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VERSO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

STALIN Lenin morì nel 1924 e dal quel momento la città di Pietroburgo assunse il nome di Leningrado. Si
scatenò una lotta per la successione i cui protagonisti furono Trockij, comandante dell’Armata Rossa e
Stalin segretario del partito. Dal 1922 Lenin aveva iniziato a guardare con sospetto Stalin, arrivando a
dichiarare che egli non era in grado di gestire con cautela il proprio potere e pertanto in una lettera del
gennaio 1923 propose la sua rimozione dal partito. Ciò nonostante Stalin riuscì a crearsi un gruppo di
dirigenti comunisti che non condividevano la politica di Trockij. Nell’autunno del 1927 Trockij fu espulso
dall’URSS e sarebbe poi stato ucciso in Messico nel 1940 da un sicario di Stalin. Eliminati tutti i rivali Stalin
prese il potere e come prima azione abolì la NEP e poneva all’URSS la priorità di trasformare nuovamente la
Russia in una grande potenza. Nel 1929 venne varato il primo piano quinquennale che fissava gli obiettivi in
vari campi della produzione industriale con l’obiettivo di raggiungere velocemente le capacità industriali dei
paesi avanzati. La priorità assoluta doveva essere data all’industria pesante: Stalin pensò di ottenere
dall’estero consistenti investimenti di capitale e risorse tecnologiche in cambio dell’esportazione di una
grande quantità di cereali. Il prezzo dell’industrializzazione forzata venne pagato dalla popolazione russa,
soprattutto nelle campagne ma anche in città, con salari molto bassi e scadenti condizioni di vita. Dal 1929 i
contadini furono costretti ad abbandonare le loro case e le loro terre per trasferirsi in enormi fattorie
collettive (processo di collettivizzazione delle campagne). La resistenza dei contadini fu così dura tanto che
in alcune regioni i contadini preferirono uccidere i loro animali pur di non consegnargli allo stato. Stalin
attuò l’eliminazione dei kulaki come classe (1800000 persone furono deportate tra 1930 e 31 in regioni
remote). Nonostante le insurrezioni contadine continuassero, Stalin non rinunciò all’esportazione dei
prodotti agricoli, causando una carestia terribile, che provocò la morte per fame di milioni di persone. Per
gestire i capi di concentramento venne istituito il GULag (direzione centrale dei lager). Gli anni più terribili
della dittatura di Stalin furono il 1937 e il 1938, denominati “Il Grande Terrore” nei quali Stalin, temendo
l’imminente guerra europea, procedette ad eliminare tutti i possibili sostenitori degli invasori (kulaki,
minoranze nazionali, dirigenti comunisti stranieri e sovietici, ufficiali dell’Armata Rossa).

L’ASCESA DEL FASCISMO Per l’Italia la Prima Guerra Mondiale venne considerata da molti nazionalisti una
vittoria mutilata, ovvero non proporzionale rispetto ai sacrifici sostenuti. Le prime problematiche per l’Italia
del dopo guerra arrivarono nell’ottobre 1918: la città di Fiume dichiarò la sua volontà di essere annessa
all’Italia. Nel 1919 l’impero asburgico si era dissolto e al suo posto erano nati vari Stati nazionali quindi le
rivendicazioni dell’Italia sulla costa slava perdevano di significato ma nonostante ciò, l’Italia rivendicava sia
Fiume (terra irredente), sia la Dalmazia, prevista dal patto di Londra. Di fronte all’opposizione degli alleati
l’Italia abbandonò le trattative e non ottenne praticamente nulla. Il 13 Aprile 1919 entra in scena Gabriele
d’Annunzio, e definendosi come poeta-vate, occupò militarmente la città di Fiume (nasce la figura del
leader che guida le masse). Il clima politico e sociale dopo la guerra era tesissimo, tanto che riaprì le
polemiche tra neutralisti e interventisti. Si temeva la rivoluzione comunista che però lo Stato, date le
problematiche di quel momento non sarebbe stato in grado di fermare. Agli occhi di molti lo stato liberale
era del tutto inadatto a fronteggiare l’emergenza e a ristabilire l’ordine sociale, messo in crisi
dall’occupazione delle fabbriche. Nel 1919 per ostacolare i socialisti, nasce il partito popolare, guidato da
don Luigi Sturzo, ma la tensione sociale non si ridusse (Biennio rosso 1919-20). Giolitti ritorna presidente
del consiglio e decide, come aveva fatto prima della guerra, di mantenere una posizione neutrale, attendere
cioè che il moto si spenga da solo, cosa che effettivamente avvenne dopo qualche settimana. Il 12
novembre, con il trattato di Rapallo l’Italia poté annettere l’Istria e Fiume fu dichiarata città libera. Nel luglio
del 1921 Giolitti diede le dimissioni. Nel 1921 al congresso di Livorno nasce il partito comunista. Nel 1919
era già comparso il movimento fascista, una forza politica nettamente opposta al pc e determinato a
sbarrare la loro strada. Il suo fondatore era Benito Mussolini, che aveva in realtà iniziato la sua carriera
politica nel partito socialista (da cui era stato espulso nel 1914). Il movimento dei Fasci Italiani di
combattimento nacque il 23 marzo 1919, quando Mussolini convocò in piazza S. Sepolcro, a Milano, una
riunione con lo scopo di fondare una nuova formazione capace di porsi in alternativa alla Stato liberale.
IL REGIME FASCISTA A partire dal 1925 tutte le caratteristiche dello stato librale furono eliminate, il
parlamento cessò di esercitare qualsiasi potere effettivo in quanto il capo del governo era abilitato a
controllare ogni settore della vita dello stato, anche se non poteva prescindere completamente dalla
presenza del sovrano. Per guadagnare l’appoggio dei cattolici, l’11 febbraio del 1929 Mussolini stipulò i
Patti Lateranensi che comportarono la nascita dello stato della Città del Vaticano e proclamarono la
religione cattolica come religione ufficiale dello stato. Essi, di fatto rappresentavano un’ulteriore
discriminazione, in aggiunta all’approvazione delle Leggi Fascistissime del 25-26 novembre 1926. Attraverso
tali leggi vennero soppressi automaticamente tutti i partiti a eccezione del PNF; venne reintrodotta la pena
di morte e istituito un Tribunale speciale incaricato di processare tutti gli antifascisti; si dava inizio a un
processo dunque di cancellazione delle libertà personali. Tra gli obiettivi principali dell’affermazione del
fascismo ci fu quello della mobilitazione delle masse che, non dovevano essere passive ed inermi difronte a
un regime dittatoriale, ma essere costantemente coinvolte in modo da ottenerne la piena adesione e
accettazione degli ideali fascisti. All’interno del partito venne poi abolita ogni forma di democrazia,
lasciando al Duce il potere indiscusso. Per quanto riguarda la politica economica il governo si preoccupò di
ridare forza e stabilità alla moneta e di arrestarne la svalutazione. Nel 1926 inoltre Mussolini, lancia la
cosiddetta battaglia del grano, adottando la direzione del protezionismo e del raggiungimento
dell’autosufficienza nel campo della produzione granaria. Dal punto di vista quantitativo i risultati furono
notevoli ma il prezzo del grano in Italia restò elevato obbligando la popolazione a una riduzione del suo
consumo. Nel 1929, una crisi economica che esplose negli USA e colpì tutti i paesi industrializzati, mise
l’Italia in una situazione di difficoltà che comportò il massiccio intervento dello stato in economia. L’ultimo
obiettivo del regime era quello di trasformare l’Italia in una grande potenza, pertanto, il 3 ottobre 1935 le
truppe italiane varcarono il fiume Mareb, Etiopia. Non vi fu una dichiarazione di guerra in quanto per
Mussolini l’Etiopia era una terra selvaggia per cui non valevano le regole del diritto internazionale. Venne
inviato un vero e proprio esercito, sostenuta da una forte aviazione l’uso dei gas, tutto ciò per assicurare la
conquista. Il conflitto si concluse nel 1936, l’Etiopia fu conquistata e fu proclamato l’impero. Il problema che
si pose dopo la vittoria fu quello di regolamentare le relazioni tra gli Italiani gli indigeni. Il regime fascista
decise una netta separazione tra i due soggetti emanando dal 1937 numerose leggi razziste che colpirono la
popolazione nera (in Etiopia) e gli ebrei (in Italia). Il 14 giugno 1938 venne pubblicato Il Manifesti degli
scienziati razzisti dal quale le vittime del razzismo non furono solo i neri ma anche gli ebrei. Il primo
provvedimento (5 ottobre 38) riguardava la scuola e gli stranieri (insegnanti e alunni furono espulsi dalle
scuole). Di seguito i provvedimenti contro gli ebrei limitarono sempre di più la loro esistenza. La conquista
dell’Etiopia comportò una svolta radicale del regime anche in politica estera, poiché con questa impresa
Mussolini aveva violato le regole del diritto internazionale, di cui Francia e Gran Bretagna si erano assunte il
ruolo di garanti e che fino a quel momento avevano mantenuto buoni rapporti con l’Italia. L’Etiopia faceva
inoltre parte della società delle nazioni, la quale adottò serie sanzioni economiche che colpirono l’Italia ma
non non bloccarono, però, la conquista dell’Etiopia in quanto la sanzioni erano tali da non soffocare
l’economia di guerra italiana. Il risultato fu che Mussolini, sentendosi tradito dalla Francia e dalla Gran
Bretagna che accusò di non essere disposte a concedere il rafforzamento del fascismo in Africa in cambio di
una comune alleanza antitedesca. Da quel momento in poi il regime guardò con interesse alla Germania.

IMPERO TEDESCO Il 9 novembre 1919 la Germania in Germania viene proclamata la repubblica che qualche
mese più tardi si diede una nuova Costituzione. L’Assemblea Costituente si riunì a Weimar per stendere la
nuova costituzione, varata l’11 agosto 1919. Nel frattempo il trattato di Versailles aveva imposto severe
pene alla Germania, e che tra l’altro la costrinsero a cedere tutti i possedimenti coloniali. Ma non limitarono
a questo: la Germania avrebbe dovuto versare una fortissima indennità di guerra, cioè risarcire tutti i danni
provocati dal conflitto e pagare tutti i debiti contratti dalla Francia e dall’Inghilterra per evitare il collasso
dell’intero sistema finanziario. La situazione precipitò nel 1923, quando l’11 gennaio le truppe francesi e
belghe, per obbligare i tedeschi a rispettare il proprio impegno di pagamento, occuparono la regione della
Ruhr. Il governo tedesco cessò ogni attività produttiva, ma questo non fece altro che causare un pesante
diminuzione delle entrate che mise l’economia tedesca in ginocchio: il marco non aveva più alcun valore. In
questo momento di crisi, a Monaco, il 9 novembre 1923 fece la sua prima comparsa Adolf Hitler (leader di
un partito di estrema destra (Partito Nazionalsocialista), che tentò un colpo di stato nel tentativo di
conquistare il potere in quella regione e poi nell’intera Germania. Il colpo di stato fu fermato e i capi di esso
vennero arrestati e imprigionati. Tra essi anche Hitler fu condannato e passo in carcere alcuni mesi.
Durante questi mesi scrisse il Mein Kampf, un’opera nel quale egli mette appunto gli obiettivi e gli
strumenti con i quali avrebbe dato una rinascita alla Germania. Hitler inizia a introdurre il concetto di razza
ariana, la sola destinata a dominare tutte le altre, considerate inferiori. L’uomo ariano, ovvero l’uomo
occidentale, era superiore sia per caratteristiche fisiche che intellettuali e culturali e l’unico in grado di
essere definito a pieno titolo con l’appellativo di uomo. Tra le razze inferiori Hitler inserisce non solo neri,
asiatici e indigeni ma anche gli slavi (russi e polacchi). Gli ebrei invece, per Hitler non avevano nulla di
umano, erano considerati il male assoluto: il loro obiettivo assoluto è la distruzione della civiltà che gli
ariani hanno creato. Fino al 1930 il partito di Hitler rimase un piccolo movimento, che coinvolgeva pochi
sostenitori. Con la crisi del 29, che in breve tempo provocò milioni di disoccupati soprattutto in Germani,
molti elettori abbandonarono partiti di centro dx o di centro sx che sostenevano il sistema democratico e
parlamentare per votare invece il partito comunista o il partito nazista. Agli occhi di molti il messaggio di
Hitler parve una grande promessa di prosperità e stabilità per la Germania, perciò il sostegno elettorale al
PN divenne sempre più ampio, tanto che il 30 Gennaio 1933, il presidente della repubblica affidò a Hitler
l’incarico di cancelliere (primo ministro). Il 27 febbraio venne dato fuoco al parlamento, e il 28 venne
emanato un decreto di emergenza che dava poteri assoluti alla polizia e le permetteva di arrestare
chiunque fosse considerato nemico dello stato. I primi ad essere arrestati furono i comunisti confinati nei
primi campi di concentramento. Il 23 marzo viene abolita la separazione dei poteri: è il governo che emana
le leggi. Il 14 luglio vennero sciolti tutti i partiti politici a eccezione del partito nazista. Nel giro di sei mesi
Hitler diventa padrone di tutta la Germania. Alla morte del presidente (1934) infatti egli assunse su di sé
anche il titolo di presidente diventando capo di stato e di governo. Come in Italia, anche il nazismo si sforzò
di controllare ogni aspetto della vita delle persone dunque l’obiettivo dei tre regimi totalitari era lo stesso: il
completo controllo della società (anche se in Italia non ci fu del tutto perché il re esercitava ancora il suo
potere).

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