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La Rivoluzione americana

 LA COLONIZZAZIONE DEL NORD AMERICA


 La colonizzazione inglese
 Già nel corso del Seicento, si erano formate, lungo la costa atlantica del Nord America, alcune comunità di
emigrati inglesi. Essi, infatti, fuggivano dall’assolutismo della monarchia Stuart che non garantiva libertà
politica e religiosa. Le minoranze cattoliche e puritane scelsero spesso di abbandonare la propria patria
per emigrare verso il nuovo Mondo. Ne sono esempio i cosiddetti Padri Pellegrini, dissidenti calvinisti che,
giunti in America a bordo della nave olandese Mayflower, fondarono la colonia del Massachussets.
 Tuttavia, non furono solo gli Inglesi ad emigrare verso il Nord America: anche le minoranze religiose di altri
Paesi europei, quali gli ugonotti francesi, i protestanti e i calvinisti tedeschi e svizzeri, attraversarono
l’Atlantico per sfuggire alle persecuzioni religiose. Rilevante fu anche l’emigrazione degli Scozzesi d’Irlanda.
 Le motivazioni che portarono alla colonizzazione del Nord America, dunque, sono significativamente
diverse da quelle dell’assoggettamento spagnolo e portoghese del Cinquecento. I nuovi coloni, infatti, non
intendevano sfruttare la popolazione locale per arricchirsi, bensì cercare la fortuna e la felicità, per iniziare
una nuova vita.
 In conseguenza della massiccia migrazione verso il Nord America, si formarono tredici colonie, nate per
iniziativa di privati (singoli o compagnie di mercanti) o per decisione regia. Esse possono essere suddivise in
tre gruppi: colonie del Nord, del Centro e del Sud.
 La società coloniale americana
 Nei primi anni della colonizzazione, i coloni dovettero far fronte ad una natura selvaggia, che forniva pochi
beni di prima necessità. Inoltre, vi era la minaccia rappresentata dalle popolazioni indigene che
difendevano tenacemente i loro territori, ostacolando soprattutto la conquista dell’Ovest (il cosiddetto Far
West). Tuttavia, nonostante tali difficoltà, la popolazione americana in meno di un secolo aumentò in
maniera sorprendente: dai 250.000 abitanti del 1700 ai 2.500.000 del 1775.
 Le quattro colonie del Nord (Massachussets, Connecticut, Rhode Island e New Hampshire) erano
caratterizzate da un commercio molto sviluppato e dalla sostanziale assenza dell’aristocrazia a favore della
classe borghese. La mancanza di un ceto nobiliare favorì lo sviluppo di un libero mercato e, più in generale,
la volontà dei coloni di costruirsi una nuova libertà, fuggendo dall’assolutismo e dall’intolleranza religiosa.
 Nelle quattro colonie del Centro (New York, New Jersey, Pennsylvania e Delaware) la composizione etnica
dei coloni era molto varia: oltre agli inglesi, infatti, erano presenti olandesi – la stessa New York era in
origine una colonia olandese –, tedeschi e svedesi. Le attività economiche prevalenti in queste colonie
erano l’agricoltura e il commercio; rilevante è la sviluppata urbanizzazione, che fece nascere grandi città
come New York e Philadelphia.
 Le cinque colonie del Sud (Maryland, Virginia, Nord e Sud Carolina e Georgia), diversamente dalle altre,
erano caratterizzate dall’agricoltura basata sul grande latifondo. Una ristretta cerchia di proprietari terrieri,
perlopiù aristocratici, dunque, deteneva il possesso di estesissime proprietà, in cui lavoravano gli schiavi
neri provenienti dall’Africa.
 Le istituzioni politiche coloniali
 Tutte e tredici le colonie erano amministrate con la forma dell’autogoverno che aveva a capo un
governatore, nominato dal re, dalla compagnia mercantile o dal proprietario della colonia. Egli era
coadiuvato da un Consiglio coloniale, scelto dal governatore stesso, per quanto riguardava
l’amministrazione, e da un’assemblea legislativa, eletta con suffragio ristretto, per le decisioni politiche.

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 Con il passare degli anni, però, l’assemblea legislativa acquisì sempre più potere, fino a diventare un vero e
proprio autogoverno, entrando in conflitto con i governatori. Tale rivalità fu incentivata anche dalla
madrepatria per controllare meglio economicamente le colonie.

 I MOTIVI DELLA RIBELLIONE E LA RIVOLTA


 No taxation without representation
 La sudditanza delle colonie americane alla Corona inglese era espressa essenzialmente dal pesante
controllo economico e commerciale esercitato dalla Gran Bretagna. Infatti, con una serie di leggi
commerciali, dette “Atti di navigazione”, venne stabilito che solo le navi inglesi potevano sbarcare in Nord
America e i prodotti coloniali dovevano avere come destinazione porti inglesi.
 Ad aggravare il malcontento americano si aggiunsero le imposte fiscali che l’Inghilterra decise di far pagare
ai coloni per coprire le spese della Guerra dei sette anni (1756-1763), combattuta da inglesi e americani
contro la Francia. In seguito a tale conflitto, l’Inghilterra era riuscita a strappare alcuni territori americani
alla Francia ma si trovò di fronte a ingenti debiti che cercò di saldare con l’imposizione di nuove tasse.
 Altri provvedimenti restrittivi imposti ai coloni riguardarono il commercio dello zucchero, che gli americani
non importavano dall’Inghilterra, a cui furono aggiunti pesanti dazi con lo Sugar Act, l’emissione di carta
moneta, vietata con il Currency Act, e l’introduzione di un’imposta di bollo su giornali, contratti e
documenti, avvenuta con lo Stamp Act.
 Ancora come ripercussione della Guerra dei sette anni, venne proclamato dall’Inghilterra il Royal
Proclamation, un atto con cui si impediva ai coloni di espandere i propri territori oltre la catena montuosa
degli Appalachi.
 L’insieme di questi provvedimenti presi dalla Corona inglese, nella persona del re Giorgio III, esasperarono i
coloni i cui rappresentanti si riunirono a New York e dichiararono anticostituzionali tali imposizioni. Infatti,
nessun rappresentante americano sedeva in Parlamento e, dunque, l’approvazione delle restrizioni era
stata fatta senza il consenso dei coloni. Pertanto, con lo slogan “no taxation without representation”, ossia
“nessuna tassazione senza rappresentanza”, andò sviluppandosi sempre più un sentimento indipendentista
che riuniva tutte le fasce della popolazione.
 La rivolta
 Le forme di boicottaggio messe in atto dai coloni nei confronti delle merci inglesi riuscirono a bloccare il
commercio inglese, ma la Corona britannica reagì con una serie di leggi punitiva ancora volte
all’imposizione di nuovi dazi doganali.
 Il vero e proprio atto di ribellione avvenne nel 1773, con il Boston Tea Party, quando un gruppo di coloni
travestiti da pellirossa assalì il porto di Boston e rovesciò in mare il carico di tè di tre vascelli inglesi,
causando una notevole perdita di denaro.

 LA GUERRA DI INDIPENDENZA
 Il movimento indipendentista
 Come risposta al Boston Tea Party, l’Inghilterra promulgò una serie di altri provvedimenti restrittivi, noti
come Intolerable Acts, con cui il porto di Boston venne chiuso e i governatori furono autorizzati a requisire
alloggi privati per destinarli alle truppe inglesi. L’ostilità nei confronti della madrepatria, a questo punto,
crebbe ancor di più, tanto che nelle colonie iniziò a diffondersi un acceso dibattito riguardo
all’indipendenza.
 All’interno di tale dibattito si riconobbero tre posizioni: i patrioti (o yankees), i lealisti (o tories) e i
moderati. I primi, perlopiù appartenenti alla classe borghese, vedevano nella piena indipendenza
dall’Inghilterra l’unica soluzione possibile; i lealisti, pur aspirando a una maggior autonomia, non avevano
intenzione di attuare una definitiva separazione dalla Corona inglese; infine, i moderati reclamavano i
propri diritti ma erano favorevoli ad una mediazione con la madrepatria

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 Nel 1774 a Philadelphia si riunirono i governatori delle colonie nel primo congresso continentale nel quale
rigettarono gli Intolerable Acts. Con un successivo congresso, inoltre, fu istituito un esercito americano
unitario, il Continental Army, il cui comando fu affidato al ricco proprietario George Washington.
 La Dichiarazione di Indipendenza
 Il teso clima politico si incrinò con l’arrivo di numerose truppe inglesi sul suolo americano e la situazione
precipitò con lo scontro di Lexington nel 1775, con cui i coloni riuscirono a fermare una spedizione inglese.
 Nonostante l’inferiorità numerica, infatti, l’opinione pubblica sia americana che europea si schierò in favore
dei coloni, alimentando il sentimento indipendentista americano a tal punto che il 4 luglio 1776 venne
redatta la Dichiarazione di Indipendenza dall’avvocato Thomas Jefferson, rifacendosi ai principi della
filosofia giusnaturalista e illuminista, con particolare riferimento a quella di John Locke. La rivoluzione,
infatti, era giustificata dal diritto alla ribellione, teorizzato da Locke, che doveva essere messa in atto
qualora il sovrano venisse meno al patto stretto con il popolo, in base al quale il re deve garantire ai suoi
sudditi i diritti naturali dell’uomo.
 Tali diritti, fondamento dello Stato liberale, furono individuati nel diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca
della felicità (“life, liberty and pursuit of happiness”). Pertanto, si legge nella Dichiarazione, non essendo
stati garantiti dalla Corona inglese i diritti naturali, il popolo americano è stato costretto alla rivoluzione.
 Con la Dichiarazione, dunque, furono rigettati i princìpi dell’assolutismo, sostenuti dal re inglese Giorgio III,
per essere sostituiti da princìpi liberali che, per la prima volta nella storia, furono posti alla base
dell’edificazione di un nuovo Stato. Le tredici colonie, infatti, si autoproclamarono “Stati liberi e
indipendenti”.
 Le fasi della guerra
 Con la Guerra di indipendenza, però, si accesero anche ulteriori conflitti all’interno dell’America stessa,
dando vita ad una guerra civile tra indipendentisti e lealisti, a scontri tra i proprietari terrieri del Sud e gli
schiavi neri e tra i coloni dell’Ovest e i nativi americani.
 Inizialmente, la superiorità numerica inglese giocò favore della madrepatria, nonostante l’entusiasmo dei
coloni e l’arrivo di volontari europei convinti che la Guerra di indipendenza fosse l’incarnazione dei princìpi
illuministi. Pertanto, fu inviato presso le varie corti d’Europa Benjamin Franklin, affinché sostenesse le
ragioni dei coloni e trovasse appoggi nel Vecchio continente. A seguito dei suoi interventi, Francia, Spagna
e Olanda si schierarono contro l’Inghilterra.
 Grazie all’appoggio europeo, i coloni uscirono vittoriosi a Saratoga e a Yorktown, ponendo fine alla Guerra
di indipendenza. Nel 1783 fu, infatti, sancito il Trattato di Versailles, con cui re Giorgio III riconosceva la
piena indipendenza delle tredici colonie americane. Nacquero, dunque, gli Stati Uniti d’America.

 IL PROCESSO COSTITUZIONALE E IL FEDERALISMO


 La Costituzione degli Stati Uniti d’America
 Con il riconoscimento dell’indipendenza, si pose il problema di avere un’unica legislazione comune che
sopperisse alle precedenti basate sulle autonomie dei singoli Stati. Scoppiò, quindi, un acceso dibattito tra
coloro che sostenevano la necessità di un forte governo centrale, i federalisti (perlopiù abitanti del Nord), e
coloro che volevano mantenere i diritti dei singoli stati, gli antifederalisti (in prevalenza proprietari terrieri).
Un ruolo importante fu giocato dai federalisti Alexander Hamilton, James Madison e John Jay.
 Per risolvere tale controversia fu convocata nel 1787 a Philadelphia un’assemblea costituente sotto la
presidenza di George Washington, la Convenzione di Philadelphia, che riuscì a conciliare entrambe le
istanze federaliste e antifederaliste. La nuova Costituzione, infatti, lasciava autonomia ai singoli Stati per
quanto riguardava i propri ordinamenti, mentre la politica estera, la difesa e le finanze erano affidate al
governo centrale.
 Nel nuovo Stato federale e repubblicano il potere legislativo fu affidato a un Congresso bicamerale,
costituito da una Camera dei rappresentanti, eletta ogni due anni con suffragio popolare diretto, e un

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Senato, composto da due membri per Stato, eletti ogni sei anni. Il potere esecutivo fu affidato al Presidente
della Repubblica, eletto ogni quattro anni. Infine, il potere esecutivo fu sottoposto al controllo di una Corte
suprema federale. Nel nuovo Stato, dunque, i poteri erano separati in modo equilibrato, secondo la regola
del check and balance.
 Pertanto, la ratifica della nuova Costituzione decretò la vittoria dei federalisti e, con la sua entrata in vigore,
vennero indette le prime elezioni presidenziali che videro eletto come primo Presidente George
Washington.
 Tuttavia, per andare incontro alla tesi antifederalista, furono introdotti, con il Bill of Rights, i famosi dieci
emendamenti con cui si ribadiva l’importanza della libertà dell’individuo, si tutelava l’autonomia dei singoli
Stati e si stabilivano alcuni diritti fondamentali, come la libertà di religione, di parola e di stampa e il
principio dell’Habeas Corpus.

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