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ANATOMIA DELLE PIANTE Meccanica di crescita degli organi vegetali

La radice e il fusto sono caratterizzate:


• Zona meristematica
• Zona di distensione e differenziamento
• Zona di struttura primaria.
• Zona di struttura secondaria.

Durante la crescita le prime tre zone si distanziano dal centro,


ma la loro estensione rimane costante, mentre la zona di
struttura secondaria invece diventa sempre più estesa.

Meristemi in struttura secondaria:


Nel cilindro centrale:
cambio cribro-vascolare origina gli elementi dei due
tessuti conduttori: libro e legno.
Nel cilindro corticale:
cambio subero-fellodermico genera verso l’esterno il
sughero, mentre verso l’interno origina il felloderma.
Si suddivide in 4 zone:
RADICE • meristematica (embrionale)
• differenziazione
• struttura primaria
• struttura secondaria

La radice deriva dallo sviluppo del polo radicale di


embrione.
Organo sotterraneo della pianta ad accrescimento
geotropicamente positivo.
Aspetto assile e filiforme, con accrescimento indefinito.
Presente nelle Cormofite

FUNZIONI:
• Fissare la pianta al substrato
• Assorbire H2O, Sali minerali
• Ruolo di riserva e nutritivo
• Sintesi di composti organici
• Trasformazione di N organico
ZONA MERISTEMATICA : costituita da cellule embrionali primarie apicali.
L’apice meristematico è ben protetto da un
rivestimento parenchimatico chiamato cuffia.
E’ fatto di cellule generate dal tessuto
meristematico primario.
Dopo un breve periodo di vita, degenerano e
si trasformano in una massa viscida chiamata
mucigel che ha la funzione di diminuire
l’attrito tra radice e terreno.

La cuffia non ha solo funzione di protezione,


ma è anche un organo di senso che percepisce
lo stimolo della gravità e fa crescere la radice
verso il basso.
ZONA DI DIFFERENZIAZIONE
Nella zona di differenziazione le cellule
diventano adulte.
Nella radice questa zona è corta e
facilita la penetrazione nel terreno.
Nella zona di differenziazione sono
presenti i peli radicali (rizoderma) che
continuano fino alla struttura primaria.
Sono permeabili all’acqua e alle
soluzioni saline del terreno.
Le dimensioni della zona pilifera si
mantengono costanti nel tempo. Con la
sua continua crescita la radice sposta la
zona assorbente in basso nel terreno, in
porzioni ancora non sfruttate.
ZONA DI STRUTTURA PRIMARIA
In continuità con la zona di differenziazione è
presente il rizoderma, che assorbe acqua soluzioni
saline dal terreno.
Cilindro corticale: il primo strato esterno è l’esoderma,
che ha funzione protettiva e sostituisce il rizoderma.
Parenchima corticale con funzione di riserva e permette
il passaggio in direzione radiale di H2O e soluzioni.
Lo strato più interno della corteccia è l’endoderma.
Ha funzione di barriera selettiva, H2O e soluti sono
costretti ad attraversare il citoplasma delle cellule
dell’endoderma.

Cilindro centrale: lo strato più esterno a contatto con


l’endoderma, si chiama periciclo.
Il periciclo ha funzione rizogena, è costituito da cellule
in grado di generare radici laterali.
Il cilindro centrale contiene i tessuti conduttori racchiusi
in un unico fascio, immerso in un parenchima
fondamentale.
Formazione radici laterali
La formazione delle radici laterali ha origine dallo
strato rizogeno del periciclo.
Le cellule del periciclo in prossimità delle arche
legnose (xilematica) riacquistano le caratteristiche
meristematiche.
Le cellule neo-formate iniziano a distendersi e si
allungano in senso laterale.
Inizialmente l’endoderma segue l’accrescimento
della radice laterale, poi viene lacerato permettendo
alla radice laterale di allungarsi e di spingersi verso
l’esterno.
ZONA DI STRUTTURA SECONDARIA

Il corpo secondario degli organi si origina dalla


attivazione dai meristemi cambiali (cambio e fellogeno)
Il cambio cribro-vascolare, prende origine da cellule
parenchimatiche del periciclo, si dispone in modo
sinusoidale tra le arche xilematiche e liberiane, lasciando
all’interno il legno e ponendo verso l’esterno il libro.
Successivamente il cambio da sinusoidale diverrà
anulare formando xilema verso l’interno e floema verso
l’esterno.
Nella parte centrale rimarrà la struttura alterna delle
arche xilematiche.

L’accrescimento secondario porta alla formazione nel


cilindro corticale del cambio subero-fellodermico che
internamente genera felloderma e all’esterno il sughero
(periderma).
Il sughero sostituisce l’esoderma.
Nella parte più esterna si forma il ritidoma (scorza)
che successivamente si desquama.
Il cilindro corticale della radice ha funzione di riserva
ed è più sviluppato rispetto al fusto.
Morfologia radicale

Nelle Dicotiledoni e Gimnosperme la radice


principale rimane per la durata della vita della
pianta ed ha solitamente maggiori dimensioni
(apparato radicale a fittone).
Nelle Monocotiledoni la radice primaria muore:
l’apparato radicale è dato da radici secondarie
avventizie che si originano da meristemi avventizi
del fusto (apparato radicale fascicolato).

In casi particolari si possono formare radici


avventizie sia sul fusto che sulle foglie

Nelle Dicotiledoni la radice ha maggiori


dimensioni (apparato ALLORRIZICO).

Nelle Monocotiledoni la radice principale muore


e dalla base del fusto si formano radici avventizie
(apparato OMORRIZICO)
MODIFICAZIONE DELLA RADICE
Accessorie: che originano in punti determinati del caule, vengono così suddivise:
Aggrappanti: particolari radici accessorie che si sviluppano dal lato del fusto a
contatto di un sostegno (Edera).
Colonnari o fulcranti: particolari radici aeree, si ingrossano e si irrobustiscono
come delle colonne assumendo una funzione di sostegno (Ficus)
Caulinari: costituiscono l’apparato radicale omorrizico delle Monocotiledoni.
Avventizie: radici che originano dal fusto o dalle foglie e che si formano in seguito
a fenomeni traumatici quali ferite o distacco di una porzione della pianta madre
(utilizzate anche per moltiplicazione vegetativa: talea, margotta …).
Tuberizzate: radici fortemente ingrossate e contenenti riserve diffuse in molte
piante erbacee che sopravvivono per almeno un inverno (carota, barbabietola).
Può ingrossare il parenchima corticale o quello centrale.
Contrattili: nelle piante con tuberi o bulbi le radici possono raggrinzirsi e
distendersi per interrire e approfondirsi nel terreno.
Pneumatofori: sono radici modificate che con un geotropismo negativo, si
innalzano dal terreno verticalmente con la funzione di aerazione, ricchi di
parenchimi aeriferi. Tipico di alcune piante che vivono in acqua o in terreni
paludosi (mangrovie).
Austori: sono radici con le quali le piante parassite (cuscuta) e emiparassite
(vischio) succhiano la linfa delle piante ospiti. Sono provviste di un cono di
penetrazione che perfora i tessuti dell’ospite fino ad arrivare ai tessuti conduttori.
Importanza economica-farmaceutica delle radici
Le radici essendo organi di riserva, sono usate nell’alimentazione e per trarne prodotti
industriali (carota, barbabietola da zucchero, rape, radici amare…)

Molte radici sono utilizzate come medicamento; la F.U.I riporta: altea, genziana,
liquirizia, ratania, valeriana, rabarbaro, arnica, ginseng, arpagofito…
FUSTO (caule)
deriva dallo sviluppo del polo apicale dell’embrione.
Parte assiale del CORMO, in grado di originare
appendici laterali: rami, foglie, fiori
E’ articolato in nodi ed internodi.
Nei nodi sono inserite le foglie, alla cui ascella si
formano nuovi apici vegetativi.
Sono presenti le gemme, che contengono cellule
meristematiche e sono protette da perule.

Si suddivide in 4 zone:
• meristematica
• differenziazione
• struttura primaria
• struttura secondaria
ZONA EMBRIONALE
MERISTEMATICA
Il fusto ha origine dall’attività
della GEMMA.
• Apice vegetativo (cono)
Nella parte superiore della gemma
ci sono le cellule meristematiche
apicali che si dividono per mitosi.
Sono le progenitrici di tutte le altre
cellule che diventeranno adulte.

• Bozze fogliari
Sporgono lateralmente e sono
disposte geometricamente con un
ordine stabilito geneticamente.
Daranno origine alle foglie.

• Primordi dei rami


Alla ascella delle bozze fogliari
si formano delle bozze laterali da
cui prenderanno origine i rami.
ZONA di DISTENSIONE
e DIFFERENZIAMENTO
Al di sotto dell’apice vegetativo è presente una
Zona di distensione in cui le cellule si
modificano per diventare adulte e distendendosi
assicurano l’allungamento del fusto.
Al di sotto delle bozze è presente una Zona di
differenziamento in cui le diverse cellule si
diversificano nei vari tessuti che caratterizzeranno
le successive Strutture I e II.

• Si trova sotto la zona embrionale sempre all’interno della gemma.


• E’ formata da cellule che si dividono e che si allungano parallelamente all’asse del fusto.
Perdono i caratteri embrionali, si modificano e cominciano ad aggregarsi per formare tessuti.
• Alcune vanno a formare il procambio che originerà i tessuti conduttori.
• Alla fine il processo di differenziazione del cordone procambiale ha portato alla formazione
degli elementi di conduzione, dando così origine ad un fascio conduttore.
ZONA DI STRUTTURA PRIMARIA
Epidermide
Funzione protettiva, strato di tessuto tegumentario
Cilindro Corticale (Corteccia)
Compreso tra Epidermide e Endoderma (guaina
amilifera o ossalifera).
Nel cilindro corticale si trovano soprattutto cellule
parenchimatiche e collenchimatiche.

Cilindro Centrale (Stele)


Formato da parenchima midollare in cui si trovano
immersi i fasci cribro-vascolari: collaterali,
bicollaterali, concentrici.
La parte più periferica prende il nome di periciclo
Guaina amilifera

Contiene tessuti meccanici:


collenchimi - sclerenchimi
Sono maggiormente presenti
nelle monocotiledoni
(sclerenchimi)
Raggio midollare
ZONA DI STRUTTURA PRIMARIA
Sezione

Angiosperme DICOTILEDONI MONOCOTILEDONI

Struttura Eustele Atactostele


Fasci disposti circolarmente su Fasci grandi e poco numerosi
un’unica fila, lasciano libero il all’interno, fasci piccoli e più numerosi
centro che prende il nome di verso l’esterno
Midollo
Fasci Collaterali Aperti Collaterali Chiusi

Raggi Midollari Presenti Assenti

Tessuti Meccanici Collenchima Sclerenchima


ZONA DI STRUTTURA SECONDARIA
La zona di struttura secondaria è caratterizzata da tessuti che
si originano dai meristemi secondari che permettono
l’accrescimento in spessore:
Cambio cribro-vascolare (Cambio):
Accrescimento del cilindro centrale (libro + legno)
Cambio subero-fellodermico (Fellogeno):
accrescimento del cilindro corticale (sughero + felloderma)
Presente nei fusti di Gimnosperme e Dicotiledoni con funzione:
- meccanica: sostegno della cresciuta chioma fogliare
- fisiologica: rinnovo delle strutture di conduzione della linfa
Crescita secondaria del fusto: CAMBIO e FELLOGENO
Il legno secondario ha tessitura variabile
Il legno secondario occupa più del 90% della sezione del fusto.
Sono evidenti gli anelli cambiali da cui si determina l’età della pianta
Il cambio alterna periodi di intensa attività con periodi di riposo e ciò
determina anche la forma delle cellule e la tessitura del legno.

Legno secondario gimnosperme: legno omoxilo


• Tipico delle Gimnosperme, sono presenti i canali resiniferi
• Formato da tracheidi e fibrotracheidi con funzione di conduzione e
sostegno.
• Scarso il tessuto parenchimatico, sono presenti delle cellule
parenchimatiche nei raggi midollari.

Legno secondario dicotiledoni: legno eteroxilo


• Formato da vasi, fibre e cellule parenchimatiche
• Elevata variabilità nella tessitura dovuta a:
• proporzioni relative di vasi, fibre e cell parenchimatiche
• presenza di differenti raggi midollari
• distribuzione dei vasi con tipici ispessimenti

In una stessa cerchia annuale è possibile distinguere un legno primaverile


(formato in gran parte da vasi) e un legno estivo (formato in gran parte da fibre)
La distribuzione dei vasi all’interno di ogni singolo anello di crescita viene
definita “porosità del legno”.
Modificazione del FUSTO: resistenza, difesa, riserva e propagazione
Metamorfosi: trasformazione di un organo con modifica della funzione
Stoloni: diffusi in molte specie di erbe e cespugli. Sono lunghi
fusti che strisciano al suolo e che portano all’estremità una pianta
figlia. Quando lo stolone cessa di allungarsi la piantina prende
radice e diventa autonoma dalla pianta madre (Fragola, Viola)
Rizomi: fusti sotterranei ricchi di riserve che crescono
orizzontalmente a poca distanza dalla superficie del suolo.
Essi portano cauli sulla faccia superiore e radici sulla faccia
inferiore (Menta,Valeriana, Bambù)
Tuberi: organi sotterranei. Si può considerare l’estremità
ingrossata di un rizoma, particolarmente ricca di riserve (Patata)
Bulbi: paragonabile ad una pianta intera con fusto estremamente
raccorciato simile ad un disco che porta radici da una parte e una
gemma dall’altra. La gemma è circondata da foglie trasformate
in scaglie: quelle interne sono succose ricche di riserve, quelle
esterne morte e secche hanno funzione protettiva (Cipolla, Dalia).
Cladodi: fusti che assumono forma di foglie quando queste sono
assenti. Si riconoscono come fusti perché esternamente portano
direttamente i fiori, possono essere succulenti (Opuntia) o non
succulenti (Ruscus, Pungitopo).
Cladofillo: ramificazioni con brachiblasti appiattiti (Asparago)
Spine: lignificazione brachiblasti, si formano all’ascella fogliare
Viticci: fusti circonvoluti e rampicanti con funzione di sostegno
Forma e Portamento del FUSTO
Erbaceo (graminacee, leguminose …)
Legnoso (Gimnosperme, alberi da frutto…)
Carnoso (piante grasse, fico d’india)

Culmo: fusto sottile e cavo delle


Monocotiledoni (frumento, mais, canna, bambù)
Calamo: fusto erbaceo con nodi solo alla base e
all’apice (giunco)
Alberi: piante legnose con rami a partire da una
certa altezza (abete, pioppo)
Arbusti o frutici: piante con fusto legnoso
ramificato alla base (rosmarino, rosa)
Suffrutici: piante legnose e ramificate alla base
ma con rami erbacei superiormente (ginestra,
lavanda)
Stipite: fusto eretto non ramificato che termina
con corona di foglie all’apice (es. palme)
Sarmento: fusto legnoso lungo e sottile (es.vite)
La ramificazione del fusto può essere:
Dicotomica
ad ogni ramificazione si generano due rami uguali;
tipica di tallofite (alghe) e cormofite inferiori (felci)
Monopodiale
asse principale si accresce
indefinitamente partendo dallo
stesso apice meristematico
e gli assi laterali hanno
minore sviluppo (pioppo)
Simpodiale
l’asse principale cessa di crescere e si allungano gli
assi laterali sottostanti
dicasio: allungamento su due o più assi
monocasio: allungamento solo su un nuovo asse (vite)

In molti alberi esistono due tipi di rami:


Macroblasti: slanciati e robusti, portano solo foglie
Brachiblasti: più piccoli, portano foglie e fiori
Importanza economico-farmaceutica del fusto
Impieghi industriali: legname, carta, combustibile, alimentari, fibre tessili, gomme, resine…

Esempi di droghe medicinali:


corteccia di cascara (principi lassativi)
corteccia di china (derivati chininici)
corteccia di frangola (derivati antrachinonici purganti)
legno di canfora (utilizzato per canfora)
legno di faggio (utilizzato per il catrame vegetale)
gemme e legno di pino (utilizzate come essenze)

Moti fusti sono usati come medicamento.


Farmacopea Ufficiale Italiana (F.U.I.) riporta:
resina del fusto di Styrax tonkiensis,
cortecce dei fusti di: cannella, cascara, frangola, china.
rizoma di Hydrastis canadensis,
essudato del tronco del frassino da manna,
la gomma del tronco dell’albero della mirra

Vedi nel dettaglio lezioni di Farmacognosia


La FOGLIA è costituita da:
Base: parte terminale in prossimità del fusto
Picciolo: unisce la base al fusto (può essere assente)
Lamina o lembo: parte più estesa dove avviene la fotosintesi
La foglia è un organo che si rinnova periodicamente, quindi è
priva di struttura secondaria
E’ ricca di tessuti parenchimatici e di conduzione (nervature),
sono presente anche tessuti meccanici e tegumentali in cui sono
disposti gli stomi
Funzione: fotosintesi e scambi gassosi (traspirazione)

Due strati tegumentali epidermici


racchiudono il mesofillo parenchimatico
(palizzata e spugnoso) che è percorso da
fasci conduttori (nervature).

Anatomicamente si distinguono diverse


tipologie fogliari:
bifacciali
equifacciali
unifacciale
aghiforme
Foglia bifacciale
Tipica delle dicotiledoni, le due pagine sono diverse.
Epidermide superiore: con cuticola
Mesofillo: tessuto parenchimatico (palizzata e spugnoso)
con funzione clorofilliana e aerifera.
E’ attraversato dai fasci di conduzione supportati da
collenchima.
Epidermide inferiore: ricca di stomi

Foglia equifacciale
Tipica delle monocotiledoni
Le pagine fogliari sono uguali con stomi su entrambe le facce.
Hanno disposizione ortotropa, ossia perpendicolare al terreno.
Nel mesofillo non è possibile distinguere sempre un tessuto a
palizzata e lacunoso. Può avere caratteristiche intermedie tra le
due, formando solo un parenchima clorofilliano

Foglia aghiforme
Tipica delle Gimnosperme.
Epidermide: cellule con pareti molto grosse, rivestite da spessa
cuticola. Gli stomi sono affondati in cripte.
Sotto l’epidermide, rinforzo meccanico fatto da uno strato di fibre.
È presente un’unica grossa nervatura.
Le cellule del mesofillo sono stipate e vi scorrono i canali resiniferi.
Nervature
Le nervature oltre ad avere una funzione di conduzione
contribuiscono al sostegno meccanico della foglia.
Una nervatura è costituita essenzialmente da un fascio
conduttore collaterale.

Picciolo
Generalmente di forma cilindrica, può avere lunghezza variabile,
quando è assente la foglia è detta sessile.
Assicura alla lamina le migliori condizioni di aerazione e di
illuminazione
Sono presenti i tessuti meccanici (soprattutto collenchimi) e
parenchimatici.
I fasci presenti nel picciolo sono in continuità con le tracce fogliari.

Strato di abscissione
Alla base del picciolo, si forma un tessuto composto da
cellule piccole, piatte con pareti molto sottili e prive di
sostegno meccanico.
Le pareti cellulari gelificano lasciando la foglia attaccata al
ramo sono per mezzo dei fasci, che finiscono per rompersi
provocando la conseguente caduta della foglia.
Nomofillo (o normofillo): sono le foglie propriamente dette o foglie normali.
Il normofillo è di solito verde, ha la funzione di regolare gli scambi gassosi
(traspirazione e respirazione)
Embriofilli o cotiledoni: sono le prime foglie differenziate dall’embrione
(foglie embrionali), che in alcuni casi escono dal terreno svolgendo la
funzione fotosintetica (faggio, pino), mentre in altri (noce, quercia) non
partecipano alla funzione clorofilliana o vi partecipano in modo limitato
(fagiolo) diventando organi di riserva spesso rimanendo ipogei.
Il cotiledone delle graminacee è trasformato in un organo (scutello) che
svolge funzione di secrezione di enzimi e di assorbimento delle sostanze
nutritive dal seme.
Catafilli o Squame: I catafilli sono foglie squamiformi, con funzione
protettiva, povere o prive di clorofilla; presenti nei bulbi, tuberi e nei rizomi.
Perule: piccole squame che ricoprono e proteggono le gemme.
Ipsofilli o brattee: sono foglie parzialmente ridotte, poste nella parte
superiore del fusto sugli assi fioriferi che accompagnano le infiorescenze.
Antofilli: foglie profondamente modificate con funzioni di protezione e
vessillare (sepali del calice e petali della corolla);
Sporofilli (o foglie fertili): divisi in microsporofilli o stami (androceo) e
macrosporofilli o carpelli (gineceo); adempiono alla funzione riproduttiva.
Spine: organi di difesa accuminati (es.fico d’india)
metamorfosi in piante insettivore (es. drosera)

Modificazione delle FOGLIE


Importanza economico farmaceutica della foglia

Uso per alimentazione: lattuga, verze, cavoli, prezzemolo …

Prezzemolo

Tabacco
Eucalipto Tea

Lattuga
Le foglie sono sono ricche di principi attivi:
alcaloidi, glicosidi, tannini, essenze, oli….

Riportate in Farmacopea Ufficiale Italiana (F.U.I.):


amamelide, belladonna, boldo, digitale, menta, senna, salvia,
lauroceraso, malva, melissa, timo, biancospino, eucalipto

Digitale Menta
Belladonna Melissa Malva
Morfologia delle FOGLIE
Foglie semplici e foglie composte
La lamina della foglia può presentarsi:
- intera o semplice cioè senza lobi od incisioni,
- non intera cioè con incisioni

Le incisioni sulla lamina non intera potranno originano questi TIPI DI FOGLIE

Lobate: Fide: Partite : Settate:


minori di ¼ della pari a ¼ della maggiore di ¼ della Completa, ossia 1/2 fino a
larghezza della foglia larghezza della foglia larghezza della foglia raggiungere la nervatura centrale
della foglia, originando delle
foglioline che crescono su un
rametto detto rachide.
Si tratta di foglie composte
Le foglie possono essere definite rispetto a numerosi caratteri morfologici …..

Tutti sono importanti parametri diagnostici nell’identificazione delle droghe in Farmacognosia.

Disposizione delle foglie


la foglia composta può essere descritta a seconda della disposizione delle foglioline sull’asse principale (rachide)
Lembo fogliare
Rispetto alla forma del lembo la foglia (o la fogliolina nel caso di foglie composte) può essere
la foglia rispetto all’apice

ACUTO ACUMINATO MUCROMATO OTTUSO SMARGINATO


la punta della foglia la punta della foglia la punta della foglia la foglia è senza Al posto della punta
è acuta va gradatamente è breve e sottile, punta c’è un’incisione
assottigliandosi quasi una spina
Definizioni principali
pennate o penninervie (a nervatura pennata), in cui si distingue una nervatura centrale più evidente
palmate e orbicolari o palminervie, con diverse nervature principali disposte a ventaglio
parallelinervie, quando non esiste una nervatura principale, ma diverse parallele
trinervie con tre nervature parallele
uninervie che hanno una sola nervatura principale evidente, le altre non sono visibili
retinervie, se le nervature che si incrociano a rete
criptonervie con nervature non visibili
alterne quando ad ogni nodo di attacca una sola foglia,

opposte quando ad ogni nodo si attaccano due foglie,

sparse, se si dispongono a spirale verticale, inserite ciascuna su un nodo a differente altezza,

verticillate, se sono tre o più per ogni nodo;

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