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Programma di ricerca finalizzata del Ministero della Salute - 2002

Ministero della Salute - Istituto Superiore per la Prevenzione e la


Sicurezza del Lavoro

IMPATTO SULLA SALUTE DI PARTICOLARI CONDIZIONI


AMBIENTALI E DI LAVORO, DI PROVVEDIMENTI DI
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

Relazione conclusiva
Maggio 2006

Responsabile scientifico: Dott. Ing. Giancarlo Ludovisi – ISPESL/DIPIA


Unità Operative coinvolte:
U.O.1 Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro – Dipartimento
Insediamenti Produttivi e Interazioni con l’Ambiente: “Caratterizzazione
idrogeologica, geologica e chimica. Studio delle interazioni fra componente
microbica e inquinanti e valutazione del livello di genotossicità” – Dott. Marco Di
Basilio

U.O.2 Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Chimica:


“Trasporto e destino di metalli pesanti e composti organici alogenati in suoli
contaminati” - Dott. Marco Petrangeli Papini

U.O.3 Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerca Sulle Acque:


“Sostanze tossiche nelle acque di falda e definizioni di classi di qualità” - Dott.
Maurizio Pettine

U.O.4 Tecnomediterranea: “Reperimento e organizzazione dell’informazione


ambientale ad oggi disponibile per l’area di Taranto” - Dott. Gianfranco Francioni

U.O.5 Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro – Dipartimento


Insediamenti Produttivi e Interazioni con l’Ambiente: “Microinquinanti dell’aria” –
Dott.ssa Patrizia Di Filippo
U.O.6 Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Inquinamento Atmosferico:
“Fingerprints organici di inquinamento ambientale” - Dott. Angelo Cecinato

U.O.7 Università di Firenze – Dipartimento di Fisica: “Analisi PIXE del particolato


atmosferico raccolto nell’area del comune di Taranto” – Prof. Franco Lucarelli

U.O.8 Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro – Dipartimento


Insediamenti Produttivi e Interazioni con l’Ambiente: “Compatibilità industriale” –
Dott. Paolo Angelo Bragatto

U.O.9 Gecom: “Campionamento materiale particolato ed analisi inquinanti


regolamentati” - Dott. Gianluigi De Gennaro

U.O.10 Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro –


Dipartimento Insediamenti Produttivi e Interazioni con l’Ambiente: “Modellistica
applicata ai comparti aria e suolo” – Dott. Claudio Gariazzo

U.O.11 Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro – Medicina


Del Lavoro: “Misure di prevenzione e protezione della salute dei lavoratori dal
rischio cancerogeno in industrie ad alto rischio dell’area tarantina” - Dott.ssa
Benedetta Persechino

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U.O.12 Università di Bari – DIMIMP Sez. Medicina del Lavoro - Policlinico: “Effetti
dell’esposizione professionale ad IPA” – Prof. Giorgio Assennato

U.O.13 Università di Bari – DIMIMP Sez. Madicina del Lavoro - Policlinico: “Effetti
dell’esposizione professionale a metalli accertati e/o sospetti cancerogeni” – Prof.
Leonardo Soleo

U.O.14 Istituto Superiore di Sanità: “Studio epidemiologico di mortalità per cause


tumorali nell’area ad elevato rischio di crisi ambientale di Taranto” - Dott. Pietro
Comba

U.O.15 Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro – Medicina


Del Lavoro: “Realizzazione di una mappa dei rischi occupazionali e della prevalenza
dei fattori di rischio caratterizzati in termini di settori di attività economica” -
Dott.ssa Stefania Massari

U.O.16 Istituto Superiore di Sanità: “Studio dell’esposizione della popolazione di


Taranto, Statte, Crispiano e Massafra ad inquinanti presenti nell’aria ambiente” -
Dott. Giuseppe Viviano

U.O.17 Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro –


Dipartimento Insediamenti Produttivi e Interazioni con l’Ambiente: “Valutazione del
rischio su supporto GIS e individazione delle priorità di intervento” – Dott.ssa
Alessandra Marino

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INTRODUZIONE

L’elevata concentrazione di diverse tipologie industriali presenti nell’area tarantina ha provocato


negli anni alti livelli di emissioni con gravi alterazioni degli equilibri ambientali. Il 30 novembre
1990 con delibera del Consiglio dei Ministri l’area dei comuni di Taranto, Statte, Crispiano,
Massafra e Montemesola è dichiarata “area ad elevato rischio di crisi ambientale”. A seguito di ciò
è stato definito il piano di risanamento del territorio approvato con DPR del 23 aprile 1998.
Nell’ambito di tale piano sono stati individuati insediamenti industriali di rilevanti dimensioni con
forte impatto socioeconomico ed ambientale. In particolare sono da segnalare l’acciaieria ILVA, la
raffineria ENI, il cementificio CEMENTIR, le centrali termoelettriche e la zona portuale con
numerosi cantieri militari e civili. Accanto a ciò sono presenti numerose industrie manifatturiere di
medie e piccole dimensioni, discariche di rifiuti pericolosi quali materiali provenienti da produzioni
siderurgiche e cave di calcaree.

In questo contesto si inserisce il presente progetto di ricerca che, sulla base dei dati ambientali ed
epidemiologici già esistenti e a seguito di ulteriori campagne di misura, si è posto l’obiettivo di
valutare l’attuale livello di qualità dell’ambiente, gli effetti sulla salute umana e, in relazione alle
misure di controllo delle emissioni già adottate, i punti suscettibili di interventi migliorativi. A tal
fine si è proceduto alla determinazione degli inquinanti nei tre comparti ambientali (acqua, aria,
suolo) in relazione alle principali sorgenti, alla mappatura del rischio cancerogeno della
popolazione e dei lavoratori e allo studio delle tecnologie disponibili per migliorare le prestazioni
ambientali degli impianti anche alla luce della normativa nel campo della prevenzione e riduzione
integrate dell’inquinamento (IPPC, D.Lgs. 372/99).

Al progetto hanno partecipato 17 unità operative, che hanno considerato gli aspetti ambientali,
sanitari e di valutazione del rischio. Sette UU.OO. afferiscono all’ente proponente (ISPESL) e dieci
ad enti esterni (Università degli studi di Roma, La Sapienza; CNR; Tecnomediterranea; Università
di Firenze; GECOM S.r.l.; Università degli studi di Bari; Istituto Superiore di Sanità). Le aree
tematiche affrontate sono state suddivise in cinque gruppi:
− acqua-suolo (UU.OO. 1, 2, 3 e 10);
− aria (UU.OO. 5, 6, 7, 9 e 10);
− monitoraggio biologico e prevenzione (UU.OO. 11, 12 e 13);
− epidemiologia (UU.OO. 14 e 15);
− valutazione del rischio (UU.OO. 4, 8, 16 e 17).

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Di seguito è riportata una sintesi dei principali risultati ottenuti dai gruppi di lavoro. Per il dettaglio,
si rimanda alle singole relazioni.

ACQUA-SUOLO

La maggior parte del territorio di Taranto e provincia è stato inserito dal Ministero dell’Ambiente
nell’elenco dei siti di interesse nazionale da sottoporre a bonifica. In tale ambito vengono redatti i
piani di caratterizzazione preliminari all’attività di bonifica o di messa in sicurezza dei siti
industriali; la fase successiva è rappresentata dal campionamento dei suoli e delle acque sotterranee
e dalla determinazione degli inquinanti secondo il D.M. 471/99. Al fine di evitare la
sovrapposizione con l’attività ministeriale, la valutazione dello stato di salute dei comparti
ambientali acqua-suolo si è concentrata nella zona di Statte esterna al piano di caratterizzazione
dove sono presenti siti industriali dismessi, in cui avvenivano lavorazioni di sostanze pericolose
altamente inquinanti, e discariche di rifiuti industriali.
A seguito di una serie di sopralluoghi e al reperimento di una serie di dati quali cartografia tematica,
schede stratigrafiche, dati geochimici preesistenti, si è scelto di indagare la zona dello stabilimento
MATRA interessata da lavorazioni industriali su grandi trasformatori elettrici.
Sono stati effettuati sia campionamenti di acqua di falda in pozzi esistenti nella zona industriale e a
monte e a valle della stessa sia campionamenti di suolo. E’ stata ricostruita la successione
stratigrafica e il modello idrogeologico dell’area di studio. Sono state determinate le concentrazioni
di elementi metallici e microinquinanti organici tra cui, in particolare, metalli pesanti,
policlorobifenili (PCB), organo-alogenati, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), caratteristici del
tipo di lavorazione industriale scelta, e insetticidi clorurati.
I dati ottenuti sono stati integrati da analisi di tipo tossicologico, da test di mutagenesi e da
determinazioni dell’attività microbica. E’ stata inoltre sviluppata una procedura per la valutazione
della capacità di adsorbimento di suoli e sottosuoli nei confronti dei metalli pesanti con particolare
riferimento alla composizione mineralogica del suolo.
I risultati hanno messo in evidenza un stato di scarsa compromissione dell’area oggetto di studio ad
eccezione della zona confinante con lo stabilimento MATRA. In generale è possibile ritenere che le
caratteristiche delle falde e del suolo siano tali da favorire la dispersione degli inquinanti. E’,
comunque, necessario mantenere alta l’attenzione e le azioni di tutela ambientale in quanto, proprio
per queste caratteristiche l’area potrebbe essere utilizzata per sversare rifiuti inquinanti che trovano
efficaci vie di dispersione.

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ARIA

Sono state effettuate due campagne di misura, una invernale nel mese di febbraio 2004 e una estiva
nel mese di giugno 2004. Sono stati scelti tre siti di campionamento:
− via Orsini nel quartiere Tamburi che risente fortemente delle emissioni del polo industriale, in
particolare dell’acciaieria ILVA ed è caratterizzato da una elevata densità di popolazione;
− il paese di Statte che è escluso dal piano di risanamento nazionale pur risentendo delle emissioni
industriali perché situato sulla linea dei venti prevalenti;
− un sito rurale nel territorio di Palagiano che per la sua collocazione geografica è considerabile
rappresentativa dell’inquinamento di fondo della provincia.
Sono state determinate le concentrazioni di inquinanti normati, di microinquinanti organici tossici
tra cui, in particolare, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), idrocarburi policiclici aromatici nitrati
(nitro-IPA), policlorobifenili (PCB), policlorodibenzodiossine (PCDD), policlorodibenzofurani
(PCDF), e di elementi con numero atomico z>10 mediante analisi PIXE. E’ stata effettuata la
caratterizzazione meteoclimatica del sito e la ricostruzione di campi tridimensionali di vento e
temperatura per calcolare le caratteristiche turbolente dell’atmosfera mediante un processore di
turbolenza. E’ stato realizzato un inventario delle emissioni per l’area studio e sono state effettuate
simulazioni giornaliere per il calcolo della concentrazione tridimensionale degli inquinanti.
I risultati ottenuti hanno mostrato che sono presenti sorgenti sia naturali che antropiche: in
particolare il complesso industriale (acciaieria, raffineria, cementificio) e il traffico veicolare tra le
fonti antropiche, l’aerosol marino tra quelle naturali. Il sito via Orsini nel quartiere Tamburi è il più
direttamente esposto agli inquinanti con evidenza di giornate a livelli allarmanti di composti tossici
per effetto delle condizioni meteorologiche. In generale i comuni a nord non risentono fortemente
delle emissioni della zona di Taranto in quanto i fenomeni di dispersione atmosferica determinano
una diluizione degli inquinanti; tuttavia, in presenza di condizioni meteorologiche favorevoli al
trasporto, possono individuarsi influenze locali significative.

MONITORAGGIO BIOLOGICO E PREVENZIONE

La prima fase è stata indirizzata ad indentificare la tipologia industriale sulla quale incentrare lo
studio degli effetti degli inquinanti sulla salute dei lavoratori. E’ stata eseguita una revisione dei dati
di letteratura attraverso un’accurata ricerca bibliografica sulle principali banche dati on line al fine
di disporre della più recente letteratura nazionale ed internazionale. Sono stati esaminati i cicli

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tecnologici dei maggiori insediamenti industriali dell’area tarantina e si è scelto di focalizzare
l’attenzione sul centro siderurgico dell’ILVA di Taranto poiché secondo i dati di letteratura nelle
acciaierie è presente un’elevata esposizione lavorativa sia ad IPA che a metalli pesanti.
Sono state effettuate le caratterizzazioni dei livelli di esposizione ad IPA e metalli pesanti attraverso
la realizzazione di campagne di monitoraggio ambientale e di monitoraggio biologico e attraverso la
misurazione degli indicatori di esposizione.
I risultati mostrano una situazione di esposizione professionale ad IPA, ad arsenico e a cromo. In
particolare per ciò che riguarda il cromo e l’arsenico, i lavoratori dello stabilimento siderurgico non
sembrano avere una maggiore esposizione rispetto ai soggetti della popolazione residente in
prossimità dello stabilimento e di questi ultimi rispetto a quelli residenti a circa 20 km dallo stesso.

EPIDEMIOLOGIA

In collaborazione con la ASL di Taranto e l’Istituto Tumori di Milano si è definita l’area di


interesse dello studio e gli anni di riferimento. L’obiettivo della ricerca è stato la provincia di
Taranto, i lavoratori addetti al settore della siderurgia e i residenti nell’area di studio in funzione
della distanza della residenza principale dai siti industriali. Sono stati utilizzati il metodo del caso-
controllo ed una mappatura georeferenziata su GIS delle storie residenziali di tutti i soggetti. I
risultati ottenuti dalla U.O.15 secondo il metodo OCCAM non hanno mostrato alcun eccesso di
carcinoma polmonare per gli addetti al settore della siderurgia, probabilmente a causa della
diluizione del rischio reale caratteristico di alcune mansioni e lavorazioni non individuabili da
questo metodo. Al contrario è presente un consistente eccesso di tumori della vescica. I risultati
ottenuti dalla U.O. 16 sulla popolazione residente hanno mostrato un’associazione statisticamente
significativa fra tumore polmonare e distanza della residenza principale dalle acciaierie.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Il punto di partenza per la valutazione del rischio è lo studio delle emissioni degli impianti
industriali presenti sul territorio in relazione alla geomorfologia del territorio, agli inquinanti
principali, alle tecnologie impiantistiche adottate e alla densità demografica. Si è pertanto proceduto
a raccogliere le informazioni su:

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- geologia e morfologia del territorio;
- distribuzione e tipologia delle attività antropiche sul territorio;
- cicli produttivi e tecnologie disponibili per migliorare le prestazioni ambientali degli impianti;
- abitudini di vita della popolazione residente per determinare il livello di esposizione alle emissioni
industriali, quotidianamente e/o a seguito di eventuali incidenti di particolare pericolosità.
Da queste informazioni sono state ricavate delle tavole di sensibilità, che permettono di stabilire le
potenziali ripercussioni di un’azione antropica sull’ambiente e sulla popolazione.
Si è constatato che le soluzioni impiantistiche necessarie per prevenire e controllare le emissioni
nelle diverse matrici ambientali, alla base del piano di adeguamento dell’ILVA, sono già in via di
realizzazione. Tuttavia la mappatura dei rischi collettivi ed individuale sull’area di studio ha
dimostrato come questi non siano affatto destinati a sparire o a ridursi con la semplice adozione di
tecnologie impiantistiche allo stato dell’arte. Questo risultato è stato ottenuto con un nuovo metodo
di valutazione, sviluppato e verificato sull’area in questione, che tiene conto di tutti i possibili
scenari di incidente ambientale, compreso i possibili effetti domino e gli incidenti di trasporto.

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PROGETTO:“Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e di lavoro, di
provvedimenti di pianificazione territoriale"
U.O. 1 “Caratterizzazione idrogeologica, geologica e chimica. Studio delle interazioni fra componente
microbica e inquinanti e valutazione del livello di genotossicità”
Settore Caratterizzazione geo – idrogeologica: Dott. Marco Di Basilio, Dott.ssa Carmela Riccardi, Sig.
Sergio Spicaglia, Sig. Cataldo La Gioia
Settore Mutagenesi Vegetale: Dott.ssa Elena Sturchio, Dott.ssa Priscilla Boccia, Dott.ssa Simona Marconi
Settore Caratterizzazione di alcuni residui glucosidici nel terreno e determinazione dell’attività microbica:
Dott.ssa Maura Manganelli, Dott. Francesco Mattera

Settore Caratterizzazione geo – idrogeologica

1. Introduzione

Una delle attività principali di questa U.O. è stata, cosi come descritto dal titolo
stesso del progetto, fornire gli elementi essenziali e fondamentali per una corretta
valutazione e gestione del rischio in siti non propriamente industriali e in aree agricole
antropizzate che possono essere contaminate a causa dell’uso di prodotti specifici.
La corretta definizione dello stato di contaminazione delle matrici ambientali è infatti
fondamentale per la programmazione degli eventuali interventi di contenimento della
diffusione degli inquinanti.
Gli altri scopi sono stati indirizzati:
• all’individuazione di polimeri (polisaccaridi, glicoproteine, ecc) secreti dalla
componente microbica. La descrizione di tali sostanze negli strati di suolo
superficiali può essere un dato correlabile con le informazioni chimico-fisiche sul
trasporto degli inquinanti nel terreno, fino alla falda
• alla messa a punto di tecniche che consentano di valutare la tossicità di sostanze
inquinanti presenti nel suolo e la loro attività mutagena. Test di mutagenesi
vegetale, su plantule di Vicia faba, sono stati condotti in laboratorio, per consentire
di valutare l’effetto mutageno di tali sostanze sul livello di danneggiamento del DNA
e sulla crescita e morfologia delle plantule.
2. Metodologia

Per raggiungere lo scopo dell’indagine sono state svolte le seguenti attività:


1. studio per l’inquadramento dell’assetto geologico e idrogeologico locale, mediante
sopralluogo e acquisizione dei dati pregressi (planimetrie e attività svolte);
2. attività di campo, consistita nel prelievo di campioni di terreno e acque sotterranee;
3. elaborazione ed interpretazione dei dati prelevati nelle fasi operative.
Tutto lo studio è stato effettuato su aree tutte contenute all’interno del territorio
comunale di Statte (fig. 1). Questa scelta è derivata, principalmente, dall’impossibilità di
svolgere un’attività di caratterizzazione vera e propria nelle aree all’interno della
perimetrazione del sito d’interesse nazionale di Taranto (legge 426/98). In queste zone,
infatti, l’attività conseguente alla definizione d’area a rischio ha già comportato
l’esecuzione di molteplici studi di settore svolti e in svolgimento nell’area industriale,
spesso estremamente di dettaglio tali da considerare inutili (nonché di difficile
effettuazione) ulteriori attività soprattutto di campagna.
Il primo passo intrapreso è stato quello di indirizzare la ricerca dell’U.O. all’interno di
aree sensibili del territorio del comune di Statte.
L’idea iniziale era cioè quella di valutare la distribuzione soprattutto degli inquinanti
inorganici e le caratteristiche geologiche ed idrogeologiche delle possibili aree esistenti.
Sono stati pertanto individuate alcune situazioni di insediamenti industriali dimessi
in cui avvenivano lavorazioni di sostanze pericolose altamente inquinanti quali quelle della
CEMERAD, MATRA e MAGNETI SUD.
Analogamente è stata verificata l’esistenza nel comune di discariche significative
che potessero aver accolto rifiuti industriali o altri impianti di smaltimento rifiuti a rischio;
questa operazione ha portato all’individuazione di due grandi discariche interessanti i letti
di due importanti gravine della zona e di una serie di discariche industriali a servizio degli
stabilimenti ILVA di Taranto.

Fig. 1 Individuazione area di studio (foglio 202 Taranto Carta Geografica d’Italia)

Grazie alla collaborazione fattiva con i responsabili amministrativi e tecnici del


Comune di Statte, è stato possibile effettuare una scelta tra i siti citati, anche attraverso un
primo sopralluogo esplorativo effettuato nel Comune nel settembre 2004, che portasse ad
individuare anche le possibili difficoltà operative esistenti per alcuni siti.
In base a ciò l’area relativa allo stabilimento CEMERAD è stata scartata in quanto è
stato verificata l’esistenza di soli rifiuti radioattivi nell’area, elemento questo estraneo alle
caratteristiche della ricerca in questione
Anche l’area relativa allo stabilimento MAGNETI SUD non è stata più considerata in
quanto non è stato possibile raccogliere alcuna evidenza di un possibile inquinamento
dell’area dovuto alle lavorazioni industriali ivi svolte
Le due grandi discariche di rifiuti urbani esistenti nel Comune sono state anch’esse
scartate in quanto, oltre al fatto che indagini recenti sembravano escludere la presenza di
rifiuti diversi da quelli urbani, le stesse erano state inserite nell’area ad alto rischio di
Taranto e come tali affidate per uno studio di caratterizzazione all’Università di Bari.
Le discariche industriali dell’ILVA, infine, non sono state anch’esse considerate in
quanto in parte ricomprese nell’area ad alto rischio di cui sopra e come tali già
ampiamente caratterizzate ma, soprattutto, di difficile accesso per ogni ulteriore indagine
prevista.
Per quanto sopra esposto, l’attenzione della ricerca, di comune accordo con le altre
due U.O. che s’interessano di acqua e suolo nel progetto, si è quindi concentrata sull’area
dello stabilimento MATRA. Per tale stabilimento esistevano, infatti, evidenze di
inquinamento diffuso e di un grado elevato da PCB dei primi strati di terreno, a causa delle
lavorazioni su grandi trasformatori elettrici effettuate per anni nello stesso. Lo stabilimento
risultava, inoltre, in una posizione baricentrica rispetto agli acquiferi che si ipotizzava
esistessero nella zona in esame e ai centri abitati della stessa. La natura calcarea delle
rocce serbatoio della zona e la direzione di flusso delle falde segnalate sembravano quindi
elementi idonei per provare a stabilire anche un campo pozzi per studiare in situ lo
sviluppo dell’inquinamento in aree quale quella in esame. In più, nell’area era presente
anche una discreta attività agricolo – vivaistica che poteva prestarsi anche all’eventuale
ricerca di inquinanti particolari connessi a questo tipo di attività.

2.1 Verifica dati esistenti

Sono state effettuate in via preliminare attività di verifica ed analisi delle


informazioni disponibili sull’area. In particolare sono state acquisite ed esaminate le
seguenti informazioni:
Successivamente a questa primissima fase, si è proceduto, anche attraverso la
collaborazione di un’altra U.O. del progetto preposta a tale compito, al reperimento di una
serie di dati, tra i quali si è riuscito ad ottenere:
• Cartografia IGM, CTR, e catastale del Comune:
• Cartografia geologica e idrogeologica regionale e locale;
• Tutti i dati di carattere geochimico, idrogeologico e relativo ai cicli produttivi dei
siti inseriti nell’area a grande rischio d’interesse nazionale di Taranto, i quali
avevano una connessione strutturale o d’omogeneità geologico – geochimica
con l’area d’interesse, estrapolabili dai piani di caratterizzazione effettuati;
• Schede ed eventuali stratigrafie allegate del catasto pozzi per acqua della zona;
• Dati relativi alle cave di calcare esistenti nell’area;
• Notizie storiche di inquinamenti.

L’analisi delle informazioni sopra elencate ha consentito un primo inquadramento


della zona di studio e la programmazione delle indagini.
L’analisi dei dati di tipo geo – idrogeologico è avvenuta su strumenti di tipo
urbanistici e a partire dalle stratigrafie di dettaglio effettuate per lo scavo dei vari pozzi
d’acqua censiti.
A proposito di questi ultimi, è stato effettuato un censimento di dettaglio, a partire
dai dati comunali e attraverso le schede in possesso dell’Ufficio ex Genio Civile di Taranto,
dove tali dati dovrebbero per legge essere depositati.

2.2 Programmazione ed esecuzione delle indagini di campo

In base a quanto raccolto, quindi, è stato effettuato un primo sopralluogo


esplorativo nel mese di maggio 2004 nel territorio e verificata la possibilità, tra l’altro, di
effettuare determinate indagini dirette nei luoghi prescelti insieme alla individuazione
esatta delle infrastrutture presenti.
Sulla scorta di quanto emerso da questo primo sopralluogo, è stato individuato il
numero di indagini dirette, ovvero prelievi di terreno e di acque da pozzi da effettuare.
E’ stata quindi effettuata una prima campagna di prelievi, la quale avrebbe dovuto
interessare un certo numero di pozzi che però, a causa di difficoltà oggettive, si è ridotto
ad un numero di quattro. Tutte le acque sono state prelevate usando le pompe sommerse
già presenti nei pozzi, tutti precedentemente attrezzati.
In sintesi, i punti campionati sono stati (fig. 2):

n. 6 Green Sport

n. 10 Accetta Grande
n. 8 Colucci

n. 5 Spinelli

n. 7 Boccuzzi

n. 13 Matra Monte
n. 9 La Feliciolla

n. 12 Matra Valle

n. 2 Italcave Valle
n. 2 Italcave Monte
n. 4 Perretti

n. 11 Cava Due Mari

n. 2 Italcave Spia

Fig. 2 Quadro d’unione punti di campionamento

Zona stabilimento ex MATRA


Tabella 1 - Caratteristiche dei siti campionati nel Luglio 2004
Numero PROFONDITA’
STAZIONE CARATTERISTICHE COORDINATE
d’ordine FALDA (m)
6 N: 40° 33’63”
GREEN SPORT Masseria 100
E: 17° 12’13”
9 Campo aperto
coltivato situato N: 40° 32’50”
LA FELICIOLLA 100
vicino ad un E: 17° 12’20”
autolavaggio
11
Cava di calcare N: 40° 31’52”
CAVA DUE MARI 80
zona Sud E: 17° 12’38”
10 Campo aperto –
ACCETTA N: 40° 33’44”
punto di bianco a 80
GRANDE E: 17° 10’28”
monte

In realtà, in questa occasione sono stati prelevati campioni di terreno, oltre che negli
stessi quattro punti, anche in due punti a monte e a valle dello stabilimento ex MATRA,
vista l’impossibilità di prelievo all’interno dello stesso a causa della totale cementazione
della superficie. I punti sono stati prescelti, oltre che per l’immediata accessibilità rispetto
ad altri individuati, anche per la posizione rispetto alle linee di flusso della falda ipotizzata
dell’area. Nel punto n. 10 “Accetta Grande” è stata prelevata soltanto acqua da un pozzo,
visto che le caratteristiche dei terreni presenti e la posizione non facevano ritenere
significativa l’effettuazione di analisi su di essi.
Successivamente a ciò, nel febbraio 2005 sono stati effettuati altri otto
campionamenti, di cui sette su punti di nuova localizzazione e uno su un punto già
campionato in precedenza (n. 6, “Green Sport”), a causa di alcune evidenze analitiche
emerse durante la prima fase di misure effettuate sui campioni di acque e suoli.

Tabella 2 - Caratteristiche dei siti campionati nel Febbraio 2005


Numero PROFONDITA’
STAZIONE CARATTERISTICHE COORDINATE
d’ordine FALDA (m)
4
Ditta di stoccaggio di N: 40° 31’64”
PERRETTI
derivati petroliferi E: 17° 12’80”
1 ITAL CAVE Cava di carbonato di N: 40° 31’29”
50
VALLE calcio E: 17° 13’35”
3
ITAL CAVE Pozzo situato a valle di N: 40° 31’16”
60
VALLE (SPIA) una discarica di RSU E: 17° 13’11”
2 Pozzo situato a monte
ITAL CAVE N: 40° 32’05”
di una discarica di 60
MONTE E: 17° 12’87”
RSU
6
N: 40° 33’63”
GREEN SPORT Masseria 100
E: 17° 12’13”
8 N: 40° 33’38”
COLUCCI Vivaio - Masseria 100
E: 17° 12’19”
7 N: 40° 33’24”
BOCCUZZI Masseria 100
E: 17° 11’88”
5 Allevamento di cavalli N: 40° 32’82”
SPINELLI
da corsa E: 17° 12’64”

Nei punti n. 4 “Perretti”, 3 “Italcave Spia” e 7 “Boccuzzi” sono stati prelevati


campioni di sole acque.
Infine, nel mese di ottobre 2005, sono stati effettuati gli ultimi campionamenti di solo
suolo, viste che le evidenze sino ad allora riscontrate nelle analisi fatte sulle acque
avessero portato ad escludere la necessità di ulteriori indagini sulle stesse. Sono stati
campionati cinque punti, in base a quanto emerso dalle risultanze analitiche, di cui tre già
campionati in precedenza e due nuovi nelle vicinanze (a monte e a valee) dello
stabilimento ex MATRA.

Tabella 3 - Caratteristiche dei siti campionati in Ottobre 2005


Numero
STAZIONE CARATTERISTICHE COORDINATE
d’ordine
6
N: 40° 33’63”
GREEN SPORT Masseria
E: 17° 12’13”
5 Allevamento di cavalli N: 40° 32’82”
SPINELLI
da corsa E: 17° 12’64”
9 Campo aperto coltivato
N: 40° 32’50”
LA FELICIOLLA situato vicino ad un
E: 17° 12’20”
autolavaggio
12 Immediatamente a
monte dell’ex
MATRA MONTE stabilimento MATRA
riempimento
trasformatori
13 Immediatamente a
monte dell’ex
MATRA VALLE stabilimento MATRA
riempimento
trasformatori

1.3 Analisi dati

All’analisi dei dati ottenuti bisogna far precedere una descrizione delle possibili
problematiche derivanti dalla situazione ambientale e strutturale presente nella zona in
studio.
Per prima cosa è stata analizzata la situazione dello stabilimento ex MATRA.
L’impianto in questione si trova nel Comune di Statte in località Contrada La
Paolina. Esso accoglieva un’azienda che si occupava di manutenzione di trasformatori
elettrici. Le attività di tale ditta erano incentrate sull’uso di alaclor e askarel, nomi
commerciali che indicano categorie di liquidi isolanti e incombustibili costituiti interamente
o in parte da PCB, utilizzati come dielettrici di trasformatori.
Nell’esercizio di tale attività la ditta ha utilizzato e stoccato, notevoli quantità di
queste sostanze altamente inquinanti, di cui però è stato difficile valutare i quantitativi.
La situazione di abbandono dell’area, la presenza di trasformatori in disuso e altri
rifiuti stoccati in contenitori non idonei ha mostrato la possibilità di rischi di contaminazioni
dei comparti ambientali.
In questa area sono stati effettuati prelievi e misure su campioni di terreno
superficiali (10 cm), da parte anche dell’ARPA Puglia. Le determinazioni analitiche hanno
confermato alti livelli di contaminazione, con valori oscillanti tra 20 e 3.500 mg/kg di PCBs,
estremamente più elevati quindi rispetto ai limiti previsti dalla normativa in materia di siti
contaminati per aree industriali.
Vista la situazione ambientale riscontrata anche attraverso idoneo sopralluogo, è
stata altresì analizzata la documentazione reperita e le carte preparate per la
progettazione di un eventuale bonifica del sito in questione, commissionata dal Comune di
Statte. Sulla base di questa è stato possibile ricostruire la successione stratigrafica e il
modello idrogeologico di tutta l’area di studio.
Il sito in questione si colloca nella fascia inferiore della pendice murgiana apula con
quote medie sui 75 m slm, estendendosi per circa 7000 km2.
Dal punto di vista geologico i litotipi rinvenibili sono rappresentati da:
• Calcareniti di M. Castiglione consistenti in biocalcareniti grossolane da
compatte a vacuolari. Hanno però spessore assai ridotto (raramente 2-3 m) e
nell’area di studio affiorano soltanto presso l’abitato di Statte;
• Calcare di Altamura intercalato a calcarei dolomitici e dolomie. Si tratta di
calcari puri, con un alto grado di fatturazione dato da fratture verticali beanti
e anche forme carsiche ipogee, le quali sembravano conferire a questi
terreni un’alta permeabilità secondaria (intorno a 2x10-5 m/s).
La stratigrafia riscontrata, dunque, nonostante il grande spessore presente tra il
piano campagna e il tetto della falda, faceva presumere la possibilità che eventuali
sversamenti di inquinanti nel terreno potesse raggiungere l’acqua di falda.
E’ stata quindi effettuata una caratterizzazione idrogeologica dell’area, individuando
e definendo:
• Il tipo di acquifero e la profondità della superficie piezometrica;
• Il grado di permeabilità dei terreni interposti tra la superficie e il tetto della
falda
Sulla base di tutti i dati raccolti, è stata individuata una falda con superficie
piezometrica in direzione SE, verso cioè il primo seno del Mar Piccolo di Taranto. La
profondità media della falda è di circa 70 m, con il letto della stessa costituita dall’acqua
marina d’ingressione.

Settore Mutagenesi Vegetale

3. Introduzione

I test biologici di genotossicità sono di fondamentale importanza per valutare le


reazioni degli organismi viventi alle complesse e diversificate situazioni di inquinamento
ambientale e per fornire indicazioni sulla comparsa di eventuali effetti sinergici dei vari
inquinanti. In letteratura sono riportati diversi test applicati ai sistemi biologici, che vanno
dai microrganismi alle piante superiori fino alle cellule animali, i quali hanno consentito di
evidenziare i vari tipi di alterazione genetica e quindi gli eventuali effetti genotossici. Tra i
diversi organismi saggiati le piante superiori (Vicia faba, Tradescanzia, Allium cepa,
Hordeum vulgare, Zea mays etc.) si sono rivelate come ottimi indicatori degli eventuali
effetti citogenetici e mutageni indotti da differenti sostanze chimiche sia per la maggiore
sensibilità che per la semplicità di conservazione che per la loro facile reperibilità e quindi
economicità. Il biosaggio condotto su Vicia faba consente di investigare l'eventuale attività
mutagena,dovuta alla presenza di xenobioti (metalli pesanti, inquinanti organici...) presenti
nel suolo.
Scopo della ricerca e’ stato quello di mettere a punto due test di mutagenesi a
breve termine, il Test della Cometa e il Test dei micronuclei in cellule meristemali di Vicia
faba var. minor, su campioni di suolo.
In una prima fase dello studio e’ stata eseguita una simulazione di rilascio di
sostanze tossiche presso la localita’ sperimentale dell’ente CRA ISNP di Tormancina
(Roma): Formaldeide (sostanza genotossica, IARC: classe 1) e Bromo (sostanza tossica).
Sono stati valutati gli effetti di tipo genotossico, attraverso l’utilizzo dei due test di
mutagenesi a breve termine integrati dalle analisi chimico-fisiche sui suoli, sui vegetali e
sulle acque di percolazione campionate nei medesimi. Infatti e’dimostrato che le piante
permettono di rivelare la presenza di inquinanti ambientali genotossici e, quando
affiancate alle più collaudate metodiche di tipo chimico-fisico e biologico, consentono il
controllo e lo screening in situ.
Inoltre i risultati di tali metodiche di mutagenesi sono stati confrontati con quelli
ottenuto attraverso l’uso di un biosensore a DNA, costitutito da DNA a doppio filamento
immobilizzato su elettrodi stampati monouso per lo studio di alcuni inquinanti ambientali
(sviluppato dall’Universita’ di Firenze, Dipartimento di Chimica).
L’uso di biosensori a DNA permette di rilevare, in tempi brevi, modificazioni subite
dal DNA causate dall’interazione con molecole per fenomeni di intercalazione o di natura
elettrostatica. Tali interazioni possono ripercuotersi sulla struttura e sulle proprietà
elettrochimiche del DNA e in particolare sull’ossidabilità della base guanina.
Nella seconda fase del progetto, dopo la messa a punto delle metodiche, si e‘
proceduto alla valutazione dei campioni reali prelevati nell’area di studio (Comune di
Statte).

3.1 Materiali e metodi

Piano sperimentale
La prova di simulazione di rilascio di sostanze tossiche è stata effettuata in due
serie di vasche lisimetriche dotate di sistema drenante, di ritenzione parziale di acqua
(strato di argilla espansa) e di raccolta delle acque di percolazione, contenenti due
tipologie di suolo agrario: franco argilloso e sabbioso. Il disegno sperimentale e’ stato di
tipo completamente randomizzato e ha previsto l’allestimento di 24 vasche, suddivise in
duplicati. Di cui una meta’ e’ stata seminata con una specie orticola a foglia Spinacia
oleracea L., mentre per l’altra non è stata prevista alcuna coltivazione al fine di esaminare
eventuali effetti dovuti all’inquinamento sul suolo in presenza o assenza di copertura
vegetale e sulle piante dal punto di vista fisiologico e produttivo.
Spinacia oleracea L. e’ stata scelta in quanto pianta diffusamente coltivata per uso
alimentare, caratterizzata da rapida crescita e da sensibilità a sostanze fitotossiche e
genotossiche presenti nel terreno. La scelta dei composti: bromo (10mM), e formaldeide
(10mM).
Sono stati prelevati circa 500 grammi di suolo superficiale da ciascun sito
esaminato nel territorio del Comune di Statte

Sistema pianta-suolo
Al fine di identificare alcuni indicatori del sistema pianta-suolo sono stati considerati
alcuni parametri chimico-fisici dei suoli (pH, sostanza organica, contenuto di nutrienti ed
elementi in tracce), dei vegetali (contenuto in clorofilla, azoto totale, metalli e nutrienti) e
delle acque gravitazionali (metalli, nutrienti totali e anioni), in associazione ad una analisi
morfologica delle piante.

Test di genotossicità
50 semi di Vicia faba var. minor, sono stati seminati in 500 gr di ciascun suolo posto
in vaschette di alluminio, ed irrigati con 120 ml di H2O distillata, incubati per 5 giorni in
camera climatica (T=20°C, U= 60%) al buio. In parallelo 50 semi di Vicia faba var. minor,
sono stati posti a germinare in 500 gr di suolo sabbioso (standard di laboratorio) innaffiati
con 120 ml di acqua gravitazionale raccolta dalle vasche lisimetriche, dopo l’inquinamento
e incubati per 5 giorni in camera climatica nelle condizioni sopra descritte. Dai semi
germinati l’apice radicale primario viene prima misurato per il test di fitotossicità (PRL-test)
e poi tagliato e fissato per il test dei micronuclei (MNC-test). L’entità del danno
genotossico viene valutata attraverso la frequenza di cellule micronucleate (i micronuclei
sono delle piccole formazioni, situate nei pressi del nucleo principale, originatesi da una
non corretta segregazione dei cromosomi durante la divisione mitotica) e di anafasi
irregolari (caratterizzate dalla presenza di frammenti di cromosomi o di ponti cromosomici)
in cellule di apici radicali di piantine di Vicia faba. Per ogni punto sperimentale sono state
osservate 15000 cellule (10 apici,1500 cellule per ogni apice).

PRL-test (Test di fitotossicità)


Trascorsi i 5 giorni le plantule sono state recuperate dal terreno, lavate dall’eccesso
di sabbia con acqua e la lunghezza della radice primaria (PRL) e’ stata misurata mediante
righello (mm) con un errore dello strumento di ±1mm. Il primary root length-test si basa
sulla riduzione dell’allungamento della radice primaria (PRL) rispetto ad un controllo non
trattato.

MNC-test
Dopo il PRL test gli apici della radice primaria sono stati tagliati e fissati in una
soluzione di acido acetico glaciale ed alcool etilico 3:1 (v/v) per 24 ore. In seguito gli apici
sono stati trattati con HCl 1N a 60°C per 8 minuti e colorati con il reattivo di Shiff, dopo 24
ore gli apici sono stati fissati su vetrini portaoggetti. Di ogni campione sono stati osservati
6 apici, all’interno di ciascun apice sono stati letti 5 campi ciascuno di 400-500 cellule.
L’effetto genotossico è stato determinato come frequenza percentuale di cellule
micronucleate sul totale delle cellule osservate (% MNC) confrontato con il controllo non
trattato. I dati ottenuti sono stati sottoposti ad analisi della Varianza, il confronto tra le
medie è stato effettuato mediante il test LSD per p<0.05, utilizzando il pacchetto statistico
SPSS 6.1 (SPSS Inc.).

Test della Cometa


Il “comet assay” o “single cell gel electrophoresis”(SGCE) è una tecnica di
citogenetica molecolare, di recente applicazione. Tale test e’ stato eseguito secondo il
metodo alcalino (Angelis 2000) modificato nei parametri della corsa elettroforetica (50min
a 300mA e 30V). L’analisi delle comete è stata effettuata utilizzando un software di analisi
di immagini (IAS 2000, Delta sistemi), considerando il comet Length quale parametro del
danno al DNA. E’ stato impiegato il t-test di Student per valutare le differenze tra i
campioni in esame e i valori di controllo. La variabilita’ dovuta a elementi di eterogeneità
quali differenti semi e variazioni nei diversi controlli negativi sono stati valutati attraverso
l’analisi della varianza ad una via (ANOVA).

Biosensore a DNA

Un biosensore elettrochimico e’ stato realizzato immobilizzando DNA a doppio


filamento estratto da timo di vitello sulla superficie di elettrodi stampati, monouso, di
piccole dimensioni (diametro di cella 7mm, lunghezza dell’elettrodo 3cm) e sfruttando un
sistema di trasduzione voltammetrico. Il cambiamento dell’ossidazione della base guanina
è stato usato come segnale analitico, tale ossidazione è stata ottenuta mediante una
voltammetria ad onda quadra (SWV). Le misure elettrochimiche sono state eseguite con
un potenziostato/galvanostato µAUTOLAB Type II (Metrohm) collegato ad un computer
con software GPES 4.9 in connessione con un agitatore 728 Metrohm. La cella
elettrochimica e’ costituita da un elettrodo di lavoro di grafite, da un elettrodo di pseudo-
riferimento d’argento e da un controelettrodo di grafite. La cella è stampata su un supporto
di poliestere ed ogni foglio stampato contiene 80 elettrodi. Per l’estrazione del suolo sono
stati usati Bagno ad ultrasuoni Branson 3200 e Sonda ad ultrasuoni (Sonics & Materials
VC 100 Watts Frequency 20 KHz).
Settore Caratterizzazione di alcuni residui glucosidici nel terreno e determinazione dell’attività
microbica

4. Introduzione
I microrganismi giocano un ruolo molto importante nella decomposizione della
sostanza organica e nella mineralizzazione e immobilizzazione di alcune componenti del
suolo [3]. I batteri producono polimeri extracellulari (EPS), sia come capsule legate alla
parete della cellula, sia come rilascio di secrezione mucosa nell’ambiente extracellulare
[16,17]. La caratterizzazione chimica delle componenti dell’EPS indica che questi polimeri
consistono in una gran varietà di strutture [11,19]. Gli EPS giocano un ruolo
importantissimo in alcuni processi cellulari che sono legati alla competitività microbica, al
successo riproduttivo, alla formazione di microcolonie [1], all’attaccamento a superfici [13]
e all’aumento alla resistenza ad agenti antimicrobici [20]. Essi intervengono anche
nell’organizzazione delle comunità batteriche. E’ inoltre stato verificato che gli EPS di
alcune specie batteriche accumulano metalli [5,14,18]. I metalli sono assorbiti dal suolo e
non sono rimossi facilmente anche con trattamenti specifici. La loro mobilità nei terreni è
un ulteriore fattore da considerare nella valutazione del rischio, ed è ben documentato che
gli EPS prodotti dai batteri che sono presenti nel suolo abbiano la capacità di aumentrare il
trasporto dei metalli nel suolo [7].
L’EPS prodotta dai batteri è composta da polisaccaridi, lipidi, acidi nucleici; la
maggior parte sono però polisaccaridi (omo ed etero) del glucosio, mannosio, galattosio,
fruttosio, piruvato e acido mannurosico. Nei campioni ambientali la composizione è per lo
più sconosciuta [4].
Convenzionalmente la caratterizzazione chimica dell’EPS era fatta con analisi
colorimetriche e cromatografiche di preparati omogeneizzati, ottenuti seguendo una serie
di estrazioni. Esse includono la raccolta, la concentrazione della biomassa, la
risospensione del campione e la separazione dell’EPS dalla frazione cellulare
[18,2,8,10,15]; così facendo si aveva una caratterizzazione chimica delle componenti
dell’EPS previa purificazione. Questa procedura, però, non permetteva l’analisi
dell’arrangiamento spaziale delle componenti rispetto alla comunità microbica e al biofilm.
La funzione dell’EPS in situ, così come l’accumulo selettivo dei nutrienti su siti specifici del
biofilm, sarebbe difficile da studiare usando i metodi tradizionali. Inoltre, l’arrangiamento
spaziale delle varie componenti nella matrice può essere determinata solo senza alterare
lo stato di idratazione della struttura del biofilm.Un metodo alternativo, che consente di non
distruggere il campione e quindi la matrice, è l’uso accoppiato della microscopia in
fluorescenza e di sonde fluorescenti. In quest’ultimo caso le lectine coniugate a
fluorocromi rappresentano un mezzo diretto per analizzare e visualizzare residui di
carboidrati. Le lectine sono proteine sia di piante che di animali, che riconoscono e si
legano a residui di carboidrati specifici [6,9]. La valutazione della posizione di specifici
carboidrati a livello ultrastutturale è possibile grazie alla coniugazione delle lectine con
marcatori fluorescenti. Nel presente lavoro abbiamo utilizzato questa tecnica per
visualizzare alcuni residui glicosidici degli EPS (galattosio, mannosio e N-acetil-
glucosammina) e caratterizzare i vari campioni di terreno in base alla loro quantità per
grammo di terreno. Inoltre, abbiamo verificato eventuali coincidenze tra la qualità del
terreno e alcune caratteristiche della comunità batterica presente: abbondanza ed attività
enzimatiche.
La determinazione dell’abbondanza permette di avere informazioni sulle dimensioni
della comunità batterica e, indirettamente, sulla sua importanza nel suolo.
Con il termine abbondanza ci si riferisce generalmente al numero di cellule presenti.
La conta dei batteri viene fatta secondo due protocolli principali: la conta delle Unità
Formanti Colonie (UFC) e la conta diretta. In entrambi i casi, il processo è spesso reso
complicato dal fatto che i batteri tendono ad aggregarsi e a formare biofilm, che devono
essere disaggregati per ottenere cellule singole. Le cellule, poi, possono essere fatte
crescere su terreni per determinare le UFC, oppure possono essere contate direttamente,
usando dei coloranti fluorescenti che si legano al DNA cellulare [4]. E’ stato più volte
dimostrato che la conta diretta fornisce un numero di circa due o tre ordini di grandezza
rispetto alle UFC, poiché non tutti i batteri possono crescere su terreni artificiali; quindi,
volendo avere un’idea della biomassa totale, è preferibile procedere col metodo della
conta diretta.
La microscopia in fluorescenza è il metodo migliore per la conta batterica diretta sia
negli ambienti acquatici che in quelli terrestri [3].
Solitamente i batteri nel suolo e nei sedimenti vengono colorati o con Acridine
orange o con 4', 6'-diamidino-2-fenilindolo (DAPI). La conta batterica, però, può essere
resa complicata o dalla la presenza di un forte background fluorescente di fondo o, a
causa della colorazione, anche di altre particelle. Inoltre, non è detto che tutte le cellule
vengano colorate con il DAPI; anzi esso è meno specifico per il DNA rispetto a quello che
si pensava [12]. Recentemente è stato messo a punto un metodo con un colorante di acidi
nucleici, fluorescente nel verde: il SYBR Green [21].
I batteri eterotrofi, in quanto osmotrofi, possono utilizzare solo molecole inferiori a 600
Da. Pertanto usano enzimi extracellulari per tagliare frammenti di macromolecole. In
questo modo contribuiscono in modo determinante alla decomposizione della materia
organica. Gli enzimi extracellulari sono localizzati sull’esterno o nel periplasma della
cellula, con i loro siti attivi esposti all’esterno della membrana così da poter idrolizzare i
composti polimerici in monomerici. Per il nostro lavoro abbiamo analizzato le seguenti
attività enzimatiche:
o L’attività amminopeptidasica; essa idrolizza i legami peptidici di composti
proteinacei e fornisce agli organismi molecole utili sia per l’apporto di azoto che per
l’apporto di carbonio;
o L’attività fosfatasica; essa è indotta dalla presenza di substrati organici fosforilati e
la sua principale funzione è di sopperire al fabbisogno cellulare di fosforo, ma può
essere altrettanto utile per un apporto indiretto di carbonio;
o Le α e β-D-glucosidasi; idrolizzano rispettivamente i legami alfa e beta di composti
polisaccaridici;
o La lipasi; viene utilizzata per l’idrolisi dei numerosi composti lipidici presenti nella
sostanza organica.

4.2 Materiali e metodi

4.2.1 Determinazione dei polisaccaridi nel suolo


Sono state usate le lectine Con-A (Concanavalina A, estratta da Canavalia
ensiformis, specifica per l’α-mannosio e l’α-galattosio) e WG (estratta da Triticum vulgaris,
specifico per (Gucosil-N-acetato)2).
Per la messa a punto del protocollo finale sono state fatte una serie di prove
preliminari su campioni di suolo. Le prove effettuate servivano a valutare la possibilità di
marcare il campione nelle condizioni che alterino il meno possibile la sua struttura.

PROTOCOLLO FINALE DETEMINAZIONE RESIDUI POLISACCARIDICI


• Il campione viene messo su un coprioggetto dotato di uno spessore in silicone
(CoverWell imaging chamber basket, 20 mm di diametro 0,5 mm di profondità;
Molecolar Probes C18160);
• Il coprioggetto viene messo capovolto sulla bilancia analitica e si tara;
• Si aggiungono 50 ul di lectina alla concentrazione finale di 100 ug/ml (o di Milli Q in
caso di controllo negativo) sul coprioggetto e si tara;
• Si pesa una piccola aliquota di terreno direttamente sul coprioggetto nella goccia di
lectina ( o di milli Q);
• Si poggia il vetrino sullo spessore del coprioggetto e si applica una piccola pressione in
modo da farli aderire;
• ½ ora di incubazione al buio;
• I vetrini possono essere analizzati subito o conservati in frigo (per non più di una
settimana).
• I coprioggetto sono stati utilizzati capovolti per l’analisi al microscopio rovesciato.

Per dare un’idea della copertura per grammo di terreno abbiamo acquisito 30 campi
per ogni vetrino colorato con le lectine per ogni stazione, tramite un microscopio
rovesciato, confocale a scansione laser, Leica SP2. Abbiamo poi quantificato l’area di
copertura delle lectine per ogni campione utilizzando il software per l’analisi di immagine
Delta Vision. Abbiamo infine riportato i valori in mm/g di terreno.

Preparazione dello slurry


Trattandosi di campioni di suolo, per la conta batterica e la determinazione delle
attività enzimatiche è stato necessario preparare preliminarmente uno slurry. Questo è
stato preparato aggiungendo a 0.5g di terreno (per ogni campione) 5 ml di PBS e
successivamente omogeneizzando il tutto per due minuti col vortex.

Attività enzimatica
Per la misura dell’attività enzimatica è stata utilizzata una tecnica fluorimetrica; sono
stati utilizzati substrati costituiti da un fluorocromo (7-ammino-4-metilcumarina, AMC, e
metilumbelliferone, MUF), legato covalentemente a una o più molecole naturali (glucosio,
amminoacidi, ecc.), che diventa fluorescente dopo la divisione enzimatica del complesso
molecolare. La misura dell’incremento di fluorescenza nel tempo è una misura indiretta
dell’attività enzimatica. I substrati sono stati aggiunti in concentrazioni variabili fra 100 e
250 μM (Tab. 1) allo slurry. I risultati sono espressi in nmol g-1 h-1 dopo la lettura di una
curva di calibrazione con MUF o AMC. Per la curva di calibrazione concentrazioni
crescenti (da 0 a circa 588 nM di MUF o AMC sono state preparate utilizzando lo slurry dei
vari campioni.
Le soluzioni di lavoro dei substrati vengono preparati in MilliQ, partendo da
soluzioni stock preparate in Metilcellosolve e conservate a -20°C al buio.

Enzima [] stock mM [] working solution [] finale nel campione μM


mM
Amminopeptidasi 10 2,5 250
α-D-glucosidasi 10 1,25 125
β-D-glucosidasi 10 1,25 125
Lipasi 10 1 100
Fosfatasi 50 1,25 125

Tab. 1. Concentrazioni utilizzate per i vari substrati.

Leu: L-Leucine-4-methylcoumarinyl-7-amide
α-Glu : MUF-α-D-glucopyranoside
β-Glu : MUF-β-D-glucopyranoside
Lip: MUF-oleato
Pho :MUF-phosphate
I saggi sono stati effettuati in piastre sterili da 96 pozzetti (Costar, USA), lette con
fluorimetro modello Wallac Victor, PerkinElmer alla lunghezza d’onda di eccitazione e di
emissione di 355/460.

Quantificazione batteri
Anche nel caso delle conte batteriche sono state fatte una serie di prove preliminari
prima di arrivare al protocollo definitivo.

PROTOCOLLO FINALE QUANTIFICAZIONE BATTERI


• Si prepara lo slurry (con PBS Æ rapporto PBS/terreno 1:10);
• Si agita sul vortex per far omogeneizzare il campione e poi si lascia sedimentare (circa
2 minuti);
• Si fissa;
• Si agita lo slurry per circa una ½ ora (facoltativo);
• Si prelevano 100 ul di slurry e si diluiscono in 10 ml di PBS;
• Si agita sul vortex un po’ e si lascia sedimentare;
• Si incuba con TRITON, alla concentrazione finale dello 0,1 %, per 10 minuti;
• Si colora con SYBR Green (concentrazione finale 1x);
• Si incuba per 5 minuti;
• Si filtra il volume ottenuto su filtri scuri in policarbonato, 0.2 m, 25mm di diametro
(Nucleopore);
• Il filtro viene montato su un vetrino fra due gocce di olio per immersione per
fluorescenza e coperto con coprioggetto; il vetrino può essere conservato a -20°C fino
ad un mese, prima di essere analizzato al microscopio;
• I filtri vengono preparati in doppio, per ridurre la variabilità dovuta alla filtrazione a volte
poco omogenea, e avere un dato statisticamente più corretto.

Analisi statistiche
Per l’elaborazione dei dati sulle attività enzimatiche è stato utilizzato il programma
STATISTICA 6.0 (Stat Soft mc, 1984-2002); i dati sono stati analizzati con l’analisi della
varianza.

5. Risultati

Le analisi effettuate sulle acque da altre UU.OO. interne al progetto di ricerca hanno messo
in rilievo l’assenza di concentrazioni elevate in relazione agli inquinanti analizzati.
Per quanto riguarda gli Idrocarburi Policiclici Aromatici e i Composti Organoclorurati si sono
riscontrati raramente valori di poco superiori ai limiti analitici strumentali. Solo nelle stazioni
denominate Green Sport e Boccuzzi, campionate nel Febbraio 2005, sono stati riscontrati valori
superiori ai limiti di rilevabilità, ma inferiori ai limiti di legge per il benzo(a) pirene. Così come già
evidenziato da analisi precedenti, è stato riscontrato un accumulo di PCB in alcuni campioni di
suolo in prossimità dello stabilimento ex MATRA, mentre nelle acque sotterranee non è risultato
alcun riscontro sulla presenza di tali inquinanti.
Per quanto riguarda invece la conducibilità elettrica è stato possibile osservare che i risultati
hanno oscillato in un range più ampio, evidenziando la presenza di anioni e cationi compatibilmente
con il livello d’ingressione dell’acqua marina.
L’analisi dell’effetto tossico condotta al fine di identificare situazioni di rischio anche
in assenza delle alterazioni degli altri parametri chimici ha evidenziato una scarsa tossicità
delle acque provenienti dalle diverse stazioni, tranne che per il campione del sito Spinelli;
anche in questo ultimo caso la tossicità è comunque molto contenuta.
5.1 Gli studi di mutagenesi
Questi studi hanno dato risultati negativi in tutte le stazioni tranne che per quella di Green
Sport, prelevata nel Luglio 2004, che ha evidenziato la possibile presenza di sostanze
mutagene ad azione diretta. Il campione prelevato a Febbraio 2005 nello stesso sito ha
dato risultato invece negativo, con valori di IF inferiori a 1; tale differenza di risultati
potrebbe essere ascrivibile a differenze stagionali.

Fitotossicità
Il PRL-test ha evidenziato una significativa riduzione della lunghezza della radice
primaria negli apici cresciuti sui suoli argillosi (con e senza vegetale) inquinati con la
formaldeide(AF e AFv) (Fig.1).

FITOTOSSICITA' SUOLI TORMANCINA

70 ab a
a a
60 ab ab
ab
50 a
media (mm)

a
a
40
a
30 a
20
10
0
ST

S Br

STV

S Br V

AT

A Br

ATV

ABr V

AF

AFV

AF

S FV

Fig.1 Risultati del PRL test (S:sabbioso, A: argilloso, Br: Bromo, F: Formaldeide, T: testimone, V: vegetale)

Genotossicita’
L’MNC test ha mostrato un leggero incremento della frequenza delle cellule
micronucleate negli apici cresciuti in campioni di suolo sabbioso trattati con bromo (con e
senza copertura vegetale) (Fig. 2). Nella Figura 3 è riportato l’andamento della frequenza
delle cellule micronucleate negli apici primari delle radici di V. faba innaffiate con le acque
di percolazione. I risultati hanno evidenziato un leggero incremento delle cellule
micronucleate negli apici cresciuti in campioni di suolo sabbiosi inquinati con bromo (con e
senza vegetale) e in quelli argillosi inquinati con le acque gravitazionali contenenti bromo.

0,5 GENOTOSSICITA' SUOLI TORMANCINA GENOTOSSICITA' ACQUE GRAVITAZIONALI


0,45
0,4 0,1
0,35 0,09
media mc (%)

0,3 0,08
b b
media (mc %)

0,25
0,07
0,06 b
0,2 b 0,05
0,15 0,04
0,1 0,03 b
a a a a a a a a a a a
0,02 a a a a a a a a
0,05
0 0,01
0
ST

S Br

STV

S Br V

AT

ABr

ATV

A Br V

AF V

AF

AF V

AF

ST

STV

S Br

S Br V

SF

SFV

AT

ATV

A Br

A Br V

AF

AVF

Fig 2 Test dei micronuclei sui campioni di suolo. Fig 3 Test dei micronuclei sui campioni di acqua.
(S:sabbioso, A: argilloso, Br: Bromo, F: Formaldeide, (S:sabbioso, A: argilloso, Br: Bromo, F: Formaldeide,
T: testimone, V: vegetale) T: testimone, V: vegetale)
Test della Cometa
L’analisi statistica, effettuata con il test ANOVA univariata, ha mostrato risultati
significativi, rispetto al controllo negativo, per gli apici cresciuti nei campioni di suolo sia
argillosi che sabbiosi, trattati con formaldeide (lettera b nel grafico, Fig.4). I risultati del test
della Cometa dei campioni dei suoli inquinati con bromo non sono risultati
significativi.(Fig.5)
Comet L (µm)
Comet L(µm)
25
b a
140 b 20 a
120 b a
15 a
100 b b a
80 a a
10
60 a
40 5
a
20 a a a
0
0

ATV

STV
AT

ST
ABr

ABrV

SBr

SBrV
AT ATV AVF AF SVF SF ST STV

Fig.4: Test della Cometa sui suoli trattati con Fig.5: Test della Cometa sui suoli trattati con
formaldeide (S:sabbioso, A: argilloso, Br: Bromo (S:sabbioso, A: argilloso, Br: Bromo,
Bromo, F: Formaldeide, T: testimone, V: F: formaldeide, T: testimone, V: vegetale)
vegetale).

I risultati del Test della Cometa effettuato sulle acque gravitazionali provenienti dai
vasi trattati con formaldeide hanno mostrato significativita’ per gli apici cresciuti sui suoli
sabbiosi (Fig.6). Per quanto riguarda i test effettuati sui suoli inerti inquinati con le acque
gravitazionale contenenti bromo, sono stati ottenuti risultati significativi in particolare per i
campioni cresciuti nel suolo argilloso (Fig. 7, 7a, 7b).

Comet-L(µm)
Comet-L(µm)
a b
200 200 b
b b
150 150
a
100 a a a 100
50 50 b
0 0
Abr

Sbr

H20
AVbr

SVbr
A FORM

AT
ST
S FORM

A FORM

Fig.6: Test della Cometa effettuato sulle acque di Fig 7: Test della Cometa effettuato sulle acque
percolazione (S:sabbioso, A: argilloso, F: di percolazione contenenti Bromo (S:sabbioso,
formaldeide, T: testimone, V: vegetale). A: argilloso, Br: Bromo, T: testimone, V:
vegetale).

Fig.7a: esempio di cometa campione AVBr Fig.7b: esempio di cometa campione


AVBr

Biosensore a DNA
I risultati ottenuti con il biosensore a DNA sui campioni di suolo sono in accordo con
quelli dei test di fitotossicita’ e di genotossicita’. In particolare e’ stato evidenziato,
confermando il risultato del test della cometa, un effetto genotossico nei suoli sabbiosi e
argillosi inquinati con Formaldeide.
Tabella 1: Confronto tra i risultati ottenuti con le metodiche di Fitotossicita’, genotossicita’ e biosensore a
DNA
Segnale < 90 % : moderatamente tossico Segnale > 90 % : non tossico.
(Legenda: S:sabbioso, A: argilloso, Br: Bromo, F: formaldeide, T: testimone, V: vegetale)

Biosensore Fitotossicita’ Frequenza delle Test della


(S%) Lunghezza dell cellule cometa
radice primaria micronucleate (Comet L)
(mm) (%)
ST 100 ± 6 60,43 0,01 9,14
STV 100 ± 6 41,26 0,01 9,03
S Br 104 ± 5 55,34 0,21 16,38
S Br V 82 ± 3 49,33 0,12 12,08
SF 71 ± 3 37,24 n.p 132,93
SFV 75 ± 6 41,26 n.p 105,30

AT 100 ± 6 64,68 0,01 7,56


ATV 100 ± 5 62,54 0,01 13,3
A Br 104 ± 5 53,84 0,01 18,48
A Br V 98 ± 3 62,54 0,01 19,32
AF 90 ± 5 29,63 0,01 117,90
AFV 80 ± 4 24,85 0,01 82,26

I risultati ottenuti analizzando l’acqua gravitazionale con il biosensore a DNA hanno


confermato quelli ottenuti con i test di fitogenotossicita’ e genotossicita’, in particolare si
sono evidenziati fenomeni di genotossicita’ per i suoli sabbiosi ed argillosi inquinati con
formaldeide e sabbiosi inquinati con bromo.

Risultati campionamento Comune di Statte


Fitotossicita’ e MNC test
Per quanto riguarda la fitotossicità non si evidenzia una riduzione statisticamente
significativa della lunghezza della radice primaria in nessun sito dei campioni di suolo. Si
puo’ soltanto notare un lieve effetto sulla riduzione della radice primaria nel sito "matra
valle" , dove infatti , secondo le indagine sulla composizione chimica , risulta un accumulo
di PCB e dove anche la densità batterica è più bassa. (Fig.8)
I dati relativi alla genotossicità (MNC) non sono riportati perchè statisticamente non
significativi.

fitotossicità taranto
apici (media mm)

60
50
40
30
20
10
0
Ta

Ta

vi

sa
m
va
at

at

b
ra
ra

bi
ra

ra
io
nt
nt

a
va
o
o

sp
gr

lle
ee

in
el
...

li

Fig.8 Misura lunghezza radice primaria

Comet test
I risultati relativi alla genotossicità effettuati con il comet test evidenziano solo nel sito
“matra valle”, in accordo con i risultati di fitottossicita’, un danno di tipo genotossico
lievemente significativo, dato il leggero incremento rispetto al controllo del parametro
comet –lenght (Fig.9).

Comet-L(µm)
b
45
40
35 ab
30 ab ab
25
20
15
10
5 a a
0
GREENSPORT

SPINELLIE
SABBIA
MATRAV

VIVAIO
MATRA

Fig.9 Test della Cometa sui suoli del Comune di Statte

5.2 Studi sull’attività enzimatica


Vengono presentati i risultati per le cinque stazioni relativi ai tassi di attività enzimatica.
Vengono inoltre presentati i risultati relativi alle conte batteriche, alle attività specifiche e
all’analisi delle lectine per la determinazione dei residui polisaccaridici.

Stazione MATRA Monte


In figura 1 sono mostrati i valori delle attività enzimatiche considerate. Si vede che c’è
una certa omogeneità tra i valori ottenuti, tranne per la amminopeptidasi (leu) che risulta
essere quella più bassa con 0.145 nmol/g/h. L’attività più alta risulta essere la Lipasi con
0.438 nmol/g/h.

TA MATRA

0,5

0,4
nmol/g/h

0,3

0,2

0,1

0
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 1. Andamento delle attività enzimatiche nella stazione MATRA Monte


(media e deviazione standard).

Per quanto riguarda la conta batterica il risultato è di 3.67 E+11 cell/g (fig.11).
Le attività specifiche variano in un range compreso tra 0.0004-0.0012 attomol/h (fig.2).
TA MATRA

7,0E-03
6,0E-03
5,0E-03
attomol/h

4,0E-03
3,0E-03
2,0E-03
1,0E-03
0,0E+00
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 2. andamento delle attività specifiche nella stazione TA. MATRA Monte
(media e deviazione standard).

Stazione MATRA VALLE


Il range di attività osservata varia da 0.052 a 0.138 nmol/g/h (fig.3). L’attività più alta
risulta essere sempre la lipasi.
Per quanto riguarda la conta batterica il risultato è di 1.38 E+12 cell/g (fig.11).
In questa stazione l’attività specifica è molto bassa con valori compresi tra 0.00014 e
0.00038 attomol/h (fig.4).

MATRA VALLE

0,5
0,45
0,4
0,35
nmol/g/h

0,3
0,25
0,2
0,15
0,1
0,05
0
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 3. Andamento delle attività enzimatiche nella stazione MATRA VALLE


(media e deviazione standard).

MATRA VALLE

7,0E-03
6,0E-03
5,0E-03
attomo/h

4,0E-03
3,0E-03
2,0E-03
1,0E-03
0,0E+00
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 4. Andamento delle attività specifiche nella stazione MATRA VALLE


(media e deviazione standard).
Stazione Colucci (Vivaio)
Le attività risultano essere simili a quelle della stazione MATRA VALLE; quella più alta è
sempre la lipasi con 0.140 nmol/g/h (fig.5).

TA VIVAIO

0,5
0,45
0,4
0,35
0,3
nmol/g/h

0,25
0,2
0,15
0,1
0,05
0
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 5. Andamento delle attività enzimatiche nella stazione TA. VIVAIO


(media e deviazione standard).

I risultati della conta batterica sono 9.65E+11 cell/g (fig.11).


L’attività specifica varia nello stesso range della stazione precedente (fig.6).

TA VIVAIO

7,0E-03
6,0E-03
5,0E-03
attomol/h

4,0E-03
3,0E-03
2,0E-03
1,0E-03
0,0E+00
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 6. Andamento delle attività specifiche nella stazione TA. VIVAIO


(media e deviazione standard).

Stazione Green Sport


Il range di attività osservata varia da 0.0042 a 0.057 nmol/g/h (fig.7). L’attività più alta
risulta essere in questo caso la leucina.
TA GREEN SPORT

0,5
0,45
0,4
0,35
nmol/g/h

0,3
0,25
0,2
0,15
0,1
0,05
0
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 7. Andamento attività nella stazione TARANTO GREEN SPORT (media e deviazione standard).

I risultati della conta batterica sono 1.00E+11 cell/g (fig.11). I valori delle attività
specifiche sono quelli più bassi e sono compresi tra 0.000011 e 0.00016 attomol/h (fig.8).
TA GREEN SPORT

7,0E-03

6,0E-03

5,0E-03
attomol/h

4,0E-03

3,0E-03

2,0E-03

1,0E-03

0,0E+00
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 8. andamento attività specifiche nella stazione TARANTO GREEN SPORT(media e deviazione
standard).

Stazione SPINELLI
In questa stazione si è registrata la variabilità più alta tra le attività (fig.9). La lipasi è
molto alta rispetto alle altre (più che nelle stazioni precedenti) con un valore di 0,212
nmol/g/h.
Figura 9. Andamento delle attività enzimatiche nella stazione TARANTO SPINELLI (media e deviazione
standard).

TA SPINELLI

0,5
0,45
0,4
0,35
nmol/g/h

0,3
0,25
0,2
0,15
0,1
0,05
0
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO
I risultati della conta batterica sono 2.09E+11 cell/g (fig.11).
In questa stazione si riscontrano i valori di attività specifica più alti con un massimo
per la lipasi di 0.0058 attomol/h (fig.10).

TA SPINELLI

7,0E-03

6,0E-03

5,0E-03
attomol/h

4,0E-03

3,0E-03

2,0E-03

1,0E-03

0,0E+00
Leu a-glu b-gl;u Lip PHO

Figura 10. Andamento delle attività specifiche nella stazione TARANTO


SPINELLI (media e deviazione standard).

cell/g

1,6E+12

1,4E+12

1,2E+12

1E+12

8E+11

6E+11

4E+11

2E+11

0
TA MATRA MATRA TA VIIVAIO TA GREEN TA SPINELLI
VALLE SPORT

Figura 11. Andamento delle conte batteriche nelle cinque stazioni


(media e deviazione standard).

I risultati dell’analisi con le lectine sono sintetizzate in figura 12. Non c’è omogeneità
tra le stazioni e i valori più alti risultano per Con A nella stazione Taranto Matra Valle con
una copertura 4,08E+04 ± 1,50E+04 mm/g di terreno e per WG nella stazione Taranto
Spinelli 4,76E+04 ± 1,22E+04 mm/g di terreno.
7,00E+04
6,00E+04
5,00E+04
mm/g

4,00E+04 Con A
3,00E+04 WG
2,00E+04
1,00E+04
0,00E+00
l le

io
ra

li
or

el
va
Va
at

Sp

in
M

Vi

Sp
ra

en
TA

TA
at

TA
re
M

G
TA

TA

Stazione

Figura 12. Andamento della copertura con le lectine in mm/g di terreno nelle cinque stazioni
(media e deviazione standard).

6. Conclusioni

Successivamente a tutte le elaborazioni delle prove e dei campionamenti sin qui


svolti si può affermare che le acque di falda di questa zona non siano compromesse,
nonostante il territorio sia inserito tra i siti italiani che necessitano di bonifiche. Sarebbe
però auspicabile prevedere per i siti investigati, anche sulla scorta dei dati sin qui raccolti,
un monitoraggio dello stato di contaminazione degli acquiferi nelle diverse stagioni; questo
poiché, nonostante le acque siano risultate poco tossiche, si possono osservare delle
variazioni stagionali sia in termini di presenza/assenza di mutagenicità sia delle variazioni
della dose tossica nei test svolti.
Vista anche la situazione stratigrafica e la geometria della falda presente nell’area,
una proposta per uno sviluppo futuro dello studio potrebbe riguardare l’esecuzione di test
di diffusione con traccianti specifici per le rocce ad alta permeabilità secondaria come
quelle della zona in questione. Questo allo scopo di comprendere le reali dinamiche di
diffusione di specifici inquinanti che potrebbero essere presenti nell’area in questione.
Dal punto di vista della mutagenesi vegetale, invece, I risultati ottenuti dalla
sperimentazione effettuata sul sito di Tor Mancina hanno mostrato come sia possibile
ricavare valide indicazioni sul livello di contaminazione di un sito attraverso le analisi dei
suoli, dei vegetali cresciuti su questi e delle acque gravitazionali campionate.
In particolare, alcune variazioni chimico-fisiche del terreno potrebbero essere
impiegate come indicatori chimici di contaminazione dei suoli, come rilevato nel caso della
formaldeide. In aggiunta il chimismo (contenuto di azoto totale, di clorofilla, di anioni e
cationi) e l’analisi morfologica dei vegetali (rapporto tra la superficie fogliare e la lunghezza
della radice principale) possono essere convenientemente utilizzati per identificare le
piante oggetto di contaminazione, una volta noti gli standard di concentrazione fogliare e
biometrici di individui cresciuti in ambienti non inquinati (organismi testimoni). Molte piante
spontanee potrebbero rappresentare in tal modo, degli efficienti indicatori di inquinamento
per gli ambienti naturali abituali.
La composizione delle acque di percolazione prelevate nei siti inquinati può
rappresentare un ulteriore indicatore dell’incidente chimico, dall’osservazione delle
variazioni a carico degli elementi nutritivi per le piante e di alcuni anioni.
Le piante si sono dimostrate organismi utili per rivelare la presenza di inquinanti
ambientali genotossici, consentendo, accanto a più collaudate metodiche di tipo chimico-
fisico e biologico, il controllo e lo screening in situtest di mutagenesi. I nostri studi hanno
dimostrato inoltre come il test della cometa sia sensibile, rapido ed economico per
l’identificazione del danno al DNA, e può essere usato come biomarker di genotossicità
per studi di biomonitoraggio. Questo test rileva il danno indotto anche da basse dosi di
mutageno in ogni singola cellula permettendo un’analisi dell’effetto su una popolazione
cellulare più estesa.
Il test della Cometa sembra essere più sensibile del test dei micronuclei nel valutare
il danno al DNA indotto da mutageni, anche se è importante valutare che gli effetti a carico
del DNA sono rilevati dalle due metodiche a diversi endpoints genetici.
Il test dei micronuclei infatti permette di evidenziare gli effetti mutageni di tipo
clastogeno e mitoclastico di agenti mutageni chimici o fisici. Dopo un evento mitotico
porzioni di cromatina perse durante l’anafase (frammenti o interi cromosomi) sono
passivamente ereditate da una delle due cellule figlie e formano uno o più micronuclei,
visibili accanto al nucleo. Essi pertanto rappresentano l’immediata evoluzione del danno
mutageno nella generazione successiva all’evento mutazionale e vengono eliminati
nell’arco di poche generazioni. In conclusione, dal momento che il test dei Micronuclei
identifica lesioni che sopravvivono almeno per un ciclo mitotico, mentre il test della cometa
identifica lesioni riparabili del DNA, è necessario utilizzare entrambe le metodiche in modo
da ottenere un miglior quadro interpretativo della situazione di specifici ambienti sottoposti
a possibili fonti di inquinamento.
Le analisi eseguite comunque hanno mostrato un buon livello di accordo con i
risultati ottenuti col biosensore a DNA.
Le analisi di mutagenesi vegetale effettuate sui suoli prelevati presso il Comune di
Statte non hanno evidenziato però effetti di tipo genotossico eccetto per un leggero
incremento del danno al DNA sul sito “Matra valle”dove risulta, dalle analisi chimiche
effettuate, un accumulo di PCB.
Dal punto di vista della caratterizzazione dell’attività microbica, infine, le stazioni
studiate hanno presentato una etereogeneità per quanto riguarda le attività enzimatiche. In
realtà è la stazione Matra Valle a discostarsi dalle altre, presentando i valori più alti e
creando quindi, un effetto significativo (F= 156,76; p<0.5). Infatti, non considerando questa
stazione si evidenzia una maggiore omogeneità. L’attività predominante risulta essere la
lipasi (tranne nella stazione Green Sport). Rapportando le attività enzimatiche tra di loro è
interessante notare che, sempre escludendo la stazione Matra Valle, si amplificano le
differenze tra le stazioni Matra Valle e Vivaio (che presentano una certa omogeneità tra di
loro) e tra Green Sport e Spinelli (F= 12,25; p<0.5).
Questa analogia tra stazioni è confermata anche dai dati di abbondanza batterica e
di attività specifica. Esse risultano essere più alte sempre nelle stazioni Matra Valle e
Vivaio, dove si riscontrano anche i valori più alti di carbonio organico rispetto al carbonio
totale (TOC/TC è 82,5% per la prima e 68,2% per la seconda; dati forniti dalla U.O.2), e
quindi c’è una disponibilità di materia organica maggiore.
Discorso a parte va fatto per la stazione Matra, dove i valori più elevati di attività
enzimatica rispetto alle altre stazioni coincidono con i valori più bassi di abbondanza
batterica, con un’attività specifica, quindi, molto alta. In questa stazione la popolazione
batterica sembra quindi molto più attiva delle popolazioni delle altre stazioni. In realtà, la
minore attività riscontrata nelle altre stazioni potrebbe dipendere oltre che da specie
metabolicamente meno attive, anche da una frazione di cellule attive più bassa che in
Matra. E’ stato più volte osservato, infatti, che in una comunità batterica non tutte le cellule
sono attive (crescono o presentano attività enzimatiche) nello stesso momento; anzi, la
frazione della comunità attiva può essere spesso molto bassa (1-4%). Le tecniche
utilizzate in questo studio, non ci permettono di chiarire questo aspetto, che pertanto
rimane ancora aperto.
Per quanto riguarda la determinazione della copertura con le lectine è significativo il fatto
che la WG , che ricordiamo è specifico per la chitina, un polimero abbastanza resistente
alla degradazione, è presente maggiormente nelle stazioni in cui il carbonio organico è
minore e che sono caratterizzate da una granulometria medio/fine dei sedimenti (dati
U.O.2) ovvero per le stazioni Green Sport e Spinelli, suggerendo la possibilità di un utilizzo
selettivo della sostanza organica da parte dei microrganismi.
Non possiamo fare un discorso analogo per quanto riguarda la Con A che presenta
in generale una copertura minore, anche se presenta un picco nella stazione Matra Valle,
che ha il più alto contenuto di carbonio organico e presenta una granulometria
medio/grossa (dati U.O.2).
Il metodo che abbiamo utilizzato ha permesso di dare una valutazione quantitativa
della copertura nei vari terreni in base ai residui polisaccaridici presenti. Questo sembra
essere un risultato promettente, ma è comunque necessaria una ottimizzazione del
metodo. Una prospettiva è legata all’uso di un numero maggiore di lectine, in modo tale da
coprire un ampio spettro di residui polisaccaridici che possono essere presenti e in modo
tale da fare una determinazione oltre che quantitativa, anche qualitativa di un terreno.
Questa tecnica, insieme all’uso di nuovi substrati per determinare l’attività enzimatica a
livello di singole cellule, che sono stati sviluppati di recente, potrebbe permettere di
analizzare in situ la comunità microbica e determinarne in modo quantitativo il ruolo nel
metabolismo dei substrati organici presenti.

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VV.AA., Metodi Ufficiali di Analisi Chimica del Suolo, Ministero delle Risorse Agricole,
Alimentari e Forestali (1994).

VV.AA.,. Determination of total organic carbon (TOC) in sludge, Europ standard cen.
(1999)

Weinbauer Markus G., Beckmann Christine, Hofle Manfred G. (1998). Utility of Green
Fluorescent Nucleic Acid Dyes and Aluminum Oxide Membrane Filters for Rapid
Epifluorescence Enumeration of Soil and Sediment Becteria. Applied and Environmetal
Microbiology. N.12. 64:5000-5003

Y.P. Kalra (1998). Determination of cadmium,chromium, cobalt, lead and nickel in plant
tissue, Reference Methods for Plant Analysis, pp.193-197.

Y.P. Kalra (1998). Determination of total nitrogen in plant tissue, Reference Methods for
Plant Analysis, , pp.75-81
RELAZIONE SCIENTIFICA

“TRASPORTO E DESTINO DI METALLI PESANTI E COMPOSTI


ORGANICI ALOGENATI IN SUOLI CONTAMINATI”

PROGETTO DI RICERCA FINALIZZATA

“Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e di lavoro,


di provvedimenti di pianificazione territoriale”

Unità Operativa 2

Dipartimento di Chimica
Università degli studi di Roma “La Sapienza”

Responsabile scientifico: Dott. Marco Petrangeli Papini


Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

INDICE

1 – PREMESSE E SCOPI DELLA RICERCA pag 3

2 – SVILUPPO DEL PROTOCOLLO PER LA VALUTAZIONE DELLA


CAPACITA’ DI ADSORBIMENTO DI SUOLI E SOTTOSUOLI NEI
CONFRONTI DI METALLI PESANTI

2.1 Caratterizzazione del suolo utilizzato nello sviluppo del protocollo pag 4
2.1.1 Distribuzione granulometrica pag 4
2.1.2 Grado di reazione (pH) pag 4
2.1.3 Capacità di scambio cationica (CEC) pag 5
2.1.4 Contenuto di sostanza organica (TOC) pag 6
2.1.5 Area superficiale pag 6
2.1.6 Percentuale di metalli presenti nel suolo (mineralizzazione) pag 7
2.1.6.1 Attacco con HF concentrato pag 8
2.1.6.2 Attacco con HCl concentrato pag 8
2.1.6.3 Attacco con HNO3 concentrato pag 8
2.1.7 Composizione mineralogica pag 8
2.1.8 Spettro FTIR pag 8
Figure e Tabelle paragrafo 2.1 pag 10

2.2 - Procedure per l’estrazione delle diverse componenti di un suolo pag 19


2.2.1 Introduzione pag 19
2.2.2 Tecniche di estrazione selettiva pag 20
2.2.2.1 Estrazione con idrossilammina cloridrata pag 20
2.2.2.2 Estrazione con ditionito di sodio pag 20
2.2.2.3 Estrazione con acido ossalico al 10% pag 21
2.2.3 Prove sperimentali di estrazione pag 21
2.2.3.1 Cinetiche di estrazione pag 21
2.2.3.2 Estrazione con NH2OH HCl 0.02M+HNO3 0.01M pag 22
2.2.3.3 Estrazione con Na2S2O4 0.4M a pH 6 pag 22
2.2.3.4 Estrazione con acido ossalico al 10% pag 22
2.2.3.5 Attacco con HCl concentrato pag 23
2.4 Discussione dei risultati pag 23
Figure e Tabelle paragrafo 2.2 pag 26

2.3 Prove batch di adsorbimento pag 36

2.3.1 Prove batch di adsorbimento pag 36


2.3.1.1 Pretrattamento del suolo pag 36
2.3.1.2 Fase di stabilizzazione del pH pag 36
2.3.1.3 Fase di adsorbimento del singolo metallo
(isoterma monocomponente) pag 36
2.3.2 Adsorbimento di Pb, Cd e Ni in sistemi monocomponente
sul suolo tal quale pag 37
2.3.3 Adsorbimento di Pb, Cd e Ni in sistemi monocomponente
sul suolo trattato con le varie soluzioni estraesti pag 39

1
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

2.3.3.1 Adsorbimento del Pb dopo ogni singola estrazione pag 39


2.3.3.1.1 Adsorbimento del Pb dopo estrazione con
NH2OH HCl 0.02M + HNO3 0.01M pag 39
2.3.3.1.2 Adsorbimento del Pb dopo estrazione con
Na2S2O4 0.4M pag 39
2.3.3.1.3 Adsorbimento del Pb dopo estrazione con
acido ossalico pag 40
2.3.3.1.4 Adsorbimento del Pb dopo attacco con HCl pag 40
2.3.3.1.5 Confronto delle diverse isoterme pag 40
2.3.3.2 Adsorbimento del Cd dopo ogni singola estrazione pag 41
2.3.3.3 Adsorbimento del Ni dopo ogni singola estrazione pag 41
Figure e Tabelle paragrafo 2.3 pag 43

2.4 Modellizzazione dei dati sperimentali pag 64

2.4.1 Modellizzazione dei dati del Pb pag 65


2.4.2 Modellizzazione dei dati del Cd pag 66
2.4.3 Modellizzazione dei dati del Ni pag 66
2.4.4 Confronto fra i modelli del Pb, Cd e Ni pag 66
2.4.5 Verifica del modello pag 68
Figure e Tabelle paragrafo 2.4 pag 69

Bibliografia Capitolo 2 pag 81

3– PROPOSTA DI PROCEDURA PER LA VALUTAZIONE DELLA


CAPACITA’ DI ADSORBIMENTO DI SUOLI E SOTTOSUOLI NEI
CONFRONTI DI METALLI PESANTI pag 84

4– SVILUPPO DI PROCEDURE DI MONITORAGGIO E BONIFICA DI


SUOLI CONTAMINATI DA POLICLOROBIFENILI

4.1 Introduzione e scopi pag 87


4.2 Approccio metodologico pag 88
4.3 Risultati e discussione pag 90

APPENDICE A
Caratterizzazione suoli campionati nell’area oggetto dello studio pag 93

2
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

CAPITOLO 1

PREMESSE E SCOPI DELLA RICERCA

Nell'ambito del Progetto di Ricerca Finalizzata “Impatto sulla salute di particolari condizioni
ambientali e di lavoro, di provvedimenti di pianificazione territoriale”, finanziato dal Ministero
della Saluta e dall’ISPESL, l'attività di ricerca della Unità Operativa n. 2 del Dipartimento di
Chimica dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” coordinata sal Dott. Marco Petrangeli
Papini è stata rivolta allo studio dei processi che governano il trasporto ed il destino ambientale di
metalli pesanti tossici e di composti organici alogenati aromatici (i.e.clorofenoli e PCB) in suoli
contaminati. Tale attività è stata svolta con particolare riferimento al possibile impatto negativo su
recettori sensibili quali le acque di falda sottostanti siti inquinati e nell’ottica di fornire strumenti
procedurali e metodologici per la valutazione “speditiva” della mobilità e persistenza di tali
contaminanti nei suoli e sottosuoli. La scelta dei contaminanti oggetto del presente studio è derivata
sia dalle caratteristiche peculiari dell'area oggetto del progetto generale che al particolare
comportamento che i contaminanti stessi esibiscono nei suoli e nelle falde. I metalli pesanti, a
differenza dei contaminanti organici, non sono biodegradabili, si accumulano negli organismi
viventi ed il loro destino, nella migrazione attraverso i suoli e nelle falde acquifere, è
principalmente controllato dai processi di interazione all'interfaccia solido/liquido. Per quanto
riguarda gli idrocarburi alogenati, in particolare policlorobifenili (PCB) e clorofenoli, il loro destino
biologico nei suoli e nelle acque di falda è ancora oggetto di numerosi studi sopratutto nelle
situazioni reali di campo. Inoltre quando degradati, tali composti possono generare derivati organici
clorurati tossici e recalcitranti. E' dunque necessario, ai fini di una corretta valutazione del rischio
ambientale di un sito inquinato da composti aromatici alogenati e per la valutazione di fattibilità di
un intervento di bonifica, condurre studi di laboratorio diretti a determinare la degradabilità
biologica degli inquinanti in campioni di suolo provenienti dal sito reale.
Come già riportato nelle precedenti relazioni intermedie, l’attività della presente Unità Operativa è
stata condotta in stretto coordinamento con le Unità Operative N. 1 (ISPESL, DIPIA, Roma)
Responsabile scientifico: Dott. Marco Di Basilio “Caratterizzazione idrogeologica, geologica e
chimica. Studio delle interazioni fra componente microbica e inquinanti e valutazione del livello di
genotossicità”, e N. 3 (IRSA – CNR, Roma) Responsabile scientifico: Dott. Maurizio Pettine
“Sostanze tossiche nelle acque di falda e definizione di classi di qualità”. In particolare la
sperimentazione e le attività di caratterizzazione sono state condotte sugli stessi campioni di suoli e
di acqua prelevati a carico della U.O 1 nell’area oggetto del progetto generale.
L’attività della presente Unità Operativa è stata condotta a due livelli: da una parte , a partire dai
suoli campionati nell’area in oggetto, è stata sviluppata una specifica procedura per la valutazione
della capacità di adsorbimento di suoli e sottosuoli nei confronti dei metalli pesanti e sono state
messe a punto tecniche di monitoraggio chimico-microbiologico ed ecotossicologico integrate e di
tecniche intensificate/integrate di valutazione dei processi biologici a carico di PCB
(policlorobifenili) in modo tale da determinare con più efficacia il rischio associato agli stessi
nonché la tecnica più adatta e promettente per la loro bonifica e dall’altra è stato fornito un supporto
alla caratterizzazione delle matrici di interesse individuate nell’ambito delle attività comuni
(sopratutto per quanto riguarda la caratterizzazione chimico fisica dei suoli).
La presente relazione conclusiva sulla attività scientifica svolta dalla presente Unità Operativa è
quindi organizzata in una parte relativa allo sviluppo delle procedure e ad una raccolta delle analisi
condotte a carico della matrici comuni.

3
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

CAPITOLO 2

SVILUPPO DEL PROTOCOLLO PER LA VALUTAZIONE DELLA


CAPACITA’ DI ADSORBIMENTO DI SUOLI E SOTTOSUOLI NEI
CONFRONTI DI METALLI PESANTI

2.1 CARATTERIZZAZIONE DEL SUOLO UTILIZZATO NELLO SVILUPPO DEL


PROTOCOLLO

Lo sviluppo della procedura di valutazione dell’adsorbimento dei suoli nei confronti dei metalli
pesanti è stato realizzato essenzialmente su uno dei suoli provenienti dall’are di interesse del
progetto ed in particolare quello denominato con la sigla Matra. La iniziale accurata
caratterizzazione di tale suolo risulta uno step fondamentale per la comprensione dei fenomeni che
si istaurano tra il suolo e gli inquinanti.
La caratterizzazione (effettuata sul campione di suolo vagliato a 2 mm) è consistita nella
determinazione della distribuzione granulometrica, del grado di reazione (pH), della capacità di
scambio cationica (CEC), del contenuto totale di carbonio organico (TOC), dell’area specifica
superficiale; è stata inoltre effettuata una mineralizzazione per la determinazione della percentuale
di metalli presenti nel suolo, è stata determinata la composizione mineralogica del suolo mediante
diffrattometria ai raggi X e si è tentato, infine, di stabilire la tipologia di sostanza organica in esso
presente mediante spettofotometria FTIR.

2.1.1 Distribuzione granulometrica

La determinazione della distribuzione granulometria del suolo in esame è stata effettuata utilizzando
un vibrovaglio ed un granulometro laser. In particolare, il primo è stato utilizzato per determinare la
distribuzione delle particelle con diametro inferiore a 2 mm (Tabella 1.1 e Figura 1.1), mentre il
secondo per particelle con diametro inferiore a 0,175 mm (Tabella 1.2 e Figura 1.2).
In Tabella 1.3 è riportata la classificazione delle particelle del suolo proposta dalla Società
Internazionale della Scienza del Suolo (ISSS), secondo la quale sono state raggruppate le particelle
del suolo in esame, ottenendo i risultati riportati in Tabella 1.4 ed in Figura 1.3. E’ stata quindi
definita la tessitura del suolo, facendo ricorso al diagramma triangolare proposto dalla ISSS e
riportato in Figura 1.4: il suolo in esame risulta sabbioso.

2.1.2 Grado di reazione (pH)

Ioni positivi e negativi, e fra questi ioni H+ (sotto forma di H3O+), sono sempre presenti nella fase
liquida del suolo, indipendentemente dal volume relativo di questa. La presenza di ioni H+ è legata
agli equilibri che si stabiliscono tra le fasi solida, liquida e gassosa del suolo, continuamente e
simultaneamente modificati sotto l’influenza di numerosi fattori variabili nello spazio e nel tempo e
riferibili a:

¾ meccanismi di scambio a livello delle superfici dei minerali argillosi, delle sostanze umiche
e dei complessi organo-minerali (complesso di scambio del suolo);
¾ dissociazione di ioni OH- dalla struttura cristallina dei fillosilicati e dei gruppi carbossilici e
fenolici delle sostanze umiche;
¾ dissociazione di acidi minerali che possono risultare presenti dall’ossidazione chimica e
biochimica di solfuri, polisolfuri e zolfo, per decomposizione della sostanza organica e

4
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

successiva ossidazione di NH3 e H2S rispettivamente ad HNO2, HNO3 e H2SO4, per


ossidazione di NO2 e SO2 atmosferici;
¾ solubilizzazione nella fase liquida di CO2

CO2 + H 2O ↔ H + + HCO3−
HCO3− ↔ H + + CO32−

associata, in presenza di calcare (CaCO3), al sistema CaCO3-CO2-H2O. Il pH del suolo ne esprime


quindi la reazione, acida, neutra o alcalina.
La determinazione del pH del suolo è stata eseguita secondo quanto riportato nei “Metodi ufficiali
di analisi chimica del suolo, Gazzetta Ufficiale (25/5/1992)”. Il procedimento si basa sull’analisi
potenziometrica di una sospensione ottenuta addizionando acqua ad un campione di suolo nel
rapporto 1/2.5 (w/w). In un provettone di vetro sono stati messi 10 g di suolo e 25 ml di acqua
distillata. Dopo aver agitato per circa due ore, si è misurato il pH della sospensione mediante un
pH-metro precedentemente tarato. La misura è stata ripetuta aggiungendo, al posto dell’acqua,
rispettivamente una soluzione di KCl 1 M ed una di CaCl2 1 M, allo scopo di ottenere risultati più
riproducibili, meno influenzati dal contenuto salino del suolo.
Anche se realizzata in condizioni diverse da quelle che caratterizzano il sistema suolo, per assenza
della fase gassosa, per più elevato volume della fase liquida e, nel caso di sospensione in soluzione
diluita in KCl, per mobilizzazione della riserva di acidità legata al complesso di scambio (acidità
potenziale), la determinazione del pH fornisce un dato importante per la valutazione delle proprietà
chimiche del suolo.
Il valore del pH per il suolo utilizzato nel presente lavoro di tesi nella sospensione suolo-H2O è 8.2,
quello nella sospensione suolo-KCl è 8.3 mentre quello nella sospensione suolo-CaCl2 è 7.9.
Confrontando questo valore con quelli della Figura 1.5 si nota come il suolo presenta un’alcalinità
moderata, tipica delle regioni aride.

2.1.3 Capacità di scambio cationica (CEC)

Per scambio cationico si intende il numero di siti del complesso attivo del suolo, colloidi
minerali e organici, dotati di carica negativa, capaci di adsorbire cationi che neutralizzano la loro
carica. La capacità di scambio cationica (CEC) è di conseguenza definita come somma totale dei
cationi scambiabili adsorbiti ed è espressa in milliequivalenti per 100 g di suolo.
Il valore della CEC fornisce indicazioni importanti sul grado di alterazione e sulla fertilità dei suoli:
bassi valori di cationi scambiabili possono essere correlati con la scomparsa o con l’assenza di
minerali primari e con la formazione di minerali secondari a bassa capacità di scambio, mentre un
valore elevato tende ad essere associato con un meno intenso processo di alterazione che consente
ancora l’individuazione di minerali primari ed indica inoltre un’elevata riserva di elementi nutritivi
per la crescita delle piante.
La CEC è stata determinata con il procedimento riportato nei “Metodi ufficiali di analisi chimica
del suolo, Gazzetta Ufficiale (25/5/1992)”. Questo metodo prevede la saturazione dei siti di
scambio con cloruro di bario ed il successivo trattamento del complesso bario-suolo con una
soluzione di solfato di magnesio, che sposta tutto il bario adsorbito grazie alla formazione di solfato
di bario insolubile. Conoscendo la concentrazione iniziale di ioni Mg2+ e misurando quella finale,
per differenza si risale alla CEC, espressa come meq di ione scambiati per 100 g di suolo.
La determinazione della CEC è stata effettuata ponendo in un tubo da centrifuga 2.000±0.002 g di
suolo ed aggiungendo 25 mL di una soluzione preparata con 100 g di BaCl2*2 H2O e 22.5 ml di
trietanolammina in 1 L di acqua distillata, portata a pH 8.1±0.1 con HCl 1 M . La saturazione dei siti
di scambio è stata assicurata dal fatto che la sospensione suolo-BaCl2 è stata per tre volte agitata,
centrifugata e privata del supernatante; ogni volta la sospensione è stata rigenerata con 25 ml di

5
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

soluzione nuova. In seguito il suolo è stato sospeso in 25 ml di acqua distillata, per eliminare
l’eccesso di BaCl2, e centrifugato.
Il complesso bario-suolo è stato uindi trattato con 25 ml di una soluzione di MgSO4 0.05 M in modo
da scambiare completamente gli ioni Ba2+. con gli ioni Mg2+ La concentrazione di Mg2+ residua in
questa soluzione ed in quella iniziale sono state determinate mediante misure all’ICP.
La CEC è stata calcolata con la seguente formula:

(((0.030 ⋅ C i ) − ((0.030 + B − A) ⋅ C f ))
CEC = ⋅ 100
(m ⋅ PE )

dove:
Ci = concentrazione degli ioni Mg2+ nella soluzione iniziale (mg/l)
Cf = concentrazione degli ioni Mg2+ nella soluzione finale (mg/l)
A = peso del provettone + suolo asciutto (Kg)
B = peso del provettone + suolo bagnato (Kg)
m = massa di suolo utilizzata (g)
PE = peso equivalente del Mg2+ (12.156)

Per il suolo in esame sono state effettuate tre repliche ed il valore della CEC, considerando un
intervallo di confidenza al 95%, è risultato essere pari a 15.9±3.6 meq/100g.

2.1.4 Contenuto di sostanza organica (TOC)

La percentuale di carbonio organico (TOC) del suolo in esame è stata calcolata effettuando la
differenza tra la percentuale di carbonio totale (TC) e quella di carbonio inorganico totale (TIC).

TOC(%)= TC(%)- TIC(%)

Sia il TC che il TIC sono stati misurati con lo strumento Strohlein C-mat 550 LI-PC, effettuando tre
repliche. Il TOC è stato determinato per la frazione di suolo vagliata a 500 µm, in quanto questa
frazione è stata quella effettivamente utilizzata per effettuare le prove batch descritte nel seguito. Il
valore del TC(%) è risultato essere 10.39±0.49 mentre quello del TIC(%) 7.51±0.34; per differenza
è stato calcolato un valore di TOC(%) di 2.88±0.39 (tutti i valori sono espressi come intervalli di
confidenza al 95%).

2.1.5 Area superficiale

In un sistema eterogeneo, quale un suolo, si riscontra una grande variabilità dei valori di area
superficiale ed in generale minori sono le dimensioni delle particelle e maggiore è il valore di tale
parametro. Un suolo, infatti, può essere costituito da un gran numero di minerali, ciascuno dei quali
presenta un valore specifico di area superficiale (ad esempio 10-20 m2/g per la caolinite, 70-90 m2/g
per la clorite, 90-130 m2/g per l’illite, 750-800 m2/g per la montmorillonite).
La superficie specifica della particelle di un solido è in stretta relazione con la sua capacità
d’adsorbimento di gas e liquidi. La sua misura si realizza determinando la quantità di un liquido o di
un gas necessario a coprire l’estensione delle superfici accessibili; possono essere utilizzati vapor
d’acqua, azoto o liquidi organici, come il glicole etilenico. In questo lavoro il valore dell’area
superficiale del suolo in esame è stato determinato misurando, a pressioni variabili, il volume di gas
(N2) adsorbito sulla superficie ed utilizzando l’equazione B.E.T. (Brunauer, Emmet, Teller):

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Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

p 1 ⎛ C −1 ⎞ p
= + ⎜⎜ ⎟⋅
Va ⋅ ( p° − p ) Vm ⋅ C ⎝ Vm ⋅ C ⎟⎠ p°
dove:
p = pressione di equilibrio;
p° = pressione di saturazione del gas;
Va = volume di gas adsorbito alla pressione di equilibrio
riportato a condizioni normali;
Vm = volume di gas che corrisponde alla formazione del
monostrato;
p/p° = pressione relativa del monostrato;
C = costante B.E.T. legata all’energia di adsorbimento.

Per un dato sistema Vm e C sono costanti e si ricavano dalla rappresentazione grafica dell’equazione
B.E.T.: 1/Vm è l’intercetta sull’asse delle y, (C-1)/(Vm*C) rappresenta il coefficiente angolare.
Dividendo Vm per il volume di una mole di gas alla temperatura e pressione considerate si ottiene il
numero di molecole che costituiscono il monostrato (n); conoscendo n, la massa del campione (m) e
l’area occupata da una singola molecola di gas adsorbito (σ), l’area superficiale specifica (A.S.) è
data da:

n ⋅σ
A.S . =
m

Il valore dell’area superficiale ottenuto per la frazione di suolo vagliata a 500 µm è 13.2871 m2/g.
Nella Tabella 1.5 sono riassunte le proprietà del suolo Matra fin qui determinate.

2.1.6 Percentuale di metalli presenti nel suolo (mineralizzazione)

Per determinare la percentuale di metalli presenti naturalmente nel suolo, si esegue una
mineralizzazione, cioè una digestione con agenti ossidanti che dissolve la maggior parte dei
minerali presenti nel suolo. In questa tesi sono stati effettuati 3 tipi di attacchi:

¾ attacco con HF concentrato;


¾ attacco con HCl concentrato;
¾ attacco con HNO3 concentrato.

2.1.6.1 Attacco con HF concentrato

Circa 0,250 g di suolo sono stati pesati in un contenitore di teflon (“bomba”) e ad esso sono stati
aggiunti i seguenti reattivi:

¾ 2 mL di HF al 37%;
¾ 2 mL di HNO3 al 65%;
¾ 1 mL di H2O2 al 30%.

l’azione di questi reattivi è quella di dissolvere la totalità dei minerali presenti in soluzione.
Dopo l’aggiunta di ogni reattivo si agita a mano per qualche minuto, si chiude il contenitore con il
proprio tappo e si stringe con l’apposito strumento. Si sistemano i contenitori così chiusi nel
portaprovettoni, collegandoli alla trappola d’acqua di sicurezza; si pone il tutto nel disgregatore
(forno a microonde) e si imposta l’apposito programma di temperatura e di ventilazione; le

7
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

microonde e l’elevata pressione, che si viene a creare all’interno dei contenitori (fino a 32 atm) in
seguito allo sviluppo di gas durante il trattamento (ipoazotide, Cl2, ecc.), facilitano la disgregazione
delle particelle del suolo. Successivamente a ciascun campione si aggiungono 5.6 g di acido borico
(per mantenere in soluzione il silicio), si agita lentamente a mano per qualche minuto, si trasferisce
quantitativamente il contenuto in un matraccio di plastica da 100 mL e si porta a volume con acqua
distillata. Il surnatante viene analizzato all’ICP previa filtrazione ed opportuna diluizione.

2.1.6.2 Attacco con HCl concentrato

Si ripetono le stesse modalità viste per l’attacco con HF ad eccezione dei reattivi aggiunti, che sono:

¾ 1 mL di HNO3 al 65%;
¾ 3 mL di HCl concentrato;
¾ 1 mL di H2O2 al 30%.

In questo caso non si aggiunge l’acido borico per stabilizzare il silicio perchè l’HCl, a differenza
dell’HF, non attacca i silicati e quindi questa procedura non consente la determinazione del silicio
contenuto nel suolo.

2.1.6.3 Attacco con HNO3 concentrato

La procedura seguita è analoga alla precedente, tranne per l’utilizzo dei reattivi:

¾ 5 mL di HNO3 al 65%;
¾ 1 mL di H2O2 al 30%.

Nella Tabella 1.6 sono riportati i metalli presenti nel suolo, determinati con i tre tipi di attacchi. I
risultati sperimentali evidenziano come l’attacco con HF fornisca dei valori maggiori delle
percentuali di ciascun metallo presenti nel suolo a conferma della maggior aggressività della
soluzione di contatto.

2.1.7 Composizione mineralogica (diffrattometria ai raggi X)

L’analisi ai raggi X permette di risalire alla composizione mineralogica di un suolo. Il suolo in


esame è stato pesato e mescolato con Al2O3 in quantità 1:1; successivamente la miscela è stata
macinata in un mortaio di agata ed analizzata al diffrattometro. Nelle Figure 1.6a e 1.6b vengono
riportati i diffrattogrammi del suolo in esame rispettivamente del suolo vagliato a 2 mm e di quello
vagliato a 500 µm.
Si precisa che questo tipo di analisi è in grado di fornire solo indicazioni qualitative circa le
principali specie mineralogiche presenti, mentre dal punto di vista quantitativo può solo dire
indicativamente l’abbondanza relativa dei minerali in ciascun suolo.
Analizzando i diffrattogrammi ottenuti non si notano grosse differenze tra le due frazioni
considerate e si osserva che le specie mineralogiche più abbondanti sono quarzo e carbonati. Si
riscontrano, inoltre, tracce di altri minerali.
In Tabella 1.7 sono riportati i principali minerali riscontrati nel suolo in esame, con la rispettiva
formula chimica e la specie mineralogica di appartenenza.

2.1.8 Spettro FTIR

Questi spettri, realizzati in assorbanza, sono stati ottenuti mediante uno spettrofotometro FTIR del
tipo Perkin Elmer - Spectrum One.

8
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Le pasticche di campione usate per ottenere gli spettri sono state preparate pesando 0.002 g di suolo
ed aggiungendo 0.3 g di KBr. Il bromuro di potassio è una sostanza che non assorbe nella regione di
frequenze usata per l’analisi (regione dell’ IR, più in particolare da 4000 a 400 cm-1) e quindi
rappresenta la matrice inerte. Dopo aver ben omogeneizzato il tutto in un mortaio di agata levigato
(la qualità dello spettro dipende dalla finezza della miscelazione e dalla riduzione a 2 µm o meno
del diametro delle particelle), sono stati prelevati 0.15 g della miscela solida ottenuta e depositati in
un apposito stampino, che è stato posto sotto una pressa idraulica a pressione costante di 12 tons per
circa 15-20 min. Trascorso il tempo necessario, la pasticca è stata prelevata ed inserita nell’
interferometro, quindi è stata fatta la scansione alle varie frequenze.
Lo spettro del suolo in esame, vagliato a 500 µm, è riportato in Figura 1.7. L’analisi del suolo
mediante spettroscopia FTIR ha evidenziato, a conferma di quanto emerso anche dall’analisi
diffrattometrica, la presenza di carbonati (caratterizzati da numeri d’onda di assorbimento circa pari
a 1430, 874 e 712 cm-1) e silicati (che assorbono a numeri d’onda di circa 1033, 535 e 472 cm-1).
Purtroppo, però, le intense e larghe bande caratteristiche delle due suddette specie mineralogiche a
circa 1430 e 1033 cm-1 coprono eventuali altri picchi di più bassa intensità dovuti all’assorbimento
dei principali gruppi caratteristici delle sostanze organiche, negando la possibilità di ottenere, dagli
spettri IR sul suolo tal quale, informazioni circa le tipologie di sostanza organica in essi presenti.

9
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro particelle
% suolo
(mm)
1÷2 12.9
1÷0,5 13.6
0,5÷0,25 25.6
0,25÷0,20 12.0
0,20÷0,125 13.3
0,125÷0,063 10.2
0,06÷0,045 6.8
<0.045 4.0

Tabella 1.1 Classificazione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 2 mm)

30

25

20
% suolo

15

10

0
0

5
0

45
1

20
25

12

06

04
50
2-

,0
0,

0,

0,
0,

0,
0,

<0
0-

0-

3-
0-

5-
1-

50

20

06
25

12
0,

0,

0,

0,

0,

diametro particelle (mm)

Figura 1.1 Distribuzione granulometrica del suolo (vibrovaglio)

10
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro Diametro
% suolo % suolo
particelle (µm) particelle (µm)
0,0-0,9 1,2516 12,5-15 0,7980
0,9-1,1 0,5208 15-18 0,8274
1,1-1,3 0,4536 18-21 0,8022
1,3-1,5 0,3990 21-25 1,0374
1,5-1,8 0,5229 25-30 1,1634
1,8-2,2 0,5901 30-36 1,1571
2,2-2,6 0,5040 36-43 1,0626
2,6-3,1 0,5502 43-51 0,9492
3,1-3,7 0,5775 51-61 0,9429
3,7-4,3 0,5103 61-73 0,9177
4,3-5,0 0,5208 73-87 0,8316
5,0-6,0 0,6111 87-103 0,6153
6,0-7,5 0,6888 103-123 0,3108
7,5-9,0 0,5628 123-147 0,0000
9,0-10,5 0,5691 147-175 0,0000
10,5-12,5 0,7518

Tabella 1.2 Distribuzione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 175 µm)

1,4

1,2

1,0

0,8
% suolo

0,6

0,4

0,2

0,0
,5 0,5
,5 5
15 15

3 3
7- 7
5
0, -0,9
1, -1,1
1, -1,3
1, -1,5
1, -1,8
2, -2,2
2, -2,6
3, -3,1
3, 3,7
4, -4,3
5, -5,0
6, -6,0
7, -7,5
10 0-1 ,0

18 18
21 21
25 25
30 30
36 36
43 43
51 51
61 61
73 73
87 -87
3 3
12 -12
14 -14
17
12 12,

10 -10
9, 5- 9

-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
1-
0
9
1
3
5
8
2
6

7
3
0
0

-
0,

diametro particelle (µm)

Figura 1.2 Distribuzione granulometrica del suolo (granulometro laser)

11
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

d (mm)
2.0<d<0.2 Sabbia grossa
0.2<d<0.020 Sabbia fine
0.020<d<0.002 Limo
<0.002 Argilla

Tabella 1.3 Classificazione delle particelle del suolo della Società Internazionale
di Scienza del Suolo (ISSS)

% suolo
Sabbia grossa 79,0
Sabbia fine 8,99
Limo 8,27
Argilla 3,74

Tabella 1.4 Distribuzione granulometrica del suolo Taranto ‘Mantra’


secondo la classificazione della Società Internazionale di Scienza del Suolo (ISSS)

100

80

60
% suolo

40

20

0
sa
lla

e
o

fin
m
gi

os
Li
Ar

gr
i
bb

ia
Sa

bb
Sa

Figura 1.3 Distribuzione granulometrica del suolo Taranto ‘Mantra’ secondo la classificazione
della Società Internazionale di Scienza del Suolo (ISSS)

12
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Figura 1.4 Triangolo tessiturale secondo la Società Internazionale


di Scienza del Suolo (ISSS)

Neutralità
Acidità Alcalinità

Molto Forte Mode- Debole Debole Mode- Forte Molto


forte rata rata forte

3 4 5 6 7 8 9 10 11

Valori di pH Valore di pH
Valore di pH estremo nei suoli delle Valori di pH accertato
accertato nei suoli regioni umide nei suoli delle solamente nei
acidi ad elevato regioni aride suoli alcalini
contenuto di sostanza
organica

Campo di variazione dei valori di pH


nella maggior parte dei suoli

Figura 1.5 Campo di variazione dei valori di pH in suoli diversi (Violante P, 1996)

13
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Reazione di pH della
8.2
sospensione Suolo/H2O
Reazione di pH della
8.3
sospensione Suolo/KCl
Reazione di pH della
7.9
sospensione Suolo/CaCl2
Capacità di scambio cationico
15.9±3.6
(CEC, meq/100g))
Area Superficiale
13.2871
(m2/g)
Carbonio totale
10.39±0.49
(TC, %)
Carbonio inorganico totale
7.51±0.34
(TIC, %)
Carbonio organico totale (TOC,
2.88±0.39
%)

Tabella 1.5 Caratteristiche generali del suolo Taranto ‘Mantra’

14
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

% nel suolo

Attacco con Attacco con Attacco con


Metallo
HF conc. HCl conc. HNO3 conc.

Ca 30.4 ± 2.3 31.3 ± 6.4 31.3± 1.9

Si 4.12 ± 0.36 0.0213 ± 0.012 -

Al 3.28 ± 0.13 1.66 ± 0.080 1.63 ± 0.43

Fe 2.81 ± 0.12 2.53 ± 0.079 1.62 ± 0.19

K 0.813 ± 0.048 0.243 ± 0.069 0.293 ± 0.055

Mg 0.573 ± 0.037 0.480 ± 0.073 0.462 ± 0.023

Na 0.0955 ± 0.022 0 0

Mn 0.0709 ± 0.002 0.0591 ± 0.010 0.0511 ± 0.0050

Cu 0 tracce 0

Cd 0 0 0

Ni 0 0 0

Pb 0 tracce 0

Zn 0 0 0

Tabella 1.6 Quantità di metalli presenti nel suolo determinate attraverso l’attacco con HF
concentrato, con HCl concentrato e con HNO3 concentrato (tutti i valori sono riportati come
intervallo di confidenza al 95%)

15
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

5000

4000

3000
Intensità

2000

1000

0
0 20 40 60

Figura 1.6a Diffrattogramma del suolo Taranto ‘Matra’ vagliato a 2mm

7000

6000

5000
Intensità

4000

3000

2000

1000

0
0 20 40 60

Figura 1.6b Diffrattogramma del suolo Taranto ‘Matra’ vagliato a 500µm

16
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Classe
Minerale Formula chimica
mineralogica
Albite Na(AlSi3O8) Tectosilicati

Calcite CaCO3 Carbonati


Calcite
(Mg0,064Ca0,936)CO3 Carbonati
magnesiaca
Fillosilicati
(Miche)-
Caolinite Al2Si2O5(OH)4
Minerali
argillosi
Kaliofilite KAlSiO4 Tectosilicati

Microcline KAlSi3O8
Fillosilicati
(Miche)-
Muscovite (KAlSi3O10)(OH)2
Minerali
argillosi
Fillosilicati
(Smectiti)-
Rectorite K1.2Al4Si8O20(OH)4.4H2O
Minerali
argillosi
Quarzo SiO2 Ossidi

Tabella 1.7 Minerali riscontrati nel suolo Taranto ‘Matra’ e classe mineralogica di appartenenza

17
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Figura 1.7 Spettro FTIR del suolo Taranto ‘Matra’ vagliato a 500 µm

18
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

2.2 PROCEDURE PER L’ESTRAZIONE DELLE DIVERSE COMPONENTI DI UN


SUOLO

2.2.1 Introduzione

Le tecniche di estrazione normalmente vengono adottate per la speciazione di particolari tracce di


metalli presenti in un sedimento o in un suolo (Lindsay et al, 1978; Tessier et al., 1979; Lion et al.,
1982; Bauer et al, 1986; Martin et al., 1987; Tessier et al, 1987; Luoma, 1989; Campbell et al, 1991;
Young et al., 1992).
Poiché la potenziale migrazione dei metalli nel sistema suolo dipende dalla forma chimica del
metallo stesso, le procedure di estrazione sono in grado di rimuovere selettivamente i metalli
presenti nelle diverse forme geochimiche; i metalli, infatti, possono essere così classificati:

¾ metalli scambiabili,
¾ metalli associati ai carbonati;
¾ metalli associati ad ossidi di ferro o manganese;
¾ metalli associati alla matrice organica;
¾ metalli residui, contenuti principalmente entro la struttura cristallina dei minerali primari e
secondari.

Le varie frazioni richiedono soluzioni di diversa forza estraente per poter essere rilasciati in fase
liquida, che risulta più bassa per i metalli scambiabili, via via crescente per le altre frazioni, fino ad
arrivare ai metalli residui, che normalmente non vengono rilasciati nelle condizioni riscontrate in
natura.
Pertanto le procedure estrattive consistono nel far reagire il campione di solido con determinate
soluzioni chimiche di forza crescente, estraendo in sequenza i metalli presenti nelle varie frazioni.
Nella Tabella 2.1 sono schematicamente riportate alcune tecniche estrattive.
Nel presente lavoro è stata applicata una nuova tecnica di estrazione selettiva sul suolo, utilizzata
non per determinare la speciazione di tracce di metalli presenti nel suolo, ma per risalire al ruolo
che alcune frazioni mineralogiche hanno nell’adsorbimento di metalli pesanti. Dopo aver privato il
suolo di una certa frazione mineralogica con un particolare tipo di soluzione estraente, ne sono state
determinate le capacità adsorbenti nei confronti di alcuni metalli pesanti, quali piombo, cadmio e
nichel. L’adsorbimento, infatti, oltre a dipendere da fattori quali pH, scambio ionico, speciazione
dei metalli, risulta essere anche dipendente dalla composizione della fase solida, soprattutto in
termini di contenuto degli ossidi dei metalli e del materiale organico. Diversi studi sono stati
realizzati per cercare di quantificare il ruolo di questi componenti nell’adsorbimento di metalli
pesanti su un materiale eterogeneo naturale (Sigg, 1985; Tessier et al, 1987; Nelson et al., 1995),
ma rimangono molte incertezze su quale componente controlli effettivamente questo processo.
Alcune recensioni, infatti, riportano che gli ossidi dei metalli sono i maggiori responsabili
dell’adsorbimento (Krauskopf, 1956; Jenne, 1968), mentre altre affermano che il maggiore
contributo deriva dal materiale organico (Balestrieri et al, 1983; Salim, 1983; Sigg, 1985). Inoltre,
le interazioni tra i costituenti del suolo possono alterare le proprietà che questi hanno
nell’adsorbimento dei metalli in una matrice eterogenea (Davis et al, 1978; Balestrieri et al, 1982;
Tipping et al, 1982; Honeyman et al, 1988).
In questo lavoro si è cercato quindi di comprendere l’effettivo ruolo che gli ossidi dei metalli e il
materiale organico hanno in questi processi; i risultati sono stati utilizzati per sviluppare un modello
matematico (empirico) dell’adsorbimento che, considerando l’adsorbimento totale come somma dei
contributi delle singole componenti del suolo, ci consenta di prevedere le capacità adsorbenti di un
suolo nei confronti di un metallo pesante, a partire dalla sola conoscenza della composizione del
suolo stesso ottenuta attraverso un trattamento di mineralizzazione, oppure della quantità di

19
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

ciascuna frazione responsabile dell’adsorbimento, determinata mediante prove di estrazione a forza


crescente. Tutte le prove sono state realizzate su un suolo proveniente dall’area di Taranto
interessata dal progetto denominato ‘Matra’, dal nome dell’ex fabbrica che si trovava nel luogo in
cui è stato prelevato.

2.2.2 Tecniche di estrazione selettiva

La scelta delle soluzioni estraenti adottate in questo lavoro è stata effettuata sulla base dell’analisi
critica della letteratura scientifica, con particolare riferimento al lavoro di Dong et al, 1999 e
prevede l’uso di:

¾ NH2OH HCl (idrossilammina cloriidrata) 0.02 M + HNO3 0.01 M per rimuovere tutti gli
ossidi di manganese;
¾ Na2S2O4 (ditionito di sodio) 0.4 M a pH 6 per rimuovere oltre agli ossidi di manganese
anche tutti gli ossidi di ferro;
¾ Acido Ossalico al 10% per rimuovere gli ossidi dei metalli ed il materiale organico.

Le estrazioni sono state realizzate operando in condizioni tali da ottenere come unico effetto quello
di estrarre la componente desiderata, senza alterare ulteriormente la fase solida, utilizzata nelle
successive prove di adsorbimento.

2.2.2.1 Estrazione con idrossilammina cloridrata (NH2OH HCl)

Alcune tecniche di estrazione riportate in letteratura per estrarre dai sedimenti gli ossidi di
manganese e di ferro prevedono l’uso di una soluzione 0.04M di NH2OH HCl, 25% di acido acetico
per 6 ore a 95°C (Tessier et al., 1979; Young et al., 1992; Young et al, 1992). Altri autori (Dong et
al., 1999) hanno messo in evidenza come l’alta temperatura del trattamento alteri la sostanza
organica e si abbia un aumento del contenuto organico (COD) dei sedimenti in esame dopo
l’estrazione, molto probabilmente a causa del legame dell’acetato sul sedimento, che potrebbe
eventualmente contribuire all’adsorbimento di metalli pesanti.
Essi hanno quindi modificato tale procedura di estrazione abbassando la temperatura a 25 °C,
riducendo la concentrazione di NH2OH HCl a 0.01 M, eliminando l’acido acetico ed utilizzando
HNO3 0,01M per controllare l’acidità; il tempo di estrazione è stato inoltre ridotto a 20 min. In
queste condizioni si notava la rimozione dei soli ossidi di manganese.
L’NH2OH·HCl ha proprietà riducenti. In particolare è soggetta all’equilibrio:

NH 2OH ⋅ HCl ↔ NH 3OH +Cl −

e la forma protonata è la specie che, ossidandosi, fornisce gli elettroni necessari per la riduzione
degli ossidi di manganese.

2.2.2.2 Estrazione con ditionito di sodio (Na2S2O4) 0.4 M a pH 6

Un altro tipo di riducente che viene di solito usato per estrarre gli ossidi di ferro e di manganese è il
ditionito di sodio. Alcune metodologie prevedono l’uso di una soluzione 0.4M di Na2S2O4 con
tampone di citrato (0.15M di citrato di sodio + 0.025M di acido citrico) (Anderson et al, 1970;
Tessier et al., 1979). Anche in questo caso è stato dimostrato (Dong et al., 1999) che il tampone
usato causa un aumento del contenuto organico dei sedimenti trattati, con una variazione della
composizione del sedimento stesso. È stato quindi eliminato il tampone citrato e si controlla
manualmente il pH al valore di 6. Le condizioni per estrarre gli ossidi di ferro e di manganese
prevedono dunque l’uso di una soluzione di Na2S2O4 0.4M a pH 6 per 30 minuti. Senza il tampone,

20
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

però, il reagente in esame tende a decomporsi (autoriduzione) e per evitare ciò è quindi necessario
preparare la soluzione estraente appena prima dell’uso.
Anche il ditionito di sodio, come l’idrossilammina, è un riducente. La semireazione di ossidazione
che coinvolge l’anione S 2 O42 − è quella che fornisce gli elettroni necessari per ridurre il Fe3+ (forma
in cui è normalmente presente nei sedimenti) a Fe2+ (che dà principalmente composti solubili) e gli
ossidi di manganese presenti.
Per rimuovere gli ossidi di ferro e di manganese si potrebbero utilizzare come estraenti composti a
base di Titanio (III), che hanno anch’essi proprietà riducenti. Hudson et al (1989) svilupparono un
reagente con Ti (III) contenente 0.05M di Ti, 0.05M di EDTA e 0.05M di citrato di sodio e
l’estrazione veniva fatta avvenire per 15 minuti a temperatura ambiente. Come nei casi precedenti
era necessario eliminare l’EDTA ed il tampone di citrato, che incrementando la quantità di sostanza
organica nei sedimenti, cambia la composizione della fase solida. In questo caso, però, essendo la
soluzione di titanio instabile in assenza dei reagenti organici, questo estraente non è stato preso in
considerazione.

2.2.2.3 Estrazione con acido ossalico al 10%

L’estrazione della sostanza organica veniva usualmente effettuata mediante una soluzione di acido
ossalico al 10% (Ramsay et al., 1988). Le prove effettuate su vari sedimenti mostrano che il tempo
necessario per rimuovere completamente la sostanza organica è di 60 ore. L’acido ossalico, così
come l’acqua ossigenata (H2O2), ha proprietà ossidanti ed ossida, quindi, la sostanza organica a
CO2. I risultati sperimentali mostrano come l’acido ossalico, oltre ad eliminare dai sedimenti la
sostanza organica, abbia la proprietà di eliminare anche gli ossidi di manganese e di ferro.

2.2.3 Prove sperimentali di estrazione

2.2.3.1 Cinetiche di estrazione

Prima di effettuare le estrazioni sono state ottimizzati i tempi di estrazione per un suolo, effettuando
prove di cinetica con le soluzioni di NH2OH HCl 0.02 M + HNO3 0.01 M e di Na2S2O4 0.4 M a pH
6.

¾ Cinetica di estrazione con NH2OH HCl 0.02 M + HNO3 0.01 M

Queste prove sono state realizzate pesando 0.250 g di suolo vagliato a 500 µm in un provettone di
vetro pirex da 60 mL, a cui venivano aggiunti 40 mL di soluzione estraente. Sono stati preparati 7
provettoni, che venivano posti su un agitatore a piatto rotante. Dopo 20 minuti si interrompeva
l’agitazione del primo provettone, si annotava il pH finale della soluzione e si prelevava il
surnatante che, previa filtrazione con filtro in nitrocellulosa da 0.2 µm, veniva analizzato mediante
‘emissione atomica al plasma induttivamente accoppiato’ (ICP-AES) per determinare le
concentrazioni dei metalli estratti. Trascorsi altri 20 minuti si effettuava la stessa procedura per il
secondo provettone e così via per tutti gli altri.
Le analisi delle soluzioni dopo l’estrazione hanno portato ai risultati illustrati nella Tabella 2.2 e
nelle Figure 2.1 e 2.2. Per il calcolo delle percentuali dei metalli estratti sono state prese come
riferimento le quantità totali di ciascun metallo presenti nel suolo determinate mediante l’attacco
con HF concentrato.
Le prove mostrano che il tempo necessario per estrarre dal suolo Taranto ‘Matra’ il massimo
quantitativo di Mn è di 20 minuti. Dai grafici si nota anche che non si estrae Fe e che si estrae
invece una certa percentuale di Ca (circa 18%) e Mg (circa 14%). Il pH passa da un valore acido
(2.16) della soluzione iniziale ad un valore di 6 nelle soluzioni estratte, per il rilascio di alcalinità da
parte del suolo in esame.

21
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

¾ Cinetica di estrazione con Na2S2O4 0.4 M a pH 6

La procedura seguita è identica a quella descritta per la cinetica di estrazione precedente, con
aggiunta di 40 mL di soluzione Na2S2O4 0.4 M. In questo caso si interrompeva l’agitazione di un
provettone alla volta ogni 30 minuti.
Analizzando le soluzioni all’ ICP sono stati ottenuti i risultati riportati nelle Figure 2.3 e 2.4 e nella
Tabella 2.3. Anche in questo caso il calcolo delle percentuali di metallo estratte è stato effettuato
considerando la quantità totale di ciascun metallo nel suolo determinata mediante l’attacco con HF
concentrato.
Le prove mostrano che per questo estraente il tempo necessario per estrarre il massimo quantitativo
di Fe è di circa 3 ore. Si evidenzia inoltre come la percentuale di Mn che si riesce ad estrarre con
questa soluzione sia approssimativamente la stessa estratta con la soluzione di NH2OH HCl, a
conferma di quanto riscontrato in letteratura. Al contrario il Ca ed il Mg vengono estratti in quantità
minore rispetto al precedente trattamento (rispettivamente circa il 10% ed il 7%). Il pH in questo
caso rimaneva intorno al valore di 6.

2.2.3.2 Estrazione con NH2OH HCl 0.02 M + HNO3 0.01 M

Le prove di estrazione con una soluzione di NH2OH HCl sono state realizzate sullo stesso
quantitativo di suolo usato per l’adsorbimento. Sono stati pesati, cioè, 0.250 g di suolo e sono stati
trasferiti in provettone a cui venivano successivamente aggiunti 40 mL di soluzione estraente. Il
tutto veniva tenuto in agitazione per 20 minuti, tempo necessario per estrarre la percentuale
massima di Mn possibile (come verificato dalle prove cinetiche). Trascorso il tempo si
centrifugavano i provettoni (2200 rpm per 10 minuti), si allontanava il surnatante (che veniva
analizzato all’ICP) ed il suolo rimasto veniva lavato accuratamente con acqua distillata per essere
sottoposto alle prove batch di adsorbimento da soluzione acquose, seguendo la procedura descritta
in seguito.
In questo modo è possibile risalire al contributo che la specie estratta dà all’adsorbimento di un
metallo pesante per confronto con i risultati delle prove di adsorbimento sul suolo tal quale.

2.2.3.3 Estrazione con Na2S2O4 0.4 M a pH 6

L’estrazione è stata condotta con le stesse modalità descritte nel paragrafo precedente, utilizzando
però come estraente una soluzione di Na2S2O4 0.4 M a pH 6 e mantenendo la sospensione suolo-
soluzione in agitazione per 3 ore, tempo necessario per estrarre la massima quantità di ossidi di
ferro e di manganese, come precedentemente verificato nelle prove di cinetica.
Sul suolo trattato e lavato con acqua distillata venivano poi condotte le prove batch di adsorbimento
ed i risultati ottenuti, confrontati con le proprietà adsorbenti del suolo tal quale, hanno fornito
indicazioni circa il contributo all’adsorbimento degli ossidi di ferro e di manganese.

2.2.3.4 Estrazione con acido ossalico al 10%

La procedura adottata consisteva nel pesare 1 g di suolo vagliato a 500 µm, nel trasferirlo in un
provettone, in cui si aggiungevano 50 mL esatti di soluzione di acido ossalico al 10%. Il provettone
veniva chiuso e tenuto in agitazione per 60 ore, trascorso il quale si centrifugavano i provettoni ed il
surnatante veniva analizzato all’ICP. Trascorso il tempo si poteva osservare che la sospensione
suolo-soluzione assumeva una colorazione molto più chiara rispetto a quella di partenza. Da notare
anche che quando i provettoni venivano aperti si aveva la fuoriuscita di gas, probabilmente CO2
sviluppatasi durante l’estrazione. Il pH della soluzione iniziale era molto acido, prossimo allo zero,
così come quello della soluzione finale.

22
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Il suolo rimasto veniva lavato con acqua distillata, fino ad avere una soluzione con pH prossimo alla
neutralità, che può essere indice del fatto che l’acido ossalico era stato completatamene lavato via.
Dopo il lavaggio il suolo veniva fatto essiccare in stufa a 40 °C per una notte, quindi su diverse
porzioni di 0.250 g di esso venivano svolte le prove batch di adsorbimento di metalli pesanti.
Anche in questo caso il confronto tra l’isoterma ottenuta sul suolo sottoposto ad estrazione e quella
sul suolo tal quale ci fornisce indicazioni circa il contributo all’adsorbimento della sostanza
organica estratta.

2.2.3.5 Attacco con HCl concentrato

Oltre all’adsorbimento di metalli pesanti sui suoli trattati con le tre soluzioni estraenti descritte nei
precedenti paragrafi, in questo lavoro è stato preso in considerazione anche l’adsorbimento sul
suolo trattato con HCl concentrato.
Quest’attacco prevede l’aggiunta a circa 0.250 g di suolo di 1 mL di HNO3 al 65%, 3 mL di HCl
concentrato ed 1 mL di H2O2 al 30% ed un trattamento in un apposito disgregatore (forno a
microonde) per circa 40 minuti.
Dopo essere stato sottoposto a questo tipo di attacco il suolo veniva lavato con acqua distillata, fino
ad avere acque di lavaggio con pH dell’ordine di quello dell’acqua distillata stessa. A questo punto
il suolo veniva essiccato in stufa a 40°C per una notte e su varie porzioni di 0.250 g ciascuna
venivano effettuate le prove batch di adsorbimento. In questo modo si risaliva al ruolo che i silicati
(frazione non eliminabile con questo tipo di attacco) hanno nell’adsorbimento di metalli pesanti.
Nella Tabella 2.4 vengono riportate la composizione del suolo prime e dopo l’attacco con le diverse
soluzioni e la relativa percentuale di estrazione. Queste sono riferite alla quantità totale di ciascun
metallo presente nel suolo, determinata mediante mineralizzazione.
Questa è consistita nell’aggiungere a circa 0,250 g di suolo i seguenti reattivi:

¾ 2 mL di HF al 37%;
¾ 2 mL di HNO3 al 65%;
¾ 1 mL di H2O2 al 30%.

e nel trasferirli in un apposito contenitore di teflon (“bomba”). L’azione di questi reattivi è quella di
dissolvere la totalità dei minerali presenti in soluzione.
Dopo l’aggiunta di ogni reattivo si agita a mano per qualche minuto, si chiude il contenitore con il
proprio tappo e si stringe con l’apposito strumento. Si sistemano i contenitori così chiusi nel
portaprovettoni, collegandoli alla trappola d’acqua di sicurezza; si pone il tutto nel disgregatore e si
imposta l’apposito programma di temperatura e di ventilazione; le microonde e l’elevata pressione,
che si viene a creare all’interno dei contenitori (fino a 32 atm) in seguito allo sviluppo di gas
durante il trattamento (ipoazotide, Cl2, ecc.), facilitano la disgregazione delle particelle del suolo.
Successivamente a ciascun campione si aggiungono 5.6 g di acido borico (per mantenere in
soluzione il silicio), si agita lentamente a mano per qualche minuto, si trasferisce quantitativamente
il contenuto in un matraccio di plastica da 100 mL e si porta a volume con acqua distillata.
Il surnatante viene analizzato all’ICP-AES previa filtrazione ed opportuna diluizione.

2.2.4 Discussione dei risultati

Per verificare l’efficacia delle estrazioni è stata qualitativamente analizzata la composizione del
suolo prima e dopo ogni trattamento mediante diffrazione ai raggi X e sono state effettuate analisi
all’ICP-AES delle soluzioni estratte per controllare la quantità totale di metalli estratti.

¾ Estrazione con NH2OH HCl 0.02 M + HNO3 0.01 M

23
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La conferma della validità di questo trattamento si può avere osservando la Tabella 2.4, dove si nota
che il Mn estratto è pari a quasi il 50% del Mn totale (determinato attraverso la procedura di
mineralizzazione), grazie al potere riducente di questo tipo di reagente nei confronti degli ossidi di
manganese.
Il fatto di non riuscire ad estrarre un maggior quantitativo di ossidi di manganese si può spiegare
considerando che abbiamo a che fare con un suolo, che è una matrice molto complessa, in cui non
tutti gli ossidi sono disponibili all’attacco da parte della sostanza estraente; pertanto il quantitativo
di ossidi di manganese estratto corrisponde probabilmente a quelli esposti, ossia presenti in
superficie, che sono anche quelli principalmente coinvolti nel fenomeno dell’adsorbimento dei
metalli pesanti e quindi di nostro interesse. Bisogna inoltre tenere presente che una frazione di
ossidi potrebbe trovarsi inglobata in strutture cristalline di silicati o altre frazioni mineralogiche che
non vengono attaccate quindi dal particolare estraente considerato.
Si nota inoltre che, come ci si attendeva, questo riducente, nelle condizioni in cui si opera, non è in
grado di estrarre, gli ossidi di ferro, la sostanza organica e gli ossidi di alluminio (il cui contenuto
nel suolo rimane particolarmente costante, nei limiti dell’errore sperimentale) e che riesce a portare
in soluzione un certo quantitativo di Ca e Mg (rispettivamente 18% e 14%), probabilmente per le
condizioni acide in cui si trova la soluzione iniziale di estrazione, visto che la calcite (forma in cui
calcio e magnesio si trovano nel suolo) è facilmente attaccata da acidi; inoltre questi elementi sono
normalmente rilasciati dal suolo quando viene a contatto con una fase acquosa, per semplice
scambio cationico. L’analisi ai raggi X effettuata sul suolo trattato conferma, almeno dal punto di
vista qualitativo, come non ci siano state grosse variazioni di composizione rispetto al suolo tal
quale: il confronto dei diffrattogrammi (Figura 2.5) mostra come le specie prevalenti siano sempre
quarzo e calcite.

¾ Estrazione con Na2S2O4 0.4 M

Osservando la Tabella 2.4 si nota che la soluzione utilizzata, oltre ad estrarre circa il 30% del ferro
totale presente nel suolo, riesce ad eliminare anche circa il 46% del manganese totale e ciò
conferma l’efficacia di questo riducente. Questo significa che l’uso di ditionito di sodio permette di
ottenere una fase solida privata di tutti gli ossidi di manganese e di quelli di ferro disponibili per i
fenomeni di adsorbimento.
Il motivo per cui non viene estratta una maggiore quantità di ferro e di manganese si potrebbe
ricollegare, come spiegato per il caso precedente, al fatto che solo la frazione di ossidi esposta
sarebbe probabilmente attaccata dalla soluzione estraente utilizzata, come confermato dal fatto che
la quantità di manganese estratto (circa il 46%) è la stessa quando si utilizzano idrossilammina e
ditionito di sodio.
Si osserva anche in questo caso come la sostanza organica e gli ossidi di alluminio non siano
rimossi, mentre si ha la rimozione di diverse quantità di calcio e magnesio, anche se in misura
minore rispetto al caso precedente.
La Figura 2.6 mostra il confronto fra l’analisi ai raggi X effettuata sul suolo tal quale e sul suolo
trattato con Na2S2O4: come nel caso precedente le specie prevalenti restano in entrambi i casi calcite
e quarzo.

¾ Estrazione con Acido Ossalico

L’acido ossalico viene proposto per rimuovere la sostanza organica. Nell’approccio prescelto questo
estraente dovrebbe comunque rimuovere anche le fasi costituite da ossidi di manganese e di ferro.
L’analisi della Tabella 2.4 mostra come l’acido ossalico sia risultato efficiente nell’estrarre dal
suolo in esame gli ossidi di ferro e di manganese: infatti viene estratto circa il 65% del Mn totale ed
il 56% del Fe totale (quantitativo comunque significativamente maggiore rispetto a quello estratto
con le due soluzioni precedenti). Ciò probabilmente perché l’acido ossalico, esercita con diverse

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modalità il suo potere riducente, non ultimo quello complessate nei confronti di ferro e manganese,
che quindi risulterebbero più fortemente estratti.
Non è stato possibile, però, controllare la quantità di sostanza organica eliminata con questa
soluzione estraente in quanto il valore della percentuale di carbonio organico (OC) ottenuto
risultava molto superiore al valore di OC del suolo tal quale. Questo può essere spiegato tenendo
conto del fatto che l’acido ossalico, presente ad una concentrazione prossima a quella di
saturazione, può reagire con alcune componenti presenti nel suolo e dare un precipitato solido
(ossalato) che contribuisce all’aumento del OC rivelato strumentalmente mediante combustione
totale della fase solida.
Una conferma di ciò può venire dall’analisi combinata dei valori della Tabella 2.4 con i
diffrattogrammi del suolo tal quale e trattato con acido ossalico al 10% per 60 ore, riportati a
confronto in Figura 2.7. Il calcio estratto è pressoché nullo (0.71%), ma la calcite non è più una
delle specie prevalenti e quindi si può dedurre che il calcio può essere rimasto nel suolo, ad esempio
sotto forma di ossalato di calcio (Ca(COO)2). Una conferma di ciò deriva dal confronto tra lo
spettro FTIR effettuato sul suolo tal quale e quello relativo al suolo trattato (Figura 2.7a), in cui
quest’ultimo presenta picchi relativi ai gruppi carbonilici, caratteristici dell’ossalato.
La Figura 2.7 mostra inoltre la comparsa di altri picchi, non presenti sul suolo tal quale, che si
aggiungono a quelli relativi al quarzo, probabilmente relativi ad eventuali altri composti formatisi.
Dalla tabella risulta anche che viene estratto quasi tutto il Mg presente ed il 30% dell’alluminio
totale, quindi il suolo trattato sarà principalmente formato, oltre che dal quarzo e dai precipitati
formati, anche dagli ossidi di alluminio.

¾ Attacco con HCl concentrato

In questo tipo di attacco vengono impiegati HCl concentrato, HNO3 concentrato e H2O2
concentrata, che sono in grado di rimuovere praticamente in modo completo gli ossidi di Mn, gli
ossidi di Fe, la sostanza organica, tutta la calcite e buona parte degli ossidi di Al, come evidenziato
dalla Tabella 2.4. Si tratta infatti di un attacco con una maggiore forza, che riesce quindi ad esporre
ed estrarre un maggior numero di composti presenti nel suolo altrimenti non disponibili.
La Figura 2.8 riporta il confronto tra il diffrattogramma ottenuto per il suolo tal quale e quello per il
suolo trattato con HCl concentrato e mostra come gli unici picchi significativi rimasti siano
principalmente quelli relativi al quarzo. Le prove sperimentali mostrano che per questo tipo di
attacco si osserva una perdita in peso pari al 78% circa, mentre per gli altri trattamenti questa non
era significativa; tale perdita può essere imputata all’elevata forza di questo tipo di attacco.

Concludendo, i risultati sperimentali ottenuti confermano le capacità estraenti attese per le soluzioni
utilizzate, evidenziando come queste siano state scelte in modo corretto per avere estrazioni di forza
via via crescente.

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Frazione
Frazione Frazione
associata alla
Autori Scambiabili associata ai associata agli Residuo
materia
carbonati ossidi
organica
(COOH)2 0.1 M +
McLaren CH3COOH
CaCl2 0.05 N (COONH4)2 0.175 K4P2O7 1 M HF
Crawford (1973) 2.5%
M pH=3

Stover et al. EDTA 0.1 M KNO3 1


KNO3 1 M Na4P2O7 0.1 M
(1976) pH=6.5 M
CH3COONH4
NH2OH 0.1 M +
Gatehouse et al. 1M+ HF-
CH3COONH4 1 M H2O2 30%
(1977) CH3COOH HClO4
pH=4.5
pH=4.5
Filipek and NH2OH 0.25 M, HCl HNO3-
CH3COOH 1 Acidificata H2O2
Owen in 25% (v/v) HF-
M 30%
(1979) CH3COOH HClO4
HNO3 0.02 M +
NH2OH 0.04 M, HCl H2O2 30%, pH=2 a
CH3COONa 1 in 25% (v/v) 85+/-2°C, 2h +
MgCl2 1 M o
M+ CH3COOH H2O2 30% + HNO3,
Tessier et al. CH3COONa HF-
CH3COOH 1 a 96+/- 3 °C o pH=2 a
(1979) 1M HClO4
M Na2S2O4 0.3 M + Na- 85+/-2°C, 3h
a pH=8.2
pH =5 citrato 0.175 M + acido CH3COONH4
citrico 0.025 M 3.2 M in HNO3
20%
NH2OH 0.1 M, HNO3
Förstner et al. H2O2 30% + HF-
BaCl2 2 M + 25% (v/v)
(1979) NH4OH HClO4
CH3COOH + HCl
Schalscha et NaF 0.5 M, EDTA pH=6.5 0.1 M
KNO3 1 M Na4P2O5 0.1 M HNO3 1M
al.(1980) pH=6.5 doppia estrazione
Garcia- CH3COOH
CaCl2 1 N EDTA 0.05 M, pH=7 Na4P2O5 0.1 N HF
Miragaya (1981) 2.5%
CH3COONH4
H2O2 30% +
Badri and Aston 1M+ NH2OH 0.25 M, HCl
CH3COONH4 1
(1981) (CH3COO)2Mg pH= 2
M
0.5 M
(1) NH2OH 0.1 M,
HCl+ HNO3 0.01 H2O2 30%, HNO3
Förstner et al. CH3COONH4 M,pH=2 pH=2 a 85°C HNO3 a
(1981) 1 M pH=7 (2) (COONH4)2 0.2 extraction with 180°C
M+ (COOH)2 0.2 M, CH3COONH4 1 M
pH=3
Greffard et al. + (1) (COONa)2
Resin-H H2O2 30% a 40°C
(1981) (2) (COONa)2 +UV

Tabella 2.1 Alcuni riferimenti bibliografici sull’estrazione di metalli pesanti in suoli e sedimenti
(continua in pagina seguente)

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HNO3 4
Sposito et al KNO3 0.5 M Na2 EDTA 0.5 M NaOH 0.5 M Ma
180°C

(1) NH2OH 0.1 M, HCl


(2) (COONH4)2
Dekeyser et al. CH3COONH4 HNO3-
(HCOOH)2 0.2 M,
(1983) 1 M pH=4.5 HF-HCl
pH=3.3 al buio
(3) Come (2)+UV

(1) (COONa)2
HNO3-
Kuo et al. (1983) MgCl2 1 M (2) Citrate dithionite NaClO4 6% at 85°C
HClO4
bicarbonato
CH3COOH 1 H2O2 30%+ HNO3
Meguelatti et al. M+ NH2OH 0.1 M+ 25% 0.02 M+
BaCl2 1 M HF-HCl
(1983) CH3COONa (v/v) CH3COOH CH3COONH4 3.2
0.6 M M
(1) NH2OH 0.1 M, HCl
pH=2
(2) (COONH4)2 0.2 HF-
NaOCl 0.7 M
Shuman (1985) Mg(NO3)2 pH=7 M+ (COOH)2 0.2 M, HNO3-
pH=8.5
pH=3 HCl
(3) Come (2) + acido
ascorbico
(1) NH2OH 0.1 M,
HCl+ HNO3 0.01 M
Gibson and CH3COONH4 CH3COONa 1 H2O2 30%+ HNO3 Acqua
(2) NH2OH 0.1 M, HCl
Farmer (1986) 1 M, pH=7 M pH=5 0.02 M a 85°C regia+ HF
in 25% (v/v)
CH3COOH

Tabella 2.1 Alcuni riferimenti bibliografici sull’estrazione di metalli pesanti in suoli e sedimenti

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Mn Fe
mg Me _ estratto mg Me _ estratto
Tempo (min) % estratta % estratta
g suolo g suolo

20 0.3324 46.86 0.0248 0.09


40 0.3335 47.03 0.0171 0.06
60 0.3322 46.84 0.0126 0.04
80 0.3176 44.78 0.0094 0.03
100 0.3268 46.09 0.0071 0.03
120 0.3149 44.41 0.0054 0.02
140 0.3224 45.47 0.0027 0.01
160 0.3227 45.50 0.0021 0.01

Ca Mg
mg Me _ estratto mg Me _ estratto
Tempo (min) % estratta % estratta
g suolo g suolo

20 54.74 18.01 0.8032 14.01


40 68.49 22.54 0.8680 15.14
60 70.96 23.35 0.8862 15.45
80 71.26 23.45 0.8473 14.78
100 73.37 24.14 0.9073 15.82
120 74.05 24.36 0.8962 15.63
140 72.88 23.98 0.9020 15.73
160 75.37 24.80 0.8946 15.60

Tabella 2.2 Cinetica di estrazione con NH2OH HCl 00.02 M + HNO3 0.01 M
Quantità di metalli estratti.

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1,0

0,8
mgElem/gsuolo estratti

Mn
Fe
0,6 Mg

0,4

0,2

0,0
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180

tempo (min)

Figura 2.1 Cinetica di estrazione con NH2OH HCl (Mn, Fe, Mg)

80

60
mgElem/gsuolo estratti

Ca

40

20

0
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180

tempo (min)

Figura 2.2 Cinetica di estrazione con NH2OH HCl (Ca)

29
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Mn Fe
mg Me _ estratto mg Me _ estratto
Tempo (min) % estratta % estratta
g suolo g suolo

30 0.3260 45.96 4.792 17.05


60 0.2766 39.00 5.215 18.56
90 0.2717 38.31 5.972 21.25
120 0.3051 43.02 6.400 22.77
150 0.3012 42.48 7.010 24.94
180 0.2888 40.72 7.097 25.25
210 0.2930 41.32 7.309 26.01
240 0.2862 40.36 7.273 25.88

Ca Mg
mg Me _ estratto mg Me _ estratto
Tempo (min) % estratta % estratta
g suolo g suolo

30 25.17 8.28 0.3278 5.72


60 26.56 8.74 0.3720 6.49
90 29.12 9.58 0.3932 6.86
120 29.93 9.85 0.4269 7.44
150 31.55 10.38 0.4460 7.78
180 31.40 10.33 0.4483 7.82
210 33.16 10.91 0.4581 7.99
240 33.61 11.06 0.4625 8.07

Tabella 2.3 Cinetica di estrazione con Na2S2O4 0.4 M a pH 6


quantità di metalli estratt

30
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6
mgElem/gsuolo estratti

Mn
Fe
Mg

0
0 50 100 150 200 250 300

tempo (min)

Figura 2.3 Cinetica di estrazione con Na2S2O4 (Mn, Fe, Mg)

40

30
mgElem/gsuolo estratti

Ca

20

10

0
0 50 100 150 200 250 300

tempo (min)

Figura 2.4 Cinetica di estrazione con Na2S2O4 (Ca)

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Estraenti
Componente Quantità %
NH2OH Na2S2O4 % estratta
(mgElem/gSuolo) totale estratta

Mn 0.709±0.006 0.377±0.015 46.88 0.383±0.010 45.97

Fe 28.1±0.32 28.1±0.3 0.09 20.3±0.6 27.87

OC 28.8±3.1 30.7±5.3 0.00 29.5±3.3 0.00

Ca 303.9±6.5 249.2±7.5 18.02 285.6±7.9 6.11

Si 41.2±1.0 41.0±1.2 0.45 40.9±1.3 0.60

Al 32.8±0.4 32.8±0.4 0.01 32.8±0.4 0.04

Mg 5.73±0.10 4.93±0.12 14.01 5.49±0.12 4.28

Estraenti
Componente Quantità Acido % %
HCl conc.
(mgElem/gSuolo) totale Ossalico estratta estratta

Mn 0.709±0.006 0.245±0.021 65.40 0.118±0.033 83.36

Fe 28.1±0.32 12.2±0.9 56.42 2.76±0.54 90.17

OC 28.8±3.1 139.6±4.3 - 1.98± 95.20

Ca 303.9±6.5 301.8±6.6 0.71 0.0 100

Si 41.2±1.0 40.6±1.5 1.60 40.9±1.0 0.52

Al 32.8±0.4 22.1±0.62 32.65 16.2±0.6 50.58

Mg 5.73±0.10 0.746±0.206 86.98 0.9354±0.309 83.69

Tabella 2.4 Composizione del suolo Taranto ‘Matra’ (in mgElemento/gSuolo


prima e dopo l’attacco con i vari estraenti

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7000

Suolo trattato con NH 2 OH HCl


6000 Suolo tal quale

5000
Intensità

4000

3000

2000

1000

0
0 20 40 60

Figura 2.5 Confronto dei diffrattogrammi del suolo Taranto ‘Matra’


tal quale e trattato con NH2OH HCl

7000

Suolo trattato con Na 2S 2O 4


6000 Suolo tal quale

5000
Intensità

4000

3000

2000

1000

0
0 20 40 60

Figura 2.6 Confronto dei diffrattogrammi del suolo Taranto ‘Matra’


tal quale e trattato con Na2S2O4

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8000

Suolo trattato con acido ossalico


Suolo tal quale

6000
Intensità

4000

2000

0
0 20 40 60

Figura 2.7 Confronto dei diffrattogrammi del suolo Taranto ‘Matra’


tal quale e trattato con acido ossalico

Figura 2.7a Confronto degli spettri FTIR del suolo tal quale e trattato con acido ossalico

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12000

Suolo trattato con HCl conc.


Suolo tal quale
10000

8000
Intensità

6000

4000

2000

0
0 20 40 60

Figura 2.8 Confronto dei diffrattogrammi del suolo Taranto ‘Matra’


tal quale e trattato con HCl concentrato

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2.3 PROVE BATCH DI ADSORBIMENTO

2.3.1 Prove batch di adsorbimento

Le prove batch di adsorbimento da soluzioni acquose sono state realizzate in provettoni in pirex del
volume di 60 ml con tappo a vite di plastica e guarnizione in teflon (Figura 3.1). Le prove sono state
effettuate con un quantitativo di suolo, vagliato a 500 µm, pari a circa 0.250 g; tale quantità è stata
scelta dopo aver effettuato delle prove preliminari ad hoc.
La sperimentazione prevede una serie di fasi operative consecutive (Petrangeli et al 2001, 2002 -
Figura 3.2):

Fase 1: Pretrattamento del suolo (lavaggio).


Fase 2: Equilibrazione del pH.
Fase 3: Adsorbimento dei metalli sul suolo.

2.3.1.1 Pretrattamento del suolo

La fase di lavaggio si effettua aggiungendo ad ogni provettone contenente il suolo 50 mL di


soluzione di NaCl 10-2 M e lasciando agitare su un agitatore a piatto rotante con regolatore di
velocità (Figura 3.3) per 30 min. Trascorso il tempo, si mettono i provettoni in centrifuga a 2200
rpm per 10 min, si elimina il surnatante dopo centrifugazione e sul suolo rimasto si ripete tale
procedura per altre due volte. Le acque di lavaggio sono state conservate ed analizzate all’ ICP.
La fase di lavaggio serve a garantire una migliore riproducibilità delle condizioni iniziali del suolo
nelle varie prove e permette l’eliminazione di specie precedentemente adsorbite sul suolo. Questo
consente di non sottostimare l’adsorbimento a causa della non completa disponibilità dei siti ed a
causa della presenza di agenti complessanti originatisi dalla solubilizzazione di parte della materia
organica presente nel suolo.

2.3.1.2 Fase di stabilizzazione del pH

Dopo il lavaggio del suolo si procede all’equilibrazione del pH, mettendo a contatto con il suolo 50
mL di soluzione NaCl 10-2 M e MES (acido 2-morfolinoetansolfonico ) 5*10-3 M; tale tampone
viene utilizzato per mantenere la soluzione a pH 6 (avente una capacità tamponante tra 5.7 e 6.7).
L’uso del tampone è necessario per mantenere costanti le condizioni di pH prescelte, visto che la
reazione di pH del suolo da noi utilizzato risulta alcalina (pH=8.2). Lo studio effettuato in una tesi
precedente (Marucci, 1998) ha mostrato come la presenza di MES in soluzione non interferisca con
i fenomeni di adsorbimento dei metalli sulla fase solida.
Si agita la sospensione suolo-soluzione per 30 minuti e si controlla il pH. Se il valore misurato non
è quello a cui si desidera effettuare le prove di adsorbimento (pH 6-6,5) si centrifugano i provettoni,
si allontana il surnatante e si ripete l’operazione con altri 50 mL di soluzione tampone aggiungendo,
eventualmente, alcune gocce di NaOH diluito (qualora il pH fosse troppo acido) o HClO4 diluito
(qualora fosse troppo alcalino), per stabilizzare il pH al valore richiesto.

2.3.1.3 Fase di adsorbimento del singolo metallo (isoterma monocomponente)

Una volta che il pH si è stabilizzato intorno al valore desiderato, si centrifugano i provettoni e si


allontana il surnatante. I provettoni contenenti il suolo pretrattato vengono ripesati (per tener conto
dell’eventuale acqua presente) e vi si aggiungono 50 mL della soluzione contenente il metallo ad
una certa concentrazione; altri 50 mL della stessa soluzione vengono posti in un provettone in
assenza di suolo, fungendo così da bianco. Si effettua un numero di prove a concentrazione diversa
del metallo in soluzione sufficiente ad ottenere un’adeguata informazione sull’isoterma di

36
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adsorbimento del metallo sul suolo. I provettoni vengono posti sull’agitatore a piatto rotante a
temperatura ambiente e dopo 24 ore, tempo precedentemente verificato essere sufficiente per il
raggiungimento della condizione d’equilibrio, si interrompe l’agitazione e si controlla il pH. A
questo punto si centrifugano i provettoni ed il surnatante, filtrato con filtri in nitrocellulosa da 0.2
µm, viene analizzato all’ICP. Si misura la concentrazione di equilibrio del metallo nella soluzione
dopo adsorbimento e la concentrazione del metallo nel bianco. La quantità di metallo adsorbito sul
suolo in mg/g (n) è stata calcolata attraverso l’equazione:

(C iniz − C fin ) ⋅ [V + ( P1 − P0 )]
concentrazione del metallo in fase solida = n =
m

con:
Ciniz = concentrazione di metallo nel bianco (mg/l)
Cfin = concentrazione di metallo nel provettone con il suolo (mg/l)
V = volume di soluzione a contatto con il suolo (l)
P0 = peso del provettone con il suolo secco (Kg)
P1 = peso del provettone con il suolo bagnato (Kg)
P1-P0 = acqua presente nel suolo (L)
m = massa del suolo nel provettone (g)

L’equazione tiene conto del fatto che la soluzione di contatto subisce una piccola diluizione rispetto
al bianco, dato che essa viene aggiunta al suolo bagnato.
Si calcola n per ogni provettone e si costruisce un grafico riportando n in funzione della
concentrazione di metallo in soluzione all’equilibrio. La regressione non lineare secondo il modello
di Langmuir dei punti calcolati e del punto (0;0), porta alla costruzione dell’isoterma di
adsorbimento relativa al metallo considerato. La concentrazione iniziale di metallo viene scelta, in
base ad esperienze precedenti e a prove fatte in questo lavoro di tesi, in modo tale che i punti
dell’isoterma siano più o meno equidistanti e distribuiti in tutte e tre le zone dell’isoterma di
Langmuir utilizzata per descrivere i dati sperimentali: quella in cui la concentrazione di metallo nel
suolo cresce linearmente all’aumentare in fase liquida, una zona intermedia ed infine la zona in cui
la concentrazione di metallo nel suolo rimane costante al crescere della concentrazione di metallo in
soluzione (plateau).
A differenza delle classiche prove batch, in cui il suolo a contatto con la soluzione è agitato tramite
ancoretta magnetica, l’utilizzo dei provettoni agitati con un agitatore a piatto rotante riduce il
rilascio di particelle colloidali che, essendo una fase adsorbente di elevata area specifica, avrebbero
alterato inevitabilmente i risultati sperimentali (Schweich et al., 1983; Burgisser et al., 1993).

2.3.2 Adsorbimento di Pb, Cd e Ni in sistemi monocomponenti sul suolo tal quale

Seguendo la metodologia descritta nel paragrafo precedente sono state costruite le isoterme di
adsorbimento di Pb, Cd e Ni, scelti come rappresentativi dei metalli pesanti, sul suolo tal quale.
Come anticipato, tutte le prove sono state realizzate nelle medesime condizioni di pH e forza ionica;
la temperatura era quella ambiente e la durata dell’agitazione era di 24 ore.
In tutte le condizioni sperimentali investigate l’andamento delle isoterme di adsorbimento
osservato, nel range di concentrazione esplorato, così come riportato nel capitolo precedente, risulta
tendenzialmente tipico di un fenomeno a saturazione, per cui si è scelto di rappresentarlo secondo il
modello di Langmuir, che presenta la forma matematica:

KC
n=M
1 + KC

37
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

dove:
n = concentrazione di metallo nel suolo all’equilibrio (mg/g)
M = parametro di adsorbimento massimo (mg/g)
K = costante di affinità (L/mg)
C = concentrazione di metallo in soluzione all’equilibrio (mg/L)

La regressione non lineare dei dati sperimentali di adsorbimento, effettuata mediante il software
Sigma Plot 8.0 per Windows, ha consentito di determinare, per ogni condizione sperimentale
investigata, i valori ottimizzati dei due parametri, M, il parametro di adsorbimento massimo, che
rappresenta nel modello di Langmuir la concentrazione totale dei siti di adsorbimento del suolo, e
K, la costante di affinità, che in generale rappresenta l’affinità dei siti di adsorbimento nei confronti
del metallo preso in considerazione.
In genere l’adsorbimento di metalli pesanti su fasi solide naturali, particolarmente per quelle
caratterizzate da un non elevato contenuto di sostanza organica, è controllato dalla presenza sulla
superficie di fasi solide che, pur rappresentando una frazione minore della massa totale solida, ne
caratterizzano significativamente l’area specifica superficiale, nonché le proprietà adsorbenti. In
generale l’adsorbimento di metalli sui suoli viene attribuito alla esistenza di due principali
meccanismi di interazione:

¾ meccanismi di complessazione superficiale legati alle interazioni specifiche dei metalli con i
gruppi idrossilici superficiali dovuti alla presenza di ossidi di varia natura (di ferro,
manganese, alluminio) - formazione di complessi di sfera interna;
¾ meccanismi di scambio cationico legati alle interazioni non specifiche dei metalli con la
carica negativa presente sulla superficie della fase solida, dovuta alla possibile sostituzione
isomorfica nella frazione argillosa - formazione di complessi a sfera esterna.

Nella Figura 3.4, 3.5, 3.6 vengono riportati i dati sperimentali relativi all’adsorbimento
rispettivamente di Pb, Cd e Ni sul suolo ‘Mantra’ vagliato a 500 µm, a confronto con le curve
ottenute attraverso la regressione dei dati in accordo con il modello di Langmuir; in Figura 3.7
viene riportato il confronto tra le isoterme in termini di µmol/g in funzione dei µmol/L; la Tabelle
3.1 riporta i valori dei parametri ottenuti con le regressioni ed i relativi errori standard. Tutte le
isoterme sperimentali sono soddisfacentemente rappresentate dal modello di Langmuir.
Il confronto tra le isoterme consente di individuare evidenti differenze di comportamento tra i
metalli studiati; la figura mostra come il Pb presenta un’affinità per il suolo utilizzato nettamente
maggiore di quella osservata per il Cd e per il Ni. Tale comportamento è in accordo con quanto
generalmente osservato per suoli e componenti di suoli. Usualmente infatti il Pb risulta decisamente
più affine di Cd e Ni per fasi solide naturali (pure ed eterogenee), mentre Ni e Cd vengono adsorbiti
in misura significativamente inferiore e con una forza relativa che dipende dalla specifica fase
solida considerata.
È interessante osservare come l’ordine di affinità riscontrato (Pb>Cd≈Ni) presenti una buona
correlazione con l’ordine delle costanti di prima idrolisi dei tre ioni metallici (logK= -7.71,-10.08, -
9.860 rispettivamente per Pb, Cd e Ni). Questo accordo è spesso riportato in letteratura (Echerrià et
al., 1998; Elliott et al., 1986) come indice di un adsorbimento specifico sui gruppi idrossilici
(
esposti, a causa dell’analogia tra reazione di idrolisi HO − H + Me 2 + ⇔ Me(OH ) + + H + e )
reazione di adsorbimento per complessazione superficiale dei metalli idrolizzabili
(SO − H + Me 2 + ⇔ SO − Me + + H + . )
La validità di questo ordine di selettività tra i metalli per la maggior parte dei suoli (Elliott and
Huang, 1979) è tuttavia dipendente dal tipo e quantità di argille, ossidi e materia organica presenti
sui suoli stessi. Ciascun costituente esibisce infatti diverse proprietà nei confronti dell’adsorbimento
dei metalli con conseguenti possibili diverse sequenze di adsorbimento (Tabella 3.2). Questo è
particolarmente rilevante per l’ordine relativo tra Cd e Ni mentre il Pb, indipendentemente dalle
38
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

fase considerata, risulta comunque sempre più adsorbito sulla superficie solida.

2.3.3 Adsorbimento di Pb, Cd e Ni in sistemi monocomponente sul suolo trattato con le varie
soluzioni estraenti

Una volta che il suolo è stato trattato con l’apposita soluzione estraente per eliminare da esso un
determinato componente, questo veniva sottoposto ad una nuova prova batch di adsorbimento da
soluzioni acquose, seguendo la procedura descritta in precedenza. In questo modo è possibile
risalire allo specifico contributo che la specie estratta dà all’adsorbimento di un metallo pesante (Pb,
Cd o Ni in questo lavoro di tesi) per confronto con i risultati delle prove batch di adsorbimento sul
suolo tal quale.

2.3.3.1 Adsorbimento del Pb dopo ogni singola estrazione

2.3.3.1.1 Adsorbimento del Pb dopo estrazione con NH2OH·HCl 0.02 M + HNO3 0.01 M

Dopo estrazione con idrossilammina cloriidrata, buona parte degli ossidi di manganese (circa il 50%
in termini di contenuto di manganese) vengono rimossi dal suolo, grazie alle proprietà riducenti del
reagente utilizzato. La parte estratta, essendo presumibilmente quella più esposta, può essere
considerata anche la principale responsabile dell’adsorbimento del Pb. La Figura 3.8 mostra il
confronto tra i dati sperimentali di adsorbimento del Pb, con le rispettive regressioni secondo il
modello di Langmuir, ottenuti, nelle stesse condizioni, sul suolo tal quale e sul suolo trattato.
Appare evidente come la rimozione degli ossidi di manganese comporti una notevole diminuzione
dell’adsorbimento di Pb sul suolo, evidente in particolare alle più alte concentrazioni.
I risultati sperimentali evidenziano quindi come sia determinante nell’adsorbimento del Pb il ruolo
degli ossidi di Mn; nonostante essi siano presenti nel suolo in quantità limitata (0.709 mg Mn/g
suolo) e nettamente inferiore a quella delle altre componenti (Tabella 2.4), la loro rimozione da
parte della soluzione di idrossilammina, che estrae soli 0.332 mg Mn/g suolo (pari a circa il 47% del
totale), comporta una netta diminuzione delle capacità adsorbenti del suolo, che si può quantificare
con una diminuzione di circa il 50% del valore del coefficiente di adsorbimento massimo M
(Tabella 3.3).
Si osserva inoltre un aumento di circa l’80% del valore della costante di affinità (K) del suolo dopo
il trattamento con idrossilammina. Poiché ogni componente esibisce singolarmente una diversa
affinità nei confronti del metallo considerato, l’affinità complessiva del suolo risulterà dipendente
dalla sua composizione; l’aumento di K osservato può essere pertanto imputato al fatto che il
trattamento effettuato ha estratto alcune frazioni presenti nel suolo, e quindi la costante di affinità
assumerà un nuovo valore dipendente dalla nuova composizione.

2.3.3.1.2 Adsorbimento del Pb dopo estrazione con Na2S2O4

Come già discusso il ditionito di sodio elimina dal suolo buona parte degli ossidi di ferro e di
manganese e l’adsorbimento del Pb effettuato sul suolo in assenza di questi componenti è
significativamente minore rispetto a quello sul suolo tal quale, come mostrato in Figura 3.9. Dalla
Tabella 3.4 si nota come il coefficiente di adsorbimento massimo, M, sia diminuito di più del 60%
rispetto al valore relativo al suolo tal quale, presentando quindi un valore più basso (del 10%)
rispetto a quello relativo al suolo trattato con idrossilammina. Da ciò si deduce come
nell’adsorbimento del Pb sia presente anche il ruolo degli ossidi di ferro (che, come gli ossidi di
manganese, esibiscono proprietà complessanti nei confronti dei metalli pesanti), seppure in misura
minore rispetto a quello degli ossidi di manganese, come evidenziato dal fatto che all’estrazione di
una esigua quantità di manganese (circa 0.3 mg Mn/g suolo) sia associata una diminuzione
dell’adsorbimento decisamente superiore rispetto a quella osservata a seguito dell’estrazione di una

39
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

maggiore quantità di ferro (7.8 mg Fe/g suolo). Chiaramente tali considerazioni sono di natura
generale non prendendo in considerazione ne la caratteristica stechiometria ne la struttura dei
diversi possibili ossidi, ma sono basate solo sul contenuto totale ed estraibile dei diversi componenti
(ferro e manganese).
Anche in questo caso si osserva un aumento di quasi tre volte del valore di K rispetto a quello
relativo al suolo tal quale.

2.3.3.1.3 Adsorbimento del Pb dopo estrazione con Acido Ossalico

Il confronto tra le isoterme del Pb ottenute sul suolo tal quale e trattato con acido ossalico (Figura
3.10 e Tabella 3.5) mostra come il valore di M sia ulteriormente diminuito rispetto ai casi
precedenti (di circa il 65% rispetto al suolo tal quale, del 15% rispetto al suolo trattato con
idrossilammina e del 5% rispetto a quello trattato con ditionito di sodio).
Anche se non si è riusciti a determinare la quantità di sostanza organica eliminata, il fatto che si
abbia una diminuzione delle capacità adsorbenti del suolo dimostrerebbe l’efficacia della soluzione
estraente utilizzata e confermerebbe che anche la sostanza organica ha un suo ruolo
nell’adsorbimento del Pb. Si potrebbe ipotizzare che la diminuzione di adsorbimento sia attribuibile
anche alla rimozione da parte dell’acido ossalico di una ulteriore quantità di ossidi di manganese e
di ferro rispetto a quella estratta con le soluzioni di idrossilammina e ditionito di sodio, anche se
probabilmente queste quantità aggiuntive non erano probabilmente disponibili per l’adsorbimento
(non risultano estraibili con gli estraenti precedenti).

2.3.3.1.4 Adsorbimento del Pb dopo attacco con HCl

Per poter confrontare l’isoterma ottenuta sul suolo dopo trattamento con HCl concentrato con quella
ottenuta sul suolo tal quale, è stato necessario tener conto del fatto che per questo tipo di attacco si è
evidenziata una significativa perdita in peso, che non si verificava invece con gli altri trattamenti.
Pertanto si ha una variazione della composizione relativa dei componenti del suolo non trascurabile
e per tenerne conto bisogna normalizzare i dati sperimentali rispetto alla diminuzione in peso, pari a
circa il 78%.
Il confronto tra l’isoterma sul suolo tal quale e quella sul suolo trattato con HCl normalizzata per la
perdita in peso, riportato in Figura 3.11, mette in evidenza come l’adsorbimento del suolo privato
degli ossidi di manganese, di ferro, di alluminio e della sostanza organica risulti, come atteso,
notevolmente più basso. Questo ulteriore diminuzione può essere attribuita (trascurando il
contributo della calcite) alla quantità di ossidi di alluminio estratta con questo trattamento, che non
venivano eliminata con le altre soluzioni estraenti. Osservando i parametri ottenuti dalla regressione
secondo il modello di Langmuir, riportati in Tabella 3.6, si nota infatti come la costante di
saturazione M sia diminuita del 93%, mentre il valore di K si mantiene pressoché inalterato.

2.3.3.1.5 Confronto delle diverse isoterme

E’ interessante confrontare le isoterme di adsorbimento del Pb effettuate sul suolo tal quale e sui
suoli trattati con le soluzioni a forza estraente crescente, per poter riuscire a discriminare i singoli
contributi che le specie presenti nel suolo esibiscono nei confronti dell’adsorbimento del metallo in
esame. La Figura 3.12 mostra che, come già evidenziato, l’adsorbimento del Pb diminuisce man
mano che vengono estratte dal suolo le varie componenti. È possibile distinguere quindi nell’ordine,
dall’alto verso il basso, il contributo all’adsorbimento degli ossidi di manganese, degli ossidi di
ferro, della sostanza organica, degli ossidi di alluminio e del quarzo.

40
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

2.3.3.2 Adsorbimento del Cd dopo ogni singola estrazione

La procedura applicata per l’individuazione del contributo delle diverse frazioni mineralogiche
nell’adsorbimento del piombo, è stata quindi applicata al caso del cadmio e successivamente al
nichel.
In accordo con il comportamento totale fortemente diverso del Cd rispetto al Pb, già discusso
precedentemente, i risultati ottenuti a seguito delle estrazioni selettive hanno confermato un ruolo
profondamente differente delle diverse frazioni.
La Figura 3.13 e la Tabella 3.7 mostrano come l’adsorbimento del Cd sul suolo trattato con
idrossilammina risulti paradossalmente superiore a quello effettuato sul suolo tal quale. Ricordando
l’elevato contributo degli ossidi di manganese nel determinare l’adsorbimento del Pb, i risultati
sperimentali indicano come gli ossidi di manganese estratti con questa soluzione non sembrerebbero
coinvolti nei fenomeni di adsorbimento del Cd sul suolo e che l’idrossilammina, probabilmente
rimasta nel suolo a causa di una fase di lavaggio non pienamente efficiente, possa essere
responsabile di una complessazione del Cd, che giustificherebbe il maggior adsorbimento osservato
rispetto a quello del suolo tal quale.
Confrontando le isoterme ottenute dopo l’estrazione con ditionito di sodio ed acido ossalico, con
quella realizzata sul suolo tal quale (Figure 3.14 e 3.15 e Tabelle 3.8 e 3.9), risulta evidente come
nel caso del Cd le frazioni mineralogiche contenenti ferro e la sostanza organica non esercitino un
ruolo significativo nel determinare l’adsorbimento totale.
Al contrario, invece, il confronto tra l’adsorbimento del Cd sul suolo trattato con HCl concentrato
(normalizzato rispetto alla perdita in peso osservata) e quello effettuato sul suolo tal quale (Figura
3.16) mostra una significativa diminuzione delle capacità adsorbenti, che può essere quantificata
con una variazione superiore al 60% del coefficiente di adsorbimento massimo (M) ottenuto
effettuando una regressione singola dei dati secondo il modello di Langmuir (Tabella 3.10).
Dalle isoterme di adsorbimento ottenute, riportate insieme in Figura 3.17 si può dunque concludere
che nell’adsorbimento del Cd sembrano svolgere un ruolo fondamentale solo gli ossidi di alluminio
(frazione eliminata mediante l’attacco con HCl, ma non con le altre soluzioni estraenti considerate)
ed il quarzo (frazione residua dopo l’attacco con HCl), mentre le altre frazioni non danno un
contributo significativo.

2.3.3.3 Adsorbimento del Ni dopo ogni singola estrazione

Il comportamento del Ni risulta anch’esso significativamente differente da quello del Pb, ma


rispetto al Cd sono significativi i contributi del frazioni ferro e della sostanza organica
nell’adsorbimento totale.
Osservando la Figura 3.18 (che riporta i dati sperimentali con le rispettive regressioni secondo il
modello di Langmuir), si nota come, nei limiti dell’errore sperimentale, l’isoterma di adsorbimento
del Ni sul suolo trattato con idrossilammina si possa considerare sovrapponibile a quella ottenuta
sul suolo tal quale; ciò suggerisce come gli ossidi di manganese non diano un contributo
significativo all’adsorbimento del Ni sul suolo. Una conferma di ciò si ha anche dal fatto che non si
osserva una significativa variazione del coefficiente di adsorbimento massimo (M), nè della
costante di affinità (K) (Tabella 3.11).
Confrontando invece le isoterme ottenute sul suolo tal quale e trattato con ditionito di sodio (Figura
3.19), si evidenzia una significativa influenza degli ossidi di ferro nell’adsorbimento del Ni sul
suolo; infatti effettuando una regressione singola per i dati ottenuti secondo il modello di Langmuir,
si nota una diminuzione di M di circa il 40% rispetto all’isoterma effettuata sul suolo tal quale
(Tabella 3.12).
Confrontando l’adsorbimento del Ni sul suolo tal quale con quello sul suolo trattato con acido
ossalico (Figura 3.20), si nota un’ulteriore diminuzione di M (Tabella 3.13), di quasi il 50% rispetto
all’adsorbimento sul suolo tal quale e del 10% rispetto a quello sul suolo trattato con ditionito di

41
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

sodio, per cui si conclude che anche la sostanza organica riversa uno specifico ruolo
nell’adsorbimento del Ni.
Il confronto, infine, tra l’ isoterma effettuata sul suolo tal quale e quella realizzata dopo attacco con
HCl concentrato, normalizzata rispetto alla perdita in peso osservata (Figura 3.21), evidenzia una
diminuzione di M di oltre il 70% e suggerisce come anche gli ossidi di alluminio abbiano un ruolo
nell’adsorbimento del Ni sul suolo (Tabella 3.14).
In tutti e tre i casi considerati si osserva un aumento della costante di affinità K dei suoli trattati
rispetto al suolo tal quale, probabilmente a causa di una loro variazione di composizione e di una
conseguente variazione dell’affinità globale nei confronti del metallo considerato.
E’ interessante confrontare le isoterme di adsorbimento del Ni effettuate sul suolo tal quale e sui
suoli trattati con le soluzioni a forza estraente crescente, per poter riuscire a discriminare i singoli
contributi che le specie presenti nel suolo esibiscono nei confronti dell’adsorbimento del metallo in
esame. La Figura 3.22 mostra che, come già evidenziato, l’adsorbimento del Ni diminuisce a mano
a mano che vengono estratte dal suolo le varie componenti. Non si osserva un contributo
significativo degli ossidi di manganese, mentre è possibile quindi distinguere nell’ordine, dall’alto
verso il basso, il contributo degli ossidi di ferro, della sostanza organica, degli ossidi di alluminio e
del quarzo.

42
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Figura 3.1 Provettone pirex da 60 mL usato per le prove

43
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Figura 3.2 Procedura sperimentale di adsorbimento e recupero del metallo adsorbito

44
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Figura 3.3 Agitatore a piatto rotante

45
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

5
n (mg/g)

1
Suolo vagliato a 500µm
Isoterma
0
0,0 0,2 0,4 0,6 0,8 1,0

Ceq (mg/L)

Figura 3.4 Isoterma di adsorbimento del Pb

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4

0,2
Suolo vagliato a 500µm
Isoterma
0,0
0 1 2 3 4

Ceq (mg/L)

Figura 3.5 Isoterma di adsorbimento del Cd

46
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4

0,2
Suolo vagliato a 500µm
Isoterma

0,0
0 2 4 6 8 10 12 14 16

Ceq (mg/L)

Figura 3.6 Isoterma di adsorbimento del Ni

50
Ads Pb sul suolo vagliato a 500µm
Ads Cd sul suolo vagliato a 500µm
Ads Ni sul suolo vagliato a 500µm
40

30
n (µmol/g)

20

10

0
0 50 100 150 200 250 300

Ceq (µmol/L)

Figura 3.7 Isoterme di adsorbimento monocomponente di Pb, Cd e Ni

47
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Errore Errore
Metallo M (µmol/g) K (L/µmol)
standard standard

Pb 51.1 3.9 0.258 0.034

Cd 15.3 0.4 0.0543 0.0031

Ni 24.0 1.9 0.0100 0.0019

Tabella 3.1 Parametri determinati mediante regressione dei dati delle tre isoterme

Materiale Affinità relativa Riferimenti

Kinniburgh et al.
Ossidi di Al (amorfo) Cu >Pb > Zn >Cd
(1976)

Goetite (FeOOH) Cu > Pb > Zn > Cd Forbes et al. (1974)

Kinniburgh et al.
Ossidi di Fe (amorfo) Pb > Cu > Zn > Cd
(1974)

Ossidi di Mn Cu > Zn Murray (1975)

Tabella 3.2 Sequenze dei metalli pesanti relative all’affinità per i diversi componenti del suolo

48
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

6
n (mg/g)

2
Ads dopo estrazione con NH2OH HCl
Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma
0
0 1 2 3 4

Ceq (mg/L)

Figura 3.8 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Pb


sul suolo tal quale e trattato con NH2OH HCl

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 9.91 0.99 1.44 0.26

Suolo trattato con


4.64 0.07 2.55 0.16
NH2OH HCl

Tabella 3.3 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Pb sul suolo tal quale e trattato con NH2OH HCl

49
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

6
n (mg/g)

2
Ads sul suolo trattato con Na2S2O4
Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma
0
0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5

Ceq (mg/L)

Figura 3.9 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Pb sul suolo


tal quale e trattato con Na2S2O4

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 9.91 0.99 1.44 0.26

Suolo trattato con


3.80 0.07 5.37 0.43
Na2S2O4

Tabella 3.4 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Pb sul suolo tal quale e trattato con Na2S2O4

50
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

6
n (mg/g)

2
Ads sul suolo trattato con acido ossalico
Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma
0
0 1 2 3 4 5

Ceq (mg/L)

Figura 3.10 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Pb sul suolo


tal quale e trattato con acido ossalico

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 9.91 0.99 1.44 0.26

Suolo trattato con


3.22 0.11 1.79 0.22
acido ossalico

Tabella 3.5 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Pb sul suolo tal quale e trattato con acido ossalico

51
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Ads (pesato) sul suolo


6 trattato con HCl conc.
Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma
n (mg/g)

0
0 1 2 3 4

Ceq (mg/L)

Figura 3.11 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Pb sul suolo


tal quale e trattato con HCl concentrato

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 9.91 0.99 1.44 0.26

Suolo trattato con


0.69 0.04 1.26 0.22
HCl concentrato

Tabella 3.6 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Pb sul suolo tal quale e trattato con HCl concentrato

52
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Ads sul suolo tal quale


Ads sul suolo trattato con NH2OH
6
Ads sul suolo trattato con Na2S2O4
Ads sul suolo trattato con acido ossalico
Ads sul suolo trattato con HCl conc.
n (mg/g)

0
0 1 2 3 4 5

Ceq (mg/L)

Figura 3.12 Confronto dell’adsorbimento del Pb sul suolo tal quale


e sul suolo trattato con le varie soluzioni estraenti

53
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,6

1,4

1,2

1,0
n (mg/g)

0,8

0,6

Ads sul suolo trattato


0,4 con NH2OH HCl
Ads del suolo tal quale
0,2 Isoterma
Isoterma
0,0
0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5 3,0

Ceq (mg/L)

Figura 3.13 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Cd sul suolo


tal quale e trattato con NH2OH HCl

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.72 0.05 0.483 0.03

Suolo trattato con


2.29 0.12 0.534 0.051
NH2OH HCl

Tabella 3.7 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Cd sul suolo tal quale e trattato con NH2OH HCl

54
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,4

1,2

1,0
n (mg/g)

0,8

0,6

0,4 Ads sul suolo trattato


con Na2S2O4
Ads sul suolo tal quale
0,2 Isoterma
Isoterma

0,0
0 2 4 6

Ceq (mg/L)

Figura 3.14 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Cd sul suolo


tal quale e trattato con Na2S2O4

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.72 0.05 0.483 0.03

Suolo trattato con


1.80 0.12 0.330 0.05
Na2S2O4

Tabella 3.8 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Cd sul suolo tal quale e trattato con Na2S2O4

55
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4
Ads sul suolo trattato
con acido ossalico
0,2 Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma

0,0
0 1 2 3 4

Ceq (mg/L)

Figura 3.15 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Cd sul suolo tal quale
e trattato con acido ossalico

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.72 0.05 0.483 0.03

Suolo trattato con


1.11 1.45 0.16
acido ossalico

Tabella 3.9 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Cd sul suolo tal quale e trattato con Na2S2O4

56
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4
Ads (pesato) sul suolo
trattato con HCl conc.
0,2 Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma
0,0
0 1 2 3 4

Ceq (mg/L)

Figura 3.16 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Cd sul suolo


tal quale e trattato con HCl concentrato

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.72 0.05 0.48 0.03

Suolo trattato con


0.67 0.00 0.68 0.00
HCl concentrato

Tabella 3.10 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Cd sul suolo tal quale e trattato con HCl concentrato

57
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,4

1,2

1,0
n (mg/g)

0,8

0,6

0,4 Ads sul suolo tal quale


Ads sul suolo trattato con NH2OH HCl
Ads sul suolo trattato con Na2S2O4
0,2
Ads sul suolo trattato con acido ossalico
Ads sul suolo trattato con HCl conc.
0,0
0 2 4 6

Ceq (mg/L)

Figura 3.17 Confronto dell’adsorbimento del Cd sul suolo tal quale e sul suolo
trattato con le varie soluzioni estraenti

58
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4
Ads sul suolo trattato
con NH2OH HCl
0,2 Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma
0,0
0 2 4 6 8 10 12

Ceq (mg/L)

Figura 3.18 Confronto fra le isoterme di adsorbimento del Ni sul suolo


tal quale e trattato con NH2OH HCl

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.41 0.11 0.17 0.03

Suolo trattato con


1.45 0.16 0.18 0.04
NH2OH HCl

Tabella 3.11 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Ni sul suolo tal quale e trattato con NH2OH HCl

59
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4
Ads sul suolo trattato
con Na2S2O4
0,2 Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma

0,0
0 2 4 6 8 10

Ceq (mg/L)

Figura 3.19 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Ni sul suolo


tal quale e trattato con Na2S2O4

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.41 0.11 0.17 0.03

Suolo trattato con


0.81 0.06 0.29 0.06
Na2S2O4

Tabella 3.12 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Ni sul suolo tal quale e trattato con Na2S2O4

60
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4
Ads sul suolo trattato
con acido ossalico
0,2 Ads sul suolo tal quale
Isoterma
Isoterma

0,0
0 2 4 6 8 10 12 14 16

Ceq (mg/L)

Figura 3.20 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Ni sul suol


tal quale e trattato con acido ossalico

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.41 0.11 0.17 0.03

Suolo trattato con


0.76 0.10 0.26 0.08
acido ossalico

Tabella 3.13 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Ni sul suolo tal quale e trattato con acido ossalico

61
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4

0,2

0,0
0 2 4 6 8 10 12 14 16

Ceq (mg/L)

Figura 3.21 Confronto delle isoterme di adsorbimento del Ni sul suolo tal quale
e trattato con HCl concentrato

M Errore K Errore
(mg/g) standard (L/g) standard

Suolo tal quale 1.41 0.11 0.17 0.03

Suolo trattato con


0.40 0.05 0.41 0.11
acido ossalico

Tabella 3.14 Confronto dei parametri ottenuti dalla regressione dei dati
dell’adsorbimento del Ni sul suolo tal quale e trattato con acido ossalico

62
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2

1,0

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4
Suolo tal quale
Suolo trattato con NH2OH
0,2 Suolo trattato con Na2S2O4
Suolo trattato con Acido Ossalico
Suolo attaccato con HCl conc.
0,0
0 2 4 6 8 10 12 14 16

Ceq (mg/L)

Figura 3.22 Confronto dell’adsorbimento del Ni sul suolo tal quale


e sul suolo trattato con le varie soluzioni estraesti

63
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

2.4 MODELLIZZAZIONE DEI DATI SPERIMENTALI

I dati ottenuti sono stati utilizzati per sviluppare un modello dell’adsorbimento che ci consentisse di
prevedere le capacità adsorbenti di un suolo nei confronti di un metallo pesante, a partire dalla
composizione del suolo stesso ottenuta mediante un trattamento di mineralizzazione, oppure
determinando, mediante prove di estrazione a forza crescente, la quantità di ciascuna frazione
responsabile dell’adsorbimento.
Si è quindi ipotizzato che l’adsorbimento totale (n, in mgPb, Cd o Ni/gsuolo), per ogni
concentrazione del metallo in fase liquida all’equilibrio (Ceq, mgPb, Cd o Ni/L), fosse
rappresentabile come somma indipendente dei contributi dei vari costituenti (z) del suolo (le diverse
frazioni mineralogiche e la sostanza organica), ognuno dei quali segue l’isoterma di Langmuir
(Sposito, 1982). Nella forma generale, tale isoterma, definita come Langmuir multisito, può essere
espressa per ogni metallo come:

z M i K i C eq
n=∑ (1)
i =1 1 + K i C eq
dove:
n = concentrazione totale dello specifico metallo adsorbito nel suolo
all’equilibrio(mgMetallo/gsuolo);
Mi = parametro di adsorbimento massimo di ogni singola frazione
(mgMetallo/gsuolo);
Ki = costante di affinità di ogni singola frazione (L/g)
Ceq = concentrazione di metallo in soluzione all’equilibrio (mg/L)

Per interpretare i dati si è quindi ipotizzato che le varie componenti del suolo si comportino, nei
confronti dell’adsorbimento dei metalli pesanti in esame, in modo indipendente le une dalle altre,
ossia che la presenza di una specie mineralogica non influenzi le proprietà adsorbenti di un’altra
specie presente; è come se il suolo fosse formato da tanti ‘compartimenti’ (le frazioni mineralogiche
e la sostanza organica) gli uni indipendenti dagli altri.
È possibile, a questo punto, scomporre il coefficiente di adsorbimento massimo Mi relativo ad ogni
frazione del suolo come il prodotto di due fattori:

M i = M si ⋅ Qi (2)

In pratica l’adsorbimento massimo M per ogni frazione è rappresentabile come il prodotto di un


valore specifico (Msi), caratteristico della singola frazione mineralogica, e di un parametro che
rappresenti la quantità di fase mineralogica presente nel suolo (Qi). Chiaramente Msi e Qi saranno
strettamente correlati, nel senso che il valore di Msi dipenderà dal parametro prescelto per definire
Qi.
Nel nostro caso Qi (mg di elemento/g di suolo) può essere rappresentato come concentrazione totale
dell’elemento i-esimo costituente la singola frazione del suolo (Mn, Fe, Al, OC, Si) oppure come
concentrazione di tale elemento effettivamente responsabile dell’adsorbimento, determinata
mediante prove di estrazione; Msi rappresenta il coefficiente di saturazione specifico (mg di metallo
pesante adsorbito/mg di elemento). Quest’ultimo in particolare ci fornisce importanti indicazioni
circa le proprietà specifiche di adsorbimento che ogni frazione mineralogica e la sostanza organica
hanno nei confronti del metallo in esame. Sostituendo l’equazione (2) nell’equazione (1) si ottiene il
modello definitivo:

z M si K i C eq
n = ∑ Qi (3)
i =1 1 + K i C eq

64
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Riassumendo, il modello prevede che l’isoterma di adsorbimento di un suolo avente una certa
composizione sia dato dalla somma di vari contributi, ciascuno rappresentato dall’isoterma di
Langmuir relativa ad una singola componente del suolo, pesata rispetto alla frazione (totale o
effettivamente responsabile dell’adsorbimento) di quel componente nel suolo stesso (Qi)

2.4.1 Modellizzazione dei dati del Pb

Per sviluppare il modello di adsorbimento precedentemente introdotto, che descrive l’adsorbimento


totale di un metallo come somma di vari contributi, ciascuno relativo ad una frazione del suolo e
rappresentato da un’equazione di Langmuir, si è proceduto nel modo descritto di seguito, esposto
considerando i dati relativi al Pb, ma applicato allo stesso modo per gli altri metalli in esame.
Considerando la Figura 3.8, è stata inizialmente effettuata la regressione secondo il modello di
Langmuir dei dati sperimentali ottenuti per il suolo trattato con HCl concentrato e quindi relativi ad
un solo contributo all’adsorbimento, quello dello scheletro (quarzo). Per questa prima regressione è
stata quindi utilizzata l’equazione:

M 1 K1Ceq
n=
1 + K1Ceq

che ci consente di determinare i parametri M1 e K1, relativi al quarzo.


E’ stata poi effettuata la regressione dei dati di adsorbimento del Pb sul suolo trattato con acido
ossalico. Poiché in questo caso l’adsorbimento può essere considerato come somma di due
contributi, quello del quarzo e quello degli ossidi di alluminio, l’equazione utilizzata per
rappresentare i risultati sperimentali è:

M 1 K1Ceq M 2 K 2Ceq
n= +
1 + K1Ceq 1 + K 2Ceq

Questa regressione, effettuata utilizzando i valori di M1 e K1 determinati in precedenza, ci consente


di determinare i parametri M2 e K2, che saranno quindi caratteristici degli ossidi di alluminio.
Procedendo in modo analogo si determinano via via tutti i parametri relativi alle varie frazioni che
contribuiscono significativamente all’adsorbimento, che nel caso del Pb risultano 5 (ossidi di
manganese, di ferro, sostanza organica, ossidi di alluminio e quarzo).
Modellizzando i dati sperimentali si ottengono gli andamenti riportati in Figura 4.1 ed i parametri
mostrati in Tabella 4.1; si evidenzia un ottimo accordo del modello considerato con i risultati
sperimentali.
Dalla Figura 4.2, che riporta gli andamenti stimati utilizzando il modello considerato, si possono
determinare esplicitamente i contributi dei vari ossidi e della sostanza organica all’adsorbimento del
Pb, che risulta in massima parte governato dagli ossidi di manganese e di alluminio.
Avendo considerato le costanti di saturazione Mi relative alle diverse frazioni del suolo come il
prodotto di due fattori (equazione(2)), è possibile ora determinare i valori delle costanti di
saturazione specifiche Msi, che rappresentano la quantità di Pb adsorbito per unità di elemento
considerato (mg Pb/mg Elemento), come rapporto tra Mi e Qi.
Come già introdotto si è scelto di considerare due diversi approcci: nel primo il valore di Qi
utilizzato corrisponde alla quantità totale dell’elemento i-esimo caratteristico della frazione e
contenuta in un grammo di suolo (determinata mediante la procedura di mineralizzazione),
considerando che ciascuna componente del suolo contribuisca totalmente all’adsorbimento del
metallo in esame; nel secondo caso si tiene conto del fatto che solo una parte di ciascuna
componente del suolo (determinata mediante le procedure di estrazione) risulta effettivamente

65
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

disponibile per l’adsorbimento e pertanto il valore di Qi considerato corrisponde ai mg di elemento


estratto per grammo di suolo. La Tabella 4.2 riporta i parametri specifici ottenuti nei due casi.
I valori di Msi così determinati saranno quindi utilizzati per la previsione dell’adsorbimento su di un
suolo diverso da quello utilizzato in questa fase della ricerca.

2.4.2 Modellizzazione dei dati del Cd

Seguendo il procedimento descritto per il Pb nel paragrafo precedente, sono stati ricavati i parametri
del modello considerato relativi al Cd, per il quale, come già precedentemente discusso, si
distinguono due soli contributi all’adsorbimento significativi, quello degli ossidi di alluminio e
quello del quarzo.
I risultati, riportati in Figura 4.3, evidenziano come vi sia un buon accordo tra i dati sperimentali ed
il modello; i parametri ottenuti per il Cd sono quindi riportati in Tabella 4.3.
Da notare che, poiché gli ossidi di manganese, di ferro e la sostanza organica non contribuiscono
all’adsorbimento di questo metallo sul suolo, le relative costanti di affinità sono nulle. La Figura 4.4
mostra le curve ottenute con il modello ed evidenzia come all’adsorbimento del Cd contribuiscano
in proporzioni circa uguali gli ossidi di alluminio ed il quarzo.
Come per il caso del Pb, si possono calcolare i parametri specifici Msi del Cd (mg di Cd per mg di
elemento), determinando tali valori come rapporto tra gli Mi di ogni frazione del suolo e Qi totale o
effettivo. I risultati sono riportati in Tabella 4.4.

2.4.3 Modellizzazione dei dati del Ni

In Figura 4.5 ed in Tabella 4.5 sono riportati rispettivamente le isoterme di adsorbimento del Ni
secondo il modello considerato (in questo caso costituito da 4 addendi (z=4)) ed i parametri relativi,
determinati con le stesse modalità utilizzate per il Pb ed il Cd. In questo caso si osserva una
maggiore dispersione dei dati, anche se il loro accordo con il modello considerato continua ad
essere soddisfacente.
Dalla Figura 4.6, in cui vengono evidenziati i contributi delle diverse componenti del suolo
considerate, si nota come i principali contributi all’adsorbimento del Ni sul suolo provengano dal
quarzo, dagli ossidi di ferro e di alluminio.
Anche in questo caso sono stati calcolati i valori di Msi, con le due modalità e riportati in Tabella
4.6.

2.4.4 Confronto fra i modelli del Pb, Cd e Ni

Una volta determinati tutti i parametri (Msi e Ki), relativi all’adsorbimento del Pb, del Cd e del Ni,
che caratterizzano ogni frazione del suolo, è interessante effettuare un confronto tra di essi. Le varie
costanti di affinità (Ki) ci forniscono importanti indicazioni circa l’affinità che quella particolare
frazione del suolo esibisce nei confronti del metallo in esame ed è, quindi, caratteristica di ogni
frazione, mentre i coefficienti di saturazione specifici (Msi) ci forniscono indicazioni circa il numero
di siti, relativi alla frazione considerata, disponibili per l’adsorbimento del metallo. In particolare
metalli diversi presenteranno, per una certa frazione, lo stesso valore di Msi, nelle unità di misura
confrontabili, ma una diversa affinità (Ki) (Dong et al, 1999).
Analizzando la Tabella 4.7, che riporta tutti i parametri determinati con il modello considerato
(equazione (3)) convertiti nelle opportune unità di misura per poter essere confrontati, si nota in
effetti come i valori di Msi siano abbastanza in accordo tra di loro; per ogni frazione si trovano
valori dello stesso ordine di grandezza (nei limiti dell’errore sperimentale).
La variabilità dei valori di Msi può essere dovuta a vari fattori, fra i quali l’eterogeneità del suolo
(visto che tutte le prove effettuate sono realizzate su porzioni diverse dello stesso suolo) ed il fatto
che per il Cd e per il Ni, a differenza del Pb, i valori di M sono stati ottenuti dalla regressione di dati

66
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

sperimentali che non arrivano alla saturazione e ciò comporta una possibilità di errore nella stima
degli Msi.
Per quanto riguarda le costanti di affinità, per il Pb si evidenziano, per tutte le frazioni considerate,
valori più elevati rispetto a quelli relativi gli altri metalli presi in esame. In particolare questo
metallo sembra presentare una notevole affinità nei confronti della sostanza organica.
Nelle Tabelle 4.8 e 4.9 si riporta un confronto tra alcuni parametri, opportunamente convertiti nelle
giuste unità di misura, determinati in questo lavoro di tesi e quelli reperiti in letteratura (Dong, 1999
e 2000; Bianchi 2002). Dal confronto dei dati del Pb emerge come gli M specifici relativi agli ossidi
di manganese siano abbastanza confrontabili con la maggior parte dei dati di letteratura;
osservando, invece, gli M specifici degli ossidi di ferro si nota come sia più attendibile il valore
ottenuto considerando la sola frazione di ossido di ferro esposta, ritenuta quella disponibile per
l’adsorbimento, visto che all’incirca è dello stesso ordine di grandezza dei valori di letteratura. Tutte
le costanti di affinità K per il nostro caso sono in generale sempre più bassi rispetto a quelle di
letteratura.
In generale la dispersione dei dati osservata può essere sempre ricollegata al fatto che un suolo è
molto più eterogeneo rispetto alle fasi solide utilizzate nei lavori di letteratura considerati. Come
detto anche in precedenza tutte le prove sono effettuate su porzioni diverse dello stesso campione ed
anche se viene omogeneizzato il più possibile si può incorrere in errori.
Come già anticipato i principali meccanismi con cui i metalli si adsorbono su un suolo sono la
complessazione e lo scambio ionico. In particolare l’adsorbimento del Pb in genere risulta
principalmente imputabile al primo meccanismo, mentre quello di Cd e Ni al secondo (come
confermato anche da risultati di tesi precedenti). I risultati ottenuti in questo lavoro di ricerca
sembrano confermare ciò; infatti mentre nell’adsorbimento del Cd e del Ni sono principalmente
coinvolti i silicoalluminati (Figura 4.4 e 4.6), che, possedendo una carica negativa dovuta in genere
a sostituzione isomorfa, hanno la capacità di trattenere i metalli essenzialmente per scambio ionico
(Petrangeli et al, 2002), nell’adsorbimento del Pb (Figura 4.2) hanno un ruolo rilevante anche gli
ossidi di manganese e la sostanza organica, che esibiscono in genere proprietà complessanti nei
confronti dei metalli.
È interessante evidenziare il contributo che ogni frazione fornisce all’adsorbimento dei metalli
considerati sia a basse concentrazioni (in cui sono evidenti le proprietà di affinità delle varie
frazione) sia ad alte concentrazioni (in cui sono invece evidenziate le differenze fra il numero di siti
disponibili). In Figura 4.7 e 4.8 sono riportati gli istogrammi con i contributi percentuali di ogni
frazione del suolo all’adsorbimento del Pb, Cd e Ni, calcolati rispettivamente a bassa
(corrispondente ad n pari al 5% del valore di saturazione)e ad alta (corrispondente ad n pari al 90%
del valore di saturazione) concentrazione del metallo in soluzione (Ceq).
Dalla Figura 4.7 si nota come, a basse concentrazioni, le varie componenti del suolo contribuiscano
all’adsorbimento in proporzioni diverse a seconda del metallo considerato. In particolare il maggior
contributo all’adsorbimento del Pb deriva dalla sostanza organica, dagli ossidi di alluminio e dagli
ossidi di manganese e solo in piccola percentuale dal quarzo e dagli ossidi di ferro; per il Cd si ha
esclusivamente il contributo del quarzo e degli ossidi di alluminio; all’adsorbimento del Ni
contribuisce essenzialmente il quarzo ed in parte gli ossidi di alluminio, di ferro e la sostanza
organica.
La Figura 4.8 mostra i dati relativi alle alte concentrazioni. Anche in questo caso per le varie
frazioni si ha un diverso contributo all’adsorbimento di uno stesso metallo. Effettuando un
confronto con i dati ottenuti nel caso precedente, per il Pb si ha un aumento del contributo degli
ossidi di manganese e di ferro ed una diminuzione del contributo della sostanza organica, mentre i
contributi degli ossidi di alluminio e del quarzo restano all’incirca invariati; per il Cd c’è invece un
maggior contributo degli ossidi di alluminio rispetto quello del quarzo; per il Ni c’è un aumento del
contributo degli ossidi di ferro a scapito soprattutto di quello del quarzo, che diminuisce, mentre
restano all’incirca uguali i contributi degli ossidi di alluminio e della sostanza organica.

67
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

2.4.5 Verifica del modello

Il fatto di aver scomposto il coefficiente di adsorbimento massimo M relativo ad ogni frazione del
suolo come prodotto di due fattori, Msi e Qi, permette di svincolarci dal tipo di suolo ed avere un
modello di validità del tutto generale. Senza effettuare prove sperimentali di adsorbimento, ma solo
determinando la composizione di un suolo, attraverso una prova di mineralizzazione, o solo
effettuando le prove di estrazione si può, considerando i parametri (Msi e Ki) determinati attraverso
questo lavoro di tesi, avere una previsione di adsorbimento di un metallo (Pb, Cd o Ni in questo
caso) su un suolo nell’uno e nell’altro caso.
La Tabella 4.10 riporta la composizione di un secondo suolo proveniente dall’area di Taranto
oggetto del progetto di ricerca generale e denominato ‘Vivaio’ prima e dopo il trattamento con i vari
estraenti, secondo le modalità precedentemente descritte. Osservando i dati ottenuti si ha una
conferma della validità delle estrazioni realizzate, visto che le percentuali di estrazioni rispecchiano
pienamente lo scopo di questi trattamenti.
Usando i parametri del Pb determinati con le due modalità (Tabella 4.7) ed utilizzando le quantità
totali (determinate mediante mineralizzazione) o le quantità effettive (determinate mediante le
estrazioni) degli elementi presi in considerazione del suolo Taranto ‘Vivaio’, a seconda dei
parametri utilizzati, si possono determinare gli andamenti teorici dell’isoterma di adsorbimento del
Pb sul suolo analizzato.
I punti calcolati teoricamente possono, poi, essere confrontati con i punti determinati
sperimentalmente (Figura 4.9), mediante prove batch di adsorbimento del Pb secondo la procedura
già descritta, per avere una conferma o meno della validità del modello sviluppato.

La Figura 4.9 mostra come a seconda dei parametri e delle quantità di elemento considerate si
hanno stime diverse. In particolare dal grafico si nota che la stima effettuata considerando la sola
frazione attiva di ogni componente del suolo (ed i relativi parametri) sia migliore rispetto a quella
fatta basandosi sul fatto che ogni frazione contribuisca totalmente all’adsorbimento del Pb.
Comunque in entrambi i casi si ottiene una buona previsione, a conferma del fatto che il modello
sviluppato sia un mezzo efficace per prevedere l’adsorbimento di metalli pesanti.

68
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

6
n (mg/g)

0
0 1 2 3 4 5

Ceq (mg/L)
Suolo tal quale
Suolo trattato con NH2OH
Suolo trattato con Na2S2O4
Suolo trattato con acido ossalico
Suolo trattato con HCl conc.

Figura 4.1 Isoterme di adsorbimento del Pb ottenute secondo il modello multisito

Mi Errore Ki Errore
(mgPb/gSuolo) standard (L/mg) standard
Ossidi di
3.94 2.28 1.08 1.60
manganese
Ossidi di
0.658 0.936 0.183 0.469
ferro
Sostanza
1.12 0.09 30.7 17.1
organica
Ossidi di
2.53 0.10 1.96 0.30
alluminio

Quarzo 0.688 0.044 1.26 0.22

Tabella 4.1 Parametri per il Pb calcolati usando il modello multisito

69
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

6
n (mg/g)

0
0 2 4 6 8 10

Ceq (mg/L)

Contibuto degli ossidi di manganese


Contributo degli ossidi di ferro
Contributo della sostanza organica
Contributo degli ossidi di alluminio
Contributo del quarzo

Figura 4.2 Stima del contributo degli ossidi dei metalli e della sostanza organica
nell’adsorbimento del Pb

Qi totale Msi Errore Qi effettivo Msi Errore


(mgElem/gSuolo) (mgPb/mgElem) standard (mgElem/gSuolo) (mgPb/mgElem) standard
Ossidi di
0.709±0.006 5.55 0.58 0.332±0.010 11.8 0.6
manganese
Ossidi di
28.1±0.32 0.0234 1.431 7.83±0.26 0.0839 1.45
ferro
Sostanza
28.8±3.1 0.0390 0.190 28.8±3.1 0.0390 0.190
organica
Ossidi di
32.8±0.4 0.0773 0.0481 5.88±1.20 0.431 0.245
alluminio

Quarzo 41.2±1.0 0.0167 0.0816 41.2±1.0 0.0167 0.0816

Tabella 4.2 Parametri specifici del Pb ottenuti considerando le frazioni totalmente


disponibili o solo parzialmente disponibili

70
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,6

1,4

1,2

1,0
n (mg/g)

0,8

0,6

0,4

0,2 Suolo tal quale


Suolo attaccato con HCl conc.

0,0
0 2 4 6

Ceq (mg/L)

Figura 4.3 Isoterme di adsorbimento del Cd ottenute secondo il modello multisito

Mi Errore Ki Errore
(mgCd/gSuolo) standard (L/mg) standard
Ossidi di
- - 0.00 -
manganese
Ossidi di
- - 0.00 -
ferro
Sostanza
- - 0.00 -
organica
Ossidi di
1.04 0.08 0.332 0.042
alluminio

Quarzo 0.752 0.010 0.687 0.020

Tabella 4.3 Parametri per il Cd calcolati usando il modello multisito

71
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,4

Contributo degli ossidi di alluminio


1,2 Contributo del quarzo

1,0
n (mg/g)

0,8

0,6

0,4

0,2

0,0
0 1 2 3 4

Ceq (mg/L)

Figura 4.4 Stima del contributo degli ossidi di alluminio e del quarzo nell’adsorbimento del Cd

Qi totale Msi Errore Qi effettivo Msi Errore


(mgElem/gSuolo) (mgPb/mgElem) standard (mgElem/gSuolo) (mgPb/mgElem) standard
Ossidi di
0.709±0.006 - - 0.332±0.010 - -
manganese
Ossidi di
28.1±0.32 - - 7.83±0.26 - -
ferro
Sostanza
28.8±3.1 - - 28.8±3.1 - -
organica
Ossidi di
32.8±0.4 0.032 0.086 5.88±1.20 0.176 0.282
alluminio

Quarzo 41.2±1.0 0.0183 0.031 41.2±1.0 0.0183 0.031

Tabella 4.4 Parametri specifici del Cd ottenuti considerando le frazioni totalmente


disponibili o solo parzialmente disponibili

72
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2
Suolo tal quale
Suolo trattato con NH2OH
1,0 Suolo trattato con Na2S2O4
Suolo trattato con Acido Ossalico
Suolo attaccato con HCl conc.

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4

0,2

0,0
0 2 4 6 8 10 12 14 16

Ceq (mg/L)

Figura 4.5 Isoterme di adsorbimento del Ni ottenute secondo il modello multisito

Mi Errore Ki Errore
(mgNi/gSuolo) standard (L/mg) standard
Ossidi di
- - 0 -
manganese
Ossidi di
0.629 0.267 0.07084 0.0510
ferro
Sostanza
0.110 0.140 0.145 0.2952
organica
Ossidi di
0.437 0.242 0.114 0.1109
alluminio

Quarzo 0.405 0.051 0.41 0.1115

Tabella 4.5 Parametri per il Ni calcolati usando il modello multisito

73
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

1,2
Contributo degli ossidi di ferro
Contributo della sostanza organica
1,0 Contributo degli ossidi di alluminio
Contributo del quarzo

0,8
n (mg/g)

0,6

0,4

0,2

0,0
0 2 4 6 8 10 12 14 16

Ceq (mg/L)

Figura 4.6 Stima del contributo degli ossidi di ferro, di alluminio, della sostanza
organica e del quarzo nell’adsorbimento del Cd

Qi totale Msi Errore Qi effettivo Msi Errore


(mgElem/gSuolo) (mgPb/mgElem) standard (mgElem/gSuolo) (mgPb/mgElem) standard
Ossidi di
0.709±0.006 - - 0.332±0.010 - -
manganese
Ossidi di
28.1±0.32 0.0224 0.433 7.83±0.26 0.0802 0.458
ferro
Sostanza
28.8±3.1 0.00383 1.37 28.8±3.1 0.00383 1.37
organica
Ossidi di
32.8±0.4 0.0133 0.562 5.88±1.20 0.0743 0.76
alluminio

Quarzo 41.2±1.0 0.0094 0.15 41.2±1.0 0.0094 0.15

Tabella 4.6 Parametri specifici del Ni ottenuti considerando le frazioni totalmente


disponibili o solo parzialmente disponibili

74
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Pb Cd Ni

Errore Errore Errore


Stima Stima Stima
standard standard standard
Ms (con Qtotale)
26.79 2.80 - - - -
(µmolMe/mgMn)
Ossidi di Ms (con Qeffettiva)
56.95 1.06 - - - -
Mn (µmolMe/mgMn)
Ki
0.224 0.332 0 - 0 -
(L/µmol)
Ms (con Qtotale)
0.113 6.8 - - 0.382 7.37
(µmolMe/mgFe)
Ossidi di Ms (con Qeffettiva)
0.4049 6.99 - - 0.00416 0.00299
Fe (µmolMe/mgFe)
Ki
0.0379 0.0972 0 - 0.07084 0.0510
(L/µmol)
Ms (con Qtotale)
0.188 0.917 - - 0.0647 23.3
(µmolMe/mgCO)
Sostanza Ms (con Qeffettiva)
0.188 0.917 - - 0.0647 23.3
organica (µmolMe/mgCO)
Ki
6.36 3.54 0 - 0.00851 0.0173
(L/µmol)
Ms (con Qtotale)
0.373 0.232 0.285 0.765 0.224 9.57
(µmolMe/mgAl)
Ossidi di Ms (con Qeffettiva)
2.08 1.18 1.57 2.51 1.27 12.0
Al (µmolMe/mgAl)
Ki
0.406 0.063 0.0362 0.0047 0.00670 0.00650
(L/µmol)
Ms (con Qtotale)
0.0806 0.394 0.163 0.275 0.168 1.89
(µmolMe/mgSi)
Ms (con Qeffettiva)
Quarzo 0.0806 0.0394 0.163 0.338 0.168 1.89
(µmolMe/mgSi)
Ki
0.261 0.331 0.0772 0.0023 0.0241 0.0064
(L/µmol)

Tabella 4.7 Confronto dei parametri ottenuti dal modello per il Pb, il Cd ed il Ni

75
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

60

% Pb
% Cd
contributo percentuale 50 % Ni

40

30

20

10

0
n

Fe

o
Al
M

rz
C

di

ua
di
di

Q
x
x

O
O
O

Figura 4.7 Stima del contributo di adsorbimento del Pb, del Cd e del Ni
in corrispondenza di una bassa concentrazione del metallo in soluzione (Ceq)

70

Ads Pb
60 Ads Cd
Ads Ni
contributo percentuale

50

40

30

20

10

0
n

Fe

o
Al

rz
M

di

ua
di
di

Q
x

O
x

O
O

Figura 4.8 Stima del contributo di adsorbimento del Pb, del Cd e del Ni
in corrispondenza di una elevata concentrazione del metallo in soluzione (Ceq)

76
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Jingyuetan lake Nanhu Lake


Mantra (Suolo)
(Biofilm) (Biofilm)
Errore
Stima Stima Fit error Stima Fit error
standard

1.47* 0.15
Ms (molPb/molMn) 0.521 0.261 0.207 0.0135
Ossidi di
3.14** 0.16
Mn
Ki
0.224 0.332 12.06 2.619 42.28 8.565
(L/µmol)

0.0063* 0.387
Ms (molPb/molFe) 0.0643 0.0107 0.0528 0.0125
Ossidi di
0.0226** 0.329
Fe
Ki
0.0379 0.0972 6.367 3.523 4.56 2.784
(L/µmol)

0.0101* 0.006
Ms (molPb/molAl) - - - -
Ossidi di Al 0.0561** 0.032

Ki
0.406 0.063 - - - -
(L/µmol)

Shonghua River Cayuga lake Cayuga lake (2)


(Biofilm) (Biofilm) (Biofilm)C
Asymptotic
Stima Fit error Stima Fit error Stima
std error

Ms (molPb/molMn) 0.729 0.074 0.959 0.100 0.833 0.054


Ossidi di
Mn
Ki
30.98 14.5 250.5 108.4 319 81.4
(L/µmol)

Ms (molPb/molFe) 0.193 0.018 0.112 0.524 0.0363 0.0092


Ossidi di
Fe
Ki
5.244 1.37 0.245 1.40 1.97 0.59
(L/µmol)

Ms (molPb/molAl) - - - - 0.0 0.0035


Ossidi di
Al
Ki
- - - - - -
(L/µmol)

Tabella 4.8 Confronto dei parametri del Pb con dati di letteratura


(*=parametri determinati con Q totale; **=parametri determinati con Q effettivo)

77
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Cayuga Lake
Mantra (Suolo) Sabbia K20
(Biofilm)
Errore Fit
Stima Stima Fit error Stima
standard error

Ms 0.0076* 0.021
0.0076 0.0035 - -
Ossidi di (molCd/molAl) 0.0423** 0.068
Al
Ki
0.0362 0.0047 0.13 0.05 - -
(L/µmol)

Ms 0.0046* 0.0095
- - 6.85*10-6 -
(molCd/molSi) 0.0046** 0.0095
Quarzo
Ki
0.0772 0.0023 - - 0.0436 0.0055
(L/µmol)

Tabella 4.9 Confronto dei parametri del Cd con dati di letteratura


(*=parametri determinati con Q totale; **=parametri determinati con Q effettivo)

78
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Estraenti
Componente Quantità % %
NH2OH Na2S2O4
(mgElem/gSuolo) totale estratta estratta

Mn 1.34±0.04 0.403±0.048 70.02 0.336±0.056 75.00

Fe 43.6±1.2 43.5±1.2 0.12 30.7±1.5 29.48

OC 15.0±0.1 - -

Ca 33.4±0.5 3.48±1.26 89.59 17.1±0.6 48.92

Si 66.2±0.7 65.6±0.7 0.90 65.5±0.7 0.97

Al 71.2±3.1 70.9±3.1 0.39 71.1±3.1 0.04

Mg 6.53±0.22 5.88±0.24 9.87 6.31±0.24 3.35

Estraenti
Componente Quantità Acido % %
HCl conc.
(mgElem/gSuolo) totale Ossalico estratta estratta

Mn 1.34±0.04 0.00 100.0 0.105±0.05 92.20

Fe 43.6±1.2 23.4±1.8 46.20 7.96±2.00 81.73

OC 15.0±0.1 - -

Ca 33.4±0.5 28.8±0.6 16.43 0.00 100.0

Si 66.2±0.7 64.8±1.0 2.03 66.0±0.7 0.29

Al 71.2±3.1 45.9±4.1 35.53 26.7±5.7 62.52

Mg 6.53±0.22 2.04±0.33 68.72 0.244±0.628 96.25

Tabella 4.10 Composizione del suolo (in mgElemento/gSuolo) Taranto ‘Vivaio’


prima e dopo l’attacco con i vari estraenti

79
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

6
n (mg/g)

2
Ads sperimentale
Modello con Qi totale
Modello con Qi effettivo
0
0.0 0.1 0.2 0.3

Ceq (mg/L)

Figura 4.9 Adsorbimento del Pb sul suolo Taranto ‘Vivaio’


sperimentale e previsto dal modello

80
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

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83
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

CAPITOLO 3

PROPOSTA DI PROCEDURA PER LA VALUTAZIONE DELLA


CAPACITA’ DI ADSORBIMENTO DI SUOLI E SOTTOSUOLI NEI
CONFRONTI DI METALLI PESANTI
Sulla base dell’accurato lavoro sperimentale effettuato come mostrato nei paragrafi precedenti è
stato quindi possibile proporre una procedura particolareggiata da seguire per una valutazione
teorica dell’adsorbimento di un metallo pesante (Pb, Cd o Ni in questo caso) su un suolo o un
sottosuolo.

I vari passaggi da seguire sono riportati di seguito.

a) Valutazione preliminare
dell’adsorbimento (mineralizzazione)
¾ Vagliare il suolo a 500 µm
b) Valutazione più accurata
dell’adsorbimento (estrazioni selettive)

a) Valutazione preliminare dell’adsorbimento

¾ Sulla frazione raccolta si effettua una mineralizzazione, che prevede l’aggiunta a circa 250
mg di suolo nell’ordine:

9 2 mL di HF al 37%,
9 2 mL di HNO3 al 65%,
9 1 mL di H2O2 al 30%,

cui segue un trattamento termico in un forno a microonde (disgregatore); determinare mediante


l’analisi delle soluzioni (ICP-AES) la quantità dei metalli presenti nel suolo (Qi totale, in
mgelemento/gsuolo).

¾ Associando gli elementi trovati alle varie frazioni costituenti il suolo ed assumendo che
queste contribuiscano interamente all’adsorbimento ed in modo indipendente l’una
dall’altra, utilizzando il modello:

z M si K i C eq
n = ∑ Qi totale (1)
i =1 1 + K i C eq

ed i parametri determinati in questo lavoro:

84
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Pb Cd Ni

Ms
26.79 - -
(µmolMe/mgMn)
Ossidi di Mn
Ki
0.224 0 0
(L/µmol)
Ms
0.113 - 0.382
(µmolMe/mgFe)
Ossidi di Fe
Ki
0.0379 0 0.07084
(L/µmol)
Ms
0.188 - 0.0647
Sostanza (µmolMe/mgCO)
organica Ki
6.36 0 0.00851
(L/µmol)
Ms
0.373 0.285 0.224
(µmolMe/mgAl)
Ossidi di Al
Ki
0.406 0.0362 0.00670
(L/µmol)
Ms
0.0806 0.163 0.168
(µmolMe/mgSi)
Quarzo
Ki
0.261 0.0772 0.0241
(L/µmol)

si può determinare l’adsorbimento teorico su un suolo di un metallo pesante (Pb, Cd o Ni in questo


caso), riportando n calcolato teoricamente in funzione di Ceq.

b) Valutazione più accurata dell’adsorbimento

Attraverso le estrazioni selettive si determina la sola parte delle frazioni costituenti il suolo che è
esposta in superficie e che è quindi la parte effettivamente disponibile per i fenomeni di
adsorbimento.

¾ Si effettua l’estrazione con NH2OH·HCl 0.02 M + HNO3 0.01 M per 20 minuti (circa
250 mg di suolo vagliato a 500 µm ÷ 40 mL di soluzione); analizzando le soluzioni
(ICP-AES) si determina la quantità di Mn estratta (che si associa alla parte di ossidi di
Mn del suolo esposta in superficie) QMn effettiva, in mgMn/gsuolo.

¾ Si effettua l’estrazione con Na2S2O4 0.4 M a pH 6 per 3 h (stesse quantità del caso
precedente) e si determina la quantità di Fe estratta (che corrisponde agli ossidi di Fe
esposti in superficie) QFe effettiva, in mgFe/gsuolo.

¾ Si effettua l’estrazione con acido ossalico al 10% per 60 ore (circa 1 g di suolo vagliato
a 500 µm ÷ 50 mL di soluzione) e si determina la quantità di sostanza organica estratta
QOC effettiva, in mgOC/gsuolo, attraverso l’analisi del suolo lavato ed essiccato
(qualora non sia possibile analizzare il suolo trattato, si considera che la rimozione sia
stata del 100%, cioè QOC effettiva = QOC totale).

85
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

¾ Si effettua l’attacco con HCl concentrato (circa 250 mg di suolo ÷ 1 mL di HNO3 al


65% + 3 mL di HCl al 37% + 1 mL di H2O2 al 30%; segue un trattamento termico con
un disgregatore) e attraverso l’analisi delle soluzioni si determina la quantità di Al
(associata agli ossidi di Al) disponibile per l’adsorbimento, cioè il QAl effettiva, in
mgAl/gsuolo.

¾ Si determina il QSi effettiva, in mgSi/gsuolo, considerando che tutti i silicati (associati


appunto al silicio) presenti nel suolo contribuiscano interamante ai fenomeni di
adsorbimento; quindi QSi effettiva = QSi totale.

¾ Una volta determinati tutti i Qi effettivi, utilizzando il modello:

z M si K i C eq
n = ∑ Qi effettiva (2)
i =1 1 + K i C eq

ed utilizzando i parametri determinati in questo lavoro:

Pb Cd Ni

Ms
56.95 - -
(µmolMe/mgMn)
Ossidi di Mn
Ki
0.224 0 0
(L/µmol)
Ms
0.4049 - 0.00416
(µmolMe/mgFe)
Ossidi di Fe
Ki
0.0379 0 0.07084
(L/µmol)
Ms
0.188 - 0.0647
Sostanza (µmolMe/mgCO)
organica Ki
6.36 0 0.00851
(L/µmol)
Ms
2.08 1.57 1.27
(µmolMe/mgAl)
Ossidi di Al
Ki
0.406 0.0362 0.00670
(L/µmol)
Ms
0.0806 0.163 0.168
(µmolMe/mgSi)
Quarzo
Ki
0.261 0.0772 0.0241
(L/µmol)

si può determinare l’adsorbimento teorico su un suolo di un metallo pesante (Pb, Cd o Ni in questo


caso), riportando n calcolato teoricamente in funzione di Ceq.

Per avere una valutazione più accurata si consiglia di rideterminare i parametri per un suolo che si
trova in area interessata e di utilizzare tali parametri per la determinazione teorica
dell’adsorbimento di un metallo pesante per i suoli limitrofi.

86
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

CAPITOLO 4

SVILUPPO DI PROCEDURE DI MONITORAGGIO E BONIFICA DI SUOLI


CONTAMINATI DA POLICLOROBIFENILI

4.1 INTRODUZIONE E SCOPI

L’esteso utilizzo in vari ambiti industriali, l’elevata stabilità chimica e resistenza alla
biodegradazione hanno fatto sì che i policlorobifenili (PCB) si siano accumulati in vari comparti
ambientali, quali suoli e sedimenti di fiumi e di laghi [1]. In particolare la letteratura scientifica si
arricchisce sempre di più di lavori che dimostrano come la contaminazione dei suoli da PCB sia una
realtà diffusa ormai a livello globale [2,3]. Si rende, quindi, necessario lo sviluppo di nuove
procedure di monitoraggio e bonifica dei suoli contaminati da PCB in modo tale da determinare con
più efficacia il rischio associato agli stessi nonché la tecnica più adatta e promettente per la loro
bonifica.
In quest’ambito gli studi condotti si sono focalizzati sulla messa a punto di tecniche di monitoraggio
chimico-microbiologico ed ecotossicologico integrate e di tecniche intensificate/integrate di
bioremediation: i trattamenti biologici, infatti, sono i più promettenti per una gestione dei siti
contaminati sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico e d’altra parte consentono di
approfondire il comportamento dee contaminanti organici nei suoli e sottosuoli. Approcci
biotecnologici per il risanamento dei suoli contaminati da PCB sono stati saggiati sin dal 1990,
quando fu verificata la crescita spontanea, in tali matrici, di una flora batterica aerobica in grado di
degradare i policlorobifenili [4]. L’attività biodegradativa in ambienti aerobici è risultata, tuttavia,
essere scarsamente efficiente nei confronti dei congeneri alto-clorurati [5] generalmente presenti
nelle miscele commerciali di PCB, il cui sversamento nel suolo rappresenta la fonte più comune di
contaminazione. In ambiente anaerobico si è osservata un’altra tipologia di processo biologico: la
dealogenazione riduttiva. Tale processo consiste nella sostituzione progressiva degli atomi di cloro
dell’anello bifenilico con atomi di idrogeno: in mancanza di ossigeno, infatti, i policlorobifenili ad
alto grado di clorurazione ed in particolare di quelli meta e para sostituiti (e quindi spesso coplanari)
fungono da accettori finali di elettroni nel metabolismo di molte popolazioni microbiche [6]; ciò
consente di ridurre il grado di clorurazione di queste molecole con la formazione di PCB
bassoclorurati, di norma orto sostituiti, che risultano essere meno tossici e meno predisposti al
bioaccumulo [1].
Alla base di questa sperimentazione vi è innanzitutto l’esigenza di verificare attraverso procedure
semplici e standardizzate quali siano i processi biologici in atto e, in quale misura, essi abbiano
eventualmente decontaminato i suoli in esame. Allo scopo si è ottimizzata la determinazione della
concentrazione di microrganismi specializzati nella biodegradazione degli inquinanti specifici, e la
biodisponibilità dei PCB stessi, i quali, in virtù della loro idrofobicità, si trovano prevalentemente
adsorbiti alla fase organica del suolo stesso [7,8]. Inoltre la loro biodegradazione genera spesso
metaboliti tossici. Pertanto, durante la caratterizzazione e il trattamento biologico di questi suoli, è
utile servirsi di una metodica analitica, che integri misure di tipo chimico, biologico ed
ecotossicologico per poter monitorare contemporaneamente lo stato di contaminazione, la
concentrazione della biomassa indigena coinvolta nel processo e la detossificazione della matrice, a
fronte di un eventuale abbattimento dei PCB [9,10]. Altra motivazione essenziale della
sperimentazione è lo studio della possibile stimolazione dei processi di biodegradazione al fine di
rendere più efficace l’eventuale trattamento. In quest’ambito è stato ritenuto opportuno saggiare un
approccio anaerobico-aerobico integrato: la degradazione anaerobica agisce, infatti, selettivamente
sui congeneri alto-clorurati, non degradando lo scheletro carbonioso dei PCB, ma rimuovendo gli
atomi di cloro, con conseguente accumulo dei congeneri basso-clorurati orto-sostituiti che sono,
invece, biodegradati da microrganismi aerobi in grado di attaccare l’anello bifenilico, causando un
87
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

iniziale accumulo di acidi clorobenzoici e la successiva completa mineralizzazione della sostanza


inquinante. Per una rimozione ottimale dei PCB da un sito contaminato si possono, quindi,
combinare le vie degradative anaerobiche ed aerobiche, essendo queste chiaramente complementari.
In recenti studi è stato infine osservato che in condizioni anossiche la dealogenazione dei
policlorobifenili può essere favorita ammendando la matrice con un opportuno agente riducente. A
questo scopo può essere impiegato il Fe0 il quale si ossida a Fe2+ liberando elettroni, utilizzati nella
dealogenazione riduttiva dei PCB con liberazione di cloro ione, ed H2 che potrebbe a sua volta
favorire le popolazioni microbiche dealogenanti [11].
Sulla base delle osservazioni sopra descritte l’attività di questa unità operativa in tale contesto ha
avuto l’obiettivo di verificare l’efficienza di una possibile strategia di bonifica di tipo biologico
innovativo basato su un trattamento anaerobico-aerobico integrato in reattori di laboratorio a fase
slurry. L’efficienza dell’intervento previsto è stata monitorata attraverso procedure analitiche che
integrino misure di tipo chimico, biologico ed ecotossicologico al fine di monitorare
contemporaneamente lo stato di contaminazione, la concentrazione della biomassa indigena
coinvolta nel processo e la detossificazione della matrice a fronte di un eventuale abbattimento dei
PCB [8,9]. Si è studiato anche il ruolo del Fe0, agente declorurante abiotico che sia da ausilio alla
declorurazione riduttiva dei PCB [11]. Tale metodologia integrata di indagine può essere utilizzata
nella fase di caratterizzazione di suoli contaminati da tali inquinanti e fornire un supporto per la
valutazione dei processi di attenuazione naturale eventualmente in corso.

4.2 APPROCCIO METODOLOGICO

La messa punto di un protocollo analitico che integri misure di carattere chimico-microbiologico ed


ecotossicologico è stata effettuata applicando le procedure descritte in seguito prima singolarmente e
poi in maniera integrata su suoli storicamente contaminati.
Una porzione di suolo è stata sottoposta ad estrazione degli inquinanti organici mediante
Pressurized Fluid Extraction (ASE-Dionex) operante a 100° C e 140 atm e ad analisi dell’estratto al
gas cromatografo (GC)/ colonna capillare/ detector a cattura di elettroni (ECD). In questo ambito
abbiamo individuato la miscela di solventi più efficiente nell’estrazione degli inquinanti dal suolo e
quindi definito le condizioni gas cromatografiche con le quali ottenere una migliore separazione dei
PCB. Una seconda frazione di matrice solida è stata sottoposta a misure di ecotossicità mediante
l’impiego del test di inibizione della germinazione della radice e del fusto di Lepidium sativum e del
test di mortalità della Collembola (Folsomia candida). Ciò allo scopo di appurare se al termine del
trattamento si fosse verificata, a fronte della rimozione degli inquinanti, anche la detossificazione
della matrice. I due biomarker sono stati scelti fra diversi organismi in seguito a controlli, che
hanno permesso di appurare la loro maggiore sensibilità al grado di contaminazione della matrice
con la quale erano in contatto. Poiché le misure di ecotossicità vengono realizzate a concentrazione
crescente di fase solida contaminata, è stata nostra cura individuare un terreno non contaminato da
miscelare con il suolo in esame. In particolare abbiamo messo a confronto un terreno sintetico,
preparato in laboratorio, con uno naturale, che al termine delle prove si è dimostrato il più adeguato.
Porzioni di fasi solide sono state sospese in acqua al 25% w/v. Di queste 1 ml è stato impiegato per
la determinazione della biomassa aerobica coltivabile eterotrofa e specializzata nella degradazione
di specifici inquinanti. Per questa misura è stata impiegata la tecnica delle diluizioni successive su
terreno colturale ricco e selettivo agarizzato. In questo ambito, abbiamo provveduto ad individuare
gli inquinanti da aggiungere, come uniche fonti di carbonio e di energia, al terreno selettivo. In
particolare sono stati scelti bifenile ed acidi clorobenzoici che rappresentano i composti chiave nei
processi di cometabolismo e di degradazione aerobica dei PCB.
Successivamente le sospensioni sono state centrifugate in modo da ottenere la separazione della fase
solida da quella liquida. Sulle fasi liquide sono state messe a punto misure volte a caratterizzare
qualitativamente e quantitativamente i metaboliti prodotti durante il processo degradativo dei PCB.

88
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

In particolare, per poter monitorare il processo di mineralizzazione dei PCB abbiamo analizzato il
rilascio di ioni cloro, mediante cromatografia ionica (IC)/colonna a scambio ionico/ detector a
conducibilità ionica (CD).
L’approccio anaerobico-aerobico integrato è condotto su due suoli di cui uno storicamente
contaminato da una miscela di PCB (S1), ascrivibile ad Aroclor 1260 (circa 900 mg di PCB per kg
di suolo secco), ed uno inquinato artificialmente mediante una miscela Aroclor 1242 (S2) (circa 500
mg di PCB per kg di suolo secco). Ciascun suolo è stato setacciato (0,2 cm), sospeso in acqua al
25% w/v e quindi impiegato per l’allestimento di quattro reattori anaerobici di volume pari a 1l. Per
ciascun tipo di suolo una coppia di reattori è stata ammendata con Fe0 al 5% w/w e la restante coppia
non è stata ammendata con alcun agente.
Gli otto reattori allestiti sono stati incubati su lab shaker a 35°C a 150 rpm (Figura 1).

Figura 1: Reattori anaerobici in incubazione su lab shaker

Dopo 7 giorni dall’allestimento e poi ad intervalli di uno e quindi di due mesi sono sottoposti a
determinazione del volume di biogas prodotto e all’analisi del gas di testa mediante GC con detector
a conduttività termica (TCD). Da ciascun reattore vengono quindi prelevati 50 ml di sospensione. Di
questi 1 ml viene impiegato per la determinazione della concentrazione di biomassa aerobica,
coltivabile, eterotrofa e specializzata nella degradazione di bifenile e di acidi clorobenzoici mediante
il conteggio su piastra di terreno ricco e selettivo agarizzato. La rimanente porzione è sottoposta a
centrifugazione (1000 g, Beckman J2-HS centrifuge, Beckman Coulter) in modo da ottenere la
separazione della fase solida da quella liquida. La fase solida, una volta essiccata, è sottoposta ad
estrazione dei PCB mediante Pressurized Fluid Extraction (ASE-Dionex) operante a 100° C e 140
atm e all’analisi dell’estratto al gas cromatografo (GC)/ colonna capillare/ detector a cattura di
elettroni (ECD). Sulla fase acquosa si effettua il monitoraggio del rilascio di ioni cloro, derivante
dalla declorurazione riduttiva e poi mineralizzazione dei PCB, mediante cromatografia ionica
(IC)/colonna a scambio ionico/ detector a conducibilità ionica (CD) (Figura 2).

89
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Figura 2: Reattore anaerobico in fase di campionamento


Una volta monitorata una dealogenazione dei PCB che possa ritenersi sufficiente ad un successivo
trattamento aerobico, gli otto reattori saranno aerati così da consentire l’instaurasi di condizioni
aerobiche e aliquote di sospensione saranno prelevate e processate secondo le modalità sopra
descritte.
Infine campioni di suolo prelevati all’inizio e alla fine del trattamento anaerobico e alla fine di
quello aerobico saranno sottoposti a prove di ecotossicità mediante il test di inibizione del fusto e
della radice del Lepidium sativum (biomarker vegetale) e di mortalità della Collembola (Folsomia
candida-biomarker animale) [12]. Ciò allo scopo di verificare se al termine del trattamento si
riscontri, a fronte della dealogenazione riduttiva e della degradazione dei PCB, la detossificazione
della matrice.

4.3 RISULTATI E DISCUSSIONE

I due suoli oggetto di studio, provenienti rispettivamente dall’area Spa di Ravenna (S1) e dall’area
interessata dal progetto generale (S2), presentano, rispettivamente un pH di 7,2 e 7,38, una umidità
% (w/w) di 1,0 e 10,0 e le seguenti frazioni granulometriche:
S1 S2
-sabbia (0,053-2mm)% (w/w) 88,0 15,3
-fango (0,002-0,053mm)% (w/w) 11,0 81,0
-argilla (<0,002mm)% (w/w) 1,0 3,7

Il suolo S1, storicamente contaminato, è stato caratterizzato quali e quantitativamente in termini di


PCB presenti attraverso analisi gas-cromatografiche (~ 600mg PCB/kg Suolo secco); al contrario, in
S2, non è stata rilevata alcuna presenza significativa di PCB, e si è quindi provveduto a contaminare
artificialmente tale suolo con la miscela commerciale Aroclor 1242, contenente policlorobifenili a
medio-basso grado di clorurazione(~ 250mg PCB/kg Suolo secco).
Si discuteranno brevemente i risultati ottenuti nel primo stadio della bioremediation durato 21
settimane.
Per quanto concerne S1, i PCB presenti non hanno subito processi di declorurazione riduttiva sia nei
reattori non ammendati che in quelli addizionati con ferro zero-valente, infatti, sia la concentrazione
dei PCB nel suolo sia la concentrazione degli ioni cloro si sono mantenute pressoché costanti
durante tutto il trattamento. È stata riscontrata attività microbica strettamente anaerobica, sebbene
non dealogenante, in tutte le condizioni saggiate, come dimostrano l’andamento nel tempo delle
concentrazioni dei nitrati e dei solfati. Si è osservato un immediato calo dei nitrati sia nella
condizione senza ammendanti sia, in misura più marcata, in quella addizionata con ferro zero-
valente: il Fe0 sembra esercitare, quindi, un effetto positivo sull’attività dei batteri nitrato-riduttori
90
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

sebbene il meccanismo attraverso cui si esplica tale vantaggio non sia ancora chiaro. Dai dati raccolti
sulla concentrazione dei solfati che subiscono al termine delle 21 settimane una diminuzione del
12% nella condizione tal quale e 93 % nella condizione ammendata con ferro zero-valente, si può
osservare come tale ammendante abbia avuto degli effetti positivi anche sui batteri solfato- riduttori.
Il Fe0, infatti, ossidandosi a Fe2+ reagisce con i solfuri, metaboliti della solfato-riduzione tossici per i
solfato-riduttori ed altri microrganismi; dalla reazione si generano solfuri di ferro, FeS, che
precipitando sottoforma di minerali amorfi detossificano la matrice solida [11] e favoriscono la
solfato-riduzione. Relativamente alla biometanazione si può concludere che essa sia stata
praticamente nulla sia nei reattori non ammendati, dove è stata comunque registrata una blanda
produzione di biogas composto esclusivamente da N2 e CO2, sia nei reattori ammendati con ferro
zero-valente, dove non si è riscontrata alcuna produzione di biogas. I batteri metanogeni non
sembrano, quindi, essere influenzati dalla presenza di Fe0.
Per quanto riguarda S2, il trattamento biologico del suolo in anaerobiosi non ha portato ad una
dealogenazione riduttiva dei congeneri di PCB inizialmente presenti sia nei reattori non ammendati
che in quelli ammendati con ferro zero-valente. Questo risultato è confermato dall’andamento
costante dei cloruri nel tempo e dal fatto che il grado medio di clorurazione della miscela di
congeneri di PCB (ovvero il numero medio di atomi di cloro per molecola di bifenile) non è
diminuito nel corso del trattamento. Nonostante non si siano registrati processi di dealogenazione
riduttiva sono state riscontrate attività microbiche strettamente anaerobiche in termini di riduzione
dei solfati, a carico dei batteri solfato riduttori, e produzione di biogas e metano, ad opera di batteri
fermentanti e metanogeni. La concentrazione dei solfati nel mezzo è diminuita infatti, dopo il primo
mese di trattamento, del 41% per la condizione tal quale e del 92% per la condizione con ferro zero-
valente. Anche in questo caso quindi, similmente a quanto osservato per il suolo S1, il ferro-zero ha
stimolato l’attività dei solfato riduttori. Inoltre, in termini di biogas e metano prodotti si sono
registrati valori molto simili nelle due condizioni saggiate. In entrambe le condizioni infatti, si sono
prodotti circa 700 ml di biogas la cui frazione in metano è risultata essere inferiore al 10%, ciò
avvalora la tesi, già esposta per il suolo S1, secondo cui il ferro zero-valente non influenza la
biometanazione.
Da un’analisi globale risulta evidente come non si siano osservate rimozioni significative di alcun
congenere di policlorobifenile presente sia nel suolo S1 che nel suolo S2 in nessuna della due
condizioni saggiate e, di conseguenza, come il ferro-zero valente non abbia esercitato effetti
stimolanti sull’attività dealogenante dei batteri solfato-riduttori e metanogeni, entrambi
generalmente coinvolti nei processi biologici di declorurazione riduttiva [13,14]. C’è comunque da
tener presente che entrambi i suoli utilizzati nella sperimentazione sono matrici aerobiche. Un dato
rilevante, comune sia ad S1 che ad S2, è proprio l’elevata concentrazione di biomassa aerobica,
eterotrofa e specializzata nella degradazione del bifenile e degli acidi clorobenzoici, presente
all’inizio del trattamento e che persiste durante tutta la sperimentazione in tutte e due le condizioni
saggiate. Il carattere aerobico del suolo può giustificare, pertanto, l’assenza, nella biomassa
anaerobica indigena, di un consorzio microbico in grado di effettuare la declorurazione riduttiva
nei confronti dei policlorobifenili.

1] Wiegel J, Wu Q (2000) Microbial reductive dehalogenation of polychlorinated biphenyls.


FEMS Microbiol. Ecol. 32: 1-15.
2] Schmidt P., Gujer E., Zennegg M., Bucheli T.D., Desaules A. (2005). Correlation of
PCDD/F and PCB Concentration in Soil Samples from the Swiss Soil Monitoring Network
(NABO) to Specific Parameters of the Observation Sites. Chemosphere, 58: 227-234
3] Motelay-Massei A.,. Ollivon D, Garban B., Teil M.J., Blanchard M., Chevreuil M. (2004).
Distribution and Spatial Trends of PAHs and PCBs in Soil in the Seine River Basin,
France. Chemosphere, 55,: 555-565;

91
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

4] Bedard D. L. e Quensen J.F. (1995) Microbial reductive dechlorination of polychlorinated


biphenyls. In: Young L.Y. e Cerniglia C. (Eds) Microbial Transformation and Degradation of Toxic
Organic Chemicals. Wiley-Liss Division, John Wiley and Sons, New York, pp. 127-216;
5] Fava F., Piccolo A. (2002). Effects of humic substances on the bioavailability and aerobic
biodegradation of polychlorinated biphenyls in a model soil. Biotechnology &
Bioengineering, 77: 204-211;
6] Häggblom M.M., Knight V.K., Kerkhof L.J., (2000) Anaerobic decomposition of
halogenated aromatic compounds. Environmental pollution 107, 199-207;
7] M. Alexander. “Biodegradation and bioremediation”. In Alexander M, editor. II Edition.
Academic Press, CA, USA (1999).
8] J. Borja, et al., “Polychlorinated Biphenyls and their biodegradation”. Process Biochem.
40, 1999-2013 (2005)
9] G. Ross “The public health implications of Polychlorinated biphenyls (PCBs) in the
environment” Ecotoxicol. Environ. Saf. 59, 275-291 (2004).
10] S. Berselli et al., “Development and assessment of an innovative soil-washing process
based on the use of cholic acid-derivatives as pollutant-mobilizing agents” Biotechnol.
Bioeng. In press
11] Rysavy J.P., Yan T., Novak P.J. (2005). Enrichment of Anaerobic Polychlorinated Biphenyl
Dechlorinators from Sediments with Iron as Hydrogen Source. Water Research, 39: 569-
578;
12] Fava F, Ciccotosto FV (2002) Effects of Randomly Methylated-β-Cyclodextrins (RAMEB)
on the bioavailability and aerobic biodegradation of polychlorinated biphenyls in three
pristine soils spiked with a transformer oil. Appl. Microbiol. Biotechnol. 58: 393-399.
13] El Frantoussi S., Naveau H.E., Agathos S.N. (1998). Anaerobic Dechlorinating Bacteria.
Biotechnol. Prog., 14: 167-188;
14] Fava F., Bertin L., Fedi S., Zannoni D. (2003). Methyl-β-Cyclodextrin Enhanced
Solubilization and Aerobic Biodegradation of Polychlorinated Biphenyls in Two Aged-
contaminated Solis. Biothecnol. Bioeng., 81:381-390;

92
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

APPENDICE A

CARATTERIZZAZIONE SUOLI CAMPIONATI


NELL’AREA OGGETTO DELLO STUDIO

Matra
Matra Valle
Vivaio Colucci
Green Sport
Spinelli

93
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Caratterizzazione del suolo Taranto ‘Matra’

Reazione di pH della
8.2
sospensione Suolo/H2O
Reazione di pH della
8.3
sospensione Suolo/KCl
Reazione di pH della
7.9
sospensione Suolo/CaCl2
Capacità di scambio cationico
15.9±3.6
(CEC, meq/100g))
Area Superficiale
13.2871
(m2/g)
Carbonio totale
10.39±0.49
(TC, %)
Carbonio inorganico totale
7.51±0.34
(TIC, %)
Carbonio organico totale (TOC,
2.88±0.39
%)

Caratteristiche generali del suolo Taranto ‘Matra’ (i dati sono riportati con le rispettive deviazioni
standard)

94
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro particelle
% suolo
(mm)
1÷2 12.9
1÷0,5 13.6
0,5÷0,25 25.6
0,25÷0,20 12.0
0,20÷0,125 13.3
0,125÷0,063 10.2
0,06÷0,045 6.8
<0.045 4.0

Classificazione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 2 mm)

30

25

20
% suolo

15

10

0
0

5
0

45
1

25

20

12

06

04
50
2-

,0
0,

0,

0,

0,

0,
0,

<0
0-

0-

0-

5-

3-
1-

50

25

20

12

06
0,

0,

0,

0,

0,

diametro particelle (mm)

Distribuzione granulometrica del suolo (vibrovaglio)

95
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro Diametro
% suolo % suolo
particelle (µm) particelle (µm)
0,0-0,9 1,2516 12,5-15 0,7980
0,9-1,1 0,5208 15-18 0,8274
1,1-1,3 0,4536 18-21 0,8022
1,3-1,5 0,3990 21-25 1,0374
1,5-1,8 0,5229 25-30 1,1634
1,8-2,2 0,5901 30-36 1,1571
2,2-2,6 0,5040 36-43 1,0626
2,6-3,1 0,5502 43-51 0,9492
3,1-3,7 0,5775 51-61 0,9429
3,7-4,3 0,5103 61-73 0,9177
4,3-5,0 0,5208 73-87 0,8316
5,0-6,0 0,6111 87-103 0,6153
6,0-7,5 0,6888 103-123 0,3108
7,5-9,0 0,5628 123-147 0,0000
9,0-10,5 0,5691 147-175 0,0000
10,5-12,5 0,7518

Distribuzione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 175 µm)

1,4

1,2

1,0

0,8
% suolo

0,6

0,4

0,2

0,0
, 5 0, 5
,5 5
1 5 15

3 3
7- 7
5
0 , -0, 9
1 , -1, 1
1 , -1, 3
1, -1, 5
1, -1, 8
2, -2, 2
2, -2, 6
3, -3,1
3 , -3, 7
4 , -4, 3
5 , -5, 0
6, -6, 0
7, -7, 5
10 0-1 , 0

18 1 8
21 21
25 25
30 30
36 36
4 3 43
51 5 1
61 61
73 73
87 -87
3 3
12 -12
14 -14
17
1 2 12,

10 -10
9, 5-9

-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
0
9
1
3
5
8
2
6
1
7
3
0
0

-
0,

diametro particelle (µm)

Distribuzione granulometrica del suolo (granulometro laser)

96
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

d (mm)
2.0<d<0.2 Sabbia grossa
0.2<d<0.020 Sabbia fine
0.020<d<0.002 Limo
<0.002 Argilla

Classificazione delle particelle del suolo della Società Internazionale di Scienza del Suolo (ISSS)

% suolo
Sabbia grossa 79,0
Sabbia fine 8,99
Limo 8,27
Argilla 3,74

Distribuzione granulometrica del suolo Taranto ‘Mantra’ secondo la classificazione della Società
Internazionale di Scienza del Suolo (ISSS)

100

80

60
% suolo

40

20

0
a
lla

s
fi n
m
gi

os
Li
Ar

ia

gr
bb

ia
Sa

bb
Sa

Distribuzione granulometrica del suolo Taranto ‘Mantra’ secondo la classificazione della Società
Internazionale di Scienza del Suolo (ISSS)

97
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

% nel suolo

Attacco con Attacco con Attacco con


Metallo
HF conc. HCl conc. HNO3 conc.

Ca 30.4 ± 2.3 31.3 ± 6.4 31.3± 1.9

Si 4.12 ± 0.36 0.0213 ± 0.012 -

Al 3.28 ± 0.13 1.66 ± 0.080 1.63 ± 0.43

Fe 2.81 ± 0.12 2.53 ± 0.079 1.62 ± 0.19

K 0.813 ± 0.048 0.243 ± 0.069 0.293 ± 0.055

Mg 0.573 ± 0.037 0.480 ± 0.073 0.462 ± 0.023

Na 0.0955 ± 0.022 0 0

Mn 0.0709 ± 0.002 0.0591 ± 0.010 0.0511 ± 0.0050

Cu 0 tracce 0

Cd 0 0 0

Ni 0 0 0

Pb 0 tracce 0

Zn 0 0 0

Quantità di metalli presenti nel suolo Taranto ‘Matra’ determinate attraverso l’attacco con HF
concentrato, con HCl concentrato e con HNO3 concentrato (tutti i valori sono riportati come
intervallo di confidenza al 95%)

98
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

5000

4000

3000
Intensità

2000

1000

0
0 20 40 60

Diffrattogramma del suolo Taranto ‘Matra’ vagliato a 2mm

7000

6000

5000
Intensità

4000

3000

2000

1000

0
0 20 40 60

Diffrattogramma del suolo Taranto ‘Matra’ vagliato a 500µm

99
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Classe
Minerale Formula chimica
mineralogica
Albite Na(AlSi3O8) Tectosilicati

Calcite CaCO3 Carbonati


Calcite
(Mg0,064Ca0,936)CO3 Carbonati
magnesiaca
Fillosilicati
(Miche)-
Caolinite Al2Si2O5(OH)4
Minerali
argillosi
Kaliofilite KAlSiO4 Tectosilicati

Microcline KAlSi3O8
Fillosilicati
(Miche)-
Muscovite (KAlSi3O10)(OH)2
Minerali
argillosi
Fillosilicati
(Smectiti)-
Rectorite K1.2Al4Si8O20(OH)4.4H2O
Minerali
argillosi
Quarzo SiO2 Ossidi

Minerali riscontrati nel suolo Taranto ‘Matra’ e classe mineralogica di appartenenza

100
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

80,2

75

70 3695,85 2512,93 797


2874,99
1798,49
65

60 3619,90

55 712,5 535
3433,92 472,43
50

%T 45

40

35 874,73

30

25 1033,23

20

14,0
4000,0 3000 2000 1500 1000 400,0
cm-1

Spettro FTIR del suolo Taranto ‘Matra’ vagliato a 500 µm

101
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

102
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Caratterizzazione del suolo Taranto ‘Matra Valle’

Reazione di pH della
8.25±0.15
sospensione Suolo/H2O
Reazione di pH della
7.11±0.01
sospensione Suolo/KCl
Reazione di pH della
6.51±0.03
sospensione Suolo/CaCl2
Capacità di scambio cationico
37.68±0.49
(CEC, meq/100g))
Carbonio totale
2.28±0.03
(TC, %)
Carbonio inorganico totale
0.40±0.07
(TIC, %)
Carbonio organico totale (TOC,
1.88±0.06
%)

Caratteristiche generali del suolo Taranto ‘Matra Valle’ (i dati sono riportati con le rispettive
deviazioni standard)

103
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro particelle
% suolo
(mm)
1÷2 30.2
1÷0,5 25.5
0,5÷0,25 19.6
0,25÷0,20 4.9
0,20÷0,125 8.6
0,125÷0,063 8.1
0,06÷0,045 2.9
<0.045 0.2

Classificazione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 2 mm)

35,0

30,0

25,0

20,0
%

15,0

10,0

5,0

0,0
m

m
m

m
-1

00

50

00

25

63

45

5
04
,5

,2

,2

,1

,0

,0
m

0,
-0

-0

-0

-0

-0

-0
m

<
m
2

m
m
m

m
0
1

3
50

25

20

12

06
0,

0,

0,

0,

0,

diametro particelle

Distribuzione granulometrica del suolo (vibrovaglio)

104
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Caratterizzazione del suolo Taranto ‘Vivaio Colucci’

Reazione di pH della
9.08±0.02
sospensione Suolo/H2O
Reazione di pH della
7.55±0.01
sospensione Suolo/KCl
Reazione di pH della
6.87±0.06
sospensione Suolo/CaCl2
Capacità di scambio cationico
30.90±0.30
(CEC, meq/100g))
Carbonio totale
2.19±0.05
(TC, %)
Carbonio inorganico totale
0.69±0.04
(TIC, %)
Carbonio organico totale (TOC,
1.50±0.06
%)

Caratteristiche generali del suolo Taranto ‘Vivaio’ (i dati sono riportati con le rispettive deviazioni
standard)

105
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro particelle
% suolo
(mm)
1÷2 44.1
1÷0,5 30.7
0,5÷0,25 15.2
0,25÷0,20 2.3
0,20÷0,125 3.4
0,125÷0,063 2.9
0,06÷0,045 0.7
<0.045 0.7

Classificazione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 2 mm)

50,0

45,0

40,0

35,0

30,0
%

25,0

20,0

15,0

10,0

5,0

0,0
2 mm - 1 mm - 0,500 0,250 0,200 0,125 0,063 <
1 mm 0,500 mm- mm - mm - mm - mm - 0,045
mm 0,250 0,200 0,125 0,063 0,045 mm
mm mm mm mm mm

diametro particelle

Distribuzione granulometrica del suolo (vibrovaglio)

106
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Caratterizzazione del suolo Taranto ‘Green Sport’

Reazione di pH della
8.74±0.09
sospensione Suolo/H2O
Reazione di pH della
7.75±0.06
sospensione Suolo/KCl
Reazione di pH della
6.92±0.01
sospensione Suolo/CaCl2
Capacità di scambio cationico
26.31±0.70
(CEC, meq/100g))
Carbonio totale
4.58±0.03
(TC, %)
Carbonio inorganico totale
3.23±0.23
(TIC, %)
Carbonio organico totale (TOC,
1.50±0.24
%)

Caratteristiche generali del suolo Taranto ‘Green Sport’ (i dati sono riportati con le rispettive
deviazioni standard)

107
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro particelle
% suolo
(mm)
1÷2 28.3
1÷0,5 30.4
0,5÷0,25 22.6
0,25÷0,20 4.7
0,20÷0,125 6.5
0,125÷0,063 5.3
0,06÷0,045 1.6
<0.045 0.6

Classificazione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 2 mm)

35,0

30,0

25,0

20,0
%

15,0

10,0

5,0

0,0
m

m
m

m
m
m

m
m

m
m
-1

5
00

5
50

04
0

4
,2
,5

,2

,1

,0

,0
m

0,
-0
-0

-0

-0

-0
-0
m

<
m
2

m
m
m

m
0

3
1

50

25

20

12

06
0,

0,

0,

0,

0,

diametro particelle

Distribuzione granulometrica del suolo (vibrovaglio)

108
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Caratterizzazione del suolo Taranto ‘Spinelli’

Reazione di pH della
8.80±0.05
sospensione Suolo/H2O
Reazione di pH della
8.00±0.04
sospensione Suolo/KCl
Reazione di pH della
7.03±0.01
sospensione Suolo/CaCl2
Capacità di scambio cationico
12.13±0.76
(CEC, meq/100g))
Carbonio totale
4.46±0.06
(TC, %)
Carbonio inorganico totale
2.96±0.20
(TIC, %)
Carbonio organico totale (TOC,
1.50±0.17
%)

Caratteristiche generali del suolo Taranto ‘Spinelli’ (i dati sono riportati con le rispettive deviazioni
standard)

109
Relazione Scientifica U.O.2 Dipartimento di Chimica

Diametro particelle
% suolo
(mm)
1÷2 11.0
1÷0,5 14.8
0,5÷0,25 22.8
0,25÷0,20 14.4
0,20÷0,125 19.2
0,125÷0,063 10.7
0,06÷0,045 6.1
<0.045 0.8

Classificazione granulometrica del suolo


(particelle con diametro inferiore a 2 mm)

25,0

20,0

15,0
%

10,0

5,0

0,0
m

m
m

m
m

m
m

m
-1

00

5
50

00

25

63

45

04
,5

,2

,2

,1

,0

,0
m

0,
-0

-0

-0

-0

-0

-0
m

<
m
2

m
m
m

m
0
1

3
50

25

20

12

06
0,

0,

0,

0,

0,

diametro particelle

Distribuzione granulometrica del suolo (vibrovaglio)

110
Roma 25/05/2006

PROGETTO FINALIZZATO 1 % 2002 – PMS/022/2002


“Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e di
lavoro, di provvedimenti di pianificazione territoriale”.

RELAZIONE dell’UNITA’ Operativa 3: “Sostanze tossiche


nelle acque di falda e definizioni di classi di qualità”.

Responsabile: Maurizio Pettine*

Partecipanti: Silvio Capri*, Barbara Casentini*, Ruggiero Ciannarella**,


Adolfo De Paolis***, Filomena Di Caterino***, Licia Guzzella***,
Giuseppe Mascolo***, Romano Pagnotta*, Claudio Roscioli***.

* Istituto di Ricerca sulle Acque, Roma; ** Istituto di Ricerca sulle Acque, Bari; ***
Istituto di Ricerca sulle Acque, Brugherio

1
1 Introduzione
La relazione presenta i risultati conseguiti dall’Unità Operativa 3 “Sostanze tossiche nelle
acque di falda e definizione di classi di qualità” nell’ambito del Progetto finalizzato 1%
2002 “Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e di lavoro, di provvedimenti
di pianificazione territoriale” (PMS/022/2002), finanziato dal Ministero della Salute
unitamente all’ISPESL che ha cofinanziato il progetto. Le attività previste nel progetto
PMS/022/2002 sono incentrate sulla zona di Taranto, inclusa nell’elenco dei siti nazionali
da sottoporre a bonifica, e hanno come parte dominante le problematiche d’inquinamento
atmosferico (da evidenziare ed approfondire) che possono avere ripercussioni sulla salute
umana e ricerche di carattere epidemiologico. All’interno di questo progetto, che include
circa 20 unità operative, un sottoinsieme di 3 unità, inclusa la U.O. 3, ha ritenuto opportuno
approfondire gli aspetti di contaminazione delle falde, allo scopo di completare il quadro di
conoscenze disponibili sulla zona. L’area di studio prescelta è stata la falda acquifera del
comune di Statte in provincia di Taranto. La zona presenta un forte impatto antropico
insieme alla presenza di fonti d’inquinamento evidenti quali le industrie siderurgiche,
petrolifere e cementiere operanti nel Golfo di Taranto e l’esistenza di discariche di rifiuti
pericolosi, depositi temporanei di rifiuti speciali, tossici e nocivi e di rifiuti radioattivi della
ditta Cemerad.
Il contributo della U.O. 3 ha riguardato la caratterizzazione delle acque di falda attraverso le
informazioni desumibili dall’applicazione di indici globali di contaminazione (TOC, TOX,
assorbanza a 254 nm, ATP e tossicità) e i risultati ottenuti sulla distribuzione di inquinanti
specifici di interesse, sia di natura organica sia inorganica. Il quadro sullo stato di
contaminazione delle falde delineato da analisi di tipo chimico è stato integrato con i
risultati di analisi di carattere tossicologico e genotossicologico.
Le attività condotte dall’IRSA hanno pertanto considerato la determinazione di
macrocostituenti, elementi in traccia, microinquinanti organici in modo a-specifico e
specifico e incluso test per la caratterizzazione tossicologica e genotossicologica. Tali
determinazioni sono state condotte nei laboratori IRSA operanti presso le tre sedi di Roma,
Brugherio e Bari, allo scopo di sfruttare al meglio le competenze sviluppatesi localmente
(macrocostituenti ed elementi in traccia a Roma, determinazione di microinquinanti
organici, in parte a Brugherio (IPA, PCB, α- e β-HCH, HCB, p,p’DDE) e in parte a Bari
(alifatici alogenati cancerogeni e non cancerogeni, BTXs, AOX e POX), assorbanza a 254
nm e test tossici e mutagenici a Brugherio.
Allo scopo di ottenere ulteriori assicurazioni sul buono stato di qualità complessivamente
riscontrato nelle acque di falda, si è deciso di effettuare un campionamento di suolo
subsuperficiale. Sui campioni prelevati sono state fatte determinazioni analoghe a quelle
2
effettuate sulla matrice acquosa.

2 Campionamento
I campionamenti delle acque sono stati condotti in due diverse occasioni, luglio 2004 e
febbraio 2005, caratterizzate da accentuate differenze nei regimi di piovosità, molto più
marcate nell’ultimo campionamento. In Tabella 1 e 2 vengono riportate le caratteristiche e le
coordinate dei siti campionati.
Le operazioni di campionamento sono state organizzate da personale dell’ISPESL; a tali
operazioni ha partecipato sul campo personale dell’IRSA per collaborare alle fase del
campionamento e assicurare, attraverso una partecipazione diretta, un prelievo dei campioni
esente da rischi di possibili alterazioni, oltre che un più immediato trasporto dei campioni
stessi al laboratorio. Nel primo campionamento, a fronte di un numero stimato di circa 10
campioni, difficoltà riscontrate sul campo in relazione soprattutto alle condizioni di accesso
ai siti da campionare hanno consentito il prelievo solo di 4 campioni. Nel successivo
campionamento, risolti parte dei problemi riscontrati nel primo, sono stati selezionati 8 siti
lungo la direzione nord/sud della falda, in gran parte differenti dai siti del campionamento
del Luglio 2004. In questo secondo campionamento si è riconfermato il sito Greensport che
nel primo aveva mostrato la presenza di possibili indici di compromissione.
Il campionamento per l’analisi chimica è stato effettuato mediante bottiglie di vetro ambrate
da 2,5 litri per i campioni destinati alle analisi di organici e di politene ad alta densità
pretrattate con lavaggi acidi per i metalli. Per i tests di tossicità e di mutagenicità sono stati
campionati 20 L di acqua per campione in Mariotte di vetro. I campioni sono stati prelevati
dopo un’attenta operazione di spurgo del pozzo di almeno 30 minuti fino all’ottenimento di
una misura di conducibilità costante, onde evitare di campionare acqua stagnante
sovrastante l’acquifero, che avrebbe potuto presentare alterazioni nelle caratteristiche di
qualità. I campioni sono stati conservati refrigerati a 4°C fino al momento dell’analisi.
Allo scopo di integrare il quadro delle conoscenze acquisite, si è deciso di effettuare anche
alcuni campionamenti di suolo. Questi sono stati condotti durante il mese di Ottobre 2005
nelle località Greensport, Spinelli e Feliciolla, siti già prima campionati per le acque che
avevano mostrato discordanze sulle caratteristiche di qualità ed in altri due siti a valle ed a
monte dell’ex-ditta MATRA (stabilimento per il riempimento di trasformatori). Per ognuno
dei siti citati sono stati prelevate aliquote di terreno ad una profondità compresa tra 1 - 1,5 m
con un campionatore leggero apposito.
In Tab. 3 sono riportate le caratteristiche e le coordinate dei siti ove sono stati campionati i
suoli. La mappa di tutti i siti campionati per il prelievo di acque e suolo è riportata in Figura
1.
3
Tabella 1 – Caratteristiche dei siti campionati nel Luglio 2004 per il prelievo di campioni
acquosi.

PROFONDITA’
STAZIONE CARATTERISTICHE COORDINATE
FALDA (m)
N: 40° 33’63”
GREEN SPORT Masseria 120
E: 17° 12’13”
LA Campo aperto coltivato N: 40° 32’50”
situato vicino ad un 100
FELICIOLLA E: 17° 12’20”
autolavaggio
CAVA DUE Cava ditta posta sotto N: 40° 31’52” 80
MARI sequestro, (MATRA) E: 17° 12’38”
ACCETTA N: 40° 33’44”
Campo aperto
GRANDE E: 17° 10’28”

Tabella 2 – Caratteristiche dei siti campionati nel Febbraio 2005 per il prelievo di campioni
acquosi.

PROFONDITA’
STAZIONE CARATTERISTICHE COORDINATE
FALDA (m)

Ditta di stoccaggio di N: 40° 31’64”


PERRETTI
derivati petroliferi E: 17° 12’80”
ITAL CAVE Cava di carbonato di N: 40° 31’29”
50
VALLE calcio E: 17° 13’35”
ITAL CAVE Pozzo situato a valle di N: 40° 31’16”
60
VALLE (SPIA) una discarica di RSU E: 17° 13’11”
ITAL CAVE Pozzo situato a monte di N: 40° 32’05” 60
MONTE una discarica di RSU E: 17° 12’87”
N: 40° 33’63”
GREEN SPORT Masseria 120
E: 17° 12’13”
N: 40° 33’38”
COLUCCI Vivaio-Masseria 120
E: 17° 12’19”
N: 40° 33’24”
BOCCUZZI Masseria 100
E: 17° 11’88”

Allevamento di cavalli N: 40° 32’82”


SPINELLI
da corsa E: 17° 12’64”

4
Tabella 3 – Caratteristiche dei siti campionati per il prelievo di campioni di suolo in Ottobre
2005.
STAZIONE CARATTERISTICHE COORDINATE

GREEN SPORT Masseria N: 40° 33’63”


E: 17° 12’13”
SPINELLI N: 40° 32’82”
Allevamento di cavalli da corsa
E: 17° 12’64”
Campo aperto coltivato situato N: 40° 32’50”
LA FELICIOLLA
vicino ad un autolavaggio E: 17° 12’20”
Ex stabilimento MATRA
MATRA VALLE
riempimento trasformatori
MATRA MONTE Ex stabilimento MATRA
riempimento trasformatori

Figura 1: Mappa dei siti campionati effettuati per il prelievo di acque di falda e di suolo.

3 Metodi analitici utilizzati per i campioni acquosi


Nel seguito sono sinteticamente descritti i vari metodi utilizzati per la determinazione dei
5
descrittori chimici, fisici e biologici previsti nel progetto. Unica eccezione è risultata
l’analisi dell’ATP, parametro generalmente messo in correlazione con contaminazione di
tipo microbiologico. Tale parametro è stato escluso sulla base delle prime risultanze
analitiche che stavano ad indicare una inadeguatezza dello stesso nel caso specifico.

3.1 Metodi chimico-fisici e chimici


3.1.1 Conducibilità e Assorbanza a 254 nm
Sui campioni acquosi non trattati è stata effettuata l’analisi della conducibilità e l’assorbanza
a 254 nm. La conducibilità è stata effettuata con un conduttimetro Radiometer CDM 83 a
temperatura compresa tra 19,5 e 20,5 °C, tarando lo strumento con soluzioni standard di
KCl.
L’assorbanza a 254 nm è un’analisi chimica strumentale che permette di determinare in
modo aspecifico la presenza di composti organici contenenti doppi legami a carattere
aromatico. L’analisi è stata effettuata tramite uno spettrofotometro Perkin Elmer uv/vis
Lambda 2.

3.1.2 Inquinanti organici (IPA, PCB, organoclorurati)


I campioni destinati all’analisi dei composti organici IPA, PCB e organoclorurati non
volatili sono stati concentrati mediante BAKERBOND Speedisk® C18 (J. T. Baker, U.S.A.)
composto da: prefiltro in polipropilene; filtro in fibra di vetro con maglie irregolari del
diametro < 5 μm; disco in C18 Octadecil con diametro di 50 mm e spessore 1 mm con
particelle di forma irregolare e completamente porose. Lo Speedisk, posizionato sulla
stazione di estrazione Bakerbond SPE (J. T. Baker, U.S.A.) è stato sottoposto ad una fase di
lavaggio con 10 mL di una soluzione di n-esano:etilacetato (90:10 v/v), seguiti da una fase
di attivazione con 10 mL di metanolo e di lavaggio finale con 20 mL di acqua MilliQ. Tutti i
solventi utilizzati sono per analisi organica in traccia.
Quindi, 2 L di campione sono stati fatti eluire attraverso i dischi ad un flusso di 20 mL/min,
applicando un vuoto di 850 mBar. Dopo il passaggio del campione, i dischi sono stati
asciugati per 15 min applicando un vuoto spinto (220 mBar) per facilitare l’essiccamento
del disco stesso.
Per l’eluizione sono stati utilizzati 20 mL di soluzione n-esano:etilacetato (90:10 v/v); gli
estratti sono stati concentrati a 1 mL sotto flusso di azoto in bagno termostatico a 35°C
mediante il Turbovap II Zymark (Massachusset, U.S.A.).
L’analisi degli estratti è stata effettuata utilizzando il gascromatografo Trace GC 2000 con
autocampionatore AS3000, accoppiato allo spettrometro di massa Ion-Trap PolarisQ della
TermoFinningan (Austin Texas, USA). Tutti i componenti del sistema sono stati gestiti dal
6
software TermoFinningan Xcalibur versione 1.3.1.
Il gascromatografo è stato equipaggiato con un iniettore di tipo PTV (Programmable
Temperature Vaporizer. La tabella 4 riporta le condizioni cromatografiche e quelle dello
spettrometro di massa. La quantificazione è stata ottenuta da curve di taratura costruite su
sei livelli di concentrazione (0,1- 0,2- 0,5- 1,0- 5,0- 10 μg/L).

Tabella 4 - Condizioni gascromatografiche e dello spettrometro di massa.

COLONNA CAPILLARE Varian FactorFour VF-5 ms; 60 m, ID 0,25; film


0,25 um
PROGRAMMATA DI 70°C per 1 min; 8°C/min fino a 220°C; 20°C/min
TEMPERATURA fino a 280°C; 280°C per 20 min
GAS DI TRASPORTO He, 1 ml/min flusso costante; 143 kPa a 70°C
TIPO DI INIETTORE PTV

MODALITA' DI INIEZIONE Splitless, 1 min; Pressione di trasferimento 230 kPa;


Temperatura iniziale 70°C; 10°C/min fino a 250°C
TECNICA DI ANALISI MS/MS
TEMPERATURA 270°C
TRANSFERLINE
ENERGIA DEGLI ELETTRONI 70 eV
TUNE Standard Autotune
MOLTIPLICATORE 1075 V
AGC TARGET 50
TEMPERATURA SORGENTE 250°C
DAMPING GAS He, costante, 0,3 mL/min

3.1.3 Organo-alogenati totali, come Cl-


Tale categoria di composti è stata determinata utilizzando la tecnica TOX che si basa su un
processo di combustione cui viene sottoposto il campione e sulla successiva analisi
microculometrica del cloruro liberato. Nel corso delle analisi sono stati determinati
separatamente i composti organo-alogenati meno volatili, denominati assorbibili (AOX,
adsorbable organic halogenated compounds), e quelli strippabili (POX, purgeable organic
halogenated compounds), meno polari e più volatili. Dalla somma delle concentrazioni di
AOX e POX sono stati ottenuti i composti organici alogenati totali (TOX).
Il campione acquoso è stato miscelato con carbone attivo per l’adsorbimento dei composti
organici alogenati ed è stato mantenuto in agitazione magnetica per un’ora; in seguito, dal
carbone sono stati rimossi gli alogenuri inorganici per spostamento competitivo mediante
lavaggio con una soluzione di nitrati. Il carbone attivo, poi, ha subito combustione ad alta

7
temperatura con produzione di CO2 ed acidi alogenidrici (HX). Gli HX formatisi sono stati
trasportati in una cella di titolazione microcoulometrica dove ne è stata determinata la
concentrazione espressa come µg/l di cloruri. Nella cella di titolazione è presente una
soluzione di ioni argento alla concentrazione costante di 10-7 M; gli acidi alogenidrici
reagiscono con gli ioni Ag+ formando precipitati insolubili di alogenuri d’argento (AgX) e
determinando una diminuzione di concentrazione di ioni argento in soluzione. Dall’integrale
rispetto al tempo della corrente necessaria alla produzione di nuovi ioni Ag+, generati per
ristabilire la concentrazione iniziale di 10-7 M, è stata determinata la quantità di argento che
ha reagito e quindi la concentrazione degli alogenuri presenti nei campioni considerati. La
determinazione dei POX è stata condotta prima del trattamento con carbone attivo per
mezzo del riscaldamento del campione e strippaggio con un flusso di ossigeno.
Il campo di risposta strumentale per l’analisi degli AOX è stato compreso tra 0,5 e 1000 µg/l
e il limite di rilevabilità è stato di 0,5 µg/l; l’intervallo di misura per i POX è risultato
compreso tra 0,1 e 1000 µg/l e il limite di rilevabilità è stato di 0,1 µg/l.

3.1.4 Organo-alogenati e BTXs


La metodica di riferimento utilizzata è stata quella UNI n. 1210. In tale metodica il
campione viene concentrato con la tecnica della microestrazione in fase solida (SPME) ed
analizzato in gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS). È stato utilizzato un
gascromatografo Varian 3800, dotato di un autocampionatore 8200, accoppiato ad uno
spettrometro di massa Varian Saturn 2000. Poiché l'autocampionatore utilizzato consente
anche di eseguire la preconcentrazione dei campioni con la tecnica SPME, l'intera procedura
analitica (preconcentrazione ed analisi) è stata effettuata in maniera automatica. È stata
utilizzata per la procedura SPME una fibra Supelco di polimetilsilossano con spessore di
100 μm. I campioni, introdotti in vials di 2 mL senza lasciare spazio di testa, sono stati
concentrati immergendo la fibra nelle soluzioni acquose a temperatura ambiente per 20
minuti sotto agitazione automatica. Successivamente, la fibra è stata introdotta per 5 minuti
nell'iniettore del gascromatografo, riscaldato a 250°C, per desorbire ed analizzare i composti
organici. La programmata di temperatura della colonna cromatografica (CP-Sil 8 CB low
bleed/MS, 30m x 0.25mm i.d., gas di trasporto elio a 1 mL/min) utilizzata è stata la
seguente: isoterma a 40°C per 5 minuti, rampa di temperatura a 10°C/min fino a 250°C,
isoterma per 10 minuti. Per la rivelazione dei vari composti organici lo spettrometro di
massa eseguiva una scansione nell’intervallo 35-300 Da in 1 secondo. La determinazione
quantitativa dei vari composti organici alogenati è stata effettuata mediante calibrazioni
utilizzando opportune soluzioni standard.

8
I limiti di rilevabilità sono risultati essere dipendenti dal composto considerato e comunque
compresi tra 0,005 e 20 µg/L.

3.1.5 Metalli
Gli elementi metallici sono stati determinati in spettrometria di massa (ICP-MS) mediante
uno spettrometro di massa con sorgente al plasma induttivo (Agilent technologies 7500C)
dotato di cella di collisione/reazione (ORS).
23 56 78
In particolare Na, Fe e Se sono stati analizzati utilizzando la cella di reazione con
idrogeno mentre tutti gli altri con cella di collisione ad elio. L’ottimizzazione dei parametri
strumentali è stata realizzata misurando la sensibilità e il livello degli ossidi e delle doppie
cariche.
La risoluzione e la sensibilità sono state verificate misurando una soluzione certificata di 10
µg/L in HNO3 all’1% degli isotopi 7Li, 59
Co, 89
Y e 205
Tl. Il controllo dei parametri di
valutazione del plasma è stato realizzato misurando il livello degli ossidi e delle doppie
cariche di una soluzione contenente 10 µg/L di 140Ce in HNO3 all’1%. Per compensare le
fluttuazioni del segnale durante le analisi è stata adoperata la tecnica dello standard interno.
L’accuratezza del metodo è stata valutata analizzando un materiale certificato (Trace
Elements in Natural Water) prodotto dal National Institute of Standardization (NIST 1640).
I risultati ottenuti hanno mostrato un buon accordo tra i valori certificati e i valori
determinati per la totalità degli elementi analizzati. Le analisi effettuate sul campione
certificato di acqua, hanno fornito valori del coefficiente di variazione [CV (%) = (Scarto
tipo/valore medio)⋅100] compresi tra 3 e 5% e valori di recupero tra 94 e 102%. Per ogni
elemento è stata calcolata una retta di taratura nel campo di linearità così come definito nel
metodo.

4 Metodi tossicologici per i campioni acquosi


Per la conduzione dei test di tossicità e mutagenesi, i campioni d’acqua prelevati nelle
diverse stazioni (20 L), sono stati sottoposti a concentrazione mediante adsorbimento su fase
solida, utilizzando, per ogni punto di campionamento, otto cartucce di silice C18
trifunzionali (Sep-Pak Vac 6cc- 1g tC18 Enviromental Cartridges, Waters,USA).
Le cartucce sono state preventivamente attivate utilizzando in sequenza:
- 10 mL esano:etilacetato (90:10 v/v),
- 10 mL metanolo
- 10 mL acqua distillata.
Terminato il processo di adsorbimento del campione, le cartucce sono state asciugate per 20

9
min. sotto vuoto spinto e successivamente eluite utilizzando 25 mL di esano:etilacetato
(90:10 v/v). Gli eluati ottenuti sono stati riuniti e portati a piccolo volume con evaporatore
rotante sotto vuoto a 40°C ed i solventi sono stati scambiati con acqua bidistillata (400 µL).

4.1 Saggio di mutagenicità: SOS CHROMOTEST


L’ SOS Chromotest è un test colorimetrico che misura l’espressione del gene sfiA indotto da
agenti genotossici nel ceppo PQ 37 di E. coli, grazie alla fusione dello stesso con il gene
nativo della β-galattosidasi (Quillardet et al., 1985). Tale enzima è stato dosato
spettrofotometricamente a 420 nm, ottenendo una curva dose-risposta. In parallelo è stata
monitorata l’attività della fosfatasi alcalina, che fornisce indicazioni sulla vitalità dei batteri
ed elimina quindi la possibilità di falsi negativi (Quillardet et al., 1993). Il test è stato
condotto con e senza attivazione metabolica (± S9) al fine di individuare sia i mutageni
diretti sia quelli indiretti e sono stati sempre allestiti un controllo positivo con 4-nitro-
chinolin-ossido (5 μg/mL) per il test diretto e con 2-ammino-antracene (500 μg/mL) per il
test condotto con aggiunta della frazione S9. I controlli negativi sono costituiti da acqua
distillata e da DMSO.

Per la conduzione del saggio sono stati inoculati 600 μL di una sospensione di E. coli in fase
di crescita esponenziale (2 x 108 batteri/mL) nelle provette corrispondenti alle diluizioni dei
campioni e dei controlli e incubati per 2 ore a 37°C. Per il saggio sono state utilizzate 10
diluizioni 1:2 del campione, partendo da una concentrazione pari a 1,6 L
equivalenti/provetta, utilizzando l’estratto equivalente a 20 L di campione scambiato con 0,4
mL di acqua MilliQ all’evaporatore rotante a 50°C.

L’attività della β-galattosidasi (βgal) e della fosfatasi alcalina (PAL) sono state determinate
spettrofotometricamente a 420 nm attraverso l’uso dei composti cromogeni o-nitrofenil- β-
galattopiranoside e p-nitrofenil fosfato, rispettivamente.

L’attività genotossica dei campioni è stata espressa dal rapporto Rc = βgal/PAL, dove βgal
rappresenta l’attività della β-galattosidasi e PAL quella della fosfatasi alcalina. Il fattore di
induzione IF di ogni campione è stato definito come Rc/Ro, dove Ro è l’attività della β-
galattosidasi del controllo negativo. I campioni sono stati considerati positivi quando per
almeno una diluizione si sia ottenuto un valore di IF superiore a 1,5 e si assista ad una
relazione dose/risposta.

4.2 Test di tossicità MICROTOX


E’ stato utilizzato un batterio marino Gram negativo, naturalmente bioluminescente,

10
appartenente alla specie Vibrio fischeri (ceppo NRRL-B-11177), in cui la luminescenza
eventualmente persa è direttamente proporzionale alla tossicità del campione. Il test misura
la produzione di luce emessa da una popolazione monospecifica di 106 cellule batteriche
quando questa viene incubata con un campione a tossicità ignota e la confronta con la
produzione di luce del controllo (Bulich e Isenberg, 1981). La luminosità del batterio è stata
rilevata mediante un luminometro del tipo Microtox Mod. 500 della Azur Environmental
(Carlsbad, California USA). Il saggio è stato condotto in doppio a 15°C dopo 15 e 30 minuti
di esposizione. Sono state utilizzate otto diluizioni 1:2 degli estratti del campione partendo da
una concentrazione iniziale di 1 L equivalenti/cuvetta ed è stato seguito il protocollo di
analisi Basic Test. I dati sono stati acquisiti da un software (versione 6.1) e quindi usati per
determinare, per ciascun campione, il valore di EC50, ossia quella concentrazione del
campione che provoca un’inibizione del 50% della luce emessa dalla popolazione batterica.

5 Analisi del suolo


5.1 Mineralizzazione
Una porzione di terreno di circa 15 g è stata essiccata in stufa per 2 ore a 105 °C. Il
campione è stato poi raffreddato in essiccatore e pesato per valutare la percentuale di acqua
presente. Una porzione di peso noto (circa 0,2 g) del campione secco è stata mineralizzata
con una aliquota di 5 mL di HNO3 (Ultrapuro) ed 1 mL di HCl (Ultrapuro) tramite il
digestore a microonde Milestone, modello Ethos TC. I campioni digeriti sono stati poi
trasferiti quantitativamente e portati a volume con H2O MilliQ in matracci tarati da 25 mL.

5.2 Metalli
L’analisi dei metalli sui campioni di suolo digeriti e portati a volume è stata effettuata
mediante analisi allo spettrometro di massa con sorgente al plasma induttivo. I campioni
sono stati, se necessario, diluiti al fine di rientrare nel range di linearità degli elementi. Si è
seguita per l’analisi la procedura prima descritta per le acque.
L’accuratezza del metodo è stata testata con un suolo certificato BCR320. I risultati dei
recuperi sono riportati unitamente ai risultati ottenuti sui campioni analizzati in Tabella 18.

5.3 Essiccazione dei campioni di suolo per gli organici


Campioni di suolo sono stati essiccati in termostato a 30°±0,2°C per circa una settimana,
annotando giornalmente le variazioni di peso dei campioni. L’essiccazione è proceduta fino
allo stabilizzarsi del peso di ogni campione.
Il materiale così ottenuto è stato sottoposto a setacciatura; la frazione utilizzata per le

11
successive analisi di microinquinanti organici è stata quella inferiore ai 2 mm.

5.4 Determinazione del carbonio organico


La determinazione del carbonio organico è stata effettuata previa ossidazione del suolo
essiccato, mediante bicromato di potassio in ambiente acido secondo il metodo Walkley
Black (Jackson). Si ritiene che con questo metodo sia possibile ossidare mediamente il
carbonio più reattivo, pari al 77% del carbonio totale.

Per ogni stazione è stato analizzato 1 g di suolo essiccato. I campioni pesati sono stati
trasferiti in una beuta da 250 mL e vi sono stati aggiunti 20 mL di acido solforico
concentrato al 96% (Carlo Erba, Italia) e 10 mL di soluzione 1 N di K2CrO4. La reazione di
ossidazione è stata bloccata dopo 25 minuti con l’aggiunta di 200 mL d’acqua distillata. La
soluzione è stata titolata con Fe(SO4)2(NH)2•6H2O 0,5 N (indicatore fenantrolina).

La percentuale del carbonio organico è stata calcolata con la seguente equazione:

% C org. = (b–x) Kc/b, dove:

b = mL di solfato ferroso ammonico consumati nella prova del bianco;


x = mL di solfato ferroso ammonico consumati nella titolazione del campione;
Kc = è in funzione della quantità di sedimento impiegata; per 1g di campione il Kc vale 3,9.

5.5 Estrazione, concentrazione e purificazione per microinquinanti organici nel suolo


Per ogni stazione indagata sono stati estratti 50 g di suolo essiccato. L’estrazione è stata
effettuata con il sistema Büchi B-811 (Flawil, Svizzera), provvisto di due elementi
riscaldanti; una piastra inferiore, posta a contatto con la coppa del solvente ed una superiore
posta alla base del contenitore di estrazione. Il suolo, è stato trasferito in ditali in fibra di
vetro, collocati all’interno dell’elemento di estrazione. Ogni campione è stato estratto con
130 mL di n-esano: acetone (Carlo Erba, Italia) in rapporto 3:1 (v/v).
Il processo di estrazione è avvenuto in due fasi successive: prima un’estrazione a caldo per
20 cicli e poi un lavaggio in continuo per 40 minuti.
Gli estratti così ottenuti sono stati, poi, concentrati a 40°C e 660 mmHg con Rotavapor
(Büchi R-124; Flawil, Svizzera) sino a raggiungere un volume finale di circa 2 mL.
L’estratto concentrato è stato purificato con passaggio su colonnina di vetro ( h = 30 cm,
d.i.=2 cm) contenente in successione: lana di vetro silanizzata, 10 g di Florisil (0,150-0,250
MERCK), 10 g di gel di silice (70-230 mesh MERCK), 0,2 cm di solfato anidro di sodio e
0,2 cm di rame metallico (attivato con HCl 18% v/v). La colonna così impaccata è stata
lavata con 50 mL di una miscela esano:acetone:etilacetato (Carlo Erba, Italia) in rapporto

12
8:1:1 v/v. Per l’eluizione della colonna sono stati utilizzati, in successione, 50 mL di esano e
50 mL di una miscela di esano:etilacetato (Carlo Erba, Italia) in rapporto 1:1 v/v. Gli eluati
sono stati raccolti in due frazioni, corrispondenti ai due solventi utilizzati, sono stati
trasferiti in provette con estremità conica graduata e concentrati con Rotavapor (Büchi R-
124; Flawil, Svizzera) sino a raggiungere un volume finale di 5 mL.

5.6 Determinazione dei composti organoclorurati


L’analisi degli estratti è stata effettuata utilizzando il gascromatografo TraceGC 2000 con
autocampionatore AS3000, accoppiato allo spettrometro di massa Ion-trap Polaris della
ThermoFinningan (Austin Texas, U.S.A.). Tutti i componenti del sistema sono stati gestiti
dal software ThermoFinningan Xcalibur versione 1.4.1. Il metodo analitico è stato
sviluppato scegliendo la tecnica strumentale Massa-Massa o Tandem Mass Spectrometry.
Rispetto ai modi operativi standard (acquisizione in fullscan o ione singolo), la GC-MS/MS
offre un’alta selettività che permette l’identificazione e la quantificazione, con elevata
precisione, di analiti presenti in tracce (nell’ordine dei ng/g ) in matrici complesse.
Il gascromatografo è stato equipaggiato con un iniettore di tipo PTV (Programmable
Temperature Vaporizer). Questo iniettore, ha il vantaggio di diminuire la discriminazione
durante il trasferimento in colonna tra composti a diversa volatilità e di evitare la
degradazione di analiti termicamente instabili (Zrostlikova et al., 2001). Il volume di
iniezione è stato per tutti i campioni di 4 µL. Nel liner, subito dopo la fase di iniezione, la
pressione è stata incrementata fino a 230 kPa, al fine di migliorare il trasferimento degli
analiti in colonna (Pulsed Splitless Injection). La tabella 5 riporta le condizioni
gascromatografiche e quelle dello spettrometro di massa.

Tabella 5. Condizioni gascromatografiche e dello spettrometro di massa per l’analisi degli


organoclorurati.
Varian RTX®-SMS; 60 m; ID 0,25; film 0,25µm
COLONNA CAPILLARE
PROGRAMMA DI 70°C per 1 min; 8°C/min fino a 220°C; 20°C/min
TEMPERATURA fino a 280°C; 280°C per 20 min
GAS DI TRASPORTO He, 1 ml/min flusso costante; 143 kpa a 70°C
TIPO DI INIETTORE PTV
MODALITA’ DI Splitless, 1 min; Pressione di trasferimento 230 kPa;
INIEZIONE Temperatura iniziale 70°C; 10°C/min fino a 250°C
TECNICA DI ANALISI MS/MS
TEMPERATURA 270°C
TRANSFERLINE
TEMPERATURA 250°C
SORGENTE
DUMPING GAS He, costante, 0,3 mL/min
13
5.7 Determinazione degli IPA
Per risolvere, identificare e quantificare gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) presenti
negli estratti è stato utilizzato un gascromatografo Focus GC con autocampionatore
TRIPLUS, accoppiato allo spettrometro di massa quadrupolo DSQ della Thermo Electron
Corporation (Austin Texas, USA). Tutta la strumentazione del sistema analitico è gestita dal
software ThermoFinningan Xcalibur versione 1.4.1.
In tabella 6 sono riportate le principali condizioni gascromatografiche.

Tabella 6. Condizioni gascromatografiche per l’analisi degli IPA.


Varian factorFour VF-XMS; 60 m; ID 0,25; film
COLONNA CAPILLARE 0,25µm
PROGRAMMA DI 70°C per 1,5 min; 40°C/min fino a 220°C; 220°C per 1
TEMPERATURA min 2°C/min fino a 290°C; 290°C per 12 min
GAS DI TRASPORTO He, 1,4 mL/min flusso costante
TIPO DI INIETTORE SplitSplitless
MODALITA’ DI Splitless, 1 min; Pressione di iniezione 200kPa;
INIEZIONE pressione di trasferimento 280kPa; temperatura iniziale
70°C per 1,5 min; 14°C/min fino a 300°C

Per quanto riguarda le condizioni dello spettrometro di massa, la ionizzazione è stata


ottenuta tramite impatto elettronico (EI) con un’energia di ionizzazione pari a 70 eV. Il
metodo analitico è stato sviluppato scegliendo la tecnica di acquisizione in SIM (Selected
Ion Monitoring), con cui vengono registrate le intensità di segnale provenienti
esclusivamente da ioni con rapporti m/z predeterminati.
La quantificazione è stata eseguita mediante il metodo dello standard esterno, tramite curve
di taratura acquisite all’inizio e alla fine di ogni sequenza di campioni. Il riconoscimento dei
picchi cromatografici è stato confermato dalla verifica del rapporto tra lo ione quantificatore
(ioni parentali, M+) e uno o più ioni qualificatori.

5.8 Test di tossicità con Vibrio bischeri su campioni di suolo


Sull’estratto corrispondente a 50 g di suolo è stato effettuato il test di tossicità che utilizza un
batterio marino Gram negativo, naturalmente bioluminescente, appartenente alla specie
Vibrio fischeri (ceppo NRRL-B-11177), in cui la luminescenza eventualmente persa è
direttamente proporzionale alla tossicità del campione. Operativamente si è proceduto in
modo analogo a quanto già visto per gli estratti dei campioni acquosi.

14
5.9 Test di mutagenesi con Escherichia coli (SOS CHROMOTEST) su campioni di suolo
Si è proceduto in modo analogo a quanto già visto per gli estratti dei campioni acquosi. Sono
state utilizzate, in questo caso, 10 diluizioni 1:2 del campione, partendo da una
concentrazione pari a 2500 g/L, utilizzando l’estratto equivalente a 40 g di campione
scambiato con 0,4 mL di acqua MilliQ all’evaporatore rotante a 50°C.
L’assorbanza a 420 nm è stata testata dopo 45 e 75 minuti dall’incubazione con i composti
cromogeni.

6 Risultati e Discussione

6.1 Acque di falda


I valori di assorbanza registrati alla lunghezza d’onda di 254 nm e quelli di conducibilità dei
campioni acquosi prelevati nei due campionamenti di luglio 2004 e febbraio 2005 sono
indicati nelle tabelle 7 e 8 seguenti.

Tabella 7 - Valori di assorbanza a 254 nm


CAMPIONE ASSORBANZA CAMPIONAMENTO
–1
254 nm (cm )
ACCETTA GRANDE 0,003
GREEN SPORT 0,004
luglio 2004
LA FELICIOLLA 0,004
CAVA 2 MARI 0,006
SPINELLI 0,005
GREEN SPORT 0,020
PERRETTI 0,011
COLUCCI 0,011
febbraio 2005
BOCCUZZI 0,012
ITALCAVE MONTE 0,010
ITALCAVE VALLE 0,008
ITALCAVE VALLE 0,009
( )

15
Tabella 8 - Valori di conducibilità delle stazioni campionate
CAMPIONE μS/cm CAMPIONAMENTO
ACCETTA GRANDE 2280
GREEN SPORT 1680 luglio 2004
LA FELICIOLLA 2370
CAVA 2 MARI 2460
SPINELLI 2640
GREEN SPORT 711
PERRETTI 2490
COLUCCI 1880 febbraio 2005
BOCCUZZI 1980
ITALCAVE MONTE 2000
ITALCAVE VALLE 2620
ITALCAVE VALLE (SPIA) 2600

I risultati relativi ai diversi analiti determinati sono riportati per il primo campionamento
nelle Tabb. 9-11. In particolare, le Tabb. 9 e 10 riportano le informazioni sui
microinquinanti organici, mentre la Tab. 11 i dati relativi ai metalli.

Tabella 9 - Risultati delle analisi di IPA, PCB, HCH, HCB e pp’DDE nei campioni del
Luglio 2004

STAZIONI CAMPIONATE

COMPOSTO ACCETTA LA CAVA DUE


GREEN SPORT BIANCO
GRANDE FELICIOLLA MARI (ng/l)
(ng/L)
Acenaptene < 0,5 < 0,5 < 0,5 < 0,5 0
Anthracene < 0,5 < 0,5 < 0,5 0,19 0
1,2 Benzo(a)
< 0,5 < 0,5 < 0,5 < 0,5 0,5
antracene
Benzo (a) pirene < 0,5 < 0,5 < 0,5 < 0,5 0
Fluorene < 0,5 < 0,5 < 0,5 < 0,5 0
Fluoranthene 0,66 1,71 0,54 0,55 0,25
Pyrene 0,6 1,56 < 0,5 0,75 0,15
Benzo(b)fluorant
< 0,5 < 0,5 < 0,5 < 0,5 0
hene
PCB 18 0,09 0,06 0,06 < 0,05 0,05
PCB 44 0,13 < 0,05 < 0,05 < 0,05 0
PCB 118 < 0,05 < 0,05 < 0,05 < 0,05 0
PCB 149 < 0,05 < 0,05 < 0,05 0,06 0
Alfa HCH < 0,05 < 0,05 0,08 < 0,05 0
Gamma HCH 0,12 0,08 0,06 0,14 0
HCB 0,07 0,08 < 0,05 0,1 0
p,p' DDE 0,05 < 0,05 < 0,05 0,1 0

16
Tab. 10 Risultati delle analisi di microinquinanti alifatici alogenati, composti aromatici, n-
esano e organoalogenati totali sui campioni del Luglio 2004
Evidenziati i valori di concentrazione al disopra dei limiti di legge (D.Lgs. 471/99) riportati
nell’ultima colonna a destra

Cava due mari

Decreto Lgs.
Campione 1

Campione 2

Campione 3

Campione 4
Greensport

Felicciolla

Grande
Accetta
Vivaio

471/99
Campionamento
Luglio 2004

Alifatici Clorurati Cancerogeni (µg/L)


Clorometano <20 <20 <20 <20 1.5
Triclorometano <0.10 <0.10 <0.10 <0.10 0.15
Cloruro di vinile <20 <20 <20 <20 0.5
1,2 Dicloroetano <1.0 <1.0 <1.0 <1.0 3
1,1 Dicloroetilene <0.25 <0.25 <0.25 <0.25 0.05
1,2 Dicloropropano <0.30 <0.30 <0.30 <0.30 0.15
1,1,2 Tricloroetano <0.10 <0.10 <0.10 <0.10 0.2
Tricloroetilene <0.05 0.63 0.4 <0.05 1.5
1,2,3 Tricloropropano <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 0.001
1,1,2,2Tetracloroetano <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 0.05
Tetracloroetilene <0.05 1.27 1.04 <0.05 1.1
Esaclorobutadiene <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 0.15
Alifatici Clorurati Non Cancerogeni (µg/L)
1,1 Dicloroetano <20 <20 <20 <20 810
1,2 Dicloroetilene <20 <20 <20 <20 60
Alifatici Alogenati Cancerogeni (µg/L)
Tribromometano <0.015 <0.015 <0.015 <0.015 0.3
1,2 Dibromoetano <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 0.001
Dibromoclorometano <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 0.13
Bromodiclorometano <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 0.17
Composti organici Aromatici (µg/L)
Benzene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 1
Etilbenzene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 50
Stirene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 25
Toluene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 15
p-Xilene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 10
Altre sostanze (µg/L)
n-Esano <0.6 <0.6 <0.6 <0.6 350
Composti organoalogenati totali (μg Cl-/L)
POX <0.5 1.2 1.7 <0.5 -
AOX 1 2 3.5 6 -

17
Tab. 11 Risultati delle analisi di elementi metallici sui campioni del Luglio 2004
Evidenziati i valori di concentrazione al disopra dei limiti di legge (D. Lgs. 471/99)

Al Co Cr Fe Hg Ni Pb Cu Mn Zn B
µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L
Cava due
mari 0.10 0.11 0.99 32.5 0.72 0.11 1.13 0.13 0.12 288.5 296.7
Greensport 0.10 0.68 0.28 347.2 0.63 0.88 0.39 0.12 6.73 100.9 329.1
Felicciolla
vivaio 0.10 0.07 0.65 35.6 0.59 0.10 0.24 0.11 0.55 37.5 247.3
Accetta
grande 1.50 0.21 0.87 62.3 0.24 0.58 0.10 0.12 6.10 163.2 133.3

D.Lgs.
471/99 200 50 50 200 1 20 10 1000 50 3000 1000

Li Na Mg K Ca Si V Rb Sr
µg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L µg/L µg/L µg/L
Cava due
mari 19 343 61 15.4 115 6.0 4.3 4.3 1022
Greensport 24 387 79 15.7 124 6.4 2.7 4.7 1175
Felicciolla
vivaio 18 339 77 13.1 117 6.3 5.6 3.6 1046
Accetta
grande 9 123 28 6.7 115 8.5 3.2 1.9 628

Mo Ba W Ga U
µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L
Cava due
mari 2.8 31 1.17 30.3 0.17
Greensport 2.0 58 1.09 6.3 0.55
Felicciolla
vivaio 1.9 36 1.07 3.6 0.79
Accetta
grande 1.4 44 0.42 5.2 1.63

18
I risultati del primo campionamento, seppure molto limitati in termini di copertura areale,
hanno indicato una situazione di relativa tranquillità. Relativamente agli organo-alogenati
(Tab. 10) è stata rilevata la presenza di tricloroetilene e tetracloroetilene a livelli
analiticamente apprezzabili solamente in due campioni, Greensport e Feliciolla, mentre in
tutti gli altri casi i livelli si sono dimostrati costantemente al di sotto delle potenzialità
analitiche. Il livello di sensibilità della tecnica utilizzata non ha consentito, sulla base dei
risultati evidenziati di dare complete assicurazioni circa l’assenza del cloruro di vinile, che è
il composto più pericoloso della serie dei volatili. I bilanci di massa relativi ai singoli
organo-alogenati volatili e ai totali (POX) indicano comunque come poco probabile la
presenza di tale composto a livello di rischio (> 0,5 µg/L come composto e 0,28 µg/L come
cloruro corrispondente).
Per quanto concerne l’analisi dei metalli, sono riportati in Tab. 11 solamente i composti con
concentrazioni superiori al LOD strumentale. Altri elementi determinati, come Ag, As, Be,
Bi, Cd, Cs, In, Sb, Se, Te, Tl, sono risultati essere presenti in concentrazioni inferiori a 0,01
µg/L e non riportati in tabella perché analiticamente non significativi.
I risultati sono confrontati con i limiti in Allegato 1, Tabella 1 relativa alle acque
sotterranee, stabiliti dal D.Lgs. 471/1999 “Regolamento recante criteri, procedure e
modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati”. I
suddetti limiti sono riportati invariati anche nel D.Lgs. 31/2001 “Attuazione della direttiva
98/83/CE relativa alla qualità delle acque sotterranee destinate a consumo umano”.
Il confronto con i limiti di legge non sembra evidenziare dati preoccupanti nè per gli
aromatici, nè per i metalli. Limitatamente a questi ultimi, solo il valore di Fe nel sito
Greensport risulta essere al di sopra dei limiti indicati dal D.Lgs. 471/99.
I risultati del campionamento di Febbraio 2005 sono riportati nelle Tabb. 12-14. In
particolare, IPA e PCB specifici e un numero ridotto di organo-clorurati, organo-alogenati
specifici e totali e i BTXs sono riportati nelle Tabb. 12 e 13, mentre i risultati sui metalli
sono riportati in Tabella 14.

19
Tab. 12. Risultati delle analisi di IPA, PCB e organici alogenati specifici nel campionamento di Febbraio.

ITALCAVE
GREEN
SPINELLI COLUCCI BOCCUZZI VALLE PERRETTI
COMPOSTO SPORT
MONTE VALLE SPIA
ng/L ng/L ng/L ng/L ng/L ng/L ng/L ng/L
Acenaptene 1,84 <0,5 <0,5 <0,5 1,01 0,63 1,23 <0,5
Antracene <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5
1,2 Benzo
1,67 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5
(a)antracene
Benzo (a) pirene 33,78 <0,5 <0,5 28,81 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5
Fluorene 2,74 1,13 1,00 1,30 1,12 1,13 2,10 1,27
Fluorantene 2,22 <0,5 <0,5 1,63 <0,5 <0,5 0,75 1,84
Pirene 1,51 <0,5 0,60 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 1,20
Benzo (b) fluorantene 0,72 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5
PCB 18 <0,05 <0,05 0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 0,05
PCB 118 0,07 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 0,07
PCB 149 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 0,05
HCB 0,10 0,08 <0,05 <0,05 0,06 0,05 0,07 <0,05
Gamma HCH <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 0,07 <0,05
Metoxiclor <0,05 0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 0,05

20
Tab. 13 Risultati delle analisi di composti organici alogenati nel campionamento di Febbraio
2005.
Evidenziati in tab. i valori di concentrazione al disopra dei limiti di legge (D. Lgs. 471/99)
riportati nell’ultima colonna a destra

Italcave Valle

ItalcaveValle
Decreto Lgs.
Monte(spia)
Greensport
Campione

Campione

Campione

Campione

Campione

Campione

Campione

Campione
Boccuzzi
Italcave

Colucci
Spinelli

Perretti

471/99
(spia)
Campionamento
Febbraio 2005

Alifatici Clorurati Cancerogeni (µg/L)


Clorometano <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 1.5
Triclorometano 1.6 1.1 <0.10 <0.10 0.27 <0.10 <0.10 <0.10 0.15
Cloruro di vinile <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 0.5
1,2 Dicloroetano <1.0 <1.0 <1.0 <1.0 <1.0 <1.0 <1.0 <1.0 3
1,1 Dicloroetilene <0.25 <0.25 <0.25 <0.25 <0.25 <0.25 <0.25 <0.25 0.05
1,2 Dicloropropano <0.30 <0.30 <0.30 <0.30 <0.30 <0.30 <0.30 <0.30 0.15
1,1,2 Tricloroetano <0.10 <0.10 <0.10 <0.10 <0.10 <0.10 <0.10 <0.10 0.2
Tricloroetilene <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 1.5
1,2,3 Tricloropropano <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 0.001
1,1,2,2Tetracloroetan
o <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01 0.05
Tetracloroetilene 0.8 0.83 0.13 0.1 0.48 <0.05 0.05 0.05 1.1
Esaclorobutadiene <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 0.15
Alifatici Clorurati Non Cancerogeni (µg/L)
1,1 Dicloroetano <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 810
1,2 Dicloroetilene <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 <20 60
Alifatici Alogenati Cancerogeni (µg/L)
<0.01 <0.01 <0.01 <0.01 <0.01
Tribromometano 5 5 <0.015 <0.015 5 <0.015 5 5 0.3
1,2 Dibromoetano <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 0.001
Dibromoclorometano <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 <0.02 0.13
Bromodiclorometano <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 <0.05 0.17
Composti organici Aromatici (µg/L)
Benzene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 1
Etilbenzene 0.1 0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 50
Stirene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 25
Toluene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 15
p-Xilene <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 <0.1 10
Altre sostanze (µg/l)
n-Esano <0.6 <0.6 <0.6 <0.6 <0.6 <0.6 <0.6 <0.6 350
-
Composti organoalogenati totali (μg Cl /L)
POX 7.8 2.8 2.9 1.1 2.3 0.6 1.4 0.6 -
AOX 6.2 14.7 18.3 5.1 13.9 6.6 10 11.5 -

21
Tab. 14. Risultati delle analisi di composti metallici del campionamento Febbraio 2005
Evidenziati in tab. i valori di concentrazione al disopra dei limiti di legge (D. Lgs. 471/99)

Al Sb As Co Cr Fe Hg Ni Pb Cu Se Mn Zn B
µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L
Italcave
34.5 1.38 0.25 0.09 1.05 21.3 0.16 0.44 0.07 0.10 0.37 0.8 19.1 260.9
Monte
Italcave
1.0 0.08 0.32 0.15 0.94 31.3 0.15 0.69 0.04 0.34 0.26 1.6 7.6 283.4
Valle
Italcave
Pozzo 1.0 0.08 0.34 0.15 1.23 7.1 0.17 0.55 0.01 0.10 0.27 1.0 12.2 276.6
Spia
Valle
Perretti 1.4 0.06 0.10 0.12 0.51 49.6 0.14 0.58 0.06 0.21 0.25 4.0 54.5 258.2
Spinelli 4.1 0.05 0.27 0.11 0.83 13.4 0.15 0.57 0.02 0.10 0.41 1.2 21.5 277.0
Colucci 4.4 0.05 0.13 0.12 0.77 14.5 0.14 1.06 0.08 0.29 0.21 1.6 10.8 162.5
Boccuzzi 1.7 0.04 0.01 0.07 0.45 49.4 0.16 0.48 0.08 0.23 0.11 9.5 14.8 211.5

D.Lgs.
471/99 200 5 10 50 50 200 1 20 10 1000 10 50 3000 1000

Li Na Mg K Ca Si V Rb Sr Mo Ba W Ga U
µg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L µg/L µg/L mg/L µg/L µg/L µg/L µg/L µg/L
Italcave
18.2 280.4 46.9 14.8 102.8 7.0 4.5 5.8 1.4 3.2 34.4 0.03 2.5 2.1
Monte
Italcave
21.0 383.2 65.7 18.0 107.1 7.0 5.0 7.1 1.8 2.8 40.9 0.01 2.8 2.9
Valle
Italcave
Pozzo
20.5 385.4 65.6 16.0 107.8 6.7 5.4 6.5 1.7 2.7 40.8 0.09 2.6 2.9
Spia
Valle
Perretti 18.0 371.8 65.5 14.8 108.2 6.4 2.7 6.2 1.8 2.5 40.3 0.01 2.6 2.8
Spinelli 17.4 404.6 65.9 17.0 112.1 6.0 3.6 6.6 2.0 4.3 41.4 0.01 2.5 2.5
Colucci 11.8 251.9 42.9 10.1 116.5 5.6 3.3 4.3 1.1 2.3 35.8 0.01 2.1 2.3
Boccuzzi 13.8 303.6 56.8 12.5 105.2 5.4 2.2 5.3 1.5 2.7 31.0 0.01 1.8 2.4

In questo secondo campionamento sono stati effettuati prelievi in pozzi appartenenti ad 8


siti, differenti dalla precedente campagna, ad eccezione del sito Greensport, con l’obiettivo
di coprire un’area maggiore circostante il comune di Statte.
Con riferimento agli organoalogenati, per tre siti (Greensport, Spinelli e Colucci) si sono
riscontrati valori di Triclorometano al di sopra del limite di legge, mentre per tutti gli altri

22
composti, considerando anche i limiti strumentali già precedentemente esposti, i livelli di
concentrazione riscontrati soddisfano pienamente le indicazioni normative.
Per l’analisi di specie metalliche, elementi come Ag, Be, Bi, Cd, Cs, In, Se, Te, Tl sono
risultati anche in questo campionamento presenti in concentrazioni inferiori a 0,01 µg/L
(LOD strumentale) e non riportati in tabella. Dal confronto con il D.Lgs. 471/99 e 31/01 si
evince che i campioni relativi ai siti monitorati presentano valori inferiori al limite di legge
in tutti i casi, tranne che per il Na, nella campagna di campionamento 2005. Per questa
ragione non si sono ritenute necessarie ulteriori analisi su speciazione e meccanismi di
rilascio.
La concentrazione limite per il Na non viene riportato dal D.Lgsl. 471/99 ma è presente nel
D.Lgs. 31/01 tra i parametri indicatori (Allegato 1, parte C) e corrisponde a 200 mg/L. In
tutti i siti campionati, ad eccezione di Accetta Grande (Sett. 2004) si riscontrano valori
superiori a 200 mg/L. Il valore di Na è un indicatore della presenza di intrusione salina,
confermata anche dai valori di conducibilità, riportati in Tab. 8, che variano da un minimo
di 711 µS/cm ad un massimo di 2600 µS/cm.
Le analisi degli idrocarburi policiclici aromatici e dei composti organoclorurati effettuate sui
concentrati delle diverse stazioni hanno mostrato livelli di contaminazione molto contenuti e
di poco superiori ai limiti analitici strumentali. Solo nelle stazioni denominate Green Sport e
Boccuzzi, campionate nel Febbraio 2005, sono stati riscontrati valori superiori ai limiti
previsti dal decreto 471/99 per il benzo(a)pirene.
La misura delll’assorbanza a 254 nm conferma l’assenza di composti di tipo aromatico in
concentrazioni rilevanti. L’assorbanza a 254 mn può infatti fornire utili informazioni sulla
presenza di composti aromatici ad uno o più anelli benzenici, quali il benzene e i suoi
derivati, gli IPA e i PCB. I risultati di tale parametro hanno evidenziato valori molto
contenuti, compresi tra 0,003 e 0,020 cm –1.

6.2 Saggio di tossicità con Vibrio fischeri:


L’analisi dell’effetto tossico è stata condotta al fine di identificare situazioni di rischio anche
in assenza di alterazioni molto significative dei parametri chimici investigati. I risultati
(figura 2 e 3) hanno evidenziato una scarsa tossicità delle acque provenienti dalle diverse
stazioni, tranne che per un campione. Infatti, i valori di EC50 (dose del campione che
inibisce del 50% la luce emessa dai batteri), calcolati dopo 15 e 30 minuti di esposizione,
sono sempre risultati superiori alla dose di 1 L equivalente tranne che per il sito SPINELLI,
dove sono state rilevate EC50 a 15 e 30 minuti rispettivamente paro a 478 e 583 mL
equivalenti/cuvetta. Anche in quest’ultimo caso la tossicità è comunque molto contenuta.

23
5000
EC 50 (mL/equivalenti)
4000

3000

2000
EC 50 a 15
1000 minuti

EC 50 a 30
0 minuti
GREEN LA CAVA DUE ACCETTA
SPORT FELICIOLLA MARI GRANDE
STAZIONI CAMPIONATE

Figura 2 - Valori di EC50 dei campioni prelevati a Luglio 2004

5000

4000
> 4000
EC 50 (mL/ equivalenti)

3000

>2000
2000
EC 50 15
minuti

1000 EC 50 30
minuti

0
Green Colucci Boccuzzi ItalCave Spinelli
Sport monte
STAZIONI CAMPIONATE

Figura 3 - Valori di EC50 dei campioni prelevati a Luglio 2004

6.3 Test di mutagenesi con Escherichia coli


La conduzione del saggio di mutagenesi SOS Chromotest, condotto a 30 e 60 minuti, ha
dato risultati negativi in tutte le stazioni tranne che per quella di GREEN SPORT (tabella
14) nel Luglio 2004, che ha evidenziato la possibile presenza di sostanze mutagene ad
azione diretta. Il campione prelevato a Febbraio 2005 nello stesso sito ha dato comunque
risultato negativo, con valori di IF inferiori a 1; tale differenza di risultati potrebbe essere
ascrivibile a differenze stagionali. Il campione CAVA DUE MARI è risultato dubbio in
quanto solo la dose massima saggiata è risultata positiva, ma non è stato riscontrato un

24
andamento dose-risposta.
Tabella 14 - Risultati del test SOS Chromotest
SOS SOS
STAZIONE
CHROMOTEST CHROMOTEST
CAMPIONATA
(-S9) (+S9)
30 min 60 min 30 min 60 min
LA FELICIOLLA – – – –
GREEN SPORT + + – –
luglio 2004
CAVA DUE MARI –/+ –/+ – –
ACCETTA – – – –
GREEN SPORT – – – –
COLUCCI – – – –
SPINELLI – – – –
BOCCUZZI – – – –
febbraio 2005
ITALCAVE MONTE – – – –
ITALCAVE VALLE – – – –
ITALCAVE VALLE – – – –
ITALCAVE VALLE – – – –

7 Campioni di suolo
7.1 Parametri chimico-fisici per i campioni di suolo
La Tabella 15 mostra, per ogni stazione, l’umidità, la percentuale di carbonio organico
riferito alla frazione analizzata e la % dello scheletro presente (la frazione granulometrica >
2 mm di diametro, assumendo una forma sferica del particolato). Nei terreni si è riscontrata
un’umidità pari al 17-20 % eccetto per Spinelli in cui il valore era del 10%.

Tabella 15. Valori percentuali delle variabili indicate nelle diverse stazioni
UMIDITA' CARBONIO ORGANICO SCHELETRO
STAZIONE
(riferito alla frazione < 2 mm) ( Ø > 2 mm)
GREEN SPORT 15,3 1,3 20
MATRA 16,0 2,4 15
MATRA VALLE 18,5 2,2 24
SPINELLI 9,7 1,2 10
TARANTO 17,7 1,4 4
VIVAIO
25
7.2 Microinquinanti nei campioni di suolo
I risultati acquisiti sono riportati in tab. 16 e 17 per gli organici e in tab. 18 per i metalli.

Tabella 16. Concentrazioni dei composti organoclorurati (ng/g) presenti nei suoli.
GREEN TARANTO VALLE
MATRA SPINELLI
SPORT VIVAIO MATRA
Carbonio
1,3 1,4 2,4 1,2 2,2
organico (%)
COMPOSTO
ng/g ng/g ng/g ng/g ng/g
o, p' DDD <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 <0,05
p, p' DDD <0,05 <0,05 0,06 0,26 <0,05
o, p' DDE <0,05 <0,05 0,16 0,10 <0,05
p, p' DDE 2,29 5,11 15,15 24,35 3,2
o, p' DDT 0,22 0,22 0,71 0,68 0,07
p, p' DDT 0,99 0,91 1,07 4,24 0,50
Totale 3,50 6,24 17,15 29,63 3,77

Endrin <0,05 0,2 2,93 <0,05 <0,05


Dieldrin <0,05 <0,05 0,08 <0,05 <0,05
HCB 0,09 0,14 0,06 0,07 0,08
Totale 0,09 0,34 3,07 0,07 0,08

Alfa HCH <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 0,09


Beta HCH <0,05 <0,05 <0,05 <0,05 0,93
Delta HCH <0,05 <0,05 0,07 <0,05 <0,05
Gamma HCH 0,06 <0,05 <0,05 <0,05 0,11
Totale 0,06 <0,05 0,07 <0,05 1,13

PCB 18 0,08 0,08 0,3 <0,05 0,05


PCB 28 0,16 0,07 0,47 0,08 0,12
PCB 31 0,12 0,07 0,68 0,05 0,07
PCB 44 0,12 0,09 0,91 0,09 0,1
PCB 52 0,19 0,12 2,17 0,13 0,15
PCB 101 0,18 0,11 7,44 0,34 0,3
PCB 118 0,09 0,06 5,38 0,23 0,27
PCB 138 0,66 0,52 28,3 1,46 1,47
PCB 149 0,28 0,31 21,12 1,03 1,17
PCB 153 0,58 0,78 30,34 1,65 1,51
PCB 170 0,26 0,24 13,23 0,65 0,64
PCB 180 0,75 0,78 29,93 1,36 1,52
PCB 194 0,42 0,41 14,15 0,63 0,37
Totale 3,89 3,64 154,42 7,7 7,74

26
Tabella 17. Concentrazioni di IPA (ng/g) presenti nei suoli.

GREEN TARANTO VALLE


MATRA SPINELLI
SPORT VIVAIO MATRA
Carbonio organico (%) 1,3 1,4 2,4 1,2 2,2
ng/g ng/g ng/g ng/g ng/g
COMPOSTO
1,2 Benzo(a)antracene 1,66 2,86 8,8 2,63 1,68
1 metil Naftalene 3,76 4,03 2,73 1,95 2,72
2 metil Naftalene 6,88 7,19 5,03 3,49 5,14
Acenaftene <0,1 0,11 <0,1 <0,1 <0,1
Acenaftilene 0,44 0,69 0,38 0,27 0,39
Antracene 0,42 0,63 1,1 0,57 0,27
Benzo(a)pirene 0,99 3,36 6,03 0,98 2,02
Benzo(b)fluorantene 1,66 4,09 6,6 3,3 2,53
Benzo(g,h,i)perilene 1,21 4,54 5,27 1,43 2,55
Benzo(k)fluorantene 1,43 4,76 7,11 3,48 2,72
Crisene 2,76 4,47 11,12 2,02 3,17
Dibenzo(a,h)antracene 0,13 0,99 1,61 0,75 0,84
Fluorantene 4,29 5,58 14,16 4,98 3,55
Fluorene 0,46 0,47 0,44 0,28 0,27
Indeno(1,2,3)pirene 0,93 3,27 4,35 1,07 2,07
Naftalene 9,08 11,12 7,95 4,81 7,43
Perilene 0,17 0,86 0,96 <0,1 0,44
Fenantrene 4,09 4,19 9,3 3,83 3,05
Picene <0,1 0,66 1,1 <0,1 0,42
Pirene 2,82 4,71 12,7 4,33 2,89
Totale IPA 43,18 68,58 106,74 40,17 44,15

27
Tabella 18. Concentrazione di metalli risultanti dalle analisi dei campioni di suolo.

P V CrTot Fe Co Ni Cu Zn As Cd Sn Hg Pb
mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L mg/L
Feliciolla 5.5 1.27 1.11 535.5 0.25 0.64 0.32 1.14 0.19 0.02 0.06 0.01 0.63
Greensport 8.3 0.69 0.68 288.6 0.14 0.36 0.39 0.76 0.12 0.01 0.00 0.00 0.40
Greensport
7.2 0.68 0.57 254.5 0.12 0.30 0.33 0.63 0.11 0.01 0.03 0.01 0.34
(replica)
Spinelli 4.6 0.41 0.73 166.6 0.08 0.36 0.16 0.57 0.09 0.00 0.02 0.00 0.22
Matra Monte 5.7 1.19 1.00 488.4 0.22 0.55 0.30 0.98 0.22 0.02 0.06 0.00 0.71
Matra Monte
5.4 1.10 0.90 428.1 0.20 0.49 0.27 0.88 0.20 0.02 0.05 0.00 0.63
(replica)
Matra Valle 7.0 0.90 0.84 370.1 0.18 0.42 0.23 0.84 0.17 0.01 0.05 0.00 0.54
Matra Valle 7.4 0.97 0.88 401.8 0.19 0.46 0.24 0.90 0.18 0.02 0.05 0.00 0.57
BCR 320 10.9 0.66 1.14 375.6 0.18 0.75 0.45 1.44 0.79 0.01 0.05 0.01 0.41
BCR 320
10.3 0.67 1.21 375.5 0.18 0.74 0.42 1.39 0.73 0.01 0.05 0.01 0.41
(replica)

P V CrTot Fe Co Ni Cu Zn As Cd Sn Hg Pb
mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg mg/kg
Feliciolla 460 106 92 44561 20 53 26 95 16 1.2 5.1 0.9 53
Greensport 857 72 71 29869 14 38 40 79 12 1.0 0.5 0.4 41
Greensport
751 71 59 26549 12 32 34 65 11 1.1 3.4 0.6 35
(replica)
Spinelli 489 44 77 17694 8 38 16 61 9 0.4 2.1 0.5 23
Matra Monte 536 111 94 45628 20 51 28 91 20 1.5 5.6 0.4 66
Matra Monte
563 115 94 44797 20 51 28 92 21 1.6 5.7 0.5 66
(replica)
Matra Valle 754 98 90 40046 19 46 24 91 18 1.5 5.2 0.5 58
Matra Valle 768 101 91 41644 20 48 25 93 19 1.6 5.2 0.4 59

D.Lgs.471/99 90 150 20 120 120 150 20 2 1 1 100

Recuperi
BCR 320 1159 70 122 40008 19 80 48 153 84 0.6 5.0 1.3 43
BCR 320
1119 73 132 40841 19 81 46 151 80 0.6 5.7 1.2 44
(replica)
BCR 320 cert 1100 95 138 45000 19 75 44 142 77 0.5 6.0 1.0 42
BCR rec % 103.5 75.3 91.9 89.8 101.1 106.8 106.4 107.2 106.6 109.4 88.8 119.9 103.5
Evidenziati i valori di concentrazione al disopra dei limiti di legge (D. Lgs 471/99)

E’ possibile notare come il campione di suolo prelevato dalla stazione SPINELLI sia quello
con umidità più bassa, mentre i campioni denominati MATRA e MATRA VALLE siano
caratterizzati dal maggior contenuto di carbonio organico. Per quanto riguarda la
granulometria tutti i campioni, tranne TARANTO VIVAIO, sono caratterizzati da una
percentuale di scheletro simile.
28
Dai risultati acquisiti è possibile notare come i contaminanti presenti in maggior
concentrazione siano il p,p’-DDE e i PCB a 5, 6 e 7 atomi di cloro. E’ possibile inoltre
constatare la presenza del p,p’-DDT in tutte le stazioni, raggiungendo i 4 ng/g nella stazione
SPINELLI.
Effettuando un confronto tra i diversi campioni di suolo, è possibile notare come la stazione
SPINELLI sia risultata essere quella maggiormente interessata da contaminazione di DDT,
DDD e DDE, raggiungendo una concentrazione totale di circa 30 ng/g. Tale concentrazione
è inferiore ai 100 ng/g, limite previsto dalla legge 471/99 per i suoli ad uso industriale
(legge che fissa i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque
superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d’uso dei siti).
Le concentrazioni totali di DDT, DDE e DDD della stazione SPINELLI e MATRA
risultano superiori al limite imposto dalla stessa legge considerando però i suoli destinati ad
uso verde pubblico, privato e residenziale. In questo caso la legge 471/99 impone per tali
composti un valore limite di 10 ng/g. Per quanto riguarda la contaminazione da PCB,
possiamo notare che la stazione maggiormente contaminata da tali composti è quella di
MATRA. In tale sito la contaminazione da PCB raggiunge valori totali dell’ordine delle
centinaia di nanogrammi per grammo di suolo analizzato; i congeneri maggiormente
presenti sono quelli a 6 e 7 atomo di cloro (PCB 153 e PCB 180). Tali composti sono
caratterizzati da un log Kow maggiore di sette e quindi potenzialmente più tossici perché
più facilmente bioaccumulabili.
Per i PCB il limite imposto dalla legge 471/99 è di 5000 ng/g per suoli ad uso commerciale
o industriale e 1 ng/g per suoli ad uso verde pubblico, privato e residenziale.
Possiamo quindi affermare che, rispetto ai limiti per i suoli ad uso commerciale e
industriale, tutte le stazioni indagate risultano avere concentrazioni più basse; rispetto
invece ai limiti previsti per suoli ad uso verde pubblico tutte le stazioni risultano avere
concentrazioni più elevate.
Anche per ciò che concerne la contaminazione da IPA è possibile notare come la stazione
MATRA sia quella con le più alte concentrazioni di tali composti, anche se in tutte le
stazioni indagate, l’inquinamento da IPA è inferiore a 200 ng/g. La classificazione effettuata
da Maliszewska-Kordybach (1996) prevede infatti che si possa parlare di contaminazione
elevata dei suoli quando le concentrazioni di tali composti superino il valore di 200 ng/g.
Inoltre le concentrazioni di IPA, misurate in tutte le stazioni sono inferiori a quelle stabilite
dalla legge 471/99, che prevede come limite massimo per la sommatoria degli IPA un valore
di 10 5 ng/g per i suoli ad uso commerciale o industriale e 104 ng/g per i suoli ad uso verde
pubblico, privato o residenziale.
I risultati relativi ai metalli sono riportati in Tabella 18 insieme a quelli di un terreno di
29
certificazione (BCR 320) con relativi recuperi. I recuperi sul suolo certificato sono variati
tra 75-120 %. Le concentrazioni espresse in mg/kg si riferiscono al peso secco del campione
così come indicato dalla procedura di legge.
I valori sono stati confrontati in questo caso con i limiti stabiliti dalla legge 471/99 in
Allegato 1, Tabella 1, differenziati in funzione degli usi del suolo. La colonna A riporta le
concentrazioni relative alla qualità di suoli ad uso verde, pubblico, privato e residenziale
mentre la colonna B indica i limiti per un uso del suolo di tipo industriale o commerciale.
Risultano al di fuori della norma le concentrazioni di V e Sn in tutti i siti, mentre per il sito
Matra monte anche il valore di As risulta al limite di legge. Per quanto riguarda lo Sn i
valori sono particolarmente elevati, anche se un limite di legge di 1 ppm è alquanto stretto
se si considera che nella crosta terrestre di media è presente lo Sn a livelli di 2 ppm. Per
specie come il Hg, Sn, As sarebbe interessante un confronto con analisi chimiche mediante
spettroscopia ad assorbimento atomico in fornetto di grafite. Per quanto riguarda il Cr, la
concentrazione totale determinata dell’ordine di diverse decine di mg/kg è accettabile se
confrontata con il limite di 150 mg/kg, ma potrebbe includere una frazione di Cr(VI), molto
più pericoloso, per il quale il limite di legge è di solo 2 e 15 mg/kg per suoli ad uso verde
pubblico o industriale.

8 Risultati tossicologici sui campioni di suolo.

8.1 Test di tossicità con Vibrio fischeri


Il test di tossicità condotto con il batterio Vibrio fischeri ha confermato la scarsa tossicità dei
suoli prelevati nei diversi siti. La figura 4 mostra l’EC50 calcolato dopo 15 e 30 minuti di
esposizione dei batteri all’estratto delle diverse stazioni.

30
MICROTOX

1500
EC 50 15 min
EC 50 30 min

1000
EC 50

500

0
GREEN MATRA MATRA TAR. TAR.
SPORT VALLE SPINELLI VIVAIO
STAZIONI INDAGATE

Figura 4. Grafico che mostra le EC 50 calcolate dopo 15 e 30 minuti di incubazione.


La tossicità osservata è quindi scarsa in tutte le stazioni considerate e in particolar modo in
quella di TARANTO VIVAIO. In questa stazione il valore misurato di EC50 è circa il
doppio di quello misurato per le altre stazioni. Non si osservano differenze significative tra i
valori di esposizione a 15 e 30 minuti.

8.2 Test di mutagenesi con Escherichia coli


Il test di mutagenesi SOS Chromotest condotto senza l’attivazione metabolica è risultato
negativo per tutte le stazioni esaminate, evidenziando l’assenza di composti mutageni ad
azione diretta. Il saggio condotto, invece, con l’aggiunta della frazione microsomiale epatica
(S9) è risultato positivo solo per la stazione MATRA. In questa stazione il test effettuato a
75 minuti in presenza di S9 ha evidenziato la presenza di mutageni ad azione indiretta.
In figura 5 viene mostrato il grafico del test che correla, per la stazione MATRA, il fattore
di induzione (IF) alle concentrazioni testate. E’ possibile notare come, per tale stazione,
esista una buona correlazione dose-risposta e come alla massima concentrazione saggiata
(2500 g/L) il fattore di induzione sia uguale a 1,5 e quindi il campione risulta positivo al
saggio.

31
Curva dose/risposta
2
1.8
1.6
1.4
1.2
IF

1
0.8
y = 0.0002x + 0.9735
0.6 2
R = 0.8066
0.4
0.2
0
0 500 1000 1500 2000 2500 3000
g/L

Figura 5. Curva dose-risposta della stazione MATRA nel saggio SOS Chromotest + S9.

Conclusioni
Le informazioni acquisite attraverso campionamenti di acque di falda e del suolo
consentono di escludere una contaminazione delle falde sottostante il Comune di Statte, tale
da destare al momento preoccupazione. Una più completa valutazione richiede una
estensione della rete di monitoraggio ed un campionamento in periodi con differenti
caratteristiche di piovosità (si ricorda che il campionamento di Febbraio 2005 è stato
effettuato in un periodo particolarmente piovoso).
Le informazioni già acquisite sono generalmente incoraggianti e per certi versi inattese. Si
segnalano casi sporadici di superamento di alcuni limiti di legge (come per il benzo(a)pirene
determinato nelle stazioni di Green Sport e Boccuzzi nel febbraio 2005) tali comunque da
non alterare il quadro ambientale complessivo, risultato più che soddisfacente. E’ ovvio che
relativamente alle acque di falda, la elevata profondità degli acquiferi costituisce un
elemento che porta a minimizzare fenomeni di contaminazione nonostante la natura
fratturata delle rocce che confinano l’acquifero.
Per quanto riguarda l’analisi chimica dei suoli provenienti da Statte, possiamo concludere
che le concentrazioni di IPA sono simili a quelle presenti in suoli non contaminati. Per ciò
che concerne invece la contaminazione da composti organoclorurati, sarebbe opportuno
analizzare diversi orizzonti del suolo della stazione SPINELLI e della stazione MATRA,
poiché negli estratti di questi suoli sono stati riscontrati, rispettivamente, concentrazioni
considerevoli di DDT e PCB. La stazione MATRA necessita di un approfondimento
ulteriore poiché in tale zona è stata rilevata la presenza di composti mutageni ad azione
indiretta. Tale sito è comunque già oggetto di altri studi. Il Microtox® mostra una situazione

32
di scarsa tossicità per i suoli campionati.
In considerazione delle pressioni antropiche che hanno interessato e continuano ad
interessare la zona oggetto dello studio, le risultanze analitiche sono piuttosto incoraggianti
e denotano una scarsa vulnerabilità dell’area. Questo deve però mettere in guardia e, anziché
incoraggiare una diminuzione dei controlli ambientali, determinare altresì un aumento di
attenzione, dal momento che proprio per questa sua scarsa vulnerabilità l’area potrebbe
essere utilizzata per pratiche di smaltimento di rifiuti, illegali e non rispettose dell’ambiente
nel suo complesso.

Bibliografia
APHA Standards Methods for the Examination of Water and Wastewater, 20th Edition,
American Public Health Association, Washington D.C., 1998
Bulich R. A, Isenberg D. L. Use of the luminescent bacterial system for the rapid
assessment of aquatic toxicity. Trans. Am. Inst. Soc. 20 (1981) 29-33.
Maliszewska S., Kordybach A. J. (1996). Soil quality criteria for polycyclic aromatic
hydrocarbons. Current information and problems. Fresenius bullettin 12(8) Sp. Iss,
919-924.
Quillardet P., Hofnung M. The SOS Chromotest, a colorimetric bacterial assay for
genotoxins: procedures, Mutation Res.147 (1985) 65-78.
Quillardet P., Hofnung M. The SOS Chromotest: a review, Mutation Res. 147 (1993) 235-
279.
Zrostlikova J., Hajslova J., Godula M. e Mastovska K. (2001). Performance of programmed
temperature vaporizer, pulsed splitless and on-column injection techniques in
analysis of pesticide residues in plant matrices. J. Chromatogr.: A, 937: 73-86.

33
1

Progetto

“Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e di lavoro, di


provvedimenti di pianificazione territoriale”

U.O. 4
“Reperimento ed organizzazione dell’informazione ambientale ad oggi
disponibile per l’area di Taranto”

RELAZIONE
2

INTRODUZIONE

Nell'ambito del progetto dell'ISPESL " Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e
di lavoro,di provvedimenti di pianificazione territoriale " la Tecnomediterranea srl ha avuto
l'incarico ( Unità Operativa 4 ) del "Reperimento e organizzazione dell'informazione ad oggi
disponibile per l'area di Taranto ".

L'attività dell'Unità Operativa è stata finalizzata al reperimento ed all'organizzazione di


informazioni da utilizzare per la produzione di un supporto informativo in grado di caratterizzare,
in termini ambientali, il comune di Taranto e di fornire supporto per la stima della sua
vulnerabilità.
Il reperimento di informazioni si è sostanziato nell'acquisizione di dati cartografici e territoriali
disponibili e nella successiva produzione di carte tematiche.
Si è provveduto, inoltre, a catalogare tutte le informazioni disponibili in grado di fornire una stima
dei rischi ambientali presenti nell'area oggetto di studio.

Il lavoro portato avanti dalla Tecnomediterranea S.r.l., in questa fase, ha il principale scopo di
fotografare l’attuale condizione ambientale in cui versa l’area di Taranto, andando ad individuare,
in linea di massima, i settori che per proprie caratteristiche naturali presentano un grado di
vulnerabilità superiore nei confronti delle azioni antropiche.
Le aree sensibili in questione sono state analizzate secondo i tre diversi aspetti :
Fisico
Naturale
Antropico
e quindi cartografate per permettere, successivamente, di effettuare nel modo più oggettivo
possibile valutazioni circa le possibili interferenze che si esprimono nell’ambito territoriale a
causa della massiccia urbanizzazione (elevata concentrazione produttiva ed abitativa).
Il processo che ha portato alla “Costruzione di una sensibilità ambientale” di Taranto ha come
riferimento un paesaggio dai molteplici aspetti variabili, che disegnano un panorama geografico
composito nel quale possono essere definite due regioni naturali confinanti:
• il vasto altopiano allungato NW-SE delle Murge;
• una vasta area subpianeggiante (elevazione max di 166 m. s.l.m.), estesa nella parte
settentrionale del Salento, costituita dal Tavoliere leccese.
3

Tale processo viene accompagnato da un attenta analisi dei dati forniti dall’Assessorato Ambiente,
Ecologia e Sanità del Comune di Taranto attraverso una campagna di controllo sulla violazione
dei limiti di sicurezza riguardo l’immissione di elevate quantità di sostanze inquinanti finalizzata
al monitoraggio della qualità dell’aria del territorio sudetto. I documenti a cui si è fatto riferimento
sono stati:
• il Rapporto sulla qualità dell’aria “ANNO 2001”;
• il Monitoraggio dei metalli presenti nelle polveri aerodisperse nell’atmosfera di Taranto
“GENNAIO-MAGGIO 2002”.
• Stato ambientale del Mar Piccolo;
• Contromolo ecologico.

STUDIO FISICO-NATURALE-ANTROPICO DEL TERRITORIO TARANTINO E


DEFINIZIONE DELLA SENSIBILITA’ AMBIENTALE

I dati messi a disposizione per il Progetto sono estrapolati da “Lavori” precedentemente svolti
dalla Ecoplanning ITALIA S.r.l. per conto del Comune di Taranto e prendono in considerazione
i seguenti aspetti di pertinenza ambientale:
• Geologia e morfologia del territorio tarantino,
• Distribuzione e tipologia delle attività antropiche sul territorio in esame.
Attraverso questi si sono, inoltre, potute definire una serie di Tavole di Sensibilità che hanno
come oggetto il sistema fisico, naturale e antropico dell’area suddetta.
Procedendo quindi con la sovrapposizione “Overlay Mapping” delle diverse tavole di Sensibilità
con quelle delle Attività antropiche è possibile visualizzare direttamente il posizionamento delle
presenze antropiche nell’ambito di aree sensibili e quindi vulnerabili, permettendo di stabilire
quali possano essere le potenziali ripercussioni di un’azione antropica sull’ambiente.

Aspetti Geologici e Morfologici

La definizione di “anfiteatro” tarantino, largamente utilizzata nella bibliografia riguardante gli


aspetti geomorfologici di questo territorio, è particolarmente appropriata anche per descrivere
4

alcune relazioni fisiche e visive tra lo specchio acqueo al fondo dei “catini” costituiti dai due Seni
(primo Seno e secondo Seno) che formano il Mar Piccolo ed i piani inclinati che sostengono gli
elementi del paesaggio disposti appunto ad anfiteatro.

Geomorfologia del Territorio

In questa particolare e fortunata posizione di mutue e ricchissime relazioni visive, l’insediamento


storico di Taranto ha il duplice ruolo di palco (cioè di punto di vista privilegiato) e di parte
integrante (in una sorta di teatro totale del paesaggio) di un’area, quella in cui si apre il Mar
Piccolo, caratterizzata da alcuni elementi geologici e morfologici che contraddistinguono
l’intera fascia costiera ed il versante ionico delle Murge. Inoltre viene definita la formazione
delle zone costiere (area settentrionale e orientale) dei due catini - i seni - le quali sono
generalmente basse, costituite prevalentemente da argille del Bradano sulle quali si possono
trovare lembi calcarenitici (l’uniformità di queste è interrotta dalla presenza di alcuni promontori:
Punta della Penna, il Fronte, la parte meridionale del primo seno):

• il tratto di costa fra le due zone “il Pizzone” e “il Fronte” (tratto meridionale del secondo seno)
è caratterizzata da pareti argillose plio-pleistoceniche ricche di fossili;

• la parte orientale del Mar Piccolo, oltrepassato il promontorio “il Fronte” (secondo seno),
presenta la costa bassa ed acquitrinosa, con pareti argillose sottostanti lembi calcarenitici.
Proseguendo fino a “Casa d’Aiala” si individua un area (nella zona sono presenti l’insenatura
del mar Morto e lo sbocco del Canale d’Aiedda) costituita da bracci di mare in fase di
inpaludamento e di piane invase dal mare solo nei periodi di acqua alta, detta appunto “Palude
la Vela” (area della salina del Mar Piccolo);

• piccole spiagge di natura alluvionale costituiscono il tratto tra “Casa d’Aiala” e “Punta della
Penna” (costa settentrionale del secondo seno);
• la parte settentrionale della costa nel primo seno è caratterizzata oltre che dai “Cantieri
Navali”, dalla prima parte dell’abitato di Taranto costituito dal “Rione Tamburi”;

• gli interventi antropici hanno caratterizzato la costa meridionale del primo Seno a causa della
costruzione dell”Arsenale” (copertura da materiali di risulta di 56 ettari) e della
cementificazione della riva tra il “Canale Navigabile” ed “il Pizzone”;
5

L’apporto dei materiali solidi (prodotto anche dalle opere di cementificazione - del tratto “Punta
della Penna” e “Cantieri Navali” e tra “il Pizzone” e “Pineta di Cimino”, ecc. - che tendono a
colmare questo bacino), aumentato dopo i disboscamenti, ha provocato un avanzamento della
linea di costa.

Litologia e struttura del Territorio

L’area in esame, e più in generale quella del Mar Piccolo - su cui si affaccia -, si trova all’interno
di una depressione morfologicamente giovane (tra il margine meridionale delle Murge e quello
settentrionale del Salento) caratterizzata da sommità pianeggianti e ampie valli fluviali, in cui i
sedimenti affioranti sono costituiti da terreni clastici pliocenici e quaternari nonché da rocce
carbonatiche
Dalla schematizzazione dell’assetto geologico generale, si nota come lembi discontinui e di
diverso spessore di depositi marini di età cenozoica e/o neozoica (Pliocene superiore-Pleistocene)
poggiano in trasgressione, con lieve discordanza angolare, sulle rocce calcareo-dolomitiche di età
mesozoica (cretaceo superiore) costituenti il substrato dell’area.
Sono, inoltre, presenti a nord del Mar Piccolo una successione, a quote diverse sul livello del
mare, di spianate separate da scarpate. Rappresentano le paleolinee di costa subparallele a quella
attuale (che, evidente lungo la costa settentrionale, si eleva di pochi metri sull’attuale livello del
mare), la cui formazione, risalente al Pleistocene medio superiore, è causata dalla regressione del
Mar Ionio. I gradini, decrescenti verso il mare, sono impostati nei calcari del Cretacico e nei
sedimenti marini, sia infrapleistocenici sia in corrispondenza di quelli più antichi terrazzati.

Le unità geologiche più antiche fra quelle che affiorano nel tarantino (Unità cretaciche) sono
costituite da sedimenti calcareo-dolomitici depostisi durante il Mesozoico in ambiente di
piattaforma epioceanica, in mari caldi e ricchi di vita. La successione di tali sedimenti risulta
sempre più o meno intensamente fratturata e interessata da fenomeni di dissoluzione carsica, legati
alla circolazione delle acque vadose. Negli immediati dintorni di Taranto gli strati affioranti più
antichi appartengono al “Calcare di Altamura” (osservabili subito a nord di Crispiano) formato da
strati di calcare compatti a luoghi dolomitizzati, riconducibili al Cretaceo superiore–Senoniano.
6

Sopra i carbonati mesozoici sono presenti le testimonianze del processo di avanzamento del mare,
verificatosi tra il Pliocene medio e il Pleistocene inferiore, sulle terre (in gran parte emerse nel
Paleogene e nel Neogene), che consentì l’accumulo in ambiente costiero delle “Calcareniti di
Gravina” (i”tufi” calcarei, localmente detti “zuppigno”) e, più al largo (a profondità maggiri),
delle “Argille subappennine”. I depositi di copertura Plio-Pleistocenica sono nel complesso
costituiti da terreni con un grado di cementazione assai inferiore rispetto a quello delle rocce del
substrato.
• Le Calcareniti hanno spessore residuo massimo di circa 50 m e nell’area di Taranto sono
presenti solo nel sottosuolo con spessori comunque ridotti. Generalmente interposte fra le
unità cretaciche e le Argille subappennine, all’intorno del Mar Piccolo sono spesso assenti o
presenti in piccoli spessori riconosciuti in profondità sotto quel bacino. Esse affiorano in modo
esteso nel suo bacino tributario verso San Giorgio Ionico, appoggiate all’alto strutturale su cui
sorge il centro abitato, e verso Grottaglie, appoggiate alle pendici delle Murge.
• Le Argille subappennine, più o meno marnoso-siltose, raggiungono spessori anche superiori
ai 1000 m in alcune zone della Fossa Bradanica, mentre nel tarantino non superano i 50 m.
Nell’area di Taranto esse sono molto diffuse; affiorano alla base delle falesie che limitano il
Mar Grande e tutt’intorno al Mar Piccolo. Gli spessori rilevati nel corso di sondaggi presso
“Punta Rondinella”, nell’abitato di Taranto e nell’area di “Capo San Vito” sono dell’ordine di
qualche decina di metri. Esse si riconoscono anche sotto il livello del mare, lungo il canale fra
“Capo San Vito” e “l’Isola di San Paolo”, a circa 36 m di profondità.

I terreni Plio-Pleistocenici risultano in più luoghi e a diverse altezze coperti da depositi di origine
biogenica formati da sottili spessori di “calcarenite di tipo panchina” - a seconda dell’aspetto, del
colore, della dimensione, della natura, dei granuli e del grado di resistenza si definisce come
“mazzaro” o “carparo” - . Sono rappresentati da calcareniti bioclastiche eterometriche di spessore
non superiore ai 15 m, di colore bianco giallastro sino a rosato o bruno, massicce o
grossolanamente stratificate, di mare poco profondo, lembi residui di coperture sedimentarie
accumulate nel corso di brevi invasioni delle zone prossime alla costa, provocate dalla variazione
del livello del mare combinate con il sollevamento della regione. Questi (depositi
Pleistocenici dei Terrazzi
7

Marini), sono disposti secondo una gradinata che si estende, dalla quota di 240 m circa sino al
mare, lungo il versante adriatico delle Murge e tutt’intorno alla Penisola Salentina e hanno età
compresa dal Pleistocene medio sino al Pleistocene superiore.

I depositi continentali alluvionali (I depositi delle Coperture Oloceniche) costituiscono, infine, i


termini più recenti della successione stratigrafica locale. Essi si rinvengono in lembi residui al di
sopra delle calcareniti, delle argille e delle sabbie, mentre al fondo delle incisioni torrentizie e
delle sabbie dei sistemi costieri (impostatisi lungo la costa con il culmine della trasgressione
versiliana circa 6000 anni fa) posseggono un maggior spessore:
• i depositi alluvionali sono formati da elementi eterometrici di varia natura comprendenti limi,
sabbie e ciottoli derivanti dalla disgregazione del substrato e dei terreni di copertura,
frequentemente ricchi in resti fossili di mammalofauna, con ulteriore apporto di materiali fini
residuali quali le “Terre rosse” (i resti di mammalofauna riescono a conservarsi
particolarmente nei depositi di riempimento delle cavitàcarsiche);
• i depositi dei sistemi di spiaggia sono rappresentati da una serie di cordoni dunari riconoscibili
tanto a nord quanto a sud del Capoluogo ionico.

Idrogeologia del Territorio


Le condizioni Idrogeologiche dell’area di indagine impongono un’attenta valutazione sia
dell’assetto idrogeologico che della capacità di ricarica della falda idrica sotterranea, allo scopo
di individuare i processi di infiltrazione di acque saline, legato essenzialmente:

• ai consistenti emungimenti, di origine industriale e civile, della falda (che ha portato, inoltre, al
divieto di trivellazione di ulteriori pozzi lungo tutta l a fascia costiera);
• alla diminuzione degli afflussi meteorici verificatisi nell’ultimo decennio.

E’ utile sottolineare allora che i caratteri idrogeologici dell’intera regione tarantina risentono delle
caratteristiche geologiche, strutturali e morfologiche della Puglia. Da questo punto di vista, l’area
delle Murge (in funzione delle precipitazioni, concentrate nella regione pugliese nei periodi
ottobre--dicembre e febbraio-marzo, è possibile individuare nelle sue zone più elevate - 300÷600
m - quelle che permettono l’alimentazione della falda carsica profonda) costituisce una
fondamentale unità dove le acque sotterranee circolano secondo livelli idrici preferenziali in
funzione dell’alto grado di anisotropia dell’acquifero. In base alle caratteristiche sopra descritte è
8

stato possibile individuare almeno due tipi di circolazione idrica (associata a due distinti acquiferi
principali):
• una superficiale limitata, nei terreni quaternari e in quelli terziari (acquifero costituito dai
terreni appartenenti all’unità dei Depositi Marini Terrazzati che poggiano sui depositi
impermeabili delle Argille subappennine);
• una profonda, in quelli secondari (acquifero rappresentato dai calcari cretacei).
Il flusso di acque che da nordovest fluisce nelle unità mesozoiche verso est-sudest e verso il
Salento oltre a formare il “circuito di acque” per la ricca fascia di sorgenti costiere fra Monopoli e
Torre Canne costituisce l’alimentazione per le sorgenti costiere e sottomarine del tarantino.

La diversa natura delle rocce affioranti nel territorio analizzato sicuramente incide sulla
permeabilità (attitudine dei corpi rocciosi a lasciarsi attraversare dall’acqua) delle differenti unità
idrogeologiche e di conseguenza sulle caratteristiche della circolazione idrica sotterranea:
• Rocce permeabili per porosità sono rappresentate dalle calcareniti e sabbie che costituiscono i
Depositi Marini Terrazzati (le cosi dette “panchine”): classificabili come rocce da poco a
mediamente permeabili, risultano avere una permeabilità per fessurazione laddove si
presentano ben cementati. In appoggio sulle Argille subappennine determino le condizioni per
l’accumulo di acque di infiltrazione dando origine ad una falda superficiale poco estesa.

• Rocce a bassa permeabilità o praticamente impermeabili appartengono alle Argille


subappennine.
• Una permeabilità mista è fornita dalle Calcareniti di Gravina (rocce, comunque, poco
permeabili) dovuta all’addizionarsi degli effetti del carsismo alla porosità primaria delle
stesse.
• Un’elevata permeabilità per fessurazione e carsismo si ha dai Calcari delle Murge mesozoici.

La falda risulterà in pressione laddove i calcari sono ricoperti dalle Argille subappennine
impermeabili, mentre sarà a pelo libero dove i calcari saranno affioranti:
La maggior parte dell’area esaminata presenta formazioni litologiche affioranti ad elevato grado
di infiltrazione e le incisioni formatesi hanno principalmente carattere torrentizio superficiale
minimo o coincidente con eventi meteorici rilevanti. Le aree occupate da sedimenti recenti sono
attraversate da pochi canali perenni con alvei poco profondi. Questi si sviluppano linearmente
(solitamente lungo percorsi rettilinei) su zone pianeggianti e vengono alimentati da sorgenti situate
per lo più in prossimità del mare.
9

La falda superficiale è un acquifero costiero dove l’acqua dolce della falda flotta sull’acqua salata
di ingressione marina. La sua esistenza è garantita dal delicato equilibrio dell’interfaccia fra acqua
dolce ed acqua salata, e la sua ricarica è assicurata principalmente dalle precipitazioni che
insistono sull’area murgiana (bacino idrogeologico di alimentazione costituito da tutti gli
affioramenti calcarei murgiani e solo secondariamente dagli affioramenti carbonatici). Nonostante
sia caratterizzato da un buon coefficiente di immagazzinamento, i turbamenti al regime della
ricarica (diminuzione delle precipitazioni) determinano facilmente alterazione al delicato
equilibrio di interfaccia, che possono provocare, anche su vaste aree, variazioni di salinità tali da
renderlo pressoché inutilizzabile. Inoltre un forte prelievo in assenza di una adeguata ricarica può
dar luogo ad un completo depauperamento della falda, come è accaduto in alcuni punti.

L’andamento della Falda profonda è caratterizzato da un bacino idrogeologico più esteso formato
da zone di ricarica localizzate tutt’intorno il bacino idrografico del Mar Piccolo. Le acque
meteoriche raccolte nelle regioni più elevate delle Murge contribuiscono alla determinazione dei
flussi verso la costa adriatica e quella ionica e le sorgenti carsiche della fascia costiera
Tarantina sono ubicate a valle di direttrici di deflusso sotterraneo che proviene da quelle aree. In
queste condizioni, qualsiasi inquinante immesso nel sottosuolo nel bacino idrogeologico a monte
del Mar Piccolo, potenzialmente è convogliato ad esso. I potenziali vettori di sostanze inquinanti,
capaci quindi di raggiungere la falda (e di conseguenza i bacini ricettori), sono rappresentate dalle
acque immesse nell’acquifero carsico:
• dai pozzi disperdenti di impianti industriali o di depuratori urbani;
• derivanti dall’uso domestico non urbano;
• da quelle di percolazione;
acquifero che presenta caratteristiche tali da esercitare uno scarsissimo contrasto alla propagazione
degli inquinanti (elevata velocità di flusso, scarsa capacità di autodepurazione, ecc.).

Nell’area in esame si possono distinguere due tipi di sorgenti in base alla loro alimentazione:
• le sorgenti alimentate dalle falde superficiali, ospitate nelle calcareniti dei Depositi dei
Terrazzi Marini, d’importanza limitata, hanno portate effimere e spesso sono secche nella
stagione arida;
• ben più importanti sono le sorgenti che traggono alimentazione dalla falda carsica profonda e
che hanno portate significative lungo tutto il corso dell’anno.
10

Tabella 1 – sorgenti presenti nell’area studio e rispettive portate


Galese Battendieri Riso
max 520 231 185
med 433 173 74
Portata
(l/s)
min 360 110 38

Oltre alle sorgenti superficiali (Tabella 1), si possono contare tra Mar Grande e Mar Piccolo una
serie di circa 30 sorgenti sottomarine, dette “citri” (individuabili in superficie mediante una
chiazza d’acqua più chiara e lucente, che spicca in modo migliore in condizioni di mare un po’
increspato), di acque salmastre o dolciastre la cui portata è molto varia.

Analisi di massima sulle attività antropiche nel territorio tarantino

Il sistema antropico del territorio tarantino, concepito come insieme delle trasformazioni e delle
attività operate dall’uomo sia sull’ambiente fisico, sia sull’ambiente naturale, è un sistema vasto è
complesso. Il quadro presentato descrive l’attuale stato delle attività, i processi di trasformazione
in atto, sia sulle aree costiere che sullo specchio acqueo del Mar Piccolo di Taranto.

Si è voluti partire da una descrizione su scala più vasta ponendo in evidenza l’utilizzo che si fa del
suolo nell’area in esame; su queste coste sono state costruite strutture di servizio ed attività che
hanno progressivamente trasformato il paesaggio, dall’assetto originario fino a quello visibile nei
giorni nostri.

• Scendendo in una fase di maggior dettaglio, attraverso l’allegato grafico di pertinenza sono
stati indicati gli scarichi (opportunamente analizzati) che si riversano nelle acque del Mar
Piccolo. Preoccupante risulta essere lo stato del Canale d’Aiedda-Canale Leverano d’Acquino
(rappresentato da un sistema fluviale complesso con alveo artificiale in cemento per gran
parte del suo percorso fino alle pendici delle Murge), che costituisce il suo principale corpo
idrico immissario, e del Citrello. Essi versano rispettivamente nel secondo Seno e nel primo
Seno acque, derivanti da depuratori, che più volte non si sono dimostrate disinfettate
correttamente.
In particolare il sistema fluviale d’Aiedda riceve lungo il suo percorso:
• dimostrate a norma di legge le acque trattate da depuratori esterni alla Provincia di Taranto
che non si sono sia per i prodotti organici che per quelli inorganici rilevati in esse,
11

• acque reflue, presumibilmente non autorizzate e depurate.


La presenza di luoghi ormai abitualmente dedicati all’attività di discarica abusiva di inerti (data
anche dalla loro facilità di accesso) non esclude, inoltre, che gli stessi possano essere utilizzati per
l’eliminazione di grosse quantità di prodotti altamente inquinanti (dati dal rinvenimento negli anni
precedenti di fusti vuoti): oli, vernici, solventi ed altri prodotti chimici. Frequente è peraltro
la dispersione abusiva sul terreno, o direttamente a mare, dei reflui dei pozzi neri o di quelli di
produzione olearia.

Definizione della Sensibilità ambientale nell’area di Taranto

La chiave di lettura proviene da un “processo di elaborazione” (svolto dalla Ecoplanning ITALIA


S.r.l. per conto del comune di Taranto) della sensibilità ambientale applicato a ciascuno dei sistemi
che compongono il territorio tantino:
• sistema Fisico,
• sistema Naturale,
• sistema Antropico.
Per ognuno di questi si è operato quindi, inizialmente, con l’individuazione delle componenti e dei
parametri ambientali che lo caratterizzano: l’intero sistema è stato scomposto in una struttura
gerarchica mirata all’attribuzione di un diverso livello di sensibilità agli elementi che lo
costituiscono (per area sensibile si intende un’area puntuale o estesa, di particolare vulnerabilità,
sia per il suo valore assoluto, che rispetto all’interrelazione con gli altri elementi).

Si è eseguito successivamente un processo di “overlay mapping” ovvero di sovrapposizione degli


elaborati ottenuti e di lettura in trasparenza delle informazioni territoriali di ogni argomento, che
ha condotto alla determinazione della sensibilità dei tre sottosistemi esaminati.

Sensibilità del Sistema Fisico

Sotto il profilo morfologico si tratta delle seguenti forme erosive:


• orli di terrazzo morfologici diffusi in tutta l’area;
• erosioni fluviali di sponda localizzate nei gomiti fluviali del Canale d’Aiedda;
12

• tratti di sovraincisione dei thalwag dei torrenti situati nel margine settentrionale del Mar
Piccolo;
• tratti di costa in arretramento presso Punta Pizzone, Casa d’Aiala e Cimino;
• aree di cava localizzate nell’arco settentrionale del Mar Piccolo.
Dal punto di vista idrogeologico comprendono:
• le zone costituite da complessi ad elevata permeabilità, soprattutto diffusi a nord dell’area
analizzata;
• le piane alluvionali sedi di acquiferi;
• le aree di sorgente emersa e sottomarina;
• i siti di ubicazione dei pozzi.
Per l’aspetto idrologico si sono considerate le aree di foce dei corsi d’acqua all’interno del bacino
del Mar Piccolo.

Sensibilità del Sistema Naturale


Combinando tra loro le sensibilità derivanti dall’uso del suolo e delle emergenze vegetazionali si
che una minore sensibilità è stata associata alle aree urbanizzate, industrializzate, incolte e
degradate, mentre maggiore sensibilità è stata attribuita alle aree boscate, alle particolari biocenosi
e alle aree umide.
Sono cosi state individuate le seguenti aree:
• zone dei fondali caratterizzate dalla presenza di particolari biocenosi;
• zona di foce del Canale d’Aiedda e degli altri corsi d’acqua in cui sono localizzate pregiate
associazioni faunistiche;
• aree emerse caratterizzate dallo sviluppo di forme vegetazionali autoctone (canneti e pinete) o
impiantate (eucalipti).

Sensibilità del Sistema Antropico


Le aree in oggetto, appartenenti al Sistema - complesso ed articolato - costituito dall’insieme delle
trasformazioni e delle attività operate dall’uomo sull’ambiente fisico, sono viste
come sistemi di luoghi fortemente interdipendenti e soprattutto dotati di una sensibilità specifica.
La caratteristica delle aree sensibili in questo caso, è quella di dover essere accompagnate da studi
su possibili criteri di trasformazione, pianificazione e gestione, capaci di assicurare:
• maggiore stabilità d’uso del suolo;
• minore impatto possibile dal punto di vista ambientale.
Sulla base di tale criterio vengono evidenziate le seguenti aree:
13

FRONTE SUL MARE DELLA CITTÀ ANTICA - per i notevoli aspetti figurativi e di relazioni visive nonché
per il valore sorico-monumentale;
CANTIERI NAVALI DI PORTA NAPOLI - per il ruolo in stretta relazione con le parti storiche della città e
per la presente produzione cantieristica tradizionale;
VILLA PERIPATO E AREA DELLA STAZIONE MARITTIMA MILITARE - per il grande valore paesaggistico;
MASSERIA TUGLIA, MASSERIA MANGANECCHIA, AREA EX IDROSCALO E “LANCIASILURI”, AREA

ARCHEOLOGICA MASSERIA COLLIPAZZO - per i manufatti storici presenti e per la relazione fisica con
aree di grande pregio naturalistico-archeologico;
CANTIERI BOFFOLUTO, PARCO DELLE RIMEMBRANZE, MASSERIA PENNA, AZIENDA AGRICOLA MALVASIA -
dovuto al forte impatto provocato sull’ambiente a seguito della costruzione del ponte;
MASSERIA SARACENO, MEDA DI ALLINEAMENTO, EX CASA FORESTALE, MASSERIA MUTATA, VIVAIO DELLE

LEGIADREZZE - per la presenza di resti del paesaggio agricolo costiero e per un assetto ambientale
in parte compromesso dalla costruzione delle infrastrutture viarie;
CONVENTO DEI BATTENDIERI, MOLO S., FEDELE, SORGENTE E FOCE CERVARO - essendo un elemento
articolato ben conservato;
MASSERIA S. PIETRO, MASSERIA CORONELLA FOCE E TORRENTE S. PIETRO - essendo tipologie storiche
ben inserite paesaggio agricolo costiero;
AREA MASSERIA POTROVALLE - poiché posizionata nel retroterra dell’area naturalistica della Pineta
Cimino e dell’area umida “Il Fronte”;
IMPIANTO DI ACQUACOLTURA IN PALUDE LA VELA - poiché ben inserito in un contesto paesaggistico di
rilevanza;
MASSERIA TORRE ROSA, MASSERIA SANT’ANDREA - essendo manufatti storici;
AREA COSTIERA DEL PORTICCIOLO BOFFOLUTO - essendo un tratto di costa in una zona di grande
pregio ambientale modificata per costruire banchina e porticciolo;
MASSERIA BAGNARA, AZIENDA AGRICOLA NATRELLA - a causa del degrado ambientale dovuto alla
presenza inquinante della viabilità di grande traffico (verso grottaglie) sono spesso lasciate in
abbandono;
MASSERIA PIZZARREDA - essendo un insediamento agricolo chiusodalla presenza delle infrastrutture
viarie;
VILLA CON TORRE IN S. TERESIOLA - essendo un’emergenza storica, in stato di abbandono, delle ville
e masserie presenti lungo il territorio costiero.

DATI DI INTERESSE INERENTI LO STATO DELLA QUALITA’ DELL’ARIA DEL


TERRITORI TARANTINO
14

Qualsiasi attività umana altamente organizzata tende a modificare l’ambiente circostante (acqua,
aria e suolo) che, soprattutto in caso di superamento delle soglie limite di sicurezza, difficilmente
riesce a contrastare e riportare nella norma tutte le variazioni. Un tipico esempio di violazione di
limiti si ha nel caso d’immissione di elevate quantità di sostanze inquinanti (con danni diversificati
in rapporto alla misura delle stesse) nell’ambiente atmosferico, in zone ristrette caratterizzate da
ostacoli geologici, artificiali (gruppi di edifici) o particolari condizioni meteorologiche che ne
impediscano la dispersione ed il rimescolamento nell’aria. Il problema, poi, si aggrava
soprattutto nelle aree ad elevata concentrazione produttiva ed abitativa, quali le zone industriali
o le grandi città (legate quasi sempre a grandi volumi sia di traffico che di energia).

In Puglia, a Taranto, si sta procedendo ad un screening dell’aria gravante sul territorio, la cui
qualità è andata progressivamente deteriorando nel corso dell’ultimo quarantennio: è stata allestita
una rete di monitoraggio (costantemente operante dal 1998, è gestita dal gruppo tecnico di lavoro
specializzato Gecom S.r.l. per conto del Comune di Taranto attraverso strumenti ed attrezzature di
avanguardia), disposta in modo capillare sull’intera area urbana, con lo scopo di valutare lo
stato dell’inquinamento atmosferico attraverso indicatori (inquinanti chimici, parametri fisici
dell’atmosfera), fattori di criticità ambientale, indici statistici inerenti al periodo cosiderato.
I dati forniti dall’Assessorato Ambiente Ecologia e Sanità del Comune di Taranto (la cui
Amministrazione individua nell’azione di controllo della qualità dell’aria uno dei suoi principali
impegni) e da noi riportati sono inerenti:
• il Rapporto sulla qualità dell’aria “ANNO 2001”;
• il Monitoraggio dei metalli presenti nelle polveri aerodisperse nell’atmosfera di Taranto
“GENNAIO-MAGGIO 2002”.

Rapporto sulla qualità dell’aria Anno 2001

I dati in questione provengono dai rilevamenti effettuali da 6 centraline automatiche di


monitoraggio cosi dislocate:
VIA DANTE
VIA ORSINI
15

PAOLO VI
PIAZZA GARIBALDI
SAN VITO
VILLA PERIPATO
e da un 1 laboratorio mobile, tutte operanti in campo 24 ore su 24.

Nell’ambito dei processi di valutazione della qualità dell’ambiente aria, secondo quanto espresso
dalla Direttiva Quadro 1999/62/CE e nel D. L.gs. 1999/351 sono stati esaminati alcuni modelli di
simulazione attraverso scenari tipici di applicazione nelle zone del territorio comunale controllate.
La loro integrazione con le misure sperimentali ha permesso di estendere l’analisi anche a quelle
porzioni di territorio dove non esistono punti di monitoraggio e di implementare la
rappresentatività spaziale delle misure stesse. Il quadro che si è andato delineando risulta chiaro:
• il problema dell’inquinamento atmosferico non è circoscritto alla sola area urbana principale,
ma comprende in modo omogeneo tutto il territorio di riferimento a causa del tasso generale
di urbanizzazione, della considerevole mobilità di persone e merci e della contiguità a
quartieri residenziali densamente popolati (Tamburi) della zona industriale;
• l’area i cui livelli di concentrazione di inquinanti primari risultano essere relativamente più
bassi è quella meridionale, poiché oltre a presentare una densità abitativa inferiore è
caratterizzata da un regime di brezze che la pone sopra vento all’area urbana principale ed alla
zona industriale;
• la lettura degli indicatori di criticità selezionati, con riferimento ai valori normativi di qualità
dell’aria, confermano (secondo un quadro sovrapponibile a quello degli anni passati)
problemi (elevate percentuali di dati sfavorevoli) ascrivibili alle concentrazioni di Particelle
Totali Sospese (PTS) - in particolare nella postazione Tamburi contigua alla zona
industriale Polveri Fine (PM10) - in particolare, prevalentemente sotto vento rispetto alla
zona industrial oltrechè, in misura minore, il Benzene ed il Biossido di Azoto.

Biossido di Zolfo
I valori riscontrati per questo inquinante chimico risultano, in ogni postazione di rilevamento, al di
sotto sia dei limiti di legge che degli standard di qualità dell’aria: tutte le medie mensili sono
comprese entro la “qualità buona”. A livello sanitario il problema del Biossido di Zolfo
sembrerebbe sotto controllo.
16

PTS
Rappresenta un inquinante critico per l’intera area urbana, con indici di concentrazione che, pur
non superando in maniera sistematica i limiti di legge sul breve periodo (giorno), rimangono al di
sopra dei valori guida di qualità dell’aria (40-60 μg/m3) nell’arco dell’intero anno: le
concentrazioni nella rete di rilevamento fissa e mobile nel corso dell’anno solare 2001 hanno
registrato valori medi annui compresi tra 48,5 μg/m3 (DANTE) e 82,2 μg/m3 (ORSINI).

PM10
Le polveri PM10 permangono un inquinante critico ai fini della tutela della salute della
popolazione esposta, in particolare di alcuni gruppi particolarmente sensibili quali bambini,
anziani, pneumopatici e cardiopatici. L’allarmismo è dato dai risultati forniti dalle centraline che
hanno rilevato concentrazioni superiori al valore obbiettivo (media annua 40 μg/m3) per quasi
tutti i mesi dell’anno - ad eccezione della stazione VILLA PERIPATO il cui valore medio
annuale è pari a 10,6 μg/m3 (13,8 μg/m3 normalizzato) - :
• - sia nella postazione di PIAZZA GARIBALDI, la cui media annua è di 41,6 μg/m3 (54,1
μg/m3 se si considera la correzione dovuta alla diversità di misura dal metodo gravimetrico);
• - sia nella postazione del QUARTIERE PAOLO VI, dove la media annua è di 54,8 μg/m3
(71,2 μg/m3 se si considera la correzione dovuta alla diversità di misura dal metodo
gravimetrico). In quest’ultima area si può ipotizzare un effetto di ricaduta al suolo a causa
della sua localizzazione sottovento rispetto all’area industriale.

Monossido di Carbonio
I dati della rete di monitoraggio forniscono, in questo caso, un quadro della situazione
normalizzato con valori medi annui sostanzialmente omogenei per tutte le centraline e al di sotto
dei limiti di legge e di qualità ambientale: costantemente favorevoli ed entro la “qualità buona”.

Biossodo di Azoto
Trattasi di inquinante secondario le cui concentrazioni rilevate indicano un sostanziale rispetto
dei limiti in vigore: l’intervallo entro cui sono comprese le medie annue è quello tra 5,7 μg/m3
(SAN VITO) e 65,0 μg/m3 (ORSINI). Pur tuttavia i valori riscontrati nelle postazioni più critiche
(in particolare nella postazione di Via Orsini) appaiono tali da ipotizzare, in condizioni
17

sfavorevoli, possibili superamenti dei più severi limiti imposti dalla Direttiva1999/30/CE e dalla
nuova normativa data dal D.M. 2002/60 (con orizzonte temporale 2010).

Benzene
Pur rilevando valori medi annui, compresi tra 1,8 μg/m3 e 3,3 μg/m3, che rientrano nei limiti
dell’obbiettivo di qualità posto dalla normativa vigente, il problema del Benzene merita la totale
attenzione essendo appurata la sua cancerosità:
- condizioni di criticità, temporalmente non ravvicinate, date dal superamento della media oraria
di 10 μg/m3 si sono verificate in VIA ORSINI;
- condizioni di criticità più frequenti e diffuse date dal superamento del limite medio annuo di 5,0
μg/m3 (imposto dal D.M. 2002/60 con orizzonte temporale 2010) si sono verificate sia nella
postazione ORSINI che in quella DANTE.

Monitoraggi dei metalli presenti nelle polveri aerodisperse nell’atmosfera di Taranto Gennaio-
Maggio 2002

L’indagine in questione (che ha avuto inizio nel corso del 2001) ha come oggetto di studio i
metalli presenti nella frazione di Particelle Totali Sospese nell’ambiente atmosferico (secondo
Direttiva in vigore):
Arsenico (As),
Cadmio (Cd),
Ferro (Fe),
Mercurio (Hg),
Nichel (Ni),
Piombo (Pb),
Solo per quest’ultimo esiste un valore limite (0,5 μg/m3 ) mentre, attualmente, per gli altri
metalli, definiti dal D. L.gs. 1999/351 come agenti inquinanti, si può far riferimento a dei valori
guida indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Cd e Hg).
Le stazioni in cui avviene la raccolta dei campioni (in condizioni meteo sfavorevoli di bassa
velocità del vento, assenza di precipitazioni e stabilità atmosferica) da analizzare sono ubicate in
tre zone distinte dell’area cittadina del Capoluogo (e scelte seguendo anche le linee indicate dal
D.M. 20/05/91):

VIA ORSINI zona urbana residenziale, ad elevata densità abitativa, a ridosso della zona Industie;
18

QUARTIERE PAOLO VI zona suburbana residenziale, a densità abitativa medio/alta, distante


circa 2 Km dallegrandi industrie (il sito di campionamento è influenzato indirettamente dalle
sorgenti di emissione degli inquinanti come zona di ricaduta);
PIAZZA GARIBALDI zona urbana, ad elevata densità abitativa, sottoposta traffico
veicolare e soggetta a condizioni di scarsa ventilazione, l’effetto schermante degli edifici
(possibile elevato rischio per le persone).

Nel periodo Gennaio-Maggio 2002 i campioni analizzati sono stati 54 per Via Orsini, 28 per Paolo
VI e 38 per la Stazione di Piazza Garibaldi (per un totale di 120 campioni) e le concentrazioni
(Tabelle 2-3-4) finali espresse in ng/ m3.

Tabella 2 – concentrazioni rilevate in Via Orsini (ng/m3)


As Cd Fe Hg N Pb
Media 0,8 11,6 1028,2 2,2 28,5 154,1
Min. 1,5 106,0 0,5 0,8 28,0
0,2
Max 42,0 554,2 8,5 54,8 290,0

Tabella 3 – concentrazioni rilevate a Paolo VI (ng/m3)


As Cd Fe Hg N Pb
Media 0,5 5,9 422,2 0,8 8,0 54,0
Min. 0,2 0,8 80,5 0,2 0,5 21,6
Max 2,8 20,8 959,3 5,4 18,0 150,4

Tabella 4 – concentrazioni rilevate in Piazza Garibaldi (ng/m3)


As Cd Fe Hg N Pb
Media 0,3 5,4 242,1 0,5 3,3 78,6
Min. 0,1 0,6 42,5 0,1 0,4 25,0
Max 1,6 15,4 833,0 2,8 15,4 254,9
19

I dati ricavati mostrano valori di Nichel maggiori nelle zone più vicine all’area industriale. Più in
generale sembra che la fonte di emissione principale abbia una notevole capacità di diffusione.
Riassumendo in ordine decrescente le concentrazioni di metalli nel PTS si ha rispettivamente per:
Via Orsini Fe > Pb > Ni > Cd >Hg >As
Q uartiere Paolo VI Fe > Pb > Ni > Cd >Hg >As
Piazza Garibaldi Fe > Pb > Cd > Ni >Hg >As.

La seguente Relazione rappresenta uno studio preliminare sulle condizioni ambientali del
Capoluogo tarantino, fornendo dati che, pur essendo relativamente recenti (Anno 2001 e 2002),
non descrivono completamente l’attuale Stato dell’area soggetta ad analisi. La nostra Società,
quindi, successivamente fornirà dati più dettagliati e approfonditi che deriveranno dalla
prosecuzione di monitoraggi, da archivi completi non soltanto dal punto di vista alfanumerico ma
anche cartografico ed iconografico.

Strutturazione e Caratteristiche delle informazioni


cartografiche e alfanumeriche contenute nei CD

Tutte le informazioni reperite sono state trasferite in 8 CD che sono stati distribuiti alle Unità
Operative interessate.

Diamo di seguito quanto fornito per ogni CD :

CD 1

1) CARTOGRAFIA AEROFOTOGRAMMETRICA NUMERICA


DEL COMUNE DI TARANTO ANNO 1996
20

SCALA QUADRO FORMAT SISTEMA DI ELLISSOIDE DI COORDINATE


DELLE D’UNIONE O FILE RIFERIMENTO RIFERIMENTO
TAVOLE DELLE
TAVOLE
1:10.000 Quadro DWG CARTOGRAFICHE
d’unione degli (m) riferite al disegno
elementi
secondo il
taglio C.T.R.
1:5.000 Quadro DWG CARTOGRAFICHE
d’unione degli (m) riferite al disegno
elementi
secondo il
taglio C.T.R.
1:2.000 Inquadramento DWG CARTOGRAFICHE
nella C.T.R. (m) riferite al disegno
1:5000
1:1.000 Inquadramento DWG CARTOGRAFICHE
nella C.T.R. (m) riferite al disegno
1:5000

2) STUDIO FINALIZZATO ALLA VALUTAZIONE AMBIENTALE


DEL MAR PICCOLO DI TARANTO ANNO 2001

- Studio Mar Piccolo/RELAZIONE Formato Word

- Studio Mar Piccolo/Allegati Grafici/TAVOLE:

Ta TITOLO TERRITORIO DI FORMAT SISTEMA DI ELLISSOIDE COORDINATE


v RIFERIMENTO O FILE RIFERIMENT DI
O RIFERIMENT
O
1 Orografia del contesto Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
territoriale Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
2 Carta geomorfologica Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
3 Carta litologica Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
4 Sedimentologia dei Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
fondali (m) riferite al
disegno
5 Carta idrogeologica Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
6 Idrologia di superficie Provincia di DWG CARTOGRAFICHE
Taranto (m) riferite al
disegno
7 Carta delle costruzioni Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
antiche di interesse Mar Piccolo (m) riferite al
storico,culturale o disegno
paesaggistico

8 Carta dei siti e delle Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE


21

ricognizioni Mar Piccolo (m) riferite al


archeologiche disegno
9 Vegetazione Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
(m) riferite al
disegno
10 Elementi faunistici Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
11 Biocenosi dei fondali Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
(m) riferite al
disegno
12 Carta dell’uso del Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
suolo Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
13 Posizione e valenza Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
degli scarichi (m) riferite al
inquinanti disegno
14 Carta della morfologia Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
del costruito Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
15 Attività antropiche e Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
principali processi di (m) riferite al
trasformazione disegno
16 Infrastrutture viarie e Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
principali reti di Mar Piccolo (m) riferite al
distribuzione disegno
dell’energia
17 Stazioni di Provincia di DWG CARTOGRAFICHE
rilevamento esistenti * Taranto (m) riferite al
disegno
18 Carta delle analisi Provincia di DWG CARTOGRAFICHE
pluviometriche ** Taranto (m) riferite al
disegno
19 Carta delle analisi Provincia di DWG CARTOGRAFICHE
termometriche *** Taranto (m) riferite al
disegno
20 Correnti marine Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
interne dominanti Mar Piccolo (m) riferite al
disegno
21 Carta della sensibilità Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
del sistema fisico (m) riferite al
disegno
22 Carta della sensibilità Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
del sistema naturale (m) riferite al
disegno
23 Carta della sensibilità Mar Piccolo DWG CARTOGRAFICHE
del sistema antropico (m) riferite al
disegno
24 Documentazione Mar Piccolo DWG _ _ _
fotografica
25 Documentazione Mar Piccolo DWG _ _ _
fotografica
26 Documentazione Mar Piccolo DWG _ _ _
fotografica
27 Documentazione Mar Piccolo DWG _ _ _
fotografica

- Studio Mar Piccolo/Analisi dei caratteri meteo climatici Formato Word


sono riportate in forma tabellare e grafica i seguenti dati:
STAZIONI DI PERIODO DI ANDAMENTO NEL ANDAMENTO FREQUENZA DEI VENTI PER CLASSE DI
22
RILEVAMENTO RIFERIMENTO TEMPO DEL TOTALE TEMPORALE DELLE INTENSITA’ E DIREZIONE
ANNUO DELLE TEMPERATURE
PRECIPITAZIONI
* ** ***
Medie Medie annua invern Primave esta autun
gennaio luglio e o ra te no
MASSAFRA 1967-1996 Si Si Si - - - - -
CRISPIANO 1967-1996 Si Si Si - - - - -
GROTTAGLIE 1967-1996 Si Si Si Si Si Si Si Si
S.G.IONICO 1967-1996 Si Si Si - - - - -
TARANTO 1967-1996 Si Si Si - - - - -
TALSANO 1967-1996 Si Si Si - - - - -

3) L’IDROVORA DELL’ ILVA ANNO 2001


Analisi di tipo puntuale formato PDF

RELAZIONE: Ubicazione e caratteristiche dell’idrovora e analisi del rapporto idrovora-sensibilità


ambientale

CD 2
1) PROGRAMMA TERRA PROGETTO POSIDONIA
COMPRENSORIO TERRA-MARE DEL
MAR PICCOLO DI TARANTO ANNO 2001

• Progetto Posidonia/Risultati finali forum internazionale


RELAZIONE Formato Word

• Progetto Posidonia/mappe dei bisogni:

QUARTIERE- STRUTTURA TIPO DI INFORMAZIONE FORMATO FILE


ZONA INFORMAZION
INTERESSATA E
Borgo Tabellare livello di necessità (miglioramento della qualità JPG
della vita, miglioramento del livello di
socializzazione, miglioramento della qualità
estetico-ambientale della città, miglioramento
delle opportunità di lavoro) - Descrizione degli
interventi
Carrare Battistini Tabellare livello di necessità - Descrizione degli interventi JPG
Isola-Porta Tabellare livello di necessità - Descrizione degli interventi JPG
Paolo VI Tabellare livello di necessità - Descrizione degli interventi JPG
Solito-Corvisea Tabellare livello di necessità - Descrizione degli interventi JPG
Tamburi-Croce Tabellare livello di necessità - Descrizione degli interventi JPG

- Progetto Posidonia/mappe del degrado:

QUARTIERE- STRUTTURA TIPO DI INFORMAZIONE FORMATO FILE


ZONA INFORMAZION
INTERESSATA E
Borgo Grafico quantificazione popolazione, suddivisione JPG
istogramma popolazione per attività, distribuzione popolazione
per sesso ed età, distribuzione per grado di
istruzione
Carrare Battistini Grafico quantificazione popolazione, suddivisione JPG
23

istogramma popolazione per attività, distribuzione popolazione


per sesso ed età, distribuzione per grado di
istruzione
Isola-Porta Grafico quantificazione popolazione, suddivisione JPG
istogramma popolazione per attività, distribuzione popolazione
per sesso ed età, distribuzione per grado di
istruzione
Paolo VI Grafico quantificazione popolazione, suddivisione JPG
istogramma popolazione per attività, distribuzione popolazione
per sesso ed età, distribuzione per grado di
istruzione
Solito-Corvisea Grafico quantificazione popolazione, suddivisione JPG
istogramma popolazione per attività, distribuzione popolazione
per sesso ed età, distribuzione per grado di
istruzione
Tamburi-Croce Grafico quantificazione popolazione, suddivisione JPG
istogramma popolazione per attività, distribuzione popolazione
per sesso ed età, distribuzione per grado di
istruzione

- Progetto Posidonia/Risultati finali:

Tav. TITOLO TERRITORIO FORMAT SISTEMA DI ELLISSOIDE COORDINAT


DI O FILE RIFERIMENT DI E
RIFERIMENTO O RIFERIMENT
O
Posidonia Matrici naturali Comune di JPG - - -
08 fisiche Taranto-Mar
Piccolo
Posidonia Matrici naturali Comune di JPG - - -
09 biologiche Taranto-Mar
Piccolo
Posidonia Matrici antropiche Comune di JPG - - -
10 Taranto-Mar
Piccolo
Posidonia Matrici storico- Comune di JPG - - -
11 archeologiche Taranto-Mar
Piccolo
Posidonia Matrici percettive Comune di JPG - - -
12 Taranto-Mar
Piccolo
Posidonia Carta sensibilità Comune di JPG - - -
13 paesaggio Taranto-Mar
Piccolo
Posidonia Carta sensibilità Comune di JPG - - -
14 storico- Taranto-Mar
archeologica Piccolo
Posidonia Inquadramento Comune di JPG - - -
15 territoriale Taranto-Mar
Piccolo
Posidonia Infrastrutture-enti e Comune di JPG - - -
16 ambiti di Taranto-Mar
competenza Piccolo
territoriale
Posidonia Regime Comune di JPG - - -
17 vincolistico Taranto-Mar
24

Piccolo
Posidonia Sovrapposizione Comune di JPG - - -
18 del P.R.G. al Taranto-Mar
rilievo Piccolo
aerofotogrammetri
co
Posidonia Laboratori zonali- Quartiere Borgo JPG - - -
19 Indagine statica ne
Borgo
Posidonia Interventi Comune di JPG - - -
20 proposti/progettati/ Taranto-Mar
in attuazione Piccolo
Posidonia Schema di sfondo Mar Piccolo JPG - - -
21

2) STUDIO DI FATTIBILITA’ DEL


CONTROMOLO ECOLOGICO
TARANTO ANNO 2002

- Contromolo Ecologico/SdF/RELAZIONE GENERALE Formato Word

Paragrafo: 2.1.3 Il porto: principali dati e caratteristiche

all’interno sono contenute dati legati alle attività


svolte nell’area portuale di Taranto:

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI INFORMAZIONE


INFORMAZION INFORMAZIONE
E
Porto di Taranto Principali tabellare Denominazione accosto
caratteristiche delle Concessionario
banchine Lunghezza
Pescaggio
Tonnellaggio max
Aree operative in m2
Merci movimentate
Porto di Taranto Traffico merce tabellare Tipologia di merci, containers, navi, passeggeri
periodo Sbarchi
01/01/2002 – Imbarchi
31/03/2002 totale
Porto di Taranto Traffico merce tabellare Tipologia di merci, containers, navi, passeggeri
periodo Sbarchi
01/04/2002 – Imbarchi
30/06/2002 totale

- Contromolo Ecologico:

Ta TITOLO TERRITORIO FORM. SISTEMA DI ELLISSOIDE COORDINATE


v DI FILE RIFERIMENT DI
RIFERIMENTO O RIFERIMENT
O
01 Inquadramento Comune di Taranto DWG CARTOGRAFICHE
dell’area dello Studio (m) riferite al disegno
di fattibilità
02 Stralcio Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
25

aerofotogrammetrico Taranto – Termina


del Molo Polisettoriale containers
03 Stato dell’area prima Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
della realizzazione del Taranto – Termina
Molo Polisettoriale containers
04 Stato di fatto della Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
foce del Tara Taranto-foce Tara
05 Stralcio PRG Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
sovrapposto Taranto –Terminal
all’aerofotogrammetri containers
a
06 Coste e corsi d’acqua Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
Taranto – Termina
containers
07 Boschi e Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
macchie/Biotopi Taranto – Termina
containers
08 Riporto della Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
documentazione Taranto – Termina
vincolistica su containers
aerofotogrammetria
DECRETI GALASSO
09 Vincoli idrogeologici Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
Taranto -
Terminal
containers
10 Individuazione degli Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
ambiti territoriali Taranto – Termina
distinti efficaci su containers
aerofotogrammetria
11 Riporto degli ambiti Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
territoriali estesi su Taranto – Termina
aerofotogrammetria containers
12 Il porto commerciale Area portuale di DWG CARTOGRAFICHE
ed industriale di Taranto (m) riferite al disegno
Taranto

13 Nuovo perimetro Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE


portuale interventi in Taranto
programma
14 Carta geomorfologica Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
dell’area interessata Taranto – Terminal
dallo studio di containers
fattibilità
15 Stato di fatto uso del Area portuale di DWG CARTOGRAFICHE
suolo ortofoto Taranto – Terminal (m) riferite al disegno
containers
16 Aree vulnerabili Area portuale di DWG CARTOGRAFICHE
Taranto – Terminal (m) riferite al disegno
containers
17 Impatto ambientale Area portuale di DWG CARTOGRAFICHE
indicazioni Taranto – Terminal (m) riferite al disegno
containers
18 Ipotesi di destinazione Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
delle aree Taranto – Terminal
containers
19 Ipotesi di Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
localizzazione degli Taranto – Terminal
interventi – 1a fase containers
20 Ipotesi di Area portuale di DWG Gauss Boaga Roma 40 CARTOGRAFICHE
localizzazione degli Taranto – Terminal
interventi – 2a fase containers
26

3) STUDIO PER IL RECUPERO E VALORIZZAZIONE PAESAGGISTICA


DELLE SPONDE DEL MAR PICCOLO ANNO 1998

CONVENZIONE TRA IL COMUNE DI TARANTO E L’ISTITUTO SPERIMENTALE TALASSOGRAFICO DEL


C.N.R.

- Studio per il recupero e la valorizzazione del mar piccolo/Parte A - Descrizione dei caratteri
fisiografici del Mar Piccolo RELAZIONE Formato CDR

- Studio per il recupero e la valorizzazione del mar piccolo/Parte B - Verifica e analisi dello stato di
fatto delle sponde del Mar Piccolo RELAZIONE Formato CDR

Paragrafo: B.1 Caratterizzazione e sedimentologia del litorale del Mar Piccolo

all’interno sono contenuti i seguenti dati:

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Mar Piccolo Ubicazione delle stazioni di Figura -
prelievo
Legiadrezze, Ex cantieri Tosi (I Risultati delle analisi Tabellare Stazione
Seno) granulometriche Ghiaia, Sabbia, Fango (scala
Loc. Belfiore, Foce Sorg. Battentieri phi, diametro in mm): pesi
Loc. Erbara, Loc. Cimino (II Seno) espressi in % peso
Staz. Legiadrezze (I Seno) Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
granulometriche
Staz. Ex cantieri Tosi (I Seno) Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
granulometriche

Staz Loc. Belfiore (II Seno) Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
granulometriche
Staz. Foce Sorg. Battentieri (II Seno Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
granulometriche
Staz. Loc. Erbara (II Seno) Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
granulometriche
Staz. Loc. Erbara a 100m dalla Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
precedente (II Seno) granulometriche
Staz. Loc. Cimino a dx del molo (II Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
Seno) granulometriche
Staz Loc. Cimino 100m a sx del Risultati delle analisi Grafico Istogramma % in peso, diametro (mm)
molo (II Seno) granulometriche

Paragrafo: B.2 Flora ed aspetti vegetazionali lungo le coste del Mar piccolo

all’interno sono contenuti i seguenti dati:

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Mar Piccolo Distribuzione della Figura -
vegetazione lungo le coste
Mar Piccolo Flora delle coste Tabellare Zona
Tipo di vegetazione
formazione
27

principali specie

Paragrafo: B.3 Caratterizzazione biologica delle spiagge del Mar Piccolo

all’interno sono contenuti i seguenti dati:

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Mar Piccolo Ubicazioni delle stazioni di Figura -
prelievo
Ex cantieri Tosi (I Seno) Elenco delle specie animali Tabellare Zona
Battentieri, Cimino, D’Aiedda, Loc. rinvenute sulle spiagge Specie
Belfiore (II Seno)
Ex cantieri Tosi Elenco delle specie e Tabellare Specie
D’Aiedda rispettive biomasse (g/m2) Livello
rinvenute nelle spiagge
campionate
Battentieri Elenco delle specie e Tabellare Specie
Cimino rispettive biomasse (g/m2) Livello
rinvenute nelle spiagge
campionate
Loc. Belfiore Elenco delle specie e Tabellare Specie
rispettive biomasse (g/m2) Livello
rinvenute nelle spiagge
campionate
Ex cantieri Tosi Dominanze quantitative Grafico a Torta -
percentuali della componente
animale rinvenuta
Battentieri Dominanze quantitative Grafico a Torta -
percentuali della componente
animale rinvenuta
Cimino Dominanze quantitative Grafico a Torta -
percentuali della componente
animale rinvenuta
D’Aiedda Dominanze quantitative Grafico a Torta -
percentuali della componente
animale rinvenuta
Loc. Belfiore Dominanze quantitative Grafico a Torta -
percentuali della componente
animale rinvenuta

Paragrafo: B.4 Rifiuti Solidi Urbani, strutture abusive, strutture dismesse e luoghi
degradati lungo le coste del Mar Piccolo

all’interno sono contenuti i seguenti dati:

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Mar Piccolo Tavola delle discariche Figura -
abusive

Paragrafo: B.5 Stato di contaminazione dei fiumi Galeso, Battentieri e Riso

All’interno sono contenuti i seguenti dati:


28

TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


AREA INTERESSATA
INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Fiume Galeso Stazioni di prelievo lungo il Figura -
fiume Galeso
Sorgente Battentieri Stazioni di prelievo sorgente Figura -
Battentieri
Sorgente Riso Stazioni di prelievo sorgente Figura -
Riso
Sorgenti costiere Galeso, Battentieri Parametri chimico-fisici dei Tabellare Stazioni
Riso campioni prelevati a gennaio Codice (Superficie, Fondo)
2001 Temperatura
PH
Salinità
O2
Sorgenti costiere Galeso, Battentieri Parametri chimico-fisici dei Tabellare Stazioni
Riso campioni prelevati a febbraio Codice (Superficie, Fondo)
2001 PH
Salinità
Fiume Galeso Variazioni della salità in Grafico a linee con Stazioni
superficie e sul fondo nei indicatori salinità
campioni prelevati a gennaio
2001
Fiume Galeso Variazioni della temperatura Grafico a linee con Stazioni
in superficie e sul fondo nei indicatori temperatura
campioni prelevati a gennaio
2001
Fiume Galeso Variazione della salinità in Grafico a linee con Profondità
funzione della profondità nei indicatori salinità
campioni prelevati a gennaio
2001
Fiume Galeso Valori di salinità in funzione Tabellare Stazioni
della profondita nei campioni Salinità
profondità
Sorgenti costierei Galeso, Nutrienti in campioni di Tabellare Stazioni
Battentieri, Riso acqua prelevati a gennaio Codice (Suprficie, Fondo)
2001 N-NH3
N-NO2
N-NO3
P-PO4
SI-SIO2
29

Sorgenti costierei Galeso, Nutrienti in campioni di Tabellare Stazioni


Battentieri, Riso acqua prelevati a febbraio Codice (Suprficie, Fondo)
2001 N-NH3
N-NO2
N-NO3
P-PO4
SI-SIO2
Fiume Galeso Variazione dei nitrati in Grafico a linee con Stazioni
superficie e sul fondo nei indicatori nitrati
campioni prelevati a gennaio
2001
Fiume Galeso Variazione dei silicati in Grafico a linee con Stazioni
superficie e sul fondo nei indicatori silicati
campioni prelevati a gennaio
2001
Fiume Galeso Sostanza organica e metalli Tabellare Stazioni
nei sedimenti prelevati Sostanza organica
Hg
Zn
Cu
Pb
Cd
Fiume Galeso Idrocarburi Policiclici Tabellare Stazioni
Aromatici nei campioni di Idracarburi
sedimenti prelevati
Fiume Galeso Concentrazione di Zn, Cu e Grafico Istogramma Stazioni
Pb nei sedimenti prelevati concentrazioni
Fiume Galeso Concentrazione di Hg e Cd Grafico Istogramma Stazioni
nei sedimenti prelevati concentrazioni
Fiume Galeso Analisi batteriologiche in Tabellare Stazioni
campioni di acqua prelevati a Codice (Superficie, Fondo)
febbraio 2001 Carica totale
Coliformi
Streptococchi
Clostridi
Fiume Galeso Coliformi e streptococchi Grafico Istogramma Codice (Superficie, Fondo)
fecali in campioni prelevati a quantità
febbraio 2001

- Studio per il recupero e la valorizzazione del mar piccolo/Parte C - Indagine geologico ambientale,
geomorfologica e idrogeologica RELAZIONE Formato CDR

Paragrafo: C.3 Caratterizzazione idrogeologica

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


AREA INTERESSATA
INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Mar Piccolo Ubicazione dei citri nei due Figura -
Seni
Citro Le Copre (II Seno) Profilo ecografico del fondale Figura -
in corrispondenza del citro Le
Copre
Sorgente Galeso Carta idrogeologica del Figura Pozzo per acqua
bacino idrografico della Sorg Faglia
Galeso Spartiacque
Cava
30

Sorgente Riso e Battentieri Carta idrogeologica del Figura Pozzo per acqua
bacino idrografico della Sorg Faglia
Riso e Battentieri Spartiacque
Cava
Sorgente Galeso Planimetria del fondale nella Figura -
zona di emergenza della
sorgente sottomarina Galeso
Sorgente Galeso-Mar piccolo Sezione idrogeologica Figura -
Mar piccolo-Sorgente Riso Sezione idrogeologica Figura -

Sorgente Battentieri-Canale Sezione idrogeologica Figura -


d’Aiedda
Sorgente Galeso, Sorgente Valutazione degli efflussi Tabellare Stazioni
Battentieri Sorgente Riso sorgivi Portate
Sorgente Galeso Dati di portata rilevati Tabellare Data misura
periodicamente dal 1926- Portata
1951
Sorgente Battentieri Dati di portata rilevati Tabellare Data misura
periodicamente dal 1926- Portata
1951
Sorgente Riso Dati di portata rilevati Tabellare Data misura
periodicamente dal 1926- Portata
1951
Sorgente Galeso, Sorgente Valutazione degli efflussi Tabellare Stazioni
Battentieri Sorgente Riso sorgivi Portata media
Portata massima
Portata minima
Sorgente Galeso Grafici rappresentati del Grafici a linee Periodo (mese)
regime idraulico, termo salino Portata
e pluviometrico della Temperatura
sorgente (1980-1981) Salinità
Piovosità
Sorgente Battentieri Grafici rappresentati del Grafici a linee Periodo (mese)
regime idraulico, termo salino Portata
e pluviometrico della Temperatura
sorgente Salinità
(1980-1981) Piovosità
Sorgente Riso Grafici rappresentati del Grafici a linee Periodo (mese)
regime idraulico, termo salino Portata
e pluviometrico della Temperatura
sorgente Salinità
(1980-1981) Piovosità
Sorgente Galeso, Sorgente Valutazione delle Tabellare Stazioni
Battentieri Sorgente Riso disponibilità idriche Volume d’acqua di falda annuo
Area del Bacino idrogeologico
Area del Bacino idrografico
Rapporto tra le Aree
Sorgente Galeso, Sorgente Geochimica delle acque Tabellare Denominazione campione
Battentieri Sorgente Riso sorgive Parametri chimico fisici
(salinità, ph, Redox, T, TDS,
durezza, Cu, Mg, Na, K, Cl,
SO4, HCO3)
Sorgente Galeso, Sorgente Geochimica delle acque Tabellare Denominazione campione
Battentieri Sorgente Riso sorgive Rapporti caratteristici (SO4/CI,
[Na +K]/Cl, Na/K, Mg/Ca,
Cl/HCO3, Na/Ca, [Ca
+Mg]/[Na +K], ICB, Kr)
Sorgente Galeso, Sorgente Diagramma di shoeller Grafico a linee -
Battentieri Sorgente Riso riguardante le acque sorgive
analizzate
31

Paragrafo: C.4 Problematiche geo-ambientali

All’interno sono contenuti i seguenti dati:


TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI
AREA INTERESSATA
INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Sorgente Galeso Ubicazione delle cave a nord Figura -
della sorgente Galeso a
confronto con l’andamento
delle isopieze

- Studio per il recupero e la valorizzazione del mar piccolo/Parte D - Catasto degli scarichi e degli
impianti di depurazione RELAZIONE Formato CDR

Paragrafo: D.2 Valutazione d’impatto ambientale

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


AREA INTERESSATA
INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Mar Piccolo Ubicazione degli scarichi Figura -
immessi nel Mar Piccolo di
Taranto
Mar Piccolo Scarichi immessi nel Mar Tabellare Denominazione scarico
Piccolo (I e II Seno) Indirizzo
Portata
BOD5
Note caratteristiche
Provincia di Taranto Scarichi immessi nei pozzi Tabellare Denominazione scarico
profondi Indirizzo
Portata
BOD5
Note caratteristiche
I Seno Scarico ASI piccole Industrie Tabellare Periodo (mese dell’anno)
(1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
32

I Seno Scarico ASI piccole Industrie Tabellare Periodo (mese dell’anno)


(1998) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
I Seno Scarico Centrale latte Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Parmalat (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
I Seno Scarico Centrale latte Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Parmalat (1998) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
I Seno Scarico Finapple s.r.l. – Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Canale Citrello (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
33

Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
34

I Seno Scarico Finapple s.r.l. – Tabellare Periodo (mese dell’anno)


Canale Citrello (1998) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
I Seno Scarico Quartiere Paolo VI. – Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Canale Citrello (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
I Seno Scarico Quartiere Paolo VI. – Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Canale Citrello (1998) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
I Seno Scarico Arsenale Marina Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Militare (1998) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
35

Media
Totale fuori limite

II Seno Scarico Maricentro Marina Tabellare Periodo (mese dell’anno)


Militare (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico Maricentro Marina Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Militare (1998) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
36

II Seno Scarico Saram 3 (1999) Tabellare Periodo (mese dell’anno)


Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico Saram 3 (1999) Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico Saram 3 (1998) Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
37

II Seno Scarico 65° deposito Tabellare Periodo (mese dell’anno)


Aeronautica Militare (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico 65° deposito Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Aeronautica Militare (1998) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico canale D’Aiedda Tabellare Periodo (mese dell’anno)
(1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico Canale D’Aiedda Tabellare Parametri (pH, T, materiali
(1998) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
38

Media
Totale fuori limite
39

II Seno Scarico depuratore di Tabellare Periodo (mese dell’anno)


faggiano, Canale Maestro – Parametri (pH, T, materiali
Canale D’Aiedda (1999) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico depuratore di Tabellare Parametri (pH, T, materiali
faggiano (1998) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Fuori limite
II Seno Scarico depuratore di Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Grottaglie – Montalasi, Parametri (pH, T, materiali
Canale D’Aiedda (1999) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
II Seno Scarico depuratore di Tabellare Parametri (pH, T, materiali
Grottaglie – Montalasi, sedimentabili, BOD5, COD,
Canale D’Aiedda (1998) CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
40

Fuori limite

II Seno Scarico dell’Azienda Tabellare Periodo (mese dell’anno)


Municipalizzata AMAT di Parametri (pH, T, materiali
Taranto (1998) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
Pozzo profondo Scarico depuratore della Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Casa Circondariale di Parametri (pH, T, materiali
Taranto (1999) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
n. 2 Pozzi trivellati Scarico depuratore della Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Casa Circondariale di Parametri (pH, T, materiali
Taranto (1998) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
41

Pozzo assorbente Scarico depuratore di Tabellare Periodo (mese dell’anno)


Roccaforzata (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
Pozzo assorbente Scarico depuratore di Tabellare Parametri (pH, T, materiali
Roccaforzata (1998) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Fuori limite
n. 2 Pozzi assorbenti Scarico depuratore di Tabellare Periodo (mese dell’anno)
Montemesola (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Pesticidi totali,
Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
n. 2 Pozzi assorbenti Scarico depuratore di Tabellare Parametri (pH, T, materiali
Montemesola (1998) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Fuori limite
42

Pozzo assorbente Scarico depuratore di San Tabellare Periodo (mese dell’anno)


Giorgio Jonico (1999) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Escherichia
coli, Colonbatteri totali,
Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
Pozzo assorbente Scarico depuratore di San Tabellare Parametri (pH, T, materiali
Giorgio Jonico (1998) sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Fuori limite
I Seno Scarico Rione Tamburi, Via Tabellare Periodo (mese dell’anno)
delle Fornaci 1 (1995) Parametri (pH, T, materiali
sedimentabili, BOD5, COD,
CN, Cl2, Fg, H2S, P, HN4, N ,
Grassi di vegetali, Oli minerali
C6H5OH, Tensioattivi, Stabilità
relativa, Alluminio, Arsenico,
Bario, Boro, Cadmio, Cromo
III, Cromo VI, Ferro,
Manganese, Mercurio, Nichel,
piombo, Rame, Selenio,
Stagno, Zinco, Colonbatteri
totali, Colonbatteri fecali,
Streptococchi fecali)
Media
Totale fuori limite
Mar Piccolo Valori medi dei parametri Tabellare Denominazione scarico
caratterizzanti ciascuno BOD5
scarico COD
NH4
Azoto nitroso
Azoto nitrico
Cloro attivo
Fosforo totale
Colonbatteri totali
Colonbatteri fecali
Streptococchi fecali
43

Mar Piccolo Valori dei carichi totali Tabellare Denominazione scarico


BOD5
COD
NH4
Azoto nitroso
Azoto nitrico
Cloro attivo
Fosforo totale
Colonbatteri totali
Colonbatteri fecali
Streptococchi fecali
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) di BOD5 e COD tra il Concentrazioni (BOD5, COD)
I e il II Seno degli scarichi
del Mar Piccolo
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) di Cloro Attivo tra il I Concentrazioni (Cl2)
e il II Seno degli scarichi del
Mar Piccolo
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) di Fosforo totale tra il Concentrazioni (P)
I e il II Seno degli scarichi
del Mar Piccolo
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) di Ammoniaca totale Concentrazioni (NH4)
tra il I e il II Seno degli
scarichi del Mar Piccolo
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) di Azoto Nnitroso tra Concentrazioni (N)
il I e il II Seno degli scarichi
del Mar Piccolo
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) di Azoto Nitrico tra il Concentrazioni (N)
I e il II Seno degli scarichi
del Mar Piccolo
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) dei Colonbatteri totali Numero (Col. Tot., Col. Fec.)
e fecali tra il I e il II Seno
degli scarichi del Mar Piccolo
Mar Piccolo Confronto dei valori medi Grafico Istogramma Scarichi
(1999) degli Streptococchi Numero (Strept. Fec.)
fecali tra il I e il II Seno degli
scarichi del Mar Piccolo
Mar Piccolo Carico totale di BOD5, dei Grafico Istogramma Scarichi
singoli scarichi, sversato nel Concentrazione
Mar Piccolo di Taranto
Mar Piccolo Carico totale di COD, dei Grafico Istogramma Scarichi
singoli scarichi, sversato nel Concentrazione
Mar Piccolo di Taranto
Mar Piccolo Carico totale di NH4 , dei Grafico Istogramma Scarichi
singoli scarichi, sversato nel Concentrazioni
Mar Piccolo di Taranto
Mar Piccolo Carico totale di Azoto Grafico Istogramma Scarichi
nitroso, dei singoli scarichi, Concentrazioni
sversato nel Mar Piccolo di
Taranto
Mar Piccolo Carico totale di Azoto nitrico Grafico Istogramma Scarichi
dei singoli scarichi, sversato Concentrazioni
nel Mar Piccolo di Taranto
44

Mar Piccolo Carico totale di Cloro attivo, Grafico Istogramma Scarichi


dei singoli scarichi, sversato Concentrazioni
nel Mar Piccolo di Taranto
Mar Piccolo Carico totale di Fosforo Grafico Istogramma Scarichi
totale, dei singoli scarichi, Concentrazioni
sversato nel Mar Piccolo di
Taranto
Mar Piccolo Carico totale di Colonbatteri Grafico Istogramma Scarichi
totali, dei singoli scarichi, numero
sversato nel Mar Piccolo di
Taranto
Mar Piccolo Carico totale di Colonbatteri Grafico Istogramma Scarichi
fecali, dei singoli scarichi, numero
sversato nel Mar Piccolo di
Taranto
Mar Piccolo Carico totale di Streptococchi Grafico Istogramma Scarichi
fecali, dei singoli scarichi, numero
sversato nel Mar Piccolo di
Taranto

Paragrafo: D.3 Censimento e ubicazione dei depuratori

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


AREA INTERESSATA
INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Mar Piccolo Ubicazione dei vari impianti Figura -
ricadenti nel Bacino
idrografico sotteso dal Mar
Piccolo

Paragrafo: D.4 Descrizione dei processi di depurazione di ciascun impianto

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


AREA INTERESSATA
INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
I Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione Centrale Latte Abitanti equivalenti serviti
Parmalat (scarico collettore Tipologia dell’impianto
ASI piccole Industrie) Origine delle acque
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
I Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione FINAPPLE s.r.l. Utenti
(scarico Canale Citrello) Tipologia dell’Impianto
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
45

I Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località


depurazione Quartiere Paolo Abitanti equivalenti serviti
VI (scarico Canale Citrello) Tipologia dell’Impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
I Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione Arsenale M.M. Abitanti equivalenti serviti
di Taranto (scarico I Seno Tipologia dell’impianto
Mar Piccolo) Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
II Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione Maricentro Abitanti equivalenti serviti
M.M. di Taranto (scarico II Tipologia dell’impianto
Seno Mar Piccolo) Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
II Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione Saram 3. di Abitanti equivalenti serviti
Taranto (scarico II Seno Mar Tipologia dell’impianto
Piccolo) Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
II Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione 650 deposito Abitanti equivalenti serviti
A.M. di Taranto (scarico II Tipologia dell’impianto
Seno Mar Piccolo) Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
II Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione Grottaglie- Abitanti equivalenti serviti
Monteiasi (scarico II Seno Tipologia dell’impianto
Mar Piccolo) Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
II Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione Faggiano Abitanti equivalenti serviti
(scarico II Seno Mar Piccolo) Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
II Seno Caratteristiche Impianto di Scheda Località
depurazione Marimuni Utenti
(scarico II Seno Mar Piccolo) Tipologia dell’impianto
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
46

Impianto di depurazione di Taranto Caratteristiche Scheda Località


Abitanti equivalenti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
Impianto di depurazione Casa Caratteristiche Scheda Località
Circondariale di Taranto (scarico in Abitanti equivalenti serviti
pozzo profondo) Tipologia dell’impianto
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Note
Impianto di depurazione Caratteristiche Scheda Località
Montemesola Abitanti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
Impianto di depurazione Caratteristiche Scheda Località
Roccaforzata Abitanti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
Impianto di depurazione Caratteristiche Scheda Località
Monteparano Abitanti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
Impianto di depurazione Pulsano- Caratteristiche Scheda Località
Leporano Abitanti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Note
Impianto di depurazione Lizzano- Caratteristiche Scheda Località
Fragagnano-S.Marzano Abitanti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Attività agricola
Note
47

Impianto di depurazione Crispiano Caratteristiche Scheda Località


Abitanti equivalenti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Note
Impianto di depurazione Statte Caratteristiche Scheda Località
Abitanti equivalenti serviti
Tipologia dell’impianto
Ente gestore
Composizione impiantistica
Ricettore finale dei reflui
Uso del suolo circostante ID
Note

CD 3

1) “BANCA DATI TOSSICOLOGICA DEL SUOLO E DEI PRODOTTI DERIVATI”


DELLA REGIONE PUGLIA ANNO 2000
INIZIATIVA INSERITA NEL PROGRAMMA OPERATIVO PLURIFONDO DELLA REGIONE PUGLIA 1994-1999 -
SOTTOPROGRAMMA AMBIENTE FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE (UNIONE EUROPEA
REGIONE PUGLIA C.N.R.-I.R.S.A. UNIVERSITA’ DI BARI UNIVERSITA’ DI LECCE)

TERRITORIO TIPO DI INF. STRUTTUR CAMPI DI INF. FORMATO SIST. ELLIS. COOR
DI A FILE DI RIF. DI RIF. D.
RIFERIMENT DELL’INF.
O
Regione Puglia Carta Regione Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
Puglia (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta Provincie Cartografica Provincie Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
Regione Puglia (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta Comuni Cartografica Comuni Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
Regione Puglia (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
48

Regione Puglia Archivio siti Cartografica siti agricoli Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
(è riportato (shp, shx, Boaga GRAFIC
anche il odb, dbf) HE
quadro di
unione)
Cartografica siti Industrial Gauss Roma 40 CARTO
(è riportato Boaga GRAFIC
anche il HE
quadro di
unione)
Tabellare Dati sito - - -
(coordinate,
caratteristiche
area,
geomorfologi
a e idrologia
dell’area,
forme
inquinamento
presunto, tipo
e descrizione
stato fisico
del rifiuto,
modalità di
sversamento
e stoccaggio)
inquinanti
rilevati
Tabellare Principi (dati - - -
generali,
caratteristiche
, tossicologia
sintomatologi
a, ambiente e
agronomia)
Regione Puglia Aree a deflusso Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
superficiale (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Bilancio annuo Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
ricarica- (shp, shx, Boaga GRAFIC
emungimento odb, dbf) HE
Regione Puglia Capacità di Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
campo (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta dell’uso Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
del suolo (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta delle Cartografica Quadro Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
curve di livello unione (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Fogli 155-
156-157-163-
164-165-174-
175-176-177-
178-188-189-
190-191-201-
202-203-204-
213-214-215-
223 della
Carta
1:100.000
49

dell’I.G.M.

Regione Puglia Carta delle Cartografica Fasce Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
fasce climatiche (shp, shx, Boaga GRAFIC
climatiche omogenee odb, dbf) HE
omogenee
evapotraspira
zione
Regione Puglia Carta delle Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
isofreatiche (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta delle Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
precipitazioni (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta delle Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
temperature (shp, shx, Boaga GRAFIC
max odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta delle Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
temperature (shp, shx, Boaga GRAFIC
medie odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta delle Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
temperature (shp, shx, Boaga GRAFIC
min odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
dell’evapotrasp (shp, shx, Boaga GRAFIC
. potenziale odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta delle Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
vulnerabilità (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta geologica Cartografica Quadro Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
unione (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Fogli 155-
156-157-163-
164-165-174-
175-176-177-
178-188-189-
190-191-201-
202-203-204-
213-214-215-
223 della
Carta
1:100.000
dell’I.G.M.
50

Regione Puglia Carta IGMI Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO


Scala 1:50.000 (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Cartografica Quadro dwg Gauss Roma 40 CARTO
unione Boaga GRAFIC
HE

Cartografica Fogli 382- Tif - - -


383-383I-
384-384I-
385-394-395-
396-397-398-
406-407-408-
409-410-420-
421-422-423-
424-433-434-
435-436-437-
438-439-452-
453-454-455-
456-457-471-
472-473-474-
475-476-477-
492-493-494-
495-496-509-
510-511-512-
513-525-526-
527-536-537-
537I della
Carta
1:50.000
IGMI
Regione Puglia Carta immagin Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
satellite (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Cartografica Quadro dwg Gauss Roma 40 CARTO
unione Boaga GRAFIC
HE

Immagini - bmp - - -
satellitari
Regione Puglia Carta Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
Pedologica (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta Rete Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
monitoraggio (shp, shx, Boaga GRAFIC
pozzi odb, dbf) HE
Regione Puglia Carta unità Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
idrogeologiche (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Centri abitati Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
(shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Contenuto Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
idrico unitario (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
51

Regione Puglia Deflusso Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO


superficiale (shp, shx, Boaga GRAFIC
annuo odb, dbf) HE
Regione Puglia Emungimento Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
annuo (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Grado di Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
irrigabilità (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE

Regione Puglia Idrografia Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO


(shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Idrografia Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
superficiale (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Impianti Cartografica Discariche Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
(shp, shx, Boaga GRAFIC
Impianti tratt odb, dbf) HE
rifiuti
Regione Puglia Irrigazione Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
annua (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Irrigazione Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
annua da falda (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Monitoraggio Cartografica Rete di Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
acque di falda monitoraggio (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Permeabilità Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
geologica (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Pioggia annua Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
(shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Pozzi Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
acquedotto (shp, shx, Boaga GRAFIC
pugliese odb, dbf) HE
Regione Puglia Punto di Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
appassimento (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia acque di falda Cartografica qualità Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
(shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia acque di falda Cartografica Ricarica Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
naturale (shp, shx, Boaga GRAFIC
annua odb, dbf) HE
Regione Puglia Siti ENEA Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
(shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Stazioni Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
pluviometriche (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Stazioni Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
termometriche (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
Regione Puglia Unità Cartografica - Arch-View Gauss Roma 40 CARTO
idrogeologiche (shp, shx, Boaga GRAFIC
odb, dbf) HE
52

2) PROGETTO TIZIANO – MONITORAGGIO QUALITATIVO E QUANTITATIVO DEI


CORPI IDRICI SOTTERRANEI DELLA REGIONE PUGLIA ANNO 2002

STRUTTRUA DEL COMMISSARI DELEGATO PER L’EMERGENZA AMBIENTE (O.P.C.M. N.3184 DEL
22.03.2002) CON LA COLLABORAZIONE DELLA SOGESID

- Prog Tiziano_monit corpi idrici sott Reg Pug /Sistema di monit quali_quantit corpi idrici
sott Reg Puglia RELAZIONE Formato CDR

Capitolo: 3 Definizione della rete di monitoraggio di prima fase (conoscitiva)

all’interno sono contenuti i seguenti dati:

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Regione Puglia Ubicazione dei punti di Figura -
controllo costituenti la rete di
monitoraggio esistente (pozzi
idrometrici, pozzi spia, pozzi
di controllo qualitativo)
Penisola salentina Pozzi del Consorzio di Figura -
Bonifica Ugento Li Foggi
interessati da analisi chimico-
fisiche-batteriologiche
area costiera Regione Puglia sorgenti costiere interessate Figura -
da analisi chimico-fisiche-
batteriologiche
Tavoliere delle Puglie Rete di controllo Figura -
piezometrico dell’acquifero
Regione Puglia Rete di controllo del progetto Figura -
per la individuazione delle
aree di salvaguardia delle
risorse idriche destinate
all’uso potabile in Puglia
Provinci di Lecce Rete di controllo (pozzi) per Figura -
lo Studio di verifica dello
stato qualitativo della falda
Territorio di Fasano Rete di monitoraggio (pozzi) Figura -
per il controllo qualitativo
delle acque di falda
53

Capitolo: Appendice 1 elenco delle stazioni

all’interno sono contenuti i seguenti dati:

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Regione Puglia Stazioni di monitoraggio Tabellare Provincia
strumentale da attivare in fase Comune
conoscitiva Sigla pozzo
Coordinate gauss_boaga
Livello statico in m dal p.c.
Profondita in m dal p.c.
Tipologia stazione
(idrometrografica,
monitoraggio contaminazione
salina, monitoraggio qualità)

Regione Puglia Stazioni di controllo non Tabellare Unità idrogeologica


strumentate da attivare in fase Provincia
conoscitiva Comune
Proprietà
Tipologia punto acqua di
controllo
Denominazione pozzo/sorgente
Coordinate gauss_boaga
Livello statico in m dal p.c.
Profondita in m dal p.c.
Tipologia stazione
(piezometrica, controllo
contaminazione salina,
controllo qualità, sorgenti)
Regione Puglia Nuove stazioni di Tabellare Stazione
monitoraggio strumentate e Sigla stazione
non, di cui si prevede Tipologia stazione (
l’attivazione nel corso della idrometrografica, monitoraggio
fase a regime contaminazione salina,
monitoraggio qualità, controllo
qualità, sorgenti)
Regione Puglia Stazioni Tabellare Stazione
termopluvioidrometriche Latitudine
dell’ufficio idrografico Longitudine
Quota (m s.l..m.)
Tipologia stazione

- Prog Tiziano_monit corpi idrici sott Reg Pug /Staz control non strum da attiv fase conosc
Prov Taranto TABELLA Formato EXCEL
54

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Provincia Taranto Stazioni di controllo non Tabellare Unità idrogeologica
strumentate da attivare in fase Provincia
conoscitiva Comune
Proprietà
Tipologia punto acqua di
controllo
Denominazione pozzo/sorgente
Coordinate gauss_boaga
Livello statico in m dal p.c.
Profondita in m dal p.c.
Tipologia stazione
(piezometrica, controllo
contaminazione salina,
controllo qualità, sorgenti)

- Prog Tiziano_monit corpi idrici sott Reg Pug /Staz monit strument da attiv in fase conoscit
Prov Taranto TABELLA Formato EXCEL

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Provincia Taranto Stazioni di monitoraggio Tabellare Provincia
strumentate da attivare in fase Comune
conoscitiva Sigla pozzo
Coordinate gauss_boaga
Livello statico in m dal p.c.
Profondita in m dal p.c.
Tipologia stazione
(idrometrografica,
monitoraggio contaminazione
salina, monitoraggio qualità)

- Prog Tiziano_monit corpi idrici sott Reg Pug /Stazioni termpluidrmet uf idrogr
Prov Taranto TABELLA Formato EXCEL

AREA INTERESSATA TIPO DI STRUTTURA CAMPI DI


INFORMAZIONE INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Provincia Taranto Stazioni Tabellare Latitudine
termopluvioidrometriche Longitudine
dell’ufficio idrografico Quota (m s.l..m.)
Tipologia stazione

3) BASE RASTER PROVINCIA DI TARANTO E CURVE DI LIVELLO IN FORMATO


VETTORIALE

AREA INTERES. TIPO DI STRUTTUR QUADRO FORMAT SISTEM ELLISSOID COORD


55
Pro Fog quadrant tavolett
v. lio a
TA 20 Cartografic - Arch- Gauss Roma 40 CARTO
2 a view Boaga GRAFIC
HE
TA 19 III SE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
0 a 190 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 I NE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 I NO Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 I SE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 I SO Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 II NE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
56

TA 20 II NO Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO


2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 II SE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 II SO Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 III NE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 IV NE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 IV NO Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 IV SE Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 20 IV SO Base raster Cartografic Foglio tifw Gauss Roma 40 CARTO
2 a 202 della Boaga GRAFIC
Carta HE
d’Italia
TA 19 III SE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
0 livello a 190 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 I NE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 I NO Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 I SE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 I SO Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 II NE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 II NO Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
57

TA 20 II SE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO


2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 II SO Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 III NE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 IV NE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 IV NO Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia

TA 20 IV SE Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO


2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia
TA 20 IV SO Curve di Cartografic Foglio dxf Gauss Roma 40 CARTO
2 livello a 202 della Boaga GRAFIC
vettorializza Carta HE
te d’Italia

CD 4
1) ORTOFOTO DIGITALI DEI COMUNI DI TARANTO, MASSAFRA, STATTE E
CRISPIANO – 1a parte ANNO 2002

ZONA INTERESS. ORTOFOTO STRUTTUR QUADRO FORMAT SISTEM ELLISSOID COORD.


A INF. D’UNION O FILE A DI E
E RIF. DI RIF.
Massafra 474100 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
Crispiano-Massafra 474110 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
Crispiano 474120 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
Mottola 474130 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
Massafra 474140 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
Crispiano-Massafra 474150 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
Crispiano 474160 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
58

Trazzonara 475130 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E
Massafra-Palagiano 493010 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E

Massafra 493020 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E
Crispiano 493030 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E
Statte-Crispiano 493040 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E

Palagiano 493050 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E

CD 5
1) ORTOFOTO DIGITALI DEI COMUNI DI TARANTO, MASSAFRA, STATTE E
CRISPIANO – 2a parte ANNO 2002

ZONA INTERESS. ORTOFOTO STRUTTUR QUADRO FORMAT SISTEM ELLISSOID COORD.


A INF. D’UNION O FILE A DI E
E RIF. DI RIF.
Fermata bellavista - 493060 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Massafra Boaga E

Statte 493070 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E

Mar Piccolo-Statte 493080 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E

Porto Mercantile 493110 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Taranto-Mar Piccolo - Boaga E
Mare Grande
Mar Piccolo-Taranto 493120 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH
Boaga E

Isola S.Paolo-Mare 493150 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Grande Boaga E

Salina Grande 493160 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E

Montemesola- 494010 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Trazzonara Boaga E
59

Grottaglie-Monteiasi 494050 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E

San Giorgio Jonico- 494090 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Carosino Boaga E

San Giorgio Jonico- 494130 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Monteparano Boaga E

Talsano 509040 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E

Pulsano 510010 Cartografica * tfw Gauss Roma 40 CARTOGRAFICH


Boaga E

* QUADRO D’UNIONE

474100 474110 474120

474130 474140 474150 474160 475130

493010 493020 493030 493040 494010

493050 493060 493070 493080 494050

493110 493120 494090

493150 493160 494130


60

509040 510010

CD 6

1) MINISTERO DELL’AMBIENTE-ENEA PROGETTO “AREE AD ELEVATO RISCHIO DI


CRISI AMBIENTALE DI BRINDISI-TARANTO-MANFREDONIA” (Elaborati Tecnici ai fini
dell’Elaborazione di Piani di Risanamento) ANNO 1996

- Materiale Ministero dell'Ambiente_Progetto ENEA/aree ad elevato rischio di crisi ambientale di


BR_TA_MF TOMO 1 RELAZIONE Formato CDR

Paragrafo: 2.1 Assetto demografico

All’interno sono contenuti i seguenti dati:


61

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Taranto, Criaspiano, Massafra, Distribuzione della Tabellare territorio
Montemesola, area a rischio popolazione dell’area a Residenti
(comprendente i comuni di Taranto, rischio nei comuni, anno percentuale
Statte , Crispiano, Massafra e 1991
Montemesola)
Provincia di Taranto, Comune di Andamento della popolazione Grafico a linee con Anni censimento
Taranto, Criaspiano, Massafra, residente nei censimenti indicatori Numeri indice
Montemesola, area a rischio
Provincia di Taranto, Comune di Tassi di incremento naturale Tabellare Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, nei periodi intercensuali dal Periodo intercensuale
Montemesola, area a rischio 1961 al 1991 e annuali1992 e Periodo annuale
1993
Provincia di Taranto, Comune di Tassi di incremento naturale Grafico a linee con Periodi
Taranto, Criaspiano, Massafra, nei periodi intercensuali dal indicatori Tassi
Montemesola, area a rischio 1961 al 1991 e annuali1992 e
1993
Provincia di Taranto, Comune di Tassi di incremento Tabellare Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, migratorio nei periodi Periodo intercensuale
Montemesola, area a rischio intercensuali dal 1961 al 1991 Periodo annuale
e annuali1992 e 1993
Provincia di Taranto, Comune di Tassi di incremento Grafico a Periodi
Taranto, Criaspiano, Massafra, migratorio nei periodi istogramma Tassi
Montemesola, area a rischio intercensuali dal 1961 al 1991
e annuali1992 e 1993
Provincia di Taranto, Comune di Superficie territoriale e Tabellare Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, densità abitativa dal 1961 al Superficie
Montemesola, area a rischio 1992 Residenti/anno
Densità/anno
Provincia di Taranto, Comune di Andamento della densità Grafico Istogramma Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, abitativa della popolazione Densità/anno
Montemesola, area a rischio residente
Provincia di Taranto, Comune di Residenti dai 6 anni in poi pe Tabellare Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, grado di istruzione e Comune Titolo di studio (Laurea,…,
Montemesola, area a rischio prividi di qualsiasi titolo di
studio)

Paragrafo: 2.2 Assetto socio-economico

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Provincia di Taranto, Comune di Situazione occupazionale Tabellare Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, nell’area a rischio anno 1991 Popolazione attiva (occupati,
Montemesola, area a rischio disoccupati, in cerca di prima
occupazione)
Popolazione non attiva
Occupati sulla popolazione totale
Provincia di Taranto, Comune di Situazione della forza lavoro Tabellare Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, femminile nell’area, 1991. Tasso di occupazione
Montemesola, area a rischio Tasso di disoccupazione
Tasso di disoccupazione giovan.
Provincia Taranto Attivi per settore di attività Grafico lineare con Censimenti (anno)
nei censimenti indicatori Perc. Attivi/settore
62

Area a rischio Attivi per settore di attività Grafico lineare con Censimenti (anno)
nei censimenti indicatori Perc. Attivi/settore

Provincia di Taranto, Comune di Popolazione residente attiva Tabellare Territorio


Taranto, Criaspiano, Massafra, in condizione professionale Popolazione attiva (In condizione
Montemesola, area a rischio per settore di attività professionale - agricoltura,
economica nell’area a rischio industria, alro -, Disoccupati,
1991 Cerca prima occupazione)
Popolazione non attiva

Provincia di Taranto Variazione dei consumi di Tabellare Anno


energia elettrica per settore di Settore di attività
attività nella Provincia di
Taranto (assoluti e
percentuali), periodo 1977-
1992
Provincia Taranto Variazione percentuale dei Grafico lineare con Anni
consumi di energia elettrica indicatori Variaz. Consumi/settore
per settore di attività nella
Provincia di Taranto, periodo
1977-1992

Paragrafo: 2.3 Inquadramento urbanistico-territoriale

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Area a rischio, montemesola, Dati di estensione assoluta e Tabellare Territorio
crispiano, massafra, Taranto-Statte percentuale relativi alla Carta Estensione assoluta/Classi di
di copertura del suolo utilizzazione del suolo
dell’ISTAT nel 4° Estensione percentuale/ Classi di
censimento generale utilizzazione del suolo
dell’Agricoltura del 1990

Paragrafo: 2.4 Aspetti naturalistici

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Provincia di Taranto Elenco delle aree di interesse Tabellare Nome sito
naturalistico Tipo di sito naturalistico (Sic,
WWF, Naturalistici, Zone
Umide, Oasi protezione
faunistica, ecc..)
Appartenenza all’area a rischio

Paragrafo: 2.5 Agricoltura e zootecnia

All’interno sono contenuti i seguenti dati:


63

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Provincia di Taranto, Comune di Tipologie colturali nell’area a Tabellare Territorio
Taranto, Criaspiano, Massafra, rischio, 1990 Superficie Agricola Utilizzata
Montemesola, area a rischio (seminativi, permanente, legnose
prati)
Superficie Agricola Totale
(SAU, Boschi, altro)
Taranto provincia, Crispiano, Superficie agricola utilizzata Grafico Istogramma Territorio
Montemesola per le principali colture Valori perc. sup.
praticate, censimento 1990 utilizzata/colture
Taranto Provincia, Taranto comune, Andamento delle percentuali Grafico lineare con Censimenti (anno)
Crispiano, Massafra, Montemesola, di superficie utilizzata per indicatori Perc. Superf. Utilizzata per
area a rischio colture seminative colture sem./territorio
Taranto Provincia, Taranto comune, Andamento delle percentuali Grafico lineare con Censimenti (anno)
Crispiano, Massafra, Montemesola, di superficie utilizzata per indicatori Perc. Superf. Utilizzata per colt.
area a rischio coltivazioni permanenti Perm./territorio
Taranto Provincia, Taranto comune, Andamento delle percentuali Grafico lineare con Censimenti (anno)
Crispiano, Massafra, Montemesola, di superficie agricola indicatori Perc. Superf. Utilizzata per prati
area a rischio utilizzata per prati permanent perm. e pascoli./territorio
e pascoli
Taranto Provincia, Taranto comune, Aziende con allevamenti Tabellare Territrorio
Crispiano, Massafra, Montemesola, zootecnici per tipo di Numero aziende per tipo di
area a rischio allevamento e Ccomune, allevamento (Bovini, suini, ecc.)
1990 Numero aziende zootecniche
Numero aziende agricole
Taranto Provincia, Taranto comune, Capi allevati per Comune e Tabellare Territorio
Crispiano, Massafra, Montemesola, per specie Numero capi allevati (Bovini,
area a rischio suini, ecc.)
Numero aziende zootecniche
Numero aziende agricole

Paragrafo: 2.6 Infrastrutture e servizi

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Rete stradale principale Provincia di Caratteristica delle strade Tabellare Arteria
Taranto statali, 1980 Lunghezza
Larghezza banchina destra
Larghezza banchina sinistra
Carreggiata
n. corsie
Comparto industriale tarantino (Agip Flusso dei vettori per il Tabellare Azienda
Convegas, Icagal, Agip raffineria, trasporto delle sostanze che Sostanza
IP, Cementir, ILVA) sono richieste dal sistema Via strada (Camion/AC)
industriale del comparto Via mare (Navi)
tarantino (numero Via ferr. (Treni)
vettori/anno), 1993
Rete stradale principale Provincia di Traffico giornaliero medio Tabellare Arteria
Taranto (TGM) annuale per le diverse Lunghezza
arterie periodo 1980-1989 TGM totale 1980
TGM totale 1985
TGM totale 1989
Comune di Taranto Estensione delle aree Tabellare Tipo installazione
occupate da specifiche Estensione in ettari
installazioni militari
64

Sistema portuale di Taranto Destinazione delle banchine e Tabellare Denominazione dell’accosto


dei moli Lunghezza
Operazioni commerciali svolte
Sistema portuale di Taranto Traffico merci nel porto di Grafico lineare Anno
Taranto, periodo 1963-1994 Traffico merci in milioni di ton.
Sistema portuale di Taranto Movimenti delle navi nel Grafico a Anno
porto di Taranto, periodo Istogramma Numero Movimenti in migliaia
1984-1995 di navi (arrivi/partenze)
Sistema portuale di Taranto Movimento delle merci nel Grafico a Anno
porto di Taranto, periodo Istogramma Ton. Merci (imbarchi/sbarchi)
1984-1994
Sistema portuale di Taranto Traffico merceologico Tabellare Tipologia merce
relativo al periodo 1984-1995 Imbarchi in miglia ton./anno
Sbarchi in miglia ton./anno
Massafra, Crispiano, Statte, Produzione reale di Rifiuti Tabellare Bacino di utenza
Montemesola, Taranto Solidi Urbani e assimilabili, Codice comune
anno rif. 1994 Comune
Num. abitanti residenti
RSU e assimilabili prodotti
Media giornaliera per abitante
Media provinciale
Area a rischio Sintesi della produzione e Tabellare Tipologias rifiuti
Provincia modalità di smaltimento per i Produzione
RSU e assimilabili, anno rif. Quantità smaltita in discarica
1994 Quantità smalt. per stoccag. prov
Massafra, Crispiano, Taranto, Statte Quantitativo dei rifiuti Tabellare Società
industriali prodotti nell’area Num. Addetti
di Taranto, anno rif. 1994 Sito
Quantità rifiuti speciali
Quant. Rif. Spec. Assi. agli
Urbani
Quant. Rifiuti Tossici Nocivi
Quant. Rifiuti Riutilizzabili
totale
Massafra, Crispiano, Taranto, Statte Sommario degli stoccaggi Tabellare Stabilimento o stoccaggio
(puntuale) provvisori in area dei rifiuti Tipologia rifiuto
industriali, anno rif. 1994 quantità
Comune di Taranto, Massafra, Sommario dei siti utilizzati Tabellare Società
Statte, Crispiano, Provincia Taranto, per lo smaltimento dei rifiuti Ubicazione sito
fuori area a rischio (puntuale) speciali in area e fuori area, Tipologia rifiuto
anno rif. 1994 quantità
Taranto, Statte, Provincia di Taranto Sommario dei siti utilizzati Tabellare Società
località al di fuori area a rischio per lo smaltimento dei rifiuti Ubicazione sito
(puntuale) tossici e nocivi in area e fuori Tipologia rifiuto
area, anno rif. 1994 quantità
Comune di Taranto, Massafra, Sommario dei siti utilizzati Tabellare Società
Statte, Crispiano, Provincia Taranto, per lo smaltimento dei rifiuti Ubicazione sito
località al di fuori area a rischio assimilabili agli urbani in Tipologia rifiuto
(puntuale) area e fuori area, anno rif. quantità
1994
Comune di Taranto, località al di Sommario dei siti al Tabellare Società
fuori area a rischio (puntuale) recupero delle materie prime Ubicazione sito
e seconde in area e fuori area Tipologia rifiuto
anno rif. 1994 quantità
Area a rischio Produzione e modalità di Tabellare Tipologia rifiuti
Provincia smaltimento dei rifiuti Produzione
speciali e tossici nocivi delle Quantità smaltita in discarica
aziende censite Quantità stoccata
provvisoriamente
Quantità che ha subito trattam.
65

Taranto, Massafra,Crispiano, Statte Riepilogo impianti di Tabellare Tipologia impianto


stoccaggio e smaltimento per Localizzazione sito
rifiuti industriali presenti Gestione
nell’area a rischio Tipologia rifiuti
Potenzialità progetto
Quantità rifiuti stoccati
Potenzialità residua
Stoccaggio (conto proprio o
terzi)

Paragrafo: 2.7 Acqua uso e depurazione

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Crispiano, Massafra, Montemesola, Approvvigionamento idrico Tabellare Comune
Taranto Residenti
Portata
Dotaz. idrica procapite
giornaliera
Crispiano (puntuale) Caratteristiche impianto di Scheda Parametro (utenza civile, carico
depurazione esistente organico civile, carico idraulico
civile, abitanti eq. da frantoi,
carico organico dai frantoi,
carico idraulico dai frantoi,
abitanti equivalenti totali, carico
organico totale)
Valore di progetto
Massafra (puntuale) Caratteristiche impianto di Scheda Parametro (utenza civile, carico
depurazione esistente idraulico civile, carico idraulico
industriale, carico idraulico dai
frantoi, carico organico civile,
carico organico industriale,
carico organico dai frantoi)
Valore di progetto
Taranto “Località Bellavista” Caratteristiche impianto di Scheda Utenza(civile, industriale,
(puntuale) depurazione molitura olive)
Abitanti equivalenti
Portata
Taranto “Località Gennarini” Caratteristiche impianto di Scheda Utenza(civile, industriale)
(puntuale) depurazione Abitanti equivalenti
Portata
Taranto “Località Villa Castelli” Caratteristiche impianto di Scheda Utenza(civile, molitura olive)
(puntuale) depurazione Abitanti equivalenti
Carico organico
Portata
Massafra, Crispiano, Statte, Taranto Valutazione complessiva Tabella Comune
sullo stato del sistema per la Residenti
depurazione delle acque Abitanti equivalenti totali
nell’ambito territoriale di Res/ab eq tot
interesse
Massafra, Crispiano, Statte, Taranto Valutazione della copertura Tabella Comune
esistente rispetto alla Abitanti equivalenti totali
potenziale domanda di Potenzialità depuratori
depurazione Pot. Dep/ ab eq tot
66

Comune di Crispiano Addetti ed abitanti Tabella Codice


equivalenti nel comune di Classe o sottoclasse di attività
Crispiano Addetti
Ab eq/Add
Abitanti equivalenti totali
Comune di Massafra Addetti ed abitanti Tabella Codice
equivalenti nel comune di Classe o sottoclasse di attività
Massafra Addetti
Ab eq/Add
Abitanti equivalenti totali
Comune di Taranto Abitanti equivalenti nel Tabella Codice
comune di Taranto Classe o sottoclasse di attività
Addetti
Ab eq/Add
Abitanti equivalenti totali
Area a rischio, Crispiano, Massafra, Sintesi degli abitanti Tabella Comune
Taranto equivalenti totali Residenti
Abitanti equivalenti
Abitanti totali

- Materiale Ministero dell'Ambiente_Progetto ENEA/aree ad elevato rischio di crisi ambientale di


BR_TA_MF TOMO 2 RELAZIONE Formato CDR

Paragrafo: 3.1 Situazione produttiva ed occupazionale

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Crispiano, Massafra, Montmesola, Addetti delle unità locali per Tabella Comune
Taranto settore ed attività (censimento Num. Addetti Industria
ISTAT 1991) Num. Addetti commercio
Num. Addetti altre attività
Crispiano, Massafra, Montmesola, Unità locali per settore ed Tabella Comune
Taranto attività (censimento ISTAT Num. unità Industriali
1991) Num. unità commerciali
Num. unità altre attività
Crispiano, Massafra, Montmesola, Numero medio di addetti Tabella Comune
Taranto nell’industria (censimento Num med add industria
ISTAT 1991)
Crispiano, Massafra, Montmesola, Elenco dei principali Tabella Ramo attività
Taranto stabilimenti con più di 10 Comune
addetti (IPI 1993) Addetti fissi
Addetti stagionali

Paragrafo: 3.2 Il centro siderurgico

All’interno sono contenuti i seguenti dati


67

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Stabilimento siderurgico di Emissioni gassose dello Tabella Impianto
Taranto (ILVA) stabilimento Camino
Portata fumi
Temperatura fumi
Composti Organici Volatili
(COV)
Stabilimento siderurgico di Planimetria dello stabilimento Figura -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Processo produttivo dello Schema a blocchi -
Taranto (ILVA) stabilimento (ciclo
siderurgico integrale)
Stabilimento siderurgico di Distribuzione capacità Tabella Cicli
Taranto (ILVA) produttive del centro per i Prodotto
prodotti semilavorati Capacità produttiva

Stabilimento siderurgico di Trend della produzione di Tabella Anni


Taranto (ILVA) acciaio solido nel periodo Produzione acciaio solido/anno
1984-1993
Stabilimento siderurgico di Ciclo di produzione della Schema di flusso -
Taranto (ILVA) ghisa in alto forno
Stabilimento siderurgico di Ciclo di produzione del coke Schema di flusso -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Ciclo di produzione Schema di flusso -
Taranto (ILVA) agglomerato
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione della ghisa, 1993 Prodotti (tipologia, quantità)
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione della ghisa, 1993 Capacità sistema di stoccaggio
Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella Prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione della ghisa, 1993 Capacità sistema di stoccaggio
Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Provenienza (interno
produzione della ghisa, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione della destinazione (interno
ghisa, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Ciclo di produzione Schema di flusso -
Taranto (ILVA) dell’acciaio
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione dell’acciaio, 1993 Prodotti (tipologia, quantità)
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione dell’acciaio, 1993 Capacità sistema di stoccaggio
Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella Prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione dell’acciaio, 1993 Capacità sistema di stoccaggio
Quantità media stoccata nel 1993
68

Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime


Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Provenienza (interno
produzione dell’acciaio, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione destinazione (interno
dell’acciaio, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Ciclo di produzione lamiere- Schema di flusso -
Taranto (ILVA) nastri
Stabilimento siderurgico di Ciclo di produzione tubi Schema di flusso -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione di laminati a Prodotti (tipologia, quantità)
caldo (Lamiere), 1993
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione di laminati a Prodotti (tipologia, quantità)
caldo (Coils), 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di laminati a Capacità sistema di stoccaggio
caldo (Lamiere), 1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di laminati a Capacità sistema di stoccaggio
caldo (Coils), 1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella Prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di laminati a Capacità sistema di stoccaggio
caldo (Lamiere), 1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella Prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di laminati a Capacità sistema di stoccaggio
caldo (Coils), 1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Provenienza (interno
produzione di laminati a stabilimento, esterno stabiliento)
caldo, 1993 Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione di destinazione (interno
laminati a caldo, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione di laminati a Prodotti (tipologia, quantità)
freddo, 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di laminati a Capacità sistema di stoccaggio
freddo, 1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di laminati a Capacità sistema di stoccaggio
69

freddo, 1993 Quantità media stoccata nel 1993


Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime
Taranto (ILVA) materie primedel ciclo di destinazione (interno
produzione di laminati a stabilimento, esterno stabiliento)
freddo, 1993 Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione di destinazione (interno
laminati a freddo, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione di tubi, 1993 Prodotti (tipologia, quantità)
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di tubi, 1993 Capacità sistema di stoccaggio
Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di tubi, 1993 Capacità sistema di stoccaggio
Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime
Taranto (ILVA) materie primedel ciclo di destinazione (interno
produzione di tubi, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione di destinazione (interno
tubi, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Produzione calcare Schema a blocchi -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Produzione calce Schema a blocchi -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Capacità produttive del ciclo Tabellare Prodotto
Taranto (ILVA) di produzione del calcare e Capacità produttiva
della calce
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione calcare e calce, Prodotti (tipologia, quantità)
1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di calcare e calce, Capacità sistema di stoccaggio
1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di calcare e calce, Capacità sistema di stoccaggio
1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di destinazione (interno
produzione di calcare e stabilimento, esterno stabiliento)
calce, 1993 Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
70

Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti


Taranto (ILVA) del ciclo di produzione di destinazione (interno
calcare e calce, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Centrale CET/1 Schema a blocchi -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Centrale CET/2 Schema a blocchi -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo della quantità)
centrale CET/1 (produzione Prodotti (tipologia, quantità)
vapore ed energia elettrica),
1993
Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo della quantità)
centrale CET/2 (produzione Prodotti (tipologia, quantità)
energia elettrica), 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio delle Tabella Materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione di vapore ed Capacità sistema di stoccaggio
energia elettrica, 1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo della destinazione (interno
centrale CET/1 (produzione stabilimento, esterno stabiliento)
vapore ed energia elettrica), Tipo di trasporto (ferroviario,
1993 stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione delle Tabella Tipologia materie prime
Taranto (ILVA) materie prime del ciclo della destinazione (interno
centrale CET/2 (produzione stabilimento, esterno stabiliento)
energia elettrica), 1993 Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo della centrale CET/1 destinazione (interno
(produzione vapore ed stabilimento, esterno stabiliento)
energia elettrica), 1993 Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo della centrale CET/2 destinazione (interno
(produzione energia stabilimento, esterno stabiliento)
elettrica), 1993 Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Produzione dei combustibili Schema di flusso -
Taranto (ILVA) di recupero
Stabilimento siderurgico di Caratteristiche dei Tabella Composizione media
Taranto (ILVA) combustibili di recupero Gas di cokeria
Gas di acciaieria
Gas di altoforno
Stabilimento siderurgico di Produzione combustibili di Tabella Combustibili
Taranto (ILVA) recupero e consumo Quantità
combustibili di acquisto dello P.C.I.
stabilimento, 1993 Energia termica
Stabilimento siderurgico di Produzione ossigeno, azoto, Schema a blocchi -
Taranto (ILVA) argon
Stabilimento siderurgico di Capacità produttive del ciclo Tabella Prodotto
Taranto (ILVA) di produzione dei fluidi di Capacità produttiva
servizio, 1993
71

Stabilimento siderurgico di Principali materie prime e Tabella Materie prime (tipologia,


Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di quantità)
produzione dei fluidi di Prodotti (tipologia, quantità)
servizio, 1993
Stabilimento siderurgico di Sistemi di stoccaggio dei Tabella prodotti
Taranto (ILVA) prodotti del ciclo di Tipo di stoccaggio
produzione dei fluidi di Capacità sistema di stoccaggio
servizio, 1993 Quantità media stoccata nel 1993
Stabilimento siderurgico di Movimentazione dei prodotti Tabella Tipologia prodotti
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione dei destinazione (interno
fluidi di servizio, 1993 stabilimento, esterno stabiliento)
Tipo di trasporto (ferroviario,
stradale, navale, pipeline, nastri)
Quantità annua movimentata
Stabilimento siderurgico di Emissioni potenziali massime Tabella Caratt. Camino (h, sez.,
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione ghisa T)/batteria di provenienza
(produzione coke) Portata/batteria di prov.
Polveri/batteria di prov.
SO2/batteria di prov.
NOx/batteria di prov.
CO/batteria di prov.
Frequenza/batteria di prov.
Durata/batteria di prov.
Stabilimento siderurgico di Emissioni potenziali massime Tabella Caratt. Camino(h, sez., T)
Taranto (ILVA) del ciclo di produzione ghisa Portata/camino
(produzione agglomerato) Polveri/ camino
SO2/ camino
NOx/ camino
CO/ camino
Frequenza/ camino
Durata/ camino
Stabilimento siderurgico di Emissioni centrali Tabella Caratt. Camino (h, sez.,
Taranto (ILVA) termoelerttriche T)/gruppo termico
Portata/grup. term.
particolato/grup. term.
SO2/ grup. term.
NOx/ grup. term.
CO/ grup. term.
Frequenza/ grup. term.
Durata/ grup. term.
Stabilimento siderurgico di Emissioni orarie in atmosfera Tabella Polveri/ ciclo prod.
Taranto (ILVA) (potenziali massime) dei cicli SO2/ ciclo prod.
produttivi NOx/ ciclo prod.
CO/ ciclo prod.
Stabilimento siderurgico di Emissioni annue in atmosfera Tabella Polveri/ ciclo prod.
Taranto (ILVA) (potenziali massime) dei cicli SO2/ ciclo prod.
produttivi NOx/ ciclo prod.
CO/ ciclo prod.
Stabilimento siderurgico di Impianti con emissioni Tabella Impianto
Taranto (ILVA) gassose da adeguare al Camini
DPR203/88 Sostanze emesse (SO2, NOx,
PTS)
Limiti di emissione (SO2, NOx,
PTS)
Data limite di adeguamento
Stabilimento siderurgico di Interventi effettuati per la Tabella Impianto
Taranto (ILVA) limitazione delle emissioni intervento
diffuse in cokeria
Stabilimento siderurgico di Modalità di stoccaggio dei Tabella Materiali
Taranto (ILVA) principali materiali Geometria dei cumuli
Granulometria materiali
Sistema di filmatura
Sistema di spruzzaggio con
72

acqua
Presenza di barriere frangivento

Stabilimento siderurgico di Modalità di trasporto dei Tabella Materiali


Taranto (ILVA) principali materiali Metodi di trasporto materiali a
parchi primari di stoccaggio
(camion, nastri)
Sistemi per la limitazione delle
emissioni diffuse (captazione,
umidificazione)
Stabilimento siderurgico di Interventi effettuati per la Tabella Impianto
Taranto (ILVA) limitazione delle emissioni intervento
diffuse di polveri
Stabilimento siderurgico di Ubicazione pozzi Figura (Coord. -
Taranto (ILVA) Cartogr. Riferita alla
fig.)
Stabilimento siderurgico di Consumi acque, 1993 tabella Fonte approvvigionamento
Taranto (ILVA) (denunce UPAJ) consumo annuo
consumo orario
Stabilimento siderurgico di Consumi acqua di mare, Grafico lineare anno
Taranto (ILVA) periodo 1990-1996 Valore consumo
Stabilimento siderurgico di Consumi acqua industriale, Grafico lineare con anno
Taranto (ILVA) periodo 1990-1996 indicatori Valore consumo
Stabilimento siderurgico di Bilancio idrico tabella Ciclo produttivo
Taranto (ILVA) Fabbisogno idrico
ricircolo
Stabilimento siderurgico di Ubicazione impianti di Figura (Coord. -
Taranto (ILVA) trattamento delle acque Cartogr. Riferita alla
fig.)
Stabilimento siderurgico di Reflui idrici schema Cicli produzione
Taranto (ILVA) Valori medi stimati
Stabilimento siderurgico di Destinazione reflui dello schema -
Taranto (ILVA) stabilimento
Stabilimento siderurgico di Ubicazione collettori fognari figura -
Taranto (ILVA)
Stabilimento siderurgico di Flusso generale residui in tabella impianto
Taranto (ILVA) tonnellate, 1994 Produzione
Smaltimento interno
Smaltimento esterno
Smaltimento totale
Riciclo interno
Riciclo esterno
Stabilimento siderurgico di Tipologia dei rifiuti in tabella Impianto
Taranto (ILVA) tonnellate Tipologia (RS, RSAU, RTN)
Stabilimento siderurgico di Rifiuti smaltiti negli impianti tabella Discarica
Taranto (ILVA) di smaltimento ILVA Categoria
Rifiuti I.L.P.
Rifiuti I.L.T.
Rifiuti I.S.E.
Stabilimento siderurgico di Caratteristiche impianti di tabella Denominazione
Taranto (ILVA) smaltimento stabilimento ILP Categoria
Taranto caratteristiche
Stabilimento siderurgico di Rifiuti prodotti da ILVA- tabella Tipologia rifiuto
Taranto (ILVA) Laminati Piani, 1994 Codice
Smaltimento
Quantità
classificazione
Taranto Cartografia del porto e Figura (Coord. -
dell’area industriale Cartogr. Riferita alla
fig.)
73

Paragrafo: 3.3 Raffineria Agip Petroli

All’interno sono contenuti i seguenti dati

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Raffineria Agip Petroli di Taranto Planimetria insediamenti Figura (Coord. -
industriali, 1996 Cartogr. Riferita alla
fig.)
Raffineria Agip Petroli di Taranto Processo generale dello Schema a blocchi -
stabilimento, 1996
Raffineria Agip Petroli di Taranto Impianto trattamento acque, Schema a blocchi -
1996
Raffineria Agip Petroli di Taranto Planimetria con disposizione Figura (Coord. -
punti di emissione Cartogr. Riferita alla
fig.)
Raffineria Agip Petroli di Taranto Impianto trattamento e Schema a blocchi -
abbattimento effluenti gassos
Raffineria Agip Petroli di Taranto Entità del personale dello tabella Settore
stabilimento normalmente Numero addetti
presente
Raffineria Agip Petroli di Taranto Carichi elettrici , 1992 e 1993 tabella Produzione/anno
Acquisto/anno
Vendita/anno
Utilizzo/anno
Raffineria Agip Petroli di Taranto Capacità complessiva degli tabella Fluido
stoccaggi Tipo serbatoio
capacità
Raffineria Agip Petroli di Taranto Caratteristiche dei serbatoi di tabella Sigla
stoccaggio Servizio
Tipo
Categoria
Capacità geometrica
Capacità operativa
Diametro
Altezza
Altezza utile
Raffineria Agip Petroli di Taranto Materie in entrata/uscita, tabella Quantità materie in entrata
1987-1993 lavorate/anno
Quantità materie in uscita
prodotte/anno
Raffineria Agip Petroli di Taranto Vettori di trasporto materie tabella Prodotto
lavorate, 1993 Per terra (quantità all’anno)
Attraverso tubo (quantità
all’anno)
Per mare (quantità all’anno)

Raffineria Agip Petroli di Taranto Movimento autobotti tabella Anno


entrata/uscita, 1992-1994 n. autobotti
74

Raffineria Agip Petroli di Taranto Riepilogo delle emissioni tabella Punto di emissione
all’atmosfera, 1989 Altezza camino
Diametro camino (inf/sup)
Fuel (FO/FG)
Temperatura fumi
Portata fumi umidi
Portata fumi secchi
NOx (quantità, conc. Fumi
umidi, conc. Fumi secchi)
SO2 (quantità, conc. Fumi umidi
conc. Fumi secchi)
PST (quantità, conc. Fumi umidi
conc. Fumi secchi)
COV
Raffineria Agip Petroli di Taranto Quantitativi in peso tabella Punto di emissione
complessivi delle emissioni Altezza camino
in atmosfera, 1989 Diametro camino (inf/sup)
NOx (quantità in peso smaltita)
SO2 (quantità in peso smaltita)
PST (quantità in peso smaltita)
Raffineria Agip Petroli di Taranto Riepilogo delle emissioni tabella Camino
all’atmosfera, controlli 1995 Caratteristiche combustibile (oil,
gas)
Condizioni di prelievo (temp.
amb., press. atm., temp. usc. gas,
diam. Camino)
Determinazioni (portata, NOx,
SO2, CO, PST, metalli pesanti,
H2S)
Raffineria Agip Petroli di Taranto Quantitativi in peso tabella Punto di emissione
complessivi delle emissioni Altezza camino
in atmosfera, controlli 1995 Diametro camino
NOx (quantità in peso smaltita)
CO (quantità in peso smaltita)
SO2 (quantità in peso smaltita)
PST (quantità in peso smaltita)
Raffineria Agip Petroli di Taranto Tabella riepilogativa di tabella Punto di emissione
confronto emissioni Portata (fumi secchi ’89, fumi
all’atmosfera 1989/1995 secchi ’95)
NOx (linee guida, conc. fumi
secchi ’89, conc. fumi secchi
’95)
SO2 (linee guida, conc. fumi
secchi ’89, conc. fumi secchi
’95)
PST (linee guida, conc. fumi
secchi ’89, conc. fumi secchi
’95)
CO (linee guida, conc. fumi
secchi ’95)
H2S (linee guida, conc. fumi
secchi ’95)
COV (emiss. tot.’89, emiss. tot.
’95)
Raffineria Agip Petroli di Taranto Consumi idrici tabella Tipologia di acqua
Portata anno
Raffineria Agip Petroli di Taranto Inquinanti negli scarichi tabella Scarico
idrici, 1995 Portata media
Ph
Tipo di inquinante (BOD,
SST,NH4+, N nitroso, Olio, Al)
75

Raffineria Agip Petroli di Taranto Rifiuti prodotti dalla tabella Nome del rifiuto
raffineria, 1994 Codice
Quantità
Classe
Stoccaggio provvisorio (interno,
terzi)
Trasporto (proprio, terzi)
Trattamento
Stoccaggio definitivo trattamento
(proprio, sito)

Paragrafo: 3.4 Cementir

All’interno sono contenuti i seguenti dati

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Cementir di Taranto Scheda di Presentazione scheda Denominaz. Sociale
Assetto societario
Sede sociale
Indirizzo stabilimento
Tel. Stabilimento
Responsabile stabilimento
n. addetti stabilimento
codice di attività ISTAT
Coordinate geografiche
Cementir di Taranto Planimetria della Cementir Figura (Coord. -
Cartogr. Riferita alla
fig.)
Cementir di Taranto Processo generale dello Schema a blocchi -
stabilimento
Cementir di Taranto Caratteristiche dei tabella Componente
componenti principali, 1993 Matrice trattata
Ore di funzionamento nell’anno
Potenzialità nominale del
componente
Potenza elettrica di macchina
Cementir di Taranto Capacità di stoccaggio della tabella Sostanza
cementeria Modalità di stoccaggio
Capacità di stoccaggio
Cementir di Taranto Materie trattate, 1993 tabella Materia
quantità
Cementir di Taranto Movimentazione esterna dei tabella Anno
prodotti finiti, 1989-1993 A mezzo autocarro
A mezzo nave
Totale cemento
Totale prodotti finiti
Cementir di Taranto Andamento consumi di tabella Anno
combustibili, energia elettrica Carbon fossile
ed acqua, 1989-1993 Carbon coke
Olio combustibile
Energia elettrica
Acqua di pozzo
76

Cementir di Taranto Valutazione della tabella Tipologia


movimentazione su Matrice
automezzi di materie prime, N. veicoli al giorno
combustibile, prodotti finiti, Quantità trasportate
1993
Cementir di Taranto Punti di emissione in tabella Punto di emissione
atmosfera e loro Reparto
caratteristiche, denuncia Matrice trattata
scarichi 1989 Portata
Durata emissione
Sezione
Altezza di rilascio
Temperatura fumi
Sistema di abbattimento
Cementir di Taranto Valutazione dei quantitativi tabella Punto di emissione
annui degli inquinanti emessi Reparto
in atmosfera, denuncia Concentrazione inquinanti
scarichi 1989 emessi (polveri, SO2, NOx)
Inquinanti emessi (polveri, SO2,
NOx)
Ossigeno di processo
Cementir di Taranto Qualità delle acque reflue, tabella Parametro
1994 Risultati analitici
Limiti Tab. A Legge 319/76
Cementir di Taranto Rifiuti industriali prodotti , tabella Tipo rifiuto
1993 Codice rifiuto
Quantità
Stato fisico
Classificazione
Stoccaggio provvisorio
smaltimento
Cementir di Taranto Andamento delle emissioni tabella Periodo
convogliate annuali della Polveri
cementeria a seguito delle SO2
opere di adeguamento con NOx
riferimento alla potenzialità
manuale dello stabilimento,
1989-1997

Paragrafo: 3.5 Fonti causali minori

All’interno sono contenuti i seguenti dati

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Comune di Taranto I comparti produttivi e le tabella Sezione e divisioni
aziende minori più Gruppi e classi
significative Numero gruppi e classi
Tipo impatto ambientale (acqua,
rifiuti, aria, rumore)
77

Comune di Massafra comparti produttivi e le tabella Sezione e divisioni


aziende minori più Gruppi e classi
significative Numero gruppi e classi
Tipo impatto ambientale (acqua,
rifiuti, aria, rumore)
Comune di Montemesola comparti produttivi e le tabella Sezione e divisioni
aziende minori più Gruppi e classi
significative Numero gruppi e classi
Tipo impatto ambientale (acqua,
rifiuti, aria, rumore)

- Materiale Ministero dell'Ambiente_Progetto ENEA/aree ad elevato rischio di crisi ambientale di


BR_TA_MF TOMO 3 RELAZIONE Formato CDR

Paragrafo: 4.3 Il rischio da impianti industriali

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Area a rischio di crisi ambientale Elenco aziende a rischio di tabella Ditta
(comprendente i comuni di Taranto, incidente rilevante (DPR obbligo di dichiarazione
Statte , Crispiano, Massafra e 175/88) obbligo di notifica
Montemesola)
raffineria Agip S.p.A. di Taranto Quantità sostanze pericolose tabella Sostanza
presenti in accordo al DPR Quantità max presente
175/88 Rif. DPR 175/88
Valore di rif. DPR 175/88
raffineria Agip S.p.A. di Taranto Impianti a rischio, sostanze e tabella Impianto
tipologia di rischio Sostanza
Quantità max presenti
rischio
raffineria Agip S.p.A. di Taranto Le unità a rischio e i tabella Impianto
maggiori events esaminati ne Top event
RdS, 1995 Probabilità di accadimento
Conseguenze
Soglia/distanza di danno
raffineria Agip S.p.A. di Taranto Eventi più significativi e tabella Unità
rivalutazione delle distanze d Top event
danno Quantità coinvolta
Conseguenze
Sogli/distanza di danno del RdS
Rivalut. soglia/dist. secondo DM
raffineria Agip S.p.A. di Taranto Confronto tra le varie tabella Unità
distanze di danno per unità a Soglie/distanze TE+gravoso
rischio secondo RdS
Soglie/distanze secondo DM
Soglie/distanze secondo P.C.
Distanze di danno potenz.
adottate
Tipologia di evento
raffineria Agip S.p.A. di Taranto Inviluppo delle aree di danno Figura (Coord. -
potenziale “evento incendio- Cartogr. Riferita alla
esplosione” fig.)
raffineria Agip S.p.A. di Taranto Inviluppo delle aree di danno Figura (Coord. -
potenziale “evento Rilasci Cartogr. Riferita alla
tossici” fig.)
78

Stabilimento Agip Convengas di sostanze pericolose presenti tabella Sostanza


Taranto in accordo al DPR 175/88 Quantità max presente
Rif. DPR 175/88
Valore di rif. DPR 175/88
Stabilimento Agip Convengas di Impianti a rischio, sostanze e tabella Impianto
Taranto tipologia di rischio Sostanza
Quantità max presenti
rischio
Stabilimento Agip Convengas di Le unità a rischio e i tabella Unità
Taranto maggiori events esaminati ne Top event
RdS Probabilità di accadimento
Conseguenze
Soglia/distanza di danno
Stabilimento Agip Convengas di Eventi più significativi e tabella Unità
Taranto rivalutazione delle distanze d Top event/sostanza
danno Quantità coinvolta
Conseguenze
Sogli/distanza di danno del RdS
Rivalut. soglia/dist. secondo DM
Stabilimento Agip Convengas di Confronto tra le varie tabella Unità
taranto distanze di danno per unità a Soglie/distanze TE+gravoso
rischio secondo RdS
Soglie/distanze secondo DM
Soglie/distanze secondo P.C.
Distanze di danno potenz.
adottate
Tipologia di evento
Stabilimento Agip Convengas di Inviluppo delle aree di danno Figura (Coord. -
taranto potenziale “evento incendio- Cartogr. Riferita alla
esplosione” fig.)
Stabilimento ILVA di Taranto sostanze pericolose presenti tabella Sostanza
in accordo al DPR 175/88 Quantità max presente
Rif. DPR 175/88
Valore di rif. DPR 175/88
Stabilimento ILVA di Taranto Impianti a rischio, sostanze e tabella Impianto
tipologia di rischio Sostanza
Quantità max presenti
rischio
Stabilimento ILVA di Taranto Le unità a rischio e i tabella unità
maggiori events esaminati ne Top event
RdS Probabilità di accadimento
Conseguenze
Soglie/distanze di danno
Stabilimento ILVA di Taranto Confronto tra le varie tabella Unità
distanze di danno per unità a Soglie/distanze TE+gravoso
rischio secondo RdS
Distanze di danno potenz.
adottate
Tipologia di evento
Stabilimento ILVA di Taranto Inviluppo delle aree di danno Figura (Coord. -
potenziale “evento incendio- Cartogr. Riferita alla
esplosione” fig.)
Stabilimento ILVA di Taranto Inviluppo delle aree di danno Figura (Coord. -
potenziale “evento Rilasci Cartogr. Riferita alla
tossici” fig.)
Stabilimento In.Ca.Gal. sud S.p.A. sostanze pericolose presenti tabella Sostanza
di Taranto in accordo al DPR 175/88 Quantità max presente
Rif. DPR 175/88
Valore di rif. DPR 175/88
Stabilimento In.Ca.Gal. sud S.p.A. Impianti a rischio, sostanze e tabella Impianto
di Taranto tipologia di rischio Sostanza
Quantità max presenti
rischio
79

Stabilimento In.Ca.Gal. sud S.p.A. Le unità a rischio e i tabella unità


di Taranto maggiori events esaminati ne Top event
RdS Probabilità di accadimento
Conseguenze
Soglie/distanze di danno
Stabilimento In.Ca.Gal. sud S.p.A. Eventi più significativi e tabella Unità
di Taranto rivalutazione delle distanze d Top event
danno Quantità coinvolta
Conseguenze
Sogli/distanza di danno del RdS
Rivalut. soglia/dist. secondo DM
Stabilimento In.Ca.Gal. sud S.p.A. Confronto tra le varie tabella Unità
di Taranto distanze di danno per unità a Soglie/distanze secondo RdS
rischio Soglie/distan. secondo DM
14/4/95
Soglie/distanze secondo P.C.
Distanze di danno potenz.
adottate
Tipologia di evento
Stabilimento In.Ca.Gal. sud S.p.A. Inviluppo delle aree di danno Figura (Coord. -
di Taranto potenziale “evento incendio- Cartogr. Riferita alla
esplosione” fig.)
Deposito nazionale Italiana Petroli sostanze pericolose presenti tabella Sostanza
S.p.A. di Taranto in accordo al DPR 175/88 Quantità max presente
Rif. DPR 175/88
Valore di rif. DPR 175/88
Deposito nazionale Italiana Petroli Impianti a rischio, sostanze e tabella unità
S.p.A. di Taranto tipologia di rischio Sostanza
Quantità max presenti
rischio
Deposito nazionale Italiana Petroli Confronto tra le varie tabella Unità
S.p.A. di Taranto distanze di danno per unità a Soglie/distanze secondo RdS
rischio Soglie/distanze secondo P.C.
Distanze di danno potenz.
adottate
Tipologia di evento
Deposito nazionale Italiana Petroli Inviluppo delle aree di danno Figura (Coord. -
S.p.A. di Taranto potenziale “evento incendio- Cartogr. Riferita alla
esplosione” fig.)
Stabilimento Sapio produzione di sostanze pericolose presenti tabella Sostanza
idrogeno ossigeno s.r.l. di Taranto in accordo al DPR 175/88 Quantità max presente
Rif. DPR 175/88
Valore di rif. DPR 175/88
Stabilimento Sapio produzione di Impianti a rischio, sostanze e tabella unità
idrogeno ossigeno s.r.l. di Taranto tipologia di rischio Sostanza
Quantità max presenti
rischio
80

Paragrafo: 4.4 Il rischio da trasporto di sostanze pericolose

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Area a rischio di crisi ambientale Movimentazione annua per tabella Sostanza
categoria di sostanza Movimentazione annua via
strada (quantità, num. camion/ac
Movimentazione annua via mare
(quantità, num. navi)

Area a rischio di crisi ambientale Vie di comunicazione tabella Via di comunicazione


selezionate e numero di GPL (quantità, num. vett.)
vettori/anno Liq. idrocarburi(quantità, num.
vett.)
Sost. Infiamm. (quantità, num.
vett.)
Sost. tossiche (quantità, num.
vett.)
Area a rischio di crisi ambientale Tratti di rete critici e distanze tabella Via di comunicazione
di danno potenziale Area a rischio
Densità di popolazione
Sostanza e tipologia di evento
Distanze di pianificazione
Area a rischio di crisi ambientale Probabilità di accadimento di tabella Via di comunicazione
incidenti rilevanti Area a rischio
Sostanza
Probabilità eventi/anno
Area a rischio di crisi ambientale Frequenze di accadimento di tabella Quantità rilasciata
rilasci per incidenti in mare Frequenza di accadimento
Porto di Taranto Probabilità di rilascio di tabella Tipo rilascio
sostanze pericolose Probabilità di accadimento per
quantità di rilascio (eventi/anno)
Area a rischio di crisi ambientale Rischi dei trasporti: Inviluppo Figura (Coord. -
delle aree di danno potenziale Cartogr. Riferita alla
“evento incendio-esplosione” fig.)
Area a rischio di crisi ambientale Rischi dei trasporti: inviluppo Figura (Coord. -
delle aree di danno potenziali Cartogr. Riferita alla
“evento rilascio tossico” fig.)
81

Paragrafo: 4.5 Conclusioni

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Aziende presente nell’area a rischio Eventi di esplosione e tabella Azienda
di crisi ambientale incendio Unità
Distanze di danno potenz.
adottate
Aziende presente nell’area a rischio Eventi di rilascio tossico tabella Azienda
di crisi ambientale Unità
Distanze di danno potenz.
adottate
Area a rischio di crisi ambientale Vie di comunicazione tabella Via di comunicazione
terrestri eventi di esplosione e Tratto selezionato
incendio Distanze di danno potenz.
adottate
Area a rischio di crisi ambientale Vie di comunicazione tabella Via di comunicazione
terrestri eventi di rilascio Tratto selezionato
tossico Distanze di danno potenz.
adottate
Area industriale di Taranto Rischi esplosione incendi Figura (Coord. -
Cartogr. Riferita alla
fig.)
Area industriale di Taranto Rischi rilasci sostanze Figura (Coord. -
tossiche Cartogr. Riferita alla
fig.)

Paragrafo: 5.1 Assetto geologico e geomorfologico

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Area a rischio di crisi ambientale Carta litologica Figura (Coord. -
Cartogr. Riferita alla
fig.)
82

Paragrafo: 5.2 Assetto idrogeologico

All’interno sono contenuti i seguenti dati

Area a rischio di crisi ambientale Carta della permeabilità Figura (Coord. -


Cartogr. Riferita alla
fig.)
Area a rischio di crisi ambientale Carta della potenzialità Figura (Coord. Rete acquifera
all’inquinamento Cartogr. Riferita alla Falde libere
fig.) Centrali termoelettriche
Recapito collettore acque reflue
urbane o assimilabili
Recapito collettori depuratori
Industria con scarichi e7o rif.
Org. Difficilmente biodegradabil
Area stocc. Provv. Rif. Industr. o
toss. Noc. o industr.
Discarica incontrollata e/o
abusiva di scorie e res. di lav.
Industr., autodemoliz.
Discarica incontrollata e/o
abusiva di RSU e assimilab.
Centro tratt. RSU e assimilabili
Discariche di I, II, III categ.
Cave abband. Utilizz. come disc
RSU o assimilab.
Cave abband. Utilizz. come disc.
di RTN o assimil.
Cave attive o inattive
Area urbanizz.
Area industr.
Area a rischio di crisi ambientale - Elenco delle discariche Tabella Località
Come di Taranto ubicate sulla carta delle Tipologia sito
potenzialità all’inquinamento Classificazione sito
degli acquiferi nel Comune d Coordinate geografiche
Taranto
Area a rischio di crisi ambientale - Elenco delle discariche Tabella Località
Comune di Statte ubicate sulla carta delle Tipologia sito
potenzialità all’inquinamento Classificazione sito
degli acquiferi nel Comune d Coordinate geografiche
Statte
83

Area a rischio di crisi ambientale - Elenco delle discariche Tabella Località


Comune di Massafra ubicate sulla carta delle Tipologia sito
potenzialità all’inquinamento Classificazione sito
degli acquiferi nel Comune d Coordinate geografiche
Massafra
Area a rischio di crisi ambientale Elenco delle autodemolizioni Tabella Località
ubicate sulla carta delle Comune
potenzialità all’inquinamento Classificazione sito
degli acquiferi
Area a rischio di crisi ambientale Elenco cave attive e dismesse Tabella Comune
ubicate sulla carta delle Località
potenzialità all’inquinamento Gestione
degli acquiferi operatività
Area a rischio di crisi ambientale Elenco degli stoccaggi Tabella Comune
provvisori ubicati sulla carta Località
delle potenzialità Gestione
all’inquinamento degli
acquiferi
Area a rischio di crisi ambientale – Elenco delle aziende agricole Tabella Proprietario
Comuni di Taranto e Statte quantità di fitofarmaci Ubicazione
suddivisi per classi Quantità fitof./Classe tossic.
tossicologiche, 1992
Area a rischio di crisi ambientale – Elenco delle aziende agricole Tabella Proprietario
Comuni di Massafra quantità di fitofarmaci Ubicazione
suddivisi per classi Quantità fitof./Classe tossic.
tossicologiche, 1992
Area a rischio di crisi ambientale – Elenco delle aziende agricole Tabella Proprietario
Comuni di Crispiano quantità di fitofarmaci Ubicazione
suddivisi per classi Quantità fitof./Classe tossic.
tossicologiche, 1992
Area a rischio di crisi ambientale Dati analitici delle acque di Tabella Pozzo
falda, 1983-1995 Località
Data
Conducibilità
Salinità
Cloro
Colif. Totali
nitrati

Paragrafo: 5.3Assetto idrografico

All’interno sono contenuti i seguenti dati:

TIPO DI STRUTTURA
AREA INTERESSATA CAMPI DI INFORMAZIONE
INFORMAZIONE INFORMAZIONE
Area a rischio di crisi ambientale Punti di prelievo per le analis Figura (Coord. -
della qualità delle acque, Cartogr. Riferita alla
1995 fig.)
Effluente depuratore di Statte Parametri caratteristiche delle Tabella Mese
acque, 1994-1995 Mater. Sedim.
BOD5
Cl2
NH4+
Tensioatt.
Coli totali
Coli fecali
Strept.
84

Effluente depuratore di Crispiano Parametri caratteristiche delle Tabella Mese


acque, 1994-1995 Mater. Sedim.
BOD5
Cl2
NH4+
Tensioatt.
Coli totali
Coli fecali