la sua capacit e il suo impegno e accompagnati da acqua e vento, costretti a condividere spazi esegui in un ambiente estremamente informale tra una manovra a vela, un bucato, e il lavaggio dei piatti a fine pasto, siamo giunti a mettere ordine tra i pensieri e a formulare le nostre osservazioni su un documento firmato dal nostro comandante. In questo mio commento vorrei limitarmi ad alcuni punti sui quali ritengo di poter dare un modesto contributo di libero cittadino e imprenditore, non impegnato politicamente, ma certo non di sinistra. Dando per scontato che il nostro Paese sia in declino e che ci sia bisogno di una svolta, condivido pienamente che un vero cambiamento non potr avvenire in mancanza di una profonda riforma della politica. Proprio la prima delle 7 mosse (meno politici pi politica), per quanto utopica possa apparire, ritengo sia la colonna portante di
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questo cambiamento. La sottoscrivo al cento per cento, in particolare ai punti 10, 11, 12, 15, relativamente a un sistema elettorale che consenta al cittadino, e non alle segreterie dei partiti, di scegliere; allabolizione delle posizioni a vita dei politici e allequiparazione del sistema pensionistico dei politici a quello di noi comuni mortali. Tutto per far s che il politico sia una missione e non un mestiere altamente privilegiato. Infine, circa i referendum, rendere pi importante e vincolante il parere degli elettori. Lesito di un referendum deve obbligatoriamente trasformarsi in legge entro una breve scadenza temporale. Troppe volte in passato abbiamo visto la classe politica ignorare gli esiti dei referendum popolari. Il secondo punto che intendo sottoscrivere (seconda mossa), sia pure non integralmente, quello relativo alle entrate dello Stato. Concordo pienamente sulla lotta allevasione. essenziale che le tasse vengano pagate da tutti ed altres essenziale una riforma che non penalizzi il fare rispetto allavere. Sono pertanto daccordo nellequiparare la tassazione sulle attivit finanziarie a quella sulle attivit produttive. A proposito di queste ultime, ritengo opportuno eliminare lirap (limposta regionale sulle attivit produttive) una tassa che, calcolata sul costo del lavoro, grava sulle imprese indipendentemente dal risultato economico, rendendo ancora pi penalizzante il fare impresa in Italia. Il tema delle tasse di estrema delicatezza nel nostro Paese. Purtroppo, lalto indebitamento dello Stato non consente grandi spazi di manovra, ma tre interventi sostanziali sono possibili: la lotta allevasione, lequiparazione delle aliquote per le rendite delle attivit finanziarie a quelle per le attivit produttive e la reintroduzione parziale dellici potrebbero rendere disponibili risorse per migliorare sensibilmente il bilancio dello Stato. Anche sul tema delle vocazioni del nostro Paese sono sostanzialmente daccordo: turismo, design e moda, agroalimentare e cultura sono settori sui quali si pu e si deve fare molto di pi. A tal proposito ritengo indispensabile una maggiore salvaguardia del territorio, meno cementificazione selvaggia, pi valorizzazione delle bellezze naturali del bel paese. Per quanto riguarda lindustria, credo che ancora grandi spazi ci siano, ma sono necessarie meno incombenze normative e fiscali, pi vera flessibilit del lavoro.
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Infine, la mossa relativa allambiente e alla produzione di energia. Concordo con la proposta di abbandonare il nucleare: troppi soldi e troppo tempo prima di arrivare alleffettiva produzione di energia. Puntiamo tutto su energie rinnovabili e risparmio energetico. Il risparmio energetico va perseguito con determinazione, favorendo inizialmente prodotti con consumi inferiori, fino ad arrivare alla messa al bando di tutti i prodotti che consumano di pi (e ci sia per gli apparecchi domestici che consumano energia elettrica o gas, sia per gli automezzi che consumano idrocarburi). Lo stesso vale per le abitazioni: rendere obbligatorio, in caso di nuove costruzioni o ristrutturazioni, prima con incentivi e poi con sanzioni, ladeguamento agli standard richiesti dalla classe a o b; pi installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda, pi pompe di calore con efficienze elevate, con il duplice obiettivo di ridurre le emissioni in ambiente e produrre calore con energia rinnovabile; meno consumi di idrocarburi, gas metano nel caso specifico. Dal lato della produzione di energia, concordo con le proposte della sesta mossa, integrandola con incentivi e finanziamenti affinch vengano installati obbligatoriamente, con le dovute eccezioni, impianti fotovoltaici su tutti i tetti dei nuovi capannoni in costruzione. Pi fotovoltaico sui tetti dei capannoni e meno fotovoltaico a terra, ma specialmente pi eolico, idrico, geotermico e nuove tecnologie, meno idrocarburi e nucleare.

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modeste proposte sulle 7 mosse


di piergiorgio odifreddi

stato un piacere aver condiviso una tappa del progetto delle 7 mosse e un onore aver dato un piccolo contributo a una grande idea. Il documento finale, elaborato in una serie di discussioni sospinte dal vento e dal mare, rispecchia in larghissima parte ci che penso anchio. Non tanto perch vi sono confluite le mie idee o le mie proposte, ma perch spesso ve le ho trovate gi enunciate da altri; a dimostrazione del fatto che Farinetti ha riunito una ciurma, come ci chiamava generosamente Soldini, tanto variegata nella composizione sociale quanto omogenea nella disposizione intellettuale. Se mi permetto di aggiungere un paio di considerazioni al documento finale, per il motivo gi espresso da Farinetti nel suo prologo: lunanimit sempre difficile da ottenere, eccetto nei casi in cui superflua. La mia prima obiezione di natura numerica: intitolare 7 mosse un documento che ne presenta nove, non pu che sollevare le ferme rimostranze di un matematico! Naturalmente, Farinetti conosce perfettamente la differenza tra sette e nove, se no non sarebbe limprenditore di successo che . E in fondo, si tratta solo di unespressione metaforica, come dire che si partecipa a una tavola rotonda, quando in realt si seduti a un tavolo rettangolare. Ma visto che di metafore si tratta, io la prenderei come un invito a sottolineare, con pi vigore di quanto non si sia fatto nel documento, la necessit di potenziare la cultura scientifica nel nostro Paese. Anche la recente riforma scolastica del ministro Gelmini penalizza questa cultura, continuando ad esempio a proporre e sponsorizzare un liceo scientifico con pi latino, meno scienze, mentre avremmo bisogno esattamente del contrario: pi scienza, meno umanesimo. E non perch lumanesimo sia anacronistico e da buttare, ma semplicemente perch lattenzione che esso riceve nelle scuole e da parte dei media completamente sproporzionata rispetto a quella che viene prestata alla scienza, che pure costituisce il fondamento della nostra civilt tecnologica.
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Una particolare incarnazione dellumanesimo antiscientista ovviamente la religione. Il motto precedente andrebbe dunque specificato, nel caso particolare, in pi scienza, meno religione. Inutile dire che trovo assolutamente insufficiente la mossa meno Chiesa, pi Ges; cos come troverei assolutamente insufficiente una mossa meno magia, pi Harry Potter. Nel mondo tecnologico non abbiamo bisogno di maghetti o di profeti, e lunica cittadinanza che possiamo loro riconoscere quella letteraria: leggiamo pure le loro avventure nei romanzi o nei Vangeli, ma ricordiamoci che sono opere di letteratura, e non di architettura sociale. Capisco naturalmente le buone intenzioni della settima mossa, ma preferirei che la laicit dello Stato venisse affermata in maniera pi drastica: libert di religione per gli individui, in cambio di libert dalla religione per lo Stato. In particolare, abolizione dellarticolo 7 (guarda caso) della Costituzione. Abolizione dell8 per mille. Abolizione dei privilegi fiscali per le opere religiose. Abolizione dei finanziamenti statali per le attivit gestite da religiosi. Abolizione delle trasmissioni di propaganda o di agiografia religiosa nella tv pubblica. Abolizione dellora di religione nelle scuole. Eccetera. Poich la Chiesa e il Vaticano posseggono un quinto del patrimonio immobiliare italiano, e ricevono finanziamenti dallo Stato per miliardi di euro lanno, questa mossa avrebbe utili ricadute sul nostro bilancio. Ma ancora maggiori ricadute si avrebbero da una pi generalizzata abolizione dei privilegi fiscali a coloro che oggi ne usufruiscono. In questo campo, credo che la mossa meno sprechi, pi responsabilit si sia anchessa mantenuta molto al di sotto delle necessit. Non possiamo infatti dimenticare che, per quanto riguarda i redditi dichiarati dalle persone fisiche nel 1993, i dipendenti pesavano il 56,2 per cento, i pensionati il 19,7, gli imprenditori il 13,2 e i professionisti il 7,6. Quindici anni dopo, nel 2007 (anno dei dati pi recenti), il peso complessivo delle prime due categorie ulteriormente aumentato: i dipendenti pesano il 51,8 per cento, i pensionati il 26,8, mentre gli imprenditori sono scesi al 5 per cento e i professionisti al 4,2. Per quanto riguarda i redditi lordi medi, i lavoratori autonomi dichiarano 37.124 euro, e le altre tre categorie redditi medi praticamente uguali fra loro: i dipendenti 19.335 euro, gli imprenditori
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18.968 e i pensionati 13.448. Quanto ai redditi medi dichiarati per categorie professionali autonome, a fronte di una media nazionale di 18.900 euro, pari al reddito di un insegnante di scuola, parrucchieri e barbieri dichiarano solo 10.400 euro, i tassisti 13.600, i meccanici 15.400, i gioiellieri e gli orologiai 15.800, i dentisti 45,100, gli avvocati 49.100, eccetera. Unevasione cos sistematica e persistente , ed stata, possibile solo con la compiacenza e la connivenza dello Stato, che ha indebitamente vessato i ceti deboli e produttivi e sistematicamente privilegiato quelli forti e speculativi. probabile che noi non siamo le persone adatte a fare le proposte radicali, drastiche, e magari anche cruente, che sono necessarie per riequilibrare il fisco, con lobiettivo di far pagare le tasse in maniera direttamente proporzionale al reddito, invece che inversamente proporzionale come ora. Noi, fortunati partecipanti allavventura delle 7 mosse, siamo infatti tutti, chi (molto) pi e chi (molto) meno, appartenenti al ceto privilegiato: in particolare, dunque, siamo noi i beneficiari dei privilegi. Ma, pur con gli inevitabili paraocchi che ci derivano dalla nostra condizione, dobbiamo e possiamo comprendere e accettare che la costruzione di unItalia pi giusta e sana passi anche, se non soprattutto, attraverso labolizione di questi privilegi. La perdita di alcuni dei nostri interessi personali sar ampiamente compensata dal guadagno degli interessi collettivi, e credo (anzi, so) che tutti siamo pronti a fare la nostra parte.

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meno manifestazioni, pi azioni (individuali)


di simone perotti

Ho aderito al progetto di 7 mosse per due motivi. Il primo lamore per la vela e linvito ricevuto da Giovanni Soldini. Il secondo la lettura del documento di Oscar Farinetti che ho trovato ruvido, concreto, diretto, scritto con trasporto. Giovanni e Oscar sono due uomini trasportati: come dire di no? Con Oscar e gli altri compagni di viaggio tra Genova e New York, in particolar modo con il terzo e con il quarto equipaggio, ci siamo confrontati e abbiamo discusso. Quanto al principio ispiratore del documento, lo condivido integralmente. Stessa cosa per molti dei punti specifici, in larga parte. Trovo che manchi, tuttavia, una seria critica al consumismo, a questo sistema economico, e lesigenza di una pesante, decisa responsabilizzazione dellindividuo. Nulla cambia senza che il singolo uomo, la singola donna, si muovano: 1. la cultura marxista e cattolica ci hanno sempre portato a partecipare. Che fosse alla messa o alle manifestazioni di piazza, siamo sempre stati invitati, incalzati, a far parte del gregge, che fosse di fedeli o di lavoratori poco importa. La conseguenza di questo che disprezziamo, generalmente, lazione individuale. La consideriamo ovvia, utile solo quando fa parte di un disegno collettivo, quando assume le forme classiche del consenso. Nessuno o quasi, da noi, pensa che la societ un insieme di individui. Nessuno sente di dover fare lui per primo quel che opportuno per cambiare. Con la conseguenza che, infatti, nulla cambia da troppo tempo; 2. occorre recuperare il concetto di responsabilit individuale. Ogni individuo lelemento eversivo su cui pu poggiare ogni rivolta, ogni processo di cambiamento. Il cambiamento di un individuo che sia poi in grado di testimoniare la sua differenza, quel che il sistema del potere teme maggiormente. questo il primo passo, il tassello fondamentale e decisivo del processo di modifica dello stato attuale delle cose. La realt appare immutabile proprio perch chi la dovrebbe cambiare resta eternamente in attesa di qualcosa che venga dallalto (che sia la Provvidenza o la rivoluzione), che mai si verificher;
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3. il primo cambiamento dunque quello dellindividuo. Nessuno di noi oggi, da troppo tempo, dedica una parte sufficiente della sua giornata allauto-analisi, alla comprensione di quanta distanza ci sia tra le sue parole e i suoi fatti, di quanto margine di lavoro ci sia per tentare, quotidianamente, di avvicinarsi allidea che ha di se stesso, cio alla propria autenticit. Nessuno si sente malato se non ha una passione, se non ha un sogno a cui lavorare. Tutti si lamentano, sono pronti a sputare su quel che vedono, sulla societ, senza accorgersi che, spesso, loro sono peggio della societ; o ne hanno almeno fattezze, sembianze, comportamenti. Perfino la nostra pessima politica, in questi decenni, non stata peggiore del Paese; anzi, lo ha egregiamente rappresentato; 4. qualunque individuo che voglia partecipare al processo collettivo del cambiamento deve prima cambiare lui, agendo su di s, comportandosi secondo le regole del mondo che vorrebbe e mettendole in pratica, pagando il prezzo della propria differenza, essendo pronto a dire dei no, uscendo dalle logiche pi perverse di questo sistema fondato sul consumo, sullo spreco, sulla distruzione dellambiente, sullabbattimento delle relazioni, del tempo della vita. Un individuo che non intraprenda questo lungo percorso perde perfino la prerogativa e il diritto alla lamentela; 5. abbiamo tutti bisogno di occuparci della nostra vita per diventare pi saldi psicologicamente, meno coercibili dalla pubblicit e dai sistemi occulti di persuasione commerciale, pi capaci di senso critico originale, individuale, avendo dunque diritto a unopinione ed essendo finalmente in grado di elaborare un nostro personale progetto di emancipazione dalla schiavit dei simboli economici e dal lavoro come fine. Abbiamo tutti il dovere di perseguire una nostra, propria direzione ostinata e contraria per disarmare strumenti e uomini dediti alla nostra omologazione, al nostro controllo. Per farlo dobbiamo essere capaci di abbassare la soglia dei bisogni, innalzando semmai quella dei desideri. Uomini con pochi bisogni tendono a una maggiore libert, e sono capaci di dire no con maggior coraggio. Non sono ricattabili dal sistema economico e finanziario, dunque da quello politico e del consenso; 6. in questo modo sar possibile rifiutare il consumismo, la vera piaga del sistema capitalista, dedicarci a quel che meglio per noi, vivere in altri luoghi da quelli imposti, frequentando le perso126

7 mosse

litalia

ne che desideriamo incontrare, ripopolando campagne e borghi dove le case costano 350 euro a metro quadro, lavorando quanto serve per i denari di cui abbiamo realmente bisogno, dicendo s alla nostra vita in modo originale e autentico. Con questa nuova solidit e la libert che consegue alle nostre scelte, vivendo gi oggi in modo diverso, pi simile a come vorremmo il mondo, possiamo partecipare testimoniando, cio dimostrando che esistono altre vite, altre scale di valori, la cui applicazione non n utopistica n folle, solo difficile e lunga. Un buon motivo per iniziare il prima possibile. Quel che ho molte volte affermato sui media, nei miei libri e sulla barca, non ha dunque nulla a che vedere con lindividualismo o il rifiuto di una prospettiva politico-filosofica sociale. Al contrario. Tuttavia, non pu esistere prospettiva politica senza individui che la pensino, la sentano, la vivano, la incarnino, la testimonino, la rappresentino, se ne facciano emblemi. avvenuto per oltre sessantanni, e il risultato sotto i nostri occhi. Il vero individualismo da cui dobbiamo fuggire come la peste nera lipocrisia di andare alle manifestazioni a urlare il nostro dissenso e poi tornare a casa e vivere come prima, facendo da spalla al sistema, sostenendolo con il nostro consumismo, il nostro spreco, la nostra superficialit, il nostro asservimento alle logiche del profitto smodato. Il vero individualismo quello di pensare a un mondo migliore e, al tempo stesso, metterne in pratica uno peggiore. Le persone non devono essere solo una massa orientabile. Se si vuole fare qualcosa di concreto per il cambiamento occorre sollecitarle individualmente, chiamarle alla loro responsabilit. Il nostro Paese povero, e si illuso di essere ricco. Noi italiani siamo deboli, e ci immaginiamo forti. Siamo schiavi che ripetono uno schema prefissato assai pi di quanto non siamo innovatori che cerchino una soluzione originale. urgente, se non smettere di manifestare, urlare, lamentarsi, almeno associare a questi strumenti il lavoro, lazione, individuale e concreta, che cambi la nostra vita da subito. Ognuno dentro di s, poi sulla propria pelle, dunque nel suo perimetro. Per ogni perimetro che cambia, la geografia del Paese cambia. Per ogni uomo che cambia il mondo cambia. Occorre lavorare nelle famiglie, nella scuola, nel mondo delle associazioni, sui luoghi di lavoro, nella politica, e parlare di re127

la parola ai naviganti

sponsabilit individuale. Occorre proseguire la rivolta gi iniziata, quella delle migliaia di persone che si sono tirate fuori, che hanno detto no, che gi oggi vivono in modo diverso, senza paura dei rischi della disomologazione, col coraggio della creativit. Vite diverse, ognuno la sua, ma tutte non pi a sostegno di questo sistema. Si pu e si deve decrescere, consumare meno, sprecare meno, essere pi liberi. possibile.

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meno parole...
di francesco rubino

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meno cervello, pi pancia


di davide scabin

2511. Sono gi trascorsi 98 anni dalla terza guerra planetaria per gli ogm e 132 da quella per la realt virtuale. I vincitori di questultima si erano alleati con i vincitori della prima; i quali, in seguito, assunsero il controllo dellalimentazione mondiale, possedendo la produzione sia terrestre che lunare dei prodotti agroalimentari. Lacqua era storia passata, gli uomini impiegarono 75 anni, dal 2196 al 2271 per spartirsi i cinque grandi centri di raccolta. La rete dei condotti che teneva in comunicazione i bacini dacqua, di fatto segnava anche i confini dei cinque grandi distretti in cui era stato ripartito il mondo. Il denaro non esisteva pi, la moneta di scambio erano dei vc (virtual credits), con i quali ci facevi le stesse cose che cinquecento anni prima facevi con leuro, con la differenza che te li potevi anche stampare, cio avevi la possibilit di procurarti denaro fatto in casa. Andavi nella tua virtual room e grazie ai programmi ricevuti come salario, decidevi se stampare crediti per acquistare beni di consumo o fotterti il cervello di realt virtuale. I programmi non si esaurivano, quindi continuavano a produrre crediti allinfinito. Con questo sistema erano state eliminate la fame, la delinquenza e la malattia; in quanto, avendo a disposizione tutto ci che serviva, non si avevano pi necessit primarie da soddisfare, se non una: quella di voler il pi possibile rimanere allinterno della propria camera virtuale. I salari erano retribuiti in base alliq e allapplicazione che ne facevi, determinando quindi programmi con caratteristiche diverse che davano accesso a livelli di realt virtuale, che andavano da un minimo di uno a un massimo di dieci e determinavano, di fatto, i dieci livelli di fascia sociale In quasi 100 anni i Signori degli ogm, grazie allalleanza con i Signori del Virtual, erano riusciti, attraverso continui programmi di convincimento, a portare lumanit a cibarsi e a poter scegliere tra cinque soli piatti, cinque cibi che riunificavano e, allo stesso tempo, dividevano il mondo in cinque gusti.
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la parola ai naviganti

rimanevi la maggior parte del tempo chiuso nella tua camera virtuale, senza mai la necessit di uscire se non per cibarti, ma cibo significava ormai scegliere tra quei cinque piatti, dei pasti unici, delle sbobbe monocromatiche, che ormai si stavano stabilizzando anche come distribuzione. Cio, se vivevi nel distretto del Mediterraneo, difficilmente avresti mangiato il cibo che veniva distribuito nel distretto delle due Americhe: non ne avevi interesse, curiosit, necessit, provenivi da dieci generazioni che si erano cibate dello stesso gusto e che ormai erano divenute popolazioni stanziali. Verso il 2400 i cuochi andavano misteriosamente scomparendo, si diceva che venissero deportati su di unisola per essere eliminati in quanto rappresentavano un ostacolo per lespansione della World Food Company, la multinazionale che controllava tutti gli ogm e che iniziava a diffondere i cinque Absolute Food. Di fatto era vero che venivano deportati; per non per essere eliminati, ma piuttosto convinti a cucinare per i Signori, in cambio di privilegi che neanche i possessori di programma10 avevano. Vivevano con i Signori in isole paradiso coltivate a prodotti naturali e metodi biodinamici da contadini anchessi deportati decenni prima. Quasi nessuno faceva uso del virtuale e pochi avevano il permesso duscita dalle isole, che erano tenute nascoste al resto del mondo. Cera un cuoco, particolarmente creativo, che era riuscito ad avere, tramite sue conoscenze non del tutto raccomandabili, dei pomodori ogm provenienti dalla Luna, destinati alla preparazione dellAbsolute Food per il Mediterraneo. Prepar una salsa di pomodoro e basilico che serv su dei fusilli fatti a mano ai suoi Signori; questi, oltre a non accorgersi che non aveva usato i pomodori del loro orto, furono cos colpiti dal piatto che, per ottenere dal cuoco limpegno di continuare a preparare gli stessi fusilli una volta alla settimana, gli regalarono in cambio un viaggio fuori dallisola. Il cuoco aveva a questo punto due problemi: svelare la verit, oppure, in occasione del viaggio offertogli per i suoi fusilli, cercare di scappare e diffondere nel mondo quel gusto della salsa di pomodoro fatta con gli ogm. Dopo una settimana di notti insonni, decise, con la complicit di un suo amico contadino e pescatore, che sarebbero fuggiti in132

7 mosse

litalia

sieme; lui con il suo libro di ricette di cucina e il contadino con poche manciate di semenze dei prodotti coltivati sullisola. Si dice che riuscirono a fuggire, trovarono un mercante e un navigatore, e con altre persone libere riuscirono, in 7 mosse, a far assaggiare a molti uomini quei fusilli al pomodoro grazie ai quali, in pochi decenni, lumanit si risvegli, cap di possedere un gusto e di poter scegliere il proprio bene. 3011, sono un cuoco che ringrazia tutti quelli che parteciparono a quelle 7 mosse, perch oggi posso cucinare per tutti un piatto di fusilli fatti a mano al pomodoro e non sono ogm! Il resto lo potrete leggere o vedere nella trilogia che seguir, dal titolo non lo so ancora. Davide, cuoco in Rivoli

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la cultura a milano (e in italia?)


di antonio scurati

Come faccio a far capire a mia moglie che, mentre guardo fuori dalla finestra, sto lavorando?, si chiedeva Joseph Conrad al principio del XX secolo. Oggi, al principio del XXI secolo, sono moltissimi, non soltanto i romanzieri, a lavorare quando guardano un film, un mostra, un programma televisivo, andando a un concerto, a un convegno, navigando in internet, affacciandosi alla nostra finestra sulla proteiforme esperienza metropolitana. Alla fine del secolo che ci siamo lasciati alle spalle, infatti, si verificata una discontinuit epocale con laffermazione di un nuovo modello socio-economico, abitualmente definito post-industriale, centrato non pi sulla produzione di beni materiali ma di beni immateriali: informazioni, servizi, simboli, valori, estetica. Tra le pi significative conseguenze di questa svolta, vi il fatto che le attivit culturali divengono il motore di un nuovo tipo di sviluppo, allineato alla longevit della popolazione, alla perdita di centralit del lavoro in favore del tempo libero, alla priorit di bisogni qualitativi, allibridazione delle tre dimensioni della vita attiva lavoro per produrre ricchezza, studio per produrre conoscenza e gioco per produrre benessere alla maggiore produttivit economica delle prestazioni intellettuali rispetto a quelle materiali. Nel mondo contemporaneo e futuro la ricchezza si produce e si produrr o attorno agli avallamenti della manodopera a basso costo o attorno ai picchi del lavoro tecnologicamente, cognitivamente e culturalmente evoluto. Nei secondi non possiamo e non vogliamo essere ricacciati, verso i primi dobbiamo tendere e ascendere. Questo quadro inizia, fortunatamente, a essere abbastanza chiaro almeno a una parte politica (e ci auguriamo di cuore che lo diventi anche allaltra). Ma, probabilmente, sar il quadro di riferimento di una nuova coscienza politica ancora da venire. Ne discendono, in estrema sintesi, quattro principi teorici e quattro correlati concetti pratici:
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la parola ai naviganti

1. la cultura non un costo economico ma una risorsa (concezione del finanziamento alla cultura come investimento produttivo); 2. la cultura non un orpello ma un grimaldello (concezione strategica della cultura e non estetizzante); 3. la cultura un diritto di tutti e non un privilegio di pochi (concezione delliniziativa pubblica nel campo culturale in quanto attinente alla sfera pubblica e non alla sfera privata governata dal principio di propriet); 4. la cultura non unattivit antiquaria/obituaria ma viva e vivificante (concezione proattiva delliniziativa culturale, stando alla quale la salvaguardia del patrimonio culturale e la circolazionetrasmissione-consumo dei beni culturali non devono mai andar disgiunti dallo sforzo verso una nuova produzione culturale. Detto in altri termini: si d storia della cultura antica, medioevale e moderna ma la cultura sempre e solo contemporanea a se stessa, anche e soprattutto quando si curva riconoscente e amorevole sul proprio passato). Proprio in questi giorni, dopo decenni di mefitica bonaccia, soffia finalmente un vento nuovo. E soffia da Milano. Vorrei, perci, circoscrivere un poco (ma non di tanto) lorizzonte della mia breve riflessione sulle buone politiche culturali e sulla buona cultura politica, alla citt in cui vivo, sviluppando quelle premesse in alcune proposte per Milano: 1. Milano capitale delleditoria. Milano non ha e deve avere un grande evento culturale adeguato al suo rango di capitale delleditoria italiana. Lo deve avere per iniziativa pubblica in collaborazione strettissima con i grandi gruppi editoriali privati, e non limitandosi alleditoria del libro ma allargando il raggio al giornalismo quotidiano e periodico; 2. Milano capitale della moda, del design e della pubblicit. Non si pu e non si deve dimenticare che grande parte della creativit di Milano , nella tradizione della contemporaneit, legata a queste tre ambiti. Ma necessario che realt di straordinaria eccellenza come, ad esempio, Il salone del mobile, sviluppino tutto il loro potenziale di eventi culturali non settoriali; 3. Milano capitale del finanziamento privato alla cultura. Molti dei principali, e dei pi illuminati, finanziatori e promotori privati della cultura hanno sede a Milano, e da qui irradiano la loro azione su tutto il Paese, e persino allestero. rifuggendo da qualsiasi
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7 mosse

litalia

tentazione di dirigismo o di accentramento, questa risorsa deve essere ulteriormente valorizzata da un dialogo pi fitto con le istituzioni pubbliche; 4. Milano capitale del terzo settore culturale. Esistono nella nostra citt, talora poco visibili, una moltitudine di iniziative culturali che provengono dal basso, cio da piccole organizzazioni che agiscono secondo le logiche culturali pi evolute ma non con la priorit del profitto, e danno gi oggi vita a manifestazioni di assoluto valore artistico. Vanno sostenute, messe in rete tra loro e con le prestigiose istituzioni culturali quali la Scala e il Piccolo, elevate alla razionalit di sistema, e, soprattutto, trasformate in occasioni di lavoro stabile e affidabile per chi le realizza; 5. Milano capitale della televisione (pubblica e privata). Si nota spesso, e giustamente, che andrebbe rilanciato il centro di produzione Rai di Milano. Lo si deve fare, a mio giudizio, con specifico riferimento alla programmazione culturale. Si dimentica, per, altrettanto spesso, che Milano la sede della principali televisioni private del nostro Paese. I loro dirigenti ricordano che si tratta di una risorsa dellItalia intera e non solo di un gruppo imprenditoriale o, peggio, di una parte politica. giusto. Il modo migliore per dimostrarlo, secondo me, di pensare a Mediaset o La7 come grandi industrie culturali. Perch invece di limitarsi a rimproverare alla rai di non assolvere pi alla sua funzione di servizio pubblico non cominciamo a pensare a un modo innovativo per sviluppare e valorizzare lo statuto di azienda privata di pubblico interesse caratteristico di Mediaset e il suo ruolo implicito di potente produttore di cultura socialmente condivisa? Mi fermo qui. Non mi rimane che augurare a tutti i naviganti che questo nuovo vento, come si dice tra chi va per mare, sia un buon vento.

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meno profitto, pi coscienza


di giovanni soldini

Molti punti delle 7 mosse sono condivisibili. resto forse perplesso sulleffettiva possibilit che ci sia qualcuno nel nostro Paese che abbia veramente lintenzione di impegnarsi per il bene comune, e che quel qualcuno sia anche in grado di conquistare il potere per farlo. La mia speranza comunque che questo documento e questo viaggio simbolico siano un primo passo per il risveglio della coscienza comune. ora che la gente incominci a discutere e a partecipare alle scelte che bisogner fare. Rifletto spesso su cosa potrebbe pensare un extraterrestre immortale che osserva la Terra dallalto della sua postazione. Probabilmente gli apparirebbe chiaro che, dopo migliaia di anni di storia, il nostro pianeta negli ultimi 100 anni ha subito una specie di malattia e che una cellula impazzita si sta mangiando ogni cosa, sta distruggendo gli equilibri e le risorse, senza altro criterio che continuare a mangiare e a distruggere sempre di pi. Penso veramente che viviamo in un momento difficile e che, se non saremo in grado di metterci daccordo tutti per una gestione pi equa e intelligente della Terra e delle sue risorse, i prossimi decenni saranno decenni drammatici. Abbiamo vissuto per troppi anni con un modello di sviluppo schizofrenico che ha smesso di farci fare scelte giuste e buone per il futuro e che ci ha portato a scegliere sempre la strada pi redditizia. Abbiamo sostituito la coscienza, la cultura, il buon senso con il profitto a breve termine. Siamo anche riusciti a esportare il nostro modello di sviluppo in tutto il mondo. Il dio denaro ha conquistato culture millenarie, che in molti casi avevano valori ben pi saggi per la vita su questo pianeta. Dobbiamo partire da noi stessi. Noi singoli, noi come gruppo, come appartenenti a una nazione come lItalia, e poi noi come europei. Solo cambiando tutti insieme possiamo sperare di poter aggiustare il tiro di questa folle corsa.
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la parola ai naviganti

Ho partecipato a questa avventura nella speranza che un viaggio simbolico e un documento del genere possano contribuire anche solo un pochino al risveglio delle coscienze e a fare in modo che le persone ricomincino a parlare e a occuparsi delle cose importanti. Per quanto riguarda le 7 mosse so bene che molti penseranno che un progetto utopico e molto difficile da attuare, ma so altrettanto bene che se smettiamo di immaginare e perseguire cose che ci sembrano irraggiungibili non andiamo da nessuna parte. Siamo arrivati a un punto di svolta, dobbiamo incominciare a cambiare rotta se vogliamo lasciare un mondo vivibile ai nostri figli. Mi dico sempre che una barca un piccolo mondo e su una barca in mezzo al mare ci si rende subito conto di quali sono le cose importanti per la sopravvivenza dellequipaggio e per la buona riuscita del viaggio. Come principale priorit metterei sicuramente la gestione intelligente delle risorse, prima di tutto quelle energetiche, poi quelle alimentari, lacqua, il cibo. Il risparmio energetico costituisce sicuramente una grande opportunit. l che si pu fare la differenza senza troppa fatica, creando anche una enorme occasione di sviluppo. Le energie rinnovabili sono unaltra grande opportunit; in fondo, luomo sino a pochi decenni fa ha vissuto e si sviluppato utilizzando solo quelle. Dobbiamo semplicemente usare la nostra conoscenza per sfruttare al meglio ci che la natura ci regala, il vento, il sole, lacqua, la geotermia e tutto il resto. Altro tema importantissimo sono le risorse alimentari: smettiamola di pensare che siano infinite. Con la pesca intensiva abbiamo massacrato i nostri mari e, se non riusciremo a creare delle regole condivise da tutti e delle zone dove i pesci si possano riprodurre, finiremo con un pugno di mosche e i mari sempre pi deserti. Dobbiamo imparare a vivere dando il giusto valore alla natura, al nostro pianeta e alle sue ricchezze. Se non riusciremo a fare un sistema di regole condivise da tutti finiremo a fare guerre assurde per accaparrarci le ultime risorse. Ma alla fine per fare qualsiasi cosa bisogna partire dalla coscienza, dalla riforma della politica e dalla partecipazione impegnata dei cittadini che con il loro buonsenso, se bene informati, saranno in grado di scegliere la direzione giusta. Il tema dellinformazione nelle nostre democrazie moderne
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7 mosse

litalia

sicuramente centrale, se la gente male informata o addirittura ingannata dallinformazione ufficiale come fa a fare scelte ponderate? Un esempio per tutti: in questi anni abbiamo fatto guerre terribili sulla base di informazioni false e i popoli delle pi grandi democrazie del mondo sono stati ingannati. Condivido in pieno il concetto della centralit della scuola pubblica e laica e di un uso molto diverso della televisione, che deve smettere di essere la musa che ci spinge a consumi inutili e che promuove disvalori e modelli negativi. Deve invece diventare il contrario: la paladina dei valori veri e dei modelli positivi. Serve una grande rivoluzione culturale. Una mia grande amica mi ha detto, tempo fa, che Napoli come un deserto in cui ci sono due trib: una ha lacqua e vuole la pace, laltra vuole lacqua. Be, io credo che tutto il mondo sia un po come quelle due trib. Quelli con lacqua siamo sicuramente noi, gli occidentali. Abbiamo tutto da perdere e solo la strada dellequit, della giustizia e della condivisione potr garantirci un futuro in cui sia possibile vivere senza scannarsi, luno contro laltro.

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meno pigrizia, pi fantasia


di daniel winteler

Ho aderito alliniziativa di Oscar Farinetti e Giovanni Soldini che desidero ringraziare per la splendida esperienza vissuta per due ragioni principali. Da un lato c la sfida affascinante con il mare: il mare come mezzo di conoscenza del mondo, non solo paesaggio, ma come lo celebrava Baudelaire come specchio dellanima, riflesso dei turbamenti e dei conflitti dellindividuo e quindi luogo di ricerca dellaltro e dellaltrove. Inoltre, mi sembrato un passo in termini di impegno civile, per dar voce ad un malessere diffuso, che troppo spesso ritrovo anche nel mio lavoro, quando mi scontro con le sovrastrutture e le lentezze dellapparato burocratico che governa il Paese, da cui si staglia limmagine di uno scenario asfittico, immobile. Questo quadro impone un cambiamento, ma soprattutto si avverte la necessit di fare qualcosa per riportare leccellenza italiana al centro delle scene internazionali, per far emergere la creativit, la bellezza e lingegno che ci contraddistinguono e che, paradossalmente, il mondo ancora ci riconosce perch la nostra identit comunque migliore della nostra immagine. Il turismo, come condiviso in viaggio, certamente uno dei settori da cui si pu partire per il rilancio del Paese, non solo perch una risorsa a portata di mano (e questo spesso ha significato pi un limite che unopportunit, perch non ha spronato allazione, al fare), ma soprattutto perch una straordinaria risorsa occupazionale; quindi consente di costruire, guarda al futuro. Affinch queste potenzialit si facciano realt occorre per partire da una completa riforma della governance, che significa meno burocrazia ma pi responsabilit, meno sprechi, ma pi semplificazione. Vuol dire rendere lItalia un Paese che attrae investimenti, in cui le imprese, italiane e internazionali, scommettono perch trovano buone condizioni, economiche, sociali e professionali. Il turismo una materia complessa, di difficile gestione, per la molteplicit dei soggetti coinvolti nelle azioni: un settore, per sua stessa natura, interdisciplinare; quindi dovrebbe interagire
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la parola ai naviganti

con tutte le politiche del Paese, dai trasporti alle infrastrutture, dallistruzione ai beni culturali. Il turismo input e output di tutto il sistema, per questo dovrebbe integrarsi con le altre politiche italiane, sviluppando una prospettiva coerente ed coordinata. Troppo spesso si pensa al turismo solo in unottica di prodotti (il volo, il pernottamento in albergo ecc.) dimenticando che il turismo vuol dire principalmente servizio, dialogo, incontro tra le persone ed per questo fondamentale formare dei professionisti capaci di sviluppare la cultura dellaccoglienza, in grado di riconoscere le esigenze di chi viaggia e fornire le risposte adeguate, andando incontro alle aspettative e ai desideri di un viaggiatore. Perch il viaggio che sia un weekend o il giro del mondo fondamentalmente sogno, ricerca, conoscenza ed in questa direzione che bisogna ragionare quando si parla di offerta turistica. La parola chiave esperienza, si parla addirittura di economia dellesperienza, perch ci che ciascun individuo sceglie proprio lidea di vivere unesperienza, unica, irripetibile, emotivamente appagante. Abbiamo dibattuto a lungo con i miei compagni di viaggio su quanto una certa tipologia di vacanza rischi di essere un prodotto di massa, che toglie spazio alla fantasia. Credo sia vero solo in parte, nel senso che occorre anche mettere in evidenza qual stata la conseguenza pi evidente della standardizzazione di certi servizi, di aver cio consentito a fasce sempre pi ampie di individui, anche a chi ha budget contenuti, di confrontarsi con il mondo; quindi, hanno attivato un certo processo di democratizzazione dellesperienza di viaggio. La pratica del viaggiare dovrebbe quasi essere un diritto/dovere di tutti, perch una straordinaria occasione di arricchimento personale e culturale, di abbattimento dei pregiudizi, perch il viaggio parafrasando Alain De Botton come una levatrice del pensiero. Con la stessa logica si deve sradicare anche un altro luogo comune, che difficilmente si torna nello stesso posto perch lo si conosce gi: ebbene, il vero salto di qualit lo si fa proprio puntando sulle esperienze differenti che ogni destinazione pu realizzare. Forse 20 anni fa si visitavano roma e Parigi per il loro patrimonio artistico e culturale; magari oggi, conoscendo gi ci che di classico offrono, le si continua a scegliere attratti da qualcosa di assolutamente soggettivo: una mostra darte, un torneo di tennis, un presidio enogastronomico, un concerto. Motiva144

7 mosse

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zioni che difficilmente un viaggiatore avrebbe citato anni fa, ma che oggi sono assolutamente valide e attuali. La vera riflessione oggi, parlando di viaggi, non tanto il dove ma il perch, come la stessa teoria di Marc Aug sui non luoghi ci insegna: Il futuro del turismo dove la gente possa riconoscersi.

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7 mosse

riassumendo

litalia

riassumendo

meno critica, pi autocritica (prologo)

Siamo in declino, non v dubbio. Non il caso di essere terrorizzati, ma preoccupati s. Se devo cercare di capire come sia potuto accadere, mi viene in mente innanzitutto una cosa che ci insegna la Storia: si va in declino quando le posizioni chiave di governo e di amministrazione delle comunit vengono assunte prevalentemente da persone mediocri, mentre si cresce quando a dirigere vanno prevalentemente i galantuomini. Per mediocri intendo quelli che, di fronte a una decisione importante, si pongono innanzitutto la domanda: Che figura far io?. Il galantuomo ovviamente fa il contrario, pensa subito al bene pubblico. Basta questo a spiegare tutto? No, c dellaltro. E lo descriverei cos: i primi colpevoli siamo noi, la gente dItalia. Sembriamo intontiti. Non ci sono pi reazioni, emozioni. Critichiamo, protestiamo, questo s. Ma non proponiamo, non approfondiamo. Ce lo meritiamo, questo declino, se non ci diamo una mossa. Sette, ho pensato. 7 mosse per sbloccare lItalia. E ne nata questa avventura: lidea di dedicare un piccolo pezzo della mia vita a pensare delle soluzioni, pi possibile veloci ed efficaci, ai problemi principali del nostro Paese. In fondo un gesto egoista, la voglia che ho di godermela ancora un po e di vedere se faccio in tempo a vivere la rinascita del mio Paese. Prendetela cos: un cittadino italiano che non fa n far la politica (un mercante) accompagnato e guidato da un navigatore con cui condivide lo stile della leggerezza costruttiva, rifocillato nella pancia e nella mente da un manipolo di amici, donne e uomini che nella vita hanno dimostrato di finire ci che incominciano, vi offre la propria soluzione. Una soluzione, non polemiche: rimedi e non solo critiche. Un gesto che non ha niente a che vedere con la destra o la sinistra, ma che nasce semplicemente da ci che ho imparato osservando il nostro Paese, con attenzione e passione; un gesto che mi sembra
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riassumendo

egoista e altruista nello stesso tempo, dettato com dal desiderio di vivere (io, noi, tutti) in un Paese migliore. Ho gi in mente le obiezioni, tutte (o quasi) legittime. Lo so, le 7 mosse potrebbero essere pi esaustive, pi dettagliate, pi equilibrate. Daccordo, sono daccordo con voi. Lunica obiezione che proprio non condivido quella che dice: Impossibile, troppo complicato, utopistico. A forza di dire che tutto e complesso, difficile e che occorre tanto tempo, il nostro Paese si ridotto nello stato che sappiamo. E poi molto spesso la visione del difficile, del serve pi tempo, nasconde la mancanza di voglia di lavorare o la strategia di mantenere il potere senza sbattersi per risolvere, arti che purtroppo si sono diffuse invece con grande rapidit e semplicit in Italia. Utopia? Ma non vero! Smettiamola con questa storia dellutopia. Senza sogni non si va da nessuna parte!
meno politici, pi politica

Non combiniamo niente se non riduciamo e cambiamo una parte della classe politica. Troppe persone fanno politica e vivono di essa in Italia. Intendiamo per classe politica non solo gli eletti, ma tutti coloro che di mestiere assumono decisioni pubbliche, anche se non vengono retribuite direttamente dallo Stato. Sono troppi, godono di retribuzioni a volte troppo elevate, e detengono troppi privilegi. Questo sistema fa s che molti, troppi opportunisti si mettano in politica. Persone mediocri, impreparate, egoiste, anche spregiudicate. Bisogna tornare invece a unidea di politica come servizio, come impegno civile: cittadini capaci che offrono al proprio Paese, per un tempo definito e senza interessi privati, il proprio tempo, la propria competenza e la propria buona volont. Che fare: 1. tutto a met. Numero dei politici, stipendi, privilegi. Tutto ridotto a met; 2. immunit parlamentare, pensioni di parlamentari e consiglieri regionali, province, comunit montane, circoscrizioni, camere di commercio: tutto messo in discussione, e, nel caso, abolito o ridimenzionato; 3. ridurre a met anche le rappresentanze sindacali; 4. trovare un sistema elettorale che consenta ai cittadini di sce150

7 mosse

litalia

gliere direttamente i propri rappresentanti; 5. favorire il ricambio con una legge che fissi a 15 anni il tetto massimo della durata dellimpegno politico.
meno sprechi, pi responsabilit

Lo Stato italiano ha entrate per circa 700 miliardi e uscite per 780. Quindi occorre fare come farebbe una famiglia, incassare di pi o spendere meno, o meglio ancora fare entrambe le cose. Incominciamo dalle entrate, cio dalle tasse. In Italia si evade molto per 3 motivi. Primo, chi evade considerato un furbetto anzich un furfante. Secondo, le aliquote sono elevate e sperequate. Terzo, non esiste una politica che favorisca chi investe. Bisogna lavorare su questi 3 fattori demotivanti. Che fare: 1. i punti 2 e 3 si risolvono con opportune correzioni tecniche che si possono rendere operative in tempi brevi. Si otterrebbe un risultato importantissimo: sfumare limmagine del fisco come nemico ingiusto, e ricollocarla dove deve stare, uno strumento della convivenza civile, equilibrato e amico. Questo aiuterebbe ad affrontare il primo punto, quello davvero difficile, cambiare la testa agli italiani. Una rivoluzione culturale che implica un tempo lungo. Ma se non si inizia, non si finir mai. Quindi lora di iniziare. Per quanto possa sembrare ridicolo bisogna insegnare a scuola il valore della correttezza nei confronti dello Stato, e la fierezza dellonest di fronte al fisco. Per quanto possa sembrare grottesco, bisogna riraccontare, con tutti i mezzi, la semplice verit che chi evade un delinquente. E per quanto possa sembrare impopolare, bisogna punire chi delinque e farlo in modo veloce, trasparente e memorabile. Se state pensando alle manette state sottovalutando la vostra fantasia. Poi si tratta di spendere meno. La riforma della politica proposta nell prima mossa gi porterebbe a casa un significativo risparmio. Ma non basta; 2. eliminazione drastica di tutti gli enti inutili e ridimensionamento delle spese di quelli utili; 3. abbiamo circa 4 milioni di dipendenti statali. In alcuni settori possibile effettuare tagli consistenti;
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riassumendo

4. mettiamo un tetto massimo alle pensioni. La pensione deve assicurare la dignit di vita, non la continuazione allarricchimento. Questa mossa far risparmiare un sacco di soldi da spalmare sulle pensioni minime. Occorre ripensare il meccanismo dei versamenti previdenziali, su retribuzioni elevate, di cui una parte importante dovr essere destinata allo Stato sociale.
meno bombe, pi diplomazia

Sempre a proposito di sprechi. Abbiamo un esercito dispendioso, continuiamo ad acquistare armi, navi, elicotteri e aerei per miliardi di euro e siamo impegnati in diverse missioni militari molto costose non solo in termini monetari ma anche, e molto pi tristemente, in termini di vite umane. Siamo in Europa, ma non abbiamo ancora instaurato sinergie in campo militare. Poich ormai provato che nessuna guerra giusta e che con le guerre non si esporta la democrazia, dovremmo pensare a come smettere di farle, le guerre. Anche alla luce del fatto che le guerre moderne uccidono soprattutto i civili. Dunque, meno esercito e pi diplomazia. Che fare: 1. riduzione delle spese militari del 60% con la sostanziale rinuncia a tutte le attivit militari se non la difesa del nostro territorio e lordine interno; 2. affidiamo eventuali interventi militari esterni ad un esercito europeo (da crearsi); 3. riforma della diplomazia con potenziamento delle attivit diplomatiche delle nostre ambasciate verso i seguenti obiettivi: la pace nel mondo, le attivit umanitarie e lesaltazione della qualit dei nostri beni e servizi esportabili o godibili per chi ci visita.
meno invocazioni, pi vocazioni

Con le prime 3 mosse abbiamo messo da parte un bel po di quattrini e creato un bel po di nuovi disoccupati. Ora dobbiamo pensare dove investire per creare posti di lavoro e favorire i consumi. La mossa da fare concentrarsi sulle nostre vocazioni. Facciamo quello che sappiamo fare e facciamolo bene. Sono sei gli ambiti in cui in Italia possiamo fare e spesso fac152

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ciamo meglio degli altri: turismo, agroalimentare, cultura e beni cuturali, design e moda, industria manifatturiera di precisione, logistica. su questi settori che dobbiamo investire soldi, competenza e lavoro. Che fare: affidare ciascuno dei sei settori a una persona di grande competenza che abbia dimostrato di saperci fare, di accettare e vincere le sfide. Queste persone si possono trovate facilmente nel settore privato, ne abbiamo in abbondanza, anche giovani. Ciascuno di loro, dopo un mese di analisi, sar in grado di definire un programma preciso con le mosse e i tempi per raggiungere lobiettivo sul quale sar misurato. Queste persone non devono occuparsi di politica partitica. Molte mosse sono gi prefigurabili adesso: 1. un unico piano globale, che fissi obbiettivi strategici comuni, dando gli strumenti legislativi e finanziari per raggiungerli. Un unico portale Italia Wellcoming che armonizzi lofferta globale. Una strategia di comunicazione che promuova con grande efficacia ed energia, nel mondo, limmagine dellItalia. Inserimento delle giovani leve, pi motivate e vicine alla sensibilit contemporanea; 2. censire le eccellenze di ogni regione italiana. Per quanto riguarda lagricoltura, eliminare lassistenzialsimo e favorire nei contadini un nuovo spirito di impresa. Creare un marchio 100% italiano. Semplificare le leggi di controllo sullagroalimentare. Inserire leducazione alimentare come materia primaria nelle scuole elemantari e medie; 3. nvestire nella scuola; deve diventare una delle nostre eccellenze, specializzandosi sulle nostre vocazioni. Investire nella cultura e nella creativit italiana. Basta contributi, basta assistenzialismo demagogico e di scambio. Bisogna restituire spirito di impresa e dignit alla cultura e allarte italiana. Occorre coinvolgere i capitali privati i quali, oltrech per spirito sociale disinteressato, devono anche essere favoriti con una speciale detassazione dei contributi verso la cultura e le attivit di servizio pubblico; 4. per la sua particolare posizione al centro del Mediterraneo, lItalia pu essere favorita nel traffico delle merci da tutto il mondo verso lEuropa e dallEuropa verso il mondo. Partendo da ci che gi esiste occorre creare 4 grandi porti altamente specializzati e di una efficienza senza pari. Inoltre sar necessario creare, partendo da ci che gi esiste, una rete ferroviaria espressamente dedicata che trasferisca rapidamente e a costi concorrenziali que153

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ste merci nel cuore dellEuropa, da dove altre merci possano raggiungere lItalia per essere imbarcate verso il mondo. Insomma, varare un progetto Italia porto dEuropa e convogliare su di esso il grosso dei nostri investimenti relativi alle infrastrutture.
meno liti, pi accoglienza

Dove si parla di giustizia e di immigrazione. Iniziamo dalla giustizia. I cittadini hanno bisogno di una giustizia razionale, rapida, prevedibile, omogenea sul territorio. Oggi non cos. La crisi del sistema-giustizia , secondo tutti gli osservatori specializzati (anche internazionali), una crisi di tempi assai pi che di qualit e di contenuti. Il dibattito politico si appunta sulla asserita necessit di un riequilibrio tra politica e giustizia. Non questo di cui hanno bisogno i cittadini che entrano ogni giorno nei tribunali o che non ci vanno perch sfiduciati. Occorre cambiare radicalmente registro e lanciare la sfida di un anno della giustizia, finalizzato a darle effettivit. In un anno non si riscrivono i codici e neppure le molte leggi organiche che pure lo richiederebbero. Ma in un mese si pu stendere il progetto e poi un anno sufficiente per avviare un percorso virtuoso di cambiamento per raggiungere alcuni significativi risultati. Sempre che vi siano volont politica e un progetto di interventi legislativi e amministrativi. Che fare: 1. riduzione di due terzi dei tribunali e delle procure con costituzione di nuovi uffici dotati di organici non inferiori, rispettivamente, a 20 giudici e 8 sostituti; 2. taglio delle spese inutili e recupero delle risorse disponibili; 3. copertura degli organici dei magistrati e del personale amministrativo (attualmente manca il 10% dei magistrati necessari e la situazione anche pi critica nel settore amministrativo) 4. definizione di standard organizzativi razionali (un esempio su tutti: necessario un uso generalizzato e appropriato delle tecnologie informatiche); 5. affiancamento al giudice di un ufficio per il processo (un aiuto per tutte quelle attivit materiali che non rientrano nelle sue funzioni giusridizionali in senso proprio); 6. riduzione dellarea dellintervento penale;
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7. previsione di soluzioni alternative al contenzioso civile; 8. lattesa di anni per la definizione di controversie in cui in gioco la tutela o il ripristino del posto di lavoro uno degli scandali del sistema. Occorre sveltire i tempi con una regolamentazione ad hoc per le procedure che riguardano la giustiza del lavoro; 9. il 25% delle condanne di primo grado vengono impugnate. Occorre trovare un sistema che snellisca, senza svuotarlo, il giudizio di secondo grado; 10. introduzione del processo civile telematico. Secondo punto, limmigrazione. Sul problema dellimmigrazione difficile avere una posizione secca. uno di quei temi dove il dubbio pi sano delle certezze. Lunica cosa certa che arriver un sacco di gente e dovremo accoglierla. Nessuna politica protezionistica potr fermare limpulso irrefrenabile a cercare speranze di vita migliore e daltra parte bisogna comprendere che il lavoro degli immigrati giocher un ruolo fondamentale nella crescita e nel benessere del nostro Paese. Forse conviene incominciare a parlare di interazione anzich integrazione. La sana convivenza implica altruismo e reciproca comprensione volta al reciproco miglioramento (stare su questa barca in oceano con gente diversa e non ben conosciuta insegna). Che fare: 1. solidariet, sempre e comunque. Dunque tutta laccoglienza possibile per chi scappa dalla miseria, dalla guerra, dalla violenza; 2. creiamo una Scuola di Accoglienza obbligatoria per chi chiede permessi di soggiorno in Italia. Lo scopo quello di insegnare a rispettare le nostre leggi. Accogliamo, sempre, ma anche chiediamo di conoscere e accettare le regole del nostro Paese; 3. impariamo a conoscerli. A scuola, da subito. Sapere chi sono e da dove vengono ci aiuter a non temerli; 4. diciamo loro chi siamo veramente. Il modello di vita che trasmettiamo attraverso i nostri canali televisivi dorato, spesso finto e fortemente attrattivo per chi ha difficolt addirittura a guadagnarsi da mangiare. Cerchiamo di comunicare un quadro della situazione pi realistico, per non promettere paradisi che non potremo mantenere; 5. serve un piano europeo. Prendiamo noi liniziativa e portiamo lEuropa a maturare una strategia coerente e condivisa.

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meno io, pi noi

Qui si parla di energia. A partire da una convinzione: una politica energetica virtuosa deve portare ogni cittadino a diventare responsabile e competente. Basta energia passiva che non sai da dove arriva n quanto costa (sia in termini monetari sia di inquinamento e pericolosit). Il futuro prossimo, molto prossimo, sta nella creazione di energia da fonti naturali, sia attraverso centrali comuni, sia e soprattutto attraverso impianti individuali, di cui la famiglia e lazienda, divenuti produttori/utilizzatori di energia, conoscano il funzionamento, le potenzialit, le possibilit di migliorie. Siamo inoltre nettamente contrari allenergia nucleare. Potremmo qui elencare una lunga serie di motivazioni tecniche e di opportunit Ci limitiamo ad affermare che arrivato il momento di smetterla di dedicare tempo e risorse a progetti che, come tutti ben sappiamo, non si potranno mai realizzare. Il sole, il vento e lacqua possono fornirci via via lenergia necessaria a sostituire quella proveniente da fonti fossili di cui non conosciamo bene le disponibilit residue, mentre tristemente conosciamo le caratteristiche di inquinamento e pericolosit. Che fare: 1. lItalia , tra i Paesi europei, una di quelle ad avere le abitazioni pi colabrodo dal punto di vista energetico. Abbiamo quindi ampi margini di miglioramento. Occorre soltanto convincere gli italiani a prendere sul serio la faccenda. Quindi sgravi fiscali, incentivi economici e campagne mediatiche per sensibilizzare lopinione pubblica. Tutto ci ha un prezzo? Usiamo i soldi che non spenderemo per il nucleare; 2. puntare sulleolico, oltre che sul fotovoltaico e sullidrico, utilizzando al massimo i nostri architetti paesaggisti e designer per trovare nuove soluzioni estetiche a minor impatto; 3. abbiamo grandi menti in Italia, altre cerchiamole nel mondo, mettiamole insieme e creiamo il pi innovativo istituto di ricerca sulle energie naturali rinnovabili del mondo; 4. sui trasporti occorre rafforzare pesantemente la ferrovie. Portiamo le merci il pi possibile con i treni, che possono essere alimentati con elettricit e creano economie di scala utili ad abbattere i costi. Per i lunghi tragitti dal Nord verso il Sud Italia debbono essere rafforzati i trasporti marittimi; 5. i rifiuti urbani restano una spina nel fianco per alcune regioni
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italiane. La strada intrapresa verso la raccolta differenziata e i termovalorizzatori quella giusta. I nodi da affrontare sono quello della sensibilizzazione dei singoli (scuola, scuola e poi ancora scuola), la buona volont, la competenza, la determinazione e il coraggio dei politici, la fermezza nel contrastare la criminalit organizzata.
meno leggi, pi coscienza meno chiesa, pi ges

Siamo diventati un Paese complicato, lento, pieno zeppo di burocrazia. In ogni campo occorre realizzare un progetto di semplificazione delle leggi e una razionalizzazione degli istituti delegati a controllarne lattuazione. Un Paese pi agile, dove muoversi sia pi facile, quello che vogliamo. Che fare: abbiamo bisogno di affidarci a degli sburocrati, persone che se ne intendono, che conoscono bene il loro settore e che in un mese di lavoro serrato possono compiere lanalisi necessaria e svolgere la costruzione progettuale. Sar poi compito dei politici scelti dal popolo riunire i diversi progetti in una riforma completa della burocrazia. Si potrebbe anche proporre che, in certi settori, per ogni nuova norma se ne abroghino almeno due. Infine, quello che vogliamo un Pese pi laico. LItalia deve poter operare in totale indipendenza, essere uno Stato laico e totalmente immune dalle visioni di tipo religioso. Daltra parte i valori base della cristianit come la bont, la generosit, il rispetto del prossimo, il perdono, lonest, la fedelt, debbono diventare base anche della sana politica. Che fare: 1. abrogare il privilegio riservato alla Chiesa cattolica relativo allesenzione dallici e alle tasse sulla compravendita di immobili; 2. i finanziamenti e contributi a istituti cattolici per leducazione e la sanit debbono essere trattati con lo stesso criterio e richieste di standard degli istituti privati di tipo laico; 3. lora di religione deve essere sostituita con Religioni, usi e costumi dei popoli; 4. per quanto riguarda l8 per mille deve essere rispettata la volont del contribuente. Alle Chiese devono essere versati solo ed esclusivamente gli ammontari delle dichiarazioni con la volont espressa. In assenza di ci i quattrini restano entrate pure dello Stato.
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meno maschile, pi femminile (epilogo)

Insomma, ci che serve : velocit, incominciare e finire bene le cose nel minor tempo possibile; scuola, centrale per ognuno dei cambiamenti che proponiamo; moderazione, abbinata alla determinazione ci porter lontano; dubbi, il sano dubbio che fa ascoltare e migliorare; impegno, un senso che le donne hanno pi sviluppato dei maschi; utopie, deriva da eu-topos e vuol dire luogo bellisimo. Fidatevi. Infine leggerezza: quella musica interiore che ci aiuta a stare meglio in compagnia. Oscar Farinetti

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ringraziamenti

Questo viaggio non sarebbe stato possibile e non sarebbe stato ci che stato senza limpegno e laiuto di molte persone. Il primo grazie va ai nostri main sponsor, com consuetudine chiamarli, ma che per noi sono anche e soprattutto amici: Fontanafredda, Mirafiore, Borgogno e Consorzio Tutela Grana Padano. Grazie anche ai marchi Kappa, Robe di Kappa e K-Way, che ci hanno vestiti nel migliore dei modi, e a Lumberjack, che ci ha calzati. Senza Canon, infine, non ci sarebbero stati filmati e fotografie: cio memoria. Grazie ai nostri media partner, Ansa e Sgs Tracking, che hanno permesso di tenere tutti costantemente aggiornati su dove eravamo e su che cosa stavamo facendo. E grazie alla Mortara rangoni Europe: fortunatamente il defibrillatore che ci avevano offerto in dotazione non servito. Grazie a Luca Ghielmetti per averci regalato la bellissima canzone Antes que muda el mar, colonna sonora della nostra traversata; a Francesco rubino, autore di tutte le illustrazioni contenute in questo volume, copertina compresa; ai fotografi Isabella Balena, autrice dellimmagine della barca di 7 mosse, e Giovanni Gastel, autore della foto di Matteo Marzotto. Un grazie speciale alle migliaia di italiani (96.428 utenti unici) che ci hanno seguiti attraverso il sito www.7mosse.it, spronandoci, sostenendoci e ispirandoci: senza di loro questo progetto non avrebbe avuto senso. Ma il grazie pi grande va a tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte e ai quali, troppo spesso, dimentichiamo di dire: grazie.

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7 mosse

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un navigatore e un mercante, aiutati da 5 velisti, accompagnati da 3 grandi chef e da 15 compagni di viaggio

gente di pensiero e di azione che si

alternata di tappa in tappa

si sono confrontati

sulle 7 mosse da attuare subito per migliorare il nostro paese. nessuna di queste persone fa politica attiva, n desidera farla. nessuno di loro luce da beghe partitiche: mai

pregiudizialmente di destra o di sinistra, lontani anni

contro,

sempre

per.

alla ricerca del marino


il vento che arriva dal mare. i cibi di grande qualit e tradizione nascono dallincontro tra venti. litalia particolarmente fortunata in questo senso, essendo una penisola stretta e lunga al centro del mediterraneo. qui il vento marino che nasce negli oceani, filtrato da gibilterra e da suez, diventa brezza e si posa sulle nostre specialit, incontrando laria fresca delle colline e delle montagne. in questo modo le rende uniche.