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Venezia, 3 giugno 2011 Workshop Council for the United States and Italy PASSERA: Grazie.

Vi ringrazio per l invito e ringrazio David per le sue gentili parole. L unica informazione di particolare importanza mancante nel curriculum nonostante la mancanza di buone notizie devo dirvelo cos capirete perch continuo a sorridere

che meno di una settimana fa mi sono sposato! Dunque

(applausi). La seconda cosa che avrei detto, se Sergio Marchionne fosse stato qui, che voglio congratularmi con lui per come rappresenta il nostro paese negli Stati Uniti, per cui, anche se non presente, desidero sottolineare questo aspetto in quanto (applausi). Sicuramente in questa sala, ci sono persone che

potrebbero discutere molto meglio di me i problemi e gli argomenti che mi sono stati affidati, ma ho avuto questo compito e dunque far del mio meglio per cercare di rispondere a una domanda che mi stata fatta all inizio, quando abbiamo discusso l argomento, ossia se vale la pena investire in Italia. Parliamone in maniera un po pi approfondita. Vediamo se conviene o no investire sull Italia, poich una delle lezioni che ci vengono dalla recente crisi che se si vuole capire in modo esauriente se un paese funziona o meno non basta guardare solo all economia. Un paese va osservato da una prospettiva pi ampia, dunque cercher di guardarlo da dentro. In ogni caso, la risposta a entrambe le domande, se cio conviene investire in Italia e se conviene investire sull Italia, per quanto mi riguarda s. Ed un s che vado a spiegare. Esamineremo i punti di forza del nostro paese e le sue debolezze. Quello che conta nei nostri punti di forza che da essi non abbiamo ancora tratto il meglio, e questa senz altro un opportunit. Per quanto riguarda invece le debolezze, cercher di dimostrare che sono gestibili. Possiamo analizzarle tutte e sono certo che per la maggior parte di esse la soluzione alla nostra portata. Comunque, come si dice in inglese, dobbiamo essere crudeli per essere gentili. Cominciamo a parlare dei problemi. Siamo sicuramente un paese che non cresce abbastanza, che non crea un numero sufficiente di nuovi posti di lavoro. In secondo luogo, abbiamo un debito pubblico enorme che limita la nostra crescita, certamente, non siamo un paese attraente per la comunit internazionale. Sono due aspetti indubitabili. Riguardo alla crescita, perdiamo per lo meno un punto percentuale l anno nei confronti non della Cina o dell India, ma della media dell Eurozona e questo accade da dieci anni. E tanto perch in dieci anni si tratta di pi del 10%. In termini monetari, abbiamo perso quasi 700 miliardi di euro. Avremmo oltre 150 milioni di euro in pi ogni anno solo crescendo alla stessa velocit dell Eurozona. Dobbiamo riconoscere allora che c qualcosa che non va e ne dobbiamo tener conto. Dobbiamo costruire, favorire in modo nuovo una crescita sostenuta e sostenibile. Detto questo, la nostra crescita solida. Certo, non abbiamo goduto di una crescita basata su un debito eccessivo. Di sicuro non abbiamo avuto bolle immobiliari. E una crescita piccola, non sufficiente, per solida. Questo il primo punto. Il secondo punto il debito pubblico, che certamente un problema, certamente un ostacolo, certamente un punto debole per il nostro paese, tuttavia dobbiamo riconoscere che lo stiamo affrontando nel modo giusto. Abbiamo avuto molto coraggio riformando il nostro sistema pensionistico, che era una vera bomba pronta a esplodere per il nostro debito pubblico. Siamo uno dei pochi paesi che hanno introdotto una vera riforma basata sul nuovo scenario demografico. Al tempo

stesso, dobbiamo riconoscere che il governo italiano ha gestito il deficit pubblico in maniera molto efficace. Non molti paesi europei hanno saputo mantenere il disavanzo primario al livello da noi raggiunto in questi ultimi anni. A fronte di un debito pubblico molto elevato, abbiamo un settore privato che certamente meno indebitato rispetto a molti dei settori privati di altri paesi europei. Le famiglie e le imprese non sono sicuramente molto indebitate e se sommiamo tutti e tre debiti per avere il debito totale nazionale, vediamo che l Italia non figura tra le nazioni pi indebitate. Ecco un altro punto importante. A fronte di questo debito totale, la ricchezza complessiva delle famiglie italiane molto significativa, pari cio a sette, otto volte il debito totale. Non c dunque rapporto. Non si pu usare la ricchezza per coprire il debito, ma un paese in cui famiglie e imprese non sono indebitate e in cui il livello del risparmio e della ricchezza cos elevato certamente qualcosa di cui la comunit internazionale deve tener conto, cosa che di fatto avviene visto il modo in cui viene osservato il debito pubblico. Un altro punto importante e questo un settore che rappresento, avendo fatto il banchiere negli ultimi dieci anni che abbiamo un sistema bancario solido. Il nostro sistema bancario tiene conto dell economia reale, ragione per cui abbiamo superato la crisi molto bene. Nessuna banca ha chiesto soldi al governo. Il nostro modello si dim ostrato particolarmente resistente nei confronti della crisi. Il credito non si mai fermato. Le cifre dicono molto chiaramente che il flusso creditizio all economia non si mai fermato. Oggi, da molti trimestri ormai, i volumi di credito crescono pi velocemente rispetto all Eurozona in particolare e all Europa in generale. Da un punto di vista finanziario questo un altro importante punto di forza. Per contro, il terzo punto debole gi menzionato la scarsa attrattivit del nostro paese per gli investitori internazionali. Questo vero in termini di dimensione. Abbiamo investimenti esteri diretti di soli 400 miliardi di euro. Alti paesi pi o meno paragonabili al nostro, come la Francia - la Germania fa storia a s, sono ben oltre i mille miliardi - ma quello a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni, certamente in questi ultimi mesi, un crescente interesse da parte del resto del mondo. Prima di passare a un possibile piano d azione per favorire la crescita, una crescita sostenibile, nel nostro paese, consentitemi di trattare un ultimo punto, dato che voi tutti conoscete molto bene l Italia, mentre alcuni esponenti della comunit internazionale ignorano un aspetto molto importante in sede di analisi del nostro paese. Se noi l osserviamo sotto un profilo puramente statistico, se osserviamo l Italia in base alle medie di ogni settore, alle medie delle varie regioni d Italia, ci accorgiamo che questa Italia in realt non esiste in quanto all interno del paese ne abbiamo due diametralmente opposti, entr ambi con opportunit, ma cos diversi tra loro che, volendoli pesare, si finisce per creare un paese puramente statistico che non esiste. Abbiamo nove regioni nell Italia centro-settentrionale che, prese globalmente e considerate come un paese europeo, si collocherebbero al top delle classifiche continentali sotto ogni aspetto: occupazione, orientamento all export, industrializzazione, qualit della vita. Stiamo parlando, se non del primo, certamente di uno dei primissimi paesi d Europa. Poi abbiamo delle regioni che creano un secondo paese teorico all interno del paese, dove vediamo una situazione completamente diversa, dove c ancora molto da costruire, dove c spazio per la crescita, per definizione, poich stiamo parlando di regioni che sono tra

le meno performanti in Europa, quelle che crescono di meno in Europa, che presentano queste diversit. Molte regioni al di sopra della media europea e molte altre al di sotto di questa media disegnano un quadro che non esiste in altri paesi europei, qualcosa di cui occorre tener conto in quanto, lasciatemelo dire ancora una volta, non si deve prendere in considerazione la media nazionale come rappresentazione dell Italia, trattandosi di una media di due situazioni diverse che necessitano di una diagnosi diversa, di una terapia diversa, che presentano livelli diversi di opportunit. Al sud, per esempio, le opportunit sono in teoria persino pi alte che al nord del paese, che, come vi dicevo, gi oggi una delle regioni europee pi ricche, pi attive e pi performanti. Se vogliamo affrontare tutti i nostri problemi, la risposta, lo strumento, la crescita, sostenibile e sostenuta. Dunque dobbiamo cercare di capire se una nuova fase di crescita sostenuta e sostenibile sia possibile in un paese come il nostro. Per r ispondere a questa domanda, dobbiamo identificare i principali motori di crescita per un paese come l Italia e valutare complessivamente se questi motori sono disponibili, se possibile dare pi velocit a questi motori. Di quali motori si tratta? A mio parere, un paese come l Italia pu basare la sua crescita sostenibile a lungo termine su quattro motori principali, ciascuno dei quali ha un rendimento differente di cui occorre tener conto. Il primo la competitivit delle nostre imprese. Ovviamente questo il motore pi importante e di questo parleremo approfonditamente. Il secondo, che interessa tutte le imprese, la produttivit, l efficienza del sistema paese, tutti quegli elementi che non sono controllati dalle imprese ma che sono componenti molto importanti della competitivit complessiva del sistema. Parleremo di alcuni elementi, istruzione, giustizia, eccetera. Ma la competitivit non solo una parte della fase di crescita sostenuta e sostenibile, poich coesione sociale e dinamismo sociale, l energia che fa parte della societ e dell economia, sono gli altri due importanti motori. Dunque abbiamo quattro motori e questi quattro motori hanno rendimenti molto differenti. La competitivit, mediamente, di cui pi avanti vi dar alcune cifre, un motore forte, efficace, che va nella giusta direzione. Per quanto riguarda la coesione sociale, vi dar alcuni dati a dimostrazione del fatto che uno dei nostri punti di forza. E un motore che va anch esso nella direzione giusta. Gli altri due motori stanno andando invece nella direzione sbagliata. Uno la produttivit ed efficacia globale del paese, problemi che possono essere risolti ma che vanno affrontati, perch il rendimento oggi non positivo, e dinamismo, meritocrazia, mobilit, rapidit dei processi decisionali sono molto, molto deboli. Dunque abbiamo due motori potenti e due deboli. Due ruote che percorrono la giusta via e due che rallentano il paese. Cosa intendo dire? Prendiamo il primo motore, la competitivit delle imprese. Siamo uno dei paesi pi industrializzati del mondo. Abbiamo avuto un rendimento, anche in termini di esportazioni, alquanto positivo. Voglio dire che siamo tra i paesi che hanno perduto di meno in termini di quota di mercato nel commercio internazionale. Solo la Germania andata meglio di noi per quanto riguarda la quota di mercato di cui sopra. Siamo molto forti in una serie di industrie che registreranno una crescita enorme anche in futuro. Siamo secondi solo alla Germania per quanto riguarda i macchinari e l automazione i dustriale e i n paesi emergenti si rivolgono a noi per questi settori. Crediamo che la globalizzazione sar un opportunit per noi. Consideriamo, ad esempio, le centinaia di milioni di nuovi consumatori dei prodotti Made in Italy

e Made by Italy di qualsiasi industria. Prendiamo ad esempio il turismo. Rappresenta gi oggi il 10 per cento del nostro Pil e potr raddoppiare nei prossimi anni se sapremo far bene le cose. Abbiamo un tipo di economia molto diversificata e cos sana da essere migliore rispetto a molti altri paesi europei. Le industrie di servizi sono in crescita, ma al tempo stesso abbiamo un forte settore manifatturiero. Abbiamo un attivit di tipo agribusiness solida ancorch piccola. Abbiamo molto turismo, un altro punto di forza che non mol i t paesi possono mettere sulla bilancia. Cosa fare per rendere ancor pi forte la competitivit delle imprese? Cosa chiedere agli imprenditori e cosa dare loro? Cosa chiedere, ripeto, agli imprenditori e in che modo, come banche ad esempio, sostenerli allo scopo di accrescere le capacit d innovazione, di aumentare l internazionalizzazione degli investimenti? Per raggiungere questi due obiettivi, dobbiamo aumentare, gradualmente ma con determinazione, la dimensione media delle nostre imprese. Noi soffriamo, abbiamo cinque milioni di imprese, ma la dimensione media delle nostre imprese ancora troppo piccola e quando un impresa non dispone di una massa critica non pu investire nei due punti chiave della competitivit, ossia innovazione e internazionalizzazione. Sono queste le aree nelle quali dobbiamo chiedere ai nostri imprenditori di investire, sulle quali concentrarsi e nelle quali le banche, ad esempio, devono aiutarli. Cosa dare loro? Perch, come sistema, siamo certamente consapevoli della presenza di una serie di svantaggi competitivi, tra i quali, per esempio, i costi dell energia, il peso della burocrazia, le normative sul lavoro. Questo non aiuta certamente lo sviluppo, la crescita, la creazione di nuove imprese. Sono stati fatti dei progressi, anche di recente, ma di sicuro qui che scontiamo uno svantaggio competitivo. Un sistema fiscale con una serie di regole che non favoriscono le imprese che investono, gli imprenditori che immettono denaro nelle loro imprese, che non premiano come dovrebbero e aziende che assumono lavoratori, l soprattutto giovani. Su queste cose stiamo lavorando, cose che sono chiaramente alla nostra portata e per le quali dobbiamo muoverci con rapidit, se vogliamo sostenere gli sforzi dei nostri imprenditori. Il motore numero uno un buon motore, che si dimostrato forte anche durante la crisi, dove certamente c spazio per crescere perch, come dicevo, per un paese come l Italia la globalizzazione un opportunit, non solo una minaccia. Niente male come motore numero uno. Il motore numero due, la competitivit del sistema globale, l efficienza e l efficacia del sistema paese: ecco un motore che deve essere affinato, almeno parzialmente, e le principali aree sulle quali occorre investire e concentrare i nostri sforzi sono le infrastrutture, perch abbiamo accumulato un sostanziale divario in termini di infrastrutture importanti, critiche. La mia stima che il gap accumulato nei confronti dei nostri maggiori competitori europei di 200300 miliardi di euro, il che, se da un lato rappresenta un problema, dall altro un altra area di opportunit di crescita poich potremo investire almeno 100 miliardi di euro nei prossimi anni senza mettere a rischio i nostri conti pubblici, semplicemente velocizzando le procedure che costituiscono i maggiori problemi in quest area. Abbiamo fondi cospicui gi destinati a questi progetti e non ancora utilizzati per via di tali procedure. Possiamo coinvolgere fondi privati. Abbiamo creato una banca per i progetti infrastrutturali e per le partnership tra denaro pubblico e denaro privato per cui diverse di queste infrastrutture si ripagano da s. C molto denaro messo a disposizione dall Unione Europea non utilizzato o comunque sottoutilizzato nel

nostro paese. Dunque abbiamo questa riserva, un importante riserva per la crescita che fa anche parte del secondo motore. La seconda componente del secondo motore l istruzione. Questa un area in cui il nostro paese deve investire di pi e dove qualcosa gi si sta muovendo. Quando parlo di sistema dell istruzione intendo a tutti i livelli. L universit oggi molto dispersiva, con pochi poli d eccellenza che per operano molto bene, dove esistono forti margini di miglioramento. Dobbiamo investire nell istruzione primaria e secondaria in quanto le capacit richieste dal nuovo mondo, dal mondo globale, sono in qualche misura differenti e noi non le stiamo fornendo nel modo giusto. Poi c la parte intermedia del sistema educativo, i livelli tecnici e professionali, dove abbiamo molti esempi interessanti di cose che possono essere fatte. Questa sera, comunque, ci stiamo limitando alla compilazione di una lista delle cose da fare. L istruzione certamente uno dei punti pi importanti e la Banca d Italia ha effettuato di recente una stima dalla quale emerge che possibile aumentare il Pil di almeno un punto percentuale attraverso migliori investimenti nel sistema educativo. Restando al secondo motore, la produttivit del sistema paese, abbiamo il nostro sistema giudiziario. E un altra area nella quale dobbiamo investire, dove introdurre una serie di riforme poich il rendimento piuttosto scarso. Sia il settore civile che quello penale del nostro sistema giudiziario sono un area nella quale occorre fare molto, dove dobbiamo ricercare una delle ragioni princ ipali per cui gli investitori internazionali non investono, dato che i tempi della nostra giustizia non favoriscono certamente chi decide di investire. L ultimo punto importante di questo motore che la produttivit del sistema paese senz altro la pubblica amministrazione, il modo in cui operano le autorit pubbliche. Come ricordato in precedenza da David, io personalmente ho le prove dell esistenza di enormi opportunit di miglioramento in questo settore, quale che sia la gestione, pubblica o privata. Opportunit di miglioramento enormi. Prendiamo le poste. Erano tra le peggiori in Europa. Il nostro sistema postale non figurava nemmeno nelle classifiche e nelle medie a livello europeo a causa di prestazioni del tutto insoddisfacenti. Oggi siamo tra i primi in termini sia di redditivit che di qualit dei servizi e senza interventi miracolosi, ma semplicemente individuando e sviluppando le potenzialit latenti. Lo stesso tipo di approccio stato fatto e pu essere fatto in diverse altre aree. Questa oggi certamente un area che non rappresenta un punto di forza del paese, ma nella quale gli spazi di miglioramento in un arco di tempo ragionevolmente breve non sono pochi. Terzo motore, la coesione sociale. La coesione sociale importante e anche la storia recente ci dice che i paesi nei quali il popolo pi unito, dove i sistemi di sicurezza sono meglio gestiti e ideati e le persone non hanno paura n del presente n del futuro sono quelli che si comportano meglio, sono pi resistenti alle crisi e pi aperti alla crescita. Questa un area in cui il nostro paese ha diversi punti di forza. In generale, abbiamo un welfare molto buono. In questa fase, il nostro sistema pensionistico di un livello che pochi paesi fuori d Europa possono vantare. Abbiamo un sisema sanitario solido, tra i migliori al t mondo, anche se le prestazioni variano a seconda delle regioni, ma in media stiamo parlando di uno dei migliori sistemi sanitari di tutto il mondo. Ovviamente dobbiamo investire di pi, come dicevo, nell istruzione. Dobbiamo investire di pi nelle politiche di sviluppo dell occupazione, della sicurezza. Dobbiamo investire di pi su qualsiasi aspetto attinente alle politiche per la famiglia. Si tratta comunque di

cose molto agevoli, se posso usare questo termine, mentre i grandi blocchi sono nostri punti di forza. Se parliamo di coesione sociale, non possiamo non citare una parte della societ, non solo dell economia, il cosiddetto terzo settore, non profit, un punto di grande forza per il nostro paese. Parliamo di qua ttro, cinque milioni di persone. Parliamo di decine di miliardi di euro in servizi forniti da fondazioni, imprese sociali, Ong, chiunque abbia a che fare con organizzazioni senza fini di lucro, una forza in termini di coesione sociale. E quando parliamo di coesione sociale, non possiamo dimenticare che abbiamo un problema che pu diventare anch esso un opportunit perch la coesione sociale, i servizi del welfare state sono finanziati in prevalenza con denaro pubblico e oggi nel nostro paese abbiamo un prob lema che va sotto il nome di evasione fiscale, individui che non pagano le tasse. Questa un area nella quale possiamo migliorare con ragionevole rapidit. Stiamo parlando di 100-150 miliardi di tasse non pagate che in pochi anni, come capirete, anche se riscosse in parte, potranno cambiare realmente il volto del paese. Ultimo motore, il dinamismo. Perch non basta essere competitivi, essere coesi, occorre anche avere l energia, il dinamismo, la volont di crescere e il dinamismo fatto di molte cose. In alcuni casi siamo abbastanza forti, in altri no. La mobilit sociale, ad esempio: gli Stati Uniti sono un esempio di ci che mobilit sociale e meritocrazia possono creare nel medio termine. Sono due aree in cui il nostro paese non cos forte. Ci non si nifica g che niente funzioni in termini di meritocrazia, ma esistono tuttora delle aree nel nostro paese dove la meritocrazia non rientra nelle regole del gioco, ma dove imperano solo il grado e l anzianit. Ci stiamo lavorando, gi abbiamo conseguito dei miglioramenti, ma un area ancora debole. La concorrenza la regola nella maggior parte delle industrie, anche se non in tutte. Abbiamo ancora molti settori di attivit, i servizi pubblici ad esempio, a livello locale, o alcune professioni dove i mercati non sono aperti alla concorrenza e noi sappiamo cosa pu fare la concorrenza. Abbiamo visto che cosa pu creare un iniezione di concorrenza in termini di crescita nello stesso settore bancario. Fino a quindici anni fa avevamo banche molto frammentate, non competitive, di tipo locale e monopolistico, in gran parte controllate dallo stato. Alcuni politici coraggiosi e lungimiranti hanno avviato processi di liberalizzazione e privatizzazione del vecchio sistema, ovviamente attraverso gli opportuni controlli. Questa combinazione di liberalizzazione e privatizzazione ha dato vita a un fortissimo aumento della concorrenza che ha portato alla ristrutturazione, al consolidamento e alla creazione di una serie di grandi banche. Oggi il nostro sistema bancario tra i pi aperti d Europa. Siamo tra i pi competitivi poich abbiamo banche provenienti da altre parti del mondo, ma l effetto finale stato la crescita, servizi pi efficienti e migliori condizioni per i consumatori. Cos, se possiamo usare il sistema bancario come prova di tutto questo, ad esso che dovremmo ispirarci per aumentare la concorrenza nelle varie industrie e favorire la crescita. Ultimo punto, molto importante se vogliamo capire veramente il nostro paese. Riguarda il dinamismo e i meccanismi deci ionali del nostro s paese. Specialmente da un punto di vista istituzionale, questa la riforma delle riforme, come si dice da noi, una riforma che, se riusciremo ad attuarla, cambier radicalmente il volto del nostro paese. Oggi i meccanismi decisionali sono pressoch bloccati in quanto abbiamo troppi livelli istituzionali interni stato, regioni, province, comuni e molti sono gli organismi coinvolti in ogni tipo di decisione senza che nessuno

di essi abbia la responsabilit di giungere alla decisione definitiva in tempi ragionevoli, per cui ci troviamo in una situazione in cui ognuno dispone di una sorta di potere di veto senza responsabilit e senza doverne rendere conto. Se dovessi scegliere la prima riforma da fare e la pi facile da un punto di vista economico, dato che non costerebbe veramente nulla, direi di affrontare i meccanismi decisionali responsabili della lunghissima durata dei processi relativi, ad esempio, alle infrastrutture. Ci vogliono dieci anni quando ne basterebbero s e no un paio. Dunque, poich il tema di queste nostre discussioni capire insieme cosa funziona e cosa non funziona e dove concentrare gli sforzi insieme ai nostri amici americani, vogliamo condividere quello che stiamo facendo. Certamente, questa componente, questo ele mento della nostra vita economica e sociale un nostro punto debole. Riepilogando, da questa metafora dei quattro motori emergono due motori molto forti, tali che, se non li avessimo, ci vorrebbero decenni per crearli. Competitivit delle imprese e coesione sociale sono due piattaforme molto robuste sulle quali costruire una nuova fase di crescita. Dobbiamo lavorare sul sistema paese, sulla produttivit del paese, su istruzione, giustizia, infrastrutture e autorit pubbliche, e dobbiamo avere il coraggio di infondere nel sistema quegli elementi che hanno reso il nostro paese, e sicuramente gli Stati Uniti, paesi di successo, vale a dire, ripeto, meritocrazia, mobilit, rapidit decisionale e concorrenza in generale. E fattibile? Voglio dire, possiamo apportare tutti questi cambiamenti? Credo di s perch in molti casi, come ho cercato di spiegarvi, abbiamo gi compiuto progressi che altri paesi non hanno fatto. Uno di questi la riforma delle pensioni. Di certo dobbiamo accelerare, dobbiamo affrontare alcuni di questi problemi. Abbiamo perso tempo per alcuni di essi. Sicuramente abbiamo bisogno della cooperazione di tutte le componenti della societ, perch se vogliamo che questi due motori funzionino correttamente occorrono la collaborazione e il contribut delle o imprese, dei sindacati, dei politici, dei media, degli esponenti del mondo della cultura, ma ci di cui probabilmente abbiamo pi necessit una leadership capace di far s che tutte queste componenti lavorino insieme con una visione di lungo termine poich uno dei maggiori problemi in molti paesi, non solo il nostro, il breve termine, ossia guardare alle cose che possono essere fatte nelle prossime settimane o anni. Alcune di queste cose vanno fatte con una visione sistematica, di lungo termine, e nel lungo termine, ma anche nel presente, l Europa il quadro pi importante di cui tener conto. Grazie all Europa abbiamo fatto molte cose, raggiunto molti obiettivi. Dunque, la risposta alla domanda e rimane s. Ho voluto condividere con voi non solo le cose e i motivi per essere ottimisti, ma anche le altre componenti del nostro paese che, senza eccezioni, possono essere da noi migliorate in tempi ragionevoli. Grazie. (Applausi) HELENIAK: Ancora qualche domanda a cui il Dott. Passera preparato a rispondere. PASSERA: E preparato a cercare di rispondere. DOMANDA: Da dove comincerebbe? Voglio dire, lei ha messo sul tavolo una serie di pro e contro, ma deve essere selettivo. Da dove comincerebbe? Considerato che ho qualche difficolt quando lei dice che abbiamo un ottimo sistema sanitario. HELENIAK: Abbiamo ? DOMANDA: Un ottimo sistema sanitario, ma questo non importante. Da dove comincerebbe affinch

l Italia diventi pi attraente per gli investitori esteri? PASSERA: La risposta potr forse deluderla, ma io non vorrei mettere le cose una dopo l altra, perch se lo facessi non mi basterebbe un secolo Ci che molto importante avere una visione globale e mettere su un piano parallelo tutti quei motori (ho usato questa metafora). Ovviamente sono in molti a prendersi cura dei diversi motori, ma se vogliamo ottenere ci che abbiamo in mente dobbiamo affinarli e fare in modo che lavorino all unisono, poich ciascuno di essi pu bloccare gli altri. Se siamo competitivi come impresa ma non come sistema, se siamo competitivi ma manchiamo di coesione sociale, se abbiamo coesione sociale ma non c energia nel sistema, i risultati non arrivano. Ci di cui abbiano assolutamente bisogno un piano, un piano completamente integrato nel quale le diverse componen siano ideate e attuate in ti parallelo e sulle quali investire allo stesso modo. Certo, nel breve periodo quello che secondo me pu innescare una nuova fase di crescita ha a che fare con la performance delle imprese e in questo senso qualsiasi sostegno, qualsiasi premio agli investimenti e all innovazione, una maggiore dimensione e internazionalizzazione sono elementi chiave. Il secondo punto che vedo nell immediato, che darebbe risultati immediati e benefici nel lungo periodo, l accelerazione dei progetti infrastrutturali. Cos, se mi chiedete due punti dai quali iniziare, direi proprio da questi due. Ma se non si lavora a un piano globale, che in ultima analisi faccia funzionare tutti i motori alla stessa velocit e molto rapidamente, non si ottengono risultati: solo quando i quattro motori funzioneranno a una stessa velocit otterremo quel carburante in grado di alimentare tutti e quattro i motori e questo carburante si chiama fiducia. Oggi la gente non ha fiducia nel futuro perch non si sente parte di un piano, non si sente parte di un progetto di lungo termine per il proprio paese. Quindi la risposta s, facciamo qualcosa subito, ma lasciamo che i quattro motori funzionino parallelamente. HELENIAK: Un altra domanda. DOMANDA: Un bellissimo discorso. La mia una domanda molto precisa. Lei ha parlato di crescita e innovazione per cui la mia una domanda specifica, riguarda il capitale di rischio. Questo termine era pressoch sconosciuto in Italia fino a pochissimo tempo fa. Vorrei ricordare che, magari in questo momento, ci saranno negli Stati Uniti dei giovani che stanno creando nuove imprese che da qui a dieci anni, tutte insieme, penso ai vari Google, Facebook, Twitter, Youtube e via dicendo, rappresenteranno l 80 per cento del Pil americano, ossia un formidabile motore per la crescita di un paese. A suo parere, che cosa pu fare l Italia per progredire in maniera decisa in questo campo? PASSERA: Sono completamente d accordo. Abbiamo una serie di proposte. Dobbiamo avere un adeguata regolamentazione per i capitali di rischio, qualcosa che sia noto e ben sviluppato in altri paesi come gli Stati Uniti e che certamente non premiato sotto il profilo fiscale n facilitato sul piano delle relazioni sindacali. Si tratta di un settore non adeguatamente coperto dalla normativa. Inoltre, lo sviluppo di nuove imprese un altra componente del motore numero uno. Come banca, abbiamo deciso di non aspettare le regole, le nuove regole sui capitali di rischio, ma di investire su molti di loro. Molto semplicemente, dobbiamo copiare ci che gli Stati Uniti hanno fatto, non dico in decenni, ma nel secolo scorso. (Applausi)