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Il mito dellautosufficienza

di Toby Hemenway, pubblicato su Energy Bulletin il 2 Novembre 2010 Tempo fa un illustre permacultore sped un gran numero di email allo scopo di cercare progetti dove le persone fossero pienamente autosufficienti nel procurarsi il cibo, il vestiario, la casa, lenergia e per quanto riguarda le necessit sociali. Eccolo l il mito dellautosufficienza, messo in evidenza da uno dei pi conosciuti permacultori nel mondo. In molti gruppi di permacultura negli Stati Uniti lidea che qualcuno possa essere completamente autosufficiente stata abbandonata gi da tempo e il concetto un po pi mitigato del fare affidamento su s stessi, far da s lha sostituita. Ma anche far da s appena possibile e, a meno che non sia un modo per esprimere la tensione a liberarsi dalle catene del consumismo, non trovo che sia una condizione desiderabile. Ho fatto qualche ricerca in Google ho trovato che autosufficiente uno dei principali obiettivi da raggiungere in molti dei principali siti dedicati alla permacultura. Vorrei chiarire meglio quella frase. Il mio dizionario dice che autosufficiente significa capace di sostenersi senza aiuti esterni. Chi vive senza aiuti esterni? Nessuno. Approfondiamo un po la questione. Sul significato di autosufficiente riguardo al cibo la maggior parte di noi potrebbe concordare: procurarsi il 100% del cibo dalla propria terra e col proprio lavoro. Non ho mai incontrato nessuno che lo faccia, completamente. Sono sicuro che ci saranno delle persone che lo fanno. Ma anche chi pratica lagricoltura di sussistenza, per procurarsi il cibo, di solito coltiva alcuni raccolti da vendere per comprare poi altro cibo che non conveniente produrre direttamente. Ho sentito alcuni dichiarare che si producono il 30%, 50% o anche il 70% del proprio cibo. Quello che intendono dire che coltivano frutta e verdura che rappresentano quelle percentuali nella spesa totale per il cibo, o nel peso, ma non nelle calorie del cibo stesso. Le verdure sono ricche dacqua e quindi pesano molto, ma apportano poche calorie. Se anche uno coltiva il 100% delle verdure che consuma, queste rappresentano comunque il 15-20% delle calorie giornaliere, a meno che non si scelga di vivere principalmente di patate o altri ortaggi amidacei. Gran parte delle calorie quotidiane derivano dai cereali, dalla carne e dai latticini. Se non si coltivano cereali su larga scala o animali, molto difficile che si riesca a produrre pi di un quarto del proprio cibo, misurato in maniera corretta in base a parametri nutrizionali. In questo caso non giusto dire che si auto sufficienti al 70% riguardo al cibo. Se una persona ricava la maggior parte delle calorie che consuma dalla propria terra, quasi certamente un agricoltore a tempo pieno e io lo rispetto per il duro lavoro e limpegno. Adesso si vede pi chiaramente quanto sia difficile e forse non proprio desiderabile essere autosufficienti. Non avremmo tempo per molto altro, se fossimo davvero autosufficienti per il cibo, anche in un sistema permaculturale. Ma se anche producessimo tutto il nostro cibo, potremmo affermare di essere autosufficienti se non producessimo anche tutte le sementi utilizzate? Se non garantissimo da soli la fertilit del suolo? E gli attrezzi per le coltivazioni e il combustibile da dove arrivano? I permacultori capiscono bene al pari di tanti altri quanto profondamente il nostro modo di vita interconnesso, legato. In quale situazione si pu affermare di essere distaccati dalla comunit umana riguardo a qualcosa? Esiste un modo per essere completamente autosufficienti riguardo alla produzione del proprio cibo? E passiamo poi brevemente a esaminare la questione dellabbigliamento, della casa e dellenergia. Anche se cucissimo tutti i nostri vestiti, potremmo coltivare il cotone o allevare le pecore? Se lavorassimo il legname o la roccia per costruire una casa, saremmo anche in grado di forgiare il

vetro e produrre i fili elettrici? Anche in una casa a consumo zero, quale gruppo di persone, tra ingegneri e aziende specializzate, ha fabbricato i pannelli solari? Noi dipendiamo da loro. Affermare di essere autosufficienti in quasi tutto un insulto e un modo di ignorare il gran numero di persone al lavoro delle quali facciamo riferimento. Negli Stati Uniti i permacultori sono un gruppo politicamente corretto e per questo divenne subito chiaro ad alcuni di noi che la autosufficienza non era solo impossibile, ma era un metaforico schiaffo a tutti quelli grazie al cui sudore e lavoro noi possiamo avere il nostro attuale livello di vita e inoltre era un modo per portare avanti letica del cowboy, che pone lindividuo da solo al centro delluniverso. Per questo il termine si trasform gradualmente in fare affidamento su s stessi, per dimostrare che noi sappiamo bene di dipendere gli uni dagli altri ma scegliamo di appoggiarci un po meno agli altri e un po di pi a noi stessi. Nella sua migliore accezione, fare affidamento su di s significa imparare delle abilit per soddisfare i nostri bisogni primari, in modo da poter abbandonare i prodotti derivanti da industrie non etiche o distruttive. Ma io ritengo che ci sia molto meno bisogno di persone che fanno affidamento su s stesse e molto pi di comunit che fanno affidamento su s stesse, nelle quali non tutti sanno come cucire o coltivare, ma ci sono indumenti e cibo per tutti. C ancora un forte pregiudizio nel mondo della permacultura, come si vede navigando tra i siti internet e leggendo le email, sul fatto che fare tutto da s e sulla propria terra sia il migliore e pi nobile percorso. Cos facendo, le nostre abilit ci rendono meno dipendenti dai monopoli delle grandi industrie, quindi vale la pena di sviluppare le capacit che noi pensiamo ci aiutino a fare affidamento in noi stessi. Per, pi ci limitiamo a fare quello che possiamo fare da soli, pi le nostre opportunit diminuiscono. Ogni relazione che stabiliamo al di fuori di noi ci arricchisce. Quando costruiamo una rete di interdipendenze, noi diventiamo pi ricchi, pi forti, pi stabili e pi saggi. Perch non dovremmo voler fare affidamento sugli altri? Se esaminassimo a fondo questa questione, saremmo inghiottiti da una spirale infinita, ma un motivo potrebbe essere basato sullidea che gli altri siano inaffidabili e immorali e che noi ci indeboliamo se creiamo delle interdipendenze. Il vecchio modo di dire se vuoi una cosa fatta bene, fattela da te semplicemente dimostra le scarse abilit manageriali di chi lo ripete. Se siete ancora scettici, vi citer adesso un brano dal libro di Mollison, Introduzione alla Permacultura, Noi possiamo iniziare a svolgere un qualche ruolo nella produzione del cibo. Questo non implica che dobbiamo tutti coltivare le patate, ma pu implicare che le compriamo direttamente da una persona che le coltiva gi, in modo responsabile. Infatti per una persona sarebbe probabilmente meglio organizzare un gruppo di acquisto nel proprio quartiere che coltivare le proprie patate. Larry Santoyo, un permacultore ormai esperto afferma che nel cercare di soddisfare i propri bisogni bisogna pensare alle pi ampie generalizzazioni. Dire Devo coltivarmi il cibo molto limitante mentre dire Devo procurarmi il cibo in modo responsabile apre a una vasta serie di diverse possibilit per farlo, entro le quali si pu scegliere quella pi stabile e appropriata alla situazione. Gli sforzi delle singole persone sono spesso meno stabili e resilienti che quelli delle comunit. E in pi sono indice di una scarsa progettazione: il far affidamento solo in s vuol dire che una funzione fondamentale praticata solo in un modo. Se uno si produce tutto il cibo da s e a un certo punto si infortuna, si trova ben presto immobilizzato e affamato a guardare da una carrozzella il proprio raccolto seccarsi. Questo non succede in una comunit di coltivatori. Per quelli poi che prospettano un imminente collasso sociale, si aggiunga che eventuali criminali erranti sarebbero molto favoriti nel depredare il raccolto di una singola persona e molto meno nellassaltare un campo protetto da un

gruppo di agricoltori forti e armati di forconi, in grado di stare in guardia ventiquattro ore su ventiquattro. Il processo di creare una fiducia nella comunit ci fornisce anche un esempio del concetto delle zone in permacultura: la zona zero in questo senso la nostra casa, la nostra terra; la zona uno il collegamento con le altre persone e le altre famiglie, la zona due il collegamento con le attivit commerciali nel nostro quartiere o citt, la zona tre con le attivit economiche e organizzazioni di livello regionale e la zona quattro con le organizzazioni pi grandi o pi distanti. Perch volersi limitare alla zona zero? Possiamo riorganizzare la nostra vita quotidiana in modo tale che la necessit di andare nella zona quattro, ad esempio per comprare prodotti derivati dal petrolio o costituiti da metalli, sia limitata. Questo contribuisce a formare una comunit forte. Il far conto unicamente su s stessi non fa s che si crei il capitale sociale, una risorsa davvero rinnovabile che aumenta solo quando viene utilizzata. Perch non volersi mettere in relazione con la propria comunit in tutti i modi possibili? Se non diamo una mano a soddisfare le necessit della comunit, pi probabile che i nostri vicini frequentino i grandi supermercati o i negozi delle grandi industrie. Una cieca fiducia nellidea di dover contare solo su se stessi un mito distruttivo e fuorviante che finisce per favorire quelli che cercano di indebolire le comunit, togliendo ai loro abitanti la possibilit di decidere. Se amate fare gli agricoltori, allora coltivate tutto il vostro cibo e vendetene una parte per poter soddisfare le vostre altre necessit, in un modo che aiuti la vostra comunit. C davvero differenza tra un agricoltore che scambia il frutto del proprio lavoro, cibo, con beni o denaro e io che vendo il prodotto del mio lavoro, formazione intellettuale, con beni o denaro? Entrambi stiamo scambiando la nostra energia allinterno di un sistema che ci sostiene, e mi piace pensare che stiamo tutti e due facendo scelte etiche e sagge. Un buon sistema in permacultura quello che fornisce a tutti i suoi abitanti ci di cui hanno bisogno in modo responsabile ed ecologicamente compatibile. Non c nessun principio in permacultura che dica che importante che tutto il raccolto, tutto ci che si produce, derivi dallinsediamento di chi progetta il sistema. La permacultura dice semplicemente che tutti i nostri bisogni devono essere affrontati e soddisfatti entro il nostro progetto, non entro la nostra terra o la nostra casa. Questo progetto pu anzi deve includere anche relazioni al di fuori della nostra casa. Un agopunturista il cui reddito sia fornito dalla propria comunit e i cui bisogni siano soddisfatti per la maggior parte entro la comunit da fonti che ritiene etiche, mette in pratica un eccellente progetto di permacultura. Che sar pi solido se i bisogni e i prodotti sono in relazione con quanti pi elementi esterni. molto permaculturale sviluppare abilit che ci connettano sempre pi profondamente alla terra, alla nostra casa e alla nostra comunit. E spesso succede che ci che impariamo per poter di contare di pi su noi stessi proprio ci che ci fa anche contare di pi sulla comunit. Il contare solo su di s, come obiettivo in s, ormai un mito vecchio e stanco che deve morire. Non permaculturale.