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La vicenda è a ambientata tra il 7 novembre 1628 e i primi di novembre del 1630 nella campagna

lombarda e a Milano, a quel tempo sotto dominio spagnolo. Due giovani del contado, filatori, Lorenzo

Tramaglino e Lucia Mondella, vorrebbero sposarsi, ma il loro matrimonio è osteggiato da Don Rodrigo, il

signorotto locale che, invaghito della ragazza, con minacce attraverso i suoi sgherri induce il curato del
paese,

il pavido Don Abbondio, a non celebrarlo. A nulla vale l´opposizione e il soccorso di un pio frate cappuccino,

fra Cristoforo.

Alla fine, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, Renzo e Lucia sono costretti a fuggire e a separarsi. Renzo,

arrivato a Milano, coinvolto suo malgrado nelle proteste di popolo per il pane, sfugge a stento alla forza

pubblica che lo vuole arrestare come sovversivo, e dopo un´avventurosa fuga trova rifugio oltreconfine nel

bergamasco in territorio della Repubblica di Venezia, presso Bortolo, suo parente. Lucia, che aveva trovato

rifugio in un convento a Monza, viene fatta rapire da don Rodrigo attraverso un altro potente del luogo,

l´Innominato, il quale, pentito, rilascia Lucia.

Intanto scendono per la Lombardia le milizie lanzichenecche dirette ad assediare Mantova (è uno sviluppo

collaterale della guerra dei Trent´Anni che imperversa in Europa dal 1618 al 1648), portando saccheggio e

peste.

Renzo, alla ricerca di Lucia, dopo aver fatto ritorno di nascosto al paesello, rientra in Milano e, diretto al

lazzaretto, incontra ivi prima il Padre Cristoforo, poi Don Rodrigo, moribondo per la peste, e infine Lucia, la

quale viene sciolta dal voto di verginità alla Madonna che aveva fatto la notte del rapimento per essere

salvata dalla violenza.

Ala fine il padre Cristoforo scioglie dal voto Lucia e i due giovani potranno sposarsi sotto la protezione del

Marchese, che è succeduto a Don Rodrigo, nel dominio feudale sul luogo. I due giovani lasciano il Milanese
e

ritornano al paese di Bortolo. Renzo aprirà poi, sempre nel bergamasco, una filanda, diventando così

imprenditore tessile e Lucia, in compagnia della madre Agnese, accudirà la prima figlia Maria.

LE STESURE. Il romanzo conobbe tre stesure. Una prima, tra il 1821 e il 1823, sotto il titolo di “Fermo e
Lucia”,

una seconda nel 1827 con il titolo ”I Promessi sposi”, una terza, definitiva, nel 1840, in 38 capitoli, a seguito

di un suo viaggio e soggiorno a Firenze sempre nel 1827.

L´AUTORE. Alessandro Manzoni, poeta e narratore, vive tra il 1785 e il 1873. Nato a Milano, figlio del conte

Pietro, ma in realtà frutto di una relazione tra Giovanni Verri (fratello di Pietro e Alessandro Verri, celebri

intellettuali illuministi) e Giulia Beccaria, figlia del famoso giurista Cesare Beccaria, vive una prima gioventù

sofferta, ribelle e anticlericale sotto l´influsso della cultura illuministica e giacobina, rafforzata dai soggiorni
a Parigi tra il 1805 e il 1810. Eppure già Manzoni, forse anche per le frequentazioni con il circolo parigino
degli

Idéologues, avverte un´insoddisfazione culturale e spirituale che lo porterà a rimeditare gli ideali
illuministici

e a una conversione al cattolicesimo, sia pur venato di giansenistico rigorismo. Questo anche per influenza

della neoconvertita moglie Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere ginevrino calvinista, che lui aveva

sposata prima con rito calvinista nel 1808 e poi, a conversione avvenuta, nel 1810 con rito cattolico. Nelle

opere della maturità, comunque, il cattolicesimo manzoniano, sempre dogmaticamente ortodosso, fa


tesoro

di alcune istanze illuministiche.

Artisticamente la sua produzione letteraria in prosa e poesia segue lo stesso percorso e il romanzo “I
Promessi

Sposi” ne è la sintesi, ponendosi come caposaldo letterario del cosiddetto romanticismo storico alla cui
base

stava la concezione della vita individuale e della storia intesa come divenire organico. Per Manzoni l´arte, e

dunque la letteratura, devono avere “il vero per oggetto, l´utile per iscopo e l´interessante per mezzo”: in
tal

modo respinge la letteratura classicistica con il suo ciarpame di favole e rimandi mitologici, sterile gioco

letterario avulso dalla concretezza della società, dell´individuo e della storia. Il Manzoni della maturità,
alieno

dagli individualismi e titanismi tipici del romanticismo nordeuropeo, da storie fantastiche ed aristocratici

eroismi immersi in unmedioevo di maniera, considera l´individuo comune e la sua parabola esistenziale
come

un prodotto della storia e come storia di una coscienza sviluppata alla luce di quei fatti che quella coscienza

stessa hanno generato. Nei “Promessi Sposi” protagonisti del romanzo in effetti sono due umili che in un

quadro di libero arbitrio lottano contro il Male e le difficoltà della vita, guadagnandosi concretamente la

Grazia al cospetto di una Provvidenza che vigila sullo sfondo della vicenda.

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