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DIBATTITO CONSIGLIO REGIONALE 29 LUGLIO

Chiunque voglia occuparsi di salute in Campania deve fare i conti con un quadro generale disastrato che rende complessa la normale attivit di proposta che doverosa per chi ricopre un ruolo istituzionale. Il commissariamento infatti, fissando obiettivi stringenti e imperativi, limita molto la possibilit di nuovi interventi legislativi. In questo quadro emergono una opportunit e un rischio: l'opportunit quella di uscire dall'emergenza perenne nella quale versa il SSR e dotarsi finalmente di conti pubblici in ordine; il rischio che subito dopo ci si ritrovi senza una proposta sistemica in grado di consolidare i risultati raggiunti e proiettare la Campania in avanti. Il Libro Bianco sul SSN propone un nuovo modello sociale, in cui lelemento chiave la cura della salute e il benessere nella societ. Il principio ha fondamento nella convinzione che uneconomia di mercato regolata si deve integrare con la massima attenzione ai criteri della coesione sociale. Di contro, una maggiore attenzione ai bisogni delle persone si deve coniugare con la sostenibilit del sistema sanitario e socio-assistenziale, che molteplici fattori rendono pi difficilmente perseguibile. Alle difficolt economiche si aggiungono gli effetti indotti dai cambiamenti demografici, come linvecchiamento della popolazione, la riduzione della natalit, le diverse aspettative di vita e limpatto di tipo epidemiologico. Il SSN, inoltre, ha limiti strutturali: anche se il sistema sanitario italiano considerato dallOrganizzazione Mondiale della Sanit uno dei primi al mondo, si riscontrano situazioni di grande inefficienza. Le criticit non risiedono in una carenza di mezzi ma, non di rado, a costi elevati corrisponde una bassa qualit dei servizi offerti. Il caso campano emblematico. Gli stessi Livelli Essenziali di Assistenza, da assicurare su tutto il territorio nazionale, sono diventati talora lalibi per coprire inefficienze e sprechi, anche perch privi di efficaci meccanismi di controllo e monitoraggio. Alla luce delle emergenze nazionali il Libro Bianco evidenzia come, oggi, non pi possibile n utile distribuire ai cittadini beni e servizi in forma assistenziale. quindi necessario individuare i bisogni e le modalit appropriate per rispondere alle esigenze dei cittadini. Per questo viene proposto un nuovo modello di welfare, quello delle opportunit e delle responsabilit, il quale privilegia una visione multidisciplinare, organica ed integrata dei servizi rivolti alla persona e ne affronta in un ottica sistemica gli aspetti di sostenibilit.

Il modello proposto attribuisce un nuovo ruolo allattore pubblico, che invece di essere il monopolista nellerogazione dei servizi, chiamato a determinare le linee guida degli interventi e ad assicurare il controllo sulla qualit, con particolare attenzione alla programmazione. Posta in questi termini, appare evidente come la questione della riorganizzazione del sistema sanitario, vada ben al di la del contenimento dei costi e della riorganizzazione delle strutture, ma attiene alla capacit delle istituzioni a fare fronte ad uno dei propri fondamentali compiti istituzionali, che quello della tutela della salute e della sicurezza delle persone. Viceversa, purtroppo, emerge come questa tematica nella nostra regione sia stata spesso affrontata con un approccio prevalentemente ragioneristico, ed all'interno di un quadro che ha fatto prevalere la dimensione amministrativa, condizionata dal regime commissariale, a quella della responsabilit politica e istituzionale che avrebbe dovuto porsi come primo obiettivo un consapevole e partecipato governo del settore. Siamo partiti dalla acritica accettazione di un piano, peraltro sostanzialmente definito dalla precedente maggioranza nella parte finale del proprio mandato, facendo apparire che talune scelte non comprensibili, ne' condivisibili fossero il prodotto della nostra volont. Pur con tutte le riserve abbiamo accettato che si partisse da quel piano, ma alla sua approvazione avrebbe dovuto fare seguito una discussione pi accorta e pi partecipata in sede di piani attuativi, al fine di consentire che all'astrattezza del piano conseguisse una verifica pratica delle esigenze di una sua correzione. Tutto ci non avvenuto. La chiusura di un ospedale pu essere anche giusta sotto il profilo dell'attuazione di un corretto principio di organizzazione ospedaliera, ma in assenza di una immediata ed adeguata soluzione alternativa, crea soltanto paura e deprivazione, fosse pure sociale e psicologica, di una tutela degna alle persone. Peraltro, sotto questo aspetto, ancora una volta, e' prevalsa la logica di consentire nell'area napoletana il sostanziale mantenimento dell'esistente, attuando viceversa misure drastiche nelle altre aree della regione, specie in quelle interne. Noi siamo pronti ad accettare la sfida della realizzazione di grandi poli di eccellenza, essa al passo con i tempi, ma soltanto, per, come punto di arrivo di un piano che spieghi i passaggi passo per passo e non ignori i problemi che nell'immediato si determinano. Come punto di arrivo di piani che prevedano giusti periodi di transizione (che non sono i cronoprogrammi!), che consentano il mantenimento dei livelli minimi di assistenza senza disservizi per la popolazione che, peraltro, se non sente di poter avere risposte certe e di qualit le cerca al di fuori della propria regione, determinando un inutile e pernicioso aggravio di costi.
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I piani attuativi, cio, avrebbero dovuto essere il momento di congiunzione tra l'esistente ed il programmato. Viceversa sono stati, spesso, portatori di singolari discrasie con atti legislativi prodotti dalla stessa regione Campania, e sono stati, molto spesso, occasione per non brillanti prove di comprensione delle istanze territoriali, e di modalit di gestione non sempre esemplari ed ispirate alla tutela degli interessi generali. Ora non pi eludibile lapertura di una discussione pubblica e trasparente sulla vicenda della sanit, affinch vi sia il massimo della partecipazione su un tema di estrema delicatezza. Senza per questo interferire con la responsabilit delle decisioni del commissario, ma a maggior ragione perch venga mantenuta la condizione della discussione. Chiediamo, come abbiamo gi proposto al presidente, che si avvii una discussione che abbia anche il compito di formulare un'analisi dei bisogni e delle esigenze. Noi siamo convinti che la tutela del diritto alla salute passa anche per l'applicazione delle moderne tecniche organizzative, ma la tecnica deve essere funzionale ad offrire una migliore tutela ad una esigenza. Se il centro della questione e' la persona, abbiamo bisogno che si parta da questa, che questa venga ascoltata, persuasa, coinvolta, perch e' di un suo bisogno che stiamo discutendo. Non della applicazione di una regola ragioneristica. Riteniamo che questa discussione debba aprire una nuova fase, e riteniamo che questa nuova fase debba anche coincidere con il ritorno alla ordinariet della gestione delle aziende, affidandola a persone di alto profilo in grado di concorrere alla realizzazione di un disegno che guardi all'interesse generale. Riteniamo, infine, che non si possa pi rinviare lapertura del dibattito sul futuro del SSR. importante invece che si cominci fin da subito a discutere di una proposta organica per il sistema-salute regionale, per evitare che, una volta risistemati i conti, si avvii un dibattito inevitabilmente lungo con il rischio di affievolire ogni possibile ripartenza. Noi dobbiamo oggi cominciare a costruire unorganizzazione che sia capace di eliminare la sperequazione esistente fra il sistema (politica, burocrazia, professioni) che finisce con lessere ripiegato su se stesso ed autoreferenziale, troppo attento alle problematiche interne piuttosto che allinteresse dellutilizzatore del servizio che il singolo cittadino. Infatti, a dispetto delle reiterate affermazioni circa la centralit del paziente, la quotidianit della nostra organizzazione sanitaria si caratterizza per lunghe liste di attesa, difficolt di accesso alle cure, bassi tassi di occupazione dei posti letto e per uneccessiva e spesso ingiustificata mobilit passiva. Per contrastare queste sperequazioni e dare maggiore spazio alle ragioni dellutenza necessario

trasferire poteri dal sistema ai cittadini, riaffermando concretamente il principio della libera scelta. Per raggiungere questi obiettivi bisogna procedere alla netta separazione fra le funzioni di organizzazione, assistenza di base e controllo che devono restare affidate alle ASL e le funzioni di produzione ed erogazione delle prestazioni sanitarie che devono, invece, essere affidate ad aziende ospedaliere pubbliche o private tutte soggette ad un unico percorso di accreditamento e ad uniformi sistemi di controlli e di retribuzione operati da Regione ed ASL. In questo modo si introduce un livello di sana competizione tra tutti gli operatori e si riconsegna allutente il potere di scegliere fra diversi erogatori di prestazione. Aumentare il potere dei cittadini-utenti e ridurre quello delle burocrazie sar la strada maestra per migliorare qualit ed efficienza del sistema.