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ARREDI E MASSERIZIE DELLA CASA RURALE NELLE CAMPAGNE FIORENTINE DEL XV SECOLO

Nello scrivere il suo trattato sulle case dei contadini, alle met circa del Settecento, il senese Ferdinando Morozzi dava prova, oltre che di una buona conoscenza delle campagne e delle esigenze di produttivit, anche di un intenso sforzo di razionalizzazione1. Non sappiamo quanto la teoria, cos saggiamente elaborata, si applicasse poi alla realt: quelle abitazioni mezzadrili rispettano norme adatte a far vivere e lavorare in modo sano e redditizio una famiglia agricola, tengono conto delle differenze geografico-ambientali e colturali, suggeriscono una divisione armoniosa degli spazi lavorativi. La casa, costruita al centro del podere, avrebbe dovuto avere quali caratteristiche generali, anche se poi il Morozzi distingue fra il podere di montagna, di collina e di pianura, mura spesse per conservare il calore interno, scale esterne agevoli e riparate per difendere dalla pioggia il contadino costretto ad alzarsi di notte per alimentare il bestiame, un buon numero di stanze ampie e luminose, destinate in parte al riposo e alla vita domestica, in parte al lavoro e in parte al ricovero di attrezzi e di prodotti agricoli2. Pressappoco ai tempi di cui ci occupiamo il notaio di Prato ser Lapo Mazzei rimproverava l'amico e concittadino, il mercante Francesco Datini, di aver costruito case migliori per i suoi lavoratori, col pretesto che essi non avrebbero trovato modo d'apprezzarle, anzi, non ne avrebbero ricavato che disagio, abituati com'erano a vivere in abitazioni miserevoli3. Dalle notizie veramente scarse che abbiamo sulle abitazioni rurali medievali4 possiamo supporre, [137 ]per il primo Quattrocento, da un lato che l'atteggiamento mentale e pratico dei proprietari fiorentini fosse per lo pi assai vicino a quello del notaio Lapo5, dall'altro che il modello di casa rurale consigliato e auspicato dal Morozzi quasi tre secoli pi tardi potesse assomigliare piuttosto che all'abitazione contadina a quella da signore in contado. Quello che potremmo definire il complesso poderale tipico del Quattrocento toscanoci riferiamo in particolare al contado fiorentinoprevedeva l'esistenza di una casa da signore , una o pi case da lavoratore, vari edifici rurali annessi, non sempre presenti e non sempre nello stesso
ABBREVIAZIONI: ASF (Archivio di Stato di Firenze); Not. Antecosimiano (Notarile Antecosimiano); Pupilli (Pupilli aranti il Principato). 1 F. MOROZZI, Delle case de' contadini , Firenze 1807 (1a ed. 1770), sul trattato del Morozzi cfr. L. GAMBI, La casa contadina, in Storia d'Italia, vol. VI, Atlante, Torino, Einaudi 1976, pp. 498-502. 2 F. MOROZZI, Delle case de' contadini, cit., pp. 11-18. 3 Cfr. I. ORIGO, Il mercante di Prato Francesco di Marco Datini, Milano 1958, p. 210. 4 Oltre all'articolo di L. GAMBI nella Storia d'Italia , gi citato, ricordiamo dello stesso autore Per una storia della abitazione rurale in Italia, Rivista Storica Italiana , LXXV (1964), II, pp. 420-465, e inoltre: R. BIASUTTI, Per lo studio dell'abitazione rurale in Italia, Firenze 1926 e La casa rurale nella Toscana, Bologna 1938 (ristampa anastatica del 1978); La casa rurale in Italia, Firenze 1970; L. GORI MONTANELLI, Architettura rurale in Toscana, Firenze 1964, nelle quali per i riferimenti al periodo medievale sono assai scarsi. Specifici invece per l'area piemontese gli studi di R. COMBA, Due cascine del Cuneese nella prospettiva di una storia della casa rurale, Bollettino storicobibliografico subalpino , LXXIII (1975), pp. 211-216, 231-249, 261-268 e Rappresentazioni mentali, realt e aspetti di cultura materiale nella storia delle dimore rurali: le campagne del Piemonte sud-occidentale fra XII e XVI secolo, Archeologia Medievale, V (1978), pp. 375-414. Per l'area toscana cfr. R. STOPANI, Medievali case da signore, Firenze 1977 e Medievali case da lavoratore nella campagna fiorentina Firenze 1978; inoltre il volumetto collettivo La casa rurale nel Chianti, Firenze 1978. 5 CH. DE LA RONCIERE ( Un changeur florentin du Trecento : Lippo di Fede del Sega, Paris 1973 pp. 120-136) invece del parere che gli uomini d'affari fiorentini ponessero cure e capitali nella gestione delle loro terre e che spendessero somme non indifferenti in migliorie al suolo e agli edifici. In particolare ricorda che fra il 1311 e il 1356 il suo cambiatore si assunse l'onere di vari lavori alle strutture abitative dei suoi poderi la sopraelevazione di una casa, la costruzione di un forno, di una capanna, di una fornace per seccare fichi, di un edificio da fare olio con gabbie e capestri, riparazioni a case di lavoratori e cos via. Notizie di riparazioni alle dimore contadine si ritrovano anche nelle Ricordanze dell'orafo fiorentino Oderigo di Andrea di Credi (a cura di F. Polidori, Archivio Storico Italiano , s. I, t. IV (1843), p. I, pp. 49-116) scritte nel primo ventennio del Quattrocento, ma nel complesso si tratta di lavori e di investimenti di poco conto, non destinati certo a mutare radicalmente la struttura abitativa o le condizioni di vita dei residenti.

numero. Naturalmente questo un modello teorico rispetto al quale potevano esservi variazioni: non necessariamente, per esempio, alla casa contadina affiancata in tutti i casi quella padronale, anzi, il binomio casa da signorecasa da lavoratore si incontra senz'altro con minor frequenza rispetto alla sola dimora mezzadrile, ma su questo non occorre dilungarsi perch stato argomento specifico della relazione di Giuliano Pinto. Vorremmo comunque sottolineare come le fonti contemporanee testimonino della grande diffusione delle case padronali in contado e del loro decoro. Scriveva all'inizio del Quattrocento Gregorio Dati: di fuori delle mura della citt [di Firenze] sono bellissimi orti e giardini con abitazioni di casamenti e palagi spessi che pare il contado tutta una nuova citt; che a pigliare tutte le belle ville, cio palazzi de' cittadini che sono intorno a Firenze a dieci miglia, si farebbe due altre Firenze 6. E Giovanni di Pagolo Morelli descriveva il Mugello, che pure non negli immediati dintorni della citt, con molti abituri di cittadini posti in vaghi e dilettevoli siti, bene risedenti, con vaga veduta, sopra istanti a' vaghi colti, adorni di giardini e pratelli, con belli abituri e grandi di sale e camere orrevoli a gran signori, copiosi di pozzi di finissime e gelate acque 7.[138] Infinitamente pi modeste e senza alcuna pretesa di gareggiare in eleganza,e prestigio, le case dei contadini popolavano ancora pi fittamente le campagne fiorentine. Un confronto tra la residenza padronale in campagna e la dimora del lavoratore agricolo, immaginate, per cos dire, l'una accanto all'altra, pu forse essere utilizzato non tanto per stabilire delle generiche diversit che appaiono scontate in partenza, quanto per sottolineare con maggior forza la differenziazione nei livelli di vita fra ceti sociali. La qualit e la quantit degli oggetti che costituiscono l'attrezzatura per vivere e per lavorare di un nucleo familiare, sono infatti un indice sensibile del tenore di vita, delle condizioni generali di esistenza di quella famiglia in un'epoca determinata e al tempo stesso, qualora noi riusciamo a saldare la storia individuale con quella collettiva, a trovare cio il comune denominatore all'interno di un gruppo, possono essere un indice significativo dello sviluppo sociale generale e delle diversit, delle articolazioni esistenti all'interno della struttura sociale. Delle condizioni materiali di vita dei ceti subalterni sappiamo veramente poco, se possibile ancor meno per quanto riguarda le masse rurali. E dunque anche in questa prospettiva di ricerca che vanno utilizzati gli inventari dei beni, nel tentativo di scoprire il nesso che lega l'oggetto all'uomo, come produttore e come consumatore, il rapporto fra storia individuale e quotidiana e storia sociale8. La grande divaricazione fra le abitazioni dei contadini, siano essi mezzadri, fittavoli o piccoli proprietari, e le case da signore , appare subito evidente nelle dimensioni della casa stessa. Scrivendo a met del Quattrocento, Leon Battista Alberti consigliava per la casa mezzadrile che fosse capace di accogliere la famiglia, gli animali e i prodotti dei campi9. La famiglia era immaginata di circa quindici persone, un numero senz'altro eccessivo per il nucleo mezzadrile
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Cfr. G. CHERUBINI, La mezzadria toscana delle origini , in Contadini e proprietari nella Toscana moderna , Firenze 1979, pp. 131-152. I1 passo citato nella Istoria di Firenze di Gregorio Dati dal 1380 al 1405, a cura di L. Pratesi, Norcia 1902, p. 119. 7 GIOVANNI DI PAGOLO MORELLI, Ricordi, a cura di V. Branca, Firenze 1969, pp. 94-95. 8 Sull'utilizzazione degli inventari dei beni come fonte per la storia sociale, cfr. M.S. MAZZI , Gli inventari dei beni. Storia di oggetti e storia di uomini, Societ e Storia , 7 (1980), pp. 239-250. 9 L.B. ALBERTI, De re aedificatoria , I, 5: Manum rusticam posuere veteres hominum ferme XV. Horum igitur gratia habere oportet, quo loci algentes foveas aut tempestatibus ab opere depulsos recipias, ut cibom capiant, ut acquiescant, ut comparent quae usui futura sunt. Ergo parabitur culina ampla, minime obscura ab incendii periculis tuta, cum furno foco aqua et cloaca. Intra culinam tablinum, ubi honestiores pernoctent, ubi cistam panariam pernam lardumque in quotidianos usus servet; reliquum ita distribuatur, ut suis, quibus quisque praesit, rebus curandis praesto sit: villicus ad ianuam primariam, nequid noctu se inscio quispiam progrediatur aut asportet quippiam; bubulci pro stabulis, nequid eorum cesset diligentia, ubi res postalet. Haec de hominum manu hactenus. Instrumenta alia animata, ut quadrupedes, alia muta, ut vehicula ferramenta et eiusmodi. Istorum gratia ad culinam adiungetur teges immodica, sub qua plostrum traham burram iuga cistas ferrarias et eiusmodi colligas. Spectabit teges meridiem, quo etiam illic familiam per brumam agat dies festos in sole. Et dabitur plero ac torculari spacium expeditissimum et perpergatissimum. Aderit et conclave, ubi alveolus calatus orbiculi funis sarculus bidentes et generis eiusdem condantur et insarciantur. In trabium transtris et iugamentis, quae ad tegetem sint, crates consternentur illic vectes perticas histaleas virgas sarmenta et frondem et saginamenta boum et canabis et linum rude et eiusmodi collocabuntur . Cfr. anche L. GAMBI, La casa contadina, cit., p. 496 e R. STOPANI, Medievali case da lavoratore, cit., p. 19.

toscano, poich anche recentemente Christiane Klapisch e David Herlihy hanno dimostrato che, per quanto esso fosse pi esteso rispetto agli altri mnages rurali,[139] tuttavia la percentuale di gruppi con pi di undici persone era molto bassa. Assai pi consistenti erano invece le percentuali di famiglie composte da quattro o cinque membri e quelle composte da sei fino a dieci membri10. Suggeriva l'Alberti che la casa mezzadrile disponesse di una cucina ampia e non buia, di una camera accanto per il capofamiglia, mentre indicava genericamente una distribuzione del resto della famiglia in modo che ciascuno sia sopra le cose sue e pronto ad eseguirle . Gi in questa rappresentazione ideale, in questo modello teorico, la dimora contadina non appare di grandi dimensioni, ma nella realt essa doveva essere ancora pi modesta e consistere probabilmente in una o due stanze sovrapposte o sullo stesso piano11. Un probabile esempio di costruzione rurale molto antica conservatasi nei dintorni di Radda in Chianti mostrerebbe, per fare un esempio, come le dimensioni della casa fossero incredibilmente piccole: le due stanze di cui consta (una per ciascun piano) misurano mt. 3x2,10 ed hanno un'altezza di poco superiore ai 2 mt. Al piano-terra la cucina...: l'ambiente debolmente illuminato da una finestrella rettangolare la cui luce di appena 20 cm. Nella parete di fondo un piccolo focolare 12. La casa rurale pavese viene descritta ugualmente a una o due stanze, con finestre piccole e strette coperte da impannate unte ed affumicate , talvolta con una cucina al pianterreno, la vera abitazione, e un piano superiore, chiamato genericamente sollare , nel quale si andava a dormire13. Anche gli inventari dei beni possono offrire qualche indicazione al riguardo, sia pure indiretta e sia pure da usare con molta cautela. Era un'abitudine, presso i notai, allorch svolgevano il loro compito di inventariazione, di procedere, per cos dire, camminando stanza per stanza, annotando gli oggetti appartenenti all'una o all'altra e segnando il cambiamento di camera. Capita, vero, che anche in ricchissimi inventari cittadini il notaio se ne dimentichi o non voglia di proposito comportarsi secondo questa regola o, pi raramente, che stenda l'atto basandosi sul racconto dei protagonisti senza procedere di persona all'inventariazione. Si tratta per di alcuni casi sporadici, mentre avviene il contrario per quanto riguarda gli inventari dei beni appartenenti a famiglie contadine: qui, tranne pochissime eccezioni, mai gli oggetti compaiono divisi stanza per stanza. Sui cinquanta elenchi che costituiscono la fonte principale di questo contributo, per esempio, solo sette riportano una scansione interna e la menzione di un rustico. Si tratta delle abitazioni di contadini di diversa condizione sociale e collocazione geografica: un piccolo proprietario dell'alto Mugello dispone di sala,[140] camera, soppalco e cella; un mezzadro della Valdelsa di cella, camera del pane , camera e sala; un altro della Valdipesa di due sale, due camerette, una camera e la cella; un livellario del Valdarno superiore di camera e sala; due proprietari coltivatori agiati, uno del Valdarno Inferiore e uno della Valdelsa, dispongono rispettivamente di volta, camera terrena e superiore, palco, stalla, l'uno e di cella, sala, camera e camera terrena l'altro; infine un proprietario del Valdarno Superiore, che per presta opere anche per altri, di cella, stalla, palchi, sala e camera14. Certo questo non prova affatto che nel resto dei casi la dimora fosse costituita da un'unica stanza in cui erano ammassate tutte le masserizie, ci sembra per una conferma ulteriore delle ristrette dimensioni e dello scarso numero di vani che doveva caratterizzare la dimora contadina.
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D. HERLIHY - CH. KLAPISCH ZUBER, Les Toscans et leurs familles, Paris 1978, pp. 476-487. A questo proposito esistono testimonianze nelle fonti letterarie e iconografiche: cfr. R. STOPANI, Medievali case da lavoratore, cit., pp. 18-19 e n. 1 e 2. 12 R. STOPANI, Medievali case da lavoratore, cit., p. 22. 13 Cfr. E. GALLI, La casa di abitazione a Pavia e nelle campagne nei secoli XIV e XV , Bollettino della Societ Pavese di Storia Patria , I (1901), pp. 156-177. 14 Cfr. ASF, Not. Antecosimiano , rispettivamente G. 465, cc. 213-214; D. 11, n.c. (1450/51 febbraio 24), D. 11, n.c. (1458 luglio 27), F. 472, n.c. (1454 novembre 29); G. 623, n.c. (1459 dicembre 11); D. 11, n.c. (1456/7 marzo 8), I. 44, n.c. (1458 aprile 15). Si potrebbe ancora obiettare che spesso la casa non era di propriet del contadino e che perci i beni mobili dovevano essere inventariati facendo astrazione dalla struttura, ma per quanto non lo si possa escludere, ricordiamo che, mentre nel caso di proprietari-coltivatori residenti nella propria dimora il problema non sussiste, per tutti gli altri l'inventario post mortem registrava una situazione di fatto in genere di poco posteriore all'evento, in cui difficilmente la famiglia mezzadrile o di fittavoli era stata allontanata dalla terra, anzi il pi spesso continuava a lavorarvi e ad abitare nella casa concessa dal padrone, che dunque risultava all'estensore dell'atto ancora arredata e frequentata.

La casa da signore in contado era invece concepita, costruita, rifinita e arredata secondo alcuni criteri di base, fra i quali risaltano almeno l'ampiezza e un relativo grado di comodit, se non identico, simile allo standard di vita cittadino. Essa non era del resto un mero simbolo di prestigio sociale, bens assolveva a precise funzioni ed era, nei limiti degli scopi cui serviva, frequentata spesso. La residenza in campagna veniva usata infatti dal proprietario cittadino per abitarvi allorch vi si recava per necessit proprie o per controllare il lavoro del mezzadro nei momenti pi importanti dell'annata agricola, per soggiornarvi d'estate, per cercarvi scampo in tempi di epidemia o durante qualche tumulto politico e al contempo era usata per tenervi scorte di legname e talvolta di laterizi per le riparazioni pi urgenti, ma anche la parte dei raccolti non destinata ad essere immediatamente consumata. Raccomandava infatti con molta sollecitudine il Morelli di tenere lontano da sguardi indiscreti le scorte alimentari destinate al consumo o alla vendita, per non destare l'invidia dei vicini o la collera del popolo minuto affamato ed anche per non procurarsi un aggravio di tasse facendo sfoggio di abbondanza. Non essere vago che le tue ricolte, se n'hai molte, ti venghino a casa: favvi venire quello che t' di nicist, e none a un tratto ma poco per volta; ch se farai queste burbanze, il vicino n'ar astio e dir che tu abbi bene mille poderi e che tu venda e grano e vino e olio per sei famiglie:[141] [...] e a questo modo sarai infamato per gran ricco, dove a simili boci s'appiccano di gran picchiate di prestanza. Serbati in villa quello vuoi vendere e di villa il fa portare in piazza se non vuoi essere imbociato; [...] Se vedr il pover'uomo che tu abbi grano a vendere e che tu il serbi perch vaglia pi, e' t'infamer e ti bestegner e ti ruber e arderatti la casa, se n'ar mai la possa, e ti far volere male a tutto il popolo minuto, ch' cosa molto pericolosa: Idio ne guardi la nostra citt dalla loro signoria ! 15. Anche le dimore padronali variano di dimensioni e di pregio a seconda dell'importanza economica e sociale dei loro proprietari16. Alcune delle descrizioni che possediamo ci lasciano immaginare dimore molto ricche, imponenti e confortevoli, spesso lussuosamente arredate. Non cos per tutte: altre ve ne sono pi modeste, con pochi mobili e suppellettili essenziali, ma spesso queste ultime segnalano una presenza meno assidua del padrone sulle proprie terre o l'esistenza di altre case da signore in poderi diversi, qualcuna magari anche concessa in afftto. Le notizie sulla struttura delle abitazioni padronali in campagna, fornite dagli inventari dei beni, sono come al solito molto sintetiche e si limitano a suggerirci la presenza di un numero variabile ma non modesto di stanze, distribuite quasi sempre su due o tre piani, con una scansione interna degli spazi che consente un uso differenziato nei diversi momenti e nelle diverse attivit dell'esistenza quotidiana. Gli atti parlano di camere, sale, cucine, distinguendo quelle terrene da altre al piano superiore e spesso aggiungendo una cella sotterranea o un corpo rialzato simile a una torre, dove sono ricavati altri vani. Se proviamo a ripercorrere, per fare un esempio concreto, la composizione di una di queste dimore, seguendo la divisione fatta stanza per stanza, incontriamo, nel caso di una ricca famiglia fiorentina composta di due adulti e sei bambini, pi presumibilmente il personale di servizio, all'esterno due volte, un portico, una loggia e un veroncino , e poi due celle sotterra , una cucina indicata espressamente come il luogo dove si fa il bucato , una sala e due camere al pianoterra, mentre al piano superiore sono un'altra sala, una camera, la cucina vera e propria, accanto alla quale la camera della fante , e infine una piccola camera e una torre con due palchi17.[142] Gli arredi e gli oggetti presenti nelle case da signore sembrano destinati a garantire ai loro proprietari una vita non disagiata anche in campagna. Le differenze che intercorrono fra l'una e
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GIOVANNI DI PAGOLO MORELLI, Ricordi, cit., pp. 255-256. Cfr. R. STOPANI, Medievali case da signore , cit., in particolare alle pp. 38-45. Descrizioni di case da signore e del loro arredamento si trovano numerose in ASF, Pupilli. Cfr. per esempio n. 157, c. 45v, Eredit di Filippo di Francesco del Pugliese, n. 158, cc. 42-46, Eredit di maestro Luca di Vanni medico; n. 158, cc. 77v-78v, Eredit di Carlo di Matteo dello Scelto, n. 162, c. 8 Eredit di Coppo di Coppo Mannelli, n. 162, cc. 198-202v, Eredit di Iacopo di Filippo Guidetti n. 165, cc. 303 r e v, Eredit di Giovanni di Giovanni orafo, n. 169, cc. 142-144, Eredit di Antonio di Bartolomeo Corbinelli. 17 Si tratta della famiglia Guidetti (cfr. Pupilli, n. 162 gi cit.) e della loro casa da signore posta nel popolo di San Bartolo in Tutto, piviere di Settimo. da osservare comunque che i Guidetti erano annoverati tra i pi ricchi cittadini di Firenze.

l'altra possono rappresentare la distanza fra l'agiatezza e il lusso, mai fra la miseria e il benessere. I concetti di lusso, di agiatezza e di ricchezza vanno ovviamente applicati alla societ del XV secolo, nella quale l'abbondanza di beni materiali molto relativa e riguarda pi la quantit e la qualit degli oggetti che non la loro variet. La struttura interna della casa contadina, la drastica riduzione dello spazio rispetto alle abitazioni dei proprietari cittadini, sono elementi gi fortemente condizionanti almeno la quantit se non la qualit degli arredi. Le riflessioni di carattere generale che si possono fare per le abitazioni dei lavoratori agricoli richiedono molte cautele per la grande variet delle condizioni economiche e sociali delle masse rurali. Rinchiudere in categorie rigide (anche se in qualche modo saremo costretti a farlo) mezzadri, affittuari, proprietari-coltivatori, sicuramente poco corretto. Pu esserlo per stabilire una tipologia sociale, alla quale non corrisponde per un identico substrato economico. Il benessere economico della famiglia mezzadrile , per esempio, strettamente legato alla sua composizione, alla qualit della terra, alle clausole del patto mezzadrile, al grado di indebitamento, alla capacit e alla disponibilit del padrone di investire capitali per migliorare la produzione. I1 discorso pu valere anche per affittuari e proprietari, se si esclude il rapporto con il padrone e si d maggior rilievo alla quantit e alla qualit dei terreni o all'onere del fitto. Una riflessione immediata, in grado di coinvolgere tutte le categorie, quella sulla povert di mobilio, di oggetti, di indumenti che sembra connotare la stragrande maggioranza di queste case rurali e l'essenzialit che contraddistingue gli oggetti della vita famigliare, ma anche della vita lavorativa. La progressione dalle situazioni di pi drammatica carenza alle situazioni di relativa agiatezza non corrisponde all'avanzamento nella stratificazione sociale, o almeno le due curve non sono perfettamente e sempre coincidenti. In altri termini, il piccolo proprietariocoltivatore non necessariamente possiede una dimora pi confortevole rispetto al mezzadro. Ci dipende invece in misura maggiore dalla loro fortuna economica. possibile tuttavia registrare sempre, col crescere del benessere economico, l'accrescimento di oggetti e strumenti nella casa, fino ad includere anche alcuni accessori che potremmo definire superflui. Rispetto alle case padronali in campagna, quelle contadine, prive o povere come immaginiamo di una differenziazione degli spazi, obbligano da un lato alla mescolanza di attivit e di oggetti diversi, dall'altro alla convivenza soffocante e forzata di pi persone in un luogo angusto. La cucina quindi accoglier spesso alla rinfusa gli arredi che le competono e in pi attrezzi agricoli, scorte granarie, giacigli, e nello stesso tempo servir alla famiglia per mangiare, riscaldarsi, dormire, lavorare. Ancora, rispetto alle suppellettili padronali, quelle dei lavoratori agricoli non solo sono infinitamente meno numerose, ma anche meno rifinite, pi rudimentali e consumate fino all'usura.[143] un fatto noto che il concetto di valore d'uso nella societ preindustriale sia profondamente diverso, per esempio, da quello contemporaneo. Questo vale senza alcun dubbio per tutte le categorie sociali, nelle quali la tendenza alla conservazione assai sviluppata18, ma gli oggetti che troviamo inventariati nelle case contadine sono quasi sempre connotati da qualificazioni negative (tristo, prato, fracto, delaniato) che non ritroviamo negli inventari signorili . Il basso livello di vita dei lavoratori delle campagne, quale risulta dagli elenchi di beni materiali che essi possiedono19, trova del resto una conferma, sia pure indiretta, nelle fonti di tipo letterario. Al di l delle esagerazioni polemiche e
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Nella famiglia di Bernardo Machiavelli, per esempio, testimoniata l'abitudine di riparare e rivoltare gli abiti e di affidarli per ultimo al rigattiere perch li rivenda. Eppure non si trattava di indigenti. Ricordo come questo d 26 di marzo 1477 noi abbiamo dato a Matteo rigattiere nostro vicino una cioppa monachina da donna, vechia, volta capopi, con maniche fatte quasi nuove, e un paio di mie calze nere pirpignane a staffetta vechie, che ce le venda (B. MACHIAVELLI, Libro di ricordi, a cura di C. Olschki, Firenze 1954, p. 46; cfr. anche a p. 27). La notizia ci conferma anche che esisteva un facile mercato di panni usati. 19 Questo intervento si basa su una ricerca pi ampia svolta in collaborazione con Sergio Raveggi sulle fonti notarili riguardanti l'ambito del contado fiorentino nella prima met del XV secolo. L'indagine, i cui risultati sono di prossima pubblicazione, fa riferimento ad un gruppo di famiglie contadine abitanti in punti diversi del territorio preso in esame. I cinquanta inventari dei beni qui esaminati saranno pubblicati insieme ad altri come appendice documentaria al volume. Di questa ricerca gi stata data un'anticipazione, per una campionatura pi modesta attinente al contado pistoiese oltre che a quello fiorentino, in M.S. MAZZI - S. RAVEGGI, Masserizie contadine nella prima met del Quattrocento: alcuni esempi del territorio fiorentino e pistoiese, in corso di stampa negli atti del convegno su Civilt ed economia agricola in Toscana nei secoli XIII-XV (Pistoia, aprile 1977).

dell'intento satirico20, i novellieri e gli scrittori toscani dei secoli XIV e XV descrivono a pi riprese e in modo senz'altro uniforme la povert e la precariet dell'esistenza delle masse rurali, accentuandone, se possibile, i caratteri di elementarit e di pura sopravvivenza. La tipizzazione del contadino assume cos tratti specifici, bene individuabili: egli , nella stragrande maggioranza dei casi, sporco, scalzo, malvestito, lacero e anche malnutrito. Non crediamo che questa visione sia stata suggerita ai contemporanei da moti di simpatia o istinti umanitari. Crediamo al contrario che essa sia dettata da un istintivo senso di repulsione, dal disprezzo e dal conflitto insanabile che opponeva i cittadini agli abitanti delle campagne, i ceti agiati ai ceti subalterni. Alcuni riferimenti alla scarsit e al cattivo stato degli indumenti, all'inesistenza di biancheriae dunque a una mancanza di igiene personale con tutte le conseguenze per la salute che ne derivano21a un'alimentazione assai misera e povera di valore energetico, trovano riscontro negli scarni elenchi di arredi e di oggetti che caratterizzano l'interno della casa rurale. bene chiarire ancora una volta che non si vuole raggiungere a tutti i costi un appiattimento dei livelli di vita:[144] esistono infatti e sono documentati non pochi casi anche fra i contadini di relativa agiatezza e di relativo benessere familiare, come esiste una maggioranza di famiglie che risultano in condizioni assai disagiate. Veniamo ora ad alcuni esempi concreti, cominciando la rassegna dai mobili e dalle suppellettili che dovevano in genere caratterizzare la stanza usata per dormire. Nelle case da signore il letto appare sempre completo in tutti i suoi accessori. La struttura in legno (lettiera), talora anche dipinta, poggia su cavalletti detti trespoli oppure su predelle. Sul fondo del letto (canaio) si distendono il saccone, probabilmente riempito di paglia e il materasso che invece raramente riempito di capecchio, pi spesso di lana bianca . Accanto alle lenzuola e ai cuscini figurano infine la coltre di piume o di penne fini , come viene definita, foderata di stoffa colorata, e la coperta, anch'essa di pregio e con disegni a colori vivaci (per esempio di cuoio rosso, a gigli giallo e rosso, a tralci di vite azzurra e rossa , e cos via). Tendaggi di seta dipinti o verghati di pi colori completano il letto, ai piedi del quale oppure tutt'intorno si trovano cassapanche per conservare indumenti e biancheria, che figurano in gran numero e anche di qualit. L'armadio invece presente solo raramente rispetto all'abbondanza di casse, cassoni a due o tre serrature, forzieri22. Frequente anche la presenza di un lettuccio fornito di un materassino di lana, considerato come mobile da riposo, dell'attaccapanni (cappellinaio), di qualche altro mobile da sedere (panche o predelle) e anche di deschi da scrivere . Non mancano oggetti di devozione, nella assoluta maggioranza rappresentati dall'immagine della Madonna: una tavola di Nostra Donna col tabernacolo , una tavola di Nostra Donna a sportelli con pi dipinture di santi , un tabernacolo di Nostra Donna entrovi Nostra Donna di marmo , e cos via. Un'eccezione, del resto scontata, rappresentata dalla camera della fante , che oltre ad essere arredata in modo pi sommario, con mobili grossolani, coperte e lenzuola spesso rotte, contiene un'eterogenea mescolanza di recipienti e di oggetti attinenti alla cucina. Lo stesso letto appare nelle dimore dei lavoratori infinitamente pi modesto, quasi mai completo di tutti gli elementi. Non di rado; privato anche della struttura portante in legno, si riduceva al solo saccone riempito di paglia, appoggiato probabilmente sul pavimento di terra battuta o su poche assi. Ricordava Bernardo Machiavelli la presenza di alcune assi nella casa concessa al suo lavoratore e scriveva:[145] parte di dette assi volle detto Francesco gli lasciassi per porvi su il letto suo che

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Su questo argomento cfr. il volume ancora attuale di D. MERLINI, Saggio di ricerche sulla satira contro il villano , Torino 1894. 21 Su questi aspetti e sul nesso fra igiene e salute, cfr. M.S. MAZZI, Salute e societ nel Medioevo , Firenze 1978, in particolare alle pp. 25-26. 22 Negli inventari delle case da signore cinquecentesche l'armadio ormai invece diventato di uso comune, come si diffusa una maggiore variet e differenziazione del legname: albero , cio il pioppo, noce, abete figurano con una loro destinazione precisa. Il primo in genere per letti e armadi, il noce per tavole e sedie, l'abete per casse e cassette. Cfr. ASF, Not. Antecosinziano, M. 16, cc. 116-157v (1519), inventario di Stoldo di Leonardo Frescobaldi; M. 16, cc. 215229v (1524) e cc. 464-476 (1525), inventario di Giovanni di Andrea Arrigucci; M. 16, cc. 205-208 (1524), inventario di Giovanni di Niccol Mannelli; C. 497, cc. 77v-83v (1513), donazione di Bernardo di Benvenuto del Bianco; C. 497, cc. 194-198v (1513), inventario di Berardo di Serafino.

non lettiera 23. Al numero totale dei componenti la famiglia non corrispondono spesso altrettanti giacigli, il che non pu far pensare a un'omissione del notaio, bens a una drastica riduzione della disponibilit e una forzata promiscuit dei vari familiari, abitudine del resto non infrequente presso i ceti meno abbienti. La presenza della coltre imbottita di penne, che rappresenta il complemento indispensabile dei letti dei benestanti, non invece una regola per i campagnoli. Essa viene sostituita probabilmente dal semplice panno da letto: qualche raro tocco di colore o qualche decorazione rompono appena la monotonia del panno romagnolo col quale viene confezionato. I pochi capi di biancheria personale o da casa (spesso si tratta di un solo paio di lenzuoli senza possibilit di ricambio, di una o due tovaglie, di qualche asciugatoio , tovagliole per le mani , un caso rarissimo di tre fazzoletti24) trovano posto nella cassa, spesso descritta con attribuzioni peggiorative (cassaccia, cassa vecchia, usurata, rustica). Altri accessori non siamo in grado di trovare, se non, nel caso delle famiglie pi agiate, forzieretti , evidentemente di dimensioni ridotte rispetto ai forzieri della casa padronale. La presenza, in quest'ultima, di pi camere e pi letti rifiniti, l'abbondanza delle coltri e delle lenzuola (come di altra biancheria), dichiara una condizione di vita buona, assicura un igienico ricambio della biancheria, garantisce un sano riparo dal freddo, considerazioni, queste, che difficile fare per la casa rurale e la vita contadina. Un livello di vita ugualmente disagiato si riscontra anche per quanto attiene alla conservazione, alla preparazione e al consumo del cibo. Tutti i contadini possiedono l'attrezzatura destinata al focolare: gli alari, il treppiede, la paletta, le molle, la catena di ferro alla quale appendere il paiolo, rappresentano tutti oggetti indispensabili. Il fuoco fonte di vita: non solo l'unico mezzo di riscaldamento e spesso di illuminazione (i lucernieri figurano infatti rarissime volte, insieme a un candeliere di ferro, a poche lucerne di ferro stagnato e a due lucerne definite tonde )25, soprattutto la fonte del cibo quotidiano, il veicolo per la sopravvivenza. Il paiolo sospeso sul fuoco l'altro simbolo tangibile della continuit della vita attraverso il cibo. Molte volte, oltre al paiolo, la famiglia rurale toscana non possiede altro per cucinare, ma di quello almeno,[146] per quanto costoso poich il pi modesto equivaleva di prezzo a quattro giornate lavorative sui campi26, non poteva privarsi. Le polente, le minestre, le zuppe che costituivano la base del pasto contadino potevano benissimo esservi cucinate. L'integrazione a quegli alimenti fondamentali, poca carne di castrone o di maiale quasi sempre salato, uova forse o cacciagione, le verdure povere (cipolle, agli, cavoli, porri) potevano essere cucinati nelle rare pentole di terracotta, nelle pochissime padelle e teglie di rame o di ferro che si trovano inventariate. La cucina appare comunque, al confronto di quell'ipotetica stanza da letto, meno disadorna. La tavola per mangiare, di solito appoggiata su cavalletti e quindi mobile, -ma si trova anche confitta, le panche per sedere attorno al fuoco o alla mensa, la madia, che rappresenta veramente l'emblema della casa rurale, chiaramente indicata come madia ad panem o atta ad panem o pro faciendo panem, sembrano costituire la dotazione media. Del tutto sporadica la menzione di qualche canestro, una gerla, una cesta per il grano, un paniere intrecciato per il pane, un corbello per l'orzo, una cassetta per il sale, una bugnola o tinella per aridi. Al di sopra e al di sotto della media si intravedono situazioni particolari: i pi agiati possiedono, insieme alle panche, una scranna, un deschetto o una predella per sedere, un' archetta per contenere altre piccole scorte alimentari; nei casi di miseria estrema vediamo scomparire dagli inventari persino la tavola su cui mangiare. Infinitamente scarse sono le suppellettili adibite alla preparazione dei pasti, di cui si gi detto in parte, e alla loro consumazione. Al recipiente per l'acqua (una brocca o una
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B. MACHIAVELLI, Libro di ricordi, cit., p. 143. Nell'inventario di Lorenzo di Conte, del popolo di San Lorenzo a Corniolo figurano 3 mociechini del valore di 15 soldi (ASF, Not. Antecosimiano, I. 19, n.c., 1417 maggio 4). 25 Una lucerna possiede Domenico di Barone di Castelfiorentino (ASF, Not. Antecosimiano , A. 132, cc. 130-131v, 1414), due lucerne e un lucerniere Bartolo di Lorenzo del popolo di San Piero a Monticelli (S. 1197, n.c., 1418/9 marzo 6); ancora due lucerne Andrea di Suto del popolo di Sant'Andrea a Candeli (M. 63, n.c., 1427 ottobre 25); tres lucernas novas inter quas erant due tonde et alia non et duas veteres ha invece Giovanni di Dietisalvi del popolo di San Iacopo a Frascole (B. 1882, cc. 76-77v, 1430), infine due lucerne di ferro stagnato insieme con un candeliere Vannuccio di Luca del Pelle (D. 11, n.c., 1437 settembre 9). 26 Cfr. M.S. MAZZI - S. RAVEGGI, Masserizie contadine, cit., p. 155.

secchia di rame), a qualche tagliere o incisorium di legno, si aggiungono pochissimi piattelli di stagno e poche scodelle di terra o di legno, mentre del tutto sporadica la presenza di qualche accessorio in pi: una grattugia, un mestolo, un mortaio, un ramaiolo, uno spiedo, un'asse per il pane, un orciolo o una mezzina di rame per l'olio, una gabbia da cacio , una pila da pestare sego 27. In non pochi casi non abbiamo trovato inventariato neppure un recipiente qualsiasi per consumare il cibo. Possibile fossero davvero cos poveri da dover attingere in comune al paiolo levato dal fuoco? Nella casa padronale il cibo viene consumato in una stanza diversa dalla cucina, la sala, nella quale si allineano pi tavole di varie dimensioni. Per sedere alla mensa, insieme alle panche si trovano deschetti con e senza spalliera, seggiole di legno a ghangheri o di giunchi. Taglieri e scodelle di legno, piattelli di terra e di stagno, scodellini , anch'essi di stagno, rappresentano la regola per il normale pasto, sono sempre presenti e in gran numero. Per figurano anche oggetti di maggior pregio: scodelle invetriate , bicchieri, guastade (cio caraffe di vetro),[147] coltelli milanesi da tavola, contenuti nell'apposita coltelliera, bossoli da spezie. Senza contare che molte suppellettili per la tavola (ma anche di altro genere) venivano temporaneamente trasferite dalla casa di citt al momento del viaggio. Nella cucina la madia affiancata generalmente da un'arca per il grano o la farina, da qualche tinella destinata allo stesso uso, dall'immancabile cassetta di carne secca, dal bariglione per l'agresto 28. Nell'attrezzatura per cucinare il paiolo non domina pi, anzi documentato solo saltuariamente, sostituito da una grande quantit di pentole, tegami e teglie di ferro o di rame, padelle di ferro, che testimoniano di un'alimentazione pi variata e pi abbondante. Gli altri accessori si aggiungono abitualmente: grattugie, ramaioli di rame e mestoli di ferro, mortai di pietra con pestelli in legno, coltelli da cucina, bacini di ottone, catini e orcioli di rame, insieme ad altri oggetti di uso pi particolare, per esempio, il catino da gielatina o il tagliere per migliacci. La documentazione relativa all'approvvigionamento e alla distribuzione dell'acqua nella casa, cos come quella relativa alle fonti di illuminazione, appare uniforme. Tutte o quasi le dimore signorili possiedono il pozzo con la relativa attrezzatura: secchie, carrucole, catene e fune. Nelle sale spesso documentata la presenza di un acquaio non meglio specificato, con secchioni a volte definiti col manico a compasso . Secchie e brocche di rame per l'acqua si ritrovano in cucina, mentre nelle camere sono presenti rinfrescatoi di maiolica 29. Alla pulizia degli indumenti talora riservata una stanza apposita, come abbiamo visto, con tutto l'occorrente: caldaia e tuzzo di rame, conca da bucato , vaso murato da bucato , concone di terra da ranno . L'illuminazione artificiale assicurata da un gran numero e da una grande variet di candelieri di ottone o di ferro stagnato, da lucernieri di terra e da lucerne. Anche gli oggetti meno usuali sono qua e l rappresentati: uno schachiere cholli schachi , un tavoliere da giocare , un oriuolo che rena dura una ora e cos via30. Nell'insieme si ha l'impressione invece di una generalizzata nudit essenziale nella casa rurale, dove tutto ridotto al minimo, difficile e costoso da acquistare, e dove soprattutto il risparmio o il piccolo investimento riservato agli attrezzi agricoli. Che i contadini abbiano poche vesti, e queste grossolane, un fatto che non stupisce nessuno: gli indumenti si contano sulla punta delle dita: una cioppa , un mantello, un capparone , una gonnella, un farsetto, e quando ne viene specificato il tessuto esso prevalentemente il panno romagnolo , il pi semplice, il pi a buon mercato. Solo poche volte gli indumenti ricordati fanno qualche concessione al colore: cilestrino , rosso, verde-bruno, scarlattino .[148] Quanto alla loro pulizia, poich solo molto raramente sono
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Tre ghabie da cacio figurano nell'inventario di Maso di Pitacco del popolo di San Giusto a Montalbino (ASF, Not. Antecosimiano, D. 11, n.c., 1458 luglio 27), la pila invece nell'inventario di Francesco di Meo (C. 721, n.c., 1448 ottobre 18). 28 La conservazione di queste derrate non ha niente a che vedere con quella dei grani alla quale riservato un apposito ambiente e appositi recipienti. 29 abbastanza singolare che questi recipienti, destinati in genere a mantenere in fresco la frutta, compaiano solo nelle camere da letto. 30 Cfr. per esempio ASF, Pupilli, n. 169, inventario di Antonio di Bartolomeo Corbinelli, cit.

ricordati le conche o vasi da bucato , si pu desumere che essa si svolgesse fuori dell'abitazione con aggravio di lavoro e di fatica. Tuttavia, per quanto riguarda gli abiti, ma soprattutto le calzature, quasi totalmente assenti, gli inventari pongono davvero problemi di attendibilit. Sembra quasi incredibile infatti che la grande maggioranza di quei contadini possedesse solo quanto aveva indosso31. Che i contadini possiedano per anche pochi strumenti per lavorare, che siano cio carenti nel settore dove presumibilmente dovevano spendere di pi, impegnando le loro risorse economiche, un fatto ben pi grave di pauperizzazione. Si potrebbe pensare anche qui ad una scarsa attendibilit degli inventari, se tutta una serie di altri segnali indiretti non ci desse conferma della veridicit della situazione. Alcune di queste spie sono nelle fonti letterarie32, altre sono nelle lagnanze di parte padronale che denunciano furti di strumenti commessi dai mezzadri33, altre ancora, pi numerose, sono nell'infinita serie di debiti contratti dai contadini per acquistare qualche pezzo da lavoro, e infine nella presenza stessa di un gran numero di attrezzi all'interno della casa da signore che non escluso dovesse costituire una sorta di riserva da dare eventualmente in prestito al lavoratore. Sono tutti questi sintomi, mi pare, che gli strumenti da lavoro dovevano essere costosi e non tutti e non sempre posseduti dai lavoratori, tanto vero che gli stessi contratti di affitto o di mezzadria ne prevedono un certo numero in concessione d'uso. Il corredo base per lavorare doveva essere rappresentato dalla vanga, dalla zappa, dall'aratro, dall'erpice, dalle falci da mietere e fienaia, dagli strumenti per la potatura (pennato, potaiola e roncola), da quelli per il legno, almeno nelle zone boscose, quali mannaiole, asce e scuri, infine da alcuni attrezzi minori (per esempio il rastrello, la pala in ferro per i lavori nella vigna, la pala in legno per il frumento) e da altri di uso meno generalizzato (il piccone, il palo di ferro per spezzare pietre e cos via). Assolutamente nessuno di quei contadini possiede l'attrezzatura completa, ma neppure gli elementi pi indispensabili di quell'attrezzatura, senza contare che alcuni degli strumenti citati costituiscono lacune poco spiegabili nella generalit degli inventari. L'erpice, per esempio, non viene mai citato, la falce fienaia compare in rarissimi casi e il correggiato per battere il grano solo una volta (come si gi detto su cinquanta elenchi)34. La carenza pi vistosa si pu individuare forse nel necessario per l'aratura:[149] solo qualche vomere, qualche coltro, pochissimi aratoli si trovano inventariati. Certo nei diversi luoghi del contado fiorentino, comprendente pianura, bassa, media e alta collina, le colture erano differenziate, ma ormai noto comunque che la produzione cerealicola era esigenza primaria per la quale non si esitava a utilizzare anche i suoli poco adatti35. Gli stessi vasi vinari, il necessario per la spremitura dell'olio o per la vendemmia sono appannaggio di pochi privilegiati, mentre nella casa padronale, dove numerose botti, tutte chon sedili , si allineano nelle volte e nelle celle sotterranee, essi rappresentano il segno dell'abbondanza. Da questo punto di vista i mezzadri (senza poter generalizzare considerato il divario anche al loro interno) erano forse in condizioni migliori dei piccoli proprietari. Rispetto a questi ultimi infatti, per quanto riguarda l'attrezzatura da lavoro, potevano disporre di alcune masserizie padronali e soprattutto di alcune strutture in piedi in quello che abbiamo definito complesso poderale, come il fattoio da olio e la casa della vendemmia. Nel fattoio vengono elencati, insieme allo strettoio a due viti, gabbie da strignere , chosce da strettoio, guide da olio, la chaldara grande murata da olio, infine contenitori: tinelle coppi, orci, mezzine. Il necessario per la preparazione del vino spesso appunto inventariato in quell'edificio a parte chiamato casa dove si fa la vendemmia , consiste in genere nello strettoio chon tutti i suoi

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Su1 problema dell'attendibilit degli inventari come fonte cfr. M.S. MAZZI , Gli inventari dei beni , cit. e M.S. MAZZI - S. RAVEGGI, Masserizie contadine, cit. 32 Cfr. per esempio la novella famosa di Gentile Sermini ( Novelle, a cura di G. Vettori, Roma 1968, vol. I, nov. XII, p. 178) in cui un mezzadro impiega il ricavato della vendita di una ventina di tordi catturati per comprare arnesi da lavoro. 33 Cfr. Ricordanze di Oderigo d'Andrea di Credi, cit., pp. 70-72. 34 Per le falci fienaie cfr. ASF, Not. Antecosimiano, I. 19, n.c. (1417 agosto 16), G. 465, cc. 213-214; B: 1880, cc. 41-42. Tre correggiati figurano nell'inventario gi citato di Maso di Pitacco. 35 Un fatto a parte, ma che va sottolineato e che emerge con molta chiarezza dagli inventari dei beni, quello della penuria di animali sulle terre medievali, in particolare di animali da lavoro, ad ulteriore riprova dell'arretratezza dell'agricoltura.

difisci, circhiato di ferro et la ghabia circhiata di ferro chon che sustringnie , nelle tinelle grandi e piccole da svinare, nella pevera o imbottavino , nella caldaia murata da cuocere vino 36. Anche agli affittuari pu capitare di ricevere in dotazione insieme con la terra e la casa attrezzi e vasi vinari, talvolta le suppellettili della casa stessa37.[150] Ai mezzadri vengono affidati da parte dei padroni in maggioranza vasi vinari e attrezzi attinenti la vendemmia38, ma talvolta si trovano elencati oggetti di vario genere: un'arca da grano, una cassapancha a due serrami e VII pezzi d'assi di chastangno , 28 orcia da tenere olio, 28 aceto , un paio di sechie grandi al pozo chon charuchola , uno pennaruzzo 39. Un altro gruppo di attrezzi, non paragonabili per importanza a quelli agricoli, ma utili per arrotondare il bilancio e le risorse alimentari della famiglia contadina, rappresentato dagli strumenti per la caccia. Gli inventari sono a questo proposito quasi silenziosi: solo tre reti, definite aviolo , una ragna per tordi e una per beccafichi, sono citate40. Eppure l'uccellagione con le reti era un tipo di caccia largamente praticato dai ceti contadini, ai quali erano invece estranei esercizi venatori pi complessi e pi raffinati, riservati a nobili e ricchi. Anche le reti erano per costose e facilmente deteriorabili: non da escludere quindi il ricorso al prestito magari da parte del padrone41 o di qualche vicino pi agiato. Altre lacune si rilevano nel settore degli attrezzi artigianali. un fatto ormai noto che la prima lavorazione dei prodotti delle piante tessili (nelle campagne fiorentine di questo periodo soprattutto il lino) avveniva sul campo e che spesso le donne della famiglia contadina contribuivano alle entrate domestiche con la filatura o tessevano in casa il necessario per il loro uso, eppure ci troviamo di fronte quasi sempre ad un'attrezzatura abbastanza elementare: pettini per la stoppa e per il lino, graffii per graffiare il lino . Solo in pochissimi casi indicata una strumentazione pi complessa: gramole, conocchie, telaio con tutti i suoi accessori42. In questo sguardo d'insieme ai due tipi di abitazione la contemporanea presenza dello stesso tipo di mobili e di suppellettili nelle case da signore [151] e nelle case contadine pu dare l'impressione di una differenziazione sociale poco marcata. possibile che questa differenziazione diventi ancora pi netta nel corso dei secoli, ma occorre anche non lasciarsi deviare, nel corso dell'analisi, dalle
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Cfr. in particolare ASF, Pupilli, n. 168, c. 59, Eredit di Niccol di Pierozzo di Piero e n. 159, c. 422v, Eredit di Melanese di Ridolfo da Prato, ma gli esempi sono numerosi in tutta la fonte dei Pupilli. 37 il caso, per esempio, di un podere nel popolo di San Lorenzo a Vicchio, appartenente al fiorentino Ricco di Niccol Burelli e affittato a un certo Oddo del Buono nel 1427, al quale vengono consegnate tutte le masserizie della casa da lavoratore: tini e botti, orci da olio, una tavola di noce con due trespoli, due panche, una cassapanca, un armadietto vecchio, una lettiera con saccone e coltre, un forziere vecchio, due tovaglie, una guardanappa vecchia, due sciugatoi altrettanto vecchi, due seggiole di giunchi, due lucerne, un candeliere di ferro, l'occorrente per la cucina (un paioluzzo piccolo, un catino di rame, un ramaiolo, un orciolo di rame, una padella piccola, una secchia mezzana, una paletta, due piattelli di stagno, uno grande e uno piccolo, tre scodellini sempre di stagno). Infine qualche attrezzo: una chiaverina, un pennatello, una piccola scure, una staderuzza, un vaglio da grano e un quarto di legno. Cfr. ASF, Pupilli, n. 166, cc. 223-225; alle stesse carte cfr. l'analoga situazione di un secondo podere dato in affitto a un altro contadino. Talvolta lo stesso contratto d'affitto prevede, insieme alla casa e alle terre, qualche accessorio. Cfr. per esempio ASF, Not. Antecosimiano, M. 740, c. 17, in cui vengono dati in affitto due poderi cum tinis et masseritiis actis ad vinderniandum . 38 Cfr. per esempio ASF, Pupilli, n. 158, c. 46; n. 160, c. 148, n. 162, c. 40v; n. 162, cc. 204 r e v; n. 166, c. 295v. Recipienti per conservare il vino figurano naturalmente anche di propriet dei contadini, in numero e di dimensioni infinitamente pi modeste di quelli presenti nelle case padronali. Si tratta in genere di vegetes, lagense (cio fiaschi), pochi tini. 39 39 Cfr., nell'ordine, ASF, Pupilli, n. 162, c. 46; n. 160, c. 48; n. 162, c. 40v; n. 166, c. 160. 40 Aviolo e ragne figurano nell'inventario gi citato di Giovanni di Dietisalvi (ASF, Not. Antecosimiano , B. 1882, cc. 76-77v), due ragne anche nell'inventario di Barna di Rinieri (ASF, Pupilli, n. 169, cc. 188-189). 41 Una testimonianza sull'abitudine di richiederle in prestito al padrone si pu trovare in G. SERMINI, Le Novelle, cit., nov. XII, p. 178. Naturalmente il prestito ripagato con un buon numero di tordi catturati. Quanto al costo elevato di una ragna ce ne d notizia Alessandra Macinghi Strozzi (Lettere, a cura di C. Guasti, Firenze 1877, p. 126): Delle ragne non ho fatto nulla per che me ne sono informata, e truovo che volere una da uccellini, bella come vorrebbe essere, a mandarla cost non coster manco di sei fiorini . Anche detratta l'incidenza dei costi di trasporto, il prezzo d'acquisto non doveva dunque essere lieve. 42 Uno telaio da pannilini compare nell'inventario di Bartolo di Simone (ASF , Not. Antecosimiano , S. 1197, cc. 154155), mentre Checco di Michele (M. 102, cc. 153v-154) possiede 1 telarium cum pettinis et subiis ad dictum telarium pertinentibus. Nell'inventario di Nanni di Luca (G. 378, cc. 134-135) figurano tre gramole.

somiglianze apparenti. vero infatti che non vi sono diversit sostanziali nella diffusione e nell'uso di oggetti-base, ben collocabili evidentemente nei circuiti della normale produzione. Ma anche vero che queste diversit sostanziali nascono invece, come abbiamo visto, a proposito della quantit, dello stato di conservazione, della qualit di quegli oggetti, per non parlare della complessiva completezza dell'arredamento. Le dimore dei borghesi cittadini in campagna, dimore, si badi bene, usate solo saltuariamente, presentano con maggiore o minor grado di rifinitezza una serie di arredi, di suppellettili e di strumenti anche da lavoro che lasciano immaginare un buon livello di vita. Le case contadine, nella maggioranza dei casi povere di cose e affollate di uomini, mostrano tali e tante lacune da far pensare che vita domestica e vita lavorativa, strettamente intrecciate fra loro, si svolgessero ogni giorno sotto il segno delle privazioni, del disagio e della fatica. [152] MARIA SERENA MAZZI